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Rem Koolhaas - Delirious New York

Storia dell'architettura contemporanea (Università di Pisa)

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DELIRIOUS NEW YORK 1978 – REM KOOLHAAS

Nel libro, ripercorrendo la storia urbanistica di New York, Koolhaas cerca di spiegare il motivo per il quale
una città quasi per nulla pianificata abbia dato forma alla nostra contemporaneità in un modo in cui non
sono riusciti a fare gli architetti del Movimento Moderno con le loro utopie metropolitane. In particolar
modo tra il 1890 e il 1940 una nuova cultura scelse Manhattan come laboratorio: un’isola mitica dove
l’invenzione e il collaudo di uno stile di vita metropolitano e dell’architettura da esso prodotta potessero
essere perseguiti come un esperimento collettivo, nel quale l’intera città diventava una fabbrica di
esperienze artificiali e dove il reale e il naturale cessavano di esistere. I protagonisti di questo testo sono
Manhattan e gli architetti sconosciuti che l’hanno costruita: esso vuole essere un manifesto retroattivo di
una città che ha fatto dello sfruttamento della congestione un paradigma. Quello che emerge è
l’esaltazione della grande genericità della sua architettura a partire da due elementi: la griglia e il
grattacielo. Nel 1807 Simeon deWitt, Gouverneur Morris e John Rutherford ricevono l’incarico di
progettare il modello che regolerà l’occupazione finale e definitiva di Manhattan. Quattro anni più tardi
propongono, oltre la demarcazione che separa la parte conosciuta della città da quella sconosciuta, 12
avenue in direzione nord-sud e 155 strade in direzione est-ovest. Con questo semplice atto essi definiscono
una città di 13x156=2028 isolati: una matrice che cattura, al contempo, tutto il territorio restante e tutte le
future attività dell’isola: la Griglia di Manhattan. In realtà si tratta del più coraggioso atto profetico della
civiltà occidentale: la terra che spartisce è vuota; la popolazione che descrive, ipotetica; gli edifici che
individua, fantasmi; le attività che concepisce, inesistenti. La griglia deve però essere riempita e
curiosamente l’incubatrice delle prossime tematiche e della mitologia di Manhattan è Coney Island definita
come una Manhattan allo stadio fetale.

Coney Island viene scelta come luogo di vacanze dagli abitanti di Manhattan ma, quando quest’ultima
compie la trasformazione da città a metropoli, la necessità di evadere diventa ancora più pressante. Il
bisogno di divertimento cresce fino a prendere il sopravvento: è così che Coney Island diventa un enorme
parco divertimenti. Parte dunque una sfida all’ultima attrazione tra imprenditori del divertimento:
Steeplechase di Tilyou, Luna Park di Thompson, Dreamland di Reynolds; i quali si sfidano realizzando
attrazioni sempre più grandi e sensazionali. È proprio in questi parchi che si va delineando il futuro
dell’architettura di New York, essi sono piccole città governate dalla tecnologia del fantastico. La stessa
tipologia a torre, finora presente solo con il Latting Observatory di Manhattan e con la Centennial Tower
di Philadelphia, viene sdoganata nei parchi di Coney con la costruzione della Beacon Tower a Dreamland e
con il progetto della Globe Tower: un’enorme sfera di 550 piedi di diametro contenente centinaia di
attrazioni e capace di ospitare 50.000 persone. Nel 1909 la promessa rinascita del mondo, annunciata dalla
Globe Tower, raggiunge Manhattan sotto forma di un’illustrazione che è in realtà un teorema che descrive
la prestazione ideale del grattacielo: un’esile struttura metallica che sorregge 84 piani orizzontali, tutti
aventi le medesime dimensioni del lotto. Il Grattacielo è dunque il secondo paradigma di questo manifesto
di Manhattan. Esso rappresenta l’incontro fortuito di tre differenti conquiste urbanistiche che, a seguito di
esistenze relativamente indipendenti, convergono a formare un unico meccanismo: 1. la riproduzione
del Mondo, 2. l’annessione della Torre, 3. il singolo isolato. L’edifico simbolo del Manhattanismo perciò non
può che essere il Downtown Athletic Club: un grattacielo di 38 piani per 163 metri di altezza che contiene
ogni tipo di attrezzatura sportiva, campi da squash e pallamano, sale da biliardo, piscine, ring per la boxe,
spa, campi da golf, sale da pranzo, un giardino pensile e le camere da letto. L’intero mondo dello sport è
riunito in un singolo edificio a torre che occupa un isolato. In un simile quadro ormai niente può
sorprendere la città, neppure il povero Salvador Dalì, il quale scendendo dalla nave portando con sé una
baguette di due metri e mezzo di lunghezza non viene interrogato dai giornalisti a riguardo: a Manhattan il
surrealismo è invisibile. Lo stesso Le Corbusier si reca a New York alla ricerca di un luogo dove realizzare la
sua Nuova Città ma è una tragica sorte per lui che una città di questo tipo esista già quando egli dà forma
alla sua ambizione. Il suo nome è Manhattan. L’obiettivo di Le Corbusier è chiaro: prima di poter partorire
la città che ha concepito, deve provare che essa non esiste ancora. Per poter vantare la primogenitura della
sua creatura, deve distruggere la credibilità di New York, liquidare lo sfavillio seducente della sua
modernità. Dal 1920 egli combatte contemporaneamente su due fronti: da una parte intraprende una

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campagna sistematica di ridicolizzazione e di diffamazione nei confronti del Grattacielo americano e del
suo habitat naturale, Manhattan; dall’altra porta a termine un’operazione parallela progettando l’anti-
Grattacielo e l’anti-Manhattan. Neppure con il progetto per il palazzo delle Nazioni Unite riesce a
somministrare a Manhattan la sua medicina benefica: nelle mani del capo della commissione internazionale
di progettazione l’intero complesso diviene semplicemente una tra le tante enclave di Manhattan, un
isolato come tutti gli altri, un’isola indipendente nell’arcipelago di Manhattan. Nonostante tutto, Le
Corbusier non è riuscito a inghiottire Manhattan. In definitiva Rem Koolhaas, come Le Corbusier, utilizza il
pretesto di questo manifesto retroattivo per lanciare la sua poetica, facendo proprio l’insegnamento di
Manhattan, ovvero la teoria della complessità: replicare nell’edificio la complessità della città.

La grande debolezza dei manifesti è la loro mancanza di concretezza, il problema di Manhattan è


l’opposto: una montagna di concretezza priva di un manifesto.  Questo libro è un manifesto retroattivo che
vuole esprimere Manhattan come prodotto di una teoria non ancora formulata: il Manhattanismo, ossia
l’esistere in un mondo artificiale interamente fabbricato dall’uomo, vivere nella fantasia. Manhattan è la
Stele di Rosetta del XX secolo. Non solo ampie porzioni del suo territorio sono occupate da mutazioni
architettoniche (Central Park, il Grattacielo), frammenti utopici (il Rockefeller Center, la sede dell’Onu) e
fenomeni irrazionali (Radio City Music Hall), ma per di più ogni isolato è coperto da molteplici strati di
architettura fantasma, che ha assunto la forma di insediamenti esistenti, progetti mai realizzati e fantasie
popolari, che forniscono un’immagine alternativa a quella della New York attuale. Questo testo è costituito
da una serie di episodi urbanistici che danno sostanza alla teoria del Manhattanismo, si tratta di quelli in
cui il progetto è maggiormente visibile e convincente. Dal punto di vista strutturale, il libro vuole riproporre
la griglia di Manhattan: una sequenza di isolati la cui vicinanza e il cui accostamento ne rafforza i significati
individuali. I primi capitoli mostrano l’affermazione, e il successivo declino, della scelta di Manhattan di
estraniare il più possibile il proprio territorio dalla sfera naturale. Ripercorrendo la storia di New
York, Koolhaas individua le tappe fondamentali della nascita del Manhattanismo:
 La Griglia, che nel 1811 suddivide l'isola di Manhattan in 2028 lotti uguali e vuoti
 A cavallo tra ‘800 e ‘900, la realizzazione di universi fantastici a Coney Island, che, partendo come
ambiente naturale incontaminato, diventa con il tempo luogo artificiale per antonomasia, meta del
turismo di massa e sede di diversi parco-giochi (il Luna Park originale, ad esempio), veri e propri
incubatori della rivoluzione, che poco dopo sarebbe esplosa a Manhattan
 I primi grattacieli
 La maturità
 La fine del movimento dopo la Seconda Guerra Mondiale.
L'autore considera le idee del passato ancora attuali, ecco perché al saggio vero e proprio segue
una conclusione immaginaria, in cui le parole lasciano il posto ad una serie di progetti, che costituiscono
una sintesi del materiale presentato nei capitoli precedenti. Il Manhattanismo è la sola ideologia
urbanistica che fin dall’inizio si è nutrita degli splendori e delle miserie della condizione metropolitana
(l’iper-densità), considerandola come fondamento per la cultura moderna. Il Manhattanismo vive grazie alla
congestione, che viene attuata con strategie e teoremi, che lo portano a rivendicare un ruolo tra le teorie
urbanistiche contemporanee. Prendendo Manhattan come guida, questo libro rappresenta un progetto per
una cultura della congestione. Ciò di cui Noè avrebbe avuto bisogno era il cemento armato. Ciò di cui ha
bisogno l'Architettura Moderna è un diluvio.

LIBRO

INTRODUZIONE
MANIFESTO La debolezza dei manifesti è l’intrinseca mancanza di concretezza; il problema di Manhattan è
all’opposto una montagna di concretezza priva di manifesto. Il presente libro nasce dall’intersezione di
queste due constatazioni: si tratta di un manifesto retroattivo per Manhattan. Tale libro intende indicare
una teoria non ancora formulata, il Manhattanismo.
ESTASI Manhattan ha costantemente ispirato ai propri spettatori un’estasi per l’architettura.

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DENSITÀ L’architettura di Manhattan è un paradigma per lo sfruttamento della congestione. Prendendo


essa come guida questo libro rappresenta un progetto per una “Cultura della congestione”.
PROGETTO Un progetto non può prevedere le crepe che si apriranno in futuro, esso descrive uno stato
ideale a cui ci si può soltanto approssimare. In modo analogo questo libro descrive un Manhattan
teorica/ipotetica, di cui la città reale costituisce una versione imperfetta e frutto di compromessi.
ISOLATI Da un punto di vista strutturale, questo libro è una traccia della Griglia di Manhattan. I primi
quattro isolati (Coney Island, Il Grattacielo, Rockefeller Center, Europei) raccontano le permutazioni del
Manhattanismo come teorie inespressa. Il quinto isolato (Appendice) è costituito da una serie di progetti
architettonici che danno sostanza alla dottrina del Manhattanismo.

PREISTORIA
PROGRAMMA Manhattan è un teatro del progresso, il suo piano è sostituire la civiltà alla barbarie. Da tali
premesse si deduce che: se i principi distruttivi non cessano mai di agire, ne consegue che ciò che è civiltà in
un determinato momento, sarà barbarie nel momento successivo. Esisterà quindi una riaffermazione ciclica
di un solo tema: creazione e distruzione congiunte e rimesse in scema all’infinito.
PROGETTO Nel 1672 un incisore francese realizza una veduta a volo d’uccello di New Amsterdam
completamente falsa, che tuttavia è una rappresentazione del progetto di Manhattan. Tutti gli elementi
presenti nella mappa sono di stampo europeo ma trapiantati su un’isola sono riassemblati in una nuova
interezza. La città è un catalogo di modelli e di precedenti: tutti gli elementi del vecchio mondo sono ora
riuniti in un solo luogo.
COLONIA Se si escludono gli indiani che sono stati lì da sempre, Manhattan viene scoperta nel 1609 da
Henry Hudson per conto della Compagnia olandese delle Indie orientali. Nel 1623 trenta famiglie salpano
dall’Olanda alla volta di Manhattan per fondare una colonia. Essi pianificano l’insediamento di Manhattan
come si trattasse di un’estensione della loro madrepatria artificiale.
PROFEZIA Nel 1807 Simeon deWitt, Gouverneur Morris e John Rutherford ricevono l’incarico di progettare
il modello che regolerà l’occupazione di Manhattan. Quattro anni più tardi propongono 12 avenue in
direzione nord-sud e 155 strade in direzione est-ovest; si definisce così una città di 2028 isolati, la Griglia di
Manhattan. Essa è il più coraggioso atto profetico della civiltà occidentale: la terra che spartisce è vuota, la
popolazione che descrive è ipotetica, gli edifici che individua sono fantasmi e le attività inesistenti.
RAPPORTO La Griglia è soprattutto una speculazione concettuale. Lo schema delle strade e degli isolati
rivela che la sua autentica ambizione è l’assoggettamento, se non l’annullamento, della natura. La Grigli
liquida la storia dell’architettura e tutte le precedenti lezioni di urbanistica. Poiché Manhattan ha una
superficie finita e il numero dei suoi isolati è stato stabilito una volta per sempre, la città non potrà crescere
in modo convenzionale. Si può solo predire che, qualunque cosa accada, avverrà da qualche parte
all’interno dei 2028 isolati della Griglia.
IDOLO Nel 1850 la possibilità che la sempre crescente popolazione di New York possa inghiottire lo spazio
restante della Griglia comincia a farsi reale. Vengono varati piani urgenti per preservare le aree ancora
disponibili destinandole a parchi. Nel 1853 viene realizzato Central Park. Se esso può essere letto come
un’operazione di conservazione, è ancor più il risultato di un complesso di manipolazioni e di trasformazioni
attuate sulla natura: i laghi sono artificiali, gli alberi trapiantati ecc.
TORRE Due anni dopo l’Esposizione Internazionale di Londra del 1851, Manhattan organizza una fiera
rivendicando la sua superiorità su tutte le altre città americane. La sede espositiva, allestita in quello che
diventerà Bryant Park, è contrassegnata da due strutture colossali che sovrastano completamente
l’ambiente circostante. La prima è una variante del Crystal Palace di Londra; la seconda struttura è una
torre alta più di 100 metri, il Latting Observatory. Tramite un ascensore per la prima volta gli abitanti di
Manhattan possono ispezionare la città e averne la conoscenza dei suoi limiti. L’autocoscienza geografica
che esse generano si traduce in impeti d’energia collettiva.
SFERA Fra gli oggetti esposti ve n’è uno che più di tutti cambierà la faccia di Manhattan: l’ascensore di
Elisha Otis. Al pari dell’ascensore ogni invenzione tecnologica porta con sé una doppia immagine: incluso
nel suo successo vi è anche lo spettro del suo possibile fallimento. Otis ha introdotto un tema che sarà
cruciale nel futuro sviluppo dell’isola: Manhattan è un accumulo di disastri possibili che non si verificano.

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CONTRASTO Il Latting Observatory e la cupola del Crystal Palace introducono il contrasto tra ago e globo
che apparirà continuamente nella storia di Manhattan. L’ago è la struttura più sottile meno voluminosa che
individua una posizione all’interno della Griglia, si tratta di un edificio senza interno. Il globo è la forma che
racchiude il massimo volume interno entro la minor superficie esterna. La storia del Manhattanismo è una
dialettica fra queste due forme.

CONEY ISLAND: LA TECNOLOGIA DEL FANTASTICO


MODELLO A cavallo tra XIX e XX secolo, Coney Island diviene l’incubatrice delle ormai prossime tematiche e
della neonata mitologia di Manhattan. Coney Island si può definire come una Manhattan allo stato fetale.
STRISCIA Coney Island viene scoperta un giorno prima di Manhattan nel 1609. Tra il 1600 e il 1800
l’effettiva conformazione geografia di Coney Island si modifica sotto l’impatto dell’intervento umano e delle
sabbie spostate dalle onde, che la trasformano in una Manhattan in miniatura.
COLLEGAMENTO Nel 1823 la Coney Island Bridge Company costruisce il primo collegamento artificiale tra la
terraferma e l’isola. Dato che a Manhattan gli esseri umani sono concentrati con una densità troppo
elevata, Coney Island viene individuata come luogo delle vacanze di Manhattan. Tra il 1823 e il 1860
Manhattan si trasforma da città a Metropoli. I cosmopoliti costruiscono sull’estremità orientale di Coney
Island grandi alberghi; all’estremità opposta è attratta un’altra comunità di fuggitivi. Queste 2 fazioni sono
asserragliate in una battaglia per il dominio dell’isola.
BINARI Lo scontro diventa critico nel 1865 quando viene costruita la prima ferrovia fino alla riva del mare.
Di conseguenza la spiaggia diventa il luogo dell’esodo settimanale. Da qui si scatena il bisogno di
divertimento, soprattutto nell’area centrale.
TORRE In seguito a tali considerazioni, nel 1878 viene ricostruita una torre di 90 metri, la Centennial Tower,
precedentemente posta a Philadelphia. Tale torre, come il Latting Observatory, è uno stratagemma
architettonico che prova autoconsapevolezza del territorio.
CIANFRUSAGLIE L’isola da quel momento diventa il luogo di riposo definitivo per frammenti futuristici,
cianfrusaglie meccaniche ecc.
PONTE Nel 1883 il ponte di Brooklyn rimuove l’ultimo ostacolo tra Manhattan e Coney Island, la quale
diventa luogo affollatissimo durante le domeniche estive.
TRAIETTORIA La ricostruzione della Centennial Tower è la prima manifestazione di un’ossessione che alla
fine trasformerà l’intera isola in una rampa di lancio per il proletariato. Nel 1883 viene costruito il Loop-the-
Loop (Giro della morte). Nella stagione successiva furono costruite le montagne russe, parodia delle curve,
delle colline e delle vallate attraversate da una ferrovia normale.
ELETTRICITÀ Nel 1890 l’introduzione dell’elettricità rende possibile la fruizione dell’isola anche nelle ore
notturne. Anche il fatto di poter fare il bagno di notte diventa un’attrazione.
CAVALLI Alla metà degli anni Novanta George Tilyou realizza una rotaia meccanizzata che si estende su
ampia parte dell’isola. Sopra questa rotaia si muove una mandria di cavalli meccanici. L’attrazione rimane
aperta 24 ore al giorno e rappresenta un successo senza precedenti. Negli anni successivi Tilyou costruisce
ulteriori attrazioni, che separa dal resto dell’isola attraverso un muro.
FORMULA Tra le mura ha origine un processo che dà vita a una gamma di attrazioni coordinate. Il muro di
Tilyou recinge un territorio che può essere modellato e controllato da un singolo individuo e viene in tal
modo investito di un potenziale tematico, ma egli non riesce a fruttare la conquista.
ASTRONAUTI Nel 1903 Frederico Thompson e Elmer Dundy aprono un secondo parco: Luna. Prendendo
spunto dal parco di Tilyou, Thompson conferisce un sistematico rigore intellettuale e un grado di
concettualizzazione che pone a base della sua pianificazione un consapevole fondamento di matrice
architettonica.
SCRIVANIA Reynolds elabora il parco che porrà fine a tutti i parchi: Dreamland. Le tre personalità di Tilyou,
Thompson e Reynolds si riflettono nel carattere dei loro parchi. Steeplechase à la tipologia del parco viene
inventata accidentalmente sotto la pressione di richiesta di divertimento, Luna con una struttura tematica e
coerente, Dreamland in cui i risultati precedenti vengono innalzati a un piano ideologico da un politico di
professione. Con Dreamland è la prima volta che si realizza un luogo di divertimenti per tutte le classi
sociali. Dreamland posta di fronte al mare vuole apparire metaforicamente sommersa: un’Atlantide trovata
ancora prima di essere perduta.

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PENURIA Questi parchi hanno alienato parte della superficie terrestre dalla natura più di quanto non sia
mai riuscita a fare precedentemente l’architettura.
FUOCO Nel 1911 per un cortocircuito dell’impianto di illuminazione, Dreamland viene rasa al suolo dal
fuoco in tre ore.
GIOIA Nel 1914 anche Luna Park viene distrutto dalle fiamme. Soltanto con il palazzo della Gioia 1919
Coney fa un’altra conquista: si tratta di un pontile che contiene la più grande piscina coperta del mondo,
una sala da ballo e una pista di pattinaggio.

LA DOPPIA VITA DELL’UTOPIA: IL GRATTACIELO


LA FRONTIERA DEL CIELO
Il grattacielo di Manhattan nasce tra 1900 e 1910, rappresenta l’unione di tre conquiste urbanistiche:
1. LA RIPRODUZIONE DEL MONDO
A partire dal 1870 con l’ascensore di Otis, vengono recuperati i piani superiori a quello terreno;
maggiore è la distanza da terra, più si fa stretto il rapporto di ciò che resta della natura (luce e aria).
TEOREMA Descrive la prestazione ideale di un grattacielo: esile struttura metallica che sorregge 84
piani con stesse dimensioni. Ogni livello è trattato come se tutti gli altri non esistessero.
ALIBI La condizione di Manhattan, con i due fiumi che ne impediscono l’espansione orizzontale,
incoraggia a ricercare spazio verso l’alto.
TRIONFO L’architettura non consiste più nell’arte di progettare edifici, ma nell’illimitata estrusione
verso il cielo. Ben presto ogni nuovo grattacielo si sforzerà di essere una città nella città. Esempi:
1902 Flatiron Building, World Tower Building, Berenson Building, 1915 Equitable Building.
2. L’ANNESSIONE DELLA TORRE
In 50 anni la torre ha accumulato il significato di simbolo di progresso tecnologico e universo
autosufficiente.
3. IL SINGOLO ISOLATO
Con Madison Square Garden e l’Hippodrome l’area dell’edificio va a coincidere per le prime volte
con quella dell’isolato.
FERMO IMMAGINE Il vero grattacielo è prodotto della fusione di moltiplicazione, isolamento e
edificio torre. A inizio ‘900 ciascuna di queste tre caratteristiche appartiene nell’ordine ad uno dei 3
edifici affacciati su Madison Square: Flatiron Building, Madison Square Garden, Metropolitan Life
Building.
AUTO MONUMENTO Oltre una certa massa critica ogni struttura diviene monumento; come
monumento non rappresenta un ideale ma non può evitare di diventare un simbolo per quanto è
grande.
LOBOTOMIA È la separazione chirurgica della connessione tra lobi frontali e il resto del cervello,
sconnettendo i processi intellettuali da quelli emozionali. Il suo equivalente architettonico separa
l’architettura esterna da quella interna rappresentando il divario fra contenitore e contenuto. La
lobotomia soddisfa le due richieste incompatibili che gravano sull’auto monumento: l’architettura
di facciata che svolge una funzione scultorea nei confronti della città e una progettazione d’interni
mutante.
Scisma La disposizione di piani tematici porta a pianificare lo scisma verticale negando la
dipendenza dei piani tra loro: ogni piano è autonomo.
OMBRA Con l’Equitable Building nel 1915, viene creato un deterioramento dell’ambiente
circostante. L’ombra dell’edificio fa scendere il prezzo degli affitti in una vasta area. Giunge il
momento di regolamentare questa aggressione architettonica.
LEGGE Zoning Law del 1916 individua per ogni lotto un involucro che traccia i contorni del massimo
volume costruibile. La Zoning Law definisce Manhattan per sempre come una collezione di 2028
colossali case fantasma che formano un mega villaggio.

I TEORICI DEL GRATTACIELO


Hugh Ferriss si pone l’obbiettivo di realizzare edifici sinceri, prendendo come punto di riferimento il
Partenone; ma in occasione del suo primo lavoro nello studio di Cass Gilbert apprende che l’architettura

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contemporanea a Manhattan consiste nel tentativo di rubacchiare tutti gli elementi più interessanti ai
Partenoni del passato, al posto di produrne dei nuovi. Invece di una nuova Atene, Ferriss trova un surrogato
di antichità. All’inizio degli anni ‘20 Ferriss apre un suo studio e promuove una nuova tecnica di
rappresentazione: il disegno a carboncino. Grazie a questo metodo egli libera un edificio sincero
dall’eccesso di effetti superficiali. Nel 1929 Ferriss pubblica la una raccolta dei suoi lavori: The Metropolis
of Tomorrow. Il libro è diviso in 3 parti: 1. Città contemporanee – disegni da lui realizzati per altri architetti;
2. Tendenze future – le sue variazioni sul tema della Zoning Law; 3. Una metropoli immaginaria – la nuova
Atene per Ferris. Il libro di Ferriss viene pubblicato nell’anno della crisi: il boom del Grattacielo era finito.
Verso la fine degli anni 20 vengono riuniti intellettuali e teorici di Manhattan in una commissione che dovrà
preparare, per conto della Regional Plan Association of New York, un volume sulla Costruzione della città. Il
loro obbiettivo è quello di stabilire chiare linee guida per lo sviluppo futuro di Manhattan. Per loro
qualunque cosa potrebbe essere messa in dubbio all’interno della struttura del Piano regionale, ad
eccezione del Grattacielo, che deve rimanere inviolato. La teoria verrà dunque adattata al Grattacielo, e non
il Grattacielo alla Teoria. Harvey Wiley Corbett propone un progetto per risolvere il problema della
congestione. Nel suo progetto di passaggi pedonali sopraelevati e porticati, l’intero livello stradale della
città dovrebbe essere gradualmente lasciato al solo traffico automobilistico. Grazie a questa separazione,
l’originaria capacità della strada verrebbe aumentata almeno del 200%. La sua proposta in realtà non
intende ridurre la congestione, la sua vera ambizione è quella di riuscire a portarla ad un grande talmente
elevato da fargli assumere un carattere positivo. Successivamente Ferriss, Corbett e altri autori del Regional
Plan intuiscono che tentare di risolvere i problemi di Manhattan sarebbe un suicidio, soltanto la
congestione è in grado di generare la Super-casa, il Mega-Villaggio, la Montagna ed infine la Venezia
modernizzata automobilistica. La Cultura della Congestione prevede che ogni isolato venga conquistato da
un’unica struttura. Ogni palazzo diventerà una casa ed ogni casa rappresenterà uno stile di vita e
un’ideologia differenti. Ogni Città dentro la Città sarà unica da attrarre i suoi abitanti in modo naturale.

LE VITE DI UN ISOLATO: IL WALDORF-ASTORIA E L’EMPIRE STATE BUILDING


Verso gli anni ‘90, William Waldorf Astor si trasferisce in Inghilterra e decide di sostituire la sua residenza,
collocata nell’isolato di famiglia, con un hotel che dovrà apparire come una residenza priva delle
caratteristiche che a prima vista connotano un hotel.
1896: 3 anni dopo l’apertura del Waldorf (13 piani), viene completato l’Astoria (16 piani), che è collocato
nell’altra metà dell’isolato della famiglia Astor. Al piano terra i 2 hotel vengono unificati da ambienti in
comune che ne eliminano ogni divisione; al secondo e terzo piano vengono collocate la Sala da ballo Astor
e la Galleria Astor. Dopo soli 20 anni l’hotel Waldorf-Astoria viene improvvisamente giudicato vecchio e
non più adatto ad ospitare la vera modernità.
1924: Boldt ed il suo socio Lucius Boomer, propongono di ricostruire l’hotel gradualmente, e di renderlo
molto più moderno. I loro architetti progettano quindi una copertura a volta in vetro e acciaio, creando una
delle più belle gallerie di Manhattan. Il problema del Waldorf-Astoria è quello di non essere un grattacielo.
Il modello urbanistico si è trasformato in una forma di cannibalismo architettonico: inglobando i propri
predecessori, l’ultimo edificio raccoglie l’energia e lo spirito dei precedenti e, a modo suo, ne preserva la
memoria. Il Waldorf viene demolito per la realizzazione dell’Empire State Building. Per la facciata
dell’Empire State Building viene utilizzato dell’acciaio al nichelcromo, una nuova lega che non si ossida ne
diventa opaca. Il carattere onirico dell’Empire State, gli impedisce di essere un esempio della conquista
dell’Automonumento da parte delle forme di cultura più elevate. Non appena la Cultura della Congestione
raggiunge il suo culmine all’inizio degli anni 30, si fa imminente un confronto finale. Il modello dell’hotel
subisce una revisione concettuale e viene investito da una nuova ambizione sperimentale che permette di
creare l’unità abitativa definitiva di Manhattan: il Residence. Il Residence è un’unità abitativa comune: i
suoi abitanti riuniscono i loro investimenti per finanziare un’infrastruttura collettiva volta a realizzare il
modo di vivere moderno. Solamente in questa forma gli abitanti possono permettersi di far fronte alla
costosa ed intensa tradizione dell’ultimo grido.

INSTABILITÀ DEFINITIVA: IL DOWNTOWN ATHLETIC CLUB


Il Downtown Athletic Club fu costruito nel 1931 ed è situato lungo la riva del fiume Hutson nei pressi di
Battery Park; raggiunge un’altezza di 163m (38 piani). Esternamente appare come un comunissimo

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Grattacielo, ma al suo interno nasconde l’apoteosi del Grattacielo come strumento della Cultura della
Congestione. La parte inferiore dell’edificio è predisposta per attività sportive alternate dagli spogliatoi. Al
7° piano vi è un campo da golf al coperto, un paesaggio inglese di valli e colline, alberi, un ponte, un
fiumiciattolo. Salendo al 9° piano abbiamo un vestibolo buio che conduce direttamente ad uno spogliatoio,
mai illuminato dalla luce solare, che occupa il centro della piattaforma. Lì ci possiamo spogliare, e indossare
i guantoni da boxe dato che dobbiamo passare in un ambiente attrezzato con una schiera di punching ball.
Sul lato sud troviamo un bar che serve ostriche con vista sul fiume Hudson, mai era esistita una cosa simile.
Abbiamo poi piani dedicati alla ristorazione, biblioteche, sale da ballo, e dal 20° al 35° il Club include
soltanto camere da letto.

QUANTO PERFETTA PUÒ ESSERE LA PERFEZIONE: LA CREAZIONE DEL ROCKEFELLER CENTER


IL TALENTO DI RAYMOND HOOD
Nel 1922 partecipa ad un concorso per il Chicago Tribune, insieme all’amico architetto John Mead Howells,
e vincono il primo premio. Successivamente gli viene chiesto di realizzare il suo primo Grattacielo a New
York, l’American Radiator Building, in un lotto affacciato su Bryant Park. Grazie alla sua visione sulla futura
Manhattan come una Città di Torri, nel progetto del Grattacielo riesce a ridurre l’area della Torre, ricavando
delle finestre nella facciata ovest, progettando così il suo primo esemplare della Città di Torri. Hood decide
anche di costruire l’edificio in mattoni neri, cosicché le aperture possano confondersi con il fusto della
Torre e passare inosservate. Realizza la cima dell’edificio dorata.
1929/31: Hood realizza il Grattacielo McGraw-Hill; l’edificio ospita 3 diverse attività, che vengono separate
in sezione tramite delle rientranze man mano che si sale verso la cima. Hood progetta anche il colore
dell’edificio nei minimi dettagli, la Torre dovrà sfumare gradualmente dai toni scuri della base verso quelli
più chiari della sommità. Con questo gioco di sfumature Hood riesce a riunire due elementi incompatibili in
una singola unità: con le sue tende dorate, l’edificio sembra come un incendio che divampa all’interno di un
iceberg, il fuoco del Manhattanismo dentro l’iceberg del modernismo.
Verso la metà degli anni 20 Hood viene incaricato di costruire la più grande Chiesa al mondo, con hotel,
appartamenti, negozi, e con il più grande parcheggio interrato. Questo è il primo edificio multifunzionale
che Hood realizza. Successivamente elabora un’altra teoria per limitare la congestione: le attività cittadine
dovrebbero essere confinate entro determinate aree, è molto vantaggioso per un uomo lavorare nel solito
edificio in cui si trova anche il suo appartamento. Nelle Città sotto un unico tetto di Hood tutti i movimenti
longitudinali che creano congestione vengono sostituiti da movimenti verticali all’interno dell’edificio che
producono decongestione.
1950: Hood realizza il progetto Manhattan 1950, che da inizio ad una nuova fase del Manhattanismo: una
Manhattan consapevole. Il progetto consiste nel collocare un numero ben definito di Montagne (38) sulla
Griglia, agli incroci delle avenue e delle strade più ampie, circa ogni 10 isolati. Anche se la Montagna ha una
massa molto elevata, né la Montagna né la Griglia risultano compromesse: la Griglia taglia la Montagna
determinando una configurazione piena/vuota.

TUTTI I ROCKEFELLER CENTER


Inizialmente doveva essere solamente un teatro dell’Opera, ma volendolo collocare in una posizione
migliore della Griglia il costo del terreno era troppo elevato; sono stati costretti dunque a richiedere
l’impiego di ulteriori attività commerciali.
1928: l’architetto Benjamin Wistar Morris scopre una zona su tre isolati, e lì elabora il progetto definitivo.
Rockefeller si offre di assumersi la responsabilità della fase progettuale e di quella esecutiva dell’intera
iniziativa. Nel dicembre 1928 viene fondata la Metropolitan Square Corporation, la società che dovrà
gestire l’operazione. Viene fissato un elemento del Rockefeller Center: una torre al centro e quattro torri
più basse agli angoli dell’area. Viene assunto un Direttore della Ricerca,  date le innumerevoli proposte
progettuali, delle attrezzature, dei materiali, ecc., per sfruttare al meglio questo potenziale. Alla fine, ogni
minima parte dell’edificio è stata sottoposta ad una selezione e viene scelta tra moltissime alternative
possibili. Il Rockefeller può essere letto come la somma di cinque progetti ideologicamente distinti ma
coesistenti in un unico luogo:

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 Progetto 1 la Griglia di Manhattan impone rigidezza, e vieta la creazione di prospettive ai piani fuori
terra. Hood, avendo avuto però un insegnamento dell’École des Beaux-Arts, ricrea al piano -1
prospettive ipogee culminanti nella metropolitana. All’estremità est del complesso, la piazza
ribassata fa da spazio di transizione tra il piano della Griglia ed il piano -1.
 Progetto 2 quando vengono abbandonati i progetti per la Metropolitan Opera, gli Associated
Architects progettano altre versioni del piano -1, interamente occupato da teatri.
 Progetto 3 edificio alto 10 piani, in linea con la tradizione del Grattacielo come moltiplicazione
verticale dell’area edificabile. Un volume illuminato e aerato artificialmente, occupato da spazi
pubblici e semipubblici. Questo edificio sarà occupato dalla National Broadcasting Company (NBC) e
la Radio Corporation of America (RCA). Il Rockefeller Center sarà la prima architettura che può
essere trasmessa.
 Progetto 4 giardini pensili posti sul tetto. I ponti collegano i parchi posti su ciascuno dei 3 isolati;
servizi pubblici e per l’intrattenimento sono distribuiti nei parchi.
 Progetto 5 è il progetto definitivo, e corrisponde ad una Città Giardino sopraelevata. Il Giardino
può essere interpretato in due modi: il tetto degli edifici o il pianterreno delle torri. Il Rockefeller è
l’apoteosi dello Scisma Verticale: Rockefeller Center= Beaux-Arts + Dreamland + futuro elettronico
+ passato ricostruito + futuro europeo.
Il Rockefeller corrisponde al massimo della Congestione unito al massimo di luce e spazio; è la realizzazione
della promessa di Manhattan.

RADIO CITY MUSIC HALL: IL DIVERTIMENTO NON FINISCE MAI


Samuel Lionel Rothafel (Roxy) viene incaricato da Rockefeller per creare un luogo di spettacolo al
Rockefeller Center. Durante un viaggio di ritorno dall’Europa Roxy trova l’ispirazione per il suo teatro:
dovrà reincarnare un tramonto. In pianta e in sezione il tema del tramonto si impone attraverso semicerchi
concentrici di stucco dorati che diminuiscono via via verso il palco fino a creare un emisfero la cui unica via
d’uscita è il palco stesso. L’uscita iene mascherata con una tenda riflettente (sostituta del sole), i cui raggi
illuminano tutto l’auditorium. L’inaugurazione del Radio City Music Hall non va benissimo, gli spettatori
seduto a 60m dal palco sono troppo distanti per seguire gli spettacoli e le dimensioni stesse del teatro sono
troppo grandi, il palco è largo quanto un isolato intero. Il Radio City Music Hall viene trasformato in una
sala cinematografica, ma dato che sarebbe stato uno spreco lasciare la moltitudine di tecnologia situata
dietro al grande schermo inutilizzata, Roxy insieme al direttore generale della produzione e a quello
artistico delle Rockettes (ballerine) studiano un nuovo spettacolo. Lo spettacolo consiste in un’esibizione
simultanea delle zone sessuali del corpo delle Rockettes.

IL CREMLINO SU FIFTH AVENUE


1931: il pittore messicano Diego Rivera giunge a Manhattan per realizzare una serie di 7 affreschi; tre dei
quali rappresentano New York: Perforazione pneumatica, Saldatura elettrica e Beni congelati. Gli espliciti
intenti politici di Beni congelati scatenano polemiche; l’esposizione batte i precedenti record de MoMA.
1932: Rockefeller invita Rivera ad affrescare l’ingresso principale dell’RCA Building. La storia rappresentata
dal murale è quella di 2 gruppi di persone che cominciano a scavare un tunnel da 2 estremità opposte
pensando di incontrarsi al centro, per poi scoprire che, una volta raggiunto il centro, non c’è nessuno
dall’altra parte.

EUROPEI: ATTENTI! - DALÌ E LE CORBUSIER CONQUISTANO NEW YORK


Verso la metà degli anni ‘30, Salvador Dalì e Le Corbusier visitano New York per la prima volta. Nel 1929
Dalì rivolse la sua attenzione al meccanismo dei fenomeni paranoidi, intravedendo la possibilità di un
metodo sperimentale basato sulla forza che governa le associazioni sistematiche tipiche della paranoia;
questo metodo era destinato a diventare quella sintesi critica delirante chiamata attività paranoico-critica
(Metodo Paranoico-Critico MPC). Dalì propone un turismo della sanità mentale nel regno della paranoia.
Questo metodo consiste in due operazioni:
1. La riproduzione artificiale del modo paranoico di vedere il mondo sotto una nuova luce, ricca di
corrispondenze inattese, di analogie e di combinazioni;

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2. La compressione di queste speculazioni allo stato gassoso fino al punto in cui raggiungiamo la
densità del fatto.
La parte critica del metodo consiste nel fabbricare attestazioni concrete (fotografie istantanee) che
raffigurano le scoperte effettuate durante le escursioni al resto del genere umano. Il MPC propone di
distruggere, o almeno di sconvolgere, il catalogo definitivo, di dare vita ad un nuovo inizio. Le Corbusier
disprezza il surrealismo, ma la figura ed il metodo operativo di Le Corbusier hanno molti aspetti in comune
con il MPC di Dalì. L’architettura è inevitabilmente una forma di attività PC; l’architettura moderna vuole
interpretare il proprio ruolo al di fuori della recita in programma: anche nelle sue realizzazioni più
aggressive essa persevera nel proprio distacco dal mondo terreno. Il metodo che rende critiche le opere di
Le Corbusier è il cemento armato. Costruzione in cemento armato:
 Viene eretta la struttura delle casseforme, il negativo della tesi iniziale
 Vengono inserite, dimensionandole in base ai principi razionali della fisica, le armature in ferro: il
processo di consolidamento del calcolo paranoico
 Viene gettato il cemento nelle casseforme speculative per dare loro una vita sulla terra: una realtà
innegabile dopo che le casseforme sono state rimosse lasciando le sole impronte delle venature del
legno.
L’obbiettivo di Le Corbusier è quello di distruggere la credibilità di New York, in modo tale da partorire la
primogenitura della sua creatura prima di qualsiasi altra cosa. Dal 1920 inizia una battaglia di
ridicolizzazione e diffamazione nei confronti del grattacielo americano; in più porta a termine
un’operazione parallela progettando l’anti-Grattacielo e l’anti-Manhattan. Le Corbusier comprende che
l’unico modo per rendere irriconoscibile il Grattacielo è di spogliarlo. Il Grattacielo cartesiano di Le
Corbusier non ha la sommità e la base e la parte centrale è stata spogliata dalla pietra, rivestita in vetro e
allungata fino a 220m. Metropolitana al piano interrato, parco circostante con autostrade sopraelevate, e
60 piani d’uffici. Eliminando l’involucro esterno del Grattacielo, Le Corbusier annulla la Grande Lobotomia.
I muri di vetro del suo Grattacielo orizzontale racchiudono un assoluto vuoto culturale. All’insieme di questi
grattacieli cartesiani collocati nel parco Le Corbusier dà il nome di Ville Radieuse. La Ville Radieuse in
definitiva l’anti-Manhattan di Le Corbusier. Il vero intento della Ville Radieuse è quello di risolvere
realmente i problemi della congestione, i grattacieli cartesiani infatti sono così lontani tra loro che non è
possibile collegarli in alcun modo.
1925: avviene il primo tentativo di impiantare la Ville Radieuse sulla Terra; il Plan Voisin viene progettato
come se la superficie di Parigi fosse piegata e Le Corbusier disegna un torso che ignora volutamente il resto
dell’anatomia del cadavere. Questo trapianto mira a generare una nuova Parigi ma prima una anti-
Manhattan. Le Corbusier vuole prendere le distanze da Manhattan, ma in realtà l’unico modo in cui la sua
città potrà essere compresa sarà con il confronto e con la contrapposizione tra il negativo di Manhattan ed
il positivo di Ville Radieuse. Il progetto di Le Corbusier viene rifiutato a Parigi e lui inizia un lungo viaggio
per proporre a tutte le città le sue torri, ma anche in altre città viene rifiutato. Rifiutato da tutte le città Le
Corbusier decide di tentare con l’ultima città: New York. La Griglia dev’essere spazzata via dalla superficie
dell’isola e sostituita da prati e da un sistema di strade sopraelevate molto più vasto; Central Park troppo
grande, dev’essere ridotto ed il suo verde moltiplicato e distribuito per tutta la città; i grattacieli troppo
piccoli, devono essere demoliti e rimpiazzati da grattacieli cartesiani tutti identici piantati nei prati e
circondati da autostrade.
1939: Dalì realizza il suo primo progetto architettonico, un padiglione di gesso contenente il Sogno di
Venere, chiamato 20.000 leghe sotto i mari. Si tratta di un bacino abitato da donne. Nell’Esposizione
Mondiale del 1939 si ha una riapparizione dei due punti di riferimento che hanno definito Manhattan: il
Globo e l’Ago. L’Esposizione segna la fine del Manhattanismo, dopo 50 anni di frequentazione le due
forme sono ormai completamente separate. L’Ago del Trylon, un pilone triangolare, è vuoto; il Globo è il
più grande mai realizzato, diametro di 60m e alto abbastanza da trasformarsi in una Torre. Al centro del
Globo abbiamo una torre di 100 piani, collocata su una distesa erbosa, affiancata da file di torri secondarie
tutte identiche, e circondata da una città giardino del futuro perfettamente integrata. Le Corbusier ha
trionfato, la città contenuta nella Globe Tower è la Ville Radieuse.
1946: Dopo la Seconda guerra mondiale l’America si offre di finanziare la sede delle Nazioni Unite a
Manhattan, e viene incaricato Wallace Harrison, affiancato da Le Corbusier. Nel progetto di Le Corbusier la

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stecca per gli edifici viene posizionata al centro di una strada; l’auditorium ne blocca una seconda; il resto
dell’area viene eliminato, tutti i suoi strati di architettura vengono sostituita da un prato verde. La proposta
progettuale di Le Corbusier viene bocciata ed egli se ne torna a casa. Harrison riprogetta la sede delle
Nazioni Unite restituendogli l’innocenza che Le Corbusier gli aveva tolto; ne rimuove accuratamente
l’urgenza apocalittica. Harrison libera la Ville Radieuse di Le Corbusier dall’ideologia; riporta l’intero
complesso ad essere una tra le tante enclave di Manhattan.

AUTOPSIA
1939: La Consolidated Edison presenta un proprio padiglione all’Esposizione Mondiale, la Città della Luce.
Esso accoglie una riproduzione in miniatura di Manhattan con una particolarità: la spina dorsale della
Griglia è stata piegata, così che le sue strade convergono ora in un punto. La Metropoli del futuro e la Città
della Luce sono state progettare da Wallace Harrison; il fatto che lo stesso architetto realizzi due scenari
molto diversi tra loro illumina la crisi del Manhattanismo.
1946: Harrison progetta X-City, un adattamento della Ville Radieuse di Le Corbusier, una serie di Torri in un
parco lungo l’East River. Il tutto è un accoppiamento impossibile di elementi: linee curve in pianta che
sormontano un auditorium curvo tanto in pianta che in sezione. Queste curve diventano il simbolo di
Harrison, e dopo X-City ricorrono nel Palazzo dell’Onu, nell’aeroporto La Guardia, nell’Alcoa Building e nel
Corning Glass Building. Il primo impulso architettonico di Harrison è quello di proporre un’antitesi
curvilinea alla rigidità di Manhattan, la cui esemplificazione è la Perisfera. Ma alla fine l’impulso si arrende
alla Griglia; la forma libera viene forzata al rettangolo. Harrison progetta anche il Lincoln Center.
Manhattan adesso non è più in grado di sostenere un numero infinito di attività sovrapposte e imprevedibili
su di un unico sito, questa è un’evoluzione alla quale Harrison non può resistere. Nel Lincoln Center appare
un basamento sopraelevato.

APPENDICE: UNA CONCLUSIONE IMMAGINARIA


1972: La Città del Globo Prigioniero è destinata al concepimento artificiale e alla nascita accelerata di
teorie; è la capitale dell’Ego. Ogni Scienza o Mania ha il proprio lotto; ad ogni lotto corrisponde un identico
basamento di pietra levigata. Lo scopo del Globo Prigioniero è quello di far formare a tutti gli Istituti
insieme un’enorme incubatrice al Mondo. La Griglia traccia un arcipelago di Città nella Città; dal momento
che il mutamento è contenuto nelle isole, un tale sistema non dovrà mai essere rivisto. Ogni Grattacielo
sviluppa un proprio momentaneo folklore; grazie alla duplice connessione della Lobotomia e dello Scisma,
strutture di tal genere possono destinare i propri esterni solo ai problemi formali e i propri interni solo ai
problemi funzionali. I tre assiomi hanno permesso agli edifici di Manhattan di essere tanto architettura
quanto meccanismi iper-efficienti, tanto moderni quanto eterni.
1975-1976: L’Hotel Sphinx è un hotel di lusso oltre che un modello per l’edilizia residenziale; è collocato tra
Broadway e Seventh Avenue e si affaccia su Times Square. Al piano terra abbiamo una stazione americana;
ai piani superiori accediamo a teatri, auditorium, sale da ballo ecc. Al di sopra di tutto ciò vi è un ristorante.
Il tetto del ristorante è un giardino con parco giochi all’aperto per gli appartamenti sottostanti. Le torri
gemelle che formano la coda dello Sphinx accolgono appartamenti-studio; al centro della sezione abbiamo
un blocco per uffici per i residenti. Sulla testa dello Sphinx vi è una piscina. In relazione a certi eventi
importanti, la faccia dello Sphinx può ruotare e fissare diverse parti della città.
1970-1975: Welfare Island è un’isola stretta e lunga sull’East River, parallela a New York. New Welfare
Island è un insediamento metropolitano, un’estensione di terreno coincidente con l’area 50th e 59th Street
di Manhattan. Il progetto è concepito come la rinascita di alcuni caratteri che hanno reso unica
l’architettura di Manhattan. La Griglia è stata estesa sull’East River per creare otto nuovi isolati sull’isola,
che verranno utilizzati come parcheggio per architetture che confronteranno l’un l’altra a partire dalle loro
aree di parcheggio tutte uguali. New Welfare Island accoglie molte strutture: l’Entrance Convetion Center,
il porto, un parco con una piscina cinese di forma quadrata, il Welfare Palace Hotel, l’edificio Contro-Onu.
1976: Il Welfare Palace Hotel è una serie di 7 torri e di 2 stecche, alte 10 piani e poste ai confini dell’isolato
in modo da delimitare il territorio dell’hotel. Le 2 stecche mantengono inalterata la forma nonostante
l’acqua del mare. L’altezza delle torri aumenta man mano che si allontanano da Manhattan. L’Hotel ha 4
facciate, ciascuna progettata per rispondere alle diverse necessità delle loro rispettive s ituazioni.

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