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LA GENESI DELLA LEGISLAZIONE SPECIALE

Il Governo della citt di Mestre e Venezia e la stagione del centrosinistra


Giuseppe Sacc

Fondazione Gianni Pellicani editore

FONDAZIONE GIANNI PELLICANI La Fondazione Gianni Pellicani, inaugurata il 27 marzo 2007 alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nasce raccogliendo la volont di Gianni Pellicani di creare a Venezia e Mestre una realt culturale con lobiettivo di svolgere e promuovere attivit di ricerca e formazione legate ai temi della politica, allo sviluppo e alle trasformazioni della citt anche attraverso la ricostruzione storica di alcuni precisi momenti e temi. Lattivit si articola in tre aree dinteresse tra loro connesse: lapprofondimento di temi di cultura politica attraverso studi e convegni; lattivit di ricerca sulle trasformazioni sociali e urbane della citt contemporanea di Mestre e Venezia; lo studio di documenti ad oggi inediti che permette di approfondire la conoscenza delle vicende politiche, sociali, economiche e culturali del Comune di Venezia dal secondo dopoguerra ad oggi.

CONSIGLIO DIRETTIVO Presidente onorario: Fiorella Pellicani Presidente: Massimo Cacciari Consiglio di amministrazione: Giuliano Segre, Emanuele Macaluso, Luigi Zanda, Cesare De Michelis, Andrea Martella, Raffaele Speranzon, Carlo Carraro, Amerigo Restucci. Segretario: Nicola Pellicani

Fondazione Gianni Pellicani Via Carducci 32, 30171 Mestre (Ve) tel/fax 041 977992 e-mail: fondazione@fondazionegiannipellicani.it www.fondazionegiannipellicani.it progetto graco: Studio Lanza Fondazione Gianni Pellicani editore Quest'opera stata rilasciata sotto la licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale 2.5 Italia. Per leggere una copia della licenza visita il sito web http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.5/it/ o spedisci una lettera a Creative Commons, 171 Second Street, Suite 300, San Francisco, California, 94105, USA.

ISBN 978-88-96657-00-3

PREFAZIONE

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LA GENESI DELLA LEGISLAZIONE SPECIALE E LA STAGIONE DEL CENTROSINISTRA note del capitolo

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LA GENESI DELLA LEGISLAZIONE SPECIALE: IL DIBATITO IN PARLAMENTO II legislatura III legislatura Funzionamento dei Consorzi per la II e III zona industriale di Porto Marghera IV legislatura V legislatura Il ruolo dell'Ente locale Tra acqua e terra Risanamento edilizio: la rivitalizzazione socio economica Le bocche di porto e la Venezia-Monaco note del capitolo

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LA STAGIONE DEL CENTROSINISTRA E LA LEGISLAZIONE SPECIALE NEI DIBATTITI IN CONSIGLIO COMUNALE Dalla parentesi centrista al centrosinistra Gli anni propulsivi del centrosinistra: 1961-1967 La crisi del centrosinistra: 1968-1970 Il tramonto del centrosinistra: la Giunta Longo Il minicompromesso storico: l'approvazione dei Piani particolareggiati note del capitolo

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ALCUNE CONCLUSIONI note del capitolo APPARATI Fonti e Bibliograa Indice dei nomi

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LA GENESI DELLA LEGISLAZIONE SPECIALE Il Governo della citt di Mestre e Venezia e la stagione del centrosinistra

LA GENESI DELLA LEGISLAZIONE SPECIALE E LA STAGIONE DEL CENTROSINISTRA

Lattivit di ricerca storica proposta dalla Fondazione Gianni Pellicani ha come centro l'approfondimento della conoscenza delle vicende politiche del Comune di Venezia in un periodo durante il quale Gianni Pellicani ha rivestito un ruolo signicativo, ossia dagli anni sessanta agli anni novanta del Novecento. Questo perch la citt che permette di scorgere no a quale punto ogni epoca sia capace di organizzare la sua propria vita 1, poich le citt sono il luogo in cui la quotidiana frequentazione tra gli uomini stata pi intensa e dove si sono necessariamente costituite le forme organizzative di una vita collettiva 2. Questo obiettivo perseguito attraverso lo studio di fonti inedite: i resoconti stenograci del Consiglio comunale e del Parlamento italiano, declinato anche nelle sue Commissioni. Quindi un taglio attento alla dimensione politica del dibattito cittadino perch si parte dall'assunto che, soprattutto negli anni dei quali trattiamo, la politica sia punto di condensazione di diverse spinte economiche, sociali e culturali 3. Gli studi storici devono ancora addentrarsi nelle tematiche legate al dibattito politico-amministrativo veneziano degli anni sessanta e successivi. Anni che appaiono determinanti per la genesi e l'affermazione di scelte legislative e amministrative glie di un nuovo modo di leggere ed interpretare il Comune di Venezia. Si afferma allora l'idea di una Citt-territorio interconnessa (Venezia, Mestre, Favaro Veneto, Marghera, ecc.) superando la visione del primo Novecento di una citt storica scissa dal polo industriale di Marghera, nella quale gli abitati urbani di terraferma erano pressoch misconosciuti, e la visione dei primi anni settanta esemplicata dalla triade citt storica Porto Marghera terraferma nella quale le diverse parti vivevano una dialettica principalmente conittuale. Un differente rapporto tra le componenti di un unico Comune che simultaneo all'affermazione di un nuovo ruolo dell'Ente comunale, sia verso l'esterno, ossia in rapporto allo Stato centrale e all'Istituto regionale, sia al suo interno con nuovi organi quali l'Assessorato alla programmazione e all'ecologia e forme manageriali di controllo interno (radicale riorganizzazione della pianta organica dell'Amministrazione). Accanto a ci vi una strategia di sostanziale democratizzazione dell'Ente, basti pensare all'istituzione dei consigli di quartiere. Tutto ci nonostante si manifestino diverse istanze politiche che cercano in molti modi, a partire da alcune proposte di legislazione speciale, di affermare a Venezia forme di governo tecnocratiche e insulariste. Inne le fonti individuate permettono di delineare alcune caratteristiche della classe dirigente politica veneziana e italiana che si cimentata con il governo della citt di Mestre e Venezia. 7

LA STAGIONE DEL CENTROSINISTRA

Affrontare una massa di documenti cos cospicua affidandosi ad una logica prettamente cronologica, porterebbe ad un sicuro naufragio. Quindi in questa prima fase stato scelto un argomento capace di porre in evidenza gli atteggiamenti della classe dirigente politica su un tema cos complesso come l'idea di citt e dei modi per governarla. L'oggetto dello studio si quindi focalizzato sulla genesi della legislazione speciale. L'argomento scelto permette di riallacciarsi a un problema di lungo corso, ossia la difficolt del territorio veneziano, di terra e di acqua, nell'interpretarsi dallo scoppio della Rivoluzione industriale 4:
da quando Venezia perdette la qualica di capitale di uno stato, il mare e lisola hanno rappresentato un palliativo per i paladini della conservazione di uno status quo della citt, emarginandola oltre i conni della terra. I sostenitori del mito insulare o neoinsulare si sono qualicati arteci della sopravvivenza di Venezia, ridotta a tenutaria della propria esistenza fondata sul mito del passato. Di contro i novatori facitori ad ogni costo, apologeti del moderno, anzi del postmoderno, si sono tuffati nella bramosia del cambiamento, in tutti i modi e con qualsiasi mezzo, non importa perch, non importa come, pur di entrare nel giro di lustrare nomee. Tutti fuori del tempo e dello spazio, con la conseguenza di emarginare, buttare fuori gioco, quasi rimuovere il soggetto della diatriba, la citt, per far posto come mezzani ad ogni oggetto di sfruttamento, a qualsiasi costo ed in qualunque modo. Con il risultato nale di ridurre la citt ad un rapido usa e getta, mordi e fuggi, dentro e fuori 5.

Le entit statuali alle quali appartiene Venezia durante lOttocento sono importanti per comprendere certi sviluppi congiunturali, ma si possono, in ultima analisi, considerare non determinanti nella decadenza della citt. Il problema di fondo, riuscire a conciliare la forma urbis, con il tempo che viveva, rimane irrisolto. Anche i governi italiani pre-repubblicani tentano di trovare alcune soluzioni. I progetti per un rilancio della citt si susseguono, i 100 progetti per Venezia 6 ne sono una precisa testimonianza. Non si tenta solamente di modernizzare le strutture portuali, ma si cerca di industrializzare la citt, si fonda il primo istituto di studi superiori economici e commerciali in Italia e il terzo in Europa 7 e si potenziano le strutture culturali. I problemi che si devono affrontare sono immensi, da quelli nanziari (la citt lungi dal possedere mezzi adeguati e a livello nazionale la situazione era tuttaltro che rosea) a quelli tecnici, cos si attirano capitali e tecnologie straniere 8. Da quando costruire unindustria signica incidere in maniera pesante nel tessuto urbano della citt, ha inizio la battaglia tra i cosiddetti novatori e chi gi allora intravede la possibilit di puntare tutto o per lo meno le carte maggiori sulla monocultura del turismo. Queste due frangie si intersecano con altre due correnti: i cosiddetti neoinsularisti, gelosi del mantenimento assoluto della forma urbis della citt storica e chi vi si oppone. Dalla ne dell'Ottocento no al 1917 i novatori si confondono con i neoinsularisti per poi scambiarsi la posizione in un gioco di specchi a volte di difficile decifrazione che prosegue tuttoggi. I termini sono cambiati, le posizioni a volte pi sfumate a volte molto radicalizzate, ma dallo scoppio della rivoluzione industriale Venezia ha a che fare con questi schieramenti. In questo scenario di lungo periodo, gli anni sessanta e settanta del Novecento assumono ancora maggior importanza perch il territorio veneziano, seguendo dinamiche che si affermano su scala mondiale, paga sulla sua propria pelle il tramonto del paradigma fordista e la ne del trentennio doro 9. Inne si deciso di affiancare alle fonti parlamentari quelle locali (resoconti stenograci del Consiglio

LA GENESI DELLA LEGISLAZIONE SPECIALE

comunale di Venezia) per meglio analizzare la dimensione politica locale. Tale scelta non intesa tanto ad integrare e completare la situazione politica nazionale, bens a recuperare la complessit dell'articolazione territoriale, sociale e politica culturale del Paese. Un Paese nel quale le autonomie locali, seppur in un ordinamento di stampo centralistico, hanno visto nel tempo accrescere le loro competenze e la loro inuenza come dimostra proprio la genesi della legislazione speciale. Anche in questo campo:
Il dibattito storico arriva con il ato corto: a un chiaro irrobustimento degli Enti locali non si sono accompagnati studi, analisi, interpretazioni su questa istituzione che avessero al centro una ricostruzione storica dettagliata su quanto compiuto in seno agli organi consiliari di Giunta, sulle scelte e gli indirizzi presi, sui rapporti con altre istituzioni centrali e periferiche. Lanalisi di tale natura viene piuttosto da altre discipline, ma appare molto difficile rintracciare unanalisi stringente di taglio storico sullamministrazione di uno o pi Enti locali 10.

Inoltre tra il 1961 e il 1975 la maggioranza di governo del Comune di Venezia omogenea. A governare infatti fu continuativamente, il centrosinistra, ossia una formula politica che si basa sull'alleanza di DC, PSI e PSDI. Ci permette di tratteggiare come le diverse forze politiche locali si comportano in merito alla legislazione speciale in un assetto politico stabile.

NOTE
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S. Giedion, Spazio, tempo in architettura, Milano, 1954, p.19. M. Berengo, Storia della citt, Torino, 1999, p. XII. Una documentazione ad oggi poco utilizzata dagli studiosi. Nel pi recente volume sulla storia di Venezia che ha lambizione di essere un punto di riferimento negli studi storici Storia di Venezia, edita dallIstituto dellEnciclopedia Italiana nel 2002, lunico capitolo che prende in considerazione in maniera consistente le fonti delle quali trattiamo Dalla ricostruzione al problema di Venezia termina negli anni sessanta. Il capitolo Mestre, la citt del Novecento ha qualche riferimento a documenti del genere, ma si diradano man mano che si dipana la ricostruzione storica per sparire negli anni settanta. Gli ultimi due capitoli, La laguna e le isole e Gli ultimi quarantanni, non presentano nemmeno un riferimento alle fonti delle quali parliamo. In opere pi datate ad esempio Venezia edita da Laterza nel 1986 la situazione analoga: in questo volume dedicato alla storia della Venezia contemporanea, ossia dallunicazione italiana al 1986, nel capitolo intitolato La politica, il periodo dal 1973 al 1986 occupa 5 facciate. Anche il pur ricco libro postumo di Cescho Chinello, Un barbaro a Venezia, 2008 non apporta sostanziali modiche al quadro qui descritto. In articoli di riviste e periodici la situazione sostanzialmente identica. Bruno Visentini denisce la decadenza economica seguita alla guerre napoleoniche un precipizio. Camera, resoconto stenograco, aula, data, 27 febbraio 1973, p. 5333. M. Reberschak, Venezia, dopoguerra: tra storia e contemporaneit, in (a cura di) M. Rebershack, Venezia nel secondo dopoguerra, Padova, 1993, pp. 11-23. G. Romanelli, Venezia Ottocento - Larchitettura, lurbanistica, Roma, 1977, p. 373. Ci avviene nel 1868 da unidea di Luigi Luzzati. La sede prescelta fu il palazzo Ca Foscari. Gli esempi pi fulgidi sono le fonderie Neville, il Molino Stucky, ma vi sono nomi quali Junghans, Layet, Rotschild, la Compagnia francese del gas e il silurucio Schartzkopff. J. P. Thomas, Le politiche economiche del900, Bologna, 1998, p.235. Da rimarcare che lo shock petrolifero del 1973 non l'unica causa del fallimento industriale della chimica italiana. Coma ha dimostrato in particolar modo Vera Zamagni la crisi dovuta anche da strategie industriali sbagliati in anni precedenti. Si veda V. Zamagni, La crisi dell'industria italiana e la crisi degli anni settanta, in L'industria chimica italiana nel Novecento, a cura di G.J. Pizzorni, Milano, 2006, pp. 137-153. M. De Nicol, La storia regionale in Italia tra comparazioni, apporti pluridisciplinari e ricerca di denizioni, in Memoria e Ricerca, 22/2006, pp. 15-42.

LA GENESI DELLA LEGISLAZIONE SPECIALE

LA GENESI DELLA LEGISLAZIONE SPECIALE: IL DIBATTITO IN PARLAMENTO

II LEGISLATURA 11

Comunemente la prima legge speciale considerata la n. 171 del 1973 e difatti questa rappresenta un salto qualitativo e quantitativo assai signicativo negli sforzi compiuti, o semplicemente immaginati, dallo Stato per Venezia. Ma interventi ad hoc, reiterati nel tempo, hanno una storia assai pi complessa che affonda le radici nell'Italia fascista. La stessa istituzione del Casin di Venezia 12 voluta per dotare il Comune di Venezia di introiti extra considerata la conformazione sica della citt. I provvedimenti legislativi pensati e a volte effettivamente attuati a favore di Venezia si moltiplicano dagli anni cinquanta. In Parlamento n dalla prima legislatura 13 presentato un disegno di legge dal titolo Provvedimenti per la salvaguardia del carattere lagunare e monumentale di Venezia attraverso opere di risanamento civico e di interesse turistico. Approvato dalla Camera non dal Senato ripresentato nella II legislatura e diviene legge il 31 marzo 1956. Il primo rmatario Eugenio Gatto (DC), seguito da Nerino Cavallari (DC), Giobatta Gianquinto (PCI), Ida d'Este (DC), Giovanni Tonetti (PSI), Gian Matteo Matteotti (PSDI): l'ampia convergenza politica una caratteristica della proposta che l'onorevole Gatto in aula rimarca nell'inizio del suo intervento: La proposta che ho l'onore di presentare non n bianca, n rossa: veramente una proposta tricolore, perch ho l'onore di presentarla a nome di tutti i colleghi della deputazione di Venezia e a nome del Consiglio comunale che l'ha approvata all'unanimit 14. Nella presentazione alla Camera 15 si insiste in particolar modo sulla situazione edilizia veneziana, denita tragica. I toni sono drammatici e si afferma, vista la situazione delle fondamenta dei palazzi e delle case: Venezia non sar pi la citt della bellezza ineguagliabile creata dalla fatica dall'ingegno e della sensibilit dell'uomo, ma sar una citt morta, un complesso di rovine 16. Particolarmente interessanti i passaggi della relazione nei quali vengono sottolineate le condizioni igienico sanitarie pessime e la densit abitativa denita eccezionale, ennesima testimonianza a riprova che l'esodo, che nel giro di pochi anni comincia, dovuto alla ricerca di condizioni abitative degne di tal nome 17. La relazione sottolinea come il ne della proposta di legge ottenere un nanziamento con ni meramente conservativi per avere: Un aiuto, se non tale da risolvere tutti i suoi [di Venezia] problemi, ch questo sarebbe troppo arduo, tale almeno da permettere di affrontare il pi impellente di essi, quello della sua conservazione. La consapevolezza da parte del legislatore dell'inadeguatezza degli strumenti previsti nel passato 18, comunque non porta ad apprezzabili innovazioni. E nessuna forza politica o singolo parlamentare interviene per immaginare strumenti diversi. La discontinuit 11

IL DIBATTITO IN PARLAMENTO

si limita a chiedere maggiori stanziamenti nonostante nemmeno tutte le somme gi stanziate siano state effettivamente spese: secondo l'onorevole Gatto il fatto che le somme erogate nel 1937 e nel 1948 dallo Stato siano di molto superiori a quelle effettivamente investite non dato dall'incapacit dei meccanismi legislativi predisposti, ma: Dal costo dei restauri che a Venezia enorme, e quando il contributo inadeguato, evidente che non si comincino neppure i lavori perch si andrebbe incontro ad un disastro economico. Quest'affermazione che non problematizza i meccanismi legislativi n allora prodotti, non fu contestata da altri onorevoli. L'unico tentativo di ampliare la portata della legge rispetto al passato lo si ha nell'articolo 18 quando si cerca di includere tra le nalit del progetto: Opere di interesse turistico e sportivo. La volont del legislatore comunque quella di non allargare lo spettro degli interventi nanziabili possibili. Lo si evince chiaramente dal dibattito in Commissione speciale 19 quando l'onorevole Gatto propone di sostituire nell'articolo 1 alle parole carattere lagunare e monumentale le parole carattere artistico e tradizionale con la volont di salvaguardare anche l'aspetto paesistico di Venezia. L'onorevole Gatto aggiunge immediatamente: Devo far presente che le leggi precedenti hanno sempre parlato di carattere lagunare e monumentale di Venezia. Ed io sarei favorevole a non allargare la piattaforma in cui deve muoversi questa legge, anche per la limitatezza dei fondi 20. Dopo una rapida discussione, in cui in particolare l'onorevole Gianquinto (PCI), presenta il rischio di allargare il contenuto della legge, la proposta di modica ritirata. L'onorevole Lorenzo Biasutti (DC) inoltre sottolinea come introdurre diciture generiche: Potrebbe lasciare la porta aperta ad ulteriori richieste di altre citt 21. Questo aspetto importante: di certo l'onorevole Gatto consapevole di come un intervento del genere, per una citt che beneciava per lo stesso ne delle entrate supplementari del Casin, potesse essere apertamente osteggiato da parlamentari di altre zone d'Italia. Cos n dalle prime battute dice: Ci piace qui ricordare che nella passata legislatura mise in luce il problema di Venezia e ne segnal l'urgenza anche gente non veneta 22. Sempre l'onorevole Gatto usa il dibattito svoltosi nella I legislatura per affermare: Il principio giuridico che lo Stato debba intervenire a favore di Venezia, per le sue particolari caratteristiche (...), un principio giuridico che ha una tradizione quasi ventennale nella legislazione italiana. L'onorevole Gatto riferendosi proprio alla legge istitutrice della casa da gioco, continua dicendo viene cos stabilito legislativamente il principio che Venezia da sola non poteva sostenere gli oneri della propria manutenzione monumentale 23. Quindi la consapevolezza tra i parlamentari veneziani di come una legislazione Speciale potesse trovare impedimenti tra i colleghi di altre zone d'Italia all'epoca molto viva. Questo atteggiamento muta nel tempo in maniera radicale: nel 1973, anno dell'approvazione della legge n. 171, considerato un diritto di Venezia, peraltro da nessuno contestato, poter usufruire di fondi aggiuntivi rispetto ai trasferimenti ordinari. Inoltre ben presto l'aiuto internazionale invocato in tutti i modi mentre nella discussione del 1954 il relatore arriva a dire: Essi [i veneziani] non vogliono fare ricorso all'aiuto internazionale (...) perch ritengono che questo non corrisponda ad un senso di dignit nazionale 24. La discussione comunque spedita ed creata una Commissione speciale 25 ad hoc. In due sole sedute 27 luglio e 2 agosto 1954 il provvedimento approvato con 24 voti favorevoli, nessun astenuto o contrario. La Commissione speciale ha poteri legislativi, un salto di qualit rispetto alla I legislatura dove un'analoga Commissione speciale 26 si riuniva solo in sede referente.

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LA GENESI DELLA LEGISLAZIONE SPECIALE

Pi complicato l'iter in Senato. Il provvedimento arriva alla Commissione competente 27 il 23 marzo 1955 dopo essere transitato in diverse Commissioni per i vari pareri. E la Commissione nanza suggerisce di far slittare il provvedimento dall'esercizio 1954-55 al successivo per problemi di copertura nanziaria. Proprio sulla copertura nanziaria nasce un disaccordo tra il Ministero dei lavori pubblici e quello del tesoro. Ricordiamo questo passaggio perch la legge rimane bloccata no al 29 febbraio 1956 quando in Commissione data lettura di una missiva dell'allora sottosegretario al bilancio, l'onorevole Mario Ferrari-Aggradi (DC), nella quale si conferma lo stanziamento di 3 miliardi, ma diversamente ripartiti: la prima tranche per l'esercizio 1957-58 e limitata a 150 milioni 28. Superato questo empasse nanziario la discussione si risolve in poche battute che portano alcune modiche formali poi confermate celermente dalla Camera dei Deputati. Questo il primo di molti interventi dell'onorevole Ferrari-Aggradi, sardo ma eletto nel collegio di Venezia, che in tutti i passaggi parlamentari della legislazione speciale ha ricoperto un incarico governativo cos da poter seguirla attentamente. Tornando ai contenuti della legge ci sono alcune annotazioni da fare. Per quanto riguarda la denizione geograca dei lavori da eseguire sono incluse le isole della laguna (articolo 2). Mai compare la terraferma, n il porto, tanto meno tematiche relative all'inquinamento ambientale. Invece gi si parla di turismo. Anche in questo caso gli accenti con i quali si affronta il tema sono diametralmente opposti da quelli che assumono negli anni a venire. Il turismo non visto come una delle cause di un uso speculativo del patrimonio immobiliare, ma come possibilit di entrate economiche aggiuntive: i restauri al patrimonio edilizio servirebbero proprio per aumentare i ussi turistici 29. L'onorevole che pi insiste su questo punto Spartaco Marangoni (PCI). Con il proposito di accelerare la discussione dice: Il problema di Venezia va riguardato (...) come un problema nazionale sotto il prolo economico. Nel 1953 l'afflusso degli stranieri ha portato in Italia 200 miliardi di valuta pregiata (...) Venezia ha avuto gran parte in questo afflusso. Pertanto se siamo convinti che si tratta di un problema nazionale la discussione potrebbe essere estremamente rapida 30. Con l'articolo 4 inizia un altro dei punti dirimenti strettamente correlati alla legislazione speciale destinato a segnare la vicenda politica veneziana per diversi decenni ossia quello dei Piani particolareggiati. L'articolato prevede che: Entro due anni dalla pubblicazione della presente legge il Comune di Venezia adotter il piano regolatore generale (...) unitamente al piano particolareggiato del centro lagunare. La prima di innumerevoli deroghe concesse al Comune di Venezia che in seguito al Decreto interministeriale del 11 maggio 1954, n. 391, recante l'approvazione del primo elenco dei Comuni obbligati a redigere il Piano Regolatore dei rispettivi territori gi nel 1956 avrebbe dovuto adottare Piano Regolatore Generale e relativi strumenti attuativi. Come noto il Piano Regolatore Generale sar approvato sono nel 1962 31 e i Piani particolareggiati nel dicembre del 1974. Questo fatto pesa molto nella storia urbanistica veneziana 32 ed ha forti ripercussioni nella gestione del patrimonio immobiliare veneziano e quindi sulla composizione demograca e sociale dell'intero territorio comunale. Gi nella II legislatura la legge approvata stabilisce che in assenza dei Piani particolareggiati il Comune non possa operare senza il preventivo nulla osta del Magistrato alle Acque, sentito il proprio comitato tecnico. Una norma pensata per evitare speculazioni e provvedimenti improvvisati, ma che di fatto segna l'inizio di una commissarizzazione dell'operato comunale in campo urbanistico per mano di comitati di nomina extra-comunale. La legge in oggetto prevede una norma pi stringente rispetto al passato per favorire l'ammoder-

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IL DIBATTITO IN PARLAMENTO

namento del tessuto immobiliare veneziano. I nanziamenti non sono pi limitati a edici di particolare interesse artistico e si arriva a dare la facolt al Comune di ricorrere allo strumento dellesproprio. Potere non previsto per al di fuori del Piano particolareggiato: dunque la facolt espropriativa rimane inapplicata. Quindi le modalit di restauro degli edici ripercorrono nella sostanza quanto gi previsto nei provvedimenti legislativi anteriori che avevano gi dimostrato la loro inefficacia. Le uniche parole critiche al riguardo sono del senatore Araldo Crollalanza (MSI). Parole che mirano a sottolineare, in termini grossolani, ma fondamentalmente corretti, come tali incentivi avrebbero alimentato dei meccanismi speculativi difficilmente controllabili: Tutte le case diventano vecchie, anche nelle citt di terraferma, ma alla loro manutenzione devono provvedere, senza speciali aiuti dello Stato, i proprietari, poich trattasi della conservazione del loro patrimonio. Non opportuno che, attraverso una legge come quella che stiamo per approvare, si concedano benezi che non hanno niente a che fare con le nalit alle quali la legge stessa sembra ispirarsi. Se a Venezia ci sono i rii, nelle altre citt ci sono le strade, e il movimento intenso degli autoveicoli (...). Voglio perci augurarmi che la legge, nella applicazione, non dia luogo a speculazioni edilizie 33. Nella II legislatura sono presentati altri disegni di legge che in seguito vengono assorbiti nella legislazione speciale. In particolare la proposta di legge n. 1281 annunziata il 30 novembre 1954, Disposizioni sul regime giuridico della laguna di Venezia, primo rmatario Emilio Rosini (PCI) seguito da Giobatta Gianquinto (PCI), Giovanni Tonetti (PSI), Mario Luzzato (PSI). La proposta mira, basandosi su un regio decreto legge del 1936, a riaffermare che: La laguna di Venezia costituita dal bacino demaniale di acqua salsa che si estende dalla foce del Sile alla foce del Brenta ed compreso fra il mare e la terraferma 34. Ci per molteplici ni, tra i quali permettere, attraverso un uso corretto delle propriet demaniali, una migliore distribuzione delle risorse lagunari, in particolare quella meridionale, nella quale la miseria era condizione comune. Ma accanto a nalit sociali ed economiche si riscontra la necessit di assicurare un regime idraulico corretto della laguna. Infatti nella documentatissima relazione si legge: La strettissima dipendenza dello stato degli approdi, dei canali e dei fondali, dipende dal regime idraulico di tutto il bacino lagunare. evidente quindi l'attitudine di tutti gli specchi d'acqua della laguna di Venezia a servire a una destinazione pubblica 35. Se la norma fosse stata approvata avrebbe inciso in particolare sulle valli da pesca. Ecco quindi che gi nel 1954 il problema delle valli da pesca, del loro regime giuridico, problema del resto ancora irrisolto, si affaccia in Parlamento, anche se non viene nemmeno dibattuto nelle commissioni competenti. L'importanza dell'argomento si evince da alcuni semplici numeri: le valli da pesca arginate sottraevano ancora nel 1984 all'espansione mareale circa 8 mila ettari 36. Per dare un ordine di grandezza, l'edicazione della prima zona industriale ha comportato una sottrazione alla laguna di circa 500 ettari, mentre per la seconda e terza zona industriale sono state costruite tre casse di colmata, per un totale di 1700 ettari 37.

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LA GENESI DELLA LEGISLAZIONE SPECIALE

III LEGISLATURA 38

La terza legislatura signicativa per almeno tre aspetti: la legislatura nella quale si votano le leggi istitutive di consorzi pubblici sia per la regolamentazione nell'edicazione della II zona industriale di Porto Marghera sia per la creazione della III; la legislazione speciale incomincia ad interessarsi direttamente a quanto accadeva in terraferma; in Parlamento viene eletto Vincenzo Gagliardi (DC). Strettamente connesso ai primi due punti il terzo: dalla sua entrata in Parlamento, no alla sua prematura scomparsa (1968 39), Gagliardi contribuisce attivamente in Parlamento a tutti i provvedimenti legislativi pi importanti su Venezia. Una gura politica di assoluto rilievo che negli stessi anni presente anche in Consiglio comunale, spesso come capogruppo della DC, sempre come leader della compagine democristiana cittadina e in particolare della sinistra del partito. Sinistra allora maggioritaria in Provincia di Venezia e molto forte nel territorio comunale soprattutto dopo aver superato le divisioni interne risalenti alla ne degli anni cinquanta prodotte dalle vicende del 1958 legate alla cosiddetta Formula Venezia. In quell'occasione la sinistra DC si spacca tra i sostenitori del perseguimento dell'apertura al PSI (Wladimiro Dorigo e Giorgio Longo) e chi, ad esempio Gagliardi e Alfeo Zanini, accetta di frenare l'avvicinamento ai socialisti dopo gli interventi della gerarchia ecclesiastica 40. Nel ricompattamento della sinistra DC, decisivo il Congresso nazionale del 1962 41 nel quale si afferma la linea politica dell'alleanza con il PSI 42.

Funzionamento dei Consorzi per la II e III zona industriale di Porto Marghera


noto l'impatto che lo sviluppo di Porto Marghera ha negli equilibri del territorio comunale sotto innumerevoli punti di vista. Basti ricordare come Porto Marghera rappresenti l'intervento emblematico ed oggettivamente portante di una linea di tendenza di un disegno di una cultura affermatasi (...) da pi di un secolo e mezzo 43. E il consenso attorno a questo agglomerato fu alto: se i socialisti hanno visto in Porto Marghera il sol dell'avenir, il sindaco Filippo Grimani 44 salutava l'operazione come necessaria per trasformarsi sotto il beneco inusso di (...) potenti fonti di prosperit, quali solo la grande industria pu offrire 45. Gli anni di cui parliamo vedono la massima espansione occupazionale, ma anche il manifestarsi dell'incompatibilit di molti impianti con l'ambiente circostante. Celebre l'obbligo imposto dagli uffici dell'Ispettorato del Lavoro che ordina l'obbligo della maschera antigas per tutti i lavoratori di Porto Marghera 46. Ma Porto Marghera incomincia un lento decadere anche perch il panorama internazionale muta radicalmente negli anni settanta. Cresce il costo del lavoro ed esplodono i costi delle materie prime, nisce il sistema di cambi ssi stabilito a Bretton Woods, si impenna l'inazione italiana. Infatti il periodo tra il 1969 e il 1975 viene denito come l'epilogo 47 di un'affermazione industriale dell'Italia nel secondo dopoguerra nella quale Porto Marghera gioca un ruolo strategico. Per tutti questi motivi Porto Marghera diviene un argomento dal quale la legislazione speciale non pu prescindere. Inoltre molti i temi che caratterizzano la discussione parlamentare relativa all'istituzione dei Consorzi d'ampliamento della zona industriale si ritrovano in seguito nella legislazione

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IL DIBATTITO IN PARLAMENTO

speciale. In questo saggio sottolineiamo unicamente un aspetto che emerge dalla discussione in Parlamento connesso alla legislazione speciale a venire: le forme di governo del territorio previste per interventi straordinari a Venezia, quindi la gestione dell'ampliamento di Porto Marghera. In questo scenario i Consorzi di gestione di Porto Marghera voluti dal legislatore rivestono grande importanza, soprattutto per ci che non sono riusciti a fare. Proprio per queste loro manchevolezze, seppur in prima battuta voluti anche dal PCI, ben presto vengono avversati dai comunisti in maniera aspra 48. Franco Busetto (PCI), dibattendo il progetto di legge 1541, 49 solleva il tema di quello che diviene da l a pochi mesi uno dei cavalli di battaglia dell'agire del PCI, la programmazione democratica, propugnata in contrapposizione alla programmazione immaginata dal nascente centrosinistra 50. Programmazione democratica necessaria per: Conseguenti riforme di struttura 51. Cos Busetto ipotizza una revisione della composizione del Consorzio dedicato alla gestione della II zona industriale per dare ampio spazio agli Enti locali e nuove modalit di esproprio che non dipendano dagli organi centrali dello Stato: Riteniamo che per facilitare le operazioni di esproprio da parte del Consorzio, sia necessario evitare, rompendo cos quella certa abitudine oramai invalsa, di accentrare tutto nelle mani del Ministero dei lavori pubblici. Ed a questo punto, noi vogliamo ribadire un vecchio principio gi altre volte espresso, cio che si possa valorizzare la funzione degli Enti locali 52. E Busetto aggiunge in maniera molto recisa: Noi riteniamo che per lavori di questo [Consorzio] quali la sistemazione industriale dell'ultima parte del porto di Marghera, sia pi che sufficiente la competenza degli Enti locali 53. Proprio Busetto a distanza di 13 anni ha modo di rimarcare questo concetto sempre alla Camera dei Deputati al momento della discussione nale del testo di quella che la prima Legge Speciale. Lo fa dicendo: Abbiamo respinto l'attacco strumentale che stato condotto alle forze locali perch siamo coerenti assertori della necessit di aprire il pi ampio spazio alla partecipazione democratica e popolare (...) sentiamo che questa partecipazione la condizione decisiva e pi importante della salvezza di Venezia 54. Tornando al 1960, anche l'onorevole Umberto Sannicol (PCI) nelle dichiarazioni di voto in commissione riunita in sede legislativa afferma: Il Consorzio ha una certa libert di manovra, che avremmo voluto meno ampia, ed eccomi allora ad invitare i colleghi veneziani, i membri che operano nel Consorzio e gli Enti locali che del Consorzio medesimo fanno parte a farsi interpreti di queste esigenze 55. Ci nonostante il PCI vota a favore del provvedimento che viene approvato all'unanimit. Un provvedimento che incontra comunque diverse difficolt durante l'iter parlamentare. L'onorevole Gagliardi davanti alle tattiche dilatorie che i rappresentanti del Governo adottano in pi sedute per rinviare la discussione del progetto di legge afferma: Prendendo in ritardo questa iniziativa, niremo col giungere praticamente quando i buoi saranno scappati dalla stalla, cio quando l'espansione della macchia d'olio avr denitivamente saturato tutta la parte interessata dallo sviluppo della zona industriale, cos da mettere il Consorzio in condizioni di non poter pi operare 56. Al Senato l'iter non affronta questi problemi perch l'attenzione fu rivolta unicamente all'articolo 9 che, sotto la spinta dei Senatori Pietro Amigoni (DC), Araldo Crollalanza (MSI) e Cesare Angelini (DC), si cerca di modicare. Nell'articolo 9, attinente alle modalit di espropriazione dei terreni, si tenta di introdurre modiche vantaggiose per le industrie gi insediate cosi da svuotare ancora pi i poteri il costituendo Consorzio 57. La legge viene pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 3 novembre 1960.

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Solo due anni dopo sono depositate due leggi che prevedono l'ulteriore ampliamento della zona di Porto Marghera, ossia la III zona industriale. Si tratta della proposta di legge n. 3909 Nuovo ampliamento del porto e zona industriale di Venezia, presentata il 27 giugno 1962, primo rmatario Vincenzo Gagliardi, seguito da Mario Ferrari-Aggradi; e dalla proposta del Partito Comunista n. 4142 primo rmatario Giuseppe Golinelli, seguito da Franco Busetto Ampliamento della zona industriale e portuale di Venezia in territorio del Comune di Mira, presentata il 21 settembre 1962. La proposta di legge n. 3909 semplicemente un aggiornamento di quanto era stato realizzato per la II zona industriale. Nella relazione introduttiva si legge: Il Consorzio costituito (...) ha dimostrato di essere un organismo necessario ed efficiente nella realizzazione dei compiti affidati (...) e pertanto appare utile una sua conservazione (...). Si ritenuto sufficiente estendere in generale la operativit delle sue norme anche al nuovo ampliamento che, in sostanza, costituisce una prosecuzione necessaria di un'opera che va considerata come unitaria. La proposta comunista (n.4142) pi ambiziosa. Nella relazione introduttiva vi scritto: Se per si procede per legge ad una semplice delimitazione del perimetro della nuova zona industriale (...) non si affronta il problema reale che quello di sostenere e regolare il processo di industrializzazione in corso, non si affrontano le complesse questioni di ordine economico, sociale, politico, urbanistico e demograco che tale sviluppo pone. Tra i punti qualicanti della proposta di legge, la relazione introduttiva individua la necessit di dare maggiore forza ai: Lavoratori, [alle] organizzazione politiche, sindacali e culturali, [agli] istituti della democrazia aventi un nuovo contenuto: dal Comune, alla Provincia, alla Regione sino al Parlamento (...). Non si pu avviare una programmazione democratica ignorando le autonomie degli Enti locali. Il maggior potere agli Enti locali visto come indispensabile affinch non si ripetano vecchi errori che avevano avuto ricadute sul tessuto urbano della citt, in particolare a Mestre e Marghera: Sulla base poi della realt largamente negativa esistente nel rapporto maturatosi fra la vecchia zona industriale di Mestre e Marghera e la organizzazione del territorio di insediamento urbano immediatamente alle spalle della stessa, perch questo rapporto non si ripeta nei suoi aspetti negativi anche nella nuova zona di sviluppo in Comune di Mira, si ritiene indispensabile garantire l'esistenza di una fascia di protezione fra zona di insediamento industriale e territorio urbano come previsto dal Piano Regolatore Generale di Mira. Il contrario di quello che avvenuto a Marghera dove: L'industrializzazione della zona avvenuta in modo non coordinato alle esigenze economiche, sociali e civili della popolazione della Regione, con sprechi e costi economici e sociali eccessivi, creando diseconomie, disordine urbanistico, carenze gravissime nei sevizi sociali. Alla ne la composizione del Consorzio alla quale si arriva in comitato ristretto stabilisce le rappresentanze locali con la specica che: Nella rappresentanza di ciascun Ente locale sar compresa la minoranza consiliare 59. La legge approvata in Commissione, in sede legislativa, con 32 voti favorevoli e 1 contrario. In Senato la legge dibattuta in plenaria. Diversi sono i correttivi adottati, proprio a partire dalla composizione del Consorzio che viene portato da 32 a 22 membri. Cos, seguendo il parere della Commissione industria, la Camera di Commercio ottiene attraverso i suoi rappresentanti parit con tutti gli altri enti rappresentati 60 ossia da sola pu disporre di ben la met dei rappresentanti in seno al Consorzio. E viene anche eliminata nell'articolo 8 primo comma la frase: Sentite le organizzazioni sindacali 61. La discussione in aula molto accesa su questi punti con socialisti (senatore Giusto Tolloy) e comunisti (senatore Giobatta Gianquinto) a difendere la composizione come

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prospettata alla Camera contro gli emendamenti del relatore (senatore Pietro Amigoni DC) e del senatore Edoardo Battaglia (PLI). Alla ne due rappresentanti delle organizzazioni sindacali entrano nel Consiglio d'amministrazione del Consorzio, ma anche due rappresentanti degli imprenditori. Il testo viene approvato anche dal PCI con la dichiarazione conclusiva del senatore Gianquinto: Se voi confrontate i testi originari della proposta di legge degli onorevoli Gagliardi ed altri e della proposta di legge degli onorevoli Golinelli ed altri, dovete constatare con me che nel testo unicato vediamo approvata la maggior parte della nostra proposta (...). Il disegno di legge quindi anche opera nostra e il risultato di una collaborazione leale, di una intesa tra i vari Gruppi politici. Dobbiamo constatare tuttavia che una buona parte degli emendamenti che voi, colleghi della maggioranza, avete votato, riducono il valore democratico del disegno di legge e rompono gli accordi. Rimane comunque valida una gran parte del disegno di legge 62. L'onorevole Golinelli in Commissione alla Camera, quando il testo ritorna dopo le modiche del Senato, esplicita pi chiaramente le critiche in merito alla nuova composizione del Consorzio 63. Non dissimile nella sostanza, agli antipodi per toni, il discorso pronunciato da Vincenzo Gagliardi che dice: Io ringrazio il ministro e il sottosegretario che hanno al Senato ed alla Camera seguito e migliorato per alcuni aspetti la proposta di legge, consentendo che potesse giungere all'approvazione senza le gravi mutilazioni alla quale sembrava, in un primo momento, dovesse essere sottoposta da parte del Senato. Queste mutilazioni dettate da interessi settoriali, territoriali ed economici, hanno avuto la peggio di fronte all'interesse pubblico generale, cos come deve avvenire in democrazia 64. Vincenzo Gagliardi dimostra di sapere utilizzare la macchina parlamentare su diversi piani. Infatti nella III legislatura presenta ben due proposte di legge attinenti alla legislazione speciale: una di sapore prettamente propagandistico, alla vigilia dello scioglimento del Parlamento 65; una molto complessa che di fatto segna l'inizio del gigantismo 66 nella legislazione speciale dimostrando come per primo Gagliardi riesce all'interno di uno stesso provvedimento legislativo a intessere diversi piani e prospettive. Ma proprio da tale gigantismo incominciano ad emergere forti incoerenze, 67 la prima riguarda la funzione portuale. Il 13 aprile 1962, quindi due mesi prima di presentare la proposta di legge per la creazione della terza zona industriale 68, Gagliardi presenta un disegno di legge nel quale il porto viene accusato nella relazione introduttiva: Di aggravare l'effetto di erosione nella citt e nella laguna (...) avendo esso favorito la libera espansione delle maree no ai margini lagunari ha anche aumentato l'intensit delle correnti. Se il porto letto come responsabile del dissesto idrogeologico, nell'articolo 2 viene esplicitamente inserito che: La determinazione e l'aggiornamento della conterminazione lagunare dovranno salvaguardare, non solo la laguna, ma anche anche la officiosit delle bocche portuali, cio il porto lagunare di Venezia 69. La legge prevede un generale riordino degli enti che si occupano di governare la laguna. La relazione, molto circostanziata, sottolinea che: doveroso constatare che da un secolo e mezzo ben poco stato fatto perch Venezia possa continuare a vivere; tranne qualche restauro di monumenti e molti escavi che potrebbero anche aver aggravata la situazione. Dopo aver ricordato fenomeni quali il bradisismo e l'eustatismo, afferma, con una certa dose di spregiudicatezza: Venezia, unica al mondo, viene trattata come le altre citt italiane. Per la prima volta in atti parlamentari viene sottolineato che il Magistrato alle Acque (che ha il compito di conservare la laguna in quanto ambiente in cui sorge

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la citt di Venezia) e l'Autorit marittima (che ha il compito di mantenere efficiente il porto): Procedono talvolta su strade diverse, e molto spesso ignote le une alle altre, sicch accade che l'uno impiega i soldi dello Stato per fare i lavori, per i cui danni l'altro organo dello Stato deve poi intervenire. Inoltre sottolinea la necessit di rivedere il regime idraulico delle valli da pesca che: Sono attualmente estromesse dal regime lagunare. La legge prevede il ridisegno della conterminazione lagunare per mano del Magistrato alle Acque, Magistrato alle Acque che diverrebbe negli intenti del proponente di fatto l'organo di gestione della laguna 70. La necessit individuata di rivedere le forme del perimetro lagunare un altro sintomo della lenta riorganizzazione amministrativa che investe il territorio veneziano nonostante gi da anni siano in atto pesanti cambiamenti nell'ambiente lagunare. Inoltre questa legge per la prima volta prevede interventi atti al controllo igienico-sanitario delle acque che affluiscono in laguna. In particolare l'articolo 7 da sempre mandato al Magistrato alle Acque, sentito il parere del medico provinciale, di far si che: Lo scarico delle acque che attualmente si versano in laguna deve essere gradualmente sistemato nei riguardi idraulici ed igienici. Ancor pi esplicito l'articolo 11: vietato scaricare o disperdere in qualsiasi modo riuti o sostanze che possano inquinare le acque della laguna. Per la realizzazione di quest' ultimo obiettivo, che comprende anche quello che oggi si chiamerebbe smaltimento di riuti e materiale edile, il Magistrato alle Acque sarebbe stato dotato, a mezzo dell'ufficio del genio civile, di un corpo di polizia lagunare. Nonostante il carattere d'urgenza conferitogli dall'aula il 25 maggio del 1962 71, il provvedimento approda in Commissione solo a ne novembre. Gagliardi sottolinea che il ne primo dell'atto dotare la laguna di una unica autorit e non pi autorit che spesso cadono in contrasto tra loro 72. Esigenza condivisa dal gruppo comunista per bocca 73 dell'onorevole Riccardo Ravagnan (PCI): anche questa legge votata con un'ampia maggioranza. Il tentativo del legislatore in questa fase di rafforzare le competenze non tanto degli Enti locali, ma perlomeno degli organi periferici dell'amministrazione centrale in particolare del Ministero dei lavori pubblici e della marina mercantile 74. Tentativo osteggiato da parte delle compagini governative. Quindi il legislatore non immagina nessuna nuova struttura, ma una migliore organizzazione di quelle gi operanti. La votazione a scrutinio segreto da 24 favorevoli 1 contrario. L'iter al Senato veloce, ma la legge approvata rinviata alle Camere dal Presidente della Repubblica Antonio Segni 75 per problemi di copertura nanziaria rispetto alla istituzione della Polizia Lagunare. I due rami del Parlamento rivedono nel mese di febbraio la legge abolendo l'istituzione di questa nuova forza di polizia cos da venire incontro alle raccomandazioni del Presidente, ma di fatto depotenziando di molto la possibilit di attuare le norme, infatti il controllo viene demandato alle forze di polizia gi operanti sul territorio. Il testo, in molti passaggi rivoluzionario, destinato a rimanere lettera morta: Chiunque possegga anche sommarie cognizioni circa ci che avvenuto nella laguna nel corso dei due decenni successivi all'entrata in vigore [di questa legge] non pu non considerarne il testo come un prodotto letterario dalla irrefrenabile vis comica 76. Inne da segnalare il disegno di legge 4460 77, sempre a prima rma Gagliardi 78, un disegno di legge pi dal sapore propagandistico che altro, essendo stato presentato a due mesi dalla ne della legislatura. E anche assai limitato nelle ambizioni. In pratica un semplice rinanziamento della legge del 1956. Gli estensori sono del tutto consci di tali limiti e di quelli della vecchia legge: Detta legge [294/1956] rivelatasi insufficiente di fronte ai numerosi problemi della citt sempre pi aggravatisi

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per il coincidere di fenomeni geo-sici e marini, di erosione e di sfaldamento, deve venire al pi presto aggiornata. Purtroppo la ne della legislatura non consente ai proponenti di predisporre un provvedimento organico che dovr certamente essere affrontato dalla prossima legislatura prima che danni irreparabili possano far scomparire Venezia 79. Un dato fatto proprio in termini polemici in discussione nella Commissione competente 80 da un membro dell'opposizione, Leonello Raffaeli (PCI), che dichiara: Vogliamo rilevare che i problemi di Venezia recentemente dibattuti anche in una serie di riunioni e convegni, sono di ben pi ampia portata (...). Con il presente provvedimento non si affronta certamente quel problema che viene sollevato dalla situazione della citt di Venezia, si fa una legge irrisoria di fronte alle reali esigenze e il Governo e la maggioranza mostrano la loro incapacit di affrontare i problemi anche in questo campo della conservazione di patrimoni artistici e culturali di rilevanza mondiale 81. Una dichiarazione politicamente scontata venendo dall'opposizione che sottolinea l'insufficienza della legislazione vigente. Ma da rimarcare che in tutta la III legislatura non risulta agli atti nessuna proposta legislativa del PCI, o di altri partiti, mirante a migliorare la qualit della legislazione speciale veneziana. La legge approvata alla Camera approda al Senato l'8 febbraio 1963 (s. 2572), ma il 18 febbraio il Parlamento sciolto. Sempre nella III legislatura l'attivit di Gagliardi fondamentale per iniziare i lavori del cosiddetto Canale dei Petroli che, dopo diverse schermaglie parlamentari, trova i nanziamenti necessari all'interno di un progetto di legge pensato per il porto di Ravenna 82. Anche questo provvedimento votato dal PCI.

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Con la quarta legislatura il lessico al quale siamo ancora oggi abituati parlando del governo di Venezia assume la sua veste denitiva. Troviamo assieme il degrado socio-economico, l'esodo, ovviamente riferito al calo della popolazione della citt storica, la necessit di aiuti internazionali, la questione ambientale e riferimenti sempre pi puntuali alle problematiche della terraferma, non solo di Porto Marghera. Anche il turismo si incomincia a interpretare in maniera pi critica: Venezia costituisce il sogno e la meta incomparabile di tutti i turisti e di tutti gli artisti del mondo: ma il turismo pu essere soltanto una valvola di riserva non trascurabile per la vita della citt, non certo l'unica ragione per salvarla 84. La proposta di legge pi importante della legislatura la n. 1609 85 pi nota come legge-ponte a rimarcare gi nell'epiteto datogli dagli stessi presentatori, il suo essere non risolutiva del Problema Venezia. Primo rmatario Vincenzo Gagliardi. Ma la proposta sorretta da un consenso ampio, l'ultimo in Parlamento per quanto riguarda la legislazione speciale. Il secondo rmatario Massimo Alesi (PLI) seguito tra gli altri da Nerino Cavallari (DC), Costante Degan (DC), Giuseppe Golinelli (PCI), Ruggero Lombardi (DC), Mario Luzzato (PSI), Ugo Marchesi (PCI), Gian Matteo Matteotti (PSDI), Ugo Perinelli (PSIUP), Gian Mario Vianello (PCI). L'interesse di tutte le forze politiche per Venezia era gi emerso il 19 maggio 1964 quando il Senato della Repubblica dedica un'intera seduta a quattro interpellanze presentate dalla maggioranza delle forze politiche 86 concernenti la citt di Venezia. Nella relazione, dopo dotti insegnamenti sulle cause del decadimento economico e sociale della citt di Venezia, si fanno sferzanti i riferimenti alla contemporaneit, a partire dalle questioni economiche: La progressiva scomparsa di un artigianato gi famoso ed ora immiserito dalla mancanza di leve giovani, il dilagare di un commercio polverizzato che va trasformando in bazar, campi, campielli, salizzade e tutte le aree di circolazione in un plateatico disattento ed aggressivo, dimostrano la fragilit di una economia cittadina. L'unica attivit che dimostra una certa vitalit il Porto: Ma qui pure le preoccupazioni inttiscono. L'inusitato spettacolo di decine e decine di pirosca, in attesa no a cento giorni di scaricare le merci a causa della mancanza di attrezzature, di banchine, di silos, divenuto fatto sempre pi frequente. E per la prima volta in Parlamento si fa riferimento al calo demograco della popolazione, ossia non pi una Venezia sovrappopolata come traspare dagli atti parlamentari del 1956. La ricetta proposta per ovviare al problema chiara: Solo intervenendo nel tessuto economico si pu operare un risanamento del tessuto sociale richiamando, con l'istituzione di fonti di lavoro, energie fresche destinate a rinvigorire la citt arrestandone il decadimento sociale. Il fallimento della precedente legislazione speciale non viene legato unicamente al tema degli stanziamenti (comunque ampiamente sottolineato 87), ma imputato anche alle nalit complessive dell'impianto legislativo. Ad esempio, no ad allora non era previsto nessun intervento per i marginamenti lagunari; nessun intervento per creare nuove sacche dove raccogliere i materiali di riuti; niente per le fognature nonch per sistemazioni urbanistiche (viabilit in genere, creazioni di giardini, ecc). Tutto ci nonostante la creazione di un Comitato ministeriale per lo studio dei problemi di Venezia che del resto non funzionava per mancanza di stanziamenti nonostante in teoria fosse funzionante gi dal 1962.

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La proposta di legge 1609 prevede anche lo stanziamento di fondi per studiare il problema dei collegamenti con la terraferma. Inne, immancabile il riferimento ai Piani particolareggiati: nel disegno di legge si concedono al Comune altri due anni di tempo per approvarli e nel frattempo si conferma il potere del Magistrato alle Acque in campo urbanistico. Ma non vi ancora piena volont nello spingere no in fondo, almeno pubblicamente, certi ragionamenti. Dagli atti si evince chiaramente come gli stessi parlamentari veneziani cerchino di limitare le misure, anche affermando che la legge non altro che una riedizione di quanto gi approvato dal Parlamento in passato. Questa tattica nalizzata a facilitare il reperimento della copertura economica 88 davanti a molti colleghi recalcitranti ad allargare le maglie della spesa pubblica. Lo stesso Gagliardi dice che il provvedimento: innovativo solamente per quanto riguarda l'ammontare dei contributi (...) in sostanza sono riproposte le stesse provvidenze che vengono ampliate solamente per quanto riguarda la disponibilit nanziaria 89. Anche per questo approccio nel suo iter parlamentare i cambiamenti apportati al testo portano questo provvedimento ad essere realmente una semplice riedizione di quanto gi esisteva. La legge, presentata nel 1964, dibattuta dal gennaio 1966, l'ultimo anno dei nanziamenti stanziati dalla legge 31 marzo 1956, n.294. Sono stralciati gli articoli atti a nanziare il Comitato ministeriale per lo studio dei problemi di Venezia (passano in un provvedimento governativo ad hoc), come soppresso l'articolo 6 per gli studi su un nuovo sistema di comunicazione tra Venezia e la terraferma. Semplicando si pu dire che il Governo cerca di eliminare le parti pi innovative e frena il fenomeno del gigantismo 90, dall'altra il Parlamento anche se con delle eccezioni di singoli parlamentari pi che di forze politiche nel suo insieme cerca di aggiungere nuove formule. Perno la Biennale trova spazio nella stesura originale della legge ponte. Ci suscita molte perplessit cos affrontate da Gagliardi: In effetti non si pu dire che si tratti di disposizioni aventi stretta attinenza con la materia, ma esse rispondono tuttavia al signicato della proposta di legge in esame mirante a sovvenire alle situazioni pi gravi della citt, ed in questo senso trova una sua giusticazione 91. In particolare critici sono gli onorevoli Pancrazio De Pasquale (PCI) e Benedetto Cottone (PLI) ai quali cos risponde l'onorevole Costante Degan 92 (DC): Ho l'impressione che si tenda ad affrontare il problema di Venezia come un problema di risanamento mentre, secondo me, il problema stesso deve essere esaminato non soltanto dal punto di vista del risanamento, in modo puramente tecnico, ma anche dal lato della valorizzazione del centro storico e delle caratteristiche peculiari della citt. Non vedo quindi l'estraneit del problema della "Biennale di Venezia" rispetto al contesto generale della proposta di legge 93. Il partito comunista, per bocca degli onorevoli Busetto e Ripamonti, si limita a chiedere il parere della Commissione pubblica istruzione 94. Alla ne la Biennale scompare dal disegno di legge proprio per la volont della Commissione pubblica istruzione di accorpare gli articoli relativi alla Biennale ad un provvedimento a favore di altri Enti autonomi 95. Invece al Senato si riesce a far entrare nella legislazione speciale Chioggia ed il suo porto. Il parlamentare che spinge al riguardo il senatore Ferroni (PSI) che tra le altre cose dice: Chioggia ha dei diritti ben precisi da rivendicare e da difendere; diritti che, in quanto tali, non possono essere soddisfatti in maniera di elemosina (...), deve essere un riconoscimento della funzione del porto di Chioggia nel vasto ambito del porto di Venezia. Al riguardo presenta anche un Ordine del giorno accolto dal Governo e approvato dal Senato nel quale si indica nel porto di Chioggia, in un futuro non remoto,

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la presumibile zona portuale integrativa del porto industriale di Venezia 96. quindi confermata al Senato la tensione tra la volont di limitare la legge ad un semplice rinanziamento di provvedimenti legislativi passati e l'intenzione di immaginarne nuovi. Tutto ci si ritrova nelle parole dell'onorevole Gatto, allora sottosegretario al Tesoro, che da una parte rimarca la complessit del provvedimento rispetto al passato per poi subito dopo affermare davanti alle proteste di alcuni senatori che: Questo disegno di legge non costituisce nulla di nuovo; in sostanza esso non fa altro che proseguire, adeguandoli alle misure monetarie attuali i beneci di cui gi per il passato dal 1937 in poi, Venezia ha goduto 97. La parte del dibattito al Senato pi interessante riguarda i nanziamenti per i privati che intendono avviare i lavori di consolidamento e/o restauro. Ci per merito del senatore Gianquinto che si sofferma su un ovvero inserito nell'articolo 6 della legge in discussione. Il dibattito giuridicamente complesso e si basa sulle norme transitorie non previste dal Piano Regolatore di Venezia approvato nel 1962: per una nestra temporale brevissima apertasi tra l'approvazione del Piano Regolatore Generale e le clausole di salvaguardia scadute, l'Amministrazione comunale pu: Con eccezionale celerit e solerzia approvare una massa ingente di progetti in completa difformit dalle previsioni del piano [regolatore generale], per un totale volumetrico stupefacente 98. Gianquinto svela come l'articolo 6 di fatto non fosse altro che una sanatoria su diversi abusi edilizi sulla quale esisteva gi un giudizio della Magistratura. Danilo De Cocci (DC), sottosegretario ai Lavori pubblici sostiene nel corso del dibattito apertamente come: In sede locale stata data un'erronea interpretazione della legge [urbanistica vigente] in seguito alla quale si manifestato un blocco dell'attivit edilizia con danni che tutti posso immaginare. L'emendamento Gianquinto viene respinto e quindi tale norma approvata. Norma che ovviamente valevole per tutto il territorio comunale, compresa la terraferma. Quindi con la legge speciale-ponte di fatto approvato un condono edilizio. Il provvedimento licenziato prima del famoso 4 novembre 1966: il gigantismo 99 della legislazione speciale un dato antecedente l'acqua granda. Strettamente correlato alla legge ponte il provvedimento 1632 di iniziativa governativa, che riguarda lo stanziamento di fondi per lo studio dei provvedimenti a difesa della citt di Venezia. Come gi rimarcato, il disegno nasce dallo stralcio dei primi due articoli della proposta 1609. Il provvedimento stanzia 880 milioni per rendere effettivo il funzionamento del Comitato ministeriale per lo studio dei problemi di Venezia gi costituito. Discusso e approvato in Senato il 22 giugno del 1966, viene approvato celermente anche alla Camera tanto da divenire legge il 6 agosto dello stesso '66 un mese dopo l'approvazione della legge ponte. Un provvedimento che ha iter molto celere e inversa fortuna: gi il 14 aprile 1967, sempre Vincenzo Gagliardi, presenta una proposta di legge 100 perch: In sede di esame dei problemi preliminari per l'impostazione del lavoro di detto comitato sono sorte perplessit circa la possibilit di espletare il compito stabilito dal legislatore con la celerit necessaria in dipendenza delle procedure complesse che dovrebbero essere seguite per l'approvazione degli atti e per l'adozione dei provvedimenti di gestione dei fondi 101. Cos si propone di decentrare il tutto al Magistrato alla Acque, abbinato ad una maggiorazione nei gettoni dei componenti della Commissione. La legge non viene nemmeno dibattuta in Commissione e tutto rimandato alla V legislatura. Un altro provvedimento signicativo su di un tema che aleggia nel dibattito della legislazione speciale, porta il titolo: studio e progettazione di massima della rete di comunicazione tra il centro sto-

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rico di Venezia e la terraferma. Si tratta della proposta governativa c. 4329 nata dallo stralcio di una sezione della n. 1609 che assorbe anche una proposta di legge a rma Tolloy (PSI) e Ferroni (PSI): studio dei particolari problemi del sottosuolo in connessione con il problema delle comunicazioni tra il centro storico di Venezia e la terraferma. Il disegno proposto dal gruppo socialista all'articolo 1 fa espressamente riferimento: Alla denizione della possibilit tecnica di tratti sublagunari 102. Nella relazione, per motivare tutto ci, si afferma che risolvere il problema della comunicazione citt storica-terraferma indispensabile ed improcrastinabile, perch essa solo pu arrestare la decadenza del centro storico di Venezia come centro dirigente della vita dell'intera citt (isole e terraferma) della provincia e della regione. E si legge: Il centro storico di Venezia infatti a differenza di altri, costituisce un tutto organico la cui salvezza non potr mai essere assicurata in modo denitivo dai pur necessari provvedimenti e leggi speciali di salvaguardia, ma soprattutto, dalla capacit di reintegrarlo nella sua funzione di grande centro dirigente, adeguandolo alle condizioni attuali della civilt 103. La legge governativa invece, essendo frutto di mediazioni ampie, non fa riferimento espressamente a soluzioni sublagunari ma genericamente alla progettazione di massima della rete di comunicazione tra il centro storico di Venezia e la terraferma. Anche in questo caso il PCI vota a favore dopo aver fatto approvare un Ordine del giorno, a rma Gianquinto, che: Esprime l'esigenza che lo studio e la progettazione dei collegamenti dovranno essere rigorosamente subordinati all'esigenza primaria dell'assoluta sicurezza e incolumit del centro storico, oltre che alla piena salvaguardia dell'ambiente lagunare, monumentale e artistico 104.

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La V legislatura si pu dividere in due parti, nella prima sono presentati provvedimenti limitati per tamponare la situazione come il rinvio del termine ultimo per l'approvazione dei Piani particolareggiati o il rinanziamento dei vecchi provvedimenti; nella seconda presentata la prima proposta di legge speciale organica che poi conuisce nel dibattito parlamentare della 171/73 ossia la proposta del Partito Repubblicano, primo rmatario Ugo La Malfa (c. 1708). Per quanto riguarda i Piani particolareggiati, la questione semplice: il Comune di Venezia non riusciva a rispettare i termini previsti per la loro stesura. Inadempienza stigmatizzata in aula da pi parti, persino dal presidente della Commissione competente in Senato che afferma: La Commissione tutta rileva con rammarico che non si sia provveduto tempestivamente ad una prima attuazione dei Piani particolareggiati della citt di Venezia (...). Si tratta di un triste fenomeno comune a molte citt italiane, ma mi sia permesso di sottolineare che, nel caso di Venezia, questa mancanza assume un carattere di particolare gravit 106. A prima rma dell'onorevole Degan (DC) presentata la proposta di legge n. 616 nella quale si sostiene che il ritardo nella loro approvazione dovuto all'alluvione del 1966. Alla proposta di Degan si somma un anaologo disegno di legge governativo. Le due conuiscono poi in un unico provvedimento, ma le differenze sono notevoli. La proposta governativa (C. 628) prevede sic et simpliciter il prolungamento della data ultima concessa al Comune di Venezia per presentare i piani particolareggiati 107. La proposta di Degan invece mira a concedere maggiori possibilit d'intervento nell'assetto urbanistico al Comune di Venezia nell'attesa dell'approvazione: il sindaco di Venezia avrebbe potuto in alcuni casi concedere licenze edilizie senza l'assenso del Magistrato alle Acque. Al riguardo le parole dell'onorevole Busetto (PCI) in Commissione sono chiare: necessario limitare al massimo la competenza del sindaco nel rilasciare le licenze edilizie per la modica di edici esistenti per non aprire brecce che sarebbero pericolose data la delicatezza di tutto il tessuto storico-culturale di Venezia 108. L'importanza di questi temi emerge quando si legge che il sindaco: Potr rilasciare (...) la licenza edilizia per modiche eseguite. Il Senato emenda proprio il termine eseguite cancellandolo 109. Chiaricatrice della posta in gioco la comunicazione fatta dal relatore onorevole Mario Fioret (DC) quando la legge ritorna alla Camera: La modica in questione vorrebbe essere sostanziale nel senso di sopprimere, dopo la parola modiche la parola eseguite per timore che ci costituisca una sanatoria per opere gi eseguite. Ci non esatto, perch se cos fosse stato, si sarebbe dovuto sostituire la parola eseguite con le parole da eseguirsi 110. Quindi la Commissione della Camera accetta l'emendamento in quanto la modica apportata dal Senato non cancella il carattere sanatoriale della norma. Dopo un nuovo rapido passaggio alla Camera, la legge pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell'8 aprile 1969. Inne vi l'ennesimo provvedimento che fornisce i mezzi necessari 111 alla sostanziale attuazione della legge 6 agosto 1966, n. 652 ossia i nanziamenti per il funzionamento del Comitato ministeriale per lo studio dei problemi di Venezia che doveva redigere un piano dettagliato per la salvaguardia della laguna. Un provvedimento d'iniziativa governativa. Quello del Comitato ministeriale per lo studio dei problemi di Venezia 112, istituito con lo scopo di indicare i provvedimenti da adottare in modo organico e razionale per risolvere i problemi di Venezia, uno dei temi pi spinosi del problema Ve-

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nezia. Pensato per aiutare il decisore politico a prendere scelte tecniche consapevoli, dallo stesso potere politico sottonanziato o nanziato in modalit tali da renderlo inoperante. Infatti il comitato nato nel settembre 1962 dopo alcune riunioni deve attendere il 1966 per vedere stanziati i nanziamenti atti al suo funzionamento. Ma anche questa legge, per questioni legate ad una norma antiquata inserita al suo interno, non funziona. L'interesse del provvedimento sta nei mezzi che la proposta di legge governativa prevede all'articolo 4: il Ministero dei lavori pubblici autorizzato per far funzionare il comitato a bypassare il parere degli organi consultivi previsti dalle vigenti disposizioni 113 . Anche il Comitato ministeriale per lo studio dei problemi di Venezia che si occupa di Venezia si inserisce in quello ius singulare sul quale torneremo 114. L'onorevole Agostino Greggi (DC) fa al riguardo un discorso memorabile: Questa non pi una legge per Venezia, ma per il ministro dei Lavori pubblici! (...) Con provvedimenti di questo genere si incrina profondamente, e non so se ad arte, tutta la struttura amministrativa dello Stato. Nella mia qualit di deputato, non posso che riutare di attribuire all'esecutivo tutte queste facolt, tutti questi poteri che sconvolgono la gi delicata e difficile situazione della Pubblica amministrazione (...). Tutte queste deroghe alle vigenti disposizioni traggono evidentemente origine da una falsa etichetta di efficienza: ma non ammissibile che lo Stato sia efficiente nel disordine (...). Francamente penso che stiamo creando il disordine in Italia! Lo stiamo creando a livello statale e a livello comunale! Ora tutto questo pu rientrare in una strategia politica, ma per lo meno permettetemi di non fare la gura di colui che non capisce! 115. Ma tra la maggioranza le argomentazione adottate per creare provvedimenti speciali si rifanno perno alla tragedia del Vajont: La Commissione d'inchiesta sul disastro del Vajont (...) ha accertato che il Ministero dei lavori pubblici non disponeva allora dei mezzi tecnici necessari, per cui ha dovuto rimettere (...) alle attrezzature della SADE decisioni tecniche importanti che hanno poi portato alla tragedia che tutti conosciamo 116. L'opposizione comunista con Gianquinto, dopo aver ricostruito l'iter che non aveva portato alla costruzione del modello idraulico della laguna deliberato nel lontano 1963, mentre alcune opere venivano eseguite come i lavori per la III zona industriale e per il Canale di Malamocco, attacca in maniera frontale alcuni componenti del Comitato: C' stata una potente azione di forze occulte e non occulte che in una maniera o in un'altra si sono sempre opposte alla realizzazione del modello dalle cui risposte dipende la soluzione dei problemi di Venezia (...). Non basta pertanto parlare di modelli e sperimentazioni ma occorre un controllo, soprattutto in considerazione del fatto che il problema di Venezia non solo un problema di ordine culturale e scientico, ma anche un problema sul quale si scontrano enormi interessi 117. Incredibilmente, nonostante le accuse di Gianquinto fossero molto precise, nel prosieguo della discussione nessuno abbozza una replica. E anche in questa discussione vengono affrontati temi che con il tempo assumono sempre maggiore importanza, ossia la necessit di coordinare i molti enti che sono attivi sul problema Venezia 118. Al riguardo sono ritirati alcuni emendamenti per non rallentare l'approvazione del disegno di legge nonostante le vibrate proteste in particolare del senatore Pasquale Poerio (PCI) che sottolinea come i ritardi nell'applicazione delle leggi siano dovuti ad inadempienze dell'esecutivo e come si ponesse di fatto un ricatto ai Senatori per non rallentare i termini dell'approvazione. La discussione alla Camera ripercorre i temi affrontati al Senato inasprendo ancora i toni. Il relatore,

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Degan (DC), utilizza l'acqua granda del 1966 come momento topico di consapevolezza e giusticativo di maggiori spese asserendo: A seguito dell'alluvione, dell'acqua alta e della mareggiata del 1966, si prospettata quindi immediatamente la necessit di ampliare gli studi sui problemi di Venezia (...) che sostanzialmente determinano in gran parte l'aumento di spesa 119. L'evidente parzialit di tale motivazione sottolineata dal Sottosegretario ai lavori pubblici per il quale i costi aumentavano perch: La legge di nanziamento del 1966, ma tutte le previsioni risalgono al 1962 120. L'unico intervento che si smarca dalla retorica del 1966 e inserisce realmente il problema Venezia in un contesto pi ampio, dalle costituende Regioni, al dissesto idrogeologico, alla questione della III zona industriale, dell'onorevole Busetto (PCI),121 discorso nel quale l'onorevole rimarca come ogni articolo prevedeva una qualche eccezione alle leggi dello Stato. Alla ne il provvedimento approvato e tutti gli emendamenti ritirati. L'onorevole Gian Mario Vianello (PCI) sottolinea, vista la drammaticit della situazione in cui si trova Venezia, che: Siamo in una brutta situazione, devo anche dire che essa molto vicina a quella del ricatto 122. Sempre l'onorevole Vianello nel corso di un lungo intervento avanza per primo, nel corso di lavori parlamentari, la possibilit di chiudere una o pi bocche di porto per contrastare il fenomeno dell'acqua alta 123. Un ultimo provvedimento che merita un approfondimento la proposta governativa n. 1687 presentata alla Camera dei Deputati il 7 luglio 1969. Legato strettamente all'attivit del Comitato ministeriale per lo studio dei problemi di Venezia 124, il dispositivo presentato mira a regolamentare nelle provincie di Venezia, Padova, Treviso e Vicenza l'estrazione e l'utilizzazione delle acque del sottosuolo. Il dispositivo attende 125 per essere approvato lo svolgimento delle elezioni regionali 126 ed anche lo svolgimento di una riunione informale della Commissione con i senatori eletti in Veneto con i rappresentanti del Ministero dei lavori pubblici. I tempi continuavano ad allungarsi tanto che ad ottobre il senatore Gianquinto usa parole assai nette: I problemi di Venezia non vengono ancora risolti ed perfettamente inutile dibatterli in aula per dare un contributo alla loro soluzione quando un disegno di legge riguardante uno degli aspetti fondamentali del problema giace da mesi e mesi in Commissione. Siamo tutti d'accordo infatti nel ritenere che l'emungimento delle acque rappresenta una delle concause dello sprofondamento di Venezia 127. Sono le pressioni che arrivano da molte zone della regione a frenare il provvedimento: il relatore Genco (DC) sottolinea come siano pervenuti in Parlamento diversi Ordini del giorno approvati da differenti Amministrazioni locali contrarie alle legge in discussione. Pressioni tali da indurre a: Limitare la portata del disegno di legge riducendola alla provincia di Venezia ed, eventualmente, a qualche Comune nelle immediate vicinanze 128. Gianquinto in questa lunga discussione in Commissione cerca di spostare l'attenzione dalla difesa di interessi particolaristici ad una dimensione pi generale sottolineando che la salvaguardia sica e socio-economica va inquadrata in tutto il problema dello sviluppo socio-economico del Veneto. Ma il passaggio pi interessante di questa discussione del Sottosegretario ai lavori pubblici, l'onorevole Vincenzo Russo (DC) che, in poche battute, svela come il dibattito toccava temi delicati quali l'abbandono dei lavori per la terza zona industriale di Porto Marghera e le speculazioni in atto nella zona del Polesine, legate al progetto di Porto Levante: Non si pu accrescere la concentrazione industriale della zona di Porto Marghera senza determinare un aggravarsi della situazione in atto ed un'alterazione degli equilibri ecologici dovuta all'inquinamento delle acque e dell'atmosfera. Il problema della salvaguardia di Venezia va affrontato in tutte le sue implicazioni nell'ambito di un piano comprensoriale che pre-

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veda anche le necessarie diversioni delle correnti di traffico attraverso appositi interventi infrastrutturali. Il piano suddetto, per un'adeguata sistemazione del territorio che sia coerente con le esigenze prospettate, dovr comprendere anche il Polesine e prevede un secondo centro di gravitazione che potrebbe essere Rovigo per il decentramento di nuovi investimenti 129. Con queste motivazioni fa la sua comparsa negli atti parlamentari il Piano comprensoriale. Anche dalla maggioranza giungono attacchi al Governo 130, ma la proposta viene annacquata e alla ne si delibera di compiere unicamente un censimento delle zone d'estrazione delle acque sotterranee nelle provincie di Padova, Treviso, Vicenza e Venezia. Con questa proposta di legge terminano i disegni di legge presentati in Parlamento tesi ad affrontare il problema Venezia con interventi settoriali o tendenti a rinanziare vecchie leggi, magari ampliandone la portata, ma senza renderlo esplicito come tale. Il crinale dato dalla proposta del Partito Repubblicano (primo rmatario Ugo La Malfa) n. 1708 presentata alla Camera il 16 luglio 1969 Provvedimenti per la tutela di Venezia e della sua laguna. Fino a questo punto della ricostruzione si seguito una trattazione diacronica. Da questo momento si seguir una trattazione sincronica per evidenziare come i temi sottolineati entrino nella legislazione speciale e con quale caratterizzazione. Quindi l'illustrazione proseguir su temi specici. In primis il tema pi interessante dal punto di vista politico: le forme di governo immaginate per la citt ossia il rapporto tra il potere centrale e gli Enti locali; in seconda battuta il rapporto laguna - terraferma e quindi anche i problemi di Porto Marghera; in terzo luogo la rivitalizzazione socio-economica allora interpretata unicamente come restauro degli edici monumentali e non nella citt storica. Si concluder con alcune questioni che aiutano a decifrare il rapporto interno tra le forze politiche, quali l'autostrada Venezia-Monaco e la questione della chiusura delle bocche di porto. Da rimarcare che tra la V e la VI legislatura la maggioranza governativa cambia. Ed anche la compagine governativa che approva la legge n. 171 sul punto di cadere al momento del voto nale. Ci permette ancora pi di indagare la differenza tra la prima proposta governativa e la legge effettivamente approvata e le dinamiche politiche legate a questi cambiamenti.

Il ruolo dell'Entelocale
Questo uno degli aspetti pi importanti della legislazione speciale per il quale le forze politiche si affrontano pi aspramente a causa di impostazioni concettuali contrapposte. Da una parte una visione imperniata sulla gestione democratica della legge e su una conseguente ipotesi di decentramento del potere agli Enti locali , dall'altra una basata su un marcato accentramento di ogni funzione in organi anche non elettivi o comunque non espressione diretta degli abitanti del Comune di Venezia. Della prima impostazione fautore il PCI in coerenza con l'impostazione gi assunta dagli anni cinquanta anche nei dibattiti sul Consorzio per la III zona industriale; della seconda il PRI e, pi delati, PLI e MSI con la DC al centro a mediare. Due visioni tra loro alternative che, a cascata, incidono su tutti gli organi di gestione della legge: CIPE, Magistrato alle Acque, composizione dei comitati vari. E inuiscono anche sulla visione del nascituro piano comprensoriale, ossia l'anello

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d'apice di tutta la legislazione speciale. Un tema signicativo quest'ultimo perch nel Comprensorio si pu ravvisare il primo intervento dello Stato per cercare di organizzare il governo del territorio veneziano in termini vasti: Va ribadito il carattere di profonda validit della dimensione comprensoriale dell'intervento pianicatore, che l'elemento caratterizzante dell'intervento di Venezia 131. Questa proposizione sottoscritta da tutte le forze politiche ed l'acquisizione pi importante per quanto riguarda le nuove forme di governo del territorio immaginate dal legislatore con la Legge Speciale. Il nocciolo della proposta repubblicana la creazione di un ente, l'Ente Laguna Veneta (ELV): Al quale vengano affidati la tutela e la valorizzazione economica, sociale e civile, nel rispetto dei valori storici, artistici ed ecologici, e nel quadro della politica di programmazione, del territorio in cui si inserisce la laguna di Venezia; il risanamento conservativo dei centri storici, compresi la laguna veneta, e precisamente di Venezia insulare, Murano, Burano, Malamocco, di tutta l'isola di San Pietro in Volta e Pellestrina, di Chioggia e Sottomarina vecchia, ed inoltre singoli edici o gruppi di edici siti in ogni altra isola della laguna che siano riconosciuti beni monumentali; il coordinamento, nonch la promozione degli interventi pubblici e privati nell'ambiente lagunare 132 Un ente dotato di personalit giuridica di diritto pubblico che mira a risolvere uno: Dei problemi pi delicati per quanto concerne Venezia e la laguna: il conitto di competenze, l'un l'altra sovrapponentisi, fra Enti locali ed organi burocratici dello Stato 133. Parte del Demanio dello stato previsto divenga propriet dell'ELV a partire da: Le isole o le porzioni di isole comprese nella laguna che siano di propriet demaniale 134. Si ipotizza un Consiglio d'amministrazione rappresentativo dei vari enti di ben 35 componenti, numero minimo, non massimo. Quindi un Consiglio d'amministrazione ingovernabile. Gli estensori della proposta di legge ne sono consapevoli e difatti la carica di presidente previsto duri ben otto anni. Perno rinnovabili 135. Infatti il vero organismo gestionale un comitato esecutivo di dieci membri tra i quali non prevista nessuna rappresentanza degli Enti locali 136. Una proposta basata quindi su un metodo di governo dirigistico. Modello sostenuto dal PRI in tutto il dibattito. Ad esempio l'onorevole Bruno Visentini critica la proposta governativa che si affiancher a quella repubblicana nel dibattito dicendo: C' una dispersione di competenze e di compiti che render estremamente difficile l'applicazione di questa legge. Per questo, qualcuno di noi aveva proposto la creazione di un organo di decisione e di esecuzione unitario, con il compito di coordinare tutti gli interventi per Venezia togliendo questa competenza anche agli organi statali. Visentini cerca anche di ribattere alle accuse di centralismo rifacendosi alle possibilit offerte dall'articolo 5 della costituzione italiana 137. Ma poi aggiunge: Un organo del genere deve dipendere dal governo, con un suo Consiglio d'amministrazione, un presidente, e di fronte al Parlamento, come per tutti gli enti pubblici, risponderebbe il Presidente del Consiglio 138. Modalit che fa pensare ad un ente di commissariamento perpetuo 139. Nella proposta repubblicana la trasparenza dell'organismo sarebbe garantita dalle modalit di svolgimento delle sedute del Consiglio d'amministrazione che si sarebbero dovute svolgere secondo le norme della legge comunale e provinciale sulle riunioni dei consigli comunali 140. Il PRI pi volte ribadisce la necessit di erodere il potere degli Enti locali, perch, come sostiene il senatore Cifarelli: Noi [Parlamento] ci troviamo ad avere la responsabilit di Venezia, che non possiamo riversare sul Comune, inevitabilmente inuenzato dal fatto che i suoi amministratori sono eletti in prevalenza con i voti di Mestre e di Marghera, n tanto meno sulla Provincia (...) e la

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Regione che comprende altre Provincie e zone dello stesso Veneto, ed inevitabilmente ne risente dal punto di vista politico e sociale, e da quello della programmazione 141. Coerentemente il PRI difende strenuamente il ruolo del CIPE. Inoltre il PRI si adopera perch nelle varie Commissioni il ruolo degli Enti locali sia annacquato dalla partecipazione di rappresentanti legati ad altri centri di potere. Ad esempio sempre il senatore Cifarelli chiede l'inserimento di un rappresentante dell'UNESCO nella Commissione di Salvaguardia per il ruolo di particolare sensibilit 142 dimostrato per Venezia 143. Anche i liberali presentano emendamenti per introdurre nei vari comitati dei tecnici: A noi non piacciono i rappresentanti dei Ministeri, delle Regioni, dei Comuni e delle Province. Ci piace invece pensare che questi rappresentanti siano dei funzionari qualicati, poich siamo pi sicuri, per le loro caratteristiche tecniche e di carriere, dell'opera dei funzionari piuttosto che di quella di vari rappresentanti che, al limite, possono portare con s un determinato carico politico o proiezioni politiche 144. Sempre il senatore Premoli dice: Non abbiamo alcuna volont di ledere, come si detto da qualche parte, o di disattendere la volont e le competenze locali, n nascondo il proposito di affidare alle cosiddette autorit centrali poteri decisionali che, in qualche modo, possono rappresentare una forma di sopraffazione. Noi vogliamo solo difendere la vitalit di un giudizio tecnico e di competenze specica 145. Il gruppo liberale no in fondo coerente a questa impostazione stigmatizzando i continui ritocchi ai comitati, concetto che rimarca nelle dichiarazioni nali di voto quando il testo torna al Senato emendato dalla Camera in termini pi vicini alle richieste degli Enti locali: Si scatenata la rissa delle competenze e non stato compito agevole individuare gli spartiacque tra i compiti che spettano allo Stato, quelli che spettano ai comuni di Venezia e del comprensorio lagunare. Tanto pi assurda apparsa la petulanza, in questa delimitazione delle competenze, della giunta e del sindaco di Venezia 146. L'altro partito di destra presente in Parlamento, il Movimento Sociale Italiano, era favorevole all'istituzione di un'autorit indipendente. In questa richiesta i rappresentanti missini mantengono un indirizzo conforme tra centro e periferia, infatti sono gli unici a non votare in Consiglio comunale di Venezia per chiedere al Parlamento di concedere maggiori poteri all'Ente locale 147. L'unica differenza sta nel fatto che i missini eletti in Consiglio comunale chiedono che il responsabile di questa autorit indipendente sia direttamente nominato dal Governo, mentre in Parlamento l'MSI immagina una carica elettiva. Lo si evince da un emendamento presentato nella VI legislatura dal senatore Giovanni Lanfr che afferma: La sducia sulla possibilit che gli enti abbiano la volont politica, la capacit tecnica ed anche l'indipendenza da gruppi sia politici che economici per porsi al di sopra di contingenze locali, vedendole in una angolazione, in un punto di vista di superiore interesse nazionale ed universale, al ne di risolvere il problema di Venezia. Pertanto proponiamo la costituzione di un'alta autorit elettiva (forse il nome non piacer, ma non questione di etichette) (...) potrebbe chiamarsi Ente comprensoriale si tratta di un ente che, al di sopra degli interessi particolaristici del Comune, della Provincia e della Regione abbia cura soltanto del problema unico, esclusivo, universale, al di sopra delle parti e direi delle generazioni, proiettandosi nel futuro dell'eterno uire della nostra Patria, della salvaguardia di un tesoro artistico ineguagliabile, irricostruibile, unico qual quello della citt di Venezia 148. Il Movimento Sociale Italiano sostiene addirittura che il testo denitivo troppo autonomista: Siamo dunque in presenza di una spinta regionalistica molto marcata ed accentuata per cui mal si

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comprendono le lagnanze dei rappresentanti della sinistra (...) in quanto abbondantemente stata innestata nel tronco originale della legge, sotto il pretesto dell'autonomia, sotto il pretesto della partecipazione popolare o democratica, una vena regionalistica, locale e provinciale, che non pu che incidere negativamente su di un provvedimento che riguarda un problema di preminente interesse nazionale, che si rivolge ad una citt unica al mondo, irripetibile, che all'attenzione anche dell'Europa e degli interessi culturali di tutto il mondo 149. Nella DC le tensioni interne sono molte come si capisce da diversi emendamenti presentati, a volte accolti, spesso respinti. Prendiamo ad esempio la composizione della Commissione di salvaguardia per Venezia. Luigi No 150 (DC) propone un emendamento che dia pi potere e mezzi al Magistrato alle Acque rifacendosi ad autorit di bacino esistenti in altri paesi d'Europa 151. L'emendamento accolto dal relatore Togni, ma alla Camera la parte che prevede l'ampliamento d'organico per il Magistrato alle Acque cassata con i voti determinanti dello stesso gruppo democristiano. Sullo stesso tema i socialisti, per bocca di Grossi 152 si schierano per dare poteri pieni alla Regione: La quale terr conto dei provvedimenti adottati dagli Enti locali 153. Anche in questo caso si arriva ad una mediazione estrema: se al Senato passa la linea governativa, alla Commissione nanze e tesoro della Camera il testo modicato rendendo le competenze difficile da denire. Il testo denitivo infatti recita: La Regione Veneto e il Magistrato alle Acque di Venezia, nell'ambito delle rispettive competenze, adottano i provvedimenti necessari ad assicurare la tutela del territorio dagli inquinamenti delle acque 154. Non solo, se la stesura originale dava al Ministero dei lavori pubblici la facolt di emanare un regolamento atto ad individuare le caratteristiche delle acque scaricate, la stesura denitiva della legge prevede per lo scopo la nascita di una Commissione parlamentare ad hoc formata da 20 tra senatori e deputati nominati dai presidenti dei due rami del Parlamento. L'impostazione generale del PCI, tutt'altro che estremista, ben illustrata dal senatore Modica: Qui si tratta di combinare un'azione concordata di interventi che sono di pertinenza della Regione e dei Comuni con interventi che sono certamente di competenza degli organi centrali dello Stato. Questa combinazione pu vericarsi in tre modi diversi. Un primo modo, pi radicalmente autonomista, poteva essere quello di ricorrere largamente alla delega di funzioni statali (...). Vi era poi una seconda strada meno radicale, pi moderata, che era in sostanza quella seguita dal progetto di legge presentato dal nostro Gruppo: una strada che portasse a riconoscere la distinzione dei poteri (...) e a trovare una soluzione che fosse per sostanzialmente rispettosa di queste reciproche autonomie e prerogativa attraverso una forma di reale collaborazione tra gli organi locali e organi centrali 155. Inne Modica accusa il Governo di limitare le Autonomie locali limitandone la disponibilit nanziaria: Vi era poi una terza strada: quella che stata seguita e che a noi sembra non fondata sul principio costituzionale, la strada cio di far prevalere nella forma istituzionale il momento dell'intervento economico di competenza degli organi centrali sul momento dell'assetto territoriale di competenza della Regione e dei Comuni per giusticare una sostanziale limitazione dell'autonomia dei Comuni e della Regione nella materia di loro competenza, cio nella materia dell'assetto del territorio 156. La rovente battaglia politica sugli assetti tra i diversi livelli di governo chiara nello scontro parlamentare sull'articolo 1 in cui si leggeva inizialmente: Il territorio della citt di Venezia e la sua laguna sono dichiarati di preminente interesse nazionale. Gi Gianquinto nella V legislatura dice: La dichiarazione di preminente interesse nazionale non deve involgere nessuna prevaricazione del

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potere centrale e non deve autorizzare nessuna soluzione centralistica ed autoritaria dei Problemi di Venezia (...) Ma ci siamo accorti di aver sbagliato [a votarla in Commissione] per la deformazione che ha subito (...) per lo strapotere che la legge attribuisce al CIPE, lo strapotere che si attribuisce al Magistrato alle Acque (...) tutto questo perch si parte dalla sducia negli Enti locali e dal diniego delle autonomie 157. Anche il senatore Cavalli (PCI) chiede la soppressione di questa frase per l'interpretazione data ripetutamente dallo stesso relatore: Secondo la quale ogni atto, ogni decisione che possono assumere, secondo le loro competenze, organi locali responsabili sui vari piani pu essere frenato, contestato e addirittura annullato dagli organi centrali, questa formulazione nisce per trasformarsi in un nuovo e maggior potere d'intervento del centralismo ministeriale. Inoltre abbiamo constatato che nel nostro ordinamento non esistono formulazioni simili (...) l'unico riferimento negativo lo si pu fare ad una legge fascista del 1928 che considera di preminente interesse nazionale il territorio di Roma trasformato in governatorato sottoposto all'assoluto potere del Governo centrale 158. Concetti ripresi anche nella VI legislatura dal senatore Modica (PCI): [Il testo presentato] continua, nella vecchia concezione centralistica, a considerare identico il termine nazionale con il termine statale. Si continua a ritenere che ove manchi l'intervento e il controllo dell'esecutivo centrale, della burocrazia centrale, un interesse nazionale non possa essere tutelato come se Comuni, Province e Regioni non fossero ripartizione della nostra Repubblica ai sensi dell'articolo 114 159 della nostra Costituzione (...). Questa ideologia centralista traspare ad ogni pi sospinto (...) come nel CIPE onnipresente e onnisciente che rappresenta una specie di taumaturgo nella concezione tecnocratica e autoritaria 160. Anche il senatore Modica sottolinea come l'unico precedente legislativo nella storia italiana si rifacesse all'istituzione del governatore di Roma 161: Non quindi sorprendente che da una certa parte politica, il MSI, oggi venga riproposto il concetto dell'alta autorit come soluzione taumaturgica dei problemi di Venezia 162. Alla Camera Franco Busetto, usando un riferimento pi legato all'attualit, accusa il governo di essere succube di una: Visione neo gollista del territorio 163. Ma proprio alla Camera, questa volta non in Commissione bens in aula, il PCI riesce a far la dicitura con un emendamento presentato da Gianni Pellicani. Il testo muta cos da il territorio della citt di Venezia e la sua laguna sono dichiarati di preminenti interesse nazionale 164 a il problema della salvaguardia di Venezia e della sua laguna di preminente interesse nazionale 165. Presentandolo l'onorevole Franco Busetto, dopo aver dichiarato a tinte forti l'errore di porre la dicitura preminente interesse nazionale, cerca di eliminare il territorio di Venezia in quanto tale perch: Una siffatta ipoteca potrebbe portare poi a delle reazioni a catena che io non voglio nemmeno immaginare 166. Il relatore di maggioranza alla ne presenta un emendamento praticamente identico a quello del PCI che recita: La salvaguardia di Venezia e della sua laguna dichiarata problema di preminente interesse nazionale. Ci induce il PCI a ritirare il proprio emendamento. Mentre Petronio, per conto del MSI, dice: Insistiamo sullespressione "territorio" perch l'unica che sfugga ad equivoci 167. Il commento dell'onorevole Antonio Guarra (MSI) a tutta questa discussione che impegn la Camera per lungo tempo assai pungente. Lo stenograco riporta un suo urlo: Bisanzio! 168. Ma questo bizantinismo poi utilizzato nella discussione degli articolati seguenti dal gruppo comunista per cercare di dare nel testo nale sempre pi poteri alla Regione e agli Enti locali. Anche altre forze della sinistra si muovono nella direzione del PCI. Ad esempio il senatore Di Prisco

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(PSIUP), sulla presidenza della Commissione di salvaguardia affidata al Magistrato alle Acque, dice: Vi stata inerzia da parte della maggioranza governativa per quanto riguarda questa Commissione, ma siamo da qualche tempo di fronte ad una situazione nuova con la costituzione dell'ente Regione. Come possibile quindi seguire pedissequamente quanto si faceva nel passato stabilendo una rappresentanza, che noi deniamo autoritaria e burocratica, che garantisca la presenza dello Stato nella presidenza di questa Commissione? (...) Noi riteniamo che dopo la sua costituzione e con l'inizio della sua attivit, l'ente Regione debba dimostrare, anche attraverso un riconoscimento da parte del Parlamento nazionale, di essere uno strumento di carattere periferico dell'attivit generale del Paese, garantendo in questo caso la conduzione democratica della Commissione di salvaguardia nella quale l'intervento di carattere tecnico si accompagna a quello di carattere politico e dove, a nostro parere, quest'ultimo deve avere la preminenza 169. Ma le parole pi dure pronunciate in aula contro il disegno governativo su questo punto sono sempre ascrivibili al PCI, in particolare all'onorevole Rubes Triva: Volete rubare a Venezia il potere legislativo e di autogoverno per un piatto di lenticchie! Non iscritta una sola volta, nella legge, la partecipazione popolare; non scritto una sola volta decentramento e articolazione del potere; costituzione di un modo diverso della gestione della cosa pubblica. Vi siete solo preoccupati di ssare intricati meccanismi 170. Inoltre l'onorevole Triva sottolinea come il testo governativo preveda diverse deleghe al Governo: per scrivere le direttive per il piano comprensoriale; per individuare le caratteristiche degli impianti di depurazione; per denire gli organi del Magistrato alle Acque come per le nuove sovrintendenze; per dettare gli indirizzi nalizzati agli interventi di restauro e di risanamento conservativo. In particolare la prima e la seconda delega, essendo di carattere urbanistico, sono: Specicamente una materia di competenze piena e totale delle Regioni e dei Comuni 171. E non si risparmia nemmeno sulla Commissione per la salvaguardia di Venezia che, nonostante la presidenza sia affidata alla Regione, denita un capolavoro dell'inventiva antiregionalista terminando in maniera assai efficace: Una volta di prefetti gli Enti locali ne avevano uno; con questa legge, gli Enti locali del comprensorio veneto ne hanno tre: un sovrintendente ai monumenti, il presidente del Magistrato alle Acque e il medico provinciale. E hanno tutti e tre il diritto di fermare ogni decisione 172 . Ma indubbio che nel corso dei diversi passaggi parlamentari il potere degli Enti locali aumenta in particolare quello della Regione. Del resto, tra la prima stesura governativa e l'approvazione della 171/73 furono varati i diversi decreti delegati collegati alla istituzione dell'Ente regionale ad esempio in materia urbanistica 173 cos da rendere pi pregnanti le argomentazioni di stampo autonomistico. Anche la Commissione Affari Costituzionali alla Camera esprime parere contrario sui compiti attribuiti in materia urbanistica alla Regione, giudicati troppo ristretti rispetto ai poteri che la legge allora vigente riconosceva all'ordinamento regionale. Come in altri punti della legge, la svolta risolutrice si ha in Commissione nanza e tesoro della Camera quando scompare il CIPE grazie al voto compatto delle sinistre e di parte della DC, ovviamente nella sua componente di sinistra. Lo stesso accade per la Presidenza della Commissione per la salvaguardia, affidata in primis al Magistrato alle Acque, e quindi nella stesura della Commissione al Presidente della Regione. Stesura che poi rimane invariata. Inoltre da rimarcare l'enorme differenza dell'atteggiamento del senatore Togni relatore di mag-

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gioranza al Senato e Padula, relatore alla Camera. Il secondo si dimostra pi ricettivo rispetto alle pressioni della minoranza. Aspetto immediatamente sottolineato dal senatore Chinello al momento della dichiarazione di voto nale: La rigidit, la chiusura legislativa, politica, culturale e anche qualche punta di caparbiet del relatore senatore Togni, e almeno di una certa parte della maggioranza, hanno letteralmente impedito uno sforzo comune di sintesi e di elaborazione del tutto possibile, che invece sono stati possibili alla Camera 174. Un atteggiamento stigmatizzato nel senso inverso dall'allora vicesegretario del PRI onorevole Battaglia 175. Forse questo mutato atteggiamento della maggioranza dovuto al fatto che il Governo di centro-destra era oramai agli sgoccioli e gi si prolava il ritorno al Governo di un nuovo centrosinistra 176. Cos possiamo trovare un'altra particolarit nella legislazione speciale: nella prima stesura governativa, quando il PSI era al governo ed il PLI all'opposizione, l'impostazione centralista era molto pi forte di quando il testo venne varato dal Parlamento, sotto un governo di centro destra, sostenuto dal PLI e che tra gli oppositori annoverava il PSI. Proprio su un tema cos importante l'azione politica del PSI basata unicamente su posizioni che non hanno nulla a che vedere con strategie di lungo periodo: il comportamento del PSI in tutta la discussione segnato da un atteggiamento ondivago legato al fatto di essere parte o meno del Governo 177. In questa affermazione del ruolo della Regione per bisogna rimarcare un ulteriore elemento: i maggiori poteri e le deleghe affidate al nuovo Ente sgravano il Parlamento dal dover prendere delle decisioni precise su molti punti. Ad esempio, il senatore Togni su decisioni legate alla salvaguardia ambientale dice: A noi sembrato d'aver risolto il problema nel migliore dei modi, non investendo il Parlamento della responsabilit tecnica di decidere, ad esempio, su certe aperture o su certe chiusure perch non credo che, con tutta la buona volont, in questa sede noi abbiamo competenza, autorit e preparazione necessaria per poter stabilire se le bocche di porto devono essere aperte o chiuse, se il canale dei petroli deve essere proseguito o interrato, se il porto deve essere dimensionato in un modo o in un altro, se la terza zona si deve fare o meno. Ebbene tutti questi problemi a chi li abbiamo rinviati? Alla Regione 178.

Tra acqua e terra


Durante l'iter parlamentare l'attenzione alla terraferma cresce e cos gli interventi ad essa dedicati. La posizione pi esplicita nel differenziare la citt antica e la terraferma del partito repubblicano. La proposta repubblicana infatti incentrata sull'Ente Laguna Veneta (ELV). Un ente con competenza sul: Territorio in cui si inserisce la laguna di Venezia; (...) e precisamente di Venezia insulare, Murano, Burano, Malamocco, di tutta l'isola di San Pietro in Volta e Pellestrina, di Chioggia e Sottomarina Vecchia, ed inoltre singoli edici o gruppi di edici siti in ogni altra isola della laguna che siano riconosciuti beni monumentali; il coordinamento, nonch la promozione, degli interventi pubblici e privati nell'ambiente lagunare. 179 Molto chiaramente Bruno Visentini nella VI legislatura dice: Marghera e Mestre non hanno in alcun modo risolto e non risolvono i problemi di Venezia; in un certo senso li hanno aggravati, perch hanno accelerato non dico determinato perch forse si sarebbe vericato lo stesso il deusso [di popolazione] da Venezia verso la terraferma. un errore, o un'il-

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lusione, pensare di superare i problemi di Venezia con la esistenza di un unico Comune che comprende Mestre e Marghera da un lato e Venezia dall'altro. Questa una nzione e signica veramente fare di Venezia un museo od un monumento perch signica fare di Venezia il quartiere monumentale di un grande Comune industriale (). Ed inutile parlare di globalit, come l'autorit comunale ha fatto a Venezia, dicendo che i problemi vanno visti nel loro complesso, perch la globalit uno dei modi per non vedere i problemi 180. Posizione politica che si riette in ogni intervento in aula del PRI. Ad esempio quando si affronta l'articolo 9, l'articolo della proposta governativa che tratta del tema dell'inquinamento e delle sovvenzioni delle attivit economiche, il senatore Cifarelli non si dice contrario alle sovvenzioni per gli industriali, ma presenta un emendamento perch queste siano limitate alla Venezia insulare. Anche il PLI presenta diversi emendamenti per limitare gli effetti della legislazione speciale alla citt storica. Ad esempio il senatore Premoli chiede di aggiungere, al secondo comma dell'articolo 1 dopo le parole: Socio-economica anche in relazione al suo costante depauperamento demograco una postilla con la quale intendiamo dare concretezza a ci che nell'articolo detto in senso generico. Quando si parla di rilancio socio-economico della citt e in questo caso ci sembra che il rilancio concerne proprio la parte insulare della citt stessa, ci sembra veramente che si debba dare una certa indicazione di questa particolare necessit di cui la citt avverte il bisogno per essere rivitalizzata; in tal caso noi anzich dire della Venezia insulare, perch avrebbe potuto avere un carattere non simpatico nei riguardi della Venezia di terraferma, abbiamo voluto indicare uno dei problemi della citt cio l'esodo della popolazione dalla Venezia insulare alla terraferma 181. Queste attenzioni lessicali scompaiono nell'intervento del fascista 182 De Marsanich nel quale Mestre diviene un semplice retroterra ed spogliata perno dell'anima: Il Comune di Venezia pi preoccupato della popolazione del retroterra, che molto pi numerosa di quella della citt (...). Come si fa a non tener conto del fatto che l'Italia si rivolta all'estero per una legge che deve salvare Venezia, la Venezia storica, la Venezia artistica, la Venezia del pensiero, la Venezia dell'anima? Non si pu mettere insieme il petrolio e il patrimonio morale artistico di Venezia 183. La prima proposta governativa presentata al Senato prevede una forte attenzione alla laguna. Dalla relazione di maggioranza del senatore Togni si legge che il ne primo del disegno governativo: la salvaguardia del centro storico e della laguna 184. L'onorevole Padula (DC), relatore di maggioranza alla Camera nel 1973 usa accenti ben diversi: Il problema di Venezia si sempre posto in termini dialettici con il proprio entroterra, ed quindi unilaterale, parziale ed inconcludente ogni impostazione che parta da un'analisi che si basa su un solo elemento, quello portuale o quello conservativo, quello puramente artistico o culturale 185. L'approccio comunista invece da subito includente della terraferma. Il senatore Gianquinto (PCI), gi nel 1971, dice: Venezia , e deve essere considerata un bene socio-economico culturale la cui salvezza richiede la difesa dei livelli occupazionali a Porto Marghera e il mutamento sostanziale del tipo di sviluppo economico che gi tanti danni ha provocato e provoca, per sostituirlo con un diverso tipo di sviluppo democratico, rispondente alle esigenze di progresso economico di Venezia e del suo territorio 186. La posizione comunista comunque prevede dei regimi diversi su alcuni aspetti tra terraferma e laguna. Ad esempio, Pegoraro (PCI), sottolinea che il regime unico nelle concessioni edilizie per terraferma e citt storica pu provocare per la terraferma dei rallentamenti immotivati:

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Tutto ci pu creare difficolt e ritardi di vario genere in un vasto comprensorio anche per la realizzazione di modestissime opere in Comune, badate bene, che distano chilometri, come Codevigo, in provincia di Padova o Jesolo 187. In questo caso il governo a volere un regime uniforme 188. La posizione socialista difficile da seguire perch il PSI entra ed esce dalla compagine governativa con molta facilit e perch al suo interno sono sempre presenti voci dissenzienti dalla linea ufficiale. Ad esempio il senatore Tolloy in dissenso con il gruppo socialista che in quel momento al Governo dice: La maggioranza pensa ancora che Venezia sia soltanto quella che ciascuno ha visto e amato quale turista (la Venezia lagunare) e non considera che Mestre e Marghera fanno parte, ed un gran bene che cos sia, di Venezia. Venezia dunque una grande citt assai complessa, lagunare e di terraferma (...). Una legge di salvaguardia certamente meritoria, ma l'idea generale un'altra! 189. L'estremo tentativo di mediazione socialista effettuato sul rapporto citt storica-terraferma quando il PSI al governo lo si deve in particolare al ministro ai Lavori pubblici Lauricella che in aula attacca il PCI per poi ricalcarne limpostazione: La maggiore ragione di perplessit cui induce tale disegno di legge [disegno di legge a rma Gianquinto] data dalla eccessiva vastit dell'area territoriale entro cui dovrebbe operare la legge, nendo cos col disperdere e frantumare troppo capillarmente gli interventi nanziari (...). Siamo consapevoli noi del Governo e tutti voi, che questo dramma, che richiama sensibilit e passione generali, oltre che volont e propositi motivati di intervento, derivato dall'assenza di una visione di insieme dei problemi socio-economici della Regione veneta e della conseguente gravitazione sulla zona lagunare di una spinta economica e commerciale che ha nito per costruire, almeno in assenza di un'adeguata opera di protezione, una minaccia mortale per il delicato equilibrio ecologico della laguna e per la stessa Venezia (...) ma le opere di difesa, chiamiamole esterne o lagunari, da sole non possono bastare, onorevoli Senatori, se non si opera subito all'interno della citt di Venezia, della sua laguna e del suo hinterland, anche mediante un sano processo di ristrutturazione sociale ed economica 190. E nel prosieguo dice: stato ampiamente recepito il principio che afferma la necessit, per la salvaguardia di Venezia, di operare nell'ambito del suo rilancio economico e non limitatamente, cos come era avvenuto nora, attraverso provvedimenti di ordine nanziario che possono risolvere isolati problemi della citt senza peraltro mutarne l'attuale stato di squilibrio determinato da vari fattori 191. Nel rapporto tra la citt storica e la terraferma, ruolo prioritario gioca la questione Porto Marghera. Questo nesso assai evidente nelle parole del gruppo comunista. Ad esempio Emilio Bonatti (PCI): La classe operaia al centro di tutte le vicissitudini di un tipo di sviluppo caotico; vive e produce in un clima di totale caos: quello della viabilit, dei servizi sociali, in genere mancano le case di civile abitazione. La verit che i servizi sociali e le abitazioni sono al centro di questo disordine, sono le cause fondamentali del grave disagio morale e materiale, grazie al tipo di sviluppo capitalistico in atto (...). Gli inquinamenti atmosferici, idrici e termici compromettono la vita economica e sociale e alterano l'equilibrio ecologico della laguna e del suo entroterra 192. Parole che introducono uno dei due loni principali dei quali si discute: l'inquinamento. Tra la V e la VI legislatura negli emendamenti presentati riscontrabile una crescente attenzione al tema. Gli emendamenti pi a carattere ambientalista sono cassati per bocca di Ferroni (PSI): Perch non si possono fare delle fughe in avanti e cos impedire l'attuazione di una legge in vigore riferendosi alla legge quadro nazionale n.615 del 1966. Motivazione assai strana visto che tutta la legislazione speciale si basa sul dare a Venezia un

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regime giuridico altro rispetto a quello nazionale. Ferroni si preoccupa solo per le questioni ambientali di seguire il principio che sia necessario: Applicare le leggi che ci sono, bisogna farle rispettare 193. Nella VI legislatura il gruppo comunista presenta degli emendamenti alla camera (3.1) miranti a bloccare il porto petroli, l'impianto TDI e lo sviluppo della Petrolchimica. Anche in questo caso il PCI declina il suo discorso in termini pragmatici, infatti nella discussione generale l'onorevole Pellicani dice: Sono fuori di luogo e senza senso, riteniamo, le fantasticherie circa l'eliminazione di Porto Marghera. Ci che realisticamente si pone invece l'esigenza di realizzare un nuovo e corretto rapporto tra ambiente e apparato produttivo (...). Dobbiamo ribadire la nostra ferma opposizione all'espansione del polo di Porto Marghera 194. Argomentazioni riprese nella discussione degli emendamenti dall'onorevole Federici: Oggi noi siamo ad una svolta preoccupante, che stata pi volte denunciata, per quanto attiene sia al porto dei petroli, sia alla presenza a Porto Marghera di un impianto del TDI gravemente inquinante e tossico, sia al prosieguo dello sviluppo dell'industria petrolchimica di base (...). Vogliamo cio salvaguardare Venezia e contemporaneamente garantire uno sviluppo economico e sociale diverso per la nostra citt e la nostra Regione 195. Un altro lone di discussione molto sviluppato, connesso alla terraferma e Porto Marghera riguarda l'utilizzo della III zona industriale. Gi nella V legislatura Gianquinto dice: Poniamo l'esigenza della localizzazione di queste attivit. una grossa questione per noi anche quella dell'utilizzo o meno delle parti interrate della terza zona; ci sar il porto industriale, petrolifero, commerciale? Sono tutte questioni che il piano del comprensorio deve risolvere ed bene esplicitare queste questioni 196. Togni relatore ribatte dicendo: Stabilita una casistica passando dal generale al particolare, si rischia sempre di omettere qualche cosa 197. Esattamente la stessa motivazione proposta alla Camera dalla maggioranza: Dobbiamo evitare indicazioni troppo speciche e mantenere nel testo il suo carattere di generalit 198. Un'impostazione che nella legislatura precedente, quando il Partito Liberale era all'opposizione, il senatore Premoli cos descrive: Una cornice entro la quale campeggia il vuoto. Il vuoto sottintende il vezzo italiano del rinvio 199. Nelle parole di Premoli non manca una forte dose di polemica con Antonio Casellati, ex liberale, all'epoca assessore all'ecologia per il PRI del Comune di Venezia: Purtroppo alla Giunta veneziana, Sindaco in testa ed Assessore repubblicano all'ecologia in coda, ricordiamo che certe poltrone si agguantano, ma hanno un prezzo e il prezzo incide sulla coerenza e sull'anima 200. Il PLI comunque, pur entrando nella VI legislatura al Governo, non riesce a cambiare quest'impostazione ambigua. Ne ci prova, almeno per quanto si desume dai lavori d'aula e Commissione. Togni, relatore di maggioranza al Senato anche nella VI legislatura riesce a dire: La palla al piede del provvedimento [sono le] decisioni tecnico-ecologiche (...). A noi sembrato d'aver risolto il problema nel migliore dei modi, non investendo il Parlamento della responsabilit tecnica di decidere 201. Tornando al PCI, appurata l'impossibilit che la legge chiarisca in maniera esplicita il destino delle aree, si batte perch la pianicazione sia attribuita alla Regione senza enti intermedi, compreso il Consorzio obbligatorio per l'ampliamento del porto e della zona industriale di VeneziaMarghera (ossia il Consorzio per lo sviluppo della III zona industriale). Nel testo governativo il Consorzio previsto adattasse il proprio Piano Regolatore Generale al piano comprensoriale. Quindi il Consorzio vedeva svuotata ogni autonomia pianicatoria. Infatti il gruppo comunista, per bocca di Gianquinto, chiede la soppressione del Consorzio: Non si concilia pi con la legge, che voi maggio-

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ranza vi apprestate ad approvare, l'esistenza del Consorzio, perch chiaro che il Consorzio aveva una ragione di essere quando non vi era nessun altro ente preordinato alla formazione del piano di quella zona (...); per quanto poi riguarda la gestione delle aree nella seconda e terza zona, proponiamo che queste funzioni vengano assolte dalla Regione (). Dove va a nire la gestione pubblica in vista della quale questo Consorzio era sorto? Con il nostro emendamento proponiamo che queste funzioni pubblicistiche siano assunte dalla Regione e che quindi venga garantito il ne pubblico della gestione delle aree sia in seconda zona, sia in terza 202. Mentre Ferroni (PSI) sostiene il Consorzio: Che un organismo democratico, composto da elementi rappresentativi del Comune, della Provincia, dei sindacati, non vedo perch, in attesa dell'elaborazione del piano comprensoriale che dovr decidere la Regione, debba essere soppresso. Esso uno strumento che pu ancora servire. Perch tanto accanimento contro questo Consorzio, a carattere pubblicistico, sorto per esigenza democratica rispetto al Consorzio della prima zona industriale, che invece a carattere privatistico? () E solo quando la Regione stessa avr visto l'inutilit della sopravvivenza del Consorzio, solo allora esso potr cessare di esistere 203. Per il partito repubblicano l'esistenza del Consorzio signica, correttamente, la possibilit che la III zona industriale possa essere effettivamente realizzata. Infatti il senatore Cifarelli dice: Ove non venisse smobilitato il Consorzio per la terza zona industriale, ove continuasse, in questo incerto baluginante colore che hanno assunto i problemi a Venezia, una situazione che di spinta e di contro spinta, nelle migliori delle ipotesi ogni iniziativa di salvaguardia moderna e decisa sarebbe ostacolata e addirittura posta nel nulla 204. Il senatore Cifarelli quindi presenta una serie di emendamenti ove si prevede esplicitamente il divieto di imbonimento in terza zona industriale 205. Il relatore onorevole Togni nell'accoglierlo parzialmente invita Cifarelli proprio ad eliminare le parole pi vincolanti ossia dove ci si riferisce espressamente alla terza zona industriale: Non possiamo impartire categoriche disposizioni per quanto riguarda dettagli sul compito che compete all'alta responsabilit di coloro che dovranno compilare il piano territoriale 206. Una criticit immediatamente sottolineata da Giovanni Lanfr (MSI): La formula utilizzata lascia sorgere dei sospetti e delle riserve mentali. Infatti se si deve interpretare correttamente questa dizione ne consegue che anche le opere di imbonimento relative alla terza zona industriale di Venezia-Marghera dovrebbero essere evitate. Ora non si capisce perch si preteso che questo emendamento fosse corretto e fosse tolto dalla dizione dell'emendamento stesso il divieto per l'imbonimento delle barene riguardanti la terza zona industriale; il che lascia presumere che in sede di attuazione di questa legge o del piano comprensoriale da parte della Regione si trovi un cavillo, un motivo per potere superare il divieto stesso della legge e possa darsi una interpretazione a tutto vantaggio della terza zona industriale 207. Alla ne il governo, per bocca del ministro ai Lavori pubblici Gullotti formula un emendamento con una dizione che rimane invariata no all'approvazione della legge: Dalla data di entrata in vigore della presente legge e no all'approvazione del piano comprensoriale non sono consentite utilizzazioni della parte della terza zona industriale gi imbonita 208. Ovviamente, dopo delle formulazioni cos fatte, sia il gruppo comunista per bocca di Cesco Chinello sia la sinistra indipendente per bocca di Samon hanno gioco facile ad evidenziare tutte le incongruenze della maggioranza, ma anche la sollecitudine repubblicana ad accettare mediazioni che non avevano apportato modiche sostanziali al testo 209. Questa difficolt da parte repubblicana si evince dalla parole di Mazzei (PRI) che dice: Se quella zona va an-

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cora utilizzata come zona industriale o se come speriamo, ma questa una scelta che democraticamente lasciamo agli organi che sono incaricati di redigere il piano comprensoriale verr destinata ad un altro scopo 210. Quindi lo stesso PRI alla ne accetta l'idea che fosse ancora possibile utilizzare la terza zona industriale per nuovi insediamenti. Posizione che alcune forze governative rivendicano apertamente. Dino Dindo (PSDI): Non mi scandalizzerei per il fatto che le industrie vecchie della zona di Marghera fossero ricostruite nuove, moderne e non inquinanti non molto lontano, verso Chioggia o verso Mira 211. Oppure Achilli (PSI, allora all'opposizione): Al piano comprensoriale [cui] affidato in denitiva il nodo politicamente e socialmente pi importante cio la cosiddetta "terza zona industriale" i cui lavori sono stati sospesi da tempo proprio in attesa delle conclusioni degli studi del "comitatone" e della legge speciale che, nel piano comprensoriale stesso, dovr denire la sua prospettiva di utilizzo 212. Del resto anche nella parole di Zanini (DC) si nota preoccupazione per la sorte della terza zona industriale, contraria a quella dei repubblicani: Con il provvedimento in esame in gioco la stessa sopravvivenza di Venezia come realt viva e vitale. C' da augurarsi che questi criteri vincolistici non producano come si teme in molti ambienti veneziani effetti opposti ai ni stessi che la legge si propone (...). I criteri vincolistici, e una loro interpretazione restrittiva, (...) potrebbero compromettere e pregiudicare la stessa opera alla quale ci apprestiamo oggi in unit e onest di intenti per salvare Venezia 213. Quindi la 171/73 non vieta il completamento della III zona industriale, del resto voluta a livello comunale da molte forze politiche. Anche in questo caso emergono dal dibattito alcune spaccature dal partito di maggioranza: la sinistra DC 214, appunto maggioritaria nella provincia di Venezia, spinge per continuare negli insediamenti lagunari, la corrente dorotea, maggioritaria in Regione, spinge per un nuovo insediamento nella zona di Rovigo: il Porto Levante 215. Come noto, alla ne non si realizza nessuna delle due opzioni. A Venezia in questa scelta pesa la forte opposizione al progetto di forze politiche quali il PCI e il PRI oltre che una forte mobilitazione popolare sostenuta dalla stampa nazionale 216; Porto Levante, nonostante diverso capitale disponibile a seguito della nazionalizzazione in particolare dell'energia elettrica e diversi acquisti di terreni effettuati nell'area 217, non si realizza perch la ne del trentennio d'oro 218 rende inattuabile un investimento del genere in Italia. Sulle tematiche afferenti al regime idrico lagunare da aggiungere un'ultima osservazione: in Commissione Tesoro e Finanza alla Camera viene aggiunto un comma che prevede tra le direttive affidate alla stesura del comprensorio quella de: L'apertura delle valli da pesca ai ni della libera espansione della marea 219. Ancora nella V legislatura il senatore Gianquinto deve usare parole molto dure per convincere la maggioranza ad accettare degli emendamenti sulla questione 220. Alla ne solo i liberali insistono nel non introdurre tale modica perch l'argomento " da meditare 221 nonostante proposte di legge con quest'indirizzo fossero state gi presentate nella II legislatura 222.

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Risanamento edilizio: la rivitalizzazione socio economica


L'obiettivo della rivitalizzazione socioeconomica uno degli scopi fondamentali della Legge Speciale, riconosciuto da tutti i partiti politici senza nessuna distinzione. Ed declinato in termini maggioritari come risanamento del patrimonio edilizio. Da ricordare che all'epoca della discussione del provvedimento legislativo che diverr la legge 171/73 notorio come i meccanismi legislativi prodotti nel passato, limitati al restauro, peraltro sempre pesantemente depotenziati dalla mancanza dei piani particolareggiati, non avessero minimamente risolto il problema dell'esodo. Basti pensare a ci che scriveva Wladimiro Dorigo al riguardo nella rivista Urbanistica 223. La proposta rmata La Malfa 224 nella V legislatura prevede degli stanziamenti a privati per contribuire alle spese di restauro. La particolarit che chi possiede un lavoro nella zona di interesse della legge, un reddito basso e volesse acquistare casa per ni residenziali, acquisisce il diritto ad ottenere nanziamenti aggiuntivi. 225 In tal modo: Si ritiene di aver avviato a soluzione il problema della casa per lavoratori, e di aver trovato uno strumento che dovrebbe consentire di porre termine, nel tempo, al continuo trasferimento di cittadini dai centri storici alla terraferma, per la difficolt di reperire nei centri storici abitazioni adeguate e salubri a prezzo equo 226. Ma la posizione repubblicana nel tempo diviene pi sfumata in materia. Basti pensare a ci che dice il senatore Cifarelli nella discussione in aula gi nella V legislatura quando accetta di limitare la porta della legge unicamente al risanamento edilizio perch: Non si tratta di provvedere puramente e semplicemente per una zona depressa dal punto di vista socio-economico; ce ne sono tante altre in Italia (). Non ci troviamo di fronte a un intervento dello Stato volto a sanare una situazione socio-economica di spopolamento e di stortura, perch se cos fosse dovremmo moltiplicare queste leggi d'intervento.227 Comunque i repubblicani sono l'unica forza politica, in particolare nella VI legislatura, a presentare emendamenti per inserire incentivi economici precisi, senza rimandarne la denizione ad altri organi, per alcune attivit operanti nella citt storica. In particolare Bruno Visentini presenta degli emendamenti per inserire detrazioni e agevolazioni per lavoratori dipendenti e autonomi solo per il centro storico di Venezia e Chioggia e le isole lagunari (emendamenti 22.0.1; 22.0.2; 22.0.3). Sono tutti bocciati tranne uno che ha permesso alcune agevolazioni inerenti ai contributi previdenziali. Anche il democristiano Luigi Gui affronta il problema, senza presentare emendamenti, e adombrando soluzioni peraltro dal sapore prettamente corporativista come quella di: Attribuire speciali indennit agli impiegati dello Stato perch risiedano nella Venezia insulare 228. Nella stesura denitiva le uniche forme di incentivi economici per le imprese inserite nella Legge Speciale, sempre alla Camera e sempre in Commissione Finanza e Tesoro, si ritrovano nell'articolo 17, focalizzato sulla terraferma, in particolare Porto Marghera. Il problema della casa ben presente alle sinistre che presentano diversi emendamenti per aumentare la valenza della 171/73. Ad esempio Gianquinto nella relazione alla legge 1956 scrive: La casa un servizio sociale. Non basta perci risanare e ricostruire ma occorre che questo servizio sociale sia accessibile a tutti. Da ci l'inderogabile necessit di rendere l'equo affitto parte integrante (ed inseparabile) della politica del risanamento integrale. Senza l'equo canone Venezia diventerebbe l'Eldorado della speculazione edilizia, ed il disegno della rinascita rimarrebbe del tutto distorto e vanicato. L'equo canone dunque tale da rendere la casa veramente accessibile a tutti deve essere

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una struttura portante del risanamento 229. il senatore Chinello a contestualizzare meglio la visione del PCI sul problema abitativo, durante la VI legislatura, dice: Venezia inglobata dentro il meccanismo del capitale proprio perch il grande capitale industriale e nanziario si unica a quello immobiliare: la Valtur, la Ciga, la Romana beni stabili, direttamente legate ai gruppi chimici. Ecco allora che comincia un processo nuovo a Venezia. Le grandi societ cominciano a comperare pezzi di Venezia, di laguna o di isole della laguna e si comincia a ridenire la funzione di Venezia: centro direzionale, la citt-cultura, il turismo (...). Tutto il discorso sulla salvezza del suo patrimonio artistico, nelle pagine di certi giornali o sulla bocca di certi elzeviristi, diventa misticazione perch nasconde il nuovo status che si vuol dare a Venezia: spremere protto dal patrimonio storico-culturale di cui costituita, appunto per l'uso capitalistico di cui ha parlato il Consiglio Comunale di Venezia. a questi ni che corrisponde perfettamente la Legge Speciale che questo governo ci presenta. Per la prima volta lo Stato interviene a coordinare globalmente l'assetto del territorio, base di un'ipotesi che mi sembra possa essere individuata abbastanza chiaramente. un'ipotesi che scinde e separa Venezia, ma solo all'apparenza, dal suo retroterra industriale usando l'alibi della sua conservazione per poi ricomporre il conitto in un contesto di identica logica di sfruttamento capitalistico 230. Sempre Chinello in Senato tiene il discorso 231 pi documentato sull'articolo 13 fornendo dati e numeri assai interessanti. In particolare riesce a far emergere chiaramente come il meccanismo di nanziamento previsto dalla normativa possa facilmente dare adito a speculazioni. L'emendamento proposto dal gruppo comunista per Chinello ha cos come nalit quella di: Fare dei comuni di Venezia e di Chioggia i protagonisti di una grande operazione sociale e culturale quale quella del risanamento. Il rimborso graduato su criteri sociali, la politica degli affitti stabilita dal Comune, l'uso dell'esproprio in molteplici casi, compreso quello della violazione degli obblighi assunti e quello per attuare la politica della residenza globalmente intesa, sono gli strumenti tesi a ricomporre socialmente Venezia, nel momento in cui la si salvaguardia e la risana 232. Anche alla Camera il gruppo comunista, ad esempio con l'onorevole Pellicani, insiste molto sulla: Trasparente intenzione di fare di Venezia un centro residenziale di lusso 233. I socialisti nella VI legislatura, quando non fanno parte del Governo, con il senatore Giuseppe Grossi presentano degli emendamenti atti a limitare i contributi erogati alla disponibilit del reddito dei proprietari 234. Ma alla ne in Senato il testo dell'articolo 13 emendato utilizzando gli emendamenti presentati dal senatore Premoli (PLI) che hanno una nalit opposta. Non a caso Premoli afferma: Occorre a mio giudizio dare maggior credito all'iniziativa privata che no ad oggi e con ben pochi aiuti ha combattuto contro l'inclemenza del tempo, l'azione distruttrice delle acque, del sale e dell'atmosfera 235. I liberali difendono strenuamente il testo licenziato dal Senato e modicato in alcuni punti alla Camera. Ad esempio all'articolo 13 il cambio della dicitura azienda a prevalente partecipazione pubblica mutata in azienda comunale 236 qualicato come: Un colpo di mano [effettuato] con i voti delle sinistre e di tre colleghi democristiani (...). certamente inammissibile che i comuni di Venezia e Chioggia siano i protagonisti esclusivi del risanamento; oltretutto non ne avrebbero certamente la capacit sul piano operativo 237. Nella sinistra dell'emiciclo quelle modiche, sono viste in ben altra maniera: Nel corso di queste settimane stato possibile attenuare gli aspetti pi scandalosi di questo provvedimento, quelli che consentivano ai privati di ottenere nanziamenti no al 100% senza alcun limite di destinazione degli immobili; e mediante convergenze anche con

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settori della sinistra della Democrazia Cristiana, stato possibile affermare la direzione pubblica del risanamento (...), ma rimane una normativa disarticolata, carica di molte ambiguit per quanto riguarda l'espropriazione per pubblica utilit (...). Inadeguate inoltre sono le sanzioni previste per i proprietari che non osservano gli obblighi e che avranno tutto l'interesse a non osservarli, per liberare gli appartamenti da inquilini scomodi quali sono gli operai ed i piccoli commercianti, per dare agli appartamenti in questione un altro uso e una destinazione diversa, turistica prevalentemente 238. Alla ne la spuntano i liberali: nell'ultimo giorno di dibattito in aula con scrutinio segreto adottata la dicitura: Aziende a prevalente partecipazione pubblica con presenza paritetica dello Stato e degli Enti locali. Anche il PSIUP concorda con la linea del PCI. Il senatore Di Prisco dice: Il governo di centrosinistra e le amministrazioni di centrosinistra non hanno brillato anzi direi che hanno contribuito in maniera molto massiccia a degradare la situazione socio-economica nelle varie parti d'Italia; quindi hanno lasciato aperto il campo ad una speculazione che non ha avuto conni. [E dopo diversi esempi pratici prosegue] in questo quadro, con questa forma mentis che ci si apprestati, da parte della maggioranza e del Governo, ad affrontare il problema di Venezia 239. In termini profetici afferma: Eppure si spendono molti soldi; con il risultato che Venezia diventer soltanto una citt museo, una citt cui si provveder con interventi di carattere turistico, ma non ci sar pi gente viva che con la sua presenza salvi Venezia 240. Nessuna forza politica invece critica lo strumento dei piani particolareggiati, con l'eccezione del senatore Giuseppe Samon sinistra indipendente che chiede di sostituirli con piani esecutivi. Non un cambio unicamente nominalistico: [Con i piani esecutivi] non solo andiamo molto pi in profondit nell'indagine, ma riusciamo ad accorciare moltissimo tutte le procedure per arrivare alle operazioni d'intervento secondo le intenzioni e nalit del piano. Viceversa il piano particolareggiato ancora abbastanza generale avendo bisogno di tutti i piani esecutivi da formare dopo la sua approvazione 241. Le proposte delle sinistre puntavano sullo strumento dell'esproprio salvaguardando i piccoli proprietari. Ma il soggetto da agevolare riguardava sempre il proprietario, seppur piccolo. Gli affittuari sarebbero stati protetti delle inevitabili speculazioni solo attraverso l'equo canone, soluzione di corto respiro. Anche con gli accorgimenti proposti dalle sinistre, in particolare dal PCI, peraltro tutti bocciati o adottati in maniera assai parziale, ribadita la linea delle precedenti leggi speciali per Venezia che con i relativi nanziamenti elargiti ai proprietari aveva gi vistosamente inciso sulla composizione sociale dell'esodo della popolazione veneziana premiando con sovvenzioni pubbliche la propriet e colpendo gli inquilini non proprietari ponendoli di fronte all' alternativa del trasloco in terraferma o del tto impossibile a pagarsi. La battaglia sull'articolo 13 molto aspra anche nell'ultimo passaggio alla Camera e alla ne vengono accettati due emendamenti, entrambi a rma Gianni Pellicani. Il primo teso a facilitare il nanziamento per gli affittuari di edici necessitanti di restauri quindi per aiutarli nella ricerca di una nuova abitazione (13.17 ); il secondo atto a favorire il passaggio delle caserme Manin e Cormoldi dal demanio dello Stato al Comune di Venezia (13.0.2).

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LA GENESI DELLA LEGISLAZIONE SPECIALE

Le bocche di porto e la Venezia-Monaco


Per quanto riguarda il tema della regolazione delle maree attraverso manufatti da porre alle bocche di porto della Laguna per limitare il fenomeno dell'acqua alta, sia il PRI che il PCI presentano diversi emendamenti perch tale scelta sia inserita chiaramente nel disegno di legge. Le motivazioni addotte sono varie. Ad esempio un emendamento repubblicano in tal senso presentato come necessario per mantenere l'unit della laguna. Perch, rifacendosi alla parole del ministro Emilio Colombo (DC) che adombra la possibilit di chiudere due bocche di porto e non quella di Malamocco, il senatore Cifarelli pensa che il disegno sia quello di: Provvedere all'arginamento del famoso canale di Malamocco: arginare questo canale signica compromettere l'unit della laguna 242. Ma tutti gli emendamenti nei quali si menziona esplicitamente la chiusura delle bocche di porto sono respinti. La motivazione sempre che, essendo in funzione la Commissione incaricata di studiare il problema, ed essendo questo un problema di ordine tecnico, non politico, sia meglio rimandare alle soluzioni proposte dalla suddetta Commissione: Non si pu mettere come volgarmente si dice il carro innanzi ai buoi 243. Questa impostazione attaccata duramente dalla parte comunista. Ad esempio l'onorevole Pellicani dice: Fino ad ora si teso con larghezza di mezzi a far apparire i mali ineluttabili, conseguenza di fattori sici, o tutt'al pi a ricercarne le responsabilit a livello locale. una posizione che va respinta e non perch noi vogliamo negare l'esistenza di elementi naturali (...) n per altro verso perch vogliamo ignorare (...) le responsabilit del Comune di Venezia (...) ma le cause politiche effettive sono rimaste volutamente in ombra (). Respingiamo fermamente l'impostazione di comodo con cui i maggiori responsabili, i gruppi dominanti, i vari governi, e la Democrazia Cristiana in particolare, vorrebbero scaricare le loro responsabilit 244. Sempre l'onorevole Pellicani dimostra facilmente come la scelta di non costruire le dighe mobili in realt sia stata gi fatta: La spesa prevista per chiudere completamente le bocche di porto dal comitatone nel 1971 era di 100 miliardi. Gli stanziamenti ssati dalla legge [in discussione] ammontano a 87 miliardi per tutto il complesso delle opere, non solo per la regolazione dei livelli marini e quindi per le spese di progettazione, ma anche per i marginamenti lagunari e la sistemazione dei canali per cui prevista una spesa di 10 miliardi. Quindi praticamente in questo caso la soluzione tecnica gi dettata dallo stanziamento 245. Una questione che mette in luce chiaramente la spaccatura in seno alla DC 246 legata al progetto dell'autostradale Venezia-Monaco. Un emendamento presentato al Senato 247 inserisce ex novo un articolo che prevede l'inizio dell'iter burocratico per: La costruzione di un'autostrada che colleghi Vittorio Veneto al conne di Stato. Su questo aspetto della legge si apre un dibattito molto acceso. Ad esempio l'onorevole Pellicani dice: indegno l'uso spregiudicato che si fatto di questa legge a favore di Venezia, attraverso un atto che assume un signicato emblematico e cio con l'introduzione di un articolo con il quale si compiono scelte che nulla hanno a che vedere con la salvaguardia di Venezia e che costituiscono una minaccia e una probabile insidia ad uno dei contesti paesaggistici del nostro paese come quello dolomitico. Anzich salvaguardare Venezia si insidiano altri contesti ambientali di grande valore! 248. E continua rimarcando l'uso criminale del territorio montano riferendosi alla tragedia del Vajont oltre ad avanzare l'idea che sia necessario puntare sul trasporto ferroviario. Invece per Alfeo Zanini (DC), esponente tra i pi importanti all'interno della sinistra DC

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veneziana: L'autostrada Venezia-Monaco, che viene ad inserire per taluni in modo improprio ed inaccettabile in una legge che riguarda la salvaguardia di Venezia, pu costituire invece un elemento tra i pi validi per il rilancio economico della citt e per il potenziamento del suo porto commerciale. Essa certo una struttura che si inquadra e corrisponde puntualmente a questo ruolo e a questa vocazione di centro portuale 249. Anche il PLI a favore tanto che quando viene cancellato ogni riferimento all'autostrada Venezia-Monaco esprime: Ancora una parola per signicare la nostra pi viva protesta e il nostro risentimento sull'assurda, quanto inspiegabile, esclusione dal testo del disegno di legge dell'autostrada Venezia-Monaco 250. Ma la battuta pi fulminante pronunciata ancora dall'onorevole Guarra (MSI) che denisce la Venezia-Monaco l'autostrada per correnti 251. Cos emerge dal dibattito parlamentare la contrapposizione all'interno della DC veneta tra l'anima dorotea, che spinge per la realizzazione della cosiddetta PiRuBi (dalle iniziali di Flaminio Piccoli, Mariano Rumor e Antonio Bisaglia), un tratto autostradale in Veneto alternativo all'autostrada Venezia-Monaco fortemente voluta dalla sinistra democristiana. La vicenda si conclude l'8 marzo 1973 quando a votazione segreta chiesta dall'onorevole Mario Pochetti (PCI), l'emendamento soppressivo dell'intero articolo che prevede la Venezia-Monaco passa per un solo voto: maggioranza richiesta 257, voti favorevoli 258, voti contrari 255. Decisivi quindi i franchi tiratori democristiani. Da sottolineare che in aula si erano gi svolte diverse votazioni a scrutinio segreto e mai la maggioranza si era fatta sorprendere. Al Senato nel dibattimento nale presentato un Ordine del giorno a rma DC-PSI- PSDI e PLI che impegna il Governo a presentare un disegno di legge affinch parta l'iter burocratico per la progettazione del ramo autostradale. La Legge Speciale inne approvata con i voti dell'area centrista (DC-PSDI-PRI), delle destre (MSIPLI) e dei Deputati altoatesini. Contrarie le sinistre (PCI, PSI, Sinistra indipendente). Nel testo approvato il ne e i mezzi si sono gonati a dismisura negli anni di dibattito parlamentare passando dalla salvaguardia architettonica, a quella ambientale per arrivare allo sviluppo socio-economico di tutto il territorio comunale veneziano. Le aspettative che cos si coagulano attorno alla legislazione speciale assumono proporzioni enormi e sono utilizzati consapevolmente fatti quali l' acqua granda del 1966 e il problema ambientale che alla ne degli anni sessanta si delinea sempre pi nettamente per ingigantire una legge che di fatto diviene un provvedimento omnibus, un vero e proprio unicum nella storia del diritto italiano e che ha creato a Venezia un ius singulare 252 e caotico: Un'isola giuridica del tutto speciale nella legislazione italiana 253. Il risultato un provvedimento dalle nalit tutt'altro che chiare, oltre che dai mezzi confusi, tanto che la Legge Speciale del 1973 pu essere anche letta come un tentativo fallito di risolvere il Problema Venezia se non perno un mezzo per alimentarlo. L'evoluzione elefantiaca della legislazione ha anche l'effetto di far s che i provvedimenti adottati non sono pi condivisi all'unanimit o da ampie maggioranze, ma da coalizioni sempre pi ristrette e tentennanti al loro interno. Ma ci sono anche aspetti positivi nel provvedimento approvato. Ad esempio il primo tentativo di dare un mezzo di governo d'area vasta per il territorio metropolitano tramite lo strumento comprensoriale. Come molti sono i nanziamenti che arriveranno per la sua attuazione, anche se per questo bisogner attendere i decreti attuativi e la revisione della legge stessa. Un altro dato positivo che la legislazione speciale permette alle rappresentanze politiche locali di

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trovare terreni d'intesa ampi ed inediti su molti temi che no ad allora sono stati sempre fonte di lacerazioni profonde. Gli strumenti attuativi della legislazione speciale fanno si che nel dicembre del 1974 si crei il terreno per nuove alleanze politiche eterodosse ed innovative per il panorama politico veneziano e nazionale (minicompromesso storico 254). Questi ultimi aspetti legati alla legislazione speciale sono l'oggetto della seconda parte del saggio.

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Dal 25/06/1953 - al 11/06/1958. Decreto legge 16 luglio 1936, n. 2404. Dal 08/05/1948 - al 24/06/1953. Camera, resoconto stenograco, aula, 25 giugno 1954, p. 9569. Annunziata il 20 maggio 1954. Uno dei primi atti del neoeletto sindaco di Venezia, il democristiano Angelo Spanio, convocare una conferenza stampa il 17 maggio 1952: Per avvertire il Paese e il mondo che la citt unica (...) minaccia di soccombere all'offesa delle maree, delle correnti, della salsedine. Il Gazzettino, Denunciata l'urgenza della legge per Venezia, 18 maggio 1952. Si veda Censis, I caratteri dell'esodo della popolazione dal centro insulare di Venezia, Roma 1973; Cresme, Abitare a Venezia degli anni '80, Milano, 1980. Ricerche cos commentate da Luigi Scano: Va infatti riconosciuto che la potenzialit abitativa della citt storica, ad un livello accettabile di standard residenziale (e trascurando le dinamiche modicative di tali valutazioni), vicina alla cifra di circa 100.000 unit, raggiunta dalla popolazione residente nella medesima citt storica solamente nel 1970 in L. Scano, Venezia: terra e acqua, Roma, 1985, p. 83. Alcuni provvedimenti riservati a Venezia sono varati nel 1937 e nel 1948. 2 agosto 1954. Camera, resoconto stenograco, Commissione speciale, 2 agosto 1954, p. 10. Camera, resoconto stenograco, Commissione speciale, 2 agosto 1954, p. 9. Camera, resoconto stenograco, Commissione speciale, 2 agosto 1954, p. 11. Camera, resoconto stenograco, Commissione speciale, 2 agosto 1954, p. 10. Camera, resoconto stenograco, Commissione speciale, 2 agosto 1954, p. 11. I componenti, sotto la presidenza dell'onorevole Garlato, sono Francesco Bettiol, Giorgio Biasutti, Bubbio, Bucciarelli Ducci, Camangi, Cavazzini, Ceccherini, Colognatti, Giacomo Corona, Cottone, Ida DEste, Di Bella, Fabriani, Fogliazza, Franceschini Francesco, Galati, Gatto, Gianquinto, Emanuele Guerrieri, Luzzatto, Vittorio Marangone, Spartaco Marangoni, Marchesi, Marzotto, Matteucci, Pacati, Perdon, Tonetti, Vischia, Walter. I componenti di quella che si pu denire la I Commissione speciale per Venezia in et Repubblicana sono : l'onorevole Ponti Presidente Giavi, Marchesi, Biasutti, Luzzato, Amadeo, Carignani, Cessi, Cifaldi, Costa, Di Fausto, Donatini, Fabriani, Garlato, Lizier, Lombardi Riggero, Lozza, Michelini, Molinaroli, Olivero, Pacati, Sannicol, Gullo, Terranova, Corrado, Gatto. Commissione Lavori Pubblici, Trasporti, Poste e Telecomunicazioni, Marina Mercantile. Camera, resoconto stenograco, settima Commissione, 72 seduta, 29 febbraio 1956, p. 1122. Gatto fornisce anche dei numeri: turisti stranieri venuti a Venezia 455.673, senza maggiori speciche (escursionisti, ecc.). Minore, ma non specicata, la presenza di turisti italiani. Camera, resoconto stenograco, Commissione speciale, 2 agosto 1954, p. 9. Il decreto attuativo, l'ultimo passaggio burocratico richiesto prima della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, registrato dalla Corte dei Conti il 9 febbraio 1963. Perno durante il periodo commissariale non si fa nulla riguardo i Piani particolareggiati. Un periodo commissariale per altri versi molto invasivo nelle questioni urbanistiche. Al riguardo G. Romanelli, G. Rossi, Mestre: storia, territorio, struttura della terraferma veneziana, Venezia, 1977, p. 92. Senato, resoconto stenograco, settima Commissione, 72 seduta, 29 febbraio 1956, p. 1125. Relazione alla legge n. 281 II legislatura. Relazione alla legge n. 281 II legislatura. Comune di Venezia, Ripristino, conservazione ed uso dell'ecosistema lagunare veneziano, Venezia, 1984, pp. 25-26. S. Cavazzoni, "La laguna: origine ed evoluzione", in E. Turri e M. Zanetti (a cura di), La laguna di Venezia, Verona, 1995, pp. 41-67. Dal 12/06/1958 - al 15/05/1963. Vincenzo Gagliardi muore in un incidente d'auto nei pressi di Scorz (VE) il 22 giugno 1968. Una sintetica ma esaustiva ricostruzione di questo importante passaggio nella vita politica veneziana del secondo dopoguerra si trova in L. Pietragnoli e M. Reberschak, Dalla ricostruzione al problema di Venezia in Storia di Venezia. L'Ottocento e il Novecento. Vol. III, Roma, pp. 2225- 2277. Congresso svoltosi a Napoli dal 27 al 31 gennaio 1962. Giorgio Longo ricomincia a far politica attiva in seguito a questo congresso. Testimonianza orale rilasciata all'autore. Per maggiori informazioni si veda Interviste ai protagonisti sezione dell'Atlante Storico Politico Veneziano consultabile dal sito www.fondazionegiannipellicani.it

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L. Scano, Venezia terra e acqua, 1985, p. 140. Sindaco di Venezia dal 1895 al 1920. Entrambe le citazioni si trovano in C. Chinello, Storia operai di Porto Marghera, in Storia di Venezia. L'Ottocento e Novecento, Roma, 2002, pp. 2279-2323. 3 gennaio 1973. G. Bruno, Le imprese industriale nel processo di sviluppo (1953-1975), in Storia dell'Italia Repubblicana, La Trasformazione dell'Italia sviluppi e squilibri, II voll, Torino, 1995, pp. 355-418. Si veda pag. 104. Ampliamento del porto e zona industriale di Venezia-Marghera, presenta il 4 agosto 1959, primo rmatario Vincenzo Gagliardi. Nascente perch a livello periferico sono i mesi nei quali nascono le prime giunte che vedono alleanze DC-PSI mentre a livello di governo nazionale bisogner attendere ancora 3 anni perch il PSI entri con propri rappresentanti al Governo. Gianni Pellicani, bollettino della Commissione Lavori Pubblici, 13 dicembre 1972, voll. 122, p. 29. Camera, resoconto stenograco, quarta Commissione, 17 febbraio 1960, p. 241. Camera, resoconto stenograco, quarta Commissione, 17 febbraio 1960, pp. 241-241. Camera, resoconto stenograco, aula, 23 febbraio 1973, p. 5288. Camera, resoconto stenograco, quarta Commissione, 25 maggio 1960, p. 283. Camera, resoconto stenograco, nona Commissione, 17 febbraio 1960, p. 236. Si veda in particolare la seduta della VII Commissione del Senato il 29 settembre 1960 p. 9. Purtroppo la discussione essendosi svolta in comitato ristretto non ricostruibile in maniera precisa. Senato, resoconto stenograco, Commissione speciale, 25 gennaio 1963, p. 1314. Senato, resoconto stenograco, assemblea 694 , 13 febbraio 1963, p. 32521. Senato, resoconto stenograco assemblea 694 ,13 febbraio 1963, p. 32521. Senato, resoconto stenograco, assemblea, n. 695 seduta, 14 febbraio 1963, p. 32573. Camera, resoconto stenograco, nona Commissione, 15 febbraio 1963, p. 1346. Camera, resoconto stenograco, nona Commissione, 15 febbraio 1963, p. 1341. Proposta di legge n. 4460, Modiche all'articolo 17 della legge 31 marzo 1956, n. 294, per quanto concerne la concessione di mutui al Comune di Venezia e all'articolo 300 del testo unico della legge comunale e provinciale, presentata il 17 gennaio 1963. Primo rmatario Vincenzo Gagliardi, tra gli altri Mario Ferrari-Aggradi. Con questo termine si intende indicare quel lento ma inesorabile trend che port la legislazione speciale ad assorbire ogni tematica relativa al Comune di Venezia. Il risultato : Un'isola giuridica del tutto speciale nella legislazioni italiana. Si veda nota n. 253. Proposta di legge n. 3751, Nuove norme relative alla laguna di Venezia, presentata il 13 aprile 1962, primo rmatario Vincenzo Gagliardi. La proposta comunista al riguardo arriver in Parlamento in settembre. Camera, resoconto stenograco, nona Commissione, 5 dicembre 1962, p. 1223. L'articolo 3 recita Al Magistrato alle Acque spettano la sorveglianza sull'intera laguna e la disciplina di tutto quanto abbia attinenza con la laguna stessa. Camera, resoconto stenograco, aula, 25 maggio 1962, p. 29458. Camera, resoconto stenograco, nona Commissione, 30 novembre 1962, p. 1881. Camera, resoconto stenograco, nona Commissione, 5 dicembre 1962 p. 1204. Camera, resoconto stenograco, nona Commissione, 5 dicembre 1962, p. 1223. Messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica a norma dell'articolo 74 della costituzione trasmesso il 2 febbraio 1963. Doc. XII, n. 7. L. Scano, Terra e acqua, Roma, 1985, p. 125. Modiche all'articolo 17 della legge 31 marzo 1956, n. 294, per quanto concerne la concessione di mutui al Comune di Venezia all'articolo 300 del testo unico di legge comunale e provinciale, presentata il 17 gennaio 1963. Seguito da Mario Ferrari-Aggradi. Proposta di legge 4460, relazione introduttiva. VI, nanze e tesoro. Camera, resoconto stenograco, sesta Commissione, 7 febbraio 1963, p. 2653. Proposta di legge governativa n. 2467 Provvedimenti per il completamento del Porto canale Corsini e dell'annessa zona industriale di Ravenna. Dal 16/05/1963 - al 04/06/1968.

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Parole pronunciate dal relatore della proposta di legge n. 1609, Guariento in Commissione. Resoconto Stenograco, nona Commissione della Camera dei Deputati, seduta del 19 gennaio 1966, p. 479. Modiche alla legge 31 marzo 1956, n. 294 e nuove norme concernenti provvedimenti per la salvaguardia del carattere lagunare e monumentale della citt di Venezia, presentato il 27 agosto 1964. In particolare dai Senatori Giobatta Gianquinto, Giusto Tolloy, Eugenio Gatto e Michelangelo Pasquato. Relazione introduttiva. AC 1609, p. 7. Il problema della copertura nanziaria della legge ponte occupa molte sedute del dibattito sia alla Camera che al Senato. Da questo punto di vista da rimarcare il ruolo dell'allora sottosegretario al Bilancio, Eugenio Gatto, che molto attivo e presente in aula. Camera, resoconto stenograco, nona Commissione, 19 gennaio 1960, p. 474. Si veda nota n. 66. Camera, resoconto stenograco, nona Commissione, 19 gennaio 1966, p. 474. All'epoca Costante Degan era il presidente della Commissione Lavori Pubblici. Camera, resoconto stenograco, nona Commissione, 19 gennaio 1966, pp. 476-477. Camera, resoconto stenograco, nona Commissione, 19 gennaio 1966, pp. 474-477. Camera, resoconto stenograco, nona Commissione, 21 gennaio 1966, p. 482. Senato, resoconto stenograco, settima Commissione, 67 seduta, 22 giugno 1966, pp. 925-927. Senato, resoconto stenograco, settima Commissione, 67 seduta, 22 giugno 1966, p. 929. Comune di Venezia, Piano di Programma 1977/1980, Venezia, 1979, p. 27. Si veda nota n. 66. 3983: modiche all'articolo 1 della legge 6 agosto 1966, n.652, concernente l'autorizzazione della spesa di lire 880 milioni per lo studio dei provvedimenti a difesa della citt di Venezia ed a salvaguardia dei suoi caratteri ambientali e monumentali. Relazione alla legge 3983, p. 1. Atto del Senato n. 1461. Relazione acclusa all'Atto del Senato n. 1461. Senato, resoconto stenograco, settima Commissione, 125 seduta, 29 febbraio 1969, p. 1820. Dal 05/06/1968 - al 24/05/1972. enato, resoconto stenograco settima Commissione, 15 seduta, 21 marzo 1969, p. 214. La proposta governativa prevedeva come termine ultimo il 31 dicembre 1970, ma in Commissione (p.91 resoconto stenograco del 26 febbraio 1969, nona Commissione) sar elevato al 31 dicembre 1971. Con il passaggio di competenze alla Regione in materia urbanistica il limite sar via via posticipato no al dicembre 1974. Camera, resoconto stenograco, nona Commissione, 26 febbraio 1969, p. 93. Senato, resoconto stenograco, settima Commissione, 15 seduta, 21 marzo 1969, p. 213. Camera, resoconto stenograco, nona Commissione, 29 marzo 1969, p. 92. 3 miliardi e 600 milioni. Istituita con decreto interministeriale n. 16917 in data 4 settembre 1962 presso il Ministero dei Lavori Pubblici a seguito di un Ordine Del giorno presentato da Gagliardi ed altri nel giugno del 1962. Una norma che nell'ordinamento italiano aveva un solo precedente ossia la legge del 19 maggio 1965, n. 506 riguardante i lavori di consolidamento delle Torre di Pisa. Si veda pag. 50. Camera, resoconto stenograco, nona Commissione, 12 novembre 1969, p. 274 Parole del senatore socialista Luigi Ferroni. Senato, resoconto stenograco, settima Commissione, 28 seduta, 8 ottobre 1969, p. 389. Il senatore Premoli afferm come: Il problema di Venezia un problema di organizzazione, nora infatti gli sforzi fatti che pure sono stati enormi sono andati dispersi e hanno mancato di coordinamento (...) vi sono troppi enti interessati, troppo Ministeri interessati, troppi comitati e sottocomitati. Resoconto stenograco settima Commissione senatoriale, 28 seduta, 8 ottobre 1969, p. 391. Camera, resoconto stenograco, nona Commissione, 29 ottobre 1969, p. 264. Camera, resoconto stenograco, nona Commissione, 12 novembre 1969, p. 277. Camera, resoconto stenograco, nona Commissione, 12 novembre 1969, pp. 270-272. Camera, resoconto stenograco, nona Commissione, 17 dicembre 1969, p. 315. Camera, resoconto stenograco, nona Commissione, 17 dicembre 1969, p. 316. Si veda relazione AC. 1667, p. 1. Senato, resoconto stenograco, settima Commissione, 45 seduta, 6 maggio 1970, p. 780.

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Le elezioni per le Regioni a Statuto Ordinario si svolgeranno per la prima volta nella Storia repubblicana il 7 giugno 1970. Senato, resoconto stenograco, settima Commissione, 53 seduta, 28 ottobre 1970, p. 870. Senato, resoconto stenograco, settima Commissione, 55 seduta, 55 seduta, 12 novembre 1970, p. 886. Senato, resoconto stenograco, settima Commissione, 55 seduta, 12 novembre 1970, p. 890. Dalle parole bisogna passare ai fatti e no adesso e me ne dispiace profondamente si solo continuato a ripetere le stesse cose. Debbo quindi dichiarare, mio malgrado, ancora la mia insoddisfazione, sul modo col quale si intendono risolvere i problemi di Venezia. Resoconto stenograco settima Commissione del senato, 55 seduta, 12 novembre 1970, p. 893. Parole del relatore di maggioranza onorevole Padula, Camera, resoconto stenograco, aula, 1 marzo 1973, p. 5454. Relazione alla proposta di legge C. 1708, p. 2. Relazione alla proposta di legge C. 1708, p. 2. Articolo 4. Diverrebbe propriet dell'ELV (patrimonio inalienabile) anche l'Arsenale, il distretto militare ai Gesuiti, Forte Marghera, intere aree nel litorale e altri vari edici. Articolo 6. Il presidente nominato dal Presidente della Repubblica: Su proposta del Presidente del Consiglio, sentito il Consiglio dei ministri. Nell'articolo 6 sono previste diverse incompatibilit, di fatto il presidente dell'Ente non dovrebbe avere nessun legame con gli enti coinvolti nel comprensorio dell'ELV. Anche se i sei membri previsto siano nominati dallo stesso Consiglio d'Amministrazione, quindi presumibilmente gli estensori pensavano a una qualche forma di rappresentanza degli Enti locali, non la rendono obbligatoria nello Statuto. La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le Autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il pi ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento. Resoconto stenograco, 27 febbraio 1973, pp. 5335-5336. Il senatore Ferroni denisce tale ente: Dittatore per la salvezza di Venezia. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 583 seduta, 1 dicembre 1971, p. 29540. Articolo 9. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 585 seduta, 1 dicembre 1971, p. 29574. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 37 seduta, 5 ottobre 1972, p. 1813. Il dibattito che segue a questa proposta ha del surreale, infatti si disquisisce lungamente se sia possibile che il rappresentante possa essere di nazionalit straniera. Parole del senatore Premoli. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 587 seduta, 2 dicembre 1971, p. 29671. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 37 seduta, 5 ottobre, p. 1814. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 142 seduta, 13 aprile 1973, p. 6910. Si vedano pp. 91-92. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 36 seduta, 4 ottobre 1972, pp. 1742-43. Parole dell'onorevole Petronio. Camera, resoconto stenograco, aula, 28 febbraio 1973, p. 5393. L'emendamento in questione, 9.4, rmato anche da esponenti repubblicani, come il senatore Cifarelli. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 40 seduta, 10 ottobre 1972, p. 1959. Emendamento 9.5. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 40 seduta, 10 ottobre 1972, p. 1960. Atto della Camera 934A, VI Legislatura. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 36 seduta, 4 ottobre, 1972, pp. 1745-1746. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 36 seduta, 4 ottobre, 1972, p. 1746. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 583 seduta, 1 dicembre 971, p.29534. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 586 seduta, 2 dicembre 1971, p. 29624. Oggi l'art. 114 : La Repubblica costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Citt metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Province, le Citt metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princpi ssati dalla Costituzione. Roma la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento. All'epoca le Citt metropolitane non comparivano nel dettato costituzionale. Resoconto stenograco assemblea, 35 seduta, 3 ottobre 1972, p. 1744 Legge del 6 dicembre 1928, n. 2702. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 36 seduta, 4 ottobre 1972, p. 1744. Camera, resoconto stenograco, aula, 1 marzo 1973, p. 5447. Atto della Camera 934A, VI Legislatura. Emendamento 1.2. Camera, resoconto stenograco, aula, 1 marzo 1973, p. 5469.

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IL DIBATTITO IN PARLAMENTO

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Camera, resoconto stenograco, aula, 6 marzo 1973, p. 5549. Camera, resoconto stenograco, aula, 6 marzo 1973, p. 5547. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 587 seduta, 2 dicembre 1971, pp. 29668-9. Camera, resoconto stenograco, aula, 1 marzo 1973, p. 5466. Camera, resoconto stenograco, aula, 28 febbraio, 1973, p. 5380. Camera, resoconto stenograco, aula, 28 febbraio 1973, p. 5381. Decreto delegato n. 8 del 1972. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 40 seduta, 10 ottobre 1972, p. 1990. Stavo per allontanarmi dalla seduta della Commissione [lavori pubblici alla Camera] perch non mi sembrava utile ascoltare una relazione di minoranza che con vero spirito preconcetto non accettava uno solo degli articoli della legge varata dal Senato e ne criticava la stessa impostazione generale. Non l'ho poi fatto perch stato fatto osservare che non si trattava del relatore di minoranza, ma della relazione di maggioranza svolta da un autorevole collega del gruppo di maggioranza della coalizione di governo [appunto Padula] in Il Gazzettino, Presa di posizione del PRI: troppe le proposte di modica, 6 dicembre 1972. Il II Governo Andreotti, che si regge sull'alleanza tra DC-PSDI-PLI cade il 7 luglio 1973. E' sostituito dal IV Governo Rumor sostenuto da una coalizione formata da DC-PSI-PSDI-PRI. Si veda pag. 103. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 35 seduta, 3 ottobre 1972, p. 1712. Relazione alla proposta di legge C. 1708, p. 2. Parole di Bruno Visentini, Camera, resoconto stenograco, aula, 27 febbraio 1973, p. 5334. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 586 seduta, 2 dicembre 1971, p. 29625. Lo stesso De Marsanich si denisce cos, resoconto stenograco assemblea, 585 seduta, 1 dicembre 1971, p. 29581. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 585 seduta, 1 dicembre 1971, pp. 29580-81. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 583 seduta, 30 novembre 1971, p. 29496. Camera, resoconto stenograco, aula, 1 marzo 1973, p. 5454. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 583 seduta, 1 dicembre 971, p. 29526. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 587 seduta, 2 dicembre 1971, p. 29682. L'onorevole Scarlato, sottosegretario ai Lavori Pubblici, dice: Le argomentazioni hanno un certo fondamento credo sia convalidato anche dal testo originario proposto dal Governo. Infatti il primo testo diramato prevedeva un doppio regime. Per considerazioni di carattere pi generale hanno consigliato al Governo di adottare un unico regime, ritenendosi che il doppio regime avrebbe creato, all'interno della stessa unit territoriale, delle situazioni di frizione e dei pericoli, che avrebbero potuto avere un'incidenza ancora maggiore rispetto ai pericoli cui indubbiamente si pu andare incontro con un regime unico. (....) Il governo si convinto che stante la transitoriet insisto su questa fase di transizione, altrimenti graveremmo di rischiosit problematiche una situazione che invece estremamente circoscritta nei suoi termini temporali sarebbe stato pi opportuno adottare un solo regime al ne di avere una uniformit di disciplina per tutto il comprensorio. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 587 seduta, 2 dicembre 1971, pp. 29685-6. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 585 seduta, 1 dicembre 1971, pp. 29579-80. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 586 seduta, 2 dicembre 1971, p. 29613. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 586 seduta, 2 dicembre 1971, p. 29614. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 588 seduta, 3 dicembre 1971, p. 29714. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 588 seduta, 3 dicembre 1971, p. 29721. Camera, resoconto stenograco, aula, 27 febbraio 1973, p. 5320. Camera, resoconto stenograco, aula, 6 marzo 1973, pp. 5564-5565. Senato, resoconto stenograco, assemblea 587 seduta, 2 dicembre 1971, p. 29649. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 587 seduta, 2 dicembre 1971, p. 29650. Parole del relatore di maggioranza, l'on. Padula. Resoconto stenograco, assemblea, 6 marzo 1973, p. 5565. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 583 seduta, 30 novembre 1971, p. 29506. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 583 seduta, 30 novembre 1971, p. 29506. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 35 seduta, 3 ottobre 1972, p. 1712. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 587 seduta, 2 dicembre 1971, p. 29655. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 587 seduta, 2 dicembre 1971, p. 29662. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 585 seduta, 1 dicembre 1971, p. 29574. Emendamento 3.11 stenograco, assemblea, 37 seduta, 5 ottobre 1972., p. 1793. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 37 seduta, 5 ottobre 1972., p. 1800. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 37 seduta, 5 ottobre 1972., p. 1801.

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LA GENESI DELLA LEGISLAZIONE SPECIALE

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Senato, resoconto stenograco, assemblea, 37 seduta, 5 ottobre 1972., p. 1801. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 37 seduta, 5 ottobre 1972., pp. 1802-1803. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 37 seduta, 5 ottobre 1972., p. 1804. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 585 seduta, 1 dicembre 1971, p. 29584. Parole del relatore di minoranza alla Camera dei Deputati, onorevole Achilli, resoconto stenograco, aula, 23 febbraio 1973, p. 5283. Camera, resoconto stenograco, aula, 7 marzo 1973, p. 5607. Si veda pag. 102. Il disegno di Porto Levante emerge in molti interventi. Ad esempio nella parole di Gianni Pellicani (resoconto stenograco, assemblea, 27 febbraio 1973, p. 5317) e Luigi Gui (resoconto stenograco, assemblea, 28 febbraio 1973, p. 5392). G. Mencini, Il fronte per la difesa di Venezia e della Laguna e le denunce di Indro Montanelli, Venezia, 2005. Si veda E. Scalfari, G. Turani, Razza Padrona. Storia della borghesia di Stato e del capitalismo italiano 1962-1974, Milano, 1974. J. P. Thomas, Le politiche economiche del900, Bologna, 1998, p. 235. Lettera D) del testo uscito dalla Commissione (atto 934A) poi confermato nella stesura nale della 171/73. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 583 seduta, 1 dicembre 971, p. 29532. Parole di Quilleri, Camera, resoconto stenograco, aula, 28 febbraio, 1973, p. 5373. Si veda pag. 4. Risanamento ed esodo, in Urbanistica, n. 59-60, 1972, pp. 93-103. Disegno di legge n. 1708 presentato alla Camera il 16 luglio 1969. Articolo 20. Relazione alla proposta di legge C. 1708, p. 4. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 585 seduta , 1 dicembre 1971, p. 29577. Camera, resoconto stenograco, aula, 28 febbraio 1973, p. 5391. Relazione alla proposta di legge S. 1956, p. 4. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 35 seduta , 3 ottobre 1972, p. 1719. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 40 seduta, 10 ottobre 1972, pp. 1982-1989. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 40 seduta, 10 ottobre 1972, p. 1987. Bollettino della Commissione IX - Lavori pubblici, 13 dicembre 1972, voll. 122, p. 29. Emendamento 13.22. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 40 seduta, 10 ottobre 1972, p. 1994. Si tratta dell'azienda che il dispositivo legislativo prevedeva perch si occupasse del restauro edilizio. Parole di Quilleri, Camera, resoconto stenograco, aula, 28 febbraio 1973, p. 5373. Parole pronunciate da Gianni Pellicani. Camera, resoconto stenograco, aula, 27 febbraio 1973, p. 5324. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 585 seduta, 1 dicembre 1971, p. 29565. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 585 seduta, 1 dicembre 1971, p. 29566. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 40 seduta, 10 ottobre 1972, p. 1977. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 40 seduta, 10 ottobre 1972, p. 1980. Parole del relatore Togni. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 40 seduta, 10 ottobre 1972, p. 1997. Camera, resoconto stenograco, aula, 23 febbraio 1973, pp. 5313-5314. Camera, resoconto stenograco, aula, 27 febbraio 1973, p. 5323. Le tensioni interne alla Dc si avvertono anche dall'azione intrapresa dal capogruppo democristiano Piccoli che invia una lettera a tutti i parlamentari scudocrociati per richiamarli all'impegno della presenza ed avvertendoli che ogni eventuale variazione da proporre deve essere concordata. Il Gazzettino, La legge per Venezia: rinnovato impegno DC, p. 1. 11 ottobre 1972. Camera, resoconto stenograco, aula, 27 febbraio 1973, p. 5321. Camera, resoconto stenograco, aula, 27 febbraio 1973, p. 5342, Senato, resoconto stenograco, assemblea, 142 seduta, 13 aprile 1973, p. 6911. Camera, resoconto stenograco, aula, 23 febbraio 1973, p. 5293. La denizione del relatore della legge nel 1971, il senatore Togni. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 583 seduta, 1 dicembre 1971, p. 29498. Cos il senatore Chinello. Senato, resoconto stenograco, assemblea, 35 seduta, 3 ottobre, 1972, p. 1720. Si veda pag. 93.

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LA GENESI DELLA LEGISLAZIONE SPECIALE

LA STAGIONE DEL CENTROSINISTRA E LA LEGISLAZIONE SPECIALE NEI DIBATTITI IN CONSIGLIO COMUNALE

Rispetto alla prima parte del testo, le pagine seguenti hanno una trattazione strettamente cronologica. Il punto di partenza sono le elezioni amministrative svoltesi il 6 e 7 novembre 1960. Il punto d'arrivo la seduta del Consiglio comunale del 31 dicembre 1974. Quattordici anni nei quali da una brevissima riedizione di una Giunta centrista DC - PSDI - Lista Civica di terraferma (29 dicembre 1960 - 17 luglio 1961) si passa alla formula del Centrosinistra, quindi all'entrata in Giunta del PSI. Formula che nisce nel dicembre 1974 quando, con un voto che fa scalpore in tutta Italia, il Consiglio comunale vota, a larga maggioranza, un documento politico riguardante il governo della citt con i voti di DC-PSI-PSDI-PRI-PCI-PLI. Voto che la piattaforma politica necessaria per approvare i Piani particolareggiati all'ultimo giorno utile per la legislazione allora vigente, ossia nella notte tra il 30 e il 31 dicembre 1974 quando il Consiglio comunale nisce i lavori alle 3.14 di mattina. La fonte costituita dagli atti stenograci del Consiglio comunale 255, il luogo dove si manifestavano le decisioni politiche riguardanti il governo della Citt. Lobiettivo di questa ricostruzione speculare a quanto fatto nella prima parte: evidenziare lidea di citt e i mezzi di governo pensati per attuarla. Per questo, dopo lo spoglio dei verbali del consiglio comunale, ci si soffermati in particolar modo sulle sedute dedicate al bilancio il documento di governo per eccellenza e il Piano Regolatore Generale 256. Entrambi i temi si ritrovano poi sintetizzati e sistematizzati nelle discussioni sulla legislazione speciale il cui iter parlamentare il Consiglio comunale segue in maniera pedissequa e nella cui formulazione cerca di intervenire con diversi Ordini del giorno. Inoltre lattenzione allo strumento della Legge Speciale emerge in maniera frammentaria, ma continua, in molti dibattiti consiliari. A conferma dellimportanza rivoltagli da tutte le forze politiche. Inoltre si dato molto spazio alla voce dei protagonisti dellepoca grazie ad ampie citazioni cos da dar conto del ritmo delle discussioni e della qualit degli interventi: una delle nalit principali del saggio dare visibilit a documenti oggi poco conosciuti.

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IL DIBATTITO IN CONSIGLIO COMUNALE

DALLA PARENTESI CENTRISTA AL CENTROSINISTRA


Il sindaco Favaretto Fisca presenta le linee programmatiche della Giunta centrista il 30 gennaio 1961. Inizia esponendo la sua idea di Ente locale: Il Comune [deve] divenire un Ente sostanzialmente autonomo. necessario precisare che il nostro concetto di autonomia non si limita al settore nanziario (...). Parlando di una necessaria maggiore autonomia intendiamo considerare tutti gli aspetti dell'attivit del Comune nel senso che ad esso dovranno essere affidati compiti e attribuzioni sempre pi vasti e differenziati affinch essa divenga veramente l'espressione democratica operante e dinamica di una comunit locale 257. Il passo successivo del suo discorso non pu che riguardare i mezzi economico-nanziari. Fin da subito emerge limportanza della Legge Speciale per le casse comunali: Un esame attento della situazione ha messo in evidenza una cosa assai importante: possiamo disporre quasi del completo importo dei 6 miliardi assegnati dalla legge in sei annualit a favore di Venezia sin dal 1957. E ha messo in evidenza che l'Amministrazione comunale ha ancora disponibile gran parte della sua quota spettante sulla Legge Speciale di Venezia dei tre miliardi distribuiti in 10 annualit come pure vi un notevole residuo a favore dei privati che intraprendono lavori di restauro nell'ambito di detta legge. L'idea di citt che emerge dal discorso del Sindaco si incentra sulla necessit di costruire gli assi attrezzati quindi sullimportanza delle infrastrutture viarie, ferroviarie e portuali perch: Oggi come nel passato il suo destino [di Venezia] deve ricercarsi nella possibilit di intessere scambi sempre pi intensi con le aree all'esterno. Quindi: 1. assicurare nuovi collegamenti per strada, per aria, per mare, per via di navigazione interna di Venezia con gli altri centri produttivi e di consumo, vicini e lontani; 2. puntare parallelamente verso determinate opere, come ad esempio, l'accesso al nostro porto delle navi di grande tonnellaggio e l'espansione della zona industriale, che costituiscono delle innovazioni, vale a dire aprono opportunit grandi e nuove, di lavoro e di sviluppo. Questo l'approccio fondamentale che tenne l'amministrazione cittadina nei successivi 15 anni, quindi un discorso infrastrutturalista che di fatto si concretizza con la costruzione della tangenziale, il ponte di San Giuliano, il raddoppio del cavalcavia tra Mestre e Marghera, e una spinta politica perch si edichino l'autostrada Venezia-Trieste e la Venezia-Monaco (quest'ultima non mai stata realizzata). E diverse le opere accessorie di natura viabilistica realizzate che hanno avuto un forte impatto sulla terraferma, ad esempio l'interramento del Canal Salso e la riorganizzazione di Piazza Barche. Una dotazione infrastrutturale necessaria in primis per il funzionamento di Porto Marghera, una zona industriale allora in pieno sviluppo, infatti sono gli anni della nascita della II zona industriale e del pieno funzionamento del Consorzio per lo sviluppo e lampliamento di Porto Marghera 258. Nessun approfondimento puntuale del Sindaco su problemi ambientali che allora erano patrimonio solo di associazioni peraltro appena nate 259. Durante il dibattito solo alcuni consiglieri danno prova di una generica attenzione ai temi ambientali, come il capogruppo della DC Nerino Cavallari che nel corso della discussione 260 abborda in termini vaghi la questione ecologica collegandola direttamente ai problemi occupazionali ed economici. Tornando al Sindaco, si trovano nel suo discorso alcuni passaggi rivolti alla terraferma e alla necessit di fornirla di maggiori servizi (scuola, strade, ecc.) anche se indubbiamente l'attenzione posta alla citt storica nell'illustrazione delle misure da adottare di gran lunga pi attenta e circoscritta. La terraferma interpretata, coerentemente con

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LA GENESI DELLA LEGISLAZIONE SPECIALE

un'impostazione attenta alle infrastrutture, come un luogo di passaggio di merci e persone. Infatti passando al problema annoso del Piano Regolatore Generale approvato dal Commissario 261 ma che allora doveva ancora essere approvato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici 262, il Sindaco individua 5 punti chiave cos sintetizzati: 1) Centro direzionale a Venezia 2) quartiere coordinato di San Giuliano 3) collegamento viario della Certosa 4) ampliamento della zona industriale Marghera 5) viabilit principale 263. Gli assi attrezzati della terraferma quindi si completano nel potenziamento di Piazzale Roma e nella nascita dell'Isola del Tronchetto e in un nuovo ponte translagunare tra la terraferma e l'isola della Certosa. In tutta la discussione le minoranze cercano di sottolineare i temi inerenti alla terraferma anche perch la Giunta centrista si regge sull'unico voto del rappresentante della Lista Civica di terraferma, Piero Bergamo, allora assessore all'urbanistica. Cos ad esempio, il PCI incomincia a far svolgere ad un proprio consigliere un intervento specico sulla terraferma ad ogni sessione di bilancio. Il 24 febbraio interviene per il PCI il Consigliere Gianquinto. Un attacco alla maggioranza denita una minoranza precaria, un attacco al Sindaco e alla sua denizione del valore degli Enti locali platonica 264 , quasi astratta e a supporto di questa tesi l'ex Sindaco 265 porta esempi di amministrazioni che stavano allora effettivamente prendendo misure concrete per affermare quest'autonomia 266. Su Porto Marghera Gianquinto rimarca come il PCI sia favorevole al potenziamento della zona industriale e portuale, ma pone dei paletti sul metodo dell'allargamento, esattamente i temi che poi conuiranno nel dibattito sulla III zona industriale: Favorire lo sviluppo della piccola e media industria, vuole dire anche avere una linea nei confronti del Monopolio, (...) una politica del credito atta ad incrementare il credito della Cassa di Risparmio di Venezia. Tutti problemi ignorati, che sono ignorati perch la vostra linea la linea di prima, la linea di sempre (... ). Niente di nuovo a sinistra, cio una consueta chiusura (...) non c' una sola parola, una sola proposta contro il prevalere del Monopolio a Venezia. Tra i molti problemi che solleva rispetto alle linee programmatiche vi anche quello delle Valli di Pesca. Su questo tema la chiusura della DC assoluta, infatti Gagliardi interrompe Gianquinto sostenendo pi volte che non esistevano Valli da Pesca nel Comune di Venezia! E Gianquinto, viste anche le parole del Sindaco sull'argomento che avevano confermato lincapacit di spendere i soldi stanziati, non pu che attaccare le passate Giunte per il pessimo uso fatto dei fondi della Legge Speciale. Cos si associa alla richiesta del consigliere Renzo Sullam (PSI) per: Fare un punto della situazione sulla Legge Speciale 267. E aggiunge: Abbiamo sempre detto, n da quando entr in vigore la Legge Speciale, al suo predecessore ed ai suoi colleghi che Venezia si trova nella condizione unica rispetto a tutti gli altri Comune, di poter disporre in sei anni direttamente di 6 miliardi: un miliardo all'anno. Abbiamo proposto noi (...) qui quando era Sindaco Spanio 268 di fare insieme un piano di sei anni, un piano organico (...) e non se ne fatto nulla. Gianquinto nisce l'intervento chiedendo la municipalizzazione dei servizi pubblici, argomento che poi diviene un punto caratterizzante dell'azione del centrosinistra, non a caso in questo dibattito il gruppo socialista con Giorgio Zecchi si dice favorevole alla municipalizzazione 269 a partire dai servizi di trasporto della terraferma. L'atteggiamento socialista decisamente pi conciliante, del resto le trattative per la nascita del centrosinistra sono in pieno svolgimento. Il 24 febbraio interviene Sante Veronese (PSI): Sono in linea di massima d'accordo per taluni concetti tecnici fondamentali di impostazione di detto programma

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di attivit in quanto ho rilevato che essi scaturiscono da una approfondita visione dei reali bisogni, e dalla effettiva possibilit e dell'intendimento di porre in atto un'azione propulsiva di rinnovamento e potenziamento di tutti quelli strumenti che servono alla vita, al progresso civile economico e sociale di una comunit. Veronese affronta anche il tema della Legge Speciale: La Legge Speciale per Venezia che, entrata in vigore nel marzo del 1956, ha portato sinora ad assai modeste e trascurabili realizzazioni per l'indugio e le remore frapposte nella formulazione dei programmi (). intuitivo che se l'Amministrazione non in grado di spendere i denari che ha, si trova in condizione di non poter chiedere altro denaro, perch potrebbe trovarsi davanti ad una porta chiusa. Cos sposa la richiesta di una Commissione comunale per studiare come meglio attuarla e come prevedere dei miglioramenti da proporre in Parlamento. In questo caso la risposta del Sindaco Favaretto Fisca tipica di uno stile politico che lo ho contraddistinto in molti passaggi, sostanzialmente concordare con linterlocutore per poi per non agire di conseguenza. Dice al riguardo, nella seduta del 24 aprile 1961 di particolare interesse le iniziative proposta circa l'applicazione della Legge Speciale per il risanamento della citt concernenti la costituzione di un comitato [di studio] ma a tale interesse la Giunta da lui guidata non fa seguire nessuna azione concreta. Per capire il clima politico importante il discorso di Vincenzo Gagliardi che, il 27 febbraio, dice: Sentendosi il PCI fuori del gioco, tenta, con tutte le sue forze, di inserirvisi; tenta di inserirsi in queste forze nelle quali non c', almeno per parte nostra, nessun posto per detto partito. Gagliardi chiede almeno un voto d'astensione del gruppo comunista: Se vero che i comunisti, a suo tempo, si astennero sul programma della Giunta Tognazzi, se vero che furono a favore della Giunta Gavagnin, quando gli stessi comunisti sedevano in Giunta, si studino i tre programmi, (...) Tognazzi, Gavagnin, Favaretto Fisca si studino e si veda se quello qui presentato, sia pure in una relazione di massima dall'attuale Giunta, non meritava il trattamento che gli stato initto dall'estrema sinistra. Evidentemente la passione politica ha preso la mano. Il dato pi signicativo di questa dichiarazione comunque la rivendicazione di una continuit anche con la Giunta Gavagnin 270 che allepoca non fu sostenuta dalla DC, scelta che port al commissariamento della citt. La parentesi centrista termina rapidamente. Il 17 luglio 1961 agli atti si trova la seguente comunicazione del sindaco: La DC, il PSI, il PSDI (...) nell'intento di assicurare una amministrazione democratica stabile ed efficiente e di evitare un ritorno a gestione commissariale 271, hanno concordato (...) di dar vita ad una Giunta comunale che attui un programma di fattivo rinnovamento della vita amministrativa e di sviluppo economico e sociale quale richiesto dalla larga parte dei cittadini democratici e dai lavoratori della nostra citt. Dopo aver rimarcato che l'attivit dell'Amministrazione comunale sar concepita come strumento per potenziare la vita democratica ossia decentramento della citt assegnata la priorit all'edilizia scolastica, ai servizi igienico-sanitari ed esplicitata la volont di municipalizzare gas, elettricit e pubblici trasporti in terraferma. Con questa brevissima comunicazione programmatica inizia il centrosinistra a Venezia, quindi n da subito sono evidenziabili alcune novit rispetto al periodo centrista: municipalizzazioni, potenziamento della vita democratica, servizi sociali per la terraferma. Pochi giorno dopo 272, quando il Sindaco presenta il Bilancio del 1961, compare un'altra parola chiave del nuovo corso politico: programmazione 273. L'importanza politica

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del paesaggio data anche dal fatto che il primo assessore alla programmazione fu il socialista Giommoni. Ma ci accade solo nel 1965. Ben 4 anni dovranno quindi trascorrere per avere un assessore delegato al tema. E anche sul decentramento quindi il potenziamento della vita democratica, altro cavallo di battaglia del centrosinistra veneziano, bisogna aspettare il 1964. La formula del centrosinistra fortemente osteggiata in alcuni settori politici, ad esempio Massimo Alesi (PLI) dice 274: Noi sinceramente crediamo che con questa operazione di oggi voi contribuite a travolgere quelle frontiere ideali e morali che sono ancora necessarie in Italia per tutelare le libert democratiche, laiche e civili, e la stessa libert religiosa. Ma ricordate: l'opporci come facciamo a questo disegno politico dello spostamento a sinistra che voi cercate di gabbare come disegno amministrativo in un momento che il meno adatto perch esso avvenga non tanto a difesa nostra e del nostro pensiero politico quanto a difesa dei principi della democrazia e di tutto l'edicio politico italiano 275. A nome dei comunisti parla il consigliere Gian Mario Vianello 276 che tiene un atteggiamento di sostanziale apertura verso il nuovo corso: Se DC, PSDI e PSI si accordassero su una base ampia in Italia per una svolta reale nell'indirizzo degli Enti locali, per una alleanza di ampiezza e valore tali che richiedesse accordi di rinnovamento amministrativo generale e che implicasse un valore politico di rinnovamento, i comunisti, anche non essendo membri di queste maggioranze, sosterrebbero una svolta politica su questo indirizzo perch sarebbe conforme ai bisogni del Paese. Il discorso di Vianello assai articolato. Qui rileviamo solo due punti che sono correlati con quanto esposto nella prima parte del saggio: il ruolo degli Enti locali e la gestione di Porto Marghera, il vero banco di prova nella capacit di governare il territorio veneziano. Anzich imboccare la strada dello sviluppo dellautonomia degli Enti locali, verso una reale nuova impostazione della autonomia degli Enti locali che cosa sta facendo la DC? Crea dei concorsi al posto dell'Ente Regione (...). In ogni modo il problema di fondo quello dellautonomia e del decentramento. Qui non si tratta di fare il solito Ordine del giorno generico che la DC ha imparato a votare con pi tranquillit, tanto sa che va a nire dove va a nire. E sull'economia e quindi su Porto Marghera: La vita economica del Paese diretta dai Monopoli e dalla Conndustria e la DC lo strumento con cui queste forze economiche applicano la loro politica. La Sade, la Edison, la Pirelli, la Montecatini fanno oggi lo stesso tipo di affari che facevano sotto il fascismo (...). Devo dire che su certi temi del programma, pure in qualche parte interessante, lincontro potrebbe anche essere trovato, ma non sar mai raggiunto per la posizione della DC, per le linee della DC, legata al Monopolio, alla Conndustria, alle forze della destra economica. Latteggiamento di attenzione alla nuova formula politica confermato, sempre da Gian Mario Vianello, al momento delle dichiarazioni di voto nale 277 al bilancio del 1961 nel quale lincontro tra cattolici e comunisti visto come indispensabile per il rinnovamento del paese: A Venezia non siamo nuovi a questo esperimento e vorrei ricordarvi che nel '56 all'epoca della nascita della Giunta col sostengo esterno del partito socialista 278, il nostro Gruppo ebbe un atteggiamento di un certo tipo, una valutazione oggettiva delle cose, uno sforzo di comprensione e di incontro (...). Noi comunisti siamo oggi e siamo sempre stati d'accordo e favorevoli a che si sviluppi un dialogo fra quello che chiamiamo il mondo socialista, di cui ci sentiamo di far parte, e il mondo cattolico. E credo che ci diate atto che tutta la linea politica si sforza a determinare questo incontro che consideriamo noi non solo un dialogo con voi cattolici, ma dir di pi: un incontro necessario per realizzare un rinnovamento del paese.

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Noi comunisti consideriamo necessario un incontro con gran parte del mondo cattolico perch l'Italia possa uscire dalle secche nelle quali . Consideriamo una via unitaria, pacica di avanzata, di rinnovamento di questo incontro. Non ci dica che il nostro atteggiamento critico verso questa Giunta deriva da una frattura con la DC: non era e non vero (...). Non neanche vero che noi vogliamo essere per forza dentro questo schieramento. Vianello chiarisce anche i rapporti possibili con il centrosinistra adombrando la possibilit di un sostegno non vincolato ad una rappresentanza del PCI nella Giunta: Voi sapete che i comunisti sono pronti a sostenere un governo in cui vi fosse il PSI e noi non vi fossimo. Non qui il punto della nostra differenziazione (...). Voi sapete che abbiamo sempre pensato e penseremo che un passo avanti della societ opera, frutto dell'unit dei lavoratori. La piattaforma della nostra politica unitaria al di l di ogni sospetto: non da qui che nasce la nostra opposizione (...). Inne motiva il voto contrario del PCI perch ravvisa nel centrosinistra appena nato una formula politica ancora debole, incapace di rispondere ai problemi strutturali dello sviluppo cittadino: Devo per dire con altrettanta franchezza che questo nuovo orientamento [il centrosinistra] a nostro giudizio un tentativo di bloccare questa spinta che viene dalle masse al livello minimo con concessioni parzialissime per impedire trasformazioni ed alternative di fondo, come proprio della borghesia intelligente che di passare ad altri sistemi di governo sempre di potere (...). il PSI che va al centro e non la DC che va a sinistra ed dimostrato da caratteristiche, azioni e programmi. Luigi Ferroni per il PSI fa un discorso 279 tutto politico, lontano da precise scelte programmatiche, rivendicando il percorso che aveva portato lentamente il PSI in Giunta. Secondo Ferroni il PSI mosso dalla volont di: Attuare la Costituzione, traguardo verso il quale possono incamminarsi quanti credono ai valori di libert e di giustizia contenuti nella Costituzione italiana. Comunque la nascita del centrosinistra provoca profonde lacerazioni nel campo socialista. In consiglio da subito critico Giorgio Zecchi 280, ma poi il dissenso coinvolge ben 6 consiglieri socialisti su 13 281. Gagliardi per la DC ricorda 282, come Ferroni per il PSI, il percorso avviato nel 1956, interrotto nel 1958 e ripreso appunto nel 1961. Ed ovviamente enfatizza il ruolo della DC che: Nella sua lotta quindicennale per la difesa della democrazia contro gli opposti totalitarismi comunista e fascista, contro le forze della destra economica conservatrice, ha perseguito il disegno di allargare la base dello stato democratico, di attuare la Costituzione, di affermare gli inalienabili diritti della persona umana. Vale la pena di riportare le parole pronunciate da Piero Bergamo che in questo rimescolamento di carte passa all'opposizione e perde l'importante referato di Assessore all'urbanistica. Nel suo discorso pronunciato 283 nella discussione del Bilancio del 1961 emerge con forza il degrado enorme che caratterizza Mestre dal punto di vista sociale e culturale: Il problema dei rapporti tra Mestre e Venezia ha molte somiglianze con la questione Algerina. Venezia deve decidersi se integrarsi o meno con questa seconda citt e in questo senso la relazione sul bilancio non dice niente (). A ciascuna parte della citt deve essere affidata una funzione. La confusione in ordine a ci stata tanto dannosa. Si vuol fare divenire il Lido un quartiere residenziale a tutti i costi, deturpandolo come stazione balneare, quasi che esso, con Sacca Fisola, potesse risolvere i problemi residenziali, in concorrenza con la terraferma. In Venezia si inseguono miraggi, quando invece bisognerebbe porre avanti tutto all'attenzione del Governo e del mondo il problema della sua salvezza, non solo chiedendo una Legge Speciale nuova e vera, di svariati miliardi, ma chiedendo all'ONU stessa di intervenire (...). Venezia deve avere il coraggio di esportare se stessa condividendo i frutti della sua civilt.

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Insieme ai marciapiedi, alle fognature, alle scuole vogliamo una casa della cultura, vogliamo musei e gallerie perch soltanto intorno ad essi, e per essi, potr iniziare un vero dialogo. necessaria una seria politica di terraferma, duciosa, senza gelosia, che chiami alla cosa pubblica uomini e forze senza complessi. Il primo atto del centrosinistra (31 luglio 1961) quello di sbloccare l'uso di due miliardi stanziati dalla Legge Speciale allora vigente. La situazione debitoria del Comune grave 284 e questi nanziamenti rappresentano una fonte d'ossigeno essenziale. Per capire quanto allora la Legge Speciale sia utilizzata per opere nella terraferma sufficiente leggere la suddivisione nell'utilizzo dei suddetti fondi 285. Su due miliardi ben 1145 milioni, quindi oltre il 50% sono destinati alla terraferma per fognature e strade. Ma anche per voci varie quali: Costruzione cimitero Marghera. Un uso molto criticato anche dalla maggioranza. Ad esempio Giorgio Proietto 286 (PSI) dice: Se facciamo un sereno consuntivo di ci che stato fatto nell'edilizia cittadina, si ha la netta sensazione che la Legge Speciale non abbia mai operato in questo delicato settore (...) e si deve lamentare l'assoluta mancanza di interventi organici e razionali sul piano atto a garantire il risanamento edilizio, sia pure in forma graduale, nella citt insulare (...). In questo delicato settore la situazione si fa sempre pi tragica e preoccupante (...). La verit che nessuna amministrazione elettiva ha mai affrontato sul campo economico e nanziario, organicamente tale problema, il quale ad un certo momento assumer un carattere decisivo per la vita stessa della nostra citt. L'opposizione al riguardo ancora pi dura. Alesi (PLI) 287 in un lungo intervento affronta il tema della legislazione speciale accusando l'amministrazione Favaretto Fisca, e anche le passate, di aver utilizzato i fondi prevalentemente per la terraferma: Noi riconosciamo le tante necessit del Comune in terraferma, ma dobbiamo qui ricordare che Venezia insulare una grande malata e che nostro importante dovere cercare di tirarla su se non vogliamo vederla condannata ad una certa ne. Questo un cavallo di battaglia della componente liberale del Consiglio. Anche Lorenzo Bettini 288 accusa la Giunta in maniera molto circostanziata. Gianquinto (PCI) sottolinea la mancanza di una visione strategica in un intervento 289 sempre molto lungo, documentato e dai toni accesi che provoca interruzioni continue e vivaci da parte di componenti della maggioranza. Sulla Legge Speciale: Non c' nulla di nuovo, nella dichiarazione programmatica della Giunta, nemmeno in questo settore (...) sono stati impiegati molti miliardi per eseguire lavori di competenza del bilancio ordinario del Comune (...). Quanti appartamenti avete risanato? Questo il campo della politica sociale e della interpretazione e applicazione della Legge Speciale per Venezia. Sta scadendo la legge e le costruzioni dell'abitato urbano di Venezia sono quelle di prima senza che la Legge Speciale abbia lasciato alcun segno. Il passaggio interessante quello relativo ai problemi ambientali: Non c' nulla nella dichiarazione del programma nemmeno l'accenno ad una seria azione politico-amministrativa per combattere l'inquinamento dell'aria (...): stato tenuto a giugno del 1960 un convegno serio a Venezia per esaminare questo fenomeno, questi gravi problemi; le relazioni tecniche sono state discusse e rese pubbliche. Non trovo nel vostro programma nemmeno un accenno di prospettive e indirizzo per risolvere questo problema 290. E dopo affronta un altro tema ricorrente nell'opposizione comunista: ossia il tema dell'istituzione della Regione. Il PCI accusa ripetutamente e continuamente la Giunta e la maggioranza di tenere un atteggiamento molto am-

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bivalente al riguardo, ossia a parole volerla, ma nei fatti non prendere nessuna iniziativa concreta per favorirne la nascita. In questi attacchi incentrati sopratutto sulla distanza tra le relazioni programmatiche e le azioni realmente attuate si ritrova il perch dell'opposizione comunista ad una formula, quella del centrosinistra, che comunque programmaticamente ha portato una ventata di novit. Accuse che tengono conto della situazione politica nazionale. Ad esempio Gianni Pellicani dice: Una Giunta cos formata di forze che si dichiarano omogenee ma che omogenee non sono affatto, non ha avuto la capacit di condurre una battaglia politica di fondo per la realizzazione delle opere, per la soluzione di problemi di carattere sociale (...) non ha avuto la capacit di condurre la politica amministrativa di questo Comune verso forme pi democratiche, verso forme pi avanzate (...). In fondo queste enunciazioni di carattere sociale si sono scontrate con la linea della DC in tema di autonomia locali, in tema di municipalizzazioni. E Pellicani affronta la questione di Porto Marghera anticipando i temi che saranno poi alla base della critica sulla terza zona industriale del PCI, prima a favore, ma poi contrario, per le modalit con le quali si stava realizzando, ossia per la necessit di insediare a Porto Marghera la piccola e media industria manifatturiera al posto della direzione monopolistica del centro industriale. Ricordo, anche se a quell'epoca non ero consigliere comunale, che la Giunta Tognazzi fece altrettante dichiarazioni e istitu l'Assessorato ai problemi economici e del lavoro per risolvere la mancanza ed insufficienza. Ma vedo che il tempo passato inutilmente dato che le stesse esigenze si presentano oggi speriamo che sia la volta buona e si arrivi a servirsi degli studi fatti per la economia della citt a benecio di tutta la nostra collettivit (). Perch accanto alla grande industria monopolistica, non si sviluppa e si rafforza la media e la piccola impresa manifatturiera e quindi si compia un quadro organico delle caratteristiche economiche della nostra provincia e della nostra Regione?.

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GLI ANNI PROPULSIVI DEL CENTROSINISTRA: 1961-1967

Si deciso di individuare nella nascita dei consigli di quartieri 291, peraltro non ancora eletti a suffragio diretto, la ne della spinta propulsiva del centrosinistra. Come tutte le periodizzazioni presta il anco ad alcune critiche. Ad esempio anche la Giunta Longo riesce ad apportare alcune innovazioni nella politica veneziana, la pi evidente la nascita del primo Assessorato all'ecologia d'Italia 292. Ma dal 1968 le lotte interne al centrosinistra come la mancanza di un disegno strategico di lungo respiro ne fanno una formula politica in lento ed inesorabile declino. In questo la situazione veneziana non diversa dal panorama nazionale. Ad esempio Paul Ginsborg individua il 1968 come l'anno in cui si chiarisce denitivamente il carattere rinunciatario dell'alleanza DC-PSI 293; periodizzazione identica quella di Simona Colarizi 294. La nascita del centrosinistra ha portato, accanto alla conferma della centralit dei problemi infrastrutturali, un'attenzione ad uno strumento, la programmazione, che avrebbe dovuto garantire una maggiore efficacia alla macchina comunale cos da raggiungere gli obiettivi pressati. L'importanza dei cosiddetti assi attrezzati, una serie di infrastrutture invasive nel territorio, in particolare di terraferma, volte a permettere una rapida circolazione di merci e persone, abbinata ad un generale incremento della dotazione infrastrutturale portuale, in prima battuta sostenuta anche dal PCI. Ad esempio l'11 marzo 1963 presentato un Ordine del giorno su Piano Regolatore Generale appena entrato in vigore. Un Ordine del giorno a rma Zecchi (PSI), Gagliardi (DC), Franchini (PSDI), quindi di tutta la maggioranza. Il Consiglio comunale di Venezia, nel prendere atto con soddisfazione dell'approvazione e della conseguente entrata in vigore del Piano Regolatore Generale (), riafferma che hanno carattere di priorit l'asse attrezzato di scorrimento del traffico attorno al centro urbano in terraferma, la scelta delle attrezzature ed i collegamenti relativi alle teste di ponte di San Giuliano, di Fusina e di Punta Sabbioni, considerati come centri nodali della viabilit e dei pubblici servizi acquei e di terraferma e gli interventi pubblici risolutivi a dare inizio ad un processo di risanamento nel centro storico. L'importanza politica dell'Ordine del giorno secondo Zecchi (PSI) tale: In quanto viene a costituire quell'elemento essenziale di saldatura fra il momento dell'approvazione del Piano Regolatore Generale ed il momento del passaggio alla formulazione, alla adozione dei Piani particolareggiati, che sono gli elementi nei quali si concreta il Piano Regolatore Generale stesso. Gagliardi (DC) aggiunge: Mi preme sottolineare che l'asse attrezzato nella sua interezza debba essere, in fatto di priorit, una delle strutture pi valide ed importanti del Piano Regolatore Generale. Chiare le parole del capogruppo comunista Vianello, favorevole all'Ordine del giorno perch: Il signicato impegnare la Giunta a delle scelte precise in direzione dell'asse attrezzato di scorrimento che noi consideriamo essenziale. Invece il consigliere Bergamo ravvisa in ci: Il riuto di una grande Venezia policentrica (...) l'asse attrezzato, tra le altre cose nominate nell'Ordine del giorno, ha la funzione di accerchiare Mestre e di rigettare verso la laguna e San Giuliano in particolare, il naturale sviluppo dell'edilizia tagliando, quanto meno, ogni interesse alla vita del Comune da parte di un centro quale Zelarino (). Sappiate che le opere pubbliche non basteranno (...) un rimedio anacronistico e doloroso, viziato, perch fon-

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dato su atti che questa Amministrazione non convaliderebbe oggi: la sottrazione dei Bottenighi nel 1917 e la soppressione dei Comuni, nel 1926, di Mestre, Favaro, Chirignago e Zelarino, che hanno falsato ogni prospettiva, eliminando preziose autonomie. Ci per creare una grande Venezia che non si vuole fare. Omarini (MSI) annuncia il voto contrario perch il Piano Regolatore Generale era giunto mutilato del ponte translagunare che arrivando alla Certosa avrebbe collegato Castello e l'estuario alla terraferma. Zanon Dal Bo, assessore all'Urbanistica (PSI), risponde ad entrambi cos: Non esatto quanto dice l'avvocato Bergamo (...) che il Piano Regolatore Generale releghi denitivamente la terraferma nella periferia, come del resto non esatta l'opinione contraria del consigliere Omarini che la periferia stia diventando il centro di Venezia. Il Piano Regolatore Generale piuttosto un'affermazione piena e completa per la prima volta dell'unit del territorio comunale, del comprensorio comunale veneziano, l'unit policentrica. La ricerca di dialogo del nascente centrosinistra con il PCI confermata anche sul tema dello sviluppo di Porto Marghera. Ci emerge in due discussioni. La prima del 26 febbraio 1962. L'occasione che porta a questo dibattito il parere che il Governo chiede al Comune sul tracciato del Canale di Malamocco in seguito all'approvazione della legge del 13 giugno 1961, n. 528. L'Ordine del giorno licenziato dalla III Commissione consiliare all'unanimit: Sottolinea l'urgenza, prospettata dalla stessa legge, che il traffico marittimo dei petroli venga al pi presto deviato ed allontanato dal centro storico. Nello stesso tempo ritiene di somma importanza l'apertura di un canale navigabile, di adeguate dimensioni che, utilizzando il Porto di Malamocco, consenta alle navi di raggiungere il porto industriale di Marghera. Ritiene soddisfatte con ci le proprie esigenze, a condizione che le darsene di discarica dei prodotti petroliferi siano dislocate a sud dello spartiacque lagunare. In particolare ritiene soddisfacente la soluzione delle darsene inserite sul margine lagunare a sud di Fusina (Motte di Volpago) purch il canale navigabile venga proseguito no al porto industriale di Marghera. Il Consiglio comunale vota compatto eccetto per 3 astenuti, ossia i democristiani Ermes Farina, Giangiacomo Pancino e Enzo Giglioli perch chiedono: che non sia pregiudicata la possibilit di istituire posti di discarica dei prodotti petroliferi a Malamocco. La seconda discussione del 15 febbraio 1963, seduta nella quale sono annunciati dal Sindaco importanti fatti: la registrazione alla Corte dei Conti del Piano Regolatore Generale di Venezia, ultimo passaggio burocratico prima della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e l'approvazione denitiva della Camera della legge che istituisce il Consorzio per la III zona industriale. Interessanti le parole di Gagliardi che svelano diverse pressioni subite dal legislatore per lampliamento di Porto Marghera: L'iter di questa proposta, che ritengo rappresenti per l'avvenire di Venezia una delle chiavi di volta del suo progresso economico, ha incontrato gravi ostacoli, alcuni provenienti da ben individuati settori economici i quali alla ne, come era giusto e doveroso, hanno dovuto essere ridimensionati in una visione di sintesi che fosse nalizzata al bene della comunit e non ad aspetti settoriali. Ma l'altro ostacolo che intendo rilevare, venuto da un'opposizione di ben individuati interessi della vicina zona industriale di Padova. Dopo aver indicato nel sottosegretario al Bilancio Giancarlo Matteotti il rappresentante di questi interessi Gagliardi dice: Ora, siccome noi con la Regione Veneto, in vista della creazione dell'Ente Regione, in vista degli sviluppi di tutta una tta rete di interessi economici, sociali e via di seguito, avremo a che fare sempre con Padova, necessario Sindaco che Ella e la sua Giunta

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assumano un indirizzo ben preciso a tale proposito. L'assessore Toniolo 295 rimarca: Il testo, pure avendo avuto dei rimaneggiamenti, non ha portato nessuna diminuzione a quelle posizioni di principio, alle quali il Consorzio era rimasto sempre fedele soprattutto rispetto alla democraticit cui si accennato (), cio i rappresentanti degli Enti locali sono complessivamente in maggioranza. Pi critica la posizione del PCI. Pur restando favorevole all'approvazione Gianni Pellicani ha modo di ricordare i distinguo della posizione comunista, in linea con quanto gi sostenuto dal partito in Parlamento 296 Di fronte al testo approvato siamo andati verso un peggioramento e in parte sono state accolte quelle che erano le posizioni di determinati gruppi della Conndustria Veneziana (). Dobbiamo ammetterlo hanno avuto successo intaccando in parte il carattere democratico che aveva il primo progetto approvato dalla Camera. Quindi nei primi anni del centrosinistra il PCI si contraddistingue per un atteggiamento benevolo. Il PCI modica la propria posizione sia rispetto al problema della III zona industriale sia sugli assetti urbanistici quando evidente che il Governo cittadino non riesce ad intervenire incisivamente. Inoltre il centrosinistra incontra difficolt non solo nel dotare il Comune di strumenti moderni e innovativi di Governo, ma anche in quelli pi tradizionali come l'approvazione del Bilancio di previsione nei termini di legge. Il bilancio di previsione sistematicamente approvato quando oramai l'anno volge al termine svuotando di signicato uno degli atti pi importanti nel Governo cittadino. Facendo un salto temporale di 3 anni, arrivando alla seconda edizione del centrosinistra, successiva alle elezioni amministrative del 22 novembre 1964, la Giunta deve affrontare molti problemi rimasti insoluti. Prendiamo ad esempio la seduta del 30 aprile 1965 quando viene presentato il Bilancio di Previsione e l'istituzione dell'ufficio al Piano e della Programmazione. Il sindaco Favaretto Fisca individua nella programmazione lo strumento per: Stabilizzare i frutti del nuovo indirizzo politico. La Programmazione che anzitutto un nuovo metodo d'indagine delle esigenze cittadine, dei mezzi nanziari acquisibili e degli strumenti di scelta, esecuzione e controllo per conseguire i ni proposti. L'esigenza ed anzi l'urgenza di una politica di programmazione, oltre che essersi affermata come orientamento dei pubblici interventi, va imponendosi anche sotto la spinta delle esigenze sociali ed economiche della comunit locale 297, che sono ormai tali da non poter pi essere soddisfatte dall'azione isolata del singolo od avulsa dal contesto pi ampio ed organico dello sviluppo nazionale. Inoltre nuovamente annunciata la creazione di una Commissione speciale che: Provveder all'avvio immediato dei Piani particolareggiati per la terraferma, (...) ai piani del Lido e del litorale del Cavallino nonch alla redazione di quello del Centro portuale e commerciale e di quello di piazzale Roma. Il dibattito in Consiglio su questi temi si trascina per mesi ed emergono chiaramente i distinguo che esistono tra le forze politiche. Cesco Chinello 298 si concentra sullo strumento della Programmazione: L'assessore alla programmazione afferma, del resto giustamente, che l'intervento pubblico non pu pi limitarsi alla sola azione infrastrutturale (), ma deve attuarsi sulla base di una programmazione globale subordinando l'interesse privato a quello pi generale e preminente della societ (...). La ristrutturazione tecnico-produttiva e la razionalizzazione del lavoro avvenuta con la politica di centrosinistra, al di l delle intenzioni (...) evidenzia come il centro sinistra sia una copertura politica dei gruppi capitalistici nel nostro Paese (...). Cos il centro storico negli ultimi anni ha perso il 17% della sua popolazione, in rap-

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porto non solo a un problema della casa che a Venezia viene degradandosi, ma in rapporto alla continua emorragia di attivit economiche e produttive dal centro storico (). Mestre e il suo territorio sono l'esempio pi clamoroso in Italia della strumentalizzazione che il capitalismo in fase monopolistica attua nei confronti di una citt (...). Il fallimento del Piano Regolatore Generale di Venezia sul territorio mestrino avviene proprio perch l'Ente locale manca tuttora di uno strumento decisivo nella vita e nell'espansione della citt, che lo strumento dell'esproprio. Chinello insiste: Se passa la linea della III zona industriale, la programmazione gi fatta nella realt, e il vostro discorso non pi di programmazione ma diventa un discorso di razionalizzazione. La critica che noi vi proponiamo alla linea della III zona industriale in primo luogo il riuto di una subordinazione totale dell'economia regionale alla logica e ai modi dell'espansione capitalistica, e nello stesso tempo costituisce il fondamento e la spinta per un reale discorso sulla industrializzazione e sullo sviluppo economico di Venezia e del Veneto (...). Una linea di programmazione democratica non uno schema statico, ma un processo consapevole ed aperto di sviluppo, di trasformazione e di riforme, un processo continuo (...) graduale di trasferimento delle decisioni sullo sviluppo agli organi rappresentativi della collettivit. Chinello rilancia la possibilit/opportunit di nuove maggioranze: Vogliamo misurarci con tutti sulla realt per risolvere i problemi, non del protto capitalistico, ma dell'uomo, le esigenze materiali e morali dell'uomo e ancora una volta il nostro discorso va indirizzato ai compagni socialisti e alla sinistra cattolica. Sulla III zona industriale ancora pi esplicito Gianni Pellicani: Noi abbiamo pi volte precisato come questo organismo (...) quattro-cinque anni fa in presenza di una spinta dei gruppi monopolistici di Porto Marghera ad espandersi e a fare di Porto Marghera il centro fondamentale di assorbimento di tutte le energie della Regione veneta, era un tentativo da parte delle forze democratiche di contrastare quel tipo di disegno. Ma oggi quello strumento nisce oggettivamente per diventare un supporto per quella linea e per contrastare quel disegno altre sono le forze che bisogna mettere in movimento, altri sono gli strumenti che bisogna valorizzare e potenziare, e primi fra essi gli Enti Pubblici, gli enti democratici, i Comuni e le Province, le Regioni (...). Io credo che debba essere innanzitutto affermato che la programmazione democratica non pu esaurirsi solo nella richiesta di estensione dell'intervento pubblico in economia, ma deve accompagnarsi alla democratizzazione dello stesso potere pubblico a tutti i livelli. Nell'accusare la maggioranza di continue tattiche dilatorie, rimarca le promesse fatte sui Piani particolareggiati: Di questi non ne parliamo, perch un ritornello. Le difficolt che attraversa il centrosinistra a Venezia sono palesi anche per i socialisti. Pi esplicito al riguardo Gianni De Michelis, alla sua prima volta in Consiglio comunale e al suo primo intervento su un Bilancio comunale 299: La scelta estremamente importante, scelta innovatrice e progressiva, che caratterizzata dalla presenza socialista al governo della cosa pubblica qui a Venezia, di per s discriminante o diversicante nei confronti delle vecchie realt amministrative di tipo centrista. Questa scelta deve per per essere effettivamente tale, comportare non poche radicali trasformazioni di metodo e conseguentemente anche delle volont politiche sottostanti nel modo di amministrare, in assenza delle quali l'impegno programmatorio (...) si riduce a pura espressione verbale. Anche De Michelis quindi si focalizza sull'importanza della Programmazione e al pari di Pellicani e Chinello affronta l'argomento attraverso puntualizzazioni semantiche: Orbene noi socialisti eravamo talmente

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consci dell'importanza e insieme della difficolt di realizzare quelle scelte, quelle trasformazioni (...) che abbiamo limitato la portata e gli obiettivi della prima collaborazione del centrosinistra qui a Venezia, assegnando degli obiettivi intermedi di tipo programmativo e non programmatorio, vedi le municipalizzazioni, la realizzazione di alcune infrastrutture igienico-sanitarie, l'edilizia scolastica, e cos via, che dovevano essere, a nostro parere, la premessa su cui fondare quell'amministrazione di tipo nuovo, caratterizzata dalla capacit dell'Ente locale di essere operatore attivo nello sviluppo della comunit (...). Per questo abbiamo riutato le facili accuse da sinistra, di chi pretendeva di credere che una simile profonda trasformazione potesse realizzarsi dall'oggi al domani, e misurava le realizzazioni che si venivano compiendo sulle basi di un modello tratto dalla realt storica. Dopo questa premessa molto equilibrata, inizia un j'accuse rivolto alla Giunta molto duro, paradossalmente pi duro di quello che viene da parte comunista o di altre opposizioni presenti in Consiglio. In particolare sui Piani particolareggiati: Non si denisce con precisione in che momento verr iniziato il lavoro sulla pianicazione particolareggiata, non si deniscono i criteri con cui questa verr portata avanti al di l di alcune scadenze temporali (...). Addirittura non pi presente quell'indicazione dell'attuazione immediata, cio a tempi brevi di un Piano Particolareggiato per Venezia storica. Le critiche pi aspre del gruppo socialista si concentrano sempre sul tema Programmazione. Durante la seduta del Consiglio 300 dedicata all'istituzione effettiva dell'Ufficio del Piano, Renzo Sullam del PSI dice: Io confesso che di questa delibera non ho capito molto. Mi parsa una sagra di parole, parole un po' altisonanti, ma senza un nesso ben preciso con le conclusioni (). In n dei conti qui si tratta di cambiare, di ritoccare il nome di un Ufficio che gi esiste, che prima si chiamato Ufficio Statistica, che poi si chiamato Ufficio dei Problemi Economici del Lavoro e adesso diventa anche Ufficio della Programmazione restando sempre quel medesimo Capo ufficio, quindi quei medesimi locali, quei medesimi funzionari. Da rimarcare che il PCI si astiene sulla delibera che dette il via libera alla nuova struttura. Astensione motivata da Chinello, allora capogruppo del PCI in Consiglio comunale, come: Manifestazione di ducia verso quelle forze democratiche pi avanzate del centrosinistra. Un atteggiamento benevolo se si pensa che la maggioranza si era impegnata ad istituire questo ufficio gi da 5 anni e che gi nei bilanci del 1963 e 1964 esistevano delle voci di spesa per l'Ufficio programmazione che per appunto non era mai stato istituito veramente. Anche il gruppo socialista si astiene, quindi l'atteggiamento del PCI decisivo per l'approvazione della delibera. La questione della Commissione Piani particolareggiati si risolve nell'ottobre del 1965 quando viene inne nominata. Lo schema proposto dalla Giunta prevede 7 architetti, 2 ingegneri e 5 esperti di cui 3 dell'organizzazione territoriale e un esperto di carattere legale 301. Un punto interessante della discussione consiliare riguarda le modalit con le quali si arriva all'indicazione dei nomi. La discussione alimentata dal PCI e dai socialisti Zanon Dal Bo e Sullam si focalizza sulla democraticit di tale organo. La scelta della Giunta di proporre una Commissione tecnica cos commentata da Gianni Pellicani 302 per il gruppo comunista: Il problema politico innanzitutto, prima che tecnico, ed questo dibattito politico che noi oggi evitiamo purtroppo (...). Il Piano Particolareggiato non solo lo strumento di attuazione del Piano Regolatore, ma il momento in cui il Piano Regolatore diventa qualcosa di vivo, di esecutivo (...) e lo ancora di pi io direi nella realt veneziana dove per il centro storico il Piano Regolatore Generale stato carente nella denizione

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delle funzioni (...). Questi problemi a nostro avviso debbono essere prioritariamente valutati prima ancora di procedere ad una scelta dei nomi e qui non facciamo questione di partito, non abbiamo alcun problema di avere rappresentanza di minoranze all'interno della Commissione tecnica: non sono questi i problemi che ci angustiano e ci interessano. Il problema di fondo quello che il Consiglio sia investito, che questo problema venga dibattuto, che ne esca con una direttiva il pi possibile chiaramente (...). Da ultimo volevo sottoporre un altro elemento che ho gi proposto in Commissione e cio che accanto ad una Commissione tecnica, che noi riteniamo debba essere di grande e di notevole valore, proprio per la sua composizione, debba operare in modo permanente, una Commissione consiliare costituita ad hoc: noi riteniamo che nel momento della formazione dei Piani particolareggiati vi debba essere un organo politico del Consiglio comunale, che possa accompagnarsi all'attivit e al lavoro di questa Commissione tecnica, che possa costituire una permanente dialettica. Il socialista Zanon Dal Bo, nella medesima seduta consiliare afferma: A me non sembra [che il criterio di nomina adottato] sia veramente conforme a quell'indirizzo di centrosinistra, nel quale io credo e continuo a credere (), che un indirizzo di larga apertura democratica. La nomina della Commissione non nasce sotto i migliori auspici, poich viene impugnata dalla Giunta provinciale amministrativa 303. Comunque il 10 dicembre 1965 il consiglio vota nuovamente confermando integralmente la delibera precedentemente votata 304. L'incapacit cronica di approvare il bilancio per tempo viene spesso legata al dibattito sulla Legge Speciale. Cos accade quando varata la Legge Speciale ponte 305. Il dibattito del 27 giugno 1966. Gianquinto (PCI) dice: Sin da ora il gruppo comunista pone in rilevo che non si abbia a spendere una sola lira prima che il Consiglio comunale formuli o approvi il piano globale della spesa. Sarebbe grave se cominciassimo a spendere in mille rivoli questi introiti del Comune. Fin da ora il Gruppo Comunista si batter perch la caratteristica di questa spesa abbia natura aggiuntiva al bilancio e non consecutiva. Si tratta di un provvedimento eccezionale e i proventi di questo provvedimento devono essere spesi per opere di natura eccezionale. Non bisogna quindi includere nel bilancio annuale del Comune opere che sono nanziate con questi proventi. Io ho la vaga impressione che la Giunta abbia aspettato a presentare il bilancio preventivo 1966 no all'approvazione della Legge Speciale, ma se fosse cos (e vorrei sbagliarmi) partiremmo male Signor Sindaco, perch se fosse cos, sarebbe chiaro che la Giunta tende a dare alla Legge Speciale un carattere sostitutivo invece che aggiuntivo (...). bene che sia ribadito qui che la legge l'espressione unitaria di tutte le parti politiche che siedono nel Consiglio comunale di Venezia e questa unit si riprodotta nell'uno e nell'altro ramo del Parlamento. Se oggi Venezia ha una Legge Speciale, sia pur una legge ponte, lo deve allo sforzo unitario del Comune e alla comprensione che per questa ha avuto soprattutto il Parlamento della Repubblica. Il discorso di Gagliardi contiene ovviamente degli accenti polemici rivolti a Gianquinto ma chiede anch'egli alla Giunta di potenziare gli strumenti programmatori e di mettere ordine nelle modalit di spesa per cos meglio utilizzare le opportunit che la Legge Speciale offre: In data 26 marzo quando si attendeva l'approvazione di questa legge che ormai era data per scontata ebbi ad interrogare il Sindaco chiedendo se non intendeva costituire un Ufficio per l'attuazione della Legge Speciale. Questo perch occorre giustamente programmare la spesa, ma occorre sopratutto seguire con strumenti tecnici ed amministrativi idonei l'attuazione del provvedimento (...). Quindi io chiedo che sia discussa

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un'interrogazione che ho presentato al riguardo e che l'Amministrazione Comunale dia le necessarie garanzie perch si crei un vero e proprio ufficio ad hoc per l'esecuzione della legge. Aggiungo di pi. Il fatto che il bilancio sia in ritardo pu essere sotto certi aspetti negativo, per il fatto che esso venga presentato ora, che gi la legge uno strumento acquisito, consente certamente all'Amministrazione di offrirci un bilancio straordinario che tenga presente le possibilit di nanziamento che la legge offre nel campo delle opere pubbliche, non per ridurre il bilancio straordinario solo alle opere offerte dalla legge, ma per potere inquadrare programmaticamente questo e quelle in una visione unitaria. L'interrogazione alla quale si riferisce Gagliardi non mai stata discussa.

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LA CRISI DEL CENTROSINISTRA: 1968-1970

Gli avvenimenti del 4 novembre 1966 306 danno il l ad innite discussioni in Consiglio comunale e acuiscono i problemi della maggioranza. Nel saggio si deciso di isolare alcune sedute che si svolgono al di fuori dalla pi stretta logica emergenziale e sono dedicate a dibattere il Problema Venezia. Sono state individuate cinque sedute svoltesi tra il 18 dicembre 1967 e il 26 febbraio 1968 che portano ad un Ordine del giorno votato da una maggioranza ristretta. Discussione che si salda con il contemporaneo commissariamento del Consorzio per l'edicazione della III zona industriale. Momenti che segnano una profonda crisi del centrosinistra che di fatto tra il 1968 e il 1969 subisce un'instabilit che pregiudica il normale funzionamento dell'Ente locale. Una crisi cronica: dopo diversi rimpasti il 19 dicembre 1969 si dimettono i rappresentanti socialisti seguiti il 9 febbraio 1970 dai rappresentanti democristiani. Cos per oltre un mese e mezzo di fatto gli unici assessori in carica sono Amedeo Zanella e Carlo Franchini in rappresentanza del PSDI. Situazione insostenibile che si sana solo il 13 marzo con la formazione di un monocolore democristiano che porta il Comune alle elezioni. Il 18 dicembre 1967 il Sindaco aprendo i lavori del consiglio afferma: L'alluvione del 4 novembre del 1966 ha richiamato all'attenzione del mondo, ma della gravit [della situazione veneziana] i responsabili pubblici e tutto il Consiglio comunale, erano coscienti per cui era stato convocato anche il grande convegno dell'isola di San Giorgio nell'ottobre del 1962 307. Il Sindaco individua cinque temi dirimenti: i murazzi del litorale; l'aspetto idrogeologico cio l'accertamento delle cause dell'abbassamento del sottosuolo e del contemporaneo innalzamento del livello del mare; la salvaguardia della citt; il restauro del patrimonio artistico veneziano; la vivicazione della citt, ossia gli interventi socio-economici declinati in termini assai confusi perch il Sindaco include in questo punto l'assetto generale del territorio: I rapporti fra il centro storico e la terraferma, la difesa idraulica della terraferma (...) il rapporto tra il centro direzionale e la zona industriale, tra lo spazio residenziale di Venezia e il nuovo ambiente abitativo che si determiner come conseguenza dell'inserimento di nuove iniziative culturali ed universitarie. Un discorso molto generico che non da di fatto nessun indirizzo al dibattito. Lo stesso Sindaco dice di non voler esprimere opinioni precise per poi tirare le la alla ne del dibattito. La Giunta di fatto si presenta al Consiglio in un dibattito che aveva come oggetto temi fondamentali per lo sviluppo della comunit veneziana e mestrina senza nemmeno abbozzare un qualche approfondimento, senza individuare precise priorit. Infatti De Michelis inizia il suo intervento, seppur allora consigliere di maggioranza, dicendo: un elemento negativo per il dibattito, sia pi in generale per il giudizio che noi dobbiamo dare di questa Giunta, il fatto che questa discussione si sia aperta senza una relazione introduttiva che desse l'impostazione al dibattito e che dicesse che cosa questa Giunta pensa rispetto a questi problemi (...). Questo tipo di scelta non stata dettata da volont democratica o da rispetto formale dei Consiglieri e dei Gruppi presenti in questo Consiglio, ma stata invece dettata da un tentativo di sottrarsi a delle precise responsabilit politiche che la Giunta deve avere 308. L'introduzione del Sindaco stigmatizzata anche dal consigliere repubblicano Antonio Casellati e dal socialista Zanon Dal Bo. Quest'ul-

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timo prende una posizione particolarmente signicativa perch presenta a nome del gruppo socialista una mozione d'ordine mirante a restringere il tema della discussione: Alla sola difesa di Venezia, alla salvezza, all'esistenza di Venezia non di una discussione omnibus che riguardasse per esempio anche le comunicazioni di Venezia o addirittura i Piani particolareggiati, il che avverrebbe se tutti i cinque punti che lei ha esposto venissero affrontati insieme, perch evidentemente per lo meno il quinto punto va al di fuori della discussione che era stata decisa di fare insieme 309. Casellati accusa il Sindaco di aver eretto un muro di incomprensione 310 rilanciando l'idea di parlare unicamente delle questioni della salvaguardia sica. E ci conferma la posizione del PRI veneziano, che poi si ritrova nella proposta di legge repubblicana di Legge Speciale 311, posizione focalizzata sulle questioni della citt storica. Per questo l'intervento di Casellati continuamente interrotto da commenti del consigliere Toniolo (DC) allora Provveditore al Porto di Venezia che critica aspramente questo approccio insularista. Gagliardi (DC) esprime appoggio al Sindaco :I problemi della salvaguardia, i progetti del restauro, i problemi della vivicazione sono un tutt'uno strettamente correlato e quindi spinge per una discussione unitaria. Gianquinto (PCI) si dice: Sostanzialmente d'accordo 312. Comunque il gruppo comunista con Cesco Chinello cerca di mettere un po' d'ordine nella discussione affermando: Il Problema di Venezia (...) una lotta politica, non per certe scelte tecniche ed estetiche, ma una lotta per certe scelte politiche. E individua in maniera molto netta i due schieramenti che si fronteggiavano cercando una via d'uscita nella quale la questione ambientale incominciava ad essere problematizzata. Una lotta, cio, tra due schieramenti contrapposti, non di chi solo ama il paesaggio lagunare o la casetta decadente della Venezia minore o di chi, invece vuole sviluppare a Venezia l'industria, le ciminiere e le gru, e quindi disposto a pagare un prezzo per cos dire oggettivo, come si vuol far credere, al progresso economico-industriale. No! Non questa l'alternativa che noi abbiamo di fronte, ma quella se i problemi di Venezia, i suoi valori, il suo territorio, il suo sviluppo, vanno affrontati in funzione dei bisogni economici, sociali e culturali dell'uomo (...) oppure se l'economia in questo regime sociale e di protto se l'economia che subordina, distorce, e distrugge questi valori. E dopo un articolato ragionamento si riallaccia alla posizione del PCI sulla terza zona industriale: Noi comunisti abbiamo criticato 313 sin dal 1964 il progetto della III zona industriale ed il suo Piano Regolatore Generale. Ma lo abbiamo criticato allora, non perch si imbonivano le barene, quindi si minacciava direttamente la Venezia storica, ma per ragioni di politica economica, la politica che noi abbiamo denito del polo di sviluppo, la logica della concentrazione monopolistica di base, il tipo di industria, le infrastrutture, gli squilibri che si creavano nella regione (...). In fondo Porto Marghera un porto commerciale ed industriale del triangolo industriale, con tutte le conseguenze urbanistiche per il suo territorio (...). Il rapporto fra Porto Marghera ed il Veneto, il problema degli orientamenti produttivi in relazione a questo rapporto, il decentramento dello sviluppo industriale, il rapporto industria - agricoltura e quindi i relativi piani territoriali. Il passaggio pi interessante quando Chinello introduce nel corpo del pensiero del PCI le problematiche ambientali: Il 4 novembre del 1966 ha posto aspetti nuovi del problema, di cui abbiamo preso in coscienza tutti in termini nuovi. Cio hanno proposto in fondo lo stesso problema, ma visto da un altro punto di vista. Il 4 novembre ha pesantemente rafforzato questa nostra critica che, nel fondo politico, ci pare sia valida tutt'oggi e che discuteremo in sede di approvazione, quando affronteremo

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lo schema di sviluppo regionale, affrontando appunto il preciso rapporto acqua e terra che si pone fra laguna e terraferma (). Noi abbiamo coscienza critica del problema della terza zona, del problema della laguna, dei rapporti che intercorrono fra questi due problemi. E non posso non affrontare in modo unitario ed organico questo complesso di questioni. E sul ruolo degli Enti locali in rapporto alla Programmazione regionale: Come pu il Comune far valere il suo orientamento? Manca di un Ufficio studi, manca un Ufficio programmazione, non ha strumenti di indagine, non ha strumenti di ricerca, non ha strumenti di elaborazione, in fondo non possiede nessuno strumento per poter intervenire con un minimo di seriet. E allora tutto arrischia di diventare una burla, un formalismo, un prenderci in giro a vicenda, un esaltare demagogico il ruolo e l'autonomia degli Enti locali (...) L'assemblea elettiva di Venezia mi pare debba avere un ruolo decisivo, mi pare debba rivendicare questa responsabilit politica non solo di fronte a Venezia, ma di fronte al Paese, di fronte anche al mondo, ma la maggioranza ha perseguito una linea diversa anche se vivono delle forze all'interno del centrosinistra che hanno coscienza del livello critico di questi problemi 314. Ironia della sorte proprio mentre Chinello tiene questo discorso, a Roma il ministro dell'Industria e commercio e artigianato, Giulio Andreotti, commissaria il Consorzio per l'edicazione III zona industriale. Ci provoca un Ordine del giorno votato a larga maggioranza 315 che addita tale scelta come: Palesemente illegittima, offensiva degli amministratori dell'Ente, lesiva per l'autonomia degli Enti locali. Orlando Bolgan (PSI) nel presentarlo come primo rmatario dice: Ritengo che l'onorevole Andreotti abbia voluto manifestare, con questo grave provvedimento, una sua personale critica alla politica di centrosinistra, visto che per ben 4 anni ha tenuto lo statuto del Consorzio a bagnomaria presso il suo Ministero 316. Il PCI accusa la maggioranza governativa di intralciare anche un altro strumento pensato per programmare il futuro del territorio veneziano, il Comitato ministeriale per lo studio dei problemi di Venezia, in continuo ritardo nei lavori per la mancanza di nanziamenti. Sempre Chinello dice: Si sabota deliberatamente il Comitato (...) si inganna ancora una volta l'opinione pubblica. Nelle parole di Chinello quindi troviamo la questione ambientale che dopo il 4 novembre 66 irrompe nel dibattito politico. De Michelis attacca duramente le posizioni che sostenevano l'incompatibilit di Porto Marghera con la Citt storica: Noi [Consiglio comunale] non possiamo pensare di poter in questo momento riuscire a battere una certa tendenza, riuscire ad evitare certi pericoli, assumendo posizioni che siano al di fuori della storia; che rappresentino delle trincee inesistenti, facili per propaganda politica, facili per fare demagogia, ma inesistenti sul terreno concreto su cui lo scontro avviene. Per cui oggi qualsiasi tesi che si proponesse di sostenere la distruzione del canale [di Malamocco], la distruzione della terza, della seconda e della prima zona, il completo rovesciamento della situazione ed il ritorno alla laguna ed alla Venezia di cinquanta, cent'anni fa, (...) oltre che al di fuori della storia, al di fuori della realt dei nostri giorni, questa sarebbe una posizione destinata alla sicura, certa scontta. Un attacco diretto, ad esempio, all'ex compagno di partito Giorgio Zecchi (PSIUP) che ha sostenuto nel corso del dibattito: Se noi vogliamo veramente affrontare il problema della difesa del territorio comunale, dobbiamo partire dalla conservazione dell'ambiente lagunare (...) bisogna che l'imperativo assoluto delle pubbliche amministrazioni, dei pubblici poteri, di coloro che rappresentano gli interessi della collettivit veneziana, sia la difesa da qualunque manomissione dell'attuale stato di equilibrio, gi compromesso, ntanto che non intervengano adeguati elementi di

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tranquillit per stabilire di poter procedere oltre 317. Tornando al discorso di De Michelis, la parte politicamente pi signicativa quella nella quale chiede un maggior attivismo del Comune, sia della Giunta, sia del Consiglio, una richiesta che evidenzia la crisi della formula di centrosinistra: Quando ancora avevo un certo tipo di illusione sulle funzioni e compiti di questo Consiglio, dissi che credevo che una Giunta di centrosinistra che nasceva diversa dalle Giunte precedenti, non solo con una formula politica diversa, ma con diversi programmi, e diverse esigenze politiche, avesse prima di tutto questo compito essenziale di fronte ad essa, che era quello di trasformare un tipo di rapporto tra il potere pubblico e il potere privato e l'interesse privato e veramente trasformare metodologicamente la presenza dell'Ente locale in una situazione economica-sociale da semplice fornitore di servizi, da semplice esecutore a certi livelli in certi determinati settori di decisioni che venivano prese altrove, ad operatore attivo per lo sviluppo economico-sociale della zona (). Non possibile che qui a Venezia ci siano i Comitati per la salvezza di Venezia, i pinchipallini da una parte, i Rotary Club dell'altra, che tutti si occupino di Venezia, che tutti abbiano idee su Venezia, che tutti si muovano per Venezia e noi non esistiamo. Tra i problemi apicali individuati rispetto al Problema Venezia vi in primis quello: Della Pianicazione Particolareggiata per quello che questo comporta non solo di ottemperare ad una necessit di completare il Comune di certi strumenti urbanistici di cui ha bisogno, ma rispetto alla necessit di adeguare lo sviluppo del nostro territorio comunale alla situazione pi ampia regionale. Il secondo legato agli assi attrezzati ossia: Al problema delle sue [di Venezia] comunicazioni. E chiude con parole durissime verso la Giunta e il suo incedere: Se noi andiamo avanti con l'ordinaria amministrazione, se continuiamo a rimpallarci questi problemi di anno in anno, arriveremo al 1969 e ce la saremo cavata pi o meno bene senza probabilmente grossi guai, grosse responsabilit sulle nostre spalle, ma avremo lasciato un grosso vuoto, un grosso buco di 5 anni, senza nulla fare, senza nulla proporre. Gianni De Michelis non lunico socialista a criticare la Giunta. Partendo dalla vicenda del commissariamento della III zona industriale anche Zanon Dal Bo 318 (PSI) arriva a rimarcare l'importanza di una guida pi decisa dell'Ente locale: Gli industriali hanno preferito avere un Commissario pi vicino a loro viene infatti dal Ministero dell'Industria che , notoriamente, vicino agli industriali piuttosto che avere il Consorzio industriale. Non mi dilungo a parlare della situazione politica, ma noto che quello una specie di feudo che il centrosinistra ha lasciato (...). Bisogna rafforzare l'intervento degli Enti Pubblici, bisogna che le forze pubbliche, anzich imitare le aziende private come hanno fatto non soltanto il Consorzio ma molti altri Enti pubblici e lo abbiamo visto (i demani, le ferrovie), [bisogna che]accettino invece il loro compito di salvaguardare gli interessi collettivi e lo eseguano seriamente. Dal Bo cita come massimo esempio dell'inefficienza degli Enti pubblici la vicenda del Comitato ministeriale per lo studio dei problemi di Venezia sempre in grave ritardo nei suoi lavori mentre i lavori a Porto Marghera continuano: Ritardi che possono anche far sospettare, a quanto sembra, l'intervento di qualche causa non ben conosciuta; [il dubbio] invece di venire dall'Amministrazione veneziana, che pure abbastanza largamente rappresentata in questa Commissione, dovuta venire da Italia Nostra. La quale, fra parentesi, ha avuto anche la cortesia di mandare molta documentazione che l'Amministrazione comunale non ha minimamente mandato 319. Persino un assessore, Tartari (PSI), chiede al sindaco maggiore dinamismo evidenziando tutti le difficolt della Giunta: Per dare una prospettiva alla citt occorrono delle maggioranze politiche. Io non

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sto facendo un discorso da scavalcamento di niente, sia chiaro, questo pu avvenire tranquillamente in un gioco onesto e democratico di maggioranze e di minoranze, ma nelle linee fondamentali questo un appello che lei Signor Sindaco prego di rivolgere [al Consiglio] 320. Anche il PCI insiste molto sulla debolezza dell'Ente locale. Pietro Granziera, partendo dalla vicenda del III consorzio industriale, sottolinea come nell'ormai disciolto consiglio d'amministrazione si sentissero parlare: I rappresentanti del Partito Comunista, i rappresentanti della Democrazia Cristiana (), i rappresentanti del Partito Socialista. Ed in questo quadro che noi rileviamo l'assenza nostra come Comune (). E questa assenza del Comune ha pesato nella vita del Consorzio (). Le conseguenze che ne traggo da questa situazione che ancora una volta vediamo l'Ente locale svuotato delle sue autorit, della sua forza, delle sue capacit, del suo prestigio attorno a dei problemi fondamentali della vita di Venezia, prestigio che non viene dato solo attraverso le leggi, ma che viene assunto anche responsabilmente dalle forze politiche qui presenti (...). [ in atto] un'ulteriore morticazione della democrazia in cui gli Enti locali non saranno pi per lo meno, non dico parte decisiva, ma parte che controlla il procedere di uno sviluppo e di scelte decisive per Venezia, e ci si riette inevitabilmente e si rietter sul piano economico, sul piano dell'assetto territoriale 321. Anche il repubblicano Casellati, seppur contrario alle tesi di De Michelis o Toniolo favorevoli all'ampliamento di Porto Marghera, rivendica: Il massimo controllo degli Enti locali sull'operato del Consorzio. In questa posizione espressa in Consiglio comunale si trova un approccio non uniforme da parte del PRI: se si tratta di imporre vincoli viene richiamato il bisogno del potere centrale, come si fece nella proposta di Legge Speciale presentata in Parlamento 322, se lo stesso Ministero dell'Industria attraverso il commissariamento del Consorzio a rendere pi agevole i lavori per l'insediamento di nuove industrie, allora viene invocata l'importanza dell'Ente locale. Vincenzo Gagliardi spinge molto sul tema dello sviluppo socio-economico ed anche egli richiama il tema del primato della politica. Ma con accenni e nalit divergenti al PCI. Ad esempio con l'intento di giusticare i ritardi accumulati da alcuni strumenti immaginati dallo Stato, come la Commissione ministeriale per lo studio dei problemi di Venezia: Qualcuno [riferimento al PCI] ha gi scelto la strada che bisogna fermare lavori che sono gi a pi del 50% per aspettare la sentenza del modello della laguna. Perch? Forse perch la nostra assoluta cieca ducia dei tecnici? Certamente no, chi ha dimestichezza con essi sa che molte volte sbagliano, in buona fede, molte volte con la loro scienza non arrivano a prevedere tutto, molte volte, non molte per la verit (), colludono servendo bassamente con la loro scienza precisi e ben determinati interessi 323. E sempre ricollegandosi al primato della politica invita ad assumersi le proprie responsabilit affermando: Io vorrei che qualcuno si alzasse e dicesse: io propongo un Ordine del giorno con il quale chiedo che il Consiglio comunale si pronunci e si adoperi in tutte le forme perch i lavori del canale di Malamocco vengano bloccati. Che venga messo ai voti che ciascuno si assuma la sua responsabilit. E conclude dicendo :Vogliamo ridurre tutta Venezia ed il suo Estuario come ridotto Torcello o non vogliamo invece garantire con prudenza, con sagacia, con intelligenza, una possibilit di vita? 324. Con questo discorso preclude la possibilit di un accordo con il PCI che chiede, con Gianquinto 325: La realizzazione del canale dei Petroli se viene dimostrato scienticamente che esso non attenta alla sicurezza di Venezia (...) e medesimo atteggiamento [deve essere assunto] anche per quanto riguarda gli imbonimenti delle barene. Il PCI e il PSIUP tentano no all'ultimo una mediazione cercando di far

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inserire un emendamento mirante a chiedere con celerit il parere del Comitato di Studi. A tale richiesta Gagliardi risponde 326 riuscendo a sostenere: La celerit del parere non che si sposi molto anche con la garanzia della seriet del medesimo e aggiunge che i membri del Comitato gli avevano assicurato in colloqui informali che il parere arriver in termini abbastanza brevi. La relazione nale del sindaco scialba e non arriva a prendere decisioni precise su nessun aspetto nemmeno quelli di pi stretta competenza comunale nonostante anche dal suo partito venivano mosse critiche precise 327. Una relazione piena di affermazioni generiche su tutti i punti il cui unico dato certo la continuazione dei lavori per la III zona industriale e il completamento del Canale di Malamocco. Zecchi infatti sostiene come l'Ordine del giorno della maggioranza un Ordine del giorno dell'imprudenza 328 e accusa esplicitamente Gagliardi, in quanto leader della maggioranza, di aver impostato un dibattito confuso perch: Si doveva parlare di tutto perch si doveva contrappesare il discorso sulla salvaguardia di Venezia e gli eventuali pericoli con l'altro pericolo, cio quello che sarebbe venuto alla situazione socio-economica di Venezia dalla interruzione dei lavori, da un ostacolo alle attivit produttive della III zona industriale 329. Alla ne le forze della maggioranza, trasversalmente divise, presentano pi Ordini del giorno. Dopo una sospensione dei lavori si arriva alla formulazione di un Ordine del giorno condiviso che impegna il governo a far proseguire i lavori del Comitato ministeriale per lo studio dei problemi di Venezia e chiede il modello di studio della laguna per capire gli effetti dei lavori in corso. Sui lavori della III zona non vi un voto mirante al blocco dei lavori, ma si esprime rammarico per il ritardo rispetto al lavoro dei tecnici nel Comitato ministeriale per lo studio dei problemi di Venezia. Inoltre l'Ordine del giorno chiede alla Giunta di organizzare un nuovo convegno di studi internazionali e: Ad invitare, d'intesa con il Ministero degli affari esteri, tutti i rappresentanti degli stati accreditati presso la Repubblica italiana al ne di portare a conoscenza nella loro dimensione reale tutti i problemi della citt e di studiare le forme di collaborazione e di solidariet internazionale capaci di assicurare alla citt il concorso di tutti i popoli. Inne impegna la Giunta a nuovi dibattiti consiliari sul futuro della III zona industriale, sulla situazione riguardante la stesura dei Piani particolareggiati, sul problema delle comunicazioni tra centro storico e terraferma e sull'attuazione della Legge Speciale. Ad aggiungere ostacoli alle difficolt del centrsinistra si consuma nell'estate del 1969 una nuova scissione tra i socialisti: gli ex socialdemocratici e la componente socialista capeggiata da Mauro Ferri rompe con il Partito Socialista dopo una effimera unicazione che durava dal 1966. In questa scelta giocano un ruolo importante le elezioni politiche del maggio 1968 330 che sanciscono dal punto di vista elettorale il fallimento della riunicazione socialista. Gi il 10 febbraio 1969 la Giunta veneziana deve affrontare una profonda crisi. Protagonista l'ala lombardiana del Partito Socialista capeggiata da Gianni De Michelis che diviene assessore all'Urbanistica, alla Programmazione Economica e all'Edilizia Popolare 331. E con un programma molto impegnativo: Arrivare a predisporre nell'arco di questi mesi [che mancano alla ne della consiliatura] ad una delibera con cui si richieda l'autorizzazione a redigere una variante al Piano Regolatore Generale in vigore dal 1962. Una variante generale che serva alla verica ed all'adeguamento del Piano Regolatore stesso 332. Una manovra stigmatizzata dal consigliere Zecchi, socialista aderente al PSIUP con una lunga esperienza in Consiglio comunale: Qui non ci troviamo di fronte a partiti o a gruppi che amministrano la citt, ma partiti e gruppi che esercitano un loro potere sulla citt indipendentemente da quelli che sono i problemi della citt stessa, altrimenti

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nei dibattiti che ci sono stati in Consiglio comunale, nei dibattiti che avrebbero dovuto esserci per far nascere una nuova formula di governo, per far nascere una nuova Giunta, i temi dominanti avrebbero dovuto essere i problemi della citt, non i problemi di partito (...). Colleghi della maggioranza vecchia e nuova che sempre la stessa, non si pu continuamente eludere, non si pu continuamente logorarsi nell'azione di governo e mantenersi al potere (). Non si pu di fronte ad un piatto di lenticchie governative rinunciare ad anni di lotte, ad anni di politica, ad anni di impostazioni politiche. Non si pu continuamente scegliere il peggio e andare a dire al Paese che si vuole fare il meglio. Non si pu a un certo momento basare le proprie formule di governo su quelli che sono gli elementi pi deteriori della vita politica del Paese: l'ambizione, l'arrivismo, il desiderio di potere, la libidine di potere. E pensare che con questo si possono anche affrontare le scelte che al Paese servono 333. Anche in questo dibattito emerge l'importanza della Legge Speciale: il repubblicano Casellati sostiene come tutta l'operazione di rimpasto derivi dalla disponibilit dei miliardi della Legge Speciale che consentirebbero di rilanciare la Giunta ad un anno dalle elezioni. Ma in molti consiglieri la critica si incentra sull'atteggiamento del PSI. Ad esempio Gianni Pellicani dice: Questa crisi che per il modo stesso in cui nata e si conclude si qualica, lo ripeto e lo ribadisco a costo di attirarmi le accuse di moralismo di De Michelis, come una squallida operazione di governo 334. Le parole pi colorite le utilizza il consigliere Della Toffola 335 (PLI) che dice: I due gruppi di maggioranza hanno dimostrato uno scarso senso del dovere civico che quello di governare la citt secondo la propria coscienza e nel modo che si ritiene migliore, senza stupide impennate da zitella. Da segnalare che nell'ennesima relazione programmatica del sindaco 336, compare il riferimento alla Grande Legge Speciale per Venezia cui si sta attivamente pensando in sede Ministeriale e per la cui preparazione la Giunta sollecita la collaborazione di tutte le forze politiche. Una legge fondamentale, sempre per il sindaco: Per il rilancio economico-sociale del centro storico e dell'Estuario e di un ordinato sviluppo della terraferma. L'enorme attivismo che Gianni De Michelis riesce a dispiegare in pochi mesi coincide con il famoso convegno organizzato dalla Fondazione Giorgio Cini dell'ottobre 1969 nel quale proprio De Michelis, in veste di assessore all'urbanistica, tiene uno degli interventi pi completi. Ma comunque rimane un'esperienza temporalmente limitata che non riesce ad imprimere una svolta signicativa nelle tormentate vicende urbanistiche del Comune di Venezia. Ci chiaro gi nel dicembre del 1968 quando si dibatte del bilancio di previsione del 1968 (!). Il consigliere Federici (PCI) 337 dice profeticamente: Non si pu correre verso una stupida crisetta di Giunta (...) gli assessori e i consiglieri socialisti tentano di intingere pi pane personale in una minestra che resta quella del centrosinistra, ma devono collocarsi in un'analisi seria ben pi profonda (...). Non si tratta di resuscitare fronti popolari, ma di dare al movimento di classe un nuovo strumento valido per fare avanzare la nostra societ verso il socialismo. L'affondo politico pi signicativo rivolto proprio allo strumento della programmazione. Dopo aver fatto un elenco degli organi di programmazione operanti nel territorio Federici dice: Tutta questa lunga trala di strumenti che programmano al loro livello tutti i punti programmatici non solo della citt, ma della Provincia e della Regione, lo fanno da un livello tecnocratico (...). Non si trovata la forza e la capacit perch non si poteva discutere nel merito di questi Istituti, di questi Enti, di queste Istituzioni, perch ineluttabile sarebbe diventato lo scontro con una politica che era quella che la Giunta ha sempre presentato.

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Immancabile il riferimento all'inadempienza sulla preparazione dei Piani particolareggiati e sul ritardo di utilizzo dei fondi della Legge Speciale. Federici termina dando la disponibilit del PCI ad aprire una nuova fase politica: Per l'ennesima volta noi chiediamo soprattutto alle forze della sinistra cattolica, della sinistra socialista, di coloro cio che qui dentro si sforzano di fare non solo atti di fede, ma atti politici in direzione di un mutamento della societ e della nostra citt, di rompere oggi su questi punti di analisi per presentarci insieme alla costruzione non solo di una nuova Giunta, ma alla costruzione di una lotta politica a livello di Consiglio comunale, di societ civile, di citt di Venezia che rovesci e che costruisca nuove possibilit unitarie per dare una svolta denitiva alla politica propria del centrosinistra e soluzioni reali, quelle soluzioni reali che qui dentro, torno a ripetere, e fuori, oggi chiedono gli operai, gli studenti, gli abitanti tutti di Venezia e Mestre. De Michelis 338 perfettamente conscio delle difficolt politiche della maggioranza: Si vericata un'evidente discrasia vecchia, cio legata ad altri tempi, ad altre istituzioni, ad altri momenti e invece un tipo di movimento della realt sociale-politico-economica della citt che andava evidentemente diecimila volte pi veloce di questo tipo di proposta (...). La critica non tanto nel merito dei discorsi [fatti dalla Giunta] ma nella incapacit di realizzarli (...). Il problema questa discrasia che vi tra le dichiarazioni di intenzioni, le dichiarazioni di volont e l'effettiva capacit poi di procedere amministrativamente e politicamente. Lo stesso sindaco 339 ha iniziato il discorso di replica alle osservazioni fatte al bilancio con parole molto lucide sulla crisi che attanagliava la maggioranza: Il tempo in cui viviamo un tempo particolarmente difficile, ove la radicalit di una visione completamente nuova vuol porsi come alternativa totale dall'attuale situazione, mentre le forze politiche talora si trovano impreparate di fronte ad un'esplosione cos imprevista, anche se di carattere internazionale, e sono tentate o ad un ripiegamento in se stesse o ad una fuga in avanti senza obiettivi precisi e delimitati. Ma tutto si risolve in un rimpasto di Giunta e nulla pi. Gianni Pellicani, in sede di dichiarazioni di voto fatte 340 a nome del PCI, dice indicando una diversa piattaforma programmatica: Il collega De Michelis, il quale non poteva nascondere la congiunta crisi della maggioranza e dell'Ente locale, ha cercato una risposta fatalistica, laddove ritiene di non poter trovare responsabilit soggettive nella Giunta (...) ma ha ammesso che esiste una evidente discrasia, una frattura violenta, tra una proposta amministrativa vecchia ed una realt in movimento per cui si tratterebbe, ora, di cercare di adeguarsi al movimento. Ebbene noi riteniamo (...) che l'unico modo per contrastare la crisi galoppante che va investendo l'Ente locale, quello di far assolvere all'Ente locale, e allo stesso Comune, un aperto e deciso ruolo antimonopolistico, di qualicarsi in maniera diversa, contestativa. Cos da consentire al Comune, al Consiglio comunale, di recepire no in fondo le indicazioni sempre pi ricche che venivano dalle lotte delle masse, dalle lotte avanzate degli operai e dei giovani della nostra citt, di affermare, in alternativa alle scelte padronali, il disegno democratico della citt. E ci proprio il contrario, invece, di quanto avvenuto in questi anni ed anche in queste settimane. E ricorda: Le scelte oggettivamente uniformatesi a quelle industriali per lo sviluppo della II e III zona, per la conseguente politica di programmazione e di pianicazione territoriale, l'assoluta mancanza di una politica per Venezia che non fosse quella lacrimosa e retorica della Venezia madre di tutti (), il mancato intervento a livello dei servizi civili, delle infrastrutture sociali (), la mancata realizzazione delle municipalizzazioni.

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IL TRAMONTO DEL CENTROSINISTRA : LA GIUNTA LONGO

Le elezioni comunali del 7 giugno 1970 hanno come risultato la diminuzione del consenso elettorale della DC attestatasi al 31,6%, l'aumento del PCI pervenuto al 27,6% mentre il PSI con l11,7% porta in Consiglio il numero pi basso di consiglieri dal 1946, soltanto 7 consiglieri. In questo quadro confuso si deve attendere no ad ottobre per veder convocato il Consiglio comunale. Un clima politico quindi molto incerto e teso. Come sempre il Partito Socialista a dimostrarsi pi inquieto e il risultato elettorale ha aumentato le lotte interne. Il primo intervento in Consiglio del consigliere socialista Bressan in opposizione alla ricostituzione di un centrosinistra organico. Bressan dopo aver dichiarato che il PSI non un partito di centrosinistra ma un partito di sinistra, saldamente ed autonomamente collocato nella sinistra italiana, con la sua base risolutamente impegnata nella lotta di classe 341, afferma che una larga maggioranza del PSI condivideva le sue idee anche se una esigua minoranza lo ostacolava. Gianni De Michelis, pi possibilista, da un giudizio per molto duro della formula di centrosinistra:342 Nel passato Consiglio, per fare un esempio, dall'ottobre del 1967 al novembre 1968 in 36 sedute del Consiglio comunale noi non eravamo riusciti a prendere un solo provvedimento degno di questo nome, un solo provvedimento che uscisse dall'ordinaria amministrazione, un solo provvedimento che davvero desse risposta in qualche modo, positiva o negativa, ai reali problemi della cittadinanza (...). Il problema nostro non di avere un'altra Giunta come quella; il problema nostro non di avere una Giunta legittima, con un sindaco che rmi le delibere in grado di garantire l'ordinaria amministrazione (), perch la realt del Consiglio precedente ha dimostrato che questi equilibri di forza, quelle soluzioni, non erano sufficienti nemmeno ad affrontare i problemi della nostra citt. De Michelis nelle conclusioni del discorso denisce patologici i problemi urbanistici della citt tra i quali menziona in primis i Piani particolareggiati. Sulla discussione interna al PSI dice: Non mistero per nessuno che nel PSI ancora in corso un dibattito e un travaglio circa le soluzioni che dovranno essere date a questo Consiglio (...) ed questo stesso tipo di travaglio, questo stesso tipo di lentezza di decisione al massimo, che noi auspicheremo vedere nelle altre forze ed in particolare nella Democrazia Cristiana, nella coscienza che questo non tempo perso, nella coscienza che questo non arrivare in ritardo a risolvere i problemi della cittadinanza, ma che l'unica via per arrivare davvero risolvere quei problemi, che altrimenti rischieremo di vedere ancora protratti per uno, per due, per tre, per quattro, per cinque per chiss quanti anni, come ci successo nel recente passato. Le nalit politiche di parte del PSI sono esplicitate chiaramente: I nostri voti non sono in alcun modo sommabili ai voti conservatori del PSU 343, ai voti della parte conservatrice della DC. In realt noi possiamo fare governi di centrosinistra organico, ma sono governi contraddittori, sono governi in cui esistono forze che marciano in differenti direzioni. Dopo aver posto come possibile soluzione quanto adottato a Jesolo con una Giunta DC-PSI aperta al rapporto con PCI e PSIUP, si sofferma sui punti programmatici partendo proprio dal dibattito in corso sulla Legge Speciale: La realt dei problemi che ci stanno di fronte non tanto quella dell'alta autorit, quella del vincolo parziale e totale, quella del pericolo che qualche stabilimento di meno possa farsi; , certo, il problema dei posti di lavoro, degli stabilimenti e di queste cose, senz'altro

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importante e lo dobbiamo affrontare, ma quello di vedere, invece, se oggi non avvengano, in assenza dei vincoli, delle alte autorit, in presenza dei consessi democratici che possono evitare tutto questo, non avvengano fatti in qualche modo contraddittori con quelli che voi stessi, a parole dite di volere. Infatti ricorda come a dispetto di ogni tipo di controllo, proseguivano i lavori di insediamento di nuove industrie oltre ai lavori per il canale dei petroli. De Michelis conclude spronando la DC a decidere con un secco aut-aut se: Avere un governo della citt che, con chiarezza, sia schierato sul versante della conservazione, oppure, con chiarezza, sia schierato sul versante del rinnovamento. Mario Rigo, allora segretario provinciale e capogruppo in Consiglio comunale del PSI, si dimostra pi disponibile alla nascita di un centrosinistra organico dei compagni di partito. Infatti Franchini, capogruppo del PSU, nel suo intervento riprende ampi stralci delle parole di Rigo. Ma insieme a quello di De Michelis il discorso pi chiaro per capire la situazione politica veneziana di Gianni Pellicani: 344 Rispetto all'intervento di Rigo a nome di una parte del PSI debbo dire che se l'intervento si fosse svolto pi quattro mesi fa, sarebbe stato giusto, sarebbe stato forse comprensibile. Ma oggi a quattro mesi dal voto del 7 giugno dopo che c' stata una crisi di Governo che stata la pi lunga e forse anche la pi pericolosa che abbiamo avuto delle 5 crisi che i governi di centrosinistra hanno avuto nel corso degli ultimi anni in Italia, (...) mi pare che l'intervento sia parso di una persona che stata su un altro pianeta. Gli sfugge completamente la realt, i processi che sono in atto, processi sociali, processi politici (...). La realt che in atto nel paese un movimento di massa che il pi ampio che si sia sviluppato in questo dopoguerra, movimento che non si pone obiettivi di generiche rivendicazioni, di miglioramenti o di aggiustamenti o di qualche redistribuzione di reddito, (...) ma movimento che si pone problemi di estensione, di sviluppo conseguente alla democrazia nel nostro paese, di spostamento reale delle forze a favore della classe operaia, di riforme profonde della societ. Non aggiustamenti qualsiasi, ma riforme profonde dell'assetto statuale ed economico del nostro paese, un nuovo indirizzo della politica economica del nostro paese che sposti le risorse a benecio dei grandi consumi sociali e che in primo luogo esalta la funzione dell'uomo, dei bisogni del lavoratore, delle grandi masse popolari. Pellicani conclude con un accorato appello per dar vita ad un nuovo corso politico: Noi vogliamo eliminare i recinti e vogliamo determinare processi nuovi in cui le forze autentiche di sinistra del mondo cattolico e del mondo socialista si uniscano per dare risposte positive ai problemi della realt. In particolar modo 345 si indirizza ad una parte precisa della DC: Cosa fa la DC di Venezia, la sinistra della DC a Venezia che pure forza di maggioranza? Ripropone qui a Venezia e mantiene per quattro mesi il Comune in questa condizione per voler imporre il cosiddetto centrosinistra organico, con i risultati che tutti sappiamo. Ma questo mestiere fatelo fare ai dorotei, perch voi non siete pi una sinistra della DC, se forza popolare volete restare, legata a forze popolari di cui, nel vostro partito, certamente, vi larga espressione: voi non potete su questa strada cogliere frutti maturi (), rapporti nuovi con le masse popolari e con il PCI un nodo che oggi bisogna sciogliere, non solo qui a Venezia, ma in generale nel paese. Ma riconfermato il centrosinistra. Per avere le indicazioni delle linee programmatiche della nuova Giunta bisogna attendere il 12 dicembre 1970 quando il sindaco Longo presenta il bilancio di previsione per il 1971. Longo rivendica una maggioranza autosufficiente nei numeri: Ma non per questo esclusivista, chiusa

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agli apporti degli altri gruppi che in questo Consiglio avranno modo di delinearsi (...). La scelta politica fondamentale dell'amministrazione quella del rilancio deciso della funzione guida del Comune in ordine al processo di pianicazione economica, sociale ed urbanistica del territorio cittadino. E da subito affronta il Problema Venezia in rapporto alle proposte di legislazione speciale che si stavano dibattendo in Parlamento. Il punto nodale dal quale poi discendono le altre considerazioni il ruolo del Comune: In questi ultimi anni il problema di Venezia si posto al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica mondiale e ci non pu che essere un fatto positivo se si pensa alla funzione di dimensione internazionale di questa citt. Ma doveroso riconoscere come, sempre in quest'ultimo periodo, molte scelte relative al futuro della citt sono state fatte, e tuttora si vanno facendo, senza la partecipazione determinante degli organi rappresentativi della volont dei cittadini veneziani (...). oggi pi che mai necessario che il Comune si presenti alla ribalta del dibattito sulle scelte decisive per Venezia con una propria proposta organica sul modello di sviluppo della comunit urbana, nella quale siano indicate in modo univoco le priorit e le interdipendenze nelle azioni politiche da compiere (...). Ancora oggi le autorevoli fonti governative ipotizzano l'affidamento della programmazione e della soluzione del problema di Venezia ad organi tecnocratici, a super magistrature di emergenza (). Noi riteniamo che una tale ipotesi vada pregiudizialmente respinta. E non soltanto perch essa mortica l'ordine democratico e pluralistico su cui si regge la societ italiana (e che fa parte anch'esso di quel patrimonio di cultura e di storia della cui tradizione ci dobbiamo tutti rendere garanti), ma perch riteniamo che solo la Municipalit, quale unica autentica interprete della comunit veneziana, possa affrontare il problema di Venezia nella sua essenzialit. Un altro passaggio molto importante riguarda il progetto di costruire un Porto industriale a Rovigo, questo per due motivi. Da una parte si evidenziano le spaccature in seno alla DC veneta, capeggiata dalla corrente dorotea, che spinge per questa soluzione a discapito di Porto Marghera, dall'altra il modello di insediamenti industriali che Longo immagina per la zona industriale veneziana. In queste parole si trova una forte critica ai poli industriali gi insediati, quindi una forte vicinanza alla posizione espressa dal PCI ed anche un ritorno all'impostazione che la DC aveva alla ne degli anni cinquanta quando assessore all'Urbanistica del capoluogo veneto Wladimiro Dorigo (e ai lavori pubblici proprio Giorgio Longo). Ricordiamo che la posizione di Dorigo si incentrava sulla necessit di insediare piccole e medie imprese e non unicamente grandi industrie monopolistiche per raccordare Venezia con la struttura produttiva veneta e permettere anche un uso del territorio pi accorto. Ci sembra che oggi la proposta di un centro di gravitazione a Rovigo (ed in tal modo strumentalizzando il problema di Venezia per imporre alla Regione scelte non accolte dal Piano Regionale) fondata sullo sviluppo dell'industria di base, rietta magari da parte dell'industria pubblica o in via di semi pubblicizzazione lo stesso tipo di errore fatale compiuto decine di anni or sono dall'industria privata a Marghera; quell'errore di dare il via a grossi insediamenti industriali, isolati dal contesto sociale e culturale in cui nascono, incapaci di avviare un processo cumulativo di sviluppo dell'area. La politica dei poli di sviluppo isolati stata condannata dai fatti. Quindi l'impronta politica del centrosinistra capeggiato da Giorgio Longo si sposta pi a sinistra. Ci evidente anche per alcune accortezze semantiche del sindaco che utilizza termini quali pianicazione al posto di programmazione oltre ad attacchi frontali alla logica del protto. In particolare sui fenomeni di speculazione edilizia gi evidenti all'epoca afferma: Se la logica del protto

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alla base del dramma di Venezia, ancora la logica del protto che in nome del nobile obiettivo del restauro della citt provoca quegli effetti distruttivi del suo tessuto sociale che sono altrettanto gravi che la fatiscenza degli edici. Il Comune e l'opinione pubblica che dovrebbe maggiormente essere edotta anche sui pericoli di questa nuova e pi subdola forma di speculazione ai danni di Venezia, dovr contrastare con ogni forza questa tendenza. Purtroppo il sindaco non approfondisce gli strumenti per contrastare la speculazione edilizia. Accanto a tali innovazioni per l'interpretazione del territorio rimane legata a logiche pi datate. Ad esempio sulla compatibilit del porto con la laguna si limita a dire: La soluzione tecnica per salvaguardare l'integrit sica della laguna veneta, potenziandone la portualit, nel quadro della programmazione regionale, esiste: si tratter di scegliere la forma migliore per attuare le previste chiusura delle bocche di porto; la stessa idea del resto che mosse alla costruzione del canale di MalamoccoMarghera, tanto discusso, stava proprio nella convinzione che si dovessero evitare pericoli alla salvaguardia di Venezia 346. E continua dicendo: Le connessioni fra modello di salvaguardia sica e modello di sviluppo economico sono evidenti, infatti partendo cronologicamente dal piano per la salvaguardia sica di Venezia e del suo territorio si caratterizza con logica conseguenza il taglio che si vuole dare alla struttura portuale ed al piano comprensoriale. Partendo poi da un modello di trasporto tra Venezia e la terraferma, collegato a sua volta con Padova e Treviso, risulta di immediata soluzione il problema del risanamento del centro storico, data l'immediata rivalutazione e riqualicazione del completo territorio insulare. Alla ne Longo arriva a confermare la politica seguita no ad allora degli assi attrezzati, partendo dalla Venezia-Monaco e confermando totalmente l'impegno sulla III zona industriale ponendo come condizione le necessarie garanzie di salvaguardia sica. Per quanto riguarda i Piani Particolareggiati Longo ricorda che dovevano essere votati entro il 31 dicembre 1971 per la legislazione allora vigente e lo assume come un impegno primario della Giunta da lui guidata. Il quadro politico rimane sempre segnato da una enorme conittualit 347 all'interno della maggioranza, fondamentali sono le sedute del Consiglio svoltesi nel settembre 1971 durante le quali si affrontano in maniera esaustiva le posizioni delle diverse forze politiche cittadine sul Problema Venezia. Dibattiti nati per licenziare un Ordine del giorno capace di inuenzare, nelle intenzioni del Consiglio comunale, la discussione allora in corso in Parlamento sulla legislazione speciale. Il dibattito aperto il 28 settembre da una relazione del sindaco Longo che pone subito la necessit che il Consiglio comunale si pronunci in termini unitari: I veneziani e i loro rappresentanti non possono abdicare a ben note prerogative istituzionali. I locali organismi elettivi devono essere partecipi, per la parte di naturale competenza, dell'opera di difesa sica e di rilancio civile, sociale, economico di Venezia. E non si tratta di una mera, vuota o solenne affermazione, ma della rivendicazione di una funzione di servizio alla citt che vogliamo esercitare con quella responsabile fermezza che ci deriva da un'analisi ponderata delle situazioni di fatto, della cognizione di incontestabili dati socioeconomici, da una visione globale delle complesse e complementari esigenze del territorio comunale (). ben strano che mentre tutto un impegno dei politici diretto al rinnovamento delle strutture civili e sociali, attraverso il decentramento decisionale e amministrativo, proprio con la istituzione dell'Ente Regione e la valorizzazione dell'Ente locale, vi sia chi vuole passare sopra disinvoltamente questo processo che deve essere valido anche per Venezia.

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La critica al progetto di legge in discussione nel Parlamento durissima: Parliamo di una legge dello Stato che si ispira a una logica tecnocratica e centralistica, morticatrice delle prerogative istituzionali che secondo la Costituzione e le leggi spettano alla Regione Veneto e agli Enti locali veneziani. Richiamando l'importanza dei documenti scaturiti dalla Commissione consiliare ad hoc istituita ad inizio mandato per lo studio del provvedimento governativo, richiama: Anzitutto ad una corretta impostazione e quindi a soluzioni articolate e democraticamente vericate, capaci di resistere a tentazioni e pressioni paternalmente viziate di centralismo e di efficientismo taumaturgico, ivi compresa la pantocratica Alta Autorit o altri tipi di protettorato, che i veneziani riutano categoricamente (...). Si tratta in primo luogo di garantire la partecipazione democratica alla formazione delle scelte per Venezia e quindi facilitare ed accelerare gli interventi con meccanismi agili ed innovativi. Dettagliando i punti in maniera pi precisa, il sindaco richiama l'importanza del Comprensorio e quindi della legislazione regionale che deve sostanziarlo. Il sindaco sottolinea l'urgenza di provvedimenti edilizi. Al riguardo chiede sostanziali innovazioni rispetto al meccanismo legislativo del 1966 tacciato di aver dato vita a procedure che portano lungaggini. E rivendica l'attenzione della Giunta alle questioni ambientali facendo leva sulla creazione dell'Assessorato all'Ecologia 348, il primo in Italia. Il sindaco Longo si dilunga anche sul rapporto citt storica-terraferma confermando anche in questo caso un'impostazione che dava ampio spazio alle infrastrutture materiali. Per avvalorare la bont delle sue tesi cita ampi stralci del "Rapporto su Venezia" dell'Unesco, di certo non tra le opere pi innovative che siano state scritte su Venezia in quel periodo. Cos conclude proponendo l'usuale tripartizione funzionale dei ruoli all'interno del Comune: L'industria sar riservata a Marghera, la funzione residenziale moderna a Mestre, alle isole l'artigianato e al centro storico le funzioni direzionali, culturali e amministrative. La funzione del Porto sar elemento generale di unit e coesione. Una ripartizione che comunque inizia a problematizzarsi perch fanno capolino funzioni no ad allora poco valorizzate come l'universit e i centri di ricerca in generale e per quanto riguarda il Porto si accenna a funzioni logistiche. Anche le isole assumono una specicit maggiore. Rispetto al centrosinistra guidato da Favaretto Fisca confermata la forte discontinuit nella volont di governare Porto Marghera nei mezzi (gestione pubblicistica), nei ni (riuto dei poli di sviluppo in favore di un maggiore accordo con la struttura produttiva veneta). Longo propone di: Dar vita ad una gestione pubblicistica di tutto il sistema portuale ed industriale, da strumentare anche a livello istituzionale attraverso una trasformazione del Provveditorato al Porto e del Consorzio obbligatorio per l'ampliamento del porto e della zona industriale di Venezia-Marghera che riduca ad unit di gestione il complesso delle attivit commerciali ed industriali direttamente e indirettamente collegate al Porto di Venezia, sotto il controllo dell'istanza politica democratica dimensionalmente pi adeguata. In quest'ottica il sindaco Longo sottolinea come la nascente III zona possa servire anche per decongestionare la I zona industriale e fungere da volano per le zone depresse della Regione Veneto. Longo aggiunge di: Riutare la politica dei poli di sviluppo, mentre da un lato [si] deve sollecitare l'individuazione in ambito regionale delle direttrici degli insediamenti produttivi e dall'altro non [si] pu che portare alla formulazione di un giudizio negativo nei confronti della proposta del polo di Venezia-sud, anche perch tende a ripetere l'operazione di sfruttamento sociale e territoriale attuato a Marghera e a Mestre, secondo una logica di sviluppo capitalistico.

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Il discorso del sindaco commentato in termini entusiasti da De Michelis 349 che arriva a dire: Con la relazione del sindaco noi siamo riusciti a dimostrare, anche ai pi accaniti dei nostri critici, come sia possibile anche attraverso i meccanismi spesso faticosi della democrazia, arrivare ad esprimere sui problemi della nostra citt una parola chiara, una parola precisa, una parola positiva, capace di misurare concretamente i problemi complessi della nostra realt cittadina, capace di non fermarsi solo ad aspetti critici o negativi ma di scendere sul terreno molto pi difficile e scivoloso delle soluzioni, delle indicazioni concrete di un meccanismo di sviluppo, di una strategia di intervento pubblico da seguire. Io credo che questa relazione in cui, come abbiamo avuto modo di vericare anche con il dibattito svoltosi nell'apposita Commissione consiliare, il sindaco non ha interpretato, almeno nei punti essenziali, solo il pensiero della maggioranza consiliare, ma il pensiero di tutte le altre forze sinceramente democratiche e aperte ai problemi sociali della nostra citt presenti in questo Consiglio. Io credo che noi abbiamo una piattaforma di lavoro, di discussione, di approfondimento che permetter all'Amministrazione comunale di Venezia di intervenire in questo dibattito pi ampio che coinvolge la Regione, il Governo, il Parlamento del nostro paese con una parola che all'altezza dei compiti e dei doveri che essa deve rappresentare cio nel modo pi corretto e migliore possibile i 360.000 abitanti di Venezia che sono, non fra gli ultimi, degli interessati alla soluzione dei problemi della nostra citt e alla salvezza della citt. De Michelis individua nei meccanismi legislativi proposti diverse farraginosit: Io non credo che alla ne di questo dibattito noi faremo degli emendamenti a quella proposta di legge: non ci limiteremo semplicemente a presentare alcuni ritocchi a questo o a questo punto, non ci limiteremo solo a fare alcune correzioni. Io credo che noi dovremo, e siamo in grado di farlo, dare una indicazione di metodo e di lavoro, di organizzazione delle nostre scelte, radicalmente diverse (...). Noi dobbiamo avere la sensazione chiara che ogni tentativo di ridurre [il governo del Problema Venezia] in un modo solo o il tentativo noto dell'Alta Autorit o il tentativo della legge Ferrari Aggradi 350 di ridurre tutto al piano comprensoriale, per cui diventa poi un problema di meccanismi e di approvazione e nascono situazioni giuridicamente ingarbugliate e al limite indistricabili ogni tentativo destinato a fallire (...). Quindi ci vuole complessit di livelli. Anch'egli quindi sposa l'idea di ampliare il ruolo del Comune nella legislazione speciale ed accusa il disegno di legge governativo di: Essere il modo pi sicuro, pi concreto anche se pi surrettizio e pi deviato di arrivare davvero al commissariamento effettivo di Venezia, alla spartizione reale del modo di intervento della nostra citt. Vogliamo un progetto Venezia, vogliamo la collocazione del problema a quel livello, lo vogliamo con un modo per che garantisca innanzi tutto la gestione democratica, la gestione pubblica, la gestione politica, e non abbiamo paura di dire proprio in questo momento la gestione politica di questo problema. De Michelis arriva perno a dire, forse per la foga di un discorso, come sempre, molto lungo: Il signor Sindaco ha detto bene la linea di fondo che noi vogliamo, cio la gestione pubblica, il pi pubblica possibile di questo intervento, se fosse possibile l'esproprio generalizzato della citt per poi rimettere questo patrimonio immobiliare in modo coerente con certi obiettivi politici a disposizione dei cittadini. La prospettiva politica propugnata da De Michelis per raggiungere obiettivi cos ambiziosi quella di una maggiore apertura a sinistra: Noi vogliamo soprattutto misurarci con i compagni comunisti e socialproletari e trovarci assieme a loro non su un generico appello per salvare Venezia, non su un

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generico discorso che bisogna fare, ma su alcune scelte di fondo per vericare se le nostre indicazioni vanno nella direzione nella quale speriamo si possa andare. Il primo rappresentante a parlare del Partito Comunista Girolamo Federici, sempre nella seduta del 28 settembre. Fin dalle battute iniziali si dice assolutamente disponibile al confronto: Senza unanimit in cui si vengano a ricreare delle situazioni di confusione, ma invece sul terreno oggettivo della situazione per dare una soluzione ed uno sbocco positivo ai problemi. Certo non risparmia affondi polemici contro la maggioranza. Ad esempio dopo aver ricordato i gravi problemi idrogeologici che affrontava Venezia, glia di una politica dello sviluppo padronale, dopo aver sottolineato le responsabilit nelle forze politiche della maggioranza che hanno diretto questo Comune, questa Provincia e il nostro stesso Stato individua nelle lotte operaie e sociali che noi abbiamo avuto in questo ultimo periodo nel nostro Paese e anche nel nostro Comune il possibile grimaldello per voltare pagina. Noi siamo contro qualsiasi disegno, qualsiasi progetto di legge che intenda proporci una ristrutturazione, un adeguamento del territorio al vecchio disegno oppure ad un nuovo disegno che comunque per non cambiava gli interessi e gli obiettivi che no a questo momento sono stati portati avanti. Dopo aver calcato la mano sugli errori passati in particolare sull'urbanizzazione di Mestre, il tono ritorna conciliante perch: Oggi noi sentiamo anche auto criticamente da parte della stessa maggioranza affermare che sono andati nella direzione di uno sviluppo industriale che degradava il centro storico e che creava profondi squilibri non sono nella Citt, ma nella Provincia e nella Regione. Ovviamente non pu mancare il riferimento alla III zona industriale, del resto i rappresentanti della DC ricordavano spesso come anche il PCI avesse votato a favore della sua istituzione 351. Federici ricorda l'evoluzione della posizione del Partito Comunista e addossa le responsabilit del mutamento di posizione del PCI a come fu gestito il Consorzio per lo sviluppo della III zona industriale: Non possiamo dimenticare le responsabilit che per esempio ha portato e porta con s il Consorzio. Non possiamo cancellare quello che abbiamo pi volte denito come un consorzio pubblico che andato nella direzione degli interessi privati. Il discorso rimane nel suo insieme misurato: Nessuno pu farsi l'illusione di far diventare improvvisamente il Consiglio comunale quello che determina tutto altrimenti resterebbero delle vuote chiacchiere e dei vuoti impegni. Ma certo che dall'interno di questi livelli noi chiediamo che un ruolo decisivo sia dato al Consiglio comunale non soltanto perch rappresenta i 360 - 370 mila abitanti, ma per la qualit della rappresentanza che deve compiere. Sarebbe troppo generico, lo torniamo a dire, parlare soltanto di rappresentanza cos istituzionalmente vaga, ma [bisogna tenere conto] della qualit della maggioranza, delle maggioranze sociali che vanno al di l di quelle che non ci sono in questo Consiglio comunale, delle unit sociali profonde che sono venute sviluppandosi nel nostro territorio in questo ultimo periodo, dei processi di unanimit profonda per modicare radicalmente i processi che noi abbiamo avuto nel nostro territorio in questi ultimi periodi e che torno a ripetere, sono processi nati in primo luogo dallo sforzo compiuto dalle masse popolari in direzione dello sviluppo della loro condizione. Questo nuovo ruolo dell'Ente locale viene declinato in particolare da Federici nel potenziamento dei Consigli di Quartiere, nella gestione del patrimonio abitativo e dell'area di Porto Marghera, nel trasporto pubblico urbano. E conclude: Ecco per questo noi riteniamo che ci siano sul serio delle possibilit non soltanto cos di unit formali, ma possibilit seriamente unitarie sul Problema Venezia.

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Al di l delle proposte concrete che ricalcano quelle parlamentari il nodo dirimente del dibattito svoltosi in Consiglio comunale l'equilibrio dei poteri nella gestione della legislazione speciale. Una battaglia politica non semplicemente atta a dare pi poteri agli Enti locali, ma a soddisfare un'esigenza di democratizzazione di tutto il quadro istituzionale italiano. Il PCI il partito che pi problematizza il ruolo dell'Ente locale e l'esigenza di rendere il principio democratico metodo d'azione sostanziale nell'azione amministrativa. Pellicani 352 ad esempio dice: Ci che in questi anni ha logorato le assemblee elettive locali, ma del resto lo stesso Parlamento, non stato certo l'abbondanza di poteri, l'eccesso di autonomia, ma semmai il contrario. Dopo aver individuato nella politica della divisione a sinistra [il mezzo con il quale] si provocato il progressivo svuotamento delle assemblee elettive e la lacerante esperienza veneziana ne una valida testimonianza, Gianni Pellicani sostiene: Il necessario e determinante ruolo del Comune di Venezia per l'elaborazione e la gestione di scelte essenziali per la vita della citt [non] per gelosia di istituto, [perch] non scopriamo oggi la funzione delle Autonomie, lo sviluppo della partecipazione, n facciamo scelte strumentali con l'obiettivo di catturare pi facilmente altre forze su linee alternative a quelle governative (....). Se nelle Autonomie locali maturano processi unitari che meglio rispecchiano i processi in atto nella societ non perch noi siamo furbi, semmai dimostra la giustezza della nostra linea, l'assurdit di certe pretese di mantenere le vecchie barriere della divisione e della discriminazione a sinistra. un punto quindi quello dell'autonomia, dell'esercizio pieno dei nostri poteri, della partecipazione popolare irrinunciabile. Pellicani quindi inserisce questa battaglia sul Problema Venezia in uno scenario politico nazionale che aveva come obiettivo: La lotta contro un disegno politico che viene portato avanti da forze politiche precise, dalla maggior parte dello stato maggiore DC, da parte di forze della maggioranza governativa. E questo disegno non pu non essere collegato al pi generale attacco alla crescita democratica del Paese che la DC ha messo in atto. L'approccio dialogante del PCI evidente nelle parole di Gian Mario Vianello 353 che dopo alcune critiche su alcuni aspetti marginali dell'atteggiamento della DC veneziana, esprime: Il fervido applauso per quanto stato detto dal Sindaco. Giangiacomo Pancino 354 il primo democristiano a parlare in un dibattito che no ad allora aveva riservato diversi affondi al gruppo DC, inizia il discorso con un attacco frontale a Gianni De Michelis. Non tanto per criticare le conclusioni alle quali il consigliere socialista era giunto, quanto per ricordare al gruppo socialista che era compartecipe del governo della Citt da oltre un decennio. Dopo questo incipit polemico verso gli alleati socialisti, l'intervento riprende i temi sottolineati dal sindaco. Quindi il ruolo del Comune, in particolare rispetto allo strumento comprensoriale criticando aspramente l'idea proposta dal ministro socialista Lauricella (PSI) di estendere il comprensorio no a Rovigo perch in ci intravede: L'operazione di Porto Levante che stata giustamente denita una delle pi gravi speculazioni degli ultimi decenni. Per cercare di differenziarsi dall'analisi del PCI, Pancino richiama l'importanza dei valori spirituali perch: Non bisogna ricercare nella sola soddisfazione dei beni materiali il progresso, non bisogna vedere lo sviluppo semplicemente come la ricerca della soddisfazione di esigenze e di bisogni materiali. Inoltre per Pancino : Troppo semplice vedere [il Problema Venezia] come uno scontro tra classe operaia e padronato. Si tratta di un problema ben pi complesso, della funzione decentrata e locale dei grandi complessi industriali che tali necessariamente devono essere nella struttura attuale del-

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l'economia mondiale, soprattutto per le industrie di base che sono quelle in cui giusticata la presenza del porto. Ma nei discorsi della componente democristiana ravvisabile una forte difficolt a trovare delle motivazioni politiche ccanti per far si che la posizione democristiana, sempre pi vicina alle posizioni del PCI, non venga letta come un semplice cedimento quanto piuttosto un percorso autonomo ed indipendente. Anche il capogruppo democristiano Alfeo Zanini incontra le stesse difficolt tanto da innescare una polemica sulla denominazione programmazione democratica cercando di svincolarsi dalle pressanti critiche del PCI sul tipo di programmazione attuata no allora dal centrosinistra. Zanini 355 si ferma a riessioni sul metodo ma non entra nel merito delle critiche: Si parla di programmazione e si aggiunge democratica. Ebbene se non ci fosse stato spazio, opportunit, occasione per la nostra voce [del Consiglio], la programmazione che deve investire il nostro Comune avrebbe potuto e dovuto chiamarsi in modo diverso. Il quadro politico che si sta delineando sempre pi chiaramente, ossia un avvicinamento DC-PCI-PSI su un Ordine del giorno cos importante, attaccato da destra. Le posizioni del sindaco sono duramente stigmatizzate da Omarini, consigliere del MSI. Omarini sostiene che i soldi della legislazione speciale sarebbero dovuti essere spesi solo per il centro storico: Invece mi sembra che si sia divagato il problema sul settore vastissimo, dove questo problema viene diluito e non affrontato nella sua essenziale gravit e non presentato con possibilit di soluzioni che interessino veramente il nucleo storico di Venezia. Concetti ripresi e ampliati dal collega di partito Parisi 356 per il quale i soldi su esempio di quanto fatto con le vecchie leggi speciali sicuro saranno utilizzati non per i ni straordinari, ma per tappare i buchi dei bilanci ordinari. La sua paura data dal fatto che: Gli sgravi scali, il potenziamento del Magistrato alla Acque, la dotazione di mezzi e di lavoratori degli enti predisposti per le ricerche, sono tutte robe vecchie, son tutte cose gi dette da decenni, ma soprattutto sono cose per le quali gli stanziamenti erano stati fatti nelle leggi speciali precedenti e che, ci nonostante, non sono serviti a niente, non hanno prodotto alcun risultato utile. Inoltre Omarini attacca frontalmente la formula di centrosinistra sottolineando come essendo al governo della citt da oltre dieci anni, dovesse assumersi delle precise responsabilit senza scaricare il tutto all'esterno: Io non penso che si possa logicamente sostenere che il degrado di Venezia sia dovuto (...) alla legge inesorabile del protto. Omarini conclude dicendo: Certe volte penso che un'alta autorit o un commissario di governo rappresentino un provvedimento di carattere estremo, di carattere indesiderabile, ma soltanto giusticato e direi quasi desiderabile, laddove una coalizione di carattere politico dimostra evidentemente la sua incapacit a concludere, a governare, ad ottenere che i problemi vengano affrontati, che le spese, che il denaro messo a disposizione venga rapidamente impiegato, che lo strumento burocratico messo a disposizione sia operativo e realizzante. Nelle dichiarazioni nali 357 Longo attacca duramente la posizione missina: Che cosa si vorrebbe? Che Venezia si salvasse contro e nonostante i veneziani, magari con le panacee dell'Alta Autorit? Ci pare, a buona ragione, una predicazione oziosa e vana. In realt, Venezia, con i suoi rappresentanti democratici gi pronta e sar all'altezza di fare la sua parte, innanzi tutto per dare la pi corretta interpretazione alla complessa problematica cittadina, e quindi offrire le pi concrete ed efficaci risposte alle esigenze urgenti di salvaguardia, di restauro e di sviluppo. E cos l'MSI l'unica forza politica a votare contro l'ordine del giorno. Omarini nelle dichiarazioni nali afferma: Questa ricerca

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dell'[alta] autorit il nucleo essenziale, il punto cruciale, la necessit assoluta 358. Infatti l'Ordine del giorno presentato da parte missina propone al Governo e al Parlamento: di nominare con decreto legge un alto commissario di origine veneziana, dotato di pieni poteri per la predisposizione e l'esclusione delle opere necessarie alla salvaguardia e rivitalizzazione di Venezia e di affiancarlo da una Consulta tecnico-corporativa espressa dai produttori, lavoratori ed operatori economici di Venezia 359. Da parte Liberale arriva il voto favorevole al documento conclusivo, con la precisazione per che: Sul punto pi controverso, quello della utilizzazione della zona di Marghera e delle sue prospettive, noi siamo dell'opinione, e ci piace ricordarlo, che la sua vita e la sua espansione sono avvenute nell'ambito di uno schema generale che noi politicamente non riutiamo. Se c' una critica da farsi, ed essa rigorosa, questa va contro la carenza dei pubblici poteri e delle volont politiche che, appunto, non hanno saputo o voluto disciplinare, controllare condizionare la iniziativa privata e pubblica conciliando le loro pur legittime nalit alle esigenze sociali ed economiche del territorio 360. La posizione del PRI, la forza politica allora pi vicina alle tesi di Italia Nostra, ma allo stesso tempo non schiacciata su una visione vincolistica, illustrata da Gaetano Zorzetto 361. Da una parte Zorzetto rivendica il fatto che il Partito Repubblicano sia stato il primo partito a presentare una Legge Speciale organica nel 1969, dall'altro rimarca l'importanza di affrontare il tema della Legge Speciale superando le vecchie separazioni tra terrafermaisti e terzazonisti. Zorzetto fa riferimento ad uno sviluppo elettorale di una tendenza separatista da parte di abitanti di terraferma i quali trovavano i loro nemici nei cosiddetti terzazonisti contrapposizione nata perch alcuni volevano come obiettivo la semplice salvaguardia, altri solo lo sviluppo economico. Per il PRI una vecchia contrapposizione che: Riporterebbe ancora nello scontro tra la terraferma e il centro storico. Zorzetto sostiene cos la possibilit di impostare una visione unitaria del territorio comunale senza invocare vincoli ambientali assoluti per mezzo dell'istituzione del Comprensorio: Quello che si riteneva un discorso inaccettabile per i pi rigidi sul piano del vincolo, oggi invece credo possa essere ritenuto a ragione veduta l'unica salvaguardia che proprio coloro i quali sono pi sensibili al problema della salvezza di Venezia devono richiedere, cio il discorso del programma comprensoriale, un discorso all'interno del quale la salvaguardia sia nello stesso tempo il centro e la logica portante . In ci si nota una spaccatura tra il Partito Repubblicano romano, rappresentante di una posizione veneziocentrica, e il PRI veneziano che cerca di attestarsi una lettura del territorio pi complessa. Una spaccatura tra le diverse anime del PRI che a livello locale sono fermi sostenitori dell'unit comunale, mentre a livello centrale alcune personalit di spicco seppur venete, ad esempio Bruno Visentini, spingono per una divisione amministrativa del Comune 362. Zorzetto cerca di mantenere un collegamento con quanto detto dai rappresentati del PCI anche se con alcuni distingui: Un discorso di piena occupazione a Porto Marghera, un discorso di ristrutturazione degli insediamenti industriali di Porto Marghera, che ponga ne al problema degli inquinamenti, che dia una risposta di continuit di garanzia occupazionale agli addetti che abitano in questo territorio e che dallo sviluppo di Porto Marghera sono stati richiamati ad abitare in questo territorio, non sufficiente come indicazione di massima (...). necessario affrontare il problema ecologico. Nelle dichiarazioni nali Longo 363 riprende questi temi affermando: La logica vincolistica sembra

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essere stata scontta. E cerca anch'egli una mediazione nell'idea di proporre il: Vincolo provvisorio che ci separer all'entrata in vigore del piano comprensoriale. Da rimarcare che nel documento nale approvato dal Consiglio comunale,364 il Comune non chiede di divenire l'unico attore della futura legislazione speciale ma di veder riconosciuto un ruolo precipuo in alcuni ambiti. La valenza attribuita alla legislazione speciale per il Comune di Venezia evidente nelle parole di Longo che dice: Auspico vivamente che l'emanazione della nuova Legge Speciale per Venezia sia occasione di un rilancio generale dell'iniziativa comunale. Chiudendo il dibattito Longo individua tra le prime sde del Comune, due punti: l'annuale approvazione del Bilancio e soprattutto: La presentazione dei primi piani particolareggiati.

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IL MINICOMPROMESSO STORICO: L'APPROVAZIONE DEI PIANI PARTICOLAREGGIATI

Il lento avvicinamento tra DC e PCI si concretizza nel dicembre del 1974 quando i due partiti votano assieme un documento programmatico sull'amministrazione della citt. Un passaggio immediatamente chiamato minicompromesso storico che ha risonanza anche all'estero 365. Il pretesto amministrativo dato dall'approvazione dei Piani particolareggiati senza i quali non si poteva usufruire dei nanziamenti previsti dalla Legge Speciale nel frattempo varata per la realizzazione delle opere di restauro nella citt storica per l'edilizia minore. Un voto, come abbiamo ricostruito, che viene da lontano e si rende inevitabile. Inevitabile perch una maggioranza al suo interno rissosa ogni qual volta un Piano Particolareggiato approda in aula si avvita in discussioni innite. Del resto il tema complesso e non riguarda solo l'assetto urbanistico della citt. Gli interessi in gioco sono enormi: ogni piano tocca tutte le propriet private presenti in citt palazzo per palazzo, corte per corte, giardino per giardino. Ad esempio Antonio Casellati si dimette dalla Giunta non solo per i problemi che incontra nella maggioranza per la sua azione di Assessore all'Ecologia, ma anche perch alla presentazione di alcuni Piani particolareggiati ravvisa un conitto d'interesse per alcune propriet immobiliari familiari 366. Una situazione politica insostenibile che obbliga di fatto la DC a trovare un accordo con il PCI per non paralizzare l'azione amministrativa del Comune di Venezia. Gi nel luglio del 1974 Pellicani 367 durante l'ennesima crisi di Giunta dice: Io non so signor Sindaco, colleghi della maggioranza in modo particolare del PSI e della DC se tocchi a me esprimere per contro vostro la morticazione che voi state imprimendo con il vostro atteggiamento al Consiglio comunale questa sera, un'ulteriore morticazione io credo, tanto pi che ancora una volta in questi giorni dalla vostra parte sono venute ulteriori manifestazione di voler valorizzare la funzione e il ruolo dell'Ente locale. Noi assistiamo continuamente a situazioni di inadempienza che tendono addirittura a ridicolizzare quella che bene ricordare un'istituzione della nostra Repubblica. E aggiunge, vista l'importanza dei Piani particolareggiati: Non sono certo momenti in cui si fanno i giochi o momenti in cui le forze politiche possono nascondere le loro responsabilit dietro a questi giochi, sono i momenti in cui bisogna misurarsi sui problemi, bisogna misurarsi sulle questioni (...). Se non siete pi in grado di proporre alle altre forze politiche della citt in modo particolare ad una forza come la nostra, le linee, le direttrici sulle quali volete guidare la citt, questo voi dovete dirlo, dovete dirlo perch altre forze eventualmente assumano la direzione della citt perch nascano diversi schieramenti che possano guidare la citt. Lo sbocco immaginato da questa crisi politica profonda ben chiaro agli occhi dell'allora capogruppo del Partito Comunista: Noi sentiamo oggi con forza che senza l'aggregazione di tutte le forze democratiche, senza la presenza nella direzione politica complessiva della citt del nostro partito, non possibile portare avanti le scelte fondamentali della citt di Venezia. Il sindaco Longo mantiene una certa chiusura nel misurarsi sul terreno prettamente politico e ribatte a Pellicani dicendo che necessario misurarsi sul merito dei problemi: C' difficolt a sciogliere questi nodi? Pu darsi che ci sia! Ma noi molto apertamente l'abbiamo detto, (...) del resto mi pare che sia giusto che sia cos, in democrazia credo che questo modo di procedere, alla ne, sia pi pi spedito e produttivo. Ebbene io credo che se ci sono questi nodi debbano essere sciolti in

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Consiglio comunale (...). Consapevolmente abbiamo scelto la via della crisi parlamentare quindi sia presentata in consiglio questa crisi e verichiamola (...) ma io ritengo che si debba sciogliere il nodo sul merito dei problemi. Franchini (PSDI) addebita 368 alle lotte interne al PSI la situazione politica creatasi. Non a caso subito dopo il dibattito consiliare si avvita in un battibecco tra De Michelis e Bressan a testimonianza delle liti intestine del PSI. Lo scontro cos aspro che De Michelis adombra la possibilit che il PSI esca dalla maggioranza, o perlomeno la corrente di cui membro autorevole: Noi per parte nostra possiamo dire una cosa sola, possiamo dire che la partecipazione di quella parte del gruppo socialista a cui appartengo, a questa Amministrazione comunale, a questa Giunta nata in un certo momento, su certe premesse, ed nata per arrivare a certi risultati e a certe conclusioni di cui oggi, a distanza, verichiamo le possibilit concrete di tradursi in scelte. Zorzetto per conto del PRI cerca di riportare il piano del dibattito a scelte politiche di fondo facendo ben capire che il problema non legato unicamente all'approvazione dei Piani particolareggiati: Se noi dovessimo andare sui contenuti e sui contenuti costituire le maggioranze, oggi la maggioranza ipotizzabile quella che sulla base dei documenti espressi, va dalla Socialdemocrazia, al PSI al PRI al PCI. Perch sui documenti espressi da queste forze esistono, non dico identit di vedute, ma esistono indicazioni di un tentativo di andare in una direzione alternativa a quella che si seguita no ad oggi (...). Allora non resta che una conclusione: con questo dibattito il Consiglio comunale ha, grosso modo, concluso i lavori della sua legislatura. La consiliatura per procede e continuano incessantemente in Consiglio comunale, tra luglio e dicembre, Ordini del giorno e discussioni sul tema dei Piani particolareggiati e sull'applicazione della Legge Speciale. I protagonisti di questi dibattiti sono principalmente Camillo Bassotto, allora assessore all'Urbanistica per la DC, Mario Rigo e Gianni De Michelis per il PSI, Gianni Pellicani per il PCI, Gaetano Zorzetto per il PRI. Solitamente lo schema quello sopra riportato per la discussione di luglio 1974 nel quale il PCI cerca di portare il confronto su un tema prettamente politico mentre la Democrazia Cristiana cerca di mantenere il tema su scelte meramente amministrative. Ma i tempi si dilatano a dismisura e la scadenza del dicembre 1974 si avvicina implacabile. Lo sbocco una discussione tutta politica sul Governo della citt. Ma ci si arriva con diversi passaggi intermedi che documentano il lento avvicinamento della DC all'opzione di un documento tutto politico come chiedeva il PCI, sostenuto da una parte del PSI, e dal PRI che matura una posizione originale: favorevole all'accordo politico con il PCI, contrario allo strumento dei Piani particolareggiati. Da non sottovalutare le ripercussioni a Venezia dello scenario politico nazionale che richiamato in molti discorsi. In particolare il 6 novembre Mario Vianello capogruppo consiliare della DC: Le istituzioni democratiche, indebolite a livello nazionale da fattori disgreganti e minacciate da attentati eversivi, vanno difese anche in sede locale, e quindi appare sicuramente conforme agli interessi cittadini l'esistenza e la continuit di un'amministrazione democratica che garantisca un rapporto costruttivo coi cittadini e le loro rappresentanze politiche e sociali. Vianello insiste sulla necessit di misurarsi nel merito delle questioni senza ipotizzare convergenze politico/ideologiche: La maggioranza vuole un raffronto effettivo e positivo tra le forze democratiche; raffronto positivo signica confronto, e dal confronto pu derivare un incontro non certo sul piano ideologico, ma di merito. Proprio liter seguito nel passato nei dibattimenti in Consiglio comunale sulla legislazione speciale che avevano portato

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ad Ordini del Giorni approvati da ampissime maggioranze portato ad esempio come modalit corretta di confronto tra le diverse forze politiche: In vista dell'approvazione della Legge Speciale, noi abbiamo trovato le pi ampie convergenze tra noi eletti della cittadinanza e la cittadinanza tutta che voleva ottenere la sua legge, o almeno una legge pi veneziana possibile e meno manipolata da forze estranee a Venezia. Ci siamo riusciti in parte, ma lo abbiamo fatto tutti insieme, perch non dovremmo ritrovare la stessa convergenza, la stessa capacit di confronto? La stessa dialettica tra noi e la cittadinanza, oggi, al momento dellattuazione di quella legge?. Quanto sia difficile il momento politico vissuto dalla Giunta, e in particolare della DC partito allora di maggioranza relativa in citt, testimoniato dalla chiusura del discorso di Vianello che afferma recisamente: in gioco la credibilit dell'ente democratico. Gianni De Michelis, per il PSI, sempre il 6 novembre al pari degli interventi dei rappresentanti del PCI, sottolinea limportanza di una svolta politica nellamministrazione cittadina, un cambio di rotta ritenuto maturo e necessario: Per certi versi [questo dibattito] ripete discussioni che abbiamo fatto pi volte qui dentro nel corso degli ultimi anni(...). Ormai chiaro a tutti che nel corso dei prossimi mesi il Paese dovr imboccare strade nuove, che comunque dovranno cambiare rispetto a prima; che non possibile uscire da questa crisi senza una svolta radicale, senza un cambiamento netto, senza modicare in modo profondo scelte politiche, comportamenti e rapporti rispetto al passato. Sempre emerge limportanza in questo scenario politico della legislazione speciale: A Venezia pi che altrove di fronte ai problemi connessi all'applicazione della Legge Speciale non sarebbe stato possibile, anche in presenza delle soluzioni migliori, anche in presenza delle indicazioni politico-amministrative pi corrette, raggiungere risultati positivi, tradurre le indicazioni programmatiche in atti amministrativi concreti, senza costituire, qui e fuori di qui, uno schieramento di consensi che non poteva, necessariamente, non essere pi vasto di quello della sola maggioranza che esprime al Giunta che governa questa citt (...). Ed abbiamo detto con chiarezza che questo confronto aperto si rivolge in modo particolare all'opposizione di sinistra e quindi sopratutto al PCI ed alle organizzazioni sindacali. Quindi indica l'accentuazione a sinistra del Governo della citt come logica conseguenza degli atti della maggioranza stessa: Una scelta di campo chiara che coerente alla linea per la quale nel corso di questi anni l'Amministrazione comunale, non credo solo a parole o per piatto opportunismo di convenienza, nel corso delle grandi vertenze sociali che si sono svolte nel nostro territorio, si sempre con chiarezza collocata dalla parte dei lavoratori (). Abbiamo poco tempo di fronte. Abbiamo molti problemi. Un consolidamento politico urgente quindi, e imprescindibile per modernizzare lo stesso Ente locale: Abbiamo problemi complessi, abbiamo, diciamolo pure, un'Amministrazione comunale, una struttura che quella che dovremo far funzionare nella direzione che assieme decideremo, quanto mai inadeguata a questi compiti. Io credo che tutti noi, la maggioranza e la Giunta pi ancora, siamo pienamente coscienti delle difficolt che ci attendono e del divario che c' fra il fare scelte giuste, l'avere volont politiche corrette, il trovare qui dentro intese serie e non in mala fede e la possibilit concreta di attuarle. Credo che ai compagni comunisti in particolare questo, con la massima chiarezza e semplicit, vada fatto presente. Abbiamo uno strumento in mano, forgiato in altri tempi, per politiche diverse, per obiettivi diversi, fortemente inadeguato rispetto alle scelte che vogliamo fare. Il gruppo comunista risponde a queste aperture con il capogruppo Gianni Pellicani: Noi abbiamo

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combattuto questo tipo di schieramento [centrosinistra], che andato nascendo e prevalendo in Italia e riteniamo abbia avuto una funzione, ma oggi ha consumato questa funzione (). Questo schieramento in crisi e quindi non pi in grado di governare, di garantire una direzione democratica ed efficiente alle istituzioni del nostro Paese e al livello del Governo e a livello delle assemblee elettive, in modo particolare. Quelle assemblee elettive che molto spesso per la logica paralizzante di questi schieramenti vengono mantenute nella direzione permanente di crisi. L'orizzonte politico immaginato espresso in maniera nitida: La nostra parola d'ordine : superare la crisi nel Comune di Venezia con la costruzione di un'intesa fra tutte le forze democratiche, popolari antifasciste al ne di realizzare un nuovo modo di governare, per soddisfare i bisogni, le esigenze dei lavoratori della citt (...). Quindi la nostra posizione responsabile di forza che si colloca non da un punto di vista ristretto di partito, ma si colloca come portatrice di interventi pi generali, nazionali e della citt (...). Il PCI no in fondo, vorrei dire no all'ultimo giorno, porter il suo contributo per portare a soluzione i problemi che hanno aggravato in modo particolare la vita della nostra citt, non solamente del centro storico, ma di Mestre, di Porto Marghera, che sono acuti in queste settimane, in questi mesi in modo particolare (...). Pellicani individua anche chiaramente qual' la prima domanda alla quale necessario rispondere: Il problema di fondo sapere che ruolo ha l'Ente pubblico. Su questo tema Pellicani si dilunga soffermandosi sulle decienze amministrative partendo dalla gestione del Bilancio che : L'indice di una effettiva autonomia dell'Ente locale. Per il PRI, Gaetano Zorzetto 369 stila un bilancio dell'esperienza fatta nella Giunta di centrosinistra e dei rapporti con l'opposizione comunista e spinge sempre pi chiaramente per un nuovo corso politico: La nostra esperienza amministrativa nel Comune di Venezia stata quella di un incontro e di uno scontro con le forze politiche sulla base di contenuti condivisi o non condivisi. E devo dire che nei confronti del PCI la mia parte politica, ha avuto nello corso di questa Amministrazione, pi occasioni di intesa e di consenso che occasioni di scontro (). Le intese nel merito e sui contenuti che ci sono state nei confronti del PCI da parte dei Repubblicani, sono stati incontri sulle cose e non sullo slancio di uno schema politico. Abbiamo nel contempo dovuto registrare un netto dissenso nei confronti della maggioranza (). Siamo adesso arrivati ad una nuova fase. Lo sbocco conclusivo di questo lungo percorso si ha il 23 dicembre quando votato un documento programmatico presentato dal sindaco Longo, documento frutto del lungo confronto che abbiamo ripercorso nella seconda parte di questo saggio. Un confronto ricercato: Per superare le insufficienze e i preoccupanti ritardi e risolvere problemi delicati e complessi per la vita della citt (...). Consapevoli del ruolo essenziale e dei pesanti condizionamenti centralistici nei confronti delle Autonomie locali, le forze democratiche del Consiglio hanno voluto instaurare tale costruttivo rapporto e ritengono, al ne di garantire una pi viva e puntuale corrispondenza delle scelte dell'Amministrazione con i bisogni reali della citt, sia necessario assumere il metodo di ricerca comune di soluzioni positive tra le forze presenti in Giunta e le altre forze democratiche ed antifasciste del Consiglio comunale, in special modo con il PCI, nella consapevolezza che tutte queste forze rappresentano gli interessi popolari della comunit veneziana. Questo documento politico si dettaglia in: 1. problemi connessi con l'attuazione della Legge Speciale 2. provvedimenti urbanistici relativi al centro storico 3. provvedimenti urbanistici riguardanti Mestre

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e la terraferma 4. attuazione dei programmi di intervento per il risanamento conservativo del centro storico 5. politica di bilancio dell'Amministrazione comunale 6. problemi dei servizi pubblici 7. partecipazione democratica attraverso la riforma dei consigli di quartieri. Il primo consigliere a intervenire nel dibattito Omarini (MSI) per: Protestare contro una specie di illazione che il mio partito possa essere fuori dal sistema democratico che governa legislativamente il nostro Paese. Anche Alesi, a nome del gruppo liberale, protesta perch il documento: un attestato, mi consenta dirglielo con grande franchezza signor Sindaco, un attestato di intenzioni non troppo serie a mio giudizio, un attestato di intenzioni studiate senza la partecipazione della nostra parte politica. un attestato di intenzioni nel quale si usa e si abusa delle parole partecipazione delle forze democratiche e stranamente ci si dimentica nello studio di questo documento dei consiglieri liberali che pure ritengono di considerarsi fra tali forze. Alesi aggiunge esplicitando chiaramente il nodo politico: Voi vi avviate signor Sindaco inevitabilmente a quella che una mezzadria, io lo chiamo compromesso storico, c' chi usa mezzadria, DC-PCI, per guardate che subito dopo la mezzadria viene il monopolio dell'estrema sinistra. Per il PCI parla in prima battuta Gastone Angelin che sottolinea l'importanza del voto perch il documento rappresenta: Un fatto politico nuovo, di qualit diversa da documenti, pur unitari, che in altri momenti della vita della nostra Amministrazione comunale abbiamo votato (...). Non si tratta con questo documento di sancire l'attuazione di quella profonda svolta democratica, che noi riteniamo necessaria nel governo della citt e del Paese; ma affermiamo che si tratta, pur tuttavia, di un atto politico rilevante, orientato in quella direzione (...). Noi abbiamo agito in questo ambito, in questo periodo, in coerenza con la nostra linea, con il nostro passato, per riportare il contributo nostro, molteplice e articolato, partendo da una valutazione preoccupata e critica dello schieramento e dell'azione del governo della citt. Gianni De Michelis esprime piena e totale adesione del gruppo socialista alla dichiarazione che stata letta dal Sindaco e nel contempo esprime: La piena e sincera soddisfazione dei socialisti veneziani per il risultato politico a cui stiamo per giungere. Risultato che interpreta come l'ennesimo passo avanti del centrosinistra iniziato nel 1961: Si chiude stasera un processo non solo politico, ma si giunge ad un momento importante di denizione anche sul terreno delle scelte programmatiche (...). Nessuno pu negare che si tratti di una scelta importante, di una svolta importante per la citt. Credo che non sia retorica, superuo ricordare anche momenti analoghi nel passato, direi che siamo in una situazione molto simile a quella degli anni tra il 1956 - 1958 quando in questo stesso Consiglio comunale si gettavano i semi di una svolta politica che poi doveva investire l'intero Paese. Dopo tale enfasi aggiunge: Quello di questa sera non il compromesso storico, non la realizzazione di un disegno di questo tipo (...) ma questa sera la maggioranza che sostiene Longo si trasforma, si trasforma in modo decisivo, irreversibile e irrevocabile. Stasera muore per sempre il centrosinistra a Venezia, muore a Venezia forse prima in maniera denitiva che altrove, muore a Venezia perch probabilmente oramai morta di fatto nell'intero Paese. Del resto Gianni De Michelis gi nel 1962 cos scriveva: Il centrosinistra non rappresenta affatto il ne del movimento operaio (), ma solo l'eliminazione di alcuni pi evidenti squilibri, la conquista di condizioni migliori, per poi continuare e sviluppare politicamente e ideologicamente la lotta in senso alternativo. Una tappa non

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sufficiente, ma necessaria 370. Il PSDI per bocca del capigruppo Franchini cerca di smorzare la portata politico del voto riportandolo a scelte unicamente amministrative legate all'attuazione della legislazione speciale sostenendo: Non v' dubbio che l'origine di questo mutamento dei rapporti si identichi nel dibattito che ha proceduto la Legge Speciale per Venezia e che ha segnato una svolta che ha caratterizzato la vita di questa amministrazione. Il discorso pi aggressivo verso il centrosinistra lo tiene il rappresentate del PSIUP, Giorgio Zecchi che sottolinea la necessit del voto: Perch la crisi della maggioranza, la crisi di potere, l'incapacit di governare non si traducesse in una crisi di potere dell'Ente locale cio una caduta completa di potere della istituzione, nella misura in cui l'Ente locale rappresenta il livello istituzionale pi vicino a quelle che sono le spinte popolari, a quelle che sono le spinte della lotta dei lavoratori. Ed ecco il motivo per cui la mia parte politica considera positivamente questo documento e considera positivamente questo momento. Ma al contempo non gli attribuisce: Quel carattere di svolta radicale quel carattere di compromesso storico che qualcuno ha voluto vedere. La posizione del PRI rimane complessa. Il Partito Repubblicano si dimostra consapevole della necessit di un nuovo indirizzo politico, ma conferma la sua contrariet ai Piani particolareggiati che sono la causa scatenante della tale svolta politica. Gaetano Zorzetto sottolinea continuamente i due aspetti. Ma in questa seduta insiste sulla necessit di un voto favorevole perch: Un impegno di tutte le forze democratiche, laiche e popolari di questo Consiglio comunale, fondamentale per riempire i ritardi, le inadempienze, gli errori che hanno caratterizzato l'azione politica e amministrativa della maggioranza che ha governato in maniera fallimentare no ad oggi la nostra citt. Come d'abitudine il rappresentante della DC si ritaglia l'ultimo discorso. Gi nelle parole del sindaco risultava chiaro come la stessa DC era consapevole di essere davanti ad un passaggio molto importante nella storia politica cittadina. Mario Vianello parla esplicitamente di un: Periodo politico che questa sera si chiude. Ma i toni sono tutt'altro che trionfalistici, del resto la necessit di questo passaggio il risultato di uninstabilit e debolezza politica della Giunta: Va a nostro avviso valutato positivamente l'impegno con cui la Giunta e l'Amministrazione comunale hanno ricercato il pi vasto consenso possibile tra le forze politiche che lo compongono, confrontandosi con le organizzazioni sindacali, con il mondo della cultura con le categorie sociali ed economiche della citt, e con tutti coloro che abbiamo ritenuto a livello politico e non politico di contattare per vericare l'esattezza delle posizioni dell'Amministrazione comunale. Un discorso quindi sobrio nel quale mai vengono menzionate parole come compromesso storico, alleanza programmatica, svolta politica. In tutti gli interventi dei consiglieri democristiani si ritrova lo stesso atteggiamento ondivago: chiara la coscienza di essere davanti ad un accordo storico, ma altrettanto evidente la consapevolezza che laccordo glio soprattutto delle inadempienze della Giunta guidata dalla DC che alla ne ha dovuto accettare limpostazione del PCI e non limitarsi ad un voto solo sui Piani particolareggiati. Le difficolt ed anche le resistenze in seno alla DC traspaiono in particolare nelle parole di Giangiacomo Pancino: Noi abbiamo compiuto il sacricio di uno sforzo e abbiamo superato non poche difficolt nella nostra dialettica interna (...). La DC opera, vive, si sacrica, combatte per ricostruire il potere della istituzione, l'efficacia, l'efficienza interna ed esterna, per questo accetta, sostiene partecipa allo sforzo. E cercando di sminuire il signicato politico del voto chiude il discorso affermando: D'al-

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tra parte la ricerca della collaborazione del PCI non nuova. Mai prima di questo voto DC e PCI, esclusi i giorni della Liberazione e i primi provvedimenti per la ricostruzione, avevano votato assieme un documento programmatico di una Giunta comunale. Dopo l'approvazione dell'accordo politico si arriva in pochi giorni all'approvazione dei Piani particolareggiati alle 3.30 di mattina del 31 dicembre del 1974.

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Tutti i resoconti stenograci del Consiglio comunale del periodo qui trattato sono conservati presso l'Archivio Storico Comunale nella sede della Celestia quindi di seguito si riportano solo le date nelle quali i discorsi citati sono pronunciati. Si pu dire che quello urbanistico il settore che pi evidentemente riette le distorsioni dello sviluppo Italia: in esso si manifestano le forme pi selvagge della speculazione fondiaria ed edilizia, la deciente presenza dellintervento pubblico, che non riuscito a seguire se non in minima parte lenorme incremento della domanda di abitazioni popolari conseguente allurbanizzazione di grandi masse, la degradazione dei centri storici. C. Pinzani, L'Italia repubblicana, in Storia d'Italia. Dall'unit ad oggi, Vol.4***, Torino, pp. 2484-2734. L'unico consigliere che attacca in discussione questa parte Ludovico Foscari (MSI), il 10 febbraio 1961. Si veda pag. 11. La sezione veneziana di Italia Nostra del 1959. 10 febbraio 1961. Deliberazione commissariale del 20 marzo 1959. E nella stessa seduta viene nominata una Commissione comunale ad hoc per seguire l'iter del provvedimento nella quale furono eletti : Alberto Toniolo (DC); Raoul Sartorio (DC); Ermes Farina (DC); Nerino Cavallari (DC); Vito Chiarelli (PSDI); Carlo Franchini (PSDI); Pietro Bergamo (Lista Civica di Teraferma); Sergio Fabbro (PSI); Sante Veronese (PSI); Giorgio Zecchi (PSI); Gian Mario Vianello (PCI); Gianni Pellicani (PCI); Giovanni Marcello (MSI); Massimo Alesi (PLI). [l'ordine nel quale compaiono dato dalla fedele trascrizione degli atti del Consiglio comunale]. Relazione del presidente della Commissione comunale al Piano Regolatore Generale, Alberto Toniolo. 20 febbraio 1961. Il termine platonico riferito al decentramento e al maggiore ruolo degli Enti locali, termine di sicuro effetto, e pi volte ripreso in successivi interventi, stato usato per la prima volta da Zanon Dal Bo (PSI). Giobatta Gianquinto stato sindaco di Venezia dall'aprile del 1946 al giugno del 1951. Gli esempi si rifanno sempre all'Emilia-Romagna. La cosa per Venezia assume particolare rilevanza quando il PCI entrer in Giunta. Questo legame diviene sempre pi forte con l'elezioni di Rino Serri, appunto emiliano, segretario regionale del PCI Veneto. Inoltre a Venezia molto attivo anche Giuseppe Golinelli, d'origine romagnola. Discorso pronunciato il 27 febbraio 1964. Angelo Spanio sindaco di Venezia tra il 1951 e il 1955. Discorso pronunciato il 27 febbraio 1964. Armando Gavagnin eletto sindaco l'8 settembre 1958: dopo delle prime dimissioni date nell'ottobre del '58 si dimette denitivamente il 14 novembre 1958. Il Comune di Venezia stato commissariato dal novembre del 1958 al dicembre del 1960. 11 settembre 1961. Lo strumento della programmazione per l'Ente locale l'equivalente dell'Ufficio di Piano richiesto dai socialisti per il Governo nazionale, esigenza particolarmente sentita nell'area autonomista del partito. Discorso pronunciato l'11 settembre 1961. Questa posizione anticipa la reazione del segretario politico del PLI Giovanni Francesco Malagodi che saluta il congresso della DC del gennaio 1962, il congresso che sanc la nascita del centrosinistra a livello nazionale come: La resa al marxismo. Discorso pronunciato l'11 settembre 1961. 9 ottobre 1961. Gian Mario Vianello si riferisce alla cosiddetta Formula Venezia. Si veda pag. 11. Discorso pronunciato il 9 ottobre 1961. Il perch del suo dissenso chiaro ed tutto rivolto contro il PSDI: La socialdemocrazia, caratteristico prodotto dell'equilibrio politico, la quale vissuta no ad oggi sul ricatto numerico e sulla necessit dell'apporto numerico (...) di fronte ad un'operazione di questo genere, cui proprio in numero non conta pi nulla e che ha, sotto un'altra forma cio, fatto da copertura politica alla DC. mia convinzione che un autentico incontro fra socialisti e cattolici debba passare sopra la socialdemocrazia, attraverso a liquidazione della Socialdemocrazia. Al momento del voto al bilancio, 9 ottobre 1961, la fronda si allarga ai consiglieri socialisti Giovanni Bortolussi, Antonio Gasparini, Sergio Fabbro, Ugo Perinelli e Mario Zanatta. Tutti eccetto Bortolussi il 20 gennaio 1964 costituirono il Gruppo del Partito Socialista di Unit Proletaria (PSIUP). Discorso pronunciato l'11 settembre 1961. Discorso pronunciato il 6 ottobre 1961. Il sindaco Favaretto Fisca parla di circa 30 miliardi di mutui passivi assunti. E nel 1961 si prevedeva di accendere mutui per 7 miliardi di cui ben 2 per coprire le spese d'ammortamento di debiti pregressi.

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Ovviamente non bisogna mai dimenticare che anche i fondi spesi per la citt storica permettono di liberare risorse del bilancio ordinario del quale impossibile quanticare quante vadano a benecio della terraferma. Discorso pronunciato il 22 settembre 1961. Discorso pronunciato il 29 settembre 1961. Discorso pronunciato il 6 ottobre 1961. Discorso pronunciato il 2 ottobre 1961. L'assessore all'Igiene Chiarelli nelle risposte disse al riguardo: Per quanto riguarda l'inquinamento atmosferico, specialmente nella terraferma, noi abbiamo rilevato che, in zona, possiamo soltanto constatare che l'inquinamento esiste, ma non siamo in grado, non abbiamo gli strumenti per imporre alle industrie la creazione di impianti speciali per la eliminazione del tante volte lamentato inquinamento. Il problema comunque allo studio. Discorso pronunciato il 9 ottobre 1961. Istituiti nel 1966 incominciarono a funzionare nel 1967. Venezia la seconda citt d'Italia a dotarsi di questo strumento, seconda solo a Bologna; la prima a conduzione democristiana. Si veda nota n. 351. Nel 1968 era oramai chiaro che dei tre modi di prospettare le riforme quello correttivo, quello strutturale e quello minimalista era quest'ultimo ad aver trionfato. C'era uno scarto enorme tra le dichiarazioni programmatiche degli svariati governi di centrosinistra e le realizzazioni concrete di quest'ultimi, P. Ginsborg, Storia d'Italia 1943-1996. Famiglia, societ, Stato, Torino, 1998, p. 337. La ne della programmazione, rimasta l'unico tentativo di dare alla politica economica una ispirazione strategica, sancita nel '68 dalle dimissioni di Ruffolo che guida il gruppo di studio installato nel '64 al Ministero del Bilancio, S. Colarizi, Storia dei partiti nell'Italia repubblicana, Roma-Bari, 1996, p. 320. Assessore democristiano ai problemi economici e del lavoro. Si vedano pag. 11 e seguenti. Nella parole dell'assessore incaricato si ritrovano ancora pi chiaramente molti dei temi afferenti alla legislazione speciale in particolare il governo dell'area vasta :L'impossibilit, in particolare da parte delle grandi citt, di risolvere tutta una serie di problemi nuovi o problemi vecchi, ma con dimensioni nuove, dipende non soltanto dalla oramai inadeguata struttura nanziaria dei Comuni, ma anche in taluni casi soprattutto dalla inesistenza di una politica preveggente che, nel quadro pi ampio di un comprensorio che superi i conni amministrativi del Comune, valuti adeguatamente portata e prospettive dei singoli problemi, dei rapporti tra problema e problema, indicandovi, in denitiva, il valore prioritario. Ci signica che, spesso, l'accumularsi di grossi problemi insoluti o imperfettamente impostati e risolti, dipende dall'assenza di una visione globale delle esigenze della comunit, intesa sotto il prolo sociale ed economico. Discorso pronunciato in aula il 7 giugno 1965. Discorso pronunciato il 4 giugno 1965. 19 luglio 1965. Parole dell'assessore competente Toniolo, l'11 ottobre 1965. Discorso pronunciato il 22 ottobre 1965. Atto n. 6115 Div Q del 29 novembre 1965. I membri della Commissione sono: presidente, l'assessore all'Urbanistica del Comune di Venezia; componenti; Giovanni Astengo; Giancarlo Baessato; Mario Bernardo; Franco Carrer; Romano Chirivi; Wladimiro Dorigo; Piermaria Gaffarini; Giuliano Gusso; Lucio Mal; Paolo Maretto; Valeriano Pastor; Mario Vio; Camillo Pellizzaro; Giacomo Pancino. Si veda p. 19. Il 4 novembre del 1966 stato raggiunto il livello documentato pi elevato d'alta marea nella storia di Venezia, +194 cm. Il convegno si svolto nell'ottobre del 1962 presso la Fondazione Giorgio Cini. Gli atti sono stati pubblicati nel 1964 (Atti del Convegno internazionale Il problema di Venezia : Venezia, 4-7 ottobre 1962 - Venezia, 1964). Seduta del 19 dicembre 1967. Seduta del 18 dicembre 1967. Seduta del 19 dicembre 1967. Proposta di legge n. 1708 presentata alla Camera il 16 luglio 1969. Seduta del 18 dicembre 1967. Si veda pag. 104. Discorso pronunciato il 18 dicembre 1967. Seduta del 19 dicembre 1967. Discorso pronunciato il 19 dicembre 1967.

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Discorso pronunciato il 18 dicembre 1967. Discorso pronunciato il 5 gennaio 1968. Discorso pronunciato il 5 gennaio 1968. Discorso pronunciato il 22 gennaio 1968. Discorso pronunciato il 19 dicembre 1967. Proposta di legge n. 1708 presentata alla Camera il 16 luglio 1969. Discorso pronunciato il 5 gennaio 1968. Discorso pronunciato il 26 marzo 1968. Discorso pronunciato il 22 gennaio 1968. Discorso pronunciato il 26 febbraio 1968. Ad esempio il discorso pronunciato da Giobatta Bianchini il 19 dicembre 1967. Discorso pronunciato il 26 marzo 1968. Discorso pronunciato il 26 marzo 1968. Nelle elezioni il partito nato dall'unicazione di PSI e PSDI alla Camera raggiunse il 14,48%. Nelle precedenti elezioni del 1963 il PSI alla Camera ottenne il 13,84%, il PSDI il 6,10%. Esperienza peraltro di breve durata: un anno dopo a ridosso dalle elezioni il PSI assieme al PSDI uscir dalla Giunta che, sempre sotto la conduzione di Favaretto Fisca, affronta gli ultimi mesi della consiliatura con un monocolore. Relazione dell'assessore De Michelis sul programma di attivit nel settore urbanistico per il 1969, pronunciato il 3 marzo 1969. Tra gli altri impegni presi, la redazione dei Piani particolareggiati. Discorso pronunciato il 3 marzo 1969. Discorso pronunciato il 29 gennaio 1969. Discorso pronunciato il 3 febbraio 1969. Discorso pronunciato il 3 marzo 1969. Discorso pronunciato il 4 dicembre 1968. Discorso pronunciato il 4 dicembre 1968. Discorso pronunciato il 20 dicembre 1968. Discorso pronunciato il 20 dicembre 1968. Discorso pronunciato il 12 ottobre 1970. Discorso pronunciato il 12 ottobre 1970. Il Partito Socialista Unitario il nome che il Partito Socialista Democratico si dato dopo il fallimento dell'unione con il PSI. Nel febbraio del 1972 il PSU riprender la denominazioni di PSDI. Nelle votazioni che seguiranno per la carica di sindaco, Gianni Pellicani il candidato di bandiera del PCI. Discorso pronunciato 12 ottobre 1970. Longo si riferisce al fatto che prima dell'apertura del canale di Malamocco le navi commerciali ed anche le petroliere passavano in bacino s. Marco. E per questo chiede la realizzazione degli ultimi 1800 metri del canale di Malamocco denendolo: Il primo ed essenziale indilazionabile passo. In cinque anni si contano ben quattro crisi di Giunta formali pi diversi cambi di assessori. Inoltre in cinque anni cambiano ben quattro Segretari generali del Comune. La creazione dell'assessorato all'Ecologia e Verde pubblico dell'Agosto 1971. Il referato assegnato ad Antonio Casellati e segna l'entrata nella maggioranza della componente repubblicana che esce nell'ottobre del 1973. Discorso pronunciato il 28 settembre 1971. La legge d'iniziativa governativa annunciata in citt da Ferrari-Aggradi, allora ministro dei Lavori pubblici. Per questo De Michelis la denisce in questo modo. Si veda pag. 11. Discorso pronunciato il 4 ottobre 1971. Discorso pronunciato il 4 ottobre 1971. Discorso pronunciato il 28 settembre 1971. Discorso pronunciato il 5 settembre 1971. Discorso pronunciato il 4 ottobre 1971. Discorso pronunciato il 5 settembre 1971. Discorso pronunciato il 5 settembre 1971. Presentato il 5 settembre 1971.

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Discorso del consigliere Bettini pronunciato 5 settembre 1971. Discorso pronunciato il 4 settembre 1971. Gli organi locali del Partito Repubblicano sempre si esprimono per il mantenimento dell'unit amministrativa del Comune di Venezia Testimonianza orale di Guido Berro rilasciata all'autore. Per maggiori informazioni si veda Interviste ai protagonisti sezione dell'Atlante Storico Politico Veneziano consultabile dal sito www.fondazionegiannipellicani.it Discorso pronunciato il 5 settembre 1971. Votato il 5 settembre 1971. Le Monde, "Compromis historique" Venise, 29 dicembre 1974. Testimonianza orale rilasciata all'autore. Per maggiori informazioni si veda Interviste ai protagonisti sezione dell'Atlante Storico Politico Veneziano consultabile dal sito www.fondazionegiannipellicani.it Discorso pronunciato il 17 luglio 1974. Discorso pronunciato il 17 luglio 1974. Discorso pronunciato il 1 novembre 1974. Lettera di G. De Michelis a Il Progresso Veneto, n. 47, 13 ottobre, 1962.

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ALCUNE CONCLUSIONI

Dal saggio emerge chiaramente come il ruolo dell'Ente locale cresce d'importanza sia nei compiti affidatigli dalla legislazione speciale, sia nella pratica amministrativa del centrosinistra grazie all'adozione di nuovi referati e strumenti di governo pi complessi. Un accrescimento di rango che viene giusticato sia con motivazioni efficentiste sia per rendere le diverse articolazioni dello Stato italiano pi democratiche. Questo processo strettamente legato ad un'innovativa interpretazione del territorio veneziano. Se negli anni cinquanta la separazione tra la citt di terra e acqua netta, nel tempo emergono le strette correlazioni tra la laguna, comprese le isole, e la terraferma. Quest'ultima non solo pi Porto Marghera, ma un agglomerato urbano complesso con esigenze speciche che vanno dalla necessit di interventi infrastrutturali al potenziamento di servizi sociali e culturali. L'argomento politico pi utilizzato per problematizzare il territorio veneziano legato alle tematiche ambientali, non a caso se l'istituzione dell'assessorato alla Programmazione e all'Ordinamento Comunitario (quindi al Decentramento) segue scelte simili fatte da altre citt, il primo assessorato all'Ecologia in Italia istituito proprio a Venezia. In questa battaglia la primogenitura di movimenti, quali Italia Nostra, non di partiti politici. A raccogliere questa sda in prima battuta il PRI. In questo campo le sinistre arrivano in ritardo e devono scontare una difficolt nel mediare tra un'iniziale impostazione produttivistica/industrialista e le sensibilit ambientaliste. Questa tensione evidente in alcuni settori del PSI, come quello guidato da Gianni De Michelis, che ha fatto dell'azione politica a Porto Marghera un suo punto di forza. Il PCI con le sue critiche alla terza zona industriale, nate gi nel 1964 371, riesce a trovare mediazioni pi innovative. E sempre al PCI sono ascrivibili le maggiori sollecitazioni per dare maggior peso all'Ente locale. Scendendo nel dettaglio dei comportamenti delle forze politiche e delle relative classi dirigenti, la Democrazia Cristiana, il partito di maggioranza relativa a Roma e a Venezia, in questi anni ha nito con l'interpretare l'esigenza di una mediazione e di una combinazione di vari interessi, non ha cercato di imporre una propria visione, tanto che la DC veneziana, una DC con forte connotazione a sinistra, di fatto risultata soccombere davanti alla maggioranza dorotea del partito che si delinea a Roma prima, a Venezia dopo, anche quando il governo centrale e locale si regge su un'alleanza con il Partito Socialista Italiano. In particolar modo colpisce l'accettazione da parte della sinistra DC di un lento, ma inesorabile, declino della formula di centrosinistra senza saper immaginare un 99

CONCLUSIONI

nuovo corso politico. Cos, dopo un lungo logorio, e certamente per un mutato clima sociale e culturale che la dirigenza democristiana ha difficolt ad interpretare ed anche per l'assenza di leader carismatici come Vincenzo Gagliardi, la sinistra democristiana non solo perde la leadership all'interno del partito veneziano, ma presto indebolita dalla scissione a livello nazionale tra l'Area Zac e Forze nuove. Eppure la DC veneziana gi ai tempi della Formula Venezia immagina scelte politiche innovative anche in forte dialettica con le indicazioni provenienti da Roma. Nel '74-'75 si trova per molti versi nella stessa situazione del biennio '56-'58. Il segretario politico Amintore Fanfani infatti interviene duramente dopo il cosiddetto minicompromesso storico: al sindaco uscente, Giorgio Longo, impedito di essere il capolista nelle elezioni amministrative del 1975. Il risultato di tali titubanze, abbinato a fattori di politica nazionale sempre ascrivibili all'affaticamento della formula di centrosinistra, il netto superamento del PCI sulla DC nelle elezioni amministrative del 1975 in termini di seggi e voti di lista 372. In questa situazione oggettivamente difficile, la dirigenza democristiana non prende in considerazione 373 di proseguire la strada imboccata nel dicembre del 1974 ossia di una alleanza politica con il PCI che di fatto avrebbe anticipato di alcuni anni lo scenario nazionale, come fu nel 1958 per l'alleanza con i socialisti. Con questo mancato passaggio si chiude una fase della DC veneziana che ha espresso ben tre generazioni 374 di politici che affondano le radici nella Resistenza e che hanno mantenuto un'apertura ad istanze provenienti dai ceti pi popolari. Un'azione volta, pur tra mille contraddizioni, a valorizzare il governo delle trasformazioni sotto la direzione delle istituzioni pubbliche, cio dei gruppi dirigenti democraticamente espressi, con particolare attenzione al ruolo dell'Ente Comune. Il Partito Socialista Italiano stato capace di restare al governo della citt di Venezia in maniera continuativa dal 1961 nonostante sia il partito pi rissoso tanto da attraversare diverse scissioni, a volte intramezzate da fugaci ed infruttuose unioni. Ed anche il PSI, come la DC, sconta diversi scarti tra la politica perseguita a Roma e quella in Consiglio comunale, basti pensare proprio alla votazione nale della Legge Speciale: la stesura della legge approdata in Parlamento glia dell'accordo avvenuto durante la V legislatura tra i ministri Ferrari-Aggradi 375 (DC) e Lauricella 376 (PSI), ma quando questa nel 1973, durante la VI legislatura, arriva alla stretta nale, il PSI tra gli oppositori perch momentaneamente al di fuori dell'area governativa 377. Una scelta meramente tattica. A livello locale gli anni sessanta e settanta sono contrassegnati dalla forte conittualit tra Mario Rigo e Gianni De Michelis. Una conittualit che sullo sfondo vede il tramonto di una generazione di politici socialisti quali Renzo Sullam, Armando Gavagnin, Luigi Ferroni. Mentre si affermano Fabrizio Ferrari, Nereo Laroni, Lino Bressan, Renato Nardi. Ed appunto Mario Rigo e Gianni De Michelis. Il primo proveniente dall'area socialdemocratica 378, il secondo ancorato all'area lombardiana. Una contrapposizione che vede la corrente legata a De Michelis prendere il sopravvento solo al congresso provinciale del 1978 379. Di certo la gura di Gianni De Michelis rappresenta una delle pi interessanti di questo periodo: approdato in Consiglio comunale nel 1965 (penultimo degli eletti nel PSI) nel giro di pochi anni fonda una rivista politica molto agguerrita (La Rivista Veneta) e riesce perno a far guadagnare nel 1972 al PSI la maggioranza assoluta nelle elezioni del consiglio di fabbrica del Petrolchimico Montedison, scavalcando il PCI 380. Un successo di tutto il partito, ma in primis di Gianni De

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Michelis capace in anni contrassegnati da forti cambiamenti culturali ed economici ricondurre ad unit il lavoro nelle istituzioni, l'approfondimento culturale e l'attenzione ai luoghi con un alto grado di conittualit sociale. Il tutto condito con azioni politiche spregiudicate che lo portano ad essere accusato, anche dalla sua area politica, di arrivismo, opportunismo e attaccamento al potere 381. Il Partito Comunista Italiano mantiene una comunanza di idee pi strette tra centro e periferia. Ci non vuol dire che rimane fermo sulle stesse posizioni per quindici anni. Tutt'altro. Basti pensare alla questione della III zona industriale. Favorevole alla sua edicazione, gi nel 1964 ne diviene un acerrimo oppositore. Esattamente il 25 marzo 1964 il comitato direttivo della federazione veneziana del PCI vota una risoluzione nella quale si legge: La linea del polo di Porto Marghera si dimostrata, nella esperienza concreta del Veneto, come la componente essenziale dell'esplosione di laceranti contraddizioni nella nostra Regione. [La linea del polo si rivelata la] pompa aspirante dell'hinterland di Porto Marghera su di un raggio veneto e non costituisce un modello di sviluppo per la ricomposizione dell'equilibrio strutturale, la cui mancanza oggi al fondo dell'attuale situazione economica, ma si colloca su di una direzione esattamente opposta, si presenta come modello dell'espansione monopolistica nelle zone depresse in rapporto alla politica dei consumi opulenti, da cui deriva anche il suo rapporto con la piccola e media industria nel Veneto con le sue condizioni di subordinazione e di fragilit. Quindi la terza zona era vista come: Strumento di razionalizzazione dell'espansione monopolistica, di strumento di copertura democratica di decisioni e scelte di centri di potere esterni alle strutture democratiche 382. Anche sulla politica degli assi attrezzati 383 il PCI muta posizione. Pur continuando ad appoggiarne la realizzazione, questi non sono pi visti unicamente come elemento infrastrutturale dominante sugli elementi ambientali, ma come un mezzo da relazionare alla struttura insediativa urbana e alle esigenze sociali e culturali della popolazione. La spinta politica del PCI si concretizza maggiormente nella ricerca di una effettiva democratizzazione del sistema amministrativo attraverso la valorizzazione del ruolo degli Enti locali e nell'individuazione del metodo della programmazione democratica come mezzo primo per raggiungere gli obiettivi sociali e politici. In quest'azione un pungolo costante all'azione del centrosinistra che nel tempo si avvicina sempre pi alle posizioni espresse dal PCI. Un PCI che nella sua classe dirigente negli anni sessanta e settanta affronta dei forti mutamenti gli anche dell'XI (1966) e XII (1969) congresso nazionale. In particolare la Federazione di Venezia vede una lotta politica aspra che ebbe il suo apice nel XIII congresso provinciale (1969) nella quale ridimensionata l'ala ingraiana guidata da Cesco Chinello 384. Il passaggio tutt'altro che indolore e il susseguirsi di segretari provinciali denotano un forte grado di conittualit interna 385. Sempre in questi anni da ricordare l'immissione di nuove forze provenienti dal movimento studentesco e operaio. Questo fenomeno raggiunge il suo apice con il cosiddetto entrismo e gioca un ruolo signicativo nel PCI di allora. Ad esempio Gianni Pellicani ha sostenuto che il congresso di Federazione del gennaio 1969: caratterizzato da questa nuova e massiccia presenza. Presenza che mise in ombra le posizioni di sinistra (...). Quellentrismo non ebbe gli esiti che alcuni forse avevano ipotizzato, ma determin sicuramente una contaminazione del partito, del suo modo di essere, come sempre avviene nei momenti cruciali. Lo rese pi robusto e pi preparato per affrontare la fase particolarmente de-

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CONCLUSIONI

licata degli anni settanta. Queste nuove forze si diffusero nel corpo del partito, non formarono aggregazioni e divennero parte integrante del PCI, assumendo via via compiti di direzione a tutti i livelli politici e istituzionali. Divennero protagonisti della elaborazione della linea del partito, della sua gestione e direzione. 386 Anche a livello regionale, sempre negli stessi anni, l'arrivo di Rino Serri d una forte dose di modernizzazione. Quanto la situazione sia difficile da decifrare data dal fatto che Rino Serri, vicino all'ala ingraiana, di fatto poi conduce il partito in sintonia con l'ala amendoliana. Da rimarcare che allora il PCI regionale un partito non solo ampiamente minoritario nel panorama politico regionale, ma culturalmente legato alle battaglie politiche degli anni cinquanta sulla mezzadria ed incapace di rapportarsi ai cambiamenti economici e sociali in atto 387. Anni intensi che vedono un avvicendamento nella classe dirigente comunista. Uscirono lentamente di scena personalit quali Giobatta Gianquinto, Gian Mario Vianello e Giuseppe Golinelli. Si affermano ad esempio Girolamo Federici e Gianni Pellicani, quest'ultimo entrato in Consiglio comunale nel 1960, in Parlamento nel 1972 e vicesindaco dal 1975. Ma un processo di rinnovamento profondo. Basti pensare alla compagine consiliare del PCI del 1975: capogruppo in Consiglio comunale Paolo Cacciari, 26 anni. Tra i 22 consiglieri eletti nelle le del PCI ben 13 sono matricole. Et media del gruppo consiliare: 42 anni. Se si pensa ad alcune posizioni nel governo della citt assunte da persone arrivate da poco in citt (Eduardo Salzano, assessore all'Urbanistica), o espressamente chiamate in occasione della vittoria elettorale 388, si ha la dimensione di un partito capace di rinnovarsi profondamente. Una compagine che merita una menzione particolare il Partito Repubblicano Italiano, assente in Consiglio comunale no al 1967 quando fa la sua apparizione per la scissione dei liberali di sinistra 389 (Movimento Democrazia 67). Da quel momento vede crescere il proprio consenso e la propria capacit di incidere nella realt politica tanto da esprimere il primo assessore all'Ecologia del Comune di Venezia (e d'Italia) che poi diviene anche sindaco di Venezia, Antonio Casellati 390. Inoltre il PRI grazie ad una solida alleanza con ambienti veneziani assai ascoltati fuori Venezia (Italia Nostra 391) e legami con esponenti di spicco della stampa nazionale, riesce ad ottenere enorme eco per le sue battaglie grazie al sostengo di giornalisti quali Indro Montanelli e in seconda battuta Sandro Meccoli e quindi il Corriere della Sera, diretto tra il 1968 e il 1972 da Giovanni Spadolini. Non va dimenticata la gura di Bruno Visentini che entra in Parlamento nel 1972. Inne alcuni dei suoi esponenti svolgono un ruolo di primo piano nella fase operativa della legislazione speciale. Ad esempio Giovanni Spadolini, quando nominato ministro dei Beni culturali 392 (1974-1976, governo Moro IV), interviene in maniera perentoria sul tema dei Piani particolareggiati. A livello locale invece Luigi Scano prima responsabile della redazione delle norme al Piano comprensoriale (1977), in seguito consulente del Comune di Venezia per la redazione delle osservazioni del Comune al Piano comprensoriale della laguna e del suo entroterra (1980). Lo stesso Casellati presidente del Comitato istituito dal Comune di Venezia per redigere il Piano comprensoriale. Quindi il PRI diviene tra i protagonisti e massimi fautori di un approccio sistemico del territorio lagunare. In questo riscontrabile un cambiamento marcato tra le posizioni assunte a Roma: il testo di Legge Speciale presentato dal gruppo repubblicano incentrato unicamente sulla citt storica e su un'autorit del tutto dipendente dal potere centrale 393.

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Il Partito Liberale Italiano in pratica scompare dalla scena politica veneziana nonostante personalit quali Mario Valeri Manera continui a ricoprire diversi ruoli nel governo, inteso nel suo senso pi ampio Camera di Commercio, istituzioni culturali, ecc.394 della citt. Ed importanti posizioni le mantiene anche con Massimo Alesi sottosegretario proprio durante il governo che porta all'approvazione della Legge Speciale e Augusto Premoli. Ma l'inuenza del partito va scemando perch continua a professare posizioni insostenibili nel nuovo quadro culturale. Ad esempio difende la strada translagunare che doveva nelle intenzioni dei proponenti collegare l'isola della Certosa alla terraferma. Strada prevista nel Piano Regolatore Generale rmato da Dorigo, ma che scompare nei primi anni sessanta cassata dal Consiglio superiore dei lavori pubblici. Il PLI rimane inoltre vicino agli interessi delle grandi industrie operanti a Porto Marghera. I risultati elettorali di tali scelte sono disastrosi: nel 1965 il PLI contava cinque consiglieri, nel 1975 solamente uno. In ultima analisi sui perch del lento avvicinamento tra le posizioni del PCI, del PSI e del PRI si ritrova la chiave di lettura politica pi signicativa di questo periodo. Queste sono le tre forze politiche che meglio delle altre riescono a muoversi tra posizioni vincolistiche e altre spinte miranti ad un uso del territorio basato sull'idea che fosse un bene inesauribile. Tra i partigiani movimenti non rappresentati nelle Istituzioni, fautori di posizioni incapaci di mettere in discussione un modello di sviluppo fordista perch basate su un'interpretazione del territorio unicamente conservativa al di fuori di tentativi concreti di interpretare la contemporaneit. Dall'altra le forze economiche e sociali legate in primis al PLI e al PSDI, ma con forte inuenza anche nella DC, che puntano sostanzialmente all'uso del territorio come risorsa illimitata. Tra questi estremi appunto il PCI, il PSI e il PRI che criticando aspramente il modello industriale tecnocratico e centralistico, immaginano uno sviluppo del territorio nel quale l'ambiente abbia un rilievo nelle dinamiche economiche nel quadro di un maggior ruolo degli Enti locali e un potenziamento degli strumenti democratici e programmatori. E individuano anche i mezzi per raggiungere questo obiettivo: la realizzazione del Piano comprensoriale, previsto dalla legislazione speciale, ossia l'attuazione dello strumento immaginato per governare in termini d'area vasta il territorio lagunare. Quindi queste le tre forze politiche che intercettano le istanze provenienti dalla societ in anni segnati da un forte grado di conittualit. Una lenta azione politica che permette un nuovo governo della citt a partire dall'agosto del 1975. Una stagione politica nata con l'idea di trasformare l'Ente locale in un soggetto capace di proporre, pianicare quindi governare il territorio dialogando in maniera capillare con i diversi ceti sociali grazie a nuovi strumenti e obiettivi pi articolati rispetto al passato. In questo progetto politico l'Ente locale si congura come il fulcro dellorganizzazione democratica del paese nella costante ricerca di una sempre maggiore autonomia. Una conferma che la ricerca di un corretto equilibrio nel governo del territorio ancora un superiore equilibrio politico 395.

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CONCLUSIONI

NOTE

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Si veda pag. 104. Nel 1975 i voti di lista per il PCI sono 85.205 (22 seggi), per la DC 73.356 (18 seggi). Nel 1970 la DC con 74.061 voti esprimeva 21 consiglieri, il PCI si fermava a 17 seggi (62.274 voti di lista). Testimonianze orali di Giorgio Longo, Carlo Vian e Gianni Rivi rilasciate all'autore. Per maggiori informazioni si veda Interviste ai protagonisti sezione dell'Atlante Storico Politico Veneziano consultabile dal sito www.fondazionegiannipellicani.it La prima, solo per dare alcuni nomi esemplicativi, quella di Giovanni Ponti e Celeste Bastianetto, la seconda di Eugenio Gatto e Alberto Bagagiolo, la terza di Vincenzo Gagliardi e Giorgio Longo. Inoltre una menzione particolare merita Wladimiro Dorigo, uscito dalla DC nel 1958 ma poi sempre attivo tanto da venir denito da G. Baget Bozzo l'intellettuale politico pi signicativo degli anni sessanta, in G. Baget Bozzo, Questi cattolici, Roma, 1979, pp. 22-23. Durante la V legislatura si succedono 6 governi, sempre Mario Ferrari-Aggradi ministro anche se cambiando di portafoglio. Salvatore Lauricella ministro dei Lavori pubblici dal 1970 e il 1972, nel periodo in cui Ferrari-Aggradi fu ministro del Tesoro (governo Colombo). Negli ultimi mesi della legislatura (governo Andreotti I) lo stesso Ferrari-Aggradi a rivestire il ruolo di ministro dei Lavori pubblici. La legge approvata il 16 aprile 1973, durante il Governo Andreotti II retto da una coalizione DC-PLI-PSDI. Mario Rigo arriv al PSI seguendo l'allora segretario del PSDI, Gian Matteo Matteotti che conu nel PSI dopo aver fondato il MIUS. Da qui la famosa crisi di Giunta del 1978 quando Gianni De Michelis cerca di sostituire Renato Nardi a Mario Rigo come sindaco della citt. Nota Chinello Si veda pag. 78. Citato in L. Scano, Terra e acqua, Roma, 1985, pp. 126-127. Per assi attrezzatosi intende una serie di infrastrutture invasive nel territorio, in particolare di terraferma, volte a permettere una rapida circolazione di merci e persone, abbinata ad un generale incremento della dotazione infrastrutturale portuale. C. Chinello, Sindacato, PCI movimenti negli anni sessanta. Porto Marghera-Venezia 1955-1970, I Tomo, Milano, 1996, pp. 518520. Tra il 1968 e il 1975 la Federazione provinciale cambia guida ben quattro volte: Giuseppe Golinelli, Spartaco Marangoni, Gaston Angelin, Enrico Marucci. G. Pellicani, Governare la citt. La sda del riformismo, Venezia, pp. 20-24. Testimonianze orali rilasciata all'autore da Domenico Crivellari e Sandro Del Todesco. Per maggiori informazioni si veda Interviste ai protagonisti sezione dell'Atlante Storico Politico Veneziano consultabile dal sito www.fondazionegiannipellicani.it Ci si riferisce non ad assessori ma persone chiamate per ricoprire nuovi ruoli individuati come necessari per il funzionamento dell'Ente locale come Vincenzo Sabato, Sandro Del Todesco e Domenico Crivellari. Quest'ultimo diverr assessore al Bilancio (1982-1985). Il consigliere comunale transfuga Antonio Casellati. Sindaco tra il 1987 e il 1990. Il legame dato anche da appartenenze parallele, ad esempio Casellati un appartenente al direttivo locale di Italia Nostra. Testimonianza orale rilasciata all'autore. Per maggiori informazioni si veda Interviste ai protagonisti sezione dell'Atlante Storico Politico Veneziano consultabile dal sito www.fondazionegiannipellicani.it. Il primo nella storia repubblicana. Si veda pag. 28 e seguenti. Al momento dell'approvazione della 171/73, Presidente dell'Associazione degli industriali di Venezia. E sempre in questo lasso di tempo membro del Consorzio per l'edicazione della III zona industriale in rappresentanza dei datori di lavoro. Inne nella direttorio del Rotary di Venezia, balzato agli onori delle cronache perch utilizza in maniera assai spregiudicata un rapporto di tre ingegneri olandesi per difendere la scelta del Canale di Malamocco. Vicenda occorsa nel gennaio del 1967. G. Obici, Venezia no a quando?, Padova, 1967.

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LA GENESI DELLA LEGISLAZIONE SPECIALE

FONTI INEDITE
Archivi consultati La quasi totalit del materiale utilizzato per la stesura del saggio si divide equamente tra gli atti stenograci del Consiglio comunale di Venezia conservati presso l'Archivio Storico del Comune di Venezia e gli atti stenograci del Parlamento italiano, conservati presso le biblioteca di Camera e Senato oggi riunite nel Polo bibliotecario parlamentare. Testimonianze orali Le interviste citate nel saggio sono state raccolta all'interno del progetto Atlante Storico Politico Veneziano in particolare nella sezione Interviste ai protagonisti. Per maggiori per maggiori informazioni www.fondazionegiannipellicani.it

FONTI EDITE E BIBLIOGRAFIA


G. Baget Bozzo, Questi cattolici, 1979, Roma. M. Berengo, Storia della citt, Torino, 1999. G. Bruno, Le imprese industriale nel processo di sviluppo (1953-1975), in Storia dell'Italia Repubblicana, La Trasformazione dell'Italia sviluppi e squilibri, Vol. II, Torino, 1995, pp. 355-418. S. Cavazzoni, "La laguna: origine ed evoluzione", in E. Turri e M. Zanetti (a cura di), La laguna di Venezia, Verona, 1995, pp. 41-67. C. Chinello, Sindacato, PCI movimenti negli anni sessanta. Porto Marghera-Venezia 1955-1970, Vol. I, Milano, 1996. C. Chinello, Storia operai di Porto Marghera, in Storia di Venezia. L'Ottocento e Novecento, Vol. III, Roma, 2002, pp. 22792323. S. Colarizi, Storia dei partiti nell'Italia repubblicana, Roma-Bari, 1996. Comune di Venezia, Piano di Programma 1977/1980, Venezia, 1979, Comune di Venezia, Ripristino, conservazione ed uso dell'ecosistema lagunare veneziano, Venezia, Venezia, 1984. G. De Michelis, lettera a Il Progresso Veneto, n. 47, 13 ottobre, 1962 M. De Nicol, La storia regionale in Italia tra comparazioni, apporti pluridisciplinari e ricerca di denizioni, in Memoria e Ricerca, 22/2006, pp. 15-42. W. Dorigo, Risanamento ed esodo, in Urbanistica, n.59-60, 1972, pp. 93-103. S. Giedion, Spazio, tempo in architettura, Milano, 1954. P. Ginsborg, Storia d'Italia 1943-1996. Famiglia, societ, Stato, Torino, 1998 Il Gazzettino, La legge per Venezia: rinnovato impegno DC, p. 1 Il Gazzettino, Denunciata l'urgenza della legge per Venezia, 18 maggio 1952. Il Gazzettino, Presa di posizione del PRI: troppe le proposte di modica, 6 dicembre 1972. Le Monde, Compromis historique Venise, 29 dicembre 1974. G. Mencini, Il fronte per la difesa di Venezia e della Laguna e le denunce di Indro Montanelli, Venezia, 2005. G. Obici, Venezia no a quando?, Padova, 1967. G. Pellicani, Governare la citt. La sda del riformismo, Venezia, 2008. L. Pietragnoli e M. Reberschak, Dalla ricostruzione al problema di Venezia in Storia di Venezia. L'ottocento e il Novecento, Vol. III, Roma, 2002, pp. 2225- 2277. C. Pinzani, L'Italia repubblicana, in Storia d'Italia. Dall'unit ad oggi, Vol.4***, Torino, pp. 2484-2734. M. Reberschak, Venezia, dopoguerra: tra storia e contemporaneit, in (a cura di) M. Rebershack, Venezia nel secondo dopoguerra, Padova, 1993, pp. 11-23. G. Romanelli, Venezia Ottocento - Larchitettura, lurbanistica, Roma, 1977. G. Romanelli, G. Rossi, Mestre: storia, territorio, struttura della terraferma veneziana, Venezia, 1977. E. Scalfari, G. Turani, Razza Padrona. Storia della borghesia di Stato e del capitalismo italiano 1962-1974, Milano, 1974. L. Scano, Venezia: terra e acqua, Roma, 1985. J. P. Thomas, Le politiche economiche del900, Bologna, 1998. V. Zamagni, La crisi dell'industria italiana e la crisi degli anni settanta, in L'industria chimica italiana nel Novecento, a cura di G.J. Pizzorni, Franco Angeli, Milano, 2006, pp. 137-153.

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APPENDICI

INDICE DEI NOMI


Michele Achilli, 37, 48 (nota 212) Massimo Alesi, 19, 55, 57, 89, 92 (nota 262), 101 Pietro Amigoni, 14, 16 Giulio Andreotti, 176 (nota 48), 68, 102 (note 376, 377) Gastone Angelin, 89, 102 (nota 385) Cesare Angelini, 14 Giovanni Astengo, 93 (nota 304) Giancarlo Baessato, 93 (nota 304) Alberto Bagagiolo, 102 (nota 374) Gianni Baget Bozzo, 102 (nota 374), 103 Camillo Bassotto, 86 Celeste Bastianetto, 102 (nota 374) Adolfo Battaglia, 32 Edoardo Battaglia, 16 Marino Berengo, 7 (nota 2), 103 Piero Bergamo, 53, 56, 59, 60, 92 (nota 262) Mario Bernardo, 93 (nota 304) Guido Berro, 94 (nota 362) Lorenzo Bettini, 57, 94 (nota 360) Francesco Bettiol, 44 (nota 25) Giobatta Bianchini, 94 (nota 327) Giorgio Biasutti, 44 (note 25 e 26) Lorenzo Biasutti, 10 Antonio Bisaglia, 42 Orlando Bolgan, 68 Emilio Bonatti, 34 Giovanni Bortolussi, 92 (nota 281) Lino Bressan, 74, 86, 98 Giovanni Bruno, 45 (nota 47) 103 Teodoro Bubbio, 44 (nota 25) Brunetto Bucciarelli Ducci, 44 (nota 25) Franco Busetto, 14, 15, 20, 23, 25, 30 Paolo Cacciari, 100 Ludovico Camagni, Franco Carrer, 93 (nota 304) Antonio Casellati, 35, 66, 67, 70, 72, 85, 94 (nota 348), 100, 102 (note 389 e 391) Nerino Cavallari, 9, 19, 52, 92 (nota 262) Carlo Cavalli, 30 Severino Cavazzini, 44 (nota 25) Guido Ceccherini, 44 (nota 25) Vito Chiarelli, 93 (nota 290) Cesco Chinello, 7 (nota 3), 32, 36, 39, 45 (nota 45), 49 (nota 253), 61, 62, 63, 67, 68, 99, 102 (note 380 e 384), 103 Romano Chirivi, 93 (nota 304) Simona Colarizi, 59, 93 (nota 294), 103 Carlo Colognatti, 44 (nota 25) Emilio Colombo, 41, 101 (nota 376) Giacomo Corona, 44 (nota 25) Benedetto Cottone, 20, 44 (nota 25) Domenico Crivellari, 102 (note 387 e 388) Araldo Crollalanza, 12, 14 Zanon Dal Bo, 60, 63, 64, 66, 69, 92 (nota 264)

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LA GENESI DELLA LEGISLAZIONE SPECIALE

Danilo De Cocci, 23 Augusto De Marsanich, 35, 50 (nota 182) Gianni De Michelis, 64, 68, 70, 71, 72, 73, 74, 75, 76, 77, 81, 83, 88, 89, 91, 96 (note 332 e 350), 97 (nota 370), 99, 100, 104 (nota 379), 105 Marco De Nicol, 9 (nota 10), 105 Pancrazio De Pasquale, 22 Costante Degan, 21, 22, 25, 27, 48 (nota 92) Sandro Del Todesco, 104 (note 387 e 388) Leomberto Della Toffola, 74 Ida D'Este, 46 (nota 25) Francesco Di Bella, 46 (nota 25) Giuseppe Di Prisco, 32, 42 Wladimiro Dorigo, 15, 40, 78, 95 (nota 304), 103, 104 (nota 374), 105 Sergio Fabbro, 94 (note 262 e 281) Arnaldo Fabriani, 46 (note 25 e 26) Amintore Fanfani, 100 Ermes Farina, 62, 94 (nota 262) Giovanni Favaretto Fisca, 54, 56, 59, 63, 80, 94 (nota 284), 96 (nota 331) Girolamo Federici, 37, 74, 75, 82, 102 Mario Ferrari-Aggradi, 13, 17, 47 (note 65 e 78), 96 (nota 350), 100, 104 (note 375 e 376) Mauro Ferri, 73 Luigi Ferroni, 22, 24, 36, 37, 38, 48 (nota 116), 49 (nota 139), 58, 100 Mario Fioret, 25 Enrico Fogliazza, 46 (nota 25) Ludovico Foscari, 94 (nota 257) Francesco Franceschini, 46 (nota 25) Carlo Franchini, 61, 68, 77, 88, 92, 94 (nota 262) Piermaria Gaffarini, 95 (nota 304) Vincenzo Gagliardi, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 46 (nota 39), 47 (note 49, 65 e 67), 48 (nota 112), 55, 56, 58, 61, 62, 66, 67, 69, 72, 73, 100, 104 (nota 374) Vito Giuseppe Galati, 46 (nota 25) Giuseppe Garlato, 46 (note 25 e 26) Antonio Gasparini, 94 (nota 281) Eugenio Gatto, 11, 12, 23, 46 (note 25, 26 e 29), 48 (note 86 e 88), 104 (nota 374) Armando Gavagnin, 56, 94 (nota 270), 100 Giacinto Maria Genco, 27 Giobatta Gianquinto, 11, 12, 14, 17, 18, 23, 24, 26, 27, 31, 35, 36, 37, 39, 40, 46 (nota 25), 48 (nota 86), 55, 59, 66, 69, 72, 94 ( nota 265), 102 Siegfried Giedion, 9 (nota 1), 105 Enzo Giglioli, 62 Ermanno Giommoni, 57 Paul Ginsborg, 61 Giuseppe Golinelli, 17, 18, 21, 94 (nota 266), 102, 104 (nota 385) Pietro Granziera, 72 Agostino Greggi, 26 Filippo Grimani, 15 Giuseppe Grossi, 31, 41 Antonio Guariento, 48 (nota 84) Antonio Guarra, 32, 44 Emanuele Guerrieri, 46 (nota 25) Luigi Gui, 40, 51 (nota 215)

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APPENDICI

Giuliano Gusso, 95 (nota 304) Ugo La Malfa, 25, 28, 40 Giovanni Lanfr, 30, 38 Nereo Laroni, 100 Salvatore Lauricella, 36, 83, 100, 104 (nota 376) Ruggero Lombardi, 21, 46 (nota 26) Giorgio Longo, 15, 46 (nota 42), 61, 76, 77, 78, 79, 80, 84, 85, 86, 87, 90, 91, 96 (nota 346), 100, 104 (note 373 e 374) Luigi Luzzati, 9 (nota 7) Lucio Mario Luzzato, Mario Luzzato, 14, 21, 46 (nota 26) Giovanni Francesco Malagodi, 94 (nota 275) Lucio Mal, 95 (nota 304) Vittorio Marangone, 46 (nota 25) Spartaco Marangoni, 13, 46 (nota 25), 104 (nota 385) Concetto Marchesi, Ugo Marchesi, 21, 46 (note 25 e 26) Paolo Maretto, 95 (nota 304) Vittorio Emanuele Marzotto, 46 (nota 25) Gian Matteo Matteotti, 11, 21, 104 (nota 378) Giancarlo Matteotti, 62 Lionello Matteucci, 46 (nota 25) Giannandrea Mencini, 51 (nota 216), 105 Enzo Modica, 31, 32 Indro Montanelli, 51 (nota 216), 102, 105 Renato Nardi, 100, 104 (nota 379) Luigi No, 31 Giulio Obici, 104 (nota 395), 105 Antonio Omarini, 62, 84, 91 Tarcisio Pacati, 46 (note 25 e 26) Pietro Padula, 34, 35, 49 (nota 131), 50 (note 175 e 198) Giacomo Pancino, 95 (nota 304) Giangiacomo Pancino, 62, 83, 92 Michelangelo Pasquato, 48 (nota 86) Valeriano Pastor, 95 (nota 304) Giovanni Pavanini, Gianni Pellicani, I, II, 7, 32, 37, 41, 42, 43, 47 (nota 51), 51 (note 215 e 238), 60, 63, 64, 65, 74, 75, 77, 83, 87, 88, 89, 90, 94 (nota 262), 96 (nota 334), 101, 102, 104 (nota 386), 105 Camillo Pellizzaro, 95 (nota 304) Valentino Perdon, 46 (nota 25) Ugo Perinelli, 21, 94 (nota 281) Francesco Petronio, 32, 49 (nota 149) Flaminio Piccoli, 44, 51 (nota 246) Leopoldo Pietragnoli, 46 (nota 40), 105 Mario Pochetti, 44 Pasquale Poerio, 26 Giovanni Ponti, 46 (nota 26), 104 (nota 374) Augusto Premoli, 30, 35, 37, 41, 48 (nota 118), 49 (nota 144), 103 Giorgio Proietto, 59 Fausto Samuele Quilleri, 51 (note 221 e 237) Leonello Raffaeli, 20 Leonardo Raffeli,

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LA GENESI DELLA LEGISLAZIONE SPECIALE

Riccardo Ravagnan, 19 Maurizio Reberschak, 9 (nota 5), 46 (nota 40), 105 Mario Rigo, 77, 88, 100, 104 (note 378 e 379) Giandomenico Romanelli, 9 (nota 6), 46 (nota 32), 105 Emilio Rosini, 14 Guido Rossi, 46 (nota 32), 105 Mariano Rumor, 44, 50 (nota 176) Vincenzo Russo, 27 Giorgio (?) Ruffolo, 95 (nota 294) Vincenzo Sabato, 104 (nota 388) Eduardo Salzano, 102 Giuseppe Samon, 38, 42 Umberto Sannicol, 16, 46 (nota 26) Eugenio Scalfari, 51 (nota 217), 105 Luigi Scano, 46 (nota 17), 47 (note 43 e 76), 102, 104 (nota 382), 105 Vincenzo Scarlato, 50 (nota 188) Rino Serri, 94 (nota 266), 102 Giovanni Spadolini, 102 Angelo Spanio, 46 (nota 16), 55, 94 (nota 268) Renzo Sullam, 55, 65, 100 Luigi Tartari, 71 Jean-Paul Thomas, 9 (nota 9), 51 (nota 218), 105 Roberto Tognazzi, 56, 60 Giuseppe Togni, 31, 33, 34, 35, 37, 38, 51 (note 243 e 252) Giusto Tolloy, 17, 24, 36, 48 (nota 86) Giovanni Tonetti, 11, 14, 46 (nota25) Alberto Toniolo, 63, 69, 72, 94 (note 262 e 263), 95 (nota 301) Rubes Triva, 33 Giuseppe Turani, 51 (nota 217), 105 Mario Valeri Manera, 103 Sante Veronese, 55, 56, 94 (nota 262) Gian Mario Vianello, 21, 27, 57, 58, 61,83, 94 (note 262 e 278), 102 Mario Vianello, 88, 89,92 Mario Vio, 95 (nota 304) Carlo Vischia, 46 (nota 25) Bruno Visentini, 29, 34, 40, 50 (nota 180), 85, 102 Riccardo Waler, Mario Zanatta, 94 (nota 281) Amedeo Zanella, 68 Alfeo Zanini, 15, 39, 43, 84 Giorgio Zecchi, 55, 58, 61, 70, 73, 92, 94 (nota 262) Gaetano Zorzetto, 85, 88, 90, 92

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Finito di stampare nel 2010 da XXXXXXX