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2084: la dittatura del carbonio?

Articolo di nwo-truthresearch
"Inevitabilmente un giorno un comissario suggerirà di rendere il
lavoro più efficace concentrandosi sulla radice del problema: il
numero totale degli abitanti del pianeta. E con una mossa del
genere la Commissione per il controllo termostatico della Terra si
sarà trasformata in un governo mondiale di tipo orwelliano, con
una propria valuta, un esercito e il controllo su ogni persona e
ogni centimetro sul nostro pianeta. Per quanto orrore susciti un
simile esito, se ritardiamo l'azione per combattere la crisi
climatica, la dittatura del carbonio può diventare essenziale per
la nostra sopravvivenza."
Tim Flannery, I Signori del Clima, Ed. Corbaccio

Il titolo di questo post non è il titolo di un romanzo di


fantascienza, o quello di un libro di qualche pazzo "complottista",
ma il titolo di un capitolo di un libro scientificamente corretto
scritto da uno scienziato; il libro si chiama I Signori del Clima, e
l'autore è Tim Flannery. Flannery è uno scienziato ed esploratore
australiano; ha insegnato ad Harvard, è stato per sette anni
direttore del South Australian Museum e attualmente è docente
alla Macquarie University, dove segue un progetto di ricerca sui
cambiamenti climatici; è presidente dello State Science Council e
della Sustainability Roundtable, un organo consultivo sullo
sviluppo sostenibile; egli è anche rappresentante australiano della
National Geographic Society.
Flannery è un fervente sostenitore della teoria dell'effetto serra
dovuto alla CO2 di origine antropica.
Nel suo libro, al capitolo 33 (che strano!) dal titolo eloquente
"2084: la dittatura del carbonio?" l'autore si spinge ad
immaginare un possibile futuro dove la catastrofe generata dal
cambiamento climatico darà avvio ad una ditattura globale. Ciò
rivela che questo tipo di soluzioni sono tenute in debita
considerazione dall'elite di scienziati accademici al fine di arrivare
al Nuovo Ordine Mondiale; forse inserire tali capitoli in libri
dedicati al global warming vuole già farci ingoiare l'idea che
dovremmo rinunciare ai nostri diritti basilari nel caso di una
minaccia esterna come quella del riscaldamento globale. In effetti
la paura derivante da un'improvvisa emergenza climatica
sbandierata ai quattro angoli del globo, condita con qualche
catastrofe artificiale pubblicizzata in tutti i tg planetari, sarebbe
una miscela così irresistibile che alla fine tutta la gente del globo
si convincerà ad abbracciare un Governo Mondiale che la salvi da
questa emergenza inventata a tavolino; la strategia sarebbe simile
ad esempio a quella messa in atto nell'emergenza derivante dalla
finta pandemia da virus H1N1. Se tali ipotesi vi sembrano lontane
dal vostro senso comune leggete prima cosa dice questa notizia
pubblicata su Virgilio il 4/5/2009:
"...Le proposte della geoingegneria per dare un po' di
refirigerio alla terra e riportare il clima sotto controllo
sembrano partorite dai sogni di Archimede Pitagorico,
eppure raccolgono sostegno dai governi, impegnano il
fior fior dell'intellighenzia di stanza in sofisticati
laboratori, riempiono le pagine dei giornali, fanno
sperare i cittadini di mezzo mondo.
Ma ha senso modificare artificialmente il clima piuttosto
che concentrare gli sforzi sulla riduzione delle emissioni e
sullo sviluppo di tecnologie pulite? Alterando
ulteriormente un ecosistema già periclitante, non si
rischia di avere effetti collaterali indesiderati, col rischio
che il rimedio sia peggiore del male?
I dubbi sono leciti e non mancano di accendere il
dibattito.
Eppure, la risposta di esperti accreditati come John
Holdren fisico, 65 anni, consigliere scientifico del
Presidente Obama in merito agli interventi per
contrastare il cambiamento climatico è stata: «Si
potrebbe arrivare ad essere tanto disperati da voler usare
questi strumenti.» In una recente intervista segnalata da
Ecoblog, lo scienziato afferma che la Terra sarebbe
vicinissima a un cambiamento climatico conclamato:
entro sei anni potrebbe scomparire il ghiaccio artico, il
che di per sé già modificherebbe ulteriormente il clima in
maniera imprevista; c’è un rilascio di metano a causa
dello scongelamento del permafrost in Siberia il che
potrebbe accelerare i cambiamenti climatici e numerosi e
grandi incendi in tutto il mondo.
Insomma, a mali estremi... porte aperte alla
geoingegneria, l'ultima spiaggia.
Ma quali sono i progetti più accreditati? Le tecniche
refrigeranti considerate più efficienti secondo lo
scienziato inglese Tim Lenton sono le immissioni di
particelle di zolfo nella stratosfera e la produzione di
nuvole sintetiche. La prima soluzione consentirebbe di
creare uno schermo riflettente per far passare meno
radiazioni solari, come avviene con eruzioni vulcaniche;
il secondo sistema prevede invece la produzione di nuvole
che riflettano la luce del sole attraverso la nebulizzazione
di acqua marina con l'aggiunta di un solfuro che ne
faciliti la formazione."
Adesso vi lascio alla lettura del capitolo del libro
2084: la dittatura del carbonio?
Se [...] l'uomo invadesse la capacità funzionale di
Gaia in misura tale da renderla invalida [.] egli si
sveglierebbe un mattino per trovare che ha il
compito permanente, per tutta la sua vita, di
manutenzione del pianeta. [...] Allora, almeno, noi
si guiderebbe quello strano aggeggio che è "la
nave spaziale Terra", e la parte di biosfera,
domata e addomesticata, che ancora rimanese
sarebbe davvero il nostro solo "sistema di
mantenimento della vita".James Lovelock, Gaia,
1979 [trad. it. p. 157]
Paul Crutzen ha contribuito a salvare il mondo
dall'impoverimento di ozono dovuto ai CFC, e per questo
ha ricevuto un premio Nobel. Davanti alla minaccia del
mutamento climatico che incombe, Crutzen è ancora una
volta impegnato nel dibattito, e la sua riflessione già
guarda molto lontano. "Nel nostro futuro possono
benissimo esserci progetti di geoingegneria su vasta scala
internazionalmente accettati [...] per ottimizzare il clima"
ha affermato su Nature nel 2002. E' un pensiero che
merita di essere approfondito, e per cominciare dobbiamo
guardare al grande gioco della modificazione del clima in
cui l'umanità è impegnata.
Ne intravedo tre esiti possibili:
1. La nostra reazione di limitazione delle
emissioni è troppo lenta o scoordinata per
allontanare grandi mutamenti climatici, che
distruggono i sistemi di mantenimento della vita
della Terra e destabilizzano la nostra civiltà
globale. Di conseguenza l'umanità viene spinta in
un Medioevo prolungato molto più crudele di
qualunque altro che lo abbia preceduto, perchè le
armi più distruttive mai escogitate esisteranno
ancora, mentre i mezzi per regolarne l'uso, e
stabilire la pace, saranno stati spazzati via. Questi
cambiamenti potrebbero iniziare fin dal 2050.
2. L'umanità agisce con prontezza - a livello
individuale, nazionale e aziendale - per ridurre le
emissioni, e così evita gravi conseguenze
climatiche. In base alle tendenze attuali,
dovremmo aver cominciato a decarbonizzare in
modo significativo le nostre reti elettriche intorno
al 2030, e aver sostanzialmente decarbonizzato il
sistema dei trasporti entro il 2050. Se avremo
successo, verso il 2150 o giù di li i livelli dei gas
serra saranno scesi al punto in cui Gaia può
nuovamente controllare il termostato della Terra.
3. Le emissioni vengono ridotte in misura
sufficiente a evitare il disastro completo, ma gli
ecosistemi della Terra vengono seriamente
danneggiati. Con il clima del mondo sul filo del
rasoio, l'idea di Crutzen di progetti
geoingegneristici concordati a livello
internazionale diventa obbligatoria. La civiltà
umana rimarrà sospesa sull'orlo dell'abisso per
decenni o secoli, durante i quali il ciclo del
carbonio dovrà essere rigorosamente controllato,
mediante progetti di geoingegneria sia grandi che
piccoli.
In quest'ultimo scenario l'umanità non avrebbe altra
scelta che istituire una Commissione per il controllo
termostatico della Terra, qualcosa che potrebbe
facilmente nascere dal Protocollo di Kyoto. Cominciamo
a discutere come la commissione potrebbe affrontare il
problema della CO2, il più importante degli oltre trenta
gas serra di cui dovrebbe preoccuparsi. Tra i suoi primi
compiti ci sarebbe quello - che è già stato all'ordine del
giorno di Kyoto - di mantenere il valore del carbon-
dollaro esercitando un arbritato ogniqualvolta gli accordi
di scambio del carbonio non vengano onorati, e ove il
carbonio sequestrato venga disperso. Date le lunghe scale
temporali coinvolte in progetti quali le forestazioni e le
proposte di sequestrazione, la commissione si ritroverebbe
a tenere sotto controllo per i prossimi secoli carbon-
dollari coniati nel 2005.
Probabilmente la commissione avrebbe la necessità di
servirsi degli oceani come di uno strumento per regolare
il termostato della Terra. Ciò richiederà nuova
cooperazione internazionale sull'uso e la proprietà dei "
beni comuni" oceanici globali, ed è possibile che anche
l'Artico e l'Antartico siano coinvolti in questi nuovi
accordi, col chè verrebbero disciplinati i nostri ultimi beni
comuni significativi. A causa dell'importanza dei suoli
come pozzi del carbonio, la commissione sarebbe
profondamente interessata all'agricoltura e all'uso del
territorio in tutto il mondo, e ci si dovrebbero aspettare
regolamentazioni di vasta portata relative all'agricoltura,
alle foreste e agli altri usi del suolo.
Con l'approfondirsi della crisi climatica la commissione
potrebbe essere chiamata anche a esercitare il suo
arbitrato in circostanze in cui un paese stesse soffrendo
evidenti svantaggi per effetto del clima modificato, mentre
altri prosperano. L'Australia, per esempio, potrebbe
trovarsi sull'orlo del collasso per effetto della riduzione
delle precipitazioni sui suoi principali centri abitati,
mentre il Canada potrebbe godere di raccolti eccezionali
e inverni miti proprio a causa degli stessi mutamenti
climatici.
Se una simile commissione dovesse mettere radici, i suoi
poteri e la sua influenza si amplierebbero e
approfondirebbero con la crisi climatica, a alla fine essa
di necessità si intrometterebbe in materie in precedenza
considerate di competenza degli Stati.
E' difficile immaginare che mosse simili, non importa
quanto necessarie per stabilizzare il clima globale, non
sarebbero messe in discussione da qualche paese. Ci si
potrebbero aspettare sia resistenze sorde che raggiri, ma
sarebbe possibile anche il rifiuto netto di conformarsi.
Come si comporterebbe la commissione, per esempio, con
gli "approfittatori" che ignorassero le sue disposizioni a
detrimento di tutti?
I paesi sostenitori della commissione cercherebbero di
introdurre una rete di incentivi, comprendente sanzioni,
che nel passato si sono dimostrate indispensabili per
garantire che nessun paese tragga vantaggi indebiti da un
qualsisi trattato internazionale. E perchè queste misure
punitive avessero il massimo effetto, sarebbe necessaria
una corte internzionale e - come ultima risorsa in casi
estremi - una forza armata internazionale da usare contro
i recalcitranti. Forse queste truppe porterebbero caschi
verdi invece che blu, ma le forze di pace dell'ONU offrono
un modello eccellente di come questo braccio della
commissione potrebbe svilupparsi inizialmente.
La nostra atmosfera è così delicata, e il carico umano che
oggi sopporta è così enorme, che l'opera della nostra
commissione non potrebbe assolutamente limitarsi ai gas
serra: anche l'economia dell'idrogeno potrebbe rientrare
nelle sue competenze. L'idrogeno molecolare è un gas
presente in tracce nell'atmosfera (soltanto mezza parte
per milione) con una durata di vita di solo due anni. La
futura economia dell'idrogeno richiede il trasporto ogni
anno di una quantità di gas parecchi volte maggiore della
quantità presente nell'atmosfera oggi e, come abbiamo
visto, l'idrogeno ha la tendenza a sfuggire. Sostituendo
metà del consumo attuale di combustibili fossili con
l'idrogeno rischiamo di raddoppiare la sua
concentrazione atmosferica.
Una delle più significative proprietà indesiderate
dell'idrogeno è la sua capacità di aumentare l'abbondanza
del metano anche del 4 per cento. Siccome l'economia del
gas è considerata una fase di transizione verso l'economia
dell'idrogeno, ciò può avere serie conseguenze di efetto
serra per un mondo già sovraccaricato di emissioni di
metano. Inoltre il principale pozzo per l'azoto molecolare
atmosferico sono i microorganismi che fissano questo
elemento, e le conseguenze su di essi di un aumento
dell'idrogeno molecolare sono sconosciute. C'è anche la
possibilità che, quando fosse usato su scala
sufficientemente grande per alimentare l'intero sistema dei
trasporti del mondo, l'idrogeno abbia effetti sul vapore
acqueo stratosferico, sulla temperatura planetaria e
sull'ozono. E i più favorevoli ricercatori in questo campo
hanno sottolineato di recente che "la valutazione degli
effetti climatici di un'[economia dell'idrogeno] è appena
iniziata".
Man mano che l'armeggiare dei chimici diverrà più
sofisticato e la nostra consapevolezza dei vari effetti
atmosferici aumenterà, possiamo spettarci che sempre più
processi planetari interesseranno alla nostra
commissione. E con così tanti problemi da affrontare,
qualche comissario potrebbe cominciare a sentirsi come
quel ragazzo che tappava i buchi dalla diga con le dita,
solo per accorgersi che tutto intorno gli si aprivano altre
falle. Di certo essi si renderanno conto che, finchè la
popolazione umana rimarrà così numerosa, il susseguirsi
di nuove minacce per la sicurezza climatica sarà senza
fine.
Inevitabilmente un giorno un comissario suggerirà di
rendere il lavoro più efficace concentrandosi sulla radice
del problema: il numero totale degli abitanti del pianeta.
E con una mossa del genere la Commissione per il
controllo termostatico della Terra si sarà trasformata in
un governo mondiale di tipo orwelliano, con una propria
valuta, un esercito e il controllo su ogni persona e ogni
centimetro sul nostro pianeta. Per quanto orrore susciti un
simile esito, se ritardiamo l'azione per combattere la crisi
climatica, la dittatura del carbonio può diventare
essenziale per la nostra sopravvivenza.
Meno di 250 anni fa selvaggi ragazzi delle Highlands
scozzesi che nulla sapevano della lingua, della moneta e
dei calzoni inglesi, conducevano il bestiame che era la
loro unica ricchezza nelle cittadine di mercato inglesi per
poter comprare qualche prodotto di lusso come la polvere
da sparo e il sale. Oggi nessun cittadino di un qualsiasi
paese sviluppato ha una padronanza della propria vita
come quella che avevano quei selvaggi abitanti delle
Highlands, perchè noi siamo i discendenti di coloro che
cambiarono quella "libertà" per un governo stabile,
abbondanti pasti al giorno, trasporti comodi e le
sofisticate macchine che ci parlano del mutamento
climatico.
E a volte abbiamo rinunciato ad altre libertà per
affrontare terribili minacce. I Padri Fondatori degli Stati
Uniti d'America crearono la più grande nazione che il
mondo abbia mai visto, e lo fecero perchè temevano una
schiacciante minaccia esterna: la corona britannica.
Creare gli Stati Uniti non fu facile, perchè i gentiluomini
del Sud, che amavano le corse dei cavalli, il teatro e le
piantagioni pullulanti di schiavi, dovevano riconciliarsi
con i puritani del New England, che consideravano cose
simili opera del demonio. Eppure in qualche modo un
accordo di mediazione fu raggiunto, e con esso ciascuno
dei trdici stati firmatari cedette una porzione significativa
della propria sovranità. I Padri Fondatori crearono - con
grande successo - un'entità politica di massa sufficiente
ad affrontare le sfide che si ponevano, eppure con
garanzie sufficienti a consentire alla libertà di fiorire.
L'Umanità ha percorso una strada così lunga in un tempo
così breve che le nostre immaginazioni sono
irrimediabilmente impantanate nel passato. Forse, come
sembra accadere nel caso di molti neoconservatori
americani, sono intrappolate sulla frontiera del west
oppure nella Seconda guerra mondiale. Per altri
risiedono in ormai obsolete identità nazionali o ideologie.
E siccome le nostre immaginazioni dimorano ancora in
questi paesaggi svaniti, la nostra reazione alla minaccia
del cambiamento climatico può sembrare assurda. E'
questo fatto, credo, che ha spinto alcuni conservatori ad
ignorare la minaccia del mutamento climatico, pur
salvaguardando al tempo stesso così gelosamente la
nostra "libertà".
Se i colossi del carbone e del petrolio e gli interessi loro
alleati continuano a impedire al mondo di passare
all'azione per combattere il mutamento climatico,
potremmo avere presto una Commissione per il controllo
termostatico della Terra. L'unico modo per evitare sia la
tirannia che la distruzione è quello di agire come i Padri
Fondatori dell'America, rispondendo rapidamente
all'appello all'azione e cedendo a un'autorità superiore
soltando il potere strettamente necesario per combattere
la minaccia. E questo sra efficace soltanto se agiamo ora,
prima che la crisi sia pienamente dispiegata.
Nota finale
Ma anche "rispondere rapidamente all'appello all'azione" sarebbe
ormai vano; come riportato nell'articolo all'inizio, lo scienziato
John Holdren, fisico, 65 anni, consigliere scientifico del
Presidente Obama dice che "la Terra sarebbe vicinissima a un
cambiamento climatico conclamato".
Se e quando decidere di scatenare l'emergenza effetto serra, al pari
dell'emergenza pandemica, è solo a discrezione di questi illuminati
oligarchi e dei loro interessi.