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L'APPRENDENTE SENIOR

RIASSUNTO CAPITOLO 14

Negli ultimi anni si è delineato un nuovo profilo di apprendenti di italiano L2: gli
apprendenti SENIOR.

Fino ad oggi, la glottodidattica non si è interrogata sulle motivazioni che spingono gli
apprendenti senior, intesi come adulti con oltre 55 anni, a frequentare corsi di lingua, sul
tipo di tecniche didattiche che preferiscono, sulle difficoltà che incontrano
nell’apprendimento.

Sappiamo che le motivazioni, le tecniche didattiche e le difficoltà di un diciottenne appena


uscito dal circuito formativo e non ancora entrato nel mondo del lavoro e un cinquantenne
lavoratore uscito dalla formazione da un pezzo sono nettamente diverse.

PERCHÈ scelgono le lingue straniere?


Perché riscoprono che le lingue straniere sono molto più importanti che in passato.
Sono ora un elemento necessario per chi voglia vivere, lavorare, studiare, muoversi
attivamente nella nostra società pena l’esclusione.

L’allungamento della vita media delle persone, ha fatto sì che oggi a 55 anni si è immersi
nel pieno delle attività lavorative, e chi non lo è, ha maggiori risorse e tempo libero da
dedicare ai propri interessi.
Si arriva a 55 anni non pensando di essere vicini alla pensione, ma dovendo gestire una
posizione lavorativa con maggiori responsabilità e in cui, la conoscenza di una lingua
straniera, può rappresentare lo strumento per un avanzamento di carriera o per il suo
consolidamento.

Gli apprendenti senior hanno un vantaggio rispetto ai giovani o giovanissimi.


Si avvicinano alle lingue straniere con una motivazione culturale più che strumentale e per
questo motivo la nostra lingua mostra nei loro confronti un livello di attrattività superiore.

LIMITI E VANTAGGI

Negli ultimi anni è cambiato il concetto di età critica.


La neurologia afferma ora che, se adeguatamente stimolato, il cervello è sempre in grado
di rigenerare i propri neuroni ed è quindi in grado di eseguire compiti di apprendimento mai
svolti in precedenza anche in età avanzata.

Studiare una lingua straniera o tornare a studiare una lingua straniera appresa in gioventù
è visto come un ottimo sistema per mantenere allenata la mente.

Se da un lato, l’apprendimento delle lingue straniere in età avanzata ha dei vantaggi in


quanto stimola e riattiva l’attività cognitiva di un individuo, dall’altro, presenta delle difficoltà
in quanto bisogna far fronte alle modificate capacità cerebrali, soglie di attenzione e di
memoria più basse.

Sul piano dei processi di apprendimento, gli anziani sono caratterizzati da 3 tratti specifici:
– Difficoltà a recepire le informazioni (ad esempio a causa di deficit della vista o
dell’udito)

– Difficoltà a elaborare informazioni con prontezza

– forte appello alla riflessione e all’analisi il più possibile esplicita

Tali caratteristiche si concretizzano in un rallentamento del ritmo di apprendimento.

Di conseguenza, va rinegoziato anche l’OBIETTIVO ultimo della formazione linguistica che


non può più essere la piena competenza in L2.

Considerando il concetto di competenza linguistica del QCER per cui ogni nuova L2 con la
quale si entra in contatto (anche a livelli molto bassi) migliora il sistema linguistico nel suo
complesso, con risvolti positivi anche sulla propria lingua madre, chi lavora con
apprendenti senior non deve puntare all’assoluta padronanza della L2, ma deve lavorare
per dare la possibilità ad un apprendente senior di muoversi nei contesti comunicativi
anche a livelli iniziali.

FINALITÀ, METODI E MATERIALI

La FORMAZIONE PERMANENTE oggi risulta essere un obiettivo imprescindibile di una


società che voglia essere pronta a reagire alle sollecitazione che la modernità pone.

Una politica di formazione permanente è in grado di garantire in qualsiasi momento a un


individuo, fuori dai circuiti formativi classici per raggiunti imiti di età, di rientrare in
formazione linguistica ogniqualvolta ne senta la necessita.

Inoltre, l’apprendimento linguistico è per sua natura altamente variabile e può deperire con
gli anni per cui è impensabile relegare la formazione guidata solo agli anni della gioventù.

Il QCER si centra sul concetto di società plurilingue e pluriculturale alla cui costituzione
sono chiamati anche gli apprendenti senior che costituiscono una fascia molto consistente
della popolazione.

((( L’UE sta dedicando molte energie e risorse alla formazione linguistica
professionalizzante per gli adulti, compresi i senior.
Da un lato, bisogna chiedersi quale lingua straniera promuovere tra il nostro target, se
dare per scontato che questa lingua sia l’inglese (attuale lingua franca internazionale) o se
promuovere la conoscenza anche in altre L2.
Dall’altro, ci si deve interrogare sul livello di competenza linguistico-comunicativa verso il
quale puntare.
La risposta al primo interrogativo sembrerebbe essere ovvia, ma una politica linguistica
orientata esclusivamente alla lingua inglese sarebbe miope e attenta esclusivamente a ciò
che succede qui e ora.
Inoltre, l’obiettivo dell’UE è la difesa di tutte le lingue straniere presenti sul territorio e la
promozione del plurilinguismo tra i cittadini europei.)))

Per quanto riguarda la formazione rivolta a docenti che vogliano lavorare con apprendenti
senior, le tecniche didattiche più adeguate e soprattutto per ciò che concerne le iniziative
editoriali e i materiali didattici pensati per questo tipo di apprendenti (quasi nulle) resta
molto da fare.
Non esiste un quadro teorico dal quale partire né punti di riferimento per un docente.
Le iniziative sparse sul territorio nazionale sono affidate all’intraprendenza di singoli
docenti o qualche singola istituzione, più privata che pubblica.

IL PROFILO DELL’APPRENDENTE SENIOR

L’apprende senior appartiene a classi sociali medie o alte, si avvicina alle lingue straniere
in età avanzata perché è in condizioni economiche agiate e può impegnare parte del suo
tempo libero in questa nuova attività, probabilmente un interesse a cui non ha potuto
dedicarsi in passato a causa degli impegni lavorativi.
Il fatto stesso di riconoscere l’importanza delle lingue straniere ci fa pensare a un profilo
socioculturale medio-alto.
Si tratta in prevalenza di donne tra i 55 e i 65 anni.
L’apprendente senior di solito padroneggia già, seppur a livelli base, la L2 obiettivo, e
spesso ha competenze analoghe in altre lingue straniere.

PER IL DOCENTE che opera a contatto con apprendenti senior è importante conoscere il
loro ATTEGGIAMENTO nei confronti delle offerte formative e delle attività didattiche che
vengono proposte loro.

Contrariamente a quanto si pensi, Le ATTIVITÀ più gradite non sono quelle classiche
legate alla riflessione metalinguistica e incentrate su esercitazioni o pattern drills per lo
sviluppo di singole competenze.
Le attività più gradite sono quelle più innovative e comunicative, ad esempio la visione di
un film o l’ascolto di una canzone.

Per quanto riguarda la COMPOSIZIONE DELLE CLASSI si è rilevata una preferenza per
le classi mistietà considerate più motivanti.

Una CLASSE MISTIETÀ può però rappresentare per l’apprendente senior un’ambiente un
po’ più ansiogeno del normale. Il disagio deriverebbe soprattutto dalla gestione dei tempi
di reazione alle richieste del docente che saranno più alti per un senior rispetto ad un
apprendente giovane.
I tempi di reazione e di attenzione vengono percepiti dall’apprendente senior come un vero
e proprio handicap, quindi il docente deve tenerne conto e modulare le richieste a seconda
dei corsisti.

Le ATTIVITÀ di LETTO-SCRITTURA che consentono un’autogestione dei tempi di


produzione e ricezione e dove le interazioni con gli altri parlanti sono ridotte al minimo
vengono percepite come più adatte e meno stressanti e per questo privilegiate rispetto alle
attività ORALI dove i tempi di reazione sono più corti e ansiogeni.
BISOGNI COMUNICATIVI - Si dovrebbe prestare maggiore attenzione ai bisogni
comunicativi di questa fascia di apprendenti.
Dal momento che, nelle classi di lingua, gli over 55 sono in numero inferiore rispetto alle
altre fasce di età, si rischia di trascurare i loro bisogni comunicativi, privilegiando quelli
della fascia 18-50 anni.
Anche in classi mistietà si dovrebbe indugiare di più sulle attività didattiche, sul lessico,
sulle regole che consentano all’apprendente di imparare a muoversi nelle situazioni
comunicative più congeniali ad una persona con oltre 55 anni.