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Gruppo Scientifico Italiano Studi e Ricerche.

Giornata di studio: La Legge Quadro


sull'inquinamento acustico: interventi diretti amministrativi, tecnici e gestionali.
Milano 15 Maggio 1996
B.Abrami. Tel 335 6187429. E-mail: bruno.abrami@tin.it
Internet: http://space.tin.it/scienza/babrami
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Il rumore e la popolazione.



Misura dei livelli sonori equivalenti

e valutazione dellimpatto

da rumore.


B.Abrami









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Sommario.


Pag. 3.- 1.0 Premessa.

Pag. 6.- 2.0 Introduzione.

Pag. 7.- 3.0 Quanto vale un decibel A Fast?

Pag. 18.- 4.0 Silenzi, suoni, rumori e livelli sonori equivalenti.

Pag.30.- 5.0 Limpatto da rumore.

Pag.41.- 6.0 Il monitoraggio dei livelli sonori.

Pag. 69.- 7.0 Il punto di vista del DPCM e la legge quadro.


Pag. 79.- Elementi per la definizione di un capitolato di gara per
le zonizzazioni


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Il rumore e la popolazione: misura dei livelli sonori equivalenti

e valutazionedellimpatto da rumore.


B.Abrami

1.0 Premessa.

Le note che seguono, potranno forse apprire un po' confuse e qu e l mancanti di un vero e
proprio approccio sistematico, ma rispondono allesigenza di informare rapidamente e
completamente quel grande numero di funzionari pubblici e consulenti, che nel prossimo
futuro dovranno affrontare i programmi di contenimento del rumore urbano ed
extraurbano. Linformazione che crediamo dover trasmettere ha un carattere
eminentemente pratico, fondato sullesperienza.

Tale informazione si vuole contrapporre, con un atteggiamento di costruttivo
confronto dialettico, ad alcune delle opinioni correnti in materia di miglioramento della
qualit sonora dellambiente in cui viviamo. Queste opinioni correnti si basano su aspetti
troppo generali della comune teoria acustica, per poter avere un potenziale risolutivo nei
confronti del problema concreto e particolarissimo del miglioramento della qualit del clima
sonoro.

La particolarit di questo problema consiste nel fatto che la qualit del clima sonoro
, in una certa misura, largamente indipendente dalla quantit di energia sonora presente
nellambiente e che il suo miglioramento passa per un controllo selettivo di quelle sorgenti
che vengono vissute come interferenti dalla popolazione. La memoria che presentiamo
suddivisa nei seguenti argomenti:

3.0 Quanto vale un decibel A Fast? Dove si considerano i presupposti teorico-pratici per
una corretta lettura dei risultati delle misure fonometriche espressi in decibel A Fast o in
decibel A di livello equivalente.

4.0 Silenzi, suoni e rumori. Dove si impostano le basi torico-pratiche per distinguere i suoni
dai rumori, e si dimostra come difendersi dai rumori non vuol dire difendersi dai livelli
equivalenti ancorch pesati A.

5.0 L impatto da rumore. Dove si dimostra linconsistenza del principio di uguale energia
(almeno nelle suo forme pi semplici) in ambiente di vita, e si indica un metodo pseudo-
metrico per quantificare limpatto da rumore.

6.0 Il monitoragguio dei livelli sonori. Dove si illustra quali siano le precauzioni da tenere
per poter utilizzare il livelli equivalenti nelle previsioni di impatto da rumore e nella verifica
dei piani di bonifica da inquinamento da rumore.

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7.0 Il punto di vista del DPCM e la legge quadro. Dove si considera e si dimostra quanti e
quali guai possano derivare dal voler utilizzare la struttura tecnica di una legge, per uno
scopo diverso da quello per il quale era stata concepita.

8.0 Elementi per la definizione di un capitolato di gara per le zonizzazioni. Dove, partendo
dal ricordo di amare esperienze di soldi buttati a causa della genericit dei capitolati, si
cerca di indicare quali siano gli elementi da inserire nei capitolati di gara per le zonizzazioni,
al fine ritorno dei capitali investiti in termini di risultati concretamente utilizzabili.



2.0 Introduzione.

Le esigenze di conoscenza dei livelli dell' inquinamento da rumore promossa dalla
Legge Quadro N447 del 26 10 95 produrr necessariamente una grande diffusione delle
misure destinate a quantificare l'entit di questo tipo di inquinante nelle varie realt urbane
ed extraurbane. Queste misure verranno commissionate da parte di enti pubblici, Regioni,
Province, Comuni, con cospicui investimenti di danaro.

Riveste quindi una notevole importanza il fatto che il capitolato di gara sia concepito
ed espresso in modo tale che i valori risultanti dalle misure siano coerenti con il loro costo e
siano inoltre utili agli scopi previsionali e di programmazione delle amministrazioni. Compito
non facile, in quanto difficilmente si trovano all'interno delle amministrazioni soggetti in
grado di concepire un simile capitolato e di verificarne poi la rigorosa attuazione.

Sull'altro fronte, quello delle societ di consulenza, non c' ancora abbastanza
esperienza. La maggior parte delle societ di consulenza e dei singoli consulenti che operano
nell' inquinamento da rumore, quando possono vantare un'anzianit di servizio questa e
dell'ordine dei 3 - 5 anni e per lo pi maturati nelle misure di rumore all interno degli
ambienti di lavoro, dove i problemi di misura ed interpretazione sono completamente diversi
da quelli riscontrati in ambiente di vita e complessivamente molto pi semplici.

Stessa mancanza di esperienza si osserva nella maggior parte delle strutture
universitarie le quali, pur disponendo dellapparato teorico, lo applicano acriticamente ai
dettati del DPCM producendo, a nostro parere, non poco danno alla cultura del controllo
dell inquinamento da rumore oltre che alle amministrazioni loro clienti.

Scopo delle note che seguiranno sar in primo luogo, quello di fornire una
descrizione generale del significato dell' impatto da rumore in modo da poter comprendere
l' entit e le dimensioni del problema. In secondo luogo, di fornire una falsariga per
l'impostazione di un capitolato che non lasciando nulla alla libera interpretazione degli
esecutori, garantisca un ritorno dell'investimento economico in termini di misure utili agli
scopi delle amministrazioni. Cercheremo per quanto possibile di motivare le scelte operative
suggerite, e restiamo comunque a disposizione per ogni ulteriore chiarimento che risultasse
necessario.


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3.0 Quanto vale un decibel A Fast?
B. Abrami.

3.1 Livelli sonori e sonorit. Prima di affrontare largomento centrale del presente
scritto, sar bene chiarirci le idee sul significato della unit di misura pi diffusa per
quantificare i livelli sonori: il decibel A (dB(A)). Nelle misure acustiche vengono utilizzate
molte unit di misura, ognuna di queste unit di misura ha un suo significato particolare
allinterno delle branca della acustica per la quale stata definita e nella quale trova il suo
utilizzo e il suo senso. Una di queste branche dellacustica, la psicoacustica, quella che si
propone di quantificare lentita delle sonorit e le qualit dei suoni, ovvero il rapporto fra
quello troviamo nellatmosfera come rapidissime fluttuazioni della pressione atmosferica e
quello che viene sperimentato come sonorit, timbro, gradevolezza o sgradevolezza di un
suono.

Un aspetto delle misure dei livelli sonori che spesso sfugge ai principianti il
seguente: si eseguono delle misure perch si vuole avere una rappresentazione
quantitativa di quello che viene sperimentato come sonorit da soggetti normoudenti.
Per ottenere questo risultato occorre per essere in grado di districarsi dalla selva di
modalit di misura offerte dalla tecnica fonometrica. Le quali modalit, ognuna per s,
hanno un preciso fine allinterno del complesso mondo della psicoacustica o della fonometria
in generale, ma solo se utilizzate allinterno dei loro presupposti teorici, saranno in grado di
fornire dei numeri corrispondenti al fenomeno sonoro che si vuole cos quantificare o
descrivere.

Lunit di misura della sonorit il Sone [1]. Un suono dotato di una sonorit di 40
Sones (ci si conceda questo inglesismo), verr sperimentato come avente una sonorit
doppia rispetto da un suono di 20 Sones. Due suoni caratterizzati ognuno da un sonorit di
15 Sones e 20 Sones rispettivamente, qualora sentiti contemporaneamente daranno luogo ad
una sonorit di 35 Sones.

Nella gestione delle misure della sonorit, i Sones si possono sommare e sottrarre
come patate e fagioli ( non cos i decibel) e la loro scala corrisponde al linguaggio comune:
una sonorit di 10 Sones verr sperimentata come dieci volte meno sonora di una sonorit di
100 Sones. Tuttavia la ovvia praticit di questa scala trova un suo limite applicativo nella
complessit degli strumenti e delle competenze necessarie per utilizzarla [1].

Si arriva ai Sones, attraverso la scala delle sonorit relative o scala dei livelli della
sonorit la cui unit di misura il Phon [1]. Se partiamo da un livello della sonorit di 40
Phones, sperimenteremo un raddoppio della sonorit quando il livello della sonorit sar di
50 Phones. Due suoni caratterizzati ognuno da un livello della sonorit di 60 Phones, qualora
sentiti contemporaneamente, daranno luogo ad un livello della sonorit di 70 Phones (ovvero
un incremento di 10 Phones). Queste stranezze, derivano dal fatto che i livelli della sonorit
si sommano secondo le leggi della psicoacustica e noi non possiamo far altro che adattarci a
queste leggi se vogliamo fare delle misure accurate delle sonorit; misure cio i cui risultati
siano coerenti con l esperienza sonora di una popolazione normoudente.

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3.2 Il fonometro come misuratore di sonorit. Per ovviare alle complessit della misura
della sonorit, si costruito il fonometro, o pi correttamente, il misuratore di livelli
sonori. Il misuratore di livelli sonori offre una metodologia semplificata per la misura della
sonorit, ma il suo limite quello di trattare i suoni come energia senza alcun riguardo, se
non approssimativo, per i fisiologismi della percezione. Quello che ci offre il fonometro
quindi qualcosa che ci indica lordine di grandezza della sonorit di un suono, non il suo
valore assoluto. Il fonometro misura livelli sonori, utilizzando le scale dei decibel A, B, C, D,
oppure semplicemente come livelli della pressione sonora (dB lps). I decibel lps, non hanno
alcuna relazione, se non occasionale, con la sonorit. Nell ottica di semplificare al massimo
le procedure di misura, negli ultimi ventanni si sono progressivamente abbandonati i decibel
B, C & D volgendosi risolutamente ad utilizzare solo i decibel A.

Prima di inoltrarci in una descrizione pi approfondita dei rapporti livelli sonori -
reazioni degli esposti, sar bene chiarire il senso ed i limiti dei descrittori pi usati nella
tecnica fonometrica. E di fondamentale importanza chiarire cosa sia il decibel "A" e cosa
implichi, nella interpretazione dei risultati delle misure, luso di una determinata risposta
temporale (Fast o Slow o Livello equivalente).

Purtroppo l'uso delle curve di ponderazione "B" e "C" al crescere dei livelli della
pressione sonora stato completamente abbandonato, ma bene ricordare che le tre curve
(A, B, C) venivano utilizzate per ottenere un miglior accordo fra la sonorit sperimentata da
una giuria di soggetti normoudenti e i risultati della misura fonometrica. Ad un giudizio di
maggiore sonorit si voleva corrispondesse un maggior valore in decibel opportunamente
ponderati, mentre ad un giudizio di sonorit identica si voleva corrispondesse un pressoch
identico valore in decibel opportunamente ponderati. Naturalmente non si parlava di valori
assoluti della sonorit, che si sarebbero dovuti e si devono misurare in Sones, ma del loro
ordine di grandezza [2].

Due valori in decibel, opportunamente ponderati, potevano essere confrontati fra
loro quanto a differenza di sonorit purch non vi fossero grosse differenze di struttura
spettrale. Un esempio di grossa differenza di struttura spettrale si pu riscontrare fra un
tono puro ed un rumore a banda larga. Per fare un esempio pratico consideriamo la
differente sonorit di un tono puro a 1.000 Hz (fischio) e di un rumore bianco (sfiato di aria
compressa). Un tono puro a 1.000 Hz con un livello della pressione sonora (lps) di 40.0
dB(lps), vale per definizione, quanto a sonorit, 1.0 Sones. 40.0 dB(lps) a 1.0 kHz
corrispondono necessariamente a 40.0 dB(A). Un rumore bianco che dimostri alla misura
fonometrica 40.0 dB(A) verr sperimentato con una sonorit di 3.0 Sones, ovvero con una
sonorit tre volte pi alta. Sintetizzando nella tabella 3.1:



Tab.3.1.- Confronto fra il livello sonoro (dB(A)) e la sonorit (Sones)
per un tono puro e del rumore bianco.
Tipo di suono Livello sonoro dB(A) Sonorit - Sones
Tono puro a 1.0 kHz 40.0 1.0
Rumore bianco 40.0 3.0

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Utilizzando un fonometro attribuiamo a questi due suoni lo stesso livello sonoro, mentre in
realt il rumore bianco, verr sperimentato con una sonorit tre volte pi alta di quella del
tono puro!

Il giudizio di raddoppio o quadruplicazione del livello sonoro corrisponde ad un
aumento del livello della sonorit rispettivamente di 10.0 e 20.0 Phon. Al di sopra dei 40
Phon si sperimenta un raddoppio della sonorit ogni aumento di 10.0 Phon [1]. Sempre
considerando che parliamo di ordini di grandezza, pi che di valori assoluti, tale criterio
poteva essere applicato anche ai decibel ponderati nel senso che passare da 40 dB(A) a 50
dB(B), purch non vi fossero grosse differenze di struttura spettrale, corrispondeva ad un
raddoppio della sonorit; passare da 40 dB(A) a 60 dB(B), alle stesse condizioni,
corrispondeva ad una quadruplicazione della sonorit.

L' uso esclusivo della curva di ponderazione "A", ha reso particolarmente incerto il
confronto fra sonorit dominate da basse frequenze (20-200 Hz) e sonorit dominate da
frequenze medio - alte (200-20.000 Hz). Tale incertezza risiede nel fatto che nel campo
delle basse energie sonore (20-80 dB(A)F) a parit di valore di dB(A) misurato, le sonorit
dominate da basse frequenze verranno sperimentate come pi elevate di quelle dominate da
frequenze medio - alte.

Ai fini pratici per, il criterio del raddoppio della sonorit ogni aumento di 10 dB
ponderati si pu applicare anche ai dB(A), purch le strutture spettrali confrontate siano
pressoch le stesse, ovvero a banda larga e dominate o dalle sole frequenze basse o dalle
sole frequenze medio-alte. Come esempio pratico possiamo indicare il caso di rumore da
traffico autoveicolare urbano sperimentato a finestra aperta o a finestra chiusa,
considerando il fonoisolamento offerto da una finestra non dotata di particolari
accorgimenti fono-isolanti (perdita di trasmissione = 8.0 - 12 dB(A)).

3.3 Evoluzione temporale della sonorit. Un altro aspetto importante da definire per
riuscire ad interpretare correttamente i tracciati storici delle misure e i risultati delle
analisi statistiche dei livelli sonori, la scelta della risposta temporale (Fast o Slow) del
sistema di misura del livello sonoro e di analisi statistica dello stesso. Vediamo a tal fine
nella figura 3.1, la registrazione dei suoni prodotti da una pendola a muro. Si scelta questo
tipo di sorgente, per dimostrare i vantaggi dell'una o dell'altra costante di tempo con un
tipo di suono che, essendo famigliare, possa essere riconosciuto nel decorso storico della
sua sonorit dalla maggioranza dei lettori.

Il clima sonoro nel quale si svolta la misura, costituito dal tipico rumore di fondo
da traffico autoveicolare lontano pi i suoni emessi dalla pendola. Si osservi il classico tic-
tac intervallato da 1/2 secondo: il tic presenta un livello sonoro pi alto del tac. Alcuni
secondi prima che la pendola batta le sei, ai secondi 17.2 c.a., si pu vedere (e sentire)
l'avvio del meccanismo di percussione. Tale avvio caratterizzato da un livello sonoro
doppio (pi 10 dB(A)F) rispetto al livello sonoro dei tic ed quindi nettamente distinto,
per sonorit da questi. In seguito, si pu osservare laumento del livello sonoro misurato in
Fast, minimo ( LAFmin ), controllato dal livello sonoro del meccanismo della percussione
oramai avviato, dai secondi 18 a 19.2 c.a.

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Di seguito, si possono osservarei sei rintocchi, con un gradiente veloce di salita
controllato dalla percussione, ed un gradiente lento di discesa controllato dal decadimento
della auto-oscillazione libera del diapason a spirale della pendola. Allo spirare dell' ultimo
rintocco, si pu vedere (e sentire) riemergere progressivamente il tic-tac mascherato in
precedenza dal suono dei rintocchi.



Fig.3.1.- Lasse dei tempi espresso in secondi. Il tratto continuo rappresenta la risposta
"Fast", quello punteggiato la risposta "Slow". E' evidente come la costante "Slow" mascheri il
rumore di fondo e contragga la dinamica della sonorit sperimentata. Questo fatto risulta
particolarmente evidente se si segue l'evoluzione della risposta in "Slow" dell' ultimo rintocco
della pendola, e contemporaneamente si ascolta il tic-tac che riemerge ai sec. 41, 42, 42, 43 e
44 della risposta "Fast": questi sono distintamente udibili ma non risultano dalla misura in "Slow".

E' evidente come la misura con la costante di tempo "Fast" ci restituisca con una
maggiore fedelt la descrizione grafica ( e quindi numerica ) di quello che abbiamo
sperimentato come sonorit, mentre la costante "Slow" ce ne restituisce una visone
sostanzialmente deformata, sia nella dinamica che nel decorso storico. Per ora quindi, resta
fermo il fatto che delle costanti di tempo fonometriche, la costante di tempo "Fast"
quella che pi si avvicina alla risposta temporale della nostra funzione uditiva.

Nelle procedure di misura e monitoraggio dei livelli sonori, si user sempre la
costante di tempo "Fast". A tale regola fanno eccezione solamente i monitoraggi del
rumore in prossimit degli aeroporti, per i voli di linea, dove si fa uso della costante di
tempo "Slow". Possiamo veder nella figura 3.2, la registrazione grafica di un sorvolo fatta in
contemporanea con le due costanti di tempo. E evidente come la registrazione fatta con la
costante "Fast" dimostri delle grandi fluttuazioni di livello (peraltro come tali udibili), tali
fluttuazioni sono dovute sia alla disomogeneit del mezzo ( aria ), sempre pi influente man
mano che l'aeromobile si allontana, sia alle interferenze distruttive e costruttive dovute
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all'energia diretta e riflessa nella fase di allontanamento dell' aeromobile quando dominano
le basse frequenze.

Tale instabilit rende problematica e non ripetibile la misura della durata del
sorvolo a - 10 dB dal livello sonoro massimo, misurato in Fast ( LAFmax ). Per rendere
affidabile la misura della durata del sorvolo, si preferisce ricorrere all' uso della costante
"Slow" [3] che, come possiamo vedere, rende pi "morbido" lo sviluppo del profilo del
sorvolo. Si pu inoltre osservare che con eventi lenti, come il sorvolo di aerei di linea, la
costante Slow conserva la possibilit di riconoscere la natura della sorgente dall' analisi
visiva del decorso storico dei livelli sonori.


Fig.3.2.- Profilo sonoro di un decollo acquisito ad 1 Km dal take-off con microfono a 1.5 metri dal
terreno. Il tratto continuo corrisponde alla costante "Fast", il tratto punteggiato alla costante
"Slow".

La scelta obbligatoria della costante di tempo "Fast" inoltre particolarmente
vincolante l dove si vogliano utilizzare i livelli sonori percentili (L
N
), e questo sia per le
ragioni considerate in precedenza, sia per il dettato della ISO 1996/1 - 1982 [4] che al
par. 3.4 recita cos:

3.4 percentile level : The A-Weighted sound pressure level obtained
by using time-weighting "F" (see IEC pubblication 651) that is exceeded
for N% of the time interval considered. Symbol : L
AN,T
; for example
L
A95, 1 h
is the A-weighted level exceeded for 95% of 1 h. Note -
Percentile levels as determined over a certain time interval cannot
generally be extrapolated to other time intervals.

Che convenientemente tradotto suona pi o meno cos:

3.4 livello percentile : il livello della pressione sonora pesato "A"
ottenuto con la pesatura temporale "F" (vedi pubblicazione IEC 651)
che stato superato per N% dell'intervallo di tempo considerato.
Simbolo : L
AN,T
; per esempio L
A95, 1 h
il livello pesato "A" superato
per il 95% di un ora. Nota - In generale, livelli percentili determinati
all'interno di un certo intervallo di tempo non possono essere
estrapolati ad altri intervalli di tempo.


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Una volta definito che usiamo il filtro di ponderazione "A" e la costante di tempo
"Fast", e che ad ogni aumento di 10 dB(A) corrisponde un raddoppio della sonorit, resta da
definire quale sia la minima variazione di livello sonoro percepibile come tale. Dagli studi
sulla risposta della funzione uditiva (Zwicker, Miller, Riesz)[1], sappiamo che la minima
variazione di livello della pressione sonora sperimentabile come un variazione di livello della
sonorit, varia con la frequenza, la composizione spettrale e con il livello. Per suoni a banda
larga e singole componenti tonali, la dispersione va per i livelli dellordine dei 20 dB(lps) da
circa 0.6 a 2.0 dBlps. Per i livelli dellordine dei 80 dBlps da 0.3 a 0.6 dB(lps). Nelle
procedure fonometriche si assume che la minima variazione di livello sonoro, udibile come
incremento di sonorit, sia pari a 1.0 dB(A)F.

3.4 Il livello equivalente come sintesi dellenergia sonora. Come abbiamo visto, l uso del
dB(A)F ci consente di riconoscere dalla osservazione del decorso storico della misura,
lesperienza sonora cui il decorso storico si riferisce. Nelle procedure di valutazione dell
impatto da rumore per, dobbiamo procedere con delle misure di monitoraggio protratte
per ore, a volte per giorni, a volte per settimane a seconda del tipo dei climi sonori
investigati.

Questi tempi lunghi di misura, producono per una massa notevole di dati, di
difficile gestione, quando si voglia correlare i risultati della misura agli effetti sugli esposti.
Per ottenere un unico valore che rappresenti lenergia sonora complessivamente assorbita
degli esposti, si utilizza il livello equivalente pesato A. Questi rappresenta la sintesi dei
livelli sonori pesati A, mediati come se fossero energia, di tutti gli eventi sonori
succedutisi nellarco del tempo di misura o meglio nellarco del tempo di integrazione. Nella
figura 3.3, vediamo lo sviluppo ed il valore finale (in alto a destra) del livello sonoro
equivalente controllato dai suoni prodotti dalla pendola, nellarco del tempo di misura.


Fig.3.3.- Vediamo nella figura la storia dei livelli sonoriFast (LAF), prodotti dalla pendola
come tratto continuo, mentre come tratto punteggiato vediamo lo sviluppo del livello sonoro
equivalente ( LAeq progressivo ). Alla fine della integrazione, si dimostra un valore del livello
sonoro equivalente finale ( LAeq finale ) di 56.0 dB(A) per 50 secondi.

Ritorna naturalmente come un insostituibile vantaggio, il fatto di avere un numero
solo (56.0 dB(A) per 50 sec.) al posto di dover descrivere la cosa dicendo che i massimi pi
frequenti dei tic sono di 39 dB(A), che i massimi pi frequenti dei tac sono di 37 dB(A),
che i massimi pi frequenti dei rintocchi sono di 68 dB(A), che i minimi pi frequenti del tic
- tac sono di 28 dB(A), che i minimi pi frequenti del meccanismo di percussione sono di 34
dB(A) e che i minimi pi frequenti dei rintocchi sono di 48 dB(A). Tuttavia per poter fare un
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accurata diagnostica del disturbo da rumore, abbiamo bisogno di qualcosa di pi della sintesi
fornitaci dal livello equivalente.

Consideriamo il caso illustrato in figura 3.3, e diciamo che rappresenta un clima
sonoro piacevole con i suoi 28 dB(A) di minimo pi frequente controllati dal rumore che
proviene dall esterno dell appartamento. Il suono della pendola appartiene allambiente, fa
parte dellarredo. Immaginiamo ora che qualche malintenzionato installi nellappartamento
sottostante un circolatore dacqua calda (che funziona 24 ore/die), e che questo
circolatore, male installato, immetta nel nostro appartamento un livello sonoro continuo (una
riga sul tracciato che maschererebbe il tic-tac) pari a 46 dB(A)F.

Questa novit comporterebbe una quasi quadruplicazione del livello sonoro
controllato da un suono non voluto o non desiderato (da 28 a 46 dB(A) con un incremento
del livello sonoro di 18 dB(A)). Come esperienza di incremento di livello questa potrebbe
paragonarsi, per rumore da traffico, alla differenza finestra aperta - finestra chiusa di una
finestra con doppi vetri dotata di guarnizione sigillante! E si pu ben dire che non un
esperienza piacevole! Il livello equivalente nel caso considerato dimostrerebbe un valore di
56.4 dB(A) per 50 secondi con un incremento di 0.4 dB(A) (non percepibile) per una
quadruplicazione della sonorit continua reale sperimentata.

E quindi chiaro che se il livello equivalente si presta bene alla sintesi dei valori
sonori, non utilizzabile nella valutazione del disturbo dove pi tipi di sorgenti,
desiderate e non desiderate, o valutate differentemente quanto a potenziale
disturbante, concorrono a formare il clima sonoro. Nel caso considerato si sarebbe
ottenuta la dimostrazione della variazione della sonorit sperimentata, utilizzando invece
che LAeq
T
, lindice statistico LAF95
T
( livello sonoro pesato A, Fast, superato per il 95%
del tempo di misura ) detto pi comunemente rumore di fondo.

LAF95
T
rappresenta in maniera normalizzata i livelli sonori minimi pi frequenti che
caratterizzano un determinato clima sonoro, oppure detto in maniera pi popolare,
rappresenta la sonorit dellambiente quando non passano sorgenti mobili, non sono attive
sorgenti fisse, si sta zitti, non cantano uccelletti, grilli, cicale, rane ecc. L incremento dei
livelli sonori controllati dalle varie possibili sorgenti, riferito al valore di LAF95
T
, ad opera
di ognuna delle sorgenti citate, diventa un preciso descrittore della variazione della
sonorit ambientale causata dalla specifica sorgente. Diventa un indice di incremento della
rumorosit, quando la specifica sorgente considerata eroga suoni non desiderati o non
voluti. Esistono naturalmente altri indici statistici (da L01 ad L99) che possono trovare
applicazione specifica in casi particolari di misura dei climi sonori ed analisi del disturbo,
che qui per non il caso di considerare [5,6,7,8].

Negli ultimi ventanni, c stato un numero elevato di ricercatori che hanno cercato
di combinare in vario modo LAeq
T
con alcuni indici statistici, al fine di ottenere una
grandezza metrologica univoca, utilizzabile nelle previsioni di impatto da rumore. Tutti
questi indici di rumorosit per, correlano molto meglio fra loro che con lo scopo per il
quale sono stati creati: correlare una grandzza metrologica con le reazioni degli esposti [9].

3.5 Limpatto da rumore. Nelle valutazioni di impatto da rumore sulle popolazioni, i limiti
del LAeq
T
come correlatore con il disturbo, quandanche integrato da indici statistici, sono
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stati egregiamente superati dalle indagini di socioacustica. In queste indagini, il valore di
LAeq
T
controllato da tipi specifici di sorgenti, viene usato solamente come correlatore e
per ogni valore di livello sonoro equivalente, si va a vedere, con il metodo dell' intervista
agli esposti, in che misura ne vengono alterati i comportamenti, o quale giudizio questi
esprimono su quella particolare condizione di rumorosit.

Nella applicazione di tali indagini all' impatto da sorgenti fisse, si usa un unico valore
di livello sonoro integrato (LAeq
T
) controllato esclusivamente dalla sorgente specifica,
aggiungendo delle correzioni per il carattere timbrico, temporale, informativo e di durata
specifico di quella particolare sorgente. Il valore di LAeq
T
controllato dalla sorgente
specifica, corretto per i caratteri timbrici, temporali e di durata pu prendere il nome di
Indice di valutazione del rumore (Iv). Tale indice viene confrontato con i minimi pi
frequenti del livello sonoro Fast in assenza della attivit sonora della sorgente specifica
(LAF95
T
). Vediamo nella tabella 3.2, un esempio dei risultati che offrono queste indagini di
socioacustica, per sorgenti fisse dalla ISO 1996 del 1972.

Tab.3.2.- Esempio di risultati da indagini di socioacustica per sorgenti fisse.
Indice di valutazione
rumore di fondo
(LAF95)

P r e v i s i o n e d e l l e r e a z i o n i
0
Nessuna Non si osservano reazioni di autodifesa
5.0
Poche Proteste sporadiche
10.0
Medie Diffuse reazioni di protesta
15.0
Forti Accenni di proteste organizzate
20.0
Molto forti Organizzazione di vigorose reazioni di protesta


Ora,va detto, che sebbene si sappia, fra gli addetti ai lavori, che nella revisione della ISO
1996 del 1982, questa tabella non stata pi ripresentata, a parere di quanti, come gli
autori, si occupano ogni giorno di impatto da rumore da sorgenti fisse, il metodo e le
previsioni della ISO 1996-1972 ancora oggi quello che meglio consente di prevedere e
valutare limpatto da rumore da sorgenti fisse. Sappiamo ancora, fra addetti ai lavori, che il
motivo per il quale la ISO non ha ripresentato questa tabella e questo metodo
squisitamente politico, ed dovuto alle contestazioni di eccessivo allarmismo ( peraltro
giustificato dallesperienza) mosso dalle varie autorit nazionali alla ISO.

Una cosa analoga accaduta per la revisione della ISO 1999 che nella prima
versione riportava le probabilit di danno uditivo da esposizione al rumore in ambiente di
lavoro, per una popolazione reale ( che in effetti devastante ), sostituita nella revisione
del 1990 da un metodo di calcolo della probabilit di danno uditivo per una popolazione
selezionata [10].

Resta comunque il fatto che i risultati di questa indagine socioacustica, ci
forniscono un prezioso elemento di valutazione nelle previsioni di impatto da rumore da
sorgenti fisse: ogni 5.0 dB(A), o dB(iv) se ci sono correzioni, di incremento da LAF95
si osservano significative variazioni nella alterazione dei comportamenti degli esposti
dovute ad esposizione al rumore.
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Nelle applicazioni delle indagini socioacustiche all' impatto da sorgenti mobili (Treni,
aerei, traffico autoveicolare) si usa unicamente il valore integrato del livello sonoro
equivalente, essendo inutile caratterizzare ulteriormente delle sorgenti che presentano
caratteristiche timbriche, temporali e di durata confrontabili e per le quali si va a
conoscere, direttamente tramite intervista, l'effetto sulla popolazione.

Dato l'assunto si pu comprendere come i risultati di queste indagini saranno tanto
pi conformi alla realt quanto pi si curer che il valore integrato del livello sonoro
(LAeq
T
), usato come correlatore, sia controllato prevalentemente, se non unicamente,
da un singolo tipo di sorgente [8]. Prendendo spunto dalla letteratura internazionale si
osservano pi ricerche svolte in questa direzione [11,12] dalle quali prendiamo a spunto di
riflessione quella di Miedema [13] che ci sembra la pi completa, anche se basata su pochi
dati per le sorgenti fisse non impulsive, per ammissione dello stesso autore. Se ammettiamo
come meta sociale la presenza nella popolazione del 10% di soggetti fortemente disturbati,
troveremo la distribuzione dei limiti espressi come L
dn
( la media di LAeq notturno + 10 dB
ed LAeq diurno ) riportati

nella tabella 3.3.

Tab.3.3.- Valori di soglia in L
dn
per un residuo del 10 % di fortemente disturbati.
Sorgenti fisse impulsive
37.0 dB(A)
Sorgenti fisse non impulsive
40.0 dB(A)
Aeromobili
54.0 dB(A)
Autostrade
56.0 dB(A)
Autoveicolare urbano
59.0 dB(A)
Treni - tram
65.0 dB(A)

Da i risultati di queste indagini socioacustiche, risulta il seguente fatto: se due o pi
valori in dB(A) misurati da quale che sia sorgente sono delle grandezze omogenee e
confrontabili quanto a livelli sonori integrati alla maniera dellenergia; gli stessi valori non
sono pi delle grandezze omogenee se utilizzati come previsori o dimostratori dell' impatto
del rumore sulla popolazione. Per farli diventare delle grandezze omogenee nella
valutazione dell'impatto da rumore, necessario specificare quali sono le sorgenti che,
in quei particolari climi sonori, controllano l evoluzione del livello sonoro equivalente.










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3.0 Riferimenti.

[1] E.Zwicker, H.Fastl. Psychoacoustics, Facts and models. Springer-Verlag pp 181-214.
[2] P.V.Bruel. Induced hearing loss in industry. Atti Internoise 93 pp 27-29.
[3] Annesso 16 dell ICAO - Volume 1 - 1988. ISO 3891-1978 Acoustics-Procedure for
describing aircraft noise heard on the ground. (In fase di revisione) c/o UNI - Via
Battistotti Sassi - Milano - Tel 02 700241.
[4] ISO 1996/1-1982 Acoustics-Description and measurement of environmental noise-
Part 1: Basic quantities and procedures.
c/o UNI - Via Battistotti Sassi - Milano - Tel 02 700241.
[5] B.Abrami. A.Armani. Le basi per la costruzione di una semeiotica dei climi di rumore
finalizzata ad una lettura valutativa e diagnostica dei dati forniti da stazioni di
monitoraggio del rumore fisse e semi fisse. Atti XXI Conv. Naz. AIA, Abbazia di Praglia
(Padova) 31/3 - 2/4 1993. pp 293-297.
[6] B. Abrami, A.Armani, M.Sergenti. Correlazione fra il flusso autoveicolare e L50. Atti
XXI Conv. Naz. AIA, Abbazia di Praglia (Padova) 31/3 - 2/4 1993. pp 387 - 392.
[7] B. Abrami, A.Armani, M.Sergenti. Il monitoraggio del rumore urbano ed extraurbano:
la misura, la diagnosi, la previsione. c/o Spectra srl. Brugherio (MI) 1993. Tel 039
2872422.
[8] B. Abrami, C. Spalletti. Procedure per le misure del rumore secondo il DPCM 1 Marzo
1991. Phoneco Milano 1994. c/o Hoepli Tel 02 86487264 / Ingegneria 2000 Tel. 06
4744169.
[9]F.Sanford. Interpreting findings about community response to environmental noise
exposure: what the data say? Euro-noise proceedings, Book 2, pp 235-248, 1992.
[10] B. Abrami. La pratica del controllo del rischio di danno uditivo in ambiente di
lavoro. Isolare CTA N 3/93 c/o ANICTA Tel. 02 326721.
[11] Atti di Noise as a Public Health Problem.1993 Nizza. INRETS - Service Publications
- 2 Avenue du General Malleret Joinville - 94114 Arcueil Cedex - Francia.
[12] Atti di Internoise 94. Yokohama - Japan -1994 - Noise Control Foundation - P.O. Box
2469, Arlington Branch - Poughkeepsie, NY 12603, USA)
[13] Da rif 11. Miedema. Response functions for environmental noise. pp 428 - 433
















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4.0 Silenzi, suoni, rumori e livelli sonori equivalenti.

B. Abrami.

4.1 Suoni e rumori. Il rumore un segnale sonoro che non vorremmo sentire. Il rumore, a
differenza di altri tipi di inquinanti un inquinante di tipo sensoriale, percepibile. Chi
esposto ad inquinamento da rumore lo sa dalla percezione diretta del fatto, non ha bisogno
di strumenti che rivelino l'entit del gas disperso in atmosfera, che rivelino l'entit delle
radiazioni ionizzanti o non ionizzanti. Questa caratteristica dell'inquinamento da rumore lo
rende peraltro particolarmente adatto alla sensibilizzazione della popolazione verso i
problemi che l'inquinamento in generale pu portare. Chi produce rumore lo sa dalla
percezione diretta, e da questa pu apprendere quali sono i comportamenti che ne limitano
la produzione.

Contemporaneamente ai rumori per, ci sono una vasta gamma di segnali sonori, i
quali fanno parte del nostro ambiente, tanto che in questi segnali risiede una parte
importante del nostro riconoscimento dellambiente stesso [1]. Tanto i segnali sonori nei
quali ci riconosciamo o riconosciamo il nostro ambiente, quanto quelli non desiderati o
rumori, formano nel suo complesso quello che potemmo chiamare usando un termine coniato
da Shaffer [2], il nostro panorama sonoro (soudscape). I livelli sonori equivalenti controllati
dai suoni e quelli controllati dai rumori sono molte volte identici, onde una semplice misura
di livello sonoro equivalente non pu dirci se il luogo nel quale questa misura stata fatta,
sia un luogo rumoroso ovvero un luogo privo di rumori ma ricco di suoni.

Non v' attivit umana che non comporti il rilascio di una qualche quantit di energia
sonora diretta o indiretta nell'ambiente. Il caso pi tipico e diffuso la conversazione: due
persone che parlano alla distanza di 1.5 - 3.0 metri l' una dall'altra si espongono
reciprocamente ad un livello sonoro equivalente dell' ordine dei 65 - 75 dB(A). Un pranzo
con 10 - 20 commensali che chiacchierano fra loro li espone, a seconda della loro nfasi, in
un ambiente mediamente riverberante, ad un livello sonoro equivalente dell'ordine dei 75 -
85 dB(A).

In generale, nella vita quotidiana, senza essere esposti a sorgenti sonore industriali
o mobili, difficile riuscire ad essere esposti a meno di 60 - 65 dB(A) di livelli equivalente
diurno (dalle 06 alle 22). Riportiamo nella tabella 4.1, degli esempi di livelli sonori equivalenti
con i relativi tempi di integrazione (LAeq
T
) e il relativo rumore di fondo (LAF95
T
), associati
ad attivit che normalmente non sono considerate come implicanti esposizione a rumore,
attivit per le quali non si conoscono storie di formazione di comitati di protesta n sono
riportati in letteratura casi di danno psicosomatico:

Tab.4.1.- Esempi di livelli sonori equivalenti controllati da attivit che non
vengono, normalmente, considerate rumorose.
Attivit LAeq
T
(dB) LAF95
T
(dB)
Stare in casa senza radio, TV, ecc * 60
(6.0 h.)
30
(6.0 h.)

Caff viennese con brusio avventori 70
(1.5 h.)
55
(1.5 h.)

Visita in casa di amici con 4 bambini 76
(3.5 h.)
35
(3.5 h.)

Concerto in piazza (orchestra) 87
(1.0 h.)
60
(1.0 h.)

Trasferimento in automobile** 76
(2.0 h.)
50
(2.0 h.)

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Colloquio in uno studio professionale 67
(1.5 h.)
35
(1.5 h.)

Trasferimento in metropolitana (Milano) 78
(30 min.)
60
(30 min.)

Lavoro in ufficio con 3 persone*** 73
(4.0 h.)
35
(4.0 h.)

* Il livello sonoro controllato da colloqui, squilli telefono, e rumori accidentali.
** A finestrini chiusi.
*** Il livello sonoro controllato da colloqui, squilli del telefono, rumori accidentali.



Questi valori di esposizione sono stati misurati con un misuratore di livello sonoro
integratore indossabile, portato come in figura 4.2. Come si pu vedere nella tabella 4.2,
rappresentano dei casi di esposizione e livelli sonori ben pi elevati di quelli ammessi, in
periodo diurno, dal nostro DPCM 1 marzo 1991 in ambiente di vita. Tali valori limite sono i
seguenti:

Tab.4.2.- Valori-limite allesposizione sonora in ambiente di vita in periodo
diurno secondo il DPCM 1 Marzo 1991.
Classe di destinazione duso del territorio Valore limite LAeq,16h
Aree particolarmente protette 50
Aree prevalentemente residenziali 55
Aree di tipo misto 60
Aree di intensa attivit umana 65
Aree prevalentemente industriali 70
Aree esclusivamente industriali 70

La constatazione delle differenze fra i limiti del DPCM e i valori dimostrati in
condizioni di esposizione non considerate rumorose deve indurci ad una pi profonda
valutazione del problema: disturbo da rumore - sua dimostrazione tramite misure di livelli
sonori equivalenti.

Nonostante i livelli equivalenti relativamente elevati cui siamo esposti nelle pi rosee
condizioni sonore, non pensiamo di subire dell'inquinamento da rumore, anzi i suoni del
nostro ambiente fanno un p parte della nostra identit; ci sentiremmo a disagio senza di
essi. L'esperienza del subire del rumore incomincia quando veniamo esposti alla percezione
di suoni che non vorremmo ascoltare. Non a caso che l'Organizzazione Mondiale della
Sanit ha definito il rumore come un suono non desiderato o non voluto. Salta all' occhio
in questa definizione, la mancanza di un valore espresso in dB(A)! Una esposizione ad un
livello sonoro di 60 o 70 dB(A), non di per s indicativa di una condizione di esposizione al
rumore. Per lo stesso motivo una esposizione ad un livello sonoro di 30 - 40 dB(A), non di
per s indicativa di una assenza di esposizione al rumore.

Naturalmente, fra i non addetti ai lavori, sorge a questo punto il seguente dubbio:
se la definizione di rumore quella di "suono non gradito" allora vuol dire che non c' alcuna
certezza nel definire come rumore un certo tipo di suono. Siamo in balia dell'arbitrio pi
totale. Un caso molto comune per tutti: quello che musica per chi la ascolta volendola
ascoltare a livelli dell'ordine dei 80 - 100 dB(A), rumore per chi un appartamento pi in l
a 50 - 70 dB(A) oppure qualche centinaio di metri pi in l a 30 - 50 dB(A), la sente volendo
fare altro.

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In realt l'arbitrio solo apparente, perch se ci si solleva dalla osservazione di
singoli casi, alla catalogazione sistematica del rapporto energia sonora assorbita per tipo di
sorgente - reazioni della popolazione esposta, si osserveranno dei fenomeni collettivi dove
altrimenti si vedrebbero solo dei comportamenti arbitrari di singoli individui o di sparuti
gruppi di individui. Si entrerebbe cos in una nuova scienza che potremmo chiamare
socioacustica: la scienza che studia e quantifica le alterazioni dei comportamenti delle
popolazioni esposte a suoni e rumori in ambiente di vita.

Approfondendo l' osservazione, si scoprirebbe inoltre che non tanto il livello
sonoro del suono non desiderato in s a determinare negli esposti una reazione di rifiuto,
quanto il tempo di esposizione a quel suono indesiderato (ad esempio ogni giorno lavorativo
per settimane , mesi , anni). Si osserverebbe inoltre che la semplice reazione di rifiuto
degenera in complessi ossessivo-persecutori, quando la richiesta di estinzione del suono non
gradito non viene appagata. In casi limite, lo stress indotto dall'ossessione persecutoria
trova il suo sbocco sia in reazioni violente contro i responsabili della sorgente rumorosa
(reazione estroversa) sia nell'abbattimento delle difese immunitarie (reazione introversa).


4.2 L'esperienza del silenzio. Nell' immaginario collettivo si contrappone alla necessit di
vita in una societ rumorosa, il desiderio di vivere in un ambiente silenzioso. Ma il tema del
silenzio come esperienza sociale, se si esclude l iniziativa coraggiosa ed originale della
Provincia Autonoma di Trento [3], non mai stato affrontato a livello scientifico. Bisogna
per comprendere, come emerge con chiarezza dal rif. 3, che quello che nell'immaginario
collettivo st sotto il nome di "silenzio desiderato" non identificabile con una assenza di
energia sonora o con la presenza di livelli sonori equivalenti molto bassi (20 - 30 dB(A)). Allo
scopo di dimostrare questo fatto ho passato una giornata nel luogo silenzioso per
eccellenza: un monastero sperduto fra i calanchi dell'alta Maremma toscana. Nell'Abbazia
di Monteoliveto Maggiore.



Fig. 4.1.- A sinistra si vede la foresteria della
Abbazia di Monteoliveto Maggiore. Dietro la
foresteria spicca il campanile della chiesa abbaziale.

Gli ospiti, alloggiando nella foresteria, possono partecipare alla vita di preghiera e
meditazione con i monaci. Se si legge il libro degli ospiti, nel quale gli ospiti sono invitati a
lasciare un loro commento sulle esperienze vissute in quel luogo, si osserva che circa il 25%
dei commenti inneggiano al grande silenzio che regna in quel posto; riportiamo nella tabella
4.3 alcuni dei commenti:
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Tab.4.3.- Commenti sul clima sonoro, dal libro della foresteria.

Commento A: In questo luogo ogni attimo scandito dal rintocco delle campane, aiuta a
riscoprire le gioie semplici della vita: il silenzio, il vento, perfino gli ultimi tepori del sole
oramai mitigati dallincipiente inverno..........
Commento B: Molto meglio il suono delle campane alle cinque della mattina che il rumore
del traffico.....
Commento C: Il silenzio un gran maestro di vita e qu lo ho constatato. Grazie per la
bellezza e larmonia.....
Commento D: Cara Abbazia di Monteoliveto una consolazione, per me, sapere che esisti, e
tornare per sentire il silenzio e la pace.....
Commento E: Difficilmente potremo trovare un oasi di serenit e di silenzio come qui........
Commento F: Appena sono arrivata mi sentivo sola e sperduta, ma la solitudine non altro
che paura di s stessi. Poi ho incominciato ad ascoltare la natura e ad apprezzare il silenzio.
Ora non soffro pi e sono contenta di essere giunta sin qui...........
Commento G: Abbiamo trascorso una sttimana di tranquillit (a parte i grilli).........
Commento H: Chi non ha la serenit, la ritrova qua... Il cinguettio degli uccelli, il frusciare
degli alberi, dolci rumori che ristorano i cuori.............

Al tempo della mia permanenza ( sett.95 ) nel luogo, sul libro degli ospiti erano
annotati circa 400 commenti dei quali circa 100 inneggianti al silenzio che regna in quei
posti. E naturale quindi che un ricercatore si ponesse la seguente domanda: a quale livello
sonoro equivalente corrisponde questo silenzio? Si dotasse di un misuratore indossabile di
livello equivalente e monitorasse una giornata di vita in monastero.

Per eseguire la misura lo sperimentatore si dotato di un fonometro-analizzatore
statistico Larson & Davis mod.820 che, grazie alle sue dimensioni, pu
essere tenuto nella tasca interna di una giacca, il microfono veniva fatto sporgere di alcuni
centimetri (Fig.4.2).

Il misuratore di livello sonoro utilizzato, dispone di una gamma dinamica di 110 dB(A)
e un campo di misura da 18 a 130 dB(A). Veniva fatto acquisire, in questo caso,
contemporaneamente la storia dei livelli equivalenti da un minuto e la storia di intervalli da
cinque minuti ( vedi par. 6.3 & 6.7). Durante la giornata di monitoraggio lo sperimentatore
ha osservato, per quanto possibile, il pi rigoroso silenzio.

Nella figura 4.3 vediamo i risultati di questa giornata di monitoraggio: lacquisizione
iniziata alle 06.00 ed terminata alla 22.00. La storia costituita da una sequenza di
livelli equivalenti da un minuto (LAeq 1). Alla fine della giornata ci siamo ritrovati con un
LAeq
16 h.
pari a 72.4 dB. Va detto, che quella era una giornata un po' particolare, in quanto
si commemorava un monaco compositore olivetano, ed in suo onore era stato organizzato un
concerto per organo e soprano. Il concerto stato tenuto dalle 16.00 alle 17.40 (i livelli
massimi di LAeq1 in quellintervallo sono controllati dagli applausi)

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Fig.4.2. Nella foto visibile il posizionamento del
microfono durante lesperimento. Sullo sfondo si
vede l Abbazia di Monteoliveto Maggiore



Fig.4.3. Nel diagramma si vede a tratto continuo il panorama dei livelli sonori come LAeq 1 della
giornata di monitoraggio; a tratto punteggiato si vede levoluzione del livello sonoro equivalente
progressivo il cui valore finale di 72.4 dB(A) per 16 ore (LAeq16 h.). Dalle 07 alle 08: mattutino,
colazione e lodi; dalle 11 alle 12.20: S.Messa; dalle 12.40 alle 13.50: pranzo; dalle 15.30 alle 16:
conversazione; dalle 16.00 alle 17.30: concerto; dalle 19 alle 19.30: vespro; dalle 20 alle 20.40:
cena; dalle 21 alle 21.30: compieta. Gli intervalli non elencati sono trascorsi in cella dedicandosi allo
studio o alla meditazione.

Volendo, peraltro giustamente, considerare atipici i livelli sonori assorbiti durante il
concerto, si pu procedere ad una postelaborazione dei risultati della misura. In questo
modo si pu dimostrare quale lenergia sonora assorbita da un monaco, o da un ospite del
monastero che segua lo stile di vita dei monaci, durante una giornata tipica. Il valore di
livello sonoro equivalente risultante da questa postelaborazione, risulta cos essere
proiettabile alle altre giornate trascorse nel monastero. Nella figura 4.4, vediamo il
risultato di questa postelaborazione.
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Fig.4.4. Escludendo dal calcolo del livello equivalente finale lepisodio del concerto, ne risulta un
livello equivalente di 67.1 dB(A) per 14.5 ore. Volendo riportare questo valore alle 16 ore del
periodo diurno, si pu considerare il fatto che normalmente dalle 16 alle 17.30 il monaco studia o
medita in cella con un esposizione dellordine dei 50 dB(A). Avremmo quindi per un LAeq14.5 h. di
67.1 dB pi un LAeq1.5 h 50 dB un LAeq16 h. pari a 66.7 dB.

Il risultato dellesperimento che al giudizio di silenzio, espresso da non addetti ai
lavori (la popolazione), vedi commenti da A ad F nella tab.4.3, corrisponde in questo caso un
Leq
16 h.
pari 66.7 dB(A)!?!? La cosa non deve meravigliare in quanto la popolazione esprime
come silenzio lassenza di suoni non graditi (rumori) la presenza di suoni graditi non
altera, nel giudizio della popolazione, la condizione di silenzio. Tale fenomeno stato gi
osservato da altri sperimentatori come R.M.Schaffer [2] M.Sasaki [4] J.Nakazato[5].

Se ora ci si chiede quale grandezza fonometrica pu essere presa a dimostrazione
di questa esperienza di silenzio, che pur ci deve essere, se la gente lo sperimenta e dichiara,
troviamo questa grandezza nel decorso storico del livello del rumore di fondo o LAF95
T
.
Il valore di LAF95
T
, rappresenta quello che viene sentito quando non ci sono sorgenti
sonore attive nelle immediate vicinanze. Si pu definire come i valori minimi pi frequenti
nell intervallo di misura . E controllato da tutte le sorgenti sonore sparse su di un area
molto grande circostante il punto di misura. In ambiente urbano, a finestre aperte, oscilla,
orientativamente, dai 40 ai 60 dB(A). Nella figura 4.5 vediamo lo stesso monitoraggio delle
figg. 4.2 & 4.3 come sequenza storica di intervalli da 5. Si pu osservare come dalle 10.30
alle 10.50; dalle 14.00 alle 15.00; dalle 17.40 alle 18.20, LAF95,5 presenta, in esterni,
valori dellordine dei 22 - 25 dB(A). Tali valori di LAF95 , o poco pi alti, sono riscontrabili
in ambito urbano solo in occasione delle grandi partite di calcio (tutti fermi a guardare la
televisione)!


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Fig.4.5.- Nella figura vediamo i risultati del monitoraggio con la tecnica degli intervalli. In questo
caso, ogni cinque minuti sono stati registrati LAeq ed un certo numero di percentili (LN): in questo
diagramma abbiamo visualizzato solamente LAeq,5 & LAF95,5. Si pu osservare come durante i
momenti collettivi (messa, salmi, colazione, pranzo e cena) L95 si innalza. Presenta dei valori
minimi oscillanti da 20 a 25 dB(A)F che non troveremo mai in ambito urbano. Dalle 08 alla 10 il
valore di LAF95,5 controllato dal rumore (30 dB(A)F) del sistema di raffreddamento del
computer utilizzato dallo sperimentatore durante la permanenza mattutina in cella.

I valori minimi di L95, oscillanti fra 20 e 25 dB(A)F dimostrano che lesperienza di
silenzio si fonda sul fatto che a sorgenti sonore specifiche (salmi, messa, campane, uccelli,
ecc) inattive, il livello sonoro scende a 20 / 25 dB(A)F in qualunque momento della
giornata. La cosa possibile unicamente grazie al fatto che in qualunque direzione ci si
allontani dal monastero il paesaggio che si incontra quello documentato nella figura 4.6.



Fig.4.6.- In qualunque direzione ci si allontani dal monastero si incontrano per 5 -10
chilometri paesaggi di questo genere. Lassenza di traffico autoveicolare intenso e
la variegata orografia di questo territorio sono la causa principale dei valori minimi
di LAF95 dimostrati. Il monastero si trova dietro la collina in alto a sinistra della
foto.

4.3 Il silenzio come assenza di energia sonora. Capita spesso durante i seminari di
acustica ambientale che venga richiesto, da parte di consulenti o funzionari di USL, per
quale motivo la nostra legislazione sul rumore in ambiente di vita stabilisce dei limiti
apparentemente cos alti. Alcuni giungono ad auspicare il raggiungimento del silenzio
assoluto. Ma possibile campare, nel silenzio assoluto?
Se ci facciamo chiudere in una camera che oltre ad essere anecoica, offra anche un
fortissimo isolamento rispetto al rumore ambientale, nel silenzio assoluto, osserveremo il
seguente fenomeno: dopo un tempo variabile da soggetto a soggetto dai trenta secondi ai
sessanta secondi, se si st immobili, incominceremo a sentire una serie di suoni prodotti dal
nostro organismo.

Il primi suoni che ci si presenteranno sono prodotti dal nostro respiro, dalla nostra
deglutizione o dal nostro occasionale grattarci la testa causato dalla perplessit dell'
esserci messi in una situazione cos insolita. Poco dopo si percepir il suono prodotto dal
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flusso ematico che vascolarizza la coclea. Se i suoni legati alla deglutizione e grattazione e
al respiro sono, occasionali i primi due e ritmico e parzialmente volontario il secondo, quello
legato alla vascolarizzazione della coclea ritmico-involontario e quindi continuamente
presente.

Quest'ultimo suono lo sentiamo continuamente ed il principale responsabile del
cattivo rendimento della nostra sensibilit uditiva alle basse frequenze e ai bassi livelli di
livello sonoro. Un tono puro a 40 Hz per essere udibile, deve avere un livello di pressione
sonora tale da produrre un livello del volume sonoro superiore a quello prodotto, a quella
frequenza, dal flusso ematico che vascolarizza la coclea.

Sono poche le persone che, in quelle condizioni, riescono a mantenersi serene nell'
ascolto del suono della Vita in noi. I pi sono presi da un senso di angoscia che li porta a
produrre dei suoni che mascherino la percezione di quel suono. Si pu simulare quella
condizione, premendo fortemente i palmi delle mani sui padiglioni auricolari: dopo pochi
secondi si inizier a sentire il flusso vascolare, sebbene non cos intensamente come lo si
sentirebbe in una camera silente. Un altro esempio di suono che si produce solo per noi,
sperimentabile in ambienti non silenti, e quello prodotto dal grattarsi la testa: noi sentiamo
un suono ( trasmesso per via ossea ) dal livello apparente dei 50-60 dB(A), chi ci st di
fronte non sente assolutamente nulla.

A conclusione di questa prima osservazione, possiamo dire che una volta che noi
riuscissimo a eliminare tutti i suoni prodotti dal mondo che ci circonda, inizieremmo a
sentire i suoni prodotti dal nostro organismo e che questa esperienza, da i pi, non
considerata piacevole.

Ma forse i consulenti e funzionari dei servizi, intendono come silenzio assoluto un
clima sonoro nel quale si sentano solamente i suoni della natura, includendo in questi la voce
umana; come ad esempio in un monastero sperduto nella profonda Maremma toscana o
innalzato sulle aspre balze della Sila calabrese.

Anche qu per, si osservano frotte di rumorosi turisti, se c' qualche opera d'arte
da vedere. Questi turisti, con sonore esclamazioni plaudono al silenzio che regnava in quei
posti precedentemente la loro venuta. Ad un osservatore attento, non sfugge per il fatto
che tali sonore esclamazioni seguono sempre un momento nel quale l'esaurirsi occasionale
del vociare, porta alla percezione del reale silenzio del luogo e come, tali sonore
esclamazioni, siano in realt non una lode al silenzio ma la produzione di un suono che dal
silenzio difenda l'apparente lodatore.

Difatti al crepuscolo, e in generale nei giorni non festivi o vacanzieri, quando il
silenzio vivo della natura riprende il suo sopravvento, interrotto solo dal richiamo delle
campane e dal Canto delle Lodi: il Mattutino, l'Angelus, la Competa; si resta in pochi nei
monasteri: vi restano quegli oramai rari uomini e donne che nel silenzio vogliono incontrare
se stessi e forse, durante questo viaggio di conoscenza, la concretezza di un Mondo
Spirituale. Ma siamo alle frontiere dell' ignoto, e l' ignoto si s fa paura.

Ma sentiamo cosa diceva il professore C.G.Jung, uno dei fondatori della moderna
psicanalisi, sulle motivazioni che determinano le reazioni umane al rumore e al silenzio. Nel
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1957, il professore Jung era stato invitato a scrivere un articolo sul rumore dal prof. Karl
Oftinger di Zurigo, fondatore di una Lega contro il rumore . Riportiamo a seguito per
intero la lettera di risposta all'invito, in quanto ritengo contenga molti spunti di riflessione,
alcuni a carattere generale altri di pi specifico interesse per chi voglia fare della scienza
dell'acustica ambientale.

Egregio professore,

in riguardo alla mia et avanzata e quindi alla mia facilit di affaticarmi,
purtroppo non sono pi in grado di soddisfare il Suo desiderio. Lei pu per
esser certo della mia simpatia e comprensione. Personalmente sfuggo il rumore
e lo evito il pi possibile, perch esso disturba notevolmente la capacit di
concentrazione richiesta dal mio lavoro e quindi mi costringe a uno sforzo
psichico supplementare per isolarlo.

In effetti, al rumore ci si abitua, come ci si abitua a un consumo smodato
d'alcool; alla fine per lo si paga lo stesso, quello con una cirrosi epatica e
questo col logoramento dei nervi dovuto a un prematuro esaurimento della
sostanza cerebrale. Il rumore tuttavia non che uno dei mali della nostra
epoca, anche se forse il pi evidente. Gli altri sono il grammofono, la radio e
ultimamente la deleteria televisione.

Un'associazione di insegnanti ha domandato per quali motivi oggigiorno non si
riesca pi, malgrado il miglioramento dell'alimentazione, a svolgere
completamente il programma delle scuole elementari. La risposta : mancanza di
concentrazione, troppi motivi di distrazione. Molti bambini fanno i compiti
ascoltando la radio; ai bambini provengono talmente tanti stimoli dall'esterno,
che essi non riescono pi a dedicarsi a qualcosa che potrebbero fare da soli e
per la quale cosa sarebbe necessaria una certa concentrazione. La dipendenza
infantile dal mondo esterno ne viene cos rafforzata e prolungata fino a un'et
pi adulta, se non si fissa addirittura nel ben noto atteggiamento che demanda
allo Stato la soluzione di ogni inadempienza.

Il principio del "panem et circenses" un sintomo di degenerazione della civilt
urbana, al quale si deve aggiungere oggi anche il rumore frastornante dei nostri
elettrodomestici, il preoccupante inquinamento idrico, la radioattivit sempre in
aumento e la cupa minaccia del sovrappopolamento con le sue tendenze
genocide. Questi flagelli hanno portato ad una angoscia ovunque diffusa, anche
se non se ne dappertutto consapevoli. Si ama il rumore perch impedisce il
manifestarsi di questa angoscia.

Il rumore benvenuto perch sovrasta l'istintivo avvertimento del pericolo che
in noi. Chi ha paura di s stesso, ricerca compagnie chiassose rumori
strepitosi, per scacciare i demoni (I primitivi si servivano a questo scopo di
urla, musica, tamburi, fuochi d'artificio, scampanii, ecc.). Il rumore infonde un
senso di sicurezza, come la folla; per questo lo si ama e si ha timore di
contrastarlo, poich istintivamente si percepisce la magia apotropaica che ne
emana.
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Il rumore ci protegge da penose riflessioni, distrugge i sogni inquietanti, ci
assicura che siamo tutti quanti insieme e facciamo un tale chiasso che nessuno
oser aggredirci. Il rumore cos immediato, cos prepotentemente reale che
tutto il resto diventa pallido fantasma. Esso ci risparmia la fatica di dire o
fare qualsiasi cosa perch persino l'aria vibra della potenza della nostra
indomabile vitalit.

L'altra faccia della medaglia la seguente: non avremmo il rumore se, sotto
sotto, non lo volessimo. Non soltanto inopportuno o addirittura nocivo, ma un
mezzo inconfessato e incompreso, volto allo scopo di nascondersi a se stessi,
una compensazione cio dell'ansia che invece motivata fin troppo bene. Nel
silenzio infatti l'angoscia porterebbe gli uomini a riflettere e non si pu
prevedere che cosa potrebbe allora affiorare alla coscienza.

La maggior parte degli uomini teme il silenzio, per cui quando cessa il brusio
costante, per esempio di un ricevimento, bisogna sempre fare, dire, fischiare,
cantare, tossire o mormorare qualcosa. Il bisogno di rumore quasi insaziabile,
anche se talvolta il rumore diventa insopportabile. E' comunque pur sempre
meglio del silenzio.

Quello che si definisce significativamente, "silenzio di tomba", rende
terribilmente inquieti, perch? Vi si aggirano forse fantasmi? Non credo; in
verit si teme ci che potrebbe venire fuori dal proprio intimo; quello cio che
abbiamo tenuto alla larga con il rumore.

Con questa lotta al rumore, pur cos necessaria, Lei si assunto un compito
ingrato: una riduzione dell eccessivo rumore sarebbe certo auspicabile, ma
quanto pi lei lo sgominer, tanto pi scivoler sul terreno proibito del silenzio,
cos temuto.

Lei priver anche quelli che contano poco e la cui voce non viene ascoltata,
dell'unica gioia dell'esistenza e della incomparabile soddisfazione che essi
provano quando rompono la quiete della notte con il crepitare del loro motore,
riuscendo a disturbare con un rumore infernale il sonno del prossimo. In quel
momento essi si sentono importanti: il rumore per loro una "raison d'tre",
una conferma della loro esistenza.

Ci sono molti pi uomini di quanti non si creda che non sono affatto disturbati
dal rumore, perch non hanno nulla da disturbare; al contrario il rumore d loro
qualcosa. Tra questi strati di popolazione e l'inerzia delle autorit esiste un
inconscio "contrat social" e un relativo "circulus vitiosus": ci che uno non vuole
affrontare (l'abbattimento del rumore) bene accetto all'altro.

Il rumore moderno parte integrante della "civilt" moderna, che
prevalentemente orientata verso l'esteriorit e la superficialit, e che aborre
ogni riflessione. E' un male che ha radici profonde. Le misure legislative
esistenti potrebbero di per s gi migliorare molto la situazione, ma non le si
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applica. E perch? Si tratta di un problema morale. Ma la morale scossa dalle
fondamenta e ci deriva dal generale disorientamento spirituale. Un vero
miglioramento si pu sperare solo da un cambiamento radicale della coscienza.
Temo che tutti gli altri provvedimenti rimarranno dei palliativi poco validi,
perch non giungeranno a quelle profondit in cui il male radicato e da cui
esso sempre rinasce.

Zola una volta osserv giustamente che le grandi citt sono gli "holocaustes de
l'humanit", ma la tendenza generale conduce proprio a questo proprio perch
la distruzione rappresenta un obbiettivo inconscio dell'inconscio collettivo
contemporaneo, che terrorizzato dall'enorme incremento della popolazione, si
serve di ogni mezzo per attuare un genocidio meno drammatico e pi
inosservato.

Un altro mezzo che facile non notare, la distruzione della capacit di
concentrazione, cio proprio di quel presupposto richiesto dalle nostre
macchine e dai nostri congegni altamente differenziati. La vita delle folle
ininmaginabile senza di essi, che diventano tuttavia pericolosi, se si
superficiali, disattenti e incoscienti. L'esaurimento nervoso causato dai ritmi
incalzanti induce a tossicodipendenze (alcool, tranquillanti e altri veleni) e
quindi a un'accentuata inibizione dell'attivit e a un precoce logoramento della
sostanza cerebrale, anche questo un mezzo efficace per ottenere un
inavvertibile riduzione della popolazione. Mi scuso di questa disquisizione un po'
pessimistica su un tema attuale di per s gi poco allegro. Come medico
naturalmente, scorgo pi degli altri il risvolto negativo dell'esistenza umana e
quindi ho una maggiore tendenza a fare oggetto delle mie riflessioni gli aspetti
minacciosi del nostro tempo, che ad addurre motivi per osservazioni
ottimistiche. A questo provvede gi, a mio parere, sin troppa gente.

Con la massima stima
Suo devotissimo
(C.G.Jung)

Certo, le osservazioni del prof. Jung possono apparire un tantino pessimistiche, e
basate sulla osservazione dei comportamenti di una umanit oramai trascorsa, ma non sono
poi tanto lontane dal vero attuale se si considera che uno dei cardini nella lotta contro il
rumore da traffico autoveicolare urbano (TAU), suggerito dalla Commissione della Comunit
Europee, per il quale si consiglia di stanziare cifre adeguate, proprio leducazione della
popolazione ad un uso pi avveduto dei mezzi di trasporto che emettono rumore. Inoltre le
sue considerazioni sul senso di disagio e di angoscia che accompagnano nella maggioranza
della popolazione lassenza di energia sonora, sono confermate su base socioacustica dalle
ricerche recenti di M.Sasaki [4].


4.4 Sorgenti sonore e sorgenti rumorose Avendo definito con maggior precisione senso e
limiti di LAF (livello sonoro pesato A e misurato con la costante Fast) ed LAeq (livello
sonoro pesato A integrato come se fosse energia) nel paragrafo 3.0, possiamo ora
approfondire, su base sperimentale, la distinzione fra sorgenti sonore e sorgenti di rumore.
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Come gi detto, la definizione scientifica di rumore, di suono non gradito o, se
preferite, non voluto (unwanted sound): ovvero quello che per alcuni musica per altri
rumore.

Dalla definizione stessa di cosa sia rumore, risulta evidente che, escludendo gli
effetti del rumore sulla qualit del sonno ( che non affrontiamo nel presente scritto dato
che sono trattati esaurientemente, magistralmente e sinteticamente nel rif. 6), pi che il
livello sonoro, comunque quantificato, quello che conta maggiormente nella definizione di
rumore il rapporto che il soggetto percepiente instaura con il contenuto della percezione
sonora. Ovviamente anche un suono gradito o addirittura desiderato, se supera certi livelli
diventa intollerabile, ma sotto questo aspetto, dal punto di vista del peso reale della
considerazione, siamo nel campo degli esperimenti da laboratorio piuttosto che nella vita
reale.

La cosa risulta della pi elementare evidenza se confrontiamo i seguenti due casi:
nel diagramma di figura 4.7, vediamo il livello sonoro della risacca misurato in una
abitazione, a finestre aperte, a 10 metri dalla battigia ( 60 - 65 dB(A)F, 63.2 dB di
LAeq,120sec. ) e naturalmente nessuno si sogna di protestare. Nel diagramma di figura 4.8,
vediamo il livello sonoro prodotto da un campo di tiro a volo ( 30 - 71 dB(A)F, 52.9 dB di
LAeq300 sec.), misurato in una abitazione, a finestre aperte, nel corso di una causa
intentata dai residenti contro la propriet del campo.


Fig.4.7.- Storia e livello equivalente dei livelli sonori controllati dalla risacca, allinterno di una
abitazione, a finestre aperte, a 10 metri dalla battigia.


Fig.4.8.- Storia e livello sonoro equivalente dei livelli sonori controllati dagli spari provenienti da
un campo di tiro a volo. Misura eseguita in una abitazione, a finestre aperte, a circa 100 metri dal
campo di tiro a volo.

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Il valore di LAeq
T
controllato dalla risacca di 63.2 dB per 120 secondi (ovviamente
questo solo un campione proiettabile, perch la risacca dura pi di 120 secondi), quello
controllato dal tiro a volo di 53 dB per 300 secondi. Anche aggiungendo la correzione di
+3.0 dB per rumori impulsivi allo LAeq controllato dal tiro a volo (DPCM), saremo sempre
molto lontani dal valore di LAeq controllato dalla risacca. Tuttavia, lesposizione ai livelli
sonori controllati dal tiro a volo ha provocato una reazione di autodifesa da parte degli
esposti, mentre i livelli sonori controllati dalla risacca non danno luogo a simili reazioni.

Potremo in prima istanza, senz'altro chiamare suono l'energia sonora rilasciata dalla
risacca e rumore quella rilasciata dal campo di tiro a volo. Diciamo in prima istanza perch
ad un analisi pi attenta, ovvero statisticamente rappresentativa della dispersione dei
giudizi nella popolazione, troveremo senz'altro una esigua percentuale di soggetti che
giudicano il suono della risacca un rumore, e una esigua percentuale che ama sentire i colpi
da un campo di tiro ( vedi ad esempio il commento G alla tab.4.3).

E' naturale che qualunque tipo di sorgente noi consideriamo troveremo una
dispersione del giudizio che se ne fa la popolazione [5]. Vi sono tuttavia delle sorgenti che
sicuramente vengono considerate rumore dalla stragrande maggioranza della popolazione
[7,8]: moto e motorini, i colpi di clacson, il transito di un autobus urbano, il sorvolo di un
aereo a bassa quota, il suono di un vicino pianoforte quando si vuol dormire o si sta
svolgendo un lavoro che richiede concentrazione e cos via.

Queste considerazioni potranno forse apparire tediose a qualcuno che si occupi
dellacustica in senso strettamente fisico, ma sono vitali per chi se ne occupa in senso
ambientale e sociale. Abbattere i livelli sonori generati da TAU, o da aeromobili, o da treni,
pu costare, a livello nazionale, cifre con nove zeri per ogni decibel A abbattuto; ed
quindi naturale che ci si ponga il problema di avere la certezza di un rientro degli
investimenti fatti in termini di miglioramento della qualit del clima sonoro. Abbiamo gi
visto come questo rientro non pu essere dimostrato da un determinato valore di livello
sonoro equivalente valido per qualunque clima sonoro.

Le osservazioni sin qui fatte ci autorizzano a credere che il disturbo da rumore
indotto dai livelli sonori rilasciati nellambiente da diversi tipi di sorgenti (i.e. autobus, moto,
treni, aerei, ecc) non sia una funzione diretta del loro livello sonoro equivalente, e che quindi
una politica saggia per il contenimento del loro potenziale inquinante sonoro debba
prevedere dei limiti specializzati al tipo di sorgente.









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4.0 Riferimenti.

[1] R.Shima, A.Tamura. Survey on sound environment of central part of Odawara.
J.Acoust. Soc. Japan. (E) 14,3 (1993) pp 181 - 187.
[2] R.M.Schaffer. The tuning of the world. Arcana pubblication. Ontario (!977).
[3] Atti del convegno: Il silenzio ed i suoi rumori. 29/30/31 Ottobre 1991. Terme di
Comano Trentino. Editoriale Giorgio Mondadori. Via A.Ponti 10, Milano. Tel 02 891661
[4] M.Sasaki. The preference of the various sounds environment ad the discussion about
the concept of the soundscape design. J.Acoust. Soc. Japan (E) 14,3 (1993). pp 189 - 195.
[5] J.Nakazato, M.Sasaki. Factor anlytical study on the consciousness about Like-
Dislike for various environmental sounds. J.Acoust. Soc. Japan N-92-56 (1992).
[6] A.Peretti, A.Betta, A.Franchini, L.Parrino. Il rumore urbano. Supplemento N100 di
Ambiente Risorse e Salute. Tel 049 38613
[7] R.F.S.Job. Community response to noise: a review of factors influencing the
relationship between noise exposure and reaction. J.Acoust.Soc.Am. 83,3. March 1988.
pp 991 - 1001.
[8] P.M.Nelson. Noise disturbance caused by motorcycles. Noise & vibration control
worldwide. May/June 1980. pp 148 - 152.


























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5.0 Limpatto da rumore.

B. Abrami.

5.1 Socioacustica e livelli equivalenti. Si cercher ora, dopo aver delineato il concetto
generale di impatto da rumore, di indicare una via per ottenere un dimensionamento
oggettivo dello stesso, limitatamente al rumore prodotto dal traffico autoveicolare urbano
(TAU). La necessit di un dimensionamento oggettivo dell' impatto da rumore emerge
specialmente nel campo del controllo del rumore da TAU, date le difficolt e i costi sia
sociali che economici, connessi con il suo controllo. Si indicher poi l esempio di una
struttura di questionario (Annesso 1) che si dovrebbe somministrare agli esposti al fine di
verificare il grado effettivo della molestia da rumore vissuta nelle loro attivit quotidiane.

Lo sviluppo dell'attenzione verso i problemi connessi con l'inquinamento da rumore
da traffico autoveicolare urbano e la volont di lottare contro questo tipo di inquinante, ha
trovato nel presente e trover sempre di pi, in un futuro non molto lontano, il sostegno di
ingenti finanziamenti da parte di enti pubblici. Bisogna dire che a fronte degli ingenti
finanziamenti gi erogati dal Ministero dell'Ambiente si trova un inconsistente cultura nel
campo della conoscenza scientifica del fenomeno ed quindi legittimo supporre che ci sia
stato un notevole sperpero di risorse finanziarie che non hanno prodotto alcun risultato
tangibile [1]; continuando ad ignorare una impostazione scientificamente corretta del
problema, si continuer a sperperare risorse economiche senza alcun beneficio per la
popolazione. Va detto che, in realt, un buon lavoro stato gi fatto dalla USL 16 di Modena
[2] ma caduto, salvo rare eccezioni [3], nella generale disattenzione.

Il problema sorge nel punto in cui nessuno sul territorio nazionale, ne struttura
universitaria, ne ente specifico, si sono preoccupati di definire cosa si intende per
impatto da rumore sulla popolazione; n in modo concettuale, n in modo quantitativo.
Nell' immaginario collettivo degli addetti al mestiere si trova, al posto della definizione di
impatto da rumore, una serie di limiti espressi in dB(A) relativi alla ripartizione in zone
proposta dal DPCM 1 Marzo 1991, onde alligna la convinzione che l'impatto da rumore si
esprima in dB(A). Evidentemente non sorto, nella maggioranza degli addetti, il sospetto
che non si vuole raggiungere un certo livello equivalente, che come abbiamo visto (cap.4.0)
non indica di per s presenza o assenza di rumore, ma si vuole proteggere la popolazione da
un tipo per il momento non meglio definito di danni.

La maggioranza della comunit scientifica nazionale ha accettato acriticamente
questi limiti come riferibili a tutti i tipi di sorgenti, con lo stesso spirito con cui li
accetterebbe un sindaco o un assessore all'ambiente; i quali possono naturalmente essere
degli ottimi funzionari ma, non per questo, essere in grado di comprendere il senso di quei
limiti e le loro implicazioni sociali ed organizzative. Purtroppo, il Ministero dellAmbiente non
ha prodotto un documento che illustri la logica della scelta di quei limiti e che illustri
contemporaneamente quali benefici sociali si possano aspettare dalla loro realizzazione.
Risulta naturale a questo punto che, come riportato con ampia documentazione nel rif.1, a
quattro anni dalla applicazione del DPCM, non si osserva un miglioramento nella qualit della
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30
vita della popolazione dal punto di vista dell' inquinamento da rumore, ovvero si osserva che
lentit dell' impatto da rumore non ha subito modificazioni.

5.2 Il principio di uguale energia. Se si va a cercare la base ideale alla quale
impropriamente, e spesso inconsapevolmente, si riferiscono quanti hanno cercato di dare
una spiegazione "scientifica" a quello che il DPCM diventato nell'immaginario collettivo
degli addetti, si trova il principio di uguale energia (PUE). Tale principio assume che per una
stessa quantit di livello sonoro (dB(A)), integrato alla maniera dell'energia (LAeq
T
), si
debbano osservare nelle popolazioni esposte gli stessi effetti negativi sulla salute,
indipendentemente dal tipo di sorgente che eroga quel livello sonoro.

Il PUE, trova una applicazione significativamente, ma non totalmente conforme alle
intenzioni, nel controllo del rischio di ipoacusia percettiva in ambiente di lavoro. Non trova
equivalente applicabilit in ambiente di vita. Il PUE, trova la sua giustificata adozione negli
ambienti di lavoro, per il fatto che a parit di livello sonoro assorbito per uno stesso
numero di decenni, si osservano nelle popolazioni lavoratrici esposte un numero
confrontabile di soggetti che hanno sviluppato sordit sociale. Tale fenomeno oramai
codificato da tabelle epidemiologiche [4,5] accettate, seppur con qualche riserva relativa
alla esposizione ai rumori impulsivi, da tutti gli addetti ai lavori. Di rischio di sordit
sociale da esposizione ai livelli di rumore tipicamente riscontrati in ambiente di vita non
si pu sensatamente parlare altro che come ipotesi, per il semplice fatto che mancano le
popolazioni dei controlli, ovvero popolazioni che conducendo lo stesso stile e ritmo di vita
delle popolazioni dei paesi industrializzati non siano esposte a rumore.

Resterebbero a possibile sostegno del PUE la serie orripilante degli effetti
extrauditivi elencati con tanta puntigliosit da alcuni autori nostrani ed esteri, come gli
effetti al sistema cardiovascolare, all' apparato digerente, all' apparato respiratorio, all'
apparato visivo, all' apparato riproduttivo, all' apparato cutaneo, al sistema ematico ecc[6];
ma tali elenchi di effetti extrauditivi, sono tanto privi di qualechesia supporto
epidemiologico, quanto possono esser dovuti ad una congerie di altre cause. Arriviamo cio
alla conclusione che il PUE applicato alla esposizione al rumore in ambiente di vita, non ha
nessuna giustificazione epidemiologica scientificamente sostenibile [7,8].

Mancando una rappresentazione di tipo epidemiologico, non possibile dire quale sia
la prevalenza e la incidenza di un determinato effetto sulla salute, per un determinato
valore di LAeq
T
; ne possibile affermare in quale misura queste diminuiscano al diminuire
di LAeq
T
. Come conseguenza di questa mancanza di dati epidemiologici, non solo non
possibile conoscere quale sia limpatto da esposizione al rumore sulla salute della
popolazione, ma non inoltre possibile stabilire quale sar il guadagno in termini di
miglioramento della salute della popolazione per una determinata diminuzuione di LAeq
T
. Si
naviga nella nebbia pi totale.

Gli effetti del rumore sugli esposti in ambiente di vita, si possono riassumere in tre
gruppi principali:

* Gli effetti fisiologici causati dalla perdita della qualit del sonno e quelli che
colpiscono, basilarmente il sistema cardiocircolatorio.

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31
* Turbe psicosomatiche come lo stress e disordini di carattere psichiatrico, su terreni
individuali suscettibili a questo tipo di danni. O pi comunemente, interferenze pi o meno
gravi sulla qualit della vita.

* L influenza del rumore sulla intelligibilit delle comunicazioni nei momenti di
ricreazione, come lascoltare della musica o la televisione, e nelle attivit scolastiche o
lavorative.

Questi effetti, che possiamo chiamare primari, portano spesso alladozione di
comportamenti di difesa o alla alterazione dei comportamenti rispetto ai non esposti, da
parte degli esposti. Possiamo chiamare tali comportamenti di difesa indicatori secondari
della presenza di rumore. L alterazione dei comportamenti comprende il non aprire mai le
finestre, non utilizzare o sotto-utilizzare parti della casa come terrazze e giardini,
investire nel fonoisolamento della abitazione, rivolgersi alle autorit per averne protezione
o semplicemente evitare di utilizzare la abitazione temporaneamente o definitivamente, i.e.
cambiare abitazione [9].

5.3 Il rumore e lalterazione dei comportamenti. L'Organizzazione Mondiale della Sanit
(OMS) nel definire il rumore come un agente interferente con la qualit della vita (non in
ambiente di lavoro) lo definisce come "suono non gradito". Tale definizione, non deriva
evidentemente da improprie definizioni teoriche, quanto dalla osservazione della realt.
Risalta immediatamente l' assenza di ogni concetto di livello sonoro assoluto che sancirebbe
il passaggio da "suono" a "rumore". Le condizioni perch possa sussistere un problema da
rumore sono dunque la percettibilit di un suono, il giudizio che se ne fa il soggetto
percepiente o i riflessi (reazioni non mediate dalla consapevolezza) che tale suono
provoca.

Osservando una popolazione esposta ad un livello sonoro giudicato come rumore, in
ambiente di vita, si notano rispetto ai non esposti, delle alterazioni dei comportamenti
(annoyance) come il rivolgersi alle autorit per averne protezione, adottare infissi
antirumore, aver difficolt nel sonno, cercare di cambiare abitazione e cos via [10]. Questi
indicatori secondari della esposizione al rumore, hanno il vantaggio di essere dimensionabili
attraverso sistemi pseudo-metrici quali l intervista degli esposti e l elaborazione statistica
delle risposte. A differenza di altri agenti inquinanti, il rumore un inquinante di tipo
sensoriale: chi lo subisce lo sa per esperienza diretta. Se vogliamo sapere se un suono
giudicato rumore, ed in quale misura interferisce con la qualit della vita degli esposti,
abbiamo a disposizione un solo mezzo per saperlo: chiederlo agli interessati.

Questo approccio, dilagante a livello internazionale, trova una certa resistenza da
parte dei nostri tecnici i quali, nutrendo una sorta di " horror humanitatis ", reputano di ben
scarso interesse scientifico l' opinione degli esposti. Con questo per dimostrano anche una
ben scarsa cultura nell' acustica della percezione, infatti dalla definizione delle isofoniche,
delle bande critiche, del mascheramento spettrale e temporale, della incisivit e della
ruvidezza del suono e cos via, si ricorre al metodo dell' intervista con una giuria pi o meno
selezionata o specializzata. La curva di ponderazione "A" stessa nasce, seppur
indirettamente, con un metodo equivalente alla intervista.

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sull'inquinamento acustico: interventi diretti amministrativi, tecnici e gestionali.
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Nel campo dello studio del come la popolazione recepisce i fenomeni sonori, e del
come questi interferiscono con la qualit della vita (socioacustica), la specializzazione della
giuria va evitata, in quanto si vuole sapere come la popolazione nel suo complesso sperimenta
il fenomeno sonoro: popolazione che al suo interno pu contenere delle sottopopolazioni
differenziate per grado di sensibilit al rumore[11]. Per ottenere questo risultato occorre
compilare un questionario [vedi allegato 1] che va somministrato agli esposti da personale
addestrato alla bisogna al fine di evitare, per quanto possibile, una polarizzazione alle
risposte.

Il questionario pu essere orientato sia ad appurare lo stato complessivo della
alterazione dei comportamenti, verificando in quale percentuale la popolazione non usa gli
spazi aperti che labitazione offre, non tiene mai le finestre aperte, usa per dormire un
ambiente diverso dalla camera da letto e cos via; sia essere orientato a dimostrare il grado
di disturbo sperimentato dagli esposti, invitandoli a autodefinire il disturbo sperimentato
usando, ad esempio, una scala a quattro punti come ad esempio: " non disturbato",
"leggermente disturbato", "disturbato", "fortemente disturbato"[12]. Si pu rendere pi
selettivo lo studio delle cause del disturbo con un integrazione al questionario del tipo:
"indicare con una scala da 1 a 10 il disturbo dovuto a traffico privato, a traffico pesante,
moto e motorini, ecc". I due metodi mostrano un alto grado di correlazione [13,14] avendo il
secondo il vantaggio di identificare con maggior accuratezza la composizione del disturbo.

Alla fine della somministrazione, dopo aver organizzato statisticamente i risultati, si
scopre in ogni caso che la dimensione dell' impatto da rumore non data da un livello in
dB(A), quanto dalla percentuale della popolazione che dimostra una alterazione dei
comportamenti o, ad esempio, si autodefinisce fortemente disturbata. Un area ad alto
impatto da rumore dimostrer una percentuale molto alta di coloro che si autodefiniscono
fortemente disturbati e viceversa un area a basso impatto dimostrer una percentuale
molto bassa di coloro che si autodefiniscono fortemente disturbati. Da un altro punto di
vista, uno stesso valore di LAeq
T
, controllato da due diversi tipi di sorgenti ( i.e. fisse
impulsive & treni ), dimostrer un enorme differenza nella percentuale di fortemente
disturbati. Ad esempio come da rif.17, per 60 dB di L
dn
controllato da treni, avremo il 5% di
fortemente disturbati; per lo stesso valore di L
dn
controllato da sorgenti fisse impulsive,
avremo il 50% di fortemente disturbati.



5.4 Limpatto da rumore da sorgenti di varia natura. Prendendo spunto dalla letteratura
internazionale si osservano pi ricerche svolte in questa direzione [15,16] dalle quali
prendiamo a spunto di riflessione quella di Miedema [17] che ci sembra la pi completa,
anche se basata su pochi dati per le sorgenti fisse non impulsive, per ammissione dello
stesso autore. Se ammettiamo come meta sociale la presenza nella popolazione del 10% di
soggetti fortemente disturbati, troveremo la distribuzione dei limiti espressi come L
dn
riportati nella tabella 7.1.







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Tab.5.1.- Valori di soglia in L
dn
per un residuo del 10 % di fortemente disturbati.
Sorgenti fisse impulsive
37.0 dB(A)
Sorgenti fisse non impulsive
40.0 dB(A)
Aeromobili
54.0 dB(A)
Autostrade
56.0 dB(A)
Autoveicolare urbano
59.0 dB(A)
Treni - tram
65.0 dB(A)

Da i risultati di questa indagine socioacustica, a parere dello scrivente, si devono
trarre le seguenti conclusioni: se due o pi valori in dB(A) misurati da quale che sia
sorgente, sono delle grandezze omogenee e confrontabili quanto a livello sonoro mediato
come se fosse energia, gli stessi valori non sono pi delle grandezze omogenee se
utilizzati come previsori o dimostratori dell'impatto del rumore sulla popolazione. Per
farli diventare delle grandezze omogenee nella valutazione dell' impatto da rumore,
necessario specificare quali sono le sorgenti prevalenti in quei particolari climi sonori.

Il tentativo di introdurre il PUE nell' impatto da rumore in ambiente di vita da
sorgenti mobili, fa capo al lavoro di Schultz del 1978 [18]. Disaggregando per la curva-
sintesi di Schultz nei dati di partenza si dimostra pi o meno la stessa non omogeneit dei
valori in L
dn
misurati da varie sorgenti come predittori dell'impatto da rumore. La disputa
fra Kryter e Schultz [19,20,21] pubblicata nel Am.Jour.Acoust. nei primi anni ottanta, si
riferiva proprio al fatto che secondo Kryter, adottando al curva di Schultz si sopravalutava
l' impatto da rumore da TAU e si sottovalutava quello da aeromobili e che il costo
economico e sociale del controllo del rumore emesso da TAU, non giustificava gli ovvi
vantaggi di una funzione di risposta univoca della popolazione alle varie sorgenti.



5.0 Riferimenti.

[1] Zanin Paolo. Corpo di polizia municipale di Milano. Analisi dei reclami da inquinamento
acustico per gli anni 1991, 1992 e 1993. Tel. 02 7727208
[2] A.Franchini, D.Bertoni, M.Magnoni, M.Vallet. Gli effetti del rumore dei sistemi di
trasporto sulla popolazione. Pitagora ed. Bologna. 1994.
[3] Simonetti. Revisione della legge provinciale della provincia autonoma di Trento. Tel. 0461
896913.
[4] Federal Register. Department of Labor. Occupational Noise exposure; Hearing
Conservation Amendement. Gennaio 1981.
[5] ISO 1999 /1990.
[6] M.Cosa. L'inquinamento da rumore. Ed. Nuova Italia scientifica. 1991
[7] H.E.Von Gierke. K.Mck Eldred. Effects of noise on People. Noise News International.
Giugno 1993.
[8] K.D.Kryter. The effects of noise on man. II ed. Accademic Press Inc. 1985. pp 389 et
seq.
[9] M.Vallet, J.Lambert. Evaluation and proposal for noise indices to describe the
exposure of populations to community noise. Draft report. March 1994. Report prepared
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for The Commission of the European Comminities- DG XI. Study contract N B4 3040 (93)
16GJ.
[10] In Handbook of noise control di C.M. Harris: S.Fidell. Community response to noise.
pp 36-1 a 36-8. McGraw-Hill Publishing Company.1989.
[11] S.A.Stansfeld. Noise, noise sensitivity and psychiatric disorder: epidemiological and
psycophysiological studies. Da. Psychological Medicine. Monograph supplement 22.
Cambridge University Press. 1991
[12] K.D.Kryter. The effects of noise on man. pp 526-529. Academic Press.Inc. 1985
[13] H.Myncke. Study of urban traffic noise and the annoyance felt by the population.
Vol 13 1977. Lab. Acustica Universit Cattolica di Luven (Belgio)
[14] R.F.S.Job. Community response to noise: a review of factors influencing the
relationship between noise exposure and reactions. Jour. Acoust. Soc. Am. 83(3). Marzo
1988
[15] Atti di Noise as a Public Health Problem.1993 Nizza. INRETS - Service Publications - 2
Avenue du General Malleret Joinville - 94114 Arcueil Cedex - Francia.
[16] Atti di Internoise 94. Yokohama - Japan -1994 - Noise Control Foundation - P.O. Box
2469, Arlington Branch - Poughkeepsie, NY 12603, USA.
[17] Da rif.15, Miedema. Response functions for environmental noise. pp 428 - 433.
[18] Th.J.Schultz. Synthesis of social surveys on annoyance. Jour. Acoust. Soc. Am.
1978. 64:pp377-405.
[19] K.D.Kryter. Community annoyance from aircraft and ground vehicle noise. Jour.
Acoust. Soc. Am. 1982. 72: pp 1212 1242.
[20] T.J.Schultz. Comments on K.D.Kryter's "Community annoyance from aircraft and
ground vehicle noise". Jour. Acoust. Soc. Am. 1982. 72: pp 1243-1252.
[21] K.D.Kryter. Response of K.D.Kryter to modified comments by T.J.Scultz on
Kryter's paper "Community annoyance from aircraft and ground vehicle noise
annoyance". Jour. Acoust. Soc. Am. 1983. 73: pp 1066- 1108.
















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5.0 ANNESSO 1:

IL QUESTIONARIO

L'organizzazione del questionario. Nell'organizzare il questionario siamo partiti da quello
utilizzato dalla USL16 di Modena modificandolo in alcuni punti per renderlo pi selettivo
quanto ad identificazione delle cause del disturbo per tipo delle sorgenti costituenti il
complesso del rumore da TAU: traffico autoveicolare privato, mezzi pesanti, autobus, tram,
moto e motorini, sirene e sistemi di allarme.

Nel complesso il questionario cerca di distogliere, per quanto possibile l'attenzione
degli intervistati dal fatto che si interessati a conoscere la loro opinione sul disturbo da
rumore. Viene presentato come un indagine sulla qualit della vita urbana nel suo complesso
e contiene una serie di domande assolutamente inutili ai fini dell'indagine ma che
ottemperano allo scopo di distrarre gli intervistati dal vero scopo dell'intervista.

Il questionario riportato, non vuole essere un riferimento, ma solo un suggerimento.
Un questionario va finalizzato allo scopo che si vuol perseguire, e va compilato avendo a
mente questo scopo. Nella sua struttura complessiva hanno una importanza fondamentale le
domande-filtro. Alla domanda:

Qx, quale disturbo le proviene dal rumore degli antifurto degli autioveicoli?

Possiamo trovare il 90% delle risposte del tipo: nessun disturbo. Se per facciamo
precedere la domanda -filtro:

Qy, lei sente il rumore degli antifurto degli autoveicoli?

E somministriamo la domanda Qx solo a quelli che rispondono affermativamente, Il risultato
alla domanda Qx sar 90% di fortemente disturbati.



Annesso 1

IL QUESTIONARIO

Il questionario deve essere anonimo.

DATI GENERALI

Sesso F M Et.......... Coniugato-a.......... Non Coniugato-a..........

Numero dei figli................
Professione.....................................................................

Orario di lavoro Diurno........ Notturno........

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Attivit svolta nel tempo
libero..................................................................................

Residenza.
Da sempre residente a Milano..........
Proveniente da altra citt..........
Proveniente dalla periferia di Milano..........
Proveniente da altre cittadine della provincia e non..........
Proveniente da stato estero............................ Citt......................
Paese...................


INTERVISTA.

1) Da quanti tempo abita in questo quartiere?
0-2 anni..... 2-4 anni ..... 4-6 anni..... 6-8 anni...... Pi di 8 anni.....

2) Le piace abitare in questo quartiere?
S perch No perch
Per i servizi pubblici.......... Per la mancanza di servizi pubblici..........
Per la posizione del quartiere.......... Per la posizione del quartiere..........
Perch tranquillo.......... Per il rumore del traffico..........
Perch l'ambiente confortevole.......... Perch poco attraente..........
Perch i vicini sono simpatici.......... Per i vicini poco socievoli..........
Per le caratteristiche dell'alloggio.......... Per le caratteristiche dell'alloggio..........






3) Quanto tempo trascorre in casa?
Tutto il giorno..........
Mezza giornata.......... Mattino.......... Pomeriggio..........
Solo la sera..........

4) Tra questi requisiti di comfort stabilisca una graduat. con punteggio da 1 a 10.
Luminosit locali.......... Esposizione dei locali..........
Benessere termico.......... Ventilazione dei locali..........
Isolamento dal rumore esterno.......... interno..........
Ampiezza adeguata degli appartamenti..........
Negozi e servizi accessibili con facilit..........

5) Nella sua situazione abitativa attuale , quali di questi problemi vorrebbe fossero
risolti? (dia un punteggio da 1 a 6 secondo la priorit del problema; il punteggio 0 va
riferito ad un problema che non condivide)
Rumorosit esterna.......... Mancanza di spazio..........
Rumorosit degli appartamenti adiacenti..........
Riscaldamento inadeguato.......... Stabile da ristrutturare..........
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Impianti tecnologici da sostituire..........

6) Cosa pensa del suo quartiere dal punto di vista della rumorosit?
Molto rumoroso.......... Rumoroso..........
Tranquillo.......... Molto tranquillo..........


7) Quando si trova in casa ritiene di essere disturbato dal rumore?
Molto.......... Abbastanza.......... Poco.......... Per niente..........

8) Quali ambienti vengono maggiormente interessati da rumori fastidiosi provenienti
dall'esterno?
Zona di soggiorno.......... Camere da letto.......... Zona studio..........

9) Quali ambienti vengono maggiormente disturbati da rumori fastidiosi provenienti
dall'interno?
Zona di soggiorno.......... Camere da letto.......... Zona studio..........

10) Quale rumore la disturba maggiormente?
Traffico.......... Vicini.......... Bar/ristoranti.......... Officine artigianali..........

11) Il livello del rumore da traffico nel suo alloggio e:
Non lo sento.......... Poco disturbante.......... Disturbante.......... Molto dist.
..........

12) Quali delle seguenti sorgenti sente normalmente?
Moto/motocicli.......... Autobus.......... Camions.......... Tram..........
Automobili.......... Sirene.......... Allarmi...........


13) Attribuisca un punteggio da 1 a 10 al disturbo prodotto da queste sorgenti.
Moto/motocicli 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Autobus 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Camions 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Tram 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Automobili 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Sirene 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Allarmi 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10


14) In che momento della giornata avverte maggior disturbo?
Mattino.......... Pomeriggio.......... Mezzogiorno.......... Sera..........
Notte..........

15) Con quale frequenza disturbato?
Molto spesso.......... Spesso.......... Di tanto in tanto.......... Mai..........

16) Ritiene che il traffico sia costante nell'arco dell'anno?
Si.......... No..........
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Se no, indicare quali sono i mesi pi rumorosi: Gen..... Feb..... Mar..... Apr.....
Mag..... Giu..... Lug..... Ago..... Set..... Ott..... Nov..... Dic.....

17) Ritiene che il traffico sia costante nell'arco della settimana?
Si......... No..........
Se no, indicare quali sono i giorni pi rumorosi:
Lun..... Mar..... Mer..... Gio..... Ven..... Sab..... Dom.....


18) Ritiene che la zona sia ben servita dai servizi pubblici?
Si.......... No..........

19) Quali sue attivit le vengono maggiormente disturbate dal rumore? Attribuire un
punteggio da 1 a 10; 0 corrisponde a nessun disturbo.
Conversazione 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Lettura 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Guardare la TV 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Ascoltare la musica 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Studiare,lavorare 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Rilassarsi 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Dormire 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

20) Di solito dorme con la finestra aperta:
Solo in estate.......... Mai.......... Nelle mezze stagioni e in estate..........
Sempre anche quando fa freddo..........

21) Se ha risposto mai, il traffico che le impedisce di tenere aperte le finestre?
Si.......... No..........

22) Le stanze da letto si affacciano su: Corte interna..........
Strada..........

23) Il traffico notturno la disturba:
Non disturba..... Poco..... Abbastanza..... Molto.....

24) Ha difficolt ad addormentarsi a causa del rumore da traffico?
Mai..... Raramente..... Spesso..... Sempre.....

25) Le capita di essere svegliata dal rumore del traffico?
Mai..... Raramente..... Spesso..... Sempre.....

26) Ha preso provvedimenti per ridurre le via di trasmissione del rumore?
Si.......... No..........

27) Ha mai pensato di installare vetri speciali?
Si........... No..........
Li ho gi installati..... Penso di installarli..... Non penso di installarli.....

28) Dove li ha installati o pensa di installarli?
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In tutta l'abitazione..... Solo nelle stanza che danno sulla strada.....
Solo nella stanza dove dorme.....

29) Perch li ha installati o pensa di installarli?
Per il risparmio energetico..... Per il rumore da traffico.....
Altro............................................................................................
....

30) Sarebbe favorevole ad un'insonorizzazione degli alloggi che prevedesse la chiusura
ermetica delle finestre ed un sistema di climatizzazione che sostituisse l'esigenza di
aprire le finestre per il ricambio dell'aria?
Si.......... No..........

LIVELLI SONORI COME LAeq
00.15
.

Zona pi rumorosa.................... Zona meno rumorosa....................


























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6.0 Il monitoraggio dei livelli sonori.

B. Abrami.

6.1 Oltre i limiti soggettivi. Le misure di monitoraggio del rumore perseguono lo scopo di
portare il tempo di misura ben oltre il possibile tempo di osservazione diretta del fenomeno
sonoro che si vuole studiare. L'osservazione diretta una parte importante della misura, in
quanto consente all'esecutore di integrarne i risultati con quei pareri di conformit della
stessa agli scopi perseguiti che ne validano i risultati. Ad esempio, occorre essere certi che
un determinato valore di LAeq
T
che si vuole usare per caratterizzare l'emissione sonora di
un determinata sorgente, sia stato controllato unicamente dalla sonorit di quella sorgente.
Oppure, nel caso di misure in ambiente non controllato, che si sia in grado di escludere dal
risultato della misura l' influenza di eventi atipici.

Quando il tempo di misura coincide o pi breve del tempo di osservazione
l'esecutore stesso che completa il risultato della misura con l'esperienza derivante dalla
osservazione diretta del fatto sonoro. Il completamento pu consistere:
a) Nella affermazione della assenza di interferenze sonore di origine diversa dalla
sonorit della sorgente che si vuole caratterizzare
b) Nella descrizione del tipo di sorgente usando termini quali "compressore", "impianto di
condizionamento", "treni", "aerei", "traffico autoveicolare", "veicolare misto" ecc.
c) Nella descrizione del carattere temporale del fenomeno sonoro usando termini quali
"continuo", "fluttuante", "transiente", "impulsivo" o altri derivati da questi.
d) Nella descrizione degli elementi che caratterizzano il clima sonoro usando termini quali
"rumore da traffico autoveicolare dominato da sorgente fissa" o, viceversa, "rumore da
sorgente fissa dominata da rumore da traffico autoveicolare" e simili.
e) Nella descrizione del carattere timbrico del suono usando termini quali " suono a banda
larga", " suono con componenti tonali", "suono contenete bande strette di rumore" e
simili.

Affermare l'assenza di eventi atipici o comunque estranei ("a") essenziale al fine di
validare il valore di LAeq
T
come valore controllato unicamente dalla sorgente che si vuole
caratterizzare. Gli altri elementi descrittivi (da "b" a "e") sono naturalmente ininfluenti sul
valore di LAeq
T
e sul suo significato fisico, ma acquistano grande importanza quando si
tratta di valutare l'impatto da rumore, ovvero quando si voglia trarre dalla misura una
spiegazione al comportamento della popolazione o dei singoli esposti.

Ad esempio: a fronte di un LAeq
06-20
di 55.0 dB, con una componente tonale
distintamente udibile a 4.000 Hz (+3.0 dB), misurato in interni a finestre aperte,
controllato dal canto di uccelletti, non si osserveranno reazioni fra gli esposti. Con lo stesso
livello equivalente, ma controllato da una sorgente fissa artificiale, ci troveremmo
sicuramente di fronte ad un agguerrito comitato antirumore.

Dal punto di vista della correlazione misure del rumore - comportamenti degli
esposti, ci sono poi delle domande fondamentali cui l'osservazione diretta del fenomeno
sonoro non riuscir a dare una risposta quali:
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f) Il livello sonoro, cos come lo sperimentiamo durante la misura, sar quello che viene
sperimentato dagli esposti anche quando noi siamo assenti?
g) L'ora di inizio e fine della attivit rumorosa e la sua durata sar veramente quella
dichiarata dai responsabili della sorgente o quella risultante dalla intervista degli
esposti?
h) Quando dalla intervista degli esposti e dei gestori della o delle sorgenti risultino pesanti
disuguaglianze, chi avr ragione?
Le misure di monitoraggio del rumore sono in grado di fornire elementi oggettivi nella
descrizione del carattere temporale dei suoni e una risposta a tutte quelle domande che
abbiamo considerato. Per arrivare a tanto per, sar necessario comprendere i principi e le
possibilit offerte dalla analisi statistica dei livelli sonori, molto pi profondamente di
quanto non si usi attualmente.

Dato che il presente scritto considera l'applicazione ai problemi del monitoraggio
del rumore di strumenti che non consentono l'analisi in frequenza, non tratteremo l'aspetto
delle caratteristiche timbriche dei suoni. Tale aspetto pu tuttavia essere affrontato con
pochi o nulli elementi di dubbio mediante misure di durata pi breve del tempo di
osservazione, integrando in caso di dubbio i risultati della misura con i dati derivanti dalle
esperienze precedenti dell'operatore. Nei casi particolarmente difficili si potr fare
ricorso a particolari tecniche di monitoraggio basate sull'uso di analizzatori di frequenza in
tempo reale dotati di analisi statistica in banda [1,2].

6.2 Cosa cerchiamo e come ottenerlo. Realizzare un metodo di analisi strumentale che
consenta di ricostruire tutte o anche solo una parte di quelle informazioni e quegli elementi
descrittivi che noi istintivamente aggiungiamo alla percezione diretta del fatto sonoro, non
affare di poco conto. La cosa diventa ancora pi complessa quando ci proponiamo di
ricostruire anche quelle informazioni che giustifichino i comportamenti dei gruppi o dei
singoli esposti a suoni non desiderati.

Il problema sorge dal fatto che la nostra facolt percettiva e intellettiva del suono,
nel campo delle basse energie sonore(20 - 80 dB(A)) differenzia i suoni e li giudica su di una
base largamente indipendente dal loro contenuto energetico; mentre per poter descrivere
con semplicit una sequenza di eventi sonori per il tramite di una misura, si ricorre ad un
processo di integrazione (LAeq
T
). Occorre quindi che parallelamente alla misura del livello
equivalente siano condotti degli altri procedimenti di misura ed analisi i quali, conservando
per quanto possibile le propriet differenziali della nostra facolt percettiva, consentano l'
identificazione della natura del clima sonoro e delle sorgenti che lo controllano.

Gli strumenti di misura che sono in grado di svolgere questa doppia, e a volte tripla o
quintupla funzione di misura ed analisi vanno sotto il nome di analizzatori statistici dei
livelli sonori o pi impropriamente sotto il nome di analizzatori statistici del rumore. Un
analizzatore dei livelli sonori in grado di fornire tutta una serie di risposte,
indipendentemente dalla nostra presenza durante il periodo della misura.

Tali risposte possono essere per le sorgenti fisse:

1) Se una sorgente fissa domina il clima sonoro o ne dominata. Se lo domina sempre. Se
non lo domina sempre, per quanto tempo lo domina.
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sull'inquinamento acustico: interventi diretti amministrativi, tecnici e gestionali.
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2) Se ha un carattere continuo, fluttuante, transiente, impulsivo.
3) Se il suo livello sonoro costante nel tempo, o varia da un ora all'altra o da un giorno
all'altro.
4) Se varia, di quanto varia.
5) A che ora inizia e a che ora finisce la attivit sonora della sorgente. Se lo stesso tutti i
giorni o se vi sono significative variazioni nel periodo della sua attivit.

Per le sorgenti mobili le risposte possono essere:

6) Qual' il ciclo tipico giornaliero, settimanale, mensile o stagionale di un determinato tipo
di sorgente mobile.
7) Da quale tipo di sorgente mobile dominato il clima sonoro e in quale misura le altre
sorgenti mobili influenzano i valori orari, giornalieri e notturni di LAeq.
8) Se vi sono eventi atipici capaci di alterare il valore di LAeq orario o diurno o notturno,
identificare la loro natura.

La capacit di fornire queste risposte dovr basarsi in parte sui risultati forniti
dagli strumenti e in parte sulla capacit interpretativa di colui o coloro che analizzeranno i
risultati. Qui l'esperienza terr un ruolo molto importante, in quanto se dal punto di vista
teorico le possibili combinazioni di strutture temporali dei suoni sono infinite, dal punto di
vista pratico sono, anche se relativamente numerose, finite e solo una buona esperienza
pratica, ed il possesso di una vasta casistica consentir la sicurezza di diagnosi.

Abbiamo gi detto che lo strumento utilizzato per il monitoraggio dei suoni viene
detto analizzatore statistico dei livelli sonori. Il suo campo di utilizzo principale consiste
nella misura e acquisizione dei livelli sonori finalizzata alle valutazioni di impatto ambientale
su popolazioni stabilmente residenti. E' uno strumento di misura che svolge pi operazioni di
misura ed analisi contemporaneamente su una gamma dinamica di almeno 100-110 dB,
memorizzando i dati di livello sonoro progressivamente accumulati nelle varie forme, con la
data e l'ora del loro accadere. I parametri pi comunemente misurati, analizzati e
memorizzati sono i seguenti :

1) La storia. Descrive lo sviluppo temporale dei livelli sonori con risoluzioni temporali fisse
o variabili dell'ordine da frazioni di secondo a qualche minuto.
2) Gli intervalli. Misurano il livello equivalente pesato "A" su intervalli di tempo a volte
fissi, a volte definibili dall'utente, dell'ordine da un minuto a qualche ora. All'interno degli
intervalli di tempo possono venir analizzati la distribuzione ed il cumulo dei livelli sonori al
fine di poter descrivere le propriet temporali dei suoni che hanno formato quel
determinato valore di LAeq
T
.
3) I giornalieri. Ovvero i valori giornalieri di LAeq
T
come LAeq
24.00
, LAeq
06-22
, LAeq
22-
06
, o i vari indici normalizzati come Ldn, Tni, Npl ecc.
4) La distributiva e la cumulativa. Ovvero l'istogramma della distributiva e la curva della
cumulativa complessive dei livelli sonori nel tempo di misura.
5) Gli eventi. Ovvero i valori di SEL, LAeq, LAmax e il profilo temporale di LAF o LAS, per
eventi sonori che superino una doppia soglia di livello e di durata selezionabile
dall'operatore.
Quali di questi parametri scegliere, come impostarli e come interpretarli sar il tema dello
scritto che segue.
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6.3 La storia dei livelli sonori. La storia dei livelli sonori, nella sua forma pi antica e
conveniente, consiste nella descrizione della evoluzione temporale dei livelli sonori misurati
con la costante "Fast" (LAF), istante per istante, cos come vengono sperimentati dagli
esposti.

Nella figura a seguire (6.1) vediamo l'immagine risultante dalla registrazione di LAF,
che pu essere numerica o grafica, I livelli al di sopra del livello di fondo sono controllati
dalla accensione, utilizzo e spegnimento di una stampante laser. Abbiamo scelto il suono
della stampante laser tanto per prendere un suono abbastanza conosciuto e per il quale sia
quindi riconoscibile il rapporto fra esperienza sonora e immagine riportata dalla storia. Il
microfono posizionato alla posizione operatore a circa 40 centimetri dalla stampante.


Fig.6.1.- "Immagine" dei livelli sonori nella seguente sequenza da 0.0###32 secondi: rumore di
fondo, scatto dell'interruttore (ca 32 sec.), avviamento della stampante, andata a regime (ca 40
sec.), scatto di chiusura (ca 93 sec.), rumore di fondo.

Nella fase precedente l'accensione si pu osservare il rumore di fondo (inteso in
senso qualitativo non ancora come LA95) dell'ordine dei 32-34 dB(A)F. Al momento della
accensione, si pu osservare il livello sonoro provocato dallo scatto dell' interruttore
(LAFmax = 74.5 dB) e l'ora di inizio dell'uso della stampante (in questo caso conoscendo
l'ora di inizio della misura). E' visibile il livello e la durata del periodo di avviamento.
Durante il periodo di attivit si osserva il carattere stazionario - leggermente fluttuante
del livello sonoro, che come tale viene percepito, ed il suo valore di 43-45 dB(A)F. Al
momento dello spegnimento si pu nuovamente osservare il livello sonoro, leggermente pi
elevato (LAFmax = 77.5 dB), provocato dallo scatto dell'interruttore. Si pu osservare
ancora l'ora di spegnimento ed il ritorno al rumore di fondo precedente l'accensione.
Durante il periodo di registrazione non c' stato alcun evento sonoro che abbia superato il
livello sonoro della stampante.

Nella figura 6.2, vediamo la stessa situazione ma al livello sonoro del fondo e a
quello prodotto dalla stampante, si sovrappongono dei livelli sonori causati da occasionali
conversazioni e suoni tipici di un ufficio (telefoni, porte sbattute, oggetti che cadono ecc.)
svolte in prossimit della stampante nel raggio di 1.0 - 3.0 metri. La posizione del microfono
quella precedente.

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Fig.6.2.- Stessa sorgente e rumore di fondo della fig.6.1on sovrapposti suoni a carattere
transiente e impulsivo, si noti come sia ancora possibile riconoscere i valori dei livelli sonori del
fondo e della sorgente e l'ora di inizio e fine della attivit della sorgente (sempre naturalmente
conoscendo l'ora di inizio della misura).

E' evidente come dalla osservazione e dallo studio della registrazione si possano
ancora identificare sia il livello del rumore di fondo sia il livello controllato dalla stampante.
Si fa cio una specie di analisi statistica dei livelli "a occhio": si va in primo luogo a vedere il
gruppo dei livelli pi ripetitivi che "emergono" nei momenti di silenzio della conversazione
prima e dopo il periodo di attivit della stampante, e abbiamo la dispersione del livello di
fondo. Si va poi a vedere il livello che "emerge" nei momenti di silenzio della conversazione,
durante il periodo di funzionamento della stampante, e abbiamo il livello sonoro controllato
dalla stampante. Se ad esempio il ritmo di successione degli eventi, in questo caso la
conversazione, tale che non emerge mai il livello sonoro della stampante, vuole
semplicemente dire che il rumore della stampante non distintamente udibile o che
perlomeno, non stato distintamente udibile durante il periodo della misura.

L' analisi della storia dei livelli sonori stazionari-continui controllati da sorgenti
fisse non consente l'identificazione della natura della sorgente. Nel caso invece di livelli
sonori, sempre controllati da sorgenti fisse, ma a carattere transiente o periodico, a volte
possibile riconoscere la natura della sorgente, a volte no, ed certo che un gran ruolo nello
sviluppo della capacit di fare questa distinzione lo giuoca l'esperienza.

Gli elementi fondamentali nel riconoscimento della natura della sorgente dalla
lettura della storia sono: la conoscenza generale del contesto in cui stata fatta la misura,
la durata del transiente, il suo valore massimo, la morfologia della salita, durata e
decadimento del profilo sonoro.

Nella figura 6.3, vediamo i livelli sonori prodotti da un maglio a bilanciere utilizzato
per stampare a freddo delle medaglie. Dai secondi 16 a 17 vediamo la fase di caricamento,
dai secondi 17 a 18 l'impatto, dai secondi 19 a 20 il tintinnio della medaglia che, espulsa,
cade nel contenitore pieno di medaglie.

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Fig.6.3.- Profilo sonoro delle fasi di caricamento, impatto, espulsione del pezzo di un maglio a
bilanciere. Potendo integrare con l'analisi in frequenza questa misura si troverebbe un spettro
dominato dalle basse frequenze nella fase di caricamento, dalle frequenza medio-alte nella fase
dell'impatto, dalle frequenze alte (tintinnio) la fase dell'espulsione della medaglia.

Nella figura 6.4 vediamo invece il classico profilo sonoro del rumore prodotto da un
campo di tiro a volo: sono caratteristici il doppio LAFmax dovuto al doppio colpo per aver la
certezza di centrare il piattello (solo i pi bravi ci riescono con un colpo solo) e la
fluttuazione del livello massimo dei doppi colpi che dipende dalla direzione di tiro che a sua
volta dipende dalla direzione di lancio del piattello. Nel considerare la fluttuazione degli
LAFmax bisogna tenere conto che questi dimostrano la elevata direttivit sonora del colpo
di fucile.

La postazione di misura all'interno, in posizione normalizzata a finestre aperte, a
ca 700 metri dal campo, con una elevazione di ca 200 metri. Il rumore di fondo
controllato da una autostrada che passa a ca 300 metri dalla abitazione.


Fig.6.4.- Profilo sonoro del rumore prodotto da un campo di tiro a volo posto a 700 metri dalla
postazione di misura.

Se passiamo dalle sorgenti fisse a quelle mobili aumenta notevolmente la
riconoscibilit della natura della sorgente dallo studio del profilo storico dell'evento. Nella
figura 6.5, vediamo il profilo storico del transito di una sirena in ambito urbano; sono
caratteristici la durata, il valore di LAFmax sull'ordine dei 100 dB(A) per posizioni
microfoniche prossime (5-10 metri) alla sede stradale, la simmetria rispetto ad LAFmax.
Naturalmente qualunque modificazione della velocit di transito in prossimit della
postazione microfonica si rifletter in una variazione della morfologia del profilo storico,
ma da questo si potr quasi sempre risalire alle possibili modificazioni.

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Fig.6.5.- Profilo sonoro prodotto dal transito di una sirena, sono caratteristici: il livello, la
modulazione (che pu cambiare a seconda del mezzo), la durata e la simmetria. Campionamento a
0.5 secondi.

Nella figura 6.6, vediamo il profilo storico di un transito ferroviario. Un transito
ferroviario caratterizzato in primo luogo da una durata a livello semicostante che pu
andare orientativamente dai 5 ai 30 secondi per i treni passeggeri, e dai 30 ai 100 secondi
per i treni merci, da un gradiente di salita relativamente ripido e di un gradiente di discesa
spezzato in due parti; la seconda parte dimostra un gradiente di discesa molto pi lento
della prima.


Fig.6.6.- Profilo sonoro di un transito ferroviario. Si osservi la doppia pendenza nella fase di
allontanamento (20-25 e 25-40 sec.). Il profilo presenta un aspetto generale "anomalo" e alcune
difficolt di lettura in quanto acquisito da un storia di LAeq
1 sec.
. In LAF presenterebbe un
profilo pi frastagliato e ci sarebbe un massimo in corrispondenza dell'avantreno (sec.10-11).

L'andamento del profilo nel tratto semicostante dipende dalla composizione dei
vagoni e dal loro sistema frenante. Tipicamente, come si pu veder in figura 6.7, le carrozze
di prima classe (quelle pi vicine alla motrice frontale) dimostreranno un livello sonoro da 5
a10 dB(A)F pi elevato di quelle di seconda.

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Fig.6.7.- Profilo di un transito ferroviario di un convoglio passeggeri con carrozze di prima (84
dB(A)) e di seconda (78 dB(A)). Il picco della motrice (sec.2 circa) risulta tagliato dalla tecnica di
campionamento di 0.5 sec.

La posizione di LAFmax e la simmetria del profilo dipendono dal tipo di motrice dal
numero delle motrici e dal fatto, in questo ultimo caso, che solo uno o entrambi i pantografi
siano a contatto con la linea; nel caso entrambi i pantografi siano a contatto con la linea, o
siamo alla presenza di doppia motrice diesel in testa e in coda, troveremo il caratteristico
profilo con due massimi. Un altro tipo di sorgente mobile che si pu "incontrare" durante le
operazioni di monitoraggio sono gli elicotteri, ma anche questi presentano un profilo
caratteristico e riconoscibile come possiamo vedere dalla figura 6.8.


Fig.6.8.- Profilo sonoro di un elicottero: caratteristico quell'incremento di livello che si
osserva ai secondi 8-50, quel tratto continuo (sec.50-130), il picco corrispondente al sorvolo della
postazione o in prossimit della postazione di misura, seguito da una serie di picchi.
Campionamento 2.0 secondi.

Unaltra sorgente mobile facilmente riconoscibile dal profilo sonoro sono le moto di
grossa cilindrata quando passano "tirando" le marce basse. Nella figura 6.9 vediamo un
esempio dal LAFmax non particolarmente elevato (ne abbiamo trovati fina a 116 dB).

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Fig.6.9.- Profilo sonoro del transito di una moto a grossa cilindrata: caratteristica la doppia
pendenza di arrivo e allontanamento, la breve durata a -20 dB da LAFmax e il valore massimo. Il
valore massimo di questo transito era di 101 dB(A)F, ma stato tagliato dal campionamento a 0.5
secondi.

Nel momento in cui dobbiamo passare da queste considerazioni a carattere generale
alla pratica del monitoraggio le cose si complicano alquanto perch dovendo ottenere un
panoramica del clima sonoro su tempi lunghi, perdiamo la risoluzione visiva che ci consente
di esprimerci sulla natura delle sorgenti. Nella figura 6.10, vediamo una panoramica di sei
ore consecutive registrata in forma numerica in dB(A)F con periodo di campionamento di
100 milli secondi.


Fig.6.10.- Panorama sonoro della notte di capodanno 1996. Postazione di misura: una terrazza al
decimo piano. Si osservano frequenti intemperanze di impazienti prima di mezzanotte.

E' evidente la perdita di risoluzione visiva della natura degli eventi. Anche se questo
esempio vuole essere scherzoso tuttavia l'esempio regge. Quale che sia il clima sonoro
investigato otterremo, dal punto di vista della risoluzione visiva, dei quadri di questo tipo,
dai quali impossibile risalire alla natura delle sorgenti. Per arrivare a tanto sarebbe
necessario procedere alla espansione temporale della registrazione e riconoscere evento
per evento, o perlomeno riconoscere quegli eventi che dimostrassero particolare interesse
dal punto di vista del loro contenuto energetico. Per proseguire nell'esempio andiamo ora e
vedere la natura degli eventi energeticamente pi importanti subito dopo la mezzanotte.
Nella figura 6.11, possiamo veder il profilo sonoro di razzi fischianti, con botto finale,
sparati dalla terrazza dove era posizionato il microfono.

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Fig.6.11.- Profilo sonoro di razzi fischianti con botto finale: si osserva il rapido incremento
all'accensione del razzo (sec,26), il progressivo diminuire di LAF controllato dal fischio al suo
allontanarsi, il botto (sec.27.5 ca - 100 dB(A)), Il riverbero dopo il botto (sec.27.5-29).

Nella figura 6.12, possiamo vedere il profilo sonoro di petardi (raudi piccoli) buttati
sulla stessa terrazza.


Fig.6.12.- Profilo sonoro di scoppi di petardi: caratteristico il tempo di salita moto rapido (lo si
trova naturalmente in tutte le esplosioni), il livello sonoro dipende naturalmente dalla distanza, la
breve durata, il decadimento controllato dal riverbero.

A questo punto potremmo andare a verificare uno per uno tutti gli eventi di figura
6.10, riconoscendo scoppi e razzi fischianti. Vediamo con queste considerazioni come, nella
fase di studio, sorge il problema del tempo che si perde nell'analisi degli eventi con il
metodo della espansione temporale. Bisogna identificarli, posizionare i cursori che
definiscono il periodo dell' espansione, attivare l'espansione, leggerli, ritornare alla storia
totale, riposizionare i cursori, riattivare l'espansione, ecc.

La cosa poi appare particolarmente impraticabile se si tiene conto di alcuni dati
dell'esperienza, come il fatto che su di una linea secondaria possono passare alcune decine
di treni/die, mentre sulla Firenze-Roma abbiamo qualcosa come 180 transiti/die; oppure che
dallaeroporto Forlanini di Milano in direzione Est ci sono 100 -150 sorvoli/die. Un altro
problema connesso con il voler mantenere la risoluzione temporale necessaria per
riconoscere gli eventi dato dal fatto che dovendo necessariamente ricorrere alla
registrazione numerica, si dipende dal numero di campioni memorizzabili i quali, in ogni caso,
sono un numero finito.

E' giocoforza, volendo ridurre i tempi di studio ed analisi, e tenendo conto del
fatto che noi, alla fine, vogliamo comunque un livello equivalente, che la storia
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temporale sia acquisita come livelli equivalenti di una qualche durata. Tale durata, non
deve peraltro essere lunghissima perch in tal modo si perdono le possibilit e i vantaggi
della post-elaborazione. Un esempio pratico, come vedremo, di quanto detto pu essere il
seguente: consideriamo il caso in cui si debbano valutare i livelli equivalenti orari (intervalli)
dovuti al transito di treni e che, in un dato intervallo orario, non vi sia alcun transito
ferroviario, ma passi nelle vicinanze una autoambulanza con la sirena spiegata (vedi fig.6.5),
o una moto di grossa cilindrata che "tira" le marce basse (fig.6.9). Consideriamo ancora il
caso che l'autoambulanza, o la moto, passino ad una distanza tale da dar luogo ad un evento
da LAFmax dell'ordine dei 100 - 106 dB. Se LAeq
01.00
in quell'intervallo fosse, in assenza
di eventi, pari a 40 dB, con l'evento - sirena o moto diventer 69.2dB (attribuendo ai 100
dB una durata di 3.0 secondi). La misura cio perderebbe inaccettabilmente di accuratezza.
Per ripristinare l'accuratezza sar quindi necessario:

Riconoscere la natura dell'evento.
Se l'evento un transito ferroviario, confermare il valore di LAeq
01.00.

Se l'evento non un transito ferroviario, bisogna ricalcolare il valore di LAeq
01
.00

eliminando dalla storia l'evento ( post-elaborazione).

Al fine di poter svolgere queste operazioni, un analizzatore statistico deve
consentire la misura e l'acquisizione della storia (storia) con campioni di livello equivalente
dall'ordine da 1.0 secondo ad un minuto, ma tendenzialmente, per risparmiare memoria e
mantenere una certa risoluzione temporale, meglio lavorare con un minuto; nello stesso
tempo con un altro canale di misura (eventi), consentire di registrare in dB(A)F (o Slow nei
monitoraggi aeroportuali) il profilo storico di eventi che superino una determinata soglia di
livello e di durata.

Nelle figure 6.13 a,b,c, vediamo un esempio di storia registrata come LAeq
00.01
con
un evento del quale non possibile risalire l'origine operando l'espansione temporale e il
profilo dell'evento in dB(A)F catturato dal canale di misura "eventi".


Fig.6.13a.- Storia dei livelli sonori come LAeq
1'
.. Si evidenzia un evento ad elevato contenuto
energetico rispetto alla media degli eventi.

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Fig.6.13b.- Espansione temporale dell'evento delle ore 09.38. E' evidente l'impossibilit di
riconoscere la natura dell'evento a causa della bassa risoluzione temporale degli LAeq da un
minuto.


Fig. 6.13c.- Levento catturato dallanalizzatore statistico L&D 820, dimostra essere...........
lasciamo al lettore, che ci ha seguito fin qui, il riconoscimento.

6.4 Il livello equivalente progressivo. Come abbiamo detto, lo studio e l'analisi della storia
rispondono alla necessit di conoscere la reale composizione delle sorgenti che concorrono a
formare un determinato clima sonoro. Tali studio ed analisi sono necessarie per certificare
l'accuratezza del livello equivalente. L'accuratezza, in questo contesto, va considerata al
di fuori del suo contesto generale, e si applica solamente a quella parte del livello
equivalente controllata dalla sorgente specifica sulla quale si voglia agire.

Consideriamo il caso di misure di monitoraggio finalizzate alla verifica dello stato di
inquinamento sonoro da traffico autoveicolare urbano. Tali misure faranno da riferimento
per verificare la bont di provvedimenti restrittivi della circolazione, di limitazione delle
velocit, controllo della composizione del traffico o disciplinamento del modo di guidare, o
altri, finalizzati a contenere tale tipo di inquinamento. Si vorr agire cio sulla
circolazione privata e sui mezzi di trasporto. Naturalmente non si potr agire sui mezzi
d'emergenza (autoambulanze, polizia, carabinieri, pompieri e simili) i quali assolvono una
funzione sociale per la quale devono correre a sirena spiegata. Una sirena eroga dei livelli
sonori dell'ordine di 100 dB(A) e sappiamo benissimo quanto il livello equivalente, in una
determinata storia di livelli sonori dipenda dai valori di LAFmax causati da eventi. Tale
influenza tanto pi elevata quanto minore il livello equivalente della storia in assenza di
evento. Nelle figure 6.14 a & b vediamo la stessa storia di figura 6.13a analizzata per dal
punto di vista della influenza degli eventi sul livello equivalente nell'intervallo orario 06.00 -
12.00 e 09.00 - 10.00. La storia da un minuto appare come tratto continuo, mentre lo
sviluppo del livello equivalente appare come tratto punteggiato.
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Fig.6.14a.- Evoluzione del livello equivalente nell'arco di sei ore, si osservi come i due eventi
presenti fra le 09 e le 10 innalzino il livello equivalente di circa 3 dB.



Fig.6.14b.- Evoluzione del livello equivalente orario dalle 09 alle 10: si osservi come su di un arco
di tempo pi breve i due eventi gi esaminati abbiano un influenza ancora pi marcata.

Quello che dimostra il grado di alterazione che un evento o una serie di eventi
induce sul livello equivalente relativo all'intervallo di misura e che chiameremo livello
equivalente finale, il decorso storico del livello equivalente progressivo che appare
punteggiato nella figura 6.14. Il livello equivalente progressivo dimostra lo sviluppo del
livello equivalente calcolato progressivamente sui campioni della storia.

Dovrebbe essere chiaro, a questo punto, che una procedura di monitoraggio che non
contempli la necessit di una identificazione degli eventi e una loro eliminazione quando
incongruenti con lo scopo della misura, ha una elevata probabilit di fornire valori di livello
equivalente non coerenti con la realt che si vuole quantificare. Pu accadere, ad esempio,
che avendo dimostrato un LAeq
08-09
di 70 dB in condizioni di traffico fluido a velocit
libera; si dimostri un LAeq
08-09
di 73 dB avendo imposto e mantenuto il rispetto della
velocit massima di 50 Km/ora. E' evidente che c' un grosso errore di accuratezza. Se si
dispone della storia dalle 08 alle 09 della seconda misura si potr vedere che c' stato uno
o pi eventi che hanno alterato quel valore di LAeq orario.

6.5 La post-elaborazione. Le operazioni di post-elaborazione consistono prevalentemente
nel eliminare dal calcolo di LAeq finale quegli eventi che ne alterano l' accuratezza mirata al
tipo di sorgente. Nelle figure 6.15 a & b vediamo un esempio di operazione di post-
elaborazione sulla storia gi esaminata nelle figura 6.13 & 6.14.

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Fig.6.15a.- Variazione di LAeq
06.00
a seguito della post-elaborazione. Si dimostra una
variazione da 60.8 a 58.5 ovvero un decremento di 2.3 dB(A).


Fig.6.15b.- Variazione di LAeq
09 -10
a seguito della post-elaborazione. Si dimostra una
variazione da 64.4 a 58.6 ovvero un decremento di 6.8 dB(A).

6.6 La distribuzione statistica. La registrazione della storia di rumore come sequenza di
livelli equivalenti, per tempi molto lunghi, pone alcuni problemi di interpretazione quali:
a) qual la dinamica complessiva del clima sonoro sperimentata dai recettori?
b) ci sono dei livelli sonori stazionari-continui o stazionari-fluttuanti udibili come tali?
c) per quanto tempo sono udibili?
d) ci sono frequenti eventi a carattere transiente o impulsivo ?
Difatti non si pu sempre rispondere a queste domande attraverso l'analisi e lo studio della
storia, perch una volta che abbiamo una sequenza di livelli equivalenti dell'ordine di un
minuto, abbiamo perso la maggior parte delle informazioni relative al carattere temporale
di livelli sonori e alla loro dinamica.

Lo studio e l'analisi della distribuzione statistica in grado, il pi delle volte, di
rispondere a queste domande a patto che venga svolta partendo da livelli sonori ponderati
con la costante Fast. Resta naturalmente il problema di scegliere la classe di intervallo pi
adatta a valutare quello che viene sentito; ma se ricordiamo quanto detto al cap. 3.0,
possiamo considerare 1.0 dB(A)F come la minima variazione di livello sonoro sperimentabile
come variazione di sonorit. In conseguenza useremo 1.0 dB(A) come classe di intervallo.
Vediamo ora il caso di figura 6.1, come analisi distributiva (fig.6.16), e immaginiamo di non
disporre della storia temporale acquisita in dB(A)F, n di aver sentito quell'episodio sonoro.
Quali sono le considerazioni che potremo fare?

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Fig.6.16a.- Distribuzione dei livelli sonori prodotti dalla stampante di figura 12, in un tempo di
misura di 130 secondi.

L'osservazione pi semplice che si possa fare che la distribuzione presenta due
mode, e quindi si riferisce a due "popolazioni" di dati omogenee per conto loro. I due gruppi
di livelli sonori che chiameremo "A" quello con la moda a 32 dB(A) e "B" quello con la moda a
44 dB(A), sono stazionari - fluttuanti anche se il gruppo "A" dimostra una maggior
fluttuazione: ovvero 7 dB(A) contro i soli 3 dB(A) del gruppo "B". Conoscendo le cose di
questo mondo.... diremo che il gruppo "A" rappresenta i livelli del rumore di fondo, mentre il
gruppo "B" rappresenta i livelli di una sorgente a livello pressoch continuo. Si evidenzia poi
una terza "popolazione" che chiameremo "C", con moda a 48 dB(A) e una dispersione di 6
dB(A). Tale ultima popolazione di livelli ci indica variazioni occasionali del livello sonoro della
sorgente.

La prima domanda cui si pu rispondere la seguente: quanto dura in attivit la
sorgente? Nella popolazione "B" si possono associare alla sorgente le seguenti classi di
intervallo con le seguenti frequenze percentili:


Classe di int. [dB(A] Freq.% (del tempo di misura)
43 6.1
44 33.5
45 1.2
durata totale = 40.8

Dato che il tempo di misura noto, e vale 130 secondi, potremo dire che i livelli
sonori della popolazione "B" sono durati 53 secondi (40.8% di 130). Naturalmente non
potremo dire se quei livelli sono stati continui o intermittenti, che questo lo potremmo dire
solo dalla storia se presa con sufficiente risoluzione o dagli intervalli come vedremo. Ma
possiamo sicuramente dire che rappresentano un suono stazionario con contenute
oscillazioni di livello di 3 dB(A) e quindi udibili come tali se configurati come livello sonoro
continuamente fluttuante. Dire poi se si tratta di livelli continui ma fluttuanti, ovvero livelli
continui stazionari a diversi livelli, sar compito degli intervalli.

Potrebbe poi sorgere la domanda se vi fossero eventi impulsivi, eventi che per la
loro ridotta frequenza percentile non appaiono su di una scala lineare. A questa domanda
pu rispondere solo la scala logaritmica delle frequenze come vediamo in figura 6.16b.

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Fig.6.16b.- La distribuzione logaritmica delle frequenze evidenzia la presenza di rari eventi
impulsivi, come dimostrano le basse frequenze della coda della distribuzione.

La quale evidenzia la presenza di rari eventi a carattere impulsivo con un livello massimo di
76 dB(A)F. La struttura discontinua della coda della distribuzione causata dalla
insufficiente velocit di campionamento nella acquisizione di LAF (0.1 secondi).

Passiamo ora a considerare il caso della sorgente a livello continuo cui si
sovrappongono dei suoni a carattere transiente di figura 6.2. Nella figura 6.17 ne vediamo
la distribuzione.


Fig.6.17.- Distribuzione dei livelli sonori dal clima sonoro di figura 6.2. Il tempo di misura di
300 secondi.

Si osserva un generale abbassamento delle frequenze causato dalla molteplicit
delle classi di intervallo interessate alla distribuzione, la scomparsa della popolazione "C" e
l'emergere di una nuova popolazione che chiameremo "D" con moda a 66 dB(A) e una
dispersione di 25 - 26 dB(A). Il fatto che nella coda della distribuzione si formi una moda
(66 dB) indice del fatto che non si tratta di eventi transienti tipo il transito di autoveicoli
e simili, ma di eventi che tendono a salire rapidamente di livello (estremit sx della
popolazione "D" pari a 53 dB) e permanere su di un valore intermedio della loro dinamica.

Ci troviamo di fronte ad una distribuzione analizzando la quale si pu rispondere alla
seguente domanda: trovandoci in un contesto nel quale si osservano frequenti eventi sonori
di livello considerevolmente superiore (mediamente con una sonorit otto volte maggiore) a
quello della sorgente continua, per quanto tempo distintamente udibile la stessa? E'
evidente come non si possa applicare lo stesso criterio usato nel caso precedente, in quanto
la ricorrenza degli eventi contribuisce ad aumentare la frequenza delle classi di intervallo
specifiche della sorgete ( 43, 44 e 45 dB), ma intuitivo che la minore influenza si
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osserver nella frequenza della moda la cui frequenza potr venire utilizzata per calcolare,
orientativamente, il tempo di distinta udibilit della sorgente. Per la classe di intervallo dei
44 dB(A) troviamo una frequenza del 14.6%, cui corrisponder per un tempo di misura di
300 secondi un tempo di distinta udibilit della sorgente pari a 43.8 secondi (il 14.6% di
300).

Per concludere la trattazione sull'impiego della distribuzione statistica nelle
valutazioni di impatto vediamo ancora il caso di un rumore di fondo dominato da eventi a
carattere impulsivo ripetitivo (fig.6.18a). Le considerazioni sin qui fatte dovrebbero
rendere semplice il riconoscimento della natura della sorgente, lascer quindi questa
soddisfazione al lettore.


Fig.6.18a.- Panorama sonoro dominato da eventi a carattere distintamente impulsivo. La
registrazione fatta in dB(A)F, periodo di campionamento 0.1 secondi, la scala dei tempi in
secondi
.

Fig.6.18b.- Distribuzione dei livelli del clima sonoro della figura 6.18a. Da 60 dB(A) a circa 84
risulta evidente il carattere alfamodale della distribuzione dei livelli caratteristica di eventi
impulsivi ripetitivi.

6.7 Gli intervalli. Gli intervalli hanno un ruolo particolare, insieme alla distribuzione, nel
riconoscimento della presenza di sorgenti a livello sonoro continuo, ma in pi rispetto alla
distribuzione, offrono la dimostrazione degli orari e dei periodi di attivit. Gli intervalli
contengono due tipi di informazioni: il livello equivalente e la distribuzione cumulativa in
dB(A)F all'interno della durata dell'intervallo. Dalla distribuzione cumulativa per,
consentono, di regola, l'utilizzo di un numero limitato di percentili. La scelta dei percentili
assume un ruolo determinante nella possibilit di lettura degli intervalli in chiave
interpretativa. I percentili pi usati sono:

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L1 L5 L10 L50 L90 L95 L99

Nella nostra esperienza, per, i pi significativi nelle valutazioni di impatto ambientale sono
i seguenti:

Lmax L10 L50 L85 L95 Lmin

Comprendiamo bene che Lmax ed Lmin non sono dei percentili, e che in quanto non-tali,
sfuggono dai concetti della statistica che vorrebbe definire le probabilit. Ma questo solo
dal punto di vista teorico, perch in pratica una fascia abbastanza ristretta di livelli sonori
minimi una caratteristica specifica di un determinato clima sonoro, e una fascia un po pi
larga, ma circoscritta di livelli massimi, in ogni particolare postazione di misura una
caratteristica individuale e specifica delle varie sorgenti mobili che ivi transitano.

Inoltre, parlando di Lmax, sappiamo bene quanto un evento breve ad alto contenuto
energetico possa alterare il valore di LAeq ( che una funzione di p
t,A
2
x t) e quindi dell'
importanza di trovare segnalato, nell' intervallo, il contributo di un evento atipico. Per
quanto riguarda i percentili invece, nulla preclude l' uso di altri percentili, anzi a volte
necessario chiedersi: quale gruppo di percentili sia pi significativo per un determinato
clima sonoro, o per dimostrare l'attivit di una determinata sorgente? Ma i criteri di questa
scelta ci porterebbero troppo lontano [2,3,4,5,6].

Quanto vale un determinato percentile dipende naturalmente dal periodo dell'
intervallo. Se ad esempio con misure di intervalli di un ora si vuole usare L1 per dimostrare i
livelli massimi significativi (circolano pubblicazioni nelle quali L1 viene indicato come valore
di picco!?!?), non si tiene conto di un fatto elementare: l'1% di 3.600 secondi sono 36
secondi. In trentasei secondi fa tempo ad accadere di tutto: dal punto di vista dell'impatto
acustico sufficiente il transito di una moto ( 1-2 secondi a meno 20 dB da LAFmax) a livelli
significativi o di una sirena ( 8 - 10 secondi a meno 20 dB da LAFmax) per svegliare buona
parte della popolazione. Dal punto di vista metrologico, gli stessi eventi possono alterare
significativamente il valore di LAeq orario senza che L1 si sposti dal valore che aveva l'ora
precedente ed avr l'ora seguente mancando cos dall'indicare una circostanza significativa.

Vediamo nella figura 6.19, una sequenza di livelli sonori, simulata in laboratorio, al
fine di evidenziare le funzioni specifiche di alcuni percentili. La storia temporale, per
l'ultima volta stata registrata come LAF in contemporanea alla acquisizione degli intervalli
per poter confrontare ci che viene sperimentato (LAF) e come lo rappresentano gli
intervalli.

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Fig.6.19.- Registrazione grafica di una sequenza di livelli sonori simulati in laboratorio.

Il clima sono generale quello classico di un ufficio: chiacchiere, telefoni che
suonano, oggetti che cadono ecc. Dal 9 al 16 minuto si osserva una sorgente
perfettamente continua dominante (calibratore sonoro) tale sorgente si interrompe per un
attimo poco dopo il 12 minuto. Dal 17 al 25 minuto una sorgente continua non dominante
(sempre il calibratore allontanato dal microfono). Dal 31 al 36 minuto una sorgente
impulsiva (battiti di mani intervallati prima da 20 sec poi da 10 sec.). Dal 38 al 41 minuto
una sorgente a rumore stazionario leggermente fluttuante cui non ho prestato attenzione e
quindi non so di cosa si tratti. Vediamo ora nella figura 6.20 gli intervalli da un minuto.


Fig.6.20.- Intervalli da 1 minuto della storia di Fig.6.19. Sono stati acquisiti:
Lmax, L10, Leq, L50, L95, Lmin.

Negli intervalli del 10 - 11 e 12- 13 minuto si pu osservare come una sorgente
dominante a livello continuo si dimostri attraverso un unico valore per tutti i percentili e
per LAeq. Al 12 minuto si nota al caduta di Lmin ed L95 causata dall'arresto del
calibratore (vedi fig.6.19, min. 12 c.a.). Dal 20 al 24 minuto si pu osservare come una
sorgente non dominante e continua si dimostri dall'incremento di Lmin, mentre L95 che ha
lo stesso valore di Lmin dimostra con questa identit di valori che si tratta di una sorgente
a livello sonoro continuo. Negli intervalli dal 20 e 24 minuto si pu inoltre osservare come
Leq non sia controllato dalla sorgente a livello continuo, mentre vi si avvicina L50 che in
queste circostanze, ma usando intervalli pi lunghi, ha un valore molto vicino al Leq del livello
continuo. Dal 30 al 35 minuto si dimostra come alla presenza di livelli impulsivi Leq assume
valori molto pi elevati di L10. Con la debita cautela, e sorretti dalla esperienza, vediamo
quante informazioni importanti possiamo trarre da un attenta analisi dei percentili.

Per considerare un caso pratico, pi vicino alla realt, ma pur sempre simulato,
vediamo ora un caso uguale a quello di figura 2, ma protratto per un tempo pi lungo (22
minuti) al fine di rendere utilizzabile la tecnica degli intervalli. In primo luogo vediamo in
figura 6.21, la storia come LAeq da un minuto.

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Fig.6.21.- Storia da livelli equivalenti da un minuto di: rumore di fondo, accensione stampante,
stampante a regime, spegnimento stampante, rumore di fondo.

Le prime domande che sorgono di fronte a questa storia sono: se i tre eventi che si
vedono hanno carattere impulsivo, e quale il carattere temporale dell'apparente livello
continuo al centro della storia. Per rispondere occorre analizzare gli intervalli, nella figura
6.22 vediamo gli intervalli da un minuto relativi a questa storia.


Fig.6.22.- Intervalli relativi alla storia di figura8.21. Vengono utilizzati: Lmax, L10, Leq, L95, Lmin.

Il rapporto fra Lmin, L95, Leq, ed L10 nella parte centrale della storia dimostra la presenza
di un rumore continuo fluttuante entro circa 3 dB. I due eventi all'inizio e alla fine
dell'episodio a livello continuo si dimostrano impulsivi per il fatto che Leq ha un valore
superiore ad L10, l'evento al 42 minuto si dimostra un transiente che dura meno di un
minuto (Lmin ed L95 immutati) e a carattere fluttuante ma non impulsivo(L10 molto pi alto
di Leq). Altre indicazioni sulla specificit dei percentili nelle letture intrepretative dei
risultati del monitoraggio si possono trovare nei riff.3,4,5,6.

6.8 La strumentazione per il monitoraggio. Lo strumento inpiegato per le operazioni di
monitoraggio va sotto il nome di analizzatore statistico del livelli sonori che altro non se
non un comune fonometro con qualche caratteristica in pi. Non solo perch si suppone di
utilizzarlo per misure continue della durata di giorni, settimane o anni, ma anche, come
abbiamo visto nella trascorsa trattazione, per poter risalire dai risultati del monitoraggio
alle caratteristiche del clima sonoro investigato. Per poter fare ci abbiamo bisogno di
documentare pi aspetti del fenomeno sonoro. Abbiamo chiamato questi aspetti: storia,
distribuzione, intervalli, eventi. Inoltre abbiamo bisogno di una certa autonomia quanto a
partenza ed arresto della sequenza di misure, e ancora abbiamo bisogno di un elevata gamma
dinamica. Il microfono di misura deve essere protetto o proteggibile dai fattori ambientali
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quali vento, pioggia, grandine ecc. in diversa misura a seconda della lunghezza dei periodi di
monitoraggio. Nella figura 6.23 vediamo un esempio di stazione fissa per il monitoragguio
dei livelli sonori, durante una ispezione.



Fig.6.23.- Stazione fissa per il monitoraggio dei livelli sonori durante una fase di
ispezione. Sono visibili da sinistra verso destra: sonda per temperatura e umidit
dellaria, sonda per la velocit e direzione del vento, microfono per esterni,
antenna radio per la trasmissione dei dati.(Cortesia: Spectra srl di Arcore, MI)

Il microfono di misura e il suo preamplificatore. Per misure dell'ordine di qualche giorno
sar sufficiente il comune preamplificatore e microfono di precisione protetto dallo
schermo antivento; avendo cura di verificare che l'escursione termica e l'umidit
ambientale rientrino nel campo di mantenimento delle caratteristiche del preamplificatore
e del microfono. Per misure dell'ordine delle settimane (sempre verificando le escursioni
meteo) sar necessario proteggere microfono, preamplificatore e giunzioni del cavo
all'aperto dall' umidit usando dei contenitori di silica gel, e sigillando o nastrando le
giunzioni del cavo di prolunga microfonico. Se le escursioni meteo eccedono quelle
presecritte per microfono e preamplificatore o sei il periodo di monitoraggio dell'ordine
di mesi o anni sar obbligatorio l'uso di un microfono per esterni. E' naturalmente un
problema di prezzo, in quanto un microfono per esterni costa da tre a cinque volte il prezzo
di un comune microfono di precisione ed associato preamplificatore. Il microfono per
esterni presenta una costruzione robusta, conserva le caratteristiche del microfono di
misura e del preamplificatore in un campo di escursioni meteo molto pi ampie, consente l'
autocalibrazione.

La gamma dinamica e il campo di misura. La gamma dinamica (dynamic range) rappresenta
l' escursione sonora investigabile senza interferenza dal rumore intrinseco del sistema di
misura e senza distorsione di ampiezza in un unica soluzione, senza cambiare le condizioni
operative dello strumento; non va confusa con il campo di misura (measuring range). Uno
strumento pu avere una gamma dinamica molto limitata, ad esempio 40 dB, ed un campo di
misura molto ampio, ad esempio da 16 a 140 dB. Il campo di misura verr coperto spostando
ogni volta la gamma dinamica su valori ottimali per quel tipo di misura. Ad esempio volendo
misurare la voce di normale conversazione ad un metro di distanza si porter la gamma
dinamica (usando lo attenuatore di campo o di ingresso) a lavorare fra 40 e 80 dB(A). Valori
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inferiori a 40 dB(A) veranno persi, valori superiori ad 80 dB(A) verranno "tagliati" ovvero
sottostimati. Bisogner adattare ogni volta la posizione della gamma dinamica all'interno del
campo di misura per quel specifico problema di misura. Nelle misure di monitoraggio, almeno
all'inizio dello studio di un determinato clima sonoro, non si sa con quali livelli si potr
aver a che fare, occorre quindi disporre di strumentazione per la quale il campo di
misura coincida con la gamma dinamica e siano pi ampi possibile o perlomeno, coprano
l'escursione dai livelli sonori minimi 18 - 20 dB(A) che si possono incontrare d'inverno in
zone lontane da citt e torrenti ed in assenza di vento e pioggia, ai livelli sonori che si
possono incontrare in ambito urbano e in prossimit di strade che possono arrivare fino a
114 - 116 dB(A) al passaggio di moto di grossa cilindrata. Ci troviamo quindi di fronte alla
necessit di coprire un campo di misura continuo da 20 a 116 dB(A) per una gamma dinamica
di 116 - 20 = 96 dB(A) cui bisogna aggiungere almeno 10 dB(A) di fattore di cresta e quindi
ad una esigenza di una gamma dinamica minima dell'analizzatore di 106 dB(A).


6.0 Riferimenti

[1] A. Armani. Il sonogramma - spettrogramma. Le analisi tempo - frequenza. Nota
applicativa N2, c/o Spectra srl. Tel 039 2872422.
[2] A. Armani. Monitoraggio continuo del rumore con analisi in frequenza ed
identificazione automatica degli eventi. Nota applicativa N4, c/o Spectra srl. Tel 039
2872422.
[3] B.Abrami. A.Armani. Le basi per la costruzione di una semeiotica dei climi di rumore
finalizzata ad una lettura valutativa e diagnostica dei dati forniti da stazioni di
monitoraggio del rumore fisse e semi fisse. Atti XXI Conv. Naz. AIA, Abbazia di Praglia
(Padova) 31/3 - 2/4 1993. pp 293-297.
[4] B. Abrami, A.Armani, M.Sergenti. Correlazione fra il flusso autoveicolare e L50. Atti
XXI Conv. Naz. AIA, Abbazia di Praglia (Padova) 31/3 - 2/4 1993. pp 387 - 392.
[5] B. Abrami, A.Armani, M.Sergenti. Il monitoraggio del rumore urbano ed extraurbano:
la misura, la diagnosi, la previsione. Spectra srl. Brugherio (MI) 1993.
[6] B. Abrami, C. Spalletti. Procedure per le misure del rumore secondo il DPCM 1 Marzo
1991. Phoneco Milano 1994. c/o Hoepli Tel 02 86487264 / Ingegneria 2000 Tel. 06
4744169.












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7.0 Il punto di vista del DPCM e la legge - quadro.

B. Abrami.

7.1 Ogni problema vuole la sua soluzione specifica. Nonostante le svariate e velleitarie
pressioni per estendere il DPCM 1 Marzo 1991 [1] al controllo del rumore da traffico
autoveicolare urbano, questi stato concepito come una procedura per limitare la
rumorosit immessa nellambiente di vita da sorgenti fisse. Questo fatto risulta evidente,
allocchio esercitato, tanto dallarticolato in generale, quanto dallallegato B in particolare.
Nellallegato B, vengono prescritte le modalit di misura e queste sono modalit di misura
clamorosamente utilizzabili solamente per sorgenti fisse[2]. Il DPCM, nella valutazione della
entit della immissione sonora, non prende a riferimento il rumore di fondo ( LAF95), ma
bens il rumore residuo (LAeq
T
a sorgente specifica inattiva). Negli appartamenti, in periodo
diurno, lincremento del rumore residuo causato dalla sorgente specifica non deve superare
il 5.0 dB(A).

Vediamo con un esempio pratico, come i contenuti tecnici di questa legge, applicati
alle sorgenti mobili, porterebbero ad una tanto dannosa quanto inutile paralisi delleconomia
del paese: immaginiamo un appartamento posto a 20 metri da una strada ferrata secondaria
e a dieci metri da una statale. Il microfono si trova in posizione normalizzata, a finestre
aperte. La misura stata eseguita con un fonometro-analizzatore in tempo reale Larson
Davis mod.2900, lelaborazione, postelaborazione e stampa con il software Noise Work della
Spectra. Diamo una prima occhiata al clima sonoro, figura 7.1.


Fig.7.1.- Panorama sonoro di tre minuti in dB(A)F alla posizione in argomento. Si evidenzia ai
secondi 91, il transuto di una moto; ai secondi 120 -130 il transito di un treno; ai secondi 20, 38,
110, 150 transito di autoveicoli leggeri e pesanti. Orientativamente gli autoveicoli leggeri
dimostrano, per questa postazione, valori di LAFmax dellordine di 60 dB; i mezzi pesanti
dimostrano orientativamente valori di LAFmax dellordine dei 70 dB. I profili risultano grezzi a
causa dellalto periodo di campionamento (1.0 secondi). Il livello sonoro, in assenza di transiti,
controllato da una non lontana autostrada (localit Valdarno.).

Vediamo ora quale sia il rumore residuo per questa postazione. Per ottenere il
rumore residuo si procede, in fase di postelaborazione, alla rimozione di tutti i transiti. Il
livello equivalente del rumore residuo verr calcolato sui livelli non mascherati. Durante una
operazione di analisi reale, si procede alla misura del rumore residuo per tempi molto pi
lunghi, al fine di ottenere un valore proiettabile oltre il stretto tempo di misura. Il caso che
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andiamo ad illustrare vuole esemplificare in maniera iconograficamente immediata quello
che poi accade nella realt (fig. 7.2).



Fig.7.2.- Rumore residuo. Vediamo il calcolo del rumore residuo attraverso un procedimento di
postelaborazione.

Il rumore residuo pari ad un LAeq
180 sec.
di 52.6 dB. Se consideriamo ogni sorgente
transitante come sorgente specifica (che deve rispettare i limiti del DPCM), e applichiamo il
principio di misura nel periodio di massimo disturbo, come nelle figg.7.3a,b,c,d; otterremo i
seguenti risultati:


Fig.7.3a.- Moto. LAeq ambientale controllatio dal transito di questa moto di 75.1 dB per 16 secondi.


Fig.7.3b.- Treno. LAeq ambientale, controllato dal transito di questo treno di 73.3 dB per 14 secondi.

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Fig.7.3c.- Autoveicolo. LAeq ambientale, contollato dal transito di questo autoveicolo di 57.4 dB per 10
secondi.


Fig.7.3d.- Camion. LAeq ambientale, controllato dal transito di questo autoveicolo di 63.1 dB
per 13 secondi.

Bisogna inoltre tenere conto del fatto che autoveicoli e moto, presentano di regola
delle componenti tonali, distintamente udibili, molto spiccate come dalle figg.7.4a, b, c. Lo
spettro dimostrato (diagramma inferiore), corrisponde alla posizione del cursore nel
diagramma ampiezza-tempo ( diagramma superiore).



















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Dimostrazione della componente tonale generata da autoveicolo



Fig.7.4a.- Autoveicolo. Tono puro alla frequenza di 80 Hz, e 66.8 dBlps, distintamente udibile.



Dimostrazione della componente tonale generata da un camion.


Fig.7.4b.- Camion. Tono puro alla frequenza di 63 Hz, e 76.3 dBlps, distintamente udibile.
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Dimostrazione della componente tonale generata da una moto


Fig.7.4c.- Moto. Toni puri alle frequenze di 100, 200, 500 Hz, distintamente udibili



Dimostrazione della componente tonale generata da un treno.


Fig.7.4d.- Treno. Tono puro alla frequenza di 80 Hz, e 79 dBlps, distintamente udibile..
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Dalla sequenza dei risultati delle misure e delle analisi cos dimostrati, si ricavano i
seguenti valori (arrotondati a 0.5 dB):

Sorgente LAeq Tm* K.Durata K.Tonale Iv** Differenziale
dB(A) sec dB dB dB dB***
Residuo 52.5 No**** No No 52.5
Moto 75.0 16 -5.0 +3.0 73.0
20.5
Treno 73.5 14 -5.0 +3.0 71.5
19.0
Autoveicolo 57.5 10 -5.0 +3.0 55.5
3.0
Camion 63.0 13 -5.0 +3.0 61.0
8.5
* Durata della misura.
**Indice di valutazione dato da LAeqT pi le correzioni per durata, impulsi e toni puri.
***Dato dalla differenza Indice di valutazione - LAeq residuo.
****Il residuo stato misurato per 180 secondi che si assumono proiettabili al periodo diurno.
K. St per correzione secondo il DPCM 1 Marzo 1991.

E evidente il fatto che, applicando alla lettera le procedure di misura e di
valutazione del DPCM, qualunque sorgente mobile passi entro poche decine di metri da una
abitazione, immetter in questa un livello sonoro proibito dalla legge. Anche la sorgente
denominata Auto superer il limite differenziale quando, di notte, il differenziale diurno
sar 3.0 dB e il livello del rumore residuo si abbasser.

Lassurdit di tale aproccio alla valutazione della interferenza dei suoni non graditi
sulla qualit della vita, non sta tanto nei livelli, per se stessi, come abbiamo gi considerato
al cap.4.0, ma nel fatto che non sono mai esistite formazioni di comitati di protesta per un
differenziale di 19 dB controllato da un transito ferroviario, dove invece, la formazione di
un comitato di protesta la regola, se il differenziale controllato da una sorgente fissa.
La logica di queste diversit di sensibilit della popolazione verso le sorgenti sonore, sta in
quanto gi considerato ai parr. 3.5 & 5.4.

Per le sorgenti mobili (trasporti in genere), la tendenza europea e dei paesi pi
industrializzati, quella di considerare solo un limite di zona esterno, misurato come LAeq
diurno e notturno, senza correzioni di sorta, in quanto le variet timbriche e temporali delle
varie sorgenti sono gi state prese in considerazione dalle indagini socioacustiche mirate
alle specifiche sorgenti.

7.2 Efficacia del DPCM 1 Marzo 1991 per sorgenti fisse. Nellanimo ingenuo dei
cittadini si coltiva un pensiero del genere: una legge che protegge dai rumori, mi consentir
di campare protetto da questo genere di inquinante. Ovvero: un comitato di protesta
scatenato da un esposizione al rumore, si formato a seguito di una violazione dei contenuti
della legge. Riconducendo il rumore nei limiti di legge si osserver un rientro del comitato di
protesta. Purtroppo, come gi analizzato in altra sede [3,4], la struttura tecnica del DPCM
non giunge a tanto, ovvero vi giunge solo per quei casi nei quali lemissione rumorosa della
sorgente fissa domina la sonorit dellambiente.

Il problema sorge l dove il DPCM prescrive come indicatore della rumorosit in
assenza delle emissioni della sorgente specifica, il rumore residuo (LAeq
T
a sorgente
specifica inattiva) invece del rumore di fondo (LAF95
T
a sorgente specifica inattiva). E
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evidente come nella scelta del rumore residuo al posto del rumore di fondo, aligni
inconfessato il principio di uguale energia ( par.5.1) che, come abbiamo visto, non funziona in
ambiente di vita. Come abbiamo gi visto alla Tab.5.1, con 59 dB(A) da traffico
autoveicolare avremo il 10% di fortemente disturbati, mentre per sorgenti fisse non
impulsive, per arrivare alla stessa percentuale di fortemente disturbati, dobbiamo scendere
a 40 dB(A).

Il caso pi diffuso di inquinamento da sorgenti fisse, quello di immissioni rumorose
da sorgente fissa, alla presenza ( e dove non lo si trova?) di rumore da traffico
autoveicolare. Nel momento in cui si misura il rumore residuo, questo controllato dalle
immissioni da traffico autoveicolare; quando si misura il rumore ambientale (LAeq
T
rumore
residuo pi il contributo della sorgente specifica) questo ancora controllato dalle
immissioni da traffico autoveicolare, con un conseguente incremento trascurabile di LAeq
ambientale rispetto ad LAeq residuo. La conseguenza che gli esposti si devono tenere per
buoni, in quanto consentiti dalla legge, raddoppi o quadruplicazioni del rumore di fondo
[3,4].

7.3 Accettabilit e tollerabilit. La cosa per altro non era passata inosservata a quanti
hanno formulato la struttura del DPCM, tanto vero che, dove si parla dei limiti al rumore, vi
si parla di limiti di accettabilit. Per comprendere come dietro questa formula lessicale si
celi la consapevolezza della inadeguatezza alla bisogna del PUE, bisogna andare a leggere
larticolo 844 del Codice Civile, e larticolo 659 del Codice Penale.


Art. 844 Codice Civile. Immissioni. Il propietario di un fondo non pu
impedire le immissioni di fumo, o di calore, i rumori , gli scuotimenti e simili
propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale
tollerabilit (659c.p.) avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi.
Nellapplicare questa nirma lautorit giudiziaria deve contemperare le esigenze
della produzione con le ragioni della propriet. Pu tener conto della prpriet di
un determinato uso.

Art. 659 Codice Penale. Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone.
Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o
di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di
animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spsttacoli, i
ritrovi o i trattenimenti pubblici, punito con larresto fino a tre mesi o con
lammenda fino a lire 120.000. Si applica lammenda da liore 40.000 a 200.000 a
chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposiziioni
della legge o le prescrizioni dellAutorit (T.U. di P.S,, 66).


Nella lingua italiana si dice tollerante colui o colei che non manifesta esteriormente il suo
dissenso, quindi in tutti quei casi nei quali questo dissenso viene manifestato ci toviamo di
fronte ad un caso di superamento della normale tollerabilit. Lo scopo delle misure, in questi
casi, consiste nel dimostrare se il suono contestato sia udibile, e di quanto alteri il clima
sonoro (livello equivalente della sorgente contestata meno il rumore di fondo, vedi par. 3.4).
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Una variazione del rumore di fondo maggiore di 3.0 dB(A) viene considerato giustificato
motivo sonoro per una reazione di intolleranza.

Di fronte al fatto che i limiti prescritti al rumore dal DPCM, non garantiscono il
rispetto della tollerabilit delle immissioni rumorose bisogna forse fare una valutazione di
questo tipo, che riportiamo dal rif [2]: una procedura amministrativa (DPCM 1 marzo
1991) deve definire i limiti di accettabilit del rumore e il metodo per la loro verifica,
in maniera inequivocabile e gestibile sul territorio nazionale; una procedura
amministrativa non si pu proporre di stabilire i limiti di tollerabilit del rumore. Da
ci deriva il fatto che i primi possono essere rispettati pur non essendolo i secondi.
Con la prima nozione, lordinamento fissa per legge dei limiti assoluti ed inderogabili
validi su tutto il territoruio nazionale, costituenti il livello massimo di rumore
oltrepassato il quale si realizza una situazione di inquinamento acustico, quindi un
effetto dannoso indiscriminato per la collettivit. Con la seconda nozione, si fa
riferimento, molto pi limitatamente, a quelle situazioni di fatto che si trovino in
particolari specifici rapporti con la sorgente rumorosa, la quale pu anche non
determinare un fenomeno di inquinamento acustico, ma pu non di meno riuscire
intollerabile in quelle specifiche condizioni.

E di fatto opinione dellautore che il testo e la struttura del DPCM vada benissimo
per sorgenti fisse, come un sistema di limiti accettabili e metodi di verifica imposti per
legge. Una volta uscito il DPCM non si dovrebbe trovare sul territoriuo nazionale sorgenti
fisse che superino i suoi limiti, ci siano o non ci siano proteste da paerte degli esposti. Di
fatti il DPCM non dice che quei limiti vanno rispettati nel caso di formazione di comitati di
protesta o a seguito di esposti di singoli cittadini; vanno rispettati in ogni caso.

Imporre per legge dei limiti di tollerabilit ( incremento di LAeq
T
controllato dalla
sorgente specifica non superiore a 3.0 dB da LAF95
T
) comporterebbe un costo economico
allindustria, artigianato, commercio ed attivit terziarie, non giustificato con un equivalente
beneficio in termini di miglioramento della qualit della vita per la popolazione. Di fatto, una
condizione di intollerabilit per una immissione rumorosa, non si realizza tanto perch vi
sono determinati livelli sonori, quanto perch vi sono dei soggetti continuamente esposti a
livelli sonori non desiderati. Nella pratica applicazione di queste considerazioni sul
territorio nazionale, una condizione di esposizione a livelli sonori intollerabili, da sorgenti
fisse, viene segnalata dal cittadino e risolta con lintervento della magistratura [5,6].

7.3 La legge quadro sullinquinamento acustico. Il 26 ottobre 1995 stata licenziata dal
parlamento e dalla camera la legge quadro N447 sullinquinamento acustico [7].
Allart.2 viene impostato il problema dei limiti nel modo seguente:

Art.2 (Definizioni)

1. ai fini della presente legge si intende per:

a) inquinamento acustico: lintroduzione di rumore nellambiente abitativo o
nellambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo ed alle
attivit umane, pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi,
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dei beni materiali, dei monumenti, dellambiente abitativo o dellambiente
esterno o tale da interferire con le legittime fruizioni degli ambienti stessi.

b) ambiente abitativo: ogni ambiente interno ad un edificio destinato alla
permanenza di persone o di comunit ed utilizzato per le diverse attivit umane,
fatta eccezione per gli ambienti destinati ad attivit produttive per i quali
resta ferma la disciplina di cui al decreto legislativo 15 Agosto 1991 N 277,
salvo quanto concerne limmissione di rumore da sorgenti sonore esterne ai
locali in cui si svolgono le attivit produttive;

c) sorgenti sonore fisse: gli impianti tecnici degli edifici e le altre installazioni
unite agli immobili anche in via transitoria il cui uso produca emissioni sonore; le
infrastrutture stradali, ferroviarie, aeroportuali, marittime*, industriali,
artigianali, commerciali ed agricole; i parcheggi; le aree adibite a stabilimenti di
movimentazione merci; i depositi dei mezzi di trasporto di persone e merci; le
aree adibite ad attivit sportive e ricreative;

d) sorgenti sonore mobili: tutte le sorgenti sonore non comprese nella lettera
c);

e) valori limite di emissione: il valore massimo di rumore che pu essere emesso
da una sorgente sonora, misurato in prossimit della sorgente stessa;

f) valori limte di immissione: il valore massimo di rumore che pu essere
immesso da una o pi sorgenti sonore nellambiente abitativo o nellambiente
esterno, misurato in prossimit dei ricettori;

g) valori di attenzione: il valore di rumore che segnala la presenza di un
potenziale rischio per la salute umana o per lambiente;

h) valori di qualit: i valori di rumore da conseguire nel breve, nel medio e nel
lungo periodo con le tecnologie e le metodiche di risanamento disponibili, per
realizzare gli obbiettivi di tutela previsti dalla presente legge.

2. I valori di cui al comma 1, lettere e), f), g), e h), sono determinati in
funzione della tipologia della sorgente, del periodo della giornata e della
destinazione duso della zona da proteggere.

* le infrastrutture stradali, ferroviarie, aeroportuali, marittime. Questo sar
sicuramente il punto pi controverso, in quanti le infrastrutture notoriamente
non producono alcun rumore (mai visto un ponte o una pavimentazione stradale
rumorosi?!?!)

Dal comma 2 risulta evidente come sia stata recepita la selettivit del disturbo in funzione
del tipo di sorgenti, anche se la definizione delle infrastrutture dei trasporti come sorgenti
fisse lascia presagire un qualche livello di caos nella gestione dei limiti.


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7.0 Riferimenti.

[1] Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, del 1 Marzo 1991: Limiti massimi di
esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nellambiente esterno. si trova
pubblicato su: Isolamento acustico nelledilizia civile. Edizioni di legislazione tecnica. N 1 /
1995. Tel. 06 5921743.
[2] B. Abrami, C. Spalletti. Procedure per le misure del rumore secondo il DPCM 1 Marzo
1991. c/o Hoepli Tel. 02 86487264 e/o Ingegneria 2000 Tel. 06 4744169.
[3] B. Abrami Comportamenti delle popolazioni e singoli non conforme al rispetto dei
limiti e dei metodi del DPCM. Atti del convegno: Il contenimento dellinquinamento
acustico ambientale. pp 23 - 52. Lucca 20/21 maggio 1994.
[4] B.Abrami. Metodi per la valutazione dellimpatto acustico. Corrispondenza con i
lettori - Isolare CTA N1/94. ANICTA Tel 02 326721
[5] Sentenza della Corte di Appello di Torino, II sezione civile. Causa civile R.G. N
1430/92.
[6] Sentenza della Corte di Appello di Milano, I sezione civile. Causa civile R.G. N 3904/93
[7] Legge quadro sull inquinamento acustico N 447 del 26 ottobre 1995. Supplemento
ordinario alla Gazzetta ufficiale N 254 del 30 Ottobre 1995. Parte prima N125.

























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8.0 Elementi per la definizione di un capitolato di gara per le
zonizzazioni.

B. Abrami, F. Honsell.

8.1 Il problema centrale della zonizzazione. Come gi stato adombrato, pi volte nel
corso del presente studio, il problema fondamentale nella stesura e realizzazione di un piano
di zonizzazione, : come fare a farci rientrare il rumore da TAU.

Una osservazione per tutte: misure condotte in ambito urbano a Bari, Genova e
Milano, dimostrano che la mattina di capodanno (1 Gennaio), nellintervallo 06.00 - 12.00 il
livello equivalente scende di 4.0 - 5.0 dB(A) rispetto allo stesso intervallo di tempo di una
normale giornata lavorativa (72 -74 dB(A)). Quando si parla di procedure per il
contenimento del rumore da TAU, si parla di limitare il traffico in generale: quando e come
si riuscir a ridurlo ai livelli della mattina del 1 gennaio?!?!

Unaltro approccio consiste nel suggerire leliminazione del TAU privato favorendo il
trasporto pubblico. Anche qui un osservazione per tutte: durante uno studio in corso con il
Comune di Modena in collaborazione con il PMP, abbiamo rilevato il seguente fatto: con
traffico di autobus a c.a. 50 transiti/ora in zona a traffico limitato si misurano LAeq orari
dellordine dei 73.0 dB; sottraendo per via matematica linfluenza degli autobus sui LAeq
orari si ottengono valori dellordine dei 64.0 dB. Gli autobus utilizzati dalle aziende di
trasporto comunali, sono sicuramente la maggior fonte di inquinamento da rumore in
ambito urbano! La cosa non deve meravigliare in quanto nessuno ha mai pensato di mettere
un limite alla loro rumorosit in fase di capitolato di gara.

Dal punto di vista della limitazione del traffico autoveicolare privato, un approccio
genericamente teorico, prevede che dimezzando il volume del traffico si ottenga una
diminuzione del LAeq diurno di 3.0 dB (a velocit media invariata!!), la qual cosa, gi cos
come si presenta, non affatto entusiasmante. Lesperienza dimostra che il dimezzamento
del volume del traffico, comporta una maggiore fluidit dello stesso, con un aumento della
velocit media, onde, di fatto, si misurano decrementi di 1.0 / 2.0 dB(A)!?!?

Come gi dimostrato, nei provvedimenti di limitazione del rumore da TAU, si
riescono ad erodere valori dellordine di 1.0 / 2.0 dB(A) a provvedimento; il progressivo
abbassamento dei livelli di rumore da Pass-by per lomologazione europea degli autoveicoli, si
stima far abbassare il rumore da TAU di 2.0 dB(A)/decennio. Siamo cio di fronte alla
necessit di verificare diminuzioni molto piccole di livello sonoro, le quali per altro ci
indicano che stiamo procedendo nella direzione giusta.


8.2 Valutazione e controllo dell impatto del rumore da TAU. L impostazione di una
strategia di contenimento del rumore da TAU deve essere a lungo respiro (ventennale). Tale
strategia deve poggiare su due punti fondamentali; la indagine conoscitiva dei livelli sonori
da TAU e la indagine conoscitiva della risposta della popolazione su celle urbane
rappresentative. La gestione del questionario pu essere agevolmente superata, nel caso si
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disponga della bibligrafia su ricerche analoghe svolte in nazioni europee o comunque ad alto
grado di industrializzazione.

Comparando queste richerche si osserva una loro sostanziale sovrapponibilit, cosa
dalla quale si pu supporre la estedibilit della validit dei loro risultati alla popolazione
nazionale. Prendiamo in considerazione i risultati di M.Vallet, del INRETS [1], per la
linearit della loro presentazione. Vediamo nella tabella 8.1, il rapporto fra LAeq
08 -20

misurato in esterni e la percentuale di popolazione leggermente disturbata, disturbata,
fortemente disturbata.


Tab.8.1.- Relazione fra LAeq
08-20
e la risposta della popolazione.

LAeq
08-20
(dB) Percentuale dei disturbati
50 - 60 10% - 20% di leggermente disturbati
60 - 65 20% - 60% di disturbati
65 - 75 60% - 85% di fortemente disturbati

Meditando su questi risulati, possiamo concludere che il limite ottimale per il
rumore da TAU di 60 dB(A); che lintervallo 60 - 65 particolarmente critico, difatti con
5 dB(A) di incremento si osserva il passaggio dal 20% al 60 % di disturbati.

8.3 La rumorosit delle citt. Si osservano, sulla stampa periodica e quotidiana, di tanto
in tanto delle classifiche sulla rumorosit delle citt. Sono particolarmente perniciose
quelle prodotte dal Treno Verde. Secondo queste classifiche il valore di LAeq su tempi mai
definiti ( e quindi non si sa cosa valga in termini statistici), preso in un punto
particolarmente rumoroso ( a giudizio dei misuratori), viene preso per compilare
limprovvida classifica della rumorosit. A volte la citt pi rumorosa risulta Pescara?!?!
Altre Roma, altre Foggia ?!?!

Non sarebbe difficile, per chi come gli autori, abbia una vasta esperienza di misure,
dimostrare che in qualunque citt si pu trovare un punto nel quale misurare un valore di
LAeq
T
uguale, o vicino entro decimi di decibel, a quello considerato il massimo di queste
classifiche folcloristiche. E con questo dimostrare la mancanza di utilit dei questi elenchi
di numeri.

Se proprio si volesse fare una classifica della rumorosit delle citt, che avesse una
base scientifica, e quindi essere utilizzabile a livello della programmazione del territorio,
allora bisognerebbe produrre, per ogni citt, o la percventuale di fortemente disturbati,
che sarebbe il dato pi sintetico ma pi laborioso da ottenere; al suo posto, e in alternativa,
ci si potrebbe accontentare della percentuale di stabilmente residenti esposti a classi di
intervallo di 5.0 dB(A) da 50 a 75 dB(A) di LAeq
08-20
o simili, pesando poi il dato per il
numero totale degli esposti.

8.4 Problemi nella misura del rumore da TAU. Come abbiamo visto nei paragrafi
percedenti, le possibili variazioni del rumore da TAU sono tali, che bisogna chiedere alla
misura il massimo grado di precisione, di accuratezza e di indipendenza statistica [2]. La
precisione viene garantita dalla classe dello strumento di misura ( IEC 651 Classe 1 & IEC
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804 Gruppo I ), laccuratezza viene garantita dalla classe del calibratore ( IEC 942/ 1988
Classe 1L ) e dalla eliminazione dalle misure della influenza degli eventi atipici, lindipendenza
statistica viene garantita, per il rumore da TAU, dalla media di potenza dei LAeq
06-22
&
LAeq
22-06
accurati (ripuliti dalla influenza di sorgenti incongruenti), sulla settimana
lavorativa.

Dato che lindipendenza statistica delle misure, il principale fattore del loro costo
(tanto pi alta l indipendenza statistica, quanto pi alto il loro costo), vale la pena di
soffermarsi su questo aspetto della qualit della misura. Se ripetiamo per cinque giorni,
nello stesso punto, delle misure di livello equivalente, a seconda del tempo di misura
adottato, potremo trovare, orientativamente, i seguenti risultati:

Posizione A. (pi rumorosa)
Tempo di misura LAeq
10.00 - 10.15
(dB) LAeq
10.00 - 11.00
(dB) LAeq
06.00 - 22.00
(dB)
Luned 71.5 70.0 73.3
Marted 73.5 71.8 73.5
Mercoled 69.0 70.8 73.4
Gioved 72.5 69.5 72.9
Venerd 72.0 72.5 73.1
Lmax - Lmin 4.5 3.0 0.6

Cambiando posizione di misura, in un luogo meno rumoroso:

Posizione B. (meno rumorosa)
Tempo di misura LAeq
10.00 - 10.15
(dB) LAeq
10.00 - 11.00
(dB) LAeq
06.00 - 22.00
(dB)
Luned 61.5 63.0 60.6
Marted 53.5 61.8 61.8
Mercoled 68.0 60.8 61.5
Gioved 55.5 59.5 61.8
Venerd 62.0 64.5 61.5
Lmax - Lmin 12.0 5.0 1.2

Si osserva che, data lentit delle variazioni da verificare (8.1), le misure da 15
minuti e di un ora, sono inutilizzabili; e per misure in postazioni a bassa rumorosit sono
inutilizzabili anche le misure da 16 ore. Ovvero: quando la instabilit intrinseca della
misura (errore statistico), pi grande della variazione da verificare, la misura perde
ogni significato di riferimento. Uno studio approfondito sulla influenza del tempo di misura
del rumore da TAU, sulla indipendenza statistica delle misure, stata condotta nel 1992/93
da G.Brambilla [3].

Nella stesura di un capitolatio di gara, nel quale siano incluse le misure del rumore
da TAU, bisogner quindi definire rigidamente i tempi di misura e la modalit della loro
dimostrazione.

8.4 Laccuratezza interfonometri. Un analizzatore statistico, che il tipo di fonometro
necessario per affrontare le misure del TAU, per quanto conforme alle IEC menzionate,
anzi, proprio per questo, presenta delle tolleranze di costruzione onde possibile che fra
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due analizzatori statistici della stessa classe di precisione, e della stessa societ
produttrice, si dimostrino delle differenze di lettura, nelle identiche condizioni di misura.
Questa differenza viene definita errore di accuratezza interfonometri[2]. In
teoria questo errore vale + /- 0.7 dB, quindi sarebbe possibile che nelle identiche condizioni
di misura, due analizzatori statistici dimostrino una differenza di lettura fino a 1.4 dB(A)!
Allanalisi degli autori, limitatata alle case pi prestigiose, la differenza pratica possibile pi
frequente, risulta essere di 0.5 dB(A), con una dispersione da 0.0 a 0.7 dB(A).

Se facciamo mente a quanto considerato ai parr. 8.1 & 8.4, senzaltro meglio
eliminare questo tipo di errore. Per fare questo, occorre che ogni postazione di misura sia
legata al numero di serie e modello dellanalizzatore statistico e del calibratore
impiegati nella misura. Al fine di potere utilizzare il massimo grado di accuratezza, sar
quindi necessario che si preveda fin dallinizio della operazione, o l inclusione nella gara
delle misure future di verifica, o in subordine, la fornitura alla Amministrazione Comunale
degli stessi strumenti di misura che verranno utilizzati dalla societ che vincer la gara.


8.5 La presentazione dei risultati delle misure. Dato che i risultati delle misure del
rumore, hanno come fine il fornire alle amministrazioni le indicazioni su come agire per
contenere il rumore da TAU, l' indagine sui livelli sonori deve definire i livelli equivalenti
diurni (LAeq,d) e notturni (LAeq,n) mediati sulla settimana lavorativa controllati da:

a) TAU in generale
b) da autobus
c) da filobus
d) da tram
e) da traffico autoveicolare privato su quattro ruote
f) da traffico autoveicolare privato su due ruote
g) da transiti di sirene
h) da sorvoli, quando ce ne sono
i) da transiti ferroviari quando ce ne sono

La presentazione dei dati in questa forma, consentir alle Amministrazioni di
prevedere le variazioni di LAeq diurno e notturno al variare della composizione del TAU.
I metodi di misura e di post-elaborazione delle misure finalizzati a definire il LAeq
da TAU, e a separare il contributo di LAeq di ogni tipo di sorgente devono essere definiti
con rigore senza lasciare nulla alla libera interpretazione degli esecutori.

Le misure, quando possibile, devono essere integrate da una indagine conoscitiva sul
reale impatto delle sorgenti da "a" a "i" tramite la somministrazione di un questionario alla
popolazione residente nelle celle urbane rappresentative. Il questionario (5.0 annesso1)
deve essere mirato a mettere in evidenza il diverso potenziale di interferenza dei vari tipi
di sorgenti mobili urbane al fine di ottimizzare il rapporto spesa / beneficio nelle misure di
contenimento della rumorosit.

Una volta definita l'entit specifica dell'impatto di ogni singolo tipo di sorgente in
funzione di LAeq,d ed LAeq,n, si potr stabilire ad esempio i limiti di rumore di pass-by per
i mezzi pubblici da imporre nella fase di ricambio dei mezzi pubblici obsoleti e simili.
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La tecnica del questionario somministrato alla popolazione di vitale importanza
quando si voglia aver ragione dei benefici ottenuti a fronte degli investimenti fatti. Questo
specialmente per quanto riguarda il contenimento del rumore da TAU. Esperienze
internazionali dimostrano come si possano ottenere notevoli miglioramenti nella qualit della
vita della popolazione a fronte di abbattimenti relativamente modesti di LAeq,d & LAeq,n
purch ottenuti in maniera mirata sulle sorgenti vissute come le pi interferenti.

8.6 Capitolato e capitale. Le operazioni di misura ed analisi, e la somministrazione dei
questionari, hanno naturalmente un costo. Nella stesura di un capitolato non si potr
prescindere dai fondi disponibili. Partendo da questi sar necessaruio fare un analisi delle
priorit in funzione dei costi in modo da accordare quanto immediatamente possibile, con
azioni future.

Per fare un esempio, fornire i soli LAeq,n & LAeq,d mediati su di una settimana
potr aver un costo, se si vogliono ripuliti dagli eventi atipici il costo aumenter di circa 1.5
volte, se si vogliono i LAeq,d & LAeq,n per tipo di sorgente, come in 8.5 il costo aumenter
di circa 3.0 volte, ma in compenso si potranno prevedre le variazioni di LAeq,n & d, al
variare della composizione del traffico.

A seguito, riportiamo per intero il capitolato di gara per la zonizzazione del comune
di Trieste, il quale Conmune, oltre alle strette condizioni di procedura aveva richiesto anche
uno studio di fattibilit, cui dovevano poi venir collegate le azioni di zonizzazione. Nella
opinione degli autori, sebbene non sia possibile prendere pari pari queste procedure ed
applicarle a qualunque caso, vi si possono trovare notevoli spunti pratici per garantire il buon
successo della zonizzazione e dei programmi di bonifica del rumore da TAU.

8.7 Esempio commentato di capitolato di gara per una zonizzazione acustica del
territorio comunale. Il presente costituisce il capitolato tecnico di appalto per la
zonizzazione acustica urbana secondo gli obiettivi e le esigenze individuate nella Scheda di
identificazione dell'intervento elaborata dalla Amministrazione Comunale di Trieste nel
settore "risanamento acustico", nell'ambito del Programma triennale 1994-1996 per la
tutela ambientale. Il presente capitolato si compone di cinque Parti.

Il lavoro di cui alla Scheda predisposta dall'Amministrazione Comunale di Trieste dovr
essere sviluppato secondo una serie di fasi distinte e seguendo gli orientamenti e le
prescrizioni indicate nelle Parti Prima, Seconda, Terza, Quarta e Quinta. Sotto questo
profilo tutte le varie parti sono da intendersi parti integranti del capitolato, quelle dalla
Prima alla Quarta aventi una valenza di prescrizioni tecniche di carattere generale, mentre
quelle contenute nella Parte Quinta, aventi una valenza di prescrizioni tecniche particolari.




8.7.1 Parte prima. Individuazione di criteri operativi idonei alla definizione delle zone a
diversa sensibilit al rumore sulla base di normative nazionali e regionali vigenti in materia
di salvaguardia dall'inquinamento acustico ambientale, con particolare riferimento ai
regolamenti elaborati in altre Regioni ai fini della zonizzazione acustica. Elaborazione
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sull'inquinamento acustico: interventi diretti amministrativi, tecnici e gestionali.
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specifica di criteri atti a trattare il problema delle sorgenti mobili, alla luce delle suddette
normative e secondo recenti ed accreditate interpretazioni di studiosi della questione.

1.- Inquadramento generale. Nella presente Parte Prima vengono forniti alcuni
orientamenti e sviluppate alcune riflessioni sulla problematica della zonizzazione acustica.
Tali orientamenti derivano sostanzialmente dall'analisi di normative e linee guida elaborate
dalle Regioni relativamente alla materia in oggetto e traggono fondamento anche in recenti
ed accreditate interpretazioni di studiosi della questione. Si ritenuto di elaborare quanto
contenuto nella presente Parte Prima in mancanza di linee guida sviluppate dalla Regione
Friuli-Venezia Giulia e pertanto in modo da garantire non soltanto un'omogeneit nelle
offerte che verranno elaborate in base al capitolato tecnico oggetto della Parte Quinta del
presente lavoro, ma anche con l'intenzione di chiarire aspetti metodologici e procedurali
utili ai fini della futura esecuzione della zonizzazione stessa.

La classificazione in zone del territorio secondo il D.P.C.M. 1.3.91 "Limiti massimi di
esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell'ambiente esterno" una
suddivisione basata sulle differenti tipologie di insediamenti cui corrispondono diversi
valori di rumorosit ambientale e pertanto una "zonizzazione acustica". Il parametro
"rumorosit ambientale" non tuttavia l'unico importante fattore che caratterizza i diversi
ambiti territoriali, ma necessario tener conto di tutta una serie di aspetti legati alla
funzionalit ed alla fruibilit delle aree.

Pervenire ad una zonizzazione acustica un procedimento complesso ed ha rilevanti
implicazioni, per cui non sono ipotizzabili frequenti modifiche. Appare tuttavia ragionevole
che la suddivisione nelle zone acusticamente omogenee possa essere variata nel tempo a
seguito del mutare delle condizioni acustiche e ci anche in virt degli effetti di politiche
mirate e di provvedimenti di bonifica posti in atto.

Gli obiettivi di fondo di una zonizzazione acustica sono sostanzialmente quelli di
prevenire il deterioramento delle zone non inquinate o comunque poco rumorose e di
risanare quelle dove, al momento di partenza, sono riscontrabili livelli di rumorosit
ambientale che potrebbero comportare possibili effetti negativi sulla salute della
popolazione residente. Sotto questi profili, la zonizzazione rappresenta il quadro di
riferimento sia per la tutela e la prevenzione del fonoinquinamento, che per la correzione di
quelle situazioni ritenute inaccettabili. Diventa quindi evidente che l'esistenza di una
zonizzazione acustica consente anche una pianificazione del futuro sviluppo di un
territorio nel rispetto delle esigenze sonore, introducendo in tal modo il fattore
"rumore" tra i parametri di progetto dell'uso del territorio.

Si comprende infatti come una preliminare individuazione dei limiti di rumorosit ambientale
da rispettare ha tanto maggior senso quanto pi essa tempestiva rispetto alle scelte di
localizzazione delle diverse attivit. In particolare, ha notevole rilevanza l'esigenza delle
imprese di conoscere i valori massimi di immissione di rumore in una determinata zona, sia in
caso di primo insediamento di un'azienda, che all'atto della predisposizione di interventi di
protezione. E' infatti ovvio che la preliminare conoscenza di tali limiti di rumorosit
essenziale affinch le imprese possano progettare quegli interventi che diano la certezza
della conformit delle emissioni a quanto previsto dalla normativa. Parimenti, nelle scelte di
organizzazione e distribuzione dei servizi e della residenza, nonch di pianificazione della
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mobilit urbana, l'esistenza di valori di riferimento massimi da non superare per il rumore
che potr derivarne consente di evitare l'istaurarsi di situazioni compromesse o, per lo
meno, di ridurre al minimo i casi di criticit. Sono chiare le implicazioni economiche, sia
individuali, che collettive, che conseguono da quanto sopra evidenziato.

La zonizzazione acustica del territorio pu quindi, sotto certi profili pratici, essere
interpretata alla stregua di uno strumento urbanistico di settore, la cui funzione peraltro
anche quella di fornire ai pianificatori a livello superiore gli elementi necessari per valutare
le scelte di gestione e di sviluppo del territorio sul piano del rumore ed inoltre consentire la
definizione di vincoli ed obblighi per l'adeguamento delle situazioni esistenti, per
autorizzare l'attivit di nuove iniziative ed impianti, nonch per valutare e fronteggiare i
problemi di inquinamento derivanti dalle sorgenti mobili.

In definitiva, il fattore acustico deve contribuire su di un piano logico alla definizione
dell'organizzazione urbana. Sotto questo profilo appare chiaro che vi possono essere
due orientamenti fondamentali, nella predisposizione di una zonizzazione acustica: il
primo tende a riconoscere e ad accettare determinate situazioni di rumorosit e sulla
base di queste constatazioni, effettua una suddivisione da rispettare nel futuro; il
secondo affida a questo strumento di settore un ruolo di maggior respiro, nel senso
che determinate scelte di pianificazione passata possono anche essere ritenute
inopportune sul piano dell'inquinamento acustico e pertanto vanno limitate o
contrastate.

Nel primo caso si potr addivenire ad una zonizzazione meno onerosa sul piano delle
bonifiche e dei risanamenti da effettuare, ma necessariamente si dovranno accettare
situazioni pi "critiche" e quindi suscettibili di innescare ulteriori situazioni di conflitto.
Nel secondo caso si ammette l'esistenza di un maggior numero di incongruenze e di
incompatibilit cui necessario provvedere, ovviamente attraverso un piano di risanamento
articolato in fasi e priorit. Gli oneri derivanti da questo secondo orientamento potranno
essere senz'altro maggiori nella fase iniziale, ma hanno una pi elevata probabilit di
salvaguardare la qualit della vita della popolazione nel futuro. Una zonizzazione acustica
efficace e ragionevole nasce dal soddisfacimento equilibrato delle esigenze collegate
ai due orientamenti esposti.

E' chiaro quindi che una zonizzazione non solo un fatto tecnico, ma implica delle
scelte di natura politica per la gestione del bene pubblico, scelte che sono di
competenza delle Amministrazioni. Per contro, spetta al tecnico raccogliere,
organizzare e presentare al decisore pubblico tutti gli elementi significativi e necessari
affinch le scelte politiche possano essere operate a ragion veduta.

Con questo spirito si ritiene che tutto quanto contenuto nel presente capitolato tecnico
mira all'ottenimento di una sinergia fra le conoscenze scientifiche e tecniche pi avanzate e
le scelte dell'Amministrazione.

Una volta operata una suddivisione del territorio in zone a rumorosit omogenea sar
possibile procedere ad un "controllo" efficace, anche se graduato nel tempo, della
rumorosit ambientale. Si disporr infatti di un quadro di riferimento per capire quali aree
sono da salvaguardare, quali presentano livelli di rumore accettabili, quali sono inquinate,
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dove pu essere permesso lo sviluppo di attivit rumorose e dove necessario preventivare
interventi di risanamento ambientale. A questo proposito indispensabile aver presente sia
il D.P.C.M. 1.3.91 "Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e
nell'ambiente esterno", che la successiva sentenza della Corte Costituzionale n.517, del 19-
30 dicembre 1991, relativa al ricorso promosso dalla Provincia di Trento, che ha annullato le
disposizioni contenute nell'art. 3, primo comma, seconda e terza proposizione e gli articoli 4
e 5 del citato D.P.C.M.. In particolare, questi due ultimi articoli sono stati annullati in
quanto le relative prescrizioni possono essere validamente disposte soltanto con un atto
legislativo o con un atto amministrativo adottato sulla base di una legge. Una conseguenza
rilevante a questo proposito che tutta la questione legata al risanamento acustico rimane
subordinata alle future prescrizioni legislative contenute, in particolare, nella Legge
Quadro sull'inquinamento acustico gi approvata, in un testo unificato, dal Senato della
Repubblica il 21.04.93 ed attualmente in corso di precisazione da parte di una Commissione
ambiente trasporti. Vale la pena di far comunque osservare come, gi alla data attuale,
sia indispensabile alle Amministrazioni conoscere, valutare ed individuare la natura e
l'entit delle possibili forme di risanamento acustico ambientale, in modo che esse
possano formarsi un quadro delle esigenze a questo riguardo.

La zonizzazione acustica, costruita dunque su di una solida base conoscitiva della
realt locale ed in armonia con le scelte di gestione del territorio operate
dall'Amministrazione, deve costituire lo strumento di riferimento e di partenza per
elaborare, prevedere, controllare e gestire la tutela ed il risanamento acustico del
territorio. Essa pertanto deve consentire il raggiungimento di due scopi principali:

1) Riportare entro determinati limiti le emissioni e le immissioni rumorose di sorgenti
esistenti.

2) Stabilire un limite delle emissioni ed immissioni rumorose di sorgenti future.

Preliminarmente pertanto d'obbligo individuare la tipologia e l'entit della rumorosit
ambientale presente.


2.- Problematiche connesse alla zonizzazione acustica. Un primo problema del quale
indispensabile prendere atto riguarda il fatto che la zonizzazione acustica va operata nei
confronti di realt urbane il cui sviluppo non ha quasi mai compreso la valutazione degli
aspetti di acustica e rumore ambientale. La situazione pi frequente quella in cui
insediamenti a diversa destinazione d'uso, caratterizzati da diversa sensibilit al rumore,
si trovano in stretta contiguit. Ci comporterebbe, a tutta prima, il risultato di una
zonizzazione estremamente frammentata ed assolutamente incongruente con le leggi fisiche
di propagazione del rumore. Per questo stesso motivo, la zonizzazione acustica effettuata
secondo l'Art. 6 del D.P.C.M. 1.3.91 non in grado di consentire una corretta gestione del
fonoinquinamento ambientale e quindi rende impossibile, nella maggior parte delle situazioni,
il raggiungimento degli obiettivi di cui si detto.

In ogni caso opportuno riflettere sulle diversit esistenti tra "sorgenti fisse" e
"sorgenti mobili", l'approccio al cui inquinamento ha sollevato e tuttora solleva
discussioni e dibattiti scientifici e normativi. Infatti, mentre si pu ipotizzare che, in
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tempi pi o meno brevi, potr essere reso compatibile l'esercizio delle sorgenti fisse con
l'ambiente e gli insediamenti circostanti (sono infatti gi state realizzate e sono in corso di
predisposizione e realizzazione, da parte di numerose imprese, interventi per il
contenimento delle emissioni sonore, secondo le prescrizioni del gi citato D.P.C.M.), ben
diversa la situazione delle sorgenti mobili e soprattutto di quelle costituite dal traffico
stradale. Vi infatti per lo meno una considerazione che sorge immediata: la loro estrema
diffusione, difficile controllabilit e forti implicazioni che i provvedimenti ingenerano sugli
schemi di mobilit e fruibilit urbana, rendono infatti oggettivamente ed operativamente
complessa un'azione estesa ed efficace di contenimento sonoro nei loro confronti.
L'applicazione diretta alle sorgenti mobili delle prescrizioni contenute nel D.P.C.M. non
appare dunque un fatto scontato.

La particolare importanza che la suddetta problematica riveste merita pertanto alcuni cenni
di orientamento, che riguardano il rumore da traffico autoveicolare urbano, notoriamente in
evidenza percettiva alla stragrande maggioranza della popolazione. Nell'affrontare questo
aspetto dell'inquinamento da rumore necessario tener conto che disponibile, a livello
internazionale ed anche nazionale, una massa notevole di studi e ricerche che hanno oramai
consolidato la conoscenza del rapporto fra rumore da traffico autoveicolare e risposte
della popolazione. In particolare si evidenzia il differente rapporto tra livelli sonori e
sensibilit dei soggetti esposti a seconda del tipo di sorgente. Queste correlazioni mettono
in evidenza come, di fatto e nella generalit delle situazioni, il rumore da traffico determini
reazioni meno marcate, a parit di livelli, rispetto a talune altre sorgenti, specificatamente
quelle fisse. Ci non significa che esso va maggiormente "tollerato", ma deve far riflettere
all'atto della zonizzazione e nella valutazione dei provvedimenti di difesa.

A questo proposito assume un rilevo ancora maggiore quanto si diceva al precedente
paragrafo circa le scelte da adottare nella zonizzazione. Se infatti l'orientamento fosse, al
limite, quello del consolidamento delle tendenze in atto, ci si troverebbe, in una molteplicit
di situazioni, a dover adottare classi elevate (alti valori di rumorosit ambientale) per vaste
parti del territorio e comunque per la maggior parte delle sedi stradali e delle loro
rispettive fasce di influenza. Tale soluzione, che comunque potrebbe risultare
ragionevolmente percorribile nei confronti di una parte significativa del sistema viario, non
sarebbe comunque ancora sufficiente a coprire tutte le situazioni, in quanto, in ogni caso,
esisterebbero delle aree nelle quali il rumore ambientale cos elevato da essere
inaccettabile anche per aree esclusivamente industriali.

Per contro, adottando un orientamento di tipo pi "restrittivo", ci si troverebbe
improvvisamente con una vasta casistica di zone assolutamente fuori norma e, per giunta,
praticamente insanabili o sanabili con costi molto alti. E' chiaro pertanto che la
problematica del fonoinquinamento da traffico stradale esige un approccio consapevole
degli effetti sociali molto rilevanti che una zonizzazione acustica suscettibile di
produrre nei confronti di questa sorgente.

Dalla applicazione dei risultati delle citate ricerche epidemiologiche internazionali ed alla
luce delle disposizioni contenute nelle normative dei Paesi industrialmente pi avanzati
(Germania, Francia, Giappone, Stati Uniti) emerge, a questo riguardo, la possibilit di una
tripla scelta:

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a) limitazione dei danni a fronte di un beneficio minimo, ottenibile con un limite di 70 dB(A)
LAeq (08-20);

b) risanamento parziale dove ottenibile con un limite di 65 dB(A) LAeq (08-20);

c) condizione ottimale per strutture urbane costruende con un limite di 60 dB(A) LAeq (08-
20).

La necessit di una siffatta articolazione dell'applicazione dei limiti (che negli studi
effettuati e negli orientamenti elaborati a livello internazionale fanno riferimento ad un
indicatore di rumorosit che si discosta da quelli del D.P.C.M. 1.3.91), il pi delle volte
impostata in termini di cadenza storica decennale, deriva sostanzialmente dall'imponenza e
dalle caratteristiche costruttive del parco degli autoveicoli circolanti. A livello Ue si tende
a diminuire progressivamente il livello di rumore prodotto da ogni singolo tipo di veicolo al
momento della sua omologazione e, contemporaneamente, ad incoraggiare campagne
nazionali di educazione della popolazione all'uso meno inquinante possibile delle sorgenti di
rumore. Si comprende pertanto come, nel futuro, prevedibile una riduzione globale delle
emissioni sonore derivanti dal traffico stradale. Tale progressiva riduzione, accompagnata
da significativi provvedimenti di gestione della mobilit urbana, consentir di estendere
limiti sonori pi bassi a sempre maggiori aree d'influenza delle infrastrutture.

Alla luce di quanto esposto, nel contesto del presente lavoro e con la finalit di
ottenere una valida base conoscitiva circa questo tipo di fonoinquinamento, in modo da
poter individuare soluzioni efficaci, ma percorribili, nei confronti delle sorgenti mobili,
si d particolare importanza al rilevamento di dati sul rumore da traffico,
statisticamente indipendenti ed utilizzabili per confronti futuri. A tale scopo e tenendo
presente il costo di misure statisticamente indipendenti, si prescrivono rilevamenti del
rumore da concentrarsi su aree campione tipologicamente rappresentative.
Quest'ultime potranno costituire i nuclei di riferimento per future sperimentazioni e
controlli, volti a verificare lo stato di questo tipo di inquinamento in seguito alla sua
evoluzione naturale o per effetto di iniziative organizzative del traffico poste in atto
dalla Amministrazione. A questo riguardo si precisa come sinergici provvedimenti volti a
potenziare ed elevare la qualit del servizio del trasporto pubblico e ad introdurre
mezzi di trasporto collettivo pi silenziosi, siano altres suscettibili di accelerare il
fenomeno di riduzione del rumore ingenerato dagli spostamenti su strada.

In definitiva, considerato che il rumore da traffico autoveicolare rappresenta per sua
natura una tipologia di sorgente diversa, sia per effetti sulla popolazione, che per
implicazioni sociali, dalle sorgenti fisse, e che pertanto abbisognerebbe di una sua
regolamentazione specifica, si ritiene che la zonizzazione secondo il D.P.C.M. debba essere
sviluppata, in una prima fase, a prescindere dalla presenza di questa sorgente sul territorio,
facendo a ci seguire un'analisi attenta del ruolo che le arterie viarie giocano sul panorama
della rumorosit urbana e, contemporaneamente, della loro importanza funzionale nella
quotidiana vita della citt. Da queste considerazioni potranno essere riconosciuti ed
ammessi determinati, limitati e giustificati stati di fatto acustici storici, che si andranno a
sovrapporre alla zonizzazione di prima fase e contribuiranno alla suddivisione definitiva.

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Operativamente, ci significa che, a talune arterie urbane di preminente interesse
funzionale per la mobilit cittadina, pu essere attribuita la classe IV alle sedi viarie
ed esclusivamente alle facciate degli edifici prospicienti le arterie stesse, anche se
tali infrastrutture si trovassero ad attraversare aree appartenenti a classi inferiori.
Tale scelta, che va comunque operata in stretta armonia con gli orientamenti assunti
nell'ambito della pianificazione del traffico cittadino, nonch verificata alla luce delle
politiche di contenimento dell'inquinamento atmosferico, va specificatamente
concordata con l'Amministrazione.

In ogni caso, il riconoscere a determinati assi viari ed alle loro pertinenze fisiche (quindi
facciate prospicenti, cortili aperti sulle vie, spazi di parcheggio e piazze comunicanti con
esse, per profondit definibili coerentemente con i meccanismi di propagazione del rumore
in ambito costruito), classi acustiche superiori a quelle delle zone attraversate, potr
comportare, per diverse arterie, il superamento anche dei limiti di zona IV. Ci potr
verificarsi sia partendo dall'esistente sistema di gestione del traffico, che tanto pi in
conseguenza di una futura riduzione del numero di arterie ritenute essenziali e quindi a
seguito dell'attuazione di provvedimenti miranti a disincentivare l'utilizzo di alcune delle
strade suddette (fatto che comporter un aumento di flusso su quelle rimaste).

Tale superamento anche dei limiti di zona IV potr essere affrontato in chiave storica
di cadenza decennale (ovvero attraverso la naturale riduzione della rumorosit del
parco dei veicoli circolanti e mediante campagne di sensibilizzazione degli utenti della
strada), attuando interventi di gestione del traffico stradale (nell'ambito della
pianificazione della mobilit) ed eventualmente a livello di bonifica presso i ricettori,
nei casi di maggior sensibilit al rumore (tipicamente in caso di destinazioni d'uso degli
edifici prospicenti proprie della zona I) .


Un altro aspetto che ha caratteristiche di problematicit quello relativo al criterio
massimo differenziale, che prescinde dalle diverse classificazioni delle zone. Oltre alle
difficolt di verifica, in quanto occorre rilevare la differenza tra rumore ambientale e
rumore residuo all'interno di locali abitativi, vi il problema della possibile variabilit del
rumore residuo dipendente da un numero elevato di fattori. Sotto questo profilo, sia le
sorgenti fisse, che quelle mobili, devono entrare a far parte della valutazione del rumore
presente in una determinata zona. Ci comporta l'esigenza di protrarre le misure per
periodi di tempo sufficienti e significativi e, nel caso di sorgenti mobili, il contributo
derivante da una specifica infrastruttura stradale potr essere "isolato" attraverso l'uso di
modelli di simulazione tarati per l'ambiente specifico e di provata affidabilit.

3.- Criteri generali per la predisposizione della zonizzazione acustica. In mancanza di
linee guida elaborate ai fini delle zonizzazioni acustiche comunali a livello della Regione
Friuli Venezia Giulia, nel seguito si indicano alcuni criteri ritenuti idonei per la
predisposizione della "zonizzazione acustica definitiva del territorio urbano", cos come
richiesto nella Scheda di identificazione dell'intervento elaborata dalla Amministrazione
Comunale di Trieste, nell'ambito del Programma triennale 1994-1996 per la tutela
ambientale approvato dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, con
deliberazione 21 dicembre 1993.

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3.1. La classificazione va attuata avendo come riferimento le attivit insediate e
quelle previste dagli strumenti urbanistici vigenti. Nella specifica realt di Trieste,
andr fatto riferimento anche alle previsioni del Piano Regolatore in corso di adozione.

3.2. Gli obiettivi finali della zonizzazione devono essere quelli di risanare le aree
attualmente degradate sul piano del rumore ambientale e di prevenire l'instaurarsi di
ulteriori situazioni compromesse. Non si tratta quindi soltanto di fotografare
l'esistente, ma di individuare, tenendo conto della pianificazione urbanistica, delle
specifiche situazioni locali e degli indirizzi forniti dall'Amministrazione, gli obiettivi del
successivo risanamento dal rumore ambientale. La zonizzazione deve quindi fornire uno
scenario logico e coerente di tutela dell'ambiente dall'inquinamento acustico.

3.3. Nella suddivisione del territorio in zone acusticamente omogenee si deve ricercare
un ragionevole compromesso tra il diritto della popolazione di beneficiare di condizioni
di rumorosit accettabili e le esigenze di lavoro, di mobilit ed in generale di fruizione
della struttura urbana.

3.4. La zonizzazione dovr tener conto, per lo meno a livello di una valutazione di
massima, dei meccanismi di propagazione del rumore in ambiti costruiti, in modo da
ridurre, a parit di altri obiettivi di risanamento, i casi in cui il rispetto dei limiti di
zona possa essere ottenuto facendo esclusivo ricorso a provvedimenti di bonifica di tipo
"passivo" ovvero ottenibili soltanto con interposizione o rafforzamento di ostacoli tra
sorgenti e realt sensibili. A questo riguardo, si dovr evitare anche un frazionamento
eccessivo del territorio urbanizzato, con zone a differente valore limite; ci, al fine di
rendere operativamente attuabile l'organizzazione delle attivit e possibile il controllo
della rumorosit.

L'obiettivo deve infatti essere quello di ottenere la compatibilit tra zone a diversa
destinazione d'uso sulla maggior parte possibile di territorio. Ci va in particolare
perseguito nelle aree di espansione, ove ancora possibile attuare una difesa dal
rumore di tipo "attivo" ovvero basata sullo sfruttamento intelligente dei meccanismi di
attenuazione sonora ottenibili con la pianificazione urbanistica e con la progettazione
architettonica.

3.5. Va perseguita la compatibilit tra i diversi tipi di insediamento tenendo conto di
aspetti economici e tecnologici, della estensione degli insediamenti rumorosi, della
necessit di interventi di risanamento e dei loro possibili costi. A questo scopo andr
evitata la contiguit di zone caratterizzate da limiti massimi di esposizione al rumore
che differiscono per pi di 5 dB(A) di livello equivalente. Nell'impossibilit di
individuare soluzioni tecniche fattibili secondo questo principio, potranno essere
definite fasce di rispetto di ampiezza commensurata alle modalit di propagazione del
rumore.

3.6. Nella fase di acquisizione delle informazioni di partenza andr prestata
particolare attenzione all'ottenimento di dati derivanti da indagini, studi o piani di
risanamento predisposti dalle imprese, che consentano di arricchire il quadro
conoscitivo storico dei luoghi.

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3.7. Tutte le attivit sviluppate sul territorio ed in particolare quelle commerciali,
artigianali ed industriali citate nella Tabella 1 dell'Allegato B del D.P.C.M. 1.3.91,
vanno valutate rispetto al tipo di sorgenti sonore che esse comprendono e non in
termini di categorie economiche. Nei confronti di attivit produttive caratterizzate da
limitate emissioni sonore possibile applicare il criterio differenziale ed inserirle in
zone di classi inferiori.

3.8. La rumorosit di una zona quella strumentalmente rilevabile e derivante dal
cumulo di tutti i contributi sonori esistenti. Il rumore esistente in una zona, da
qualsiasi parte esso provenga, deve essere contenuto nei limiti massimi previsti per
quella determinata zona. Di conseguenza, le sorgenti devono rispettare i limiti di tutte
le zone interessate dalle loro emissioni sonore.

3.9. Nella valutazione della rumorosit delle sorgenti sonore fisse, gli aspetti da
considerare sono le tipologie di sorgenti utilizzate, i periodi di emissione del rumore, il
traffico indotto dalle attivit. Non vanno considerati eventi eccezionali o temporanei.
La zonizzazione dovr tener conto delle presumibili aree d'influenza.

3.10. Per quanto attiene alle sorgenti mobili necessario individuare la valenza
funzionale delle diverse arterie e verificarla con gli uffici comunali competenti, in
modo da orientare correttamente la classificazione sotto il profilo del rumore emesso
dal traffico stradale. Nella assegnazione alle pertinenze stradali ed al territorio
confinante con assi viari una determinata classificazione, necessario precisare i
criteri operativi seguiti e motivare le scelte adottate.

3.11. Nella determinazione delle zone va considerato il parametro "densit abitativa",
parametro questo utile anche per l'analisi delle priorit degli interventi. Va inoltre
considerato un parametro idoneo a valutare la "densit di distribuzione delle attivit
commerciali e terziarie".

3.12. Ai fini del presente lavoro la zonizzazione dovr essere estesa al territorio
urbano della citt di Trieste, desunto dalla delimitazione del centro abitato nel
Comune. Potr essere fatta una risagomatura di tale delimitazione in base ai
meccanismi di propagazione acustica o a specifiche scelte di zonizzazione, che devono
essere adeguatamente illustrate. In ogni caso, l'ambito oggetto del presente lavoro
dovr comprendere il centro abitato gi delimitato. Costituir titolo preferenziale la
zonizzazione estesa all'intero territorio Comunale.

3.13. Per quanto riguarda le operazioni di rilevamento fonometrico diretto, si rimanda
alla successiva Parte Quinta ed ai relativi Annessi.




8.7.2 Parte seconda. Criteri operativi specifici per la realt Triestina, con particolare
riferimento alle sorgenti mobili pi significative.

1. Inquadramento territoriale. Preliminarmente alla stesura della zonizzazione acustica
indispensabile una conoscenza approfondita dell'ambito oggetto d'intervento sotto una
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serie di profili. Potendo effettuare misure di rumore capillarmente sul territorio ovvero
realizzando una fitta mappatura delle condizioni acustiche, tale conoscenza preliminare
potrebbe essere limitata all'acquisizione di elementi generali, ma, dovendo per contro
ridurre il numero dei rilievi, argomento questo che verr ripreso nel seguito, appare
indispensabile acquisire un elevato numero di informazioni collaterali relative al territorio
nel quale si viene ad operare. Nella presente Parte Seconda, si forniscono alcuni elementi
guida circa la realt locale e si delineano i criteri secondo i quali si dovr operare per
ottenere un quadro di conoscenze finalizzato alla stesura della zonizzazione acustica. Si
puntualizzano inoltre alcuni dei criteri di cui alla precedente Parte Prima a fronte delle
specifiche esigenze locali.

Gli elementi territoriali cui necessario fare soprattutto riferimento sono di natura
morfologica, urbanistica e funzionale. Per quanto riguarda i primi si fa osservare come
l'orografia giochi un ruolo di primo piano nella propagazione delle onde sonore, per cui le
aree d'influenza delle diverse sorgenti possono estendersi in modi alquanto diversi rispetto
a quelli teoricamente prevedibili, in caso di orografia omogenea e pianeggiante. Per quanto
riguarda invece gli aspetti urbanistici, necessario considerare che le sole destinazioni
d'uso delle varie zone non sono sufficienti ad orientare una suddivisione di tipo acustico, ma
opportuno fare riferimento alle tipologie dell'edificato ed alla distribuzione e densit
delle tipologie stesse, aspetti questi che, anch'essi, condizionano pesantemente gli effetti
delle sorgenti sonore. Infine, particolare importanza rivestono gli aspetti funzionali, i quali
devono assumere un ruolo importante sia nella valutazione stessa delle potenzialit delle
sorgenti, che nelle successive scelte delle classi secondo il D.P.C.M. 1.3.91.

2. Aspetti morfologici. Il territorio comunale di Trieste presenta una morfologia
complessa e movimentata, caratterizzata dal succedersi di crinali ed avvallamenti, che dal
ciglione carsico conducono praticamente al mare. Di fatto, la citt appare racchiusa e quasi
compressa tra l'altipiano ed il mare, lasciando oramai pochi spazi aperti, soprattutto di tipo
pianeggiante. Soltanto in prossimit della costa le pendenze del terreno si riducono,
lasciando spazio ad ambiti in piano, qual', ad esempio l'area del Borgo Teresiano.

Su questo territorio articolato, costituito essenzialmente da residenza, attivit
commerciali, servizi e limitate attivit artigianali nella parte nord e centrale, cui si
aggiungono attivit industriali nella parte pi a sud ed attivit connesse al Porto lungo la
costa, si sviluppa una rete stradale altrettanto complessa, per lo pi caratterizzata da
elementi planoaltimetrici fortemente variabili. In linea generale, le valli e le conche tendono
a raccogliere il traffico su arterie di dimensioni maggiori che ne percorrono il fondo,
sicch, secondo uno schema ampiamente semplificato, le infrastrutture principali
raggiungono le zone del centro urbano secondo una modalit a raggera, che presenta non
poche difficolt di collegamenti trasversali. Il drenaggio forse maggiore si ha con l'asse
delle Rive, che finisce per sopportare una buona parte del traffico impegnato sulle distanze
interquartiere ed anche di solo attraversamento. La citt si sviluppa per in termini molto
consistenti a sud delle zone del centro storico, secondo una morfologia che consente minori
schematizzazioni. Anche le arterie di traffico sono, in questa parte della citt, distribuite
variamente sul territorio, in risposta ad esigenze di collegamento delle aree portuali e delle
altre zone produttive.

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Vi sono poi i borghi carsici, di cui quello di Opicina raggiunge oramai dimensioni
ragguardevoli. Bench le zone dell'altipiano godano di condizioni ambientali in generale pi
favorevoli di quelle riscontrabili in citt, proprio nelle zone periferiche e sul Carso che si
trovano le arterie di traffico di categoria pi elevata, di collegamento con il sistema
autostradale nazionale e con i numerosi valichi confinari.

3. Aspetti urbanistici. Appare fin troppo ovvio far osservare che le diverse epoche di
sviluppo della citt hanno dato luogo a diverse tipologie di organizzazione urbanistica ed
architettonica. Ci significa che la citt appare composta da un discreto campionario di
tessuti urbanizzati, la cui analisi esula dalle finalit di questo lavoro, ma la cui descrizione
pu essere facilmente reperita sui testi specifici. E' evidente che la considerazione delle
diverse tipologie di edificato all'atto della zonizzazione acustica un fatto importante,
sempre a motivo delle modalit di propagazione del rumore. A titolo di esempio si consideri
l'effetto schermante che gli edifici di grande dimensione rivestono nei confronti delle
realt retrostanti, come pure il rilevante abbattimento sonoro che si pu riscontrare
all'interno dei cortili racchiusi da fabbricati continui.

L'analisi in situ delle diverse tipologie del costruito riveste un ruolo fondamentale nella
scelta delle postazioni di rilievo del rumore, specificatamente in caso che esse debbano
essere campionarie.

In particolare, per la citt di Trieste, si ritiene debbano essere oggetto di indagine diretta
delle condizioni acustiche tutti quegli ambiti che presentino diversa tipologia urbanistica, in
quanto la zonizzazione dovr potersi basare su di una serie di situazioni-tipo che coprono
l'intera casistica presente. Nella Parte Quinta del presente lavoro si fornisce
un'indicazione circa alcuni ambiti tipologici che dovranno essere oggetto di analisi e di
misurazione acustica. Si precisa sin d'ora a questo riguardo che la casistica indicata non ha
inteso esaurire l'insieme delle diverse situazioni riscontrabili, ma fornire un orientamento
circa la metodologia da adottare ai fini dell'acquisizione di dati di rumore significativi.

4. Aspetti funzionali. Come gi si detto nella Parte Prima del presente lavoro,
particolare attenzione dovr essere fatta agli aspetti funzionali che caratterizzano
l'ambito urbano e le sue interconnessioni con le zone limitrofe. Si ribadisce infatti come la
zonizzazione acustica debba trovare un connubio tra qualit sonora dell'ambiente ed
esigenze di funzionamento del sistema urbano.

Osservato che per la citt di Trieste, come noto, le fonti di maggiore inquinamento - sia
acustico che atmosferico - sono rappresentate dal traffico su strada, logico riservare al
rilievo, allo studio ed alla valutazione del fonoinquinamento da traffico la gran parte delle
risorse messe a disposizione. Tale analisi mirata ha un duplice obiettivo: acquisire lo stato
esistente della rumorosit anche ai fini del controllo futuro dell'evolversi del fenomeno e
raccogliere le informazioni necessarie a supportare le scelte dei limiti da assegnare alle
arterie stradali (si veda, a questo proposito, quanto esposto nella Parte Prima).

Mentre il primo obiettivo pu, entro certi limiti, prescindere dall'analisi funzionale di
un'infrastruttura, il secondo pu soltanto essere perseguito una volta compreso
chiaramente il ruolo che essa riveste all'interno del sistema urbano. Si precisa a questo
riguardo che il ruolo di un'arteria si determina a partire dai dati di domanda di traffico che
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la riguardano, ma anche dalla comprensione delle polarit urbane che essa collega e delle
connessioni che essa realizza con il territorio contermine.

E' pertanto indispensabile, ai fini di una zonizzazione oculata e gestibile, acquisire tutte le
possibili informazioni riguardanti il sistema della mobilit cittadina. In particolare, per la
citt di Trieste, si ritiene che debbano costituire oggetto di particolare attenzione arterie
quali:

viale Miramare
via G. Carducci
il sistema delle Rive
via Milano
via Valdirivo
via Roma
via del Coroneo
via Fabio Severo
viale G. D'Annunzio
via C. Battisti
via Giulia
via dell'Istria
via Flavia
corso Italia
via D. Rossetti
via Commerciale
via Udine
via I. Svevo
viale dei Campi Elisi.

Al suddetto elenco si aggiunge il tracciato urbano della Grande Viabilit e le tratte urbane
delle strade statali.

La verifica del ruolo funzionale della maglia viaria triestina andr effettuata in accordo con
le indicazioni emerse nel Piano del Traffico e nel P.R.G. in corso di adozione. Le valutazioni
dovranno essere altres verificate con i competenti uffici comunali.

5. Criteri operativi di zonizzazione specifici per la realt di Trieste. Alla luce di
quanto esposto ai paragrafi precedenti, si integrano e precisano i criteri generali illustrati
nella Parte Prima, che in ogni caso devono essere rispettati, con i criteri di seguito esposti.

5.1. Allo scopo di individuare gli ambiti significativi ove concentrare i rilevi acustici,
necessaria un'analisi preliminare delle tipologie del costruito urbano, in modo che
l'insieme delle realt indagate direttamente possa coprire la casistica delle situazioni
in termini di natura ed intensit delle sorgenti presenti e di modalit di propagazione
del rumore. A questo fine dovranno essere considerati, all'interno dell'insieme degli
ambiti ritenuti necessari, quelli indicati nella seguente Parte Quinta, i quali devono
essere intesi a titolo di guida. Vi potranno essere variazioni nelle scelte dei suddetti
ambiti, se adeguatamente motivate.

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5.2. Nell'analisi della rumorosit della citt di Trieste dovr essere data prevalenza
alle indagini sul fonoinquinamento stradale. I rilievi acustici, per i quali le disposizioni
particolari sono contenute nella Parte Quinta, andranno eseguiti in modo da ottenere
dati caratterizzanti le principali arterie cittadine. Nell'insieme delle strade oggetto
d'indagine andranno inserite quelle citate al precedente paragrafo 4. I rilievi andranno
eseguiti in modo da ottenere un quadro esauriente della rumorosit, per cui andranno
protratti almeno per 24 ore ed andranno condotti in normali giornate lavorative.

5.3. La zonizzazione riguardante le sedi stradali e le loro pertinenze dovr essere
motivata non soltanto sulla base dello stato storico di fatto delle arterie, ma anche
sulla base del loro ruolo funzionale attuale e previsto dagli strumenti urbanistici vigenti
ed in corso di adozione, nonch in armonia con i criteri di pianificazione della mobilit.
Per ogni arteria indagata dovr essere precisata almeno una postazione ove saranno
effettuati i futuri controlli della rumorosit.

5.4. I rilievi da condurre nelle aree stradali e di loro pertinenza dovranno essere
associati a rilievi da effettuare all'interno delle zone delimitate dalle arterie, allo
scopo di comprendere il potere attenuante esercitato dagli edifici direttamente
prospicenti le sedi di traffico. Tali rilievi dovranno distinguersi tra rilievi condotti su
aree appartenenti a strade di distribuzione locale e rilievi condotti nei cortili e negli
spazi interni ai singoli fabbricati. La zonizzazione dovr tener conto pertanto dei
diversi effetti ottenibili sul territorio attraversato da una via a seconda della tipologia
dell'edificato.


5.5. A soddisfacimento dei requisiti inerenti le modalit di misura e di trattamento dei
dati ottenuti, si rimanda alle specificazioni contenute nella Parte Quinta del presente
capitolato.




8.7.3 Parte terza. Criteri per l'integrazione del lavoro finalizzato alla zonizzazione
acustica con i risultati di studi ed indagini gi sviluppate nel Comune di Trieste in tema di
inquinamento acustico.

1. Aspetti storici. Al fine di integrare il nuovo lavoro con i dati esistenti ed orientarlo pi
efficacemente a colmare i vuoti conoscitivi residui, si ritiene di fornire alcuni elementi
informativi relativi a studi ed indagini gi sviluppate nel Comune di Trieste.

La problematica dell'inquinamento acustico infatti gi stata oggetto di una serie di
indagini e studi che hanno coinvolto ambiti territoriali siti in Comune di Trieste ed anche se
tali lavori si sono sviluppati in epoche diverse e secondo criteri via via dettati dalle
specifiche esigenze conoscitive, essi ciononostante rappresentano una testimonianza
dell'evoluzione del fenomeno rumore nell'ambito urbanizzato della citt e vanno esaminati
allo scopo di definire un, anche se sommario, iter storico della rumorosit.

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In particolare, sono state condotte campagne di rilievo da parte della Unit Sanitaria
Locale gi a partire dagli anni '80, si sono raccolti dati sul rumore nell'ambito dell'iniziativa
del "Treno Verde", che ha visitato la citt nel marzo 1988, si sono effettuate misurazioni
nel corso di studi acustici condotti relativamente ai progetti effettuati alla fine degli anni
'80 ed inizio '90 per l'asse delle Rive e viale Miramare, si sono condotte svariate serie di
rilievi in corrispondenza dei punti pi disturbati delle zone attraversate dalla Grande
Viabilit nel periodo dal 1990 al 1994 ed ultimamente il rumore stato rilevato in alcune
postazioni urbane nell'ambito del progetto DISIA gestito dalla Provincia.

2. Elementi informativi circa alcuni studi acustici gi sviluppati. In particolare, vale la
pena di ricordare come esistano dati in merito alla rumorosit nel centro storico raccolti
nel 1988 e nel 1989, anche se, per la maggior parte delle postazioni, su brevi periodi, ma
comunque espressi in termini di Livello Equivalente A. In alcuni punti-chiave le misure erano
state protratte per periodi superiori alle 24 ore. Il lavoro del 1989 si agganciava agli studi
di impatto ambientale condotti al tempo relativamente ai progetti alternativi di
risistemazione delle Rive.

Una mappatura era stata condotta anche nel 1984 dal Servizio di Medicina del Lavoro della
locale U.S.L. in corrispondenza delle aree successivamente interessate dal tracciato della
Grande Viabilit. All'epoca era anche stata puntualizzata una metodologia di lavoro
apprezzata a livello scientifico.

Sempre relativamente alle aree d'influenza del tracciato della Grande Viabilit stata
raccolta una documentazione piuttosto vasta e rigorosa inerente le condizioni acustiche
esistenti in corrispondenza dei punti sensibili. Con riferimento agli effetti del
fonoinquinamento da traffico attribuibile a tale arteria sono infatti stati sviluppati diversi
studi acustici, aventi peraltro la finalit ultima di valutare l'opportunit di intervenire con
protezioni acustiche di tipo schermante lungo il tracciato.

Con riferimento a quest'ultime fonti, si precisa che, in un numero significativo di casi, si
dispone. oltre che dei dati espressi sia in termini di LeqA (6-22), che di LeqA (22-6), anche
di quelli relativi ai flussi veicolari responsabili dei diversi livelli complessivi, in ci
comprendendo anche la viabilit locale. Sono state elaborate, a questo proposito, non
soltanto misure tese ad acquisire informazioni circa la situazione esistente, ma si sono
anche formulate ipotesi di carico futuro della viabilit coinvolta. Si fa inoltre notare come
siano altres stati raccolti dati coerenti con gli indicatori prescritti nel D.P.C.M 1.3.91 anche
successivamente all'installazione delle barriere in corrispondenza di ambiti edificati siti
lungo il III Lotto I stralcio. In generale, le misure riguardano il I lotto ossia il tratto che
maggiormente coinvolge il territorio urbano ed appunto il III, anch'esso interferente con
zone abitate.

Per quanto concerne invece lo studio elaborato nell'ambito del programma DISIA, si sono
raccolti dati sulla rumorosit in particolari postazioni localizzate in ambito urbano, ai fini di
ottenere una serie di dati in alcuni particolari punti campione coincidenti con nodi ed assi
viari caratterizzati da rilevanti volumi veicolari. E' peraltro in progetto una fase successiva
di indagine finalizzata al censimento delle fonti di inquinamento acustico, che dovrebbe
interessare il Comune di Trieste.

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Appare pertanto auspicabile l'instaurarsi di un dialogo tra gli incaricati del suddetto
programma e coloro cui sar affidata la zonizzazione acustica. Tale integrazione dovrebbe
avvenire sia a livello metodologico, che in termini di restituzione dei risultati delle misure.
Si ritiene tuttavia che il lavoro che dovr essere sviluppato ai fini della zonizzazione
acustica potr e dovr comunque essere portato a termine anche indipendentemente da
quello che verr condotto nell'ambito del DISIA, salvo elaborare i necessari agganci con i
responsabili di quest'ultimo, in modo da realizzare un sistema informativo il pi possibile
omogeneo.

3. Criteri operativi di zonizzazione connessi ad indagini acustiche sviluppate nel Comune
di Trieste. Tenendo conto delle indagini di cui ai precedenti paragrafi si integrano i criteri
di cui alle Parti Prima e Seconda con i seguenti:

3.1. Ai fini di una conoscenza storica dello stato acustico dell'ambito oggetto della
zonizzazione acustica, si terr conto dei risultati degli studi e delle indagini gi
condotte nel Comune di Trieste. In particolare, si dovr valutare l'opportunit di
verificare le condizioni sonore nei punti pi significativi, ai fini della zonizzazione
stessa, tra quelli gi oggetto d'indagine, allo scopo di dar luogo ad una serie storica
del fenomeno. In caso di dati recenti ed utili ai fini della zonizzazione stessa, sar
opportuno includerli nel panorama conoscitivo oggetto del presente lavoro.

3.2. Con riferimento al progetto di censimento delle fonti di rumore nel Comune di
Trieste, che verr prossimamente sviluppato nell'ambito del programma DISIA, sar
opportuno instaurare un coordinamento tra le attivit da svolgere ai fini della
zonizzazione e tale progetto, in modo da rendere il panorama conoscitivo globale il pi
organico e completo possibile.




8.7.4 Parte quarta. Schema di principio del sistema globale per il controllo e la gestione
del risanamento acustico nel Comune di Trieste.

1. Inquadramento. Come gi si specificato nelle Parti precedenti, la zonizzazione
acustica deve rappresentare il quadro di riferimento primario ed essenziale non soltanto
per la conoscenza delle condizioni acustiche esistenti al momento della sua stesura, ma per
attuare un "controllo del rumore urbano" ovvero individuare e gestire i possibili
provvedimenti di bonifica e di difesa. Sotto questo profilo, a completamento dei lavori di
zonizzazione oggetto del presente capitolato, sar necessario predisporre un sistema che
consenta al Comune di procedere successivamente all'effettivo avvio di un programma di
risanamento acustico.

Allo scopo di agevolare lo sviluppo di questa parte del lavoro, si sono puntualizzati, in forma
di schema, alcuni elementi di riferimento. Gli schemi sono contenuti nell'Annesso 4.


2. Schemi di riferimento per la predisposizione del sistema di controllo e gestione del
risanamento acustico.
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Nello schema 1 si riprendono innanzitutto i collegamenti logici tra gli elementi di base della
procedura di zonizzazione acustica. Essi evidenziano come, necessariamente, quest'ultima
venga determinata in base ad uno scenario esistente alla data della sua predisposizione. In
particolare, elementi quali i ruoli funzionali delle infrastrutture stradali ed i meccanismi di
mobilit urbana condizionano le scelte di zonizzazione. Inoltre, le verifiche di validit della
suddivisione proposta preliminarmente vengono fatte in funzione dei risultati ottenuti nei
rilievi fonometrici, che appunto contraddistinguono una situazione "di partenza".

Appare pertanto chiaro come, al fine di perseguire un miglioramento delle condizioni "di
partenza", si debba definire un programma di interventi, i cui effetti devono essere
opportunamente valutati. Ci consentir, nel tempo, di giudicare i benefici ottenuti
mediante le diverse tipologie di provvedimenti e pertanto di proseguire sulle strade
intraprese oppure di modificare taluni orientamenti.

Nello schema 2 si sono indicate le principali fasi che portano alla definizione di una priorit
degli interventi. Il punto di partenza , ovviamente, rappresentato dalle situazioni da
risanare, che emergono direttamente dalle scelte effettuate con la zonizzazione acustica a
fronte di determinate condizioni sonore reali. Allo stato attuale disponibile una vasta
casistica di situazioni oggetto di bonifica acustica ed un'altrettanto ampia bibliografia in
proposito. Ci che pertanto va indicato a seguito del lavoro di zonizzazione sono le
modalit di bonifica che si reputano percorribili con riferimento a ciascuna delle
situazioni "critiche".

Successivamente, anche mediante applicazione di modelli previsionali, che consentano di
valutare, almeno in termini di massima, i benefici ottenibili, si potr formulare una prima
scaletta di priorit. Tale scenario offrir all'Amministrazione del Comune di Trieste un
primo quadro relativo alle possibilit di risanamento esistenti. E' peraltro chiaro che tutti i
provvedimenti riguardanti la gestione del traffico potranno soltanto essere delineati a
livello di massima, rientrando tra i compiti di pianificazione della mobilit cittadina.

Lo schema 4 evidenzia come le situazioni acustiche campionarie siano direttamente
influenzate sia dall'evoluzione storica delle emissioni sonore proprie del traffico, che dai
provvedimenti gi posti in atto, che dall'adeguamento alla zonizzazione da parte delle
sorgenti sonore fisse. Il sistema di monitoraggio delle situazioni acustiche consentir di
valutare queste variazioni.

Lo schema 5 richiama invece le principali tipologie di provvedimenti cui possibile fare
riferimento ai fini del risanamento acustico.

Ci che costituisce un requisito collegato ai lavori di cui al presente capitolato la
predisposizione di un sistema di acquisizione e trattamento dati acustici in continuo,
idoneo cio ad immagazzinare e gestire l'evolversi delle situazioni acustiche
campionarie oggetto di monitoraggio. Tale sistema dovr costituire il nucleo di un sistema
di feedback degli effetti dei provvedimenti, man mano che essi verranno attuati. Il sistema
fornir infatti, a cadenze temporali prefissate, gli scenari acustici tipologicamente
significativi.

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Gli effetti dei provvedimenti o comunque il riscontro dell'evolversi del panorama sonoro
consentiranno di verificare la validit dei provvedimenti gi attuati e pertanto l'eventuale
opportunit di modificare il programma degli interventi, anche in termini di priorit.

Costituisce parimenti oggetto del lavoro da eseguire la definizione di dettaglio delle
procedure di rilievo acustico che dovranno essere adoperate dal personale di quelle
amministrazioni pubbliche, che nel futuro provvederanno ad aggiornare la mappatura.
La restituzione dei dati dovr avvenire secondo un "Manuale di Qualit", la cui stesura
altres oggetto del lavoro di cui al presente capitolato.


3. Prescrizioni generali finalizzate al controllo del rumore urbano.

3.1. Si dovr predisporre un sistema di acquisizione e trattamento dei dati acustici ai
fini della gestione del risanamento da rumore nel Comune di Trieste. Tale sistema
utilizzer preferibilmente software comunemente in commercio, utilizzabile con normali
PC. Potranno ovviamente doversi elaborare procedure di raccordo specifiche, che
saranno implementate in aggancio al software suddetto. Il sistema dovr essere
fornito di manuali esaustivi di utilizzo.

3.2. Dovr essere predisposto un "Manuale di Qualit" ai fini della restituzione dei
dati delle misure, che saranno effettuate dal personale di quelle amministrazioni
pubbliche che nel futuro provvederanno ad aggiornare la mappatura. Dovranno altres
essere definite nel dettaglio le procedure di rilievo acustico.

3.3. Dovr essere sviluppato un corso atto a preparare il suddetto personale pubblico
ai fini dell'aggiornamento dei dati sul rumore. In mancanza temporanea o contingente
di detto personale, dovranno essere fornite tutte le indicazioni relative alle
competenze che detto personale dovr avere, in forma di manuale.




8.7.5 Parte quinta. Prescrizioni tecniche particolari relative al capitolato tecnico di
appalto per la zonizzazione acustica urbana secondo gli obiettivi e le esigenze
individuate nella Scheda di identificazione dell'intervento elaborata dalla
Amministrazione Comunale di Trieste nel settore "risanamento acustico", nell'ambito
del Programma triennale 1994-1996 per la tutela ambientale.

1. Disposizioni generali. Il lavoro di cui alla Scheda predisposta dall'Amministrazione
Comunale di Trieste dovr essere sviluppato secondo una serie di fasi distinte e seguendo
gli orientamenti e le prescrizioni indicate nelle precedenti Parti Prima, Seconda, Terza,
Quarta e nella presente Parte Quinta. L'iter procedurale da seguire ai fini della
zonizzazione acustica, soprattutto con riferimento ai rilievi fonometrici, dovr
rispettare i requisiti contenuti nella presente Parte Quinta.

L'impostazione del lavoro dovr pertanto seguire le cinque seguenti fasi:

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1.Zonizzazione preliminare cartografica secondo le disposizioni del D.P.C.M. 1.3.91 in
accordo con gli strumenti urbanistici e sulla base delle caratteristiche morfologiche,
tipologiche e funzionali del territorio.

2.Rilievi fonometrici di verifica finalizzati alla dimostrazione della distribuzione attuale
dei livelli del rumore.

3.Presentazione dei risultati delle misure.

4.Analisi critica delle scelte di cui al punto 1), rispetto ai risultati di cui al punto 2).

5.Zonizzazione cartografica definitiva.



2. Disposizioni particolari relative alle fasi di cui alle disposizioni generali.


2.1. Fase 1. Zonizzazione preliminare cartografica secondo le disposizioni del
D.P.C.M. 1.3.91 in accordo con gli strumenti urbanistici e sulla base delle
caratteristiche morfologiche, tipologiche e funzionali del territorio.


2.1.1. Esame degli strumenti urbanistici vigenti (ivi comprendendo il P.R.G. in corso di
adozione) allo scopo di delineare una zonizzazione preliminare sulla base delle destinazioni
d'uso assegnate alle diverse zone. Esame della documentazione cartografica relativa al
centro abitato cos come individuato dagli uffici comunali in ottemperanza alle prescrizioni
del nuovo Codice della Strada ed individuazione di un ambito urbano ove concentrare le
indagini acustiche. Tale ambito dovr comprendere tutte le situazioni presumibilmente
critiche sotto il profilo dell'inquinamento da rumore ambientale, allo scopo di una loro
successiva analisi e verifica acustica. Potranno pertanto, laddove opportuno, essere
individuate anche zone isolate dall'ambito principale, che richiedono una specifica
attenzione. L'ambito urbano cos individuato dovr essere indicato su di una cartografia
in scala 1:5000 e le scelte che hanno portato alla sua definizione dovranno essere
giustificate nella relazione generale di accompagnamento del lavoro.

Esame dei P.R.G. dei Comuni limitrofi e delle eventuali zonizzazioni acustiche gi realizzate.
Individuazione di presumibili aree di influenza acustica di sorgenti esterne al territorio
comunale.

Sulla base delle precedenti informazioni, individuazione di eventuali incompatibilit tra la
distribuzione delle destinazioni d'uso urbanistiche ed i relativi valori di accettabilit
indicati nella tabella 2 dell'Allegato B del D.P.C.M. 1.3.91. A questo proposito dovr
essere fatto riferimento anche ai limiti che avessero subito modifiche di legge nel corso
dello svolgimento dell'incarico.


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2.1.2. Reperimento di dati fonometrici gi ottenuti ed elaborati sul territorio in
esame e disponibili presso enti pubblici. Esame degli stessi allo scopo di arricchire il
quadro informativo generale. Reperimento ed analisi di rapporti sul rumore immesso
nell'ambiente e di Piani di bonifica gi elaborati ed inviati ai competenti uffici dalle
aziende in ottemperanza al D.P.C.M. 1.3.91, allo scopo parimenti di arricchire il quadro
informativo anche in merito a scenari futuri (ovvero una volta ultimati gli eventuali
interventi di bonifica ad opera delle aziende).

2.1.3. Esame del Piano Urbano del Traffico e comunque di tutte le informazioni disponibili
su tipologia e quantit del traffico veicolare, sulla sua distribuzione e densit, nonch sulla
mobilit della popolazione. Tali dati verranno messi a disposizione dall'Amministrazione
committente. Caratterizzazione funzionale, sulla base dei dati di traffico e sulle
modalit del suo svilupparsi, delle infrastrutture stradali. Caratterizzazione funzionale
delle altre infrastrutture di trasporto.

Verifica di tali assunzioni con i competenti uffici comunali. Indicazione delle valenze
funzionali delle infrastrutture di trasporto nell'ambito della relazione generale.


2.1.4. Raccolta di informazioni relative agli aspetti morfologici dell'ambiente di
propagazione, a quelli urbanistici ed a quelli funzionali, secondo le prescrizioni di
carattere generale contenute nelle precedenti Parti.


2.1.5. Zonizzazione acustica preliminare, in scala 1:5000, sulla base delle destinazioni
d'uso delle aree (sorgenti fisse) determinando gli orientamenti da seguire nella scelta
delle classi in caso di situazioni conflittuali, in ci rispettando le prescrizioni generali
contenute nelle precedenti Parti.


2.1.6. Sovrapposizione alla zonizzazione preliminare di cui al precedente punto 2.1.5.,
della zonizzazione relativa alle sedi viarie principali ed alle loro pertinenze. Scelta ed
indicazione, nell'ambito della relazione generale, dei criteri seguiti nella individuazione di
fasce di raccordo tra le classi assegnate alle sedi stradali e quelle assegnate al territorio
attraversato.


2.1.7. Elaborazione cartografica, in scala 1:5000, della zonizzazione preliminare
derivante dalla sovrapposizione di quella ottenuta con riferimento alle sorgenti fisse e
di quella ottenuta con riferimento alle sorgenti mobili. Individuazione grafica degli
ambiti sede di possibili conflittualit e criticit.


2.1.8. Individuazione preliminare di aree acusticamente unitarie (celle urbane) da
trattare individualmente e da indagare secondo la procedura tipo di cui al punto 2.2. A
questo fine andr innanzitutto fatto riferimento alle celle indicate nell'Annesso 3, ma
dovr comunque essere indagato un numero di celle sufficiente a coprire la casistica
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delle situazioni esistenti, fatto per cui le celle indicate nell'Annesso 3 dovranno essere
integrate con tutte quelle ritenute necessarie ai fini di un'acquisizione significativa di dati.

La mancata copertura del territorio con una cella campione implicher necessariamente
l'esistenza di celle oggetto d'indagine rappresentative della realt esclusa da indagini
dirette. Il mancato rilevamento in corrispondenza di una o pi celle tra quelle indicate
nell'Annesso 3, dovr essere adeguatamente motivato. Le celle utilizzate per i rilievi
fonometrici diretti andranno rappresentate su di una planimetria in scala 1:5000.


2.1.9. Verifica con L'Amministrazione della correttezza e della coerenza della
zonizzazione preliminare con gli indirizzi generali di gestione del territorio assunti
dall'Amministrazione stessa, in base a conseguenze urbanistiche, economiche, sociali e
giuridiche.


2.2. Fase 2. Procedure per l'esecuzione dei rilievi fonometrici.


2.2.1. Le misure di rumore vanno sostanzialmente finalizzate a quantificare l'effetto
delle sorgenti mobili sul territorio ovvero a comprendere la rumorosit generata delle
infrastrutture stradali a raso. In generale e salvo casi particolari opportunamente
giustificati, le infrastrutture sopraelevate e le sorgenti fisse dovranno adattarsi ai limiti di
zona fissati alla Fase 1.

Le misure ottemperano pertanto una funzione essenziale nel controllo del rumore, immesso
verso ricettori sensibili stabilmente residenti, prodotto da traffico autoveicolare urbano e
nella programmazione del suo contenimento.

Le misure devono rispondere a due requisiti fondamentali:

a) essere un dato di riferimento per l'evoluzione futura dei livelli della rumorosit;

b) dimostrare lo stato di fatto dell'inquinamento da rumore da traffico veicolare urbano.


2.2.2. Per rispondere ai requisiti di cui al punto 2.2.1., le misure dovranno esser fatte in
continuo, sull'arco delle 24 ore, secondo la procedura indicata nell'Annesso 1. Costituir
titolo preferenziale l'offerta dell'esecuzione delle misure, per ogni punto, sull'arco
temporale di una settimana. Le misure andranno fatte per punti significativi, che assumono
anche la funzione di test point per ogni futuro controllo.


2.2.3. L'individuazione dei punti significativi di misura verr eseguita, per ogni cella urbana
precedentemente definita, secondo i criteri descritti in 2.2.4.a.b.c.d.f. Per cella si intende
un gruppo minimo di isolati circoscritto dalle strade a raso con esclusione di quelle di
distribuzione locale, le quali rientreranno all'interno della cella (si veda l'Annesso 2).

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Il numero delle celle dovr essere sufficiente a rappresentare le diverse tipologie sonore
presenti nell'ambito urbano della citt di Trieste, con una risoluzione orientativa di 2.5
dB(A) tra lati contigui delle celle. Le modalit di individuazione delle celle dovranno essere
quelle di cui al precedente punto 2.1.8. Costituir titolo preferenziale l'offerta della misura
su di un numero di celle pi elevato di quelle indicate nell'Annesso 3; l'ubicazione di
quest'ultime andr comunque specificata in offerta al fine di dimostrarne la
rappresentativit. La rappresentativit delle celle dovr essere estrapolabile all'intero
ambito urbano.


2.2.4. I criteri da seguire per la localizzazione dei punti di misura sono i seguenti:

le misure vanno effettuate in facciata degli edifici
altezza del microfono dal piano campagna dev'essere pari a: 4.0 - 4.5 metri
la distanza del microfono dalla facciata dev'essere pari ad: 1 metro

Vanno disposti al minimo, per ogni cella, i seguenti punti di misura:

a) al centro di ogni segmento di strada o comunque di ogni lato racchiudente la cella;

b) al centro di uno dei segmenti di strade locali interne alla cella;

c) al centro di uno dei segmenti di strade locali interne alla cella, se interamente riservate
al trasporto pubblico;

d) in un cortile interno di uno degli isolati contenuto nella cella, qualora trattasi di
edificazione continua oppure

e) al centro geometrico della cella o parte di essa, in caso di edificazione discontinua.

In ogni caso va verificato che non vi siano, nelle prossimit delle postazioni di misura, delle
sorgenti fisse a rumore continuo. Potr far fede di tale assenza, nella presentazione delle
misure, tanto la distribuzione in dB(A)F con classi di intervallo di 1.0 dB e campionata sulle
24 ore con un periodo di campionamento massimo di 1.0 secondo, ovvero la distanza
reciproca ed il decorso storico di LAminF, L95 e L85 orari come in Annesso 1, al punto 1.3.a.

Per quanto riguarda le zone di classe I (particolarmente protette) esse vanno trattate alla
stregua di singola cella.


2.2.5. Per ogni punto di misura vanno estratti dalla misura di 24 ore:

a) LAeq (06-22)*; b) LAeq (22-06)*.

b) LA95 (08-20); c) LA95 (22-02).

* Valori corretti dall'influenza di eventi atipici come descritto nell'annesso 1, punto 1.4.

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2.3. Fase 3. Presentazione dei risultati delle misure.


2.3.1. I dati vanno riferiti alle celle oggetto d'indagine e presentati nella forma di quattro
mappe del rumore (raffiguranti il complesso delle celle oppure gruppi oppure singole celle),
ciascuna in scala 1:1000. Ogni mappa dovr evidenziare chiaramente la o le celle indagate
ed una certa porzione di terreno circostante. Su queste mappe, uguali colori
rappresenteranno uguali livelli sonori con una risoluzione di almeno 2.5 dB(A). La risoluzione
di almeno 2.5 dB(A) va fatta partire da 40 dB(A) notturni e 50 dB(A) diurni per i livelli
equivalenti, e da 30 dB(A) notturni e 40 dB(A) diurni per i novantacinquesimi percentili. Le
zone colorate si distribuiscono unicamente nei volumi d'aria fra gli edifici e nei loro
eventuali cortili.

Due delle mappe di cui sopra devono rappresentare la distribuzione spaziale diurna e
notturna degli LA95 di cui ai punti 2.2.5.b,c. Le altre due mappe devono rappresentare la
distribuzione spaziale di LAeq (06-22) e LAeq (22-06) di cui ai punti 2.2.5. a,b.


2.3.2. Per la costruzione delle mappe del rumore vanno rispettati i seguenti criteri:

2.3.2.1. I valori risultanti dal punto 2.2.4.a, vanno assegnati all'area della sede viaria
prospiciente l'intero lato della cella.

2.3.2.2. I valori risultanti dal punto 2.2.4.b, vanno assegnati all'area di tutte le strade di
distribuzione locale interne alla cella e ai cortili aperti su tali strade; con l'unica esclusione
delle eventuali strade interamente riservate al trasporto pubblico.

2.3.2.3. I valori risultanti dal punto 2.2.4.c, vanno assegnati alle sole strade riservate al
trasporto pubblico per la loro estensione all'interno della cella.

2.3.2.4. I valori risultanti dal punto 2.2.4.d, vanno assegnati a tutti i cortili e spazi interni
agli edifici contenuti nella cella.

2.3.2.5. Le aree costituite dagli incroci delle sedi viarie verranno caratterizzate dal valore
pi elevato fra quelli assegnati alle strade afferenti.

2.3.2.6. Nel caso di celle o porzioni di celle prive di edificazione continua su uno o pi lati
necessario estrapolare linearmente i valori risultanti dalle misure condotte su lato non
edificato e al centro della cella mediante fasce di livello con la risoluzione di 2.5 dBA.



2.4. Fase 4. Analisi critica delle scelte di cui alla Fase 1 rispetto ai risultati di cui
alla Fase 2.

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2.4.1. Valutazione dei risultati alla luce dei presumibili effetti della zonizzazione in
termini di esposizione della popolazione al rumore ambientale. Costituir elemento
preferenziale la stima della percentuale della popolazione esposta a classi di intervallo di
5.0 dB(A) a partire dai livelli di facciata di 40 dB(A) notturni e 50 dB(A) diurni.


2.4.2. Valutazione dei risultati alla luce dei presumibili effetti in termini di esigenze di
risanamento acustico. Individuazione delle criticit in termini di ambiti oggetto di possibile
risanamento e ricerca degli eventuali possibili interventi. Indicazione dell'ordine di
grandezza del presumibile beneficio in termini di abbattimento della rumorosit, a fronte di
ciascun intervento.

2.4.3. Sulla base degli elementi precedenti, elaborazione di criteri di giudizio ai fini
della predisposizione di un programma di bonifica.


2.5. Fase 5. Zonizzazione cartografica definitiva.

2.5.1. Elaborazione di eventuali aggiustamenti e modifiche alla zonizzazione
cartografica di cui alla Fase 1, sulla base dei risultati evidenziati nella Fase 4.
Precisazione delle motivazioni di tali scostamenti. La zonizzazione finale sar rappresentata
in scala 1:5000, salvo utilizzare altre scale opportune, tese ad evidenziare dettagli per i
quali risulta necessario un ingrandimento rispetto al suddetto rapporto.

2.5.2. Definizione di un programma di risanamento acustico ed analisi delle priorit
d'intervento. Giustificazione dei criteri impiegati in tale analisi.


2.5.3. Elaborati:

Nelle finalit della zonizzazione di cui al presente capitolato dovranno essere prodotti tutti
gli elementi necessari a documentare, illustrare e giustificare le scelte tecniche adottate.
Oltre alle diverse planimetrie citate nell'ambito del presente capitolato, dovr essere
elaborata una relazione generale, in cui ogni fase di lavoro opportunamente descritta, sia
in termini di obiettivi, che di passi metodologici, che di risultati, nonch la documentazione
relativa ai rilievi fonometrici. Dovranno inoltre essere trasmessi all'Amministrazione tutti i
prodotti trasferibili relativi al sistema software di gestione e di elaborazione dei dati sul
rumore, completo di manuali d'uso e gi contenente i dati ottenuti nel corso del lavoro in
oggetto, le procedure per l'esecuzione delle misure da parte del personale delle
amministrazioni pubbliche ed il manuale qualit cos come indicato nella Parte Quarta.







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ANNESSO 1 - Procedure di misura acustica.


1.1 Le misure vanno fatte in condizioni meteorologiche che non ne alterino i risultati; esse
vanno condotte nelle giornate comprese fra marted e venerd in periodo lavorativo e di
normale apertura degli esercizi commerciali. Far fede a questa condizione il decorso
storico omogeneo di LAminF orario dalle 08.00 alle 20.00.

1.2 La postazione di misura viene definita secondo la procedura riportata al punto
2.2.4.a,b,c,d & e della precedente Parte Quinta. Di ogni postazione di misura viene indicata
la data di effettuazione del rilievo, la posizione in termini di via e numero civico
corrispondente, e viene prodotta significativa documentazione fotografica attestante il
rispetto delle modalit di misura.

1.3 La misura va eseguita con uno strumento di misura in classe 1 secondo le IEC 651 & 804,
in grado di elaborare l'analisi dei livelli con la costante Fast. La gamma di misura effettiva
va da almeno 30 a 120 dB (A) senza autogamma, con portata unica. La misura va eseguita in
continuo per 24 ore dalle 22.00 del giorno di inizio della misura alle 22.00 del giorno
seguente, con le seguenti modalit:

a) Intervalli di un ora comprendenti: LAmaxF; L10, LAeq, L50, L85, L95, LAminF.

b) Storia del rumore sulle 24 ore come LAeq1'.

c) Analisi distributiva dei livelli LAF, con classi di intervallo di 1.0 dB.

d) Costituir titolo preferenziale l'offerta della produzione di una analisi della natura e dei
livelli come LAmaxF, degli eventi che in ogni postazione di misura supereranno i 90 dB(A)F.

1.4 Ogni misura va presentata come tre diagrammi:
* uno degli intervalli orari,
* uno della storia del rumore come LAeq 1',
* uno della distribuzione dei livelli come LAF.
* Per definire i valori statisticamente indipendenti di LAeq 06-22 e LAeq 22-06 si procede
al loro calcolo dalla storia di LAeq1' dopo aver eliminato dalla stessa gli eventi atipici.
* Si definisce come atipico un evento che:
a) ha una cadenza inferiore ad un evento / ora sullarco del periodo notturno o diurno
rispettivamente,
b) supera di pi di 10.0 dB i valori precedenti e seguenti e sposta di pi di 0.2 dB il valore
del livello equivalente finale (su 8 o 16 ore rispettivamente).
* L' operazione di pulitura e ricalcolo di LAeq 06-22 e 22-06 dalla storia di LAeq 1', va
opportunamente documentata in forma di diagramma.
* I valori puliti degli eventi atipici degli intervalli orari vanno presentati anche in forma di
tabella.



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ANNESSO 2 - Schema di cella urbana per l'esecuzione dei rilievi fonometrici.

ANNESSO 3 - Insieme di base delle celle urbane cui fare riferimento per l'esecuzione
dei rilievi fonometrici.

ANNESSO 4 - Schemi di principio del sistema per il controllo e la gestione del
risanamento acustico.







8.0 Riferimenti.

[1] INRETS. Institut National de Recherche sur les Transports et leur Securit.
109, avenue Salvador Allende - Case 24 - 69675 Bron Cedex - France. Tel. (33) 72362300 -
Fax 72376837.
[2] B. Abrami. Le leggi sul rumore e la precisione delle misure nella tecnica fonometrica.
Isolare CTA. N2/93. tel 02 326721.
[3] G.Brambilla, L. Cipelletti. Valutazione dagli errori associati alle tecniche di
campionamento nel tempo per il rilievo del rumore ambientale. Rivista Italiana di
Acustica. Volume 18 N1. Gennaio/Marzo 1994. tel 06 3765766.