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Sirene bitonali

I mezzi di soccorso rispettano la legge?

L UIGI M ANINCHEDDA
Politecnico di Milano
Misure Meccaniche e Termiche ING-IND/12
a.a 2017/2018

Milano. Ora di punta. Traffico. Ambulanza. Combinazione quoti-


diana per un automobilista milanese imbottigliato nel traffico. In città
non è difficile imbattersi in un mezzo di soccorso, doversi fare da parte
e lasciare lo spazio a chi ha più bisogno di noi. Talvolta riconosciamo
le sirene anche dall’interno degli edifici: abitando nelle vicinanze di
una strada trafficata e sentendo decine di questi mezzi ogni giorno, mi
sono chiesto se le sirene siano normate da leggi ben precise oppure i
suoni emessi siano lasciati al libero arbitrio dei costruttori.
Nel seguente approfondimento, dopo aver illustrato la normativa vi-
gente sulle sirene dei mezzi di soccorso, presento dei segnali reali per
capire se essi seguano o meno le direttive ministeriali.

Introduzione
Lo scopo di questo approfondimento è quello di capire se le frequenze
emesse dalle sirene dei mezzi di soccorso (ambulanze e VVF) siano conformi
al Decreto Ministeriale 17/10/1980 (G.U. n. 310 del 12/11/1980). Per prima
cosa verrà analizzato il decreto e creato un file audio a norma di legge
da confrontare con i segnali reali provenienti dai mezzi di soccorso. In
particolare l’analisi sarà focalizzata sulle frequenze emesse e non tanto sulle
potenze dei segnali, in quanto per verificare queste ultime è necessario
effettuare prove dirette con strumenti adeguati. L’analisi in frequenza è
invece semplice da implementare disponendo di file audio registrati e di un
programma di calcolo adeguato.

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Il Decreto Ministeriale
Il Ministero dei Trasporti emana il Decreto Ministeriale 17/10/1980
(G.U. n. 310 del 12/11/1980) intitolato Modifche sperimentali delle caratteristi-
che acustiche dei dispositivi supplementari di allarme da applicare ad autoveicoli
e motoveicoli adibiti a servizi antincendi e ad autoambulanze con lo scopo di
dare direttive per quanto riguarda i dispositivi acustici applicati ai veicoli di
soccorso.
Nel decreto, non riportato in versione integrale, si fa riferimento alla possi-
bilità di dotare di dispositivi di allarme i veicoli di soccorso e a come questi
dispositivi debbano essere costruiti. L’articolo 2) fornisce le direttive tecni-
che per la costruzione dell’apparato di allarme relativamente alla potenza,
alle frequenze e alla composizione del ciclo acustico. Per l’analisi che si
vuole compiere, vengono riportati i punti salienti dai quali è necessario
partire:
• Emissione di due suoni di frequenza rispettivamente pari a 392 Hz
(Sol naturale) e 660 Hz (Mi naturale) Sui valori citati è consentita una
tolleranza in più o in meno del 5%;
• Un ciclo acustico completo comprende:
un suono a 392 Hz per la durata di 1/3 della durata totale del ciclo,
un suono a 660 Hz per la durata di 1/18 della durata totale del ciclo,
un suono a 392 Hz per la durata di 1/18 della durata totale del ciclo,
un suono a 660 Hz per la durata di 1/18 della durata totale del ciclo,
un suono a 392 Hz per la durata di 1/3 della durata totale del ciclo,
un suono a 660 Hz per la durata di 1/18 della durata totale del ciclo,
un suono a 392 Hz per la durata di 1/18 della durata totale del ciclo,
un suono a 660 Hz per la durata di 1/18 della durata totale del ciclo.
Sulle frazioni di tempo succitate è ammessa una tolleranza in più o in
meno del 5%.
I suoni devono susseguirsi senza interruzioni apprezzabili e senza
sovrapposizioni. La durata totale del ciclo completo sopradescritto
deve essere di 3 sec. ± 0,5 sec.

Il segnale ideale
Prima di passare all’analisi dei segnali provenienti da veri mezzi di
soccorso, è necessario cercare di capire come effettivamente appaia il segnale
descritto nel decreto.
Per creare la sinusoide rappresentante il segnale viene utilizzato uno script
MatLab:

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Nel codice sono presenti le due frequenze nominate nel decreto e,
attraverso la combinazione di vari cicli for, viene creata una sinusoide a
frequenza variabile nel periodo come descritto nell’articolo 2). Si nota che la
frequenza di campionamento scelta è molto elevata rispetto alle frequenze
del segnale, seppur non strettamente necessario. La scelta è un adegua-
mento alla frequenza di campionamento dei segnali reali provenienti dai
registratori, che sono campionati a 44100 Hz in maniera tale da evitare feno-
meni di aliasing durante la registrazione, assicurando un suono non distorto
udibile dall’orecchio umano (che sente circa fino a 20000 Hz).
Dopo aver creato il segnale, esso viene caricato in un file .wav pronto per
essere analizzato nel dominio del tempo e nel dominio delle frequenze.
L’analisi viene effettuata mediante una Virtual Interface implementata in
LabView, qui riportata:

Il risultato di questa analisi per il segnale ideale è il seguente:

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Come ci si aspetta, si vedono le frequenze a 392Hz e a 660Hz, che
corrispondono ad un SOL4 e ad un MI5 nella scala delle note musicali,
proprie del segnale ideale. Sia nel dominio in frequenza che in quello del
tempo è stata ridotta la scala delle ascisse per permettere la visualizzazione
dei risultati. In particolare, nel dominio delle frequenze la massima frequen-
za visibile è 22050Hz, pari alla metà della frequenza di campionamento
(44100Hz) per il teorema di Nyquist-Shannon.
Nell’analisi è stata omessa la parte riguardante i filtri dato che, essendo
il segnale preconfezionato, è già noto il comportamento dello spettro in
frequenza.

L’Ambulanza
Il primo segnale reale analizzato è il suono di un’ambulanza. Si tratta
anche in questo caso di un file .wav inerito e analizzato dal programma
LabView. Prima di fare delle considerazioni sul segnale è utile visualizzare il
risultato dell’analisi:

Risulta difficile valutarne le caratteristiche immediatamente: il segnale


nel tempo è troppo compatto per riconoscere un andamento armonico,
mentre le linee dello spettro sembrano non avere un andamento regolare
o prendere posizione in frequenze specifiche. Ricordando che si stanno
cercando le frequenze citate nella legge, è utile ridurre l’area di analisi in
frequenza ad un intervallo più ristretto, trascurando tutte le armoniche di
frequenza più alta ma con ampiezza irrilevante. Nelle figura seguente è
riportata l’area con le armoniche di maggiore interesse:

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In questo spettro si distinguono nove diverse armoniche:

• 396 Hz (372.40 Hz < SOL 4 = 392.00 Hz < 411.60 Hz)


• 665 Hz (626.05 Hz < MI 5 = 659.00 Hz < 691.95 Hz)
• 792 Hz (744.80 Hz < SOL 5 = 784.00 Hz < 823.20 Hz)
• 1187 Hz (1116.30 Hz < RE 6 = 1175.00 Hz < 1233.80 Hz)
• 1334 Hz (1253.00 Hz < MI 6 = 1319.00 Hz < 1385.00 Hz)
• 1584 Hz (1489.60 Hz < SOL 6 = 1568.00 Hz < 1646.40 Hz)
• 1979 Hz (1877.20 Hz < SI 6 = 1976.00 Hz < 2074.80 Hz)
• 2376 Hz (2231.60 Hz < RE 7 = 2349.00 Hz < 2466.40 Hz)
• 2668 Hz (2505.20 Hz < MI 7 = 2637.00 Hz < 2768.80 Hz)

Nell’elenco vengono riportate tra parentesi le note musicali alle quali


le frequenze registrate si riferiscono. Tutte le frequenze rientrano in un
range del 5% rispetto alle frequenze proprie delle note, per cui un aspetto
della legge viene qui verificato. Resta da capire se tutte le frequenze ricavate
dallo spettro abbiano un senso e, se questo senso esiste, il perché della loro
presenza.
La domanda sorge spontanea: riconosco nelle prime due armoniche dello
spettro i valori di cui parla la legge, il SOL4 e il MI5, perché allora sono
presenti anche altre frequenze?
Per rispondere è necessario capire come l’orecchio umano percepisce i suoni
e quali suoni, combinati tra loro, riescono a dare enfasi al messaggio che si
vuole trasmettere.
Soffermandosi prima sulle singole note, si osserva che la stessa nota viene
ripetuta in ottave successive, quindi a frequenze diverse, l’una il doppio
della precedente. Questo meccanismo viene attuato per enfatizzare una
nota senza forzare una singola frequenza: prendendo il caso del SOL, è
possibile dare tutta la potenza alla singola frequenza di 392 Hz, andando a
sforzare inutilmente il sistema su una singola armonica, oppure è possibile
suddividere la stessa potenza, o addirittura usarne di più, su ottave diverse
della stessa nota, in maniera tale da far avvertire al destinatario lo stesso
suono. E’ evidente come la seconda opzione risulti la migliore e per questo
viene utilizzata per tutte le frequenze riconosciute nel sistema in analisi.
Data per assodata la presenza di SOL e MI in ottave differenti da quelle
proprie delle legge, resta da capire il perché della presenza delle note RE e SI.
Per fare ciò è ancora necessario inoltrarsi nella teoria musicale, in particolare
nel concetto di accordo.
Nella teoria musicale, un accordo è la contemporaneità di tre o più suoni
aventi un ampiezza definita. La branca della scienza musicale che si occupa

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dello sviluppo dei suoni e degli accordi è l’armonia. Secondo tale scienza,
alcune note, se suonate simultaneamente, sono in grado di valorizzare un
certo suono, rendendolo maggiormente udibile all’orecchio umano. Ogni
nota ha il proprio accordo in diverse tonalità.
Nel caso in analisi, la nota che va enfatizzata è quella che più deve essere
presente nel suono della sirena, ovvero il SOL. Secondo l’armonia musicale,
l’accordo di SOL maggiore è composto dalle note SOL, SI, RE; si utilizza il
SOL maggiore e non il minore in quanto, sempre per la suddetta teoria, le
tonalità maggiori hanno un timbro più allegro e positivo, mentre le tonalità
minori evocherebbero una sensazione di tristezza e malinconia. Per cui
le note SI e RE presenti nel suono della sirena, non sono altro che le altre
componenti dell’accordo di SOL.

I Vigili del Fuoco


Lo stesso procedimento utilizzato per analizzare il segnale dell’ambu-
lanza, può essere ripetuto per l’altro mezzo di soccorso normato dal decreto:
quello dei Vigili del Fuoco.
Il segnale, analizzato sempre con il programma LabView, si presenta in
questo modo:

Anche in questo caso, ad un primo sguardo, entrambi i grafici sono


di difficile lettura. Nel dominio del tempo il segnale risulta illeggibile a
queste risoluzioni e nel dominio delle frequenze i vari picchi sono molto
ravvicinati, soprattutto alle frequenze più basse.
Per una visualizzazione migliore, concentrando l’attenzione sull’analisi in
frequenza, è possibile ridurre il campo di osservazione alle sole frequenze ri-
levanti, identificate in una fascia che va dai 350 Hz ai 2700 Hz, considerando
le frequenze successive non influenti nell’analisi del segnale.

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Anche in questo caso vengono identificate delle armoniche ben precise:

• 396 Hz (372.40 Hz < SOL 4 = 392.00 Hz < 411.60 Hz)


• 668 Hz (626.05 Hz < MI 5 = 659.00 Hz < 691.95 Hz)
• 792 Hz (744.80 Hz < SOL 5 = 784.00 Hz < 823.20 Hz)
• 1187 Hz (1116.30 Hz < RE 6 = 1175.00 Hz < 1233.80 Hz)
• 1334 Hz (1253.00 Hz < MI 6 = 1319.00 Hz < 1385.00 Hz)
• 1584 Hz (1489.60 Hz < SOL 6 = 1568.00 Hz < 1646.40 Hz)
• 1980 Hz (1877.20 Hz < SI 6 = 1976.00 Hz < 2074.80 Hz)
• 2375 Hz (2231.60 Hz < RE 7 = 2349.00 Hz < 2466.40 Hz)
• 2670 Hz (2505.20 Hz < MI 7 = 2637.00 Hz < 2768.80 Hz)

Si nota che le frequenze identificate in questo spettro sono pressoché


uguali a quelle dello spettro dell’ambulanza. Ciò non deve stupire, in quanto
il suono emesso dalle due sirene deve essere lo stesso, essendo entrambe
costruite seguendo le medesime direttive.
Tutte le considerazioni fatte per il suono emesso dall’ambulanza valgono
quindi anche in questo caso: la nota MI viene enfatizzata su più frequenze e
la nota SOL, oltre ad essere presente in più ottave, viene accompagnata da
SI e RE, in ottave diverse, per creare l’accordo di SOL maggiore.

Conclusione
Entrambi i segnali analizzati, che a primo impatto potevano sembrare
disordinati e privi di senso, si sono rivelati invece ben strutturati e tutte le
frequenze al loro interno hanno acquisito un significato ben preciso.
Ciò che rimane da chiarire è se il segnale, nella sua interezza, rispetti o meno
le prerogative della normativa vigente.
Per come si esprime la legge, le frequenze proprie di 392 Hz e 660 Hz sono
presenti entro il limite di errore del 5%. Ciò che potrebbe far discutere è la
presenza di tutte le altre armoniche che, pur avendo la funzione di rinforzare

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il suono delle armoniche principali, non sono menzionate dalla legge stessa.
La domanda che ci si può porre a questo punto è se la legge sia esaustiva
nei suoi contenuti o possa invece essere migliorata: sono sufficienti solo le
due frequenze fondamentali per creare un suono udibile in strada, oppure
sono necessarie altre armoniche per creare il suono perfetto?
Rispondere a questa domanda è complicato: se il produttore della sirena ha
deciso di implementare più frequenze nello stesso apparecchio sicuramente
avrà avuto delle motivazioni specifiche a favore del suo operato. Per avere
una risposta esaustiva bisognerebbe rivolgersi all’ente legiferante e capire
cosa intendesse al momento della stesura del decreto, poiché esso può
ammettere varie interpretazioni.
Ci si può però limitare a dire che, per avere un suono più potente e in grado
di essere sentito a distanza, non è possibile utilizzare solo le due frequenze
primitive, poiché l’ampiezza del segnale, per erogare una potenza sufficiente,
dovrebbe essere troppo elevata. Per aumentare la potenza del segnale è
possibile aggiungere armoniche a livelli di frequenza superiori (ottave più
alte) in maniera tale che aumenti il valore di RMS senza che vengano alterati
i suoni percepiti (un SOL4 e un SOL5, pur avendo frequenze una doppia
dell’altra, vengono percepiti sempre come stesso suono).
Questo ragionamento è quello poi applicato alle due sirene analizzate: esse
presentano le due frequenze primitive ma, per aumentare la potenza del
segnale, sono affiancate da un’altra serie di armoniche a frequenze più alte
che non distorcono il suono ma lo rendono solo più udibile.

Riferimenti bibliografici

• www.croceviola.org (segnali audio)


• J. J. Nattiez - Enciclopedia della musica II, Il sapere musicale - Torino,
Einaudi pp. 72-88.
• Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 310 del 12/11/1980
pagg. 9760-61
• E. O. Doublin - Strumenti e metodi di misure - McGraw Hill