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EDUCAZIONE AI MEDIA E LINGUAGGIO DELLE IMMAGINI

IN MOVIMENTO: UNA PROPOSTA


DI CURRICOLO PER LA SCUOLA
di Luca Luciani

Abstract

La proposta di curricolo, relativo al linguaggio delle immagini in movi-


mento per la scuola dell’infanzia, quella primaria, e quella secondaria di pri-
mo grado, strutturato tenendo presente la necessaria continuità didattica
verticale tra i vari ordini di scuola del primo grado dell’istruzione, si inseri-
sce in un attuale e ancora in divenire dibattito politico e socio-culturale. Le
varie dichiarazioni di intenti politici e le relative proposte di legge sembrano
però collocarsi sul piano delle buone intenzioni, di contenuti disciplinari
confusi e di incertezza procedurale, didattica e organizzativa. Invece, il di-
battito scientifico-culturale italiano e internazionale in questo ambito ha ri-
cercato, studiato, attivamente sperimentato, e proposto soluzioni educative
coerenti e complete a partire progressivamente almeno dagli anni ’60 del se-
colo scorso. Questa proposta di curricolo tiene presente e prova una siste-
matizzazione proprio di questi esiti scientifico-culturali.

1. Contesto politico e socio-culturale della proposta di educazione mediale al linguaggio


delle immagini in movimento

Tra la recente dichiarazione del Presidente del Consiglio in occasione


della presentazione della possibile prossima legge di riordino generale sul
cinema in cui ha affermato che questa forma di espressione mediale acquisi-
rà uno status di obbligatorietà di studio a scuola, il di poco successivo pro-
tocollo per la promozione del cinema e del teatro nella scuola siglato dal
MIUR e dal MIBAC (MIUR, 2016), che viene presentato come uno degli
esiti della legge 107/2015 (“Gazzetta Ufficiale”, 2015), approvata nel luglio
del 2015 e conosciuta come la “Buona Scuola”, la proposta di legge Di
Giorgi-Zavoli sul cinema e l’audiovisivo in discussione al Senato dal 2015,
che oggi dovrebbe essere in qualche modo raccordata con quella del gover-
no (MIBAC, 2016), e che senza tentennamenti di sorta prevede
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l’inserimento dell’“Educazione all’immagine” nei programmi scolastici (Se-
nato della Repubblica, 2015), questo momento politico sembra particolar-
mente significativo per l’introduzione dell’educazione al linguaggio delle
immagini in movimento nella scuola. Nel caso di una reale attuazione di
questi intenti e di queste leggi si tratterebbe di una svolta epocale di cui in
Italia si discute dagli anni ’60 e ’70 del secolo scorso.
A una più attenta lettura del ddl sul cinema presentato dal governo però
non compare alcun accenno all’educazione al linguaggio delle immagini in
movimento, così come, approfondendo i vari provvedimenti ad oggi ufficia-
li che sono la legge 107/2015 e il correlato documento di indirizzo “Piano
nazionale scuola digitale” (MIUR, 2015), sebbene compaiano certo delle si-
gnificative innovazioni, affermazioni, e buoni intenti in merito al cinema, ai
media audiovisivi, e all’educazione ai media, queste però non vengono orga-
nicamente strutturate nei curricoli e ne viene delegata l’eventuale attuazione
agli interessi, alle conoscenze/competenze, e alla volontà dei docenti in ser-
vizio e delle dirigenze dei diversi istituti, oltre al fatto, per nulla scontato,
che la loro eventuale applicazione dipenderà dall’effettiva concessione alle
scuole sia dei finanziamenti quanto della scelta di insegnanti preparati per
queste attività (Galliani, 2015).
E la questione delle risorse umane in questo ambito è particolarmente
stringente e problematica: in base a quali qualifiche selezionare questo speci-
fico personale aggiuntivo? A questo proposito anche il ddl Di Giorgi-
Zavoli, che se approvato prevede che “i docenti della materia relativa
all’educazione all’immagine siano formati con specifici corsi professionali
istituiti presso le scuole di cinema pubblicamente riconosciute in collabora-
zione con le associazioni degli autori, delle professioni del cinema e dei cri-
tici cinematografici” (Senato della Repubblica, 2015), ci sembra che non aiu-
ti e che i suoi propositi siano significativamente avulsi dall’attuale realtà della
scuola, dei docenti che vi operano, e di come questi si siano formati
nell’università dagli anni ’60-70 del secolo scorso attraverso l’attivazione di
corsi di laurea dell’area socio-umanistica in scienze della formazione, della
comunicazione, dello spettacolo, tra cui l’unica classe di laurea specifica, pe-
raltro di recente attivazione, è quella magistrale di Teorie e metodologie
dell’e-learning e della media education.
In questo attuale scenario politico sull’educazione al linguaggio audiovi-
sivo cinetico nella scuola, tra i più recenti atti ufficiali solo le “Indicazioni
nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo
d’istruzione” del settembre 2012, che recepiscono le competenze-chiave per
l’apprendimento permanente definite dal Parlamento europeo e dal Consi-
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glio dell’Unione europea, inseriscono, almeno a livello teorico, l’obbligo del-
le competenze digitali e dell’espressione culturale, che per quanto riguarda
l’immagine in movimento nei tre gradi scolari della scuola dell’infanzia, della
scuola primaria, e della scuola secondaria di primo grado, si possono trovare
nei seguenti ambiti disciplinari, obiettivi formativi, e azioni didattiche: tec-
nologie per la comunicazione; espressione creativa di idee in un’ampia varie-
tà di mezzi di comunicazione comprese le arti dello spettacolo; linguaggi e
codici che costituiscono la struttura della nostra cultura; ascoltare e com-
prendere testi di vario tipo trasmessi dai media; utilizzo dei linguaggi sonori
e iconici; comunicare sperimentando attivamente le tecniche e i codici pro-
pri del linguaggio visivo e audiovisivo; leggere e interpretare in modo critico
e attivo i linguaggi delle immagini; apprendere a partire dai primi anni gli e-
lementi di base del linguaggio delle immagini; utilizzazione delle conoscenze
e delle abilità relative al linguaggio visivo per produrre varie tipologie di testi
visivi e rielaborazione creativa delle immagini con tecniche e strumenti au-
diovisivi; osservazione, esplorazione, descrizione, e lettura di immagini in
movimento (spot, brevi filmati, videoclip ecc.); individuazione nel linguag-
gio filmico e audiovisivo delle diverse tipologie di codici, delle sequenze nar-
rative e decodificazione in forma elementare dei diversi significati; padro-
neggiare gli elementi principali del linguaggio visivo leggendo e compren-
dendo i significati di immagini in movimento e di filmati audiovisivi (MIUR,
2012).
Come conseguenza di questo momento storico socio-politico e culturale
ci sembra che sia quindi particolarmente importante la proposta di uno spe-
cifico curricolo per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo dell’istruzione sul
linguaggio audiovisivo cinetico basato sull’attraversamento dei media che
preveda una continuità e una stretta correlazione tra processi formativi di
lettura e di scrittura (Galliani, 2002a), sulla dimensione sistemica dei media
vista la presenza di codici a manifestazione multipla e universale che con-
sentono con efficacia, efficienza, e convenienza formativa, di traslare al lin-
guaggio delle immagini in movimento le conoscenze acquisite in attività
formative di altri ambiti mediali1, su di una scansione in fasi e moduli didat-
tici progressivi correlati sia psicologicamente all’età evolutiva dei bambini
che a tutti gli ordini di scuola in una compiuta dimensione organica (Gallia-
ni, 1988; 1990; 1999; 2002a; Luciani, 2002; 2004/2005a; 2004/2005b;
2004/2005c; 2014; Rivoltella, 1998a; 1998b).

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2. Dinamica didattica del curricolo di educazione mediale per il linguaggio delle immagini
in movimento nella scuola dell’infanzia e il primo ciclo d’istruzione

Sul piano sintattico, semantico, e su quello pragmatico (Morris, 1938), il


linguaggio delle immagini in movimento, tra i diversi e specifici linguaggi
mediali, è il più articolato. Questa ricca articolazione strutturale è dovuta alla
molteplicità di codici a manifestazione unica, multipla e universale (Metz,
1971), specifici delle immagini e non, che ne articolano il discorso mediale:
codici di riconoscimento o di denotazione degli oggetti su cui si innestano i
sistemi di segni paralinguistici, cinesici, prossemici, architettonici, vestimen-
tari; codici simbolici o di connotazione che suggeriscono dei significati cor-
relati al contesto culturale in cui i testi audiovisivo-cinetici vengono realizza-
ti e alla dimensione creativa; codici narrativi (funzioni comunicative, perso-
naggi, narrazioni); codici linguistici della lingua nella quale si esprimono i
dialoghi o il commento verbale; codici musicali e dei rumori che compon-
gono la “colonna sonora” desunti dal vasto contesto culturale in cui si iscri-
ve il testo video-filmico raccordati alle immagini, come anche per i codici
linguistici, attraverso il sincronismo parallelo o l’asincronismo parallelo; co-
dici iconici relativi all’immagine (inquadrature, angoli di ripresa, movimenti
di macchina), al movimento, e al montaggio delle immagini in relazione
all’immagine e in relazione al tempo narrativo (composizione spaziale delle
singole inquadrature, raccordo a stacco, dissolvenze, mascherini, segni di in-
terpunzione, montaggio parallelo, alternato, piano sequenza). Questi codici
nella relazione tra significanti e significati individuano il piano
dell’espressione e quello del contenuto, offrono pertinenza comunicativa al-
la sostanza dell’espressione e a quella del contenuto, stabiliscono criteri di
relazione tra i segni di uno stesso tipo. Segni che, nel caso del linguaggio
delle immagini in movimento, arrivano al massimo grado di complessità
strutturale dovuta alla simultaneità e alla compresenza dei diversi sistemi di
segni (iconici, iconografici, cinesici, prossemici, gestuali, della mimica, del
movimento, musicali, verbali, sonori) nell’articolazione sintattica dei testi
audiovisivo-cinetici e che comunicativamente comporta una continua alter-
nanza segnica e semantica raffigurata graficamente da una forma a spirale
rispetto a quella lineare relativa al linguaggio verbale parlato o scritto. A tut-
to questo si aggiunga che quello delle immagini in movimento è un linguag-
gio le cui caratteristiche comunicative sono quelle della simultaneità rispetto
alla linearità, della complessità rispetto alla semplicità, della continuità rispet-
to alla fragmentazione, dell’immediatezza rispetto alla razionalità, della sine-
stesia dove non c’è più un solo senso privilegiato ma invece una immersione
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sinestetica che favorisce un diretto processo di immedesimazione e parteci-
pazione rispetto all’unisensorialità (Galliani, 1979; 1988).
I testi mediali che utilizzano il linguaggio delle immagini in movimento,
ovvero di quello audiovisivo cinetico anche denominabile come video-
filmico, sono quelli del cinema compreso quello di animazione, della televi-
sione nei suoi diversi generi narrativi, e di tutte quelle nuove forme testuali
video audiovisivo-cinetiche, spesso indipendenti o sperimentali e quindi non
mainstream, cresciute nel tempo e sempre più diffuse e fruite grazie alle pos-
sibilità distributive delle rete Internet attraverso gli spazi di condivisione vi-
deo online (videosharing). Se sul piano della “scrittura” l’obiettivo didattico
del curricolo relativo al linguaggio audiovisivo cinetico, grazie anche alla
ormai compiuta uniformazione digitale delle modalità tecnico-produttive, è
quello di arrivare a realizzare in gruppo e direttamente un compiuto video-
film anche di animazione qualunque sia la forma/modalità narrativa prescel-
ta e comunque si relazioni con i diversi ambiti disciplinari/campi di espe-
rienza (espressivo-creativa, documentaristico-informativa, di indagine-
inchiesta).
Per quanto invece riguarda il contemporaneo piano della “lettura” sarà
doveroso affrontare differenti tipologie testuali (filmiche, televisive, video),
sottolineandone le diversità formali e comunicative, nei diversi generi narra-
tivi con cui vengono ideate e prodotte, oltreché su testi a diversa funzione
(narrativa, descrittiva, argomentativa) (Galliani, 1988; Luciani, 2004/2005a).
A questo proposito è bene inoltre ricordare e sottolineare che «si parla me-
glio di letture, al plurale, proprio per evitare le riduzioni e le semplificazioni
sia di natura semiotica – di chi vuole analizzare solo le differenze fra i vari
linguaggi –, sia di natura ideologica – di chi vuole solo analizzare le manipo-
lazioni che avvengono nei messaggi –, sia di natura strutturalista – che tende
solo ad analizzare le tematiche del racconto all’interno dei linguaggi» (Gal-
liani, 1988, p. 38). Ne consegue che sono possibili diversi tipi di letture (se-
miologica, contenutistica, fenomenologica, ideologica, sociologica), ovvero,
delle analisi di testo che possono basarsi su differenti metodologie (sistema-
tica, strutturale, attanziale, pragmatica), anche se ciò che resta importante e
fondamentale è che tutti questi differenti approcci ai discorsi proposti dalle
immagini in movimento rispetto alle possibili dimensioni da esplorare con-
tribuiscano a fornire un’interpretazione che consideri sia gli elementi testua-
li, quanto quelli extratestuali, e anche gli elementi contestuali senza dimenti-
care di evidenziare le qualità tecnologiche (Galliani, 1988; Rivoltella, 1998a).
L’articolata complessità compositiva di questo linguaggio, le condizioni
d’uso poste dalle relative strumentazioni tecniche e il differente grado di svi-
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luppo psico-fisico dei bambini, sono alla base della precondizione che im-
pone di procedere con consapevole gradualità sia nei processi di lettura visi-
va e audiovisiva quanto nelle esperienze di scrittura. Galliani (1988) ci forni-
sce a questo proposito alcune precise indicazioni didattiche:
- nei processi di scrittura è consigliabile progredire dallo “statico” al “cine-
tico” mentre in quelli di lettura il passaggio di complessità va dal “cineti-
co” allo “statico” in quanto quest’ultimo è privo della dimensione tem-
porale analogica;
- in entrambi i processi di scrittura e di lettura è consigliabile passare dalla
dimensione “astratta” a quella “concreta” per poi ritrovare con maggiore
consapevolezza quella “astratta”;
- i processi di lettura, che possono iniziare da testi compiutamente audio-
visivi, favoriscono l’evidenziazione della particolarità comunicativa che
deriva dall’integrazione di più codici e di molteplici sistemi di segni,
mentre per quanto riguarda i processi di scrittura è consigliabile progre-
dire dal “visivo” e dal “sonoro” per poi arrivare all’“audiovisivo”, af-
frontando prima le strutture semplici monocodicali e solo successiva-
mente quelle complesse pluricodicali.
Per quanto riguarda il solo processo di scrittura sempre Galliani (1988),
in relazione a ricerche sperimentali e studi di oltre un ventennio confermate
nel tempo fino ai nostri giorni, ci fornisce delle indicazioni metodologiche
progressive per fasi che vanno a correlarsi con le precedenti indicazioni di-
dattiche:
- la fase imitativa prevede degli esercizi pratici iniziali da svolgersi in rela-
zione alla sostanza analogico-rappresentativa delle tecniche
dell’immagine e nei confronti delle convenzioni più diffuse della comu-
nicazione mediale;
- la fase proiettiva prevede degli esercizi di costruzione espressiva correlati
alle esigenze comunicative e ai bisogni culturali del singolo bambino e
del gruppo che consentano una maggiore acquisizione di conoscenze le-
gate alla strumentazione tecnica;
- la fase inventiva è strutturata sulla libera elaborazione audiovisiva in re-
lazione a tematiche scelte singolarmente al fine di favorire un buon per-
fezionamento delle personali capacità estetico-espressive;
- la fase collettiva corrisponde al punto di arrivo della realizzazione in
gruppo di testi audiovisivi strettamente correlati alle problematiche esi-
stenziali e culturali che emergono dalle dirette condizioni esperienziali di
vita familiare e sociale e alle varie esperienze educativo-formative dei
bambini.
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3. Struttura tassonomica didattica del curricolo di educazione mediale per il linguaggio
delle immagini in movimento nella scuola dell’infanzia e il primo ciclo d’istruzione

Per l’economia di questo contributo non potremo entrare nello specifico


didattico di ogni azione che verrà suggerita e che nell’insieme struttura e ca-
ratterizza questa nostra proposta di curricolo: ci limiteremo quindi a nomi-
narle rimandando per un loro approfondimento a precedenti lavori (Luciani,
2014; 2004-05c; Rivoltella, 1998b; Galliani, 1990; 1988).
La nostra proposta di curricolo vuole basarsi sulla continuità didattica
verticale tra le diverse fasi scolastiche previste per la scuola dell’infanzia e il
primo ciclo d’istruzione. Volendo attribuire una numerazione progressiva
alle fasi educative che prevediamo queste sono così enucleate:
- livello 1 corrisponde alla fascia di età che va dai 4 ai 6 anni e che com-
prende gli ultimi due anni della scuola dell’infanzia e il primo anno di
quella primaria;
- livello 2 corrisponde alla fascia di età che va dai 7 agli 8 anni e che com-
prende il secondo e il terzo anno della scuola primaria;
- livello 3 corrisponde alla fascia di età che va dai 9 agli 11 anni e che
comprende gli ultimi due anni della scuola primaria e il primo anno della
scuola secondaria di primo grado;
- livello 4 corrisponde agli ultimi due anni della scuola secondaria di pri-
mo grado.
Le varie esperienze mediali concepite nella loro progressiva gradualità e
interconnessione, che permettono di arrivare a sviluppare al termine della
scuola secondaria di primo grado significative conoscenze e competenze in
relazione al linguaggio audiovisivo cinetico, dovrebbero essere intraprese a
partire già dal livello 1 e quindi dal secondo anno della scuola dell’infanzia.
In questa fase le diverse azioni didattiche dovrebbero essere incentrate sulla
progressiva acquisizione di consapevolezza in relazione ai codici multipli
delle inquadrature, alla dimensione verbo-sonora, e all’inizio del complesso
processo di distinzione tra la realtà e la ricostruzione della realtà operata dai
media. In questa fase per conseguire queste competenze/conoscenze è pos-
sibile proporre le seguenti azioni didattico-formative di scrittura e lettura
che il docente dovrà sapere calibrare e opportunamente inserire in relazione
allo sviluppo psico-fisico generale della classe. Per questo motivo alcune e-
sperienze che vengono indicate per un determinato “livello” possono essere
riprese o posticipate a quello successivo: trasposizione di vissuti in immagini
fisse disegnate, riproduzione in serie e distribuzione per la socializzazione;
esperienza di ascolto e riproduzione a fumetti; esperienza di osservazione e
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descrizione di una storia a fumetti o di un fumetto conosciuto; esperienze di
invenzione di una storia e relativa scrittura a fumetti con eventuale riprodu-
zione e distribuzione per la socializzazione; esperienza dell’“occhio magico”
e della “camera oscura”; esperienza della foto di classe; esperienza di osser-
vazione, classificazione, individuazione e descrizione di fotografie o sequen-
ze fotografiche; esperienze verbo-sonore di espressione e di ascolto: la pro-
pria voce, riprodurre i rumori/creare suoni, il paesaggio sonoro della scuola
interni/esterni; esperienze di televisione bruta; esperienze a confronto anche
con la possibilità di attivare una prima familiarizzazione alle strumentazioni
tecniche della ripresa; esperienze di messa in movimento delle immagini; e-
sperienze di animazione di figure umane “pixillation” e di découpage con
sagome; esperienze di letture audiovisive.
Durante il secondo e il terzo anno della scuola primaria (livello 2), sem-
pre attraverso la contemporanea proposta di percorsi formativi sia di lettura
che di scrittura, si potrà poi completare l’acquisizione dei molteplici codici
che strutturano sul piano sintattico-semantico questo linguaggio. Come già
in precedenza questo avverrà attraverso esperienze mediali complementari
come quelle specifiche del medium fumetto, della fotografia, della musica o
dell’avvicinamento all’acquisizione di ulteriore maggiore consapevolezza
dell’esperienza verbo-sonora: esperienza di ideazione e scrittura di un testo
verbo-visivo a fumetti; esperienza di lettura più approfondita di fumetti; e-
sperienze di espressione di idee, documentazione di eventi, rappresentazio-
ne di storie, comunicazione di sentimenti, sensazioni, emozioni, e invenzio-
ni di testi attraverso la fotografia; esperienza di lettura approfondita di foto-
grafie e di insiemi fotografici; esperienze di scrittura verbo-sonora: il radio-
dramma, il documentario, l’indagine-inchiesta; prime esperienze di ideazione
e realizzazione di video-film di animazione; esperienze di letture audiovisive;
esperienze di letture cinematografiche audiovisive.
Gli ultimi due anni della scuola primaria e i tre anni della scuola secon-
daria di primo grado (livello 3 e 4) corrisponderanno al momento in cui si
procederà nella strutturazione sempre più precisa delle fasi di progettazione
(ideazione, pre-produzione) al fine di far acquisire una capacità realizzativa
sempre più autonoma di testi video-filmici sia di tipo maggiormente creati-
vo-espressivo e sia a carattere “funzionale” nel senso della loro potenziale
trasversalità didattica rispetto agli altri ambiti disciplinari. Anche le esperien-
ze di lettura saranno orientate a una sempre maggiore strutturata piena ac-
quisizione dei codici del linguaggio delle immagini in movimento,
dell’insieme della complessità strutturale dei testi mediali delle immagini in
movimento, e delle differenze tipologiche che li contraddistinguono: espe-
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rienze di ideazione e realizzazione video-filmica; esperienze di ideazione e
realizzazione di video-film di animazione; esperienze di letture audiovisive;
esperienze di letture cinematografiche audiovisive.
Se si arrivasse finalmente ed effettivamente ad implementare con piena
consapevolezza pedagogico-didattica le immagini in movimento nella scuola
correlate al necessario insieme della varietà mediale che compone una signi-
ficativa parte del nostro ecosistema socio-culturale, e se ci si ripromettesse
di farlo a partire dalla specifica formazione dei futuri e degli attuali inse-
gnanti, senza i quali non è realisticamente possibile nessuna implementazio-
ne educativa che aspiri ad essere compiutamente sistemica, si potrebbero
conseguire degli importanti obiettivi formativi ormai da tempo fondamenta-
li per la nostra contemporanea dimensione socio-culturale: un sapere, un
saper fare, un saper essere che si sviluppa in una dimensione pienamente at-
tiva e partecipativa senza dimenticare gli aspetti individuali del lavoro e uno
sviluppo delle operazioni mentali relative all’intuizione, all’immaginazione,
alla seriazione, alla simbolizzazione, all’astrazione, all’istituzione di relazioni
di tipo temporale, o spaziale, o causale, alla verifica e al controllo (Galliani,
1988), in un serrato confronto tecnologico, che consente di piegare le stru-
mentazioni tecniche e i flussi comunicativi mediali audiovisivo-cinetici di cui
si è fruitori alla realizzazione di una piena cittadinanza attiva senza subordi-
nazioni e sudditanza culturale, in quanto persone in grado di padroneggiare
con consapevolezza funzioni interpretative e al contempo espressivo-
comunicative in relazione al sempre più ampio spazio mediale occupato del-
le immagini in movimento.

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