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Forme della citt : sociologia dell urbanizzazione

Introduzione : La forma della citt


L esplosione degli spazi
Nel 1973 Pier Paolo Pasolini realizza un documentario su commissione della Rai e
decide di intitolarlo La forma della citt. L ambientazione duplice : a Orte e sul
lungomare di Sabaudia. Pasolini rivolgendosi prima all attore e poi alla macchina da
presa riflette sull evoluzione del paesaggio urbano, denunciando la morte della
forma della citt. Inquadrando il profilo di Orte, Pasolini intento a catturare un
immagine del borgo medioevale che non sia sporcata da un edificio recente : un
caseggiato in cemento armato che incombe in ogni inquadratura e angolazione.
Pasolini definisce l edificio un intruso, una casa popolare povera, necessaria ma
ingombrante e ne critica la localizzazione, interrogandosi sulla possibilit di localizzarla
da un altra parte. Successivamente ripercorre il selciato che sale verso il borgo,
comparando a voce alta il valore di questa realizzazione con quello di opere individuali
di artisti acclamati e opponendolo all anonimato di edifici e costruzioni successive,
come l intruso. Successivamente l ambientazione si sposta a Sabaudia dove Pasolini
ritiene che a provocare la distruzione della forma della citt non fu il Fascismo ma la
democrazia e l urbanistica d urgenza del dopoguerra (legge fanfani).

Esplosioni

Siamo nel 1973, anno in cui Nixon svaluta il dollaro sospendendo la convertibilit con
l oro per rilanciare l esportazione, decretando la fine degli accordi di Bretton Woods.
Il paese e il mondo intero precipitano nel vortice di una crisi e nel giro di pochi anni
New York si ritrova sull orlo della bancarotta. 1852 e 1973 sono le date al cui interno
si definisce una particolare forma della citt : la citt moderna, originata da una
crisi di sovra accumulazione e morta per crisi di indebitamento. Dalla crisi di
sovraccumulazione avevano infatti avuto origine i tenement, simbolo dell edilizia civile
americana del dopoguerra, i quali subiscono un crollo intorno al 1972 come
rappresentato dalle esplosioni che avevano fatto saltare in aria Pruitt-Igoe, enorme
complesso di case popolari e Cochran Gardens. Decretare la fine di una particolare
forma della citt significa suggerire come, all inizio di quegli anni, si sia iniziato ad
assistere alla rinascita di tutta una serie di quartieri riconcepiti come altrettanti borghi
e a un imponente ritorno dei centri proprio in nome della rigenerazione di una forma
autentica, che far letteralmente a pezzi quella della citt moderna.
Forma va intesa come espressione di un ordine dato, una geografia definita, inserito in
un disegno complessivo. La citt moderna era infatti riconducibile, seppur segmentata
e tagliata da confini di classe e razza, a una particolare scala gerarchicamente
urbana. Tale scala poteva incastrarsi all interno di altre, regionali e statali, andando a
formare un sistema concentrico. Lo Stato in questo sistema aveva funzioni decisive
sulle singole politiche urbane, in termini di controlli, vincoli e ripartizione delle risorse
(ne sono esempi la Parigi di Haussmann e la New York di Moses).
Henri Lefebvre a proposito parla di una esplosione degli spazi. Si potrebbe dire che
oggi alla forma della citt si sostituita la sua immagine, di cui ogni citt alla
disperata ricerca, per competere nel tentativo di intercettare flussi, mercati, sviluppo,
ricchezza e futuro. La citt vista come un fattore di crescita economica e si ha l
esigenza di promuovere un immagine vincente e accattivante della citt stessa, al fine
di attirare risorse e vantaggi competitivi, ad esempio attraverso il marketing
territoriale.
Reti

La sensazione riguardo alla forma delle citt quella di un contenitore che va in mille
pezzi. 20 anni fa appariva lecito teorizzare il superamento e la morte della citt grazie
agli sviluppi delle telecomunicazioni, l espansione delle tecnologie e dell industria dell
informazione, vista l abolizione delle distanze. In realt proprio in quegli anni le citt
globali rifiorivano, diventando nodi strategici, a causa della dispersione dei processi
produttivi e la mobilit di capitali transnazionali. Oggi non esiste una singola citt
globale ma una rete di citt globali contraddistinta da una simmetria e da un regime di
disuguaglianze. La questione non solo essere inclusi o esclusi ma riguarda anche la
posizione che si occupa all interno della rete, che appunto gerarchica, tagliata da
processi isomorfici, cio orientati alla continua produzione di differenze. Oggi le citt si
avvicinano, si assomigliano, tendono ad assumere unimmagine e una fisionomia di
superficie comuni e contemporaneamente si allontanano, diversificandosi tra loro e al
proprio interno. Quindi capire cosa subentra alla forma moderna della citt significa
misurarsi con processi che tendono a proiettare su ogni realt urbana un immagine e
dinamiche di valorizzazione comuni, dietro alle quali si producono infinite differenze.
In gioco non c la restaurazione di una particolare forma della citt ma una profonda
ridefinizione che riguarda soprattutto le citt intesa nella sua unicit in rapporto con
ci che si continua a concepire come non urbano, cio il territorio che contorna o
comprende quello urbano, inteso sia in termini di rurale che di statale. Tutto questo ci
allontana definitivamente dalla forma regolare e regolata della citt moderna. L
orientamento al mercato della nuova economia simbolica che impone un immagine
unificata delle citt, nasconde in realt processi eterogenei e frizioni. Allinterno dei
processi di ridefinizione spaziale e politica le citt si riempiono di buchi, scarti, margini
e, soprattutto, confini: tutto ci che emerge dalla frizione tra questi processi,
collocandosi su un terreno distante da quello market oriented della nuova economia
simbolica, diventa il luogo di una differenza nelle e tra le citt in rete. Per individuare
l attuale forma della citt bisogna appunto partire da tutto ci che non coincide con l
immagine corporate della citt.

Il libro

I territori urbani sono frammentati, necessario rendersi conto, adottando un


approccio multiscalare, dell intreccio di fenomeni a scala diversa che investono un
dato territorio e, allo stesso tempo, della molteplicit di territori attraversati
sincronicamente da tale intreccio; l urbano come sito multiscalare. I processi di
urbanizzazione letti nei termini di un continuo rescaling possono essere considerati
alla luce di due prospettive : politico istituzionale e morfologico territoriale, sulla base
delle frizioni e dei conflitti che tali processi riflettono o innescano. Nel primo caso la
parola che si impone quella di governance, sinonimo di governo, sul territorio insiste
una pluralit sovrapposta e concorrente di pretese, legittimate a vari livelli, ne
consegue che ogni principio ordinatore, ogni forma perde aderenza e i processi di
decisione vengono affidati alle negoziazioni. Dal punto di vista morfologico territoriale
invece, aggiornare l esplosione della forma della citt denunciata da Lefevbre ha
voluto dire agganciarla all idea di splintering urbanism, formula utilizzata per
rappresentare le dinamiche di scomposizione e ricomposizione, connessione e
disconnessione, che investono i territori urbani al di l di ogni cornice unitaria. Il
problema consiste nel decifrare questi aspetti, chiedendosi se ha ancora senso
ricorrere al termine citt per indicare la molteplicit di spazi cos ridisegnati. Quindi i
territori metropolitani evolvono e si trasformano all insegna di processi di
scomposizione e di rescaling, che allontanano definitivamente la forma della citt
moderna. Il libro fornisce un percorso di analisi, prendendo in considerazione prima il
carattere politico istituzionale dei processi di ristrutturazione che riguardano la forma
della citt e poi sulle frizioni e sui conflitti che accompagnano i processi di
urbanizzazione. L ipotesi che dalla costellazione di vuoti che si insinuano dietro l
immagine corporate della citt, sia possibile recuperare uno spazio praticato e vissuto
da opporre alle dinamiche estrattive che definiscono l urbanizzazione. Il tema dei
confini molto importante nelle e tra le citt.

Forme/Territori

L esplosione degli spazi


Dall analisi degli attuali modi di produzione emerge come dalla produzione di cose
nello spazio si sia passati alla produzione dello spazio. Tale passaggio dovuto in
primo luogo alla crescita delle stesse forze produttive e alla centralit del sapere e
della conoscenza nei processi produttivi. Si potrebbe parlare di un economia dei
flussi : di energia, materie prime, lavoro, informazione ecc, oggi le unit della
produzione industriale non sono pi indipendenti e isolate o isolabili. Da qui deriva una
importante conseguenza : la pianificazione dell economia contemporanea tende a
trasformarsi in pianificazione spaziale. Ogni societ nata all interno di un dato modo
di produzione e le peculiarit di questa cornice hanno dato forma al suo particolare
spazio. Capitalismo e neo capitalismo hanno prodotto uno spazio astratto che si regge
su una vasta rete di banche, scambi e grandi centri di produzione. Ma anche sul peso
spaziale di autostrade, aeroporti, network dell informazione e della comunicazione. La
citt esplosa. Nell attuale modo di produzione capitalistico lo spazio utilizzato per
la creazione di plusvalore (spazio capitale). Capitalismo e neo capitalismo hanno
prodotto uno spazio astratto. Il suolo, il sottosuolo, l aria, addirittura la luce
diventano tanto forze produttive quanto prodotti. Il tempo ridotto a
limitazione/condizione dello spazio : orari, corse, passaggi, carichi. Lo spazio un
mezzo di produzione : la rete di scambi e il flusso di materie prime e di energia che
definiscono lo spazio, sono anche determinati dallo spazio. Esso diventa un oggetto
di consumo poich nella produzione lo spazio viene consumato allo stesso modo
degli edifici e dei siti industriali, delle macchine, delle materie prime e della forza
lavoro. Lo spazio inoltre divenuto uno strumento politico di primaria importanza
per lo stato, che lo usa per garantire il suo controllo sui luoghi. Si tratta quindi di uno
spazio amministrativamente controllato e sorvegliato. L ordine gerarchico degli spazi
corrisponde a quello delle classi sociali. Oggi pi che mai la lotta di classe interviene
nella produzione di spazio. Solo il conflitto di classe pu impedire che lo spazio
astratto si estenda sull intero pianeta, cancellando ogni differenza spaziale.
Si tratta infatti di uno spazio che nega le differenze naturali e storiche, lo spazio
dominante quello dei centri di ricchezza e di potere costretto a plasmare e modellare
gli spazi dominanti, quelli periferici. Cos, nel modo di produzione contemporaneo, lo
spazio sociale viene fatto rientrare tra le forze produttive e i mezzi di produzione, tra i
rapporti sociali di produzione e soprattutto di riproduzione. Per quanto riguarda l
esplosione generalizzata degli spazi, a livello delle citt ci confrontiamo con l
esplosione non solo della forma ma anche di ogni cornice amministrativa al cui interno
si voluto confinare il fenomeno urbano. A livello regionale le periferie lottano per la
loro autonomia o per un certo grado di indipendenza. Infine a livello internazionale, l
azione delle imprese sovranazionali e le grandi strategie mondiali preparano la strada
e rendono inevitabili nuove esplosioni dello spazio (il Mediterraneo ce ne offre un
esempio immediato). In tutti i paesi industrializzati troviamo movimenti sociali nati
attorno alla questione lavorativa, come quello dei consumatori in America, che
reclamano l uso e una riorganizzazione dello spazio. Lo spazio un valore d uso, ma
ancora di pi lo il tempo, a cui intimamente legato poich il tempo la nostra vita,
il nostro fondamentale valore d uso. Il tempo stato cancellato dallo spazio sociale
della modernit : il tempo vissuto riguarda solo il tempo del lavoro. Una societ
diversa dovrebbe saper inventare, creare e produrre nuove forme di spazio ma gli
attuali rapporti di produzione e di propriet bloccano questa possibilit. Lo spazio
capitalista uno spazio mercificato in cui ogni elemento si rivela scambiabile e
intercambiabile. I movimenti sociali hanno un ruolo decisivo nel permettere al mondo
di cambiare. L azione diretta di queste parti interessate finir per definire i bisogni
sociali, che quindi non saranno pi determinati da esperti. La produzione in una
societ socialista viene definita da Marx come produzione in funzione di bisogni sociali.
E questi bisogni riguardano per lo pi lo spazio : abitazioni, risorse materiali, trasporti,
riorganizzazione dello spazio urbano e cos via. Questi bisogni amplificano la tendenza
capitalista a produrre spazio, modificandone per radicalmente il prodotto. In una
societ socialista infatti ogni individuo ha un diritto allo spazio e quindi un diritto alla
vita urbana come centro della vita sociale e culturale. Lo spazio socialista implica la
fine della propriet privata e, a differenza di quello capitalista che promuove l
omogeneit, pu essere definito come lo spazio delle differenze.

Oltre l urbano
Nel testo The Country and the city, Raymond Williams (1973) esplora l evoluzione del
rapporto tra citt e campagna, affermando che non sia possibile definire l urbano
senza opporlo alla campagna, l urbano ha bisogno di un mito che la campagna
idealizzata. L urbano quindi un ambiente bucolico, contrapposto alla campagna. Vale
la pena tornare su questa polarit e chiedersi oggi a che cosa si oppone l urbano. Di
recente Federico Rahola ha visitato un area rurale nello stato di Sao Paulo, a poche
centinaia di chilometri dalla megalopoli paulista, nelle vicinanze di Rio Claro. Si
trattato di una escursione in macchina di circa 4 ore. Ad eccezione di un area
relativamente vasta (il pi grande centro brasiliano di agricoltura biologica, propriet
dell ex pilota di Formula Uno Pedro Dini) che presentava una vegetazione
diversificata, il paesaggio era caratterizzato da una monotona e rilassante bitonalit di
verde : quella orizzontale, pi chiara delle piantagioni di canna da zucchero e la
macchia pi scura e verticale formata dagli eucalipti. Quindi un paesaggio agricolo ma
con un altrettanta evidenza industriale. Negli ultimi 10 anni infatti, l entrata in vigore
del Cafta ha agevolato l esportazione di agrocarburante brasiliano verso gli Stati Uniti,
determinando la ripresa di una produzione. Oggi il biofuel brasiliano risulta essere il
principale esportatore mondiale di etanolo, grazie ad una serie di accordi commerciali
con USA, Cina, Giappone, Corea ecc.. Cos canna da zucchero, eucalipti e soia hanno
progressivamente soppiantato ogni altro uso della terra, trasformando radicalmente lo
scenario. Con l agricoltura estensiva, la campagna brasiliana ha assunto i tratti
monotoni di un enorme zona economica speciale, a produzione esclusiva per l
esportazione. In un simile contesto la forza lavoro sembrerebbe giocare un ruolo
marginale ma non cos. Per economia e praticit infatti pi conveniente che la
canna per l etanolo venga raccolta manualmente e le sterpaglie bruciate in situ. Per
questo motivo vengono arruolate squadre di cortatores e catadores de cana,
provenienti dalle aree agricole povere vicine ma anche da quelle metropolitane di Sao
Paolo e Belo Horizonte. Si tratta di un aspetto molto rilevante : la presenza di forme di
migrazione dalla citt alla campagna. Non si tratta di una attivit rilassante o
meccanica, i macchinari incalzano e per stare al passo con loro queste persone devono
tenere ritmi elevatissimi. Per questo motivo alternano il taglio della canna da zucchero
al consumo di crack, estratto di cristalli di cocaina che brucia molto velocemente ed
tipicamente urbana. A ben vedere si tratta di ritmi, forme di lavoro e pratiche di
consumo che poco hanno a che fare con l ideale bucolico preso di mira da Williams.
Ritmi e pratiche che appare difficile separare da ci che convenzionalmente
definiamo urbano. Nonostante questo, la divisione urbano/non urbano o tra
rurale e urbano continua a riprodursi. inoltre ipotizzabile che alcuni dei
lavoratori incontrati siano stati vittime, nelle aree urbane in cui risiedono, di forme di
esproprio. Infatti sia Sao Paolo che Belo Horizonte sono state tra le principali sedi dei
mondiali di calcio e per questo investite da una serie di processi di trasformazione o
rigenerazione degli spazi urbani. Si tratta di una forma di selezione della popolazione,
attraverso lo sgombero forzato e la deportazione che ha assunto i tratti di una vera e
propria pulizia etnica, con connotazioni razziali. Questi individui rappresentano i
byproducts, gli scarti materiali e i costi sociali di un rinnovamento urbano che procede
attraverso la confisca degli spazi. Pe mettere in crisi questa visione dicotomica,
necessario inquadrare gli attuali processi di accumulazione e le logiche reversibili che
li caratterizzano all interno di una pi ampia matrice estrattiva. Essa a sua volta
riflette e determina una duplice dinamica di espulsione : attraverso la rimozione
forzata di cittadini da territori urbani valorizzati o da valorizzare e di contadini da terre
trasformate o da trasformare in siti estrattivi, minerari o agricoli, producendo in tutti i
casi un intensificazione dello sfruttamento del lavoro, come caratteristica peculiare di
tali logiche. Oggi pi della met della popolazione mondiale abita o lavora in territori
urbanizzati, si tende a credere che per descrivere il mondo sia sufficiente raccontare la
citt, per una questione di quantit e qualit. La dimensione urbana sembra
essersi dilatata a tal punto da smarrire una propria unit, rischiando cos di non
dire pi niente.
Empty grounds. I vuoti urbani e l immobiliare
Il fenomeno della ruralizzazione degli spazi urbani ormai un fenomeno noto, anche
dalle nostre parti. Ma si tratta solo di una parte della storia, l altra ci racconta di una
campagna sempre pi urbanizzata. L esito complessivo potrebbe ricondurci all idea di
una citt diffusa, di una urban sprawling, di una indistinguibile zona mediana. Detroit
forse l esempio pi eclatante per di un altro fenomeno lo shrinking, cio il drastico
svuotamento e la progressiva riduzione delle citt in termini sia demografici che di
estensione. Si potrebbe dire che una storia americana, quella fordista ma non solo
tipicamente americano, basta guardare alle sorti dei poli urbani del nostro ex triangolo
industriale, tra popolazioni dimezzate e spazi di abbandono. Come nota David Harvey,
tutte le grandi crisi economiche degli ultimi decenni sono state innescate dallo scoppio
di una bolla immobiliare. L immobiliare diventa lo straordinario vettore di creazione
del valore degli ultimi 20 anni, attraverso piani di urbanizzazione forsennati, mutui e
virtualit finanziarie costruite col e sul mattone. La bolla poi per scoppia e ci si
ritrova con titoli tossici e mutui che valgono il triplo del prezzo che si potrebbe
ricavare dal miraggio della vendita di una casa ipotecata. Al vuoto di valore allora
corrisponde un vuoto dentro alla citt. Nel frattempo per si continua a costruire
mentre incombe l ombra di un vuoto di valore. Ci che continuiamo a chiamare citt
appare come un mosaico irregolare che si ricollega all idea di splintering, l intreccio di
connessione/disconnessione che scompone e ridisegna la morfologia della citt. Il
termine oltre a riferirsi a determinate dinamiche urbane, sintetizza l insieme dei
processi che ridefiniscono i territori al di l dell urbano e quindi cattura il carattere di
fondo di ci che chiamiamo urbanizzazione. In questa prospettiva allargata e
frammentata, la citt non si esaurisce nel luogo fisico in cui confinata, all interno di
mura sempre meno nitide. Essa si ridefinisce all interno di un pi generale
movimento di ricomposizione delle spazialit che riflette i processi politici, di
governanace e rideclinazione degli ordini amministrativo-territoriali, e
soprattutto economici, seguendo le geografie irregolari della finanza, della
produzione, della logistica, della distribuzione e dei consumi. Infine esiste un
altro tipo di opposizione con il quale necessario fare i conti per venire a capo dell
attuale dissoluzione dell urbano all interno dei processi di urbanizzazione : quello tra
citt e stato. Nelle versione di Weber e Braudel, tale relazione tende ad assumere le
forme di uno scontro : entrambi sorgono sulle macerie di ordini pre esistenti,
riassorbendoli e riorganizzandoli per affermare il monopolio della propria
organizzazione politico territoriale. Diventa necessario indagare pi a fondo tale
rapporto e chiedersi per esempio su quale campo stato e citt abbiano giocato la loro
partita.
Questione di scale
Come noto il concetto di scala svolge un ruolo essenziale nella costruzione di ogni tipo
di ordine geografico, rendendo possibile il disegno di una mappa; la mappa riproduce
il territorio in scala, anche se Bateson diceva il contrario, affermando che deforma il
territorio e lo fa rientrare in un codice. Per lui la mappa, con l imposizione di linee e
confini sul territorio qualcosa di violento. La scala appartiene all ordine delle
rappresentazioni, si tratta cio di una convenzione, senza la quale risulterebbe
impossibile ogni lettura, relazione e comparazione. Bisogna partire dal presupposto
che, nel corso dell ultimo mezzo secolo, la progressiva e crescente sovrapposizione di
indici e scale comporta l impossibilit di riportare qualsiasi fenomeno o processo a
una singola scala. Citt e stato si frammentano, la pretesa di esclusivit dello stato in
termini di sovranit giuridica e amministrativa appare vacillante. Oggi lo stato appare
sempre pi come un contenitore fuori misura rispetto a una serie di processi e
fenomeni che lo attraversano. L urbano sembra infatti eccedere l ordine nazionale e
statale, mettendolo in crisi e il suo spazio diventa il risultato dell intreccio tra dentro e
fuori che caratterizza la nuova geografia dei mercati. Interpretare per l urbano in
questi termini significa alludere a qualcosa di cos vago ed esteso da correre il rischio
di non dire pi nulla. Affermare che l urbano non pi una scala (impossibilit di
ricondurre l urbano a una scala definita) impone di rinunciare a una serie di definizioni
che permettevano di identificarlo, quindi a ogni contrapposizione tra urbano e non
urbano. citt e stato. Parlare di urbanizzazione in termini di rescaling richiede un
approccio non urbano all urbano, uscire quindi dall urbano (per esempio facendo un
giro nelle piantagioni brasiliane), indagando l urbanizzazione come insieme di
processi di rescaling e di frizione, concentrandosi soprattutto sulla loro portata politica
ed economica. Da un punto di vista economico, leggere l urbanizzazione in termini di
rescaling significa misurarsi con la geografia determinata dal concatenamento di
produzione, logistica, distribuzione e consumo e di vedere come ridisegnano i territori
dentro e al di l dell urbano. A questo proposito pu essere utile partire da due
specifiche figure che ridefiniscono una serie di partizioni e gerarchie riorientando la
morfologia e lo sviluppo territoriale : si tratta delle spazialit imposte dalla presenza di
enclavi produttive (zone economiche di produzione per l esportazione- Sez) e di
corridoi infrastrutturali per le merci, strutture e infrastrutture che appaiono lontane
dalla dimensione urbana, collocandosi in aree geografiche specifiche, soprattutto ai
margini dei paesi emergenti. Ci ci fa rendere conto di quanto la nuova geografia della
produzione e della circolazione sia pervasiva oltre che caratterizzata da particolari
frizioni politiche e scalari. La presenza di enclavi produttive e corridoi per le merci
determina sempre una radicale ridefinizione territoriale, in termini di gerarchizzazione,
rescaling e quindi di urbanizzazione. Si tratta soprattutto dello spostamento per lo pi
forzato di quote significative di popolazione e la rilocazione di interi distretti urbani, e
che si traducono in flussi finanziari altrettanto materiali. Quindi leggere l
urbanizzazione come dinamica di rescaling, oltre a restituire uno scenario
frammentato, permette di vedere come i flussi di denaro, merci e lavoro procedano
indifferentemente rispetto a ogni dicotomia tra urbano e non urbano, innescando
processi di reversibilit tra le due polarit. I processi di rescaling comunque abbiamo
detto che non si riferiscono solo alla sfera economica ma devono essere analizzati
anche da un punto di vista politico. Qui la parola magica governance. Significa
chiedersi chi decide negli spazi urbani a partire dalle filiere evocate in precedenza e
indagare la molteplicit di soggetti e istituzioni chiamati a esercitare forme di autorit
e funzioni di governo. A livello statale, e ancor pi a livello di citt, il processo di
scomposizione delle forme di sovranit e delle istanze gerarchiche evidente.
Rescaling da questo punto di vista implica il gioco di scomposizione e ricomposizione
di segmenti di sovranit e funzioni di governo, al di l di ogni contenitore unitario e
delimitato, citt o stato che sia. Sono due i caratteri essenziali delle dinamiche di
rescaling politico ed economico : la frammentazione, l intreccio di connessione e
disconnessione, cio lo splintering, come immediato effetto geografico, economico e
politico dei processi di urbanizzazione. E quindi la particolare frizione che accompagna
una tale frammentazione. Frizione nel senso dei conflitti innescati da tali processi.
Tali conflitti pi che urbani utile leggerli come conflitti/frizioni tra quanto continua a
definirsi urbano e localizzabile e quanto invece lo eccede e ne ridefinisce la portata.
Frizioni tra le diverse spazialit, modi d uso e di messa a valore dello spazio, all
interno di un continuum di cui la citt non che uno snodo. Si tratta per esempio del
caso specifico delle lotte della catadoras de lixo di Brasilia, che ridefiniscono uno
spazio vissuto al di l di ogni possibile partizione tra urbano e non urbano. La vicenda
ci racconta della particolare centralit, nelle logiche astrattive e di valorizzazione del
capitale, che assumono oggi i margini. Gli abitanti della discarica si chiamano
catadores de lixio, comunit la cui presenza ha attirato particolari attenzioni
amministrative. Attorno a una discarica e alle sue opportunit economiche e
insediative, si radunano nuclei familiari. Si tratta di luoghi e gruppi bollati come
abusivi. Le catadoras de lixo fanno parte di una rete strutturata e specializzata,
inserite in un economia parallela che fino a ieri controllava lo smaltimento dei rifiuti
urbani in tutto il Brasile. Lo stato decide a intervalli regolari di intervenire a causa dell
allestimento di canali sotterranei e sbocchi di areazione che diventano stantuffi di
veleno con rischi elevatissimi per la salute. Normalizzare divenuta la formula
ufficiale applicata alle molteplici anomalie socio politiche brasiliane. La ricetta si
tradotta in una serie di operazioni, spettacolari e mediatizzate, il cui esito stata una
vera e propria caccia alle economie informali, dove ogni margine , dalle favelas alle
discariche, si trasformato nel giacimento di un valore da estrarre e monetizzare.
Normalizzare in primo luogo significa quindi privatizzare spazi informali, espropriando
le popolazioni che tali spazi producono e abitano. Questa popolazione marginale e i
margini in cui vive si rivelano tanto produttivi quanto remunerativi, il ciclo dei rifiuti si
trasforma in business e gli umani diventano fonti da cui estrarre valore e da smaltire
altrove. per esempio il caso di Brasilia, le cui discariche situate ai margini dei
margini nelle favelas sono state chiuse e dislocate altrove e la popolazione che viveva
sul ciclo dei rifiuti dirottata anch essa su altri siti. I subalterni per di rado accettano
questi tipi di interventi. Lo dimostra l esperienza intrapresa da alcune donne della
favela di Estrutural, sorta nei pressi della principale discarica della capitale. Il governo
proprietario del terreno ha intimato l evacuazione, giustificandola sulla base di una
emergenza sanitaria, assegnando agli abitanti una serie di lotes sparsi nella regione.
Qui entra in scena la fantasiosa resistenza delle donne che ruota intorno all idea di
lar. Lar non la casa che mi danno il mio spazio. Sembra una rivendicazione di
possesso ma non cos, anzi l opposto. Il lote il luogo formale e riconduce all
ordine stabile della propriet, il lar allude invece allo spazio vissuto, in quanto tale
eccede la propriet, il domicilio ufficialmente assegnato, esprimendo essenzialmente il
valore d uso. Il lar diventa il sinonimo di una pratica abitativa a cui si associa un
particolare significato affettivo e uno specifico sapere. Le famiglie allargate della
catadora de lixo accettano formalmente gli spazi a loro assegnati ma invece di farsi
deportare, occupano in modo fittizio i nuovi lotes ma continuano a vivere negli spazi in
cui hanno sempre abitato, senza possederli. In tal modo raddoppia il loro spazio.
L ultima questione riguarda l intreccio di tali fenomeni. Partiamo dal presupposto che
esista una relazione pi o meno diretta tra l atto di espropriare ed espellere cittadini
da aree urbane, inducendoli a vendere le loro braccia altrove e quello di deportare
popolazioni rurali, costringendole a urbanizzarsi, per far posto a insediamenti
industriali e snodi in cui produrre valore e far scorrere merci, tutto all interno di una
pi generale macchina astrattiva che ridisegna i territori e offusca la dicotomia urbano
non urbano. Estrarre significa contemporaneamente espropriare e sfruttare : prelevare
valore e creare condizioni di sfruttamento. Parlare di urbanizzazione significa misurarsi
con una situazione in cui produzione e assorbimento del surplus, dispossession e
sfruttamento si sovrappongono e si confondono, rendendo opaca ogni distinzione tra
le due polarit. Precisamente questa sovrapposizione a definire ci che chiamiamo
urbanizzazione : filiere e flussi materiali e immateriali che attraversano e ridisegnano
territori, dissolvendo ogni opposizione e ogni scala discreta. Castells parlava di urban
ideology in un momento in cui, per quanto la geografia ordinata del dopoguerra
manifestasse chiari segni di sgretolamento, sintomi di ci che Lefevbre chiamava
esplosione degli spazi, ancora si pensava che fosse possibile ricondurla a una mappa,
a scale definite. Un tale principio ordinatore, lo stesso che ha permesso di affermare l
urbano come scala, sia oggi irrecuperabile. Parlare oggi di urbanizzazione il modo
migliore per indagare le nuove spazialit determinate dalle logiche estrattive, per
questo gli autori hanno assunto l urbanizzazione in una accezione molto vasta che
sconfina rispetto a ogni partizione e scala. Al punto che forse parlare di urbanizzazione
un altro modo per parlare di globalizzazione. Si tratta anche in questo caso di una
lezione che risale a Henri Lefevbre, che gi 40 anni fa aveva intuito il particolare salto
di scala dell urbanizzazione, la sua esplosione a livello globale. Il diritto della citt
sanciva la morte della citt all interno dei processi globali di urbanizzazione, quindi la
necessit di produrre spazio e inventare una nuova citt, assumendo l urbano come
luogo fondamentale in cui ripensare e organizzare la lotta contro il capitalismo.
Il rescaling urbano
Henri Lefebvre negli anni 70 parlava di una esplosione generalizzata degli spazi che
stava conducendo a una profonda ridefinizione delle geografie stabilite dal capitalismo
e dai poteri statali. Dicendo ci si riferiva a una molteplicit di esplosioni di ogni sorta,
relative a citt, metropoli, confini, la famiglia ecc Sempre Lefebvre aveva affermato
come una dinamica simultanea di implosione-esplosione stesse trasformando le
geografie urbane. La produzione dello spazio sociale continua a rinnovarsi attraverso
una molteplicit di processi di ristrutturazione. Come notato da Lefebvre, il capitalismo
ha sempre prodotto e trasformato lo spazio, che non si presenta mai come dato, fisso
o statico. La costituzione scalare dell attuale capitalismo (cio la sua differenziazione
fra le unit geografiche del locale, regionale, nazionale, sovranazionale e globale)
ora considerata come un effetto di relazioni politico economiche. La scala o meglio il
rescaling una chiave fondamentale per interpretare determinate dinamiche,
manifestazioni e conseguenze. Le scale geografiche sono per il sociologo Manuel
Castells unit spaziali differenziate, espressione spaziale delle funzioni sociali. Durante
gli anni 70 e 80 le citt sono state analizzate come siti geografici multidimensionali. Al
criterio di Castells della funzionalit specifica hanno opposto quello della specificit di
scala. A quel punto al centro delle analisi riguardanti la questione urbana si collocava
non pi l unit funzionale del processo urbano, quanto il ruolo della scala urbana
intesa come materializzazione geografica delle relazioni sociali capitaliste. A partire
dagli anni 90, le trasformazioni intervenute nell organizzazione istituzionale e
geografica non solo della scala urbana ma anche nelle gerarchie scalari e nelle reti
interscalari in cui le citt sono inserite, hanno costretto gli analisti a riconcettualizzare
la questione urbana in relazione diretta a una pluralit di processi sovraurbani di
rescaling. In particolare stata evidenziata la crescente importanza strategica
rivestita da relazioni sociali topicamente situate e dalla localizzazione e concentrazione
territoriale come precondizioni geografiche fondamentali per le transazioni economiche
globali. In questa prospettiva la scala urbana opera come un nodo localizzato all
interno dei circuiti globali dell accumulazione di capitale, mentre la scala globale si
costituisce attraverso le reti su cui insistono citt e citt regioni. Altri autori hanno
analizzato i notevoli cambiamenti intervenuti nelle relazioni sia verticali che orizzontali
fra le citt. In base a tale prospettiva l urbano appare non solo come un livello
collocato all interno delle gerarchie politico economiche sovraurbane ma anche come
il prodotto di densi network interscalari che collegano localizzazioni disseminate nel
sistema mondo.
Anche se il dibattito sugli attuali processi di trasformazione urbana rimane aperto,
possibile individuare tre punti su cui tutti sembrano concordare : destabilizzazione
delle coordinate scalari nazionali, proliferazione delle strategie per riorganizzare le
configurazioni scalari ereditate dal passato e la relativizzazione delle scale. Esistono
notevoli difficolt nel decifrare il ruolo svolto dalle citt all interno degli attuali
processi di rescaling, nel comprendere le conseguenze di tali processi sulle dinamiche
di sviluppo urbano e nella teorizzazione degli stessi processi di rescaling.

8 proposizioni sul rescaling


Per rispondere alla domanda : quali sono le condizioni di possibilit per descrivere il
mondo sociale come differenziato tra distinte scale, geograficamente dotate di una
loro relativa coerenza ? l autore fa riferimento a un epistemologia critico realista
della scala secondo la quale i concetti scalari non possono essere considerati come
semplici categorie analitiche imposte dal ricercatore ma devono essere intesi come
una astrazione reale delle strutture, delle strategie e delle trasformazioni del mondo
sociale. Le scale derivano dalla differenziazione verticale e dalla
ridifferenziazione delle relazioni sociali. La scala infatti presuppone per
definizione la strutturazione verticale delle relazioni sociali. Le scale esistono in
quanto i processi sociali sono scalati, esse costituiscono gli esiti provvisoriamente
stabilizzati dei processi di scaling (differenziazione scalare) e rescaling e possono
essere colte solo attraverso l analisi di quest ultimi. Le scale inoltre possono
essere colte solo in termini relazionali con le altre scale geografiche. Le forme di
organizzazione interscalare corrispondono pi alla forma del mosaico che a
quella della piramide, l architettura scalare del capitalismo nel suo complesso pu
essere vista come un mosaico di gerarchie scalari sovrapposte, intrecciate e mai del
tutto coincidenti. Le configurazioni interscalari si trovano inserite in geografie
polimorfiche, nel senso che i processi di scaling e rescaling si sviluppano a stretto
contatto con altre forme di strutturazione socio spaziale come la territorializzazione, il
placemaking e la formazione di reti. La scala quindi solo uno degli aspetti della socio
spazialit. Lo scaling e il rescaling dei processi sociali media ed a sua volta mediato
da relazioni sociali altamente asimmetriche e conflittuali. La fissazione e la
riorganizzazione delle gerarchie scalari produce geografie e coreografie di
inclusione/esclusione e dominio/subordinazione che rafforzano determinati attori a
scapito di altri, sulla base di criteri quali genere, razza ecc Infine i processi di
rescaling sono patch dependent cio in genere avvengono attraverso l interazione
patch dependent fra le soluzioni scalari esistenti e le strategie emergenti volte a
modificarle e ricalibrarle. Queste proposizioni sono solo un rudimentale punto di
partenza per le ricerche teoriche ed empiriche sui processi di ristrutturazione urbana e
regionale del nostro tempo. Il lessico della scala geografica pu rivelarsi un notevole
strumento di indagine, a patto per di riconoscerne i limiti.

Confini e Conflitti

Geografia politica delle citt divise


Il concetto di citt divisa stato analizzato per descrivere una serie di fratture
politiche, economiche e sociali che caratterizzano la realt urbana e hanno una
manifestazione nello spazio. Qui non si cerca di dare una nuova definizione di citt
divisa ma di offrire un pi ampio quadro concettuale che permetta di colmare due
lacune presenti nella letteratura : la tendenza a una teorizzazione fine a se stessa e l
abitudine a spiegare i fenomeni di polarizzazione e segregazione urbana in relazione a
un unico fattore. L obiettivo quello di illustrare concettualmente le diverse forme
della frammentazione urbana, metterne in luce gli aspetti politici (per politico ci
riferiamo al ruolo delle istituzioni statali nella governance urbana) grazie alla
distinzione tra 3 delle principali funzioni della governance urbana : polity, politics e
policy. Queste tre aree non devono essere considerate separate, in qualsiasi citt o
area urbana infatti esse sono connesse e la polarizzazione spaziale data dalla loro
interazione.

Polity = rappresenta la forma giuridica della governance


La funzione primaria della governance quella di definire larchitettura giurisdizionale
dei sistemi urbani. I confini statali e le linee di demarcazione hanno un impatto
notevole sui processi sociali legati alla produzione dello spazio urbano. I confini
continuano a essere manifestazione di relazioni di potere e istituzioni sociali.

Politics = rappresenta i gradi e i canali di accesso al processo di decision


making
Questa un altra funzione importante della governance urbana, coinvolge un
processo essenziale alla vita urbana : la politica della cittadinanza che viene definita
come un meccanismo di controllo istituzionale che regola la distribuzione dei diritti e
dei doveri nella societ, inclusi l accesso all arena decisionale e alle risorse
economiche pubbliche. I sistemi urbani sono caratterizzati dall alternarsi di flussi
culturali che mettono alla prova la convivenza tra gruppi e individui e che spesso
rappresentano una causa di polarizzazione politica e sociale. Basti pensare agli effetti
dei flussi migratori sui sistemi urbani e sulla vita delle citt e al modo in cui le
questioni identitarie vengono sempre pi strumentalizzate politicamente. (es citta di
Nicosia dove i flussi di sfollati e i processi migratori hanno prodotto micro divisioni nel
gi diviso spazio urbano, distinguendo diversi tipi di cittadini).

Policy = rappresenta il contenuto delle politiche pubbliche


Un tema centrale in questo senso la trasformazione delle modalit di intervento
statale sulla citt, nell ambito della redistribuzione di risorse e servizi tra individui,
gruppi e aree diverse. Il fenomeno white fly (fuga della classe medio bianca dai centri
cittadini verso i quartieri residenziali costruiti in periferia) nelle metropoli
nordamericane rappresenta un esempio di come l autoesclusione territoriale delle
classi medio alte dal resto del sistema urbano, possa creare delle enclave di lusso in
grado di fornire un lato livello di qualit della vita e al tempo stesso sottrarre risorse
alle aree circostanti, abbandonate e condannate all impoverimento. Ci comporta un
aumento delle disuguaglianze di reddito e una diminuzione dei servizi pubblici, quindi
provoca un aumento della frammentazione spaziale. Un altro fattore che in questo
senso incide sulla frammentazione urbana riguarda il fatto che le citt e le istituzioni
locali sono sempre pi considerate come motori di sviluppo economico anzich viste
semplicemente come la scala amministrativa ottimale per fornire alla popolazione
residente un insieme standardizzato di servizi e risorse.
Osservare e analizzare le forme di polarizzazione spaziale essenziale per
comprendere le societ contemporanee poich l analisi della frammentazione dello
spazio urbano ci offre molte informazioni sulle relazioni tra differenti gruppi sociali,
oltre a influenzare direttamente dinamiche di inclusione ed esclusione. Per comprende
la complessit di tali fenomeni sono necessari strumenti e concetti flessibili in grado di
connettere differenti correnti di ricerca. L approfondimento dei fattori politici della
polarizzazione spaziale ha questo potenziale, dal momento che si fonda su qualit
intrinseche della vita urbana e descrive significativi trend globali.

Lo spettro della metropoli frammentata


L applicazione dell ideologia neoliberista alle infrastrutture pubbliche ha causato una
frammentazione dei sistemi infrastrutturali che in tutto il mondo sono stati privatizzati
e svenduti a compagnie private in cerca di profitto o affidati a diversi tipi di
partnership pubblico/privato (esempi : sistema ferroviario in Gran Bretagna). Questo
un processo particolarmente diffuso nel settore dei sistemi stradali : alla rete stradale
controllata dai comuni sono infatti stati affiancati una serie di sistemi stradali privati,
monitorati e controllati con tecnologie di ultima generazione (come accade anche per i
centri commerciali). Tali tecnologie sono divenute responsabili del mantenimento dell
ordine pubblico, decidono chi pu entrare e uscire liberamente e chi invece deve
essere sottoposto a restrizioni e controlli. Lo spazio stradale, grazie all uso di
tecnologie computerizzate, si sta avviando verso un processo di privatizzazione a
livello mondiale. Da un lato ci sono chiari vantaggi ambientali nel far pagare le
persone per il sempre maggiore utilizzo dell automobile ma in realt il processo in
questione nasconde un secondo fine : ci rende pi difficile l accesso agli utenti con
minori disponibilit finanziarie (utenti cash poor/ time rich) e favorisce la fruizione da
parte di coloro che sono in grado di pagare un extra (utenti cash rich/ time poor). Un
ulteriore sviluppo di questi sistemi riguarda le nuove autostrade private con pedaggio
automatizzato presenti nelle maggiori citt nordamericane, australiane e canadesi. che
consentono un traffico scorrevole anche nelle ore di punta. Ci garantito
semplicemente alzando il prezzo necessario a guidare su quelle autostrade private i
quegli orari, rendendole un servizio premium per i soli ricchi. Trasformazioni simili
riguardano anche il settore dei trasporti internazionali : nuove linee ferroviarie
premium vengono costruite per collegare citt importanti, bypassando quelle che
stanno in mezzo. Un altro esempio in questo senso dato dallo sforzo compiuto per
creare corsie separate per i viaggiatori aerei in base al presunto valore commerciale di
quest ultimi. Frammentazione e commercializzazione riguardano anche Internet, i cui
nuovi modi di utilizzo favoriscono nuove forme di disuguaglianza. Le grandi compagnie
infatti costruiscono reti private di fibra ottica e investono solo nelle pi ricche aree
metropolitane, dove possono ottenere maggiori profitti. Tali aziende creano motori di
ricerca appositamente costruiti per facilitare l accesso a contenuti che esse stesse
producono, inoltre stanno trasformando i router in dispositivi capaci di regolare il
traffico dati in modo arbitrario. Un altro esempio della frammentazione delle metropoli
riguarda la privatizzazione del settore energetico, dove il Regno Unito un caso molto
interessante dal momento che il suo sistema energetico stato completamente
riformato secondo una logica neoliberista e di privatizzazione. Gli utenti benestanti
hanno la possibilit di usufruire di contatori smart invece nel caso degli utenti cash
poor/ time rich, l elettricit viene erogata mediante contatori che richiedono un
pagamento anticipato. Le tecnologie informatiche in questo ambito sono utilizzate per
recidere efficacemente qualsiasi tipo di relazione tra utenti poveri e fornitori. A ci si
aggiunge l uso di call center come mediatori tra imprese e clienti dove i consumatori
buoni possono essere individuati e tenuti in attesa per un tempo minore rispetto ai
cattivi consumatori. Tutto ci il risultato di una ingenua fede nel credere che
servizi pubblici e democratici e lo stesso spazio pubblico urbano possano essere
efficacemente gestiti da imprenditori privati. In realt tutto ci vede da una parte una
elite che ha sempre pi potere, capacit di scelta e controllo e dall altra coloro i quali
vengono marginalizzati dai processi di frammentazione del tessuto metropolitano, dall
accesso ai servizi pi elementari come energia, trasporti, comunicazione e perfino a
determinate aree urbane.

La frontiera urbana
Inizialmente l espansione della frontiera e l arretramento della wilderness (natura
selvaggia) rappresentavano il tentativo di sottrarre spazio vivibile a una natura ostile e
l atto di forgiare lo spirito nazionale americano. Tale processo negli ultimi due decenni
del 20 secolo si proiettato sempre di pi verso il cuore delle citt americane e meno
verso pianure, montagne e foreste del selvaggio West. La citt ha iniziato ad
assumere le sembianze di un luogo selvaggio, una wilderness urabana, che costituiva
il focolaio di malattie, crimine, droga, pericoli ecc Negli ultimi tre decenni la
situazione si ribaltata, trasformando l immaginario urbano in chiave romantica.
Dagli anni 60 si infatti passati all immagine di una frontiera urbana, una
trasformazione che pu essere collegata al discorso sul rinnovamento ma anche, negli
anni 70 e 80, alla riabilitazione del modello di abitazione monofamiliare e dei
condomini di appartamenti divenuti simbolo di una rigenerazione urbana. In quegli
anni le riviste parlavano addirittura di scout urbani che avevano il compito di annusare
quartieri in via di gentrificazione, sondare il terreno per investimenti favorevoli e,
allo stesso tempo diffondere notizie rassicuranti sul carattere socievole e mite dei
nativi (la popolazione dei centri veniva trattata come se fosse un elemento naturale
del paesaggio). Turner stato esplicito a questo proposito, definendo la frontiera
come il punto di contatto tra il mondo selvaggio e la civilizzazione. Il concetto di
frontiera urbana non esclusivamente un concetto nordamericano, esso infatti ha
contribuito ad alimentare una visione del Nuovo Mondo nei potenziali immigrati
provenienti dalla Scandinavia, Sicilia ecc, in pi emerso in molti contesti non
esclusivamente nordamericani (il caso pi evidente quello di Londra dove la frontiera
divenuta una sorta di fronte. Negli anni 70 fronti urbani come Nothing Hill e Brixton
rappresentavano al tempo stesso linee di difesa contro le incursioni della polizia e
avamposti strategici della polizia stessa, nel corso del decennio successivo furono
invece trasformati in fronti anti gentrificazione). Oggi il legame tra espansione
economica e geografica perdura ma l espansione economica non avviene pi
esclusivamente attraverso quella geografica, bens implica una differenziazione interna
di spazi gi sviluppati. La gentrificazione avanza non grazie all azione di intrepidi
pionieri ma piuttosto a quella di chi possiede il capitale. Come nel West del 19 secolo,
la costruzione di una frontiera urbana nelle citt del tardo 20 secolo, espressione di
una strategia politica e geografica di espropriazione e riconquista economica. Oggi le
persone senzatetto o con un tetto provvisorio (perch ipotecato o sotto sfratto)
appaiono condannate a forme di sterminio simbolico che possono anche lasciarle in
vita a patto di lottare ogni giorno per una sopravvivenza priva di ogni qualit e diritti.
Come sottolineato da Peter Marcuse l opposto della gentrificazione non dovrebbe
essere la decadenza e l abbandono ma la democratizzazione del diritto di abitare.
Ormai appurato che la citt sia diventata una riedizione del selvaggio West : che tipo
di West, precisamente ci per cui occorre lottare.

The ground before the battle


Il manifestarsi delle tensioni in un luogo, momento o situazione nasce dall
interruzione brusca e spesso armata di un processo di creazione del valore, con l
insorgenza di spinte che di quel valore avanzano la rivendicazione, la difesa o lo
sfruttamento. Fanno frizione non solo le prospettive collettive versus elitarie ma anche
le successive modalit di valorizzazione (sviluppo, sfruttamento ecc). Federico Rahola
ha recentemente proposto di spiegare la dinamica del conflitto urbano attraverso la
nozione di frizione multiscalare, secondo la quale ci che accade all interno di un
luogo non pu essere compreso senza considerare quanto quello stesso luogo sia
tirato al fine di connetterlo funzionalmente ad altri processi scalarmente differenti. Se
ci si reca nei luoghi come invita a fare Rahola, si pu constatare quanto il conflitto sia
predisposto da queste frizioni. On the ground il conflitto l impossibile incontro delle
logiche scalari che si contendono il ground. La tensione della frizione scalare cresce al
ritmo dell incremento degli apparati securitari e militari che vengono inscritti nello
spazio; la costruzione dei confini, delle zone rosse, delle enclave fortificate, del filo
spinato attorno a un cantiere odiato, opportunamente amplificata dai media, ci
segnalano l ultimo passo di una escalation verso lo scontro. Non solo: i luoghi non si
limitino a ospitare loro malgrado la tensione multiscalare, essi forniscono anzi
attivamente l innesco, la miccia. In effetti, importante comprendere che gli spazi e
gli oggetti che questi territori contengono non contano tanto di per se stessi, bens in
quanto manifestano desideri. Manifestazioni leggibili, spesso non lette. Per
comprendere come questi luoghi acquistino o cambino il loro valore, sufficiente
ricordare quanto le dinamiche di gentrificazione, segregazione, recinzione urbana di
vario tipo ecc, delineino traiettorie di valore divergente (es. terreno che cambia
destinazione d uso, una nuova scena artistica, la minaccia di un inceneritore che
incombe incenerendo in primo luogo i valori immobiliari). A questo punto necessario
notare che non si tratta solo di valore immobiliare ma di valore legato alla qualit dell
ambiente e della vita e sempre pi di percezione, di valore legato all immagine di un
luogo. Prima del conflitto i territori danno segni dei desideri e delle paure condivise,
sedimentati in quelle che viviamo come esperienze urbane. Molto spesso questi
movimenti invisibili sono concentrati negli interstizi non pienamente urbanizzati, negli
scarti o nelle eccedenze dello spazio in trasformazione, nelle zone di transizione. Si
tratta di territori urbanizzati ma senza urbanit. L invito qui quello di comprendere,
esplorare e cogliere quel ronzio del ground before the battle, tenendo, non tanto la
vista, quanto ludito e lolfatto, il naso e l orecchio forse i sensi pi adeguati per
intercettare l espressione di tensione ed energia che si accumulano nei luoghi prima
che diventino veri e propri battlegrounds.