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XLIII Riunione Scientifica - L’età del rame in Italia

Francescaromana Alberghina(1) - Domenica Gullì(2)

L’età del rame finale in Sicilia: considerazioni


per una facies unitaria di Malpasso - Sant’Ippolito

RIASSUNTO - L’età del rame finale in Sicilia: considerazioni per una facies unitaria di M alpasso - Sant’Ippo-
lito - Alla luce delle più recenti riflessioni relative al periodo finale dell’età del rame in Sicilia, si riprende la proposta di
una facies unitaria di “Malpasso - Sant’Ippolito” sulla base del confronto tra le regioni agrigentina ed etnea, rispettivamente
sui versanti meridionale e orientale dell’isola. Lo spunto iniziale viene fornito dal fatto che si ritrovano esemplari di alcune
forme ceramiche realizzati sia nella tecnica monocroma rossa di Malpasso, sia in quella a motivi geometrici dipinti in nero
su fondo rosso di Sant’Ippolito. In questa sede si cerca di verificare se determinate caratteristiche nella produzione vasco-
lare siano legate a fattori territoriali, più che cronologici, ipotizzando in questo modo l’esistenza di regionalismi all’interno
di un orizzonte unitario.

SUMMARY - The Late Copper Age in Sicily: considerations for a M alpasso - Sant’Ippolito facies - In the light
of the most recent reflections related to the final period of Copper Age in Sicily, we suggest a Malpasso - Sant’Ippolito facies
on the base of the comparison among the regions agrigentina and etnea, respectively in southern and oriental Sicily. We find
some ceramic forms realized both in the red monochrome technique of Malpasso, both with black-on-red geometric decora-
tion of Sant’Ippolito. It will be tried to verify if some characteristics in the vascular production is tied up to territorial factors,
more than chronological, hypothesizing in this way the existence of regionalisms inside an unitary horizon.

La definizione del periodo tardo e finale dell’età ma che evidenzia il parallelo svolgersi delle due
del rame in Sicilia è legata alla questione relativa produzioni nel periodo del pieno fiorire di quella
all’inquadramento della produzione vascolare di di Serraferlicchio. Nello str. 3, in cui la ceramica
Sant’Ippolito e ai rapporti di questa con la facies Malpasso diventa progressivamente sempre più
di Malpasso, questione a sua volta inserita nel rilevante, ai profili continui e sinuosi che carat-
“problema” più ampio della tradizionale suddi- terizzano quella di Serraferlicchio degli strati più
visione dell’Eneolitico in tre fasi: iniziale, medio antichi si sostituiscono forme più angolose e ca-
e finale. Tale rigida periodizzazione in anni re- renate, con netta distinzione fra collo e corpo
centi ha avuto una parziale revisione e ne è stata e con decorazione sempre più geometrizzata
proposta una molto più sfumata in due fasi, an- (Adamo e Gullì cds).
tica e finale (Leighton 1999, p. 91) che trova una La ceramica monocroma rossa Malpasso è diffusa
valida conferma dall’analisi di nuove stratigrafie, in maniera capillare su tutto il territorio insulare,
tra le quali spicca quella della grotta di Vangu del collegando in maniera quasi omogenea siti di dif-
Lupo presso Montallegro (Adamo e Gullì cds). ferenti aree. La diffusione della ceramica a deco-
La frequentazione della grotta è scandita in sei razione in bruno su fondo rosso di Sant’Ippolito
strati, il cui comune denominatore è la presenza non è riconducibile a cambiamenti tangibili di
della ceramica Serraferlicchio della quale si può carattere “culturale” rispetto all’orizzonte tipico
seguire l’evoluzione dall’Eneolitico iniziale fino di Malpasso, ma vi è piuttosto una sostanziale
alle soglie del Bronzo Antico. Un dato molto continuità, tanto che è stata più volte sottoline-
importante è la comparsa nello str. 4 della cera- ata la difficoltà di distinguere due facies differenti
mica di Malpasso, presente in pochi esemplari, (Albanese 1988-89, p. 214; Procelli 2001, p. 163).
(1) 
L.go V. della Strada 2, 73010 Surbo (LE); e-mail: francescaromana3@interfree.it
(2) 
Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali, Via U. La Malfa 1, 92100 Agrigento; tel. 0922/552526; e-mail: nucciagulli@libero.it
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Fig. 1 - 1. Brocche a decorazione dipinta e monocrome rosse dalla deposizione in anfratto della grotta Palombara di Raffadali; 2. brocca
dalla grotta Pellegriti; 3. bicchiere semiovoide a decorazione dipinta da contrada Capreria di Sant’Angelo Muxaro, 4. bicchieri semiovoidi
monocromo rosso e a decorazione dipinta (collezione Veneroso di Sciacca), 5-6. coppe a decorazione dipinta e monocroma rossa dalla
grotta Palombara di Raffadali.

Lo stretto rapporto della produzione vascolare precisamente nella zona etnea, la presenza di cera-
definita di Sant’Ippolito con quella di Malpasso mica Sant’Ippolito all’interno di grotte è attestata
è documentato da precise corrispondenze di al- in maniera considerevole. Nella Grotta Petralia
cune forme ceramiche, in qualche caso utilizzate di Catania resti ceramici riferibili a brocche di
nello stesso contesto. Esemplificativo è il com- tradizione tardo-eneolitica sono stati rinvenuti in
plesso della grotta Palombara presso Raffadali prossimità di sepolture individuali; in un caso un
(Agrigento), dove nella stessa deposizione in esemplare risultava essere stato spezzato volonta-
anfratto identiche forme si ritrovano sia a de- riamente, secondo un uso che è stato ricondotto
corazione dipinta sia a superficie monocroma a pratiche funerarie (Privitera 2007, p. 110). Ri-
rossa: la brocca a collo distinto e corpo globu- manendo nell’ambito della produzione ceramica,
lare o ovoidale (fig. 1.1), la coppa su basso piede altra forma realizzata sia a superficie monocroma
(fig. 1.5), il bicchiere o coppa fonda (fig. 1.6), il rossa sia nella versione a decorazione dipinta in
bicchiere a profilo semiovoide con alta ansa a bruno su fondo rosso è il bicchiere semiovoide
gomito. Se consideriamo che quest’ultima forma con ansa a piastra (fig. 1. 4), che abbiamo visto
è indicata comunemente quale fossile guida di associato a forme tipo Sant’Ippolito nella Grotta
Malpasso mentre la brocca a decorazione dipinta Palombara di Raffadali. Anche in questo caso le
è tipica di Sant’Ippolito, non si può che ribadire principali attestazioni si concentrano nell’area
per le due produzioni un rapporto di contempo- etnea e nell’agrigentino.
raneità (Gullì 2000), già tra l’altro ipotizzata da E. Presente in maniera decisamente minore sul terri-
De Miro a proposito del complesso della Grotta torio insulare è la brocchetta a corpo cuoriforme
Infame Diavolo di Palma di Montechiaro in con- e base appuntita, comunemente considerata fos-
siderazione della loro associazione nello stesso sile guida di Sant’Ippolito, la cui concentrazione
strato (De Miro 1961, p. 39). si colloca nella zona centro-meridionale della
Anche sul versante orientale della Sicilia, e più Sicilia, tra il territorio di Agrigento e quello di
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Fig. 2 - Carta di distribuzione delle brocchette nel territorio siciliano.

Fig. 3 - Carta di distribuzione del vaso con becco di versamento.


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Gela; il rinvenimento più “orientale” è quello ficati all’interno del così detto “stile di Adrano”
dal villaggio eponimo di Sant’Ippolito di Calta- (Tinè 1965, p. 139).
girone al confine tra la Piana di Catania e quella Tra le “regioni” della Sicilia orientale l’area
di Gela (Alberghina cds). Degno di nota è il fatto etnea costituisce indubbiamente una zona par-
che uno dei due esemplari provenienti dalla c.da ticolarente ricca di dati di estrema importanza
Durrueli, nell’agrigentino, sia stato rinvenuto soprattutto nella ricostruzione delle fasi finali
all’interno di una tomba a grotticella a pozzetto dell’Eneolitico siciliano. Già Luigi Bernabò Brea
associato a un frammento di coppa quadrilobata, considerava questa una provincia a sé stante,
prodotto caratteristico di Serraferlicchio (Adamo nella quale lo sviluppo della facies di Castelluc-
e Gullì 2008, p. 195). Analogo è il dato relativo cio era preceduto da una fase indicata con il ter-
alle brocchette a collo cilindrico distinto e base mine di “protocastelluccio”. Una rivisitazione
piana, presenti sempre in un territorio piuttosto di tale teoria, a lungo sostenuta dagli studiosi di
circoscritto, che non supera i confini della Sici- preistoria siciliana, si è avuta in questi anni con
lia centro-meridionale, con la sola eccezione del l’introduzione della definizione di un “orizzonte
rinvenimento dalla grotta Porcospina di Villa- Pellegriti - Marca”, in buona parte raffrontabile
frati (Palermo), e che ha una durata limitata nel con l’aspetto di Sant’Ippolito, impiegata per i
tempo (fig. 2). Il discorso si fa più articolato se complessi ceramici delle grotte Pellegriti, Marca,
prendiamo in considerazione il vaso con becco Petralia e altre, già considerati sia come “proto-
di versamento cilindrico che è ben distribuito castellucciano etneo” sia come equivalenti degli
nell’area meridionale della Sicilia ma si ritrova in aspetti tardi o finali dell’età del rame in quest’area
maniera significativa anche nella zona orientale (Privitera 2007, p. 100). La necessità di rimarcare
e in particolare nell’area etnea, come attestano la peculiarità e, in un certo senso, “l’autonomia”
i rinvenimenti di diverse grotte di scorrimento della regione etnea rispetto al resto della Sicilia
lavico, dove questa forma sembra avere avuto un individuando in essa un preciso “orizzonte” ci
uso prolungato e dove è possibile individuarne riporta al problema di dover definire e inquadrare
un’evoluzione tipologica (Alberghina cds). Gli come a sé stanti complessi che andrebbero in-
esemplari in questione erano destinati a con- vece letti all’interno di un quadro più generale
tenere e versare liquidi, ma non sappiamo se e ampio. In un’ottica unitaria si potrebbe ravvi-
fossero in relazione a un uso specifico, quale il sare nelle innegabili peculiarità l’espressione di un
consumo di latte (fig. 3). “gruppo” (per il quale, per tradizione, potremmo
Nel complesso, possiamo notare come il quadro continuare a impiegare l’espressione “facies di
delineatosi da questo rapido excursus veda una con- Malpasso - Sant’Ippolito”), rifacendoci in questo
centrazione in una fascia dai limiti geografici ben senso alla definizione data da R. Peroni e ripresa
definiti, che dalla Sicilia centro meridionale giunge da D. Cocchi Genick, sulla base della quale si
alla zona etnea passando per la regione del gelese può parlare di gruppi in seno a una stessa facies
e del calatino. Queste aree sono accomunate da per quelle entità territoriali in cui gli elementi co-
numerosi elementi ma, nello stesso tempo, pre- muni sono prevalenti su quelli peculiari (Cocchi
sentano delle peculiarità che sono evidentemente Genick 2005, p. 6).
espressione di precise tradizioni locali. Restano Nel caso della regione etnea gli aspetti “parti-
sporadiche le tracce nella zona sud-orientale, e a colari” riguardano anche le modalità di inse-
questo proposito bisogna menzionare l’assenza diamento (si pensi all’impiego delle grotte di
della ceramica a decorazione bicroma tipo Sant’Ip- scorrimento lavico a fini sia sepolcrali sia abita-
polito in un contesto di primaria importanza qual tivi) che sono dettate dalle caratteristiche geogra-
è la grotta Chiusazza, a Siracusa, dove la ceramica fiche e ambientali della zona stessa. Tuttavia il
monocroma rossa di Malpasso risulta associata, fenomeno dell’impiego di cavità naturali a fine
nei livelli superiori dello str. IV strato, a frammenti abitativo sembra riguardare da vicino anche
di ceramica tricromica (ascritti alla produzione di la zona dell’agrigentino e lo si può considerare
Serraferlicchio) e a frammenti a decorazione bi- una tendenza delle fasi finali dell’età del rame.
croma ma su fondo chiaro che sono stati classi- Meno definiti invece i caratteri delle altre aree
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Fig. 4 - 1. Bicchieri campaniformi a decorazione in bruno su fondo rosso (collezione Veneroso di Sciacca); 2. coppe su piede a decora-
zione dipinta e a decorazione incisa e impressa (collezione Veneroso di Sciacca).

della Sicilia orientale per le quali disponiamo di così ben delineabili e forse l’unico punto di ri-
rinvenimenti ascrivibili alla nostra facies, ma non mando resta sempre la grotta Chiusazza. Proba-
tanti e tali da consentire di delineare un quadro bilmente qui un momento particolare è costituito
ben preciso. Si tratta principalmente di esemplari dall’avvento della produzione monocroma rossa
non inquadrabili in un particolare contesto anche che si situa in una fase avanzata della produzione
quando, come nel caso del villaggio di Torricella di Serraferlicchio e che si irradia in maniera uni-
di Ramacca (Catania), questi provengano da forme su tutta l’isola fino all’avvento dell’età del
strato. Il recente studio dei materiali provenienti bronzo. L’aver collegato strettamente la ceramica
da una delle due trincee stratigrafiche effettuate a decorazione bicroma di Sant’ Ippolito con le
nel sito ha attestato come anche in questo caso produzioni locali di Serraferlicchio e Malpasso
la ceramica a decorazione bicroma relativa alla non significa escludere l’esistenza di apporti
produzione di Sant’ Ippolito si trovasse in una esterni fino ad ora individuati nella presenza di
posizione stratigrafica distinta dal materiale del forme che sembrerebbero estranee alla tradizione
Bronzo Antico e associata solo con frammenti di insulare, quali la brocchetta ad alto collo e base
Malpasso (Cannizzaro et alii cds), il che conferma appuntita, che rimanda all’area cipriota. Influssi
quanto documentato in altri contesti. o, meglio, convergenze oggettive che dovrebbero
Il quadro individuato per la Sicilia centro-meri- essere analizzate più a fondo, che vengono riela-
dionale e orientale presenta dunque dei significa- borate in uno stile peculiare di cui si può osser-
tivi elementi comuni pur con evidenti peculiarità vare uno sviluppo interno e che rappresentano
locali; in particolare, la caratteristica che distingue quel lungo percorso che in Sicilia porta da Serra-
le due regioni è la radicata e diffusa presenza della ferlicchio a Castelluccio.
ceramica di Serraferlicchio nel territorio agrigen- Nel complesso, comunque, si tratta di una que-
tino. In particolare, nella stratigrafia della grotta di stione articolata e problematica, che va consi-
Vangu del Lupo è possibile seguire l’evoluzione derata alla luce del fatto che in genere le facies
di forme vascolari e motivi decorativi che dai più ceramiche non possano essere considerate come
antichi elementi di Serraferlicchio, in un continuum unità monolitiche ma piuttosto come realtà che
documentabile, porta alle forme che caratterizze- ricevono ed offrono stimoli vicendevolmente.
ranno le diverse facies ceramiche dell’Eneolitico Si pensi, ad esempio al caso del bicchiere cam-
finale e, in primo luogo, Sant’Ippolito che solo paniforme che in Sicilia sembra svilupparsi nel
la radicata tradizione degli studi ci consiglia di corso dell’Eneolitico finale. A questo propo-
non chiamare “Serraferlicchio 3”. Al contrario, sito, dalla tomba B di Marcita (Tusa 1997), nella
nella zona orientale dell’isola mancano sequenze quale esemplari del Campaniforme sono asso-
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ciati a ceramiche a superficie monocroma rossa gio di Torricella (CT) dal medio Rame all’antico Bronzo, AttiIIPP XLI.
Cocchi Genick D. 2005, Considerazioni sull’uso del termine ”facies”
di Malpasso, emerge l’idea non di una semplice e sulla definizione delle facies archeologiche, RSP LV, pp. 5-28.
convivenza con le facies locali, ma di una “cul- De M iro E. 1961, Ricerche preistoriche a nord dell’abitato di Palma di
tura sincretista” che offre e riceve stimoli: così Montechiaro, RSP XVI, pp. 15-54.
Gullì D. 2000, Nuove indagini e nuove scoperte nella media e bassa
il bicchiere e la sua decorazione acquisisce la bi- valle del Platani, Quaderni di Archeologia dell’Università di Mes-
cromia e le coppe su piede dipinte acquistano la sina 1, 1, pp. 139-168.
decorazione tratteggiata o reticolata (fig. 4). L eighton R. 1999, Sicily Before History, London.
M aniscalco L. 2007, Considerazioni sull’età del rame nella media
valle del Platani (Sicilia), RSP LVII, pp. 167-184.
Privitera F. 2007, Le grotte dell’Etna nella preistoria, in Privitera
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A damo O., Gullì D. cds, La ceramica Serraferlicchio da Serraferlic- XLI.
chio (Agrigento), AttiIIPP XLI. P rocelli E. 2001,  Continuità e cesura tra Tardo Rame e Antico
A lberghina F. cds, Considerazioni sulla definizione della facies di Bronzo in Sicilia: qualche riflessione, in M artinelli M.C., Spigo
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