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L’IMMAGINE DELLA CITTÀ

Nell l’immagine della città l’autore Kevin Lynch, partendo dalla crisi spaziale presente nelle città
contemporanee, si pone l’obbiettivo di definire con chiarezza i metodi e le tecniche per un valido
disegno urbano.

Dalla lettura del testo si possono estrarre 6 domande (a volta esplicite e a volte implicite) che sono
alla base di tutta l’argomentazione del libro:

 In che misura le immagini ambientali influiscono sulla vita delle persone?

 Le diverse forme delle diverse città sono tutte ugualmente leggibili e memorizzabili da parte
dei loro abitanti?

 C’è un legame tra pianta urbana e processi percettivi?

 Esistono “forme della città” facilmente leggibili, che si memorizzano con facilità, e altre meno
leggibili e più confuse?

 Esiste una immagine collettiva o pubblica della città, cioè comune a tutti i suoi abitant?

 Quale forma è la migliore per il disegno della città?

Alcune domande trovano risposta, altre vengono risolte parzialmente ed altre ancora rimangono
degli interrogativi, come spunti per ulteriori ricerche.

Ciò che rende maggiormente significativo lo studio di Lynch (e che lo rende sempre valido al di là di
limitazioni temporali) è il costante riferimento alla figura umana: l’autore ha sempre ben presente
che ogni studio architettonico o urbanistico ha come obbiettivo principale il bene dell’uomo.
Per questo motivo concentra le analisi sulla percezione dei singoli individui, attuando un richiamo
alle sensazioni visive, utlizzabili come reale strumento per il disegno urbano.

Per la comprensione dello studio effettuato da Lynch ne “L’immagine della città” è molto
importante tenere sempre presenti alcuni concetti che potrebbero essere sottovalutati o ritenuti
banali, ma che risultano invece fondamentali per la lettura del testo.

 Lynch era americano e la cultura degli Stati Uniti è molto improntata verso la concretezza.

 Il libro è stato scritto nel 1960, perciò quello che viene definito “contemporaneo” si riferisce
agli anni ’50 e ’60 e molti temi e problematiche espresse da Lynch appaiono oggi
profondamente cambiate. Ad esempio il problema della mancanza di orientamento e della
paura di non saper dove andare tipico della città contemporanea (perciò 1960) viene affrontata
dall’autore mediante una progettazione attenta e capace di dare direzionalità e punti di
riferimento. La storia di questi anni ci dice però che la tecnologia ha introdotto navigatori
satellitari e gps, dunque il tema dell’orientamento in una città oggi risulta molto cambiato.
CAPITOLO 1 – L’IMMAGINE AMBIENTALE
Nel 20 secolo una serie di fattori legati all’aumento della complessità spaziale delle città hanno
fatto emergere notevoli problematiche riguardanti la percezione dello spazio dei tessut urbani,
portando alla compromissione di funzioni da sempre vitali per l’uomo, come l’identficazione dei
luoghi e l’orientamento.

Le difficoltà di individuazione degli spazi e di movimento all’interno di essi sono, per l’autore,
costituiscono il problema del vivere la città contemporanea.

Secondo Lynch infatti, la qualità di uno spazio urbano si basa sulla chiarezza delle immagini
ambientali che i singoli individui (o gruppi di individui) hanno dei diversi luoghi.

Egli sostiene che le persone nei contesti urbani si orientno per mezzo di mappe mentali, le
riproduzioni del mondo fisico esterno possedute mentalmente da ogni individuo corrispondono
alle immagini ambientali.
Tali immagini sono il prodotto sia di una sensazione immediata che il ricordo delle esperienze
passate (“ogni cittadino ha avuto lunghe associazioni con qualche parte della sua città e la sua
immagine è imbevuta di memorie e di significati”), e sono utilizzate per tradurre le informazioni e
per orientare il movimento.

Quali caratteristche deve avere il disegno della città per essere in grado di ottenere degli spazi
urbani capaci di suscitare delle immagini ambientali chiare e ordinate?

Lynch paragona il disegno della città con quello a scala di dettaglio: “come un’architettura, una
citta è una costruzione nello spazio, ma di scala enorme”.
Questa definizione chiarisce come l’autore non sia interessato a teorie idealistiche, ma piuttosto ad
affrontare il problema con un approccio molto realistico.

Un buon disegno urbano deve essere in grado di ottenere degli spazi con le seguenti
caratteristiche:
 Leggibilità: è la “chiarezza apparente”, ossia “la facilità con cui le parti del paesaggio urbano
possono venir riconosciute e possono venir organizzate in un sistema coerente”;
 Identtà: un oggetto edilizio o una parte della città deve essere riconosciuto dalle persone
come distinto dalle altre realtà circostanti e individuato come “identtà separabile”;
 Struttura: deve essere presente una relazione spaziale o schematca chiara tra l’oggetto con
l’osservatore e con altri oggetti;
 Significato: l’oggetto deve avere un significato preciso per l’osservatore, sia esso pratico o
emotivo;
 Figurabilità: ossia “la qualità che conferisce ad un oggetto fisico una elevata probabilità di
evocare in ogni osservatore un’immagine vigorosa”. La città di Venezia è un esempio di città, altamente
figurabile.

Da queste caratteristiche si può facilmente comprendere come i problemi maggiori colpiscono


quegli spazi metropolitani il cui disegno manca di:
o singolarità, semplicità di forma, continuità tra gli elementi, gerarchie ordinate di alcune parti su
altre, chiarezza di connessione e differenziazione direzionale.
Perciò Lynch propone un metodo di costruzione dell’immagine ambientale, finalizzato al disegno
urbano, che permette di comprendere: i processi cognitvi degli abitant, i loro usi della città e le
loro abitudini con l’intento di rendere la città maggiormente leggibile.
CAPITOLO 2 – TRE CITTÀ
Per comprendere il ruolo delle immagini ambientali nelle vite dei cittadini, l’autore ha sviluppato
una ricerca su precise aree urbane e ha studiato i comportament dei suoi abitant.

Lynch era interessato a dare maggiore chiarezza al concetto di figurabilità, con l’obbiettivo di
riuscire a definire quali tpi di forme conducono ad immagini ambientali marcate. La ricerca fu
sviluppata attraverso degli studi sulle aree centrali di tre città americane: Boston, Jersey City e Los
Angeles. Nei tre casi fu adottata per lo studio un’area di circa 4 km per 2,5.

In ciascuna di queste città il lavoro di analisi fu portato a termine con due metodologie
fondamentali:
 Sopralluogo sistematco svolto da un osservatore addestrato al fine di ricavare un’analisi
soggettiva dell’aspetto immediato della città.
 Interviste ad un campione di cittadini per scoprire le immagini individuali. Richiedendo
descrizioni, localizzazioni, schizzi, percorsi mentali di itinerari e riconoscimento dei luoghi
attraverso fotografie. Ciò permetteva di identificare, seppure non un’immagine pubblica,
l’esistenza di un’immagine di gruppo.

Grazie alla rielaborazione dei risultati ottenuti, Lynch riuscì a catalogare e spiegare tutti i fattori che
contribuiscono ad attribuire forza o debolezza ad un’immagine.

Nella descrizione delle tre città vengono inoltre analizzate le varie relazioni present tra gli
element del tessuto urbano e viene esplicitato come questi rapporti siano in grado di influenzare
le immagini mentali.

Altrettanto importante è lo studio sulle immagini ambientali già possedute dai cittadini e radicate
nella loro memoria: grazie a questi dati Lynch riesce a definire la percezione reale che i singoli
individui hanno della città e a valutare le relazioni tra immagini ambientali e realtà fisica.

Trattandosi di città molto differenti i risultati raccolti da Lynch appaiono molto vari a seconda della
città, e anche il concetto di figurabilità assume sfumature notevolmente differenti.
In generale l’autore riscontra che le persone si adattano alle circostanze e sono in grado di
estrarre element di riconoscibilità e di identtà da ciò che hanno a disposizione (anche quando si
è in luoghi contraddistinti da una scarsa figurabilità).

È stato quindi possibile riscontrare degli aspetti in comune tra le percezioni dei cittadini:
 Efficacia delle ampie viste: “In molti casi fu accennato al godimento visivo derivante da una
visuale ampia”, infatti in tutte e tre le città i cittadini danno molta importanza al significato
dello spazio e alle ampiezze di veduta.
 Lo spazio vuoto: “Crudo o privo di forma” (anche se non necessariamente piacevole), sembra
attrarre l’attenzione e il ricordo degli osservatori.
 Le caratteristche naturali delle città: (vegetazione, fiumi…) vengono citati come element
capaci di qualificare positvamente lo spazio urbano.
 I percorsi: vengono percepiti dagli osservatori come l’elemento che più di ogni altro influenza
la struttura e la chiarezza di una città.
 Costant riferiment alle distnzioni di ceto socio-economico: come strumento di suddivisione
dello spazio e di individuazione dei diversi quarteri.

Capitolo 3 – L’immagine della città ed i suoi element


Dai dati raccolti dalle interviste l’autore comprende come le caratteristiche di percezione comune
dei cittadini siano il segno dell’esistenza di un’immagine pubblica della città, formata dalla
sovrapposizione di molte immagini individuali.

Quali element stanno alla base della creazione di queste immagini?


L’autore dichiara di tralasciare nell’argomentazione tutti quei fattori che non sono direttamente
legati all’immediata percezione di un’area urbana (ossia aspetti legati al significato sociale di
un’area o alla sua storia), per limitarsi agli aspetti fisici percettibili.
Per rispondere alla domanda decide di studiare il ruolo della forma del disegno urbano, e per fare
ciò classifica i contenuti riferibili alle forme fisiche delle immagini urbane (quelle studiate
nell’analisi delle tre città) in cinque tpi di element:

 Percorsi: “Sono i canali lungo i quali l’osservatore si muove abitualmente, occasionalmente o


potenzialmente”,
o Rappresentano per la maggioranza degli intervistati “l’elemento urbano predominante”, in
quanto identificano il luogo del movimento dell’osservatore; perciò nella maggior parte dei
casi essi costituiscono il basamento dell’immagine mentale di ogni cittadino.
o L’importanza dei percorsi è ovviamente legata all’orientamento e al movimento nella città
e il loro disegno condiziona in modo particolare la chiarezza e l’efficienza di un disegno
urbano.

 Margini: “Sono element lineari che non vengono usat o considerat dall’osservatore, essi
funzionano come riferimenti laterali e acquisiscono forza e identità se continui e con una forte
direzionalità.
o I margini non devono essere necessariamente considerati come barrire, bensì possono
essere percepiti come “suture unificant”.
o Quelli più “forti” sono di solito continui e impenetrabili e tendono a frammentare
l’ambiente.

 Quarteri: “Sono aree urbane relatvamente medio-ampie, nelle quali l’osservatore può
mentalmente penetrare, e che posseggono qualche caratteristca generale”
o Le caratteristiche fisiche che li individuano sono: contnuità tematche di spazio, forma,
dettagli, tpi edilizi.
o Un “forte” nodo attorno cui si sviluppa un’unità tematica può creare un quartere.
o Anche i nomi dei quarteri aiutano a conferire ad essi un’identità.
o I confini possono essere precisi o non esserci affatto.
o Un quartiere dotato di forte identtà può essere privo di forma nell’immagine ambientale.
(Es. A Jersey City sono individuati per ceti sociali, ma privi di individualità fisica

 Nodi: “Sono i fuochi strategici nei quali l’osservatore può entrare, sono tpiche congiunzioni
di percorsi o concentrazioni di alcune caratteristche” (Piazze o rotatorie)
o Se sono il culmine di un quartiere vengono chiamati nuclei.
o I nodi sono importanti anche se la loro forma non è definita, seppure questa ne
aumenterebbe l’identità.
o Acquistano importanza anche attraverso la concentrazione tematica e come i quartieri
possono possedere qualità direzionali o meno.

 Riferiment: “Sono element puntuali considerat esterni all’osservatore, sono semplici


element fisici interno o esterni alla città”
o Usat come indizi di identtà
o Definit dalla singolarità che ne determina l’unicità, dal contrasto con il loro sfondo e dalla
prevalenza nell’ubicazione spaziale.
o I riferimenti lontani sono usati per lo più per l’orientamento direzionale.
o Il Duomo di Firenze è un ottimo esempio di riferimento lontano: visibile da vicino e da lontano, di giorno e di notte;
inconfondibile, dominante per dimensione e profilo, strettamente legato alle tradizioni della città.
o Per il movimento degli individui appaiono componenti importanti le serie di riferimenti
locali post in sequenza, che se continue conferiscono sicurezza emozionale all’individuo.

Questi elementi sono semplicemente le materie prime dell’immagine ambientale a scala di città,
essi possono essere composti insieme per fornire una forma che risulti soddisfacente.

Nessuno di essi esiste isolatamente nella realtà (i quartieri sono strutturati da nodi, definiti da
margini, attraversati da percorsi), importante infatti è la loro interrelazione.

L’interrelazione degli elementi è dunque una fase molto importante del disegno urbano: Lynch
evidenzia come un ambiente non possa esser percepito con una singola immagine mentale
(immagine individuale), bensì con un insieme di immagini disposte secondo differenti livelli di
organizzazione che condizionano particolarmente la loro efficacia (immagine pubblica).

Un’immagine può essere distinta per qualità strutturale, in base a come le parti vengono tra esse
relazionate; esistono quattro tipi di relazione:
 I vari elementi risultano sciolti; non sussiste alcuna struttura o interrelazione tra le parti.
 Le parti sono sconnesse ma relazionate da una direzione generale.
 Struttura flessibile se la sequenza degli elementi è conosciuta ma la pianta mentale è distorta
(caso più comune).
 Struttura rigida col moltiplicarsi delle connessioni.

Queste caratteristiche strutturano i vari livelli e possono dare vita a due tpologie di
organizzazione:
 Organizzazione gerarchica: Se le immagini erano istantaneamente organizzate, come una serie
di insiemi e di parti discendenti dal generale al particolare.
Se due parti di città caratterizzate da una struttura rigida possono far parte di un disegno a scala più grande definito da una struttura flessibile.
 Organizzazione contnua: Se le parti di un’immagine vengono invece interconnesse attraverso
una sequenza temporale, e immaginate come fossero viste attraverso una macchina da ripresa
cinematografica

L’autore, quindi, specifica che l’unione dei vari elementi urbani sopracitati genera delle immagini
con differenti gradi di organizzazione e di qualità strutturale: “le immagini di più alto valore sono
quelle che più strettamente si avvicinano ad un forte campo totale: dense, rigide e vivide; e che
fanno uso di tutti i tipi di elementi e di tutte le caratteristiche di forma”.
Capitolo 4 – La forma della città
Per quanto detto dall’autore, la leggibilità è direttamente connessa al concetto figurabilità:
“Elevare la figurabilità dell’ambiente urbano significa facilitare la sua identficazione visiva e la
sua strutturazione”. Da queste parole è dunque chiaro come Lynch sia intenzionato a ricercare
nella forma della città un rimedio alla confusione spaziale dei tessuti urbani contemporanei.

Per aumentare il grado di figurabilità della città occorre dunque partire dai suoi element base
(percorsi, margini, nodi, quartieri, riferimenti) e definirne una forma idonea alla percezione dei
cittadini.
Per ognuno degli elementi descritti in precedenza l’autore analizza una metodologia per il loro uso
all’interno di un piano urbanistico, proponendo soluzioni e idee per mettere in relazione tutti i vari
elementi in una forma chiara e coerente.

Suggerimenti per il disegno urbano possono venire riassunti in considerazione dei ripetuti
riferimenti a certe caratteristiche fisiche generali:

1. Singolarità o chiarezza di figura-sfondo. L’insieme delle qualità che identificano un elemento, lo


rendono notevole, rilevabile, vivido, riconoscibile.
o Gli osservatori, mano a mano che la loro familiarità s’accresce, sembrano far sempre minor
affidamento, per organizzare l’insieme, sulle generiche continuità fisiche e godere sempre
più del contrasto e dell’unicità che vivificano la scena.

2. Semplicità di forma. Forme di questa natura sono assai più facilmente incorporate
nell’immagine, e v’è prova che gli osservatori tendono a distorcere fatti complessi in forme
elementari, anche a costo di qualche rinuncia percettiva o pratica. Quando un elemento non è
simultaneamente afferrabile come un tutto, la sua forma può essere una distorsione topologica
di una forma semplice e rimanere tuttavia affatto comprensibile.

3. Contnuità. L’insieme di qualità che facilitano la percezione di una realtà fisica complessa come
unitaria o interrelazionata, attributi che suggeriscono una generalizzazione di identità.

4. Preminenza. L’insieme delle qualità che consentono la semplificazione dell’immagine


attraverso l’omissione e il subordine.

5. Chiarezza di connessione, ossia la visibilità di congiunzioni o suture. Queste connessioni


costituiscono momenti strategici di struttura e dovrebbero essere altamente percepibili.

6. Differenziazione direzionale. L’insieme delle qualità che sono intensamente sfruttare per
strutturazione ad ampia scala.
7. Ambito di visione. L’insieme delle qualità che facilitano la comprensione di un insieme vasto e
complesso accrescendo l’efficienza della visione: il suo ambito, la sua intensità di penetrazione
e il suo potere risolvente.

8. Consapevolezza di movimento. L’insieme delle qualità che rinforzano e sviluppano


l’interpretazione di direzione e distanza dell’osservatore e la sua esperienza della forma,
durante il suo stesso movimento.
o Al crescere della velocità, queste tecniche richiederanno ulteriore sviluppo nella città
moderna.

9. Serie temporali, in cui un elemento è legato a quello precedente-successivo.

10. Nomi e significat, caratteristiche non fisiche che possono intensificare la


figurabilità di un elemento. L’insieme di qualità importanti per cristallizzare
l’identità. Occasionalmente essi offrono un indizio ubicazionale.

Una volta distinti i blocchi di costruzioni, il designer deve però organizzarli in un insieme, in
quanto è la loro interrelazione a tessere un’immagine vivida. Più la città è ricca di elementi più
probabilità si hanno che venga riconosciuta da osservatori diversi.

Nonostante ciò, bisogna però conservare una certa plastcità nella forma visiva, in quanto
l’ambiente urbano è soggetto a continue trasformazioni.

La regione metropolitana è dunque un’unità funzionale del nostro ambiente, ma occorrerebbe che
essa fosse identficabile e strutturata.

Sussistono quattro tecniche di figurabilità possono essere diverse, per:


1. Gerarchia statca, quando la regione metropolitana è pensata come un grande quartiere che
contiene in sé altri sotto-quartieri e così via.
2. Relazione, attraverso l’uso di uno o due elementi principali a cui vengono relazionati altri
secondari. (Difficile reperire elementi principali e relazioni dei secondari ad esso)
3. Sequenza di luoghi lungo una linea. Esse devono essere reversibili, ossia afferrabili in ambo i
sensi e spezzate. (Difficolta nel ricercare sequenze non spezzabili e non irreversibili)
4. Schema temporale.

Queste tecniche sono però limitatve e inadeguate al problema della metropoli, in quanto non le
concepisce come un insieme.

Ogni area urbana esistente possiede identtà e struttura seppure in debole misura.

Il problema che spesso si presenta al designer può essere o la riconfigurazione di un ambiente già
esistente o la creazione di una nuova immagine.

Egli deve fare affidamento al disegno cosciente, ossia la manipolazione dell’ambente ispirata alla
sua percezione sensibile.
o Disegno che si determina attraverso un piano visivo attuato con un’analisi della forma esistente
e della pubblica immagine e la resa di diagrammi e di relazioni illustranti le immagini pubbliche,
i problemi e le potenzialità.
Sulla base di queste conoscenze il designer può erigere un piano il cui obiettivo, non è la forma
fisica, ma rafforzare l’immagine pubblica mentale.
Coinvolgendo a pieno i cittadini in quanto Educazione e trasformazione fisica sono parti di un
processo continuo.

Capitolo 5 – Una nuova scala


Lynch fornisce una sorta di soluzione al problema degli ambienti figurabili di scala ampia (ossia
quelli di scala metropolitana). Egli suggerisce che la forma della città dovrà “avere uno schema
complesso, continuo e unitario, ma allo stesso tempo plasmabile alle consuetudini percettive di
migliaia di cittadini, aperta a mutamenti di funzione e di significato, ricettiva per la formazione di
un nuovo patrimonio di immagini”.