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Machina

TECNOLOGIA
DELL’ANTICA ROMA
Catalogo a cura di
Marco Galli
Giuseppina Pisani Sartorio

Roma, Museo della Civiltà Romana


23 dicembre 2009 – 5 aprile 2010
Per il sostegno dato all’iniziativa si ringraziano:

Associazione Piazza Duomo

Il Magnifico Rettore dell’Università di Roma

Machina Sapienza
Luigi Frati

TECNOLOGIA Il Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia


Franco Piperno
DELL’ANTICA ROMA COLLABORAZIONE UNIVERSITA’ DEGLI STUDI Testi introduttivi: Giulia Caracciolo (G. C.)
“SAPIENZA”, ROMA Luciana Rita Angeletti Ilaria Fani (I. F.)
Museo della Civiltà Romana Si ringrazia il Laboratorio Formativo ‘Scienza Paolo Braconi Leonardo Radicioni (L. R.)
e Tecnologia nell’antica Roma’ coordinato da Luigi Maria Caliò Lavinia del Basso (L. D. B.)
23 dicembre 2009 – 5 aprile 2010 Marco Galli per la redazione dei testi del Orietta Dora Cordovana Micaela Canopoli (M. C.)
catalogo gli studenti del Corso di Laurea Francesca Diosono (F.D.) Martin Gretscher (M. G.)
triennale in ‘Scienze Archeologiche e Storiche Antonietta Dosi Marina Serena Nuovo* (M.S.N.)
Con il patrocinio del COMUNE DI ROMA ENTI IDEATORI del Mondo Classico e Orientale’, del Corso di Stella Falzone Renata Centola (R. C.)
ASSESSORATO ALLE POLITICHE CULTURALI E DELLA Associazione Piazza Duomo - Spoleto Laurea specialistica in ‘Archeologia e Storia Franco Farinelli Riccardo Montalbano (R. M.)
COMUNICAZIONE Niccolai snc – Firenze del Mondo Antico e dell’Oriente’ Facoltà di Marco Galli (Ma.G.) Riccardo Rudilosso (R. R.)
Ministero degli Affari Esteri SOVRAINTENDENZA AI BENI CULTURALI Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Anna Maria Liberati Samuele Casarin (S. C.)
Mostra a cura di Roma ‘La Sapienza’, e della Scuola di Leonardo Lombardi (L.L.) Sara Trammannone (S. T.)
Sindaco Rita Correnti Specializzazione in Archeologia*. Carla Martini (C.Ma.) Sara Bozza (S. B.)
Giovanni Alemanno Salvatore Martino Serena Guidone (S. G.)
Catalogo a cura di Nell’ambito del Laboratorio Formativo si Giuseppina Pisani Sartorio (G.P.S.) Stefania Ocone* (S. O.)
Assessore Marco Galli ringraziano per la preziosa consulenza e Lorenzo Quilici Silvia Stassi (S. S.)
Umberto Croppi Giuseppina Pisani Sartorio l’assistenza nelle ricerche e nella raccolta del Antonio Tamburrino Vanessa Leggi (V. L.)
Con il contributo di materiale documentario degli studenti i Vincenzo Graffeo (V. G.)
Sovraintendente COMITATO ORGANIZZATIVO Docenti: Schede a cura di: Valentina Purpura* (V. P.)
Umberto Broccoli Rita Correnti Gilda Bartoloni Alessandro Aruta (Al. A.)
Gabriele Niccolai Patrizia Calabria (P.C.) Sergio Castronuovo (S.C.) Si ringrazia inoltre:
Servizio Comunicazione e Relazioni Esterne Luigi Rizzo Orietta Dora Cordovana Paola Ciancio Rossetto (P.C.R.) Francesco D’Andria
Renata Piccininni, Responsabile Luigi Maria Caliò Marina Ciceroni (Ma. C.) Frabricia Fauquet
Teresa Franco COMITATO TECNICO-SCIENTIFICO
Stella Falzone Marianna Crispino (M.Cr.) Jane Fepfer
Orietta Dora Cordovana Cairoli Fulvio Giuliani Flavio Enei (F.E.) Philippe Leveau
U.O. Intersettoriale Programmazione Grandi Marco Galli Luisa Migliorati Raffaele Percivalli (R.P.) Antonio Varone
Eventi - Mostre - Gestione del territorio - Patrizio Pensabene Clementina Panella (C.P.) Valeria Valerio (V.V.)
Restauri Giuseppina Pisani Sartorio Patrizio Pensabene (P.P.)
Patrizia Cavalieri, Dirigente Lucrezia Ungaro Alessandra Ten Australasia Pty Ltd
Schede del Laboratorio:
Servizio Mostre e Attività Espositive e Culturali IMMAGINE MOSTRA
Alessandro Coticelli (A.C.)
Ministero dell’Università e Si ringraziano per la collaborazione al Laboratorio: Alessandro Ferri (A. F.) Crediti fotografici:
la Ricerca Scientifica Federica Pirani, Responsabile Patrizia Boglione
Monica Casini Filippo Carlà (F.C.) Andrea Grazian (A.G.) Riproduzioni fotografiche dalle collezioni
(legge 6/2000 Progetti Annuali) Antonio F. Ferrantes (A.F.F.) Alessio Innocenti (A. I.)
FOTOGRAFIE ORIGINALI E GRAFICI su concessione della Sovraintendenza
Direttore Area Musei Federica Giansanti Enrico Gallocchio Antonello Siano (A. S.) ai Beni Culturali del Comune di Roma;
U.O. Musei Archeologici e d’Arte Antica Marco Grossi (Produzioni grafiche in Autocad) Tommaso Ismaelli (T.I.) Antonio Alfano* (A. A.) La Provincia di Roma – Servizio VI per
Claudio Parisi Presicce, Dirigente Simone Pastor (S.P.) Alessandro Blanco (A. B.) l’autorizzazione alla pubblicazione delle
Carla Martini MODELLAZIONE 3D e ANIMAZIONE Giorgio Rizzo (G.R.) Adalberto Ottati (A. O.) immagini della domus sotto Palazzo Valentini;
Henrique Rossi Zambotti Arianna Villani (A. V.) La pubblicazione delle immagini del Museo
Servizio V Sistema Museale dei Fori Imperiali, Mirko Marini Si ringraziano inoltre: Arianna Zappelloni Pavia (A. Z. P.) Nazionale Romano a Palazzo Massimo sono
Museo Civiltà Romana, Coordinamento L’Università “Sapienza” per il prestito di alcuni Cecilia Bongarzone (C. B.) state autorizzate dal Ministero dei Beni e
Progetti Multimediali e Progetti Europei, UFFICIO STAMPA reperti: Clara di Fazio (C. d. F.) Attività Culturali, Soprintendenza museale per
Servizio Civile Fabio Fantoni gli inediti del Dipartimento di Scienze Storiche Cladia Grillo (C.G.) i Beni Archeologici di Roma;
Lucrezia Ungaro, Responsabile e Archeologiche dell’Antichità Davide Scarpa (D. S.) La pubblicazione delle immagini della Casa
Antonio Di Tanna PROGETTO DI ALLESTIMENTO alcuni reperti della Coll. Pazzini del Museo Davide Iacono (D. I.) dei Pittori, scavi di Pompei, sono state
Anna Maria Liberati Studio di Architettura Marini - Bozzoni della Medicina Danilo Vitelli (D. V.) autorizzate dal Ministero dei Beni e Attività
Maria Gabriella Lilli Il Museo del Mare e della Navigazione antica Elena Scrugli (El. S.) Culturali, Soprintendenza Speciale per i Beni
Antonio Insalaco ESECUZIONE ALLESTIMENTI di S.Severa (RM) per il prestito della pompa di Elena Silvestro (E.S.) Archeologici di Napoli e Pompei;
Clotilde D’Amato Publi2m di Marcello Moroni - Spoleto sentina Fabiana Carosi (F.C.) Didier Culot del Museo Gaumais.
Claudio Mocchegiani Carpano per il prestito Francesca Balducchi (F. B.)
dei modelli ricostruiti di due navi (oneraria e Flavia Lollobattista (F. L.)
CON LA COLLABORAZIONE DI caudicaria) Francesca Guiducci (F. G.)
Filippo Benato per il prestito della Flavia Piarulli (F. P.)
Tabula Peutingeriana Giovanna Patti (G. P.)

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Ha un titolo emblematico la mostra che inaugura al Museo della Civiltà Romana:
“Machina. Tecnologia dell’antica Roma”. Il termine “Machina”, di etimologia latina,
esprime in senso figurato lo “strumento per fare o compiere”; “Tecnologia” invece,
di origine greca, esprime il saper fare con l’applicazione delle scienze fisiche
alle arti e mestieri.
Ecco che in mostra si trova l’eccellenza delle scoperte tecnologiche:
strumenti fatti per le arti e i mestieri, prodotti dagli antichi Romani e dalle popolazioni
italiche e provinciali che all’epoca del dominio di Roma vi hanno concorso.
Il primato scientifico-tecnologico raggiunto viene esaltato attraverso la storia
dell’ingegneria civile, idraulica, militare, artistica e manifatturiera.
Il percorso espositivo si offre come spunto di riflessione sul passato, per arrivare
al presente e proiettarsi nel futuro, osando e valorizzando il manufatto:
cento esempi di tecnologia suddivisi in reperti archeologici, ricostruzioni virtuali,
macchine, meccanismi e opere in scala costruite ex-novo su studi di reperti e
testimonianze fin qui pervenute.
Rivolte anche alle industrie tecnologiche, affinché riscoprano le proprie radici culturali e,
attraverso una valorizzazione culturale, le macchine costruite ex-novo sono esposte
per essere toccate e fatte funzionare perché il principio tecnologico di funzionamento
deve essere chiaro e semplice.
Una mostra interattiva ma anche didattica e scientifica che ha coinvolto
grandi studiosi e studenti dell’antichità e ha interessato i tecnici moderni con i
procedimenti impiegati per razionalizzare, migliorare i cicli produttivi
in qualunque settore dell’attività umana.

Umberto Croppi
Assessore alle Politiche Culturali
e della Comunicazione del Comune di Roma
Viviamo tutti nell’evo moderno della specializzazione e del progresso e tutti possiamo Comunicare a distanza è stata un’esigenza reale. Riusciamo a comprendere
comunicare con tutti in tempi reali. l’importanza di comunicare a distanza solamente quando non ci riusciamo più.
Nessuno potrebbe immaginare una vita senza telefono cellulare e non essere in grado Un telefono cellulare senza segnale oggi ci può gettare nell’angoscia;
di utilizzare i sistemi moderni di comunicazione può rivelare una pericolosa trovarsi in campagna con la macchina guasta può diventare una tragedia.
arretratezza tecnologico-culturale. Mentre l’impossibilità di comunicare nel mondo antico era un dato di fatto.
Oggi ci sembra impossibile immaginare un mondo senza la possibilità di comunicare Per cui la ricerca tecnologica sul modo di comunicare è antica almeno quanto l’uomo.
in tempo reale. Eppure è fatto recente. Polibio nel II secolo avanti Cristo teorizza sull’uso dei falò per comunicare notizie
8 giugno del 1959, un lunedì, la radio dà la notizia: da quel giorno sarà possibile a distanza nel corso di una guerra.
telefonare in teleselezione. Nasce quindi la teleselezione. In quell’Italia del telefono “È chiaro a tutti in ogni questione, e specialmente nel caso della guerra, che la capacità
liberalizzato, sta per arrivare il boom. Il 25 maggio di quell’anno il Daily Mail di agire al momento giusto è determinante per l’ esito di un’ impresa, e i segnali
(da Londra) faceva piovere giudizi lusinghieri sulla nostra economia “L’Italia costituisce col fuoco sono i più efficienti tra tutti gli accorgimenti che ci aiutano a fare questo...”
uno dei miracoli economici del continente europeo”. Quell’Italia della teleselezione È circostanza nota: per fare meglio del male, si elaborano macchine complesse,
pretendeva anche il frigorifero e la lavatrice, visto che in quell’ anno le loro vendite frutto della ricerca scientifica. Per cui:
aumentano quasi del 50%. Quell’Italia della teleselezione aveva a disposizione ore “Ora in passato, dato che i segnali col fuoco erano semplici falò, non potevano servire
se non giorni, per comunicare. Cinque ore di attesa per comunicare con Londra, oltre un certo limite coloro che ne facevano uso. Infatti essi avrebbero potuto
prenotando la chiamata. Tre giorni per parlare con Teheran, sempre prenotando essere utilizzati sulla base di segnali stabiliti in precedenza, e poiché il numero
la chiamata. Quell’Italia della teleselezione è incomprensibile, oggi per noi appendici degli eventi possibili è indeterminato, la maggior parte di essi sfuggivano la possibilità
umane del telefono cellulare che, però, ci permette di parlare subito con Teheran. di essere comunicati col fuoco...Poiché è davvero impossibile possedere un codice
Appendici umane, alla ricerca spasmodica della comunicazione ad ogni costo. prestabilito per cose che non vi era modo di prevedere”.
Nel 1959 pochi comunicavano e in molti parlavano per strada, fra loro. Oggi i figli della È un’osservazione fin troppo chiara. Il segnale di fuoco può voler dire tutto e niente
comunicazione globalizzata, comunicano sempre di più e parlano sempre di meno. al tempo stesso. È necessario perfezionare un sistema che permetta
Quell’Italia della teleselezione assomigliava di più al mondo antico quando i nostri una comunicazione chiara. E il sistema c’é.
antenati comunicavano via lettera; i nostri antenati che aspettavano per giorni le novità La soluzione si trova combinando il fuoco con le lettere dell’alfabeto e pressappoco
da un’ altra città; i nostri antenati che non erano poi così sicuri di far arrivare era questo il risultato.
le loro parole a destinazione e talvolta si preferiva affidare i messaggi alla gente. Dobbiamo immaginare il territorio coperto da stazioni ricetrasmittenti.
La parola trasmessa di bocca in bocca poteva arrivare prima di ogni altro mezzo di Normalmente erano piccole torri sulle quali erano accesi i falò. Chi trasmetteva
comunicazione, correndo semplicemente il rischio di essere deformata strada facendo. e chi riceveva aveva nelle mani una tavoletta sulla quale le lettere dell’alfabeto erano
Verba volant, scripta manent sentenziavano gli antichi con un detto diventato proverbiale. suddivise in colonne e ognuna di esse occupava uno spazio determinato.
Ma per noi oggi ha un significato diverso: le parole dette volano via e le parole scritte Chi voleva comunicare poteva accendere un fuoco a destra, al centro o a sinistra
rimangono sempre, dando alle parole scritte una preminenza sulle parole dette. sul tetto della torre: questo avrebbe indicato in quale zona della tavoletta si doveva
Ma nel mondo antico non era esattamente così: le parole scritte rimangono e stanno cercare la lettera. In seguito il fuoco si accendeva e si spegneva seguendo
ferme, mentre le parole dette volano e possono arrivare ovunque. Nel mondo antico, una numerazione che corrispondeva al numero della casella dove cercare la lettera.
la parola detta ha una forza superiore: la comunicazione è affidata alla parola detta, Certamente non era un sistema rapidissimo e in più di una occasione il nemico
alla parola che passa di bocca in bocca e crea la fama. Un uomo importante deve sarà riuscito ad arrivare prima della fine del messaggio.
il suo successo alle parole che volano lontane; la carta scritta tuttalpiù Ma praticamente è sopravvissuto più o meno inalterato nel tempo,
potrà conservare il suo nome impolverato. ispirazione indiretta per Samuel B. Morse, il padre del telegrafo moderno.
Gli antichi avevano visto lontano un paio di millenni or sono. Avevano saltato
d’un colpo tutto il periodo della cultura scritta tramandata grazie agli amanuensi Umberto Broccoli
o divulgata con la stampa. Avevano saltato d’un colpo i millenni della carta stampata Sovraintendente ai Beni Culturali
per arrivare al secolo della parola detta via etere e diventata all’istante parola eterea del Comune di Roma
e divina. Volano parole nel secolo della televisione. Volano parole e consacrano miti
fondati su parole strillate che passano da antenna in antenna. Miti fondati sulla parola
o più spesso costruiti sulla parolaccia.
Proporre un tipo di cultura che possa coniugare ricerca e rigore scientifico, creatività e arricchimento. Il suo insegnamento più grande è stato nella positività delle azioni e
divertimento è la massima realizzazione per l’associazione Piazza Duomo che ha fatto delle proposte. Senza di lei non saremmo arrivati a tale completezza. E grazie a lei
di questa azione la sua missione. Il tema che accompagna la tecnologia è già stato abbiamo potuto mettere in risalto la collezione del Museo della Civiltà Romana.
visitato nel 2005 attraverso la presentazione dei modelli delle macchine di Leonardo da Ma la ricchezza più grande, che associa la mitica creatività italiana e il rigore scientifico
Vinci, proprio nel Museo della Civiltà Romana e la proposta ebbe molto successo. – tecnologico di un “mondo che deve funzionare per migliorare” è rappresentato dal
Presentiamo questa volta un tema che ci è particolarmente caro quale quello della lavoro di Gabriele Niccolai, che costruisce da trenta anni modelli di macchine e
tecnologia degli antichi Romani. Attraverso un punto di vista fenomenologico: meccanismi in legno attraverso lo studio di fonti antiche. Lo sforzo maggiore è stato
utilitarismo inteso come spinta interiore al miglioramento e al progresso. Abbiamo quello di ricostruire le macchine e i meccanismi che sono alla base del mondo
cercato di uscire dall’ovvio, lo sforzo è stato quello di dare in sintesi, ma non tecnologico romano. Ogni volta che comunicavamo per telefono, negli ultimi due anni,
superficialità, una visione completa della grandezza di una realtà di cui siamo diretti trasmetteva in modo quasi fanciullesco l’entusiasmo e la gioia di ritrovare attraverso i
eredi. Un’eredità che dovrebbe farci capire che forse, e sottolineo ironicamente forse, testi le cose che oggi ci circondano, già nelle macchine di un mondo che non è potuto
nel mondo l’Italia può dire la sua in fatto di tecnologia poiché ha nel DNA una grande arrivare fino a noi, per la deperibilità dei materiali con i quali si è costruita la grandezza
e speciale tradizione. La mostra è volutamente didattica, rivolta ai bimbi, ai giovani dell’Impero romano quale i legno e i metalli pregiati.
accompagnati magari dagli insegnanti cui suggeriamo di focalizzare la metodologia Auguriamo un grande divertimento nel conoscere la tecnologia dell’antica Roma.
scientifica e pratica.
Abbiamo coinvolto importanti studiosi e archeologi italiani a dare il loro contributo Associazione Piazza Duomo
scientifico e critico: tutti hanno risposto con entusiasmo e donato la loro opera.
Per creare un legame importante con il mondo della formazione e della ricerca, abbiamo
coinvolto gli studenti del corso in Scienze Archeologiche, Facoltà di Lettere
e Filosofia dell’Università “Sapienza” di Roma: Marco Galli ha abbracciato l’idea
proponendo e coordinando la formazione del laboratorio universitario durato circa otto
mesi. Il risultato è stato eccellente, a dimostrazione che la condivisione di elementi
di studio, ricerca e lavoro possono convivere e produrre risultati positivi.
Il Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica ha ritenuto il nostro progetto valido.
Vi è stata una condivisione piena con l’Assessore alle Politiche Culturali e Comunicazione
Umberto Croppi e con la Sovraintendenza ai Beni Culturali. Da questa collaborazione
si è creato un team che ne ha percorso passo dopo passo lo sviluppo: fino alla completa
simbiosi per un’azione forte di valorizzazione delle nostre ricchezze culturali,
quali quelle del Museo della Civiltà Romana e dell’Antiquarium Comunale.
Il progetto è stato così partecipato che abbiamo l’orgoglio di presentare degli inediti
dell’Antiquarium Comunale, rimasti in cassa dallo scavo del 1933.
È sempre della collezione comunale il busto di Anonimo del III d. C. che ha definito
l’immagine di questa mostra: veramente è onesto dire che l’immagine è scaturita
dal tema stesso per una sorta di affinità spontanea. Il segno tecnologico per eccellenza,
le ruote a incastro dei meccanismi, come pensiero fisso della gens romana e segno
distintivo della creatività che può essere anche pratica.
Abbiamo coinvolto il Ministero degli Affari Esteri affinché ci aiuti nel portare per il
mondo questa nostra proposta. E ne saremo fieri.
Ci è d’obbligo, oltre che piacere, ringraziare la Fondazione Roma per la sua
partecipazione.
Le persone che sono state determinanti alla realizzazione del progetto sono molte:
Giuseppina Pisani Sartorio è stata la più convinta e la più entusiasta una volta
conosciuto il progetto, sicuramente il suo intervento scientifico è stato di grande
Studi e riproduzioni di macchine e tecnologie di
Roma antica

La forte passione per la storia e l’ingegneria e grazie alle tecniche messe a punto
nel nostro laboratorio, mi hanno portato a ricreare modelli di macchine e utensili
progettati da personaggi come Vitruvio e Leonardo da Vinci. L’interpretazione
di questi modelli è possibile grazie ad attenti studi sul De Architectura
di Marco Vitruvio Pollione, architetto e ingegnere romano del I secolo a.C.,
contemporaneo di Cesare e Cicerone, dove si trovano passi dedicati
alla costruzione delle mura urbane (libro I), degli acquedotti (libro VIII), all’utilità
delle scienze (libro IX) e, infine, alla trattazione della machinatio, o costruzione
di macchine ad uso civile o bellico (libro X). Vitruvio ispirò a sua volta Leonardo
con i suoi “Codici” e parte degli ingegneri rinascimentali. La mia impresa comincia
già agli inizi degli anni novanta realizzando alcuni prototipi di macchine
in scala per lo studio e per la realizzazione di modelli più grandi, che oggi sono
circa cinquecento, tutti realizzati accuratamente con materiali dell’epoca:
legno, ferro, stoffa, cordame, bronzo. Si tratta di modelli componibili di facile trasporto.
Il legno più usato in età romana, soprattutto in edilizia e in carpenteria, era l’abete
bianco al sessanta per cento e il faggio per le parti più soggette all’usura.
La protezione del legno dalle intemperie veniva risolta cospargendo della pece vegetale
(ottenuta dalla resina di pino rosso), indispensabile per impermeabilizzare gli scafi
delle navi, le anfore e altri oggetti d’uso comune. La pece aveva un problema
di alta adesività e per questo era diluita con oli vegetali, i quali davano al legno
il caratteristico colore rossiccio scuro, diverso dal naturale colore chiaro del legno
appena tagliato. Gli incollaggi avvenivano attraverso colle chiamate glutina a base
di tessuti animali o di formaggio. Già Plinio il Vecchio scriveva che dall’abete si
ricavava la pece liquida. I modelli da noi riprodotti hanno questo caratteristico colore
derivato, appunto, dall’applicazione di resine naturali protettive. Negli ultimi anni,
grazie all’evoluzione dei sistemi informatici e ai software di grafica, è stato possibile
elaborare i disegni originali e riproporzionarli così da realizzare macchine funzionanti
rispetto a modelli riprodotti cinquanta anni fa, che rivelano ormai tutti i loro limiti.
L’obiettivo è di creare un’interattività tra il visitatore e le macchine che hanno fatto
la storia dell’evoluzione meccanica, dove sono messi in evidenza i principi fisici
che ne regolano il funzionamento.
Questa visione permette il divertimento e la didattica sia degli adulti sia dei ragazzi,
che possono avere un riscontro pratico degli studi che stanno effettuando.
E suggerire un parallelo con il mondo tecnologico contemporaneo.

Gabriele Niccolai

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6. Comunicare
Sommario Comunicazione: segni, immagini, parole
SCHEDE 162
La comunicazione attraverso il sistema stradale 172
Lorenzo Quilici
SCHEDE 177
Introduzione 15 Le comunicazioni marittime 179
Rita Correnti Salvatore Martino

Machina Machinarum 23 SCHEDE 185


Franco Farinelli
7. Le conquiste dell’agricoltura
Roma antica tecnologica 25 Le conquiste dell’agricoltura romana 196
Giuseppina Pisani Sartorio Paolo Braconi
SCHEDE 199
Machina. L’esperienza tecnologica nel contesto mediterraneo antico 29
Marco Galli
8. Legno e metalli
Economia e tecnologia dell’antica Roma 37 La lavorazione del bronzo e dell’argento 208
Orietta Dora Cordovana SCHEDE 210
Uomini e machinae : La tecnica orafa in Età Romana 217
la realtà di artigiani e associazioni professionali nel mondo romano 42 Luigi M. Caliò
Francesca Diosono SCHEDE 219
Falegnameria e carpenteria 222
I Romani, la tecnologia e un futuro possibile 47
Francesca Diosono
Antonio Tamburino
SCHEDE 226
SCHEDA
Scene di labor sulla Colonna Traiana 51 9. Vetro e argilla
Il vetro a Roma 230
1. Tempo e Spazio Carla Martini
L’integrazione spazio-temporale in Roma antica 60 SCHEDE 234
Antonietta Dosi
La lavorazione dell’argilla 237
SCHEDE 67 Silvia Pallecchi
SCHEDE 242
2. Tecnologia nel costruire
Tecnologia nelle costruzioni 86
10. Tecniche artistiche
Giuseppina Pisani Sartorio
Tecniche artistiche di rivestimento parietale e pavimentale nel mondo romano 252
SCHEDE 91 Stella Falzone
SCHEDE 257
3. Tecnologia dell’acqua
Tecnologia idraulica 110 Tecniche della scultura in età romana 259
Leonardo Lombardi Marco Galli
SCHEDE 113 SCHEDE 265

4. Tecnologia militare 11. Tecnologia per lo spettacolo


Note di tecnologia militare romana 132 Scenografie e macchine per lo spettacolo 268
Anna Maria Liberati Giuseppina Pisani Sartorio
SCHEDE 136 SCHEDE 270
Tecnologia per stupire: gli automata nel mondo romano 280
5. Tecnologia nella medicina Marco Galli
La tecnologia nella medicina dell’antica Roma 150 SCHEDE 283
Luciana Rita Angeletti
SCHEDE 154 Abbreviazioni bibliografiche 285

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Introduzione

Rita Correnti

Se consideriamo la vastità e la durata dell’Impero romano dobbiamo presupporre una


grande organizzazione politica dal carattere pragmatico e inevitabilmente tecnologico. Ci
siamo dunque posti l’obiettivo di una rilettura della straordinaria tecnologia romana che ha
contribuito alla costruzione e alla gestione dell’Impero. Lo abbiamo fatto partendo da
semplici domande. La più semplice e immediata, da cui è scaturita la natura della nostra
indagine, è stata: sulla base di quali scoperte tecnico-scientifiche si è potuta sviluppare
l’antica Roma? Quanta scienza e quanta tecnologica hanno permesso l’esemplare cammino
storico di un popolo che da un semplice “solco sul colle Palatino” ha conquistato e
governato tutte le terre intorno al Mediterraneo per mille anni? Quanto rimane oggi delle
basi poste dagli antichi romani con la loro tecnologia, nell’organizzazione, nella creazione
dell’habitat (inteso come struttura), fondamentale al nostro contemporaneo vivere civile?
Le indagini sulle scoperte e sulle innovazioni tecnologiche prodotte dagli antichi Romani
le facciamo attraverso opere di ingegneria civile e idraulica, tecnologia agricola e mineraria,
tecnologia militare e della chirurgia, tecnologia della produzione artistica e manifatturiera
che sono giunti fino a noi e che, in alcuni casi, continuano a vivere a nostra insaputa.
Ma la lettura archeologica della tecnologia antica deve essere necessariamente ritradotta:
non è un’operazione semplice, nel momento in cui questa materia ha ereditato dagli stessi
antichi il “disprezzo” per la tecnologia. Fino a poco tempo fa l’archeologia era concentrata
su una lettura dei reperti solamente attraverso codici iconografici e iconologici per tradurre
le testimonianze artistiche, religiose e monumentali, evitando di prendere in considerazione
cose che non si riconoscevano.
Il cambio di prospettiva è iniziato alla fine del ‘900 con la “professionalizzazione” del
mestiere di archeologo e attraverso una nuova lettura delle fonti. Specializzazione che grazie
anche al contributo di altre discipline quali l’ingegneria, l’architettura, l’economia, la
statistica, la demografia, la sociologia e l’antropologia ci fa capire meglio come si è
sviluppata la tecnologia e quanta influenza ha avuto nello sviluppo dell’antica Roma e
dell’intera area del Mediterraneo, così come poi esposto da Marco Galli in seguito.
Porsi delle domande quali ‘cosa’, ‘come e perché’, naturalmente a fianco al ‘chi e dove’, è
la nuova chiave di lettura che, grazie alle nostre conoscenze potrebbe addirittura portare a
una risposta singolare quale quella dell’importanza della tecnologia dell’antica Roma per il
nostro sviluppo odierno. Il futuro in quest’ottica è trattato da Antonio Tamburrino, che
riprende l’idea della struttura territoriale dell’antica Roma nell’accezione di Roma caput
mundi. Vi è nelle conquiste tecnologiche degli antichi una radice di attualità sociologica:
esse sono avvenute per invenzione e per innovazione e miravano a una più razionale
gestione quotidiana della vita, avente come principio base la concezione del benessere
generale. Dopo la conquista e l’accatastamento di un territorio, attraverso un sistema di
comunicazione e di organizzazione dei trasporti (la moderna logistica, già inventata dai
Romani), il principio sociale di benessere e appartenenza veniva “esportato” in tutti i
territori conquistati. Ritroviamo attraverso le vestigia romane dell’area del Mediterraneo

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una stessa identica natura di mediazione e convivenza. L’elemento tecnologico che machinarum dell’Impero romano. Una predisposizione caratteriale all’utilizzo del
potrebbe riassumere in una parola questa visione è il ponte. L’antica Roma ha riempito meccanismo e al mondo delle macchine.
l’Impero di ponti. Che fondano i rapporti tra culture, tra economia e produzione in funzione Un genio tecnologico che, più che inventare, cerca di valorizzare e perfezionare, così come
di una politica universale di strategie e progetti per lo sviluppo sostenibile del genere si cimenta in una misurazione territoriale da cui risulta un forte senso dell’organizzazione:
umano, già all’epoca raccolto in centri urbani pianificati. il territorio centuriato cioè misurato e ordinato, la costruzione di una rete stradale ancora
Dobbiamo in un certo modo porre chiarezza tra invenzione e innovazione: mentre inventare oggi funzionante, le comunicazioni e i trasporti per mare e per terra. Un altro assetto
significa immaginare e realizzare un nuova tecnica magari derivante dalla necessità, fondamentale della visione e dell’espansione tecnologica dell’antica Roma è quello del
innovare significa utilizzare l’invenzione a fini produttivi, come ha scritto Vitruvio “ (…) clima e del paesaggio, che nel corso della storia ha accompagnato e influenzato tutte le
tutte quelle che trovarono utili ebbero cura di svilupparle gradualmente, attraverso lo studio vicende umane, con il ruolo fondamentale della disponibilità e dello sfruttamento delle
e la tecnica, le istituzioni e gli insegnamenti (…)”. Così quel “gradualmente” lo leggiamo in risorse materiali ambientali che inevitabilmente condizionano le tecniche e le tecnologie.
modo da capire che la tecnologia antica ha avuto uno sviluppo lungo, anonimo, sotterraneo Così come ben illustrato nel saggio di Francesca Diosono a introduzione del capitolo sulla
e il manufatto finale forse era il risultato di un’opera corale. Nell'antichità la figura falegnameria.
dell’inventore, come noi la concepiamo, non esisteva e non aveva una dignità a sé stante: Lo sfruttamento delle risorse ambientali ci porta inevitabilmente a parlare di energia, anzi
esisteva certamente il sapiente, lo studioso o, più in generale, l'uomo di cultura. E a noi, questa ne diventa la parola chiave. Tre erano le energie sfruttate principalmente in epoca
oggi, risulta strano come non ci fosse una chiara conoscenza degli uomini tecnologici al di romana, oltre a quella umana. Esse erano l’energia idraulica, l’energia eolica e l’energia
fuori dei nomi massimamente noti. Infatti le fonti ci riportano solo nomi di inventori animale. E tali rimasero fino agli inizi del XIX secolo. Il caso unico della macchina a vapore,
appartenenti alle élites. Sicuramente si sconta in questo ambito una forte influenza del simbolo della rivoluzione industriale del XVIII secolo, già inventata da Erone d’Alessandria
pensiero platonico che tendeva a ignorare il mondo della tecnica perché inferiore. nel I secolo d. C. ha una storia singolare per la realtà dell’Impero Romano a sottolineare
Dobbiamo inoltre considerare che non vi era protezione giuridica delle invenzioni poiché quell’ottica razionale e utilitaristica del carattere connotativo dei romani: il rapporto costi -
non vi era una esigenza di mercato e le istituzioni stesse non erano particolarmente benefici per la costruzione della macchina a vapore non era sostenibile, quindi essa rimase
favorevoli all’utilizzazione economica delle invenzioni. Per ragioni anche politiche. La un unicum da laboratorio. Alla base della rinuncia della diffusione e utilizzazione di tale
mancanza di una più ampia diffusione di importanti invenzioni tecnologiche fu determinata invenzione vi è il convincimento della non razionalità dello sfruttamento dei combustibili
dal costo generale delle invenzioni, che potevano essere sostenute solo dallo Stato spesse fossili dal costo proibitivo, così come del legname o del carbone da ardere per lo
volte in maniera strategica rispetto i territori. Mentre la tecnologia ‘quotidiana’ sfruttamento di un’altra energia.
presupponeva una diffusione capillare e, come asseriva Vitruvio, di generale utilità. E forse anche la mancanza di uno scatto, di un corto circuito tra invenzione, innovazioni e
Effettivamente il carattere peculiare dell’identità romana si sviluppa intorno al concetto chiave progresso. Il progresso è un’invenzione relativamente moderna, forse per questo non ne
di utilitas, dalla religione, alla gestione dello spazio e del tempo, alla politica, alla giustizia, ritroviamo il concetto tra gli antichi, così come il nostro concetto di produzione di massa
all’economia, alla comunicazione, ai rapporti con le altre popolazioni e così via. Utilitas come per un mercato di massa.
visione di fondo dell’espansione coloniale e imperiale di Roma, finanche nella celeberrima Ciò non significa che quello che era ritenuto veramente utile e funzionale allo sviluppo della
gestione del panem et circenses. Infine l’arte romana era massimamente utilitaristica, dove il vita del tempo non fosse coltivato con estrema cura e diffusione. Infatti ben altra storia ha
valore dell’oggetto o della materia che lo componeva prevaleva sul valore artistico. È il pensiero avuto lo sfruttamento dell’energia idraulica attraverso il mulino ad acqua. Grazie alla nuova
dominante che attraversa tutta l’arte romana: un’opera artistica vale solo se utile. Negli scritti ‘lettura’ archeologica, negli ultimi anni si è potuta ricostruire la rete dei tantissimi mulini ad
dei grandi eruditi romani troviamo infatti un’alta considerazione delle opere di ingegneria o acqua presenti nell’Impero romano. Dove erano mulini ad acqua vi era un grosso sviluppo
di tecnologia perché destinate a una funzione sociale. All’arte romana, tuttavia, viene poiché a esso era legata la lavorazione agricola, mineraria, manifatturiera. Il mulino ad
assegnato un altro compito utilitaristico: una volta acquisiti gli stilemi narrativi dell’arte greca, acqua era presente sia nelle grandi proprietà terriere che nelle città e sicuramente era
quella romana deve rappresentare quindi narrare e comunicare l’essenza di ideologie diventato un luogo strategico per la sussistenza della popolazione (la macinazione delle
funzionali al potere. Lo stilema narrativo codificato è usato per la chiarezza del racconto e per farine per il pane). La diffusione dei mulini ad acqua era quindi capillare e la loro costruzione
la propaganda delle virtutes degli optimi principes, in tutti i territori dell’Impero, da prendere era sicuramente possibile anche a un livello meno abbiente.
a esempio perché simbolo dello Stato. È il caso del racconto che si legge sulla Colonna Traiana, L’energia eolica di utilizzazione immediata, gratuita e rinnovabile, ma non immagazzinabile,
che nel un saggio di Lavinia Del Basso ha una analisi improntata, oltre alla propaganda della era indispensabile per le comunicazioni, per i trasporti marittimi e gli scambi commerciali.
conquista, anche alla propaganda del lavoro e dell’organizzazione tecnologica. Ben ne parla Salvatore Martino nel suo testo sulle comunicazioni marittime.
Potrebbe essere filosoficamente dubbio parlare di un pensiero utilitaristico da parte degli L’energia a trazione animale fu alla base dello sviluppo della società agricola e i Romani
antichi Romani, essendo il pensiero utilitaristico propriamente settecentesco, ma non ci erano agricoltori: un’energia disponibile ad libitum ma troppo costosa per il mantenimento
sbagliamo ad affermare che l’utilitas cioè l’utilità, il giovamento, il vantaggio, il profitto, il degli allevamenti.
bene o interesse generale e proprio, lo ritroviamo in tutte le azioni dell’epoca indagata. La possibilità di sfruttare questi tipi di energia ha permesso, in tutti i settori economici
In fondo è proprio l’utilizzazione pratica di alcune scoperte greche che porta i Romani a dell’epoca, piccole e lente innovazioni tecnologiche. I costi dell’energia, malgrado la grande
conquistare le terre intorno al Mediterraneo: un vantaggio strategico dato anche disponibilità delle materie prime, erano alti e in una società dove le ricchezze erano perlopiù
dall’utilizzazione delle mappe cartografiche che, come ha magistralmente introdotto Franco pubbliche l’utilizzazione delle innovazioni tecnologiche rimangono per lo più relegate a
Farinelli, hanno avuto una forte funzione connotativa di rappresentazione statale. grandi progetti statali cui però concorrono i ricchi privati in una organizzazione ante litteram
L’immagine cartografica traduce la volontà comportamentale statale e diventa la machina di ‘project financing’.

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Un grande interesse nella nostra indagine sicuramente lo suscita il focus sul rapporto tra studiata. Abbiamo cercato di uscire dall’ovvio, lo sforzo è stato quello di dare in sintesi, ma
tecnologica ed economia, sviluppato dalla Cordovana. Un rapporto che è stato il motore non superficialità, una visione completa della grandezza di una realtà di cui siamo diretti
della crescita e del rafforzamento dell’Impero, malgrado l’oscurantismo perpetrato eredi. Un’eredità che dovrebbe farci capire che forse, e sottolineo ironicamente forse, nel
sull’argomento ‘innovazione e sviluppo’ da una certa scuola ‘di risentimento’ anglosassone, mondo l’Italia può dire la sua in fatto di tecnologia poiché ha nel DNA una grande e speciale
che ha male considerato lo schiavismo di origine romana. Nel testo di Orietta Cordovana tradizione.
si indaga il motivo per il quale non si è prodotto il salto di ‘qualità’ verso la rivoluzione
industriale. Si svela il concetto di globalizzazione ante litteram costituito attraverso la Non potevamo non partire dalla concezione dello spazio e del tempo e gli strumenti
determinazione dei distretti industriali e la produzione seriale distribuita per le Province tecnologici della loro misurazione, organizzazione e divisione. Così come Antonietta Dosi
dell’Impero, dove vi è una organizzazione del mercato e del lavoro molto razionale, grazie ci illustra, tempo e spazio sono le due categorie a fondamento della coscienza sensibile. A
anche all’organizzazione della rete dei trasporti. tale proposito i Romani hanno organizzato il calendario come suddivisione e la
Un’altra semplice domanda cui abbiamo risposto con questa mostra: come era organizzato conseguente misurazione del tempo quale ‘tecnica di governo della società’. Hanno creato
il mondo del lavoro? Vi erano delle organizzazioni di riferimento? E quale era il loro la gestione del territorio attraverso forme di accatastamento per la sistemazione dei
obiettivo? Domande cui diamo una risposta che ci rivela una certa ‘modernità’ paesaggi rurali e urbani. Per arrivare, come somma conquista e controllo del territorio, alla
dell’organizzazione del lavoro e le sue leggi. Così come il testo di Francesca Diosono creazione della Forma Urbis, la pianta marmorea della città di Roma, che potremmo
risponde sull’argomento delle corporazioni quali antiche lobbies. considerare come una sorta di piano regolatore per la pianificazione e progettazione
Inoltre, quanto era diffuso il sapere tecnologico tra i lavoratori? Vi erano delle scuole di urbanistica.
apprendistato o il sapere delle maestranze si tramandava oralmente? La popolazione era In un campo gli antichi Romani rimangono insuperati per spirito innovatore e razionalità:
per lo più illetterata e pochi erano coloro che conoscevano e potevano considerarsi dei è il campo delle costruzioni, dove tutto è stato possibile grazie all’invenzione della malta
‘professionisti’. È il problema della trasmissione del sapere e del saper fare, così come cementizia e l’introduzione dell’arco a tutto sesto. Corredati da piccoli e grandi strumenti
spiegato nel saggio di Giuseppina Pisani Sartorio. edili, dalle carrucole alle gru alle tecnologie per una migliore e sicura resa delle strutture: la
grande applicazione di elementi costruttivi come l’arco e la piattabanda armata, che hanno
Il titolo “Machina” è volutamente latino, con più significati, da macchina, ordigno, congegno permesso la costruzione di ponti, edifici e teatri. La sezione è stata introdotta
a macchinazione, inganno, artifizio e ancora a cavalletto (per pittori) a macchina da guerra magistralmente da Giuseppina Pisani Sartorio con logica e precisione, come d’altronde
e d’assedio. A dire che la mostra presenta macchine e testimonianze di tecnologia antica richiede un argomento del genere.
con i suoi prodotti finali. L’acqua e la tecnologia che la governa è un altro punto di eccellenza, elaborato per noi da
In fondo l’antichità ci ha abituato alle più belle rappresentazioni iconografiche sul marmo Leonardo Lombardi: importante è sottolineare come i Romani pensassero all’acqua come
e sulla pietra; ma quante volte possiamo dire di conoscere i meccanismi e la tecnologia che bene pubblico, da cui deriva la progettazione della distribuzione per usi produttivi e per usi
è dietro a tale produzione? ludici. Da una gestione pubblica delle acque si ha la costruzione di terme come centro di
La mostra suggerisce un approccio e una fruizione ‘divertente’della materia esposta, socializzazione e benessere sociale. Importanti rimangono le loro azioni per la ricerca e
attraverso la ‘manualità’ e la ‘manovrabilità’ della tecnologia dell’antica Roma grazie alla captazione di sorgenti, livellazione dei condotti, calcolo della pressione dell’acqua nelle
ricostruzione di macchine perfettamente funzionanti, ricostruite dall’artigiano – artista tubazioni, distribuzione controllata dell’acqua nelle città, attraverso l’uso di tecnologie
fiorentino Gabriele Niccolai, che si possono toccare e far funzionare, affinché il principio mediate dai Greci, ma raffinate e diffuse dai Romani. Insuperata la costruzione degli
tecnologico di funzionamento diventi chiaro e semplice. acquedotti di Roma, ben 11. Infine rimane magistrale all’epoca la costruzione di fognature.
La potenza dell’Impero romano è ben espressa dalla tecnologia militare, che per sua natura
I settori esplorati in mostra sono undici. La scelta di questi è stata fatta sulla base ha un effetto trainante per lo sviluppo di tutte le altre tecnologie (regola ancora oggi valida).
dell’importanza strategica del settore per lo sviluppo tecnologico dell’Impero, indagando Nella sezione dedicata alla tecnologia militare vengono esplorate le tecniche d’assalto e le
anche temi che risultano eccezionali per il loro valore contemporaneo. Eludendo la macchine belliche esposte e ricostruite, viene puntualizzata l’esistenza di una sorta di
trattazione scientifica di base poiché non era nel nostro obiettivo. Le sezioni sono state alfabeto luminoso per comunicare con segnali di fuoco tra le torri. La costruzione delle
costruite partendo da reperti noti che, forse a causa della loro notorietà, si conoscono in mura e del limes a difesa delle città e dell’Impero. Sicuramente è la sezione dove grande
modo relativo, al di fuori ovviamente del mondo degli archeologi. Abbiamo inserito lo studio ruolo svolgono le imponenti macchine ricostruite da Gabriele Niccolai, accompagnate da
di cose uniche quali la piattabanda armata e la piattaforma girevole. Un grande contributo una introduzione scientifica di Anna Maria Liberati.
è stato dato dal Laboratorio universitario coordinato da Marco Galli, le cui ricerche hanno Nel campo della medicina e delle tecniche chirurgiche, come Luciana Rita Angeletti
permesso la costruzione filologica dei materiali presi in esame. Materiali fondamentali sottolinea nella sezione da lei curata, gli antichi Romani hanno prodotto una invenzione
senza i quali non si potrebbe parlare di conquiste tecnologiche; abbiamo anche privilegiato fondamentale per lo sviluppo dell’umanità: l’ospedale da campo, il valetudinarium che
il modo in cui venivano costruiti o trattati questi materiali di perfezione eccezionale per diventa un presidio stabile e in muratura. Inoltre la pratica medica esercitata nell’antica
l’epoca. Roma, considerando il modesto bagaglio tecnico scientifico per la maggior parte derivato
Volutamente la mostra è stata ospitata dal Museo della Civiltà Romana, dove, grazie dalle conoscenze di medici greci d’epoca ellenistica, stupisce oggi per il grado di abilità
all’apporto fondamentale di Giuseppina Pisani Sartorio, si è potuto seguire in modo raggiunto sia per quanto riguarda l’intuizione diagnostica, sia per i mezzi utilizzati per
sincronico lo sviluppo degli argomenti e la loro completa ed esauriente trattazione curare le malattie ricorrenti.
attraverso rimandi nelle sale del Museo che presentano in modo completo la sezione La comunicazione, introdotta da Lorenzo Quilici e Salvatore Martino, è una scienza non

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contemporanea ma, a nostro giudizio, inventata dagli antichi Romani. Il concetto della della pittura ad affresco, della composizione per tarsie, della scultura di grandi opere. In
comunicazione delle idee e della propaganda imperiale non è minimamente basato su fondo ciò che ci regalano i siti archeologici è la testimonianza di un mondo altamente
teorie (nostra fatica odierna) ma messo in pratica attraverso logiche iconografiche e specializzato nella produzione dei manufatti artistici. Una sezione che può presentare degli
diffusione delle immagini in oggetti quotidiani quali la moneta, la statuaria, la ritrattistica; aspetti sconosciuti è quella della tecnologia nell’organizzazione degli spazi per il
trasportati a loro volta in tutte la parti dell’Impero sulle strade e sulle rotte marittime. Il divertimento e delle tecnologie dello spettacolo, curata da Giuseppina Pisani Sartorio e
concetto di strada è fondamentale e la costruzione della rete viaria è alla base della Marco Galli. Dall’architettura teatrale, anfiteatrale e circense alle scenografie nel teatro e
circolazione di uomini, idee e materie. Finanche il cursus pubblicus vale a dire il sistema di nell’anfiteatro. Straordinario è l’esempio dell’ascensore per fiere nel Colosseo. O il
un servizio di trasporti regolamentato da leggi è una invenzione romana. La lettura del funzionamento del velum (la copertura dei teatri) e dell’aulaeum (il sipario). Ancora, il
particolare Editto dei Prezzi di Diocleziano, di cui sono stati rinvenuti frammenti in più parti meccanismo delle ova e dei delfini, una sorta di conta giri nei circhi. Infine i vasi di risonanza
dell’Impero, ci riporta un altro aspetto fondamentale: la cura del livello di vita del popolo vitruviani inventati per far arrivare bene la voce agli spettatori. Lo spettacolo non era solo
minuto che, comunque, deve sapere che lo Stato li protegge con degli Editti. La sezione della rappresentazione scenica, alcune volte presentava degli automatismi in funzione
comunicazione ha delle eccellenze che possono anche lasciarci sbalorditi per la loro efficacia spettacolare, come rappresentazione del potere. In questo ambito la tecnologia sconfina
quali i vasi di Vicarello e la Tabula Peutingeriana. Leggiamo i vasi di Vicarello, grazie alla nello stratagemma ingegnoso e massimamente creativo.
capace elaborazione multimediale, come una sorta di contemporaneo navigatore, che I Romani antichi hanno rappresentato un’esplosione di creatività nel più ampio panorama
accompagnava all’epoca i viaggiatori e indicava loro il percorso da seguire. La Tabula delle civiltà di quei tempi. E grazie a loro il mondo di allora ha fatto grandi passi avanti nelle
Peutingeriana, come ci spiega Franco Farinelli, è elaborata come una mappa stradale linee più generali del progresso e della conquista della qualità della vita. Se ciclicamente ci
presentando una serie di ‘vignette’ ripetute il cui senso finale equivale al numero di stelle troviamo di fronte a crisi planetarie in cui non riusciamo a determinare una sicura utopia
con cui oggi classifichiamo gli alberghi. del futuro che ci dia un percorso positivo da seguire, il nostro suggerimento è quello di
I Romani nascono agricoltori e raggiunsero in questo settore la massima perfezione; alcuni ripartire dalla creatività della machina romana, intesa nel più ampio aspetto
loro strumenti rimangono tali per millenni. Secondo la visione dell’antica Roma qui lo fenomenologico.
sviluppo tecnologico è al suo culmine avendo soddisfatto le esigenze e le necessità
dell’epoca. Effettivamente lo sviluppo più importante si è avuto nel settore agricolo e, come
Paolo Braconi sottolinea, le grandi invenzioni e innovazioni raggiunsero punte tali di
eccellenza che rimasero tali fino al XIX secolo. Sapientemente ci mette in evidenza
l’invenzione, assolutamente romana, dell’aratro a rotelle che è alla base della fortuna
agricola (oltre alla ricchezza idrica) della Pianura Padana e di tutti i territori centuriati. Il
settore agricolo è l’unico in cui vengono fatti degli investimenti anche a livello minimo (da
semplici contadini) poiché legati alla produzione immediata e di sostentamento quotidiano.
Un aspetto fondamentale per un Impero tecnologico riguarda lo sviluppo della metallurgia,
la ricerca delle materie prime, i distretti minerari (miniere d’oro, d’argento, di rame, stagno,
ferro, piombo) per l’approvvigionamento delle stesse materie prime utili a realizzare tutto
ciò circonda l’uomo, dagli utensili, alla spada, alla decorazione architettonica. Ancora oggi
vi sono miniere di origine romana! Sicuramente l’eccellenza dei Romani risiede nella tecnica
della fusione dei metalli, argomento sviluppato da Claudio Parise Presicce. Nella stessa
sezione Luigi Caliò ci parla delle tecniche dell’oreficeria e dei metalli preziosi e della
raffinatezza raggiunta. Un argomento precipuo riguarda la monetazione.
Francesca Diosono, avendo parlato di organizzazione del lavoro, si riferisce in questa
sezione alla falegnameria e alle corporazioni dei fabbri e falegnami.
Gli oggetti di uso quotidiano erano fatti di materie quali il vetro e l’argilla. Nella produzione
del vetro i Romani hanno prodotto oggetti di straordinaria bellezza. Ma l’argomento che ci Bibliografia di riferimento
stupisce di più è il riciclaggio del vetro, di certo non per un discorso ambientale ma per il Bresson 2006; Brun 2006; DeLaine 2006; Forni 2006; Frau 1987; La Rocca 1990; Lo Cascio 2006; Po-
costo elevato della materia così come esposto da Carla Martini. mey, Tchernia 2006; C. Svetonio Tranquillo, Vite dei Cesari, Milano 2006; Traina 2006; M. Vitruvio Pol-
Nel corso della nostra ricerca è risultato che l’esempio di produzione industriale su grandi lione, De Architettura, a cura di F. Bossalino, Edizioni Kappa, Roma, 2002.
numeri è rappresentato dalla lavorazione dell’argilla (mattoni, lucerne, ceramiche da mensa,
ceramiche da trasporto), Silvia Pallecchi impronta il discorso in modo tecnico-scientifico. 1
M.VITRUVIO P., De Architettura, 10, 1. 4: “Omnis autem est machinatio rerum natura procreata ac
Nella sezione corrispondente abbiamo avuto il contributo di oggetti particolari che illustrano praeceptrice et magistra mundi versatione instituta. Namque animadvertamus primum et aspiciamus
la produzione dei vari distretti manifatturieri del Mediterraneo. continentem solis, lunae, quinque etiam stellarum naturam; <ni> machinata versarentur, non habuissemus
La mostra presenta in modo innovativo le sezioni delle tecniche artistiche, curata da Marco interdum lucem nec fructûm maturitates. Cum ergo maiores haec ita esse animadvertissent, e rerum natura
sumpserunt exempla et ea imitantes inducti rebus divinis commodas vitae perfecerunt explicationes. Itaque
Galli e Stella Falzone. Andando oltre l’aspetto esteriore del bello, in queste due sezioni comparaverunt, ut essent expeditiora, alia machinis et earum versationibus, nonnulla organis, et ita quae
abbiamo cercato di focalizzare l’attenzione sulle tecniche della lavorazione: del mosaico, animadverterunt ad usum utilia esse studiis, artibus, institutis, gradatim augenda doctrinis curaverunt.”

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Machina machinarum

Franco Farinelli

Ha scritto Jean-Jacques Wunenburger che ogni “immagine costituisce Forma Urbis Marmorea:
un territorio filosofico sconfinato, che è impossibile circoscrivere nei zona di magazzini e abitazioni nel
limiti di un’unica mappa”.1 Vale anche il rovescio: un’unica mappa, Trastevere (fr. 33)
ogni mappa, costituisce un ambito filosofico sterminato, impossibile (da Forma Urbis 1960)
a confinarsi all’interno di un’unica immagine, a partire dalla propria.
Le mappe (ma meglio sarebbe dire rappresentazioni geografiche) più
o meno direttamente ascrivibili alla cultura cartografica romana sono,
oltre i due frammenti della imperiale e marmorea Forma Urbis, la Ta-
bula Peutingeriana, le miniature del Corpus Agrimensorum, e (con qual-
che estensione) il cosiddetto “Scudo” di Dura Europos e al massimo
il mosaico di Madaba. È tutto ciò che rimane, o quasi, della grande tra-
dizione latina che permetteva ai Romani, come a quel tempo si ama-
va ripetere, di vincere stando seduti, appunto in virtù del potere produttivo
dell’immagine cartografica: produttivo di senso ma anche di com-
portamenti, ed è proprio tale produzione a giustificare l’impossibilità
di restringere il significato e la funzione della mappa a quel che la map-
pa stessa immediatamente esibisce.
Si prenda ad esempio la Tabula Peutingeriana, copia medievale di caso delle tre città (Roma, Costantinopoli, Antiochia) che sulla Ta-
un originale itinerarium pictum d’età imperiale romana, o le illustra- bula appaiono personificate cioè rappresentate da un complesso di
zioni del Corpus Agrimensorum, anch’esse copie medievali di dise- segni dominato da una figura d’incerto sesso, i rari edifici e le raris-
gni che accompagnavano testi di carattere tecnico: esse si sime strade che accompagnano lo schizzo sono semplici accessori
compongono di vignette connesse da un rapporto espressivo e non di quest’ultima, e non hanno quasi nulla o addirittura nulla di “rea-
analogico o mimetico con la struttura cui si riferiscono. Delle 555 vi- listico”, come s’esprimono i Levi.3
gnette di cui la Tabula si compone molte sono quasi uguali l’una al- Il confronto con il mosaico di Madaba consente di precisare ulte-
Tabula Peutingeriana: Italia centrale e la città di Roma (Vienna, Biblioteca Nazionale) (da copia. Coll. privata) l’altra perché quel che s’intende mettere in evidenza è il tipo dell’edificio riormente il discorso, introducendo nuovi elementi d’analisi quali il
e non le sue singole caratteristiche, sicché il singolo contrassegno punto di vista e lo scorcio prospettico. A farvi caso, più dei quattro
può venir ripetuto all’infinito, in funzione non delle specifiche quali- quinti delle vignette della Tabula, tutte quelle che i Levi classificano
tà architettoniche della costruzione ma del grado d’attrezzatura ri- come “a doppia torre” e che ammontano in complesso al numero di
cettiva che esso era in grado di offrire al fruitore del cursus publicus quattrocentoventinove, sono disegnate in assonometria cioè come
cui l’immagine della rete stradale imperiale e delle sue infrastruttu- noi davvero vediamo gli edifici, e poi ribaltate per così dire sul piano
re era verosimilmente destinata. L’ubicazione degli edifici in que- orizzontale della pergamena, sicché esse si presentano in maniera si-
stione, e di conseguenza delle relative vignette, non è sempre collegata stematicamente frontale al nostro sguardo. Differente è il caso dei
con quella delle grandi città e neppure di centri abitati di una certa quarantaquattro edifici dai Levi detti “a tempio”, le cui vignette (co-
importanza. Ma anche nel caso delle uniche sei città rappresentate, me del resto quelle dello scudo di Dura) introducono la variante del-
per differenti motivazioni, all’interno delle loro cinte murarie (Aqui- l’angolo visuale, nel senso che rispetto alle precedenti esse impongono
leia, Ravenna, Tessalonica, Nicomedia, Nicea, Ancyra) i monumen- uno scarto all’occhio dell’osservatore tale che quest’ultimo, diversa-
ti appaiono molto scarsi e la loro illustrazione del tutto secondaria. mente dalle prime, riesce a guardare contemporaneamente la fac-
E lo stesso vale per lo scudo di Dura Europos, anch’esso copia su ciata e il lato dell’edificio, come fosse collocato di sbieco proprio in
pergamena, però non posteriore al III secolo d.C., di una mappa iti- corrispondenza dell’asse che divide quella da questo. Ma il punto di
neraria che mostra il percorso lungo il Mar Nero e la strada che da vista resta di una persona situata sullo stesso piano dell’oggetto che
Bisanzio portava alla foce del Danubio e oltre, e sulla quale i luoghi guarda. Soltanto nella settantina scarsa di vignette restanti (le “aquae”,
di tappa sono segnati dall’immagine di un semplice edificio (pro- gli “edifici ad elementi paralleli”, le “cerchia di mura”) compare l’ar-
babilmente un tempietto) che ricorre invariata.2 Si aggiunga che nel tificio della veduta a volo d’uccello ovvero della prospettiva cavaliera

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come si dirà in epoca moderna, che riproduce la visione di un osser-
vatore che sovrasta quel che scorge, o addirittura si libra nell’aria. Evi-
Roma antica tecnologica
dentemente esiste nella Tabula una relazione diretta tra articolazione
funzionale della costruzione o dell’insieme di costruzioni oggetto del-
la rappresentazione e complessità (anzi artificialità) del punto di vi-
sta impiegato nella rappresentazione stessa. Anche il bizantino mosaico Giuseppina Pisani Sartorio
di Madaba, che risale al VI sec. d. C., è costruito a tratti secondo la
tecnica a volo d’uccello, e la raffigurazione di alcune chiese e di altre
strutture è tale da consentire di identificarle. Ma (basta guardare la “Come facciamo a sapere quale sia veramente il bene supremo dell’umanità, Stephen? Noi non
centrale via colonnata della città di Gerusalemme e le sue mura) es- abbiamo a disposizione il numero infinito di dati che hanno a disposizione le Macchine. Forse,
so presuppone almeno un triplice punto di vista, e a esaminare con tanto per fare un esempio che non ci è del tutto estraneo, l’intera civiltà tecnologica ha generato
attenzione è proprio tale moltiplicazione ad assicurare all’immagine più angoscia e infelicità di quante non ne abbia eliminato. Forse sarebbe preferibile una civiltà
il suo specifico carattere rappresentativo, la sua peculiare forma di contadina o pastorale, con meno cultura e meno affollamento. Se così è, le Macchine dovranno
aderenza alla realtà, il suo complessivo grado di mimetismo. muoversi in quella direzione, ma senza dircelo, perché noi, nella nostra ignoranza piena di
Consideriamo adesso insieme la Tabula, lo Scudo, il mosaico di Ma- pregiudizi, accettiamo solo ciò a cui siamo abituati e quindi ci opporremmo a qualsiasi
daba e il Corpus Agrimensorum, tutte rappresentazioni in cui il segno cambiamento. O forse la risposta è l’urbanizzazione totale, oppure una società senza classi, o
geometrico e quello in vario grado mimetico perché assonometriche ancora la completa anarchia. Non lo sappiamo. Solo le Macchine lo sanno e, perseguendo tale
o a volo d’uccello entrano in reciproco rapporto. Molto più che alla obiettivo, ci conducono verso di esso.”
matematica, cui Wittgenstein la riservava, si addice infatti al docu- Da Isaac Asimov, The Evitable Conflit (1950), da Io, Robot, (1950),
mento cartografico la definizione di “un insieme di tecniche di di- Mondadori-Urania 2003, pp. 296-297.
mostrazione”, e per la sua comprensione è decisivo separare fin
dall’inizio il fascio delle tecniche impiegate da tutte le possibili altre. Madaba, Chiesa della Carta. Mosaico raffigurante la città di Gerusalemme
E tutte queste mappe, con l’unica parziale eccezione del Mosaico, si (fot. Studium Biblicum Franciscanum) (da E.A.A. s.v.)
fondano, con il linguaggio di Peirce, sulla natura “associativa” (asso-
ciative) piuttosto che “pittorica” (pictorial) del segno stesso: i segni come macchine, producono cioè comportamenti. “Se nella realtà ar- Solo uno sguardo, anche distratto, alla Colonna Traiana, al Colos- scavati per la loro incompletezza e frammentarietà ed una loro ‘ri-
non sono del tutto simili all’apparenza del loro referente, ma si rap- rivi qui, puoi comportarti soltanto come qui sulla mappa viene indi- seo, alle terme di Caracalla, al pont du Gard, al teatro di Orange, visitazione’ è spesso fonte di nuove scoperte. L’organo di Dion
portano ad esso attraverso la semplice analogia della relazione tra le cato”: è questo, a porvi mente, il senso finale delle vignette della ai 20 chilometri delle mura di Aureliano o al Monte Testaccio a Ro- (sez. 11.7), così come il meccanismo di Antikythera (sez. 1.6) la
parti di cui è composto.4 E si noti, di passata, che la diversità tra pit- Tabula, che sono l’equivalente del numero di stelle con cui oggi clas- ma con i suoi milioni di anfore trasportate e l’osservazione, più vol- più complessa macchina del mondo antico datata intorno all’80-
torico e associativo corrisponde in pieno a quella che nel sistema del- sifichiamo gli alberghi, cioè i servizi che sono in grado di offrire ai te fatta dagli studiosi dell’antico, che i Romani in fatto di tecnologia 50 a.C. di cui si abbia documentazione materiale, cioè archeolo-
le immagini di Peirce separa l’ipoicona dall’ipoicona diagrammatica.5 viaggiatori. In tal caso l’attivazione del comportamento di quest’ul- non hanno fatto passi avanti rispetto ai Greci, anzi che si sia trat- gica, dimostrano che è l’archeologia che potrà dare in futuro riposte
Allo stesso tempo non basta far riferimento, come si è appena ac- timi è esemplarmente significata dal fatto che una determinata si- tato di un “marcato regresso delle conoscenze scientifiche e tec- alle nostre domande sulla tecnologia antica. Dalle testimonianze
cennato, alla differenza tra rapporto espressivo e mimetico a pro- tuazione è stata previamente significata. E lo stesso vale per le altre nologiche rispetto all’ellenismo” o che non hanno lasciato nessuna materiali è possibile risalire alle idee, agli studi, alle analisi, alle
posito dei segni e ciò di cui essi stanno al posto, poiché rappresentazioni geografiche in oggetto: per lo Scudo, anch’esso co- tecnologia valida ai posteri, risulta di fatto confutata e confutabile. sperimentazioni, alle tecnologie che le hanno prodotte con un pro-
simbolicamente si danno, anche nel caso di una mappa, almeno due pia di un itinerario (“se arrivi qui ti fermi”); per le illustrazioni del Cor- Il trasporto a Roma dell’obelisco da installare sulla spina del cir- cesso inverso, ma non per questo meno interessante e ricco di
livelli o piani: quello di base, costituito dall’insieme delle unità che pus, che era un manuale di misurazione per la sistemazione territoriale co di Caligola richiese da 800 a 900 tonnellate di lenticchie per scoperte, a quello che molti studiosi hanno fatto. L’archeologia re-
veicolano il contenuto primario, stabilisce il livello denotativo, e in (“se queste sono le condizioni del terreno devi fare così”); per il Mo- controbilanciare le 322 tonnellate dell’obelisco e le 174 tonnellate gala fatti (Settis 1979).
determinate circostanze diventa a sua volta espressione di un con- saico, realizzato sul pavimento della chiesa affinché la gente pre- del piedistallo: si dovette costruire una nave adatta a quel carico Esiste quindi la possibilità di ricostruire non solo machinae nel
tenuto ulteriore, caricandosi in tal modo di una funzione connotati- gasse, dunque in grado di comunicare molto più imperativamente eccezionale. Anche se fu usata per un solo e straordinario viaggio, senso di strumenti, ma anche i ‘procedimenti tecnologici’, spes-
va. Per dirla con Eco: stabilita una convenzione “la connotazione il da farsi (“se sei qui, devi pregare”). i costruttori non potevano rischiare di farla affondare e quindi do- so anche molto semplici, che hanno portato a produrre oggetti e
diventa funtivo stabile di una funzione segnica il cui funtivo soggia- Ha scritto insomma Carl Schmitt7 che la meccanizzazione della rap- vettero ricorrere alle conoscenze circolanti all’epoca di idrostati- manufatti (come le ceramiche, i vetri, etc.), a trasformare alimen-
cente è un’altra funzione segnica”. Quel che insomma si produce è presentazione statale ha risparmiato al mondo ogni ulteriore deci- ca, evidentemente eredi degli studi di Archimede (Plinio, Naturalis ti (grano, olio, vino etc.), a trasportare a lunga distanza per mare
la cosiddetta “superelevazione dei codici”, per cui una significazio- sione metafisica, sicché tutte le macchine sono derivate di Historia, 16, 201-202; Pomey, Tchernia 2006). e per terra, a fare misurazioni e comunicazioni, in una commi-
ne è in grado di veicolare un’altra significazione, che corrisponde ap- conseguenza: ha dimenticato di aggiungere che tale meccanizza- A conferma di quanto sopra – e si tratta solo di casi esemplari – stione tra tecnologia ed economia, tecnologia e società o strati so-
punto ad una risposta comportamentale.6 Sotto tal profilo è alquanto zione è il prodotto dell’immagine cartografica, autentica machina si possono portare poi, con la riflessione dello studioso e la ricer- ciali in evoluzione, cercando tuttavia di non perdere di vista la
agevole sostenere che la Tabula, lo Scudo, il Corpus e il Mosaico sod- machinarum, e che essa ha fatto in Occidente le sue prime grandi ca dello scienziato, argomenti a favore di questa che non è una te- centralità dell’uomo, che ha sempre avuto l’obiettivo di migliora-
disfano una funzione connotativa: e proprio per questo funzionano prove con la cartografia romana. si, ma una constatazione della realtà di quanto ci è stato trasmesso re il suo vivere.
dal passato: e la ricerca archeologica, giorno dopo giorno, non fa Ad esempio, se guardiamo alla tecnica edilizia utilizzata per co-
altro che confermare quanto sopra. struire le terme di Caracalla, dobbiamo desumere che certi calco-
1
Wunenburger J.-J., Filosofia delle immagini, Torino 1999, p. 400. anche: MacEachren A.M., How Maps Work. Representation, Visualization and De- Le nostre conoscenze si basano sui testi scritti pervenutici – e li statici i Romani li conoscevano (DeLaine 1997). E conoscevano
2
Levi A. e M, Itineraria Picta. Contributo allo studio della Tabula Peutingeriana, sign, New York-London 1955, pp. 257-258. Per qualche verso affine, sebbene non quindi su una tradizione letteraria di per sé discontinua e incom- le reazioni chimiche delle malte, anche per realizzare costruzioni
Roma, 1967, pp. 13-14, 145, 168, 176, 30-31; Dilke O.A.W., Itineraries and identica, la distinzione tra segni iconici e convenzionali di Keates J.S., Under-
Geographical Maps in the Early and Late Roman Empires, in Harley J.B., Woodward standing Maps, New York 1982, p. 67. pleta ed ormai ben nota e studiata – e sulle testimonianze mate- in acqua, come moli e ponti, o il punto di cottura e le misure stan-
D. (edrs), The History of Cartography, I, Cartography in Prehistoric, Ancient, and 5
Peirce C.S., Semiotica. I fondamenti della semiotica cognitiva, Torino 1980, pp. riali, che ci sono giunte, anch’esse incomplete e del tutto casuali, dard per la produzione in serie dei mattoni nelle fornaci della ‘Ti-
Medieval Europe and the Mediterranean, Chicago and London 1987, p. 249. 156-159. come sono appunto i dati di tipo archeologico, al contrario però ber Valley’, utilizzavano carpenteria modulare, tanto da accelerare
3 6
Levi, Itineraria Picta, cit., pp. 151-159. Eco U., Trattato di Semiotica Generale, Milano 1975, pp. 82-83.
4
Su tale distinzione si veda anzitutto: Robinson A.H., Sale R.D., Morrison J.L., 7
Schmitt C., Der Leviathan in der Staatslehre des Thomas Hobbes. Sinn und Fehl- in continuo incremento; ed è anche vero che talvolta parti di og- notevolmente i tempi di costruzione di edifici imponenti quali ap-
Muehrcke P.C., Elements of Cartography, New York 1984, pp. 286-288. Si veda schlag eines politisschen Symbols, Hamburg-Wandsbek 1938. getti ‘tecnologici’ non sono stati riconosciuti come tali da chi li ha punto le terme e gli acquedotti, non solo a Roma, ma in tutto l’Im-

24 25
pero. Se esaminiamo gli acquedotti, dobbiamo concludere che al- gionamento idrico a distanza, da parte di popolazioni le più di-
cuni concetti fondamentali di idraulica facevano parte del loro ba- verse: i Romani hanno imposto il loro modo di vivere e, impo-
gaglio di conoscenze, ereditato dai Greci e applicato dai Romani nendolo, hanno diffuso il loro modo di agire, di operare e di pensare.
su larga scala e per una vita migliore per tutti, come ben ricorda- Gli stessi scienziati greci parteciparono a questa koiné intellettuale,
no Frontino (De aquaeductu Urbis Romae,16), Plinio (Naturalis Hi- affascinati dalla crescita della nuova realtà politica che si era af-
storia, 36, 123), Rutilio Namaziano (De reditu, 1, 97-102) o Cassiodoro facciata sul Mediterraneo. Non solo: talvolta tecnici romani ven-
(Variae, 7, 6, 2-3). nero inviati negli stati confinanti quello romano quali consulenti
Ma poi, chi erano i Romani? Da occidente ad oriente, da nord e per la costruzione di opere architettoniche (difese di città, dighe)
sud, popoli diversi ad un certo punto della loro storia si chiama- (Traina 2006).
rono ‘Romani’ pur avendo origini, tradizioni, conoscenze, attitu- Gli antichi hanno costruito macchine anche importanti, ma per
dini, organizzazioni sociali e religiose diverse e quindi atteggiamenti porle in azione occorreva dell’energia: e quelle disponibili erano
diversi, modi di pensare, cognizioni pregresse diverse gli uni da- l’energia animale (nei trasporti di merci e persone e nell’agricol-
gli altri e reazioni diverse a situazioni che richiedevano soluzioni tura), l’umana, ma anche l’idraulica (nella molitura, nelle minie-
tecnologiche, anche in tempi diversi. Un altro problema era anche re), l’eolica (nei trasporti marittimi), solare, quella meccanica
quello della lingua, cioè della trasmissione dei saperi: in epoca ro- semplice e quella termica (cottura dei mattoni e delle ceramiche,
mana questo avveniva preferibilmente in greco o era bilingue; Vi- per fondere i metalli). Tra le altre l’energia idraulica era sicuramente
truvio usa il 12% di grecismi nel suo libro, come d’altra parte utilizzata nel I sec. a.C. per azionare il mulino ad acqua, come ci
abbiamo fatto noi ‘moderni’ nei neologismi in ingegneria, in me- testimoniano gli autori antichi da Strabone a Plinio ed era usata
dicina, in botanica e in altri ambiti scientifici. anche in altri campi in epoca pienamente imperiale, quali l’agri-
Machina: la parola latina indica nelle comuni accezioni dei voca- coltura, l’irrigazione, l’estrazione dei metalli e la lavorazione dei
bolari, sia quello che noi oggi intendiamo per ‘macchina’, sia marmi e del legno, uso che certamente ha aumentato la produ-
un’‘opera costruita ingegnosamente’ (Lucrezio: machina mundi), zione nei singoli settori, agricolo, minerario, etc., tuttavia insuffi-
sia un argano per sollevare pesi, o una macchina da guerra e d’as- cienti per poter fare quel salto di qualità che porterà all’invenzione
salto (machina arietaria) oppure, con significato traslato, ‘mac- della macchina a vapore che, adottata in modo generale intorno
chinazione, artificio, espediente, astuzia’. Se è vero che Vitruvio al 1830, ha rivoluzionato la produzione manifatturiera e i traspor-
(De architectura, 10, 1.1) indica con il termine ‘machina’ solo la ti (Wilson 2002).
gru calcatoria, tuttavia più avanti definisce come machinae, oltre Non si tratta però di ‘inventarsi un mondo romano tecnologico’,
a quelle per sollevare pesi, anche quelle per sollevare acqua, l’or- ma ricostruire archeologicamente le macchine con i frammenti o
gano idraulico e l’odometro (Settis 2005). le raffigurazioni pervenuteci e confrontandole con le descrizioni
Il termine machina è stato preso nel suo significato primario, cioè dei testi scientifici contemporanei, dal momento che sistemi di ri-
di opere costruite dall’uomo in applicazione a principi tecnici teo- scaldamento di grandi ambienti sono stati trovati (sez. 2.14), che
rici per facilitare, migliorare, le attività umane in tutti i campi del la livellazione e costruzione degli acquedotti (sez. 3.2) non pote-
fare pratico e della vita di tutti i giorni. Di conseguenza si è prefe- va essere realizzata senza strumenti di misurazione come la diop-
rito utilizzare il concetto di ‘storia della tecnologia’ nel senso di tra (sez. 1.7-14) ed è impensabile la costruzione di tanti chilometri
storia dell’utilizzazione ottimale – da parte dei Romani – dell’in- di strade poi percorse dai Romani senza immaginare un sistema
sieme di tecniche e conoscenze scientifiche impiegate in vari set- di conteggio delle distanze, dal momento che sia Erone che Vi- Da “L’Encyclopédie di Diderot & d’Alembert, Art des mines”, Inter-Livres, 2002
tori per razionalizzare, migliorare, organizzare i cicli produttivi in truvio hanno descritto l’odometro (sez. 1.13).
qualunque settore e/o tutto ciò che può essere applicato alla so- Se vennero adottati in tutto l’impero modelli di comportamento, li con le descrizioni di ‘macchine utili’ semplicemente forse per- Nel mondo romano non possiamo applicare leggi tecnologiche o
luzione di problemi pratici, all’ottimizzazione delle procedure, al- ma molto meno i modelli tecnologici, pur tuttavia il ‘modello del- ché le prime erano più spettacolari, singolari, ‘gli artifizi’ colpiva- economiche uguali per tutte le aree dell’impero, anche se i rap-
la scelta di strategie, dove il fine ultimo è, da un lato, il miglioramento la città romana’ a somiglianza di Roma lo troviamo sparso in tut- no di più la fantasia dei lettori e quindi gli scrittori di tecnologia le porti tra i paesi all’interno del bacino del Mediterraneo erano già
della qualità della vita (ad es. in medicina non tanto le ricerca di to l’impero. Il fatto poi che nel campo dell’edilizia si siano potute hanno descritte, mentre meno interessante era descrivere un tor- così stretti da rendere interdipendenti le economie di alcune aree,
rimedi generici e spesso più magici che salutari (placebo), quan- costruire fortune economiche, come quella di Haterius Tychicus chio per spremere le olive o un tornio per fabbricare ceramiche come ad esempio l’importazione di grano dall’Egitto o dalla Sici-
to la sperimentazione di tecniche chirurgiche, v. sez. 5) e quindi (sez. 2.3), grande appaltatore dello stesso anfiteatro Flavio, di- (Traina 2006). lia o quella dell’olio dall’Africa o dalla Spagna Betica verso l’Italia
in generale il progresso, dall’altro anche alla ricerca di soluzioni mostra che lo sviluppo di quell’attività era eccezionale e dovuto Le invenzioni non nascono per partenogenesi o, oggi verrebbe da e il grado di tecnologia nelle varie produzioni poteva variare così
tecnologiche per distruggere la vita (sez. 4). soprattutto a costruttori che investivano in tecnologia, cioè nel- dire, neppure per la casualità di un input elettronico: dietro ogni tanto sia per aree che per tempi diversi da non poter costituire una
Una delle domande che si sono posti gli studiosi è in che modo l’uso di macchine anche per risparmiare in manodopera per ac- scoperta c’è un uomo o più uomini (oggi, preferibilmente, una statistica accettabile: pur tuttavia queste aree di eccellenza tecno-
poteva avvenire la diffusione non tanto delle invenzioni quanto celerare i tempi di costruzione; se la famiglia degli Haterii era équipe). Le idee per fortuna viaggiano, vengono trasmesse, ela- logica ci sono state ed hanno certamente avuto un peso nella va-
delle innovazioni tecnologiche, cioè la modificazione dei modi di effettivamente legata al collegio dei fabri tignuarii, questo deve in- borate, migliorate, trasformate. È il progresso: una catena di even- lutazione generale che possiamo dare dell’economia romana.
produzione al fine di renderli più efficienti e meno costosi: l’im- dicare lo stretto legame tra appalti di costruzione e la corporazio- ti, che producono fatti, comportamenti o macchine che, in genere, E poi valgono sempre le ragioni della domanda e dell’offerta: un
pero romano in questo senso fu certamente catalizzatore, tutta- ne dei falegnami (DeLaine 2003). tendono a migliorare la nostra vita. grande progetto edilizio richiede organizzazione e materiali ade-
via con forme di differenziazione da provincia a provincia a seconda La tradizione di marchingegni spettacolari (gli automata, v. sez. È difficile che un’idea, una invenzione sia fine a se stessa: nor- guati nei tempi richiesti; i commerci interregionali dai centri ma-
delle vocazioni industriali dei vari territori (agricolo per Egitto e 11) sembrerebbe far pensare ad una tecnologica lontana dalla pra- malmente un’idea ne produce altre, e poi altre ancora, al punto nifatturieri che esportavano verso altri mercati potevano usufruire
Spagna, metallurgico per Spagna, Gallia, Britannia). L’espandersi ticità, mentre dobbiamo considerare il fatto che oggi una mac- che spesso è difficile riconoscere, nella scala gerarchica che si vie- di collegamenti assicurati dal regime romano e che cessano nel
dell’impero favorì certamente la diffusione, la condivisione di al- china lavatrice fa meno ‘storia’ di un missile nello spazio. Si sono ne così a creare, l’idea primigenia, dietro la quale c’è naturalmen- momento che l’amministrazione delle strade (la cura viarum) ces-
cune tecnologie di base, come ad esempio i metodi di approvvi- conservati i testi con le descrizioni di ‘macchine inutili’ e non quel- te il primo inventore. sa la sua attività (sez. 6.13).

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Anche se i Romani non facevano che copiare macchine o ripetere chiaramente lo stesso Vitruvio nel De Architectura (10, 1.5-6):“Quan-
in maniera pedissequa risultati conseguiti dalla scienza ellenistica, to al nutrimento non avremmo poi abbastanza cibo se non fosse-
Machina:
secondo alcune tesi (Russo 2006), è pur vero che nel tardo impe- ro stati inventati i gioghi e gli aratri per i buoi e per tutte le bestie l’esperienza tecnologica nel contesto mediterraneo antico
ro c’è stato un interesse nuovo per la sperimentazione e una dif- da soma. E se non fossero stati ideati per la torchiatura delle olive
fusione mai riscontrata prima di macchine belliche e di accorgimenti dei torchi, dei verricelli, delle leve, noi non avremmo potuto gode-
tecnici (Tomei 1982). Ed è anche vero che solo le condizioni sociali, re del piacere dell’olio limpido o dei frutti della vite; e il trasporto Marco Galli
economiche, strutturali createsi durante l’impero romano hanno di questi prodotti sarebbe impossibile se non fossero stati inven-
potuto permettere una diffusione non delle teorie, ma della prati- tati i congegni meccanici (nisi inventae essent machinationes…) dei
ca di molte, se non delle più sofisticate, macchine; non forse in mo- carri e delle carrette agricole per andare per via terra e quello delle A me la semplice contemplazione della saggezza porta via molto tempo; la guardo stupefatto, come
do omogeneo, né coordinato, né continuo, né spesso consapevole, navi per andare per mare…C’è poi una infinità di apparecchi mec- guardo talvolta l’universo che spesso vedo con occhi nuovi. Nutro, perciò, venerazione per le scoperte
per imitazione, per imposizione, per opportunità, ma c’è stato ed canici dei quali non vale la pena di parlare perché sono di uso quo- della saggezza e per chi le opera. Mi piace venirne in possesso come se fossero eredità di molti. Queste
è alla base del comune vivere civile europeo. Senza l’intervento ‘ro- tidiano: le mole…E gli altri congegni che hanno per ognuno un’utilità conquiste, questi sforzi sono stati fatti per me. Ma comportiamoci come un buon padre di famiglia,
mano’ quindi le scoperte del mondo greco, e in particolare elleni- pratica nella vita di ogni giorno”. ampliamo il patrimonio ricevuto; quest’eredità passi accresciuta da me ai posteri. Da fare resta ancora
stico, non sarebbero andate lontano; Roma lo ha potuto fare per E possiamo dire che Nerone e Luigi XIV vivevano allo stesso mo- molto e molto ne resterà, e a nessuno, sia pure fra mille secoli, sarà negata la possibilità di aggiungere
l’estensione territoriale raggiunta, per i contatti istituiti con altre do, disponevano delle stesse energie per muovere le loro mac- qualche cosa ancora.
culture, per l’autorità del suo potere: questo sì che è un merito, che chine e le loro carrozze, facevano coltivare la terra con macchine Seneca, Epistola VII, 64, 6-7 (trad. C. Barone, Milano 1989)
possiamo tranquillamente riconoscere ai Romani. molto simili, macinavano il grano con i mulini ad acqua, estrae-
In conclusione sembra opportuno riportare quanto scrive molto vano minerali dalle miniere con argani e strumenti ‘romani’.

homo faber-homo sapiens Quam vero aptas quamque multarum artium ministras ma-
nus natura homini dedit. Digitorum enim contractio facilis fa-
La tecnologia studia i mezzi con cui l’essere umano agisce sul- cilisque porrectio propter molles commissuras et artus nullo in
l’ambiente in cui vive modificandolo. Questa definizione di tec- motu laborat, itaque ad pingendum, fingendum, ad scalpen-
nologia richiama molti temi oggi di forte attualità che segnano il dum, ad nervorum eliciendos sonos ad tibiarum apta manus
dibattito sul ruolo e sui confini delle nuove tecnologie, un acceso est admotione digitorum. Atque haec ablectationes, illa ne-
dibattito spesso caratterizzato da posizioni contrastanti e da ri- cessitatis, cultus dico agrorum extructionesque tectorum, te-
svolti ideologici. gumenta corporum vel texta vel suta omnemque fabricam
Ma qual’era la consapevolezza e la visione degli antichi nei riguardi aeris et ferri; ex quo intellegitur ad inventa animo percepta sen-
di una tematica, come quella del progresso tecnologico, sentita sibus adhibitis opificum manibus omnia nos consecutos, ut
così viva e attuale? tecti ut vestiti ut salvi esse possemus, urbes muros domicilia
La mano è il primo strumento tecnologico con cui l’essere uma- delubra haberemus. (…) nostris denique manibus in rerum na-
no trasforma, contrasta, manipola il mondo che lo circonda: al- tura quasi alteram naturam efficere conamur
cune bellissime riflessioni di Cicerone, nell’opera ‘La natura divina’, (Cicerone, de natura deorum 2, 150-152).
rivelano piena coscienza e ammirazione per le risorse intellettua-
li e le abilità manuali dell’uomo, in grado di trasformare la natura Quasi alteram naturam, dunque ‘quasi una seconda natura’, dice
fino a crearne un’altra: il più celebre oratore e politico di Roma antica, un altro ordine ol-
tre a quello dato e conosciuto. Si è tentati di vedere in questa ‘se-
Quanto sono abili le mani che la natura ha dato all’uomo e conda natura’ una adeguata traduzione di quella capacità di
quanto numerose le arti di cui esse sono strumento! Infatti pos- adattamento all’ambiente naturale circostante di cui parlano og-
siamo contrarre e distendere le dita grazie a giunture flessibi- gi le scienze antropologiche e sociologiche quando indagano le
li, e il dito non fatica in nessun movimento. Così la mano, più diverse culture umane.
accostando le dita, è in grado di dipingere, modellare, scolpi- ‘Fare’ e ‘saper fare’, ‘sperimentare’ e ‘creare’ si traducono per l’uo-
re, di far scaturire suoni dalla lira e dal flauto. E oltre a queste mo antico in molteplici modi di combinazione ed elaborazione
arti ricreative vi sono anche quelle necessarie: l’agricoltura dell’ambiente fisico che lo circonda e di abile utilizzo dei mezzi
Bibliografia di riferimento (fig.1), l’edilizia, la tessitura e la cucitura di abiti e tutta la la- naturali in esso disponibili. Nonostante posizioni contraddittorie,
Carandini 1980; Cracco Ruggini 2001, pp. 73-94; DeLaine 1997; DeLaine 2003, pp. 723-732; vorazione del bronzo e del ferro; da ciò si comprende che noi che spesso tradiscono un esplicito disprezzo nei confronti del la-
DeLaine 2006, pp.237-252; Di Pasquale 2004; Humphrey, Oleson, Sherwood 1998; abbiamo conseguito tutto ciò applicando l’attività manuale voratore manuale e dell’esecutore tecnico dei mestieri, ritorna
Marcone 2006, p. 182, 192-193; Minonzio 2004, pp. 263-312; Oleson 2008; degli artigiani (fig.2) a scoperte della mente e a percezioni dei ugualmente con forza nel pensiero antico la consapevolezza di
Pomey, Tchernia 2006, pp. 87-97, in particolare p. 94; Romano 1997, pp. 79-95; Russo 2006, pp. 23-29; sensi, in modo da poter essere coperti, vestiti, protetti,e da ave- un’umanità segnata da uno sforzo incessante di creare, median-
Russo 2008; Settis 1979; Settis 2005; Solis Santos 1988, pp. 705-728; Tomei 1982, p. 63 ss.; re città, mura, case e templi (…) con le nostre mani infine ten- te l’opera della sua intelligenza e delle sue mani, il ‘mondo della
Tomei, Tecnologia, pp. 273-302; Traina 2006, pp. 262-263; Wilson 2006, pp. 226-229; tiamo di creare quasi una seconda natura nella natura vita’: ad inventa animo percepita sensibus, si tratta quindi di un’at-
Wisseman, Wisseman 1994. (trad. C.M. Calcante, Milano 1992) tività manuale applicata alle scoperte della mente e dei sensi, va-

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tratti più dalla storia delle invenzioni e dalla scoperta di “rivolu- anche le élites provinciali: l’esistenza di un ceto di consumatori fe-
zioni”, ritenute in grado di spiegare convenientemente trasforma- ce sì che, accanto ad una economia di sussistenza, ci fosse la ne-
zioni repentine o radicali mutamenti rispetto al passato, che cessità di una produttività di più ampia portata e su vasta scala.
dall’osservazione dei processi di lunga durata e di reciproco in- Questo processo determinò a sua volta la richiesta di manodope-
flusso. Dall’altro gli storici si sono concentrati invece sulle com- ra e di un ceto artigianale sempre più specializzato e, conseguen-
ponenti sociali ed ambientali che determinano il network delle realtà temente, di una corrispondente organizzazione del lavoro secondo
locali della cultura mediterranea, in particolare focalizzando il ruo- criteri di maggiore razionalità. Il fenomeno della razionalizzazione,
lo delle strutture politiche sull’avanzamento tecnologico e sullo cioè lo sforzo di migliorare il processo produttivo secondo le sem-
sfruttamento delle risorse produttive. pre maggiori necessità economiche, è strettamente connesso con
Nella storia del Mediterraneo antico il ruolo della tecnologia non si il fenomeno dello sviluppo tecnologico, cioè del potenziamento e
precisa pertanto come quello di un possibile catalizzatore di rivolu- delle innovazioni nel campo delle applicazioni tecnologiche.
zioni e di radicali transizioni tra periodi e sistemi culturali, quanto si Infatti, grazie al contributo offerto negli ultimi decenni dallo stu-
delinea piuttosto come una delle forze propulsive di più complessi dio dettagliato della documentazione archeologica e da una at-
sistemi di risposta al bisogno di produttività, infine, come uno dei tenta valutazione delle fonti storiche (si pensi solo alle iscrizioni,
molti poteri che influiscono nella vita delle microlocalità. un tempo solo marginalmente considerate, o la straordinaria mo-
le di dati offerta dai papiri, addirittura ignorata) possiamo ricom-
porre ora un quadro complessivo altamente diversificato, dove i
Tra tradizione e innovazione: concetti di innovazione, stagnazione o, addirittura, recessione pos-
Fig. 1 Colonna di Traiano (113 d.C.), dettaglio con legionario intento alla Fig. 2 Rilievo funerario (II sec. d.C.) con scena di bottega di artigiani intenti il network tecnologico dell’impero romano sono coesistere a seconda dei periodi o delle microregioni inte-
mietitura del grano (da calco, Roma, Museo della Civiltà Romana). al lavoro del rame (calco, Roma, Museo della Civiltà Romana). ressate. Rispetto al giudizio assai limitativo espresso nel passato
Secondo quali parametri valutare l’esperienza tecnologica in una in relazione alla tecnologia antica nei termini di stagnazione, di
le a dire inscindibile da processi intellettivi e cognitivi. Molti pen- di includere non solo l’agricoltura, l’estrazione delle materie pri- società antica pluriculturale e policentrica quale quella romana? mancanza di progresso e di potenzialità non sfruttate, l’archeolo-
satori ed intellettuali nel mondo ellenistico-romano, a partire da me, le attività produttive e costruttive su ampia scala, i mezzi di L’esperienza tecnologica è parte della realtà globalizzata dell’im- gia, di contro, ha aiutato notevolmente a recuperare con forza
Aristotele, hanno riconosciuto nella simbiosi tra intelletto inven- trasporto ma anche l’amministrazione e le altre tecniche di ge- pero romano, durante il suo lungo percorso di formazione, costi- un’immagine dell’impero romano dinamica, con un commercio
tivo e tecnica esecutiva un fattore essenziale per la conquista del- stione delle istituzioni. tuzione e disfacimento; più che ‘rivoluzioni’ o nette cesure si attivamente basato sullo scambio monetale, con industrie urba-
la natura e dello sviluppo dell’umanità. La storia della tecnologia antica non è quindi solamente una sto- riscontrano invece linee di continuità di saperi e di tradizioni pree- ne e rurali spesso a carattere estensivo, con una pianificazione per
Per questo motivo il discorso sulla tecnologia è il discorso sul- ria di saperi, tradizioni e competenze tecniche gelosamente eredi- sistenti accanto alla presenza di influssi innovativi, di rielabora- lo sfruttamento massiccio delle risorse naturali, a volte anche dram-
l’insieme di saperi e di processi prima di tutto mentali che ma- tate e custodite da un gruppo di specialisti, di pensatori teorici e di zioni e fenomeni di adattamento a livello locale. In questa ottica matico nei suoi risvolti ambientali.
nuali: il pensiero tecnologico fa parte di un ‘agire strategico’ messo abili esecutori, ma anche quella del lungo ed intricato processo di è consono parlare, in sostituzione di ‘tecnologia romana’, di una Questo nuovo modo di impostare lo studio e la valutazione del-
in atto per risolvere un insieme di problemi che il singolo indivi- elaborazione – ricezione – applicazione di conoscenze socialmente storia della tecnologia durante l’età romana. l’esperienza tecnologica nell’impero romano ha insegnato a diver-
duo o il gruppo si trova ad affrontare. Quale coscienza avevano e culturalmente condivise. Per questa ragione, in antico come og- L’agire tecnologico dell’uomo romano è quindi connaturato con sificare e distinguere in relazione al preciso contesto sociale, alle
gli antichi di tale habitus fatto di riflessione e di abilità tecnica? gi, il ‘fare’ e ‘il saper fare’ costituiscono attività non solo necessa- le strutture geografiche, economiche e socio-culturali dell’ambiente condizioni ambientali e necessità economiche. Particolarmente
Quali erano i campi di applicazione di tale ‘agire strategico’? rie al funzionamento della società, ma strumenti di valorizzazione in cui si esprime. L’impero romano riuniva sotto di sé un territo- esemplificativo è il fatto che certe tecnologie tradizionali e mille-
Ancora una volta ci soccorrono le considerazioni di Cicerone che sociale dell’uomo, seppure con una gamma altamente diversifica- rio che si estendeva dall’Inghilterra settentrionale, in parte inclu- narie diffuse in tutto il bacino del Mediterraneo, come quelle rela-
spesso sottolinea il potere creatore del lavoro e dell’industria del- ta di sfumature secondo i contesti e gli ambiti cronologici. dendo anche la Scozia meridionale, fino ai margini del deserto tive alla macinazione dei cereali e caratterizzate dall’impiego della
l’uomo. Come viene efficacemente espresso nelle osservazioni La complessità della dimensione tecnologica dell’uomo antico è africano e alle cataratte del Nilo, mentre da Ovest a Est com- forza animale, continuassero ad avere ampia applicazione, men-
condotte sul modo di agire responsabile (Cicerone, de officiis 2, 3- concettualmente inscindibile dal diversificato e frammentario qua- prendeva i territori da Gibilterra fino all’Eufrate: la sua superficie tre solo a fronte di determinate condizioni di sviluppo socio-eco-
5), proprio alla combinazione di pensiero razionale, abilità tecni- dro ambientale, culturale ed economico, in cui ha preso forma e è calcolabile in ca. 6 milioni di km2. Lo spazio dominato da Roma nomico avessero diffusione tecnologie innovative, come quella della
ca e manuale si fanno risalire la medicina, la navigazione, significato, vale a dire il bacino del Mediterraneo. È utile richia- fu compreso in un’imponente rete stradale, dotata di numerosi macinazione dei cereali grazie all’impiego dell’energia idraulica.
l’agricoltura, il commercio, l’estrazione dei metalli, poi, continuando mare il puntuale rimando a quella connectivity of microregions, ad ponti, che attraversava le diverse province dell’impero per un’esten- Lo studio delle fonti storiche e, soprattutto, la valorizzazione delle
l’enumerazione, l’architettura, fino ai grandi progetti di regimen- una rete di connessioni esistenti tra realtà locali, recentemente for- sione che nel II sec. d.C. si può calcolare tra 80.000 e 100.000 evidenze archeologiche testimoniano processi di diffusione e cir-
tazione e distribuzione delle acque ed alle grandi opere di inge- mulato da Horden e Purcell, in cui si sintetizza l’immagine di un km: ma si trattava solo delle grandi strade romane a cui si devo- colazione dei saperi diversificati e con forti interconnessioni. Da un
gneria, come ponti e porti: tutti campi in cui si dimostra al meglio articolato tessuto connettivo, dove convivono e interagiscono le no aggiungere poi le strade locali. lato un chiaro interesse per queste idee e la loro circolazione emer-
l’esistenza, per un intellettuale e politico alla metà del I sec. a.C., culture mediterranee. Con il principato di Augusto iniziò un periodo di quasi 250 anni ge dalle osservazioni degli autori antichi: esplicativi per queste in-
una concezione positiva del progresso della cultura umana attra- Sullo sfondo di queste molteplici realtà locali il patrimonio dei sa- che, nonostante sommosse locali e scontri militari per la succes- terconnessioni sono i casi dei sistemi di irrigazione sperimentati ad
verso il potere creativo della tecnica. peri tecnologici si radica nella storia dell’ambiente e del suo sfrut- sione al trono, fu definito pax romana. L’imposizione del diritto, Alessandria, illustrati anche da Vitruvio in modo esaustivo. Dall’al-
La concezione che univa l’abilità creativa dell’homo faber alla di- tamento pianificato ad opera dell’uomo; similmente il percorso l’estensione di un articolato apparato burocratico amministrativo- tro le applicazioni di nuove tecnologie sono documentate in tutto
mensione raziocinante dell’homo sapiens non era frutto di una tecnologico si sovrappone e si interseca con la storia commerciale tributario, la forza di un imponente esercito, instaurarono e pre- l’impero dalla Britannia all’Egitto in settori come l’estrazione mine-
supposta ‘mentalità romana pratica’: si trattava di una diretta con- e le sue dinamiche economiche. servarono a lungo nei territori conquistati l’imperium di Roma. La raria, l’attività delle cave, l’irrigazione, l’agricoltura, i trasporti.
tinuità con il pensiero di Aristotele che chiamava saggi coloro i Per questo motivo, dunque, non si può anteporre lo studio delle pace relativa creò le premesse per un incremento demografico sen- Dal Vallo di Adriano al deserto della Libia troviamo documentato
quali si erano distinti in particolari scoperte tecniche, un’eredità singole invenzioni o delle singole innovazioni tecnologiche a quel- za precedenti: nel momento di massima espansione nel II sec. d.C. un quadro articolato di impianti per drenaggio, raccolta, distribu-
questa che sarà sviluppata dal filosofo stoico Posidonio che, as- lo delle relazioni di potere - controllo - sfruttamento economico la sua popolazione si aggirava sui ca. 60.000.000 di abitanti. zione e conservazione delle acque per scopi agricoli, domestici e ar-
similando homo faber e homo sapiens, celebrerà il progresso tec- che costituiscono i maggiori fattori determinanti il processo pro- Questi fattori, qui esposti in forte sintesi, condussero parallela- tigianali; allo stesso tempo sono emerse eclatanti dimostrazioni di
nico come parte dello sviluppo della saggezza. Una tale concezione duttivo nel Mediterraneo. mente ad uno sviluppo economico notevole, che si rifletteva nel tecnologia avanzata e concretamente applicata a impianti prodot-
dell’esperienza tecnologica come risultato di ratio e ars permette Infatti, da un lato gli storici della tecnologia antica sono stati at- benessere non solo dei ceti dirigenti e delle classi alte di Roma ma tivi su vasta scala: l’energia derivata dall’uso della forza dell’acqua

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Fig. 3 Frammento di rilievo con scena Lo storico Andrea Giardina ha recuperato questa suggestiva imma- Fig. 4 Una città dell’impero
di nove minatori, da Linares, l’antica Castulo gine dell’impero romano come terra di macchine e, soprattutto, di romano: Hierapolis di Frigia
(Spagna, oggi a Museo di Bochum, uomini-macchina da un testo birmano in lingua pali del XI-XII seco- (Pamukkale, Turchia). La città,
v. sez. 8.1) lo, ma basato su testi sanscriti precedenti: si tratta di una visione da probabilmente fondata nel III sec.
parte dell’Altro, del non romano, di Roma come paese degli automi, a.C., vive in età imperiale
dove l’elemento tecnico e quello umano tendevano a compenetrarsi e un’importante fase di sviluppo
gli uomini potevano assumere le sembianze di macchine dotate di spi- economico grazie a numerose
rito. Questa immagine del paese degli automi cristallizzatasi nell’im- attività artigianali e produttive
maginario indiano è quindi un’efficace metafora di come, presso destinate non solo al fabbisogno
culture non mediterranee, quell’esperienza o, piuttosto, quell’onni- locale ma anche ad esportazioni
presenza tecnologica fosse sentita come fattore peculiare al dominio su larga scala: da numerose
di Roma e percepita come una cifra caratterizzante di questa cultura. iscrizioni e dalle fonti letterarie
Ma quale era invece il quadro mentale in cui le macchine venivano emerge in particolare il ruolo della
concepite e vissute dall’uomo romano? produzione tessile e di lana tinta
In netto contrasto con l’esperienza contemporanea, che vede mac- con un pigmento vegetale simile
china e nuove tecnologie correre continuamente il rischio, sotto il alla famosa porpora ma molto
peso di istanze etiche e religiose, di collocarsi al di fuori o addirittu- più economico. Si conoscono
ra ‘contro natura’, al contrario, nel pensiero antico l’evoluzione del- inoltre potenti associazioni di
la macchina e delle tecniche non rappresenta un fattore di mestieri, tra cui i tintori, tessitori,
disgregazione dell’ordine naturale. L’autore che nella cultura roma- i fabbri, e gli addetti al
fu impiegata con grande successo (fig.3) all’estrazione mineraria (il na è stato in grado di cogliere questo rapporto di equilibrio tra tec- funzionamento delle macchine
caso delle miniere spagnole), alla lavorazione delle pietre tramite i nica e natura è Vitruvio, per il quale l’ideazione delle macchine è parte idrauliche (D’Andria 2003).
dispositivi con la sega idraulica (l’esempio di Hierapolis di Frigia, delle potenzialità concesse agli uomini:
Turchia, fig.4) gli impianti industriali per la macinazione (l’impo- Con una grande varietà di osservazioni tutto il libro decimo di Vi- Non tutti i cereali si macinano facilmente. In Etruria la spiga di
nente contesto della prima età imperiale a Barbegal presso Arles). Tutti i congegni meccanici devono la loro origine alla natura e il lo- truvio mette particolare enfasi su impianti e tecniche che rimpiaz- farro abbrustolito viene schiacciata da un pestello con la punta
Quale immagine possiamo farci dunque dell’esperienza tecnologi- ro principio fondamentale alla rotazione del mondo, da cui trag- zano la forza umana con fonti alternative di energia tra le quali, prima di ferro dentro un tubo dentellato, che ha all’interno una stella
ca durante l’età del dominio di Roma nell’area del Mediterraneo e gono lezione e insegnamento. (…) Quando dunque i nostri antenati tra tutte, il potere dell’acqua. dentellata anch’essa, così che, se per caso pigiano con troppa for-
nelle regioni limitrofe rispetto allo stato attuale delle ricerche e al no- compresero la natura di tali fenomeni, trassero i loro modelli dalla za, i grani vengono scheggiati ed il ferro si spezza. La maggior
tevolissimo ampliamento della documentazione archeologica in tut- natura e imitandoli, guidati dalle opere divine, svilupparono appli- Sulla base dello stesso principio si fanno girare anche i mulini ad parte d’Italia adopera un nudo pestello, ed anche ruote che l’ac-
te le regioni dell’impero? cazioni utili all’esistenza. E così, a scopo di maggiore comodità, al- acqua, che sono uguali in tutto tranne per il fatto che a una del- qua mette in movimento, ed eventualmente anche la macina.
Un modello di lettura che si propone qui è quello di considerare la cune le realizzarono per mezzo delle macchine e delle loro rotazioni, le estremità dell’asse è fissato un tamburo dentato, e quest’ulti- (trad. A. Aragosti et al., Torino 1984)
tecnologia o le tecnologie alla stregua di un network fatto di centri e altre per mezzo di strumenti, e quelle che capivano essere utili ai mo, posto verticalmente di taglio, gira contemporaneamente alla
periferie, di legami e diramazioni di intensità e qualità diverse, di con- bisogni si preoccuparono di perfezionarle con la riflessione teorica, ruota. (…) ed è con la stessa rotazione che questo [scil. frumen- Si tratta di pisae, pestelli, azionati meccanicamente per l’impiego del-
nessioni più o meno dirette, che consentono o ostacolano il transfer con la ricerca tecnica, con l’istituzione graduale di una scienza. to] viene ridotto in farina. l’energia idraulica. Questo riferimento è di straordinaria importanza
di conoscenze e la loro concreta applicazione, che, infine, ne modifi- (trad. A. Corso-E. Romano, Torino 1997) documentaria proprio perché si asserisce che questa tecnologia è
cano la ricezione e il loro riadattamento da un determinato contesto Eadem ratione etiam versantur hydraletae, in quibus eadem sunt diffusa in maior pars Italiae, nella maggior parte della penisola. Le
ad un altro. Omnis autem est machinatio rerum natura procreata ac prae- omnia praeterquam quod in uno capite axis tympanum denta- attente osservazioni di Vitruvio e di Plinio riservate al mulino ad ac-
Ma il network tecnologico era al contempo parte di un insieme che ceptrice et magistra mundi versatione instituta. (…) Cum ergo tum est inclusum. Id autem ad perpendiculum conlocatum in- qua costituiscono una centrale testimonianza che la forza idraulica
lo conteneva, il sistema dell’impero, con le sue tensioni politiche e maiores haec ita esse animadvertissent, e rerum natura sump- cultrum versatur cum rota pariter. (...) In qua machina inpendens era utilizzata già nella prima età imperiale su larga scala e secondo
sociali, con i suoi fattori di crescita economica, con il suo mondo di serunt exempla et ea imitantes inducti rebus divinis commodas infundibulum subministrat molis frumentum et eadem versa- forme diversificate.
valori e modelli culturali; per questo il discorso sulla tecnica costi- vitae perfecerunt explicationes. Itaque comparaverunt, ut essent tione subigitur farina. Se a livello teorico questo poteva essere il quadro di riferimento che
tuisce solo una pagina del più vasto discorso sul potere. expeditiora, alia machinis et earum versationibus, nonnulla or- (Vitruvio, de Architectura 10, 5, 2). gli autori antichi di tecnologia verosimilmente restituiscono, quale
ganis, et ita quae animadverterunt ad usum utilia esse studiis, poteva essere invece il panorama concreto di impianti, di strutture
artibus institutis, gradatim augenda doctrinis curaverunt. La forza dell’acqua: essa rappresenta il primo sforzo di sfruttamento e macchine produttive che lui aveva di fronte?
La macchina del mondo: (Vitruvio, de Architectura 10, 1, 4) delle risorse naturali da convertire in lavoro meccanico (sez. 3, 12). Al- L’approccio archeologico, a cui la generazione di storici come Finley
pensiero scientifico e tecnologia nel mondo romano le riflessioni di Vitruvio fanno eco alcune importanti annotazioni di ha guardato in passato con estremo scetticismo (v. il contributo di
La natura offre il punto di partenza allo sviluppo dell’attività creatri- Plinio, in particolare in un passo recentemente evidenziato da Lewis Cordovana), si è rivelato al contrario per studiosi come Wikander ed
“In Oriente, al tempo dell’impero romano, si favoleggiava di un ce dell’intelligenza dell’uomo: tramite la costruzione di macchine il dove si parla di un procedimento per sgranare e triturare il grano: Oleson, Pleket, Greene o, sul versante italiano, Lo Cascio uno stru-
paese dove vivevano molti fabbricanti di “macchine veicoli di spi- pensiero tecnico trova nella natura il proprio campo d’azione e il pro- mento ermeneutico efficace, in grado di restituire l’immagine di una
riti”. Queste macchine venivano usate come strumenti di prote- prio spazio creativo. In Vitruvio le tecniche ricevono dalla natura i va- Pistura non omnium facilis, quippe Etruria spica farris tosti ri- società dinamica, di elaborare analisi ed interpretazioni sempre più
zione («bloccano, arrestano, respingono, fanno ostacolo»), lori di riferimento, divenendo, quindi, un valido mezzo di conoscenza. sente pilo praeferrato, fistola serrata et stella intus denticulata, articolate, all’interno di un confronto sistematico allargato a una plu-
svolgevano attività commerciali, coltivavano i campi, effettua- Alla luce delle riflessioni vitruviane si può concludere che nell’impe- ut, si intenti pisant, concidantur grana ferrumque frangatur. ralità di fonti. Ed è proprio nel caso dell’energia idraulica, special-
vano catture ed esecuzioni. Questo paese era Roma (Roma-vi- ro romano la meccanica antica abbia sempre mantenuto un assetto Maior pars Italiae nudo utitur pilo, rotis etiam, quas aqua ver- mente in quello del mulino ad acqua, che gli ‘scettici’ citavano per
saya)…” interno sufficientemente forte e definito, tale da poter apparire come set, obiter et mola. primo come esemplificazione del fallimento del progresso tecnolo-
(Giardina 1989). un sapere scientifico (Repellini 1989). (Plinio, Naturalis Historia 18, 97) gico antico, che la messe di nuovi dati e l’attenzione ai contesti e al-

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Fig. 8 Hierapolis, coperchio di
sarcofago dalla necropoli nord con
rappresentazione a rilievo della sega
idraulica per tagliare la pietra e
iscrizione funeraria di M. Aur.
Ammianos: prima metà del III sec.
d.C. (da Ritti-Grewe-Kessener 2007)

l’ambiente circostante ha apportato evidenze eclatanti sulla diffu- della farina e di altri cereali macinati fosse maggiore del grano stesso,
sione di impianti meccanici in agricoltura, nel campo minerario e in se i profitti e i vantaggi provenienti da impianti di tale complessità fos-
altri settori di attività, quali il trasporto o gli impianti termali. sero maggiori rispetto a macine convenzionali. Infine sarà da chiedersi
L’eccezionale complesso del mulino di Barbegal nella Narbonese, sco- se questa architettura “industriale” fosse di proprietà imperiale o mu-
perto e scavato tra il 1937 e il 1939, si trova in 7 km ad ovest della cit- nicipale, privata o piuttosto gestita da un collegium di mugnai.
tà di Arles, l’antica colonia cesariana di Arelate, all’entrata della valle Che l’impiego di tecnologie che, utilizzando una terminologia odier-
Fig. 5 Veduta aerea della valle di Baux, nei pressi dell’antica Arelate (Arles, Provenza): alla sommità del di Baux (fig.5). Si tratta di un edificio di 61 x 20 m, realizzato forse al- na, potremmo definire ‘avanzate’ implicasse non solo una stretta re-
pendio si distinguono i resti dei pilastri e degli archi che sorreggevano l’acquedotto, mentre in basso le le fine del I sec. d. C., che si presenta simmetricamente diviso in due lazione tra tecniche complesse e interessi di grandi investitori o di
emergenze dell’eccezionale mulino di Barbegal realizzato probabilmente in età traianea (Foto Leveau). settori, entrambi occupati da una serie di ambienti e separati da una gruppi organizzati nelle realtà urbane dell’impero romano, ma an-
scalinata centrale (fig.6). Il complesso era edificato alla base di un che comportasse di fatto l’esistenza di tutta una capillare infrastrut-
Fig. 6 Pianta del complesso del mulino di pendio, in una posizione ottimale per l’impiego mirato della forza tura di supporto (finanziaria, logistica, legislativa) è documentato da
Barbegal: si riconosce il tracciato dei due idraulica: scendendo dall’acquedotto costruito alla sommità della col- un interessantissimo dossier epigrafico provvisto di una ecceziona-
acquedotti che, confluendo in uno stesso bacino lina l’acqua era incanalata all’interno dell’edificio, dove, in due con- le, quanto rara testimonianza iconografica, ritrovato recentemente
collettore, vanno ad azionare la serie di 16 ruote dotte forzate discendenti, andava ad azionare una serie di ben 8 coppie nella città frigia di Hierapolis (v. sez. 3, 13).
a pale; si tratta di ruote a pala, disposte rispettivamente contro le facce interne dei Si tratta della parte laterale di un coperchio di sarcofago (fig.8), ri-
di un edificio di 61 x 20m simmetricamente muri est ed ovest del complesso (fig.7). Tale tipologia di impianto a trovato nella necropoli cittadina, che porta incisa un’iscrizione fune-
diviso in due settori (da Leveau 1996). ruote multiple si attesta, pur con diverse soluzioni applicative, anche raria con al centro la riproduzione a rilievo di un congegno meccanico.
in altri casi in diverse regioni dell’impero: presso la città e il fiume di La datazione del monumento si circoscrive probabilmente nella pri-
Fig. 7 Modello ricostruttivo del mulino di Crocodilo, 16 km a nord di Cesarea Marittima, a Chemtou e Testour ma metà del III sec. d.C. Il testo in greco porta il seguente testo
Barbegal, si tratta di una serie di ambienti nella Tunisia settentrionale. Gli ambienti disposti ai lati della scalina-
disposti sul pendio e separati da una scalinata ta centrale dovevano servire, invece, come magazzini per i cereali ma-
centrale, in una posizione ottimale per lo cinati: la capacità stimata di 4, 5 tonnellate per giorno di farina indica
sfruttamento della forza idraulica: l’acqua che si tratta di una produzione perfettamente in grado di soddisfare
incanalata all’interno dell’edificio in due condotte l’esigenze non solo dei 12.000 abitanti di Arles antica.
forzate discendenti, andava ad azionare una serie Il complesso di Barbegal, alimentato dallo stesso acquedotto che ri-
di ben 8 coppie di ruote a pala (Museo fornisce d’acqua la città, è un ottimo esempio di un impianto tecno-
Archeologico di Arles). logico di grande impatto nel paesaggio, la cui produzione era destinata
ad un mercato più ampio di quello della città. Impianti come quello di M. Aur. Ammianos, cittadino di Hierapolis, esperto come De-
Barbegal suscitano tutta una serie di importanti interrogativi su chi dalo al lavoro con la ruota, realizzò (il meccanismo rappresen-
istruisse e organizzasse le nuove forze-lavoro, chi rendesse disponi- tato) con l’abilità di Dedalo; e ora qui rimarrò
bile il capitale, se il guadagno nello stoccaggio e nella redistribuzione (trad. A. Ritti 2007)

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L’immagine scolpita a rilievo attesta con dovizia di particolari una
macchina con duplice sega per materiali litici azionata da forza idrau-
Economia e tecnologia nell’antica Roma
lica: questa rappresentazione costituisce un unicum nel suo genere,
perché non solo permette di ricostruire la macchina ma anche di ca-
pirne il tipo di funzionamento. Come si evince dalla ricostruzione
proposta (fig.9) l’energia era generata dalla rotazione di una grande Orietta Dora Cordovana
ruota a pale sotto la spinta dell’acqua corrente: la potenza ottenuta
era distribuita tramite una ruota dentata a demoltiplicatore. Questo,
a sua volta, andava ad azionare contemporaneamente due ruote do-
tate di leve che producevano l’oscillazione regolare delle due seghe
in metallo fissate in una struttura lignea e appoggiate sui blocchi da
Fig. 9 Disegno ricostruttivo del meccanismo
tagliare. Per quanto concerne differenze e peculiarità tra antico e mo-
progettato da M. Aur. Ammianos: la forza
derno, il congegno meccanico così ricostruito di Hierapolis illustra del getto d’acqua aziona il movimento della ruota Non v’è dubbio che il mondo romano e l’antichità classica in gene- zioni nel contesto di società antiche o moderne è conquista dell’an-
adeguatamente la concezione antica di machina come strumento che a sua volta fa funzionare le due seghe per il taglio rale non conobbero una rivoluzione industriale e tecnologica così co- tropologia culturale. La definizione che ne fornisce il dizionario lin-
sottoposto all’azione di una forza esterna, altresì capace di amplifi- dei blocchi (da Ritti-Grewe-Kessener 2007) me si ebbe in Europa e in Gran Bretagna tra il XVIII e XIX secolo. guistico Treccani è per noi assai rilevante e chiarificatrice delle
carla e canalizzarla in modo da ottenere risultati diversamente non Studiosi dell’economia antica e medievale, archeologi o storici della implicazioni e delle categorie che essa coinvolge. «In antropologia
perseguibili, se non con enorme sforzo. Simili impianti sono stati ri- Quale era lo sfondo sociale in cui viveva e lavorava il brillante in- scienza non di rado si sono interrogati sulle cause del ‘decollo man- culturale tecnologia è l’insieme delle attività materiali sviluppate dal-
costruiti sulla base dei reperti archeologici ritrovati ad Efeso e a Ge- ventore del congegno di Hierapolis? cato’ della tecnologia romana, con manifesto disappunto anche per le varie culture per valorizzare l’ambiente ai fini dell’insediamento e
rasa, ma databili non prima del VI sec. d.C.: l’eccezionalità Contro l’idea di una qualsiasi forma di emarginazione di questi ar- il fallito salto di qualità verso l’industrializzazione che Roma, seppure del sostentamento; in questo senso generale la Tecnologia costitui-
dell’esemplare da Hierapolis consiste proprio nella datazione estre- tefici, la sintesi tratta dalla vasta documentazione epigrafica della cit- potenza politica ed economica del Mediterraneo antico, non fu in sce una branca fondamentale della cultura e talvolta la si identifica
mamente più antica rispetto a questi impianti di età bizantina. tà ci permette ricostruire un quadro variegato di associazioni: da grado di realizzare. Perché l’impero romano non riuscì a produrre il con la cosiddetta ‘cultura materiale’, ma in realtà il suo significato è
Contro la spesso sostenuta concezione di isolamento o di emargi- quelle di chi lavorava il legno, a quelle per il marmo e gli altri mate- salto di qualità verso la rivoluzione industriale? I Romani erano con- assai più esteso poiché la ricerca connessa alla tecnologia incide tan-
nazione degli artefici antichi, come pure contro la separazione tra riali litici, assieme a coloro che invece utilizzavano il meccanismo sapevoli che diverse conoscenze scientifiche potevano migliorare le to sulla conoscenza teorica della realtà e della natura costitutiva dei
utilità e finalità pratica di una creazione e il riconoscimento di un’in- della ruota per gli scopi agricoli. Ma tra tutte spicca soprattutto la condizioni della vita quotidiana? Quale era il rapporto tra scienza, materiali, quanto sul loro uso e sulle loro proprietà con influenze di-
trinseca genialità inventiva da parte di un ideatore, testo e immagi- syntechnia degli hydraletai, vale a dire l’associazione di coloro che tecnologia ed economia nel mondo antico? rette nell’organizzazione sociale e politica». Se estrapoliamo alcuni
ne sul sepolcro ierapolitano documentano un altro risvolto inedito sono impegnati nell’ambito dei congegni meccanici ad energia idrau- Questi interrogativi non cessano di suscitare tra esperti e meno esper- concetti chiave, appare evidente da questa definizione che ‘tecnolo-
del rapporto tra artefice e creazione tecnologica. Dalle parole di Pli- lica: un network composto da chi inventa e progetta, costruisce ed ti un acceso dibattito, tuttavia spesso ancora radicato su alcuni luo- gia’ implica ‘conoscenza scientifica’ applicata a determinate condi-
nio comprendiamo il significato del rimando a Dedalo, mitica figu- installa, ma anche presta lavoro di manutenzione e riparazione di ghi comuni fuorvianti e su erronee impostazioni dei non facili problemi zioni ambientali, al fine di migliorare le condizioni di vita di un gruppo
ra del ‘primo inventore’: Ad aprire la prima bottega di falegname fu macchine concepite come quelle di Barbegal e di Hierapolis. implicati nel trinomio scienza-tecnologia-economia. Senza pretesa sociale che, tuttavia, mediante la sua cultura e il suo vissuto storico,
Dedalo, il quale inventò anche la sega, l’ascia, il filo a piombo, la tri- Come la storia dell’impero di Roma costituiva un sistema di realtà di giungere a considerazioni esaustive e conclusive, in questa sede incide e influenza variamente l’applicazione e l’entità stessa delle
vella, la colla, la colla di pesce (Plinio, Naturalis Historia 7, 198). Il ter- dinamiche, in continua trasformazione e cambiamento, anche il pen- intendiamo fissare alcuni dati importanti, che potranno aiutare nel- conquiste tecnologiche. Più semplicemente: scienza, tecnologia, am-
mine trochodaidalos, cioè ‘emulo di Dedalo nel creare un congegno siero scientifico nella mentalità romana si profila come percorso e la lettura visiva dei prodotti di ciò che, per converso, definiamo tec- biente/oikos (economia nel senso etimologico greco) e società cul-
a ruote’, enfatizzato dall’espressione ‘per mezzo di una techne de- creazione incessante: in un autore come Seneca si riflette ad esem- nologia romana. In primo luogo ci appare necessario: turale sono connesse in modo ineludibile.
dalica’, sembra alludere, pur nella frammentarietà del discorso, ad pio più volte l’immagine di scienza come cammino con ostacoli e a) chiarire il significato e l’interdipendenza tra scienza e tecnologia, L’approccio antropologico ha rivoluzionato lo studio storico del mon-
una realtà sociale in cui c’era spazio per una gerarchia generata dai difficoltà da superare, come sforzo costante, come processo creati- tra queste e le attività economiche; do antico e la percezione moderna di quelle variegate società e dei
procedimenti tecnici e dalle macchine, dove il fiero M. Aur. Ammia- vo continuo. Le machinae, per noi esperibili come costrutti teorici b) superare e ribaltare la prospettiva erronea legata all’idea di una loro sistemi economici. Unitamente allo studio delle fonti letterarie
nos meritava, per capacità e competenza, rispetto e dignità. nella prospettiva di autori come Vitruvio o come reali entità nelle evi- stagnazione scientifico-tecnologica e, quindi, economica del mon- e in correlazione con le nuove tecniche metodologiche legate alla ri-
Analogamente al testo anche la scelta dell’immagine, destinata ad denze archeologiche (l’impianto dei mulini a Barbegal) o iconogra- do antico; cerca archeologica, nella prospettiva dell’antropologia culturale gli
accompagnare il defunto e a immortalarlo agli occhi della sua co- fiche (il sarcofago di Hierapolis), furono adeguati strumenti di c) considerare adeguatamente anche le mentalità e i valori storico- studi storici sul mondo antico si sono valsi e hanno dialogato anche
munità, marcava l’accento su quanto l’ideazione di un congegno erogazione di energia, la cui potenza fu applicata con sforzo calibrato culturali presenti e persistenti nella società classica romana per con discipline che spaziano, per esempio, dalla geologia alla paleo-
meccanico costituisse un valore fortemente rappresentativo: capa- e intelligente a diversi ambiti di attività, apportando vantaggi eco- una corretta valutazione dell’impatto scientifico e tecnologico sul- botanica, alla paleontologia, dall’ingegneria idraulica e civile alla geo-
cità tecnica e applicativa, quella creativa e innovativa appaiono stret- nomici e benefici concreti alla vita materiale e sociale della società le economie antiche. grafia ambientale. Da ciò è derivato un aumento considerevole di
tamente associati al senso di identità civica e di stato sociale espresso romana: esse restarono, dunque, per tutta la durata dell’impero un Al di là di queste premesse generali, infine, le singole sezioni di que- dati quantitativi e qualitativi disponibili per la ricostruzione storica
dal defunto. mezzo efficace di espressione del potere e del dominio di Roma. sta mostra con il loro impatto visivo immediato possono costituire degli aspetti sociali ed economici del mondo antico. Ma, soprattut-
tra le più valide testimonianze dell’effettiva relazione tra acquisizio- to, è cambiato l’approccio metodologico nell’impostare le doman-
ni scientifiche, tecnologia ed economia nel mondo classico. Così la de canoniche riguardanti le strutture economiche e le acquisizioni
Bibliografia semplice forza delle immagini può per se stessa offrire l’evidenza scientifico-tecnologiche del mondo greco-romano e il suo presunto
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Distribuzione dei mulini ad acqua Doppia ruota idraulica delle Terme
e delle seghe idrauliche Stabiane a Pompei
(da Brun 2006; rielab. grafica: F. G.) (ricostruzione a 1/5 del vero
di L. Jacono.
Roma, Museo della Civiltà Romana)

tica ha alimentato, da un lato, il pregiudizio ancora parzialmente go periodo (una decina di secoli!) della dominazione romana. L’evo- mento dell’atmosfera nell’emisfero settentrionale, attraverso l’analisi In relazione, poi, alla mancanza di spirito imprenditoriale tra i grup-
diffuso nella mentalità moderna sulla presunta assenza di origina- luzione e le conquiste tecnologiche più significative specie in agri- dei sedimenti glaciali e lacustri in Europa e in Groenlandia. I livelli di pi dirigenti romani, accusati da Finley di eccessiva attitudine alla te-
lità e sulla scarsità di conoscenze scientifiche del mondo romano; coltura, il settore economico produttivo più importante, sarebbero contaminazione causati dall’estrazione mineraria, per i metalli desti- saurizzazione, sono state sollevate altre obiezioni. Nei sistemi
dall’altro lato, ha contribuito a radicare l’idea che un’effettiva cre- sopraggiunte solo a partire dal Medioevo (ad esempio il mulino ad nati alla monetazione, durante l’età romana sono in assoluto i più al- produttivi legati alle principali attività economiche del mondo anti-
scita economica e tecnologica non sarebbe stata una conquista de- acqua, o l’aratro pesante), quando si sarebbe effettuata un’effettiva ti e con picchi raggiunti successivamente solo durante la rivoluzione co (in particolare in agricoltura, nelle attività manifatturiere, nel com-
cisiva del mondo classico. accelerazione della produttività economica in Europa. industriale. Risulterebbe da questi dati, infatti, che l’estrazione di ra- mercio) è stata osservata una indubbia propensione alla
Nella ricostruzione storica di Finley la civiltà greco-romana non sa- La ricerca storica e le scoperte archeologiche successive agli anni ’80 me, argento ed oro (sez. 8.1) sarebbe stata assai elevata in Europa so- razionalizzazione economica delle risorse, degli investimenti e, quin-
rebbe stata in grado di sviluppare le conoscenze scientifiche e tec- hanno in gran parte contrastato e smentito in modo puntuale il mo- prattutto tra il I secolo a.C. e il II d.C. Da ciò si può facilmente dedurre di, dei costi nell’adozione di nuove tecnologie da parte dei gruppi
nologiche ereditate dal passato. Nelle società classiche, infatti, non dello economico di Finley. Nei suoi anni mancavano ancora le nu- che l’entità dei traffici commerciali, in ambito europeo e mediterraneo, possidenti e imprenditoriali. Diversi documenti in papiri o negli scrit-
vi sarebbe stata una applicazione pratica delle invenzioni scientifi- merose scoperte archeologiche ed epigrafiche derivate dalle province l’incremento della produttività economica, sostenuta dall’emissione ti degli agronomi hanno dato prove che contrastano l’idea finleyana
che ai fini di un incremento della produttività economica e per un romane del Mediterraneo; non si disponeva ancora dei dati interdi- di monete imperiali, furono particolarmente intensi e sembrano re- riguardante quella sorta di miope tirchieria negli investimenti, che
maggiore benessere collettivo. In altri termini: le conquiste scientifi- sciplinari ad incrocio metodologico e comparativo tra l’antropologia stituire dati tutt’altro che conformi ad un quadro di stagnazione e de- sarebbe stata caratteristica dei ceti abbienti dell’antichità. Numero-
che delle scienze esatte (caratterizzate da metodo empirico dimo- culturale e le discipline ambientali. pressione economica. si esempi pratici mostrano come la mancata adozione di un’inno-
strativo) non si sarebbero tradotte in scienza ‘applicata’ attraverso È profondamente cambiato, infatti, il quadro delle testimonianze ar- Anche il progresso degli studi sulla schiavitù antica e sul sistema so- vazione tecnica rispondesse di frequente a scelte economiche razionali,
le ‘invenzioni’. Le invenzioni a loro volta non si sarebbero tradotte in cheologiche nella cultura materiale, come anche la disponibilità di do- ciale e culturale romano hanno determinato una decisiva revisione specie nel caso in cui i costi di produzione, installazione o manu-
‘innovazioni’ – cioè tecnologia – con una ricaduta positiva sull’eco- cumentazione amministrativa e letteraria, arricchita ad esempio da un del modello di Finley. Alcune considerazioni di ordine storico e so- tenzione di una macchina fossero particolarmente elevati rispetto ai
nomia, cioè su quanto concerne l’organizzazione della produzione certo numero di papiri egiziani e orientali, da iscrizioni, o dalla migliore cio-ambientale hanno ridimensionato notevolmente l’idea che la guadagni ricavabili. Un caso emblematico fra tutti è quello della mac-
e la distribuzione delle ricchezze. Quali erano le ragioni di questa conoscenza degli scritti di agronomia. E sono notevolmente cresciuti massiccia presenza di manodopera schiavile sul mercato del lavoro china di Erone (prototipo antico della macchina a vapore moderna),
mancata connessione tra scienza, tecnologia ed economia? Finley i dati qualitativi e quantitativi ricavabili dallo studio della cultura ma- e nelle attività economiche abbia di fatto condizionato, con impatto con la quale si sarebbe potuta sfruttare l’energia derivante dai gas
individuava nell’organizzazione stessa delle società antiche, forte- teriale. Diversi manufatti che in un primo momento non erano stati fortemente negativo, lo sviluppo tecnologico di età romana. In pri- compressi, se non fosse stato per i costi alquanto elevati di legno e
mente dominate dal sistema schiavistico, uno dei più grossi limiti al riconosciuti, come il mulino ad acqua (sez. 3.12) (di contro databile mo luogo, dopo il periodo delle grandi conquiste di età repubblica- carbone nel Mediterraneo, materie prime essenziali per il suo fun-
progresso tecnologico ed economico: gli schiavi sarebbero stati pre- già in età ellenistico-repubblicana al III secolo a.C.) o a trazione ani- na, l’afflusso di prigionieri di guerra – cioè di schiavi – dovette ridursi zionamento. La cosa non stupisce, se consideriamo che anche nel-
feriti e impiegati al posto delle macchine, inibendo così l’avanza- male, o la ruota idraulica (sez. 3.11) utilizzata nelle miniere per il solle- notevolmente nella maggioranza delle province. In secondo luogo, la nostra avanzatissima società post-industriale i costi proibitivi della
mento della tecnica. Lamentava anche il carattere poco incline agli vamento di materiale, successivamente sono stati identificati con nei periodi successivi alle conquiste anche la loro riproduzione na- tecnologia odierna impediscono, ad esempio, una commercializza-
investimenti produttivi delle classi dirigenti dell’impero romano, che certezza e restituiti alla loro funzione originaria, grazie anche al mi- turale dovette essere molto limitata, condizionata com’era da fatto- zione di massa delle autovetture ad idrogeno, o una diffusa utiliz-
per un vizio di mentalità eccessivamente rivolta verso una miope te- glioramento delle tecniche e metodi di indagine archeologica. Inoltre, ri vari, quali le condizioni ambientali in cui viveva gran parte di essi zazione di pannelli solari per lo sfruttamento di energia alternativa
saurizzazione di capitali era assai restia a finanziare nuove inven- l’attuale conoscenza dello sviluppo urbano nei secoli del dominio ro- e, nondimeno, l’altissima mortalità infantile e femminile che afflig- che abbatta i livelli di inquinamento ambientale da anidride carbo-
zioni e applicazioni della tecnologia in vari settori economici. Tutto mano, delle tecniche costruttive, utilizzate sia nell’edilizia pubblica che geva in generale tutti i gruppi sociali della popolazione antica. Il fre- nica. In via collaterale, però, nel mondo antico abbiamo anche esem-
ciò induceva Finley a costruire una visione semplificata e poco arti- residenziale, e dell’incidenza demografica sul territorio hanno contri- quente ricorso alle manomissioni, inoltre, secondo quanto previsto pi di ‘calcolo del rischio’, con alti investimenti proprio in vista di
colata del sistema economico antico, sostanzialmente statico e ca- buito a sovvertire totalmente l’idea di una sostanziale staticità del mon- dal diritto romano, da un lato limitava di fatto la disponibilità di for- guadagni elevati. Alcuni papiri egiziani (l’Archivio di Eronino) sono
ratterizzato da una continuità uniforme nel tempo e nello spazio. do antico incapace di produzioni industriali e seriali, come ad esempio za lavoro schiavile ma, dall’altro, riduceva sempre più le differenze testimonianza diretta di questa volontà rivolta alla massimizzazio-
Non rilevava alcuna significativa trasformazione delle attività e pro- mattoni e ceramica, o utensili vari di uso quotidiano. Ma un dato di tra manodopera schiavile e quella libera, con riflessi significativi sul- ne dei profitti, specie nei fondi di alcuni proprietari terrieri nella re-
duttività economiche nei diversi luoghi del Mediterraneo e nel lun- straordinaria importanza riguarda i calcoli recentissimi sull’inquina- le condizioni e sul costo stesso del lavoro nel mercato produttivo. gione del Fayum durante il III secolo d.C. La razionalità economica

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nella gestione fondiaria sarebbe evidente in questi documenti che no vitali per la disponibilità di moneta corrente imperiale che irrora- È questo l’esordio del decimo libro su L’architettura (de Architectura, La grande massa di lavoratori, operai ed artigiani, schiavi o liberi
mostrano un sistema di contabilità alquanto sofisticato, nonché no- va qualsiasi attività economica, nonché gli alti costi sostenuti dallo 10, 1.3-4), riguardante la meccanica e le invenzioni tecnologiche, com- di condizione umile che fossero, costituiva il serbatoio naturale per
tevoli investimenti per il sistema di irrigazione dei campi e impianti stato per le spese di guerra. I giacimenti minerari, del resto, forniva- posto da Vitruvio durante il principato di Augusto, verso la fine del I la manodopera da impiegare nei vari contesti produttivi. Il proble-
per il sollevamento dell’acqua (sez. 3.10). Ancora nel contesto nor- no la materia prima per l’armamento di una società e di uno stato es- secolo a.C. Il passo, frutto della sua formazione di architetto profes- ma principale per gli imprenditori romani, però, spesso fu quello
dafricano, ma questa volta in Tunisia, in un’iscrizione sepolcrale del senzialmente bellico, che controllava a livello politico e sociale i maggiori sionista e tecnico, riflette in modo implicito la connessione tra quel- del reperimento di manodopera qualificata o da addestrare per lo
I secolo d.C. il committente vanta di essere stato il primo ad impor- raggruppamenti urbani dell’impero anche attraverso l’annona urba- le che per gli antichi erano le arti liberali (matematica, retorica, musica, sviluppo di determinate competenze e abilità. Per questa ragione
tare la viticoltura nell’area, sostenendo gli alti costi per il rifornimento na e militare, con continui e crescenti rifornimenti di grano e prodot- filosofia, che a quei tempi includeva anche fisica, astronomia, geo- a volte si poteva preferire l’investimento in macchine e tecnologia,
idrico della regione. Allo stesso modo, durante il principato di Clau- ti agricoli vari (specie olio, vino, carne di maiale). Tutto questo può metria) e la loro applicazione pratica per la realizzazione di strumenti ma ciò che qui si deve evidenziare è che questa tendenza già illu-
dio (41-54 d.C.) alcuni imprenditori avrebbero sostenuto le spese ele- dare un’idea di quanto fosse complessa e sfaccettata la realtà della e macchine, utili in vari mestieri ed attività. Le arti liberali erano es- strata conviveva di fatto con la mentalità e necessità di non rispar-
vatissime per le grandiose opere di prosciugamento del lago del società antica. In essa coesistevano settori ad altissima innovazione senziali nella formazione ed educazione dei cittadini liberi, apparte- miare sulla forza lavoro umana a vantaggio delle macchine, lasciando
Fucino, in vista degli ampi appezzamenti di terreno che avrebbero tecnologica (con una prevalenza di finanziamenti imperiali) e altri am- nenti ai gruppi sociali benestanti, ma risultavano inevitabilmente pericolosamente inoperose ingenti masse urbane di individui con
ottenuto e degli alti profitti che ne avrebbero ricavato con lo sfrutta- biti economici in cui era anche frequente l’intervento di privati ab- involgarite e svilite nel momento in cui i ‘tecnici’ le applicavano alla risorse economiche assai spesso limitatissime. C’era dunque in
mento nell’economia fondiaria (Svetonio, Claudio, 20). bienti o di gruppi imprenditoriali, che di certo non potevano competere pratica quotidiana dei lavori manuali. La mentalità aristocratica ro- quel contesto sociale e culturale un problema di ordine politico. E
con le finanze imperiali, ma che erano spesso gli artefici della rica- mana distingueva nettamente tra attività intellettuali, esclusivamen- questa sembra essere stata una delle preoccupazioni frequenti del
duta economica e della distribuzione di massa di quei prodotti frut- te finalizzate alla cura dello spirito, e tutte le altre attività che avessero potere centrale per una efficace e corretta politica di welfare, di-
Innovazione tecnica ed economia antica: gli artefici to dell’avanzamento tecnologico. Non di rado, come si è visto, nei un fine pratico in ogni genere di mestiere e occupazione, anche nel- remmo oggi. Ad esempio, così Svetonio a proposito dell’impera-
diversi settori economici – quali l’agricoltura, il commercio, o l’attivi- la medicina, in ingegneria e architettura, perfino nell’insegnamento. tore Vespasiano:
Il settore agricolo, che nel mondo antico costituì la principale voce tà manifatturiera – la ‘borghesia’ imprenditoriale e ‘industriale’ ro- Non di rado questi ‘tecnici’ nelle attività pratiche, pur spesso apprezzati
nella produzione economica, è quello in cui è possibile osservare chia- mana teneva in conto principi di razionalità economica nei costi e nel per il loro ingegno, erano schiavi. Schiavi colti, ma pur sempre schia- «Ad un tale che gli proponeva di trasportare sul Campidoglio co-
ramente l’entità e la qualità del legame tra innovazioni tecnologiche calcolo del rischio dell’innovazione tecnologica. Così l’attività e la ma- vi, che potevano anche risalire la scala sociale grazie al loro talento, lonne gigantesche con poca spesa utilizzando un congegno mec-
e il loro impatto, per certi versi di ‘massa’, nell’economia antica. Uno nodopera umana potevano essere preferite alle macchine nel caso in divenendo ‘emancipati’, cioè liberti. Altri, nati liberi, potevano fare for- canico, Vespasiano compensandolo con del denaro per la sua
dei problemi principali nelle aree del Mediterraneo era quello dell’ir- cui queste si rivelassero troppo onerose nei costi. Al contempo, l’ap- tuna grazie alle loro conoscenze tecniche unite ad un acuto intuito invenzione lo congedò gentilmente senza tuttavia accettare la sua
rigazione artificiale dei campi (sez. 7), che comportava anche neces- proccio culturale in questo tipo di società – che non perde mai le sue imprenditoriale. Plinio e Vitruvio riferiscono di un tale Caio Vestorio, proposta dicendo “lascia che io sia in grado di nutrire il popolo mi-
sità di sollevamento delle acque fruibili dalle falde del sottosuolo o connotazioni schiavistiche – rimane sempre legato ad un’idea di in- oscuro apprendista presso un artigiano egizio, che introdusse a Poz- nuto”» (Svetonio, Vespasiano, 18).
dai fiumi. Un inventore anonimo nell’Egitto di età ellenistica sembra terscambiabilità tra uomini e macchine: uomini di condizione umile zuoli la tecnica del caeruleum, colorante azzurro a base di rame, svi-
abbia progettato la ruota idraulica, che rivoluzionò del tutto l’irriga- o servile possono sostituire le macchine che, per questo motivo, in luppandola e perfezionandola. Fu anche artefice di importanti migliorie In conclusione, il quadro che ricaviamo dall’insieme di queste ten-
zione in agricoltura. Ad essa nel III secolo a.C. fecero seguito altre in- alcuni settori possono risultare del tutto superflue ed inutili. Dietro nelle tecniche metallurgiche, nella lavorazione ceramica della sigilla- denze e coesistenze è dei più complessi, e di certo non può essere
venzioni (ad esempio la pompa idraulica di Ctesibio; la vite di ogni invenzione per il funzionamento di ogni macchina c’erano ca- ta rossa e nel vetro soffiato. Divenuto ricchissimo fu anche amico di interpretato secondo prospettive unilaterali. La tecnologia del mon-
Archimede; il sifone di Filone di Bisanzio) (sez. 3.3, 8, 10). E la stessa tegorie diverse di uomini: quale era l’attitudine mentale romana nei Cicerone; prestava denaro, presumibilmente ad usura, e seppe tra- do antico mostra uno schema di progresso tutt’altro che lineare ed
energia ricavata dall’acqua fu estesamente utilizzata per la costru- confronti di queste categorie sociali? L’umanità variegata che si muo- sformare la sua città in un avanzato centro manifatturiero e com- evolutivo, interdipendente e legata com’è alle varie situazioni eco-
zione di mulini in molte province dell’impero romano specie tra il I e veva intorno alle macchine apparteneva comunque agli strati consi- merciale. Nonostante il successo economico, però, uomini come nomiche e politiche nei tempi e spazi dei diversi sistemi sociali e cul-
il III sec. d.C. ma, soprattutto, nei processi di estrazione mineraria. In derati inferiori nella società romana e per questo motivo non degni Vestorio non potevano mai colmare il profondo divario socio-cultu- turali cui fa riferimento. E, soprattutto, nel mondo antico essa appare
questo settore i Romani furono i primi a sviluppare la tecnologia idrau- di considerazione, oltre agli schiavi forza-lavoro da sfruttare per il mas- rale e per certi versi ideologico che li separava dalla nobiltà romana e interdipendente e legata ad una società le cui caratteristiche sono
lica connessa alla meccanizzazione di tutte le fasi nei processi estrat- simo rendimento, uomini liberi, operai, artigiani e tecnici diversi. dai ceti alti in generale. E per quanto fosse assai variegata e social- tutt’altro che semplici e ‘primitive’. Era quella romana una società
tivi e di lavorazione dei minerali e dei metalli. Gli ingegneri romani «Tra macchine e strumenti la differenza sembra essere che l’effi- mente articolata questa categoria di uomini legati al mondo della tec- articolata e complessa, con le sue regole culturali con le sue stratifi-
erano perfettamente in grado di sfruttare con estrema versatilità la cienza delle macchine dipende dalla presenza di numerosi ope- nologia, attraverso arti e mestieri, attraverso l’imprenditoria, il pregiudizio cazioni e movimenti di scambio tra i vari gruppi, con possibilità di
stessa fonte di energia per scopi diversi; l’elaborazione tecnica rag- rai, vale a dire dall’esercizio di una forza più grande, come nel caso del Romano, libero cittadino e possidente, relegava questa umanità ascesa e cambiamento di status, ma che non rinunciò mai alle sue
giunta dai loro impianti realizzati su vasta scala, ad un vero e proprio delle baliste e delle presse dei torchiatori; al contrario è con la ma- a contesti ignobili, volgari e triviali per antonomasia. gerarchie e differenziazioni di classe.
livello industriale, non ha avuto più eguali sino al XIX secolo. no abile di un solo operaio che gli strumenti eseguono il compi-
Lo sviluppo tecnologico nell’attività estrattiva e mineraria (sez. 8.1-3) to loro assegnato, come nel caso delle rotazioni dello scorpione
costituisce un settore abbastanza sui generis nel quadro socio-eco- o degli ingranaggi delle anisocicle. Strumenti e procedimenti mec-
nomico antico, per i suoi altissimi costi e finanziamenti in prevalen- canici hanno dunque una necessità pratica: senza di loro non v’è
za di natura statale, per le sue interconnesse relazioni al controllo cosa che non sia lenta e impacciata. Ogni meccanismo trova la
politico ed economico di tutto l’impero. Recenti studi nelle miniere sua origine nella natura e il suo principio nella rotazione del mon-
spagnole di età romana hanno confermato i dati forniti da Plinio il do, che è stata guida e maestra. Infatti per prima cosa osservia-
Vecchio nella Storia Naturale (33.21.72-3) sulle tecniche utilizzate in mo il sistema che il sole, la luna e i cinque pianeti costituiscono;
questo settore produttivo. Si rivelano particolarmente attendibili an- se non vi fossero leggi meccaniche a regolare la loro rotazione,
che i costi altissimi da lui forniti per la realizzazione degli impianti, noi non avremmo, a intervalli regolari, la luce e la maturità dei
che dovevano essere provvisti di un rifornimento idrico costante, ga- frutti. Avendo i nostri progenitori osservato questi fenomeni, es-
rantito dalla costruzione di uno o più acquedotti, che correvano per si trassero dalla natura dei modelli, imitandoli e ispirandosi alle
svariati chilometri dalle sorgenti sino all’area stessa delle miniere. Le opere divine, ne trassero delle applicazioni utili alla vita. E così le Bibliografia
ragioni e l’impatto economico di queste innovazioni tecnologiche so- resero di più facile realizzazione, alcune attraverso le macchine e Bresson 2006, pp. 55-80; Cuomo 2007; Domergue, Bordes 2006, pp. 197-223; Finley 1984; Geymonat,
no fortemente legate alle esigenze politiche del potere centrale che, le loro rotazioni, altre a mezzo di strumenti: e così quelle cose di Minonzio 1998a, pp. 189-319; Geymonat, Minonzio 1998b, pp. 321- 458; Giardina 1989; Giardina 1997,
in primo luogo, era anche il principale committente in tecnologia, cui percepirono l’utilità pratica, con l’applicazione, la tecnica e pp. 233-264; Greene 1990, pp. 209-219; Greene 2000, pp. 29-59; Marcone 2006, pp. 181-195; Morel
nonché artefice materiale degli investimenti. Le miniere, infatti, era- l’elaborazione teorica le fecero a poco a poco progredire». 1989; Traina 1994; Traina 2006, pp. 253-269; Wilson 2002, pp. 1-32; Wilson 2006, pp. 225-236.

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lavorative nonché, di conseguenza, il livello economico ed il gra-
Uomini e machinae: do di inserimento nel tessuto sociale raggiunti proprio attraverso
la realtà di artigiani e associazioni professionali nel mondo romano queste. Non a caso tante tombe romane raffigurano con insistenza
gli attrezzi del mestiere esercitato in vita dal defunto, attraverso il
quale egli voleva essere ricordato. Porre nelle proprie iscrizioni fu-
Francesca Diosono nebri e nei propri monumenti sepolcrali riferimenti di vario tipo al
proprio lavoro significa, infatti, identificarsi con esso e conside-
rarlo la propria massima espressione.
Il lavoro si svolgeva nelle tabernae e nelle officinae, che potevano
essere di proprietà del lavoratore o in affitto o, ancora, di proprie-
tà della corporazione a cui l’artigiano apparteneva. Le botteghe era- Roma. Bassorilievo appartenente della tomba degli Antestii, una famiglia di
no spesso indicate in strada da un’insegna che piuttosto che riportare liberti. A fianco dei propri ritratt ha fatto riprodurre gli attrezzi usati nell’attività
Il mondo del lavoro in epoca romana era assai più complesso ed il nome dell’attività ne indicava visivamente alcune caratteristiche lavorativa esercitata in vita. Appare interessante notare come l’elemento
articolato di quanto, forse, di solito si pensi. Esso, infatti cono- principali. Le corporazioni professionali potevano poi giungere ad identificativo personale (il ritratto) e l’elemento identificativo della propria
sceva nei vari settori delle vere e proprie figure di professionisti e avere sedi imponenti, come nel caso del Piazzale delle Corpora- professione (gli strumenti) vengano rappresentati sullo stesso livello, quasi
di maestranze specializzate a cui era riconosciuto un ruolo socia- zioni di Ostia, portico in cui è possibile identificare, sulla base del attribuendo ad essi lo stesso valore (Roma, Musei Vaticani, da Amelung 1956).
le oltre che una rilevanza economica. Con l’affermarsi dell’econo- mosaico pavimentale di ognuno degli ambienti, circa 60 sedi ap-
mia urbana su quella rurale, infatti, si sviluppò una classe di partenenti ad altrettante corporazioni commerciali diverse.
lavoratori, intermedia tra coloro che detenevano il potere e la ric- Le dimensioni delle botteghe e, di conseguenza, la quantità di lavo-
chezza e i ceti più bassi, che arrivò a rappresentare uno dei grup- ro che si svolgeva al loro interno dipendeva dal territorio in cui esse
pi centrali della società dell’epoca, sempre più rispettato e integrato. sorgevano. Mentre in centri di piccola e media grandezza esse era-
L’artigiano da sempre ha basato la propria professionalità sul pos- no di solito strutture semplici e comprendevano al proprio interno
sesso di conoscenze tecniche sia teoriche che pratiche che quali- pochi lavoratori, nelle grandi città le officine potevano raggiungere
ficavano i suoi prodotti e ne determinavano il valore e il costo; un’estensione assai maggiore e prevedere una complessa divisione
destinazione del lavoro dell’artigiano era, sempre e comunque, il degli spazi al proprio interno; questa doveva probabilmente corri-
mercato. Quello artigianale era per di più un sapere pratico, una spondere ad una suddivisione e specializzazione delle attività di co-
tecnologia empirica che si basava spesso sul ripetere e sull’adat- loro che vi lavoravano e, forse, rispecchiare anche un’organizzazione
tare elementi già noti provenienti dall’esperienza, senza la vellei- gerarchica interna (ad esempio, ad Ossirinco una grande manifat-
tà di inventare nulla di nuovo, ma piuttosto di migliorare quanto Ostia. Insegna della bottega di un carpentiere (da Pavolini 2000). La lastra di tura tessile in cui lavoravano numerosi operai prevedeva la figura del
appreso nel corso degli anni. terracotta era inserita nel muro esterno della bottega per indicarne l’attività capo officina, l’ergasteriarca2). Non bisogna, però, sottovalutare la
Questo sapere era trasmesso di generazione in generazione at- attraverso la rappresentazionie degli attrezzi in essa utilizzati: scalpelli, una quantità di produzione che poteva fornire anche un gran numero di
traverso una diffusione orale e non scritta; al contrario, pochi de- cazzuola, un martello da carpentiere, una riga e una squadra; la parte superiore, piccole botteghe artigiane diffuse nel territorio.
gli autori dei trattati tecnici a noi pervenuti, come l’architetto oggi perduta, forse riportava il nome del proprietario. Com’era dunque organizzata una bottega al suo interno e, di con-
Vitruvio, avevano una conoscenza diretta di quanto avvenisse ma- seguenza, la produzione? Disponiamo, anche in relazione a que- Palmira. Stele funeraria di un cammelliere (da Zenobia 2002). L’influsso culturale
terialmente nelle botteghe e nei cantieri, limitandosi a volte ad banausici, cioè artigianali, fornivano concrete opportunità di asce- sto aspetto di pochi dati. Possiamo qui prendere il caso-tipo delle romano portò anche alle estreme propaggini orientali dell’impero il costume di
enunciare principi teorici. Di tanti aspetti della vita quotidiana e sa sociale sia all’interno della propria classe sociale sia, in alcuni fornaci ceramiche. In età tardo repubblicana ed alto-imperiale, ad rappresentare nel proprio monumento funebre il lavoro che si svolgeva da vivi.
pratica di questi lavoratori, di conseguenza, in mancanza di dati casi, fino a raggiungere le classi superiori, magari col passaggio esempio, la fornace di Scoppieto3 prevedeva postazioni contigue
sia materiali che provenienti dalle fonti storiche noi ignoriamo qua- di una o più generazioni. La società romana permetteva, infatti, al di torni su cui operavano contemporaneamente più vasai, men-
si tutto, come nel caso dell’organizzazione interna o dei probabi- suo interno opportunità di mobilità sociale notevoli sia per il mon- tre probabilmente il forno era in comune; ancora non si sono com- mi intensi e fondata sulla divisione e la specializzazione del lavo-
li accorgimenti previsti per avere un minimo di sicurezza nel proprio do antico che anche per molte delle epoche successive: la possi- presi, però, il rapporto che collegava tra loro i vari vasai e le loro ro, ma che comunque sarebbe erroneo definire, secondo i termi-
luogo di lavoro. Ma, certo, ciò che possiamo cogliere grazie alle bilità di giungere a ricoprire cariche politiche ed amministrative o, effettive condizioni di lavoro. D’altro canto, un papiro di Ossirin- ni moderni, una produzione industriale.
varie discipline storico-archeologiche è quanto sia cambiato, nel comunque, posizioni generalmente benviste e stimate nel conte- co,4 datato al III secolo d.C., mostra come funzionava una mani- Per quanto riguarda l’apprendistato, in molti mestieri il passag-
Mediterraneo, nel corso dei secoli, il riconoscimento della pro- sto cittadino, quali in età imperiale sacerdozi come il sevirato1, non fattura ceramica di anfore per il vino nell’Egitto romano dell’epoca. gio di conoscenze avveniva di padre in figlio o da padrone a schia-
fessionalità posseduta che l’artigiano giungeva ad ottenere e la dipendeva esclusivamente dalla “nobiltà di nascita” ma anche dal Questa era presa in gestione da un artigiano per un tempo limi- vo; in questo secondo caso, spesso lo schiavo, una volta acquisita
conseguente possibilità che ciò gli procurasse un’identità ed un patrimonio e dalle risorse economiche accumulate nel corso de- tato di 9 mesi con tutto il complesso di magazzini, camino, es- la libertà, poteva mettersi in proprio oppure rilevare l’attività in
ruolo sociale. gli anni attraverso la propria attività. siccatoi, tornio e, naturalmente, la vera a propria fornace; il lavoro cui già lavorava. Accadeva, infine, che artigiani specializzati ac-
Anche se oggi ciò può apparire scontato, il presentare se stessi at- Nonostante sia sempre rimasta una società profondamente clas- era suddiviso tra chi modellava l’anfora in argilla cruda, gli aiutanti cettassero nella loro bottega adolescenti e/o bambini (sia nati li-
traverso il lavoro svolto e il mostrare, di conseguenza, orgoglio e sista, il corpo sociale romano fu fino ad età tardo-antica caratte- e gli addetti alla cottura dei pezzi. La produzione totale doveva es- beri che schiavi) che avrebbero lì lavorato per un periodo stabilito
volontà di essere valutati per esso è un portato quasi rivoluziona- rizzato da una rilevante fluidità ed in esso il figlio di un liberto, sere di 15.000 anfore di qualità stabilita, che il proprietario del- allo scopo di imparare il mestiere. Nell’Egitto romano sono no-
rio della mentalità romana. I detentori del sapere professionale ossia di un ex schiavo, poteva in alcuni casi aspirare ad essere ac- l’impianto produttivo pagava all’affittuario (in tutto 4.800 dracme), ti veri e propri contratti di apprendistato, chiamati didaskalikai.
specializzato, sia quelli nati liberi che i liberti (per non parlare de- colto nel senato locale, sempre se possedeva la necessaria di- mentre i pezzi prodotti in più rispetto alla quantità fissata resta- Tali apprendisti, non essendo ancora lavoratori specializzati, non
gli schiavi) appartenevano alla plebe urbana e quindi ad una clas- sponibilità economica. Dunque l’artigiano, non essendo di solito vano di proprietà dell’artigiano produttore che li immetteva diret- potevano ancora fare parte delle relative corporazioni profes-
se sociale certo non elevata; essi, però, attraverso il proprio lavoro in grado di vantare una famiglia illustre o una tradizione di cari- tamente sul mercato. Entrambi i casi esaminati, l’uno basato sul sionali.5
ed il guadagno accumulato grazie ad esso, potevano aspirare ad che pubbliche di un certo livello alle spalle, poteva e voleva cele- dato archeologico e l’altro su fonti epigrafiche, fanno ricostruire il Crescendo l’importanza dei lavoratori nella società a cui apparte-
una vita migliore e ad una condizione persino agiata. I mestieri brare con orgoglio la propria attività economica e le proprie capacità quadro di un’attività artigianale complessa, caratterizzata da rit- nevano, fin dai primi momenti emerse in loro l’esigenza di una

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rappresentanza organizzata volta al raggiungimento di un rico- Ostia. Mosaico della schola dei mensores.
noscimento generale. All’epoca, per ottenere tale riconoscimento La sede del collegio dei mensores
da parte della comunità non bastava essere esperti nel proprio la- frumentarii, responsabili statali del
voro, imparato soprattutto sul campo, ossia nelle botteghe, e poi controllo del grano dell’annona, era
perfezionato negli anni con l’esperienza personale; serviva, piut- incorporata in grandi horrea (magazzini)
tosto, far parte di un più ampio corpo sociale di tecnici specializ- granari e comprendeva al suo interno sia
zati che fosse affermato a livello sociale e pubblico nel suo un tempio dedicato a Cerere Augusta che
complesso. A Roma, già durante la prima età repubblicana, lavo- un ambiente collegiale con pavimento
ratori professionisti di diverse categorie, in special modo quelli decorato da un mosaico, in cui i
che operavano in ambiente urbano, iniziarono ad associarsi tra lo- funzionari avevano fatto rappresentare
ro formando collegi professionali, al fine di potersi garantire mi- con dettagli particolareggiati una scena
gliori condizioni di lavoro. Di fatto, alla base della nascita di un del proprio lavoro. Mentre a sinistra un
collegio professionale (in latino collegium) stava la volontà da par- facchino trasporta a spalle un sacco pieno
te dei lavoratori di tutelare i propri interessi, ottenere privilegi eco- di grano, a destra i mensores ne saggiano
nomici e controllare i mercati e i prezzi. la qualità e ne calcolano la quantità
Il diritto di associarsi era riconosciuto a Roma già nelle leggi del- Roma. Ipogeo di Trebius Iustus. Il costruttore Trebius Iustus fece decorare la attraverso i modii, contenitori lignei
le XII Tavole, alla metà circa del V secolo a.C.,6 e fin dalle prime te- propria tomba lungo la via Latina con scene che richiamavano la sua attività aperti dalla capacità prestabilita; la mano
stimonianze a noi note i collegi professionali si identificarono professionale: costruttore. Questo particolare rappresenta una scena di cantiere levata in alto regge la rasiera con cui si
sempre attraverso il mestiere esercitato. A testimoniare come fu edile, con gli operai che lavorano su impalcature lignee per costruire un muro pareggia il livello dei modii colmi. Il
Roma nel mondo antico a diffondere la visione della propria atti- di mattoni. (da riproduzione. Roma, Museo della Civiltà Romana). bambino al centro tiene il conto del
vità professionale come fonte di riconoscimento sociale e come numero dei modii riempiti, infilando in
elemento identificativo personale da apprezzare e non da trascu- Solo con l’avvento di Roma, l’occupazione svolta diventa per l’uo- una cordicella una tessera forata per
rare, si può proporre un interessante parallelo con l’atteggiamen- mo greco elemento di autoidentificazione principale; contempo- ognuno di essi (riproduzione. Roma, Museo
to a riguardo del mondo del lavoro e delle attività professionali raneamente anche la decorazione dei monumenti funerari inizia della Civiltà Romana).
che contraddistingueva la Grecia ed il Vicino Oriente. Qui la men- a prevedere con una certa frequenza la rappresentazione di sce-
talità, così come espressa ad esempio nella filosofia platonica, ten- ne della vita quotidiana riferite al lavoro o degli strumenti in esso beni mobili ed immobili di proprietà collegiale (che potevano an- no invece represse in modo sanguinoso.9 Fortunate o meno, tali
deva piuttosto a disprezzare chi viveva del proprio lavoro manuale impiegati. che giungere a notevoli entità) e il regolamento a cui ognuno di proteste organizzate condussero nel V secolo, almeno in Oriente,
e non concedere alcuna considerazione alla figura dell’artigiano, Non tutti i tipi di tecnici nel mondo romano trovavano utile far loro doveva sottostare, ma condividevano anche culti ed altre pra- a stipulare effettivi contratti di lavoro ed a registrarli davanti a ma-
nonostante la perizia ed il livello di perfezione che egli poteva an- parte di un collegio professionale: non conosciamo, ad esempio, tiche religiose (sempre connesse alla loro sfera lavorativa), rap- gistrati imperiali, come nel caso del contratto collettivo di lavoro
che raggiungere nel proprio lavoro. Si veda il caso dei pittori del- tranne che in rarissimi casi, associazioni di medici, pedagoghi o porti politici con patroni e personaggi pubblici influenti, occasioni dei technitai di Sardi (nell’odierna Turchia) del 459 d.C.10
la ceramica attica, autori di opere di altissimo valore artistico ancora architetti. Forse perché questi erano già socialmente ed econo- sociali e conviviali pubbliche o interne all’associazione, attività as- L’associarsi portava ai lavoratori vantaggi impensabili per un sin-
oggi universalmente riconosciuto ma dei quali conosciamo il no- micamente affermati come singoli professionisti e per questo sti- sistenziali, la cura o la partecipazione ai funerali dei soci defunti. golo individuo. I soci di un collegio, infatti, potevano gestire il pa-
me solo grazie alle firme che a volte essi stessi apponevano sui mati presso classi sociali di livello ben più alto rispetto a quelle a Inoltre, i socii potevano avere a disposizione la sede ufficiale del gamento delle imposte, controllare l’andamento dei prezzi sul
pezzi. Questo avveniva soprattutto perchè la loro non era consi- cui essi appartenevano. Inoltre, la presenza di queste professio- collegio, la schola, in cui si riunivano sia per le cerimonie religio- mercato o quelli dei loro fornitori di materie prime, farsi aumen-
derata arte ma techne, per cui gli autori antichi che si occupavano nalità non era numericamente rilevante nel corpo sociale, come se che per le varie occasioni sociali che caratterizzavano la vita as- tare il compenso riconosciuto, condividere costi d’esercizio e spe-
di arte non consideravano tali artigiani come degni di menzione. invece quella dei commercianti e degli artigiani. Queste ultime ca- sociativa. Conosciamo scholae di vari tipi e dimensioni, la più vaste se, assicurarsi una maggiore stabilità economica e la possibilità,
Per utilizzare come metro di paragone il sistema dell’organizza- tegorie avevano maggiore interesse ad associarsi tra loro. Da que- e lussuose sono quelle note a Roma ed Ostia, dove le corpora- in modo diretto o indiretto, di influenzare esponenti della pubbli-
zione del lavoro, si può certo affermare che qui la tradizione del- sto fatto si può dunque affermare come i collegia romani zioni erano particolarmente ricche ed influenti. ca amministrazione a proprio vantaggio, aggiudicarsi monopoli,
le associazioni fosse, sì, lunga e ricca, ma che queste si presentavano assomigliassero più a corporazioni di arti e mestieri piuttosto che I collegi riuscivano ad esercitare una certa pressione per la difesa appalti, forniture pubbliche o la gestione di strutture pubbliche o
sempre e comunque legate a culti religiosi, a patronati aristocra- a moderni albi professionali. dei propri interessi di corporazione e per rivendicare i propri dirit- attrezzature necessarie al proprio lavoro.
tici o a gruppi etnici; i collegi che nel mondo greco-orientale si de- Appartenere ad un collegium permetteva ad un professionista di ti, anche attraverso l’organizzazione di rivolte e veri e propri scio- Inoltre i membri dei collegi potevano beneficiare delle immunità
finivano, piuttosto, in modo aperto o esclusivo attraverso l’attività porsi non come singolo ma come membro di una comunità nei peri (operis detractationes). Se però l’esempio più antico di sciopero e dei privilegi che lo stato spesso concedeva a tali associazioni in
professionale esercitata dai propri membri sono stati, invece, una confronti dello Stato, dei notabili locali, delle alte cariche ammi- è quello dei tibicines (i suonatori di tibia, uno strumento a fiato ri- cambio della pubblica utilità che veniva loro riconosciuta. Tale uti-
conseguenza dell’egemonia romana ed infatti sono apparsi solo nistrative, dei personaggi influenti; inoltre, egli poteva godere del cavato dall’osso da cui prende il nome) noto a Roma nel 311 a.C.,7 lità risiedeva soprattutto nella produzione e nel trasporto dei be-
contemporaneamente ad essa. In realtà, nel mondo ellenistico i ruolo civile e della posizione nella gerarchia cittadina riconosciu- in età imperiale i maggiori disordini legati alle associazioni pro- ni legati all’annona ed al rifornimento di Roma ma, più in generale,
lavoratori disponevano già di organizzazioni professionali di rife- ti al collegio. La condizione sociale non era un limite per poter es- fessionali caratterizzarono soprattutto l’Oriente, dove erano abba- nella soddisfazione dei bisogni della comunità, con la costruzio-
rimento anche prima dell’avvento dei Romani nel loro territorio, sere accettati in un collegio: vi accedevano, infatti, sia chi lavorava stanza frequenti le proteste organizzate con cui l’autorità centrale ne e la riparazione degli edifici, il riscaldamento delle terme, la di-
ma avevano sempre preferito presentarle ufficialmente attraverso in proprio sia chi si trovava in una posizione subordinata rispetto si trovava costretta a scendere a compromessi data la loro rilevanza sponibilità di cibo, materie prime e prodotti di ogni genere. Fino
la mediazione della sfera cultuale, senza dichiarare apertamente ad un altro artigiano o commerciante sia, infine, anche gli schia- economica, senza però smettere mai di considerarle una perico- al II secolo, infatti, Roma si rivolse alle associazioni professionali
l’attività lavorativa esercitata, quasi a volerla dissimulare. Si trat- vi, pur con l’approvazione del loro padrone. losa fonte di agitazione sociale. Ad esempio, durante il regno di per chiedere loro un servizio di pubblica utilità connesso alle loro
tava di un’ambiguità voluta, che si mantenne nel tempo anche do- Il collegium era un’unione di persone (socii) che esercitavano lo Adriano, a Pergamo scioperarono per alcuni giorni i membri di una capacità professionali, offrendo in cambio denaro o esenzioni fi-
po l’età ellenistica e che derivava da una società assai più statica stesso mestiere e ne mettevano in comune vantaggi e svantaggi, società di costruttori che stava lavorando ad un appalto statale:8 vi- scali. Ad approfittare di questo erano soprattutto le corporazioni
rispetto a quella romana, dove, invece, come detto sopra, da sem- spesso prendendo in appalto o in gestione luoghi di lavoro, mo- sta l’urgenza di tale opera pubblica, il proconsole scese con essi a legate al trasporto ed al commercio, ma anche quelle dei fabri e
pre era l’attività professionale stessa a fornire prestigio a chi la nopoli o mezzi di produzione. Oltre a questo, i soci avevano tra patti, detraendo però i giorni di protesta dalla paga. Altre rivolte, dei mugnai e panettieri. A partire dal III secolo poi, lo Stato ro-
esercitava. loro in comune l’amministrazione delle finanze del collegio e dei come quella dei lavoratori della zecca di Roma nel 274 d.C., furo- mano, davanti ad una progressiva crisi economica, trasformò mol-

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te attività commerciali ed artigianali in prestazioni obbligatorie nei Per secoli, dunque, nel mondo romano l’attività artigianale per-
confronti dell’amministrazione centrale; in questo modo le asso- mise a uomini ed, anche se in misura minore, a donne di condi-
I Romani, la tecnologia e un futuro possibile
ciazioni professionali furono lentamente messe al servizio dello zione plebea di poter raggiungere un certo riconoscimento sociale
stato, fino a diventare a partire dall’epoca tardo-antica organizza- sia in virtù della loro appartenenza ad un collegium che grazie al-
zioni obbligatorie a cui i lavoratori erano costretti ad aderire, così la propria competenza professionale ed al guadagno che da essa
come i loro eredi, continuandone a ricavare ancora, in cambio, ricavavano; da questo punto di vista, essi erano davvero artefici Antonio Tamburrino
vantaggi fiscali. della propria fortuna.

I Romani e la Tecnologia reale, l’albero è attratto verso il terreno, l’acqua scende verso val-
le, le montagne premono sulle placche geotettoniche. Tutto l’am-
Nella storia della civiltà, i Romani hanno segnato una svolta fon- biente terrestre non sarebbe riproducibile su un corpo celeste con
damentale: il passaggio dal mito alla realtà. gravità ridotta o assente. L’effetto della gravità è che tutte le strut-
Prima l’uomo era un viandante erratico e precario, in terra incogni- ture naturali del nostro pianeta non presentano sviluppi apprez-
ta ed ostile. Non c’era, per la nostra specie, alcuna idea di perma- zabili in orizzontale; sulla Luna o su Marte potremmo avere strutture
nenza nel tempo e nello spazio. L’unico elemento di riferimento molto più allungate.
erano l’Olimpo e i suoi miti. L’invenzione dell’arco sovverte totalmente la situazione. I Romani
I Romani decisero di andare oltre la precarietà e di cominciare a co- studiano i limiti della natura e ne ricavano nuove potenzialità. In-
struire la permanenza. Il primo passo verso questa direzione fu quel- fatti, nell’arco non ci sono più aree sottoposte a trazione, ma tutta
lo di entrare con convinzione e con decisione nel mondo reale. Fu la struttura è soggetta solo a forze di compressione. In questo mo-
l’inizio per arrivare a prendere possesso della Terra e a costruirvi la do gli spazi che si possono superare diventano sempre più ampi.
stabile dimora del genere umano. Nascono i grandi edifici, gli acquedotti e soprattutto i ponti. Sono i
Per rendere concreto questo obiettivo inventarono la Tecnologia. ponti che permettono ai Romani di prendere possesso della Terra
Essa favorì la più grande svolta della storia umana. Infatti da allora e di fare incontrare i Popoli. È la Tecnologia che permette all’uomo
la tecnologia non solo è diventata una componente imprescindibi- di colloquiare con la natura e di armonizzarsi con essa.
le della società umana, ma ha dimostrato di avere una caratteristi- Anche la concezione urbanistica viene totalmente innovata.
ca evolutiva assolutamente unica, che è la irreversibilità. Una volta
conquistata una nuova posizione, essa diventa un presidio perma-
nente. Questa caratteristica, a sua volta, permette alla Tecnologia di La ‘città aperta’
diventare la base per salti evolutivi. In particolare c’è stato un salto
di qualità di incomparabile potenzialità, che ha già avuto effetti di- Prima di Roma, tutte le città che avevano fatto la storia, da Gerico
rompenti ma che altri e più inimmaginabili potrà provocare. La gra- ad Uhr, da Troia a Babilonia, da Atene a Sparta, erano città cinte di
vità estende il suo dominio. Questa svolta ha avuto origine quando mura. Anzi, le mura erano la città. Erano ‘città chiuse’, non acces-
Bibliografia di riferimento la Tecnologia ha cominciato a elevarsi per tendere ad assumere la sibili agli stranieri, con un unico centro dove si arroccava il potere
Ausbüttel 1982; Bergamini 2008; Bollmann 1998; Clemente 1972, pp. 142-229; dimensione della Creatività. politico e religioso; il resto era un agglomerato sostanzialmente in-
Coarelli 2004, pp. 215-221; Cracco Ruggini 1973, pp. 272-287; De Ligt 2001, pp. 345-358; De differenziato. Le infrastrutture erano pressoché inesistenti. Una vol-
Robertis 1971; De Robertis 1981; Diosono 2007; Foraboschi 2006; pp.131-144; ta che le mura erano conquistate dal nemico, la città era destinata
Gabba 1984, pp. 81-86; Gabba 1988; Giardina, Schiavone 1981; Kloppenborg, Wilson 1996; L’arco e le vie del mondo a perire. Anche la cittadinanza era delimitata dalle mura. Chi non
Lo Cascio 2000; Mennella, Apicella 2000; Patterson 1992, pp. 15-27; era nato fra esse, non ne diventava cittadino. La ragione fonda-
Patterson 1994, pp. 227-238; Royden 1988; L’invenzione che meglio illustra le finalità della tecnologia è l’arco. mentale era che ogni città viveva in una dimensione di mera so-
Salamito 1990, pp. 163-177; Tran 2007; van Nijf 1997; Waltzing 1895-1900. Esso permette di vedere come i Romani riuscirono ad armonizza- pravvivenza, spaziale e temporale. Le guerre di conquiste erano
re le forze e le potenzialità della natura con i progetti e con le aspi- avventure tattiche, alle volte magari epiche, ma senza una visione
razioni che li animavano. L’arco era stato scoperto molto prima dei strategica di permanenza nelle terre sottomesse e di evoluzione
Romani, ma il suo uso era rimasto estremamente limitato. Per su- complessiva delle popolazioni sconfitte.
perare un qualsiasi spazio vuoto si utilizzava da sempre la trave. I Romani invece avevano deciso di andare oltre la contingenza e di
1
Il sevirato era un collegio sacerdotale dedito al culto degli imperatori e delle fa- 6
Le leggi delle XII tavole (duodecim tabularum leges) sono state una delle più anti- Ma la trave poteva essere utilizzata al massimo per qualche me- inventare il futuro permanente, sia per i territori che per gli uomini.
miglie imperiali formato da sei membri e creato da Augusto; esso era aperto a che codificazioni scritte del diritto romano; elaborate da una commissione di die-
personaggi di estrazione sociale bassa, quali i liberti, ma che grazie alle proprie ci uomini creata allo scopo (decemviri legibus scribundis) intorno al 450 a.C., furono tro. La ragione è che tutti i materiali naturali, dal legno alla pietra, Per questo Roma divenne ciò che nessun’altra città era mai stata.
disponibilità economiche aspiravano a farsi strada nella gerarchia municipale. poi incise su 12 tavole di bronzo per renderle sempre consultabili e non alterabili. resistono molto bene alla compressione, ma hanno un comporta- Essa venne strutturata per interfacciarsi con tutto lo spazio ester-
2
POxy (Oxyrhynchus Papyri) 22, 2340. 7
Livio, 9, 30, 5-10. mento molto fragile agli sforzi di trazione. Questa caratteristica è no, fino ai limiti del mondo allora conosciuto e per organizzare l’in-
3
Si tratta di una fornace che produceva ceramica sigillata italica vicino a Todi, in 8
IGR (Inscriptiones Graecae ad res Romanas pertinentes) 4, 444.
Umbria, e che sorgeva nei pressi del fiume Tevere (Bergamini 2008) 9
Aurelio Vittore, de Caesaribus 35, 6; Eutropio 9, 14; Scriptores Historia Augusta, una conseguenza del fatto che sulla terra la forza dominante è la contro e l’interazione dei popoli, senza distinzione di razze e di
4
POxy 1, 3595. Aurelianus, 38, 2-4. gravità. Essa è una forza di attrazione e quindi, per farvi fronte, si religioni. In sostanza, Roma nacque per ospitare un progetto di svi-
5
POxy 1, 1029. 10
CIG 3467. sviluppa una resistenza alla compressione a qualunque oggetto luppo progressivo e planetario.

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Per questo fu riconosciuta come la ‘Caput Mundi’. È per questo che ta la città a diventare la ‘Caput Mundi’, con lo stesso concetto di di 2000 anni fa. Rispetto al vecchio museo c’è un progresso che è namento del Tevere contamina anche il litorale. Questa situazione
la ‘cittadinanza romana’ divenne subito sinonimo di ‘civiltà’. Per as- qualità ripreso dallo scrigno dei secoli per ritornare a vivere il no- misurabile, è il caso di dirlo, in anni-luce. Il prossimo passo è l’in- persiste da decenni, nonostante gli ingenti investimenti pubblici a
solvere a questa sua funzione, Roma non aveva più bisogno di mu- stro mondo in modo sostenibile. Grazie inoltre alla tecnologia di ul- terattività. Infine c’è l’olografia. Ci sono forti investimenti nella ri- fondo perduto e l’alto canone annuale di depurazione pagato dai
ra, né di fossati, né di ponti levatoi. Le due mura romane, quelle tima generazione con gli stessi principi di sostenibilità che ereditiamo cerca e sembra ora giunto il momento delle applicazioni pratiche. Romani.
Serviane e quelle Aureliane, marcarono solo l’inizio e la fine della sua dall’antichità. La sconfitta dell’entropia del nostro vivere quotidia- Abbiamo dunque a portata di mano la tecnologia per riprodurre in Quest’assurdità è dovuta all’errore basilare di considerare il fiume
storia. Nella fase della sua massima creatività, Roma non solo non no passa attraverso la ripresa di antichi concetti sviluppati con nuo- forma assolutamente realistica le lotte dei gladiatori proprio nel- come collettore finale di tutto il sistema di fognature. Ma è il desti-
ebbe bisogno di mura ma, al loro posto, ritenne di aver bisogno di vi strumenti. l’arena del Colosseo e la corsa delle bighe esattamente sulla pista no comune a tanti fiumi in Italia.
infrastrutture di comunicazione sempre più rapide e sempre più este- Se noi torniamo a considerare Roma ‘Caput Mundi’, quale esem- del Circo Massimo. Si tratta di riprendere con apparecchiature olo- Il risultato è che abbiamo dei fiumi-cloaca. Non è ipotizzabile nes-
se verso il mondo. Lo scopo era quello di permettere ai Romani di pio mondiale di sperimentazione tecnologica per la soluzione dei grafiche quelle stesse scene di film, quali il Gladiatore, che hanno sun obiettivo di recupero, sia generale che particolare, se prima non
raggiungere le più lontane regioni per realizzarvi acquedotti, fogna- problemi che sembrano irrisolvibili non possiamo che guardare al reso famosa nel mondo la Roma antica. Per millenni la geometria li rendiamo puliti.
ture, stadi, teatri, per amministrare la giustizia, per diffondere la cul- ‘Progetto Urbis’ e la realizzazione di un nuovi tipo di mobilità chia- euclidea ci ha aiutati a capire il mondo e ad interagire con esso. Poi Inoltre, attualmente il Tevere ha solo una qualche parvenza di navi-
tura. E allo stesso tempo le stesse infrastrutture dovevano permettere mata “Mobilità 3.0”. ci siamo accorti che c’erano dei limiti. I due estremi di una retta ten- gabilità. Essa è limitata ad alcune brevi tratte e non è operabile né
a chiunque, dovunque fosse nato, di venire a Roma a portare le sue dono in direzioni infinitamente opposte, dove la nostra cognizione in caso di piene né in caso di magre.
idee, le sue tecniche, le sue arti, la sua religione, la sua politica. e la nostra immaginazione diventano sempre più confuse ed im- Si pensa che tutte queste limitazioni siano dovute al regime tor-
E di diventare infine cittadino romano. Il ‘Progetto Urbis’ potenti. Altra constatazione sconfortante è che le rette parallele pos- rentizio del fiume. In realtà i maggiori problemi sono emersi nel-
sono continuare a svilupparsi all’infinito, senza che noi riusciremo l’ultimo dopoguerra, a seguito dei lavori eseguiti per consolidare le
Il ‘Progetto Urbis’ riguarda la rinascita funzionale del Centro Stori- mai a farle incontrare. A soccorrere questa nostra frustrante impo- pile dei ponti.
La ‘Forma Urbis’ co. Esso si realizza lungo fondamentali innovazioni concettuali e tenza è arrivata infine la ‘geometria proiettiva’. I due estremi di una Un concreto recupero è possibile. In pratica, il Tevere può tornare
progettuali. retta alla fine convergono in un punto solo. Esso è sì un punto al- navigabile per oltre 100 Km e può essere ricostruito il rapporto di
A Roma, per tenere il tutto insieme e farlo funzionare armonica- l’infinito, ma ha poi caratteristiche molto concrete e innovative. In- reciproca accessibilità fra la città e il fiume. Per rendere davvero fun-
mente, si arrivò a realizzare una ‘Forma Urbis’ assolutamente ge- La riformulazione urbanistica fatti in esso la retta si trasforma in cerchio e in esso tutte le rette zionale e vivificante questo rapporto, bisogna attivare il sistema del-
niale. La città si realizzò con la sovrapposizione e l’integrazione di Quando Roma divenne Capitale d’Italia, i Piemontesi si posero parallele si incontrano. L’incontro degli estremi e dei paralleli è sta- la portualità che si era sviluppato per oltre 2000 anni.
una metropoli di terra con una metropoli di mare, fondendo i van- l’obiettivo di modernizzare la città. Ma non furono all’altezza del to molto fecondo, basti pensare che su di esso è basata la teoria La città di Roma, al di là della leggenda della sua fondazione sul Pa-
taggi di entrambe. La metropoli di terra si sviluppò sulla raggiera compito, perché non seppero tener conto della storia e non ebbe- della relatività. Un simile salto di qualità possiamo ottenerlo facen- latino ad opera di pastori, con tutta probabilità era nata sull’acqua,
delle grandi vie consolari e delle vie traversali che da esse si dipar- ro né le idee né le finanze per realizzare una metropoli idonea ai do incontrare l’archeologia con la tecnologia. Nel Centro Storico ci ad opera di abili navigatori. I Romani avevano piena coscienza di
tivano, per uno sviluppo di circa 100.000 km, quasi 4 volte la rete nuovi tempi. Ne derivò un impianto urbanistico sciagurato che si sono il Colosseo, il Circo Massimo, le Terme di Caracalla, le Terme quanto il fiume fosse stato decisivo nella loro storia, come attesta-
delle nostre attuali strade nazionali. La rete stradale fu completata sovrappose in maniera devastante alla strabiliante ‘Forma Urbis’ di Diocleziano, la Domus Aurea, la Basilica di Massenzio. Sono con- to da Cicerone e da Plinio. Addirittura Servio sosteneva, nel IV se-
da una organizzazione logistica senza precedenti. La catena milita- dell’antichità, senza risolvere i problemi dell’attualità. Basti consi- tenitori di straordinaria densità storica ma non contribuiscono al colo d.C., che l’etimologia di Roma fosse “la città del fiume”. E, in
re di comando era in grado di raggiungere i principali presidi stra- derare che l’impianto urbanistico consisteva nella distruzione di pulsare della vita più moderna, anzi alle volte la ostacolano. Con le effetti all’origine dell’insediamento deve aver influito una situazio-
tegici in un massimo di 5 giorni. quel vitalissimo rapporto di mutua accessibilità che si era creato tra tecnologie più avanzate si può realizzare una loro ricostruzione fun- ne idrodinamica molto favorevole. Essa consisteva nella presenza
Ma se è nota la grande capacità ed efficienza raggiunta dalla metro- la città e il fiume nel corso dei millenni e nell’utilizzare i Lungote- zionale. L’obiettivo è quello di utilizzarli per una ricchissima gam- di un corso d’acqua che correva lungo l’attuale via dei Cerchi, pa-
poli di terra, molto meno nota è l’innovativa strutturazione della me- vere come assi principali di penetrazione stradale nel cuore della ma di attività, che, senza soluzione di continuità storica, possono rallela al Circo Massimo e che confluiva nel Tevere all’altezza del-
tropoli di mare. Essa si realizzò grazie alla trasformazione di un città. Questo impianto urbanistico distruttivo permane ancora og- andare da quelle per cui erano state originariamente costruite a quel- l’anagrafe. L’area della confluenza costituiva un approdo naturale.
modesto corso d’acqua, il Tevere in uno straordinario laboratorio di gi e continua a provocare i suoi danni, che si manifestano prima- le contemporanee, fino ad attività di avanguardia. Quest’approdo diventò strategico quando, approfittando dell’isola
ingegneria idraulica, con soluzioni prima di allora impensabili. riamente dalla crescente ingestibilità del Centro Storico. Tiberina, si realizzarono i primi ponti sul Tevere, e quando il Palati-
Il tratto urbano del fiume fu completamente attrezzato con appro- Quest’impianto urbanistico va archiviato. Bisogna riportare in vita Conservazione e Innovazione no, con la sua posizione aggettante sul fiume, fu attrezzato come
di, darsene, cantieri. I porti imperiali di Claudio e Traiano permise- la ‘Forma Urbis’ della città storica. Con questa rifunzionalizzazione tecnologica dei contenitori storici, una rocca a difesa del porto. Nacque così il ‘Portus Tiberinus’, che
ro il trasbordo fra imbarcazioni fluviali e navi mediterranee. Così, l’archeologia sarà la carta decisiva, insieme alla soluzione integrale può essere considerata la vera opera fondativa di Roma. La sua im-
imbarcandosi al centro di Roma, si raggiungevano i limiti del mon- Archeologia e Tecnologia dei problemi del traffico, per creare a Roma una qualità della vita di portanza fu tale che i Romani, per la sua protezione, crearono un
do conosciuto. Da Roma oltre 100 imbarcazioni partivano tutti i Alle volte gli estremi si toccano e la retta diventa un cerchio. Negli eccezionale valore. Di conseguenza si creerà una nuova e più qua- loro proprio dio, che non aveva neppure un lontano parente nel-
giorni per esportare ed importare dal mondo uomini, mezzi, mate- ultimi anni ci sono stati grandi progressi tecnologici che possono lificata domanda mondiale di localizzazione nella città di Roma. l’Olimpo greco. Il dio, nato e concepito a Roma, fu il dio ‘Portuno’,
riali, idee. cambiare radicalmente il ruolo dell’archeologia. Alcune applicazio- L’amministrazione pubblica, disponendo di un grande patrimonio cioè il dio del Porto, inteso come porta di accesso alla città. Uno dei
L’idea dell’universalità non sarebbe diventata centrale nella civiltà ni ne hanno già mostrato le grandi potenzialità. Facciamo specifico immobiliare, potrà utilizzare questa domanda come leva per un’ul- più antichi monumenti romani, pervenuto fondamentalmente in-
romana senza l’apporto decisivo del Tevere. riferimento ai nuovi materiali, alla fotoricostruzione, all’olografia. I teriore crescita economica e culturale della città. Fra l’altro, ci sono tatto, è a lui dedicato e si trova fra il Tempio di Vesta e la Bocca del-
Fra le più straordinarie opere di ingegneria costruite dai Romani, la nuovi materiali acquistano proprietà sempre più elevate e diventa- immobili di alto valore storico ed estetico, che stanno perdendo la la Verità, all’imbocco di quello che era stato il ‘Portus Tiberinus’.
più geniale fu la ‘Forma Urbis’ della Capitale. Al centro vi fu la con- no sempre più immateriali. Pertanto sui manufatti storici si potranno loro attuale funzione. Chissà quante volte capita di passarvi accanto senza neppure no-
vinzione dell’universalità e dell’eccezionalità dell’uomo e quindi la prevedere interventi sempre meno invasivi, ma in grado di restitui- Pertanto, ci sono le condizioni per cui una idonea gestione del pa- tarlo. E, tantomeno senza chiederci che cosa ci sta a fare lì da oltre
necessità di sviluppare le relazioni fra i popoli e fra essi e il territorio. re loro completezza strutturale e funzionalità d’uso. La tecnica del- trimonio immobiliare pubblico di grande qualità può dare un con- 2.500 anni.
la ricostruzione visiva, facendo uso di un materiale del tutto speciale, tributo concreto e sostanziale al futuro di Roma Capitale. Quel tratto di fiume, oltraggiato con tanta disinvoltura e allontana-
che è la luce, è stata utilizzata con stupefacenti risultati per la valo- to dalla sua funzione originaria, grida vendetta e richiama attenzio-
La Terza Roma rizzazione del patrimonio archeologico rinvenuto sotto Palazzo Va- La riqualificazione del Tevere ne. Per lo sviluppo sostenibile della Città.
lentini. L’intervento è stato guidato da Piero Angela ed è stato eseguito Attualmente la qualità delle acque del fiume, dalla città alla foce, è
Dopo la capitale della Romanità e dopo quella della Cristianità, Ro- da un team internazionale che lavora sulla frontiera della realtà vir- di diversi ordini di grandezza al di sotto degli standard europei. Per- La “Mobilità 3.0” ovvero la pedonalizzazione integrale
ma può diventare la capitale dello sviluppo tecnologico armonico. tuale. Da lembi di pavimentazione stradale e da brandelli di co- tanto, per motivi igienici, non dovrebbe essere permessa nessuna La razionalità e il pragmatismo sono due peculiarità dell’antica Ro-
Per arrivarci si può seguire il percorso che già aveva portato una vol- struzioni patrizie, la tecnologia della luce ricrea scene di vita palpitante forma di navigazione né alcun tipo di fruizione del fiume. L’inqui- ma. In quel tempo e con pochi mezzi il mondo è stato rivoluziona-

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to: oggi con i nostri mezzi abbiamo l’obbligo di tentare delle solu- Bisogna rapidamente azzerare i tre principali fattori limitanti. Il
zioni altamente tecnologiche che invertano l’attuale tipo di svilup- primo è l’inquinamento. Il secondo è il consumo di risorse non
Scene di labor sulla colonna traiana*
po non armonico e distruttivo. rinnovabili. Infine, bisogna superare i limiti e gli errori della guida
Il “Progetto Urbis”potrà essere realizzato solo se si interverrà sul umana passando subito alla guida automatica.
problema della mobilità. La “Mobilità 3.0” costituirà la terza rivoluzione della mobilità e al-
Oggi, fra le metropoli europee, Roma ha la maggiore penetrazione lo stesso tempo dimostrerà che è possibile abbandonare il vec-
di auto e moto; e il più alto indice di incidentalità. chio modello di sviluppo che genera sempre più entropia e porta
Questa situazione deriva dal fatto che Roma, che 2000 anni fa ave- a squilibri ambientali sempre più irreversibili.
va realizzato la prima rivoluzione della mobilità, poi ha mancato, Il nuovo modello si svincola completamente dall’uso delle risor-
nel secolo scorso, la seconda rivoluzione, alimentata dall’energia se non rinnovabili ed azzera l’inquinamento. Inoltre, l’uomo si li-
meccanica. bera sempre più dai suoi limiti e dai suoi errori e quindi può
La soluzione del traffico romano è possibile solo se si innesca una nuo- dedicarsi più intensamente a produrre nuovo benessere per sé e
va rivoluzione che si chiama: “Mobilità 3.0”, ovvero l’approdo a una per la natura che lo accoglie. Sulla colonna Traiana compaiono numerose scene di labor; si tratta
pedonalizzazione integrale. Per fare questo c’è necessità di un’alter- Per questo la “Mobilità 3.0” sarà un esempio di sviluppo armoni- di una scelta inconsueta per un monumento onorario, soprattutto se
nativa di mobilità. Essa si realizza con una rete di metropolitane leg- co. Essa verrà messa a punto a Roma, ma poi verrà estesa al re- paragonata con la colonna coclide aureliana, che ne presenta solo
gere ad automazione integrale e ad alta flessibilità di tracciato. Ciò sto del Paese, interessando man mano tutte le altre attività due. È dunque lecito chiedersi quale fosse il messaggio affidato a que-
permette di effettuare gli scavi in totale compatibilità con gli strati ar- produttive. ste immagini nell’ambito della narrazione delle campagne daciche
cheologici, di avere stazioni capillari, al massimo ogni 200 m. e di of- Ritrovare nella fenomenologia della tecnologia dell’antica Roma il (101-102; 105-106 d.C.). Esse esaltano la disciplina ed i successi del-
frire un trasporto di qualità tale da non far rimpiangere l’auto privata testamento e le linee guida per la Roma futura è l’azione più in- l’esercito romano e del suo imperatore e al tempo stesso, raffigu-
La mobilità ha contribuito in maniera decisiva al progresso degli ul- novativa che può produrre la cultura, il primo anello della catena rando scene di costruzione e di disboscamento, marcano un divario
timi 100 anni. Ma oggi i suoi costi aumentano sempre più e stan- del valore. Il valore inteso come creatività per uno sviluppo ar- tecnologico e culturale tra l’impero ed il barbaricum e rappresentano
no ormai per superare i benefici. monico e sostenibile. le prime tappe della romanizzazione della nuova provincia dacica.
È possibile istituire un confronto tra le scene di labor e quanto ci vie-
ne narrato dagli autori di trattati militari: infatti essi sono soliti attri-
buire le vittorie dell’esercito romano non al dispiegamento di uomini
o all’abilità sul campo bensì all’esercizio costante e alla perfetta pre-
parazione logistica delle campagne. La parola exercitium (connessa
anche etimologicamente con exercitus) indica l’insieme delle attività
praticate dai soldati in previsione delle fatiche della guerra: accanto
1
all’esercizio fisico e all’uso delle armi, il labor giocava un ruolo fon-
damentale in quanto stimolava la capacità del soldato di lavorare in
gruppo, indispensabile in vista delle manovre militari.
Accanto all’esercizio era importante un’accurata preparazione logi-
stica della campagna militare; il generale Domizio Corbulone avreb-
be affermato che le battaglie si vincono con la zappa, ossia con le
opere di costruzione (Frontino, Stratagemata, 4, 7, 2). *

Costruzione di infrastrutture

Scene di costruzione (1-2):


in primo piano alcuni legionari trasportano con dei secchi la terra ri-
mossa (forse per la costruzione di un fossato) mentre alle loro spal-
le i commilitoni sono impegnati nella costruzione di una passerella
lignea e nel trasporto dei materiali. In primo piano sono visibili gli scu-
di e gli elmi dei soldati conficcati a terra (v. n. 7) e ai lati i due ausilia-
ri che montano la guardia. In alto l’imperatore si affaccia dalle mura
ed osserva i lavori assieme ai due comites, indicando uno dei legio-
nari all’opera. Sullo sfondo viene rappresentato il castrum romano. È
da evidenziare che Traiano viene raffigurato frequentemente mentre
sovrintende alle opere di costruzione ponendole in tal modo sotto la
propria auctoritas (due di queste scene sono le uniche in cui l’impe-
ratore è raffigurato in posizione frontale); non a caso Plinio il Giovane
loda Traiano per aver saputo raddrizzare la vacillante disciplina mili-
tare (Panegirico, 6, 2; 18, 1) e, a differenza del predecessore Domizia- 2

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nella fase dell’addestramento militare: lo Pseudo Igino infatti con-
siglia di far scavare dei fossati ai soldati non per la loro reale utili-
tà difensiva ma disciplinae causa; allo stesso modo Vegezio consiglia
3 il disboscamento (silvam caedere) come utile esercizio per tem-
prare i corpi dei soldati alle fatiche della guerra. Nei periodi di inat-
no, aver accettato di dividere le fatiche della guerra con i propri soldati. tività invece l’esercito veniva impiegato nella costruzione di opere
Si nota inoltre che nei lavori di costruzione sono impegnati i legio- civili: oltre al vantaggio economico di usare una manodopera ben
nari che hanno deposto a terra scudo ed elmo ma indossano la lo- addestrata e pagata a prescindere dall’utilizzo in azioni belliche, si
rica segmentata (v. n. 7). Non sappiamo se essi effettivamente cercava anche di scongiurare eventuali ribellioni.
indossassero la corazza durante le opere di costruzione (ed appa-
re improbabile dato il peso e la scomodità), ma sappiamo dalle fon-
ti che essi venivano addestrati a correre e portare pesi indossandola. Disboscamento
Nel fregio la rappresentazione dei legionari loricati potrebbe anche
essere motivata dalla volontà di renderli chiaramente distinguibili Scene di disboscamento (6-7):
dagli ausiliari, che montano la guardia. Tale ripartizione di compiti legionari abbattono gli alberi (gli strumenti che impugnavano erano
viene attestata anche dalle fonti: lo pseudo-Igino (De munitionibus integrazioni metalliche al rilievo, andate perdute probabilmente in
castrorum, 24) ad esempio afferma che i soldati della marina erano epoca tardo antica) mentre gli altri compagni trasportano il legna-
impegnati nella costruzione delle vie mentre i cavalieri mauri ed i me. I legionari in primo piano (7) stanno trasportando un grosso
cacciatori pannonici costituivano la loro scorta; allo stesso modo tronco sospeso ad una trave tramite una fune. I soldati stanno pro- 9
Cesare invia le legioni a fare foraggio mentre la cavalleria le segui- babilmente tagliando gli alberi e livellando il terreno per agevolare il
va (De bello Gallico, 5, 17, 2) passaggio delle truppe. Questa operazione serviva da una parte ad
eliminare gli ostacoli lungo il percorso e a ridurre il rischio di imbo- tecnica militare romana e si contrappone nella colonna ai disordi-
Costruzione di un accampamento (varie scene)(3-5): scate, dall’altra a procurarsi il legname che era il principale materia- nati attacchi dei daci.
in primo piano si vedono i legionari intenti a scavare il fossato e a le da costruzione di accampamenti, carri ed armi e serviva per il Assalto con ariete (9): i daci attaccano il fortilizio romano usando un
trasportare fuori la terra con l’uso di cesti; all’interno ed intorno al riscaldamento e l’alimentazione dei balnea castrensi. Al di là del- ariete per sfondare la parte centrale della recinzione. Il possesso di
recinto di blocchi squadrati trasportano i materiali da costruzione. l’utilità pratica immediata il disboscamento ha anche una forte va- armi più sofisticate accanto agli archi, ai giavellotti e occasionalmen-
Alcuni di essi stanno trasportando i blocchi sulle spalle, tenendoli lenza culturale: alle foreste che caratterizzano il barbaricum (Anonimo, te ai massi da parte dei daci non deve tuttavia meravigliare: infatti
tramite delle funi e sacchi di terra. De rebus bellicis 6, 2-3) si sostituiscono le strade e le città che sono Cassio Dione menziona esplicitamente che una delle condizioni di
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Le scene di costruzione documentano una realtà quotidiana del- l’emblema del mondo civilizzato. pace imposta dai romani a Decebalo era “di consegnare le armi, le
l’esercito romano; i legionari dovevano infatti provvedere alla co- tena e cibo per tre giorni; sicché poco manca che i fanti siano ca- macchine belliche e quelli che le costruivano” (Cassio Dione, 68, 9.5).
struzione degli accampamenti provvisori e permanenti. Flavio richi come bestie da soma”. Presupponendo che tali fossero gli Occupazione dell’accampamento dacico da parte delle truppe ro-
Giuseppe (Guerra Giudaica 3, 5) parlando degli impedimenta dei strumenti in dotazione anche in età traianea, si nota come i legio- Tecnica militare mane (10): la scena raffigura i romani che appiccano le fiamme ai vil-
soldati romani afferma: “I fanti scelti che attorniano il comandan- nari venissero equipaggiati non solo per combattere ma anche per laggi dei daci mentre questi scappano. Sullo sfondo si vede invece
te portano una lancia e lo scudo rotondo; il resto dei legionari un svolgere lavori di costruzione e di disboscamento ed affrontare si- Formazione a testuggine (8): i legionari romani eseguono la for- Traiano che prende possesso dell’accampamento nemico, il quale
giavellotto ed uno scudo oblungo ed inoltre una sega, un cesto, tuazioni di emergenza. I soldati non venivano impegnati nelle ope- mazione a testuggine (testudo) durante l’assalto di una fortezza da- viene raffigurato con mura di blocchi lapidei squadrati ed una passe-
una piccozza ed una scure, poi una cinghia, un trincetto ed una ca- re di costruzione esclusivamente durante la campagna, ma anche cica; la formazione a testuggine è il simbolo della disciplina e della rella di fronte alla porta che consente di attraversare il fossato. All’in-

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È quindi evidente che il ponte di Apollodoro non aveva solo uno scopo ti: entrambe le scene documentano la fertilità del suolo dacico, che
pratico ma simboleggiava uno standard tecnologico e culturale che con le due campagne è entrato a far parte dell’impero romano. La
garantiva il predominio di Roma sui popoli barbari. provincializzazione si traduce in benefici economici per il popolo
romano di cui la stessa colonna Traiana, inserita nel nuovo com-
10 plesso forense costruito ex manubiis, è la prova concreta. Del resto
Providentia che la conquista di nuove province fosse finalizzata anche alla ne-
cessità di sfruttare le risorse locali per il crescente fabbisogno del-
Mietitura (14): l’annona romana viene provato dai documenti epigrafici (ILS 986:
la scena mostra alcuni legionari romani mentre mietono il grano uti- “Primus ex ea provincia magno tritici modo annonam populi Roma-
lizzando delle falci e trasportano i covoni mentre in secondo piano i ni adlevavit” dice orgogliosamente un legatus Augusti propretore ri-
commilitoni tengono per le briglie i muli (di uno di loro è visibile il ferendosi alla provincia della Mesia dopo l’incendio del 62 d.C).
basto) e li caricano con il raccolto. Sullo sfondo si vede l’accampa-
mento romano.
Musica
Approvvigionamento idrico (15):
un legionario, oltrepassato un piccolo ponte di legno, si china e riem- Marcia dell’esercito sbarcato sulla riva opposta del Danubio (16):
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pie un recipiente di acqua. La rappresentazione di approvvigiona- in primo piano si vedono i suonatori di cornu (una tromba bronzea
nel terreno. Alle sue spalle sono visibili due pagliai di forma conica mento idrico viene ripetuta in modo più esteso nell’ambito della ricurva, dotata di una barra metallica che permetteva di appoggiare
che compaiono anche nella prima spirale (scena 2-3 pp. 261-262) e prima campagna dacica e una terza volta come rappresentazione lo strumento sulla spalla) che precedono i portastendardi. I cornici-
che sono generalmente interpretati come strumenti per le segnalazioni singola. nes compaiono da soli anche nelle scene di sottomissione (Settis, sce-
diurne (potrebbe tuttavia trattarsi anche di foraggio per gli animali). Queste scene documentano la necessità (e anche le difficoltà) di na 91, p. 349). Secondo Vegezio (2, 22, 1) il loro compito era di dare
12 All’inizio della prima guerra dacica: attraversamento su ponte di procurarsi del cibo in un territorio nemico durante la campagna militare, i segnali di avanzata e ritirata ai portainsegne mentre i tubicines (suo-
barche: i legionari attraversano il Danubio su un ponte di barche, sulle quali anche i trattati militari richiamano l’attenzione. Vegezio af- natori di tuba) davano gli stessi segnali a tutto l’esercito: essi com-
sulle quali è stata appoggiata una passerella lignea con una balaustra ferma: “la scarsità di cibo logora l’esercito più di frequente di un com- paiono associati nelle scene di sacrificio (scena 13, p. 271) e di lustratio
di protezione (12). battimento e la fame è più crudele della spada”. Una testimonianza (scene 189-190, pp. 447-448). La tuba veniva inoltre usata per rego-
terno dell’accampamento si scorgono le insegne daciche con il dra- Scena di pietas di fronte al ponte di Apollodoro di Damasco sul Danubio epigrafica dalla Mauretania (CIL VIII, 4322) ci informa su un distac- lare la vita nell’accampamento, la sveglia, le adunate ed i cambi del-
gone e numerose teste mozzate di romani su picche. Davanti all’ac- (13): il ponte è provvisto di piloni in muratura sui quali si appoggiano camento di soldati (vexillatio) mandato a fare il fieno (ad fenum se- la guardia (Flavio Giuseppe, III, 5, 2). Nelle scena di pietas di fronte al
campamento si vedono invece due fosse contenenti pali aguzzi: si delle centine in legno che sostengono il camminamento ligneo, candum). I trattatisti romani sottolineano l’importanza di porre gli ponte sul Danubio compare anche un suonatore in abiti civili (forse
tratta di trappole che ricordano i ‘piccoli cervi’ menzionati da Vegezio provvisto di parapetto. L’ingresso del ponte è enfatizzato da un arco. accampamenti nelle vicinanze di corsi o sorgenti d’acqua potabile in un sacerdote) che accompagna il rito con uno strumento simile ad
nell’ambito delle difese esterne del castrum romano. L’importanza del ponte, emblema della superiorità tecnologica romana, modo tale da assicurarsene la disponibilità anche in caso di assedio un doppio aulos, di cui non conosciamo il nome antico. Sulla colon-
è evidenziata dall’ampio spazio che l’epitome di Cassio Dione dedica prolungato. Negli accampamenti permanenti inoltre venivano di- na non compare la raffigurazione della buccina menzionata da Ve-
alla sua descrizione e dall’esistenza di coni monetali che lo raffigurano sposte delle cisterne di raccolta dell’acqua piovana e dei magazzini gezio tra gli strumenti di uso militare. La buccina è uno strumento
Ponti sul verso. Cesare, parlando del ponte ligneo sul Reno costruito in (horrea) per la conservazione del frumento; altra fonte di approvvi- ricurvo in cornu decorato d’argento che Vegezio pare confondere con
occasione della brevissima campagna germanica, afferma (De bello gionamento erano i prata legionis, ossia aree di pertinenza delle le- il cornu bronzeo. Recenti analisi del passo (Vegezio 3, 5, 6) hanno per-
Costruzione di una palizzata lignea (11): gallico 4, 17): “Per queste ragioni che ho ricordato Cesare decise di gioni destinate all’agricoltura e al pascolo. messo di stabilire la lectio originale e di constatare che l’errore nasce
il legionario è inginocchiato su una passerella lignea costruita sopra attraversare il Reno ma riteneva che attraversarlo con imbarcazioni La scena di mietitura può essere letta in concomitanza con la spi- dall’ambiguità della parola corno, che in origine designava il materia-
un fossato, di cui è ben visibile la balaustra, e sta piantando dei pali non fosse sicuro e conforme al prestigio suo e del popolo romano”. rale conclusiva del fregio, che mostra una teoria di animali pascen- le usato e rimase anche quando si cominciò a fabbricarlo in bronzo;

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altra possibile fonte di errore è l’analogia con uno strumento medie- partiche di Lucio Vero); per questo motivo gli autori di trattati militari
20
vale chiamato bucina e fatto appunto di corno. Vegezio definisce il insistono sulla necessità di porre l’accampamento non solo in una
suono della buccina ‘classico’ perché usato in presenza dell’impera- posizione strategica ma anche in relazione alla salubrità del luogo e
tore o durante le esecuzioni militari, effettuate sotto la sua autorità. alla presenza di acqua potabile e corrente. L’accampamento veniva
19
Altre fonti invece (ad esempio Seneca, Thyestes, 798) sembrano allu- inoltre munito di servizi igienici come le latrine ed i balnea oltre a
dere all’uso di questo strumento per regolare i cambi della guardia. canali di scolo lungo le vie per evitare il ristagno delle acque.

Trasporti
Medicina
Carico di imbarcazione (18, 19):
Medici romani prestano soccorso ai soldati feriti (17): due legionari stanno sistemando sopra l’imbarcazione da trasporto
la scena rappresenta due soldati che sostengono un legionario seduto delle botti di legno, contenenti le provviste per la campagna; sulla ri-
su una sporgenza rocciosa mentre un medico tampona la ferita al va si vedono altre botti di legno in attesa di essere caricate. La scena
ginocchio di un ausiliario. L’ambientazione all’esterno indica che si prosegue mostrando altre imbarcazioni cariche di provviste alimen-
tratta probabilmente delle prime cure prestate ai feriti; coloro che tari imballate e legate con funi e trasporto di cavalli.
riportavano ferite più gravi erano invece assistiti nell’ospedale castrense
(valetudinarium). A partire dalle riforme augustee ciascuna coorte Trasporto delle armi sui carri (20-22):
disponeva del suo medico personale, il quale era subordinato al i legionari spingono carri a due ruote (plaustra) trascinati da muli, so-
medico capo, che era solitamente il medico personale dell’imperatore. pra i quali sono collocate delle balistae. In altri casi troviamo carri a
Nel caso di Traiano conosciamo il nome del suo medico personale, due ruote carichi di anfore ed armi oppure carri trascinati da buoi che
Statilio Critone, autore di Commentari sulle campagne daciche, andati trasportano botti.
L.D.B. 21
perduti. La scena qui rappresentata è un unicum nell’arte onoraria 22
ed esalta l’operato dei medici romani contrapponendosi alle
numerosissime immagini di Daci morenti, di fronte ai compagni Bibliografia
Bibliografia: Sulla colonna Traiana in generale: Settis et al 1988, Sulle scene di
inermi. A questa rappresentazione fa eco un passo dell’epitome di labor nella colonna: Baumer et al 1991; Coulston 1990; Holscher 1980,
Cassio Dione (68, 8, 2) che narra di come Traiano non avesse Sull’esercito romano: Le Bohec 2003; Liberati, Silverio 1988, Sull’opposizione
risparmiato neppure le sue vesti per farne delle bende per i soldati romano/barbaro: Giardina 1989b, Sulla medicina: D’Amato 1993a, Sulla
musica: Guidobaldi 1992, Sulle tecniche costruttive nell’antichità: Adam 1988;
feriti. Oltre alla caratterizzazione antinomica rispetto ai barbari, la
Giuliani 2006.
scena documenta realisticamente la necessità di provvedere alla
salute dell’esercito. La concentrazione di molti uomini in condizioni Fonti antiche: Cesare, La guerra gallica, Milano 1974 Flavio Giuseppe, Guerre des
igieniche precarie rendeva l’esercito un veicolo di trasmissione di juifs, a cura di Andrè Pelletier Parigi 2003, Frontino, Gli stratagemmi, a cura di
Francesco Galli, Lecce 1999, Plinio il Giovane, Carteggio con Traiano e * Le immagini sono state riprese dai calchi della Colonna Traiana, eseguiti tra
epidemie (celebre la ‘pestilenza di Antonino’ del 166 d.C, descritta Panegirico di Traiano, Milano 1963, Vegezio, L’arte della guerra romana, a cura il 1861 e il 1862 per ordine di Napoleone III e concessi in deposito al Museo
da Galeno, che venne propagata dall’esercito di ritorno dalle campagne di Marco Formisano, Milano 2003. della Civiltà Romana in Roma, da Papa Pio XII nel 1950.

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Sezione 1
tempo e spazio
L’integrazione spazio-temporale in Roma antica Fig. 1 – Ricostruzione del
calendario romano Giuliano

Antonietta Dosi

Se un antico Romano, come Cicerone o come Seneca o Plinio o un rarchia politico-religiosa. Due collegi di sacerdoti si dividevano in-
semplice cittadino, potesse uscire dai sotterranei della Storia e per- vece le competenze: gli auguri, depositari della tradizione etrusca e
correre le nostre città e le nostre campagne resterebbe certamente i pontefici. I primi osservavano il volo degli uccelli in un quadro spa-
sconcertato. Lo spettacolo della nostra corsa sfrenata nello spazio e ziale delimitato secondo il rito e in uno spazio di tempo definito.
nel tempo lo sconvolgerebbe addirittura. Ben diverse erano, quando Dalla loro interpretazione dipendeva l’inizio o l’annullamento del-
viveva, le sue forme d’integrazione nello spazio e nel tempo. Viene l’azione progettata. I pontefici erano invece esperti del diritto sacro
quindi spontaneo chiedersi quali fossero queste forme e su quali ba- e custodi della tradizione religiosa, nonché arbitri del calendario
si fosse strutturata l’arte di vivere nella società romana. (sez.1.1). Riti e superstizioni dovevano rendere favorevole il pas- L’insieme dei territori posti sotto la dominazione di Roma racco- quistato determinando con esattezza ciò che doveva appartenere al
Per introdurci nella ricerca bisogna innanzi tutto conoscere i riti e saggio da uno spazio delimitato a un altro, da una frazione di tem- glieva la quasi totalità dell’orbis terrarum, il mondo allora conosciuto. popolo romano (da distribuire ai coloni e ai veterani) e ciò che po-
le superstizioni che gli antichi Romani annettevano allo loro nozio- po all’altra. Dio dei passaggi era Janus (Giano), bifronte perché L’idea della circolarità implicita sia in Urbs che in orbs, (entrambe teva tornare agli abitanti assoggettati. Non soltanto misuravano e
ne del tempo e dello spazio. La parola religio (da re-ligare) fu sem- doveva vedere nello stesso tempo dietro e davanti, l’interno e l’ester- connesse con il verbo urbare (“tracciare un cerchio con l’aratro”), determinavano i limiti delle proprietà pubbliche e private (sez. 1.14),
pre legata con il bisogno di appropriarsi nel modo più rispettoso di no, il tempo che finisce e il tempo che comincia. Anche la porta si non richiamava soltanto il rito etrusco di fondazione della città, ma ma integravano il tutto in una rete di vie intersecantesi ad angolo ret-
una porzione dello spazio infinito e del tempo eterno che apparte- chiamava ianua, in quanto apriva un passaggio e januarius (il me- sottolineava la centralità della posizione di Roma. Nella formula ur- to e definite da un’orientazione precisa secondo due assi: il cardo e
nevano agli dèi. Si potrebbe dire che il popolo romano temesse sem- se di gennaio), perché apriva l’anno. Il rituale con il quale si inau- bi et orbi con cui oggi il Papa impartisce la benedizione solenne era il decumano; struttura che fino ad oggi si conserva in città che sono
pre di non essere in regola con le potenze del tempo e dello spazio. gurava il luogo delimitato dagli auguri determinava nel campo allora riassunta la potenza romana. E se l’orbs terrarum era il do- state sedi di accampamenti militari. L’operazione di divisione delle
E perciò nei rapporti fra se stesso da una parte e il tempo e lo spa- spaziale un templum che l’augure tracciava con il suo bastone ri- minio dello spazio, l’Urbs rappresentava e rappresenta tuttora quel- terre era detta ‘centuriazione’. Con le sue vie, i suoi quadrati e i suoi
zio dall’altra si atteneva a un’attenzione scrupolosa, perché la reli- curvo (lituum) e in cui osservava un porzione della volta celeste per lo del tempo. Dal momento che Roma ha trionfato sulle vicissitudini rettangoli, questa rete ha così profondamente segnato il suolo che
gione (religio) lo poneva sempre nella condizione di ‘obbligato’. proiettarla sulla superficie della terra. È ancora consuetudine oggi dei secoli ed è rimasta la città eterna. tuttora in certe regioni, come nelle campagne di Cremona e di Fer-
Ogni atto importante era di conseguenza sempre congiunto con inaugurare un anno accademico, una sessione parlamentare, un Parlando dell’impero di Roma non possiamo fare a meno di chie- rara, ne appare ancora visibile il tracciato. I Romani avevano anche
l’attesa della sua approvazione. In ogni momento sentiva egli il bi- edificio pubblico, una mostra, una piazza o una strada. Eppure non derci quale fosse la conoscenza che i Romani avevano del mondo. creato un corpo di specialisti (agrimensores e mensores) incaricati di
sogno di salvaguardare un’armonia naturale, la pace con gli dèi (pax si pensa mai al significato della parola che ci dovrebbe suggerire co- Sapevano dai Greci che la terra era un globo al centro della sfera ce- limitare i terreni e definire i diritti. Questi geometri del passato non
deorum) che avrebbero potuto turbare le sue iniziative. Il rituale au- me queste formalità ufficiali appartengano a un rituale che nel mon- leste con due poli, i tropici e l’equatore. La loro conoscenza si fon- solo definivano i confini, ma come quelli attuali effettuavano perizie.
mentava le possibilità di successo e ciò che dai riti era stato accre- do romano aveva avuto grande importanza. Il templum non era dava anche sui racconti dei navigatori, dei viaggiatori, dei Oltre alla tecnica delle limitazioni e all’impiego degli strumenti di mi-
sciuto (auctum) diveniva santo, maestoso, venerabile (augustum). necessariamente un tempio. Lo diveniva soltanto se era stato de- commercianti, sull’esperienza acquisita dai militari inviati a esplo- sura come la groma, l’odometro, l’abaco, il compasso ecc., erano
Quanto alla parola spatium, essa non designava lo spazio quale og- dicato a una divinità. Lo spazio davanti a un limite sacro era detto rare regioni lontane. E gli scienziati del tempo erano riusciti a mi- anche abili disegnatori (sez. 1.7-12). Alla fine della repubblica ne esi-
gi lo concepiamo come mondo, cosmo, immensità materiale e tri- profanum (da pro e fanum, sacello), come profanus era definito l’uo- surare la grandezza di questo globo e a redigere le prime carte. Ma stevano due categorie: i privati e i militari. Questi ultimi erano gli spe-
dimensionale dell’universo. Indicava invece un quadro spaziale nel mo a cui non era consentito penetrare in un tempio consacrato, ma al di là del mondo conosciuto si estendeva un mondo incerto e an- cialisti della “castrametazione” o arte di disporre gli accampamenti
quale si svolgeva un’azione religiosa per condurre a buon fine un doveva aspettare al di fuori. Dal che si comprende perché in italia- cor più lontano: il mito sottentrava all’informazione. Questo insie- militari. Conosciamo la loro scienza perché tutti i loro testi tecnici
proposito nel tempo e nello spazio di cui ci si voleva appropriare. no sia detto profano chi o ciò che è estraneo al sacro (fig. 1). me di terre note e sconosciute costituiva l’ecumene (il mondo). sono stati in età moderna riuniti in un corpo che va sotto il nome di
A dimostrazione di come questi due elementi fossero integrati tra Era considerato spatium anche quello politico, dove si esercitava il Certo i Romani non scoprirono nuove terre, però esplorarono spazi Corpus agrimensorum o De gromaticis.
loro, diremo che anche per indicare una frazione di tempo si usava potere militare (imperium) posto nelle mani di un protomagistra- di cui i Greci, prima di Alessandro Magno, avevano solo sentito par- Agli albori della sua storia il territorio di Roma era rappresentato
spatium. Hoc spatio significa per Cicerone “in questo intervallo di to che rappresentava Roma. La sua sfera di competenza si chia- lare. Nel periodo di maggiore espansione sembra che i Romani fos- dall’ager romanus (agro romano) dapprima sede soltanto dei Ro-
tempo” (Orator, 2, 353). Fra lo spazio che, come il tempo, apparte- mava provincia che all’origine designava solo l’incarico. La provincia sero arrivati a controllare quasi la metà dell’ecumene. L’apparizione mani (Ramnes), poi anche dei Sabini e dei Latini (Tities e Luceres).
neva agli dèi e il quadro spaziale che serviva da scena all’agitazio- portava il nome del popolo che bisognava prima di tutto vincere sempre più frequente del globo terrestre sulle monete a partire da- Era uno spazio politico dominato dal diritto quirite (dominium ex
ne degli uomini esisteva una barriera. Qui si situava il momento (pro-vincere). Oggi ancora la provincia è uno spazio territoriale su gli anni 76-75 a.C. non lascia alcuno dubbio sulla loro pretesa di pos- iure Quiritium). Si trattava, come si può immaginare, di un piccolo
critico della sua appropriazione. Con questo atto, per il quale era cui però si esercita solo un potere civile. La stessa osservazione va- sedere il dominio del mondo. La sua rappresentazione raggiunse nucleo urbano con la sua periferia rurale nella quale veniva eserci-
necessario l’intervento degli auguri e dei sacerdoti, si fondava un le anche per la regione (regio). A differenza dell’Italia, che in età tar- livelli di precisione sempre maggiori, come dimostrano le loro carte tata l’attività agricola e pastorale. L’ager era diviso in tre parti: la pri-
diritto riconosciuto tanto dagli dèi che dagli uomini. Anche il tem- do-repubblicana e imperiale era uno spazio inerme senza unità geografiche e corografiche. La realizzazione cartografica più note- ma riservata al re e al culto, la seconda di proprietà collettiva (ager
po vissuto dagli uomini era il risultato dell’appropriazione di una militari ad eccezione delle forze pretoriane di sicurezza, l’impero vole fu la cosiddetta “carta di Agrippa”, un’enorme carta murale fat- publicus), la terza di proprietà privata (ager privatus). Benché sotto-
frazione del tempo universale. La grande arte consisteva nel saper- costituito dai territori conquistati fuori d’Italia era uno spazio ar- ta collocare nel Campomarzio da Augusto, la quale descriveva messi allo stesso diritto romano lo spazio urbano e lo spazio rura-
ne definire i limiti (regere fines) senza perturbare gli dèi. mato sotto il potere militare con guarnigioni nelle province e so- l’ecumene, mentre la forma di Roma venne incisa su marmo all’epoca le avevano uno statuto differente. Entro la città l’esercito non poteva
Queste operazioni rituali, all’origine erano dirette dal re del sacro prattutto lungo le frontiere. Questo spazio imperiale gravitava di Settimio Severo ed esposta nel Foro della Pace (sez. 1.15). essere convocato e tanto meno stazionare. Anche la collocazione
(rex sacrorum) che per lungo tempo occupò il primo posto nella ge- intorno all’Urbs, cioè a Roma. I Romani sapevano organizzare lo spazio progressivamente con- delle tombe corrispondeva a un’organizzazione dello spazio dei

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Fig. 2 - Plastico di Roma arcaica Fig. 3 – Plastico ricostruttivo di Roma
(progetto di L. Quilici. Roma, in età tardo antica
Museo della Civiltà Romana) (progetto di I. Gismondi. Roma,
Museo della Civiltà Romana)

morti. Era vietato, per esempio, seppellire i morti entro la cinta del- detta Quadrata, tracciato dal vomere dell’aratro di Romolo sul Pa- dall’insieme dei luoghi in cui si discuteva l’avvenire della città e si 4) e anche il tempo opportuno e fuggiasco (Chairos). I Romani
le mura. Dopo la costituzione della repubblica, i due consoli ebbe- latino, era in realtà un terrapieno che circondava la città, un limite prendevano decisioni. Nella Curia si radunava il senato per votare. non furono da meno.
ro anch’essi compiti diversi a seconda che esercitassero il potere invalicabile per le divinità straniere, per i morti e per i militari. Al- Quanto alle assemblee del popolo (comitia), avevano luogo in se- Ma dopo aver rappresentato il tempo con la fantasia occorreva de-
militare fuori dalla città o stessero dentro le mura come rappre- l’interno del pomerio Romolo, e dopo di lui i successori, procedet- di differenti. La presa degli auspici infine, poiché era necessario che terminarlo. Il primo metro che s’impose per la misura del tempo fu
sentanti del potere civile. L’espansione dell’ager romanus fu il risul- tero alla divisione del terreno e all’orientamento degli spazi pubblici, in tale circostanza l’Urbs fosse tutta visibile, avveniva dall’Augura- il giorno. Per calcolare una durata maggiore, parve possibile tota-
tato delle conquiste che provocarono lo sviluppo dello spazio urbano delle strade, dei vicoli in base alle regioni del cielo. All’incrocio del culum dell’Arx da dove si dominava tutta la città. lizzare i giorni successivi in una serie lineare (per esempio con chio-
primitivo (fig. 2). La città assorbì una parte della periferia, mentre cardo e del decumano si trovava il centro civico e religioso dove era Lo spazio urbano di cui si è parlato era un ricalco armonico dello di o con tacche su una trave), sistema tuttavia inadeguato a strutturare
quella parte dell’ager romanus che ne rimase escluso si trasformò stata in precedenza chiusa la fossa centrale (mundus) che collega- spazio privato che aveva anch’esso un focolare per centro, un alta- lunghe e regolari durate di tempo. Sicché dopo l’alternanza del gior-
in uno spazio geografico più vasto. Quando poi la conquista supe- va il mondo dei vivi con quello sotterraneo degli Inferi. Al centro re per i sacrifici al dio tutelare, un’apertura verso il cielo e un’altra no e della notte, gli antichi - che avevano osservato la serie delle tra-
rò i limiti geografici del Lazio, amministrare le terre pubbliche in- geometrico, sintesi dei focolari domestici, c’era anche il tempio di verso il mondo sotterraneo. La domus fu il punto di arrivo cittadino sformazioni che la luna subisce - intuirono il fenomeno della lunazione
cominciò a diventare una preoccupazione per Roma. Fu necessario Vesta dove le Vestali custodivano il fuoco perenne. dello sviluppo spaziale privato della capanna primitiva che nello spa- o mese lunare. Incominciarono così a calcolare il tempo per lune.
definire lo statuto dei territori lasciati alle città vinte e in seguito an- L’occupazione dello spazio nelle città rispettava sempre determi- zio rurale aveva dato vita alla casa di campagna. Era chiamato he- Anche a Roma il primo calendario di Romolo fu lunare. Venne poi
che quello delle città legate a Roma da trattati di diversa natura. Poi- nate regole. A Roma la piazza principale (Forum) occupava anch’essa redium perché trasmissibile (donde viene la parola “eredità”). Evolutasi modificato dal re Numa che vi aggiunse il mese di gennaio e di feb-
ché queste ultime città non erano di diritto romano, costituivano un il centro dello spazio urbano. Tali regole sono state più o meno ri- in casa padronale in città, la domus ebbe due facciate, l’una sulla braio. Ma il cielo impone alla vita terrestre un altro ciclo non meno
dominio situato peregre, al di là dell’agro romano, cioè all’estero e spettate anche in età moderna. Recentemente nelle grandi metro- strada e l’altra sul giardino che gli architetti romani più qualificati imperioso: l’anno, il cui corso determina il ciclo stagionale della ve-
detto per questo ager peregrinus. poli si tende invece a creare spazi decentrati aventi una vita autonoma sapevano disporre con gusto squisito e molta immaginazione. Ma getazione e della modificazione dei fattori climatici. L’anno lunare
Estendendo ulteriormente le sue conquiste, Roma spinse sempre rispetto a quella che oggi si chiama city e al tempo di Roma Urbs. soprattutto le meravigliose ville suburbane della classe aristocrati- era il conto di un durata, non di un tempo assoluto in accordo con
più lontano l’insieme dei territori occupati da popolazioni nemiche Intorno al Forum erano disposti i templi e le basiliche. Ad ogni mo- ca e dei nuovi ricchi offrivano fantasiosi giardini con passeggiate il sole e gli astri. Col passare del tempo lo sfasamento divenne tale
e sempre più in là i territori meno conosciuti. La dichiarazione di do fra le molte città dell’Impero la Roma dei Cesari fu la meno ri- ombrose e giochi d’acqua. In città l’esigenza continua di nuovi spa- che nel 46 a.C. l’equinozio dell’anno civile differiva da quello astro-
guerra alla città o allo Stato nemico che ai giorni nostri viene tra- spettosa delle regole urbanistiche. Non ebbe mai un piano regolatore zi edificabili provocava invece la diminuzione progressiva delle di- nomico di ben tre mesi. Così nell’anno 708 dalla fondazione di Ro-
smessa con dichiarazione motivata o come ultimatum da un am- degno di questo nome, tanto che a causa degli ingombri i traspor- mensioni del giardino. Gli architetti incominciarono allora a creare ma, Cesare nella sua qualità di pontefice massimo decise di porre
basciatore, allora avveniva in maniera più spettacolare tramite i ti commerciali si facevano generalmente di notte con grande fra- all’interno delle case spazi verdi fittizi attraverso pitture murali in fine a queste irregolarità adottando un calendario che fosse il più
sacerdoti Feziali che gettavano una lancia sul territorio nemico pro- stuono, come racconta Giovenale in una sua satira. La città si fregiava prospettiva e paesaggi illusori. Quanto al popolo minuto, abitava possibile conforme all’anno solare. Malgrado questa rettifica, il di-
nunciando formule rituali. Quando poi la lontananza dello spazio anche di grandi archi. L’origine dell’arco di trionfo fu probabilmen- (sarebbe meglio dire che vi andava a dormire soltanto) in case a più vario si accentuò ancora nel corso dei secoli. I giorni del calendario
nemico incominciò a complicare il compito dei Feziali, fu fatto ri- te legata a un rituale di purificazione e di reintegrazione. Passando piani (insulae) quasi tutte prive di ogni comfort e soggette a fre- romano erano contraddistinti da lettere che avevano significato po-
corso a una finzione giuridica. L’ager publicus, ormai vastissimo si sotto l’arco il cittadino-soldato usciva dallo spazio sottomesso al- quenti incendi (Fig. 3). sitivo o negativo. Particolarmente importanti erano le nundinali che
rivelava intanto per lo Stato una fonte di notevoli rendite. Ma non l’imperium militare per reintegrare lo spazio civile come semplice Impotenti di fronte all’inarrestabilità del tempo, ma anche affa- si succedevano dal principio alla fine dell’anno per otto giorni e ser-
lo fu di meno per molti ricchi proprietari ai quali siffatte specula- cittadino.Lo spazio ludico della città comprendeva i luoghi dove il scinati dall’imperscrutabile mistero del suo fluire, gli antichi ave- vivano per fissare ogni nono giorno la data delle fiere e dei merca-
zioni offrirono la possibilità di diventarlo ulteriormente. popolo si rallegrava collettivamente degli spettacoli e dei giochi (tea- vano rappresentato antropomorficamente il tempo assoluto e ti. Sette giorni quindi intercorrevano dunque tra due lettere nundinali
Segnato da cippi, il pomerio (pomerium) della Roma primigenia, tri, odea, circhi, stadi, anfiteatri); quello civico era invece costituito continuo (Aion, che ha la stessa radice della parola iuvenis) (fig. proprio come i giorni della nostra settimana, istituita nel III sec. d.C.

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Fig. 4 – Patera di Parabiago con esempio, dal fluire di una certa quantità d’acqua da un vaso in un Abbiamo parlato dell’habitat del cittadino romano. Vediamo ora di
rappresentazione di Aion, il tempo altro. Essa fu conosciuta con precisione maggiore quando divenne seguirlo nei ritmi della sua vita. Grazie al calendario egli non era sol-
senza fine. IV sec. d.C. possibile consultare strumenti che indicavano l’ora solare calcola- tanto integrato nel tempo, ma anche continuamente reintegrato,
(Milano, Civico Museo Archeologico; ta scientificamente e quella vissuta misurata empiricamente. perché si trovava indotto a passare da uno spazio-tempo a un al-
riproduzione: Roma, Museo Civiltà Il cittadino comune però non sapeva leggere l’ora e la chiedeva con- tro, da quello del fas o diritto divino a quello dello ius o diritto civi-
Romana) tinuamente: Quota hora est? “Che ora è?” L’ora dunque doveva es- le, da quello della vita pubblica a quello della vita privata, da quello
sere annunciata. Nei primi tempi della repubblica era proclamata a dell’attività a quello del tempo libero. La sua giornata si divideva in
gran voce l’ora del mezzogiorno. Ne veniva dato annuncio anche due parti: la mattina era riservata agli affari (negotium), il pomerig-
per convocare i comizi e le udienze in tribunale. Poi entrarono nel- gio alla distensione e allo svago. Il cittadino romano era mattinie-
l’uso le clessidre inventate dagli scienziati alessandrini. Allo scopo ro, perché si alzava con il sole. Questa levata, che incominciava con
di conoscere l’ora concorreva anche l’osservazione della lunghezza il saluto al patrono (salutatio), continuava dopo una più che fruga-
dell’ombra. Fondamentale per il calcolo dell’ora diurna fu pertanto le colazione (jentaculum) con una discesa al Foro, dove all’ora ter-
lo gnomon inventato anch’esso, a quanto sembra, dai Caldei. La za avevano inizio le inchieste giudiziarie. Il pasto del mezzogiorno
gnomonica, che era la scienza e l’arte di costruire quadranti, ri- (prandium) era consumato, spesso in piedi, con ciò che era rima-
chiedeva necessariamente la competenza dell’architettura e del- sto della sera precedente. A questo punto della giornata tutte le at-
l’astronomia per poter orientare bene le sue costruzioni. tività cessavano, perché il prandium segnava la fine delle ‘ore serie’,
A Roma l’uso dei quadranti in breve si generalizzò e la loro fabbri- come le chiamava Plinio. Quella del bagno, alla nona ora d’inver-
cazione divenne un’attività fiorente. Nel I sec a.C., secondo Gellio, no, all’ottava d’estate era irrinunciabile. Con la coena, che era il pa-
Roma ne era già invasa (sez. 1.2-5). La costruzione più maestosa si sto fondamentale, incominciava una nuova giornata quasi sempre
tramanda fosse l’orologio solare (solarium) che Augusto fece edifi- in compagnia di amici. La cena si concludeva all’imbrunire. Solo chi
care nel campo di Marte. Un altro grande passo nel perfeziona- gozzovigliava faceva, come oggi si dice, ‘le ore piccole’.
mento del calcolo dell’ora fu infine l’orologio idraulico. Mentre la Il tempo della vita era scandito anch’esso da tappe ben precise. Il
semplice clessidra registrava solo il tempo di scorrimento dell’ac- neonato, dopo la purificazione, se era maschio riceveva il nome pro-
qua, l’orologio idraulico era una clessidra verificata con un quadrante prio (praenomen), quello della famiglia e in seguito un sopranno-
solare. Il più noto è quello di Ctesibio descritto da Vitruvio (9, 8,2) me. Al collo gli veniva appesa una bulla d’oro come amuleto di
sez. 1.4). Esistevano infine gli horologia viatoria, quadranti portatili protezione contro le forze maligne. Fino a sette anni era educato
che erano dei veri e propri orologi dalle forme più varie e spesso as- dalla madre, poi dal padre. Il bambino (puer) indossava la veste
sai curiose (erano forse gli antenati delle ‘cipolle’ che i nostri non- praetexta, bianca con una bordura di porpora che tracciava intorno
ni portavano nel taschino) (sez. 1.3). a lui uno spazio di protezione. La bambina (puella) aveva solo il no-
Ma il tempo non è mai stato a misura dell’uomo. A causa della sua me di famiglia del padre. Oggi i nostri giovani per motivi di studio
inafferrabilità, solo pratiche religiose scrupolosamente osservate po- o per la necessità di trovare un lavoro stabile si sposano in genere
tevano, come abbiamo detto, consolidarlo. E i pontefici dovettero fra i venticinque e i trent’anni. A Roma invece, il matrimonio, con-
dar prova di sapienza e di sottigliezza nell’arte di manipolare il tem- cordato fra le famiglie, aveva luogo a dodici anni per la fanciulla e a
po. I giorni di festa potevano appartenere alla religione domestica quattordici per il ragazzo, il quale, nonostante fosse già sposato,
Agronomi come Columella ed eruditi come Varrone e Plinio com- L’ora fu a lungo sconosciuta, tanto che nelle Leggi delle Dodici Ta- o essere feste popolari o della religione di Stato. In ogni caso erano raggiungeva la maturità civica solo a diciassette anni e passava al-
posero anche calendari astro-agricoli minuziosi che contenevano vole (metà del V sec. a.C.) non se ne trova ancora menzione. Dopo tutte feste di protezione, alle quali si aggiungeva la commemora- lora alla condizione di adulescens. Nei Liberalia (feste di Liber, dio
indicazioni per i lavori dei campi. Dopo l’affermazione del Cristia- la levata e il tramonto del sole, il loro primo punto di riferimento fu zione solenne e rituale dei grandi avvenimenti della storia di Roma. del vino) egli deponeva la veste praetexta, indossava la toga virile e
nesimo, la Chiesa redasse un calendario liturgico che era insieme il centro della giornata, il mezzogiorno (meridies) ufficializzato nel Non avevano tutti le stesse caratteristiche. offriva a Giunone la bolla d’oro che lo proteggeva; veniva condotto
lunare per le feste mobili come Pasqua e solare per le feste fisse co- 338 a.C. Si determinarono così il mattino e il pomeriggio. Come avviene ancora oggi, alcuni facevano sospendere le normali solennemente nel Foro ed entrava nella vita pubblica. In tale circo-
me Natale. L’invenzione dell’ora fu una grande conquista della civiltà. La sua attività perché ciascuno adempisse ai suoi doveri religiosi, altri non stanza otteneva il diritto di voto (ius suffragii) che i nostri giovani so-
I Romani avevano molti modi per datare gli avvenimenti. Il più no- origine dovette essere probabilmente caldea, con un passaggio at- arrestavano che la vita pubblica e spesso solo per mezza giornata. lo da non molti anni hanno avuto con la maggiore età a diciotto e
to era il riferimento ai due consoli che esercitavano la loro funzio- traverso la Grecia, visto che le orai compaiono nella mitologia gre- Non tutti erano dunque di riposo. Erano inoltre detti fasti (da fas, prestava subito servizio militare. Teoricamente doveva però atten-
ne in quell’anno. La loro entrata in carica segnava l’inizio dell’anno ca. I Romani la adottarono nel 273 a.C. e ne fecero un’unità di tempo ‘lecito’) i giorni che la religione lasciava alle attività normali e nefa- dere l’età di venticinque anni per poter redigere un testamento, ma
politico e gli anni venivano contati dalla fondazione della città (ab civile e politica. Certo gli astronomi conoscevano le ore equinozia- sti (da nefas, ‘non lecito’) i giorni negati alle attività profane e uni- anche allora restava sottomesso al pater familias fino alla morte di
urbe condita). li tutte uguali nel corso dell’anno, ma nella vita pratica il giorno na- camente riservati agli dèi. Al calendario religioso fu dato il nome di quest’ultimo.
Si deve però dire tuttavia che, come altri popoli dell’antichità, i Ro- turale era sempre diviso in dodici parti, il che comportava ore di Fasti. Alla fine dell’anno liturgico bisognava sbarazzarsi del tempo Ogni cittadino apparteneva all’esercito attivo degli juniores dai di-
mani padroneggiavano meglio lo spazio del tempo. Alla sua preci- diversa lunghezza in estate e in inverno. Quanto alla notte, aveva consumato. Il 14 marzo la folla cacciava a colpi di verga in direzio- ciassette ai quarantacinque anni e a quello sedentario e di riserva
sione quantitativa preferivano la minuzia della sua espressione quattro vigiliae di tre ore ciascuna. Data la sua variabilità quantita- ne dei nemici un uomo rivestito di pelli chiamato Mamurius Vetu- dei seniores dai quarantacinque ai sessant’anni. Alla carriera politi-
qualitativa. Il giorno civile aveva inizio, come oggi, a mezzanotte. tiva era impossibile pensare alla rimunerazione dei lavoratori in ba- rius. Il giorno successivo, la festa di Anna Perenna indicava l’inizio ca che comprendeva l’edilità, la pretura e il consolato accedevano i
Dies era il giorno e nox la notte. All’origine però dies era il cielo lu- se all’ora. Per questo i Romani preferivano calcolare il lavoro compiuto. effettivo dell’anno nuovo. In precedenza (il 24 febbraio), nella ceri- rampolli della classe aristocratica e nobiliare, ma non mancavano
minoso per la presenza del sole. Venne poi divinizzato nel nome di La divisione del giorno in dodici ore determinò un bisogno di pre- monia del Regifugium, era già dovuto fuggire, secondo il rito, il re intelligenti ambiziosi della classe degli affaristi che per meriti mili-
Diespiter (padre della luce) da cui derivò Jupiter, padre degli dèi. Dal- cisione nella misura del tempo. Esistevano di fatto due tipi di ore: del sacro. Con questa fuga il re decaduto simboleggiava l’anno espul- tari o grazie a qualche appoggio riuscivano a penetrarvi. Tempo e
l’originario significato di luce, dies assunse in seguito un senso tem- l’una esteriore misurabile soltanto di giorno perché definita dalla so. Il nostro carnevale con il suo re, può essere considerato la so- spazio esercitavano un ruolo anche nelle interdizioni imposte ai ma-
porale e indicò il giorno. La notte, regno dell’oscurità, fu il tempo in posizione del sole, l’altra vissuta, conoscibile di giorno come di not- pravvivenza di un rito di espulsione del tempo consumato e così il gistrati. I tribuni della plebe, per esempio, magistratura plebea la
cui non si agiva. te perché del tutto indipendente dal corso del sole e misurabile, per 31 dicembre con lo scoppio dei mortaretti. cui attività potremmo avvicinare con molta approssimazione a quel-

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la dei nostri sindacalisti, non potevano restare assenti da Roma un ni, pagani o cristiani che fossero, erano assai meno precipitosi di Sez. 1.1 - Il calendario giuliano.
giorno e una notte. noi contemporanei, ossessionati come siamo dalla velocità e dai
Ma quanto vivevano questi nostri Romani? È una domanda a cui è nostri progetti di futuro. Essi strutturavano l’ambiente su ciò che
Fasti Praenestini
difficile rispondere. L’istituzione delle classi censuarie permetteva era loro utile. La civiltà da loro costruita delineava la figura di uno
all’amministrazione romana di sapere in modo abbastanza preci- spazio-tempo definito e limitato, sottomesso, come abbiamo det- Originale: Calendario di Verrio Flacco esposto nel
so l’età dei cittadini, ma con le scarse notizie a nostra disposizione to, allo ius, cioè al diritto degli uomini e a quello spazio-temporale Foro di Praeneste (Roma, Museo Nazionale
noi non siamo in grado di conoscere la loro durata media di vita. infinito e misterioso appartenente agli dèi e sottomesso al loro di- Romano a Palazzo Massimo)
Cronologia: 6-9 d.C.
Possiamo soltanto dire che Augusto, morto a settantasette anni, ritto, il fas.
era quasi un’eccezione. Ciò non toglie che siano esistiti vegliardi au- L’antico Romano viveva così in una simbiosi creatrice di armonia.
torevoli, anche se oggi la loro età non parrebbe così avanzata. Si La coscienza di un’integrazione perfetta, per quanto possibile, di- Dal verbo calare deriva il termine calendarium,
trattava comunque di casi fuori del comune, la cui rarità avrebbe veniva una fonte di felicità (felicitas) se era sorretta da due qualità: che originariamente designava solo lo scaden-
potuto dar ragione a Seneca, autore di un libro sulla brevità della vi- il sentimento religioso dei doveri da compiere (pietas) e la lealtà e zario sul quale venivano annotate le date delle
ta e anche spiegare perché a Roma l’idea della morte fosse sempre il rispetto degli impegni e della parola data (fides). Qualità che era- operazioni finanziarie (ad es. il rimborso dei pre-
presente. Polibio ha descritto il rituale degli onori funebri: se la per- no il fondamento della virtus. Il che non escludeva che in certe cir- stiti). I curatores calendari erano incaricati di ri-
sona deceduta era illustre, il suo corpo veniva portato in gran pom- costanze, soprattutto nella tarda repubblica e sotto l’impero si scuotere le rendite della città.
pa nel Foro presso i Rostri. Dopo l’elogio funebre pronunciato dal manifestasse la crudeltà dei sentimenti e l’eccesso dei piaceri con La tradizione attribuisce la creazione del primo
figlio, il defunto veniva condotto fuori dalla città per essere crema- la conseguente perdita dei valori. Non si dovrà dunque commette- calendario romano a Romolo. Il mitico fondato-
to o inumato nella tomba che la famiglia possedeva su una delle vie re l’errore di conferire un carattere assoluto alla condizione di ar- re di Roma avrebbe istituito un anno della dura-
consolari. Il ritratto del defunto di cera o dipinto su legno era con- monia che abbiamo sopra enunciato e credere che fosse durata fino ta di 304 giorni, suddivisi in 10 mesi partendo da
servato all’interno della casa in un reliquario ligneo insieme a quel- alla fine dell’antichità. Sarebbe più giusto parlare di lunga e solida marzo, i primi cittadini avrebbero quindi avuto
li degli avi. sopravvivenza di un’integrazione che fu più intensamente vissuta un anno senza gennaio e febbraio. Questa ipo-
Concludendo questa presentazione, che abbiamo cercato di ren- nei tempi più remoti. tesi, sostenuta da diversi studiosi, è avallata dal
dere colloquiale, non possiamo fare a meno di pensare che se è ve- Ma l’evoluzione della concezione irrazionale del mondo verso in- nome dei mesi che riportano una numerazione:
ro che del mondo romano esiste fino ad oggi una tradizione di terpretazioni più razionali era ineluttabile. Oggi il cielo e il mondo Quinctilis, cioè luglio, risulta il quinto mese a par-
continuità nell’uso delle parole e nel mantenimento di molte con- sotterraneo degli Inferi e dei morti non sono più in relazione conti- tire da marzo, e non da gennaio. Si trattava di un
suetudini, è altrettanto vero che se ne evidenziano anche le diffe- nua con la terra. La società profana ne elimina progressivamente le calendario sostanzialmente basato sul ciclo lu-
renze. La più significativa riguarda proprio la modificazione delle ultime vestigia e solo la pratica religiosa ne salvaguarda ancora qual- nare, ma che presentava senz’altro notevoli in-
relazioni fra l’uomo e il suo contesto spazio-temporale che senza cuna. Oggi i diritti prevalgono sui doveri. L’uomo che prima era vis- convenienti se già Numa, altro re leggendario
dubbio fu anche il fenomeno più importante fra quanti segnarono suto all’interno di un ‘tutto’ impregnato di divinità, si ritrova all’esterno. della storia romana, intervenne per modificarlo.
la fine di quel mondo. Il cambiamento certamente incominciò quan- L’angoscia dell’uomo contemporaneo, sovente inconfessata, che Numa Pompilio infatti, cercando di allineare il
do vennero scosse le strutture spaziali della città-stato su cui si fon- pure si manifesta in molteplici maniere, potrebbe anche essere una calendario con il ciclo lunare, aggiunse nuovi gior-
dava la repubblica dei primi secoli, costretta a confrontarsi con i vertigine provocata dalla mancanza di radicamento, di integrazio- ni, fino ad arrivare ad un totale di 355, divisi in 12
problemi sorti per amministrare e difendere uno spazio imperiale ne, di comunicazione, perché a una religione come quella romana, mesi; è a questo punto che entrano a far parte
sempre più vasto. fatta di attenzione scrupolosa, è sottentrata una religiosità spesso del calendario gennaio e febbraio. Veniva co- con piccole modifiche, è sostanzialmente giun- ma fu costretto ad aggiungere non solo un me-
Uscendo da uno spazio-tempo che affondava le sue radici nel ‘vir- soltanto superficiale. Non vivendo più in simbiosi totale con il tut- munque a crearsi uno sfasamento con il ciclo so- to fino a noi. se intercalare di 23 giorni (detto mercedonio),
tuoso’ passato degli antenati ed era garantito da un futuro che non to, l’uomo ha avviato una storia che continua ad accelerare ed è lare, e di anno in anno aumentava la distanza tra Giulio Cesare, nella sua qualità di pontefice mas- ma anche due mesi supplementari di 33 e 34 gior-
poteva essere che l’eternità del presente, il conquistatore romano sempre meno integrata nel contesto naturale. la data calendariale ed il corso naturale delle sta- simo, decise di correggere le irregolarità accu- ni: pertanto si ebbe un anno che eccezionalmente
era venuto in contatto con altre durate temporali che nelle varie par- Ai nostri giorni gli ecologisti predicano il ritorno alla natura, ma la gioni, così che l’equinozio di primavera si trova- mulate con il conteggio dei giorni basati sul ciclo fu di 455 giorni detto anche ‘anno della confu-
ti dell’impero non parevano fluire con la stessa rapidità. Tentò di loro visione si limita a preoccupazioni che riguardano solo l’avve- va a cadere in gennaio, o in novembre. Per lunare: nel 46 a.C. infatti l’equinozio dell’anno ci- sione’ e con il 1 gennaio del 45 a.C. entrò in vi-
istituire un tempo unico comune a tutto l’impero, ma a malapena nire prossimo dell’uomo trascurando la nozione di sacro nell’inte- rimediare a questo inconveniente Numa ricorse vile differiva da quello astronomico di circa tre gore la riforma del calendario. A sua volta Augusto
riuscì a realizzare una giustapposizione di tempi presenti molto ap- grazione spazio-temporale. Se però questo secolo appena iniziato all’aggiunta di un mese, detto intercalare, che ve- mesi e l’inverno si era spostato in autunno. Ce- apportò altre correzioni al calendario giuliano al-
prossimativa coronata da un tempo ufficiale imperiale. vedrà un ritorno alla religione, non è escluso che questo ritorno deb- niva inserito tra il 23 ed il 24 febbraio. La situa- sare fece venire a Roma da Alessandria d’Egitto ternando mesi di 30 e di 31 giorni.
Con l’avvento del Cristianesimo lo scorrere del tempo non fu più si- ba essere interpretato come quello di una religione che si riferirà a zione nondimeno rimase piuttosto confusa, e l’astronomo greco Sosigene che suggerì di adot- Nei calendari erano riportate sia le feste princi-
mile al movimento perenne di una grande ruota con il respiro reli- una lettura più attenta del contesto naturale in opposizione all’at- nel calcolare le date precedenti al 46 a.C. spesso tare l’anno solare, che era già stato calcolato esat- pali, che le ricorrenze di cerimonie religiose, an-
gioso del ritmo dei riti, delle feste, delle stagioni (tempo ciclico). Il tuale rifiuto dello scrupolo, qual è appunto la negligenza (negligen- gli storici incontrano problemi in relazione a que- tamente dall’astronomo Ipparco di Nicea nel II niversari di dediche di templi, i giochi e gli
presente, la cui lunghezza era sembrata una garanzia di eternità, di- tia da nec- legere). La fine del mondo antico s’identificò dunque con sto fatto. sec. a.C. in 365 giorni, 5 ore e 55 minuti (sbagliando spettacoli e, in età imperiale, anche avvenimen-
venne solo un momento di attesa di fronte alla promessa di un fu- la sparizione dello scrupolo nell’appropriazione dello spazio e nel- Solo nel 304 a.C. fu affisso in Roma vicino al Fo- solo di 6 minuti in più). Venne adottato l’anno di ti storici, fino ai giorni natalizi e le assunzioni di
turo migliore in una vita che non era di questo mondo, entro il lo sfruttamento di un tempo qualitativo buono e favorevole. Tutta ro il primo calendario nel quale erano indicati i 365 giorni e il deficit annuale di un quarto di gior- cariche degli imperatori.
quadro della fine dei tempi. l’arte di vivere dell’antico Romano era invece legata a una forma giorni della convocazione dei comizi e nel 186 no fu colmato con la creazione di un giorno sup- Ma il calendario rappresenta soprattutto un
In ossequio alla loro concezione del tempo e dello spazio, i Roma- equilibrata di integrazione spazio-temporale. a.C. il console M. Fulvio Nobiliore ne affisse uno plementare ogni quattro anni, come giorno bis esempio di debito culturale che la moderna ci-
nel tempio di Ercole e delle Muse presso il Circo del sesto giorno prima delle calende di marzo, viltà occidentale ha nei confronti di quella ro-
Flaminio (Livio, 9, 46). donde bis sextus, che è il nome dato all’anno bi- mana, poiché il calendario che noi usiamo è
Bibliografia di riferimento Una sistemazione definitiva venne da Cesare, che sestile. sostanzialmente ancora quello introdotto da
Chevalier et al. 1976; Dosi, Schnell 1992; Dupont 1989; Meslin 1978; Nicolet 1976; Nicolet 1983; nel 46 a.C., aiutato dal matematico greco Sosi- Giulio Cesare per far quadrare i conti del calen- Giulio Cesare nel 45 a.C.
Zaccaria Ruggiu 2006. gene, introdusse il cosiddetto anno giuliano, che, dario nell’anno 708 /46 dalla fondazione di Ro- Tra le circa 50 testimonianze dei calendari romani,

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sopravissuti all’epoca antica, il più antico calen- - Endotercisi (EN) termine arcaico per Intercisi, Sez. 1.2 - Meridiana Sez. 1.3a.b - Horologia Viatoria
dario giunto fino a noi è quello dipinto su into- “divisi”; erano infatti giorni considerati nefa-
Originale: da Aquileia. Originali: a) Monaco, Prähistorische
naco trovato ad Anzio (Fasti Antiates maiores sti al mattino e alla sera, ma fasti nel resto del
Materiale: marmo di Luni Statssammlung; b) Museo di Metz
consulares et censorii, conservato nel Museo Na- tempo; Cronologia: II-III sec. d.C. dimensioni: a) diam. 3, 8; b) diam. 10, h. 4
zionale Romano) ed è datato tra l’84 e il 55 a.C., - NP non si sa a cosa si riferisse questa indica- Luogo di conservazione: Aquileia, Museo Archeologico Provenienza: a) sconosciuta, acquistato a Istanbul;
quindi precedente alla riforma di Cesare. Sulla zione: sono state fatte diverse ipotesi dagli stu- Calco: Roma, Museo della Civiltà Romana, mv. n. 2909 b) da Forbach
base di questa documentazione archeologica ed diosi (nefas publicae feriae, nefas feriae posteriori), Ricostruzione virtuale del movimento: H. Rossi Zambotti Riproduzioni: in gesso e metallo effettuate sulle
copie del Römisch-Germanisches Zentralmuseum
epigrafica possiamo farci un’idea di come si pre- ma nessuna è convincente.
di Mainz am R.; Roma, Museo della Civiltà
sentava un calendario nel I sec d.C. Sull’esem- Accanto seguiva, scritto in caratteri più piccoli, la Orologio solare basato sul tipo detto scaphe o Romana, inv. nn. 3902-3903
pio dei celebri Fasti Praenestini che sono tra i più menzione delle feste che si svolgevano in quel hemisphaerium: è costituito infatti da una per- a
ricchi e meglio conservati (6-9 d.C.) si riscontra giorno. Tali festività potevano essere il ricordo fetta emisfera con la cavità divisa da dodici li-
che l’anno era diviso in dodici colonne verticali della dedica di un tempio, celebrazioni religiose nee verticali e tre linee orizzontali, di cui quella Si tratta di una meridiana portatile (a) per la
aventi ciascuna in alto l’indicazione del nome del o civili, o ancora legate al ciclo agrario. centrale rappresenta l’equatore e le altre due i provincia della Bithinia, montata su un me-
mese in forma abbreviata, ed in fondo il nume- In epoca imperiale, seguendo l’esempio di Au- solstizi. La luce filtrata dall’alto attraverso un’aper- daglione bronzeo di Antinoo, coniato nella
ro totale di giorni per quel mese. In ogni colon- gusto, gli imperatori riempiranno letteralmente tura, segna l’ora nei diversi periodi dell’anno. città natale dell’amato di Adriano, Bithinia-
na erano poi riportate, per ciascun giorno, le il calendario con riferimenti a fatti salienti della Le quattro teste giovanili imberbi ai quattro an- Claudiopoli, poco dopo il 134 d.C.
litterae nundinales, indicanti quando si sarebbe loro vita o di quella dei familiari. goli sono probabilmente la rappresentazione Singolari ed eccezionali sono i rinvenimenti
svolto il mercato. Si trattava delle prime otto let- F.G. dei quattro venti principali (aquilo, volturnus, di orologi portatili, da tasca detti horologia
tere dell’alfabeto, ripetute ciclicamente, in modo auster, favonius) viatoria pensilia: si tratta di veri e propri oro-
che, stabilita una data fissa, ad esempio il gior- Nella forma più semplice una meridiana o ‘oro- Augusto mirati alla sistemazione del Campo logi individuali di forma piccola e miniaturiz-
Fonti antiche
no D, il mercato si svolgesse sempre in quei gior- logio solare’, si compone di uno stilo, detto Marzio: tra l’Ara Pacis e i portici di Agrippa, Au- zata, molto simili ai nostri moderni orologi
Macrobio, Saturnalia 1, 12-16
ni. Alla lettera nundinale seguiva un numero Svetonio, De grammaticis et rhetoribus, 17, 3 ‘gnomone’ (dal greco gnomon, indicatore), che gusto ordinò che si costruisse un grandioso da tasca. Queste piccole meridiane erano con- b
indicante i giorni mancanti alla successiva tra le Varrone, De lingua latina 6, 3-34 proietta la sua ombra su una superficie che la orologio solare. Un obelisco egiziano trafuga- tenute a volte in scatoline di osso (theca me-
date fisse che scandivano il mese. Censorino, De die natali liber ad Q. Caerellium, 16-24 raccoglie, detta ‘quadrante’. Sul quadrante si to ad Eliopolis nell’anno 12 a.C. e fatto costrui- ridiana) o montate su un disco di bronzo della
I Romani infatti, per indicare un giorno del me- Tacito, Historiarum libri 40, 2 trovano delle linee che segnano le ore, e tal- re dal faraone Psammetico II intorno al 586 a.C., grandezza di una moneta, oppure usando
se, non contavano i giorni passati dal primo, co- volta, delle curve che permettono di individua- oggi conservato a piazza Montecitorio, serviva proprio una moneta sulla quale si saldava Per regolarlo si poneva sulla linea del mese in
Bibliografia
me si usa ora, ma si riferivano al numero di giorni Calabi-Limentani 1991; Dosi, Schnell 1992; Inverniz- re il giorno dell’anno; su molti quadranti è da gnomone dell’orologio. In questo modo un’asta e si incideva il quadrante con le ore: corso un ago che girava intorno al centro. Te-
che mancavano ad una serie di date fisse, che zi 1994; Pasco-Pranger 2006; Sabbatucci 1988; Wee- frequente trovare anche i segni zodiacali. I mo- l’opera sarebbe stata due volte grandiosa: uno la piccola meridiana veniva poi esposta al so- nendo questo quadrante in posizione vertica-
cadevano sempre nello stesso punto del mese. ber 2007. di di lettura delle meridiane sono molto diffe- perché era la più grande del mondo per di- le in modo che l’asta indicasse l’ora esatta le, lo si faceva girare finché il sole inviava
Questi giorni stabiliti, di origine molto arcaica e renti: alcune segnano quante ore sono trascorse mensioni, secondo perché era realizzata utiliz- A Roma e nell’Italia antica l’ora era un tempo attraverso il foro un raggio sull’ago. Un punto
che sembrano richiamarsi ad un periodo in cui dal sorgere del Sole, altre indicano quanto tem- zando per gnomone un obelisco sacro agli utile, civile e politico: anche se gli astronomi luminoso indicava allora una delle sei linee ora-
il calendario coincideva con le fasi lunari, sono: po manca al suo tramonto. egiziani per l’adorazione del dio Sole. L’opera conoscevano le ore equinoziali, tutte uguali rie che tagliavano le linee dei mesi.
- le Calende (K) che cadono sempre il primo gior- I primi orologi solari greci sono datati al III se- fu inaugurata il 9 d.C. e, stando a quanto ri- nel corso dell’anno in un ciclo ‘giorno e not- E.S.
no del mese; colo a.C. e provengono da Delo, dove sono sta- porta Plinio (Naturalis Historia 36, 71-73) fu rea- te’ di 24 ore, nella vita pratica il giorno natu-
- le None (NON) che cadono il 5, tranne che per ti trovati ben 25 esemplari, mentre circa 35 sono lizzata da un personaggio detto “Fecondo rale dall’alba al tramonto era sempre diviso in
i mesi di marzo, maggio, luglio e ottobre in cui documentati a Pompei. Novo”, sulla cui figura rimangono molti dubbi 12 parti, il che comportava ore di diversa lun- Bibliografia
cadono il 7; Tra le varie tipologie di orologi solari usati dai tra gli storici. ghezza in estate e in inverno, cresceva a par- Ardaillon E., s.v. Horologium, in Daremberg-Saglio,
- le Idi (EID, secondo una terminologia arcaica) Greci e dai Romani, lo scaphe o polos che è il L’ombra della sfera collocata sulla cima del- tire dal solstizio d’inverno, era uguale a quella III, 1, p. 260; Borst 1997; Buchner 1976;
Dosi, Schnell 1992; Eureka 2005; Oleson 2008,
che cadono il 13, tranne che per i mesi di mar- prototipo di orologio solare come lo conoscia- l’obelisco, che simboleggiava Augusto, il sole notturna all’equinozio, raggiungeva la durata Turner 1994; Taub 1999.
zo, maggio, luglio e ottobre in cui slittano al 15. mo, ovvero una scodella con lo gnomone ver- Apollo, toccava l’Ara Pacis in un dato momen- massima nel solstizio d’estate per poi de-
Nei giorni in cui cadevano le date fisse queste ticale posizionato al centro, la cui punta indica to a confermare che Augusto era nato per la screscere. Le ore notturne avevano quindi un
erano riportate, in forma abbreviata, subito do- l’ora e la posizione calendariale del sole sul re- pace. Infatti quest’altare segnava la linea equi- andamento inverso rispetto a quelle diurne.
po la lettera nundinale. ticolato di linee che si trova nella scodella. In noziale che coincideva con la data di nascita Anche la notte era divisa in dodici parti rag-
Subito dopo veniva l’indicazione della qualità del alcune indicazioni fornite da Macrobio (In- dell’imperatore (23 settembre) e con l’equino- gruppate a tre a tre per formare quattro unità
giorno, cioè un’abbreviazione indicante di che ti- somnium Scipionis, liber II, 7) l’hemispherium o zio autunnale. La grande meridiana era posta chiamate vigiliae (veglie), termine che desi-
po di giorno si trattasse e di conseguenza quali scaphe raffigura la sfera celeste alla rovescia: un al centro di una superficie di 160 x 75 metri, co- gnava in origine il turno del soldato di guar-
attività fosse possibile svolgere. emisfero ricavato entro un cubo ed entro cui è stituita da lastre di travertino, sulla quale era di- dia durante la notte (gruppi di quattro uomini,
I giorni potevano essere definiti: fissato uno gnomone, in modo tale che la sua segnato un quadrante con lettere bronzee, con che restavano di veglia tre ore ciascuno). Il
- Fasti (F) giorni in cui poteva essere ammini- punta coincida con il centro dell’emisfero. Di- l’indicazione delle ore, dei mesi, delle stagioni concetto di minuti era noto e venivano defi-
strata la giustizia; videndo in 12 parti uguali una delle linee d’om- e dei segni zodiacali. niti con il termine di scrupuli, ma non è chia-
- Comitiales (C) giorni in cui si potevano tenere bra dell’emisfero si otteneva la divisione in ore. E.S. ro in che modo potessero essere misurati.
i comitia, le assemblee popolari; Un altro importante esempio di quadranti so- Bibliografia Un esemplare di orologio scoperto in Francia,
Buchner E., s.v. Horologium Augusti, in LTUR III,
- Nefasti (N) giorni in cui non poteva essere am- lari verticali è costituito dall’orologio solare di vicino a Forbach (b) è costituito da un disco
1996, pp. 35-37 (con bibl. preced.); Dosi 1992;
ministrata la giustizia; erano i “giorni di vacan- Augusto nel Campo Marzio. Daremberg, Saglio, s.v.; Morchio 1988; Oleson di bronzo inciso sulle due facce con un bordo
za” dalle attività quotidiane; L’opera faceva parte di uno dei tanti progetti di 2008; Ricci, Suppa 1994; Rigassio 1988. di 5 mm, nel quale è disposto un foro conico.

68 69
Sez. 1.4 - Orologio anaforico ad Sez. 1.5 - La clessidra a sabbia Sez. 1.6 - Meccanismo di Antikythera
acqua di Ctesibio di Alessandria
Materiali: Il meccanismo (detto ‘di Antikythera’ dal
Ricostruzione: Niccolai snc (Firenze, 2009) La clessidra è un apparecchio costruito per luogo del rinvenimento), composto da un’ossatura,
registrare un intervallo di tempo. Le clessidre ingranaggi, raggi e fissaggi, è in bronzo, più
Ctesibio, studioso attivo ad Alessandria nel 270 più antiche erano formate da due recipienti precisamente in un bronzo a bassa percentuale di
a.C. circa, si occupò della costruzione e del per- sovrapposti; dal vaso superiore, che conte- stagno (95% rame, 5% stagno), ma purtroppo analisi
composizionali più accurate sono difficili da realizzare
fezionamento del già esistente orologio anafo- neva sabbia in quantità determinata, il mate-
considerando lo stadio avanzato di corrosione delle
rico ad acqua. Il De architectura di Vitruvio (9, riale fluiva in quello inferiore attraverso fori parti. L’intero meccanismo era originariamente
8. 4-5) fornisce importanti informazioni riguardo di dimensioni ben precise. Al termine era suf- collocato in una teca lignea ritrovata solo in parte.
a questo strumento ed alla parziale descrizio- ficiente capovolgere lo strumento per inizia- Quando il meccanismo fu rimosso dall’acqua, la teca
ne del suo funzionamento. re un altro periodo. La durata del ciclo dipende si disintegrò ed oggi ne restano solo pochi frammenti,
per cui non è stato ancora accertato il tipo di legno
Prima della costruzione di Ctesibio l’orologio dalla quantità e dalla qualità della sabbia, dal-
utilizzato. Le parti componenti erano ricoperte da un
anaforico ad acqua era costituito inizialmente la dimensione del collo e dalla forma dei bul- fosse generalizzato, la clessidra restava sem- totale di oltre 2.000 caratteri di scrittura in greco, dei Secondo la ricostruzione di de Solla Price, il
da 2 contenitori sovrapposti, di cui quello infe- bi. Tali congegni erano posti su tripodi. pre uno strumento impreciso. Le dimensio- quali circa il 95% è stato decifrato (il testo completo meccanismo era costituito da un insieme di
riore graduato con linee orizzontali parallele Inventata dagli scienziati Alessandrini, la cles- ni delle aperture da cui fluiva la sabbia, col dell’iscrizione non è ancora stato pubblicato). rotismi contenuti in un telaio parallelepipedo
identificanti le varie ore. L’acqua fluiva quindi Restituzione virtuale: H. Rossi Zampotti sidra derivò forse da un apparecchio desti- tempo, sia per l’usura, sia per la formazione Dimensioni: circa 30x15x7,5 cm. in legno dal quale fuoriusciva una manovella
Provenienza: Il meccanismo era tra il carico di una
dal contenitore superiore al suo sottoposto. Co- nato a misurare un lasso di tempo durante il di incrostazioni, tendevano a ridursi. Infine, che serviva per azionarlo. Il telaio presentava
Serbatoio di grande nave affondata risalente all’87 a.C. e adibita al
si il tempo veniva misurato in base all’altezza quale i contadini egiziani potevano irrigare il anche la temperatura esterna poteva giocare trasporto di statue in bronzo e marmo, ritrovata nel tre quadranti: uno sul lato anteriore e due su
riferimento
dell’acqua contenuta nel recipiente inferiore, loro campo con l’acqua del canale collettivo. un ruolo negativo: infatti, la sabbia di inver- 1901 al largo dell’isola greca di Antikythera (Cerigotto). quello posteriore, su cui erano installati, co-
graduato. A Roma la prima clessidra fu introdotta da Sci- no cola più lentamente. Luogo di conservazione: I tre frammenti maggiori del me indicatori, delle apposite lancette.
Lo studioso alessandrino lavorò su questo pri- pione Nasica allo scopo di misurare il tempo C.B. meccanismo sono conservati alla Bronze Collection Il meccanismo era formato, nell’ipotesi del de
Serbatoio di del National Archeological Museum di Atene
mo strumento perfezionandolo: costituito da accordato a ciascun oratore in tribunale (Pli- Solla, da 27 ingranaggi. L’energia utilizzata è
regolazione (Grecia). I restanti 79 frammenti più piccoli si trovano
due recipienti sovrapposti, quello superiore era Scala nio, Naturalis Historia, 7, 60, 215). Questo per- nei magazzini della stessa Bronze Collection. prettamente di tipo meccanico, essendo la
temporale Bibliografia
dotato di due aperture, una in alto e una in bas- mise di limitare la durata dei processi sempre Cronologia: Il relitto della nave affondata è datato all’87 manovella presumibilmente azionata a ma-
Arborio-Mella 1990, pp. 36-38; Dosi, Schnell 1992;
so, che permette di far scorrere l’acqua nel se- Serbatoio più numerosi. Il tempo concesso all’avvocato Eureka 2005; Homo Faber 1999; Prima degli Orologi. a.C., in base alla ceramica ritrovata tra i resti del no, senza controllo della velocità di rotazione
condo contenitore in modo controllato. principale per la sua arringa era chiamato horae legitimae carico. Diverse sono le datazioni proposte, invece, per ma solo del numero di giri. Girando la ma-
Gli antichi misuratori di tempo, Catalogo della
mostra, Comune San Miniato, 2008. il meccanismo, comunemente datato al I secolo a.C.
Quest’ultimo contenitore misurerà il trascor- (Cicerone, In Verrem actio I, 25). Plinio il Gio- novella, le ruote dentate azionate permette-
circa.
rere del tempo per mezzo di una scala graduata risultati essendo progettato come un quadrante vane, per esempio, rivendicava parecchie cles- Ricostruzioni: Un primo modello ricostruttivo è stato vano la rotazione delle lancette sui quadranti
posta sul bordo del recipiente. solare. Per avere un orologio più preciso i Ro- sidre quando aveva preparato una lunga difesa realizzato negli anni ’70 da Derek J. De Solla Price. Nel sui quali erano presenti indicazioni relative ad
La vera e propria novità del progetto di Ctesi- mani dovettero aspettare l’introduzione di un o un importante discorso al Senato (Plinio il 2005, Michael Wright partendo dalla ricostruzione di eventi astronomici. L’unico quadrante com-
bio è la presenza del contenitore superiore che, orologio ad acqua sub tecto, in luogo chiuso, Giovane, Epistularum liber 2, 11, 14). Price, ne propose un secondo con alcuni prensibile era quello sul lato anteriore: su di
cambiamenti. Attualmente il meccanismo è studiato
tramite le due aperture, rende il più possibile nel 159 a.C. É significativo il fatto che, mentre il momen- esso due lancette davano indicazioni circa il
da un gruppo di scienziati riuniti in un organismo
omogeneo il flusso dell’acqua; Vitruvio ci indi- La diffusione di questi orologi, in ambito so- to dell’inizio del processo e la durata dell’in- chiamato “Antikjthera Mechanism Research Project” moto del sole e quello della luna rispetto alle
ca come lo studioso alessandrino si fosse con- prattutto nobile, è testimoniata da Petronio (Sa- tero giro degli interventi erano fissati con del quale fanno parte Università, Musei e Centri di costellazioni dello zodiaco, oltre al sorgere e
centrato proprio sui due orifizi dai quali l’acqua tyricon 26,71) che, parlando di Trimalcione, ne riferimento al quadrante solare, il tempo di ricerca di società private. È di questo team la più al tramontare di stelle o costellazioni impor-
fuoriesce, creati adoperando oro o gemma per- esalta la ricchezza menzionando proprio il fat- ciascuna arringa era invece stabilito con l’im- recente ricostruzione del ‘meccanismo di Anticitera’. tanti. I quadranti sul lato posteriore sembra
forata, in modo che l’apertura non si consu- to che possedesse un orologio ad acqua, do- piego della clessidra. L’uso della clessidra a che essi servissero a visualizzare il moto del-
masse con il tempo e facesse così rimanere tato di suoni indicanti il trascorrere del tempo, sabbia permetteva anche di controllare il la- la luna e degli altri pianeti conosciuti all’epo-
costante e omogeneo il corso dell’acqua. Inol- nel suo triclinio. voro degli schiavi: lo scrittore ed erudito lati- ca. Uno di questi due quadranti riporterebbe
tre nel recipiente inferiore era posto un galleg- Lo strumento progettato da Ctesibio sfrutta il no Attico (110 a.C - 32 a.C) misurava con la la durata del mese sinodico (il tempo che im-
giante di sughero, sul quale era fissata un’asta moto dell’acqua e il suo scorrere in modo co- clessidra il tempo nel quale i copisti doveva- piega la Luna per riallineare nuovamente la
verticale che saliva per la spinta dell’ acqua in- stante. Il movimento fisico sul quale si basa no scrivere cento righe. Nell’esercito il tem- sua posizione con il sole e la terra dopo aver
contrando un disco girevole. L’ asta veniva a l’orologio ad acqua è detto di retroazione: poi- po della guardia notturna (vigiliae) era compiuto una rivoluzione intorno a quest’ul-
contatto con il disco circolare dotato di una lan- ché le uscite, in questo caso dell’acqua, sono anch’esso misurato con la clessidra. tima; si può anche definire come il tempo che
cetta, la quale muovendosi indicava l’ora. Vi- riportate all’ingresso tramite lo scambio co- Una clessidra era ben regolata, quando la stes- intercorre tra un novilunio e quello successi-
truvio aggiunge inoltre che a volte questi orologi stante del liquido fra i due contenitori. sa quantità di sabbia colava nello stesso in- vo) e dell’anno lunare; dell’altro non si com-
possono essere costituiti da colonnine cilin- F.B. tervallo da vasi simili muniti da fori uguali. prende quasi nulla.
driche sulle quali sono tracciate le linee orarie. Poiché la durata delle ore nel corso dell’anno Il meccanismo principale è costituito da una
Plinio (Naturalis Historia 7.125) testimonia l’ar- era variabile, le clessidre spesso erano forni- ventina di ruote che, sempre secondo il De
rivo a Roma di un primo orologio ad acqua du- Bibliografia te di parecchi fori di dimensioni differenti ma Solla Price, costituiscono un rotismo diffe-
Gara 1994, pp. 111-114; Daremberg, Saglio VIII, s.v.
rante la prima guerra punica, nel 263 a.C. ben calcolati, che era possibile ostruire con renziale, cioè un meccanismo in cui un mo-
horologium, coll. 256-264; Noble - De Solla Price
introdotto da Catania, ma la sua durata di vita 1968, pp. 345-353; Oleson 2008, pp. 762-76; tamponi di cera, per lasciare aperto solo quel- to principale (quello della manovella) viene
sembra essere staa breve poiché nelle ore not- Russo, Russo 2007. lo corrispondente al periodo dell’anno che si trasmesso a diversi altri assi di rotazione (in
turne il suo funzionamento non dava massimi stava attraversando. Benché il suo utilizzo questo caso, normali al primo) mediante cop-

70 71
pie di ruote dentate aventi rapporti di dia- ra sembra trovare un significativo riscontro nel- Sez. 1.7a - Libella o archipendolo ma è presente in molte iconografie tra cui il Sez. 1. 7b.c.d.e - Compassi e Luni di età imperiale. Il compasso a riduzione
metro (o di numero di denti) tali da ottenere le fonti degli autori romani: Cicerone scrisse mosaico a Pompei nell’officina Coriacorum, compassi di proporzione (circini) o di proporzione, provvisto di fulcro mobile
in uscita moti di rotazioni diverse, con nu- Materiali: legno (prevalentemente), bronzo,
che il filosofo e amico Posidonio di Rodi co- dove lo strumento è posto al centro in alto, in per variare i rapporti, serviva per confrontare
cordame, piombo
meri di giri in rapporti determinati. Una del- struì un meccanismo che “riproduceva, ad ogni una allegoria di simboli tra la vita e la morte. Originale: da Pompei (Napoli, Museo Archeologico misure e per disegnare, mantenendo esatti i
Dimensioni: variabili, mediamente 1/2 piede romano
le funzioni principali è quella di riprodurre il rivoluzione, gli stessi moti del sole, della luna Lo strumento era utilizzato per verificare la per- Nazionale) rapporti delle proporzioni. Vitruvio riferisce che
(14,8 cm)
Materiali: bronzo, talvolta con punte in ferro
rapporto fisso 254/19 del moto siderale del- e dei cinque pianeti che si trovano nei cieli ogni fetta orizzontalità di un piano; quando il filo a Dimensioni: varie
in architettura grazie al compasso si appron-
la luna rispetto al sole. giorno e notte” (Cicerone, De Natura Deorum piombo appeso al vertice della squadra coinci- Cronologia: 1 sec. d.C. tavano molto speditamente le piante degli edi-
Wright ha avanzato una serie di nuove pro- 2, 34-5); mentre in un secondo passo sempre deva con la tacca al centro della base, si aveva un Esempi rinvenuti: Pompei, bottega dell’agrimensore fici (De architectura, I,1.4). Nelle attività
poste per l’interpretazione del funzionamen- Cicerone, riporta che il generale Claudio Mar- piano orizzontale perfetto. Era usata perlopiù nel- o fabbro Verus, nel 1912; rappresentazione sulla agrimensorie serviva per riportare su una pian-
to del meccanismo e dei suoi componenti. cello apprezzò un meccanismo che imitava i l’edilizia da muratori e carpentieri e, insieme ad stele funeraria de un faber carpentarius di Aquileia. ta le distanze misurate. Strumento di preci-
Riproduzioni: bronzo; Roma, Museo della Civiltà
Tra queste, oltre a quella che il meccanismo movimenti dei corpi celesti, o un planetario, altri strumenti manuali di livellazione, nelle atti- Romana
sione, usato sia nella falegnameria, che in
fosse un planetario (già avanzata da De Sol- concepito da Archimede, più di ogni altro bot- vità agrimensorie. b) Compasso, inv. 5245; c) compasso di architettura e scultura, come dimostrano i re-
la Price), Wright suggerisce che il meccani- tino proveniente da Siracusa appena presa (Ci- L.R. – EL.S. proporzione, inv. 5238; d) compasso a cercine, inv. lativamente numerosi rinvenimenti e le rap-
smo avesse la funzione di mostrare non solo cerone, De Republica 1, 14, 21-22) 5251; e) compasso, inv. 5250 presentazioni abbastanza frequenti del circinus.
i moti del sole e della luna ma anche quella Il meccanismo era, dunque, impiegato per G.P.S. – L.R.
dei 5 pianeti allora conosciuti: Mercurio, Ve- correlare, in un ingegnoso sistema di ruote Il compasso (circinus) era formato da due aste
nere, Marte, Giove e Saturno. Il numero di in- dentate, i moti certamente del sole e della lu- Perpendiculum o filo a piombo metalliche di uguale lunghezza, una con
granaggi riconosciuti passa da 27 a 31, con na, e probabilmente dei cinque pianeti allora Rilievo funerario della gens Aebutia con archipendolo, un’estremità appuntita, l’altra ingrossata ad
Originale: da Pompei (Napoli, Museo Archeologico Na-
un arricchimento di possibilità di combina- conosciuti, in un moto epiciclico attraverso filo a piombo, squadra, compasso e riga graduata di 1 anello: sono articolate ad una estremità da un
zionale)
zioni, se non fosse che per l’ipotesi del Wright lo Zodiaco. Erroneamente interpretato al- piede (Roma, Musei Capitolini; calco: Roma, Museo Materiali: piombo e cordame perno circolare a testa piana ribattuta, passante
il meccanismo non avrebbe le caratteristiche l’inizio come un sussidio per la navigazione, della Civiltà Romana) Dimensioni: varie per le due estremità ad anello, in modo da per-
di un differenziale. Wright ha proposto, inol- può essere meglio definito come un planeta- Cronologia: 1 sec. d.C. mettere alle due aste di ruotare, snodate. Di
tre, che uno dei quadranti posteriori abbia poi rio; altre funzioni si individuano nella previ- Di forma triangolare era costituita da due brac- Copia: bronzo, Roma, Museo della Civiltà Romana, inv. solito di bronzo, poteva avere la punta di fer-
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la funzione di contare i mesi Draconiani (il sione del tempo e dell’oroscopo, dal momento ci ad angolo retto e da una barra orizzontale ro. Esistevano anche modelli con i bracci ri-
mese draconiano è l’intervallo di tempo tra i che avrebbe permesso il rapido calcolo delle (forma una A); dal vertice cadeva un filo a curvi per facilitare alcune misurazioni, e altri
due passaggi consecutivi dello stesso nodo), posizioni di tutti i maggiori corpi celesti es- piombo sulla barra orizzontale, munita di una con il punto di giuntura scorrevole anziché fis-
usato presumibilmente per predire le eclissi. senziali per l’antica astrologia. Recenti inda- incisione lineare in posizione mediana. Era Peso di forma conica terminante inferiormente so (compassi di proporzione o riduzione), per
Le nuove indagini confermano che il mecca- gini hanno, infine, portato alla decifrazione realizzata prevalentemente in legno ed i tre con un apice a bottone piuttosto sporgente; la riportare una misura in un’altra scala. Sui lati
nismo era un calcolatore astronomico o un delle incisioni sulla piccola superficie di uno elementi che la componevano potevano es- presa sulla parte superiore è forata in alto e ai la- esterni delle aste, in alcuni casi, compare una
Bibliografia
planetario, usato per predire le posizioni dei dei quadranti del meccanismo, permettendo sere fissati con placchette di bronzo. La ver- ti per l’inserimento del filo di sospensione. Esem- decorazione costituita da una X delimitata da
Adam 2001, p. 44; Dilke 1979, p. 34; Di Pasquale
corpi celesti. l’identificazione dei nomi delle città greche sione senza filo a piombo e limitata ai due soli plari rinvenuti a Pompei possono costituire un due lineette orizzontali e al di sotto, a rilievo, 1999, pp. 286-288, schede pp. 304-311, nn. 378-
Lo studio di de Solla Price mostra alcune so- (Nemea, Isthmia, Pythia e Olympia) in cui si bracci a formare un angolo retto era nota co- punto di riferimento per datare i pesi in genere un motivo a clessidra, decorazione presente 380,385-391 (con bibliografia); Misurare la terra
luzioni interessanti, come quella che risolve svolgevano i cosiddetti Giochi panellenici. Lo me norma o squadro, generalmente in me- al I secolo d.C. in esemplari di compassi trovati a Pompei e a 1983, p. 119; Toro 1985, pp. 31-37, figg. 15-25.
il problema della trasmissione contempora- strumento serviva significativamente anche tallo, utilizzata per misurare gli angoli retti. Il filo a piombo (perpendiculum) è strumento an-
nea del moto dall’asse della manovella a quel- per scandire il ritmo annuo delle quattro mag- Non si conservano esempi dello strumento, tichissimo e indispensabile per
la dei quadranti anteriori e posteriore, oltre giori competizioni sacre dell’antica Grecia. carpentieri e muratori; serviva
ad una complessità del meccanismo ecce- R.C. per stabilire la linea verticale del-
zionale per i tempi, con rapporti ricercati tra la costruzione e, unito alla li-
i numeri di giri dei diversi indicatori, pulegge vella (libella), per verificare
di rinvio e alberini coassiali. L’ipotesi del Bibliografia l’orizzontalità di un piano; era e
Bromley 1990; D’Oriano R., Pastore G., Un ‘meccani-
Wright, invece, esclude la natura differenzia- anche uno degli accessori fon-
smo di Antikythera’ da Olbia, in L’Africa Romana, XVIII
le del meccanismo. Inoltre, la trasmissione Convegno Inter. di Studi. Olbia 2008; damentali della groma, stru-
del movimento avviene per contatto tra den- Evans, Berggren 2006; Freeth et al. 2006; Hannah mento usato dagli agrimensori
ti a profilo triangolari, primitivi se rapportati 2005; Hannah 2008; Neugebauer 1975; de Solla Price per misurare le superfici. Tut-
1974; Price 1975; Wright 2002; Wright 2003a; Wright e
ai moderni denti a profilo coniugato ma suf- t’oggi i carpentieri lo usano quo-
2003b; Wright 2004; Wright 2005a; Wright 2005b;
ficienti per la trasmissione del moto e per as- Wright 2005c; Wright 2005d; Wright 2006a; Wright tidianamente nel loro lavoro. d
EL.S. b
sicurare i rapporti di rotazione. 2006b; Wright, in Eureka 2005, p. 240-244.
Infine, data la maggior complessità messa in
luce dall’ipotesi di Wright, risulta importante Bibliografia
Adam 1981, p. 102, fig. 25; Adam
la scelta del bronzo come materiale di pro-
2001, pp. 43-44; Daremberg, Saglio
duzione delle parti: infatti, rispetto ad altri me- 1877-1918, s.v.; Dilke 1979, p. 35; Di
talli allora conosciuti, le leghe in bronzo Pasquale 1999, pp. 286-288, schede
presentano minori attriti tra i denti e miglio- pp. 304-311, nn. 381-383; Misurare la
re resistenza alla corrosione. Mosaico con archipendolo (Pompei, officina coriacorum) terra 1983, p. 119; Toro 1985, pp. 31- c
32, figg. 15 e 16.
Il meccanismo ritrovato nel relitto di Anticite- (Napoli, Museo Archeologico Nazionale)

72 73
Sez. 1. 7f - Squadra (norma) Sez. 1.8 - Abaco tascabile Sez. 1.9 - Unità di misura romane
Originale: bronzo da Pompei (Napoli, Museo
(strumento per calcoli aritmetici)
Archeologico Nazionale) in bronzo
Dimensioni: cm 16
Cronologia: 1 sec. d.C. Misure: cm: 11,5 x 7,2
Copia: bronzo; Roma, Museo della Civiltà Romana, materia: bronzo Misure di lunghezza Misure per aridi:
inv. n. 5247 provenienza: sconosciuta. Dalle collezioni del
Museo Kircheriano Unità romana Latino Piede SI decimale Unità romana Latino Modio SI decimale
Luogo di conservazione: Roma, Museo Nazionale dito digitus 0,0625 1,85 cm cucchiaio grande acetabulum 1 / 128 ~ 6¾ cl
Romano a Palazzo Massimo, inv. n. 65054
datazione: età romana imperiale palmo palmus 0,25 7,4 cm quarto di sestario quartarius 1/64 ~ 13½ cl
Altri esemplari simili sono conservati ad Aosta e a In Roma avvenivano operazioni di cambio e piede pes 1 e 1/4 29,6 cm emina hemina 1/32 ~ 27 cl
Parigi, Biblioteca Nazionale
di saggio (cioè il riconoscimento delle mone- cubito (gomito) cubitus 1½ 44,4 cm sestario sextarius 1/16 ~ 54 cl
Riproduzione: Niccolai snc (Firenze, 2009)
te vere dalle false) delle monete presso le bot- passo semplice gradus 2½ 0,74 m semodio semodius 1/2 ~ 42/3 l
teghe dei banchieri (tabernae argentariae), che moggio (modio) modius 1 ~ 82/3 l
passo doppio passus 5 1,48 m
Si tratta di una tavoletta rettangolare di bron- si trovavano presso il Foro e che sicuramen-
pertica pertica 10 2,96 m quadrantale quadrantal 3 ~ 26 l
zo con nove scannellature più lunghe di- te avranno utilizzato abachi di questo tipo. I
sposte su un lato lungo e otto più corte banchieri, che erano aiutati in queste opera- atto (arpento) actus 120 35,52 m
disposte sull’altro lato, le une in corrispon- zioni da schiavi o assistenti di origine liberti- stadio stadium 625 185 m Pesi
denza delle altre ad eccezione della nona, na, erano chiamati nummulari. miglio miliarius 5000 1,48 km Unità romane Latino Dracma SI decimale
nelle quali sono infisse delle asticelle mobi- G.P.S
lega leuga 7500 2,22 km chalco chalcus 1/48 71 mg
li munite di palline.
Le scannellature lunghe avevano tutte quat- siliqua siliqua 1/18 1891/3 mg
Bibliografia
La squadra (norma), realizzata in bronzo o in tro palline, eccetto la nona che ne aveva cin- Misure di superficie obolo obolus 1/6 0,568 g
C. Germain de Montauzan, La science e l’art de
ferro, è uno degli strumenti utilizzati dallo que (non tutte sono conservate nel nostro l’ingenieur aux premiers siécles de l’Empire Romani, Actus scrupolo scrupulum 1/3 1,136 g
structor. Costituita da due bracci ortogonali, esemplare). Le fessure corte avevano un solo Unità romane Latino SI decimale
Paris 1905. Quadratus dracma drachma 1 3,408 g
era impiegata dagli artigiani per verificare la pallino ciascuna. R. Fellmann, Römische Rechentafeln aus Bronze, in piede quadrato pes quadratus 1 / 14 400 876,16 cm²
perpendicolarità di superfici e di linee per ot- Tra le scannellature inferiori e quelle superio- Antike Welt, 14, 1983, pp.36-40. siclo o sicilico (shekel) sicilicus 2 6,816 g
S. Balbi de Caro, La banca a Roma, ‘Vita e costumi pertica quadrata scrupulum 1 / 144 8,7816 m²
tenere angoli retti cioè normales. In questo ri corrispondenti si trovano, andando da de- oncia uncia 8 27,264 g
dei Romani antichi’, n. 8, Roma 1989, p. 46, fig. 27. actus minimus 1/30 ~ 42,2 m²
esemplare, realizzato in bronzo e apparte- stra verso sinistra, una serie di simboli W. Di Palma, Matematici e altri scienziati, in ‘Vita libbra libra 96 327,168 g
nente alla tipologia detta ad L, o a spalla, uno che corrispondono alle seguenti cifre romane: verga clima 1/4 ~ 316,25 m²
quotidiana nell’Italia antica. Vita in società’, COOP mina mina 128 436,224 g
dei bracci è fornito di base di appoggio, per 1.000.000 100.000 10.000 1000 100 10 1 1993, p. 251 ss., fig. 265. acro actus quadratus 1 ~ 1265 m²
consentire di lasciarla in posizione, ed en- iugero iugerum 2 ~ 2529 m²
trambi hanno le estremità sagomate: tale pe- eredio (mattutino) heredium 4 ~ 5059 m² Tutti i multipli dell’oncia romana hanno il loro nome specifico
culiarità, talvolta visibile anche su rilievi centuria centuria 400 ~ 50,6 ha uncia =1 oncia septunx =7 once
funerari riproducenti lo strumento (tomba di
“quadruplice” (salto) saltus 1600 ~ 202,3 ha sextans =2 once bes =8 once
Lucius Alfius Statius ad Aquileia; rilievo di Dio-
genes structor a Pompei), ne ha fatto suppor- quadrans =3 once dodrans =9 once
re un utilizzo anche per tracciare il profilo di Volumi triens =4 once dextans =10 once
cornici sulla decorazione dipinta. 10 miliardi 1 miliardo 100.000.000 10.000.000 1.000.000 100.000 10.000 1.000 100 10 1 Misure per i liquidi:
- - - - - - - – – quincunx =5 once deunx =11 once
Altri tipi di squadre, dette false squadre o ca- XIMI IM.I CM.I XM.I M.I C X M C X I
landrini, hanno bracci articolati e consento- ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ Unità romana Latino Sestario SI decimale semis =6 once as =12 once
no di riportare qualsiasi tipo di angolo. ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ piccolo cucchiaio ligula 1/48 ~ 11/8 cl Un’oncia e mezza veniva chiamata “sescuncia”. Semis e quadrans, triens
A. O. ■ ■ ■ ■ ■ ■ cucchiaio cyathus 1/12 ~ 4½ cl e sextans hanno questo nome in quanto frazioni dell’as o libbra.
■ ■ ■ ■ ■ sestante (1/6 di sestario) sextans 1/6 ~ 9 cl Gli stessi nomi sono utilizzati per indicare monete di bronzo.
■ ■ ■
■ ■
triente (1/3 di sestario) triens 1/3 ~ 18 cl
Bibliografia
Adam 1984, p. 43; Adam 1990, p. 43; Gallazzi, Settis ■ emina (1/2 di sestario) hemina 1/2 ~ 27 cl
2006; p. 268, n. 93; Homo Faber 1999; Pompei cheonix cheonix 2/3 ~ 36 cl
1981; Romana Pictura 1998, p. 302, n. 100; Russo Il numero 4.315.026.407, immaginando che ognuno dei quadratini neri sia una pallina dell’abaco, poteva essere
2005, p. 222; Sposito 2008, pp. 46-51. scritto nel seguente modo: sestero sextarius 1 ~ 54 cl
congio congius 6 ~ 3¼ l
urna urna 24 ~ 13 l
anfora amphora 48 ~ 26 l
otre culleus 960 ~ 520 l

74 75
Sez. 1.10a.b - Chorobates e livella zione degli acquedotti, come riportato da Vitruvio, Sez. 1.11 - Dioptra Bibliografia 1. bastone di sostegno o ferramentum: basto- Stele funeraria
Adam 2001, p. 9; Aujac 1984, p. 38; Daremberg,
ad acqua data la sua grande dimensione; nel Corpus Agri- ne ligneo con all’estremità inferiore una robusta dell’agrimensore
Materiali: legno, bronzo Saglio 1877-1918, s.v.; De Caterini 1995, pp. 41-42;
mensorum, si parla di livellazione dei piani, ma Dilke 1979, pp. 16, 35-36; Misurare la terra 1983, pp. punta in ferro o bronzo a corpo piramidale per Lucius Aebutius Faustus
Dimensioni: variabili, nel disegno ricostruito misura
non si cita mai questo strumento, forse perchè gli 119-120; Erone di Alessandria, Dioptra, VI, 30; M. penetrare nel terreno, tramite 4 ali a croce e mar- (CIL, V, 6786)
10. a - Chorobates 1,26 m
Vitruvius Pollio, de Architectura, a cura di P. Gros,
operatori utilizzavano strumenti più maneggevo- Cronologia: in uso già nel I sec. d.C. gine quasi tagliente, che verso l’alto ha forma ci- da Eporedia: sotto
li quali la libella a filo a piombo (v. sez. 1. 7a). Ricostruzione virtuale: possibile tramite le descrizioni Torino, Einaudi 1997, pp. 1180-1181. lindrica rafforzata da un elemento esterno per l’iscrizione,
Materiali: legno, giunti metallici, cordame e pesi a
piombo. L.R., EL.S. di Erone d’Alessandria (H. Rossi Zambotti) l’aggancio al bastone ligneo (in tutto 54 cm di il bisellium e i fasci,
Dimensioni: lunghezza 6,5 m, altezza variabile; cui 26 affondavano nel suolo). Sull’estremità su- attributi del seviro,
canale interno per l’acqua lungo 2 m, largo 2 cm e
Detta anche ‘traguardo di Erone’ era composta
Sez. 1.12a - Groma periore del bastone si trova un altro cilindro bron-
profondo 3 cm. 10. b - Livella ad acqua/libra aquaria e la groma, rappresentata
Ricostruzione tramite la descrizione di Vitruvio: da una base, forse prevalentemente in legno, al- Originale: Pompei, scavi del 1912 nella casa o zeo su cui si innestava il rostro (25 cm). Il bastone nelle sue parti. I sec. d.C.
Niccolai snc (Firenze, 2009) Materiali: bronzo, vetro, legno la quale veniva fissato un disco di bronzo circo- bottega dell’agrimensore Verus (Napoli, Museo aveva altezza variabile in modo da adattarsi al- (Ivrea, Museo Civico garda;
Una ricostruzione della fine del XIX, ma perfettamente
lare su cui ruotava un mozzo con ruota dentata; Archeologico Nazionale) l’altezza dell’utilizzatore; copia: Roma, Museo della
funzionante ed utilizzata dall’ingegnere Bruno per la Materiali: ferro, bronzo, legno, cordame
realizzazione della diga del Gorzente è conservata al una vite senza fine, posizionata tra due staffe, 2. rostro: due cilindri, ad altezze differenti colle- Civiltà Romana)
Dimensioni: dimensioni groma 92 cm (aperta),
Museo dell’Acqua e del Gas di Genova. era collegata all’ingranaggio che permetteva una gati da due lamine in bronzo su anima lignea,
punta nel terreno 26 cm, bastone ligneo in
regolazione precisa della rotazione della parte relazione all’altezza dell’utilizzatore che connettevano il bastone alla groma vera e
superiore dello strumento. La parte superiore Cronologia: I sec. d.C. propria. Lunghezza del rostro circa 29,7 cm, Era lo strumento princi-
La livella ad acqua (libra aquaria) era costituita da dello strumento, la dioptra vera e propria, si com- Ricostruzione dell’uso della groma: Roma, Museo uguale ad un piede romano. Al centro inferiore pale per stabilire lunghi
una barra di legno di circa 2 metri con all’interno poneva di una serie di ingranaggi, su cui si in- della Civiltà Romana del cilindro di innesto della groma corrisponde- allineamenti ortogonali
Esempi rinvenuti: Pompei, bottega dell’agrimensore
un condotto, collegato a due tubi di vetro, posti nestava un semicerchio dentato, inclinabile in va il centro stazione, ovvero il punto noto come sul terreno seguendo un
o fabbro “Verus”, nel 1912 ad oggi nel Museo
alle estremità. Ogni cilindro di vetro era inserito basso e in alto tramite una seconda vite posi- Nazionale di Napoli; altri frammenti in Baviera, a umbilicus soli; determinato orientamento, in modo tale da ot-
in un alloggiamento di legno su cui era fissata una zionata tra due staffe, e su questo un disco mu- Plunz, ma attribuibili forse ad uno strumento più 3. groma: era composta da un’anima interna li- tenere linee e quindi le suddivisioni ad angoli
piastra di bronzo con una fessura che poteva es- nito di un’asta con due mirini alle estremità: in semplice, la ‘stella’. Rappresentazione su stele gnea a quattro braccia e da un rivestimento in retti. Veniva utilizzata nella centuriazione del
Strumento sere regolata da entrambe le parti. Funzionava sostanza un autentico teodolite privo di ottica. funeraria di Popidius Nicostratus a Pompei ferro, agganciate ad un cilindro cavo centrale di territorio, in urbanistica, nelle costruzioni di
Ricostruzione: Niccolai snc (Firenze, 2009)
costruito in le- sulla base del principio dei vasi comunicanti. Nell’utilizzo dello strumento per fini astronomici innesto sul rostro. Ogni braccio era lungo 44 grandi infrastrutture, come strade, acquedotti,
gno a forma di ca- La livella poteva essere applicata sulla stessa ba- il cerchio superiore era diviso in 360 gradi. cm, largo alla base 5,5 cm ed al termine 2,5 cm; limes, porti, etc.
valletto o panca con se della dioptra. Era uno strumento più preciso Utilizzata per gli allineamenti a grande distan- Il termine groma deriva dal greco gnwmon o considerando anche il cilindro centrale l’apertu- EL.S.
una parte superiore (re- del chorobates e meno ingombrante; versando za e per le osservazioni astronomiche consen- gnwma tramite un vocabolo intermedio etrusco ra dei 4 bracci della groma era di 92 cm (circa 3
Bibliografia
golo) e piedi verticali l’acqua nel condotto si verificava se lo strumen- tiva di misurare sia gli angoli verticali che quelli cruma. Strumento principale di tutti i rilevamenti piedi romani);
Adam 1990, p. 11 ss.; Dalla Corte 1922, punto I; De
(talora estensibili) fis- to era in posizione orizzontale quando il liquido orizzontali; permetteva così di calcolare l’al- nel mondo romano, è singolare che nessun scrit- 4. contrappesi: sono posizionati all’estremità dei Caterini 1995, pp. 44-50; De Simone 1970; Dilke
sati ad angolo retto ad raggiungeva lo stesso livello nei due tubi verti- tezza delle montagne o la distanza tra due luo- tore antico ci abbia tramandato una descrizio- bracci della groma e sono uguali e contrapposti 1979, pp. 31-33.
esso, grazie a dei pun- cali. Usando le mire e due aste graduate ai lati ghi posti a diverse latitudini. Si potevano fare ne della groma. Solo con il ritrovamento a Pompei a coppie: una di forma conica e l’altra a forma di
toni trasversali blocca- della livella ad acqua si verificava la differenza allineamenti di gran lunga più complicati di dello strumento smontato nella bottega di Ve- pera, con la valenza di facilitare l’individuazione
ti con sistema ad incastro; dalle estremità d’altezza fra le due o la loro perfetta linearità; era quanto se ne potessero fare con la groma e Vi- rus è stata possibile una ricostruzione ed una del cardo e del decumanus. I fili da cui pendeva- Sez. 1.12b - Decempeda
pendevano 2 o 4 fili a piombo che, grazie alle li- utilizzata, sempre nel campo dell’agrimensura, truvio la consiglia come alternativa per la livel- misurazione delle parti che lo compongono. La no raggiungevano quasi sicuramente il suolo, ma
Originale: Pompei (Napoli, Museo Archeologico
nee perpendicolari accuratamente tracciate sui per i rilievi topografici. lazione. descrizione principale risale quindi a Della Cor- anche questi dipendevano in altezza dal basto-
Nazionale)
puntoni, permettevano la verifica della messa in L.R., EL.S. L.R. – EL.S. te nel 1912, che la suddivide in diverse parti.La ne, che come abbiamo detto doveva avere un’al- Materiali: legno, bronzo per le placche di giunzione
piano dello strumento. Era munito nella faccia su- groma risulta così composta da: tezza variabile. Dimensioni: 10 piedi romani (3 m), larga circa 1
periore di una canaletta per l’acqua con linee di Bibliografia palmo (7,2 cm)
Adam 2001, pp. 10, 19-20; Daremberg, Saglio 1877- Cronologia: 1 sec. d.C.
livello, per un’ulteriore verifica della messa in pia-
1918, s.v.;. De Caterini 1995, pp. 51-52; Dilke 1979, Esempi rinvenuti: Pompei, bottega dell’agrimensore
no dello strumento in condizioni particolari, tra- pp. 34-36; Misurare la terra 1983, pp. 119, 120-121; o fabbro Verus nel 1912
sformando lo strumento in una ‘livella ad acqua’. M. Vitruvius Pollio, De Architectura, a cura di P.
Lo strumento, particolarmente ingombrante, ser- Gros, Torino 1997, pp. 1181-1182. Asta da misurazione in legno lunga dieci piedi
viva prevalentemente per battere i piani orizzontali romani (circa 3 m). La parte terminale è circola-
e Vitruvio (De architectura, 8, 5,1) ce ne spiega il re e piatta in modo da consentire l’allineamen-
suo funzionamento: si appoggiava lo strumen- to di una pertica con un’altra della stessa
to sul piano di campagna, se i fili a piombo coin- dimensione. È divisa in pollici e mezzi pollici per
cidevano con le tracce verticali, il regolo superiore le misure minori. Veniva utilizzata nelle misura-
era su un piano orizzontale perfetto; se questo zioni in genere, dall’agrimensura alle attività mi-
procedimento era ostacolato dal vento, impe- litari, quali ad esempio le installazioni di castra.
dendo la lettura verticale dei fili a piombo, si riem- L.R. – EL.S.
piva d’acqua la scanalatura superiore e si verificava
se il livello lambiva in modo uniforme gli orli o le
Bibliografia
linee tracciate al suo interno (in questo modo si Daremberg, Saglio 1877-1918, s.v.; De Caterini 1995, p.
potevano anche verificare le pendenze). 53; Dilke 1979, p. 34; Smith W., Dictionary of Greek and
(da Dilke 1971)
L’utilizzo era principalmente riservato alla livella- Roman antiquities, Boston [London, printed] 1870.

76 77
Sez. 1.13a - Odometro stradale Ricostruzione al vero Sez. 1.14 - Misurare lo spazio: vi, noti con il nome di agrimensores (misura- di assegnazioni, divisioni del suolo, termina-
di Niccolai snc (2009) agrimensori e centuriazione tori di terra). zioni e risoluzione delle controversie. Quan-
Materiali: legno, bronzo
I Romani erano prima di tutto un popolo ‘pra- to raccomanda Vitruvio (80-23 a.C.) per la
Dimensioni: probabilmente variabili a seconda della
dimensione del carro e dello spazio per collocarlo. tico’ che vedeva nell’organizzazione del ter- preparazione di un buon architetto (De ar-
Ricostruzione: sulla base delle descrizioni di Erone Gli Etruschi ebbero contatti con il mondo gre- ritorio, la sua suddivisione, la delimitazione chitectura, I, 3-10), che comprendeva dalle let-
d’Alessandria e di Vitruvio. Niccolai snc (Firenze, co e forse erano venuti a conoscenza del- certa dei lotti di terreno, la definizione esatta tere alla musica, dalla geometrica, all’ottica e
2009). Misure: 110 x 150 x 150 l’organizzazione del territorio delle colonie delle varie aree di occupazione all’interno di all’astronomia, non si può certamente esten-
in Magna Grecia, tanto che svilupparono lo- una città, un modo non solo di provvedere dere agli agrimensori, ma è lecito pensare che
Lo strumento descritto da Erone di Alessandria ro stessi una organizzazione regolare nei ter- ad assegnazioni egalitarie tra persone, ma an- una formazione in senso lato gli venisse for-
(Dioptra, 34) è una scatola che racchiude quat- ritori di Spina e Marzabotto, ma la peculiarità che un comodo strumento (una volta tra- nita; forse nei tempi antecedenti la forma-
tro ruote dentate, ciascuna posta ad angolo ret- romana risiede in una suddivisione del ter- sportato su tavolette negli archivi di stato) per zione era tramandata come altri mestieri, o
to rispetto alle altre e viti che le collegavano fra reno a ‘quadrati’, mentre i Greci prediligeva- poter imporre tributi e conoscere con esat- veniva insegnata ‘a bottega’ o a militari di pro-
loro. Sulla sommità della scatola stessa era po- no stringhe rettangolari. È noto che i Romani tezza i proprietari, dando origine ai primi ca- fessione.
sizionato un quadrante graduato con una lan- debbano molto ai Greci e ad altri popoli del tasti. Inoltre gli agrimensori, svolgevano anche Gli agrimensori nel loro mestiere avevano bi-
cetta. La versione di Vitruvio invece (De Mediterraneo, ed in questo caso, sicuramente misurazioni che non erano strettamente le- sogno di una serie di strumenti che sono no-
Architectura, 10, 9.1-4), più antica di qualche de- apprezzarono l’organizzazione delle colonie gate alla spartizione dello spazio (ovvero la ti ai noi sia dai ritrovamenti veri e propri, sia
cennio, aveva un ingranaggio con 400 denti e greche, l’urbanistica di Ippodamo di Mileto centuriazione), ma anche legate alla costru- dai testi antichi, così come da steli funerarie
un meccanismo che ad un numero di giri pari (V sec. a.C.), ma crearono un sistema pro- zione di ponti ed opere idrauliche a fianco de- su cui erano rappresentati, a testimonianza
ad 1 miglio lasciava cadere una pietra o una sfe- prio che metteva probabilmente insieme le gli architetti dell’epoca. di quanto si andasse fieri del proprio mestie-
ra metallica dentro un vaso di bronzo. conoscenze di tutti: così da Pitagora, Eucli- Il compito degli agrimensori non si limitava re. Sappiamo che un agrimensore romano
Nessun odometro è stato rinvenuto e quindi le de ed Erone trassero le conoscenza mate- solo alla misurazione dei terreni, ma anche al- doveva conoscere una matematica di natura
ricostruzioni si basano esclusivamente sulle de- matiche così come i più complicati strumenti la divisione secondo piani prestabiliti e pro- pratica, che gli consentisse di misurare le di-
scrizioni letterarie, segnatamente Vitruvio ed di misurazione frutto dell’esperienza greca gettati con molta cura. L’importanza rimase stanze e le aree, orientarsi nella misurazione,
Erone. Leonardo da Vinci lo riprogettò, atte- ed orientale. quindi invariata, poiché serviva un’educazio- e fare tutti i calcoli successivi per il governo
nendosi alla descrizione di Vitruvio, per usarlo Sez. 1.13b - Odometro navale La pratica della delimitazione dello spazio de- ne a base di geometria e matematica per af- centrale o locale al fine di tassare corretta-
nelle rilevazioni su terreno per realizzare carto- l’odometro terrestre e una ruota a pale inseri- stinato alla città, alla suddivisione e delimi- frontare il mestiere, e la loro rilevanza era tale mente il territorio.
Materiali: legno, bronzo
grafie (Codice Atlantico, f. 1 r-b, Milano, Biblio- ta all’esterno della nave misurava un diametro tazione del terreno conquistato nelle guerre da poterne ricavare la condizione di libertà per Poniamoci quindi di fronte ad una situazio-
Ricostruzione: Niccolai snc (Firenze, 2009)
teca Ambrosiana, 1503-1504 ca.). Misure: base cm 150 x 130x 140 di altezza di 4 piedi romani come la ruota del carro. di confine, alla fondazione di nuove colonie gli schiavi, o addirittura intraprendere una car- ne tipo: scelto e definito il luogo secondo gli
Lo strumento veniva applicato all’asse delle ruo- passò gradualmente dal corpo sacerdotale al- riera politica per liberti ed ex soldati all’inter- auspici, un agrimensore doveva iniziare le
te di un carro e mediante i dischi dentati, misu- la società civile e divenne un mestiere che, se no delle città romane. Inoltre gli agrimensori operazioni di misurazione e per farlo aveva
rava il numero di giri compiuti dalle ruote e in Vitruvio, sempre nel libro 10, 5-7 del De Archi- mantenne nella sua tecnica una traccia della si organizzarono ben presto in corporazioni bisogno dei suoi strumenti, oltre alla possi-
modo da fornire la distanza percorsa. I giri ve- tectura parla anche di un odometro navale: il religiosità originaria, di fatto fu dominio di con scuole preparatorie che – secondo Fron- bilità di scrivere: strumento principale era la
nivano conteggiati dalla lancetta o, nel caso del- principio meccanico è identico a quello del- uomini comuni come soldati, liberti e schia- tino – comprendevano anche gli insegnamenti groma (sez. 1.12a).
la versione vitruviana, dal numero di pietre cadute
nel vaso, indicando così le miglia percorse. Il fun-
zionamento e la precisione dell’odometro di-
pendevano dalla perfezione dei calcoli matematici
effettuati per la sua costruzione; era essenziale
conoscere il raggio, in modo da calcolare la cir-
conferenza della ruota del carro, per determina-
re il numero di giri che questa doveva compiere
per percorrere un miglio romano. La versione
dell’odometro proposta da Vitruvio pare meno
accurata di quella di Erone nei calcoli matema-
tici, anche se decisamente più semplice.
Tra gli altri usi possibili, è molto probabile che i
Romani abbiano usato un strumento di questo
genere per misurare le distanze fra le pietre mi-
liari sulle strade consolari allo scopo di facilita-
re la loro collocazione.
L.R.
Bibliografia
Dilke 1979, p. 37; Dosi, Schnell 1992, pp. 28-29;
Homo faber 1999, p. 225; Misurare la terra 1983, p. Ricostruzione al vero
121; Oleson 2008. di Niccolai snc (2009)
Posizionamento delle groma ed allineamento attraverso distanze costanti costituite da metae Metodo della cultellatio in assenza di visuale

78 79
Questa veniva fissata in un punto ed attra-
verso i suoi 4 bracci orientata in modo che le
due linee ortogonali, risultassero in corri-
spondenza degli assi nord-sud ed est-ovest.
Per farlo, l’agrimensore poteva guardare la
posizione del sole, oppure avvalersi di una
meridiana portatile che faceva parte della sua
dotazione, come è stato rinvenuto a Pompei
nella bottega di Verus. Le evidenze archeolo-
giche mostrano però che non sempre l’orien-
tamento era perfetto o secondo i punti
cardinali e questo è imputabile al fatto che i
Romani suddividevano la giornata sempre il
12 ore uguali, d’estate e d’inverno, provocando
un ovvio disallineamento con i punti cardi-
nali dovuti alla ‘durata’ dell’ora. Vitruvio, in-
fatti consiglia un metodo (De architectura, 1,
6, 6-7), più tardi ripreso da Igino Gromatico,
che consentiva di tracciare in base alle om-
bre proiettate dallo gnomone, il quadrante
settentrionale e meridionale, da cui, per mez-
zo di un compasso (sez. 1.7 b-e) si otteneva-
no gli altri due settori. Molte volte però la Misurazione delle ombre per la determinazione dell’orientamento della groma Determinazione della larghezza di un fiume con il metodo dei triangoli congruenti
pratica era più approssimativa, oppure si sce-
glieva di orientare secondo strade o confor- sull’altro versante e controllare l’allineamento lunghezza di AB era data dalla differenza tra venivano assegnate a 100 cittadini (2 iugera stare proprio il valore di asse principale del il cardo dava origine ad una X, quindi dieci
mazioni del terreno particolarmente rilevanti. opposto. DG e BC; bastava conoscere la misura linea- a testa = 1 heredium), secondo una pratica sistema, come afferma Plinio (Naturalis Hi- secondo Isidoro (Origines, 15]. Certo è che in
Una volta orientata la groma, si traguardava La groma con le relative metae era utilizzata re di BC e DG per determinare la larghezza originaria iniziata, secondo una teoria molto storia, 18, 326-333), dove tra l’altro tratta il pro- qualità di assi generatori della centuriazione,
da un filo a piombo al corrispondente oppo- per misurare le distanze e le aree con del fiume. tarda, da Romolo al momento della fonda- blema dei campi relativamente ai venti (il per questo poi definiti cardo maximus (KM)
sto e l’allineamento era regolato su paline l’applicazione di alcune formule geometriche zione della città. La centuriazione fu sicura- problema dell’orientamento degli assi gene- e decumanus maximus (DM), mantenevano
(metae) infisse nel terreno, a distanze rego- alle misure lineari che venivano rilevate. Una delle operazioni fondamentali affidata mente una pratica largamente seguita dai ratori della centuriazione e la disposizione il loro nome come assi principali dei centri
lari, mano a mano che si procedeva nelle ope- Columella (4-70 d.C.) nel De Re Rustica (r.r. agli agrimensori era la divisione del territorio Romani ed applicata in tutti i casi possibili. delle strade rispetto ai venti era un tema trat- urbani, solo quando il centro della città era il
razioni. Le distanze regolare a cui apporre le 5, 1-3) ci informa sulle formule da applicare e la sua centuriazione; questa operazione ave- L’agrimensore poteva, in effetti, trovarsi di tato anche da Vitruvio (De arch, I, 1-5). Meno generatore della centuriazione stessa. In tut-
metae erano determinate con una pertica (de- per ottenere le aree dei campi di varia forma va il suo significato più profondo nell’orga- fronte a quattro possibilità nell’iniziare il suo chiara l’origine del termine decumanus, che ti gli altri casi, gli assi principali delle città, tal-
cempeda) lunga 10 piedi Romani, ovvero (1 o per calcolare distanze non misurabili nizzazione della vita associata di una nuova lavoro: nel contesto agrimensorio-religioso, aveva la volta generatori degli impianti urbani, non
pes = 29,6 cm) (sez. 1.12b). direttamente (ad esempio la larghezza di un comunità, che veniva ad installarsi in un ter- 1. si era in presenza della fondazione di una funzione di linea di partizione e di orienta- possono essere chiamati cardo e decumanus,
Nel caso il terreno presentasse un’orografia fiume per progettare la costruzione di un ritorio conquistato o comunque acquisito. nuova città mento principale correndo in direzione est- ma generalmente assi generatori nord-sud ed
particolare con fiumi, colline e valli, gli agri- ponte). Nel Corpus degli agrimensori è pre- Aveva quindi la sua massima importanza nel 2. si doveva suddividere il terreno intorno ad ovest; potrebbe così derivare da duodecimanus est-ovest. Determinati quindi gli assi genera-
mensori dovevano ricorrere ad alcune prati- sente appunto il metodo per calcolare la lar- momento in cui si doveva preparare l’occu- un centro già esistente = duo+decidere (dividere in due) secondo tori della centuriazione, si provvedeva alla
che per il loro superamento, in modo da poter ghezza di un fiume, basato sul teorema dei pazione stabile di una zona con insediamen- 3. l’asse della centuriazione era già predeter- Frontino, che cita però Varrone (Forntino, De suddivisione del reticolo in quadrati di 20x20
mantenere gli allineamenti: si applicava il me- triangoli congruenti: ti tanto urbani quanto suburbani ed era la minato dall’esistenza di una grande via di lim. 28, 11-15] o dal fatto che incrociandosi con actus di lato, formando una maglia regolare.
todo della cultellatio, che permetteva di mi- 1. si stabiliva, sulla base di un punto fisso, un stessa situazione nella quale si erano trovati comunicazione EL.S.
surare le superfici dei terreni in pendio allineamento perpendicolare al fiume (seg- i Greci nel momento della colonizzazione del 4. il terreno da suddividere era lontano dal
rapportandoli ad un piano orizzontale. Il pro- mento AC) e da questo, con la groma in C, sud Italia con suddivisione del terreno in lot- centro abitato poichè le immediate vici-
cedimento è descritto da Frontino (De Limi- si creava un allineamento (segmento CD) ti identici ed assegnati tramite sorteggio, se- nanze non consentivano uno sfruttamen- Bibliografia
Dosi, Schnell 1992; Congès A.R., Modalités pratiques
tibus, 33-34] che propone due metodi che perpendicolare ad AC condo un principio di eguaglianza della to del suolo.
d’implantation des cadastres romains: quelque
dipendono se la visuale permette o meno di 2. si collocava la groma in D e si tracciava la proprietà e della partecipazione politica, teo- Il rapporto ideale città-territorio (ratio pul- aspect, in MEFRA, 108, 1996-1; De Caterini 1995;
vedere oltre l’ostacolo. Nel caso non fosse perpendicolare a CD, (segmento DF) che rizzata dagli stessi politici greci. cherrima) era costituito dal sistema di suddi- Dilke 1979; Gabba E., in Misurare la terra:
possibile vedere oltre il dislivello, si doveva in tal modo era parallela ad AC I Romani però si trovarono di fronte a terre visione unitario spazio ed agrario: decumanus centuriazione e coloni nel mondo romano, disegni
applicare un’asta verticale all’estremità della 3. si divideva in due parti uguali CD (CE=ED) conquistate a popoli ben strutturati, dove era- e cardo dell’area centuriata dovevano nasce- allegati al testo di Moscara G., Modena, 1984;
Lachmann C., Gromatici veteres, Berlino 1848;
pertica, traguardare la verticale, ed estende- 4. si posizionava la groma in E e si traguar- no già presenti proprietà fondiarie e dove i di- re dal centro della città stessa; situazione que-
Russo 2006.
re la sua proiezione sul terreno tramite il filo dava A, prolungando dalla parte opposta la slivelli sociali, politici ed economici erano sta rarissima. A questo proposito è importante
a piombo e sistemare le paline nel terreno. linea AE, fino ad intersecare il segmento molto accentuati; con la ‘centuriazione’ (ter- fare una precisazione sui termini di cardo e
Nel caso in cui fosse possibile vedere al di là DF nel punto G. mine militare che corrispondeva a 100 uo- decumanus. Il termine cardo, sembra trarre Schema di una centuria con in grigio l’area di
di una valle, era sufficiente piantare almeno A questo punto si avevano due triangoli con- mini per centuria) si creavano superfici di 200 origine dall’asse dei poli della sfera celeste fondazione di una nuova città che coincide con gli
tre paline sul lato opposto e traferire la groma gruenti, in cui DG è uguale ad AC, quindi la iugera (ovvero quadrati di 20 x 20 actus) che (Frontino, De limitibus, 28, 15-16) ed acqui- assi generatori della centuriazione

80 81
Sez.1.15 - Forma Urbis Severiana: Gli edifici sono rappresentati mediante l’uso metrica degli edifici è resa come si farebbe Bibliografia
frammento con l’area del portico di un linguaggio simbolico, limitato e chiaro, ancora oggi se si volesse riprodurre in mar- Carettoni et al. 1960; Coarelli F., L’orientamento e il
significato ideologico della pianta marmorea
di Livia che permette una individuazione delle fun- mo una pianta della città, costituita dall’ac-
severiana di Roma, in Lafon X., Sauron G. (a cura
zioni dei vari ambienti rappresentati (scale, costamento delle piante dei singoli edifici. La di), Théorie et pratique de l’architecture romaine, in
Originale: marmo imezio
taberne, templi) e delle strutture architetto- planimetria di questi è rappresentata di mas- Études offertes à Pierre Gros, Aix-en-Provence 2005,
(Roma, Musei capitolini - Antiquarium
Comunale) niche. Nella caratterizzazione didascalico - sima al piano terreno: la pianta è delineata ad pp. 61-64; E. Rodriguez Almeida, Formae urbis
esplicativa si notano alcune peculiarità inte- una certa altezza dal piano, ed infatti le sca- antiquae. Le mappe di marmoree di Roma tra la
Calco in gesso del frammento con raffigurazione
repubblica e Settimio Severo, Collection de L`École
della Porticus Liviae. Roma, Museo della ressanti. Alcune scritte che presentano erro- le interne sono interrotte poco dopo l’inizio
Française de Rome 305, École française de Rome,
Civiltà Romana, inv. n. 1526 ri (aqueductium, navalenferius) non sono da terra, con la rappresentazione convenzio- 2002, pp. 67-76.
Il frammento della Forma Urbis riporta la
semplici errori dei lapicidi, ma elementi che nale dei primi gradini. I grandi monumenti,
pianta del portico di Livia, eretto da Augusto
in onore della moglie, tra il 15 e il 7 a.C., che si mostrano la volontà di rispettare il gergo po- che erano spesso sostenuti da sostruzioni,
trovava sull’Esquilino e corrisponde oggi polare di quegli anni a Roma. E, anche se la sono invece rappresentati come visti dall’al-
all’area compresa tra la via in Selci e la via maggior parte delle scritte è stata tracciata su to, ad esempio nel caso del Templum Divi
delle Sette Sale. delle sottili linee-guida, l’inclinazione di mol- Claudi è delineata la terrazza superiore del
L’edificio, lungo circa 120 m. e largo 95 m, si
te lettere rispetto alla verticale, mostra che es- tempio. Una singolare grafia convenzionale
presentava come una grande piazza
rettangolare circondata da un doppio portico: se furono realizzate quando il montaggio delle è utilizzata per rappresentare gli acquedotti
uno dei suoi lati corti era adiacente al Clivus lastre era già finito. e gli archi: oltre ai piloni graficizzati normal-
Suburanus dal quale si accedeva al portico Inoltre è stato possibile ricostruire la mecca- mente in pianta, è raffigurata sul marmo la
tramite una scala. Al centro della piazza un nica del rilevamento topografico, su base pro- proiezione delle arcate con un segno curvo
edificio rettangolare, probabilmente un
iettiva e su capisaldi trigonometricamente che collega i piloni stessi. Talvolta si ha inve-
recinto, contiene un altro elemento,
mostrando singolari somiglianze con la stabiliti a priori e constatare l’elevato grado ce una rappresentazione degli acquedotti in
pianta dell’Ara Pacis. di concordanza con i rilievi moderni della cit- aree libere, che possiamo considerare una fu-
tà. Nel complesso la rappresentazione plani- sione tra la pianta e l’alzato.
A.Z.P.
La Forma Urbis Romae, realizzata agli inizi del entro le cento miglia da Roma, area sogget- lazzo Farnese, e utilizzati nei muri di recin-
III d.C. (204 d.C.) durante il regno dell’impe- ta appunto all’autorità del prefetto urbano). zione del giardino segreto del palazzo sul Te-
ratore Settimio Severo, è una planimetria del- Nella Forma appaiono, provvisti di didasca- vere. Nel 1972 i frammenti vennero portati in
la città di Roma incisa su lastre di marmo lie esplicative, solo monumenti e spazi pub- Campidoglio e murati su una parete del giar-
imezio, una delle più importanti mappe giun- blici, e le uniche eccezioni per iscrizioni dino del Palazzo dei Conservatori: poi stac-
te fino ai nostri giorni dall’epoca romana e una alludenti a privati riguardano il prefetto del- cati perché deteriorati dalle intemperie, portati
fonte insostituibile per ricostruire la topografia la città. Anche nei casi in cui compaiono no- al Celio nei locali dell`Antiquarium Comu-
della Roma imperiale. Non sappiamo se l’im- mi di privati, si tratta di nomi indicati come nale e da qui in vari magazzini.
peratore fece realizzare la gigantesca pianta del- pura informazione topografica, essendo di- Studi accurati delle singole lastre, delle im-
la citta` per rinnovare una precedente mappa venuti elementi di riferimento comune, con- pronte dei filari e delle grappe, hanno per-
andata distrutta, ma il realizzatore effettivo fu sacrati all’uso, e non e` detto che i personaggi messo di definire le dimensioni totali della
sicuramente il praefectus urbi Fabius Cilo, e ven- fossero ancora in vita. pianta, sia quelle delle singole lastre, di cui
ne esposta nella sede della praefectura Urbis. Vi compaiono i nomi di grandi monumenti si conservano ormai solo un migliaio di fram-
Lo scopo per il quale fu realizzata la pianta pubblici, di templi isolati con o senza dida- menti, all’incirca solo una piccola parte del-
non è chiaro: secondo alcuni avrebbe finali- scalia, di complessi termali, di qualche ac- l’insieme originario.
tà catastali-amministrative o solo con fun- quedotto, nomi di magazzini e depositi Allo stato attuale è stato calcolato che si co-
zione ornamentale e documentaria, anche se pubblici. nosce solo un decimo della superficie origi-
certamente basata su ipotetiche documen- Sembrerebbe dunque finalizzata a sottoli- naria totale della pianta, che doveva misurare
tazioni catastali più antiche, o a scopo cele- neare la grandiosità monumentale di Roma in altezza m 13 e in altezza m 18; era incisa
brativo; secondo altri ancora (Coarelli 2005) e l`aspetto utilitario pubblico della rappre- su 151 lastre di marmo, imezio per lo più, cioè
è la riproduzione aggiornata, esposta in un’au- sentazione. marmo proveniente dalle cave del monte Imet-
la del templum Pacis restaurato dopo l’in- Le lastre erano affisse sulla parete laterizia di to presso Atene, per una superficie di 240 me-
cendio del 192 d.C., di una analoga pianta una delle grandi aule del Templum Pacis di tri quadrati, che alla scala di rappresentazione
augustea realizzata, forse su tavole di bron- Vespasiano, ora corrispondente al muro ester- della pianta (1:240) da una superbie urbana
zo, al momento della riorganizzazione am- no della chiesa di Santi Cosma e Damiano, misurata al vero di mq. 13.550.000 compre-
ministrativa della città in 14 regioni e ove sono ancora visibili i fori delle grappe sa entro il perimetro del pomerio.
connotata in senso giuridico-religioso e va- metalliche che le fermavano alla parete. La proiezione della pianta è verticale icno-
lore simbolico, caratteristico dell’ideologia di I frammenti vennero casualmente rinvenuti grafica, era rubricata e forse policroma; l’orien-
Augusto (nella stessa aula, sulla parete di dall’anno 1562 alla base della parete esterna tamento è con il nord-ovest in alto e il sud-est
fronte, era probabilmente dipinta su lastre di del Convento attiguo alla chiesa di SS. Co- in basso, in relazione alla scienza augurale
marmo, un’altra pianta dell’area compresa sma e Damiano. Furono poi trasportati a Pa- (Coarelli 2005).

82 83
Sezione 2
tecnologia nel costruire

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Particolari accorgimenti tecnici venivano adottati per il solleva-
Tecnologia nelle costruzioni mento dei blocchi con l’uso di paranchi, argani, olivelle, tenoni e
tenaglie (sez. 2, nn. 1 e 3-4)
I blocchi squadrati, disposti preferibilmente per testa e per taglio
con faccia a vista bugnata o liscia, vennero poi ancorati gli uni agli
Giuseppina Pisani Sartorio altri mediante grappe in legno o in metallo (piombo, ferro o bron-
zo). Dopo l’introduzione dell’opera cementizia (sez. 2, n. 4) tale
sistema venne riservato a quelle parti degli edifici strutturalmen-
te impegnative, dove in genere viene adottato il travertino e il mar-
mo in blocchi per meglio risolvere problemi di statica e di durata.
Poco dopo la metà del I sec. a.C. vengono aperte le cave di Luni
(ancora oggi in uso) (sez. 2, nn. 11-12), dalle quali viene estratto
È evidente che non è possibile illustrare tutte le caratteristiche del alla prova di una lunga esperienza, la solo forma che avevano gli un ottimo marmo bianco, che in blocchi sbozzati raggiungeva Ro-
modo di costruire dei Romani nel breve spazio disponibile di que- antichi per selezionare una tecnica nuova, in particolare nel campo ma, ed altre destinazioni, su navi appositamente costruite.
sto catalogo: la necessaria sintesi, che va letta integrata dagli og- dell’edilizia. Queste forme di sperimentazione possono subire del- Marmi di importazione, per parti nobili dei templi o per le sculture
getti esposti, è un tentativo di mettere in evidenza gli aspetti più le accelerazioni a causa di incendi, guerre, terremoti, che costrin- erano già usati in Roma fin dalla metà del II sec. a.C., ma la con-
salienti, quali le tecniche e le macchine utilizzate nel costruire, le gono poi ad adottare sistemi costruttivi più rapidi per la ricostruzione. quista della Grecia e del Mediterraneo orientale portò all’apertura
tipologie strutturali degli edifici a destinazione privata e pubblica, Cassio Dione (56, 30,3) e Svetonio (Aug. 28) raccontano che Augu- Fig. 1 – Sistemi di estrazione in una cava d pietra (da Adam 1996, fig. 21) del mercato romano per i marmi greci ed orientali che così lo inva-
e in generale di tutte quelle opere che la civiltà romana in piena sto morente avrebbe detto “di aver ricevuto una città di mattoni e sero con i loro colori vivaci destinati alle parti portanti degli edifici,
espansione ha realizzato in ambito urbano e extraurbano, quali di averla lasciata di marmo”. In effetti, prima del suo regno la città le strutture, che dipendeva dalla profondità delle fondazioni e dal- come colonne, trabeazioni, e alle parti decorative, come rivestimenti
strade, fogne, ponti, acquedotti, teatri, anfiteatri, basiliche, fori, appariva costruita in prevalenza con materiali tufacei, lignei, fittili. I la scelta del materiale; l’utilitas, consistente nella appropriata di- di pareti e pavimenti. La ‘domanda’ di marmi da parte di Roma e
templi, domus e case di abitazione. suoi interventi, che portarono a compimento anche progetti già di sposizione dei locali con giusti orientamenti; la venustas, cioè di tutto l’impero determinò la riorganizzazione del sistema delle ca-
Inoltre, la panoramica delle tecniche edilizie in Roma e nelle pro- Giulio Cesare, trasformarono Roma in una città ricca di edifici mo- l’aspetto gradevole del costruito; tre elementi che dovevano coe- ve, la maggior parte delle quali passò in mano dell’amministrazio-
vince dell’impero deve ritenersi articolata nel tempo e nello spa- numentali: fori, acquedotti, basiliche, quartieri monumentali come sistere in uno stato di correlato equilibrio. ne imperiale. Giunsero così a Roma gli splendidi marmi bianchi
zio: non sempre i canoni costruttivi sono stati rispettati, né furono il Campo Marzio, la domus imperiale e una nuova divisione ammi- Inoltre Vitruvio parla anche di distributio; dice infatti (De Architec- dell’Attica e, tra i marmi colorati, il caristio venato di verde, il rosso
uguali dappertutto; le tecniche andarono sempre più affinandosi, nistrativa della città in 14 regioni. L’incendio del 64 d.C. che, all’epoca tura, I, 2.1): “l’architettura consiste…anche nella distribuzione, che antico del Tenaro, il marmo giallo numidico, il verde ‘ranocchia’, i
trasformandosi, specializzandosi con l’adozione di migliorie nei dell’imperatore Nerone, devastò Roma per nove giorni provocan- in greco si dice economia” (architectura constat…et distributione, graniti, i marmi africani, il marmor Phrygium, il porfido rosso e ver-
sistemi strutturali, nella stessa organizzazione dei cantieri per do la distruzione di 132 domus e di 4000 insulae, determinò una ri- quae graece oikonomia dicitur). Il termine distributio in questo caso de, le brecce coralline, il marmo cario e altri ancora. L’estrazioni dei
l’esperienza acquisita, nella qualità dei materiali adoperati, il tut- costruzione con l’introduzione di schemi urbanistici più regolari con assume un valore prettamente amministrativo-organizzativo, nel marmi, il trasporto nelle varie sedi dell’impero e la loro lavorazione
to in un arco di tempo di circa mille anni, dimostrando quella ca- ampi spazi aperti, ampliando la larghezza delle strade, limitando senso sempre vitruviano di “copiarum locique comoda dispensatio”, finale, nonché la messa in opera di masse enormi di pietra è uno
pacità tutta romana di adattare tecniche costruttive consolidate l’altezza degli edifici, con portici a protezione delle facciate, proi- nella “misurata attribuzione di materiale e di luoghi” e nella atten- dei capitoli più interessanti dalla tecnologia romana.
alle situazioni reali che di volta in volta si verificavano con il va- bendo l’uso del legno nelle costruzioni private e con norme sulla di- ta parsimonia di spesa nel costruire (I, 2.8): questa attenzione agli La ‘scoperta’ dell’opera cementizia, o structura caementorum di Vi-
riare delle situazioni ambientali o economiche. visione delle singole porzioni immobiliari; come dice Tacito (Annales, aspetti pratici di economia di cantiere, la modularità e la standar- truvio, cioè pezzi di pietra (caementa) annegati nella malta forma-
Le tecniche costruttive e progettuali utilizzate nell’Urbe sono in 15, 38-44) “questi provvedimenti presi per motivi di utilità, portaro- dizzazione delle costruzioni per una analisi dei tempi di costruzio- ta da calce e pozzolana o sabbia e acqua in un ‘calcestruzzo’ molto
qualche modo ‘esemplificative’ di quelle utilizzate poi nelle altre no anche bellezza alla nostra città”. ne e il numero di lavoratori impiegati sono quindi caratteristiche del solido e di lunga durata, diede la possibilità di fare ‘gettate’ in cas-
regioni e province, anche se non sempre ciò che era ‘canonico’ a La maggior parte delle nostre conoscenze in materia di tecniche costruire romano. seformi anche di grande spessore per muri in elevato, ma anche
Roma, fu tale anche fuori del perimetro della città. Man mano che edilizie ci viene dall’osservazione diretta, dall’analisi, dallo studio di archi, volte, sostruzioni, palificazioni anche in immersione.
ci si allontanava dalla capitale dell’impero, accanto all’adozione e dalla comparazione delle varie tipologie di edifici costruiti in epo- La presenza di rocce piroclastiche nell’area laziale, il cappellaccio, La calce proviene dalla cottura di pietre calcaree in forni a forma
dei modelli tecnici e strutturali in uso a Roma, si tendeva ad ado- ca romana: la letteratura antica in materia non è abbondante e so- il tufo del Campidoglio, di Grotta Oscura, dell’Aniene, di Fidene, conica per la fuoriuscita dell’anidride carbonica (calx cocta); l’os-
perare materiali, tecniche ed unità di misura locali nel rispetto, pe- stanzialmente si riduce ad un solo nome: Vitruvio. che si prestavano facilmente al taglio a blocchi, determinò il pas- sido di calcio così formatosi dà luogo alla calx viva (CaCo3 = cal-
raltro, di talune regole fondamentali. I suoi dieci libri sull’architettura (De architectura), scritti tra l’età di saggio da una architettura lignea ad una a blocchi sovrapposti (sa- ce viva CaO + anidride CO2). La calce così ottenuta viene deposta
È evidente che la disponibilità di un materiale può da un lato con- Cesare e quella di Augusto, quando in materia edilizia erano in cor- xum quadratum), già in uso in Grecia e nell’Italia Meridionale e - in fosse e bagnata con acqua; a contatto con l’acqua la calce si
dizionare la tecnica edilizia, ma al contempo ne può esaltare la so grandi esperienze, sono fonte inesauribile di informazioni di ti- a Roma - fino alla fine dell’età repubblicana. surriscalda e raggiunge la temperatura di 300 gradi; quindi si raf-
potenza e la qualità, nonché l’estetica, come succede nei para- po tecnico, metodologico e storico, che ci consentono oggi di Le ‘coltivazioni’ delle cave avvenivano sia a giorno che in galleria: i fredda, si polverizza divenendo calce spenta (calx extinta) che al
menti in opera reticolata dove talvolta vennero alternate pietre scu- ‘leggere’ e di interpretare l’enorme quantità di ‘esempi’ di archi- cavapietre, provvisti di un’attrezzatura assai semplice e ancora oggi momento dell’uso viene bagnata, formando una pasta tenera e
re a pietre chiare, come ad esempio la lava e il travertino o il calcare. tettura che troviamo distribuiti su tutta l’area dell’impero romano. in uso (doppia ascia, ascia a martello, mazzette, punteruoli, cunei, omogenea detta ‘grassello di calce’, che unito alla sabbia o alla
L’uso del materiale costruttivo varia, inoltre, a seconda della de- Ciò che ancora oggi stupisce, ed è oggetto di studio attraverso ap- sgorbie e squadra (sez. 1, n. 7 f e sez. 8, n. 12) incidevano tagli oriz- pozzolana, forma la malta. È sempre Vitruvio la nostra fonte di in-
stinazione dell’edificio, delle sue dimensioni, della sua colloca- punto il testo vitruviano, è la quantità e la qualità degli edifici che zontali e verticali a seconda delle misure dei blocchi richiesti che, già formazioni: ci fornisce infatti le proporzioni per ottenere un’otti-
zione, della disponibilità finanziaria dell’impresa, del gusto corrente; la civiltà romana ha lasciato nei territori occupati, la loro impo- in buona parte lavorati in cava e trasportati mediante rulli di legno e ma materia, cioè un conglomerato resistente: una parte di calce,
è soggetto alle mode e alle preferenze personali e culturali di com- nenza, le soluzioni architettoniche studiate e realizzate, la com- funi, giungevano a Roma preferibilmente per via d’acqua (fig. 1). tre parti di pozzolana, oppure una di calce e due di sabbia.
mittenti ed architetti. plessa organizzazione dello spazio interno degli edifici, la I sistemi per ‘cavar pietre’ erano ben noti in antico. Vitruvio parla A questo punto avviene un processo inverso: eliminata l’acqua per
Le tecniche, quali che esse siano e in qualunque campo vengano funzionalità delle realizzazioni adottate. di un sistema di invecchiamento o stagionatura dei blocchi: ad evaporazione, la calce si combina lentamente con l’anidride car-
applicate, sono in sostanza il modo di realizzare delle idee proget- Le caratteristiche di un edificio, che dovevano esser ricercate e per- esempio in caso di uso di pietre tenere, come il tufo, consiglia di bonica dell’aria trasformandosi in carbonato di calcio e quindi
tuali, che evolvono nel tempo verso forme sempre più funzionali. seguite dagli architetti secondo Vitruvio (De Architectura, I, 3.2), “estrarli in estate e non d’inverno e di esporli all’aria in luogo sco- prendendo di nuovo la durezza del calcare.
Ogni tecnologia viene adottata solo dopo essere stata sottoposta che ne detta le regole auree, erano: la firmitas, cioè la solidità del- perto per due anni prima di metterli in opera”. La necessità di proteggere la struttura cementizia determinò la

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Fig. 3 – Le misure dei Ma i laterizi hanno anche un altro valore,oltre quello di ottimo ma-
mattoni romani (da teriale da costruzione: la loro bollatura in fabbrica (rettangolare, lu-
Adam 1998, fig. 347) nata, circolare, a lettere rilevate o a lettere cave) con la data consolare
o altri elementi permette di datare le cortine in un edificio, stabilir-
ne le fasi edilizie e, per confronto, poter dare una cronologia ad edi-
fici altrimenti non databili. Il contenuto epigrafico dei bolli ci fornisce
dati eccezionali per ricostruire la storia economica, ma anche so-
ciale di Roma: i nomi dei proprietari della fabbrica, il luogo di pro-
duzione (ex figlinis) talvolta anche quello dell’officinator servivano
probabilmente in sede di contratto di fornitura della partita di late-
rizi tra il proprietario della materia prima e dell’impianto (impianti
situati per lo più lungo la valle del Tevere per la presenza di cave di Fig. 4 – Esempi di bolli laterizi
argilla, di acqua e di legname e del fiume per i trasporti - la c.d Ti- 1. Bollo del I sec. a.C. (CIL XV, 966,7);
ber Valley - dove tuttora continua un‘ottima produzione di laterizi 2. Bollo di età flavia (69-96 d.C.) (CIL XV, 1000a);
tonaco di rivestimento diviene sistematico sotto Tiberio nei Castra per edilizia) e l’officinatore-appaltatore in forme di appalto e su- 3. Bollo dell’età di Nerva (96-98 d.C.) (CIL XV, 1356);
Praetoria (21-23 d.C.) con mattoni triangolari ricavati da mattoni qua- bappalto. In altri casi, in particolare nel corso del II secolo, l’im- 4. Bollo dei consoli Paetinus e Apronianus del 123 d.C. (CIL XV, 801);
drati bessali (2/3 di piede romano, che è pari a cm 29,6) tagliati in prenditore poteva essere una persona non direttamente coinvolta 5. Bollo dell’età di Vespasiano (69-79 d.C.) (CIL XV, 1097f);
diagonale o tegole fratte, che ben si ammorsavano con l’opera ce- nel ciclo produttivo, un cavaliere (eques), un senatore, donne o lo 6. Bollo dell’età di Traiano (98-117 d.C.) (CIL XV, 811d);
mentizia (fig. 3). stesso imperatore, che divenne nel III secolo unico proprietario co- 7. Bollo con la citazione dei consoli dell’anno 150 d.C. (CIL XV, 1221a);
Sono in laterizio i grandi edifici privati e pubblici di Roma e del- stituendo un mercato monopolistico privo di vera concorrenza. 8. Bollo con monogramma di Costantino, IV sec. (CIL XV, 1563) (da Adam
l’impero romano. Le fabbriche romane di laterizi operarono scelte L’ultima fornitura di mattoni bollati è di Teodorico, il re goto (534), 1988, fig. 145)
tecniche razionali: misero in produzione pochi formati di laterizi, testimonianza della sua attenzione nel conservare e restaurare gli
Fig. 2 – Tipi di murature romane: opera quadrata, opera incerta, opera quasi che potevano essere divisi in tagli minori e quindi facilmente tra- edifici di Roma. Dopo saranno i papi a rilevare il ruolo di produtto- co degli acquedotti, cunicoli di drenaggio; sez. 3, n. 2). Si tratta di
reticolata, opera reticolata, opera mista (laterizio e reticolato), opera listata. sportati via fiume in città per soddisfare le esigenze dei grandi can- re di laterizi, che era stato dell’imperatore (fig. 4). una malta idraulica che fa presa rapidamente anche sott’acqua, quin-
tieri, quali quello delle terme di Caracalla. Accanto ai mattoni, si Di fatto l’abbondanza di costruzioni di età romana che utilizzano di adatta alla costruzione delle fondazioni in cassaforma delle pile
comparsa di vari tipi di paramento, in opera quadrata, in opera in- producevano anche coppi e tegole per i tetti; queste ultime, spez- questi sistemi dimostra, anche se non la paternità delle invenzioni dei ponti o dei porti
certa (a partire dalla fine del III sec. a.C.) e quasi reticolata, in ope- zate e smarginate, potevano essere anch’esse utilizzate per i para- strutturali, certamente la padronanza con cui i Romani usarono que- L’opus spicatum è formato invece di mattoncini rettangolari di pro-
ra reticolata, in opera laterizia o mista e listata (fig. 2). menti, tanto che i Romani chiamarono sempre tegulae i mattoni ste tecniche, ne seppero calcolare perfettamente la portata, gli ef- duzione industriale posizionati per taglio e disposti a lisca di pesce;
Questo modo di costruire, opera cementizia rivestita da paramen- cotti in fornace, riservando la parola lateres ai mattoni crudi. fetti e le conseguenze nella statica degli stessi edifici con una è un tipo di pavimento usato nei locali di servizio. Mosaici, lastre di
to, è il sistema fondamentale usato dai Romani a partire dal III sec. Il taglio dei mattoni in pezzature diverse produceva una gran quan- conoscenza e padronanza teorica e pratica dei problemi connessi marmo di varie forme e colori completavano l’interno degli edifici.
a.C. fino alla fine dell’esperienza romana ma, tramandato alle epo- tità di sfrido,utilizzato nei calcestruzzi o nei riempimenti: la super- alla loro realizzazione. Le pareti venivano rivestite di intonaco e spesso dipinte o rivestite
che seguenti fino ai nostri giorni, distingue l’edilizia romana da quel- ficie tagliata veniva regolarizzata a colpi di male e peggio (sez. 7, n. Un buon edificio si vede dal calcolo delle sue fondazioni: in edifici di lastre di marmo, opus sectile, stucchi e mosaici di paste vitree
la greca e di altre culture, e le ha permesso la creazione di strutture 8), oppure venivano segati impilati uno sull’altro con l’aiuto di sab- in opera quadrata, le fondazioni erano generalmente nello stesso (sez. 9, Introduzione e nn. 1-4).
colossali, quali gli anfiteatri, le terme, gli acquedotti e le mura; con bia e acqua (sez. 2, n. 4); il paramento laterizio, una volta messo in materiale dell’elevato oppure in massicciata di muratura di spes- Le coperture degli edifici potevano essere realizzate con strutture in
essa vennero brillantemente risolti i problemi di copertura di gran- opera, veniva lisciato o levigato. sore maggiore del muro in elevato (ad esempio la fondazione del legno (solai, piani a terrazza o falde inclinate sostituite da capriate)
di spazi, utilizzandola nelle volte, gettate arditamente sul vuoto. La produzione di laterizi si specializzò anche nella fornitura di ele- Pantheon consta di un anello di strati di calcestruzzo alternati a sca- o con volte in muratura e/o conglomerato cementizio.a terrazza, a
La precoce diffusione dell’uso del cementizio in Roma e nel Lazio menti particolari: tubazioni a sezione circolare per condotte idriche glie di travertino largo m 7,30 e profondo m 4,50 per sostenere una capriate lignee o a volta. Tuttavia mentre le prime due tecniche ave-
e Campania è certamente dovuta alla presenza di abbondanti cave e a sezione rettangolare (cm 15 x 20) o tegole quadrate con quattro parete spessa m 6; la fondazione dell’Anfiteatro Flavio è una coro- vano una lunga esperienza nelle architetture mediterranee, l’uso che
di pozzolana (pulvis: è un prodotto vulcanico eruttato in forma di sporgenze da applicare sulle pareti per incanalare fumo ed aria cal- na ellittica del perimetro di 530 m, larga m 31 e profonda m 13,50. dell’arco e della volta fecero i Romani con i mezzi tecnici a loro di-
minuti lapilli che raffreddandosi rapidamente a contatto con l’aria, da sotto i pavimenti e lungo le pareti nei grandi ambienti e negli im- I solai erano, ai piani superiori, per lo più in tavolati lignei, le cui tra- sposizione ha permesso di realizzare opere imponenti su tutto il
si amalgama in strati più o meno compatti) ed è in questa zona che pianti termali, come i nostri moderni impianti di riscaldamento ad vature poggiavano su incassi già predisposti nella muratura o su territorio dell’Impero.
dobbiamo collocare l’invenzione dell’opera cementizia. aria calda (sez. 3, 15); si producevano anche mattoni sagomati a seg- mensole di pietra; sul tavolato veniva poggiato uno strato di con- L’adozione quindi della volta per coprire ambienti di medie e gran-
Ma è soprattutto l’uso del mattone – cotto in fornace e ben stagio- mento d’arco o a spicchio per realizzare colonnine etc.(fig. 5). glomerato. Vitruvio raccomanda di stendere tra legno e cementizio di dimensioni, come le aule delle terme, le diverse tipologie delle
nato - che connota l’edilizia romana. L’argilla veniva estratta e fatta Il laterizio veniva anche utilizzato per decorare, sfruttando al mo- uno strato di paglia per evitare la corrosione del legno da parte del- volte (a cupola, a tutto sesto, a sesto ribassato, a padiglione, a cro-
decantare con l’aggiunta di sgrassanti, poi plasmata entro formel- mento della messa in opera la naturale diversità di colore delle ar- la calce: la struttura era così isolata dai rumori e dall’umidità; il sof- ciera, anulari, a botte, rampanti, conoidi) sono state realizzate solo
le di legno delle misure volute per i mattoni, per le tegole e i coppi gille, dal giallo paglierino al rosso scuro, e con intarsi di materiali fitto sottostante poteva anch’esso essere intonacato e decorato. con l’introduzione dell’opera cementizia verso la fine del II sec. a.C.,
che venivano messi ad essiccare al coperto sotto tettoie, bollati e diversi (esempi ad Ostia), o modellandoli a greche, cornici, zig-zag, I pavimenti per grandi spazi aperti o chiusi erano a lastre di pietra allorché l’esperienza fornì le prove dei risultati raggiungibili dalla
poi cotti in fornaci. Le fornaci avevano una camera di combustione o intagliati ad ovoli, astragali, dentelli (necropoli di Porto e sotto la o marmo, anche a disegni complessi, poggianti su strati di conglo- perfetta tenuta delle malte; a questo si deve aggiungere anche lo
sotterranea e l’aria calda raggiungeva la camera di cottura attraver- Basilica Vaticana). merato cementizio. L’opus signinum, una malta con 5 parti di sab- studio o la sperimentazione della resistenza dei punti di appoggio
so fori praticati nel pavimento con temperature di circa 700/1000 Plinio nella sua grande opera (Naturalis Historia) elenca i prodotti bia e 2 di calce mista a pietrame di piccola pezzatura che veniva e del rapporto tra questi e l’ampiezza delle volte e degli archi. L’au-
gradi. delle figline, cioè le fabbriche di mattoni, il che dimostra che nel I battuto e costipato, era particolarmente adatto per pavimentare spa- mento dello spessore delle pareti di appoggio, l’inserimento di se-
Il mattone, dapprima riservato agli ambienti umidi (ad es. cella se- sec. d.C. le fabbriche erano andate specializzando la loro produ- zi aperti; un impasto di calcestruzzo e laterizio in frammenti minu- micolonne o di nicchie nelle pareti sono tutti accorgimenti che
polcrale del sepolcro di Cecilia Metella, metà del I sec. a.C., le pa- zione, dovuta alla crescente domanda di materiali edilizi: alcune pro- tissimi, detto modernamente cocciopesto, era usato per progressivamente indicano l’applicazione di soluzioni diverse al pro-
reti interne della cavea del teatro di Marcello del 13 a.C.), l’uso di ducevano solo ‘bessali’ (mattoncini di circa 20 cm di lato = 2/3 di impermeabilizzare ambienti destinati a contenere acqua ferma (ci- blema delle spinte e dei carichi, ma anche la maggiore sicurezza
cortina laterizia in parete (opus testaceum o doliare) con o senza in- piede romano). sterne, fontane (sez. 3, n. 7), piscine termali) o in movimento (spe- che si stava acquisendo nell’uso di queste nuove tecnologie co-

88 89
Fig. 5 (da Adam 1988, fig. 190) Sez. 2.1 utilizzato anche per tagliare il legno e aspor- Sez. 2.1c - Taglia/paranco
Gli antichi conoscevano ed usavano la leva, tare le lastre di marmo nelle cave di estra-
Materiali: legno/ferro e corde
il cuneo, la vite, la carrucola e il verricello/ar- zione di minerali e di pietre a scopo edilizio.
Ricostruzione: Niccolai snc (Firenze 2009)
gano, macchine elementari che, combinate Per sollevare i blocchi usavano i ferrei forfices.
tra loro costituivano macchinari più complessi,
Fig. 6 – Affresco con scena di cantiere indicati con il nome generico di varae, che po- Sez. 2.1b - Carrucola/ orbiculus e Un certo numero di carrucole mobili accop-
dalla villa di S. Marco a Stabia tevano sollevare e spostare pesi considere- trochlea piate con altrettante carrucole fisse danno luo-
(ricostruzione grafica). voli sfruttando al massimo e moltiplicando go alla taglia. Considerando il fatto che lo sforzo
Età neroniana (da Adam 1996, fig. 88) l’energia umana ed animale. Materiali: legno/ferro e corde nella fune è costante in qualsiasi punto del suo
Ricostruzione: Niccolai snc (Firenze 2009)
I Romani ne ereditarono la tecnologia e la ap- sviluppo la taglia, grazie alla disposizione op-
plicarono in vari campi. portuna delle carrucole (trochleae), consente
di moltiplicare più volte la forza applicata al ca-
In meccanica una carrucola o puleggia è una po della fune ottenendo una forza più grande
Sez. 2.1a - Cuneo e ferrei forfices macchina semplice costituita da un disco, con il gancio applicato alla staffa delle carru-
munito sul bordo di una scanalatura, detta cole mobili (il tutto a scapito della velocità di
Materiale: legno o ferro gola, che gira attorno ad un asse fissato ad sollevamento che si riduce proporzionalmen-
una staffa a sua volta sostenuta da un gan- te all’incremento della forza).
Il cuneo è una macchina meccanica sempli- cio; nella scanalatura scorre un organo fles- La storia della taglia è più incerta rispetto a
ce, applicazione pratica del principio del pia- sibile di trasmissione quella della carrucola semplice; Vitruvio defi-
no inclinato, usata prevalentemente per come una fune o una cin- nisce questo tipo di macchina trispastos quan-
separare due oggetti o parti di un oggetto, ghia (trochlea). L’utilizzo do è costituita da tre carrucole e pentaspastos
struttive (sez. 2, nn. 5-10). La garanzie per la stabilità della struttu- Una tecnologia molto empirica, ma anche molto organizzata ri- scomponendo la forza, applicata perpendi- della carrucola è attesta- quando ci sono tre carrucole superiori fisse e
ra era fornita sia dall’equilibrio meccanico, sia dalla coesione del- chiedeva la presenza nei cantieri di machinae, per arrivare là dove gli colarmente alla direzione di separazione, ri- to sin da tempi molto an- due carrucole inferiori mobili.
l’opera cementizia, che diventava un vero e proprio elemento uomini non potevano: carrucole, leve, verricelli e vere e proprie mac- cavandone una componente nella direzione tichi: venne raffigurata R.P.
monolitico. chine (sez. 2, n. 1, 2, 3, 4) per sollevare blocchi, colonne, etc. (fig. 6) di separazione voluta. per la prima volta in un
Per costruire le volte sulle centine e sulle armature di tavole lignee si o piattaforme girevoli su rulli per il trasporto in cantiere (sez, 2, n.14). rilievo assiro, databile
adottò anche il sistema di stendere uno strato di bessali, in modo I Romani realizzarono quelle che noi definiamo oggi ‘grandi opere’, all’870 a.C. ca, relativo al Sez. 2.1d - Verricello/Argano
da formare una seconda cassaforma permanente, sulla quale poi si quali il prosciugamento del lago del Fucino all’epoca di Claudio con funzionamento di un
Materiale: legno/ferro e corde
faceva il getto del conglomerato cementizio, al quale i mattoni ade- l’impiego dai 30.000 ai 150.000 uomini per 11 anni (sez. 3, 14), il si- pozzo.
Ricostruzione argano orizzontale: C.F.Giuliani
rivano perfettamente, e talvolta venivano inseriti dei bessali ‘a col- stema stradale con più di 120.000 chilometri di strade (sez. 16, In- Utilizzata per sollevare e
tello’ con disposizione radiale, in modo da funzionare da cunei per troduz.), i 500 chilometri di acquedotti per Roma (sez. 3, Introduzione), trascinare pesi, la carru-
migliorare la presa dell’opera cementizia (cisterna delle Sette Sale). gli emissari dei laghi di Nemi e di Albano, e ne progettarono altre, cola veniva impiegata Il verricello/argano è una macchina formata
Con lo stesso sistema si potevano ottenere i soffitti ’a cassettoni’, mai realizzate, come la deviazione del Tevere per evitare le inonda- nell’ingegneria civile e na- da due cilindri, di sezioni diverse, coassiali, op-
poi rivestiti di stucchi (Pantheon, terme di Traiano sul colle Oppio). zioni del Campo Marzio, la via litoranea che doveva collegare Poz- vale e per la costruzione pure da un cilindro e un disco sempre coas-
Per alleggerire il peso delle volte venivano usati scapoli di tufo, po- zuoli a Ostia, il taglio dell’Istmo di Corinto ed altre ancora. Cunei in ferro di grandi infrastrutture siale e girevoli intorno all’asse comune. Il disco
mici o lava vulcanica, oppure venivano inserite al momento del get- La ‘lettura’ di una struttura edilizia è in un certo senso la ricostru- (copie, Roma, (strade, porti, acquedot- può essere costituito anche dai soli “raggi” (le-
to di conglomerato cementizio anfore vuote (circo di Massenzio, zione del lavoro degli uomini che l’hanno realizzata a vari livelli di Museo della Civiltà Romana) ti). L’utilizzo della carru- ve da spingere). Il carico che si può ‘sollevare’
mausoleo di Elena, detto appunto Tor Pignattara) e di tubi (con vol- partecipazione, dai muratori (structores), diretti da un magister struc- cola è attestato anche è maggiore della forza applicata in proporzio-
te larghe 12 m al massimo, Delaine 2006), tecnica che verrà poi ri- tor, dai carpentieri (carpentarii), dai parietarii, dagli imbianchini (al- Il cuneo veniva impiegato per muovere o sol- nella costruzione di ca- ne inversa ai raggi dei due tamburi. Questa
presa dall’archittettura bizantina. Queste stesse tecniche, utilizzate barii o dealbatores), dagli stuccatori (tectores) e dai formatori in levare oggetti, bloccare parti in posizione, apri- tapulte. Il movimento macchina può essere disposta ad asse oriz-
nelle province africane, servivano anche per coibentare gli ambien- stucco (gypsiarii), dai rilevatori (mensores aedificiorum, mechanici e re una via in un materiale resistente. Veniva dell’organo flessibile di zontale – verricello o tormentum o sicula – ed
ti e difenderli dalle alte temperature esterne. geometrae) all’architetto che l’ha progettata (machinator e archi- trasmissione della car- è usata per sollevare carichi. Oppure può es-
Per costruire archi e volte era necessaria una carpenteria specializ- tectus): una organizzazione complessa che, a giudicare dalle opere rucola poteva essere de- sere usata ad asse verticale - argano o tor-
zata, cioè supporti lignei modellati con l’esatta curvatura voluta: le realizzate, doveva funzionare. terminato dalla trazione mentum o trochlea – e serve per esercitare
‘centine’ e i ponteggi in legno (sez. 7, Introd.), ancora oggi usati nel- L’influenza esercitata dall’architettura di Roma è divenuta consoli- umana e/o animale. trazioni in senso orizzontale (come nella rico-
le costruzioni più semplici e solo da poco sostituiti con tubolari di data base culturale per i secoli successivi: i resti degli antichi mo- struzione di C.F.Giuliani dei verricelli realizza-
ferro, poggiavano direttamente a terra su pali di legno o traverse in- numenti sono stati e sono tuttora oggetto di studio, di imitazione, ti per lo svuotamento dei pozzi di scavo nei
serite in spazi sulle pareti o su apposite sporgenze previste nella di ispirazione ad inventare nuove e sempre più funzionali tecniche lavori dell’emissario del Fucino, v. sez. 3, n. 14).
muratura delle pareti di appoggio (piedritti o spalle) (fig. 5). e forme architettoniche per il nostro domani. I verricelli/argani venivano utilizzati soprat-
tutto nello scavo dei pozzi (per il sollevamento
Bibliografia di riferimento:
del terreno di risulta) per il sollevamento del-
Adam 1988/20012; Atlante tematico di topografia antica I-18 e Suppl. I-XVI; DeLaine 1997; l’acqua con secchi, oltre che per lo sposta-
Delaine 2006, pp. 237-252 (con bibliografia); Giuliani 1992; Giuliani 2006; Lugli 1957; Oleson 2008; mento e il trascinamento a terra di blocchi e
Lancaster 2008, pp. 285-318; Steinby 1974 -75, pp. 7-132; Steinby 1986, pp. 99-164; materiali edilizi, quindi nel campo dell’inge-
Wilson 2006, pp. 225-236. gneria civile, dell’edilizia e dell’idraulica, per

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Sez. 2.2 - Gru a tamburo di Vitruvio Sez. 2.3 - Rilievo degli Haterii con Sez, 2.4 - Gru calcatoria
macchina elevatoria /macchina tractoria di Vitruvio
Materiale: legno/ferro e funi
Cronologia: I sec. d.C. Rilievo in marmo lunense dal sepolcro degli Haterii Materiali: legno/ferro, funi
Ricostruzione della gru vitruviana: Niccolai snc sull’antica via Labicana (oggi Casilina), loc. Dimensioni:
(Firenze 2009) Centocelle Ricostruzione: Niccolai (Firenze 2009) (dal rilievo
Cronologia: Época traianea (?) degli Haterii [sez. 2, n. 3])
Collocazione: Musei Vaticani, Museo Gregoriano
Profano, inv. n. 9998 La machina tractoria o calcatoria ricostruita
Calco in gesso dall’ originale: Roma, Museo della sulla base di quella riprodotta sul rilievo de-
Civiltà Romana, inv. n. 1528
La macchina è descritta da Vitruvio nel libro 10 gli Haterii (v. sez. 2, n. 3) è una gru per il sol-
del De Architectura: era di uso molto comune levamento dei blocchi. È una macchina assai
per l’edilizia. Il tamburo chiamato amphiesis o Il rilievo, con ricca scena funeraria, proviene complessa rispetto alla semplice ‘capra’ (sez.
perithekion dai greci, era un meccanismo crea- dal sepolcro degli Haterii rinvenuto nel 1848 2, n. 1d) e l’interpretazione di quella riprodotta
(da Adam 1996, fig. 89) to per ridurre le forze nel sollevamento di cari- lungo l’antica via Labicana; faceva parte di nel rilievo è ancora controversa.
chi molto pesanti, rispetto all’uso delle sole una serie di rilievi che decoravano la tomba Una grande gru a due montanti viene azio-
rucola (trochlea) o taglia, intorno alla quale gi- carrucole per i pesi più leggeri, che rendevano della famiglia del Haterii, di cui faceva parte nata da una ruota calcatoria posta su un lato
ra la fune (ductarius funis), che solleva il mas- la gru più agile nei movimenti. Quintus Haterius Tychicus, vissuto in epoca di essa, manovrata e fatta funzionare sfrut-
so. Il montaggio della struttura era molto sem- flavia e noto redemptor, cioè impresario edi- tando la forza motrice di sette operai, cinque
La capra veniva utilizzata nel campo dell’in- plice: era composta da due travi in legno di le (CIL VI, 607). all’interno della ruota e due che manovrano
(da Giuliani 2001; Id. 2006) gegneria civile e dell’edilizia per la costruzio- circa sei metri e una da tre metri alla base che Il rilievo rappresenta con abbondanza di par- sinistro si innalza un grande candelabro e a delle funi al di fuori. I montanti (o il mon-
ne di grandi infrastrutture (strade, porti, legate formavano un triangolo, al vertice su- ticolari, un tempio di prospetto di tipo prosti- destra un piccolo edificio colonnato con al tante) della macchina sono sostenuti da set-
la costruzione di grandi infrastrutture (strade, acquedotti); l’unica difficoltà era rappresen- periore venivano fissate le carrucole e alla ba- lo, tetrastilo su alto podio con la scalinata di centro una statua femminile ed è sovrastato te tiranti, cinque dietro (retinacula) e due
porti, acquedotti) ed edifici pubblici. L’argano tata dalla necessità di assicurare l’ancoraggio se venivano piantati dei pali per evitare lo accesso sul lato frontale, la porta della cella, da tre teste-ritratto. davanti ad essa (antarii funes). Collegati in al-
era anche una componente fondamentale del- dei tiranti; era facilmente trasportabile e ri- slittamento del telaio. Alle spalle della mac- le basi con kyma di foglie, le colonne e i pila- Tutta la scena viene interpretata come l’apo- to a sette bozzelli, ciascuno legato all’impal-
le catapulte in quanto consentiva di applicare montabile. china erano inseriti nel terreno altri pali incli- stri decorati con elementi vegetali, i capitelli teosi della defunta, alla quale assiste la stes- catura da una legatura costituita da tre funi.
una grande forza per “caricare” l’elemento ela- Il funzionamento della capra si basava sullo nati per sostenere la gru con delle corde. Il con cornucopie e ghirlande, la trabeazione ric- sa dall’aldilà. Sulla cima del montante altri due uomini stan-
stico della catapulta stessa. sfruttamento dell’energia muscolare umana, tamburo, quando era necessario veniva in- camente articolata, tetto a doppio spiovente Sulla sinistra del rilievo campeggia a ridosso no sistemando le legature delle corde.
moltiplicata dal meccanismo dell’argano o serito al centro del telaio, nel quale veniva fat- rivestito da tegole e coppi. Nello spazio trian- del tempio una complessa macchina da sol- Il sollevamento del carico, non visibile nel ri-
verricello con le relative leve (vectes). ta passare una corda che collegava le carrucole golare del timpano è raffigurato il busto di una levamento, le cui caratteristiche (v. sez. 2, n. lievo, avviene attraverso un paranco, forse del
Sez. 2.1d - Capra (rechamum) A.C.-A.G.-C.G.-R.P. e infine il peso da sollevare. donna con il capo velato, forse la defunta al- 4) riconducono alla descrizione della gru cal- tipo pentaspastos, che permette di stimare la
G.B. la quale il tempio è dedicato. Le figure rap- catoria di Vitruvio (De Architectura, 10, 2,7). portata della macchina in 21 tonnellate o an-
Ricostruzione sulla base del testo di Vitruvio Bibliografia: presentate sul fianco e sulla fronte del tempio La posizione e la dimensione del macchina- che più; ma esistono anche altre ipotesi. Un
(De Architectura, 10,) Adam 1996, pp. 44-60; Drachmann 1963; Fleury Bibliografia sono state variamente interpretate; comples- rio, rispetto al resto dei soggetti rappresen-
1993, p. 105 ss.; Giuliani 2001, pp. 41-42; Giuliani Giuliani 2001, pp. 41-42.
2006, pp. 56-57, 60, 255-269; Tölle-Kastenbein 1993, sa anche la decorazione del podio del tempio: tati, e la particolare cura nella raffigurazione
La capra o biga (rechamum) è un sistema di pp. 38- 49; Di Pasquale 1999, pp. 286-288. eroti con ghirlande e tralci e in basso una por- dei dettagli meccanici, che potevano essere
sollevamento di pesi agganciati alle funi in ti- ta semiaperta a far intravedere una donna, che noti solo ad un tecnico del mestiere, vanno
ro con una tenaglia (blocchi di pietra, mar- allude all’oltretomba, fiancheggiata da picco- poste in relazione con la costruzione del tem-
mo, fusti di colonne lavorate etc.), che deriva li edifici simili a edicole, quello a sinistra for- pio, ma anche con l’attività del committente,
dall’associazione della puleggia e dell’arga- se dedicato ad Ercole. In primo piano a lato alla quale attività va riferito anche un altro ri-
no. Vitruvio descrive chiaramente questa mac- della scalinata è scolpito un altare decorato lievo, proveniente sempre dalla stessa tom-
china nel X libro del De architectura: “Si da geni con fulmine e sormontato da un bal- ba, sul quale sono raffigurati alcuni importanti
prendono due pezzi di legno di misura ade- dacchino sopra il fuoco del sacrificio. Sotto edifici di Roma costruiti in epoca flavia, tra
guata alla grandezza dei pesi da sollevare. Es- l’altare una sorta di balaustra viene identifi- cui il Colosseo ancora in costruzione.
si vengono rizzati, legati in cima e divaricati cata con la recinzione del sepolcro. G.P.S.
in basso. Vengono mantenuti in questa po- Sul columen un fregio con aquile e ghirlande
sizione per mezzo di tiranti fissati alla som- a coronamento del tetto del tempio, al di so-
mità e disposti intorno ad essi; al vertice viene pra del quale un’altra scena rappresenta l’in- Bibliografia:
Adam 1996, pp. 44-60; Drachmann 1963; Giuliani
appeso un bozzello”. Il movimento è im- terno di una stanza con tendaggio e una figura
2001, pp. 41-42; Giuliani 2006, pp. 56-57, 60, 255-
presso, tramite un verricello, da due operai femminile, la defunta, sdraiata su un letto, ai 269; Kastenbein 1993, pp. 38- 49. Marmi colorati
che fanno girare il tamburo tramite leve (vec- cui piedi giocano tre fanciulli, mentre una don- 2002, pp. 501-502, n. 227 (scheda di S. Violante);
tes) inserite negli appositi fori del tamburo. na anziana fa sacrifici presso un’ara. Sul lato Tataranni 2002, p. 485-487.
È un sistema semplice, ma efficace usato an-
cora oggi nei piccoli cantieri. L’armatura po-
teva essere formata anche da tre travi posti a
piramide, che sostenevano al vertice una car-

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altro fascio di funi, che pende lungo i mon- Sez. 2.4 - L’invenzione romana superficie esterna è attraversata da solchi spi- ta; successivamente, a partire dai quattro an-
tanti, potrebbe indicare la possibilità di au- dell’opera cementizia Preparazione raliformi o circolari che favoriscono l’adesio- goli, venivano costruite delle nervature dia-
mentare il numero dei bozzelli. (calcestruzzo). Uso di vasi, della malta di calce ne della malta e dell’intonaco. gonali, costituite da diverse file montanti di
La funzione della gru era il sollevamento e lo pomice per alleggerire le volte (da Adam 1988, fig. 163) I più antichi esempi, risalenti al III sec. a. C., tubuli, che terminando al di sotto del pannello
spostamento di merci e materiali, solitamente si riscontrano in Sicilia, a Morgantina e, pro- in chiave, ne avrebbero assicurato la tenuta;
in presenza di dislivelli, barriere o ostacoli al babilmente, a Siracusa; nel I sec. d. C., i tubi nervature secondarie, ad andamento oriz-
suolo che rendevano difficile o impossibile L’invenzione dell’opera cementizia (per alcu- fittili vengono impiegati anche a Pompei e a zontale, consolidavano l’intera struttura. Non
movimentarle in altro modo. ni legata all’arrivo in Italia centrale di influenze Dura Europos. sono conservati esempi integri di volte a pa-
I diversi tipi di gru in uso nell’antichità greca e orientali o ellenistiche) si deve collocare tra A partire dalla fine del II d.C. la tecnica si dif- diglioni in tubi fittili.
romana avevano soltanto due movimenti (ele- III e II sec. a.C., molto probabilmente con una fonde nell’Africa del Nord (Algeria, Tunisia, La seconda modalità di impiego di conteni-
vatorio e rotatorio), a differenza di quelle mo- lunga fase di sperimentazione che ha lascia- Marocco), dove viene utilizzata frequente- tori ceramici consiste nella collocazione di an-
derne dotate anche del movimento traslatorio. to, tuttavia, tracce scarse e difficilmente da- sec. a.C., è il più antico esempio noto di cu- mente fino alla conquista araba, e nel resto fore vuote e capovolte sui rinfianchi delle volte,
tabili. pola di grandi dimensioni, con il suo diame- dell’impero (Sicilia, Francia, Britannia); fatta in una o più file orizzontali, direttamente al-
Il suo utilizzo in area campano-laziale fu dif- tro di 21.60 m: la genesi fu particolarmente Diverse tipologie di tubuli a siringa rinvenuti in eccezione per pochi esempi, questa modali- l’interno della massa cementizia: questa tec-
Bibliografia fusissimo, favorito dall’ampia disponibilità complessa, dato che la copertura, non previ- Tunisia (da Lézine 1954) tà costruttiva si riscontra in Italia con una cer- nica è presente in molti esempi a Roma ed è
Fleury 1993, pp. 124-126; Martinez 1998-1999, p.
dei componenti (in particolar modo della poz- sta originariamente, obbligò a rifoderare il pri- ta sistematicità solo a partire dal V sec. d. C., nota anche nelle province (Tunisia, Spagna,
264; Di Pasquale 1999, p. 286); Tataranni 2002, p.
485-487. zolana, che rende il calcestruzzo idraulico) ed mitivo tamburo con una parete dello spessore posta alle reni dotato di un rinfianco a sette particolarmente nelle chiese paleocristiane Portogallo, Germania).
organizzato con tecniche edilizie che si per- di due piedi romani. Notevole la presenza di gradoni; l’apertura di un oculus (diam. 8.92 (soprattutto a Roma e Ravenna). I più antichi esempi sono di età adrianea, pre-
fezionarono via via nel tempo. Intorno al I a.C. un oculus centrale, la cui apertura non deve m), evidentemente per motivi statici, con so- Le modalità realizzative variano a seconda del senti in area romana (Magazzini “Traianei” ad
iniziò a manifestarsi in architettura un rinno- essere attribuita solo ad esigenze d’illumina- stituzione della parte sommitale (massiva) tipo di copertura utilizzato: nel caso più sem- Ostia, Villa delle Vignacce a Roma) ed in Be-
vato senso della spazialità, che trovò i suoi zione (esistendo già le quattro finestre), ma della volta con un elemento di chiusura (cli- plice, cioè la volta a botte, due file montanti tica (Casa dell’Esedra e Terme di Adriano ad
migliori esempi nelle residenze imperiali, do- anche a motivazioni di carattere statico: si peo bronzeo?), i cui sostegni metallici sono di tubuli, partendo dalle due diverse imposte, Italica), mentre le ultime attestazioni si pon-
ve una committenza d’eccezione assicurava abolisce, infatti, un tratto di copertura sotto- testimoniati da un rilievo del Sangallo; l’or- si innestavano in un concio in chiave, pla- gono nel IV-V d.C. (torre orientale della Porta
piena libertà alle tendenze innovatrici degli posta facilmente a dissesti o crolli, avendo ganizzazione del tamburo di sostegno, con smato appositamente con due cavità. Asinaria e chiesa di S. Maura sulla via Casili-
architetti. una curvatura quasi nulla e non essendo sot- spessori murari adeguati alla costruzione (cir- Le crociere avevano una genesi più com- na): le anfore utilizzate sono generalmente
Iniziarono così ad essere eretti edifici di di- toposto a spinte orizzontali. ca 5.90 m alla base) e sapiente gioco di di- plessa: inizialmente veniva realizzata a terra Dressel 20 e 23, ma in rari casi si rinvengono
mensioni sempre maggiori, con coperture in Alcuni esempi attestati a Roma testimonia- stribuzione dei pesi e delle forze, con archi di la chiave di volta (cioè un pannello quadrato l’Almagro 51c (Basilica di Massenzio) e la c.d.
concreto che potevano superare i limiti strut- no innovazioni tecniche già in epoca cesaria- scarico che, coprendo i vuoti, convogliano le composto da tubuli) che veniva collocata, per Africana 1 (fig. 2); diversi contenitori cilindri-
turali imposti da quelle lignee: l’esperienza na ed augustea, che verranno applicate in spinte sugli otto pilastri che strutturalmente mezzo di sostegni, in posto all’altezza volu- ci di forma allungata, disposti in orizzontale
portò, nei secoli, all’acquisizione di nuove co- maniera più sistematica durante la piena età costituiscono la base.
noscenze tecniche per migliorare la loro co- imperiale, come il passaggio dalla disposi- A partire dal II sec. d.C. inizia ad essere atte-
struzione, legate alla conformazione della zione radiale dei caementa a quella per corsi stato anche l’impiego di anfore o tubi fittili
volta ed al suo alleggerimento, ottenuto orizzontali oppure l’utilizzo di inclusi più leg- nelle volte, principalmente con due diverse
ricorrendo a particolari inclusi o, geri nelle volte. tecniche e finalità.
secondo molti studiosi, a con- Tra questi il più usato in area romana, per la Una prima modalità consiste nella realizza-
tenitori ceramici. facile reperibilità, è il tufo giallo (1.350 Kg/m3), zione di vere e proprie centine fittili, formate
Il c.d. Tempio di Mercu- usato sistematicamente a partire da epoca impilando gli elementi - piccoli vasi o tubuli
rio a Baia, datato ge- flavia; per alleggerire ulteriormente le volte a siringa - l’uno all’interno dell’altro, legati da
neralmente al I questo veniva alternato a strati di scorie vul- una malta costituita prevalentemente da ges-
caniche (750-850 Kg/m3), soprattutto del Ve- so: il brevissimo tempo di presa permetteva,
suvio, o di pomice (600-700 Kg/m3). così, una celere esecuzione – era possibile,
Il Pantheon testimonia, già all’inizio del II sec. infatti, disporre gli elementi anche in agget-
d.C., il pieno controllo dell’opera cementizia: to - ed il limitato utilizzo di centine e legna-
lo suggeriscono le dimensioni (copertura mas- me, eliminando inoltre, nelle fasi di cantiere,
siva del diametro di 43.30 m); la capacità di l’ingombro delle armature.
contrastare le deformazioni da centina (che Successivamente questa tecnica, inizialmen-
ha determinato un profilo perfettamente emi- te usata per centine, fu utilizzata per creare
sferico); l’utilizzo nel cementizio di inclusi via delle vere e proprie volte leggere e autopor-
via più leggeri dalle fondazioni (scaglie di tra- tanti in tubi fittili, riconoscibili perché prive
vertino) ai muri (scaglie di travertino e tufo dello strato di cementizio che vi veniva so-
giallo nella parte inferiore, frammenti di tufo vrapposto. Visione prospettica
del Pantheon,
e di mattoni nella parte superiore), alla cu- I tubuli a siringa, generalmente sono lunghi
con l’organizzazione
pola (scaglie di tufo e laterizio in basso, tufo da 10 a 15 cm, larghi tra i 5 ed i 6 cm, pre- degli archi di scarico
e scorie vulcaniche nella sommità); la con- sentano una terminazione conica che favori- nel tamburo di base
formazione della volta, con il tratto dall’im- sce l’innesto nell’elemento successivo; la (da Lancaster 2005)

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(Africana 1?), ancora inediti, si ritrovano in due Sez. 2.5 - L’Anfiteatro Flavio sce. Il quarto ordine è costituito da una pa- Sez- 2.6a - L’arco
frammenti contigui presso la villa delle Vi- rete piena in cui lesene su piedistallo agget-
gnacce. Plastico ricostruttivo in scala 1:100: sezione tante scandiscono ottanta riquadri nei quali
illustrante le particolarità strutturali (I. Gismondi)
La motivazione più accreditata per questa tec- si aprivano ad intervalli regolari quaranta fi- L’arco rappresenta l’elemento strutturale do-
Luogo di conservazione: Roma, Museo della Civiltà
nica è che la anfore venivano utilizzate non Romana, inv. n. 1518 nestre. In ciascun riquadro sono tre menso- minante il linguaggio dell’architettura roma-
tanto per alleggerire le coperture, ma più sem- le (in totale 240) destinate a sostenere le travi na in tutti gli edifici sia all’interno – basiliche,
plicemente per risparmiare considerevoli in legno, alle quali era fissato un grande ve- templi, terme – sia all’esterno – ponti, ac-
quantità di materiali e costi di messa in ope- “Ecco un monumento che sarà più famoso lario necessario alla protezione del pubblico quedotti, porte, teatri, esedre, ninfei. L’uso si-
ra, come dimostrerebbe il loro uso anche al- di ogni altra opera umana”, così il poeta sa- dal sole (velarium) e manovrato da un repar- stematico delle strutture ad arco costituisce
l’interno dei setti murari (Roma: tempio di tirico Marziale (Lib. de Spect.,1) testimonia to speciale di cento marinai della flotta di Mi- infatti la principale innovazione tecnica del
Minerva Medica, villa delle Vignacce, circo di che nella coscienza dei contemporanei l’An- sero, che alloggiavano alle pendici del colle mondo romano, tanto che le sue applicazio-
Massenzio). Restano da chiarire, a questo fiteatro Flavio costituiva un’impresa straor- Oppio, nei castra Misenatium. L’ornamento ni determinarono in modo basilare la storia
punto, le conseguenze statiche di questa scel- dinaria dell’ingegno architettonico romano. esterno dell’attico, come confermano alcune dell’edilizia.
ta: la presenza di grandi vuoti creava certa- La costruzione dell’anfiteatro Flavio, destina- monete dell’età di Tito, doveva prevedere scu- L’arco, realizzato utilizzando conci, pietre ta-
mente delle disomogeneità nella trasmissioni to ai giochi gladiatorii e denominato comu- di appesi ad intervalli regolari tra le finestre. gliate a forma trapezioidale (cunei) o sem-
dei carichi e notevoli assottigliamenti delle nemente Colosseo dalla colossale statua di La cavea era formata da tre piani, il primo e plici mattoni, ha una struttura in grado di
sezioni e in caso di variazioni al regime sta- Nerone che si trovava nelle immediate vici- il secondo (ima e media cavea) avevano le scaricare i pesi secondo risultanti diverse dal-
tico originario, queste disomogeneità avreb- nanze, fu iniziata da Vespasiano con il botti- gradinate marmoree (subsellia) ed erano de- la verticale. Trasferendo il carico lungo una
bero potuto favorire la formazione delle lesioni no delle guerre giudaiche e conclusa da Tito stinate ai cavalieri, agli ospiti e alle categorie catenaria in cui tutti i conci sono sollecitati
o delle linee di crollo. nell’ 80 d.C. con una solenne inaugurazione più altolocate di cittadini; il terzo piano era solo a compressione, venivano sfruttate al
A.B. durata ben cento giorni consecutivi con l’uc- separato dagli altri mediante un muro, pos- meglio le proprietà della pietra e del laterizio,
cisione di 5000 fiere, tanto che Dione Cassio sedeva gradinate di legno ed era riservato al- senatori era riservato il quarto anello acces- tutti gli impianti meccanici e i servizi ineren- molto più resistenti alla compressione piut-
Bibliografia può parlare di munus apparatissimum largis- le classi inferiori e alle donne (Svetonio, Aug., sibile attraverso dodici corridoi ad essi desti- ti allo spettacolo e, in più, ambienti specifici tosto che alla trazione. L’arco, pertanto, con-
Giuliani C.F., L’edilizia nell’antichità, Roma 2006; simumque (66, 25. 4). La costruzione si con- 44, 3-4; CIL II, 5439, 75 ss.). Ciascun settore nati. Dall’anello dodici rampe di scale come i carceres che custodivano le belve e lo sente un più efficace utilizzo dei materiali
Giuliani C.F., L’opus caementicium nell’edilizia cluse definitivamente sotto Domiziano con di posti era separato dal successivo da una conducevano ad un ambulacro che consen- spoliarium, camera mortuaria dove venivano disponibili a differenza del sistema trilitico,
romana in Materiali e strutture, VII, 1997, pp. 49 – 62; la realizzazione dei sotterranei e il definitivo praecintio sulla quale si aprivano i vomitoria tiva di raggiungere i subsellia. L’ambulacro ve- portati i gladiatori caduti. Oltre agli animali, principio fondante dell’architettura greca ca-
Lancaster L., Concrete Vaulted Construction in Imperial
abbandono delle naumachie in luogo delle delimitati superiormente da balaustre in mar- niva invece utilizzato dal personale di servizio irrompevano nell’arena strabilianti scenogra- ratterizzato da colonne e architrave, ove l’ar-
Rome, New York 2005; Lugli G., La tecnica edilizia
romana, Roma 1988, pp. 663-679; Lézine A., Les classiche cacce ad animali (venationes) e dei mo e lateralmente da transenne in funzione che, attraverso una galleria da cui si poteva fie che, mosse dalle macchine sotterranee, si chitrave stesso era soggetto a trazione nella
voûtes romaines à tubes emboités et les croisées combattimenti dei gladiatori (munera). Il mo- di corrimano. Nel colonnato superiore, con accedere da questo ambiente, aveva accesso levavano davanti agli occhi degli spettatori. parte inferiore. L’arco, tuttavia, è una struttu-
d’ogives de Bulla-Regia, in Karthago, V, 1954, pp.168- numento rappresenta dunque il più ambi- posti esclusivamente in piedi, potevano ac- diretto all’arena. Complessivamente la ca- Queste macchine, manovrate da uomini per ra di tipo spingente e richiede quindi una ade-
181; Monneret de Villard U., Sull’impiego di vasi e tubi zioso progetto politico della famiglia Flavia e cedere spettatori di infimo ordine. Un crite- pienza della cavea doveva raggiungere i mezzo di argani riuscivano a creare effetti sce- guata struttura all’imposta (parete,
fittili nella costruzione delle volte, in S. Agata dei Goti,
fu utilizzato per centinaia di anni; si pensi so- rio rigidamente gerarchico regolava 60.000/70.000 posti. nografici così suggestivi da suscitare grande contrafforte, un altro arco) in grado di racco-
Roma 1924, pp.149-154; Pelliccioni G., Le cupole
romane. La stabilità, Roma 1986; Scurati-Manzoni P., lo che nel 404 si abolirono le lotte gladiato- l’assegnazione dei posti; lo stesso concetto L’arena era formata da un tavolato di legno impressione in personaggi come Seneca e gliere e sopportare le spinte orizzontali.
La volta in tubi fittili di Pompei, in Palladio, n.s., 20, rie mentre l’ultimo spettacolo di caccia alle ha ispirato l’organizzazione dei percorsi in- poggiante sulle murature degli ipogei, e mi- Marziale, i quali descrivono uno straordina- Le volte a botte (semi cilindro) costituito dal-
pp. 9-18; Storz S., La tecnica della costruzione delle fiere fu fatto nel 523 d.C. terni che consentivano di raggiungere rapi- surava nel suo asse maggiore 87 metri e in rio macchinario che dai locali sotterranei sol- la traslazione del semplice arco sono impie-
volte con tubi fittili a S. Stefano Rotondo a Roma, in L’anfiteatro segue il modello tipologico di una damente i settori di appartenenza e altrettanto quello minore 54 metri circa. Durante gli spet- levava fin nel mezzo dell’arena giardini alberati, gate a partire dalla prima età repubblicana:
Corsi di cultura sull’arte ravennate e bizantina, 41,
struttura nella quale intorno ad un corpo cen- velocemente uscire. Il pubblico aveva acces- tacoli veniva ricoperta da un leggero strato di colline, torri da cui uscivano uomini e animali. nella Cloaca Massima, nel tratto rinvenuto
1994, pp.669-693; Tommasello F., Volte ‘leggere’ a
tubuli fittili. Tra Sicilia e Africa, in Sicilia Antiqua 2, trale a pianta ellittica si elevavano i posti de- so all’arena dalle arcate al pianterreno, ognu- rena di fiume che impediva a uomini e ani- Una volta terminato lo spettacolo le parti già presso il foro di Nerva, nella triplice armilla
2005; Vighi R., Il Pantheon, Roma 1959; Wilson, gli spettatori organizzati in gradinate: il na contrassegnata da numeri progressivi mali di scivolare. Il tavolato presentava boto- separate si riunivano e quelle elevate si riab- dello sbocco del Tevere, o nello sbocco del-
Terracotta vaulting tubes (tubi fittili): their origin and perimetro dell’ellisse misura 572 metri e l’al- corrispondenti a quelli riportati sulle tessere le che permettevano, attraverso i sottostanti bassavano (Seneca, Ep., 7, 3, ss., Marziale, l’acqua Mariana sotto l’Aventino. Tra le ope-
distribution, in Journal of Roman Archeology, 5, 1992, tezza della costruzione 57 metri, il diametro d’ingresso, mentre gli ingressi sui lati corti e 80 montacarichi, la fuoriuscita di animali, uo- Lib. spect., 21). re di ingegneria che testimoniano la notevole
pp.97-129.
maggiore dell’ellisse misura m 188, il mino- sui lati lunghi ne risultano privi, essendo de- mini e il sollevamento degli oggetti scenici Dal punto di vista strutturale venne innalzata abilità costruttiva dei romani con l’impiego
re 156; travertino impiegato: 100.000 m3, 300 stinati i primi ad un pubblico d’élite e i se- (sez. 11, n. 10). Lo studio dei resti architetto- una gabbia portante, costituita dai pilastri in dell’arco come elemento strutturale princi-
tonnellate di ferro per le grappe. L’anello ester- condi ai gladiatori. Un sistema di scale, rampe nici ha infatti dimostrato che in uno dei cor- opera quadrata di tufo e travertino collegati da pale, i ponti, così come gli acquedotti, costi-
no è interamente in travertino e si articola in e passaggi permetteva di distribuire gerar- ridoi ipogei erano installati 28 ascensori le cui archi in muratura in corrispondenza dei vari tuiscono un capitolo importante: si segnalano
quattro ordini realizzati in opera quadrata di chicamente il pubblico e far defluire la folla funi passavano per carrucole fissate alla strut- piani e da volte rampanti, sulle quali poi ven- l’acquedotto di Appio Claudio (312 a.C.) e il
travertino su una platea di fondazione in cal- rapidamente. Gli accessi, posti alle estremi- tura sottostante la pavimentazione in legno ne poggiata la cavea, lavorando contempora- Ponte Emilio, primo ponte in pietra definiti-
cestruzzo alta in media 13 m e poggiante sul tà degli assi minori, riservati ad un pubblico dell’arena, e altrettanti argani semplici e faci- neamente dal basso e dall’alto con quattro vamente ultimato nel 142 a.C. Lo sviluppo del-
banco argilloso. All’esterno della platea è un selezionato, conservano tuttora tracce del- li da montare e che probabilmente venivano cantieri diversi, come nei moderni cantieri. l’arco fu agevolato da due fatti tecnici, e cioè
muro anulare di contenimento con paramento l’originaria ricchezza decorativa. Sono infatti deposti in magazzino nelle pause di diverse A.Z.P. l’adozione del cemento come materiale le-
esterno a cortina laterizia. I primi tre ordini sottolineati esternamente da un avancorpo settimane, per essere protetti dall’umidità. I gante dei conci, e la progressiva diminuzio-
sono costituiti da ottanta arcate inquadrate sormontato da quadriga e immettono in un loca ipogei, a cui si accedeva mediante quat- Bibliografia: ne dei singoli elementi componenti la struttura
da semicolonne con capitelli tuscanici nel pri- ampio setto, con muri perimetrali in blocchi tro gallerie sotterranee, si articolano in dodi- Beste 2001, pp. 277-299; Coarelli, Gregori, fino all’adozione del mattone. Ciò permise ai
mo ordine, ionici nel secondo e corinzi nel di travertino, ripartito in tre corridoi da due ci corridoi disposti simmetricamente ai lati di Lombardi et al. 1999; La Regina 2004; Rea Romani di realizzare volte grandiose come
terzo, questi ultimi nella variante a foglie li- file di pilastri rivestiti di lastre di marmo. Ai un ampio passaggio centrale e raccoglievano 1993; Sangue e arena 2001 quelle degli edifici termali e basilicali.

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Sez. 2.6b - La piattabanda armata della piattabanda resistendo agli sforzi di tra- Sez. 2.6c - Copertura del pronao
zione ivi presenti; l’utilizzo, probabile, di mal- del Pantheon in Roma
Ricostruzioni grafiche e virtuali: F. C. Giuliani ta all’interno delle scanalature connettendo
Materiale: legno
le barre metalliche agli altri elementi, ne fan-
Cronologia: età adrianea – prima del 128 d.C.
La piattabanda armata è una soluzione strut- no una sorta di calcestruzzo armato ante-lit-
turale dell’architettura romana e si presenta teram. Anche la forma delle barre, inclinate a
come una versione altamente evoluta ed ori- circa 45° in prossimità dell’appoggio è sor- Il Pantheon è l’edificio di Roma antica meglio
ginale del tipo di piattabanda all’italiana (con prendentemente simile all’armatura di una conservato grazie alle vicissitudini storiche
elementi disposti radialmente e concio in chia- moderna trave in calcestruzzo armato passate e che, per perizia tecnica ed accorgi-
ve) in quanto provvista di barre metalliche sa- La ricostruzione del sistema strutturale della menti strutturali, fa percepire ancora la gran-
gomate all’interno dell’intradosso. Nei pulvini piattabanda armata si basa su alcune osser- dezza dell’architettura romana. Costruito nel
venivano infatti ricavati incassi paralleli de- vazioni effettuate dagli studiosi direttamente 27 a.C. da Agrippa in Campo Marzio fu rico-
stinati all’alloggiamento di due o tre staffe, sui reperti presenti nel sito archeologico di struito sotto Domiziano e nelle sue attuali for-
Facciata con archi di scarico e piattabande che proseguivano nella parte di intradosso Villa Adriana. Resti di barre metalliche sago- me durante il regno di Adriano. Nel 608 d.C.
mate nel Teatro Marittimo, presenza di trac- l’imperatore romano d’oriente Foca lo donò Parte destra del tetto del pronao del Pantheon
L‘esaltazione di questo elemento architetto- ce di metallo negli incavi e nelle scanalature al Papa Bonifacio IV che lo riconsacrò con il
nico si ha soprattutto nella realizzazione de- Arco di Caracalla a Tebessa (ricostruzione di A. dei pulvini dello stesso Teatro Marittimo e nome di Santa Maria ad Martyres. Si com-
gli archi monumentali che furono costruiti Bacchielli, da E.A.A., Suppl. II, vol. I, 1994, fig. 421) dello Stadio e la presenza di scanalature nel- pone di tre parti: pronao, avancorpo e aula
solitamente in occasione dei trionfi degli im- le lastre in marmo che costituivano l’intra- circolare.
peratori vincitori in campagne militari, ma an- 34, 27): “Columnarum ratio erat attoli super ce- dosso della piattabanda. L’ancoraggio delle Il pronao è strutturato con otto colonne in
che edificati con altre funzioni specifiche, teros mortales, quod et arcus significant novicio barre ai pulvini era ottenuta tramite apposita facciata che sostengono trabeazione e tim-
sempre con intento auto-rappresentativo (ar- invento”, che indica il forte simbolismo di que- sagomatura delle barre stesse e fissaggio in pano triangolare e quattro file di colonne die-
chi di Tito e di Settimio Severo nel Foro Ro- sta struttura architettonica. fori posti nella parte superiore del pulvino. tro che dividono lo spazio in tre navate. Quella
mano). Dalla prima età imperiale inizia il periodo di Secondo altre ipotesi l’ancoraggio poteva es- centrale, più ampia, conduce all’ingresso. Og- Ricostruzione tridimensionale di un tetto a falde
Dal punto di vista terminologico si nota che grande sviluppo e sperimentazione dell’arco 2) Villa Adriana, ricostruzione del pulvino del sere assicurato tramite riempimento con mal- gi la struttura del tetto si può osservare ma con capriata obliqua, catena orizzontale, monaco e
i Romani non avevano un unico termine per commemorativo, diventando il monumento Teatro Marittimo (da Giuliani 2001, Giuliani 2009) ta nella scanalatura con conseguente in antico era nascosta da un soffitto fatto con travi di sostegno del tetto (C.F. Giuliani).
indicare questa struttura architettonica: nel- ufficiale e rappresentativo per eccellenza a impedimento allo scivolamento. telai di legno, ricoperti da una lamina bron-
le fonti c’è una coesistenza fra i termini for- Roma e nelle città dell’impero: sostituendosi Dal sito di Conimbriga emerge invece un uti- zea, appesi alle capriate che poggiavano sul- chi di pietra delle sottostanti strutture. Nelle
nix, ianus e arcus. Durante l’età repubblicana al tradizionale e generico fornix il termine ar- lizzo più semplice dell’applicazione, nella qua- l’architrave delle colonne interne. Su questa navate laterali una catena collegava il punto-
il termine più utilizzato per indicare la tipo- cus, dunque, non indicherà più solo l’elemento le pulvini e piattabanda sono uniti fra loro da insistono pilastrini in blocchi di travertino col- ne principale e quello secondario inserito, an-
logia di passaggio ad arco era fornix. Esem- curvilineo innestato su due sostegni vertica- un’armatura con un’unica staffa ad anda- legati tra loro da archi in muratura che so- che in questo caso, in un incavo dei blocchi
plificativo per questa oscillazione è l’arco di li, un passaggio arcuato, quanto un partico- mento rettilineo passante sotto di essi. stenevano il tetto. Lo stesso è a due falde con di pietra inferiori.
Quinto Fabio Massimo sulla Via Sacra che è lare edificio onorario. Lo sforzo degli architetti A.Z.P.-R.P. capriate lignee poste nel XVII sec. in sostitu- In ognuna delle tre navate elementi centrali
indicato da Cicerone con il termine fornix (Verr., si concentrò sempre più nell’elaborare una zione delle originali in bronzo che furono fu- in funzione di monaco scendevano dal pun-
I, 19; Pro Planc., 7, 17), mentre lo stesso mo- forma monumentale e complessa, determi- se per realizzare l’altar maggiore della Basilica to centrale della struttura. Tutte le parti delle
.
numento, sotto il regno di Nerone, è già det- nata da un ricco sistema di immagini: rilievi, Bibliografia di San Pietro ed alcune artiglierie di Castel capriate erano fatte con travi metalliche con
to da Seneca arcus Fabianus (Dialogi, II, 1, 3) statue, insegne, un apparato decorativo ed 3) Schema delle armature passanti sotto i pulvini Giuliani 2001; Giuliani 2006; Hoffmann 1980; Sant’Angelo sotto il pontificato di Urbano VIII. sezione ad U, ottenute collegando tre strisce
Dalle fonti veniamo a conoscenza di altri tre epigrafico. Con l’affermazione del principato del sito di Conimbriga (da Scetti 1996) Olivier 1983, pp. 937-959; Scetti 1996. Grazie ai disegni cinquecenteschi sappiamo di bronzo per mezzo di chiodi.
fornices repubblicani celebrativi di singoli viri nel bacino del Mediterraneo l’arcus romano come si doveva presentare la struttura prima A.A.
triumphales; si tratta dei due archi di Lucio si diffuse, più di ogni altro monumento, qua- dei rifacimenti. Tre grandi capriate formate da
Stertinio (196 a.C.) e dell’arco di Scipione Afri- le efficace strumento di propaganda politica, puntoni principali lungo le inclinate del tetto,
Bibliografia
cano (190 a.C.) di cui non è chiara la struttu- come espressione celebrativa di quella ‘teo- collegati da catene orizzontali in posizione
Coarelli 1983; De Collatoÿ, van der Mersch 1999;
ra (Liv., 33, 27, 3-3; 37, 3, 7) ma che aveva logia della vittoria’ che attestava attraverso i elevata, si protendevano dalla navata centra- Giuliani 2006; Lucchini 1996; Martini 2006;
ricchissima ornamentazione. monumenti e le immagini la presenza inde- le su quelle laterali. Per assicurare stabilità vi McDonald 1976; Pasquali 1996; Virgili, P. Battistelli
Sono questi gli antecedenti diretti dell’arco ono- lebile del potere di Roma. erano dei puntoni minori introdotti sui bloc- 1999; Viscogliosi 2001; Ziolkowski 1999.
rario imperiale, il quale associa alla funzione A.Z.P.
di passaggio quella dell’elevazione, ed è dota-
to di una qualità spiccatamente verticale e Bibliografia
ascensionale. Efficace a questo proposito il ce- Adam 2001; De Maria 1994; Giuliani 2006;
lebre passaggio pliniano (Naturalis Historia, Pallottino 1958; Mansuelli 1979.

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Sez. 2. n. 7 – Insula di Ostia Sez. 2.8 - Strada romana e Sez. 2.9a - Costruzione di ponti in
sistema fognante pietra
Plastico ricostruttivo in gesso e legno in scala 1: 50
(I. Gismondi) Plastico in scala. Roma, Museo della Civiltà Ricostruzione: Niccolai snc (Firenze, 2009)
Luogo di conservazione: Roma, Museo della Civiltà Romana, inv. n. 3939 (Deposito dell’Istituto
Romana, inv. n. 3934 Superiore di Sanità)

Il ponte è una struttura creata per permettere il


L’insula era un tipo di abitazione plurifami- passaggio di una via di comunicazione o di un
liare a più piani, che trova la sua massima La tecnica costruttiva di una strada romana acquedotto sopra un ostacolo naturale (fiume,
espressione nell’urbanistica pianificata di Ostia poteva variare molto a seconda del suolo, dei palude, valle).
imperiale. Era una casa caratterizzata da uno materiali disponibili ed in base alle esigenze La struttura dei ponti romani è molto varia. La
sviluppo in altezza, in cui le funzioni dell’atrio del percorso. Infatti una strada nella monta- raccogliere e deviare le acque, assicurando co- più semplice probabilmente fu l’allestimento di
e del peristilio, tipici della domus pompeiana, gna si distingueva chiaramente da una costruita sì che il corpo stradale restasse asciutto. un ponte di barche, facile e veloce da costruire
erano assunte dalla facciata, dotata di fine- in zona paludosa, che a sua volta si doveva Il sistema fognante, che raccoglieva sia le acque e indipendente dalla profondità del fiume e dal-
stre regolari: essa era infatti la principale fon- progettare diversamente da un diverticolo in piovane che quelle di scarico, veniva sistemato la larghezza dell’alveo (v. raffigurazioni sulle co-
te di luce, che proveniva direttamente dalla no utilizzate latrine pubbliche e le terme. tezza anche sino a 10 piani, nonostante il ten- mezzo a campi coltivati. nelle zone urbane al di sotto delle strade prin- lonne di Traiano e di Marco Aurelio). Le fonti
strada. Altre fonti sussidiarie di illuminazio- Soprattutto in riferimento ad Ostia potrem- tativo di Augusto di limitarne l’altezza per leg- La prima operazione era la progettazione del cipali; in genere i grandi edifici erano provvisti antiche nel corso dei secoli ne citano diversi
ne erano le corti interne (cavedia). L’impor- mo affermare che questo nuovo tipo di abi- ge. Giovenale e Marziale tra la fine del I secolo percorso: si sceglievano il punto di partenza e di un proprio sistema di fognature e in città di esempi (Tacito, Historiarum libri 2, 34, 2). Più
tanza assunta dalla facciata in questa nuova tazione nasca in diretto rapporto con la nascita e gli inizi del II sec. d.C., danno un vivido qua- quello dell’arrivo e poi si cercava di trovare il nuova fondazione l’impianto di una rete fognaria elaborato è il concetto del ponte fisso di legno:
tipologia edilizia conduce ad un organico svi- della borghesia e alla sua presa di coscienza dro della vita in queste abitazioni, tra il peri- tracciato più breve e comodo. Si utilizzavano faceva parte del progetto urbanistico. Il sistema il più antico esempio è il Pons Sublicius a Roma,
luppo degli ambienti in diretta dipendenza da come classe. La rivoluzione augustea, ormai colo di crolli e incendi (Marziale, Epigrammi, strumenti come la groma (sez.1, n. 12) e il co- di canalizzazioni primarie e secondarie in col- del quale possiamo farci un’immagine soltanto
essa: di conseguenza, in corrispondenza con celebre formula di Syme, inaugurò l’ascesa di 118; Giovenale, Satire, 3, 201). robate (sez. 1, n. 10), per tracciare lunghi retti- legamento tra di loro seguiva il tracciato delle attraverso alcune rappresentazioni e la descri-
ogni ambiente, le finestre acquistano una mag- quelle classi medie borghesi, industriali e com- Dopo il grande incendio di Roma, l’impera- fili e quote stabili. Una volta segnato sul terreno strade per poi sfociare in un corso d’acqua: le zione degli autori antichi (Cesare, ponte sul Re-
giore razionalità nella disposizione. Ogni ap- merciali che erano il vero nucleo vitale del suo tore Nerone dettò norme molto severe per la il percorso da seguire si scavava una trincea fi- fognature di Roma erano convogliate nella Cloa- no, v. sez. 2, n. 9)
partamento viene pensato in perfetta potere. Ostia divenne così la sede di questa costruzione delle insulae, proibendo che aves- no a un metro circa di profondità e si inseriva ca Maxima, che finiva a sua volta nel Tevere. La Abbiamo poi ponti con piloni di pietra e sovra-
indipendenza rispetto ai singoli piani e, di nuova borghesia intraprendente e intelligen- sero muri perimetrali comuni e altezze supe- un primo strato di 30-60 cm di massicciata con struttura delle fogne è pressappoco uguale in struttura in legno, di cui rimangono solo resti
nuovo in piena antitesi con la domus pom- te, che aveva assimilato con caparbia ostina- riori ai 5 piani. Decretò inoltre che tutti gli edifici grosse scaglie di pietra dura, formando la ba- tutte le città romane: cunicoli larghi m 0,40 e nell’alveo dei fiumi, come il grande ponte di Tra-
peiana, abbiamo nell’insula una totale assenza zione le regole del commercio. fossero costruiti prevalentemente in pietra e se del corpo stradale (statumen). Il secondo alti m 0,80 – 1,00 con volte a botte o tetto a iano sul Danubio presso Turnu-Severin (Roma-
di caratteristiche fisse dei vari ambienti. Al- Ad Ostia l’insula si presenta con una tipolo- dotati di portici sporgenti dalla facciata, con strato, il rudus o ruderatio, era poco più sottile doppio spiovente composto da due tegole o nia), la cui struttura è riprodotta in una scena
l’interno dei singoli appartamenti, l’inquilino gia già matura e per questa ragione, ed an- servitù pubblica di passaggio e attrezzature e consisteva di pietre più piccole costipate, te- piano con lastra messa per piatto: erano ispe- sulla Colonna Traiana.
poteva infatti attribuire alle stanze varie fun- che perché non si possono fare dei raffronti antincendio. Nerone fu dunque il primo a con- nute compatte con calce e pozzolana a cui se- zionabili attraverso pozzetti. Simbolo della civiltà romana per eccellenza e
zioni, secondo il proprio gusto. completi con città dello stesso periodo, la pro- ferire un’importanza decisiva alla funzione ur- guiva uno strato più elastico chiamato nucleus M.G. grande opera di ingegneria era però il ponte in-
Questi edifici erano dunque dei veri e propri blematica sulle sue origini si presenta quan- banistica dell’insula: è probabilmente sotto il di sabbia e pietrisco (oppure di ghiaia e fran- teramente in pietra, la cui costruzione richiede-
palazzi dotati di case in affitto (coenacula), to mai complessa. Probabilmente fu prima di suo governo che essa raggiunge una vera e tumi di cocci e calcinacci), livellato con appo- va una vera progettazione.
ed erano composti da un piano terra, in ge- tutto l’aumento della popolazione, soprat- propria dignità architettonica. sita battitura e col passaggio di pesanti rulli. Prima di tutto si doveva scegliere il punto più
nere destinato a botteghe di vario genere (ta- tutto a Roma (e successivamente ad Ostia Traiano, a sua volta, restrinse i limiti di altez- La copertura finale, pavimentum, era formata adatto lungo il fiume per poter costruire il pon-
bernae), dotate di un soppalco per deposito nella prima età imperiale), che portò alla rea- za imposti da Augusto, portandoli a 60 piedi dai famosi basoli in basalto o pietra dura che te in modo facile e sicuro. La decisione dipen-
di materiali e/o alloggio degli artigiani più po- lizzazione di case a più piani: queste erano (poco meno di 18 m, sei piani). Le norme fu- con la loro forma a cuneo venivano affondati deva da una serie di fattori quali la profondità o
veri, e da piani superiori, generalmente quat- già presenti all’epoca di Augusto, vista la no- rono tuttavia largamente disattese e, tra la fi- in un letto di sabbia; la superficie levigata as- Bibliografia la larghezza tra le sponde. Una volta considera-
tro, destinati ad abitazioni via via meno tizia riportata da Strabone (V,3,7), secondo ne del II e gli inizi del III secolo, l’insula Felicles, sumeva la forma ‘a schiena d’asino’ per per- AA.VV., Viae Publicae Romanae, Roma 1991; Basso ta la qualità geologica del letto del fiume si ini-
pregiate verso l’alto. cui Augusto limitò l’altezza delle case a set- nel Campo Marzio, viene citata quasi prover- mettere il deflusso delle acque meteoriche. 2007; Busana M.S., Via per montes excisa. Strade in ziavano a costruire i piloni. Sulle tecniche usate
galleria e passaggi sotterranei nell’Italia romana,
Il primo piano, solitamente, ospitava gli ap- tanta piedi, ovvero all’incirca 21 m (7 piani). bialmente da Tertulliano (Adversus Valentinia- Dalla tecnica realizzativa per sovrapposizione ci fornisce interessanti indicazioni Vitruvio, quan-
Roma 1997; Chevallier R., Les voies romaines, Parigi
partamenti più ricchi, spesso caratterizzati da Tra le fonti che ci attestano prototipi edilizi nos, 7) per la sua altezza straordinaria. di diversi strati, ognuno con diversa funzione, 1972; Giuliani C.F., La costruzione delle strade do parla della costruzione dei porti (De archi-
una balconata lignea o in muratura su men- che si sviluppano in altezza, troviamo anche I.F. deriva l’attuale termine ‘strada’. romane, in La viabilità tra Bologna e Firenze nel tectura, 5, 12, 2-6): si adoperava un sistema di
sole, che percorreva l’intero affaccio strada- Cicerone: egli confronta Roma e le sue alte Completata la carreggiata vera e propria si co- tempo. Problemi generali e nuove acquisizioni. Atti paratie doppie formate da pali verticali tramite
le. Il prospetto a mattoni, in genere, non veniva case con Capua, che si estende in senso oriz- struivano i marciapiedi su ambedue i lati, spes- del Convegno tenutosi a Firenzuola - S. Benedetto un battipalo, ogni palo fornito di una punta di
Bibliografia Val di Sambro, 28 settembre - 1º ottobre 1989,
intonacato, ma l’effetto policromo poteva co- zontale (Leg. Ag. 2,35) so con uno strato di ghiaia o di terra battuta, ferro per irrobustirla; i pali formavano così una
Adam 1988; Calza 1933; Giuliani 2006; Packer 1971; Bologna 1992, pp. 5-8; Quilici L., Le strade. Viabilità
munque essere determinato dall’uso di late- La costruzione delle insulae e il loro affitto co- leggermente elevati sopra il lastricato della stra- tra Roma e Lazio, in Vita e costumi dei romani struttura pentagonale o esagonale, la cassafor-
Pasini 1978; Pavolini 2006.
rizi di colori e tonalità diverse per i vari stituiva, in particolare a Roma, una impor- da e separati da questa con bordi di pietrame. antichi n. 12, Roma 1990; Quilici L., Quilici Gigli S. ma di un pilone, un angolo della quale era orien-
elementi architettonici. Le coperture erano tante fonte di reddito e di affari. Così delle Accanto ai marciapiedi si trovavano i miliari (a cura di), Atlante Tematico di Topografia Antica, tato contro la corrente. Svuotato lo spazio interno
spesso sostenute da volte, che garantivano vere e proprie speculazioni vennero messe in indicanti le distanze dalle città più prossime e Roma 1992ss. (vedi soprattutto voll. 1 (1992), 2 alle paratie si costruivano piloni a blocchi di pie-
(1994), 5 (1996), 11 (2003), 13 (2005)); Radke G.,
maggiore stabilità: ampie parti, come solai, atto, in alcuni casi risparmiando anche sulla talvolta anche pietre più grosse, ‘gonphi’, che tra, oppure una gettata in calcestruzzo sulla qua-
Viae Publicae Romanae, Bologna 1981; Staccioli
sopraelevazioni o ballatoi, erano solitamen- quantità e qualità dei materiali da costruzione: facilitavano la salita e la discesa da cavallo. Co- R.A., Strade romane, Roma 2003; Sterpos D., La le poi venivano eretti i piloni di pietra. Se il fiume
te costruite in legno. All’interno delle insulae a causa dell’affollamento del centro cittadi- me ultimo elemento sui lati esterni dei mar- strada romana in Italia, Roma 1970; Villa C., Le aveva un livello basso, ad esempio nel periodo
mancavano servizi igienici: a tale scopo era- no, gli edifici erano giunti a svilupparsi in al- ciapiedi si scavavano i condotti fognari per strade consolari di Roma, Roma 1995. di magra, c’era la possibilità di fondare la mu-

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Sez. 2.9b - Ponte di Cesare sul diosi credono nella forza dei legionari, altri for- Sez. 2. 10 - Battipalo (machina o due travi posteriori, con una distanza più am-
Reno mulano ipotesi sull’uso di piccole gru mobili festuca) pia tra di loro, sorreggono questo ‘letto’. Esse
o di macchine da guerra. Tuttavia, vista la man- v. scheda 2.9b sono legate insieme da chiodi di ferro, corde e
Cronologia: 55 a.C. canza di evidenze letterarie e archeologiche, vari sostegni più piccoli. Nel punto più alto tra
Plastico ricostruttivo realizzato dall’ Istituto Storico
queste proposte devono rimanere solo a li- Cronologia: 55 a.C. le travi parallele è inserita una grossa carruco-
e di Cultura dell’Arma del Genio (Roma, Museo Plastico ricostruttivo: Niccolai snc (Firenze,
della Civiltà Romana, inv. n. 209) vello di ipotesi. 2009) la con una corda avvolta; la stessa nella sua par-
Ricostruzione: Niccolai snc- (Firenze, 2009) Il ponte venne costruito in soli dieci giorni e te finale si separa in singole estremità per esser
dopo 18 giorni di scorrerie, Cesare ripassò il tirata dagli operai o arrotolata attorno ad un ar-
Reno e distrusse il ponte per non lasciare un L’uso di una macchina per piantare pali è am- gano. Sull’altra estremità invece si trova un gran-
Sulla costruzione dell’opera Cesare ci infor- ponte intatto sul fiume senza possibilità di piamente attestato dalle fonti in particolare de masso pesante dai 300 ai 600 kg, che
ma nei suoi Commentarii de Bello Gallico (4, difenderlo. per comprimere un terreno paludoso oppu- costituisce il vero e proprio ‘battipalo’.
17; 6, 9): come prima operazione non lonta- M.G. re per creare fondazioni in ambienti fluviali Una volta costruita la macchina si posizio-
no dalla riva un battipalo mette in posto un (pile di ponti). Purtroppo ci viene tramanda- nava per consentire di piantare il primo palo
paio di pali, con una distanza di due piedi ro- Bibliografia to solo il nome: Cesare durante la costruzio- tenendola ferma con ancore il cui numero po-
mani tra di loro e una leggera inclinazione Saatmann K., Juengst E., Thielscher P., Caesars Rhein- ne del ponte sul Reno parla di festuca (Bell. teva variare da un minimo di due a un mas-
bruecke, in Bonner Jahrbücher 143-144, 1938-1939, pp.
verso valle. Poi segue un secondo paio di pa- Gall. IV,17,4), Vitruvio nel caso di fondazioni simo di otto.
83-208; Bundgård J.A., Caesar’s Bridges over the Rhi-
li distanti 45 piedi (13,4 m ca.) a valle con una ne, in Acta Archaeologica 36, 1965, pp. 87-103; Gilles per templi in zone paludose utilizza il termi- L’enorme masso veniva sorretto da un arga-
inclinazione a monte; inoltre questa coppia R.C., How Caesar bridged the Rhine, in The Classical ne machina (De architectura, III,4,2). no o dalle braccia di uomini che tiravano le
viene stabilizzata da un terzo palo ancora più Journal 64, 1968-1969, pp. 359-364. Nonostante la mancanza di altre indicazioni corde cui era appeso; il palo era posizionato
inclinato a monte. Costruiti così i primi due sull’aspetto ed il funzionamento del congegno, sotto la pietra con la punta inserita per qual-
piloni del ponte essi vengono legati attraver- gli studiosi moderni hanno ricostruito diversi che centimetro sul fondo del fiume. Lascian-
ratura dei piloni direttamente sul fondo roccio- componenti abbastanza leggeri per ridurre la so corde e chiodi di ferro ad una grande tra- modelli basandosi soprattutto sulle esperien- do scorrere la corda il peso stesso della pietra
so. Per questo si deviava temporaneamente il pressione sugli archi. Infine si potevano smon- ve larga due e lunga 40 piedi. Questa ze pratiche con battipali moderni usati fino al piantava il palo. Il procedimento veniva ripe-
percorso dell’acqua oppure si costruiva una ca- tare le centine di legno sotto gli archi. Se i calco- costruzione rappresenta il primo ‘cavalletto’. XIX secolo. L’ipotetica ricostruzione rappre- tuto più volte fino a raggiungere la profondi-
mera stagna a doppia paratia che veniva pro- li precedenti erano fatti correttamente e i lavori Terminato il secondo cavalletto a una distan- senta un battipalo su zattera utile alla realiz- tà prevista ed una volta terminato, si poteva
sciugata (ad es. con viti di Archimede) per creare eseguiti con accuratezza, l’arco poteva in alcuni za ignota (forse 20-30 piedi ca., qui Cesare zazione del ponte sul Reno voluta da Cesare. passare a piantare i pali successivi spostando
un cantiere all’asciutto. casi flettere leggermente, ma restava in posto con non ci dà una misura precisa) in direzione Alla base della costruzione vi è una massiccia la zattera e le ancore che la tenevano ferma.
Su questi si facevano i primi due o tre strati in- grande stabilità. Sopra gli archi e il riempimento dell’altra ripa, le due paia di pali a monte e a chiatta di forma rettangolare composta da tron- M.G.
teramente in blocchi di pietra rastremati verso della parte superiore dei piloni veniva costruito il valle vengono legate con travi trasversali. Lo chi, con uno spazio risparmiato sull’orlo per la-
l’alto per aumentarne la solidità e legati tra loro corpo stradale vero e proprio che nella sua tec- spazio rettangolare così creato è in seguito sciar passare il palo da piantare. Su questa base Bibliografia
Saatmann K., Juengst E., Thielscher P., Caesars Rhein-
con grappe di ferro. A seconda del luogo in cui nica era del tutto simile a quello delle normali coperto con altre travi parallele, formando in si trova una struttura molto stabile formata da
bruecke, in Bonner Jahrbücher 143-144, 1938-1939, pp.
si costruiva il ponte vi erano due alternative per strade (forse il basamento aveva qualche strato questo modo la prima superficie tra i due ca- quattro lunghe travi; le prime due, poste pa- 83-208.
la continuazione dell’opera: la pila poteva avere di meno visto che il “sottosuolo” era già stabile). valletti. Mentre la costruzione di altri caval- rallele e leggermente oblique, costituiscono in- Gilles R.C., How Caesar bridged the Rhine, in The Clas-
un nucleo di opera cementizia rivestito di bloc- L’ultimo elemento erano i parapetti ai lati della letti continua, il primo strato di copertura è sieme con listelli laterali il ‘letto’ per il palo, le sical Journal 64, 1968-1969, pp. 359-364.
chi di pietra o era formata completamente da strada sul ponte per rendere più sicuro il traffico. rinforzato con un secondo tramite legni più
blocchi di pietra. I ponti romani costruiti in questo modo sono ri- corti messi trasversalmente a quelli prece-
Una volta costruiti i piloni del ponte si giungeva masti in piedi per secoli e vengono ancora usa- denti. Sopra si mettono larghi graticci fissati
alla parte probabilmente più complessa dell’in- ti, con qualche restauro, fino ai nostri giorni. Tra alle travi tra le coppie di pali e come atto fi-
tera opera: la costruzione degli archi. Dopo il cal- gli esempi più famosi che si trovano nell‘antica nale si stende uno strato di argilla o ghiaia,
colo geometrico dei singoli elementi si iniziavano capitale dell’impero, basta ricordare Ponte S. An- che forma il ‘livello stradale’ del ponte. Per
a murare i primi quattro o cinque conci (sempre gelo, che ingloba l’antico Pons Aelius, oppure il dare più sicurezza ai piloni Cesare fece co-
fissati attraverso grappe di ferro) su ambedue i Pons Cestius e il Pons Fabricius, i due ponti ro- struire a monte di questi una catena di fran-
lati del futuro arco; sull’ultimo blocco con corni- mani che da più di 2000 anni permettono l’ac- gionde, costituiti ciascuno da tre pali che
ce aggettante del pilone si impostava una com- cesso all’Isola Tiberina. formavano un triangolo, i cui lati furono sta-
plessa centina di legno, una vera armatura a forma M.G. bilizzati da puntelli e graticci. La costruzione
di semicerchio che dava stabilità ai conci che si proteggeva i piloni da materiale trasportato
posizionavano fino a raggiungere la testa del- dal fiume, ma anche da potenziali attacchi dei
l’arco. In questa fase dell’opera si può certamente nemici tramite imbarcazioni infuocate.
ammettere l’uso di una o più gru (v. sez. 2, n. 4). Bibliografia Per gli studiosi moderni rimangano alcune do-
Messo in opera il concio in chiave si potevano Per una buona introduzione all’argomento con una va- mande sulla messa in opera di questo ponte.
completare i muri di testata e i contrafforti dei pi- stissima bibliografia: Soprattutto restano dubbi su come i pali era-
Gazzola P., Ponti romani, Firenze 1963; O’Connor C., Ro-
loni e i muri di spalla che legavano il primo arco no conficcati, dal momento che Cesare non
man Bridges, Cambridge 1993; Galliazzo V., I ponti romani
alla ripa. A questo punto si riempivano i rinfian- (2 vol.), Treviso 1995; Quilici L., Quilici Gigli S., Strade ro- dà nessuna indicazione precisa. Anche sulle
chi tra gli estradossi degli archi e delle spalle pre- mane, ponti e viadotti, Atlante tematico di topografia an- modalità del trasporto dei lunghi e pesanti pa-
feribilmente con un’opera cementizia di tica, 5, Roma 1996. li e delle travi ci sono discussioni: alcuni stu-

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Sez. 2.11 - Cava di marmo Via di lizza Sez. 2.12 - Sega per marmi (serra) Sez. 2.13 - Distribuzione delle tasanta - 59. Teos (Sigacik), Africano e Bigio africanato - 60. Sez. 2.14 - Piattaforma girevole
(da Marmi modellino in scala cave di marmi bianchi e colorati Efeso, Marmo di Efeso - 61. Iasos, Cipollino rosso e Iassense
Plastico: in gesso brecciato - 62. Afrodisia, Marmo di Afrodisia - 63. Hierapolis,
colorati 2002, di età romana Alabastro fiorito - 64. Usak, Marmo bianco - 65. Afyon (Doci-
Materiale: legno e cuscinetti metallici
Dimensioni: 125 x 125 x 85 p. 185, fig. 8, Materiali. Marmo e legno dimensioni: diam. cm 90
Realizzato da: E. Dolci e T. Cherif mium), Pavonazzetto e marmo bianco - 66. Beni Suef, Ala-
T. Semeraro) Misure: 90 x 90 x 70 Provenienza originale: dalle navi di Nemi
bastro cotognino - 67. Hatnub, Alabastro cotognino - 68-85.
Luogo di conservazione: Museo Civico del Marmo di Cronologia: metà I sec. d.C.
Carrara, Museo Civico del Marmo, inv. n. 29830 1. Incio, Marmo bianco - 2. Estremõz, Marmo bianco - 3. Al- Gebel Dokhan (Mons Porphyrites), Porfido rosso; Gebel Do-
Carrara, inv. n. 29826 Ricostruzione virtuale: C.F. Giuliani
(1982) conera, Marmo bianco - 4. Màcael, Marmo bianco – 5.Torto- khan (Mons Porphyrites), Porfido verde; Gebel Dokhan (Mons
sa, Broccatello; Calcare gialli di Tarracona - 6. Campan e Pont Porphyrites), Porfido nero; Gebel Dokhan (Mons Porphyri- Ricostruzione al vero: Niccolai snc (Firenze, 2009)
de la Taule (Couflens), Cipollino mandolato verde; Cabane, tes), Porfido rosso laterizio; Gebel Dokhan (Mons Porphyri-
Cipollino mandolato rosso - 7. St. Béat, Marmo bianco - 8. Au- tes), Porfido nero grafico; Gebel Dokhan (Mons Porphyrites),
Il modellino in gesso riproduce la cava ro- bert e Cap de la Bouiche, Bianco,e nero d’Aquitania - 9. Bou- Granito verde minuto borghesiano; Uadi Umm Towat, Porfi-
mana di Fossacava. Il modellino presenta la louris, Mont Esterel, Porfido bigio o Granito a morviglione, do serpentino nero; Uadi Umm Balad, Granito verde fiorito
forma ad anfiteatro tipica delle cave marmi- Porfido “bigio di Sibilio - 10. Chambéry, Breccia frutticolosa - di bigio; Umm Shegilat, Granito della Colonna; Gebel Fatireh
11. Candoglia, Marmo di Candoglia - 12. Felsberg, Granito del (Mons Clauàianus), Granito del Foro; Uadi Umm Huyut, Gra-
fere, in cui l’estrazione del marmo poteva av- Felsberg - 13. Verona, Rosso di Verona - 14. Levante, Breccia nito; Uadi Bàrùd, Granito bianco e nero; Uadi Semnah (Mons
venire a cielo aperto a gradoni, nel sottosuolo quintilina - 15. Pegazzano (La Spezia), Breccia rossa appen- Ophyates), Granito verde della sedia (di San Lorenzo o di San
e orizzontalmente. In particolare nella cava ninica - 16. Carrara, Marmi bianchi e bardigli- 17. Serravezza Pietro); Uadi Maghrabiya, Gabbro eufotide; Uadi Atallah, Ser-
(Monte Corchia), Breccia di Serravezza - 18. Isola d’Elba, Gra- pentina moschinata; Uadi Hammàmàt, Breccia verde d’Egit-
di Fossacava l’attività estrattiva intensiva av- nito dell’Elba - 19. Montagnola Senese,Breccia dorata - 20. to; Uadi Hammàmàt (Mons Basanites), Basanite; Uadi
veniva a cielo aperto a gradoni con separa- Montagnola Senese, Breccia gialla - 21. Montagnola Senese, Fawakhir, Granito del Uadi Fawakhir - 86-87. Aswan (Siene),
zione a settori (bracchia) e in zone di taglio niva mandato ad officine specializzate nella Breccia gialla fibrosa - 22. Isola del Giglio, Granito del Giglio Granito rosso (Sienite); Aswan (Siene), Diorite nera egiziana.
- 23. Cottanello, Cottanello antico - 24. Tivoli, Travertino - 25.
(loci). Le cave romane potevano essere a ge- lavorazione del marmo. Queste officine po- Circeo, Alabastro bianco e cotognino - 26. Capo Testa, Gra-
stione statale o imperiale (patrimonium Cae- tevano trovarsi nelle cave stesse o al di fuori nito sardo - 27. Nicotera, Granito di Nicotera - 28. Palermo Oltre alle cave e ai marmi a noi noti, e qui segna-
saris), nel caso fossero esportatrici di grandi di queste; vi lavoravano artigiani (scultori), (Villa Frati), Diaspro giallo - 29. Orano, Alabastro a pecorella lati, vi sono alcuni marmi di provenienza ignota: Dopo i tentativi di Francesco De Marchi, che
- 30. Ippona, Greco scritto - 31. Filfila, Marmo bianco - 32.
quantità di marmo, municipali o private, nel specializzati nella lavorazione e nella defini- Chemthou, Giallo antico - 33. Hencir el Kasbat (Thuburbo Ma-
Breccia corallina giallastra; Breccia gialla Go- nel 1535 impiegò una campagna subacquea
caso di esportazioni meno cospicue. Le cave zione di elementi realizzati col marmo della ius), Lumachella orientale - 34. Hencir el Kasbat (Thuburbo doy; Pavonazza sfrangiata di S. Maria degli per esplorare le navi romane che si trovava-
venivano affittate ad appaltatori o affidate a stessa cava. Il materiale marmoreo così trat- La serra è una grande sega per marmi, che Maius), Astracane dorato o Castracane - 35. Djebel Aziz, Ne- Angeli; Breccia policroma dei Caetani; Breccia no sul fondo del lago di Nemi, queste furo-
ro antico - 36. Larissa, Verde antico - 37. Eretria, Fior di pesco
funzionari imperiali, per lo più liberti (procu- tato era pronto ad essere esportato nei luo- veniva utilizzata per il taglio dei blocchi in la- - 38. Monte Pentelico (Atene), Marmo pentelico - 39. Monte
rossa e gialla; Breccia Traccagnina degli An- no recuperate da Guido Ucelli tra il 1929 e il
ratores marmorum). Questi gestivano per con- ghi in cui la committenza l’aveva richiesto. stre. La tecnica della segagione è una delle Imetto (Atene), Marmo imezio - 40. Capo Sunio, Marmo del geli o policroma degli Angeli; Diaspro nero; 1931 prosciugando parzialmente il lago, ma
to dell’imperatore una o più cave svolgendo Questa fase non era diretta solo dal procura- più antiche in uso nelle cave e nei laboratori Sunio - 41. Doliana, Marmo di Doliana - 42. Krokeai, Serpen- Giallo tigrato; Granito mischio di Sibillo; Lu- sono andate perdute per un incendio duran-
tino, Breccia verde di Sparta, Porfido Vitelli - 43-44. Kourelos
operazioni amministrative e di controllo su tor, ma da vere e proprie agenzie esterne che di marmorai d’epoca romana e impiegata fi- (Capo Matapan), Cipollino Tenario; Lagia - Dimaristika (Ma-
machellone antico; Lumachella carnina; Ros-
coloro che lavoravano all’interno. tenevano i contatti cava-cliente. no agli inizi del Novecento. La serra aveva co- ni), Rosso antico - 45. Isola di Paros, Marmo pario - 46. Isola sa di Sibilio; Porfido verde mare; Serpentino
Il lavoro estrattivo, portato a termine da ma- Il trasporto del marmo dalle cave, per conte- me supporto dei pali di legno con dei di Naxos, Marmo nassio - 47. Eubea meridionale (Styra - Ka- verde mare; Serpentino verde prato o risato.
rystos), Cipollino - 48. Isola di Skyros, Breccia di Sciro o Set-
nodopera servile, iniziava con l’apertura di un nerne i costi, doveva tener conto necessaria- contrappesi detti ‘uomini morti’, che servi- tebassi - 49. Isola di Thasos, Marmo tasio - 50. Hereke, Breccia
V.P.
nuovo distretto marmorifero, che metteva a mente della posizione delle cave stesse: spesso vano per tenere la lama in posizione perpen- di Hereke - 51. Isola di Marmara, Marmo proconnesio - 52.
Valle del Sagario, Occhio di pavone - 53. Vezirken (Bilicik), Brec- Bibliografia
nudo la roccia. Il materiale così cavato veni- la collocazione delle cave più sfruttate era vi- dicolare. La lama, agganciata ad un telaio di
cia corallina - 54. Çigri Dag, Granito della Troade - 55. Assos, Borghini 1989; Lazzarini 2002, pp. 223-289; Lazzari-
va poi mandato nelle aree di stoccaggio, do- cino a fiumi o al mare. Per facilitare il trasporto legno con due manici alle estremità, non era Lapis Sarcophagus - 56. Isola di Lesbo, Bigio e Bigio luma- ni, Sangati 2004; Pensabene 1972, pp. 317-362; Pen-
ve ogni singolo blocco o colonna veniva a valle di tutti i manufatti e in modo partico- dentata, ma liscia: infatti ciò che tagliava il chellato - 57. Kozak (Pergamo), Granito misio - 58. Chios, Por- sabene 1995; Pensabene 1998.
digrossato per avere una forma che ne facili- lare di quelli più pesanti venivano attrezzate marmo era la frizione che si verificava tra la
tasse il trasporto. Talvolta il pezzo estratto ve- le c.d. vie di lizza (ad es. la via Claudiana a Sty- lama e la miscela di acqua e sabbia silicea che
ra e quella di Spilla sul Monte Pentelico e al- veniva fatta colare,mentre due operai - detti
cune vie della valle di Colonnata a Carrara) con serrarii - tiravano alternativamente da un lato
pendenze fino a 45°, funzionale alla lizzatura e dall’altro il telaio della lama. Con questo
dei manufatti: la pavimentazione era fatta con strumento, in una giornata lavorativa, si ta-
scarti di lavorazione della cava. gliavano circa 5/6 centimetri di marmo, a se-
La vicinanza delle vie d’acqua e del mare per- conda della grandezza della serra e dalla
metteva di imbarcare il materiale lavorato o se- lunghezza del blocco.
mi-lavorato sulle naves lapidariae alla volta dei V.P.
luoghi di richiesta, non rendendo dunque ne-
cessari dispendiosi trasporti sulla terraferma.
V.P. Bibliografia
Marmi colorati 2002, p. 490, n. 208 (scheda di M.C.
Cintoli).

Realizzata da Valentina Purpura


rielaborando le carte di distribuzione
Bibliografia (da Pensabene 1995 e Lazzarini e Sangati 2004)
Bruno 2002, pp. 179-194; Marmi colorati 2002, pp.
490-491 (scheda di M.C. Cintoli); Pensabene 1995; Ra-
kob 1993; Ward-Perkins, 1992.

104 105
te la seconda guerra mondiale. Sez. 2.15 - Sistema di (disposti a raggiera o in parallelo) collocata infatti, riscaldare artificialmente ambienti di la tubulatura in questa intercapedine per es- apportare danni alle strutture a vista. Questo
Le imbarcazioni, costruite durante l’età di Ca- riscaldamento ad aria calda al di sotto del pavimento ed alimentata da un grandissime dimensioni e così, a partire da sere poi espulsi all’esterno tramite piccole aper- sistema di impermeabilizzazione delle pareti
ligola, misuravano rispettivamente 67 e 71 me- forno (c.d. camera di calore a canali). Questo quest’epoca, i balnea, caratterizzati da vani ture. Questa istallazione, che amplificava i è già descritto da Vitruvio (De Architectura, 7,
tri di lunghezza, e costituivano una straordinaria sistema – e conseguentemente quello misto angusti e bui, saranno affiancati dalle grandi vantaggi già descritti per la tubulatura, si ri- 4, 1), mentre l’uso della suspensura in zone
testimonianza della tecnica romana. La rapidissima evoluzione del fenomeno del- di canali e pilastrini - sembra essere recen- thermae. Le intercapedini parietali erano rea- trova perlopiù negli ambienti intensamente ri- umide è attestata archeologicamente ed è ri-
Il rinvenimento su una delle navi di Nemi di le terme fu possibile grazie al parallelo pro- ziore e si ritrova spesso in contesti privati del lizzate utilizzando o laterizi abbinati a di- scaldati ed il suo funzionamento è ben conoscibile dall’assenza di fornaci o condotti
due piattaforme circolari in legno, una di 90 gredire delle tecniche di riscaldamento: Basso Impero, soprattutto in Britannia e Ger- stanziatori o tegulae mammatae (cioè “dotate testimoniato nei bagni di Villa Adriana e nelle di calore.
cm di diametro, rotante su sfere di bronzo prov- scoperta decisiva fu l’invenzione del sistema mania. di protuberanze”), fissati alle pareti con chio- Terme di Caracalla. Un diverso sistema di ri- Altri usi sono legati a situazioni più partico-
viste di perni, l`altra di 60 cm circa di diame- ad ipocausto, databile all’inizio del I sec. a.C., Il pavimento sospeso (suspensura) è costi- di. A questi saranno privilegiati, successiva- scaldamento delle volte, basato su archi cavi, lari: in quattro ambienti delle Piccole Terme
tro, montata su cilindri troncoconici, fece subito che soppiantò quasi ovunque metodi più an- tuito da uno strato di bipedali (posti in ma- mente, i tubuli cavi a sezione quadrangolare è attestato ad Aquae Sulis (Baths). di Villa Adriana, ad esempio, si è scelto di rea-
pensare ad una base rotante di argano. tiquati, basati sull’utilizzo di bracieri mobili. niera tale che quattro vertici contigui si preferibili, rispetto alle prime, perché evita- Il grado di calore raggiungibile con il sistema lizzare un ipocausto anziché interrare l’am-
Il macchinario era composto da due elementi I Romani attribuirono la scoperta dei balnea trovassero al centro della pila) sul quale era vano il contatto diretto dei fumi con le mu- ad ipocausto dipendeva da numerosi fattori, biente per mantenere i pavimenti alla stessa
in legno, lavorati in modo tale che tra i due pensilia a Sergius Orata, un allevatore di pe- gettato un masso in cocciopesto, un massetto rature. calcolati accuratamente in progettazione a se- quota ed alloggiare, nell’intercapedine, fogne
potessero essere alloggiati elementi metalli- sci dei Campi Flegrei (Plinio, Naturalis Hi- preparatorio ed il pavimento; in alcuni casi, I tubuli rivestivano le pareti totalmente o par- conda della funzione dell’ambiente: esposi- e fistulae.
ci che permettevano la rotazione della parte storia, 9, 168). In quest’area, caratterizzata da lastre di piombo affogate nel cocciopesto as- zialmente (a secondo del grado di calore del- zione, grandezza del vano, insolazione (legata Nella prima delle due navi rinvenute a Nemi la
superiore: tali elementi potevano essere o sfe- un forte termalismo naturale, già da tempo sicuravano una maggiore ed uniforme diffu- l’ambiente) sino all’imposta della volta e da al numero ed alla grandezza delle finestre), ricostruzione della struttura del ponte avanza-
rici o tronco-conici. si utilizzavano le esalazioni calde, condotte sione del calore. questo punto i fumi potevano essere espulsi presenza e numero di fornaci, esistenza di tu- ta dal Cultrera presenta forti analogie con l’in-
La ricostruzione mostra come queste piatta- tramite cunicoli, per riscaldare gli ambienti: Anche le fornaci potevano avere diverse for- con varie soluzioni. In molti casi la loro par- bulatura e di doppia calotta, presenza nell’aria tercapedine pavimentale delle terme: al di sopra
forme fossero basi di argani utilizzati per il Orata avrebbe avuto, dunque, il merito di so- me ed installazioni, tali da renderle estrema- te superiore veniva richiusa ed il tiraggio, con- di vapore (immesso o derivato da vasche ri- di un tavolato poggiavano ‘tubi fittili’ a sezio-
sollevamento di oggetti e per ottenere un mo- stituire questa fonte naturale di calore con mente variabili. La bocca di calore più semplice seguentemente molto lento, era assicurato o scaldate), numero ed ampiezza dei fori d’espul- ne circolare accoppiati due a due, sciolti o mu-
vimento rotatorio. una artificiale (forno a legna). Sebbene l’at- è costituita da un’apertura, costituita o fode- da qualche tubulo che penetrava nello spes- sione dei fumi. Secondo i calcoli eseguiti da rati in pilastrini con paramento di mattoni”; la
Lo stesso Leonardo da Vinci progettò una piat- tribuzione sia criticabile, questa tradizione e rata da materiale refrattario (come laterizio o sore della volta o da altre bocche di aerazio- Kretzschmer, la temperatura di un calidarium suspensura (‘il sovrapponte’) era costituita da
taforma girevole su cuscinetti a sfere per rea- l’uso precoce di questo sistema in area cam- tufo) e dotata di un portello, metallico o liti- ne. Altrimenti un condotto orizzontale poteva del I d.C. poteva così raggiungere mediamente uno strato di laterizi, un masso ed un pavi-
lizzare una grande palcoscenico in legno pana sembrerebbero rendere indiscutibile, al- co; sistemi più complessi potevano posse- correre al di sopra dei tubuli per raccogliere i i 50° C. Il sistema ad ipocausto trova princi- mento di marmo. Difficile, ad oggi, giustifica-
ruotante su di un asse centrale (Codice di Ma- meno, il luogo d’invenzione. dere un canale di calore interno (che favoriva prodotti della combustione ed espellerli suc- pale applicazione in ambito termale, ma è uti- re le motivazioni di una tale scelta costruttiva.
drid 1, f. 20v., Madrid, Biblioteca Nacional, 1497 Il sistema ad ipocausto, descritto in epoca au- la diffusione del calore al centro dell’ipocau- cessivamente all’esterno tramite una canna lizzato anche per il normale riscaldamento dei A. B.
ca.), già nota dalla descrizione del teatro di Cu- gustea da Vitruvio (De Architectura, 5, 10, 1- sto) e/o un canale esterno. fumaria. vani, sia in ambito pubblico che privato.
rione di Plinio (Naturalis Historia, XXXVI, 24) 5), si basa sulla realizzazione di un pavimento Le canne fumarie sono elementi fondamen- Un terzo sistema consisteva nel far confluire i Pavimenti rialzati su pilastrini ed intercapedi-
(sez. 11, 5). sospeso (suspensura), posto su pilastrini di tali del sistema e, generalmente, sotto forma fumi nelle volte a doppia calotta. Il sistema, già ni parietali vengono utilizzati anche in luoghi Bibliografia
Adam 2001, p. 213; pp. 288-99; Bouet 2004, pp. 235-
A.Z.P. bessali (pilae) alti 60 cm: nell’intercapedine di ascendenti verticali (costruiti nello spes- noto a Vitruvio, si basava sulla costruzione di soggetti a forte umidità di risalita: questa, pur
277; pp.259-60; De Angelis D’Ossat 1943; Degbomont
tra suspensura e sottopavimento veniva im- sore delle murature, incastrati in un allog- una volta in materiale leggero sostenuta, tra- attraversando il sottopavimento o una pare- 1984; Giuliani 2006; Giuliani 1975, pp. 329-342, tavv.
messa aria calda tramite un forno (praefur- giamento della parete o a sbalzo) iniziavano mite aste metalliche, dalla soprastante volta in te, penetrava nell’intercapedine e veniva espul- 113-118; Lombardi Corazza 1995; Nielsen 1990, pp.14-
Bibliografia
Gianfrotta, Pomey 1981, p. 289; Giuliani 2006; Ucelli nium) e, di conseguenza, il calore si nell’ipocausto per terminare sulla sommità muratura: fumi ed aria calda confluivano dal- sa all’esterno tramite piccole aperture, senza 24; Yegül, 1950, pp.356-389; Ucelli 1996, pp. 160-161.
1950, fig. 213. trasmetteva all’ambiente soprastante. degli edifici; altre bocche di aerazione (sotto
Rispetto ai bracieri mobili, il sistema ad ipo- forma di aperture quadrangolari o a cappuc-
causto offriva un grosso vantaggio: i fumi del- cina) potevano aprirsi lungo le pareti o sulle
la combustione, infatti, circolando insieme volte. In alcuni casi disponevano di valvole
all’aria calda, erano espulsi all’esterno (tra- per la regolazione del tiraggio, che modifica-
mite canne fumarie o bocche di tiraggio) sen- vano la velocità di evacuazione dei fumi e con-
za diffondersi nell’ambiente da riscaldare. Si seguentemente la temperatura degli ambienti.
spiega così la rapida diffusione di questi im- In un secondo momento, databile intorno al-
pianti che portò, in breve, alla nascita di nu- la seconda metà del I a.C., si inizia ad appli-
merosi varianti costruttive. care le intercapedini parietali in ambito
I ritrovamenti archeologici testimoniano, in- termale. Facendo confluire i fumi lungo le pa-
fatti, pilastrini di laterizio o di pietra, gene- reti si sfruttava pienamente l’energia termica
ralmente di altezza variabile da 60 a 100 cm, prodotta dai forni, potendo incrementare sen- Schema ricostruttivo di un ambiente con ipocausto:
di forma rettangolare, circolare o poligonale; za aggravi il grado di calore raggiungibile in a) praefurnium; b) hypocaustum; c) pilae; d) canna
è attestato anche l’uso di laterizi cavi o di tu- un ambiente; conseguentemente, a forni spen- fumaria; e) tubuli (da Lombardi, Corazza 1995)
bi di terracotta, che facendo penetrare il ca- ti, il raffreddamento dei vani era più lento, e
lore al loro interno, consentivano un’uniforme ciò permetteva, il giorno seguente, una riat-
trasmissione del calore. tivazione dell’intero impianto più rapida e
In alcuni casi le pilae potevano essere sosti- quindi meno onerosa.
tuite da piccoli muri, abbinati in genere ad ar- L’evoluzione apportata dalla tubulatura pa-
chi; in altri, l’intero impianto poteva essere rietale ebbe conseguenze anche in campo ar- Schema ricostruttivo del praefurnium di un calidarium
sostituito da una rete di canali comunicanti chitettonico: con questo sistema era possibile, (da Degbomont 1984)

106 107
Sezione 3
tecnologia
dell’acqua
scono l’ossatura, anche se per ogni acquedotto si metteva in ope- molto più bassi. La maggior parte del flusso finiva negli stabili-
Tecnologia idraulica ra solo ciò che, per quello specifico acquedotto, veniva indicato menti termali, nelle grandi ville patrizie e negli edifici pubblici. Po-
dai tecnici: l’opera di presa, il canale (specus), i dissipatori, le gal- chi erano gli allacci per i cittadini privati che si servivano soprattutto
lerie, le arcate, i sifoni rovesci, la piscina limaria, il serbatoio ter- delle fontane e l’acqua doveva essere prelevata e trasportata in re-
minale (sez. 3, n. 2, p. 114). cipienti probabilmente di terracotta di peso notevole; è certo, per-
Leonardo Lombardi Si scrive molto di acquedotti, ma raramente della distribuzione tanto, che i consumi reali fossero molto bassi. Per una famiglia di
nelle città, che rappresenta una delle più importanti conquiste 8-10 persone un consumo di 20 litri al giorno comportava alme-
dell’idraulica romana; la distribuzione è così la grande esclusa de- no 30-40 trasporti.
gli studi di idraulica romana.. Si pensi che a Roma ognuna delle Oggi in vaste aree del mondo, dove non c’è distribuzione con ac-
mille fontane era servita da due acquedotti in modo che, se ne quedotto e l’acqua deve essere sollevata con i secchi e trasporta-
fosse andato fuori servizio uno, vi era l’altro che seguitava a for- ta manualmente, i consumi pro capite sono sotto i 10 litri al giorno,
nire acqua. sebbene i secchi siano spesso in plastica, quindi leggeri.
Tra il III a.C. ed il I secolo d.C. esplode nel Mediterraneo la stupe- Vi era un reticolo di tubi in piombo che raggiungeva tutti i quar- Tra i grandi consumatori, come abbiamo già ricordato, vi erano le
facente rivoluzione scientifica del periodo alessandrino, favorita e tieri e gli edifici di massimo consumo. Solo per Pompei e per Ostia terme al cui interno affluivano giornalmente, almeno a Roma, de-
stimolata dai Tolomei, che finanziavano studi e ricerche e realiz- Antica sono stati eseguiti studi per ricostruire gli impianti idrauli- cine di migliaia di cittadini. Le sole terme di Caracalla assorbiva-
zavano la famosa biblioteca di Alessandria dove, per secoli, si rac- ci cittadini. Per le altre città si sa poco o niente, mentre per alcu- no, con acquedotto proprio (l’Aqua Antoniniana), oltre 200 l/s
colsero le opere dei più importanti scienziati ed intellettuali ni edifici pubblici romani, forti consumatori d’acqua, quali il Colosseo (circa 20.000 metri cubi al giorno d’acqua). Le altre 10 terme im-
dell’epoca. Basta citare alcuni nomi come Archimede, Filone di Bi- e le Terme di Caracalla, vi sono studi abbastanza completi che per- periali non dovevano essere da meno; se a queste si aggiungono
sanzio, Eratostene, Ctesibio e Erone per farci tornare alla mente mettono di avere un’idea della distribuzione, che avveniva trami- le oltre 1000 terme private i consumi dovevano essere enormi:
che è allora che è stata misurata la circonferenza della Terra, era- te tubi in piombo e rubinetti che consentivano di aprire, chiudere qualche metro cubo al secondo, tra un quarto e un terzo della por-
no stati chiariti principi fondamentali dell’idraulica ed era stata co- o regolare il flusso (sez. 3, n. 4 a-b). tata totale degli acquedotti.
struita la prima pompa alternativa che ancora oggi è usata in tutto I tubi erano probabilmente in parte realizzati a piè d’opera fon- Le terme, derivate da esperienze greche, ma completamente tra-
il mondo. dendo il piombo e versandolo in recipienti di legno con i bordi di sformate, rappresentavano la più diffusa forma di aggregazione
Roma è figlia di quella civiltà, ne assorbì le conoscenze e le sep- altezza predeterminata e larghezza pari alla circonferenza del tu- pubblica delle città romane. Ginnastica, massaggi, bagni caldi e
pe sfruttare al meglio, migliorandole in continuazione e diffon- bo -oltre il bordo per le saldature- e lunghezza di tre metri circa freddi e cultura. Ma era l’acqua la protagonista delle terme.
dendole in tutto il mondo allora conosciuto. (dieci piedi). I tubi erano poi arrotolati e saldati longitudinalmen- Le sole natatio, le piscine, consumavano molte migliaia di metri
Si dovranno attendere moti secoli prima che si abbiano nuovi svi- te, quindi giuntati uno all’altro. Si ottenevano così tubazioni di va- cubi d’acqua al giorno e l’insieme di uno stabilimento termale cen-
luppi della tecnologia idraulica. Un primo passo importante fu fat- ri diametri da saldare insieme per ottenere tubazioni anche molto tinaia di l/s (sez. 3, nn. 6 e 7).
to dalla civiltà islamica e poi nel Rinascimento italiano che, lunghe. Erano ovviamente molto fragili specialmente nella salda- Per gli acquedotti romani si fornisce solo una tabella riassuntiva
finalmente, dopo secoli veramente bui per l’Italia, riscoprì il me- Gli 11 acquedotti di Roma antica (rielab. grafica: F. G.) ture e occorreva una manutenzione continua (sez. 3, n. 1). e un diagramma che mostra la successione nel tempo degli ac-
todo scientifico delle indagini e rilanciò le scienze. I rubinetti e le chiavi, sempre in bronzo, venivano saldati alle tu- quedotti che seguono o precedono il costante aumento demo-
Ma quali furono le principali conoscenze derivate dall’Ellenismo stantinopoli ha l’acquedotto più lungo di tutto l’impero, 260 km, bazioni ed erano collocati o entro apposite stanze o immediata- grafico della città.
che permisero ai Romani di sviluppare la tecnologia idraulica? E Cartagine ha un servizio idrico di grande efficienza, e ogni città e mente a monte delle forniture d’acqua (sez. 3, n. 7). Dal diagramma si vede come vi sia un netto parallelismo tra l’an-
quali quelle che i Romani inventarono? paese dell’impero dispone di acqua potabile e di terme a servizio Anche se i consumi pro capite erano elevati -a Roma tra 500 e damento della demografia e i volumi d’acqua che raggiungevano
Prima i Greci classici e poi quelli di età ellenistica costruirono ac- pubblico. Non solo l’acqua per bere e lavarsi ma anche l’acqua lu- 1000 litri giorno per abitante- i consumi reali per i cittadini erano la città.
quedotti, gallerie e cunicoli per la conduzione dell’acqua, tubi in dica; Augusto costruisce un acquedotto per alimentare una nau-
terracotta e in piombo, sifoni rovesci, di cui Pergamo è l’esempio machia, cioè un bacino d’acqua per spettacoli di battaglie navali, Quota a Roma Lunghezza Lunghezza in % in Portata
più eclatante, la pompa alternativa, la coclea, le ruote idrauliche e e le stesse terme rappresentano luoghi per momenti di relax e di NOME Data Acquifero
metri s.l.m. totale Km sotterraneo Km sotterraneo in l/s
i tre fondamentali strumenti topografici indispensabili per la rea- svago. Appia 312 a.C. 16 16 15 93 Vulcanico Colli Albani 876
lizzazione di un’opera idraulica: la groma, la dioptra e il corobate Per realizzare tutto ciò occorreva un’organizzazione perfetta: tec-
(v. sez. 1, nn. 10-12). nici preparati, topografi, operai, manovalanza abbondante e ap- Anio Vetus 272 a.C. 43 63 62 98 Acqua fluente Aniene 2.111
I tecnici romani hanno in continuazione migliorato le tecniche di provvigionamenti continui di materiali. Strumenti per lo scavo, Marcia 144 a.C. 55,70 91 80 88 Calcari Sublacense 2.251
realizzazione degli acquedotti, hanno messo in atto dissipatori e mattoni e conci in pietra, calce sabbia o pozzolana, piombo per i Tepula 125 a.C. 57,61 17 2 11 Vulcanico Colli Albani 192
sifoni rovesci ovunque hanno costruito un acquedotto, hanno spet- tubi. Ma, soprattutto, una continua manutenzione per non per- Julia 33 a.C. 59,37 22 8 36 Vulcanico Colli Albani 386
tacolarizzato l’acqua con fontane e mostre che non sono state su- dere l’efficienza delle opere., come raccomanda Frontino, curato-
perate neanche con le grandi fontane del Rinascimento e del re del servizio delle acque (curator aquarum) all’epoca di Nerva, Virgo 19 a.C. 19 20 19 95 Vulcanico Colli Albani 1.201
Barocco. nel suo manuale (De aquae ductu Urbis Romae). Alsietina 2 a.C. 12 33 32 99 Vulcanico Sabatini 188
È proprio con l’uso dell’acqua come spettacolo e come mezzo per Il potere centrale e quelli periferici dovevano essere sempre in gra- Claudia 52 d.C. 63,85 68 53 78 Calcari Sublacense 2.111
ottenere il consenso che può spiegarsi la grande diffusione delle do di garantire il funzionamento degli impianti. Vi era una specie
Anio Novus 52 d.C. 65,99 86 73 85 Acqua fluente Aniene 2.274
opere idrauliche romane e la loro imponenza. di patto tra tecnica e politica, l’acqua deve esserci sempre e sem-
A Roma si contavano più di 1000 fontane e lacus per gli usi pri- pre in quantità maggiore. È molto probabile che l’acqua rappre- Traiana 110 d.C. 60? 57 - - Vulcanico Sabatini 1.368
vati e quotidiani, vi sono circa 1000 terme private e 11 terme im- sentasse il terzo dei beni che la politica forniva ai cittadini assieme Alessandrina 226 d.C. 45? 30 - - Vulcanico Colli Albani 254
periali, il tutto servito da 11 acquedotti con una lunghezza totale al pane e al circo. Totali — —- 503 332 66 13.212
di oltre 500 chilometri. Ma Roma non è un’eccezione. Lione, l’an- Per comprendere che cosa fosse un acquedotto è opportuno for- 3
Portata totale m /giorno 1.141.516
tica Lugdunum, ha quattro acquedotti che servono la città, Co- nirne uno schema che ne illustri tutti gli elementi che ne costitui-

110 111
romana con la catena in ferro e i secchielli in legno (sez. 3, n. 11). Sez. 3.1 - Fistula e costruzione
È molto strano che i tecnici romani non abbiano collegato la ruo- delle fistulae (tubazioni in piombo)
ta idraulica ad una pompa alternativa. Avrebbero risolto un gran-
de problema che ha affrontato e applicato la civiltà islamica con Materiale: piombo
dimensioni: cm 50, ø 6
sistemi geniali che furono poi utilizzati fin dal Rinascimento.
Provenienza: Roma, Esquilino (Horti Lamiani?)
Di grande interesse le grandi opere cunicolari e il prosciugamen- Luogo di conservazione: Roma, Antiquarium
to di numerosi laghi del Lazio. Dal tentativo di Claudio di pro- Comunale, inv. n. 23515
sciugare il lago del Fucino (sez. 3, n. 14), alla realizzazione dei Cronologia: III sec. d.C.
lunghi cunicoli che stabilizzarono i livelli dei laghi di Albano, Ne-
mi, Castiglione, Martignano ed altri minori, alle grandi opere di
bonifica e regolazione idraulica tra le quali si può citare la Cloaca Le condutture plumbee per l’adduzione del- a città: Vitruvio (VIII, 6) elencandone dieci ti-
Maxima, che drenò la valle del Foro, e quelle che bonificarono in l’acqua (fistulae) venivano realizzate dai plum- pi diversi, spiega che il nome comunemente
parte la Pianura Pontina. barii, che si occupavano di ogni fase del attribuito a queste condutture (centenariae,
I tecnici romani dominavano l’arte dei cunicoli e l’arte delle co- processo produttivo, dalle fusione della la- quinariae, ecc.) deriva direttamente dalla lar-
Anche se gli acquedotti rappresentano, con tutti i loro elementi struzioni in acqua (moli e opere portuali) con malte che resisto- mina, all’arrotolamento ed alla saldatura fi- ghezza della lamina misurata in digiti (cioè vie-
costitutivi, la parte principale della tecnologia idraulica, esistono no all’azione del mare da duemila anni. nale. ne definita quinquagenaria una fistula ottenuta
altri settori, altrettanto importanti, nei quali la tecnologia idrauli- Infine i giochi e la musica. L’organo idraulico, con due pompe ad Le lamine erano ottenute colando piombo al- da una lamina della larghezza di cinquanta di-
ca romana ha dato un importante contributo. acqua che mettevano in pressione l’aria per far suonare le canne l’interno di uno stampo, in maniera tale che ta). Diversa spiegazione dà Frontino (XXIV, 1)
L’uso dell’acqua come energia, i sistemi di sollevamento, grandi dell’organo e il gioco degli uccellini che cantano e si interrom- fossero lunghe all’incirca tre metri ed aves- dicendo che il nome di tutte le fistulae appar-
opere idrauliche e l’acqua come gioco. pono quando appare una civetta e riprendono a cantare quando sero uno spessore variabile: otto mm per le tenenti alla serie delle centenarie (centenaria,
Per millenni le uniche forme di energia usate furono quelle uma- il rapace scompare. Di questo gioco, largamente ripreso nel Ri- nove fistulae della serie delle quinarie, men- octogenaria, quinquagenaria, quadragenaria, (da Wikander 2000)
na e animale: fu un grande salto quando l’acqua in movimento, nascimento, se ne sono trovati frammenti a Pompei (v. sez. 11, tre variano dai 7,95 mm (vicenaria) sino ai tricenaria e vicenaria) deriva dal numero di di-
quella dei torrenti, dei fiumi o di canali derivati, fu utilizzata per nn.1a-b). 17,80 mm (centenaria) per la serie delle cen- ta quadrati contenuti nella loro sezione retta; le allacciare una tubazione: la connessione
muovere una ruota a pale che produceva energia e consentiva di La vasta diffusione in Europa della tecnologia idraulica realizzata tenarie, in proporzione alla portata. Succes- i nomi della serie delle quinarie (quinumde- tra il bacino in muratura e la fistula plumbea
far girare le mole dei mulini o dei frantoi. Anche questa è un’in- dall’impero romano ha fatto sì che tutti avessero gli stessi tipi di sivamente, con una forgiatura a freddo, num, denaria, octonaria e quinaria) provengo- avveniva tramite il calix, un elemento di rac-
venzione ellenistica, ma i tecnici romani trasformarono questa tec- impianti idraulici, tutti usavano acquedotti a gravità e sistemi che venivano arrotolate attorno ad un calibro (o no dal numero dei quarti di dito compresi nel cordo che deve il nome, evidentemente, alla
nica in un’industria (Vitruvio, De Arch., 10.5). I sedici mulini di comportavano piccoli serbatoi negli edifici e tubazioni in piombo. mandrino) che faceva assumere alla tuba- loro diametro e di ciascuna ne segnala il dia- sua forma svasata. La realizzazione di que-
Barbergal, nei pressi di Arles in Provenza, sono mossi da un ap- La tecnologia romana diffusasi così capillarmente è rimasta im- zione la tipica forma a goccia o ‘a pera’ ed i metro, il perimetro e la portata. st’elemento era curata dall’ufficio locale di
posito acquedotto così come erano mossi quelli del Gianicolo con mutata praticamente fino al secolo scorso. Nel XVII secolo a Ver- bordi venivano ripiegati e saldati tra loro con La produzione di fistulae plumbee ebbe una amministrazione delle acque, che, in base al-
l’acquedotto Traiano. Fino ad oggi si sono trovati solo questi im- sailles si inventano e si mettono in opera tubi in ghisa di grande una colata di piombo. Il piombo poteva an- crescita sostanziale dopo le conquiste di Ce- la somma corrisposta, stabiliva il diametro (e
pianti ma, in futuro, con il progresso delle ricerche se ne trove- diametro, che sostituiscono in parte quelli in piombo. Ma ci vor- che venire colato entro una forma nella qua- sare, dato che la maggior parte delle miniere di conseguenza la portata) e faceva imprimere
ranno certamente altri (sez. 3, n. 12). Lo stesso tipo di energia fu ranno altri secoli prima che il ferro sostituisca completamente il le era inserita un’anima cilindrica di metallo, si trovava in Britannia: la malleabilità e la bas- sulla sua superficie il nome del beneficiario;
usata per muovere seghe da marmo con numerose lame paralle- piombo. Nel XVIII e XIX secolo si inventano i motori (prima ter- mediante la quale si otteneva il diametro vo- sa temperatura di fusione da un lato per- per evitare frodi sulla quantità d’acqua de-
le (sez. 3, n.13), così come per spezzettare la pietra per il calce- mici poi elettrici) che consentono di sollevare grandi quantitativi luto con una sezione perfettamente ellittica mettevano un’ottima lavorabilità, ma dall’altro dotta, il calix veniva realizzato in bronzo, ma-
struzzo. d’acqua vincendo la legge di gravità che per millenni aveva ga- (EAA, sv. Acquedotto, II Suppl., 1994). lato erano all’origine delle frequenti rotture teriale più difficile da manomettere rispetto
Altro tema di grande interesse è il sollevamento dell’acqua. Par- rantito la conduzione e distribuzione dell’acqua con i grandi e pic- In fase di posa della tubazione, le fistulae ve- causate dalla pressione dell’acqua. Tuttavia, al piombo.
tendo dall’invenzione di Ctesibio (sez. 3, n. 8a), bibliotecario di coli acquedotti. La realizzazione di tubi in ferro e ghisa, estrusi, e nivano collegate tra loro tramite raccordi di nonostante il costo elevato e l’esigenza con- La fistula esposta reca l’iscrizione: STATIO-
Alessandria, attivo nel II secolo a.C., Roma migliorò la pompa al- quindi senza saldature longitudinali, assieme alle pompe che usa- piombo (coprigiunti di fusione) che veniva- tinua di manutenzione, le fistulae plumbee NIS PROPIAE PRIVATAE DOMINI N ALE-
ternativa, ne fece in bronzo (sez. 3, n. 8b), in legno e in piombo. no energia diversa da quella umana, animale o idrica, rivoluzio- no rivestiti e saldati con una lega di piombo trovarono piena applicazione soprattutto ne- XANDRI AVG (CIL XV, 7333).
Le abbinò e le utilizzò anche per dotarne i carri dei vigili del fuo- nano la tecnologia idraulica e, con queste nuove tecnologie, e stagno. Spesso sulla superficie si riportava gli impianti di distribuzione capillare dell’ac- G.P.
co. Riuscì ad asciugare miniere e cave permettendo l’estrazione entriamo nell’era moderna. un marchio con il nome del committente, del qua in ambito urbano, come dimostrano
dei preziosi minerali che il mercato imperiale richiedeva. funzionario amministrativo e del costruttore, ancora oggi i numerosi esempi conservati nei
Anche gli altri sistemi di sollevamento, come la noria, videro i tec- specificando talvolta a quale opera fossero centri vesuviani. Bibliografia:
Bibliografia: Adam 1988, p. 275 ss.; Caiati 1977; Di Fenizio 1947;
nici romani attivi nel cercare le soluzioni più adatte; recentemen- Atlante tematico di Topografia antica, 2008; Fabre 2005; Fernandez Casado 1985; destinati; usuale, in molte opere idrauliche di All’interno delle città, la distribuzione pub-
Fassitelli 1972; E.A.A., s.v. acquedotto, II Suppl. 1994,
te sono state trovate, in uno scavo a Londra, parti di una noria Minonzio 2004; Tölle-Kastenbein 1993; Trevor Hodge 2000; Wikander 2000. Roma, la titolatura dell’imperatore. blica dell’acqua ai privati cittadini avveniva pp. 32-33 (O.Belvedere); Il trionfo dell’Acqua 1986, pp.
La grandezza delle sezioni delle fistulae era tramite i castella, bacini di interscambio ali- 145-151 (P. Pace) e pp. 187-195 (S. Priuli); Lanciani 1975;
standardizzata, con tipologie variabili da città mentati dall’acquedotto ai quali era possibi- Tolle-Kastenbein, 1993, p. 103 ss.

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Sez. 3.2 - Funzionamento di un golare flusso. Mediamente la pendenza com- do in un serbatoio di monte, veniva trasferi- Sez. 3.3 - Il sifone rovescio.
acquedotto romano portava una perdita di quota di decimetri ta i tubi a pressione lungo il versante.
ogni chilometro di tracciato d’acquedotto. 6. Le piscine limarie. Per avere acque senza
3. I dissipatori. Si tratta di pozzi, profondi tra i troppe impurità, cioè una sorta di potabi-
Un’impresa come quella della costruzione di un 5 e i 10 m, che venivano messi in opera quan- lizzazione, i costruttori romani – in consi-
acquedotto implicava una serie di operazioni do, a causa di problemi di tracciati con pen- derazione anche della maggiore portata degli Invenzione attribuibile probabilmente ai Gre-
assai complesse e coinvolgeva competenze di- denze troppo elevate, i tecnici stabilivano acquedotti da loro costruiti – utilizzarono il ci d’Asia Minore, il sifone evitava il costoso
verse con una preliminare progettazione, nella che il canale dovesse perdere quota rapi- sistema delle piscine limarie o di decanta- scavo delle gallerie o i serpeggiamenti di un
quale dovevano essere prese in considerazio- damente. Non potendo avere pendenze ele- zione poste sia all’inizio del percorso che condotto a pelo libero. L’uso di questo ardi-
ne da parte di tecnici idraulici (architecti, ma- vate, per quanto detto sopra, l’acqua veniva verso la fine, prima che le acque raggiun- to dispositivo idraulico comportava però al-
chinatores, adiutores, libratores, circitores) la fatta cadere nei pozzi per dissipare l’ener- gessero il castello di distribuzione. La pi- te pressioni, sicché la parte inferiore del sifone
conoscenza del territorio da attraversare con il gia e immetterla poi di nuovo nel canale. scina poteva essere una semplice camera doveva possedere un’elevata resistenza. Per conduttura non subirà nessuna sollecitazione fondità di circa 64 m e la seconda di circa 97
condotto, le vie di comunicazione per raggiun- 4. Le gallerie. Rappresentavano la tecnica prin- di espansione del condotto, posta lungo il questo motivo, a causa dei frequenti guasti e dallo scorrimento e dalla pressione dell’acqua. m; i tubi erano di piombo e l’intera portata
gerlo, l’organizzazione del cantiere e le attrez- cipale per la conduzione dell’acqua negli ac- suo tracciato, oppure un serbatoio situato delle perdite dovute alle rotture per alta pres- Infatti, solitamente, quando si fa scorrere l’ac- dell’acquedotto a pelo libero fu suddivisa in
zature da predisporre, l’esecuzione di livellazioni quedotti romani. Si passa da cunicoli, larghi lateralmente, entro il quale le acque veni- sione, i sifoni vennero utilizzati raramente dai qua nelle tubazioni si genera inizialmente una non meno di 9 tubi, paralleli tra loro, la cui
e il calcolo delle quote di partenza e di arrivo meno di un metro ed alti un metro e mez- vano deviate e dove in entrata depositava- Romani, (Alatri, Aspendos, Pergamo, Alca- forte sacca d’aria,che può anche spaccare la lunghezza raggiungeva almeno i 775 m attra-
del condotto in relazione alla pressione da rag- zo, a vere gallerie di oltre un metro di lar- no le impurità; l’acqua riprendeva poi il suo nadre, Almu ecar, Angitia, Arles, Constanti- pietra, e di conseguenza è opportuno che l’ac- versando la valle di Soucieux e Chaponost.
giungere perché l’acqua potesse arrivare a de- ghezza e oltre due metri di altezza. Tutti sono corso immettendosi nuovamente nel cana- ne, Cadice, Lincoln, Lione, Rodez, Roma, qua venga immessa dalla sorgente gradual- G.P.
stinazione. rivestiti in cocciopesto impermeabile per le principale. Saintes, ma anche ipotizzati a Termini Ime- mente e senza forza e si fissino saldamente al
Come spiega bene Vitruvio (De Architectura, l’altezza corrispondente alla previsione del- 7. Il serbatoio terminale. Gli acquedotti rag- rese, Formia e ad Ascoli Piceno), coscienti suolo e si zavorrino i gomiti e le curvature […] Bibliografia:
Il trionfo dell’acqua 1986, p. 334; Adam 1994; Belve-
VIII, 1, 6) la costruzione di un acquedotto ri- l’altezza di scorrimento dell’acqua e con il giungevano le città versando acqua in grandi della scarsa affidabilità rispetto all’efficacia Prima di introdurre per la prima volta dell’ac-
dere 1986; Burdy 2002; Chevallier 1993; Giovannoni
chiedeva le seguenti operazioni: pavimento costituito da un forte spessore serbatoi posti in posizione elevata dai quali del canale a pendenza costante; tuttavia è pos- qua nelle tubature, è anche bene introdurvi 1935, p. 63 ss.; Hodge 1983; Lanciani 1975; Oleson
1. L’opera di presa. L’acqua da captare da una di malta impermeabile. Grande cura vi era partivano le tubazioni di distribuzione a vol- sibile che numerosi sifoni non siano stati iden- una quantità di cenere sufficiente a otturare 2008, p.293 ss.; Singer et al. 1956, pp. 679 e ss.; Tol-
sorgente o da un corso d’acqua -tramite nel mantenere la pendenza necessaria per te tramite serbatoi secondari. I serbatoi sono tificati come tali o siano stati distrutti. eventuali fessure rimaste». le-Kastenbein 1993, p. 89 ss.; Verrengia 2000.
un’apposita derivazione o tramite una diga- garantire il regolare flusso dell’acqua. La rea- ambienti più o meno grandi con un’apertura Questo sistema, usato per superare l’osta- A tale scopo, lungo il percorso del ‘tratto for-
veniva lungamente osservata per stabilire la lizzazione delle opere ipogee comportava alta, che permetteva l’ingresso dell’acqua, e colo di valli ampie e poco profonde, assumeva zato’ venivano inserite delle torri piezometri-
quantità d’acqua che poteva essere prele- solo l’impiego di mano d’opera non spe- una o più aperture basse nelle quali erano in- una forma ad U, generalmente a base piatta che che smorzavano gli effetti del ‘colpo
vata e per stimare se la quota d’emergenza cializzata sotto il controllo del ‘direttore dei serite, tramite un raccordo in bronzo (il ‘cali- (è il venter di Vitruvio), sfruttando il principio d’ariete’ ovvero l’innalzamento della pressio-
rispondesse alle necessità previste. Tali os- lavori’ che si occupava di mantenere la giu- ce’), le tubazioni. Queste passavano sempre scoperto da Erone secondo il quale i fluidi in ne in un tubo dovuto all’arresto improvviso
servazioni, oggi diremmo indagini, per- sta pendenza del condotto. in un ambiente più piccolo, dove erano col- vasi comunicanti si portano allo stesso livel- del flusso dell’acqua. Per quanto riguarda il
mettevano di stabilire le dimensioni del 5. Le arcate. Laddove i cunicoli o le gallerie com- locate le chiavi per regolare il flusso verso le lo (Erone, Pneumatica, I, 7). materiale utilizzato non possiamo affermare
canale adduttore. portavano un eccessiva lunghezza del trac- utenze. Il alcuni casi l’esterno del serbatoio L’acqua, viaggiando a pelo libero in un cana- con sicurezza se fossero preferite le condot-
2. Il canale, o specus. Il canale veniva rivestito ciato per superare le valli, o dove vaste zone terminale veniva arricchito da getti d’acqua e le, prima di affrontare l’avvallamento e la con- te in pietra, in piombo o in terracotta, ma
di materiale impermeabile (cocciopesto) e pianeggianti si interponevano tra due quo- da una o più vasche a servizio del pubblico. seguente messa in pressione, doveva perdere spesso si conoscono condotte forzate in cui
era sempre in genere coperto per proteg- te prestabilite dal progetto, si costruivano Si trasformavano così in ‘fontane-mostra’ del- velocità all’interno di una vasca di carico; da si combinano i diversi materiali (pietra e ter-
gere la qualità dell’acqua. Determinate con ponti su arcate. Gli esempi di Pont du Gard l’acquedotto, uso che fu ripreso in Italia nel qui, in tubazioni, prima superava la depres- racotta, pietra e piombo) per sfruttare al me-
grande esattezza le quote di partenza del (alto 49 m), Segovia (con i suoi 28 m) o gli tardo Cinquecento e nel Seicento, a Roma, sione e poi risaliva il versante opposto verso glio la loro peculiarità meccanica.
canale e quelle previste all’arrivo in città, si oltre 1000 m di arcate ancora in piedi del con le famose fontane-mostra del Mosè, del la vasca di scarico, che era posta ad una quo- Poco noti, ma attestati, sono i sifoni ‘in mu-
stabiliva la pendenza, l’inclinazione del fon- Claudio a Roma (alto 20 m) ci danno un’idea Gianicolo, della fontana di Trevi ed altre. ta nettamente inferiore rispetto alla prima, ratura’. L’acquedotto romano di Angitia, se-
do del canale, che doveva garantire lo scor- delle grandiosità di queste costruzioni L.L. considerata la perdita di pressione per attri- condo il Giovannoni (Giovannoni 1935, p. 63
rere dell’acqua con la sola forza della gravità. I sifoni rovesci (sez. 3, n. 5). Questi venivano to. La vasca di scarico era posta a termine del e ss.) presenta uno di questi particolari sifo-
La pendenza non doveva essere troppo ele- usati per oltrepassare valli troppo larghe per tratto forzato, servendo sia a regolarne il flus- ni. Costruito in calcestruzzo è rivestito inter-
vata per non provocare danni alle strutture, consentire l’uso di ponti su arcate. L’acqua Bibliografia so sia ad incanalare l’acqua in una o più di- namente in opera reticolata e cocciopesto
né troppo bassa che avrebbe alterato il re- raggiungeva un crinale della valle e, passan- Cfr. supra: L. Lombardi, Tecnologia idraulica, pp. 96-98 rezioni. Nel venter, come ci informa Vitruvio mentre esternamente è foderato da grossi
(De Architectura, VIII, 6, 5-9), si devono pre- blocchi poligonali di pietra calcarea. Poteva
disporre delle bocche di sfiato, colliquiaria o resistere ad una pressione di circa 2 atmo-
1 2 colliviaria, attraverso cui fare uscire l’aria e sfere data dal dislivello di 20 metri che vi era
3 3 4 continua dicendo che “in corrispondenza dei tra il serbatoio terminale e il fondo valle.
4 5 6
5 7 gomiti al termine del pendio e all’inizio dei trat- Uno degli esempi più chiari della capacità tec-
6 ti con il ventre, si inseriscano dei supporti di roc- nica dei Romani nella costruzione di sifoni è
6 cia rossa, forati da parte a parte, dove possano l’acquedotto costruito sotto l’impero di Clau-
Profilo schematico di acquedotto (da Burdy, 2002, modificato). essere inseriti l’ultimo tubo che scende dal pen- dio nella sua città natale, Lione. Esso venne
1) Opera di presa; 2) lo specus 3) dissipatore; 4) Le gallerie o cunicoli; 5) le arcate; dio e il primo del tratto col ventre. Si segua la costruito parte a pelo libero e parte a sifone
6) Il sifone rovescio con il serbatoio di partenza e quello d’arrivo;
7) piscina limaria serbatoio terminale.
stessa procedura in corrispondenza del punto rovescio. Il sifone riusciva ad attraversare tre
di risalita. In tal modo, il piano livellato della vallate, la prima delle quali aveva una pro-

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Sez. 3.4a.b - Rubinetto e valvola è dimostrata dall’esilità delle pareti e dalla per- Sez. 3.5 - Ninfeo-fontana-castello alto della parte orientale di Roma,l’Esquilino: ha
fetta corrispondenza tra i profili del maschio e terminale dell’acqua Claudia: la facciata leggermente concava e consta di cin-
Originali in bronzo (2) della cavità interna al corpo (con una precisio- il Nymphaeum Alexandri que livelli; riceveva acqua da una derivazione dal
Materiale: bronzo
ne nell’ordine dei decimi di millimetro): errori (c.d. ‘I Trofei di Mario’) castellum dell’Anio Novus, miscelata con una
Misure: cm 32 x 4,20 x 10 e 40 x 31
Provenienza originale: da Roma in tornitura avrebbero compromesso la tenuta parte dell’acqua Claudia.
del rubinetto rendendolo inutilizzabile, causando Collocazione: Roma, Piazza Vittorio Emanuele II Il canale dell’acquedotto, su arcuazioni alte m
Cronologia: età imperiale
Ricostruzione virtuale di: Henrique Rossi Zambotti
Luogo di conservazione: Roma, Antiquarium Comu- infiltrazioni d’acqua tra corpo e maschio con 9,85 dal piano attuale, tramite una curva ad S
nale al Celio; Inv. nn. 31040 e 23515 conseguente fuoriuscita. si connetteva al ninfeo/fontana sul lato destro
Il rubinetto era manovrabile tramite una presa Inserito in uno spazio trapezoidale (m 25 x 15) posteriore e trasferiva l’acqua a due canali che
I rubinetti di epoca romana erano realizzati es- connessa al maschio, che poteva assumere va- Valvola di svuotamento (da Tölle-Kastenbein 1993). alla biforcazione di due strade antiche, le vie Ti- a loro volta ne alimentavano altri tre, con un
senzialmente in bronzo, con una lega (rame rie forme: la più comune è il cosiddetto ‘castel- burtina o Collatina Vetus e la via Labicana, si totale di cinque canali di grandi dimensioni (m
74%, piombo 19%, stagno 7%) che assicurava lo’, un elemento quadrangolare cavo azionabile poteva prolungarsi di uno o due metri dopo il trova attualmente all’interno dei giardini di Piaz- 0,50 x m 0,70). I canali avevano le uscite chiu-
duttilità in lavorazione, resistenza alla corrosio- tramite una sbarra da inserire all’interno. La fac- rubinetto, come accade, ad esempio, nelle fon- za Vittorio Emanuele II a Roma. La quota del se da muri muniti di calici nei quali erano col-
ne e scarso attrito. cia superiore del castello presenta spesso due tane a zampillo (v. sez. 3, n. 5). condotto che alimentava il Castellum si collo- legate fistule che alimentavano la grande fontana
Essi erano composti da due elementi, il corpo o tre cerchi incisi, tracciati o in lavorazione, in Le dimensioni di questi rubinetti erano perlo- ca a m 62,28 s.l.m., quota compatibile solo con alta in quota – la fontana di Oceano - e due fon-
ed il maschio. fase di centratura del pezzo su tornio o suc- più modeste, mentre sono varie le forme e le i due acquedotti più alti che passano su Porta tane laterali di cui non vi è più traccia. I canali
Il primo è costituito da un cilindro cavo in bron- cessivamente, in fase di collaudo, per verificare decorazioni: farebbero eccezione solo le due Maggiore: l’acqua Claudia e l’Anio Novus. funzionavano tramite il loro riempimento a li-
zo, dai bordi (superiore ed inferiore) rinforzati, la bontà dell’asse di rotazione. enormi valvole provenienti da Ostia e da Pon- Il ninfeo, con funzioni anche di fontana e di ca- vello costante che permetteva l’uscita dell’ac-
essendo in leggero aggetto (nella figura, in ros- Altri esemplari presentano sull’estremità del za che, secondo l’ipotesi di Fassitelli, potevano stello terminale di distribuzione, in opera lateri- qua dalle fistule con getti in pressione.
so); dopo la tornitura interna il foro di base del maschio decorazioni plastiche, come galli essere utilizzate in posizione terminale per as- zia in origine rivestita di marmo, venne costruito Il livello costante era mantenuto da due scari-
cilindro veniva richiuso con un tappo (nella fi- (esemplare da Vindonissa) o teste di mon- sicurare il rifornimento idrico delle navi nei por- da Alessandro Severo (222-235) nel punto più chi di troppo pieno, localizzati in due punti sim-
gura, in ciano). tone (sembra, infatti, che la parola mordena ti. Un rubinetto proveniente da Pompei ha una
Il corpo era forato orizzontalmente da parte a ‘rubinetto’ provenga dal francese antico ro- conformazione particolare, essendo applicato
parte ed in corrispondenza di questi fori veni- bin, ariete); si ritrovano anche estremità ad a muro e dovendo riempire la vasca sottostan-
vano applicati due corti tubi, denominati tron- anello (Napoli, Museo Archeologico Nazio- te: ha infatti, una conformazione ‘ad angolo ret-
chetti (nella figura, in verde): essi permettevano nale) o semplici maniglie (maschio da Alise- to’ ed è privo di un tronchetto e del tappo
l’inserimento della valvola nella tubazione plum- Sainte-Reine). inferiore del corpo.
bea. All’interno del corpo veniva inserito il ma- L’uso del ‘castello’ è d’obbligo nelle valvole di Da Arae Flaviae e Petinesca provengono i resti
schio, un elemento forato cilindrico o grandi dimensioni, difficilmente manovrabili a di due rubinetti alternativi: erano delle valvole
tronco-conico che ruotando su sé stesso per- causa dell’enorme pressione; prese decorative, connesse a due tubazioni, che potevano, tra-
metteva o arrestava il flusso (nella figura, in blu). invece, caratterizzano perlopiù gli esemplari mi- mite uno sbocco detto epitonium, o erogare ac-
La pressione dell’acqua all’interno del rubinet- nori. Le valvole, a secondo dell’utilizzo, vengo- qua fredda, o acqua calda o arrestare il flusso.
to esercitava una forza che tendeva a sollevare no distinte in valvole di comunicazione e La miscelazione, dunque, non avveniva nel ru-
ed espellere il maschio dal corpo: per questo terminali. binetto (come accade oggi) ma direttamente
motivo furono utilizzati due diversi sistemi di Le prime si trovavano al centro di un condotto nella vasca.
ritegno, differenziati in rapporto alla grandezza e servivano a regolare la distribuzione, devian- Per analogia di funzioni si deve accennare, in
della valvola in conseguenza della maggiore do i flussi d’acqua (aprendo o chiudendo le ca- questa sede, anche alle valvole di svuotamen-
spinta totale da equilibrare (= pressione x area nalizzazioni principali) e riducendo o ampliando to, elementi bronzei applicati al termine delle
del rubinetto). la sezione (e dunque la portata) del tubo ove tubazioni plumbee: dovendo consentire soltanto
Il maschio presenta sempre un solco lungo tut- passava l’acqua. Le loro dimensioni variavano l’apertura o la chiusura del flusso senza dover-
ta la sua circonferenza, realizzato al tornio: nei in rapporto al loro campo di applicazione: esem- lo regolare, il loro funzionamento era totalmente
rubinetti più piccoli, bastava colpire con un pun- plari di grandi dimensioni erano utilizzate per- diverso da quello dei rubinetti, essendo basato
teruolo l’esterno del corpo per deformare la su- Elementi costitutivi lopiù nelle reti di distribuzione dell’acqua, in su un tappo collegato ad una cerniera.
perficie interna all’interno del solco del maschio di un rubinetto: particolare nei complessi sistemi di tubazioni e A. B.
ed assicurarne la tenuta (Fassitelli 1972, p.18). il corpo (in rosso), valvole che regolamentavano, nelle città, le di-
il maschio (in blu),
Nei grandi rubinetti, sottoposti ad una mag- i tronchetti (in verde)
stribuzioni idriche ad orario. Esemplari più pic-
Bibliografia
giore pressione, questo sistema era insufficiente: ed il tappo (in ciano) coli erano molto frequenti all’interno delle
Balty, J.C., Vestiges de robinetterie romaine, in Revue
per questo motivo, presumibilmente (ipotesi di (elab. di A.Blanco abitazioni private: nelle ville pompeiane, ad esem- archéologique de l’Est. Du paléolithique au moyen
Kretzschmer 1960, p. 93), l’incastro era assicu- su rilievo di Ucelli pio, ricorrono spesso piccoli impianti idrici ca- âge, 13, 1962, pp. 277-288; Fassitelli 1972;
rato da una sporgenza che, correndo lungo l’in- 1950) ratterizzati dall’uso di cassette di distribuzione Kretzschmer 1960; Lebel, P., Vestiges de robinetterie
tera circonferenza del corpo, si incassava nel da cui si dipartono tre o più tubazioni, ognuna romaine, in Revue archéologique de l’Est. Du paléoli-
Vista laterale thique au moyen âge, 16, 1965, pp. 259-273; Talamo
solco del maschio. regolata da una valvola.
di un valvola E., Materiali relativi ad alcuni impianti idraulici anti-
Tutti gli elementi costitutivi dei rubinetti erano “ad angolo retto” Le valvole terminali, invece, determinavano la chi provenienti da Roma, in “Il Trionfo dell’acqua.
ottenuti a stampo ed ulteriormente lavorati al (da Kretzschmer fuoriuscita o l’arresto dell’acqua da una con- Acque e acquedotti a Roma IV sec.-XX”, Roma 1986,
tornio (alesatura). L’ottima qualità della fattura 1960) dotta giunta al termine; la tubazione, tuttavia p. 165 e ss.; Tölle-Kastenbein 1993; Ucelli 1950.

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metrici lungo i canali del livello superiore. Gli Sez. 3.6 - Funzionamento acque lis, Tebessa), mentre più numerosi sono i Sez. 3.7 - Piccole terme della villa
scarichi alimentavano grandi tubazioni di cui calde/fredde per le terme frammenti, anche iscritti (Tomei 2006, pp. della Pisanella a Boscoreale
non si sono trovate tracce, ma che G.B. Pira- 50-51) ed i fondi. Erano costituite da varie la-
nesi, nel suo studio del 1761, ha individuato agli stre fuse separatamente, prima collegate con Plastico: Roma, Museo della Civiltà Romana, inv. n.3940
angoli destro e sinistro del corpo di muratura La conduzione, il riscaldamento e la misce- ribattini, poi impermeabilizzate con saldatu-
centrale che contiene l’arrivo dell’acquedotto. lazione dell’acqua negli ambienti termali ha re a piombo e stagnature; la parte superiore La migliore testimonianza archeologica di un
Al livello intermedio l’acqua, contenuta nelle modalità che variano a seconda delle epoche. era aperta e provvista di coperchio mobile impianto di riscaldamento completo proviene
grandi tubazioni, veniva gestita con chiavi di Rispetto ai più antichi impianti greci (dove (anche in terracotta, come a Boscoreale: Bo- dalla villa della Pisanella di Boscoreale, uno dei
manovra o grandi rubinetti per alimentare dif- l’acqua veniva riscaldata in recipienti metal- uet 2004, p. 220). molti insediamenti produttivi databile agli inizi
ferenti sbocchi d’acqua: lici posti su bracieri e da qui versata nelle va- Erano generalmente in bronzo, ma sono no- Tipi di caldaie (da Degbomont 1984) del I sec. a.C. del suburbio nord-pompeiano, sca-
- due tubazioni di grande diametro, una per sche) gli esempi noti di epoca romana ti esemplari o in piombo oppure bronzei nel- vato da A. Pasqui nel 1896.
ogni lato del ninfeo, uscivano dal monumento mostrano generalmente sistemi più evoluti, la parte inferiore (esposta al fuoco) e plumbei Dalla cucina un’entrata immetteva nel locale del
per alimentare utenze lontane (allo stato del- anche se, a causa della spoliazione postanti- nella superiore; il loro diametro variava da 33 mali, dove sono presenti più vasche e persino collocati al centro di vasche dei calidaria: il praefurnium. Essa apriva sulla parete sinistra del-
le conoscenze, sconosciute) servite a pres- ca dei metalli, sono pochi i contesti che han- cm (fondo di Tolosa) a 2,30 m (Aventicum). piscine riscaldate: qui si rinvengono, di con- primo (diam. 30 cm) è sito presso S. Cecilia l’entrata, in vicinanza del recipiente di piombo
sione; no conservato impianti idrici intatti o recipienti La migliore testimonianza archeologica di un seguenza, diverse combinazioni complemen- in Trastevere (Parmigiani, Pronti 2004), il se- per la distribuzione dell’acqua. La stanza del prae-
- tre dissipatori di energia, che trasferivano l’ac- legati al riscaldamento dell’acqua; le fonti let- impianto di riscaldamento completo provie- tari tra loro – fornaci dotate o solo di miliaria condo (diam. 20 cm) nella villa rustica in con- furnium era molto piccola per dar luogo all’ipo-
qua al livello più basso. terarie e ritrovamenti anche decontestualiz- ne dalla villa della Pisanella di Boscoreale (v. o solo di testudo o di entrambe- con scelte in- trada Crappulla a Pompei (Fabbricotti 1976). causto, nel quale si diffondeva il calore prodotto
- due corti canali che si immettevano nel dissi- zati colmano, seppur parzialmente, questo sez. 3.10) fluenzate dalla capacità delle vasche, dalla lo- A.B. dal fornello che serviva per il riscaldamento del-
patore centrale; questi erano probabilmente vuoto. Nella casa di Diomede a Pompei si rinven- ro gestione idrica (ricambio continuo d’acqua, l’acqua. La stanza dell’ipocausto si raggiungeva
usati quando si doveva interrompere il flusso Vitruvio (De Architectura, V, 10, 1) già in epo- nero, al di sopra della fornace, due recipien- rinnovo più volte al giorno o cambio quoti- mediante cinque scalini, gli ultimi due occupa-
Bibliografia
nelle due tubazioni che uscivano dal ninfeo. ca augustea, descrive accuratamente le prin- ti comunicanti sovrapposti (e non diano) e conseguentemente dai costi. vano parte del piano fino al contatto con la boc-
Bouet A., Les thermes privés et publics en Gaule Narbon-
La diffusa e imponente presenza di incrosta- cipali modalità di riscaldamento artificiale giustapposti), evidentemente d’acqua tiepi- La miscelazione di acqua calda e fredda era, naise, Rome 2004, pp. 212-233; Fabbricotti 1976; Fassitelli ca del fornello. Questo era costituito da un recinto
zioni denota che per un lungo periodo di tem- dell’acqua in ambito termale: questo sistema da (in alto) e calda (in basso): questa varian- in genere, affidata al personale di servizio e 1972; Mandersheid H., Greek and Roman Baths, in Wi- quadrilatero di muratura rozza, con bocca qua-
po l’acqua ha continuato ad alimentare il si basava sulla giustapposizione di tre reci- te del sistema vitruviano è, in realtà, la regolabile tramite un complesso intreccio di kander 2000; Messineo G., Piscinae calidae, in RPAA, 74, drata, sopra al quale si trovava impostata la mu-
monumento. pienti metallici (definiti caldarium, tepidarium modalità più attestata archeologicamente. tubazioni e rubinetti, conservatisi esclusiva- 2001-2002; Parmigiani, Pronti 2004; Talamo E., Elemen- ratura cilindrica, che fasciava la parte inferiore
ti idraulici nelle raccolte dell’Antiquarium, in BCom 95,
La sezione che si propone e le ricostruzioni vir- e frigidarium) sul canale esterno del praefur- Un’altra particolare installazione legata al ri- mente a Boscoreale; il ritrovamento non in si- della grande caldaia (miliarium). Il miliarium era
1993; Talamo E., Materiali relativi ad alcuni impianti idrau-
tuali permettono di capire i complessi mecca- nium (e dunque direttamente al di sopra del scaldamento dell’acqua era la testudo alvei tu, tuttavia, di rubinetti alternativi testimonia, lici antichi provenienti da Roma, in ‘Il Trionfo dell’acqua. costituito da due grandi lastre di piombo, che
nismi idraulici che consentivano la gestione di fuoco) collegati in maniera tale che, ad ogni (oltre all’esemplare dell’Esquilino, la testudo in altri contesti, la possibilità, per i bagnanti, Acque e acquedotti a Roma IV sec.-XX’, Roma 1986, p. componevano due cilindri, uno sull’altro mon-
questa macchina. uso, l’acqua passasse dal primo recipiente al è conosciuta soltanto da pochi esempi, pro- di poter miscelare acqua calda e fredda di- 165 e ss.; Yegül 1991, pp. 373-377. tati per mezzo di sutura a martello con base
L’ambiente A era pertanto la camera di mano- secondo e dal secondo al terzo. Evidente- venienti dalle Terme Stabiane di Pompei, da rettamente dall’interno della vasca. bronzea (diam. 58 cm, h. 192 cm, capacità mas-
vra per la scenografia prevista dal progetto. mente, la temperatura raggiungibile con que- Boscoreale, da Cuicul, da Banasa, da Argo, Un’ultima modalità di riscaldamento dell’ac- sima 507 litri, Napoli, Museo Archeologico Na-
È possibile, anche se Lanciani non ha trovato sto sistema era influenzata dalla grandezza da Künzig, da Clambetae e da Zugmantel); qua è attestata in alcune piscinae calidae, col- zionale). Quasi a metà della sua altezza erano
fistule e tubi, che una parte o tutta l’acqua ve- delle fornaci, dalla capacità e dalle propor- era un ‘recipiente’ bronzeo semicilindrico (da locabili intorno alla seconda metà del I sec. immessi i tubi di piombo in tre diversi ordini,
nisse poi usata per alimentare altre utenze. Lo zioni dei tre recipienti e dal tempo di stazio- cui il nome di ‘testuggine’) collocato nel sot- d. C.: queste strutture presentavano un pavi- con il compito di condurre l’acqua fredda e to-
scarico generale del ninfeo doveva trovarsi ai namento dell’acqua nelle caldaie. tarco del praefurnium (la posizione interna ri- mento (suspensura) rialzato su pilastrini, ri- gliere l’acqua calda a seconda delle necessità.
lati dell’ambiente B ove si hanno due canali che L’esistenza di diverse tipologie di caldaie dif- spetto alla vasca serviva altresì ad evitare agli scaldato da una fornace collocata al centro Sul fondo si trovava il tubo scaricatore che era
escono dalla struttura. ferenziate per forma - di cui due sono defini- utenti il contatto diretto con il metallo rovente) dell’ipocausto, raggiungibile ed alimentabile regolato da chiave di bronzo. La caldaia, lo spe-
Per la ricostruzione dell’aspetto originario del- te dracones et miliaria - è attestato, per il I sec. - e dunque esposto direttamente alle fiamme dal personale di servizio attraverso un corri- co e l’alveo erano in comunicazione con il for-
la fontana sono state utilizzate le monete di d. C., da un passo di Seneca (Quaestiones Na- della fornace – al cui interno penetrava l’ac- doio ipogeo. Nel pavimento della piscina era
Alessandro Severo e le parti disegnate dal Pi- turales, III, 24): il funzionamento descritto qua della vasca (alveus): il metallo, arroven- incassato, al di sopra della fornace, un baci-
ranesi, dal Garnaud e dal Parker, che possono (strutture con tubi a spirale posti direttamente tandosi, creava naturalmente un moto no metallico circolare definito ‘samovar’ che,
risultare oggi accettabili, anche se non più vi- a contatto con il fuoco) deve essere attribui- convettivo che assicurava l’omogeneo e con- analogamente alla testudo, si arroventava e
sibili. to probabilmente solo ai dracones e e potrebbe tinuo riscaldamento dell’acqua. Un esemplare riscaldava l’acqua per irradiazione. Il miglio-
L.L. - G.P.S. trovare una testimonianza archeologica in due in ottimo stato è stato rinvenuto in situ dal re esempio di questi calderoni bronzei si tro-
elementi idraulici rinvenuti a Pompei (Fassi- Lanciani nel 1886 sull’Esquilino (conservato va nelle Terme Suburbane di Ercolano
telli 1972, pp. 78 e 86). all’Antiquarium Comunale del Celio). (diametro 210 cm, prof. 40 cm) ed è dotato
Bibliografia I miliaria, invece, dovevano essere dei sem- Caldaie e testudo risultano spesso associate di un umbilicus centrale.
Ashby 1991; Chanson 2000; Chanson 2001, pp. 1-9;
plici recipienti cilindrici (Bouet 2004, pp. 218- nello stesso praefurnium (in questo caso si par- Nella letteratura archeologica sono noti an-
Fernandez Casado 1985; Garnaud 1977; Gonzales Tas-
con 2004; Lombardi, Coates-Stefhens 2005; Lombar- 221 e tavv. III-V; Talamo 1993, p. 290 e 292; la di ‘installazione completa’): generalmente che calderoni bronzei di forma rettangolare,
di, Corazza 1995; Lombardi, Pisani Sartorio 2009 c.s.; Yegül 1992, pp. 373-4 e figg. 471-472; Nielsen le prime riscaldavano l’acqua, mentre la se- che essendo sviluppati più in ampiezza che
Mancioli, Pisani Sartorio 2001; Piranesi 1761;Tedeschi 1990, p. 16, nota 32 e fig. 26; Degbomont conda aveva il compito di mantenere costan- in altezza (Roma, Antiquarium Comunale del
Grisanti 1977; Tedeschi Grisanti 1985, pp. 487-501; Te- 1984, p. 78-79, figg. 119-122; p. 85, figg. 137- te la temperatura dell’acqua presente nella Celio), potevano essere analoghi ai samovar:
deschi Grisanti 1992, pp. 59-72; Tedeschi Grisanti 1996,
139) collocati, con diverse modalità, al di so- vasca. Le installazioni complete ricorrono nei se ne conoscono uno dall’Esquilino (cm 183 Installazione completa da Saalburg
pp. 351-352, figg. 217-218 (con bibl. precedente); Te-
deschi Grisanti 2001, pp. 51-55;Ventura Villanueva 1996; pra di una fornace. Pochi gli esemplari balnea privati, mentre è poco probabile rico- x 148 x 33) ed uno da Tebessa (cm 130x 130). (da Yegül 1991)
Ventura Villanueva 1993. rinvenuti in buono stato (Boscoreale, Volubi- struire un loro uso esclusivo negli impianti ter- Esistono altresì varianti minori dei samovar,

118 119
alla caldaia e penetrava nel muro per portare Sez. 3.8 subacti), azionati tramite leve e bastoni; quan-
l’acqua al bacino delle abluzioni (labrum). Il ter- do i pistoni entravano in azione, la forza del-
zo tubo, avvicinandosi alla caldaia, si divideva 3.8a - La pompa pneumatica di l’aria compressa convogliava l’acqua prima
anch’esso in due rami, il più basso dei quali en- Ctesibio nel serbatoio e successivamente nella tuba,
trava nella caldaia attraverso la muratura; l’al- permettendo dunque di pompare l’acqua ver-
tro girava dietro la caldaia e metteva nella vasca. so l’alto. La modernità di tale macchina è da-
Anche questo tubo aveva una chiave a metà del ta da diversi fattori,in primo luogo i pistoni
tratto principale e una seconda nel punto di bi- sono estremamente simili a quelli odierni,
forcazione che metteva nella caldaia. Il sistema prevedevano una lavorazione complessa ed
di chiavi permetteva di scegliere la temperatu- accurata per poter lavorare in maniera cor-
ra dell’acqua: volendo riempire la caldaia di ac- retta, ed inoltre lavoravano in moto alterna-
L’impianto per riscaldamento delle acque delle terme della villa di Boscoreale (da Yegül 1991) qua fredda bastava girare la chiave del primo to, rappresentando dunque dei veri e propri
pistoni differenziali. Fondamentale è anche
nello per mantenere l’acqua del grande labrum la presenza di valvole, le quali evitavano il re-
ad un grado costante di calore. Una piccola aper- flusso dell’acqua chiudendosi a causa della
tura ad arco metteva in comunicazione il prae- spinta di aria ed acqua.
furnium con l’hypocaustum, in modo che da S.G.
quello le fiamme potessero circolare verso il la- La pompa pneumatica di Ctesibio
brum attratto dal tiraggio che offrivano i vuoti tra (Wikander 2000) 3.8b - Pompa idraulica Funzionamento della pompa idraulica (da Tolle-
le pareti dell’hypocaustum. A sostegno della va- Kastenbein 1993, p. 198)
sca furono fatti due muretti a mattoni, attraver- Originale: Roma, Antiquarium Comunale (4 pezzi)
Materiale: bronzo
sati da sbarre di ferro sulle quali poggiavano le L’invenzione dell’organo idraulico è attribui- Questi sistemi avevano comunque il proble-
Sistema di miscelazione di acqua calda Provenienza: da un acquisto del 1892
tavole di terracotta. Al centro della vasca di apri- e fredda da Boscoreale; in arancione ta a Ctesibio (III sec. a.C.), il quale avrebbe Luogo di conservazione: Roma, Antiquarium ma di una certa discontinuità nella portata
va lo speco semicircolare, a cui era adattato un l’acqua, ormai miscelata, diretta sfruttato come elemento motore dello stru- Comunale, nn. inv. 31035-31036, 31038, 31045 dell’acqua.
alveo di bronzo a grosse pareti, in forma cilin- al labrum e all’alveus mento musicale quella che Vitruvio (De Ar- Ricostruzione: sulla base dei frammenti Gli ingegneri romani ne miglioreranno le pre-
drica e chiuso verso il fornello da un fondo emi- (rielaborazione di A. Blanco da chitectura 10, 7.1) chiama “Ctesibica machina”, dell’Antiquarium, dei disegni della pompa di Erone stazioni aggiungendo alla pompa a doppio
Kretzschmer 1960) e di altri esemplari.
sferico. L’alveo era fissato sulla bocca della vasca una pompa pneumatica che originariamente stantuffo una camera d’aria compressa nel
attraverso una grande lastra di piombo, che si permetteva di trasferire acqua da un serba- tratto forzato; lo stesso Vitruvio (De Archi-
incastrava superiormente fra la muratura e le te- toio inferiore ad uno superiore sfruttando la La pompa idraulica è costituita da vari ele- tectura 10, 7,1) procede in una descrizione
gulae mammatae di cui era rivestito l’ipocausto, risaliva alla sommità del recipiente. Da questo tubo, per mandare l’acqua fredda nel bacino ba- forza di compressione dell’aria, in seguito menti in bronzo fusi separatamente a cera molto dettagliata seguendone il processo per
mentre lo speco nella parte che sporgeva verso si riempiva la grande caldaia, e poteva passare stava aprire la prima chiave del secondo tubo venne sfruttata anche per scopi diversi. Tut- persa. L’invenzione di questo meccanismo si la sua costruzione.
il forno era appoggiato a quattro sbarre di ferro. direttamene l’acqua fredda alla vasca o al bagno tenendo chiusa la seconda del tubo stesso, vo- te le opere di Ctesibio sono andate perdute, deve a Ctesibio, secondo le notizie forniteci In questo caso, vista la dimensione, per il suo
La fiamma alimentata nella bocca del fornello, per le abluzioni (labrum) situato nella grande lendo invece avere acqua calda si chiudeva la quel poco che si conosce lo si deve soprat- da Vitruvio (De Architectura, 10, 7), il quale funzionamento era essenziale l’immersione
investiva il fondo del miliarium, lo speco di bron- nicchia del calidarium. Se si voleva acqua calda, prima chiave del secondo tubo e si apriva la se- tutto ad Erone e Vitruvio, che descrive nel det- modificando la pompa a stantuffo e cilindri della pompa in una vasca colma d’acqua, con
zo e parte del fondo della vasca, mantenendo grazie ad uno speciale congegno di chiavi la si conda. Lo stesso procedimento per l’acqua del- taglio la pompa pneumatica: ne crea una a singolo stantuffo, la c.d. pom- l’impiego di almeno 5 o 6 persone per lo spo-
allo stesso grado di calore l’acqua dei vari reci- traeva direttamente dalla caldaia, sia nella vasca la vasca da bagno. La pompa deve essere realizzata in rame, la pa aspirante-premente. Essa funzionava, co- stamento del perno metallico e dei due pi-
pienti. L’acqua dai compluvi si raccoglieva nel- che nel bacino. Per questo motivo il fondo del Trattandosi di una villa privata l’impianto della sua parte inferiore presenta due cilindri (mo- me la pompa a due cilindri, in base alla legge stoni ad esso collegato che permettevano
l’unica cisterna del portico, e presso questa, nel grande serbatoio della cucina, e nel lato in cui Villa Pisanella disponeva di una modesta quan- dioli) di uguale dimensione posti a poca di- fisica: la pressione di un fluido è uguale su l’aspirazione del liquido.
pilastro d’angolo era collocata una cassetta di esso era addossato al muro tra la cucina e il pre- tità d’acqua, specialmente se paragonata alle stanza l’uno dall’altro, entrambi collegati a tutti i punti (a meno del carico idrostatico do- Sembrerebbe evidente l’uso della pompa co-
piombo. L’acqua veniva attinta per mezzo di una furnio erano saldati ad uno stesso livello tre tu- grandi terme imperiali dove i serbatoi posti sui due tubi (fistulae) che si riuniscono a forcel- vuto alla forza di gravità) e può quindi esse- me idrante: lo stesso Erone (Pneumatica I,
carrucola e di un secchio, ed era versata nella bi di piombo. forni erano più di uno e contenevano molte mi- la (fistulas forcellae) confluendo in un serba- re utilizzata per muovere oggetti, come uno 28) la indica per lo spegnimento di incendi
medesima cassetta, formata da una lastra di Il primo era regolato da una chiave di bronzo e gliaia di metri cubi d’acqua ciascuno. toio centrale (medium catinum). stantuffo, lungo una direzione guidata. ma, recentemente, diversi autori ritengono
piombo ritagliata negli angoli e con i fianchi rial- metteva direttamente entro la caldaia, riem- A.Z.P. Le bocche superiori dei tubi erano chiuse da Lo stantuffo, alzandosi e abbassandosi nel
zati e congiunti mediante suture a martello in piendola di acqua fredda. Il secondo tubo, che valvole (asses), le quali dovevano impedire la cilindro grazie a una forza (umana o anima-
modo da formare un recipente rettangolare. La si trovava nel mezzo, avvicinandosi alla calda- ridiscesa dell’acqua, mentre nella parte su- le) applicata attraverso il movimento di
cassetta era in comunicazione con il serbatoio ia si divideva in due rami,uno munito di chiave periore il serbatoio era chiuso da una “cap- un’asta, grazie all’apertura e chiusura di val-
della cucina, situata a un livello più basso di mo- nel punto della biforcazione, girava intorno al- Bibliografia pa”(paenula) ad imbuto rovescio congiunta vole attuava il seguente processo: nella cor-
do che il tubo scendeva lungo il pilastro, per- la caldaia, entrandovi poco sopra la sutura; Fabricotti 1976, pp. 45-46; Pasqui 1976; Kretzschmer con un perno (fibulam) per evitare il solle- sa di aspirazione dello stantuffo, la
correva sottoterra il lato sinistro della cucina e l’latro, munito di propria chiave, girava intorno 1960; Yegül 1991, pp.373-377. vamento dovuto alla pressione dell’acqua depressione apriva la valvola di aspirazione
pompata. In alto la cappa presentava un tu- e l’acqua veniva aspirata dal serbatoio infe-
bo chiamato tuba che si estendeva in altez- riore; nella corsa di pressione dello stantuf-
za, mentre delle valvole chiudevano anche le fo la valvola aspirante si chiudeva e l’acqua
aperture inferiori dei tubi. Dall’alto nei cilin- veniva trasferita dal cilindro nel serbatoio su-
dri si introducevano i pistoni (emboli) lavo- periore (per essere poi immessa per esem- Pompa dell’Antiquarium Comunale di Roma (da
rati al tornio (torno politi) e unti ad olio (oleo pio in una condotta forzata). Talamo, Usai 1987)

120 121
che le possibilità di sfruttamento di una pom- Sez. 3.9 - Ricostruzione tramite appositi nodi e/o impiombature di Sez. 3.10 - Vite di Archimede Essa è costituta da un elicoide inserito in un
pa a pressione siano molto più numerose. sperimentale di una pompa sagolino. La cimetta scorreva all’interno di (coclea) tubo. Il suo funzionamento è spiegato detta-
È di Russo l’ipotesi che alcuni di questi esem- romana di sentina del tipo a due tubi anch’essi lignei, formati da due me- gliatamente da Vitruvio (De architectura, X,
Ricostruzione: Niccolai snc. (Firenze, 2009)
plari avessero la funzione di incendiare piut- bindolo presso il Museo del Mare tà accostate, incavate a sezione semicircola- 6), il quale informa che questa macchina era
tosto che spegnerli gli incendi, venendo e della Navigazione Antica re in maniera da costituire due vani cilindrici costituita da un elemento cilindrico in legno
utilizzati come una sorta di lanciafiamme mo- (Santa Severa, Roma) stagni entro i quali giravano i dischetti. Due La coclea (in greco κοχλι′ας, chiocciola), tal- il cui diametro era 1/16 della lunghezza. Cia-
derno; erano quindi alla base di un’antica ar- manovelle collegate ad una ruota dentata in- volta chiamata col generico nome greco di scuna delle due basi del cilindro era divisa in
ma conosciuta come ‘fuoco marino’, questa Ricostruzione al vero presso il Laboratorio di
serita all’interno di una cassetta lignea ret- µηχανη′ (mechanè, macchina), o vite di Ar- otto archi di uguale dimensione, uniti tra lo-
Archeologia Navale del Museo Civico di Santa
ipotesi potrebbe chiarire, forse, le ridotte di- Marinella, sito nel luogo dell’antica Pyrgi nel tangolare con foro di uscita costituivano il chimede prende il nome dal suo inventore, ro da un’estremità all’altra attraverso elementi
mensioni di un paio di esemplari provenien- Castello di Santa Severa sistema di manovra della pompa. La parte in- lo scienziato greco Archimede di Siracusa vis- paralleli che correvano lungo il cilindro. Que-
ti da Bolsena ed oggi conservati al British Ricostruzione: M. Palmieri. feriore era formata da un rullo di rimando o suto dal 287 al 212 a.C. Sebbene l’invenzione sto, a sua volta, era diviso in sezioni, ognuna
Museum, mentre la Tolle-Kanstenbein ritie- da un semplice elemento ligneo arcuato (pu- della vite sia attribuita ad Archita di Taranto delle quali uguale a 1/8 della circonferenza, ed
ne questo meccanismo indispensabile per il leggia secca), destinato anch’esso ad agevo- (428-347 a.C.), è sicuramente Archimede il era poi contrassegnato da anelli attorno alla
funzionamento dell’organo idraulico, di cui Si tratta, più che di una vera e propria ‘pom- lare lo scorrimento dei dischi. La rotazione primo ad averne studiato il funzionamento. circonferenza. Questa suddivisione, piuttosto
diviene elemento costitutivo (v. sez. 11, n. 8). pa’ di un sistema di sollevamento dell’acqua, impressa alla ruota dentata trascinava i di- Archimede avrebbe inventato la coclea du- articolata, permetteva di ottenere piccoli qua-
Diversi sono gli esemplari conosciuti di pom- in quanto non si produceva un innalzamen- schetti legati alla cima. In questo modo l’ac- rante un soggiorno in Egitto presso la corte drati distribuiti su tutta la superficie del cilin-
pe idrauliche oltre a quella conservata all’An- to di pressione ma solo lo spostamento del qua, raccolta nel pozzetto di sentina, veniva dei Tolomei, ispirato dalla vista di un tympa- dro; una volta ottenuto questo schema, si
tiquarium Comunale: Silchester, Bolsena, liquido dal basso verso l’alto. risucchiata nel tubo di andata verso l’alto: rag- num in azione, una macchina per il solleva- legava un listello di vimini impeciato al primo
Sotiel-Coronada, Museo di Metz, Vatica- Il modello costituisce un interessante esem- giunto il ponte della nave cadeva in un’ap- mento dell’acqua costituita da un cilindro cavo punto di intersezione tra linee longitudinali e
no(oggi dispersa), Milano, Lione, Perigeux, pio di ricostruzione di una macchina idraulica Modellino didattico illustrante il funzionamento posita vasca di raccolta, plumbea, per essere, ripartito in otto spicchi e posto in azione dal cerchi, e lo si portava obliquamente fino al se-
tutte sono giunte a noi frammentarie, ma gra- antica, utile per verificarne sperimentalmente della pompa idraulica romana (Museo del Mare e quindi, espulsa fuori bordo, assecondando il movimento dell’acqua stessa o da una forza condo punto di intersezione, dove veniva nuo-
ficamente ricostruibili interamente sia sulla il metodo di fabbricazione, il funzionamento della Navigazione Antica, Castello di Santa Severa rollio, per mezzo di due fistule anch’esse in motrice esterna, animale o umana (v. sez.3, vamente fissato; il listello di vimini era legato
base di confronti tra loro sia sulla scorta di al- e le relative prestazioni. (Roma). piombo. La cimetta con i dischi collegati ri- n. 11). La documentazione scritta, quella pit- ad ogni punto di intersezione, con un’incli-
cuni disegni su manoscritti (come quello di Il lavoro è iniziato con la ricognizione dei cir- discendeva, quindi, verso il basso, libera, o torica e quella archeologica confermano in nazione di circa 45°. Ad esso, che formava un
Erone, conservato nella Biblioteca Marciana ca sessanta ritrovamenti attribuibili ai resti di più di frequente protetta all’interno di un ap- maniera concorde la datazione al III sec. a.C. canale spiroidale e, di conseguenza, la base
di Venezia). Il materiale con cui erano costruite antichi apparati di sentina, noti nel Mediter- posito tubo. per l’invenzione della coclea, precedentemente per l’elica, venivano successivamente so-
era generalmente il bronzo, ma si conosco- raneo, quasi tutti di epoca romana. Per quan- La grande variabilità dei diametri dei dischetti non attestata. vrapposti altri sette listelli impermeabilizzati
no esemplari a nord delle Alpi, per es. Sil- to riguarda i casi certamente riferibili a pompe rinvenuti sui relitti del Mediterraneo, com-
chester, dove le pompe erano fabbricate con del tipo a bindolo i reperti segnalano l’esi- presi tra i 4 ed i 9 cm, consente di ipotizzare
assi di legno di quercia, gli stantuffi e le varie stenza di diversi modelli con variabili tecniche l’esistenza di pompe idrauliche, di differenti
rondelle erano anch’essi in legno, le valvole e costruttive esistiti in un arco di tempo com- dimensioni e portata, quasi certamente pro-
e le guarnizioni in genere erano formate da preso almeno tra il II secolo a.C. ed il VI se- porzionate in modo diretto al dislocamento
lembi di pelle mentre i cilindri venivano rive- colo d.C. In particolare gli elementi forniti dai della nave sulla quale erano montate, dalle
stiti in piombo (Stein 2007; Savay Guerraz resti rinvenuti sulle navi di Cap Gros, Los Ul- grandi onerarie ai natanti più piccoli.
2007). lastres, Laurons 2, Ile Rousse, Nemi e Ponza Per ciò che riguarda il funzionamento della
Oltre che come idrante oppure come arma sono risultati di grande interesse per la rico- pompa, risultano di particolare interesse i da-
(lanciafiamme). La pompa poteva essere usa- struzione della struttura e del funzionamento ti relativi all’esperimento eseguito più volte per
ta ovviamente per il funzionamento degli or- di questo genere di macchina idraulica, sen- verificare le prestazioni raggiungibili nel mo-
gani idraulici o per l’innalzamento dell’acqua za dubbio la più diffusa a bordo delle navi an- mento del massimo sforzo con la puleggia di
dai pozzi. tiche. rimando inferiore completamente immersa
G.P. La pompa a bindolo, descritta sul piano tec- per circa 2 cm al di sotto del livello dell’acqua:
nico per la prima volta nel De Re Metallica di con l’esperimento, più volte ripetuto, si è riu-
Georgius Agricola risalente al 1556, si presenta sciti ad ottenere una portata di almeno 3 litri
Bibliografia nei relitti documentati con diverse varianti do- al secondo che comportano il sollevamento e
Antico Gallina 1997, pp. 71-90; Canella G., Luperi N., vute forse alle specifiche tradizioni artigiana- l’espulsione dalla sentina di circa 180 litri al mi-
Pastorino R., Pedicelli Canella G., Luperi N., Pastori- li dei cantieri, alle dimensioni ed alle nuto: nel complesso, un solo operatore può
no R., Pedicelli L., Indagini non distruttive su una pom-
caratteristiche strutturali delle navi: molto pra- espellere dalla nave il peso di una tonnellata
pa idraulica in bronzo d’epoca romana dell’antiquarium
Comunale, in Il trionfo dell’acqua: acque e acquedotti tica, sicura e funzionale per lo svuotamento di acqua in poco più di 5 minuti.
a Roma, Roma 1986; Casado Carlos 1983, pp. 630-633; delle acque d’infiltrazione, è di fatto rimasta F.E.
Fassitelli 1972; Guitard i Duran 2007, pp. 33-49; Ole- ancora in uso, come pompa a catena, fino al
son 1984; Russo 2004; Savay Guerraz 2007, pp. 19- XVIII secolo.
31; Schiøler 1980; Schiøler 1986; Stein 2004; Stein Bibliografia M. Vitruvio Pollione,
La macchina idraulica era incentrata intorno
2007; pp. 7-17; Talamo, Usai 1987; Tolle-Kastenbein Beltrame 2002, pag. 23, fig. 28; Enei 2005, pp. 149- De Architectura,
1993, p. 43; pp. 197 e ss.; Ucelli 1950, pp. 181-184 e pp. ad una piccola cima di circa 1 cm di diame- La macchina idraulica in funzione (Museo del 160; Gianfrotta, Pomey 1981, pp. 289-291; Gianfrotta, libro X, Editio 1521,
195-197; Vitruvius, De Architectura, 10, 7; Wikander tro sulla quale a distanze regolari, erano fis- Mare e della Navigazione Antica, Castello di Santa Pomey 1997, p. 111; Petriaggi, Davidde 2007; Tölle- Ristampa:
2000. sati dischetti lignei circolari con foro centrale, Severa (Roma) Kastenbein 1990, p. 43, fig. 19; Ucelli 1950. Milano 1981

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con la pece liquida; in questa maniera il dia- Sez. 3.11 - Noria e timpano a („λυσις), tuttavia, sebbene si basino su un - miniera nei pressi di Huelva: è stata ritro- to è stata restaurata ed è esposta nel Museo
metro del cilindro si accresceva fino a diven- secchi principio di funzionamento piuttosto simile, vata una ruota idraulica in legno perfettamente Arqueológico Provincial di Huelva in Spagna
tare 1/8 della sua lunghezza. L’intera struttura sono due congegni diversi e non devono es- conservata (Flores Caballero 1981). (Domergue-Bordes 2006, figg. 17-21).
veniva, infine, protetta da tavole di legno, an- Materiali: legno, terracotta, ferro sere confuse (Useher 1988, p. 129). Simile al- La noria era solitamente utilizzata per attin- Non sufficientemente documentato è l’uso
Ricostruzione: al vero/ funzionante
ch’esse impeciate, irrobustite alle estremità la noria per il suo principio di funzionamento gere acqua per l’irrigazione. Tuttavia, come si delle norie come pompe di sentina sulle na-
Realizzata da Niccolai snc (Firenze, 2009)
con delle lamine di ferro, per impedirne il dan- Altra ricostruzione: Roma, Museo della Civiltà Romana è il tympanum (tamburo), descritto anch’es- è visto nei casi di Cosa e di Rio Tinto, poteva vi. La loro esistenza a bordo è stata ipotizza-
neggiamento da parte dell’acqua. so da Vitruvio (Vitruvio, De architectura, X, 4, avere molteplici campi di applicazione ed es- ta in seguito allo scavo e al recupero delle navi
La coclea era, infine, posta su di un sostegno 1-2). Si tratta di un cilindro cavo, diviso ra- sere utilizzata per alimentare acquedotti o per di Nemi, avvenuto tra il 1928 e il 1932. Il re-
costituito da travi lignee, con una pendenza La parola noria deriva dall’arabo nā‘ūrah che dialmente in otto spicchi, che ruota attorno drenare l’acqua utilizzata nel processo di raf- cente riesame delle dotazioni di bordo delle
calcolata secondo il teorema di Pitagora re- significa ‘lanciare, zampillare’. Si tratta, infat- ad un asse orizzontale, con la parte inferiore freddamento delle rocce durante l’estrazione navi di Nemi ha sollevato numerose per-
lativo al triangolo rettangolo. Il tubo conte- ti, di una macchina idraulica atta al solleva- immersa nell’acqua da attingere. Ogni spic- dei minerali dalle miniere o di svuotamento plessità. La noria lavorerebbe in maniera più
nente l’elicoide veniva parzialmente immerso mento dell’acqua, costituita da una ruota chio ha un’ apertura che permette l’entrata diatamente al di sotto della ruota della catena di falde. La noria era utilizzata nelle terme (ad congeniale sulla terraferma, mentre i conti-
in acqua: con la rotazione dell’elicoide, l’ac- principale eventualmente collegata ad altre ruo- dell’acqua quando lo spicchio si trova al di sot- stessa. Dell’intero congegno meccanico si so- es. ad Ostia, Bedello Tata, Fogagnolo 2005) nui movimenti a cui è sottoposto lo scafo di
qua passa da una voluta all’altra e veniva sol- te dentate per la trasmissione del movimento; to dell’asse di rotazione; quando, invece, si no conservati frammenti di sette secchie e una o negli stabilimenti di salagione (Troia in Por- una nave la renderebbero inadatta sulle im-
levata ad un’altezza pari alla lunghezza del la ruota principale è attrezzata con una serie trova al di sopra dell’asse di rotazione garan- razza della ruota della catena. La catena di sec- togallo, v. Carvalho Quintela et al. 1993-1994, barcazioni.
meccanismo. L’elicoide poteva essere in le- di contenitori in legno, in ceramica o in me- tisce la fuoriuscita dell’acqua nel bacino di rac- chie era formata da due funi ad anello, lunga pp. 157-169), ma per lo più sono state trova- La noria vera e propria sfrutta unicamente
gno o in bronzo. tallo, posti a distanza regolare gli uni dagli al- colta. Il difetto di questo tipo di macchina è ciascuna 27 metri, alle quali erano fissate 24 te solo le fosse nelle quali le ruote giravano. l’energia motrice dell’acqua corrente di un fiu-
Sull’uso della vite d Archimede per il drenag- tri. che il dislivello alla quale si trova l’acqua da secchie in legno. Le secchie, rivestite di pece In effetti i soli esemplari conosciuti sono quel- me (Mantelli, Temporelli 2008, p. 40; Hill 1984,
gio nelle miniere abbiamo la testimonianza Antenata di questo tipo di macchina può es- raccogliere non può superare il raggio del tym- sia all’interno che all’esterno, contenevano cir- li che vengono dalle miniere, in particolare da p.140; Vitruvio, De architectura, 10, 5, 1). Nel-
di Posidonio (inizi I sec. a.C.) riportata da Dio- sere considerata la sāqiya, nota anche con il panum stesso (Russo 2001, p. 148). ca 7 litri di acqua ciascuna (Mc Cann 1988, p. quelle del sud-ovest della Spagna; quella di la noria del tipo a sāqiya possono essere uti-
doro Siculo (5, 37, 3-4) e di Strabone (3,2,9) a nome di ‘ruota persiana’, tutt’ora utilizzata in Le efficienti opere di ingegneria idraulica rea- 94). La disposizione delle secchie era tale che Rio Tinto al British Museum, quella di São lizzate, a seconda delle esigenze e degli spazi
proposito del meridione della Spagna meri- Egitto. La sāqiya era largamente diffusa nel- lizzate dai Romani in età imperiale, special- quando esse erano nella posizione inferiore Domingos nel Musée des Art set Métiers di a disposizione, energia animale o umana. La
dionale. l’Egitto ellenizzato, dov’era chiamata con il mente in Spagna e in Africa settentrionale, della circonferenza si riempivano d’acqua, men- Parigi, quella di Tharsis nel Museum of Tran- ruota che metteva in moto l’intero congegno
I tipi sono diversi: a eliche in legno come pre- semplice nome di µηχανη′ (mechanè, mac- furono rimesse in uso dagli Arabi, i quali eb- tre quando si trovavano nella posizione supe- sport a Glasgow; una proveniente da Rio Tin- meccanico poteva essere mossa a mano da
scrive Vitruvio (De Architectura, 10, 6, 3) o in china); permetteva di sfruttare la forza trai- bero il merito di diffondere nuovamente nel riore si svuotavano, facendo confluire l’acqua un uomo, il quale la faceva ruotare agendo di-
bronzo; il cilindro è per lo più in legno o tal- nante di un animale o di un uomo tramite la bacino del Mediterraneo le varie forme di ruo- nel bacino di raccolta. rettamente sui raggi. Quando il macchinario
volta in piombo. Il rivestimento, non sempre rotazione di una ruota orizzontale attorno ad te idrauliche, spesso note in Occidente pro- Secondo quanto scritto da Vitruvio, le sec- aveva delle dimensioni notevoli era presente,
presente, è in corde di sparto. un asse verticale (Russo 20084, p. 149). Si ri- prio con il nome arabo o persiano, come, chie, da lui chiamate modioli quadrati (ossia invece, la così detta ruota calcatoria (ruota
Cinque viti di Archimede trovate nella minie- tiene che il prototipo di questo tipo di mac- appunto, nel caso della nā‘ūrah (Singer et alii contenitori per il grano di forma quadrata, più camminabile), uno spazio all’interno del qua-
ra El Centenillo (Jaén) dovevano essere usa- china sia stato utilizzato da Filone di Bisanzio, 1967, p. 647, p. 691). larghi alla base e più stretti all’imboccatura) le un uomo, camminando, imprimeva il mo-
te in batteria; a Sotiel Coronada (Huelva) erano scienziato greco vissuto nel III sec. a.C.; in- Vitruvio dice solo della ruota idraulica (De ar- (Landels 2000, p. 67), avevano una capacità vimento alla ruota (Mantelli, Temporelli
tre o quattro; almeno quattro a Posadas (Cor- fatti, tra i pochi scritti rimasti attribuiti a que- chitectura, 10, 4, 3.4; 5.1): “La ruota, che sarà di circa 3.3 litri (Vitruvio, De architectura, X, 2008, p. 40; Hill 1984, p.140; Vitruvio, De
dova). I dati tecnici ricavati dallo studio delle sto studioso vi è la rappresentazione proprio costruita intorno all’asse, avrà un diametro 4, 4). Le altre descrizioni sulla noria for- architectura, X, 5, 1.).
viti di Archimede installate nelle miniere in di una µηχανη′ (Mantelli, Temporelli 2008, proporzionato all’altezza necessaria”. I nu- nite da Vitruvio trovano, invece, perfetto Nel caso dei resti di Cosa, la ruota era
Spagna sono eccezionali: portata 2 litri al se- p. 38). È raffigurata, azionata da due buoi, in merosi resti archeologici ritrovati, nonché la riscontro con il dato archeologico. L’in- azionata da uomini: due uomini, alle
condo, cioè 7,2 m3 l’ora per una altezza di m un affresco sepolcrale di Alessandria del II descrizione fornita da Vitruvio nel X libro del tero meccanismo, come nel caso della due opposte estremità, azionavano la
1,70 di sollevamento. sec. a.C. (v. Oleson 2000, p. 270) e in un mo- De Architectura, hanno permesso di ricostruire sāqiya, era mosso da forza umana. Lo barra che a sua volta metteva in mo-
Infine la coclea poteva essere utilizzata sulle saico di Apamea (Tome, tecnologia). Molto il funzionamento della noria: spazio angusto della camera di manovra vimento la ruota motrice; per riempi-
imbarcazioni come pompa di sentina. diffusa in Egitto, ne determinò l’incremento Rinvenimenti: e la difficoltà d’accesso alla parte supe- re la cisterna della capacità di 127.000
La coclea si diffuse rapidamente in tutto il ba- della produzione cerealicola. - porto di Cosa: resti lignei di un primo im- riore della struttura permettono di esclu- litri due uomini impiegavano circa 45
cino del Mediterraneo; il suo successo come Il nome greco di questo congegno meccani- pianto di norie del tipo a sāqiya per attingere dere che vi fosse utilizzata forza animale. ore di lavoro (Mc Cann 1988, p. 95).
congegno di sollevamento per l’acqua è di- co è πολυκαδι′α (polykadia, dalle molte sec- acqua dolce da una sorgente (100 a.C. ca., Mc - miniere di Rio Tinto (presso Siviglia):nove no- M.M.S.N.
mostrato dal fatto che, almeno fino al 1965, chie), mentre non è noto il suo nome latino Cann 1988, p. 86 e ss.); un secondo impianto, rie poste in serie ad altezze differenti permet-
essa era ancora largamente impiegata in al- (Landels 2000, p. 67). Vitruvio (De architec- fu distrutto da un incendio attorno al 150 d.C.. tevano di drenare le gallerie delle miniere,
cune regioni del Vicino ed Estremo Oriente e tura, X, 5, fornisce infatti una descrizione piut- Il sistema di sollevamento dell’acqua si basa- superando un dislivello di circa 30 m. Erano Bibliografia
Bedello Tata, Fogagnolo 2001; Bedello Tata, Fogagno-
in Egitto; attualmente, specialmente negli Sta- tosto scarna di questo tipo di macchina, ma va su una coppia di ruote dentate in legno, una tutte in legno in pezzi separati, da montare
lo 2005, pp. 115 -138; Carvalho Quintela et al. 1993-1994,
ti Uniti e in Olanda, la coclea è utilizzata co- non ne specifica il nome. orizzontale e una verticale, in presa tra loro. Il per poter essere trasportati in profon- pp. 157-169; Domergue - Bordes 2002, pp. 87-
me base per pompe idrauliche industriali. Le secchie possono trovarsi direttamente sul- movimento della ruota orizzontale, per mez- dità nelle gallerie delle miniere e po- 105: Domergue, Bordes 2006, pp. 210-
M.M.S.N.-L.L. la ruota, posta verticalmente a diretto contat- zo di una barra solidale con il suo asse, azio- tevano essere mosse da un solo 214 (con bibliografia); Flores Caballero
to con l’acqua, oppure possono essere nava la ruota verticale. Questa era connessa uomo. Le nove coppie di norie del 1981; Foraboschi 2006, pp. 131-144; Hill
1984; Landels 2000; Mantelli, Temporelli
agganciate ad intervalli regolari ad una cate- per mezzo di un albero a una terza ruota, an- diametro di circa m 4,60 e 24 recipienti
Bibliografia 2008; Mc Cann 1988, pp. 86 -95; Marchis 1994;
na, mossa a sua volta da una ruota. In questo ch’essa verticale. Quest’ultima, girando, im- sollevavano 10.000 litri d’acqua all’ora, 226 m3 Marchis, Scalva 1999; Momigliano, Schiavone 1989;
Domergue-Bordes 2006, pp. 208-210, 216-217, figg.
secondo caso il congegno prende il nome di primeva il movimento a una catena continua in 24 ore (Domergue-Bordes 2006, pp. 210- Oleson 1984; Oleson 2000, pp. 183-302; Russo 20084;
„λυσις (halysis, catena, v. dioptra, Erone di
15 e 16; Dracmann 1963; Landers 2000; Lombardi, v.
supra; Marchis, Scalva 1999, pp. 291-293; Oleson 2008; di secchie. Le secchie sollevavano l’acqua dal- 214) ed erano messe in moto da circa 16 uo- Singer et alii 1967; Tomei, Tecnologia; Usher 1988;
Wikander 2001. Alessandria). La noria e la catena di secchie la sorgente fino a un condotto, posto imme- mini (Momigliano, Schiavone 1989, p. 350). Wikander 2000; Wilson 2008, p. 285 ss.

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Sez. 3.12 - Mulino ad acqua Sez. 3.13 - La sega ad energia Sez. 3, n. 14. - Prosciugamento
idraulica del lago Fucino
Materiali: legno, ferro
Ricostruzione al vero Materiale: marmo Rilievi: Roma, Museo Torlonia
Realizzato da: Niccolai snc (Firenze, 2009) Provenienza: Hierapolis di Frigia Calchi dei rilievi Torlonia: Roma, Museo della Civiltà
Cronologia: I metà III sec. d.C.-III secolo d.C. Romana
Ricostruzioni virtuali: C.F. Giuliani
Il mulino ad acqua è una macchina di inven-
zione greca che sfrutta l’energia dell’acqua in Tra le più interessanti applicazioni dell’energia
movimento, sia di un corso d’acqua natura- idraulica va segnalata la scoperta, relativamen- Il progetto per il prosciugamento del lago era
le che di un canale o condotto appositamen- te recente, di rappresentazioni di seghe multi- stato vagheggiato da Cesare, Augusto non
te realizzato. ple per marmo, mosse da energia idraulica a volle porvi mano nonostante le invocazioni
Una ruota idraulica verticale con pale viene Ierapolis in Turchia. Si tratta di un rilievo scolpi- dei Marsi. Fu l’imperatore Claudio a dare il
posta parallelamente al movimento dell’ac- to sul coperchio del sarcofago di M. Aurelios Am- via ai lavori, probabilmente per gli interessi
qua per consentirgli di ruotare. Ingranaggi in Mulino ad acqua di Barbegal (da Oleson 2008) mianos proveniente alla necropoli di Hierapolis imperiali nella zona, testimoniati da altri gran-
legno, consistenti in ruote dentate, trasferi- di Frigia e databile alla prima metà del III sec. di progetti come la costruzione degli assi via-
scono la potenza generata dalla ruota ad un ste due barche distanti tra loro due piedi, là d.C. Il monumento costituisce il più antico esem- ri della Claudia Valeria e della Claudia Nova.
asse verticale che muove le mole del