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Il Visconte Dimezzato PDF

Caricato da

Nenni Corbi
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li erano ingombri di carte srotolate e 1'imperatore patria lontana, al suo fruscio di canne nei torren-

vi piantava degli spilli, traendoli da un cuscinetto ti. In cuore non aveva né nostalgia, né dubbio, né
puntaspilli che uno dei marescialli gli porgeva. Le apprensione. Ancora per lui le cose erano intere e
carte erano ormai tanto cariche di spilli che non ci indiscutibili, e tale era lui stesso. Se avesse potuto
si capiva piu niente, e per leggervi qualcosa dove- prevedere Ia terribile sorte che l'attendeva, forse
vano togliere gli spilli e poi rimetterceli. In questo avrebbe trovato anch' essa naturale e compiuta, pur
togli e metti, per aver libere le mani, sia l'impera- in tutto il suo dolore. Tendeva 10sguardo al mar-
tore che i marescialli tenevano gli spilli tra le lab- gine dell' orizzonte notturno, dove sapeva essere
o
z bra e potevano parIare solo a mugolii. il campo dei nemici, e a braccia conserte si strin-
Alla vista del giovane che s'inchinava davanti a geva con le mani le spalle, contento d' aver certez-
lui, il sovrano emise un mugolio interrogativo e si za insieme di realtà lontane e diverse, e della pro-
cavo tosto gli spilli dalla bocca. pria presenza in mezzo a esse. Sentiva il sangue di
- Un cavaliere appena giunto dall'ltalia, maestà quella guerra crudele, sparso per mille rivi sulla 13
-10 presentarono - il visconte di Terralba, d'una terra, giungere fino a lui; e se ne lasciava lambire,
12 delle piu nobili famiglie del Genovesato. senza provare accanimento né pietà. -
r-

- Sia nominato subito tenente.


Mio zio batté gli speroni scattando sull' attenti,
mentre l'imperatore faceva un ampio gesto rega-
le e tutte le carte geografiche s'avvolgevano su se tl

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stesse e rotolavano giu. '"
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...•
Quella notte, benché stanco, Medardo tardo a dor- o

mire. Camminava avanti e indietro vicino alla sua


tenda e sentiva i richiami delle sentinelle, i cavalli
nitrire e il rotto parIar nel sonno di qualche solda-
to. Guardava in cielo le stelle di Boemia, pensava
al nuovo grado, alla battaglia dell'indomani, e alla
CAPITOLO SECONDO di rincalzo erano appena qualche squadra di fan-
.. ti male in gamba .
Ma mio zio guardava lontano, alla nuvola che
s'avvicinava all'orizzonte, e pensava: "Ecco, quella
nuvola e i turchi, i veri turchi, e questi al mio fian-
co che sputano tabacco sono i veterani della cri-
stianità, e questa tromba che ora suona e l'attac-
co, il primo attacco della mia vita, e questo boato
o
e scuotimento, il bolide che s'insacca in terra guar-
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dato con pigra noia dai veterani e dai cavalli e una
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u palla di cannone, Ia prima palla nemica che io in-
contro. Cosi non venga il giorno in cui dovrõ dire:
'E questa e l'ultima.'" 15
La battaglia cominciõ puntualmente alle dieci A spada sguainata, si trovõ a galoppare per Ia
14 del mattino. Dall' alto della sella, illuogotenente piana, gli occhi allo stendardo imperiale che spa-
<:
Medardo contemplava l'ampiezza dello schiera- riva e riappariva tra il fumo, mentre le cannonate
mento cristiano, pronto per l'attacco, e protende- amiche ruotavano nel eielo sopra il suo capo, e le
va il viso al vento di Boemia, che sollevava odor nemiche già aprivano brecce nella fronte cristiana
di pula come da un' aia polverosa.
- No, non si volti indietro, signore - escla-
e improvvisi ombrelli di terriceio. Pensava: "Vedrõ
i turchi! Vedrõ i turchi!" Nulla piace agli uomini
-'"
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mo Curzio che, col grado di sergente, era al suo quanto avere dei nemiei e poi vedere se sono pro- ;>-
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fianco. E, per giustificare Ia frase perentoria, ag- prio come ci s'immagina.
giunse, piano: - Dicono porti male, prima del Li vide, i turchi. Ne arrivavano due proprio di
combattimento. li. Coi cavalli intabarrati, il piccolo scudo tondo,
In realtà, non voleva che il visconte si scoras- di cuoio, Ia veste a righe nere e zafferano. E il tur-
se, avvedendosi che l'esercito cristiano consisteva bante, Ia faceia color ocra e i baffi come uno che a
quasi soltanto in quella fila schierata, e che le forze Terralba era chiamato "Miché il turco". Uno dei
due turchi mori e l'altro uccise un altro. Ma ne
stavano arrivando chissà quanti e c'era il com-
battimento all'arma bianca. Visti due turchi era
come averli visti tutti. Erano militar i pure loro,
e tutte quelle robe erano dotazione dell'esercito.
Le facce erano cotte e cocciute come i contadini.
Medardo, per quel che era vederli, ormai li aveva
vis ti; poteva tornarsene da noi a Terralba in tem-
o
po per il passo delle quaglie. Invece aveva fatto
-
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...., Ia ferma per Ia guerra. Cosi correva, scansando
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i colpi delle scimitarre, finché non trova un tur-
co basso, a pie di, e l'ammazzõ. Visto come si fa-
ceva, ando a cercarne uno alto a cavallo, e fece
male. Perché erano i piccoli, i dannosi. Andava-
16 no fin sotto i cavalli, con quelle scimitarre, e li
squartavano.
11cavallo di Medardo si fermõ a gambe larghe.
- Che fai?- disse il visconte. Curzio sopraggiun-
se indicando il basso: - Guardi un po' li. -Aveva
tutte le coratelle digià in terra. 11povero animale
guardo in su, al padrone, poi abbassõ il capo come
volesse brucare gli intestini, ma era solo uno sfog-
gio d' eroismo: svenne e poi mori. Medardo di Ter-
ralba era appiedato.
- Prenda il mio cavallo, tenente - disse Cur-
zio, ma non riusci a fermarlo perché cadde di sel-
Ia, ferito da una freccia turca, e il cavallo corse via.
- Curzio! - gridà il visconte e s'accostõ allo va ci fosse ancora qualcosa da salvare, 10 mette-
scudiero che gemeva in terra. vano sul carro dei feriti; dove erano solo pezzi e
- Non pensi a me, signore - fece 10 scudiero. brani andava sul carro dei morti, per aver sepol-
- Speriamo solo che all' ospedale ci sia ancora tura benedetta; quello che non era piu neanche
della grappa. Ne tocca una scodella a ogni ferito. un cadavere era lasciato in pasto alle cicogne. In
Mio zio Medardo si gettà nella mischia. Le sor- quei giorni, viste le perdite crescenti, s'era data Ia
ti della battaglia erano incerte. In quelIa confu- disposizione che nei feriti era meglio abbondare.
sione, pareva che a vincere fossero i cristiani. Di Cosi i resti di Medardo furono considerati un feri-
o to e messi su quel carro.
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certo, avevano rotto 10 schieramento turco e ag-
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o-l girato certe posizioni. Mio zio, con altri valorosi, La seconda scelta si faceva all'ospedale. Dopo
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s'era spinto fin sotto le batterie nemiche, e i turchi le battaglie l' ospedale da campo offriva una vi-
le spostavano, per tenere i cristiani sotto il fuoco. sta ancor piu atroce delle battaglie stesse. In terra
Due artiglieri turchi facevano girare un cannone a c'era una lunga fila delle barelle con dentro quegli 19
ruote. Lenti com'erano, barbuti, intabarrati fino ai sventurati, e tutt'intorno imperversavano i dotto-
18 piedi, sembravano due astronomi. Mio zio disse: ri, strappandosi di mano pinze, seghe, aghi, arti
- Adesso arrivo li e li aggiusto io. - Entusiasta e mputati e gomitoli di spago. Morto per morto,
inesperto, non sapeva che ai cannoni ci s'avvicina ogni cadavere facevan di tutto per farlo tornar
solo di fianco o dalla parte della culatta. Lui salto vivo. Sega qui, cuci là, tampona falle, rovesciava-
di fronte alla bocca da fuoco, a spada sguainata, o le vene come guanti, ele rimettevano al suo po-
a::
e pensava di fare paura a quei due astronomi. In- to, con dentro piu spago che sangue, ma rattop- '"
N

vece gli spararono una cannonata in pieno petto. pate e chiuse. Quando un paziente moriva, tutto N
;.-
....•
Medardo di Terralba salto in aria. uello che aveva di buono serviva a racconciare le o

Alla sera, scesa Ia tregua, due carri andavano membra di un altro, e cosi via. La cosa che imbro-
raccogliendo i corpi dei cristiani per il campo di liava di piú erano gli intestini: una volta srotola-
battaglia. Uno era per i feriti e l'altro per i morti. li non si sapeva piu come rimetterli.
La prima scelta si faceva li sul campo. - Questo Tirato via illenzuolo, il corpo del visconte appar-
10 prendo io, quelIo 10 prendi tu. - Dove sembra- v orrendamente mutila to. Gli mancava un braccio
e una gamba, non solo, ma tutto quel che c'era di
torace e d' addome tra quel braceio e queUa gamba
era stato portato via, polverizzato da queUa can-
nonata presa in pieno. DeI capo restavano un oc-
chio, un orecchio, una guaneia, mezzo naso, mez-
za bocca, mezzo mento e mezza fronte: deU'altra
metà del capo c'era piu solo una pappetta. A farla
breve, se n' era salvato solo metà, Ia parte destra,
o
z che peraltro era perfettamente conservata, sen-
za neanche una scalfittura, escluso queU'enorme
squareio che I'aveva separata daUa parte sinistra
andata in bricioli.
I mediei: tutti contenti. - Uh, che bel caso! - Se
non moriva nel frattempo, potevano provare an-
20 che a salvarlo. E gli si misero d'attorno, mentre i
poveri soldati con una freceia in un braceio mori-
vano di setticemia. Cueirono, applicarono, impa-
starono: chi 10 sa cosa fecero. Fatto sta che l'indo-
mani mio zio aperse l'unico occhio, Ia mezza bocca,
dilato Ia narice e respiro. La forte fibra dei Terral-
ba aveva resistito. Adesso era vivo e dimezzato.
CAPITOLO TERZO sul ponte, distinguemmo una lettiga trasporta-
t a braccia. Non c'era dubbio: era il visconte che
l rnava dalla guerra.
La voce si sparse per le vallate; nella corte del
stello s'aggruppà gente: familiari, famigli, ven-
I mmiatori, pastori, gente d' arme. Mancava solo il
I t dre di Medardo, il vecchio visconte Aiolfo, mio
11 nno, che da tempo non scendeva piu neanche
o
z n illa corte. Stanco delle faccende del mondo, ave-
v rinunciato alle prerogative del titolo a favore
ti lI'unico suo figliolo maschio, prima ch'egli par-
IiH per Ia guerra. Ora Ia sua passione per gli uccel-
I, he allevava dentro il castello in una grande vo- 23
QuandO mio zio fece ritorno a Terralba, io ave- Ira, s'era andata facendo piu esclusiva: il vecchio
22 vo sette o otto anni. Fu di sera, già a buio; era ot- , .ra portato in quell'uccelliera anche il suo letto, -
•...
tobre; il cielo era coperto. 11giorno avevamo ven- •• i 'era rinchiuso, e non ne usciva né di giorno -e

demmiato e attraverso i filari vedevamo nel mare IH i notte. Gli porgevano i pasti assieme al bec-
grigio avvicinarsi le vele d'una nave che batteva I hime pei volatili attraverso le inferriate dell'uc-

bandiera imperiale. Ogni nave che si vedeva allo- I I IIi ra, e Aiolfo divideva ogni cosa con quelle o
ra, si diceva: "Questo e Mastro Medardo che ritor- l II ture. E passava le ore accarezzando sul dorso
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na", non perché fossimo impazienti che tornasse, f rgiani, le tortore, in attesa del ritorno dalla guer-
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...>
ma tanto per aver qualcosa da aspettare. Quella vol- I" li i suo figlio. o

ta avevamo indovinato: ne fummo certi alla sera, N lla corte del nostro castello io non avevo mai
quando un giovane chiamato Fiorfiero, pigiando 'i. I tanta gente: era passato il tempo, di cui ho
l'uva in cima al tino, gridõ: - Oh, laggiu. - Era 1110 entito raccontare, delle feste e delle guerre
quasi buio e vedemmo in fondovalle una fila di tor- 11,1 V icini. E per Ia prima volta m' accorsi di come i
ce accendersi per Ia mulattiera; e poi, quando pas- II1II ri le torri fossero in rovina, e fangosa Ia cor-

,I
I
te, dove usavamo dare l'erba alle capre e riempire
il truogolo ai maiali. Tutti, aspettando, discuteva-
no di come il visconte Medardo sarebbe ritomato;
da tempo era giunta Ia notizia di gravi ferite che
egli aveva ricevute dai turchi, ma ancora nessuno
sapeva di preciso se fosse mutilato, o infermo, o
soltanto sfregiato dalle cicatrici: e ora l'aver visto
Ia lettiga ci preparava al peggio.
o
Ed ecco Ia lettiga veniva posata a terra, e in
-
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..., mezzo all' ombra nera si vide il brillio d'una pu-
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pilla. La grande vecchia balia Sebastiana fece per
o
...,
...: avvicinarsi, ma da quell' ombra si levõ una mano
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con un aspro gesto di diniego. Poi si vide il cor-


po nelIa lettiga agitarsi in uno sforzo angoloso e
24 convulso, e davanti ai nostri occhi Medardo di
Terralba balzõ in piedi, puntellandosi a una stam-
pella. Un mantelIo nero col cappuccio gli scen-
deva dal capo fino a terra; dalla parte destra era
buttato alI'indietro, scoprendo metà del viso e
della persona stretta alla stampelIa, mentre sul-
Ia sinistra sembrava che tutto fosse nascosto e
avvolto nei lembi e nelle pieghe di quelI' ampio
drappeggio.
Stette a guardarei, noi in cerchio attorno alui,
senza che nessuno dicesse parola; ma forse con quel
suo occhiofissonon ci guardava affatto, voleva solo
allontanarci da sé. Un' alzata di vento verme su dal
mare e un ramo rotto in cima a un fico mando un che sembrava illoro capo, disse: - Noi aspettiamo
gemito. 11mantello di mio zio ondeggiõ, e il ven- il compenso, sefior,
to 10 gonfiava, 10 tendeva come una vela e si sa- - Quanto? - chiese Medardo, e si sarebbe det-
rebbe detto che gli attraversasse il corpo, anzi, che to che ridesse.
questo corpo non ci fosse affatto, e il mantello fosse L'uomo con Ia treccia disse: - Voi sapete qual
vuoto come quello d'un fantasma. Poi, guardando e il prezzo per il trasporto di un uomo in lettiga ...
meglio, vedemmo che aderiva come a un'asta di Mio zio si sfilõ una borsa dalla cintola e Ia gettõ
bandiera, e quest'asta erano Ia spalla, il braccio, il tintinnante ai piedi del portatore. Costui Ia soppe-
o
fianco, Ia gamba, tutto quello che di lui poggiava sõ appena, ed esclamõ: - Ma questo e molto meno
-
z
>
....l sulla gruccia: e il resto non c' era. della somma pattuita, sefior!
<:
u
Le capre osservavano il visconte colloro sguar- Medardo, mentre il vento gli sollevava i lem-
o
....l
-c do fisso e inespressivo, gira te ognuna in una posi- bi del mantello, disse: - La metà. - Oltrepassõ
f-<

zione diversa ma tutte serra te, con i dor si disposti il portatore e spiccando piccoli balzi sul suo uni- 27
in uno strano disegno d' angoli retti. I maiali, piu co piede sali i gradini, entro per Ia gran porta spa- --.~',

26 sensibili e pronti, strillarono e fuggirono urtando- lancata che dava nell'interno del castelIo, spinse a -
r-

si tra loro con le pance, e allora neppure noi po- colpi di gruccia entrambi i pesanti battenti che si <:

temmo piú nascondere d' esser spaventati. - Figlio chiusero con fracasso, e ancora, poich' era rimasto
mio! - gridõ Ia balia Sebastiana e alzõ le braccia. aperto l'usciolo, 10 sbatté, scomparendo ai nostri
- Meschinetto! sguardi. Da dentro continuammo a sentire i tonfi
a:
Mio zio, contrariato d'aver destato in noi tale altemati del pie de e della gruccia, che muoveva- '"
N

impressione, avanzõ Ia punta della stampella sul no nei corridoi verso l' ala del castelIo dov' erano i N

...,>
terreno e con un movimento a compasso si spin- suoi alIoggi privati, e anche là sbattere e inchiavar- o

se verso I'entrata del castello. Ma sui gradini del dar di porte.


portone s'erano seduti a gambe incrociate i porta- Fermo dietro 1'inferriata delI'uccelIiera, 10atten-
tori della lettiga, tipacci mezzi nudi, con gli orec- deva suo padre. Medardo non era neppur passato
chini d' oro e il cranio raso su cui crescevano creste salutarlo: s' era chiuso nelIe sue stanze solo, e non
o code di capelli. Si rizzarono, e uno con Ia treccia, volle mostrarsi o rispondere neppure alla balia Se-
bastiana che resto a lungo a bussare e a compatirlo. contra le impannate. Sisporse fuori, e sul cornicione
La vecchia Sebastiana era una gran donna ne- c'era Ia sua averla stecchita. 11vecchio Ia raccolse
rovestita e velata, con il viso rosa senza una ruga, nel cavo delle mani e vide che un' ala era spezzata
tranne quella che quasi le nascondeva gli occhi;ave- come avessero tentato di strappargliela, una zam-
va dato illatte a tutti i giovani della famiglia Ter- pina era tranca ta come per Ia stretta di due dita, e
ralba, ed era andata a letto con tutti i piu anziani, un occhio era divelto. 11vecchio strinse l'averla al
e aveva chiuso gli occhi a tutti i morti. Ora anda- petto e prese a piangere.
va e tornava per le logge dall'uno all' altro dei due Si mise a letto 10 stesso giorno, e i famigli di là
o
z rinchiusi, e non sapeva come venire in loro aiuto. dalle inferriate della voliera vedevano che stava
>- L'indomani, poiché Medardo continuava a non molto male. Ma nessuno poté andare a curarlo per-
'"'-c
u dar segno di vita, ci rimettemmo alla vendemmia, ché s'era chiuso dentro nascondendo le chiavi. In-
ma non c'era allegria, e nelle vigne non si parla- torno al suo letto volavano gli uccelli. Da quando
va d'altro che della sua sorte, non perché ci stesse s'era coricato avevano preso tutti a svolazzare e 29

molto a cuore, ma perché l'argomento era attraen- non volevano posarsi né smettere di battere le ali. --."

28 te e oscuro. Solo Ia balia Sebastiana rimase nel ca- La mattina dopo, Ia balia, affacciandosi all'uc-
stello, spiando con attenzione ogni rumore. celliera, vide che i1visconte Aiolfo era morto. Gli
Ma il vecchio Aiolfo, quasi prevedendo che il uccelli erano tutti posati sul suo letto, come su un
figlio sarebbe ritornato COSI triste e selvatico, ave- tronco galleggiante in mezzo al mare.
va già da tempo addestrato uno dei suo i animali a::
m
piü cari, un' averla, a volare fino all' ala del castel- N
N

10 in cui erano gli alloggi di Medardo, allora vuoti, >


>-l
o
e a entrare per Ia finestrella della sua stanza. Quel
mattino il vecchio aperse 10 sportello all'averla, ne
segui il volo fino alla finestra del figlio, poi torno
a spargere il becchime alle gazze e alle cince, imi-
tando i loro zirli.
Di 11a poco, senti il tonfo d'un oggetto scagliato
CAPITOLO QUARTO

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....•
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•...

Dopo Ia morte di suo padre, Medardo comin-


30 cio a uscire daI castello. Fu ancora Ia balia Seba-
stiana Ia prima a accorgersene, un mattino, tro-
vando le porte spalancate e le stanze deserte. Una
squadra di servi fu manda ta per Ia campagna a se-
guire le tracce deI visconte. I servi correvano e pas-
sarono sotto un albero di pero che avevan visto, a
sera, carico di frutti tardivi ancora acerbi. - Guar-
da lassu - disse uno dei servi: videro le pere che
pendevano contro il cielo albeggiante e a veder-
le furono presi da terrore. Perché non erano inte-
re, erano tante metà di pera tagliate per illungo e
appese ancora ciascuna al proprio gambo: d' ogni
pera perõ c'era solo Ia metà di destra (o di sinistra
secondo da dove si guardava, ma erano tutte dal- volta nel mantelIo nero, si specchiava nell'acqua,
Ia stessa parte) e l'altra metà era sparita, tagliata dove galleggiavano funghi bianchi o gialli o colore
o forse morsa. del terriccio. Erano le metà dei funghi ch' egli ave-
- 11visconte e passato di qui! - dissero i ser- va portato via, ed ora erano sparse su quella su-
vi. Certo, dopo esser stato chiuso a digiuno tanti perficie trasparente. Sull' acqua i funghi parevano
giorni, quelIa notte gli era venuta fame, e al primo interi e il visconte li guardava: e anche i servi si na-
albero era montato su a mangiare pere. scosero sull' altra riva dello stagno e non osarono
Andando, i servi su una pietra incontrarono mez- dir nulla, fissando anch' essi i funghi galleggian-
o
z za rana che saltava, per Ia virtu delIe rane, anco- ti, finché s'accorsero che erano solo funghi buoni
>
....• ra viva. - Siamo sulla traccia giusta! - e prose- da mangiare. E i velenosi? Se non li aveva buttati
-c
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guirono. Si smarrirono, perché non avevano visto nello stagno, cosa mai ne aveva fatto? I servi si ri-
o
....•
<: tra le foglie mezzo melone, e dovettero tornare in- diedero alla corsa per il bosco. Non ebbero da an-
•...
dietro finché non I'ebbero trovato. dar lontano perché sul sentiero incontrarono un 33
Cosi dai campi passarono nel bosco e videro un bambino con un cesto: dentro aveva tutti quei mez-
32 fungo tagliato a mezzo, un porcino, poi un altro, un zi funghi velenosi.
boleto rosso velenoso, e via via andando per il bo-
sco continuarono a trovare, uno ogni tanto, questi
Quel bambino ero io. Nella notte giocavo da solo
intorno al Prato delle Monache a farmi spavento o
-
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V>
(")

z
funghi che spuntavano da terra con mezzo gam- sbucando d'improvviso di tra gli alberi, quando in- .....

bo e aprivano solo mezzo ombrelIo. Sembravano contrai mio zio che saltava sul suo piede per il prato '"
divisi con un taglio netto, e delI'altra metà non si :s:
al chiaro di luna, con un cestino infilato aI braccio. '"
N
trovava neanche una spora. Erano funghi d' ogni - Ciao, zio! - gridai: era Ia prima volta che N
>
.....
specie, vesce, ovuli, agarici; e i velenosi erano pres- riuscivo a dirglielo. o
sappoco altrettanti che i mangiabili. Lui sembró contrariato di vedermi. - Vado per
Seguendo questa sparsa traccia i servi arrivaro- funghi - mi spiegõ.
no al prato chiamato "delIe monache" dove c'era - E ne hai presi?
uno stagno in mezzo alI'erba. Era I'aurora e sull' or- - Guarda - disse mio zio e ci sedemmo in riva
10 delIo stagno Ia figura esigua di Medardo, rav- a quello stagno. Lui andava scegliendo i funghi e al-
cuni li buttava in acqua, altri li lasciava nel cestino. mati e disarmati credendoli appunto bracconieri,
- Te' - disse dandomi il cestino con i funghi visto che non ci pensavano gli sbirri. Va detto che
scelti da lui. - Fatteli fritti. in quegli anni gli assalti briganteschi erano un' at-
10 avrei voluto chiedergli perché nel suo cesto tività molto diffusa, per cui Ia legge era clemente.
c'era solo metà d' ogni fungo; ma capii che Ia do- Poi i nostri posti erano particolarmente adatti al
manda sarebbe stata poco riguardosa, e corsi via brigantaggio, cosicché pure qualche membro del-
dopo aver detto grazie. Stavo andando a farme- Ia nostra famiglia, specie nei tempi torbidi, s'univa
li fritti quando incontrai Ia squadra dei famigli, e alIebande dei briganti. DeIbracconaggio non dico,
o
z seppi che erano tutti velenosi. era il delitto piu lieve che si potesse immaginare.
La balia Sebastiana, quando le raccontarono Ia Ma le apprensioni della balia Sebastiana erano
storia, disse: - Di Medardo e ritornata Ia metà cat- fondate. Medardo condannõ Fiorfiero e tutta Ia sua
tiva. Chissà oggi il processo. banda a morire impiccati, come rei di rapina. Ma
Quel giorno doveva esserci un processo con- siccome i derubati a loro volta erano rei di bracco- 35
tro una banda di briganti arrestati il giorno prima naggio, condannõ anch' essi a morire sulla forca. E
34 dagli sbirri del castello. I briganti erano gente del per punire gli sbirri, che erano intervenuti troppo
nostro território e quindi era il visconte che dove- tardi, e non avevano saputo prevenire né le malc- -c

va giudicarli. Si fece il giudizio e Medardo sedeva fatte dei bracconieri né quelle dei briganti, decreto
nel seggio tutto per storto e si mordeva un'unghia. Ia morte per impiccagione anche per loro.
Vennero i briganti incatenati: il capo della banda In tutto erano una ventina di persone. Questa o
;s:
era quel giovane chiamato Fiorfiero che era stato il crudele sentenza produsse costernazione e dolo- ""N
primo ad avvistare Ia lettiga mentre pigiava l'uva. re in tutti noi, non tanto per i gentiluomini toscani N
>
>-l
Venne Ia parte lesa ed erano una compagnia di ca- che nessuno aveva visto prima d' allora, quanto per o

valieri toscani che, diretti in Provenza, passava- i briganti e per gli sbirri che erano generalmente
no attraverso i nostri boschi quando Fiorfiero e Ia benvoluti. Mastro Pietrochiodo, bastaio e carpen-
sua banda li avevano assaliti e derubati. Fiorfiero tiere, ebbe l'incarico di costruir Ia forca: era un Ia-
si difese dicendo che quei cavalieri erano venuti voratore serio e d'intelletto, che si metteva dim-
bracconando nelle nostre terre, e lui li aveva fer- pegno a ogni sua opera. Con gran dolore, perché
due dei condannati erano suoi parenti, costrui una CAPITOLO QUINTO
forca ramificata come un albero, le cui funi saliva-
no tutte insieme manovrate da un solo argano; era
una macchina cosi grande e ingegnosa che ci si po-
teva impiccare in una sola volta anche piu perso-
ne di quelle condannate, tanto che il visconte ne
approfittà per appender dieci gatti alternati ogni
due rei. I cadaveri stecchiti e le carogne di gatto
o
penzolarono tre giorni e dapprima a nessuno reg-
-
z
>
...l geva il cuore di guardarli. Ma presto ci si accorse
-e
u
della vista imponente che davano, e anche il no-
o
...l
-c stro giudizio si smembrava in disparati sentimen-
f-o
ti, cosi che dispiacque persino decidersi a staccar-

38
li e a disfare Ia gran macchina. Q uelli erano per me tempi felici, sempre per i
boschi col dottor Trelawney cercando gusci d' ani-
39
--,

mali marini diventati pietre. 11dottor Trelawney


era inglese: era arrivato sulle nostre coste dopo
un naufragio, a cavallo d'una botte di bordo. Era
stato medico sulle navi per tutta Ia sua vita e ave-
s::
va compiuto viaggi Iunghi e pericolosi, tra i quali '"
N

quelli con il famoso capitano Cook, ma non aveva N


>
...,
mai visto nulla al mondo perché era sempre sot- o

tocoperta a giocare a tressette. Naufragato da noi,


aveva fatto subito Ia bocca al vino chiamato can-
JI

carone", i] piu aspro e grumoso delle nostre parti,


e non sapeva píu farne senza, tanto da portarsene
sempre a tracolla una borraccia piena. Era rimasto
a Terralba e diventato il nostro medico, ma non si come quelle da pesca per acchiapparli; e lambic-
preoccupava dei malati, bensi di sue scoperte scien- chi e crogiuoli in cui egli scrutava come dalle terre
tifiche che 10 tenevano in giro - e me con lui - per dei eimiteri e dai miasmi dei cadaveri nascessero
campi e boschi giorno e notte. Prima una malattia quelle pallide fiammelle. Ma non era uomo da re-
dei grilli, malattia impercettibile che solo un gril- stare a lungo assorto nei suoi studi: smetteva pre-
10 su mille aveva e non ne pativa nessun danno; e sto, usciva e andavamo insieme a caceia di nuovi
il dottor Trelawney voleva cercarli tutti e trovar Ia fenomeni della natura.
cura adatta. Poi i segni di quando le nostre terre 10 ero libero come l'aria perché non avevo geni-
o
z erano ricoperte dal mare; e allora andavamo cari- tori e non appartenevo alla categoria dei servi né
:>-
...., candoei di eiottoli e siliei che il dottore diceva es- a quella dei padroni. Facevo parte della famiglia
-<
u sere stati, ai loro tempi, pesei. Infine, l'ultima gran- dei Terralba solo per tardivo riconoseimento, ma
de sua passione, i fuochi fatui. Voleva trovare il non portavo illoro nome e nessuno era tenuto a
modo per prenderli e conservarli, e a questo sco- educarmi. La mia povera madre era figlia del vi- 41
--,:.'oj
po passavamo le notti a scorrazzare nel nostro ci- sconte Aiolfo e sorella maggiore di Medardo, ma
40 mitero, aspettando che tra le tombe di terra e d'er- aveva macchiato l' onore della famiglia fuggen-
<:
ba s' accendesse qualcuno di quei vaghi chiarori, do con un bracconiere che fu poi mio padre. 10
e allora cercavamo d' attirarlo a noi, di farcelo cor- ero nato nella capanna del bracconiere, nei terre-
rer dietro e catturarlo, senza che si spegnesse, in ni gerbidi sotto il bosco; e poco dopo mio padre
reeipienti che di volta in volta sperimentavamo: fu ucciso in una rissa, e Ia pelIagra fini mia madre t:l
3::
sacchi, fiaschi, damigiane spagliate, scaldini, co- rimas ta sola in quella misera capanna. 10 fui al- '"
N
N

labrodi. 11dottor Trelawney s'era fatto Ia sua abi- lora accolto nel castello perché mio nonno Aiolfo >
...•
o
tazione in una bicocca vicino al cimitero, che ser- si prese pietà, e crebbi per le cure della gran ba-
viva una volta da casa del becchino, in quei tempi lia Sebastiana. Ricordo che quando Medardo era
di fasto e guerre e epidemie in cui conveniva tene- ancora ragazzo e io avevo pochi anni, alle volte
re un uomo a far solo quel mestiere. Là il dottore mi laseiava partecipare ai suoi giochi come fossi-
aveva impiantato il suo laboratorio, con ampolle mo di pari condizione; poi Ia distanza crebbe con
d' ogni forma per imbottigliare i fuochi e reticelle noi, e io rimas i alla stregua dei servi. Ora nel dot-
tor Trelawney trovai un compagno come mai ne di roceia proprio sul ciglio delI'abisso, appena in
avevo avuto. tempo perché già avevamo alle calcagna i paesani.
Il dottore aveva sessant' anni ma era alto quanto Non ci videro, e gridando: - Dov'e che e che sono
me; aveva un viso rugoso come una castagna sec- quei bastardi? - corsero difilato per il ponte. Uno
ca, sotto il tricorno e Ia parrucca; le gambe, che le schianto, e urlando furono inghiottiti a preeipizio
uose inguainavano fino a mezza coseia, sembrava- nel torrente che correva laggíu in fondo.
no piu lunghe, sproporzionate come quelIe d'un A me e a Trelawney 10 spavento per Ia nostra sor-
grillo, anche per via dei lunghi passi che faceva; e te si trasformõ in sollievo per il pericolo scampato
o
z indossava una marsina color tortora con le guar- e poi di nu ovo in spavento per I'orrenda fine che
nizioni rosse, sopra alla quale portava a tracolIa Ia i nostri inseguitori avevan fatto. Osammo appe-
borraceia del vino cancarone".
11
na sporgerci e guardare giu nel buio dove i paesa-
La sua passione per i fuochi fatui ei spingeva a ni erano scomparsi. Alzando gli occhi vedemmo i
lunghe marce notturne per raggiungere i cimiteri resti deI ponticello: i tronchi erano ancora ben sal- 43
dei paesi vicini, dove si potevano vedere talvolta di, solo che a metà erano spezzati, come se li aves-
42 fiamme piu belIe per colore e grandezza di quelIe sero segati; né in altro modo potevamo spiegarei
del nostro camposanto abbandonato. Ma guai se come quel grosso legno avesse ceduto con una rot-
questo nostro armeggiare era scoperto dai paesani: tura cosi netta.
scambiati per ladri sacrileghi fummo inseguiti una - C' e Ia mano di chi so io - disse il dottor Tre-
volta per parecchie miglia da un gruppo d'uomini lawney, e anch'io avevo già capito.
;;;::
armati di roncole e tridenti. Infatti, s'udí un rapido zoccolio e sul ciglio del
'"
N
Eravamo in posti scoscesi e torrentizi; io e il dot- burrone comparvero un cavallo e un cavaliere mez- N
>
>-l
tor Trelawney saltavamo a gambe leva te per le z' avvolto in un mantello nero. Era il visconte Me- o

rocce ma sentivamo i paesani inferoeiti avvicinar- dardo, che col suo gelido sorriso triangolare con-
si dietro di noi. In un punto chiamato Salto delIa templava Ia tragica riuseita deI tranello, imprevista
Ghigna un ponticello di tronchi attraversava un forse anche alui stesso: certo aveva voluto ucci-
abisso profondissimo. Invece di passare il ponti- dere noi due; invece ando che ei salvo Ia vita. Tre-
cello, io e il dottore ei nascondemmo in un gradino manti, 10 vedemmo correr via su quel suo magro
cavallo che saltava per le rocce come fosse figlio discorso, attaccava a raccontare dei viaggi del capi-
d'una capra. tano Cook. Una volta provai a chiedergli come, se-
condo lui, mio zio potesse vivere cosi mutilato, ma
In quel tempo mio zio girava sempre a cava11o: l'inglese non seppe dirmi altro che quel: - Oh, oh,
s' era fatto costruire dal bastaio Pietrochiodo una oh! ... Zzt, zzt, zzt! - Pareva che dal punto di vi-
se11aspeciale a una cui staffa egli poteva assicurar- sta della medicina, il caso di mio zio non suscitas-
si con cinghie, mentre a11'altra era fissato un con- se nessun interesse nel dottore; ma io cominciavo a
trappeso. A fianco de11ase11aera agganciata una pensare ch' egli fosse diventato medico solo per im-
o
z spada e una stampe11a. E cosi il visconte cavalca- posizione familiare o convenienza, e di tale scienza
;,.
...J va con in testa un cappello piumato a larghe tese, non gli importasse affatto. Forse Ia sua carriera di
-c
u che per metà scompariva sotto un' ala del mantel- medico di bordo era dovuta soltanto alla sua abi-
o
...J
10sempre svolazzante. Dove si sentiva il rumor di lità nel gioco del tressette, per cui i piü famosi na-
<:

-
•...
zoccoli del suo cavallo tutti scappavano peggio che
al passaggio di Galateo illebbroso, e portavano via
vigatori, primo fra tutti il capitano Cook, se 10con-
tendevano come compagno di partita.
45
--:.'.

44 i bambini e gli animali, e temevano per le piante, Una notte il dottor Trelawney pescava con Ia
perché Ia cattiveria del visconte non risparmiava rete fuochi fatui nel nostro vecchio cimitero, quan-
'"
nessuno e poteva scatenarsi da un momento all' al- do si vide davanti Medardo di Terralba che face- 'o"
z
....•
tro ne11eazioni piu impreviste e incomprensibili. va pascolare il suo cavallo su11etombe. 11dottore
'"
Non era stato mai malato e non aveva quindi mai era molto confuso e intimorito, ma il visconte gli si
::
avuto bisogno delle cure del dottor Trelawney; ma fece vicino e chies e con Ia difettosissima pronun- '"
N
N

in un caso simile non so come il dottore se Ia sareb- cia della sua bocca dimezzata: - Lei cerca farfal- >
....•
o
be cavata, lui che faceva di tutto per evitare mio le notturne, dottore?
zio e per non sentirne neppur parlare. A dirgli del - Oh, milord - rispose il dottore con un fil
visconte e delle sue crudeltà, il dottor Trelawney di voce - oh, oh, non proprio farfalle, milord ...
scuoteva il capo e arricciava le labbra mormoran- Fuochi fatui, sa? fuochi fatui ...
do: "Oh, oh, oh! ... Zzt, zzt, zzt!" come quando gli - Già, i fuochi fatui. Spesso anch'io me ne son
si faceva un discorso sconveniente. E, per cambiar chiesta l' origine.
_ Da tempo, modestamente, cio e oggetto dei confessioni agli accusati. 10 ero spesso nella botte-
miei studi, milord ... - fece Trelawney, un po' rin- ga di Pietrochiodo, perché era molto bello vederlo
francato da quel tono benevolo. lavorare con tanta abilità e passione. Ma un cruccio
Medardo contorse in un sorriso Ia sua mezza íac- pungeva sempre il cuore del bastaio. Cià che lui
eia angolosa, dalla pelle tesa come un teschio. - costruiva erano patiboli per gli innocenti. "Come
Come studioso ella merita ogni aiuto - gli disse. faccio" pensava "a farmi dar da costruire qualco-
- Peccato che questo cimitero, abbandonato com'e, sa d'altrettanto ben congegnato, ma che abbia un
non sia un buon campo per i fuochi fatui. Ma le diverso scopo? E quali posson essere i nuovi mec-
o prometto che domani stesso provvederà d' aiutar- canismi che io costruirei piu volentieri?" Ma non
z
:>
....• Ia per quanto m'ê possibile. venendo a capo di questi interrogativi, cercava di
-c
u L'indomani era il giorno stabilito per I'ammi- scaceiarli dalla mente, accanendosi a fare gli im-
o
....•
-c
nistrazione della giustizia, e il visconte condannõ pianti piu belli e ingegnosi che poteva .
•...
a morte una decina di contadini, perché, secondo - Devi dimenticarti 10 scopo al quale serviran- 47
i suoi computi, non avevano corrisposto tutta Ia no - diceva anche a me. - Guardali solo come
46 parte di raccolto che dovevano al castello. I mor- meccanismi. Vedi quanto sono belli?
ti furono seppelliti nella terra delle fosse comuni 10 guardavo quelle architetture di travi, quel sa-
'",.,
e il cimitero buttõ fuori ogni notte una gran dovi- liscendere di corde, quei collegamenti d' argani e o
z
...,
zia di fuochi. n dottor Trelawney era tutto spaven- carrucole, e mi sforzavo di non vederci sopra i cor- trt

pi straziati, ma piu mi sforzavo piu ero obbligato a o


tato di quest'aiuto, sebbene 10 trovasse molto uti-
:::
le ai suo i studi. pensarei, e dicevo a Pietrochiodo: - Come faceio? '"
N
N
- E come faceio io, ragazzo - replicava lui - :>
...,
o
In queste tragiche congiunture, Mastro Pietro- come faceio io, allora?
chiodo aveva di molto perfezionato Ia sua arte del
costruire forche. Ormai erano dei veri capolavori di Ma malgrado strazi e paure, quei tempi avevano
falegnameria e di meccanica, e non solo le forche, Ia loro parte di gioia. L'ora piu bella veniva quan-
ma anche i cavalletti, gli argani e gli altri strumenti do il sole era alto e il mare d'oro, ele galline fat-
di tortura con cui il visconte Medardo strappava le to l'uovo cantavano, e per i viottoli si sentiva il
suono deI corno dellebbroso. Illebbroso passava lebbra, lasciava parenti e amici e andava a Prato-
ogni mattina a far Ia questua per i suoi compagni fungo a passare il resto della sua vita attendendo
di sventura. Si chiamava Galateo, e portava appe- d' esser divorato dal male. Si parIava di grandi fe-
so al collo un corno da caccia, il cui suono avver- ste che accoglievano ogni nuovo giunto: da lon-
tiva da distante della sua venuta. Le donne udi- tano si sentivano fino a notte salire dalle case dei
vano il corno e posavano sull' angolo del muretto lebbrosi suoni e canti.
uova, o zucchini, o pomodori, e alle volte un pie- Molte cose si dicevano di Pratofungo, sebbene
colo coniglio scuoiato; e poi scappavano a nascon- nessuno dei sani mai vi fosse stato; ma tutte le voei
o
z; dersi portando via i bambini, perché nessuno deve erano concordi nel dire che lã Ia vita era una perpe-
rimanere nelle strade quando passa illebbroso: Ia tua baldoria. Il paese prima di diventare asilo dei
lebbra s' attacca da distante e perfino vederlo era lebbrosi era stato un covo di prostitute dove con-
o
,...,
<: pericolo. Preceduto dagli squilli del corno, Galateo venivano marinai d' ogni razza e d' ogni religione:
•...
veniva pian piano per i viottoli deserti, con l' alto e pareva che ancora le donne vi conservassero i co- 49
bastone in mano, e Ia lunga veste tutta stracciata stumi licenziosi di quei tempi. I lebbrosi non lavo-
48 che toccava terra. Aveva lunghi capelli gialli stop- ravano Ia terra, tranne che una vigna d'uva fragola -
,...
posi e una tonda faccia bianca, giã un po' sbertuc- il cui vinello li teneva tutto I'anno in stato di sottile <

data dalla lebbra. Raccoglieva i doni, li metteva ebbrezza. La grande occupazione dei Iebbrosi era
nella sua gerIa, e gridava dei ringraziamenti ver- suonare strani strumenti da Ioro inventa ti, arpe alle
so le case dei contadini nascosti, con Ia sua voce cui corde erano appesi tanti campanellini, e can-
;:
meia ta, e mettendoci sempre qualche allusione da tare in falsetto, e dipingere le uova con pennella-
'"
N

ridere o maligna. te d' ogni colore come fosse sempre Pasqua. Cosi, N
>
>-l
A quei nostri tempi nelle contrade vicine al mare struggendosi in musiche dolcissime, con ghirlan- o

Ia lebbra era un male diffuso, e c'era vicino a noi de di geIsomino intorno ai visi sfigurati, dimenti-
un paesetto, Pratofungo, abitato solo da lebbrosi, cavano iI consorzio umano dai quale Ia malattia li
ai quali eravamo tenuti a corrispondere dei doni, aveva divisi.
che appunto raccoglieva Galateo. Quando qualcuno Nessun medico nostrano aveva mai voluto pren-
della marina o della campagna veniva coIto dalla dersi cura dei lebbrosi, ma quando Trelawney si
stabili tra noi, qualcuno sperõ che egli volesse de- lunghi viaggi per gli oceani, pareva non ne aves-
dicare Ia sua seienza a sanare quella piaga delle se conoseiute mai. Per fortuna da noi a quei tempi
nostre regioni. Anch'io condividevo queste spe- i parti erano faccende da levatrici e non da medi-
ranze nel mio modo infantile: da tempo avevo una ei, se no chissà come si sarebbe tratto d'impegno.
gran voglia di spingermi fino a Pratofungo e d' as-
sistere alle feste dei lebbrosi; e se il dottore si fos- A mio zio venne 1'idea degli incendi. Nella notte,
se messo a sperimentare i suoi farmaei su quegli tutt' a un tratto, un fienile di miseri contadini bru-
sventurati, m' avrebbe forse qualche volta permes- ciava, o un albero da legna, o tutto un bosco. Si
o
z so d' accompagnarlo fin dentro il paese. Ma nulla stava fino al mattino, allora, a passarei di mano in
di questo avvenne: appena sentiva il corno di Ca- mano secchi d' acqua per spegnere le fiamme. Le
lateo, il dottor Trelawney scappava a gambe leva- vittime erano sempre poveracci che avevano avuto
te e nessuno sembrava aver piu di lui paura del da dire col visconte, per qualcuna delle sue ordi-
contagio. Qualche volta cercai d'interrogarlo sul- nanze sempre piu severe e ingiuste, o per i balzel- 51
Ia natura di quella malattia, ma lui diede risposte li che aveva raddoppiato. Non contento d'incen-
50 evasive e smarrite, come se Ia sola parola "lebbra" diare i beni, prese a dar fuoco agli abitati: pareva
bastasse a metterlo a disagio. che s' avvieinasse di notte, laneiasse esche infuoca-
'"n
In fondo, non so perché ei ostinassimo a conside- te sui tetti, e poi scappasse a cavallo; ma mai nes- o
Z
....,
rarlo un medico: per le bestie, specie le piu piccole, suno riusciva a coglierlo sul fatto. Una volta mo- trJ

per le pietre, per i fenomeni naturali era pieno d' at- rirono due vecchi; una volta un ragazzo resto col
:;;::
tenzione, ma gli esseri umani e le loro infermità 10 cranio come scuoiato. Nei contadini l'odio contro trJ
N
N
riempivano di ripugnanza e sgomento. Aveva orro- di lui cresceva. I suoi piu ostinati nemici erano le >
....,
o
re del sangue, toccava solo con Ia punta delle dita famiglie di religione ugonotta che abitavano i ca-
gli ammalati, e di fronte ai casi gravi si tamponava solari di Col Gerbido; là gli uomini montavano Ia
il naso con un fazzoletto di seta bagnato nell' ace- guardia a turno tutta Ia notte per prevenire incendi.
to. Pudico come una fanciulla, al vedere un corpo Senz' alcuna ragione plausibile, una notte ando
nudo arrossiva; se poi si trattava d'una donna, te- fin sotto le case di Pratofungo che avevano i tetti
neva gli occhi bassi e balbettava; dorme, nei suoi di paglia e vi Ianciõ contro pece e fuoco. Ilebbro-
si hanno quelIa virtu che abbruciacchiati non pa- - Che cosa sono quelIe macchie sulla vostra fac-
tiscono dolore, e, se colti dalIe fiamme nel sonno, cia,balia? - disse Medardo, indicando le scottature.
non si sarebbero certo piu svegliati. Ma galoppan- - Un' orma dei tuoi peccati, figlio - disse Ia
do via, il visconte senti che dal paese s' alzava Ia ca- vecchia, serena.
vatina d'un violino: gli abitanti di Pratofungo ve- - La vostra pelIe e screziata e stravolta; che
gliavano, intenti ai loro giochi. Si scottarono tutti, male avete, balia?
ma non sentirono male e si divertirono secondo il - Un male che e nulIa, figlio mio, rispetto a
loro spirito. Spensero presto l'incendio; anche le quello che t'aspetta in inferno, se non ti ravvedi.
o
loro case, forse perché iniettate pur esse di lebbra, - Dovreste guarire presto: non vorrei si sapes-
-
z
>
...• patirono pochi danni dalIe fiamme. se in giro, di questo male che avete ...
<:
u
La cattiveria di Medardo si rivolse anche contro il - Non ho da prender marito, per curarmi del
o
...•
<: suo proprio avere: il castelIo. 11fuoco s'alzõ dall' ala mio corpo. Mi basta Ia buona coscienza. Potessi tu
!-<

dove abitavano i servi e divampà tra urla altissime dire altrettanto. 53


di chi era rimasto prigioniero, mentre il visconte - Eppure il vostro sposo v' aspetta, per portar- --.,
52 fu visto cavalcare via per Ia campagna. Era un at- vi via con sé, non 10 sapete?
tentato ch'egli aveva teso alla vita delIa sua balia - Non deridere Ia vecchiaia, figlio, tu che hai
e vicemadre Sebastiana. Con l'ostinazione autori- avuto Ia giovinezza offesa.
taria che le donne pretendono di mantenere su co- - Non scherzo. Ascoltate, balia: c'ê il vostro fi-
loro che han visto bambini, Sebastiana non manca- danzato che suona sotto Ia vostra finestra ...
i!!:
va mai di rimproverare al visconte ogni nuovo suo Sebastiana tese l'orecchio e senti fuor daI casteI- '"
N

misfatto, anche quando tutti s'erano convinti che 10 il suono del corno deIlebbroso. N
:>

Ia sua natura era vota ta a un'irreparabile, insana L'indomani Medardo mando a chiamare iI dot- '"'
o

crudeltà. Sebastiana fu tratta malconcia fuori dal- tor Trelawney.


le mura carbonizzate e dovette tenere illetto mol- - Macchie sospette sono comparse non si sa
ti giorni, per guarire dalIe ustioni. come sul viso d'una nostra vecchia servente - dis-
Una sera, Ia porta della stanza in cui lei giaceva se aI dottore. - Tutti abbiamo paura che sia lebbra.
s' aperse e il visconte le apparve accanto alletto. Dottore, ci affidiamo ai Iumi della sua sapienza.
Trelawney s'inchinõ balbettando: - Mio dove- fungo, e i cancelli del paese si chiusero dietro di lei,
re, milord ... sempre ai suo i ordini, milord ... mentre le arpe e i violini cominciarono a suonare.
Si giro, usei, sgattaiolo via dal castelIo, prese con
sé un barilotto di vino "cancarone" e scomparve Il dottor Trelawney m'aveva molto deluso. Non
nei boschi. Non 10 si vide piu per una settimana. aver mosso un dito perché Ia vecchia Sebastiana
Quando torno, Ia balia Sebastiana era stata man- non fosse condannata allebbrosario - pur sapen-
data al paese dei lebbrosi. do che le sue macchie non erano di lebbra - era
Aveva laseiato il castelIo una sera al tramonto, un segno di viltà e io provai per Ia prima volta un
o
nerovestita e velata, con infilato al braceio un fa-
-
z
>-
..., gotto delle sue robe. Sapeva che Ia sua sorte era se-
moto d' avversione per il dottore. S'aggiunga che
quand' era scappato nei boschi non m' aveva pre-
-e
u
o
gnata: doveva prendere Ia via di Pratofungo. La- so con sé, pur sapendo quanto gli sarei stato uti-
...,
<:
,...
seio Ia stanza dove l'avevano tenuta fin alIora, e le come caceiatore di scoiattoli e cercatore di Iam-
non c'era nessuno nei corridoi né nelIe scale. Scese, poni. Ora andare con lui per fuochi fatui non mi 55
attraversõ Ia corte, usei nella campagna: tutto era piaceva piu come prima, espesso giravo da solo,
54 deserto, ognuno al suo passaggio si ritirava e si na-
scondeva. Senti un corno da caceia modulare un ri-
in cerca di nuove compagnie. -
to-

Le persone che piu m' attraevano adesso erano


chiamo sommesso su due sole note: avanti sul sen- gli ugonotti che abitavano Col Gerbido. Era gen- '"
C'l
o
z
tiero c'era Galateo che alzava al eielo Ia bocca del te scappata d'in Franeia dove il re faceva tagliare ....•

suo strumento. La balia s' avviõ a passi lenti; il sen- a pezzi tutti quelli che seguivano Ia loro religione. '"
;;::
tiero andava verso il sole al tramonto; Galateo Ia Nella traversata delle montagne avevano perdu-
'"
N
precedeva d'un lungo tratto, ogni tanto si fermava to i loro libri e i loro oggetti sacri, e ora non ave- N
:>
....•
come contemplando i calabroni ronzanti tra le fo- vano piu né Bibbia da leggere, né messa da dire, o
glie, alzava il corno e levava un mesto accordo; Ia né inni da cantare, né preghiere da recitare. Diffi-
balia guardava gli orti e le rive che stava abbando- denti come tutti quelli che sono passati attraverso
nando, sentiva dietro le siepi Ia presenza delIa gen- persecuzioni e che vivono in mezzo a gente di di-
te che s'alIontanava da lei, e riprendeva a andare. versa fede, essi non avevano voluto piu ricevere al-
Sola, seguendo da distante Galateo, giunse a Prato- cun libro religioso, né ascoltare consigli sul modo
di celebrare i loro culti. Se qua1cuno veniva a cer- donne. Gli uomini portavano lunghe barbe, e gira-
carli dicendosi loro frateUo ugonotto, essi temeva- vano sempre con 10 schioppo a tracolIa, ma si dice-
no che fosse un emissario del papa travestito, e si va che nessuno di loro avesse mai sparato, fuorché
chiudevano nel silenzio. Cosi s' erano messi a colti- ai passeri, perché 10 proibivano i comandamenti.
vare le dure terre di Col Gerbido, e si sfiancavano Dai ripiani calcinosi dove a fatica cresceva qual-
a lavorare maschi e femmine da prima deU'alba a che misera vite e dello stento frumento, s'alzava Ia
dopo il tramonto, nella speranza che Ia grazia li il- voce deI vecchio Ezechiele, che urlava senza posa
luminasse. Poco esperti di quel che fosse peccato, coi pugni levati al cielo, tremando nella bianca
o per non sbagliarsi moltiplicavano le proibizioni e si barba caprina, roteando gli occhi sotto il cappello
z
erano ridotti a guardarsi I'un I'altro con occhi seve- a imbuto: - Peste e carestia! - sgridando i fami-
ri spiando se qua1che minimo gesto tradisse un'in- liari chini allavoro: - Dai con quelIa zappa, Giona!
tenzione colpevole. Ricordando confusamente le Strappa l'erba, Susanna! Tobia, spargi il letame! -
dispute della loro chiesa, s' astenevano dal nomina- e dava mille ordini e rimproveri con l'astio di chi 57
re Dio e ogni altra espressione religiosa, per paura si rivolge a un branco d'inetti e di sciuponi, e ogni
56 di parlarne in modo sacrílego. Cosi non seguivano volta dopo aver gridato le mille cose che doveva-
nessuna regola di culto, e probabilmente non osa- no fare perché Ia campagna non andasse in malo-
vano nemmeno formular pensieri su questioni di ra, si metteva a farle lui stesso, scacciando gli altri
fede, pur conservando una gravità assorta come se d'intorno, e sempre gridando: "Peste e carestia!"
o
sempre ci pensassero. Invece, le regole della loro Sua moglie non gridava mai, invece, e sembra-
;::
faticosa agricoltura avevano col tempo acquistato va, a differenza degli altri, sicura d'una sua reli- '"
N
N

un valore pari a quello dei comandamenti, e cosi gione segreta, fissata fin nei minimi particolari, >
....•
o
le abitudini di parsimonia cui erano costretti, ele ma di cui non faceva parola ad alcuno. Le bastava
virtu casalinghe delle donne. guardar fisso, coi suoi occhi tutti pupilla, e dire, a
Erano una gran famiglia piena di nipoti e nuore, labbra tese: - Ma vi pare il caso, sorella Rachele?
tutti lunghi e nodosi, e lavoravano Ia terra sempre Ma vi pare il caso, fratello Aronne? - perché i rari
vestiti a festa, neri e abbottonati, col cappelIo a lar- sorrisi scomparissero dalle bocche dei familiari e
ghe tese spioventi gli uomini e con Ia cuffiabianca le le espressioni tornassero gravi e intente.
Arrivai una sera a Col Gerbido mentre gli ugo- mezz' ora; che barba! Vieni a vedere Ia mia tana.
notti stavano pregando. Non che pronunciassero La tana di Esaú era segreta. Lui ci si nascondeva
parole e stessero a mani giunte o inginocchiati; sta- perché i suo i non 10 trovassero e non 10 mandasse-
vano ritti in fila nella vigna, gli uomini da una parte ro a pascolare le capre o a togliere le lumache da-
e le donne dali' altra, e in fondo il vecchio Ezechiele gli ortaggi. Vi passava intere giornate in ozio, men-
con Ia barba sul petto. Guardavano diritto davan- tre suo padre 10 cercava urlando per Ia campagna.
ti a sé, con le mani strette a pugno che pendevano Esau mi diede un sigaro, e volle che 10 fumas si.
dalle lunghe braccia no dose, ma benché sembras- Ne accese uno lui pure e gettava grandi boccate con
o sero assorti non perdevano Ia cognizione di quel un' avidità che non avevo mai visto in un ragazzo.
-
z
;;-
,..,
«:
che li circondava, e Tobia allungõ una mano e tolse 10 era Ia prima volta che fumavo; mi venne subito
u un bruco da una vite, Rachele con Ia suola chioda- male e smisi. Per rinfrancarmi Esau tiro fuori una
ta schiacciõ una lumaca, elo stesso Ezechiele si tol- bottiglia di grappa e mi verso un bicchiere che mi
se tutt' a un tratto il cappello per spaventare i pas- fece tossire e torcer le budella. Lui 10 beveva come 59
seri scesi sul frumento. fosse acqua.
58 Poi intonarono un salmo. Non ne ricordavano - Per ubriacarmi ce ne vuole - disse. -
e-
<
le parole ma soltanto l' aria, e neanche quella bene, - Dove hai preso tutte queste cose che tieni nel- V>
(")

espesso qualcuno stonava o forse tutti stonavano Ia tana? - gli chiesi. o


z
....•
sempre, ma non smettevano mai, e finita una stro- Esau fece un gesto rampante con le dita: - Rubate.
'"tl
fa ne attaccavano un' altra, sempre senza pronun- S'era messo a capo d'una banda di ragazzi cat-
:s:
ciare le parole. tolici che saccheggiavano le campagne attorno; e '"
N
N

Mi sentii tirare per un braccio e c'era il piccolo non solo spogliavano gli alberi da frutta, ma entra- >
....•
o
Esaü che mi faceva segno di star zitto e di venir vano anche nelle case e nei pollai. E bestemmiava-
con lui. Esau aveva Ia mia età; era l'ultimo figlio no piu forte e piu sovente perfino di Mastro Pietro-
del vecchio Ezechiele; dei suoi aveva solo I'espres- chiodo: sapevano tutte le bestemmie cattoliche e
sione del viso dura e tesa, ma con un fondo di ma- ugonotte, e se le scambiavano tra loro.
lizia furfantesca. Carponi per Ia vigna ci allonta- - Ma faccio anche tanti altri peccati - mi spiegà
nammo, mentre lui mi diceva: - Ce n'hanno per - dico falsa testimonianza, mi dimentico di dar
acqua ai fagioli, non rispetto il padre e Ia madre, dEsau s' ando allagando. Lui mise in salvo i siga-
torno a casa Ia sera tardio Adesso voglio fare tutti ri e le altre sue cose e disse: - Diluvierà tutta not-
i peccati che ci sono; anche quelli che dicono che te: e meglio correre a ripararci a casa.
non sono abbastanza grande per capire. Eravamo zuppi e infangati quando arrivammo
- Tutti i peccati? - io gli dissi. - Anche am- al casolare del vecchio Ezechiele. Gli ugonotti era-
mazzare? no seduti intorno al tavolo, alla luce d'un lumino,
Si strinse nelle spalle: - Ammazzare adesso non e cercavano di ricordarsi qualche episodio della
mi conviene e non mi serve. Bibbia, badando bene a raccontarli come cose che
o -Mio zio ammazza e fa ammazzare per gusto, pareva loro d' aver letto una volta, di significato e
-
z
>
,..., dicono - feci io, per aver qualcosa da parte mia verità insicuri.
-c
u da contrapporre a Esau. - Peste e carestia! - gridõ Ezechiele menando
o
,...,
Esau sputõ. un pugno sul tavolo, che spense illumino, quan-
,..
-c

- - Un gusto da scemi - disse. do suo figlio Esau comparve con me nel vano del-
Ia porta.
61
Poi tuonõ e fuori della tana prese a piovere.
60 _ A casa ti cercheranno - dissi a Esau. A me 10 presi a battere i denti. Esau fece spallucce.
nessuno mi cercava ma i, ma vedevo che gli altri Fuori sembrava che tutti i tuoni e i fulmini si sca-
ragazzi erano sempre cercati dai genitori, specie ricassero sul Col Gerbido. Mentre riaccendevano
quando veniva brutto tempo, e credevo fosse una illumino, il vecchio coi pugni alzati enumerava i
peccati di suo figlio come i piu nefandi che mai es- o
cosa importante. ;s:
_ Aspettiamo qui che spiova - disse Esau - sere umano avesse commesso, ma non ne conosce- '"
N
N

intanto giocheremo ai dadi. va che una piccola parte. La madre assentiva muta, >
...•
o
Tiro fuori i da di e una pila di denari. Denaro io e tutti gli altri figli e generi e nuore e nipoti ascol-
non ne avevo, cosi mi giocai zufoli, coltelli e fion- tavano col mento sul petto e il viso nascosto tra le
de e persi tutto. mani. Esau morsicava una mela come se quella pre-
_ Non scoraggiarti - mi disse alla fine Esau dica non 10 riguardasse. 10, tra quei tuoni e Ia voce
- sai: io baro. d'Ezechiele, tremavo come un giunco.
Fuori: tuoni e lampi e pioggia dirotta. La grotta La sgridata fu interrotta dal ritorno degli uomi-
ni di guardia, con sacchi per cappuccio, tutti zuppi s'udi un pugno battuto alla porta. - Chi bussa
di pioggia. Gli ugonotti facevano Ia guardia a tur- con questo tempo? - disse Ezechiele. - Presto,
no per tutta Ia nottata, armati di schioppi, ronco- gli sia aperto.
le e forche fienaie, per prevenire le incursioni pro- Aprirono e sulla soglia c'era il visconte ritto sul-
ditorie del visconte, ormai Ioro nemico dichiarato. I'unica gamba, avvolto nel nero mantello stillante,
- Padre! Ezechiele! - dissero quegli ugonotti. col cappello piumato fradicio di pioggia.
- E una notte da lupi. Certo 10 Zoppo non verrà. - Ho legato il mio cavalIo nelIa vostra stalIa -
Possiamo ritirarci in casa, padre? disse. - Date ospitalità anche a me, vi prego. La
o
- Non ci sono segni deI Monco, intorno? - notte e brutta per il viandante.
-
z
>
...l chiese Ezechiele. Tutti guardarono Ezechiele. 10 m' ero nascosto
<:
u
- No, padre, se si eccettua il puzzo di bruciato sotto il tavolo, perché mio zio non scoprisse che
o
...l
-c che lasciano i fulmini. Non e notte per l'Orbo, frequentavo quelIa casa nemica.
-
•...
questa. - Sedetevi aI fuoco - disse EzechieIe.- L'ospi-
te in questa casa e sempre iI benvenuto.
63
- Restate in casa e cambiatevi i panni, allora.
62 Che Ia tempesta porti pace allo Sfiancato e a noi. Vicinoalla soglia c'era un mucchio di lenzuoli di
Lo Zoppo, il Monco, l'Orbo, 10 Sfiancato erano quelli da stender sotto gIi alberi per raccogliere le
alcuni degli appellativi con cui gli ugonotti indi- olive; Medardo ci si sdraiõ e s' addormentõ.
cavano mio zio; né li sentii mai chiamarIo col suo Nel buio, gli ugonotti si raccolsero attomo ad
nome vero. Essi ostentavano in questi discorsi una Ezechiele.- Padre, I'abbiamo in nostra mano , ora ,
:;::
specie di confidenza col visconte, come se Ia sa- 10 Zoppo! - bisbigliarono. - Dobbiamo lasciarce- '"
N

pessero lunga su di lui, quasi lui fosse un antico 10 scappare? Dobbiamo permettere che commetta N
>-
....•
loro nemico. Si lanciavano tra loro brevi frasi ac- altri delitti contro gli innocenti? Ezechiele, non e o

compagnate da ammicchi e risatine: - Eh, eh, il giunta l'ora che paghi il fio, 10 Snaticato?
Monco ... Proprio cosi, il Mezzo Sordo ... - come 11vecchio alzõ i pugni contro il soffitto: - Peste
se tutte le tenebrose follie di Medardo fossero per e carestia! - grido, se si puõ dir che gridi chi par-
loro chiare e prevedibili. Ia senza emetter quasi suono ma con tutta Ia sua
Stavano cosi parlando, quando nella bufera forza. - In casa nostra nessun ospite ha mai rice-
vuto torto. Andro a montar Ia guardia io stesso per che non ho ancora reso conto all'Inquisizione della
proteggere il suo sonno. presenza d'eretici nel mio territorio? E che le vo-
E con 10 schioppo a tracolla si piantà accanto al stre teste mandate in regalo al nostro vescovo mi
visconte coricato. L'occhio di Medardo s' aperse. farebbero tornare subito nelle grazie della curia?
- Che fate li, Mastro Ezechiele? - Le nostre teste sono ancora attaccate ai nostri
- Proteggo il vostro sonno, ospite. Molti vi odiano. colli, signore - disse il vecchio - ma c' e qualco-
- Lo so - disse il visconte - non dormo al ca- sa che e ancor piu difficile strapparci.
stello perché temo che i servi m'uccidano nel sonno. Medardo balzõ in piedi e aperse l'uscio. - Dor-
o miro piu volentieri sotto quella rovere laggiu, che
z - Neppure in casa mia v'amiamo, Mastro Me-
dardo. Perõ stanotte sarete rispettato. in casa di nemici. - E salto via sotto Ia pioggia.
Il visconte stette un poco in silenzio, poi disse:- Il vecchio chiamà gli altri: - Figli, era scritto
Ezechiele, voglio convertirmi alla vostra religione. che per primo venisse 10 Zoppo, a visitarei. Ora
Il vecchio non disse nulla. se ri'ê andato; il sentiero della nostra casa e sgom- 65
- Sono circondato da gente infida - continuo bro; non disperate, figli: forse un giorno passerà
64 Medardo. - Vorrei disfarmi di tutti loro, e chiama- un miglior viandante.
<
re gli ugonotti al castello. Voi, Mastro Ezechiele, Tutti i barbuti ugonotti e le donne incuffiettate
sarete il mio ministro. Dichiarerõ Terralba territo- chinarono il capo.
rio ugonotto e iniziero Ia guerra contro i principi - E se anche non verrà nessuno - aggiunse Ia
cattolici. Voi e i vostri familiar i sarete i capi. Siete moglie d'Ezechiele - noi resteremo al nostro posto.
:s:
d'accordo, Ezechiele? Pote te convertirmi? '"
N
N
Il vecchio stava ritto immobile col gran petto tra- In quel momento una folgore squarcio il cielo, e il >
>-l
o
versato dalla banda del fucile. - Troppe cose ho tuono fece tremare le tegole e le pietre delle mura.
dimenticato della nostra religione - disse - per- Tobia gridà: - Il fulmine e caduto sulla revere!
ché possa osare di convertir qualcuno. 10 resterà Ora brucial
nelle mie terre secondo Ia mia coscienza. Voi nel- Corsero fuori con le lanterne, e videro il grande
le vostre con Ia vostra. albero carbonizzato per metà, dalla vetta alle radi-
Il visconte s' alzõ sul gomito: - Sapete, Ezechiele, ci, e!' altra metà era intatta. Lontano sotto Ia piog-
gia sentirono gli zoccoli d'un cavallo e a un lampo pi bruni e bianchi. Erano tagliati in due con un col-
videra Ia figura ammantellata del sottile cavaliere. po di spada, ma continuavano a muovere i tentacoli.
_ Tu ci hai salvati, padre - dissera gli ugonot- - Cosi si potesse dimezzare ogni cosa intera
ti. - Grazie, Ezechiele. - disse mio zio coricato bocconi sullo scoglio, ca-
Il cielo si schiariva a levante e c'era l'alba. rezzando quelle convulse metà di polpo - cosi
Esau mi chiamo in disparte: - Di' se sono sce- ognuno potesse uscire dalla sua ottusa e ignoran-
mi - mi disse piano - guarda io intanto cos'ho te interezza. Era intera e tutte le cose erano per me
fatto - e mostro una manciata d' oggetti luccican- naturali e confuse, stupide come l'aria; credevo di
o
z
ti - tutte le borchie d' ora della sella, gli ho preso, veder tutto e non era che Ia scorza. Se mai tu di-
mentre il cavallo era legato nella stalla. Di' se sono venterai metà di te stesso, e te l'augura, ragazzo,
stati scemi, loro, a non pensarei. capirai cose al di là della comune intelligenza dei
Questo modo di fare di Esau non mi garbava, e cervelli interi. Avrai perso metà di te e del mondo,
quello dei suoi parenti mi metteva soggezione. E ma Ia metà rimasta sarà mille volte píü prafonda e 67
allora preferivo starmene per conto mio e andare preziosa. E tu pure vorrai che tutto sia dimezzato e
66 alla marina a raccogliere patelle e a cacciar granchi. straziato a tua immagine, perché bellezza e sapien-
Mentre su una punta di scoglio cercavo di stana- za e giustizia ci sono solo in cio che e fatto a brani.
re un granchiolino, vidi nell' acqua calma sotto di - Uh, uh - dicevo io - che moltitudine di
me specchiarsi una lama sopra il mio capo, e dal- granchi, qui! - e fingevo interesse solo alla mia
10 spavento caddi in mare. caccia, per tenermi lontano dalla spada di mio zio.
:;::
_ Tienti qua - disse mio zio, perché era lui che Non tornai a riva finché non si fu allontanato coi '"
N
N
s'era avvicinato alle mie spalle. E voleva m' affer- suoi polpi. Ma l'eco delle sue parole continuava a >
-l
o
rassi alla sua spada, dalla parte della lama. turbarmi e non travavo ripara a questa sua furia
_ No, faccio da me - risposi, e m'arrampicai dimezzatrice. Da qualsiasi parte mi voltassi, Tre-
su uno sperone che un braccio d' acqua separava lawney, Pietrachiodo, gli ugonotti, i lebbrasi, tutti
dal resto della scogliera. eravamo SOttOil segno dell'uomo dimezzato, era
_ Vaiper granchi?- disse Medardo - io per pol- lui il padrane che servivamo e da cui non riusci-
pi - e mi fecevedere Ia sua preda. Erano grassi pol- vamo a liberarei.
CAPITOLO SESTO Ma i pensieri che egli aveva freddamente formu-
lato non devono trarei in inganno. Alla vista di Pa-
mela, Medardo aveva sentito un indistinto movi-
mento del sangue, qualcosa che da tempo piu non
provava, ed era corso a quei ragionamenti con una
specie di fretta impaurita.
Sulla via del ritomo, a mezzogiomo, Pamela vide
che tutte le margherite dei prati avevano solo Ia
o
z metà dei petali e I'altra metà delIa raggera era sta-
ta sfogliata. "Ahime" si disse" di tutte le ragazze
o
della valle, doveva capitare proprio a me!" Aveva
....•
-c
•... capito che iI visconte s'era innamorato di lei. Col-
se tutte le mezze margherite, le porto a casa e le 69
Affibbiato alla sella deI suo cavallo saltatore, mise tra le pagine del libro da messa.
68 Medardo di Terralba saliva e scendeva di buon' ora 11pomeriggio ando al Prato delle Monache a
per le balze, e si sporgeva a valle scrutando con oc- pascolare le anatre e a farle nuotare nello sta-
chio di rapace. Cosi vide Ia pastorella Pamela in gno. 11prato era cosparso di bianche pastina-
mezzo a un prato assieme alle sue capre. che, ma anche a questi fiori era toccata Ia sorte
TIvisconte si disse: "Eccoche io tra i miei acuti sen- delle margherite, come se parte d' ogni corimbo
timenti non ho nulla che corrisponda a quello che gli fosse stata tagIiata via con una forbiciata. "Ahi- i!:
tTl
N
interi chiamano amore. E se per loro un sentimento me di me" si disse "sono proprio io quella che N
>
....,
cosimelenso ha pur tanta importanza, quello che per lui vuole!" e raccolse in un mazzo le pastinache o
me potrà corrispondere a esso, sarà certo magnífico dimezzate, per infilarle nella cornice dello spec-
e terribile." E decise d'innamorarsi di Pamela, ch chio deI comõ,
grassottella e scalza, con indosso una semplice ve- Poi non ci penso piu, si lego Ia treccia intorno al
sticciuolarosa, se ne stava bocconi sull'erba, dormic- capo, si tolse Ia vestina e fece il bagno neIIaghet-
chiando, parlando con le capre e annusando i fiori. to assieme alle sue anatre.
Alla sera, venendo a casa per i prati c'era pieno - Quando mai le farfalle hanno punto qualcu-
di tarassachi detti anche "soffioni". E Pamela vide no? - disse Pamela.
che avevano perduto i piumini da una parte sola, - Mah, anche noi ce 10 chiediamo.
come se qualcuno si fosse steso a terra a soffiar- - La verità e - disse PameIa - che il viscon-
ci sopra da una parte, o con mezza bocca soltan- te s'e innamorato di me e dobbiamo esser prepa-
to. Pamela colse qualcuna di quelle mezze spere rati al peggio.
bianche, ci soffiõ su e illoro morbido spiumio volõ - Uh, uh, non ti montar Ia testa, non esagerare
lontano. "Ahimeme di me" si disse "mi vuole pro- - risposero i vecchi, come sempre i vecchi usano
o
z prio. Come andrà a finire?" rispondere, quando non sono i giovani a rispon-
11 casolare di Pamela era cosi piccolo che una der Ioro cosi.
volta fatte entrare le capre al primo piano e le ana- L'indomani quando giunse alla pietra dove usa-
o
...l
-c
•...
tre al pianterreno non ci si stava piu. Tutt'intorno va sedere pascolando le capre, PameIa lanciõ un
era circondato d'api, perché tenevano pure gli al- urlo. Orrendi resti bruttavano Ia pietra: erano metà 71
veari. E sottoterra c'era pieno di formicai, che ba- d'un pipistrello e metà d'una medusa, 1'una stillan- --./

70 stava posare una mano in qualsiasi posto per ti-


rarIa su nera e formicolante. Stando cosi le cose Ia
te nero sangue e 1'altra viscida materia, 1'una con -
e-

l' ala spiegata e l'aItra con le molli frange gelatino- <:

mamma di Pamela dormiva nel pagliaio, il babbo '"


se. La pastorella capi ch' era un messaggio. Voleva C"'l
o
z
dormiva in una botte vuota, e Pamela in un' ama- dire: appuntamento stasera in riva al mare. Pame- o-;
m
ca sospesa tra un fico e un olivo. Ia si fece coraggio e ando. o
;;:
Sulla soglia Pamela s' arresto. C'era una farfalla Sulla riva del mare si sedette sui ciottoli e ascol- m
N
morta. Un' ala e metà deI corpo erano stati schiac- tava il fruscio dell' onda bianca. E poi uno scalpí- N
>
o-;
ciati da una pietra. Pamela mando uno strillo e tio sui ciottoIi e Medardo galoppava per Ia riva. Si o
chiamo il babbo e Ia mamma. fermo, si sfibbio, scese di sella.
- Chi c'e stato, qui? - disse Pamela. - 10, PameIa, ho deciso d'essere innamorato di
- E passato il nostro visconte poco fa - disse- te - egli le disse.
ro babbo e mamma - ha detto che stava rincor- - Ed e per questo - salto su lei - che straziate
rendo una farfalla che l' aveva punto. tutte le creature della natura?
_ Pamela - sospirõ il visconte - nessun altro - E aI castello che ti voglio - disse issandosi a
linguaggio abbiamo per parlarci se non questo. cavallo - vado a preparare Ia torre dove abiterai.
Ogni incontro di due esseri al mondo e uno sbra- Ti lascio ancora un giorno per pensarei e poi do-
narsi. Vieni con me, io ho Ia conoscenza di questo vrai esserti decisa.
male e sarai piu sicura che con chiunque altro; per- E in COSI dire spronõ via per quelle spiagge.
ché io faccio del male come tutti 10 fanno; ma, a dif- L'indomani Pamela sali come al solito sul gel-
ferenza degli altri, io ho Ia mano sicura. so per cogliere le more e senti gemere e starnaz-
_ E strazierete anche me come le margherite o zare tra le fronde. Per poco non casco dallo spa-
o vento. A un ramo alto era legato un gallo per Ie
z le meduse?
>
...l _ 10 non 10 so quel che faro con te. Certo I' aver- ali, e grossi bruchi azzurri e peIosi 10 stavan di-
<
U ti mi render à possibili cose che neppure ímmagi- vorando: un nido di processionarie, cattivi inset-
o ti che vivono sui pini, gli era stato posato proprio
...l
no. Ti porterõ nel castello e ti terrõ 11 e nessun al-
<
....
- tro ti vedrà e avremo giorni e mesi per capire quel
che dovremo fare e inventar sempre nuovi modi
sulla cresta .
Era certo un altro degli orribili messaggi del vi-
73

72 sconte. E PameIa I'interpretõ: "Domani all' aIba ci


per stare insieme.
Pamela era sdraiata sulla ghiaia e Medardo le s' era vedremo aI bosco."
inginocchiato vicino. Parlando gesticolava sfioran- Con Ia scusa di riempire un sacco di pigne Pa-
dola tutt'intorno con Ia mano, ma senza toccarla. meIa sali aI bosco, e Medardo sbucõ da dietro un
o
_ Ebbene: io devo sapere prima cosa mi fare- tronco appoggiato alla sua gruccia.
;::
te. E potete ben darmene un assaggio ora e io de- - Allora - chiese a Pamela - ti sei decisa a ve- '"
N
N

ciderõ se venire o no al castello. nire aI castello? ..,


>
o
Il visconte lentamente avvicinõ alla guancia di Pamela era sdraiata sugli aghi di pino. - Deci-
Pamela Ia sua mano sottile e adunca. La mano tre- sa a non andarei - disse voltandosi appena. - Se
mava e non si capiva se fosse tesa verso una carez- mi volete, venitemi a trovare qui nel bosco.
za o verso un graffio. Ma non era ancora arriva- - Verrai aI castello. La torre dove dovrai abita-
to a toccarla, quando ritrasse Ia mano d'un tratto re e preparata e ne sarai l'unica padrona.
- Voi volete tenermi 11 prigioniera e poi magari
e si rizzo.
farmi bruciare dall' incendio o rodere dai topi. No, 11babbo e Ia mamma si passarono di mano in
no. V'ho detto: saro vostra se 10 volete ma qui su- mano Ia carogna dello scoiattolo.
gli aghi di pino. - Perà - disse il babbo - Ia coda l'ha lasciata
11visconte s' era accosciato accanto alla testa di intera. Forse e un buon segno ...
lei. Aveva un ago di pino in mano; l'avvicinà al suo - Forse sta cominciando a diventare buono ...
collo e glielo passo intorno. Pamela si senti venir Ia - disse Ia mamma.
pelle d' oca ma stette ferma. Vedeva il viso del vi- - Taglia sempre tutto in due - disse il bab-
sconte chino su di lei, quel profilo che restava pro- bo - ma quel che 10 scoiattolo ha di piü bello, Ia
o
z
filo anche visto di fronte, e quelle mezze chiostra coda, 10 rispetta ...
:>
...J di denti scoperte in un sorriso a forbice. Medar- - Questo messaggio forse vuol dire - fece Ia
-c
U do strinse l'ago di pino nel pugno e 10 spezzà. Si mamma - che quanto tu hai di buono e di bello
o
...J
-c
rialzõ. - E chiusa nel castello che voglio averti, e lui 10 rispetterà ...
f-o
chiusa nel castello! Pamela si mise le mani nei capelli. - Cosa devo 75
Pamela capí che poteva azzardarsi, e muoveva sentire da voi, padre e madre! Qui c'e qualcosa sot-
74 nell'aria i piedi scalzi dicendo: - Qui nel bosco, to: il visconte v'ha parlato ...
<
non dico di no; al chiuso, neanche morta. - Parlato no - disse il babbo - ma ci ha fatto ~
'"
_ Saprà ben portartici io! - disse Medardo po- dire che vuol venirci a trovare e che s'interesserà '"'o
z
...,
sando Ia mano sulla spalla del cavallo che s'era av- delle nostre miserie. m
o
vicinato come passasse li per caso. Sali sulla staffa - Padre, se viene a parlarti scoperchia gli al-
E::
e spronõ via per i sentieri della foresta. veari e mandagli incontro le api. m
N
N

Quella notte Pamela dormi nella sua amaca ap- - Figlia, forse Mastro Medardo sta diventando :>
...,
o
pesa tra l'olivo e il fico, e al mattino, orrore! si tro- migliore ... - disse Ia vecchia.
võ una piccola carogna sanguinante in grembo. Era - Madre, se viene a parlarvi, legatelo sul for-
un mezzo scoiattolo, tagliato come al solito per il micaio e lasciatelo li.
lungo, ma con Ia fulva coda intatta. Quella notte il pagliaio dove dormiva Ia mam-
_ Ahime povera me - disse ai genitori - questo ma prese fuoco e Ia botte dove dormiva il babbo si
visconte non mi lascia vivere. sfascià. AI mattino i due vecchietti contemplava-
no i resti dcl disastro quando apparve il visconte. cate le anatre Ia liberarono dai lacei, e a cornate le
- Mi dispiace avervi spaventato, stanotte - dis- capre sfondarono Ia porta. Pamela corse via, pre-
se - ma non sapevo come entrare in argomento. se con sé Ia capra e l'anatra preferite, e ando a vi-
11fatto e che mi piace vostra figlia Pamela e vor- vere nel bosco. Stava in una grotta nota solo a lei
rei portarmela al castello. Perciõ vi chiedo formal- e a un bambino che le portava i cibi e le notizie.
mente di darla in mano mia. La sua vita cambierà, Quel bambino ero io. Con Pamela nel bosco era
e anche Ia vostra. un bel vivere. Le portavo frutta, formaggio e pe-
- Si figuri noi se non saremmo contenti, signo- sei fritti e lei in cambio mi dava qua1che tazza di
o ria! - disse il vecchietto. - Ma lei sapesse mia fi- latte della capra e qua1che uovo d' anatra. Quando
z
>- glia il carattere che ha! Pensi che ha detto di aiz- lei si bagnava negli stagni e nei ruscelli io facevo
'"'
-c
u zarle contro le api degli alveari ... Ia guardia perché nessuno Ia vedesse.
- Pensi un po', signoria ... - disse Ia madre Per il bosco passava alle volte mio zio, ma si te-
- si figuri che ha detto di legarla sul formicaio ... neva al largo, pur manifestando Ia sua presenza 77
"
Fortuna che Pamela rincasõ presto quel giorno. nei tristi modi consueti a lui. Alle volte una frana --"

76 Trovõ suo padre e sua madre legati e imbavagliati di sassi sfiorava Pamela e le sue bestie; alle vol- -
e-
<
uno sull' alveare, l'altra sul formicaio. E fortuna che te un tronco di pino a cui lei s' appoggiava cede-
'"n
le api conoscevano il vecchio e le formiche aveva- va, mina to alla base da colpi d' accetta; alle volte o
z
....•
no altro da fare che mordere Ia vecchia. Cosi poté una sorgente si scopriva inquinata da resti d' ani-
'"
salvarli tutti e due. mali uccisi.
;;::
-Avete visto com'e diventato buono, il viscon- Mio zio aveva preso a andare a caccia, con una '"
N
N

te? - disse Pamela. balestra ch'egli riusciva a manovrare con I'uni- >
....•
o
Ma i due vecchietti covavano qua1cosa.E I'indo- co braceio. Ma s'era fatto ancor piu cupo e sotti-
mani legarono Pamela e Ia chiusero in casa con le le, come se nuove pene rodessero quel rimasuglio
bestie; e andarono al castello a dire al visconte che deI suo corpo.
se voleva Ia loro figlia Ia mandasse pur a prendere, Un giorno il dottor Trelawney andava per i cam-
ché loro erano disposti a consegnargliela. pi con me quando il visconte ci venne incontro a
Ma Pamela sapeva parlare alle sue bestie. A bec- avallo e quasi 10 investi, facendolo cadere. Il ca-
vallo s'era fermato con 10 zoccolo sul petto dell'in- CAPITOLO SETTIMO
glese, e mio zio disse: - Mi spieghi lei, dottore: ho -
un senso come se Ia gamba che non ho fosse stan-
ca per un gran camminare. Cosa puõ esser questo?
Trelawney si confuse e balbettõ com'era solito, e
il visconte spronõ via. Ma Ia domanda doveva aver
colpito il dottore, che si mise a rifletterci, reggen-
dosi il capo con le mani. Mai avevo visto in lui tan-
o
z to interesse per una questione di medicina umana.
:>
...1
<:
u
o
...1
-c
ê-
79
Attorno a Pratofungo crescevano cespugli di
78 menta piperita e siepi di rosmarino, e non si capí- -e-

va se fosse natura selvatica o aiole d'un orto degli


aromi. 10 m' aggiravo col petto carico d'un respiro
-<
'"
n
o
Z
dolciastro e cercavo Ia via per raggiungere Ia vec- ....•

chia balia Sebastiana. '"


:::
Da quando Sebastiana era sparita per il sentiero
'"
N

che portava al villaggio dei lebbrosi, io mi ricorda- N


:>
....•
vo piu spesso d' esser orfano. Mi disperavo di non o

saper píu nulla di lei; ne chiedevo a Galateo, gri-


dando arrampicato in cima a un albero quando lui
passava; ma Galateo era nemico dei bambini che
alle volte gli gettavano addosso lucertole vive dal-
Ia cima degli alberi, e dava risposte canzonatorie
e incomprensibili, con Ia sua voce melata e squil- no solo in direzione di Pratofungo, i cui tetti di pa-
lante. E ora in me alla curiosità d' entrare in Pra- glia adorni di festoni d' aquilone erano ormai vici-
tofungo s'aggiungeva quella di ritrovare Ia gran ni, al piede di quella china.
balia, e giravo senza requie tra i cespugli odorosi. I lebbrosi rivolgevano a me I'attenzione solo di
Ed ecco che da una macchia di timo s'alzõ una quando in quando, con strizzate d' occhio e accor-
figura vestita di chiaro, con un cappello di paglia, di d' organetto, perõ mi sembrava che al centro di
e camminõ verso il paese. Era un vecchio lebbroso, quella loro marcia ci fossi proprio io e mi stesse-
e io volevo chiedergli della balia, e avvicinando- ro accompagnando a Pratofungo come un anima-
o
z mi quel tanto che bastava a farmi udire, ma senza le catturato. Nel villaggio le mura delle case erano
gridare, dissi: - Ehi, là, signo r lebbroso! dipinte di lilla e a una finestra una donna mezzo di-
Ma in quel momento, forse svegliata dalle mie scinta, con macchie lilla sul viso e sul petto, suona-
parole, proprio vicino a me un' altra figura si levõ trice di lira, gridà: - Son tornati i giardinieri! - e
a sedere e si stirõ. Aveva il viso tutto scaglioso suonõ Ia lira. Altre donne s'affacciarono alle fine- 81
come una scorza secca, e una lanosa rada barba stre e alle altane agitando sonagliere e cantando:
80 bianca. Prese in tasca uno zufolo e lanciõ un trillo - Bentornati, giardinier!
verso di me, come mi canzonasse. M'accorsi allo- 10 badavo a tenermi nel mezzo di quella viuzza
ra che il pomeriggio di sole era pieno di lebbrosi e a non toccar nessuno; ma mi trovai come in un
sdraiati, nascosti nei cespugli, e adesso si levava- crocicchio, con lebbrosi tutt'attorno, seduti uomi-
no pian piano nei loro chiari sai, e camminavano ni e donne sulle soglie delle loro case, coi sai laceri o

controluce verso Pratofungo, reggendo in mano e sbiaditi dai quali trasparivano bubboni e vergo-
;::
'"
N
strumenti musicali o da giardiniere, e con essi fa- gne, e tra i capelli fiori di biancospino e anemone. N
>
...•
cevano rumore. 10 m' ero ritratto per allontanarmi I lebbrosi tenevano un concertino che avrei det- o
da quell'uomo barbuto, ma quasi finii addosso a to in mio onore. Alcuni inclinavano i violini verso
una lebbrosa senza naso che si stava pettinando di me con esagerati indugi dell' archetto, altri ap-
tra le fronde d'un lauro, e per quanto saltassi per pena li guardavo facevano il verso della rana, al-
Ia macchia capitavo sempre contro altri lebbrosi e tri mi mostravano strani burattini che salivano e
m' accorgevo che i passi che potevo muovere era- scendevano su un filo. Di tanti e cosi discordi ge-
sti e suoni era appunto fatto il concertino, ma c'era turpava le sue guance senza rughe. 10 ero felice di
una specie di ritornello che essi ripetevano ogni aver ritrovato Ia balia, ma disperato perché mi ave-
tanto: - 11 pulcino senza macchia, va per more e va preso per mano e attaccato certamente Ia leb-
si macchiõ. bra. E glielo dissi.
- 10 cerco Ia mia balia - dissi forte - Ia vec- - Non ave r paura - rispose Sebastiana - mio
chia Sebastiana: sapete dov'e? padre era un pirata e mio nonno un eremita. 10 so
Scoppiarono a ridere, con quella loro aria sapu- le virtu di tutte le erbe, contro le malattie sia no-
ta e maligna. strane che moresche. Loro si stuzzicano con l' ori-
o
- Sebastiana - gridai. - Sebastiana! dove sei? gano e Ia malva; io invece zitta zitta con Ia borragi-
-
z
>
..J - Ecco, bambino - disse un lebbroso - buono, ne e il crescione mi faccio certi decotti che Ia lebbra
-c
u
bambino - e indico una porta. non Ia piglierõ mai finché campo.
o
..J
<: La porta s' aperse e ne usei una donna olivastra, - Ma quelle macchie che hai in faccia, balia? _
f-o
forse saracena, seminuda e tatua ta, con addosso chiesi io, moI to sollevato ma non ancora deI tut- 83
code d' aquilone, che cominciõ una danza licenzio- to persuaso.
82 sa. Non capii bene cosa successe poi: uomini e don- - Pece greca. Per far loro credere che ho Ia lebbra
ne si buttarono gli uni addosso agli altri e iniziaro- anch'io. Vieni qui da me che ti faccio bere una del- <:

no quella che poi appresi doveva essere un' orgia. le mie tisane calda calda, perché a girare in questi
Mi feci piccino piccino quando tutt' a un trat- posti Ia prudenza non e mai troppa.
to Ia gran vecchia Sebastiana si fece largo in quel- M' aveva portato a casa sua, una capannuccia
:s:
Ia cerchia. un po' discosta, pulita, con Ia roba stesa; e discor-
'"
N

- Brutti sporcaccioni! - disse. - Almeno un remmo. N


>
""
po' di riguardo per un' anima innocente. - E Medardo? E Medardo? - m'interrogava o

Mi prese per mano e mi tiro via mentre loro can- lei, e ogni volta che parlavo mi toglieva Ia paro-
tavano: - 11 pulcino senza macchia, va per more Ia di bocca. - Ah che briccone! Ah che malandri-
e si macchiõ! no! Innamorato! Ah povera ragazza! E qui, e qui,
Sebastiana era vestita in panni viola chiaro di voi non v'immaginate! Sapessi Ia roba che spre-
foggia quasi mona cale e già qualche macchia de- cano! Tutta roba che ci togliamo noi di bocca per
darla a Galateo, e qui sai cosa ne fanno? Già quel - Tu sei mio nipote - disse Medardo.
Galateo e un poco di buono, sai? Un cattivo sog- - Si- risposi un po' sorpreso perché era Ia pri-
getto, e non e il solo! Le cose che fanno Ia notte! E ma volta che mostrava di riconoscermi.
al giorno, poi! E queste donne, delle svergogna- - T'ho riconosciuto subito -lui disse. E aggiun-
te cosi non ne ho mai viste! Almeno sapessero ag- se: - Ah, ragno! Ho un'unica mano e tu vuoi av-
giustare Ia roba, ma neanche quello! Disordinate e velenarmelal Ma certo, meglio che sia toccato alla
straccione! Oh, io gliel'ho detto in faccia... E loro, mia mano che al collo di questo fanciullo.
sai cosa m'han risposto, loro? Ch'io sapessi, mio zio non aveva mai parla-
o
z Molto contento di questa visita alla balia l'indo- to cosi. 11dubbio che dicesse Ia verità e che fos-
mani andai a pescare anguille. se tutt' a un tratto diventato buono m' attraversõ
Misi Ia lenza in un laghetto del torrente e aspet- Ia mente, ma subito 10 scacciai: finzioni e tranelli
tando m'addormentai. Non so quanto duro il mio erano abituali in lui. Certo, appariva molto cam-
sonno; un rumore mi sveglià. Apersi gli occhi e biato, con un'espressione non piu tesa e crudele 85
vidi una mano alzata sulla mia testa, e su quella ma languida e accorata, forse per Ia paura e il do-
84 mano un peloso ragno rosso. Mi girai ed era mio lore del morso. Ma era anche il vestiario impolve-
-e
zio nel suo nero mantello. rato e di foggia un po' diversa dal suo solito, a dar
'"<">
Balzai pieno di spavento, ma in quel momen- quell'impressione: il suo mantello nero era un po' o
z
....•
to il ragno morse Ia mano di mio zio e rapidissi- sbrindellato, con foglie secche e ricci di castagne
'"
mo scomparve. Mio zio porto Ia mano alle labbra, appiccicati ai lembi; anche I'abito non era del so-
;;:
succhiõ lievemente Ia ferita e disse: - Dormivi e lito velluto nero, ma d'un fustagno spelacchiato e '"
N
N

ho visto un ragno velenoso filare giu sul tuo col- stinto, e Ia gamba non era píu inguainata dall'al- >-
....•
o
10 da quel ramo. Ho messo avanti Ia mia mano ed to stivale di cuoio, ma da una calza di lana a stri-
ecco che m'ha punto. sce azzurre e bianche.
10 non credetti neanche una parola: già tre volte Per mostrare che non m'interessavo di lui , an-
a dir poco aveva attentato alla mia vita con simili dai a guardare se mai un' anguilla avesse abbocca-
sistemi. Ma certo ora quel ragno gli aveva morso to alla mia lenza. Di anguille non ce n' era, ma vidi
Ia mano e Ia mano gli gonfiava. che infilato all' amo brillava un anello d' oro con
diamante. Lo tirai su e sulla pietra c'era 10 stem- Non mi fidai a dirgli che Sebastiana non aveva
ma dei Terralba. preso Ia lebbra e mi limitai a dire: - Eh, cOSIcosi.
11visconte mi seguiva con 10 sguardo e disse: - 10vado - e corsi via, desideroso piu d' ogni altra
Non stupirti. Passando di qui ho visto un' anguilla cosa di domandare a Sebastiana cosa pensasse di
dibattersi presa all' amo e m'ha fatto tanta pena che questi strani fenomeni.
l'ho liberata; poi pensando al danno che avevo col Ritrovai Ia balia nella sua capannuccia. Ero af-
mio gesto arrecato al pescatore, ho voluto ripagarlo fannato per Ia corsa e l'impazienza, e le feci un
col mio anello, ultima cosa di valore che mi resta. racconto un po' confuso, ma Ia vecchia s'interessà
o
10 ero rimasto a bocca aperta. E Medardo conti- di piu al morso che agli atti di bontà di Medardo.
-,.,
z
:> nuõ: - Ancora non sapevo che il pescatore eri tu. - Un ragno rosso, dici? SI, SI,conosco l'erba che
-c
u Poi t'ho trovato addormentato tra I'erba e il piace- ci vuole ... A un boscaiolo gonfià un braccio, una
re di vederti s'e subito mutato in apprensione per volta ... E diventato buono, dici? Mah, cosa vuoi
quel ragno che ti scendeva addosso. 11resto, già 10 che ti dica, e sempre stato un ragazzo cOSI,anche 87
sai - e cOSIdicendo si guardà tristemente Ia mano lui bisogna saperlo prendere ... Ma dove ho mes-
86 gonfia e viola. so quell'erba? Basta fargli un impacco. Un bricco- -
e-
<
Poteva darsi che fosse tutto un seguito di cru- ne fin da piccoIo, Medardo ... Ecco l'erba, ne ave-
deli inganni; ma io pensavo a quanto bella sareb- vo messo in serbo un sacchettino ... Perà, sempre
be stata una sua improvvisa conversione di sen- cosi: quando si faceva male veniva a piangere dal-
timenti, e quanta gioia avrebbe portato anche a Ia balia ... E profondo questo morso? o
;;::
Sebastiana, a Pamela, a tutte le persone che pati- - Ha Ia mano sinistra gonfia cosi - dissi. '"
N
N
vano per Ia sua crudeltà. - Ah, ah, bambino ... - rise Ia balia. - La si- >
....
- Zio - dissi a Medardo - aspettami qui. Cor- o
nistra ... E dove ce l'ha, Mastro Medardo, Ia sini-
ro dalla balia Sebastiana che conosce tutte le erbe e stra? L'ha lasciata là in Boemia da quei turchi, che
mi faccio dare quella che guarisce i morsi dei ragni. il diavolo li porti, l'ha lasciata là, tutta Ia metà si-
- La balia Sebastiana ... - disse il visconte, nistra del suo corpo ...
stando sdraiato con Ia mano sul petto. - Come - Eh già - feciio - eppure ... lui era li, io ero qui,
sta, dunque? lui aveva Ia mano voltata cosi. .. Come puõ essere?
- Non riconosci piu Ia destra dalla sinistra, ades- 10 obbedii e cacciaiIa mano nel cavo. Era un nido
so? - disse Ia balia. - Eppure l'hai imparato fin di vespe. Mi volarono tutte contro. Presi a corre-
da quando avevi cinque anni ... re, inseguito dallo sciame, e mi buttai nel torrente.
10 non mi raccapezzavo piu. Certo Sebastiana Nuotai sott'acqua e riuscii a disperdere le vespe.
aveva ragione, io perõ ricordavo tutto all'incon- Levando il capo, udii Ia buia risata deI visconte
trario. che s' allontanava.
- Portagli quest' erba, alIara, da bravo - disse Una volta ancora era riuscito a ingannarci. Ma
Ia balia e io carsi via. molte cosenon capivo, e andai daI dottor Trelawney
o
z Arrivai trafelato al torrente ma mio zio non c'era per parlargIiene. L'inglese era nella sua casetta da
::>
...l piu. Guardai dovunque intorno: era sparito con Ia becchino, al lume d'una lucernetta, chino su un li-
-c
u
sua mano gonfia e avvelenata. bro d' anatomia umana, caso raro.
Veniva sera e giravo tra gli olivi. Ed ecco che 10 - Dottore - gli chiesi - s'ê mai dato che un
vedo, avvolto nel mantello nero, in piedi su una uomo morso da un ragno rosso uscisse incolume? 89
riva appoggiato a un tronco. Mi dava le spalle e - Ragno rosso, tu dici? - salto su il dottare. -
88 guardava verso il mare. 10 sentii Ia paura ripren- Chi ha ancora morso il ragno rosso?
dermi e, a fatica, con un fil di voce, riuscii a dire: - Il mio visconte zio - dissi - e già gli ave-
'"
- Zio, qui e l'erba per il morso ... vo partata l'erba della balia quando da buono che n
o

sembrava divenuto e tornato cattivo e ha rifiuta-


Z
Il mezzo viso si volto subito, contratto in una ....•

smorfia feroce. '"


to il mio soccarso.
;:::
- Che erba, che morso? - gridõ. - Or ora ho curato il visconte daI morso d'un m
N

- Ma l' erba per guarire ... - dissi. Ecco che ragno rosso alla mano - disse Trelawney. N

>
....•
quell ,espressione dolce di prima gli era scompar- - E mi dica, dottore: Ie e parso buono o cattivo? o

sa, era stato un momento passeggero; ara forse len- Allara il dottore mi racconto com' era andata.
tamente gli ritornava, in un sorriso teso, ma si ve- Dopo che io avevo lasciato il visconte sdraiato
deva bene ch'era una finzione. ull' erba con Ia mano enfiata, era passato di li il
- Si... bravo ... mettila nel cavo di quel tronco ... dottar TreIawney. S'accorge deI visconte, e preso
Ia prendere piü tardi. .. - disse. orne sempre da paura, cerca di nascondersi tra gli
alberi. Ma Medardo ha sentito i passi e s' alza e gri- E 10 porta alla sua casetta da becchino, dove ac-
da: - Ehi, chi e là? - L'inglese pensa: "Se scopre concia Ia mano con farmachi e con bende. Intan-
che son io che mi nascondo, chissà che cosa mal- to il vis conte discorre con lui pieno d'umanità e di
manacca centro!" e scappa per non esser ricono- cortesia. Si lasciano con Ia promessa di rivedersi
sciuto. Ma inciampa e cade nellaghetto del torren- presto e rafforzare l' amicizia.
te. Pur avendo passato Ia vita sulle navi, il dottor - Dottorel - dissi io, dopo aver ascoltato il suo
Trelawney non sa nuotare, e starnazza in mezzo racconto. - Il visconte che lei ha cura to, e tornato
allaghetto, e grida aiuto. Allora il visconte dice: poco dopo in preda alla sua cru dele follia e m'ha
o snidato contro un nugolo di vespe.
z - Aspett' a me - e va sulla riva, scende nell' ac-
>
...., qua tenendosi appeso, con Ia sua mano dolorante, - Non quello che ho curato io - disse il dotto-
«:
u
a una radice d' albero che sporge, s' allunga finché re e strizzõ l' occhio.
o
....,
«: il suo piede puõ essere afferrato dal dottore. Lun- - Che vuol dire, dottore?
•....
go e sottile com' e, gli fa da corda perché lui possa - Saprai in seguito. Ora non farne parola ad 91
raggiungere Ia riva. alcuno. E lasciami ai miei studi, ché si preparano
90 Ecco che sono in salvo e il dottore balbetta: - tempi contrasta ti. -
•...
<
Oh, oh, milord ... grazie, vero, milord ... come pos- E il dottor Trelawney non si curo piu di me: ri-
'"
so ... - e gli starnuta in faccia, perché s'e preso un sprofondõ in quell'inconsueta sua lettura del tratta- (")

o
z
...,
raffreddore. to d'anatomia umana. Doveva avere un suo proget-
'o"
- Salute a lei! - dice Medardo - ma si copra, to in testa, e per tutti i giorni che seguirono rimase
s::
Ia prego - e gli mette il suo mantello sulle spalle. reticente e assorto. '"
N
N
Il dottore si schermisce, confuso piu che mai. E >
...,
il visconte gli fa: - Tenga, e suo. Ma da piu parti cominciavano a giungere notizie o

Allora Trelawney s' accorse della mano gonfia d'una doppia natura di Medardo. Bambini smarriti
di Medardo. nel bosco venivano con gran loro paura raggiunti
- Quale bestia l'ha punto? dal mezz'uomo con Ia gruccia che li riportava per
- Un ragno rosso. mano a casa e regalava loro fichifiori e frittelIe; po-
- Lasci che Ia curi, milord. vere vedove venivano da lui aiutate a trasportar
fascine; cani morsi dalla vipera venivano curati, diresse. Vide che ne usciva uno stivale frusto e rab-
doni misteriosi venivano ritrovati dai poveri sui berciato, e dentro c'era rannicchiato il mezzo corpo
davanzali e sulle soglie, alberi da frutta sradica- avvolto nel mantello nero. Fece per fuggire ma già
ti dal vento venivano raddrizzati e rincalzati nel- il visconte l'aveva scorta e uscendo sotto Ia pioggia
le loro zolle prima che i proprietari avessero mes- scrosciante le disse: - Riparati qui, ragazza, vieni.
so il nas o fuor dell'uscio. - No che non mi ci riparo - disse Pamela-
Nello stesso tempo perõ le apparizioni del vi- perché ci si sta appena in uno, e voi volete farmi-
sconte mezz' avvolto nel mantello nero segnava- ci stare spiaccicata.
o
z no tetri avvenimenti: bimbi rapiti venivano poi - Non aver paura - disse il visconte. - 10 re-
trovati prigionieri in grotte ostruite da sassi; frane sterõ fuori e tu potrai stare atuo agio al riparo, in-
di tronchi e rocce rovinavano sopra le vecchiette; sieme alla tua capra e alla tua anatra.
zucche appena mature venivano fatte a pezzi per - Capra e anatra posson prendersi anche l'acqua.
solo spirito malvagio. - Vedrai che ripariamo anche loro. 93
La balestra del visconte da tempo colpiva solo Pamela, che aveva sentito raccontare degli stra-
92 piu le rondini; e in modo non da ucciderle ma solo ni accessi di bontà del visconte, si disse: "Vediamo -
t"

<
da ferirle e da storpiarle. Perõ ora si cominciavano un po" e si raggomitoló nella grotta, serrandosi
a vedere nel cielo rondini con le zampine faseiate contro le due bestie. Il visconte, ritto li davanti, te-
e legate a stecchi di sostegno, o con le ali incolla- neva il mantello come una tenda in modo che non
te o incerottate; c'era tutto uno stormo di rondini si bagnassero neppure l'anatra e Ia capra. Pame-
iS:
cOSIbardate che volavano con prudenza tutte as- Ia guardo Ia mano di lui che teneva il mantello, ri- m
N
N
sieme, come convalescenti d'un ospedale uccelle- mas e un momento sovrappensiero, si mise a guar- >
...•
dar le proprie mani, le confronto l'una con l'altra, o
sco, e inverosimilmente si diceva che 10 stesso Me-
dardo ne fosse il dottore. e poi scoppiõ in una gran risata.
Una volta il temporale colse Pamela in un distan- - Son contento che tu sia allegra, ragazza - dis-
te luogo incolto, con Ia sua capra e Ia sua anatra. se il visconte - ma perché ridi, se e lecito?
Sapeva che li vicino era una grotta, seppur picco- - Rido perché ho capito quel che fa andar mat-
Ia, una cavità appena accennata nella roccia, e vi si ti tutti i miei compaesani.
-Cosa?
- Che voi siete un po' buono e un po' cattivo.
Adesso tutto e naturale.
-E perché?
- Perché mi son accorta che siete l'altra metà.
Il visconte che vive nel castello, quello cattivo, e
una metà. E voi siete I'altra metà, che si credeva
dispersa in guerra e ora invece e ritornata. Ed e
o
una metà buona.
-..,
z
>
,.., - Questo e gentile. Grazie.
u
- Oh, e COSI, non e per farvi un complimento.
o
,..,
..,,.. Ecco dunque Ia storia di Medardo, come Pame-
Ia l'apprese quella sera. Non era vero che Ia palla
di cannone avesse sbriciolato parte del suo corpo:
94 egli era stato spaccato in due metà; l'una fu ritrova-
ta dai raccoglitori di feriti dell' esercito; l'altra resto
sepolta sotto una piramide di resti cristiani e tur-
chi e non fu vista. Nel cuor della notte passarono
per il campo due eremiti, non si sa bene se fedeli
alla retta religione o negromanti, i quali, come ac-
cade a certuni nelle guerre, s'erano ridotti a vive-
re nelle terre deserte tra i due campi, e forse, ora
si dice, tentavano d' abbracciare insieme Ia Trinità
cristiana e I'Allah di Maometto. Nella loro bizzar-
ra pietà, quegli eremiti, trovato il corpo dimezza-
to di Medardo, l' avevano portato alla loro spelon-
ca, e li, con balsami e unguenti da loro preparati,
l'avevano medicato e salvato. Appena ristabilito esser metà d'un uomo, non posso non compian-
in forze, il ferito s'era accomiatato dai salvatori e, gerlo.
arrancando con Ia sua stampelIa, aveva percorso - Ma voi siete diverso; un po' tocco anche voi,
per mesi e anni le nazioni cristiane per tornare al ma buono.
suo castelIo, meravigliando le genti lungo Ia via AlIora il buon Medardo disse: - O Pamela,
cai suoi atti di bontà. questo e il bene dell' esser dimezzato: il capire
Dopo aver raccontato a Pamela Ia sua storia, il d' ogni persona e cosa al mondo Ia pena che ognu-
mezzo visconte buono volle che Ia pastorelIa gli rac- no e ognuna ha per Ia propria incompletezza. 10
o
z contasse Ia propria. E Pamela spiegà come il Me- ero intero e non capivo, e mi muovevo sordo e in-
:>
-'-< dardo cattivo Ia insidiasse e come ella fosse fug- comunicabile tra i dolori e le ferite seminati do-
u
gita di casa e vagasse per i boschi. AI racconto di vunque, là dove meno da intero uno osa credere.
o
-'
-c Pamela il Medardo buono si commosse, e divise Non io solo, Pamela, sono un essere spaccato e di-
,...
Ia sua pietà tra Ia virtu perseguitata della pasto- velto, ma tu pure e tutti. Ecco ora io ho una frater- 97
rella, Ia tristezza senza conforto del Medardo cat- nità che prima, da intero, non conoscevo: quelIa --,
96 tivo, e Ia solitudine dei poveri genitori di Pamela. con tutte le mutilazioni e le mancanze del mondo. -
r
- Quelli poi! - disse Pamela. - I miei genitori Se verrai con me, Pamela, imparerai a soffrire dei <:

sono due vecchi malandrini. Non e proprio il caso mali di ciascuno e a curare i tuoi curando i loro.
che li compiangiate. - Questo e molto bello - disse Pamela - ma io
- Oh, pensa a loro, Pamela, come saran tristi sono in un gran guaio, con quell' altro vostro pezzo e
;::
a quest' ora nella loro vecchia casa, senza nessuno che s'ê innamorato di me e non si sa cosa vuol farmi. '"
N
che li badi e faccia i lavori dei campi e della stalIa. Mio zio lasciõ cadere il mantelIo perché il tem- N
:>
....•
- Rovinasse sulIe loro teste, Ia stalIa! - disse porale era finito. O

Pamela. - Comincio a capire che siete un po' trop- - Anch'io sono innamorato di te, Pamela.
po tenerelIo e invece di prendervela con I'altro vo- Pamela salto fuor della grotta: - Che gioia! C'e
stro pezzo per tutte le bastardate che combina, pare I'arcobaleno in cielo e ia ho trovato un nuovo in-
quasi che abbiate pietà anche di lui. namorato. Dimezzato anche questo, perõ d' ani-
- E come non averne? 10 che so cosa vuole dire mo buono.
Camminavano sotto rami ancora stillanti per CAPITOLO OTTAVO
sentieri tutti fangosi. La mezza bocca del visconte •
s'arcuava in un dolce, incompleto sorriso.
- Allora, cosa facciamo? - disse Pamela.
- 10 direi d' andare dai tuoi genitori, poverini,
a aiutarli un po' nelle faccende.
- Vacci tu se ne hai voglia - disse Pamela.
- 10 si che ne ho voglia, cara - fece i1visconte.
o
z
- E io resto qui - disse Pamela e si fermõ con
:>-
...., I'anatra e Ia capra.
-e
u _ Fare insieme buone azioni e l'unico modo
o
....,
-c per amarei .
•....
_ Peccato. 10 credevo che ci fossero altri modi .
_ Addio, cara. Ti porterõ della torta di mele. D a quando fu noto a tutti che era tornata l' altra
metà del visconte, buona quanto Ia prima era cat-
99

98 - E s'allontano sul sentiero a spinte di stampella.


- Che ne dici, capra? Che ne dici, anatrina?- tiva, Ia vita a Terralba fu molto diversa.
fece Pamela, sola con le sue bestie. - Tutti tipi cosi AI mattino accompagnavo il dottor Trelawney
devono capitarmi? nel suo giro di visite ai mala ti; perché il dottore a
poco a poco aveva ripreso a praticar Ia medicina e
;;::
s'era accorto di quanti mali soffrisse Ia nostra gen- '"
N
N
te, cui le lunghe carestie dei tempi andati aveva- >
>-j

o
no minato Ia fibra, mali di cui non s'era mai pri-
ma dato cura.
Andavamo per le vie di campagna e vedeva-
mo i segni che mio zio ci aveva preceduti. Mio
zio i1buono, intendo, il quale ogni mattina faceva
anch' egli il giro non solo dei malati, ma pure dei
poveri, dei vecchi, di chiunque avesse bisogno di una richiesta troppo brusca delle cure del dottore,
soccorso. ma anche perché Trelawney aves se subito un'idea
NelI' orto di Bacciccia, il melograno aveva i frut- di cosa si trattava, già prima d' entrare, e cosi vin-
ti maturi fasciati ognuno con una pezzuola anno- cesse Ia sua ritrosia a metter piede nelle case altrui
data intorno. Capimmo che Bacciccia aveva male e ad avvicinare malati che non sapeva cos'avessero.
ai denti. Mio zio aveva fasciato i melograni perché A un tratto per Ia valle correva l'allarme: - 11
non si squarciassero e sgranassero ora che il male Gramo! Arriva il Gramo!
impediva al proprietario d'uscire a coglierli; ma Era Ia metà grama di mio zio che era stata vi-
o
z anche come segnale per il dottor Trelawney, che sta cavalcare nei paraggi. Allora ognuno correva a
passasse a visitare il mala to e portasse le tenaglie. nascondersi, e primo di tutti il dottor Trelawney,
11 priore Cecco aveva un girasole sul terrazzo, con me dietro.
stento che non fioriva mai. Quel mattino trovam- Passavamo davanti alla casa di Giromina e sul-
mo tre galline legate li, sulIa ringhiera, che man- Ia scala c'era una striscia di lumache spiaccicate, 101
giavano becchime a tutt'andare e scaricavano sterco tutta bava e schegge di gusci. --v

100 bianco nel vaso del girasole. Capimmo che il priore - E già passato di qui! Gambe!
<
doveva aver Ia cagarelIa. Mio zio aveva legato le Sul terrazzo del priore Cecco le galIine erano le-
galline per concimare il girasole, ma anche per av- gate al graticcio dov' erano messi a seccare i pomo-
vertire i1dottor TreIawney di quel caso urgente. dori, e stavano bruttando tutto quel ben di Dio.
Sulla scala della vecchia Giromina vedemmo una -Gambe!
:;::
fila di lumache che saliva su verso Ia porta: luma- Nell' orto di Baccicciai melograni erano tutti sfra- '"
N
N
coni di quelli da mangiare cotti. Era un regalo che cellati in terra e dai rami pendevano le staffe del- :>-
....•
o
mio zio aveva portato dal bosco a Giromina, ma le pezzuole vuote.
anche un segnale che il mal di cuore della pove- -Gambe!
ra vecchia era peggiorato e che il dottore facesse
piano entrando, per non spaventarla. Cosi tra carità e terrore trascorrevano le nostre vite.
Tutti questi segni di comunicazione erano usati 11Buono (com'era chiamata Ia metà sinistra di mio
dal buon Medardo per non alIarmare i malati con zio, in contrapposizione al Gramo, ch'era 1'altra),
era tenuto ormai in conto di santo. Gli storpi, i po- de delle altalene, e il Buono sedu to su una pietra
verelli, le donne tradite, tutti quelli che avevano le leggeva Ia Gerusalemme Liberata.
una pena correvano da lui. Avrebbe potuto appro- A Pamela della lettura non importava niente e
fittarne e diventare lui visconte. Invece continuava se ne stava sdraiata in panciolle sull' erba, spidoc-
a fare il vagabondo, a girare mezz' avvolto nel suo chiando si (perché vivendo nel bosco s' era presa un
lacero mantello nero, appoggiato alla stampella, po' di bestioline), grattandosi con una pianta detta
con Ia calza bianca e azzurra piena di rammendi, a pungiculo, sbadigliando, sollevando sassi per aria
far del bene tanto a chi glielo chiedeva come a chi con i piedi scalzi, e guardandosi le gambe che era-
o
10 cacciava in malo modo. E non c'era pecora che no rosa e cicciosequanto basta. Il Buono, senz'alzar
-
z
>
-' si spezzasse gamba in burrone, non bevitore che l'occhio dallibro, continuava a declamare un' otta-
-c
u
traesse coltello in taverna, non sposa adultera che va dopo l'altra, nell'intento d'ingentilire i costumi
corresse nottetempo ad amante, che non se 10 ve- della rustica ragazza.
dessero apparire li come piovuto dal cielo, nero e Ma lei, che non seguiva il filo e s' annoiava, zit- 103
secco e col dolce sorriso, a soccorrere, a dar buoni ta zitta incito Ia capra a leccare sulla mezza faccia
102 consigli, a prevenire violenze e peccati. il Buono e l'anatra a posarglisi sullibro. Il Buono
Pamela stava sempre nel bosco. S'era fatta un' al- fece un balzo indietro e alzõ illibro che si chiuse;
talena tra due pini, poi una piu solida per Ia capra ma proprio in quel momento il Gramo sbucõ di
e un'altra piü leggera per l'anatra e passava le ore tra gli alberi al galoppo, brandendo una gran falce
a dondolarsi assieme alle sue bestie. Ma a una cer- tesa contro il Buono. La lama dclla falce incontrõ
:s:
ta ora, arrancando tra i pini, arrivava il Buono, con illibro e 10 taglià di netto in due metà per illun- '"
N

un fagotto legato alla spalla. Era roba da lavare e go. La parte della costola resto in mano al Buono, N
>
>-l

da rammendare che lui raccoglieva dai mendican- e Ia parte del taglio si sparse in mille mezze pagine o

ti, dagli orfani e dai malati soli al mondo; e Ia fa- per l'aria. Il Gramo spari galoppando; certo aveva
ceva lavare a Pamela, dando modo anche a lei di tentato di falciar via Ia mezza testa del Buono, ma
far del bene. Pamela, che a star sempre nel bosco le due bestie erano capitate li al momento giusto.
s'annoiava, lavava Ia roba nel ruscelIo e lui l' aiu- Le pagine del Tasso con i margini bianchi e i ver-
tava. Poi lei stendeva tutto a asciugare sulle cor- si dimezzati volarono sul vento e si posarono sui
rami dei pini, sulIe erbe e sulI' acqua dei torrenti. - La mulattiera e ripida per chi ha da farla a
DaI ciglio d'un poggio Pamela guardava quel bian- forza di stampelIa.
co svolare e diceva: - Che bello! - Ci fu già uno Spiedato che trovõ un cavalIo
Qualche mezzo foglio arrivõ fin sul sentiero per il per salirci.
quale passavamo il dottor Trelawney e io. Il dotto- Udendo parlare Ezechiele, gli altri ugonotti gli
re ne prese uno al volo, 10 girà e rigirà, provo a de- s' erano radunati intorno, sbucando di tra i fila-
cifrare quei versi senza capo o senza coda e scosse ri. E al sentire alIudere al visconte, rabbrividiro-
Ia testa: - Ma non si capisce niente ... Zzt ... zzt ... no in silenzio.
o
z
- Padre nostro, Ezechiele - dissera - quan-
>
...., La fama del Buono era giunta anche tra gli ugonot- do verme il Sottile, quella notte, e il fulmine incen-
-c
u ti, e il vecchio Ezechiele spesso era stato visto fer- diõ mezza rovere, voi diceste che forse un giorno
o
....,
marsi sul piu alto ripiano della gialIa vigna, guar- saremmo stati visitati da un viandante migliore .
<:
•...
dando Ia mulattiera sassosa che saliva da valIe. Ezechiele assenti abbassando Ia barba fin sul 105
- Padre - gli disse uno dei suoi figli - vi petto.
104 vedo guardare a valIe come attendeste I'arrivo di - Padre, questo di cui ora si parlava e uno Scian-
<:
qualcuno. cato uguale e opposto all' altro, sia nel corpo che
'"n
- E delI'uomo attendere - rispose Ezechiele- nell' anima: pietoso come I'altro era crudele. Che o
Z

e delI'uomo giusto, attendere con fiducia; delI'in- sia il visitatore preannunciato dalle vostre parole? >-l

'"
giusto con paura. - Ogni viandante d' ogni strada puõ esserlo -
;;:
- E 10 Zoppo-dalI' -altra-gamba, che attende- disse Ezechiele - quindi, anche lui. '"
N
N

te, padre? - AlIora tutti speriamo che 10 sia - dissero gli >
>-l
o
- Ne hai sentito parlare? ugonotti.
- Non si parla d'altro, avalIe, che del Monco- La moglie d'Ezechiele veniva avanti con 10 sguar-
mancino. Pensa te che verrà fino da noi quassu? do fisso davanti a sé, spingendo una carriola di sar-
- Se Ia nostra e terra di gente che vive nel bene, menti. - Noi speriamo sempre ogni cosa buona
e lui vive nel bene, non c'ê ragione perché non - disse - perõ anche se chi zoppica per questi
venga. nostri colli e solo qualche povero mutila to della
guerra, buono o cattivo d'animo, noi ogni giorno salutõ come fratello. Il Buono, sceso dal mulo, ri-
dobbiamo continuare a agire secondo giustizia e spose cerimoniosamente a quei saluti, bacia Ia mano
a coltivare i nostri campi. alla moglie di Ezechiele che stette dura e arcigna,
_ Questo e inteso - risposero gli ugonotti - s'informõ della salute di tutti, allungõ Ia mano per
abbiamo detto qualcosa che significhi il contrario? carezzare l'ispida testa dEsaú che si tiro indietro,
-Bene, se siamo tutti d'accordo - disse Ia don- s'interesso ai fastidi di ciascuno, si fece racconta-
na - possiamo tornare tutti alle zappe e ai bidenti. re Ia storia delle loro persecuzioni, commuoven-
_ Peste e carestia! - scoppio Ezechiele. - Chi dosi e recriminando. Naturalmente, ne parlarono
o v'ha detto di smetter di zappare? senz'insistere sulla controversia religiosa, come
z
Gli ugonotti si sparsero tra i filari per raggiun- d'una sequela di disgrazie imputabili alla genera-
gere gli attrezzi abbandonati nei solchi, ma in quel le cattiveria umana. Medardo sorvolõ sul fatto che
o
..., le persecuzioni venivano da parte della chiesa cui
momento Esau, che vedendo suo padre disattento
-c

-
'""' s'era arrampicato sul fico a mangiare i frutti pri-
maticci, grido: - Laggiu! Chi arriva su quel mulo?
lui apparteneva, e gli ugonotti da parte loro non
s'imbarcarono in affermazioni di fede, anche per
107

106 Un mulo infatti veniva su per Ia salita con un timore di dire cose teologicamente errate. Cosi fi-
mezz'uomo legato sopra il basto. Era il Buono, nirono in vaghi discorsi caritatevoli, disapprovan-
che aveva comprato quella vecchia bestia scortica- do ogni violenza e ogni eccesso. Tutti d'accordo,
ta mentre stavano per annegarla nel torrente, per- ma l'insieme fu un po' freddo.
ché era tanto malandata che non serviva neanche Poi il Buono visito Ia campagna, li compianse
;s:
piu per il macello. per gli scarsi raccolti, e fu contento perché se non '"
N
N

"Tanto, io peso Ia metà d'un uomo" si disse "e il altro avevano avuto una buon' annata di segala. >
>-l
o
vecchio mulo potrà ancora sopportarmi. E avendo - A quanto Ia vendete? - chiese loro.
anch'io Ia mia cavalcatura, potro andar piu lonta- - Tre scudi Ia libbra - disse Ezechiele.
no a far del bene." Cosi, come primo viaggio, se - Tre scudi Ia libbra? Ma i poveri di Terralba
ne veniva a trovare gli ugonotti. muoiono di fame, amici, e non possono neanche
Gli ugonotti 10 accolseroschierati e impalati, can- comprare un pugno di segala! Forse voi non sape-
tando un salmo. Poi il vecchio gli ando vicino e 10 te che Ia grandine ha distrutto i raccolti della se-
gala, a valle, e voi siete i soli che potete sollevare Prima, appena smontato dal mulo, il Buono ave-
tante famiglie dalla fame? va voluto legare lui stesso Ia sua bestia, e aveva
- Lo sappiamo - disse Ezechiele - e proprio chiesto un sacco di biada per rinfrancarlo della sa-
per questo che possiamo vender bene ... lita. Ezechiele e sua moglie s' erano guardati, per-
- Ma pensate alla carità che sarebbe per quei ché secondo loro per un mulo cOSI poteva basta-
poveretti, se voi abbassaste il prezzo della sega- re una manciata di cicoria selvatica; ma erano nel
Ia ... Pensate al bene che potete fare ... momento piu caloroso dell' accoglienza all' ospite,
11vecchio Ezechiele si fermà davanti al Buono e avevano fatto portare Ia biada. Adesso, perõ, ri-
o
z a braccia conserte e tutti gli ugonotti 10 imitarono. pensandoci, il vecchio Ezechiele non poteva pro-
>
...., - Fare Ia carità, fratello - disse - non vuol prio ammettere che quella carcassa di mulo man-
-e
u dire rimetterei sui prezzi. giasse Ia poca biada che avevano, e senza farsi
o
....,
-c
11Buono andava per i campi e vedeva vecchi sentir dall' ospite, chiam à Esau e gli disse: - Esaü,
E-<
ugonotti scheletriti zappare sotto il sole. vai pian piano dal mulo, levagli Ia biada e dagli 109
- Avete una brutta cera - disse a un vecchio qualcos' altro.
108 con Ia barba tanto lunga che ei zappava sopra - - Un decotto per l' asma?
forse non vi sentite bene? - Torsoli di granturco, involucri di ceei, quel
- Bene come puõ sentirsi uno che zappa per che vuoi.
dieei ore a settant' anni con una minestra di rape Esau andõ, tolse il sacco aI mulo e si prese un
nella paneia. caleio che 10 fece camminare zoppo per un pezzo.
:;::
- E mio cugino Adamo - disse Ezechiele - Per rifarsi nascose Ia biada rimasta per venderla '"
N
N

un lavoratore eccezionale. per conto suo e disse che il mulo 1'aveva già fini- >
...•
ta tutta. o
- Ma voi dovete riposarvi e nutrirvi, vecchio
come siete! - stava dicendo il Buono, ma Ezechiele Era il tramonto. 11Buono era con gli ugonotti
10 trascinõ via bruscamente. in mezzo ai campi e non sapevano piu cosa dirsi.
- Tutti qui ci guadagniamo il pane molto du- - Noi abbiamo ancora un'ora buona di lavoro
ramente, fratello - disse in tono da non ammet- davanti a no i, ospite - disse Ia moglie d'Ezechiele.
ter replica. - Allora io tolgo l'incomodo.
CAPITOLO NONO
- Buona fortuna, ospite.
E il buon Medardo ritornà sul suo mulo.
_ Un povero mutilato di guerra - disse Ia don-
na quando se ne fu andato. - Quanti ve ne sono
.
in questa regione! Poverettl.
., ..
_ Poveretti, davvero - convennero tutti 1 fa-
miliari.
_ Peste e carestia! - urlava il vecchio Ezechiele
o
z
girando per i campi, a pugna levate davanti ai lav~ri
> malfatti e ai danni della siccità. - Peste e carestia!
-'-c
u

111
Spesso, il mattino andavo alla bottega di Pietro-
chiodo a vedere le macchine che I'ingegnoso mae-
110
stro stava costruendo. Il carpentiere viveva in an-
'"n
gosce e rimorsi sempre maggiori, da quando il o
Z
Buono veniva a trovarlo nottetempo e gli rimpro- o-l

'"
verava il tristo fine delle sue invenzioni, e 10 inci-
:;::
tava a costruire meccanismi messi in moto dalla '"
N
N

bontà e non dalla sete di sevizie. >


o-l
o
- Ma quale macchina debbo dunque costruire,
Mastro Medardo? - chiedeva Pietrochiodo.
- Ora ti spiego: potresti per esempio ... - e
il Buono cominciava a descrivergli Ia macchi-
na che gIi avrebbe ordinato lui, se fosse stato
visconte al posto dell' altra sua metà, e s' aiuta-
va nelIa spiegazione tracciando confusi disegni. riva insostituibile e perfetto, elo strumento finito
A Pietrochiodo parve dapprincipio che questa un capolavoro di tecnica e d'ingegno.
macchina dovesse essere un organo, un gigante- 11maestro s'angustiava: - Sarà forse nel mio ani-
sco organo i cui tasti muovessero musiche dolcis- mo questa cattiveria che mi fa riuscire solo mac-
sime, e già si disponeva a cercare il legno adat- chine crudeli? - Ma intanto continuava a inven-
to per le canne, quando da un altro colIoquio col tare, con zelo e abilità, altri tormenti.
Buono torno con le idee piu confuse, perché pa- Un giorno 10 vidi lavorare intorno a uno strano
reva che egli volesse far passare per le canne non patibolo, in cui una forca bianca incorniciava una
o parete di legno nero, e Ia corda, pure bianca, scor-
z aria ma farina. Insomma doveva essere un orga-
..,
::>
no ma anche un mulino, che macinasse per i po- reva attraverso due buchi nella parete, proprio nel
'"
u
veri, e anche, possibilmente, un forno, per fare le punto dellaccio scorsoio.
focacce. 11Buono ogni giorno perfezionava Ia sua - Cos' e questa macchina, maestro? - gli do-
idea e impiastricciava di disegni carte e carte, ma mandai. 113
Pietrochiodo non riusciva a tenergli dietro: perché - Una forca per impiccare di profilo - disse.
112 quest' organo-mulino-forno doveva pure tirar l'ac- - E per chi l'avete costruita?
qua su dai pozzi risparmiando Ia fatica agli asini, - Per un uomo solo che condanna ed e condan- '"
'"
C"l
e spostarsi su ruote per contentare i diversi paesi, nato. Con metà testa condanna se stesso alla pena o
z
e anche nei giorni delle feste sospendersi per aria capitale, e con I'altra metà entra nel nodo scorsoio ....•

'"
e acchiappare, con reti tutt'intorno, le farfalIe. ed esala l'ultimo fiato. 10 avrei voglia che si con- o
;;::
E al carpentiere veniva il dubbio che costruir mac- fondesse tra le due. '"
N

chine buone fosse al di là delIe possibilità umane, Compresi che il Gramo, sentendo crescere Ia po- N
::>
....•

mentre le sole che veramente potessero funzionare polarità delIa metà buona di se stesso, aveva sta- o

con praticità ed esattezza fossero i patiboli e i tor- bilito di sopprimerla al piu presto.
menti. Difatti, appena il Gramo esponeva a Pietro- Difatti chiamo gli sbirri e disse: - Un losco va-
chiodo l'idea d'un nuovo meccanismo, subito al gabondo da troppo tempo infesta il nostro territo-
maestro veniva inmente il modo per realizzarlo rio seminando zizzania. Entro domani, catturate il
e si metteva all' opera, e ogni particolare gli appa- mestatore, e portatelo a morte.
_ Sarà fatto, signoria - dissero gli sbirri e se il buon esempio, mostrandoglisi gentili e virtuosi.
ne andarono. Guercio com' era, il Gramo non s'ac- - Allora dobbiamo trucidare voi, signore.
corse che rispondendogli s' erano strizzato l' oc- - E no! Vi ho detto che non dovete trucidare
chio tra di loro. nessuno.
Bisogna sapere che una congiura di palazzo era - Come si fa? Se non sopprimiamo i1visconte,
stata ordita in quei giorni e ne facevano parte an- dobbiamo obbedirgli.
che gli sbirri. Si trattava d'imprigionare e soppri- - Tenete quest' ampolla. Contiene alcune once,
mere l'attuale mezzo visconte e consegnare i1ca- le ultime che mi rimangono, dell'unguento con
o
z stello e il titolo all' altra metà. Questa perõ non ne cui gli eremiti boemi mi guarirono e che m'ê stato
>
...l sapeva niente. E Ia notte, nel fienile dove abitava finora prezioso quando, al mutare del tempo, mi
<:
u si svegliô circondata dagli sbirri. duole Ia smisurata cicatrice. Portatelo al visconte e
o
...l
-c
_ Non abbiate paura - disse i1caposbirro - i1 ditegli solo: e il regalo d'uno che sa cosa vuol dire
f-<
visconte ci ha mandato a trucidarvi, ma noi, stan- aver le vene che finiscono in un tappo. 115
chi deIla sua crudele tirannia, abbiamo deciso di Gli sbirri andarono al visconte con l'ampolla e
114 trucidare lui e mettere voi al suo posto. il visconte li condannõ al patibolo. Per salvare gli
_ Che sento mai? E l'avreste già fatto? Dico: i1 sbirri, gli altri congiurati decisero d'insorgere. Mal-
visconte, l' avreste digià trucidato? destri, scoprirono le fila della rivolta che fu soffo-
- No , ma 10 faremo senz'altro in mattinata. cata nel sangue. Il Buono porto fiori sulle tombe e
_ Ah, sia ringraziato il cielo!No, non macchiate- consolo vedove e orfani.
;;::
vi d'altro sangue, ché troppo già ne e stato spar- '"
N
N

so. Che bene potrebbe venire da una signoria che Chi non si lasciõ mai commuovere dalla bontà >
....
o
nasce dal delitto? del Buono fu Ia vecchia Sebastiana. Andando per
_ Fa niente: 10 chiudiamo nella torre e possiamo le sue zelanti imprese, il Buono si fermava spesso
star tranquilli. alla capanna della balia e le faceva visita, sempre
_ Non alzate le mani su di lui né su nessuno, vi gentile e premuroso. E lei ogni volta si metteva a
scongiuro! Anche a me addolora Ia prepotenza del fargli un predicozzo. Forse per via del suo indi-
visconte: eppure non c' e altro rimedio che dargli stinto amor matemo, forse perché Ia vecchiaia co-
minciava a offuscarle i pensieri, Ia balia non face- - Faceva finta ... E tu subito gli regali Ia stam-
va gran conto della separazione di Medardo in due pella ... Ora l'ha rotta sulIa schiena di sua moglie
metà: sgridava una metà per le malefatte dell'al- e tu giri appoggiandoti a un ramo forcelIuto ... Sei
tra, dava all'una consigli che solo I'altra poteva se- senza testa, ecco come sei! Sempre cosi!E quando
guire e cosi via. hai ubriacato il toro di Bernardo con Ia grappa? ..
- E perché hai tagliato Ia testa al galIo di non- - Quello non ero ...
na Bigin, poverina, che aveva solo quello? Gran- - Eh si, non eri tu! Se 10 dicono tutti: e sempre
de come sei, ne fai una per colore ... lui, il visconte!
o
z - Ma perché 10 dici a me, balia? Sai che non
sono stato io ... Le frequentí visite del Buono a Pratofungo erano
- O bella! E sentíamo un po': chi e stato? dovute, oltre che al suo attaccamento filiale per
o
...,
-[Link] ... Ia balia, al fatto che egli in quel tempo si dedica-
<
,...
-Ah! Vedi! va a soccorrere i poveri lebbrosi. Immunizzato 117

- Ma non io qui ... dal contagio (sempre, pare, per le cure misteriose
116 - Eh, se sono vecchia mi credi anche ingrulli ta? degli eremiti), girava per il villaggio informan-
<
10 quando sento raccontare qualche birberia subi- dosi minutamente dei bisogni di ciascuno, e non
'"
to capisco se e una delle tue. E dico tra me: giure-
('l

lasciando loro tregua finché non s'era prodigato o

per loro in tutti i modi. Spesso, sul dorso del suo


..,
z
rei che c'e 10 zampino di Medardo ... t>1

- Ma sbagliate sempre ... ! mulo, faceva Ia spola tra Pratofungo e Ia casetta '"
s::
- Mi sbaglio ... Voigiovani dite a noi vecchi che del dottor Trelawney, chiedendo consigli e me- t>1
N
N

sbagliamo ... E voialtri? Tuhai regalato Ia tua stam- dicine. Non che il dottore avesse ora il coraggio ..,
>
o
pella al vecchio Isidoro ... d' avvicinarsi ai lebbrosi, ma pareva comincias-
- Si, quelIo son stato proprio io ... se, con il buon Medardo per intermediario, a in-
- E te ne vanti? Gli serviva per bastonare sua teressarsi di loro.
moglie, poveretta ... Perõ l'intento di mio zio andava piu lontano:
- Lui m'ha detto che non poteva camminare non s' era proposto di curare solo i corpi dei leb-
per Ia gotta ... brosi, ma pure le anime. Ed era sempre in mez-
zo a loro a far Ia morale, a ficcare il naso nei loro far prediche sui prezzi troppo alti e dopo andava
affari, a scandalizzarsi e a far prediche. I lebbro- a raccontarlo in giro rovinando i loro commerci.
si non 10 potevano soffrire. I tempi beati e licen- Cosi passavano i giorni a Terralba, e i nostri sen-
ziosi di Pratofungo erano finiti. Con questo esile timenti si facevano incolori e ottusi, poiché ci sen-
figuro ritto su una gamba sola, nerovestito, ceri- tivamo come perduti tra malvagità e virtu ugual-
monioso e sputasentenze, nessuno poteva fare il mente disumane.
piacer suo senz'essere recrimina to in piazza su-
scitando malignità e ripicche. Anche Ia musica, a
o
z furia di sentirsela rimproverare come futile, lasci-
>
o-l
<:
va e non ispirata a buoni sentimenti, venne loro
u
in uggia, e i loro strani strumenti si coprirono di
o
o-l
-c
•....
polvere. Le donne lebbrose, senza piu quello sfo-
go di far baldoria, si trovarono a un tratto sole di 119
fronte alla malattia, e passavano le sere piangen- .:

118 ~
do e disperandosi. r-

- Delle due metà e peggio Ia buona della gra-


<
~
'"
n
ma - si cominciava a dire a Prato fungo. o
Z
....
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o
Ma non era soltanto tra i lebbrosi che l'ammira- ~
;;::
zione per il Buono era andata scemando. m
N
N
- Meno male che Ia palla di cannone l'ha solo >
....
o
spaccato in due - dicevano tutti - se 10 faceva in
tre pezzi, chissà cosa ancora ci toccava di vedere.
Gli ugonotti ora facevano i turni di guardia per
proteggersi anche da lui, che ormai aveva perso
ogni rispetto verso di loro e veniva a tutte le ore a
spiare quanti sacchi vi fossero nei loro granai e a
CAPITOLO DECIMO figlia Pamela si vede spesso un vagabondo dimez-
zato. Dovete costringerlo a sposarla: ormai l'ha
compromessa e se e ur:tgentiluomo deve riparare.
Ho pensato cosi; non chiedete che vi spieghi altro.
11babbo di Pamela portava al frantoio un sacco
di olive del suo olivo, ma il sacco aveva un buco,
e una scia d' olive 10seguiva pel sentiero. Senten-
do alleggerito il carico, il babbo tolse il sacco dal-
o Ia spalla e s'accorse che era quasi vuoto. Ma dietro
z
vide che veniva il Buono: raccoglieva le olive una
per una e le metteva nel mantello.
- Vi seguivo per parlarvi e ho avuto Ia fortu-
na di salvarvi le olive. Ecco quanto ho in cuore.
N on c'ê notte di luna in cui negli animi mal- Da tempo penso che l'infelicità altrui ch'ê mio in-
tento soccorrere, forse e alimentata proprio dalla
120 vagi le idee perverse non s'aggroviglino come ni-
diate di serpenti, e in cui negli animi caritatevo- mia presenza. Me ne andrõ da Terralba. Ma solo se
li non sboccino gigli di rinuncia e dedizione. Cosi questa mia partenza ridarà pace a due persone: a
tra i dirupi di Terralba le due metà di Medardo va- vostra figlia che dorme in una tana mentre le spet-
gavano tormenta te da rovelli opposti. ta un nobile destino, e alla mia infelice parte de-
Pr~sa entrambe Ia propria decisione, al mattino stra che non deve restare cosi sola. Pamela e il vi-
si mossero per metterla in pratica. sconte devono unirsi in matrimonio.
La mamma di Pamela, andando a attinger acqua, Pamela stava ammaestrando uno scoiattolo quan-
. cadde in un trabocchetto e sprofondà nel pozzo. do incontro sua mamma che fingeva d' andar per
Appesa ad una corda, urlava: - Aiuto! - quando plgne.
vide nel cerchio del pozzo, contro il cielo, Ia sago- - Pamela - disse Ia mamma - e giunto il tem-
ma del Gramo che le disse: - Volevo solo parlarvi. po che quel vagabondo chiam ato il Buono ti deb-
Ecco quanto io ho pensato: in compagnia di vostra ba sposare.
_ Donde viene quest'idea? - disse Pamela. diritto, il Gramo avrebbe potuto facilmente toglier-
_ Lui t'ha compromessa, lui ti sposi. E tanto Ia al rivale, cosi arrendevole e poco combattivo.
gentile che se gli dici cosi non vorrà dir di no. Ma s'incontra con Pamela che gli dice: - Vi-
- Ma come ti sei messa in testa questa storia? sconte, ho deciso che se voi ci state, ci sposiamo.
_ Zitta: sapessi chi me l'ha detto non faresti piu - Tu e chi? - fa il visconte.
tante domande: il Gramo in persona, me 1'ha det- - 10e voi, e verrõ al castello e saro Ia viscontessa.
to, il nostro illustrissimo visconte! Il Gramo questa non se l' aspettava, e penso: "AI-
_ Accidenti! - disse Pamela lasciando cade- lora e inutile montare tutta Ia commedia di farla
o re 10 scoiattolo d'in grembo - chissà che tranello
z sposare all' altra mia metà: me Ia sposo io e tutto
vuole preparare. e fatto."
Di li a poco, stava imparando a fischiare con una Cosi, disse: - Ci sto.
foglia d' erba tra le mani quando incontrõ suo bab- E Pamela: - Mettetevi d' accordo con mio babbo.
bo che faceva finta d' andare per legna. 123
_ Pamela - disse il babbo - e ora che tu dica di si Di li a un po', Pamela incontrõ il Buono sul suo mulo.
122 al visconte Gramo, al solo patto che ti sposi in chiesa. - Medardo - disse lei - ho capito che sono -
e-

- E un'idea tua o qualcuno te l'ha detto? proprio innamorata di te e se vuoi farmi felice devi <

- Non ti piace diventare viscontessa? chiedere Ia mia mano di sposa.


- Rispondimi a quello che t'ho domandato. Il poverino, che per il bene di lei aveva fatto
- Bene; pensa che 10 dice l' anima meglio inten- quella gran rinuncia, rimase a bocca aperta. "Ma tl

;:
zionata che ci sia:il vagabondo che chiamano il Buono. se e felice a sposare me, non posso piu farla spo- '"
N

- Ah, non ne ha piu da pensare, quelIo li. Ve- sare all' altro" penso, e disse: - Cara, corro a pre-
N

...
>
o
drai cosa combino! disporre tutto per Ia cerimonia.
- Mettiti d' accordo con mia mamma, mi racco-
Andando con il magro cavallo per le fratte, il Gramo mando - disse lei.
rifletteva sul suo stratagemma: se Pamela si sposava
col Buono, di fronte alla legge era sposa di Medar- Tutta Terralba fu sossopra, quando si seppe che Pa-
do di Terralba, cioe era sua moglie. Forte di questo mela si sposava. Chi diceva che sposava l'uno, chi
diceva l'altro. I genitori di lei pareva facessero ap- getto, insieme a Esau che perõ non si faceva mai
posta per imbrogliar le idee. Certo, al castello sta- vedere.
vano lustrando e ornando tutto come per una gran - Chi sposerai, Pamela? - le chiesi.
festa. E il visconte s'era fatto fare un abito di vellu- - Non so -lei disse - non so proprio che sue-
to nero con un grande sbuffo alla manica e un al- cederà. Andrà bene? Andrà male?
tro alla braca. Ma anche il vagabondo aveva fatto Dai boschi si levava ora una specie di grido gut-
strigliare il povero mulo e s'era fatto rattoppare il turale, ora un sospiro. Erano i due pretendenti di-
gomito e il ginocchio. A ogni buon conto, in chiesa mezzati, che in preda all' eccitazione della vigilia
o
z lucidarono tutti i candelieri. vagavano per anfratti e dirupi del bosco, avvol-
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..., Pamela disse che non avrebbe lasciato il bosco che ti nei neri mantelli, l'uno sul suo magro cavallo,
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al momento del corteo nuziale. 10 facevo le com- l'altro sul suo mulo spelacchiato, e mugghiavano
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missioni per il corredo. Si cuci un vestito bianco e sospiravano tutti presi nelle loro ansiose fanta-
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con il velo e 10 straseico lunghissimo e si fece coro- sticherie. E il cavallo saltava per balze e frane, il 125
na e cintura di spighe di lavanda. Poiché di velo le mulo s'arrampicava per pendii e versanti, senza
124 avanzava ancora qualche metro, fece una veste da chemaii due cavalieri s'incontrassero.
sposa per Ia capra e una veste da sposa anche per Finché, all' alba, il cavallo spinto al galoppo non
l'anatra, e corse cosi per il bosco, seguita dalle be- si azzoppõ giu per un burrone; e il Gramo non poté
stie, finché il velo non si strappõ tutto tra i rami, arrivare in tempo alle nozze. 11mulo invece andava
elo straseico non raccolse tutti gli aghi di pino e i piano e sano, e il Buono arrivõ puntuale in chiesa, o
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ricei di castagne che seccavano per i sentieri. proprio mentre giungeva Ia sposa con 10 strascico m
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Ma Ia notte prima del matrimonio era pensiero- sorretto da me e da Esau che si faceva trascinare. N

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sa e un po' spaurita. Seduta in cima a una colli- A veder arrivare come sposo soltanto il Buono o

netta senz' alberi, con 10 strascico avvolto attorno che s'appoggiava alla sua stampella, Ia folla rima-
ai piedi, Ia coroncina di Iavanda di sghimbeseio, se un po' delusa. Ma il matrimonio fu regolarmen-
poggiava il mento su una mano e guardava i bo- te celebrato, gli sposi dissero si e si scambiarono
schi intorno sospirando. l'anello, e il prete disse: - Medardo di Terralba e
10 ero sempre con lei perché dovevo fare da pag- Pamela Marcolfi, io vi congiungo in matrimonio.
In quella dal fondo della navata, sorreggendosi indietro, tenendo infissa Ia punta nel terreno per
alla gruccia, entro il visconte, con l' abito nuovo di star fermi. Illebbroso Galateo, che da sano era sta-
velluto a sbuffi zuppo d' acqua e lacero. E disse: - to un gentiluomo, fece da giudice d'armi; i padri-
Medardo di Terralba sono io e Pamela e mia moglie. ni del Gramo furono il padre di Pamela e il capo-
Il Buono arranco di fronte alui. - No, il Medar- sbirro; i padrini del Buono due ugonotti. Il dottor
do che ha sposato Pamela sono io. Trelawney assicurõ l'assistenza, e venne con una
Il Gramo buttà via Ia stampella e mise Ia mano balla di bende e una damigiana di balsamo, come
alla spada. AI Buono non restava che fare altret- avesse da curare una battaglia. Buon per me, che
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z tanto. dovendo aiutarlo a portar tutta quella roba potei
- In guardia! assistere allo scontro.
Il Gramo si lanciõ in un a-fendo, il Buono si C'era l'alba verdastra; sul prato i due sottili duel-
chiuse in difesa, ma erano già rotolati per terra lanti neri erano fermi con le spade sull' attenti. Il
tutti e due. lebbroso soffiõ il corno: era il segnale; il cielo vibro 129
Convennero che era impossibile battersi tenen- come una membrana tesa, i ghiri nelle tane affo,n-
128 dosi in equilibrio su una gamba sola. Bisognava darono le unghie nel terriccio, le gazze senza to-
rimandare il duello per poterlo preparare megIio. gliere il capo di sotto l'ala si strapparono una penna
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- E io sapete cosa faccio? - disse Pamela - dall'ascella facendosi dolore, e Ia bocca del lom- '"'o
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me ne torno al bosco. - E prese Ia corsa via dalla ...•
brico mangià Ia propria coda, e Ia vipera si pun-
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chiesa, senza piu paggetti che le reggessero 10 stra- se coi suoi denti, e Ia vespa si ruppe l'aculeo sul- '"
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[Link] ponte trovõ Ia capra e l'anatra che Ia stava- Ia pietra, e ogni cosa si voltava contro se stessa, Ia '"
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no aspettando e s' affiancarono a lei trotterellando. brina delle pozze ghiacciava, i licheni diventava-
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no pietra e le pietre lichene, Ia foglia secca diventa-
Il duello fu fissato per 1'indomani all'alba al Prato va terra, e Ia gomma spessa e dura uccideva senza
delle Monache. Mastro Pietrochiodo invento una scampo gli alberi. Cosi l'uomo s'avventava contro
specie di gamba di compasso, che fissata alla cin- di sé, con entrambe le mani armate d'una spada.
tura dei dimezzati permetteva loro di star ritti e Ancora una volta Pietrochiodo aveva lavorato da
di spostarsi e pure d'inclinare Ia persona avanti e maestro: i compassi disegnavano cerchi sul prato e
gli schermidori si lanciavano in assalti scattanti e batté Ia spada anche egli vicinissimo al rivale, dal-
legnosi, in parate e in finte. Ma non si toccavano. Ia testa all' addome, tra il punto in cui il corpo del
In ogni a-fondo, Ia punta della spada pareva diri- Gramo non c'era e il punto in cui prendeva a es-
gersi sicura verso il mantello svolazzante dell'av- serei. Anche il corpo del Gramo ora buttava san-
versario, ognuno sembrava s' ostinasse a tirare gue per tutta I'enorme antica spaccatura: i fenden-
dalla parte in cui non c'era nulla, cioe dalla parte ti dell'uno e dell' altro avevan rotto di nu ovo tutte
dove avrebbe dovuto esser lui stesso. Certo, se in- le vene e riaperto Ia ferita che li aveva divisi, nel-
vece di mezzi duellanti fossero stati duellanti inte- Ie sue due facce. Ora giacevano riversi, e i sangui
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z ri, si sarebbero feriti chissà quante volte. Il Gramo che già erano stati uno solo ritornavano a mesco-
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si batteva con rabbiosa ferocia, eppure non riusci- larsi per il prato.
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va mai a portare i suo i attacchi dove davvero era Tutto preso da quest' orrenda vista non avevo
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il suo nemico; il Buono aveva Ia corretta maestria badato a Trelawney, quando m' accorsi che iI dot-
dei mancini, ma non faceva che crivellare il man- tore stava spiccando salti di gioia con le sue gam- 1JI
tello del visconte. be da grillo, battendo le mani e gridando: - E sal-
130 A un certo punto si trovarono elsa contro elsa: vo! E salvo! Lasciate fare a me.
le punte di compasso erano infitte nel suolo come
erpici. Il Gramo si liberõ di scatto e già stava per-
Dopo mezz' ora riportammo in barella aI castelIo
un unico ferito. Il Gramo e iI Buono erano bendati
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dendo l'equilibrio e rotolando al suolo, quando strettamente assieme; il dottore aveva avuto cura >-l

riusci a menare un terribile fendente, non pro- di far combaciare tutti i visceri e Ie arterie dell'una '"
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prio addosso all'avversario, ma quasi: un fenden- parte e dell' aItra, e poi con un chiIometro di ben- '"
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te paralIelo alla linea che interrompeva il corpo del de li aveva Iegati cosi stretti che sembrava, piu che N
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Buono, e tanto vicino a essa che non si capi subito un ferito, un antico morto imbaIsamato. o

se era piu in qua o piu in là. Ma presto vedemmo Mio zio fu vegliato giorni e notti tra Ia morte e
il corpo sotto il mantello imporporarsi di sangue Ia vita. Un mattino, guardando queI viso che una
dalla testa all'attaccatura della gamba e non ci fu- linea rossa attraversava dalla fronte aI mento, con-
rono píü dubbi. Il Buono s'accasciõ, ma cadendo, tinuando poi giu per il collo, fu Ia balia Sebastiana
in un'ultima movenza ampia e quasi pietosa, ab- a dire: - Ecco: s'ê mosso.
Un sussulto di lineamenti stava infatti percorren- fervore d'interezza, mi sentivo sempre piu triste
do il volto di mio zio, e il dottore pianse di gioia al e manchevole. Alle volte uno si crede incompleto
vedere che si trasmetteva da una guancia all'altra. ed e sol tanto giovane.
Alla fine Medardo schiuse gli occhi, le labbra; Ero giunto sulle soglie delI'adolescenza e an-
dapprincipio Ia sua espressione era stravolta: ave- cora mi nascondevo tra le radici dei grandi albe-
va un occhio aggrottato e l'altro supplice, Ia fronte ri del bosco a raccontarmi storie. Un ago di pino
qua corrugata là serena, Ia bocca sorrideva da un poteva rappresentare per me un cavaliere, o una
angolo e dall' altro digrignava i denti. Poi a poco a dama, o un buffone; io 10 facevo muovere dinanzi
poco ritornõ simmetrico. ai miei occhi e m' esaltavo in racconti interminabi-
Il dottor Trelawney disse: - Ora e guarito. li. Poi mi prendeva Ia vergogna di queste fantasti-
Ed esclamõ Pamela: - Finalmente avrõ uno spo- cherie e scappavo.
so con tutti gli attributi. E venne il giorno in cui anche il dottor Trelawney
m' abbandonõ, Un mattino nel nostro golfo entro 133
Cosi mio zio Medardo ritornõ uomo intero, né cat- una flotta di navi impavesate, che battevano ban-
tivo né buono, un miscuglio di cattiveria e bontà,
cioe apparentemente non dissimile da quello ch' era
diera inglese, e si mise alla rada. Tutta Terralba -
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verme sulIa riva a vederle, tranne io che non 10 sa-
prima di esser dimezzato. Ma aveva l' esperienza pevo. Ai parapetti delIe mura te e sulle alberature
dell'una e l'altra metà rifuse insieme, percià doveva c' era pieno di marinai che mostravano ananassi e
essere ben saggio. Ebbe vita felice, molti figli e un testuggini e srotolavano cartigli su cui erano scritte
giusto governo. Anche Ia nostra vita mutõ in me- a::
delle massime latine e inglesi. Sul cassero, in mez- '"
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glio. Forse ci s'aspettava che, torna to intero il vi- zo agli ufficiali in tricorno e parrucca, il capitano N
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sconte, s' aprisse un' epoca di felicità meravigliosa; Cook fissava con il cannocchiale Ia riva e appe- o

ma e chiaro che non basta un visconte completo na scorse il dottor Trelawney diede ordine che gli
perché diventi completo tutto il mondo. trasmettessero con le bandiere il messaggio: "Ven-
Intanto Pietrochiodo non costrui piu forche ma ga a bordo subi to, dottore, dobbiamo continuare
mulini; e Trelawney trascurà i fuochi fatui per i quel tressette."
morbilli e le risipole. 10 invece, in mezzo a tanto Il dottore salutõ tutti a Terralba e ci Iasciõ. I ma-
rinai intonarono un inno: "Oh, Australia!" e il dot-
tore fu issato a bordo a cavalcioni d'una botte di
vino "cancarone". Poi le navi levarono le ancore.
10 non avevo visto nulla. Ero nascosto nel bosco
a raccontarmi storie. Lo seppi troppo tardi e pre-
si a correre verso Ia marina gridando: - Dottore!
Dottor Trelawney! Mi prenda con sé! Non puõ la-
sciarmi qui, dottore!
Ma già le navi stavano scomparendo all'orizzon-
te e io rimasi qui, in questo nostro mondo pieno di
responsabilità e di fuochi fatui.

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