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LAVDE SPIRITVALI

FEO BELCARL
DI LORENZO FRANCESCO D ALBIZZO
DE' MEDICI, DI
DI CASTELLANO CASTELLANI
E DI ALTRI
C0MPHF.SE NEU.EQLAnno Piv wnctiK R vu;o:.Ti:

CtiN ALCt.NK l>Sljiri:

E CON NVj'VK n.l.VSTlUZ:oM

« penilo questo l allA corte tanta


Risonò per le Mere un Dio lodiamo
:

Nella meloilo ,
rhe Iashu *.i c^nta •.
Ailioh. , Farad., XXIV.

IN FIRENZE
(
rHESso Mni.mi ,
E CECCHi diclro il Duomo

\
H i) t; c L X 1 V.

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PRIMITIVE RACCOLTE

DEGLI ANTICHI POETI CRISTIANI


DELLA LINGUA ITALIANA
IN OVESTO VOLVHE RIPRODOTTE

In 4. Senza Data. (Firenze, 1480): Carle Lxviii.

Firenze, Buonaccorsi a petizione di Iacopo de' Morsi, 1485, in 4lo.

In 4. S. Data con una stampa sul frontespizio. Registro a p. (Fireiw


ze 1 489 ).

In 4. S. Data (Firenze 1510 )


a petizione di Pier Pacini da Pescia, con
la stessa lìgi sul frontespizio.

Laude inedite date io luce io Parma nel 1836.


Altre non più stampate.
Castellani. Vangeli della Quaresima.

AV TORI

Belcari Peo. Bartolohheo B.


D’Albizo 0 degli Albizi Francesco. Douinici Card. Giovanni.
Gitstimani Leonardo. Panziera F. Vgo de’Vinacccsi da Prato.
Di Guido Antonio. F. lACOPONE.
De Medici Lucrezia nata Tornabuoni. Cavalca F. Domenico.
CliELLi Michele. Marzocchini Francesco.
D'Astore Gherardo. P. Piero Ant. di 8. M. Novella.
Bianco dell'Anciolina detto da Siena. Ser Antonio di Mariano.
Della Barba Già. Battista. LiPPi Ser Antonio.
DeirOiTONAio Cristofano. Simone Pallaio.
Bettini P. Antonio da' Siena. Castellani Castellano.
De' Ma atesti Hieronima. Ser Firenze.
Mozzi Antonio. Giambvllari Bernardo.
> Piero. Delle Feste Berto.
Savonarola F. Girolamo. Benvenvti Roberto.
De’ Medici Mago. Lorenzo. F. Romolo Gesuaio.
> Lorenzo di P. Francesco. Incerti ,
tra i quali
Bernardo
» I Fratelli Pvlci e Angiolo Poliziano.
Tobnabvoni Lorenzo.

36Ò0Ò3

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A GLI AMATORI

DELLA LINGVA ITALIANA

Manifesto.

Ottenne quanto è da desiderare obi potè riunire il vero utile col dilette-

vole. Sempre diletta la facile poesia, diletta I' antica scbietteaia de' modi
della nostra bellissima lingua. Niente di più utile cbe ricbiamarei alla mente
in modo il più possibile gradevole ,
le verità cbe devono aiutare il nostro
spirilo ,
ad astenersi dagli eccessi ,
a frenare le passioni ,
ad apprezzare
i beni fugaci di questa terra per il loro giusto valore ,
anzi tutto a non
perdere di vista il fine cbe ciascuno ne attende.
Forma le delizie di cbi gusla le lingue dotte , la lettura dei Poeti
Cristiani, latini e greci raccolti io tre volumi fio dal 1501 e 1504 dal
vecchio Aldo, più volte poi riprodotti. Aolicbi e moderni gli vanta pure
di merito non inferiore anco la volgar lingua; F. lacopone da Todi, Feo
Beicari, Lorenzo de’ Medici, F. Girolamo Savonarola, Castellano Castellani

e più altri sono anco in proposito celebri nomi. Più raccolte ne furono
formale già nei secoli XV e XVI, ma di es.se poco più cbe eoli frammenti,

avanzo degli anlicbi monasteri, atteso il logoro fattone dai devoti, irovansi
nelle Biblioteche ,
e siccome di rarissimi cimmelj il loro possesso è da
antico tempo vivo desiderio si di essi devoti ,
siccome dei non pochi collettori

delle opere in che è stata riconosciuta autorità di fare lesto nel bel parlare

italiano. L’ islesso grandissimo Monti mostrò apprezzare assai tali componi-


menti ,
e se avventò biasimi a F. lacopone, convieo dire che , forse preoc-
cupato da stizza, non riuscisse a gustarne il candore dei cantici di lui.

Ora essendosi assunto di riprodurre ,


usatavi la maggiore accuratezza
e fedeltà possibile, le quattro più antiche, preziose e autentiche raccolte di
essi POETI CRISTIANI della lingua italiana, aggiuntivi vari componimenti
inediti tratti dagli antichi manoscritti; e incontrali tanti sacrifìzj, inevitabili

sempre, e più per chi si accinge a tal genere di opere e io tali tempi ; ciò

non resterà ,
è da sperare ,
senza ammirazione e benevolo incoraggiamento.

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, , , ,

Eice dunque in luce un volume in piccolo quarto di i6 foglietti, oi- <

siano pagg. 366 in ristretto numero di esemplari, in ottima carta di Fabriano, |

corredato di Prefazione, due figure in legno, Tavola delle Laudi, Indice delle
voci di cui sembra resti ad arricchirsene il Vocabolario; e si rilascia per il
|

prezzo di it. Lire Dodici. Libro di cui al certo non può riuscire che |

'
prohttevole la lettura ,
e che meriterebbe ben più alta valutazione, avuto
riguardo alle cure occorsevi e al non così esteso numero degli amatori.
Cinquantasei anni sono, annunziò simile pubblicazione il celebre erudito
Bartolommeo Gamba nelle Notizie di Feo Beicari (Milano 1808, in 8vo) , :

ma il temere troppo scarso il numero dei leggitori gli alienò Fanimo dal ‘

pensare a sostenere il peso di una simile dispendiosa edizione. Sarà giu- !

stificato timore simile ora che gli studj del bello idioma sono feliceoienie

venuti in tanto maggior fervore e favore? >

DI FEO BELCAIU.
(
511 ).

Se mai la tua virtb vinca la guerra Villi il corpo, e sua bellezza


Sottomettendo il senso alla ragione Perder per un brieve male ;

Tu sentirai venir di celo io terra Vidi il ricco in grande altezza •

Nul tuo cor pace e gran consolazione Presto scender quelle scale:
E libero sarai da molte pene, Del gran seggio magistrale
Gustando io questa vita il sommo bene. Vidi trarne uom degno e saggio :

L'amor del senso dà diletto io prima, Poi di basso e vii lignaggio


E poi lascia nel cor dolore e pianta ; Vidi far Signore immondo.
Ha quando la ragione è in su la cima. Vidi il savio esser deriso
Tedi gran lume e senti gaudio santo, E lo stolto esser laudato.

Poi cresce il desiderio in gran diletto Vidi il virtudioao a basso


Perchè tu vai allo stato perfetto. E lo iniquo in ciel levato.

Quanto plb usi la virth reale Vidi gente d'ogni conto


Tanto più senti giubilo e splendore ; Pien di vizj e di peccati
Se vuoi godere il regno supernale '
Assai essere onorali ;

Ed aver pace sempre nel tuo core B li buoni andare al fondo.

Foggi li vizj e vivi giusto e pio , Se il mondo pien di difetto


E temi ed ama sopra tutto Iddio. Truova chi gli porta amore.
Quanto più amor perfetto
Del hedesiho (l6Sj. \
SI debbo avere al Signore ,

Haggio visto il cieco mondo Che chi l'ama di buon core


E il suo falso dilettare, Sempre truova in lui riposo ,

Ogni suo dolce mi pare Dipo' tutto glorioso


Pien d'amaro e grleve pondo. Salvo Sa nel ciel giocondo ?
LAVDE SPIRITVALl

FEO BÈLCARI
DI LORENZO DE MEDICI, DI FRANCESCO DALBIZZO
DI CASTELLANO CASTELLANI
E DI ALTRI
r.OMPRKSE NEM.E QVATTRO PIV ANTICHE BACCOI.TE
CON ÌLCTHE IMEOITI

E, CON NVUVB IILVSTRAZIONI

a Fioito quoto l'alta corte «anta


AUoqó per le ifcre on Dio lodiamo
I
Nella melode , che Uȝ ȓ cauta w.
1 ALtiflH., farmi., XXJV.

IN FIRENZE
'
Presso Molisi, e Cecchi dietro il Duomo

I MDCCCI.XIII
I

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1

PRIMITIVE RACCOLTE

DEGLI ANTICHI POETI CRISTIANI


DELLA LINGVA ITALIANA
P( QVESTO VOLVME lIPaODOTTE.

III 410 sema ilala Firenie 1480), Carle iiviii.


i

Firenae ,
Bui>naccorsi a petizione di Iacopo «le* Morsi 1485, a pag. 45
In 41» «pnia dola, con una stampa di flK. sul rroolespiiio , Reilìs'.ro a-p.
* 111
(Firenze 1489J.
Ristampala poi in Brettia ,
de Miftntù 1493, in 4to.

In ilo senza data (Firenze 1510) a petitiono di P. Ptcliii da Poscia

eoo la stessa fig. sul frontespizio 200


Ristampala poi in Venezia per Giorgio Rusconi, 1512, in 4lo
Speronia, 1556 io 8vo. -
con Pleure a-p. carie cxxii; e Ivi ,
olla ,

A-ll carte 8«.

A carta Ili. 210 e 284, le^ttonsi i nomi dei diversi Autori, cui è da

aggittogersi Medici Bernardo (De') 279 e 280.


Benvenuti Roberto. Prefaz.
Fr. Romolo Gesoato. Ivi.

Tornabuoni Lucrezia. Ivi.

283
laedHe.
F.dilc nel 1836.
SU
Vanceli della Ouaresima.
twi
r.aslollani .

Tavola delle Laude

Tip. Galileiana «li M. Crtlìnì <• C.

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,

A CHI LEGGI-:.

« Io DAci cbUmu poesia quella rbe letta ,


per meit’ora
almeno non mi scacci daU'animo opii men cbe nobile iUca a.
~ Giacomo Leopariu presso Litio (Bruuo) Prolusione, ec*
Mcvsina iS&t. 8ro p«p. 97
,
.

A Io questa sorta di eompositioni non >Ì ricerca tanta


squìsiteisa di larelia e altri simili omameoti ,
quanto rera
pietà e senso di ben fondata religione essendo Tafietto
l’anima della poesia spirituale a. — Fapiki (P. Carlo). Fiori
di saere poesie. Roma i6s5 , la, Lett. IK'dicatoria.

Se classico è da dirsi un libro, cbe alla gravila del subietto, trallalo

convenientemente, riunisca il pregio della lingua e dello stile, in che venne


dettalo, per tale sembra non possa non qualificarsi quello, che nuovo, potrebbe
dirsi, esce ora alla pubblica luce. Infatti, sebbene noto a gli eruditi, siccome

quello che fu accolto qual Testo di veneranda autorità nella nostra Lingua, dai
più antichi compilatori del Vocabolario della Crnsca, pure a niuno forse, attesa
la rarità e rozzezza delle antiche edizioni, fu dato percorrerlo e gustarlo; niuna
Biblioteca del Mondo, potrebbesi senza incertezza asseverare ,
possiede tutte
le anlicho stampe ,
qui diligentemente riprodotte. Solo alcuni frammenti
avanzo del logoro fattone già dai divoti ,
alcuna più bene avventurata ne
vanta. È innegabile ,
atteso fors' anco lo scarso numero che dei libri in

antico soleva tirarsene, le quattro, principali edizioni qui comprese essere


delle maggiori rarità fra i libri scritti in lingua Italiana.
I. E la prima l'originale, procurata dallo stesso Beicari ,
e di cui non è
noto che l’ esemplare descritto dal Fossi (Catalogtts Codicum Sec. XV impret-
sorum Florenliae 1793 f. t. III.) ed esistente anco al presente avventurosamente
intero e nella primitiva legatura nella Biblioteca Magliabechiana , venutovi
pel dono o trasferimento della vecchia Palatina ,
decretato da Francesco I

Imperatore. Proviene dalla Casa Medici e forse dalla pietosa cura di Lucrezia
Salviati, madre di Cosimo Primo. Così Dio e gli uomini lo vogliano ivi

conservato finché durerà il Mondo. Si è qui ristampato esattamente con gli

argomenti, premessivi, è da credere, dallo stesso autore. Di Vincenzio Pollini,


piuttosto che del Fossi, è stalo detto, e da Brunet in islaropa, essere l’accuralis-

simo Catalogo sovraccennato: la esattissima seguente autografa descrizione, a


detto prezioso volumetto riunita ,
dimostra che il Proposto Ferdinando Fossi
era ben uomo da farlo, senza darsi onore delle altrui fatiche, egli stesso.

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IV

nCLCARI (Feo). Le Laudi in 4lo, senza veruno indizio d anno, di luogo


nò di Stampatore, ma in Firenze verso il 1480.

Questa elegante raccolta di Landi, con mia sorpresa, ò affatto ignota a tallì ì Biblio-
graO, e allo stesso Biscioni ne’sooi sapplimenti alla Toscana Letterata del Cinelii. Egli
cita molle alire operette di questo spirituale Scrittore, e cinque sole Laudi nnite ad altre
di (lirersi autori antichi e moderni. Nè Apostolo Zeno, nè il Negri, nò lutti quelli che par-
lano di Feo Beicari, e nemmeno i compositori del Vocabolario della Crusca, che si serrirono
delle di lui poesie, conoscono questa Edizione.
Un teslo a penna di queste Laudi consorrasi nella pubblica Libreria di Rimini.
Merita il nostro Codice (a stampa) una esatta descrizione. * Rotondo e ben distinto è il

carattere, collo iniziali maiuscole ad ogni Lauda , semigoliche stampate in legno ,


con poca
punleggiaiura, ma invece di punii vi è una lineelta obliqua. Comincia In prima pagina col re-
gistro in piccole leltere airabeliche dalla lettera a; il qual registro con lettere airabetiche
conlinova Gno alla lettera biiii. Alla carta 17 comincia la paginatura nel marzo del margine
superiore in numeri maiuscoli romani; che ripiglia esattamente il numero delle carte, e se-
guila eosi, Ano al nomerò LXVIIL che è rnltima carta del coilice.
Ogni Lauda ha 1* inlitolazione in lettere maiuscole DI FEO BELCARl o termina il libro
colla sola Anale Finis. Fin qui il Foni.
I

11. Esci la seconda, in principio, forse promossa dallo stesso Belcari, col

frontespizio seguente, che avrebbe dovuto comparire a pag. 45 del presente

volume, e che traesi dal bellissimo esemplare della Riccardiana.

lESVS
LAUDE fatte c composte da più perso
nc hoiiorc
spirituali. A
dello onnipotim
te della glorio.sa vergine Madona
luio e
Santa Maria et di molti altn .sancti e san ,

etc et a salute et consolatione di faete le


contemplative et devote anime christianc :

le quali laude sono scripte in su la tavola Uer


alphabeto et a quante carte; et ogni lau
da e acripto di sopra il nome dello aneto
re et dappiè il modo come li cantano tutte
oJinatamente.
Et tucte le infrascripte laude ha raccolto
et in.sicnie ndocto Iacopo di maestro Luì
"i de’ Mor.sì cittadino fiorentino a di primo
d i Marzo MCCCCLXXXV.
Chi le^ge i versi facti da costoro
Pricghi per eharità idio per loro.

Carle 8 e cxxxviii numerate in piè di pagina di 25 riglie.

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,,

III. La terza per alcune congetture , credesi eseguita l’ anno 4 489 ,


e
certamente in Firenze, forse a spese del Magnifico Lorenzo de’ Medici, che
in essa diè in luce alcune delle Laudi da sè composta ,
e ne fece tirare non
così piccol numero di copie ,
giacché è quella che men di rado nelle Bi -

blioteche si suol trovare. E in buona carta ,


a colonna , in Ito senza data
carte 4; poi a-o tutti quaderni meno o qiiiderno, carte H8. E dessa , che
che dai Biblio)?raG sia stato detto, è aèsai più corretta della seguente.

IV. A petizione di Pier Patini da Peseta, a colonna senta data , in ito

(Firenze 1510} avente nella prima carta in alto c Libro di Lande • indi la

stampa in legno qui riprodotta, vistasi prima sul frontespizio dell’edizione

precedente. Almeno secondo relazione avutane dell'esemplare della celebre


Trivulziana di Milano, giacché i quattro visibìli in Firenze, tutti son privi
di essa prima carta e della corrispondente, compimento della Tavola conte-
nuta in tre carte ; il registro è poi da a, a p. tutti quaderni.
La rarità de’ Vangeli della Quaresima, attestata anco dalle dubbietà del
Cionacci e del Crescimbeni ,
e Tesser Castellano CASTELLANI compreso tra

gli autori allegali nel Vocabolario, per le non poche Laudi nel volume (1310)
inserite ,
ci fece determinare a darne qui la ristampa.
Sembra esserne prima edizione quella senza data , con la figura qui
ripetuta ,
ed esistente nella Hiccardiana ;
cui abbiamo fatto precedere il
^

contenuto in due carte ,


posteriormente aggiunte per onorare la Malaspina
sflosa di Pier Sederini, incontrate di più in altro esemplare presso dotta,
privala persona.
Ristampa di essi Vangeli avente frontespizio istoriato con un Crocifissa

con a’ piedi le Marie, inciso in legno, e con la data in fine, seguita da una
piccola sfera. In Firenze a di ultimo di Gennaio MDXllll ad petizione di Iacopo
declo el Conte cartolaio. In tto, Registro a d. carte 20, sta presso di me che scri -

vo. Vedendosi allegato il tuono della musica de’ Vangeli della Quaresima nelle
edizioni del Sec. XV. delle Laudi, sembra da doversi ritenere che si cantas -
sero più anni prima che escissero io istampa, ovvero fossevene altra ver-
sione di Leonardo Giustiniano; secondocbè , forse per equivoco, accennerebbe
il Crescimbeni.
Del Castellani , di cui si hanno Rappresentazioni e altre sacre Poesie
dal solo Fabbrucci (
Hisloria, Sludii Pisani, in Opuscoli del Calogerà. Op. XI,
Tom. XLVl ) si ha qualche notizia. Lettore di Diritto Canonico dal 1 488
al 1518, fu molto pio e benefico, e riscontra.si che nel 1517, era sacerdote.
Che che siasi delle critiche lanciatele nella Frusta Letteraria dall'acre
Barelli; per la dovizia delTerudizionc ed esercizio più o meno felice di

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Vi

estetico criterio ,
non superato da Francesco Saverio Quadrio ,
se non se

nella maggiore estensione del subiclto; chi sa se giammai verrà levala di

seggio V Istoria della volgar poesia del Maceratese GÌo. Mario CRESCIMBENI.
Perciò quanto scrive in proposito dello LAVDE ,
attesa anco la rarità del-

l'opera stessa, della più ricca Veneta edizione del 1731, fonte cui niuno sde-
gna ricorrere, abbiam credulo utile veder qui riferito.

Le Leude, che anche Laide faron chiamate e Caotici , sodo componimenti io lode
d* Iddio ode'teuoi Santi e«Tiste^soche gl* inni in goanto alla materia o soggetto; ma non
già in quanto al ciraUere; pefciocchè gr inni sono di carattere <reco o latino, e le Laodi
non escono dal caraltere proprio ìUliaoo; e comecché noi non biagimeremmo chi alcon inno
intitolasse Lauda, nondimeno nè anche il loderemmo. Or delle Lande vecchissimo è Ì*u3o,
essendo a Pirenie memorie di parecchie antichissime Compagnie e Confraternite , che dal
cantar Laude forono delta di Laudasi secondo il Cionacci, che ne reca fin dal 1310. Oltre
a ebo ve ne sono del B. Jacopone , che fiori intorno al detto anno, ancorché elle vadano con
nome di Cantici. Mollo fu frequentata que^ta sacra Poesia nel Secolo W, come abbiam
dello nella nostra Istoria (I), e come dimostrano varie raccolte che se ne fecero, e parlicolar»»
mente una data alla 8laroi)a da Matslro DioniQÌ de’ Moni Fiorentino Vanno 148S, due altre
che oicirono runa in Vinejtia ranno I53fi e Pallra in Firense nel 1578 nelle quali si veggo -
no anche molte lande del Bembo o di Lcdovico.Marielti e d* alcun altro poeta più moderno;
e benché nel ItVI , alquanto sì scemasse, nondimeno oltre al volume, che ne compose
Serafino pubblicato da lui medesimo Tanno 1500, e da noi riferito nella medesima
nostra Islona, se ne trovano diversi volumi, che comprendono anche qoalche parte del
sec, XVII . ed io particolare uno inlitolato LoH e eamonetlt sptritmiii raccolte da ditersi
aulori ed ordinate tecondo te varie maniere di verti, ed impretso in Napoli per TarQuinio Longo
lo stesso anno t608. Ma poi che d’aulori de* nostri tempi non
andarono tanlo in disoso,
abbiamo oolitia che vi sieno, fuorché quelle nobilissime e divolissime , che sì cantarono dalla
compagnia di S. Benedetto di Fireiixe nel venire in Boma Tanno del Giubbileo <700, le
prime cinque delle quali sono del degnissimo Senatore Vincensio da FtUcaja, (Stampate in
Firense, Bifidi 1700, in 11*, pag. il ).

Egli è però ben vero che in queall tempi si leggono componimenti che per lo soggetto
possono Laude appellarsi. Ma nè tali s'iotilolano , nò pel fìne a cui le Laude si composero
sono direlts. cioè pel canto, mentre tanto fra gli antichi , quanto nel Secolo XV e XVI, non
si fecero laude, che non si cantassero, come apparisce da un antichissimo Codice di esse
MS. delia Chisana, da noi citalo nella nostra Istoria, ove nel principio a ogni Lauda si
veggono le note musicali, onde risoUava il tuono, nel quale andavano cantale: ed appa-
risce anche dalle dette raccolte impresse , e particolarmente da quella del 1608, in cui
altresì con note musicali
tuoni sono distìnti, e il Cionacci riferisce d’aver veduto un libro
i

degli Eeonpeft dellaridotti Quaresima


in Cantoni da M. Lionardo Giustiniani poeta del
Secolo XV (2). cantavano anch'esse io que' tempi come le laude. Ma con lotto
le quali si

questo, se ora è andato in disuso il comporne per cantarsi, non è lolalmente andato in
disuso il Canto di quelle snlicamento composte , usandolo anch'oggi la Compagnia d'Orsanmi-
chele in Firenze, ed essendo quivi ancora io essere nella chiesa di S. Croce una Compagnia
appellata delle Laude.
La maniera poi del Canio (3) , che in questa cosa ai adoperava, era quella, che noi
chiamiamo canto f -rmo o a quella simile, e soleva farsi a più voci, come si cava dalle Annota-
zioni al fiiteellirro del tìoeecucio dell' editione di Venezia, (tiolilo lo46, lo quali vogliono ,*che
sieno di M. Franetsco Sonsomno - nella nostra Citta, (cioè in Firenze la quale il Sansovìno

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, ,

VII

chiama 9oa cillà, perchè «ebbene nac(|oe in Vene:tìa, egli fu originario «Jel MonloAauaavino
nella Toscana) vi anno aloone scuole d' artigiani , ira le quali vi o quella di Oraanmicbele

e di S. M. Novella. Qaealì ogni sabato dopo Nona si adunano in Chiesa, e quivi a quaUro
voci cantano cinque o sei Laudi, o ballate composte da Lormuo de* Medici^ dal Pulci o dal
^Mun^llort, e ad ogni lauda si mutano i cantori, e Bailo, a suon d’organi e di voci, scuo>
prono ona Madonna, ed è finito la festa. E questi tali, che soo delti Laudasi, hanno sopra
essi un Capo, che si fa chiamare Capitano de' Laudesi >.
Ma circa i metri su'qoali al componevano, basterebbe accennare che anticamente in

qualunque metro dì caniooi , ballate e bariellclte, ed anche io qoalche sorta di serventese

si Iruovaoo composte, come dimostra il saddetto Codice Chisiaoo, ma i più a noi vicini
s’attennero alle sole canionelte, come si vede nel mentovato volume del 1608. Conloltociò
perciocché sono cose, che poco girano per la repubblica letteraria , in grazia di chi é vago
delle anlichilà. daremo alcuni esempj delle più antiche, i quali abbiam tolti dal suddetto
Codice della Chisiaoa, e sono tutti d’autori che fiorirono nel princìpio del Sec. XV, o in
quel torno, e primieramente ne daremo una di Grisoslomo Gesuato, il quale vivea, 'siccome
in detto Codice è scrino Tanno 1399. È ella in metro di ballala replicala, e si traeva anche
stampala io delle raccolte del 1666 e del 1578, con non poca diversità e sotto il nome dal
Bianco Ingesuato. Sempre U eia in diUuo ec. (Vedila nel voi. presente a c. 94 ed é la ccix
quale trovasi pure nel voi. datone in luce da Lionardo Giustiniani ).
In secondo luogo ne daremo una di Roberto Benvenuti, il quale anche Uberio si trova
appellato, ed è in metro di Ballata replicata, comecché sia tessuta di soli versi endecasillabi.

Et tempo ,
che ci presta el Salvatore La noslra amana vita Aon momeolo
Usiallo volentieri per suo amore. Che come il fiore al mondo poco dura ,
:

Deh ricorriamo spes$:o a confessare Tosto seo va come la foglia al vento


Col cor contrito li nostri peccati La vita eterna vuoisi poi sicura:
Disposti uroilemente a sodisfare: Chi nella gloria umana s’assicura
Ed al ben far saremo dirizzati La gloria perde del divino amore.
Se questo non faremo, Ira’dannali Però pigliamo esempio da Maria,
Roineremo alT internai dolore. Tutta disposta ìnfin da puerizia
Chi tempo aspetta e per soo vizio il perde Di Dio seguire la soa sagra via
Non perde al mondo la più cara cosa : Lasciandoil mondo ed ogni sua dilizia.

Acquislar poossi 11 tempo e non si vendo Deh dipogoamo ogni nostra nequizia
E nostra vita poi ne sta dogliosa : \ Dio donando lutto nostro core.
Deh seguitiam nella via gioiosa
El buon Gesù col nostro boon fervore.

In terso luogo finalmente un’altra di F. Bomofe del medesimo ordine Gesuato, la quale
benché abbia il ritornello entra nelle spezie de’ servenlesi.

Chi è chiamalo dal suo Salvatore Non coritrndice se non l’ignoranza


Stia confermalo là dov'egli il pone. La qual cercando va fuor di speranza
Dove li paese quivi perman’ sempre, La qual di sé ha sempre confidanza
E sopranon sapere niente.
loÌ E d’ogoi cosa vuole aver r.igione.
Ha sta fed^e e sempre ubidiente Saper cercando non cura niente
In questo fatto non ctercar ragione. Che per lo meglio di lutto è perdente
Ragion non eterea ehi è bene rimesso Perchè suo senno non ci vai niente
El soo volere più non è in esso A chi vuol esser di sé guidalorc.

Ma come morto non cura sé stesso £ chi di sé ne vuote esser maeslro


Più non avendo in sé contradisionc. Senza virtù, è dal vizio costretto,

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, .,

vili

E da varilli aempre ala ainealro



dolce Oriolo . ehe conosco il coro .

Sempra cercando lo più vile errore. Eli il bea cerio mellere io qoiftliooe.
In error creece chi non riveriace Se qulstiooaodo le ragion s'aoeeca,
l,a aapienia che mai non Mliace : Per Dio ruggiano al mortai ralica,,
Chi in nullo modo a lui coniradicie Che pià tioQ nuoce al eor carnale amica
Il ano aplendom non gli entra nel core, Perché non ha al coaverta ìntentione.
la cor non gli entra la eoa reritade I;8 'nleozioD buona fa V nomo aicéro

Perché 6 pieno di gran libertade:


gli Perchè non teme venire allo scoro
Chi è ingannato e rive a volontade |fa chi beo teme si conserva puro
Sempre il ano fine fie conlntione. Per nullo inganno diventa prigione.
Sarà eonfoao ehi con sua ragione SU dunque fermog Ula fermo li dico
Tanto elereaado che fa mntaiiane; E combattendo resisti al nimico,
E diapregiaodo a ehi de' dare onore Che ogni consiglio ci vai men eh’ un fìco

Pii olire vnole che volle il Signore. (jho coQiradica alla prima inlenxiooe.
E piò volendo non è pii aapera
Ma con anperbia voler eoolradire

Olire alle soddelle c ad altre nuniere, sa ne trovano anche in metro di canzoni perfette ,
e tale potrebbe da noi giudicarsi quella del Petrorcn Catta io lode di N. D.
come la giudicò
eoloi che la mentovata raccolta dal 1578 , fra le altre Lamie
degli antichi inserendola.

perchè in nino codice del Petrarca da noi vedoto si trova appellata col comedi
Lauda , però
Ma
di canzone la lasceremo ; e pel saggio di questa maniera
rimellerenio il lettore
con quello
al 111 voi. dallapraaeote opera, dove agli troverà una canzono di M. Lueresia romoòuoiii
menzioDa anche nella nostra Istoria; ed
che è intitolala Lauda, dalla quale abbiamo fatta
{(Juon-
un'altra di E. Girohmo Seeonurola, detto F. Girolamo da Ferrara, coH’islesso titolo.
Fi-
do il ruote mio dolca ron/brto, vedila a 16 ed è la vi delle Poesie di F. G. Savonarola.
renze , 1861 , 8.*)

dnnotoiioni dai /"roteili Apostolo c Piar CtUtritio Zeno oli’ edizione Veneto del Craieiniòani.

volle in questo Capitolo dal Crescirabeni non si


(1} Il luogo della Isloria citato molte
trova che nella prima edizione del 1698; a 397. e nella seconda del 17t4 fu tralascialo
por

li motivi, che nella sua prefazione porla l'autore. A comodo però


de’ lettori abbiamo giudi-

legge; » Compose Serafino Razzi Fr. Predica-


cato necessario qui riportarlo tale quale ivi si

Feste di tulio l'anno, le quali col titolo di


tore. e maestro, un volume, di Laudi per la

Santiwrfo di Luudi e con varie annotazioni mandò egli medesimo alle slami)© l’anno |609. in
Firenze, 4. Questo religioso avvisavasl con lai sua faticosa opera di ristorar Toso delle anti-

che Laudi , intorno al compor


delle quali lutti gl’ ingegni piò famosi si esercitarono, special-
dinioilrano
mente ne’ secoli del 300, e 400, ed in particolare in Firenze ed in Siena, come
parecchie raccolte di esse, delle quali noi ne abbiamo vedale tré: cioè una fall*
l'anno 1486,

in 4 conlcncnle in se Laudi di sedici autori. Un’altra intUolala Scflfa di


Laudt Spirituali,
quali avvi
impressa in Firmsc per li Giunti nel 1678, 4, contenente Laudi di venti Autori, fra i
fioriroo nel
alcuno anche del secol del 500; ed un' altra lotta di Aulori di casa Medici, che
nella quale
secolo del 400, falla da Francesco Cionaccì e stampata, in Firenze l’onno 1680, 4,
però; rispetto a LVC/tEZ/A TOftXABrO!f/do* Medici non si danno che sei laudi, che
erano

state prima stampale nella suddetta raccolta del 1485. Ma appresso di me,
olire alla notizia

di mollo altre operette sacre composte da questa virtuosissima dama, si trova della
medesima
una canzone M. S. per il nalale di Cristo N. S. incominciante Dell* rtirp* reale è nnto il flore f
, ,, , , , ,

Nè mai più levar viso o mover pede;


(. Della alirpe regale i ualo il fiere, Pregar che sia ceotooto.
La eoa radice in ogni parie lieoo Del nostro falliasenb asrer iqsrsede.
Onde n' A germinalo il degno rruiio V. Fatto questo pensiero aasoodoa insieme
Qnealo è aal qnel ebe beoedeUo «ea« Si ponevano io terra ginocekiooi.
Nel nome eoo Oienna SalTBtore : Pregando Dio, ohe In br prece degni
Concilio fu dei nostro aaiieo Indo , Oli occhi bevati e dìvoli sermoni,

E ’l Padre e il Figlio e lo apirla ridnllo. Ciaacnn di kure assai laerime geme


D'aTvilir gnell' audace Con gran dolor do' Irapsasati segni
Che ainrbo area la pace Licenia sveam, dioean, di tntli e legni
B signor si Tacerà ognor del taUo Di poterne gnataro:
Non rollo più aeffrir, ni sopportarne. Volemoei br pare
Perchè 'I dimon si sparga , Al bitor noalro, a saper gli alti iogegùi,
Fiori la rerga , e il Verbo si fè carne. Or gli abbiamo imparati a noalro danno,
II. B il seme onde il bai Craite è genninalo Or aiam aimiU a Dint
sol per dirin conaiglio.
Da' eie! cascò Ma aolb il Dimon rio pel fatb inganno I

Nel rargio raselleUa allor si oSerse, VL Esci rimedio alonno, o aignor noalro T
E 'a aolla mezza Botte fiori il giglio Di qneato fallimento tanto grava
Che il riro odor si seale da ogni lato, ANbrecchiali aiamo a penitenza
Nè per cagion nesanoa mai ai perse. Qnealo nimico fallir fatti ci avo
Ansi copri il fetore e lo souunarse. Co* nn falso veder come ci ha mostro
Di qaella serpe antica. B seminato la mala semenza.
Che si mostrè amica SnppUeci, Signor, lo eoo Ina pmdeoza.
A qoeila amhiiiosa, o poi la aperse Non mora il corpo e l'alma
Con volto amano e parlar fitto e fioco, B non porli la palma.
B con sna fellonia, Nostro avversario, nè abbia poteosa.
La stolta gli eredia, o porse il loco, Con omil eor dieieo pietosa sormo.
III. Non persoo qneali drappi, paoni e resto, Signor, to' vis la benda.
Nè gemme oriootali o gran tesoro, Nè più ci ofioada il venenoso vermo.
Non Castella o Citlè, nè imperio ancora. VIL Qneat’ amili pregbbre al eiel salito

Ma peraon dilellaaia e faor del coro E porvsnnto furono ai coaspetlo


Si ritrovarono, e in molte moleste DeU’immenaa boati, ginala o clemente.
Nè dimorarvi, credo appena no ora. Che vide il malisioio ano effello
Ma per disnhbidir ai Irevon fora. Di qnel presnotnoao ebe b lite
Amendua ondi e brulli Sn nel oiel comiooiè, e fn perdente:
Non molti be’traslalli Discacciato ne fu immantamenle
Parve ai primi parenti malvagia ora, E il superbo arroganto
E protestalo lor morte e dolore Al elei rollè le piante
Fuori far discacciati. E sono, ch’era il più locento:
feesi
Di tanti ben privali e Iralti bre, Per invidia ingannò la beila gesto,
IV. Com’e SCO fori a l'nn l’altro si mira. Cbe Dio avea plasmata
E eiasebedon la sua vergogna copro La qnsl fa discacciata e fatta meato.
E slavan fermi e non sapien che farei ;
Vili. Non piacqne al gintio Dio che la vittoria
Che vita Ha la nostra , o ver che opre II fello avesse di portar l' olive
Saprem noi br, che ne milìghiam l’ ira T Che ilmondo fosse a ina obbedienza,
Dicieo fra loro ; abbiam partili scarsi E il rimedb trovò a far l’aom vivo,
E set di noi possiam rammaricarsi. B stesse a lei a poaseder la glotto
Che laob abbiam fallito R glosttoia oaserver, ch'era sua intensa;
Con si folle appalito Altor quella divina aapienza
Altro modo non c'è ch'amlliarsi. A caritè roltoto

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,

Per menda del peeealo. E disegnato e pinlo


Patir vaol morte eroda a riolenza, L’ordine tutto del eoo gran mistero
Mostri a Tori penitenti aegno E Ilo bisogno, che discenda in terra
Che a lai ritorneranno A torre ogni divieto,
Ed ogni danno pagherh nel legno, E mansoelo vineeri la guerra.
IX. Nel legno patir vuole aspro tormento Caniona semplicetta, con ardire
Ed in cambio del pomo si soave Conrortando va quegli.
Fiele ed aceto avri per rerrìgero, Che, benchi aien rebegli
Ni quella pena acerba, eroda e grave Tornin componli alla meni del Sire,
Non alimeria di sopportar lo stento : Con omil cor chiedendo a Ini perdono ;

Sol parchi l'nom ritorni nel an’ impero Con isperanta fida
Di rivincer nel legno ha desidera : Saragli guida a riacquistarne il dono.
Nel legno fa l'nom vinto,

la quale anch’ essa è landa mandatami dall’ ero Jiliss. e celebralisa. Antonio Hagliahechi Bi-
bliotecario del Ser. GD. (a) Or perchè di questa sorta di oomponimenlt non abbiam fatto raen-

aione negli antecedenti libri, slimiam nostro peso di favellar d’essa in questo luogo. Truovansi
adunque le Laudi di diversi metri; ma piè che altri frequentati erano in esse quei delle can-
zonelle, e come abbiano dello, il loro oso è antichissimo, ma ehi ne fosse inventore egli è
incerto, ansi a noi affallo occulto. E canlavansl nelle Confraternite, gli annoverali nelle quali
la nKrcè di quelle cbiamavansi Laodesi. Solamente circa le Laudi , che inlilolansi de’ BIAN-
CHI credesi che elle prendessero origine da no Frale Gesnalo che appellavasi BIANCO, ma
io stimo che pinlloslo avessero tal titolo dalla compagnia de Bianchi (cioè de’ vestili d’abito
di colon bianca) di Siena, nella quale Incominciò a cantarsi Laudi circa il 1399 , a lerroinoa-
al l’anno 1400, per cagione di pestilenza che la disciolse; e ehe il mentovalo Frate, non già
dal battesimo avesse ricevalo il nome di Bianco, ma dalla stessa compagnia dove poteva es-
sere annoveralo: fondandomi in un codice ma. di quei tempi, che serbasi nella Biblioteca
Cbisisna, intitolato Cantoni di F. lacopone e d'altri, nel qnale al faglio 89 leggonsi le seguenti
parole dinotanti che il detto Bianco avesse altro nome proprio. Ineominciano Land» fatta per
I. 0 Frate lagnuato, ehe ti chiami il Bianco. Oltre a che leggendosi in tolte le altre seril-
loro delle laudi di detto frale scrino: /I Bianco lagetvato, certa cosa è che rapponimenlo
dell’articolo avanti la parola bianco scopre la medesima per soprannome, non polendo osarsi
rarlicòlo avanti i nomi proprj, come la grammalicbe insegnano. Può nondimeno egli
ben’ essere che il frate saddello fosse rettore di essa compagnia de’ Bianchi la qnale avesse ,

ano oratorio nel Convento di delti frali Giesuali. > Notisi che il Creseimbeni s’ inganna nel
credere che il Bianco fosse soprannome è non nome, perchè
il menlovalo Frale Giesnato ave-

va dal battesimo questo Bianco, come può vedersi nella rila del B. Ciomnm Colom-
nome di

bini scritta da Feo Beicari, impressa in Siena nel 1841, 4; dove a e li, del foglio C, si dice
che aveva nome Bianco da i’dnciolina (b). E quanto alla dilDcollà dell’articolo se ella valesse
dovrebbe dirai che Dante fosse sopranome, e non nome di Dante Alighieri, poiché in alcun
codice antico si trova scrino il Dante ;
intorno anche reggasi il Mazzoni nella P. 1. della
Difesa a.

{a) Le^^i
a 177 delt'exlìc. ilt’l Cr<>fcinib«iii Veneta T. 111« e aaco con qualche >torplo sìccumo rtuoleto
per vatelUttfì a pac. io de* Componimenti delle Rimatrirì race, da Lnita Berpkllìs Veoexia, Mora 17*0, la it.* —
Pfanfa nota per l'edix. i(Ko, al CioruMxi, c rinacìrà fratiftimo rcderla qai riferita.
(6) Cofnoia di Laudi del BIANCO detto da Siena» anco inedite, « redifiooe di Lucca, Giusti i85i,8tos
dorata al fa Bibliotecario di Lucra , Can. Tclesfbro Bini , quale bene «embra oMervastc , d' un Autonìo Bembo ,
non del Cardinal Pietro esicr la Lauda • Venite amanti del diviuo amare quale col nome del Bembo rìtnsì
dagli »crittori, e che però col nome di Pietro, ncB'edit. 1S7B, e del Bembo loltaiito al lep^r a pag. 08 dì «itiella
dei Bonardo. Bologna sex'aimo (1S80) parti l , in 4 * fi?*

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(S) Dichiara il Ciooaeei a IO che dello libro è opera aon dei GiuaUoiano, ma di

M- Castellano CaslelInnL
(3) Del canto adoperalo anticamenlo nelle Laudi n'abbiamo un faggio io una raecolla
con questo titolo < Libro ^tmo éetU Laudi SpirUuak da divtrti Ecteli, e éitoU autori unti-
thi e inoirmi comporle «e., con la propria musica « modo di cantore ciaecuna Laudi, come ri

è usalo dagli antichi, e st usa in Firenze, racco/le dal P. Serafino Hauti fiorentino deli’ Ord. dei
Prati Predicatori ec. InPenesia ad ittansia dei Giunti di Firenze 1563, 4 [a] ». Per altro il canlo
dollè Laudi essere stalo medesimo che quello
il delle canioue a ballo chiarameule raceoRlieei
dalle aopradette più aoUebe raecolle di Laudi.
(a) Di coi l'altro fomeiuto eacitn ia Firenie Sermartelli, iQog« in 4.* fama il libro Moondo.

It.csta oni a dare qualche ooliria degli Scrillori quivi compresi, siccome
è olTicio di un diligente editore.
Queir amore di conoscere e toglier dal mistero le rarità tra le oneste
produzioni de’ nostri antichi, che mosse a dare nel 1833. ristampale di

FEO BELCARI le Sacre RappresenUuioni, essendo tale da non portar pen-


timento, mosse ora a ripubblicare le Laudi, di cui allora apparve cenno di
promessa.
Di esso Feo, dal Caferro prima, e fìoo dal principio del passato secolo dal
P. Aolooìo Baldas.sarri annoverato nel suo Compendio. Venezia 1724. in 8. fra
gli Uomini Illustri, furono spigolate allora le poche noticie, che di uo umile e
pio uomo di lettere posson rimanere. Notizie che in fronte agli scritti io

prosa di lui, edili in Roma nel 1843-44. in V volumi in 16., dal eh. Ot-
tavio Gigli ebbero onore di ristampa.

Per darle qui anco più sommariamente ò da sapersi, che nato di altro
Feo ai 4 Febbraio 1410, si diè io età provetta alle lettere, Irovossi nel 1436.
alla consacrazione della nostra Metropolitana e ne lasciò elegante ricordo, dal
Moreoi riferito, volgarizzò nel 1443 il Prato Spirituale o Libro VI delle
Vite dei SS. Padri, fu de’ Priori per Luglio e Agosto 1453. de’ XII Buonoroini
negli anni 1431 e 14o8. e 1468 uno de' XVI Gonfalonieri delle Compagnie
nel

del Popolo. Sposala nell’anno 1435 Angiolella de’ Piatili, ebbene Iacopo, Feo
c due femmine; Papera, che fu moglie a Miliano fratello di Benedetto Dei il

Cronista, siccome a 280 del voi. Il , notò il Crescimbeni , e altra che fu poi
Suor Orsola monaca al Paradiso. Fece erigere nel 1 453 un altare in onore
della Beata Uoiiliana de’ Cerchi nel celebre Tempio di S. Croce. Finalmente
nel Alaggio 1 482 essendo scrivano delle graticole del Monte ,
vedesi con
encomi ^ diligenzia deputalo in unione con Iacopo suo 6glio al libro

del Selle per cento.

.Scriveva morali poesie a Povero, infermo e col capei senile » finché di


anni 74 a’ 16 Agosto 1 484. venne a morte, compianto dal suo giovine amico
,

.«Il

Girolamo Benivieni coll'Elegia , che vistasi prima Ira le di lui opere. Firenze,

Giunti, 1519, in 8., leggesi anco in fine del presente libro.

10 dello volume, edito nel 4833, si ha il novero delle di lui produzioni,


tra le quali è tenuta in conto di prosa per il suo tempo eceeltenie la vita

del B. Giovanni Colombini , della quale si hanno almeno ben dieci edizioni.

Francesco d'ALBlZO sembra non esser altri, che Franceschino degli

ALBIZI ,
dall' Ammirato nelle Famtgìit Fiorentine detto il giovine, e del

quale due Ballate, accennate già dal medesimo e dal Mazsucbelli, leggonsi
nel secondo volume delle Poesie raccolte dal Trucchi, che si esprime; per
esse, tolto il Petrarca, non saprei a qual poeta questo Francesco possa dirsi
secondo. Molte di lui Laude vider la luce nella raccolta 4 i85 ,
più altre

nella successiva, e dopo Feo ve ne ha più d' ogni altro.


Di Lucrezia TORNABVONI, madre di Lorenzo il Magnifico; mancata
ai vivi a 25 marzo 1482 si hanno qui le Laude, riprodotte già dal Cionacci,

più la bella Canzone somministrata già al Crescimbeni dal Magliabecbi e


peggiorata nel volumetto del 1726 di Luisa Bergalli tra le Rimalrìcì Italiane.

11 BIANCO per lungo domicilio detto da Siena, fu dcU'Anciolina, e quindi


Fiorentino e dì sue sacre poesie pubblicò t'n Lucca Giusti 1836, un bel
volume in 8. il fu Can. Telesforo Bini.
Di F. Antonio BETTINI da Siena, Vescovo di Foligno, autore del Monte
S. di Dio, Firenze 1 477 in 4. libro famoso per tre grandi incisioni in rame
di che va ornato; si hanno notizie nell’Italia Sacra deH'Ughelli, negli Scrittori

del Mazzucchelli e del De Angelis [Biografia Sanesi).


A chi non è noto il martire F. Girolamo SAVONAROLA? In Firenze
Cellini 1862. 8. esci raccolta dei sacri componimenti xxir. trovati scritti di

sua mano. Convien creder però non ìsdegnasse trascrìversi per proprio uso,
ed onorar cosi altrui poesie ,
per ispìegare come varie di quelle in esso volu-

metto comprese trovinsì negli antichi codici e stampe col nome di altri.

Maggior poeta di tutti questi suol reputarsi il Mago. Lorenzo de' ME-
DICI, le coi poesìe, edile già da Paolo Manuzio in Venezia 1554 in 8.

fors’anco per essere stato uno de’ fondatori del principato sopra la sua patria,
ebbero pregiatissima e direbbesi soverchiamente splendida ristampa (insi-

nuatasi la superbia anco nelle Lettere, eh' esser dovrebbero ministero di


perfettibilità o di vicendevole amore) in Firenze, Molini 1825. in IV voi,
in 4. per cure Sovrane, aggiuntavi l'assistenza dell'aureo uomo di lettere
Ab. Luigi Fiacchi, mancato li 25 Maggio 1825. sì benemerito dell’educazione
per le sue Favole, che portano il nome di Clasìo. Non fu omesso il Comenlo
dell’ A. medesimo, bensì i componimenti meno onesti, giacché più premuroso
forse di primato nella sua patria che d’altro, sembra che per mire idilliche

G'oo^e
,

XIII

fosse eoa i licenziosi àe' Fescennini carnaecialeschi e (diciamo delta saa vita io

tempi diversi) con i pii, che sUidiavansi di formare con le Lande argine ed
antidoto a quelli.
Due sole se ne hanno del di luì cogino Lorenzo di Domenico TORNA-
BVONI, vistesi già nelle raccolte 4489 e 1510. Altra che incomincia Deh dolce
Redentore sta nella raccolta 1563 di F. Serafino Razzi.
Non poche ve ne sono del celebre Veneto Leonardo GIVSTIMANI, di

cui un volumetto ne usci forse per la prima volta in Venezia (per Bwrtoiom.
da Cremona) 1 474. 4., e negli anni 1475 1483 1490 1495 1517 ebbe ivi
ristampe. Quest’ ultima in 8. in carattere tondo con fig. contiene LXX com-
ponimenti, varj de' quali ridocti in lingua Fiorentina ìeggoasi nelle raccolte qni
comprese , e alcuni come d' incerto o col nome di altri.

Di carattere del Sec. XV trovo nel mio esemplare della raccolta 1489
scrìtto esser la lauda CCLXX del Card. Gio. DOMINICI Fiorentino. Cb. Cav. Il

Donato Salvi pubblicando il bel voi. con ritratto , intitolato Regola del governo
di cara familiare Firenxe, 1860, in 8. ne ravvivò degnamente la memoria.
Siccome per F. Ugo de’ Vinaccesi, detto PANZIERA, da Prato operò il

Cb. Cav. Cesare Guasti, dandone in luce Alcune Laude in Prato 1 861 in 8.

Notissimo, e forse il più antico de’ volgari Poeti Cristiani si è F. lA-


COPONB De' Benedetti da TODI, quale ha qnì varie Laude col suo nome, più
altre, non saprebbesi perchè, ad altri attribuite.

L’estrema rarità de’ volumi in questo nostro riprodotti foce che il di-
ligente Monstg. Giovanni Rottaci desse monche e imperfetta in fine della
Disciplina e del Dialogo di S. Gregario (prose del Pisano F. Domenico CA-
VALCA) poesie di esso Cavalca, stampate già in quelli complete.
A quanto fu accennato di C. CASTELLANI qni sopra, può aggiungersi
che S. Venanzio, S. Eufrasia, S. Tommaso, S. Onofrio sono i titoli delle di
lui Rappresentazioni, e che i Versi sopra S. M. Nuova, accennati n^la Fi-
renze Illustrata dal Del Migliore, un opuscolo intit. A/orale, citato oeUa sua
Bibliografia dal Moreni , e più altre Laude si hanno di lui in antiche edizioni.
Altra edizione de' Vangeli. Fiorenza a ist. di Francesco di Gio. Ravennate 1534.
m 4. nel T. I. 168. degli Scrìtt. Viniziani, ricorda il P. Gio. degli Agostini.
Accadde pure ai diligentissimi Poggiali a Mortara, mercè la rarità delle

antiche edizioni delle Laude, di dame a torto in luce negli anni 1813. 1836,
per inedite.
Fecondissimo, se non elegante poeta si fu Bernardo GIAM8ULLARI
padre del celebre Pierfraneesco lo storico. Citò la Crusca la di lui continuazione
del Ciriffo Cafuaneo, curioso Poema di Luca c Luigi Pulci, e pregiale son pure

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XIV

le sue storie in ottava rima di S. Gio. Gualberto e di S.Zanobi, e questa


ebbe in Firenze in questo stesso anno esatta ristampa.
Tra le Laude d’ incognito accenna opportunamente il Sansovino esser-
vene de’ Fratelli Pulci; e nellcdizione 1578, havvene una col nome di Angiolo

Poliziano, quale incomincia ; Vergine santa immacolata e degna, diversa proba-


bilmente da quella, al Poliziano non disdicevole, stampata qui a , che ha
immacolata e pia, nè per l'incuria de' passali Bibliotecari, della edizione 1578,
che pur vi sarà ;
io Firenze è dato vedere e riscontrare. Sonovi nel volume
che ora esce io luce, Laude per merito poetico e di stile tanto differenti dalle
altre, che utilmente per avventura alcuno ne darò per i più schifiltosi, delle
più eleganti una scelta.
Mentre tante amorevoli cure, e anco di uomini per ingegno e sapere
polenti, hanno meritato i Canti popolari di diversi popoli d'Italia, non mancherà
per avventura chi riguarderà per lo meno con occhio di compassione chi,
dopoché da impresa simile restò scoraggialo un Barlolommeo Gamba, ha
avuto la bonarietà d'incontrare coraggioso sacrìSzj indicibili per rimettere nelle
mani degli studiosi il presente volume.
Non vi si parla, infatti, di arti, di progresso, di terrena materiale feli-

cità; divide anzi con quelli del Passavanli, del Cavalca, e di non pochi altri per
il terso linguaggio accarezzali anco dai dotti, la qualità non mollo accetta all'uni-

versale ,
di rammentare sublimi verità, che danno assai da pensare.
Dicesi che l' inimitabile Italiano Poeta Drammatico, ora quasi dimenticato,
ma che dovrà tornare nel dovuto pregio, volesse bandito dalla sua conversa-
zione tullociò che ricorda quel che tulli mirabilmente adegua, il fine di

questa vita mortale. Chi per questo capo vorrà a quel grande dar lode
d'intera saviezza? Che dire di chi, anziché comporsi meglio che può col

suo legittimo creditore, si appigliasse al partito d'impugnare stoltamente il

suo debito?
Grata e pregiatissima dagli eruditi riuscì la raccolta in tre volumi, data

nel 1501-1504 da Aldo il vecchio de' POETI CRISTIANI Greci e Latini,

ristampatasi poi fuori d' Italia ed in Roma. Dai vari antichi manoscritti e da
non poche quasi sconosciute edizioni , agevolmente polrebbesi formare altro

adequalo volume di antichi POETI CRISTIANI della lingua Italiana. E se ciò

riuscirà ad effettuarsi ,
sarà innegabile il benefizio del genere suo reso all' Italia

e al Mondo tutto, e la sodisfazione dell'animo io aver fornita per via del

diletto, per poco, che uno sentasi capace di gusto in Lingua e in poesia,
in tanta colluvie di genere opposto ,
una lettura non inutile al cerio a render

l'uomo meno dissennalo e migliore.

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, ,

OSSERVAZIONI ED EMENDE

LAVUA. Prima. Da qaeata incominciano la più parie della edizioni. Castellano Caslel- A
lani piacque farne nna più dotta forse, non cosi felice imilazione, ed i nel
Tolome al n. cecie.

IV, Questa , siccome qualche altra dell’ edii. 1480 fu trascnrala e omessa nelle suc-
cessi re.

XVI. Nell’ edizione Paelni è alquanto diversa e dopo la terza ottava ha quanto forma
in questo volume la Lauda cccicv. Nelle stampe tutte manca il verso che
dovrebbe rimare in orla.

XVIII. Non saprebbeai come spiegare leggersi questa tra quelle di Lionardo Ginstiniano
Bn dal 1474 uscite in luce.

XX. Nell’ediz. 1510 incontrasi dne volte.

XXXIV. Siccome questa inavvertentemente nella iioslra edizione: ed è pare Ira quelle dale
nel 1838 in Parma per inedite.
XLix. Di penitenti carreggi - di penilenzia.
:

LXxxYiii. È Ira quelle di Lion. Ginsliniani.


xcvii. Leggeai ristampata nelle Memorie di Modena xvi, 131.
cii. È la X delle xxrv dell’ediz. 1883 delle Poesie del Savonarola, otto sole della
quali leggonsi qui pare.
cxux. Vislasi prima Ira quelle del Ginsliniani ,
poi nell’ edix. 1485 , allribnila al Bel-
eari, poi nel 1749, nel voi. I, degli dnnofei Ssreonim del P. Giani e nel
1735 , nel Diario de' PP. Serviti del P. Bonfrizieri , siccome di Snor Diema
Imbarcati, poi come del Savonarola nell’ediz. 1883, della di Ini poesie,
siccome di Feo ed inedila nel 1813 , nella Serte di Gaetano Poggiali , che
nelle eorreiioni la sospettò di Madonna Battista Halatesta.
cu. Leggeai sotto nnm. Il tra quelle del Savonarola.
CUI. Inserila già nei piccoli catechismi ad uso de’ fancinUi e trovasi tra quelle di
Lieo. Giustiniani.
culi. É la IX nell’edis, 4883, del Savonarola.
cLiv. È la LXX. Ripelnla per inavverlenxa
cLvi. B la xiii nell’edit. 1883 , del Savonarola.
cux. E la XIX tra quelle dei Savonarola ediz. 1853, con più la 3.* ottava,
e E similmente chi cerea ricchezze
Onor, piacer aensnali e terreni
Non può gustar di queste gran dolcexxe
Che il mondo non può dar questi gran beni.
E veri gandj e la vere allegrezza
El signor dona a’ cor di fede pieni :

Instisaimo che chi non cerea Dio


^
Non
trovi cosa, che empia el so’ desio
L’edix. 1510 ha i Servando ben le sanie sna mandala •
cLXXii. Leggasi; c O sacra virgo in parlo, poi e pria ».

excvi. Riferita dal Qnsdrio per saggio di venustissima poesia,


ccvi. Forse deve leggersi i O lasso a me lapioo, isvenlnralo ».

ccix c ccxxii. Leggonsi Ira quelle di L. Giustiniano. Il verso 13 della ccii pare che debba
dire • Da amici e da parenti ». Verso 4 ultimo' RiSula al Inllo ed ogni
villà brama (Pacini).

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XVI

ccxr CsmiDcia «gatlmeate ma « divam U xtn. In foaUa dui Sivooaroli.


CCIXXIV. £ In qoella del Giatliniani, e con 10 qaarlioe più neH’edii. di Venetia 1517.
CCXXXVI. Con olla «Irofelle di più loggeei al n. xviii Ira quelle del Savonarola.
CCXXXVIII. I.a xn. Ira quelle del Savonarola neiredii, 1851 comincia egualmente, ma è diversa.
r.cLXvii. B Ira quelle del Ginsliniaiii.
COI. IX. Del Dominici secondo la noia ma. nel mio esempi, del 14SV. In Lncca poi
nel 1810, dala per inedila Ira quelle del B. lacopone.
CCLXXIV. E al n. IX , Ira quelle del Savonarola. Ivi perù eon peggior lezione,
CCLXXIX. fi In quelle del Giusliniani, siccome le altre di num. ccLxxi e cclxxxii.
CCLXXXVI. Stampala nel 1860 siccome di F. Dgo PANZIERA.
CCLXXXVII. È Ira quelle del B. lacopone.
CCUCXXIX. fi Ira quelle del Giustiniani.

ccxc. Con altre Servenlesi del Cavalca stampata nel 1786 , dopo la Meiidm del cuora
da Monsig. BoUarl.
CCXCl. Stampala dal medesimo, priva però del quarto versetto a eìasenna stroh, dopo il

Dialogo di S. Gregorio, Roma , 1764.


ccxcv. fi parte della xvt. siccome si è accennalo,
CCVIII. fi segnilo della cccvn omesso neiredislooe del Padnl.
CCOXV-M. Trovansi tn quelle di F. lacopone. Nella cccxvi. Dee dire non disto, ma dieire.
CCCXXTI. Nella seguente edii. 1810, furono omessi i pezzi iniilolati. Divisiene prima
divisione seconda.
CCCXXVII. Il qoarl’ nllimo verso deve dire • Del quel numero voglio io t.

CCCXU1. Deve dire: i Ricorriamo a Maria


Che è piena di grazia.
Perchè ci stnzia
El mondo Inttavia >.

CCCLXXII. fi la ccxivi di Francesco d'Albizo, che Ivi perù ha la S ultime strofe meno.
CCCLXXIX. Il quarto verso dee dire < Odi il pastor >
CCCLXXXtX. Nella seconda strofa intera è invertito nn verso e deve din :

• Per dan al cibo santo


El capo, el volto, al corpo, el petto infnnlo
Per farti seoo nnita :

Apri, deca e amarrila, el dnro con >.

cccxc. Imilaziona della prima di Feo, siccome si è aceennato.


CCCXCI. Da non confónderai con quella di n. xvni. del Savonanla edix. 1861 : « Inù
doies conforto e sommo tene > afEstlo diversa.
ccccunr. < Anima ingrata , da che vnoi parlin ».
Imitazione di quella di Michele Chelli , vedi n. clx.
CCCCLXXIT. Per il B. Bernardo degli Dberti: rimasta ignota al P. Inneo Affò ,
che ne de-
scrisse deliamente la vita. Parma , 1784 , In 4lo.

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LAVDE DI FEO BELCARI.

Si ricco son che l' universo è mio.


Un segno ti vuo dar che cosa è Dio ;

che cosa Pace non trova chi è da me partito.


Come l’anima priega Lidio gli dica
Nessun mi perde, se non è ingannalo,
egli sia ed in che modo : Lidio risponile.
Nessun mi spregia, se non è impazzilo.
Nessun mi trova, se non è purgato :
Da che la m’hai, Iddio ,
il cor ferito Chi non mi serve è già morto e perito,
Del luo amor, deh dimmi, se li piace. l’son si buon, che quando m’hai fallilo

Quel che ID se’ : quanto ne son capace In molti modi cerco pace fare :
Acciò ch’i’nicnda don che m’hai
il largito. A me non può mai nuocer tuo peccare.
Colui che è si chiama il nome mio. Ma vuo’ per farli salvo esser servito.

Spirito sono e semplice natura. Tant’amor porto all’umana natura,


Di tutte le cagion son cagion io. Chè all’immagine mia la volsi fare;
Creator sono d’ogni creatura : Fummi disubbidiente c aspra e dura.
La ctcrnitade è la mia misura Ed acquistò la morte per peccare;

Atto son puro e son luco infinita ; àia perchè Fuomo non può satisfare.

Io sono via, verità e vita Avendo offeso me inilnilo bene,


E sono el sommo Ben , ch’è concupito. l' presi carne e mori’ con gran pene
La mia potenlia può ciO ch’ella vuole. E pagomi del mio prezzo inCnito.
«opratieila lamUi ù canta come : \
La sapientia mia non pnO errare, Madre che Coini che rcee
fetsti ti /
E la volontà mia mai non si duole
D’aver amato, e sempre vuol amare:
II.
L’altezia mia non si può sguardare
E la bellezza mia più ch’altra 6 bella : Come ’l lìglinol di Dio in croce si lamenta
Di certo vita eterna è veder quella; del peccatore.
La mia dolcezza passa ogni appetito. (Eaotaii conte — O Imso me, tapino ,
iren(oraia}«

l’ho el viver sansa esser nutrito.


Conosco sanza alcuna passione; 'l'anta pietà mi lira c tanto amore
l’bo el mio sapor sanza appetito. Di te, vii peccatore.
Io intendo sanza astrazione. Ch’io pendo in croce per lo luo peccalo.
Io conferisco sanza successione. Risguarda un po’ chi è colui che pale:
Io contemplo sanza salimcnto. Però ch’io sono Dio, fìgliaol di Dio,
Io ho el muover sanza variamento l’soD retcrna edimmensa bonlalc,
E sono in ogni luco sanza sito. Che son divental'uum per le uom rio ;

In me son tre persone in una essenza Principio son delle cose create.
Padre e Figliuolo c Spirito Santo : E do salate a le col sangue mio :

Ciò ch’è in me è Dio sanza falicnza La carità m’induce a patir morte


In me non è dolor, pena, nè pianto. Per aprirli le porto
Ciò che è creato è in me tutto quanto : Del paradiso, d'onde cri scacciato.

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Rompi la pietra del tuo duro core, Non sarc’ mai dal buon Gesù diviso.
Ed apri un poco gli occhi della mcnlc, Deh sguarda con la mente, anima mia.
Vedrai il tuo innocente creatore Quella gloria gioconda ;

Com’agnollo arenato star pendente : Nel Ciel s'adempie ciò che si disia :

Da me impara, se tu hai dolore Quivi ogni bene abonda ;

A esser mansueto e paziente Però fa che tu sia da’vizj monda ,

Che pricgo '1 padre mio ad alta foce Acciò che al tuo partire
Per chi mi ha posto in croce, Tu possa gire a quello cloroo riso.
E tu crudel tuo’ esser vendicato. E poi contempla quello immenso foco
Non mai cosa tanto da stupire
fu Deiranimc dannate:
Uuanto patire Idio per l'alma ingrata, Per van diletto falso, brieve e poco
l'son l’Eterna vita, e vo* morire Son cosi tormentate ;

Per satisfare alle tue gran peccata Ma quel dolor che più le fa penare
E chieggo io questo crudo e gran martire È saper per ccrtanza
Vn poco d'acqua , e da nessun m'è data ; Sanza speranza star nel fuco assiso.
Ansi per crescer mia pena crudele Che ti varrà ricchezze, onori e stato,
Mi danno aceto c Tele O piacer sensuale.
E tu cerchi diletto in ogni lato. Che abbia avuto, essendo poi dannalo
Per liberartimi soo fatto servo Nella pena eternale?
E son per arricchirti impoverito; O immensa pazzia, o sommo malo
VmiUato soo per te superbo, Al ben far esser sordo,
£ come cao son beffato e schernito : E star pur lordo ne’ peccali intriso I

Co’ ladri è posto in croce il divin Verbo Non vedi tu che '1 Mondo è pien d’inganni?
H tu por cerchi d’esser riverito : Chi più vive più more
L' Eterna sapientia i tormentata Chi me’ li par che stia ò pien d’aCTanni.
Per te ,
anima ingrata ; Ciascun ha suo dolore.
Ben si può dir eh’ i’ sia di te impazzito. Se non colui , che s’ò dato al Signore
Scura la Luna c ’l Sol per la mia morte Che di ben far non larda,
Fendesi 'I vel del tempio tutto quanto. E sempre sguarda il Ciel col suo cor fiso.
Trema la Terra, e romponsi le porte Destati adunque o pensa l'altra vita.
Del Limbo per Irarn'ogni Padre Santo : Pensa quel bene eterno.
La pietra c il sasso, ch’6 si duro e forte. Tu so'pcr far di qui presto partila,
Si fende per mostrare 'I suo gran pianto ; E non temi l' Inferno.
E tu, al quale ho data la ragione, Non pensi tu che io dolor sempiterno
Non bai compassione Tosto li troverai
A me , che son per te morto e piagato. E virerai essendo sempre ucciso.

III. . IV.

Come gli Angeli dimostrano al peccatore


Come il peccatore conforta sé medesimo che e peccali accecano la mente
a pensare all'altra vita. e non satisfanno al desiderio.
(
Cantasi come — IUhc, gigit e viole rteuB Jel vim}. (Caotasì com« O G«<ù o ìnftoìto amorv;.

S ’i

Ed
pensassi a’ piacer del Paradiso 0 mente cieca , o insensato core
agli eterni guai Pe’ tuo’ pravi costumi

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Apri gli occhi a qoe* Inmi Ad ogni buono cITello.

Sema quali ogni aenno A grande errore. Se troppo giaci in questo Ino difetto
Volgiti e aguarda io quello specchio eterno La Divina giosliiia
Della bontà dirina, Punirà tua nequizia
Nel qual rcdrai , che ciascun tuo gorcrno Con quella eterna morte, che non more.
In tenebre cammina ;

Se ben considerrai , alma meschina V.

Ogni divin precetto


Vedrai ,
che l' ha costretto Come Dio dimostra al peccatore e massimi
A quel scrrigio ,
che ti fa Signore. benelìzj che gli ha conceduti.
Soave è il giogo suo, leggèri 'I peso {Caotasi conto — O Ge>à dolee, o infinito amori*).

Chi rolentier lo porta :

Di tutte le firtà fa l'oomo acceso Che far polcvn per la tua salute
Al Cielo gli fa scorta Che per me non sia fallo ?

£ vede ben che ogni altra via è torta ; O cieco, sorilo e mallo.
Perchè ogni van diletto Che segui il viiio, e fuggi la virlule !

Oscura r intelletto L’eterna mia bontà volse crearti


E non da pace drente , ma di fore. Air immagine mia :
Nessun piacer mondano , o sensuale Animai bruto ben potevo farli

Può dar vera letiaia ,


E la mia cortesia
Però che essendo l’anima in mortale : Di tutto il Mondo ti die signoria.
Non gusla tal dclitia Ma tu per tuo peccalo
Ua 'I cibo suo è l'eterna amicisia La morte bai guadagnato,
Perchè con quella stampa Tulle le pene son per lo venule.
È fatta la sua lampa Ma la mia carità , che è influita

Onde di cose eterne è il suo sapore. Per mal far non iscema
Non vedi In chi vive con virlotc Per levarti la morte e darti vita
In ogni cosa ha pace ? Della gloria suprema
Perchè conforme al Re della salute, Discesi in terra , e presi vita strema :

El qual lo fa capace Per tua colpa superba


Che ciò che avviene è per suo ben verace, Sostenni morie acerba :
Perchè d'amor procede Col sangue mio sanai le tue ferile.
Cib che Dio ti concede Nascer t’ ho fatto nella vera fede :
Perch' Egli è il fonte del perfetto amore. Non se’ Turco nè Moro,
Ogni animale ha il volto in ver la terra Condenoalo è ciascun che me non crede ,

Perch’ a quella crealo ; AH’elerno martoro ,


Ma l’aom. cb’è saggio dal suo cor disserra E lu iograto , d’ogni mio tesoro
(^i terreno stato Se' peggio che Giudeo
Perchè si vede ’l viso alto levalo O Cristian pravo e reo ,

Allo cose supreme Da le non son mie grazie conosciute.


Oode brama e’ teme
so Quanto prcdicazion, quanti consigli.
El trino ed uno Dio suo creatore. Ti sono stali dati

Leva su dunque, e sguarda con queiroccbio Perchè lu fugga e’ tuo' mortai perigli :

Ch' è sinderisi detto : Dricto lo gli hai giltati :

Fa che ’l tuo doro cor pieghi ’l ginocchio. Quanto gli usci del cor t’ ho già picchiati,

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Ma tu di (e nimico Noi Siam concorsi sotto le lue vele.


Non curi quel eh' io dico Chiamando a te, che siamo figlino' d'Eva
Di male in peggio son le tue cadute. Per lei sbandili in pena si crudeie.
Che scusa barai dinanzi al mio conspetto La immensa tua pieté preghiam riceva
Della tua vita riaf Lo nostre preci, e profondi sospiri
Se non ti salvi non è mio difetto, Piacciati udire : e nostri dolor leva.
Ma è la tua pazzia. Noi camminiam con molli gran martiri
Ben è la tua grandissima stoltizia Per qnesla valle di lacrime piena
Che pc'piacer terresti Ed io le posti abbiam nostri desiri.
Tu perdi o’ben celesti, Deh volgi dunque a noi quella serena
E vai dove non vaglion le pentule. Tua santa faccia, e queirucchio demente
Levi da noi questa mortai catena.
VI. E dopo questo esilio si dolente
Dimostra a noi quel frutto benedetto
L'Ave Maria. Del ventre tno , Gesù tanto lucente.
(Cantasi come - l' TCf^o ben che 1 ben serrir è vano). O Maria , di Dio eterno oggetto
Nostra avvocala , virgo umile c pia
A ve ,
del verbo eterno genitrice Dolce e clemente e del del gran diletto ,

Maria ,
de'peccator per pietd madre Piacciati degna far l'anima mia
Grazia concedi a cbi di te ben dice. Di darli laude , e dammi tal virtule

Piena di grazia ti fe T nostro padre: Che contro a luo’oimici abbia balia :

Signore e Dio del cielo ,


e della terra E dal tuo figlio impetraci salale.
Teco abitò per tue virtù leggiadre ;
Acciò che al fin dalle infernali valve

Benedetta Onendo nostra guerra Liberi siamo, o per grazie ottenute


Tu se’ la porta di somma salute, Con ogni umiliU ti diciam salve.
In tra le donne vergin, che non erra.
E benedetto il re delle vìrtute
Frutto acquistato di Spirito Santo: vili.

Del ventre tuo le grazie son venute :

Gesù ci sciolse dall’eterno pianto, Come l'amor divino diletta e allumina


Santa Maria, per la tua umiltade. el cuore purgato.
Madre di Dio ognun ti faccia canto:
Priega il tuo figlio, fonte di pictade. Cantasi come — Lc{r^iadra damipUa \
( e come — Molto m' annoia dello mio messere /
Per tutti e peccatori in questa punto.
Ed alla dimostrata umanitadc.
Sicché ciascun sia por te in Ciclo assunto. Oesù, sommo diletto e vero lume
D'ogni purgato core
VII. Fammi annegar nel tuo perfetto amore.
Se tanto dolci son di te cercando
Salve Regina. Le lacrime e i sospiri

(CaBlAki come — l' Tei*^ ben cbe'l ben servire è vjtao). Quanta dolcezza barò po' le trovando
Empiendo e mie'desirìT
Regina di misericordia. Gesù lì mie'martiri non son grievi.
Vita e dolcezza di ciascun fedele. Ma gaudiosi o lievi
Nostra speranza e fonte di concardia. Sperando fruir le infinilamcnle.

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Alcuna volu essendo nmilialo Mettendo in odio a ciascun con sua lima
Dentro nel cor ti sento, Lo ordine, nel quale egli è entralo,
Ma innanii che di te mi sia cibato E si egli dice con sua falsa stima :

Ti Tuggi come un vento. Qui non potresti mai esser salvalo :

Gesù, quanto contento mi farai Però se se’ armato gli dirai :

Quando mi sazierai Disposto sono ornai


S'nn piccol saggio fa morir d'amore ! A servir Gesù Cristo io questo stalo.
Quando al mi’occhio giugno la tua loco E cosi gli occhi sempre a Dio levati.
Allor chiaro conosco, Segui la tua celeste vocazione
Che ogni altro amore io tenebre conduce, Dolor grandissim’ abbi de’ peccati,
E sempre lascia fosco. Purché non venga alla disperazione ;

Gesù , col cor ti posco che mi allumi E con vergogna e pena confessati
Tanto, ch'e’ mie’ costami Fa’ lietamente ogni satifazione.
Sien lutti pieni del perfetto amore. Porta dilezione a tutta gente,
Sia puro, obedienle.
Non disputar quel che t'è comandato.
IX. DaU’altra parte spesso penserai
Le molte grazie, che Dio t’ha donate,
Lettera mandata a ano che si voleva E con lutto il tuo cor gli renderai
far religioso. Lande e henedizioni smisurate :

( ùintMl come — Si rortemeote «on tratto d'amore ).


E fa che sempre in ogni allo, che fai

Tu ami e temi la sua gran bonlate.


0 anima, che’l mondo voo’fuggire. Se la sua carilale andrai pensando
Guarda, che ’l tuo desire Non li dorrà poi quando
Non sia per tuo difetto annichilato. Sarai dal tuo fratello ingiurialo.
Guarda se la cagion tua principale Guarda il tuo cor da lutti e ma’ pensieri.
È per l’onor divino e tna salate, Non stare ozioso e vivi allegramente.
Non per fuggir fatica corporale Rompi la volontà tua volentieri
0 altre avversitade a te venate : Se pace vuoi aver nella tua mente :
Però eh' n’ ogni stato spiritale E fa’ che gli alti tuoi non sieno altieri,

Son delle pene o passioni acute: Anzi umili e benigni ad t^ni gente:
Dunque se le cadute vnò fuggire Non mormorar niente di persona.
Dispanti a gran martiri Se tu vuo’la corona
E vincerai quando sarai tentato. La quale aspetti in elei gloriOcato.
Innanzi che tu entri in vemn loco Fuggi l’onor come mortai veleno,
Vsa lotto il veder della tua mente E stima ognuno esser di le migliore :

Piglia consiglio, e proova prima un poco Poni sili sensi ed alla lingua freno.
Se la se’atio a star con quella gente. Guarda che non t'inganni il proprio amore
Acciò che poi, quando ta se' nel gioco Pensa alla vita, che non vien ma' meno,
Ta non ti dolga d'essere imprudente, E quanto tosto corron le nostre ore.
Perocché chi ai pente in colai porlo Però con puro core e gran disio
È dna modi morto
in Fa' che tu serva a Dio,
Ed è da Dio e dal Mondo hcffalo. Acciò che alQn non ti truovi dannalo.
Quest' è la lentazion grande, che prima Pensa alla vita di Cristo e de’ Santi
El diavol mette a chi s'ò a Dio dato, Quando ’l demon dell'accidia t’assale:

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£ vedrai per le pene luUi qDanli Che ogni ’nginria in pace sosterranno,
Essere aodati al regno saperoale. Ed credi saranno
E considera poi gli eterni pianti Della terra di que', che vivon sempre ,.

Che acquista l’non), che a Dio non è leale.


Se la pena infemal mediterai Vincon nel bene il mal senza rancore.
Con fervor cercherai Beati que' che stanno in pianto e lutto.
D'essere in questa vi^ alTaticato. Però ch’essi saranno consolati :

Questi hanno quasi ’l cor di doglia stmlto


X. Pe'loro e per gli altrui vizj o peccali,

E SODO scienziati
Evangelio delle beatitudini esposto. Del mal delmondo e ben del Paradiso,

CaDtatit come e Vanecll dì \


Onde fuggono il riso
( c erme — PìMicdtc CdU Maria / Per goder sempre Iddio consolatore.
Beati que’ che hanno fame e sete

Ognun con puro core Della giustizia e d'ogni vero bene :

Oda r vangai di questo santo giorno, Però che fien satolli ,


e dalle rete
Acciò che sia adorno Dell’ inferno fien salvi sanza pene,
Dello virtù che narra el’ Salvatore. E rollo le catene

Descrive San Matteo, che ’l buon Gesue De’ corpi lor, fruiranno quel Sole
Sali vedendo le turbe in sol monte Di giustizia, che vuole,
Ma quando quivi a seder posto Tue Che forti sian contro a ciascuno errore.
Li discipnii suoi con lieta fronte Beati que’ che ban misericordia.
E con le orecchie pronte Però che essi la consegniranno ;
S'accostarono a Ini, ed egli aprendo Per essere con Dio questi in concordia
La sua bocca dicendo. ,
Tulle le ’ngiurie lor perdoneranno
Gliammaestrava come buon pastore. Ed a’ miseri danno
Questo dimostra, che voleva dare Sussidio quanto porla il lor potere.
Nell'alto loco gli alti sua precetti, Per poter po’ godere
E si c'insegna le torbe schifare. El trino uno Dio nostro Signore.
et

Per conservarci mondi, puri e netti ; Beati que' che son mondi di core
E sempre o santi detti Però che essi vederanno Iddio:
Si vuol, come gli apostoli, ascoltare, Mondo non basta solo esser di foro
Perebò ’l divin parlate Dall’opere maligne, ma il desio
È cibo per lo qual l’alma non muore. Aver semplico e pio.
In prima disse quel maestro santo : Si che adempiamo e ’l pensiero e’I desire.

E poveri di spirto son beati Per poter poi salire


Perchè ’l regno de’ cieli tolto quanto A quel monte , che è Cristo Redentore.
È lor, perchè si sono umiliati Beali lutti e paciOci sono
Ed in timor fondali Perchè flgliuo’di Dio saran cliiamati :

Hanno il principio della sapienlla Questi son que’ che allo spirilo bono
E la lor conseieniia Hanno lor sensi tulli regolali,
Non è imbrattala di mondano amore. E gli animi ordinali
Beati sono e miti c mansueti. Ad ubbidir al paciOco Iddio,
Perchè la terra essi possederanno ; Però col cor giulio
Questi son que' pazienti e quieti. Han dentro pace, se non l’han di fore.

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Beali quc'chc persecuzione XII.

Patiscon voleoticr per la giustizia ;

Allor si prora la dilezione, Come ’l servire a Dìo diletta l'anima.


Quivi si mostra la vera amicizia (Cantasi coma — O CrueiStio ch< ad d«l diioori).
Onde per tal milizia

È loro el regno de’ celi in eterno ; Chi serve a Dìo con purità di coro
Però, se ben discerno, Vive contento o poi salvalo more.
De ielle doni è pien questo tenore. Se la virtù dispiace un poco al senso
Beati sete quando maledetti Nel suo principio, quando ò esercitato
Disse Gesù, dagli uomini sarete, L’alma che sente vero gaudio immenso
E so perseguitali io fatti e in detti Drente dal core, è tutta confortala:
Da lor per odio ri rilrovorcle. La mente sua sì trova radiata
E se ogni mal vedrete Da quella luce del sommo splendore.
Per me centra di voi detto mentendo Quando ordinati son tutti c costumi
Direte allor galdendo: Drento e di fuori al nostro eterno Dio
Obi ci sepererà dal Creatore ? AUor si veggon quelli eccelsi lumi
Gaudele dunque ed esultate mollo, Che fanno viver l’uom col cor giulìo :

Perchè la merce vostra è copiosa Cantando va per un santo disio


Ne’ cieli, ove non può esser ma’ tolto Le gran dolcezze del perfetto amore.
El gaidio vostro da nessuna cosa. Va giubilando e dice : o gente stolta
Ma vita gloriosa Cercando pace ne’mondan diletti,

Vi troverete poi con meco in cielo Se voi volete aver delizia molla
Dove sanza alcun velo Servilo a Dio con tulli i vostri aflctti;
Vedrete la mia faccia con dolzore. Egli è quel fonte di piacer perfetti
Che fa giocondo ogni suo servidore.
Chi serve a Dio con pnrilii di core
XI. Vìve contento, e poi salvato more.

Lauda di Nostra Donna. XIII.

Laude deH'amor divino.


(Jan).il tant boa je vous rcvoic ).
(Caotasi come — Chi fOttU t’altnii cote Ca rilliMla).

Oiammai laudarli quanto degna se, i non cerca Gesù con mento pia
Madre di Dio, la mia lingua non può, È dell’alma accecalo,
Ohe generasti quel che fece le Perchè egli è vita, verità è via
Onde per grazia a te venuto so’. D'ogni perfetto stalo:
Che pricgbi ’l tuo figliuol, ebe salvi me. Egli è quel sommo beo, che l’aom'dcsia
Per queU’etcrno ed inflnito Re, Per esser consolato.
Che ’l tuo virginal ventre partorì C^i cor tribniaio caso conforta
Soccorri a chi col cor chiede merzè. Perch’è l’eterno bene.
Maria, deh sguarda la mia pnra fe
Chi per amore il suo giogo sopporta
E non la vita mia passata già. Fogge l’ infemal pene
Che molto l’alma mia dolente n’c. E spesso sento la so’alma assorta
Priega dunque Gesù per carità lo sue grazie serene.
Che a lu ’i ritorni con diritto pie. Legato con catene di dolcezza

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Non cerca altro piacere : Tanto la carità ti stringe e lega
Ogni altra cosa gli pare amarena, Verso r uom, eh’ è caduto
Sol Cristo vuoi tenere. Che spesse volte cl peccator non piega
E per suo amor ciascun amor dispreua E tu gli porgi aiuto :

Per lui ben possedere. Cosi è sostenuto


Poi per piò Dio godere ama ogni gente Per te ,
colonna ,
il Mondo tempestoso
Con la carità santa. Che l’occhio tuo pietoso
Per tale amor trasforma la sua mente Risguarda noi col suo veder sottile.

Cantando con chi canta; Pe’peccalor In prieghi el Gglinol tuo.


E con chi piange tiene ’l cor dolente; Mostrandogli cl tuo petto
D’ogni Tirtù s’ammanta, E Ini le piaghe mostra al padre ano.
Da Dio riceve tanta luce e graiia Vedendo il tuo aOetlo :

Che solo odia sò stesso: Se ciascun don perfetto


HortiOcando se mollo si strazia Per te discendo in questa valle tetra
Pel peccalo commesso, Tanta grazia c’ impetra
E per Divino amor mai non si sazia Che noi serviamo a Dio col cor virile.

Di servir altri spesso Cantar vorrei le lue virtù solenne,

Per Msere alSn messo in buona via. Figlinola del tuo Gglio
Poi che per te l’ Eterno verbo venne
A farsi a noi simiglio :

XIV. Arca del gran consiglio,


Pel buon Gesù ti priego che m'esande ,

Laude di Nostra Donna. Ch' io canti le tue laude


Con dolce canto e più leggiadro stile.
( C«Dtoii com« — O rota aùa peotìle ).

]\on ha lo cor gentile


Chi le. Maria, non serve per amore. XV.
Che sempre a tutte l'ore
Tu prieghi Dio pel peccatore umile. Laude di Nostra Donna.
Tu se' fortezza e trionfo e corona ( Cantasi come — Regioa dd cor mio ). I

Dell’alme combattute:
Soave frullo e Gore et arbor bona Grenilrice di Dio, I

Di tulle le virtnle : Chi con buon cor t'adora


|

Fonte d’ogni salute Sanza dimora adempie ’l buon disio. i

Dolcezza ,
vita , speranza e sostegno Tu seTornacc ardente di quel foco |

Dell’ uom, che è fatto degno D'ogoi carità santa, [

Per te , nobilitar suo stato vile. Del Paradiso gaudio, festa e gioco

Per te si salva l’alma peccatrice Tolto ’l ciel per lo canta.

Che prima era impedita. Solt’ombra di tal pianta !

Porta del cielo, e scala se’ felice Trionfa ciascun alma , I

Di nostra eterna vita. Portando palma d’csio mondo rio.


|

Stella del sol vestita Porto di pace e scala se’ del Cielo I

Priega il tuo Gglio, mio signore eterno, Nostra salute eterna. ,

Ch’i l’ami in sempiterno Per te si vede Dio sanz'alcun velo f

D’uno amor Oliale e non servile. Nella gloria superna :

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Vita e dolceiza eterna Tu sola donna so' d'ogni onor degna.


Di ciascun tuo deroto Delle vergini capo c gran corona

Trammi del loto d’ogni Tizio mio. El nome tuo per lutto el mondo regna.
Po' che per carili se' fatta madre Con magna laude della tua persona ;
Di chi con fe ti priega, Tra’ gl' infcdel la tua virtù risuona :

Domanda per me grazia al sommo Padre, Te madre dicon , Vergine Maria ,

Che nnlla mai ti niega Li gran Profeti, e le Sibille in pria

Con lui tanto mi lega, Disson di te con tanta maraviglia.


Che più non mi disciolga, Più monda so’ che ciascun Angel santo
Tutto mi dolga del mal ch'ho fall' io. D’ogni peccato immacolata e pura ;

L'immenso Dio per te con doglia c pianto


Volse ricomperar nostra natura :

IVI. L'eterna caritè, sanza misura.


Per tua virinle ha ristoralo el cielo.
Laude di Nostra Donna. Togliendo a Santi padri el giusto velo
Gli trasse fuor dell'infernale artiglia.
(CaotAsi come — Madre che re«ti).
La gran superbia della donna prima
IVladre , virgine ,
sposa , amica e figlia Principio fu di nostra eterna morte

Del vero e solo Dio, nostro Signore, Ma la tua umiltà, virtù subbiima
Concedi grazia a chi con nmil core
Per suo rifugio e speranza ti piglia. Però campati da si dora sorte
Figliuola se' del padre Onnipotente Volgendo capo piè suo nome grave.

Madre del Verbo suoflgliuol diletto. Col core e colla mente diciam’AVE

Sposa del santo spirito clemente. Che chi ricorre a te ben ai consiglia.

Dama del trino c uno idio perfetto. Stella del mar, che tanto a Dio piacesti
Della inSoita luce eterno oggetto, Che generasti il santissimo Sole,

Arra del sommo bene e nostra vita L’odor soave, rosa d’ Esse ,
desti

Di tal potentia e gloria se' vestita. Degna di fc, concepir con parole :

Che signoreggi qualunque ihmiglia. Piena di grazia se' ; dunque chi vuole

Per grazia e pe’ tuo' merli fosti assunta Ricever don dall' infinito Dio
Nel del supremo sopra totf i cori : Supplichi te con fede e con disio

Col sommo Padre tanto sc'congionla E ponga a sensi virtuosa briglia.

Che vuol che ciascun santo te adori :

Dinanzi a Lui come specchio dimori. XVII.

Nel qual risgnarda sempre tua bellezza


Le gerarchie degli angeli han vaghezza Lauda di Nostra Donna.
D'alzar a te con tua lande le ciglia: (Canta»! come — MaJrr ehe Tetti }.

Regina se’ del paradisee donna.


Dell'universo più che imperatrice. A.nnunz'iata per divin consiglio
Nostra vera salute e gran colonna Da Gabriel paraninfo superno
Che negli eletti ha messo le radice ; Per tua virlolc il gran Signore eterno
Più eh’ altra creatura se' felice Genitrice ti fu' di Dio suo figlio.

Fonte, che spandi tutti i divin doni. Creata fusti innanzi al secol primo

Però la chiesa con ano' canti e snoni Madre di Dio nella divina cssenzia.
A ringraziarli ogni di s’assottiglia : Madre, che si plasmava Adam del limo;

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Eri presente all’ Eterna poteniU, Tanto li piacque San Filippo nastro
Immensa ed inGnila sapieozia E gli altri frali buon , dc’servi tuoi.

Sempre sgaardara Te, sua genitrioe, Che nel primo convento hai ben dimostro

Percb'ordinala fosti redootrice Poter da tuo Figliuul quel che tu vuoi.


Del mondo, per Irar l'uom d'ogni periglio. Più che a null'altro loco hai sempre poi
Nel sacro reotre di tna santo Madre Largite grazie o miracoli tanti

Dal sommo Dio fusti santificala : Che la cappella con sue lande e canti ,

La colpa originai del primo padre Da gloria e fama aila città del giglio.
lo Te fu spenta, o ver non t'ba toccata:
Di tanti eccelsi don fusti dotata
Che conoscevi in quel loco il Signore XVIII.

Servendo a Lui con la mente e col core


Tu contemplavi Dio senza simiglio.
,
Laude di Nostra Donna.
Non mai santo si contemplativo
fu (Caota*! come <— Mene ti cbienio, dolce animo mia).
Come Tu, stando in corpo di Sant'Anna :

Tant'era l'amor tuo superlativo, Merzè ti chiamo Vergine Maria,


Che piena stavi di celeste manna : Menò ti chiamo, di Dio madre e sposa.
Spesso la mente tua cantata osanna; Mercè ti chiamo, che non truovo posa,
Ciò eh’ è nel cielo, in terra ed io abisso Mercé ti chiamo per la pena mia.
Nell' intelletto tuo vedevi fisso. Omè ch'i'moro per lo mio difetto,
Però di te parlar con timor piglio. i Omè eh' i'moro se non mi soccorri
Per tutto ’l tempo di tna fauci ulleua Omè eh’ i'moro dal dolor constretlo;
Vsasti le virtù quanto potevi : Tu sola se’del peccalor colonna
Tant'eri al sommo contemplare avvezza, Tu sola so'del mondo imperatrice.
Che Verbo prender carne tu intendevi: Tu sola se’del ciel regina c donna.
E d'ona vergin nascer lo sapevi. Libera me per la tua leggiadria.
Ma la tna umiltà non ti lasciava Libera me per le sette allegrezze.
Conoscer quella, anzi desiderava Libera me per tante tue dolcezze.
Servire a Lei, nettando ogni stoviglio. Libera me pel tuo figliuol messia :

Quando desti risposta al mosso santo. Merzè ti chiamo dolce anima mia.
Ecco l'ancilla del Signor: dicendo.
L’eterna carità suo carnai manto XIX.
Fece, del sangue del tuo cor prendendo:
Sopra di Te tante grazie infondendo DeH'amor Divino.
Più che a noH’altra pura creatura ; (CaotAM come — I vegfio bea eh'«nor m'è traditare).

Che ciascun angel della somma altura


Ti fe' soggetta, come buon famiglio. 1 sento 'I buon Gesù dentro nel core
Tulle le profezie chiaro intendesti Perch’ho servito a Lui con para fede.
Pulendo faro ogni miraeoi grande: Gustando sua mercede
Ciascuna lingua e scienza sapesti Giubilo, canto e salto per amore.
Fonte pel quale Iddio le grazie spande. Mentre eh' i' fu del mondo servidore
Se per tuo’ merli e virtù venerande Tenni in tormentie in grieve doglia l'alnia.
Tu fusti fatta Madre d'esso Dio, Fuggendo la mia palma
Cile questi doni e più ch’i’non dich'iu Mi davo in man di tulli c mie'nemici
Ti concedesse non mi maraviglio. Per vanità perdendo e ben felici:

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Cercando al aonao dar diletto molto Che cieco sordo c mnto ,

Andavo , come alolto Son sanza l’acqua dello eccelso fonte.


Sognendo motte e par bramato tita. Avendo fatto della croce ponte
Pai buon paator la pecora amarrita Salilo sono al Signor, contemplando,
Si dilangava per sue prave colpe, Me stesso annichilando
Credendo alle tre volpe: NeH’inlinito e sommo ben d'iddio.
Falao demon ,
Iradilor mondo e carne. Tanto d’amor sento acceso el cor mio
Con la ragion da lor potendo fame Che già non posso contener la voce.
Libera l’atma, apersi rocchio destro Perch'ardo ,
incende e cuoce
E riddimi un capestro La carità del mio dolce Signore.
Legalo ai collo e le mie man di retro.

F.l manigoldo per un cammin tetro


Mi conduceta a quella crndel sorte zz.
Dote l’anime^morte
Viton morendo nello eterno Caco. Lande di Nostra Donna.
Col buon voler mi sciolsi a poco a poco Cantavi come •>- O rantrmi'tta mia ).
(

Pa tntti lacci, comprendendo virtute,

Della vera salate Dolce preghiera mia


Andai cercando per la retta strada. Con sospir lacrimosa
Viddi allor cbiar ,
ebe chi si ferma e bada. Vanne a Maria pietosa ,
Non seguitando el ben ginsta sua possa, Che siede in elei sovr'ogoi gerarchia.

Subito è messo in fossa. .Mena leco la guida


Donde roscime i mollo forte e duro. Dell'angel heoedeito , che mi guarda
Dinanzi agli occhi avendo cl ben fnlnro Fa' che mai tu non rida.
Di vita eterna e le lerribil pene Ma piangi a capo chino e terra sguarda :

Delle inferoal catene D’amor fa’ che tu arda


Amando con timor segno el mio corto. E con umil voce
di’ :

Cosi gandendo ’l sor saaua rimorso Mandata son velaec


Di coQscienlia, vivo in tanta pace, A te ,
che d’ogni regno hai signoria.
Ch'i son fatto capace El tuo serro fedele
Ch'ogni altro amore A falso, tristo c vano. Si Iruova al mondo io un mortale aflaomi
E certo son, che 'n questo stato umano Perch' el demon crudele
Fuor di virtù non è diletto vero. Forte lo lenta con malizia c inganno.
Che sol nel bon pensiero Se dal tuo santo scanno
È la dolcezia de’ piacer perfetti. Non discende conforto
Ben osservando li divin precetti Presto Ge vinto e merlo,
Sono ilinstrato dall' immenso lume ,
Per l'aspra guerra e par sua maUllia.
E neH’eteroo flume Tu se’ del peccatore
Di carità sento l’alma sommersa. Vita ,
speranza ,
forteiza e colonna ,

Qual pena corporal, qual cosa avversa Perchè '1 sommo Signora
Mi pnò privar di questo gran sollazzo. T' ha falla di Dio madre e del dei donna.
Che come stolto c pano Nella Usa santa gonna
Per santo amor iangniaco, rido e ballo. Si Iruova ogni salute :

Privar non me ne può ae non el fallo. Dunque la tua virtute


Dal qual mi guardo col superno aiolo, Contr'al nimico vittoria gli dia.

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tu

Messo del santo regno Li gran terrori, e li dolci conforti

Che stai in compagnia del santo pegno. Dostavan li cor freddi in tal maniera.
Dirai, ch'i'son sostegno Che come Tfoco della eccelsa spera
Di chi combatte col demon proterro. Ardo a gli nditor col suo latino.
Come assetato cerro Che predicando ha fatti già molt'anni
Ricorra sempre al Tonte, SI magni fruiti nella santa chiesa:

Che le graiie son pronte Per la sua aspra vita pien d'aSanni
A chi con grande umiltà le desia. Ogni spenta virtù s'è fatta accesa.
La mente di costui, che sta compresa
XXI. Tra scraQn' nell'alta gerarchia,
tirazia dimanda al Ggliuol di Maria
Salutazione della croce el venerdì santo. Per chi ricorre a lui col pcnsier Gno.

XXIII.

A. ve croce, speranza de' cristiani,


Laude del Paradiso.
Che in questo giorno fusti consacrala
Al Padre Eterno pc'diretti umani. X’ rendo laude c grazie al sommo Sire;
Tu Gesù Cristo si esaltata,
se’da Ringrazio e landò el Padre onnipotente
Che chi l'adora con perTetto core E 'I suo Ggliuolo, eterna sapìenzia.
Pardon riceve delle sue peccala. Col dolce e santo spirilo clemente ;

Cresci ne’ginsti carità ed amore, Un Dio, tre persone ed una essenzia.


A' peccalor da' vera contrizione. Cristo Gesù, rodenlor d'ogni gente.
Sicché ciascuno onori Dio Signore ;
Che per dar vita a noi volle morire.
Però t'adoro con gran divozione. Degne grazie cd onore c gloria e laude
Rendo a Te madre, vergine Maria
,

XXII. Per cui Iddio le nostre prece csande


E fa contenta ogni alma umile e pia:
Laude di San Bernardino. Te benedico col mio cor, che gaude
Tutto disposto a Te sempre servire.
Qoalonche sente dcU’amor divino. Laudo e ringrazio gli angeli perfetti
Portando dentro al cor la fonte viva, Delle tre gerarchie c nove cori.
Canti con gaudio e con mente giuliva Tutte l’animo sante degli eletti.
Del magno fra minor San Bernardino. Che sono in ciel negl' immensi tesori
Di nobil sangue c di gentil costumi Ciascun pregando, che per me adori.
Fu questo serafìn pien di letizia
Alzando sempre gli occhi a’santi lumi XXIV.
Con virtù visse in sin da puerizia.
Fuggendo onore e ricchezza e delizia Lodato sia Gesù Cristo.
Seguir gli piacque il povcrel Francesco. Laude del Bealo Giovanni Colombini,
Nel tempo verde , giovanile e fresco (Cantali come — Nella belleixa ilei «immo iplemlore).
RiGutò il mondo e fessi a Dio vicino.
Parve costui quell'angelica tromba 0 beato Giovanni Gesnato,
Che debbe suscitar li corpi morti 0 Colombia pien di Spirito Santo,
Co' santi razzi della gran colomba: Narraci col loo canto
Molli ne fece al sommo cici consorti; L’opcrc per le qua' fosti salvalo.

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La cagioD prima di mia saNaiione Spandeva il suo calore.


Fa Gesù Cristo, eterna vcritade. Al corpo mio, di natura ghiacciato.
Che mi mostrò con sua spirazione Il corpo mio, ch’era tanto gentile.
Del miser mondo la gran cechitate ; In gran ricchezze e delizie nutrilo
Allor conobbi la mia iniquitade Mortificavo si con vita vile.

D'aver amato il vizio più cbe Dio, Che già pareva cbe fossi impazzito :

Onde con gran desio Per questo il popol Sanese stupito


Gli addimandai pardon d’ogoi peccato. Di cosi grande e strana conversione.
Poi pentito e confesso interamente Senza veder cagione
Incominciai con fatti a sodisfare. Com' io potessi viver si penato.

Digiunando e vegghiando allegramente. Francesco ed io fummo pronti per Cristo


Poco dormendo con assai orare : A sopportare ogni derisione:
Volsi li sensi miei mortificare, Per fare d’umiltà perfetto acquisto.
Perché stessin soggetti alla ragione. Con viltà noi serviamo alle persone.
Ma con gran discrezione. Non curando nostra nobil nazione.
Teneva il corpo mio pur Iribulato. Spazzando gli usci e seppellendo morti
Essendo o mie' pensier molto ferventi E molti atti più forti

Mi venne desider’ di povertade : Femmo per Gesù Cristo passionato.


A Francesco mio amico de'Vicenti Per Gesù Cristo duo mesi in palazzo
Un giorno mia volnntade.
apersi ogni Noi fummo servi de’ servi del cnoco.

Pregando lui per l’immensa bonlade. Vendicando l’onore e il gran sollazzo.


Che li piacesse farmi compagnia Che avemmo essendo signori in quel loco:
Ad andar per la via Portammo l’acqua o le legne da fuoco
Di Gesù Cristo ,
pover disprczzato. Su per le scale, in sala ed in cucina.
Non le parole mie ma . il divin fuco Lavando ogni catina
Gli riscaldò sì grandemente il core. Per vendicar l’onor del priorato.
Che innanzi mi partissi di quel loco Ed io Giovanni, per far la vendetta
Deliberò seguirmi con fervore, Del mio pomposo cavalcare usalo
A dar per Dio le nostre gran ricchezze : Montai un giorno in saU'asin con fretta

E seguendo le asprezze, E pel campo di Siena fu andato :


Entrammo nello stato annichilato. Poi dissi a molti, essendo dileggiato:
Nel santo monister di Santa Banda Voi mi beffale perchè io seguo Cristo,
Mettemmo le figliuole nostre in prima r beffo voi , che ’l tristo
Acciò cbe sempre con la mente monda Mondo seguite col core accecato.
Noi avessimo a far di loro stima Il mondo ceco deh non seguitale
Seguendo povertà Ano allacima Per carità, gridavo ad alta voce.
Andando per le strade mendicando. Tornale a Dio, gente disviale.
Noi stessi vendicando Seguile il buon Gesù con vostra croce.
Del grande amor, che avemmo al ricco stato. La morte vien con suo corso veloce
Scalzi andavamo sanza nulla in testa, Piccolo e breve con falso piacere :

Per desiderio dello stato abietto Eterno 6a il dolore


Di panno grosso era la nostra vesta Se ’l vostro cor ne’vizj sia legalo.
Ma io tenevo isbottonato il pello : Se il vostro cor sentissi la dolcezza
L'amor che ardeva dentro nell’affetto Che con fcrvor servendo a Dio si sente.
Essendo acceso dall'elarno amore Non temeresti corporale asprezza.

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Li gran terrori, e li dolci conforti
Messo del santo regno
Destavan cor freddi in tal maniera
Cbc stai in compagnia del santo pegno. li

Dirai, ch’i'son sostegno Che come T foco della eccelsa spera

Di chi combatte col demon proterro. Ardev a gli nditor col suo latino.
Che predicando ha fatti gii molt’anni
Come assetato cerro
SI magni frutti nella santa chiesa;
Ricorra sempre al fonte.
Che le graxie son pronte Per la sua aspra vita pien d’affanni
A chi con grande umilU le desia. Ogni spenta virtù s’è fatta accesa.
La mento di costui, che sta compresa
JXI. Tra seraQn’ nell’alta gerarchia.
Grazia dimanda al figlinol di Maria
rcnerdi santo. Per chi ricorre a lui coi pcnsier fino.
Salutazione della croce el

XXIII.

.^re croce, speranza de’ cristiani, Laude del Paradiso.


Che in questo giorno fusti consacrata
Al Padre Eterno pe’difetti umani. I’ rendo laude e graxie al sommo Sire;
Tu se’da Gesù Cristo si esaltata, Ringrazio e laudo el Padre onnipotente
Che chi t’adora con perfetto core E ’l suo figliuolo, eteroa sapienzia.
Perdon ricere delle sue peccata. Col dolce e santo spirilo clemente :
Cresci ne’giusti cariti ed amore, Un Dio, tre persone ed una essenzia,
A’ peccator da’ vera contrizione. Cristo Gesù, redentor d’ogni gente.
Sicché ciascuno onori Dio Signore :
Che per dar vita a noi rollo morire.
Però t'adoro con gran dirozione. Degne grazie ed onore e gloria c laude
Rendo a Te, madre, vergine Maria,
XXII. Per cui Iddio le nostre prece csaudo
E fa contenta ogni alma umile e pia :

Laude di San Bernardino. Te henedico col mio cor, che gande


Tutto disposto a Te sempre servire.
Qualunche sente deiramordirino. Laudo e ringrazio gli angeli perfetti
Portando dentro al cor la fonte Tira, Delle tre gerarchie e nove cori.
Canti con gaudio e con mente giulira Tutte l'anime sante degli eletti.
Del magno fra minor San Bernardino. Che sono in ciel negl’immensi tesori,
Di Dobii sangue e di gentil costumi Ciascun pregando, che per me adori.

Fu questo scrafin pien di letizia


Alzando sempre gli occhi a'santi lumi xxiv.
Con rirtù visse in sin da puerizia.
Fuggendo onore e ricchezza e delizia Lodato sia Gesù Cristo.

Seguir gli piacque il poverel Francesco. Laude del Beato Giovanni Colombini.
Nel tempo verde, giovanile e fresco (Can(a*i come — Nella belletta ilei sommo splea«lore).

RiOutO il mondo e fessi a Dio vicino.


Parve costui quell’angelica tromba 0 beato Giovanni Gesuato,
Che debbe suscitar li corpi morti 0 Colombin pien di Spirito Santo,

Co’ santi razzi della gran colomba: Narraci col tuo canto
Molti ne fece al sommo ciel consorti; L’operc per le qua’ fosti salvalo.

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La cagioD prima di mia salvaiionc Spandeva il suo calore.


Fu Gesù Cristo, eterna >crilade, Al corpo mio, di natura ghiaccialo.
Che mi mostrò con sua spirazione Il corpo mio, ch'era tanto gentile.
Del miser mondo la gran cecbitate : In gran ricchezze e delizie nutrito
Allor conobbi la mia iniquitade Mortificavo si con vita vile.

D'aver amalo il vizio più che Dio, Che già pareva che fossi impazzito :

Onde con gran desio Per questo il popol Sanese stupito


Gli addimandai perdon d’ogni peccato. Di cosi grande e strana conversione
Poi pentito e cooresso interamente Senza veder cagione
Incominciai con falli a sodisfare. Com' io potessi viver si penato.
Digiunando e vegghiando allegramente, Francesco cd io fummo pronti per Cristo
Poco dormendo con assai orare : A sopportare ogni derisione :
Volsi li sensi miei morliBcare, Per fare d’uroillà perfetto acquisto.
Perché slessin soggetti alla ragione. Con viltà noi serviamo alle persone.
Ma con gran discrezione. Non curando nostra nobii nazione.
Teneva il corpo mio por tribolalo. Spazzando gii usci e seppellendo morii
Essendo e mie’ pensier molto ferventi E molli atti più forti

Mi venne desider’ di poverlade : Femmo per Gesù Cristo passionalo.


.VFrancesco mio amico dc'Vicenli Per Gesù Cristo duo mesi in palazzo
Un giorno apersi ogni mia volonlade. Noi fummo servi de' servi del cnoco.

Pregando lui per l’immensa boutade Vendicando l’onore c il gran sollazzo.


Che li piacesse farmi compagnia Che avemmo essendo signori in quel loco:
Ad andar per la via Portammo l'acqua e le legno da fuoco
Di Gesù Cristo ,
pover disprezzalo. Su per le scale io sala ed in cucina.
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Non le parole mie . ma il divin fuco Lavando ogni catina


Gli riscaldòal grandemenle il core. Per vendicar l'onor del priorato.
Che innanzi mi partissi di quel loco Ed io Giovanni, per far la vendetta
Deliberò seguirmi con fervore, Del mio pomposo cavalcare usalo
A dar per Dio le nostre gran ricchezze : Montai un giorno in snU’asin con fretta
E seguendo le asprezze, £ pel campo di Siena fu andato ;

Entrammo nello stalo annichilato. Poi dissi a molli, essendo dileggialo;


Nel santo nionister di Santa Banda Voi mi bcITalc perchè io seguo Cristo,
Mettemmo le figliuole nostre in prima. l' bella voi , che ’l tristo
Acciò che sempre con la mente monda Mondo seguite col core accecalo.
Noi avessimo a far di loro stima Il mondo ceco deb non seguitate
Seguendo povertà cima
fino alla Per carità, gridavo ad alta voce.
Andando per le strade mendicando. Tornale a Dio, gente disviale.
Noi stessi vendicando Seguile il buon Gesù con vostra croce.
Dclgrande amor, cheavemmoal ricco stato. La morto vien con suo corso veloce
Scalziandavamo sanza nulla in testa, Piccolo 0 breve con falso piacere :

Per desiderio dello stato ahielto Eterno fia il dolore


Di panno grosso era la nostra vesta Se ’l vostro cor ne’vizj sta legalo.
Ma io tenevo {sbottonalo il petto ; Se il vostro cor sentissi la dolcezza
L’amor che ardeva dentro nelPaffelto Che con fervor servendo a Dio si sente.
Essendo acceso dall'elerno amore Non temeresti corporale asprezza.

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Dolore 0 pena , o vergogoa pescate. Venendo il santo papa, Vrbano Quinto


Ciasebeduo che conosce chiararaenlc Colla corte da Vignone a Viterbo
Quant’ ha oOeso ’l paziente Iddio, Ammaestrali dal divino istinto
Cerchi con gran disio Andammo a Ini, laodaodo il divin Verbo,
Di rircr sempre al mondo zoltorrato. E da noi iotme sansa alcun riserbo
L'eterno Iddio rolendo augumentare Come per Dio e per la santa chiesa
Questa sua santa ,
poTer'compagnia Aveam' l'anima accesa
Fe la nostra virtù manifestare Tulli a morir, so fosse bist^nato.
Acciò che molti andaaser per tal via. Per la qnal cosa il santo papa Vrbano
La nostra vita e la dottrina pia. Tulli di bianco ci fece vestire,
Entrò nel cor di molti peccatori. E largamente quel pastore umano
Che pien di gran fervori Si proferse a ciascnn nostro desirc ;

Ci seguiron col core umiliato. Ma per voler puramente servite


l’or la provincia nostra di Toscana Nessuna bolla volemmo impetrare..
Il Divio Verbo andammo predicando, Per voler sempre state
E gridavam con voce alla e soprana : In uno stato basso e dispretzalo.
Datevi a Dio, il mondo dispreziando; L'oonipobmte e grarioso Iddio
E cosi molti lor vizj lasciando, Mostrò molli miracoli per noi.
Con gran ferver rilomarvooo a Dio, Li qua' per bravHA non raoooat' io
E noi col cor giallo E perchè non sono neoessarj a voi :
Di tolto landavam' Gesù beato. Però che il Signor vuol, che i servi suoi
Tanto eravamo accesi di fervore. Sperin salvarsi virinosi oprando,
Che come pazzi andavam per le strade, Non segni, dimostrando;
fìridando : viva il nostro ^Ivatore, Che tal fe’già miraeoi, eh' è dannalo.
Viva ne’ nostri cor la povertade, Da che narralo vi ho semplicemente
Viva Cristo Gesù in veritade Parte della cagion di mia salate,
Nell'anime di tolte le persone: Rinnovellate ao fervente mente,
A Cristo adorazione, Cercate Iddio oen tutte le viriate.
A noi vergogna e pena in ogni tato. Avendo tante grazie ricevute :
Passando un di da’ podcr, che fnr miei Non vi paja fatica a Dio zervire,
Da' miei compagni mi feci scopare Tosto avete a morire
Con un capestro a gola , e i pensier rei E goderete ogni bene operato.
Ch'ebbi in quel loco volsi vendicare,
Dicendo, quel, che mi slava a tirare; XXV.
Cosini desiderava por, che il grano
Valesse un occhio amano, Come el peccatore priega Gesù, ohe lo liberi
Tant'era avaro, erodo e dispietalo. da' suoi vizj por la sua passione.
Ogni pena mentale e corporale (Csntaói come — Si fortemetile lon tratto H'atnoit»),
Pel boon Gesù volenticr cerca v’ io ;

Sempre un dolore avevo cordiale Signor Gesù ,


inOnito bene
Non vedendo onorare il dolco Dio, Per tulle quelle pene
Come desiderava il boon cor mio: Che sostenesti, intendi el mio languire.
Per questo spesse volte sospiravo Languisco l’alma mia quando ben passo
E con pena parlavo E bcncGcj tnoi, si grandie tenti:
' Vedendo il mio Gesù si poco amato. Poi veggio me seguir ciascun mio senso

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E lutti e Tixii mia fermi c costanti ; Contr’ a’ nìraici miei sia lancia c scudo :

Onde nel cor mi sento affanno immenso Paga la colpa de miei passati anni (e ludo.
Kipien di doglie o di sospiri o pianti. Con quell'obbrobrio, oltraggio, scherno
Gesù per tutti quanti e merti tuoi Gesù, che lutto nudo e lutto afflitto
Soccorrimi , che puoi Con Ire chiodi con&tlo
Ch'andar mi veggio airctcmo. martire. Per me volesti in tal croce morirà
Andar mi veggio a quel fuoco infernale Non potre’ mai contar le grazie e i doni
Se la tua cariti non mi conforU : Che m'hai largiti insino a questo punto;
Vinca la tua virtude ogni mio male. Con mille modi tu mi chiami e sproni
Voglia risuscitar quest'alma morta ; Ch'i'voglia presto teco esser congiunto:
La vita mia non è più razionalo Non so che dir, se non che mi perdoni,
Ma bestiai tutta, disviata e torta. E fammi vivo al ben, ch'io son defunto.
Gesù fammi la scorta inverso il cielo. Gesù, molto compunto io gran tormento
Leva questo gran velo, La mente e ’t cor mi sento.
Ch'i segua le, mio dolce c sommo bene. Deh non lardare e miei prieghi esaudire.
Seguir vorrei le tuo vesligie sante
Ma Sun legato o sono infermo e ceco : XXVI.
Son pien di lebbra dal capo alle piante,
Non truovo dentro nè fuor pace meco : Come Dio si duole della cecbilh dell’anima.
La carne , el mondo e demonio sliganic
’l ( CaaUsi come — Mwirc ebe fetti Cohiì che ti fece ).

Vincon la guerra , perch'io non son loco :

Gesù, questo andar bieco ornai correggi ; Quando ti desterai, anima stolta.
Fa ebe presto mi veggi Aprendo l'occhio al tuo invecchialo viziof
Spogliare e vizii e le virtù vestire. Tu corri forse all'infcrnal supplizio:
Quello spogliar. Signor, ebo sostenesti Fermati un poco, e la mia voce ascolta.
Alla colonna per me tanto ingrato, L'amor mi mosse a farti si gentile.
Ogni mondano amor mi spogli, e presti Che t'adornai dell'imagine mia ,

Grazia, ch'io l’ami tultlo inebriato. E ciò eh’ è sotto il cel li fe’ servile,
El sacro sangue, che allora spargesti , Dando del mondo a le la signoria , .

Del tuo bel corpo, essendo Qagcllato, Perchè fruissi mia gloria gialla: i.i
Gesù, m'abbia sanato ogni mia piag.i: Tra lo delizie tifeci immortale, u"u il

E sol di quel li paga. Ma la tua colpa grande, originale ';.u . 1

Ch’altro prezzo non ho, che il tuo patire. Ti detto morte ed al peccar l' ha volta.

La gran vergogna e ’l massimo dolore. Poi per la mia bontà, che mai non manca.
Che li diè quella corona pungente Discesi io terra e Decimi uom perfetto:
Del cor mi tolga i^ni voglia d'onore E la natura tua debile e stanca
E po'mi faccia umile o paziente: Fe’ forte in croce, in cosi crudo letto.
Li spuli e le guanciate e '1 gran rumore Col sangue mio sanando il tuo difetto:
lihc furon fatti al tuo capo innocente, Sempre largisco a te gli eccelsi doni
Gesù, nella mia mente sempre stimo. Ma tu insensata già non abbandoni
Acciò che'l gran veleno Quel vizio, che la grazia mia t'ha lolla.

nella superbia mia reggia perire. Quando li do prosperità per farli


Ristora, Signor mio, tutti i mio’danni Di me goder, che son la tua salute:
Con le tue pene di quel tempo crudo : E tu, superba, aliar da me li parli.

La croce , che portasti in tanti affanni Seguendo ’l senso e fuggendo virtulc ;

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Per sanar poi le tue mortai ferale Scnlol dire, e non vi penso.
Ti mando cosa avversa , ma to ceco Perchè la mente va per mal cammino.
Già non Rammendi, e vai con mente bieca Farmi dica il crocifisso ;

Di maie in pegipo nei peccalo involta. Come ti può’ tener, che tu non m’ami?
Sol per amor t' ho posta in questo stato, Se mi sguardi un poco fisso

Nel qaal ti veggio piò atto a far bene; Romperò del tuo cor tutti i serrami:
Con mille modi mi sono ingegnato, Sol per trarti de’ legami
Cbe fugga T viiio, che morto li tiene: Deirinfemal dolor volsi morire.
Oltre di questo più grazie serene Perchè possa fruire
T’bo concedute, perchè non ti danni; La gloria mia , com’ogni serafino.
Ma tu, ch'ba’male spesi i giorni c gli anni
Vivendo, mori in tenebre sepolta. XXVIII.
Deh Bgnarda un poco cl mondo traditore.
Che porge amaro e dolce ti promette; Del perdimento della grazia.
Vedi la morte che viene a
, tntl'ore (Cantati come — Giaroti , donna, per la fede mia).
E ’n vali saette ;

Tosto li troverrai a quelle strette. Quando ti parli , Gesù ,


vita mia
Dove farai ragion della tua vita. Rimango in pena e pien di tenebria ;

Se non t'ammeodi qui, pena infinita Chiaro conosco ornai


Riceverai ,
dal tuo demon raccolta. Te , sommo gaudio, splendore e conforto ;

Senza le sempre io guai

IXVII. Vivo morendo e molto affanno porto ;

Se non vien meco, vo pel cammin torto

Medicina di Cristo in croce. Perchè se’ vita ,


verità e via.
Per la ma dipartenza
(CaDta>ì come — Uaa doaaa d'tnior flao). Comprendo, che tu se’ relerna pace.
Che la mia conscienzia
Clrucifisso a capo chino Non truova posa e contro a me non tace.
Veggo ’l mio Dio, Gesù, somma bontale O infinito amor, ch’ogni altro ispiace
Fc'mia peccati paté, A chi t'assaggia con la mente pia.
E non mi desto a tanto amor divino. Come per mia salute
E1 mio Dio per lo mio amore Senza mie’ merli a me venir volesti,
Diventat’uomo abietto, umile e servo: A me dona viriate
E1 Signor d'ogni signore Degna tornar non guardando a mie' gesti :

In croce steso e’ tira ciascun nervo: Quanto più spesso torni c grazia presti,
Com'assetato cervo Tanto più mostri tua hontà gialla.

Di mia salute, sento dice sitio ;

Ma io pien d’ogni vizio XXIX.


Serro gli orecchi a si dolce latino.
Laude dcli'amor Divino.
Chi potre’ stimar le pene.
Che ’l mio Signor sostenne in su la croce? (Canlatì come — Madre cbe festi Colai che tt fe').

S'una ne pensassi bene


A servir sempre a lui sarei veloce: vuo’ gustare el dolce amor Gesù
Tutte mi son sante voce. Vola l'anima tua d’ogni altro amore.
Che mi gridan eh’ i’ domi ogni mio senso: Che quanto più dal mondo spicchi ’l core .
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Taa(o più senii ’l ben d'ugni >irlù. Iluando ’l sonno vinceva pur la guerra
L'alma cb'è vota del mondati diletto Che l'orazione all’occbio era molesta ,

Per amor del sno Dio, cb'è aomnio bene Gitlavo el corpo sulla nuda terra.
Tanto lume e dolceiia al cor le viene, Posando sovra un sasso la mia testa ;

Che sol d’amar Gesù è soo concottu. .Ma’l padre mio, com'ebbe intesa questa

Non ama aè, nè altra creatura, .Mia penitenlia , mi faceva entrare


Se non quanto Dio voi per carità. Nel mio buon letto , ed io , per meritare.
Perche con Lui unita sempre sta Vi missi rena, a me crudele c strana.
Pena nè morte non le fa paura. Gol corpo insieme il buon voler crescendo
Col timore è d’accordo la speranza Pensai d’entrare in santo monistero :

Perchè ognun Ta perfetto el suo uffizio. £d una notte fuggirmi volendo.


Dolore e gaudio in sè non baniio vizio. Dal padre mio fu rotto il desidero ,

Che spento l'ha in lor la temperanza. Che per forza mi tenne ,


e tutto fiero
Con tutti 0 sensi ha pace la ragione, Cuiilr’a mia voglia subito divenne
Perchè ordinali sono al sommo sposo : E maritommi ; in modo mi convenne
La coscienzia in massimo riposo Acconsentir dal mio pensier lontana!
Con Dio si Iruova in perfetta unione. Lo stalo maritai , mollo difforme
Spogliata s'è d'ogni cosa creata A chi vuol colla mente a Dio servire ,

£ rivestila del sno dolce Dio, Presto mi tolse le vestigie e Forme


Tutta in lui trasformata con disio Della mia santa vita o buon desire :

D'amar sol lui si Iruova inebriala. Tutta l’anima mia foce invanire
Diletto, gaudio, lume ed allegrezza Cercando ornar el corpo in molli modi
Giubilo e canto sono c cibi suoi ; F. del divino amore isciolli e nodi
Dunque vola il tuo cor quanto tu puoi Mi delti al mondo con la meato vana.
Acciò che ripicn sia di tal dolcezza. AlaGesù Cristo mio dolce Signore,
,

Che per fondarmi in santa umililadc


Permisae cb' io lasciassi el suo amore
xu. Volse mostrar l' immensa sua-bonlade :

Ed una volta pien di vanitade


Laude della Beata Villana di Firenze che Sondo allo specchio vidi mia figura
è sepolta in S. Maria Novella. Come un demonio : ond’ io per tal paura
(Cantasi come — Madre che fetii colai che ti Te). Tornai a Dio ,
come fedel cristiana.
Disprezzai le perle e vestimenti
Ideala sono c por nome Villana Di seta ,
c panni fini ed ogni ornalo :

Fu’ detta al mondo, e Gesù , dolce vita Con lacrime sospiri e gran lamenti
In ciel mi fa chiamar sua margarita Mi confessai di ciascun mio peccalo :
£ fatta m’ ha sua sposa alta e sovrana. Tutto il mio core in Cristo ebbi localo.
Villana fu' contr'al demon sottile Con Maddalena bagnando i suo' piedi
Contr'al mondo c la carne e vizj loro. E con dolor, pungenti come spiedi.
Ma di costumi e di sangue gentile Che il buon timor cosi fiorisce c grana.

Pietosa c liberal del mio tesoro. Cristo Gesù , l’amor mio crocifisso
Insin da puerizia in gran marloro Dipoi sempre portai nel cuor dipinto.
Tenni cl mio corpo in vigilie e digiuni, La notte e ’l giorno medttaodol fisso:
Con ciliccj pungenti come pruni Per la sua passino portavo cinto
Per conservar l'anima monda c sana. Un gran cerchio di ferro: cl corpo vinto
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18

E ’l senso regulalo stcto sempre: E quanto più cresceva el mio languire


Con queste sante e virtnose tempre Più mi pareva aver grazie serene :
Trovai la via del ciel quieta e piana. Onde m'apparve Dio, ch'é sommo bene
l4i mente mia prendea si gran conforto In carne ,
crocifisso e la su' madre ,

Del sacr'ofDcio e delle sante messe, Con molte sante vergine leggiadre
Cbe spesso lo intelletto stava assorto Più bella che non è la stella Diana.
Per la dolcezza, che gustavo (Tesse Dotala fu' da Dio di profezia

E tanto cibo parca cbe prendesse E molte cose predissi future ;

L’anima e ’l <»rpo in ({nella fruizione. Ancor gran segni morte mia della

Ch'ogni appetito era in oMivione Dimostrò Dio per mie virtù pure. le

Come addivenne alla Sammaritana. Cercate el vero lume, o mente oscure.


Cosi leggendo il mio Pani devoto, Poi che vedete in quanta gloria io sono :
O qualche libro delTamor divino, Tornate a Dio cbieggendogli perdono
,

D’ogni altro amore avendo mio cor voto. Che ’l tempo corre e la morte é toslana.
Subito ardevo come un serafino :

Et capo discoperto, el mantellino


Giltavo in terra per la gran calura XXXI.
Benché di verno fosse gran freddura.
Perché infocata era mia mente umana. Landa di Santo Niccolò di Liiia detto
E cosi ebra di Gesù, mio sposo San Niccolò di Bari.

Sempre Tamaro ardentiasimamentc. raatasi come ^ Da cbe è quel cbe dentro \


Per la qual cosa non mi fe' nascoso ( « me ampepgìA /
Il volto suo, tanto bello e lucente :

Anzi spesso m’apparve e dolcemente vendo tutti ’l cor pien di letizia

Meco parlava in modo , cbe narrare Cantiam con dolce canto


Non lo saprei , se non che giubilare Del magno Santo Niccolò di Lizia.

Sentivo la mia mente a lui s{>ontana. Questo uomo divino


Sempre seguir Gesù con la mia croce Come fu nato volse digiunare
Desideravo in poverlé dis|Mtta : E così piccolino
Per la via mendicando ad alta voce El venerdì non volse mai poppare.
Volevo andar, com’ogni poveretta. Se non sol' una volta al tramontare
Ha non |x>tevo, percb’ero costretta Del sole : e questo segno
Ad obbedire alla mia compagnia Fé 'I mondo degno della sua notizia.
Ed ogni pover’ eh’ io vedevo io via E crescendo in etade
Mi pareva Gesù, d’amor fontana. Cresceva mollo più ne'buon costumi:
Una mattina, essendo in su la piazza E con velocitade
Della gran chiesa de’ predicatori Prese delle scienzie c veri lami :

Io presi in collo un pover' come pazza Tutti gli onor fuggiva, come fiumi.
El qual pareva pien di gran dolori; Di virtù era specchio
Inaino allo spedai de' Fra’ Minori E come un vecchio visse in puerizia.

Con grande amore e dolcezza portai, Tanto era pudico.


E meglio eh' io potè' lo consolai Che l'occhio basso e'I cor' alto portava
Non curando per Dio parere insana. E’ntcndi quel cITi'dico,
Desiderando per Gesù patire Nessuna bella faccia mai sguardava :

Sentivo spesso febbre con gran pene La carne e 'I senso in ogni dì damav.a
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Con falicbc e digiuni, Tranquillino volesti liberare:


E cosi spense c pron d'ogui malizia. Una donna il parlare
E morii i suo’ parenti Riebbe , per lo quale il suo marito
Tulio ’l suo'patrimon robe a Dio dare. A Dio fu convertito
In que' tempi correnti Ed amendua tornaro a peuitenxia.
Un gentil uom si volse disperare, Ancor Cromazio, di Roma prefetto

E tre Ggliuole pensò far peccare Tu liberasti dal suo gran tormento :

Per carestia del pane : Prima romper volesti al tuo diletto

E stara com’un cane in tal trislitia. Gl’ idoli suoi, ch’eran pih di dogenlo
Ma questa santa stella E mille quattrocento
Tre volle andò di notte a casa loro Di sua famiglia : ed egli col suo figlio

E per la finestrella Seguendo il tuo consiglio


Uiltò tre palle di gran peso d’oro : Si batlezzaron con vera credenzia.
E liberate per colai tesoro Dipoi lo ’mperador Diocliziano
Furon le tre pulzelle, Mandò per te e cominciotti a dire
E maritarsi quelle in pudicizia. l’t’ bo fatto mio primo capitano
.\ndando in Palestra E tu se’ stato conte’ al mio disire ;

Due nari liberò, ebe ’l mar rompea ; Ma tu con grande ardire


E per rirlb dirina Gli rispondesti : i’ bo Cristo adorato
Vescovo fu po'fatto di Mirea: Perchè tu sia salvato

E per lui tanti segni Dio Tacca, E per r imperiai Roman potenzia.
Ch’ ancor non so ne sazia E comandò quel cane imperatore
E chi vuol grazia prenda sua amicizia. Che ad uno legno tu fossi legalo

E quindi a’caralier con gran furore


Ti fece saettar da ogni lato:
XXXII. Ogni membro forato
Rimase di saette tutto pieno,

Landa di Santo Sebastiano. E1 flato venne meno


(Caotaii cooM — Piangete con Maria]. E l'anima dal corpo fe partenza.
Quand’ ogni saettier si fu parlilo
don ogni rererenzia Cristo ti volse far pib glorioso
Noi li preghiamo , Santo Sebastiano E l'anima col corpo riunito
Cbé la tua santa mano Ti fece star alquanti di nascoso:
Difenda noi da guerra e pestilenzia. Dipoi sano e giojoso
Tu se' quel capitan vittorioso Tu riprendesti Diocliziano
Che non temevi Imperalor Romano Del suo core inumano.
Confortand’ ogni marlir pauroso Mostrandoli la sna iosipienzia.
Che stesse forte, come buon cristiano: E dicesligli: Dio m’ba suscitato
Marco e Marcelliano Perchè io ti riprenda duramente:
Soslenèr volentieri c lor tormenti Allor quello tiranno infuriato
E tutti e lor parenti Ti fe’ io palazzo batter fortemente ;
Fnron salvali per tua sapienzia. Come agnel paziente
L’anima e ’l corpo ogni volta sanava Rendesti l’alma a Dio io quello strazio,
La lingua tua col santo predicare: E ’l tiranno, non sazio
Da grande infermità, che ’l tormentava Ti fe gitlare in fossa di fetenzia.

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•Jl)

Ma la scqucntc nodc rivclaili Adempj del tuo padre ogni sermone:


Alla devota tua Santa Lucina L'obedieniia è via di perfezione.
Dov' era cl corpo tuo o domandasti Che guida l'uomo nel divin cospetto:
Che lo traessi di quella sentina; Questa è la vera e somma sapienzin:
E presso alla cessina Morire al Mondo per vivere a Dio.

Degli Apostoli santi li locasse ; Che giova all'uomo ricchezza o scienzi.v ,

Ed ella te no trasse Onore o fama , o altro piacer rio,


E seppcllitti con gran diligensia. E poi trovarsi nell'eterno oblio.
rulla r Italia una volta perla Avendo sempre el fuoco per suo letto?
Di peslilcnzia, ma fu rivelato. El mondo è cieco e tutto pien d’inganni
Che uno aitar si facessi a Pavia Mostrati il dolce e poi li da l'amaro
Al tuo onore c cosi rabbricalo, Tal crede con lui viver moli' anni
si

Da Roma fu portato Che subito vi mor senza riparo.


El corpo tuo e cantala la messa Cosi la roba ,
che I’ uomo avaro
tien
;

La pestilenzia cessa ; In un punto la perde a suo dispetto.


E cosi terminò quell' influenzia. Cerca que’ ben , che non vengon mai meno.
E narra Sant’Ambruogio dì Milano, Chequi s'acquislan con brieve fatica:
Della qual terra fosti cittadino El mondo uccide l’uom con suo veleno
Che chi ti priega, essendo buon cristiani'. E Gesù Cristo di gratin il nutrica.
Presto riceve l’aiuto divino: Se la virtù
ti sarò sempre amica

E qualunque tapino Nel cordoncrè sempre diletto.


ti

D' infcrmilà o altra passione, El Monislero è il porto della pace


;

Ila in le divozione Salvo dal mar del tempestoso mondo:


Riceve gratin per la tua cicmenzia. Qui si vive in amor santo e verace.
Servendo a Dio col cor lieto e giocondo :

La carità fa lieve ogni gran pondo


XXXIll. E fa il servigio a Dio grato ed accetto.
Come saetta vola il mese o l’anno
Lauda di Santo Benedetto, che si canta al E’n breve tempo l'tiom perviene a morte;
novizio quando si lava e piedi. Chi ha fuggito ogni mondano inganno
Non muor, ma vive nella eccelsa corte:
'Hantasi come — O Craeit«vM>, dif n«i 4itnori!i. E Gesù Cristo allora apre lo porle
Al mio figliuol, ch'ha fatto el mìo pret'clto.
Allora el porcrel, ch’è stalo umile.
J^scolla il parlar mio, Bglinol diletto, Si iruova ricco del regno celeste
Che sono et padre tuo San Benedetto. Allor rispicndon le Ioniche vilo
Lava tuo' piè dell'aHetta mondano Pili che non fanno le dorate veste :

E dciramor delle cose terrene. Allor (le lieto, pien di canti o feste

Se vóti il cor di ciascnn piacer vano Chi per Dio pianse ogni mortai difetto.
Ripien sarai di Dio , cli'c sommo bene: Pace c riposo, giubilo o dolcezza.
Euggi del mondo le mortai catene Gloria ed onore e sempiterno riso.
E troverrai la pace nel tuo petto: Gli .Angeli c Santi e Dio, somma bellezza.
Spoglia li vizj e vesti le rirtute Gode el mio llgliuol buono in Paradiso :
E sottometti e sensi alla ragiono. Dunque seguila me con Dolo viso,
Se tu vuo'preslo aver grazie compiute. Che a lutti e ben del ciel se’ stalo eletto.

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XJXIV. Colui, che entra alla Religione


Senza macchia di colpa, e fa giustizia:

L.ukIo (li Santo Benedetto : come e sua R quel che parla per ulil ragione
Monaci si raccomandano a Lui e quello La veritù senz' alcuna malizia:
die esso risponde a loro. £ non ha fallo fraudo, o ver nequizia
cf>in« ^ O CrtKiA^xo • ch«! nel eie! ilìmoril.
.Al suo fratello con alcun difetto.

Dice el Signore ancora : abitcranoo


0 dolce padre nostro, Benedetto, Nel labemacol mio tutti e prudenti
Conforta noi col tuo parlar perfetto ; Che maligno demonio decideranno.
'I

Ascolta, fìgliuol mio, li mia precetti Non consentendo a sua falsi argumenli
Kd inchina l'orecchio del tuo core :
Cacciandol fuor do cuori e delle menti
L'obedienzia sani i tua difetti. E rivelando el suo dir maladelto.

Rompendo el tuo Toler dentro c di forc; Perebù non vinca noi dell’esser vinto
In prima priega Dio con gran fcrrorc, Bisogna sempre stare in timor santo
Che adempì in te ogni buono concetto. E nel cor vostra aver sempre dipinto.
Destatidunque dal sonno mortale Che Dio del bene 6 cagion lutto quanto ;

R odi la Scrittura, che ti dke; Se porterete d’umillh rammanlo


Vienne figliuolo al Re celestiale Salvi sarete dal mortai pungello.

Comincia dal timor santo e fliicc. E d'ogni bene Dio ringrazierete.

Dello Tirili fundamento e radice Che s'è degnalo d'operare in voi :

Che ordisce in pena e poi lesse in diletto. E col profeta laudando direte ;

.Ancor ti dice Dio tuo dolce sire: Non voler dar , Signor la gloria a noi

Chi é queir uom, che vuol la sera sita: Ma dalla al nome tuo, che far lo puoi,

Guarda la lingua da ogni male dire Purché nostro servir li sia accetto.

Fuggi ogni colpa c chi a lei t’ insita:


Di virtù fa che l’alma sia vestita XXXV.
E sarò sempre dentro nel tuo petto.
Qual rosa v’è più dolce, frali miei Laude de' selle doni dello Spirilo Santo.

Che la dolcezza del parlar di Dio? (Cantavi come e vaii$;eU in rima Jrlla Quaresima).
Succinti dunque per fedo vorrei
Che osservassi ri suo consiglio pio V ienne consolatore
Calziti ancor con l' alletto giallo. Spirito Santo ,
dolce eterno Dio
Adempiasi il vangelio io ogni dello : Purifica el cor mio
Se con la pace questo osserverete E fa ch'egli ardi del tuo santo amore.
Andando per la via della salute Vieni in me prima c purga la mia mente
Con vostra gloria Dio nel cel vedrete. Da tanta oscurità di colpe e vizj :

Chi pih, chi men secondo le virlulc: Discendi in me, come Signor potente :

Di caritò sien l' opere compiale. Mostrami miei difetti e tuoi gindizj.
Che fa l'nom grande nel divin conspctlo. Acciò ch'c gran snpplizj
Chi domandassi con David profeta l’ fugga pel tuo don del timor santo
Dicendo a Dio: Chi abita Signore E diventi nroii tanto,
Nel Taberiiacol tuo e chi quieta Ch'i' pianga l'crror mio con Inllo cl core.
L'anima sua nel tuo monte d'amore? Quando io ho pianto ogni mortai difetto
Risponderebbe con benigno core Vedendo l'alma mia come un leproso
Al servo suo questo parlar corretto: Quel don della pietà, ch'é si perrello

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l’riego lui doni ,


o medico pietoso \XIIV.
Si, ch'io prenda riposo
Nella speranza tua, e tua pieladu Laude di Nostra Donna.
Usi con Terilade
Ad ogni mio (laittasi corno — 1' bcu che 'I hon servire è r^no.
fratollo a tutte l'ore.

Oimiuclando ad usar tua mediciua


Deh vico come dottore e gran maestro A. ve. Madre dì Dio, per tua vìrtute
E insegna le rirtù con tua dottrina Del cìci regina e del mondo madonna
Uh' io sia discreto c fugga ogni sinestro : E di ciascun fcdcl forte colonna.

E col tuo braccio destro Tu se’ del pcccator vera salute :

Conservami il tuo don della scienzia. Degna pregar per noi il tuo l'ìgliuolu,
Che con gran diligenzia Che liberati siam da pena c duolo.
lo viva senza offesa c senza errore. Per tulle quelle grazie ch'hai avute
Ma perch'io sono ancor debile e stanco Dal tuo Gesù, che nulla mai li iiiega.

Per la mia grande inrermitade antica Piacciati d'esaudir chi ben ti priega.
Usando le virtù io verrei manco. Noi siam ricorsi sotto il tuo aniiiianlo.
Se non m'aiuti portar la fatica ; Pregando le. Maria, che ci difenda,
Soccorrimi e nutrica Cbc '1 nostro gran nimico non ci offenda.
L'anima mia col don della fortezza El dolce nume tuo mitiga il pianto
Si eh' io vinca l'asprezza Di chi si 6da in te, benché sia al inondo
La carne, el mondo c 'I dimon traditore. E fai portare in pace ogni gran pondo.
Dato che col tuo aiuto io vinca forte. Devotamente adunque in questo canto
Non è perché dilOcilc non sia: Ti supplichiam che l'ira di Dio tempre.
Però ti priego che 'n sidura sorte In mudo tal, che noi li laudiani sempre.
Tu m'accompagni e parli per la via.
Vienne, dolce Maria, xxxvii.
Donami il don del tuo santo consiglio.
Al mio cor da di piglio. Lauda di San Francesco.
Che l'amor faccia dolce ogni amarore.
Pel tuo consiglio mostri con ingegno (
Castali ci>mc Chi icrre a Dio con |>urità dì enre }.

Le virtù usate e mai non mi abbandoni.


Ancor con umilté pregando vrgno 0 San Francesco, dolce padre mio.
Che'l don dello 'ntellctto tu mi doni: Prega per me el trino et uno Dio:
E co' gli angioli buoni Prega per me cl padre onnipotente
Intenda quanto è degna e preziosa E '1 suo figliuolo, eterna sapienzia
L’anima virtuosa E lo Spirilo Santo, che è clemente.
Ornata come sposa a te signore. , Uno Dio, (re persone cd una essenzia.
Essendo ornato per la tua clemeuzia Che mi conduca a vera pcnilenzia
Di celesti costumi e virtù sante. Col cor piangendo ogni mio atto rio.
Degna col don della tua sapienzia Per quelle sacre stimate, che avesti
Unirmi lece e fammi contemplante, Da Gesù Cristo nostro Salvatore,
Ch’i senta e gusti quante Degna pregar per me , che io mi vesti
Son le dolcezze tue di grazie piene; Di carità ed umiltà di curo :

E sempre in te , mio bene. Acciò che io sempre sia per suo amore
Vada notando e mai non esche forc. Umil, devoto, paziente c pio.

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Tu ti mcUesti el mondo sotto piedi lo non mi veggo sazio


E dispregiasti ogni cosa terrena : Di piangere e dolere e strider forte.
Però nel cielo a faccia, a faccia vedi Per inaino alla morte.
La maestà di Dio, di gloria piena. Vedendo ’l mondo pazzo, stolto c cicco.

Chiedi per me la sua grazia serena, Per Dio piangete meco


Acciò ch'io serva a lui col cor giulio. Se c'è alcun, che di carità senta

O patriarca mio. che se' esaltato Che chi non si lamenta


Nel paradiso sopra molli santi ; Di tante offese , non ha Dio nel core.
Simile sé a Gesù passionato.
Perché vivesti al mondo in pcnec in pianti:

Tu se Ira’ serafini in dolci canti. XXXIX.


Iddio t’esaode d'ugni tuo disio.
De frutti della carità.

XXXVIII. (CaaUai come — B«ii Iota Dìe **i*M»QTercinc e pura).

Lauda del pianto di chi ha carità.

Clhi si vesto di me, carità pura


(t;anl«Ì come — O rosa min fffnlilc — »rnza stniite). Col cor lutto sincero
Sente pace, diletto e gaudio vero,
l’son colei ,
che fé creare a Dio
A.manti del Signore, L'angelica natura, e si gentile:
Piangete el buon Gesù ad alta voce. l’fcci fare cl celo alto e giulio.
Ogni di posto in croce Di stelle pieno c tanto signorile:
Per nuove colpe dall’uom peccatore. Tulli e pianeti c lor virtù sullile
Din, eterno amore Del bel vostro emisfero
Per darci il celo ha dati e suoi precetti: L’ha fatte el Creator per lo mio imperu.
E l’uom pien di difetti L’aria e la terra e ciascuno elemento
Disebbidiendo, gli getta per terra. Per me son fatti in somma perfezione :

Così si truova in guerra L’erbe, i fiori, le gemme, oro ed argento.


Contr'al suo Creator, bene inCnito, Li uccelli e i pesci in magna ammirazione
E del vizio vestilo E frutti ed animai d’agni ragione.
Seguendo 'I senso, a Dio diventa morto. Qual grave e qual leggiero,
Oimè che conforto Qual mansueto e quale aspro ed altero.
Si può pigliare in questo miser mondo, Riscaldasi Iddio con la mia vampa,
Da poi che il cici giocondo Che all’ immagino sua feci far l'nomo
È disprezzalo per un po’ di faiigof E di sua trinità li diò la stampa.
Però sospiro e piango. El paradiso in terra era al suo domo.
Sentendo il disonor ch’é fatto a Dio: Ma poi gustando del vietato pomo
E pel prossimo mio, Trovossi forestiero,
Che per vii cosa occide la su’alma. Fuor di delizie e pien di vitupera
Chi porterà la palma Iddio del foco mio tanto s’accese
Della compassion di tanti danni Vedendo l’uom, ch’era caduto c morto.
E il suo cor pien d'affaoni Che per me in terra dal suo cel discese.
Per carità di si crudele strazio? Prendendo carne per darli conforto:

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E fessi pazzo nel mio amore assorto Se tu li vesti di mia carità,


Contra se crudo e fero Sentirai nel tuo cor somma dolcezza,
IVobbrobii e pene atendo desidero. Vedrai cl mondo pien di vanità,
Trcntalri anni quel Verbo dirino Cognoscerai de vizj la bruttura,
Visse in dolor col corpo e con la mente A Gesù Cristo andrai con allegrezza.
Sempre patendo, come un peregrino Correndo pel sentiero
Andava per salvar l'umana gente; Delle virtù, come Paulo o Piero.
La notte all'orazfono era fervente Senza me non si truova alma sicura
E giorno tutto intero
'I Per me si porlan voleulicr le pene :

Come lucerna sopra al candelliero. l'fo gli uomini Dii, non per natura,
Cristo Gesù di me s’inflammù tanto. Participando Dio eterno bene;
Che morte patir tolse in su la croce. .àd ugni perfezion per me si vionc:
Versando io molli modi el sangue santo Col mio gran magistero
Tra dna ladron deriso ad alla tocc : Suave li farò quel, che è austero.
In se portando ogni pena feroce. Chi prende ammirazion di quel ch'i'dico
Con suo grande impropero. Nou sa che Dio è carità iulinita;
Per condor l'uom nello stalo primcro. E chi vuol esser suo perfetto amico
Non era snlBcenle al popol crudo Abbia sempre di me l’alma vestita;
Tener couBllo in croce Iddio Signore: lo quanto asceso ogni ordine di vita:
Non lancia o spada, non coltello o scodo. Ed ogni munislero
Non forti chiusi , ma solo cl mio amore: Si può dir sanza me essere un zero.
Questo si vidde quando aperse el core O mondo cicco, o povcr, pazzo e stollo.
Con acqua c sangue mero, Che non cerchi d’aver si gran tesoro!
Dando salute al mondo e refrigero. Per me è l'uomo da ogni colpa sciolto.
Ed anco ardendo di me, duicc Gamma, Per me si sale in ciel nel sommo curo,
Li santi sacramenti lassò in terra l'sun la carità, che mai uuu muro
Nella sua santa ecclesia, vostra mamma. E fo l'uom lesaurero
Ohe dan salute all'alma io ogni guerra: Dc’don di Dio e son buon cavalicro.
Drenlo color di pane e vin disserra Viva la carità per lutto '1 mondo
L’amor nel tuo pensiero. £ mora l'amor proprio ed ogni vizio:
Perchè tu arda come acceso cero. Tanto s'accenda el mio foco giocondo
Come ti puoi tener col tuo affetto. Cb'ognun di sè faccia a Dio sacriGzio :

Che non risponda a tanto grazie e doni? Se In gustassi el mio gran beniOzio,
Chiedi mercè di ciascun tuo difello, Cantando col salterò.
Priega col cor Gesù che ti perdoni
, ;
Diresti a Dio: miglior vesta non qurro.
Fuggi gl'iniqui e conversa co'buoni.
Pensa di Dio, che spero. XL.
Che contr'a'viij tu sarai severo.
I li farò paziente c benigno. Lauda della partita della Grazia.

Sollecito, devoto, umil, pietosa: r.»otJWi pome — Cmn'iiatr^in fterdiUo \


Per me si spegno ogni pcnsier maligno. ( la duUie miu fMlic4. /
Per me si vince cl mondo tempestoso;
D'ogni demon sarai vittorioso; Orsù , mio dolce Dio
E 'I corpo lusingherò Di me pietà li prenda.
Per me si doma e Tassi bon soméro. Che tu mi renda el tuo volt» giulio.

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ss

Di iMrime e «ospirì ILI.

Mi TD cilMKto e lento Ina sentenzia :

E ’l cor pien di martiij Come l'Angel bnooo aiuta l'aninsa


Non Irnoro pace nella cnnscientia ; peccatrice.
Con vera penitenxia (Caitui come — O CrocifiMO cbe net etcì dimori].
T'addimando perdono',
Signor mio bono, sguarda el pisolo mio.
Per mia colpa crudele Destali, aolma mia, piu non dormire.
Preso e legato son dal mio nimico : Se lo non vuoi nel fuoco eterno gire.
Tu se’ del cor fedele 0 duro core , o mente sorda e ceca

Padre, fratello, sposo e dolce amico: O mortai sonno , o insensata e slolla :

Ascolta quel di’ i’ dico, Tu bai la volontà perversa e bieca


Gesù amor mìo bello. Da Dio parlila e ne’ viij rinvolta ;

Questo flagello postar noo poss'iOk • Presto la carne tua sar.à aepulla
Quanta sia la mia doglia E mai pib non potrai in del salire.
la puA intender uomo o nonio pmora, Da Cristo sentirai l'aspra seniende,
Non
Che d'ogni ben si spoglia Cbe li condannerà gib nell’ inferno ;
Che per sua colpa fuor d'iddìo si truora. Dentro ti morderà la consciensia
Ogni male in lui cova Perch’ bai ofléso Dio, Signore eterno;
Perchè perde ogni bene Privala d'ogni gaudio e ben superno

E sempre in pene sta ’l suo viver rio. L'nfizio Ino sarà tempra linguire.

Prendete esempio lotti Allora quel Demon cbe ora li lenta. ,

Voi, che sentile Dìo dentro nel core. Ti darà pure e gran toimenli e gnai;
Fate a Lui santi frutti Vedrai la tua belleua al Inllo spenta,
Col caldo suo e ringraiiato amore; Nel fuoco stando senza usdme mai:
Pregalel con fervore, Con lacrime e suspir tu piangerai
Cbe mi mostri sua faccia El mal pensiere, el mal fare, el mal dire.
E satisfaccia al mio santo disio. Cbe li varranno e piacer sensuali
Disperar non mi deggio. -n-ù '•'>
i Le lui ricchezze el loo superbo onore?
Cristo Gesà , da poi che Unto m’ami : Piena li troverrai di molli mali
Chiaro conosco e veggi», th vMao'l 3 Maiadicendo gli anni . c mesi e l' ore :

Che ’n mille modi al dei m' ìotIII e chiami. Tanta sarà la pena del fuo core
Se In vuoi, eh' io li bramì Che tu morrai e non potrai morire.
in si erudel tormento, d
'

-e' Ritorna a Gesh Cristo , che t'aspetta

Fammi contento stare in qnest' oblio. Collo ana braccia aperte io su la croce :

Ogni dolore e pena Abbi la coDlrizioo del cor pcrfclla


Per le portata 6 singoiar diletto : Intendi el mio parlare c la mia voce
La tua grazia serena ì'._. . U Pib li duole el tuo nome c pib li cuoce.
Volta l'amaro in dolce oell’albtio: . /l Che noo fu la sua morie e’I ano martire.
Degna farmi perfello . .rì«)U! t i] M Se to ritorni con amor verace,
Colle tue dolce tempro Delie lue colpe confessa e conlrila
Ed arder sempre nel ino foco piu. Tu sentirai od cor la sanla pace
E virerai con gaudio io questa vita:
Poi al tuo Gn, quando sarai partila
Ti condurrò nel celo al sommo Sire.
4

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•2S

XLIt. Oimè, che io non piango el mio peccalo,


Oimè, che io non temo el signor mio,
Come Gesù iodacc l'anima a contriiionc. Oimè, eh’ io potrei essere dannato,
Oimè, che io vo’ drieto al mondo rio,
Caotafì come — Le ttanze della pauioae \ Oimè che io son sempre stalo ingrato
,
( ecome le Lameotaziooì. /
Oimè, che io non amo el dolce Dio,
Oimè, che io non penso el bene eterno,
I sonoel dolce Dio, anima ingrata, Oimè, che io son degno dell’ inferno.
l’son Gesù, che ti feci al bella: Perdona, dolce padre, al mal Ggliuolo,
l’aon lo sposo tuo, che t'ho sposala: Perdona, buon signore, al pravo servo.
r son fatto fratel di te sorella Perdona ogni mia colpa, pena e duolo:
l’son colui, che t'ho ricomperata: Perdona a me, che son tanto protervo.
l'sono el buon pastore, o pecorella: Perdona Trinità, un Dio solo.
l'sono el fonte e'I mar di ciascun bene, Perdona a questo cor di doro servo.
l'son perdonalor di colpe e pene. Perdona, Dio, dal qual viene ogni bene.
Perchè non tomi a me, anima mia? Perdonami Gesù, per
,
lo lue pene.
Perchè vai drieto a' tuoi viij mortali.
Perchè non lassi la tua mala via. XLIV.
Perchè non temi le pene iofemali. I

Perchè non segni la via santa e pia, Ammirazione dell’ immensa carità
Perchè non ami o beo celestiali di Gesù Cristo.
Perchè non hai In contrision nel core
Perchè non piangi innanii passin l'ore? (CiDtMi come " Leffudn diva e pii coavieo prrtre|«
Piangi il tuo male stato e li tuo'vizj.
Piangi l’offese fatto a me tuo Dio, La croce tua, Gesù, mi fa stupire:
Piangi la croco mia e mic'snpplizj: Tu se’ '1 mio vero Dio
Piangi ,
che per te sparsi el sangue mio. E per me servo rio tu vuoi morire I

Piangi privala de'mie’beoelìtj. Se col Ino sangue vuoi donar salute


Piangi il tempo perduto e’I van disio: Per darmi el paradiso,
Piangi l’opere tue, inique e torte. A questo basta sol la tua virtule
Piangi , che presto ne verrè la morte. E Tesser circonciso: '

«
Non bisognava tanto esser deriso,
XLIII. Dal disccpol venduto
Per esser poi battolo io gran martire.
Della contrizione del peccatore. Non era necessaria la corona

(Cantati come — !l Lamento di Geremia Profeta). Delle spine pungenti


, |

Nè tanti strazj della tua persona:


Oesù, (ìgliool di Dio, dolce mio padre, Con si aspri tormenti;
Gesù, inCnita c somma sapienzia, Per darci esempio d' esser pazienti:
Gesù, incarnalo della vergin madre, E per mostrar l’amore.
Gesù, per me fatt'nom, picn di clemcnzia, Che arde nel tuo core vuoi patire.
Gesù, dator dello grazio leggiadre, El fuco del Tamor tanto li cuoce:
Gesù, che chiami ognuno a peniicnzia, Tanta è la tua bonlade.
Gesù, che fusti morto per mio amore, Che per me ingrato vuoi morire in croce. I

Gesù, perdona a me gran peccatore. Con tanta crudellade I

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27

Arendo offesa la Ina majeslade, xlvi.


Tq tuo! pagare el bando,
Sopra (e rendicando el mio fallire. Orazione al Crucifisso.
Le pene porti de’ martiri santi
E d'ogni confessore: (Cantati come — Sempre nel core barò ferma tperanra).
To senti e lor dolori, angosce e pianti.
Portandoli nel core. Cristo Gesù In se’la mia speranza
,

La penitenaia d’ogni peccatore r ti prego con fede.


Ta gusti con effetto Che tu m’abbia mercede.
L’amor, che nei tuo petto il fa sentire. Da poi cbe’l Ino amore ogni altro avanza.
Questa tua carilade è tanto grande, Dello mie colpe chieggio perdonanza
Che per pania immensa Per quelle battiture.
Le pene acerbe son le Ine rirande: Ch’avesti tanto dure.
La croce ò la Ina mensa. Versando ’l sangue tuo in abbondanza.
Quando la mente mia contempla e pensa. Confitto fosti per la mia arroganza
Che per me sia conOtto Dolce padre e signore.
Mi sento il core alllitlo e ro’ languire. Moristi per mio amore
Deb fa’, ch’io lassi ogni mia mala usanza.

XIT.
ILVII.
Come el Croci6sso parla all' anima.
Salutazione della Croce.
(rantftù eomt — Morte e mmè, grntil aqaila altera).

(Cantasi conte — Atc tempio di Din).

Anima mia, contempla el mio patire A ve ,


del buon Gesù croce diletta.

r sono Dio Gesù, dolce Signore Conforto se’di ciascun peccatore.


Che per tuo amore in croce to’ morire. Che a le ricorre con voce perfetta:
La tu’ avarizia m’ ha le man forate. Tu sostenesti el vero Salvatore,
In mezzo di dua ladri son confitto El qual per nostro amor volse morire
E tanto sono afllillo. Portando sopra se ogni dolore.
Che non è lingua che ’l potesse dire. La carilh lo fe’ per noi patire
Per la superbia e Tanagloria tua Si aspra morte e tanta acerba pena
Son coronato di spine pungenti: A ciò, che ognun potesse in ciel salire.
Riguarda e mie'lormenti. Arbore se’ d'ogni grazia serena
Abbi pieli del mio crudo martire. E dato che di fuor lo paia amara.
Li tua difetti e piacer sensuali Di znctaro e di miei sei dentro piena.
M'hanno dal capo a’pie’ripien di pene: A Gesù Cristo fusti tanto cara.
E tutte lo mie vene Che in te ripose il suo magno tesoro:
Versano ’l sangue pel tuo gran fallire. In le si truova ogni virtù preclara.
Pensa l’amor, ch'io l'bo portalo e porlo: Conir' a’ Demon In se'crudel marloro
Considera le grazie e i benefizi Refugio se’dell'uoni, ch’è combatlnto:
E spogliali tuoi vizj Però col core inginocchinn l'adora.
SI, che In possi poi in ciel salire. Pregando , che riceva el mio salolo.

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28

vivili. Come un demon fuggite ol sno ufHziik


Con amor fate ogni santo esercizio.
Lauda di Saoio Vincenzio di Vaicnzia Portando sempre la Croce di Crislo.
dell'ordine de'Prcdicalori. Horlificate ogni costume tristo,

(
OCHM • ebe CoUi onloi che ti fc). Ciascnn di puverlsde sia amatore.
Dimenticate li vostri parenli.

T'emcle Dio che è , giallo Signore Se son contrari all' eterna salute:
£ dato gloria a lui io ogni sialo: E se volete a Dio esser piacenti
Udite me ,
che soo vostro avrocalo, Cercate rnmiltà, somma virlute:

Vincenzio santo e gran predicatore. Tenete ben le vostre lingue mule


In prima . come è detto, iddio temete Nelle laude di voi e disprezzate
Pel qual timor ai viene a aapieozia ; L’onor del mondo e voi annichilale,
E se le vostre colpe aguarderele Seguendo sempre Gesti Salvatore.
Voi temerete Dio e sna potenzia. Pensate spesso quanti beniOcii
Fate d'aver perfetta cooscienzia V’ha concedalo Dio, dolce e clemente:
De' vostri vizj e de’ vostri peccati Rendete laude a lui se' vostri olScj ;

E per cunression siate mondato Che l' esser grato fa l’anima ardente :

Sì , clic ruggiate l'eterno dolore. L'orazion vostra sia latta fervente.


Dipoi sperando nel divino ainto ,
Servendo sempre a Dio con allegrezza
Tulle le lentazion vincete forte Gustale ben la divina dolcezza
La carne, el mondo e l’diavol molto astuto, Quando sentile Dio consolatore.
Le vostre passioni c vaglie torte. Abbiale sempre no magno desiderio,
Per la virtù sostenete la morte Che sia esaltata la cristiana fede

Se russe necessario ,
e sempre Dio E che ognun venga soKo el vostro imperio
Abbiate innanzi agli occhi con desio Di Gesù Crislo, Dio, che in gloria sede
Che vi doni vittoria a tutte l'orc. Pregale Dio, che cbi lume non vede
Delle oCTese passate aver panca Per sua pietà riceva il vero lume.
Sempre si vuoi , perché non siate certi Che ciascun lassi il ho pravo eostnioe,
Se avetesatisfatto : e mai seenra SI che sla una gregge cd im pastore.

Non sarà l'alma pe’snoi propri merli : Usale a lutti quella carilade,
Però temete in questi gran diserti Che voi vorresti fossi fatta a voi:
Di non cader per debolezza in via. E d'ogni bene c d’ogni avversitade
Divotamente pregate Maria, Laudale Dio, che '1 merita da noi :

Che non cadiate nel mortale errore. E falle queste cose, dite poi:
Disciplinila (otti e vostri sensi Servi inalili siamo ed imperfeltì.
Sollomcticndo il corpo alla ragione: Per grazia c per amor da Dio eletti
Nella Legge di Dio ciascun ben pensi Al suo servigio, pien d'ogni dolzore.
Per esser canto in ogni tentazione.
La pazienza aia la difeniione xiix.
Contro Mie avversiladi, iagìoiòe e pene. Lauda di Santa Caterina da Siena.
Gesù, nostro Signor, ch’ò nostro bene Caotssi «ome — O lasse im t»pi«o svetttttrato
(

Vi lascia mal pmlir sol per amore.


Fuggite virilmente ogni persona ^ enga ciascnn devoto ed nmil core
E qualunque cagion, che induce al vizio: A laudar con fervore
Cbi v'impedisse mai l’opera buona La nuova saata di Dio, Caterina.

D igitiz
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Deh prcniti qucsla vergin per tua stella L.

Anima mia, se vuoi salate e pace:


Del lamento del peccatore.
Costei del «ero Dio sposa novella
,
(C«DtoiÌ cMne» L«ggiai1ra ).

Ripiena fu di scienia verace.


Di tutte le viriti ornala e bella. Dolze Maria, ascolta el mio lamento:
D'ardente carità ella è fornace. El mio core a te viene.
Se ’n questa vita a ciascun peccatore Tutto ripien di pene c malcontento.
Portava tanto amore. l’mi lamento del mio proprio amore.
Quanto piò in cielo, ove l'amor s'affina! Che promette dolcezza
Di penitenti à un Santo llarione, E poi mi sento cl cor pien di dolore,
Di carità nn San Paolo ardente; Sommerso io amarezza
Ad ogni gente per compassione l' ho lassalo Iddio somma bellezza

Dava ajnto e consiglio, allo e fervente Pel diletto fallace


Con mollo opere pio e col sermone E vivo senza pace io gran tormento.
Is colla penna un'aquila eccellente: Lamenlomi di questo falso mondo,
Da salate d’ ognun sempre bramava Ch'é pien d’ogni malizia,
K per l'Italia andava, El qual si mostra alle volte giocondo
D'ogni gran male essendo medicina. Per darmi più tristizia:

Da sua dottrina è sol di Paradiso, Con grande stadio bo cerco sua amicizia.
Che illumina ciascun che è ignorante Credendo aver riposo,
EI suo conforto muta el pianto in riso. Or mi Iruovo penoso in pianto e stento.

Ogni cor debii fa forte e costante: Ancor mi dolgo del dimon maligno
Chi per sua colpa da Cristo è diviso Pien di confusione
Col messo suo sarà tra l' alme sante : Che mi si mostra nel pensier benigno.
Conir’ a demonj eli' è coltello e scudo Con dolce tentazione :
E mitiga cl cor crudo, E poi mi lassa in molta passione.
Pregando sempre la bontà divina. Adempiuta sua voglia:
Non li maravigliar, che Gesii Cristo E pena, angoscia e doglia nel cor sento.
Lo dette ber del sangue del costalo. Più mi lamento delle mie passioni
Per lo qual dispreisando el mondo tristo Che d’alcun altra cosa
Solo el suo cor di Dio fu infiammato; Che avendo libertà l'anima mia
Ma contemplando Iddio ell'ebbe visto, Di viver virtuosa,
Che vuol che per lui’l prossimo sia amato: l' l'abbia falla serva, ch'era sposa
Però si delle poi con tanto aflello. Di Gesù tuo diletto
Con pena e con diletto El dolce amor perfetto è in me spento.
A sovvenire ogni anima meschina. E cibi mici son lacrimo e sospiri.
Leggi e rileggi In non trovcrrai Dolor, vergogna e pianto:
Già fa miU'anni una simile santa; L'anima mia è piena di martiri.
Di rarità s) risplendeuli rai Col cor piangendo canto:
Di sapienza c di dottrina tanta: I son ricorso sotto el tuo ammanto.
Marta e Maria insieme tu vedrai: Genitrice di Dio,
Ne’ libri suoi, che or la chiesa canta. D'ogni atto pravo e rio ora mi pento.
Ciascuna inferino cor Iruova salute Per tulli i gaudii tuoi e divin doni.
Per la sua gran virtute: Che sc'di grazia piena.
Or corri a’piò di questa alla regina. Dell priega il tuo figliuol, che mi perdoni
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Ogni mia colpa c pena Deh fa', che il diavol non li Iruovi ozioso.
R faccia Talma mia sana e serena Ma nel bene occupato.
Innanzi che io mora, Perocché l’ozio fa l’uomo vizioso
Che corre ’l tempo e l’ora come un ventai E cader nel peccato.
E spendi il tempo tuo lutto ordinalo
LI. Con discreto esercizio
Orazione di Nostra Donna. E con divolo offizio.
{C*nUM come — Pio» qtie |«tìi le reper preccieui ).
Laudando sempre Dio col cor giuRo.
Fuggi, se
puoi la mala compagnia
Poiché il tuo cor, Maria è grazioso Che è conU'a la salate:

E le tue orazion son sempre accese Non usare in quel loco o in quella via.
Dinanzi al vero Dio, che in te discese. Ove non è viriate.
Soccorri me , che non truovo riposo Se vuoi aver da Dio grazie compiute
La carne, cl mondo e’I dimon malizioso Rimuove la cagione
Mi fanno guerra con mortale offese : Di tua tentazione:
Degna pregar Gesù, tuo tìglio e sposo. Intendi bene e gusta il parlar mio.
Che le sue piaghe sien le mie difese Ancor si vince el mal con suo contrario
E tanto del suo amor mi sia cortese, Secondo la natura:
Che d’ogni male io sia vittorioso. Se se’avar, fatti limosinario
Per la carità pura :

ui. Con disciplina ed astinenzia cura


La carne tua ribella :
De' rimedj centra le tentazioni. E r anima tua bella
(Contasi come —O erndel doiioa cb’bai bssato me). Ne verrà meco al ciclo, ove io t’invio.
Considera che presto tu morrai :

1 son l'Arcangel Rafael di Dio Non puoi viver molt’anni ;

Dottore in medicina. Pensa lo’nfcmo e suo’iuflniti guai:


Che ti vo'dar dottrina Contempla quelli affanni.
Contr'al mondo, la carne e'I dimon rio. Se vuoi campare ancor di tanti danni
Sia vigilante e guarda e sensi tuoi. Risgnarda el Paradiso,
Che son cagion di morte, Cb’é pien di gaudio e riso:
Se gli occhi vanno dietro a’ piacer suoi. Se ben lo pensi , a Dio li merrò io.
Tu vai per le vie torte; La passion di Cristo è quello specchio.
Chiudi l'orecchio, perchè son le porte, Che sana ogni ferita;
Ond' entrano c ladroni. Rivestili il nov’uomo e lascia ’l vecchio:
Con dolci canti e suoni : La croce è la tua vita :

Raffrena el senso ed ogni suo desio. Ripensa ben la carità inGnita


Ricorri spesso all’ orazion mentale Di Gesù, per le morto.
E prirga Dio col core Questo sia tuo conforto :

Che tu non caggi in peccato mortale: Non aver questi rimedj in oblio.
Ma sia tuo difensore. Quando barai fatti ben questi rimedj
Egli è benigno padre c buon signore. E tu non sia caduto.
Se tu prlegbi con fedo, Con ogni umililà conosci e vedi
Di le harà mercede Quant’è il divino aiuto:
E porgeratti cl suo conforto pio. L'angel di Dio sempre teco è venato

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Con la soperna grazia : O veriti eterna, o mio riposo,


Allora Dio riograiia, O sapienzia immensa , o sommo Sole,
Perche lue forze non ragliono un Go. Difendimi daU’uom si malizioso.
Che il mio onore in terra gillar vuole:
Liti. Fa' che sicn note le falsa parale
Col tuo gran magistero.
Lauda dell' Annunziata. Si ,
eh’ io sia mondo d' ogni vitupero.
(On^a•i come — O erueìfiito ebe uel eiel dimori). Per altre colpe son forse punito
Con quella lingua cruda e maledetta :

]\laria, madre di Dio, priega per noi, Tu che , se' certo, eh' io non ho fallito,
Tu puoi dal tuo Ggliuol quel che tu ruoi. Trammi del cor questa mortai saetta
Per umillà del tuo perfetto core E se l' anima mia vuo’ far perfetta ,

Da Gabbriel tu fusti Annunziata : Per si aspro sentiero


Tu se’ dall'alto Dio sommo Signore Fammi il cor forte, constante e sincero.
Sopra a’ cori degli Angeli esaltala :

Da Gesh Cristo se’ tanto onorata , IV.


Che lo dai lutti bcneBcii suoi. i

Tanto se' sopra a' cori in ciel gradita, DclTAmor Divino.


Che tu puoi più che tulli gli altri Santi: (C«atasl come — Beo ftnirò questa misera vita.)

E tanta gloria Dio t’ ha conferita


Che per tuo amore stanno infcsieeincanti: Ben Gnirò cantando la mia vita:

Degna ascoltare e nostri amari pianti Sempre sia ringraziato el dolce Dio,
Consola cl nostro cor, che far lo puoi. Che m' ha tratto del core el gran disio
Vergine, genitrice, Gglia c sposa E fatto san d’ogni mortai ferita.

Del scro Dio, Signor delle rirtnle ,


Dime che ,
io servivo al mondo rio,
Stella del mare c porlo ,
ore sì posa E 'I van piacer mi lassava in dolore.

Nostra speranza per aver salute. Ma Gesù, mio Signore,


Ora impetra per noi grazie compiute : Vuol ch'io conosca el suo amor giullo.
Tuoi servi siam, frale' de’ servi tuoi. Ora mi sento cl cor giocondo e pio.
Perchè non amo cl mondo traditore
LIV. E gusto el santo amore
Di Gesù, dolce padre e sposo mio.
Orazione sulla infamia. Ami Gesh chi vuol pace nel core,
(Cantali come — Beo lo »a Dio, t'io con rer^rìne • p<m). Tenendo l’alma di virtù vestita.
E poi alla partila
Oesìi, che redi la mia mente pura , Sarà nel celo io gaidio e grande onore.
So te conOdo c spero,
Che purgherai la infamia mia col vero. LVI.
Tu sai , 0 Signor mio, che i ho ragione
Di lamentarmi della lingua ria: Orazione di S. Giovanni Gualberlo.
Sono innocente c mai conversazione (C«uUiì come — .Se libertà ma' riarefili amere).

Non ebbi , se non buona onesta e pia ,


:

Di quel che contr' a me gih detto sia 0 dolce padre Giovanni Gualberlo,
Dammi 'I tuo refrigero. I’ vengo a le con lacrime e sospiri
Leva dal cor d' ognuno cl mal pensiero. Risgnarda le mie pene c mie’ martiri.

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l.a rame c’I mondo e’I demon mi fon guerra, E fia l' anima mia fervente sposa
Debile e ’ofermo >on da’ vixj infranto, Di le padre e Signore.
Ma bene spero nella tua viriate.
IViega per me Gesù , cho 'I cel disserra LIX.

Versando per mio amore ci sangno santo,


ConGllo in croce per darmi salale. Del frullo della virtù.
Le orazion mie son diventate mule (CaaUsi cone*~ Se mal lo Viccri Tiene io ita terra).

E veggio l'alma mia presso alla morte ,

So non soccorri col Ino braccio forte. Se mai la tua virlìi vince la guerra
Sottomettendo el senso alla ragione
LVII. Tu sentirai venir di celo in terra
Nel tuo cor pace e gran consolazione.
Orazione a Beala Verdiana. E libero sarai da mollo peno.

(Cantali come — Se libertà ma'rìarndì, amore). Gustando in questa vita el sommo bene.
L’amor del senso da diletto in prima

Abbi pietà, beala, Verdiana, E poi lascia nel cor dolore e pianto.
Di chi ricorre a le con umil core Ma quando la ragion è in su la cima
E per me priega Gesù, dolce amore. Vedi gran lume e senti gaudio santo;
La carità che in questa sita avesti Poi cresce el desiderio in gran diletto
Non à minor per esser ila in celo, Perchè tu vai allo stalo perfetto.
.Ma più pcrfclla per sedere Dio. Quanto piu usi la virtù reale.
Tu vedi e vizj mici tanto molesti Tanto più sentì giubilo e splendore.
Conica r anima mia. che mortai velo Se vuoi godere el regno supernale
Ilan posto innanzi allo ’nlcllello mio. Ed ater pace sempre. nel tuo core.
Però supplico a le quanto poss' io, Fuggi li vizi! e vivi giusto e pio ;

Cbe mi soccorra in questi mia lamenti. E temi ed ama sopra tulio Iddio.
Po' cbe nel mondo pascesti i serpenti.
LX.
LVIIl.

De sette gaudj che ha la Nostra Donna


Orazione di Gesù. in ciclo.

(Coatosi come Pumnl U morte , 4ok« Sifrnnr mk>.) ( Contali come — Ora p'itlar omè ftoato ben* io?.

Dammi '1 tuo amor, Gesù benigno c pio, Cantar vorrei ,


Maria, col cor giallo
Non riguardare e miei costumi rei; Quelle sette allegrezze, in che tu sei:.

Se vooi eh' i’ t’ami, dolce Signor mio, Aiuta i canti miei

Risguarda questo core: Che per cantar tua laude a te vengb' io.

Ardimi '1 cor col tuo spirilo santo. El primo gaudio che l'ha dato Iddio
Acciò clic spento sia l’amor del senso: È, che t’ha posta sopra a tulli i Santi
E tutto acceso del tuo amore immenso Con balli , suoni e canti
Sempre di carità porli I’ ammanto. Più gloriosa eh’ altra creatura:
Ed arda per tuo amore. E ’l seoond’è: come la luce pura
Deh fa che io ami te sopra ogni cosa Del sol riscalda ed illumina ’l mondo:
E 'I prossimo per te d'amor perfetto : Cosi nel cel giocondo
Non li partir da me, Gesù diletto, La tua chiarezza illustra il paradiso.

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El terzo inlcodo l’ angelico rito Per punir tua lussuria


Darli diletto: c toUi i nove cori Sopra al mio corpo santo ed innocente
Ti son buon aervitori Dal capo a' piè con furia
E atanno riverenti a darti lande. Fn'fragellato e ballato aspramente.
El quarto : aempre cl tuo Cgliuolo eaaude So mi sguardi al presente

Tutti i tuo’ prieghi ed è con teco unito, Tutto di sangue intriso.


Del tuo voler «eaiiio Piangerai col cor fiso el tuo peccato.
E vnol ebe per te pasii ogni sua grafia. Vna corona in testa
El quinto ancor; ebe Dio mai non ai sazia Di dure spine ancor per te portai ;

Rimunerar ciascun tuo fedel servo, Nè tu mi lasci entrar dentro al tuo petto.
Qui nel mondo protervo Sostenni tal tempesta
E poi in del, come ti pare e piace. Per la superbia tua con molli guai
È’I sesto ,
che di Dio tu se' capace Ma tu cercando vai
Più ch'altra pura creatura e vedi Dignità ed onore ;

Ogni cosa creata, eccetto el figlio. E vedi el tuo Signor tanto abbassato!
El setlim’ è , che aanza alcun periglia Sopr' al monte Calvaro
Questi tuo' gaudii con sna gran dolcezia La veste con la carne era appiccata
Haran sempre fermezza Tua avarizia avaro ,

E certa se' che non baranno fine: Punì', allor, quando mi fu spogliala :

Chi con queste allegrezze peregrino Col sangue era incarnata


Con teco si rallegra in questa vita Ma tirandola forte
Di poi alla partita Senti' pena di morte in quello stalo.
Otterrà di veder la tua presenzia : Come con molli viij
E In lo liberrai dalla potenzia Tu m' bai offeso ed io volsi patire

De suoi nemici e condorralo in celo Molti crudi supplizj


A goder con gran zelo Morendo in croce poi con gran martire.
Con tecoel sommo ben,cba non vien mono. Deh non voler segnire
Tu se’ madre di Dio: chi dunque a pieno, El tuo costume rio
Ti può laudar, Santa Maria del flore, Vedendo el vero Dio per le impiccato.
D' ogni perfetto odore
Che da vita e dolcezza al servo pio ?
LXII.

LXI. Della partiu della grazia. .

Come Gesù Cristo dimostra al peccatore (CantuI come — SloB «ni plctir. nu dolce joyel-

tre gran pene che sostenne innanzi

che fosse crocifisso per salii^re ]\essan piacere ho senza te, Gesù ,

a tre principali peccati. La vita mia è piangere e languir :


Plultoslo teco vo'morte patir
(Canuti come ^ Noo toc più ìaaesioreto). Che senza la Ina grazia viver più.
Vivendo sanza le mi par morir
0 peccatore ingrato, La morte spesso chieder li vorrei
Se non eh' i' temo pe’ peccali mici
Per le sostenni pene
E sono il sommo ben ,
che l’ ho crealo. Di non cadere in più crudo roarlir ;

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Piango col core c miei coslumi rei Prega 'I tuo sposo , o rifulgente stella
E senza le piacer non posso a te : Che non risgnardi el baio pravo costume
Degna lenire ad abitare in me Ha si nel lume suo i’ reggia lume

E fa cb' io t'ami quanto più potrei. Ch'i’vinca’l mondo ed ogni sua procella.
El mondo e 'I senso e ’l mio nimico rio
LXIII. M’oOendon forte e spesso cado in terra :

Deh priega Dio, ch’i vinca ogni lor guerra ;

DcII'olTerta dc'Santi Magi. Acciò ch'io serva a lui col cor giullo.
(C«Dta(i come )« «lanze detto pas»ii>o«].

/' LXV.
Onerile tre doni al dolce Dio,
Siccom e santi magi con gran fede :
Orazione a Gesù.
Oro incenso c mirra col cor pio
,
[CaoUvi come — Vie *&eh blidcr daeti}.
E trnverrcte Dio picn di merzede :

L'oro è ’l divino amor tutto giullo ,


Gresb mio salvatore
,

Che dalla fede e speranza procede : Libera l'alma mia da ogni errore.
Donale dunque a Dio oro perfetto Tu so’Ggliuol di Dio onnipotente
Amando lui con tutto '1 vostro affetto. Fammi constante, forte e paziente
Lo 'ncenso ò l'orazion , che in alto vola ,
Cb' i' vinca il mondo e ’l demon traditore.
Quando deriva dal divoto core ; Deh’ vien ,
Gesù amore
Perocché poco giova la parola Ed abita per grazia nel mio core ;

S'ella non nasce dal divino amore : llinmina el mio occhio della mente.
Fate che l'orazion non vada sola Acciò eh ’i t'ami d'uno amor fervente.
L'umiltà sia con lei a tulle l'ore Laudando sempre te , sommo Signore.
Se volete che Dio lo 'ncenso odori 0 fior d'ogni bel fiore

£ il core insieme con la bocca adori. Chi vive senza te vivendo more ;
La mirra amara è la meditazione Deb fa eh’ Priva teeo etemalmente
Dell'aspra morte c gran croce di Cristo. Rendendo grazie a te , laude ed onore.
Chi ben contempla la sua passione
Castiga ’l corpo e spegno l'amor tristo ; ixvi.
Questa conserva io gran perfezione
L'anima vostra c fa del cielo acquisto : Della peccatrice penitente.
Pensate ben di Gesù le gran pene
E goderete poi Pelcrno bene. Cantasi c<nB« —
Non so perché si sia —
( Signore, a questa rotta-
/
LXIV. Morta A l’anima mia
Per mia voglia stolta :
la
Orazione a Santa Margherita. O Gesù, ascolta questa gran pazzia.
Col sangue tuo risuscitasti l’alma
(CaoUsi come — ^ntil madoooa nmi mi abboDdonare).
Nel battesimo santo.
Ma io gitiai per terra ogni tua palma.
V ergine bella, non mi abbandonare, Perdendo il tuo ammanto
O mia avvocata, Santa Margherita, Ora mi truovo in pianto
Tu sc'colci , clic reggi la mia vita: Senza te , dolze vita
Degna'por me Gesù Cristo pregar Ceca e smarrita fuor della tua via.

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35
Oimè Signore mio , eh’ i’ ti lassai UVIIl.
Pel piacer scnsnalc :

Nelle man del nimico mi Irofai Landa del Corpo di Crislo.


Ripiena d'ogni male :

Fcrimmi col sno strale CAQta»Ì come Laailete el totnmo Dio).


{

Pel quale caddi in terra


Cosi mi trnoTO in guerra notte e dia.
Ho perduta la pace della mente Cristo, ver nomo e Dio
E '1 tuo dolse riposo: Sotto spezie di pane te adoro io.
Per satisfareal mio corpo fetente Adoro te nell’ostia consacrata
Mi sento el cor penoso : Colla virtù della fede sincera :

Gesù mio grazioso , Per le parole è transnstanziata


Di mia vita son priva La sostanzia del pane in carne vera :

Deh' fa quest'alma vira, onesta, e pia. L’nmanitade intera


Vinca mia virtù ogni mio vizio
la È nel tuo corpo, Crislo Gesù pio.
Ed ogni mio nimico : É nel tuo corpo la divinitade,
La grazia tua mi salvi da supplizio Ver'oomo e vero Dio nel sacramento:
Del gran serpente antico : Questo l'ba fatto la tua majestadc.
Fè il corpo mio pudico, Che puoi ciò, che tu vuoi in un momento
:

Gesù , dolze mio padre El cielo e ’l flrmamento


Per la tua madre , vergine Maria- Da le fu fallo, si bello e giulia
Da le fu fallo el mondo e gli clementi.
La luna, el sole, i pianeti e le stelle:
LXVIl Da le son falli gli angeli eccellenti.
Da le son fatte l’ anime si belle:
Come ranima conforta se medesima. Queste ragion son quelle
Che fanno star contento el mio desio.
{Canuti come - V«teo moo qner, e come - Pover preson). 0 infinita e somma sapienzia,
0 immensa potenzia o sommo amore:
,

Chi prende te con buona conscienzia


^ aone , mio core , al Signor mio Sente la grazia tua dentro nel core
Cristo Gesù, benigno e pio. Manna d’ogni sapore,
Digli perchè ti partorì : Tu se mio creatore e ’l signor mio.
lo
Dolze mio beo contemplami Tu se’ mio Dio , che mi ricomperasti
’l

Dammi'l tuo amor, ch’è si ginlio. In su la croce con amare pene :

Fa ch’ogni vizio abbia io oblio Col sangue tuo la mia colpa levasti
Ama ciascun benché sia rio: Perch’ io fruissi te, mio sommo bene :

Col tuo pensier fermati qui: Amor, con tue catene


Ringrazia Dio la notte e 'I di Legami si, ch’io non t’abbi in oblio.
E presto barai quel che bram’ io. Legami si, eh’ io t’ami sempre c laudi.
Stimando '1 mondo meno eh' un Ilo Con quella carità che piti ti piace:
Se vuoi amare el magno Dio, Ancor li priego Gesù che mi esaudì ,

Con gran fervore accenditi: Ch’i viva a tolte l’orc io saula pace:
Ecco Gesù, che t'ama si. Fammi forte e sagace
Ch’adempie tutto ’l tuo desio. Contr’al mondo, la carne c ’l dimon rio.
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36

LUX. Tu sai, che sol le bramo.


Inchina le tua orecchia, dolce e pia.
Oraiiooe della monaca. Entri l’orazion mia nel tuo conspetio,
Ascolta el mio lamento:
|i:aata*i come — Acim* iagrau, poi cb« TOO's«|uire). l' mi Iruovo di pene piena el petto.
L'anima in gran tormento.
Ocsìi mio padre, sposo e dolce Sire , Molte gran tentazion nel mio cor sento ;

Ascolta la tua sposa Salvami, dolse sposo.


Che viene a (e penosa in gran martire. Dal demon malizioso
Per la tua madre, Vergine Maria, Che s’ingegna d’averffli In sna balia.
Sposa del padre, Dio, Tu m' hai eletta per amor tua sposa ,

Piacciali di esaldir l'oraiion mia. Dolcissimo Signore,


Risguarda el mio disio: Ora mi veggio in verso te ritrosa,
Tu se’ fatto fratello e paator pio Ingrata del tuo amore;
Di me, tua creatura : Degna Gesù illuminarmi
, ,
el core
Fammi prudente e para a te servire. E la mia ceca mente
Tu li pasci in tra’ gigli su nel cielo Col Ino razzo lucente.
Con le vergini belle. Acciò, eh' i esca d’ognl tenebria.
Le qua’ti laudan eoo ardente lelo. Soccorri presto alla tua sposa ingrata
Più belle che le stelle: Gesù, pien di merzede.
Deb mandami una delle Ine Gammelle, Riscalda un po'qnest’anìma agghiacciata
Raccendi questo core. Fa forte la mia fede :

Che sta in pena, in dolore ed in languire. Tu sai che la tua sposa a le si diede:
Monda l’anima mia con la Ina graxia Dolce signore e padre.
Da poi ebe m’hal sposata Per amor di tua madre
Fa che d'amarli non mi reggia suia Fammi con gaudio andar per la tua via.
Di carità iniìnita :
Infondi nella mente mia el tuo lume
Se tu permetti che io sia tentala E la tua santa luce
Per mìa maggior corona Acciò cb’i’ lasci ogni mio mal costume.
La tua forlezxa dona al mio patire. Che al vizio mi conduce:
A tc sia laude, onor, gloria e virtnte, Se la tua grazia dentro in me riluce.
Gesù somma bellena
,
: Spero esser fervente.
Tu se’ mìa vita ed eterna salute. Umile e paziente.
Tu se’ mia gran dolcezza, Rendendo laude a te tutta giuba.
Discendi presto dalla tua altezza
Nella mia bedda mente,
Acciò eh’ io sia fervente a obbedire. ixxi.

Lxx. Landa di Sanlo Domenico.

Orazione della Monaca. ( Cantasi come — O partita ctndele ).

(CfeOtMi eom« O G««ù dolce o ioSoUo unore].


0 dolce padre santo
Signore, Dio della salate mia. Domenico , dottore
La notte e’I d) ti chiamo; l’sono in gran dolore c pena e pianto.

Diqiiized nTTPjk'
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37

0 lume della Chiesa, «scoUi un poco IJSXIII.

E miei grati lamenti :

Tu se’ la mia difesa in questo loco Lauda di Santo Bernardo.


Risgnarda miei tormenti
Ispegni qnesto foco , ch'arde tanto. (CMteii com« » Chi » Dio eoo porilù «lì cm’c].

Giglio di castild, riola e sposa


D'ogni virth vestito,
La mia inihrmitd in la si posa: Oantiam con dolco canto e con buon coro
El mio core è Ibrito Di San Bernardo abate o gran dottore.
Con la mente penosa pianga e canto. Voi, che pensale di servire a Dio,
Patriarca perfetto ,
priega Dio, Prendete esempio da al magno padre;
Ch’io sia costante e forte. Faneinllo essendo, nobile e giulio
Vincendo ogni diletto c riiio mio: Usava le virtndi alte e leggiadro:
Per inaino alla morta Ammaestrato dalla santa Madre
Fammi viver giulio sotto ’l tuo ammanto. Fuggiva 'I mondo e cercata ’l ignare.
Vsando cibi e vestimenti grossi
LXXIi. Domava ’l corpo soo tatto gentile:
Li van piacer sempre da lai rimoasi.
Della Visione divina. Vecchio parendo in eli puerile.

( Cantati come — Tenpoti n nredere tirimn mi* )• Cercando fare ogni escrcìsio vile.
Divenne umiU e pio dentro e di fore.
cogoli a visiiarc, anima mia, Ogni cagion di mal sempre fuggendo,
E vengoli a picchiar l'ascio del core : Cercava Inoghi e compagni devoti,
l’son tua vita verità e via, Tutta la vita sua in Dio tenendo,
r son Gesù tno dolse e buon Signore: Li suoi pensierdal mondo gian remoti;
Apri ’l Ino core al re delle viriate Cosi, gli alli carnali a lui non noti
Aprimi 'I cor, ch’io ti vo dar salate: Vergine visse d’ogni virth fore.
Se tu mi Usci entrar dentro al tuo petto Per poter meglio al sommo Dio servire
Tu scniira’dolcczze e gran diletto. Monaco fa dell’ordìn di Cestello:
Chi non ascolta la mia voce è sordo, Poco cibo prendea, poco dormire
Chi non risgaarda mie bellezte i etneo. Volse per più domar sno corpo beilo.
Se non m’intendi se’ne’vicj lordo. Tanta grande umiltà regnava in quello.
Se non mi fasti non hai pace meco : Che gli occhi in terra teneva a tuli' ore.

Ascolta i tao signor, che ti vuoi bene Chi potrebbe narrar la gran virtnde
Ascolta me , che ti vo’tor le pene: Del contemplare in ecceaso di mente :

Contempla an poco e miei gran heoiésj Poi scrivendo libri di sahite.


K libero sani da (noi sopplitj. Per dar lume e dottrina a ogni gente:
Deh apri, pecorella, al tao pastore A’peccator mostrava amor ferveale,
Deb apri sposa, a me tuo dolse sposo
, ,
; E spesso gli traeva d’ngni errore.
Per te son morto in croce per amore Su, giovinetli, dietro a questo Molo,
Per te ho fatto il ciel tatto giojoso: Se volete trovarvi in gaudio e riso
rii vorrei sanar d’ogni Ino male, Vestitevi del sno amile ammanta
r tivorrei donar pace eternale : Che sarete csaiuti in Paradiso :

Lasciami entrare in te colli miei doni Seguite el padre con un lieto viso
Che sono dolse canti ,
balli e snoni. E con nn cor tutto pien di fervore.

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MXIV. Sia benedetta la dolce Maria,


Che lo portò per far mia voglia sazia
Come el peccatore ammonisce Perchè piena di grazia
se medesimo. Vergine, madre d’esso Dio incarnalo.
Sia benedetto ogni mio avvocato
(Caotati come — Sia beoedetto tl dì cbe'l too bel tìso). Cb’ hanno per me tanto pregato Dio
Che m’ba dato el desio
Piangi che tn se'prito
c sospira, poi D' esser sna serva con la mente para.
D'ogni tuo ben, perch’hai oOesu Dio; Sia benedetta la santa scriltora
E '1 senso e ’l ran desio La quale ho letta ; ed ogni inspirazione
T hanno tolto l'amor santo e giocondo. E qualunque sermone
Or incomincia a cognoacere el mondo, M’i stato fallo sol per caritade.
Pien di falsi piaceri e d'ogni inganno : Sia benedetta l’eterna bontade,
Kisgnarda el too gran danno. Ch’ ha tinto ogni mio vizio col sao lume ,

Pensa e contempla el ben che hai perdalo. Ed ogni mal costarne


Nelle sante orazion se’ fatto moto Ha convcrtito io atto virtuoso.
E ’l cor non ama Dio, come solea Sia benedetto di nuovo el mio sposo,
E il beo che ti piacea Gesù, mio padre. Signore e fratello

Or ti dispiace e porti gran fatica. E l’Angel buono e bello.


Ogni Tirtù par che ti sia nimica Che m’ ha guardata e dal Demon difesa.
Perdi' hai corrotto el gosto e ’l sentimento : Sia benedetta questa fiamma accesa
E '1 buon volere è spento Dentro del cor dallo Spirilo Santo,
Seguendo ’l vizio e ’l demon traditore. El qual m’ infiamma tanto,
Oimè piangi con tatto il tuo core, Ch’ i' spero andar in ciel con gaudio c riso.
Che per cercare el diletto fallace
Ti traevi senza pace. LXXVI.
Lasciando Dio, eh’ è sommo ben perfetto.
Prega Gesù con tatto el tao affetto. Lauda del Sacramento.
Che ti perdoni e renda el vero lame
( Cantasi come — Sis^or l.eons }.
Si , ch’ogni mal costarne
Tu vinca si, che a Dio diventi vivo. Signor Gesti, tu sia lo ben venuto:
Per tuo amor li sento nelmio core,
LXXV. Ora conosco el mio tempo perduto :

Fa che io t’ami e laudi a tutte Tore,


Del rendimento delle grazie. Sempre invocando el tuo divino aiuto.
{
Cantati come — Pitali isTCOtarato amante privo ). Quando contemplo tua benignili
Che per amor tu degni in me venire.
Sio benedetto Dio del Paradiso, Avendo offesa la tua majestl,
Del celo e della terra creatore: El cor mi fai di dolcezza languire.
E Gesù dolce amore. Tanto mi strigne la tua carità.
Che m’ ha scampata dagli eterni guai. Tu se’ mia vita , verità o via
Sia benedetto el giorno, eh’ io t’amai Tu se’ mio padre, sposo e signor degno
Per la tua grazia , sopra ogni altra cosa Non ti partir da me, dolcezza mia.
Con faccia vergognosa Gustando te mi pare avere el pegno
D'avere oUcso Dio, salute mia. Di vita eterna e di sua melodìa.

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39

IXXVll. .Misero peccatore


Com’ ha’ lasciato '1 tempo trapassare
Del conforto deU’Angel buono. E sanza aver timore
Mai di Gesh non volesti pensare !

Cantasi come ~
Qoal i si doro core \ Voluto hai seguitare
( cbe Gesb ooo vuol se^ire. / Ogni cosa mondana
Colla tua mente vana
Quant’è dolce l'amore E sempre al mondo tu bai compiaciuto.
Di chi ama Gesù, senza fallire, Tu non pensi al morire
EI quale è sommo Sire, Ha viver sempre speri in giovinezza ;

Che da letizia ,
giubilo e splendore. Converràti partire
Se l’amor del buon padre e del Sgliuolo E lasciare ogni pompa e gentilezza ;

E della dolce sposa dan diletto, La morte con asprezza


Molto piu dolce quel di Gesti solo, Ti converrà sentire
Perché gli è Dio ed uom santo e perfetto. E tornare a quel Sire
Deb véla e netta el petto El qoal giammai tu non hai conosciuto.
O'ognI amor, cbe non è secondo Dio Or con che faccia andrai
E gusterai quel ch’io. Dinanzi al tuo Signor, ch’hai tanto offeso?
Gaudio, dolcezza e paco nel tuo core. Che scusa gli darai ,
0 mente cieca ,
o cor doro e vizioso Che mai dal mondo non ti sei difeso

Tu foggi il vero lume e sommo bene : Avuto il coro acceso


Cerca Gesb, ch'é il tuo dolce riposo A’ peccati mortali
Che consola ciascuno, che a Lui viene. Seguendo tulli e mali
Rompi le tue catene Com’uom che non , se’ stato provveduto ì
Delle tue voglie prave ed inoneste, mora
Innanzi che tu
E virerai in feste Chiedi perdono a Dio del tuo mal fare,
Per l'amor di Gesh , tuo Salvatore. E sanza far dimora
Chi desidera Dio già lo possiedo Dirolamenic li va a confessare :

Per la sua grazia dentro della mente, E fa di satisfare

Lauda Gesù con tutta la tua fede Ogni tua olTensIone,


E sentirai l’amor suo prestamente ; E con contrizione
Digli col cor fervente : D’ogni peccato fa cbe sia pcnluto.

Gesù, che ’n croce per me fusti morto


Donami 'I tuo conforto
Acciò ch’io t’ami o laudi a tutte l’oro.
LXXIX.

fCantaii come — Alle^rameute;.


LXXVIII.

^CanUii come — Più bel viio cbe ’l mIc^ IN essano io gioventù ponga ’l disio,
Cbe presto manca quel tempo ginlio.
P iango el tempo perduto Nessun ponga speranza in gioveotute
Vorrc’ lo racquislare Che non si può sperare
Non posso altro pensare Nel tempestoso mondo ,
pien d’alTaoni
E di dolore i’n’aggio ’l cor ferulo. Però si vuole adoperar virlulc

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iO

Se vogliamo (campare Dov’ è quella donzella


Dalla roina degli elemi danni : Cioè la santa e dilettosa fede?
Ben le conobbe il Baltiata Giovanni Amor più non favella

Che a buon' otta ebbe el mondo in oblio. E giustizianon s’ode o sente o vede.
Rifiutò il mondo ed ogni tot deliiia Dinanzi a Dio lei chiede merzede

E cosi giovinetto Poi eh' hanno avuto bando


Cercò dello Creator, ch’era sua tpeme. E vizii sormontando con potestà.
Su, giovinetti, in questa puerixia. Superbia cavalcando
Con l’animo perfetlo Invidia , ira, accidie con lossnria
Segniam Gesti, eh’ è di virtù snpreme. A diletto cantando.
Foggiamo ’l mondo e’I Demon, che più Coir avarizia , cbe ti fanno inginria;
A visitare il senso al volgo rio. (preme Onde procedo che la tua gran furia
Su, giovinetti, in queslo tempo verde Di pura e pia ginslizia
A seguitar Gesù Non purga la nequizia, che in noi resta.
Che ’n croce sparse 'I fiume dell'amore. Ma tua misericordia
Guai a colui, cbe’l glovan tempo perde Non guardi Signor mio,
, al nostro orrore ;

E fugge le virtù, Manda pace e concordia


Cbe di dolcezza perde ogni sapore. A noi cristiani ,
alluminaci el coro
nn terrore:
Agli animi gentili è Si , cbe fruir possiamo il tuo amore,
Pompe e bellezze non Corano un fio. Gesù, io sempiterno
Che chi pone speranza io sue bellezze E dallo inferno to’ ci la potestà.
Deh radiasi a specchiare.
Che ’l vero specchio A nelle sepolture t LXXXI.
Vedrai confuse le nostre durezze, — Vivo per Toi madonna}.
(Crotali come
E come de' tornare
In brieve tempo come l’ altre oscure. "V ivo per te. Signor, col cor sincero.
Se ciò pensassin nostre mente dure Che ho posto ogni mio desidèro.
’n te

Nessun sarebbe a’diletti si pio. Dislega ornai quest' alma incarcerata


Si, che vederti possa a faccia a faccia:
La mente mia t’ha sempro disiata
LXXX. Tutto ’l mio amor t’ho dato nelle braccia
Da queste miser' membra mi dislaccia,
(Cantasi come — D«li qael cbe t3 entro a me Tampc^S>>)* Cbe sto nel cieco mondo foreslero.
Ben mi ricorda quando mi creasti
Tutto formato alla tua simigliaoza:
Or questo è quel che l’ anima molesta ,
Un angelo a mia guardia dipntasii
Che le virtù gradite Por tormi dal dimenio c sua possanza:
Se ne son’itc a’ciel , là dove è festa. La vera speme in te ogni altro avanza
Carità se ne è ila ; Tutto l'animo mio t'ho dato intero.
Credo che in celo si sia ritornala Per me patir volesti passione.
D'oude fece partita Per la tua carità di me ardente.
Al buon Gesù, che sempre l' ha amata: O quanto desider di salvazìune
E seco la terrà abbracciata Di me mostrasti alla croce pendente I

Sotto il suo piccol ammanto Chi di te tale amor nel cor non sente
Collo Spirilo Santo e con gran festa. Ben si può dir di marmo cor sia vero.

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Ricorro a te Gesù , footo «li grazia £ mai non giudicare el tuo prelato :

Picn di pietà c di misericordia, Da me l'è stato per tuo padre dato


Che faccia tutta la mia voglia sazia. Per lo tuo ben l'ho fatto tuo pastore.
Levando a tuo' fedeli ogni discordia, Qualunque pensa bene e suo’difelti
E dona lor tua pace c tua concordia Non risguarda difclli del suo padre:
Si, che ciascuno arrivi al Coe vero. Chi vuol venire alli stati perfelli

Abbia la sanla umililà per madre :


LZXXII.
Se vuoi aver le mio grazio leggiadre,
(Caotaii come — O Crucìfis«o che].
D'ogni lua colpa abbia vero dolore.
Prega per me, EanCAndrea benedetto, Non i mai mossa una foglia dal vento
Apostol primo da Gesù eletto. Sanza mia volontà , che Io permetto :

Tu se'el primo eristian perfetto Non cercar monistcre o ver convento,


Nel nuovo testamento della Cbieaa: Se non quel che t'bo dato per precetto :

A te ricom sotto el tuo ammanto Se tu vuoi aver pace nel tuo petto
Che la tua orazloo sia mia difesa. Pensa ogni cosa per lo tuo migliore.
Col core invoco tua carità accesa. So In vuoi castità dentro e di fuori
Che preghi Dio, che spenga el mio difetto. Su^ioga talli i sensi alla ragione:
Per mia fragilit.à mi truovo in terra El mal pensier nel tuo cor non dimori:
E son percosso da'nimici mici: (guerra, Pensa di Cristo la sna passione :

La carne e ’l mondo el denion mi fan Del prossimo non far mormorazione


Non mi difendo o pur vincer vorrei : Se vuoi aver di castiladc cl lìorc.

r temo mollo pe’mie’vizj rei. Pensa la morte, cl giudicio e lo'nfcrno


Ma ho aperanta nel tuo santo aspetto- E quanto presto corre cl mese o l'anno
Tu suscitasti ben quaranta morti Se ben mediterai el foco eterno,
E liberasti el giovane tentalo: Per van diletto stare in tanto affanno,
Libera me co’ Inoi dolci eooforti Non penserai con tua vergogna e danno
Per quella croce, ove fiuti legalo: Perdere el frutto del tuo casto odore.
Quanto più priegbi Dio per mo ingrato, Per couscrvare in te la pudicizia
Tanto piò mostri il tno amor perfetto. Più ebe tu puoi diventa solitario :

Ancor supplico tc per luUc Palme Guarda che nel tuo cor non sia malizia :

Che t’ hanno in reverenzia c devozione. Fa’ puramente el bene e voIunt<vrio ;


Che pe'luoi mcrti portin vere palmo Non esser mai superbo o temerario
D'ogni battaglia e d'ogoi tentazione: Fuggi la fama, la laude e l’onore.
Per Gesù Cristo, nostra redenzione, La discreta fatica tien l'uom casto
Prega per tutti nel divin conspctio. E rivelarne al padre cl mal pensiero :

LIXXIII. Digiuna spesso con discreto pasto


Se vuo' la mente sobria e ’l cor sincero
Che Dio ammonisce cl piofcssu ,

nella Religione.
Come novizio sta’ncl monislero,
—O E vivcr.ii col mio santo timore.
(Caotasi come glorio» Vergine Maria).
Psalmeggia spesso e tieni 'I cor divolo
jV.niina mia , se vuoi pace nel core G sentirai la meato in elei salire:
Osserva voti tua per mio amore. Ogni tuo atto sia al padro nolo.
Tu promcltesli santa obedienzìa; Se diabolici inganni vnoi fuggire;
Non disputar quel che l'ù comandato: Chi pensa bene ogni di del morire
Tien netta e monda la tua conscienzia Rode c consuma ogni vizioso umore.
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42

Chi mole avere in proprio alcnna cosa (guanto diletto e gaudio avesti allora ,

Non cerca (Taver me, nè ’l mio tesoro: Vedendo el tuo maestro glorioso ;
La santa povertà , cb’è virtuosa, Benché non fusse con lunga dimora
Non pone amore a roba , argento cd oro: El suo splendore a te non fu nascoso ;

La sua ricchezza è il divin consistoro , Però tu fusti poi vittorioso

Amando me più che padre e Signore. Contra ’l mondo , la carne e ’l dimoo rio :

Se ti sjiogli per me di tutto el mondo, Dipoi morendo pel tuo Gesù pio
Io li vesto di me c de mic'doni Volasti io celo all’immensa ricchezza.
R star ti Io col cor lieto e giocondo Tu fusti il primo Apostol che salisse
Più che non fanno i dolci canti e suoni : A Gesù Cristo neiretema gloria
50 tu vuoi, cho io mai non ti abbandoni, E che la sua divinità fruisse
Abbi speranza in me a tutto l’ore. Con magna laude della tua memoria.
Se vuoi avere el mio amor giullo, Noi siamo in questa vita transitoria
Cotnbafti virilmente in questa vita Tra molle pene , fatiche ed affanni :
Contra la carne , el mondo e '1 demon rio Deb prega Dio, cho consumando gli anni
Però che la mia grazia è teco unita ; Serviamo a Ini con paco ed allegrezza.
In brieve tempo la gloria ioQoita LXXXV.
dona a chi è buon comballilorc.
51
(CaDUti come — Chi terve a Dio eoa pariti di core).
Ricorri spesso all’orazion mentale ,
La quale è medicina a tulli mali: i 0 santo Antonio, dolce confessore,
Per lei si sale al divin tribunale. Priega per noi Dio ,
eterno amore.
Per lei s'acquista el don celestiale: Tu se’dipinto co' la Bamma in mano
R guarda ,
che gli amici tuoi sien tali Per la Ina carità grande e fervente:
Che non ti faccio perdere el fervore. Chi d'ogni infermità vote esser sano
Ancor se tu vuoi esser più fervente Ricorra a le col core e colla mente
Di’ ugni giorno a me con sapienza ; E pe'tuoi merli Dio onnipotente
Di nuovo ti prometto fedelmente Lo sanerà ,
se Ga el suo migliore.
Povertà , castità , ubidienza : Chi vuol trovar le sue cose perdute
R sentirai in te per mia clemenza A le con umiltà no faccia voto :

Gaudio, diletto, giubilo e splendore. Non ne posson tener le lingue mule


1 Padovani, a chi questo è più nolo:
ixxxiv.
raotaù come — Da che (u m'hai Iddio, el cor ferito).
Chi per amor di Dio è Ino devoto
( ,

Fogge la mala morte e ’l mal dolore.


0 luce della Spagna ,
o gran bellezza Ognun che vuole aver
,
grazia da Dio
Apostol santo, Iacopo maggiore: Dica ’l tuo responsorio e l’orazione:
Tu sò nostro avvocalo e protettore, El perieoi del mare e ’l demon rio

Priega per noi Iddio , eterna altezza. La lepra ,


la miseria e lor cagione
Tu vedesti Gesù trasGgnralo SI fnggon da chi t'ha in divozione,
In sul monte Tabor e come el sole Se ti prega umilmente e con bon core.
Kisplcnder la sua faccia in quello stato Se tu puoi da Gesù quel che tu vuoi
E del suo padre udisti le parole : Per la sua grazia e per la sua clemonzia.
Chi tal misicrio ben contemplar vuole Degna per carità pregar per noi
Vede nel mondo la gloria superna, Che ci conduca a vera penitenzia:
Gustando l'arra qui di vita eterna, Ancor ci doni tanta sapienzia
Nel suo cor sente Dio pien di dolcezza. Che noi serviamo a lui con gran fervore.

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LIXSVI. In su la croce con crudcl dolore.

(Cantici come — Lacrimofa alBitU e slanrA).


In questo monisler siam congregale
A laudare el suo nome a tulle l'ore;
'l'emo non poter portare Prega Gesù per la sua dolcitudine.
Lo mio pene , o dolce padre Che ci perdoni nostra ingratitudine.
Per la tua vergine madre
Degna voicrmi ascoltare. LXXXVIII.

Lacrimoso, atOitto c stanco Orazione a nostra Donna.


Vengo innanzi al tuo conspetto, (Caatvui come — l’ ti rÌTcf:;Ìo bella ).

Sento el mio cor venir manco;


Gesti mio, sommo diletto, Diletta madre, dolze Maria bella.
Per mio vizio c mio difello In quanta pena son tu '1 può vedere ;

r mi truoTO in gran martire; Soccorrimi con tutto cl tuo potere,


Non guardare el mio fallire Nostra speranza, vergine, pulzella.
Voglia quest’ alma salvare. La mente mia fedelmente l’appella
Per quel Sangue, che versasti Genitrice di Dio, figliuola e sposa:
Con tanto foco d'amore. r vengo a le con voce lacrimosa
Quando mi ricomperasti Conforta un po'quesl’alma tapinella.
In croco con gran dolore. Tu sai, o vita mia , che tu se' quella.
Piacciali dolco Signore Che per amor di Dio se' fatta madre
Farmi vivo, s’i’son morto, Del peccator: con toc virtù leggiadro
Dammi ’l Ino vero conforto : Libera me dall' infernal procella.
Gesù ,
non mi abbandonare.
l’son degno d’ogni malo. LXXXIX.
Avendo offeso el mio Dio; (Canuti come — O percf^riiu Ilice, o chiara stella).

Tanto el mio pregar mi vale.


Quanto vuoi tu, Gesù mio. 0 mia regina, o dolce madre bella;
Deh contenta elmio desio O mio refugio, in coi mia speme giace.
Illumina la mia mente: Vedi quest’alma afllilla c tapinella.
E col cor tutto fervente Che col tuo mezzo spera trovar pace.
Fammi sempre te laudare. Porgimi aiuto, o rilucente stella.

LXXXVII. Non mi lassar con Dio in conlomacc :

Pe’mic’difelli sono in gran martoro.


(CaotAti come -O ^lorìoiaRci^iRa maotll toecarre aobti).
Abbi pietà di me che piango e ploro.
0 gloriosa regina del mondo.
xc.
Soccorri le lue servo, madre pia
A te chiamando in questo grieve pondo. Lauda di Santo Ignazio.
Che generasti el Salvator Messia : (Cantasi come ~ O Crocifisso che nel ciet dimori).

Degna donarci cl tuo gaudio giocondo.


Fonte di grazia. Vergine Maria, 0 Santo Ignazio , martire o pastore,
Noi siam le spose del tuo buon figliuolo. Priega per me Gesù ,
nostro Signore.
Libera noi da questa pena e duolo. Da nostra Donna , di Dio genitrice.
Pel tuo eterno amor fummo create Tu fusti confortalo a patir pene.
Dal tuo figlinolo, Dio Nostro Signore. Per loslimon della fede felice

E col suo sangue siam ricomperale E per sempre fruire cl sommo bene.
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*k

Alzando gli occhi alle stelle serene, L'aiuto suo, quando la morte scocca
Tu dispregiasti ogni mondano amore. El suo balestro , ma con la mia bocca
Di Siria tu venisti inaino a Roma E col cor laudi Gesù Salvatore.
Per un prefetto di Trajan crudele,
E quivi ti fu posta la gran soma
xci.
Del tuo martirio, amaro pih che Tele,
Ma tu, che fusti al tuo Gesb fedele,
Como, l'Angelo di Dio contorta le monache
Non temevi patire a tutte Tore.
alle opere di professione.
Desiderando per Gesù morire,
E gran tormenti t' erano in disio: (Cantasi eone te ftaue della pawiooe}.

Duo feroci Icon fecicn venire


Per devarare el tuo corpo giullo ; A prile lo 'nlellctto, o dolce suore
Allor crescendo nell’amor di Dio A quell' altezza, che Dio v’ha chiamate :

Tu invocavi forte il lor furore. Voi sole elette spose per amore
Vdendo do'lioni il gran rugito Di Gesù Cristo, eh' è somma bonlate:
Tu dicesti; di Cristo son fmmento Però conviene a voi con tutto 'I core
E da' lor denti s'io sarò contrito Adempier sempre la sua voinntate,
Di questa mortai vita sarò spento : Seguitando lo sposo in croce morto.

Cosi mio cor sarà sempre contento,


el Per darvi vita ed eterno conforto.
Fatto buon pane e di perfetto odore. Rinchiuse stando dentro a questi chiostri
Essendo ne’ snppliij e gran dolori Non basta sol per voi servire a Dio,
Tu non cessavi Gesù d'invocare: Ma patir pene pe’ prossimi vostri
Dissano allora e tua tormentatori ; Bisogna a voi col cor fedele e pio:
Perchè non resti tal nome invocare? E colla croce in braccio ognuna giostri
Tu rispondesti non voglio altro fare,
: Contea la carne, el mondo e’I dimon rio;

Ch' io r ho descritto dentro nel mio core. La pena è breve e la gloria è immensa :
L’anima tua vittoriosamente Chi per Dio pale di gloria poi pensa.
Passò di questa vita in tal martoro : Chi più da Dio riceve è più richiesto:
Li tua tormentatori prestamente Lo stato vostro è la perfezione :
Volson veder del tuo core el tesoro : Non vi sia el patir per Dio molesto,
E scritto v’era con lettere d'oro, Se voi volete in ciel giubilazione:

Gesò, per dimostrare el tuo fervore. L'amor di Dio fa lo spirilo desto


0 dolce padre , di carità pieno, Dolce ,
fervente e pronto all’ orazione:

La tna vita eccellente el cor mi tocca. Pregate Dio , che doni i suoi tesori
Prega Gesù che non mi venga meno A voi e a tutti gli altri peccatori.

Finiscono le Laudi escile giù in luce in LXVIII carte in Alo, si crede,


in Firenze nel 1480 , dalla Stamperia appresso S. Iacopo di Ripoli
per cura c con gli argomenti dello stesso Feo Belcari.

Si procedè a darlo di nuovo, vivente forse lo stesso Feo, quale mancato


li 16 Agosto 1484 , ne esci più copiosa edizione nel 1485, a di 1." Marzo,

per ser Francesco Bonaccorsi ,


c questa, senza ripetere quelle
che sono Ira le surriferite, si dà ristampata qui appresso.

'
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LAVDE
Falle c composle da più persone spiriluali a onore dello onnipotente Iddio
c della Santa Maria c dì molli altri Santi e Sanie ,
raccolte
ed insieme ridotte da Iacopo di Maestro Luigi de'Morsi
cittadino Fiorentino.

Sonetto di Francesco D'Albizo. Dolcemente vi chiama ;


Prezzo da voi non brama.
Cicca cupidità ,
fragil fortuna Anzi lui cerca d'irrìcthìrrì più.
Vita mortai, che molli spesso inganna, 0 gente stolta, che con tanti affanni

Ch' 6 ombra e fumo c più van eh’una canna Piacer cercate avere
E senza amaro non dolcezza alcuna. Lasciale il Mondo con ano’ falsi inganni.
Veloce corso c volge più che luna Che in lui non è piacere;
Falsa speranza quanto l'uomo affanna ! Aprite gli occhi e piacciavi vedete
Del mondo chi più prende, più si danna. Gesù fonte di vita.
Nè d’ esso aIGn porla cosa nessuna. Che si dolce v’ invita.

Nascesti in pena e viviti in fatica Tutti ì piaceri troverete in Io.


Fia la partila in sospiri e dolori 0 fonte di dolcezza, ehi li beve
A'chi di questo secol sì notrica. Col cor devoto e umile
Al ciclo dunque drizza c Ina amori Ogni altro gusto d'esta vita breve
E non sia l' alma sempre a se nimica Gli par noioso e vile.
Che viva in vizi! e pascasi d'errori. Anime elette, anime gentile.
Aprite e’ vostri cuori Che tra fatiche c stento
E non vi sia di queste Laude tedio Cercale por contento,
Che a ogni inflrmilàdanoo rimedio. Gesù gustate e troverrelo in In.

Questo è quel fonte che dal ciel deriva :

sai. Aperto a tutti sta :


Chi di lui gnsta sente un acqua viva.
Landa di messer Lionardo Giustiniani Che ’nciel conduce e va:
Gentiluomo di Vinegìa. O fonte pien d'ognì snavità,
Gesù celeste manna.
Ornò quanto s’ inganna
r coite lutti al fonte di Gesù Chi piacer cerca fuor di le Gesù.
Voi, che affannati siete. Tu se fonte snavo, ondo procede
Di qucU'acqua bevete. Pienezza degni bene :

Che chi ne gnsla non setisce più. Solo '1 Ino gusto puù morlar la sete
O voi, che siete affalicali e stanchi D’ originai veleno:
Sotto 'I peso carnale, Tu se' la porla ,
d’onde ci conviene
Correte, innanzi che 'I tempo vi manchi Entrare al sommo amore:
A quel fonte eternale : Per umiltà dì core
Gesù, Signor cortese c liberale, Chi ’n le s'abbassa ognor salisce più

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46

Gesù, fonlaha :chi si vnol bagnare Non li doler dolce anima,


,

Nel tuo santo liquore Del mio partire e ritornare.


MortiGcato debbesi spogliare Che questo fo per carità:
D'ogni terreno amore : Attoniti sempre a me laudare
Poi trasformato in se con lutto ’l core E lascia faro la mia bontà.
Resta d' amor perfello Si come —Bìen Tr^naot nuttres e comcN
Lo innamorato effetto, Poter prcion pur mjledtef.
)
Se stesso odiando ed amando aitrù.
O sacro santa carità fondata XCIV.
In se stesso odiare.
L’anima, che di le è inebriata Di Feo Bclcari. 93.
Altro non può gustare;
Queste pompe terrene ognor le pare Gresù, fammi morire
Ombre fallaci c vani Del tuo perfetto amore
D'aver piacer mondani ; Fammi crepare cl core.
Mcn n' è contento chi ne prende più. Che l'alma mia a te possa venire.
O miseri mortai’, più non perdete Tanto m' inlìammi e incenda
Vostre fatiche omè Quel tuo spirito santo,
Che ritrovar piacer pur vi credete Che l'anima ti renda
Dote piacer non è: Con ogni lande e canto:
Gesù è il fonte dove voi potete Fammi arder lutto quanto.
Saiiar con festa e gioia Dolcezza mia, ch'i'ti possa fruire.
Vostra bramosa voja Tu se’ buon padre e sposo
Dnnche correte al fonte di Gesù. Dell'anima fedele:
(Cantui come —O Ge«ìi dolce o infinito amore.) Sanza te mai riposo

Truovo se non crudele.


xcm. Gustando mirra e fcle
Vo tuttavia sanza te, dolce Sire.

Di Feo Bclcari. 92, Dunque non più lardare


Di chiamarmi a le, vita,
Sen venga Gesù l' amor mio Ch’ io li possa abbracciare
Ben venga mio dolce Signore,
il Nella gloria ìnGnila,
Ben venga tutto il mio disio: Sempre sia teco unita
Tu se’ la vita del mio core, L’anima mia , empiendo cl mio desirc.
Che mi fa star lieto e giulio. sopraddetta lauda ai canta come —
Deh non voler, amor gentile, bella e (cutile. /

Lasciare il servo tuo fedele.


Se già non fai per farlo umile lev.
Chi gusta un poco del tuo mele
Ogni altro cibo ba poi a vile Di Feo Beicari. 94.
Senza te ridere è languire,
Teco ogni pianto è un piacere, Quanto più penso , o Dio,
Fuor di te vivere è morire : La tua gran carità
Deh voglia nel mio cor sedere Più s'accende il cor mio
E più da me non ti partire. A far tua volontà.

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Quando risgaardo e penso Po’ goderai in ciel quassù


Questa tua gran virtù La gloria mia, sanza Gnire.
Patir morte per me Se vuo’diletto o ver piacere.
Mancami '1 core c ’l senso Io sono cl fonte d'ogni tuo bene.
Viver non vorrei più : Ogni contento tu puoi avere;
Vorrei morir per te: Deh pensa al mondo, che ti tiene
Piangendo dico omè, Con poca pace nello tuo core
Che Dio, che mi creò Pensa al dimon che per te viene ,

Per me morte portò Per dare a le infernat dolore :

Con tanta crudeltà I Nelli tuoi vizjnon e star più ;


Questo pensier mi mostra Deh piacciali operar virtù
Quanto obligato so’ Che presto la tua vita ha a perire.
A te, dolce Gesù: me non nuoce nè fa prò
Tutta la possa nostra Tuo ben servire o mal servire:
Ma' satisfar non può E1 mio volere mostralo t’ho
A quel ch'ha’ fallo tu; Perchè tu possa al ciel salire;

Ogni di spandi più Con mille modi in carità

Grazie con doni a me. Ti chiamo, che voglia venire.


Per mostrarmi quanl'ò Dunque, se t’ami in verità.
I.a tua magna bontà. Tornerai presto con fervore
Non so che dover dire , Chiedendo a me con tulio il core
Se non chieder roerzè Merzè di tutto il tuo fallire.
D’ averti offeso si; (
Cantasi come — Gnerriera mia ).

E con lutto 'I disire

Sempre ringraziar lo xevu.


De’ben eh’ hai dati a me. Di Messer Lionardo Giustiniano
Per chi li partorì da Vinegia II.

Cristo Signor Gesù


Tirami costassù Spirilo santo, amore,
Alla tua deità. Consolatorc interno
Si ctoU come — Qnaoto f>ià peitto amore Del Ino lume superno
( la tna nobiltà.
Signore ,
inlustra cl tenebroso core.
O razzo procedente
XCVL
Da due eterne stelle,
0 stella permanente.
Di Feo Delcari. 95.
Trino ed una con quelle.
Di Ire sanie facclle
.Anima mia deh ,
torna a me Accendi l’alma mia.
Che per tuo amor volsi morire SI ,
ch’io vegga la via
£ TO cercando di salvar le. Ch’ i possa c voglia uscir di tenebrore
r sono il sommo eterno sire. O solo incoronalo
Tuo dolce Dio, che ti creò: Di sette ardenti lumi,
Perchè non vuoi a me servire? O fuoco temperalo.
So tu ritorni, i’ti farò Che ardi e non consumi
Viver contenta costaggiù Tutti i mie’ rei costami.
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48

Amor, rioni a purgare, Tu sai , che 'I tuo «biUculu


E degnati abitare É nel buon core umano:
El core, accesa sol di tuo fervore. D'ogni voler mondano
O cibo di dolcezza Purgami tulio quanto
Che pasci c non fastidj. SI , che il tuo lume santo
Fontana d'allegrezza. Alberghi nel mio corea tutte Tore.
Che in mezzo el pianto ridi, O manna saporita
Li miei devoti gridi. D'ogni dolcezza pieno,
Signor benigno ascolta 0 zucchero candito
E l'occhio mio rivolta D’ ogni piacer terreno
Del cicco mondo al tuo vero splendore. Guardami dal releno
0 rirrigerio acceso Che ognor m' è posto avaiilc
D' un nutricante foco, SI , che l'alma constaote
O levo, o dolco peso, Scota dolcezza sol nel tuo sapore.
D'alTanno pien di giuoco; Signor dammi scienzia ,

Amor, vien, ch’i l'invoco. Consiglio ed intelletto,


L’anima a tc s’inchina; Fortezza c sapienzia
0 somma medicina Pietà c timor perrello;
Conir' alle piaghe del nsortal furore. Po' vicn drenlo al mio petto
Tu se'suavc fiume Di tante gemme adorno
Di buon parlar profondi; SI, che all' estremo giorno
Tu se' razzante lume. L’anima nuda tomi al suo fattore.

Che ’llnslrì c non confondi. (Caataài come c Vangeli della qBare*ima)e

La tua lucerna infondi


Al tenebroso ingegno XCVIIU
Si , eh’ io diventi pregno
Della Ina verità, ch'è sajiza errore. Di àfesser Liunardo Giustiniano III.

Paraclilo amoroso.
Quando t'harò io, quando. 0 Gesù dolce, o infinito amore,
Amor mio dilellosof IneslimabiI dono I

Deh vicn eh’ io t’ addimando


,
Misero a me ch’i’ sono.

Le braccia a tc ispando, Che da le fuggo e tu mi segui ognora.


D’ogni virtù radice. Per qual miei merli , o mio Signor benigno,
Che l'alma peccatrice O per qual mia bontà
È sanza te qual terra sansa onore. S) largamente nel mio cor, maligno
Amor, sanza il tuo dono Spandi la tua pietà T

Indarno m' affatico : L’anima mia, che sempre offeso l'Iia,


Tu sai, clic infermo sono Si doleemenlo chiami
Per lo peccato antico; Che par ben che lu l'auai
Famelico c mendico, Come buon padre c non come Signore.
Pien di miseria c male: Giammai non resti a mille dolci modi
£ l'anima carnale Chiamar l’anima a le:
Sanza l’aiuto tuo vivendo more. Deh dimmi, Signor mio, di ehc li godi.
Dunque col tuo spiracolo Clic ha’ tu veduto io me?
Spira Io mio cor vano; Non pensi qual' io sono e qual tu sé ?

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49

Tu sommo bea perfetto Ch' i son sommerso e non posso levare


Ed io pieo di difetto, D'eslo fango mondano :

Piea di peccati e pica d’ogoi sonore. Chiamami spesso e non mi star lontano,
Quanto più i’Ii oScndo e tu più sei Che forse qualche volta
Cortese a perdonare : La pecorella stolta
Tanti grafi peccali ed error miei Fuggirà T lupo e seguirà '1 pastore.
>oo li posson turbare,
Anzi mi fien si dolce a lusingare
Che par, che m'abbi offeso. XCIX.
O amore non inteso
Di che til cosa se' fatto amatore ! Di Feo Beicari 96.
Non basta cb'una volta tu portasti
SI viimorte per me: Laudate Dio, laudate Dio,
E' non ti par che '1 sangue sparso basti Col cor lieto e giulio.
A Irar l'anima a te Su, anime leggiadre.
Cbe mille volle mi mandi ogni di Vestitevid’amore.
Tanti doni e si spessi, Rendete al sommo Padre
Cbe col minimo d'essi Laude, gloria ed onore:
Arder faresti ogni agghiaccialo cuore. Ringraziate il Signore
S' i'non ti conoscessi all'allre cose Con ogni buon disio: Landate Dio.
SI largo 0 liberale, Egli è quel sommo bene.
Tcrederei ch'e’tuo'doni a le f(»w Che v’ha lotti creali.

Sol per farmi più male . Tratti di mortai pene.


Però cbe quanto tu se' più reale. Con sua morte salvati.
Tanto son più obbligalo : Al ciel siete chiamati
Ed essendone ingrato Da Gesù dolce e pio. Laudale Dio.
La tua larghezza cresce il mio errore. Gustate e suoni c canti
Ma so beo ,
Signor mio, cbe quel cbe fai Che sono in Paradiso,
Sol’è per più mio bene: Orsù, gentili amanti.
L’ardente cariti , cbe amando m’bai, Tenete l’occhio fiso.

Celar non si conviene. Mirate il dolce viso


O cor mio darò, o cor mio chi ti tiene, Di Gesù nostro Iddio. Laudale Dio.
Cbe non parli d'amore. Desiderate presto
Vedendo il tuo Signore Andar con Lui in cielo.
Ardere innamorato per tuo amore? Non vi paia molesto
E tu, anima mia, fatta da Dio Lasciare li mortai velo :

Tanto bella e gentile. Fuggite con gran zelo


Alza da terra no poco il tuo disio, Ogni diletto rio. Laudate Dio.
Non ti far sozza c vile. Amate ardentemente
Che Dio ha preparato il tuo sedile SI bello e buono sposo.
Negli angclichi regni : Cercale con la mente
£ par cbe tu non degni Il suo dolce riposo
D'essere sposa di si gran Signore. Chi vuole esser gioioso
Gesù, di questo deh non li stancare: Ascolti il parlar mio. Laudate Dio.
Dì porgermi la mano. ( CaoUsi corae — Ben renpu Macfio ).

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SII

c. n.

Di Feo Bclcari. 98.


Di Feo IleUari. 97.
Sono stalo in peccalo tanto tanto.
Che pianger doverrei la notte e '1 die:
Dolce madre Maria, l' vorrc' ire in cielo santo santo,
Di Dio figliuola c sposa Seguendo e sensi e le mie male vie:
Vergine graziosa Lo inferno mi prometto pianto, pianto.
Soccorri l'alma mia. Ed io non temo le sue pene rie.
Tu se’ piena di grazia, $' i pensassi alla morto quanto, quanto
Per la tua umililacic : Timore harei delle gran colpe mie:
Senza te non si sazia Chiamo il dolce Gesù e canto.
Mia foglia in veritade. Perchè mi porga le sue braccia pie.
Per quella raritade, (CaoU»t come — Soo «Uto ocH’IorerQo tanto Unto ).

Che ti porta il tuo figlio,


Dona aiuto c consiglio Cll.

A me tua serra ria.


Per le sette allegrezze. Di Keo Beicari. 99.
Che avesti in questa vita
E per quelle dolcezze. Griù per la mala via l'anima mia no va :
Quando fusti salila S'clla non ha soccorso presto morta sarà.
Nella giuria infinita Il demonio la ’nganna con la sua falsità.

Sopra gli angioli santi Il senso le promette ogni piacer, che ha :

Con suoni balli e canti Il mondo ancor la ’nvita a far la iniquità.


Picn d'ogni melodia. L'anima mia tentata or chi l'aiuterà?
Degna ascoltare un poco Aiutali meschina col don, che Dio li de:
E mie' pianti e sospiri, Tu hai libcr'albitrio, che meritar li fa:
Il tuo soccorso invoco (sta :

llisguarda i miei martiri. Ricorri a Gesù Cristo , confiltto in croce


Con lutti i miei desiri Selu'l preghi umilmente, la grazia li farà.
Ti priego, che tu prieghi Abbi fede e speranza, che forte (i farà.
Gesù, che non mi n ioghi Tu non puoi esser vinta sanza tua volontà.
Quei che ’l mio cor disia, Più polente è la grazia, che ogni avversità :
lo non IruoTo paco Pensa ben della morte, che presto ne verrà.
Drento nella mia mente. Contempla un po Io 'nferno pien di

Perchè il dimoi) sagace (


penalità ;

Mi tenta fortcmenle. llisguarda il paradiso con sua giocondità :

Deh priega Dio clemente Accendili in fervore pien d'ogni carità

Che mi tragga di pene, E poi ogni fatica piu lieve ti parrà.


Se gli è per lo mio bene. Gesù, tuo dolce sposo, allor t'abbraccerà ,

Acciò ch'io salva sia. Daralti il bacio suo, pien d'ogni snavità.
L'arra di vita eterna la mente gusterà:
/ Cfitntaii come L’amore a me reoenvlo » Donna
\ qanti Umenti. Giubila, canto o festa il tuo cor sentirà

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51
Cantando amore ,
amore, amor somma Ancor supplico te, Tcrbo incarnalo.
I boDlà : Cristo Gesù, Iddio ed uom perfetto:
Va dancbe per la atrada, che Dio mostrato Td se' del padre splendore increato.
l'ba. Genito se’ per modo d'inlellcito.
Laudando un solo Dio in somma trinità. Verità eterna, agnello immaculalo.
Che col Ino sangue lievi ogni difetto:
. CanU»i come ~ Giù per la villa laiipa la bella.

1 se oe va — La ma'toniiS dal santu, trovò Per quelPardenlc amor, che incrocc ave.sti.
J
^ il fl^ittol naia. '
Fa’ che del tuo Toler sempre m’investi.
' 0

f * Maria dolce , o fonte di pleiade.
Scala del cielo e porla di salate.
'
CIIL . ' i: In le si veste Dio d’umanilade.
'
Onde se'picna di grazie e viriate:
Di Feo Bclcari. 100. Degna conlinovar Ina caritade
t Per le tue sette allegrezze compiute.
E priega il tuo figliuol, che sempre l'ami
IMio ben, mio amor, mia mio disio.
gioia e Con tutto il cor, lo cerchi, lengbi e brami.
Sci tn, Gesù ,
letizia del mio eòre: 0 Spirili beali, alti e giocondi.
Cantando Tengo a te, dolce mio Dio. Angeli belli, intelligenze pure,
Laudato sia tu sempre a latte l'ore, 0 santi e sante d'ogni colpa mondi,
Padre , frate! , signore e sposo mio. i . Voi , che vedete Dio ganza figuro ,

Tu se' mio padre perchè mi creasti, Pregalo Lui, che questo don m'infondi.
Tu se fratel perché se’ uom perfetto, '
Che per sno amore ami le creature
Tu se signor, ebe mi ricomperasti. E ch’io sic paziente, umile c pio.
Tu se’mio sposo, che mi dai diletto. Laudando sempre Lui col cor giolìo. '

E con anel di fede mi sposasti. t

Degna lerar da me ogni bruttezza, .


'

Degna presto tenir nella mia mente, '


eve
Degna farmi gustar la tua dolcezza, -1
• • '
1 *

Degna mostrarmi il tuo Tolto locante. Di Feo Belcarì , 103.


Degna farmi fruir la tua bellezza; . . i: 1 ,

(Cantasi conio — alio bon, bila aour.! .


< 1 't _ . . 1 _ I- : , . ,

**
. f 'b 1 Lresb, dolcezza mia, • • < :

CIV. Per le vo ginbbilando.


.
/ Col cor lieto cantando
Di Feo Beicari , 101. >
Pien di tua melodia.
i r veggio nella mente un vero lume,
Ch’è pien di verità.
Onnipotente Padre, eterna altezza Il qual mi mostra il mio pravo costume
0 Sapienzia immensa, o Bgliuol vero, 1 . E la tua bonilà:
Spirito Santo, infinita dolcezza, . Questa tua caritè
0 Ire persone ed uno Dio sincero: Tanto m’ incende e cuoce,
Tn se’ la somma ioelTabil bellezza, Che spesso ad alla voce .

Tuse’il mìo Dio, nel quale io credo e spero: Canto la notte c dia.
i. •
.. >

r priego te, mio dolce e gran Signore, Innanzi che io fossi tu m'amasti •-

Che mi perdoni e tragga d'ogni errore. D'amor lutto giulk), ' ' .

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52

Però che per amor tu mi creaali Ho fuggito il cieco mondo


Simile a te, mio Dio, Per servire al mio Signore :
E pel peccato mio Laudato aia Dio
Tu Toleati morire: Il mio core stava io pene
Non 50 più che mi dire, Da’ mie’sensi combattuto.
Gesù mia rita e via. Or mi sento mollo bene
Tanto m' infiammi il tuo fuoco soave. Per lo don, ch'io ho ricevotu.
Gesù mio dolce sposo. Laudato sia Dio.
Che spente sieao in me le usante prave Or mi veggio nella via,
Col viver virtuoso Che conduce al Paradiso:
Sempre col cor gioioso La mia mente sta gialla
Ti renda grazie e laude: Pien'di gaudio canto e riso.
L’anima tutta gaude Laudato sia Dio.
Per la tua virtù pia. Nel cor sento gran conforto
Per l’siulorio di Dio,
CTI. lo son vivo ed ero morto.
Seguitando il mondo rio.

Di Feo Belcari, 103. Laudato sia Dio.


Il dimonio mi dìcea :

figli 6 il tuo buon Gesù, Non potrai perseverar»,


Che ti darà il suo amor: E Gesù gli rispondea:
Egli è Gesù si egli è, il tuo bnoeo Gesù. 10 aiuterò portare.
Ei fn per te confitto Laudalo sia Dio.
Con gran pena e dolor Ogni regola è discreta ,
.

E' fu Gesù ,
si fu e’ fu per te confitto. Che da lo Spirito Santo,
E t'ha per sua sposa 11 qual tien l’aBima lieta.

Per farti grande onor, Discacciato il triste pianto.


E t’ba Gesù si ha, e’ t’ ha per sua sposa. Laudato aia Dio.
Tu se ingrata oramai. Abbi carità farveate
Se non gli dai il tuo amore, E con la santa umillade,
Tu se’ ingrata, si se: tu se'ingrala oramai. E sarai sempre vincente
Ama Gesù tuo Dio i In ciascuna avversilade.
Tuo dolce e buon Signor, Laudato sia Dio.
Ama Gesù ama. Ama Dio per aè medesimo.
Ama Gesù tuo Dio. Che degno è d’esser amato.
(CuitMÌ c t«tt b«o > I Amai più, che te medesimo
Il qual t’ha ricomperato.
Laudalo sia Dia
CVII. Lauda Dio, anima mia.
Con tutte le fono lue,
Di Feo Beicari, lOà. E la vergine Ifaria
Madre del doke Gesùe.
Laudato sia Dio, laudato sia Dio, laudato Laudalo sia Dia
l'mi sento il cor giocondo (sia Dio.
Pien di lame c di splendore. (CtBiMi eome L& Dio^bartiadiM).

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. CVIIL Quando Iddio tocca la monto


Perchè tu facci orazione,
Di Feo Beicari 105. Alza il cor lutto fervente
Alla sua salutazione.
P o' che ’l cor mi slrigne e serra Pregalo con divozione,
Per la cradcl peoa mia, Che In porti in ciel corona.
Pricgo te, dolce Maria, Pricga per l’amor di Dio,
Ponga Bue alla mia guerra. Che sia amalo ed ubidito :
La mia mala giorenluie E ’l suo nomo santo e pio
Mi consuma a poco a poco, Sia da tutti riverito.
Se da te non ho salute Po’ cosi d’amor vestito
Son condotto in mortai foco : Priega per ogni persona.
Fammi grazia in questo loco Se 't Signore Dio t’esaude,
Ch'i’non mora per tal via, Ringrazialo quanto pnoi.
Priego le, dolce Maria, Se noi fa, rendigli laude,
Ponga Gne alla mia guerra. Che non piace agli occhi suoi :

El senso mi lira forte E Gniti i priegbl tool


Perchè i' vada al suo diletto, Di’, mi perdona.
Signore, or
E Oimon conduce a morte
'1 Sempre l'orazione acquista
L' anima per Ut difetto: Ma non sempre quel che vuole ;

r vorrei esser perfetto Il Signor con chiara vista


E lasciar la vita ria, Non va dietro alle parole:

Priego te, dolce Maria, Dio esaude come suole


Ponga Gne alla mia guerra. Quel che meglio a Lui risnona.
Tu so la Vergine Madre Dio dona il vero lume
Di Gesù eterno Dio: A chi ora con buon core :

Tutte le virtù lef^iadre il mal costarne.


Lascerai
Son nel tuo cor santo e pio : ,
Se tu preghi con fervore:
’l

Deh risgoarda al pianto mio La mente per suo amore


tua
E la mia gran maliiia, Al ben sempre sarà prona.
Priego te, dolce Maria Gaudio, pace ed allegrezza
Ponga Gne alla mia guerra. Truova Tuomo in Dio orando :

(Canuti come — AQe MhìaTfl alle ichiaroM}. Giubilo con gran dolcezza
Il cor sente contemplando.
CIX. Se tu ori Iddio amando
Di Feo Beicari, 106. Dio mai non t’abbandona.
Caotati come ~ LVrba buona i tempre buona.
L orazione è sempre buona ( — Porri vaeehl, rami voceki.

Se la caritè la sprona.
L’orazion debb’esser fatta ex.
Con grand’umiltà e fede:
Dall’amor di Dio sie tralU, Di HaeMr’Anlonio di Guida, 1.

L’anima, che vuol mercede,


Speri io Dio qaant’ella crede Donna, in coi venne il sole
Ed hard quel che ragiona. DeU'etemo consiglio.
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54

Pel tuo bel figlio Che quando Gesù dolce l'alma spira
Inleodi mie parole. Farebbe un cor di ghiaccio riscaldare.
Vergine, Irono dello Spirto Santo Dove l'umano ingegno guarda e gira,
Musica al divin coro, Vede il caduco ben presto mancare ;
Ave, che d’Era n’ ha levato ’l pianto Però li lascio, mondo Talso c rio,
Ed ogni altro martoro E vuomi dare eternalmentc a Dio.
Vergin, tu se' ’l tesoro , Non vuol Gesù alcun d’amor vestire
In cui la pace è posta, Se dell'amor del mondo non sì spoglia;
E chi s’accosta a te mai non ai duole. E chi vuol vita gli convien fuggire
Madre pietosa a' mia pianti t’inchina, D’ogni vano appetito e mortai voglia.
Per qucll’angioi che venne Vomi per sempre con Gesù unire
Con dulie nunzio, onde tu se' regina E spogliarmi del mondo pien di doglia,
Fatta del cici solenne. E netto e puro andar con gran fervore
Fammi trovar le penne A rivestirmi del divino amore. '

Delle lue fellc’alo 0 caritè infinita, o sommo duce.


Ch'i fugga il mal, che l’avversar mi duole. Ritorno a le d'amor tutto infiammalo,
'
Vergine i’priego te pel santo parlo , E seguir voglio la tua eternai luce
Tra l'asinelio e ’l bue, Che m’ ha da tanto errore alluminalo.
E pel suave canto e Inmo sparto Il mondo, il quale ad ogni vizio indnee

Del del, che mai fu pine, Col tuo aiuto immenso i' ho lascialo ;
E pel gaudio, el qual fue £ fatto i ho con lui mollo cordoglio,
Nc'paslor'vjgilanti Pcrch'aliri che Gesù amar non voglio.
Pon’ fine a' pianti e le mie colpe Iole. Quanto più t’amo. Iddio, più l’amor cresce
Madre benigna e d'ogni grazia piena E senlomi cibar di gran dolcezza ,

Te prego, per la stella, E questa umana vita a me rincresce


Che gli ammiranti Magi guida e lega E sol le, buon Gesù, l'anima apprezza :

Alla tua Capannella, L'alma del corpo a contemplarti m'esce


Vergine santa e bella. E questo vel dei mondo presto spezza
Sempre al tuo Figlio unita. Per esser presto in eie! nelle tue braccia

Vergine, aita chi te ama e cole. E poterti vedere a faccia a faccia.


Vergin, pel tuo Figliuol risuscitato (CaiiUti eocne 1* «cMinai lo campo).

Guidami a retta via,


Pel di che ascese in del glorificato, CXII.

Odi la priega mia.


Vergine santa e pia. Di Francesco d'.étbizo 2.

Solvi e mie’nodi vecchi.


Fa dc’mie stecchi rose gigli e viole.

( Cantjui come — Genllrice di Dio). Ohiamo merzè, Gesù clemente e pio,


A le, che '1 cor mi consoli e conienti ;

CXI. I ho tutti i mondan pensieri spenti


E sol te amo, dolce signor mio.
Landa di Francesco d'Albizo 1. Quanto più ti contemplo, più ard’ io.
Ed in questo ferver gli spirti ho attenti

Perché l'amor di Dio tanto mi tira A laudarti con tulli ì sentimenti :

Io non posso più teco, mondo, stare. Lasciamili trovare, o dolze Idio.
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55

Non dar del serro luo '1 pricgo io oblio, Salvarsi : e vanno al regno dei dannati.
Ma trammi presto di si gran tormenti Quanti n'ba gii condotti all'aspra morte
Che venir possa alle beate genti Sol la speranza della lunga vita,
A possedere il beo santo e giullo. E giunti son dalle brevi ore corte !

(Cantasi come ^ Cbiamo meni» o care Signor mìo). Ben è cieco chi tien l'alma smarrita
Nel mondo e ’n quello ha posto ogni suo
cxni. affelto
(

Tanto, che morte il priva della vita.


Di Francesco d'Albizo 3. Però, se vuo’ gustare il ver diletto,
O anima, e alla fla nel Ciel salire

0 infinita carità di Dio, A possedere il ben deirinlclletlo,


Perdona a me ogni peccato rio : Non indugiare all’ora del morire
Si come a Adam transgressor della legge A seguitar Gesù clemente e pio,
Il sno peccato tu gli perdonasti : Ch’ebbe per salvar te tanto martire.

A Noe che usci fuor della tua gregge Ma prestamente pon tutto ’l disio
Misericordia al suo fallir mandasti: Al nostro eterno Dio, pien di clemenza:
Come a David il suo commesso errore. Il van piacer del mondo da' in oblio.
Cosi perdona a me magno
,
Signore. eom« — Are tempio di Dìo )

Come a San Piero Apostol ritornando


A pianger gli donasti vera grazia, CXV.
E a San Paulo te perseguitando
D'clezion vaso fu con mento sazia : Di Francesco d’Albizo 5.

E come a San Matteo destiperdono


Così perdona a me che a te mi dono. ,
Soccorrimi, Signore,
Come alla Maddalena, dolse Dio, In questa brieve e transitoria vita,
Tu perdonasti già e al Pubblicano, Che l'anima è uel mondo smarrita
A Maria Egiziaca fosti pio, E son del tuo precetto uscito fore
Quando lasciò il suo viver mondano, Sanza amor non ho pace
’l tu nel core.
Com'alla Maritana in Galilea Soccorrimi, eh’ I’ moro
Perdona a me, com’alla Cananea. E tanto son nel peccato caduto,
E come in sulla croce perdonasti Che s’io non ho, Gesù, da te aiuto,
A quel, che da man destra era confitto, In pene vivo ed in crudel martoro.
E come Longin cicco alluminasti. Solo te adoro, caro mio tesoro.
Cosi illumina me del mio delitto : Soccorrimi ,
eh’ i’ voglio
Gesù benigno, abbi di me mercede, Sempre tenere ’l cor (luro o contrito
Che a te torno contrito e pien di fede. E teco in gran fervore istare unito :

Cantai! enin« — Se mai la tua virtfi, e come \ El van piacere, il quale amare i' soglio
( gli btrambott) o vero rispetti. / Fuggir lo voglio, c del mondo mi spoglio.

cxvi.
exiv.

Di Francesco d'Albizo 6.
Di Francesco d’Albizo 4.

0 dolce mio Ge.sù,


Quanti n’ ha già la tardità ingannati Quando mi tocchi il core
Dandosi a vizj e credendo alla sorte Arde d’amore deU’elerna virtù
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56

Nel mio cor sealo angeliciie faTille Che mi h tanto andar Gesù chiamando :

L godo ardendo in s) dolci sospiri, Amor, dolcezca e cibo all’alma mia.


r sento si le lacrime tranquille Dammi ’l tuo amor Gesù, speranza mia , ,

Che par che quel fervor nel del mi tiri : Fammi nel cielo eletto.
Ogni cosa martiri Che tutto il mio diletto
Mi par, per gran diletto E’ sol poter trovar ove tu sia
Che nel mio petto ognora mandi tu. E teco stare elernalmenle unito.
Di tanto gran ferror m'ardi e consumi. A tutto r ore i son Gesù ferito
, ,

Che mai non Da questo foco spento. D’amoroso disio


Fammi fruire e tua immensi lami, Di te pietoso Dio,
Dorè sempre ogni spirito é contento: E vo cercando te, bene inOnito,
Deh trammi del tormento Perchè mi vesta in del d’ amor divino.
Del mondo : abbi mercé, (Cantali come — lim prii amore)
Che sanza to virer non posso più.

CVIX.
CITO.
Di Francesco d’ Albico 9.
Di Francesco d’ Albico 7.
'Putto per noi si delle il sommo Dio
Po’ eh’ i t’ebbi nel core, Nelle man de' Giudei,
Gesù clemente e pio, PerDdi iniqui e rei.

Crescè tanto il disio. Per liberarci dall’ inferno rio.


Che gli arde a tutto l’ore. Gesù, eh’ è tanto pio.
Non ti partir Signore, , Che ci vuoi perdonare
Da me, che ti rogl’ io. Se con nn buon disio
Che tolto il piacer mio A Lui vogliam tornare.
É stare io questo ardore. Tutto per noi Gesù volle versare
Ardimi di splendore. Il sangue delle vene
Dolce e pietoso Iddio , E pali tante pene
Ch’ogni cosa in oblio Per volerci di gloria incorunare.
Ho dato per tno amore. Andiam’ tutti a adorare
Ab quanto è grande errore Gesù con pronto zelo.
Amare il mondo rio. Che ci chiama per dare
Che ’l ben santo e giallo Il trionfo del cielo.
Si cambia per dolore. (Cantali come — Tot pur moti
(C*ntaii come — Fortuna 4ii(>crau)

cxx.

cxvm.
Di Francesco d’Albizo 10.

Di Francesco d’Alblzo 8
0 speranza del mio core.
Sacra virgo, alla Maria,
don gran fervor, Gesù, ti vo cercando. Solo ’l tuo perfetto amore
Perchè m'accenda il core È conforto all’alma mia;
Di quel divino amore Fa’ che il tuo suggello sia

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57

Oa Gasùpel cielo eletto, O gran piacer quando contemplo le :


Cb' eoo teco è il mio diletto, E par che l’alma mia ascenda in cielo
Santa te languisco e «oro Per vederli , Maria sana’ alcun velo, ,

Dìtìd tesoro. In quella eccelsa gloria , ore tu se’.

Sola al mondo fosti quella Ei mio piacere e la mia pura fé

Liberatrice a mia morte. Ricorre a le, Maria, con buon disio.


Che del cielo ero ribella Che prieghi il tuo Qgliuol, benigno Iddio,
Tu sol' m' apristi le porte, Che mandi ’l su' amor sopra di me.
Di renir nella tua corte: (Cantui coow — Bfoa «ir pr« lì loie « Madre che feitij.

Priego te, imperatrice


Se tu mi tuo’ far felice
Fammi acceder nel tuo coro, cxxu.
Dìtìu tesoro.
Non fu ma’ al mondo simile
Netta pura , immaculata : Di Francesco d' Albico 12.
,

Perchè tu se' tanto umile


Fosti in eie! tanto esattala JVIaria, vergine, pura, immacolata ,

E da Dio più eh’ altra amala. Per te con festa

Piena del su’ amore immenso ;


Il ciel giubila e canta :

Quando bene a questo penso Assunta se' da Dio in gloria tanta ,

l' rifiuto gemme e oro Che falla I’ ha qnaot’ esser può’ beata.
Di fin tesoro. Maria, quando Assnnzion nel del facesti

Quanto più di te ricanto. Con una palma d’ oro


Tanto pih 1’ anima incende : Gesù a le di ciel venir vedesti

In fervor m'accendo tanto. Con r angelico coro :

Che ’l cor arde, strugge e fende, Desti a Tommaso quel divin tesoro
E d’ un raxzo poi s* accende Della bella cintura , che portasti
Di splendor de’ santi lumi. E poi le sante gerarchie passasti
Par che tutto mi consumi : Con tutta la miliiia accompagnata.
D’ esser teco mi diroro, Maria ,
quando giungesti al sommo trono,
Dirin tesoro. Dov’è tanto splendore.
Dato ti fu l’anel santo, per dono
(Caolftii come — O rc^M dtl mio core). In quel divino ardore
Dallo Spirito santo, eterno amore.
E poi ’l figliuol di Dio , bontà perfetta.
exxi. Disse ; Vico, cara sposa mia diletta.
Nel mio eccelso trono l’ ho esaltala.
Maria, quando tu fosti al Padre ginnia.
Di Francesco d’ Albico 11. Di gemme preziose
Area corona , e quando t’ ebbe assunta
In testa a lo la pose
Ogni piacere i" ho amando le : E fra le stelle io ciel pih luminose
Si gran diletto sento drenlo al core Se’ con l’eterna Majestà di Dio :

Ch’ egli arde di dolcezza a tulle l’orc. Priegai, che mandi a me si buon disio.
Maria ,
di grazia piena e di mercè. Che l’alma mia alGo non sia dannala.
8

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ss

CXXIII. E quante pene in croce tu portasti


Per me peccalor vile :

Di Fraococo 4’Atbixo 13. S’ 1 cerco le quant’ esser posso umile


Non mi stare alieno, ma fammi pieno
Per buon aeotier e retta ria Del tuo perfetto amore e buon disio.

Va il peccatore , che amilimeoto, QomU dette Lftttda he modo proprio firth» p«r\
Priega con orazìoo dirotamente ( Ser Fkciue prete* J
L’ alta regina, Veigine Maria,
CXXV.
Che sempre in aiolo gli aia.
Chi Tolentier ricorre a qoella ,
Di Francesco d’ Aibizo IS.
Viva fontana di speranza,
Harà contr’ al dimoo tanta possanza. Pel di d’ Ognissanti.
Che terrd 1’ alma bella
Più che una lampeggiante stella. 0 gloriosi in cielo
Chi cavaliere di Gesù vuole Angioli e santi
Essere in questa mortai vita Con divozion v’mvoco tntti qnanli.
Sie sempre con Maria con 1' alma onila. O santi Patriarchi pian d* ardore,
Che ogni ria sententia Iole Che con la Cede il mondo alluminasti
E fa vedere il divin sole. 0 profeti divio, pieo di splendore,

(Cantati coma — Por pretoiMro) Ch’ e secreti misteri rivelasti ;


O apostoli, ripien' di gran dottrina.
cxxiv. Per noi pregale la bontà divina.
Evangelisti Ira le luce sante.
Dì Francesco d’Àlbizo 11. Che lo Evangelio santo discrivesti,
0 martiri, ciasenno al costante,
Conosco ben, che pel peccato mio Che per Gesù martiij sostenesti ,
Da me ti se'partilo :
O confessor divoti e pien di zelo,
Hotli smarrito Pregate Dio che ci conceda il cielo.
Dolce Gesù, e più non ti trov’ io. O dottor santi e lame dei mortali
Di te cercando vo sempre languendo, O vergini che stesti in pndicizìa,
,

E di languire i’ moro :
O innocenti e non per vostri mali
Perchè li vai da me cosi liiggoodo. Spargesti il sangue cou tanta letizia.
O caro mio tesoro Intercedete grazie al sommo Dio,
ST ho oSeso nel
t’ terrestre coro Che ci difenda dairinfemo rio,
l'ti cbieggio perdoo , tu sai , eh’ io sono Caoteti coma — Voi <ìtm tre pellepiei — e come'
Di frsgil carne umana, Gesù pio. ( I >eaaiiMi lo campo » • «orna (li «trambotti. ^

Deh non voler Gesù, ch'i’ più langnisca.


Ma fa, che con amore CXXVI.
L'amante con l’amato insieme unisca.
O benigno Signore Di Fraocesco d'Albizo 16.
Se lo ritorni più dentro al mio core
r ti terrò si stretto, cb'el mie diletto, Pel di di sant'Anna,
Non'barù piu, com' bo avolo, in oblio.
Tu sai con quanto amor tu mi creasti
,
Liaudiam con divozion quel nome santo
Gesù, a te simile Di sant'Anna, cb'è Unto gloriosa ,
, , , , . , , , , ,

Che ta di Ginvàeebta fadde sposa , Da gloria eterna, e apegne ogni atto rilc
Con purità sterìlo stette tMilo. A chi sta in otaxioa col core umile.
Per quello ebbe Huben lor proibito E fa gustar dilello e gran doleetu :

EI (empio , e Gioracchino andò ad orare Chi ora é in terra, abita sempre in cielo :

Con pianto Dio presto eaandito.


e fu da Questa le chiari del dimonio spezza
E l'ngiol Gabbriel Tolte mandare, Da fede, carità, costanza e zdo :

E disse, che di lor dosea incamuv Chi Ara con fervore e buon disio
Maria, rerflne, pura, sanis e bella : Tatto per grazia si transfonna in Dio.
E’ eh’ ci mondo sarebbe poi per qnella Però tutti e cattolici e divoli
Liber dall’aspro, crudo e inCernal piante. Sprezzino il mondo e diensi aU’orazione
O felice Anna^ » corpo giorteao, E fuggiranno e tempestosi moli
Vaso, che tenne in se tanto tesoro; Liberi Sen dalle perturbazione:
Tre Marie partoristi con riposo, Orale e contemplato Iddio etereo
Sei apostoli poi nacquon di loro: E Uberi sarete dall’ inferno
E qnel rero dirino, el qnale adoro, (CanUai come ^ S« nii la tu Tirtìi aiace U fuem!*
Dalla tua stirpe generosa nacque
Gesù, siccome al Padre Eterno piacque
Di Maria, vaso di Spirito santo. CXXVIU.
O Anna santa, in ciel lume beato ,

Che la sainte nostra in te poriasli. Di Francesco d'àlbiza 18.


Col fratto, il qoal dalia iva pianta è nato
La macchina del mondo altamiaaati, - Oieranetti, con fervore
A iendartooon par che ’l teiapo basti. Deb foggile il van desirc ,

Sigran misteri nel mondo facetU Se ri volete vestire


'

Quando nei corpo tao In eonleneMi Del divino e santo amore.


Maria, regina dell'eterne canto. I Se a Gesù servir volete
(Cuuii come — Da che raorsai , Mdio, U cor f«rtta} Col cor Heto umile e paro.
! :i Pace sempre in voi barde :

Deh lasciate il mondo scuro


CTXT1I. B se pare al senso duro
Qui conaisle in rirlnde.
Di Fraooesco Albito 17. Che vi da nel del salute
Coll’ eterno Creatole.
Orate, alme dirole, con rirlnlo, Quante più vi scmlerela
E pace in terra barate e in dai salate. Dal fallace mando rio,
L'oraaion santa in se ba questi eflblti : Tanto più v'appresaerete
Il primo e detto di gran perfezione. Con Gesù bdiiga» e pio :
Il secondo, die manda agrintoiietU Però con ne buon dido.
Dello Spirilo Santo infasiono Transformale rabna vosira
VisilaiioM angelica e dirina , Nel Signor, che ’l Ciel vi msetra,

Diabolica spolsionee modidnai. E cbianuri a InlU l'ore.


Alla conrersiane è molto pia Contemplate, gioranelli.
Ed 6 liberatrice de’ peccali Che chi è di Dio iaSammato
Consola il PurgaCorio lattaria Gusta l'arra degli eielti

Guarisce infermi e morti ba suscitati, Ed al fin fadto> i bealo.


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eo
Di Gesù gloriBealo. Della resurrezion del Salvatore
CiascbedoD Tadori e laidi Ch'avevi già vedalo e tocco il vero;
Coo gli spini pronti e caldi Ed un fratei del re resuscitasti,

E Usciale ogni altro errore. E Gesù quei popoli infiammasti.


di

Non ri lasciate iogannare Nella fornace ardente fusti messo.


Dal Dimon con falsi inganni, Ma Gesù ti mandò d'acqua una fonte:
Che fi Torrebbe mostrare, La pistola portasti per espresso
Cbe tanghi sono e rostri anni. Al Re Abagar, e noi con lieta fironte,

Foggile gli eterni danni Tommaso, ti preghiam con buon disio


E pensate che la morto Cbe tu ci faccia in grazia star con Dio.
Fa le vostre ore esser corte, CanUsi come » ctmnbotti 6 come tulle la lande’

Ma eterno è poi il dolore. ( a caoMoes eba Moe Teni mifwati.

Perù tulli con buon zelo


Stale sempre in orazione.
Ed abiterete io cielo cxxx.
Per partecipazione.
Datevi alle divozione, Di Francesco d'Albizo 20.
Abitale o luoghi santi,
Dove di Gesù si canti
Giubbilando a tutte l'orc. Chi vuole in terra far di cielo acquisto
il primo martire di Crislow
Seguiti
Cantati come — Chi vuol Tanima Mirare - Faccia beneX
( a' f>cll«(TÌ&i - OraJBAì aooo ia cti — a a ballo. / 0 Stefano, coopalma in ciel beato.
Primo martir del nuovo teslammito.
Come nel vecchio. Abele, illuminato
CXXiX. Di fede andasti a disputare attento
Co' libertini, e quei tu confondevi
Di Francesco d'Albizo 19. Col bel parlare angelico ch'avevi.
Con que' d'Asia e Cilicia li trovasti

G co' gli Alessandrini a dispuUre :

Cibi vuol aver da Dio - grazia e mercede Allor molti miracoli mostrasti :

Ricorra a San Tommaso -con gran fede. Virgin volesti 'I corpo preservare :

O discepol di Cristo, San Tommaso, E la tua santa e fedele orazione


Teslimon deila fede a tutto il mondo, Ci die San Paulo, vaso d'elezione.
Tu non volesti il ver credere a caso. Di vedove tu fusti difensore,
Se non toccavi quel corpo giocondo E riiiataili i ben' mondani e stolti :

Di Gesù, ma toccandoi tn credesti : Desti il corpo a martoij con fervore


Iddio é Signor mio, tu se', dicesti. E fiori del tuo aitar guariron molli :

Tu fusti leslimouio con gran zelo Avesti tanta fede e pronto zelo,
Della resurrezion di Maria pura : Cbe slavi in terra ed abiUvi in cielo.

Quando con gloria Assunta fu nel Cielo Dolci li fur le pietre del torrente,
Si scinse e donò a le la cintura. Tanl'eri nella fé fermo e costante ;

Battezzasti c tre Magi con disire Vedesti aperto il ciel visibilmente.


Ed hai Taureòla del martire. Alla destra di Dio Gesù istante:
Andasti a predicare con fervore E pe' persecutori tuoi pregasti,
Nella India la fede e ’l gran mistero E lo spirito a Dio raccomandasti.

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61

Virgin Tircsii, Pier martir beato


CXXXI. Le lande tua sono inOnile a diro :

Tn sé da Dio Ira’ martiri esaltalo,


Di Francesco d'Albizo 21. Dor’ogni eccelso ben si pnò truire :
Noi ti laudiam con bnono e caldo zelo
Obi tuo! grazia nel ciel del fallir grate Priega Gesù, che ci conceda il cielo.

Intorbi Pier, che tien le sante cbiateb


0 Pier, che per bonlb primo Pastore
Fosti dell’Apostolico coliegio. CXXXIII.
Dato ti fa da Dio con tanto amore
Del ciel le chiari, di al sommo pregio, Di Francesco d’Albizo 23.
Perchè In aprissi ad ogni punto il cielo

Al peccator, che toma a lui con zelo.

Gesù per farti, Pier, pastor pietoso 0 San Bastian bealo.


Al peccator, permisae che negassi. Martire di Gesù, tanto fervente.
Ma poi per darli relerao riposo Tutti divotamenle
La terza rolla fe ’l gallo cantassi Preghianli, che tu sia nostro Avvocalo.
E tn tornasti a contriziun con pianto. Tu sai, che co’ tuo’ prieghi liberasti
Che ti testi il pontiflcale ammanto. Di molta gente dalla pestilenza
Perd priega Gesù, clemente e pio. E molli infermi gib, Bastian, sanasti,
Che mi perdoni il mie grate fallire Ch’avevan sempre a te gran riverenza :

Perchè tn se’ pastor santo di Dio Ed ogni ria sentenza


E tien le cbiati e pnommi il cielo aprire. Tu può’ levar co’ tuo’ prieghi divini
Se ho peccato, Piero, stando in terra. Quando a Gesù l’ inchini
Tu sa’, che chi è nman, qualche tolta erra. Essendo In nel ciel gloridcato.
Però le intocbiam con divozione

Ed nmilmente e con contrito core:


cxxxn. Lieta da noi ogni contagione,
Priega per noi Gesù ,
nostro Signore,
Di Francesco d’Albizo 22. Che non guardi aU’errore
De’ peccator, ma con amor benigno
Cibi rnol gustare il ben del cielo impirio Lievi il mondo maligno
Onori e landi Piero e suo martirio. Ed ogni Ino fedel sia liberato.
O martire San Pier, lume e splendore Cantali cerne « Qoal i il doro core. S eonie'\

De Fra’ Predicator, pien di dottrina ( e Vaniti delia Qoareiìna. /


Tu confondesti a’ Manichei l’errore
Chiaristi il vero della fo’ Ditina,
Col propria sangue in terra tn scritesii CXXXIV.
Il credo in Dio, e tatto a Dio li desti.
Tu fusti taso di contemplazione Di Francesco d’Albizo 2k
E Gesù ti parlò nel tuo orare.
Avesti molte gran rivelazione. Chi vuol la gloria di Gesù impetrare
Di multi infermi facesti sanare ; Tenga per avvocato
Resuscitasti i morti , che toccasti QaeU’aposlol beato.
E molle donne in parlo liberasti. San Filippo, e quel voglia seguitare.

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63

Predicando la fede tra' Pagani Qnel popol tutto assai desiderava


Fu sfonato da loro Poter toccar le Ombrie de sno’ panni

A Tare i aacrifiq alolli e rani E quando nel tempio predicava


poi
A Marte, idolo d'oro; Di Gesù Cristo, in su molti alti scanni
£ San Filippo a qoel popolo ignoto Gli Scribi e Farisei vedendo questo
Mostrò la lor pania, Lo gettarono in terra mollo presto.
E che la vera ria E lapidato fa da quella gente :

È credere in Gesù e quello amare. In qnel martir |Mriegara Dio per loro :

Tanto era il zelo e la fiammella ardente. Rimase il corpo morto finalmente


Che di Gesù sentirà. L’aninia ascese nel celeste coro :
Che fé renile un rigido serpente :
Però chi fla con San Iacopo unito
Sotto r idolo uscirà Sarà di gloria alfln nel ciel veelilo.

E tre tribon' di rita ed altri prira :

Allor reduto questo


Ruppon l’idolo presto, cxxxvi.
E Gesù Cristo rollono adorare.
Poi in Asia passò presto e reloce, Di Francesco d'Albizo 86.
L’cresie ispegneodo,
E da quelli iofedel' fu posto in croce,
Miracoli facendo :
Alme divote, che ha laudi adite
Disee allor San Filippo: l’alma rendo Volentier sempre, santo Anton seguite.
A te, Gesù clemente; 0 venerando abbate ,
Antonio umile.
E più cb'nn sol Incento Vedesti celebrar la messa santa.
Nel cielo andò, dor’ogni gloria appare. La voce adisti i lascia 11 mondo vile ».

{CaaUsi con* ^ O Gmì Mee, • <DHito more). Allor (aceriì penitenzia tanta
Negli ombrosi diserti, pien di pruni,
Con oraiion ,
discipline e digiuni.

CXXXT* Ed in venl’anni 'I mondo abbandonasti


Facendo santa vita eremitana :
Di Francesco iTAlbiio SS. Con gran ferrar Gesù si contemplasti
Che vedesti del ciel divina arcana ;

Amime, che salute arer rolete. Pien dì lacciuoG '1 mondo In vedesti

San Iacopo minor seguiterete. Ma per rimedio l'nuiiHà tenesti.

E’ nacque santo, fu ginsto e dirìne Entrasti in tenebrosa sepoltura


Alfeo si chiama è dotto interpetrato,
,
Per veder ben la vita transitoria ;

Non mangiò carne mai nè berre sino :


Avesti da' Dimon gran battìlura.

Portava il dosso di sindone ornato; Constante fasti con vera vittoria

Il callo a’ piedi e alle ginocchia arca. Foggiati e rifiutasti un monte d'oro.


Per l'orazion ferrente, che facea, Per acquistar Geah, divin tesoro.
E’ di Gerusalem rescovo, fti Ma quando il corpo tuo vergine e netto

Ilprimo a celebrar la messa santa. Del mondo fe la sua santa partila,


Nel volto simigliante era a Gesù La pace dreti con amor perfetto
E quando il ridde morto in doglia tanta A discepoli tua con mento unita :

Fe roto mai di nulla esser cibato, E poi rendesti pura l'alnm a Dìo
Se prima noi redea resuscitalo. Con lieto core e con santo disio.

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63
Ed ancor San Dionigi Ariopagila
CXXXTII. Sant’Anna e Reparata , difensori
Di questa nostra alma citU gradita
Oi Franeeseo d'Altàio 27. E San Zanobi , e ciascun tatti onori,
E Onalmente tatti gli altri santi

0 Vergiae Maria, piena di graxia, Ognnn gli laudi con letizia e canti :

Di pace U’ la noalra mente saiia.


Noi l' inrochiam con omiltà dì core.
Che pr iegbi ’l Ino iiglinol , pio e clemente. cxxxix.
Che col suo dolce ed in&nito amore
Mandi anione e pace tra la gente ; Di Francesco d’Albizo 29.
Ed ognon pace con dìroaion cbiegga
E de’ commessi errori sì rarregga. Laudiam San Giorgio , caralier possente,

Rimori i cor, ebe russino ostinati Cbe Libia liberò dal gran serpente.
Nel pessimo roler di qaesta goerra : Col segno della croce armato an^sii

1 peccator ti sien
raccomandati Centra qnci Oero drago maledetto
Fa mandar pace a noi di cielo in terra E la Ogiia del Re tu liberasti.

Riscalda e inQamma ’l cor d’ogni mortale Che lo legò e tennelo soggetto


A amar la pace ,
e arere in odio il male. Quando a Silena poi voi apparisti,
Maria, abbi meri è de’Fiorentini : 11 Re e gli altri a Dio tu convertisti.

Tu se’nostra speransa ed arrocata. Massimian regnante imperatore


Quando aU’etemo iddio per noi t’ inchini Per questo fu contro di te turbato :
Ogni senteniia ria ba rìvocata : Petti pigliare , e dal tormentatore
E tutto questo popol chiaro crede Fosti molto aspramente tormentato

Per te trovare in Dio grazia e mercede. Perchè tu convertivi quella gente,


E tu constante stavi e più fervente.
Duo volte ti fu dato e ben veneno
cxxxviii. E messo in su la ruota de’ coltelli,
E nei piombo bollito un vaso pieno
Di Francesco d'Albiio 28. Tu fusti messo e molti altri flagelli
:
;

Ma tu allora in piò fede crescevi,


Con tutto il cor, Maria, laude li diamo, E molti gran miracoli facevi.

Cbe per Ino’ priegbi pace avuto abbiamo. Gl’ ìdoli e ’l Tempio rovinar facesti
Ringraziato sia il Padre onnipotente Venne un foco dal cielo e ’l prefetto arse :

E ’l sno Ogliuol Gesù benigno e pio Nel tao martirio tanto esempio desti ;
E lo Spirilo Santo cteroalmenle Che ’l lume al Mondo tra’ mortali sparse :

E tatti altri insieme, un solo Dio, Or cbe tu se’. San Giorgio, in ciel giocondo
Ch’ hanno mandato pace santa io terra Priega per noi, cbe siam rimasi al mondo.
E spento l'odio, l’ ira e l’aspra goerra.
Sie benedetta il nostro protettore, CXL.
San Giovanni Battista, in ciel divino,
Ch’ è stato sempre con zelante amore Di Francesco d’Albizo 30.
A pregar pel suo popol Oorentioo,
E tanto ba amato ed ama suoi 6gliaoli, Ijandiam con gran fervore
i

Cho liberali gli bs da guerra e duoli. L'umil Francesco, Santo, fra minore.

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6i

O serafico acceso Cberobino, Lume e splendor della predicazione


PoTer del mondo e di Gesù infiammato, Per grazia eri dall’angelo ilinstraio ;

Tutto restilo deU’amor divino, Col santo Verbo e tuo dolce sermone
Che t'ha fatto nel ciel glorificato. Avesti gli Arrian d’error cavalo.
Servisti sempre a Dio a tutte l'ore. Ed alla vera fede gl’ inducesti,
Le selve, e monti, le caverne e faggi E battezzar Sant’Agostin facesti.
T’eran dolceza, giubilo e riposo : Virgine, puro, chiaro, mondo e netto
Fusti illustrato da quei santi raggi Tenesti ’l corpo e fosti assai pietoso.

Che li fecion si chiaro e luminoso. Giusto, clemente ed umil nell'aspetto :

Quando il tuo caro sposo Nel contemplar sentivi gran riposo


Gesb, li feri i piè ,
le mani e '1 core. Ed ogni cosa a’ poveri donavi
Virgioc e puro il corpo tuo tenesti E sol d’amor divin l’alma cibari.
Sprezzasti lotti e falsi beo del mondo. fe' con buon disio
Difendesti la
Col perfido maligno combattesti Con Teodosio grande imperatore ;

El qual vincesti e cacciasti al profondo. A i credo al vero Dio,


lui dicesti I

Il tuo nome giocondo Più presto l'alma andrà dal corpo foie,
Ad ogni alma divola da splendore Che del mio core esca la santa fede.
Un sasso sotto 'I capo t'era piume. Che fa ogni cristian del Cielo erede s.
Quando ’l tuo debil corpo riposavi ; Fuggir facesti ’l maligno crudele.
Di lacrime facevi un vivo fiume Temer facevi ogni spirto infernale.
Si dolcemente Gesb contemplavi : Lasciato bai nelle nostre labbrail mele

Tutto ti trasformavi Che ognun che vuol, per te a gloria sale :

Nel suo immenso ed inOnilo amore. Però, Ambrosio santo, io Ciel beato,
Però, essendo tu nostra speranza, Siui ogni fedel raccomandato.
Priega Gesù, che ci voglia donare
Virtù e grazia con perseveranza
Si, che possiam nella sua gloria eolrare : cxui.
E voglia noi amare
Come buon padre ed ottimo pastore. Di Francesco d’Albizo 33.
(CanUst eone — LaodaU U Aommo Dio].

La carità, che ebbe San Uartino,


CILI. Lo fece esser nel ciel tolto divino.
Dallo Spirito Santo fn spiralo
Di Francesco d'Albizo 81. Della fé cristiana, unica e vera:
Allor Martin si fn lotto infiammato
E lasciò il Iribnnato, dov’egli era,
Oivolamenle il gran dottor laudiano £ fessi battezzar come cristiano.
Ambrogio santo vescovo in Milano. Fuggendo il mondo ed ogni piacer vano.
O refulgenlc stella mallulioa. Diè la metà del suo manlel per Dio,
Di sapienza ioeslinguibil lume. Vergine visse c vescovo perfetto.
Che fallo hai che la tua alla dollrina Guari cicchi, lebbrosi con disio,
Nella Chiesa di Dio sia vivo fiume, Più volle vinse il dimoo maledetto.
Specchio di santità pien di viriate Ed ognora con più zelo e fervore
Che ha mostro a morta’ la lor salule. Spegnendo andava ogni falso errore.

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65

Nell' ultim' ora, quando rendè l'alma. CILIV.


Che dall'Angel gli fu maoifestato.
Portò nel elei la gloriosa palma Di Francesco d'AIbizo 3à.
De’coofcssori c loro ottimo stato,
£ salsie in cicl nella gloria beata, Laudiam lutti omilmente con fervore
Dur’ogni sua virtìi è premiata. Ignazio santo, ch’ha Gesù nel coro.
Però ciascun nel Mondo s'innamori Andasti, Ignazio, contro al gran Troiano
Di San Martin con molta reverenza Con molla gran costanza c pura fede,
E libcr Da dagli ultimi martori £ confermasti d'esser buon cristiano,
E fia securo dalla pestilenza: Che l'ha fatto del ciel per sempre crede.
SeguitiSan Martino ogni mort.alo. E tormentar ti fe a mano a mano
Se vuol fruire '1 Regno supernale. Sanz’alcuna pietà, grazia o mercede:
Lapidalo co’ sassi crudelmente,
E tu slavi più forte e più fervente.
cxiiii. E quando iscalzo su pel fuoco andavi
£ nell'altro crudeli ed aspre pene.
Di Francesco d’.\lbizo 33. Il core in Gesù Cristo Iransformavi
Gustando la virtù del sommo bene.
£ per que’ gran marlir’, che comportavi
Chi vuol nel Divin Regno aldo salire. Se' fra le spere lucide c serene:

Santa Verdiana de’scmpre seguire. Duo fori e gran leon li mandò addosso
Quanto fu grata o accetta al sommo Dio Ma nessuno ad oflenderti fu mosso.
La gran virtù di questa verginella. Quando piacque al Padre Onnipotente,
Piatosa, umìl, divota e diò in oblio Che In rendessi l'alma al Creatore ,
Il Mondo ed ogni cosa stolta c fella: Trovossi scritto nel tuo cuor fervente
£ tanto Gesù Cristo quella amava El nome di Gesù nostro Signore
Che molli gran' miracoli mostrava. £ per questo mostrasti aperlamenle
Per esser tolta ispiccala dal mondo Quanto amavi Gesù con puro core:
Si fc rinchiuder questa donna pia: £ tanto fu il fervore e caldo zelo ,

Serviva a Dio col cor poro e giocondo, Che lo fruisti a faccia, a faccia in ciclo.

£d aveva duo serpe in compagnia. E però ti preghiamo ,


o Santo Ignazio
Che spesso la battevano aspramente, Che ’nlerceda per noi al sommo Iddio,
E Verdiana fu sempre paziente. Che ci dia grazia, lume, tempo e spazio
E quando piacque a Dio tirarla in cielo Di peailcBia con buono disio.
Ginocchioni era in molla penitenza : Di laudar le nessun non è mai aazio
A Lui l'alma rendè con pronto zelo. O Santo Ignazio, tutto umile e pio
Segni si vider con chiara evidenza. Aiuta tutti noi in questa vita.
Che '1 corpo di Verdiana era defunto, Sicché siam tcco in ciclo alla partita.
£ con Gesù lo spirito congiunto.
Però seguite la vita perfetta CXLV.
Di questa Santa e gloriosa donna
Specchio di santiU, da Dio delta. Di Francesco d'AIbizo 35.
Fonte di carità, di fe’ colonna:
Chi tien Santa Verdiana sua avvocala mil Madonna non mi abandonare
,

Sarà con lei alGn nel cicl beata. Degna per me il tuo figliuol pregare.
9

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66

O somma Imperadrice, Virgo Maria piatosa. Giuseppo cl terzo sia:

Io le ogni speranza mia si posa. Po' adorò il Messia


Td se' liberatrice del mio grare peccare. Elisabet; il quinto fu Giovanni
Sana la mia ferita , o Regina superna , Ballista ,
ne' prim’ anni
Priega Gesù, ch'ogni cosa gorema, Dell' utero materno si fervente,
Ch'ai Ga della mia mi voglia el del E Zacchcria fu 'I sesto, che l'adori
vita
(donare, Con inGammalo zelo:
(
CftaUsi c«nr — Geotil Abdoiuui. dod mi «btodoDire)* Da poi e puri e semplici pastori
Laudando il Re del ciclo:
Po’, come i’ ri rcvclo
CXLVI. Furon gli amanti santi e caldi Magi
Che con tanti disagi
Di Francesco d’Alblzo 36. Seguitoron la stella con lor gente.
Po' 1' adorò Sant’Anna profetessa
Ognnn diTolamenlc Come la storia pone
Vada a adorare cl gran Messia, cb’b nalo^ Po'quel vccchion, che celebrò la Messa,
Con zelo sviscerato, Di santo Simeone:
Come fecero i Magi d’Oricntc. E per conclusione
Quarant'anni in sul monte viltoriale Fu l' popol d'isdraellc con gran festa
Andoron ,
per seguire Che con umile lesta

Quello razo e splendor celestiale, Adororon Gesù perfettamente.


Ch'ci Balam ebbe a dire; ( CmUaì come — O btoi^o Sleoortr )

E vidono apparire
Nel cicl la nuora e reluccntc stella CXLVII,

E seguitoron quella
Che al Messia gli guidò subitamente. Di Francesco d’Albizo 37.
Mille trecento miglia in pochi giorni
Andoron con fervore A.doriain tulli il verbo consecrato
Di fede pieni e di speranza adorni Ncirelcrna Ggura,
Dell'inGnito amore: Eucaristia pura.
£ giunti al Salvatore La quale è buona grazia interpretalo.
Vidon fermar la stella e il lume santo, 0 manna santa, che dal cicl discendi;
Ed udiron il canto. Dalla sedia regale,
Che gli .Angioli faeevan dolcemente. E vieni in terra e consoli c difendi
Allora i Magi pien di gaudio immenso, Il cor d’ogni mortale;
Giiiocchion con disio 0 cibo immenso, o don celestiale.
OiTersin oro o mirra e puro incenso. Che chi li gusta e crede.
Come a Ile buono e Dio, Scote, conosco 0 vede
A Gesti Cristo pio. La virtù di quel pan Iransustanziato.
Con tanto amore e si caldi e ’nfocati 0 prezioso corpo, allo c divino.
Che lutti trasformati Fonte d'ogni diletto,
Si furun nel Messia immantanente. Splendore c luce d'ogni cherubino,
£1 primo, ch’adorò Gesù incarnato. Tu purghi ogni difetto :

Fu la madre Maria Chi te riceve, c sia hen mondo o netto.


£ ’i secondo fu l’ angiolo beato Fa la sua alma bella.

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67

Più eh' una chiara stella. O dolce Gesù mio, quando risguardo
Ed è dall’aspro inferno liberalo. Nella tua passione

Dai caritè, pietà, fede e speranza. Con sospir piango, strido, Iremo ed ardo.

Tu rimetti e peccali Pien d’ogni alDizione

Tu ci fai forti con molta costanza Come al centurione


Quando noi siam tcotali. Tu liberasti il suo serto languente.

Tu guardi noi da’mali scellerati. Cosi me dal dolente


Inferno salva, ov’é tanto dolore.
Gaudio mcntal tu dai.
Sempre consoli assai
Liberame dalla morte aspra e dura ,

Il Purgatoro: e molti n’hai carato.


Como Lazar facesti
Quattro di stato nella sepoltura
De’pericoli se’crasione.
Tu ci confermi in grazia,
A vita il riducesti.

.Se’ a tutti c fede! sutfragazione,


E come lo rendesti
Tu fai l’anima sazia A quella vedovella il iìgliuol morto,

Chi te assaggia il mondo fugge c strazia Cosi dal cammin torto

E sol te lauda e adora


Libera me ,
clemente Creatore.
Ge.sù,i’ sono alla pescina stalo
Con fersore ad ogni ora,
Gran tempo in gran difetto :
N6 altro ruol chi di le s’è cibalo.
,

Aiutami Gesù, ch’io sia sanalo


E però le fldcli alme cristiane
Con purità di core,
E portine il mio letto :
rane, .\primi lo intelletto.
I.ascin le cose transitorie c
E con zelante amore
Come apristi la vista al nato cicco.
Acciò che sempre teco
Preparin ben la casa al lor Signore
l’sia della tua gloria confessore.
Come far si eonrienc
Al sommo e rcro bene.
Mondami, Gesù mio, come Icbroso
Decimo, il qual mondasti :
Che d’abitare in noi s’è dichinalo.
(Contasi come — O Ge«ù dolete ed iofiaitn amore). Ugnimi e lata, Gesù grazioso.
Come quel , che trovasti
Ferito, il qual sanasti
CXLVni. Dolce Gesù , o buon sammaritano,
Cosi con la tua mano
Di Maestro Antonio di Guido, 2. Libera me, clemente e buon Signore.
Come la Cananea fu liberata

0 benigno Signore Per


Come
la tua gran virtù.
la poverella inmestruala
La tua misericordia in me discenda
E guardimi e difenda Liberasti ,
Gesù,
Da quel, che dal Ciri cadde per suo errore. Libera me, che più
Dorar non posso in questi grevi affanni
La mia fragilità mi stringe tanto.
Che mi fa torto andare :
Del mondo pien d’ inganni

Fammi fuggire il ben , seguire il pianto. Pien di peccali e pien d’ogni soiore.
Fammi transllgurar teco in Taborre
Però ti to’ pregare,
Gesù, che perdonare E in Galilea passare,
Ti piaccia a me, come alla Maddalena: K fammi discumbcntc in sul Gen porre^
Saltami d’agni pena E con gli altri cibare :

Del crudo inferno, ov’è tanto dolore. Menami a lavorare

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68

Nella tua tigna, c menami al conTilo, Lo mio padre o lo mio sposo


Ma fa cb’ io sia vcslito È Gesù dolceua mia
,
:

Di teste, che cacciato i’ non sia Tore. La mia madre c’I mio riposo
(Cantasi come — O roM mia beatile}. È la virginc Maria:
Più sorelle barò che pria,
CXUX. E più madre al monistero.
Virerò col cor sincero
Di Feo Beicari , 107. Per grazia, che Dio mi da.
0 Gesù, somma bellezza,

Oramai sono in età 0 inGnita sapienza

Che to’ servire a Gesb: Dammi virtù e fortezza.

Al mondo non to star più Ch’io ti sogna con prudenza:


Pcrcb’ è pien di vanità. Tu se'la Divina essenza.

Onesto mondo è pien d'inganni Ch’allumini lo intelletto


Pien di TÙj e pien di frande: Ed inflammi ben l’affetlo
I’ to' spendere e mie'anni A far la tua volontà.
In dir salmi e cantar lande. Addio padre, addio parenti.
£1 mio core è lieto e gande Addio dico a chi rimane.
Perchè veggio il vero lume: Addio amici o conoscenti.
Vo' fuggire il mal costume, Addio tutte spose umane :
Vo' serrar verginità. State in pace e stato sane,

Vo’ servire al mio Signore r vo a casa del mio Dio :

Che mi fc simile a sé :
Or pregate Gesù pio
Voglio amare il Saltatore Che mi dia stabilità.
Canta,! come — Ora mai che fora sono ).
Che mori in croce per me : (

Gesù mio, eh' è Re de’ Re Cl.


Mi Tuoi far sna cara sposa : Di Feo Belcari, 108.
I sare 'ingrata e ritrosa
Non amando sna bontà. 0 Gesù, sommo bene ed ohimene,
El mnnistero è la rocca. di' i’ sono in gran martire c pien di pene.
Che tien salvo ognun, se vaole. Signor, soccorri presto: omè, eh’ i’ moro
Se Gesù cl cor mi tocca In questa mortai guerra:
Non bisogna più parole. A le è manifesto il mio martore,
Quanto più al senso duole Sun per cadere in terra :

Questa mia santa partita. Te Creatore adoro, che se’ mie speme.
Tanto più sarò unita El mondo, cl dimon rio, la carne e’I senso

CoH’etcrna Trinità. Ciascun forte m' offende ;

Tre nimici ha l'alma nostra Ancora il van disio, quando vi penso


Mondo, carne e dimon rio ; El cor ferisce o fende :
Chi con lor vince la giostra Solo 'I tuo aiuto immenso or mi sostiene.
Diventa figliaol di Dio. Quest’anima ferita a le s’inchina.
Sentirò po' nel cor mio Signor d' ogni virtute.
Giubbilo d’amore immenso : Tu so mia dolce vita e medicina.
Quanto più di Gesù penso Ascolta la meschina io pianti e pene.
Più m’accendo in carità. {Crotali come — O partita cnidrir ed oimè).

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69

CLI. La Vergine Maria


Piena di grazia : mai non si sazia
Pregare Dio per te: omè omè omè.
Di Feo Beicari 109.
(Cantasi cofiie — Siamo itati in Fiorcnxa).

0 anima accecata,
Che non Iroti riposo CUI.
Tu se' da Dio odiata.
Pel tuo rircr Tizioso Di Feo Betcari HO.
Gesù Cristo, tao sposo,
Tu bai perduto: non chiodi aiuto,
Nè pace nè merzè Cresn, Gesù, Gesù,
Omè omé omè, timor di Dio non c’ è. Ognun chiami Gesù.
Tu senti molti segni Chiamate questo nome
A Prato ed a Bibbona Col core e colla mente
F par che tu non degni £ sentirete come
DI credere a persona : Egli è dolce e clemente:
La mente tua è prona. Chi '1 chiama rcdelmcnle
Ad ogni Tizio: ccco'I supplizio. Sente nel cor Gesti.
Che presto Tiene a te, omé omè omé. Egli è quel nome santo
Vedi r Italia io guerra Che da salute al mondo,
E la carestia grande. Conzerte il nostro pianto
La peste Dio disserra Nel suo gaudio giocondo.
E ’I suo giudicio spande: Se Toletc il cor mondo
Queste son le Tirande Ricorrete a Gesù. Gesù, Gesù, Gesù.
Della tua zita cieca ed ismarrita Se tu senti le pene
Per la tua poca le, omè omè omè. Chiama Gesù col core,
Astrologi 0 Prolcti, E Ini per grazia Tiene
Uomini dotti c santi, A levarti il dolore.
Predicator discreti Se Ga il tuo migliore:
T’ hao predetti e tuo’ pianti : Però chiama Gesù. Gesù, Gesù, Gesù.
Tu cerchi suoni e canti Gesù sempre chiamiamo
Perchè se’, stolta, ne risi inrolta : Che per noi mori in croce,
In te Tirth non è, omè omè omè. Gesù sempre laudiamo
Dimmi le grazie e doni Col core o con la zoce;
Che Dio l' ha conceduti Ciaschedun sia Tcloce
E quanti pensier buoni .A ringraziar Gesù. Gesù, Gesù , Gesù.
Nel cor ti son Tenuti, Gesù picn di dolcezza,
Quanti diTini aiuti? Gesù è il mio disio,
Ma tu, ingrata, stai ostinala Gesù somma bellezza
E nell’accidia se', omè omè omè. Gesù ver uomo c Dio,
Ritorna a Gesù Cristo, Gesù è l'amor mio
Ed alla madre pia. Che mi fa dir Gesù, Gesù, Gesù, Gesù.
Lascia il costume tristo CaaUti come ~ Vicin, rieìn. Tìcin, cbl tw>(\
B la tua mala zia. ( vpaxAr canun* *

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70

culi. CLIV.

Di Feo Beicari, 111. Di Feo Bclcari, 112*

0 dolce padre santo,


Ben Tenga amore, ben venga amore, Domenico dottore,
r li sento nel core; I' sono in gran dolore, e pena e pianto.
Pensando la tua grazia. 0 lume della Chiesa, ascolta un poco
Di venire in me vile : I mici gravi lamenti:
L'anima non si sazia Tu se' la mia difesa in questo loco,
Di le,amor gentile. Risguarda e mie’ tormenti
Deh fammi esser umile Ispegni questo foco, ch’arde tanto.
Per tua gloria ed onore; beo venga amore. Ciglio di castità, viola e rosa,
Rinfresca alla mia mente D'ogni virtù vestito.
Li tua gran beneOzii La mia infermità in te si posa
Acciò, che sia fervente E1 mio coro é ferito,
In tutti c santi oflizii: Con la mente penosa piango e canto.
Deh spegni li mie' vhii Patriarca perfetto, priega Iddio,
Col Ino lume o splendore. Che sia costante c forte

Ben venga albore. Vincendo ogni difetto e vizio mio ,

Quanto più i' ti contemplo, Per insino alla morte;


Oesù dolce mio padre. Fammi viver giulìo, sotto 'I tuo ammanto.
Più fai del mio cor tempio (f.4int«ii crrniF — O partita emJcle ed obimi).
Con lue grazie leggiadre;
Per la tua vergin madre CLV.
Perdonami ogni errore. Ben venga amore.
Tu se’ mio padre e Dio, Di Francesco (TAIbizo, 38.
Tu se' mio buon fratello.
Tu se' lo sposo mio. don umìi core, con nmil core
Tu se' l'amor mio beilo. Laudiamo il gran Dottoro
Tu sai, che tu se' quello, San Geronimo pieno
Ch' i’cbiamo lutto l'ore. Ben venga amore. Di vera sapienzia
Come può star la sposa Lume 0 specchio sereno
Sanza te, dolce sposo. Di tanta penitenzia,
Se non trista e penosa E l'alta sua scienzia
Con l'occhio lacrimoso ? È del mondo splendore. Con umil core.
Cesù mio goioso In un cremo abitava
Donami 'I Ino fervore. Ben venga amore. Con molta divozione
A le onore e laude. E Gesù contemplava.
Altro non so mi dire. Servivaio un leone,
Per te l'anima gaude. Fuggì riputazione I

Tu mio dolce sire.


se' E del mondo l'onore. Con umil core.
Non mi lasciar morire E'di greco in latino
Sanza le, dolce amore. Ben venga amore. Spose ben la Scrittura :

{Canta»! com« — B«n ven^a Maf^ìo). Quest' uom santo c divino

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71

Alca la faccia tcnra Vcdelel, che gli è nato,


Visse con mente para Ed a noi è donalo
Vergine in gran feriore. Con umil core. E1 piccolin Messia: Ecco '1
Messia.
Sentila gran diletto, Pastor pien’di ventura.
Con un sasso, ch’avea Che stale qui a vegghiare.
Battendo spesso il petto, Non abbiate paura:
E con sospir piangea Sentite voi cantaro f
E gran temenza area Correte ad adorare
Dell' ultimo dolore. Con umil core. Gesù, con mente pia. Ecco 'I Messia.
Però con buon disio Vo ’l troverete nato
Ogni alma pellegrina Fra 'I bue e l’asinelio.
Segua il dottor giulto In vii panni fascialo;
E l'alta sua dottrina, E' già non ha mantello,
E chi a Lui s' inchina Ginocchiateii a quello
Fic del cici possessore. Ben tenga amore. Ed a Santa Maria. Ecco ’l Messia.
(Cantali come — B>*n vetit'a E magi son vennli
Dalla stella guidati.
CLVI. Co’ lor ricchi Irehuli,
In terra inginocchiali
Di Mona Lvcrezia di Piero di Cosimo E mollo consolati.
De' Medici. Adorando il Messia. Ecco ’l Messia.
( Cantati CMne — Beo Tenga Maggio).
ficco 'I Messia, ecco '1 Messia,
E la madre Maria,
Venite, alme celeste. CLTII.
Su dagli eterni cori,
Venilc c fate feste
Di Maestro Antonio.
Al Signor de' Signori :

Vengane e non dimori .Avo Regina celi, Istclla tramontana :

La somma gerarchia; Ecco'l Messia. Ogni macola svegli cristallina fontana.


Venite, Angioli santi, Dira luce divina, a le con sospir vegno.
E lenite sonando. Cordisi medicina, ond’ò fallo l’uom degno;
Venite tutti quanti, In lefucircunscritto cbicircunscrissc il ciclo:
Gesii Cristo laudando El tuo bel sol diritto purghi il mio turpe
Alla gloria cantando (velo.
Con dolce melodia; Ecco '1 .Messia. Eia per suo peccato mise al mondo la spina :

Patriarchi, lenite, E tu, verbo incarnato, desti al mondo destina.


Venite festeggiando Donna fra le leggiadre tu se' sola felice,
telato i’ ha lo lite. Virginc, figlia c madre, ancilla, imperatrice.
Cavato l'ha di bando; Per l’acqua che versasti quando Gesù
E lenito lodando (guarda.sli.
La Vergine Moria : Ecco '1 ìlessia. In su la eriicc morto, Vergin, dammi conforto
Venitene profeti. E la min piaga inveterata sana
Ch'avete profclalo. Ave regina celi , istclla tramontana.
Venite tutti lieti. (CaDlatk come lo >a ciuci mooticeUo }.

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72

Tu se’ quel vero e sommo ben perfetto,


CLVIil. Sanza ’l qual torna in pianto ogni diletto.
Quanto è ignorante, stolto, cieco c pazzo
Lauda di Chi va cercando fuor di Dio letizia !

Qual cosa più bestiai di esser ragazzo


Qual’ è si duro core, Del mondo e del dimon, pien di tristizia?
Che a Gesù Cristo non TogUa serrile. £1 vero gaudio, e il massinao sollazzo
Che s\ aspro marlire Si truova solo in divina amicizia.
Soslennc per saWare il peocalore ? La qual s'acqnista per fede operala
Deh ragguardalc alla sua passione. Servando ben la sua santa mandata.
La qual portò per noi ricomperare Si canta a ballo — Quando liaae aiccndc !1 mootr
Con tanti alTanni e tanta diligione. ( eoa Abraam — e puoMt cautare enne Strambotti /
Lasciando le su’ carne Qagellare
E la croce portare CLX.
In sul suo santo corpo prexioso:
Gesù Cristo amoroso, Di Scr Uicbcle Cbclli.
Facciangli riverenza col buon core.
Ciascun lo chiami col benigno effetto, A.nima ingrata, da ebo vuoi seguire
PregaodoI che ci debba perdonare Pur le mondane voglie.
Nostri peccati, picchiandoci il petto: Tu starai sempre in doglie c in gran
Di lacrime ciascun si de’ bagnare (martire.
E ’l suo volto adorare, Tu perdi la felice e somma gloria
Vedendo come sta conlìttn in croce; Per un brievo contento :

Quella spina feroce. Il tuo nimico conira le ha vittoria

Che al suo capo diè tanto dolore I E viene in perdimento;


0 madre santa, o virgo benedetta. Ma quel che darh maggior ti tormento
Che tante pene per Gesù portasti. Sarh, che li vedrai
Vedendo de' Giudei si aspra setta. Non dovere uscir mai del gran martire.
Quando alla croce tu l’accompagnasti Ahi misera tc quanto sei ingrata
E le sue membra guasti. Quanto sc'scunoscente !

Le mani, e piedi e simile il costalo: r sono il sommo Dio, che l'bo creata
Ciascun ne sia pregato E fatta si eccellente :

Di fargli riverenza col buon core. S' i voless' io non saresti niente

<CMtwi C4ictte Ui QuarettiOA ). Onde vaga e gentile


Ti feci a me simile ; e vo’ perire I

CUX. T li feci sol una al mondo bella

Leggiadra c signorile :

Di Feo Bclcari 113. Per la superbia, che ti fe ribella

Diventasti servile.
'Futto ae’dolce. Iddio, Signore eterno. Ma io per carilà fu' tanto umile.
Lume e conforto e vita del mio core. Che per Irarti di pene
Quando ben mi t’accosto, allor disccrno Volli morir per lene : e son tuo Sire !

Che l'allegrezza 6 sanza te dolore: Quanto se' cieca c stolta c pien d'errore.
Se tu non del sarebbe inferno.
fussi il Anima peccatrice,
Quel che uon vivo loco sempre more: Che lasci il Ino benigno Creatore,

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73

Col qual cri felice: Tuttele divole mente

Deh risguarilalo in croce, che li dice : Contemplando con dolcezza


Di sangue i’ t' ho cibala Come la divina altezza
Ed bolli liberala dal martire. Patir vuol po’ nostri errori.

(C«Dtaii come -> Le^ìftdra Dira e mi cemvien partire). (Caotaiì come — Quja<lo *oao in cittaJe )•

CLXI. CLXn.

Di Mona Lucrezia di Piero de'Mcdici, 2.


Di Mona Lucrezia de' Medici, 3.
Deh Tcnilenc, pastori,
A roder Gesù, eh’ è nato. Contempla mie pene, o peccatore,
le

Nel presepio ignudonaln. E nel marlir eh’ sono : i

Più cho ’l sole risplendienlr. Vedi eh’ i’ non perdono


Venitene prcsiamentc A me, che pendo in croce per tuo amore.
A vedere il bel Messia Conlempia eh’ lasciai il nobil regno,
i

Sul Giuseppe con Maria, Di te presi piclatc,


La sua madre gloriosa. E son confitto in questo amaro legno
Mai non fu s) preziosa Con tanta crudeltale:
Creatura, uù mai Ha Sanza misura fu mie carilate:
Ed ovvi anco in compagnia Elessi tal martire,
Solo ’l bue e l'asinelio. E s'
i’
rolsi morire
Peze, fasce nè mantello Perchè vivessi meco in grande onore.
Non ha il signor de algnori Contempla bene, alla corona mira,
E dal cici discendon cori Acuta c si crudele.
Per veder la dei tale. Vedi la earne mia ,
che si martlra.
Quivi rien le poicsiale. Apparecchiato è il foie,
Quivi viene e cherubini. Non ho in qucsi’angoseia alcun fedele.
Le virtù, e serafini Hifrigier di mie pene:
Con tutta la gerarchia. Per cinque grosse rene
E con dolce melodia Verso ’l mio sangue: e tu cerchi d’onore.
Ringraziando! con disio Conlempio ben. Signore, il tuo gran duolo
Gloria in cielo aU'allo Dio, £ l'aspra passione
Ed in terra pace sia. O dolce Gesù mio, tu fusti solo
0 pastor', renile ria Alla redenzione
E1 Signore a visitare, L’anima e ’l coro con aOiztonc.
Vo' sentirete cantare r ho speranza e fede.
E vedrete il re di gloria. Con r usala mercede
Oggi è il di della vittoria, Farai misericodia al peccatore.
Che'l nimico Ha dolente, (Caotut come — O Getù dolce,» ioSiito un«r«}«

E li padri allegramente
Sentiranno tal novella. CLXlll.

Apparila è una stella. Di Mona Lucrezia di Piero de’Medici , k.

Tutto ’l mondo a ’lluminarc:


Deh venite a ringraziare Eìcco el re forte ,
ecco et re forte.

Gesù Cristo onnipotente; Aprilo quelle porle


10

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7i

O principe infernale, r fu' morto e straziato,

Non fole resistenza, E ho ricomperato


E gli è il re celestiale Tutta l’umana sorte. Ecco il re forte.
Che >icn con gran potenza :
(
Cantasi oooie — Ben Tenga Maggio).
Fatrgti rircrenza
Levate via le porte, ecco il te forte. CLXIV.
Chi è questo putente,
Che vien con tal vittoria? Di Mona Lucrezia dc’Medici, 5.
Egli è il Signor possente.
Egli è il Signor di gloria'. 'V^ iene ’l messaggio, viene ’l messaggio
Avuto ba la vittoria. E lo spirito saggio.

Egli ha vinto la morte: ecco il re forte. Viro da' regni celesti :

Egli ba vinto la guerra Nuovi e dolci romori


Durata già molt'anni Giocondi e non molesti ;

E'fe tremar la terra: Sccodon dagli alti cori,

Per cavarci d'alTanni In forma di vapori


Riempier vuol gli scanni E '1 luminoso raggio; viene ’l messaggio.
Per ristorar sua corte: ecco il re forte. Vien come fuoco acceso,
C vuole il padre antico E lingue dispartito
E la sua compagnia, Gli Apostoli anche bau preso
Abel vero suo amico, E Palme lor vestile
Noè si metta in via, Di veste colorite
Moisè qui non istia. E di ciascun linguaggio: viene ’l messaggio.
Venite alla gran corte: ecco il re forte. E’ viene a ’lluminare
0 Abraam patriarca. Il mondo intenebrato.
Seguite il gran Signore, Le nostro alme a salvare:
La promessa non varca. Ciascun Ge liberalo
Venuto é il Redentore, Da quel nimico ingrato.
Vengane il gran cantore Che prese il mal viaggio: vienc’l messaggio.
A far degna la corte: ecco il re forte Vieni, spirilo vero.
O Giovanni Battista, Entra ne’ nostri petti.
Orsù sanza dimoro Facci l'animo intero.
Non perdete di vista : Purga o' nostri difetti

Su neti’ eterno coro, E tienci saldi e stretti


E Simion con loro A far nostro vantaggio: viene '1 messaggio.
Dricto a sè fa lo scorte: ecco il re forte. Mostraci la tua via
U parvoli innocenti, Mostraci tue virlule;
Innanzi a tutti gite: L’anima pur disia
Or siete voi contenti Veder la sua salalo
Delle caute ferite : E cerca con virtnte
0 gemme, o margarite, F uggir il snodannaggio: viene.'l messaggio.
.Adorate la corte: ecco il re forte. Dono di Dio altissimo,
Venuti siate al regno O vera macstade
Tanto desiderato. Spirilo veementissimo,
Poiché nel santo legno Quaot’ è la tuo bonlade !

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75

Con luo gran cariudo Che chi l'ama di buon core.


Fareno il buon pasaaggio: ecco’l messaggio. Sempre truova io Ini riposo;
Scilo si dicon doni Dipo' lutto glorioso
Dello Spirilo Santo : Salvo Oa nel del giocondo?
SI selle milioni —
Canta»! come vi»t<> raminappamnuJo , \
Non si polro' dir lanlo. ( e come. Purità Dii> ti inantcìi^, )
Verlc '1 dolore io pianto
Chi va pel suo viaggio: viene ’l messaggio. CLXVI.
Accende o nostri sensi,
Conferma e ncetri cori, Lauda di
Che alla viriti conviensi
E cosi falti amori. 0 diva stella, o Vergine Maria,
Fa sentir gran dolzori Deh non lasciar perir l'anima mìa :

E lasciare ogoioliraggio: viene'l messaggio. Misera me dolente sento martire


(Cauta»! come Ben »^eopa Itafpio}. Del van disirc, e troppo il mondo amare.
Soccorri me e mie' guai e'I mio languire.
Deb priega Dio, che mi voglia aiutare.
CLXV. 0 sacro flor, ciascun dee te bramare,
A le solo ricorro umile c pia.
Di Feo Beicari, 114. (CuU>! come* O ro»a bella o iluUe animai mia),

Haggio visto il cieco mondo CI.XVII,


E suo falso delcltare.
’l

Ogni suo dolce mi pare Di Feo Beicari, 115.


Pico d'amaro e grieve pondo.
Vidi il corpo e suo bellezza Se '1 corpo ne' piaceri i. consolalo.
Perder per un brieve male. L'anima mia couvien che pena senta:
Vidi il ricco in grande altezza Quanto più 'I senso è ne' diletti stato.
Presto scender quelle scale: Tanto più'l core è poi afflitto e stenta:
Del gran seggio magislrale Se all'amore del mondo mi son dato.
Vidi trarne nom' degno e saggio: La coscienza sempre mi tormenta ;
Po' di basso e vìi legnaggio E per un brieve gaudio e van diletto
Vidi far Signore immondo. Sento po' mille pene a mio dispetto.
Vidi il savio esser deriso (CaoUii come — Se gli occhi ioa coateuli eeonmìati).
E lo stolto esser landato.
Vidi il.virludioso a basso CLXVIII.
E lo iniquo in cicl levato.
Vidi gente d’ogni stalo, c Di Francesco d'.AIbizo, 39.
Pien di vizj e di peccati
Essere assai onorali, ]\on fu mai pena maggiore,
E li buoni andare al fondo. Nè si aspra nè crudele
Sc’l mondo pien dì difetto Quando mirra, aceto e fele
Truova chi gli porta amore. Ber fu dato al Salvatore:
Quanto più amor perfetto Però ciascun peccatore
Si debbo avere al Signore, Pianger debbo amaramente.

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Stelle in croce allo peadontc ; (ih'ogni spirilo gentile


E di spine coronalo, Doverrù seguir lo stile

E le mani e piò cbiovalo ,


Delhi regola e ’l costumo.
E ballulo crudclmeolc Che lasciò quel chiaro lume ,

Sopportò lanl’umilmenle San Francesco, c lui amare


Per far noi nel cicl salire. .Sente dilellu c cuiirurlo

Tu ferita il santo petto Chi è mondo dal peccato,


Da Lungin po' ch’o'fu morto: Quaod'orando va per l'orto,

Acqua c sangue puro e nello D erbe c fiori c fronde ornato.


Sparse per nostro conforto, Dove spesso hanno cantalo
Come fece già nell'orlo Lusignuli ed altri uccelli :

Nella sua lucente léccia. Con loro versetti belli i .

Egli ba aperte le suo braccia. Voglion sempre Dio laudare.


Aspettandoci con festa, Quassù è dolce riposo,
Trar cl vuol d'infcmal ghiaccia, tiaudio c gran consolazione:

Incbinalo ha la suo lesta ; Questo mondo tempestoso


àia sarcbbcci molesta Non da altro, che aflllzionc:

Se non ritorniamo a Dio. Chi ri vien con divozione


Tulli adunque con disio Ed a San Francesca pensi
Abbiale il vostro cor mondo Potrà già e beni immeiiii
E sarà ciascun giulio ;
Per grazia partecipare.
Po' nel cicl lutto giocondo Questo è luogo d’itmillade
E liberi dal profondo E di santa obbcdieeict.

Voi sarete a tulle l'ore : Qui ò ricca poverlade,


(
CajitAil come ~ Nuoquam foìt tH>eoa nuior). Carità c pazienta:
E però con riverenia
CLXIX.
Venga ognuno airallo aioiHe
Di Francesco d'Albizo àO, Con le voglie cable e pronte.
pc’Frali di Fiesole. Se vuol l'anima aalvare.
0 Francesco, padre aauto,
vogliate coutcmplaro Bealo chi io io ai fida.

San Francesco poverello Tiene! sodo il tuo ammanto.


In su questo poggio bello, Lume e specebio « oostra guida
E cantando giubilare. Si ,
che dalie eterne alrlda
Chi ascende in questa altezza Liberati per te starno.
Della chiesa Ficsolana, Ed alGn venir poaaiamo
Fugge poi ,
rifiuta e sprezza Tecu in ciclo ad abbare.
Ogni cosa stolta e vana :
( Caotati «ome ~ Oramai Moa li ttà a bèlla.

Chi assaggia la fontana

Del serafin con fervore CLXIC.

Sempre vuole a tulle l'ore


San Francesca sogaiterc. Di Francesi» d'AUtifO 41.
È divoto l’oratorio,
Chiostri e celle molto umile. 0 immenso Gcsu,dul««za mie,
Similmente cl refettorio, Conforto dei mio core,

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77

Ardimi del lao amore CLX.M.


Si, che per grazia teco aempre eia.
Di Francesco d*A1bizo
Quando ’l tuo santo nome iutoco e chiamo
Mentale gaudio sento, per la (avola di S. Maria io Pruoela.
E con tanto fervore e zelo i’ l’aiiio.

Cir i non temo spavento Laudiam luUi Maria con puro cere
Del maligno crudel, picn d'ardimeoto ; Che per noi priega sempre a (ulte Tore.

El qual si mi martora 0 Vergine, del cielo, alta Hegipa,


Con inganni ad ogn'ora, Di lampeggianle stelle incoroneta.
Ma net tuo nume, Gesù, il mando ria. Ognun con riverenza a lo a' inchina
Al tuo nome si vuole ù^inoccliiaro Tn se’ nostra speranza ed avvocala ;

Tutto 'I regno del cielo,: Donaci grazia che ricor posaiamo
La terra gli conviene il simil lare. Con abondaoza il seiuinalo grano.
Che ognuno con gran telo E Intli gli allri ben sopra alla terra
Gesù, che a mortali ha rotto 'I velo Conservaci ,
Maria, per tua dcaaenaa:
Fa inginocchiar T iaferno: Libera noi da carestia «guerra i,

Goderli in sempiterno E da tempesta, morlto e pestilenza:


Chi amerà Gesù con mente pia. Questa città a te ai raccomanda,
lo 10 ognora te, Gesù, cercando Che la tuo grazia sopra mh ai apanda.
E fedelmente adoro : 0 labcrnacol santo d’ Lmprweta,
L'anima mia per tu va giubilando, O imagine pien di devozione
O caro mio tesoro. Divota, bella, mansueta o lieta.
Mentre eh’ i vivo nel terrestre coro Di gaudio piena e di eousolaiione : -

Seguir sempre ti voglio Te chi risguarda c coulentpla umìlmenàc


l’cr non dare in iscoglio: InGnita dolcezza nel cer sente.
Tu se* mie vita , verità e via. Più volle ci hai da gran duol hberttn T
E non resterò mai Gesù chiamare; E da fragelli e da crodeiì aflMini: i .

Gesù, Gesù, Gesù ,


q.- j Sicnt'ora e FiorenUn’raceaatandsli,
r mi vo' tanto di Gesù iafiammarc Che sono in sì penosi « moàesli anni :
Che mai non aeola più i.!<u :
,i. i i
Però misericordia ognun li cbinde, ,
'•

Questi falsi appetiti di tiuaggiù; Che in te abbiamo una uooera fede. v.:.

Ma che con disosioiie . i dn > (Caatasi «tne (li atunttoHiJ. ;


'

Per partecipazione ii,


Abili in ciel, dov’ò taal'ermoaia.
CLXXII. \ \
A te lutto mi do, verbo incarnato, Di Francesco d'Alhizo b3.
Gesù ,
riposo mio: i. i

In me s' è mondo e novo cor creato, Cthi si vuol col core ouirc
Picn d’acceso disio: A San Pagol, gran dottore
L’anima e corpo « lo spirito mio
’l Vaso di tanto spLeudorc.
Nelle tuo man coauncnde, Potrà aIGn nel ciel salire.
E lande e grazie rendo Quest’angelica trombetta
A te cd alla madre tua Maria. Della chiesa militante.

I CaoUvi CVIM —O Getù dotar }.


Con la voce sua perCalU,
Converti regioni tante
E con sua parole sante

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78

La salute a noi ba mostro, Ebbe dolccza o contento


Se Togliam od divin chioslru Di patir per Gesù morte:
Gesù dolce aIGn fruire. Vidde aperto al ciel le porle
Con la sua rcra doKrina Ed udì arcana Dei.
Tulio ’l mondo ba ’lluminato i^he a noi, peccalor rei,
Questa stella mattutina E non è lecito udire.
Di Gesù tanto inGammaln, Or che voi inteso avete
Non è cor tanto agbiaeciato, La suo vita santa e bella
Che San Pago! non riscaldi, Con fervor seguiterete
Se co’ nostri spirti caldi Pagol, refulgente stella:
CiascbeduD lo tuo! seguire. Chi s’accende in suo fiammella
Tante pistole giA scrisse, Sente giubilo e diletto,
Mentre ch'era in qnesta vita E ’l maligno maledetto
Ed in tolte il nome misse Noi potrà alBn rapire.
Di Gesù bontà inQnita : CaoUti come — Oramai mao In età, t cntna ,

E Dionigi Arriopagita ( r«on l'angiot b««o di Dio, ed a ballo.

Conrerl) Pagol beato.


Perchè un cieco alluminato CLXXIII.

Ebbe con molto disirc.


,

Gesù Cristo a lui apparse Di Francesco d'Albiio 4à.


E disseSaulo die fa»?
:
,
<

E San Paulo tremando ano ' ’• Infiammale il vostro core


Per tanti lucenti rai; ;i '
Di Bernardo dottor santo
E poi più veloce assai i > E con festa e dolce canto
Fu el dottore delle genti. Lo laudate a tutte l’ore.
Talché faceva ferTcnli > Egli è una fonte viva
Chi Tolea suo verbo udire. In dottrina e in virtù sante:
Suscitò Patrocol morto, E’vita contemplativa
Con l'orar, che fece a Dio, Tenne; e fu molto costante.
E però tolti v'esorto Fuggi ’l mondo e le suo piante
Che ramiate con disio : Questo giglio si giocondo,
Fu clemente, giusto e pio, Che conforto a tutto il mondo
Chiaro, magno e vivo fiume, Da col suo soave odore.
E d’ognuno specchio e lume, Della fedo acceso lume
Chi lo vuol sempre servire. " Fu con l’alta suo dottrinai
Predicando nostra leggo ' Quando scrisse quel vilume,
Con parlare allo e sovrano, Dov’ogni Cristian s' inchina
E dannando ogni altra gregge Trinità sempre Divina,
Del Giudeo c del Pagano, Speculando gli alti cori.

Preso fu come cristiano Dove son quc’gran tesori


Da Nerone, aspro e crudele: Che per grazia dà il Signore.
Ma a San Pagol gli era mele Canccllier fu di Maria
Per Gesù ogni martire. Con gran zelo e divozione.
Quanto pillerà '1 tormenta. Sette fralel’ misse in via
Più San Pagolo era forte: Della sua religione.

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79
E con la sua oraiiono Qual lingua è quella, che narrar poiessi
Legò il dimon maladctto : Le gran virtù del suo vivere egregio
E Icnevalo suggello. E tanti immensi doni a lui concessi

Per dar giuria al Creatore. Da Dio nel cielo, in quel divin collegio?
Vergin visse nello e puro Egli è splendor, come la chiesa mostra.
Più, che un candido crmclliou: Di questa Fiorentina città nostra.
Non gli parve ostico o duro Fu in dicioll’anni catccumin fatto

Ir'la notte al mattutino: Dal vescovo Teodoro, giusto e pio:


Tutto picn d'amor divino Non volle mai col mondo Iriegua o patto.
San Bernardo sempre stava: Tanto '1 conobbe falso, brievc c rio:
Tentazione non curava Lasciò scienze umane, che avea.
Tutte le scacciava Tore. Perchè solo a Gesù servir volca.
Fu di carità ispccchio, E po’si battezzò, vero cristiano.
Dimostrandolo ogni giorno: Con lutto '1 clero e la chcrichcria
Parve in gioventù un vecchio, E converti cl suo padre Luziano
St di virtù era adorno: E la sua madre, ehiamata SuOIa,
E però chi ò d' intorno Ed amendua gli fece battezzare,

Di laudarlo sempre pensi. E lutti e loro error presto lasciare.


Ed arò tulli e' suo' sensi Fu da Ambrosio fallo relazione

Fuor d’inganni e d'ogni errore. A Damasio papa il gran mislerio.


V'aso fu di sapienza, Che Zanobi facea con l'orazione :

ATrali^del monto scrisse : Allor di vederi' ebbe desiderio,


Giusto e pio pien di clemenza Mando per lui c come a lui fu giunto
Sempre in penitenza visse: Lo fece suo diacono in quel punto.
Chi un po' d'amor sentisse Vescovo di Fiorenza fu crealo
Di questo dottor umile E per grande umiltà lo rifiolava :

Seguiterebbe il suo stile E Gnalmeote ebbe quello accettalo.


Con perfetto e gran fervore. Perchè 'I santo paslor gliel comandava.
Però siale giovinetti Vergine visse e di peccalo privo,
Pronti 0 lutti sviscerati A'povcr con amor caritativo.
A fuggir questi diletti Con l’orazione in Boma sanai' ebbe
Del mondo, pien di peccali: Vn ch'era di parlclico maialo.
Siate con zel trasformali Nè mai con viva voce gli rincrebbe
Nel divoto San Bernardo, Aver la santa fede disputato:
E sarà ognun gagliardo Catolico divota in tanto zelo.
Contr'al falso ingannatore. Che stando in terra egli abitava in ciclo.

(CaDtaii A batto e come • OramAi sono ta eti). È liberò una vedova del duolo
E dettegli dolcezza e gran conforto.
Perchè risucilò il suo Ggliunlo,
CLIXIV. Cbeinguanlia gli avean dato ed era morto,
E fu in Fiorenza il miraeoi grande
Di Francesco d'Albizo ò5. Dove la gloria sua tanto si spande.
Chi ha disirc alGne di salvarsi.
Ognun con divozione c puro core. Di lui divoto sia , mentre eh' e’ vive
Laudi Zanobi santo a tutte Tore. E voglia del suo amor lanlo ioGammarsi

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Cbe stala le dolerne eccelse e dive: Non pnò nessun più penifraza fare
Chi leni San Zanobi per soo gnida Quando è di la passalo,
Libero iìa dalle inremali strida. E
non si può con lacrima ainlarc
Però preghiamo il glorioso santo, Perchè '1 tempo è mancalo :
Con tomnia c vera e piena riTercnia, Però hanno chiamala
Che ci coaservi eolio il ano ammanto, E chiamon miscrere a lullc P ore:
E lotta la dui eoa di Fiorania: Che un aspro e duro core
Ed alla compagnia dia e porgili aita, Pianger dovria per loro amaramente.
E nel soo nome in pace staro nniia. Se l'anima non fusse in pene gita.
Cantasi come — No( sìam tr<* peTl^^ioia e come, Quel ben non è perduto:
( e riif>«Ctl «a balla. Perchè, quando farai di qui partila,
Ti Ga lutto rcn<!oto
Da Gesù, eh' ha veduto
CLXXV. La tua grande affezione c caldo zelo:
Ed apriralti il Ciclo;
Di FranceKO d’Aibiao iO. Però a' morti sia ognnn clemente.
E tulli i cor' fedeli ardenti sieno
Ognnn dirotamente Di caritè gioconda ;

Facci oraxion per l'anìnw passale D'orar pc' morti ognun sta piogno c pieno
Tanto, cbe sian pargaie E ncssnn si nasconda
De' lor peccati e le lor colpo spente. A fare ogni alma monda.
Pensi ciascuno, cbe furono tìti, Si, che dal Purgatorio aia cavala,
E noi vivi, morremo: E me.ssa c collocala
Presto sarem di questa vita privi, Nel regno eterno, splendido e locenle.
E come lor saremo:
/ Cantasi come —O rosa mìa ^colile - e come • \
E sempre aspetteremo \ o bcniifio St^Dore» /
L'aiuto di chi fla restalo al mondo.
Peri) col cor giocondo CLXXTl.
Fieli) de' morii abbiale, o buona genie.
Può una lacrimelta il Purgaloro Di Francesco d’Albizo h7.
In uno stante aprire.
Un orazion pnò Irar di quel roartoro P acc non Iroto c vivo sempre in guerra
L'anima c Tarla gire Sanza 'I tu amor. Maria, vergine bella.

Nel ciel dove Trnire


,
Abbi merzè delt'alma tapiuella,
Si può Gesù , però ogni mortale Prima che 'I corpo mio ritorni in terra,

Creda, cbe giovi e vale E se tuo servo fragile tant'erra.


'I

A' doTunli l'aiato del vivente. Dammi la grazia Ina, perche sol quella
Contempli chi ba padre o Gglinol morto. Lega al dimon le mani e stringo c serra.
O la madre, ch'aspetta l' terrò te mentre che vivo al mondo
Aiuto, refrigero e gran conforto. Nel cor. Maria, con molta devozione:
Per farsi presto nella. El tuo nome. Maria, tanto giocando.
Perché gli sia accetta Da pace e molta gran consolazione
La prece per lor fatta al sommo Dio: Per te si fc la nostra rcdezionc
Ognun con buon disio Che ci serrò le porle del profondo
Po' morti prieghi continuamente. E 'I ciclo aperse a tuUe le persouc.

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8i

Però, Maria, sodo T tuo sacro ammanto' E visse in quella selva in tanto zelo.

Ricorro umil dcroto, come vedi, Che sette volle il di sollevai' era

Ardente vaso di Spirito Santo: A vedere e secreti alti del cielo:

Per me al tao Ogiiuul, Gesù , intercedi Dall'angiolo ogni giorno cibal'cra,

Che fatto i’sia allìn del Cielo eredi. E benché io terra col suo corpo stara.
Dove tu se’ fra Tangclico canto Per grazia l'alma nel cielo abitava.
Sotto a’ tuo' santi e gloriosi piedi. E quando piacque a Dio a si tirarla.

( Caotasi eom« — Piee non troro e ooo bo da lar }. Comunicala da San Massimino,
In questo stremo venne a visitarla
CLXXVll. L’angiol mandato dall'amor divino ;

E Maddalena alzò le mani c 'I viso


Di Francesco d'Albizo &8. A Dio e fu assunta in Paradiso.
Però ciascun con molla contrizione
Chi dell' inferno vuol fuggir la pena A penitenza torni e ben contrito.
Seguiti la fervente Maddalena. Ed abbia in Maddalena divozione,
La qual con fede e parità di core E '1 mondo, come lei abbia fuggito,
A penitenza volle ritornare, E pianga ogni commesso suo peccato
E con divolo, acceso e gran fervore Ed al fin fatto Da con lei beato.
Vdiva Gesù dolce predicare, { Cantasi eome — Perché Pamor di Dio ).

E convertissi allor con multo pianto.


Ripiena latta di Spirito Santo. CLXXVIII.
Vita contemplativa elesse quella
Ottima parte da Gesù chiamata. Di Francesco d'Albizo 49.
Di Lazaro e di Marta fu sorella
£ tanto fu da Gesù Cristo amata, Sempre, anima diletta, per tu'aiuto
t:he per su'amor l'alta bontà ioBnita Gesù voglia invocar, poi non curare
Lazer risuscitò da morte a vita. Gl' inganni e insulti del maligno acuto.
Presente fu la santa Maddalena Se tcco Da Gesù, anima mia,
Quando Gesù pc' peccator' fa morto, E tu sia netta e pura
E vide quello in tanti affanni e pena. Nocer non ti potrà cosa che sia :

Confìtto in croce sanz'alcnn conforto, Vivi sanza paura,


E tutto con le lacrime il lavava E con la grazia sua sarai sicura;
E co' bianchi capegli il rasciugava. E se 'I dimun mostra 'I fele
cnidcl li

E dappoi, quando Gesù benedetto L'amaro barai per virtù conoscinto.


Risuscitò, le apparve in forma umano: Quant’i dolce e soave a chi ben pensa
Prese allor .Maddalena gran diletto. Quel dire, o Gesù mio
Quando lo vìdde in forma dòrtolano, Che par che ascenda'nella gloria immensa.
£ per toccarlo presto oltre si misse, Tanto cresce il disio:
E questo poi a' Discepoli disse. Quando quel nome'scnie il dimon rio
Fu in Marsina gran predicalrice. Fogge con doglie e pene, però chi tiene
Vivo un fanciullo tenne ben du'anni In se Gesù ha sempre il cor giolio.
E nel diserto fu tanto felice. Se fussi un cor di ghiaccio, quando e sente
Che non curava digiuni o affanni Quel nome ricordare
E spunta e secca e si pallida c nera, Di ferver arde e 'ncende e sta cocente ,

Che solo e nervi c Fossa reslat'era. E vuol nel fuoco stare:


11
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E quanto più ai aento rìacaldtre, E dispreizò questa tcrresdre vita


Più Ucaù infoca e chiama: e mai non ama E sempre slava con Gesù unita.

Se non Gesù, perchè l’ ha conosciuto. Ed in Catlania fu fatta pigliare


(Caota'i come Conosco). Da Quinzfan crudel, co osai feroce,
E folla crudelmente tormentare
CLXXIX. Perchè negasti Iddio e la sua vooe;
Ma ella e gran lormeati non curava.
Di Francesco d'Albizo 50. Anzi Gesù con più disio chiamava.
L'accesa bracia gli eran rose e fiori

.P cccator, pensa al tao Signore Le battiture gli eran gran dolcezza :

Che per tu' amore, volse morire Gesù la confortava in que’ martori
E gran martire sostenne al mondo, Costante .Agata fu in ogni asprezza.
Per far giocondo (e nel suo regno Talché alfine portò la sua persona
Però ognora col cor adora Gesù. Nel elei la verde palma e la corona.
Guarda la croce , dorè pendente Però ciascun mortai segua costei
Gesù clemente co’piè ciiiovatl Che tanto amò Gesù, infinito bene.
Po' tuo’ peccali in capo ha spine Dispregiò il tempio, gl' idoli e gi' iddei

Con discipline Di (juinzlano, e non curò le peno


Tutto hslluto: però col core Del mondo, per poter in elei salire
Ama il Signore, Gesù. Per I* infinito ben presto fruire.
Pensa a Maria ,
che viddo morto (Cantasi eoose — Perebi Pamor di Dio).
Il suo conforto, dolce figliuolo
E pel gran duolo impallidita CbXXXl.

Fu tramortita Di Francesco d'AIbiro SS.


Piangi e sospira la morte e pene
Del sommo bene Gesù. 0 gloriosa vergine beata

fCaiitaii come ^ Ctun lotcm). O santa Domitilla


Che fai lieta e tranquilla
La mente mia, quando l’ ho contemplata.
CLXXX.
Quand' io risguardo all'alto virtuoso
Che nel mondo facesti.
Di Francesco d'AIbiro 51.
Nel voler Gesù Cristo per ispoao,
£ loda a Ini ti desti,

Divotameoto sia sempre laudata Lasciando tutti e van’ piacer terrestri

Agata santa, martire o beata. Par che ogni mie senso.


Vergine pura ,
immacolata e netta Quando a qoesto i' penso
Visse nel mondo ai ditotamenlc, Ti laudi sempre, come mia avvocata.
E tanto a Gesù Cristo fu accetta. Vincesti con la propria tua virtuto
Che la fc’ chiara più ch’un sol lucente, Ogni mondana voglia,

Umil, benigna, accesa di fervore. Conoscesti la via della salale,


Piena di foco del divino amore. E 'I mondo pien di doglia :

Fontana viva di contemplazione E per seguirti l'alma mia si spoglia


E lume acceso d'ogni penileniia. Di questo brieve vita.
Camera ed abitacol d'orazione Per esser tcco uuila,
Colonna di fortezza e sapienzia Dove tu so’ di gloria coronala.

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E poi quaad’ io coatemplo alle gran pene, l' ti lascio, mondo rio.

Ch'avesti nel martire, Entro dentro al munistcro


E che la palma innanai al sommo bene Con acceso c buon disio.
Portasti con disire, Ed Ito fermo ogni pensiero
r penso pur com’ io possa seguire Di servir col cor sincero
La tua vita perfetta. A dii mi vuol vita dare.

Acciò, eh' io sia eletta (CanlaM come — Deh pianiate io i|uaMUi afLutì).

Con loco io ciel. Tergiate imosaculata.

(
CaniaAÌ come O Omù dole«). CLXXXUI.

Di Francesco d’Albizo 5Ik


CLWXll.
don somma reverenza sia laudato
Di Francesco d'Albiao 53. San Giovanni Ballista, pel qual s'acquista
Il del co’prieghi sua com'avvocato.

I non vo' piu tcco stare Fuggì il mondo ne sno’ teneri anni
Mondo cieco e tenebroso Santificato nacque
l'mi monaca fare
to' E visse in penilenza e molli aOanoi
Dot’ è tulio il mio riposo ; E tanto a Gesù piacque,
Gesù Crìslo lie ’l mio Sposo Che delle chiare e belle Ginrdan'ncque

E quel sol to' segaitaro. Volle che ’l ballczzassi c poi andassi

Viver voglio in penitenza Predicando la fede io ogni lato.

Col cor por, costante e netto : Ebbe lo spino delle profezie,


Farò sempre resisteoia L’apostolira zelo
A ogni mondaa diletto L'uflkio dall’aecelio gerarchie
Quanto ’l viver Ile più fretto Anzi di tatto ’l cielo

Potrò Dio me’ contemplata La cosùinzia de’ mavlir’ rivelò

Quando starò in oraziano De’ confessor’ rdfcllo c col soggello


Sarò sempre in ciel per grazia : De' vergini e d’agni altro oUimo siala
Di fervente divocioaD Nell’utero malcroa fece segno
Terrò lamie mente sazia : A Gesù Salvatore ;

Chi te, mondo, fuggoe afe'azin Parlar te Zaccaria sno padre degno :

Pili si fa da Dio amara E sempre a tutte l'ero


Sempre virerò amile, Ardeva ne’ detorii di fervore
Vbidirò aUa badessa Però ogni fervente - laudi aniilmcnto
E denari terrò a vile. San Giovanni Battista in eicl boato

Udirò ’l vespro e le mesoa; <


(
Cimali nmt — Cw»k«> Se« «W pel peemto min).

E la mia fede promessa


A Gesh voglio osservare. CLX3XIV.
Con le Htie care sorelle
Sempre barò dolce parole Di Francesoo d’Albiza Sa.
Dentro allo divotc cello
Starò come l'ordin vuole : A Maria , fonte d’amore
E se questo al sraso duale Vada ogni alma peccatrice ,

Più m'aoeendo nel ben fare. Mondenlia d’ogni errare.


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S’>

E raralla alfln felice, Del Messia incarnato.


Perchè è madre del Sigonre. Ed ogni alto mostralo
Chi t uoi grazia rada a quella Ti fu per grazia deU’etemo Iddio,
Ch’ è del ciel porta serena Perchè con più disio
E del mondo chiara stella, Avestisempre Gesù dentro al core.
Che per retta via ci mena : Orando in estasi el giovedì santo
Ciascheduu le doni il core. Chiaramente vedesti
L'alma eh' è con lei unita La passione e ’l duol crudele e tanto
Sarà dal dimon difesa. Di Gesù, si clemente
Ed in ciel con lei unita, lo croco star pendente :

E di giuria sempre accesa E poi inferma stesti ben vcnt'aooi


Dell’ immenso eterno ardore. Sapporlasli gli affanni.
Ognun laudi il nome santo Finché l'alma rendesti al tuo Signore.

Di Maria Vergine bella. (Cantai! eom« — Dimmi, dolze Mafia, a che pen>aTi).

Piena di Spirilo Santo,


De’ mortai sicura stella. CLXXXVI.
Di grazie dispcnsatore.
(CantAbì come — AccoaUiitiui U belle). DI Francesco d'Albizo 57.

CLXXXV. Ohi vuol gustare d' Iddio divin fervore


Dia a Giovanni Vangelista il core.
Di Francesco d’Albizo 5C. 0 aquila volante al divin polo,
O discepolo amato,
0 santa Chiara, vaso d'elezione. Da Gesù, el dilello tuo cugino.

Specchio di devozione della religione Di Maria fusti adottivo figlinolo,


Del poverel Francesco fra minore. E dal Signor chiamato
E1 mondo abbandonasti in gioventute Alle nozc, che fé dell'acqua vino
E l'abito volesti E per rivelazion del sommo trino
Vessata da’ parenti, e con virlnle L’Apocalis’ facesti in tanto ardore
Constante e ferma stesti In sul monte Taborre fusti assunto
E vergine vivesti Con gran luce serena.
Ed in San Damian con riverenza Vedesti far la transfigurazione,
Rinchiusa in penitenza Tant' eri con Gesù d'amor congiunto
Moli' anni stesti con quaranta suore. Cbe nella sacra cena
L’eredità patema, o santa Chiara, travasi! Palle e gran rivelazione
A' poveri donasti ; Del petto di Gesù, e cognizione
Alle chiese e spedai' non fusti avara N’avemmo dopo ’l fuoco dell’amore.
E tutta ti spogliasti Dato ti fu ’l veleno c tu ’l pigliasti
Di rohba; e beo mostrasti Ante porla latina
Fuggir le cose transitorie e vane: Messo nel bollit’olio e tutto ardente ;

E con un mezzo pane Duo morti col mantcl rcsuscilasli


Saziasti le tuo suore con amore. E la Ina gran dottrina
La notte di natale a mattutino. Ha illustralo ognun subitamente ,

Quando Gesù fu nato. Somigliasti Gesù, vergin lucente,


Vedesti quel mislerio alto e divino E se’ del mondo speculo o splendore.

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85

E Dnisiana alla fosaa portasi!, Sin qui rissalo son sanza ragione,
Tu le rendesti vita Né posso dir quel eh’ è stalo non sia

Ocrosolimilan rescoro fasti ;


Ma or. Signor ,
con gran contrizione
Ma quando piacque alla virtù incarnata, Merzè ti cbieggho della rila mia:
Che facessi partila S’ i’
son’ ito fin qui per mala via

Del mondo, per tirarli in eie! fra’ Rinsli, Mettimi or per sentiero,
Venne superna luce, che or gusti : Ch’ non mi perda in tanto vilnpero.
i

K manna e fiori rimase, pica d’odori. So ben che el mio fallire e tanto atroce,
come Ifetnmo in {^iorcntìi poafn il disio). Ch’ i’ non merlo Irorare in le merzede ;

Ma quella carità , che in sulla croce


CLXXXVII. Te pose per far noi del cielo erede

Di Francesco d’Albizo 58. Sopplisca ’l mio error, che chiaro rede:


Misero a me eh’ io pero.
0 Colomba santa e bella. Se non mi porgi del tuo lume altero.
Dote sta l’eterno amore, alla ragion mi son rubelli
Se e sensi
Refulgenlc più che stella Del tenebroso mondo, oscuro o tetro.
Col tuo foco ardimi il core. La tua somma bontà rirochi quelli
Che col tuo santo splendore Che più non errin, com’ban fatto indietro:
Tutto ’l mondo alluminasti, Se sta grazia da te Signore impetro
E con quel tu consumasti Fedcl sempre i li acro
Nostro uman peccato tanto: Sjiirilo Santo. E più costante al tuo felice impero.
Fammi del tuo amore acceso,
( CaoUsi come • Beo lo la Dio )«

O Spirito Santo eterno,


Che con quel sarò difeso CLXXXIX.
Dal dimunio e dall' inferno :
Lauda di
Fammi scritto nel quaderno
Della vita degli eletti, Laudate il sommo Dio,
E gustar que’ gran diletti Laudatei con fervente e buon disio
Su nel ciel fra’i dirin canto. Spirito Santo. Laudate Dio cantando con buon zelo
Se l'amor che mandi al mondo Laudale lo virtù celeste o sante
Tiene il cor si consolato. Laudale lutti quanti il Re del cielo
Che de' far quand’ i giocondo Laudale le potenze tutte quante.
Da le fatto in ciel bealo T Dategli laude tante.
(.luando penso al vero stalo Quanto convicnsi ad un Signor si pio.

Del divino amor perfetto O lumi , o stello , o luna , o chiaro sole


Col cor por, costante e netto v . Laudale sempre il giusto Dio eterno ,

Amo le sopra ogni santo. Spirilo Santo. Che certo ci creò con suo parole :
f CaotMÌ come O regina del aio con ). Dunche laudale lui o ’l suo governo,
Laudianlo in sempiterno.
CLXXXVIIU Che non da mai o suo'servi in oblio,

Di Scr Michele Chclli 2. cxc.

Lauda
0 dolce Iddio ,
per la tua madre pura
di

Vergine ,
in cui spero Poich’ mio Dio,
i lascia’ il

Dirizzami per grazia al cammin rero. Gesù, dolcezza ma! non senti io.

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Gesù, i'so cb'ogoi dtriceua 6 leco, Tn se' di caritè fornace.


Ogni tranquillilù pace o coororlo, Sanami del mio difetto:
£ non (' bavendo ogni (ristiiia 6 meco, Conir' al (no santo precetto
E sansa t« sarei vircndo morto. Sono stalo troppo audace.
O Gesù , fammi accorto Fammi lasciar 1’ amor fallace ,

Chi i' cerchi te, che se’ il diletto mio. Amando te sopr'ogoi cosa ,

Diletto mio, Gesù, amore, amante Per la tua grazia virtuosa


Per te mi convicn piangere o langoire. Uscir vorrei di contumace.
Ma s' io t' avessi conosciuto arante ( CuUfti come — Ai rm* Kicpiri am Iruovo p»te ).

Non ti lasciavo mai da me partire


Ma ora e mi convicn piangendo giro escili.
Cercando te, che se’ il ben che i' disio.

(Canuti nome • LnodaU iltoauto 14dlo). Landa di

CICI. L amor eh’ i porto a le , Imperatrice


Sic quel che mi conduca in boono stato,
Landa di l'sono slato sempre peccatrice,
Piacciati perdonarmi il mio peccalo
Po' eh' io smarrì la via £ mettermi Ira que’ ,
che son felice
Ma poi mi ritrovai nel gaudio, ch’ero pria. Donami grazia corno fesli a quelli
Ma qnaoli Siena e gnai. Cb’ i aegua te, Gesù ,
e sermon belli.
Che afnigoa la mia vita 1’ veggo ben ,
che la tua cariti
Dir non lo potre’ mai M' ha strutto il core per far me' seguirti,
Poiché l'alma è smarrita: non è più in Quaud'io contemplo la tna p'an bontà
Che dolcezza ioGnita (suo balia Deh non voler, Gesù, da ma partirli
Senlia l'ardente core, Che se' mia vita , speranza e bontà,
L'alma ch’era nairita £ vò co pricgbi mia sempre seguirti
Dal divino splendorc,ch’ardeva notte edia. Pace, Gesù, merci sempre piangendo
Or piango ilmio errore. Seguir To’le , Signor, sempro vivendo.
Perchè io m* avveggo eh' io (Cantasi come La roerto eh h tparcRU de* .

Lascialo ho il mio Signore


Che m'ardeva '1 disioc più che cosa ebe sia. cxaT.

cxai. Di Maestro Antonio di Guido k.

Di Feo Beicari lU». Diva gemma del Cielo , alma pnella


Del tuo gentil Qgliuol madre e Gglinola
Omè , donami pace.
Signor, Vergine gloriosa , aL Mondo sola.
Non risgnardaro al mio fallire ,
Dimmi quel che cootempli, o Maria bella.
Deh fammi piangere o languirò Contemplo in qncl presepio il Ggliuol mio,
La colpa mia quanto li piace. Ch’i vero Creatore e creatura
Non ho mai gaudio verace, c Causa causarnm • c uomo c Dio
Sanza te dolse Gesù mio ,
,
Principio,mezzo e Gn d’ogni misura.
Mentre eh' segno il mal disio i Luce del mondo, immensa, olerna e pura
Sento la mente mia mordace. Verità, via e vita, alla potenza
, . , .

87

Voloolà ferma « somma sapienza: La tua dimanda, o anima diieUa,

Onesto contemplo in questa capanella. Adempiuta 6a :


Ancor contempla gli angelici canti. Stavo nella mia camera soletta

E ’l santo annnzio a rcglianti pasturi. Sopra la profezia ,


ch’ò in Isaia,

Contemplo il elei che arde tatto quanto


,
Che dice la vergine coneeperà

D’amor per pib infiammar gli ardenti oori, E poi partorirà

aGloria in excelsisdcoa gli alti splendori, Emanuel, che del del tien le chiavi.

E pace in terra a chi ha voloath bnona Tacila slavo e nel pensier dioea ;

Cantarano: onde el ciel tutto risnona : O dolce signor mio


Questa contempla Maria «erginella. Concedi a me che la mortale iddea
Contemplo de’pastor la marariglia Che veder la poss’io: la Virgin, eba te Dio
Per tanti canti e tante luce liete Elella elernalmente ha a partorire,

Ondea quel parlo, al qual ton madreefiglia Ch’ io la possa servire.


OiTersono il figliaol deirariete, Prima che le mie membra troppo aggrav i.
Che l'angiol disse lor : ro ’l troTerrete Quest’era il pensier mio in tal dolcezza ,

Involto in panni poveri e nel Geno Cosi mi slavo meco:

Fra r asinelio el bue, cosi il vedrcno : E quivi apparse una nuova cbiareta
Questo contempla Maria poverella. E il santo spirto seco: e disse « Dioè leco,
Contemplo e santi magi d’oriente Tu se' piena di grazia e benedetta
Ammirati partir da’r^ni loro Tra tulle donne elella a

Con quella stella ammirante e (hlgeote. Temetti allor di que' parlar soavi.
Che il verbo in carne annunziò a costoro L'angiol soggiunse o disse: non temere,

Ed oSèrsono iocenso, mirra e oro. O Maria graziosa,


Come a Re vero e Uomo e Dio immenso l’ sou venuto per farli assapere ,

L’oro a Re, mirra a roomo, a Dio iocenso Che tu se’ madre e sposa : candida , olente
Con latria adnrazion, die a Dio favella: Partorirai deU'Allissimo il figlio, (rosa

Questo Maria contempla, ciascun, canti A le conviensi il giglio

Gloria in ezccIsisDeo c in terra pace Fatta se’ quella, a cui servir pregavi.

E con voloolà buona e cor zelanti Intesi allor l' angelica favella,

Seguitate, pastor, d’amor verace, il. Rispuosi , con eOctlo :


Conoscete Gesù, che nel Geo giace, u'i Ecco del mio Signore la sua ancella
Como savio animai con santo zelo l'àc. Sie fallo come ba’dctio: partissi il benedetto
OGcritc e cor vostri al Roi del cielo, 1 àlesso da Dio, e pica rimase il core
Qual ferno o magi con la santa stella. Di gaudio e di fervore
(Cwtui oosM — llMàa la rn’lwl» I4Ìo, il cor ferito). Adempiuto quanto desideravi.

CXCT. cxcvi.

Lauda di Di Feo Relcari 117.

Dimmi ,
dolze Maria, a che pensavi Se tn donassi il core
Quando l'angiol t'apparse? A Maria Vergin bella.
Ornile a te incbinarse Sentiresti per quella
Dietti salate e tu te ne toihavi. Che cosa è il dolce amore.

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El suo lame e splendore CXCVIII.

Accende ogn'alira stella,


Vita dona a lati' ore Di scr Michele Chelli Prete 3.
La saa gentil faTella;
Chi serre a tal donzella Alondo, me non barai tu
Diventa gran Signore. Slatti ,
che voglio essere monica,
Del bello amore e madre E contenta a una sol tonica
E del timor perfetto, Servir voglio al mio Gesù.
Le snc virtù ,
leggiadre Slarommi nel munislero
Danno all’uom gran diletto: Con quelle divole suore ,
Mostrando al tìglio il petto Ogni mia cura e pensiero
Fa grazia al peccatore: Fia col mio buon creatore
Dille col core amile: Psalmeggiando a tutte l'ore
O alla imperatrice. Con inni in canto solenne,
Per me peccator vile Ringraziando! come venne
Di Dio se’ genitrice, Per noi redimer quaggiù.
La mia colpa infelice Veggio che qucst’ò la strada
T’ba fallo grande onore. Che conduce l’alma al porlo :
CanUAi come Se non ti piiardi «morcA Chi pur drieto al mondo bada
( e come — 1u»c{;aat<nni Ge»ù Cri»t». )
Ben è cieco e poco accorto.
CXCVIt. Che all' uom poi chè egli è morto
La sua gloria pompa e fasto
Lauda di Poich' el mondo è strutto e guasto
No' diciam poi : cosi fu.

0 crociOsso che nel ciel dimori


, Mondo , tu se’ pien d’ inganni
Pielì li prenda di noi peccatori. E se' una gabbia di matti :

Noi cognosciam ,
che pe'nostri peccali r vo’ spendere c’ mi’ anni
Td fusti preso lormcntaìo e morto, Con chi mi fa miglior palli :

Moristi in croce per farci salvati Mondo tristo , stalli statti


Con molla pena per darci conforto. Che ben matto è chi ti crede :

Ben ù crudel chi li vedrà a tal porlo Tu se' privo di merzede


Se lutto non si dnol drento c di fuori. Si che di le non vo’ più.
Quando per simiglianza li reggiamo, Sol di sogni , fumo o vento
Gesù, per noi in croce star, pendeute Pasci il volgo tristo, ignaro:
Alla tua passion consideriamo, In un sofGo poi è spento
E quanto la tua madre Stic dolente Quel da teniam più caro
te

Non quanto si convien ,


ma parte sente Peggio è ebe un pianto amaro;
Del tuo dolor ciascun de’ nostri cori. Per te noi perdiamo '1 ciclo
Po’ch'el nimico di natura umana Ed andianne al caldo c al gielo
La carne c '1 mondo ciascun ci combatte Tulli quanti in Belzabù.
E la nostra difesa ò tanto vana. Onde alla religione
Che spesso è vinta dalle cose matte La mia vita vo' finire :
El tuo soccorso, che '1 nimico abbatte Con digiuni ed orazione
No' el chieggiamo, perchè non ci divori. Render grazie al sommo sire ,

(Canuti come — Che serre a Dio a come e riipeui). £1 qual mi farà fruire

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89

Le celesle melodie, Quaranta giorni stette per mostrare ,

E Tedrd le gerarchie Vera resurrezione


E le Tergi d', che son aa. E per voler la fo’ corroborare
(Castali coma — Oramai eh« (ora sono). E dar consolazione
A’discepoli sua , che passione
CXClX. Ebbon quando fu morto: dié lor conforto
In sul monte Olircto in grande ardore.
Di Franceaco D’Albizo S9. Ascese con la propria sua potenza
In una nogoiella.
Adoriam tulli con aomma Tirtale Trionfò T ciel con gran magniGcenza
La croce aanta, che ci diè aalale. E la sua sposa eletta

Quella die’ Tila e pace a lutto ’l mondo Le stelle c ’l sol per lui gran razi getta
E apogliè ’l limbo a tutti e padri aanli, Ed ogni gerarchia con armonia
Vinae ’ldimonio e aerrocci il profondo Fan festa al vittorioso lor signore.
E in grazia confarmò angioli tanti. Ora che Gesù è ’n ciel sopra ogni coro
La Croce e magi riddon nella alella, Tutto gloriQcato,
Ogn’ uom redrè nel gran giudicio quella E preparalo egli ha si gran tesoro
E di quel legno, dove fu ’l peccalo, A chi a lui s’è dato ,

In quello è stalo la redenzione. Ciascun sia sempre di Gesù ioGammalo


Cipresso, olirò e cedro mescolato, A servirlo umilmente: egli è clemente
E Saba lo predisse a Salamene ; A perdonare a ogni peccatore.
Mostrò gran segni la Croce divina (Cantali coma — Coooaco bene).

Nell’acqua alla probalica pescina.


Sanali ha infermi e dato a morti rila. CCl.

La croce fc’ Costantin battezzare ,

Dipoi essendo fra giudei smarrita. Di Francesco D'Albizo 61.


Mandò Elena e fella rllrorare.
Col segno della croce, che si cinse IVoi ti laudiam , Gesù, verbo incarnalo.
Massenzio e molli barberi già vinse. Che glorioso se’ risuscitalo.
La croce tenne il corpo prezioso Resuscitasti molto laminoso

Di Gesù Cristo , nostro redentore Ilcorpo tuo con massimo splendore


, :

La croce è il nostro vero e gran riposo. Trionfalmente fusti vittorioso


Scudo e difesa a ogni grande errore : Contr’ al dimon nome. Signore,: col tuo
Però, Cristian’ fedel’, con gaudio e canto Al limbo dove tu, Gesù, andasti
Sempre adorale quel vessillo saulo. E lutti e padri santi ne cavasti.

Canuti eome — perebi V amor di Dio \


Apparisti alla Madre tua Maria
t

( c come StramboKi. / Ed alla Maddalena poi ncH’orlo,


La qual con voce a discepoli pia
CC. Di te predisse ,
per dar lor conforto ;

Pietro fra gli altri ,


quella ebbe vocato
Francesco D’Albizo 60. Per mostrar che gli aveva perdonalo.
La santa pace a lutti insieme desti
Laudiam tulli umilmente il Salvatore, E San Tommaso lì volle toccare
Che asceso in cielo, e’ ruppe ’l velo, E tanta caritè Gesù avesti : , ,

E ’l peccato del primo Iransgressore. Quaranta di con lor volesti stare


12
, ,,,,, , ,

90
ceni.
Parlando c confortandogli con telo,
cielo.
a luUi e mortali aprirti
il
Ed
Gesù gandente Di Francesco d’Albizo 63.
Di poi salisti in ciel ,

Con giubilo, leliiia, suoni e cauli


padre Onnipotenle Laudiam con festa e con letizia c canto
\ ritrovare il
mondo.
cantando e tutti esami; Gesù, che Dio ed uomo è nato al
Con gli angeli
che possiate salire Di quel corpo giocondo
Donaci grazia ,

fruire. Di Maria , pieno dì spirilo ssnto.


Nel tuo eccelso regno e te
Ciascun eonlcmpli questo gran mislerio
/ «'anttLii rome — Qo»ndo le tp«Ue mia- \
come lotte e ri»petl» / Della sua incarnazione:
V e
Gesù disceso è dal superno imperio
Per nostra salvazione
A'pastor, dato fu revclazione
CGII.
Dagli angioli, canlando con disio :

Gloria aU’ecccIso Dìo


Di Francesco D’Albizo 62.
E pace in terra a chi ha divozione.
La nuova, chiara, e bella slella apparse
Quando fu circonciso dal prelato
Sopr’alla capannella,
E1 glorioso figliuol di Maria,
Ch’e magi di ferver del messia arse :

Gesù il nome fu, vero messia


Balam profetò quella , (
mclla :

Cosi dalTaogiol prima fu chiamalo.


Tre soli apparse, ognun con suo fiatn-
Gesù è dello, nomo di salute,
La sibilla mostrò un cerchio d’oro ,
E nome d'ogni gran consolazione
E dentro a quel tesoro
Gesù le profezie tulle ha adempiute
La ngura di Cristo, unica e bella.
Per dare a noi eterna salvazione,
Gli albor’ di Belalcm fioriron tutti.
E lutto il crislian popolo è salvalo
Rovinò ’l tempio grande
Nel nomo di Gesh, messia incarnato.
D'AppoIline cogl' idoli distrutti
Gesù è sol dolcezza dentro al core ,
,

E le cose nefande.
Ben lo conobbe in terra Ignazio santo spande,
L’eccelsa gloria dì Gesù si
Gesù da all alma nostra gran fervore ,
Venolo in terra per aprirli il ciclo :

Arde gli amanti di spirilo santo


Ognun con pronto zelo
È rimedio a chi l’ama con disio
dimon rio. L’adori e laudi con allegro core.
Contr’alla carne, cl mondo e‘l
(Cutul eoo» — Stolti lOB do Go«ii nel cicl ebUnutil.
Questo nome ha e sordi fallo udire
Ed ha renduto a’ mutoli favella ,
CCIV.
Ed ha gl'infermi falli ben guarire :

E morti ha rintegrali in vita bella,


Lauda di Mona Lucrezia di Piero
E molti ciechi in terra ha luminati
de’ Medici 5.
E ruppe 1 vel de' nostri gran peccali.

Nessuna cosa pih dolce sì canta ,


Ben venga osanna, ben venga osanna
Nessuna cosa si ode più gioconda.
E la Cgliuola d'Anna.
Che '1 nome di Gesù , carità santa.
Egli i nato nei fieno
questo nome ogni dolcezza abonda:
In
Tra l'asinelio e ’l bue
Però chi vuole in terra e ’n cici diletto
,

Gesù dentro al suo petto. Gesù il Nazareno,


Porli scullo
Come predetto fue.
{
CaoU»i come jU »lrambolli )

Digiti-
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01

Chi vuol roder Gesùc CCV.


Venga a cantare osanna : ben Tenga osanna.
E paslor ran cantando Landa di

Del Signor de’ Signori


E magi cafalcando ]Maria, menò, umile aquila altera,
Vengon co’ lor tesori a Che risguardi nel sol sansa alcun velo a
;

Ogninn par che innamori Fammi fruir nel ciel quel che si spera.
Sol di cantaro osanna: ben venga osanna. Amor chiamando venne e d'onde egli era :

Allegra I' santo amore, Vago degli occhi tuoi vorrei esser leco :

El mondo io pace e lieto, Interamente unito.


E cala il Salvatore Da suo lume infinito, aquila altera.
Giù dal mootnliveto: Amor, che desìi al sol la luce vera.
Gridava ’l popol lieto Volgi le lue fiammelle al mio cor cicco
Ad alla voce osanna, ben venga osanna. Talché sie trasferito

< Rallegrasi e lassi alma Nel tuo lume infinito , aquila altera.
Gerusalemme allora (Cantali come — Morte mene).

E sparge nlivo e palma


Chi 'I piangeri ancora ; CCVI.

Gesù ciascun l'adora ,


(na. s

Tutti gridando osanna: ben venga osan- Lauda di

I Farisei la sera
Senton di ciò gran pena ,
0 lassa me, tapino, sventurato,
Giuda indegnato era Ch’ i' son gii vecchio c fello
Per .Maria Maddalena; Ed all’avello son gii senlentialo.
Usci fnor della cena 0 lassa me, il giorno, eh’ i’ entrai
Sol per tradire osanna; beo venga osanna. Pellegrinando in questo miser mondo I

Venite, dice il fello, 0 lassa me, eh' non credetti mai


i’

A prender Gesù santo Che fine avesse il mio tempo giocondo !

E bacia in segno quello : Ora mi veggo andar giù nel profondo


Gesù legalo è intanto ; Dannalo nell’ inferno :
O rabi , ave o quanto , ( osanna.
Al fuoco eterno sarò sentensialo.
Chiameri indarno osannai beo venga 0 lassa me , eh’ i' non credetti mai
a Venuta è gii Maria, Che giovinexza mancassi si presto :
R 'I Figlio ha ritrovata 0 lassa me ,
che sempre veiieggiai
Tra gente cruda e ria. Ma ora i sento ’l mio corpo molesto
Battuto e flagellalo Omè, ornò, ornò, che giorno i questo,
Sul Calvario menato, (na a. Ch’ i' mi sento morire
Non gli è più detloosanna; ben venga osan- E dei partire i' ne sono sforzalo?
A Dio con umil voce O lassa me , dov’ 6 la mia famiglia ,

Volgasi ognun fedele Che sempre mi soleva stare al fianco ?


A pianger Gesù in croce. Veggo la morte innanzi alle mio ciglia,
Che per noi gustò li fele. Ch'ogni diletto mi fa venir manco.
Laudi!' ciascun fedele (
na. Dovè il mio color vermiglio e bianco,
Con la figlinola di Anna: ben venga osan- El quale avere i’ soglio ,

(Caotui coma Ekn vfQfa mastio). El mio rigoglio quanto è abbass ’

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92
O lassa iDP, ch'e mia ricchi pareoli La Trinità su nella mia presonzia:
Difender non mi posson dalla morte : Poi adirai quell’ ullima sentenziai
O falso mondo, quanto spesso menti Venite benedetti.
Mostrando al corpo el fragile esser forte; Dal Padre eletti nel regno beato.
Le Ina promission qnanto son corte, (
CauUti come — Taata pietii mi tira )•

E la tua poca fe I

Tapino a me, non 1' harci mai pensalo.


0 lassa me dor’ ò la mia speranza ,
CCVII.
La quale ho sempre atnto alle ricchezze
0 lassa me ! dov' è la maggioranza Lauda di Gherardo d’Astore
Dur'è ’l piacer, dove son l'allegrezze?
Oinè, ornò or quante son l'asprezze Levali su ornai,
Quanl’é grieve T tormento, Anima ,
e non dormire,
El quale i' sento a me apparecchiato. Poieb' i’ volsi morire
0 lassa me, eh’ i’ soglia stare in letto ,
PiT lo tuo amore e pur chiamar mi fai.

Pulito e hello e d'un Un lavorio : Se il sonno della notte pur l'aggrava


Or seggio eh’ i' starò a mio dispetto Pensa eh’ al mattutino i’ fu’ percosso
Fra’ vermini le reni e ’t petto mio: Per lo tuo amor da quella gente prava.
Tapino a me, dos’albergherò io? Preso, legato e rotto lutto il dosso.
Terra diventerò. Anima , dir non posso

Po’ eh’ i’ sarò del mondo trapassato. Quanto mi fenno ingiuria


O Gesù mio , se tu m’abhandoni Tanta fu la lor furia
Non so da chi mi possa aver soccorso : Che se ci pensi tu non dormirai
Misericordia fra me e te poni E se ti dilettassi aH’aurora
Che in gravi peccali sono scorso Di rallegrarli, poi che ’l giorno appresta
E l’antico serpente m' ha si morso Penta, dal matlulino insino all'ota
Con la sua gran malizia. Legato stelli in quella turba spessa :

Con tua giustizia sarò eondeonato t SI grande era l'asprezza


Condennato non su', se tu non vuoi Di quel crudele stuolo,
Ma so in cielo onoralo sarai: Abbandonato e solo.
Prima che morte co’ suo’ ti rìchoi Che se ci pensi sempre pungerai.
Divotamenle ti confesserai. Se del mangiar li dilettassi a terza
Perdonalo ti Da, se questo fai : Pensa che alla colonna i’fu legata
E credii per cerlanza , Da duo crudeli, ognun con la sua sferza.
Che perdonanza barai d’ogni peccato. Spoglialo guado e tutto insanguinato :
,

ConOlto, 0 Signor mio, per noi tu fosti Non fu mai uom trattato
Con Isola pena in so quel duro l^no Di simil haltitora
Acciò, ch’e' peccatori fossin giusti Per aver di te cura
E conducessi al tuo beato regno : Che se ci pensi tu diginnerai.
Però con sicurtà, io a le regno, E se a sesta andar ti vuoi a spasso
Gesù che mi perdoni
,
Di spine pensa eh' i' tu coronalo ,

SI, chè tra buoni i' mi aia ritrovalo. Per tuo amore, i' mo stanco e lassa:
Ritrovato sarai aeU’alta cielo. Ed alla croce fu’ poi sentenzialo
Se drento al core la barai penitenzia lo mezzo accompagnato
A faccia a faecia vedrai sansa vela Fra dua ladroni andavo

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E la croco porla ro 0 peccatori, pereliè pur dormile


Che se ci pensi non ti spasserai. Nel letto del peccato?
E se a nona ti vuoi riposare. E so voi tosto non vo ne partite,
Pensa eh' i’ ero in croce ignudonalo Saravvi apparecchialo
CLe non li feci mai. se non chiamare, Tormento smisurato,
Anima, «ioni al tuo padre penalo. E qual voi veramente non pensale :

O peccatore ingrato, Deh non ri adormenlale,


Risguarda il tuo Signore Sempre dormendo in tanto fetore I

Clic ha aperto il core Ma se volete ritornare a Dio,


Che sei raguardi non riposi mai. Egli sta apparecchiato
E se a vespro tu ti fusai dato E però volle, che T suo Ogiinol pio
A fare alcun tuo mondano eserciiio. Fosse in croce cbiovato.
Pensa che della croco i' fu' levato : O peccatore ingrato.
Non ebbi ber, per ch’io dicessi t siilo > Non vedi il tuo Signore esser condilo
Vedi anche che supplizio Sui per lo tuo delitto
Si fu quei di Maria In sulla croce con tanto dolore?
Diletta Madre mia: Risguarda il capo come sta chinato ,

Se ciò ben pensi a me ritornerai. Per volerli baciare


Se a còmpieta vuoi andare a letto Le braccia aperte, prrcbò a te s'è dato
Pensa, che posto i’ fu’ nel mnnimenlo : Per volerti abbracciare :

Non ti vo' dir che pena e che dispetto El sangue per lavare
Scoli mia madre con grave lormento. Te dal peccalo versa del suo petto :

Deb gusla e fa’ lamento Nella croce é ’l suo letto.


Qual per le porla’ io ! Per rinfrescarti 6 pian di lividore.
Per darti vita mori’ in tanti guai. Per aspettarli sta co’ pii conBtII
Cantali cnme— E1 ritonicJlo; eom* il \ Al legno della croce ;
tempo perJnto — e Je itanir: come le stauic di I
( — T«dU pietà mi tira. '
Adunche, ingrato, perché non ti gitli?
Priegal’ eoo umit voce
Di’, Signor mio, veloce

CCVIII. Perdona a me ogni mia offimsione,


Per la Ina passione, o i c .

Lauda di Che sostenesti sol per lo mio amore.


Rispondcratli oon gran dilettanza
estati, 0 peccatore. Tu sia il ben venuto
Che tanto se’ nel peccalo dormilo. Se de' peccati tu vuoi perdonanza
Correndo nò sie’ gito Vo' che no sia pentolo
A confessarli col contrito core. E' vo' che sia parluto
Destali, peccalor, più non dormire DaH'amor di questo mondo fallace
Ch'ora è già di levare E vo’, che facci pace
Prima che venga l'ora del morire: Con ciascheduno con pmfelto core.
Piacciati di svegliare. Prendi la croce, che In puoi portare.
Se tu vogli scampare Cioè la penitenza,
Dall’,eternai sentenzia del gindicio, E non l’incrcsca, se tu vuoi scampare
E da quel gran snpplieio. Dall’ infernal sentenza.
Dove si desta ciascun peccatore. Non aver conQdenza

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Id lunga vita ,
nè in tua gcntileiza: CClX.
Non curar di bellezza
Ch'ella vien meno a modo che fa il fiore. Lauda del Bianco Ingesuato.
O freddi peccator’, renile al foco,
Che ri riscalderete : Sempre ti sie in diletto.
Del Toslro amor i'ardo, incendo e cuoco. Che 'I mondo, anima mia, li sic in dispetto.
Deh perchè non correte? Se il mondo li dispregia, anima mia,

ha sete
S'alcun di voi Di ciò abbi letizia:
A me fontana vira venga a bere: Cristo co' santi lennon questa via,
Piacciavi di volere Fuggendo suo amicizia :

Le tenebre lasciar per lo splendore. Dunebe sanza pigrizia


Nulla saetta non vola si forte Disprczza 'I mondo ed ogni suo diletto.
Quando il balestro scocca , Se tu per Cristo pali se' beata.
Come fa l’ora e ’l punto della morte Godi se pena senti.
La quale a ognuno tocca. Essendo alllitla, vilita e scacciata
Dell aprite la bocca, Da mici c da’ parenti.
E confessale ogni vostra fallenza Perché '1 dimon li tenti
Prendete penitenza, Non dubitar, che '1 tuo stato è perfetti).
Di tanta ccchiti uscite fore. Se ogniuno pensa, che In sia da nulla.
Tanto v’è stato nel capo gridato, Vile o impossente,
E non vi risentile, £ come pazo di te si trastulla ,

E non volete lasciare il peccato; Ben può' In star gaudente :

Ma voi la patirete, Nella vita presente


NeU'infemo n'andrete Non voler esser grande, ma abietto.
Se voi non v'amendate, o gente ria. Se giudicato se’ per malfattore
La vostra compagnia Seduttore e fallace
Saranno quo' che piovvon con furore. Se appellalo tu se’ traditore
Deb rispondete al vostro creatore. Essendo tu verace,
Che vi chiama ed aspetta Tu godi e datti pace.
In snila croce: ed ha aperto il core, Se lullto 'I mondo l’avessi a dispetto ,

E vuol l'anima netta, Se al lutto se' del mondo sviluppato,


Se non fard vendetta, E Gesù vai cercando.
Tanto indugiando, che finiscan l'ore. Godi se se’ dagli uomini infamato,
E se tu, peccator, con grande eOetto Ed all' onor da' bando,
Tu mi vorrai seguire E pensa ben, che quando
Farotli spesso sentir gran diletto. Tu piaci al mondo: a Dio se' In dispetto.

Qual non si può ben dire: Guarda Gesù dal discepol tradito.
Leva so, non dormire. Da tutti abbandonato
Se troppo indugi per tua negligenzia E da vii gente beffato e schernito ,

Vdirai la sentenzia: Malfallor riputato


Vann'allo 'nfcrnu, ingrato peccatore. Battolo e strazialo

CoqUsì comi? — O rota mia pantlle — e come \


Fu posto in croce sanza suo difetto.
O Sifoore. ) Alla croce ricorri , anima mia ,

Dove Gesh fu morto


Ed ogni aversilà gaudio li Ila

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E la pena conforto : eext.

Per patir se' consorto Aggiunta fatta per maestro Giovan Battista
Del crociOsso Gesù benedetto. medico della Barba, giudeo battezzato.
Eleggili per gaudio, anima mia,
Guai, pena e dolori; £ran pastori intorno a qnc'paesi
Ogni tribulazione c malattia. Che pasluravan le lor pecorelle :
Vergogne e disonori, Zufoli e zampogno e ccmbamcllc
E dispreizar gli onori Con melodie ciaschedun sonava.
Per amor di Gesù sic il tuo diletto. Apparve loro l'angiol del Signore,
Riebezze, onori, stalo, amici e fama Dicendo: a voi annunzio gaudio magno,
E sensnal piacere L' umana spezie ba fatto gran guadagno.
Rifiuta al lutto, ed ogni virtù brama Venuto è quel che s' tanto s'aspettava.
Per liberti tenere : Vdendo questo presto s'awiaro
Se ti tuo' possedere Ver la capanna eiasebedun gaudente
Tutta li dona a Gesù benedetto. Trovar Maria con Cristo onnipotente
Inginocchioni ciascun l'adorava.
ccx. r mi voltai inverso l'Oriente,

Landa di Vidi tre Re di corone venire :

Oro, incenso, mirra a offerire;


'V idi virgo Maria, che si stava A Gesù Cristo ogniun s' inginocchiava
una capanna, e Gesù contemplava
N' Po’ inspirali di spirilo sancto.
Ella mi parve si mirabii cosa. Che non tornasson più per quella via ;

Pulita, onesta, graziosa e bella. Lasciando Cristo figliuol di Maria


Che mi fermai alquanto per vcdella, Alla sua regione ognun tornava.
E del suo amore tutto m' infiammava.
Eli' avea partorito un bel figlinolo. eexit.
Signor dell' universo e Re del ciclo :

In capo aveva un candido velo Contro agli Ebrei fatta pel sopra detto
Nel qual soavemente la'l fasciava. maestro Giovan Battista
Per letto avea un po' di secco fieno medico della Barba.
E 'I veccbierel GioselTo in compagnia
E l'asinelio, e’I bue ancor v’avia. 0 cieca, o sorda, o insensata setta.

Ognun col fiato Gesù riscaldava. Perfidi ebrei, già fusti istirpe mia
Era apparilo sopra la capanna Guardate il santo profeta Isaia,
Una lucente , chiara e grande stella, Se questo tutto a voi lo (irofclava.

E tanto più che l'allre e l'era bella De’ re di Saba e della loro offerta.
Quanl' ella, tutto il mondo alluminava. Che feciono al Messia si grande onore
Eran discesi dal superno regno Guarda quel re, chiamalo il gran cantore
Angeli in quantità con allegrezza, (ceiza. Come nel dire a punto e’ accordava.
« Gloria in excolsis Dco > con gran dol- Se 'I bue e l'asinel l' han conosciuto.
Divotamentc ciaschedun cantava. Come tu 'I trovi, che noi puoi negare.
Si m'infiammai di quella santa donna. Ora che aspetti, or che sta' tu a fare,
Ch'altro non posso far che contemplarla. O popol di Israello, o gente prava?
Disposto son con tutto il core amarla, 1’ benedico il di, che gli occhi apersi,
E rimutar mia vita, iniqua e prava. Ch'abandonai tua fede e compagnia.

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E cresi esser renolo il ver Messia Ami impetra corona


Si come Daoiel il terminava, Del suo Ogliuol benigno, re del rielo :

Sellanta settimane d'anni appnnto Chi de’ peccati il velo


Sarà quando Terrà il santo de' santi Si spoglia: ella ’l riveste
Quattrocento novanta, appunto tanti Con gaudio canti e feste al sommo sole
,

Foron nel tempo Ch’Erodo regnava. O anime divole


Però vi prego più non aspettiate, Su elevate al elei pulite e belle :

O fratelli, al battesimo correte , Chi vuol , sempre mai pnole


Credendo a quel, che di noi ebbe sete Col santo aiuto suo passar le stelle :

Morte per noi pali ,


tanto ci amava. Tante graiie son quelle,
(Cantasi cooie — TidtU io un fiardU ch'ella t'andava). Che da sansa soggiorno ,

Ch’ el tristo giorno dello inferno Iole.


CCXIII.
(Caotast come » quanto loo lo).

Lauda di Cristofano di Miniato Ottonajo.


ccxv.

ergine, alta regina Di Gherardo D’Astore 3.


Che se’ in elei sopra ogni santo,
Priega per l'anima tanto, A.lma ,
che si gentile
Che perdoni alia meschina, alla regina. Ti fe per grazia l'eterno Signore,
Sempre mai lo fusti umile Deh torna a lui col coro
Dio ti fece gloriosa. Fedel, devota, contrita ed umile.
Vergine, tu se' virile Sua larga carità non abandona
E se’ madre, Ogiia e sposa : Chi seguila virtule.
Tu sa’ beo, che gnuna cosa Anzi l’eccelsa e trionfai corona
A le mai non ò disdetto : Le da vera salute
Tu perdoni ogni difetto Con dolcezze compiute.
Chi col coro a le s’iochina, alta regina. Tal chè non fu, nè Ga di dirlo degno.
E bench’ io non muovo ’l passo Gusta sn nel suo regno
Per salvar l’anima mia, Chi seguila so’ amor santo e virile.
E1 peccalo mi tien lasso, Ah quanto se’ da lui fatta felice,

È mia vita iniqua c ria: Pellegrina e polita


El tornar lardi non fia Quant'è eccellente tua nobiltà dice.
El tuo figlio in croce dice: Nulla toglie, e t’ invita
Vion, eh' i’ ti farò felice A star con lui unita
Per me in croce il capo china, alla regina. Grata e fervente si, che al Re superno.
c<'me — GcUotiaa, morotiiu). Lo ringrazi in eterno
Vaga ,
leggiadra e tutta puerile.
eexiv.
dett* ],.aQda ha moHn proprio • poM»! ca»t«re\
,

Landa di Gherardo d'Astore 9. come — O benigno Sifoore. /

CCXVI.
Chi ’l paradiso vole
A Maria volga gli occhi Di Feo Bclcari 118.
Poi s’ inginocebi a lei con umil core.
Ella non abandona Ohi vuol pace nel suo core
Chi merié l’addimanda col buon scio. Ami Dio con gran fervore

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Se lu vuoi l'amor di Dio CI luo nome d’onor degno,


Non amare il cicro mondo ,
Che vuol dir laurotcnenle ,

Duolli del tuo vizio rio Tu ’l facesti veramente


Che menava al profondo,
li D’ogni gran vittoria segno.
Priega Gesù col cor mondo ,
Per la tua gran pazienza
Che li doni il suo amore. Sopra quello ardenle foco .

Pensa hen di Dio derno Degna di pregare un poco


E de' sua gran benefizi : Tre persone ed una essenza.
Per camparli dall’ inferno Piacciali pregar per tutti

Pat'i pene e gran supplizi, Quelli, che son tuo’ devoti :

Per purgar tulli e luo'vizi Se fussin di virtù voli

Mori in croce ci luo Signore. Pure sperano in tuo' frutti.

0 ingrato c sconoscente ,
Sempre avemo in lo speranza,

Che non ami chi ben t’ ama ! Dolce padre e buon pastore
Gesù mio, dolce c clemente D'ogni vizio 0 d’ogni errore
Col suo dolce amor li chiama ,
Nè dimandiam perdonanza.
Di salvarti sempre brama Cdmlast come — Con <letiJerio o^ercan^lo
Apri l’occhio al suo splendore. ( e reme — La vita tirila tgakra.

Deb contempla il para>liso .

Somma pace e gran diletto CCXVIII.

Quivi è gaudio, festa e riso ,

Che contenta ogni ’ntellctto :


Di Feo llclcari 120.

Or accendi ben l'afletlo


Ad amare il Salvatore. 1 son l’angiol buon di Dio
Ama Gesù dolce padre
, ,
Che mi manda a tc Maria ,

Ama la madre Maria ,


Odi l'ambasciata mia
Ama le virtù leggiadre ,
Tu che ami ’l mondo rio.
,

Ama chi a Dio l’ invia ,


Tu vorresti esser felice

Ama Dio la notte e dia Ed aver pace nel core ,

Se vuo’ pace a tulle l’ ore. E la vostra imperatrice

(Canuti come — Ferri recehì, rami vecchi — c a ImJIo]. Per questo priega il Signore ,

Ma (u cerchi il falso onore


Che fa l’uomo stare in guerra :

CCXVII. E chi ha l'amore iu terra


Non ha il cor lieto c giulìo.
Di Feo Beicari 119. Alza gli occhi inverso il ciclo,
E contempla il paradiso :

T'u, che puoi quel che tu vuoi È l'amor del uiondQ un velo ,

Con Gesù eterno Dio, <::hc ticn l'uom da Dio diviso :

Tutto grazioso e pio , Se (u vuoi il vero riso


San'Lorenzo, aiuta noi. Non amar cosa mortale ,

Molti ciechi della mente Lascia il piacer sensualo


E del corpo illuminasti Che li mcitc Dio in oblio.
No', che siam da’ vizj guasti Chi ha Dio, ha ogni bene.
Voglia sanar similmente. Ha letizia, gaudio c festa :
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98
Obi non l’ha sta sempre in pene Credo per certo, che non m’intendesse;

Ogni cosa lo molesta ; Ma credo ben, che chi si disponesse.


Se a Dio piacesse sentirebbe amore.
Chi di cariti ha vesta ,

Ha la mente e il core in pace, Ma chi sentir volesse tal disia

E ,'se il mondo gli è fallace E non si disponessi dal suo lato ,

Lo conforta Gesù pio. ,\ssai la lingua dimenar potria ,

Cantj«1 come — Parità Dio ti maoteo^; ecorea — Ma non |ierù che l'avesse trovato;
( Galantiaa mormiua, e a bailo- / Se gli è nessun che voglia aver provato .

Umiliala a Dio si doni il cure.


CCXIX. Giltisi in Dio con purità di mente ,

Lasciando al lutto ogni affetto lerrreno ,

Lauda di Duo Antonio da Siena, Pregando Dio di coro puramente ,

IngesualQ. Adimandandu a lui l'amor divino:


Se gli è chi voglia andar per tal cammino
don giubilante core Per certo credo, ch'egli harà fervore.
Laudiam Gesù , del mondo Redentore. Credo per certo che sarà disposto
Gloria sie in cielo aU'alla maeslade. A patir pena per l'amor di Cristo,

In terra sia perfetta o sera pace Chc’l su' amor nel cor sentirà tosto,
Agli uomini con buona volunladc El quale avanza supr' ugni altro acquisto.
Laudando te , Signor , col cor verace Ma chi vorrà stare a modo d'un Irislo

Benedicìanti in pace Sarà privalo di colai dolzore.


Ed adoriamo le ,
dolce Signore. Chi bene intenderà queste parole
GloriGchiamu le rendendo grazie Non farà beffe di quel ch’aggio dello ;

Per la tua magna ed luDnita gloria Ma chi le 'niendo cd operar non vuole
Signor del ciel, che fai le mente sazie Sarà gli dello ; vanne maladello :
Che vogliono aver te sempre a memoria ; Ma chi si leverà dal suo difetto

Tu se’ il Re di gloria Benedetto sarà dal Creatore.


Onnipotente , eterna creatore. iCvotui come — Chi ferve v Dio* V eonw e vivpctti).

Signor Gesù, flgliuol dell’allo Dio,


El qual se’oggi al mondo incarnato CCXXI.
Pe'peccalor ,
che sono in grand'oblio
Volendo satisfare al lor peccalo : Del Bianco logesualo 3.

Però in ogni lato


Ciascun li renda laude a tutte l’ore. Sposo diletto dell'anima mia,
(CtotMi co»« — LcuJcU il kocn»o Dio}. Furam’ il core e tiello in tua balia.

Furam’ il cor, Gesù dilellu mio.


eexx. Si , che giammai non ne aia possedente
Scrivici dentro il Ino nome, amor mio,
Del Bianco logesualo ì. Come sempre permanente,
scrittura
E fa che dica: amor, Gesù piacente ,
drand’allegrcza, mi circonda il core, Privalo al tutto d'ogni compagnia.
La qual procede dal divino amore. D'ogn'alira compagnia sia privalo,
Tanta allegreza al cor si ra'è donata, Accompagnato solo del tuo amore
Che dir non la potria se i’ volesse: Del qual si forlcmente si 6 'nGammato,
S' i'
ne parlassi a cbi non l'ha provata Ch'cì mal patire per tu' amor dolzore

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«9
Sempre gli paja , dal lato ili fore Che tu mi vuoi amare!
Per lo calor di le, che denlni Ila. Priegoli, non indugiare :

0 dolce aposo, le questa vl.a rilla Fa che io sia sotterralo


Piare eh’ i’ prenda a le, cosi To’ fare: Nell’aperto costalo
Dalla tua man dolcis.sima dirilla Ed entro stia dormenilo.
Sempre tenula Ha senza lassare , [Cjintav! rnmc Dnnna iti mìe’ tamenti ).
Si che i’possa sempre mai laudare

E ringraziar le Oesii, rila mia.


(Ciatnci a hatio é fonte « rhpelti}. ccxxm.

ccixn. Lauda di Suora Hleronjrma De’.MalatesIi


dell’ Ordine di S. Chiara.
Del Bianco Ingesiialo i.


r
amore a me Tenendo ergine madre, immaculala sposa.
Si m’ha ferito il core. Che a noi largisti il verbo in te incarnalo.
Si, che con gran fervore Che in tal giorno adoralo
Siruggumi c to’ languendo. Fu ria tre magi in luogo abietto c pio.
Languisco per diletto, Vergine pura, el poveretto aspetto
Che lu mi fai sentire : Del diversorio tuo punto non spinse
O Gesù benedetto La Tira fede accesa nel lur petto.
fammi d'ainor morire .Ma di stupore o di pietà gli cinse,
r non posso soffrire E poscia dolcemente gli costrinse
Amor, colai ferita, A far mistica offerta c copiosa

Gesù tomi la vita, Al tuo figliuol. che ascosa


mi tu* slmggendo,
libe io Teneva sua deità nel Corpo umile.
Siruggomi pur pensando Vergine benedetta, questo c.scmplo
Il tuo infinito amore. Alquanto par che muova il miocor ghiaccio
Che andandoli scampando A voler visitar prima eh’ al tempio
Tu m’ bai ferito il core. Porli il dolco Gesù, che tieni in braccio.
Non porto piò valore Ma per la gran miseria, in la qual giaccio
A farli resislcnxs, Cosa non trovo io me che a loi sic grata,
Perchè la Uio clemenza .Ma ucl loto prostrata
Si mi fa andar cantando. Veggio naia libertà fatta serrile.

Ganlando i'io’u* canto. Vergine se contrito fie ’l mie core


Che gli angioli fan festa , Caldi sospiri e lacrime .spargendo,
Che tornato ni’ è in pianto S' i'
languirò per dolcezza d'amore,
Ogni mondana tresca: i mie’ dcsir’lulti in Geaù volgendo ,

Amor come balestra I’ gusterò quel che io non Intendo,


Stende le suo sagitte : E conculcando il viver sensuale
Scotole nel cor fitte, Su leverò su l’ale,
E Tommenc piangendo. Cbc sprinter noi poirìa mìe reeo stile.

Piangendo per amore Vergine, di pietà regina c maire.


To sì mi to' purgare, Mira qnanla miseria i« me consiste,
O benigno Signore, Cbc al dolce sposo tuo, figHitoh) e pnire.

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toc

A cui nulla poleuza mai rcsisic. In me confermi sempre il buon disio;

Offrirnon posso se non cose triste, Quando sarà eh' i' senta tal fervore.
Se non supplisse con la suo larghezza , Che di le sempre, dolce Gesù, pensi!
Perclié a mie ticpiile/a E da me fughi ogni monilano onore?
Bisogna fuoco, mantici e fuscile. r Vii languendo, e tulli li mie' sensi
Vergine, d'umiltà norma ed esemplo. A sospirare invito c pianger forte
Questa virtù mi duna, o madre pia. Per gran disio delli tuo beni immensi,
Perù cli'al tuo ngliuol, com' io contemplo 0 infelice, grave e dura sorte!
Esosa è troppo la superbia mia: A min m.algrado i’ vivo : e per la vita
£ certo rcprcnsibii par ebe sia Già mai non cesso di chiamar la morte.
Iti tal penuria a patir tanta ingiuria: Per le, Gesù, si sento l'alma afflitta ,

Madre donami lume A le sospira, c sanza te si Iruova


Cb' i' vegga e gusti ben quanto son vile. Dolente, cieca, misera e smarrita.
Gesù benigno, adunque in merinnuova
ccxxiv.
L’antica vita in la tuo gloria eterna,
Di Francesco d'Albizzo Ch'cl viver sanza lo niente giova.
Taniati ronie — Ero beato e mo tono ioMiee).
0 San Bartolomeo, te invochiamo.
(

Che interceda, ch'airin salute abbiaino. c:xxvi.


Tanta fu la virtù ch'ai iiiondu avesti,
tih'eletto fusti al collegio apostolico. Di Feo Beicari 118.
,

Ni per Gesù nell'India temesti


Di predicar, come vero cattolico Quando le membra mia l'ultima volta
E tanto il vero della fedo apristi, Sopr'alla terra distese saranno,
Ch’ e popoli e gran gente convertisti. Allor rognoscerò mie vita stolta
Cento volle la notte c cento il giorno E tulli vizi mia con grande affanno
i :

Ginocchion li ponevi all'oraziune, Nella memoria mia sarà ricolta


Tant'eri acceso e di gran fede adorno, Ogni mie colpa con vergogna c danno:
Ch'addimandavi fiamma e passione Sarà questo mio corpo al mondo spento
Vergin di corpo c di mente sincera, E l'anima nel fuoco io gran tormento.
La tua couversazion con gli angiol' era. Dentro nella mia mente non Ila pace,
Del re Polineo la figlia sanasti il dimon rio
Di fuor mi darà pena
E da lui rifiutasti argento ed oro , La conscienzia mia sarà mord.vce.
Po’ da Striage Re roartir portasti: Avendo oiTcso il mio signore Idio :

Per esaltar Gesù, vero tesoro l'.ognoscerò questo mondo fallace.


Battuto fosti, iscorticato e morto, Che m'ha ingannato col mio van disio:
£ per Gesù li fu sommo conforto. Anco sarò in quel giorno ripreso
Caotau come — Noi sìbid tre pcllefn'ini ; e comc\ Del mio tempo perdalo e male speso.
( (li itrambotti. )
(Cantasi come. — Qoando le apatie mìa.)

ccxxv. CCXXVII.

Lauda di Di Feo Beicari, 119.

Quando sarà quel giorno, o Gesù mio. Quanlo più gli occhi mia versooo in pianto,
Che la tua luce, e'I Ino divino amore Per molle oITcsc fatte al mio signore.

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101

Taolo pili, 0 Maria, sodo il luo ammanto Chi vuol ricchezze, onore c gran dilelli
Itirorro por sanar questo mio core Ascenda 'n delira gli angioli perfetti.
Te supplicando, che ’l luo petto santo U pcccator, ch'andate drielo al senso ,

Per me diinuslri a Gesti Salvatore: Cercando io qnesU vita il van piacere,


E Gesti priego per le, dolce madre. Presto vi Irotcrretc al fuoco immenso,
Che per me mostri le piaghe a suo padre. E non potrete mai il del vedere !

O padre eterno, o memoria feconda. Quanto più sguardo voi, quanto più penso.
Che generi 'I Ggliuol coll' intelletto ,
Tanto più stolli siete, al mio parere.
Per la tua carità, che sempre abbonda Che pc'dilctii falsi e bricvì canti
D'ogni salute e d'ugni don perfetto ,
Volete sempre stare in pene e ’n pianti.
Degna sanare e far quest'alma monda. CautAii — come pii «trajnlKilti; c come le «tante\
Acciò ch’i' sia Ira santi in ciclo eletto: ( della pasiinne. J
Pel tuo figliuolo e per la madre sua
Fa che i' muoia nella grazia tua.
CCXXX.
CaoU«i come — Quadìo più pii occhi mia; \
( e come pii strambotti. /
Lauda di scr .\nlonio di .Mariano

CCXXVIII. Mnzi notaio.

Di Feo Beicari 120. Dir, pur cosi vorrei


E lu noi possi avere
Are Madre di Dio, Virgo Maria, Altro non e che dire: io passiun vorrei.
Fonte d'ogni merzede. Deh pon giù quella voglia ,

Soccorri e serti tuoi, eh' hanno in le fede. Che manca di potere.


Degna pregar Gesù, nostro Signore, Però ch'eli' è gran doglia
Ct)e faccia il nostro cor lieto c contento. Quel che non puoi avere.
Mostragli il petto tuo per noi .Madonna. Parremi gran sapere
La suo gran carila c '1
A tor quel che lu puoi
santo amore (omei.
,

Converta in gaudioogni suogran tormento Da poi che quel che vuoi c posto in tanti
Per tua tirlù , che se’ nostra colonna : Tu vorresti il creato :
Più graziosa se’, che non si crede Deh prendi il creatore ,

Tanto se' dolco e pia. El quale a le s' è dato:


Gloria ed onore e laude ognun li dia. A lui poni il lu’amore.
come —» Tardi il mìe core harj quel che detia).
,l,aBtasÌ
Però che gli è errore
Amar cosa mortale
CCXXIX. Se già prima non sale allo Dio, come dei.
Crederesti tu mai
Di Feo Bclcari 121. Alla morte por legge?
Cerio lu ’l proverrai
Quand'a colui che regge
Alzale l'occhio della vostra mente
Piacerà trar di gregge
E ’l rostro cor sic ludo nel del fiso
L'anima , che 6 involta
Quella gloria del cielo è sì ccccllcolc ,
In questa valle stolta oc'campi rei.
Che sazia ogni apelilo cl paradiso
Ove ciascun tire sempre gaudente,
La (letta lauda ba mndo proprio .*
« pooà»! dire \
Hipicn di pace, gaudio festa c riso: —
( come L'amore a me reaendo. /

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l»i

Che egli hanno auto a dire;


CCXXXI. .A chi gli ba volati udire
In tal modo hanno parlalo :

l^nda di Fioro di Mariano Mali Dicon: qui sono arrivato


Sol per mio cattivo «are.
/ranf.-»»! cwif —
Drh sappmte»! potiHare. « e«noB,\
Deh Mppiatofi gnardare V di non tor moglie e e«Mn« — OrJ miài »oa iu «là./
;

Da caUire compagnie
Imperò, ch'elle aon rie,
Fanno altrui mal capitare. ccxxxn.
E tal li chiama fratello,

E mostra volerti bene, I.auda di


Eh'c l'c peggio cli'nn coltello
A darli di molte pene.
E questo proprio interviene
In nulla si vuol por la sua sperania,
Quasi ch'alia maggior parte
Se non ò al suo Signore,
Che non usan ben quell'arte
Ogni altra cosa è vana c pien d'errore.
Ba lor sapersi guardare.
Ciascuna cosa manca, in fuor cbe Dio
Ella è un’arte grande
Perchè gli 6 sol perfetto ;

A guardarsi da'cattivi Chi pon nelle ricchczc il suo disio,


E dalle loro vivande 0 nel carnai diletto
E da' lor vizi lascivi. Ha perso lo intcllello e la memoria ,

Ma se tu con loro arrivi Chi vuol fruir la gloria ,


In gniun luogo fra la celile Di questo mondo van levi l'amore.
Subito c posto niente.
I'
In che porrem la speme ? negli siati
Cominciasi a mormorare. Che volgon come foglia ?
Egli é meglio a fare usanza
Guarda Alessandro o gli altri Sir passali.
Sol,che male accompagnalo Bealo a chi si spoglia
,

Che .se nessuna mancanza Del mondo, pien di doglia c pien d'ananui.
Si si fa in nessun lato, Come fo'San Giovanni
E so nulla è imbolalo,
Che ’n gioventù fuggi con gran fervore.
Dove uso nel paese De'ben, che son soggcili alla fortuna
Subito le prime prese Leviamone il disio.
Son di loro a indivinare.
Perchè si volgon come fa la luna.
,

Que'che fanno mala morte Chi può dir questo è mio.


Si son per questa cagione Se non
, el vero Dio ,
che cicgli presta ?
Che osano con queste sorte E di lorgli non resta ,
Che non vivon con ragione ; Perchè tu non ci ponga tanto amore.
A'anno drieto a oppenione savio c forte
Ogft' se'ricco, bello ,

Cbe è malvagia c fallace , Doman non sora' nulla,


Non credun nulla verace Pcrcb’ogni cosa II torrà la morte
E stanno sempre io mal fare. Con pianti e con grand'uria.
Quante volte io sono ilo Pazo è chi si trastulla in questo mondo
A que'che vanno a morire, Che par vago c giocondo
Da lor sempre i' ho udito E di^gran guai è pieno e di dolore.

i
BrqiT- ^ n
, ,

103

CCXXXIII. CCXXXV.

Laadii di Lauda di

Per l'umiUi.che in le, Maria, Irorai 0 corpo sacro del nostro Signore,
Li incarnazion di Dio l’aiinanziai. •Manda sopra di noi il tuo splendore.
Quando li fece l'ambaacìala santa 0 corpo nato della vergin pura.
Kipiena fusti d'ammiraiionc. Levalo io croco po'oostri peccali.

Onde venir potessi grazia tanta Risuscitalo della sepullura.


Addimandasli nella quistionc, Salisti sopra a' ciel gioriricati.

Dio ti farà divina obombrazionc Onde verrà con gli angeli beali

Dello spirilo santo incarnerai. A giudicare ciaschedun peccatore.


Tanta allegrezza ,
o reverenda madre, Apresi il del ,
quaud’ é sacriGcalo,
Fu in paradiso quando rispondesti : E vien la Trinità sopr'all'allare :

l'son l’ancilla deirelcrno padre Da gli angioli tu fusti scguilalo,

Sie ,
Gabriel , di me come dicesti : A santi in purgatorio fu ’l tuo .vnd.i c,

Nella tua santa mente disponesti E que' facesti tutti rallegrare,


Di non conoscer uom carnai giammai. E nell’ inferno crescesti dolore.

O Vergine, istella mattutina. Ostia verace, che ’l senno spaventa,


Noi li preghiam, che sia nostra avvocala, Giudei infedeli e Saracini
Priega per noi la Maestà divina, A' sentimenti poi si rapresenla ,

(ilie ci perdoni le ovjslrc peccala L’udito gli contenta a se vicini


E tutta gente sia da le guardala ; Quest’ è ’l mio corpo : con alti divini :

L’anime nostre a Dio presenterai. Non son del prete, ma del Salvatore.

( Cantasi ca>me — O criscifiton — e come ^i »trambotti{. Chi vuol la vita di vita mutare

Per questo pane, cfa’é lauto lienigno


Se tulio io Cristo si de’ transformare.
CCXXXIV. Rendasi in colpa, o dica : i’non son degno
Tal cibo prender, che vieu di tal regno.
Lauda di Fammene degno tu, Gesù, mi’amore.

cotnz* — O Crof’itio; e cr>m« — O vapbe


IVIadrc, che festi colui che li , fece, immtMlne; e eiWB« e riipetti. /
Vaso capace di tanto tesoro,
Gaudendo grida l’angelico coro : CCXXXVI.
Ave Maria somma imperatrice.
,

Ave regina salve o donna santa


, ,
Lauda di
Madre benigna bella e graziosa , :

Ave madonna pulita e festosa: Gruidami tu, guidami tu.


Cantando sempre va la turba santa. Guidami tu, amor Gesù.
0 quanti gaudii o donna benedetta, , .Amor Gesb, tu se’ mia guida.
0 quante gioie gode la tua mente ,
Amor Gesù, tu se min fida,

Tulli c beali il tuo diletto sente •Amor Gesù, in tc m’annida


Da le cortese , benigna e diletta. Si eh’ io l’ami, amor Gesù.
Questa lamta ha moJn
Amor Gesù, amar ti voglio.
prf>f>rir>, e puo*AÌ cantare come'
( - l'a prit amour; e cerne Mou seni plaitir. Amor Gesù, più eh’ io non sogle

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,

10.1

Amor Gosii, multo mi doglio, Che pe’ lor santi meriti contenti

Perch' i'nf)ii t’amo, amor Gesù. L’anima, della quale tu se' isciullu.

Amor Gesti, dammi il tuo amore. Fratei diioto della santa croce.

Amor Gesù, con puro core. Che per memoria della passione
Amor Gesù, dammi il Tenore La carne fragellasti : c cou la voce
Del divin tuo amor, Gesù. A Dio facesti fervente orazione

Amor Gesù, carità santa. E1 Salvator, de’pcccalor campione,


Seco tenga, po' eli’ a noi f ba tolto.
Amor Gesù, d'essa m'ammanta li

D'umiltà, che non si tanta. ( 1.4 detta lancia ba modo prnfvìo ].

Vestito sia, amor, Gesù.


CCXXXVMl.
•Amor Gesù, ogn'altro amore
Amor Gesù, trami del core.
Amor Gesù, nel tuo amore Lauda di

Fammi annegare, amor Gesù.


{ Cantati a hnllo )•
In so quell'alto monte
Ve’ la fontana ebe Iraboccb'ella
D'oro vi son le sponde
ccxxxvii. Ed è d’argento la sua cannella.
.Anima sitiente,
Lauda di Se ne tuo bere talleno ad ella.
Non ti bisogna argento,
F ratei nostro, che se' morto c sepolto, 0 ver moneta |icr comperarla :

Nelle sue braccia Iddio l’abbi raccolto Qualuncbc ne tuoi bere


0 fratel nostro, la cui Tratellania Convien che spogli la sua gonnella:
Perduto abbiam, che morte 1’ ha partita, L’anima che me' gusta.
Dio ti dia pace c vera perdonanza Diventa chiara più ch'una stella :

Di ciò clic l’ofTcndcsti in questa vita. O virgo gloriosa,

L’anima saglia se non è salita, Che buon vin tu


del se la cella ,

Dove si vede il salvatore in tolto. Per grazia tu ne doni


La vergine Maria con grande stuolo All’anima che i umilella :

Degli angeli ed arcangeli di Dio L’anima mia ingrata


Preghiam, ebeprieghi il suo caro figliuolo, Donale bere, benché sia fella :

Che ti perdoni e dimetta ogni rio, Benedetto sic Cristo,


E dell'anima tua empia il disio Che morir volle per ricomprarla.

Quando 1’ bara dalli peccali sciolto. Benedetta sia la Madre


Gli apostoli pregbiamo c vangelisti, Del buon Gesù, di cui è sorella.

Patriarebi, profeti c confessori. CanUui come — En tato in ni qael moute \


( rhiora ri uircc la fnfiUnelU. J
Acciò chè tu il santo regno acquisti
£ ebe per le Iddio ciascuno adori.
CCXXXIX.
Si, che se tu nel purgstor dimori
Fcrtcnga al porto, che si brama mollo. Lauda di
E martiri preghiam, che a Dio datanti
Priegbin con vergini c con innocenti .Ànima benedetta dall'alto Creatore
E lutti gli altri santi c le sante Risgitarda il tuo Signore , che confitto
De lor martirj al mondo Tur viventi. (f aspetta

Siyi-’
. ,

105
Kisguard* e piè ronli, Perlerarci il mortai rclo.
GooGUi d'un chiavello ; Che Adam posto ci avia.
Son coal tormentali Per cavarci d’ogni guerra
Pe’ colpi del martello : Vuoi patir per noi in terra
Pensa ch'egli era bello E la sua gloria disserra
Sopr’ogni creatura A ciascun per cortesia.
E la sua carne pura era più che perfetta. Nato è ’l soie a mezra notte,
Risguarda quella piaga, Per far tolte Palme dotte,
Ch'egli ha dal lato ritto E le catene son rotte
Vedi ch'cl sangue paga Della nostra tenebria.
Per latto il tuo delitto; A’ paslor fu annunziato
Pensa, che fu alGtlo, E da loro è adoralo,
D'una lancia crudele Tutti gli angeli ban cantato:
Perriaschcdun fedele passò il cuor la saetta. Gloria in cielo e io terra sta.
RIsguarda quelle mani, L’ inGnila caritale
Che li fccion, plasmato. Tre persone ha congregate.
Vedrai come qnei cani. Tulle a tre io virginilate,
Giudei le conGccaro, Gesù, Giosepb c Maria.
Allor con pianto amaro El bue e l'asino col flato
Piangi il Signor veloce :
Gesù freddo ban riscaldalo.
Per noi corresti in croce a morir con gran Tanta grazia fu lor dato.
Risguarda il santo capo ,
(frctla. Che cognobbono ’l Messia.
Ch’era si dilettoso. Islupiscc il core e il senso
Vedi!’ tutto foralo Quando con la mente penso,
Di spine e sanguinoso. Che rclcrno Dio immenso
Anima, egli è il tuo sposo: Vuol patir per mia follia.

Dunclic perchè non piiigni 0 Iddio, somma bontadc,


Sì ,
che piangendo bagni ogni tua colpa in VcQUl' in tanta villade,
Vedil' tutto piagato (fretta? Che scus' ha l’ umanilade,
Per le in sul duro legno. Se non t’ama tolta via?
Pagando il Ino peccalo :
Cantasi come — Se Don mi p«re, t come > S
( Verbom caroj e a tulio. /
Mori il Signor benegno,
CC\LI.
Per menarli in quel regno
Lauda di
Voile esser crociDssoi
Anima, guardai
i!aoU»i Come — O
fìsso,
Tirpnc Maris
e di lui ti

e conte
diletta.
— Duon»\
0 vaghe di Gesù, o verginelle,
,
Dove n'andate si leggiadre e belle?
( qoctti lamenti. /
Dov’ è ’l vostro Gesù ch’andar v.olelc ,

cesi.. Per suo amor cercando la suo luce ?


Creature d’amor, se va’ ’l rolcle
Feo fielcari 1^. Trovare : ed o’ vi chiama ad alla voce,
Vcdclelo conflllo in su la croce.
t acciam festa c giulieria, Ch’ha si il cor ferito cd escienc fiammelle.
Ch’egli è nato il bel Messia : No’ Tcgnam per trovar Gesù diletto.
Colui, eh' è Signor del cielo Che ’n piccol loco l’abbiamo smarrito.
Incomincia a patir gielo Per nostro male c per nostro difetto
U

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106

L'ibbiam lascialo, e s'èda noi partito; Nelle tuo braccia, o Simion, si posa
Cercando noi n’andian per questo lito La virtù, che sostiene.
Per rilrorarlo, miser lapinelle. Regge e governa ogni creala cosa,
Ben si posson doler vostre bellezie. K in esser le mantiene.
Po’ cb'n tanta viltà le dimostrate : Tu se' congiunto con lo sommo bene:
In voi non regnan più le gentilezze, E miri in quella faccia.
Si come qoando in grazia mostravate. Lo cui splendor discaccia
Ditemi un po', se voi vi contentate Ogni malizia, e fa Tuomo bealo,
Seguitar Cristo cosi poverelle. Messer Gesù, che intende ogni secreto.
Più è dolente ciascuna di noi Ben vede il mio dolore.
£ più ci lamentiam della sciagura Vede 'I mio desiderio e stasai cheto :

D'aver si presto perduto colui Non dimostra di foce:

Che creò il cielo c l'umana natura. Ma temo omè, che 'I mio superbo core
Cercando vogliam gir nostra ventura Non faccia resistenza

Di Gesù Cristo cosi poverelle. A quella sua clemenza.


Ballala mia, s’ i’ fossi come fui Che sol si posa io core umilialo:
E ritornassi agli anni piccolini Or stadia,anima mia, d'umiliare
Prima che i' dicessi mal d'altrui Con pura intenzione:
E dispiacer facessi a mie' vicini Di sospiri c di lacrime hagnare
El prossimo amerei e Dio divino Di gran contrizione.
E sempre i’ amerei le suo flammelle. Discaccia ogni terrena aficzionc.
( Cantati come O ra^he mootanioe c paitorclle )
Dipoi con umil pianti
Chiama il Santo de'Sanli
CCXLII.
Ed egli a te verrà tutto placalo.
(Cantati come O G««ù U«>Ie«).
Lauda di madonna Battista de’ Malatesti.
CCXUII.
Càbe farai tu, cor mio, tolto ghiaccialo,
Di Francesco d'Albizo 65.
Non li riscalderai quando in braccio vedrai
A Simeon, Gesù, da le bramato ? Chi vuol andar per sanla'elretla via
Vedrai quel vecchio, a chi Dio avea promesso. Seguiti con fervente amor Mattia.
Che con gli occhi vedria. Per sorte aggiunto nell’ apostolato
Prima che dalla morte fussi oppresso. Di Beltelem di stirpe generoso.
Il verace Messia Della tribù di Giuda sviscerato
Con gran velocità prender la via Fu dalla fede santa luminoso,
Al tempio per andare. E come piacque a Dio, bene infinito
Pensando di trovare L’ebbe al collegio suo si slatuilo.
Quel, che gran tempo ha già desideralo. A predicare andò per la Giudea
Ed ivi iroova la vergine santa E converti assai di quella gente
Col glorioso figlio, E molli gran miracoli facea,
Che gl' infonde nel cor letizia tanta, Di ciechi attratti e morti resurgenle
E sanz’aliro consiglio Ed a tordi per grazia diè,^ire
In braccio prende qual candido giglio, Che per quel poi sotlenlìe gran martire ,

E stringeselo al petto. E fu da leslimon’ falsi accasato,


Sentendo no tal diletto. E Ini più caldo nella fe' cristiana
Che ’l core in corpo quasi gli è scoppialo. Tanto, che ùi con doglia lapidato .

Digitii . . V n)0^le
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107

Perchè moslrara ogn'allra legge vana. Ma ombrosi luoghi strani,


In croce posto fa per più dolore, E però alzo le mani
Allor piò s'accendeva nel fcrrore. A farti umil' orazione,
lo Macedonia non (cmellc bere Gesù mio, come sanasti
Ilrio pessimamente avenenalo; L'assetata Maritana
Però chi vuole al fine il cielo avere Ei il cieco alluminasti
Tenga sempre Mattia per avvocato, Cosi fa mi' alma sana:
E sentirè diletto e gaudio immenso. Fammi ber della fontana.
K sempre la ragion vincerà il senso. Che mi dia gran contrizione.
CkOtsii come — Perché r«niAT di Dio — N Fammi tanto riscaldare
( E coma e rispetti. / Che di le sie sempre acceso
CCXLIV. £ nel tuo fiume annegare
Gesù mio in^croce disteso
Francesco D'Albiio 66.
E s' i' t' ho nel mondo oReso ,

Alolti son da Gesù nel elei chiamali Torni a vera emendazione.


Ma pochi son nella sua gloria eletti (Caotaii fome — ««m tofoato)

Perché a’mondan’ diletti


CCXLVI.
Sempre si son con ogni vizio dati.

Colui , eh' ha posto tolto il suo disio Francesco d'Albizo 68.


Nel diletto carnale
Ed ama il ben del mondo più che Dio 0 regina in ciel ,
Maria
E’ 1 piacer sensnate Tutti li vogliam pregare
Perchè sia de'chiamali in eie! non sale, Che ci faccia al6n salvare
Ma è degno d’inferno, come ingrato. Invochiamo , invochiam. Maria Maria.
Ed al One 6 mandalo. Destinsi ora c'veri amanti
Al fuoco eterno, ove gli altri dannati. Di Maria vergine pura,
Però, anima mia. mentre che vivi, E con festa e dolci canti
In questa brieve vita, Mentre che la vita dura
Di lutto il van piacer fa ebo li privi Onorate la figura
E sta' con Dio unita : Ch’è nel ciel tanto esaltata
E quando tu farai di qui partita E con voglia sviscerata
De’ gloriosi eletti in ciel sarai Invochiamo, invochiam Maria ,
Maria
E lassù sempre mai Chi alei donerà il core,

Fruirà' Dio co'Serafìn beati. E contempli suo clemenza ,


(Qo«*U Uuda h« mode proprie) Virerà in grande ardore
CCXLV. Sotto la sua gran potenza ,

E però con riverenza


Di Francesco d'Albizo 67.
Ciaschedun presto e veloce.
Pellegrin, Gesù incarnalo, Con devota ed umil voce
Tomo a le con divozione Invochiamo, invochiam Maria, .Maria,
Per aver redenzione Ognun laudi il nome santo
Di quel sangue, eh' ha' versalo. Di Maria piena di grazia
Ho pass.slo assai viaggio Vaso di Spirito santo,
Con pensieri stolli e vani. Che ogni assetato sazia :

Non vedevo il chiaro raggio Chi lei ama e il mondo strazia.

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Sentirà gaaclio e confurlo E questo viddon certi viandanti.


E però ludi t’csorlo Che ’l monte di splendor lume rendia.
Invochiamo, invocbiam Maria, àiaria. Quando vidde venire il Cherubino
(Caota.ài come — Signor DOilro «!» Paria). Il dolce povcrci fu inginocchiala
CCXLVli, Dicendo: ben ne venga il seralino,
Che dell'amor di Cristo ò innamoralo:
Francesco D'Albizo 69.
Allor rimase lutto consolato
Chi le riccherre vuole aver del cielo Francesco santo, picn di cortesia.
Seguiti San M,atteu con pronto zelo. Ancor non v’ ho contalo il duro passo
O .Matteo santo, Apostoronorato, Quando il nimico lo volle tentare,
Che ben vedesti la luce divina, E lo condusse in su un allo sasso.
Che ti fc 'I banco presto aver lasciato, Ed indi a terra lo volle gillare.
E in cambio avesti lume di dottrina Ma quel Signor Gesù, che non ha pare.
Abandonasti robba e ’l ran diletto Per san Francesco mir.vcol f.icìa.
Per seguitar Gesù con caldo alletto. , E quando il poverello vi fu suso
Che gran dolcezzza avesti nel convita La pietra gli fe luogo immantineule
Che in casa tua facesti al Salvatore: Ed ivi stelle senza andar più giuso.
Ilipicn di melodìa, quando sentito La forma vi ritnasc ccrtauienle ,

Avesti ebe venia pel peccatore


, E questo puù veder tutta la gente
: :

Tanto in quel punto di Gesù inhammasti. La forma nella pietra rimania.


Che sempre la sua fede predicasti. E questo poverello fu d'Ascesi,
Et vangci santo della incarnazione Ed ivi fece la santità grande.
Scrivesti con fervente amor sincero; Costui^ ebo con suo amor n’ ha tanti presi.
Comincia: liber generazione; Che in vita eterna molti se nc spande ;
A magici e serpenti fusti fero, àia chi gustassi delle sue vivande
Suscitasti del Re il suo Ggliuolo: Altro diletta al mondo non vorria.
Però lieva da noi infcrnal duolo.
l' (Cantasi come •— O crodfisso — • o, ballo)

/CaDtaii tomt — Se mai la Iva virtii - \


V E come e rispetti. / CCXLIX.

Lauda di
CCXLTIH.

Lauda di Onde nc vion tu, o pellegrino amore,


Che 'I nostro core ha' lutto conlorUlo^
.Al monte santo Gesù apparia E quando giunse: fra voi sia la pace:
Con le sue piaghe Francesco feria. Ch'avete voi, che siale ai turbati ?
AI monte benedetta della Verna Or se' tu nuovo, come tu li face,
Stava l'umil Francesco in orazione : Che tu non sai qncl eh' a noi c incontralo?
Allor gli apparve il Re di vita eterna, Or non sa' tn di quelli can' Giudei
E salulollo con divozione: E degli Scribi e degli Farisei,
Secondo ebe la storia c '1 libro pone, Che hanno morto Gesù Nazareno
£ spesse volte a veder lo venia. E in sulla croce l'banno conGccatoT
Al monte santo apparve il Salvatore E noi siam pieni di tanto dolore
Accompagnato da gli angeli santi, Come le pecore sauza '1 pasture
E tutto il mondo copria di splendore , Che non sanno lo loco dov'andare
Cantando di virtù solenni canti : Nè la via nè ilcammin, che gli baa pigliato.

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El petlegrio rispaoae ardiUmenle : Però con Testa e canto


Della fede non avete niente, Cantate sempre le suo dolce note.
Che spesso volte gliel’ udisti dire : E Tu prefiguralo

Dovea morire per l’altrui peccato. Dagli angeli discreti,


Egli è presente e sapete, eh' e’ disse, E Tu pronunziato

Che la scrittura non polea mentire, Da veri e gran’ proTeti :

£ molto volte si gli udisti diro Mostrocci que’ secreti,


Che '1 terzo di sarc’ risuscitato. Che son nel cici Tra le divine ruote.
{ CauUiì a ballo.) In vittima ebbe morte
Con infocato core
CCL.
Fara V vi aprir le porle
Di Francesco D’Albizo 70. Del ciel, del Salvatore,
Se con fervente amore
San Simono e Taddeo tutti invochiamo, L'aiiierete, si come far si pnole.
Che da tempesta liberi no’ sisma (Canta»! come — Gesù fammi inerire).
Ccinsubriui a Gesù furon costoro
CCLII.
E per molte virtù su' aderenti:
Predicator' ciascun’ di quel tesoro, Di Francesco d' Albico 72.
Che ta lutti i Cristian’ viver contenti.
Miracoli Tacendo c gran proGllo Cibi salute vuoi trovare
Là in Mesopolamia cd in Egitto. Guardi noi divino specchio ,

Settanta uomini morti erano in mare, Prima che sic tanto vecchio.
Simon gli suscitò con l'oraziune, Che non possa satisfare.

Dimoni Te’ degli idoli cacciare. Chi ha tempo e tempo perde


Convertendo la gente a divozione: Mai non sente il cor giallo:
La pistola portò del Salvatore Frullo far oeU’elà verde
Al Re Abaghar, Simon con molto amore. Piace mollo al sommo Dio.
Cento vent’anni San Simone avea, Accendete il buon disio
E per la Teda in croco Tu confino D'un fcrvor tanto cocente
E San Taddeo simil sostcnea il Clic purghiate si la menlc,
Sansa peccato o alcun loro delitto. ,
Che possiate giubilare.
Chi gli amerà con coscienzia nella Con Iclizia e pronta zelo
Libero Da da fuoco e da saetta. Ricorrete all’orazione,
Caniui come Se nui la tua Tìttù: e come \ E romperete ogni velo
( e rispetti: eJ a ballo. /
Del mondo picn d’aHUzionc:
CCLI. Sentirete spirazione

Dì Francesco d’Alhizn 71. Dolce, buona c si suave


Che come veloce nave
0 anime divole, tutte con chiara vista Polrcle al buon porto entrare.
Laudale il Vangelista E se alcun Tassi tentalo
Santo Luca, eh’ a noi die tante dote. Dal dimoi! falso infernale,
Vergin di corpo e di mente Siesi presto confessato,

Fu '1 Vangelista santo, di' a salvarsi tanto vale ,

E come un sole lucente EJ arde le sante ale,


Picn di Spirilo Santo: Che alla vostra p.vrtila
, ,

no
Vi faran volare in vita Stella solem prolulit ; sol salutem cootulit
E di gloria incoronare. Nibil lameii abslulit a virgine Maria.
Caataai romc — Donn« ehi vuol far fUr« ltu>>i
Sinc viri copula Oorem dcdil virgola.
( stoppa o Tcr capecfbìo.
Qui maoct in secala cum virgine Maria.
0 beata fomina, cujus vcnlris sarcina
CCLIII.
Mundi lavit crimina de virgine Maria.

Di Francesco d'Albìzo 73.


0 paslores currile, regem vcsirum qoaerite,
Deum veslrum cernile cum virgine Maria.
Laudiam con divozione e paro core In presepe ponilnr et a brnlis colilur
San Marco Vangelista a Inde l'ore. Apasloribus quaerilur cum virgine Maria.
E' fu da Zaccaria prefiguralo Nomea sacrum ponilur ! Icsus Cbrislns
E dolli.ssimo e specchio di dollrina, (dicitur
Uiscepot di San Pier, padre bealo Ab angelo oslendilur ; a virgine Maria.
Fulgida, chiara stella malulina : Tres regesdegentibus lesnmcam muncribus
Però chi con buon core a lui s’ inchina Grani flexis genibus cum virgine Maria.
Sentirà gaudio immenso e gran fervore. Auruni regi regnaluro , thnsque sacerdoti
E d'Alessandria vescovo fu quello puro (

E fu molto devoto al Sacramento. Myrrba datur morituro; cum virgineMaria


Ad ogni van pcnsier sempre ribello O lesu dulcissimc Vita cibus animae
I

Di Cristo ben parlò il suscitamento : Nobis dona requiem cum virgine Maria.
Però chi viver vuol lieto e contento Illi laus et gloria ! dccus et vicloria
San Marco invochi con perfetto amore. Qui manet in secnia, cum virgine Maria.
K nel suo predicar fu si fervente Stabat Maler, etc.
Che alla fé converti popoli assai
Martire, il fine suo fu paziente ,

E di laudar Gesù uon cessò mai :

Però chi vuol fuggir gli eterni guai Crncifixum in carne landemus. Alleluja
San Marco segua, come buon pastore. Et sepollum propler iios gloriflcemus. Al.
(CanUii come gH ttremboUi).
Resurgeutem de morte, venite adoremua.
(Al.
Haec dies in qua Chrìsius gloriosus Al.
V erbumearo factam esl de firginc Maria : Hic est sanguis redemptus mundus lolus.

In hoc anni circulo vita datur secolo Al.

Nato nobis parvulo de virgine Maria, De scpulchro resurrexit paslor bonus. Al.
l'ons de suo rivolo: nascitur prò popolo Prima Sabbati surrexit vaidc mane. Al.
Fraclo mortis viuculo per virgiiiem Hic apparuit Mariae Magdaicnac. Al.
(
Meriam. De qua Domious eiccii sepicm demones ,

Quus vetustas suflucat hic ad vitam revocai Sicut nobis dixit Angelus. Alleluia
Nam e Deus collocai in virgine Maria. .MIeluia. Alleluia.

Impresso già nella magnifica città di Firenze per Sor Francesco Bonaccorò , a petizione
di Iacopo di ra astro Luigi de' .Morsi, nell’anno mcccclxxxv.
A di primo di Marzo.

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è

Laude fatte e composte da più persone spirituali a onore dello on-


nipotente Iddio e della gloriosa vergine madonna santa Maria e di
molti altri santi c sante ed a saluto o cousolaziono di tutte le contem-
plative e devote anime cristiane: lo quali Laudo sono scritte in su

la Tavola per alfabeto ed a quante carte; e a ogni lauda è scritto di so-

pra el nome dello autore e il modo come si cantano tutte ordinatamen-


te. E oltrea quello che già per lo tempo passato furon impresse s'
fatta ora in questa nova impressione una aggiunta di più d'altrettante.

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M

A V TO li i

Le di CUI Laudi .Spirituali veniiern aggiunte a quelle di I-KO Bklcaiii


D ciredirione di Firenze del tt83.

D'Albizo Francesco, i|ui a pag. . i5. Sì a Gb, 70. 73 a 85. 89, 90, 100.
Gic.sTifiiAKi Lionardo, 47, 48.
l>i Gi'ioo Aiilunio, 53, 07, 71, 8G.
De' edici Lucrezia (n.ila Tobeaiivosi ) 71, 73, 74, PO.
IUCEIITO, . . 72, 7."i, 85. 86, 87, 88, 91, 93, 93, IPO. 202, 103, 104, 110.
Chelli Michele, 72, 83, 88.
D'Astode Gherardo 92, 90.
Bianco (dcir.\nciolina Fiorentino, dello da Siena Ingcsualo, . . 94, 98, 99.
Della Barba'GIo. Ballista 93.
OìTONAio Crislofano di Minialo
Dell’ 96.
Antonio (Bellini, V'escoto di Foligno) da Siena 98.
Dc’Maiatesti Hieroniina 69.
Mezzi Antonio di Mariano 101, 102.
Piero di Mariano, 102.

a'--
~Di5ifTzc^byAji
,, , , ,, , , ,

LAVDE
CCLIV. CCLV.

m LORENZO DE* MEDICI. Di Lorenzo de’Mcdici 2.

(Caotasi come — Tanta (mcU mi tira).


(Cantati cocn« ^ La cantone d«Ue cicale).

P oi che io gustai, Gesù, la tua dolcezia


L'anima più non prezza I son quel misero ingrato
Del mondo cicco alcun’auro diletto. Peccalor , che ho tanto erralo,
Da poi che accese queU'ardcnte Tace r son quel prodigo Aglio
Della tua carili l'aOlitlu core Che ritorno al padre mio :

Nessuna cosa più m’aggrada o piace : Stato sono in gran periglio


Ogni altro ben mi par pena e dolore Esulando da te, Dio.
Tribulazione e guerra ogni altra pace. Ma tu sc’si dolce e pio
Tanto inUammato sono del Ino amore : Che non guardi al mio peccalo,
Null'allro mi contenta o da quiete, lo son quella pecorella ,

Ni si spegno la sete. Che’l paslor suo ha smarrito:


Se non solo al tuo fonte bencdelto. Tu pastor lasci per quelia
Quel che di te m’ innamorò si forte Tutto cl gregge , c m* bai seguilo :

Fu la tua carità, o pellicano. O amor dolce ,


inGnilo
Che per dar .ila ai Ggli a lo dai morto, Perduto ero : or m' bai sanato.
E per farmi dirin se’ fatto umano. Lasso orni ;
sopra una nave
Preso hai di servo condizione e sorte Me c mia riccheze porlo
Perchè io servo non sia , o viva invano, La fortuna acerba e grave
Poich’el tuo amore è tanto smisnrato. Ha le merci e il legno assorto :

Per non essere ingrato: Una tavola ora in porto


Tanto amo le, ch’ogni cosa ho in dispetto. El naufrago ba portato.
Quando l’anima mia leco si posa ,
Ero sano, pnroc bello
Ogni altro falso ben metto io oblio. Fu’ ferito a mezzo il petto
Va tribulala vita faticosa Grave doglia tal coltello
Sol si contenta per questo disio. Dicmmi , c di morir sospetto:
Nè può pensare ad alcun' altra cosa. Ma tu, medico perfetto.
Nè parlar ni veder se non te Dio : Queste colpe hai beo sanato.
Solo un dolor gli resta , che la strugge : L’alma pura ,
innamorata
El pensar quando fogge Di le Dio , suo padre e sposo :

Da lei il dolce pcnsier per suo difetto 1 Poi dal diavolo accecala
Vinca la tua dolcezza ogni mio amore Ha ucciso il suo amoroso :

Illumini el tuo mio obscuro


lume cl Non può mai trovar riposo
SiebiiI tuo amor, che m’ è si dolcce caro. Questo è misero cl suo stato I

Mai da me non si parla nel futuro : Perchè da le vico, si posa:


Poiebi non fusti del tuo sangue avaro Solo io te sua pace truova ,

Di questa grazia ancor non m’esser duro: E però ninn’alira cosa


Arda sempre il mio cor tuo dolce foco A quest’alma aOlitla giova
Tanto, che a poco a poco Ma convico sempre si muova
Altro che lo non resti nel mio petto. Finché te, Dio, ha trovato.
15
, ,, , , ,

m
Allur porlo La nostra vita ,
Che non scoppi a mezzo cl petto

Quando a lo ritorna , o Dio ,


Che non t'apri di dolore?
Sana la mortai ferita, Non pigliare alcun conforto ,

Truova cl sposo dolce e pio O cuor mio di pietra dura ,

El padre ha il suo fì;;lio rio, Poichi Gesù dolce è morto;


Et paslor lagna ha trovato. Trinila cl mondo c il sole oscura ,

El tuo verbo ha liquefailo Escun della sopoltura


La durezza della mente. Morti: c il tempio straccia 'I velo
Dal tuo spirto un vento i tratto. Piange orni la terra e il ciclo.
Che di pianto fa torrente : Tu non senti, o duro core.
.Mieterò poi lietamente Liquefatti come cera,
Quel che in pianto ho seminalo. 0 cuor mio tristo c maligna ,

O ammirabile Dio santo. Poi che muor la vita vera I

Come in me operi e fai ! Gesù mio, Signor benigno.


Che mi piace pianger tanto, Fa, cuor mio, sul duro Ugno
altro non vorrei far mai
etili : Con Gesù li cruciflgga.
O dolor dolce che m' bai ,
Quella lancia li traligga ,

Con Gesù dolce legato. Che passò a Gesù cl core.

O dolcissima catena 0 cuor mio, cosi piagalo


Che m’ ha Dio al collo messo , Fa'di lagrime un torrente ,

O
dolcezza immensa e piena , Come dal santo costato
Che a chi l'ama ha Dio concesso. Versa sangue largamente
Non da Dio tal grazia spesso ,
Gran dolcezza, cuor mio, sente
E chi l'ha non no sia ingrato. Chi accompagna Gasò santo. ,

Quasi in un specchio ora veggio Se la pena è dolce tanto


E tu fai che si mi piaccia Più dolce è chi con lui muore.
Quel che qui sogno e vaneggio, Vengon fuor cosi dolci acquo
Di dolcezza par mi sfaccia ; Della fonte tanto amara
Or che Ha a faccia a faccia Poi che morto, o Dio, li piacque.
Quando io li vedrò bealo? Falla è morte dolce o cara.
In questo è il cor mortalo O coor mio, da Gesù impara.
Fiochi torna ondo pare esca La tua croce ancor In prendi
Dagli, Dio, di colomba ale E sopra essa li sospendi:
Di che e voli e requiesca. Non muor mai chi con Ini muore.
Tu se' ,
Dio ,
quella dolce esca ,

l'ho'l disio santo ha sazialo. ccivii.

Di Lorenzo dc'Medici 4.
CCIVI.
fCsQtati come Kl fatriaitn).

Di Lorenzo dc'Medici

Cintasi come — La canxona de’Valewiim).


3.
0 Dio, o sommo bene , or come fai ?
(
Che le sol cerco e non ti Iruuvo mai !

Lusso se io cerco questa cosa o quella


0 maligno o duro core , Te cerco in esse
,
o dolce Signor mio
,

Fonte d'ogni mal concetto Ogni cosa per le è buona c bella

Digitir -r't rt^oogle


, ,, , , ,

115
E muove come buona el mio desio : Allor vedrò, o signor dolce c belio,
Tu sei per (ullo in ogni luogo, o Dio, Che questo bone o quel non mi contenta
E in alcun Inogo non ti Iruovu mai. Ma levando dal bene e questo e quello.
l’or trovar te la trista alma si strugge, Quel ben, che resta il dolce Dio diventa :

El di m'affliggo, o la notte non poso. Questa vera dolcezza c sola senta


Lasso quanto più cerco più si fugge Chi cerca il ben questo non manca mai.
,

Il dolce e desialo mio riposo. La nostra eterna sete mai non spegne
Dell dimmi, signor mio, ove se' ascoso ? L'acqua corrente di questo o quel rivo ,

Stanco già son , signor, dimmelo ornai. Ma giugno al tristo foco ognor più legno
.Se a cercare di te , signor, mi muovo Sol ne contenta il fonte eterno e vivo.
In ricchezze, in onore o in diletto, O acqua santa, se al tuo fonte arrivo
Quanto più di le cerco men ti Iruovo, Berò 0 sete noo barò più mai.
Onde stanco mai posa il vano alTelto. Tanto disio non dovria esser vano
Tu hai del tuo amore acceso il petto A te si move pure el nostro ardore :

Poi se ruggito : c non li veggo mai. Porgi benigno Tona e l'altra mano
La vista in mille varie cose volta 0 Gesù mio, tu se'infinilo amore ;

Te guarda e non li vede ; e sci lucente: Poi ch’hai piagalo dolcemente il coro
L’orecchio ancor diverse voci ascolta, Sana tu quella piaga , che tu fai.
El tuo sono è per lutto c non si sente
È dolcezza comune ad ogni gente
CCIVIII.
Cerca ogni senso, e non lo truova mai.
Deb perchè cerchi , anima trista , ancora
Di Lorenzo dc’Medici 5.
Beala vita in tanti affanni e pene ?
Cerca quel cerchi pur ; ma non dimora
Nel luogo ove In cerchi questo bene. [<l«Dtaii come — La ranznna (Mia

Beala vita, onde la morte viene


Cerchi, e vita ,
ove vita non fu mai. Quanto è grande la bellezza
Muoia in me questa mia misera vita Di le ,
Vergin santa c pia.
Acciochè io viva ,
o vera vita, in te Ciascun laudi le. Maria,
La morte io moltitudine infinita Ciascun canti in gran dolcezza.
In te sol vita sia , che vita se' : Con la Ina bellezza tanta
Muoio quando te lascio e guardo me , La bellezza innamorasti.
Converso a le io non morrò giammai. O bellezza eterna e santa
Degli occhi vani ogni luce sia spenta , Di Maria bella infiammasti :

Perch'io vegga Te, vera luce amica Tu d'amor l'amor legasti,


Assorda e miei orecchi, acciocché in senta Vergin santa, dolce e pia. Ciascun laudi
La desiata voce , che mi dica : QueU'amor, che incende il lutto
Venite a me, chi ha peso o fatica. La bellezza alla infinita
Chi ’i vi ristori, egli è ben tempo ornai : Del tuo ventre è fatto frollo
Allor l'occhio vedrà luce invisibile. Mortai ventre, e '1 frullo è vita;
L’orecchio udirà soon , che è senza voce La bontà perfetta unita
E luce e suon, che alla mente ò sensibile. 1^ tuo bene o Vergin pia. Ciascun laudi

Nè il troppo oficnde o a tal senso nuoce : La potenza che produce


,

Stando e piè fermi correrà veloce Tutto, in te la sua farsa ebbe.


L'alma a quel ben, questo non manca mai. Fallo bai ’l sole esser tua luce ;

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11 «

Luce ascosa in le più crebbe Dice lei : o santo figlio

Quello a cui el fruito debbo. Questo petto t’ha lattato:

Debbe a (e o madre pia. Ciascun laudi


,
E lui dice: io fe’ vermiglio

Prima che nel petto santo Già di sangue il mio costato:

Tanto ben fosse raccolto, Per pietà di questo ingrato

Saria morto in doglia e in pianto, La pietà è sempre pia.

Chi di Dio vedesse il Tolto: Ciascun laudi te. Maria,


Questa morte in vita ha volto Ciascun canti io gran dolcezia.
El tuo parto, o Vergin pia. Ciascun laudi

Hanno poi o mortai’ occhi CCLIX.


Visto questo eterno bene.
Volse eh' altri il senta c tocchi ,
Di Lorenzo de’ Medici 6.

Onde vita al mondo viene.


O felici mortai’ pene (CaoUii come ~ L« eaoxont decornai)*

Cui vendetta è tanto pia ! Ciascun laudi.


0 felice la terribile 0 Peccatore, io sono Iddio eterno,
Colpa antiqua ,
e’I primo errore Che chiamo sol per trarli dello inferno.
Poi che Dio fatto ha visibile. Deh pensa chi è quel , che tanto t’ama ,

Ed ha tanto redentore! E che si dolcemente oggi li chiama


Questo ha mostro quanto amore E tu chi se’ ,
la cui salute brama :

Porti a noi la bontà pia, Ciascun laudi Se tu ci pensi non morrai in eterno.
.Se non era il primo legno. Io sono Dio , il tuo Creatore :

Che in un gusto a tutti nuoce Tu non uomo, ansi un vii verme che muo-
Non barebbe il mondo indegno io mille modi ognor li tocco il core, (re.

Visto trionfar la Croce: Tu non odi, c piuttosto vuoi l' inferno.


Della colpa tanto atroce Perchè ti muova più la santa voce
Gloria fe’ la bontà pia. Ciascun laudi Ecco per le io muoio in su la croce.

Tu, Maria , fosti onde nacque Col sangue lavo la tua colpa atroce ,

Tanto bene alla natura : Tanto m’ incrcsce del Ino male eterno.
L’ umiltà tua tanto piacque, Deh vieni a me ,
misero poveretto
Ch’cl fattore è tua fattura. O peccator ,
che a braccia aperte aspeth .

Laudi ognun con mente pura Che lavi nel mio sangue el tuo difetto.
Dunque questa madre pia. Ciascun laudi Per abbracciarti e trarti dello inferno.
Al laudarti , o
Maria , venga Con amorosa voce, c con suave
Ciaschedun d'amore acceso: Ti chiamo per mutar lue voglie prave ;
Peccator nessun si tenga, Deh prendi il giogo mio, che non è grave:
Benché mollo l’abbi offeso : È leggier peso, che dà bene eterno.
Su le spallo il nostro peso lo veggo ben ,
che el Ino peccalo vecchio
Posto ha al figlio questa pia. Ciascun laudi Al min chiamar li fa serrar l'orecchia.
Più della salute vostra Ecco la grazia mia io t’apparecchio ,

Peccator, non dubitate, Tu la fuggi e più tosto vuoi lo’nfcmo.


El suo petto al figlio mostra Deb dimmi: che frutto hai, o che contento
Questa madre di pietate : Di questa, che par vita ed è tormento,
Le sue piaghe insanguinate Se non vergogna, affanno e pentimento ?
Mostra a lui la bontà pia. Ciascun laudi E vno’perder per questa il bene eterno.

‘’igitizea cy
, , , , , , ,

tl7

Pieno d'aroor, di pielà e di clemcnia Non cura scherno o voce


Te chiamo, o pcccalore, a peoilenza, Di chi l’ba vilipeso:
Ma se aspetti l'ultima sentenza Poi Nicodemo ha preso
Non è redenzion poi nell’ inrerno. E involto in panni il dolce Salvatore.
Non aspettar quella sentenzia cruda , Ebbro di caritate
Ch’ogni pietà convieu che allor s'escluda. Cosi il vidde Isaia,
Non aspettar che morto gli occhi chiuda Rosse e di vin bagnate
Che ne vico ratta ;
c forse fìa io eterno. Le sua veste parla ;

Del torcniare uscia


CCLX. El vin; questo è la croce c il gran dolore.
El petto e’ santi piedi

Di Lorenzo de' Medici 7. Versan sangue per tutto,


Le mani e’I capo vedi
{Caalasi come To m'hai leptn, amorej'. Patire ; et tu n’hai il frutto.
Perchè io sia cosi brutto
V ieni a me ,
peccatore Vico pure ,
o penitente peccatore.
Che a braccia aperte aspetto ,
Deh accostati a me
Versa dal santo petto Non temer, che io t’ imbrodi ,

Visibilmente acqua ,
sangue ed amore. Mio caro figlio se'
Come già nel deserto Che io chiamo in mille modi
La verga Tacque ha dato ,
Non mi terranno e chiodi
Cosi Longino ha aperto Che io non t’abbracci e stringa col mio core.
Con la lancia il costato; Non temer la crudele
Vieni ,
o popola ingrato Spina , che el capo ha involto,
A bere al santo fonte , che non more. O che d’aceto o fole

Era in arido sito Sappin le labbra molto :

El popolo sitienle, Bacia il mio santo volto :

E della pietra è uscito Deh non avere a schifo il tuo Signore.


Largo fonte c corrente : Questo sangue che . io .spargo

Qui bea tutta la gente Non imbratta, anzi lava:


La pietra 6 Cristo, onde l'acqua esce fuorc. Questo perenne e largo
Chi sete ha avuto un pezzo Fonte ogni sete cava :

Alle sante acque venga : Ogni mia pena aggrava ,

E non ha prezzo
chi pur Se non è conosciuto ,
tanto amore.
Per questa non si tenga,
Ma con letizia spenga
La sete all'acque e il suo devoto ardore. CCLXI.
,

Questo è quel Noè santo


Che el vin dell'ava premo : Di Lorenzo de'Medici 8.
Inebriato tanto
Sta scoperta e non teme : (Ciint&si comr — La cantnaa de'fui a dietro).

Sem c lafet insieme


Si ridon , l'altro copre cl suo onore.
E cosi nudo in croce Peccatori su tutti quanti
Gesù d’amore acceso Allegrianci con disio

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118

Questo è il (li die lia fatto ,


lilitio, CCLXII.

Ciascheduno esulti e canti.


Pcccator la morte è morta : Di Lorenzo di Pier Francesco de'.Mcdici.
Questa morto vita dona:
E la pena ognun conforta :
(Cantati come — Piaogo ii tempo prrrfoioV

Dolce pena e morte buona.


Oggi il servo si corona ,
V irgo , Madre , Maria
Dello inferno vengon santi ; Figlia e sposa al Signore,
Oggi al del la spiga arriva Te quello eterno amore
Di quel gran ,
che in terra è morto :
Innanzi ad ogni cosa inlese pria.
Questo gran, se non moriva. O stella rcluccntc ,

Frutto alcun non avria porto: Che se'requie c couforlo


Questo frutto oggi ncH'orto A chi nel mar presente
Di Maria conforta i pianti. Dalla fortuna è scorto,
Questa spiga cl suo bel frutto Tu Io riduci in porlo,
Ha cresciuto ,
e fatto un pane Kefugio de'morlali
Santo pan , che pasce cl tutto Ch' a nostri eterni mali
Alle mense quotidiane. Se'mcdicina sola e madre pia.
O felice vite umane, All'anliquo errar nostro
Che mangiate il pan de'sanli ? Sola tu riparasti
Cicca notte, ben se' santa. Quando Gesù nel chiostra
Che il vedesti snsdtare; Tuo vcrginal portasti ;
Nelle tenebre tue tanta Tu le porte sbarrasti
Luce al mondo non appare : Air infcrnal nimico,
L'ombre tue foron più chiare, l^he pel mangiar del fico
Che del sole c raggi tanti. Stale cran chiuse lungo tempo pria.

Mostra il cammin drillo e certo Per le s'allegra il ciclo


La colonna nella oscura E fan gli angeli festa,
Notte , al popol nel deserto ,
Ciascun d'ardente zelo
Agli Egizi! fa paura. Mai di cantar non resta :

L’inferno a tal luce pura Sia benedetta questa ,

Triema, e in ciel cantano e santi. Ch'ai Signor tanto piace,


0 beata notte e degna fi il suo ventre capace
Tuo fallor gran ben ti vole ,
Di quel che ’n tulli i cieli non capìa.
Benché il sol forte ne sdegna Tu sc'fatia da Dio.
Tu vedesti più bel sole : Scala del cielo c porta:
Tanta gloria con parole Chi ha di salir desio
Non si landa , o merlar canti. Tu gli sc'fida scorta :

Ciasebedun lasci la vesta Solo il tuo amor conforta


Della nollc tenebrosa : Chi nel peccalo è involto:
Della luce l'arme vc.sla: Oh quante volle hai tolto
Luce in noi Qa ogni cosa ; Al gran nimico la preda , di' avia !

Nostra vita in Cristo ascosa Già mai tuo figlio uiega


Luce io Dio : cantate o santi. A le cosa , che voglia :

Per» ,
madre . lo priega

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, , , , ,, .

Ua pcccali mi scioglia ;
CC1.XIV.
Ancor prioga m'accoglia
Alfin nelle sue braccia Lauda di
Ed il mio cor, ch'aggbiaccia
Dal fuoco del suo amor scaldalo sia. (Cuiuii come — laino «llj csiccia;.

lamo a Maria , su a Maria


ccLxm. Con umil voce o melile pia.
Ogn'alma vada a quella
Di Lorenzo Tornabuoni. Regina gloriosa
Che è chiara più che stella
^CanUsi c(HTic ~ La canzotu di BardcKcioj. Sia falla e luminosa.
Non si vuole indugiare
P eccatori, a una voce Comincia a chiamare
Kieorriam tulli alla croce. Maria santa c beala ,

Come agnelli alla pastura E con laude cantare


l'uggon’ il lupo rapace Quanf 6 mai esaltata
.Alla greggia più sicura. In quel divino oggetto.
Cosi dunebe dii vuol pace Ogni Cor eh' è purgato c netto
Col nimico aspro fallace, Ricorra a lei divolamenic.
Vengbi al legno della croce. E har.i pace dentro al petto
Home il cervo al rivo fonte E gran letizia finalmenle.
Corre a trarsi la gran seie, Pien di santo amor divino
Tulli orsù con voglie pronte ,
0 infiammali,
Se sdir più non votele O veri ardenti
Peccator, non vi inGngele O sviscerali
D’adorar la sanla croce. O sua ferventi.
Questa è quella santa insegna S'aver volete e sua conienti
,

Alla qual chi si riduco Ciascun ricorra qui.


Benché debole vi vegna EI tutta notte e' I dì

A vittoria si conduce, Laudala , laudala , laudala ,


laudala.
D'ogni tempo vede luce Ed aIGne andar potrai
Chi nel cor sempre ha la croce. In quel regno ove vedrai ,

Non può più sentir tormento Contemplar sempre mai Maria,


Chi scolpila l’ha nel petto : laino a Maria, su a Maria
Sic chi ruol sempre ò conlcnlo Con umil voce c mente pia.
Cbiunchc 6 voUo a tale obicllo ; È Maria fonte viva
Perchè Gesù bcncdcllo Che sazia ciascun alma
Vuol cosi , che mori in croce. Che del mondo si priva.
Questo è quel fidalo segno , Ed al Gn da la palma
Il qual lume a'ciechi rende, A ogni cor purgalo :

Fa di vita un morto degno Chi vuol esser bealo


Fa che un morto parla e’nlcndc; Alzi gli occhi a Maria,
Chi piu ’l pruova più s'accende Ed harè contemplato
D’ahbracciar la sanla croce. Quanto l'è dolze c pia
, , ,, , . , ,

m
E chi a lei s' inchina CCLXTI.
Non senlirà l'acula spina
Del maligno ed aolico serpente. Di Bartolomeo di B. -2 .

Chi invochcri quella Regina,


Gran riposo da alla mente. (CAOtan eom« ~ Che dcffio ma'piii fare).

Però ciascun la de’ infocare.


Do madre santa, degg’ io mai più fare

O Maria bella, Altro che sospirare ?


Di le si canta Che dehho ,
Gesù ,
fare

O chiara stella ,
Vorreli ritrovare.

Piena di grazia tu se'quella Gesù deh fammi degno,


,

Ciascuno inrochi te. Che col mio poco ingegno


Deh porgi a noi mene ; Non posso la tua grazia raequislare:
Maria, Maria ,
Maria , Maria Che dehho , Gesù , fare 7
Ispandi cl tuo amore El tuo amor m'accenda ,

Sopra di noi a tutte l'ore. Giesù,c’l lume renda,


Chi i’son già vecchioe non mi posso alare:
Che debbo Gesù , ,
fare?
CCLXV. Contro al nimico giostro
Gesù , fuor del tuo chiostro
Di Bartolomeo di B. Soccorri me deh non mi abandonare.
,

Che debbo Gesù fare?


(Cantali co€M — Qoesta crude! partita). La carne e’I mondo, sai,
M’olTende sempre mai
Questa anima ferita , Difendi me Gesù non mi lasciare
, , :

O Maria, aita aita. Che debbo Gesù fare ?


Mia dolente alma, tapina O Gesù , grazioso
Nel peccato è inrccchiata Pel sangue prezioso ,

Ed io tenebre cammina ,
Che tu versasti, intendi el mio chiamare:
Come cicca ed insensata, Che debbo , Gesù , fare ?
Prima che sia giudicata Pel mio tristo costume
O Maria , aita aita. Una fonte, anzi nn Gnme
lo non so altro rimedio Vorrei dagli occhi miei sentir versare :

Nè speranza di salute : Che debbo, Gesù , fare?


El nimico pon l’assedio lo son si duro ed aspro
A chi seguo le Tirtute : Che ogni marmo o diaspro
Con le tue grazie compiute Sarc’più dolca e non posso , altro fare.
O Maria, aita aita. Che debbo Gesù fare?
Tu apristi el paradiso,
Chè era chiuso pel peccalo : CCLXV 11.
Chi non è da le diviso
Sarh aIBne in cicl beato ; Lauda di

Ben ch'io sia protervo e ingrato


O Maria , aita aita. Anima pellegrina.
Che d’ainor senti et zelo

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131

Tendi le ale al ciclo, Le piaghe del luo Cristo,

E di volar non 6na. E gusta del pan misto


Sopra l'alto monte ascendi Con baci lacrimosi,
Dove l'amore t’aspella, E sentirai e riposi

E come fuoco t'accendi Che ’l buon Gesù propina.


Ed inverso lui t'aHretta: 0 anima devota ,

Toslo, isposa diletta. Che d'amor se’ ferita ,


El dolce sposo abbraccia, Deh leva gli occhi e nota ,

Con lacrimosa faccia Ch’egli 6 fonte di vita :

I)' innanxi a Ini t' incbina. Dchsguarda la ferita

Rompi con gran dolore Di quello corpo santo :

El tuo core infiammalo Non ci è parte nè canto


D' innanzi al tao Signore Che non senta la spina.
Piangendo el tuo peccato.
Perebè non l’aggio amalo
O Gesù Signor caro
, ,
CCIXVIU.
Che con sudore amaro
Salvasti me tapina. Lauda di

E con sospiri c pianti


Bacia que'dolci piedi, .Alzando gli occhi vidi Maria bella
Clic con tormenti tanti Col libro in mano e l’angcl gli favella.
Sostenne, come vedi Dinnanzi a lei si slava inginocchialo
Oimè che doglia credi Quell’angel Gabriel tanto lucente,
Che patisse l'amore !
Ed umilmente a lei ebbe parlalo :

Domandane il luo core V irgine pura , non temer niente


,

Colla voce sopina. Messaggio son di Dio onnipotente


Quelle man’ preziose Che t' ha eletta e vuoili per sua sposa :

Bacia con doglia grande, E poi le disse ; in cielo è ordinato

Che ’n sulla amara croce Che siale madre del figliuol di Dio,
El dolce sangue spande. Però clic gl’angcli il padre ban pregalo
U cor, perchè non langue Che con elTello adempia el lor disio ,

Che gli occhi mai non stanchi E


da parte del .sommo c buono Dio,
Per tal modo, che manchi. Questa benedizione a voi s’appella.
Nella bontà divina I Queste parole far tanto infiammale
Gusla la dolce fonte E circundatc di virtù d'amore ,

Cile al destro lato sorge ,


Che ben parcan da Dio fussin mandate,
E sentirai le punte. E mollo se n'allegra nel suo core;
Che dal suo cor si porge: Da poi che piace all'alto Dio Signore,
Però tutto si torce, Io son contenta d'essere sua ancella.
Chianiaiido ognun ch'Iia sete : Pilla si slava dentro alla sua cella,
Di questa acqua beelc , E grande meraviglia si faceva.
Che dal mio cor si stilla. Però che a nessun uomo ella favella,
Però lu, anima mia ,
I‘i mollo timorosa rispondeva.
Ché Iddio lauto oITcndcsIi L’angelo disse allora: ave Maria,
.Sempre luo specchio sia Di grazia lu se’piena, o chiara stella.
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m ccux.
Allor disCM* lo spirito santo
circundala.
Come un raiio di sol l’ ha
quel frutto santo Di Messer fra Giovanni Dominici
Poi dentro a lei entrò
chiusa c serrata : Cardinale Fiorentino
In qucila sacrestia
Di poi partori inriolata
Di’, Maria dolce con quanto disio
rimase Tergine e donsella.
,
E si
Miravi el tuo figliuol Cristo , mio Dio.
0 Tcri amanti, renile a costei
Quando tu il partoristi senza pena
Quella che di hellesia t madonna
;

per lei La prima cosa, credo, che facesti


L’aria e la terra si sosUen
colonna Tu l’adorasti o di grazia piena.
Del ciel regina e del mondo ; ,

Poi sopra fien nel presepio il ponesti


gioconda il
Chi vuol veder la donsella
Con pochi e pover’ panni lo involgesti.
Vada a «eder la unnsiata bella.
Maravigliando e godendo, cred' io.
O quanto gaudio avevi, o quanto bene
CCLXIX. Quando tu lo tenevi nelle braccia;
Dimmi , Maria, che forse si conviene.
Lauda di Che un poco per pietà mi sadisfaccia
Baciavilo tu allora nella faccia
Sì ben , cred’ io , e dicci., o figliuol mio.

0 Maria ,
Diana stella. Quando figliuol quando padre e signore
,

Quando Iddio, quando Gesh il chiamavi:


Che riluci più che il Sole,
La mia lingua dir non poole,
O quanto dolce amor sentivi al core
Quando in gremio il tenevi e lattavi,
O Maria , quanto seTiella.
0 Maria del Sol vestita.
O quanti alti d'amore soavi
,
Avesti essendo col tuo figliuol pio I

Delle stelle incoronata


lo mi credo che tu penavi, quanto !

Della luna sei calsaU


Specchio sei di nostra vita.
Quando Gesù la mattina vestivi.
manto. Perchè a toccarlo avevi piacer tanto.
O Maria ,
el tuo bel

Che tu bai nel santo coro


Che da te mal volenlier lo spartivi ;
Campo aiinrro e stelle d’oro Non so come di le tu non uscivi
È fiorilo lotto quanto. Né anco el cor da te non si partia.
Quando talora un poco el di dormìa
0 Maria, el tuo bel viso
E In destar volendo il Paradiao
Con quegli occhi onesti e santi
Angeli tulli quanti Pian piano andavi , che non ti sentia
Per to’.

Sempre fanno canto e rìso. E poi ponevi il viso al santo viso:


Poi gli dicevi con materno riso;
0 Maria , tua bionda lesta
Non dormir più che ti sarebbe rio.
qno’capellì fino oro,
,
Con
Riguardando tal tesoro O quante volte essendo co'fanciulii
Con fretta credo, che Gesù chiamasti
Tutti c santi fanno festa.
Fra te dicendo; tu por ti trastulli
O Maria ,
del Ciel Regina ,
Ma questo non è già quel che mi basti :
Madre del nostro Signore
Allor con tal piacer tu l'abbracciasti
Speranza del peccatore.
incbina. Ch'altri che tu tale amor non sentio.
Tutto el cielo a voi s’
Nulla ho detto, e tutto è una frasca
Avendo a’tuo piacer minor’ rispetto

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Ma un pensiero nel cor parche mi nasca Oggi è nato il Signore,


Sopra un singolar tuo gran diletto: Quel grande imperadore.
non so come per quel tanto aSetto
Io Gesti nostro amatore
El cor non ti scoppiò e non s’sprlo. È fatto miccinino.
Quando tu ti sentiri chiamar Mamma Infante è diventato
Come non ti moriri di dolceiza , Verbo dì Dio incarnato.
Come d'smor non l’ardera una 6amma , Nel Geno è reclinato
Che t’aressi scoppiata d’allegrezza ? Quel dolce mammolino.
Da rer che grande fu la tna fortezza. Andiam con li pastori.
Poiché la zita allor non ti Gnio, Ogni Gnì amadori :
K la Gglia del sommo eterno padre Vediam con gran' stupori
E lo Signor, la sua umile ancilla Dio fatto piccolìno.
Pietosamente la chiamara Madre, O Dio innamorato
Che sol pensando il cor mi si distilla !
In carne abbreviato.
Chi Tool sentir qualche dolce farilla Amore smisurato,
Ponga nelbuon Gesù ogni disio. Ardor del seraGno.
Di quell’ amore, il qual sempre disio. Io ardo come foco,
E già non trovo loco,
CCLXXI. Consumomi a poco a poco
Come legno in camino.
Lauda di Pensando , amor verace,
Gesù, che è nostra pace.
Laudiam l'amordirino, Sto in una fornace
Gesù , quel bel fantino. E come oro m’ affino.
Che è nato piccolino : Venite , lotta gente
Laudiam con tolta mente Ingrata sconoscente
Gesù, eh' è qui presente. Ricczete questo presente
Bene morto è chi noi sente Gridando amor divino.
Quello fuoco dizino. Correte innamorati
L’amor tutto m'accende. Da Dio illuminati.
Tolto lo cor mi prende Con li cuori infocati
Più che virtù mi rende. Laudando un piccolino.
Maria, il tuo Ggliolino. Laudiam con tutta mente :

EI tuo Ggliool , Maria , Ogni anima lérzente


Che è chiamala dia: Non entri negligente
Tutta r anima mia In questo bel giardino.
Ebbra è d’ un caldo vino, N’ un giardin zi zo’ menare.
lo sono inebrialo La ogni nom debbo gridare
D’ un rin mollo asaaggialo, Nullo ci debba entrare.
Che m’ha si alteralo, Che senta d’smor meschino
Ch’ non dormo e si inchino.
io , Di amor purificato
E non dormo per sonno Ogni uom sia innamorato,
Ma fuori di me sono Sauza nnUo peccato
Vedendo io questo giorno Canterà sera c maUino.
Nato il Verbo dirino. O vergine palella.
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121

Rosa fiorila c bella, Tu se'conforto e scudo e sostegno


Di le fa falla cella Di tolti e peccator, cbe sempre abbracci,
A Dio pellegrino. De'qnali io sono il primo, e non mi scacci,
Nove mesi lo porlaati O sacra Virgo in parto poi e prima.
Però che te guardasti : Virgine umile ,
pura e santa anelila.
Tu sola Iddio laltasti. Piacciali infonder nel mio ghiaccio core
Specchio del cherubino. Del sommo foco solo una scintilla

Che sentivi, Maria, Si , cbe infiammato di qneiralto ardore


Dinne di cortesia. io mi ravvegga di ciascuno errore
Quando cl latte suggia O degno ospizio del portalo santo,

Quello, che è sommo Iddio ? Io te ne priego per quel dolce pianto


Come non impaziavi Che facesti alla morte del messia.
Quando tu l'abbracciavi Tanta pietà li stringa , o dolce madre ,

Stringendo! tu il baciati, E tanto amor, cbe Gesù per me prieghi


O cuor diamantino. Qual concepisti in terra senza padre.
In Gesù le specchiasti. Chele sue braccia alquanto ver me spieghi.
Tu di Dio innamorasti, Su' allo amore, supplicando, leghi
Quella bocca baciasti E sensi mici, ch'ai mal son troppo sciolti,
Di quel dolce fantino. Perchè dannato son Ira gli altri stolti,
Chi Iddio non sa laudare. Se non m'aiuti , o Virgine Maria.
Nè il buon Gesù pregare
Vadasi ad annegare. CCLXXIII.

Non ha cuore uominino.


Landa di

CLXXII. V irgo Maria beala .

De'pcccalor conforto
Lauda di Che conduci al buon porlo
L'alma, che a te s’ è data.
ergino santa , immacniata c pia. Ciascun ch'ha diScrenzia
Madre benigna del Ogiiuol di Dio Col tuo dolce figliuolo
Deh, se ti piace ; adempi el mio desio. Viene alla tua presenzia

Che per mo'priegbi Gesù, notte e dia Per mitigar suo duolo:
O benedetta sopra ogni altra donna. Intendi che far paolo.
La tua benigniti me assicura , Con Ini ci sia mezzana.
Ch' io ti richivggia di grazia, o Madonna Che di pietà fontana
E di merzè della mia vita oscura: Tu sempre mai se’ stata.

Però ti priego ,
o luce chiara c pura Cercando metter pace
Che m’allumini il cuor, eh' è tenebroso Fra il peccatore e Dio ,

Si, ch’i corregga il mio stalo vizioso, La guerra si disface,


Cbe oiTende Iddio e liemmi io tenebria. Ch' è pel peccato rio.
La tua carili grande e smisurata Gesù , cb’ c sempre pio.
Non serra mai le porto del tuo Regno ; Chi gli chiedo perdono.
Bcncb' io sia terra ,
e tu nel cicl beata Per lo tuo mezzo buono
Per Ina dolcezza me ne farai degno. Esaudisce l’ambasciala.

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125

Ciascuna creatura Però che in croce ti fu star pendente,


Ritcrenzia li faccia O creator, padre, Gesù piacente ,

E per lo stia sicura ,


E mi si stringe il core
Se lo peccato scaccia In vederti, o Signore, in tanto obbrobrio.
E le Tirlù abbraccia Veggoii in croce per lo mio peccato.
Seguendo sua bandiera : Quale bo commesso, miser peccatore :

Madre di Dio sera Alla tua simiglianza m’ hai formato


Sempre sie lo laudata. Per darmi paradiso certamente ;

àia io villano ,
ingrato e sconoscente
CCL.XXIV.
Di tanto beneficio m' hai concesso:
Lauda di Ah troppo di supplicio io son ben degno I

Sun degno dello inferno tenebroso


V irgine tu mi fai E io compagnia delle demonia stare ,

Orando a te venire, Da poi eh' io ho fuggito el tuo riposo


Perchi non resti mai Seguendo el mondo in male adoperare
Per me pregare il Sire. Lascialo bo il ben ch'arci potuto fare :
,

O carità somma pietà Peccalo bo per malizia ed ignoranza,


Chi non ritorna a le niente fa. Tua regia via non curando nulla.
lo veggo chiaro e vero. Curalo non mi son di le, diletto
Che ogni uomo è sordo e cicco Verace sposo deli' anima mia :

E tien per bianco cl nero: Ad ogni tuo volere ho coniradetlo.


Chi non s'accosta loco, Gesù mio, di virtù perfetta via.
O carità ,
o purità, Rendami in colpa d' ogni mio difetto :

Chi non ritorna a le niente fa. E vo' prima morire


Tu se'certa speranza Che acconsentir mai più al peccalo rio.
Di tulli noi mortali
CCt-XXVl
Chi io te non ba fidanza
Si vuol volar senz'ali. Lauda di
O purità o umiltà :

Chi non ritorna a le niente fa. 0 Maddalena, specchio della via


Se non fusse cl t