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Università di Bologna Alma Mater Studiorum

Musica e Teatro per la società e per l’individuo

Elaborato di Pedagogia dell’espressione artistica (A.A. 2020/21)

di Anna Digiovanni - 943790

Introduzione

A partire dal XX secolo, con l’avvento della grigia metropoli industrializzata, si discute sulle
conseguenze apportate dal culto del progresso all’umanità. Oggi più che mai viviamo in un mondo
dominato dal desiderio di potere e controllo, che solo la scienza e la logica possono assicurarci, a
discapito dell’arte, della contemplazione e della spiritualità; il lavoro e la routine riducono il tempo
per sognare. Come scriveva Dewey nel 1926:

la civiltà costruita su questi principi non può soddisfare alla domanda di gioia, di freschezza, di
esperienza che viene dal profondo dell’anima; solo l’attenzione che attraverso l’arte si rivolge ai
valori autentici, anche se transitori, delle cose può produrre tali effetti di ravvivamento. Questi
effetti, transitori essi stessi, assicurano una disciplina per l’interiorità dell’uomo (…), perché
educano l’anima disponendola a un permanente apprezzamento dei valori che la trascendono 1.

L’Arte è necessaria alla vita interiore, e non solo: in questo elaborato infatti si intende dimostrare il
valore didattico-pedagogico delle discipline artistiche, che pertanto devono essere inserite
all’interno dei piani di studio sin dall’infanzia, con particolare attenzione alla Musica e al Teatro.
Ogni forma di espressione artistica permette di esternare i pensieri che opprimono la mente, di
dare valore ai propri sogni e sentirsi liberi di comunicare con l’altro. L’impatto positivo si riscontra
sia a livello sociale e sia sul singolo individuo.

Musica e Teatro per l’educazione alla cittadinanza

È da un paio di anni che è stata introdotta nelle scuole l’ora di Educazione civica, in cui
generalmente si cerca di far comprendere agli alunni il valore della cooperazione e
dell’integrazione, per vivere al meglio in società. I seguenti esempi descrivono esperienze di
crescita collettiva e inclusione sociale attraverso la musica e il teatro.

Nel suo saggio Musica, educazione e cittadinanza Alberto Spinelli spiega come la musica ponga le
basi per una corretta cittadinanza, e come tale occorre insegnarla nelle scuole: il suo «carattere
sociale» non va ritrovato solo nelle regole di composizione, ma anche nel momento
dell’esecuzione, in cui più musicisti condividono regole comuni e espressività individuale in
perfetta armonia. Ciò che accomuna musica e cittadinanza è infatti la sfera dell’agire condividendo
regole operative, codici linguistici, norme di convivenza e caratteri sociali. È interessante l’esempio
che ci riporta l’autore del saggio riguardo al progetto El Sistema che ha luogo nei quartieri disagiati
del Venezuela dal 1975, e che ancora oggi ha un impatto positivo sulla civilizzazione del Paese 2.

1
John DEWEY, Arte come esperienza e altri scritti, a cura di Alberto Granese, Firenze, La Nuova Italia, 1995, pp. 439-
440.
1
L’insegnamento della Musica nelle scuole, dunque, appare tanto benefico quanto l’insegnamento
di Educazione civica. Tuttavia, come osservano diversi professionisti del campo, le strategie
pedagogiche impiegate nella didattica standard non sono compatibili con le discipline artistiche,
dove si coinvolge l’interiorità dell’individuo e il processo ha maggiore importanza rispetto al
risultato. Tommaso Rompianesi ci racconta una personale esperienza di didattica musicale in una
scuola elementare, con dei bambini completamente a digiuno di nozioni musicali 3: per evitare ogni
possibile fallimento comunicativo, ha adottato un procedimento più «istintivo», modellato sulle
esigenze degli alunni, come il ricorso a quiz, sfide e metodologie laboratoriali in modo da catturare
l’attenzione dei giovani sassofonisti e monitorare costantemente il loro apprendimento. Altro
fattore importante che ci riporta l’autore del testo è il suonare insieme: «Suonare significa,
fondamentalmente, mettersi a nudo, esporsi in prima persona nei limiti delle proprie capacità
espressive»4, pertanto è indispensabile creare un’atmosfera di fiducia reciproca fra gruppo di
allievi e insegnante e soprattutto che il maestro suoni coi propri allievi.

Altro interessante approccio all’insegnamento della Musica è quello proposto dalla Sintoni che,
rifacendosi agli antecedenti della ritmica di Émile Jaques-Dalcroze e della Orff-Schulwerk di Carl
Orff5, propone un percorso didattico che unisce musica e movimento partendo dalla favola
sinfonica di Prokof’ev Pierino e il lupo: attraverso un «ascolto razionale» dei singoli temi, i bambini
traducono la musica in «gestualità finalizzata», ossia in movimenti che rispecchiano le
caratteristiche sonore, gli elementi di fraseggio, gli aspetti ritmici, ecc. Con la guida dell’insegnante
e la verbalizzazione di ciò che ascoltano, i bambini apprendono il lessico musicale e gli aspetti più
tecnici, ma sono anche in grado di individuare le emozioni che provano all’ascolto e di rielaborarle
in gesti.

Come linguaggio universale la Musica ci permette di comunicare l’indicibile e di superare le


barriere linguistiche, rivelandosi fondamentale nella vita in comunità. Allo stesso modo, Maurizio
Fabbri propone una visione del Teatro come modalità comunicativa che va oltre i limiti del
linguaggio della quotidianità e permette di esprimere la propria soggettività:

L’evento teatrale è in grado di sottrarre l’esperienza formativa alla dominanza del linguaggio
ordinario, imperante nella quotidianità, e del linguaggio scientifico, centrale nella scuola e
nell’accademia. (…) È il linguaggio metaforico che può invece contribuire a liberare il potenziale
immaginifico dei discorsi e delle loro possibili interpretazioni 6.

2
Alberto SPINELLI, Musica, educazione e cittadinanza, in Espressione artistica e contesti formativi, a cura di Michele
Caputo, Milano, Franco Angeli, 2019, pp. 93-94.
3
A tal proposito, Rompianesi fa notare come l’insegnamento ad individui così giovani richieda per prima cosa una
«riorganizzazione», e poi una capacità di gestione del rischio di fallimenti comunicativi: Tommaso ROMPIANESI,
Suonare insieme: un’esperienza di insegnamento musicale, in Espressione artistica e contesti formativi, cit., p. 65.
4
Ivi, p. 64.
5
Metodologie che uniscono musica e movimento ma, come scrive l’autrice, raramente sono impiegati nella didattica
con finalità educative: Chiara SINTONI, Musica e Movimento per l’Educazione musicale: una risorsa preziosa oltre
mode e semplificazioni, in Espressione artistica e contesti formativi, cit., p. 76.
6
Maurizio FABBRI, L’educazione artistica come esperienza di sconfinamento formativo, in Pedagogia dell’espressione
artistica, a cura di Michele Caputo e Giorgia Pinelli, Milano, Franco Angeli, 2019, pp. 33-34.
2
Il valore didattico e sociale del Teatro è riconosciuto a livello ministeriale: sin dalla Riforma Gentile
(1923) si promuovevano rappresentazioni drammatiche all’interno della scuola e a partire dagli
anni Novanta, con la fondazione dell’AGITA (Associazione nazionale per la promozione del teatro
nella scuola e nel sociale), ha avuto luogo un intenso dialogo fra Istituzioni con lo scopo di far
appassionare i giovani all’arte drammatica. Il teatro infatti stimola lo spirito critico, educa alla
bellezza e abbatte le barriere, agevolando l’inclusione. Nell’analisi di un documento ministeriale
rivolto all’anno scolastico 2016/2017, Chiara Chiavetta ne solleva alcuni aspetti problematici, come
la scarsa attenzione alla formazione dei docenti, il mancato riconoscimento della funzione
didattico-educativa delle attività proposte, l’importanza degli spazi ad esse dedicati:

bisognerebbe iniziare a tracciare obiettivi e finalità didattiche differenziate per la scuola


dell’Infanzia, per la Scuola Primaria e per la Scuola Secondaria di primo e secondo grado, tenendo
conto dei differenti percorsi di apprendimento e dei differenti prerequisiti degli alunni, per
agevolare i docenti nella definizione dei concreti obiettivi didattici da perseguire e degli strumenti
più adeguati a tale scopo. Una Didattica Teatrale (…) dovrebbe essere articolata in tre momenti:
Didattica della Visione; Didattica del Fare; Didattica del Sapere storico-critico del fatto teatrale 7.

Ci sono numerosissimi esempi di teatro sociale: basti pensare alle compagnie di Arte e Salute, che
coinvolge pazienti con disturbi psichiatrici, oppure Opera Liquida, i cui componenti sono detenuti
ed ex-detenuti. Le esperienze narrate in un testo della Bottinelli risultano alquanto significative per
dimostrare il valore integrativo del teatro in contesti educativi non professionali 8. Si tratta di due
esempi di «gruppi speciali»: il primo caso riguarda un gruppo di adolescenti e giovani adulti fra i 15
e i 22 anni accomunati dalla patologia del diabete; nel secondo caso sono coetanei che
frequentano una classe difficile con casi di disturbi psicofisici, episodi di bullismo e difficoltà di
integrazione. Avendo chiari obiettivi, tempistiche e ostacoli da superare, l’autrice ha deciso di
procedere secondo una metodologia che prevedeva una prima fase di coesione di gruppo e
conquista della fiducia degli allievi, e una seconda fase dedicata al lavoro allo spettacolo da
portare in scena. Impiegato soprattutto per ottenere fiducia e rispetto dalla 3B, il «metodo
mimetico» consisteva nel dare attenzione ai singoli individui, stimolare curiosità nei propri
confronti e proporre giochi ed esercizi osservando le reazioni dei ragazzi. Entrambi i laboratori si
sono conclusi con successo, sia perché si è giunti ad un esito da portare in scena, ma soprattutto
perché si è arrivati alla costruzione di un gruppo. La Bottinelli offre preziosi consigli per fare teatro
in contesti delicati: «cambiare direzione» a seconda delle esigenze di chi si ha di fronte, «creare un
legame» per ottenere fiducia e agevolare il coinvolgimento di tutti i partecipanti, «esporsi in prima
persona ed evidenziare i punti di forza»9.

Musica e Teatro per una crescita individuale

Come visto fino ad ora, l’Arte porta benefici all’essere umano e alla collettività, proprio per questo
esistono diverse arti terapie impiegate per combattere malesseri di ogni genere. La Professoressa
7
Chiara CHIAVETTA, Indicazioni strategiche per l’utilizzo didattico delle attività teatrali a.a. 2016/2017. Analisi di un
documento ministeriale, in Espressione artistica e contesti formativi, cit., p. 122.
8
Lucia BOTTINELLI, L’esperienza di drammatizzazione con gruppi speciali, in Espressione artistica e contesti formativi,
cit., pp. 125-141.
9
Ivi, pp. 139-141.
3
Moscato fa notare come l’espressione artistica, intesa come «attività olistica ed integrale del
soggetto» sia fondamentale in fase crescita, così come in età adulta:

tutte queste attività sono vantaggiosamente proponibili anche agli adulti. Anche nella fruizione
adulta si osservano riorganizzazioni maturative di processi cognitivi e della dimensione socio
affettiva. Ogni espressione di sé compiuta presenta caratteri di “liberazione”, di sblocco di auto-
inibizioni, e di integrazione ludica fra cognizione ed emozione. E non a caso laboratori di
espressione artistica sono utilizzabili anche in chiave terapeutica e psico-terapeutica 10.

Dunque l’espressione artistica ha a che fare con la sfera cognitiva ed emotiva, influenzando la vita
sociale ed individuale: si tratta di un’opportunità per esternare i propri pensieri e le proprie
emozioni senza il ricorso ad un linguaggio oggettivo, bensì un linguaggio simbolico. Per questo, il
Professor Caputo afferma che la «creatività è connessa alla religiosità» 11.

Nel corso della storia le arti sono state spesso considerate lontane dalla sfera etica e quindi dai
dogmi religiosi: esemplare è il caso di Papa Giovanni XXII che, nei primi decenni del XIV secolo,
emanò una bolla contro l’Ars nova, ossia quella musica così complessa e articolata che dava
piacere all’ascolto ma non permetteva di comprendere i testi dei canti ecclesiastici, allontanando i
fedeli da Dio12. In particolare la musica, essendo completamente slegata da ogni riferimento a cose
concrete, è da sempre considerata pura irrazionalità, fonte di un piacere peccaminoso e ancora
oggi, come ci fa notare Chiara Sirk, la popular music è spesso fonte di dibattito poiché associata
alla trasgressione, all’uso di droghe o ad ideali anticlericali 13. Tuttavia occorre andare oltre le
apparenze e, leggendo attentamente i testi, si scoprirà che non tutti i metallari inneggiano a
Satana e che molte volte i cantautori, attraverso riferimenti biblici o frasi provocatorie, ricercano
nella musica un legame col sovrumano e con la spiritualità: il celebre esempio della conversione di
Bob Dylan, che ha fatto scalpore fra il pubblico di rockkettari, è emblematico e il cantautore ha
affermato che per lui è stata come «un’esperienza di rinascita» che lo ha portato a bussare alle
porte del cielo14.

Il concetto di «rinascita» si ritrova anche nell’ultimo teatro grotowskiano, infatti il regista polacco a
partire dagli anni Settanta si interessa in modo particolare ai Vangeli apocrifi, che intendono la
resurrezione come una rinascita nel corso della vita terrena. Allo stesso modo, gli attori del Teatr
Laboratorium risorgono in scena e, così come Gesù Cristo, si comportano da creatori: descrivendo
il processo di realizzazione dei maggiori lavori del Teatro Povero, Marco De Marinis mostra il
10
Maria Teresa MOSCATO, Educare l’espressione artistica: nuovi compiti per la ricerca pedagogica?, in Pedagogia
dell’espressione artistica, cit., pp. 20-21.
11
Michele CAPUTO, Arti, espressione di sé, creatività, in Pedagogia dell’espressione artistica, cit., p. 170.
12
Enrico FUBINI, Dall’«Ars antiqua» all’«Ars nova», in Storia della musica, a cura di Mario Baroni e Enrico Fubini,
Torino, Piccola Biblioteca Einaudi, 2014, pp. 58-59.
13
Chiara SIRK, I still haven’t found what I’m looking for: quando la musica è alla ricerca di un senso , in Arte, religiosità,
educazione. Esplorazioni e percorsi, a cura di Michele Caputo e Giorgia Pinelli, Milano, Franco Angeli, 2018, pp. 96-97:
«ad un primo sguardo popular music e religiosità non sembrano avere molti punti in comune. Anzi, al contrario, alcuni
protagonisti e filoni di questo repertorio estremamente vario, si sono contraddistinti per atteggiamenti fortemente
provocatori verso la religione. Di fronte alla spregiudicatezza di Veronica Ciccone, che come nome d’arte ha scelto
“Madonna”, (…) di fronte all’inquietante figura di Marilyn Manson, (…) è facile che il “paradigma del sospetto” prenda
il sopravvento su una riflessione critica».
14
Ivi, pp. 101-103.
4
raggiungimento dell’«autonomia creativa dell’attore» che avviene in concomitanza con la
«rinuncia» del regista al proprio ruolo. Il mito cristiano non si concretizza più sulla scena attraverso
attente scelte registiche come nel Principe Costante del ’65, la cui messa in scena rende esplicita la
storia di un martirio, ma grazie alla creazione degli attori: Apocalypsis cum Figuris del ’69 è il
raggiungimento di un’ascesi che si ritrova nelle opere performative degli anni Ottanta.

Senza alcuna attitudine mistica né, tantomeno, pretese astrattamente filosofiche, Grotowski
nell’ultima parte della sua esistenza è in cerca, per il suo performer, proprio di questa resurrezione
in vita. In precedenza (…) egli parlava di «tecnica 2», di «atto totale», ma nello spettacolo; adesso
parla di «awareness», di «verticalità», di «veicolo», fuori dallo spettacolo15.

Il legame fra arte e spiritualità è presente anche nel Buddhismo, che riconosce all’Arte una
funzione di perfezionamento spirituale. Il teatro nō, codificato da Zeami Motokiyo nel XV secolo,
ne è una prova: guidato da un maestro, l’individuo apprende la «tecnica del dio», per poi farla sua
e infrangerla, infatti la riproduzione è qualcosa di impersonale, mentre l’«attore meraviglioso» del
teatro nō è vivo, è un individuo capace di elevarsi16. Si tratta dunque di un teatro che ha un forte
impatto sull’individualità del singolo, coniugando etica e estetica.

Conclusioni

Si può dunque affermare che l’Arte supera ogni dualismo: è etica e estetica, bello e sublime,
mente e corpo, società e individualità; permette alla persona di raggiungere consapevolezza di sé
e degli altri; è comunicazione con l’umano e col sovrumano. È importante che i giovani siano
educati all’Arte e attraverso l’Arte, e pertanto l’insegnamento delle discipline artistiche nella
scuola merita maggiore attenzione.

BIBLIOGRAFIA

BOTTINELLI Lucia, L’esperienza di drammatizzazione con gruppi speciali, in Espressione artistica e


contesti formativi, in Espressione artistica e contesti formativi, a cura di Michele Caputo, Milano,
Franco Angeli, 2019.

CAPUTO Michele, Arti, espressione di sé, creatività, in Pedagogia dell’espressione artistica, a cura
di Michele Caputo e Giorgia Pinelli, Milano, Franco Angeli, 2019.

15
Marco DE MARINIS, L’archetipo cristico e il superamento della rappresentazione: Grotowski dal “Principe Costante”
ad “Apocalypsis cum Figuris”, in Arte, religiosità, educazione, cit., p. 61.
16
Matteo CASARI, La Via del nō nei trattati tardi di Zeami: un’ascesa per l’attore, un’ascesi per l’uomo, in Arte,
religiosità, educazione, cit., pp. 41-42: «L’elevazione dello stile, e con esso dell’attore, necessita di una solida base su
cui poggiare per rendere sicuro il cammino dell’ascesa artistica: la Via è un percorso che coniuga, in qualche modo,
l’avanzamento orizzontale con la progressione verticale. La tecnica è la base della Via intesa come metodo di
formazione e liberazione».
5
CASARI Matteo, La Via del nō nei trattati tardi di Zeami: un’ascesa per l’attore, un’ascesi per
l’uomo, in Arte, religiosità, educazione. Esplorazioni e percorsi, a cura di Michele Caputo e Giorgia
Pinelli, Milano, Franco Angeli, 2018.

CHIAVETTA Chiara, Indicazioni strategiche per l’utilizzo didattico delle attività teatrali a.a.
2016/2017. Analisi di un documento ministeriale, in Espressione artistica e contesti formativi, op.
cit.

DE MARINIS Marco, L’archetipo cristico e il superamento della rappresentazione: Grotowski dal


“Principe Costante” ad “Apocalypsis cum Figuris”, in Arte, religiosità, educazione, op. cit.

DEWEY John, Arte come esperienza e altri scritti, a cura di Alberto Granese, Firenze, La Nuova
Italia, 1995.

FABBRI Maurizio, L’educazione artistica come esperienza di sconfinamento formativo, in


Pedagogia dell’espressione artistica, op. cit.

FUBINI Enrico, Dall’«Ars antiqua» all’«Ars nova», in Storia della musica, a cura di Mario Baroni e
Enrico Fubini, Torino, Piccola Biblioteca Einaudi, 2014.

MOSCATO Maria Teresa, Educare l’espressione artistica: nuovi compiti per la ricerca pedagogica?,
in Pedagogia dell’espressione artistica, op. cit.

ROMPIANESI Tommaso, Suonare insieme: un’esperienza di insegnamento musicale, in Espressione


artistica e contesti formativi, op. cit.

SINTONI Chiara, Musica e Movimento per l’Educazione musicale: una risorsa preziosa oltre mode e
semplificazioni, in Espressione artistica e contesti formativi, op. cit.

SIRK Chiara, I still haven’t found what I’m looking for: quando la musica è alla ricerca di un senso ,
in Arte, religiosità, educazione, op. cit.

SPINELLI Alberto, Musica, educazione e cittadinanza, in Espressione artistica e contesti formativi,


op. cit.

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