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I domenica di Quaresima

IL MISTERO DEL PECCATO

Letture: Genesi 2, 7-9; 3, 1-7 Romani 5, 12-19 Matteo 4, 1-11

« Perdonaci Signore: abbiamo peccato. Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto ».
Con queste parole del salmo responsoriale, la liturgia ci ha introdotti oggi nel clima spirituale della
Quaresima. Un cambiamento assai brusco! Siamo giunti a questo punto dell'anno liturgico meditando, per lo
piú, « i misteri gaudiosi » del cristianesimo: l'attesa, la nascita e l'infanzia di Gesú; poi, dopo l'Epifania, i
primi passi del suo ministero pubblico. Noi eravamo invitati ad ascoltare con gioia le parole che uscivano
dalla sua bocca. Ma ora tutto cambia. Scende come un velo oscuro. Iniziano « i misteri dolorosi ». Gesú va
nel deserto, è tentato, affronta la contraddizione. Si sente che c'è una potenza oscura nel mondo con cui egli
dovrà lottare. L'episodio delle tentazioni è il primo atto di un dramma che si annuncia duro e cruento. Alla
fine delle tentazioni, Satana « lo lasciò »; ma - aggiunge l'evangelista Luca - « per ritornare al tempo fissato »
(Lc. 4, 12). Si rifarà vivo infatti piú tardi, quando anziché sul pinnacolo del tempio lo porterà sul pinnacolo
della croce e gli dirà: « Se sei figlio di Dio scendi dalla croce » (Mt. 27, 46).
Ci troviamo, dunque, a rivivere la grande svolta della vita di Gesú e in questa svolta la liturgia colloca una
meditazione sul peccato. Perché? Perché senza aver preso atto dell'esistenza del peccato nel mondo, della sua
insondabile profondità, non capiremmo nulla di ciò che segue nel Vangelo. Dolore, passione e morte di
Cristo: tutto questo è la risposta di Dio al peccato dell'uomo; e il « sí » del secondo Adamo che raddrizza il «
no » del primo Adamo. Diversamente, tutto apparirebbe un'inutile crudeltà. Non possiamo rimandare, perciò,
piú oltre il momento di guardare in faccia questa realtà del male, anche se ci fa paura.

Le letture bibliche ci hanno offerto una sapiente písta di riflessione. In tre quadri, c'è tutta la storia della
salvezza, tutta la nostra storia: creazione - peccato - redenzione. In tutti e tre, gli stessi personaggi: Dio,
l'uomo, Satana. La prima e la terza lettura si corrispondono perfettamente, secondo lo schema di un
parallelismo antítetico: là, un giardino ameno, fresco, rigoglioso, in cui tutto parla di felicità e di piacere; qui,
un deserto senz'acqua, senza viveri: uno scenario selvaggio e allucinante; là un uomo, Adamo, è messo alla
prova, la sua libertà si inalbera e risponde «no» a Dio, dando ascolto al diavolo; qui un altro uomo, Gesú
Cristo, è messo alla prova ma resiste a Satana e dice « sí » a Dio.
Nella lettura intermedia, san Paolo riflette su questi due eventi e ci offre la sua insuperabile sintesi. « Come
per il peccato di uno solo (Adamo) si è riversata su tutti gli uomini la condanna, cosí anche per l'opera di
giustizia di uno solo (Cristo) si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita. Similmente, come per
la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, cosí anche per l'obbedienza di uno solo tutti
saranno costituiti giusti ». A ciò che sapevamo dalle due letture, Paolo aggiunge dunque qualcosa di
importante e di nuovo: Adamo non è caduto solo per se stesso; Cristo non ha vinto solo per se stesso. La
disobbedienza dell'uno ha coinvolto tutti nella colpa, l'obbedienza dell'altro coinvolge tutti nella grazia.
L'uomo si trova oggi tra questi due poli di attrazione; si trova a scegliere tra due solidarietà: o con Adamo, o
con Cristo; o con il peccato, o con la salvezza. La prima si consuma in un giardino di delizie, tra l'euforia e il
piacere, ma fa ritrovare subito dopo in mezzo a « spine e triboli ». La seconda - la salvezza - si opera nel
deserto, cioè nella fatica e nella sofferenza, ma cì introduce nel giardino della gioia, dove gli angeli vengono a
servire il vincitore.
La liturgia non ci chiama, dunque, a riflettere SLI cose ed eventi lontani, estranei a noi, ma su cose che ci
toccano nell’intimo, cose che rispondono al perché che è al fondo di tutti gli altri perché della nostra
esistenza.

Il peccato dunque: guardiamolo ormai da vicino questo « male oscuro » della nostra vita. Esso dilaga
intorno a noi. Attraverso il varco apertogli da Adamo - dice Paolo -, esso si è riversato nel mondo, come
un'orda barbarica che attraverso un passo strategico invade una pianura o un paese e vi si insedia, riducendo in
schiavitù gli abitanti che lo occupavano. Solo che il peccato non si insedia accanto, ma dentro di noi. « lo so
infatti - è la confessione di san Paolo - che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio
del bene, ma non la - capacità di attuarlo; infatti. io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio.
Ora, se faccio quello che non voglio, non sono .1 . farlo ma il peccato che abita in me. Io trovo dunque in me
questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me » (Rom. 7, 18-21). Il peccato si è insediato
come un parassita sulla nostra libertà; come un tumore, consuma le nostre energie, si ingrossa a nostre spese e
ci distrugge. All'uomo non rimane che gemere come David: « Pietà di me, o Dio, cancella il mio peccato... »;
o sospirare con Paolo: «Chi mi libererà da questo corpo di morte? » (Rom. 7, 24).
Alla, domanda: perché tutto questo?, il cristiano, dal catechismo, ha imparato a rispondere con una parola: il
peccato originale. Il peccato di Adamo si è trasmesso a noi con la nascita e, insieme con esso, la
concupiscenza e il disordine che ci trascinano al male. Questo è vero, ma va profondamente integrato. Noi
non pecchiamo solo perché un altro ha peccato prima di noi (anche la Scrittura dice che Dio non punisce nei
figli il peccato dei padri: Ez. 18, 20); pecchiamo anche liberamente, imitando per conto nostro Adamo. Questi
ha inaugurato una situazione di peccato con la quale noi solidarizziamo. Giovanni parla di un « peccato del
mondo » e Paolo di una potenza personificata: il Peccato-morte. Ogni uomo aggiunge del suo a questa specie
di fondo comune che ha ereditato e che ' a sua volta, trasmette ai posteri. E' come un'enorme valanga, di cui il
peccato di Adamo fu come il primo pugno di neve a mettersi in moto, ma con cui ogni altra neve incontrata sul
cammino fa massa.
Peccando, ognuno di noi contagia e inquina, in certo senso, l'ambiente morale dell'umanità, corrode dei
valori, crea dei condizionamenti, rendendo così sempre più forte la « legge di peccato » che domina nel
mondo. Si può dire: io sono per quelli che vengono dopo di me ciò che Adamo è stato per me: io sono Adamo;
io posso condizionare il futuro, far sí che gli uomini siano piú schiavi o più liberi dopo di me e intorno a me.
Questa massa di male e di negatività non raggiunge l'uomo solo per il tramite della generazione, quando
nasce, ma da ogni parte, lungo infiniti canali e tentacoli: costumi e leggi ingiustí, mentalità depravata,
strutture e situazioni di oppressione. Anche i pensieri cattivi inquinano l'aria! Quello che un grande scrittore
moderno - ateo - ha chiamato « la peste » (A. Camus), noi cristiani lo chiamiamo il peccato.
Questo è il vero peccato originale. Cristo nel Battesimo l'ha vinto alla radice e ci ha messi in condizione di
lottare e di vincere contro di esso. Ma esso è ancora lí con tutte le sue conseguenze e i suoi richiami. Le
tentazioni della vita partono da questo fondo tenebroso che è dentro di noi. Solo nel caso di Gesú esse
venivano solamente dall'esterno: dagli altri uomini e da Satana.

Oggi dobbiamo andare in fondo a questa comprensione del peccato, senza distogliere lo sguardo;
lasciare al seguito della Quaresima e al resto dell'anno di dirci come fare a vincere il peccato, a liberarci
da esso e porci invece la domanda decisiva che non ci poniamo mai: ma che cos'è in realtà il peccato? Perché
Dio lo detesta, al punto da sacrificare il figlio per toglierlo dal mondo? Che male ci fa il peccato?
Non è facile dirlo all'uomo d'oggi che è abituato dai mass-media - cinema in testa - a vezzeggiarlo, ad
ammiccare ad esso con tenerezza e malizia: « peccati carnali », « peccato veniale », « malizia »: sono
altrettanti titoli recenti di film.
Il peccato è, nella sua intenzione profonda, un tentativo di uccidere Dio, di negarlo come Dio, per porre se
stessi al suo posto, come valore assoluto. « Diventerete come Dio »: sussurrò il serpente. Voler essere come
Dio, cioè senza nessuno al di sopra di sé cui obbedire, essere padrone assoluto del proprio destino e della
propria libertà: ecco l'intenzione nascosta nel peccato. Nascosta al nostro spirito, ma non a Dio. Egli l'ha anzi
ripetutamente denunciata: « Tu hai pensato: - mi farò uguale all'Altissimo -. E invece sei stato precipitato
negli inferi, nelle profondità dell'abisso! » (Is. 14, 14-15); Che cos'hai che non hai ricevuto da me, compresa la
tua libertà? E se l'hai ricevuto perché te ne glori e te ne servi contro di me, come se non l'avessi ricevuto? (cf.
1 Cor. 4, 7). Ecco perché Dio deve reagire al peccato: esso è la menzogna per essenza; lasciarlo correre
significherebbe per Dio rinnegarsi.

Ma è solo Dio che il peccato offende e minaccia, o non è anche l'uomo? E' soprattutto l'uomo. L'uomo non
può esistere fuori di questo rapporto con Dio che lo sorregge nella vita e nell'essere; ribellarsi significa
volgersi alla inesistenza, votarsi al non senso. Il peccato è ripiegamento su sé stessi, cioè sul nulla; è
smarrimento: « Quelli che ti abbandonano si smarriscono » (Ger. 17, 13). Smarrimento, fallimento: è la parola
chiave della Scrittura per capire il peccato. Fallimento radicale. Un uomo può fallire infatti come sposo,
come padre,. come uomo d'affari, come politico, come madre, se è una donna: c'è sempre una possibilità di
rivalsa. Col peccato si fallisce come creatura, senza appello.

Dopo queste considerazioni, possiamo accostarci col pensiero a Cristo che nel deserto inizia la sua lotta
contro il peccato e contro Satana che ne è l'istigatore e capire davvero cosa sta facendo. Egli sta creando per
noi uomini una possibilità nuova: quella di vincere il peccato. Egli è l'antitesi di Adamo. Lui, uomo, voleva
essere come Dio; Cristo, « pur essendo di natura divina. non considerò un tesoro geloso questo suo essere
uguale a Dio, ma spogliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte » (Fil. 2, 6 ss.).
La tentazione dell'Eden non è cessata; è tuttora in atto nella storia. Sono molti i serpenti che sussurrano
ancora all'uomo: che fai? Perché non ti affranchi da questi tuoi legami religiosi? Non sai cosa ti aspetta?
Sarai libero, autonomo, come Dio! Il dialogo del paradiso terrestre è sempre in atto, dunque, sulla terra. Gesú
è venuto perché noi possiamo dare ad esso un esito diverso: quello che egli stesso gli ha dato nel deserto delle
tentazioni.

SECONDO SCHEMA

Cristo ha vinto il demonio


I domenica di Quaresima
Genesi2,7-9;3. 1-7; RomaniS, 12-19;Matteo4, 1-11

Con la prima domenica di Quaresima, inizia per la Chiesa uno dei cosiddetti «tempi forti» dell'anno. «For te» perché
grande è il mistero che vi viene ricordato, la morte-risurrezione di Cristo; «forte» anche per l’impegno maggiore che è
richiesto a ogni credente nella sua lotta contro il male e nella sua solidarietà con ii bisognosi.
Credo che anche chi non si professa credente, ma
alla ricerca di verità per la sua vita, troverà bello e salutare il fatto che ci sia un tempo nell'anno in cui siamo invitati a
entrare più decisamente in lotta contro il male e la menzogna. Per così dire, a disintossicarci. A fare un p0' di verità dentro di
noi e mettere ordine nella nostra vita.
Vorrei fare di questo tempo l'occasione per approfondire la nostra conoscenza della persona di Gesù. Finora abbiamo dato
la precedenza ai problemi esistenziali dell'uomo: il dolore, la povertà, la famiglia. Gesù ci forniva ogni volta la sua parola
illuminatrice sui vari problemi, però non era lui il centro del discorso. Ora vorremmo che fosse lui stesso l'oggetto primario
del nostro interesse. Non abbiate pero' timore. Anche parlando di Gesù, non ci allontaneremo dal terreno concreto della vita
seguito fin qui, perché di lui ci interesserà' non tanto quello che egli «e'» in se' e in astratto, quanto quello che egli «e'» e
«fa» per noi.
Il vangelo di questa prima domenica ci permette di toccare un primo punto importante in questo senso. Gesù è colui che
libera l'umanità dalle potenze demoniache, dall'angoscia e dalla paura del demonio.

 Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo

Con queste parole inizia l'episodio delle tentazioni di Gesù nel deserto. Sono posti in forte rilievo, all'inizio e alla fine
della frase, i due protagonisti della vicenda: Gesù - il diavolo. Il demonio, il Satanismo e altri fenomeni connessi sono oggi
di grande attualità', e inquietano non poco la nostra società. II nostro mondo tecnologico e industrializzato pullula di maghi,
stregoni di città', occultismo, Spiritismo, dicitori di oroscopi, venditori di fatture, di amuleti, nonché' di Sette sataniche vere
e proprie. Scacciato dalla porta, il diavolo è rientrato dalla finestra. Cioè, Scacciato dalla fede, è rientrato con la
superstizione.
Poniamoci alcune domande su questo Soggetto. Primo: esiste il demonio? Cioè, la parola demonio indica davvero una
qualche realtà personale, dotata di intelligenza e volontà, o è semplicemente un simbolo, un modo di dire per indicare la
somma del male morale del mondo, l'inconscio collettivo, l'alienazione collettiva e via dicendo?
Molti, tra gli intellettuali, non credono nel demonio inteso nel primo senso. Pero' si deve notare che grandi Scrittori e
pensatori, come Goethe, Dostoevskij hanno preso assai sul seno l'esistenza di Satana. Baudelaire, che non era certo uno
stinco di Santo, ha detto che «la più grande astuzia del demonio è far credere che egli non esiste». All'indomani della
seconda guerra mondiale un pensatore tedesco ha scritto: «Abbiamo visto uomini e interi gruppi sedotti e guidati da potenze
abissali; abbiamo osservato uno spirito estraneo trasformare le persone, spingerle a crudeltà', ebbrezze di p0-tere, come se
una mano invisibile porgesse un calice di frenesia e lo passasse di popolo in popolo fino a fare impazzire le nazioni. lo dico
che ne abhiamo visto troppe perché si possa ancora dubitare che il demonio esiste» (H. Thielicke).
Nel vangelo si paria in lungo e in largo di liberazione di indemoniati. Ma la prova principale dell'esistenza del demonio
non è qui, perché nell'interpretare questi fatti possono senz'altro aver influito, a volte, le credenze antiche sull'origine di
certe malattie. L'epilessia, per esempio, contrariamente a quanto si pensava nell’antichità', non ha nulla a che vedere con il
demonio; e'
una malattia come le altre che oggi, tra l'altro, si riesce a curare o almeno a tenere sotto controllo.
No, la prova vera non e negli ossessi, ma nei santi.
In essi satana è costretto a venire allo scoperto, a mettersi «contro luce». Gesù che è tentato nel deserto dal demonio,
questa è la prova. La prova sono anche i tanti
Santi che hanno lottato nella vita a corpo a corpo con ii principe delle tenebre. Essi non sono dei «Don Chisciotte» che
hanno lottato contro mulini a vento. Al contrario, erano uomini molto concreti e dalla psicologia sanissima. San Francesco
d'Assisi una volta confido' a un compagno: «Se i frati sapessero quante e quali tribolazioni io ricevo dai demoni, non ce ne
sarebbe uno che non si metterebbe a piangere per me».
Perché allora tanti trovano assurdo credere nel demonio? lo, una mia Spiegazione a' riguardo ce l'avrei. E perché essi si
basano sui libri, passano la vita nelle biblioteche o a tavolino, mentre a' demonio non interessano i libri, ma le persone,
specialmente appunto quelle che decidono di fare sul seno con Dio, i santi. Cosa può saperne su satana chi non ha mai avuto
a che fare con la realtà di Satana, ma solo con la sua idea, cioè con le tradizioni culturali, religiose, etnologiche su satana?
Costoro trattano di solito questo argomento con grande sicurezza e superiorità', liquidando tutto come «oscurantismo
medievale». Ma è una falsa sicurezza. Come chi si vantasse di non aver alcuna paura del leo ne, adducendo come prova il
fatto che lo ha visto tante volte dipinto o in fotografia è non si è mai Spaventato. D'altra parte, è del tutto normale e coerente
che non creda nel diavolo, chi non crede in Dio. Sarebbe addirittura tragico se qualcuno che non crede in Dio credesse nel
diavolo.
Seconda domanda: cosa ha da dirci la fede cristiana circa il demonio? La cosa più importante non è che il demonio esiste,
ma che Cristo ha vinto il demonio. Un passo della Scrittura dice:

 Gesù è venuto per ridurre all'impotenza mediante la sua morte colui che della morte ha i potere, cioè il diavolo, e
liberare cosi quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù' per tuffa la vita (Ebrei2, 14-15).

A rigore di termini, neppure è giusto dire che noi crediamo «nel» demonio, poiché «credere» significa aver fiducia,
affidarsi e noi non abbiamo certo fiducia in lui. Crediamo «il» demonio, la sua esistenza, non cre-diamo «nel» demonio.
Cristo e il demonio non sono per i cristiani due principi uguali e contrari, come in certe religioni dualistiche. Gesù è l'unico
Signore; satana non è che una creatura «andata a male». Se gli
concesso potere sugli uomini, è perché gli uomini abbiano la possibilità di fare in libertà una scelta di campo e anche
perché «non montino in superbia» credendosi autosufficienti, senza bisogno di alcun Redentore.
Satana è «quella potenza che sempre vuole il male e, a suo malgrado, opera il bene» (Goethe). Serve infatti a castigare i
cattivi e a purificare i buoni. «Il vecchio satana è matto - dice un canto spiritual negro -. Ha sparato un colpo per distruggere
la mia anima, ma ha sbagliato mira e ha distrutto invece il mio peccato». Crede di staccare una persona da Dio, invece,
molte volte, stacca il peccato da quella persona.
lo stesso, se mi sono deciso a trattare di questo argomento, non è stato per lanciare allarmi o alimentare timori, ma per
diffondere piuttosto fiducia e sicurezza. Con Cristo non abbiamo nulla da temere. Niente e nessuno pu6 farci del male, se
noi stessi non lo vogliamo. Satana, diceva un antico padre della Chiesa, dopo la venuta di Cristo, è come un cane legato
sull'aia: può latrare e avventarsi quanto vuole; ma se non siamo noi ad andargli vicino, non può mordere.
Infine, una terza domanda: come regolarsi nella pratica, in un campo come questo, in cui regna tanta confusione e
faciloneria? Mi faccio portavoce, a questo punto, della saggezza della Chiesa. Questa è una materia delicata in cui è facile
illudersi e confondersi. Ci si illude quando si attribuisce direttamente a' demonio ogni nostro sbaglio, senza prendere sul
seno le nostre responsabilità' e senza affrontare la radice di male che è in noi. si imita Eva: «La colpa è stata del serpente!».
Ci si confonde quando si comincia ad attribuire al demonio ogni genere di fenomeni e disturbi morali o fisici, vedendolo in
atto dappertutto.
Un sano discernimento degli spiriti deve servire anche a non farci del demonio delle rappresentazioni gros solane e
materialistiche che la sana coscienza moderna non potrebbe, e a ragione, che rifiutare. lo stesso devo dirvi che dubito della
quasi totalità' dei casi di possessione diabolica che finiscono sui giornali. Satana è molto più «discreto» e ama l'anonimato. I
veri casi in cui ci si trova sul seno in sua presenza sono spesso quelli che restano nascosti, sono le battaglie sotterranee. La
sua astuzia è duplice: o far credere che non esiste, o far credere che è dappertutto. Nella maggioranza dei casi si tratta di
«infestazione» più che di «possessione» diabolica, cioè di disturbi indotti dall'esterno, non di dominio sull'anima della
persona.
Niente esorcismi facili dunque. E soprattutto niente esorcismi fasulli. Gesù ha detto che i demoni «non si scacciano se non
con la preghiera e il digiuno» e il mondo è pieno oggi di gente che crede di scacciarli per pro fessione, per speciali poteri di
cui disporrebbero. Naturalmente, dietro lauti compensi. A volte si possono ottenere per questa via dei benefici momentanei.
Satana, se si tratta di lui, e capace perfino di allontanarsi, far finta di arrendersi, per ingannare. Se riesce a far credere che c'è
qualcuno, al di fuori di Cristo, che lo pu6 dominare, ha già ottenuto un risultato importantissimo.
Questo non vuol dire che non ci si debba prendere cura delle tante persone che soffrono di disturbi in questo campo, o per
incauti contatti con il mondo delle tenebre, o per cattiveria altrui, specie dopo che si sono tentati invano tutti i rimedi della
medicina e della psichiatria. Ma questo non può essere lasciato all’iniziativa dei singoli. Tutti possono certamente pregare
Dio (come facciamo di fatto nel Padre nostro) perché ci liberi «dal maligno». Ma solo sacerdoti incaricati da' vescovo
hanno, nella Chiesa cattolica, la potestà' di operare veri e propri esorcismi. lo ho grande rispetto per chi si dedica con serietà
a questo ministero di misericordia, perché immagino quanto esso possa essere duro.
Devo accennare, prima di concludere, a un triste fenomeno di cui i genitori devono essere a conoscenza. In certe scuole,
specie nelle grandi città', o per gioco o per voglia di trasgressione, i ragazzi sono iniziati da qualche compagno più
spregiudicato a pratiche e riti torbidi, a stipulare patti cosiddetti satanici. Molti stanno a' gioco solo per non passare da
paurosi. Il risultato è che i ragazzi escono spesso da queste esperienze traumatizzati, pieni di terrori, specie notturni, grave-
mente danneggiati nel loro equilibrio e nella loro stessa resa scolastica.
Se da qualche comportamento strano, sospettate che una cosa del genere possa essere capitata a vostro figlio, non
drammatizzate. Cercate piuttosto di farlo parlare. Se ne parla, ha Spezzato il ricatto di cui era vittima. Tranquillizzatelo,
dicendogli che Gesù lo ama, che ha già perdonato la sua inesperienza, e non permetterà' mai che qualcuno possa fargli del
male, se lui non lo vuole. Se questo rientra nelle vostre e nelle sue convinzioni, invitatelo a pregare e ad accostarsi al sacra -
mento della riconciliazione.
Ma ripeto, non dobbiamo avere paura. Gesù nel de serto si è liberato di satana per liberarci da satana! E la gioiosa notizia
con cui iniziamo il nostro ciclo di riflessione sulla persona di Gesù. Nell'imminenza della sua Passione Cristo disse: «Ora il
principe di questo mondo è cacciato fuori e io, una volta elevato sulla cr0-ce attirer6 tutti a me!».