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Politecnico di Bari

Corso di Laurea in Ingegneria Elettronica e delle


Telecomunicazioni

Appunti del modulo di


FONDAMENTI di TELECOMUNICAZIONI

Ciro Cafforio

Anno Accademico 2011-2012

CAPITOLO 1

Generalit sui sistemi di trasmissione


1.1. Problematiche poste da un sistema di telecomunicazioni.
Lobiettivo del corso quello di studiare, a un livello elementare, le tecniche che si possono usare per far arrivare ad un utente lontano linformazione che intendiamo trasmettergli,
ad un livello di accuratezza tale da renderla utilizzabile. Si consideri, ad esempio, il caso
del servizio telefonico: linformazione da trasmettere costituita dai suoni emessi dal parlatore. Tali suoni, cio le onde di pressione, devono essere trasformati da un opportuno
trasduttore (microfono) in segnali elettrici che poi possibile far propagare lungo un
opportuno mezzo trasmissivo, eventualmente dopo averli opportunamente amplificati. In
ricezione il segnale in arrivo viene ritrasformato, mediante un altro trasduttore (altoparlante), in onde di pressione intellegibili dallorecchio dellutente. Naturalmente la qualit del
suono riprodotto dipende dalla fedelt con cui operano i due trasduttori, ma di importanza
fondamentale anche il comportamento del mezzo trasmissivo interposto. In qualsiasi sistema di trasmissione il segnale ricevuto non mai esattamente identico a quello trasmesso:
sar sempre presente una certa degradazione.
Nel seguito si ipotizzer che il mezzo trasmissivo sia lineare, cio che per esso valga
il principio di sovrapposizione degli effetti e che le sue propriet non cambino col tempo,
o lo facciano lentamente. Un mezzo trasmissivo ideale caratterizzato da una funzione
di trasferimento con modulo costante e con fase lineare, almeno nella banda in cui sono
contenute tutte le componenti spettrali del segnale da trasmettere. Un tale mezzo ripropone
in uscita un segnale identico a quello immesso al terminale trasmittente, solo di ampiezza
ridotta (attenuato) e ritardato. In realt, nessun mezzo trasmissivo esattamente ideale:
il modulo della funzione di trasferimento non sar mai costante in banda ed anche la
caratteristica di fase sar ben lungi dallessere lineare con la frequenza. Di conseguenza il
segnale ricevuto risulter non solo attenuato e ritardato; sar sostanzialmente diverso da
quello trasmesso.
Idealmente, il ricevitore pu correggere gli effetti del mezzo non ideale, una volta che
gli siano noti, mediante un filtraggio inverso: si pu, cio equalizzare il canale. Basta
amplificare di pi le componenti che risultano pi attenuate e meno quelle che lo sono di
meno e tutto torna a posto!
Quando le cose sembrano andare a posto troppo bene bisogna sempre diffidare. Infatti,
la procedura descritta pu funzionare solo a patto che nessuna delle componenti spettrali
del segnale venga attenuata troppo. Se la funzione di trasferimento del mezzo che si vuole
equalizzare avesse uno zero di trasmissione in banda, il ricevitore dovrebbe provvedere
unamplificazione infinita a quella frequenza! E ci chiaramente impossibile.
3

1. GENERALIT SUI SISTEMI DI TRASMISSIONE

La realt ancora pi complicata: il segnale ricevuto costituito non solo da una copia
attenuata ed eventualmente distorta (distorsione spettrale e, quindi, lineare) di quello trasmesso, ma anche da altri segnali indesiderati (disturbi ) che gli si sovrappongono. Diverse
possono essere le cause di tali disturbi. Possono esserci delle interferenze provocate da altri
segnali che si propagano lungo il mezzo contemporaneamente al nostro; possono esserci dei
disturbi provocati da sistemi di natura diversa, ma che emettono radiazioni nellintervallo
di frequenze interessato (ad es. motori, impianti industriali e simili). Un disturbo che non
manca mai e che intrinseco in ogni sistema di trasmissione il rumore termico generato
sia nel mezzo trasmissivo, sia nelle apparecchiature.
In ogni caso, al segnale ricevuto sovrapposto del rumore ed esso sar caratterizzato, esattamente come il segnale, da un suo spettro. Lonnipresente rumore termico sar
distribuito su tutte le frequenze. Questo vuol dire che la procedura di equalizzazione gi
descritta diventa ancora pi delicata, in quanto non ci sar da fare i conti solo con lamplificazione infinita (o comunque molto alta). Bisogna tener conto della presenza del rumore
ed evitare di amplificare troppo quelle componenti del segnale che risultassero tanto attenuate da essere diventate di ampiezza paragonabile o addirittura inferiore alle componenti
del rumore. Inutile sarebbe la pretesa equalizzazione del segnale se poi al supposto segnale
indistorto risultasse sovrapposto un disturbo di ampiezza ben maggiore!
Compare in questo discorso una quantit che costituisce un parametro fondamentale
di tutti i sistemi di trasmissione: il rapporto segnale/rumore. Inteso in forma integrale,
come potenza di segnale su potenza di rumore, o come funzione della frequenza, come
rapporto tra le densit spettrali di potenza del segnale e del rumore, esso giocher un ruolo
fondamentale in tutte le successive considerazioni.
Risulta evidente, a questo punto, che in nessun caso il segnale ricevuto pu essere
esattamente uguale a quello trasmesso (si tenga presente che in nessun caso attenuazione e
ritardo vanno considerati come causa di differenze). Diventa necessario stabilire un limite
oltre il quale le prestazioni del sistema diventano inaccettabili. Tale limite non pu essere
unico, n univocamente determinato: ingegneristicamente si stabilisce in modo che lutente
sia ragionevolmente soddisfatto. Se il sistema funziona meglio nessuno si lagner, tranne
chi dovr pagare le spese, in quanto ovviamente prestazioni migliori si accompagnano a
costi maggiori. In tale situazione il dimensionamento viene fatto in modo che lutenza
sia soddisfatta, ma nulla di pi, tranne un sovradimensionamento dovuto esclusivamente
a motivi di affidabilit (qualcosa di molto simile ai coefficienti di sicurezza dellingegneria
civile).
Chi o cosa sia da intendersi per utente dipende dal particolare segnale che si sta considerando. Tornando allesempio del telefono, un livello di prestazione accettabile quello
che mediamente permette ad una preassegnata percentuale di utenti di effettuare una telefonata senza eccessivo fastidio. Ognuno di noi pu sperimentare che, anche in assenza
di parlato da parte del corrispondente, c sempre un certo fruscio nel ricevitore del microtelefono. Naturalmente il livello accettabile del disturbo varia in funzione della sua
natura: diverso leffetto prodotto da un fruscio, diverso quello prodotto da unaltra conversazione in sottofondo. Di conseguenza, per ogni tipo di disturbo va stabilito il relativo
rapporto segnale/rumore minimo tollerabile. Le soglie di tollerabilit vanno poi stabilite,

1.2. IL RUMORE

quando non sia possibile fare altrimenti, con campagne di opinione su un campione significativo dellutenza. Per i servizi gi consolidati, i requisiti di qualit vengono raccolti in
raccomandazioni emesse da organismi internazionali come lITU.
Non sempre in ricezione si ha interesse a ricostruire il pi fedelmente possibile il segnale trasmesso. Tra i possibili formati che linformazione da trasmettere pu assumere c
quello numerico: si pensi, ad esempio, ad un collegamento tra calcolatori. In questo caso
linformazione elementare da trasmettere la cifra binaria ed in ricezione poco importa
ricostruire le forme donda (peraltro note) che in trasmissione sono state usate per rappresentare lo 0 o l1: basta essere in grado di decidere, con la maggiore affidabilit possibile,
quale cifra binaria stata effettivamente trasmessa. Questo porter, come vedremo, a definire in modo particolare il rapporto segnale/rumore da utilizzare per valutare le prestazioni
di tali sistemi.
Le considerazioni fatte valgono per qualunque mezzo trasmissivo, sia esso ad onde convogliate (doppino telefonico, cavo coassiale, fibra ottica) o ad onde irradiate (mezzo radio).
Una differenziazione notevole tra i diversi mezzi trasmissivi rappresentata dallintervallo
di frequenze entro il quale deve essere compresa la banda di un segnale perch esso possa essere trasmesso. Il doppino telefonico un mezzo passa-basso, cos come lo il cavo
coassiale, anche se con una banda passante ben maggiore. Il mezzo trasmissivo radio, invece, passa-banda, cio lascia propagare un segnale con uno spettro che parte da una
frequenza diversa da zero (meglio se il rapporto fra frequenza massima e minima piccolo).
Tale caratteristica ancora pi evidente per le fibre, dove lo spettro di un segnale deve
essere compreso nelle frequenze ottiche per potersi propagare. Questo vuol dire che lapparecchiatura trasmittente non pu essere costituita da un semplice amplificatore, come
nellesempio di collegamento telefonico: necessario che il segnale da trasmettere venga
modificato in modo da potersi propagare e questo, normalmente, richiede la modulazione
di una portante.
1.2. Il rumore
In base a quanto gi detto dovrebbe essere evidente che in un sistema di trasmissione
non importante il livello assoluto del segnale ricevuto. In assenza di qualunque disturbo,
se gli amplificatori fossero in grado di amplificare un segnale senza sovrapporgli del rumore,
il segnale ricevuto potrebbe raggiungere valori estremamente piccoli, dal momento che
basterebbe una successiva amplificazione a riportarlo a valori accettabili. Nella realt,
per, bisogna fare i conti con il rumore che immancabilmente si sovrappone al segnale
utile. Tale rumore viene in parte generato nel mezzo trasmissivo ed in parte generato
internamente allapparato ricevente.
1.2.1. Rumore termico. Ricordiamo brevemente i due tipi pi comuni di rumore con
statistica gaussiana. Il primo il rumore dovuto allagitazione termica degli elettroni in un
conduttore e, quindi, in un resistore. noto che ai morsetti di un resistore di valore R, posto
a temperatura assoluta T , rilevabile una tensione casuale generata, appunto, dal moto
caotico degli elettroni in agitazione termica allinterno del resistore. La tensione termica,
essendo il risultato della sovrapposizione di un gran numero di contributi elementari, ha

1. GENERALIT SUI SISTEMI DI TRASMISSIONE

statistica gaussiana; il suo valor medio nullo e la sua densit spettrale (monolatera)
pari a 4kT R [V2 /Hz]. Ne consegue che il valore efficace della tensione di rumore, misurata
con uno strumentoche "non carichi il resistore ed abbia una banda equivalente di rumore
di B Hz, pari a 4kT RB.

T
R

vn

vn

eff

= 4kTRB

Figura 1.2.1. Tensione di rumore ai capi di un resistore.


Un modo comodo di rappresentare il comportamento rumoroso di un resistore reale
quello di considerare un resistore "ideale" non rumoroso di identico valore e di mettergli
in serie un generatore di tensione che imponga una tensione casuale con caratteristiche
statistiche uguali a quelle della tensione termica. In modo del tutto equivalente si pu
considerare un resistore non rumoroso con in parallelo un generatore di corrente casuale. La
statistica di questa corrente di rumore facilmente determinabile poich la rappresentazione
parallelo deve essere del tutto equivalente a quella serie: la corrente impressa deve avere
statistica gaussiana, valor medio nullo e densit spettrale pari a 4kT G [A2 /Hzl, con G =
1/R.
La densit spettrale di potenza disponibile di rumore, cio la densit spettrale della
potenza reale che un resistore a temperatura T erogherebbe su un carico resistivo di pari
valore (carico adattato), vale hn = kT [W/Hz] (k = 1, 38 1023 Joule/Kelvin).
1.2.2. Rumore granulare. Un rumore con caratteristiche statistiche uguali a quelle
del rumore termico si genera con il passaggio di corrente elettrica mediante portatori di
carica elementare (ad es. elettroni e lacune nei semiconduttori), attraverso una barriera di
potenziale (come quella presente in corrispondenza di una giunzione). Listante in cui un
elettrone (o lacuna) attraversa la zona di carica spaziale casuale ed indipendente dagli
istanti in cui la barriera attraversata dagli altri portatori. Se la corrente ha valor medio I
[A] e la carica elementare vale q [Coulomb], il numero medio di attraversamenti per unit
di tempo vale n = I/q. La fluttuazione statistica intorno al valore I ha densit spettrale
(monolatera) che vale 2qI [A2 /Hzl e, se considerata in una banda limitata, , anche qui,
somma di un numero elevato di contributi indipendenti ed ha, perci, densit di probabilit
delle ampiezze gaussiana.
1.2.3. Scostamenti dalla densit spettrale costante. Entrambe le densit spettrali considerate sono costanti con la frequenza e costituiscono, quindi, unapprossimazione
valida solo fino ad una certa frequenza. Una densit spettrale costante implicherebbe, infatti, una potenza infinita. Se il calcolo della densit spettrale di potenza disponibile di
rumore per un resistore viene effettuato tenendo in conto fenomeni quantistici, si ottiene

1.2. IL RUMORE

che tale densit vale:

hf
exp (hf /kT ) 1
che per f 0 tende ad hn = kT , ma che poi, correttamente, tende a zero per f . h
la costante di Planck e vale 6, 625 1034 joules.
Nel caso del rumore granulare la riduzione della densit spettrale in alta frequenza
dovuta al fatto che ogni portatore produce un impulso di corrente di area q, ma di durata
non infinitesima, poich ha bisogno di un tempo finito per attraversare la giunzione. Si pu
descrivere tale situazione come un filtraggio degli impulsi mediante un filtro la cui risposta
ha la forma del singolo impulso di corrente. La densit spettrale di potenza risultante
pu allora, come noto, ottenersi moltiplicando la densit spettrale ottenuta ipotizzando
impulsi di corrente ideali, per il modulo al quadrato della funzione di trasferimento del
filtro in questione. La densit spettrale della corrente sar, perci, sagomata come lo
spettro di energia del singolo impulso ed avr uno zero intorno alla frequenza 1/ . La
densit spettrale della corrente granulare, quindi, costante solo per frequenze  1/ .
Nei dispositivi reali possono generarsi altri tipi di rumore, oltre al rumore termico ed al
rumore granulare. Questi disturbi hanno densit spettrali non costanti, ma, soprattutto,
non hanno statistica gaussiana. Per maggiori dettagli consigliabile consultare un buon
libro di elettronica.
hn =

1.2.4. Composizione di pi termini di rumore. Nella composizione di pi termini


di rumore sempre necessario decidere se essi sono incorrelati o, in tutto o in parte, correlati. E evidente che quando due contributi di rumore sono il risultato di due realizzazioni
distinte, anche di uno stesso processo (ad es. tensioni di rumore ai capi di due resistenze),
essi sono indipendenti e, quindi, vanno sommati in potenza.
Esempio. Si calcoli la tensione di rumore ai capi di due resistori in serie, il primo di
valore R1 ed a temperatura T1 , il secondo di valore R2 a temperatura T2 .
T1
R1

vn 1
vn = vn

R2

T2

+ vn

vn 2

Figura 1.2.2. Tensione di rumore ai capi di due resistori in serie.


Ovviamente le tensioni di rumore ai capi dei due resistori sono statisticamente indipendenti. La totale tensione di rumore vn , istante per istante, somma dei due termini ed il
suo valore quadratico medio vale:


 2 
 2 
 
+ E vn2
+ 2 E [vn1 vn2 ]
E vn2 = E (vn1 + vn2 )2 = E vn1

1. GENERALIT SUI SISTEMI DI TRASMISSIONE

Poich lultimo termine ha valore nullo per la statistica indipendenza delle due variabili,
il valore quadratico medio della somma risulta uguale alla somma dei valori quadratici medi
dei due addendi. Di conseguenza, la densit spettrale della tensione risultante a vuoto ai
capi delle due resistenze in serie vale:
hn = 4kT1 R1 + 4kT2 R2 = 4k

T1 R1 + T2 R2
(R1 + R2 ) = 4kTeq (R1 + R2 )
R1 + R2

Evidentemente, Teq = T se T1 = T2 = T , perch in tal caso le due resistenze devono essere


equivalenti ad una sola resistenza di valore R1 + R2 a temperatura T .
Questo discorso, come noto, si pu generalizzare: se in una rete passiva reciproca
tutti gli elementi dissipativi sono alla stessa temperatura, la tensione di rumore ad una
coppia di morsetti della rete si pu calcolare tenendo in conto la parte reale dellimpedenza
(genericamente funzione della frequenza) presentata dalla rete a quei morsetti.
Esempio. Si consideri un resistore, di valore R a temperatura T , in parallelo ad un
condensatore di valore C. Le perdite nel condensatore siano trascurabili. Qual il valore
efficace della tensione di rumore presente ai loro capi?
________
Un primo modo di procedere quello di rappresentare la rumorosit del resistore con un
generatore equivalente di corrente di rumore in parallelo, di calcolare la densit spettrale
della tensione di rumore e, integrandola, calcolare il valore efficace della tensione di rumore.
4kTG
R

vn

eff

Figura 1.2.3. Tensione efficace di rumore ai capi di un RC.


Limpedenza del parallelo R-C vale R/(1+CR). La densit spettrale della tensione si
ricava moltiplicando la densit spettrale della corrente in ingresso per il modulo al quadrato
dellimpedenza. Perci:
Z
4kT
R2
2kT
kT
2
vnef f =
df =
[arctan x]
0 =
2
2
2
R 1+ C R
C
C
0
E immediato verificare che lo stesso risultato si ottiene se si considera la parte reale
dellimpedenza e si integra la densit spettrale della tensione di rumore cos ottenuta:


Z
R (1 CR)
kT
4kT Re
df =
2 2 2
C
1+ C R
0

1.3. RUMORE IN CATENE DI AMPLIFCAZIONE

1.3. Rumore in catene di amplifcazione


Si consideri ora un sistema di comunicazione in cui il segnale viene ricevuto con sovrapposto del rumore gaussiano bianco. Si suppone che ladattamento tra i vari elementi
sia perfetto, per cui si considerer sempre la potenza disponibile di rumore e la relativa
densit spettrale.
Il rumore che arriva gi sovrapposto al segnale (ad es. rumore captato) si pu evidenziare mediante un generatore equivalente di rumore con densit spettrale di potenza
disponibile pari a kTg . Lamplificatore che ha il compito di aumentare il livello del segnale
ricevuto, normalmente troppo basso, realizzato con dispositivi attivi ed introduce altro
rumore. E comodo evidenziare tutti i contributi di rumore dovuti alle apparecchiature con
un rumore equivalente sommato al segnale allingresso di un amplificatore non rumoroso
(in modo del tutto equivalente a quanto fatto per un resistore). Lentit di questo rumore
addizionale viene espresso tramite una temperatura equivalente di rumore, oppure tramite
un fattore di rumore.
La temperatura equivalente di rumore di un apparato (Ta ) indica lentit del rumore
che, sommato al segnale allingresso di un ideale apparato non rumoroso, produce alluscita
un rumore identico a quello effettivamente prodotto dallapparato rumoroso. La somma del
rumore gi presente in ingresso e di quello dovuto agli apparati, cio il totale rumore che
viene sovrapposto al segnale nel particolare sistema considerato, ha densit spettrale che
vale k(Tg + Ta ) [W/Hz]. Alla temperatura Ts = Tg + Ta viene dato il nome di temperatura
equivalente di rumore del sistema.
Tg

A
Ta
hn = k(Tg + Ta )

To

A
F
h n = FkTo

Figura 1.3.1. Rumorosit di un amplificatore quantificata mediante


temperatura equivalente e fattore di rumore.
La temperatura equivalente di rumore esprime correttamente il rumore introdotto dagli amplificatori mediante un termine additivo. Il fattore di rumore, invece, rappresenta
la rumorosit degli apparati con un fattore moltiplicativo che, applicato alla densit spettrale del rumore presente in ingresso, esprime la densit spettrale del rumore totale. Il
rumore generato negli amplificatori non dipende, per, dal rumore iniettato dal generatore
dingresso, bens dalle condizioni di funzionamento degli stessi. Ad evitare che il valore
del fattore di rumore di un amplificatore venga a dipendere dalla temperatura di rumore
del generatore, esso definito per un ben preciso valore di tale temperatura: di solito si
assume temperatura ambiente (To = 293 K).
Se Tg = To le due rappresentazioni devono coincidere:
F kTo = k(To + Ta ) e quindi Ta = (F 1)To

10

1. GENERALIT SUI SISTEMI DI TRASMISSIONE

Se pi apparati vengono messi in cascata, abbastanza ovvio che il rumore generato


da quelli che ricevono in ingresso il segnale al livello pi basso sar dominante. Infatti
il segnale verr degradato sempre meno da un rumore di entit fissata man mano che
esso viene amplificato. Tale osservazione rende conto in modo molto semplice del perch,
nel calcolare la temperatura equivalente di rumore di una catena di amplificatori, ogni
contributo di rumore va pesato per linverso della totale amplificazione esistente a monte
delleffettivo punto di iniezione. Si consideri, ad esempio, la catena di tre amplificatori di
figura 1.3.2.
kT a1

kT a2
A1

kTa3
A2

A3

Figura 1.3.2. Catena di amplificatori rumorosi.


La rumorosit dei dispositivi evidenziata mediante il rumore equivalente (kTan ) sommato in ingresso ad ogni stadio. La temperatura equivalente di rumore della catena di
amplificatori (cio quella che moltiplicata per k d la densit spettrale di potenza disponibile del rumore da sommare allingresso degli amplificatori non pi rumorosi per ottenere
lo stesso risultato) vale:
Ta = Ta1 +

Ta2
Ta3
+
A1
A1 A2

Il calcolo si pu effettuare anche usando il fattore di rumore. In tal caso conviene sempre
ricordarne la definizione e, nel calcolare il fattore di rumore complessivo, considerare la
temperatura del generatore pari a To . Il primo amplificatore porta la densit spettrale
(F2 1)kTo

(F 1 1)kTo
kTo

A1

(F 3 1)kTo
A2

A3

Figura 1.3.3. Catena di amplificatori: uso del fattore di rumore.


equivalente del rumore in ingresso al valore F1 kT o. Il successivo introduce un rumore con
d.s.p. pari a (F2 1)kTo che, per essere riportata allingresso del primo, va divisa per A1 .
Il fattore di rumore complessivo vale, perci:
F = F1 +

F2 1 F3 1
+
A1
A1 A2

1.3. RUMORE IN CATENE DI AMPLIFCAZIONE

11

Attenuatore passivo. E interessante calcolare il peggioramento di prestazioni, in


terrmini di rumorosit del sistema complessivo, prodotto da un attenuatore passivo posto
tra il generatore di segnale ed il primo stadio di amplificazione. Tale schema descrive il
caso in cui tra lantenna e le apparecchiature riceventi venga inserito un tratto di cavo o
di guida donda.
Il dispositivo abbia unattenuazione (lattenuazione linverso di un guadagno ed
> 1 quando il livello del segnale in uscita pi basso di quello in ingresso) e sia a
temperatura fisica ambiente. Se il generatore, che si suppone adattato, ha temperatura
equivalente di rumore To , in base a quanto ricordato in precedenza (rete passiva reciproca
con elementi dissipativi tutti a uguale temperatura) il rumore in uscita si pu calcolare
usando la parte reale dellimpedenza duscita. La densit spettrale di potenza disponibile
di rumore a valle dellattenuatore vale quindi, solo se Tg = To , hnu = kTo .
Questo rumore scindibile in due contributi:
(1) il rumore proveniente dal generatore e ripresentato attenuato in uscita;
(2) il rumore generato allinterno dellattenuatore e la cui entit si pu esprimere
mediante la temperatura equivalente di rumore Tatt dellattenuatore.
Per spostare un termine di rumore dalluscita allingresso dellattenuatore bisogna moltiplicarne la densit spettrale per lattenuazione in potenza del dispositivo. La d.s.p. di
rumore in ingresso si pu scrivere come:
kTo + kTatt = kTo
dalla quale si ricava che la temperatura equivalente di rumore dellattenuatore passivo a
temperatura To vale:
Tatt = ( 1) To
Ricordando il legame esistente tra temperatura equivalente e fattore di rumore, si verifica
immediatamente che lattenuatore ha un fattore di rumore numericamente uguale alla sua
attenuazione.
Esempio. Si consideri un sistema nel quale Tg = 100 K e Ta = 150 K. Calcolare
il peggioramento nelle prestazioni del sistema se il collegamento tra antenna e ricevitore
viene effettuato con un tratto di linea che attenua 1 dB e 2 dB rispettivamente.

La temperatura di sistema in assenza di perdite tra antenna e ricevitore vale:


Ts1 = Tg + Ta = 250 K.
Con 1 dB di perdite la temperatura di rumore del sistema diviene (ricordando che 1 dB
100,1
= 1, 26):
Ts1 = Tg + Tatt + Ta = 100 + 0, 26 293 + 1, 26 150 = 365 K.
Con 2 dB di attenuazione (
= 1, 58) la temperatura di rumore del sistema diventa addirittura
di 507 K.

12

1. GENERALIT SUI SISTEMI DI TRASMISSIONE

Esempio. Uno stesso rumore viene inviato contemporaneamente a due filtri. La densit
spettrale del rumore iniettato nel singolo filtro sia costante e pari ad hn . I due filtri abbiano
funzioni di trasferimento reali e siano: un passa-basso ideale con frequenza di taglio f1 il
primo; un passa-banda con frequenze di taglio f2 ed f3 il secondo. Si calcoli la densit
spettrale di potenza disponibile risultante dalla somma delle uscite dei due filtri.

hn

h nu

f1

1
f2

f3

Figura 1.3.4. Esercizio su termini di rumore correlati e non.


I casi possibili sono due:
(1) f2 > f1 . Le due uscite non hanno componenti spettrali ad una stessa frequenza:
ovviamente, la densit spettrale sar la somma delle due perch, frequenza per
frequenza, o c un segnale o c laltro.
(2) f2 < f1 . In questo caso i due segnali alluscita dei filtri non si possono sommare n
in potenza n in tensione perch i due segnali sono parzialmente correlati. Nel
caso in questione, per, banale separare i segnali in termini incorrelati e termini
uguali:
nella banda 0 < f < f2 c contributo solo da un segnale (il primo);
nella banda f2 < f < f1 i due segnali sono uguali e, quindi, la loro somma avr
densit spettrale quadrupla di quella di ognuno dei due;
nella banda f1 < f < f3 di nuovo c contributo solo da uno dei segnali (il secondo).
Si ottiene, in definitiva, una d.s.p. in uscita che nei due casi ha gli andamento seguenti:
Nel caso pi generale di due filtri con funzioni di trasferimento generiche H1 (f ) ed
H2 (f ), il calcolo va fatto partendo dalla definizione di d.s.p. come trasformata della autocorrelazione del segnale. Siano s1 (t) ed s2 (t) due segnali ottenuti per filtraggio di uno
stesso segnale s(t). La densit spettrale della loro somma vale, com abbastanza agevole
verificare1:
hs1+s2 = F {E [(s1 (t) + s2 (t)) (s1 (t + ) + s2 (t + ))]} =
= F {E [s1 (t)s1 (t + )]} + F {E [s2 (t)s2 (t + )]} +
+F {E 
[s1 (t)s2 (t + )]} + F {E [s2 (t)s1 (t + )]} =
= hs (f ) |H1 (f )|2 + |H2 (f )|2 + 2Re {H1 (f )H2 (f )}
1Si

ricordi che: E

R

s(t )h() d


s(t + )h() d = rss ( ) h( ) h( ).

1.3. RUMORE IN CATENE DI AMPLIFCAZIONE

13

4 hn

hn

hn
f1 f2

1 caso

f3

f2 f1

f3

2 caso

Figura 1.3.5. Soluzione del problema proposto in figura 1.3.4


dove F {} indica loperatore trasformata di Fourier. E immediato verificare che la formula
precedente conferma la soluzione, ottenuta per via intuitiva, dellesercizio precedente.
1.3.1. Misura del fattore di rumore. La misura del fattore di rumore, o della
temperatura equivalente di rumore, di un apparato pu essere effettuata abbastanza semplicemente se si hanno a disposizione due sorgenti a temperatura nota. Nel caso di apparecchiature funzionanti a frequenze molto elevate, queste sorgenti sono realizzate con un
carico adattato tenuto a temperatura ambiente o raffreddato, ad esempio, con elio liquido.
Nel caso in cui lapparato sia chiuso sulla terminazione a temperatura ambiente, la
potenza che si misura in uscita vale:
Pnousc = F kTo Ap Beq
Per determinare F sarebbe necessario misurare, oltre che Pnousc , anche il guadagno in
potenza Ap e la banda equivalente di rumore Beq , misure queste due ultime che non
semplice effettuare con sufficiente precisione.
Se si ha la possibilit di portare la terminazione in ingresso ad una nuova temperatura
T1 , per, con solo due misure di potenza alluscita dellapparato si pu determinare F .
Infatti, con la terminazione a temperarura T1 , la potenza che si misura in uscita vale:
Pn1usc = k [T1 + (F 1) To ] Ap Beq .
Il rapporto tra le potenze misurate in corrispondenza delle due temperature del carico (che
si suppone non cambi la sua impedenza con la temperatura, ovviamente!) non dipende n
da Ap n da Beq , ma solo dallincognito F e dalle due temperature della terminazione, che
devono essere note. Si ricava facilmente che:
1 T1 /To
.
F =
1 Pn1usc /Pnousc
Ricavare eventualmente la temperatura equivalente di rumore , ora, banale. E ovvio che
i conti potevano essere direttamente eseguiti utilizzando, per rappresentare la rumorosit
dellapparato, la temperatura equivalente di rumore al posto del fattore di rumore.
Un altro metodo, sostanzialmente equivalente, viene utilizzato quando possibile usare
un generatore di rumore la cui temperatura equivalente pu essere variata con continuit.
Un tale generatore pu essere realizzato con un resistore in parallelo ad un generatore

14

1. GENERALIT SUI SISTEMI DI TRASMISSIONE

di rumore granulare. Il resistore pu essere usato per polarizzare il diodo e deve essere
realizzato con tecnologia che eviti la generazione di altri termini di rumore a causa della
corrente continua che lo attraversa (ad es. rumore l/f). In tal modo si finisce con lottenere
un generatore di rumore con resistenza interna R e densit spettrale di corrente di rumore
4kTo /R + 2qI. La misura viene effettuata collegando il generatore con I = 0, cio il solo
resistore a temperatura ambiente, e misurando la potenza in uscita dallapparato in prova.
Poi si d corrente al diodo e se ne aumenta il valore fin quando la potenza in uscita non
risulta raddoppiata: sia I il valore della corrente in questo caso. Adattando le formule gi
utilizzate si pu scrivere:

F kTo + q IR/2
2=
F kTo
e, quindi:

q IR
.
F =
2kTo
Val la pena di notare che il primo metodo richiede un misuratore di potenza con scala
tarata, mentre il secondo pu utilizzare qualunque strumento non tarato, se in uscita si
dispone, per, di un attenuatore tarato da 3 dB. La misura si ripete inserendo lattenuatore
ed aumentando I finch non si ottiene la stessa lettura: in questo modo non importante
la taratura dello strumento. Altre osservazioni sono ovvie: la misura deve essere fatta in un
tempo sufficientemente breve perch la corrente I non possa cambiare la temperatura della
terminazione resistiva. Infine, tutti i discorsi relativi al tempo di transito dei portatori nel
dispositivo che genera il rumore granulare vanno tenuti in conto quando la misura viene
effettuata a frequenze elevate.
Esempio. Si abbia un televisore con un fattore di rumore FT V = 10 dB ed un cavo di
discesa, che lo collega allantenna, che attenua 3 dB. Qual il fattore di rumore del sistema
ricevente? Come si pu abbassarlo a 6 dB?
______________
= 3 dB

F TV = 10 dB

Figura 1.3.6. Schema di sistema ricevente TV completo di linea di discesa dantenna.


Il fattore di rumore del sistema ricevente vale, ricordando che per un attenuatore passivo a temperatura ambiente il fattore di rumore ha un valore coincidente con la sua
attenuazione:
FT V 1
10 1
Ftot = +
=2+
= 20 13 dB
1/
0, 5
Ridurre lentit di questo rumore non possibile, ma si pu fare in modo che il suo
effetto sia minore aumentando il livello del segnale che ci si deve confrontare. Questo vuol

1.3. RUMORE IN CATENE DI AMPLIFCAZIONE

15

dire che il modo per tentare di ridurre il fattore di rumore del sistema complessivo quello
di utilizzare un preamplificatore, del quale interessano i parametri guadagno (A) e fattore
di rumore (FA ).
A, FA

= 3 dB

F TV = 10 dB

Figura 1.3.7. Sistema ricevente TV con preamplificatore dantenna.


Il fattore di rumore complessivo diventa:
1 FT V 1
19
(1.3.1)
Ftot = FA +
+
= FA +
4
A
A/
A
dalla quale si ricavano le infinite coppie di valori A, FA che permettono di ottenere il
risultato richiesto.
Consideriamo adesso due possibili amplificatori, con guadagni e fattori di rumore diversi, che soddisfano la (1.3.1). Quale preferire? Ovviamente quello che ha un guadagno
pi basso, perch rende meno problematici possibili effetti di saturazione dellamplificatore
a causa di segnali adiacenti.
Avendo acquisito i concetti necessari a valutare il livello del rumore sovrapposto al
segnale, si pu ora passare al dimensionamento di sistemi di trasmissione.

CAPITOLO 2

Canale trasmissivo passa basso


2.1. Introduzione
Lobiettivo di un sistema di trasmissione quello di far giungere un segnale al destinatario nel modo pi fedele possibile. Lo schema di principio il seguente
hn
s(t)

Tx

PT

Rx

^s(t)

Figura 2.1.1. Schema a blocchi di un sistema di trasmissione.


Non importante al momento indagare sul funzionamento delle apparecchiature di
trasmissione Tx e di ricezione Rx . Esse servono esclusivamente a forzare linformazione
in una forma che si possa propagare lungo il mezzo trasmissivo. Considereremo il mezzo
trasmissivo come un sistema lineare caratterizzato da una attenuazione e da una temperatura equivalente di rumore To , che quantifica la rumorosit presente alluscita del mezzo
trasmissivo stesso, inevitabilmente sovrapposta al segnale utile.
In ricezione si avr, sovrapposta alla forma donda desiderata, una forma donda incognita che costituisce un disturbo. Tale disturbo pu essere di diverso tipo: sicuramente
sempre presente del rumore termico, dovuto al moto casuale degli elettroni nei conduttori
e alla natura granulare della corrente che attraversa i dispositivi attivi. Questo discorso
porta alla conclusione che, alla fine del collegamento, sempre indispensabile effettuare un
bilancio di potenza. Se PT la potenza trasmessa, la potenza ricevuta sar
PT
PR |dBm = PT |dBm a|dB

Se la temperatura equivalente di rumore ai morsetti di uscita del mezzo trasmissivo


To , la potenza di rumore al terminale ricevente sar

(2.1.1)

(2.1.2)

PR =

PN = kTo B

essendo B la banda di misura, che naturalmente non pu che essere la banda occupata dal
segnale. Il rapporto segnale-rumore alluscita del mezzo trasmissivo allora

S
PR
(2.1.3)
=

N o kTo B
17

18

2. CANALE TRASMISSIVO PASSA BASSO

essendo hn = KTo la densit spettrale di potenza di rumore. Esso rappresenta il rapporto


segnale-rumore che in teoria il mezzo trasmissivo potrebbe fornire. In realt bisogna tener
conto dellapparecchiatura ricevente, che introduce ulteriore rumorosit quantificabile mediante il fattore di rumore F . Il rapporto segnale rumore ottenibile alluscita del sistema
trasmissivo allora
S
PR
(2.1.4)
=
N
F kTo B
Prima di proseguire il discorso facciamo la seguente osservazione. Consideriamo due
canali di trasmissione identici e supponiamo di effettuare la trasmissione contemporaneamente su entrambi.
hn
Tx

PT

s(t)

Rx

^
s(t)
s T (t)

hn
Tx

PT

Rx

^s(t)

Figura 2.1.2. Due sistemi di trasmissione in parallelo.


Studiamo le uscite dei due canali separatamente e vediamo in che modo loperazione
di somma modifica il rapporto segnale-rumore. I due canali sono identici, per cui le uscite
saranno uguali. Sappiamo gi che, alluscita del singolo canale, si avr

PR
S
=
(2.1.5)

N o F kT oB
Naturalmente si ha sT (t) = 2
s(t). La potenza di segnale ricevuta in totale sar allora
PsT = 4PR , essendo PR la potenza in uscita dal singolo canale. Il rumore subir sorte
analoga al segnale, con la sostanziale differenza che landamento temporale della tensione
di rumore alluscita dei due ricevitori sar diverso, al contrario di quanto avviene per il
segnale. La tensione di rumore complessiva data dalla somma delle due tensioni di rumore
(2.1.6)

nT (t) = n1 (t) + n2 (t)

essendo n1 (t) ed n2 (t) rispettivamente la tensione di rumore alluscita del canale superiore
e quella alluscita del canale inferiore.
I rumori nei due canali sono realizzazioni fisicamente distinte dello stesso fenomeno, tra
loro statisticamente indipendenti. Di conseguenza la potenza media della somma sar pari
al doppio della potenza alluscita del singolo canale. Si ha cio
(2.1.7)

PnT = 2PN

In seguito si user la dicitura somma in tensione per indicare la somma di segnali uguali
e congruenti istante per istante. In questo caso la potenza della somma pari al quadruplo

2.3. SISTEMA DI TRASMISSIONE SU CAVO COASSIALE

19

della potenza del singolo termine. Si user la dicitura somma in potenza quando, come nel
caso del rumore nellesempio che si sta considerando, la potenza della somma pari alla
somma delle potenze. Si ottiene in definitiva che il rapporto segnale-rumore complessivo


4PR
PR
S
S
=
=2
=2
(2.1.8)
N T
2PN
PN
N S
ed quindi pari al doppio del rapporto segnale-rumore alluscita del singolo canale. Daltra
parte la potenza trasmessa 2PT (PT per ogni canale). Si pu allora giungere allo stesso
risultato semplicemente trasmettendo potenza doppia su un unico canale.
2.2. Mezzi trasmissivi passa basso
Esistono due famiglie di mezzi trasmissivi: mezzi a onde convogliate o guidate e mezzi a
onde irradiate. I primi impediscono alla potenza iniettata dal trasmettitore di diffondere. Il
mezzo comunque dissipativo e lattenuazione varia esponenzialmente con la distanza, cio
in modo lineare con la distanza se misurata in unit logaritmiche. La potenza in uscita dal
mezzo legata alla potenza trasmessa tramite un fattore che diminuisce esponenzialmente
con la distanza. A questa famiglia appartengono tutti i mezzi in rame (pi genericamente
in materiale conduttore) e le fibre ottiche. Delle fibre si parler in un capitolo apposito.
Per i cavi in rame la variazione dellattenuazione con la frequenza del tipo
s
f
(2.2.1)
(f ) = s
(unit logaritmiche)
fs
essendo as lattenuazione specifica a frequenza fs e lattenuazione specifica a frequenza
f . Tale dipendenza dellattenuazione dalla frequenza dovuta al fatto che allaumentare
della frequenza sempre pi sensibile leffetto pelle. La formula (2.2.1), infatti, non vale
fino alla continua, ma solo per frequenze sufficientemente elevate da rendere dominante
leffetto pelle.
2.3. Sistema di trasmissione su cavo coassiale
Consideriamo un cavo lungo l chilometri con attenuazione di dB per unit di lunghezza ad una frequenza fissata (ad esempio = 2 dB/km @ 1MHz). Consideriamo la
trasmissione analogica nel sistema schematizzato in figura 2.1.1.
Supponiamo che s(t) abbia densit spettrale hs costante in banda

hS

Figura 2.3.1. Densit spettrale del segnale.

20

2. CANALE TRASMISSIVO PASSA BASSO

In ricezione si ha, sovrapposto al segnale, un rumore con densit spettrale hn , dovuto in


parte al rumore generato nel cavo e in parte alla rumorosit dellapparecchiatura ricevente.
Naturalmente, dato che il cavo ha unattenuazione che cresce con la frequenza, la densit
spettrale del segnale in uscita dal cavo sar diversa da quella in ingresso. Allingresso
dellapparecchiatura ricevente abbiamo un rumore bianco con densit spettrale hn e un
segnale la cui densit spettrale stata distorta. Nel punto A di figura 2.1.1 si ha la
situazione rappresentata in figura 2.3.2
hS
hn

rumore

segnale

Figura 2.3.2. Densit spettrale di rumore e segnale alluscita del cavo.


Si rende, quindi, necessaria una equalizzazione del mezzo trasmissivo. In altri termini
in ricezione necessario un amplificatore il cui guadagno vari con la frequenza in modo tale
da "spianare" la densit spettrale del segnale. Se la funzione di trasferimento in potenza
del mezzo del tipo exp(2 (f )), lamplificazione dovr essere del tipo
(2.3.1)

A(f ) = k exp (2 (f ))

con k coefficiente moltiplicativo arbitrario e (f ) dato dalla (2.2.1).


In questo modo ritroviamo il segnale come era stato trasmesso, ma sovrapposto ad esso
troviamo un rumore amplificato, soprattutto nelle componenti in alta frequenza.
Ci pu creare problemi o meno a seconda dellapplicazione. Nel caso di un segnale
televisivo, per esempio, non ci sono grossi problemi perch locchio meno sensibile al
rumore in alta frequenza, mentre la situazione pu essere inaccettabile nel caso di segnale
telefonico multiplo a divisione di frequenza. Per ottenere un rapporto segnale-rumore
costante in frequenza, basta fare in modo che il segnale arrivi nel punto in cui il rumore
a densit spettrale costante con tutte le componenti spettrali ad un livello relativo uguale
a quello che avevano in partenza. Per far ci basta effettuare una preenfasi del segnale,
amplificandone le componenti in alta frequenza prima della trasmissione. A questo punto
lamplificatore in ricezione pu essere piatto in banda.
Queste considerazioni sono sempre necessarie quando si usa un mezzo trasmissivo non
ideale (attenuazione non costante in banda) per la trasmissione di segnali analogici.
Normalmente necessario usare sistemi di comunicazione complessi, costituiti dalla
cascata di pi sistemi elementari. Se i sistemi in cascata sono tutti uguali tra loro si
ottengono sistemi multitratta del tipo in figura 2.3.3.
Vediamo come valutare il rapporto segnale-rumore alluscita dellultima tratta. Supponiamo di equalizzare il segnale in ricezione. Gli andamenti delle densit spettrali che il

2.3. SISTEMA DI TRASMISSIONE SU CAVO COASSIALE


h n2

h n1
1

A
2

h n3

A
4

21

A
6

Figura 2.3.3. Schema a blocchi di un sistema multitratta con tratte uguali.


segnale ed i vari termini di rumore assumono nei vari punti del sistema sono schematizzati
in figura 2.3.4.
1

s(t)

h n1

h n2

h n3

Figura 2.3.4. Densit spettrali di segnale e rumore in un sistema


multitratta con tratte identiche.
In definitiva si osserva che il segnale che emerge alla fine della catena identico a
quello trasmesso. Per quanto riguarda il rumore, esso viene iniettato in tutti i punti in
cui il segnale si trova con le componenti in alta frequenza attenuate. Alluscita dellultima
tratta si ottengono tutti i termini di rumore che, indipendentemente da dove siano stati
iniettati, si presentano con la stessa densit spettrale. Di conseguenza, il segnale in uscita
uguale a quello in ingresso e anche a quello che si otterrebbe con una sola tratta; per
quanto riguarda il rumore, si ottengono tanti termini quante sono le tratte in cascata.
Quindi il dimensionamento di un sistema multitratta con tratte tutte identiche tra loro
si pu effettuare in modo analogo a quello di un sistema con una sola tratta, a patto
di modificare la schematizzazione del sistema come indicato in figura 2.3.5, essendo m il
numero di tratte.
m hn
s(t)

Tx

(f)

Rx

^
s(t)

Figura 2.3.5. Schematizzazione equivalente di un sistema con m tratte identiche.

22

2. CANALE TRASMISSIVO PASSA BASSO

Il rapporto segnale-rumore alluscita


S
hs B
= RB
N
m hn A(f )df
0
essendo A(f ) dato dalla (2.3.1).
In alternativa possiamo fare in modo che il segnale si presenti con la sua densit
spettrale originaria nei punti di iniezione del rumore, effettuando unenfasi del segnale
in trasmissione.
Equalizzazione passiva. Lequalizzazione del mezzo trasmissivo si pu ottenere mettendo in cascata al cavo, che ha attenuazione non costante in frequenza, un filtro passivo
che attenui maggiormente le componenti in bassa frequenza (meno attenuate dal cavo) e,
in misura minore, quelle componenti che sono gi state attenuate dal cavo.
Il cavo abbia impedenza caratteristica Ro . In uscita presenter una densit spettrale
di potenza di rumore disponibile kTo . In cascata si pone un filtro passivo, adattato in
impedenza sia in ingresso che in uscita e che abbia tutti i dispositivi passivi a temperatura
fisica T o . Se si ipotizza che anche il generatore in trasmissione abbia unimpedenza interna,
anchessa a temperatura To , che garantisca ladattamento con la linea, ci si trova con un
unico dispositivo passivo in cui tutti gli elementi dissipativi sono alla stessa temperatura
To . In questo caso, e solo in questo caso, la temperatura equivalente di rumore alluscita
di tutta la catena ancora To ed il filtro non modifica la densit spettrale di potenza di
rumore in uscita dal mezzo trasmissivo, che resta la stessa sia in presenza, sia in assenza del
filtro. In questo caso il discorso risulta pi semplice, perch il segnale non ha pi bisogno
di equalizzazione. Naturalmente necessario aumentare la potenza trasmessa.
Tutto il discorso basato sul fatto che, con luso del filtro passivo in cascata e con
le condizioni di adattamento, si riesce a rendere lattenuazione del cavo costante senza
modificare la sagomatura del rumore in uscita.
Esempio. Bisogna garantire un rapporto segnale-rumore pari a S/N=50 dB, definito
come rapporto tra potenza picco-picco del segnale e potenza media del rumore. La banda
del segnale B = 5 MHz. Il cavo ha una attenuazione = 2 dB/km @ 1MHz. Inoltre
F = 10 e l = 100 km.
Calcoliamo la potenza necessaria in trasmissione per ottenere il rapporto segnale-rumore
richiesto. La potenza di rumore
PN = F kTo B 10 174 + 67 = 97 dBm
Di conseguenza
Ppp = 50 97 = 47 dBm
Dobbiamo ora calcolare la potenza necessaria in trasmissione per ottenere in ricezione
-47 dBm. Calcoliamo lattenuazione del cavo lungo l = 100 km, equalizzato passivamente.

2.3. SISTEMA DI TRASMISSIONE SU CAVO COASSIALE

23

Dato che lattenuazione cresce esponenzialmente con la frequenza, dobbiamo considerare


la frequenza massima che 5 MHz.
s (5MHz) = 4.5dB/km
Lattenuazione totale allora
= l s = 450dB
Di conseguenza la potenza da trasmettere
PT = 403dBm 1040,3 mW
Tale potenza troppo elevata. Dividendo il collegamento in due tratte otteniamo in
uscita lo stesso segnale, ma il rumore raddoppia. Di conseguenza necessario aumentare
di 3 dB la potenza trasmessa PT . Daltra parte lattenuazione della singola tratta diventa
225 dB e, quindi, la potenza richiesta al singolo trasmettitore sar
PSR = 403 + 3 225 = 181dBm
Si scoperto che si pu risparmiare potenza da trasmettere dividendo il collegamento
in pi tratte uguali. Bisogna decidere quante tratte conveniente usare. Se si spezza il
collegamento nella cascata di n tratte uguali, alluscita dellultima tratta si sovrappongono
n termini di rumore ed necessario richiedere alluscita della singola tratta un rapporto
segnale-rumore n volte maggiore. Deve cio essere (unit logaritmiche)


S
S
= + 10 log10 n
(2.3.2)
N
N
S

essendo S/N|S il rapporto S/N alluscita della singola tratta ed S/N|T il rapporto S/N
alluscita dellultima tratta.
Lultimo addendo tiene conto degli n termini di rumore. Il rapporto S/N ottenibile
sulla singola tratta

S
PR
=

N ott hn B
cio


S
(2.3.3)
=
P
|

T
dBm n dB F kTo B|dBm
N ott
essendo lattenuazione complessiva del collegamento e, quindi, /n (in dB) lattenuazione
della singola tratta. Il dimensionamento del sistema si ottiene imponendo che il rapporto
segnale/rumore richiesto alla singola tratta sia minore, o al pi uguale, a quello ottenibile.
Cio


S
S

N S
N ott


S
(2.3.4)
+
10
log
n

P
|

T
10
dBm n dB F kTo B|dBm
N
T

24

2. CANALE TRASMISSIVO PASSA BASSO

Se PT = 100 mW
50 + 10 log10 n 20 450/n + 97
cio
450
67 10 log10 n
che pu essere risolta iterativamente considerando luguaglianza. Si ottiene n = 7, 74.
Naturalmente si arrotonda ad n = 8. Verifichiamo il risultato.
Per n = 7, dalla (5.5.1) si ottiene che il rapporto segnale rumore richiesto alluscita
della singola tratta 50 + 10 log10 7 = 58.5 dB. Il rapporto segnale rumore ottenibile
invece (dalla (2.3.3)) pari a 52.7 dB e la (2.3.4) non verificata .
Si pu facilmente verificare che, invece, con n = 8 il rapporto segnale/rumore richiesto
vale 59 dB e quello ottenibile 60, 75 dB e la (2.3.4) soddisfatta.
Nellesercizio si ipotizzato di utilizzare n tratte tutte rigorosamente uguali, e questo
implica che tutti i componenti (mezzo trasmissivo compreso) abbiano in ogni istante lo
stesso comportamento, qualunque sia la tratta considerata. Ci sensato esclusivamente
per mezzi ad onde convogliate, che sono sotto il nostro controllo.
n

Vediamo cosa succede nel caso in cui le tratte siano diverse tra loro.
h n2

h n1
PT

A2

h nN

A3

Figura 2.3.6. Schema a blocchi di un sistema multitratta con tratte diverse.


Lobiettivo , naturalmente, calcolare il rapporto segnale-rumore alluscita (S/N|T ) in
funzione della potenza trasmessa PT , essendo S/N|T = PS /PN con PS = potenza del
segnale e PN = potenza del rumore alluscita dellultima tratta. Vediamo separatamente
cosa succede al segnale e cosa succede al rumore (abbiamo a che fare con elementi lineari
e quindi possibile separare i due discorsi).
La potenza del segnale in ricezione (in unit naturali)
PS = PT

A2 A3 AN
1 2 N

La potenza di rumore


A2 AN
A3 AN
PN = B hn1
+ hn2
+ + hnN
2 N
3 N
Abbiamo quindi
(2.3.5)


S
1
=

hn1 B
hn2 B
hn3 B
N T
+
+
+
PT /1 PT A2 / (1 2 ) PT A2 A3 / (1 2 3 )

2.3. SISTEMA DI TRASMISSIONE SU CAVO COASSIALE

25

Gli addendi al denominatore rappresentano i rapporti rumore segnale che la singola tratta
fornirebbe, se considerata a se stante e se al suo ingresso venisse iniettata una potenza di
segnale pari a quella che effettivamente il sistema le inietta. In altri termini, la potenza in
ingresso alla tratta i-esima
Qi
j=2 Aj
PT i = PT Qi1
j=1 j
mentre la potenza alluscita della tratta i-esima
Qi
j=2 Aj
PU i = PT Q i
j=1 j
Il rapporto rumore-segnale alluscita della tratta i-esima vale

N
hni B
=

S Si
PU i
In conclusione
(2.3.6)


1
S
= N


N T
X N


S
Si
i=1

Naturalmente, se tutte le tratte sono uguali, cio se le attenuazioni sono tutte numericamente identiche, e se la potenza iniettata in ogni tratta la stessa (cio se lamplificazione
tale da bilanciare esattamente lattenuazione che precede) si riottiene

S
1 S
=

N
N N
T

essendo S/N il rapporto segnale rumore che la singola tratta potrebbe fornire se considerata
da sola.

CAPITOLO 3

Canale trasmissivo passa banda


Fino a questo punto si fatto riferimento implicitamente ad un sistema di trasmissione
in banda base. Se il mezzo trasmissivo, per, permette la propagazione di segnali con
spettro allocato in una banda diversa da quella in cui allocato il segnale originario,
biogna ricorrere a sistemi di trasmissione in banda traslata.
I segnali da trasmettere, infatti, molto spesso non godono di quelle propriet che ne
renderebbero possibile linvio diretto sul canale. Non , ad esempio, ipotizzabile linvio
ad unantenna del segnale proveniente da un microfono: il segnale telefonico occupa una
banda che si estende da poche decine fino a poche migliaia di hertz e le caratteristiche
propagative del mezzo radio cambiano enormemente in questo intervallo di frequenze. Anche nellipotesi di mettere insieme unantenna capace di avere un minimo di rendimento a
tutte le frequenze interessate, il segnale ricevuto sarebbe inutilizzabile. Lassurdit di una
tale ipotesi dovrebbe essere palese.
Un modo di rendere con buona approssimazione ideale il canale radio quello di utilizzarlo su una banda relativa piccola. Per banda relativa si intende il rapporto tra banda
effettivamente utilizzata e frequenza centrale del canale. In caso di banda relativa piccola
si pu supporre che il canale radio abbia una caratteristica di trasferimento accettabile,
anche se cammini multipli e vari fenomeni di affievolimento ne rendono il comportamento
variabile nel tempo.
Una sinusoide ha banda relativa nulla e, quindi, il segnale ideale da trasmettere.
Sfortunatamente una sinusoide non porta altra informazione che quella relativa alla sua
frequenza, alla sua fase ed alla sua ampiezza; il contenuto informativo di una sinusoide ,
perci, sostanzialmente nullo. Se, per, uno o pi dei parametri che caratterizzano una
sinusoide vengono fatti variare in accordo con il segnale da trasmettere, cio si modula
la portante sinusoidale con il segnale da trasmettere, si riesce a legare linformazione ad
un segnale in grado di propagarsi lungo il mezzo. chiaro che, in questo caso, la banda
relativa non sar pi nulla. Poich i parametri che caratterizzano una sinusoide sono
ampiezza, frequenza e fase, i tipi di modulazione che si possono realizzare sono, appunto:
modulazione dampiezza, di frequenza e di fase. Vedremo in seguito che le modulazioni di
frequenza e di fase rientrano nella pi vasta categoria delle modulazioni dangolo.

27

28

3. CANALE TRASMISSIVO PASSA BANDA

3.1. Modulazione dampiezza


3.1.1. Modulazione dampiezza in doppia banda laterale e portante soppressa (DSB-SC). Modulare dampiezza una sinusoide portante significa renderne lampiezza proporzionale, istante per istante, al segnale modulante s(t), che rappresenta linformazione da trasmettere. La sinusoide di pulsazione , modulata in ampiezza dal segnale s(t),
pu essere espressa matematicamente come:
st (t) = s(t) cos t.
Questo tipo di modulazione viene denominato modulazione dampiezza in doppia ban-

Figura 3.1.1. Portante modulata in doppia banda laterale.


da laterale con portante soppressa (in terminologia inglese double side-band suppressed
carrier o DSB-SC). Lespressione portante soppressa sta ad indicare che nello spettro della
portante modulata non presente un impulso alla pulsazione della portante, sempre che
il segnale modulante sia a valor medio nullo (in caso contrario nel suo spettro sarebbe
presente un impulso a frequenza zero).
Poich il prodotto gode della propriet distributiva, se il segnale modulante somma
di due segnali s1 (t) ed s2 (t), la portante modulata pu descriversi come somma di due
portanti di pari ampiezza, frequenza e fase, modulate rispettivamente da s1 (t) e da s2 (t).
La modulazione dampiezza , quindi, una modulazione lineare: se nota la risposta del
sistema ad un segnale modulante sinusoidale di frequenza qualsiasi, nota la risposta del
sistema ad un segnale modulante qualsiasi. noto, infatti, che con lanalisi di Fourier un
segnale pu essere scomposto nella somma di sinusoidi.
Nel seguito si considerer spesso, senza perdere in generalit, un segnale modulante
sinusoidale. Se s la sua pulsazione, la portante modulata risulta:
(3.1.1)

1
2

cos s t cos( t + ) =
cos[( s )t + ] + 21 cos[( + s )t + ]

ed composta della somma di un termine a frequenza somma e di un termine a frequenza


differenza, donde il termine doppia banda laterale. Queste componenti spettrali, a frequenze maggiori e minori della frequenza della portante, sono dette rispettivamente banda
laterale superiore e banda laterale inferiore. La presenza di queste due bande laterali fa
si che un segnale modulante con banda B produca un segnale modulato con una banda 2B
centrata intorno alla frequenza della portante.

3.1. MODULAZIONE DAMPIEZZA

29

Loperazione di prodotto che nei tempi realizza la modulazione corrisponde, nel dominio
delle frequenze, alla convoluzione tra lo spettro del segnale e quello della portante. Una
sinusoide a frequenza f ha uno spettro costituito da due impulsi, uno a frequenza +f
ed uno a frequenza f . Un segnale modulante generico, con spettro che si estende da
frequenza 0 a frequenza fm , quando modula una portante a frequenza f produce un
segnale con spettro come indicato in figura 3.1.2.
6
fm

6
-

fm

6
-

6
f

Figura 3.1.2. Schematizzazione in frequenza della modulazione dampiezza.


Vettori rotanti. La possibilt di considerare una sinusoide come tipico segnale modulante consente luso di una rappresentazione grafica estremamente comoda. noto che
un segnale sinusoidale pu essere rappresentato mediante un vettore rotante ed un vettore,
rotante con velocit angolare nel piano complesso, mediante un esponenziale complesso. Infatti si pu porre cos(t + ) = Re[exp{(t + )}]. A condizione di presupporre
lestrazione della parte reale, lequazione (3.1.1) pu essere riscritta come:
1
1
(3.1.2)
cos s t ej( t+) = ej[( s )t+] + ej[( +s )t+] .
2
2
jt
Nel piano complesso un esponenziale e rappresentabile mediante un vettore di modulo
unitario, la cui fase aumenta linearmente nel tempo con legge t.
Il piano complesso di riferimento pu essere scelto nel modo che risulta pi utile ed in
questo caso, poich la portante a stabilire il riferimento di fase, utile scegliere come
riferimento un piano che ruoti sincronamente con essa. In questo piano la sinusoide portante rappresentata da un vettore fisso che pu, ad esempio, identificare uno degli assi
coordinati. Una sinusoide modulata dampiezza rappresentabile mediante un vettore il
cui modulo varia nel tempo in accordo con il segnale modulante. Se il segnale modulante
costituito da unaltra sinusoide, in base alla (3.1.2), la portante modulata rappresentabile
nel piano complesso mediante due vettori rotanti con velocit angolari rispettivamente pari
ad s ed + s . Nel piano rotante con velocit angolare tali componenti, che
rappresentano le due bande laterali, diventano due vettori rotanti con velocit angolari
rispettivamente pari a +s e s . facile verificare che la risultante della loro somma
un vettore di modulo variabile nel tempo che giace sempre sullasse che rappresenta la
portante.

30

3. CANALE TRASMISSIVO PASSA BANDA

cos t
6

s t

+s t
I
@


@
@

- sin t

Figura 3.1.3. Schematizzazione mediante vettori rotanti di una portante


modulata da una sinusoide.
3.1.2. Demodulazione coerente. Per demodulazione si intende loperazione che
permette di recuperare il segnale modulante dalla portante modulata. La demodulazione
coerente si basa sullipotesi che frequenza e fase della portante ricevuta siano note e sul
fatto che il prodotto di una sinusoide per unaltra sinusoide di uguale frequenza produce
un termine in continua ed un termine a frequenza doppia.

s(t) cos(o t + ) 2 cos(o t + ) = 2s(t) cos2 (o t + )


Figura 3.1.4. Effetto della moltiplicazione della portante modulata per una
simusoide coerente in frequenza e fase.
Il prodotto di una sinusoide modulata dampiezza per unaltra sinusoide di uguale
frequenza produce:
(3.1.3)

s(t) cos( t + ) 2 cos( t + 1 ) =


s(t) cos(1 ) + s(t) cos(2 t + 1 + ).

evidente che un filtro passa basso in grado di isolare il termine di bassa frequenza fornir
in uscita il segnale modulante desiderato s(t). Lo schema a blocchi di un demodulatore
coerente , perci, quello di figura 3.1.5.
Per avere il massimo segnale in uscita, sar necessario imporre che 1 = . Un errore
di fase tra portante da demodulare ed oscillazione locale d luogo ad una diminuzione nellampiezza del segnale demodulato. Va da s che un errore di frequenza f , rappresentando
un errore di fase che cresce linearmente col tempo, dar luogo ad un segnale demodulato
la cui ampiezza cambia nel tempo proporzionalmente ad una sinusoide di frequenza f .

3.1. MODULAZIONE DAMPIEZZA

st (t)

- i - 6
6

31

2 cos t
Figura 3.1.5. Schema a blocchi del demodulatore coerente.
Nel caso di segnale modulante sinusoidale la formula (3.1.3) pu essere riscritta evidenziando i contributi delle due bande laterali:
cos(s t) cos( t + ) 2 cos( t + 1 ) =
= 21 {cos[( + s )t + ] + cos[( s )t + ]} 2 cos( t + 1 ) =
(3.1.4)
= 21 cos(s t + 1 ) + 21 cos(s t + 1 )+
1
+ 2 cos([2 + s ]t + 1 + ) + 12 cos([2 s ]t + 1 + ).
Graficamente loperazione di demodulazione pu essere descritta come la proiezione,
lungo la direzione che individua frequenza e fase delloscillazione locale, dellampiezza istantanea del vettore che rappresenta la portante modulata. In questa operazione le due bande
laterali possono essere considerate separatamente, sommando successivamente i contributi
di ciascuna, oppure esse possono essere sommate vettorialmente per calcolare poi la proiezione della loro risultante sulla retta passante per lorigine che rappresenta loscillazione
locale. La situazione esemplificata in figura.
cos( t+ )
6
D 6
+s t
s t
D
D
I
@

@ D
@D
- sin( t+ )
D

Figura 3.1.6. Schematizzazione geometrica della demodulazione coerente.

3.1.3. Calcolo del rapporto segnale/rumore. Rimane da considerare leffetto del


rumore. Note che siano la potenza in ricezione della portante modulata e la densit spettrale di rumore equivalente in ingresso al ricevitore, il calcolo del rapporto segnale/rumore
dopo demodulazione semplice. Bisogna tenere ben presente che le bande laterali generano, per battimento con loscillazione locale, termini di bassa frequenza che sono tra loro
identici e che si sommano in tensione. Il rumore, daltro canto, genera termini tra loro
incorrelati e che, quindi, si sommano in potenza. noto che filtrando lo stesso rumore
termico con due filtri le cui funzioni di trasferimento non si sovrappongono si ottengono

32

3. CANALE TRASMISSIVO PASSA BANDA

due segnali incorrelati (e, poich gaussiani, indipendenti). Loperazione di demodulazione


coerente riporta in banda base i termini spettrali di rumore rispettivamente a destra ed a
sinistra della portante. Ne consegue lincorrelazione e la somma in potenza.
Un sistema di trasmissione utilizzante la modulazione dampiezza pu essere schematizzato come in figura.
n(t)
s(t)- i T

mezzo
trasmissivo

- +?
i

demodulatore

- i - 6

cos t

2 cos t

(t)
-s

Figura 3.1.7. Schema di un sistema di trasmissione che usa la modulazione dampiezza.


Lampiezza delloscillazione locale inviata al demodulatore stata arbitrariamente posta
uguale a 2, come in (3.1.3). Tale valore comodo, ma, daltro canto, un valore diverso
modificherebbe sia lampiezza del segnale alluscita del demodulatore, sia lampiezza del
rumore riportato nello stesso punto. Il rapporto segnale/rumore risulterebbe esattamente
lo stesso.
Ipotizzando completa coerenza tra oscillazione locale e portante da demodulare, a valle
del demodulatore coerente lo spettro del segnale avr una densit spettrale di potenza
pari a 4 volte quella di una banda laterale del segnale da demodulare, mentre il rumore in
uscita avr densit spettrale doppia di quella che aveva in ingresso. Calcolare il bilancio
tra potenza di segnale e potenza di rumore prima e dopo demolulazione , con queste
premesse, estremamente semplice.
Uno schema a blocchi come quello di figura si usa per descrivere il sistema e per
valutarne le prestazioni, prescindendo da problemi di implementazione circuitale. lecito, perci, evidenziare i livelli assoluti dei segnali solo in punti chiave, come luscita del
trasmettitore e lingresso del ricevitore, in modo da poter calcolare il rapporto S/N. Nella
realt i circuiti avranno bisogno di livelli minimi di segnale per poter funzionare e sar
necessario introdurre opportune amplificazioni. Per effettuare correttamente il calcolo del
rapporto S/N sufficiente che, nel punto dove si inietta il rumore equivalente introdotto
dal sistema, il livello di potenza del segnale sia quello giusto. In sede di progetto delle
apparecchiature non sar possibile fare a meno di considerare leffettivo livello del segnale
nei vari punti dello schema a blocchi; qui basta tener conto in modo equivalente allingresso
del ricevitore di tutto il rumore supplementare introdotto dalle apparecchiature.
Esercizio. Un generico segnale s(t) modula dampiezza una portante e la potenza
media che il trasmettitore invia sul mezzo trasmissivo di 1 W. Il mezzo trasmissivo ha
unattenuazione costante pari a 90 dB e le apparecchiature riceventi hanno un fattore di
rumore F pari a 12 dB. Calcolare il rapporto tra potenza media di segnale e potenza media
di rumore alluscita del demodulatore per una banda del segnale modulante pari a 10 kHz.

3.1. MODULAZIONE DAMPIEZZA

33

La potenza media trasmessa (punto T dello schema a blocchi di figura 3.1.7) PT =


30 dBm, attenuata di 90 dB, produce una potenza media ricevuta pari a PR = 60
dBm. Il rumore che si somma al segnale ricevuto ha una densit spettrale di potenza
pari a 174dBmW/Hz + 12dB = 162 dBmW/Hz. Dopo il demodulatore tale densit
spettrale sar doppia e dar una potenza di rumore pari a 162 + 3 + 10 log10 104 = 119
dBm. La portante modulata, ricevuta ad un livello di potenza media pari a 60 dBm,
dar luogo ad un segnale demodulato la cui potenza media sar il doppio (si ricordi che
loscillazione locale si suppone di ampiezza 2). Ci dovuto al fatto che se un segnale s(t), di
banda ipoteticamente molto inferiore alla frequenza della portante, modula dampiezza una
sinusoide, la potenza media del segnale s(t) cos t sar pari a s2 (t)/2. Dopo demodulazione
si riottiene il segnale s(t), la cui potenza media vale s2 (t).
Il rapporto segnale/rumore ottenibile da un tale sistema vale, perci:
 
S
= 60dBm + 3dB (119dBm) = 62dB.
N o
3.1.4. Modulazione dampiezza in banda laterale unica. evidente, da un confronto tra le equazioni (3.1.3) e (3.1.4), che il segnale modulante pu essere correttamente
ricostruito, una volta note frequenza e fase della portante, da una sola delle due bande
laterali. Si pu, perci, eliminare una delle due bande laterali dimezzando la banda occupata dalla portante modulata. Una modulazione di questo tipo si dice in banda laterale
unica (BLU) o, con terminologia inglese, in Single Side Band (SSB). Si pu usare solo la
banda laterale superiore (USB) o solo quella inferiore (LSB).
Il calcolo delle prestazioni di un tale sistema di modulazione si pu eseguire molto
semplicemente tenendo in conto i discorsi gi fatti a proposito della modulazione dampiezza
in doppia banda laterale (DSB-SC). Il calcolo del rapporto segnale/rumore si era effettuato
tenendo in conto come si componevano, dopo il modulatore, le componenti di segnale e
di rumore. Nel caso di banda laterale unica c un solo termine di segnale e, perci, la
densit spettrale del segnale demodulato uguale a quella del segnale da demodulare (si
suppone, al solito, unoscillazione locale di ampiezza 2). Se prima del moltiplicatore
inserito un filtro che elimina il rumore che cade fuori banda, la stessa situazione si verifica
per il rumore. Ne consegue che i rapporti S/N prima e dopo demodulazione sono uguali.
Lassenza di un filtro prima del demodulatore pu far peggiorare il rapporto S/N di 3 dB.
Tale filtro, per, da ipotizzare sempre presente perch se si affronta il costo aggiuntivo
di un sistema in SSB, ci normalmente dovuto alla necessit di sfruttare al massimo la
banda disponibile. Di conseguenza lassenza del filtro produrrebbe non solo un raddoppio
del rumore a valle del demodulatore, ma anche interferenza con un canale adiacente.
3.1.4.1. Equivalenza tra DSB-SC ed SSB ai fini del rapporto S/N. Le modulazioni
dampiezza in banda laterale singola ed in doppia banda laterale sono sostanzialmente
equivalenti. Se un sistema in doppia banda laterale trasmette una potenza media PT per
ottenere un assegnato rapporto S/N, un sistema in SSB ha bisogno esattamente della stessa
potenza media per ottenere in ricezione lo stesso rapporto S/N. Una giustificazione immediata discende dallosservazione che trasmettere in DSB significa usare due canali in SSB,

34

3. CANALE TRASMISSIVO PASSA BANDA

sui quali si ripartisce la potenza disponibile. Alluscita del singolo canale si ottiene un certo
S/N. Sommando le uscite dopo demodulazione si ottiene per il segnale un quadruplicamento della potenza, per il rumore un raddoppio. Il tutto equivale ad un miglioramento di 3
dB, esattamente quello che si sarebbe ottenuto concentrando tutta la potenza su uno solo
dei due canali disponibili. Questo discorso vale esclusivamente se si considerano potenze
medie. Il legame tra potenza di picco in caso di modulazione in DSB e potenza di picco
con modulazione in SSB non immediato e dipende dal particolare segnale modulante.
3.1.4.2. Generazione di un segnale modulato in banda laterale unica. Il modo pi diretto e pi usato per generare un segnale SSB quello di usare un modulatore bilanciato
(moltiplicatore) per modulare la portante in doppia banda laterale ed eliminare successivamente con un filtro la banda laterale indesiderata. Al filtro si richieder una curva di
selettivit con un fianco molto ripido dalla parte della banda laterale che si vuole eliminare.
Questo modo di procedere, che poi quello pi usato in pratica, fa capire che la modulazione dampiezza in banda laterale unica pu essere adottata solo con segnali modulanti
il cui spettro non si estenda fino a frequenza zero. Con segnali che hanno uno spettro
che parte dalla continua o da frequenze estremamente basse (esempi tipici sono il segnale
televisivo ed alcuni tipi di segnali usati per la trasmissione numerica) si adotta un metodo
di modulazione molto simile, noto come modulazione in banda vestigiale di cui si parler
pi avanti.
filtro USB

s(t)- i - 

6

sUSB (t)
-

BB -

cos t
Figura 3.1.8. Modulatore SSB con filtraggio.
Se il filtro utilizzato ha i fianchi della curva di selettivit asimmetrici, pu essere utilizzato per realizzare un solo tipo di SSB (solo USB, come in figura, o solo LSB). Se il
filtro ha fianchi simmetrici pu essere usato per eliminare la banda laterale superiore o
quella inferiore: sufficiente in questo caso modificare opportunamente la frequenza della
portante inviata al modulatore.
Domanda Come possibile ottenere una modulazione in banda laterale inferiore, pur
avendo a disposizione un filtro con fianco ripido solo allestremo inferiore della sua banda
passante (come quello in figura)? (Suggerimento: si consideri luso di un convertitore di
frequenza.)
Un segnale in banda laterale unica pu ottenersi anche con un altro sistema, eliminando
la banda laterale indesiderata con una tecnica di bilanciamento. Si consideri lo schema a
blocchi di figura 3.1.9.
Il funzionamento del circuito in oggetto facilmente descrivibile in termini di vettori
rotanti. Bisogna osservare che i due filtri sfasatori puri non presentano uguale livello di

3.1. MODULAZIONE DAMPIEZZA

s(t)

- i

sin t

1i
?
+i -

e 2
-

35

6i
2

- ?
i

Figura 3.1.9. Modulatore SSB a sfasamento.


difficolt: mentre quello che deve ruotare di 90 la fase della portante quasi banale,
non altrettanto semplice la realizzazione dellaltro filtro. Questultimo, infatti, deve
ruotare di 90 tutte le componenti spettrali del segnale s(t) ed un filtro la cui funzione
di trasferimento non realizzabile esattamente, ma pu solo essere approssimata (un p
come il filtro passa basso ideale).
Si supponga, per semplicit che il segnale s(t) che modula la portante seno sia una
cosinusoide di pulsazione s e fase s ; il segnale che modula la portante sin( t + /2) =
cos t deve, allora, essere una cosinusoide di pulsazione s e fase + /2. I segnali a valle
dei due moltiplicatori saranno, perci:
1i cos(s t + s ) sin( t)
2i sin(s t + s ) cos( t)
Nel piano rotante a velocit angolare , essi sono rappresentabili mediante vettori
rotanti:
cos t

1i

6
 +s t + s
- sin t
@
@

R s t s
@

cos t
6

2i

- sin t
@
@

s t + s

R
@

s t s

allora evidente che se i segnali in 1ied in 2isono sommati tra loro, la banda laterale

36

3. CANALE TRASMISSIVO PASSA BANDA

superiore della portante sin t verr cancellata; ad essere cancellata sar quella inferiore
se tra i due segnali si effettua la differenza.
La struttura di questo modulatore pu essere ricavata in maniera molto semplice se
si considera leffetto del filtro che elimina una delle due bande laterali. Ancora una volta
si consideri un segnale modulante sinusoidale, in modo da poter utilizzare la simbologia
dei vettori rotanti. Quando le due bande laterali sono presenti, esse danno luogo ad una
risultante che rappresentabile con un vettore di direzione assegnata, ma di modulo e verso
che cambiano nel tempo in accordo con il segnale modulante. Quando una delle due bande
laterali viene soppressa, uno solo dei due vettori rotanti presente. Esso descrivibile
come somma vettoriale delle sue componenti lungo lasse coseno e lungo lasse seno, cio,
con riferimento alla figura:
DSB
cos t

+s t + s

s t s

@
I
@


- sin t

LSB

cos t
6
s t s

- sin t

DSB: cos(s t + s ) cos t


LSB:

1
2

cos[( s )t s ] =
= 21 cos(s t + s ) cos t + 21 sin(s t + s ) sin t.
Esattamente in accordo con lo schema di modulatore a sfasamento gi descritto.
3.1.4.3. Demodulazione di un segnale in banda laterale unica. La demodulazione coerente di un segnale SSB si pu ottenere con una tecnica del tutto analoga a quella utilizzata
per demodulare un segnale in doppia banda laterale. Lunica differenza rispetto al caso
gi trattato sta nel fatto che ci sar il contributo di una sola banda laterale, come gi
accennato quando si parlato di equivalenza tra SSB e DSB. Ci, per, ha conseguenze
notevoli per quanto riguarda leffetto di un errore tra fase (o frequenza) delloscillazione
locale e fase (o frequenza) della portante modulata. Mentre nel caso di doppia banda laterale un errore di fase provocava una diminuzione nellampiezza del segnale demodulato
di un fattore cos , nel caso di segnali SSB un errore di fase provoca una variazione di
pari entit nella fase di tutte le componenti spettrali del segnale demodulato. Similmente
un errore di frequenza (errore di fase con andamento lineare nel tempo) provoca uno spostamento in frequenza dello spettro del segnale. In entrambi i casi il segnale demodulato
risulta distorto in modo inaccettabile, tranne che nel caso di trasmissione di segnale vocale
con qualit telefonica. In tal caso lutente (lorecchio) sensibile soprattutto alla distribuzione spettrale della potenza del segnale: infatti un errore di fase non produce nel segnale

3.1. MODULAZIONE DAMPIEZZA

37

demodulato cambiamenti apprezzabili allascolto ed anche un contenuto errore di frequenza


( 10 Hz) pu essere tollerato senza degradazione sensibile nella qualit del servizio.
3.1.5. Effetto di un filtro interposto tra modulatore e demodulatore. La modulazione dampiezza una modulazione lineare e questo fatto rende estremamente semplice il calcolo degli effetti del mezzo trasmissivo (supposto lineare anchesso e descrivibile mediante una funzione di trasferimento) frapposto tra trasmettitore (modulatore) e
ricevitore (demodulatore).
Si consideri una generica componente sinusoidale di pulsazione del segnale s(t) che
modula una portante di pulsazione : nello spettro del segnale modulato questa componente generer due righe spettrali a pulsazioni ed + . Alluscita del mezzo
trasmissivo, la riga spettrale relativa alla banda laterale superiore risulter moltiplicata
per Ht ( + ), quella relativa alla banda inferiore per Ht ( ).
Il prodotto di s(t) per una sinusoide corrisponde nelle frequenze a prendere lo spettro
S(f ) e spostarlo, centrandolo intorno alla pulsazione (positiva e negativa) della portante.
Lo spettro centrato a pulsazione , quindi, quello relativo al segnale che modula la
portante. Alluscita del mezzo trasmissivo esso risulta modificato rispetto a quello originale:
possibile definire una funzione di trasferimento equivalente che lega i segnali modulanti
prima e dopo lattraversamento del mezzo:
Sout (f )
(3.1.5)
Heq () =
= Ht ( + ).
Sin (f )
La funzione di trasferimento (3.1.5) non gode necessariamente di quelle propriet di simmetria che garantiscono una risposta allimpulso reale.
La mancanza di simmetria nella Ht (f ) sbilancia le due bande laterali in modo che la
loro risultante non giace pi sullasse della portante. Il vettore risultante pu, per, essere
scomposto in due componenti, una lungo la direzione seno ed unaltra lungo la direzione
coseno: s1 (t) cos (t) ed s2 (t) sin (t). In base a questa osservazione e tenendo conto che
exp(/2), il segnale s(t) cos (t), dopo essere transitato per il mezzo trasmissivo, pu
essere rappresentato come:
Re {[s1 (t) s2 (t)] exp [o (t)]} = Re {
su (t) exp [ (t)]}
con su (t) genericamente complesso.

Se Heq () = Heq
() la risposta allimpulso del filtro reale ed il segnale alluscita del
mezzo trasmissivo ancora costituito dalla portante modulata da un segnale con spettro
S()Heq (). Perch ci accada necessario (basta considerare leq. 3.1.5) che Ht (f f ) =
Ht (f + f ), cio che la parte reale di Ht abbia simmetria pari intorno al punto = , e la
parte immaginaria simmetria dispari. Questa condizione molto restrittiva, perch implica
che la parte immaginaria di Ht (f ) sia nulla alla frequenza della portante. In caso contrario,
per descrivere il segnale alluscita del mezzo trasmissivo sono necessarie due portanti in
quadratura, modulate ognuna da un segnale diverso, ma ottenibile da s(t) mediante un
operatore lineare.
Due portanti distinte sono per, veramente necessarie per descrivere il segnale alluscita
del mezzo trasmissivo solo qualora si generi una modulazione di fase della portante (cio

38

3. CANALE TRASMISSIVO PASSA BANDA

nel caso che il vettore risultante dalla somma delle due bande laterali cambi la sua direzione
nel tempo). Lassenza di modulazione di fase lelemento determinante per la mancata
comparsa di una portante in quadratura.
Se Ht (f ) = H e , la funzione di trasferimento equivalente relativa al segnale modulante si pu scrivere come:
Heq (f ) = H e

Ht (f )e
eq (f ).
= H e H
H

eq (f ) = H
(f ), la portante alluscita del mezzo trasmissivo risulta modulata da
Se H
eq
cos ot

H(f o fs )
H(fo +fs )

st
1

st

|H(f ofs )|
|H(f o +f s )|

1
sin ot

Figura 3.1.10. Leffetto del mezzo trasmissivo si pu valutare facilmente


utilizzando la schematizzazione dei vettori rotanti.
eq (f ) ed, in pi, risulta moltiplicata per il numero complesso
un segnale con spettro S(f )H
H e . H un banale fattore di scala; exp( ) ruota la portante di un angolo .
In altre parole, i termini di fase o di ritardo di gruppo costanti in banda di Ht (f ) non
hanno influenza: il primo perch finisce col ruotare di uno stesso angolo tutte le componenti
spettrali (ed i relativi vettori rotanti), il secondo perch ritarda il solo segnale modulante,
lasciando inalterata la fase della portante (nellipotesi che il ritardo di fase alla frequenza
fo sia nullo. Dimostrarlo!).
Risulta cos evidente che il valore assunto da Ht (f ) alla frequenza della portante ha un
effetto molto modesto sulle prestazioni del sistema, introducendo un fattore moltiplicativo
complesso che costringe le fasi della portante in trasmissione e delloscillatore locale al
demodulatore ad essere diverse. Ma questo non dovrebbe costituire motivo di meraviglia,
dal momento che in ogni caso la propagazione della portante modulata richiede un tempo
non nullo e che, perci, il ricevitore costretto comunque a recuperare la fase della portante
da demodulare dallo stesso segnale ricevuto.
3.1.5.1. Sistemi con due portanti in quadratura. Si osservato in precedenza come uno
sfasamento di 90 tra oscillazione portante ricevuta ed oscillazione locale provochi uscita
nulla dal demodulatore. Su tale osservazione si basa limpiego di due portanti in quadratura per trasmettere due segnali contemporaneamente sullo stesso canale: in ricezione i
due segnali possono essere completamente separati, a patto che si possano generare due
oscillazioni rigorosamente in quadratura ed in fase con le portanti ricevute. Ovviamente
questo rigorosamente vero in un caso ideale. La presenza del mezzo trasmissivo pu
cambiare questa situazione creando un accoppiamento tra i due canali. La valutazione di
tale interferenza facilmente calcolabile in base alle osservazioni del paragrafo precedente.

3.1. MODULAZIONE DAMPIEZZA

39

Va altres tenute presente che, almeno con tecniche analogiche, impossibile generare due
sinusoidi che siano esattamente in quadratura (anche se lerrore pu essere molto piccolo,
non pu essere nullo!).
3.1.6. Demodulazione incoerente e modulazione dampiezza con portante
trasmessa (AM). Il tipo di demodulazione considerata finora, vale a dire quella coerente,
ottiene il segnale demodulato per battimento con una sinusoide sincrona con la portante. In
tal modo, se la fase della portante ricevuta cambia di 180 , il segnale in uscita cambia segno.
Questo modo di procedere reso necessario dal fatto che un generico segnale modulante
s(t) pu assumere valori sia positivi che negativi (tipico il caso di un segnale a valor medio
nullo). Infatti, quando si modula la portante, il risultato del prodotto s(t) cos t consiste
in una sinusoide la cui ampiezza cambia nel tempo in accordo con il modulo del segnale,
mentre il segno di s(t) legato al segno (ovvero alla fase) della sinusoide. Un demodulatore
deve, se vuole poter ricostruire correttamente il segnale modulante, misurare sia lampiezza
che il segno della portante ricevuta.
Un demodulatore che sia in grado di misurare solo linviluppo della portante (cio il
modulo del vettore rotante che la rappresenta) pu ricostruire correttamente solo un segnale modulante che non cambi mai segno. La realizzazione circuitale di un tal tipo di
demodulatore estremamente semplice ed economica. Questo il motivo che ha spinto, in
passato, ad adottare questo particolare schema di modulazione dampiezza, anche se, oggiggiorno, i progressi della microelettronica hanno quasi annullato lo svantaggio economico
dei demodulatori sincroni. Un demodulatore sensibile solo allinviluppo della portante, ma
non alla sua fase, viene detto non coerente.
Un modo estremamente semplice di garantirsi che il segnale modulante non cambi segno
quello di sommargli una costante sufficientemente grande. La portante, quindi, risulta
modulata non pi da s(t), ma da s(t) + costante:
Ap {1 + msn (t)} cos( t + )
dove sn (t) = s(t)/ |s(t)|max , cio il segnale modulante normalizzato ad un valor massimo
unitario ed m detto indice di modulazione. m deve essere minore di 1 affinch il termine
che moltiplica la sinusoide non cambi mai segno.
In sede di demodulazione bisognerebbe tener conto che lampiezza della portante cambia, in accordo con il segnale modulante, anche allinterno di un periodo. Poich, per, la
frequenza della portante f molto pi grande, di norma, della massima frequenza presente nello spettro del segnale modulante, ci si pu accontentare di misurare lampiezza
della sinusoide una volta per periodo, nellistante in cui ci risulti pi semplice, vale a dire
in corrispondenza del picco della sinusoide, quando cos t = 1. Le misure ottenute campionando la portante modulata in corrispondenza dei picchi positivi (o negativi) possono,
quindi, essere inviate ad un filtro passa basso che isoli il segnale modulante da termini
residui alla frequenza della portante e relative armoniche.
Per il modo in cui vengono realizzati, questi demodulatori danno in uscita idealmente
il modulo del vettore che rappresenta la portante modulata. Ne consegue che usando un

40

3. CANALE TRASMISSIVO PASSA BANDA

demodulatore non coerente per demodulare un segnale DSB-SC, quello che si ottiene in
uscita non il segnale modulante s(t), bens il suo valore assoluto |s(t)|.
Riconoscere un segnale AM da un segnale DSB-SC osservando la sua forma donda
semplice. Basta osservarlo in corrispondenza di un istante in cui linviluppo si annulla:
se presente uninversione di segno della portante il tipo di modulazione DSB-SC; se
linversione di segno non c, la modulazione di tipo AM.

Figura 3.1.11. Modulazione DSB da sinusoide.

Figura 3.1.12. Modulazione AM da sinusoide raddrizzata.


Consideriamo la modulazione dampiezza in doppia banda laterale (DSB-SC). Lo schema di principio quello di figura 3.1.13.
hn
s(t)

cos pt

PT

^s(t)

2 cos pt

Figura 3.1.13. Schema a blocchi di sistema di trasmissione che utilizza la


modulazione dampiezza.

3.1. MODULAZIONE DAMPIEZZA

41

Supponiamo di dover trasmettere un segnale musicale. Dovremo allora considerare la


potenza di picco; la banda del segnale B=15kHz. Il nostro scopo valutare la potenza
di picco da trasmettere per avere un rapporto segnale-rumore
(3.1.6)

S
PSpicco
=
= 40 dB
N
PN media

Il fattore di rumore delle apparecchiature riceventi F = 10 dB. Lattenuazione


= 100 dB.
Vale la pena di notare che un sistema di trasmissione in doppia banda laterale una
implementazione di un sistema a doppio canale come quello considerato nella sezione 2.1,
dato che linformazione viene allocata sia a destra, sia a sinistra della portante. Il tutto
pu essere visto come linsieme di due sistemi che lavorano contemporaneamente e che
usano due mezzi trasmissivi con bande passanti leggermente diverse ma adiacenti. Di
conseguenza, per quanto concerne il segnale e il rumore allocati in tali bande, vale lo stesso
discorso fatto in quella occasione.
Noto il fattore di rumore, possiamo calcolare la densit spettrale di potenza di rumore
prima del demodulatore
(3.1.7)

hn = F KT0 174 + 10 = 164 dBmW/Hz

Il demodulatore somma i termini spettrali in posizione simmetrica rispetto alloscillazione locale, presentandoli in uscita dopo averli trasportati in banda base. I termini di
rumore in bande disgiunte sono tra loro incorrelati e indipendenti (supponiamo statistica
gaussiana) e quindi si sommano in potenza. La densit spettrale di potenza di rumore
alluscita del demodulatore sar allora
(3.1.8)

hnu = 2hn 164 + 3 = 161 dBmW/Hz

A questo punto si tratta di integrare tale densit spettrale nella banda B = 15 kHz,
corrispondenti a 42 dBHz. La potenza media di rumore totale alluscita del sistema vale
allora
(3.1.9)

PN u = 161 + 42 = 119 dBm

Per ottenere i 40 dB di rapporto segnale-rumore richiesti, la potenza di picco del segnale


demodulato deve essere
(3.1.10)

PSpicco = 119 + 40 = 79 dBm

Ricordiamo che la potenza di picco del segnale uguale prima e dopo demodulazione,
mentre la potenza media del segnale demodulato il doppio di quella del segnale modulato.
Nel nostro caso (segnale musicale) la potenza di picco resta invariata e quindi la potenza
da trasmettere semplicemente
(3.1.11)

PT = 79 + 100 = 21 dBm 126 mW

essendo = 100 dB lattenuazione introdotta dal mezzo trasmissivo.

42

3. CANALE TRASMISSIVO PASSA BANDA

3.2. Modulazione angolare


La modulazione dampiezza, esaminata nel paragrafo precedente, ha il vantaggio di
occupare, per la trasmissione di un segnale, la banda minima. Essa ha, per, lo svantaggio
di richiedere amplificatori lineari dal momento in cui la portante viene modulata e ci
riduce notevolmente lefficienza dello stadio di amplificazione finale, quello che fornisce la
potenza da inviare sul mezzo trasmissivo.
Tale requisito nasce dallaver legato linformazione da trasmettere proprio allampiezza
della portante. Se si utilizza laltro parametro caratteristico di una sinusoide, vale a dire la
sua fase, si pu mantenerne costante lampiezza e modificarne largomento proporzionalmente al segnale da trasmettere. In questo caso linformazione non viene alterata anche da
una non linearit (senza memoria) anche molto forte. Lamplificatore finale pu lavorare
tranquillamente in saturazione perch il segnale squadrato alla sua uscita risulter unonda quadra invece che una sinusoide, ma modulata esattamente con la stessa legge della
sinusoide in ingresso. Un filtro opportuno potr essere utilizzato per attenuare i termini
spettrali indesiderati. Naturalmente questo discorso vale per un solo segnale; lamplificazione contemporanea di pi segnali richiede sempre la linearit dellamplificatore, anche se
i segnali sono sinusoidi modulate angolarmente.
Per giustificare intuitivamente la tolleranza alla distorsione armonica basta osservare
che linformazione da trasmettere codificata negli attraversamenti per lo zero della portante modulata (non difficile rendersene conto, soprattutto se si ipotizza che la frequenza
della portante sia molto pi grande della banda del segnale modulante).
Purtroppo, una tale modulazione non lineare e questo ne complica lanalisi. Consideriamo dunque una sinusoide modulata dangolo:
(3.2.1)

Ap cos ( t + (t)) .

In tale espressione il termine rappresenta la pulsazione della sinusoide portante in assenza di modulazione e (t) rappresenta la fase che funzione del segnale modulante. Se
(t) = k s(t), cio se (t) direttamente proporzionale al segnale modulante, si parla
di modulazione di fase. In realt, si pu ipotizzare che s(t) subisca delle preelaborazioni
(filtraggi) prima di andare a modulare la fase della portante: in tal caso si parla di modulazione angolare generica. Un caso particolare molto interessante in pratica quello in cui
s(t) passa attraverso un integratore prima di modulare la fase della portante. In tal caso
si parla di modulazione di frequenza ed il motivo che a cambiare proporzionalmente al
segnale modulante, in tal caso, la frequenza istantanea della portante.
La frequenza istantanea una generalizzazione del concetto di frequenza di una sinusoide. Una sinusoide rappresentabile come:
Ap cos ( t + ) = Ap cos ((t))
e la sua pulsazione pari alla derivata del suo argomento (t). Generalizzando tale definizione al caso di sinusoide modulata angolarmente, si definisce pulsazione istantanea la
derivata dellargomento della (3.2.1):
i (t) = + (t).

3.2. MODULAZIONE ANGOLARE

43

Analogamente si parla di deviazione di pulsazione () e di deviazione di frequenza (f ),


quantit definite come:
(t)

.
2
3.2.1. Spettro di una sinusoide modulata angolarmente. La non linearit della
modulazione angolare non consente il calcolo dello spettro di una portante modulata da un
segnale modulante qualsiasi. Tale calcolo agevole solo per piccolo indice di modulazione,
cio quando la deviazione di fase massima piccola. In tal caso, infatti, la (3.2.1) pu
approssimarsi come:
Ap
Ap
(3.2.3)
Ap cos ( t + (t)) =
cos (t) cos t
sin (t) sin t
2
2
Ap
Ap
'
(3.2.4)
cos t
(t) sin t.
2
2
Lo spettro di una sinusoide modulata angolarmente tende, per piccolo indice di modulazione, a quello di una sinusoide modulata dampiezza con portante trasmessa. La differenza
sta nello sfasamento di 90 tra la portante non modulata e quella modulata (quella che
genera le bande laterali). La banda minima occupata da una sinusoide modulata angolarmente, perci, non pu essere inferiore a quella che compete alla modulazione dampiezza
con due bande laterali.
Se la condizione |(t)|  1 non verificata, lo spettro non pi calcolabile per un
qualunque segnale modulante. Il suo calcolo possibile per modulazione sinusoidale perch
i termini cos (t) e sin (t) nella (3.2.4) sono esprimibili come serie di Fourier. Infatti, se
(t) = p cos s t:
(3.2.2)

(t) = i (t) = (t)

cos (p cos(s t)) = J (p ) + 2

f (t) =

(1)k J2k (p ) cos(2ks t)

k=1

e
sin (p cos(s t)) = 2

(1)k J2k+1 (p ) cos{(2k + 1)s t}.

k=0

Da queste relazioni facile ricavare lampiezza delle righe nelle bande laterali presenti a
frequenze che distano da quella della portante (in pi ed in meno) di multipli della frequenza
sono funzioni con andamento oscillante
del segnale modulante. Le funzioni di Bessel (Jn ())
il cui valore tende a zero per argomento che tende ad infinito. Questo implica che, anche
se in termini matematici lo spettro si estende su banda infinita, la banda occupata da
una sinusoide modulata angolarmente da un segnale modulante sinusoidale pu calcolarsi
come la banda al cui interno sono contenuti i termini spettrali che rendono conto di una
certa frazione della potenza totale. Va osservato, infatti, che la modulazione angolare
non incide sullescursione picco-picco della sinusoide portante e, pertanto, non ne modifica
la complessiva potenza media: allaumentare dellindice di modulazione (cio di p ) tale
potenza si diluisce su una banda sempre pi ampia. Un modo conservativo di valutare
la banda occupata da una sinusoide modulata angolarmente da un segnale di banda B

44

3. CANALE TRASMISSIVO PASSA BANDA

quello di ipotizzare tutta la potenza media del segnale modulante concentrata in una riga
spettrale (una sinusoide) alla massima frequenza B e di procedere come gi spiegato.
Una formula empirica che trova impiego per la sua semplicit quella dovuta a Carson.
Tale formula esprime la banda approssimativamente occupata da una sinusoide modulata
di frequenza come:
(3.2.5)

Brf = 2(fp + B) = fpp + 2 B

dove B la banda occupata dal segnale modulante e fp o fpp rappresentano rispettivamente il valore di picco o picco-picco della deviazione di frequenza. La seconda espressione
equivalente alla prima per segnali a valor medio nullo, ma lunica ad aver significato per
segnali per i quali non ha senso definire un valor medio (come, ad es., il segnale televisivo).
Tale formula vuol solamente esprimere il fatto che per grande indice di modulazione la
banda occupata tende a coincidere con quella spazzolata dalla frequenza istantanea della
portante modulata. Questo ragionamento (regime quasi-stazionario) non ha pi validit
quando la deviazione di frequenza picco-picco diventa piccola: si arriverebbe allassurdo
che sarebbe possibile trasmettere un segnale di banda B in una banda piccola a piacere.
In tal caso non si pu pi trascurare la legge con cui varia temporalmente la frequenza
istantanea allinterno dei valori estremi che sono quantificati dalla deviazione picco-picco.
Come abbiamo gi visto, per piccolo indice di modulazione la banda occupata vale 2 B
ed a tale valore tende la banda di Carson quando fpp 0.
3.2.2. Calcolo del rapporto segnale-rumore. Il calcolo del rapporto segnale-rumore
alluscita di un sistema di trasmissione in modulazione angolare abbastanza agevole se
si utilizza, per rappresentare il rumore sovrapposto alla portante in ricezione, la schematizzazione in termini di rumore in fase ed in quadratura gi introdotta nel caso della
modulazione dampiezza.
Si consideri una sinuoide non modulata, alla quale sia sovrapposto un rumore passa
banda con densit spettrale hn costante allinterno di una banda B centrata intorno alla
frequenza f della sinusoide. La risultante sar una sinusoide con ampiezza
q
r(t) = (A + nc (t))2 + n2s (t)
e fase


(t) = arctan

ns (t)
A + nc (t)


'

ns (t)
.
A

nc (t) ed ns (t) sono termini di rumore con densit spettrale di potenza disponibile 2hn e
con potenza 2hn B; perci la deviazione di fase dovuta al rumore ha potenza 2hn B/A2 .
Il rapporto segnale rumore alluscita di un demodulatore di fase vale, quindi:
 
PR
2e
S
=
(3.2.6)
= 2e
hn B
N PM
hn B
2
A /2
dove PR = A2 /2 la potenza media della portante in ricezione.

3.2. MODULAZIONE ANGOLARE

45

Se si utilizza la modulazione di frequenza, in ricezione necessario inserire un derivatore


in cascata con il demodulatore di fase. Di conseguenza, nel punto in cui si ottiene il segnale
proporzionale alla deviazione di frequenza f (t), il rumore sar la derivata del rumore di
fase gi calcolato. La densit spettrale del rumore di frequenza introdotto dal rumore
additivo avr, perci, densit spettrale parabolica
hn 2
f
PR
Analizziamo ora con maggior dettaglio la demodulazione angolare. Sappiamo che in
ricezione necessario misurare la fase (frequenza) istantanea della portante. Al segnale
da demodulare sar sempre sovrapposto del rumore: se non si limita la banda del rumore,
si sovrappone al segnale desiderato una tensione fluttuante di rumore sempre pi ampia.
In questo modo ci si trova nella impossibilit materiale di effettuare una misura sensata
della fase della portante. La portante modulata viene, allora, filtrata nella banda di Carson
BRF = 2fP +2B. Possiamo, perci, considerare il rumore passa banda e di esso possiamo
dare una schematizzazione in termini di componente in fase e componente in quadratura.
ns(t)
nc(t)

Figura 3.2.1. Modello di Rice per rumore passa-banda.


Il problema si riduce al calcolo della fase della risultante. ovvio che se il rumore
viene filtrato in una banda pi grande, si otterr un errore maggiore nella misura della
fase. Le ampiezze delle componenti di rumore nc (t) e ns (t) sono naturalmente casuali.
Il vertice della risultante si trover quindi in un punto qualsiasi della "nuvola" segnata
in figura. Naturalmente la probabilit che tale vertice si trovi nelle vicinanze del vertice
della portante sar maggiore e andr diminuendo man mano che ci si allontana da tal
punto. ovvio che quanto pi la "nuvola" si allarga, tanto pi imprecisa la misura di
fase. Pu succedere che, a causa di un picco di rumore, la risultante faccia un giro attorno
allorigine, dando luogo cos ad un errore di 2 nella misura della fase, che in questo modo
non pi attendibile. Nel caso della demodulazione di frequenza, si ottengono degli impulsi
in corrispondenza dei salti di fase.
Nel segnale ricostruito quindi presente un disturbo, costituito dagli impulsi, di potenza non trascurabile. quindi necessario assicurarsi che il demodulatore lavori sopra-soglia,
sia cio in grado di effettuare misure corrette. La soglia rappresenta il limite della rumorosit oltre il quale non pi possibile effettuare una misura attendibile. Il limite di
soglia definito come il luogo dei punti del piano S/Ni -S/No per cui la degenerazione del

46

3. CANALE TRASMISSIVO PASSA BANDA

rapporto segnale rumore in uscita al demodulatore (S/No ) rispetto a quello in ingresso al


demodulatore (S/Ni ) maggiore di 1 dB rispetto allandamento rettilineo sopra-soglia.
Un fenomeno analogo a questo si ha nella demodulazione di ampiezza mediante demodulatore a inviluppo. In questo caso il demodulatore misura lampiezza della risultante.
Se il rumore sovrapposto alla portante sufficientemente grande, si innescano le non
linearit del circuito. Fino a quando il termine in quadratura piccolo
(3.2.7)
r(t)
= s(t) + nc (t)
per cui il comportamento del dispositivo approssima quello del demodulatore coerente. In
caso contrario si ha
q
(3.2.8)
r(t) = [s(t) + nc (t)]2 + n2s (t)
Il legame tra la misura di uscita e lingresso non pi lineare e quello che si ottiene un
miscuglio tra rumore e segnale. A questo punto inutile qualunque operazione di filtraggio
nella banda del segnale. Anche in questo caso quindi si avverte la necessit di filtrare il
segnale prima della demodulazione e non dopo: in caso contrario il demodulatore non
in grado di funzionare. Questa tuttavia una limitazione legata al particolare dispositivo
di demodulazione (a inviluppo); nel caso della modulazione dangolo, invece, il problema
della soglia insito nella operazione di demodulazione ed indipendente dal particolare
dispositivo usato. In definitiva, quindi, il dimensionamento di un sistema FM complicato
dalla necessit della verifica della condizione di soglia.
Riconsideriamo lesercizio 3.1.6 utilizzando la modulazione angolare invece della modulazione dampiezza.
La densit spettrale di potenza di rumore alluscita del demodulatore angolare
hn 2
f
PR
se hn la densit spettrale di potenza in ingresso e PR la potenza ricevuta. La potenza
media di rumore alluscita
Z B
hn 2
(3.2.10)
PN u =
f df
0 PR

(3.2.9)

hnu =

Per quanto riguarda il segnale, alluscita del demodulatore si ha una tensione proporzionale alla deviazione di frequenza della sinusoide in ingresso. Dovendo usare potenza di
picco (segnale musicale), la potenza del segnale sar pari al quadrato della deviazione di
frequenza. Il rapporto segnale rumore dopo demodulazione sar allora

fp2 PR
S
(3.2.11)
=
3
N o
B 2 hn B
Tale rapporto segnale-rumore deve essere maggiore o uguale al rapporto segnale-rumore
richiesto che di 40 dB. Deve cio essere

fp2 PR
S
(3.2.12)
=
3
104
N o
B 2 hn B

3.2. MODULAZIONE ANGOLARE

47

In questa equazione ci sono le incognite PR (potenza media della portante1) pari a A2 /2,
e fP . Dallultima equazione scritta si pu calcolare il prodotto PR fP .
La banda occupata dalla portante modulata FM BRF = 2fP + 2B, essendo B la
banda del segnale modulante. Per piccolo indice di modulazione, la banda della portante
modulata di frequenza coincide con la banda della portante modulata in doppia banda
laterale. In ogni caso evidente che la banda occupata dalla portante modulata di frequenza
coincide con la banda della portante modulata in doppia banda laterale. In ogni caso
evidente che la banda occupata dalla portante modulata aumenta allaumentare della
deviazione di frequenza, la quale non pu quindi essere aumentata a piacere. Aumentando
la deviazione di frequenza, infatti, e mantenendo bassa la potenza, per far passare tutta
linformazione da estrarre dalla portante necessario allargare il filtro che si visto essere
indispensabile anteporre al misuratore di fase istantanea per poter rilevare un segnale
sensato. Continuando ad aumentare la deviazione efficace, si aumenta la banda occupata
e quindi aumenta la banda del filtro. Di conseguenza aumenta anche il rumore captato e si
finisce sotto soglia. La condizione di soglia si impone richiedendo che il rapporto segnalerumore effettivamente presente prima del demodulatore sia sufficientemente elevato.
quindi necessario considerare la potenza della sinusoide in arrivo e confrontarla con la
potenza di rumore fisicamente sovrapposta alla sinusoide stessa.
(3.2.13)

PR
10
hn (2fp + 2B)

Il dimensionamento si ottiene dalla soluzione contemporanea della (3.2.12) e della (3.2.13).


Si ottiene cio il sistema

f 2

= 104
3 B 2p hPnRB

PR
hn (2fp +2B)

= 10

(in unit naturali).


Posto x = fP /B si ottiene dalla seconda equazione
PR
10 (2fp + 2B)
=
= 20 (1 + x)
hn B
B
che, sostituita nella prima, fornisce
3x2 20 (1 + x) = 104
ovvero

x3 = 104 /60 x2
equazione da risolvere iterativamente. Si trova x = 5, 18.
Quindi fP = 77 kHz. Ci significa che non si possono usare pi di 77 kHz per la
deviazione di frequenza. Naturalmente se ne possono usare meno. Consideriamo allora
1La

potenza di picco deve essere riferita alla grandezza che varia in funzione del segnale e quindi, nel
caso della modulazione di frequenza, alla deviazione di frequenza e non allampiezza della portante che
deve restare costante.

48

3. CANALE TRASMISSIVO PASSA BANDA

fP = 75 kHz. In questo caso siamo sicuramente soprasoglia perch abbiamo ridotto


la banda e aumentato la potenza: in queste condizioni il demodulatore funziona meglio.
Quindi, per avere S/No = 40 dB, deve essere
PR = hn B104 /3x2 => 101dBm
Quindi usando la modulazione di frequenza si ottiene che la minima potenza richiesta
per ottenere S/No = 40 dB di -101 dBm contro -79 dBm necessari per la modulazione di
ampiezza. Si ha
PT = 101 + 100 = 1dBm
Abbiamo quindi risparmiato in potenza, pagando in banda, che non pi 30 kHz, ma

BRF = 2(15 + 75) = 180kHz


La modulazione di frequenza permette di risparmiare potenza spendendo in banda.
3.3. Mezzo trasmissivo radio
I mezzi trasmissivi a onde irradiate, ipotizzando che il mezzo propagativo sia non dissipativo, introducono un altro fenomeno che produce unattenuazione del segnale ricevuto
rispetto a quello trasmesso. Nel caso di antenna omnidirezionale, la potenza iniettata nellantenna viene irradiata in tutte le direzioni. Il fronte donda, allontanandosi dallantenna,
tende ad aumentare di superficie, per cui la densit di potenza per unit di superficie diminuisce col quadrato della distanza. Di conseguenza anche la potenza ricevuta diminuisce
col quadrato della distanza. Resta cos definita lattenuazione di spazio libero che
4R2
GT AR
essendo GT il guadagno dellantenna trasmittente e AR larea efficace dellantenna ricevente. Fino a frequenza di circa 3 GHz bisogna tener conto solo di questo termine. Per
frequenze superiori non si pu pi considerare latmosfera come un mezzo senza perdite:
oltre allattenuazione dovuta alla divergenza sferica (sl ), bisogna tener conto anche della dissipazione. In questo caso lattenuazione torna a crescere esponenzialmente con la
distanza. Oltre a tutto ci bisogna tener conto del fatto che le antenne sono poste nellatmosfera che costituita da gas e che quindi un mezzo non omogeneo, con stratificazioni
tendenzialmente parallele alla superficie terrestre.
sl =

3.3.1. Affievolimenti dovuti ai cammini multipli. A causa delle disomogeineit


dellatmosfera, la radiazione emessa si propaga e raggiunge lantenna ricevente seguendo
cammini diversi, che producono attenuazioni diverse e sfasamenti casuali. La ricomposizione allantenna ricevente genera un segnale la cui ampiezza pu fluttuare anche molto
fortemente. evidente che non pensabile di disporre di una descrizione sufficientemente
accurata del mezzo propagativo tra antenna trasmittente ed antenna ricevente. Si deve ricorrere, perci, nel descrivere quantitativamente questi affievolimenti supplementari
(perch in aggiunta allinevitabile attenuazione da spazio libero) a modelli statistici.
Vogliamo valutare la statistica della potenza ricevuta.

3.3. MEZZO TRASMISSIVO RADIO

49

Figura 3.3.1. Schematizzazione dei cammini multipli.


La radiazione trasmessa si propaga fino allantenna ricevente secondo cammini diversi.
Ciascun cammino fornisce in ricezione un contributo di ampiezza diversa e con fase casuale,
che rappresentiamo per mezzo di un vettore rotante.
cos t

sin t

Figura 3.3.2. Rappresentazione con componente in fase ed in quadratura


della sinusoide ricevuta.
Dato che i vari termini sono tutti di ampiezza comparabile, ma di fase casuale, su
ogni direzione coordinata si trovano tanti termini, nessuno dei quali dominante, ognuno
statisticamente indipendente dagli altri. Quando consideriamo la somma, otteniamo, su
ogni direzione coordinata, una variabile aleatoria gaussiana.
Lampiezza della risultante si ottiene mediante la combinazione di queste due variabili
gaussiane incorrelate secondo la legge
p
f (x, y) = x2 + y 2
f (x, y) ha quindi statistica di Rayleigh


R
R2
p(R) = 2 exp 2

2
La probabilit di fuori servizio coincide con la probabilit che lampiezza della risultante
sia minore di un valore minimo fissato. Ci interessa quindi calcolare la distribuzione di
probabilit, cio P (R < r). Diagrammando la probabilit della riduzione di potenza
rispetto a quella attesa in spazio libero in funzione di tale riduzione (attenuazione) si
ottiene un grafico come quello riportato in figura 3.3.4.
Per attenuazioni molto forti landamento ben approssimato da un andamento rettilineo con pendenza -1. Di conseguenza ricaviamo, nella zona asintotica
log10 s
= log10 Pf s

50

3. CANALE TRASMISSIVO PASSA BANDA


p(R)

Figura 3.3.3. Densit di probabilit di Rayleigh.


Pfs
1
1

10
10

10

[dB]

Figura 3.3.4. Distribuzione di probabilit dellattenuazione supplementare


(andamento qualitativo).
o, equivalentemente,
(3.3.1)

s |dB = 10 log10 Pf s

essendo Pf s la probabilit di fuori servizio.


3.3.2. Modello ad echi. Fino ad ora abbiamo implicitamente supposto che il mezzo
trasmissivo radio abbia unattenuazione costante in banda, ma variabile nel tempo. Tale
modello non valido in termini fisici, non essendo possibile ottenere variazioni solo nel
dominio del tempo e non anche in quello della frequenza. Una schematizzazione fisica
semplice di un mezzo trasmissivo radio quella fornita dal modello a echi. Il fenomeno
dei cammini multipli schematizzabile, da un punto di vista sistemistico, considerando un
cammino diretto ed uno ritardato.
Il segnale nel ramo derivato viene moltiplicato per un coefficiente a e ritardato di .
Naturalmente si pu considerare un numero maggiore di rami (echi). Allaumentare del numero di rami derivati aumenta la complessit del modello da adattare ai dati sperimentali.
La funzione di trasferimento
H() = 1 + a exp ( )
p
|H()| = 1 + a2 + 2a cos ( )

3.3. MEZZO TRASMISSIVO RADIO

51

a,

Figura 3.3.5. Modello ad echi.


Il modulo della funzione di trasferimento di questo filtro trasversale ha andamento del tipo
mostrato in figura 3.3.6.
|H|
1+a

1a

Figura 3.3.6. Funzione di trasferimento in presenza di un solo eco.


I massimi si hanno per quelle frequenze per le quali un ritardo corrisponde ad uno
sfasamento di 2 o multipli. In questo modo i segnali si sommano costruttivamente al
nodo sommatore. Se invece corrisponde ad uno sfasamento + 2k, i segnali si sommano
distruttivamente al nodo sommatore.
La presenza di echi fornisce quindi una funzione di trasferimento con massimi e minimi.
Non detto che tale funzione sia periodica (nel nostro caso lo ): se ci sono pi ritardi,
affinch la f. di t. risultante sia periodica necessario che i ritardi stiano tra loro in rapporto
armonico. In una situazione reale con pi ritardi, la posizione dei massimi e dei minimi
dipende dai loro valori; la distanza minima alla quale si trovano i massimi ed i minimi
dipende da una maggiore o minore costante di tempo: essi si troveranno tanto pi vicini
quanto maggiore il ritardo. Di conseguenza, per poter considerare il mezzo trasmissivo
ideale (attenuazione costante) necessario utilizzarlo in intervalli spettrali piccoli rispetto
allinverso del pi grande ritardo nei rami derivati. Oltre a ci bisogna tener conto del fatto
che a e non sono variabili deterministiche, in quanto corrispondono ad una determinata
stratificazione dellatmosfera tra antenna trasmittente ed antenna ricevente. Lentit degli
affievolimenti varia dunque nel tempo, variando di conseguenza anche la posizione dei
massimi e dei minimi e la loro ampiezza relativa. In definitiva, se si pu supporre la
banda utilizzata piccola rispetto allinverso del massimo ritardo, corretto considerare
attenuazione costante in banda ma variabile nel tempo. Se invece lipotesi di banda piccola
non verificata, il modello non pi valido.

52

3. CANALE TRASMISSIVO PASSA BANDA

3.3.3. Diversit spaziale e di frequenza. Il discorso effettuato fino ad ora ci ha


portato a dire che levento affievolimento profondo poco probabile. Volendo aumentare
laffidabilit del ponte radio, e quindi ridurre la probabilit di fuori servizio, necessario
aumentare la potenza in trasmissione. Ci sono delle situazioni particolarmente sfavorevoli
per lattenuazione: il caso caso tipico costituito dalla presenza di uno specchio dacqua
tra le antenne.
2

1
3

Figura 3.3.7. Schema di un sistema in diversit spaziale.


Lacqua sostanzialmente uno specchio puro e quindi il cammino riflesso da essa pu
creare uneco molto forte. Il problema risolvibile mediante schermi assorbenti. In giornate
tranquille si creano sul livello dellacqua stratificazioni molto robuste e regolari, che possono
creare affievolimenti molto forti. Facendo riferimento al modello ad echi, si pu dire che
laffievolimento dovuto al fatto che il segnale, passando nel ramo in derivazione, subisce
uno sfasamento tale da ricomporsi in maniera distruttiva col segnale del ramo diretto.
Daltra parte sappiamo che i parametri del ramo derivato dipendono dalla stratificazione del
mezzo. Si pone allora unaltra antenna in ricezione (antenna 3 in figura). In questo modo
si taglia la stratificazione del mezzo in un punto diverso. Inoltre, anche se le stratificazioni
che danno luogo ai cammini multipli sullantenna 2 sono le stesse che danno luogo allo
stesso fenomeno sullantenna 3, sicuramente la distanza fisica che ciascuno dei cammini
deve percorrere per andare dallantenna 1 allantenna 2 diversa da quella che separa
lantenna 1 dallantenna 3.
La differenza di percorso ha naturalmente senso se rapportata alla lunghezza donda
dato che la radiazione elettromagnetica subisce un ritardo di fase di 2d/ radianti dopo
aver percorso una distanza d: lo sfasamento dello stesso termine allantenna 2 ed allantenna 3 dipende dalla diversit del percorso rapportata alla lunghezza donda utilizzata. Se
la distanza fisica tra le due antenne riceventi tale da creare una differenza di cammino
radioelettrico abbastanza grande, si pu tendere ad una situazione in cui s12 e s13 , rispettivamente lattenuazione supplementare sul cammino 1-2 e sul cammino 1-3, tendono ad
essere variabili aleatorie indipendenti. Questo vuol dire che possibile utilizzare il concetto
della diversit spaziale in ricezione per cercare di aumentare laffidabilit del ponte radio
senza spendere ulteriore potenza. Possiamo infatti mandare allapparecchiatura ricevente
il segnale pi forte tra i due captati dalle antenne in ricezione. In questa situazione, il
fuori servizio del sistema, cio lincapacit di ricevere con sufficiente qualit il segnale trasmesso, corrisponde allevento affievolimento profondo oltre il lecito sia sul collegamento

3.3. MEZZO TRASMISSIVO RADIO

53

1-2 che sul collegamento 1-3. La probabilit di fuori servizio complessiva Pf sT sar data
dalla composizione delle probabilit di fuori servizio Pf s12 del collegamento 1-2 e Pf s13 del
collegamento 1-3
(3.3.2)

Pf sT = Pf s12 Pf s13

Naturalmente, per probabilit di fuori servizio si intende la probabilit che lattenuazione


sia maggiore del massimo tollerabile. La (3.3.2) valida se le antenne riceventi sono
sufficientemente distanti tra loro da giustificare lipotesi di statistica indipendenza tra gli
affievolimenti su ciascuna tratta.
La (3.3.2) lascia chiaramente intuire come possibile guadagnare in probabilit di fuori
servizio senza spendere in potenza. Supponiamo infatti di volere una probabilit di fuori servizio del sistema pari a Pf sT = 104 . Dimensionare il sistema significa calcolare la
potenza da trasmettere. Se possibile ipotizzare la statistica indipendenza fra gli affievolimenti, e se supponiamo che la statistica degli affievolimenti sia uguale sulle due tratte
(le probabilit di fuori servizio sulle due tratte sono uguali), dalla (3.3.2) segue che la probabilit di fuori servizio su ciascuna tratta dovr essere pari a Pf s12 = Pf s13 = 102 . Di
conseguenza, per dimensionare il collegamento con due tratte sufficiente tenere in conto
unattenuazione supplementare di 20 dB. Se invece avessimo realizzato il collegamento con
una sola tratta, cio con una sola antenna ricevente, per ottenere Pf sT = 104 avremmo
dovuto far fronte ad unattenuazione supplementare di 40 dB. Effettuando il collegamento
con due tratte in parallelo (diversit spaziale) si possono guadagnare 20 dB di attenuazione supplementare; si pu quindi effettuare la trasmissione con una potenza di 20 dB pi
bassa rispetto al caso in cui non si utilizzi la diversit spaziale. Tutto il discorso vale se si
usano due antenne in ricezione e non ha alcun senso pensare di ottenere risultati analoghi
usando due antenne in trasmissione: in questo caso, infatti, si avrebbe semplicemente una
variazione del diagramma di irradiazione dellantenna trasmittente. Usando questa tecnica
si guadagnano 20 dB, ma necessario complicare lapparecchiatura ricevente: bisogna posizionare due antenne a distanza pari ad un numero elevato di lunghezze donda. Bisogna
poi usare un commutatore che non pu essere posto direttamente in cascata alle antenne
riceventi, dato che in questo punto si ottiene il segnale al livello pi basso di tutta la catena:
necessario effettuare una preamplificazione.
Abbiamo visto che per implementare il sistema in diversit spaziale necessario che sulle
due tratte ci sia diversit di cammino radioelettrico. Lo stesso scopo si pu raggiungere
usando due sole antenne, una in trasmissione ed una in ricezione, trasmettendo lo stesso
segnale su due portanti a frequenza diversa. In questo modo non varia la distanza fisica, ma
cambia la lunghezza donda. Si usa cos la diversit in frequenza. In ponti radio analogici
venivano usate un certo numero di portanti, per es. otto: su sette di esse era effettivamente
trasmessa informazione, laltra era di riserva. Quando su un canale si otteneva il massimo
di attenuazione, tale canale era spostato sul canale di riserva, in virt del fatto che i minimi
di attenuazione non si verificano contemporaneamente a frequenze diverse. Naturalmente
quanto detto non applicabile se si usa tutta la banda disponibile per trasmettere un solo
segnale.

CAPITOLO 4

Il sistema radar
4.1. Introduzione
Lo scopo di un sistema di trasmissione analogico normalmente quello di far giungere
allutente una forma donda che sia quanto pi possibile simile a quella trasmessa. In altri
casi lo scopo quello di estrarre dal segnale ricevuto delle misure. Un esempio tipico
quello di un sistema radar (RAdio Detection And Ranging).
Unantenna trasmittente trasmette un segnale s(t) noto, che si propaga. Se c un
bersaglio, una parte dellenergia irradiata viene riflessa.
bersaglio

Figura 4.1.1. Sistema radar monostatico (antenna trasmittente e ricevente coincidono).


Quello che serve valutare il tempo che leco impiega per tornare indietro e la sua
ampiezza rispetto al segnale trasmesso: tali parametri sono, infatti, legati a propriet del
bersaglio e permettono di identificare la sua presenza, la sua distanza e le sue dimensioni.
Sia PT la potenza che il trasmettitore inietta nellantenna trasmittente. Si suppone che
questa non sia dissipativa (la potenza irradiata sar pari a quella fornitale dal trasmettitore). La densit di potenza per unit di superficie che incide sul bersaglio a distanza R
metri sar
PT GT
4R2
Una parte di questa potenza viene captata e reirradiata verso il trasmettitore. Anche questa
potenza subir unattenuazione dovuta alla divergenza sferica (1/4R2 ). Bisogna inoltre
tener conto della capacit captativa e della propriet direzionale del bersaglio; il parametro
= sezione radar del bersaglio (in m2 ) tiene conto del materiale, delle dimensioni, della
forma del bersaglio e della sua posizione relativa rispetto allantenna del radar.
La sezione radar definita in modo convenzionale come segue: quella quantit che,
moltiplicata per la densit di potenza incidente, fornisce una potenza complessiva che,
se reirradiata in modo isotropo, permette di valutare la densit di potenza che ritorna
verso lantenna del radar. Il parametro ingloba, quindi, anche la funzione di direttivit
55

56

4. IL SISTEMA RADAR

dell"antenna" bersaglio. Per un dato bersaglio, funzione dei due angoli e che
identificano lorientamento delloggetto rispetto alla direzione di incidenza della radiazione.
Si ha in definitiva che la potenza ricevuta dal radar
PT GT
AR
(4.1.1)
PR =

2
4R
4R2
essendo AR larea efficace dellantenna ricevente. A seconda del tipo di radar lantenna
trasmittente pu coincidere con lantenna ricevente o meno. In genere si pu usare una
sola antenna quando possibile disaccoppiare il segnale trasmesso da quello ricevuto.
4.2. Dimensionamento
Il sistema radar un sistema difficile da dimensionare, soprattutto dal punto di vista energetico. La potenza ricevuta, infatti, che deve poi confrontarsi col rumore, varia
con la quarta potenza della distanza. Di conseguenza il rapporto segnale rumore molto
peggiore di quello in un normale ponte radio (lattenuazione cresce con la quarta potenza
della distanza). Si pu pensare di aumentare la potenza, che tuttavia non pu superare
determinati limiti. Si pu allora aumentare il guadagno e larea efficace dellantenna sapendo che la potenza ricevuta varia con la quarta potenza delle dimensioni dellantenna
(G/A = 4/2 ).
chiaro che impensabile realizzare un sistema radar che riveli qualunque bersaglio
a qualunque distanza. ovvio, allora, che tra le specifiche di progetto deve esserci la
massima distanza Rmax alla quale il radar deve essere in grado di rivelare un bersaglio e la
sezione radar minima min che si deve essere in grado di rivelare a tale distanza. Avendo
fissato questi parametri, si pu utilizzare la (4.1.1) per calcolare la potenza in trasmissione
a partire dalla potenza in ricezione e viceversa.
Vediamo come calcolare la potenza minima necessaria per essere in grado di rivelare il
bersaglio. Bisogna tener conto del fatto che il segnale ricevuto enormemente attenuato e
del fatto che lantenna ricevente capta inevitabilmente del rumore. Il segnale deve essere
amplificato e quindi si introdurr ulteriore rumore. Ricordiamo che in ricezione non interessa ricostruire la forma donda ricevuta, ma solo riuscire a decidere nella maniera pi
affidabile possibile se il bersaglio presente o meno.
Lapparecchiatura ricevente costituita da un blocco di amplificazione ed eventualmente traslazione a bassa frequenza, da un demodulatore dampiezza che misura lampiezza
del segnale ricevuto, da un sistema di soglia il quale responsabile della decisione sulla
presenza o meno del bersaglio.
hn
AMPLIFIC.
FILTRO

DEMODUL.

SOGLIA

Figura 4.2.1. Schema a blocchi del ricevitore radar.


Consideriamo il segnale che esce dal demodulatore ed proporzionale allampiezza del
segnale ricevuto. Nel caso di assenza di bersaglio, non c eco che torna indietro e, quindi,

4.2. DIMENSIONAMENTO

57

si ha solo rumore n(t). In presenza di bersaglio si otterr, oltre al rumore, una replica
del segnale trasmesso, che sar attenuata e traslata nel tempo di una quantit legata alla
distanza R tra bersaglio e sensore ed alla velocit con cui si propaga la radiazione nel
mezzo. Se tale velocit pari alla velocit della luce c
= 3 108 m/s, il ritardo legato
ad R ed a c dalla relazione
R = c /2
Il segnale che si ottiene quindi n(t) + ks(t ). Lo scopo del sistema radar , ovviamente,
decidere se il bersaglio c o non c e valutare anche la distanza alla quale esso si trova,
per mezzo del ritardo . Naturalmente il demodulatore di ampiezza non pu essere un
demodulatore coerente, non essendo nota la fase del segnale ricevuto (a causa del ritardo
). necessario, quindi, usare un demodulatore ad inviluppo. Naturalmente il rumore
termico a statistica gaussiana e sar passa banda: di esso si pu dare una descrizione
in termini di componente in fase e componente in quadratura. Il demodulatore fornir in
uscita la risultante.
r=

p
x2 + y 2
y
x

Figura 4.2.2. Composizione delle componenti di rumore alluscita del


demodulatore non coerente.
Essa, essendo la composizione di due variabili gaussiane, avr statistica di Rayleygh.
In assenza di bersaglio, quindi, la tensione alluscita del demodulatore ad inviluppo una
variabile aleatoria con statistica di Rayleigh.

Pfa

Figura 4.2.3. Densit di probabilit di Rayleigh.


Al variare della rumorosit delle apparecchiature la curva cambia. Essa la densit di
probabilit condizionata allevento "assenza di bersaglio": larea totale sottesa unitaria.

58

4. IL SISTEMA RADAR

Di conseguenza, se la rumorosit diminuisce, la curva diventa pi alta e pi stretta, mentre,


se la rumorosit aumenta, si abbassa e si allarga, mantenendo area unitaria.
La decisione sulla presenza o meno del bersaglio legata al fatto che la tensione presente
alluscita del demodulatore sia maggiore o minore di una soglia s. Naturalmente pu
succedere che, anche in assenza di un bersaglio, in corrispondenza di un picco di rumore
la tensione alluscita del demodulatore superi la soglia. Questo evento indistinguibile
dallevento "effettiva presenza di un eco". quindi definibile levento "falso allarme",
ed quantificabile la probabilit di falso allarme, che la probabilit che tale evento si
verifichi (area tratteggiata in figura). Tale probabilit nota a partire dalla conoscenza
della statistica del rumore e della soglia di decisione. chiaro che, al variare della varianza
del rumore, varia la curva e quindi varia larea indicata, cio la probabilit di falso allarme.
In definitiva, nel dimensionamento del sistema, necessario definire, oltre ai paramentri
Rmax e min , anche la probabilit Pf a di falso allarme tollerabile. Tale probabilit dipende
dalla varianza del rumore che entra nel demodulatore, dato che in funzione di questo
varia la forma della curva della densit di probabilit. Fissata la curva (in funzione del
rumore che somma del rumore captato dallantenna e della rumorosit introdotta dalle
apparecchiature riceventi), la soglia resta fissata in base alla Pf a desiderata.
In presenza di bersaglio, il segnale in ingresso al demodulatore di ampiezza del tipo
ks(t ) + n(t). Volendo dare una schematizzazione in termini di vettori rotanti si ha
quanto rappresentato in figura 4.2.4
n s (t)
n c (t)
k s(t )

r(t)

Figura 4.2.4. Composizione di segnale e componenti di rumore a


determinare luscita di un demodulatore non coerente.
Dato che c una componente non trascurabile di segnale, la risultante non avr pi
statistica di Rayleigh, ma statistica di Rice.
La curva centrata attorno al valore di segnale che si avrebbe in assenza di rumore1.
Naturalmente larea sottesa dalla curva sempre unitaria. Se il termine di segnale
diventa dominante rispetto ai termini di rumore, allora
r(t)
= k s(t ) + nc (t)
1In assenza di rumore la densit di probabilit condizionata allassenza del bersaglio sarebbe un impulso

di area unitaria nellorigine. Nel caso di presenza del bersaglio la densit di probabilit sarebbe costituita
da un impulso piazzato in corrispondenza del valore xs corrispondente allampiezza del segnale in uscita
dal demodulatore in presenza di eco.

4.2. DIMENSIONAMENTO

59

Figura 4.2.5. Densit di probabilit di Rice.


Ma nc (t) ha statistica gaussiana e, quindi, al crescere dellampiezza delleco il valore x
tende a crescere e la distribuzione assume sempre pi la forma di una gaussiana. Quanto
pi piccolo il rumore, tanto pi la distribuzione risulter stretta attorno al valore x
(curva a tratto continuo). Il valore x dipende dalla potenza con cui torna leco allantenna
del radar: pi forte leco, maggiore la tensione alluscita del demodulatore, e quindi
maggiore il valore di x.
p(r)

Pfa

p(r)

Pbm

Figura 4.2.6. Determinazione della probabilit di falso allarme e della


probabilit di bersaglio mancato.
Naturalmente la soglia la stessa sia in presenza che in assenza di bersaglio. Le aree
segnate rappresentano rispettivamente la probabilit di falso allarme Pf a e la probabilit
di bersaglio mancato Pbm . Naturalmente si vorrebbe Pf a = 0 e Pbm = 0, ma per avere
Pf a = 0 bisognerebbe porre la soglia allinfinito e in questo caso si avrebbe Pbm = 1.
Per avere Pbm = 0 dovrebbe essere Pf a = 1. ovvio quindi che necessario trovare un
compromesso. Data la varianza del rumore (allargamento delle curve) e fissata la soglia in
funzione della probabilit di falso allarme, bisogna fissare, in funzione della sezione radar
minima min e della distanza massima di rilevazione Rmax , la potenza da trasmettere in

60

4. IL SISTEMA RADAR

maniera tale che la potenza delleco che torna sia sufficientemente grande (e quindi si
ottenga x grande) in modo che la probabilit di bersaglio mancato Pbm sia sufficientemente
piccola. I parametri min , Rmax , Pf a , Pbm consentono il dimensionamento del sistema.
Questo criterio di dimensionamento statistico della soglia di un sistema radar il criterio
di Neymann-Pearson.
La decisione "presenza o assenza di bersaglio" deve essere presa nellistante in cui
luscita del demodulatore assume valore pi alto possibile.
Abbiamo visto che prima di demodulare necessario amplificare il segnale: avendo
tenuto in conto la rumorosit equivalente hn , lamplificazione non crea problemi.
Daltra parte, per ridurre la varianza del rumore, concentrando le densit di probabilit
attorno al valore zero e x, necessario filtrare il rumore in una banda quanto pi stretta
possibile attorno alla frequenza della portante. Il problema determinare la funzione di
trasferimento del filtro H(f ).
Una definizione sensata del rapporto segnale-rumore nel dimensionamento di un sistema
radar la seguente
PSpicco
S
=
N
PNmedia
con PSpicco = potenza di picco del segnale e PN media = potenza media di rumore.
Vediamo come la massimizzazione del rapporto segnale-rumore porti alla definizione
ottimale della funzione di trasferimento del filtro.
Abbiamo detto che il segnale in ingresso al filtro una copia attenuata e ritardata,
ks(t ), del segnale trasmesso, con del rumore n(t) sovrapposto di cui nota la densit
spettrale di potenza.
La funzione di trasferimento H(f ) si ottiene dalla massimizzazione del rapporto segnalerumore alluscita. Notiamo che non ha senso non considerare il rumore, cio calcolare la
funzione di trasferimento massimizzando semplidemente il segnale in uscita: la funzione
di trasferimento cos trovata potrebbe massimizzare nello stesso istante non solo il segnale
ma anche il rumore, abbassando cos le prestazioni in termini di rapporto segnale-rumore.
Supponiamo che il rumore n(t) sia bianco con densit spettrale hn . Calcoliamo il
rapporto segnale-rumore.

PSpicco
S
=
=
N
PNmedia

2

k S(f ) exp ( ) H(f ) exp (tm ) df
Z
hn |H(f )|2 df
0

Essendo S(f ) la trasformata di Fourier del segnale s(t). Naturalmente F{ks(t )} =


kS(f ) exp( ). La trasformata del segnale in uscita dal filtro allora kH(f )S(f ) exp( ).
necessario antitrasformare, calcolando lantitrasformata in t = tm , quando il segnale

4.2. DIMENSIONAMENTO

61

raggiunge il suo valore massimo. Si ha


2
Z +




k
S(f
)
exp
(
)
H(f
)
exp
(t
)
df
m


S

=
N
2
hn |H(f )| df
0

+
2

|kS(f )| d
|H(f )|2 df

Z

= hEnR/2
hn +
|H(f )|2 df
2
Il passaggio lecito essendo hn costante; il fattore 2 compare per tener conto del fatto
che hn indica una densit spettrale di potenza monolatera. Per il teorema di Parseval
Z +
ER =
|kS(f )|2 df

lenergia del segnale ricevuto. Abbiamo cos trovato


ER
S

N
hn /2
Luguaglianza vale solo se H(f ) proporzionale a S (f ). Un filtro con una funzione
di trasferimento simile si dice filtro adattato. In questo caso il numeratore, cio il segnale
alluscita del filtro, diventa
Z +
k 0 |S(f )|2 exp [ (tm )] df

Listante in cui luscita del filtro massima tm = . Quindi con un filtro adattato
alla forma donda ricevuta si ottiene il massimo rapporto segnale-rumore con un ritardo,
rispetto allistante di trasmissione della forma donda, pari al ritardo di propagazione.
Vediamo da un punto di vista intuitivo come funziona il filtro adattato. In trasmissione
si ha una descrizione del segnale attraverso il suo spettro (cio come sovrapposizione di
sinusoidi di ampiezza e fase opportuna). In ricezione non interessa ricostruire s(t), ma
ottenere il risultato massimo possibile, almeno in un istante. Per fare in modo che le
componenti spettrali forniscano un risultato massimo in un istante basta fare in modo che
in tale istante esse abbiano tutte la stessa fase.
Naturalmente si pu scrivere
S(f ) = |S(f )| exp (S(f ))
Se si usa un filtro con caratteristica di fase del tipo
exp (S(f ))
si ha un azzeramento delle fasi ed i moduli si sommano. Quindi, sostanzialmente, il filtro
adattato compie unoperazione di rifasamento di tutte le componenti spettrali, rifasamento
che pu essere effettuato solo in un istante ben preciso. Le sinusoidi, infatti, non sono in

62

4. IL SISTEMA RADAR

rapporto armonico tra loro: se cos non fosse, ci potrebbero essere pi istanti in cui il
rifasamento sarebbe costruttivo.
Per quanto riguarda la caratteristica di ampiezza del filtro si pu osservare quanto
segue: lo spettro del segnale sia del tipo in figura, con del rumore sovrapposto (per ipotesi
con densit spettrale costante).

|S(f)|

hn
f

Figura 4.2.7. Schematizzazione delle densit spettrali di potenza di segnale


e rumore bianco.
Per massimizzare il rapporto tra ampiezza di picco del segnale e valore efficace del
rumore necessario pesare maggiormente i termini spettrali del segnale pi "puliti", cio
le componenti spettrali con ampiezze maggiori.
Dal discorso fatto sulle caratteristiche di fase e di ampiezza otteniamo nuovamente che
il filtro adattato deve essere del tipo
H(f ) = k |S(f )| exp (S(f ))
Il filtro cos ottenuto ottimo, nel senso che fornisce il massimo rapporto segnale-rumore
a parit di energia della forma donda ricevuta, o, equivalentemente, a parit di potenza
media del segnale ricevuto.
Notiamo che il risultato decritto stato ricavato nellipotesi di rumore sovrapposto
bianco.
Nel caso di rumore colorato necessario pesare in misura maggiore le componenti che
hanno un rapporto tra ampiezza dello spettro del segnale e ampiezza dello spettro del
rumore pi grande possibile. Si ha
R
2
+

kS(f ) exp ( ) H(f ) exp (tm ) df
S
=

R +
N
h0 (f ) |H(f )|2 df
n
R +

R +
Z +
|kS(f )|2 /h0n (f ) df h0n (f ) |H(f )|2 df
|kS(f )|2
=
df
R +
0 (f )
0 (f ) |H(f )|2 df
h
h

n
n

Il rapporto segnale-rumore massimo ottenibile, in presenza di rumore colorato, quindi


Z +
S
|kS(f )|2
=
df
N
h0n (f )

4.2. DIMENSIONAMENTO

63

Perch valga il segno di uguaglianza, la funzione integranda deve essere reale e positiva;
deve, perci, essere
!
p
S(f
)
h0n (f ) H(f ) p
h0n (f )
cio la funzione di trasferimento del filtro deve essere del tipo
S (f )
|S(f )|
H(f ) 0
= 0
exp (S(f ))
hn (f )
hn (f )
Il discorso del tutto analogo a quello fatto nel caso di rumore bianco. Anche in questo
caso risultano pesate in modo maggiore le componenti pi grandi rispetto alle componenti
di rumore alla stessa frequenza. In questo caso il filtro adattato sia al segnale che al
rumore, in quanto tiene conto anche della "coloritura" del rumore.
La sezione radar non pu essere costante con la frequenza: dato che si pu considerare
il bersaglio come un riflettore composito, il segnale reirradiato verso il trasmettitore avr
ampiezza diversa a seconda di come si compongono i vari termini. Daltra parte i sistemi
radar usano frequenze centrali molto alte, dellordine dei GHz; la banda del segnale trasmesso di qualche decina di MHz, e, quindi, relativamente molto piccola. Di conseguenza
la variazione con la frequenza della sezione radar pu essere trascurata.
Abbiamo visto che ai fini della capacit del radar di decidere correttamente se un
bersaglio c o non c, quello che conta , oltre alla rumorosit delle apparecchiature
riceventi, la totale energia della forma donda trasmessa. Da questo punto di vista due
forme donda del tipo in figura 4.2.8 possono essere del tutto equivalenti.

Figura 4.2.8. Segnali di diversa durata, ma pari energia.


Fino ad ora ci siamo preoccupati della risoluzione radiometrica del radar, cio della
capacit di distinguere leco dal rumore. Ci occupiamo ora della risoluzione geometrica
o spaziale, cio della capacit del radar di accorgersi di due bersagli vicini. Il fascio di
radiazione dellantenna di un radar da avvistamento sagomato in modo tale da essere
molto stretto in azimut e di forma a ventaglio nella direzione verticale.
Lantenna, infatti, ruota intorno ad un asse, coprendo cos tutto lo spazio aereo e
fornendo una descrizione bidimensionale della distribuzione dei bersagli. In questo modo
si rileva la distanza radiale del bersaglio dallantenna (R). Se si vuole rilevare anche la
quota necessario usare un altro radar in cui il diagramma di radiazione dellantenna sia
duale (stretto in verticale e largo in orizzontale). Fissata la minima distanza alla quale due
bersagli devono essere distinti (in orizzontale), resta definito
d
= arctan
R

64

4. IL SISTEMA RADAR

R
in orizzontale

in verticale

Figura 4.2.9. Diagrammi di direttivit nei piani orizzontale e verticale


dellantenna di un radar di avvistamento.
cio lapertura angolare del fascio.
La risoluzione geometrica azimutale dipende quindi dalle dimensioni geometriche dellantenna, ovvero dallapertura del fascio in una data direzione.
Per localizzare la distanza alla quale si trova il bersaglio, necessario misurare il ritardo
col quale leco torna indietro: tale ritardo infatti proporzionale alla distanza
c
R=
2
Questo nel caso di bersaglio singolo. Nel caso di due bersagli alla stessa posizione
angolare, londa ricevuta sar del tipo in figura 4.2.10.

impulso
trasmesso

1 eco

2 eco

Figura 4.2.10. Schematizzazione di segnale trasmesso ed echi ricevuti.


Man mano che i due bersagli si avvicinano, anche i picchi si avvicinano; alla fine non
sar pi possibile distinguere un picco dallaltro. Ci significa che al di sotto di una certa
distanza non possibile risolvere i bersagli. La distanza minima al di sotto della quale i due
bersagli non sono pi risolvibili dipende dalla forma donda alluscita del filtro di ricezione:
la capacit risolutiva tanto maggiore quanto pi stretta la forma donda. Naturalmente
non detto che usando il filtro adattato si sia risolto anche questo problema. Interpretiamo
nel tempo le operazioni fatte con il filtro adattato. Luscita del filtro del tipo
Z
SR (f ) S (f ) exp (tm ) df
Nel tempo questa operazione equivale ad effettuare la autocorrelazione del segnale ricevuto. In realt, siccome il filtro adattato al segnale che ci si aspetta di ricevere e,
dato che il segnale effettivamente ricevuto sar in genere diverso, in effetti si calcola la
correlazione tra il segnale ricevuto ed il segnale di riferimento memorizzato localmente.
Nel caso di forma donda rettangolare, in uscita dal filtro adattato si otterr una forma
donda triangolare.

4.2. DIMENSIONAMENTO

65

2T

Figura 4.2.11. Rettangolo e sua autocorrelazione.


Vediamo qual la capacit risolutiva geometrica del radar nel caso di forma donda
rettangolare. chiaro che due bersagli sono distinguibili fino a quando sono distinti i
triangoli in uscita dal filtro adattato.

risolvibili

risolvibili

non risolvibili

Figura 4.2.12. Distinguibilit dei bersagli con forme donda trasmesse


rettangolari e filtro adattato in ricezione.
I bersagli sono risolvibili, anche quando i triangoli si sovrappongono, fino a quando la
forma donda complessiva mantiene evidenti i picchi. Quando la sovrapposizione tale da
non rendere pi distinguibili i picchi, i bersagli non sono pi risolvibili. Quindi, con forme
donda trasmesse rettangolari di durata T (o a inviluppo rettangolare) e con filtraggio
adattato in ricezione, la capacit di discriminare nel tempo T . Ad una capacit di
discriminare echi distanti nel tempo T secondi luno dallaltro, corrisponde una capacit
discriminatoria R = cT /2 nello spazio (essendo R la distanza tra i bersagli).
Di conseguenza, per avere un radar con la capacit di discriminare bersagli molto
vicini, necessario preoccuparsi della durata della forma donda trasmessa. Tale durata
, peraltro, ininfluente nei riguardi della capacit del radar di accorgersi o meno della
presenza di bersagli (dipendente questa dallenergia della forma donda trasmessa), fino
a quando non sia necessario considerare durate troppo piccole allo scopo di aumentare la
capacit risolutiva geometrica.
Per mantenere costante lenergia complessiva della forma donda trasmessa (e quindi di
quella ricevuta), se si riduce la durata della forma donda necessario aumentare la potenza
di picco. Tale potenza non peraltro aumentabile a piacimento. I dispositivi amplificatori
non possono lavorare con un duty-cycle piccolo a piacere. Il periodo di ripetizione degli
impulsi tp dipende dalla portata del radar: infatti necessario attendere leco del bersaglio
pi lontano prima di trasmettere un nuovo impulso. Deve quindi essere
ctp
Rmax =
2
essendo Rmax la distanza del bersaglio pi lontano. Il duty-cicle quindi dato dal rapporto
tra il tempo in cui il trasmettitore trasmette ed il tempo di ripetizione degli impulsi. Non
possibile pensare di ridurre troppo il rapporto T /tp .
Di conseguenza non si pu scendere al di sotto di certi livelli di risoluzione in distanza,
non riuscendo a rendere sufficientemente piccola la durata della forma donda trasmessa.
Riassumendo, la risoluzione radiometrica dipende dallenergia in ingresso al filtro (adattato) in ricezione, mentre la risoluzione geometrica dipende dalla forma donda in uscita

66

4. IL SISTEMA RADAR

tp

Figura 4.2.13. Durata e periodo di ripetizione dei segnali trasmessi da un


radar impulsato.
da tale filtro. Se la forma donda in uscita dal filtro deve essere molto stretta, al fine di
aumentare la risoluzione geometrica, il suo spettro dovr essere molto largo. Dato che il
filtro non pu aumentare la banda del segnale al suo ingresso, anche tale segnale dovr
avere spettro molto largo. In questo modo, per, si va contro il requisito relativo alla
risoluzione radiometrica, che richiederebbe forme donda lunghe nel tempo al fine di massimizzare lenergia convogliata. In realt si possono avere forme donda a elevata energia
in ingresso al filtro di ricezione e contemporaneamente con autocorrelazione stretta alluscita dello stesso. Si sovrappongono alla forma donda trasmessa delle variazioni quanto
pi complicate possibile in modo da ampliare la banda del segnale trasmesso (ricordiamo
che la banda proporzionale allinformazione trasmessa). Naturalmente questo ampliamento deve essere effettuato in modo da poterne trarre vantaggio: in altri termini, questa
modulazione aggiuntiva sovrapposta alla sinusoide deve essere tale che, dopo il filtraggio
adattato, la correlazione sia quanto pi stretta possibile attorno al massimo.
La cosa pi semplice da fare sarebbe usare come forma donda trasmessa un rumore
bianco filtrato nella banda che si vuole utilizzare nel sistema. Dato che lautocorrelazione
del rumore bianco fornisce un impulso, lautocorrelazione del rumore bianco filtrato sar
una funzione molto stretta, tendente allimpulso al crescere della banda in cui il rumore
filtrato. Si pu ricorrere a segnali che hanno propriet che li rendono simili al rumore
bianco. Si pu per esempio trasmettere, nel periodo T , una sinusoide la cui fase vari di
180 a passo regolare con una frequenza sufficientemente elevata: in altri termini si effettua
contemporaneamente una modulazione di ampiezza della portante con un rettangolo di
durata molto lunga, e una modulazione di fase della stessa portante con una forma donda
rettangolare molto pi stretta. In questo modo chiaro che la banda si allarga.

Figura 4.2.14. Esemplificazione della modulazione di fase dellimpulso trasmesso.


In realt non possibile usare un segnale perfettamente periodico come unonda quadra per la modulazione di fase. Se cos fosse, infatti, alluscita del filtro di ricezione si

4.2. DIMENSIONAMENTO

67

otterrebbe una forma donda molto appuntita, ma dei massimi secondari abbastanza consistenti che diventano via via pi piccoli e che generano comunque del fastidio, creando
una moltiplicazione dei bersagli sullo schermo.

Figura 4.2.15. Uscita dal filtro adattato in presenza di una modulazione


di fase con rettangoli di segno alternato.
I lobi secondari vengono eliminati facendo in modo che diventi sostanzialmente impossibile la perfetta coincidenza delle due forme donda su intervalli parziali e, quindi, facendo
in modo che il passaggio da 1 a 1 della forma donda modulante avvenga non con regolarit ma in modo pseudo-casuale. Lideale sarebbe che tale passaggio avvenisse in modo
del tutto casuale, in quanto si avrebbe la perfetta coincidenza solo quando le due forme
donda fossero a regime; ma questo vorrebbe dire che il ricevitore non potrebbe conoscere
la forma donda effettivamente trasmessa. Si prendono, perci, delle sequenze di 1 e 1
in modo tale che la forma donda risultante abbia funzione di autocorrelazione quanto pi
stretta possibile, compatibilmente col numero di periodi elementari considerati, e che abbia
le code che decadono quanto pi velocemente possibile.
+

Figura 4.2.16. Modulazione di fase con codice di Barker a 5 slot e uscita


dal filtro adattato.
Una soluzione che ha un costo minore consiste nellallargare la banda del segnale trasmesso mediante una modulazione angolare molto pi regolare, utilizzando un segnale
chirp: la portante viene modulata di frequenza in modo che la sua frequenza istantanea fi
vari linearmente nella durata dellimpulso trasmesso (vedi figura 4.2.17).
Anche in questo modo si ottiene uscita massima solo quando le due forme donda sono
perfettamente sovrapposte nel tempo.
A questo punto non conta pi la durata della forma donda, bens linverso della banda.
La formula che fornisce la risoluzione in distanza non pi cT /2 ma c/2B. Se si hanno

68

4. IL SISTEMA RADAR

Figura 4.2.17. Legge di variazione della frequenza istantanea per un


segnale chirp.
impulsi molto stretti si possono rilevare bersagli molto vicini. Se si usa una forma donda
molto lunga, con la banda allargata mediante una modulazione aggiuntiva sovrapposta alla
portante, la risoluzione temporale molto alta; daltra parte, prima di poter cominciare ad
elaborare gli echi che ritornano necessario finire di trasmettere la forma donda. Si crea
cos una zona morta attorno allantenna che si allarga al crescere della durata dellimpulso
trasmesso.
Notiamo che possibile effettuare il filtraggio adattato in banda base o, in modo equivalente, a radiofrequenza: loperazione di traslazione in frequenza non cambia infatti il
contenuto informativo del segnale.
Fino ad ora abbiamo implicitamente fatto riferimento ad un demodulatore incoerente,
tipicamente un demodulatore a inviluppo. Abbiamo infatti detto che non possibile in un
sistema radar effettuare una demodulazione coerente, dato che il segnale arriva con una
fase che non possibile conoscere, essendo variabile il ritardo cui esso sottoposto. In
realt possibile effettuare una demodulazione coerente, utilizzando uno schema del tipo
in figura, con due portanti in quadratura.
Se serve effettuare una demodulazione ad inviluppo basta calcolare
p
r = i2 + q 2
La fase
= arctan(q/i)
Se si semplicemente interessati allinviluppo pu non essere conveniente usare un sistema
di questo tipo: basta infatti usare un semplice demodulatore a inviluppo. Teniamo comunque presente che, per piccoli segnali, il comportamente dei due circuiti pu essere molto
differente. Pu quindi essere pi sicuro usare in ogni caso il circuito con due portanti in
quadratura. Oltre a ci, mediante luso dellinviluppo complesso, si tiene conto non solo
dellampiezza, ma anche della fase del segnale in arrivo cio pu essere molto utile.
Fino ad ora non si tenuto conto del fatto che la conformazione territoriale intorno
al radar pu creare disturbi: la presenza di montagne, o altri ostacoli riflettenti, crea echi
indesiderati. Effettuando una semplice demodulazione ad inviluppo delleco, il bersaglio
sar indistinguibile dai bersagli fissi (montagne). Allinterno delleco molto forte dato dal
terreno si pu identificare leco del bersaglio in movimento confrontando non lampiezza
delleco tra due scansioni successive, ma la sua fase. Leco del terreno immobile sar

4.2. DIMENSIONAMENTO

69

i(t)
s(t)

sin t
q(t)

cos t

cos t

q
r
sin t

Figura 4.2.18. Schema di principio della demodulazione I-Q utilizzata in


un radar coerente.
sostanzialmente uguale in due scansioni successive (nellintervallo tra la trasmissione di
due impulsi successivi lantenna si spostata di pochissimo), mentre varier la fase delleco
relativo al bersaglio mobile. Effettuando la differenza, tenendo conto della fase, tra i segnali
ottenuti da due scansioni successive, possibile cancellare leco dei bersagli fissi, riuscendo
cos ad isolare leco del bersaglio in movimento.
Si noti che il discorso valido solo nel caso in cui il bersaglio abbia una componente di
velocit radiale: se la traiettoria circolare intorno allantenna, leco non subir variazioni
di fase in due scansioni successive e, quindi, verr cancellato assieme alleco relativo ai
bersagli fissi. Il bersaglio, anche se mobile, sar quindi invisibile al radar. Il sistema di cui
si parlato prende il nome di moving target indicator (indicatore di bersaglio mobile).
4.2.0.1. Shift Doppler. Fino ad ora abbiamo considerato il filtro adattato come filtro di
ricezione. In realt, in applicazioni normali, non sempre sensato procedere come descritto.
Non abbiamo infatti tenuto con-to del fatto lantenna del radar e il bersaglio non sono in
posizione relativa stazionaria. In generale il bersaglio sara in movimento. La distanza
bersaglio sensore sar allora una funzione del tempo, del tipo
R(t) = R0 + vR t
R(t) = R0 vR t

(se il bersaglio in allontanamento)


(se il bersaglio in avvicinamento)

essendo R0 la distanza iniziale allinstante t = 0. Il termine di variazione della distanza vR t


evidentemente funzione della componente di velocit del bersaglio in direzione radiale,
cio lungo la congiungente antenna bersaglio. Questo crea dei problemi. Il ritardo di
propagazione, cio il tempo necessario al segnale per propagarsi, riflettersi sul bersaglio e

70

4. IL SISTEMA RADAR

tornare indietro, diventa una funzione del tempo


Ro + vR t
(t) = 2
c
Loperatore ritardo unoperatore lineare e la sua funzione di trasferimento


Ro + vR t
exp ( ) = exp 2
c
dove ipotizziamo che la velocit radiale del bersaglio rispetto al sensore sia costante.
Possiamo scrivere la funzione di trasferimento come segue




Ro
vR t
exp ( ) = exp 2
exp 2
c
c
Possiamo cio interpretare loperatore ritardo come la cascata di un ritardo fisso e di un
ritardo variabile col tempo.
Consideriamo la singola componente sinusoidale dello spettro (non restrittivo, dato che comunque abbiamo sempre considerato segnali a banda relativa stretta). Quando
moltiplichiamo una sinusoide per un numero complesso, otteniamo una variazione nellampiezza e una rotazione della fase. Nel nostro caso, per, effettuiamo una moltiplicazione
per una funzione del tempo di tipo sinusoidale (secondo fattore nellultima espressione
scritta) e quindi effettuiamo praticamente il battimento tra pi sinusoidi. Loperatore
exp(2vR t/c) esegue una traslazione di pulsazione di entit = 2vR /c.
Questo appunto quanto accade nelleffetto Doppler : se una sorgente sinusoidale si
muove rispetto allosservatore, questo percepisce la sinusoide spostata in frequenza. In
definitiva il segnale che torna al radar ha le componenti spettrali traslate in frequenza di
una quantit che dipende da vR /c e da . Quindi non si ha una semplice traslazione dello
spettro: le varie componenti spttrali vengono traslate di entit diverse a seconda della loro
frequenza. Di fatto, quindi, leffetto Doppler cambia completamente la forma del segnale.
Se per la banda relativa piccola, leffetto si pu assimilare a una semplice traslazione in
frequenza. In base alle ultime osservazioni possiamo allora dire che il filtro di ricezione, se
implementato come visto, sar adattato solo se il bersaglio si muove lungo una traiettoria
circolare centrata nellantenna. Segue allora che necessario implementare in altro modo
il filtro di ricezione.
Possiamo valutare il massimo shift Doppler in avvicinamento o in allontanamento (velocit solo radiale), ovvero possiamo valutare lintervallo dello shift Doppler (max ). In
ricezione, invece di usare un solo filtro, che non sar mai adattato, uso una batteria di
filtri, ciscuno adattato a una diversa versione del segnale trasmesso, ottenuta sottoponendo il segnale e entit discrete di shift Doppler allinterno dellintervallo atteso max . Il
segnale utile viene poi prelevato dal filtro che presenta uscita maggiore rispetto altre altre.
In questo modo otteniamo una duplice stima: una stima ottimale della distanza, perch
luscita pi alta relativa al filtro che pi vicino alladattamento e, contemporaneamente, una stima abbastanza precisa dellentit dello shift Doppler. Dalla misura dello shift
Doppler possiamo valutare la componente radiale della velocit del bersaglio.

CAPITOLO 5

Sistema di trasmissione numerico


La differenza fondamentale tra un sistema di trasmissione analogico ed un sistema
di trasmissione numerico consiste nel fatto che, mentre nel primo necessario utilizzare
apparecchiature adatte al tipo di segnale da trasmettere, nel secondo caso si trasmettono
sempre simboli numerici che possono rappresentare qualunque tipo di segnale. Il vantaggio
innegabile. La numerazione utilizzata quella binaria.
Il problema sempre quello di far pervenire linformazione al ricevitore. Come nel
caso analogico non si pu pensare di far arrivare al ricevitore esattamente la stessa forma
donda trasmessa, cos nella trasmissione numerica la sequenza di numeri ricevuta potr
non coincidere con quella trasmessa: si potranno commettere degli errori. Si vedr, per,
che la probabilit che tali errori vengano commessi pu essere resa cos bassa da renderne
leffetto sostanzialmente trascurabile. Inoltre, mentre nel caso analogico, per aumentare il
rapporto segnale-rumore di 10 dB bisogna aumentare 10 volte la potenza del segnale (o
ridurre 10 volte la potenza del rumore), nel caso digitale lincremento di potenza trasmessa
richiesto per ridurre di un fattore 10 la probabilit derrore molto contenuto.
I simboli numerici non possono essere inviati direttamente sul canale trasmissivo:
necessario associare ad essi delle forme donda.
Nel caso pi banale si pu pensare di non trasmettere nulla per lo 0 ed una forma
donda per l1, come esemplificato nella figura 5.0.1.

Figura 5.0.1. Esempio di segnale numerico.


In ricezione non interessa ricostruire la forma donda trasmessa (peraltro gi nota al
ricevitore), ma serve decidere se la forma donda stata trasmessa o no, perch serve
ricostruire la sequenza di simboli trasmessi il pi fedelmente possibile. Anche nel caso
di trasmissione numerica, come nel caso del sistema radar, ci si trova nella necessit di
effettuare al terminale ricevente una decisione binaria: presenza di segnale con rumore (1)
o presenza di solo rumore (0).
s(t nT ) + n(t)
n(t)
71

nel caso di 1
nel caso di 0

72

5. SISTEMA DI TRASMISSIONE NUMERICO

La differenza fondamentale con il radar sta nel fatto che le forme donda in ricezione, se
ci sono, si possono presentare solo ad intervalli regolari di tempo mentre, nel caso del radar,
gli echi tornano indietro con ritardi casuali. A parte questa differenza, si pu procedere in
maniera analoga a quanto gi visto: per minimizzare la probabilit di errore bisogna fare
in modo che, almeno in un istante tm (diverso per ogni forma donda) il segnale sia quanto
pi grande possibile rispetto al rumore.
Lo schema a blocchi di un sistema di trasmissione numerica pu essere quello in figura
5.0.2.
rumore

bit

generatore
forme donda

mezzo trasm.

filtro

decisore

bit

Figura 5.0.2. Schema a blocchi di un sistema di trasmissione numerico in


banda base.
In ricezione si usa un filtro, progettato con la stessa filosofia che, nel caso del segnale
radar, ha portato alla definizione del filtro adattato come filtro ottimo. Si ricordi che il
filtro adattato ottimo nel senso che fornisce il massimo rapporto segnale-rumore alluscita
a parit di energia per simbolo (potenza media del segnale trasmesso) se il rumore sommato
al segnale bianco.
Le forme donda trasmesse si susseguono ad intervalli di T secondi e luscita del filtro
adattato viene campionata con lo stesso passo temporale. In base a tali misure si effettuano
le decisioni che devono portare a decidere quali siano stati i simboli trasmessi.
Nel caso del radar lalgoritmo di decisione stato definito ricorrendo ad una schematizzazione di tipo statistico; in questo caso si procede in maniera analoga.
Si noti che in un sistema di trasmissione numerico vi una casualit di duplice natura:
da un lato c la casualit legata al valore del simbolo numerico che di volta in volta si
trasmette e dallaltro c la casualit legata al fatto che il rumore non descrivibile in
termini deterministici. Il ricevitore non pu sapere se sta ricevendo un 1 od uno 0. La
trasmissione di informazione va vista come eliminazione di incertezza nel ricevitore: se il
ricevitore sapesse cosa gli si sta trasmettendo non ci sarebbe trasmissione di informazione,
Nel caso del segnale radar si avevano due diverse densit di probabilit dellampiezza
della tensione alluscita del filtro di ricezione: in assenza di segnale (cio di bersaglio) si
otteneva una distribuzione di Rayleigh, in presenza di segnale si otteneva una distribuzione
di Rice. Tale diversit era dovuta alla demodulazione ad inviluppo: in un caso lingresso
al demodulatore era costituito da rumore passa banda (assenza di bersaglio), nellaltro da
rumore passa banda sommato al segnale (presenza di bersaglio).
Nel caso di trasmissione numerica pu non essere necessaria alcuna operazione di demodulazione. In assenza di segnale, alluscita del filtro di ricezione si ottiene rumore termico
filtrato. Il rumore termico, se ha statistica gaussiana prima del filtro, conserva tale statistica anche dopo il filtraggio. In definitiva, in assenza di segnale, la densit di probabilit
della tensione v nellistante di campionamento una gaussiana centrata al valore v = 0:
in assenza di rumore, infatti, si otterrebbe v = 0 (sempre nellipotesi di trasmissione di

5. SISTEMA DI TRASMISSIONE NUMERICO

73

0, cio di assenza di segnale). Allaumentare della rumorosit sovrapposta, la curva tende


ad allargarsi. In assenza di segnale bisogna considerare quindi p(v/0), cio la densit di
probabilit della tensione v, condizionata al fatto che sia stato trasmesso 0.
Se stato trasmesso 1, stata inviata sulla linea una forma donda (presenza di segnale).
Il filtro opera su tale forma donda facendo in modo che nellistante di misura (istante
di massimo), in assenza di rumore si rilevi una tensione v1 . In presenza di rumore a
tale tensione si somma una tensione casuale, per cui p(v/1), la densit di probabilit
condizionata alla trasmissione di 1, una gaussiana centrata sul valore v = v1 , pi o meno
allargata a seconda dellentit del rumore sovrapposto. Il modello statistico , in definitiva,
quello rappresentato dalle due densit di probabilit condizionate di figura 5.0.3.
p(v/1)

p(v/0)

v0

v1

Figura 5.0.3. Modello statistico della decisione.


Le due densit di probabilit sono identiche a meno del valor medio: il rumore sommato
in entrambi i casi al segnale una variabile casuale a valor medio nullo. Per uniformit
di notazione chiamiamo vo il valor medio di p(v/0). Una volta misurata la tensione in
ricezione, necessario decidere se stato trasmesso 1 oppure 0. Un qualunque valore
di tensione v pu essere interpretato come v0 + n0 o come v1 + n1 . Poich il rumore a
statistica gaussiana, sar da considerare pi probabile, tra i due campioni di rumore, quello
di modulo minore. ragionevole, quindi, dividere la retta orientata, che rappresenta tutti
i possibili valori di tensione misurabili, in due semirette (una relativa alle misure derivanti
dalla trasmissione di uno 0 e laltra relativa alle misure derivanti dalla trasmissione di un
1) mediante una soglia s: quando v > s si dir che stato trasmesso 1, mentre se v < s si
dir che stato trasmesso 0.
chiaro che, con rumore avente statistica gaussiana non si avr mai probabilit zero di
sbagliare, cio di decidere che stato trasmesso 1 quando stato trasmesso 0 o viceversa.
Si osservi che la probabilit di decidere che stato trasmesso 1 quando stato trasmesso
0 data dallarea a tratteggio obliquo in figura. Viceversa, la probabilit di decidere che
stato trasmesso 0 quando stato trasmesso 1 data dallarea a tratteggio incrociato.
Si pu generalizzare lo schema del sistema di trasmissione numerica, supponendo di
trasmettere una forma donda s0 (t) per lo 0 ed una forma donda diversa s1 (t) per l1.
necessario modificare la struttura del ricevitore usando due filtri adattati, luno ad s0 (t) e
laltro ad s1 (t).

74

5. SISTEMA DI TRASMISSIONE NUMERICO

H 0 (f)
>
<

0
1

H 1 (f)

Figura 5.0.4. Ricevitore ottimo.


La decisione va effettuata confrontando le due uscite e verificando quale delle due
maggiore dellaltra. evidente che questa struttura di ricezione ottimale solo se stata
effettuata in maniera ottimale la scelta delle due forme donda s0 (t) ed s1 (t).
Si possono scegliere s0 (t) ed s1 (t) e, quindi, i relativi filtri adattati, in maniera tale che
quando unuscita massima, laltra nulla. Questo tipo di codifica di linea va sotto il
nome di codifica ortogonale.
Si pu fare qualcosa di meglio, a parit di potenza trasmessa, facendo in modo che
quando unuscita massima e positiva, laltra massima e negativa. Questo tipo di codifica
di linea si chiama codifica antipodale.
Il modo pi semplice per ottenere una codifica antipodale usare la stessa forma donda
per la trasmissione di 1 e 0, cambiandone il segno per la trasmissione di uno dei due simboli
ed usandola cos com per laltro. Si ottiene la struttura in figura 5.0.5.
H(f)
>
<

0
1

H(f)

Figura 5.0.5. Ricevitore ottimo per codifica antipodale.


Quando si trasmette s(t) (per 0) si ottiene massima uscita positiva nel ramo superiore
e massima uscita negativa nel ramo inferiore e viceversa per la trasmissione di s(t). Tale
struttura tuttavia ridondante: la struttura ottimale del ricevitore torna ad essere quella
in figura 5.0.2 (a patto che i due termini di rumore alluscita dei due filtri siano, come sono,
identici).
intuitivo capire che, mediante codifica antipodale, diminuisce la probabilit di errore
a parit di potenza di picco. Ci risulta pi evidente considerando che la figura 5.0.3 si
riferisce, in pratica, ad un tipo di codifica ortogonale (non si trasmette nulla per 0 e si
trasmette una forma donda per 1). Nel caso di codifica antipodale la curva della densit
di probabilit p(v/0) viene centrata attorno al valore v1 , a distanza maggiore da quella
centrata al valore v1 rispetto al caso di codifica ortogonale.
evidente che, a parit di varianza del rumore, le aree sottese dalle code delle gaussiane,
rappresentative delle probabilit di errore, sono molto pi piccole rispetto al caso di codifica
ortogonale in figura 5.0.3.

5. SISTEMA DI TRASMISSIONE NUMERICO

75

p(v/1)

p(v/0)

v1

v1

Figura 5.0.6. Modello statistico di decisione nel caso di codifica antipodale.


5.0.1. Interferenza intersimbolica. La scelta delle forme donda alluscita del filtro
di ricezione (e, quindi, anche delle forme donda in trasmissione) deve essere accurata.
Per rendersi conto delle problematiche poste dalle forme donda, si supponga che la forma
donda alluscita del filtro di ricezione sia quella rappresentata in figura 5.0.7.

(n+2)T
nT (n+1)T

Figura 5.0.7. Forma donda con interferenza intersimbolo.


Tale forma donda assume il valore massimo nellistante nT relativo al simbolo cui
tale forma donda si riferisce, ma assume valori diversi da zero anche negli instanti in
cui si dovranno effettuare le misure che serviranno a decidere gli altri simboli. Quando a
determinare il valore di tensione misurato in un istante di decisione concorrono le forme
donda relative ai simboli adiacenti, si dice che c interferenza intersimbolo.
Nel caso in figura, se allistante (n+1)T si trasmette 0 (forma donda nulla), in ricezione
si ottiene comunque un valore di tensione, che non rumore, dovuto alla forma donda
relativa al simbolo precedente. chiaro che questa situazione intollerabile, essendo
linterferenza impredicibile in modo deterministico, perch essa dipende dalla combinazione
di simboli trasmessi precedentemente.
Poich un sistema reale causale, potrebbe bastare tener conto degli ultimi simboli
trasmessi per valutare e cancellare linterferenza. Poich il ricevitore ha a disposizione le
sue stime di tali simboli, la cosa pu funzionare finch non si verifica un errore. In tal caso
si parla di sistemi ad intersimbolo controllato.
Nello scegliere le forme donda da utilizzare e nel progettare il filtro di ricezione, oltre
a sfruttare al massimo lenergia della singola forma donda (considerazione che porta al

76

5. SISTEMA DI TRASMISSIONE NUMERICO

concetto di filtro adattato), necessario preoccuparsi che alluscita del filtro di ricezione vi siano delle forme donda ad intersimbolo nullo, tali cio da annullarsi nei punti di
campionamento relativi agli altri simboli e, quindi, a zeri equidistanti.

(n+1)T
nT

(n+2)T

Figura 5.0.8. Forma donda a zeri equidistanti.


Una funzione a zeri equidistanti (a distanza T ) se il suo spettro, periodicizzato a
passo 1/T , fornisce una costante.1
Forme donda a zeri equidistanti sono, per esempio, quelle della famiglia di Nyquist.
Una di queste funzioni la funzione sin(fs t)/fs t avente spettro rettangolare rappresentata
in figura 5.0.9.
s(t)

S(f)

fs
2

fs
2

1
fs

1
fs

Figura 5.0.9. Forma donda di Nyquist con roll-off nullo.


Nel tempo si ottiene una forma donda di durata infinita e, quindi, irrealizzabile. Poich
lo spettro ha una discontinuit di valore, nel tempo la funzione decade come 1/t. Se la
discontinuit fosse di derivata prima, la funzione nel tempo decadrebbe come 1/t2 . Si
pu pensare a tutta una famiglia di curve (famiglia di Nyquist), il cui spettro (di tipo
passa-basso) passa con gradualit dal valore 1 al valore 0 con un raccordo cosinusoidale .
Lestensione del raccordo in frequenza viene quantificato con il cosiddetto roll-off (che
sar indicato con il simbolo ). Come la figura 5.0.10 indica, lo spettro rettangolare ha
= 0; lo spettro a coseno rialzato ha = 1. Il roll-off quantifica, sostanzialmente, la banda
utilizzata. Se con B si indica la banda occupata dalle forme donda, si pu scrivere
B = (1 + )fs /2
1Ovviamente,

se una funzione a zeri equidistanti a distanza T e viene campionata con periodo T1 , il


suo spettro periodicizzato a passo 1/T1 non dar luogo ad una costante.

5. SISTEMA DI TRASMISSIONE NUMERICO

77

= 0,5
1

=1

=0,5
=0

fs
2

fs

Figura 5.0.10. Spettri delle forme donda di Nyquist.


Infatti

= 0 B = fs /2
(rettangolo)
= 1 B = fs
(coseno rialzato)
Allaumentare del roll-off aumenta la banda utilizzata ed aumenta la velocit di decadimento a zero della funzione nel tempo. Si ottengono, in ogni caso, delle funzioni che
tendono asintoticamente a zero e, quindi, di durata infinita; esse possono tuttavia ritenersi
nulle quando il loro valore sia sceso al di sotto di un valore sufficientemente basso (non si
dimentichi lonnipresenza del rumore).
Se SR (f ) lo spettro della forma donda in uscita dal mezzo trasmissivo, lo spettro
della forma donda che esce dal filtro di ricezione, per ipotesi adattato, |SR (f )|2 . Bisogna
fare in modo che tale spettro soddisfi le condizioni che garantiscono una forma donda ad
intersimbolo nullo ma, in questo modo, resta fissata la forma donda in ingresso al filtro
di ricezione. In realt rimane da determinare la fase di SR (f ). Infatti, imporre lo spettro
alluscita del filtro significa imporre che |SR (f )|2 = Su (f ). La cosa non deve meravigliare,
ricordando che il filtro adattato elimina tale fase. Si pu scegliere la fase in modo che la
relativa forma donda abbia il fattore di picco pi piccolo possibile.

Figura 5.0.11. Forme donda con componenti armoniche ruotate di 90 .


La potenza media delle due forme donda la stessa, dato che le sinusoidi componenti
sono le stesse ed hanno quindi la stessa potenza media. Quello che cambia la potenza

78

5. SISTEMA DI TRASMISSIONE NUMERICO

di picco. evidente che variando la fase relativa delle componenti spettrali si modifica la
forma della funzione nel tempo, modificando cos il fattore di picco. Quello che bisogna
fare cercare di minimizzare il fattore di picco (rapporto tra potenza di picco e potenza
media) per evitare di saturare gli amplificatori.
5.1. Dimensionamento
Dimensionare il sistema vuol dire, una volta che il tipo di sistema sia stato scelto, valutare la potenza da trasmettere per ottenere le prestazioni desiderate. Il dimensionamento
verr effettuato considerando il rumore termico come lunico disturbo presente.
Nel caso analogico si considerano determinate le prestazioni del sistema una volta fissate
due caratteristiche: la banda passante B, cio la banda del segnale da trasmettere e la
qualit con cui esso deve essere ricevuto, cio il rapporto segnale rumore S/N.
Anche nel caso di un sistema di trasmissione numerico necessario specificare la quantit dinformazione per unit di tempo e la qualit con cui detta informazione deve arrivare
al ricevitore. Alla banda B corrisponde fs , frequenza di cifra o di simbolo binario, mentre
lequivalente del rapporto segnale-rumore P (), la probabilit di errore ossia la probabilit che il simbolo ricevuto differisca da quello trasmesso. La responsabilit dellerrore
deve essere imputabile unicamente al disturbo (rumore) sovrapposto al segnale, lo stesso
disturbo che nel caso analogico faceva si che la forma donda ricevuta fosse diversa da
quella trasmessa. Lo schema a blocchi dellapparato ricevente ripetuto in figura 5.1.1.
hn
PR
1

H R (f)

soglia

P( )

Figura 5.1.1. Schema a blocchi del ricevitore.


I requisiti fs e P () fanno ovviamente riferimento al punto terminale del sistema di
trasmissione. Si tratta di valutare la potenza da trasmettere PT perch P () non superi il
valore massimo tollerabile. In ricezione ci si pu trovare nelle due seguenti situazioni: si
riceve la forma donda relativa allo 0, con rumore sovrapposto, oppure si riceve la forma
donda relativa all1, con rumore sovrapposto. Si ha cio
s0 (t) + n(t)
s1 (t) + n(t)

0 trasmesso
1 trasmesso

Questa situazione descrittiva di ci che avviene allingresso del ricevitore (punto 1). Il
circuito di decisione un circuito a soglia al cui ingresso arriva il segnale filtrato dal filtro
di ricezione e campionato nellistante di massimo (punto 2): un campione di segnale (v0 o
v1 ) con sovrapposto un campione di rumore (n0 o n1 ). Si ha cio
v 0 + n0
v 1 + n1

0 trasmesso
1 trasmesso

Daltra parte n0 ed n1 sono variabili casuali che risultano dal campionamento, in istanti
diversi, di uno stesso processo ergodico e, quindi, stazionario. Pertanto no ed n1 sono

5.1. DIMENSIONAMENTO

79

campioni di rumore a pari varianza n2 , con valor medio nullo. Alluscita del filtro di
ricezione si ottiene rumore non bianco ma pur sempre gaussiano. In definitiva si ottengono
delle variabili gaussiane che si sommano alle quantit deterministiche: v0 per 0 e v1 per 1.
Si ha allora la situazione rappresentata in figura 5.1.2, dove v la tensione alluscita del
campionatore.

P(v>s/0)

P(v<s/1)
v0

v1

Figura 5.1.2. Modello statistico della decisione.


Il decisore esegue unoperazione di soglia: se v > s stato trasmesso 1, altrimenti
0. Nelleffettuare questa operazione si pu naturalmente sbagliare se, per esempio, v > s
anche quando stato trasmesso 0. La probabilit di questo evento


Z
Z
(v v0 )2 )
1

(5.1.1)
P (/0) = P (v > s/0) =
p(v/0) dv =
exp
dv
2n2
2n
s
s
Analogamente
(5.1.2)

P (/1) = P (v < s/1) =



(v v1 )2 )
1

exp
dv
2n2
2n

La probabilit di errore P ()
P () = P (/0)P (0) + P (/1)P (1)
con P (0) = probabilit di 0 trasmesso e P (1) = probabilit di 1 trasmesso.
Il dimensionamento di un sistema numerico consiste nel minimizzare, a parit di costo,
cio di potenza trasmessa, la probabilit di errore P ().
Supponiamo che i simboli siano equiprobabili, cio P (1) = P (0) = 0.5: in questa ipotesi
si ha
P () = 0.5(P (/0) + P (/1))
In questo caso il valore ottimale di soglia quello in cui si intersecano le curve relative alla
densit di probabilit condizionata a 0, p(v/0), e alla densit di probabilit condizionata
a 1, p(v/1): s = (a0 + a1 )/2
In questo caso, se il rumore ha densit di probabilit simmetrica intorno al valor medio,
come nel caso di rumore gaussiano, si ha che P (/0) = P (/1). Segue allora che P () =
P (/0) = P (/1). Si noti che questo risultato non dipende affatto dalla equiprobabilit dei
simboli, ma solo dallaver piazzato la soglia a met e dal fatto che la densit di probabilit

80

5. SISTEMA DI TRASMISSIONE NUMERICO

p(v/1)

p(v/0)

a0

a1

Figura 5.1.3. Soglia ottimale nel caso di simboli equiprobabili.


della variabile casuale tensione alluscita del campionatore abbia un andamento simmetrico
attorno al valor medio.
Lequiprobabilit dei simboli fornisce indicazioni solo riguardo alla ottimalit o meno
della scelta della soglia. Cio se la soglia a met, P (/0) = P (/1). Affinch questa
scelta sia ottimale nel senso di minimizzazione della probabilit di errore medio, i simboli
devono essere equiprobabili.
Il problema valutare ora P (/0) e P (/1), una volta piazzata la soglia a met. Si
tratta di calcolare gli integrali della (5.1.1) e (5.1.2). disponibile in forma tabulata
lintegrale rappresentativo dellarea di una coda di gaussiana di valor medio nullo e di
varianza unitaria
 2
Z
1
x
exp
Q(x) =
dx
2
2
x
Unaltra funzione tabulata la funzione errore, relativa allarea, tra x e x, di una
gaussiana con varianza 2 = 1/2 e valor medio nullo, o la sua complementare.
p(x)

Figura 5.1.4. Funzione errore complementare.


Si ha erfc(x) = 1 erf(x), e vale:
erfc(x) = 2

Z
x


1
exp x2 dx

5.1. DIMENSIONAMENTO

81

Calcoliamo lintegrale nella (5.1.1). Posto y = (v v0 )/n , la (5.1.1) diventa


 2


Z
1
y
s v0
exp
P (/0) =
dy = Q
sa0
2
n
2
n
Oppure, posto

x a0
z=
2n

si ha, sempre dalla (5.1.1)


Z

P (/0) =
sa
0
2n


1
1
exp z 2 dz = erfc
2

s v0

2n

Sia in un caso che nellaltro si ottiene che la quantit che determina la probabilit
derrore nel caso di trasmissione di 0 il rapporto
s v0
0 =
n
Analogamente nel caso di trasmissione di 1 si ha
v1 s
1 =
n
Se la soglia a met tra v0 e v1 , cio s = (v0 + v1 )/2,
v1 v0
0 = 1 = =
2n
Tutto questo a valle del campionatore. Vediamo ora cosa succede a monte del campionatore, ipotizzando che il sistema usi forme donda antipodali. In questa ipotesi si ha
v0 = a, v1 = +a e quindi s = 0. Di conseguenza = a/n .
Alluscita del campionatore si hanno campioni +a o a, con sovrapposto un campione
di disturbo, che una variabile casuale con valor medio nullo, varianza n2 e statistica
gaussiana.
Se in uscita si vuole una certa probabilit di errore P (), bisogna fissare un valore di
a valle del campionatore (punto 2 in fig. 5.1.1).
Quindi, in definitiva, sapendo che il rumore gaussiano, la soglia a met ed il sistema
antipodale, possiamo richiedere un dato rapporto tra valore campionato della forma
donda in assenza di rumore e deviazione standard del rumore. Bisogna ora collegare
queste quantit alle rispettive quantit a monte del campionatore: bisogna cio passare
dalle misure istantanee alle forme donda in uscita dal filtro di ricezione.
A monte del campionatore, ad a corrisponde il valore di picco Vpicco della tensione v
in assenza di rumore. Si tratta ora di vedere a cosa corrisponde la deviazione standard di
rumore sn o, in altri termini, a cosa corrisponde la varianza dei campioni di rumore.
nota la densit spettrale di rumore in ingresso, e quindi anche la densit spettrale del
rumore alluscita del filtro di ricezione. Infatti, se allingresso la densit spettrale hn (f ),
alluscita del filtro di ricezione sar hnu (f ) = hn (f )|HR (f )|2 .

82

5. SISTEMA DI TRASMISSIONE NUMERICO

Ma la densit spettrale di un processo la trasformata di Fourier della sua funzione di


autocorrelazione. La funzione di autocorrelazione del rumore filtrato definita come segue
(5.1.3)

Rnu,nu ( ) = E [n(t)n(t + )]

La funzione di autocorrelazione del processo rumore campionato allora


(5.1.4)

Rnc,nc (kT ) = E [n(jT )n(jT + kT )]

Si noti che la (5.1.3) dovrebbe essere in teoria una funzione di t e . Daltra parte il rumore
termico stazionario, almeno fino alla statistica del secondo ordine.
In base a quanto detto si ha
Rnc,nc (kT ) = Rnu,nu (kT )
cio la funzione di autocorrelazione dei campioni di rumore alluscita del campionatore
numericamente uguale al valore della funzione di autocorrelazione del rumore prima del
campionamento, presa per ritardi discreti pari a multipli di T . Naturalmente tutto ci non
sarebbe valido nel caso di processo non stazionario.
In base a quanto detto, la varianza del rumore alluscita del campionatore (processo
a valor medio nullo),
n2 = Rnc,nc (0)
In altri termini la varianza dei campioni di rumore uguale alla varianza del processo
rumore filtrato alluscita del filtro di ricezione. Siccome il rumore, oltre che stazionario,
un processo ergodico, possibile legare la varianza della variabile casuale rappresentata
dal valore del rumore campionato in un istante qualsiasi, ad una quantit che una media
temporale, cio alla potenza media del rumore.
In definitiva, per la stazionariet si ha
2
2
nu
= nc

Poich il rumore alluscita del filtro di ricezione anche ergodico, si ha


2
2
nu
= nc
= Pmedia nu

con Pmedia nu = potenza media del rumore alluscita del filtro di ricezione.
Si noti che il processo costituito dai campioni del rumore (rumore campionato) non
stazionario: se infatti nella (5.1.4) si usa un generico t al posto di jT , si ottengono risultati
diversi a seconda che t cada in un istante di campionamento (t = jT ) o meno.
Riassumendo: si era stabilito un collegamento tra valore del segnale campionato alluscita del filtro di ricezione e valore di picco della forma donda alluscita del filtro stesso.
Ora si stabilito un legame di uguaglianza tra varianza dei campioni di rumore dopo il
campionatore e potenza media del rumore che esce dal filtro di ricezione. Si ha allora, a
monte del campionatore Vpicco /VN ef f .

5.1. DIMENSIONAMENTO

83

Se dal rapporto di tensioni si passa al rapporto di potenze si ottiene il rapporto segnale


rumore al campionatore. 2

S
Ppicco
=

N u PN media
Deve essere

S
(5.1.5)
= 2
N u
Quindi si legato, nel caso di forme donda antipodali, il valore di al rapporto segnale
rumore alluscita del filtro di ricezione. A questo punto possibile dimensionare la potenza
di segnale necessaria allingresso del filtro di ricezione. Per passare dal rapporto segnalerumore alluscita del filtro, S/N|u , a quello allingresso, S/N|R , necessario ovviamente
considerare il filtro.
Abbiamo gi visto, quando abbiamo trattato il sistema radar, che se si vuole usare
come filtro di ricezione quello che sfrutta al meglio la forma donda ricevuta necessario
usare il filtro adattato. Tale filtro si deve adattare non solo alla forma donda ricevuta, ma
anche alla densit spettrale del rumore sovrapposto. Se il rumore bianco, come supposto
fino ad ora, il filtro il classico filtro adattato.
Ricordiamo che, usando il filtro adattato, il massimo rapporto segnale-rumore alluscita
esprimibile in funzione dei parametri allingresso del filtro attraverso il rapporto tra
lenergia della forma donda ricevuta e la densit spettrale bilatera della potenza di rumore
disponibile

S
ER
=

N u hn /2
Dividendo numeratore e denominatore per T, lultima espressione si pu scrivere

S
PS media
(5.1.6)
=

N u
hn fs /2
Si ottiene cos al numeratore la potenza media di segnale, e al denominatore la potenza
media del rumore allingresso, ma misurata in una banda equivalente pari a fs /2.
A questo punto, avendo la tabella della funzione Q(x) o della erfc(x), si pu determinare
il valore di a partire dalla probabilit di errore. Per la (5.1.5) si pu calcolare S/N|u e
quindi, ipotizzando di usare il filtro adattato, dalla (5.1.6) si pu calcolare la potenza media
necessaria in ricezione.
Tutto il discorso stato fatto ed valido per un sistema antipodale, per il quale ha
senso chiamare la quantit ER /T potenza media del segnale, in quanto in ogni periodo si
presenta esattamente la stessa forma donda, positiva o negativa. Quindi per il simbolo
relativo ad ogni periodo arriva lo stesso contributo di energia: quando si effettua la media
si trova in effetti la potenza media.
Vediamo cosa succede se, invece, si usa una codifica ortogonale, trasmettendo una
forma donda per 1 e niente per 0. Si ha allora v0 = 0 e v1 = b. Si lascia la soglia a met,
2In

tutto il corso si dice che la potenza pari al quadrato della tensione ipotizzando unitario il livello
di impedenza.

84

5. SISTEMA DI TRASMISSIONE NUMERICO

supponendo che possa essere una scelta sensata: in mancanza di una conoscenza dettagliata
della statistica dei simboli lunica ipotesi sensata che siano equiprobabili. Supponiamo
che la probabilit di errore sia la stessa, e che quindi anche sia uguale. Questa volta per
si ha
b/2
=
n
Di conseguenza alluscita del filtro di ricezione si ha
Vpicco /2
VN ef f
Passando al rapporto segnale-rumore si ha

S
PS picco
=

N u 4 PN media
Se vogliamo confrontare ci che si ottiene con i due tipi di codifica ortogonale e antipodale dobbiamo usare uno stesso filtro (che supponiamo adattato) in entrambi i casi: solo
cos siamo sicuri che il rumore alluscita del filtro di ricezione lo stesso e non varia al
variare della forma donda inviata in linea. In questa ipotesi dallultima equazione scritta
si ottiene

ER
ER /T
S
=
=

N u 4hn /2
4hn /2T
ER lenergia ricevuta quando c la forma donda, cio nel caso di trasmissione di 1.
La quantit ER /T non rappresenta pi la potenza media del segnale in ricezione, essendo il rapporto tra energia della forma donda ricevuta e periodo di ripetizione dei simboli, non periodo di ripetizione della forma donda. Nellipotesi di simboli equiprobabili,
P (0) = P (1), la quantit ER /T rappresenta il doppio della potenza media del segnale
ricevuto e si pu scrivere

S
2PS media
PS media
=
=

N u
4hn fs /2
hn fs
Dal confronto con la (5.1.6) si evince che, per ottenere da un sistema con codifica
ortogonale la stessa probabilit di errore che si ottiene con codifica ortogonale, necessario
trasmettere una potenza media 3 dB superiore.3
Questo significa che, per avere la stessa probabilit derrore, deve essere necessariamente
b = 2a; in altri termini la tensione di picco in uscita dal filtro di ricezione, nel caso
di codifica di linea ortogonale, deve essere doppia rispetto al valore di picco nel caso di
codifica antipodale (cosa ovvia dato che ci che conta la distanza tra i valori medi delle
gaussiane).
Verifichiamo quanto affermato. Si noti che a e b non sono le ampiezze dei rettangoli in
ricezione, bens le massime uscite del filtro adattato in ricezione.
Nel caso di codifica ortogonale, se Vo il valore di picco del segnale, la potenza media
V02 /2, mentre nel caso di codifica antipodale Va2 (se Va il valore di picco del segnale).
3Se

i simboli non sono equiprobabili la differenza non pi 3 dB.

5.1. DIMENSIONAMENTO

85

Per quanto detto la potenza media nel caso ortogonale deve essere doppia rispetto a quella
nel caso antipodale, cio deve essere Vo2 /2 = 2Va2 , cio Vo = 2Va .
Quindi il valore di picco della forma donda rettangolare nel caso di codifica ortogonale
deve essere pari al valore picco-picco della forma donda nel caso di codifica antipodale. La
differenza di 3 dB tra le potenze medie nei due casi dipende dal fatto che la forma donda nel
caso ortogonale uguale a quella nel caso antipodale cui per sovrapposta una continua
che avr una certa potenza. Quindi con la codifica antipodale possibile risparmiare la
spesa di inviare in linea una potenza media costante (tensione continua), che non porta
informazione ed del tutto inutile per il funzionamento del sistema di trasmissione.
Esercizio. Si debbano trasmettere 100 Mb/s con una probabilit derrore non superiore a P () = 107 su 100 km di cavo che attenua 1 dB/km a 1 MHz, equalizzato
passivamente. Dimensionare il sistema.

hn
14,5 dB

H R (f)

14,5 dB

P( )=10

Figura 5.1.5. Dimensionamento della parte ricevente.


necessario calcolare il rapporto segnale-rumore alluscita del campionatore che garantisca P () = 107 : bisogna passare da P () a . Si ipotizza rumore gaussiano (rumore
termico) e soglia a met. In queste ipotesi P () = Q(). La funzione Q() varia fortemente
con . Per probabilit di errore da 103 a 109 si pu dire approssimativamente che per
cambiare di un ordine di grandezza la probabilit di errore ci vuole un cambiamento di
di 1dB. Cio affinch P () diminuisca di un fattore 10, necessario che aumenti di 1 dB.
Ricordando che a P () = 106 corrisponde = 13.5 dB, si possono stimare tutti gli
altri valori. Nel nostro caso P () = 107 e si ottiene = 14.5 dB.
Si supponga di usare una codifica antipodale. Si pu porre
Ppu
2 =
14, 5 dB
Pnu
essendo Ppu = potenza di picco del segnale alluscita del filtro di ricezione e Pnu = potenza
media di rumore nello stesso punto.
Bisogna ora passare a monte del filtro di ricezione. Si supponga di utilizzare un filtro
adattato; in tal caso
PRmedia
14, 5 dB
hn fs /2
Nota la rumorosit delle apparecchiature riceventi, si pu valutare la minima potenza
media necessaria in ricezione per rispettare i dati di progetto. La potenza media in ricezione
deve essere
PRmedia = 14.5 + (174 + 10 + 10 log10 (50 106 )) = 72.5dBm

86

5. SISTEMA DI TRASMISSIONE NUMERICO

avendo ipotizzato un fattore di rumore di 10 dB.


A questo punto si tratta di valutare lattenuazione del mezzo trasmissivo, sommarla e
trovare la potenza media in trasmissione.
Il collegamento lungo L = 100 km con un cavo con attenuazione = 1 dB/km a
1 MHz. Le forme donda alluscita del filtro di ricezione devono avere intersimbolo nullo
e, se si ipotizza di adottare forme donda di Nyquist, si deve decidere il roll-off. Siccome
quanto pi piccolo il roll-off, tanto minore la banda occupata e poich lattenuazione
del cavo cresce esponenzialmente con la radice quadrata della frequenza, non del tutto
equivalente usare = 0 o = 1. Nellipotesi di equalizzazione passiva, lattenuazione
effettiva da tenere in conto
s
fmax
t = 1
= 100 = 10 dB
frif
avendo posto = 1. Occorrerebbe far fronte ad una attenuazione di 1000 dB e ci
assurdo.
Multitratta analogico. Come gi visto, si deve ricorrere ad un sistema multitratta, spezzando il cavo ogni tanto ed inserendo delle apparecchiature di amplificazione. Ipotizzando
che la potenza che ogni singolo trasmettitore pu trasmettere sia PT = 100 mW, che le
tratte siano tutte uguali e ricordando che alluscita dellultima tratta serve un rapporto
segnale-rumore S/N = 14.5 dB, si pu calcolare quante tratte servono.
Se si considera ognuna delle n tratte, deve essere

tot
hn fs
14, 5 + 10log10 n PT |dBm

n dB
2 dBm
14, 5 + 10log10 n = 20
n=

1000
+ 87
n

1000
n
= 13
92, 5 10log10 n

Multitratta rigenerativo. Si pu, per, in questo caso, pensare di effettuare alla fine
di ogni tratta tutte le operazioni che permettono di tornare ai simboli binari. In altri
termini, invece di usare per ogni tratta apparecchiature di pura amplificazione, si usano
apparecchiature rigenerative: si torna ai simboli binari in ogni apparecchiatura intermedia.
Questo potrebbe essere necessario, ad esempio, per estrarre linformazione strada facendo.
Vediamo come si modifica il progetto del sistema. Ogni tratta sostanzialmente un
sistema di trasmissione numerico a s stante: su ciascuna si potranno verificare degli errori,
ma sar praticamente impossibile (in effetti la probabilit non sar nulla, ma molto piccola
rispetto alla probabilit che il bit venga sbagliato solo in una tratta) che su pi tratte si
sbagli lo stesso bit.
Si pu allora dire che, mettendo in cascata tratte rigenerative, di tratta in tratta aumenta il numero medio di bit sbagliati, in quanto ai bit sbagliati su una tratta si aggiungeranno
quelli sbagliati sulle tratte successive. Se la probabilit di errore abbastanza piccola e se

5.2. ESTRAZIONE DEL TIMING

87

gli errori di tratta in tratta sono statisticamente indipendenti, si pu dire che la probabilit
di errore complessiva pari alla somma delle probabilit di errore sulle singole tratte
X
Ptot ()
Pi ()
=
i

Nel caso precedente di tratta in tratta si sommava il rumore. Siccome il rapporto


segnale-rumore richiesto alluscita era fissato in funzione della probabilit di errore desiderata, alla singola tratta era richiesto un rapporto segnale-rumore n volte pi grande. In
questo caso, siccome di tratta in tratta si sommano le probabilit di errore, il dimensionamento del sistema richiede che alla singola tratta venga richiesta una probabilit di errore
n volte pi piccola di quella complessiva. Questo vuol dire che il dimensionamento di ogni
tratta va inteso come il dimensionamento di un sistema di trasmissione numerico al quale
si deve richiedere la stessa velocit di cifra, ma probabilit di errore n volte pi piccola.
Il calcolo del numero di tratte si effettua imponendo che il rapporto segnale-rumore
ottenibile sia maggiore o al pi uguale ad un rapporto segnale-rumore corrispondente ad
una probabilit di errore 107 /n. In definitiva si ha
tot hn fs

14, 5 + log10 n
n
2
Infatti se a P ()/10 corrisponde un aumento di 1dB = log10 10 nel rapporto segnale rumore,
a P ()/n corrisponder un aumento di log10 n.
Si trova n = 11.
Con luso di tratte rigenerative si ha un certo guadagno in quanto, ad ogni fine tratta,
si ripulisce il segnale e si ritrasmette un segnale esente da rumore. Questo si traduce in
una minore probabilit derrore.
La ragione del guadagno che si ottiene con luso di tratte rigenerative piuttosto che
tratte di pura amplificazione risiede nel fatto che la probabilit derrore dipende in maniera
molto critica dal rapporto segnale-rumore: nel caso di tratte di pura amplificazione, di
tratta in tratta si somma il rapporto tra rumore e segnale, mentre nel caso di tratte
rigenerative si somma la probabilit derrore.
PT

5.2. Estrazione del timing


Tutto il discorso fatto si basa sulla condizione che il campionatore effettui il campionamento nel momento in cui il segnale in uscita dal filtro di ricezione raggiunge il massimo.
Si pone allora il problema di far chiudere il campionatore nel momento giusto.
Si pu pensare di usare un oscillatore che oscilli alla frequenza desiderata e che comandi
linterruttore. Questo modo di procedere, tuttavia, non sensato, dato che impossibile
fare oscillare due oscillatori, in ricezione ed in trasmissione, alla stessa frequenza. Anche
ammettendo che le due frequenze di oscillazione possano essere identiche, sarebbe necessario
che le fase delloscillatore in ricezione fosse in grado di identificare, allinterno del periodo
di cifra, listante preciso di campionamento. La fase delloscillatore nel ricevitore dipende
non solo da quella delloscillatore nel trasmettitore, ma anche dal ritardo subito dal segnale
nel propagarsi lungo il mezzo trasmissivo.

88

5. SISTEMA DI TRASMISSIONE NUMERICO

In effetti si pu usare un oscillatore al terminale ricevente, ma la sua fase dovr essere


agganciata a quella (riferimento di tempo assoluto) estratta dallo stesso segnale ricevuto.
Vediamo come estrarre dal segnale ricevuto linformazione di temporizzazione. Supponiamo che le forme donda siano rettangolari e supponiamo di fare una codifica NRZ (non
ritorno a zero). In altri termini consideriamo delle forme donda rettangolari che mantengono il livello alto per tutto il periodo T (periodo di cifra) pari a T = 1/fs (fs = frequenza
di cifra). Questo tipo di codifica ha il vantaggio che, a parit di valore di picco, lenergia
della forma donda relativa a un simbolo massima (si ricordi che luscita del filtro adattato proporzionale allenergia della forma donda ricevuta, e quindi di quella trasmessa).
Supponiamo allora di fare una codifica ortogonale NRZ. Linformazione di temporizzazione
contenuta nel segnale: le transizioni 1-0 e 0-1 avvengono infatti in istanti ben precisi.

Figura 5.2.1. Forme donda NRZ.


Si pu pensare di mandare questo segnale in un filtro passa banda molto stretto centrato
attorno ad 1/T ; quello che ci aspettiamo alluscita qualcosa di simile ad una sinusoide
a frequenza 1/T . In realt in questo modo non si ottiene praticamente nulla alluscita del
filtro passa banda. Infatti il filtro fornir in uscita una sinusoide a frequenza 1/T se e
solo se nello spettro del segnale allingresso c una riga a frequenza 1/T . Il segnale che
abbiamo considerato non potr mai avere nel suo spettro una riga a frequenza 1/T , dato
che lo spettro della singola forma donda (rettangolo), preso a se stante, nullo a frequenza
1/T ed armoniche (sin(f T )/f T ).
Di conseguenza ponendo tale forma donda direttamente allingresso del filtro passa
banda si ottiene qualcosa solo perch la banda passante non pu essere infinitesima e si
raccattano componenti spettrali vicine alla frequenza 1/T che il filtro lascia passare.
Si pu pensare allora di usare forme donda rettangolari di durata < T . In questo

Figura 5.2.2. Forme donda RZ.


modo lo spettro della singola forma donda tale da non essere nullo in 1/T . La riga

5.2. ESTRAZIONE DEL TIMING

89

spettrale pu esserci o meno: tutto dipende da come si combinano le componenti spettrali,


relative a frequenza 1/T e armoniche, quando si considerano le forme donda nel loro
complesso.
Ricordando che lo spettro della forma donda rettangolare centrata a zero sin(f t)/f t,
si ha che lo spettro di una forma donda traslata sar del tipo
sin (f )
exp (nT )
f
Visto che la singola forma donda ha spettro non nullo a frequenza 1/T e che gli spettri
delle forme donda ritardate di nT differiranno per un fattore exp (nT ), le componenti a
frequenza 1/T e armoniche degli spettri delle forme donda ripetute regolarmente a distanza
T si combineranno costruttivamente poich


k
exp (nT ) = exp (2f nT ) = exp 2 nT = 1
T
mentre le altre finiranno con lannullarsi (ricordiamo che lo spettro di un segnale periodico
a righe).
Nel caso di un sistema di trasmissione numerica il segnale non perfettamente periodico
e quindi lo spettro non potr essere solo a righe, pur essendo queste presenti nello spettro.
Nellesempio che si sta considerando, infatti, i fronti di salita e di discesa della forma
donda non sono pi regolarmente a distanza T , per cui le sollecitazioni al filtro non sono
pi tali da sollecitarlo con pari probabilit ad oscillare in fase ed in controfase ed una
oscillazione a frequenza 1/T si mantiene, anche se di ampiezza variabile nel tempo.
Lo spettro in definitiva costituito da una parte a righe e da una parte continua: si
ha un impulso a frequenza zero perch il valor medio del segnale non nullo, e delle righe
di ampiezza da determinare a frequenza 1/T e armoniche. Sovrapposta si ha una parte di
spettro continuo dovuta al fatto che non c regolarit nella ripetizione delle forme donda

Figura 5.2.3. Spettro misto (a righe con componente continua).


La codifica di linea di cui abbiamo appena parlato del tipo RZ (ritorno a zero). Con
essa si ha sicuramente una penalizzazione in termini di energia della singola forma donda
(a parit di valore di picco) e, oltre a ci, si ha anche una perdita in termini di banda
occupata, dato che la banda occupata da un impulso di durata sicuramente maggiore
di quella occupata da un impulso di durata T > . Ne consegue che preferibile non usare
forme donda di questo tipo, a meno che non si possa fare altrimenti.

90

5. SISTEMA DI TRASMISSIONE NUMERICO

In ogni caso non sempre vero che basti usare codifica RZ per assicurarsi della presenza
della riga a frequenza 1/T . Basts considerare una codifica RZ antipodale (impulso positivo
per 1 ed impulso negativo per 0).

Figura 5.2.4. Forma donda RZ antipodale.


In questo caso, se i simboli 1 e 0 sono equiprobabili, il fatto che la singola forma donda
non vada a zero a frequenza 1/T non basta a garantire la presenza della riga nel segnale
di uscita. Se S(f ) lo spettro della singola forma donda (positiva), si ha che S(1/T )
non nullo. Daltra parte lo spettro del rettangolo negativo S(f ). Se i simboli sono
equiprobabili, si ha in media la stessa probabilit di avere rettangoli positivi o negativi,
ovvero la stessa probabilit di avere S(fs ) oppure S(fs ). Quando si effettua la media
(filtraggio passa banda) non si ottiene nulla in uscita: la riga dello spettro non c perch
viene cancellata quando si effettua la media sui simboli.
Il filtraggio necessario perch bisogna estrarre il timing (listante di campionamento)
sganciandosi dai fastidi generati dal rumore sovrapposto: lunico modo per eliminare il
rumore filtrare con un filtro molto stretto attorno alla frequenza 1/T . Notiamo, daltra
parte, che, dato che lo spettro del segnale sia a righe che continuo, usando un filtro
molto largo si considera non solo la riga a frequenza 1/T di interesse, ma anche quella
parte di spettro continuo che rappresenta il comportamento pseudocasuale dipendente dalla
successione di 1 e 0 in trasmissione. chiaro che tale termine di spettro continuo crea lo
stesso fastidio di un rumore sovrapposto alla portante in FM: il rumore passa banda pu
essere rappresentato come una sinusoide di frequenza pari alla frequenza centrale, modulato
in ampiezza e fase in modo casuale. Questo significa che la fase della sinusoide sar sporcata
e quindi gli istanti di campionamento (di attraversamento dello zero) saranno spostati.
quindi necessario che il filtro che deve estrarre la sinusoide (la riga dello spettro), sia quanto
pi stretto possibile, in modo da lasciar passare la riga spettrale ma eliminando quanto
pi possibile sia il rumore che la parte continua dello spettro del segnale. Un tale filtro
deve avere una risposta allimpulso che si smorza molto lentamente e, quindi, uninerzia
temporale estremamente lunga: quindi un filtro che effettua una media sulle sollecitazioni
provenienti da numerose forme donda adiacenti.
Vale la pena di osservare che nel caso di codifica antipodale possibile ricondursi
ad una quasi perfetta periodicit del segnale (se non fosse per il rumore) mediante un
raddrizzatore a doppia semionda: a meno del rumore si ha, infatti, uno spettro a righe.
Un raddrizzatore a singola semionda permetterebbe di presentare al filtro solo gli impulsi
positivi e, in questo modo, evitare la cancellazione della riga a frequenza fs . In questo

5.2. ESTRAZIONE DEL TIMING

91

caso, per, anche in assenza di rumore il segnale non pi perfettamente periodico ed il


suo spettro in parte a righe ed in parte continuo.
Tornando al problema di trovare un segnale di comando per il campionatore, si pu
procedere come in figura 5.2.8.
H(f)

m.t.

raddrizz.

filtro

soglia

sfasatore

trigger

Figura 5.2.5. Schema a blocchi dellestrattore del timing.


Il segnale ricevuto viene inviato ad un raddrizzatore (a singola o a doppia semionda),
e quindi in un filtro passa banda molto stretto. Alluscita del trigger si ottiene un impulso
molto stretto in corrispondenza degli attraversamenti dello zero (con pendenza positiva)
della sinusoide. Con tali impulsi si pu comandare il campionatore. Tali impulsi saranno
perfettamente sincroni con la frequenza di trasmissione fs , e saranno anche in relazione di
fase fissa rispetto alle forme donda ricevute e quindi alle forme donda in uscita dal filtro
di ricezione.
Non per garantito che la suddetta relazione di fase sia tale da far combaciare gli
impulsi con i massimi delle forme donda in uscita: il segnale ed i sincronismi percorrono
infatti strade diverse, per cui necessario prevedere uno sfasamento temporale relativo
tra le forme donda di comando e quelle in uscita dal filtro di ricezione. In altri termini
necessario poter inserire un ritardo arbitrario, regolabile dalloperatore. Si pu pensare
di mandare la forma donda di comando in un ritardatore regolabile, ma ci significa
applicare ad una forma donda a banda larga (impulsi stretti nel tempo) un operatore che
richiede unampiezza della funzione di trasferimento costante ed una fase rigorosamente
rettilinea. molto pi semplice applicare un ritardo ad una sinusoide perch in questo
caso importante solo la caratteristica del filtro alla frequenza della sinusoide stessa.
per questi motivi che, per spostare la posizione relativa tra gli impulsi di comando e le
forme donda che escono dal filtro di ricezione, si inserisce uno sfasatore in cascata al filtro
passa banda (dal quale esce una sinusoide) e prima del circuito di trigger.4
A questo punto si tratta di regolare lo sfasamento in modo che il campionamento
avvenga nellistante di massimo. Si pu usare un oscilloscopio, in cui lasse orizzontale
sia sincrono con gli impulsi di comando, in modo da vederli fissi sullo schermo. Nel caso
di codifica antipodale, alluscita del filtro di ricezione, si ottiene una forma donda che
massima nel generico istante di campionamento ed nulla negli istanti vicini. In ciascun
istante tale forma donda sar positiva se stato trasmesso 1, negativa se stato trasmesso
0. Mandando tali forme donda a comandare lasse verticale di un oscilloscopio triggerato
con gli impulsi di campionamento, si ottiene qualcosa del tipo
4Si

ricordi che solo per una sinusoide sfasamento equivale a ritardo.

92

5. SISTEMA DI TRASMISSIONE NUMERICO

t
T

Figura 5.2.6. Diagramma a occhio

In questo modo si verifica innanzitutto che gli impulsi di controllo sono sincroni con la
forma donda in ricezione: in caso contrario non sarebbe possibile vedere il diagramma ad
occhio, in quanto si otterrebbe una figura instabile.
La regolazione dello sfasatore si effettua come segue: su un canale delloscilloscopio a
doppia traccia si visualizzano gli impulsi di comando e sullaltro landamento delle forme
donda. Lo sfasatore viene regolato fino a quando gli impulsi non si spostano in corrispondenza dei massimi delle forme donda. Naturalmente in quanto si detto si ipotizzato che
il rumore sovrapposto fosse nullo e che il filtro di ricezione fosse ben progettato, in modo
che le code dei segnali che precedono siano smorzate. In caso contrario, cio in presenza
di rumore e di intersimbolo non nullo, ogni forma donda avr andamento dipendente dai
simboli precedenti e seguenti: non si ottengono delle tracce nitide, ma pi spesse. chiaro
che quanto pi le tracce si inspessiscono, tanto meno il sistema vicino al comportamento
ideale. Lapertura verticale dellocchio diminuisce, avvicinando cos i valori di tensione
relativi ad un simbolo a quelli relativi allaltro simbolo.
In definitiva, lapertura verticale dellocchio permette di valutare la immunit al rumore
del sistema. Lapertura orizzontale, invece, permette di valutare di quanto pu essere
sbagliata la posizione dellimpulso di campionamento senza che si commettano errori di
interpretazione dei simboli, ovvero permette di valutare limmunit al jitter.
La valutazione di questo parametro importante per il motivo che segue. La banda del
filtro di ricezione non potr essere infinitesima, ragion per cui esso prender in considerazione non solo la riga spettrale desiderata, ma anche parte dello spettro circostante, che,
anche nel caso di spettro a righe (segnale perfettamente periodico), costituito da rumore.

Figura 5.2.7. Filtraggio della riga spettrale.

5.2. ESTRAZIONE DEL TIMING

93

Il segnale in uscita dal filtro rappresentabile, in termini di vettori rotanti, da un


vettore rappresentante la sinusoide pulita, con in aggiunta del rumore, rappresentabile
come termine in fase e termine in quadratura (ricordiamo che tale scomposizione valida
per qualunque segnale passa banda). Queste componenti sono casuali, e quindi in uscita dal
filtro passa banda si ottiene una sinusoide che ha un termine di modulazione casuale, la cui
ampiezza dipende dal termine di disturbo sovrapposto alla riga spettrale. Di conseguenza
gli istanti di attraversamento dello zero della sinusoide variano attorno ai valori teorici
desiderati. Questo significa che non mai possibile campionare a passo regolare, avendo
sempre una certa fluttuazione attorno agli istanti teorici (jitter). Risulta quindi evidente
che necessario che lapertura orizzontale dellocchio sia sufficientemente larga, in modo
da non commettere errori a causa del jitter.
Torniamo alle forme donda della famiglia di Nyquist. Abbiamo visto che forme donda
con valori diversi di roll-off differiscono fra loro per la velocit con cui le code vanno a zero.
Anche riuscendo a sintetizzare forme donda con roll-off nullo, esse non sarebbero comunque
utilizzabili avendo code che decadono tanto lentamente da rendere infinitesima lapertura
orizzontale dellocchio: basta quindi sbagliare di pochissimo listante di campionamento
per far tendere a 0, 5 la probabilit di errore.
quindi evidente che, usando = 1, si paga in banda, che diventa pi larga, guadagnando per una certa immunit dal jitter.
Normalmente forme donda del tipo RZ si usano in contesti nei quali la banda non
costosa. Nel caso di trasmissione su cavo o per ponte radio si usano invece forme donda
NRZ.
Abbiamo visto che necessario forzare le forme donda ad essere pi corte per poter
estrarre il sincronismo. Tale risultato raggiungibile usando un derivatore. Il segnale in
uscita al derivatore mostrato in figura 5.2.8.

Figura 5.2.8. Risposta di un derivatore alla forma donda di figura 5.2.1.


Si ottengono cos delle forme donda RZ che sono per antipodali, nel senso che per
ogni forma donda positiva ce n una negativa, per cui inviandole in un filtro passa banda
non si ottiene la riga desiderata. Raddrizzando le forme donda negative, si riesce ad
ottenere una maggiore regolarit, anche se non la perfetta periodicit (ragion per cui nel
filtro arriver sempre uno spettro a righe con una parte continua). Quando per ci sono pi
simboli uguali di seguito, vengono a mancare alcuni impulsi, ovvero il filtro passa banda
non viene sollecitato. Loscillazione tende allora a smorzarsi e la fase varia. Fino a quando
ci sono delle sollecitazioni regolari e frequenti, il filtro passa banda fornisce una sinusoide
che mantiene la coerenza con la sequenza di ingresso; se per esso viene lasciato oscillare

94

5. SISTEMA DI TRASMISSIONE NUMERICO

senza sollecitazioni, la fase varia. Si pone allora il problema di trovare delle forme donda
da mandare in linea, tali che il fenomeno descritto si mantenga ad un livello tollerabile.
Si usano particolari codici di linea, come il codice AMI (Alternated Mark Inversion). Si
trasmette una forma donda per 1 e niente per lo zero. La forma donda relativa a 1 viene
trasmessa alternativamente positiva e negativa.

NRZ binaria

AMI

Figura 5.2.9. Codice AMI.


Naturalmente abbiamo aumentato la complessit, ma abbiamo anche garantito che, anche in presenza di una sequenza di simboli 1, ci siano sempre delle discontinuit. Abbiamo,
infatti, derivando e raddrizzando, quanto mostrato in figura 5.2.10.

Figura 5.2.10. Estrazione del timing con codifica AMI. (da confrontare
con la figura 5.2.8
Questo codice unisce al vantaggio di semplificare la temporizzazione, il fatto che ha
valor medio nullo, permettendo cos la telealimentazione (lalimentazione in continua pu
essere facilmente separata dal segnale mediante un semplice trasformatore di disaccoppiamento). In questo modo si abbiamo ovviato allinconveniente relativo alla trasmissione di
pi 1 di seguito. Resta ancora da risolvere lanalogo problema relativo alla trasmissione di
pi 0 consecutivi. Si passa allora al codice HDB-3 (High Density Binary Code). Esso si
pone lobiettivo di evitare che per pi di tre periodi di cifra successivi non arrivino impulsi
al circuito di estrazione del timing. Questo codice una evoluzione del codice AMI. Supponiamo di voler trasmettere 100000011... Col codice AMI si ha quanto mostrato in figura
5.2.11
Col codice HDB-3, dopo tre zeri si invia un impulso. Se tale impulso rispettasse la
regola dellalternanza, il ricevitore lo interpreterebbe come un 1. Gli impulsi vanno quindi
inseriti in modo tale che il ricevitore possa distinguerli da quelli effettivi di segnale: essi
devono quindi violare la legge di alternanza. Si ha cio quanto mostrato in figura 5.2.12

5.2. ESTRAZIONE DEL TIMING

95

AMI

Figura 5.2.11. Esempio di codifica AMI:

HDB3

Figura 5.2.12. Esempio di codifica HDB3.


Questa procedura, tuttavia, porterebbe, in presenza di una sequenza molto lunga di
0, a variare localmente il valor medio. In questo caso si procede come mostrato in figura
5.2.13.

0 ?

HDB3

Figura 5.2.13. Esempio di codifica HDB3 in presenza di lunga seuenza di zeri.


In questo modo il codice, per poter essere decodificato, ha bisogno di mantenere memoria degli ultimi quattro simboli ricevuti. Nel caso in figura il quinto simbolo 0 perch
dello stesso segno dellultimo impulso. Per decidere se il sesto simbolo 0 o 1, bisogna
aspettare di avere il nono simbolo: essendo questo impulso dello stesso segno, allora sia il
sesto che il nono simbolo sono 0. Analogamente per decimo simbolo. Nel caso della figura
5.2.14 si ha una situazione totalmente diversa.

0 1

HDB3

Figura 5.2.14. Esempio di codifica HDB3 da confrontare con la figura 5.2.13


La decisione sul sesto simbolo dipende dalla forma donda relativa al decimo simbolo,
come nel caso precedente. In definitiva, per trasmettere una sequenza di zeri si continua

96

5. SISTEMA DI TRASMISSIONE NUMERICO

ad immettere impulsi ai quali si fa violare la legge di alternanza. Un altro codice di linea


usato il codice Manchester, che il codice RZ pi usato. In esso i simboli 1 e 0 sono
distinti da una transizione in salita o in discesa a met del periodo.

Figura 5.2.15. Codice Manchester.


Per la sincronizzazione si usa la trasizione che sempre presente a met periodo.5
Naturalmente, nella realt, gli istanti di campionamento non sarammo mai quelli desiderati: sar sempre presente il jitter del quale bisogna tener conto quando si valutano le
prestazioni del sistema.
5.3. Rinuncia al filtraggio adattato.
Il dimensionamento stato effettuato usando la relazione secondo la quale il rapporto
segnale-rumore al campionatore pari a

S
ER
=

N c hn /2
Si badi che questa relazione lega una quantit alluscita del filtro di ricezione (primo
membro) ad una quantit allingresso dello stesso filtro (secondo membro): essa non
dunque valida sempre, ma vale solo se il filtro utilizzato in ricezione il filtro adattato. A
questo punto bisogna chiedersi se questo modo di procedere il meglio che si possa fare. In
realt il filtro adattato non lottimale. Ricordiamo infatti che necessario che il segnale
alluscita del filtro appartenga alla famiglia di Nyquist (forma donda a intersimbolo nullo).
Fissato il roll-off, resta vincolato il modulo dello spettro del segnale in ingresso al filtro.
Questo significa che, a meno della caratteristica di fase, in trasmissione si costretti a
trasmettere delle forme donda con una ben precisa fisionomia: in caso contrario il filtro di
ricezione non pi adattato e le forme donda alluscita non sono pi a intersimbolo nullo.
S T (f)

H T (f)

S R (f)

oc

*
R

S (f)

oc

S R (f)

Figura 5.3.1. Ricevitore con filtro adattato.


Inoltre un progetto effettuato in questo modo sarebbe ottimo solo nel caso in cui il
sistema ponesse vincoli in termini di potenza media: infatti il filtro adattato ottimo nel
senso che fornisce il massimo rapporto segnale-rumore (o equivalentemente garantisce la
5Si

ricordi che la mancanza della riga nello spettro pu essere determinata da due diverse situazioni.
Nel caso di forma donda NRZ assente perch il sin(f )/f nullo alla frequenza di interesse. Nel caso di
forme donda RZ antipodali, lo spettro relativo allo 0 e quello relativo all1 possono combinarsi in modo
da fornire risultato nullo.

5.3. RINUNCIA AL FILTRAGGIO ADATTATO.

97

minima probabilit derrore) a parit di potenza media ricevuta (e se il rumore sovrapposto


bianco).
Daltra parte il parametro limitante nel dimensionamento di un sistema di trasmissione non generalmente la potenza media ma la potenza di picco. Lunica forma donda
che permette di usare con il massimo di efficienza un amplificatore una forma donda
rettangolare, che oscilla tra due valori di tensione estrema.
A seguito di tali considerazioni, il filtro adattato non risulta pi ottimo: se infatti non
la potenza media il parametro limitante, non ha pi senso fare un progetto che tenta di
ottimizzare le prestazioni in funzione della potenza media.
Vediamo cosa succede in questa nuova situazione e paragoniamo le prestazioni che si
potrebbero ottenere col filtro adattato con quelle che si ottengono con un generico filtro
in ricezione. Stiamo praticamente imponendo che in trasmissione ci sia una ben precisa
forma donda (rettangolo) e quindi non possiamo pi usare un filtro adattato. Otteniamo
allora
hn
S T (f)

H T (f)

H R (f)

Figura 5.3.2. Generico filtro di ricezione.


ST (f ) relativo a forme donda rettangolari di altezza a e durata , cio si ha
ST (f ) = a

sin (f )
f

Il nostro scopo calcolare il rapporto segnale-rumore alluscita del generico filtro di


ricezione e confrontarlo con quello che si otterrebbe nellipotesi che si potesse usare il filtro
adattato. La potenza di picco del segnale alluscita del filtro di ricezione
Z +
2



Pp =
ST (f )HT (f )HR (f ) exp (tm ) df

essendo tm listante in cui luscita del filtro di ricezione assume valore massimo. Il rapporto
segnale-rumore si ottiene dividendo la potenza di picco del segnale per la potenza media
di rumore. Indicando con hn la densit spettrale monolatera di rumore (supposto bianco),
si ha
R
2
+ sin(f )

a f HT (f )HR (f ) exp (tm ) df
S
=
=
R
hn +
N
|HR (f )|2 df
2
2

a
hn /2T

R
+
2

sin(f )
HT (f )HR (f ) exp (tm )
f
R +
T |HR (f )|2 df

2

df

98

5. SISTEMA DI TRASMISSIONE NUMERICO

Otteniamo quindi
(5.3.1)

S
a2
=
exp (2e )
N
hn fs /2

essendo il rapporto tra gli integrali un rapporto adimensionale e quindi esprimibile come
una generica attenuazione equivalente. Nel caso di filtro adattato lespressione del rapporto
segnale rumore era
(5.3.2)

S
PRm
=
N
hn fs /2

Il denominatore uguale nei due casi. Al numeratore della (5.3.2) si ha la potenza media
ricevuta, mentre nella (5.3.1), a2 rappresenta la potenza di picco trasmessa, essendo a
lampiezza del rettangolo trasmesso. Daltra parte, generalmente si usano forme donda
NRZ, per cui pari al periodo di cifra T e quindi la potenza di picco coincide con la
potenza media. e dipende dalla forma donda trasmessa (in questo caso da , dalla forma
donda alluscita del filtro di ricezione (cio dal roll-off se tale forma donda appartiene
alla famiglia di Nyquist), e dalle caratteristiche del mezzo trasmissivo. Vediamo come deve
essere fatto HR (f ). Naturalmente tale filtro univocamente determinato, una volta fissata
la forma donda alla sua uscita (prima del campionatore) e la forma donda allingresso del
mezzo trasmissivo (e quindi allingresso del filtro stesso). Il filtro pu essere realizzabile
o meno. Esso non realizzabile quando la forma donda desiderata alluscita ha bisogno
di una componente spettrale non nulla ad una frequenza in corrispondenza della quale lo
spettro del segnale in ingresso nullo.
Nel nostro caso la forma donda in trasmissione ha spettro del tipo sin (f ) /f con
T e, quindi, in ingresso al filtro ha uno spettro che, qualunque sia il valore di , avr
il primo zero non prima di fs = 1/T , sempre che il mezzo trasmissivo non introduca lui
degli zeri in frequenza..
Nel caso di progetto alla Nyquist, alluscita del filtro, al variare del roll-off , si ottiene
una delle forme donda in figura 5.0.10.
Ci servono quindi in uscita componenti non nulle a tutte le frequenze tra 0 ed fs . In
corrispondenza della frequenza fs , qualunque valore assuma , sicuramente ci va bene che
luscita abbia spettro nullo. Questo significa che, qualunque sia il valore di , facendo un
progetto alla Nyquist, il filtro sempre e comunque realizzabile. Si noti che il valore di
rappresenta un grado di libert, non essendo stato fissato in alcun modo. La situazione
migliore dal punto di vista del rendimento in termini di rapporto segnale rumore alluscita
in funzione dellampiezza della forma donda rettangolare trasmessa si avr quando la forma
donda ha durata pari al periodo di cifra e quindi = T . Il filtro di ricezione deve svolgere
due funzioni (concettuali): deve equalizzare il mezzo trasmissivo e deve sagomare limpulso
ricevuto in modo che assuma la "forma" desiderata (spettro di Nyquist). Da un punto di
vista esclusivamente concettuale esso quindi rappresentabile come in figura 5.3.3
Supponendo di riuscire a equalizzare perfettamente il mezzo trasmissivo (mediante
1
HT (f )), si riottiene il rettangolo trasmesso, con spettro del tipo sin(f )/f .

5.3. RINUNCIA AL FILTRAGGIO ADATTATO.


a

HT (f)

H T (f)

99

f
sin f

SU (f)

a SU(f)

Figura 5.3.3. Schema a blocchi di mezzo trasmissivo e filtro di ricezione.


La funzione di trasferimento che segue deve trasformare un impulso rettangolare in
un impulso di Nyquist e pu concettualmente essere scomposta in due filtri: uno deve
piazzare un impluso dove prima cera un rettangolo, cio deve fare diventare piatto lo
spettro, e quindi deve essere un filtro sbiancatore con funzione di trasferimento del tipo
f / sin(f ). Naturalmente se il rettangolo aveva area a , larea dellimpulso alluscita,
nella stessa posizione temporale del rettangolo, deve essere at. Il secondo filtro deve avere
funzione di trasferimento pari allo spettro del segnale desiderato in uscita.
Naturalmente questa solo una schematizzazione concettuale: le funzioni HT1 (f ) e
f / sin(f ) prese a s stanti sono infatti irrealizzabili. La prima perch richiederebbe
una equalizzazione a banda infinita e la seconda perch richiederebbe di riempire lo spettro
in quelle frequenze dove sicuramente allingresso cera uno zero. La catena complessiva
invece implementabile dato che c il filtro con funzione di trasferimento Su (f ), che
una funzione di trasferimento di tipo passa basso (nel caso del progetto alla Nyquist)
che si estende al massimo fino a frequenza fs . Di conseguenza, qualunque cosa possano
fare i blocchi precedenti, non si otterr in ogni caso nulla a frequenze superiori a fs . La
limitazione di banda rende quindi realizzabili anche le funzioni di trasferimento precedenti.
Ricordiamo che in realt non si dovr mai pensare di implementare separatamente le tre
funzioni.
Su (f ) deve essere uno spettro della famiglia di Nyquist. Sar uno spettro reale e pari e
quindi nel tempo si otterr ancora una funzione reale e pari con massimo nellorigine. Noi
campioniamo nellistante di massimo e quindi ci serve lantitrasformata di Su (f ) nellistante
zero: per una delle propriet della trasformata di Fourier,si ha
Z +
su (0) =
Su (f ) df

Nel nostro caso, qualunque sia il roll-off scelto, larea sottesa dalla trasformata vale 1/T
e quindi si ottiene su (0) = a /T . In definitiva bisogna porre
HR (f ) =

f
H 1 (f ) Su (f )
sin (f ) T

Per quanto riguarda il dimensionamento nel caso di un generico mezzo trasmissivo con
una data funzione di trasferimento, nota la densit spettrale bilatera in ricezione hn /2, si
pu calcolare la potenza media di rumore nella banda fs /2. Il rapporto segnale rumore
al campionatore ottenibile dalla (5.3.1) una volta valutata lattenuazione equivalente.
Sappiamo che il filtro adattato ottimo nel senso che, fissato un certo rapporto segnalerumore, fornisce la minimizzazione della potenza in ricezione, ed ottimo quando il rumore
bianco.

100

5. SISTEMA DI TRASMISSIONE NUMERICO

Nel nostro caso non ci interessa minimizzare la potenza media in ricezione, ma al pi


la potenza media in trasmissione. Non detto che un processo di ottimizzazione che
minimizza la potenza media in ricezione corrisponda a una effettiva minimizzazione della
potenza media in trasmissione. Questo sicuramente vero solo se il mezzo trasmissivo
ideale (effettua una semplice moltiplicazione del segnale trasmesso per una costante molto
minore di 1). Ricordiamo che lo scopo del discorso fare un confronto tra filtro adattato e
filtro non adattato. Per metterci in un contesto in cui il filtro adattato ottimo dobbiamo
ipotizzare che il mezzo trasmissivo sia ideale, cio abbia funzione di trasferimento del tipo
HT (f ) = exp (T )
con T costante. In questa ipotesi la (5.3.1) diventa
(5.3.3)

S
a2 exp (2T )
=
exp (2F )
N
hn fs /2

perch la funzione di trsferimento del mezzo, essendo costante, pu essere portata fuori
dallintegrale. Tutto il resto pu confluire in un fattore adimensionale che dipende solo dalle
forme donda trasmesse ed alluscita del filtro di trasmissione. Nella (5.3.3) tale fattore
rappresentato dallesponenziale exp(2F ): esso pu, pertanto, denominato come fattore
di forma.
Il numeratore rappresenta la potenza di picco ricevuta. Se = T , tale quntit coicide
con la potenza media ricevuta. A questo punto abbiamo ottenuto una formula molto
simile alla (5.3.2), cio al rapporto segnale-rumore nel caso di filtro adattato. La differenza
costituita dalla presenza del fattore di forma che rappresenta la perdita di disadattamento
del filtro di ricezione.
Per effetture il confronto dobbiamo valutare lentit del fattore di forma e confrontarla
con quanto si guadagna in termini di efficienza dellamplificatore in trasmissione. Se
grande, pu convenire trasmettere forme donda ben precise e non rettangoli. Normalmente
essa vale circa 0.5 dB.
Di conseguenza la riduzione in termini di efficienza del sistema trasmissivo nel caso
in cui non si usa il filtro adattato tanto piccola da essere comparabile con fluttuazioni
non controllabili del sistema. Daltra parte, a fronte di una riduzione dellordine di 1
dB, si pu contare un incremento di efficienza del trasmettitore dellordine anche di 10dB
(trasmettendo rettangoli si possono mandare gli amplificatori in saturazione).
Non va, daltro canto, trascurato il fatto che forme donda rettangolari occupano una
banda pi larga delle forme donda richieste da un progetto con forme donda ad intersimbolo nullo alluscita di un filtro di ricezione adattato. La scelta va effettuata, di volta in
volta, scegliendo il compromesso migliore che deve tener conto dei vincoli posti dal mezzo
trasmissivo utilizzato.
Pu sorgere il dubbio che tutto il discorso sia valido solo nel caso in cui il mezzo trasmissivo sia ideale a tutte le frequenze. In realt a noi non interessa che il mezzo trasmissivo sia
ideale fino a frequenza infinita: basta che esso sia ideale, cio abbia attenuazione costante
pari ad T , solo fino alla massima frequenza presente nello spettro del segnale alluscita
del filtro di ricezione (fino a fs se = 1, fino a fs /2 se = 0). In realt il numeratore

5.4. EFFETTO DI DISTURBI GENERICI

101

della (5.3.3) non rappresenta leffettiva potenza di picco dellonda in ricezione: infatti se
il mezzo trasmissivo non ideale fino a banda infinita, in ricezione otteniamo forme donda rettangolari deformate. Tale numeratore rappresenta allora la potenza di picco che si
avrebbe sotto forma di onde rettangolari se il mezzo trasmissivo avesse attenuazione T
fino a frequenza infinita.
Il discorso effettuato resta comunque valido purch il mezzo trasmissivo abbia attenuazione costante fino a frequenza (1 + )fs /2. Se cos , si pu procedere come se esso
fosse ideale con attenuazione costante pari ad T . A questo punto si pu procedere nel
dimensionamento imponendo che
PST
= 2 exp (2e )
hn fs /2
La totale attenuazione equivalente e valutabile se si ha a disposizione una conoscenza
dettagliata della funzione di trasferimento del mezzo trasmissivo. PST la potenza di picco
trasmessa.
Se abbiamo un mezzo trasmissivo ideale con attenuazione T , bisogna porre
PSR
= 2 exp (2F )
hn fs /2
e in questo caso PSR rappresenta la potenza di picco in ricezione.6
Quindi in definitiva non ci sono molte differenze rispetto al dimensionamento effettuato
col filtro adattato: basta saper valutare numericamente lattenuazione equivalente o lattenuazione dovuta al fattore di forma. Un discorso analogo a quello fatto per il mezzo
trasmissivo vale per le forme donda in trasmissione: non infatti necessario che esse siano
rettangolari con i fronti esattamente verticali, ma basta che esse abbiano spettro tra 0 e
(1 + )fs /2 coincidente con lo spettro della forma donda rettangolare.
5.4. Effetto di disturbi generici
Trasmettendo segnali numerici su doppini nello stesso cavo molto facile che su un
doppino si induca, per accoppiamento capacitivo e induttivo, del disturbo generato non
dal moto casuale dei portatori di carica, ma dalla corrente transitante nel doppino vicino
che fa riferimento a un altro sistema di trasmissione. Oltre a ci, nel caso di trasmissione
numerica molto importante la presenza di rumore impulsivo: nel caso di trasmisione
analogica, infatti, un disturbo localizzato nel tempo sopportabile, mentre nel caso di
trasmissione numerica pu avere effetti molto pi deleteri, soprattutto se molto frequente.
Vediamo allora come tenere in conto disturbi di altra natura rispetto al rumore termico.
ovvio ipotizzare che tali disturbi siano noti in termini di parametri statistici. Supponiamo
allora che il disturbo d(t) abbia densit di probabilit p(d) nota.
Si potrebbe pensare di sommare le potenze medie relative al rumore termico e al disturbo d(t) e procedere come gi fatto nel caso di presenza di solo rumore termico. Questa
operazione tuttavia lecita solo nel caso in cui il disturbo d(t) abbia statistica gaussiana:
6Generalmente

si usano forme donda rettangolari di durata pari al periodo di cifra, per cui potenza
di picco e potenza media coincidono.

102

5. SISTEMA DI TRASMISSIONE NUMERICO

normalmente questo non si verifica e pertanto del tutto errato procedere come descritto.
Quello che bisogna fare innanzitutto riportare equivalentemente il disturbo d(t) alluscita
del filtro di ricezione.
n(t)

d(t)
H R (f)

Figura 5.4.1. Schema a blocchi del ricevitore con il disturbo inserito a


monte del campionatore.
Supponiamo un sistema di trasmissione binario antipodale. In assenza di rumore il
sistema campionerebbe una tensione di segnale di valore +a nel caso di 1, a nel caso di
0. Dato che la soglia posta a met, si pu dire che la probabilit derrore
 
a
(5.4.1)
P () = Q
n
In presenza del disturbo d(t), ma in assenza di rumore termico, non si misura pi +a
o a, ma +a + d nel caso di 1 e a + d nel caso di 0, essendo d il valore che assume
una variabile casuale legata al campionamento del processo d(t) in un certo istante. Di
conseguenza, avendo assunto d positivo, si passa dalla situazione ideale a quella della figura
5.4.2.
p

a a+d

+a +a+d

Figura 5.4.2. Modello statistico di decisione con disturbo di valore +d aggiunto.


Naturalmente la soglia non pu essere spostata in funzione del valore di d essendo
questa una variabile casuale. Se il valor medio di d nullo, lunica cosa da fare lasciare
la soglia fissa a zero. Naturalmente se il disturbo fosse deterministico pari a d, basterebbe
spostare di d la soglia per riportarsi nelle condizioni iniziali. Nel nostro caso la probabilit
derrore aumenta: la (5.4.2) non pi vera perch la soglia non si trova pi a met. Prima
infatti si aveva:
 
 
 
a
a
a
= P (0) Q
+ P (1) Q
P () = Q
n
n
n

5.5. SISTEMA DI TRASMISSIONE MULTILIVELLO

103

Nel caso di presenza del disturbo d si ha, invece:






ad
a+d
P () = P (0) Q
+ P (1) Q
n
n
facile rendersi conto che in totale si ha un incremento della probabilit derrore: a fronte
di una traslazione delle gaussiane di una quantit pari a d, si lasciata infatti fissa la soglia.
Questo naturalmente equivale a lasciare fisse le gaussiane e traslare la soglia della quantit
d nella direzione opposta. Ma ci determina un aumento della probabilit derrore. A
questo punto, siccome ci interessa valutare la probabilit media derrore, lunica cosa che
si pu fare valutare la probabilit derrore condizionata al verificarsi di un certo evento
e mediare rispetto a tale evento.. Se il processo di disturbo continuo, si ha
Z
P () = P (/d) p(d) dd
5.5. Sistema di trasmissione multilivello
Dato un mezzo trasmissivo con banda passante di B Hz, la massima frequenza di
cifra binaria teorica che pu transitare su di esso (cio la massima velocit teorica di
trasmissione) fs = 2B. Fino ad ora abbiamo fatto il progetto preoccupandoci solamente
della limitazione in banda: abbiamo usato tutta la banda disponibile calcolando la potenza
necessaria per ottenere determinate prestazioni. Ci chiedamo ora se, avendo esuberanza di
potenza, essa possa essere sfruttata per aumentare la velocit di trasmissione.
Supponiamo di avere un sistema binario antipodale. Se, avendo esubero di potenza,
trasmettessimo le stesse forme donda ad un livello di potenza molto maggiore, per esempio
dieci volte pi grande, in uscita dal filtro di ricezione non troveremmo pi i valori +a e
a, ma troveremmo +b e b, congruamente maggiori. Questo vuol dire che le gaussiane
si sposterebbero, allontanandosi, e quindi la probabilit derrore subirebbe una notevole
diminuzione, nel nostro caso di un fattore circa 1010 .
p

10 a

+a

+ 10 a

Figura 5.5.1. Sistema binario con sovradimensionamento in potenza di un


fattore 10.
Questa situazione, con le gaussiane molto lontane tra loro, si presta a un possibile
aumento di velocit di trasmissione, dato che non ci serve una probabilit derrore cos
bassa, ma ci basta che resti invariata rispetto al caso precedente, in cui trasmettevamo un

104

5. SISTEMA DI TRASMISSIONE NUMERICO

livello di potenza inferiore. Ricordiamo che la probabilit derrore dipende dalla varianza
del rumore (apertura delle gaussiane) e dalla distanza tra i livelli di restituzione in assenza
di rumore. Dato che per avere la probabilit derrore desiderata basta una distanza 2a, tra
livelli di restituzione molto distanti si pu pensare di inserire altri livelli, purch almeno
a distanza 2a tra loro e dai precedenti, ottenendo cos un sistema che ha una capacit di
trasmettere maggiore informazione per unit di tempo.
Quanto detto equivale a usare le quattro forme donda della figura 5.5.2-b invece delle
due forme donda della figura 5.5.2-a.
00
0

01

10

11

Figura 5.5.2. Livelli in trasmissione per sistema binario (a) e a quattro


livelli (b),
Se il ricevitore in grado, con affidabilit sufficiente, di discriminare quale tra le quattro
forme donda stata trasmessa, si ottenuto un sistema che permette di decidere, per ogni
periodo di simbolo trasmesso (baud rate o frequenza con cui vengono inviate in linea le
forme donda) quale forma donda stata trasmessa. Naturalmente, per identificare le
quattro possibili configurazioni sono necessarie due cifre binarie. Riuscendo a decidere
quale forma donda stata inviata, resta identificata una coppia di bit, e non pi un solo
bit. In questo caso, quindi, la frequenza di ripetizione delle forme donda in linea diversa
dalla frequenza di cifra binaria, in quanto ad ogni singola forma donda associata una
coppia di bit. In base a quanto detto, se la velocit della forma donda x baud, la
frequenza di cifra del sistema sar 2x bit/sec. Vediamo ora come dimensionare un sistema
multilivello che soddisfi lutenza, ovvero che non superi una fissata probabilit derrore.

3c 2c

+c +2c +3c

Figura 5.5.3. Modello statistico della decisione per un sistema a 4 livelli.

5.5. SISTEMA DI TRASMISSIONE MULTILIVELLO

105

Naturalmente non ha senso considerare i livelli a spaziatura diversa tra loro, dato che la
varianza del rumore e la sua statistica non variano al variare della forma donda in arrivo.
Le soglie sono poste come in figura. La probabilit derrore la probabilit di sbagliare
livello, ovvero di ottenere in uscita un livello diverso da quello trasmesso. Se per esempio
stato trasmesso un livello che in ricezione dovrebbe produrre un valore3c, e in ricezione
si campiona il valore 1.9c, si decider per il livello c, chiaramente errato. Chiamiamo p
la probabilit di sbagliare livello; nellesempio fatto essa data dallarea segnata in figura.
A noi interessa calcolare la probabilit media che il livello che dovrebbe arrivare venga
confuso con un altro; tale probabilit vale
(M 2)2p + 2p
M 1
(5.5.1)
P (livello sbagliato) =
= 2p
M
M
essendo M i livelli. Per ogni livello interno possibile confondere il livello trasmesso col
precedente o col seguente, mentre per i livelli estremi c una sola possibilit derrore.
Lobiettivo calcolare la probabilit media derrore sul singolo bit. Naturalmente esiste
una probabilit non nulla di confondere il livello trasmesso non con uno contiguo ma con
uno pi distante. Tale probabilit data dallarea con tratto verticale nella figura 5.5.4.

+c

+2c

+3c

Figura 5.5.4. Particolare del calcolo della probabilit di confondere un


livello interno con un altro.
chiaro che tale probabilit enormemente pi piccola rispetto a quella relativa alla
confusione del livello con uno contiguo (area tratteggiata).7
A rigore sarebbe quindi necessario calcolare non solo la probabilit dellevento "confusione con livello contiguo", ma anche quella relativa agli eventi "confusione con livello a
distanza 4c da quello trasmesso", "confusione con livello a distanza 6c da quello trasmesso", ecc... evidente, per, che la probabilit di questi eventi pi piccola di alcuni ordini
di grandezza rispetto a quella relativa allevento "confusione con un livello adiacente", che
risulta pertanto dominante rispetto agli altri.
In base a quanto appena detto, lecito ritenere che la probabilit p coincida con la
probabilit di sbagliare con un livello contiguo (area tratteggiata in figura). In questa
ipotesi, e nellulteriore ipotesi di associare a ciascuna forma donda una configurazione
binaria secondo la numerazione Gray (che un codice a distanza unitaria), possibile
7Si

noti che la probabilit p non coincide con la probabilit data dallarea tratteggiata, ma data dalla
somma delle aree segnate in figura.

106

5. SISTEMA DI TRASMISSIONE NUMERICO

collegare levento "errore sul livello ricevuto" con levento "errore su un bit". Trascurando
infatti gli eventi relativi a errori con livelli non contigui, levento "errore di livello" coincide
con levento "errore con un livello contiguo"; dato che la configurazione binaria fra livelli
contigui fatta in maniera da differire al massimo per un bit, levento "errore di livello"
coincide con levento "errore di un bit su n". La probabilit di sbagliare livello in ricezione,
cio di sbagliare un bit, data dalla (5.5.1); la probabilit media derrore per un sistema
multilivello allora
2p(M 1)
P () =
M log2 M
Se prendiamo c = a, essendo a il livello in uscita dal filtro di ricezione, in presenza di una
trasmissione binaria antipodale, che garantiva la probabilit derrore desiderata, p coincide
con la probabilit derrore per un sistema binario antipodale con i livelli in ricezione posti
in +a e a.8Nellipotesi c = a, si ha quindi che p la probabilit derrore del sistema
binario antipodale equivalente, ovvero di un sistema di trasmissione binario antipodale che,
tra le quattro possibili forme donda in considerazione, utilizza semplicemente le due pi
interne.
Aggiungendo a un sistema binario antipodale che garantisce la probabilit derrore
richiesta, delle forme donda di ampiezza via via pi grande, in modo tale che in ricezione si
ottengano alluscita dello stesso filtro valori (negli istanti di campionamento) che distano di
una quantit 2a, pari alla distanza fra i due livelli originali, si passa a un sistema multilivello
che consente approssimativamente la stessa probabilit media derrore sul bit, con una
velocit log2 M volte maggiore. Questa maggiore velocit si paga naturalmente in termini
di potenza, oltre che con una maggiore complessit sia in ricezione che in trasmissione.
Vediamo quanto si paga in termini di potenza. Usando M livelli, lampiezza della forma
donda pi grande sta in un rapporto con lampiezza della forma donda relativa al binario
equivalente pari a M 1. Se PB la potenza che si trasmetteva nel caso di sistema binario
antipodale, la potenza di picco che bisogna trasmettere nel caso di sistema multilivello a
M livelli allora
PpM = (M 1)2 PB
La potenza media invece9
PmM = PB (M 2 1)/3
Si noti che non sempre, pur avendo a disposizione potenza in sovrappi, conviene
passare da un sistema binario antipodale a un sistema multilivello. In genere necessario
tener conto del mezzo trasmissivo con cui si ha a che fare. La presenza di echi nel segnale
ricevuto pu essere particolarmente deleteria. Tale tipo di interferenza assume molta pi
importanza nel caso di un sistema multilivello che non nel caso di un sistema binario.
8

ovvio che le gaussiane sono sempre uguali, in quanto si ipotizza di usare lo stesso mezzo trasmissivo
e le stesse apparecchiature. Si passa semplicemente da due possibili livelli di ampiezza della forma donda
trasmessa a quattro. Si usano quindi le stesse forme donda, che avranno stessa banda, e, di conseguenza,
anche la varianza di rumore rimane la stessa.
9Nel caso binario antipodale, con forme donda rettangolari, potenza media e potenza di picco
coincidono.

5.5. SISTEMA DI TRASMISSIONE MULTILIVELLO

107

Si noti ancora che, anche nel caso in cui i bit non sono equiprobabili, si pu fare in
modo che lo diventino. Non possibile, infatti, permettere che una particolare configurazione di simboli binari possa creare problemi. In questi casi si effettua una operazione
di scrambling, ovvero si mischiano i bit in modo tale che, dopo questa operazione, essi
diventino equiprobabili. Sarebbe utile poter effettuare tale operazione in maniera assolutamente casuale: in questo modo, per, non sarebbe pi possibile ricostruire il messaggio
trasmesso. Si ricorre, quindi, a sequenze con funzione di autocorrelazione quanto pi corta
possibile: sequenze che sono dette pseudocasuali. In tali sequenze le variazioni da 1 a 0
e viceversa avvengono in maniera deterministica e, quindi, ricostruibile sia da parte del
trasmettitore sia da parte del ricevitore. In questo modo, effettuando uno XOR tra una
sequenza pseudocasuale del tipo descritto e una qualsiasi sequenza in ingresso, si ottiene
una sequenza pseudocasuale. Al ricevitore disponibile la stessa sequenza pseudocasuale
con cui stato effettuato lo XOR al trasmettitore: effettuando uno XOR tra questa sequenza e la sequenza pseudocasuale ricevuta, si pu ricostruire la sequenza originale. Con
le sequenze pseudocasuali descritte quindi possibile "mischiare" in modo recuperabile i
bit e fare in modo che anche una sequenza in cui i bit fossero fortemente non equiprobabili,
alla fine emerga con simboli equiprobabili.

CAPITOLO 6

Modulazione numerica
6.1. Introduzione
Finora si considerato un mezzo trasmissivo passa-basso. Vediamo ora quali modifiche
richieda un canale trasmissivo passa-banda.
Il comportamento passa-banda del canale non altera in alcun modo le considerazioni
che hanno portato al filtro adattato: una funzione di trasferimento SR (f ) per il filtro
di ricezione sarebbe ancora in grado di garantire il miglior rapporto S/N in uscita. Di
difficile implementazione, per, una funzione di trasferimento che sia adattata alla effettiva
caratteristica di fase dello spettro del segnale ricevuto!
Anche lassenza di intersimbolo assicurata da uno spettro che, ripetuto a passo 1/T ,
dia luogo ad una costante non a priori incompatibile con una funzione di trasferimento
del mezzo trasmissivo (e, quindi, con uno spettro delle forme donda ricevute) di tipo passabanda. Per rendersene conto, basta considerare una forma donda con spettro rettangolare
come quello di una forma donda di Nyquist con = 0, ma traslato in frequenza. La
figura 6.1.1 ne d la rappresentazione in frequenza e nel tempo: gli zeri a distanza T
sono, ovviamente, al loro posto, ma il valore per t = 0 pu non corrispondere al richiesto
massimo. Ne consegue che la teorica possibilit di usare forme donda ad intersimbolo nullo
|SR(f)|

Figura 6.1.1. Spettro rettangolare passa-banda e forma donda corrispondente.


di tipo passa-banda si scontra con la necessit che lo spettro sia spostato di una frequenza
legata al baud rate ed abbia un termine di fase appropriato! In ogni caso risulterebbero
molto pi stringenti i requisiti di precisione per lestrattore del timing e le conseguenze di
un sia pur piccolo errore.
109

110

6. MODULAZIONE NUMERICA

6.2. Modulazioni numeriche


Tali complicazioni, per, sono inutili, alla luce di quanto visto nel capitolo 3. Per applicare le considerazioni del capitolo precedente a sistemi trasmissivi numerici passa-banda
sufficiente far ricorso a tecniche di modulazione. Tutto quanto studiato con riferimento alle modulazioni dampiezza o angolare analogiche si pu applicare anche al caso della
trasmissione numerica, tenendo ben presenti le peculiarit di tali sistemi.
Cominciamo dalla modulazione di ampiezza, che modifica lampiezza della portante
trasmessa in accordo con la forma donda da trasmettere. Nel caso numerico si parla di
ASK (Amplitude Shift Keying).
Lestensione del semplice esempio di figura 5.0.1 riportato in figura 6.2.1: in corrispondenza della trasmissione di un 1 si trasmette la portante, mentre per la trasmissione
di uno 0 non si trasmette niente. Questo modo di procedere descrivibile come una modulazione dampiezza della portante da parte di una forma donda costituita da rettangoli
positivi quando si deve trasmettere degli 1 e nulla quando si devono trasmettere degli 0.
Questo tipo di modulazione detta del tipo tutto o niente (OOK on-off keying) ed il
modulatore pu essere implementato mediante un semplice interruttore che mette a massa
luscita delloscillatore che genera la sinusoide portante.

Figura 6.2.1. Modulazione OOK.


Nel contesto della trasmissione numerica un tale tipo di codifica di linea si detta ortogonale e si visto che non rappresenta il meglio dal punto di vista dello sfruttamento della
potenza trasmessa. Meglio sarebbe una codifica antipodale, che invii sul mezzo trasmissivo
forme donda identiche, a meno del segno. il caso di osservare che le forme donda da
considerare, per giudicare se si tratta di codifica antipodale o meno, sono esclusivamente
quelle che si propagano lungo il mezzo trasmissivo.
Un semplice modo di trasformare lesempio precedente in un esempio di codifica antipodale consiste nellusare rettangoli positivi per trasmettere gli 1 e rettangoli negativi
per trasmettere gli 0. LASK utilizzabile anche con forme donda modulanti di forma
qualsiasi, come mostrato nella figura 6.2.2.

Figura 6.2.2. Modulazione ad inviluppo costante e ad inviluppo non costante.

6.2. MODULAZIONI NUMERICHE

111

In entrambi i casi si pu quindi parlare di modulazione di ampiezza. ovvio, per, che


tra questi due casi c una differenza sostanziale: nel caso di modulante rettangolare in
uscita si ottiene una sinusoide che cambia solo la fase ogni volta che il segnale modulante
cambia segno. Nel caso di segnale modulante qualsiasi, invece, si ha ancora una variazione
di fase della portante in corrispondenza dei cambiamenti di segno del segnale modulante
ma, in pi, si ha una variazione anche dellampiezza della portante in accordo allandamento
del segnale modulante. Nel primo caso, perci, si pu parlare di modulazione numerica di
fase o PSK (Phase Shift Keying), mentre nel secondo caso si deve parlare propriamente di
ASK.
6.2.1. Efficienza spettrale e modulazioni multilivello. Nella trasmissione su canale passa-basso si visto come sia teoricamente possibile inviare 2B forme donda al
secondo su un canale con banda B. Se si ricorre alla modulazione dampiezza si ha una
penalizzazione di un fattore 2, legata al fatto che lo spettro della portante modulata occupa
una banda doppia di quella del segnale modulante, essendoci la banda laterale superiore e
la banda laterale inferiore.
Per ovviare a questo inconveniente si potrebbe pensare di usare la modulazione in
banda laterale unica (SSB), dato che il contenuto informativo delle bande laterali inferiore
e superiore lo stesso. Per poter utilizzare la SSB tuttavia necessario che lo spettro del
segnale non si estenda fino alla continua, essendo necessario, in fase di modulazione, isolare
una banda rispetto allaltra. Ma nel caso di trasmissione numerica lo spettro delle forme
donda utilizzate deve partire da frequenza 0: quindi evidente che non si pu usare la
SSB.
In casi come questi si pu pensare di usare la modulazione in banda laterale parzialmente soppressa (VSB). Si ricordi, per, che ogni volta che si usa un sistema di modulazione
di ampiezza in cui non c bilanciamento tra le bande laterali, sbagliando la fase delloscillazione locale non si ottiene solo qualche dB di perdita nel rapporto segnale/rumore,
ma si ottiene una forma donda che cambia in funzione dellerrore di fase. In questo
modo non si riesce pi a controllare lintersimbolo. Usando la modulazione in banda
laterale parzialmente soppressa si diventa troppo sensibili agli errori di fase in sede di
demodulazione.
Si preferisce utilizzare metodi di modulazione dampiezza in cui le due bande laterali
rimangono, nel segnale trasmesso, perfettamente bilanciate; in questo caso, infatti, un
errore di fase si traduce semplicemente in un peggioramento del rapporto segnale-rumore,
che pu essere compensato con un opportuno sovradimensionamento del trasmettitore. Un
sistema di modulazione dampiezza in doppia banda laterale, peraltro, si presta allutilizzo
di due portanti in quadratura.
La demodulazione di un segnale modulato DSB si effettua moltiplicandolo per una
sinusoide sincrona con la portante, con un successivo filtraggio passa basso che permette
di ricostruire il segnale modulante.
Questa operazione funziona solo se loscillazione locale perfettamente sincrona con
il segnale in arrivo; in caso contrario in uscita dal filtro passa basso si ottiene un segnale
attenuato o addirittura nullo, nel caso in cui lo sfasamento sia di 90o . Per comodit si

112

6. MODULAZIONE NUMERICA
s(t) cos t

cos t

Figura 6.2.3. Effetto della moltiplicazione di una portante modulata


dampiezza per una oscillazione locale coerente.
ripetono calcoli gi fatti. Se la portante in fase col segnale
s(t) cos o t2 cos o t = 2s(t) cos2 o t = s(t) + s(t) cos 2o t
Se invece c uno sfasamento
s(t) cos o t2 cos(o t + ) =
= 2s(t) cos(o t) (cos(o t) cos sin(o t) sin ) =
= 2s(t) cos2 (o t)cos s(t) sin(2o t) sin =
= s(t)cos + s(t) cos cos(2o t) s(t) sin sin(2o t) =
= s(t)cos + s(t)cos(2o t + )
Il segnale in uscita dal filtro passa basso dipende quindi da cos , ed nullo per = 90o .
Questa osservazione (il segnale in uscita dal filtro nullo se loscillazione in quadratura
con la portante), permette la realizzazione del sistema seguente.
^s (t)
1

s 1(t)

sin t

sin t

mezzo
trasmissivo

^s (t)
2

s2 (t)

cos t

cos t

Figura 6.2.4.
In esso si fa propagare contemporaneamente, sullo stesso mezzo trasmissivo, una portante seno e una portante coseno, modulate da due segnali differenti. In questo modo si
riesce a realizzare sullo stesso canale fisico e quindi allinterno della stessa banda occupata,
la trasmissione di una quantit di informazione doppia.
Tale tipo di modulazione non si usa normalmente nel caso di segnali analogici, in quanto
non si riesce a garantire lassoluta ortogonalit tra le due portanti e, quindi, una parte del
segnale che modula una portante finisce alluscita del demodulatore dellaltra portante.
Nel caso di trasmissione numerica ci crea un po di interferenza tra un canale e laltro ma,
finch tale interferenza sufficientemente piccola da garantire una buona discriminazione
dei livelli, non ci sono problemi. In questo caso quindi possibile luso di due portanti in
quadratura.

6.2. MODULAZIONI NUMERICHE

113

Vediamo come si possano schematizzare in modo pi diretto i tipi di modulazione numerica che utilizzano portanti in quadratura. Si usa la rappresentazione mediante vettori
rotanti: una portante modulata dampiezza rappresentabile, in un piano che ruota sincronamente con la sinusoide di riferimento, mediante un vettore che giace sullasse della
portante e la cui ampiezza varia in accordo con il segnale modulante.
cos t

s 2(t)

s 1(t)

sin t

Figura 6.2.5. Schematizzazione medionte vettori rotanti della modulazione QAM.


Nel caso di trasmissione con due portanti in quadratura (QAM = Quadrature Amplitude
Modulation), si ha la trasmissione simultanea di due sinusoidi (convenzionalmente cos o t
e sin o t) con il contemporaneo invio sullo stesso mezzo di due segnali modulanti s1 (t) e
s2 (t).
Se i segnali modulanti sono rettangolari, lampiezza della sinusoide risultante costante
ed il risultato che per ogni periodo di cifra si trasmette una sinusoide di pulsazione o ,
ma con fase 45o , 135o , 225o o 315o , a seconda della combinazione di rettangoli antipodali
che modula le due portanti.
A questo punto risulta evidente come, nel caso di trasmissione numerica, non sia ben
delineato il confine tra modulazione di ampiezza e modulazione di fase, se si usano in
trasmissione forme donda rettangolari. Dato che lampiezza costante, effettuando una
modulazione dampiezza alluscita del modulatore si ottiene una sinusoide con inviluppo
costante il cui segno cambia in funzione del bit da trasmettere. Ma cambiare il segno a
una sinusoide equivale a cambiare la sua fase di . Quindi, sostanzialmente, si giunge ad
una modulazione di fase: BPSK o 2-PSK.
Lo sfasamento di tra la forma donda relativa a 0 e quella relativa a 1 ottimale
in ricezione, dato che corrisponde al massimo sfasamento possibile (in questo modo si ha
minore possibilit di errore nel riconoscimento).
Nel caso di modulazione di fase da parte di un segnale analogico si possono usare
deviazioni di fase maggiori di , e anche di 2 perch la regolarit di un segnale analogico
di banda limitata consente poi di risolvere lindeterminazione di 2 insita nella misura di
fase di una sinusoide. Nella modulazione numerica, il discorso relativo alla deviazione di
fase massima di legato alluso di segnali che possono avere brusche transizioni e, ancor
pi, al fatto che le decisioni in ogni istante di campionamento sono svincolate dalla storia
passata del segnale (nel caso analogico si "insegue" la fase).
In modo analogo, la modulazione con due portanti in quadratura modulate da forme
donda rettangolari si pu considerare come QAM o come 4-PSK (Modulazione di fase
= PSK; modulazione di fase multilivello = M-PSK ) con trasmissione di una portante di

114

6. MODULAZIONE NUMERICA

ampiezza costante la cui fase pu assumere uno tra quattro possibili valori, equidistribuiti
sullangolo giro.
Naturalmente il discorso si pu estendere a pi livelli: 8-PSK o 16- PSK. Per motivi di
efficienza non si va oltre la 16-PSK.
6.2.2. Dimensionamento. Per dimensionare un sistema PSK o ASK binario si possono applicare le considerazioni gi viste per sistemi passa-basso, utilizzando il legame
esistente tra potenza media o potenza di picco dei segnali prima e dopo demodulazione
ed il legame tra densit spettrale di rumore prima e dopo demodulazione. In tali calcoli
converr supporre ampiezza delloscillazione locale pari a 2. Ci che conta la distanza
tra i livelli misurati al campionatore nel caso di trasmissione di 1 e di trasmissione di 0.
Se si usano due portanti in quadratura in modo da implementare due sistemi indipendenti, le considerazioni relative ad un sistema che usa una sola portante si possono
applicare separatamente alle due portanti. La potenza complessiva sar pari alla somma
delle potenze delle singole portanti.
Quando si usano due portanti in quadratura, per, non sempre ci si pu ricondurre a
due sistemi indipendenti coesistenti.
Nei sistemi multilivello ogni forma donda convoglia una informazione pari a log2 M
bit, se M sono i livelli. Nel caso di quattro fasi si possono supporre le corrispondenze
in figura 6.2.6. Loperazione di decisione del ricevitore corrisponde ad una ripartizione in
sottospazi: nel caso di figura 6.2.6 i sottospazi corrispondono ai quattro quadranti. Il ricevitore, per decidere quale sia la configurazione ricevuta, verifica in quale sottospazio cade il
punto identificato dalle due misure ottenute dai due campionatori (si ricordi che i due assi
coordinati rappresentano la misura sul canale coseno e sul canale seno, rispettivamente).
Tale criterio corrisponde a un criterio di "distanza minima" da uno dei quattro punti
ottenibili in assenza di rumore: i punti del primo quadrante, per esempio, sono a distanza
minima dalla configurazione 01.
In assenza di disturbo la decisione esente da errore. In caso contrario, alla portante
modulata sovrapposto un rumore passabanda ( amplificato solo il rumore presente nella
banda del segnale), rappresentabile come somma di un termine in fase ed uno in quadratura
e, quindi, come vettore di ampiezza e fase casuale, sovrapposto al segnale. Il vettore
risultante, somma del segnale e del rumore, pu assumere unampiezza e una fase con
componenti casuali non trascurabili.

00

01

10

11

Figura 6.2.6. Schematizzazione 2-D di segnale pi rumore.

6.2. MODULAZIONI NUMERICHE

115

Si pu effettuare una rappresentazione tridimensionale delle densit di probabilit della


coppia (v1 , v2 ), essendo v1 e v2 le tensioni alluscita del canale seno e coseno rispettivamente,
nellistante di campionamento.
p(v1 ,v2 )

v2

v1

Figura 6.2.7.
Si ottengono quattro densit di probabilit condizionate alla trasmissione di 00, 01, 11,
10. In assenza di disturbo si hanno quattro impulsi di area unitaria; in presenza di rumore
gaussiano passabanda si ottengono gaussiane bidimensionali a simmetria circolare (dato
che i canali sono simmetrici e la varianza del rumore sovrapposto a v1 uguale a quella
del rumore sovrapposto a v2 ). Questo un modo di generalizzare a 2 dimensioni quanto
fatto per il calcolo della densit di probabilit nel caso binario. La probabilit derrore, a
questo punto, valutabile come il volume della densit di probabilit condizionata fuori
dal quadrante di competenza della coppia di bit considerata.
In realt, per, per valutare la probabilit derrore basta considerare il rapporto tra
la distanza tra i vertici di due vettori contigui ed il valore efficace del rumore. Con riferimento alla figura 6.2.8, si consideri un sistema binario equivalente ottenuto estraendo
due vettori contigui dalla costellazione dei possibili segnali (in questo caso si partiti da
un sistema QAM). Un sistema che utilizzi queste due sinusoidi un sistema 2-PSK malamente dimensionato, perch la componente c non varia con il bit da trasmettere e, quindi,
non convoglia informazione. Lunica componente utilizzabile per distinguere le due forme
donda la componente d, ottenibile con un solo demodulatore con una oscillazione locale
identificabile con una retta parallela alla congiungente i due vertici. Il sistema equivale,
perci, ad un sistema binario in cui con la tensione di rumore deve confrontarsi la distanza
tra i due livelli (appunto d). Per passare alla probabilit derrore di un sistema multilivello,
visto che sempre lecito trascurare la probabilit di confondere un livello con livelli pi
lontani di quelli contigui, si possono utilizzare formule simili a quella ottenuta per il sistema multilivello passa-basso (e, quindi, monodimensionale). In particolare, per un sistema
M-PSK con codifca di Grey (livello sbagliato bit sbagliato), la probabilit derrore media
pari al doppio di quella del sistema binario equivalente considerato (2 Q(d/2n )).
La figura 6.2.9 una schematizzazione dello spazio dei segnali nel caso 8-PSK, con la
relativa ripartizione in sottospazi.
Dato che il rumore sempre lo stesso, se la potenza della portante rimane la stessa,
allaumentare del numero di livelli le "nuvolette" si accavallano, aumentando la probabilit
di errore. Si ricordi che il rumore gaussiano e quindi le nuvolette non sono ben delimitate,

116

6. MODULAZIONE NUMERICA
d
c

Figura 6.2.8. Sistema binario equivalente per un sistema QAM.

Figura 6.2.9.
ma in realt si estendono su tutto il piano: non quindi mai nulla la probabilit di errore.
Bisogna fare in modo che le "linee di confine" taglino le code delle gaussiane dove esse
hanno un livello sufficientemente basso.
Se la rumorosit fissata (dalla frequenza con cui si inviano forme donda in linea, cio
dal baud rate), fissata la dimensione delle nuvole. Se si vuole aumentare la velocit usando
pi livelli necessario aumentare il numero di livelli rappresentativi ma, per mantenere
costante la probabilit di errore necessario mantenere costante la distanza fra i vertici
di due vettori contigui, cio necessario usare vettori pi lunghi, ovvero aumentare la
potenza. A questo punto, per, si usano solo dei punti su un cerchio di raggio molto
grande: tutto ci che allinterno del cerchio inutilizzato.
Questo il motivo per cui, quando la complessit del multilivello sale, non si usa pi il
PSK: si arriva ad un massimo di 16-PSK, in quanto oltre lefficienza del sistema in termini
di potenza non pi accettabile. Lalternativa cercare di usare anche linterno del cerchio,
sfruttando il fatto che ci che conta, al fine di mantenere costante la probabilit di errore,
la distanza tra i valori rappresentativi. Invece di usare M-PSK si usa M-QAM, cio un
multilivello sullampiezza. Per la 4-QAM si usano due portanti in quadratura modulate a
due livelli. Per ottenere pi livelli possibile ricorrere al multilivello sia su una portante
che sullaltra. Mentre nel 16-PSK si trasmettono sedici possibili sinusoidi con ampiezza
costante e fase k 360o /16, nel caso del QAM a 4 livelli per portante (16 QAM), i possibili
segnali trasmessi sono quelli indicati in figura 6.2.10.
Dando per assodato che quello che conta la distanza tra livelli contigui, si arriva a
costellazioni del tipo in figura 6.2.11.
Ogni punto individua unampiezza della portante seno ed una della portante coseno. Nel
passaggio da M-PSK a M-QAM non si ha pi inviluppo costante: la lunghezza dei vettori

6.2. MODULAZIONI NUMERICHE

117

Figura 6.2.10. 16-QAM.

Figura 6.2.11.
infatti variabile. La maggiore efficienza nelluso della potenza trasmessa si paga con
limpossibilit di usare amplificatori in saturazione (non essendo pi linviluppo costante).
Si noti che in M-QAM, M potenza di 4, in quanto vengono raddoppiati i livelli su
entrambe le portanti. Le configurazioni che determinano il valore della potenza di picco
che lamplificatore deve trasmettere sono quelle relative ai vertici del quadrato. Visto che
le limitazioni si hanno sulla potenza di picco, sarebbe meglio riempire nel migliore dei modi
un cerchio. Infatti, per configurazioni numerose (ad es. 256-QAM), invece di trasmettere
tutte le possibili configurazioni (16 in orizzontale e 16 in verticale), le configurazioni vicino
ai vertici si spostano vicino ai punti medi dei lati (si cerca di ottenere un cerchio): la cosa
importante mantenere un passo regolare fra i punti del reticolo. Si pu ancora notare che
la distanza fra due punti estremi della diagonale maggiore della distanza fra due punti
estremi di un lato del quadrato per cui si pu pensare ad altre tecniche di riempimento
in modo che ogni punto sia equidistante da quelli che lo circondano. Ladozione di tali
tecniche deve sempre andare di pari passo con una valutazione della complessit che esse
possono indurre nel ricevitore.
6.2.3. Inviluppo costante. La modulazione PSK produce una forma donda a inviluppo costante: linformazione unicamente legata alla fase della portante, cio ai suoi
attraversamenti per lo zero. Una tale forma donda ha il vantaggio che, essendo a inviluppo
costante, permette lutilizzo di un amplificatore spinto fino alla saturazione. Lamplificatore, in questo caso, invece di fornire in uscita una sinusoide, fornisce una sinusoide squadrata,

118

6. MODULAZIONE NUMERICA

al limite anche unonda quadra, che conserva gli istanti di attraversamento dello zero della
forma donda in ingresso.
Una sinusoide modulata da forme donda rettangolari ha uno spettro con andamento del
tipo sin(f )/f centrato alla frequenza della portante. Naturalmente le code del sin(f )/f
sono molto estese ma, potendolo fare, si pu limitare la banda mediante un filtraggio:
in ricezione, infatti, il filtro che deve fornire alluscita forme donda a intersimbolo nullo
taglier tutti i termini spettrali al di fuori del lobo principale dello spettro.
Il segnale alluscita dellamplificatore in saturazione ha uno spettro contenente anche
repliche alle armoniche della frequenza della portante. Se la legge di modulazione non

2 f

3f

Figura 6.2.12. Spettro di una portante modulata PSK allingresso ed


alluscita di un amplificatore spinto alla saturazione
stata alterata, basta usare un filtro passa banda centrato attorno al termine spettrale
desiderato per recuperare il segnale di partenza. Un discorso simile valido anche nel caso
in cui si usi come portante unonda quadra al posto di unoscillazione sinusoidale, nel qual
caso la legge di modulazione sicuramente indistorta.
Nel caso in cui il segnale modulante (dampiezza) la portante sia qualsiasi, invece, il
risultato sensibilmente diverso: nello spettro della portante squadrata ci saranno ancora
le armoniche, ma il segnale che le modula non sar pi quello di partenza, in quanto le sue
variazioni dampiezza saranno distorte dalla non linearit.
La PSK, quindi, sembra autorizzare luso di amplificatori in saturazione, perch basta
un filtro con selettivit non eccessiva per eliminare le armoniche della portante. Questo
schema di squadratura e filtraggio passabanda funziona bene se lo si usa una sola volta.
Se lo si applica pi volte sorgono dei problemi. In sede di generazione si pu pensare di
squadrare il segnale (ovviamente non sar possibile ottenere unonda perfettamente rettangolare) e poi farlo passare attraverso un filtro passa banda: ci si aspetterebbe una sinusoide
modulata solo di fase. In realt non possibile ottenere tale sinusoide perch risulterebbe
modulata in ampiezza da una forma donda rettangolare ed una forma donda rettangolare
ha bisogno di una banda infinita per essere veramente rettangolare. Filtrare passa-banda la
portante corrisponde al filtraggio passa-basso del segnale modulante. Quando si filtra con
un passabasso unonda rettangolare si ottiene unonda con gli spigoli smussati e, quindi,
la portante che emerge dal filtro passa banda non sar ad inviluppo costante. Siccome
lamplificatore in saturazione non un comparatore ideale, la sinusoide in ingresso non diventa in uscita unonda quadra, ma diventa una sinusoide tagliata che, alluscita del filtro
passa-banda produrr una sinusoide modulata anche dampiezza. Al variare dellampiezza
della sinusoide che entra nel limitatore varia la forma donda che ne emerge. Se si squadra
ancora il segnale ottenuto, il taglio dellamplificatore non avverr pi negli stessi istanti, ma

6.2. MODULAZIONI NUMERICHE

119

si sposter in funzione dellampiezza della sinusoide. Quando si amplifica e si squadra un


segnale che non ha pi un inviluppo costante si ha una trasformazione della modulazione
di ampiezza in modulazione di fase spuria.
6.2.4. Offset temporale tra canali in quadratura. ora il caso di considerare
le densit spettrali di potenza generate dalle diverse forme di modulazione numerica. Un
formato di modulazione pu essere preferibile rispetto ad un altro, a parit di prestazioni,
se il segnale che si invia in linea ha una banda pi compatta. necessario che il livello
di potenza trasmessa che finisce nei canali adiacenti sia sufficientemente basso, in modo
da non degradarne le prestazioni. Anche se il filtro di ricezione finir con lo scartare tutto
ci che si trova fuori della banda fo fB fo + fB (con fB che indica il baud rate),
questo problema non risolvibile con un semplice filtraggio in trasmissione perch sarebbe
necessario un filtro troppo selettivo, irrealizzabile.
Ci che provoca lallargamento in banda sono le transizioni brusche. Per il PSK binario
queste sono indotte dagli indispensabili salti di fase di .
Anche per il 4-PSK il salto di fase massimo riname della stessa entit. Si pu pensare
a un modo di procedere equivalente a quello gi visto, che fornisce le stesse prestazioni, ma
permette linvio sul mezzo trasmissivo di un segnale con banda pi compatta. Tale sistema
prende il nome di modulazione in quadratura con offset (O-QAM ).
D Q
bit

CK1

CK1

cos t
D Q

CK2

CK2
2/fs

sin t

Figura 6.2.13.
Un commutatore invia i bit di posizione pari su un canale e quelli di posizione dispari
sullaltro. Allingresso dei canali ci sono due registri comandati con due clock di frequenza
met rispetto allingresso e sfasati di 180o . I registri possono essere dei flip-flop di tipo
D. Questi flip-flop in corrispondenza del fronte attivo del clock memorizzano e presentano
alluscita il livello presente allingresso. Se la sequenza di bit in ingresso a frequenza fs ,
il clock avr frequenza fs /2 e quindi il suo periodo sar 2/fs . I fronti attivi dei due clock,
perci, saranno spostati uno rispetto allaltro di 1/fs . I segnali in uscita dai flip-flop saranno
a frequenza fs /2 ed i fronti di transizione saranno sfasati di mezzo periodo (1/fs ). Questo
implica che in un particolare istante potr cambiare segno soltanto una delle due portanti
e, quindi, che il salto massimo di fase nella portante effettivamente trasmessa (somma
delle due) solo di 90o . Se invece le transizioni sono contemporanee sulle due portanti,
la portante trasmessa potr avere un salto massimo di 180o , quando entrambe le sinusoidi
cambiano segno. Avendo ridotto lampiezza delle discontinuit sfasando temporalmente le
due commutazioni, lentit dei termini spettrali pi larghi dimezzato.

120

6. MODULAZIONE NUMERICA

6.2.5. FSK. Anche la modulazione di frequenza utilizzabile come modulazione numerica (FSK Frequency Shift Keying): si usano sinusoidi a diversa frequenza per rappresentare 0 e 1. Si considera cio una sinusoide a frequenza fo come forma donda rappresentativa
di 0 e una sinusoide a frequenza f1 come forma donda rappresentativa di 1. Il modulatore
FSK pu essere realizzato in due modi diversi. Si possono usare due oscillatori, uno a
frequenza fo e laltro a frequenza f1 e, a seconda del bit da trasmettere, si seleziona uno o
laltro, mediante un commutatore. Lalternativa quella di usare un oscillatore controllato
in tensione (VCO) al cui ingresso inviata una forma donda rettangolare.
f0
VCO
f1

Figura 6.2.14.
Nel primo caso, alla transizione tra una oscillazione e laltra corrisponder un salto
di tensione dovuto al fatto che normalmente non si riesce a commutare esattamente in
corrispondenza di uno zero. Ci introduce nel segnale una discontinuit di valore e, nello
spettro, un termine che decade al massimo come 1/f . Tali salti di fase non portano
informazione, ma producono un allargamento sgradito della banda occupata. Nel caso si usi
il VCO quanto descritto non si pu verificare. La frequenza delloscillazione viene, infatti,
variata agendo sullanello di reazione delloscillatore ma, anche se lazione istantanea, nella
tensione generata dalloscillatore si avr un transitorio in cui la forma donda distorta,
ma saranno assenti salti di tensione.
Questi due modi di realizzare il modulatore FSK, che concettualmente portano allo
stesso formato di trasmissione in linea, danno luogo a segnali che possono avere spettri
anche sensibilmente diversi. Inoltre i due segnali, oltre ad avere una diversa occupazione
di banda, pur convogliando la stessa informazione, sono diversi per quanto rigurda la
demodulazione.
Il ricevitore ottimo costituito da due filtri le cui risposte allimpulso somiglino alle
forme donda per le quali sono usati: il filtro relativo al canale zero sar un filtro passabanda
centrato attorno alla frequenza fo e quello relativo al canale 1 sar un filtro passabanda
centrato attorno alla frequenza f1 . Confrontando le ampiezze delle uscite dai due filtri si
pu ricostruire la sequenza di bit trasmessi. Lo schema del demodulatore quello riportato
in figura 6.2.14 che, si osservi, non richiede demodulazione sincrona.
filtro
f0

rivelatore
inviluppo

><
filtro
f1

rivelatore
inviluppo

Figura 6.2.15.

0/1

6.2. MODULAZIONI NUMERICHE

121

La demodulazione FSK e quindi molto semplice. La codifica di linea che usa la modulazione FSK non potr mai essere antipodale ma, al limite, potr tendere allortogonalit.
Il PSK allora sicuramente pi efficiente dellFSK di almeno 3 dB, in quanto permette
una codifica antipodale (il riferimento, come gi osservato, alle forme donda inviate in
linea).
6.2.5.1. La modulazione CP-FSK. Per garantire lortogonalit delle forme donda trasmesse, le frequenze da adottare per la trasmissione dello 0 e dell1 devono essere scelte in
modo che:
Z T
(6.2.1)
cos (2f0 t) cos (2f1 t) dt = 0 se f0 6= f1
0

Poich
cos (2f0 t) cos (2f1 t) =

1
1
cos (2 [f0 + f1 ] t) + cos (2 [f1 f0 ] t)
2
2

la (6.2.1) verificata se

T

T
1 sin (2 [f1 f0 ] t)
1 sin (2 [f0 + f1 ] t)
+
=0
2
2 [f0 + f1 ]
2
2 [f1 f0 ]
0
0
Il primo termine si azzera se
f0 + f1 =
il secondo se

n
2T

m
2T
La (6.2.1) verificata, quindi, se sia f0 sia f1 sono multipli diversi di 1/2T .
La Minimum Shift Keying si ottiene scegliendo la minima differenza tra f1 ed f0 , cio
1
f1 f0 =
2T
La portante modulata diventerebbe, in tal modo




X
t mT
2
cos 2fp t + bm t rect
T
4T
m
f1 f0 =

dove fp = (f0 + f1 ) /2 e bm vale +1 o 1 in funzione del bit da trasmettere.


In questo modo si garantirebbe lortogonalit tra le forme donda, ma non si garantirebbe la continuit di fase per la portante modulata perch delle due forme donda una
avrebbe un numero intero di periodi in T , ma laltra ne avrebbe 1/2 in pi (o in meno).
Come mostra la figura 6.2.16, la giustapposizione di tali forme donda non garantirebbe in
ogni caso lassenza di salti di fase.
Ma se, in funzione della sequenza di bit da trasmettere, in presenza di salti di fase si
cambiasse segno alla forma donda da aggiungere, tali discontinuit di fase non si verificherebbero pi. In tal caso, questo modo di procedere non distruggerebbe linformazione da
trasmettere (come nel caso della modulazione BPSK) perch linformazione legata alla
frequenza, non alla fase della portante.

122

6. MODULAZIONE NUMERICA

200

400

600

800

1000

Figura 6.2.16. Forme donda MSK.


Lespressione della portante va modificata, quindi, nel seguente modo




X
2
t mT
cos 2fp t + bm t + m rect
4T
T
m
dove m assume valore 0 o in modo da impedire salti di fase.

200

400

600

800

1000

Figura 6.2.17. Forme donda MSK con continuit di fase.


In questo modo si riesce ad ottenere lortogonalit e la continuit di fase con il minimo
valore di deviazione di frequenza (donde il nome di questo tipo di modulazione).
La natura compatta dello spettro del segnale MSK diventa pi comprensibile se se ne
considera la rappresentazione mediante somma di due portanti in quadratura opportunamente modulate:




X
2
t mT
cos (2fp t)
cos bm t + m rect
+
4T
T
m
sin (2fp t)

X
m





t mT
2
sin bm t + m rect
4T
T

visualizzate in figura 6.2.18.

200

400

600

800

1000

Figura 6.2.18. Segnali modulanti due portanti in quadratura nel caso di


modulazione MSK.

6.3. DEMODULAZIONE COERENTE

123

6.3. Demodulazione coerente


La maggior efficienza del PSK si paga con la necessit di usare una demodulazione coerente. necessario, in altri termini, un riferimento di fase locale, ovvero bisogna generare
localmente una oscillazione sincrona con la portante.
Linformazione relativa alla fase deve essere estratta direttamente dal segnale ricevuto.
Si potrebbe pensare di filtrare il segnale PSK con un filtro molto stretto centrato attorno
alla frequenza fo , considerando cos loscillazione alluscita come oscillazione locale. In
realt alluscita del filtro non si ottiene niente: infatti, con probabilit 0.5 "diciamo" al
filtro di dare in uscita una sinusoide con fase 0 e con probabilit 0.5 gli "diciamo" di dare in
uscita una sinusoide con fase 180o . Dato che il filtro ha una banda molto stretta e quindi
media i comandi in ingresso su un intervallo temporale molto lungo, alla fine fornir in
uscita zero.
Basta per raddrizzare la portante; si ottiene un segnale che non presenta pi discontinuit di fase.

Figura 6.3.1. Raddrizzamento ad onda intera.


Anche non effettuando un raddrizzamento ad onda intera, ma a semplice semionda, si
hanno delle sollecitazioni, quando ci sono, che sono coerenti e mantengono in un risonante
le oscillazioni alla frequenza 2fs , come nel caso di raddrizzamento a doppia semionda.

Figura 6.3.2. Raddrizzamento a mezzonda.


Meglio di un raddrizzamento sarebbe effettuare una quadratura. Infatti, in assenza di
rumore:
1 1
cos2 (2fo t + ai ) = + cos(4fo t + ai 2)
2 2
ed un semplice filtraggio pu isolare la sinusoide a frequenza 2fo . La procedura si pu
iterare per modulazioni di fase multilivello.
Loperazione per estrarre il riferimento della portante richiede allora una elevazione al
quadrato del segnale e un filtraggio passabanda molto stretto con filtro centrato a frequenza
doppia della portante. Alluscita del filtro si ottiene una sinusoide a frequenza 2fo . Dato
che serve una oscillazione sincrona con la portante, cio una oscillazione a frequenza fo ,
necessario effettuare una divisione per due. Una possibile modalit pu essere quella di
squadrare la sinusoide per poi mandarla in un flip-flop come in figura 6.3.3.
Il flip-flop fa cambiare valore alluscita ad ogni fronte attivo del segnale in ingresso. Le
forme donda allingresso e alluscita sono schematizzate in figura 6.3.4.

124

6. MODULAZIONE NUMERICA

D Q
raddrizzatore

filtro
passabanda

trigger

Figura 6.3.3.
1

Figura 6.3.4.
Si ottiene cos la divisione per due della frequenza. C, per, un problema dovuto al
fatto che, essendo il dispositivo dotato di memoria, innescher una sequenza di alternanze
1-0 con la fase segnata in 2 o con fase opposta in funzione dello stato iniziale (arbitrario).
Ci che determina luna o laltra fase lo stato del circuito allinizio di tutta la procedura.
Si riesce quindi, ad ottenere unoscillazione a frequenza 2fo e, per ottenerne una a frequenza
fo si paga con una indeterminazione di fase pari a 2/d, essendo d il numero per cui bisogna
dividere (d = 2 nel caso di 2-PSK, d = 4 per 4-PSK etc.).
Questo sistema pu fornire unoscillazione coerente con fase 0 o con fase 180o , con il
risultato di ricostruire la corretta sequenza di bit, o una sequenza complementata, in cui
tutti gli 1 sono cambiati in 0 e viceversa. Il problema non risolvibile, essendo intrinseco
del tipo di modulazione (il ricevitore non pu sapere quale delle due fasi con cui vede
arrivare la portante quella relativa a fase zero!).
Il PSK ha, quindi, bisogno di tutta la circuiteria per lestrazione della portante, e in
uscita non si neanche sicuri di aver ottenuto la sequenza esatta o la sua negata.
Si pu allora trasmettere allinizio, o di tanto in tanto, delle configurazioni binarie sicuramente riconoscibili (unic words) note sia al trasmettitore, sia al ricevitore. Il ricevitore,
quando riconosce tali configurazioni, verifica se esse hanno il segno giusto o sono negate.
In questultimo caso cambia il segno alloscillazione locale, riottenendo cos il sincronismo
esatto.
6.3.1. Modulazioni differenziali. Ci si pu svincolare dalla fase assoluta della portante mediante la codifica differenziale (DPSK: Differential PSK). Infatti, anche se non si
ha accesso alla fase assoluta, nel segnale in ingresso si pu misurare in modo affidabile la
presenza di salti di fase. Se si lega linformazione non al valore assoluto della fase della
portante, ma al fatto che in essa sia presente o meno una transizione di fase, ci si svincola
dalla necessit di conoscere anche il segno della oscillazione locale (vedi figura 6.3.5.
In corrispondenza della trasmissione di un 1 si fa cambiare la fase della portante rispetto
alla fase del periodo precedente; in corrispondenza della trasmissione di 0 la fase resta
immutata rispetto a quella del periodo precedente.
Per ottenere la prima forma di codifica (informazione legata alla fase), si mandava
allingresso del moltiplicatore un rettangolo di durata T , di valore positivo, per ottenere

6.3. DEMODULAZIONE COERENTE

125

informazione nella fase

informazione nelle
variazioni di fase

Figura 6.3.5. Codifica PSK e DPSK.


fase 0 e un rettangolo negativo per ottenere fase .
Per ottenere il secondo tipo di codifica (DPSK) necessario mandare allingresso del
moltiplicatore non pi un rettangolo positivo o uno negativo in funzione della trasmissione
di 1 o 0, ma un rettangolo dello stesso segno del periodo precedente per la trasmissione
di 0, e un rettangolo con segno opposto rispetto a quello del periodo precedente per la
trasmissione di 1.
Per ottenere la modulazione DPSK si pu utilizzare un modulatore PSK tradizionale, a
patto di modificare opportunamente la sequenza binaria. In funzione del bit da trasmettere
bisogna eseguire o meno una complementazione del bit inviato al modulatore nel periodo
precedente. Questa operazione una negazione condizionata, realizzabile mediante uno
XOR. La figura 6.3.6 mostra lo schema del codificatore DPSK.
1

2
al modulatore
numerico
T

Figura 6.3.6.
In ricezione bisogna fare loperazione duale, verificando la permanenza o la variazione
della fase tra due periodi successivi. A valle di una demodulazione PSK (la fase delloscillazione locale ininfluente) bisogner ricostruire la sequenza di bit di informazione, come
indicato in figura 6.3.7.
A

x(n)

dal
decisore
T

x(n1)

Figura 6.3.7.
Bisogna confrontare lultimo bit con il precedente: se sono uguali stato trasmesso 0,
se sono diversi stato trasmesso 1. Ci si quindi sganciati dalla indeterminazione di fase.

126

6. MODULAZIONE NUMERICA

Questo vantaggio si paga col fatto che, se il decisore commette un errore, tale errore
quanto meno duplicato, in quanto il bit sbagliato interviene in due successivi intervalli T .
Questo discorso si generalizza al PSK a pi fasi. Nel 4-PSK, per esempio, bisogna
generare un riferimento sincrono col coseno e uno sincrono col seno. In questo caso, per, le
fasi sono quattro. Facendo passare un segnale 4-PSK attraverso un quadratore, si ottiene
una sinusoide a frequenza doppia, ma che contiene ancora casuali salti di fase di 180o :
serve un ulteriore quadratura per arrivare ad una fase costante. Nel 4-PSK si pu quindi
far comparire una riga ad una frequenza che quattro volte la frequenza della portante.
Naturalmente dopo sar necessaria una divisione per quattro e serviranno due stadi di flipflop in cascata. Dividendo per 4 si ottiene unambiguit nella fase pari ad un multiplo di
2/4 = /2. Ci si ritrova allora nella condizione del PSK a due fasi, cio si pu confondere
una configurazione binaria con qualsiasi altra. Una codifica differenziale pu risolvere il
problema: basta legare la coppia di bit non pi al valore assoluto della fase, ma al fatto
che da un periodo al successivo si abbia una variazione di fase di oo , 90o , 180o , 270o . Anche
in questo caso possibile sganciarsi dalla indeterminazione nella identificazione della fase,
fermo restando che si paga con una moltiplicazione di errori.
Esempio. Vediamo come dimensionare un ponte radio per la trasmissione numerica
di 100 Mb/s, con P () = 107 , su una distanza di 100 km. Si consideri la possibilit di
spezzare il collegamento in due tratte di 50 km (per questioni di visibilit).
A P () = 107 , visto che si considera la presenza di solo rumore termico e supponendo
che il decisore abbia la soglia a met tra i livelli, corrisponde un rapporto segnale rumore
al campionatore = 14.5 dB. Dato che non si hanno limitazioni in banda, si pu utilizzare
la modulazione pi efficiente in termini di potenza, cio la PSK. Ci implica una codifica
di linea antipodale e un rapporto segnale/rumore prima del campionatore numericamente
uguale a 2 .
A

S
N in

filtro
di
ricezione

S
N out

P( )

2 cos t

Figura 6.3.8. Rapporti segnale-rumore in punti diversi della catena ricevente.


Se a valle del filtro di ricezione S/N |out = 14.5 dB, a monte si avr S/N |in = 15 dB,
a causa del disadattamento del filtro (PSK implica forme donda modulanti rettangolari).
Tale rapporto segnale/rumore si deve avere a valle del demodulatore e (assumendo attenuazione del mezzo trasmissivo costante in banda) definito come rapporto tra ampiezza
di picco al quadrato e hn fs /2, cio S/N |in = a2 /(hn fs /2). Si tratta ora di valutare un
rapporto segnale rumore, definito opportunamente, a monte del demodulatore.
La potenza di picco prima e dopo demodulazione la stessa, pari ad a2 . La potenza
media della sinusoide ricevuta (teoricamente a inviluppo costante) di ampiezza a vale a2 /2.

6.3. DEMODULAZIONE COERENTE

127

Il rumore hn /2 (se dopo demodulazione vale hn ). Ne risulta:




S
1 a2
1 S
a2 /2
=
=
=
N A hn fs /2
2 hn fs /2
2 N in
A questo punto basta quantificare hn , densit spettrale di rumore equivalente, per poter
calcolare quale deve essere la potenza media in ricezione.
Supponendo un fattore di rumore F = 10 dB, la densit spettrale del rumore prima del
demodulatore vale F kTo e, quindi,
fs
= 174 + 10 + 3 + 10log10 50 106 = 84 dBm
2
Perci la potenza minima della portante ricevuta deve essere pari a PRmin 15 3 84 =
72 dBm.
Per valutare la potenza della portante da trasmettere bisogna valutare lattenuazione del
mezzo trasmissivo. Lattenuazione di spazio libero dipende dalla distanza e dalle antenne.
Supponendo che le antenne siano uguali in ricezione ed in trasmissione ed abbiano un
guadagno di 30 dB alla frequenza di 1 GHz (che si suppone sia la frequenza centrale del
canale radio a disposizione), lattenuazione di spazio libero vale (c sia la velocit della luce):
hn

sl =

4R2
GA

Larea efficace di unantenna legata al suo guadagno dalla relazione G/A = 4/2 . Nel
caso in esame, perci, larea efficace vale
A=

Gc2
= 7, 16 m2 8, 5 dBm2
4f 2

Lattenuazione di spazio libero vale, in definitiva


sl = 10log10 (4R2 ) 30 8, 5 = 72, 5 dB
La potenza da trasmettere risulta pari a 0, 5 dBm, cui si deve aggiungere lattenuazione
supplementare dovuta ai cammini multipli che, per un fuori servizio pari a 103 si pu
valutare in 30 dB. In conclusione bisogna trasmettere 30, 5 dBm.
Si consideri, adesso, la realizzazione con due tratte in cascata. Si ripropone il problema
di considerare delle apparecchiature intermedie di pura amplificazione (che si limitano a
ricevere il segnale, amplificarlo e ritrasmetterlo sulla tratta successiva) o di rigenerazione
(che ricostruiscono localmente la sequenza di bit e, in base ad essa, rigenerano le forme
donda da inviare sulla tratta successiva). Limitiamoci a considerare il secondo caso.
Si hanno due sistemi di trasmissione numerica in cascata. Poich la probabilit derrore
richiesta bassa, si pu trascurare la probabilit dellevento "simbolo sbagliato sia dalla
prima tratta che dalla seconda tratta" e quindi i bit sbagliati alla fine sono la somma dei
bit sbagliati dalla prima tratta e di quelli sbagliati dalla seconda. Questo discorso porta
alla valutazione approssimata della probabilit di errore in un sistema multitratta come la
somma delle probabilit di errore delle singole tratte.

128

6. MODULAZIONE NUMERICA

Nella trasmissione via cavo ci porta a richiedere che la probabilit di errore di ogni
tratta sia M volte pi piccola della probabilit di errore totale (se M il numero di tratte).
Nella trasmissione via radio, invece, non si pu procedere in questo modo, in quanto ogni
tratta si comporta differentemente dalle altre per la presenza dei cammini multipli. La
situazione tipica che una delle M tratte attenua di pi delle altre. Pochi dB di differenza
causano, per, una differenza enorme in termini di probabilit derrore. Ne risulta che
la probabilit derrore totale PT () circa uguale alla probabilit derrore singola PS (),
intesa come probabilit derrore della tratta che in quel momento la pi sfavorita. In altri
termini, la maggior parte dei bit sbagliati alla fine del collegamento provengono da una
sola tratta, quella che si trova con un multipath tale da dare unattenuazione pi grande
di tutte le altre.
Il dimensionamento della singola tratta va quindi effettuato nel caso peggiore, quello
in cui essa sia la tratta peggiore: in questa ipotesi il dimensionamento va effettuato in
modo che la sua probabilit derrore sia pari a quella complessivamente richiesta a tutto il
sistema. Nel passaggio, quindi, dal sistema alla singola tratta la probabilit di errore resta
la stessa.
Con questo modello si pu trasferire il concetto di fuori servizio del sistema al concetto
di fuori servizio della singola tratta: se una tratta sbaglia pi del consentito (e, quindi,
fuori servizio) fuori servizio sicuramente anche il sistema complessivo, ma se la tratta
peggiore ha una probabilit derrore inferiore a quella massima richiesta al sistema, il
sistema funzionante perch gli errori delle altre tratte sono percentualmente trascurabili.
In conclusione, la probabilit di fuori servizio della singola tratta coincide con la probabilit dellevento "probabilit derrore della singola tratta maggiore della probabilit
derrore richiesta a tutto il sistema". Cio
Pf si P (Ps () > P ())
Questo evento si pu definire in modo identico per tutte le tratte. La probabilit di fuori
servizio di tutto il sistema diventa
X
Pf sT =
Pf si
i

poich levento "fuori servizio globale" costituito dallunione degli eventi indipendenti
"fuori servizio della i-ma tratta" e dato che si considerato di probabilit nulla levento
"due tratte contemporaneamente fuori servizio".1
Segue, visto che si suppone uguale la statistica degli affievolimenti per tutte le tratte
Pf si = Pf sT /M
essendo Pf sT la probabilit di fuori serivizio dellintero sistema ed M il numero delle tratte.
Se la probabilit di errore della singola tratta uguale a quella di tutto il sistema, i
discorsi fatti in termini di rapporto segnale-rumore restano gli stessi. La potenza minima
che deve essere presente allingresso di ogni singolo demodulatore numericamente uguale
1Attenzione

a non confondere tra probabilit derrore e probabilit che la probabilit derrore superi
un determinato valore.

6.3. DEMODULAZIONE COERENTE

129

a quella gi calcolata. Poich le tratte sono due, per, la distanza tra le antenne si
dimezzata e lattenuazione di spazio libero diventata 1/4. Cambia anche lattenuazione
supplementare da considerare, non tanto perch cambiata la distanza tra le antenne (il
valore dellattenuazione supplementare cambia se cambia la statistica degli affievolimenti
dovuti ai cammini multipli e questa si pu supporre che non cambi passando da 100 a 50
km), ma perch adesso viene richiesta una probabilit di fuori servizio di valore dimezzato.
Ci corrisponde ad un raddoppio dellattenuazione supplementare. Ne consegue che la
potenza da trasmettere in ogni tratta la met di quella calcolata per il collegamento in
una sola tratta. Si osserva che il guadagno in potenza nullo: mezza potenza trasmessa
da due trasmettitori porta ad una potenza complessiva inalterata.

CAPITOLO 7

Sistemi in fibra ottica


7.1. Mezzo trasmissivo, sorgenti e rivelatori
I sistemi di trasmissione in fibra ottica lavorano a frequenze dellordine di 1014 Hz. Una
fibra ottica formata da un cilindro di materiale dielettrico con indice di rifrazione n1 ,
chiamato nucleo e da un involucro dielettrico con indice di rifrazione n2 diverso da n1 , che
evita alla radiazione di uscire e che chiamato mantello.
r
n2

n2
n1

n1
n

n2

n2

Figura 7.1.1. Fibra ottica step index,


Sappiamo che unonda piana che incide con angolo 1 su una superficie di discontinuit
emerge con un angolo 2 tale che n1 sin 1 = n2 sin 2
n1

2
n2

Figura 7.1.2. Legge di Snell.


Da ci si ricava che la radiazione tende ad allontanarsi dalle zone meno dense. Esiste
un angolo limite in corrispondenza del quale la radiazione che emerge si propaga lungo la
superficie di discontinuit dei due materiali. Se langolo di incidenza diventa ancora pi
grande si ha la riflessione totale della radiazione. Allinterno del nucleo si realizza allora
lintrappolamento dei raggi che incidono con angolo maggiore di quello critico. Tutta la
radiazione che incide con angolo minore di quello critico viene trasmessa nel mantello e si
perde.
131

132

7. SISTEMI IN FIBRA OTTICA

Se il materiale del nucleo tale da dare attenuazione molto bassa, cio non ci sono
perdite per diffusione della radiazione o per effetto Joule, si ha unattenuazione molto pi
bassa di quella che si avrebbe in un cavo. Le propriet del mezzo cambiano quando c
una variazione percentuale sensibile della banda: nel caso in esame, avendo una portante
di 1014 Hz, si pu ritenere che le variazioni di banda relative siano piccole e, quindi, le
propriet del mezzo risultano pressoch costanti.
Si detto che rimane intrappolata nel nucleo tutta la radiaziona luminosa che incide
con angolo superiore a quello critico. La distanza percorsa da ogni raggio cambia in funzione dellangolo di incidenza. Dato che la velocit di propagazione dei raggi nel mezzo
costante (lindice di rifrazione costante), ogni raggio uscir dal nucleo con un ritardo di
propagazione diverso in funzione del numero di riflessioni che esso ha subito.
Applicando le equazioni di Maxwell, si ottiene che le modalit di propagazione della
radiazione, ognuna delle quali viene designata come modo propagativo, non sono in numero infinito. Il ritardo differenziale con cui i modi emergono dalla fibra d luogo alla
dispersione modale misurata in nsec/km. Questo effetto fa si che, pur avendo un mezzo
con bassissima attenuazione, esso non possa essere usato per trasmettere a velocit molto
alta. La dispersione sar tanto pi grande quanto pi lunga la fibra. Lelemento limitante
della capacit trasmissiva nelle fibre ottiche, perci, non lattenuazione ma la dispersione
modale.
Per minimizzare gli effetti della dispersione modale, in commercio si usano fibre ottiche
con drogaggio variabile, in modo che lincurvamento del raggio non avvenga bruscamente
nel passaggio da un mezzo allaltro, come nelle fibre step index fino ad ora considerate, ma
in modo pi graduale (fibre graded index ).
r

Figura 7.1.3. Fibra graded index.


Facendo variare lindice di rifrazione con continuit (pi alto al centro del nucleo e pi
basso verso il mantello), le traiettorie dei raggi non sono pi delle spezzate, ma si incurvano.
I percorsi pi lunghi sono quelli che portano il raggio a passare per le regioni estreme del
nucleo; quelli pi corti sono quelli che si mantengono pi vicini allasse della fibra. Dato
che la velocit di propagazione dei raggi inversamente proporzionale alla radice quadrata
dellindice di rifrazione, al centro della fibra essa sar pi bassa di quella alla periferia. I
raggi che viaggiano pi vicini allasse della fibra percorrono meno strada, ma a velocit
pi bassa rispetto a quelli che viaggiano pi lontani dallasse, che hanno un percorso pi
lungo, ma a velocit mediamente minore. Si pu allora scegliere il profilo di drogaggio in
modo tale da minimizzare gli effetti della dispersione modale. Unaltra possibilit consiste
nel fare in modo che tutti i modi siano evanescenti tranne uno (fibre monomodo). Questo

7.1. MEZZO TRASMISSIVO, SORGENTI E RIVELATORI

133

richiede la riduzione del diametro del nucleo a meno di 10 m. Lo svantaggio che risulta
poi difficile, con un diametro cos ridotto, liniezione della potenza ottica. Si pone cio il
problema dellefficienza di iniezione, in modo particolare per le fibre monomodo, dovuto
al fatto che comunque ci sar una quota parte della radiazione incidente che non penetrer
nel nucleo, ma andr persa nel mantello. Altro problema quello relativo alle giuntature,
anchesso molto pi sentito per fibre monomodo. infatti necessario, nellaffacciare due
capi, fare in modo di allineare quanto pi possibile i nuclei.
Oltre alla dispersione modale, di cui sono state esaminate caratteristiche e mezzi per
ridurla, bisogna tener conto della dispersione cromatica, dovuta al fatto che la velocit di
propagazione della radiazione varia al variare della frequenza (varia lindice di rifrazione).
Questo significa che le componenti spettrali di un segnale si propagano con velocit diverse.
La loro ricomposizione in ricezione fornir allora un segnale diverso da quello trasmesso.
Altro termine di dispersione dovuto al fatto che la superficie di discontinuit tra nucleo e
mantello non perfettamente cilindrica, ma presenta delle irregolarit. Si pu fare in modo
da ottenere il bilanciamento di questi due ultimi termini di dispersione. Eliminando queste
limitazioni si giunge ad una fibra con banda sostanzialmente illimitata. Con le fibre ottiche
il costo della banda (una volta installate) sostanzialmente nullo. Bisogna preoccuparsi
per dellattenuazione. Il suo andamento in funzione della lunghezza donda del tipo in
figura 7.1.4.

[dB]

0,2
0,8

1,33 1,55

[nm]

Figura 7.1.4. Finestre di attenuazione per fibre in silice.


Esso caratterizzato da picchi di attenuazione in corrispondenza delle lunghezze donda
corrispondenti al massimo assorbimento di alcuni componenti la cui presenza inevitabile
nel vetro. Il picco pi importante quello relativo allossidrile OH, cio il picco di assorbimento dovuto allacqua. quindi necessario proteggere la fibra dallumidit. I tre minimi
locali a 0.8 m, 1.33 m e 1.55 m identificano rispettivamente le cosiddette prima, seconda e terza finestra, con le relative attenuazioni. La prima finestra stata usata per prima;
infatti lenergia del fotone corrispondente ad una lunghezza donda di 0.8 m sufficiente
a ionizzare atomi di silicio. In questo modo potevano funzionare fotodiodi e LED al silicio.
Allaumentare della lunghezza donda non si possono pi utilizzare dispositivi al silicio.
Per poter emettere in terza finestra stato necessario sviluppare semiconduttori di tipo
ternario.
Data la bassissima attenuazione, possibile realizzare con le fibre ottiche collegamenti
su lunga distanza senza apparecchiature rigenerative intermedie. Daltra parte, a fronte di
attenuazioni cos piccole, diventano rilevanti le attenuazioni dovute alle giunzioni. Queste

134

7. SISTEMI IN FIBRA OTTICA

ultime, oltre a presentare attenuazione, costituiscono discontinuit che provocano linnesco


di ulteriori modi anche nelle fibre monomodo, causando cos perdite di potenza.
Prima di passare al dimensionamento del sistema bisogna considerare le propriet delle
sorgenti : il LED e il laser. La largezza di banda della radiazione emessa da un LED di
circa 100 MHz. Il laser costituito da un meccanismo di generazone di luce allinterno
di una cavit risonante, chiusa agli estremi da due specchi semiriflettenti. La radiazione
rimbalza su tali specchi, acquistando potenza a ogni passaggio. Quando la potenza
sufficientemente alta la radiazione emerge. Il meccanismo funziona in corrispondenza di
tutti i possibili modi di risonanza della cavit. Dato che per avere una certa efficienza di
generazione della luce il laser deve essere lungo parecchie lunghezze donda, le frequenze di
risonanza sono abbastanza vicine fra loro. Effettuando infatti unanalisi spettrale, si ottiene
una concentrazione di potenza su bande di frequenza molto strette ma molto ravvicinate
fra loro.

Figura 7.1.5. Densit spettrale di potenza del segnale messo da un LED e


da un LASER.
Per ripulire la radiazione si possono realizzare sulla superficie del canale attivo delle
rugosit in modo che le risonanze a frequenza diversa dalla fondamentale vengano fatte
interferire distruttivamente. Questi laser vengono detti DFB (laser a feedback distribuito)
e con essi si riescono a ottenere bande di 10 MHz e quindi bande relative molto piccole.
La velocit di trasmissione nelle fibre ottiche limitata dalla capacit delle sorgenti, in
particolare del LED, di essere pilotati da segnali con transizioni molto rapide.
7.2. Dimensionamento
Un sistema in fibra ottica costituito da un trasmettitore T (generatore di luce), che
generalmente effettua una modulazione del tipo OOK. In corrispondenza della trasmissione
di 1 viene quindi trasmessa una certa potenza ottica PT . Essa si propaga lungo la fibra
e arriva attenuata al terminale ricevente. Qui c un rivelatore che trasforma la potenza
ottica in arrivo in un segnale elettrico a valle del quale abbiamo il solito sistema filtrocampionatore-decisore.
PT

PIN

filtro

decisore

Figura 7.2.1. Schema a blocchi di un sistema di trasmissione in fibra.


Il rivelatore svolge dunque una funzione analoga a quella del demodulatore nei sistemi a
microonde; la differenza sta nel fatto che nel caso del demodulatore si ottiene una risposta
proporzionale allampiezza del campo elettrico incidente, mentre nel rivelatore la risposta

7.2. DIMENSIONAMENTO

135

proporzionale alla potenza del campo incidente. Si ricordi inoltre che nei due casi diversa
la frequenza di lavoro. Alle frequenze di lavoro dei sistemi di trasmissione in fibra ottica
necessario tener conto degli effetti quantistici.
Una prima conseguenza di ci che non dobbiamo pi tener conto del rumore termico
che incide sul rivelatore insieme al segnale. Si ricordi infatti che la densit spettrale di
rumore termico in effetti
h
exp (h/kT ) 1
e quindi tende a zero per frequenze molto grandi.
Vediamo come funziona il rivelatore. Esso sfrutta la capacit ionizzante della radiazione
che si propaga lungo la fibra di creare coppie lacuna elettrone nella zona di svuotamento
di un diodo a giunzione polarizzato inversamente. Perch ci accada lenergia del singolo
fotone deve essere maggiore o al pi uguale a quella necessaria a ionizzare il singolo atomo.
Non tutti i fotoni che arrivano ionizzano un atomo. La probabilit che il fotone in arrivo
crei una coppia lacuna elettrone dipende dal volume a disposizione della radiazione per
trovare atomi disponibili alla ionizzazione.
Si usano allora diodi PIN, in cui presente una zona intrinseca tra la zona p e la zona
n. In questo modo aumenta la zona di svuotamento e quindi lefficienza, cio il numero di
fotoni, tra quelli che arrivano, che creano una coppia lacuna elettrone. A tale aumentata
efficienza, per, corrisponde una maggiore lentezza nella risposta del dispositivo al singolo
fotone: la coppia lacuna elettrone impiegher infatti pi tempo ad attraversare la zona di
svuotamento e la banda del dispositivo risulter perci ridotta. In ogni caso si otterr un
impulso di corrente nel circuito esterno, di area pari alla carica del portatore.
Supponiamo ora di trasmettere luce per 1 e niente per 0. In ricezione necessario
verificare larrivo di almeno un fotone, per decidere se stato trasmesso 1. Ci poniamo
momentaneamente in un caso ideale in cui trascuriamo la corrente di buio che causerebbe
la generazione di impulsi di corrente anche in assenza di luce incidente (trasmissione di 0).
Ne deriva che la probabilit derrore nel caso di trasmissione di 0 , in questo caso ideale,
nulla. Daltra parte possibile sbagliare nel caso di trasmissione di 1, dato che il numero di
fotoni in arrivo sicuramente inferiore rispetto a quelli trasmessi, a causa dellattenuazione.
I fotoni arrivano in modo del tutto indipendente e in modo casuale. Il processo fotoni in
arrivo in seguito alla trasmissione di potenza PT un processo di Poisson. La probabilit
che nel periodo T arrivino k fotoni
P (k) =

(T )k
exp (T )
k!

essendo il numero medio di fotoni che arrivano nellunit di tempo. Ovviamente T il


numero medio di fotoni che arrivano nel periodo di cifra T corrispondenti alla trasmissione
di 1. Si ha allora P (/0) = 0 e P (/1) = P (k = 0) = exp(T ). La probabilit media
derrore P () = P (/0)P (0) + P (/1)P (1). Se i simboli sono equiprobabili si ha
P () = 0.5 exp(T )

136

7. SISTEMI IN FIBRA OTTICA

Fissata P () si pu ricavare il numero minimo di fotoni per periodo di cifra che si deve
mediamente richiedere in ricezione per avere P () assegnata
1
N1 = T = ln
2P ()
Se P () = 109 , N1 = 20. Servono quindi mediamente 20 fotoni per periodo di cifra
relativamente alla trasmissione di 1. Se i simboli sono equiprobabili, come gi supposto, il
numero medio di fotoni per simbolo
N = N1 P (1) = 10
che indica il costo medio della trasmissione di informazione. Tutto ci nel caso ideale. In
realt nel discorso precedente si ipotizza innanzitutto che la temporizzazione sia fissata ed
esatta e ci non vero. inoltre necessario considerare una certa efficienza quantica
che lega il numero di fotoni efficaci a quelli che non lo sono. Naturalmente < 1. Oltre a
ci, a causa dellagitazione termica, casualmente qualche atomo si ionizza da solo, e quindi
si ha sempre una certa corrente di buio. Si tenga inoltre presente che la piccola corrente
creata dalla ionizzazione deve essere amplificata. Lamplificazione introduce nuovamente
quel rumore termico che avevamo trascurato per effetti quantistici. Vediamo allora il
dimensionamento di un sistema reale. Il fotone portatore di una energia elementare
E = h, con h = 6.6 1034 Joulesecondo (costante di Planck). Il numero medio di fotoni
in arrivo per unit di tempo dato dal rapporto tra potenza ottica e energia E.
Il numero di fotoni efficaci
PR
=
h
Questo il numero medio di fotoni per unit di tempo che creano una ionizzazione e quindi
un impulso di corrente di area q. La corrente media che esce dal fotodiodo rivelatore
allora
PR
(7.2.1)
I = q = q
= PR
h
essendo la responsivit. Limpulsino di corrente generato in modo casuale: quindi
dal rivelatore non emerge un segnale deterministico, con del rumore sovrapposto, ma un
processo stocastico con statistica di Poisson. In tale processo media e varianza sono uguali.
Avendo un processo di Poisson alluscita del rivelatore e dovendo questo essere filtrato
attraverso il filtro di ricezione, non sappiamo cosa si ottiene alluscita. Solo nel caso di
statistica gaussiana, infatti, sappiamo che essa resta tale nel passaggio attraverso un filtro.
In tutti gli altri casi, per calcolare la statistica del primo ordine alluscita del filtro
necessario conoscere la statistica di tutti gli ordini del processo in ingresso.
A questo punto non si potrebbe dunque procedere nel dimensionamento. In realt si
pu procedere in modo un p forzato, dimostrando che di fatto il processo che emerge dal
filtro approssimativamente gaussiano. Possiamo infatti dire che comunque necessario
pi di un fotone in ricezione per vedere un 1 trasmesso. Ogni impulsino di corrente del
rivelatore viene amplificato e filtrato da HR . Alluscita esso avr quindi una banda che
circa fs , indipendentemente da quanto grande fosse inizialmente. Se nel periodo di cifra

7.2. DIMENSIONAMENTO

137

T = 1/fs abbiamo pi di un fotone (100 1000) possiamo dire che il processo di Poisson,
che era rappresentato da impulsini che arrivavano casualmente nel tempo in numero
per secondo, una volta filtrato tale che al posto di ogni impulsino si hanno le risposte
allimpulso del filtro, che vanno sommate. Alluscita si ha la combinazione, con pesi pi o
meno paragonabili, di un gran numero di impulsini. Se allora
1
1
(7.2.2)


fs
cio la distanza temporale media tra due impulsi molto piccola rispetto al periodo di
cifra, si sovrappongono molte risposte allimpulso.
Allora il processo in uscita (cio la variabile casuale ottenuta campionando il processo di
Poisson filtrato), istante per istante la combinazione lineare di un gran numero di variabili
indipendenti e pesate in modo che nessuna sia dominante rispetto alle altre. Invocando il
teorema del limite centrale si vede dunque che il processo quasi gaussiano.
In realt per avere una buona gaussiana bastano pochi contributi nella parte centrale,
mentre nelle code ci vogliono molti contributi. Poich vogliamo sbagliare con bassa probabilit, metteremo la soglia proprio dove gli eventi che ci fanno sbagliare hanno bassa
probabilit, cio sulle code. Ci interessa quindi la distribuzione, landamento della densit
di probabilit proprio dove forzare il teorema del limite centrale non del tutto corretto,
cio sulle code.
In realt per avere code che vanno a infinito dovrei sommare infiniti termini. Sommandone un numero finito si ha un segnale con code che decadono pi velocemente. Quindi
ipotizzare che la statistica sia di Gauss conservativo.
Ipotizzando dunque valida la (7.2.2) e supponiamo che la statistica sia di Gauss. Al
termine dei conti si dovr poi verificare che la (7.2.2) sia valida.
Per effettuare il dimensionamento si deve schematizzare il sistema e in particolare il
ricevitore: a parte lamplificatore e il filtro, si deve schematizzare il rivelatore.
Ricordiamo che il sistema come in figura 7.2.2.
sorgente

fibra
14

10 Hz

hn
HR

rivelatore

decisore

banda
base

Figura 7.2.2. Schema a blocchi utile per il dimensionamento.


Il rivelatore si pu schematizzare come un generatore di corrente.
Il segnale (la parte "desiderata" del processo alluscita del rivelatore) il valor medio
di corrente I gi calcolato nella (7.2.1). Il disturbo dato dalle fluttuazioni attorno a tale
valore.
Abbiamo un termine di rumore quantico iq che schematizziamo con un generatore di
corrente di rumore. Si dovrebbe poi aggiungere la corrente di buio (sommandone il valor
medio a I e la variazione a iq ) che per trascuriamo. Bisogna inoltre tener conto che
per polarizzare inversamente il diodo rivelatore necessario un circuito di polarizzazione

138

7. SISTEMI IN FIBRA OTTICA

e quindi un resistore. Tale resistore dovr essere realizzato non in granuli di carbonio, ma
con tecnologia tale da non far comparire il flicker noise: alluscita del rivelatore interessano
infatti le basse frequenze.
+V

Figura 7.2.3. Circuito di polarizzazione del fotodiodo.


Si avr quindi una resistenza di polarizzazione R che sar responsabile di unulteriore
corrente di rumore con densit spettrale (rumore termico gaussiano) hnt = 4KTo /R. Dobbiamo poi considerare lamplificatore in ingresso al filtro con una sua resistenza interna e
una rumorosit equivalente riportata in ingresso. Possiamo inglobare dunque in R la parte
resistiva dellimpedenza dingresso dellamplificatore. Riportando equivalentemente allingresso la sua rumorosit si ha hnt = 4F KTo /R. Il diodo polarizzato inversamente avr
un comportamento capacitivo di cui teniamo conto con una capacit C in cui inglobiamo
anche la parte reattiva dellimpedenza di ingresso dellamplificatore. La densit spettrale
del rumore quantico hnq = 2qI. In totale si ha hn = hnt + hnq = 4F KTo /R + 2qI. Lo
schema del rivelatore allora
I

h nq

h nt

Figura 7.2.4. Identificazione termini di rumore in ingresso al ricevitore.


Fissata P () a valle del decisore, resta definito a monte del decisore e, quindi, il
rapporto segnale rumore a monte del campionatore. Poich la codifica OOK, essa di
tipo ortogonale. Quindi
S
Ppicco
=
= 4 2
N
Pmedia
Questo a valle del filtro di ricezione.
Considerando la perdita di disadattamento del filtro dovuta al fattore di forma (0.5dB),
si pu passare al rapporto segnale rumore a monte del filtro di ricezione. In definitva si ha
Pp
= 4 2 100,05
hn fs /2

7.2. DIMENSIONAMENTO

139

Il segnale alluscita del rivelatore e, quindi, allingresso del filtro, I; la potenza di


picco del segnale allora PP = I 2 .
Il rapporto segnale rumore allingresso del filtro
S
I2
=
= 4 2 100,05
N
(2qI + 4kTo F/R) fs /2
La seconda uguaglianza un p forzata. qui infatti che affermiamo che il rumore,
la cui densit spettrale appare al denominatore del primo membro, ha statistica di Gauss.
Questo non vero perch sommando due variabili indipendenti se ne sommano anche le
varianze, ma senza che, per, il risultato abbia la statistica di una delle due, cio in quasto
caso sia gaussiano.
La seconda uguaglianza non , perci, vera. Il nostro scopo , ritenendo valida lapprossimazione relativa al teorema del limite centrale, di calcolare il minimo numero medio
di fotoni da ricevere per periodo di cifra e confrontarlo col valore N = 10 calcolato in
precedenza nel caso ideale. Posto fs = 1/T si ha
(7.2.3)

S
=
N

1
2

I 2T
 = 4 2 100,05
4kTo F
2qI + R

I 2 T lenergia della forma donda rettangolare alluscita del rivelatore.


Dobbiamo decidere il filtro RC la cui frequenza di taglio non pu essere fissata a caso.
Sarebbe desiderabile avere R quanto pi grande possibile, per rendere trascurabile il
rumore termico. In essa inoltre inglobata la resistenza di polarizzazione del diodo, che
vogliamo elevata in modo che sia maggiore la quota parte di corrente (segnale) che circola
nellamplificatore. Daltra parte R interviene nella determinazione della frequenza del polo
del parallelo RC. Se tale polo a frequenza troppo bassa (R elevata), non permette di
trasmettere ad una frequenza di cifra sufficientemente elevata. Bisogna quindi fissare R in
modo che consenta una velocit di trasmissione pari ad fs . Facciamo allora in modo che
tale polo si trovi a una frequenza vicina a fs , ma non troppo minore. Poniamo cio
1
= fs
2RC
con circa unitario. Sostituendo nella (7.2.3) si ottiene
(7.2.4)

I 2 T = 2 2 100,05 (2qI + 4kTo F 2Cfs )

Moltiplicando ambo i membri per T e risolvendo rispetto a IT , con q = 1.61019 Coulomb,


k = 1, 38 1023 J/K si ottiene IT = 4 1015 . Il numero medio di fotoni per unit di
tempo IT /q = 25000. Sicuramente, quindi, esso molto maggiore di 10.
In base a questo risultato possiamo ritenere valida lipotesi secondo la quale abbiamo
considerato il rumore quantico approssimabile con un rumore gaussiano a valle del filtro di
ricezione (considerando quindi valido il teorema del limite centrale). Dal risultato ottenuto
si deduce inoltre che il rumore termico dominante rispetto al rumore quantico.
Il rumore quantico non eliminabile nei sistemi in fibra ottica perch legato al modo
di funzionare del rivelatore. Il rumore termico invece una conseguenza della bassa qualit
dellimplementazione pratica.

140

7. SISTEMI IN FIBRA OTTICA

Si pu ridurre il rumore termico modificando la tecnologia del rivelatore. Si cerca


allora di migliorare lefficienza del fotorivelatore usando leffetto valanga. Si ottengono i
cosiddetti fotomoltiplicatori. In questi dispositivi si impone una polarizzazione inversa, cio
un campo elettrico locale sufficientemente alto in modo che i portatori di carica conseguenti
alla ionizzazione di un atomo da parte di un fotone incidente, acquistino energia sufficiente
a provocare ionizzazioni secondarie. In definitiva, in corrispondenza di un solo fotone
incidente si ottiene un numero G > 1 di impulsi di corrente.
La corrente media in uscita da un diodo a valanga dunque pari a G volte quella in
uscita da un normale diodo PIN. Possiamo schematizzare il comportamento di un diodo a
valanga considerando in cascata a un diodo PIN un dispositivo che amplifica la corrente e
contemporaneamente aumenta anche la rumorosit.
Tale dispositivo un amplificatore con guadagno (in potenza) G e fattore di rumore
che si pu verificare sperimentalmente valere G2a . Il rumore viene quindi amplificato di
G2a . Tale amplificazione, tuttavia, riguarda solo il rumore quantico, dato che il rumore
termico iniettato solo a valle del rivelatore. In virt del fatto che il segnale, a valle del
rivelatore, amplificato di G, nulla cambia se, invece di considerare il segnale amplificato
consideriamo il rumore termico attenuato di G e il segnale invariato.
In definitiva, per il dimensionamento con un diodo a valanga, si ha
I 2T
0.05
4 2 10
4kTo F Cfs
qIG2 +
G
Si ha un grado di libert in pi rispetto al caso col fotodiodo, dato che G dipende da come
realizzato il diodo e dallintensit del campo acceleratore che instauriamo nella zona di
svuotamento. Il guadagno di valanga G, e quindi il corrispondente aumento di rumore
quantico cio regolabile.
Naturalmente nel dimensionamento ci interessa ottenere le stesse prestazioni col valore
pi basso possibile di corrente media alluscita del fotodiodo, ovvero col livello pi basso
possibile di potenza ottica in ricezione (e quindi in trasmissione). Variamo allora G in modo
da minimizzare i requisiti in termini di potenza ottica in ricezione, a parit di probabilit
derrore. Si risolve lultima equazione scritta rispetto a I, tenendo G come parametro, e
poi si minimizza I rispetto a G.
Esiste una valore ottimale del guadagno. Se G grande si ottiene un rumore quantico
molto forte. Se G = 1 si torna al diodo PIN, col rumore termico che limita le prestazioni.
Esiste una situazione ottimale che fissa il punto di funzionamento del sistema in modo
che i pesi del rumore termico e del rumore quantico siano confrontabili. In questo caso
il disturbo non pi del tutto gaussiano. Si ottiene una riduzione del numero di fotoni
necessari in trasmissione, ma esso comunque molto maggiore di 10.
Non ci sono altri margini di miglioramento. Se lo schema resta di modulazione OOK
in trasmissione e rivelazione diretta in ricezione non ci sono altri gradi di libert, quando
si sia reso il rumore quantico confrontabile col rumore termico. Si pu allore pensare di
usare un sistema di modulazione pi efficiente come il PSK: in questo modo la codifica di
linea antipodale.

7.2. DIMENSIONAMENTO

141

Luso del PSK, per, richiede una demodulazione coerente in ricezione. Vediamo come
si procede.
La modulazione si effettua mediante un modulatore elettroottico. Esso costituito da
materiale piezoelettrico le cui caratteristiche variano in funzione del campo elettrico applicato. Controllando, per mezzo del campo elettrico, la costante dielettrica del materiale,
possibile controllare la velocit di propagazione della radiazione. Facendo variare la velocit e, quindi, il ritardo di una mezza lunghezza donda a seconda che si voglia trasmettere
1 o 0, si ottiene una modulazione PSK.
Per quanto riguarda la demodulazione, i segnali sono passabanda e il fotorivelatore
fornisce in uscita una corrente che proporzionale alla potenza ottica incidente, cio una
corrente proporzionale al quadrato dellampiezza della radiazione incidente. Il rivelatore
quindi quadratico.
Sia s(t) cos(P t+P ) la portante modulata da s(t). A questa portante ottica sommiamo
unoscillazione locale di pulsazione L e mandiamo la somma dei segnali al fotodiodo. La
corrente in uscita proporzionale al quadrato della ampiezza istantanea della radiazione
incidente. Cio
i(t) [s(t) cos (p t + p ) + AL cos (L t + L )]2 =
= s2 (t) cos2 (p t + p ) + A2L cos2 (L t + L ) +
+2AL s(t) cos (p t + p ) cos (L t + L ) =
s2 (t) s2 (t)
A2
A2
+
cos (2p t + 2p ) + L + L cos (2L t + 2L ) +
2
2
2
2
+AL s(t) cos [(p L ) t + p L ] + AL s(t) cos [(p +L ) t + p + L ]
=

P e L sono le pulsazioni delle portanti ottiche. Esse avranno quindi valori elevatissimi:
i termini a frequenza doppia daranno allora automaticamente contributo trascurabile alla
corrente duscita. Stesso discorso per il termine a frequenza somma. Si ha allora
s2 (t) A2L
+
+ AL s(t) cos [(p L ) t + p L ]
2
2
La somma dei segnali si effettua mediante uno specchio semiriflettente come in figura
i(t)

fascio incidente

specchio

oscillazione locale

Figura 7.2.5. Somma coerente di fasci luminosi.

142

7. SISTEMI IN FIBRA OTTICA

Il termine a frequenza differenza nellultima equazione scritta un termine a frequenza


pi bassa a patto che le fasi P e L siano costanti. In caso contrario si ottiene una sinusoide modulata di fase: non si ha pi una traslazione del segnale alle basse frequenze, ma una
modifica dello spettro del segnale. Sappiamo infatti che, in una demodulazione coerente,
un errore di fase e delloscillazione locale produce nel segnale in uscita una attenuazione
pari a cos . Se lerrore di fase funzione del tempo, alluscita del demodulatore si ottiene
un segnale modulato per cose(t). In questo caso sarebbe possibile effettuare ancora una
demodulazione coerente a patto di essere in grado di generare localmente la stessa modulazione di fase, in modo da avere, istante per istante, P (t) = L (t). Nel nostro caso la
modulazione di fase il risultato della realizzazione di un processo casuale e quindi non
riproducibile localmente.
Se la sorgente in trasmissione a spettro largo, non pensabile traslare in frequenza il
segnale ottico, allo scopo di modularlo o demodularlo. Perch questo concetto possa essere
significativo necessario, per forza di cose, usare una sorgente con una riga spettrale molto
stretta rispetto allo spettro del segnale modulante.
Oltre al problema della fase, nel caso di fasci luminosi bisogna tener conto anche dei
fronti donda, che possono o meno combinarsi costruttivamente. quindi necessario che
le due oscillazioni arrivino sulla superficie sensibile del LED non solo con fase uguale, ma
anche con fronti donda allineati: non basta cio una coerenza temporale (fasi uguali) ma
necessaria anche una coerenza spaziale (fronti donda perfettamente sovrapposti).
Se la lrgezza della riga spettrale dei laser non tale da permettere una demodulazione,
pu, per, consentire multiplazioni di frequenza con bande molto pi strette di quelle
consentite da normali filtri ottici.

CAPITOLO 8

Teoria dellinformazione
8.1. Misura dellinformazione
Scopo della teoria dellinformazione valutare i limiti teorici dellinformazione che si pu
trasmettere su un canale preassegnato. In questo modo si possono stabilire dei parametri
comuni per confrontare le prestazioni di sistemi reali. Consideriamo una sorgente discreta,
che emetta una successione di possibili simboli di un alfabeto. Supponiamo che i simboli
siano equiprobabili ed emessi in modo statisticamente indipendente dai precedenti. Per
descrivere al ricevitore gli M possibili simboli ho bisogno di n = log2 M bit/simbolo. Tale
quantit rappresenta dunque la quantit di informazione emessa dalla srgente.
Se i simboli non sono equiprobabili il discorso precedente non vale pi. In questo caso
, infatti, pi ragionevole usare una codifica a lunghezza variabile che associ ai simboli pi
frequenti un numero di bit minore e ai simboli meno frequenti un numero di bit maggiore.
In questo modo si ha una quantit media di bit per unit di tempo pi bassa. Si pu
definire una quantit di informazione media pari a
X
(8.1.1)
I(x) =
P (xi ) ni bit/simbolo
i

essendo P (xi ) la probabilit che la sorgente emetta il simbolo xi ed ni il numero di bit


necessari alla sua codifica.
Per calcolare in questo caso il valore teorico dellinformazione emessa dalla sorgente
si usa il teorema dellequipartizione. Supponiamo che la sorgente sia ergodica. Questo
significa che le sue propriet statistiche non variano nel tempo (la sorgente stazionaria) e
che, osservando una sola realizzazione per un tempo via via crescente, siamo sicuri che la
sorgente passer attraverso tutti i suoi possibili stati. Ne consegue che possibile ricavare
tutte le propriet statistiche della sorgente da una sola realizzazione. Questo ci consente
di dire che, considerando un messaggio formato da N simboli, con N molto grande, al suo
interno ci saranno, con probabilit uno, N P1 simboli x1 , N P2 simboli x2 ecc. Infatti, per
definizione di ergodicit, per N tendente a infinito, le frequenze relative N Pi /N dei vari
simboli devono tendere alle rispettive probabilit. Dato che i simboli vengono emessi in
modo indipendente luno dallaltro, la probabilit del messaggio di N simboli descritto
Pmess = P1N P1 P2N P2 P3N P3 . . .
Non tutti i messaggi sono possibili. Alcuni di essi avranno probabilit zero di verificarsi
(per esempio il messaggio con tutti simboli x1 ). Daltra parte, per la supposta ergodicit
della sorgente, i messaggi possibili sono tutti equiprobabili. Il numero di tali messaggi
143

144

8. TEORIA DELLINFORMAZIONE

ovviamente M = 1/Pmess . Il numero di bit necessari alla sorgente per descrivere uno di
questi messaggi
n = log2 M = log2 Pmess bit/messaggio
Il numero medio di bit necessari per descrivere il singolo simbolo allora
N
N
Y
X
n
1
1
N Pi
H(x) =
= log2 Pmess = log2
Pi
=
Pi log2 Pi
N
N
N
i=1
i=1

Cio
(8.1.2)

H(x) =

N
X

Pi log2 Pi

i=1

H(x) lentropia della sorgente (quantit di informazione media per simbolo). Dal
confronto con la (8.1.1) si deduce che log2 Pi rappresenta il numero minimo teorico di bit
necessari per descrivere un simbolo. Lentropia rappresenta allora il minimo numero medio
di bit per simbolo necessari per trasmettere linformazione. Dal discorso effettuato risulta
evidente che se vogliamo avvicinarci al limite teorico dato dalla H(x) bisogna ricorrere a
codifiche a lunghezza variabile.
Esempio. Codifica di Huffmann.
Supponiamo di avere una sorgente che emetta i simboli A, B, C, D con probabilit
rispettivamente 0.6, 0.25, 0.1, 0.05. Il metodo consiste nellordinare i simboli in ordine di
probabilit decrescente e considerare la coppia di simboli meno probabili.
A 0,6

B 0,25

C 0,1

0,4

1 0,15 0
0

D 0,05

Figura 8.1.1. Codifica di Huffman.


Si procede accoppiando sempre le due probabilit pi piccole. La codifica evidentemente la seguente:
A
B
C
D

1
01
001
000

Per valutare lefficienza del codice basta confrontare la quantit media dinformazione
I(x) data dalla (8.1.1) con lentropia della sorgente data dalla (8.1.2). Si ha
I(x) = 1 0.6 + 2 0.25 + 3 0.15 = 1.55 bit/simbolo

8.1. MISURA DELLINFORMAZIONE

145

mentre
H(x) = 0.6log2 0.6 0.25log2 0.25 0.1log2 0.1 0.05log2 0.05 =
= 1.49 bit/simbolo
La codifica di Huffmann molto efficiente perch porta alluso di un numero medio di
bit per simbolo ragionevolmente vicino allentropia, che la quantit minima teoricamente
indispensabile per descrivere i messaggi emessi dalla sorgente.
Esempio. Trasmissione mediante fax-simile.
La sorgente emette due simboli: bianco (B) o nero (N). Normalmente la probabilit del
bianco enormemente pi alta della probabilit del nero. Supponiamo di avere le seguenti
probabilit: pn = 0.1 e pb = 0.9. Consideriamo inoltre la seguente codifica: B = 0 e N = 1.
Si ha quindi uninformazione media pari a I(x) = 1 bit/simbolo a fronte di unentropia
pari a H(x) = 0.9log2 0.9 0.1log2 0.1 = 0.47 bit/simbolo. Un grafico dellentropia della
sorgente in funzione della probabilit di uno dei simboli del tipo
H(p)
1

0.5

Figura 8.1.2. Entropia H(p) per 0 < P > 1.


Nel nostro caso, in cui un simbolo molto pi probabile dellaltro, si ha H(x) < 1.
In questo modo sprechiamo il 53% dellinformazione trasmessa. Possiamo ricorrere ad
una codifica a coppia di simboli, ipotizzando che la sorgente emetta i simboli in modo
indipendente luno dallaltro: in questo modo la probabilit della coppia data dal prodotto
delle probabilit dei simboli costituenti la coppia.
BB 0,81

0,1
1 0,19

NB 0,09
BN 0,09
NN 0,01

0
1
0

Figura 8.1.3. Codifica di Huffman di coppie di simboli.


La codifica la seguente
BB = 1 N B = 00 BN = 011 N N = 010

146

8. TEORIA DELLINFORMAZIONE

Il numero medio di bit necessari per codificare una coppia 1.29 bit/coppia. Il numero
medio di bit/simbolo allora 0.645 bit/simbolo. Mediante una codifica a blocchi si ottiene
ancora una volta un valore pi vicino allentropia. Si possono considerare blocchi pi
lunghi a patto che la complessit circuitale lo permetta: conviene aumentare la dimensione
dei blocchi fino a quando lincremento di efficienza che si ottiene diventa piccolo rispetto
allincremento della complessit circuitale.
Naturalmente con una codifica a lunghezza variabile sorgono dei problemi. In primo
luogo nasce un problema relativo al sincronismo tra trasmettitore e ricevitore. Con un
codice a lunghezza fissa, infatti, una volta stabilito il sincronismo il ricevitore in grado di
distinguere una parola dallaltra, dato che ogni parola contiene un nuemro fissato di bit.
Nel caso di codifica a lunghezza variabile ci non pi vero. Affinch la decodifica possa
essere univoca e immediata necessario che nessuna parola di codice costituisca prefisso
di una parola di codice diversa.
Con la codifica a lunghezza variabile, inoltre, si ha lo spiacevole inconveniente che un
errore su un bit comporta un errore non solo sulla parola ad esso relativa, ma anche sulle
parole successive.
Altro problema legato al tasso di informazione che, nel caso di codifica a lunghezza variabile, non pi costante nel tempo. Il problema che il mezzao trasmissivo pu accettare
informazione solo a tasso costante (in caso contrario si hanno problemi di intersimbolo).
allora necessario equalizzare il tasso di generazione dei simboli mediante un dispositivo che accetti i bit a tasso variabile e li emetta a tasso fisso. Una perfetta equalizzazione
si avrebbe se tale dispositivo fosse in grado di accumulare tutti i bit da trasmettere per
poi ritrasmetterli alla velocit desiderata. In questo modo, per, si avrebbe un aumento
indefinito del ritardo medio con cui linformazione giunge al destinatario.
Il dispositivo di cui si parlato pu essere una memoria a doppia porta, in cui si possa
scrivere a velocit variabile e leggere a velocit costante. Naturalmente la capacit di
tale memoria non pu essere infinita e viene fissata in modo tale che introduca un ritardo
tollerabile nella trasmissione, e soprattutto sia possibile gestire le due situazioni estreme
di memoria vuota (non ci sono pi bit da trasmettere) e memoria piena (overflow, ulteriori
bit vengono persi).
Se la memoria vuota si ricorre al cosiddetto bit stuffing: si trasmettono bit a caso,
privi di informazione, facendo ovviamente in modo di avvisare il ricevitore che si tratta
di bit falsi. Tutto ci con lunico scopo di tenere occupato il canale. In caso di overflow,
invece, si cerca di abbassare il tasso di informazione allingresso della memoria, degradando
momentaneamente la qualit con cui si descrive linformazione (limitando cio il numero
di bit/campione). Ovviamente necessario informare di ci il ricevitore: in caso contrario
esso non pi in grado di effettuare la decodifica.
Fino ad ora si sono supposti i simboli statisticamente indipendenti. E evidente che
questa ipotesi restrittiva. Tale ipotesi ha portato alla definizione di entropia che, nel

8.1. MISURA DELLINFORMAZIONE

147

caso in cui i simboli non sono statisticamente indipendenti, non rappresenta pi il contenuto informativo della sorgente. La statistica dipendenza costituisce infatti informazione
aggiuntiva, ma nota a priori, di cui non si terrebbe conto nel calcolo delentropia fino ad
ora definita.
Quello che cambia, nel discorso fino ad ora effettuato, il calcolo della probabilit del
singolo messaggio. Resta valido lapproccio, che alla base della teoria di Shannon, di
considerare una sequenza di simboli molto lunga per stabilire le prestazioni limite di un
sistema. Nel caso di statistica dipendenza non consideriamo pi le probabilit dei singoli
simboli, ma le probabilit condizionate al verificarsi di un simbolo precedente p(xi |sj ).
Lentropia del primo ordine allora
X
H (X|sj ) =
P (xi |sj ) log2 P (xi |sj )
i

Essa lentropia relativa allemissione del messaggio x, costituito dai simboli xi , quando
in precedenza si verificato sj . Mediando rispetto a tutte le situazioni condizionanti, si
ottiene lentropia condizionata
X
X
H (X|S) =
P (sj )H (X|sj ) =
P (xi , sj ) log2 P (xi |sj )
j

i,j

Tenendo conto della statistica dipendenza tra i simboli si possono ottenere prestazioni
notevolmente migliori.
quanto si fa per esempio nella codifica run lenght. Tale codifica utilizzabile nella
trasmissione mediante fax. In questo caso, infatti, non corretto, come invece si fatto
nellesempio precedente, supporre la statistica indipendenza tra gli eventi: una volta che
si verificato levento nero, infatti, molto probabile che se ne verifichi unaltro, dato che
la traccia della scrittura ha un suo spessore. Tale discorso ancora pi valido nel caso del
bianco data la spaziatura fra i caratteri, fra le parole, o lo spazio inutilizzato. In questo
caso, al posto di trasmettere una lunga sequenza di 0 (quando per esempio ci si trova in
una zona bianca) si contano i simboli 0 e si invia al ricevitore un messaggio (run lenght)
che lo informa di quanti sono i simboli 0. In questo modo si ottiene un numero medio di
bit per simbolo molto minore dellentropia, che sembrava essere il limite minimo necessario
per la descrizione della sorgente; abbiamo semplicemente sfruttato la statistica dipendenza
tra i simboli.
Lentropia condizionata rappresenta lulteriore contenuto informativo dopo che si
giunti alla conoscenza delluscita della sorgente fino a un certo punto. necessario valutare
lentropia "vera" della sorgente, ossia lentropia di ordine superiore. La differenza tra una
entropia del primo ordine e una di ordine superiore sta nel fatto che, mentre nel primo caso
si considera la probabilit p(xi ) del singolo simbolo emesso, nel secondo caso si considera
la probabilit di simboli compositi, cio la probabilit congiunta p(xi , xi+1 , ).
Man mano che si considerano eventi multipli, cio si considera p(xi , xi+1 , ), se c
statistica dipendenza con i simboli precedenti, tale dipendenza si esaurisce allinterno del
simbolo complessivo.

148

8. TEORIA DELLINFORMAZIONE

Considerando entropie di ordine via via superiore si osserva che, allaumentare del
numero di simboli considerati, lentropia tende ad un valore minimo. Ci giustificabile
in quanto non c dipendenza tra i simboli oltre una certa distanza.
Se i simboli sono indipendenti lentropia del primo ordine coincide con lentropia di
ordine superiore. Quando si parla di entropia della sorgente, si intende riferirsi a quel
limite cui lentropia di ordine via via crescente tende e che tiene conto della dipendenza
tra simboli emessi successivamente.
Una volta quantificata lentropia, ossia caratterizzata la sorgente dal punto di vista del
contenuto informativo emesso, il problema quello di utilizzare un canale che trasmetta
tale informazione al destinatario.
8.2. Canale digitale
Nel caso di canale reale i simboli in uscita dal mezzo trasmissivo sono in parte sbagliati.
Possiamo considerare linsieme della sorgente (che emette un messaggio x) e del canale come
ununica sorgente che emette un messaggio y.
sorgente

X
H(X)

mezzo tr.

Y
H(Y)

Figura 8.2.1. Uscita del canale trasmissivo come sorgente.


Essa pu a sua volta essere caratterizzata da una entropia H(y). Se il canale fosse ideale
H(y) = H(x). Nel caso di canale reale H(y) contiene anche informazione non corretta,
prodotta cio da bit sbagliati. Linformazione in uscita dal canale non quindi H(y), ma
H(y) depurata dellequivocazione, ovvero di quella parte di informazione falsa che il canale
introduce a causa del rumore. Linformazione vera che emerge dal canale quindi
I(x, y) = H(y) H(y|x)
essendo H(y|x) lequivocazione, cio quella parte di informazione dovuta alla non idealit
del canale. Linformazione vera appena calcolata pu essere vista anche in altro modo. Essa
pu intendersi anche come linformazione generata dalla sorgente meno quellincertezza che
permane relativamente alla conoscenza del messaggio x generato dalla sorgente, anche una
volta che si abbia a disposizione il messaggio emesso dal canale. Si pu cio scrivere
I(x, y) = H(x) H(x|y)
I(x, y) dipende sia dal canale che dalla sorgente. Cambiando la statistica della sorgente il
canale potr essere pi o meno adatto a trasmettere linformazione. Si definisce capacit
del canale
C = max I(x, y)
X

Il massimo preso rispetto alle statistiche di tutte le possibili sorgenti.


C una misura della quantit di informazione massima "vera" che pu transitare
sul canale; essa fa quindi riferimento ai bit per unit di tempo o ai bit per simbolo che
transitano correttamente nel canale.

8.2. CANALE DIGITALE

149

Calcoliamo ora la capacit del canale con riferimento a esempi particolari.


Consideriamo un canale di trasmissione binario. Esso abbia in ingresso i simboli x1
e x2 e in uscita i simboli y1 e y2 . Supponendo di considerare rumore gaussiano e soglia
a met, la probabilit di confondere x1 con x2 uguale alla probabilit di confondere x2
con x1 . Sia p tale probabilit derrore. Descriviamo il canale per mezzo di un grafo. Le
transizioni da uno stato in ingresso a uno di uscita sono rappresentabili mediante un costo
che proprio la probabilit derrore. Questo il canale binario simmetrico.
x1

1p
p
p

x2

1p

y1
y2

Figura 8.2.2. Canale binario simmetrico.


C = maxX I(x, y) = maxX [H(y) H(y|x)]
H(y) =

P (yi )log2 P (yi )

P
H(y|x) = i P (yi , xi )log2 P (yi |xi )
Calcoliamo le probabilit condizionate e congiunte. Sia p(x1 ) = a e p(x2 ) = 1 a.
P (x1 y1 )
P (yi |xi )
x1 y1
(1 p)
1p
x1 y2
p
p
x2 y1
p (1 )
p
x2 y2 (1 ) (1 p)
1p
La probabilit congiunta pari al prodotto delle probabilit. Ci dovuto al fatto che
levento errore statisticamente indipendente dal simbolo che entra nel canale. Per calcolare la probabilit congiunta, inoltre, non basta conoscere le propriet statistiche del canale,
ma bisogna conoscere anche le propriet statistiche della sorgente (). Lequivocazione
vale
H(y|x) = (1 p) log2 (1 p) plog2 p+
p (1 ) log2 p (1 ) (1 p) log2 (1 p) =
= plog2 p (1 p) log2 (1 p)
H(p) lentropia di una sorgente binaria in cui la probabilit derrore vale p. Osserviamo che H(y|x) non dipende dalla statistica della sorgente (). Tale propriet deriva dal
fatto che abbiamo considerato la soglia a met e che quindi la transizione x1 y2 costa
quanto la transizione x2 y1 .
Se il canale non fosse simmetrico avremmo
Lequivocazione dipenderebbe da p1 e p2 (cio dalla statistica del canale) e anche dalla
statistica della sorgente a. E ora evidente perch stiamo calcolando la capacit del canale

150

8. TEORIA DELLINFORMAZIONE
1p1

x1

p1
p2

x2

1p2

y1
y2

Figura 8.2.3. Canale binario asimmetrico.


massimizzando H(y) H(y|x) e non H(x) H(x|y): H(y|x) non dipende dalla statistica
della sorgente. Calcoliamo ora H(y). Abbiamo che
P (y1 ) = (1 p) + (1 ) p = + p 2p
P (y2 ) = p + (1 ) (1 p) = 1 p + 2p
H(y) = ( + p 2p) log2 ( + p 2p) +
(1 p + 2p) log2 (1 p + 2p)
Bisognerebbe annullare la derivata di H(y) rispetto ad e ricavare, quindi, . In
realt abbiamo a che fare con una sorgente binaria (y) e si pu procedere pi velocemente:
per essa, infatti, lentropia in funzione della probabilit di uno sei simboli ha landamento
ripetuto in figura 8.2.4.
H(p)
1

0.5

Figura 8.2.4. Massimo dellentropia per un canale binario simmetrico.


La sua entropia massima quando i simboli sono equiprobabili. Basta allora porre
+ p 2p = 1 p + 2p = 1/2
Da una delle due uguaglianze si ricava
+ p 2p = 1/2
= 1/2
Segue che la massima quantit di informazione che un canale binario simmetrico pu far
pervenire si ha quando la sorgente che lo alimenta a simboli equiprobabili. Si ha allora
C = 1 H(p)
Per p = 1/2 si ha H(p) = 1 e quindi C = 0. Viceversa se p tende a zero o a uno, la
capacit C tende a 1. Quando C = 1, la capacit C coincide con la frequenza di simbolo

8.2. CANALE DIGITALE

151

binario fs . In tutti gli altri casi si ha C < fs a causa della presenza di bit errati. Si pu
allora dire che la capacit di canale espressa in bit/sec la massima velocit di trasmissione
dellinformazione sul canale, teoricamente ottenibile senza commettere errori.
NOTA: Lentropia e la capacit di canale hanno ciascuna due diverse unit di misura:
bit/simbolo e bit/sec. Per passare dalluna allaltra basta considerare il numero di simboli
emessi o trasmessi per unit di tempo (simboli/sec).
Consideriamo ora un sistema multilivello. Si pu riproporre il discorso appena fatto
per il calcolo della capacit di canale.
00 x 1

y1 00

01 x2

y2 01

10 x3

y3 10

11 x4

y4 11

Figura 8.2.5. Canale multilivello (tratteggiate le transizioni quasi impossibili).


Bisogna descrivere le propriet statistiche del canale in funzione delle probabilit di
transizione fra le configurazioni. La probabilit di confondere un livello con uno adiacente
molto maggiore della probabilit di confonderlo con uno non adiacente. Usando una
codifica di Gray, questo equivale a assegnare probabilit nulla a una transizione che corrisponde a un errore su due bit (linee tratteggiate). Se la soglia a met tra due livelli
rappresentativi, si possono esprimere le probabilit di transizione in funzione della probabilit derrore del sistema binario equivalente. Un esempio di sistema multilivello il
seguente.
y0

p1
x0

p2

p(xo ) = a e p(x1 ) = 1 a

p1

p2

x1
p

y1
y2

Figura 8.2.6. Esempio di sistema multilivello.


y2 uno stato in cui non siamo in grado di decidere n per xo n per x1 . In pratica questo
equivale a inserire una regione di indecisione nellintorno della soglia. p1 la probabilit
di fare una scelta giusta. p3 la probabilit di sbagliare e corrisponde la probabilit di
confusione con un livello non contiguo. p2 la probabilit di non riuscire a prendere una
decisione. Supponiamo soglie in posizioni simmetriche ripetto ai livelli rappresentativi.

152

8. TEORIA DELLINFORMAZIONE

x0 y 0
x0 y 1
x0 y 2
x1 y 0
x1 y 1
x1 y 2

P (xi , yi ) P (xi |yi )


p1
p1
p3
p3
p2
p2
(1 ) p3
p3
(1 ) p1
p1
(1 ) p2
p2

H(y|x) = p1 log2 p1 p3 log2 p3 p2 log2 p2 +


(1 ) p3 log2 p3 (1 ) p1 log2 p1 (1 ) p2 log2 p2 =
= p1 log2 p1 p2 log2 p2 p3 log2 p3
Ancora una volta, dato che il canale simmetrico, H(y|x) non dipende da (statistica
della sorgente).
Calcoliamo H(y). Si ha
p(yo ) = p1 + (1 )p3
p(y1 ) = p3 + (1 )p1
p(y2 ) = p2 + (1 )p2 = p2
H(y) = [p1 + (1 )p3 ] log2 [p1 + (1 )p3 ] +
[p3 + (1 )p1 ] log2 [p3 + (1 )p1 ] p2 log2 p2
p3
+
= (p1 p3 ) log2 [p1 + (1 )p3 ] p1ln
2
p3 p1
(p3 p1 ) log2 [p3 + (1 )p1 ] ln2 = 0

H(y)

p1 + (1 )p3
=0
p3 + (1 )p1
p1 + (1 )p3
=1
p3 + (1 )p1
p1 + (1 )p3 = p3 + (1 )p1
1
=
2
(p1 p3 ) ln

Segue che

C = H(y)|=0,5 + p1 log2 p1 + p2 log2 p2 + p3 log2 p3

8.3. Canale analogico AWNG (Additive White Gaussian Noise)


C una sorgente che invia i simboli x. Possiamo suppore che il processo alluscita
della sorgente sia discreto nei valori. Ad esso si somma del disturbo che ipotizziamo essere
gaussiano bianco. Luscita del canale somma del processo discreto generato allingresso
del canale e del rumore additivo: y=x+n. Lequivocazione in questo caso identificabile
nel rumore perch, una volta fissato il livello trasmesso, le variazioni rispetto a questo sono
dovute a fluttuazioni generate dal rumore. Lentropia
Z +
(8.3.1)
H() =
p() log2 p() d

8.3. CANALE ANALOGICO AWNG (ADDITIVE WHITE GAUSSIAN NOISE)

153

essendo p(a) la densit di probabilit. Vogliamo sapere quale densit di probabilit deve
avere una sorgente che trasmetta il massimo contenuto informativo. Dobbiamo massimizzare lintegrale nella (8.3.1) rispetto a p(a). Bisogna per imporre dei vincoli. Innanzi
tutto la densit di probabilit deve essere tale, cio
Z +
p() d = 1

Si tenga inoltre presente che al variare della varianza, in una stessa densit di probabilit, i risultati sono diversi. Ad esempio, nellambito di tutte le densit di probabilit gaussiane, quella che fornisce maggiore informazione quella pi uniforme possibile; il massimo
dellinformazione sarebbe infinito, relativamente a una variabile di varianza infinita.
Bisogna allora vincolare la potenza media del processo
Z +
2 p() d = 2

Per massimizzare lintegrale nella (8.3.1) si crea la seguente funzione composita


Z +


p() log2 p() + 2 p() + p() d
(8.3.2)

La massimizzazione di questo integrale, con e opportuni secondo i vincoli, garantisce


la massimizzazione dellintegrale nella (8.3.1). Dato che la funzione integranda positiva,
massimizzare lintegrale equivale a massimizzare la funzione integranda f ().
f ()
p() 1
= log2 p()
+ + 2 = 0
p()
ln2 p()
lnp() + 1
+ + 2 = 0
ln2

lnp() + 1 = + 2 ln2

lnp() = + 2 ln2 1

p() = exp 2 ln2 exp (ln2 1)
Posto a = exp( ln 2 1) e b = ln 2 si ha

p() = a exp b2

Imponendo il soddisfacimento dei vincoli si ha


R

a exp (b2 ) da = 1

R +

2 a exp (b2 ) da = 2

a=

1
2

b = 21 2

Ne consegue che fra tutte le possibili sorgenti continue con varianza fissa 2 , quella che
fornisce la massima entropia una sorgente con statistica gaussiana.
Calcoliamone lentropia.



Z +
1
2
H() =
p() log2
exp 2
d =
2
2

154

8. TEORIA DELLINFORMAZIONE
+

Z
=



1
2
p()
2 d =
ln 2
2

Z +
p()
1 1
log2 2 2 d +
2 p() d =
2
ln 2 2 2

1
p() log2
d
2

1
1
1
= log2 2 2 + log2 e =
2 ln 2
2
2


1
= log2 2e 2
2
Il nostro problema al solito il calcolo della capacit
=

1
2

p() log2 2 2 d +

C = max {H(y) H(y|x)}


p(x)

Occupiamoci dellequivocazione. Essa dovuta alla sovrapposizione del rumore che,


avendolo supposto gaussiano, a densit di probabilit simmetrica, configura un canale
simmetrico. H(y|x), allora, non altro che lentropia di una variabile gaussiana di varianza
n2 e non dipende dalla statistica della sorgente.

1
H(y|x) = log2 2en2
2
Poich abbiamo visto che per avere massima entropia y deve essere gaussiana, e poich
il rumore gaussiano, dato che y = x + n, non pu che essere anche x gaussiana. Inoltre,
poich i due processi gaussiani sono tra loro statisticamente indipendenti, dato che uno ha
a che fare con la generazione dellinformazione della sorgente e laltro col rumore, si pu
scrivere
y2 = x2 + n2
Si ha allora
 2
 1
 1
y
1
2
2
C = log2 2ey log2 2en = log2
=
2
2
2
n2
 2





1
x + n2
1
x2
1
S
= log2 1 + 2 = log2 1 +
= log2
2
n2
2
n
2
N
In virt dellergodicit possiamo uguagliare la varianza con la potenza media: questo
giustifica lultima uguaglianza, in cui il rapporto segnale rumore evidentemente definito
dal rapporto tra potenza media di segnale e potenza media di rumore alluscita del canale.
La quantit calcolata misurata in bit/simbolo. Se vogliamo misurare la capacit in
bit/sec, dobbiamo considerare la banda del canale. Se essa B, in condizioni limite teoriche
il baud-rate 2B. Si ha allora




1
S
S
C = 2B log2 1 +
= B log2 1 +
bit/sec
2
N
N
Si noti che il passaggio da una unit di misura allaltra, tanto nel caso della capacit
del canale quanto dellentropia, un processo deterministico.

8.4. TEOREMA FONDAMENTALE DI SHANNON

155

Si visto infatti che, per qualificare un canale trasmissivo bisogna darne una duplice
descrizione: una una descrizione detrministica e ha a che vedere con la banda passante
del canale. Note le limitazioni di banda, nota la massima frequenza temporale con
cui possibile far transitare delle forme donda (simboli) in modo tale che in ricezione
sia possibile riottenere linformazione convogliata da ogni singola forma donda, ovvero
ottenere alluscita del filtro di ricezione delle forme donda ad intersimbolo nullo. Per il
teorema di Nyquist, su un canale passa basso di banda B possibile far transitare 2B
simboli per unit di tempo. Questa la descrizione deterministica che definisce il numero
di simboli per unit di tempo.
C poi la caratterizzazione statistica legata al rumore. Esso pu sommarsi costruttivamente o distruttivamente al campione della forma donda nellistante di campionamento
e decisione causando un errore. Il passaggio da una unit di misura allaltra legato alla
descrizione deterministica e quindi un processo deterministico.
Da quanto trovato si osserva che, anche con limitazione in banda, se il rapporto segnale
rumore tende a infinito, anche la capacit C tende allinfinito. Il risultato non sorprende
perch sappiamo di poter sfruttare due cose in un canale: la banda e il rapporto segnale
rumore.
Se abbiamo banda possiamo infilare deterministicamente pi forme donda per unit di
tempo, pur conservando lintersimbolo nullo. Se invece abbiamo un alto rapporto segnale
rumore, vuol dire che abbiamo unalta capacit di discriminare livelli vicini alluscita del
canale e quindi possiamo passare ad un sistema multilivello, velocizzando il canale.
8.4. Teorema fondamentale di Shannon
Ricordiamo che la capacit C espressa in bit/sec diversa dalla frequenza di cifra di un
sistema di trasmissione reale perch C rappresenta il numero di bit non errati che arrivano
ogni secondo al ricevitore. Se C maggiore o uguale a H(x), allora linformazione emessa dalla sorgente pu pervenire al ricevitore senza subire alterazioni. Vediamo in modo
pi dettagliato. Consideriamo H(x), H(y) e H(y|x) espresse in bit/sec. Consideriamo un
tempo T di osservazione molto lungo. Le quantit T H(x), T H(y), T H(y|x) rappresentano
allora rispettivamente il numero di bit emessi in media dalla sorgente in T secondi, il numero di bit emessi in media dal canale e, infine, il numero di bit dovuti allequivocazione.
Il numero di possibili configurazioni di durata T che la sorgente pu generare sono 2T H(x) ;
quelle alluscita del canale sono 2T H(y) . 2T H(y|x) sono il numero medio di configurazioni che
il canale, a causa della sua rumorosit, pu presentare in uscita in corrispondenza di una
particolare configurazione in ingresso. Se consideriamo una configurazione di n bit e lunga
T secondi, che quindi mediamente costituita da T H(x) bit, non tutti i bit arrivano esatti,
ma ci potr essere qualche errore. Naturalmente lerrore non viene commesso sempre nella
stessa posizione; si potr cio verificare che a fronte di una certa configurazione in ingresso
se ne potranno avere diverse in uscita. La quantit 2T H(y|x) rappresenta allora il numero
medio di configurazioni in uscita che corrispondono alla stessa configurazione in ingresso.
Se vogliamo fare in modo che nessuna configurazione in uscita possa essere generata mediante errore da pi di una configurazione in ingresso, il numero di configurazioni distinte

156

8. TEORIA DELLINFORMAZIONE

in uscita deve essere 2T H(x) 2T H(y|x) . In altri termini, se ad ognuna delle M configurazioni
in ingresso corrispondono, a causa degli errori del canale, N configurazioni in uscita, e se
alluscita vogliamo poter ricostruire esattamente le M configurazioni, necessario che le
M N configurazioni di uscita siano luna distinta dallaltra. Se infatti il risultato dellequivocazione su due o pi sequenze diverse lo stesso non pi possibile riconoscere la
sequenza di partenza.
TH(y|x)

NO!

TH(x)

TH(y)

Figura 8.4.1. Schematizzazione dei messaggi in ingresso ed alluscita di un


canale trasmissivo.
Se si vuole avere la possibilit di fare una trasmissione senza errori necessario che sia
verificata la seguente disuguaglianza
2T H(x) 2T H(y|x) 2T H(y)
H(x) + H(y|x) H(y)
H(x) H(y) H(y|x) C
Quindi se si vuole che linformazione emessa da una sorgente passi inalterata attraverso un
canale, il tasso di informazione deve essere minore o uguale alla capacit del canale.

CAPITOLO 9

Codici
9.1. Introduzione
Consideriamo dapprima un canale discreto, schematizzato come in figura
0

0
1

Figura 9.1.1. Schematizzazione di un canale numerico binario.


un canale in cui la probabilit derrore descrivibile, mediante i metodi della teoria
dellinformazione, dal fatto che le transizioni incrociate non sono a probabilit zero.
Quello che vogliamo fare spendere un po dei bit che possono transitare sul canale,
con una probabilit derrore non nulla per proteggere linformazione trasmessa. Vediamo
cosa significa con un esempio.
Supponiamo di codificare ogni campione di un segnale con una parola di 8 bit, utilizzando tutte le 28 = 256 possibili configurazioni binarie. chiaro che, in questo caso, se
c un errore si ottiene ancora una configurazione valida, ma errata. Il ricevitore non pu,
ovviamente, riconoscere lerrore.
Per mettere il ricevitore in grado di accorgersi di un errore bisogna fare in modo che il
trasmettitore non utilizzi tutte le configurazioni possibili. Anche in questo caso, tuttavia,
il trasmettitore sarebbe in grado di accorgersi che si verificato un errore in quanto ha
ricevuto una configurazione proibita, ma non sarebbe in grado di sapere esattamente quale
bit errato n, tanto meno, di correggere lerrore.
Un modo di procedere pi efficiente quello di usare bit di parit: si aggiunge alla
parola di codice (per esempio 8 bit) un bit aggiuntivo, il cui valore viene deciso secondo
una regola nota sia al trasmettitore che al ricevitore. Si pu avere una parit pari o
dispari. Il ricevitore calcola sui primi 8 bit il valore che dovrebbe assumere il bit di parit
e lo confronta col valore effettivamente ricevuto. Se il valore calcolato coincide non si pu
comunque affermare con certezza che la parola ricevuta sia corretta; si pu solo dire che,
se si sono verificati errori, essi sono in numero pari. Dato che si suppone che il canale
trasmissivo abbia una bassa probabilit di errore e che, quindi, a fronte di una probabilit
P () di sbagliare un bit, si ha una probabilit proporzionale a P 2 () di sbagliare una coppia
di bit, se il bit di parit esatto, si pu concludere che la parola ricevuta esatta, essendo
molto piccola la probabilit di errori doppi.
157

158

9. CODICI

Per lo stesso motivo, se il bit di parit non coincide, si pu considerare errata la parola
ricevuta, con un solo bit sbagliato. Con questa procedura ci si pu semplicemente accorgere di un errore, ma non lo si pu correggere, in quanto non possibile localizzarlo con
esattezza. In pratica ci che si fatto stato aggiungere un bit alla parola passando da 8
a 9 bit e, quindi, da 256 a 512 possibili configurazioni. Il nono bit non pu essere scelto a
piacere, ma fissato dalla regola della parit. In questo modo si proibito al trasmettitore
di usare 256 delle 512 configurazioni possibili: si sono abolite tutte quelle configurazioni
che differissero dalle altre in una sola posizione.
Codici a rivelazione derrore, in cui cio ci si accorge dellerrore ma non si in grado di
correggerlo, sono utili e utilizzabili solo nel caso in cui sia possibile attivare una procedura
ARQ, cio di richiesta automatica di ritrasmissione. ovvio che in questo caso necessario
che il collegamento sia bidirezionale, cio ci sia almeno un canale di servizio, anche se a
bassa velocit, che consenta al ricevitore di comunicare al trasmettitore che c stato un
errore e che, quindi, necessaria una ritrasmissione. Il costo dellottenimento di una
trasmissione con errori molto meno probabili rappresentato da un termine costante, cio
dai bit in pi necessari per mettere in piedi il codice a rivelazione di errore e da una parte
variabile, legata alle ritrasmissioni necessarie a correggere gli errori che il codice ha rilevato.
Nellesempio considerato, se il canale non commette errori la velocit di trasmissione
pari ad 8/9 della frequenza di cifra originariamente disponibile. Nel momento in cui, per,
il canale comincia a commettere errori, la frequenza media di trasmissione tende a calare,
dato che ogni volta che ci si accorge di un errore bisogna richiedere una ritrasmissione. Se
le prestazioni del collegamento crollano e la probabilit di errore sale, si pu arrivare al caso
limite di un errore ogni 9 bit e questo implicherebbe richiedere ogni volta la ritrasmissione,
senza mai riuscire ad ottenere la configurazione esatta. A questo punto la velocit di
trasmissione tende a zero.
Non sempre, tuttavia, possibile o conveniente implementare il canale di ritorno. In
questo caso, se si vuole abbassare la probabilit di errore, cio se si vuole mettere in piedi
una procedura che ci consenta di muoverci verso i limiti del teorema di Shannon, bisogna
escogitare un sistema diverso. Un modo molto semplice costituito dai codici a rivelazione
e correzione di errore. A titolo di esempio, consideriamo una generalizzazione del codice
di parit: si consideri un maggior numero di bit successivi e li si organizzi in una matrice
come in figura 9.1.2.
X
X
X
X X X X X X X X X

Figura 9.1.2. Semplice generalizzazione del concetto di bit di parit.


Si aggiunge un bit di parit sia sulle righe che sulle colonne. Naturalmente in questo
modo si spendono pi bit, c pi ridondanza. Un bit errato viene identificato dallincrocio
tra una riga ed una colonna in cui non sono verificati i bit di parit. Lerrore resta quindi
identificato ed anche possibile, eventualmente, effettuare la correzione.

9.1. INTRODUZIONE

159

Anche in questo caso, per, non sempre certa la rilevazione dellerrore. Infatti pu
non essere verificato il bit di parit su una riga, per esempio, ma possono non esserci
problemi su nessuna delle colonne a causa di un doppio errore su una di esse. In questo
caso sappiamo che ci sono due parole sbagliate, ma non possibile identificare n quali
siano le righe sbagliate, n il bit errato allinterno di esse.
I codici hanno quindi capacit di rivelazione e correzione solo fino a complessit di un
certo limite e non oltre. Vediamo come si pu formalizzare loperazione di codifica e quella
di rivelazione e correzione dellerrore. evidente che quello che serve aggiungere bit, cio
utilizzare solo un sottoinsieme delle configurazioni possibili, in modo che il ricevitore possa
rilevare e, possibilmente, identificare lerrore.
possibile quantificare le propriet del codice quando si riesca a stabilire una metrica
mediante la quale misurare la distanza fra configurazioni binarie. In tal caso il processo
di decodifica pu essere schematizzato come segue: al ricevitore abbiamo una memoria
in cui vengono scritte tutte le configurazioni lecite. Quando si riceve una parola, questa
viene confrontata con tutte quelle memorizzate. Se essa coincide con una di queste, si
trovata la parola che, con maggiore probabilit, corrisponde a quella trasmessa. Se, invece,
la parola ricevuta diversa da tutte quelle memorizzate, stato commesso un errore.
Questo modo di procedere consente semplicemente di rivelare un errore, ma non di
identificarlo e correggerlo. possibile definire "distanza" tra due configurazioni binarie di
pari lunghezza il numero di posizioni in cui le due configurazioni differiscono. Per esempio
le parole
001011 e 001110
hanno distanza d = 2. Per identificare le posizioni in cui le parole non coincidono basta
effettuare uno XOR bit a bit e contare gli 1 nel risultato. La disponibilit di una misura
della distanza ci consente immediatamente di decidere quali propriet deve avere il codice
perch sia possibile accorgersi di errori singoli, doppi, ecc. o perch sia addirittura possibile
correggere gli errori. Se consideriamo una serie di possibili configurazioni binarie lunghe
x bit che abbiano tutte tra loro una distanza pari a t bit, fino a che non si commettono t
o pi errori per parola, possibile al ricevitore accorgersi dellerrore. t prende il nome di
distanza minima di Hamming.
Oltre ad accorgersi dellerrore, dato che a questo punto siamo in grado di misurare
la distanza che intercorre tra la configurazione ricevuta e tutte le configurazioni lecite,
possiamo mettere in piedi una procedura che consente anche, se le condizioni sono favorevoli, di decidere quali tra le configurazioni lecite quella che, con maggiore probabilit,
corrisponde a quella trasmessa.
Per rilevare e correggere n errori per parola serve un codice in cui la distanza di Hamming tra configurazioni lecite sia almeno pari a 2n + 1. infatti necessario che non si
finisca mai, a causa degli errori, a pari distanza tra due configurazioni lecite. ovvio che
in ogni caso non si pu essere deterministicamente sicuri di correggere lerrore, dato che
pu essere stato commesso un numero di errori molto maggiore di n. Questo tuttavia un
evento a probabilit molto bassa.

160

9. CODICI

9.2. Codici a blocchi


9.2.1. Codice di parit. In questo contesto rientrano anche i codici a blocchi in
cui si aggiungono non uno, ma pi bit di ridondanza. Consideriamo, come esempio, una
parola di k bit a cui aggiungiamo un blocco di b bit. Con la parola di k + b bit possiamo
avere 2k+b configurazioni possibili. Di queste, per, solo 2k sono utilizzate per trasmettere
informazione.
Torniamo al codice a parit. Esso un codice in cui si aggiunge alla parola di k bit, 1
bit ricavato secondo una ben precisa regola, la regola di parit: il bit k + 1 pari a
uk+1 =

k
X

ui

i=1

essendo la somma una somma modulo 2. Usando la formula precedente si ha una parit
pari.
Questo codice si indica con notazione tecnica come (k+1,k): un codice a blocchi ,
infatti, identificato da una coppia di numeri, di cui il primo indica il numero complessivo
di bit trasmessi ed il secondo il numero di bit di informazione. Abbiamo, quindi, 2k+1
possibili configurazioni, di cui, per, solo 2k sono utilizzate. Luso di questa ridondanza,
ovvero luso di solo una parte di tutte le possibili configurazioni, consente al ricevitore di
accorgersi di un eventuale errore. La distanza di Hamming tra qualunque coppia delle 2k
configurazioni lecite di questo codice 2. Daltra parte, si visto che se si vuole essere
in grado in ricezione, non solo di accorgersi di un errore, ma anche di capire quale fosse il
messaggio corretto allorigine della configurazione errata, necessario avere un codice con
distanza di Hamming d = 2t + 1, se t sono gli errori che si vuole essere in grado di rilevare
e correggere.
9.2.2. Soft decision. Con un solo bit di parit non si possono correggere degli errori,
ovvero non si pu abbassare la probabilit di errore di un sistema di trasmissione numerico
binario. Si possono rilevare solo errori singoli o in numero dispari. In realt, anche con un
solo bit aggiunto possibile ridurre la probabilit di errore, ma in un contesto diverso.
Un sistema di trasmissione binario schematizzabile come in figura 9.2.1.
0/1

generatore
forme
donda

mezzo trasm.

filtro

decisore

0/1

Figura 9.2.1. Schema a blocchi di un sistema di trasmissione numerico.


Se ci si limita a considerare il sistema ai morsetti esterni, le variabili possono assumere
un valore discreto e in questo contesto lunica distanza sensata la distanza di Hamming.
In realt, allinterno del sistema c un trasmettitore, un generatore di forme donda, il
canale trasmissivo, il rumore, il filtro di ricezione, il campionatore ed il decisore. Il fatto
penalizzante in questo contesto che, col discorso fatto fino ad ora, si eseguita una decisione in cascata: prima si effettuata una decisione sulla singola forma donda, tornando

9.2. CODICI A BLOCCHI

161

ai bit. In seguito, una volta effettuato questo taglio netto col decisore, ci si ricordati del
fatto che i bit non sono indipendenti tra loro, dovendo soddisfare una ben precisa legge
imposta dal codice.
Questa una informazione a priori che il caso di utilizzare tutte le volte che bisogna
prendere delle decisioni. Di conseguenza non molto sensato eseguire prima una decisione
bit per bit e verificare dopo la parit. pi sensato cercare di inglobare la verifica dellesattezza del codice nelloperazione di soglia analogica (decisione elementare bit per bit).
In pratica, invece di campionare e decidere ogni volta per un 1 od uno 0, memorizziamo
(concettualmente) tutti i valori degli 8 campioni successivi. Come decidere qual , con la
minore probabilit derrore, la parola trasmessa?
Si possono calcolare le configurazioni di campioni che si sarebbero ottenute al campionatore, in assenza di rumore, in corrispondenza di tutte le 2k parole di codice lecite. Si
hanno 2k vettori di n elementi che non sono pi 1 o 0, ma n misure (numeri reali). In
presenza di rumore, ad ogni campione sar sovrapposto del rumore. Per calcolare quale
tra tutte le possibili configurazioni quella pi probabile, bisogna calcolare la distanza tra
il vettore di campioni analogici misurati e tutti i vettori analogici calcolati in assenza di
rumore. Al solito, il vettore a distanza minima quello pi probabile. Naturalmente la
distanza da usare non potr pi essere la distanza di Hamming, ma il prodotto scalare o
norma euclidea.
A questo punto si potrebbe obiettare che tale procedura utilizzabile a prescindere
dallaggiunta del bit di parit: si pu effettuare una decisione multipla invece di decisioni
singole successive. Quello che la rende utile, per, che in presenza del bit di parit la
distanza tra tutte le possibili configurazioni raddoppiata.
Quindi, a patto di inglobare linformazione a priori sul codice nella posizione in cui
si fa la prima decisione, cio la decisione analogica, e quindi passando dalla distanza di
Hamming alla distanza euclidea, si pu ridurre la probabilit di errore anche con un solo
bit di parit (in grazia del fatto che a causa della codifica si inserita una dipendenza tra
i bit). Nel caso in cui si esegua prima la singola decisione e poi si considera il gruppo di
bit si parla di hard decision. Nellaltro caso, in cui si tiene memoria dei livelli analogici
alluscita del campionatore, per poi effettuare una decisione complessiva, si parla di soft
decision. In realt la hard decision e la soft decision rappresentano due situazioni estreme.
Per passare gradualmente dalluna allaltra si pu, invece di fare una quantizzazione a due
livelli, passare ad una quantizzazione a pi livelli.
Laggiunta di un bit con una legge ben precisa ha sostanziamente diluito linformazione
relativa a k bit in k + 1 intervalli temporali. Ma questo era quanto era logico fare per
ottenere da un sistema di trasmissione numerica delle prestazioni migliori. In un sistema
di trasmissione classico, come quelli gi considerati, anche in assenza di una limitazione di
banda, non si pu superare una certa velocit: aumentare la velocit vuol dire allargare
anche il filtro e quindi "ingurgitare" un livello di potenza di rumore tale da non poter pi
garantire un tasso di errore accettabile. Unalternativa possibile a questo modo di fare
andare pi lenti, usare un baud-rate minore e, quindi, forme donda pi lunghe, ma usarne
molte, pi di due. Infatti, man mano che si allunga la durata della singola forma donda,
man mano che si diluisce la decisione sul singolo simbolo trasmesso, si riesce sempre meglio

162

9. CODICI

a mediar via il rumore (che un processo a media nulla e che dar risultato zero solo
alluscita di una media su un periodo infinito). Un modo di procedere per tendere alla
capacit del canale analogico , quindi, quello di usare forme donda di lunghezza tendente
ad infinito, in numero anchesso tendente ad infinito: in questo modo nella media il tasso
di informazione diverso da zero, ma il rumore crea fastidio minimo. Con laggiunta
del bit di parit non abbiamo allungato le forme donda relative ai singoli simboli, ma
sostanzialmente abbiamo stabilito un legame temporale pi lungo aggiungendo una forma
donda che rappresentativa di quel bit di parit aggiunto alla fine. Quindi, inquadrando il
discorso in questo modo, ci si rende conto della maniera di procedere di tipo soft decision,
e del perch questo modo di procedere pu dare pi soddisfazione dellhard decision.
9.2.3. Codici a blocchi. Torniamo ai codici. Consideriamo un codice del tipo (n, k).
Possiamo generalizzare il concetto di codice a parit, aggiungendo pi di un bit di parit.
Si consideri un codice (7,4). Si usino cio 4 bit di informazione e 3 bit di parit. I 3
bit di parit si ricavino secondo le leggi
(9.2.1)

u5 = u1 u2 u3
u6 = u2 u3 u4
u7 = u1 u2 u4





















































Il codificatore un dispositivo che per ogni 4 bit in ingresso ne produce 7 in uscita.


Una struttura hardware che implementa questo algoritmo uno shif register. I sommatori
modulo 2 producono i bit di parit.

Figura 9.2.2. Struttura di un codificatore a blocchi.


Si attendono quattro colpi di clock per riempire il registro superiore. Quindi si calcolano
i bit di parit e si carica il registro inferiore. Il registro inferiore viene letto ad una velocit
sufficientemente pi elevata in modo tale che in 4T , che il periodo in cui arrivano i 4
bit al registro superiore, esso possa emettere 7 bit. Il registro inferiore viene letto con
una frequenza di clock che 7/4, nellesempio considerato, pi alta di quella del registro
superiore. In questo modo possibile dare un significato molto chiaro a quello che si chiama
rate, o tasso di codifica del codice, che definito dal rapporto k/n per un codice (n, k).
La struttura del codificatore molto semplice. La sua complessit talmente bassa
che non ci sono problemi se si vuole aumentarne complessit, usando blocchi pi lunghi.
Daltra parte, aumentare la complessit del codice significa essere in grado di gestire 2n
possibili configurazioni. ovvio che se aumenta n, aumenta anche k: in caso contrario il
rate tenderebbe a zero.

9.2. CODICI A BLOCCHI

163

Per il ricevitore, per, la cosa non cos semplice. In ricezione si ha uno shift register
in cui finiscono i 7 bit trasmessi: a questo punto bisogna decidere quale, tra le 2k possibili configurazioni lecite, quella che con maggiore probabilit stata trasmessa, ovvero
bisogna ricercare la configurazione a distanza minima da quella ricevuta. chiaro che
questo modo di procedere assolutamente inaccettabile perch la complessit dalla parte
del ricevitore cresce in maniera proibitiva.
Quello che si fa ricorrere a codici con una struttura algebrica tale che si possa fare
a meno di effettuare loperazione di confronto tra configurazioni per la ricerca di quella a
distanza minima. A titolo esemplificativo consideriamo un codice di Hamming (7, 4).
I codici di Hamming sono dei codici (2n 1, 2n 1 n) che hanno una distanza 3 e,
quindi, consentono di correggere un errore singolo. Se x indica la parola di codice, u i bit
di informazione e b i bit di parit, la parola di codice un vettore di n elementi costituito
dalla riunione di un vettore di k elementi (k bit di informazione) e di uno di n k elementi
(nk bit di parit). La composizione degli elementi a piacere: un modo molto semplice
porre i due vettori u e b in cascata ottenendo x = [u b]. Segue che nellesempio precedente
si ha
x i = ui
i = 1, , 4
x 5 = u1 u2 u3
(9.2.2)
x 6 = u2 u3 u4
x 7 = u1 u2 u4
Una volta data una interpretazione della parola di codice come vettore a n componenti,
la generazione dei bit di parit, e quindi della parola di codice, pu essere scritta con
notazione algebrica come segue
(9.2.3)
essendo x[1 n] u[1 k] G[k n] con

1
0
G=
0
0

x = uG
evidentemente
0
1
0
0

0
0
1
0

0
0
0
1

1
1
1
0

0
1
1
1

1
1

0
1

ottenuta a partire dalle (9.2.2). Si pu descrivere la formazione della parola del codice
di lunghezza n a partire dalla parola di informazione di lunghezza k come moltiplicazione
per la matrice G che la matrice di generazione del codice. La configurazione in cui G
si pu partizionare in una matrice identit di rango k (Ik ) ed una matrice di dimensione
k (n k) (P) si chiama forma canonica. La (9.2.3) ci consente di dire che tutte le 2k
possibili parole di codice si possono ottenere come combinazione lineare delle righe di G,
con opportuni pesi.
Il codice configura quello che in algebra si chiama spazio: infatti, si hanno un insieme
di elementi ai quali, se si applica loperatore somma, si ottiene ancora un elemento che
appartiene allo stesso spazio. Esiste lelemento nullo x = 000 , che appartiene al codice.
definita anche una norma, che la distanza di Hamming, oltre alla somma, che la somma
modulo 2. A questo punto, invece di cercare il vettore pi vicino a quello effettivamente

164

9. CODICI

ricevuto, si pu utilizzare la verifica di parit, come nel caso in cui si aveva un solo bit di
parit.
Si consideri la parola ricevuta y e si estraggano da essa i bit di informazione che, anche
se errati, rimangono i primi 4 (y1 , y2 , y3 , y4 ). Su di essi si calcolano i bit di parit y 5 , y 6 , y 7 ,
applicando le regole del codice, che sono note, e li si confrontano con quelli effettivamente
ricevuti y5 , y6 , y7 . Si ottiene una parola binaria in cui ogni bit risulta dalla somma modulo
2 tra il bit di parit effettivamente ricevuto ed il bit di parit ricalcolato localmente


y6 y 6
y7 y 7
s = y5 y 5
Questa configurazione binaria, lunga n-k bit, prende il nome di sindrome del codice.
Essa indica di quale "malattia" ha sofferto la parola di codice nel transitare lungo il canale.
Naturalmente non si ha una sindrome diversa per ogni possibile errore: se cos fosse,
potremmo correggere tutti gli errori possibili, e ci non plausibile. In realt, ci sono
insiemi di possibili configurazioni di errori che producono le stesse sindromi. Se il codice
stato progettato in modo sensato, di tutte le possibili configurazione derrore che danno
luogo alla stessa sindrome ce ne sar una sola che corrisponde ad un numero di errori
inferiore al massimo numero di errori che il codice pu correggere: tutte le altre saranno
relative ad un numero di errori maggiore.
Per esempio, un codice di Hamming (7, 4) pu correggere un errore singolo. Lerrore pi
probabile quello che corrisponde ad un solo bit sbagliato. Questa scelta deriva dalla solita
osservazione secondo la quale le parole che hanno la stessa sindrome, ma configurazioni tali
da avere pi bit errati, sono meno probabili rispetto a quelle che hanno, nel nostro caso,
un solo bit sbagliato. Quindi, in pratica, quello che si fa calcolare la sindrome e decidere
qual la configurazione di errore singolo che ha potuto dar luogo allerrore, che pertanto
pu essere corretto.
Per il calcolo della sindrome si prende la parola ricevuta y e si ricalcolano i k bit di
parit mediante il prodotto tra i primi 4 elementi del vettore y (indicati con y14 ) e la
matrice P, infine si effettua la somma modulo 2 fra il risultato del prodotto e gli elementi
y57 .
s = [y14 ]P [y57 ]
o, in generale
s = [y1k ]P [y(k+1)7 ]
Lultima formula si pu anche scrivere

P[k (n k)]
= yHT
s = y
Ink
essendo ovviamente
H[(n k) n] =

PT [(n k) k]

H chiamata matrice di controllo di parit.

Ink

9.2. CODICI A BLOCCHI

Nel caso di codice di Hamming (7, 4) si

1 1

H= 0 1
1 1

165

ha

1 0 1 0 0
1 1 0 1 0
0 1 0 0 1

Se la parola di codice ricevuta 1010111, la sindrome 1

1 0 1
1 1 1

1 1 0 




s= 1 0 1 0 1 1 1 0 1 1 = 1 0 0
1 0 0

0 1 0
0 0 1
La cosa pi ragionevole ipotizzare che lerrore si verificato sul quinto bit e quindi
la configurazione derrore sia 0000100. In quanto detto implicita la considerazione che la
sindrome dipende solo dallerrore. Infatti la parola ricevuta y pu essere considerata come
la parola effettiva di codice trasmessa x, alla quale il canale ha aggiunto (in modulo 2) una
parola di errore e. Cio
y =xe
In ricezione si effettua il calcolo della sindrome
s = yHT = (x e)HT = xHT eHT = eHT
essendo xHT = 0 (x una parola del codice). In base a quanto detto possiamo dire che la
sindrome una media pesata delle righe di HT (o delle colonne di H). Dato che s = eHT
e dato che tra tutte le possibili configurazioni di errore quella pi probabile quella con
un solo errore (il vettore e costituito da tutti 0 tranne un 1 nella posizione in cui si
verificato lerrore), chiaro che il prodotto eHT isola la colonna di H (riga di HT ) che
corrisponde alla posizione dellerrore. per questo che nellesempio precedente lerrore
sul quinto bit (la configurazione ottenuta coincide con la quinta riga). A questo punto
siamo in grado di correggere lerrore.
Una famiglia di codici molto potenti quella in cui una parola di codice si ottiene da
unaltra parola di codice semplicemente per uno shift circolare dei bit (codici ciclici ).
Abbiamo visto che nel caso di soft decision manteniamo pi informazione, non sprechiamo linformazione sul codice per cercare di prendere una decisione pi ponderata sul
blocco complessivo di n bit. Questo discorso si pu vedere in altro modo: effettuare una codifica significa forzare memoria dove fino a prima si erano considerati i bit statisticamente
indipendenti.
Si pu fare unaltra osservazione sui codici di Hamming. Si ricordi che sono del tipo
n
(2 1, 2n 1 n). evidente che, al crescere di n, il numero di bit di parit che si devono
aggiungere per correggere un errore continua ad aumentare. quindi evidente che se si
1Naturalmente

per tutte le parole del codice la sindrome zero, dato che per definizione esse devono
soddisfare la legge di parit.

166

9. CODICI

vogliono delle prestazioni abbastanza accettabili (anche con codici abbastanza scadenti in
prestazione come quelli di Hamming), ovvero riuscire a correggere lerrore singolo, ma con
una percentuale di incremento pi bassa, bisogna usare blocchi pi grandi. Allaumentare
delle dimensioni del blocco, per, comincia a diventare non pi trascurabile la probabilit
dellevento "2 errori nel blocco": bisognerebbe passare allora a codici che consentano la
correzione di 2 errori, cosa che i codici di Hamming non possono fare.
In definitiva, riassumendo, si ha che lelemento che consente di correggere gli errori
la memoria che inseriamo allinterno del sistema, cio la dipendenza tra i vari bit. Questo
modo di agire risulta tanto pi efficiente, dal punto di vista della identificazione e correzione
degli errori, quanto pi lunga la memoria. Infatti, quanto pi lunga la memoria, tanto
diverso il comportamento tra il codice, che ha una regolarit ben precisa, e gli errori, cio
il rumore, che invece ha un comportamento completamente casuale.
Allaumentare della lunghezza del blocco sorgono per dei problemi. In primo luogo,
quanto pi grande il blocco, tanto pi complicato deve essere lhardware in grado di identificare ed eventualmente correggere lerrore. Problema ancora pi grande del precedente
quello relativo al ritardo di trasmissione che cresce al crescere della grandezza del blocco.
Il ritardo di trasmissione pu essere inaccettabile in alcune applicazioni, soprattutto in
presenza di trasmissione bidirezionale o di controllo remoto di dispositivi. Daltra parte si
osservi che ci che rende pi sicura la correzione dellerrore non tanto la lunghezza del
blocco, ma la lunghezza della memoria.
9.3. Codici convoluzionali
Ci chiediamo allora se sia possibile realizzare un sistema di codifica che abbia memoria
grande, ma che possa avere un ritardo di trasmissione contenuto. Il problema risolto
per mezzo dei codici convoluzionali, che sono una generalizzazione dei codici a blocchi.
Consideriamo la memoria del codificatore e supponiamola enormemente lunga.
N

Figura 9.3.1. Schematizzazione della memoria per un codice convoluzionale.


Per implementare questa memoria in una codifica a blocchi dobbiamo prima riempire
tutta la memoria e poi calcolare i bit di parit.
In realt si pu pensare di effettuare il calcolo dei bit di parit non ogni N periodi
di cifra, ma ogni l periodi di cifra con l < N . Questi bit di parit dipendono non solo
dagli ultimi l bit arrivati (avremmo in questo caso un codice a blocchi), ma da un certo
numero di blocchi elementari di l bit che hanno preceduto gli ultimi l arrivati. Il numero
di blocchi da considerare fissato in base alle necessit, senza naturalmente eccedere per
non ricadere nei problemi di complessit e ritardo di codifica. Un esempio molto semplice
il codice (2, 1). Tale codice, se fosse a blocchi, sarebbe pessimo, avendo 50% di resa

9.3. CODICI CONVOLUZIONALI

167

e nessuna capacit di correggere errori: infatti, esso trasmette due bit per ogni bit di
informazione. Se la codifica tale che a 0 associa 00 ed a 1 associa 11, in caso di errore,
cio se si ottenesse 01, si finirebbe in una configurazione a pari distanza tra le configurazioni
lecite (la distanza del codice 2), non riuscendo cos a correggere lerrore. Nel caso di un
codice convoluzionale, invece, in cui la configurazione da trasmettere non dipende solo ed
esclusivamente dal valore del simbolo da trasmettere in quellistante, ma anche da una
certa storia passata della sorgente, si ha un guadagno anche con un codice cos semplice.
Realizziamo allora una struttura in cui sia presente memoria del passato, per esempio
lunga 2. I bit in arrivo sono bi
c k1
bk

b k1

b k2

c k2

Figura 9.3.2. Esempio di codice convoluzionale rate 1/2.


I ck indicano la coppia di bit che corrisponde alla codifica del k-esimo bit in ingresso.
In corrispondenza dello stesso bit bk , la codifica pu cambiare in funzione dei blocchi precedenti. In pratica abbiamo una macchina a stati finiti la cui evoluzione dipende
dallo stato (macchina sequenziale). Tale macchina pu essere rappresentata mediante un
diagramma degli stati. Si ha allora
00
11

00

b k =1
b k =0

11

01

01

10
10

00

10

11
01

Figura 9.3.3. Diagramma di stato del codice di figura 9.3.2.


Le coppie di bit sugli archi indicano i bit da trasmettere. evidente che, in corrispondenza dellarrivo di 1, ci sono 4 possibili coppie di bit da trasmettere (archi continui), in
funzione della storia passata. Vediamo se il codice consente o meno di correggere degli
errori.
Si pu vedere subito che, se il grafo fosse completamente connesso, cio si potesse andare
da qualsiasi stato in qualsiasi altro stato, il ricevitore non sarebbe in grado di accorgersi
di un errore. Nel grafo considerato non evidente la variabile tempo. Per evidenziare
levoluzione temporale della macchina a stati finiti necessario passare ai grafi orientati,
come mosrato in figura 9.3.4.
evidente anche da questo diagramma che ci sono delle transizioni proibite (per esempio dallo stato 00 allo stato 01 nellistante 1): questo consente al ricevitore di rendersi

168

9. CODICI
0
00
11

00

00

11

11

01

00

11 11
00

01

00
11

11

11
00

00

01

00

01

01

10
10

11

10

10

10

01

01

10

10

10

01

Figura 9.3.4. Diagramma a traliccio per il codice di figura 9.3.2.

conto dellerrore. A partire dallistante 2 la macchina a regime. Il problema che in


ricezione la decodifica richiede luso delle decisioni passate (si effettua una deconvoluzione). Se il ricevitore non tenesse conto della memoria inserita nella sequenza di bit ricevuti,
non riuscirebbe ad ottenere nulla: esso, in linea di principio, dovrebbe avere una memoria
infinita.
Se facciamo tendere il tempo allinfinito (grande numero di istanti) e osserviamo tutte
le possibili configurazioni binarie che possono arrivare, ci accorgiamo che non abbiamo
esaurito tutte le possibilit, ma troviamo un sottoinsieme delle configurazioni possibili.
Per esempio per arrivare dallo stato 00 in 0 allo stato 00 in 3 ci sono solo due possibilit
attraverso gli stati 10 in 1, 01 in 2 (con trasmissione 11, 01, 11) oppure attraverso gli stati
00 in 1 e 00 in 2 (con trasmissione di 00, 00, 00). Se si ottengono in ricezione configurazioni
binarie diverse da queste, c stato un errore. Se facciamo tendere allinfinito il tempo di
osservazione, la decodifica di un codice convoluzionale pu essere basata sugli stessi discorsi
di distanza di Hamming e scelta della configurazione pi vicina validi nel caso di codici
a blocchi. Se per questo fosse lunico modo di procedere, tutti i presunti vantaggi della
codifica convoluzionale (riduzione del ritardo di trasmissione e consentire al ricevitore di
cominciare a prendere delle decisioni strada facendo) verrebbero a mancare. Lalgoritmo
di VITERBI permette di trovare nel grafo orientato il percorso a costo minimo, ovvero
trovare la sequenza di bit ipoteticamente trasmessa che differisce il meno possibile dalla
sequenza di bit effettivamente ricevuta.
Supponiamo che la sequenza ricevuta sia
11 01 10

Supponiamo che sia il trasmettitore che il ricevitore sappiano che allistante 0 si parte
dallo stato 00 ( una limitazione che in effetti si pu eliminare).

2Mettiamo

a sinistra lultimo bit o coppia di bit arrivati. Nel nostro caso 10 la prima coppia di bit
arrivati e 11 lultima.

9.3. CODICI CONVOLUZIONALI

0 [00] 1 [0] 2 [0]


1 [01]

1 [2]

2 [10] 1 [0] 2 [0]


3 [11]

3 [2]

3
4 [0]
1 [1]
3 [2]
4 [3]
2 [0]
3 [1]
3 [2]
4 [3]

4
[0]
[1]
[2]
[3]
[0]
[1]
[2]
[3]

5
[0]
[1]
[2]
[3]
[0]
[1]
[2]
[3]

6
[0]
[1]
[2]
[3]
[0]
[1]
[2]
[3]

169

7
[0]
[1]
[2]
[3]
[0]
[1]
[2]
[3]

8
[0]
[1]
[2]
[3]
[0]
[1]
[2]
[3]

9
[0]
[1]
[2]
[3]
[0]
[1]
[2]
[3]

Allistante 1 arriva la coppia 10. Essa in effetti non pu portarci in nessuno degli stati
leciti, dato che saremmo finiti nello stato 2 (10) se fosse arrivato 11 e nello stato 0 (00)
se fosse arrivato 00. Dato che arrivato 10 possiamo finire nello stato 0 pagando 1 bit di
penalizzazione (1 bit errato) o nello stato 2 sempre pagando 1 bit. Il numero tra parentesi
quadre mantiene memoria della strada fatta per arrivare nello stato corrispondente alla
riga: cio necessario dato che al momento non si pu decidere quale strada sia esatta. Con
questa operazione abbiamo assegnato un costo al fatto che la transizione sia forzata anche
in presenza di una configurazione ricevuta errata. In realt abbiamo anche considerato un
costo intrinseco delle transizioni. Infatti si ha che il costo di finire nello stato 1 e nello
stato 3 allistante 1 infinito. Infatti tali transizioni sono sostanzialmente impossibili.
Quindi per decidere qual il cammino a costo minimo bisogna fissare due cose: il costo
del percorrere il singolo tratto ed il costo della transizione da uno stato ad un altro. Il
costo scelto per le transizioni, in questo contesto, il seguente: se la transizione lecita, il
costo 0, se la transizione non lecita il costo infinito.
Nellistante 2 possiamo trovarci in uno qualsiasi dei 4 possibili stati: per levoluzione
considerata, tuttavia, possiamo arrivare in ognuno di tali stati da una sola strada. La coppia
ricevuta allistante 2 01. Passare dallo stato 0 allistante 1 allo stato 0 allistante 2 ci costa
una penalit, dato che abbiamo ricevuto 01, mentre avremmo dovuto ricevere 00. Dato che
nellistante 1 avevamo gi una penalit, in totale abbiamo 2 penalit. La strada percorsa
00. Col metodo descritto si prosegue nella compilazione della tabella. Si noti che allistante
3 si pu giungere in ciascuno stato mediante 2 possibili percorsi. Nel nostro caso la tabella
finisce allistante 3. Se per dovesse continuare, in ciascuno degli stati dovremmo eliminare
il percorso che ci costa maggiormente (percorsi segnati nella tabella). Infatti, man mano che
si procede, le penalizzazioni possono solo aumentare o, nella migliore delle ipotesi, restare
stabili: quindi lecito, gi a questo stadio (e anche nei successivi), eliminare i percorsi
pi costosi e lasciare memoria nel sistema solo di quelli pi economici. Se i due percorsi
per giungere in uno stato hanno lo stesso costo, si pu scegliere indifferentemente luno o
laltro proprio in virt del fatto che hanno lo stesso costo. Alla fine, dopo aver ricevuto
tutta la stringa, e cio in teoria dopo aver aspettato un tempo infinito, ci si ritrova in una
situazione in cui ogni stato identifica un cammino sopravvisuto; arrivare in ciascuno dei
possibili stati coster una cifra differente. A questo punto basta scegliere ancora una volta
il cammino a costo minimo. Nel nostro caso bisognerebbe scegliere il cammino con costo
1, che 021.

170

9. CODICI

ovvio che si effettua una decodifica a minima probabilit di errore a posteriori. Questo
modo di procedere ha tuttavia una controindicazione: il ritardo con cui si pu prendere
una decisione. Lunica soluzione prendere delle decisioni intermedie, non ottimali: per
esempio, nel nostro caso, decidere allistante 3. Pu succedere che, se per un lungo periodo
di tempo il canale non sbaglia, diventa a costo minimo arrivare in tutti gli stati, percorrendo
sempre la stessa strada. In questo caso non necessario dilazionare la decisione. Quindi,
in definitiva, la decisione si pu prendere quando si verifica un numero limitato o nullo di
errori per un periodo di tempo sufficientemente lungo, oppure, se tale situazione non si
verifica, fotografando la situazione in un certo istante e prendendo una decisione locale.
Questo metodo pu essere utilizzato anche per scopi diversi e, generalmente, per tutti
quei problemi in cui il modello del sistema di tipo Markov: lo stato attuale dipende
dallingresso attuale e da un intervallo limitato del passato. chiaro che quanto pi lungo
il passato che concorre a determinare il futuro, tanto pi complicato il grafo, perch
tanto pi esplode il numero degli stati possibili. Come costo di un cammino stata usata
la distanza di Hamming tra la configurazione ricevuta e la configurazione memorizzata.
Naturalmente si pu fare qualcosa di pi sensato, che pu portarci pi vicino allottimo
teorico. In altri termini si pu non usare la distanza di Hamming, memorizzare non tanto la
configurazione binaria, ma i valori dei campioni analogici in assenza di rumore nellistante di
campionamento, e confrontare questi valori analogici con i valori che invece campioniamo
in presenza di rumore. Si tratta, cio, di passare dai bit ottenuti alluscita del canale
ai valori analogici alluscita del campionatore, e usare non pi la distanza di Hamming,
ma la distanza euclidea tra il vettore costituito dai valori di tensione che teoricamente ci
aspettiamo, e il vettore costituito dai valori di tensione effettivamente misurati alluscita
del filtro di ricezione.
Esempio. Supponiamo di avere 3 bit di informazione e 1 bit di parit pari. Si hanno
le seguenti possibili configurazioni.
000
001
010
011
100
101
110
111

0
1
1
0
1
0
0
1

Supponiamo che il sistema di trasmissione sia binario antipodale: al campionatore,


in assenza di rumore, ci aspettiamo o +a oppure a. Se vogliamo usare la distanza di
Hamming necessario memorizzare la tabella mostrata di configurazioni binarie e poi
effettuare lo XOR con la configurazione effettivamente ricevuta.
Se invece si vuole usare la soft decision e quindi la distanza euclidea, bisogna memorizzare i seguenti vettori di numeri reali

9.3. CODICI CONVOLUZIONALI

171

0000 -a -a -a -a
0011 -a -a +a +a
0101 -a +a -a +a
0110 -a +a +a -a
1001 +a -a -a +a
1010 +a -a +a -a
1100 +a +a -a -a
1111 +a +a +a +a
I 4 valori di tensione misurati al campionatore siano v1 , v2 , v3 , v4 . Per decidere qual
la parola di codice binario che corrisponde alla quaterna v1 , v2 , v3 , v4 basta minimizzare
la seguente quantit
(v1 ai1 )2 + (v2 ai2 )2 + (v3 ai3 )2 + (v4 ai4 )2
rispetto allindice i. Si tratta in pratica di trovare la configurazione pi vicina a quella
ricevuta in termini di distanza euclidea e non di distanza di Hamming. A questo punto
potrebbe sembrare inutile la presenza del bit di parit. In effetti laggiunta del bit di parit fa raddoppiare la distanza tra le possibili configurazioni, permettendo cos la riduzione
della probabilit di errore. Non sarebbe possibile ottenere quanto detto inglobando semplicemente un altro bit di informazione: in questo caso, infatti, la distanza tra le quaterne
(nel nostro caso) sarebbe equivalente alla distanza tra le terne.
Il nostro obiettivo quello di implementare un sistema complessivo (comprensivo delle
apparecchiature a monte e a valle in figura) le cui prestazioni approssimino meglio i limiti
di Shannon.
sorgente

codifica
sorgente

codifica
canale

codifica
linea

canale

decodif.
linea

decodif.
canale

decodif.
sorgente

Figura 9.3.5. Schema di sistema trasmissino numerico con co/decodifica


di canale inserita.
Il codificatore di sorgente si occupa del campionamento e della quantizzazione del segnale analogico. Il codificatore di canale esegue la codifica a protezione derrore. Quanto
racchiuso nel blocco tratteggiato ci che fino ad ora stato indicato come sistema di
trasmissione numerico ed comprensivo del generatore di forme donda (codifica di linea)
del canale analogico e del decodificatore di linea (che racchiude al suo interno le operazioni
di filtraggio, campionamento e decisione). Segue il decodificatore di canale (decodifica del
codice) e il decodificatore di sorgente che permette la ricostruzione del segnale. Abbiamo
visto che se vogliamo andare ad una certa frequenza di trasmissione e vogliamo ridurre la
probabilit di errore, possiamo mettere in piedi un sistema di codifica del tipo visto, a patto
che, a parit di banda utilizzata, lincremento della probabilit di errore che consegue dalla
necessit di andare a frequenza pi alta, viene pi che compensato dalla riduzione della
probabilit di errore che garantisce il codice. In altri termini, se vogliamo una protezione
dagli errori, dobbiamo trasmettere pi bit. Ma ci significa, a potenza e banda fissata,
andare pi veloci e quindi aumentare la probabilit di errore. Tutto ci conviene a patto

172

9. CODICI

che il codice compensi non solo gli errori in pi che fa il canale costretto ad andare pi
veloce, ma anche qualcuno in pi. Quindi il guadagno dovuto alla codifica deve essere
superiore alle perdite che si hanno nel sistema hardware a causa dellaumentata velocit,
affinch tutto sia utile. Se il guadagno nullo meglio non mettere in piedi il sistema di
codifica.
Se per avere un miglioramento devo aumentare la potenza da trasmettere, c qualcosa
che non torna: infatti, allaumento di potenza trasmessa corrisponde una riduzione sensibile
della probabilit di errore senza luso di alcun tipo di codice.
A questo punto ci si pu chiedere se ha senso spezzare le funzioni di codifica di linea e
codifica di canale. Infatti ci che si fa con i codici a correzione derrore fare in maniera
tale che la statistica della sorgente venga adattata alle propriet statistiche del canale trasmissivo, in modo che linformazione che giunge allutente sia la quota massima possibile
dellinformazione emessa dalla sorgente pur utilizzando un canale che non avrebbe una
capacit pi alta. Tutto il discorso serve per approssimare il pi possibile le prestazioni
limite di Shannon. Abbiamo gi visto, a proposito della soft decision, che possiamo avvicinarci maggiormente a tali prestazioni limite se consideriamo la possibilit di agire sul
canale analogico.
In base alle osservazioni allora fatte deduciamo che non pu essere ottima la strategia
che compie ladattamento della sorgente al canale analogico nei passi seguenti
- prima adatta la sorgente binaria al canale binario (codifica di canale)
- poi, allinterno, adatta linformazione binaria alle propriet fisiche e statistiche del
supporto fisico sul quale trasmettere le informazioni (codifica di linea).
Sarebbe meglio abolire questa barriera e fondere la codifica a protezione derrore con
la codifica di linea. Si possono cio usare le regole alla base della codifica convoluzionale
non per decidere prima quale coppia di bit e poi quale coppia di forme donda trasmettere,
ma per decidere direttamente quale, tra un set sovradimensionato di forme donda, effettivamente trasmettere in linea. Vediamo meglio. La capacit di un codice convoluzionale
di correggere errori valutabile dal seguente discorso. ovvio che fino a quando non ci
sono errori il cammino nel grafo unico. Una deviazione da questa situazione si avr
semplicemente in presenza di un errore, quando si generano delle biforcazioni, cio delle
traiettorie alternative. Prima o poi tali traiettorie si riunificano. Per decidere qual la
capacit di protezione derrore del sistema basta calcolare la distanza di Hamming tra le
sequenze generate in seguito allerrore. Fino a quando tale distanza minore di un valore
fissato, si sempre in grado di fare la scelta a massima verosimiglianza. Quindi la capacit di correggere gli errori di un codice convoluzionale non tanto legata alla ridondanza
puntuale, cio al fatto che in corrispondenza di ogni ogni scelta ne tira fuori due, quanto al
fatto che tali scelte, impilate con una regola opportuna, costruiscono delle strade che alla
lunga risultano nettamente distinguibili luna dallaltra. Lo stesso discorso vale quando si
applica direttamente la logica della codifica convoluzionale alla scelta delle forme donda.
Vediamo cosa significa quanto detto. Consideriamo un sistema binario e supponiamo di
voler sovrapporre alla trasmissione il concetto della codifica convoluzionale. Per far ci
bisogna mettere in piedi una macchina a stati finiti che, in corrispondenza di ogni bit in
ingresso fornisca in uscita, secondo le regole cucite al suo interno, due scelte binarie, cio

9.3. CODICI CONVOLUZIONALI

173

una tra 4 possibili decisioni. Di conseguenza, se usiamo un codice con rate=1/2 dobbiamo
aver disponibili 4 possibili forme donda (passeremo da PSK a QAM).
In funzione della decisione del codice, otteniamo direttamente la forma donda da trasmettere. Ci diverso dal forzare la codifica convoluzionale dei bit a monte di un sistema
di trasmissione binario: in questo caso, in corrispondenza di un raddoppio del numero di
bit per unit di tempo bisogna trasmettere un numero di forme donda doppio. Nel nostro
caso, invece, si usa lo stesso baud-rate (stesso numero di forme donda per unit di tempo),
solo che la forma donda viene scelta in un insieme pi ampio di forme donda e non in
un set binario. La regola con cui selezionare la forma donda viene stabilita in funzione
di un algoritmo di codifica convoluzionale. Questo significa che in sede di ricezione non
pi pensabile di separare la decisione binaria dalla successiva elaborazione allinterno di
un algoritmo di Viterbi. In questo contesto si obbligati ad ipotizzare una decodifica con
macchina sequenziale, tipo decodificatore di Viterbi, al cui interno per il costo dei vari
cammini viene valutato usando la norma euclidea e non la distanza di Hamming. La banda del sistema resta inalterata. Se non si vuole pagare in termini di aumento di potenza,
bisogna ridurre la potenza su ogni canale del QAM di 3 dB. Il guadagno che deve conseguire dallavere implementato questo tipo di scelta dinamica di forme donda deve essere
tale da bilanciare abbondantemente la perdita di 3dB sul singolo canale. La probabilit
di errore alluscita del decodificatore di Viterbi deve essere in totale pi bassa di quella
che si aveva prima con 3 dB in pi su una sola portante. Questo in effetti quello che
succede. A questo punto si pu pensare di andare oltre: invece di usare un codice con
rate=1/2, se ne pu usare uno con rate=1/3. Si pu cio aumentare il numero di possibili
forme donda da scegliere, tra le quali se ne rendono possibili solo 2 in funzione del bit di
ingresso. In realt si dimostrato che nel passaggio da nessuna codifica ad una codifica
con rate=1/2 si guadagna parecchio e le prestazioni si avvicinano bruscamente al limite
teorico di Shannon. Diminuendo ulteriormente il rate si hanno solo lievi miglioramenti e
non ne vale la pena. Daltra parte si visto che i ponti radio con costellazioni multiple
sono molto utilizzati, e quindi il fatto di non usare costellazioni pi grandi nella codifica
pu essere una controindicazione. Supponiamo, per esempio, di voler usare un sistema
a 8 livelli: abbiamo bisogno di 3 decisioni binarie per mettere in grado il generatore di
forme donda di decidere la forma donda da trasmettere. Se dovessimo usarle tutte per
la codifica, dovremmo asservire tutti i 3 bit al codificatore. In realt, visto che basta raddoppiare la dimensionalit dello spazio dei segnali per ottenere tutto il vantaggio, si pu
asservire una coppia di decisioni allinformazione da trasmettere con codifica convoluzionale, mentre utilizziamo le altre scelte binarie, che a questo punto inutile che impongano
altra ridondanza, direttamente per trasmettere informazione. Visto allora che, nel nostro
caso, aggiungiamo ridondanza solo allinterno di due scelte, lasciando la terza interamente
a disposizione dellinformazione da trasmettere, riusciamo a utilizzare i concetti visti prima
in un contesto in cui la costellazione di forme donda pari a 8.
Questa codifica va sotto il nome di TRELLIS CODING (codifica a traliccio). quella
che consente di avvicinarsi il pi possibile alle prestazioni teoriche previste dalla teoria di
Shannon.

174

9. CODICI
bit
dinformazione

codif.
rate 1/2

modulatore
multilivello

Figura 9.3.6. Codifica trellis rate 2/3.

APPENDICE A

Potenza disponibile
A.1. Trasferimento di potenza tra generatore e carico

generatore

carico

R +jX
C C

E
PL = VL IL = E

IL
RL+jX L

VL

RL + XL
1
E
=
RC + RL + (XC + XL )
RC + RL (XC + XL )

RL + XL
(RC + RL )2 + (XC + XL )2
Bisogna trovare limpedenza del carico in corrispondenza della quale il trasferimento di
potenza reale al carico massima. Dalla (A.1.1) evidente che dovr essere

(A.1.1)

= |E|2

XL = XC
Per la componente resistiva bisogner risolvere lequazione
d
d
RL
=0
Re [PL ] =
|E|2
dRL
dRL
(RC + RL )2


1
2RL
2
|E|

=
(RC + RL )2 (RC + RL )3
RC RL
= |E|2
=0
(RC + RL )3
che ha soluzione RL = RC .
Ne consegue che il carico al quale il generatore con impedenza interna
ZC = RC + XC
eroga il massimo di potenza reale un carico con impedenza
ZL = RC XC = ZC
175

176

A. POTENZA DISPONIBILE

Tale potenza massima si chiama potenza disponibile e vale


Pdisp =

|E|2
4RC

Indice
Capitolo 1. Generalit sui sistemi di trasmissione
1.1. Problematiche poste da un sistema di telecomunicazioni.
1.2. Il rumore
1.3. Rumore in catene di amplifcazione

3
3
5
9

Capitolo 2. Canale trasmissivo passa basso


2.1. Introduzione
2.2. Mezzi trasmissivi passa basso
2.3. Sistema di trasmissione su cavo coassiale

17
17
19
19

Capitolo 3. Canale trasmissivo passa banda


3.1. Modulazione dampiezza
3.2. Modulazione angolare
3.3. Mezzo trasmissivo radio

27
28
42
48

Capitolo 4. Il sistema radar


4.1. Introduzione
4.2. Dimensionamento

55
55
56

Capitolo 5. Sistema di trasmissione numerico


5.1. Dimensionamento
5.2. Estrazione del timing
5.3. Rinuncia al filtraggio adattato.
5.4. Effetto di disturbi generici
5.5. Sistema di trasmissione multilivello

71
78
87
96
101
103

Capitolo 6. Modulazione numerica


6.1. Introduzione
6.2. Modulazioni numeriche
6.3. Demodulazione coerente

109
109
110
123

Capitolo 7. Sistemi in fibra ottica


7.1. Mezzo trasmissivo, sorgenti e rivelatori
7.2. Dimensionamento

131
131
134

Capitolo 8. Teoria dellinformazione


8.1. Misura dellinformazione

143
143
177

178

INDICE

8.2. Canale digitale


8.3. Canale analogico AWNG (Additive White Gaussian Noise)
8.4. Teorema fondamentale di Shannon

148
152
155

Capitolo 9. Codici
9.1. Introduzione
9.2. Codici a blocchi
9.3. Codici convoluzionali

157
157
160
166

Appendice A. Potenza disponibile


A.1. Trasferimento di potenza tra generatore e carico

175
175