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IV DOMENICA DI AVVENTO

Chi è questo Bambino per me?


E chi sono io per lui?
Is 7,10-14. Sal 23 Rm 1,1-7 e Mt 1,18-24

ACCOGLIENZA. li poeta romantico tedesco Novalis ha scritto: «Un bambino è un amore diventato visibile». Ciò è
vero per tutti i bambini del mondo, e in modo superlativo per quel Bambino che ci è stato donato duemila anni fa, di cui
ogni anno a Natale commemoriamo la nascita. Nel Bambino di Betlemme si è reso visibile l'amore di Dio per noi. E
giusto quindi che a Natale ci si domandi: «Chi è veramente questo Bambino per me? E chi sono io per lui?»
Ora ci disponiamo all'ascolto della Parola di Dio chiedendo al Signore il perdono del male che abbiamo commesso.

SIGNORE GESÙ, tu sei il difensore dei poveri, il rifugio dei deboli, la speranza dei peccatori. Signore, pietà.
CRISTO GESÙ, tu vieni a fare di noi il tuo popolo santo. Cristo, pietà.
SIGNORE GESÙ, tu vieni a visitare il tuo popolo nella pace. Signore, pietà.

LA PRIMA LETTURA ci presenta in poche battute un avvenimento decisivo per la storia d'Israele e dell'umanità.
Nel 735 avanti Cristo era re di Giuda un certo Acaz, discendente della casa di Davide. Ma era tutt'altro che un buon re, e
si abbandonava all'idolatria. Il profeta lsaia lo rimproverò a nome del Signore, e lo sfidò: gli propose di chiedere a Dio
un segno: gli sarebbe stato dato. Ma il re, che si affidava più alla politica che al Signore, rifiutò. Allora lsaia denunciò la
sua mancanza di fede, e pronunciò la profezia che ora ascolteremo, annunciando la nascita dell'Emanuele, il Dio-con --
noi,. Cominciava allora per Israele un'attesa più viva e consapevole del Messia.

La SECONDA LETTURA ci propone l'inizio solenne della Lettera che Paolo scrisse probabilmente nell'anno 57 o
58, ai cristiani di Roma. Nella Lettera, la più importante di san Paolo, l'apostolo colloca se stesso nel grande disegno di
Dio, presentandosi come «apostolo per vocazione», cioè chiamato dal Signore Gesù al compito di «annunciare il
Vangelo» a tutti, anche ai cristiani di Roma, che egli chiama «diletti da Dio».

OMELIA. C'è una definizione di Dio che cercheremmo invano nei catechismi e nei libri di teologia. Una definizione
alla buona e confidenziale, buttata lì in un'allegra commedia musicale dal titolo «Aggiungi un posto a tavola», che dice:
Dio è «l'inquilino del piano di sopra».
Fbbene - possiamo precisare - con il Natale l'inquilino del piano di sopra è sceso giù, si è portato al nostro piano, e
entrato in casa nostra, è venuto ad abitare con noi. É diventato il «Dio con noi».
Così ci presentano il Signore sia il profeta Isaia che l'evangelista Matteo, nelle letture che abbiamo ascoltato: un
bambino, dono di Dio al mondo, si è associato alle vicende umane, si è innestato nelle genealogie degli uomini, ha fatto
parte della stirpe del re Davide, si è mescolato alla nostra storia.
Abbiamo sentito del re Acaz, più o meno 735 anni prima della venuta di Cristo. Un re indegno del suo grande casato,
quello di Davide, indegno delle promesse che il Signore aveva fatto alla sua dinastia. Isaia cercava di far tornare Acaz
sulla buona strada, come si dice. Ma lui non ne volle sapere. E allora quell'oracolo del profeta: un segno, un bambi no
che nascerà in circostanze eccezionali, fuori di ogni legge della natura.
Quell'oracolo lontano, sappiamo, si è realizzato a Betlemme. L'evangelista Matteo ha aperto il suo Vangelo con le
parole: «Genealogia di Gesù, il Cristo, figlio di Davide». Non abbiamo tempo di esaminare nei particolari la
discendenza storica di Gesù. Diciamo in breve che discendente di Davide è in realtà Giuseppe, il padre putativo di
Gesù. Ma Giuseppe gli assicura lo statuto legale, perché lo riconosce come figlio, gli dà il proprio nome. In questo
senso Gesù è discendente di Davide.
Ma dietro a questa paternità putativa di Giuseppe, si nasconde il mistero, la vera natura di Gesù, figlio di Maria
vergine, figlio di Dio.

C'è un altro aspetto singolare: sia il profeta Isaia che l'evangelista Matteo, riferiscono i nomi assegnati a questo
bambino. Dice Isaia: «Si chiamerà Emanuele»; dice Matteo: «Lo chiamerai Gesù».
In quei tempi si dava molta importanza al significato dei nomi di persona, si cercavano per i bambini dei nomi pieni
di allusioni. Non come capita qualche volta oggi che li si chiama Foffo, Cecè o Lulù, bei nomi per i bambini, che vanno
tanto bene anche per i cagnolini. Emanuele e Gesù erano nomi pieni di significato.
 Emanuele, in ebraico «Immanù El», abbiamo appreso dalla prima lettura, vuol dire «Dio con noi».
* E Gesù significa «Dio salva, Dio è salvezza». Se vogliamo, Salvatore. Con tutti i suoi derivati, magari un po' buffi,
che abbiamo saputo inventare noi, compreso Totò e Turiddu. Chi lo immaginerebbe? Sono forme italiane o meglio
dialettali del nome ebraico Gesù.

Immanù El e Gesù sono dunque nomi carichi di significato. Dicono che con quel Bambino Dio viene a stare con gli
uomini, e viene a realizzare un progetto di salvezza. Dio ci ama fino al punto di farsi uno di noi in Cristo. E attraverso
Cristo si rivela come Padre che ama i suoi figli e li vuole salvi presso di sé.
La vicenda terrena del Verbo incarnato si è conclusa - sappiamo - con la morte, risurrezione e ascesa al cielo di Gesù.
Ma non è venuta meno la presenza di «Dio con noi», in mezzo a noi.
 Anzitutto il Signore, purissimo spirito, vive tra noi con una presenza spirituale. Noi lo scorgiamo come in filigrana
nella poesia dei fiori, degli astri. Ricordiamo la poesiola: «Ovunque il guardo giro...». E lo scopriamo ancor più
presente nel profondo della coscienza.
 Ma sappiamo anche (Gesù lo ha detto ai suoi discepoli) che «dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in
mezzo a loro». Sono parole che valgono anche per noi, per le nostre riunioni, le nostre famiglie.
 Il Signore poi si rende presente con un massimo di presenza nella Messa:
ci convoca apposta perché lo possiamo incontrare. Lo troviamo anzitutto nelle sue parole, anche quelle del Vangelo:
lui ci ha detto «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno». Poi lo incontriamo con una presenza
speciale, mistica, nell'eucaristia, nella comunione.
* Non basta. Il Signore che ci convoca alla messa, poi ci invia, ci manda. Dice il sacerdote in nome del Signore:«La
messa è finita, andate!». La messa risulta così come il cuore della Chiesa, e come il cuore ha due movimenti: di flusso e
di riflusso, di diastole e sistole (come si insegna ai bambini nella scuola). Con la diastole il cuore si allarga, noi fedeli ci
raccogliamo in chiesa per il nostro incontro con il Signore. Poi con la sistole il cuore si restringe e noi, come il sangue
che irrora tutto l'organismo, siamo incoraggiati a uscire, a circolare nel mondo con la nostra fede rinnovata, e la nostra
volontà di bene rinsaldata.
Quello è il momento in cui portiamo Cristo agli altri. Convocati dal Signore, ci sentiamo da lui inviati in missione.
 E allora, incontriamo Gesù negli altri. Ricordiamo la parabola grandiosa del «Giudizio finale», Gesù che dice:
«Venite benedetti, perché avevo fame, sete, e mi avete dato da mangiare...». Ricordiamo lo stupore dei giusti: «Quando,
Signore, ti abbiamo veduto affamato...?», e la risposta sorprendente di Gesù: «Tutte le volte che lo avete fatto ai più
piccoli dei miei fratelli lo avete fatto a me». Così, Dio è con noi anche nelle nostre azioni.

Ora sappiamo un po' meglio chi è per noi questo Bambino che viene a trovarci a Natale. Sappiamo che Gesù, questo
misterioso Inquilino del piano di sopra, è con noi al nostro piano anche oggi, sotto varie forme e in vari modi. Allora
non resta che domandarci: e noi, chi siamo per lui? E siamo con lui? Davvero? In ogni occasione? Nel silenzio della
preghiera, nell'agitarsi dell'azione, nel nostro mescolarci ogni giorno con la gente?
Natale ci aiuti a vivere di più alla presenza consapevole del Signore Gesù, il Dio con noi.

Sappiamo dunque che Dio è Padre e ama le sue creature. Giunti ormai alla fine dell'Avvento, nel la PREGHIERA DEI
FEDELI chiediamogli che ci renda capaci di accogliere in modo degno il suo Figlio Gesù.

Preghiamo insieme e diciamo: Compi in noi, o Padre, il tuo progetto di salvezza.

* Preghiamo per la santa Chiesa di Dio. Perché continui a preparare la strada al Salvatore che viene, lo accolga con
grande fede e speranza, e sappia vedere sempre la luce oltre il buio della storia, preghiamo.
* Per il Papa, i vescovi, i sacerdoti, che hanno guidato i fedeli lungo il cammino dell'Avvento. Perché abbiano la
gioia di cogliere un risveglio della vita cristiana nelle comunità di fede, e una rinnovata disponibilità a irradiare il
Vangelo nel mondo, preghiamo.
* Per i responsabili delle nazioni. Devono porre alla base del loro impegno civile il valore primario della persona
umana, che Cristo è venuto a rivelare e promuovere. Perché sappiano far rifiorire nel tessuto sociale la giustizia, la
solidarietà e la pace, preghiamo.
* Perle nostre famiglie. Perché Maria, prescelta da Gesù come madre, faccia fiorire in esse il rispetto per la vita, la
stima per la maternità, e renda saldo
il vincolo matrimoniale, preghiamo.
* Per gli uomini che si lasciano facilmente affascinare dai beni materia/i. Le cose della terra sovente fanno velo ai
valori dello spirito. Perché tutti imparino a cercare la pace e la felicità in Dio, aderendo al suo progetto di salvezza che
si realizza in Cristo, preghiamo.
* Per la nostra comunità (parrocchiale). Perché anche noi, come Maria, rispondiamo con un s'i generoso, libero e
responsabile, a Dio che ci chiama a collaborare con lui, preghiamo.

O DIO NOSTRO PADRE, tu ami gli uomini tue creature, e doni loro Gesù, Verbo incarnato, come fratello e
salvatore. Col ma la nostra attesa della sua venuta con il desiderio del bene, perché sappiamo incontrare Cristo nella
preghiera, nell'Eucaristia e nella vita di ogni giorno. Telo chiediamo per lo stesso Cristo nostro Signore.