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COOPERATIVA CONTROVENTO SCUOLA INFANZIA FIORITA

STORIE DELLA MADRE TERRA


a cura di Nadia Fellini

Con il coordinamento e il contributo del


Servizio Nidi e Scuole dell’Infanzia del Comune di Cesena
COOPERATIVA CONTROVENTO SCUOLA INFANZIA FIORITA

STORIE DELLA MADRE TERRA


a cura di Nadia Fellini

Coordinamento pedagogico: Alide Tassinari


Consulenza scientifica: Nadia Fellini

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INDICE

4 Come nasce un progetto


6 La formazione dei docenti
9 Storie della Madre Terra
13 Pachamama
17 Un giardino con i semi di Madre Terra
24 Yaci
33 Il dono
41 Quando la scuola valorizza le esperienze del bambino
45 Le conversazioni
69 L’atelier di pittura
77 Se scuola e famiglia sostengono l’infanzia
89 Lo spettacolo
83 L’equipaggio del progetto

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COME NASCE UN PROGETTO

Questa è la storia della nascita e dello sviluppo di un progetto che ha


coinvolto per un anno i bambini, le insegnanti e i genitori della Scuola
dell’Infanzia Fiorita di Cesena e gli educatori della cooperativa
Controvento.
Come molte altre storie parte da lontano e ha molte radici. Da una
parte le Scuole dell’Infanzia del Comune di Cesena hanno una lunga e
consolidata tradizione di confronto con formatori di diversa
esperienza. Questo ha maturato nei docenti la capacità di esplorare
terreni pedagogici nuovi e fertili di conoscenze. Dall’altra la
cooperativa Controvento ha compiuto in questi anni un percorso di
ricerca incentrato sulla sperimentazione di nuovi linguaggi e di più
stimolanti approcci all’educazione alle scienze.
Il punto di partenza è stato l’incontro di queste due realtà
complementari tra loro. In un clima di confronto ciascuno ha portato il

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proprio punto di vista e ha contribuito con le proprie competenze a
definire gli obiettivi del lavoro comune. Un progetto concertato tra le
parti richiede apertura e capacità critica. Domanda alle persone
coinvolte di mettere in discussione e di verificare il proprio lavoro ad
ogni passaggio. È un percorso impegnativo che fa crescere chi è
coinvolto e apre nuove prospettive per l’educazione.
Le insegnanti della Scuola dell’Infanzia Fiorita e gli educatori di
Controvento hanno individuato un terreno privilegiato per
l’elaborazione di nuove idee nel corso di formazione che ogni anno la
cooperativa conduce in forma intensiva nel mese di settembre.

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LA FORMAZIONE DEI DOCENTI

Narrare la scienza era il titolo del primo corso di formazione che


Controvento ha proposto alle Scuole dell’Infanzia del Comune di
Cesena. Coinvolgeva tre collettivi e girovagando per le nostre colline
raccontava come si può fare scienza con i bambini raccontando miti e
facendo lavorare mani e cervello insieme. Il secondo anno quattro
scuole Scoprivano le scienze giocando e facendo esperimenti. Il terzo
anno i docenti di cinque plessi camminavano e ragionavano sulla
ricchezza del vivente nella foresta di Campigna durante il corso Dalla
biodiversità alla diversità culturale e incontravano ai fornelli le
mediatrici culturali dell’Associazione Donne Internazionali. Durante
l’ultimo anno, il percorso formativo Io nello specchio ha coinvolto i
docenti di sei scuole in un percorso multidisciplinare alla ricerca dei
modi e dei tempi per conoscere, accogliere e valorizzare le diverse
identità dei bambini che approdano alla scuola dell’infanzia.

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Le figure professionali che in questi quattro anni hanno avuto un ruolo
nella formazione degli insegnanti sono molteplici, così come i
linguaggi utilizzati: attori teatrali, designer, pittori, laureati in lettere
moderne e biologi. A dimostrare che l’educazione, quando riflette il
mondo nella sua complessità, è ricca e sfaccettata e non si irrigidisce
in compartimenti stagni. In questa atmosfera è stato concepito il
progetto didattico Storie della Madre Terra.

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STORIE DELLA MADRE TERRA

Per chi si occupa di educazione vi sono alcuni ingredienti che più di


altri rendono il proprio lavoro qualitativamente importante. Le
competenze personali e dell’equipe sostengono in ogni fase il progetto
educativo e sono uno dei requisiti necessari al processo creativo che
preclude la nascita di un’idea. La cura dei dettagli, dei materiali e
delle persone, oltre a rappresentare una garanzia di riuscita del
progetto, comunica ai bambini l’amore per ciò che si sta facendo e per
i destinatari del proprio lavoro. Il tempo che ogni educatore dedica
all’ascolto dei bambini e alla realizzazione di un progetto comune
insegna che ogni cosa ha il suo tempo e che l’educazione non è
frettolosa, perché domanda esperienza e riflessione. La relazione con i
propri collaboratori e con i bambini è quel filo invisibile che permette
lo scambio di saperi, emozioni e sentimenti senza i quali è difficile
parlare di educazione. Il confronto all’interno dell’equipe e lo scambio

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con altre realtà educative favoriscono la valorizzazione di tutte le
risorse del gruppo e danno impulso, motivazione e consapevolezza
agli educatori. Questi sono alcuni dei presupposti dai quali ha mosso i
primi passi il progetto Storie della Madre Terra.
Ogni anno gli insegnanti delle Scuole dell’Infanzia, concluso il
periodo di accoglienza e di inserimento dei bambini, concertano i
piani di lavoro. In genere, questi rappresentano un momento di
continuità, ma anche un’evoluzione del vissuto della scuola e si
innestano nelle esperienze formative maturate dai docenti. Lo scorso
autunno il collettivo della Scuola dell’Infanzia Fiorita ha incontrato gli
educatori della cooperativa Controvento e da un’analisi retrospettiva
effettuata sui percorsi compiuti negli ultimi anni è emerso il desiderio
delle insegnanti di proporre ai bambini una riflessione sul significato
del prendersi cura.
Quando i bambini compiono un tragitto vi sono sovente adulti che li
accompagnano, insegnanti o genitori, i quali vivono esperienze e

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crescono insieme a loro. Un progetto incentrato sulla cura, più di altri,
ha la potenzialità di incidere e condurre a riflessioni profonde la
comunità scolastica. Così è partita l’avventura.
La cooperativa Controvento si avvale, nella messa a punto dei
progetti, delle competenze di collaboratori diversi per formazione e
ambito professionale. Volendo proporre ai bambini un approccio
simbolico che permettesse loro di riflettere sui propri bisogni e sulle
proprie competenze in relazione agli altri e al proprio ambiente, si è
deciso di coinvolgere una regista teatrale. Cecilia è argentina e
portatrice anche nella sua professione della cultura del paese cui
appartiene. I paesi dell’America del Sud, abitati da popolazioni di
tradizioni antichissime, si tramandano una ricca cultura orale.
Attingendo a questo patrimonio, e condividendo lo sforzo di Cecilia e
di altri come lei nella preservazione della propria eredità culturale, è
stato proposto ai bambini della Scuola dell’Infanzia Fiorita un
racconto che ruota attorno a Pachamama, la Madre Terra. Questa

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storia, con tutta la bellezza della favola e attraverso avventure ed
avvenimenti fantastici, comunica il rispetto per il pianeta su cui
viviamo, l’amore e la cura per la comunità vivente di cui siamo parte.
Cecilia attraverso il corpo, i gesti e le parole ha raccontato ai bambini
questa storia e li ha resi progressivamente partecipi coinvolgendoli in
scambi verbali e nella drammatizzazione.
Affinché la narrazione rappresentasse uno stimolo alla narratività dei
bambini e fosse sostenuta da momenti di approfondimento, di
attivazione dei gruppi classe e di verifica, il percorso è stato articolato
in quattro laboratori della durata di un’ora ciascuno a cadenza mensile
e in uno spettacolo conclusivo rivolto ai bambini e alle loro famiglie.
La conduzione effettuata da figure professionali diverse – una regista
teatrale, una designer e una biologa supportate dalle insegnanti della
scuola – ha garantito un approccio multidisciplinare. I bambini hanno
partecipato ai laboratori organizzati in gruppi di intersezione ricchi per
la presenza di tutte le classi di età.

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PACHAMAMA

Il primo laboratorio aveva l’obiettivo di coinvolgere i bambini


attraverso un approccio di tipo narrativo e teatrale che favorisse il loro
ingresso nella storia e l’acquisizione di un ruolo. Secondariamente,
aveva la funzione di stimolare un dibattito sul significato di prendersi
cura che facilitasse la verbalizzazione del loro vissuto personale. Di
seguito si propone il resoconto della mattinata in cui il progetto è stato
lanciato:
“Nadia accoglie i bambini nello spazio dedicato alla psicomotricità.
Le luci sono spente e un faretto illumina la scena. Nadia invita i
bambini a sedersi sul tappeto. Una sorpresa li attende.
Uno strano personaggio arriva sbadigliando. È una donna con un abito
del colore della terra. Sull’abito si vedono montagne, piante e animali.
I capelli sono rami e foglie. Il personaggio si presenta: Io sono la
Terra, mi chiamano Pachamama. Sono la mamma di tutto ciò che ha

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vita. I miei capelli sono alberi, fiori ed erbe, la mia pelle è fatta di
piante e fiorellini delicatissimi, i miei occhi sono piccole sorgenti,
dalla mia bocca scendono i fiumi. Ho tante valli davanti e tanti monti
dietro e sulle spalle le montagne. E ho… mi vergogno un po’ a dire la
mia età, anche se continuo ad essere bella... sapete quanti anni ho?
Ho miliardi di anni. Quindi, potete immaginare quante storie conosco.
Oggi sono allegra. C’è il sole, il mio amore impossibile, e ci siete voi
che siete venuti ad ascoltarmi. Pachamama racconta di sé, del proprio
ruolo di madre di tutto ciò che ha vita. E facendolo interpella i
bambini: Io nutro ogni giorno i miei figli, chi nutre voi?
Pachamama racconta come nei suoi quotidiani compiti di madre sia
aiutata da amici: il Sole, la Luna, l’Acqua e il Vento e li descrive:
L’Acqua, in forma di pioggia, ruscello o tempesta disseta e lava i miei
figli, chi fa il bagno a voi? La Luna canta la ninna nanna ai miei figli,
chi aiuta voi ad addormentarvi? Il Vento fa giocare i miei figli, chi vi
fa giocare? Il Sole scalda e illumina i miei figli, chi scalda voi? I

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bambini rispondono e le loro storie personali a poco a poco emergono
e vengono raccontate.
Pachamama chiede ai bimbi se anche loro vogliono essere suoi amici
e aiutarla. I bambini rispondono positivamente. Allora propone loro
una prova: ciascuno deve impersonare un personaggio della storia
appena raccontata provando ad assumerne il ruolo. Chi fa un animale,
chi un fiore, chi è Acqua, chi Vento, chi, impersonando la Luna, canta
una ninna nanna. La storia appena raccontata viene drammatizzata dai
bambini al ritmo scandito da Pachamama.
Al termine Pachamama, complimentandosi con i bambini perché
hanno dimostrato di essere suoi amici, di volere e di potere aiutarla,
consegna a ciascuno una collana. Il ciondolo rappresenta la una foglia.
Ora ciascun bambino si presenta a Pachamama e dichiara cosa intende
fare per aiutarla. Il rituale è momento di presentazione e sancisce la
nascita dell’amicizia fra Pachamama e ciascun bambino. Rappresenta
anche la fase di passaggio fra questo e il prossimo incontro.

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Il laboratorio si conclude con un grande girotondo, grande come la
Terra, e con parole e gesti di un saluto collettivo: Abbraccio gli amici,
faccio le coccole alla Terra e poi insieme al vento giro, giro, giro.” *

* I testi in corsivo di questo capitolo sono tratti dallo spettacolo “Storie della
Pachamama” scritto, diretto ed interpretato dalla regista e attrice teatrale Cecilia
Valenti.

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UN GIARDINO CON I SEMI DI MADRE TERRA

Il secondo laboratorio aveva obiettivi multipli: recuperare e verificare


quanto trattenuto ed elaborato dai bambini durante l’incontro
precedente. Offrire la possibilità ai bambini di dare concretezza al
ruolo di amici di Pachamama, assunto durante il precedente incontro,
realizzando una semina a scuola. Favorire l’esplorazione sensoriale di
semi e terra e stimolare la riflessione sul valore della diversità
biologica e del bello. Favorire la condivisione tra compagni di scuola
dei materiali portati da casa. Valorizzare le mani, quali strumenti che
permettono di realizzare idee e progetti. Sancire la costituzione del
gruppo e l’assunzione di responsabilità con un rituale collettivo. Di
seguito si propone il resoconto della mattinata in cui è stato realizzato
il laboratorio:
“Nadia accoglie i bambini nello spazio dedicato alla psicomotricità
invitandoli a sedersi in cerchio sul tappeto. Un dono li attende.

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Pachamama ha recapitato dodici vasche colme di semi diversi per
specie, forma, colore, dimensioni e peso. Una lettera li accompagna.
Pachamama chiede ai bambini di prendersi cura dei suoi figli più
piccoli, i semi. In cambio essi renderanno più bello il loro giardino e
più felici i suoi abitanti. Nadia chiede ai bambini se se la sentono di
accettare la proposta di Pachamama. I bambini rispondono
positivamente, senza esitazioni. Nadia allora chiede se qualcuno
dissente oppure non ha voglia di farlo. Tutti i bambini sembrano
entusiasti.
Nadia pone ai bambini una serie di quesiti che hanno l’obiettivo di
verificare il loro coinvolgimento e la loro consapevolezza rispetto alla
proposta di prendersi cura dei semi inviati da Pachamama: Perché
Pachamama ha inviato a voi questi semi? Perché sono tutti diversi?
Di cosa avranno bisogno? Che cosa diventeranno? Perché
Pachamama dice che renderanno bello il vostro giardino? Perché
Pachamama dice che renderanno felici gli abitanti del vostro

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giardino? Chi sono gli abitanti del vostro giardino? I bambini
rispondono alle domande in maniera coerente rispetto alle attese. La
rielaborazione dei contenuti del primo incontro effettuata insieme alle
insegnanti sembra avere fissato nei bambini dei punti cardine attorno
ai quali si muovono: Pachamama è la Madre Terra; i bambini come
tutti gli esseri viventi sono suoi figli, ma i bambini della Scuola Fiorita
sono anche divenuti suoi amici; ciascun bambino della Scuola Fiorita
ha assunto un impegno di fronte a Pachamama e ognuno sembra
ricordarselo. Di fronte alla nuova proposta di Pachamama nessuno si
tira indietro nel rispetto di un accordo precedente. L’impressione che
se ne ricava è che l’approccio di tipo narrativo-teatrale utilizzato abbia
stimolato fortemente l’ingresso dei bambini dentro la storia creando
un contesto ricco di emozioni.
Nadia nota che anche i bambini hanno portato qualcosa. Da quando
sono entrati la stringono fra le mani. Sono semi di fiori e terriccio
portati da casa. Dunque i bambini possono arricchire ulteriormente il

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dono di Pachamama. Nadia chiede se avrebbero voglia di metterli tutti
insieme in una vasca comune, prima di seminarli. I bambini
rispondono positivamente, senza esitazioni. Nadia ripete più volte il
gesto di mescolarli.
Nadia chiede ai bambini se piacerebbe loro andare a scoprire da vicino
in cosa consiste il dono di Pachamama. Le vasche con i semi sono
state disposte in cerchio sul tappeto, lasciando ai bambini la possibilità
di ruotarvi intorno, di osservarli, di toccarli, di annusarli. Alcuni
bambini esprimono il desiderio di mettersi a piedi nudi e di
approfondire l’esplorazione sensoriale. Un bambino passa di vasca in
vasca annusando tutti i semi.
Nadia propone di procedere alla semina tutti insieme. Qualcuno
sembra essere piacevolmente stupito. In generale, si mostrano
entusiasti. Ciascuno si munisce di una ciotola in cui mettere un pizzico
di semi preso da ciascuna vasca. Anche da quella contenente i loro

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semi. L’obiettivo è quello dichiarato dai bambini stessi durante la
discussione iniziale: rendere più colorato il giardino.
Ciascun bambino arriva in giardino portando la propria terra e la
propria ciotola contenente i semi. Nadia spiega che la semina verrà
effettuata dentro quattro grandi vasche che da tempo si trovano in
giardino. Ma il terreno che contengono è molto sassoso e povero,
mentre il terriccio che loro hanno portato da casa potrà arricchirlo,
nutrirlo e renderlo adatto ad accogliere i semi. Nadia spiega come
distribuire il terriccio e i bambini si mettono all’opera.
Nadia mostra ai bambini come si semina, facendo notare loro come sia
necessario distribuire in maniera omogenea i semi. Spiega anche che
si renderà necessario coprire i semi con la terra al fine di evitare che
nei primi tempi gli uccellini possano scoprirli e mangiarseli. I bambini
con molta precisione procedono alla semina. Prima di lasciare il
giardino Nadia interpella ancora una volta i bambini: Di cosa avranno
ora bisogno i vostri semi per crescere? Un bambino di tre anni

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risponde: «Di sole, di acqua e di tanto amore». Nadia stupita domanda
che cosa significhi amore per un seme. Lo stesso bimbo risponde:
«Sapere che lo aspettiamo».
Nadia raduna tutti i bambini sotto al portico attorno ad un grande
foglio. Fa notare loro come oggi si siano sporcati le mani di terra
lavorando. Come oggi si siano assunti una responsabilità molto
grande, aiutando Pachamama e offrendosi di prendersi cura dei semi.
Come oggi, così facendo, siano diventati un po’ più grandi e abbiamo
costituito un gruppo in cui hanno lavorato insieme. Nadia pensa che
tutto questo meriti un riconoscimento e, come si faceva nell’antichità,
ognuno di loro potrà oggi lasciare l’impronta delle proprie mani
sporche di terra su un foglio comune. Nadia prepara la tintura
utilizzando tre tipi diversi di terra mescolati con acqua e colla. I
bambini concludono il laboratorio lasciando la propria impronta”.

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YACI

Il terzo laboratorio aveva l’obiettivo di riallacciare la relazione,


attraverso il racconto e la drammatizzazione, tra il personaggio
narratore e i bambini al fine di facilitare la comunicazione, lo scambio
di esperienze e l’elaborazione di idee. Questo avrebbe rappresentato il
pretesto per introdurre nuovi elementi di riflessione e per dialogare
con i bambini sul significato di offrire doni. Come per il primo
laboratorio, ci si aspettava che l’esperienza sul piano simbolico
avrebbe favorito la verbalizzazione del vissuto personale dei bambini.
Di seguito si propone il resoconto della mattinata in cui è stato
realizzato il laboratorio:
“Nadia accoglie i bambini nello spazio dedicato alla psicomotricità.
Le luci sono spente e un faretto illumina la scena. Nadia invita i
bambini a sedersi sul tappeto. Una sorpresa li attende.

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Uno strano personaggio dall’aria un po’ distratta, un po’ sognante, un
po’ melanconica arriva sulla scena parlando: Io che ho sempre vissuto
nel cielo, ho visto dall’alto tantissime storie… È vestita di bianco e la
sua pelle è pallida. Sembra non fare caso alla presenza dei bambini.
Ma i bambini credono di riconoscerla. Pensano che sia Pachamama. E
infatti l’interprete è la stessa.
Il nuovo personaggio, interagendo con i bambini, che si interrogano su
chi possa essere, si presenta: Scusate, non mi sono presentata. Sapete
chi sono? Sono la Luna, mi chiamo Yaci. Oggi vi racconterò una
storia, una storia che è successa proprio a me.
Yaci inizia il suo racconto spiegando che che tanti anni fa in Sud
America abitavano gli indios e che queste persone vivevano in gruppi,
chiamati tribù. Yaci racconta loro che a quell’epoca c’erano tantissime
tribù diverse tra loro. In particolare, c’era quella degli indios Guarani:
Loro mi chiamavano Yaci. Mi amavano, mi rispettavano e aiutavano
la Terra a curare le piante e gli animali. Anche voi aiutate

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Pachamama? L’avete conosciuta? Davvero? E com’è? Yaci comincia
così la sua storia, intrecciando un dialogo con i bambini che saranno
suoi interlocutori durante tutta la rappresentazione.
Yaci continua narrando che a quel tempo voleva conoscere
Pachamama. E che voleva scendere sulla Terra per vedere da vicino le
cose belle che lei offre ai viventi. E che voleva conoscere i bambini ed
era curiosa di vedere i fiumi e la foresta. Infatti queste cose di notte
poteva vederle, ma non riusciva a distinguere i colori dei fiori. Né
poteva udire i canti degli uccellini, perché di notte dormivano tutti:
Volevo conoscere il viso della mia amica Terra, che vedevo sempre al
buio. Ma temevo che se fossi scesa come Luna tutti si sarebbero
spaventati e mi avrebbero cacciata. E piangevo, perché non sapevo
come fare… I bambini, assorti seguono la storia.
Yaci continua la narrazione presentando la sua amica nuvola che,
muovendosi liberamente tra cielo e Terra, può vedere le cose da
vicino. La nuvola consiglia a Yaci di scendere sulla Terra travestita da

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donna per non essere riconosciuta. Yaci le chiede di procurarle un
poncho, l’abito tradizionale sudamericano. A tempo di musica,
danzando davanti ai bambini, Yaci si traveste e scende sulla Terra di
giorno.
E racconta di come finalmente era felice e stupita, perché poteva
vedere tutto quello che aveva sempre desiderato: i colori, le farfalle, i
fiori. Poi Yaci si rivolge ai bambini: Come siete belli tutti voi! Che bel
sorriso! Che bello sguardo! Come siete fortunati ad abitare in un
posto così bello! E poi racconta della sua visita alla tribù.
Yaci chiede ai bambini di aiutarla a raccontare la storia. Spiega loro
cosa ha visto nel villaggio e li organizza in cinque gruppi disposti
nello spazio: un gruppo di uomini che parlano intorno al fuoco, un
gruppo di donne che cucinano, un gruppo di bambini che giocano, un
gruppo di ragazze che lavano i vestiti nel fiume e un gruppo di uomini
che seminano e raccolgono frutti.

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I bambini drammatizzano la vita della tribù e Yaci passa a visitarli. Al
termine della drammatizzazione, Yaci propone ai bambini di danzare
insieme e gli insegna il chamame, la danza tipica di quella tribù.
I bambini si siedono e Yaci, tornata nello spazio scenico, continua il
racconto: Stava arrivando il buio ed ero così assorta che non mi sono
accorta che proprio in quel momento un coccodrillo si stava
lanciando contro di me. Yaci racconta come un vecchio indio,
essendosi accorto di quanto succedeva e rischiando la propria vita,
avesse trafitto il coccodrillo con una freccia e l’avesse salvata. E di
come lei, dopo avere ripreso le proprie sembianze, fosse tornata a
guardare la scena dal cielo. Yaci racconta ai bambini come il gesto
generoso del vecchio indio l’avesse colpita e della sua decisione di
ringraziarlo offrendogli un regalo degno del suo nobile cuore, un
regalo che potesse servire a tutta la tribù: una pianta magica!
Yaci racconta ai bambini di essere scesa sulla Terra di notte e di essere
apparsa nei sogni del vecchio indio sussurrandogli che al risveglio

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avrebbe trovato una nuova pianta e che questa, in ricordo del suo
nobile gesto, sarebbe stata per sempre segno di fraterna amicizia e
avrebbe avuto la virtù di alleviare la stanchezza e di rianimare i malati,
di essere compagna nella solitudine e vincolo d’amicizia tra gli
uomini.
Yaci prosegue il racconto del vecchio indio che, trovata al suo
risveglio la pianta, la mostrò alla tribù. Tutti erano felici per il regalo
della Luna e trovarono insieme un modo per consumare quella pianta..
Yaci conclude: Cosi è nato il mate. E ancora oggi tutti gli uomini che
abitano là continuano a prenderlo quando sono in compagnia,
quando sono stanchi, per studiare e per lavorare. Per questi motivi la
pianta è simbolo d’amicizia tra gli uomini e questa è la cosa più
importante. È un regalo che è durato nel tempo, è una pianta che
semina amicizia. Una bimba si alza, prende gli oggetti che Yaci ha
mostrato, le foglie, il bicchiere, la cannuccia, e si rivolge a Yaci
sorridendo: anche lei beve il mate tutti i giorni, lo prepara il suo papà.

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Cecilia (che interpreta Yaci) e la bimba scoprono di provenire dallo
stesso paese, l’Argentina.
Yaci si congeda sottolineando il significato profondo dell’offrire doni:
È importante fare regali buoni e nobili, regali del cuore. Anche se
sono piccole cose come una pianta. Un regalo che si fa per
ringraziare una persona della sua amicizia, è un regalo importante e
fa uscire sempre un bel sorriso. Io oggi ho regalato a voi la mia
storia. Vi e piaciuta? Me ne vado portando con me i vostri doni: i
vostri sorrisi.” *

* I testi in corsivo di questo capitolo sono tratti dallo spettacolo “Storie della
Pachamama” scritto, diretto ed interpretato dalla regista e attrice teatrale Cecilia
Valenti.

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IL DONO

Il quarto laboratorio aveva l’obiettivo di verificare il livello di


comprensione dei bambini rispetto alle storie ascoltate e di valutare se
e quale significato i contenuti avessero assunto per loro.
Secondariamente, si voleva proporre ai bambini di trasformare le
storie ascoltate in storie da raccontare attraverso la realizzazione di
grandi libri disegnati da loro. Di seguito si propone il resoconto della
mattinata in cui è stato realizzato il laboratorio:
“Nadia accoglie i bambini nella biblioteca scolastica. Una sorpresa li
attende. Una persona è seduta sulla poltrona del narratore. Si chiama
Paola. Nadia invita i bambini a sedersi sul tappeto.
Paola e i bambini si presentano. Quindi, Paola spiega di essere lì
perché, andando al mare ad osservare il vento che giocava con gli
aquiloni, ha incontrato Pachamama. Questa le ha raccontato di avere
degli amici alla Scuola dell’Infanzia Fiorita. Com’è Pachamama?

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Paola chiede ai bambini di spiegarglielo. I bambini rispondono con
dovizia di particolari: «Pachamama ha dell’erba che ricresce nella
terra. E anche nel cemento potrebbe essere». Paola incalza: chi è
Pachamama? «Pachamama è la Terra». «Ci sono i fiori, i fiumi, le
montagne, i vulcani e il mare». «È la mamma di tutti noi». «Con le
scatole abbiamo anche costruito Pachamama e disegnato i suoi
paesaggi». Tutti i bambini partecipano alla discussione e forniscono
dettagli.
Paola cerca di approfondire e chiede ai bambini: mi avete detto che
per portare a termine tutti i suoi impegni Pachamama si avvale della
collaborazione dei suoi aiutanti. Chi sono? I bambini indicano gli
elementi: «Il fiume che da l’acqua e lava». «La luna che canta la ninna
nanna e racconta delle storie, il sole, le nuvole, il vento, la pioggia…»
«Anche noi siamo suoi aiutanti!»
Paola si mostra stupita e chiede loro: che cosa fate voi per aiutare
Pachamama? Ogni bambino con molta serietà spiega a Paola che tipo

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di impegno ha assunto nei confronti di Pachamama. Chi dichiara di
fare il guardiano dei suoi figli. Chi di addormentare tutte le sere i figli
di Pachamama, i fiori. Chi di occuparsi di innaffiare gli alberi. Paola
chiede precisazioni: chi sono i figli di Pachamama? «L’erba i vulcani
i fiori…» rispondono i bambini. Paola dice allora: avete fatto un patto
con Pachamama. Avete detto che lei vi ha dato qualcosa. Che cosa vi
ha donato? I bambini spiegano di avere ricevuto una collana con un
ciondolo a forma di foglia.
Quando i bambini terminano la descrizione di Pachamama e del suo
compito di prendersi cura dei suoi piccoli, Paola commenta: mi
sembra che siamo un po’ tutti Pachamama. I bambini rispondono in
maniera molto reattiva: «Anche le nostre mamme si prendono cura di
noi. Sono un po’ come Pachamama». «Però possono esserci anche i
Pachababbi!» «E noi siamo Pachabambini!»

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Paola continua: ho saputo che anche la Luna vi ha raccontato una
storia… I bambini presentano Yaci, la Luna che racconta storie ai figli
di Pachamama. E raccontano prima il suo desiderio di vedere la Terra
e i suoi abitanti di giorno, della sua voglia di vedere il mondo. A
questo punto il racconto dei bambini non è più corale: alcuni hanno
difficoltà a ricordare. Questo corrisponde a quanto era già stato
rilevato durante il laboratorio, quando alcuni bambini erano apparsi
meno coinvolti. Pensiamo che ciò sia imputabile alla maggiore
complessità del racconto, all’alternarsi dei personaggi principali e alla
maggiore difficoltà a ritrovare il proprio quotidiano nel personaggio di
Yaci rispetto a Pachamama. Poi i bambini continuano descrivendo il
trucco suggerito da Arai, l’amica nuvoletta di Yaci. Quindi descrivono
ciò che Yaci ha visto sulla Terra: «le mamme che preparavano da
mangiare». «Gli uomini che si scaldavano le mani al fuoco». «Le
donne che lavavano i vestiti al fiume. E c’erano uomini che
raccoglievano i frutti: mirtilli, more, banane». E raccontano la

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meraviglia di Yaci di fronte ai colori, ai profumi e alla bellezza dei
sorrisi dei bambini e di come loro abbiano contribuito a ricostruire,
recitando, un villaggio indio con tutti i suoi abitanti. Paola incalza:
Cosa fa Yaci quando vede tutte queste cose? «Si scalda un po’, cucina
un po’, si lava un po’, si aciuga un po’…» «Assaggia i frutti raccolti
dagli uomini e i cibi preparati dalle donne». «Annusa il profumo dei
fiori».
Paola poi chiede: Perché di notte Yaci, la Luna, non poteva vedere,
sentire queste cose? I bambini spiegano che «di notte quando noi
dormivamo lei ci ha raccontato che a volte si era nascosta tra gli
alberi, ma non c’era anima viva per le strade e i bambini erano
addormentati». I bambini proseguono raccontando la disavventura di
Yaci con il coccodrillo e di come un vecchio indio, mettendo a
repentaglio la propria vita, l’abbia salvata. Quindi, pur facendo fatica
a ritrovare i nomi degli oggetti, spiegano a Paola come Yaci abbia
deciso di offrire al vecchio indio una pianta dalle proprietà magiche e

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curative, la pianta del mate, quale segno di gratitudine. Dapprima Yaci
è entrata nei sogni del vecchio indio e gli ha detto: «Domani mattina
troverai una piantina sul comodino. Con una schiacciatina nell’erba e
una cannuccia a punta si succhia ed è buonissima». Paola chiede: ma a
che cosa serve questa erba magica? «Serviva a bere. E le persone si
sentivano bene, muscolose, sveglie». Paola sottolinea la generosità del
gesto dell’indio e chiede ai bambini se desiderano, avendo avuto in
dono da Yaci questa storia, offrirla a loro volta a qualcuno attraverso
la realizzazione di un grande libro illustrato. Molti bambini si
dichiarano entusiasti, alcuni dissentono.
Paola dice: una storia si può raccontare in tanti modi: con le parole,
con i gesti attraverso il teatro, come quando è venuta Pachamama a
scuola. Si può raccontare con i disegni. Si può raccontare con gli
oggetti. Io adesso vorrei provare insieme a voi a raccontare la storia
di Pahamama con i disegni. Vorrei andare a farlo fuori dove c’è tanto
spazio e dove troverete i colori. Una volta guadagnato il giardino,

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Paola mostra ai bambini i fogli bianchi e neri, i pennarelli e i pastelli a
cera e propone loro di organizzarsi in gruppi che disegnino sui vari
fogli le diverse parti della storia: Pachamama, i suoi figli, i suoi
aiutanti, il dono di Pachamama e la semina, il personaggio Yaci, la
notte, la disavventura del coccodrillo e il regalo della pianta del mate.
I bambini scelgono di quale gruppo fare parte in funzione dei
contenuti del disegno. Ciascun gruppo disegna una pagina della storia.
Al termine Paola assembla e mette in sequenza le pagine del libro.
Dall’esame dei disegni appare interessante l’osservazione che alcuni
bambini rappresentano Pachamama con delle sembianze
antropomorfe, altri sotto forma di pianeta Terra.

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QUANDO LA SCUOLA VALORIZZA LE ESPERIENZE DEL
BAMBINO

Le insegnanti della Scuola dell’Infanzia Fiorita, riconoscendo al


percorso Storie della Madre Terra il ruolo di progetto educativo di
plesso, lo hanno inscritto nello spettro molto più ampio delle attività
pedagogiche annuali. Questo ha permesso loro di dedicare tempo ad
attività diversificate che hanno preceduto, rafforzato e dato un senso ai
laboratori condotti dagli educatori di Controvento.
Al centro di ogni intreccio che si è sviluppato, di ogni sentiero che
ciascun gruppo ha intrapreso, vi sono stati i bambini coinvolti in una
relazione attiva e dinamica con la natura. Il prendersi cura, attraverso
stimoli operativi e riflessioni, è stata la modalità con cui i bambini e le
insegnanti hanno interagito. L'idea sulla quale le insegnanti hanno
investito è che attraverso il fare il bambino maturi sicurezza,
consapevolezza e conoscenza. Per fare questo hanno individuato tre

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fili conduttori che hanno guidato la loro ricerca e direzionato la loro
progettualità:

− La storia personale
− La ricerca d'ambiente
− Lo sfondo narrativo

Nella Scuola dell’Infanzia un ruolo fondamentale lo giocano i


calendari del tempo che sono per i docenti degli strumenti essenziali.
Essi scandiscono la sequenza temporale della giornata (attività, pasti,
uscite), della settimana (camerieri), del mese (compleanni, uscite
didattiche) e dell'anno (feste, progetti) e sostengono il percorso di
crescita di ogni singolo bambino rendendolo consapevole di quanto
accade. Il tempo è un concetto di difficile comprensione per il
bambino di tre-sei anni e viene elaborato con lenta gradualità. Quando
il bambino frequenta la Scuola dell’Infanzia, è generalmente l'adulto –

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genitore o insegnante – ad organizzare il suo tempo. L’utilizzo dei
calendari offre allora al bambino l'opportunità di appropriarsi
gradualmente e di andare verso la gestione autonoma del suo tempo,
di riconoscere i tempi e gli spazi a lui dedicati, di prevedere ciò che
accadrà nel quotidiano scolastico, di costruire le sequenze temporali:
ieri, oggi, domani.
In continuità con l’approccio pedagogico della Scuola, i laboratori del
progetto Storie della Madre Terra sono stati concepiti e sono stati
collocati temporalmente tenendo conto delle quattro stagioni. In
autunno ha trovato spazio la narrazione, in inverno la semina, in
primavera il dono di Yaci, in estate la costruzione di libri e i laboratori
grafico-pittorici in preparazione della festa di fine anno.
Durante l’anno scolastico le quattro sezioni che costituiscono la
Scuola dell’Infanzia Fiorita hanno lavorato organizzate in due gruppi
di intersezione: un gruppo costituito dalle sezioni Luna e Arcobaleno,
l’altro costituito dalle sezioni Sole e Stelle. I due gruppi a partire dalla

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stessa esperienza hanno intrapreso percorsi diversi in funzione delle
aspirazioni e delle competenze delle insegnanti e tenendo conto degli
stili individuali e delle proposte scaturite dai bambini. Le attività sono
state sviluppate in piccolo gruppo per favorire anche i bambini con
difficoltà di apprendimento e di relazione. Le fotografie, le parole e i
disegni raccolti durante il lavoro a scuola sono stati organizzati in
documentazioni personali. Queste, ripercorrendo nel tempo gli
accadimenti, le storie, le parole nate a scuola sostengono nel tempo il
ricordo e i vissuti scolastici condivisi tra insegnanti, bambini e
famiglie. Di seguito si propone qualche stralcio dalla documentazione
prodotta durante questo anno.

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LE CONVERSAZIONI

Le discussioni tra bambini e insegnanti hanno accompagnato il


progetto lungo tutto il suo corso. In alcuni casi hanno preceduto
l’arrivo degli educatori di Controvento, in altri hanno avuto la
funzione di elaborare e rafforzare i concetti emersi durante i
laboratori, in molti altri casi hanno consentito di esplorare e di
approfondire fenomeni scientifici correlati ai temi proposti dal
progetto. Le domande poste dalle insegnanti nell’atelier di pittura, nel
laboratorio scientifico o durante i momenti di osservazione hanno
stimolato nei bambini riflessioni, sollevato dubbi, favorito
l’elaborazione di ipotesi. Discutendo fra amici, i bambini si sono
confrontati e hanno imparato tra loro.
Tra le altre, le conversazioni qui riportate ci sono apparse
significative.

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Conversazione tra i bambini delle sezioni Stelle e Sole sul significato
delle parole prendersi cura riferite al giardino scolastico. A questa
discussione ha fatto seguito una giornata dedicata all’abbellimento
del giardino da parte dei bambini.

Insegnante: cosa significa prendersi cura?


Filippo: vuol dire abbellire nei giorni di Natale e anche nei giorni di
Pasqua. Quando hanno sete bisogna annaffiare i cespugli, le piante e
la siepe.
Maria: prendersi cura vuol dire annaffiare.
Alessandro: annaffiare le piante.
Matteo C: prendersi cura vuol dire ordinare il giardino. Mettere a
posto i secchielli, le palette quando giochiamo fuori.
Fatima: mettere a posto i secchielli, le palette, i giochi. Poi si pulisce il
giardino con la scopa.
Marcello: mio papà non vuole che gioco in giardino, forse perché ora
è freddo.
Matteo C: ci vuole il rastrello.
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Camilla: dobbiamo buttare via le cose con il rastrello.
Lisandro: raccolgo le foglie dalla nonna e le butto nella strada.
Filippo: bisogna buttare le foglie nel bidone o nel cassonetto. Nel
bidone del giardino fatto di una retina verde si buttano solo le foglie.
Matteo C: anche i bastoni.
Camilla: bisogna pulire il giardino e metterlo in ordine.
Lisandro: ho raccolto i fiori dall’orto della nonna e li ho regalati alla
mamma.
Anna: prendersi cura dei fiori vuol dire annaffiarli ogni giorno così
possono crescere.
Anna: se i fiori non ci sono bisogna mettere i semi.
Matteo: prima bisogna vangare la terra.
Filippo: bisogna mettere i semini e coprire con la terra e poi
annaffiarli.
Francesca: per abbellire il giardino piantiamo i fiori.
Anna: bisogna annaffiare i fiori e le piante perché se no muoiono.

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Cecilia: bisogna seminare. Poi dopo bisogna aspettare che arrivi il sole
e li fa crescere. Bisogna aspettare tanto tanto e poi diventano alberi.
Maria: bisogna metter un seme dentro alla terra. Poi copri e aspetti e
diventa un fiore.
Alessia: io mi sono presa cura della mia mamma, ho raccolto i fiori
nel giardino e li ho dati alla mamma.
Cristina: prendere i fiori da per terra.
Francesca: vuol dire abbellire il giardino con i fiori.
Insegnante: cosa vi piacerebbe mettere nel giardino della scuola?
Fatima: mi piacerebbe mettere i fiori e gli alberi.
Maria: una vasca grande grande e i pesci.
Alessia: i fiori, un albero e le foglie nuove.
Antonio: fiori.
Francesca: i pesci.
Cecilia: una piscina grandissima con i delfini, la sua mamma e il suo
papà.

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Lisandro: un dinosauro dal collo lungo.
Camilla: i cuori appesi agli alberi.
Alessandro: una bella macchina per giocare.
Marcello: voglio un camion di legno.
Giulia: un albero.
Zaineb: niente.
Filippo: tanti alberi con le foglie verdi che fanno ombra ed un cane.
Fatima: una vasca con i pesci e un albero e i fiori.
Matteo C: voglio mettere un pesciolino in una vasca.
Anna: non so.
Antonio: una barca di legno grande, un gioco.
Anna: tanti fiori.

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Conversazione tra i bambini delle sezioni Luna e Arcobaleno sugli
amici di Pachamama: il sole, il vento, l’acqua, la luna e
l’arcobaleno. Questa discussione ha avuto luogo in seguito alla
realizzazione di un cartellone in cui i bambini hanno posizionato
nello spazio di un grande foglio la Terra e gli elementi.

Insegnante: dove abbiamo collocato gli amici di Pachamama?


Francesco D: nello spazio
Insegnante: cos’e’ lo spazio?
Samy: e’ un altro mondo dove c’e’ tutto il buio.
Alessia : e’ un mondo dove c’e’ tutto colorato.
Federica: e’ dove c’e’ le cose libere.
Chiara: e’ colorato, e’ l’anello che c’e’ nello spazio.
Elena C: lo spazio e’ anche quello dove c’e’ l’arcobaleno.
Letizia: dove ci stanno tutte le lune, la notte…
Chiara L: lo spazio sta intorno a tutti i pianeti e a tutti gli amici di
Pachamama.

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Insegnante: Ora ragioniamo su qualche amico di Pachamama.
L’arcobaleno cosa e’ per voi?
Letizia: e’ una cosa che fa venire fuori il sole e fa allegria.
Mattia: e’ di tutti i colori.
Francesco D: fa fare pace.
Chiara L: fa mandare via la pioggia.
Michael: fa felici noi.
Elena: fa sentire bene, mi fa venire voglia di giocare e un po’ voglia di
correre che dopo, se ho voglia, faccio un po’ di corsa.
Caterina M: e’ una sezione della nostra scuola.
Eleonora: e’ una cosa che fa venire felici.
Caterina B: che cos’e’…
Alessia: serve per fare luce come il sole.
Andrea M: e’ una sezione della nostra scuola.
Stefano: e’ fatto di colori.
Letizia: sta su in cielo.

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Francesco D: quindi non si può toccare.
Chiara L: sta in cielo.
Elena: non si può toccare, perché e’ troppo in alto.
Chiara L: e’ grande.
Letizia: nessuno ci può mai arrivare.
Giulio: dove l’hai visto, in cielo?
Insegnante: l’hai visto davvero nel cielo di cosa era fatto?
Stefano: fatto trasparente.
Matteo G: di colori.
Letizia: in cielo c’e’ l’aria. Quindi può essere fatto di aria.
Francesco D: io una volta l’ho visto. Avevo sentito un tuono poi è
scoppiato a piovere, ho aspettato un attimo, poi ho visto l’arcobaleno.
Matteo G: nello spazio ci sono delle cose. Dalle nuvole viene la
pioggia e la pioggia e’ di… le gocce sembrano di acqua.
Gli altri bambini: le gocce sono di… acqua.
Insegnante: quando cadono cosa sentite?

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I bambini: l’acqua.
Il gruppo dice che le vediamo nelle mani, nelle pozzanghere, nella
terra. Cade la pioggia.
Insegnante: dopo le gocce cosa c’è nel cielo?
Francesco D: il sole…
Insegnante: cosa e’ venuto a fare il sole?
Francesco D: i colori.
Insegnante: e come fa il sole a fare i colori?
Francesco D: con i raggi.
Matteo G: i raggi del sole che fanno i colori si uniscono per fare
l’arcobaleno.
Insegnante: i raggi del sole fanno buio o luce?
Chiara L: fanno vedere il cielo azzurro.
Francesco D: fanno vedere.
Insegnante: cosa sapete voi bambini del sole?
Carlotta: un amico di Pachamama

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Insegnante: dove abita?
Enrico B :abita nello spazio.
Alessia D: abita in cielo.
Giorgia: abita in cielo con la Luna.
Federica: abita nel cielo con le stelle.
Eleonora: con le nuvole.
Alessia: quando e' mattino splende in cielo perché si vede.
Gaia: fa la luce.
Andrea C: se il Sole non c'è, c'è la notte.
Insegnante: ma dove è andato il Sole?
Federica: il Sole e' andato a finire da un'altra parte.
Giorgia: va dietro le nuvole di notte.
Eleonora: no, va dall'altra parte del mondo il Sole.
Andrea: dall'altra parte del mondo è l'America.
Elena C: il Sole e' amico anche delle farfalle perchè gli fa luce.
Giorgia: gli fa caldo.

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Alessia D: il Sole fa il solletico alle farfalle perché ha i raggi.
Insegnante: ma se non ci fosse il Sole, cosa succederebbe?
Andrea: se non ci fosse il Sole ci sarebbe sempre il buio.
Enrico: si vedrebbe solo con la Luna.
Alessia: si vedrebbe di più con il Sole.
Francesco: il Sole quando dorme va giù e arriva la Luna. Va a dormire
a casa e si sveglia quando vuole, ma non troppo tardi perchè la scuola
inizia e non c'e' nessuno.
Insegnante: quando c'è il Sole cosa si sente?
Teresa: sento caldo. Fa caldo.
Alessia: il Sole vuole bene a tutti i bambini e a tutte le bambine
Enrico: il Sole quando va a dormire va in fondo ma proprio dentro
l'acqua.
Eleonora: va a dormire al pomeriggio tardi dietro alle montagne.
Giancarlo: se non c'e' diventa notte.
Marco: e' il Sole... del cielo.

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Sofia: quando io vado vicino al Sole e' caldissimo.
Alessia: è estate che c'è il Sole, quando andiamo al mare.
Federica: ci spogliamo e ci mettiamo il costume.
Giancarlo: mi da' fastidio i raggi e mi metto gli occhiali da sole.
Alessia d: quello vero non ce li ha gli occhi, però quello nel disegno
ce li ha.
Insegnante: e poi cosa succede?
Carlotta: il cielo diventa rosa quando va a dormire.
Alessia D: arrivano gli angioletti.
Elena M: il Sole abita nel cielo e' giallo.
Giorgia: alcune volte e' anche arancione.
Enrico: quando c'e' l'alba diventa tutto arancio.
Francesco: quando sta male il Sole diventa verde. Me l'ha detto il mio
fratello, e' importante.
Gianluca: fa la luce alle macchine e dentro e' caldo.

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Conversazione tra i bambini delle sezioni Stelle e Sole su un altro
amico di Pachamama: l’acqua. Questa discussione ha avuto luogo
mentre i bambini testavano le ipotesi che via via venivano elaborate.

Insegnante: facciamo delle scommesse... ci sono delle cose che


galleggiano e altre che vanno a fondo? Cosa vuol dire galleggiare?
Filippo: galleggiare vuol dire stare sopra l'acqua.
Bryan: le cose stanno a galla perchè ci sono i marinai che tirano le
vele.
Insegnante: cosa vuol dire affondare?
Maria: vuol dire che va giù nell'acqua profonda.
Francesca: il sasso va giù perchè è pesante.
Insegnante: e perchè le navi non vanno a fondo?
Marcello: non vanno a fondo perchè sono veloci.
Camilla: c'è tanta acqua che le fa galleggiare o forse hanno una pinna.
Insegnante: abbiamo messo sull’acqua un gioco, una barca,
galleggerà?

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Matteo C.: non è affondata. Galleggia, anche lo scotch, il foglio e la
matita.
Insegnante: proviamo a mettere un fazzoletto…
Bryan: il fazzoletto va giù perchè si riempie di acqua e diventa
pesante.
Insegnante: ma cosa fa galleggiare le cose? Perchè galleggiano?
Maria: perchè non sono pesanti.
Matteo C. e Marcello: c'è qualcosa che le spinge da sotto.

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Conversazione tra i bambini delle sezioni Stelle e Sole scaturita dal
ritrovamento di un nido d’uccello da parte di Emanuele, un
bambino della scuola.

I bambini osservano il nido


Insegnante: toccatelo con delicatezza perché è fragile.
Celeste: lo ha fatto un uccellino.
Camilla : gli uccellini fanno le uova.
Celeste: invece i gatti fanno i cuccioli, se sono femmine.
Mattia.D: dalle uova nascono i pulcini.
Insegnante: di che cosa è fatto secondo voi?
Cecilia: fuori è fatto di paglia.
Camilla: dentro è morbido perché è fatto con le piume.
Insegnante: che forma ha?
Antonio: è rotondo come un riccio.
Cecilia: è piccolo, è un nido con le piume che fa caldino.
Maria.B: gli uccellini lo fanno per i pulcini.

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Camilla: La mamma uccellina si prende cura dell’uccellino piccolo.
Insegnante: come si fa a prendersi cura?
Filippo: gli porta da mangiare.
Camilla: si prende cura perché le sta vicino.
Leonardo: l’uccellino sta vicino alla sua mamma.
Maria.B: io mi prendo cura della mia mamma.
Cecilia: vuol dire seguire le regole.
Insegnante: aver cura significa anche…
Alessandro: insegnare.
Insegnante: insegnare a far cosa?
Mattia.P: insegnare a volare , a mangiare, a camminare…
Insegnante: perché la mamma uccellina fa tutte queste cose per il suo
uccellino?
Camilla: perché gli vuole bene.

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Conversazione tra i bambini delle sezioni Luna e Arcobaleno.
Questa discussione ha avuto luogo andando ad osservare le vasche
del giardino, in cui i bambini avevano seminato, dopo un lungo
periodo di siccità.

Insegnante: che aspetto hanno le vasche?


Elena: piene di piante secche.
Ines: ce ne sono alcune ancora verdi.
Lorenzo: sono un po' molte quelle verdi.
Matteo G: un pochino.
Michael: le piantine... alcune sono secche, altre pelate, altre ancora un
po' verdi.
Insegnante: cosa è successo alle piante? Perché non sono più come le
avevamo osservate in precedenza?
Matteo A: quando è piovuto, forse, hanno bevuto troppo e si sono
seccate.
Paolo e Letizia: sì.
Anna: no, perché sono state lì molto.
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Eleonora: perché hanno preso tanto sole.
Paolo: sono invecchiate.
Ines: prima si sono prese molto sole, poi è venuta la pioggia e si sono
fatte un po' mature e le altre sono tutte giallastre.
Gianluca: sono secche.
Andrea M: è giallo il secco.
Francesco G: beige, il colore.
Giulio: marroni.
Caterina M: dorate.
Chiara M: gialle.
Paolo: alcune sono anche un po' verdi.
Francesco D: troppo sole e poca acqua.
Federica: assomigliano molto alla paglia perché ha il colore uguale
alla paglia gialla.
Elena C: le piante erano gialle e un po' verdicelle. Sono secche perché
troppe...

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Annamaria: si sono seccate perché a volte, quando viene troppo sole,
le riscalda e diventano un po' gialline.
Sofia: forse avevano bisogno di acqua.
Ines: e nessuno gli ha dato l'acqua.
Leonardo: l'acqua può venire quando piove e le fa crescere, e le fa
diventare belle.
Alessia M: l'acqua possiamo darla noi oppure la pioggia.
Stefano: alle piante per crescere serve l'acqua e il sole.
Chiara C: anche la terra.
Stefano: il terriccio perché serve per fare crescere le piante. È fatto di
terra.
Ines: Ci sono i semini.
Francesco D: no, ci sono dei nutrienti.
Insegnante: avete sentito la terra con le vostre mani?
Maya: era morbida.
Samy: era un po' secca.

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Insegnante: ci siamo dimenticati in tutto questo periodo di una cosa
importante...
Matteo G: fargli le cure.
Gaia: voleva dire annaffiare e dargli da mangiare il concime.
Paolo: è il mangiare delle piante, è fatto...
Ines: mangiano la terra.
Paolo: è fatto di terriccio. È una terra speciale che serve per nutrire le
piante.
Matteo A: servono per farle rimanere vive le piante.
Ines: per farle mangiare e bere.
Chiara M: la terra è secca, ha bisogno di acqua. Ci sono le spighe di
grano.
Insegnante: osservate le piantine che abbiamo appena raccolto. Come
sono?
Carlotta: sono diverse perché noi ci mettiamo le piantine diverse.
Caterina M: perché abbiamo piantato le piante diverse.

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Andrea C: la mia è un po' verde e un po' fresca.
Federica: certe si sono seccate e certe si sono salvate.
Marco: La mia pianta è rotta... È secca.
Gabriele: una piantina è gialla e una è verde. Quella gialla è secca,
quella verde non è secca.
Anita: la mia piantina è gialla.
Giancarlo: la mia è secca.
Insegnante: come mai sono così cambiate?
Veronica: abbiamo messo la terra e i semi e sono cresciute ed erano
un po' basse.
Alessia T: adesso sono lunghe, sono gialle, sono marcite.
Teresa: il sole le ha fatte diventare gialle.
Elena M: per me le ha fatte diventare gialle il sole.
Chiara M: il caldo e il calore.
Mattia: il sole le ha fatte cambiare.

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Giorgia: quando erano piccole il sole e la pioggia le ha fatte appassire
e la terra era dura.
Eleonora: perché era stata dal sole.
Carlotta: con troppa acqua le piantine muoiono.
Insegnante :e se ci si dimentica di dare l'acqua?
Davide: la mia mamma le piantine c'è le ha fuori in terrazza e gli dà
l'acqua.
Alessia De C: ci siamo andati poco.
Caterina M: muoiono e il nostro giardino diventa brutto.
Insegnante: senz'acqua cosa fanno le piantine?
Alessia T: hanno sete.
Alessia De C: io a casa mia ce la do alle piante.
Insegnante: ci siamo presi molta o poca cura delle piantine?
Michael: poca cura.
Alessia T: ci abbiamo dato poca acqua.

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L’ATELIER DI PITTURA

Insieme alle attività teatrali, motorie e scientifiche le insegnanti hanno


riconosciuto un ampio spazio alla manipolazione e all’espressione
grafico-pittorica dei bambini. Ne è scaturita una produzione ricca e
diversificata che si è articolata nella pubblicazione mensile di un
Giornalino per i genitori redatto dai bambini, nella realizzazione di un
Erbario, nella costruzione di una Terra utilizzando scatole e
cartapesta, nel racconto per immagini delle attività svolte e delle storie
ascoltate. Le immagini che seguono, scelte unicamente per la qualità
dell’immagine fotografica, rappresentano solo una piccola
testimonianza dell’impegno e dell’entusiasmo profuso dai bambini
nonché il loro punto di vista su quanto vissuto a scuola.

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SE SCUOLA E FAMIGLIA SOSTENGONO L’INFANZIA

La Scuola dell’Infanzia investe molto sulla relazione con i genitori.


Dalla fase d’inserimento del bambino fino alla conclusione del ciclo di
tre anni viene coltivato un dialogo continuo, strutturato in colloqui con
i genitori, incontri di sezione e consigli di scuola. I gruppi di lavoro
serali, le consegne ai genitori e le feste rappresentano un altro
momento di scambio rendendo partecipi le famiglie di quanto avviene
a scuola. A ciò si aggiungono tutte le forme di comunicazione adottate
da bambini e insegnanti per raccontare ai genitori le storie vissute in
ambito scolastico. Il riconoscimento e la condivisione da parte delle
famiglie delle esperienze vissute dai figli al di fuori delle mura
domestiche rassicurano il bambino, gli danno fiducia, danno un senso
e un significato alla sua storia e lo accompagnano nella sua crescita e
nell’acquisizione della sua identità. Insegnanti e genitori dialogando
tra loro tessono una rete che sostiene l’infanzia.

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Lo spettacolo conclusivo del progetto Storie della Madre Terra ha
rappresentato un momento di incontro tra il lavoro dell’equipe di
educatori, l’esperienza vissuta dai bambini e lo sguardo attento e
costante che i genitori hanno mantenuto sul percorso scolastico dei
loro figli.

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LO SPETTACOLO

L’organizzazione della festa di fine anno, incentrata sullo spettacolo


Storie della Pachamama della regista e attrice Teatrale Cecilia
Valenti, aveva l’obiettivo di creare un’occasione conviviale a partire
dai contenuti del progetto educativo che ha coinvolto i bambini
durante l’anno scolastico. Rappresentava anche l’occasione per
riproporre ai bambini, in un contesto scenico e teatrale, tutte le storie
ascoltate durante l’anno scolastico. Al tempo stesso ha permesso di
offrire ai genitori uno spettacolo di cui i bambini, avendo condiviso e
rielaborato i contenuti, sono divenuti co-protagonisti. Di seguito si
propone il resoconto del pomeriggio in cui si è svolta la festa:

“I bambini, accolti dalle insegnanti, si truccano e si travestono con le


decorazioni realizzate a casa e a scuola. Quindi si dispongono ai lati
della scena. Sulla scena si trovano una tenda che rappresenta la Terra e

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che serve anche da camerino, dei fiori, il Sole. I bambini, riconoscibili
per i diversi abiti, rappresentano alcuni elementi della natura – il sole,
l’acqua e i fiori – e gli abitanti del villaggio visitato da Yaci.
Inizia lo spettacolo. Per la prima volta i bambini lo seguono in un
fluire unico dall’inizio alla fine. I vari momenti sono scanditi dalla
musica e, rispetto alle rappresentazioni tenute in occasione dei diversi
laboratori, la trama si è arricchita di dettagli ora ironici ora facenti
riferimento alla cultura di origine della storia.
A più riprese, nei diversi episodi di cui è composta la trama, i bambini
sono coinvolti nella drammatizzazione. Ormai conoscono la storia,
hanno partecipato alle prove insieme a Cecilia e non hanno difficoltà a
calarsi nel ruolo loro assegnato. Le insegnanti li accompagnano
durante la rappresentazione.
I genitori, i fratelli, i nonni sono gli spettatori. Molti effettuano riprese
con apparecchi fotografici e telecamere. È la festa di fine anno della

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scuola e per molti bambini la fine di un ciclo e il congedo dalla Scuola
dell’Infanzia.
Lo spettacolo è sostanzialmente diviso in due parti: la presentazione di
Pachamama, la Madre Terra che conosce tante storie e la storia di
Yaci, la Luna sognatrice che voleva conoscere la Terra di giorno. Alla
fine ciò che resta è la pianta del Mate, lasciata in dono agli uomini da
Yaci perché possano farne uso per curarsi e per celebrare l’amicizia
tra loro.
Al termine dello spettacolo bambini, genitori e insegnanti concludono
la serata cenando insieme”.

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L’EQUIPAGGIO DEL PROGETTO

Nadia Fellini: coordinamento, consulenza scientifica e progettazione;


Cecilia Valenti: regia teatrale, recitazione e conduzione laboratori
narrativi; Paola Barbieri: conduzione laboratori creativi; Milena
Cacchi, Grazia Leonardi, Francesca Reali, Vittoria Ricci, Silvia
Severi, Simonetta Turci, Isabella, Daniela, Simonetta, Giulia…:
insegnanti della Scuola dell’Infanzia Fiorita; e tutti i bambini delle
sezioni Stelle, Sole, Arcobaleno e Luna.

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Scuola dell’Infanzia Fiorita
Via Lombardia,
47023 Cesena FC
tel +39 0547 300045
scuola.fiorita@libero.it

Controvento Società Cooperativa


Via Calcinaro, 1458
47023 Cesena FC
tel/fax +39 0547 20524
coopcontrovento@yahoo.it
www.romagnapolis.it

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