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titolo originale Plan B 4.

0 - Mobilizing to save civilization Copyright 2009 by Earth Policy Institute Edizione italiana a cura di Gianfranco Bologna Realizzazione editoriale Edizioni Ambiente srl Realizzazione versione italiana online ed integrazione multimediale Dario Tamburrano Coordinamento gruppo di traduzione versione italiana Dario Tamburrano

Traduttori Alina dAmelia, Debora Billi, Stefania Bottacin, Pietro Cambi, Giusy Campo, Riccardo Deliziosi, Erica Giuliani, Chiara Righele, Deborah Rim Moiso, Dario Tamburrano, Ascanio Vitale Immagine di copertina ALNOOR/Shutterstock Coordinamento redazionale Anna Satolli, Diego Tavazzi Progetto grafico GrafCo3 Milano Impaginazione versione cartacea Roberto Gurdo 2010, Edizioni Ambiente - via Natale Battaglia 10, 20127 Milano tel. 02.45487277, fax 02.45487333 Finito di stampare nel mese di aprile 2010 presso Genesi Gruppo Editoriale Citt di Castello (Pg). Stampato in Italia Printed in Italy. Questo libro stampato su carta riciclata 100%. Edizioni Ambiente tra gli editori italiani che nella scelta della carta adottano comportamenti responsabili nella recente classifica di Greenpeace. i siti di edizioni ambiente: www.edizioniambiente.it - www.nextville.it - www.reteambiente.it www.verdenero.it

L'autore: Lester Brown

Lester R. Brown presidente dellEarth Policy Institute, unorganizzazione non profit e interdisciplinare, che ha sede a Washington D.C., fondata nel maggio 2001 insieme a Reah Janise Kauffman. Lo scopo dellEarth Policy Institute lelaborazione di un piano per salvare la civilt e di individuare il percorso per raggiungere questobiettivo. Brown stato definito dal Washington Post come uno dei pensatori pi influenti del mondo. Il Telegraph di Calcutta lo ha indicato come il guru del movimento ambientalista. Nel 1986, la Biblioteca del Congresso ha richiesto i suoi scritti per i suoi archivi. Circa 30 anni fa, Brown contribu alla definizione del concetto di sviluppo sostenibile, unidea che alla base del suo progetto di eco-economia. stato fondatore e presidente del Worldwatch Institute per i primi 26 anni. Nel corso della sua carriera, iniziata con la coltivazione dei pomodori, Brown stato autore e co-autore di numerosi testi e gli sono state conferite 24 lauree honoris causa. I suoi libri sono stati tradotti in pi di 40 lingue. Brown membro della Fondazione MacArthur e destinatario di innumerevoli premi e riconoscimenti, fra i quali nel 1987 il Premio per lambiente delle Nazioni Unite, nel 1989 la medaglia doro per la natura del WWF e nel 1994 il Premo Blu Planet per gli eccezionali contributi alla risoluzione dei problemi ambientali. Nel 1995, in occasione della cinquantesima edizione del Whos Who, Lester Brown venne selezionato come uno dei 50 americani pi importanti. Recentemente gli stata conferita una medaglia dal Presidente della Repubblica Italiana e il Borgstrm Prize dalla Royal Swedish Academy of Agriculture and Forestry; stato anche nominato professore onorario presso la Chinese Academy of Sciences. Vive a Washington D.C. Prefazione a Piano B 4.0 (di Loretta Napoleoni)

"Per chi non si rende conto di quanto sia seria lemergenza ambientale basta ricordare come si disintegrata la civilt che intorno allanno mille si era insediata nellIsola di Pasqua. Le due trib che si contendevano il potere combattevano una guerra assurda con lo scalpello. Le gigantesche statue disseminate nellisola ne sono la testimonianza. Per costruirle la popolazione tagli tutti gli alberi che ricoprivano lisola, un tempo lussureggiante. Questi servivano da combustibile per le fornaci che alimentavano le miniere dove estrarre la pietra, per costruire le corde ed i tronchi con i quali trascinare le statue e per liberare terreno dove poter coltivare i cereali che servivano ad alimentare lesercito di persone che lavorava giorno e notte alla costruzione delle statue. Finch un giorno ci si accorse che non cerano pi alberi, che il clima era cambiato e che lisola si era trasformata in un inferno in mezzo al Pacifico. Senza legno con cui costruire imbarcazioni e navi la popolazione era intrappolata nellisola che distava giorni e giorni di navigazione da qualsiasi altra isola o dalle coste dellAmerica latina. Nel giro di qualche anno, per alimentarsi i sopravvissuti divennero cannibali. Questo lo scenario apocalittico descritto in "Collasso" da Jared Diamond e che Lester Brown ci fa magistralmente intravedere nelle pagine del suo libro. Se il Piano B, il canovaccio del salvataggio ambientale del pianeta e della nostra esistenza, non viene implementato immediatamente, questo ci che ci aspetta. Il parallelo con lemergenza della Seconda Guerra mondiale quindi ben si adatta alla seriet del problema. Come allora la nostra civilt minacciata da un potere occulto, irrazionale e distruttivo che oggi si chiama annientamento dellambiente. E come allora difficile visualizzare un mondo senza ambiente', arido, o gelido perch contro la natura umana. Come pochi nel 1940 riuscivano a credere allesistenza della soluzione finale' di Hitler, cos oggi pochi intravedono nella quotidianit della nostra esistenza le fondamenta della distruzione finale del pianeta Terra. Ma sperare in una Pearl Harbour ambientale troppo rischioso, meglio invece agire subito e mettere in piedi un programma di cambiamento sociale a sandwich, nel quale un potente movimento dal basso spinge per mutamenti in un particolare aspetto e una forte leadership politica dall'alto che lo appoggia pienamente. Paradossalmente il problema maggiore oggi non la mobilitazione dal basso, ma riuscire a convincere i politici ad agire subito e con decisione. E forse il modo migliore per scuoterli dallapatia ambientale in cui sono piombati da almeno due decenni di profilargli lagonia che ci aspetta se non abbracciamo subito il Piano B. Lester Brown ce ne fa una panoramica agghiacciante
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quando ci spiega come la nuova geopolitica della scarsit del cibo trasciner intere nazioni lungo la china del fallimento politico. Una visione che ricorda molto quel capolinea tragico e disumano del cannibalismo descritto da Diamond in riferimento all'Isola di Pasqua dove ricchezza e status sociale cessarono di esistere nel momento in cui la carestia climatica si abbatt sulle sue sponde. Ma c un ulteriore argomento per convincere chi ci governa ad aprire gli occhi, si tratta di un jolly che Brown tira abilmente fuori dalla manica: la convenienza economica della riconversione industriale secondo i principi del risparmio e dell'efficienza energetica. questo un aspetto che sicuramente attirer lattenzione del politico occidentale e di quello delle economie emergenti. Investire nellindustria delle rinnovabili nel lungo periodo riduce ed annulla la dipendenza dagli idrocarburi e dai paesi quindi che usano queste risorse come unarma diplomatica; permette anche una crescita economica meno costosa e quindi un benessere al quale loccidente si assuefatto. Senza questa dipendenza non ci sarebbe stata la guerra in Iraq ed i costi astronomici, pari a 3 mila miliardi di dollari che il contribuente americano ha pagato e paga direttamente e che anche noi, cittadini del mondo, continuiamo a pagare indirettamente. Razionalmente, quindi, la strada tracciata da Brown quella pi logica. Allora perch non percorrerla? Il primo ostacolo lignoranza, non si vuole credere di camminare su un baratro profondissimo, dal quale una volta precipitati non riusciremo mai pi a risalire. Ambiente, energia e cibo sono la stessa cosa, sinonimi dellolocausto ambientale, al punto che probabile che le carestie ci stermineranno prima ancora che linquinamento faccia breccia nei nostri cromosomi condannandoci tutti a morire di cancro. Il secondo ostacolo linerzia, la facilit con la quale spingiamo un interruttore, accendiamo il motore della macchina e gettiamo nella pattumiera bicchieri di carta e plastica. Il terzo lassurda nozione di onnipotenza: se siamo arrivati fin qui, dominando tutte le altre specie umane un motivo ci sar, sapremo quindi vincere anche la battaglia contro la distruzione dellambiente inventandoci qualcosa, ma lo faremo solo quando sar necessario combatterla. Peccato che questa guerra sia iniziata gi da pi di due secoli, con l'avvento della rivoluzione industriale, e che noi non ce ne siamo ancora accorti. Il panorama descritto da Brown giustamente profondamente preoccupante. Il Piano B un lumicino di speranza, forse uno degli ultimi che si sono accessi nelle tenebre in cui siamo ormai abituati a vivere. Se non agiamo adesso, oggi, in questo preciso istante, allora anche questa luce si spegner. La speranza che questo libro pieno di informazioni fondamentali, con tutte le sue immagini apocalittiche del futuro prossimo venturo e le innumerevoli soluzioni economiche e sociali per evitarlo, faccia svegliare dal torpore dellindifferenza ambientale quei politici che hanno il potere di salvare il mondo. Solo loro possono fermare la bomba ad orologeria sulla quale tutti noi siamo seduti. Ed allora convinciamoli ad agire, costringiamoli ad aprire gli occhi, forziamoli a salvare questo pianeta bellissimo che per milioni e milioni di anni stato la culla delle specie animali e vegetali che ci circondano. Consegnare questo miracolo quotidiano alla polvere e all'inferno della soluzione finale ambientale e noi a quella finale per la specie umana, in una una sorta di cannibalismo, sarebbe unassurdit inconcepibile anche per i mediocri e sonnolenti politici che ci governano."
Loretta Napoleoni 5

Chi Loretta Napoleoni (Tratto da wikipedia) Loretta Napoleoni, economista e saggista italiana, nata a Roma nel 1955. Si occupata in modo approfondito dello studio dei sistemi finanziari ed economici attraverso cui il terrorismo finanzia le proprie reti organizzative. Nata e cresciuta a Roma, vive da molti anni nel Regno Unito, a Londra. Titoli scientifici Loretta Napoleoni stata borsista Fulbright alla Nitze School of Advanced International Studies (SAIS) della John Hopkins University e studente Rotary alla London School of Economics. Tra i suoi titoli accademici ci sono un Master in studi sul terrorismo alla London School, un Master in relazioni internazionali ottenuto alla School of Advanced International Studies (SAIS) e un dottorato in Scienze economiche dell'Universit di Roma "La Sapienza". Attivit Dal 1980 ha lavorato per alcuni anni a un progetto di fattibilit della Banca nazionale d'Ungheria[1] sulla convertibilit in monete europee del fiorino ungherese.[2]Loretta Napoleoni ha organizzato e presieduto nel 2005 la conferenza internazionale sul terrorismo promossa dal Club de Madrid. Attualmente, insieme al governatore della Banca d'Italia, stata incaricata dall'UNICRI - l'istituto delle Nazioni Unite per la prevenzione del crimine - di formare un team di esperti, per elaborare strategie di contrasto ai finanziamenti al terrorismo. Collabora inoltre con diverse forze di sicurezza, tra cui l'Homeland Security degli Stati Uniti d'America, l'International Institute of Counter-Terrorism israeliano, la polizia catalana[3]. Svolge inoltre attivit di consulenza per i network televisivi BBC e CNN e scrive per diverse testate internazionali, tra le quali El Pais, Le Monde, e The Guardian, di cui editorialista. In Italia scrive per Internazionale, l'Unit, il Caff. I suoi saggi usciti in Italia : Terrorismo S.p.A, (Il Saggiatore 2005), Economia Canaglia, (Il Saggiatore 2008), La Morsa (Chiarelettere 2009) e Maonomics (Rizzoli 2010) stanno riscuotendo ampio successo di critica e di vendite. Nel 2009 ha pubblicato con Chiarelettere La morsa, il primo libro scritto e pubblicato direttamente in italiano, la lingua madre, prima che in inglese. Nel saggio la Napoleoni riprende e sviluppa le tesi dei due libri precedenti e legandoli assieme. Distratti da Al Qaeda e derubati da Wall Street siamo sprofondati in una crisi economica che non stata causata dal terrorismo di matrice islamica, che ci hanno fatto credere potesse distruggere il mondo e costituisse il vero pericolo, bens dalla politica economica perseguita dall'amministrazione Bush che ha finanziato la guerra al terrorismo con l'abbassamento del costo del denaro che ha generato una bolla speculativa mondiale cos enorme da mettere in crisi l'intero sistema capitalistico globale. Una crisi interna al sistema dunque, pi che esterna. Loretta Napoleoni consulente della Fundaciones Ideas presieduta dal premier spagnolo Jos Luis Rodrguez Zapatero Il 5 Gennaio 2010 in una intervista[4] al quotidiano La Repubblica ha annunciato la sua candidatura
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alle primarie del Partito Democratico per concorrere alla carica di Presidente della Giunta Regionale del Lazio, contro la candidata del PDL Renata Polverini, ma tale candidatura non si poi formalizzata. Opere *Maonomics, Rizzoli, 2010 ISBN 978-88-17-03993-2 *La morsa, Chiarelettere, 2009 ISBN 9788861900790 * (con Bee J. Ronald), I numeri del terrore. Perch non dobbiamo avere paura, il Saggiatore, 2008 ISBN 8842815357 * Economia canaglia, il Saggiatore, 2008 * Terrorismo S.p.A, il Saggiatore, 2005 * Al Zarqawi, il Saggiatore, 2006 * La nuova economia del terrorismo, Marco Tropea, 2004 Note 1. ^ Loretta Napoleoni su Centro per la riforma dello Stato. 2. ^ Fiera delle vanit della globalizzazione 3. ^ biografie relatori Regione Piemonte (pdf). URL consultato il 03-01-2110. 4. ^ http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnazionale/View.aspx?ID=2010010514607111-1 Link * Sito ufficiale * Blog ufficiale * Master in giornalismo investigativo * Blog di Beppe Grillo, articolo

Prefazione di Lester Brown

Diversi mesi fa stavo leggendo un articolo del Newsweek su clima ed energia, quando una frase mi saltata agli occhi: Le parole business as usual stanno cominciando ad assumere il significato di fine del mondo. Sebbene questa sia una conclusione che potrebbe sorprendere molti, certo non stupir quei ricercatori che tengono sotto osservazione le tendenze ambientali mondiali come la deforestazione, lerosione dei suoli, il calo delle falde idriche e laumento delle temperature. Da diverso tempo, infatti, ci avvertono che finiremo nei guai se questi fenomeni continueranno. Era solamente poco chiaro in quale formasi sarebbero manifestati i guai. Ora sembra di capire che lanello debole sia il cibo, esattamente come accadde in passato per alcune antiche civilt. Stiamo entrando in una nuova era alimentare, contraddistinta da alti prezzi del cibo, da un rapido aumento delle persone affamate e da una crescente competizione per le risorse territoriali e idriche che gi oggi ha superato i confini nazionali, dato che i paesi importatori di cibo provano ad acquisire o affittare vaste aree agricole in altri stati. In passato, i picchi del costo dei cereali erano causati da singoli eventi (una stagione di siccit nellUnione Sovietica o un monsone mancato in India...) ed erano in genere compensati dal raccolto successivo. Oggi, invece, laumento dei costi attuale la manifestazione di una tendenza sistemica. Tra le cause troviamo la crescita demografica, il calo delle falde idriche, laumento delle temperature e luso dei cereali per la produzione di carburanti per le automobili. Negli scorsi decenni, quando le quotazioni dei cereali si impennavano, il Dipartimento dellAgricoltura degli Stati Uniti semplicemente rimetteva a coltura una parte dei terreni lasciati a riposo dai programmi di conservazione. Oggi, per, tutti questi terreni sono gi utilizzati. Allimprovviso, la sicurezza alimentare diventata una problematica estremamente complessa. La politica energetica potrebbe influenzarla in maniera pi incisiva delle politiche agricole. Leradicazione della povert potrebbe dipendere pi dal successo dei programmi di pianificazione familiare che dallabilit degli agricoltori. Lincremento dellefficienza idrica potrebbe garantire il futuro degli approvvigionamenti alimentari pi di quanto possa fare una maggiore disponibilit dacqua per lirrigazione. Nel suo libro The Collapse of Complex Societies, Joseph Tainter osserva che via via che le civilt si evolvono aumentano progressivamente il loro grado di complessit, e in certi casi possono arrivare a punto in cui non sono pi in grado di gestirla. Questa considerazione mi venuta in mente mentre ledizione americana di questo libro stava andando in stampa, quando ho visto il Congresso scontrarsi durante lapprovazione della proposta di legge sul clima, cavillando su quali fossero gli obiettivi da perseguire. Anche gli organismi internazionali si trovano ad affrontare la complessit. Nel momento in cui scrivo, tutti gli occhi sono puntati sulla Conferenza sul clima di Copenaghen che si terr a dicembre. Dal mio punto di vista, i negoziati internazionali sul clima stanno diventando obsoleti per due ragioni. La prima che, dato il fatto che nessun governo vuole cedere troppo agli altri, gli accordi che verranno raggiunti sugli obiettivi da perseguire per tagliare le emissioni di carbonio saranno quasi
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sicuramente minimi, neanche vagamente paragonabili ai massicci interventi dei quali abbiamo bisogno. In secondo luogo, dal momento che sono necessari anni perch i paesi ratifichino questi accordi, semplicemente potrebbero arrivare fuori tempo massimo. Questo non significa che non si debba partecipare ai negoziati e impegnarsi con decisione per ottenere il massimo risultato possibile. Ma non dobbiamo affidarci a questi negoziati per salvare la civilt. Alcuni dei progressi pi eclatanti nella stabilizzazione climatica, come il potentissimo movimento dal basso che ha portato a una moratoria di fatto alla costruzione di nuove centrali elettriche a carbone, hanno avuto poco a che fare con i negoziati internazionali. In nessun momento i leader di questo movimento hanno affermato che si sarebbero impegnati per bloccare i nuovi impianti a carbone solo se lo avessero fatto anche lEuropa, la Cina o il resto del mondo. Si sono invece mossi in maniera unilaterale, consci del fatto che se gli Stati Uniti non ridurranno velocemente le emissioni di carbonio sar il mondo intero a essere in pericolo. Siamo in gara tra punti di svolta politici e punti di non ritorno naturali. Siamo in grado di tagliare le emissioni di carbonio abbastanza in fretta da salvare la calotta glaciale della Groenlandia ed evitare il conseguente innalzamento del livello del mare? Siamo in grado di chiudere le centrali a carbone abbastanza in fretta da salvare i ghiacciai himalayani e tibetani, i quali alimentano i principali fiumi e i sistemi di irrigazione dellAsia durante la stagione arida? Saremo in grado di stabilizzare la popolazione riducendone la prolificit prima che la natura riequilibri la demografia innalzando la mortalit? Sul fronte climatico tutto sembra che vada accelerando. Solo qualche anno fa il ghiaccio marino estivo dellArtico cominciava a ridursi, ma si prevedeva avrebbe resistito ancora per decenni. I rapporti pi recenti indicano che potrebbe scomparire nel volgere di pochi anni. Lultimo report dellIPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) stato pubblicato nel 2007, e da allora le emissioni di anidride carbonica, le temperature e il livello del mare sono cresciuti di pi e pi rapidamente di quanto previsto nello scenario peggiore elaborato dellIPCC. La buona notizia che la transizione allenergia rinnovabile sta avvenendo a un ritmo e a una scala che non avremmo mai immaginato due anni fa. Si consideri per esempio quello che sta accadendo in Texas. Gli 8.000 megawatt di capacit generativa eolica in produzione, i 1.000 in costruzione e molti altri in via di sviluppo forniranno pi di 50.000 megawatt di energia elettrica generata dal vento (paragonabili a 50 centrali a carbone). Ci baster a soddisfare le necessit domestiche di uno stato di 24 milioni di abitanti. La Cina, con il suo programma Wind Base, sta lavorando a sei mega campi eolici per un potenziale generativo complessivo di 105.000 megawatt, che andranno ad aggiungersi ai numerosi impianti pi piccoli gi operativi e in costruzione. Di recente, un consorzio europeo di aziende e banche di investimento ha presentato una proposta che prevede lo sviluppo di una massiccia capacit generativa da fonte solare in Nord Africa. Complessivamente potrebbe superare i 300.000 megawatt, allincirca tre volte la capacit generativa elettrica della Francia. Potremmo citare molti altri esempi. La transizione energetica dai combustibili fossili alle fonti di energia rinnovabili si sta muovendo assai rapidamente, molto pi di quanto la maggior parte delle persone riesca a rendersi conto. Negli Stati Uniti, ad esempio, la capacit generativa eolica
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cresciuta di 8.400 megawatt nel 2008, mentre quella del carbone solo di 1.400. Linterrogativo da sciogliere non riguarda quello che si deve fare, dato che questo piuttosto chiaro a coloro che stanno analizzando la situazione globale. La sfida come farlo in tempo. Sfortunatamente non sappiamo quanto ne rimanga: la natura tiene il conto, ma noi non siamo in grado di vedere il suo orologio. Il Piano B ambizioso semplicemente perch descrive quello che c da fare per raddrizzare la rotta. Sar difficile? Senza dubbio, la posta in gioco altissima. Il modo di pensare che ci ha condotto in questa situazione non certamente quello che ce ne tirer fuori. Abbiamo bisogno di un nuovo sistema di pensiero. Lasciatemi citare una frase dellambientalista Paul Hawken. Nel riconoscere le dimensioni della sfida che abbiamo davanti, ha detto; Prima abbiamo bisogno di capire cosa fare. Poi di farlo. E solo allora ci chiederemo se era possibile. Lester R. Brown Luglio 2009 Earth Policy Institute 1350 Connecticut Ave. NW Suite 403 Washington, DC 20036 Phone: (202) 496-9290 Fax: (202) 496-9325 E-mail: epi@earthpolicy.org Sito web: www.earthpolicy.org Questo libro nella versione in lingua inglese pu essere letto e scaricato online sul sito dell'Earth Policy Institute. I permessi di riproduzione o di diffusione di parti del manoscritto originale possono essere ottenuti da Reah Janise Kauffman dellEarth Policy Institute. Per ulteriori informazioni sugli argomenti discussi in questo libro, consultate www.earthpolicy.org.

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Perch serve un Piano B: verso la rivoluzione della sostenibilit (di Gianfranco Bologna)

I limiti della nostra crescita sulla terra Ho iniziato la mia introduzione a Piano B 3.0, pubblicato da Edizioni Ambiente nel 2008, con la seguente frase: Mentre sto scrivendo questa introduzione sono connesso al sito dellUnited States Census Bureau che, nella sua homepage (www.census.gov), presenta il dato in tempo reale degli abitanti nel mondo e negli Stati Uniti. Oggi, 10 maggio 2008 alle ore 17.30, la popolazione mondiale di 6.666.789.904 abitanti. Oggi, 7 marzo 2010 alle ore 17.30, mentre sto scrivendo lintroduzione a Piano B 4.0, il sito dellUnited States Census Bureau riporta una popolazione mondiale di 6.807.018.917 abitanti. Secondo, invece, il sito www.worldometers.info, coordinato dal gruppo di ricercatori e volontari organizzati nel Real Time Statistics (www.realtimestatistics.org), la popolazione mondiale , alla stessa data, di pi di 6.830.000.000 individui. I migliori demografi e i pi autorevoli centri di ricerca internazionali sul tema ritengono che in questo secolo la popolazione umana andr stabilizzandosi e potrebbe probabilmente declinare alla fine del secolo. Ma resta il fatto che la straordinaria crescita della popolazione che ha avuto luogo dal secolo scorso ad oggi, accoppiata alla continua crescita dei nostri sistemi economici, allinarrestabile crescita della pressione, dellutilizzo, della trasformazione e della distruzione dei sistemi naturali della Terra e al continuo aumento dei rifiuti e degli scarti prodotti dai metabolismi delle nostre societ, ha portato a una societ umana sempre pi insostenibile rispetto alle capacit rigenerative e ricettive dei sistemi naturali che ci sostengono. Avevamo iniziato il secolo scorso con una popolazione di 1,6 miliardi e lo abbiamo concluso superando i 6 miliardi. Immaginate che cosa ha potuto significare per i sistemi naturali del nostro pianeta, che garantiscono la vita delluomo, la continua e crescente pressione, in quantit e qualit, del numero e dellincremento dei livelli di consumo di energia e di risorse, in soli cento anni. Ai primi del 2009, le Nazioni Unite hanno reso noto il nuovo World Population Prospect: the 2008 Revision (United Nations, 2009). La Revisione 2008 il ventunesimo rapporto sul tema pubblicato dalle Nazioni Unite a partire dal 1950 (negli ultimi anni la sua cadenza biennale) e rappresenta il punto di riferimento internazionale pi autorevole sui temi della popolazione e della sua evoluzione nel tempo. La popolazione mondiale che, come abbiamo visto, ora di 6,8 miliardi di abitanti dovrebbe raggiungere i 7 miliardi nel 2012 e si prevede che sorpasser i 9 miliardi nel 2050. Pi dei 2,3 miliardi di abitanti che si aggiungeranno in questo periodo andranno ad ampliare la popolazione dei paesi in via di sviluppo, i quali si stima possano crescere dai 5,6 miliardi del 2009 ai 7,9 miliardi del 2050. Invece la popolazione dei paesi sviluppati si modificher in maniera minima, passando da 1,23 a 1,28 miliardi, e potrebbe persino declinare a 1,15 miliardi in caso non dovesse verificarsi la prevista migrazione netta dai paesi in via di sviluppo (calcolata su una media di 2,4 milioni lanno dal 2009 al 2050).
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La crescita della maggioranza di questa popolazione, il 95%, avr luogo nei paesi in via di sviluppo, e lAfrica presenta il tasso di crescita superiore rispetto agli altri continenti, il 2,4% allanno. Ci si aspetta che la popolazione africana andr, seguendo la variante media, al raddoppio nel 2050, raggiungendo i 2 miliardi. Cina, India e Stati Uniti sono i paesi pi popolosi del mondo. Lattuale popolazione indiana di 1,1 miliardi dovrebbe raggiungere gli 1,7 miliardi nel 2050, mentre quella cinese, oggi di 1,3 miliardi, dovrebbe toccare gli 1,4 miliardi entro il 2050. Queste due nazioni da sole rappresentano il 37% della popolazione mondiale di oggi. Nel 2006 gli abitanti degli Stati Uniti hanno raggiunto quota 300 milioni e nel 2050 dovrebbero arrivare ai 420 milioni. Come sappiamo, nel 2008 la popolazione urbana ha sorpassato, per la prima volta nella nostra storia (e probabilmente sar un passaggio irreversibile), quella rurale. In pi di mezzo secolo la popolazione mondiale urbana infatti cresciuta dai 732 milioni di abitanti, che erano presenti nel 1950 nelle citt di tutto il mondo, ai 3,15 miliardi del 2005. L88% della crescita che avr luogo dal 2000 al 2030 avverr nelle citt dei paesi in via di sviluppo. Un chiarissimo rapporto pubblicato da un gruppo di esperti riuniti dal parlamento britannico ha dimostrato che gli obiettivi del Millennio (Millennium Development Goals, voluti dai governi di tutto il mondo nel famoso Millennium Summit delle Nazioni Unite del 2000, per sradicare lestrema povert e la fame, per ridurre la mortalit infantile, per avviare la sostenibilit ambientale ecc.) non saranno mai raggiunti, o vi sar una significativa difficolt a raggiungerli, se si continuer a ignorare un puntuale lavoro di pianificazione familiare nei paesi in via di sviluppo, destinato soprattutto ai 2 miliardi di persone che oggi vivono con meno di 2 dollari al giorno (Campbell et al., 2007). questo un impegno previsto nel Piano di implementazione scaturito dallultima conferenza delle Nazioni Unite su popolazione e sviluppo, tenutasi a Il Cairo ormai nel 1994 e completamente disatteso. Oltre alla popolazione aumenta anche il prodotto globale lordo, sebbene la grave crisi finanziaria ed economica che attanaglia le societ umane abbia contribuito a rallentare questa corsa inarrestabile. Nel 2006 il prodotto lordo globale, il totale aggregato di tutti i beni finiti e i servizi prodotti a livello mondiale, ha sorpassato i 65.100 miliardi di dollari (nel 1970 era di 18.600 miliardi di dollari, nel 1980 di 27.600 miliardi di dollari, nel 1990 di 38.100 miliardi di dollari e nel 2000 di 52.300 miliardi di dollari). Lincremento rispetto allanno precedente (il 2005, durante il quale il PIL globale ha raggiunto i 62.700 miliardi di dollari) stato del 3,9%, sul quale la crescita del PIL cinese, da sola, ha contribuito per oltre un terzo. Nel 2008 il prodotto globale lordo ha raggiunto la cifra di 69.000 miliardi di dollari, con un aumento in percentuale che costituisce una decelerazione rispetto alle medie degli anni precedenti a causa della recessione globale che andata emergendo durante lanno (Worldwatch Institute, 2009 e 2010). Il prodotto interno lordo degli Stati Uniti cresciuto nel 2007 di 2,1% circa, mentre quello della Cina dell11,7%, una cifra veramente impressionante che si porta dietro enormi problemi ambientali e sociali (basti pensare, per citare un solo esempio, che oggi soltanto l1% dei 560 milioni di cinesi che vivono in aree urbane respirano aria che pu essere definita non inquinata secondo i parametri dellUnione Europea). La crescita continua del prodotto globale lordo dimostra lo straordinario
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incremento dei metabolismi dei nostri sistemi sociali e quindi dei flussi di energia, materie prime, risorse naturali, nonch la trasformazione continua di ambienti e le pressioni ecosistemiche esercitate nei confronti dei metabolismi dei sistemi naturali. Come scrive nel suo ultimo libro Jeffrey Sachs, direttore dellEarth Institute della Columbia University e Special Adviser del segretario generale delle Nazioni Unite sugli obiettivi di sviluppo del Millennio, con una popolazione in crescita entro il 2050, il prodotto globale lordo potrebbe raggiungere lincredibile cifra di 420.000 miliardi di dollari. La domanda che sorge spontanea come sia veramente possibile che si possa continuare su questa strada senza accrescere i rischi di un collasso della nostra civilt rispetto alla capacit della Terra di farsi carico di noi.

Lantropocene Limpatto che la continua crescita quantitativa e qualitativa della nostra specie esercita su tutte le complesse sfere del sistema Terra ormai veramente preoccupante e non fa che confermare quanto il periodo che stiamo attraversando possa essere definito, nellambito della geocronologia del nostro pianeta, Antropocene, dalla felice intuizione del premio Nobel per la chimica Paul Crutzen che ha proposto tale definizione gi nel 2000 (Crutzen e Stoermer, 2000, Crutzen, 2002). Questa proposta ormai ben ufficializzata nella comunit scientifica internazionale che, proprio recentemente, ha fatto presente che il termine pu essere accettato dai geologi che elaborano e verificano la scala geologica del nostro pianeta proprio sulla base delle prove sin qui acquisite, a dimostrazione della profonda trasformazione che la specie umana ha esercitato sulla Terra (Zalasiewicz et al., 2008). Tutte le conoscenze scientifiche sino ad oggi raccolte documentano chiaramente che i sistemi naturali sono sottoposti a una straordinaria e profonda modificazione e distruzione dovuta alla pressione umana, basata sulla crescita materiale, quantitativa e continua del nostro intervento. Grazie ai dati provenienti dai satelliti che scrutano la Terra sono state elaborate vere e proprie mappe dellimpronta umana sul pianeta (Sanderson et al., 2002). Unimpronta che ha trasformato fisicamente le terre emerse dal 75 all83% dellintera loro superficie. Sempre ai primi del 2008, un team di noti scienziati esperti di ecosistemi marini ha concluso un approfondito e interessante lavoro che ha permesso di tratteggiare la mappa globale dellimpatto umano su questa tipologia di ecosistemi (Halpern et al., 2008). La mappa fornisce una straordinaria sistematizzazione dei dati esistenti rispetto al nostro impatto sugli oceani e i mari del mondo, e il quadro che ne emerge non certo confortante. Lanalisi del team di studiosi indica che nessuna area pu definirsi non influenzata in qualche modo dallintervento umano e che unampia frazione degli ecosistemi marini (il 41%) risulta fortemente impattata da diversi fattori antropogenici. Alcuni ecosistemi marini presentano gli effetti sinergici di numerosi impatti a causa dellintervento umano di origine terrestre e marina. Tra queste aree il Mare del Nord, il Mare di Norvegia, i mari cinesi orientale e meridionale, i Caraibi orientali, il Mare
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orientale nord-americano, il Mar Mediterraneo, il Golfo Persico, il Mare di Bering e i mari attorno allo Sri Lanka. Nel 2009, sulla prestigiosa rivista scientifica Nature, nel numero pubblicato proprio mentre a Pittsburgh aveva luogo il meeting del G20, apparso un documento di grandissimo valore, non solo scientifico, frutto della collaborazione di 29 tra i maggiori rappresentanti delle scienze del sistema Terra e della scienza della sostenibilit, tra i quali il gi citato premio Nobel Paul Crutzen. Il lavoro dedicato a sottolineare come il nostro impatto sui sistemi naturali stia facendo preoccupare lintera comunit scientifica, perch in molte situazioni siamo ormai vicini a dei punti critici (a delle vere e proprie soglie), oltrepassati i quali gli effetti a cascata che ne derivano possono essere devastanti per lumanit. Per questo motivo i 29 scienziati hanno deciso di tentare di indicare, in questo lavoro, i confini del pianeta (Planetary Boundaries) che lintervento umano non pu superare, pena il subire effetti veramente negativi e drammatici per tutti i sistemi sociali. Il rapporto ricorda che la specie umana ha potuto godere negli ultimi 10.000 anni (nel periodo geologico che stiamo vivendo, definito Olocene dellera Quaternaria) di una situazione, pur nelle ovvie dinamiche evolutive che interessano tutti i sistemi naturali, di discreta stabilit delle condizioni che ci hanno permesso di incrementare sia il numero di esseri umani sia le nostre capacit di utilizzo e trasformazione delle risorse. Oggi invece, come abbiamo sopra ricordato, ci troviamo in un nuovo periodo definito da Paul Crutzen Antropocene, a dimostrazione di come la pressione umana sui sistemi naturali del pianeta sia diventata talmente pesante da essere paragonabile alle grandi forze geologiche che hanno modificato la Terra durante larco di tutta la sua vita. Gli studiosi segnalano lesistenza di un grave rischio per lumanit, dovuto allinaccettabile cambiamento che abbiamo causato nel passaggio dallOlocene allAntropocene. Questa pressione oggi a livelli veramente elevati, come dimostrano tutte le ricerche del Global Environmental Change, ed oggetto di approfondite analisi da parte degli scienziati del sistema Terra (www.essp.org). Pertanto i 29 scienziati individuano nellanalisi pubblicata su Nature che rimanda a un rapporto pi esteso, pubblicato sulla rivista Ecology and Society (www.ecologyandsociety.org), nove grandi problemi planetari e sottolineano che per tre di questi le ricerche svolte sin qui dimostrano che siamo gi oltre il confine che non avremmo dovuto sorpassare. Queste nove problematiche sono: il cambiamento climatico, lacidificazione degli oceani, la riduzione della fascia di ozono nella stratosfera, la modificazione del ciclo biogeochimico dellazoto e del fosforo, lutilizzo globale di acqua, i cambiamenti nellutilizzo del suolo, la perdita di biodiversit, la diffusione di aerosol atmosferici, linquinamento dovuto ai prodotti chimici antropogenici. Per tre di questi e cio cambiamento climatico, perdita di biodiversit e ciclo dellazoto, come dicevo, siamo gi oltre il limite indicato dagli scienziati. E gli studiosi definiscono per ognuno di
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questi tre grandi ambiti tale limite. Per il cambiamento climatico si tratta sia della concentrazione dellanidride carbonica nellatmosfera (calcolata in parti per milione di volume, ppm) sia del cambiamento del forcing radiativo, cio per dirla in maniera molto semplice la differenza tra quanta energia entra e quanta esce dallatmosfera (calcolata in watt per metro quadro). Per la concentrazione di anidride carbonica nel periodo preindustriale, eravamo a 280 ppm, oggi siamo a 387 ppm e dovremmo invece scendere, come obiettivo, alla soglia gi superata di 350 ppm (immaginatevi la portata della sfida di questo limite che, tra laltro, non stato neanche oggetto di discussione alla deludente conferenza di Copenaghen del dicembre 2009). Per quanto riguarda il forcing radiativo in era preindustriale stato calcolato zero, oggi 1,5 watt per metro quadro, mentre il confine accettabile viene indicato dagli studiosi a un watt per metro quadro. Su queste tematiche vale la pena leggere il libro Storms of my grandchildren del celebre climatologo James Hansen, direttore del Goddard Institute of Space Studies della NASA e professore alla Columbia University, nonch uno degli autori di questo lavoro apparso su Nature (Hansen, 2009). Per la perdita di biodiversit si valuta il tasso di estinzione, cio il numero di specie estinte per milione allanno. A livello preindustriale si ritiene che questo tasso fosse tra 0,1 e 1, oggi viene calcolato a pi di 100, mentre deve rientrare, come obiettivo, nel confine accettabile di 10. Per il ciclo dellazoto si calcola lammontare di azoto rimosso dallatmosfera per utilizzo umano (in milioni di tonnellate lanno). A livello preindustriale si stima che tale ammontare fosse zero, oggi calcolato in 121 milioni di tonnellate lanno, mentre il confine accettabile, come obiettivo, fissato a 35 milioni di tonnellate annue. Allo stesso modo il team di studiosi segna i confini, dove lo ritengono possibile, anche per gli altri sei ambiti prima ricordati (per ogni ulteriore informazione bene visitare il sito dellautorevole Stockholm Resilience Centre, www.stockholmresilience.org, i cui direttori Carl Folke e Johan Rockstrm sono tra gli autori del rapporto). Il ragionamento che conduce ai Planetary Boundaries lo stesso che sta alla base del concetto degli evidenti limiti biofisici della nostra crescita materiale e quantitativa su questo pianeta

La necessit di un Piano B Nessuna persona sensata oggi pu dubitare del fatto che i modelli di sviluppo socioeconomici dominanti siano insostenibili rispetto alle capacit del pianeta di supportarci e sopportarci e che, quindi, sia necessario un urgente cambiamento di rotta. In una situazione di questo tipo diventa indispensabile per lintera umanit pensare seriamente a un vero e proprio Piano B, a percorsi socioeconomici molto diversi da quelli sin qui perseguiti e alle modalit per attuarli concretamente. Gi nel 1972 il primo rapporto al Club di Roma realizzato dal System Dynamics Group del prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT) aveva chiaramente indicato linsostenibilit del nostro modello di crescita economica (Meadows et al., 1972). Nella premessa di quel lungimirante volume, il team del comitato esecutivo del Club di Roma, creato e presieduto da Aurelio Peccei (1908-1984), una figura dalle straordinarie qualit umane e intellettuali, e allora
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composto oltre che da Peccei da Alexander King, Saburo Okita, Eduard Pestel, Hugo Thienamm e Carroll Wilson, scriveva: Le sue conclusioni (del rapporto, ndr) indicano che lumanit non pu continuare a proliferare a ritmo accelerato, considerando la crescita materiale come scopo principale, senza scontrarsi con i limiti naturali del processo, di fronte ai quali essa pu scegliere di imboccare nuove strade che le consentano di padroneggiare il futuro, o di accettare le conseguenze inevitabilmente pi crudeli di una crescita incontrollata. Gli autori del rapporto scrivevano: Possiamo anticipare le conclusioni che emergono fino a questo punto del nostro lavoro. Non siamo per i primi a fare affermazioni del genere, giacch a conclusioni simili sono pervenuti gi da diversi decenni tutti coloro che si sono messi a considerare il mondo nel suo complesso secondo una prospettiva di lunga scadenza (nonostante ci, la grande maggioranza delle autorit politiche di tutti i paesi sembra indirizzata a perseguire obiettivi che appaiono in contrasto con queste indicazioni). 1) Nellipotesi che lattuale linea di crescita continui inalterata nei cinque settori fondamentali (popolazione, industrializzazione, inquinamento, produzione di alimenti, consumo delle risorse naturali), lumanit destinata a raggiungere i limiti naturali della crescita entro i prossimi cento anni. Il risultato pi probabile sar un improvviso, incontrollabile declino del livello di popolazione e del sistema industriale. 2) possibile modificare questa linea di sviluppo e determinare una condizione di stabilit ecologica ed economica in grado di protrarsi nel futuro. La condizione di equilibrio globale potrebbe essere definita in modo tale che vengano soddisfatti i bisogni materiali degli abitanti della Terra e che ognuno abbia le stesse opportunit di realizzare compiutamente il proprio sviluppo umano. 3) Se lumanit opter per questa seconda alternativa, invece che per la prima, le probabilit di successo saranno tanto maggiori quanto pi presto essa comincer a operare in tale direzione. Un Piano B va in questa direzione e dalla pubblicazione del primo rapporto al Club di Roma sono passati ormai 38 anni.

Il valore del Piano B di Lester Brown Lester Russell Brown veramente la persona adatta per scrivere un libro come questo. Nel 1980 lamico Adriano Buzzati Traverso, scienziato di fama internazionale e grande esperto di problemi ambientali (in quel periodo era anche Senior Adviser del Programma delle Nazioni Unite per lAmbiente, UNEP), pubblic nella collana da lui diretta per Sansoni, dal titolo Il Pianeta, lallora nuovo libro di Lester Brown Il 29 giorno, uscito due anni prima negli Stati Uniti. Un libro straordinariamente lucido e chiaro che poneva in concreto le basi concettuali e operative di ci che oggi definiamo sviluppo sostenibile. Non si trattava certo del primo libro di Lester Brown pubblicato in italiano. La casa editrice Mondadori, nella sua serie delle Edizioni Scientifiche e Tecniche (EST), aveva gi pubblicato due libri di Brown, I limiti alla popolazione mondiale. Una strategia per contenere la crescita demografica, nel 1974, con una bella premessa proprio di Adriano Buzzati Traverso, e Di solo pane. Un piano dazione contro la fame nel mondo, nel 1975, scritto in collaborazione con Erik Eckholm.
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Proprio Lester Brown nel 1974, quindi solo due anni dopo la pubblicazione del rapporto del Club di Roma sui limiti della crescita, aveva fondato il Worldwatch Institute, un istituto indipendente di analisi integrata dei problemi ambientali, sociali ed economici del mondo, che ha acquisito negli anni una straordinaria fama internazionale, grazie proprio alla principale qualit di Lester Brown, vale a dire la sua capacit di lettura transdisciplinare delle problematiche mondiali. Brown ha fatto scuola trasmettendo questo stile a ogni ricercatore dellIstituto (e in tutti questi anni se ne sono avvicendati parecchi) e facendo diventare i rapporti del Worldwatch dei veri e propri best seller, nonch punti di riferimento della cultura mondiale sullambiente e la sostenibilit: primo fra tutti lannuario State of the World, uscito per la prima volta nel 1984 e tradotto ogni anno in oltre 30 lingue. I temi che tratta il Worldwatch Institute sono, in buona sostanza, gli stessi sui quali opera sin dal 1968 il Club di Roma, una struttura internazionale informale, costituita da un centinaio di membri provenienti da diverse parti del mondo, tutte figure di notevole spessore intellettuale, con background culturali, formativi e professionali diversi, accomunate dalla preoccupazione per il nostro futuro e per la scarsa capacit da parte della nostra specie di gestire i problemi che ha provocato. Pochi anni prima della pubblicazione de Il 29 giorno, avevo avviato un profondo rapporto di amicizia con Peccei e Buzzati Traverso, anchegli membro del Club di Roma. Successivamente conobbi anche Lester Brown, con il quale ho intrecciato una bella amicizia e unaffascinante collaborazione che mi ha spinto a promuovere ledizione italiana di quasi tutti i suoi libri. La prima edizione italiana di State of the World del 1988 e, da allora, ho il piacere di esserne il curatore: unesperienza che considero una meravigliosa avventura intellettuale. Dal 1998 lannuario pubblicato in Italia da Edizioni Ambiente. I rapporti personali con Peccei, Buzzati Traverso (purtroppo interrotti per la scomparsa di Buzzati nel 1983 e di Peccei nel 1984), Brown e molti altri, mi hanno in qualche modo consentito di vivere lelaborazione della concezione della sostenibilit del nostro sviluppo sociale ed economico, che ha visto come momenti ufficiali le due grandi conferenze delle Nazioni Unite: quella su ambiente e sviluppo di Rio de Janeiro del 1992, e quella sullo sviluppo sostenibile di Johannesburg del 2002. In veste di esperto non governativo della delegazione italiana ho partecipato a entrambe. Ancora oggi credo che Il 29 giorno sia un libro fondamentale, perch offre oltre allanalisi della situazione in cui ci troviamo anche la proposta di intraprendere una nuova strada, desiderabile e possibile, verso la sostenibilit della nostra presenza sul pianeta. Il titolo di quel volume prendeva spunto proprio da un indovinello di cui si servono gli insegnanti francesi per spiegare ai ragazzi la natura della crescita esponenziale (indovinello che fu comunicato da Robert Latts a Donella Meadows, allora al Massachusetts Institute of Technology di Boston, una delle autrici del primo famosissimo rapporto al Club di Roma, I limiti dello sviluppo). Lindovinello recita: In uno stagno c una foglia di ninfea. Ogni giorno che passa, il numero delle foglie si raddoppia: due foglie il secondo, quattro il terzo, otto il quarto, e cos via. La domanda che segue :
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Se lo stagno si ricopre interamente di foglie il trentesimo giorno, quando si trover coperto per met?. La risposta : Il 29 giorno. Brown si serve dellindovinello per trattare la tesi centrale del libro: il nostro pianeta pu essere paragonato allo stagno di ninfee. Se la presenza umana, sia in termini semplicemente numerici relativi alla crescita della popolazione (quando il libro fu pubblicato nel 1978, la popolazione umana era di 4 miliardi), sia in termini di stili di vita, nonch di utilizzo e trasformazione delle risorse e di produzione di rifiuti, non modifica la sua strada basata sulla continua crescita materiale e quantitativa, allora entro la prossima generazione il pianeta potrebbe trasformarsi completamente, diventando inospitale per luomo. Brown scrive: Una lettura attenta dei segnali indica che le pressioni sui principali sistemi biologici e sulle principali risorse di energia della Terra stanno aumentando. Sollecitazioni molto forti sono chiaramente percepibili in ciascuno dei quattro principali sistemi biologici le zone di pesca oceaniche, i pascoli, le foreste e le terre coltivate da cui lumanit dipende per il cibo e le materie prime industriali. Se si fa eccezione per i terreni agricoli, sono tutti essenzialmente sistemi naturali, modificati poco o nulla dalluomo. In grandi aree del mondo, la pressione di una domanda umana crescente su questi sistemi ha raggiunto il punto in cui essa comincia a incidere negativamente sulle loro capacit produttive. Le discussioni sulle prospettive di crescita economica a lungo termine si sono concentrate in anni recenti sulle risorse non rinnovabili, specialmente su minerali o combustibili fossili. Lattenzione sulle risorse non rinnovabili stata rafforzata dallassunto implicito che, poich le risorse biologiche sono rinnovabili, non era il caso di preoccuparsene troppo. In realt, invece, si sono andate contraendo le basi tanto delle risorse non rinnovabili quanto di quelle rinnovabili. I sistemi biologici della Terra costituiscono il fondamento del sistema economico mondiale. Oltre al cibo, i sistemi biologici forniscono praticamente tutte le materie prime allindustria, eccezion fatta per i minerali e per le sostanze sintetiche derivate dal petrolio. Quattro miliardi di esseri umani ricordo ancora che la versione originale del libro di Brown risale al 1978 con crescenti aspirazioni esercitano una grande pressione su questi sistemi biologici, spesso soverchiando la capacit della natura di continuare a far fronte a lungo termine a queste richieste. Il deterioramento dei sistemi biologici non un problema secondario che interessi soltanto agli ecologi. Il nostro sistema economico dipende dai sistemi biologici della Terra. Tutto ci che minaccia la vitalit di questi sistemi biologici minaccia anche leconomia mondiale. Ogni deterioramento di questi sistemi rappresenta un deterioramento delle prospettive dellumanit. La restaurazione di un rapporto stabile fra lumanit e i sistemi naturali che sostengono la vita umana non potr non preoccupare gli uomini politici nei prossimi anni e nei prossimi decenni. Gli adattamenti che dobbiamo oggi introdurre nei modelli di consumo, nella politica demografica e nel sistema economico, se vogliamo preservare i sostegni biologici delleconomia mondiale, sono profondi; essi rappresentano una sfida molto impegnativa sia per lintelligenza delluomo sia per la sua capacit di modificare il proprio comportamento.
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Il libro espone quindi la situazione dei problemi derivanti dalla crescita demografica, dallo sfruttamento energetico, dalla situazione alimentare, da quella economica, dalla distribuzione della ricchezza fra le societ e dalla distribuzione della ricchezza allinterno delle societ, per poi dedicarsi alle proposte relative alla necessit di adattamento tra le dimensioni e i bisogni della popolazione umana e lo stato delle risorse del pianeta, agli elementi fondamentali di tale adattamento e ai mezzi per concretizzarlo. Scrive Brown: Il bisogno di adattare la vita umana simultaneamente alla capacit di rigenerazione dei sistemi biologici della Terra e ai limiti delle risorse rinnovabili richieder una nuova etica sociale. Lessenza di questa nuova etica ladeguamento: ladeguamento del numero e delle aspirazioni degli esseri umani alle risorse e alle capacit della Terra. Questa nuova etica deve soprattutto arrestare il deterioramento del rapporto delluomo con la natura. Se la civilt, quale la conosciamo oggi, deve sopravvivere, questetica delladeguamento deve sostituire la dominante etica della crescita. La soluzione che daremo al problema di arrestare il deterioramento del rapporto fra la popolazione umana, che oggi conta gi quattro miliardi di individui, e i sistemi e le risorse naturali della Terra, incider su ci che mangeremo, su quanto pagheremo la casa e su quanti figli potremo avere. Alcuni considereranno i mutamenti che ci attendono con allarme, o anche in termini apocalittici. Altri, fra i quali si schiera lautore, ritengono che i problemi delineati in questo libro siano solubili, ma che per risolverli in modo soddisfacente sar necessaria una dose eccezionale di volont politica e di intelligenza. Letica delladattamento costituisce proprio uno degli elementi centrali del concetto di sostenibilit del nostro sviluppo. Un concetto che si andato evolvendo in questi ultimi tre decenni, producendo una straordinaria e affascinante elaborazione transdisciplinare che, di fatto, sta portando a una vera e propria Sustainability Science, una scienza della sostenibilit (si veda, tra gli altri, Kates, et al., 2001; AA.VV., 2003; Bologna, 2003 e 2008). Nel 2001 Lester Brown che nel frattempo ha lasciato il Worldwatch Institute, alla cui presidenza succeduto il suo allievo Christopher Flavin ha fondato lEarth Policy Institute, un istituto di analisi transdisciplinare che ha lobiettivo precipuo di dimostrare la praticabilit immediata di una vera e propria eco-economia (come viene analizzata e proposta da anni da molti studiosi che nel 1987 hanno dato vita allInternational Society of Ecological Economics). Listituto in questi primissimi anni di vita ha gi pubblicato tre volumi, tutti scritti da Lester Brown e tutti fortunatamente tradotti in italiano. Il primo intitolato Eco-economy, il secondo Bilancio Terra e il terzo, che qui viene proposto nella sua nuova, aggiornata e fortemente ampliata quarta versione (dopo che Edizioni Ambiente aveva pubblicato gi la prima e la terza), Piano B. Il Piano B di cui parla Brown in questo volume vuole essere la traccia di un vero e proprio piano alternativo, che dovrebbe essere varato al pi presto, per avviare una concreta inversione dellattuale rapporto negativo esistente tra i sistemi naturali e la specie umana e realizzarne uno nuovo, certamente pi positivo e armonico.

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La cultura scientifica e transdisciplinare della sostenibilit sta facendo progressi ragguardevoli, come ci dimostra la stessa opera portata avanti da centri come il Worldwatch e lEarth Policy Institute. E non pu non colpire la constatazione del gap macroscopico che ancora separa questi progressi e linadeguata, quando non del tutto assente, risposta politica. La teoria e la prassi della sostenibilit hanno oggi al loro arco molte frecce, la cui praticabilit dimostrata da tanti esempi concreti. La conoscenza scientifica che si sta accumulando sul funzionamento dei sistemi naturali, e sul ruolo dellintervento umano esercitato su di essi, in seno alla comunit scientifica ha consentito di raggiungere una convergenza su alcune importanti conclusioni. Non a caso in occasione della prima Open Science Conference intitolata Challenges for a Changing Earth, organizzata dai grandi programmi internazionali di ricerca sul cambiamento globale nel luglio 2001, da allora riunitisi nellEarth System Science Partnership per lavorare in maniera maggiormente sinergica, stata sottoscritta una dichiarazione comune che, tra laltro, afferma: I cambiamenti indotti dalle attivit umane nel suolo, negli oceani, nellatmosfera, nel ciclo idrologico e nei cicli biogeochimici dei principali elementi, oltre ai cambiamenti della biodiversit, sono oggi chiaramente identificabili rispetto alla variabilit naturale. Le attivit umane sono perci a tutti gli effetti comparabili, per intensit e scala spaziale di azione, alle grandi forze della natura. Molti di questi processi stanno aumentando di importanza e i cambiamenti globali sono gi una realt nel tempo presente. (...) I cambiamenti indotti dalle attivit antropiche sono causa di molteplici effetti che si manifestano nel sistema Terra in modo molto complesso. Questi effetti interagiscono fra di loro e con altri cambiamenti a scala locale e regionale con andamenti multidimensionali difficili da interpretare e ancor pi da predire. Per questo gli eventi inattesi abbondano. (...) Le attivit antropiche hanno la capacit potenziale di fare transitare il sistema Terra verso stati che possono dimostrarsi irreversibili e non adatti a supportare la vita umana e quella delle altre specie viventi.

Gianfranco Bologna

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I ringraziamenti di Lester Brown

Se necessario un intero villaggio per far crescere un bambino, allora c bisogno del mondo intero per scrivere un libro che affronti problemi globali. Si comincia con il lavoro di migliaia di squadre di scienziati e di squadre di ricercatori esperti in pi settori: sono loro la fonte dalla quale attingiamo. Il processo termina con i gruppi di traduzione che ne permettono la diffusione in pi lingue. Siamo in debito quindi con migliaia di ricercatori, oltre che con una ventina di gruppi di traduttori. La squadra di ricerca dellEarth Policy Institute (EPI) guidata da Janet Larsen, che ha analizzato migliaia di relazioni scientifiche, articoli e libri, raccogliendoli, organizzandoli e riportando le informazioni da includere nel libro. Janet, oltre a essere il mio alter ego nel lavoro di ricerca bibliografica e nella stesura del testo, il mio migliore revisore e una cassa di risonanza per nuove idee. J. Matthew Roney e Jignasha Rana hanno condotto uno sforzo di ricerca eroico, scoprendo nuovi dati che hanno innalzato il livello di questa edizione. Prima di trasferirsi nel Nord Carolina con la sua famiglia, Jonathan G. Dorn ha fornito un aiuto inestimabile nel delineare il piano energetico di questa come e della precedente edizione. Jessie Robbins e Jessica Clarke hanno abilmente contribuito alla raccolta dei dati, alla loro verifica e alla rassegna stampa. Il loro entusiasmo e la loro dedizione ci hanno permesso di completare in tempo questa edizione. A entrambe va la mia pi profonda gratitudine. Preferisco dettare il testo di un libro piuttosto che scriverlo di mio pugno. I miei ringraziamenti vanno a Consuela (Sway) Headrick che ha trascritto le varie versioni e che, nel mezzo di questo impegno, anche riuscita a mettere al mondo una bellissima bambina, Rinay Steward. Reah Janise Kauffman, la nostra vicepresidente, oltre a gestire lIstituto, permettendomi di concentrarmi sulla ricerca, si occupa anche delle attivit di comunicazione esterna che includono, tra le altre cose, il coordinamento della nostra rete mondiale di editori, lorganizzazione dei tour di presentazione dei libri e il rapporto con i media. La produttivit e la versatilit di Reah Janise sono la chiave del successo del nostro Istituto. Il suo valore testimoniato da 23 anni di lavoro fianco a fianco. Millicent Johnson, la nostra responsabile delle vendite, si occupa del settore pubblicazioni e funge da direttrice del coordinamento e della gestione della biblioteca. Millicent, che con grande dedizione si prende cura di migliaia di ordini librari, sostiene con orgoglio di poter rispondere a qualunque problema entro ventiquattro ore. Sono numerosi i revisori che mi hanno aiutato a dare la forma al prodotto finito. I miei colleghi dellEarth Policy Institute hanno revisionato le bozze e mi hanno fornito spunti di approfondimento e suggerimenti. Peter Goldmark, editore per molti anni dellInternational Herald Tribune, ora a capo del programma di protezione climatica dellEnvironmental Defense Fund, ha prestato la sua vasta esperienza per identificare i punti forti e quelli deboli del manoscritto. Peter uno dei pi accaniti sostenitori del libro e allo stesso tempo uno dei suoi critici pi acuti. Edwin (Toby) Clark, ingegnere ed economista, forte della sua pluridecennale esperienza come
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analista ambientale per il Council on Environmental Quality e come amministratore alla Environmental Protection Agency degli Stati Uniti, ha fornito sia suggerimenti strutturali generali sia commenti dettagliati, pagina per pagina. William Mansfield, membro del consiglio dellEarth Policy Institute con una ricca esperienza in campo ambientale, compresi diversi anni come vicedirettore del Programma delle Nazioni Unite per lAmbiente, ci ha fornito molte indicazioni preziose. Doug e Debra Baker hanno contribuito con le loro vaste conoscenze scientifiche, che spaziano dalla fisica alla meteorologia, alla revisione critica di ciascun capitolo in modo costruttivo e incoraggiante. Maureen Kuwano Hinkle, che vanta unesperienza di 26 anni sulle tematiche agricole acquisita presso lEnvironmental Defense Fund e lAudubon Society, ha fornito importanti suggerimenti e incoraggiamenti nel corso dellelaborazione del testo. Frances Moore, gi ricercatore dellEPI ora tornato allUniversit, ha messo a disposizione la sua competenza con preziosi suggerimenti nelle settimane finali della stesura del testo. Anche Bridget Collins del Patuxent Wildlife Research Center e la nostra nuova collaboratrice Amy Heinzerling hanno contribuito alla forma finale del libro. I miei ringraziamenti vanno anche a tutti quelli che sono stati di particolare aiuto nel fornire specifiche informazioni in questa edizione: Mathias Bell, Euan Blauvelt, Colin J. Campbell, Martha M. Campbell, Marie Coleman, Robert W. Corell, Ken Creighton, John Crenshaw, Emmet Curley, Sandra Curtin, Rolf Derpsch, Junko Edahiro, Mark Ellis, David Fridley, Reed Funk, Nathan Glasgow, Bill Heenan, Michael Hoover, Ryde James, Egil Juliussen, Doug Koplow, Felix Kramer, Kathleen Krust, Rattan Lal, Alberto Del Lungo, Eric Martinot, Heitor Matallo, Hirofumi Muraoka, Jack Oortwijn, Richard Register, Lara de Lacerda Santos Rodrigues, William Ryerson, Adam Schafer, Richard Schimpf, Stefanie Seskin, John E. Sheehy, Kara Slack, J. Joseph Speidel, Jeff Tester, Jasna Tomic, Martin Vorum, Brian P. Wallace, Wang Tao, Sarah Williams, Walter Youngquist e Paul Zajac. Come sempre, siamo in debito con la nostra editor, Linda Starke, che ha messo a nostra disposizione i suoi 30 anni di esperienza internazionale nella pubblicazione di libri e rapporti sullambiente. Ha guidato con mano sicura non solo la revisione di questo libro ma anche di tutti quelli che ho scritto in questi anni. Questo testo stato stampato a tempo di record grazie allimpegno di Elizabeth Doherty, che ne ha preparato le bozze seguendo scadenze assai serrate. Lindice stato abilmente composto da Kate Mertes. Per la diffusione di Piano B siamo coadiuvati da una rete di traduttori ed editori specializzati in 23 lingue. Oltre a quella inglese sono disponibili edizioni in: arabo, bulgaro, cecoslovacco, cinese, coreano, farsi, francese, giapponese, indiano, italiano, marathi, norvegese, polacco, portoghese, rumeno, russo, spagnolo, svedese, tedesco, thailandese, turco e ungherese. Abbiamo tre editori in inglese (Usa/Canada, Gran Bretagna/Commonwealth e India/Asia meridionale), due in spagnolo (Spagna e America Latina) e due in cinese (Cina continentale e Taiwan). Queste traduzioni sono spesso effettuate da persone impegnate nel campo ambientale. In Iran, la squadra composta da Hamid Taravati e Farzaneh Bahar, marito e moglie, ambedue medici, coordina una Ong ambientalista e traduce le pubblicazioni EPI in lingua farsi. La loro traduzione di
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Piano B gli ha fatto vincere un premio letterario nazionale. Il Ministero dellAmbiente e dellAgricoltura ne acquista regolarmente un gran numero di copie per distribuirle ai propri dipendenti. In Cina, Lin Zixin si occupato della pubblicazione dei miei libri in cinese per pi di 20 anni. Sia il premier Wen Jiabao sia Pan Yue, viceministro dellAmbiente, hanno citato Piano B 2.0 in articoli e discorsi pubblici. Ledizione cinese del Piano B ha ricevuto un ambito premio letterario nel 2005 da parte della National Library of China. In Giappone, Soki Oda, che lanci 20 anni fa il Worldwatch Japan, responsabile delle nostre pubblicazioni e organizza tour promozionali. Iinfaticabile nel suo lavoro di diffusione, sta gi pianificando la diffusione delledizione giapponese di Piano B 4.0. Gianfranco Bologna, con il quale intrattengo una piacevole amicizia da pi di 25 anni, cura ledizione italiana dei nostri libri. Nella sua qualit di direttore scientifico del WWF Italia gode di una posizione esclusiva per assisterci in questa impresa. Viene aiutato nel lavoro di traduzione da un variegato team coordinato da Dario Tamburrano e formato di cittadini attivisti che lavorano in rete e provengono da varie realt ambientaliste, dagli amici di Beppe Grillo di Roma agli appartenenti al nodo italiano del Movimento delle Transition Town. In Romania, lex presidente Ion Iliescu inizi a pubblicare i nostri libri circa 20 anni fa, quando dirigeva la casa editrice Editura Tehnica. Il suo orgoglio la pubblicazione contemporanea della versione inglese e rumena. Questo reso possibile dallabilit organizzativa di Roman Chirila della Editura Tehnica. In Turchia, la pi importante Ong ambientale, TEMA, che lavora soprattutto sulla riforestazione delle campagne, ha pubblicato per molti anni i miei libri. Con laiuto di Ted Turner hanno distribuito 4.250 copie di Piano B 3.0 a politici, studiosi e altre personalit con poteri decisionali. Nella Corea del Sud, Yul Choi, fondatore della Korean Federation for Environmental Movement e attualmente presidente della fondazione Green Korea, ha pubblicato i miei libri e supervisiona la loro diffusione per la casa editrice Doyosae. Vanno poi ricordate le persone che sono comparse dal nulla offrendosi di pubblicare e promuovere il Piano B. Per esempio, Lars e Doris Almstrm hanno tradotto Piano B 3.0 e in Svezia hanno trovato un editore eccellente. Ispirati dal libro, hanno realizzato un sito web www.planb3.se per promuovere il lavoro dellEarth Policy Institute e per rendere la versione svedese disponibile per il download, oltre che per implementare una versione svedese del Piano B. Olav Randen, il nostro editore norvegese, ci ha contattato due mesi prima che venisse fissata la data per il lancio delledizione svedese di Piano B 3.0. Grazie a uno sforzo non comune, ha tradotto e pubblicato il libro in tempo affinch ledizione norvegese uscisse solo un giorno dopo quella svedese. Pierre-Yves Longaretti e Philippe Vieille in Francia, hanno preso alla lettera lappello alla mobilitazione contenuto in Piano B 2.0 e non solo lo hanno tradotto, ma hanno ingaggiato un editore di livello mondiale, Calman-Lvy. Successivamente hanno fondato una Ong, Alternative Planetaire, e un sito web per promuovere il Piano B in Francia (www.alternativeplanetaire.com). Bernd Hamm, professore delluniversit di Trier, ha personalmente preparato una traduzione per un editore tedesco, Kai Homilius Verlag, per la pubblicazione di Piano B 2.0. Kai Homlius Verlag ha poi pubblicato anche Piano B 3.0 e sta preparando Piano B 4.0.
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Ledizione spagnola di Piano B 2.0 e di Piano B 3.0 per lAmerica Latina stata seguita da Gilberto Rincon del Centre of Studies for Sustainable Development in Colombia. Ledizione ungherese di Piano B 3.0, disponibile in forma elettronica sul nostro sito web, il risultato degli sforzi dellinfaticabile David Biro, un insegnante scolastico ungherese. Samir Menon e i suo colleghi del Globally Managed Services (GMS) hanno pubblicato ledizione indiana e inglese per lIndia e ne hanno curato la promozione. Il GSM offre un lavoro di consulenza presso le aziende dellASEAN (Association of Southeast Asian Nations) su come conciliare le necessit economico-finanziarie con la tutela delle risorse ambientali. Coloro che sono al lavoro nella promozione del Piano B (si consulti larea people in action sul nostro sito web) stanno aumentando di numero e di entusiasmo. Desidero ringraziare personalmente i componenti delle nostre squadre del Piano B, le diverse migliaia di persone che hanno acquistato 5 o pi copie di Piano B, Piano B 2.0, Piano B 3.0 per distribuirle agli amici, ai colleghi di lavoro e ai personaggi chiave della collettivit di cui fanno parte. Quando pubblicammo la prima versione del piano B, sei anni fa, ci accorgemmo che circa 700 persone che avevano comprato una copia del testo ne avevano successivamente acquistate 5, 10 o 50 per diffonderlo. A ogni nuova edizione, si sono uniti a questi molti nuovi acquirenti di pi copie. A capo di tutte queste squadre c ora Ted Turner, che distribuisce una copia di ogni nuova edizione di Piano B ai capi di stato e ai membri del loro gabinetto e ai 500 amministratori dazienda inseriti nella classifica di Fortune. Turner ha distribuito 5.500 copie di Piano B 3.0. Squadre per un Piano B nazionale si sono formate in Giappone, guidate da Toshishige e Masatsugu Kurosawa, e in Turchia dallassociazione TEMA. Siamo felici di annunciare che un film ispirato a Piano B 4.0 al momento in lavorazione. Hal e Marilyn Weiner della ScreenScope stanno preparando un lavoro della durata di due ore che vedr la luce nella primavera del 2010. Dobbiamo molto anche ai nostri finanziatori. Senza il loro aiuto questo libro non esisterebbe. Tra questi troviamo la Foundation for the Carolinas; i Rockefeller Brothers e lUnited Nations Population Fund; le fondazioni Farview, McBride Family, Laney Thornton, Shenandoah, Summit, Turner e Wallace Genetic. Earth Policy Institute finanziato anche da singoli donatori. Mi preme ringraziare in maniera particolare Ray Anderson, Charles Babbs, Junko Edahiro, John Robbins e Jeremy Waletzky per la loro munifica generosit. Altri donatori sono Doug e Debra Baker, Peter Carter, Judith Gradwohl, Maureen Kuwano Hinkle, Elaine Marszalek, Peter Seidel e molti altri. Per concludere, i miei ringraziamenti al team della W.W. Norton & Company: Amy Cherry, la nostra archivista; Devon Zahn, che ha messo il libro in produzione rapidamente; Ingsu Liu, art director per la copertina e la grafica; Bill Rusin, direttore del marketing e Drake McFeely, il presidente, che ringrazio in maniera particolare per il suo aiuto. un piacere lavorare con un gruppo ricco di talenti come questo e aver pubblicato libri per pi di 30 anni con la W.W. Norton. E grazie a voi, i nostri lettori. Alla fine, il successo di questo libro e la realizzazione del Piano B dipendono anche da voi e dal vostro contributo. Lester R. Brown
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I traduttori di Piano B 4.0

Alina d'Amelia (Provenienza iniziale: Rete Transition Italia) Laureata nell'Insegnamento dell'Italiano agli Stranieri e Specializzata in Traduzione. 30 anni. Dopo anni di lavoro all'estero rientrata in Italia a Roma dove vive e lavora come insegnante e traduttrice. Diplomata in Permacultura ha allevato mucche e vitelli e sta avviando un'azienda agricola senza impiego di derivati petroliferi, per cui si sta specializzando in lavorazioni agricole a trazione animale.

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Debora Billi (Provenienza iniziale: Blogosfera) Laureata in Antropologia. E' nata e vive a Roma. Giornalista free-lance con un passato da pubblicitaria, ora si occupa principalmente di petrolio, problemi energetici, e dinamiche socio economiche legate alla scarsit. Socia di ASPO-Italia (Association for the Study of Peak Oil) e cura il blog Petrolio e Crisis.

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Stefania Bottacin (Provenienza iniziale: Rete Transition Italia) Laureata in Ingegneria dei Materiali, 40 anni, vive a Copparo (FE) si occupa di metallurgia in una azienda metalmeccanica emiliano-tedesca. Si interessa di sostenibilit, protezione della diversit e di Transizione che l'ha recentemente contagiata.

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Pietro Cambi (Provenienza iniziale: Blogosfera) Laureato in Geologia ed Ingegneria Ambientale. Nato 46 anni fa a Firenze ove vive e lavora. Consulente dei Tribunali di Firenze, Palermo e Torino su tematiche inerenti il rischio idrogeologico, idraulico, dissesti e frane. In questa veste ha seguito per conto della Magistratura importanti processi penali e civili riguardanti la Tav, i lavori delle Olimpiadi 2006 e ditte e terreni sequestrati a mafiosi di primo piano. Membro del comitato scientifico di ASPO-Italia, insieme a Debora Billi, ha aperto e gestisce il blog Crisis. Presidente e fondatore dell'associazione Eurozev, per la conversione elettrica dei veicoli euro zero e della societ Alterenergy srl, nata per realizzare impianti pilota con tecnologia e modalita innovative nel settore delle energie rinnovabili, in particolar modo il minieolico e il fotovoltaico a film sottile.

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Giusy Campo (Provenienza iniziale: Rete Meetup - Roma) Giusy Campo, laureata in lingue, 53 anni vive a Roma e si occupa di marketing editoriale per una casa editrice universitaria, dopo esperienze professionali come bibliotecaria e traduttrice. Negli anni '80 stata militante del movimento femminista e sindacale. Successivamente si interessata alle tematiche ambientali e segue con attenzione i movimenti attivamente impegnati in tal senso nell'ambito cittadino e nazionale.

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Riccardo Deliziosi (Provenienza iniziale: Rete Transition Italia) Laureato in Economia e Commercio, 41 anni, vive a Saronno. Direttore commerciale presso un'azienda e felicemente sposato e padre di 3 figli, un po' preoccupato per il loro futuro. Amante della bicicletta, dal 2008 attivo nel Movimento della Transizione, organizzando incontri ed eventi sul proprio territorio con l'intento di promuovere consapevolezza e cambiamento. Partecipa a gruppi di acquisto critico e solidale. E' un permacultore alle prime armi.

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Erica Giuliani (Provenienza iniziale: Rete Meetup - Roma) Laureata in Odontoiatria, 29 anni, vive a Roma ove esercita la libera professione di dentista. Sta frequentando un Master di Specializzazione in Salute Publica Odontoiatrica al King's College di Londra. All'estero, segue alcuni progetti di cooperazione internazionale, volti in particolare alla tutela della salute orale della popolazione palestinese. In Italia, si occupa invece di promuovere l'accesso alle cure odontoiatriche pubbliche.

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Chiara Righele (Provenienza iniziale: Rete Transition Italia) Laureata in Traduzione e Interpretariato, 30 anni, lavora come traduttrice tecnica in un'azienda. Nel tempo libero si dedica a "forme di vita e di economia alternative", fa parte di un gruppo di acquisto solidale, coltiva piccoli frutti e qualche ortaggio in maniera disordinata e casuale, pasticcia in cucina e sferruzza senza metodo.

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Deborah Rim Moiso (Provenienza iniziale: Transition Italia) Laureata in Comunicazione Internazionale, 28 anni, traduttrice, scrittrice e giornalista. Nata ad Asti con di origini miste americo/piemontesi ora vive nelle colline dietro Perugia, in Umbria, dove coltiva un orto che vorrebbe trasformare in un Forest Garden e sogna un mondo in transizione, pieno di meli e mercatini bio. Parte dell'anno lo trascorre in Irlanda, dove finge di dare una mano in una fattoria biologica alle isole Aran, quando in realta' e' li per fare le coccole al gatto. Fa parte del movimento delle Transition Town, anche come facilitatrice, e ha pubblicato racconti per adulti e bambini in Italiano e in Inglese su riviste, quotidiani e antologie.

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Dario Tamburrano (Provenienza iniziale: Rete Meetup - Roma) Laureato in Odontoiatria, 40 anni, nato a Roma ove vive ed esercita la libera professione di dentista. Si interessa da sempre di tematiche ecologiste, energetiche ed agronomiche. Cofondatore del Circolo delle Decrescita di Roma e di Transition Italia, attualmente socio di ASPO-Italia, dell'associazione Amici di Beppe Grillo di Roma ed iscritto al Movimento 5 Stelle. Coordina il gruppo di traduzione che ha tradotto Piano B e vari altri libri e documenti inediti in Italia e che potrete a breve leggere gratuitamente in questo sito. Ha frequentato per un periodo il corso di Laurea in Progettazione e Gestione dell'Ambiente a Bracciano, per poi scegliere di dedicarsi alla formazione indipendente, alla divulgazione in rete ed all'attivismo ambientalista. Il suo sogno di contribuire alla rinascita in Italia di un movimento ecologista politico e culturale che possa dolcemente traghettare il paese nell'era post petrolifera. Il suo pi intimo desiderio per la creazione di un Forest Garden Permaculturale nel Parco Nazionale del Cilento per poterci andare a vivere con la famiglia.

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Ascanio Vitale (Provenienza iniziale: Rete Meetup - Roma) Laureato in Ingegneria con doppia formazione, Aerospaziale ed Elettronica Nato a Napoli 35 anni fa, ha studiato a Londra, vive ora a Roma. Ha collaborato per oltre 15 anni con WWF e Greenpeace, coprendo le posizioni di responsabile Energia sia a livello nazionale che europeo e partecipando a progetti internazionali. Ha fatto parte della commissione di garanzia del bollino 100% Energia Verde e ha partecipato al progetto europeo EQUAL con una ricerca sui sussidi alle fonti fossili nella UE. Dal 2006 ha fondato una E.S.Co. (Stop CO2) con cui porta avanti progetti di efficienza energetica e produzione da fonti rinnovabili. Recentemente ha cominciato a collaborare con il Fatto Quotidiano come articolista su ambiente, energia e rifiuti.

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VIDEO INTERVISTA A LESTER BROWN DEL 14 MAGGIO 2010 La Chernobyl dell'industria petrolifera
(Videointervista tratta dal Blog di Beppe Grillo)

Blog BeppeGrillo.it: "Qualche settimana fa, una piattaforma petrolifera di BP esplosa e il petrolio sta riversandosi nel Golfo del Messico. Nel mentre, in Europa, stanno fallendo gli Stati. Cosa sta capitando al mondo?" Lester Brown: "Non sappiamo cosa sia andato storto. Sappiamo per che BP stava perforando in una zona dove lacqua era profonda oltre un miglio, e il giacimento si trovava sotto un ulteriore mezzo miglio di pietra. Il petrolio si trovava quindi sotto un'enorme pressione. Ci sono due questioni. andato storto qualcosa, o forse la pressione di questo giacimento era cos elevata che la tecnologia esistente non stata in grado di controllarla? Se vale la seconda ipotesi, questo fa alzare una bandiera rossa sulle trivellazioni in alto mare e ad alte profondit, perch non si sa bene quali condizioni si incontreranno. Pu essere che, nonostante la tecnologia di trivellazione in alto mare sia stata efficace in passato, potrebbero non essere adeguate per gestire i nuovi problemi che stanno emergendo in condizioni estreme. Qualcuno ha detto che questo evento potrebbe essere la Chernobyl per lindustria petrolifera, almeno per le trivellazioni in alto mare. Perch, se questi versamenti di petrolio continueranno per mesi, il danno ambientale ed economico che arrecheranno sar enorme. La cosa interessante per la contabilit nazionale che questo evento far aumentare il PIL nelle regioni del Golfo del Messico, dal momento che tutti cercheranno di controllare il problema. Poi certamente caler, dal momento che dannegger le economie locali, spiagge, la fauna marina, la pesca, le industrie locali. Siamo probabilmente arrivato al limite tecnologico per estrarre comodamente il petrolio dai giacimenti residui. Questi versamenti stanno influenzando lopinione pubblica. Visto che sappiamo che dobbiamo comunque abbandonare il petrolio, perch corriamo questi rischio solo per estrarre il poco che ne rimane? Credo che questo cambier il modo in cui pensiamo al futuro del petrolio e di tutti i carburanti fossili. interessante notare che i valori che guidano il sovra-consumo delle risorse naturali sono gli stessi valori che guidano il sovra-consumo di risorse finanziare. Leccessivo consumo che supera la capacit dei sistemi creditizi. Lo abbiamo visto negli Stati Uniti con lenorme debito del sistema creditizio degli americani. Ora calato un po, ma gli americani continuano a non preoccuparsi del domani. Ci porta a problemi economici e a problemi ambientali, per il sovra-consumo di risorse naturali e linterconnessione tra le due. Il problema maggiore che il mondo si trova a fronteggiare oggi laumento delleconomia negli
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ultimi cinquantanni - cresciuta di circa quattro volte - e il conseguente aumento del consumo delle risorse naturali molto oltre il livello sostenibile. Lagricoltura sta diminuendo, la pesca sta crollando, le falde acquifere stanno diminuendo, i suoli si erodono, le savane si stanno desertificando. Stiamo lentamente distruggendo, e forse non cos lentamente, i sistemi naturali di supporto. Nessuna civilt pu sopravvivere oltre la distruzione dei propri sistemi naturali di supporto. Mi sono chiesto in quali modi questo sovraconsumo ci dannegger. La mia previsione che si tradurr in una crisi di disponibilit di cibo, aumento di prezzi e aumento della instabilit politica, e un numero crescente di Stati falliti. Il numero totale degli Stati in via di fallimento - Stati i cui governi non sono in grado di garantire la sicurezza personale o sicurezza alimentare - sta aumentando. Ci fa nascere una domanda scomoda: quanti Stati sulla via del fallimento ci vogliono per far fallire la civilt? Non conosciamo ancora la risposta a questa domanda. Non abbiamo mai visto niente del genere.

L'ignoranza degli economisti Gli economisti sono come esclusi dal mondo reale. Sono isolati dalla realt dal corpo della teoria economica. Cercano di trovare il modo migliore per operare piccoli aggiustamenti per adattare il sistema e spiegare ci che accade, ma la teoria economica fallisce nel tentativo di spiegare le relazioni fondamentali tra la leconomia globale e i sistemi naturali di supporto. Mi sono accorto che gli economisti che consigliano Obama o il Segretario Generale dellONU, o la Banca Mondiale, o il presidente della UE non capiscono cosa stia accadendo al mondo e non capiscono lurgenza di ristrutturare leconomia energetica mondiale per esempio. Leconomia non spiega il cambiamento climatico. Per esempio, la fusione dei ghiacci nellestremo nord dellAtlantico potrebbe portare allinondazione delle coltivazioni di riso nei delta dei fiumi asiatici, riducendo drasticamente i raccolti di riso. A meno che non si studino queste cose, non ovvio intuire che lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia sta minacciando la raccolta di riso in Asia, dove vive la met della popolazione mondiale. questo genere di complessit che ci troviamo a gestire. Gli economisti non hanno gli strumenti giusti per definire politiche adeguate. La met della popolazione mondiale vive in Paesi dove il livello delle falde acquifere si sta abbassando. Tra questi i tre grandi produttori di grano: Cina, India e Stati Uniti. Ci sono anche molti Paesi pi piccoli: Arabia Saudita, Yemen, Siria, Pakistan, Messico e altri. Pompando acqua dalle riserve acquifere oltre il livello di riempimento naturale, stiamo alimentando una bolla nella produzione di cibo. Stiamo inflazionando la produzione di cibo artificialmente esaurendo le scorte dacqua.

Il picco dell'acqua Quando avremo esaurito le scorte dacqua, il tasso di prelievo dovr necessariamente ridursi fino al
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tasso di riempimento naturale. Non si tratta di ipotesi o argomenti di dibattito. la realt. Quindi abbiamo bolle della produzione di cibo di dimensione significativa che prima o poi scoppieranno e non credo che il mondo sia pronto a questo. A me pare che le aree irrigate negli Stati Uniti hanno raggiunto un picco e stanno ora diminuendo. Ci vale certamente anche per lIndia. Potrebbe valere anche per la Cina, non siamo sicuri, e per un numero di piccoli Stati: Arabia Saudita, Siria, Messico. Ci significa che probabilmente abbiamo raggiunto il picco di estrazione dellacqua contemporaneamente al raggiungimento del picco di estrazione del petrolio. Molta gente parla del picco del petrolio, ma pochi parlano del picco dellacqua. Ma penso che ci siamo ora e credo di aver argomentazioni convincenti. Il mondo dopo il picco dellacqua sar un mondo diverso da quello che conoscevamo prima del picco. Nel corso delle nostre vite luso dellacqua per le aree irrigate che contano per il 70% dellacqua utilizzata, diminuir. Sar un mondo molto diverso, che non abbiamo ancora immaginato. Lo stesso vale per il petrolio, naturalmente. Nel corso delle nostre vite il tasso di estrazione aumentato e ora diminuisce. Sar un mondo molto differente.

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1. SVENDERE IL FUTURO

Di tanto in tanto mi piace andare a rileggere le storie di civilt antiche che hanno attraversato una fase di declino e poi si sono estinte, nel tentativo di capire le ragioni della loro scomparsa. Molto spesso, la risposta sta nella diminuzione delle riserve alimentari. Nel caso dei Sumeri, un aumento di salinit del suolo, risultato di un errore nel sistema di irrigazione, provoc una graduale riduzione della produttivit delle colture di grano e orzo, fino al declino della civilt stessa. Nella civilt Maya, lerosione del suolo moltiplic gli effetti di anni di siccit prolungata, causando una pressione sulle riserve alimentari e sulla civilt nel suo complesso. In molti casi, lerosione del suolo e la conseguente diminuzione dei raccolti segnarono linizio della fine. La nostra civilt forse destinata a subire la stessa sorte? Fino a poco tempo fa, non sarebbe sembrato possibile. Ho faticato ad accettare lidea che una serie di crisi alimentari potrebbe portare al collasso la civilt globale e globalizzata del ventunesimo secolo. Eppure i nostri ripetuti fallimenti nel tentare di arrestare i meccanismi ambientali che stanno attualmente minando la sicurezza delleconomia alimentare, mi costringono ad ammettere che, se continueremo a operare come se nulla fosse, il tracollo di questa civilt non appare soltanto possibile, bens probabile. Il recente aumento del prezzo dei cereali mette in luce la gravit della situazione. Dalla met del 2006 alla met del 2008, i prezzi sul mercato mondiale di grano, riso, mais e soia sono praticamente triplicati, arrivando a quote record. Solo con larrivo della crisi economica globale, nel 2008, le quotazioni hanno cominciato a scendere, rimanendo comunque molto pi alte della media storica.

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Negli ultimi cinquantanni, il mondo ha attraversato altri momenti in cui il prezzo dei cereali ha segnato unimpennata, ma mai come oggi. Le crisi precedenti erano legate a specifici eventi: un monsone mancato in India, una severa siccit in Unione Sovietica o unondata di calore abbastanza intensa da danneggiare le coltivazioni nel Midwest americano. Gli aumenti erano sempre temporanei, causati da eventi meteorologici che non duravano pi di una stagione e generalmente le perdite venivano recuperate nel raccolto seguente. Lanomalo balzo del prezzo dei cereali nelle annate 20062008 diverso poich la conseguenza di una tendenza sistemica. Il che significa che ogni speranza di svincolarci dalla morsa della scarsit alimentare dipende dalla nostra capacit di intervenire sui trend di sistema che la stanno causando, tra cui lerosione dei suoli, labbassamento delle falde idriche e laumento delle emissioni di anidride carbonica. Mentre i prezzi del cibo crescono, aumentano anche gli affamati. Uno degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite la riduzione di fame e malnutrizione. Alla met degli anni Novanta, il numero di persone in questo stato era sceso a 825 milioni. Invece di continuare a calare, ha al contrario preso a salire, fino ad arrivare ai 915 milioni della fine del 2008, per poi toccare cifre superiori al miliardo nel 2009. Proiettando nel futuro la situazione attuale, sembra che la combinazione del previsto aumento demografico, della scelta di produrre carburante per le automobili a partire dai cereali, della scarsit di risorse idriche e di altri fattori, potr portare il numero di chi soffre la fame a 1,2 miliardi, o pi, entro il 2015. Laumento del prezzo degli alimenti e lingrossarsi delle fila degli affamati sono tra i primi segnali che il sistema alimentare globale ormai alle strette. In unepoca in cui il progresso visto come un destino ineluttabile, la recente marcia indietro in campo alimentare rappresenta un ostacolo preoccupante. Ogni giorno di pi si fa strada lipotesi del cibo come anello debole della nostra
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civilt, proprio come fu per le passate culture di cui oggi non ci rimangono altro che i resti archeologici.

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1.1 Lanello debole: il cibo

In unepoca in cui il mondo fatica a dare da mangiare a tutti i suoi abitanti, gli agricoltori si trovano a dover affrontare situazioni piuttosto difficili. Nel mercato alimentare, sul versante della domanda sono in atto tre processi che vanno nella direzione di un balzo dei consumi: la crescita demografica, laumento delluso di proteine animali derivate dallimpiego di mangimi a base di cereali e, in tempi recentissimi, il loro utilizzo anche per la produzione di carburanti per autotrazione. Sul lato dellofferta sono in atto numerosi fenomeni ambientali che rendono sempre pi difficile incrementare in maniera sufficientemente rapida la produzione alimentare. Tra i fattori principali troviamo lerosione dei suoli, lesaurimento delle falde acquifere, ondate anomale di calore che riducono la produttivit delle colture, la fusione delle calotte polari con conseguente innalzamento dei mari e lo scioglimento dei ghiacciai dai quali dipendono le grandi reti fluviali e i sistemi irrigui. Inoltre tra le tendenze attuali ve ne sono tre che hanno conseguenze sulla capacit di approvvigionamento alimentare: luso di terreno agricolo a scopi edilizi, industriali, residenziali, lo sfruttamento delle riserve idriche per lapprovvigionamento urbano piuttosto che per lagricoltura, e limminente riduzione della disponibilit di petrolio. Il fenomeno che desta maggiore preoccupazione la crescita demografica. Ogni anno 79 milioni di persone in pi si siedono alla nostra tavola. Sfortunatamente, la stragrande maggioranza di queste, nasce in paesi dove compromessa la fertilit dei suoli, le falde acquifere sono in via di esaurimento e i pozzi per lirrigazione si stanno prosciugando. Se non riusciremo a frenare la crescita demografica, potremmo non riuscire a sconfiggere la fame. Allo stesso tempo, mentre la popolazione aumenta, circa 3 miliardi di persone lottano per ascendere la catena alimentare, consumando maggiori quantit di carni di animali nutriti da mangimi basati sui cereali. In cima alla catena alimentare spiccano gli Stati Uniti e il Canada, dove ogni abitante consuma una media di 800 kg di cereali lanno, prevalentemente per via indiretta sotto forma di carne bovina, suina e ovina, latte e uova. Al fondo della catena troviamo lIndia, dove vi un consumo di cereali di meno 200 kg lanno pro capite, dei quali la maggior parte in forma diretta, mentre solo una parte trascurabile sono convertiti in proteina animale. Come se non bastasse, ci sono nel mondo i proprietari di 910 milioni di automobili: tutti vogliono mantenere il proprio livello di mobilit attuale e pochissimi sono interessati a sapere se il carburante che consumano proviene da un pozzo petrolifero o da un campo di mais. La corsa agli investimenti nelle raffinerie di bioetanolo che ha seguito laumento dei prezzi della benzina (fino a circa 80 centesimi di dollaro al litro) negli Stati Uniti nel 2005, in conseguenza delluragano Katrina, ha provocato un aumento nella domanda globale di mais da circa 20 milioni di tonnellate lanno, a pi di 40 milioni sia nel 2007 che nel 2008, in una competizione epocale per il consumo di cereali tra macchine ed esseri umani.
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Guardando alle sfide dal lato dellofferta, lerosione dei suoli sta attualmente intaccando la produttivit di circa il 30% delle terre coltivabili. In alcuni paesi, come il Lesotho o la Mongolia, la perdita di suolo arrivata a dimezzare la produzione di cereali nellarco di trentanni. In Kazakistan, il luogo scelto mezzo secolo fa per il progetto sovietico delle Terre Vergini (Soviet Virgin Lands), il 40% dei campi stato abbandonato a partire dal 1980. Le gigantesche tempeste di polvere che prendono origine dallAfrica subsahariana, dal nord della Cina, dalla Mongolia occidentale e dallAsia Centrale testimoniano che sono sempre pi numerose le aree del pianeta che stanno perdendo la componente organica del suolo. Mentre il fenomeno della riduzione dello strato superficiale di terreno produttivo nato con le prime coltivazioni di grano e orzo, il trend dellabbassamento delle falde acquifere storicamente recente, dato che la tecnologia necessaria a pompare acqua dal sottosuolo ha appena qualche decennio. La conseguenza il calo di livello delle falde idriche in paesi che, sommati insieme, ospitano la met della popolazione mondiale. I pozzi si seccano mano a mano che gli acquiferi si esauriscono laddove si diffonde lusanza di pompare acqua di falda in quantit eccessiva. LArabia Saudita ha comunicato che si sta prosciugando la propria falda acquifera principale di origine fossile e che pertanto il paese cesser completamente la produzione di grano entro il 2016. Uno studio della Banca Mondiale dimostra che 175 milioni di persone in India sono nutrite grazie a falde sovrasfruttate, mentre per la Cina si parla di altri 130 milioni di persone. Anche i cambiamenti climatici minacciano la sicurezza alimentare. Da un certo punto in poi, laumento delle temperature rappresenta un problema per la produzione agricola. Ogni aumento di 1 grado Celsius durante la stagione vegetativa, pu significare per i coltivatori una diminuzione del 10% dei raccolti di grano, riso e mais. Dal 1970 ad oggi, la temperatura superficiale media del pianeta aumentata di 0,6 C. LIPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) prevede che la temperatura aumenter di 6 C nellarco di questo secolo. Al crescere della temperatura, i ghiacciai montani stanno fondendo in tutte le localit del mondo. Il continente pi colpito lAsia, poich sono i ghiacciai della catena himalayana e dellaltopiano tibetano a rifornire dacqua i grandi fiumi che attraversano India e Cina e dai quali sono alimentati i sistemi di irrigazione durante la stagione secca. In Asia, i campi di riso e di frumento dipendono da questi corsi fluviali. La Cina il pi grande produttore al mondo di frumento. LIndia il secondo. (Al terzo posto ci sono gli Stati Uniti). Gli stessi due paesi vantano i pi grandi raccolti al mondo di riso. Qualunque cosa succeda alle produzioni di questa coppia di giganti demografici influenzer il prezzo degli alimenti in tutto il mondo. Anzi, la prevista fusione dei ghiacciai da cui dipendono questi due paesi probabilmente il pi grave pericolo per la sicurezza alimentare mai affrontato dallumanit. Le ultime informazioni disponibili sullaumento del ritmo di fusione delle calotte polari in Groenlandia e nellAntartico occidentale ci dicono che lo scioglimento dei ghiacci, in combinazione con lespansione termica degli oceani, potrebbero far salire il livello del mare di quasi due metri nellarco di questo secolo. Tutti i delta fluviali dellAsia, zone di coltivazione del riso, sono
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minacciati dalla fusione delle calotte. Basterebbe un innalzamento di un metro per distruggere le risaie del delta del Mekong, corrispondente a pi della met del raccolto del riso vietnamita, che ne il secondo esportatore al mondo. Una mappa elaborata dalla Banca Mondiale mostra che linnalzamento dei mari di un metro inonderebbe la met delle terre coltivate a riso in Bangladesh, dove abitano 160 milioni di persone. Il destino di centinaia di milioni di individui che dipendono dai raccolti delle risaie poste nei delta fluviali e nelle pianure alluvionali del continente asiatico legato a doppio filo al destino delle due grandi calotte polari. Dopo la Seconda guerra mondiale, allaumentare della richiesta di fonti di cibo, il mondo ha guardato agli oceani per rifornirsi di proteine animali. Dal 1950 al 1996 il pescato mondiale passato da 19 milioni a 94 milioni di tonnellate annue. Ma da allora questa crescita ha subito una battuta di arresto. Siamo giunti al limite prima sul mare che sulla terra: dal 1996 in poi, se la fornitura di pesce, molluschi e crostacei aumentata, stato possibile grazie agli allevamenti, la cui crescente richiesta di mangimi, la maggior parte dei quali a base di soia e cereali, necessita di ulteriori risorse in termini di terre coltivabili e acqua. I deserti avanzano (a causa dello sfruttamento eccessivo delle terre per la pastorizia, dellaratura troppo aggressiva e della deforestazione) e stringono dassedio le terre coltivate nellAfrica sahariana, nel Medio Oriente, in Asia Centrale e in Cina. Lespansione dei deserti nel nord e nellovest della Cina ha costretto la popolazione ad abbandonare, completamente o in parte, oltre 24 mila villaggi con i relativi terreni. In Africa, il Sahara si estende verso sud, invadendo i campi della Nigeria, e verso nord, dove accerchia le zone di produzione del frumemto dellAlgeria e del Marocco. I contadini stanno perdendo le terre e lacqua, che vengono invece destinate ad altri usi. La cementificazione particolarmente allarmante in Cina, in India e negli Stati Uniti. La Cina, con i suoi imponenti progetti industriali ed edilizi, sta asfaltando centinaia di strade, autostrade e parcheggi per accogliere un parco macchine sempre pi numeroso ed forse lo stato in cui pi forte la perdita di terreno coltivabile. Negli Stati Uniti, lespansione diffusa delle periferie (sprawl) copre vaste aree di quelli che un tempo erano terreni agricoli. Dato che in molti paesi non possibile ottenere ulteriori approvvigionamenti idrici, per soddisfarne la richiesta da parte delle citt, viene sottratta acqua allirrigazione. Migliaia di contadini della riarsa California trovano pi conveniente cedere lacqua alle metropoli di Los Angeles e San Diego piuttosto che destinarla agli usi irrigui, lasciando cos le terre incolte. In India, i villaggi vendono lacqua dei pozzi di irrigazione alle citt vicine. Anche i contadini cinesi perdono i diritti di sfruttamento dellacqua, che va a soddisfare le esigenze urbane. Sullo sfondo, poi, si staglia la prospettiva di una riduzione nelluso del petrolio e degli idrocarburi, a causa o di un calo di produzione o degli impegni internazionali volti a ridurre le emissioni di anidride carbonica (o, pi probabilmente, da una qualche combinazione delle due cose). Se i raccolti di grano sono triplicati negli ultimi cinquantanni, questo stato possibile anche grazie al petrolio che pervade
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leconomia agricola essendo impiegato per arare, irrigare e raccogliere. Al calare delle forniture, gli stati entreranno in competizione per laccesso alle riserve petrolifere pur di mantenere lattuale livello di produzione agricola. Non stato in effetti molto difficile aumentare la produzione mondiale di cibo fintanto che il petrolio stato abbondante e relativamente economico. Sar molto pi difficile farlo quando ne aumenter il costo e ne diminuir la disponibilit. Nonostante il bisogno crescente di nuove soluzioni per incrementare la produzione, non esistono molte nuove tecniche agricole da implementare. Nei paesi agricoli avanzati, i contadini stanno facendo uso di ogni tecnologia conosciuta per ottimizzare la produttivit delle terre. Intanto, non sembra che i ricercatori stiano trovando molti modi nuovi di aumentare i raccolti. In Giappone, la prima nazione a realizzare in passato un significativo aumento nella produttivit dei cereali per ettaro, la produttivit del riso sostanzialmente ferma da circa 14 anni. In Cina, la rapida impennata del rendimento delle risaie ormai parte della storia. In Francia come in Egitto, i tassi di rendimento agricolo del grano, tra i pi alti del mondo, sono in stallo da circa un decennio. Globalmente, il tasso di aumento nel rendimento delle terre coltivate a cereali sceso dal 2,1% annuo del periodo 19501990 a un 1,3% nel periodo 1990-2008. Alcuni analisti suggeriscono che le coltivazioni di organismi geneticamente modificati potrebbero essere la soluzione al problema. Sfortunatamente, nessun nuovo prodotto di questo tipo ha dato risultati tali da far ritenere che si possano aumentare significativamente i raccolti. E non probabile che accada in futuro: le tecniche tradizionali di selezione genetica hanno gi sfruttato praticamente tutto il potenziale genetico esistente per accrescere la produttivit di una specie. Non resta che concludere che il progresso scientifico in agricoltura trova sempre pi difficile migliorarne il rendimento, dato che con le tecnologie gi disponibili ci stiamo ormai avvicinando a quelli che sono i limiti intrinseci allefficienza della fotosintesi. un limite, questo, che stabilisce il confine della produttivit biologica del pianeta e, di conseguenza, la capacit del pianeta di sostenere la popolazione umana. Mano a mano che contadini di tutto il mondo tentano di aumentare i raccolti, i fattori che condizionano negativamente la produzione controbilanciano in parte i progressi tecnici raggiunti. La domanda quindi: i danni ambientali allagricoltura globale potrebbero a un certo punto annullare i progressi dellavanzamento tecnologico, come gi successo in Arabia Saudia e nello Yemen, a causa della scarsit idrica, o come in Lesotho e in Mongolia, per lerosione del suolo? Il quesito da porsi, per il momento, non se la produzione globale di cereali continuer ad aumentare, ma se potr farlo abbastanza in fretta da soddisfare una domanda costantemente in crescita. Non pi possibile andare avanti come se nulla stesse cambiando. I livelli di sicurezza alimentare sono destinati a peggiorare, a meno che stati e popoli non si mobilitino per stabilizzare la popolazione, il clima, le falde idriche, preservare i terreni, proteggere i campi e limitare la destinazione dei cereali alla produzione di biocarburanti.
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1.2 Le nascenti politiche dellemergenza alimentare

Mentre le condizioni di sicurezza alimentare vanno deteriorandosi, sta definendosi una pericolosa geopolitica della scarsit del cibo, per cui ciascun paese, agendo in nome dellinteresse nazionale, contribuisce a rafforzare i processi negativi in atto. La data dinizio pu essere fissata al tardo 2007, momento in cui i paesi esportatori di frumento, tra cui Russia e Argentina, posero limiti o divieti alle esportazioni per cercare di controbilanciare laumento dei prezzi sul mercato interno. Seguendo lo stesso ragionamento, il Vietnam ha proibito per qualche mese lesportazione di riso, e cos altri paesi esportatori pi piccoli. Tali provvedimenti, apparentemente rassicuranti per chi in questi paesi ci abita, hanno creato il panico nelle decine di stati che dipendono dalle importazioni per la fornitura cerealicola. A questo punto, mentre il prezzo dei cereali e della soia triplicava, i governi importatori si resero conto, tutto dun tratto, di non poter pi fare affidamento sul mercato. Le contromisure, per alcuni paesi, si sono concretizzate nel tentativo di concludere accordi bilaterali di lungo periodo per assicurarsi la fornitura negli anni a venire. Le Filippine, un paese che di riso un forte importatore, ha negoziato un accordo triennale col Vietnam che ne garantisce la fornitura per un milione e mezzo di tonnellate lanno. Una delegazione proveniente dallo Yemen, che attualmente importa quasi tutto il frumento del quale ha bisogno, si recata in Australia nella speranza di negoziare un accordo simile. LEgitto ha siglato un patto con la Russia per oltre 3 milioni di tonnellate di frumento lanno. Altri importatori hanno trovato simili soluzioni. Ma in un mercato dove i venditori hanno la maggiore forza contrattuale, ben pochi accordi hanno avuto successo. Limpossibilit di negoziare intese commerciali di lungo periodo stata accompagnata, nei pi ricchi tra i i paesi importatori, da una serie di risposte senza precedenti, caratterizzate dal tentativo di comprare o affittare per lunghi periodi grandi estensioni di terra coltivabile in stati stranieri. Al diminuire delle scorte alimentari, stiamo assistendo a una gara disperata per accaparrarsi la terra che va ben al di l dei confini nazionali. La Libia, che importa il 90% dei suoi cereali e guarda con preoccupazione alla possibilit di poter accedere agli approvvigionamenti alimentari, stato uno dei primi stati a guardare oltre le sue frontiere. Dopo pi di un anno di negoziati, ha raggiunto un accordo: i libici coltiveranno 100 mila ettari di terreno in Ucraina, seminando frumento per sfamare il proprio popolo. Questa forma di acquisizione territoriale tipica di quei governi che hanno aperto un nuovo capitolo nella gestione geopolitica del cibo. Sono particolarmente sorprendenti le cifre relative ai negoziati di questo tipo gi raggiunti o in fase di discussione. LInternational Food Policy Research Institute (IFPRI) ha stilato una lista di circa 50 accordi, basandosi su unampia rassegna stampa mondiale. Dato che non disponibile un registro ufficiale di queste transazioni, nessuno sa per certo quante ne esistano. N quante ce ne saranno. Questa ondata di acquisizioni territoriali per coltivare alimenti in stati oltre frontiera uno dei pi
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grandi esperimenti di geopolitica mai condotti. Il ruolo dei governi nel processo di acquisizione non sempre lo stesso. In alcuni casi, sono aziende di propriet statale a comprare le terre, in altri si tratta di privati che agiscono tramite la mediazione delle strutture diplomatiche governative che si occupano di negoziare un contratto favorevole per gli investitori. Gli stati che stanno comprando terra sono soprattutto quelli le cui popolazioni hanno esaurito, o stanno esaurendo, le proprie risorse di acqua e suolo, inclusi lArabia Saudita, la Corea del Sud, la Cina, il Kuwait, la Libia, lIndia, lEgitto, la Giordania, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar. LArabia Saudita sta negoziando lacquisto o laffitto di terre in almeno 11 stati, tra cui lEtiopia, la Turchia, lUcraina, il Sudan, il Kazakistan, le Filippine, il Vietnam e il Brasile. Le nazioni che si stanno impegnando a vendere o affittare terre coltivabili sono, invece, paesi a basso reddito e, nella maggior parte dei casi, in zone dove la fame e la malnutrizione sono allordine del giorno. Alcuni dipendono dal Programma Alimentare Mondiale (PAM) per parte dei rifornimenti alimentari. Il Financial Times ha scritto che nel marzo del 2009 i sauditi hanno festeggiato la consegna del primo carico di riso prodotto su terre acquistate in Etiopia, paese in cui il PAM lavora per nutrire 4,6 milioni di persone. Altro stato scelto dai sauditi e da numerosi altri paesi importatori di grano il Sudan, che per ironia della sorte anche il paese dove il PAM pi impegnato nella lotta alla fame. LIndonesia ha accettato di cedere agli investitori sauditi 2 milioni di ettari di terra, la maggior parte dei quali da destinare a risaie. Il gruppo saudita Binladin sta negoziando lo sfruttamento di 500 mila ettari di terra per la produzione di riso nella provincia indonesiana di Papua, ma laccordo pare sia in stallo per problemi di natura finanziaria. Per la dimensione degli investimenti, la Cina che spicca. La ditta cinese ZTE International si assicurata il diritto di produrre olio di palma su 2,8 milioni di ettari nella Repubblica Democratica del Congo. Lolio di palma, va sottolineato, pu essere impiegato sia in cucina, sia per produrre biocarburanti, il che indica come la competizione tra cibo e combustibile si stia facendo se ntire anche nel campo delle acquisizioni di terreno allestero. Il dato va messo a confronto con il fatto che sono 1,9 milioni gli ettari usati in Congo per produrre mais, lalimento di base per 66 milioni di congolesi. Come lEtiopia e il Sudan, anche il Congo dipende dalla PAM per la sopravvivenza. Intanto, la Cina sta negoziando lacquisto di altri 2 milioni di ettari in Zambia, da usare per la coltivazione di Jatropa, un arbusto perenne dai cui semi si pu estrarre lolio. Inoltre, la Cina ha acquistato terreni, o ha in progetto di farlo, in Australia, Russia, Brasile, Kazakistan, Myanmar e Mozambico. La Corea del Sud, tra i pi grandi importatori al mondo di mais, ha investito in diversi paesi: siglando accordi in Sudan per circa 690 mila ettari coltivabili a frumento, si posta in prima linea nella corsa alla sicurezza alimentare. Tanto per farsi unidea, unarea che equivale ai tre quarti dei
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930 mila ettari attualmente coltivati a riso in Corea del Sud, dove il riso lalimento principale. I coreani sembrerebbero anche interessati ai territori orientali della Russia, dove progettano coltivazioni di mais e soia. Una caratteristica delle acquisizioni territoriali che passa per lo pi inosservata il fatto che queste sono anche acquisizioni di acqua. Che sia terra irrigata o che ci piova, averne il possesso significa anche mettere le mani sulle risorse idriche del paese ospitante. Le terre acquistate in Sudan sono irrigate con lacqua del Nilo, fiume che gi soggetto a uno sfruttamento completo. La coltivazione di questi campi potrebbe significare semplicemente minori risorse idriche per lEgitto, che diventerebbe cos sempre pi dipendente dalle importazioni di cereali. Molti interrogativi accompagnano queste acquisizioni territoriali concordate bilateralmente. Tanto per cominciare, negoziati e accordi mancano di trasparenza. Nella maggior parte dei casi, sono coinvolti alti ufficiali dellesercito, e i termini del contratto sono confidenziali. Come se non bastasse lesclusione di molti diretti interessati dal tavolo delle trattative (pensiamo, ad esempio, i contadini locali), delle quali non vengono nemmeno informati, se non a giochi fatti. Se consideriamo il fatto che difficilmente nei paesi in cui i campi sono venduti o affittati le terre produttive verranno lasciate incolte, aleggia il sospetto che molti contadini locali verranno costretti a spostarsi. I loro terreni potrebbero essere confiscati oppure acquistati a prezzi imposti dallalto. Tutto questo contribuisce a spiegare come mai la firma di questo tipo di accordi viene spesso accompagnata dallostilit della popolazione ospitante. Per fare un esempio, la Cina ha firmato un accordo con il governo delle Filippine per laffitto di oltre un milione di ettari di terra i cui raccolti sarebbero stati portati verso la madrepatria. Non appena si sparsa la voce, la rabbia della popolazione, in particolare dei contadini filippini, ha costretto il governo a fare marcia indietro. Una situazione simile si verificata in Madagascar, dove la sudcoreana Daewoo Logistics era impegnata a negoziare lo sfruttamento di oltre un milione di ettari di terra, unarea grande come met del Belgio. Lo scandalo ha contribuito ad alimentare la rabbia popolare che ha portato a un cambio di governo e alla cancellazione dellaccordo. La Cina sta anche affrontando proteste popolari in Zambia, dove vorrebbe acquisire ben 2 milioni di ettari di terra coltivabile. Questo nuovo sistema di garantirsi la sicurezza alimentare solleva anche interrogativi relativi alle conseguenze sul mercato del lavoro. Due paesi coinvolti, Cina e Corea del Sud, intendono in alcuni casi importare la propria forza lavoro. In ogni caso, ci si pu chiedere di quale utilit sia ai paesi ospitanti lintroduzione di operazioni di agricoltura fortemente meccanizzata destinata al commercio su vasta scala in luoghi che sono generalmente caratterizzati da altissimi tassi di disoccupazione. Al salire dei prezzi nella nazione ospite, riuscir il paese investitore a mietere il grano cresciuto in terra straniera? O dovr circondare i campi di forze di sicurezza per garantirne il raccolto e la spedizione? Consapevole del potenziale problema, il governo del Pakistan, che sta cercando di
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vendere o affittare 400 mila ettari, offre una forza di sicurezza di 100 mila uomini per proteggere le terre e gli impianti degli investitori. Contro chi dovranno proteggersi? Contro i pakistani affamati? O contro i contadini le cui terre sono state confiscate per permetterne la vendita su vasta scala? Un ulteriore elemento inquietante degli investimenti in terreni coltivabili rappresentato dal fatto che si stanno concentrando anche su paesi come il Brasile, lIndonesia e la Repubblica Democratica del Congo, dove aumentare lestensione dei campi spesso significa abbattere le foreste tropicali che oggi sequestrano grandi quantit di CO2. Questo potrebbe significare un aumento delle emissioni globali di anidride carbonica e, quindi, un impatto negativo su quei cambiamenti che stanno mettendo a rischio la sicurezza alimentare mondiale. Il governo Giapponese, lInternational Food Policy Research Institute (IFPRI) e altri soggetti hanno suggerito lintroduzione di un codice di condotta per regolare questi accordi verso una forma rispettosa dei diritti di coloro che vivono nei paesi in cui le terre sono acquistate cos come i diritti degli investitori. Sembra che sia la Banca Mondiale che la FAO che lUnione Africana stiano preparando codici di questo tipo. La crescente insicurezza alimentare sta quindi introducendo una nuova dimensione nella geopolitica della insufficienza di cibo, con la possibilit di spostarsi al di l dei confini nazionali nella competizione per lacqua e per la terra. Molte acquisizioni si svolgono in paesi affamati e poveri, dove sottraggono la poca terra fertile agli abitanti. Il rischio che crescano la fame e linstabilit politica, portando a un aumento del numero di stati in tracollo. Nessun paese pu scampare agli effetti della diminuzione globale delle scorte alimentari, neanche gli Stati Uniti, il granaio del mondo. Se, ad esempio, la Cina andasse a cercare sul mercato globale grandi quantit di cereali, come ha fatto da poco per la soia, guarder necessariamente agli Stati Uniti, paese leader nellesportazione di grano. Per i consumatori statunitensi, lidea di dover competere per i raccolti di grano con i 1,3 miliardi di consumatori cinesi, il cui reddito continua a salire, uno scenario da incubo. In queste condizioni, gli Stati Uniti potrebbero pensare di mettere limiti alle esportazioni, come hanno fatto negli anni Settanta con cerali e soia in seguito allimpennata dei prezzi sul mercato interno. Ma non una scelta che gli Stati Uniti si possono permettere di fare nei confronti della Cina che creditrice verso gli Stati Uniti per oltre 1.000 miliardi di dollari a causa del debito pubblico statunitense. La Cina spesso il primo compratore alle aste mensili di Buoni del Tesoro con cui gli Stati Uniti finanziano il proprio deficit fiscale. In un certo senso, la Cina diventata il banchiere degli Stati Uniti. Per quanto i prezzi possano continuare a salire, i consumatori statunitensi si troveranno ben presto, volenti o nolenti, a condividere il proprio grano con i consumatori cinesi.

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1.3 Lo schema di Ponzi delleconomia globale

La pessima gestione delleconomia globale contemporanea assomiglia per molti versi a uno schema di Ponzi. Uno schema di Ponzi raccoglie denaro da unampia base di investitori e lo usa direttamente per redistribuire rendimenti. Crea lillusione di promettenti rendite apparentemente dovute a oculati investimenti finanziari quando in realt i proventi non sono altro che le quote di partecipazione versate dalle nuove reclute. Un fondo di investimento alla Ponzi pu durare solo se lafflusso di nuovi investitori sufficiente a pagare le parti promesse agli investitori precedenti. Quando non basta pi, il sistema collassa, proprio come nel caso del fondo di investimenti da 65 miliardi di dollari di Bernard Madoff* nel dicembre del 2008.
(*ndr: sulla truffa di Medoff vedi anche playlist integrativa esterna in italiano: Puntata di Report del 29-11-09)

Sebbene leconomia globale non funzioni esattamente alla stessa maniera di un fondo di investimenti di Ponzi, ci sono delle somiglianze inquietanti. Fino al 1950 o gi di l, leconomia globale viveva nei limiti delle proprie possibilit, intaccando solo ci che era sostenibile ovvero la rendita fornita dai sistemi naturali che la sorreggevano. Ma nel momento in cui leconomia ha preso a crescere, moltiplicandosi con una progressione geometrica e ingigantendosi fino a superare il campo della sostenibilit, ha cominciato a erodere le sue stesse fondamenta. In uno studio pubblicato nel 2002 dalla U.S. National Academy of Sciences, un gruppo di scienziati capitanato da Mathis Wackernagel ha concluso che i consumi globali della popolazione umana hanno oltrepassato le capacit rigenerative del pianeta intorno allanno 1980. Nel 2009, le pressioni globali sui sistemi naturali eccedevano di circa il 30% il tasso di consumo sostenibile. Questo significa che per rispondere agli attuali bisogni stiamo consumando il capitale naturale del pianeta e costruendo una sorta di schema Ponzi in cui, quando questo stesso capitale sar esaurito, andremo incontro a un tracollo. Alla met del 2009, quasi tutte le grandi falde acquifere del mondo erano sottoposte a uno sfruttamento eccessivo. In puro stile Ponzi, abbiamo attualmente pi acqua per usi irrigui di quanto ne avessimo prima di avviare questo processo di pompaggio insostenibile. Ci sembra che la situazione dellagricoltura sia buona, ma la realt che circa 400 milioni di persone al mondo sono nutrite usando acqua che ha questo tipo di origine, una situazione che per definizione non pu che essere di breve periodo. Con le falde acquifere destinate allesaurimento, la bolla alimentare permessa dallagricoltura di tipo irriguo sta per scoppiare. Simile la situazione relativa allo scioglimento dei ghiacciai dalta quota. Quando questo processo ha inizio, lacqua che si riversa nei fiumi e nei canali dirrigazione presenta un volume maggiore. Ma a un certo punto, che corrisponde alla scomparsa dei ghiacciai minori e alla riduzione di quelli maggiori, diminuisce la quantit dacqua proveniente dalla fusione del ghiaccio e si riduce la portata
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dei fiumi. Ecco che in agricoltura agiscono simultaneamente due sistemi di Ponzi relativi alle risorse idriche. Ma ce ne sono molti altri. Dato che la crescita demografica della popolazione umana e di quella degli animali da allevamento ha un andamento pi o meno parallelo, anche la richiesta di foraggio in aumento supera a un certo punto la capacit rigenerativa di prati e pascoli. Questi si deteriorano, lasciando la terra brulla e aprendo lo spazio allavanzata dei deserti. Da un certo punto in poi, lerba non basta pi a nutrire gli ultimi capi di bestiame che deperiscono e muoiono. In questo schema di Ponzi, i pastori sono costretti ad affidarsi agli aiuti umanitari, o a emigrare verso le citt. I tre quarti delle riserve di pesca degli oceani sono sfruttate al limite, o oltre, la loro capacit rigenerativa, oppure si stanno riprendendo da una precedente fase di sovrasfruttamento. Se continueremo a pescare ai ritmi attuali, molte zone oceaniche arriveranno al collasso. Una zona di mare, o di acqua dolce, si ritiene sovrasfruttata quando si preleva pi pesce di quanto riesca a riprodursi. Lesempio classico la zona di pesca del merluzzo al largo delle coste del Newfoundland in Canada: per lungo tempo una delle zone pi pescose al mondo, in crisi dallinizio degli anni Novanta e potrebbe non riprendersi mai. Paul Hawken, lautore di "Moltitudine Inarrestabile", sintetizza cos il fenomeno: Al momento stiamo rubando al futuro, vendendolo nel presente, e questo lo chiamiamo Prodotto interno lordo. Sarebbe altrettanto facile avere uneconomia basata sul miglioramento del futuro anzich sul suo saccheggio. Possiamo creare ricchezza per il futuro oppure sottrarla da esso. Il primo approccio possiamo considerarlo come una ricostruzione, il secondo assume il senso di uno sfruttamento. La questione che sottende tutto questo : se continueremo a comportarci come se nulla fosse, sfruttando oltre misura le falde idriche, i pascoli, i suoli agricoli, le riserve ittiche e sovraccaricando latmosfera di anidride carbonica, quanto ci vorr prima che leconomia alla Ponzi cominci a sfaldarsi e collassare? Non lo sa nessuno. La nostra civilt industriale non mai giunta a questo punto prima dora. A differenza dello schema Ponzi di Bernard Madoff, che era stato creato nella consapevolezza che un giorno sarebbe crollato, la nostra economia globale adotta uno schema simile senza questa conoscenza. Il collasso non stato pianificato, ma il prodotto di forze di mercato, incentivi male indirizzati e indicatori di sviluppo di scarsa validit. Ci fidiamo del mercato perch per molti versi unistituzione straordinaria: muove le risorse con unefficienza di mille volte superiore a qualsiasi ente centrale di pianificazione e riesce a mettere rapidamente in equilibrio domanda e offerta. Eppure anche il mercato ha le sue debolezze, fondamentali e potenzialmente fatali. Non rispetta i limiti di produzione sostenibile dei sistemi naturali. Inoltre, favorisce il breve sul lungo periodo, senza mettere in conto i bisogni delle generazioni future. Non incorpora nei prezzi dei beni i costi indiretti di produzione. Di conseguenza, non pu trasmettere segnali che ci dicano che siamo, in realt, cascati in una trappola di Ponzi.

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Oltre a consumare il nostro capitale, abbiamo ideato delle tecniche piuttosto intelligenti per non conteggiare i costi reali, un po come ha fatto la tanto disprezzata compagnia energetica texana Enron finita in bancarotta qualche anno fa. Per esempio, quando usiamo lenergia di una centrale a carbone, ci arriva a casa una bolletta mensile dal gestore locale. Nella bolletta sono inclusi i costi di estrazione mineraria, trasporto, gestione dellimpianto, generazione di elettricit e distribuzione verso le nostre case. Ma non sono inclusi, tra gli altri, i costi indiretti del cambiamento climatico legati alla combustione. Quella una bolletta che pagheremo pi tardi o che, pi probabilmente, verr consegnata ai nostri figli. Per loro sfortuna questa sorta di conguaglio per il nostro utilizzo del carbone sar molto pi costoso di quello che noi paghiamo attualmente. Quando nel 2006 Sir Nicholas Stern, ex-economista capo della Banca Mondiale, pubblic il suo pionieristico studio sui costi previsti per il cambiamento climatico, parl di un gigantesco fallimento del mercato. Si riferiva al fatto che il mercato ha fallito per la mancata inclusione dei costi del cambiamento climatico nel prezzo dei combustibili fossili. Secondo Stern, questi costi sono stimabili in migliaia di miliardi di dollari. La differenza tra il prezzo di mercato degli idrocarburi e il loro prezzo reale, comprendendo i costi ambientali e sociali, stratosferica. In quanto operatori economici, sia che siamo consumatori, dirigenti aziendali, rappresentanti politici o finanzieri, tutti noi dipendiamo dal mercato per le informazioni che ci guideranno. Quindi, perch i mercati continuino a funzionare sul lungo periodo e affinch gli operatori economici possano prendere decisioni sensate, i mercati devono fornire informazioni attendibili e prima di tutto comunicare quello che il costo reale dei prodotti. Ma il mercato fornisce informazioni incomplete, e si agisce pertanto di conseguenza, prendendo decisioni pessime. Uno degli esempi pi lampanti del fallimento gigantesco del mercato si pu trovare negli Stati Uniti, dove a met del 2009 il prezzo della benzina oscillava intorno a 80 centesimi di dollaro al litro. Questo dato riflette solo il costo della ricerca ed estrazione petrolifera, della raffinazione del petrolio e della distribuzione della benzina fino alle stazioni di servizio. Non prende in considerazione i costi del cambiamento climatico e quelli dei sussidi statali allindustria petrolifera (come lU.S. Oil depletion allowance), le crescenti spese militari per la protezione dellaccesso al petrolio in un Medio Oriente politicamente instabile e i costi sanitari dovuti allaumento di malattie respiratorie legate allinquinamento dellaria. Secondo uno studio dellInternational Center for Technology Assessment, questi costi sarebbero equivalenti, attualmente, a oltre tre dollari al litro per la benzina consumata negli Stati Uniti. Aggiunti i costi diretti di 80 centesimi di dollaro al litro, gli automobilisti dovrebbero pagare la benzina circa 4 dollari al litro. La verit che bruciare benzina estremamente costoso, ma il mercato ci dice che non lo , distorcendo grossolanamente la struttura stessa delleconomia. Simile la situazione del cibo. Se pagassimo i costi effettivi di produzione, compreso il prezzo reale del petrolio usato per produrre alimenti, il prezzo da pagare in futuro per le conseguenze del sovrasfruttamento delle falde acquifere, della devastazione dei terreni causata dallerosione e delle emissioni di anidride carbonica legate al disboscamento, il cibo costerebbe molto di pi degli attuali prezzi esposti sui cartellini del supermercato.
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Oltre a ignorare questi costi indiretti, il mercato non d alcun valore al lavoro della natura. Ci si reso terribilmente evidente nellestate del 1998, quando la valle del fiume Yangtze, in Cina, abitata da circa 400 milioni di persone, stata devastata da una delle peggiori alluvioni della storia. Il danno risultante, stimato in circa 30 miliardi di dollari, stato equivalente al valore della raccolta nazionale annuale di riso. Dopo settimane di alluvioni, il governo di Pechino ha imposto il divieto di abbattere alberi nel bacino dello Yangtze. La decisione stata accompagnata da una nota in cui si ricordava che un albero vivo vale almeno tre volte un albero morto: il ruolo svolto dalla foresta nella protezione dalle alluvioni stato riconosciuto come pi importante del legname l contenuto. Era come se il prezzo di mercato del legname fosse sempre stato scontato di un terzo. Il mercato non rispetta la capacit di carico dei sistemi naturali. Se, per esempio, una zona di pesca continuamente sovrasfruttata, ne risulter che la quantit del pescato tender a calare, i prezzi saliranno incoraggiando sempre maggiori investimenti in reti e pescherecci. Il risultato, inevitabilmente, sar un crollo delle quantit pescate e il collasso della riserva ittica. Oggi abbiamo bisogno di adottare un modo di vedere che sia coerente con la realt sul rapporto tra economia e ambiente. Abbiamo anche bisogno, pi che mai, di leader politici che riescano a guardare alle cose in prospettiva. E visto che i consulenti pi ascoltati dai governi sono gli economisti, abbiamo bisogno di economisti che sappiano pensare come ecologisti (Sir Nicholas Stern e Herman Daly, un pioniere delleconomia ecologica, ne sono rari esempi) o di un maggior numero di consulenti ambientali. Il comportamento del mercato, che evita di includere i costi indiretti di beni e servizi, incapace di dare un valore al lavoro della natura e di rispettare limiti sostenibili di produzione, sta portando alla distruzione del sistema naturale su cui si regge tutto il sistema economico, generando una versione globale del sistema di Ponzi. A un certo punto, lo sfaldarsi dei rapporti tra economia e risorse naturali comincer ad avere un costo sul piano politico, contribuendo al fallimento di un numero sempre maggiore di stati.

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1.4 Tensioni in aumento, nazioni allo sfascio

Dopo cinquantanni contrassegnati dalla formazione di nuove nazioni dai vecchi imperi coloniali e dalla frammentazione dellex-Unione Sovietica, oggi la comunit internazionale degli stati vive un periodo di disgregazione. Lespressione failing state, per intendere uno stato in crisi estrema o in bancarotta, ha fatto il suo ingresso nel vocabolario delle relazioni internazionali solo nellultimo decennio, eppure oggi questa tipologia di nazione viene considerata parte integrante del panorama internazionale. Come riportato da un articolo del Foreign Policy: Gli stati in declino hanno compiuto un notevole percorso dalla periferia al centro stesso della politica globale. In passato, i governi si sono dovuti preoccupare delle conseguenze di un eccessivo accentramento di potere in un singolo stato, come nella Germania nazista, nel Giappone imperiale e nel caso dellUnione Sovietica. Oggi, per, il fallimento degli stati a rappresentare la pi grande minaccia allordine e alla stabilit internazionale. Ancora secondo il Foreign Policy: Un tempo i leader mondiali si preoccupavano di chi avesse troppo potere, ora si preoccupano della sua mancanza. Gli stati crollano quando ai loro governi sfugge di mano il controllo di parte o di tutto il loro territorio e non riescono ad assicurare la sicurezza del loro popolo. Quando i governi perdono il controllo del potere, la legge e lordine cominciano a disgregarsi. Quando non riescono a provvedere ai servizi basilari come leducazione scolastica, lassistenza sanitaria, la sicurezza alimentare, perdono la loro legittimit. Un governo in questa posizione potrebbe non essere pi in grado di ricevere entrate sufficienti a finanziare se stesso in modo efficace. La societ si pu frammentare al punto da perdere la coesione necessaria a prendere decisioni. Gli stati in crisi spesso degenerano in una guerra civile quando gruppi in lotta tra loro si battono per la conquista del potere. In queste condizioni facile che i conflitti si estendano verso i paesi confinanti, come nel caso, del genocidio del Ruanda, che ha oltrepassato il confine con la Repubblica Democratica del Congo, dove una guerra civile ha fatto strage, dal 1998 ad oggi, di oltre 5 milioni di persone. Nella maggior parte dei casi si tratta di morti non violente, legate al conflitto in maniera indiretta: fame, malattie respiratorie, diarrea e altre patologie conseguenza degli spostamenti forzati di milioni di persone. In Sudan, gli eccidi del Darfur si sono rapidamente diffusi verso il Ciad. Come osserva lEconomist: Come un individuo con gravi disturbi psichici, cos uno stato in declino rappresenta un pericolo non solo per se stesso, ma anche per coloro che lo circondano, e per altri ancora. Gli stati in crisi rappresentano anche possibili campi di addestramento per i gruppi terroristici internazionali, come in Afghanistan, in Iraq e in Somalia, o basi per il mercato delle droghe, come in Birmania-Myanmar o in Afghanistan, paese che nel 2008 stato il fornitore del 92% di oppio nel mondo, prevalentemente lavorato per produrre eroina. Dati i loro sistemi sanitari estremamente carenti, gli stati deboli possono diventare focolai di malattie infettive, come accade con la poliomielite in Nigeria e in Pakistan, che rappresentano due serie minacce agli sforzi internazionali per eradicare questa terribile malattia.
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I pi evidenti indicatori della debolezza di uno stato sono lo smantellamento del sistema di sicurezza pubblica e la correlata perdita del senso di sicurezza personale. Ad Haiti, bande armate si contendevano il dominio sui quartieri fino allarrivo della forza di pace dellONU nel 2004. Da allora, la situazione della sicurezza pubblica migliorata sensibilmente, tuttavia ancora comune il fenomeno dei rapimenti per ottenere dei riscatti: per esserne vittima sufficiente far parte di quel 30% della popolazione abbastanza fortunata da avere un lavoro. In Afghanistan, sono i signori della guerra locali, e non il governo centrale, a detenere il controllo del paese al di fuori di Kabul. La Somalia, che ormai esiste soltanto sulle cartine geografiche, governata, si fa per dire, da capi trib che lottano per spartirsi i pezzi di un territorio che una volta era uno stato. In Messico, sono i cartelli della droga a farla da padroni, segnale della presenza di un possibile stato in bancarotta al confine con gli Stati Uniti. Sono molte le organizzazioni nazionali e internazionali a tenere una lista degli stati deboli, in via di dissoluzione o falliti. Lo sforzo ad oggi pi sistematico di analisi quello svolto dal Fondo per la Pace (Fund for Peace) in collaborazione con la rivista Foreign Policy, con un indice aggiornato ogni anno e pubblicato sulla rivista nel numero di luglio/agosto. Questo prezioso lavoro, svolto attraverso lanalisi di migliaia di fonti di informazione diverse, offre scorci interessanti sui cambiamenti in atto nel mondo e ci d una sorta di panoramica di dove, in un certo senso, siamo diretti. Lanalisi identifica 60 paesi ordinati in base al rischio di conflitti violenti sul fronte interno e di disgregazione sociale (per l'elenco dei primi 20 vedi sotto la tabella 1.1). In rapporto a 12 indicatori sociali, economici, politici e militari, mette in cima alla lista di stati in declino la Somalia, seguita da Zimbabwe, Sudan, Ciad, e dalla Repubblica Democratica del Congo. Ci sono tre grandi esportatori di petrolio, tra i primi 20 stati: Sudan, Iraq e Nigeria. Il Pakistan, attualmente al numero 10 della lista, lunico stato in crisi dotato di arsenale nucleare, mentre la Corea del Nord, il numero diciassette, sta sviluppando il suo piano nucleare.

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Fonte: Fund for Peace and Foreign Policy, The Failed States Index, Foreign Policy, luglio/agosto 2009, pp. 80-93. I punteggi vengono forniti per ogni indicatore con valori da 1 a 10 e sono poi aggregati in un singolo dato: il Failed States Index, lIndice di declino delle nazioni. Un punteggio di 120, il massimo, significa che ci troviamo di fronte a una societ collassata in tutti i sensi. Nel primo indice del Foreign Policy, stilato con i dati del 2004, solo sette paesi avevano punteggi superiori a 100. Nel 2005, sono diventati nove. Nel 2008 siamo arrivati a 14, il doppio rispetto a quattro anni prima. Una tendenza rilevata su un periodo cos breve non pu essere considerata statisticamente significativa, tuttavia linnalzamento dei punteggi delle nazioni pi in crisi e il raddoppiamento di quelle con punteggi oltre 100 suggerisce che il fallimento degli stati stia peggiorando e allo stesso tempo si vada estendendo.
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La presenza nel Failed States Index strettamente associata ad alcune variabili demografiche e ambientali. Tra i primi 20 stati in crisi, 17 hanno tassi di crescita demografica in forte aumento, in molti casi vicini al 3% annuo, pari a una crescita demografica di 20 volte nellarco di un secolo. In cinque di questi 17 paesi, le donne hanno in media oltre sei figli. In tutti i primi 20 stati tranne sei, oltre il 40% della popolazione ha meno di 15 anni, una statistica che spesso anticipa anni di instabilit politica. Uomini giovani, senza possibilit di impiego, spesso disillusi, sono facili reclute per i movimenti paramilitari. In quelle nazioni dove da pi decenni in atto una rapida crescita demografica, i governi possono andare in crisi per la costante diminuzione di terre coltivabili e acqua potabile pro capite, o perch non riescono a costruire scuole abbastanza in fretta da coprire la domanda di una popolazione in et scolare in espansione. Il Sudan il classico esempio di uno stato caduto nella trappola demografica. Economicamente e socialmente, abbastanza sviluppato da ridurre la mortalit, ma non la fertilit. Il risultato che le donne hanno in media quattro figli, il doppio per mantenere lequilibrio demografico, e la popolazione sudanese, composta da 41 milioni di persone, sta crescendo di oltre 2.000 individui al giorno. La pressione tale che il Sudan, come decine di altri paesi, si sta disgregando. Sono solo tre i paesi tra i primi 20 stati in declino a non essere vittime della trappola demografica. Realisticamente, non potranno sfuggirne da soli. Avranno bisogno di aiuto esterno, e non stiamo parlando di qualche manciata di interventi umanitari, ma di unassistenza sistematica alla ricostruzione dello stato, o la situazione politica non potr che continuare a peggiorare. Tra i primi 20 nella classifica degli stati in crisi, sono pochissimi quelli che non stanno perdendo la gara tra produzione alimentare e crescita demografica. Quasi la met dei questi stati dipendono per la sopravvivenza dal Programma alimentare mondiale. Le carestie possono essere fonte di forte pressione sui governi. In molte nazioni, lordine sociale entrato in crisi per la prima volta nel 2007, con laumento del prezzo delle derrate alimentari e il diffondersi della fame. Rivolte per il cibo e tensioni sociali continuarono durante tutto il 2008 in dozzine di paesi, dalle rivolte della tortilla in Mexico alle scene di violenza nelle file per il pane in Egitto, e le proteste per il tempeh (un prodotto della lavorazione della soia simile al tofu) in Indonesia. Tutti segnali della disperazione dei consumatori intrappolati tra i redditi bassi e i prezzi in salita. Ad Haiti, limpennata dei prezzi al consumo dei generi alimentari ha contribuito a far cadere il governo. In Pakistan, al raddoppiare del prezzo della farina di frumento, ogni camion di grano stato protetto da un soldato armato come scorta, per prevenire furti e impedire che il prezioso cereale fosse illegalmente trasportato oltre confine, in Afghanistan. A Kandahar, in Afghanistan, i banchi del mercato sono stati rapinati da ladri armati, fuggiti con in mano qualche sacco di grano. Nel 2008, in Sudan, camion pieni di grano che stavano consegnando gli aiuti del Programma alimentare sono stati dirottati prima che potessero raggiungere i campi profughi del Darfur.
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Unaltra caratteristica degli stati in declino un graduale peggioramento delle infrastrutture: strade, rete elettrica, idrica e fognaria. Mentre la gente lotta per la sopravvivenza, la cura per gli ecosistemi passa in secondo piano. Foreste, praterie e campi vanno in rovina, in una spirale che si avvita verso lautodistruzione. Altro aspetto che contribuisce al declino del sistema la riduzione degli investimenti esteri e la disoccupazione che ne deriva. In molti paesi sono le Nazioni Unite e altre istituzioni internazionali a occuparsi di mantenere la pace, spesso senza successo. Tra le nazioni in cui sono presenti le forze di pace dellONU troviamo il Ciad, la Repubblica Democratica del Congo e la Costa dAvorio. Altre zone in cui agiscono altre forze di pace internazionali sono lAfghanistan, Haiti e il Sudan. Sin troppo frequentemente sono presenze pi simboliche che reali, che possono impedire il collasso totale, ma non abbastanza forti da assicurare la stabilit necessaria alla ricostruzione e allo sviluppo sul lungo periodo. In paesi come Haiti e lAfghanistan si sopravvive solo grazie alla respirazione artificiale assicurata dagli organismi internazionali. Si vive di aiuti, economici e alimentari. Ma non ce ne sono abbastanza per ribaltare lingravescente tendenza al declino sostituendola con la stabilit politica e demografica necessaria a sostenere il progresso economico. In unepoca di crescente globalizzazione, il sistema internazionale si regge su una rete cooperativa di stati: se i governi perdono la capacit di governare un territorio, di riscuotere le tasse, come possono essere responsabili di debiti e altri impegni internazionali? Pi stati falliscono, pi saranno i debiti destinati a restare insoluti. Inoltre, qualunque sforzo di controllare le reti terroristiche internazionali dipende dalla cooperazione di stati efficienti, ed messo in crisi dal loro fallimento. In aggiunta a ci, la protezione delle specie a rischio di estinzione dipende quasi sempre dalla cooperazione internazionale. In paesi come la Repubblica Democratica del Congo, dove le organizzazioni nazionali non esistono praticamente pi, la fame imperversa e il caos regna sovrano, gli esemplari di gorilla di montagna sono diminuiti rapidamente. La storia si ripete simile in tutta lAfrica, dove si trovano gli ultimi habitat di tantissime specie di grandi mammiferi.

Al crescere del numero degli stati in declino, si fa sempre pi difficoltoso affrontare le crisi a livello internazionale. Provvedimenti relativamente facili da prendere in un mondo ordinato, quali il mantenimento della stabilit monetaria o il monitoraggio di una nuova epidemia, potrebbero diventare difficilissimi, forse impossibili, in un mondo pieno di nazioni al collasso. Anche lo stesso approvvigionamento di materie prime potrebbe diventare un percorso a ostacoli. A un certo punto, il diffondersi
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dellinstabilit politica potrebbe sconvolgere lo sviluppo economico globale, un rischio che ci suggerisce di affrontare il problema del declino degli stati con rinnovata urgenza.

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1.5 Il Piano B: un piano per salvare la civilt

Il Piano B lalternativa al "businnes as usual", al mantenimento di questo modello contemporaneo come se nulla stesse accadendo. Il suo obiettivo consiste nellindirizzare il mondo da un cammino diretto verso il declino e il fallimento totale a un nuovo scenario in cui la sicurezza alimentare possa essere ritrovata, e la civilt possa sostenersi nel tempo. Cos come le cause che sottendono lattuale crisi alimentare vanno ben al di l del sistema agricolo, anche la risposta al problema dovr essere pi articolata. In passato, il Ministero dellAgricoltura poteva da solo essere responsabile della ricerca agronomica, offrire credito ai contadini, e seguire tutte quelle altre attivit che immaginiamo essere legate alle competenze di questo ente. Oggigiorno, invece, per assicurare la sicurezza alimentare dovremo mobilitare ogni parte della nostra societ. Per questo motivo, il Piano B molto pi ambizioso di qualunque altra cosa lumanit abbia fatto fino ad oggi, uniniziativa senza precedenti n per dimensione, n per urgenza e importanza. Si divide in quattro obiettivi: 1) 2) 3) 4) abbassare le emissioni nette di CO2 dell80% entro il 2020; stabilizzare la popolazione mondiale al di sotto degli 8 miliardi; sconfiggere la povert; ripristinare lo stato di salute degli ecosistemi, includendo in questa definizione terreni, falde acquifere, foreste, praterie e zone di pesca.

Questo piano ambizioso perch non basato su ci che politicamente realizzabile, ma sulla realt scientifica. Il progetto di tagliare drasticamente le emissioni implica un radicale miglioramento dellefficienza energetica a livello globale, investimenti massicci nello sviluppo delle energie rinnovabili, il blocco della deforestazione e miliardi di nuovi alberi da piantare. Il Piano B delinea, essenzialmente, una transizione da uneconomia fondata sul petrolio, il carbone e il gas naturale a una basata sullenergia eolica, solare e geotermica. Lobiettivo del Piano B in termini demografici stabilizzare la popolazione verso gli 8 miliardi di persone o al di sotto. Ma non perch io creda che la popolazione globale raggiunger mai i 9,2 miliardi e mezzo nel 2050 come previsto dalle Nazioni Unite. La maggior parte di quei 2,4 miliardi di persone in pi rispetto ad oggi sono destinate a nascere in paesi in via di sviluppo, luoghi in cui le risorse fondamentali quali terra e risorse idriche, sono gi in condizioni critiche e la fame sta aumentando. Molti dei sistemi che sostentano la vita umana in questi paesi sono avviati al declino, se non al tracollo completo. La domanda non quindi se la crescita demografica sia destinata ad arrestarsi prima di arrivare a 9 miliardi e due, bens se si arrester perch verr programmata a livello mondiale una rapida diminuzione del numero di persone per nucleo famigliare o se si lascer allaumento della mortalit,
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il compito di limitare la crescita demografica. Il Piano B abbraccia la scelta che prevede una diminuzione della fertilit. Eradicare la povert un obiettivo prioritario per tre motivi. In primo luogo la chiave per accelerare la transizione globale verso famiglie meno numerose, permettendo laccesso a tutte le donne in et fertile, e in ogni angolo del mondo, a cure sanitarie, assistenza e servizi di pianificazione famigliare. Inoltre, contribuisce a riportare i paesi poveri in seno alla comunit internazionale, permettendogli di fornire il proprio contributo alle questioni globali come la stabilizzazione del clima. Quando le persone non sanno se avranno da mangiare il giorno dopo, ben difficile che dedichino tempo ed energie al cambiamento climatico. In terzo luogo, combattere la povert un gesto umano e umanitario. Una societ civile si riconosce anche dalla sua capacit di prendersi cura degli altri. Il quarto aspetto del Piano B si occupa di risanare e proteggere gli ecosistemi naturali che permettono lesistenza della razza umana. Questo implica la tutela dei suoli dallerosione, il divieto di deforestazione, la promozione del rimboschimento, la rigenerazione delle riserve ittiche e la messa in campo di uno sforzo globale per proteggere le falde acquifere migliorando lefficienza duso delle risorse idriche. Fino a quando non saremo in grado di invertire il degrado di questi ecosistemi assai improbabile che riusciremo a impedire lavanzare della fame. Il Piano B un piano integrato con quattro obiettivi interdipendenti fra loro. Non potremo, ad esempio, stabilizzare la popolazione senza eradicare la povert. Allo stesso tempo, non riusciremo a risanare gli ecosistemi del pianeta senza stabilizzare sia la popolazione che il clima, e non stabilizzeremo il clima senza il riequilibrio della crescita demografica. N potremo mai sconfiggere la povert senza risanare gli ecosistemi terrestri. Il nostro piano per salvare la civilt tanto ambizioso quanto urgente. Il successo dipende dalla nostra capacit di agire con una rapidit paragonabile solo alle emergenze belliche, riconvertendo il sistema energetico globale come fu per il sistema industriale degli Stati Uniti nel 1942, dopo lattacco a Pearl Harbor. Nellarco di pochi mesi, gli Stati Uniti si trasformarono da un paese produttore di automobili in una gigantesca fabbrica di aeroplani, carri armati e navi da guerra. La riconversione di cui abbiamo bisogno non pu prescindere da un radicale cambiamento nel nostro sistema di priorit e valori. E ci non potr avvenire senza sacrifici. Va ricordato che nel 1942 la chiave del successo della conversione industriale fu il divieto mantenuto per quasi tre anni della vendita di automobili nuove. Siamo davanti a una sfida straordinaria, ma possiamo permetterci di essere ottimisti. Tutti i problemi che dobbiamo affrontare possono essere risolti con le tecnologie esistenti. E quasi tutto ci che possibile fare per traslare uneconomia mondiale in declino nella direzione di un percorso sostenibile, gi stato realizzato in uno o pi paesi. Per esempio, sono pi di 30 le nazioni che hanno praticamente stabilizzato la propria crescita demografica. Alcune tecnologie presenti sul mercato, quindi, ci permettono gi di affrontare temi del Piano B. Relativamente allenergia, per esempio, possiamo ottenerne di pi da una turbina eolica di ultima
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generazione che da un vecchio pozzo di petrolio. I nuovi veicoli ibridi plug-in che stanno per essere lanciati sul mercato, come la Chevrolet Volt, possono percorrere fino a 240 km con meno di 4 litri di benzina. Nelleconomia energetica prevista per il 2020 dal Piano B, la maggior parte delle auto in circolazione negli Stati Uniti saranno ibridi plug-in o auto completamente elettriche e ad alimentarle sar principalmente lelettricit generata da impianti eolici per un costo inferiore a 30 centesimi di dollaro al litro di benzina. Il mondo sta muovendo i primi passi verso una rivoluzione nellilluminotecnica. Pochi anni fa abbiamo capito che una lampada fluorescente compatta poteva dare la stessa quantit di luce delle vecchie lampadine a incandescenza, usando appena un quarto dellenergia. Una gran bella notizia. Ora, stiamo imparando a usare una tecnologia ancora pi avanzata: i LED, i diodi a emissione luminosa che illuminano usando appena il 15% dellenergia necessaria a una lampadina a incandescenza. Inoltre, i sensori di movimento possono spegnere le luci dove non servono, mentre altri sensori sono in grado di adattare lemissione luminosa in risposta alla presenza o assenza di luce solare. Passare dalle lampadine a incandescenza ai LED e installare sensori di movimento e luci fotosensibili pu ridurre la quantit di elettricit usata per lilluminazione fino a oltre il 90%. In quanto allesistenza di modelli Piano B a livello nazionale, la Danimarca oggi ottiene oltre il 20% della sua elettricit dal vento e prevede di arrivare a oltre il 50%. Sono 75 milioni gli europei le cui case sono alimentate dallenergia eolica. Ventisette milioni di case cinesi hanno lacqua calda grazie a impianti solari termici sul tetto. LIslanda, paese in cui il 90% delle case sono riscaldate grazie allenergia geotermica, ha praticamente eliminato il carbone dal sistema di riscaldamento domestico. Nelle Filippine, il 26% dellenergia proviene da impianti geotermici. Il mondo dopo il Piano B potrebbe assomigliare alle montagne riforestate della Corea del Sud. Qui il 65% del territorio, un tempo terra spoglia e deserta, praticamente priva di alberi, stato riforestato con successo. Alluvioni ed erosione del suolo sono solo un ricordo, con le campagne coreane restituite allequilibrio e alla stabilit ambientale. Negli Stati Uniti durante gli ultimi 25 anni stato deciso di diminuire lestensione dei campi coltivati, in gran parte a forte rischio di erosione, del 10%, destinando parte della restante percentuale a pratiche di aratura meno aggressive: il risultato per ora una riduzione dellerosione del 40% e nello stesso tempo un incremento del raccolto di cereali di circa un quinto. Alcuni degli esempi pi innovativi di leadership vengono dalle citt. Curitiba, in Brasile, ha avviato una trasformazione del sistema dei trasporti nel 1974: nei ventanni seguenti, il traffico automobilistico calato del 30% mentre il numero di abitanti addirittura raddoppiato. Amsterdam ha un sistema di trasporti diversificato in cui circa il 40% di tutti gli spostamenti urbani vengono effettuati in bicicletta. A Parigi, il piano di diversificazione dei trasporti, che assegna un ruolo di punta alla bicicletta, promette di ridurre il traffico di automobili del 40%. A Londra le macchine che vogliono entrare in centro devono pagare una tassa, i cui proventi sono reinvestiti nel potenziamento dei trasporti pubblici. La sfida non consiste solo nella costruzione di una nuova economia, ma nel farlo con una rapidit paragonabile a uno sforzo bellico. necessario evitare di superare i punti di non ritorno degli
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ecosistemi prima che il modello economico attuale cominci a collassare irreversibilmente. Partecipare alla realizzazione di uneconomia mondiale pi stabile una sfida straordinaria, come straordinaria sar la qualit della vita che potremo ottenere. Un mondo in cui si sia arrestata la crescita demografica, le foreste abbiano ripreso a espandersi e i livelli delle emissioni di anidride carbonica siano in diminuzione, nelle nostre possibilit.

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2. LA PRESSIONE DEMOGRAFICA: TERRE COLTIVABILI E RISORSE IDRICHE

I francesi usano un indovinello per insegnare agli studenti la natura della crescita esponenziale. Uno stagno, dice lindovinello, contiene una sola ninfea. Ogni giorno il loro numero raddoppia: due ninfee il secondo giorno, quattro il terzo, otto il quarto e cos via. Se lo stagno si riempie al trentesimo giorno, in che giorno mezzo pieno?. La risposta : Il ventinovesimo giorno. Le tendenze mondiali relative alle aree coltivate e la disponibilit di acqua per usi irrigui suggeriscono che stiamo vivendo nel trentunesimo giorno. Dopo un periodo di modesta espansione dal 1950 al 1981, la superficie mondiale coltivata a cereali ha smesso di crescere, da quando la perdita di terreni per lerosione e la conversione a usi non agricoli ha superato le nuove terre messe sotto laratro. In quasi un terzo delle terre coltivate lerosione degli strati superficiali pi veloce della formazione di nuovo suolo dovuta ai processi geologici, riducendo lentamente la produttivit dei terreni. Le aree irrigate nel mondo si sono triplicate dal 1950 al 2000, ma da allora in poi sono aumentate di molto poco. Potrebbero presto iniziare a diminuire, come sta gi succedendo in alcuni paesi, con lesaurimento delle falde a causa di uno sfruttamento eccessivo e con lo scioglimento e la progressiva scomparsa dei ghiacciai che alimentano nel mondo la maggior parte dei corsi dacqua e dei sistemi irrigui. Lirrigazione pertanto a rischio sia che venga alimentata dalle falde sotterranee che dallacqua dei fiumi. Non possiamo fare a meno di prendere in considerazione limportanza dellacqua nella produzione del cibo. Nel mondo si bevono in media quasi 4 litri dacqua al giorno, direttamente oppure nel caff, nei succhi, nelle bibite, nei vini e in altre bevande; ma ne sono necessari 2.000 litri per produrre il cibo che consumiamo quotidianamente, 500 volte quella che beviamo. come se mangiassimo 2.000 litri dacqua al giorno. Lerosione dei suoli inizialmente riduce la produttivit, e successivamente, oltrepassato un certo punto, porta allabbandono dei terreni agricoli. Entrambi questi effetti stanno minando la sicurezza alimentare mondiale. La combinazione della crescita demografica e dellerosione dei suoli ha portato molte nazioni, un tempo autosufficienti, a diventare pesantemente dipendenti dalle importazioni di cereali. Il livello delle falde acquifere in discesa in quasi tutte le nazioni che utilizzano acque sotterranee nellirrigazione: in molti di questi paesi, quando gli acquiferi si esauriscono e i pozzi si prosciugano, la perdita dellacqua per usi irrigui conduce inesorabilmente alla fame. Il fenomeno delloverpumping, lo sfruttamento che eccede la capacit naturale di ricarica della falda, rappresenta un classico caso di sorpasso ecologico e conseguente collasso. un modo di soddisfare le attuali necessit alimentari che comporter un crollo sicuro della produzione futura, quando le falde saranno esaurite. In effetti abbiamo creato una bolla economica alimentare. Sia lerosione dei suoli che lesaurimento delle falde acquifere riflettono lenfasi sui consumi attuali a spese delle generazioni future.
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2.1 Lerosione della civilt

La civilt ha le sue fondamenta nel sottile strato superficiale di suolo che ricopre la superficie del pianeta. Questo strato, normalmente profondo intorno ai 15 centimetri, si formato con il trascorrere di lunghe ere geologiche, quando la formazione di nuovo suolo eccedeva il naturale tasso di erosione. Ma a un certo punto nel corso del secolo scorso, quando la popolazione umana e il bestiame sono aumentati oltre un certo limite, in aree molto vaste lerosione ha superato i ritmi della formazione di nuovo suolo. Questa non una novit. Nel 1938 Walter Lowdermilk, un funzionario del Soil Conservation Service del Dipartimento americano per lAgricoltura (USDA, Soil Conservation Service of the U.S. Department of Agriculture), fece un viaggio allestero per studiare i territori che erano stati coltivati per migliaia di anni in modo da capire come le civilt pi antiche avessero affrontato lerosione dei suoli. Egli scopr che alcune di esse avevano gestito i propri terreni in modo da "Le rovine delle cento citt morte in Siria" mantenerli fertili e prosperando per lunghi periodi storici. Altre avevano fallito in questo compito lasciando solo le rovine del loro illustre passato. In una sezione del suo articolo intitolato The Hundred Dead Cities (Le cento citt morte), Lowdermilk descrisse un sito nel nord della Siria, vicino Aleppo, dove antichi edifici erano ancora in piedi come isolati rilievi, ma poggiavano sulla roccia nuda. Nel VII secolo la prosperosa regione fu invasa prima da unarmata persiana e pi tardi dai nomadi del deserto arabico. Durante le invasioni, le pratiche di conservazione del terreno e dellacqua, adottate per secoli, furono abbandonate. Lowdermilk scrive: Qui lerosione ha fatto il suo massimo danno (...). Se il suolo fosse rimasto, persino se le citt fossero state distrutte e le popolazioni disperse, larea avrebbe potuto essere ripopolata nuovamente e le citt ricostruite, ma ormai quello che nel terreno stato danneggiato andato definitivamente perduto. Ora, passiamo rapidamente a quello che ha accertato una missione svolta nel 2002 da unquipe delle Nazioni Unite per studiare la situazione alimentare in Lesotho, una piccola nazione di 2 milioni di persone al centro del Sudafrica. La loro conclusione chiarissima: Lagricoltura in Lesotho presenta un futuro catastrofico; la produzione agricola in declino e pu cessare del tutto in ampie aree del paese se non verranno eseguiti interventi atti a contrastare lerosione del suolo, il degrado e la perdita della sua fertilit. Michael Grunwald riporta nel Washington Post che circa la met dei
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bambini sotto i cinque anni ha uno sviluppo fisico compromesso: Molti egli scrive sono troppo deboli per poter camminare fino a scuola. Gli esperti dellONU avevano visto giusto. Negli ultimi 10 anni il raccolto di cereali in Lesotho diminuito del 40%, di pari passo con la diminuzione della fertilit dei suoi suoli. Con una agricoltura in estrema crisi, il Lesotho dipende pesantemente dalle forniture alimentari del Programma alimentare mondiale dellONU, che rappresenta la sua unica ancora di salvezza. Nellemisfero occidentale, Haiti, tra i primi stati in declino, era largamente autosufficiente per il proprio fabbisogno di cereali fino a 40 anni fa. Da allora ha perso le sue foreste quasi per intero e la maggior parte del suo suolo, trovandosi obbligato ad acquistare quasi la met del grano del quale ha bisogno. Come il Lesotho, anche per Haiti il Programma alimentare mondiale rappresenta lunica possibilit di salvezza.

La Mongolia si trova in una situazione simile: nel corso degli ultimi 20 anni tre quarti delle sue terre produttrici di frumento sono state abbandonate e la resa dei terreni calata di un quarto, riducendo il raccolto per un totale di quattro quinti. La Mongolia, una nazione con territorio pari a tre volte quello della Francia e con una popolazione di 2,6 milioni di persone, oggi costretta a importare quasi il 70% del frumento. Che la terra sia in Lesotho, Mongolia, Haiti, o in una delle altre nazioni che stanno perdendo il proprio suolo, la salute dei popoli che ci vivono non pu essere separata dalla salute del suolo stesso. Una gran parte di quel miliardo di persone che soffre la fame nel mondo, vive su suoli assottigliati dallerosione. Non c bisogno di visitare una nazione dal suolo devastato per osservare le conseguenze di una forte erosione. Le tempeste di polvere che si formano nelle nuove zone desertificate sono registrate fedelmente dalle immagini satellitari. Il 9 gennaio 2005, la National Aeronautics and Space Administration mostr le immagini di una grande tempesta di polvere che dallAfrica Centrale si muoveva verso ovest. Questa enorme nuvola brunastra si estendeva per 5.300 chilometri, sufficientemente grande da coprire gli Stati Uniti da costa a costa. Andrew Goudie, professore di geografia alla Oxford University, riporta che il numero di tempeste di polvere nel Sahara, un tempo rare, aumentato di 10 volte nel corso degli ultimi cinquantanni. Le nazioni africane pi colpite dalla perdita di suolo per lerosione causata dal vento sono il Niger, il Ciad, la Mauritania, la Nigeria del Nord e il Burkina Faso. In Mauritania, nellestremo ovest del continente africano, il numero di tempeste di polvere registrate ogni anno passato da due dei primi anni Sessanta a 80 dellepoca attuale. La depressione di Bodele nel Ciad il luogo di origine per circa 1,3 miliardi di tonnellate di terriccio trasportato dal vento, circa 10 volte di pi da quando queste misurazioni presero il via nel 1947. Quasi 3 miliardi di tonnellate di terreno lasciano lAfrica ogni anno sotto forma di tempeste di polvere, sottraendone fertilit e riducendo lentamente la produttivit di questo continente. Inoltre
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queste tempeste attraversano lintero oceano Atlantico, depositando cos tanta polvere nel Mare dei Caraibi da intorbidirne lacqua e danneggiarne la barriera corallina. La popolazione cinese ormai abituata alle tempeste di sabbia che si originano nelle zone a nordovest della Cina e nella Mongolia occidentale, ma anche il resto del mondo viene a conoscenza di questa catastrofe ecologica quando tempeste cariche di polvere si spostano al di fuori dei confini di questa regione. Il 18 aprile 2001, la parte occidentale degli Stati Uniti, dallArizona sino al confine settentrionale con il Canada, fu interamente coperta dalla polvere proveniente da unenorme tempesta che si era formata il 5 aprile nella Cina nord-occidentale e in Mongolia. Quando lasci la Cina misurava unestensione di quasi 2.000 chilometri e trascin con s milioni di tonnellate di terreno superficiale, una risorsa che la natura impiegher secoli a rimpiazzare. Quasi un anno dopo, il 12 aprile del 2002, la Corea del Sud stata sommersa da una enorme tempesta di polvere proveniente dalla Cina che lasci gli abitanti di Seul letteralmente senza fiato. Le scuole sono state chiuse, i voli aerei sospesi e gli ospedali obbligati a un superlavoro per curare pazienti con sintomi di soffocamento. I coreani ormai temono a tal punto il ripetersi di un tale fenomeno da aver dato il nome di quinta stagione alle tempeste di polvere che si verificano tra la fine dellinverno e linizio della primavera. Queste due tempeste di polvere, tra le dieci pi grandi che finora si sono verificate in Cina, sono la dimostrazione palese della catastrofe ecologica in corso nella parte nord-occidentale del suo territorio. Il sovrasfruttamento dei pascoli ne il principale responsabile. Un report dellambasciata degli Stati Uniti, intitolato Desert Mergers and Acquisitions (La fusione e la formazione dei deserti), riporta una serie di immagini satellitari dalle quali si evince che due deserti nella Cina centro-settentrionale si stanno espandendo e riunendo, sino a formarne uno pi grande che si sovrappone alle province della Mongolia centrale (Nei Monggol) e del Gansu. A ovest della provincia dello Xinjiang, due aree desertiche ancora pi vaste, il Taklimakan e il Kumtag, sono anchesse in procinto di fondersi. Le autostrade che corrono attraverso queste due regioni sono regolarmente inondate da dune di sabbia. Anche lerosione provocata dallacqua d il suo contributo al deperimento dei suoli. Questo fenomeno si rileva sia dallinterramento dei bacini idrici, sia dalle foto satellitari delle chiazze fangose che i fiumi provocano riversandosi nel mare. I due grandi invasi pakistani, i laghi Mangla e Tarbela, che raccolgono lacqua del fiume Indo per la grande rete di irrigazione del paese, perdono ogni anno circa l1% della loro capacit perch vengono riempiti dal fango proveniente dai propri bacini deforestati. LEtiopia, una nazione montagnosa con un suolo molto soggetto allerosione, sta perdendo quasi 2 miliardi di tonnellate di terra allanno, trascinati via dalle piogge. Questa una delle ragioni per cui il paese sembra essere permanentemente sullorlo della carestia, non riuscendo mai ad accumulare abbastanza riserve di cereali tali da garantire la sicurezza alimentare.

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Lerosione dei suoli derivante dal deterioramento dei manti erbosi delle praterie un fenomeno ampiamente diffuso. Un numero costantemente in crescita di bovini e ovini pascolano sui due quinti di quella parte della superficie terrestre che troppo secca, troppo ripida o non abbastanza fertile da poter essere coltivata. Questa area sostenta la maggior parte dei 3,3 miliardi di bovini e ovini al mondo, tutti ruminanti con complessi sistemi digestivi che permettono loro di digerire le fibre e trasformarle in carne e latte. Si stima che circa 200 milioni di persone basino il loro sostentamento sulla pastorizia, accudendo bovini, pecore e capre. Poich nelle societ di tipo pastorale la maggior parte dei terreni sono gestiti collettivamente, il pascolo eccessivo difficile da controllare, con il risultato che met delle praterie mondiali sono degradate. Il problema molto evidente in Africa, in Medio Oriente, in Asia Centrale e nella Cina nord-occidentale, dove la crescita del bestiame parallela a quella della popolazione. Nel 1950 in Africa vivevano 227 milioni di persone e 273 milioni di capi di bestiame. Nel 2007 si giunti a 965 milioni di persone e 824 milioni di capi. Poich i bisogni del bestiame superano di oltre la met la capacit di sostentamento delle praterie, queste ultime si stanno desertificando. In Nigeria, la nazione pi popolosa dellAfrica, ogni anno si trasformano in deserto 351 mila ettari di terreni adibiti a pascolo o a coltura. Mentre la popolazione della Nigeria quadruplicata dal 1950 al 2007, passando da 37 milioni a 148 milioni di persone, il numero di capi di bestiame aumentato di 17 volte, da 6 milioni a 102 milioni. Poich la richiesta di foraggio da parte dei 16 milioni di bovini e degli 86 milioni di ovini supera la produzione che i terreni a pascolo sono in grado di sostenere, la parte settentrionale della nazione in via di lenta desertificazione. Se la popolazione della Nigeria dovesse continuare a crescere verso gli stimati 289 milioni di persone del 2050, questi fenomeni di deterioramento non potranno fare altro che accelerare. LIran, con 73 milioni di persone, lesempio delle pressioni che si trova a fronteggiare il Medio Oriente. Con 8 milioni di bovini e 79 milioni di ovini, la fonte della lana per la sua famosa industria di tappeti, le praterie del paese si stanno deteriorando a causa dellallevamento eccessivo. Nella provincia sud-orientale di Sistan-Balochistan le tempeste di sabbia hanno sepolto 124 villaggi causandone labbandono. Sabbie portate dal vento hanno coperto i terreni a pascolo, affamando le mandrie e privando gli abitanti del loro sostentamento. Il vicino Afghanistan deve affrontare una situazione simile. Il deserto del Registan si sta spostando verso ovest, invadendo le zone agricole. Uno studio del Programma delle Nazioni Unite per lAmbiente (U.N. Environment Programme, UNEP) riporta che almeno 100 villaggi sono stati sommersi da sabbia e polvere trascinate dal vento. Nel nord-ovest della nazione le dune di sabbia si stanno spostando verso le terre agricole dei lembi pi alti del bacino di Amu Darya, dopo che la perdita di vegetazione stabilizzante, per la raccolta di legna da ardere e il pascolo eccessivo, ha aperto loro il cammino. Gli osservatori dellUNEP hanno visto dune di 15 metri bloccare le strade, costringendo gli abitanti a trovare nuovi percorsi. La Cina sta affrontando difficolt simili. Con la riforma economica del 1978, che ha trasferito la responsabilit della pianificazione degli allevamenti dallo stato alle famiglie degli allevatori, il governo ha perso il controllo sul numero dei capi di bestiame. Come risultato il numero di bovini,
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pecore e capre in Cina si impennato. Mentre gli Stati Uniti, una nazione che ha circa le stesse quantit di pascoli, possiedono 97 milioni di bovini, la Cina ne ha poco meno di 82 milioni. Ma mentre il numero di pecore e capre degli Stati Uniti pari a 9 milioni, la Cina ne possiede 284 milioni. Concentrata nelle province della Cina occidentale e settentrionale, questa moltitudine di ovini sta distruggendo la vegetazione che protegge il terreno. Il vento fa il resto, rimuovendo lo strato superficiale e trasformando i pascoli produttivi in deserto. La desertificazione della Cina potrebbe essere la pi grave al mondo. Wang Tao, uno dei maggiori studiosi mondiali di deserti, riporta che dal 1950 al 1975 una media di 1.550 chilometri quadrati si trasformavano in deserto ogni anno. Alla fine del secolo scorso il fenomeno della desertificazione interessava annualmente circa 3.600 chilometri quadrati. La Cina ormai in una condizione simile a unemergenza militare. Non soggetta allinvasione di eserciti, ma dei deserti che la privano dei suoi territori. Le aree desertiche originarie si stanno espandendo e se ne stanno formando di nuove, metaforica guerriglia che colpisce a sorpresa costringendo Pechino a combattere su pi fronti. Wang Tao riporta che dal 1950 circa 24 mila villaggi nel nord e nellovest della Cina sono stati interamente o parzialmente abbandonati perch seppelliti dalla sabbia. Lerosione del suolo frequentemente la conseguenza dellespansione verso zone periferiche dei terreni posti a coltura, che a sua volta spinta dalla domanda. Durante il corso dellultimo secolo si assistito a unenorme crescita delle zone coltivate in due nazioni, gli Stati Uniti e lUnione Sovietica, e in tutte e due i casi il risultato stato un disastro. Nellultima parte del XIX secolo, milioni di americani si sono spostati a Ovest, stabilendosi nelle Grandi Pianure e arando vaste zone di prateria per produrre grano. Molta di questa terra, divenuta altamente erodibile una volta arata, sarebbe dovuta rimanere prateria. Questa eccessiva espansione culmin in quelle che presero il nome di Dust Bowl, gigantesche tempeste di polvere verificatesi nel corso degli anni Trenta, un periodo drammatico come raccontato nel romanzo Furore di John Steinbeck. Con un programma demergenza per la tutela del proprio suolo, gli Stati Uniti riportarono a prateria larghe aree di terreni erosi, adottarono la coltivazione a strisce e piantarono migliaia di chilometri di cinture protettive alberate. La seconda pi grande espansione dei terreni coltivati inizi nella met degli anni Cinquanta in Unione Sovietica. In uno sforzo estremo volto a incrementare la produzione cerealicola, i sovietici ararono unarea di prateria pi grande della somma delle aree coltivate a grano di Australia e Canada. Come gli agronomi sovietici avevano previsto, il risultato fu un disastro ecologico che culminato in unaltra Dust Bowl. Il Kazakistan, la regione dove si concentr lattivit di aratura, ha abbandonato sin dal 1980 il 40% della terra coltivata a grano. Sulla parte rimanente, la resa pari a un sesto di quella che si ha in Francia, che il pi grande produttore di grano dellEuropa occidentale. Una terza massiccia espansione di terra coltivata attualmente in corso nel bacino del Rio delle Amazzoni e nel Cerrado, una regione simile alla savana che costeggia la parte meridionale del bacino
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amazzonico. La terra del Cerrado, come accadde sia negli Stati Uniti che nellUnione Sovietica, vulnerabile allerosione del suolo. Questa espansione colturale sta spingendo gli allevatori di bestiame verso la foresta Amazzonica, dove gli ecologisti sono convinti che la pratica della deforestazione provocher un altro disastro. Il giornalista Geoffrey Lean, riassumendo sullIndipendent di Londra i risultati di un simposio scientifico brasiliano del 2006, fa notare che lalternativa alla foresta pluviale amazzonica potrebbe esitare nel migliore dei casi in una savana secca e nella peggiore delle ipotesi in un deserto.

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2.2 Riserve idriche in esaurimento

In nessun altro luogo il calo dei livelli delle falde idriche e la contrazione delle superfici agricole irrigate tanto drammatica come in Arabia Saudita, una nazione tanto povera di acqua quanto ricca di greggio. Dopo lembargo delle esportazioni di petrolio arabo degli anni Settanta, i sauditi si resero conto di essere vulnerabili a un contro embargo sui cereali. Per rendersi autosufficienti rispetto alla domanda interna di grano, svilupparono unagricoltura fortemente sovvenzionata e a carattere irriguo permessa dal pompaggio dellacqua da una profonda falda acquifera fossile. "I campi sauditi irrigati con acqua fossile parzialmente abbandonati"

Dopo essere stati autosufficienti per pi di 20 anni, allinizio del 2008 i sauditi hanno annunciato che la loro falda prossima allesaurimento e che avrebbero ridotto la coltivazione del grano di un ottavo ogni anno fino al 2016, data nella quale la produzione verr interrotta. Da allora in poi lArabia Saudita importer circa 15 milioni di tonnellate di grano, riso, mais e orzo per i suoi 30 milioni di abitanti. la prima nazione al mondo a pianificare pubblicamente una riduzione del raccolto di cereali di pari passo allesaurimento delle riserve degli acquiferi.

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Ma i sauditi non sono i soli. Molte nazioni stanno utilizzando le falde in maniera eccessiva nel tentativo di soddisfare la loro crescente domanda idrica. Sebbene la maggior parte degli acquiferi siano rigenerabili, alcuni non lo sono. Per esempio, quando gli acquiferi indiani e quelli superficiali sotto la pianura della Cina settentrionale si esauriranno, il volume di pompaggio sar automaticamente ridotto alla loro velocit di ricarica. Ma nel caso degli acquiferi fossili lesaurimento ha come conseguenza la fine del pompaggio estrattivo. Esempi di acquiferi fossili sono quello saudita, quello assai esteso di Ogallala sotto le Grandi Praterie degli Stati Uniti o quello posto nelle profondit della pianura della Cina settentrionale. Gli agricoltori che perdono in casi come questi lapprovvigionamento idrico a uso irriguo, possono solo tornare a colture secche di resa inferiore, quando il livello di precipitazioni lo permetta. Per questo motivo nelle regioni pi aride, come il sud-ovest degli Stati Uniti e una parte del Medio Oriente, la perdita dellirrigazione significa la fine dellagricoltura. Nello Yemen, una nazione con 23 milioni di abitanti, confinante con lArabia Saudita, la falda idrica si sta abbassando di circa 2 metri allanno, poich luso dellacqua eccede la velocit di ricarica degli acquiferi. Con uno dei pi alti tassi di crescita della popolazione al mondo e con le falde ovunque in calo, lo Yemen sta velocemente diventando un caso disperato di disastro idrico. La produzione di cereali diminuita della met negli ultimi 35 anni. Entro il 2015 i campi irrigati diventeranno una rarit e la nazione importer tutti i suoi cereali. Basandosi su un debito idrico che si aggrava con il tempo, lo Yemen in testa nella lista degli stati prossimi al fallimento. Le falde idriche in calo stanno gi minando i raccolti in alcune grandi nazioni, compresa la Cina, che rivaleggia con gli Stati Uniti per il posto di pi grande produttore mondiale di cereali. Una ricerca
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sullo stato delle acque sotterrane pubblicata a Pechino nellagosto del 2001 ha rivelato che la falda idrica sotto la Pianura della Cina settentrionale, unarea che produce pi della met del grano nazionale e un terzo del mais, si sta abbassando rapidamente. Il pompaggio eccessivo ha esaurito abbondantemente gli acquiferi superficiali, obbligando a trivellare alla ricerca di quelli pi profondi, che non hanno la capacit di ricaricarsi. La ricerca ha evidenziato che sotto la Provincia di Hebei nel cuore della Pianura della Cina settentrionale il livello medio degli acquiferi profondi si sta abbassando di quasi 3 metri allanno. Intorno ad alcune citt della provincia, il ritmo di questo calo risultato essere due volte pi veloce. He Qingcheng, responsabile del team di monitoraggio delle acque sotterranee, osserva che, una volta che sar esaurito lacquifero di profondit, la regione avr perso la sua ultima riserva idrica, il suo unico cuscinetto di sicurezza. Uno studio della Banca Mondiale rivela che la Cina sta estraendo acqua dalle falde sotterranee poste allinterno di tre bacini fluviali contigui posti nel nord del paese: il bacino del fiume Hai, che scorre attraverso Pechino e Tianjin; quello del fiume Giallo e quello del fiume Huai, il pi meridionale dei tre. Poich per produrre una tonnellata di grano sono necessarie 100 tonnellate dacqua, la diminuzione di quasi 40 miliardi di tonnellate dacqua allanno del bacino di Hai (una tonnellata equivale a circa un metro cubo) significa che quando lacquifero sar esaurito il raccolto di grano diminuir di 40 milioni di tonnellate e la Cina perder la fornitura alimentare per 130 milioni di abitanti. Se i problemi di scarsit idrica sono seri in Cina, il fenomeno ancora pi grave in India, dove precario il margine tra il consumo di cibo e la sopravvivenza. Ad oggi, i 100 milioni di agricoltori indiani hanno trivellato pi di 21 milioni di pozzi, investendo qualcosa come 12 miliardi di dollari se vengono conteggiati anche i costi per lacquisto delle pompe. Nellagosto del 2004, Fred Pearce scrisse sul New Scientist che la met dei pozzi tradizionali scavati a mano e milioni dei pi superficiali pozzi a colonna si sono gi prosciugati, provocando unondata di suicidi tra coloro che ne sono dipendenti. I blackout stanno raggiungendo proporzioni epidemiche in quegli stati dove met dellenergia elettrica viene utilizzata per pompare acqua da profondit che arrivano anche a un chilometro. Via via che le falde idriche si abbassano, vengono impiegate trivelle petrolifere modificate per raggiungere lacqua a profondit che in alcune zone superano gli 800 metri. In quelle comunit dove le fonti di acqua sotterranea si sono completamente esaurite, tutta lagricoltura si basa ormai solo sulla pioggia e lacqua potabile deve essere trasportata con i camion. Tushar Shah, responsabile dellInternational Water Management Institute per la falda freatica di Gujarat, descrivendo la situazione idrica in India afferma che: Quando la bolla esploder, lIndia rurale cadr in unanarchia mai vista. La crescita della produzione di frumento in India rallentata a partire dal 2000, schiacciata, sia dalla scarsit idrica, che dalla perdita di terreni coltivati a favore di usi non agricoli. Uno studio del 2005 della Banca Mondiale riporta che il 15% della produzione indiana di cibo ottenuto grazie al
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pompaggio di acque sotterranee, il che equivale a dire che 175 milioni di persone vengono nutrite con il grano prodotto estraendo acqua dal sottosuolo. Negli Stati Uniti, lUSDA (U.S. Department of Agriculture) ha rilevato che in parte del Texas, dellOklahoma e del Kansas, tre stati tra i maggiori produttori di cereali, la falda idrica si abbassata di pi di 30 metri. Ne risultato che molti pozzi si sono prosciugati in migliaia di fattorie nelle Grandi Pianure del sud, obbligando gli agricoltori a ritornare a una agricoltura a secco di resa inferiore. Sebbene lesaurimento delle riserve idriche sotterranee abbia delle serie conseguenze sulla produzione cerealicola statunitense, le terre irrigate forniscono solo un quinto del raccolto di cereali degli Stati Uniti, mentre in India rappresentano quasi tre quinti del raccolto e in Cina i quattro quinti.44 Campi in siccit a causa della "depletion" dell'acquifero di Ogalalla che finora ha rifornito di acqua le Grandi Pianure

Anche il Pakistan, una nazione con 177 milioni di persone e con un tasso di crescita demografica di 4 milioni allanno, sta estraendo acqua dal sottosuolo. Nella parte pakistana della fertile pianura del Punjab, labbassamento delle falde idriche sembra essere simile a quello indiano. I pozzi di controllo vicino alle citt gemelle di Islamabad e Rawalpindi mostrano un calo della falda tra il 1982 e il 2000 che varia da un metro a quasi 2 metri lanno. Nella provincia del Belucistan, che confina con lAfghanistan, le falde idriche intorno alla capitale Quetta stanno scendendo di 3 metri e mezzo allanno, avvicinando il giorno in cui la citt rimarr senza acqua. Sardar Riaz A. Khan, gi direttore del Pakistans Arid Zone Research Institute a Quetta,
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riporta che sei dei bacini del Belucistan hanno esaurito le proprie riserve idriche sotterranee, rendendone improduttive le terre irrigate. LIran sta sovrasfruttando i propri acquiferi mediamente per 5 miliardi di tonnellate di acqua allanno, lequivalente necessario alla produzione di un quarto del suo raccolto di cereali, avvicinandosi anchesso al giorno della resa dei conti. Israele, sebbene primeggi nel migliorare il rendimento delle tecniche irrigue, sta esaurendo i suoi due acquiferi pricipali, uno posto nella zona costiera e laltro in quella montuosa, questultimo condiviso con i palestinesi. Come contromisura Israele ha istituito il divieto di irrigare il grano, il suo alimento principale, e sta attualmente importando quasi tutto quello che consuma. I conflitti tra israeliani e palestinesi per la destinazione delle risorse idriche sono sempre in corso.

La topografia degli acquiferi in Israele In Messico, la patria di 109 milioni di persone che si stima raggiungeranno i 129 milioni nel 2050, la domanda dacqua supera lofferta. I problemi idrici di Citt del Messico sono ben noti. Anche le zone rurali sono in difficolt. Nello stato agricolo di Guanajuato, la falda idrica sta calando di 2 metri e pi allanno. Nello stato nord-occidentale di Sonora, un tempo gli agricoltori pompavano acqua dallacquifero di Hermosillo a una profondit di 10 metri. Oggi devono estrarla da una profondit di pi di 120. A livello nazionale, il 51% di tutta lacqua estratta proviene da acquiferi che sono sovrasfruttati. Poich questo sfruttamento eccessivo in corso in molte nazioni contemporaneamente, lesaurimento degli acquiferi e la risultante riduzione dei raccolti potrebbe avvenire pi o meno nello
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stesso momento. Laccelerazione del processo di svuotamento degli acquiferi inoltre comporta che questo giorno potrebbe arrivare presto, provocando una carenza alimentare dalle conseguenze difficilmente immaginabili.

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2.3 Agricoltura sofferta: lacqua va in citt

Mentre la disponibilit mondiale di acqua dolce si va riducendo, gli agricoltori hanno accesso a una parte sempre pi scarsa di questa risorsa in diminuzione. Se le tensioni per lacqua tra le nazioni occuperanno sicuramente i titoli dei giornali, quello che preoccupa di pi i politici locali lo scontro per luso delle risorse idriche tra le citt e le attivit agricole. Leconomia dellacqua in questa competizione non volge a favore dellagricoltura, semplicemente perch per produrre il cibo ne occorre uningente quantit. Ad esempio, mentre sono necessarie solo 14 tonnellate dacqua per produrne una di acciaio, ne occorrono 1.000 per ottenere una tonnellata di grano. In quelle nazioni dove ci si preoccupa di far crescere leconomia e creare posti di lavoro, lagricoltura diventa una voce a margine. Molte delle pi grandi citt del mondo, come Los Angeles, Il Cairo e Nuova Delhi, possono aumentare il loro consumi idrici solo sottraendo acqua allagricoltura. Questa competizione tra citt e campagna per luso dellacqua presente nel sottosuolo si va facendo molto aspra in tutta lIndia. Da nessuna parte il problema tanto evidente quanto a Chennai (prima Madras), una citt di 7 milioni di abitanti nel sud dellIndia. Poich i governanti della citt si sono dimostrati incapaci di fornire acqua ad alcuni dei suoi abitanti, nata una fiorente attivit di camion cisterna che lacquistano dagli agricoltori e la trasportano agli assetati residenti urbani. Per gli agricoltori intorno alla citt, il prezzo dellacqua supera di molto il valore dei raccolti che vi si possono ottenere. Sfortunatamente le 13 mila cisterne che portano lacqua a Chennai stanno estraendo dalle riserve idriche sotterranee della regione. Le falde idriche si stanno abbassando e i pozzi pi superficiali si sono seccati. Alla fine anche quelli pi profondi si prosciugheranno, togliendo a queste comunit la loro fonte di cibo e il loro sostentamento vitale. Gli agricoltori cinesi lungo il corso dello Yuma a valle di Pechino si accorsero nel 2004 che il fiume aveva smesso di scorrere. Nei pressi della capitale era stata costruita una diga di deviazione per fornire acqua alla Yanshan Petrochemical, unazienda di propriet statale. Anche se gli agricoltori protestarono vivamente, fu una battaglia persa. Per i 120 mila agricoltori a valle della diga, la perdita dellacqua potrebbe compromettere la loro capacit di sostenersi con lagricoltura. Nelle grandi pianure meridionali degli Stati Uniti, dove utilizzata tutta lacqua disponibile, il crescente bisogno idrico delle citt e di migliaia di piccole localit pu essere soddisfatto solamente sottraendo acqua allagricoltura. Un mensile californiano, The Water Strategist, dedica molte pagine alla lista degli scambi commerciali di partite dacqua che sono avvenuti nellovest degli Stati Uniti il mese precedente. Non passa giorno lavorativo senza una vendita. In Colorado si svolge uno dei pi attivi mercati mondiali dacqua. Citt e villaggi in uno stato con unalta immigrazione stanno comprando da agricoltori e proprietari di ranch i diritti per gli usi idrici irrigui. Nel bacino superiore del fiume Arkansas, che occupa un quarto della parte sud-orientale dello

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stato, Colorado Springs e Aurora (un sobborgo di Denver) hanno comprato i diritti per lacqua a un terzo delle aziende agricole del bacino. Acquisti molto pi importanti sono stati conclusi da alcune citt della California. Nel 2003, San Diego ha acquisito i diritti per 247 milioni di tonnellate dacqua allanno dagli agricoltori della vicina Imperial Valley, il pi grande trasferimento di risorse idriche nella storia degli Stati Uniti con un accordo valido per i prossimi 75 anni. Nel 2004, il Metropolitan Water District, che fornisce acqua a 18 milioni di californiani in molte citt del sud, negozi lacquisto dagli agricoltori di 137 milioni di tonnellate lanno per i prossimi 35 anni. Senza acqua per lirrigazione questa terra fertilissima un deserto. Gli agricoltori che stanno vendendo i diritti del loro approvvigionamento idrico desidererebbero continuare a coltivare le loro terre, ma da parte degli amministratori delle citt vengono offerte somme di denaro che mai potrebbero guadagnare con la vendita dei raccolti. Le aree irrigate in California si sono ridotte del 10% tra il 1997 e il 2007, mano a mano che gli agricoltori hanno ceduto alle citt i loro diritti per lutilizzo delle acque irrigue. Che sia per diretta espropriazione governativa, o perch le citt sono in grado di pagare ai contadini pi di quello che guadagnerebbero coltivando, o semplicemente perch le citt scavano pozzi pi profondi, che i contadini non possono permettersi, comunque gli agricoltori stanno perdendo la guerra dellacqua. Storicamente, la scarsit delle risorse idriche sempre stato un problema locale. Compito dei governi nazionali stato il mantenimento dellequilibrio tra la domanda e lofferta idrica. Oggi ci si trova di fronte a un cambiamento, perch la penuria supera i confini nazionali a causa del commercio internazionale di cereali. Poich produrne una tonnellata comporta lutilizzo di 1.000 tonnellate dacqua, importare cereali la maniera pi efficiente di importare acqua, un sistema in ultima analisi utilizzato dalle nazioni per aggiustare la contabilit dei loro bilanci idrici. Per similitudine, investire sui futures legati ai cereali in un certo senso come investire sui futures dellacqua. Il Medio Oriente e il Nord Africa, dal Marocco fino allIran, si sono trasformati nei mercati pi promettenti per il frumento di importazione. Poich ogni paese posto in queste regioni sta oltrepassando i propri limiti idrici, la crescente domanda urbana dacqua pu essere soddisfatta solo sottraendo le risorse irrigue allagricoltura. LEgitto negli ultimi anni diventato il pi grande importatore di grano negli ultimi anni. Attualmente ne compra dallestero quasi il 40% del proprio consumo totale. Questa dipendenza riflette una crescita demografica eccessiva rispetto al grano che pu essere prodotto utilizzando lacqua del Nilo. LAlgeria, con 34 milioni di abitanti, importa pi del 70% del grano di cui ha bisogno. Complessivamente, nel corso dellultimo anno, lacqua richiesta per produrre frumento e altri prodotti agricoli, importati nel Medio Oriente e nel Nord Africa, stata pari alla portata annuale del Nilo allaltezza della diga di Assuan. In effetti, il deficit idrico della regione pu essere immaginato come un secondo fiume Nilo che scorre nella regione sotto forma di cibo importato. Si spesso detto che nel futuro le guerre verranno combattute in Medio Oriente pi per lacqua che non per il petrolio: quel che certo che la competizione idrica avviene allinterno dei mercati
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cerealicoli mondiali. Oltre a questo, numerose nazioni dellarea stanno ora cercando di acquistare terre in altre nazioni e, quello che pi importante, lacqua che contengono. Per sapere dove nel futuro si concentrer la penuria cerealicola, necessario guardare dove oggi in corso un deficit idrico. Finora i paesi importatori della maggior parte del loro fabbisogno di grano sono state le nazioni pi piccole. Attualmente stiamo assistendo a crescenti deficit idrici in Cina e in India, entrambi con pi di un miliardo di abitanti. Qual il momento nel quale la scarsit idrica si trasforma in scarsit alimentare?

Deficiti idrico medio (1901-1995) nelle aree coltivate

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2.4 I conflitti per la terra e lacqua

Con la terra e lacqua che diventano sempre pi scarse, la competizione per queste risorse vitali si intensifica allinterno delle societ, specialmente tra i ricchi e i poveri e diseredati. La diminuzione delle risorse vitali pro capite conseguente alla crescita demografica rischia di far cadere gli standard di vita di milioni di persone al di sotto del livello di sopravvivenza, portando a tensioni sociali potenzialmente ingestibili. Laccesso alle aree coltivabili uno dei principali motivi di tensione sociale. La crescita della popolazione mondiale ha ridotto della met la superficie pro capite dei terreni coltivati a grano rispetto al 1950, fino a un decimo di ettaro nel 2007, corrispondente alla met di un lotto edificabile in un sobborgo degli Stati Uniti. La riduzione dei terreni coltivabili non solo una minaccia agli stili di vita, ma mina la sopravvivenza della gran parte dei paesi poveri. Le tensioni allinterno delle comunit crescono man mano che le dimensioni degli appezzamenti si riducono al di sotto del limite necessario al sostentamento minimo. La zona del Sahel in Africa, con il suo altissimo tasso di sviluppo demografico, teatro di crescenti conflitti. Nel travagliato Sudan, 2 milioni di persone sono morte e pi di 4 milioni si sono spostate nel corso del lungo conflitto tra il nord musulmano e il sud cristiano. Il pi recente scontro nella regione del Darfur nel Sudan occidentale, iniziato nel 2003, il frutto della crescente tensione tra i due gruppi musulmani, tra gli allevatori di cammelli e gli agricoltori stanziali. Le truppe del governo sudanese supportano le milizie arabe nello sterminio dei contadini sudanesi di colore e nel tentativo di allontanarli dai loro territori per trasferirli nei campi profughi del vicino Ciad. Si stima che circa 300 mila persone siano state uccise nel conflitto o siano morte per fame e malattie allinterno dei campi profughi. Le precipitazioni piovose in diminuzione e il pascolo eccessivo sono due fenomeni che contribuiscono insieme alla distruzione delle praterie. Ma prima di questi motivi, i semi del conflitto in Sudan vanno individuati nellaumento della popolazione che si quadruplicata passando dai 9 milioni del 1950 ai 40 del 2007. Contemporaneamente, la popolazione bovina cresciuta da 7 milioni a 41 milioni, con un aumento di quasi sei volte; le pecore e le capre sono passate da 14 milioni a 94 milioni, una cifra sette volte superiore. Nessun pascolo pu sopportare un aumento continuo del bestiame di tale portata e rapidit. In Nigeria, dove 151 milioni di persone vivono ammassate in unarea non pi grande del Texas, lo sfruttamento dei pascoli e laratura eccessiva stanno trasformando praterie e coltivazioni in aridi deserti, costringendo gli agricoltori e i pastori a una guerra per la sopravvivenza. Come ha dichiarato
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Somini Sengupta al New York Times nel giugno 2004, in questi ultimi anni, con lavanzamento del deserto, labbattimento degli alberi e la crescita esponenziale delle popolazioni dedite alla pastorizia e allagricoltura, la lotta per la terra andata intensificandosi. Purtroppo, la divisione fra pastori e agricoltori spesso corrisponde anche a quella fra musulmani e cristiani. La competizione per la terra, amplificata dalle differenze di culto e dalla presenza di numerosi giovani frustrati e armati, ha creato quello che il New York Times ha descritto come un mix infiammabile che ha acceso unorgia di violenza nella fertile area centrale della Nigeria. Le chiese e le moschee sono state rase al suolo. I vicini hanno dichiarato guerra ai vicini. Le rappresaglie sono continuate fino al maggio 2004, quando il governo ha imposto delle rigide misure di emergenza. Divisioni simili esistono tra i pastori e gli agricoltori del Mali settentrionale, dove, come riportato dal New York Times, pietre e bastoni hanno lasciato spazio ai kalashnikov, non appena la desertificazione e lincremento della popolazione hanno esacerbato la competizione tra gli agricoltori africani, in gran parte neri, e i pastori delle etnie Fulani e Tuareg. Gli animi sono infiammati da ambo le parti. La disputa, dopo tutto, per i mezzi di sostentamento e, ancor di pi, sugli stili di vita. Il Ruanda il classico esempio di come uneccessiva spinta demografica possa tradursi in tensione politica, conflitto e dramma sociale. James Gasana, ministro dellAgricoltura e dellAmbiente del Ruanda dal 1990 al 1992, offre alcuni spunti di riflessione. Come presidente di una commissione nazionale sullagricoltura nel 1990, aveva ammonito che in mancanza di profonde trasformazioni nel settore agricolo, il Ruanda non sarebbe stato in grado di sostentare in maniera adeguata la popolazione allattuale tasso di crescita. Gasana aveva affermato nel 1990 che, sebbene i demografi avessero previsto un rilevante aumento della popolazione, il Ruanda non avrebbe potuto raggiungere i 10 milioni di abitanti senza che questo comportasse dei disordini a livello sociale a meno che non si ottengano progressi importanti nellagricoltura, cos come in altri settori delleconomia. Lallarme lanciato da Gasana sui possibili disordini sociali si rivel profetico. Egli predisse anche che, con una media di sette bambini per famiglia, al momento di ereditare un piccolo appezzamento di terreno dai propri genitori, la disponibilit di terra si sarebbe ulteriormente ridotta. Molti agricoltori si spostarono verso le montagne nel tentativo di conquistare nuovi spazi coltivabili. Nel 1989 in Ruanda quasi la met dei terreni destinati allagricoltura erano posti su declivi con pendenze comprese tra i 10 e i 35 gradi, universalmente considerati incoltivabili. Nel 1950, la popolazione del Ruanda ammontava a 2,4 milioni. Nel 1993, si era triplicata raggiungendo i 7,5 milioni, rendendolo il paese pi densamente popolato dellAfrica. Come conseguenza, increment anche la richiesta di legna da ardere e gi nel 1991 tale domanda era doppia rispetto al rendimento sostenibile delle foreste locali. Con la scomparsa degli alberi, la paglia e altri residui agricoli vennero usati come combustibile e la produttivit dei terreni cal a causa della ridotta presenza di materia organica.
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Un suolo che perde il suo stato di salute provoca il tracollo della popolazione che da esso dipende. Semplicemente non viene prodotto cibo in quantit sufficienti. Si diffuse pertanto una disperazione silenziosa, come in un terreno in piena siccit dove sufficiente un solo fiammifero per far scoppiare un incendio. La scintilla scatur il 6 aprile 1994, quando laereo che trasportava il presidente Juvenal Habyarimana, di razza Hutu, precipit vicino alla capitale Kigali. Lincidente scaten una rappresaglia organizzata da parte degli Hutu, che port alla morte in soli 100 giorni di circa 800 mila persone tra i Tutsi e gli stessi Hutu moderati. In alcuni villaggi vennero sterminate intere famiglie per non lasciare superstiti che avrebbero potuto reclamare i propri terreni. LAfrica non rappresenta un caso isolato. In India, le tensioni fra gli ind e i musulmani sono sempre pronte a esplodere. Poich ogni generazione fraziona ulteriormente i gi piccoli appezzamenti che ha ereditato, la richiesta di terreno enorme. Quella dacqua persino maggiore. Con la nazione indiana destinata a passare dai 1,2 miliardi del 2008 ai 1,6 miliardi del 2050, sembra inevitabile un conflitto allinterno di una popolazione in continua crescita con risorse idriche sempre pi ridotte. Il pericolo per lIndia quello di guerre civili al cui confronto quelle combattute in Ruanda rischiano di apparire lievi. Come sottolineato da Gasana, il rapporto tra una popolazione in crescita e il suo ecosistema un problema di sicurezza nazionale, che pu porre le basi per conflitti geografici, tribali, etnici o religiosi. La ripartizione delle risorse idriche tra paesi che condividono lo stesso sistema fluviale spesso fonte di conflitti politici internazionali, in particolare dove la crescita demografica eccessiva rispetto alla portata del fiume. Nessun altro conflitto potenziale pi preoccupante di quello nella Valle del Nilo fra lEgitto, il Sudan e lEtiopia. Lagricoltura dellEgitto, dove piove raramente, dipende interamente dalle sue acque. Oggi lEgitto usufruisce della maggior parte dellacqua derivante dal Nilo ma, con una popolazione di 82 milioni di abitanti destinata a raggiungere i 130 milioni entro il 2050, aumenter la richiesta idrica e di grano. Il Sudan, con 41 milioni di residenti anche loro fortemente dipendenti dalle acque del Nilo per la produzione di cibo, raggiunger i 76 milioni di abitanti entro il 2050. Infine, il numero degli etiopi, la nazione che controlla l85% delle sorgenti del fiume, si prevede che passer da 81 a 174 milioni. Oltre a questo, i recenti acquisti di grandi tratti di territorio del Sudan da parte di altre nazioni per scopi agricoli, aumenteranno ancor pi la pressione sul Nilo. Poich le acque di questo fiume sono gi scarse quando raggiungono il Mediterraneo, se il Sudan o lEtiopia utilizzeranno maggiori quantitativi dacqua, lEgitto ne avr meno a disposizione con la conseguente difficolt nello sfamare altri 46 milioni di persone. Sebbene fra le tre nazioni ci sia un accordo sui diritti di sfruttamento dellacqua, lEtiopia ne usufruisce solo in minima parte. Considerate le aspirazioni di questa nazione per un miglior standard di vita e con le sorgenti del Nilo che rappresentano una delle sue poche risorse, lEtiopia vorr sicuramente sfruttarle maggiormente. Spostandosi verso nord, la Turchia, la Siria e lIraq condividono le acque del Tigri e dellEufrate. La Turchia, che ne controlla le sorgenti, ha realizzato un enorme progetto per massimizzare lirrigazione e la produzione di energia sfruttando le acque del Tigri. Sia la Siria, la cui popolazione dovrebbe crescere da 21 a 37 milioni di persone per la met del secolo, che lIraq, che si stima raddoppier
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abbondantemente la sua popolazione attuale di 30 milioni, sono allarmate poich anche loro avranno bisogno di maggiori risorse idriche. Nel bacino del lago di Aral, nellAsia centrale, esiste un difficile accordo tra cinque nazioni per lutilizzo di due fiumi, lAmu Darya e il Syr Darya, che sfocia nel lago. La domanda dacqua in Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan eccede la portata dei due fiumi del 25%. Il Turkmenistan, che il pi a monte sul fiume Amu Darya, sta pianificando di aumentare ulteriormente le sue terre irrigate. Tormentata dalle insurrezioni, la regione manca della cooperazione necessaria per gestire le sue scarse risorse idriche. In cima a tutto ci, lAfghanistan, che controlla le sorgenti dellAmu Darya, conta di utilizzarne una parte dellacqua per il suo sviluppo. La geografa Sarah OHara, dellUniversit di Nottingham, che studia i problemi idrici della regione, dice: Parliamo del mondo in via di sviluppo e del mondo sviluppato, ma questo un mondo che si sta distruggendo.

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2.5 Automobili e popoli in competizione

Mi dispiace che tu stia morendo di fame, ma io ho questa bocca da sfamare!

Proprio nel momento in cui sorgono grandi preoccupazioni per la pressione eccessiva esercitata sulla terra e sulle risorse idriche, ecco affacciarsi su questo scenario una nuova massiccia richiesta di terre coltivabili per produrre combustibile per automobili domanda che mette a rischio la sicurezza alimentare mondiale. Sebbene questa situazione abbia iniziato a svilupparsi gi da alcuni decenni, fu solo dopo luragano Katrina nel 2005, quando i prezzi del petrolio superarono i 60 dollari al barile e il prezzo della benzina negli Stati Uniti tocc gli 80 centesimi di dollaro al litro, che il problema divent visibile in tutta la sua portata. Improvvisamente negli Stati Uniti gli investimenti in distillerie di bioetanolo derivato dal mais diventarono altamente redditizi, dando luogo a una frenesia speculativa tale da convertire un quarto del raccolto di cereali degli Stati Uniti nel 2009 in combustibile per automobili.
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Gli Stati Uniti hanno velocemente raggiunto il predominio mondiale nella produzione di combustibili per autotrazione derivati da colture agricole eclissando nel 2005 il Brasile, precedentemente il primo produttore mondiale di bioetanolo. In Europa, dove si produce principalmente biodiesel, derivato per lo pi dai semi di colza, si pianificata la produzione di circa 8 miliardi di litri per il 2009. Per raggiungere i suoi obiettivi nellimpiego di biodiesel, lUnione Europea, che gi in difficolt per la riduzione di terreni coltivabili, sta aumentando le proprie importazioni di olio di palma dallIndonesia e dalla Malesia, una tendenza che fomenta il taglio delle foreste vergini per far posto alle piantagioni di palme da olio. Il prezzo dei cereali attualmente legato al prezzo del petrolio. Storicamente il mercato alimentare e quello energetico sono sempre stati separati, ma oggi si assiste a un cambiamento in conseguenza della enorme capacit degli Stati Uniti di convertire cereali in bioetanolo. In questo nuovo scenario, quando il prezzo del petrolio sale, seguito da una crescita di quello dei cereali verso il suo valore equivalente in petrolio. Se il valore dei cereali come combustibile supera il loro valore alimentare, il mercato sposter semplicemente questo prodotto verso il mercato dellenergia. Se il prezzo del petrolio sale a 100 dollari il barile, il prezzo dei cereali lo seguir. Se il petrolio arriva a 200 dollari, anche i cereali ci arriveranno. Dal 1990 al 2005, il consumo mondiale di cereali, spinto in larga misura dalla crescita della popolazione e dai consumi in aumento dei mangimi per animali di origine cerealicola, salito di una media di 21 milioni di tonnellate allanno. Successivamente arrivata lesplosione della richiesta di cereali per lutilizzo nelle distillerie di bioetanolo degli Stati Uniti, passando dai 54 milioni di tonnellate del 2006 ai 95 del 2008. Questo balzo improvviso di 41 milioni di tonnellate ha raddoppiato lincremento annuale mondiale della domanda di cereali, contribuendo a triplicare i prezzi mondiali di grano, riso, mais e semi di soia tra la met del 2006 e quella del 2008. Un analista della Banca Mondiale ha attribuito il 70% dellaumento dei prezzi alimentari a questa destinazione del cibo per la produzione di combustibili da autotrazione. Successivamente i prezzi sono tornati a calare leggermente, come conseguenza della recessione economica mondiale, sebbene a met del 2009 siano ancora ben al di sopra dei livelli storici. Da un punto di vista agronomico, lappetito mondiale di biocarburanti insaziabile. I cereali necessari per fare un solo pieno a un suv con un serbatoio da 95 litri potrebbero nutrire una persona per un anno. Se lintero raccolto degli Stati Uniti fosse destinato alla distillazione di bioetanolo, potrebbe coprire al massimo il 18% delle richieste interne di carburante per autotrazione. Le proiezioni effettuate da C. Ford Runge e Benjamin Senauer dellUniversit del Minnesota, effettuate nel 2003, stimavano una diminuzione costante del numero di persone affamate e malnutrite fino al 2025. Ma la revisione delle loro stime, effettuata nel 2007, tenendo in considerazione leffetto dei biocombustibili sui prezzi alimentari mondiali, mostra numeri in rapido aumento per gli anni a venire. Coloro che sono posti nei gradini pi bassi della scala economica globale riescono a malapena a rimanere al loro posto e stanno per scivolare ancora pi in basso. Dal momento che i bilanci delle organizzazioni internazionali di assistenza alimentare sono stabiliti in grande anticipo, un aumento dei prezzi degli alimenti riduce automaticamente lentit degli aiuti.
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Il Programma alimentare mondiale, che fornisce assistenza demergenza a pi di 30 nazioni, ha dovuto diminuire le spedizioni con laumentare dei prezzi. La fame nel mondo in crescita, con 18 mila bambini che muoiono ogni giorno di fame e per malattie collegate. La competizione che si va profilando tra i proprietari dei 910 milioni di automobili nel mondo e i 2 miliardi di persone pi povere un territorio inesplorato per lumanit. Improvvisamente il mondo si sta affacciando a un problema di ordine morale e politico che non ha precedenti: dovremmo utilizzare i cereali per farne carburante o per nutrire la popolazione? Il reddito medio di tutti i possessori di automobili nel mondo allincirca di 30 mila dollari lanno; quello dei 2 miliardi di persone pi povere mediamente di 3.000 dollari annui. Il mercato decider che dobbiamo fare il pieno alle automobili. Per ogni nuovo ettaro che viene coltivato a mais per produrre biocombustibile, un nuovo ettaro di terra da qualche altra parte deve essere destinato alle colture alimentari. Ma rimane pochissima nuova terra da mettere sotto laratro, a meno che non si tratti di aree ottenute dallabbattimento delle foreste tropicali del bacino del Rio delle Amazzoni, del fiume Congo e dellIndonesia, oppure dalla bonifica delle terre del Cerrado brasiliano. Sfortunatamente questo ha dei costi ambientali pesanti: un rilascio enorme di anidride carbonica, la scomparsa di specie vegetali e animali, una mancata conservazione nel suolo dellacqua piovana e un incremento dellerosione dei suoli. Mentre appare senza senso usare i raccolti destinati allalimentazione poich ci comporta aumento dei prezzi del cibo, esistono alternative che permettono di produrre carburante per autotrazione da alberi a rapida crescita, dalla Panico Verga, da misture di erbe delle praterie o da altro a base di cellulosa, che pu essere coltivato su terreni incolti. Esiste la tecnologia per convertire la cellulosa in bioetanolo, ma i costi di produzione sono quasi doppi rispetto a quelli delletanolo derivato da cereali. Non ancora chiaro se queste fonti di biocombustibile potranno mai diventare competitive con i cereali. Esistono delle alternative a questo cupo scenario. La decisione adottata (dal governo statunitense, ndr) nel maggio del 2009 di aumentare del 40% entro il 2016 gli standard di efficienza delle automobili, ridurr la dipendenza dal petrolio degli Stati Uniti molto pi che convertendo lintero raccolto di cereali della nazione in bioetanolo. Il prossimo passo il passaggio diffuso verso auto ibride a trazione mista benzina-elettrico ricaricabili nelle ore notturne, in modo che la maggior parte degli spostamenti brevi, come i percorsi lavorativi e il recarsi al supermercato, siano resi possibili utilizzando lenergia elettrica. Essendo i pi grandi esportatori di cereali e i maggiori produttori di bioetanolo al mondo, gli Stati Uniti si trovano nella condizione di poter guidare la partita. Ci necessario affinch gli sforzi per ridurre la propria dipendenza dalle importazioni di petrolio non creino un problema ancora pi grande: il caos nel mercato alimentare mondiale. La scelta tra un futuro con i prezzi dei generi alimentari in aumento, il dilagare della fame e della instabilit politica o unalternativa con prezzi del cibo stabili, una brusca riduzione della dipendenza petrolifera ed emissioni di anidride carbonica molto pi basse.
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2.6 Fiumana di profughi ambientali

La nostra civilt allalba del XXI secolo sta per essere sopraffatta dallavanzamento dei deserti e dallinnalzamento del livello dei mari. Se misurata in base alla porzione di terra biologicamente produttiva in grado di sostenere linsediamento umano, possiamo dire che la terra si sta restringendo. Laumento della densit demografica, un tempo conseguenza della crescita della popolazione, adesso sostenuto anche dallincessante avanzamento dei deserti e potrebbe essere a breve influenzato dal previsto innalzamento dei mari. Mano a mano che le riserve idriche degli acquiferi si esauriscono per il loro eccessivo sfruttamento, milioni di persone sono obbligate a migrare in cerca di acqua. Lespansione del deserto nellAfrica Subsahariana, principalmente nei paesi del Sahel, sta costringendo allemigrazione milioni di persone, forzandole a dirigersi a sud o verso il Nord Africa. In un congresso delle Nazioni Unite del 2006 sulla desertificazione della Tunisia stato previsto che entro il 2020 circa 60 milioni di persone potrebbero migrare dalle regioni subsahariane verso il Nord Africa e lEuropa. Questo flusso migratorio gi in corso da diversi anni.

A met ottobre 2003, le autorit italiane individuarono una nave diretta in Italia che trasportava profughi provenienti dallAfrica. Rimasta alla deriva per pi di due settimane senza combustibile, cibo e acqua, aveva perso molti dei suoi passeggeri. Inizialmente i cadaveri erano stati gettati fuori bordo. Ma poi, i superstiti si erano talmente indeboliti da non riuscire pi a sollevarne i corpi. Morti
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e vivi avevano cos condiviso gli spazi in quella che uno dei soccorritori ha descritto come una scena dallInferno di Dante. Si pens che i rifugiati fossero somali imbarcatisi dalla Libia, ma questi non rivelarono mai il loro paese dorigine nel timore di essere reimpatriati. Non sappiamo se fossero rifugiati politici, economici o ambientali. Gli stati in crisi come la Somalia producono infatti tutte e tre le categorie. Sappiamo che la Somalia un caso ecologico disperato, sovrappopolata, eccessivamente sfruttata e con una desertificazione che sta disintegrando la sua economia basata sulla pastorizia. Forse il pi grande flusso migratorio dalla Somalia si svolge in direzione dello Yemen, unaltra nazione in declino. Si stima che nel 2008 lo abbiano raggiunto 50 mila emigranti e richiedenti asilo, il 70% in pi che nel 2007. Durante i primi tre mesi del 2009 il flusso migratorio aumentato del 30% rispetto allo stesso periodo del 2008. Questi numeri vanno ad accrescere la pressione gi insostenibile sulle risorse territoriali e idriche di questo paese, accelerandone il tracollo. Il 30 aprile 2006, al largo delle coste delle Barbados, un pescatore individu una barca di 6 metri alla deriva. A bordo furono trovati i corpi di 11 ragazzi, mummificati dal sole e dagli spruzzi dacqua salata provenienti dalloceano. Uno dei naufraghi, prima di morire, lasci un biglietto: Vorrei inviare dei soldi alla mia famiglia a Basada, in Senegal. Per favore scusatemi e arrivederci. Lautore faceva parte di un gruppo di 52 uomini partiti dal Senegal a bordo di una barca destinata alle Isole Canarie, il punto di passaggio per entrare in Europa. Pare siano andati alla deriva per circa 2.000 miglia, concludendo il loro viaggio nei Caraibi. Questo non rappresenta un caso unico. A settembre del 2006, la polizia ha intercettato numerose navi provenienti dalla Mauritania, per un totale di quasi 1.200 persone a bordo. Per gli abitanti delle nazioni del Centro America, come Honduras, Guatemala, Nicaragua ed El Salvador, il Messico rappresenta di frequente una porta dingresso per gli Stati Uniti. Nel 2008 le autorit messicane preposte allimmigrazione hanno verbalizzato qualcosa come 39 mila arresti e 89 mila reimpatri forzati. Nella citt di Tapachula, sul confine tra il Messico e il Guatemala, giovani in cerca di lavoro aspettano lungo i binari i lenti treni merci diretti verso il nord che attraversano la citt. Alcuni riescono a salire. Altri no. Il rifugio Jess el Buen Pastor ospita 25 mutilati finiti sotto al treno nel tentativo di salirvi a bordo. Per questi ragazzi, dice Olga Sanchez Martinez, direttrice della struttura, questa la fine del loro sogno americano. Un sacerdote della zona, Flor Maria Rigoni, li chiama i kamikaze della povert. Attualmente, il ritrovamento di cadaveri in mare al largo delle coste italiane, spagnole e turche fa ormai parte della quotidianit, il risultato di atti disperati di gente disperata. E ogni giorno i messicani rischiano la vita attraversando il deserto dellArizona nel tentativo di raggiungere un posto di lavoro negli Stati Uniti. In media, qualcosa come 100 mila messicani o pi lasciano ogni anno le zone rurali, abbandonando appezzamenti di terreno troppo piccoli o troppo erosi per garantire il sostentamento. Si spostano verso le citt messicane o cercano di entrare illegalmente negli Stati
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Uniti. Molti di quelli che provano ad attraversare il deserto dellArizona muoiono sotto il sole cocente. Dal 2001, circa 200 corpi vengono rinvenuti ogni anno lungo il confine dellArizona. Poich la maggior parte dei 2,4 miliardi di persone che andranno ad aggiungersi alla popolazione mondiale entro il 2050 nasceranno in zone dove le falde idriche sono gi in calo, i profughi dellacqua probabilmente diverranno un fatto quotidiano. Questo fenomeno riguarder principalmente le regioni aride e semiaride, dove la popolazione sta sorpassando la disponibilit locale dacqua cadendo in una povert di origine idrica. I villaggi dellIndia nord-occidentale vengono abbandonati mano a mano che gli acquiferi si esauriscono e la popolazione non in grado di approvigionarsi dacqua. Milioni di abitanti del nord e dellovest della Cina, e in parte del Messico, dovranno migrare a causa di deficit idrici. Lavanzamento dei deserti sta costringendo i popoli in crescita demografica in aree geografiche sempre piu ristrette. Mentre la Dust Bowl americana fece spostare 3 milioni di persone, la desertificazione in corso nelle province colpite della Dust Bowl cinese potrebbe muovere decine di milioni di persone. Anche lAfrica si trova ad affrontare questo problema. Il deserto del Sahara sta spingendo le popolazioni del Marocco, della Tunisia e dellAlgeria verso il nord e il Mediterraneo. In un disperato tentativo di combattere la siccit e la desertificazione, il Marocco sta ristrutturando geograficamente la propria agricoltura, sostituendo il grano con vigneti e frutteti, che hanno bisogno di meno acqua. In Iran, i villaggi abbandonati per lavanzamento dei deserti o della penuria dacqua si contano gi a migliaia. Nei dintorni di Damavand, una piccola cittadina a unora di macchina da Teheran, sono stati abbandonati 88 villaggi. Anche in Nigeria, lavanzamento del deserto obbliga contadini e mandriani a spostarsi in una zona sempre pi piccola di terra produttiva. I profughi vittime della desertificazione normalmente finiscono nelle citt, molti nelle baraccopoli. Altri emigrano allestero. In America Latina, sia in Brasile che in Messico, lespansione dei deserti sta obbligando le persone a spostarsi. In Brasile sono colpiti dalla desertificazione circa 66 milioni di ettari di terra concentrati per la maggior parte nel nord-est del paese. In Messico, che ha una porzione molto pi estesa di terra arida e semi arida, la degradazione delle terre coltivabili colpisce pi di 59 milioni di ettari. Se la desertificazione e la scarsit dacqua oggi stanno costringendo milioni di persone a emigrare, linnalzamento dei mari promette di spostare in futuro un numero molto pi cospicuo di persone, a causa dellalta concentrazione della popolazione mondiale nelle citt costiere e nei delta fluviali, luogo di coltivazione del riso. Si potrebbe arrivare a contare centinaia di milioni di profughi, unulteriore motivazione alla necessit di stabilizzare sia il clima che la crescita demografica. Alla fine, il problema causato dallinnalzamento dei mari sar legato alla capacit dei governi di far fronte alla pressione politica ed economica che deriva dalla necessit di trovare un posto dove stare a un gran numero di persone affrontando allo stesso tempo ingenti perdite di strutture residenziali e industriali lungo le coste.

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In questo secolo dobbiamo affrontare gli effetti di fenomeni pressanti, come la rapida crescita demografica, lespansione dei deserti e linnalzamento dei mari, che abbiamo messo in moto durante il secolo scorso. La scelta che abbiamo davanti molto semplice: invertire queste tendenze o rischiare di venirne sopraffatti.

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3. I CAMBIAMENTI CLIMATICI E LA TRANSIZIONE ENERGETICA

Fin dagli albori della civilt, ogni generazione ha lasciato alla successiva un pianeta simile a quello che aveva ereditato, ma noi potremmo essere i primi a interrompere questa tradizione. La temperatura media della terra sta aumentando. Dal 1970 cresciuta di 0,6 C e si stima che arriver fino a 6 C in pi entro la fine di questo secolo. Questo innalzamento non sar uniforme: sar molto pi accentuato alle latitudini superiori rispetto alle regioni equatoriali, e interesser maggiormente la terra che gli oceani e le regioni interne continentali piuttosto che le regioni costiere. Sta anche salendo il livello dei mari, a causa dellespansione termica che avviene quando le acque degli oceani si riscaldano e i ghiacci che ricoprono i poli si sciolgono. Alcuni studi recenti prevedono un innalzamento da uno a due metri circa entro la fine del secolo. Nel corso del XX secolo il livello del mare aumentato di circa 20 centimetri, ma se crescer di quasi due metri entro il 2100, vuol dire che sar salito in media di circa 20 centimetri per decennio. Per quanto riguarda la geografia, gli oceani si estenderanno e i continenti si ridurranno. Le isole che si trovano sotto il livello del mare scompariranno coperte dalle onde. Con linnalzamento del mare verranno inondate le citt situate sotto il suo livello e i delta dei fiumi dove viene coltivato il riso, causando centinaia di milioni di profughi. Il rapido aumento delle temperature previsto per questo secolo se se non si invertir il trend con misure significative, ma si perseverer nel cosiddetto business as usual, porter alterazioni in ogni ecosistema terrestre. Fino a un terzo di tutte le specie animali e vegetali potrebbe andare incontro allestinzione. Nonostante le difese che abbiamo disposto intorno ai parchi e alle riserve naturali, anche gli ecosistemi che vi si trovano allinterno non sopravviveranno allo stress termico. Lagricoltura come la conosciamo oggi si evoluta in un clima che rimasto straordinariamente stabile durante questi 11 mila anni di esperienza. Di fronte a un clima che cambia, invece, le pratiche agricole si troveranno ad essere sempre meno adeguate. Nello stesso momento in cui laumento della temperatura sta trasformando lecologia e la geografia della terra, la diminuzione della produzione petrolifera modificher leconomia globale. Il XX secolo stato il secolo del petrolio. Nel 1900 il mondo ha estratto 150 milioni di barili di greggio, nel 2000 ne ha prodotti 28 miliardi, un aumento di 185 volte. stato il secolo in cui il petrolio ha superato il carbone, diventando la principale fonte energetica mondiale, ed stato anche il secolo in cui ha cambiato completamente il modo di vivere di gran parte dellumanit. La rapida espansione delle forniture petrolifere a basso prezzo ha causato il boom della crescita mondiale della produzione alimentare, della popolazione, dellurbanizzazione e della mobilit. Ma la civilt odierna, basata sul petrolio, profondamente dipendente da una risorsa la cui produzione sar presto in declino. Dal 1981 in poi la quantit totale di greggio estratto stata maggiore delle nuove scoperte di giacimenti, con un distacco che andato in continua crescita. Nel 2008 sono stati prodotti
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quasi 31 miliardi di barili di petrolio nel mondo, ma ne sono stati scoperti solo 7. Le riserve petrolifere mondiali stanno diminuendo e si riducono di anno in anno.

Le quantit di petrolio scoperte negli anni e la produzione mondiale. Guardando al futuro del petrolio nel contesto di un Piano B, non sono solo i limiti geologici a suggerire una riduzione del suo utilizzo, ma anche le crescenti preoccupazioni legate al clima. Attualmente il 43% delle emissioni di anidride carbonica dovute ai combustibili fossili proviene dal carbone e il 38% dal petrolio. Il restante 19% deriva dal gas naturale. Dato che il carbone il combustibile fossile a pi alta concentrazione di carbonio, qualsiasi sforzo indirizzato alla riduzione di emissioni di CO2 significa per forza di cose ridurre lutilizzo del carbone.

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3.1 Il riscaldamento globale e le sue conseguenze

Stiamo entrando in una nuova era, un periodo di cambiamenti climatici repentini e imprevedibili. Il nuovo modello climatico standard il cambiamento. Dal 1880, anno in cui si iniziato a tenere traccia dellandamento delle temperature, i 25 anni pi caldi sono stati registrati a partire dal 1980, e tra questi, i dieci anni pi caldi si sono registrati dal 1996 ad oggi. Il riscaldamento causato dallaccumulo nellatmosfera di gas serra e di altri agenti inquinanti che trattengono il calore. Tra i gas serra, la CO2 responsabile di circa il 63% dei trend di riscaldamento recenti, il metano ammonta al 18% circa e il protossido di azoto al 6%. Il restante 13% da imputarsi a una serie di altri gas minori. Lanidride carbonica deriva principalmente dalla produzione di elettricit, dal riscaldamento, dai trasporti e dallindustria. Al contrario la produzione di metano e di protossido di azoto da parte delluomo proviene per la maggior parte dallagricoltura; in particolar modo il metano deriva dalle risaie e dagli allevamenti di bestiame, mentre lprotossido di azoto dalluso di fertilizzanti azotati. La concentrazione atmosferica di CO2, la principale responsabile dei cambiamenti climatici, aumentata da circa 280 parti per milione (ppm) registrate allinizio della Rivoluzione industriale intorno al 1760, alle 386 ppm nel 2008. Lincremento annuale del livello di CO2 nellatmosfera, che ormai uno degli andamenti maggiormente prevedibili per quanto riguarda le questioni ambientali, causato dalle emissioni su larga scala, di gran lunga superiori alla naturale capacit di assorbimento di CO2. Nel 2008 sono state immesse in atmosfera circa 7,9 miliardi di tonnellate di anidride carbonica derivanti dallutilizzo di combustibili fossili e 1,5 miliardi a causa della deforestazione, per un totale di 9,4 miliardi di tonnellate. La natura per in grado di assorbirne solo circa 5 miliardi per anno, negli oceani, nel suolo e attraverso la vegetazione; quel che rimane resta quindi nellatmosfera, facendo innalzare i livelli di CO2. Il metano, un potente gas serra, viene prodotto dalla decomposizione di materia organica in condizioni anaerobiche, come avviene negli acquitrini con il materiale vegetale, nelle discariche con quello organico o nello stomaco delle mucche con il foraggio. Si sprigiona metano anche con lo scioglimento del permafrost, il terreno ghiacciato presente sotto la tundra, che ricopre quasi 23 milioni e mezzo di chilometri quadrati alle latitudini settentrionali. In totale, nel suolo artico presente pi CO2 di quanto ve ne sia attualmente nellatmosfera, il che piuttosto preoccupante, dato che il permafrost si sta fondendo in Alaska, nel Canada settentrionale e in Siberia, causando la formazione di laghi e liberando metano e anidride carbonica, e tenendo conto anche del fatto che la temperatura in aumento provoca quel fenomeno che gli scienziati chiamano positive feedback loop (iterazione di feedback positivo). C il rischio che il rilascio nellatmosfera di una quantit massiccia di metano proveniente dallo scioglimento del permafrost possa semplicemente annullare gli sforzi impiegati per stabilizzare il clima. Un altro fenomeno inquietante leffetto che hanno sul clima le cosidette nubi atmosferiche marroni (atmospheric brown clouds, ABC nellacronimo inglese), costituite di particelle di
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fuliggine derivanti dalla combustione di carbone, gasolio o legna e che provocano tre reazioni climatiche. Innanzitutto intercettano la luce solare provocando il riscaldamento della parte superiore dellatmosfera. In secondo luogo, dato che sono anche in grado di riflettere la luce solare, hanno un effetto attenuante, ovvero abbassano la temperatura della superficie terrestre. Infine, se le particelle di queste nubi marroni si depositano su neve e ghiaccio, ne rendono la superficie pi scura, accelerandone lo scioglimento. Questi effetti destano particolare preoccupazione in India e in Cina, dove le grandi nubi marroni atmosferiche sopra laltopiano del Tibet stanno contribuendo alla fusione dei ghiacciai dalta quota che alimentano i principali fiumi asiatici. Il deposito di fuliggine responsabile dello scioglimento stagionale anticipato delle nevi montane in catene montuose molto differenti tra loro, come lHimalaya in Asia e la Sierra Nevada in California; lo stesso fenomeno ritenuto responsabile anche dellaccelerazione della fusione dei ghiacci nel mare della zona artica. Le particelle di fuliggine sono state trovate perfino nella neve dellAntartico, una regione ritenuta un tempo intatta e non contaminata dallinquinamento. A differenza della CO2, che pu rimanere nellatmosfera per un secolo o anche di pi, le particelle di fuliggine contenute in queste nubi vengono trasportate dallaria solo per alcune settimane. Per questo motivo, una volta chiuse le centrali a carbone, e sostituiti i fornelli a legna dei villaggi con cucine solari, la fuliggine scomparirebbe velocemente dallatmosfera. Se continueremo ad andare avanti senza mettere in atto delle misure di mitigazione, il previsto aumento in questo secolo della temperatura media terrestre tra 1,1 e 6,4 C appare fin troppo realistico. Queste stime sono le ultime fornite dallIntergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), un comitato intergovernativo composto da pi di 2.500 scienziati da tutto il mondo, che nel 2007 ha elaborato un documento condiviso sul ruolo determinante delluomo rispetto ai cambiamenti climatici. Sfortunatamente nel corso degli anni durante i quali si svolto questo studio, sia le emissioni totali di CO2, sia la sua concentrazione nellatmosfera hanno superato le previsioni dello scenario peggiore elaborato dallIPCC. Ogni anno che passa, la richiesta corale per azioni immediate si fa sempre pi pressante allinterno della comunit scientifica. Ogni nuovo rapporto ci rivela che siamo oltre il tempo massimo. Ad esempio, un importante studio del 2009 portato a termine da un gruppo di scienziati del Massachusetts Institute of Technology (MIT) arrivato alla conclusione che gli effetti dei cambiamenti climatici saranno due volte pi gravi di quelli prospettati non pi di sei anni fa, e laumento della temperatura di 2,4 C previsto allepoca ora passato a 5,2 C. Un altro studio, elaborato in maniera indipendente come documento di riferimento per i negoziati internazionali sul clima a Copenaghen del dicembre 2009, indica che si devono mettere in atto tutti gli sforzi per contenere laumento della temperatura a 2 C sopra i livelli preindustriali e che un pericoloso cambio climatico viene comunque ritenuto oramai inevitabile. Per contenere linnalzamento della temperatura a 2 C, gli scienziati sostengono che limmissione in atmosfera di CO2 dovrebbe essere immediatamente ridotta del 60-80%, ma dal momento che questo non
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realmente possibile, ritengono che per limitare lentit dello sforamento, le emissioni dovrebbero arrivare al picco massimo in un futuro molto prossimo. Gli effetti dellinnalzamento della temperatura sono pervasivi. Temperature pi elevate minacciano i raccolti, fondono i ghiacciai montani che alimentano i fiumi, generano uragani pi violenti, accrescono la gravit delle inondazioni, acuiscono i problemi di siccit, sono causa di incendi indomabili pi frequenti e devastanti e alterano gli ecosistemi di tutto il mondo. Con un clima pi caldo quello che possiamo aspettarci sono manifestazioni climatiche pi estreme. Il comparto assicurativo purtroppo consapevole della relazione tra le elevate temperature e lintensit degli uragani. Laumento dei rimborsi per danni causati da eventi meteorologici ha portato a un calo dei profitti e a una raffica di abbassamento delle stime sullaffidabilit creditizia, sia per le compagnie assicurative, sia per le societ di riassicurazione che le sostengono. Le assicurazioni che si avvalgono degli archivi storici per calcolare le tariffe assicurative per danni da uragano si stanno rendendo conto che i dati del passato non sono una base attendibile per le previsioni sul futuro. Questo non un problema che interessa solo le compagnie assicurative, ma anche tutti noi. Stiamo modificando il clima terrestre, dando il via a fenomeni che non sempre comprendiamo e dei quali non siamo in grado di prevedere le conseguenze. Negli ultimi anni, le ondate di calore hanno causato la diminuzione dei raccolti nelle regioni chiave per la produzione alimentare. Nel 2002 le temperature record e la siccit che hanno colpito India, Stati Uniti e Canada sono state responsabili di una brusca diminuzione del raccolto di grano per 90 milioni di tonnellate, corrispondenti al 5% in meno della domanda. Londata di calore record del 2003 in Europa ha anchessa contribuito alla diminuzione globale del raccolto, ancora in questo caso al di sotto di circa 90 milioni di tonnellate. Nel 2005, il caldo intenso e la siccit nel Corn Belt statunitense (la cosiddetta cintura del grano) ha contribuito a provocare un ammanco di 34 milioni di tonnellate nella produzione mondiale di cereali. Ondate di calore cos intense hanno causato anche delle vittime: la calura ardente che ha infranto i record delle temperature in Europa nel 2003 ha provocato la morte di oltre 52 mila persone in nove paesi. LItalia da sola ha perso 18 mila persone, 14.800 i morti in Francia (cifre dedotte dallaumento del numero di decessi nello stesso periodo dellanno precedente, ndr). Questa ondata di calore in Europa ha causato 18 volte i morti dellattacco terroristico alle Torri Gemelle nel 2001. Anche lestensione delle aree colpite dalla siccit aumentata in maniera significativa negli ultimi decenni. Un gruppo di scienziati del National Center for Atmospheric Research (NCAR) ha reso noto che le zone interessate da gravi situazioni di siccit sono cresciute, passando da meno del 15% negli anni Settanta al 30% circa nel 2002. I ricercatori ne individuano la causa in parte nella riduzione delle precipitazioni, in parte nellaumento delle temperature, che si fa sempre pi significativo verso la fine del periodo di tempo preso in esame. La maggioranza delle zone aride si trova in Europa, Asia, Canada, Africa occidentale e meridionale e nella parte orientale dellAustralia.

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Un rapporto pubblicato nel 2009 dalla National Academy of Sciences statunitense, condotto da Susan Solomon del National Oceanic and Atmospheric Administration, (unagenzia federale che si interessa di meteorologia, ndr) ha confermato ulteriormente questi dati. Nel rapporto si arriva alla conclusione che se la concentrazione di CO2 nellatmosfera dovesse aumentare da 385 ppm a 450 600 ppm, in molte aree del mondo si andr incontro a unirreversibile riduzione delle piogge nella stagione secca. Lo studio ha paragonato queste condizioni a quelle del periodo delle Dust Bowl statunitensi degli anni Trenta (enormi tempeste di sabbia avvenute in circa dieci anni dal 1930 in poi che causarono una sorta di era desertica, ndr). I ricercatori del Department of Agricultures Forest Service, analizzando i dati relativi agli incendi e alle temperature registrati in 85 anni, hanno previsto che laumento di 1,6 C delle temperature estive potrebbe far s che raddoppi larea interessata da incendi indomabili negli 11 stati occidentali degli Stati Uniti. Il Pew Center on Global Climate Change ha finanziato lanalisi di circa 40 ricerche scientifiche che mettono in relazione laumento delle temperature con i mutamenti degli ecosistemi. Tra i vari cambiamenti riportati si riscontra larrivo della primavera con quasi due settimane di anticipo negli Stati Uniti, la nidificazione delle rondini arboricole nove giorni prima rispetto a 40 anni fa e lo spostamento verso nord dellhabitat della volpe rossa, che sta ormai invadendo il territorio della volpe polare. Gli Inuit sono rimasti sorpresi dalla comparsa dei pettirossi, uccelli che non avevano mai visto prima. Lo dimostra il fatto che nella loro lingua non esiste un vocabolo per identificare il pettirosso. La National Wildlife Federation (NWF) ha reso noto che se le temperature continueranno a crescere, entro il 2040, uno su cinque dei fiumi nord-occidentali che sfociano nel Pacifico sar troppo caldo per ospitare salmoni, trote e trote arcobaleno. Paula Del Giudice, direttrice del Northwest Natural Resource Center della NWF, sottolinea che il riscaldamento globale comporter un grave stress per ci che rimasto delle zone di acqua fredda della regione, habitat primario per i pesci.24Douglas Inkley, NWF Senior Science Advisor e autore esperto di uno studio per la Wildlife Society, fa notare che ci troviamo di fronte alla prospettiva che il mondo naturale che ora conosciamo, e molti dei luoghi nei quali abbiamo lavorato per decenni alla conservazione delle specie protette e del loro habitat, cesseranno di esistere cos come siamo abituati a vederli, a meno che non cambieremo queste previsioni.

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3.2 Ghiacci che si fondono, mari che si innalzano

I ghiacci del pianeta si stanno fondendo cos velocemente che persino i climatologi faticano a stare al passo con il ritmo di ritiro delle calotte glaciali e dei ghiacciai. La fusione delle pi estese calotte della Terra, lAntartide occidentale e la Groenlandia, potrebbe far crescere il livello del mare in maniera drammatica. Se la calotta glaciale groenlandese dovesse fondersi completamente, ci causerebbe una crescita del livello del mare di circa 7 metri. Lo scioglimento della calotta glaciale dellAntartico occidentale, la zona pi vulnerabile del ghiaccio dellAntartide a causa dellesposizione allaria e allacqua calda proveniente dalloceano, provocherebbe un aumento del livello del mare di quasi 5 metri. Molte delle citt costiere mondiali finirebbero sottacqua e gli oltre 600 milioni di abitanti della costa sarebbero costretti a spostarsi. La valutazione delle previsioni riguardanti la calotta glaciale della Groenlandia comincia con losservazione del fenomeno di riscaldamento che interessa la regione artica. Uno studio del 2005, intitolato Impacts of a Warming Arctic, arrivato alla conclusione che la zona artica si sta riscaldando almeno due volte pi rapidamente del resto del pianeta. Lo studio, condotto per conto dellArctic Climate Impact Assessment (ACIA) da unquipe di 300 scienziati internazionali, ha scoperto che nelle regioni limitrofe allArtico, comprese lAlaska, il Canada occidentale e la Russia orientale, le temperature invernali sono aumentate di 3-4 C nel corso dellultimo mezzo secolo. Robert Corell, presidente dellACIA, sostiene che questa regione sta subendo uno dei cambiamenti climatici pi gravi e repentini del pianeta. In una testimonianza davanti al Senate Commerce Committee (la Commissione del commercio del Senato statunitense), Sheila Watt-Cloutier, a nome di 155 mila Inuit che vivono in Alaska, Canada, Groenlandia e Russia, ha descritto la lotta che conducono per sopravvivere ai rapidi cambiamenti climatici come la fotografia perfetta di ci che sta accadendo al pianeta. Ad esempio, lo scioglimento della banchisa minaccia la vita delle foche che vivono sui ghiacci, fonte di sostentamento fondamentale degli Inuit. Ha poi definito il riscaldamento dellArtico un evento determinante per la storia del pianeta. Lo studio dellACIA ha sottolineato che il ritiro della banchisa ha conseguenze devastanti sulla vita degli orsi polari, che potrebbero essere addirittura a rischio di sopravvivenza. Uno studio successivo ha infatti evidenziato che questa specie, alla disperata ricerca di cibo, ha cominciato a mostrare comportamenti di cannibalismo. Entro il 2050, i due terzi della loro popolazione potrebbe essere scomparsa. Esistono altre dimostrazioni che la banchisa dellArtico stia sciogliendo pi velocemente di quanto previsto. I ricercatori del National Snow and Ice Data Center e del National Center for Atmospheric Research (NCAR), analizzando i dati relativi allestensione dei ghiacci estivi delloceano Artico dal 1953 in poi, hanno concluso che stanno fondendo molto pi rapidamente di quanto previsto nei modelli climatici. Hanno scoperto che dal 1979 al 2006 la contrazione estiva della banchisa ha
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registrato ogni decennio un aumento del 9,1%. Nellestate del 2007, un anno record per lintensit del fenomeno, la banchisa artica si ristretta fino a raggiungere una superficie pi piccola del 20% circa rispetto al precedente primato registrato nel 2005. La recente dimostrazione che questa banchisa, costituita da strati sovrapposti di anno in anno, non recupera spessore durante linverno e che quindi si sta assottigliando, incrementa la preoccupazione per il futuro delle calotte polari. Walt Meier, un ricercatore del National Snow and Ice Data Center, considera allarmante la riduzione invernale dei ghiacci e afferma che ci sono buone probabilit che lArtico abbia raggiunto un punto di non ritorno. Alcuni scienziati ritengono che loceano Artico potrebbe giungere a essere privo di ghiacci entro lestate del 2015, ma gi allinizio del 2009 Warwick Vincent, direttore del Center for Northern Studies alla Laval University, in Quebec, ha osservato che questa evenienza potrebbe avverarsi gi entro il 2013. La ricercatrice artica Julienne Stroeve ha evidenziato che la riduzione della banchisa potrebbe aver raggiunto un punto critico irreversibile che pu innescare cambiamenti climatici a cascata con effetti sulle regioni temperate della Terra. I ricercatori sono da lungo tempo preoccupati per il circolo vizioso che potrebbe prendere il via dalla riduzione dei ghiacci marini. Quando la luce solare colpisce il ghiaccio delloceano Artico, fino al 70% viene riflessa nello spazio, mentre il restante 30% assorbito. Tuttavia, a causa della fusione dei ghiacci artici, la luce solare si trova a colpire una superficie dacqua molto pi scura, cosicch solo il 6% della luce riflessa nello spazio, mentre il 94% assorbito e trasformato in calore. Questo effetto albedo ci aiuta a capire laccelerazione del restringimento del ghiaccio artico e il rapido aumento delle temperature regionali. Se tutto il ghiaccio delloceano Artico dovesse fondersi, trovandosi gi nellacqua, il livello del mare non varierebbe, ma ne risulterebbe un riscaldamento significativo della regione artica, poich una maggior quota della radiazione solare verrebbe assorbita sotto forma di calore. Poich la Groenlandia si trova per lo pi allinterno del Circolo Polare Artico, la sua calotta glaciale, che in alcuni punti spessa fino a 1,6 chilometri, sta gi iniziando a mostrare gli effetti del riscaldamento.

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Numerosi studi recenti testimoniano laccelerazione della fusione della calotta glaciale groenlandese. Nel settembre del 2006, unanalisi condotta da un gruppo di ricercatori dellUniversit del Colorado, pubblicata sulla rivista Lo stato di fusione dei ghiacci in Groelandia nel 2005 Nature, ha rivelato che tra laprile del 2004 e lo stesso mese del 2006, la Groenlandia ha perso ghiaccio a un ritmo due volte e mezzo pi veloce rispetto ai due anni precedenti. Nellottobre del 2006, unquipe di ricercatori della NASA ha riferito che il flusso dei ghiacciai verso il mare si andava velocizzando. Eric Rignot, un glaciologo del Jet Propulsion Laboratory della NASA ha affermato che niente di tutto ci era stato previsto dai modelli numerici, perci tutte le previsioni del contributo della Groenlandia allinnalzamento del livello del mare sono sottostimate rispetto alla realt. Verso la fine dellestate del 2007, gli scienziati riuniti in un simposio a Ilulissat, in Groenlandia, hanno affermato che la calotta glaciale della Groenlandia sta fondendo cos rapidamente da provocare leggere scosse di terremoto dovute alla rottura e allo scivolamento in mare di pezzi di ghiaccio di milioni di tonnellate. Il presidente dellACIA Corell ha riportato: Abbiamo osservato una significativa accelerazione della velocit con cui questi ghiacciai cadono in mare. Il grande ghiacciaio di Ilulissat (chiamato Jakobshavn Isbrae), sulla costa sud-occidentale della Groenlandia, si muove alla velocit di 2 metri allora su un fronte di 8 chilometri di larghezza e 900 metri di profondit. I dati raccolti dai satelliti della NASA mostrano che le piattaforme di ghiaccio galleggianti della Groenlandia nel 2007 si sono ridotte di circa 60 chilometri quadrati. Nellestate del 2008 questa perdita aumentata vertiginosamente fino a raggiungere 184 chilometri quadrati, ovvero quasi il triplo. Questa contrazione stata in parte osservata direttamente da un gruppo di ricercatori della Ohio State University, i quali hanno visto un blocco di 28 chilometri quadrati staccarsi dal ghiacciaio

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Petermann nella Groenlandia settentrionale. Una crepa pi a monte sullo stesso ghiacciaio ha fatto ipotizzare che si sarebbe a breve distaccato un blocco ancor pi grande. Ci che un tempo gli scienziati pensavano che sarebbe stato un processo semplice e lineare, per cui una certa superficie delle calotte di ghiaccio fonde ogni anno a causa della temperatura, si rivelato essere parte di un meccanismo molto pi complesso. Quando la superficie ghiacciata inizia a liquefarsi, una parte dellacqua di fusione filtra in basso attraverso le crepe del ghiaccio stesso e lubrifica la superficie tra il ghiacciaio e le rocce sottostanti. In questo modo si accelerano, sia lo scorrimento del ghiaccio, sia il cosiddetto calving, ovvero il distacco di iceberg che precipitano nelloceano. Lacqua relativamente calda che fluisce attraverso crepe e mulini glaciali (profondi fori) porta con s il calore della superficie nelle profondit della calotta molto pi rapidamente di quanto avverrebbe per semplice conduzione. Dalla parte opposta del pianeta sta iniziando a fondere anche il ghiaccio antartico, che si estende per una superficie grande quanto la met degli Stati Uniti, spesso ben 2 chilometri e che contiene il 70% dellacqua dolce mondiale. I lastroni di ghiaccio galleggianti formati dallo scivolamento dei ghiacciai dal continente nel mare circostante hanno iniziato a frantumarsi a un ritmo allarmante. Il ciclo del ghiaccio, alimentato da una continua neo formazione di ghiaccio sulla terraferma e che termina nella rottura dei lastroni pi esterni e nel conseguente distacco di iceberg, non un fenomeno nuovo. Ci che nuovo il ritmo di questo processo. Perfino i glaciologi pi esperti sono sbalorditi dalla sua rapidit. La velocit impressionante ha affermato David Vaughan, un glaciologo del British Antarctic Survey, che sta monitorando da vicino la piattaforma di Larsen. Lungo la penisola antartica, nelle sue vicinanze, la temperatura media aumentata di 2,5 C negli ultimi cinquantanni. Il distacco nel 1995 di Larsen A, unenorme piattaforma di ghiaccio sulla costa orientale della penisola antartica, Limiti della banchisa nella zona di Larsen fu il segnale che in quella regione stava avvenendo qualcosa di anomalo. In seguito, nel 2000, nella parte meridionale del continente si separ dalla piattaforma di Ross un gigantesco iceberg vasto quasi quanto il Connecticut, con una superficie pari a 11 mila chilometri quadrati. Dopo la frattura di Larsen A, il distacco della vicina piattaforma Larsen B non si fatta attendere molto, dato laumento della temperatura nella regione. Quindi lo sprofondamento in mare della sua parte settentrionale, nel marzo del 2002 (n.d.r. vedi animazione da fonte esterna), non stato un evento del tutto inaspettato. Quasi contemporaneamente si stacc dal ghiacciaio Thwaites un enorme blocco di ghiaccio, delle dimensioni di Rhode Island.
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Nel maggio del 2007, un gruppo di ricercatori della NASA e dellUniversit del Colorado, ha reso pubblici i dati rilevati dai satelliti che mostrano estese zone di neve sciolta allinterno della calotta glaciale dellAntartico su di unarea vasta quanto la California. Questo fenomeno di fusione nel 2005 si trovava 900 chilometri allinterno, a soli 500 chilometri circa dal Polo Sud. Konrad Steffen, uno dei membri del gruppo, ha osservato che lAntartide, a eccezione della penisola antartica, non ha mostrato nel recente passato segni evidenti di surriscaldamento, ma si stanno ora evidenziando i primi segnali in aree molto estese. Le calotte si vanno frantumando a un ritmo inimmaginabile. Sul finire del febbraio del 2008, un satellite della NASA ha registrato la rottura di un pezzo di ghiaccio grande quanto Manhattan, staccatosi dalla piattaforma di Wilkins. Nel giro di dieci giorni, sono andati persi circa 414 degli iniziali 13 mila chilometri quadrati. Un anno dopo, un satellite della NASA ha registrato limmagine della caduta in mare di un ponte di ghiaccio, che ha segnato la scomparsa definitiva della piattaforma di Wilkins: ancora un altro pezzo della calotta antartica occidentale che se ne andato. La NASA segnala che Wilkins la decima delle piattaforme glaciali che sono collassate in epoca recente. Quando queste piattaforme, che si trovano gi per la maggior parte in acqua, si staccano dalla massa di ghiaccio continentale, leffetto provocato sul livello del mare non di per s significativo. Ma senza di esse a fungere da barriera allo scorrimento dei ghiacciai, che normalmente si spostano di 400-900 metri lanno, il flusso del ghiaccio fuso che si riversa nelloceano potr accelerare, causando lassottigliamento della calotta glaciale ai margini del continente antartico e contribuendo pertanto allinnalzamento del livello del mare.

Immagine ripresa il 10 aprile 2009 dal satellite NASA MOIDS Il collasso del ponte di ghiaccio che univa la Piattaforma di Wilkins all'Isola di Charcot.

Laccelerazione della fusione delle calotte di ghiaccio della Groenlandia e dellAntartico occidentale porter in questo secolo a una crescita del livello dei mari maggiore di quanto previsto. Le stime dellIPCC, che ipotizzava un aumento tra i 18 e i 59 centimetri per questo secolo, non tengono completamente conto dei processi dinamici di accelerazione della fusione dei ghiacci in queste due regioni e i ricercatori stanno rivedendo le proprie valutazioni alla luce di questi fenomeni. In un rapporto del 2008 del Climate Change Science Program statunitense si sostiene che lentit dellinnalzamento dei mari prevista dallIPCC probabilmente sottovalutata. Nel settembre 2008 un
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gruppo di scienziati, guidati da W. Tad Pfeffer, dellInstitute of Arctic and Alpine Research dellUniversit del Colorado, giunto alla conclusione che con la continua accelerazione della fusione dei ghiacci, linnalzamento globale del livello dei mari potrebbe essere compreso tra gli 80 centimetri e i 2 metri entro il 2100. LInternational Institute for Environment and Development (IIED) ha analizzato gli effetti provocati da un innalzamento del mare di 10 metri, fornendo cos unidea approssimativa di cosa si troverebbe ad affrontare lumanit se queste due calotte glaciali cominciassero a scomparire. Lo studio dellIIED inizia con levidenziare che le persone che vivono lungo le coste a livello del mare, o addirittura al di sotto di questa quota, sono attualmente 634 milioni, molte delle quali abitano in citt o nelle aree dei delta fluviali dove si coltiva il riso. Uno dei paesi pi vulnerabili la Cina, con 144 milioni di potenziali rifugiati per eventi climatici. Seguono India e Bangladesh, rispettivamente con 63 e 62 milioni di persone. Il Vietnam si avvicina ai 43 milioni e lIndonesia a 42. Altri paesi tra i primi dieci sono il Giappone con 30 milioni, lEgitto con 26 e gli Stati Uniti con 23. difficile immaginare levacuazione di cos tante persone. Alcuni dei rifugiati potrebbero semplicemente spostarsi nel proprio paese in territori ad altitudini pi elevate. Altri invece, di fronte a un sovraffollamento dellentroterra dei propri paesi dorigine, oppure allinondazione totale delle isole sotto il livello del mare, cercherebbero rifugio altrove. In Bangladesh, che gi uno dei paesi pi densamente popolati, gli sfollati a causa dellinnalzamento del mare sarebbero costretti a espatriare, il che spiega perch la vicina India abbia eretto grandi recinzioni lungo i suoi confini. Alcune tra le citt pi grandi del mondo, come Shanghai, Calcutta, Londra e New York, potrebbero essere inondate in parte o del tutto, ma oltre a questo vi anche la possibilit di perdere vaste zone agricole produttive. I delta dei fiumi coltivati a riso e le pianure alluvionali asiatiche, compresi il delta del Gange e del Mekong, potrebbero essere sommersi dallacqua salata, privando cos lAsia di una parte del suo approvvigionamento alimentare.

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3.3 Ghiacciai che scompaiono e calo dei raccolti

Se tutti i ghiacciai montani del mondo si sciogliessero, il livello del mare si innalzerebbe solo di qualche centimetro. Ma il ghiaccio che fonde da questi luoghi durante lestate che alimenta gran parte dei fiumi durante la stagione secca. Di conseguenza, laumento della temperatura provocher la diminuzione della disponibilit di acqua fluviale per gli usi irrigui. Allinizio del 2009, il World Glacier Monitoring Service dellUniversit di Zurigo ha reso noto che il 2007 stato il diciottesimo anno consecutivo di ritiro dei ghiacciai, che si stanno fondendo a una velocit doppia rispetto a dieci anni fa. I ghiacciai montani si stanno liquefacendo nelle Ande, nelle Rocky Mountains, nelle Alpi e in molti altri posti, ma in nessun luogo questo fenomeno mina la sicurezza alimentare mondiale quanto la fusione in corso nella catena himalayana e nellaltopiano del Qinghai-Tibet, un fattore che potrebbe presto privare i principali fiumi indiani e cinesi dellacqua necessaria ad alimentarli durante la stagione secca. Nei bacini dellIndo, del Gange, dello Yangtze e del Fiume Giallo, dove lagricoltura dipende fortemente dallirrigazione proveniente dai fiumi, la perdita dellapporto dacqua nella stagione secca provocher la diminuzione dei raccolti e potrebbe causare uninimmaginabile scarsit di cibo. Il mondo non ha mai affrontato una tale, prevedibile minaccia alla produzione alimentare come quella causata dallo scioglimento dei ghiacciai montani in Asia. Come gi descritto nel capitolo 1, la Cina e lIndia sono i maggiori produttori mondiali di grano, oltre ad avere completamente nelle proprie mani il raccolto del riso. Secondo lIPCC, i ghiacciai himalayani stanno regredendo rapidamente, e tra questi molti potrebbero liquefarsi completamente entro il 2035. Se scomparisse lenorme ghiacciaio Gangotri, che fornisce al Gange il 70% delle acque nella stagione secca, questo fiume potrebbe diventare a carattere stagionale, attivo solamente durante il periodo delle piogge e non nella stagione secca, quando maggiore il fabbisogno dacqua a usi irrigui. La Cina, che per lirrigazione dipendente dallacqua dei fiumi pi di quanto non lo sia lIndia, versa in una situazione particolarmente difficile. I dati governativi mostrano che i ghiacciai dellaltopiano del Qinghai-Tibet, che alimentano il Fiume Giallo e lo Yangtze, si stanno fondendo a un ritmo spaventoso. Il Fiume Giallo, sulle rive del quale abitano circa 147 milioni di persone, potrebbe subire una forte riduzione della portata nella stagione secca. Il fiume Yangtze, di gran lunga il maggiore tra i due, anchesso minacciato dalla scomparsa dei ghiacciai e i 369 milioni di persone che abitano nel suo bacino sono fortemente dipendenti dalle risaie irrigate dalle acque di questo fiume. Yao Tandong, uno dei glaciologi pi importanti in Cina, prevede che due terzi dei ghiacciai cinesi potrebbero scomparire da qui al 2050. La riduzione su vasta scala dei ghiacciai nella regione degli altipiani, dice Yao, porter a una vera e propria catastrofe ambientale. Lagricoltura nei paesi dellAsia centrale, come lAfghanistan, il Kazakistan, il Kirghizistan, il Tagikistan, il Turkmenistan e lUzbekistan, fortemente dipendente dalla liquefazione delle nevi delle catene montuose dellHindu Kush e del Tien Shan e dellaltopiano del Pamir, che forniscono
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lacqua necessaria per le irrigazioni. Il vicino Iran riceve gran parte dellacqua dalla fusione delle nevi dalla catena montuosa degli Elburz (5.700 metri), che si trova tra Teheran e il Mar Caspio. In Africa, il Kilimangiaro, la cima imbiancata della Tanzania, potrebbe presto rimanere senza neve n ghiaccio. Gli studi effettuati dal glaciologo Lonnie Thompson, della Ohio State University, rivelano che tra il 1912 e il 2007 la pi alta montagna africana ha perso l84% delle proprie superfici ghiacciate. Secondo le sue previsioni, la cima innevata del Kilimanjaro potrebbe sparire interamente da qui al 2015. Il vicino monte Kenya ha perso 7 dei suoi 18 ghiacciai e i fiumi locali alimentati da questi ghiacciai stanno assumendo un carattere stagionale, provocando conflitti tra quei 2 milioni di persone che da essi dipendono per gli approvvigionamenti idrici nella stagione secca. Bernard Francou, direttore della ricerca per lInstitut de Recherche pour le Dveloppement (IRD) del governo francese, ritiene che l80% dei ghiacciai del Sud America potrebbe sparire nel corso del prossimo decennio. Questa non certo una buona notizia per paesi come la Bolivia, lEcuador e il Per, che contano sullacqua proveniente dai ghiacciai per gli usi domestici e per lirrigazione. Il Per, che si estende per circa 1.600 chilometri lungo la vasta catena delle Ande e che ospita il 70% dei ghiacciai tropicali della Terra, si trova in grosse difficolt. Sta scomparendo il 22% circa dei suoi ghiacciai, che alimentano i molti fiumi peruviani, e che a loro volta riforniscono le citt nelle regioni costiere semi-aride. Nel 2007 Lonnie Thompson riportava che il ghiacciaio Quelccaya nel Per meridionale, che negli anni Sessanta si stava ritirando di 6 metri lanno, registrava oramai una perdita annuale pari a 60 metri. In unintervista a Science News, allinizio del 2009, ha affermato: Attualmente il ghiaccio si sta ritirando verso la cima di circa 45 centimetri al giorno, il che vuol dire che ci si pu quasi sedere e stare a guardare mentre svanisce. Molti coltivatori peruviani irrigano il grano e le patate con lacqua dei fiumi che nascono da questi ghiacciai in via di estinzione. Durante la stagione secca, i contadini dipendono completamente dallacqua dirrigazione. Per 29 milioni di peruviani, la riduzione dei ghiacciai comporterebbe unanaloga perdita della disponibilit di cibo. Lima, con i suoi 8 milioni di abitanti, dipende per buona parte del suo approvvigionamento idrico dai tre fiumi andini che sono parzialmente alimentati dalla fusione dei ghiacciai che va a ingrossare i fiumi. Una volta che i ghiacciai saranno scomparsi, la portata dei fiumi caler drasticamente, lasciando Lima con una popolazione in aumento e riserve idriche sempre pi scarse. Allinizio del 2009 Wilfried Haeberli, a capo del World Glacier Monitoring Service, ha reso noto che in questultimo secolo sui Pirenei, in Spagna, scomparso circa il 90% dei ghiacciai che alimentano i fiumi Gllego, Cinca e Garona e che, scorrendo verso sud, forniscono lacqua durante lestate alle colline pedemontane e alle pianure della regione. La stessa storia si ripete anche altrove. Daniel Fagre, ecologo dellUS Geological Survey al Glacier National Park, nel 2009 ha osservato che i ghiacciai del parco, dei quali si prevedeva la scomparsa entro il 2030, potrebbero in realt andarsene gi prima del 2020. Negli Stati Uniti sud-occidentali, la portata del fiume Colorado, la principale fonte per lirrigazione della regione, dipende per la maggior parte dalle distese di neve delle Montagne Rocciose. La California, oltre al fiume Colorado, conta sulle nevi della Sierra Nevada, nella parte orientale dello stato. Sia la Sierra Nevada che le catene montuose della zona costiera, forniscono lacqua per lirrigazione della Central Valley, dove si produce gran parte della frutta e della verdura dello stato californiano.
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Perseguendo questa politica energetica improntata al business as usual (ovvero in assenza di cambiamenti di rotta, ndr), i modelli climatici globali prevedono una riduzione del 70% delle nevi perenni degli Stati Uniti occidentali entro la met del secolo. Uno studio condotto dal Pacific Northwest National Laboratory del Dipartimento di stato per lenergia statunitense prendendo in esame la Yakima River Valley, una vasta regione di colture di frutta nello stato di Washington, evidenzia una perdita di raccolti progressivamente sempre pi grave in rapporto alla riduzione delle nevi e quindi della disponibilit idrica destinata allirrigazione. Le masse di neve e ghiaccio che si trovano sulle catene montuose pi alte del mondo e lacqua che esse conservano sono date per scontate semplicemente per il fatto che esistevano fin dalla nascita dellagricoltura. Ma con laumento della temperatura terrestre rischiamo di perdere i serbatoi nel cielo dai quali dipendono le citt e gli agricoltori.

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3.4 Temperature in aumento e danni alle coltivazioni

Fin dalla nascita dellagricoltura migliaia di anni fa, le pratiche colturali si sono evolute in modo da massimizzare i raccolti in un regime climatico relativamente stabile, ma oggi la situazione sta cambiando. Dal momento che le coltivazioni crescono solitamente a una temperatura molto vicina al proprio optimum termico, anche un aumento relativamente piccolo di uno o due gradi centigradi, nella stagione vegetativa, pu provocare una riduzione significativa del raccolto di cereali nelle regioni in cui avviene gran parte della produzione alimentare, quali la pianura settentrionale cinese, la piana del Gange in India e la fascia del grano (Corn Belt) statunitense. Le temperature elevate possono interrompere la fotosintesi, inibire limpollinazione e portare alla disidratazione delle colture. Anche se le elevate concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica, responsabili dellincremento termico, hanno come effetto anche quello di incrementare la resa dei raccolti, nel caso delle principali colture leffetto dannoso delle temperature elevate oltre un certo punto sovrasta quello positivo della fertilizzazione da CO2. Due ricercatori indiani, K. S. Kavi Kumar e Jyoti Parikh, hanno calcolato le conseguenze dellaumento delle temperature sui campi di frumento e riso. Basandosi sui dati provenienti da dieci siti produttivi, hanno concluso che nellIndia settentrionale laumento medio di 1 C non ha ridotto in maniera significativa il raccolto di frumento, ma laddove questo aumento sia stato di 2 C ne derivato un calo di resa in quasi tutti i siti presi in esame. Limitandosi ad analizzare la variazione di temperatura, laumento di 2 C provocherebbe un calo dal 37 al 58% nel raccolto di frumento proveniente da campi irrigati. Unendo poi gli effetti negativi dellaumento della temperatura e gli effetti positivi della fertilizzazione da CO2, il calo della produzione nei vari siti colturali si attesterebbe tra l8 e il 38%. Linnalzamento delle temperature quindi una prospettiva preoccupante per un paese che prevede una crescita di 400 milioni di abitanti entro la met del secolo. In uno studio sulla sostenibilit degli ecosistemi locali, Mohan Wali e i suoi colleghi della Ohio State University hanno notato che con laumento della temperatura, lattivit fotosintetica tende a incrementare fino a quando si raggiungono i 20 C, per poi rimanere stabile fino ai 35 C e successivamente iniziare a ridursi e fermarsi completamente al raggiungimento dei 40 C. Negli ultimi anni, gli agronomi di diversi paesi si sono concentrati sulla puntuale relazione che lega la temperatura e i raccolti. Uno degli studi pi completi stato condotto dallInternational Rice Research Institute (IRRI) delle Filippine. Un team di agronomi di alto livello, con lausilio dei dati del raccolto relativo ai lotti di una coltura sperimentale di riso irrigato, ha confermato la regola empirica emergente tra gli agronomi: linnalzamento sopra la media termica di un grado Celsius causa una riduzione del 10% nei raccolti di frumento, riso e mais. La rilevazione dellIRRI concorda con altri recenti progetti di ricerca. Si quindi concluso che laumento della temperatura legato al surriscaldamento globale render sempre pi difficile nutrire la popolazione in crescita del pianeta. Il periodo pi delicato del ciclo vitale delle piante quello dellimpollinazione. Tra le tre principali colture alimentari di base del mondo, il riso, il grano e il mais, questultimo particolarmente vulnerabile. Per la riproduzione del mais, il polline deve cadere dalle barbe sui filamenti che
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emergono dalla fine di ogni chicco. Ognuno di questi fili attaccato al sito di un seme posto sulla pannocchia. Il seme si sviluppa quando un granello di polline scivola lungo il filamento e quindi migra verso questo sito. Quando le temperature sono troppo elevate, i filamenti si essiccano troppo velocemente, diventando marroni, e non sono in grado di effettuare la loro parte nel processo di fecondazione. Gli effetti della temperatura sullimpollinazione del riso sono stati studiati in dettaglio nelle Filippine. I ricercatori affermano che limpollinazione passa dal 100% a 34 C a una percentuale prossima allo zero a 40 C, causando la perdita della coltura. Le elevate temperature provocano anche la disidratazione delle piante. Quando le foglie del mais si arricciano per ridurre lesposizione al sole, anche la fotosintesi diminuisce. E quando gli stomi sul lato inferiore delle foglie si chiudono per limitare le perdite dacqua, si riduce anche lassorbimento di CO2, riducendo la normale funzione fotosintetica. Il mais, che in condizioni ideali straordinariamente produttivo, a temperature elevate va incontro a uno shock termico. Moltissimi modelli climatici mondiali dimostrano che allaumentare della temperatura, alcune parti del mondo diventeranno pi esposte alla siccit. Gli Stati Uniti sud-occidentali e la regione africana del Sahel sono due delle zone dove il calore, unito alla siccit, possono rivelarsi letali. Il Sahel una vasta regione simile alla savana che si estende attraversando lAfrica, dalla Mauritania e dal Senegal a ovest, fino al Sudan, allEtiopia e alla Somalia a est, e risente gi delle elevate temperature e delle disastrose siccit che si abbattono periodicamente in questa zona, dato che labituale scarsa piovosit va riducendosi ulteriormente. La diminuzione delle piogge e laumento della temperatura sono una minaccia per la sopravvivenza di milioni di persone che popolano questa regione. Per loro il tempo sta per scadere. Cary Fowler, direttore del Global Crop Diversity Trust, afferma: Se aspettiamo che sia troppo caldo per coltivare il granoturco nel Ciad e nel Mali, allora sar troppo tardi per evitare un disastro che senzombra di dubbio potrebbe destabilizzare pi che unintera regione.

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3.5 Il declino del petrolio e del carbone

I cambiamenti climatici costituiscono una minaccia senza precedenti per la nostra civilt. Una politica energetica improntata al business as usual, che non prevede decisi cambiamenti di tendenza, non pi una scelta possibile. Il punto : siamo in grado di attuare una transizione rapida dai combustibili fossili alle energie rinnovabili? Se aspetteremo che siano i cambiamenti climatici su vasta scala a obbligarci al cambiamento, potrebbe essere troppo tardi. Per quanto riguarda il petrolio, i limiti geologici stanno causando il declino della produzione in molti dei paesi produttori. Di pari passo allesaurimento del petrolio emergono le preoccupazioni relative alla sicurezza nei paesi importatori, dato che gran parte della produzione avviene nella regione politicamente instabile del Golfo Persico. Per gli Stati Uniti, che importano il 60% del petrolio e la cui forza lavoro si sposta per l88% in auto, questa non una questione secondaria. Ridurre i consumi di petrolio non affatto inverosimile. Per numerose ragioni, tra le quali il prezzo record della benzina, nel 2008 il consumo di petrolio negli Stati Uniti, che il paese nel mondo che ne usa di pi, calato del 6%. Questa diminuzione sembra stia continuando nel 2009, mano a mano che gli automobilisti passano ai trasporti pubblici, alla bicicletta e ad automobili pi efficienti. Le previsioni geologiche in merito al futuro degli approvvigionamenti petroliferi sono gi scritte a chiare lettere. Le scoperte di petrolio convenzionale ammontano a circa 2.000 miliardi di barili, di cui mille sono gi stati estratti. Queste cifre da sole per perdono di vista una questione fondamentale. Come fa notare lanalista Michael Klare, esperto in sicurezza internazionale, i primi mille miliardi di barili sono stati petrolio di facile estraibilit, petrolio che si trovava sulle coste o in prossimit di esse; vicino alla superficie o concentrato in grandi giacimenti; estratto insomma in luoghi ospitali, sicuri e facili da raggiungere. Laltra met, dice Klare, petrolio difficile, che si trova in fondo alloceano o seppellito nelle viscere della Terra; disperso in giacimenti piccoli e difficili da scovare; che deve essere importato da zone scomode, politicamente instabili o pericolose. Unaltra indicazione sul futuro della produzione di petrolio il comportamento stesso delle maggiori compagnie petrolifere. Tanto per cominciare, la produzione totale delle otto principali compagnie indipendenti ha gi raggiunto il picco e sta diminuendo. Ciononostante, non si assistito a grandi incrementi nellesplorazione e nello sviluppo. Ci suggerisce che le compagnie petrolifere siano in linea con quanto affermano i geologi petroliferi, ovvero che nel mondo intero sia stato gi scoperto il 95% di tutto il petrolio totale. Lintero pianeta stato gi scandagliato con metodiche di tipo sismico e tutti i dati esaminati, afferma il geologo indipendente Colin Campbel. Negli ultimi trentanni le conoscenze geologiche sono migliorate immensamente ed quindi praticamente impossibile che esistano dei giacimenti rilevanti che non siano ancora stati scoperti. Matt Simmons, un importante investitore petrolifero, afferma a proposito dei nuovi giacimenti: Abbiamo esaurito i progetti davvero promettenti. Non una questione di soldi... se le compagnie petrolifere avessero in cantiere fantastici progetti, sarebbero l fuori a sviluppare nuovi giacimenti petroliferi. Walter Youngquist e A. M. Samsam Bakhtiari dellIranian National Oil Company hanno entrambi previsto che la produzione mondiale avrebbe raggiunto il picco nel 2007.
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Un ulteriore sistema per prevedere la produzione petrolifera consiste semplicemente nel guardare let dei maggiori giacimenti. Tra i 20 pi grandi mai scoperti, 18 lo furono tra il 1917 (Bolivar in Venezuela) e il 1968 (Shaybah in Arabia Saudita). Le due scoperte pi recenti, Cantarell in Messico e il giacimento di Baghdad East in Iraq, furono effettuate negli anni Settanta, ma nessunaltra si verificata in seguito. N il bacino di Kashagan, scoperto nel Mar Caspio nel 2000, n quello del Tupi, trovato in Brasile nel 2006, due giacimenti di dimensioni comunque significative, rientrano nella lista dei primi 20 del mondo. Controbilanciare linvecchiamento e il declino dei maggiori giacimenti petroliferi con nuove scoperte e tecnologie estrattive pi avanzate un compito che sta diventando via via sempre pi difficile. La notizia clamorosa del 2008 stato lannuncio da parte della Russia, principale produttrice di petrolio negli ultimi anni, di aver raggiunto il picco produttivo nel corso degli ultimi mesi del 2007 e che quindi da allora in poi ne sarebbe conseguito un calo. I dati raccolti fino a met del 2009 confermano questa diminuzione, a sostegno di coloro che ritengono che sia gi stato raggiunto il picco della produzione petrolifera mondiale. A parte il greggio convenzionale, che pu essere agevolmente pompato in superficie, grandi quantit di petrolio sono presenti nelle sabbie bituminose e possono essere prodotte dagli scisti bituminosi. Il deposito di sabbie bituminose di Athabasca in Alberta, Canada, potrebbe racchiudere 1.800 miliardi di barili, dei quali comunque solamente circa 300 miliardi sarebbero sfruttabili. Anche il Venezuela possiede vasti depositi di petrolio super pesante, stimati in 1.200 miliardi di barili, dei quali ne sono utilizzabili forse un terzo. Gli scisti bituminosi presenti nelle zone degli Stati Uniti del Colorado, Wyoming e Utah, contengono grandi quantit di kerogene, un materiale organico che pu essere trasformato in petrolio e gas. Nei tardi anni Settanta, gli Stati Uniti si sono molto impegnati nello sfruttamento degli scisti bituminosi sul versante occidentale delle Montagne Rocciose in Colorado. Quando le quotazioni del petrolio calarono nel 1982, lindustria legata a questo tipo di estrazione ebbe un tracollo. LExxon si ritir dal suo progetto da 5 miliardi di dollari e le altre compagnie fecero altrettanto. Lunico progetto che sta andando avanti quello relativo alle sabbie bituminose nella provincia di Alberta in Canada. Iniziato nei primi anni Ottanta, nel 2008 ha prodotto 1,3 milioni di barili al giorno, sufficienti a soddisfare quasi il 7% dellattuale fabbisogno statunitense. Il petrolio prodotto dalle sabbie bituminose non economico e diventa redditizio solo quando il prezzo del greggio pari a 70 dollari a barile e tra gli esperti qualcuno afferma che per stimolare nuovi investimenti in questo settore il prezzo dovrebbe raggiungere i 90 dollari al barile. Si va diffondendo il dubbio che lestrazione di petrolio dalle sabbie bituminose e dagli scisti bituminosi non sia conveniente, tenendo conto anche dei molti effetti negativi, non ultimi gli sconvolgimenti climatici. Infatti, per ricavare il petrolio dalle sabbie bituminose bisogna cuocere la sabbia per separarla dal greggio, con il risultato che le emissioni di anidride carbonica derivanti da questo tipo di lavorazione sono tre volte superiori a quelle dellestrazione convenzionale. Come osserva lanalista petrolifero Richard Heinberg, attualmente per ricavare un barile di petrolio si devono scavare due tonnellate di sabbia. Inoltre, la quantit dacqua necessaria per estrarre il petrolio da sabbie o scisti bituminosi pu essere davvero proibitiva, specialmente negli Stati Uniti occidentali, dove di fatto tutta lacqua gi riservata ad altri usi. Considerando quindi le emissioni di anidride carbonica, la richiesta idrica, linquinamento locale delle acque e la distruzione ambientale
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complessiva derivante dalla lavorazione di miliardi di tonnellate di sabbie o scisti bituminosi, la civilt si manterrebbe in uno stato migliore di salute se questo petrolio fosse semplicemente lasciato sotto terra. La diminuzione mondiale della produzione di carbone non invece cos imminente, ma qualsiasi strategia per stabilizzare il clima deve per forza porre come prioritaria la sua eliminazione graduale. Il carbone infatti, per ogni unit di energia prodotta, rilascia il doppio delle emissioni di CO2 rispetto al gas naturale e una volta e mezza rispetto al petrolio. Il carbone inoltre il combustibile pi dannoso per la salute umana: il black lung disease (la silicosi) fin troppo comune tra i minatori di carbone. Inoltre, si stima che ogni anno muoiano circa 3 milioni di persone (pi di 8.000 al giorno) a causa dellaria inquinata in gran parte dalla combustione del carbone, la quale anche la principale fonte di inquinamento da mercurio, una potente neurotossina particolarmente dannosa per i bambini. Il mercurio emesso dalle ciminiere che bruciano carbone va letteralmente a ricoprire le superfici terrestri e acquatiche. Praticamente in tutti gli stati nordamericani vige lavvertenza di non mangiare troppo pesce che arriva dalle acque dolci di laghi e corsi dacqua a causa del contenuto pericolosamente elevato di mercurio. In Cina, dove il cancro oggigiorno la principale causa di decesso, linquinamento da carbone diventato un fenomeno sempre pi preoccupante. Unindagine pubblicata nel 2007, condotta dal Ministero della Sanit in 30 citt e 78 contee, ha rivelato unondata crescente di casi di cancro. La popolazione di quelli che vengono soprannominati villaggi del cancro letteralmente decimata da questa malattia. Il carbone solo una parte del problema, ma in un paese dove si andava costruendo una nuova centrale a carbone alla settimana, rappresenta una parte statisticamente significativa. La nuova realt che la Cina diventa ogni anno pi ricca e pi malata. La classe dirigente cinese sempre pi preoccupata non solo dallepidemia di cancro, ma anche dal brusco aumento dei difetti congeniti. La preoccupazione per gli effetti che la combustione del carbone pu avere sulla salute aiutano anche a spiegare perch la Cina stia dando grande impulso allenergia eolica e solare, tanto che prevede di diventare presto il leader mondiale in entrambi i settori. Un segnale dei cambiamenti in atto in Cina arrivato quando il New York Times ha riportato, a luglio del 2009, che il Ministero per la Protezione ambientale ha temporaneamente proibito a tre delle cinque maggiori aziende produttrici di energia di costruire centrali elettriche a carbone perch non avevano rispettato le normative ambientali in quelle gi esistenti. unazione importante per la Cina, che non avrebbe avuto luogo senza lapprovazione dei piani alti. Inoltre, affianco allesagerato contributo che fornisce al dissesto climatico e ai danni per la salute umana, il carbone anche quello pi facile da sostituire tra i tre combustibili fossili. Infatti, lelettricit sempre tale, sia che venga prodotta da impianti a carbone, sia che provenga da parchi eolici, impianti solari o geotermici. Al contrario, sostituire il petrolio pi complicato perch presente in maniera pervasiva nelleconomia. Il terzo dei combustibili fossili, ovvero il gas naturale, produce solo il 19% delle emissioni di CO2 provenienti da combustibili non rinnovabili. Poich responsabile delle emissioni di CO2 in misura molto minore rispetto al carbone e ha una combustione pi pulita del petrolio, sta prendendo piede come combustibile di transizione nel periodo di passaggio dai combustibili fossili alle fonti di
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energia rinnovabile. Anche il consumo di gas andr incontro in futuro a una riduzione, anche se questo non avverr cos velocemente come con il carbone.

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3.6 Una sfida senza precedenti

La nostra civilt, agli albori del XXI secolo, si trova ad affrontare una sfida senza precedenti nel dover simultaneamente stabilizzare il clima e la popolazione, eradicare la povert e ripristinare gli ecosistemi naturali del pianeta. Rispondere a questi problemi sar arduo, ma ci siamo messi con le nostre stesse mani in una situazione nella quale dobbiamo affrontare ognuna di queste singole sfide in maniera risolutiva e contemporanea, data la loro reciproca interconnessione. E la sicurezza alimentare dipende dal raggiungimento di tutti e quattro questi obiettivi. Il Piano B non prevede compromessi. Allintensificarsi della pressione politica causata dai cambiamenti climatici e della penuria di cibo e petrolio, in aumento il numero di stati che rischiano il tracollo. Inoltre emergono pericolosi segnali che indicano che in via di indebolimento quel solido meccanismo di cooperazione internazionale nato dopo la seconda guerra mondiale e sul quale si basato il progresso economico mondiale. Ad esempio, la preoccupazione per laccesso alle risorse petrolifere ha spinto gli Stati Uniti a dirottare parte del proprio raccolto di cereali nella produzione di carburante per autotrazione, incuranti degli effetti che avrebbe avuto sul prezzo mondiale del cibo e sui consumatori con un basso reddito. In tempi pi recenti abbiamo visto come i paesi esportatori di cereali, allo schizzare in alto dei prezzi, hanno ristretto o vietato lesportazione per tenere sotto controllo laumento interno dei costi dei generi alimentari, provocando cos un senso di insicurezza nei paesi importatori che hanno perso fiducia nel mercato per soddisfare i propri bisogni. I pi benestanti di questi hanno iniziato a comprare o a prendere in affitto enormi distese di suolo in altri paesi, molti dei quali con disponibilit limitata di terra e gi provati dalla fame. Come fare per capovolgere questa tendenza che porta ogni paese a erigere barriere piuttosto che lavorare insieme per il bene comune? Il Piano B plasmato dalla pressante necessit di fermare laumento della concentrazione atmosferica di CO2, invertire la tendenza al declino della sicurezza alimentare e fare in modo che si accorci la lista degli stati in crisi. Per definire lobiettivo climatico del taglio dell80% entro il 2020 della quantit netta di anidride carbonica immessa in atmosfera, non ci siamo posti domande su quale sia la percentuale politicamente percorribile. Ci siamo piuttosto interrogati di quanto e quanto velocemente dobbiamo ridurre queste emissioni se vogliamo avere una possibilit ragionevole di salvare la calotta della Groenlandia ed evitare un aumento del livello dei mari politicamente destabilizzante. Quanto rapidamente dobbiamo tagliare le emissioni se vogliamo salvare almeno i ghiacciai pi grandi dellHimalaya e dellaltopiano tibetano, che funzionando da riserva di acqua permettono nella stagione arida lirrigazione dei campi di frumento e di riso in India e Cina? Per quel che riguarda lenergia, il nostro obiettivo la chiusura di tutti gli impianti a carbone entro il 2020, sostituendoli in gran parte con parchi eolici. Nelleconomia del Piano B il sistema dei trasporti verr convertito alla trazione elettrica, con un massiccio passaggio sia ai veicoli ibridi plug-in, sia alle automobili mosse dalla sola trazione elettrica, sia a infrastrutture ferroviarie intercittadine ad alta velocit. Nel mondo del Piano B infine, le citt sono progettate a misura duomo, non di automobile. Il Piano B non modellato su ci che abbiamo fatto finora, ma su ci che dobbiamo fare nel futuro. Offriamo una visione di come potrebbe essere quel futuro, elenchiamo i passaggi intermedi e una
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tabella di marcia per realizzarli. Il Piano B non basato sul quel sistema di pensiero convenzionale che lo stesso che ci ha portato ad avere questi problemi. Per uscirne necessario un altro modo di pensare, delle nuove coordinate concettuali. Ovviamente il Piano B ambizioso e ad alcuni sembrer irrealizzabile. Nel maggio del 2009 Paul Hawken, imprenditore e ambientalista, riconoscendo lenormit della sfida che il mondo deve affrontare, ha suggerito ai laureati dellUniversit di Portland: Non lasciatevi scoraggiare da coloro che pretendono di sapere cosa non possibile. Fate quel che necessario fare e solo dopo che avrete finito potrete verificare se era davvero impossibile realizzarlo.

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4. STABILIZZARE IL CLIMA: UNA RIVOLUZIONE NELL'EFFICIENZA ENERGETICA

Il mondo si trova al principio di due rivoluzioni energetiche. La prima rivoluzione una transizione verso le nuove tecnologie ad alta efficienza che sono gi disponibili sul mercato. Le possibilit pi ampie per il risparmio energetico sono rappresentate dal passaggio a soluzioni tecnologiche ben pi efficienti di quelle che ancora usiamo e che sono vecchie pi di un secolo. Casi emblematici sono la lampadina a incandescenza e i motori a combustione interna. Le lampadine a incandescenza sono in via di completa sostituzione con le lampade fluorescenti compatte (LFC), che utilizzano un quarto dellenergia elettrica. Un contributo maggiore potr avvenire dal passaggio ai diodi a emissione luminosa (LED) che sono capaci di risparmiare met dellenergia rispetto alle lampade fluorescenti compatte e che si stanno affacciando sul mercato. Inoltre, i pi avanzati prototipi di auto ibrida plugin, ovvero in grado di ricaricarsi dalla rete elettrica, utilizzano solo un quinto del carburante rispetto a un auto media presente sul mercato attuale degli stati Uniti. La seconda rivoluzione energetica gi iniziata e sta progredendo rapidamente verso labbandono delleconomia basata sul petrolio, il carbone e il gas naturale in direzione di un modello alimentato da vento, sole ed energia geotermica. In Europa, i nuovi impianti di produzione elettrica da energia eolica, solare e altre fonti rinnovabili ad oggi superano di gran lunga le nuove installazioni che dipendono dalle fonti fossili. Negli Stati Uniti, la nuova potenza installata nel 2008 fornita dalleolico pari a 8.400 megawatt e ha surclassato le nuove installazioni a carbone corrispondenti a 1.400 megawatt. Il nucleare anchesso in declino. Nel mondo nel corso del 2008 la capacit generativa nucleare diminuita, mentre quella eolica aumentata di 27 mila megawatt, energia sufficiente per 8 milioni di abitazioni americane. Il mondo sta cambiando in fretta. Questo capitolo comincia con una breve descrizione dellobiettivo che si pone il Piano B, la riduzione delle emissioni nette di anidride carbonica, mentre successivamente illustra nel dettaglio le componenti della prima rivoluzione, le componenti utili allincremento dellefficienza energetica mondiale. Il capitolo 5 descrive la transizione verso uneconomia alimentata principalmente da energia eolica, solare e geotermica. La realizzazione del Piano B passa attraverso una riduzione dell80% delle emissioni nette di anidride carbonica entro il 2020. Ci manterrebbe i livelli di CO2 atmosferica entro il limite delle 400 parti per milione (ppm), un solo modesto incremento rispetto alle 386 ppm del 2008. Questo processo pone le basi per la riduzione delle concentrazioni di CO2 a 350 ppm, il limite che James Hansen e altri climatologi ritengono sia necessario per evitare pericolosi cambiamenti climatici. Manterr inoltre entro i valori minimi i futuri aumenti della temperatura. Una ristrutturazione cos profonda delleconomia, in tempo per evitare lo stravolgimento catastrofico del clima, sar estremamente impegnativa, ma come possiamo guardare alla prossima generazione se non proviamo a farlo? Il processo di ristrutturazione delleconomia energetica globale attualmente influenzato da una serie di problematiche, alcune di lunga data e altre recenti. Tra le prime troviamo la preoccupazione crescente nei confronti dei cambiamenti climatici, un aumento del senso di insicurezza riguardante gli approvvigionamenti petroliferi, lincremento dei
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prezzi dei combustibili fossili unito a una loro sempre maggiore instabilit e le ricadute economiche dovute allimportazione di petrolio. Per quanto riguarda gli accadimenti recenti, la crisi economica globale e il numero record di giovani che fanno il loro ingresso nel mercato del lavoro nei paesi emergenti hanno spostato lattenzione sul fatto che le nuove politiche energetiche sono anche un obiettivo adatto alla creazione di lavoro. Il miglioramento dellefficienza energetica e lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili sono entrambi attivit che necessitano di forza lavoro in quantit molto maggiori rispetto alla combustione delle fonti fossili. A ci si aggiunge la consapevolezza che i paesi e le aziende che si pongono allavanguardia nello sviluppo di queste nuove tecnologie energetiche avranno un forte vantaggio competitivo sui mercati mondiali. La componente energetica del Piano B di facile comprensione: ci si propone di aumentare lefficienza energetica mondiale in quantit sufficiente perlomeno a compensare tutti gli aumenti previsti della richiesta di energia da adesso al 2020. Ma in aggiunta a ci, si prevede di sostituire con lenergia eolica, solare e geotermica e altre fonti rinnovabili, gran parte dellenergia prodotta oggi da petrolio, carbone e gas naturale. Di fatto, il Piano B delinea la transizione dai combustibili fossili alle fonti di energia rinnovabile per lanno 2020. Difficile? S. Impossibile? Niente affatto! Stephen Pacala e Robert Socolow, presso la Princeton University, posero le premesse al Piano B quando nel 2004 pubblicarono un articolo su Science che dimostr come le emissioni annuali di anidride carbonica da fonti fossili potrebbero essere mantenute a 7 miliardi di tonnellate invece di farle aumentare a 14 miliardi nei prossimi 50 anni, come attualmente previsto nel caso dovessimo conservare il nostro attuale modello di sviluppo economico. Il loro obiettivo consisteva nel limitare le concentrazioni atmosferiche di CO2, allora vicine alle 375 ppm, entro le 500 ppm. Pacala e Socolow descrissero 15 tecnologie collaudate, compresi laumento dellefficienza e nuova energia da varie fonti rinnovabili, ciascuna delle quali avrebbe potuto ridurre le emissioni di carbonio di un miliardo di tonnellate annue entro il 2054. Combinando insieme sette di una qualunque di queste tecnologie possibile impedire lincremento delle emissioni di carbonio da oggi al 2054. Successivamente, teorizzarono che il progresso tecnologico avrebbe permesso di portare le emissioni a 2 miliardi di tonnellate entro il 2104, un livello tale da poter essere gestito semplicemente attraverso lassorbimento del carbonio allinterno del suolo e degli oceani. Lesercizio di Pacala/Socolow non era n un piano e neanche una proiezione, ma una concettualizzazione straordinariamente utile agli analisti per ragionare sulle future interrelazioni tra energia e clima. Quello attuale il momento storico nel quale bisogna scegliere le tecnologie energetiche pi promettenti e strutturare un piano concreto per tagliare le emissioni di carbonio. E poich il clima sta cambiando pi velocemente di quanto fosse stato previsto persino pochi anni fa, crediamo che il mondo abbia bisogno di bloccare laumento dei livelli di anidride carbonica non a 500 ppm per il 2054, ma a 400 ppm entro il 2020. Iniziamo con lanalizzare quali siano le enormi potenzialit nellaumento dellefficienza energetica nel settore dellilluminotecnica.
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4.1 Una rivoluzione nellilluminotecnica

Dato che il settore dellilluminazione si trova sullorlo di una spettacolare rivoluzione basata su nuove tecnologie, probabilmente la strada pi rapida ed economicamente conveniente per ridurre a livello planetario luso di energia semplicemente quella di sostituire le lampadine. Il primo progresso ottenuto in questo campo giunto con le lampadine fluorescenti compatte (LFC), che consumano il 75% in meno di energia delle vecchie e inefficienti tradizionali lampadine a incandescenza ancora oggi largamente usate. Rimpiazzarle con le lampade fluorescenti compatte pu ridurre di tre quarti lelettricit usata per lilluminazione. Lungo il suo arco di vita, ogni lampada fluorescente compatta standard di potenza pari a 13 watt riduce la bolletta di circa 30 dollari. Nonostante una lampada fluorescente compatta possa costare il doppio rispetto alle lampadine tradizionali, essa durer 10 volte tanto. Ognuna di queste lampadine, durante la sua vita, permette di ridurre il fabbisogno di energia pari a 90 chilogrammi di carbone. Come riferimento, lenergia risparmiata dal rimpiazzo di una lampadina a incandescenza da 100 watt con una equivalente lampada fluorescente compatta nellintero arco di funzionamento sufficiente a spingere una Toyota Prius ibrida da New York a San Francisco. La produzione di lampade fluorescenti compatte in Cina, che copre l85% del totale mondiale, balzata da 750 milioni di unit nel 2001 ai 2,4 miliardi nel 2006. Le vendite negli Stati Uniti sono aumentate dai 21 milioni di lampade fluorescenti compatte nel 2000, ai 397 milioni del 2007. Degli stimati 4,7 miliardi di punti luce negli Stati Uniti, oggi circa un miliardo usa lampade fluorescenti compatte. Il mondo si sta indirizzando verso una svolta legislativa diretta alla sostituzione completa delle lampadine inefficienti. Nel febbraio 2007, lAustralia ha annunciato di voler progressivamente sospendere la vendita delle incandescenti per il 2010, sostituendole con lampade fluorescenti compatte. Successivamente seguito il Canada con un obiettivo simile per il 2012. Allinizio del 2009, lUnione Europea ha approvato un programma per la sospensione della vendita delle lampadine incandescenti, capace di far risparmiare ogni anno tra i 25 e i 50 euro al consumatore europeo. Il Brasile, colpito da un deficit energetico tra il 2000 e il 2002, ha reagito con un ambizioso programma di sostituzione delle lampadine a incandescenza con le fluorescenti compatte. Il risultato che oggi si stima ne facciano uso la met dei punti luce in Brasile. Nel 2007, la Cina, in collaborazione con il Global Environment Facility, ha annunciato un programma di sostituzione completa entro un decennio delle lampadine a incandescenza con sistemi dilluminazione pi efficienti. Anche lIndia sta pianificano leliminazione progressiva delle lampadine a incandescenza entro il 2012. I rivenditori stanno partecipando a questo cambiamento. Wal-Mart, la pi grande catena di negozi al mondo, ha lanciato nel 2007 unambiziosa campagna promozionale per portare le proprie vendite totali di lampadine fluorescenti sul mercato statunitense a oltre 260 milioni di pezzi. Currys, la maggiore catena di rivenditori di materiale elettrico in Gran Bretagna, andata anche oltre interrompendo la vendita delle lampadine a incandescenza nel 2007.
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Per gli uffici, i centri commerciali e le industrie, dove i neon sono molto diffusi, la via del risparmio energetico consiste nella loro sostituzione con modelli pi avanzati, anche pi efficienti delle lampade compatte. Dal momento per che i neon hanno un ciclo di vita molto lungo, molti di quelli utilizzati si affidano ancora a una tecnologia vecchia, con una minore efficienza energetica. Un altro progresso di grande importanza nellilluminotecnica il diodo a emissione luminosa (LED), che utilizza fino all85% in meno di elettricit rispetto alle lampadine a incandescenza. Nonostante i LED siano lultima frontiera nellefficienza luminosa, presentano un costo ancora elevato per la maggior parte degli impieghi. Essi stanno comunque rapidamente conquistando quota in numerosi mercati di nicchia, come ad esempio lilluminazione semaforica, dove attualmente coprono il 52% del mercato statunitense, e lilluminazione della segnalazione delle vie duscita negli edifici, per la quale hanno raggiunto l88% delle vendite negli Stati Uniti. La citt di New York ha sostituito le lampadine a incandescenza con i LED in molti semafori, abbattendo i costi energetici e di manutenzione di 6 milioni di dollari annui. Allinizio del 2009, il sindaco di Los Angeles Antonio Villaraigosa ha comunicato che la citt avrebbe rimpiazzato i suoi 140 mila lampioni stradali con LED, facendo risparmiare ai contribuenti 48 milioni di dollari nei prossimi sette anni. La riduzione nelle emissioni di anidride carbonica che deriva da questi interventi equivale a levare dalla strada 7.000 autoveicoli. Anche le universit stanno partecipando. LUniversit di California-Davis ha dato il via alla Smart Lighting Initiative. Uno dei suoi primi progetti a concretizzarsi stato la sostituzione di tutte le lampadine in un parcheggio del campus con i LED, riducendo drasticamente i consumi elettrici. Il successo delliniziativa si evoluto nel LED University, un progetto con lobiettivo di diffondere questa tecnologia. Tra i primi ad aver adottato lidea troviamo: lUniversit di California-Santa Barbara, il Politecnico Universitario di Tianjin in Cina e lUniversit dellArkansas. I LED offrono un altro grande vantaggio economico. Mentre le lampade fluorescenti compatte durano 10 volte di pi di quelle a incandescenza, i LED arrivano a 50 volte tanto. Infatti, un tipico LED installato al momento della nascita di un bambino funzioner ancora quando il giovane terminer gli studi universitari. I risparmi per le imprese commerciali, sia per le bollette elettriche basse che per la quasi totale eliminazione dei costi di manutenzione, compensano largamente i maggiori costi iniziali. Oltre che con la sostituzione delle lampadine, lenergia pu essere risparmiata semplicemente spegnendo le luci quando non vengono utilizzate. Ci sono numerose tecnologie per farlo, compresi i sensori di movimento che spengono le luci negli uffici quando non c nessuno, ma anche nei soggiorni, nei bagni, nei corridoi e nelle trombe delle scale. Sensori e potenziometri possono anche essere usati negli ambienti interni per sfruttare la luce naturale in modo da contenere limpiego dellilluminazione artificiale. Nelle citt i potenziometri possono essere utili pure nella riduzione dellintensit delle luci nelle strade. A conti fatti queste tecnologie intelligenti applicate allilluminazione portano il consumo dei LED a meno del 10% di quanto non richieda una lampadina a incandescenza. Per riassumere, il passaggio alle lampade fluorescenti compatte nelle abitazioni, alle tecnologie pi avanzate per i neon negli uffici, nei centri commerciali e nelle fabbriche, e ai LED per i semafori potrebbe ridurre la quota del consumo elettrico mondiale utilizzata per lilluminazione, dal 19 attuale al 7%. Ci permetterebbe di risparmiare tanta elettricit da poter chiudere 705 delle 2.670 centrali a
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carbone nel mondo. Qualora il costo elevato dei LED scendesse pi rapidamente di quanto previsto, rendendo possibile unadozione di massa, i guadagni derivanti dallefficienza nellilluminazione sarebbero ancora pi consistenti del previsto. In un mondo che si trova davanti, ormai quotidianamente, a nuove dimostrazioni del cambiamento climatico e dei suoi effetti, occorre una rapida e decisiva vittoria nella lotta al taglio delle emissioni di anidride carbonica e alla stabilizzazione del clima. Un passaggio veloce alle pi efficienti tecnologie nellilluminazione permetterebbe proprio questa vittoria, dando il via a una spinta ancora pi consistente nella stabilizzazione del clima.

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4.2 Apparecchiature elettriche energeticamente efficienti

Cos come le lampade fluorescenti compatte permettono notevoli risparmi di energia elettrica rispetto a quelle a incandescenza, vi sono simili differenze di rendimento per molti elettrodomestici, come ad esempio i frigoriferi. LEnergy Policy Act del 2005 negli Stati Uniti fu concepito proprio per sfruttare alcuni di questi potenziali di risparmio, innalzando gli standard di efficienza degli elettrodomestici tanto da poter chiudere 29 centrali elettriche a carbone. Altre disposizioni della legge come incentivi fiscali per incoraggiare ladozione di tecnologie a efficienza energetica, il passaggio a un maggior quantitativo di produzione combinata di energia elettrica e calore (cogenerazione), ladozione di tariffe elettriche a fasce orarie (una misura che scoragger lutilizzo dellelettricit non necessaria nelle ore di picco della domanda) dovrebbero ridurre la domanda in modo tale da evitare la costruzione di altre 37 centrali a carbone. Gli standard di efficienza degli apparecchi elettrici e altri interventi legislativi contribuiranno in misura sostanziale anche alla contrazione del consumo di gas naturale. Tutte insieme, queste misure sono progettate per ridurre nel 2020 i consumi elettrici e di gas del settore residenziale di oltre 20 miliardi di dollari. Sebbene il Congresso degli Stati Uniti abbia approvato leggi mirate a innalzare lefficienza di circa 30 categorie di apparecchi domestici e industriali (dai frigoriferi ai motori di taglia industriale) il Department of Energy (DOE) ha omesso per molti anni la pubblicazione degli standard di riferimento necessari allapplicazione della legge. A fine di porre rimedio a questa situazione, solo pochi giorni dopo linsediamento, il Presidente Barack Obama ha ordinato al DOE di redigere la regolamentazione per rendere operativa la legge. Nel campo degli elettrodomestici, in Cina che si svolge la sfida maggiore. Nel 1980 le industrie cinesi hanno prodotto solo 50 mila frigoriferi, e quasi tutti per uso nazionale; nel 2008 sono stati assemblati 48 milioni di frigoriferi, 90 milioni di tv a colori, 42 milioni di lavatrici, molti dei quali per esportazione. La penetrazione di mercato di questi moderni apparecchi nei contesti urbani della Cina attualmente gi simile a quella dei paesi industrializzati: ogni 100 abitazioni vi sono 138 tv a colori, 97 lavatrici e 88 condizionatori daria. Persino nelle aree rurali troviamo tv a colori nel 95% delle case e lavabiancheria nel 46%. La fenomenale crescita della domanda di elettrodomestici in Cina, unita allo straordinario sviluppo industriale, ha fatto aumentare di undici volte il livello dei consumi nazionali di elettricit dal 1980 al 2007. Nonostante la Cina abbia definito fin dal 2005 degli standard per la maggior parte degli elettrodomestici, questi non sono ancora strettamente applicati. Laltra maggiore concentrazione di elettrodomestici nellUnione Europea, dove risiedono 495 milioni di persone. Greenpeace fa notare che nonostante gli europei consumino mediamente la met di energia elettrica rispetto agli americani, essi hanno anche grandi margini di riduzione dei consumi. Ad esempio, un frigorifero europeo consuma a malapena la met di uno americano, ma il modello pi efficiente sul mercato internazionale consuma oggi solo un quarto rispetto a un tipico frigorifero europeo. Vi pertanto un grande margine di miglioramento.
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Ma il percorso dellefficienza non finisce qui, visto che linnovazione tecnologica ne aumenta continuamente il potenziale. Il Top Runner Program giapponese il sistema pi dinamico al mondo per aggiornare gli standard di efficienza degli elettrodomestici. In questo sistema, il modello con le migliori performance di oggi impone lo standard di ci che potr esser venduto domani. In questo modo, dalla fine degli anni Novanta alla fine del 2007, il Giappone ha migliorato gli standard di efficienza degli elettrodomestici, a seconda del tipo, per valori oscillanti dal 15 all83%. Questo processo in permanente evoluzione poich sfrutta i miglioramenti tecnologici nel campo dellefficienza energetica. Un rapporto del 2008 indica che il Top Runner Program sta superando le gi ambiziose aspettative, per tutti gli apparecchi e spesso con un ampio margine. In unanalisi del potenziale di risparmio energetico al 2030 a seconda del tipo di apparecchio, lOrganizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) pone in cima alla lista il consumo per lo stand-by, presente anche quando le apparecchiature non sono operative. Lelettricit usata nel mondo dagli apparecchi nella modalit di stand-by arriva fino al 10% dei consumi elettrici totali. A livello di singola unit abitativa, nei paesi dellOCSE lenergia assorbita dallo stand-by si aggira sui 30 watt mentre negli Usa e in Nuova Zelanda va oltre i 100 watt. Visto che questa energia elettrica viene richiesta lungo lintero arco della giornata, anche se si tratta di un wattaggio basso, il consumo totale risulta consistente. Alcuni governi hanno limitato a un watt per apparecchio i valori di potenza di stand-by di televisori, computer, forni a microonde, lettori CD e DVD e cos via. La Corea del Sud, ad esempio, ha programmato di arrivare al valore di un watt per molti tipi di apparecchi entro il 2010. LAustralia si prefigge lo stesso obiettivo entro il 2012 per quasi tutte le apparecchiature. Uno studio statunitense ha stimato che approssimativamente il 5% della domanda residenziale di elettricit da attribuire alle apparecchiature in stand-by. Se questo valore dovesse scendere dell1%, cosa che potrebbe essere fatta facilmente, si avrebbe una riduzione della domanda tale da evitare la costruzione di 17 centrali a carbone. Se la Cina dovesse ridurre i suoi sprechi si potrebbe evitare la costruzione di un numero ancora maggiore di centrali. Una sfida per lefficienza si recentemente affacciata con linvasione sul mercato di televisori dotati di ampio schermo piatto che facilmente consumano il doppio dellenergia di quelli tradizionali a tubo catodico. Se lo schermo piatto un modello al plasma molto grande, pu arrivare a utilizzare il quadruplo dellelettricit. Nel Regno Unito, alcuni membri del Consiglio dei ministri stanno proponendo il bando degli energivori televisori piatti al plasma. La California sta pensando di ridurre il consumo elettrico di tutti i nuovi televisori di un terzo entro il 2011 e del 49% per il 2013. I consumatori spesso non acquistano il modello pi energeticamente efficiente a causa del pi alto costo iniziale, sebbene questo venga ampiamente ripagato dai ridotti costi operativi lungo il suo arco di vita. Se, invece, venisse presa in considerazione una carbon tax che riflettesse il costo del cambiamento climatico, gli elettrodomestici pi efficienti diventerebbero molto pi convenienti economicamente. Lobbligo di esporre unetichettatura indicante i consumi energetici aiuterebbe i consumatori a scegliere pi saggiamente. Uno standard di riferimento mondiale sullefficienza degli elettrodomestici, che avesse come riferimento i modelli pi allavanguardia sul mercato, porterebbe a un risparmio nel settore delle apparecchiature domestiche pari o superiore a quel 12% ottenibile con unilluminazione efficiente. In questo modo anche solo i guadagni combinati dati da illuminazione e apparecchiature a maggior
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efficienza energetica ci permetterebbero di evitare la costruzione di 1.410 nuove centrali a carbone, un numero superiore alle 1.283 che lInternational Energy Agency (IEA) stima verranno realizzate entro il 2020.

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4.3 Edifici a emissioni zero

Il settore delledilizia responsabile a livello mondiale di una buona parte del consumo di energia e di impiego di materie prime. Negli Stati Uniti gli edifici commerciali e residenziali consumano il 72% dellelettricit e sono responsabili del 38% delle emissioni di CO2. Nel mondo, la costruzione degli edifici utilizza il 40% di tutte le materie prime. Dato che mediamente gli edifici durano 50-100 anni o pi, spesso si considera che il miglioramento degli standard edilizi in termini di efficienza energetica sia un processo a lungo termine. Ci non vero. Con la riqualificazione energetica (retrofit) di un edificio vecchio e inefficiente si pu risparmiare fino al 20-25% di energia. Se poi a questo si aggiunge, con un passo successivo, limpiego di elettricit che non provochi emissioni climalteranti, prodotta sul posto o acquistata, per riscaldare, raffrescare o illuminare ledificio, si concluder lopera. Subito! Un edificio che opera senza emissioni di carbonio. Il settore delle costruzioni e dei beni immobili stanno riconoscendo il valore degli edifici verdi. Una societ australiana, la Davis Landgon, ha osservato che presente unaumentata percezione della lampante osbsolescenza degli edifici non ecosostenibili, tale da portare a unondata di innovazione, sia nel settore edile che in quello immobiliare. Inoltre, Davis Langdon afferma che orientarsi verso soluzioni verdi significa dare sicurezza ai propri investimenti. Alcuni paesi stanno prendendo impegni concreti. Tra questi, spicca la Germania, che da gennaio 2009 obbliga tutti i nuovi edifici a migliorare drasticamente lefficienza energetica o ad approvvigionarsi da fonti rinnovabili per almeno il 15% dellenergia utilizzata per il riscaldamento dellacqua e degli ambienti. I proprietari di edifici, sia vecchi che nuovi, hanno a disposizione aiuti economici statali per linstallazione di impianti a energia rinnovabile o per migliorare lefficienza energetica. In pratica, una volta che i costruttori e i proprietari di case cominciano a progettare installazioni di questo genere, essi si rendono conto rapidamente che, nella maggior parte dei casi, sia economicamente conveniente andare ben oltre gli standard minimi imposti. Anche negli Stati Uniti si vanno gi manifestando segnali di miglioramento. Nel febbraio del 2009, il Congresso ha approvato e poi il Presidente Barack Obama ha sottoscritto lAmerican Recovery and Reinvestment Act, una legge pensata per stimolare leconomia degli Stati Uniti. Una prima parte di questa legge prevede lisolamento per oltre un milione di abitazioni, partendo da una valutazione energetica che identifichi le misure in grado di farne rapidamente calare il consumo di energia. Una seconda parte della legge si occupa della coibentazione e della riqualificazione energetica di una gran parte degli edifici residenziali popolari della nazione. Una terza componente di questo intervento legislativo riguarda il miglioramento dellimpatto ambientale degli edifici governativi rendendoli pi efficienti energeticamente e installando, dove sia possibile, sistemi come impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica e collettori solari termici sul tetto per il riscaldamento degli ambienti e dellacqua. La combinazione di questi progetti ha il fine di facilitare lavvio di un nuovo e massiccio settore produttivo in grado di svolgere un ruolo attivo nellaumento dellefficienza energetica degli Stati Uniti e nel conseguente abbattimento delle emissioni di anidride carbonica. Negli Stati Uniti, tra le aziende private, spicca la Green Building Council (USGBC), unassociazione
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americana per ledilizia sostenibile, ben nota per i suoi programmi di certificazione e classificazione chiamati LEED: Leadership in Energy and Environmental Design. Il suo programma di certificazione volontaria stabilisce uno standard tanto alto da aver surclassato lEnergy Star, il programma di certificazione degli Stati Uniti. LEED prevede quattro livelli: base, silver, gold e platinum. Un edificio certificato LEED deve rispettare gli standard minimi di qualit ambientale, di uso dei materiali, di efficienza energetica e di consumo idrico. Gli edifici certificati LEED attraggono i compratori perch, rispetto agli edifici tradizionali, hanno bassi costi gestionali, alte rendite e abitanti pi soddisfatti e sani. Gli standard di certificazione LEED per la costruzione di nuovi edifici nascono nel 2000. La valutazione di un edificio viene effettuata su richiesta del costruttore e dietro il pagamento di un compenso per la certificazione. Nel 2004, USGBC ha cominciato anche a certificare gli interni degli edifici commerciali e le migliorie effettuate da proprietari o locatari di edifici esistenti. Nel 2007 ha dato il via anche a standard di certificazione per i costruttori di singole abitazioni. Analizzando i criteri della certificazione LEED possibile ottenere una ampia panoramica dei diversi modi praticabili per rendere un edificio pi efficiente dal punto di vista energetico. Per un nuovo edificio si parte dalla valutazione del sito di costruzione, quindi si passa allefficienza energetica e dei consumi idrici, per poi considerare anche la qualit dei materiali e dellambiente interno. Per quanto riguarda la valutazione del sito, viene assegnato un maggior punteggio in caso sia vicino a un servizio di trasporto pubblico come metropolitane, ferrovie leggere e autobus. Oltre quanto descritto, un punteggio pi alto dipende anche dalla presenza di rastrelliere per le biciclette e servizi di docce per gli impiegati. I nuovi edifici devono anche massimizzare lesposizione alla luce solare, con un minimo di illuminazione naturale nel 75% dello spazio occupato. Per quanto riguarda lenergia, punti addizionali possono essere ottenuti aumentando i livelli di efficienza richiesti dalla certificazione base. Ulteriori punteggi vengono dati per limpiego di impianti a energia rinnovabile, compresi i moduli fotovoltaici sulla copertura, collettori solari termici e per lacquisto di energia da fonte rinnovabile. Fino ad oggi, il programma LEED ha certificato 1.600 nuovi edifici negli Stati Uniti, circa altri 11.600 che hanno richiesto la valutazione energetica sono attualmente in costruzione o sotto forma di progetto. Larea di edifici commerciali che stata certificata o registrata per lemissione della certificazione raggiunge un totale di circa 465 milioni di metri quadrati (lequivalente di 115 mila campi di calcio). Il palazzo degli uffici della Chesapeake Bay Foundation, destinato ai 100 membri del suo staff vicino Annapolis, nel Maryland, stato il primo a ottenere una certificazione LEED platino. Tra le sue caratteristiche spiccano limpiego di una pompa di calore geotermica per il riscaldamento e il raffrescamento, un impianto solare termico sulla copertura e dei servizi igienici accuratamente progettati per compostare i rifiuti organici, producendo un ricco humus che serve a fertilizzare il verde che circonda ledificio. Il quartier generale nordamericano della Toyota a Torrance, in California, dove lavorano 2.000 impiegati, vanta una certificazione LEED oro e si distingue per un grande impianto solare fotovoltaico che produce gran parte dellelettricit per ledificio. La combinazione di gabinetti che non richiedono acqua e il riciclo di quella piovana permette alledificio di operare con il 94% in meno di consumo idrico rispetto a un edificio delle stesse dimensioni progettato secondo i criteri
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tradizionali. Minore richiesta di acqua significa anche minore energia consumata. La torre della Bank of America a New York il primo grande grattacielo che dovrebbe ottenere la certificazione platino. dotato di una sua centrale a cogenerazione e raccoglie le acque piovane, riutilizza quelle di scarico e per la sua costruzione sono stati impiegati materiali riciclati. Un palazzo per uffici di 60 piani con una classificazione oro sta per essere costruito a Chicago: utilizzer lacqua del fiume per raffrescare ledificio in estate, mentre la copertura verr occupata da piante per ridurre le dispersioni idriche e le perdite di calore. Soluzioni per il risparmio energetico faranno spendere ai proprietari 800 mila dollari allanno in meno sulle bollette. Linquilino principale, Kirkland & Ellis LLP, uno studio legale con base a Chicago, ha insistito per lottenimento dello standard oro e che questa condizione venisse inclusa nel contratto. Lo stato della California ha commissionato a Capital E, una societ di consulenza esperta in edilizia sostenibile, lanalisi dei benefici economici nei 33 edifici certificati LEED costruiti nello stato. Lo studio ha concluso che la certificazione aveva aumentato i costi di costruzione per circa 44 dollari al metro quadrato, ma poich i costi operativi cos come lassenteismo e la turnazione degli impiegati si erano ridotti e la produttivit era aumentata, gli edifici con standard LEED base e argento dimostravano di fornire un guadagno nel corso dei primi 20 anni di oltre 500 dollari per metro quadrato, mentre quelli oro e platino di oltre 740 dollari per metro quadrato. Nel 2002 nata la versione internazionale della USGBC, il World Green Building Council. Nella primavera del 2009 raccoglieva gli istituti di Green Building Council di 14 paesi, compresi il Brasile, lIndia e gli Emirati Arabi Uniti. Altri otto paesi, dalla Spagna al Vietnam, sono impegnati al raggiungimento dei prerequisiti necessari alla partecipazione. Tra gli attuali membri, lIndia si piazza seconda nelle certificazioni dopo gli Stati Uniti, con 27 milioni di metri quadrati di area abitabile certificata LEED, seguita dalla Cina (26 milioni) e il Canada (24 milioni). Oltre a rendere ecocompatibili le nuove costruzioni c molto anche da fare per rendere pi efficienti gli edifici vecchi. Nel 2007, la Fondazione Clinton ha annunciato un programma di riqualificazioni energetiche degli edifici denominato Energy Efficiency Building Retrofit Program che fa parte del pi ampio progetto della Clinton Climate Initiative. In collaborazione con C40, (un gruppo di grandi citt leader nellimpegno in campo climatico) questo programma ha unito cinque tra i pi importanti gruppi bancari mondiali e quattro societ leader nei servizi energetici (ESCO) a lavorare su di un gruppo iniziale di 16 citt per ristrutturare edifici, riducendone il consumo di energia del 20-50%. Tra le citt coinvolte troviamo alcune delle pi grandi del mondo: Bangkok, Berlino, Karachi, Londra, Citt del Messico, Mumbai, New York, Roma e Tokyo. Ognuna delle banche coinvolte (ABN AMRO, Citi, Deutsche Bank, JP Morgan Chase e UBS) si impegnata a investire almeno un miliardo di dollari in questo progetto, sufficiente a raddoppiare lattuale numero di riqualificazioni energetiche nel mondo. Le quattro ESCO partecipanti, Honeywell, Johnson Controls, Siemens e Trane, hanno il compito non solo di realizzare la riqualificazione energetica degli edifici, ma devono anche fornire delle garanzie di prestazione assicurando cos che gli interventi effettuati siano convenienti dal punto di vista economico. Al lancio di questo programma, lex presidente Bill Clinton ha sottolineato che le banche e le societ di servizi avrebbero guadagnato denaro, i proprietari degli edifici avrebbero risparmiato sulle bollette e le emissioni di CO2 si sarebbero ridotte. Nel febbraio 2009, la Clinton Climate Initiative era coinvolta in 250 progetti di riqualificazione energetica, per un totale di oltre 46,4
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milioni di metri quadrati di spazio abitabile. Nellaprile del 2009, i proprietari dellEmpire State Building annunciarono un progetto per la riqualificazione energetica dei 240 mila metri quadrati dei 102 piani di questo edificio quasi ottantenne. prevista una diminuzione di consumo di energia di circa il 40% per un risparmio annuo di 4,4 milioni di dollari, che andrebbero a coprire le spese di riqualificazione nellarco di tre anni. Oltre a queste misure volontarie, il governo ha fissato per legge standard minimi di efficienza energetica, che si sono rivelati molto efficaci. Queste norme hanno portato alla luce enormi differenze nellefficienza energetica degli edifici tra la California e la media nazionale statunitense. Tra il 1975 e il 2002, la domanda energetica residenziale pro capite degli Stati Uniti si ridotta del 16%. Tuttavia in California, che ha la normativa pi severa e restrittiva, il calo stato del 40%. Da questi dati possibile trarre la conclusione che sono possibili enormi riduzioni dei consumi energetici degli edifici sia negli Stati Uniti, come certamente nel resto del mondo. Un convinto sostenitore di questo potenziale Edward Mazria, un architetto del New Mexico attento alla questione climatica. Mazria, ha proposto un obiettivo per il 2030 denominato 2030 Challenge. Il suo principale scopo quello di far s che entro questa data tutti gli architetti del paese progettino edifici che non utilizzino combustibili fossili. Mazria fa notare che il settore edile quello maggiormente responsabile delle emissioni di anidride carbonica, in misura nettamente superiore al comparto dei trasporti. Egli arriva ad affermare che sono gli architetti che posseggono la chiave per abbassare il termostato globale. Per raggiungere questo obiettivo ha costruito una coalizione di numerose organizzazioni, tra cui lAmerican Institute of Architects, la USGBC e la U.S. Conference of Mayors (la Conferenza dei sindaci statunitensi). Edward Mazria riconosce la necessit di reimpostare la formazione nelle 124 scuole di architettura del paese per trasformare larchitettura da un affidamento passivo e inconsapevole alle fonti energetiche fossili a unarchitettura intimamente legata al mondo naturale nel quale viviamo. Le soluzioni architettoniche e le tecnologie di costruzione attuali permettono agli architetti di progettare facilmente nuovi edifici dai consumi dimezzati rispetto al passato. Tra le tecniche di progettazione vi lo sfruttamento della luce naturale, la copertura dei tetti con pannelli fotovoltaici e collettori solari termici per il riscaldamento dellacqua per usi sanitari e degli ambienti, gli isolamenti consistenti, la ventilazione naturale, le pompe di calore geotermiche, gli infissi a taglio termico, i sanitari a secco, le tecnologie di illuminazione pi efficienti e i sensori di presenza per comandare laccensione delle luci. La progettazione e la costruzione di edifici energeticamente efficienti combinata con una massiccia produzione di energia da fonti rinnovabili rendono lesercizio di queste strutture, non solo possibile, ma anche economicamente conveniente.

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4.4 Riorganizzare il sistema dei trasporti

Tra le vie da percorrere per ridurre le emissioni di anidride carbonica va presa in considerazione la revisione dei sistemi di mobilit urbana (vedi il capitolo 6) e la generale elettrificazione dei mezzi di trasporto. Il secolo passato ha assistito allevoluzione di un sistema di trasporti spinto dal petrolio: benzina per le automobili e gasolio per autocarri e treni. Oggi tutto questo in via di trasformazione. Nelle auto come nel trasporto ferroviario, il petrolio verr rimpiazzato dallelettricit che sar fornita in quantit sempre maggiori da centrali eoliche, impianti solari e geotermici. Con il picco del petrolio alle porte, il mondo ha un disperato bisogno di una nuova economia energetica per i trasporti che fortunatamente ha le sue fondamenta in due nuove tecnologie: automobili ibride a benzina ed elettriche di tipo plug-in (ovvero in grado di ricaricarsi anche dalla rete) e automobili completamente elettriche. La Toyota Prius lauto ibrida pi venduta al mondo, riesce a percorrere limpressionante cifra di 20 chilometri con un litro di benzina nelluso combinato urbano/autostradale, quasi il doppio della media delle automobili presenti attualmente sul mercato degli Stati Uniti. Si potrebbe facilmente ridurre della met luso della benzina semplicemente convertendo il parco auto americano esistente con auto ibride estremamente efficienti. Ma questo solo linizio. Ora che le auto ibride sono ben collaudate, costruire modelli che siano spinti principalmente dallenergia elettrica diventa un passo relativamente breve da compiere. Passare alle batterie a ioni di litio per incrementarne la capacit di accumulazione e aggiungere una prolunga per caricarle dalla rete elettrica, permetterebbe agli automobilisti di recarsi al lavoro, fare la spesa e coprire altri tragitti a breve raggio praticamente utilizzando solo elettricit e conservando la benzina per gli occasionali tragitti di maggiore percorrenza. Ancora pi esaltante sapere che caricare le batterie con lenergia elettrica prodotta da centrali eoliche, lontano dalle ore della giornata nelle quali vi un picco di richiesta elettrica, costerebbe lequivalente di circa 26 centesimi di dollaro al litro. A met del 2009, quasi tutti i produttori di automobili avevano annunciato piani per portare sul mercato auto ibride plug-in o completamente elettriche. Il primo veicolo ibrido plug-in stato messo in vendita in Cina nel dicembre 2008. Mentre lattenzione mondiale si concentrava sulla competizione tra Toyota e General Motors, la BYD (Build Your Dreams) cinese senza troppi clamori aveva gi superato i concorrenti, presentando un suo modello di auto ibrida plug-in in produzione e in vendita a un prezzo altamente competitivo di 22 mila dollari. Si prevede che questa automobile far la sua comparsa sui mercati dellEuropa e degli Stati Uniti nel 2010. Nel frattempo, la Toyota sembra aver superato la General Motors annunciando il lancio sul mercato entro la fine del 2009 di un limitato numero di plug-in ibride per settori specifici. Si prevede che la Chevrolet Volt della General Motors raggiunger i 63 chilometri con un litro, principalmente grazie alladozione di una batteria pi capiente e quindi a una maggiore autonomia elettrica. la prospettiva di raggiungere questi livelli di consumo, ridotti fino a tre volte, che sta invogliando i consumatori a passare alle auto ibride plug-in. La Nissan si sta concentrando sullo sviluppo di unauto completamente elettrica, che pensa di introdurre sul mercato nel 2010. La Chrysler progetta di produrre una versione elettrica per molti dei
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suoi modelli, offrendo ai suoi clienti una scelta completa tra veicoli a benzina o elettrici. Think, una ditta norvegese, che gi costruisce unauto completamente elettrica in Norvegia, sta realizzando per il 2010 un impianto di assemblaggio negli Stati Uniti in grado di produrre fino a 60 mila autoveicoli elettrici allanno. Il passaggio a veicoli elettrici plug-in e completamente elettrici non richiede nuove e costose infrastrutture, dato che esistono gi reti di distribuzione dellenergia elettrica e di benzina. Uno studio del 2006 dellU.S. Pacific Northwest National Laboratory ha stimato che oltre l80% della richiesta di energia elettrica di un parco auto plug-in nazionale potrebbe essere soddisfatta dallinfrastruttura energetica esistente, dato che la ricarica avverrebbe principalmente nelle ore notturne, quando presente un eccesso di produzione. Ci di cui si avrebbe bisogno linstallazione di colonnine di ricarica nei parcheggi e nei garage, dotandole di un dispositivo per permettere agli utenti di pagare tramite carta di credito. Shai Agassi, un imprenditore della Silicon Valley, sta lavorando con la Nissan e i governi di Israele, Danimarca, Australia, con la Provincia dellOntario in Canada, e negli Stati Uniti con le Hawaii e larea della baia di San Francisco, per realizzare una rete di stazioni di servizio adatta ai veicoli elettrici. Queste stazioni rimpiazzerebbero le batterie esaurite con altre appena caricate, eliminando i lunghi tempi di attesa per il processo di ricarica. Allo stato attuale va ancora verificato se effettivamente il tipico tragitto quotidiano sar compatibile con linvestimento necessario alla sostituzione della batteria. Mentre il futuro della mobilit cittadina si basa su di un mix di ferrovie leggere, autobus, biciclette, automobili e spostamenti a piedi, il futuro dei collegamenti tra le citt appartiene ai treni ad alta velocit. Il Giappone stato pioniere in questo campo: i suoi treni-proiettile trasportano quasi un milione di passeggeri al giorno e viaggiano a velocit superiori ai 300 chilometri lora, su alcune delle linee ferroviarie pi utilizzate i treni partono ogni tre minuti. Iniziata nel 1964, con la linea da 520 chilometri da Tokyo a Osaka, la rete ferroviaria ad alta velocit del Giappone ora si estende per 2.200 chilometri, collegando quasi tutte le principali citt. La linea pi utilizzata proprio quella tra Tokyo e Osaka, dove i treni-proiettile trasportano 413 mila passeggeri al giorno. Il tempo di percorrenza di due ore e trenta minuti tra le due citt equivale a un percorso automobilistico della durata di 8 ore. I treni ad alta velocit risparmiano tanto in tempo di percorrenza quanto in energia. Nonostante i treni proiettile giapponesi abbiano trasportato miliardi di passeggeri in grande comfort per oltre 40 anni ad alte velocit, non vi stato neanche un incidente mortale. Il ritardo medio viaggia sui 6 secondi. Se dovessimo selezionare sette meraviglie del mondo moderno, il sistema di treni ad alta velocit del Giappone sicuramente potrebbe trovarsi tra queste. Nonostante la prima tratta ad alta velocit europea, da Parigi a Lione, abbia iniziato a operare non prima del 1981, da allora sono stati fatti grandi passi in avanti, tanto che nel 2009 vi erano in Europa oltre 5.000 chilometri di binari ad alta velocit. Lobiettivo di triplicarne la lunghezza entro il 2020 ed eventualmente unire in una rete continentale i paesi dellEst, come la Polonia, la Repubblica Ceca e lUngheria. Se Francia e Germania sono state inizialmente le nazioni capofila nelle linee ferroviarie intercittadine, anche la Spagna sta rapidamente costruendo la propria rete ad alta velocit. Dopo un anno dallinaugurazione del collegamento tra Barcellona e Madrid, le linee aree interne hanno perso
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circa un quinto dei passeggeri in favore dei treni ad alta velocit. La Spagna progetta di unirsi con i sistemi ad alta velocit francesi per connettere strettamente la propria linea con la rete europea. I collegamenti internazionali esistenti, come quello tra Parigi e Bruxelles, sono stati uniti alle linee tra Parigi e Stoccarda, Francoforte e Parigi, cos come tra Parigi e Londra (attraverso il tunnel sotto la Manica). Nelle nuove linee, i treni viaggiano a oltre 320 chilometri lora. Come fa notare lEconomist, lEuropa nel pieno della rivoluzione dei treni ad alta velocit. Quando i collegamenti ad alta velocit tra citt diventano operativi, il numero di persone che scelgono di usare il treno aumenta vertiginosamente. Per esempio, da quando la distanza di 310 chilometri tra Parigi e Bruxelles venne coperta da un tragitto ferroviario ad alta velocit di 85 minuti, la percentuale di coloro che si muovono tra le due citt in treno salita dal 24 al 50%, gli spostamenti in automobile sono scesi dal 61 al 43%, mentre quelli effettuati per via aerea si sono praticamente azzerati. Sui treni ad alta velocit le emissioni di anidride carbonica, a chilometro per passeggero, sono un terzo di quelle delle automobili e solamente un quarto di quelle degli aerei. Nelleconomia del Piano B, le emissioni di CO2 prodotte dai treni saranno praticamente nulle, dato che essi verranno alimentati da elettricit proveniente da fonti rinnovabili. Oltre alla comodit e alla convenienza, questi collegamenti ferroviari riducono linquinamento dellaria, il numero di veicoli in circolazione, rumore e incidenti; liberano i passeggeri dalla frustrazione della congestione del traffico e delle lunghe attese in coda per i controlli di sicurezza negli aeroporti. Rispetto ai treni ad alta velocit c una profonda differenza tra il Giappone e lEuropa da una parte e il resto del mondo dallaltra. Tuttavia la Cina sta cominciando a sviluppare la propria rete ad alta velocit collegando alcune delle sue citt pi importanti. Un collegamento ad alta velocit tra Pechino e Shanghai dovrebbe essere completato entro il 2013 e dimezzer i tempi di percorrenza in treno, da 10 a 5 ore. La Cina possiede attualmente circa 6.300 chilometri di ferrovia che permettono velocit fino ai 200 chilometri orari. Il progetto quello di triplicare la lunghezza delle linee ad alta velocit entro il 2020. Gli Stati Uniti hanno un treno ad alta velocit, lAcela Express, che unisce Washington, New York e Boston, ma sfortunatamente n la sua velocit, n la sua affidabilit si avvicinano lontanamente a quelle dei treni giapponesi ed europei. La buona notizia che il piano statunitense di iniziativa economica, contenuto in una legge firmata nel febbraio 2009, prevede circa 8 miliardi di dollari destinati al decollo di una nuova era del trasporto ferroviario ad alta velocit. Negli Stati Uniti, la necessit di abbattere le emissioni di anidride carbonica e di prepararsi nello stesso tempo alla riduzione delle scorte di petrolio impone uno spostamento degli investimenti da strade e autostrade a favore delle ferrovie. Nel 1956 il Presidente degli Stati Uniti Dwight Eisenhower diede il via al sistema delle autostrade interstatali, motivandolo per fini di sicurezza nazionale territoriale. Oggi la minaccia del cambiamento climatico e la scarsit di petrolio sono entrambi argomenti che motivano la costruzione di un sistema ferroviario elettrico ad alta velocit, sia per i passeggeri, sia per il trasporto merci. La relativamente esigua quantit di elettricit supplementare potrebbe provenire da fonti rinnovabili, principalmente da centrali eoliche. Il sistema ferroviario per il trasporto passeggeri dovrebbe essere progettato sul modello giapponese ed europeo. Una linea transcontinentale ad alta velocit in grado di viaggiare alla media di 270 chilometri lora renderebbe possibile spostarsi da una costa allaltra in 15 ore, anche considerando le
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fermate nelle principali citt lungo il percorso. Contemporaneamente si ravvisa la necessit di sviluppare una rete elettrificata nazionale dedicata al trasporto merci che possa ridurre sensibilmente limpiego di tir viaggianti su gomma per lunghi percorsi. Nel novembre 2008 gli elettori in California hanno approvato un referendum per destinare quasi 10 miliardi di dollari alla costruzione di una ferrovia ad alta velocit che unisca il nord con il sud dello stato. Questa soluzione permetterebbe la riduzione delluso dellauto e, unendo le principali citt californiane, leliminazione di molti voli aerei di corto raggio assetati di carburante. Ogni sforzo mondiale per labbattimento delle emissioni di anidride carbonica del settore dei trasporti, per essere significativo deve partire dagli Stati Uniti, che da soli consumano pi carburante dei 20 maggiori emettitori messi assieme, compresi Giappone, Cina, Russia, Germania e Brasile. Gli Stati Uniti con 249 milioni di veicoli sui 912 milioni presenti totalmente nel mondo, non solo possiedono il pi imponente parco automobilistico, ma sono vicini ai valori massimi in chilometri percorsi per veicolo e prossimi al minimo per quanto riguarda lefficienza nei consumi. Il primo passo per ridurre questo enorme spreco statunitense di carburante di aumentare i livelli di efficienza energetica. Lincremento del 40% degli standard di efficienza entro il 2016, annunciato dallamministrazione Obama nel maggio del 2009, ridurr notevolmente il consumo di carburante degli Stati Uniti e lo avviciner ai livelli europei e cinesi. Un programma di rottamazione per la transizione del parco auto statunitense verso veicoli plug-in ibridi, o completamente elettrici, contribuirebbe a un ulteriore passo in avanti. Inoltre, spostare gli investimenti pubblici dalla costruzione di autostrade al potenziamento del trasporto collettivo, ridurrebbe il numero di automobili necessario, avvicinandoci allobiettivo di abbattimento delle emissioni di CO2 dell80% entro il 2020.

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4.5 Uneconomia basata su nuovi materiali

La produzione, la lavorazione e lo smaltimento dei materiali nellattuale modello economico dellusa e getta sprecano non solamente materie prime, ma allo stesso tempo energia. In natura i flussi lineari a senso unico non durano a lungo, e ancor meno possono sopravvivere in uneconomia globale in espansione. Leconomia basata sullusa e getta che si diffusa nellultima met del secolo unaberrazione, un modello destinato a essere cestinato dalla storia. La possibilit di ridurre drasticamente il consumo di materie prime fu proposta la prima volta in Germania, inizialmente da Friedrich Schmidt-Bleek nei primi anni Novanta e poi da Ernst von Weizscker, un leader ambientalista membro del Parlamento tedesco. Essi sostenevano la tesi che le moderne economie industriali avrebbero potuto funzionare molto efficientemente utilizzando solamente un quarto delle materie prime. Pochi anni dopo, Schmidt-Bleek, il quale fond il Factor Ten Institute in Francia, dimostr che incrementare la produttivit delle risorse di un fattore 10 era nelle capacit tecnologiche e gestionali esistenti, una volta avviata una corretta politica incentivante. Nel loro libro Dalla culla alla culla: come conciliare tutela dellambiente, equit sociale e sviluppo (Cradle to Cradle: Remaking the Way We Make Things), larchitetto americano William McDonough e il chimico tedesco Michael Braungart giunsero alla conclusione che rifiuti e inquinamento sono completamente da bandire. Linquinamento, disse McDonough, lespressione di un errore di progettazione. Oltre alla riduzione del consumo di materie prime, i risparmi energetici ottenibili con il riciclaggio sono enormi. Lacciaio prodotto da scarti riciclati richiede solo il 26% dellenergia rispetto a quello ottenuto dai minerali ferrosi. Per lalluminio questa cifra scende al solo 4%. Riciclare la plastica necessita del 20% dellenergia che serve a sintetizzarla. La carta ne richiede il 64% e con molte meno sostanze chimiche. Se le quote mondiali di riciclaggio di questi materiali base salissero ai livelli delle economie pi efficienti, le emissioni di anidride carbonica precipiterebbero drasticamente. Le attivit industriali, comprese la produzione di materie plastiche, fertilizzanti, acciaio, cemento e carta, incidono per pi del 30% sul consumo planetario di energia. Tra i vari settori manifatturieri, quello petrolchimico, attivo nella produzione di plastiche, fertilizzanti e detergenti, il pi energivoro poich consuma un terzo dellenergia industriale globale. In conseguenza del fatto che la quota maggiore del carburante fossile usato nellindustria impiegato come materia prima per la sintesi di plastiche e altri materiali, lincremento del riciclaggio pu ridurre la necessit di estrarre nuove materie prime. A livello mondiale, incrementando i tassi di riciclaggio e adottando i sistemi di produzione pi efficienti, oggi si potrebbe ridurre del 32% lenergia consumata dallindustria petrolchimica. Lindustria metallurgica mondiale, con una produzione di oltre 1,3 miliardi di tonnellate nel 2008, responsabile del 19% del consumo di energia nel settore manifatturiero. Adottare misure di
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efficienza energetica, come i migliori sistemi di fusione oggi disponibili e il recupero completo dellacciaio usato, potrebbe ridurre del 23% lenergia consumata nel settore metallurgico. La riduzione delluso delle materie prime comincia dal riciclaggio dellacciaio, la cui richiesta supera di gran lunga quella di tutti gli altri metalli messi insieme. Lacciaio viene impiegato principalmente in tre settori: quello dellautomobile, degli elettrodomestici e delledilizia. In teoria negli Stati Uniti tutte le automobili sono riciclate, infatti sono troppo preziose per essere lasciate arrugginire abbandonate negli sfasciacarrozze. La percentuale di riciclaggio degli elettrodomestici negli Stati Uniti stimata intorno al 90%, per le lattine di circa il 63% e per pilastri e travi nelle strutture delle costruzioni siamo sul 98%, mentre solo il 65% dellacciaio da armatura viene riciclato. Lacciaio recuperato ogni anno da varie fonti comunque sufficiente a soddisfare il fabbisogno dellindustria automobilistica statunitense. Il riciclaggio dellacciaio inizi a prender piede pi di una generazione fa con lavvento del forno elettrico ad arco, tecnologia che produce acciaio partendo dai rottami e utilizzando solamente un quarto dellenergia necessaria per ottenerlo dal materiale grezzo. Oltre met della produzione di acciaio in pi di 20 paesi proviene da acciaio di recupero processato in forni elettrici ad arco. Alcuni paesi, compresi il Venezuela e lArabia Saudita, impiegano questa tecnologia per tutta la loro produzione di acciaio. Se i tre quarti della produzione di acciaio provenisse da forni elettrici ad arco utilizzando materiale di recupero, limpiego di energia nellindustria metallurgica potrebbe essere ridotto di quasi il 40%. Lindustria del cemento, che nel 2008 ne ha prodotto 2,9 miliardi di tonnellate, ha anchessa un ruolo importante nel consumo di energia. La Cina, vicina alla met della produzione mondiale, non solo produce pi cemento dei 20 maggiori paesi produttori messi assieme, ma lo fa con straordinaria inefficienza. Se la Cina adottasse le stesse tecnologie dei forni del Giappone, potrebbe ridurre del 45% lenergia destinata ai cementifici. A livello mondiale, se tutti i produttori di cemento utilizzassero il pi efficiente processo dei forni a secco, il consumo di energia nei cementifici potrebbe essere abbattuto del 42%. Anche la riorganizzazione del sistema dei trasporti possiede un grande potenziale nella riduzione del consumo di materie prime. Ad esempio, nel caso del potenziamento del trasporto collettivo si consideri che un autobus da 12 tonnellate pu sostituire 60 automobili che pesano 1.500 chilogrammi cadauna per un totale di 90 tonnellate, permettendo quindi una riduzione dell87% nel consumo di materiali. Ogni volta che qualcuno decide di sostituire unautomobile con una bicicletta il consumo di materiali cala del 99%. La grande sfida per il risparmio energetico nelle citt rappresentata dal riciclaggio del maggior numero possibile delle varie componenti dei rifiuti. Teoricamente tutti i prodotti di carta oggi possono essere riciclati e quindi, oltre a quotidiani e riviste, le scatole dei cereali, le pubblicit spedite via posta e le buste di carta. Nella stessa maniera il riciclaggio possibile anche per i metalli, il vetro e la maggior parte delle plastiche.

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Le economie industriali avanzate con una popolazione numericamente stabile, come quelle in Europa e in Giappone, possono contare prima di tutto sul quantitativo di materiali gi in circolazione piuttosto che usare materia prima grezza. I metalli come lacciaio e lalluminio possono essere usati e riciclati allinfinito. Negli Stati Uniti, lultimo rapporto sullo stato della gestione dei rifiuti (State of Garbage in America) mostra che il 29% dei rifiuti viene riciclato, il 7% incenerito e il 64% finisce in discarica. I tassi di riciclaggio tra le varie citt statunitensi varia da meno del 30% a pi del 70% in San Francisco, il pi alto della nazione. Quando San Francisco raggiunse la quota del 70% nel 2008, il sindaco Gavin Newsom annunci immediatamente un piano per arrivare al 75%. Tra le grandi citt degli Stati Uniti, i tassi di riciclaggio variano dal 34% di New York al 55% di Chicago, al 60% di Los Angeles. A livello statale, la Florida ha concretamente fissato un obiettivo del 75% di riciclaggio dei rifiuti entro il 2020. Uno dei metodi pi efficaci per incoraggiare il riciclaggio quello di prevedere una tassa sulla frazione conferita in discarica. Ad esempio quando lo stato del New Hampshire adott un sistema di pagamento che spingeva i comuni a tassare i propri residenti secondo il numero di buste di rifiuti prodotte (pay-as-you-throw), il flusso di materiali verso la discarica cal drasticamente. Nella piccola citt di Lyme, con quasi 2.000 abitanti, lintroduzione di un sistema tariffario basato sul quantitativo conferito in discarica, ha aumentato la quota di rifiuti riciclati dal 13 al 52%. La quantit di materiale riciclato a Lyme, che balzata dalle 89 tonnellate del 2005 alle 334 del 2006, comprende: cartone ondulato, venduto a 90 dollari a tonnellata; carta, 45 dollari a tonnellata; alluminio, 1.500 dollari a tonnellata. Questo programma riduce i costi di gestione della discarica cittadina e contemporaneamente genera un flusso di cassa dalla vendita di materiale riciclato. In aggiunta alle misure che incentivano il riciclaggio dei materiali, ci sono quelle che incoraggiano o obbligano il riuso dei prodotti come i contenitori per le bevande. La Finlandia, per esempio, ha proibito luso di contenitori usa e getta per le bibite. Sulla costa orientale del Canada, lisola di Prince Edward ha adottato un divieto simile su tutti i contenitori per bevande che non siano riutilizzabili. Il risultato in entrambi i casi una brusca riduzione del flusso dei rifiuti verso le discariche. Una bottiglia di vetro richiede, ogni volta che viene riutilizzata, quasi il 10% dellenergia impiegata per riciclare una lattina di alluminio. Pulire, sterilizzare e rietichettare una bottiglia usata richiede poca energia in confronto al riciclaggio delle lattine di alluminio che fondono a 660 C. Vietare i contenitori non riutilizzabili unopzione cinque volte conveniente: per la contemporanea riduzione delluso di materie prime, di emissioni di anidride carbonica, del flusso di rifiuti verso le discariche, dellinquinamento di aria e acqua. A ci si aggiungano i risparmi di carburante per il trasporto, dato che i contenitori riutilizzabili vengono semplicemente raccolti dai camion delle consegne e riportati agli impianti di imbottigliamento. San Jos in California, incentivando le pratiche del riutilizzo e del riciclaggio, impedisce che il 62% dei propri rifiuti urbani finisca in discarica e attualmente sta spostando la propria attenzione sullingente flusso di materiale di scarto proveniente da cantieri edili e demolizioni. Questo materiale viene trasportato a una delle circa 24 aziende cittadine specializzate nel riciclaggio. Ad esempio, fino
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a 300 tonnellate di macerie al giorno vengono consegnate alla Premier Recycle; qui il materiale viene abilmente separato in calcinacci, rottami metallici, legno e plastiche. Alcuni materiali sono venduti, altri regalati e per quelli rimanenti qualcuno viene pagato affinch li ritiri. Prima che si avviasse questo programma, solamente 100 mila tonnellate di materiali da costruzione e da demolizione venivano riutilizzate o riciclate ogni anno, ora si intorno al mezzo milione. Il metallo di scarto che viene recuperato indirizzato a impianti di riciclaggio, il legno pu essere trasformato in compost per giardini o in cippato per alimentare centrali elettriche, i calcinacci possono essere impiegati nelle massicciate stradali. Quando un edificio viene disassemblato anzich demolito, la maggior parte dei materiali pu essere riutilizzata o riciclata, riducendo cos in maniera drastica la domanda di energia e le emissioni di anidride carbonica. San Jos sta diventando un modello per le citt di tutto il mondo. La Germania, e pi recentemente il Giappone, stanno richiedendo che i prodotti come le automobili, gli elettrodomestici, gli arredi per lufficio siano progettati per un facile smontaggio e riciclaggio. Nel maggio 1998 il parlamento giapponese ha votato una legge severa sul riciclaggio delle apparecchiature che ha proibito di gettare gli elettrodomestici, come lavatrici, tv o condizionatori daria, facendo sostenere ai cittadini il costo del disassemblaggio sotto forma di un contributo alle aziende di riciclaggio che pu arrivare a 60 dollari per un frigorifero o 35 dollari per una lavatrice. Ci ha portato a una forte spinta a progettare elettrodomestici che siano pi agevolmente ed economicamente smontabili. Poich ormai il progresso della tecnologia fa s che i computer diventino obsoleti in pochi anni, il poterli velocemente disassemblare e riciclare una sfida fondamentale nellottica di uneconomia sostenibile. In Europa, le aziende informatiche si stanno chiaramente orientando verso il riuso dei componenti di maggiore durata dei computer. Poich la legge europea obbliga i produttori a pagare per la raccolta, lo smontaggio e il riciclaggio dei materiali tossici delle apparecchiature informatiche, i fabbricanti hanno cominciato a concentrare lattenzione su come smontare ogni cosa, dai computer ai cellulari. La finlandese Nokia, per esempio, ha progettato un telefono cellulare che si smonter virtualmente da solo. Sul fronte dellabbigliamento, Patagonia, un marchio sportivo, ha avviato un programma di riciclaggio degli abiti a cominciare dai suoi capi in fibra poliestere. Lavorando con Teijin, unazienda giapponese, Patagonia ora sta riciclando non solo i capi in poliestere che vende, ma anche quelli dei suoi concorrenti. Patagonia ha stimato che un indumento fatto con poliestere riciclato, che indistinguibile dalliniziale poliestere prodotto dal petrolio, utilizzi meno di un quarto dellenergia. A fronte di questo successo, Patagonia ha esteso lattivit di riciclaggio alle magliette di cotone e agli indumenti di nylon e lana. La rigenerazione unaltra attivit addirittura pi efficiente nella quale la Caterpillar si affermata come leader nel settore dellindustria pesante. In una fabbrica a Corinth, Mississipi, ogni giorno si riciclano qualcosa come circa 17 camion carichi di motori diesel. Ritirati dai clienti di Caterpillar, vengono smontati a mano da operai che non buttano via un solo componente, nemmeno un bullone o una vite. Una volta disassemblato, il motore viene poi rimontato con tutte la parti rimesse a nuovo. Il
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comparto di rigenerazione di Caterpillar sta guadagnando oltre un miliardo di dollari lanno nelle vendite e cresce del 15% ogni anno, contribuendo significativamente al bilancio della compagnia. Unaltra industria emergente il riciclaggio degli aerei di linea. Daniel Michaels scrive nel Wall Street Journal che Boeing e Airbus, che hanno costruito aerei di linea in competizione per quasi 40 anni, ora sono in gara per la leadership nellefficienza dello smantellamento. La prima tappa smontare dallaereo le componenti smerciabili, come i motori, i carrelli di atterraggio e centinaia di altri parti. Per un jumbo jet, queste componenti principali hanno un valore di rivendita complessivo anche di 4 milioni di dollari. Successivamente si passa allo smantellamento finale e al riciclaggio dellalluminio, del rame, della plastica e di altri materiali. Poco tempo dopo questo stesso alluminio si ritrova in automobili, biciclette o altri aerei di linea. Lobiettivo quello di riciclare il 90% dellaeroplano e forse un giorno il 95% e pi. Con pi di 3.000 aerei, questa flotta in pensione si trasformata nellequivalente di una miniera di alluminio. Unaltra alternativa per abbattere le emissioni di CO2 quella di disincentivare le attivit ad alto consumo energetico che non siano necessarie. Lindustria delloro, quella dellacqua imbottigliata e dei sacchetti di plastica sono degli esempi rappresentativi. La produzione di 2.380 tonnellate allanno di oro, la maggior parte delle quali impiegata nelloreficeria, richiede la lavorazione di 500 milioni di tonnellate di minerali. Per fare un confronto, mentre una tonnellata di acciaio richiede la lavorazione di 2 tonnellate di minerale grezzo, per una tonnellata di oro necessario lo straordinario quantitativo di 200 mila tonnellate di minerale grezzo. Lindustria di lavorazione dei minerali auriferi consuma una quantit di energia enorme ed emette tanta CO2 quanto 5,5 milioni di automobili. In un mondo che sta tentando di stabilizzare il clima, molto difficile da giustificare limbottigliamento dellacqua, che spesso equivale allacqua di rubinetto, il suo trasporto su lunghe distanze e la vendita a prezzi assurdi. Sebbene un abile marketing teso a minare la fiducia nella qualit e sicurezza degli acquedotti cittadini abbia convinto molti consumatori che lacqua in bottiglia pi sicura e salutare di quella che viene erogata dai loro rubinetti, uno studio dettagliato del World Wide Fund for Nature non riuscito a trovarne alcuna conferma. Piuttosto sottolinea che negli Stati Uniti e in Europa la normativa che regola la qualit dellacqua corrente pi stringente di quella venduta nelle bottiglie. Per la popolazione dei paesi in via di sviluppo, dove lacqua malsana, molto pi economico far bollire o filtrare lacqua che comprarla imbottigliata. Produrre circa 28 miliardi di bottiglie di plastica per lacqua negli Stati Uniti richiede lequivalente di 17 milioni di barili di petrolio. Se da un lato lacqua del rubinetto trasportata attraverso una rete ad alta efficienza energetica, quella imbottigliata trasportata da camion, a volte per centinaia di chilometri. Se si comprende lenergia che serve al trasporto verso i punti vendita e alla refrigerazione, il settore statunitense dellacqua imbottigliata consuma circa 50 milioni di barili di petrolio ogni anno, abbastanza da alimentare 3 milioni di auto per un anno. La buona notizia che le persone stanno cominciando a rendersi conto di quanto questindustria sia distruttiva per il clima e di quali sprechi comporti. I sindaci delle citt degli Stati Uniti si stanno rifiutando di spendere milioni di dollari dei contribuenti per comprare a prezzi esorbitanti acqua
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imbottigliata per i loro dipendenti, quando gi disponibile quella di rubinetto di ottima qualit. Il sindaco di Salt Lake City, Rocky Anderson, ha evidenziato la completa assurdit e lirresponsabilit, sia economica che ambientale, nellacquisto e limpiego di acqua imbottigliata, quando abbiamo una sorgente sicura e perfettamente sana dal rubinetto. Newsom, il sindaco di San Francisco, ha proibito luso dei fondi comunali per lacquisto di acqua imbottigliata. Altre citt che stanno seguendo simili strategie sono Los Angeles, Salt Lake City e St. Louis. La citt di New York ha lanciato una campagna pubblicitaria da 5 milioni di dollari per promuovere la sua acqua di rubinetto, liberandosi cos dallacqua in bottiglia e dalla flotta di camion che congestionava il traffico. In risposta a iniziative come queste, le vendite statunitensi di acqua imbottigliata hanno cominciato a calare dal 2008. Come le bottiglie per lacqua, anche le buste di plastica usa e getta sono ottenute da combustibili fossili, possono richiedere secoli per decomporsi e sono quasi sempre non necessarie. In aggiunta a iniziative locali, molti governi nazionali si stanno indirizzando verso il divieto completo o a forti limitazioni al loro uso, tra cui Cina, Irlanda, Eritrea, Tanzania e la Gran Bretagna. In definitiva, esiste un potenziale vasto e globale per abbattere le emissioni di anidride carbonica attraverso la riduzione delluso delle materie prime a partire dai metalli principali, lacciaio, lalluminio e il rame, il riciclaggio dei quali richiede solo una frazione dellenergia necessaria per produrli a partire dal materiale grezzo. Continua con la progettazione di automobili, elettrodomestici e prodotti elettronici, in maniera tale da poter essere smontati facilmente nelle loro componenti per riutilizzarli o riciclarli, e si conclude evitando luso di prodotti superflui.

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4.6 Reti pi intelligenti, apparecchi e consumatori

Sempre pi operatori elettrici stanno cominciando a realizzare che la costruzione di grandi centrali solamente per gestire i picchi di consumo giornalieri e la domanda stagionale una maniera molto costosa di gestire un sistema elettrico. Le reti elettriche esistenti sono costituite dalla somma di reti locali che sono nello stesso tempo inefficienti, dispendiose e spesso inadeguate perch incapaci, ad esempio, di spostare la sovrapproduzione elettrica verso aree che ne hanno bisogno. La rete di distribuzione statunitense assomiglia oggi al sistema stradale e autostradale della met del XX secolo, prima che fosse costruita la rete delle autostrade interstatali. Quello di cui abbiamo bisogno oggi un modello basato sul sistema delle autostrade interstatali applicato allenergia elettrica. Limpossibilit di portare elettricit a basso costo ai consumatori, a causa della congestione delle linee di trasmissione, ha ripercussioni economiche simili a quelle associate alle congestioni del traffico. La mancanza di capacit di distribuzione nella parte orientale degli Stati Uniti si stima costi ai consumatori 16 miliardi di dollari lanno solamente in questa regione. Negli Stati Uniti, una solida rete nazionale permetterebbe allenergia elettrica di essere spostata continuamente dalle regioni con sovrapproduzione a quelle in deficit, riducendo cos la capacit generativa totale necessaria. Cosa ancora pi importante, la nuova rete collegherebbe regioni ricche di energia eolica, solare e geotermica con le aree di consumo. Una rete nazionale, attingendo da una gran variet di fonti di energia rinnovabile, sarebbe essa stessa un fattore di stabilizzazione. Tuttavia, la costruzione di robuste reti nazionali che possano spostare elettricit se necessario e che mettano in collegamento le nuove fonti energetiche con i consumatori solo met della battaglia. Anche le reti locali e gli apparecchi elettrici devono diventare pi intelligenti. In termini pi semplici, una rete intelligente sfrutta gli avanzamenti dellinformatica, integrando questa tecnologia nella generazione, nel trasporto e nelluso finale dellelettricit, permettendo alle compagnie elettriche di comunicare direttamente con i consumatori e, se questi ultimi lo consentono, con i loro elettrodomestici. Le tecnologie delle reti intelligenti possono ridurre il numero delle interruzioni di fornitura e delle fluttuazioni che costano, secondo lElectric Power Research Institute, alleconomia statunitense circa 100 miliardi di dollari allanno. In uno studio eccellente del 2009 elaborato dal Center for American Progress, Wired for Progress 2.0: Building a National Clean-Energy Smart Grid (Cablati per il progresso 2.0: costruire una rete elettrica nazionale intelligente a energia pulita), Bracken Hendricks sottolinea il vasto potenziale di incremento dellefficienza della rete ottenibile con ladozione di numerose tecnologie informatiche: un punto fondamentale sarebbe lo stimolo alluso diffuso di sincrofasori per monitorare in tempo reale il voltaggio e la corrente lungo la rete elettrica. stato stimato che un migliore uso di questo tipo di informazioni in tempo reale lungo lintera rete elettrica, potrebbe permettere un miglioramento dellefficienza energetica negli Stati Uniti di almeno il 20%. Questo e molti altri esempi ci danno unidea del potenziale insito nellincremento dellefficienza di rete. Una rete intelligente non solamente distribuisce lelettricit in maniera pi efficiente in termini geografici; essa permette anche la distribuzione dellelettricit nel tempo, per esempio, dai periodi di
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picco della domanda ai momenti di calo. Raggiungere questo obiettivo significa lavorare con consumatori dotati di contatori intelligenti per vedere esattamente quanta elettricit richiesta in un determinato momento. Ci rende possibile la comunicazione bilaterale tra la societ elettrica e il consumatore in maniera da farli cooperare per la riduzione della domanda di picco in un modo conveniente per entrambi. Inoltre, permette luso di contatori bidirezionali cosicch gli utenti in possesso di un impianto solare fotovoltaico o di una propria turbina eolica possano vendere lenergia in sovrapproduzione al fornitore elettrico. Contatori intelligenti accoppiati con elettrodomestici intelligenti, in grado di ricevere segnali dalla rete, permettono di rimodulare la domanda elettrica lontano dal periodo di picco. Oltretutto, i maggiori costi dellelettricit durante i momenti di massima richiesta spingono i clienti a cambiare le loro abitudini, migliorando di conseguenza lefficienza del mercato. Per esempio, una lavastoviglie pu essere programmata per entrare in funzione alle 3 del mattino invece che alle 8 di sera, quando la domanda energetica decisamente minore, oppure i condizionatori daria possono essere spenti per un breve periodo per ridurre il carico di domanda. Un altro tipo di approccio, introdotto per primo in Europa, pu raggiungere lo stesso obiettivo, ma usa una tecnologia diversa. In ogni rete locale, c un minimo margine di fluttuazione nellelettricit distribuita. Un gruppo di ricerca italiano sta testando dei frigoriferi che possono monitorare il flusso di rete e, quando la domanda aumenta o la fornitura cala, semplicemente possono spegnersi per un periodo di tempo sufficiente. Un articolo sul New Scientist dimostra che, se questa tecnologia venisse applicata ai 30 milioni di frigoriferi installati in Gran Bretagna, la domanda di picco si ridurrebbe di 2.000 megawatt di capacit generativa, permettendo al paese di spegnere quattro centrali termoelettriche a carbone. Un approccio simile potrebbe essere adottato dagli impianti di condizionamento daria, sia negli edifici commerciali che in quelli residenziali. Karl Lewis, direttore esecutivo di GridPoint, una societ statunitense che progetta reti intelligenti, dichiara che si pu spegnere il compressore in un impianto di condizionamento di un utente per 15 minuti senza modificare la temperatura nellabitazione. Laspetto fondamentale di una rete intelligente che un modesto investimento in tecnologie informatiche pu ridurre la domanda di picco, producendo sia risparmi in elettricit che una conseguente riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Alcune societ elettriche stanno sperimentando per prime la tariffazione a tempo dellelettricit, fissando un prezzo ben pi basso per la fornitura lontana dai momenti di picco, rispetto a quelli durante i quali avviene il massimo della domanda. Allo stesso modo, nelle regioni con temperature estive pi elevate si registra spesso un costoso aumento della domanda stagionale. La Baltimore Gas and Electric (BGE), per esempio, ha avviato un programma pilota nel 2008 nel quale gli utenti che vi partecipavano permisero alloperatore elettrico di spegnere i loro condizionatori a intervalli selezionati duranti i giorni pi caldi in cambio di un generoso rimborso per lenergia risparmiata. Il prezzo per quella regione di circa 14 centesimi di dollaro per kilowattora. Tuttavia, per un kilowattora risparmiato durante le ore di picco nei giorni di massima domanda, gli utenti venivano pagati fino a 1,75 dollari, pi di 12 volte tanto. In questa maniera, se risparmiavano 4 kilowattora di elettricit in un pomeriggio, ricavavano un credito di 7 dollari sulla loro bolletta elettrica. Gli utenti ridussero il loro consumo elettrico di picco di un terzo, spingendo BGE a progettare un programma simile con tecnologie anche pi intelligenti per lestate del 2009.
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Negli Stati Uniti il passaggio ai contatori intelligenti sta procedendo alacremente, con circa 28 societ elettriche che hanno in programma la loro messa in opera nei prossimi anni. Come capofila troviamo le due pi grandi compagnie elettriche della California, la Pacific Gas e la Electric and Southern California Edison, rispettivamente con 5,1 e 5,3 milioni di utenti, e che stanno pianificando la copertura totale dei loro clienti entro il 2012. Entrambi offriranno una tariffazione variabile al fine di ridurre il consumo durante il picco. Tra le molte altre societ elettriche che mirano alla sostituzione totale ci sono lAmerican Electric Power nel Midwest (5 milioni di utenti) e la Florida Power and Light (4,4 milioni di utenti). Anche in Europa, con in testa la Finlandia, si stanno installando contatori di questo tipo. Una societ di ricerca svedese, la Berg Insight, prevede che lEuropa avr 80 milioni di contatori intelligenti operativi entro il 2013. Sfortunatamente, il termine contatori intelligenti descrive unampia gamma di contatori, a partire da quelli che forniscono al cliente semplicemente dati in tempo reale sul consumo elettrico, ai modelli in grado di permettere una comunicazione bilaterale tra lazienda fornitrice e il cliente o persino tra lazienda e i singoli elettrodomestici. Quel che va sottolineato che, pi intelligente il contatore, maggiori saranno i risparmi. Sfruttare i progressi nelle tecnologie informatiche per aumentare nello stesso tempo lefficienza della rete, dei sistemi di distribuzione e delluso dellelettricit di per s una mossa intelligente. In parole povere, una rete intelligente combinata a contatori sofisticati permette di essere molto pi efficienti, sia alle societ elettriche che ai consumatori.

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4.7 Il potenziale dei risparmi energetici

Lobiettivo di questo capitolo era quello di identificare soluzioni in grado di compensare quel 30% di aumento del fabbisogno energetico prospettato dalla International Energy Agency (IEA) tra il 2006 e il 2020. Io e i miei colleghi siamo fiduciosi che le misure proposte andranno anche oltre lannullamento della crescita prevista della domanda energetica. Passare a unilluminazione pi efficiente energeticamente pu far calare la domanda elettrica mondiale del 12%. Per quanto concerne le apparecchiature, la chiave per aumentare lefficienza energetica quella di stabilire degli standard internazionali che rispecchino i modelli pi efficienti sul mercato, aumentando regolarmente questo livello man mano che le tecnologie progrediscono. Questo in realt non altro, se non la versione globale del programma giapponese Top Runner per aumentare lefficienza degli elettrodomestici. Questo intervento ha delle potenzialit tali da permettere un risparmio energetico entro il 2020 almeno corrispondente ai risparmi nel settore dellilluminotecnica. La combinazione di lampadine ed elettrodomestici pi efficienti, con una rete intelligente che usa tariffe diversificate in funzione dellorario, sensori di picco della domanda e le molte altre tecnologie descritte in questo capitolo, aprono enormi possibilit per ridurre sia la richiesta globale di elettricit che il suo picco di domanda. facile sottostimare il potenziale per la riduzione della domanda elettrica. Negli Stati Uniti, il Rocky Mountain Institute calcola che se almeno i 40 stati peggiori nella lista dellefficienza energetica, raggiungessero i primi 10 pi virtuosi, la domanda di elettricit nazionale potrebbe essere abbattuta di un terzo. Ci permetterebbe la chiusura del 62% delle centrali elettriche a carbone degli Stati Uniti. Tuttavia, anche i paesi pi efficienti hanno un sostanziale potenziale di risparmio aggiuntivo del consumo elettrico e certamente stanno pianificando di continuare a ridurre le emissioni di CO2 e risparmiare denaro. Per quanto riguarda i mezzi di trasporto, la chiave a breve termine per la riduzione della richiesta di petrolio e delle emissioni di anidride carbonica, si identifica nel passaggio ad automobili efficienti a basso consumo di carburante (compresi i veicoli elettrici), diversificando i sistemi di trasporto urbano e costruendo linee ferroviarie ad alta velocit tra le citt, modellate sullesempio di quelle giapponesi ed europee. Questo passaggio da sistemi di trasporto basati sullautomobile a sistemi diversificati si manifesta nelle azioni di centinaia di sindaci in tutto il mondo che affrontano ogni giorno la congestione del traffico e linquinamento dellaria. Si stanno inventando soluzioni ingegnose per limitare non soltanto luso dellautomobile, ma anche la sua vera e propria necessit. Al calare della presenza delle auto nelle zone urbane, la natura della citt stessa cambier. Allinterno del settore industriale il potenziale per la riduzione del consumo di energia grande. Nellindustria petrolchimica, passare alle pi efficienti tecnologie di produzione attualmente disponibili e riciclare pi plastica rende possibile una riduzione del 32% della domanda di energia. Per quanto riguarda lindustria metallurgica, i miglioramenti nellefficienza produttiva possono ridurre i consumi del 23%. Risparmi ancora maggiori sono a portata di mano nella produzione del cemento: solamente con ladozione di migliori tecnologie come il forno a secco, si prevedono risparmi del 42%.
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Relativamente al settore edile, persino negli edifici pi antiquati esiste una redditizia possibilit di risparmio energetico poich le riqualificazioni energetiche possono abbattere i consumi del 20-50%. Come abbiamo sottolineato, una riduzione dei consumi di energia, combinata con lutilizzo di elettricit verde per riscaldare, raffrescare e illuminare ledificio sta a significare che possibile realizzare edifici a emissioni zero pi facilmente di quanto si possa immaginare. Un modo semplice per raggiungere questi risultati passa attraverso una tassa sulle emissioni di anidride carbonica (carbon tax), che aiuterebbe a porre lattenzione sui reali costi insiti del bruciare carburanti fossili. Si suggerisce di incrementare limposta sulla CO2 di 20 dollari a tonnellata ogni anno per i prossimi 10 anni, fino a un totale di 200 dollari (in media 55 dollari a tonnellata). Sebbene questa cifra possa apparire eccessiva, in realt non riesce nemmeno a coprire tutti i costi indiretti dei carburanti fossili, purtuttavia incoraggia lo stanziamento di investimenti, sia nellefficienza energetica che nelle fonti di energia a emissioni zero. Nel tentativo di migliorare lefficienza energetica, come descritto in questo capitolo, abbiamo trovato delle piacevoli sorprese nello scoprire il vasto potenziale esistente per realizzarla. Adesso sposteremo lattenzione verso lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabile del pianeta, dove vi sono altrettante fantastiche possibilit.

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5. STABILIZZARE IL CLIMA: PASSARE ALLE ENERGIE RINNOVABILI

In questi anni, mentre il prezzo dei combustibili fossili aumenta, lincertezza per il futuro delle risorse petrolifere si acuisce e le preoccupazioni per il cambiamento climatico proiettano unombra sul futuro del carbone, in via di affermazione una nuova economia energetica. Quella vecchia, basata sul petrolio, il carbone e il gas naturale, sta per essere rimpiazzata da una basata sullenergia eolica, solare e geotermica. Nonostante la crisi economica globale, questa transizione energetica sta avanzando in tutto il mondo a una velocit e su una scala inimmaginabili anche solo due anni fa. Il Texas, uno stato famoso per aver a lungo primeggiato nella produzione del petrolio negli Stati Uniti, ora domina anche nel campo della generazione eolica, avendo superato la California tre anni fa. In Texas sono stati installati 7.900 megawatt di potenza eolica, ulteriori 1.100 sono in fase di realizzazione e unenorme quantit in via di sviluppo. Quando tutti questi parchi eolici saranno completati, saranno disponibili 53 mila megawatt di potenza eolica, la stessa erogabile da 53 centrali a carbone e sufficiente a soddisfare i fabbisogni energetici per usi residenziali di 24 milioni di persone. Inoltre, il Texas avr la possibilit di esportare energia, esattamente come accaduto finora con il petrolio. Il Texas non uneccezione. In Sud Dakota, uno stato a bassissima densit demografica e ricco di vento, iniziato lo sviluppo di un parco eolico da 5.050 megawatt (un megawatt di eolico produce elettricit per 300 famiglie americane) che, una volta completato, produrr circa 5 volte il fabbisogno energetico dei 796 mila abitanti dello stato. Dieci stati statunitensi, la maggior parte dei quali nellarea delle Grandi Pianure, e diverse province canadesi stanno progettando di esportare energia eolica. Sullaltra sponda dellAtlantico, il governo della Scozia sta trattando con due fondi sovrani mediorientali un investimento da 7 miliardi di dollari, destinato alla realizzazione di una centrale nel Mare del Nord, al largo delle coste orientali scozzesi. Questa centrale permetter al paese di sviluppare una potenza eolica offshore di circa 60 mila megawatt, un valore molto vicino ai 79 mila che rappresentano il totale della capacit elettrica del Regno Unito. Stiamo assistendo alladozione di energia da fonti rinnovabile su una scala mai vista per i combustibili fossili o per lenergia nucleare. Questo non accade solamente nei paesi industrializzati: lAlgeria, consapevole che non potr esportare petrolio e gas per sempre, sta progettando la costruzione di impianti solari termici per 6.000 megawatt da esportare via cavo in Europa. Gli algerini fanno notare che i deserti del loro paese sono investiti da un flusso di energia solare sufficiente ad alimentare lintera economia mondiale. Non un errore di calcolo: lenergia solare che colpisce la Terra in una sola ora infatti sufficiente ad alimentare leconomia mondiale per un anno. La Turchia, che attualmente produce 39 mila megawatt di potenza elettrica, nel 2007 ha emesso un bando per la costruzione di impianti eolici, ricevendo offerte da aziende nazionali e straniere per 78

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mila megawatt complessivi. Dopo avere selezionato le proposte pi promettenti, il governo sta ora rilasciando i permessi di costruzione per un totale di 15 mila megawatt. Alla met del 2008, lIndonesia, un paese con 128 vulcani attivi e quindi molto ricca in energia geotermica, ha annunciato che svilupper una potenza geotermica di 6.900 megawatt con la collaborazione di Pertamina, la compagnia petrolifera statale. Negli ultimi decenni la produzione petrolifera indonesiana declinata stabilmente, e da quattro anni il paese un importatore netto petrolio. Visto che Pertamina sta indirizzando i propri investimenti nello sviluppo dellenergia geotermica, potrebbe divenire la prima compagnia petrolifera, privata o statale, a realizzare la transizione dal petrolio allenergia rinnovabile. Queste sono solo alcune delle iniziative con cui si sta cercando di sfruttare le energie rinnovabili della Terra. Le risorse a disposizione sono immense. Nord Dakota, Kansas e Texas possiedono nel complesso una potenzialit eolica in grado di alimentare lintera economia americana. In Cina leolico diverr probabilmente la principale sorgente di energia. LIndonesia potrebbe un giorno soddisfare il suo fabbisogno energetico solamente con il geotermico. LEuropa sar alimentata in larga parte dai campi eolici del Mare del Nord e dagli impianti solari termici del deserto nord africano. Gli obiettivi del Piano B sullo sviluppo delle energie rinnovabili entro il 2020 esposti in questo capitolo non sono basati su ci che viene ritenuto politicamente possibile, ma su ci che consideriamo necessario. Questo non il Piano A, quello del business as usual, quello del continuare come se nulla fosse. Questo il Piano B, una mobilitazione da tempo di guerra, una risposta globale per evitare la destabilizzazione economica e le tensioni politiche conseguenti a cambiamenti climatici ingestibili. Per ridurre le emissioni globali di CO2 dell80% entro il 2020, la priorit sostituire le centrali elettriche a carbone e a oli combustibili con impianti a energia rinnovabile. Se il XX secolo stato caratterizzato dalla globalizzazione delleconomia energetica mondiale, con la maggior parte dei paesi che si affidata al petrolio proveniente essenzialmente dal Medio Oriente, in questo secolo si assister alla localizzazione della produzione dellenergia con ladozione globale dellenergia eolica, solare e geotermica. In questo secolo, inoltre, lelettricit assumer un posto centrale nelleconomia. Il settore dei trasporti si sposter dalle automobili alimentate a benzina a mezzi ibridi elettrici ricaricabili, ad auto completamente elettriche, alle metropolitane leggere e alle ferrovie intercittadine ad alta velocit. Per i trasporti merci a lunga distanza si passer dai camion alimentati a gasolio a sistemi di trasporto elettrici su rotaia. Il trasporto di merci e persone si svolger prevalentemente con mezzi alimentati dallenergia elettrica. In questa nuova economia energetica, gli edifici si baseranno quasi esclusivamente sullelettricit rinnovabile per riscaldamento, raffrescamento e illuminazione.

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Nellelettrificazione delleconomia non teniamo conto dello sviluppo del nucleare. La nostra assunzione che il limitato numero di nuovi impianti nucleari in costruzione nel mondo servir solo a compensare la dismissione delle vecchie centrali, senza un aumento sostanziale della capacit totale di generazione entro il 2020. Se si valutano i costi complessivi (che comprendono quelli per lo smaltimento delle scorie, quelli per la dismissione degli impianti a fine vita e per lassicurazione dei reattori nei confronti di possibili incidenti e attacchi terroristici) costruire un impianto nucleare in un mercato dellenergia elettrica competitivo semplicemente una decisione antieconomica. Al di l dei costi dellenergia nucleare vanno considerate anche le questioni politiche. Se affermiamo che lenergia nucleare una parte importante del futuro della nostra energia, questo vale per tutti i paesi o solo per alcuni? Se vera questultima tesi, chi stiler la lista dei paesi eletti? E chi la far rispettare? Nel valutare le componenti climatiche del Piano B, abbiamo escluso lopzione del sequestro del carbonio nelle centrali a carbone. Considerato il costo e la mancanza di interesse tra gli stessi sostenitori del carbone, improbabile che questa tecnologia sia praticabile su una scala economicamente significativa entro il 2020. Luso delle energie rinnovabili si potr diffondere con una velocit sufficiente? La risposta affermativa, e i tassi di crescita dellutilizzo di telefoni cellulari e computer dimostrano come le nuove tecnologie si possano imporre velocemente. Nel 1986, la vendita complessiva dei cellulari aveva raggiunto il milione di unit, ma lo scenario era pronto per una crescita esplosiva e, infatti, nei tre anni successivi gli abbonamenti di telefonia mobile sono raddoppiati ogni anno. Nei successivi 12, ogni biennio i proprietari di un cellulare sono pi che raddoppiati, fino ad arrivare nel 2001 a 961 milioni di apparecchi, una cifra 1.000 volte superiore a quella di 15 anni prima. Oggi in tutto il mondo gli utenti stimati sono pi di quattro miliardi. Le vendite di computer hanno seguito lo stesso andamento. Nel 1980 era stato commercializzato approssimativamente un milione di pezzi, ma si stima che nel 2008 i computer in circolazione fossero 270 milioni, 270 volte in pi nel giro di soli 28 anni. Adesso si assiste a una crescita simile nel settore delle tecnologie relative alle energie rinnovabili. Linstallazione di pannelli solari raddoppia ogni due anni e anche la crescita annuale della capacit di generazione eolica non da meno. Cos come leconomia dellinformazione e delle telecomunicazioni si sono trasformate oltre ogni aspettativa nello scorso ventennio, allo stesso modo cambier il settore dellenergia nel decennio che verr. C comunque una differenza sostanziale: mentre il cambiamento delleconomia dellinformazione stato definito solo dalle nuove tecnologie e dal mercato, la riforma delleconomia energetica sar guidata anche dalla presa di coscienza che il destino della nostra civilt non dipende solo dalla decisione di agire, ma da unazione immediata.

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5.1 Passare alleolico

Il vento lelemento centrale delleconomia energetica del Piano B. abbondante, a basso costo e disponibile quasi ovunque; facilmente scalabile e pu essere sviluppato in tempi rapidi. I pozzi di petrolio si prosciugano e il carbone sembra aver fatto il suo tempo, ma il vento non pu esaurirsi. Unindagine mondiale sullo sfruttamento del vento effettuata dal team di Cristina Archer e Mark Jacobson delluniversit di Stanford ha concluso che lo sfruttamento di un quinto dellenergia eolica mondiale potrebbe fornire una quantit di elettricit sette volte superiore a quella attualmente necessaria nel mondo. La Cina, ad esempio, con le sue estese pianure spazzate dal vento nelle regioni settentrionali e occidentali del paese, un incalcolabile numero di rilievi montuosi e una lunghissima linea costiera, tutte particolarmente ventose, dispone di potenziale di energia eolica sufficiente a raddoppiare la sua attuale capacit di generazione elettrica. Anche le condizioni degli Stati Uniti sono ottimali. Oltre ad avere abbastanza energia eolica terrestre per superare di diverse volte il fabbisogno nazionale, il National Renewable Energy Lab (Laboratorio nazionale per le energie rinnovabili) ha identificato 1.000 gigawatt (1 gigawatt equivale a 1.000 megawatt) di energia eolica che attendono di essere sfruttati sulla costa orientale e altri 900 gigawatt sulla costa occidentale. Questa capacit generativa offshore sufficiente, da sola, ad alimentare lintera economia statunitense. LEuropa sta gi sperimentando leolico offshore: un rapporto del 2004 della Garra Hassan, una societ di consulenza tecnica sullenergia eolica, ha concluso che se i governi sviluppassero con decisione le risorse eoliche marine, il vento potrebbe fornire elettricit per usi residenziali a tutto il continente europeo entro il 2020. Da diversi anni a questa parte, un numero limitato di paesi ha dominato la crescita del settore, ma la recente espansione sul mercato globale sta modificandone gli assetti. Ad oggi, 70 paesi nel mondo stanno sfruttando le risorse eoliche. Lenergia eolica mondiale sta crescendo a un ritmo frenetico. Dal 2000 al 2008 la potenza eolica installata cresciuta da 18 mila a un quantitativo stimato pari a circa 120 mila megawatt. Le nazioni in testa per potenza installata sono in questo momento gli Stati Uniti, seguiti da Germania (che stata fino a poco tempo fa la prima in classifica), Spagna, Cina e India; considerando per che la potenza eolica in produzione in Cina sta raddoppiando ogni anno, il primato degli Stati Uniti potrebbe durare ancora per poco. La Danimarca prima nel mondo per la quota di energia elettrica nazionale proveniente dalleolico, con il 21% del totale. Quattro Lender del nord della Germania ricavano pi di un terzo della loro elettricit dal vento, mentre a livello nazionale la copertura pari all8%, ed in continua crescita. Attualmente, la Danimarca sta progettando lespansione del parco eolico per coprire il 50% del suo fabbisogno elettrico nazionale, in gran parte sfruttando gli impianti offshore. Quando hanno individuato nelleolico la fonte principale di approvvigionamento elettrico, i responsabili della pianificazione danesi hanno radicalmente rivoluzionato la politica energetica del loro paese. Il piano
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consiste nel considerare la fornitura di origine eolica la fonte principale del sistema di produzione elettrico e di usare centrali alimentate da fonti fossili per riempire i vuoti creati dallintermittenza del vento.

La Spagna, che ha gi al suo attivo circa 17 mila megawatt, punta a 20 mila megawatt entro il 2010. In Francia, dove appena cominciato lo sviluppo delleolico, il governo ha posto un obiettivo di 25 mila megawatt entro il 2020, di cui 6.000 saranno offshore. Allinizio del 2009 gli Stati Uniti disponevano di poco pi di 28 mila megawatt di potenza eolica, 38 parchi eolici in costruzione e altri in programmazione per una potenza totale di 300 mila megawatt, in attesa della costruzione della rete di distribuzione. Oltre al Texas e alla California, che sta progettando un complesso di parchi eolici da 4.500 megawatt nellestremo lembo meridionale dello stato, diversi altri stati stanno emergendo come superpotenze eoliche. Clipper Windpower e BP si stanno alleando per costruire Titan, il parco eolico da 5.050 megawatt nellest del Sud Dakota a cui abbiamo accennato in precedenza. Philip Anschutz, miliardario del Colorado, ne sta sviluppando uno da 2.000 megawatt nel centro-sud del Wyoming; generer elettricit da trasferire in California, Arizona e Nevada. Nella parte occidentale degli Stati Uniti, il Maine, dove lo sviluppo delleolico iniziato da poco, sta pianificando lo sviluppo di 3.000 megawatt di potenza, molto pi del fabbisogno del milione e 300 mila residenti. Lo stato di New York, che gi possiede 1.300 megawatt di potenza eolica, sta progettando di aggiungerne altri 8.000, la cui generazione avverr per la maggior parte nei dintorni dei laghi Erie e Ontario. Presto lOregon raddoppier la sua capacit eolica con il parco da 900 megawatt che verr realizzato nelle gole del fiume Columbia. Mentre finora lattenzione degli Stati Uniti si focalizzata sulle Grandi Pianure, unaltra zona sta cominciando a suscitare interesse. Per anni lunico progetto eolico offshore nellEst in corso di approvazione era uno da 400 megawatt al largo delle coste di Cape Cod, nel Massachusetts. Ora al Massachusetts si sono uniti Rhode Island, New York, New Jersey e Delaware. Questultimo sta progettando un parco offshore da pi di 600 megawatt, uninstallazione che potrebbe soddisfare met della domanda di elettricit a uso residenziale dello stato. Ci sono tre ragioni che rendono attraente leolico offshore sulla costa orientale degli Stati Uniti. La prima che il vento forte e costante. Larea che si estende dal Massachussets verso sud, fino al Nord Carolina ha una capacit potenziale di generazione che supera il fabbisogno degli stati di questa regione. Secondo motivo: la costa orientale ha un litorale esteso e poco profondo che rende le piattaforme offshore meno costose. Infine, questa fonte di energia vicina ai consumatori. A nord, il Canada, con il suo esteso territorio e una popolazione di soli 33 milioni di abitanti, il paese con uno dei rapporti pi elevati tra eolico e popolazione. In questo momento Ontario, Quebec e Alberta sono le regioni principali con la maggior potenza installata, ma negli ultimi mesi tre delle quattro province atlantiche del Canada, New Brunswick, Prince Edward Island e Nova Scotia, hanno
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iniziato a discutere dello sviluppo congiunto e dellesportazione di parte della loro ricchezza in energia eolica verso le regioni densamente popolate nel nordest degli Stati Uniti. Per quanto sia impressionante la crescita statunitense, lo ancor di pi lespansione in corso in Cina. La Cina ha circa 12 mila megawatt di potenza eolica, distribuita per la maggior parte in parchi eolici di dimensioni da 50 a 100 megawatt, con molti altri di taglia media in arrivo. Oltre a questo sta creando, attraverso il programma Wind Base, sei giganteschi parchi eolici, ognuno dei quali avr una potenza di almeno 10 gigawatt, e che saranno posizionati nella provincia del Gansu (15 gigawatt), Mongolia Interna Occidentale (20 gigawatt), Mongolia interna Orientale (30 gigawatt), Hebei (10 gigawatt), vicino alla citt di Hami, nella regione dello Xinjiang (20 gigawatt) e lungo la costa a nord di Shanghai nella provincia di Jiangsu (10 gigawatt). Una volta completati, avranno una capacit pari a 105 gigawatt, corrispondente alla potenza eolica mondiale allinizio del 2008. Uno degli aspetti pi interessanti dei parchi eolici la loro straordinaria efficienza in termini di terreno impegnato. Per esempio, un coltivatore di granoturco nel Nord dello Iowa pu installare in unarea di poco pi di 4.000 metri quadrati una turbina eolica che ogni anno produce energia per 300 mila dollari. Dalla stessa porzione di terreno coltivata a granoturco si otterrebbero circa 1.900 litri di etanolo, per un valore di mercato di 960 dollari. La straordinaria resa energetica del terreno usato per alloggiare le turbine eoliche aiuta a spiegare il motivo per cui gli investitori considerano i parchi eolici cos allettanti. Inoltre, visto che le turbine occupano solo l1% dello spazio complessivo di un parco eolico, questa tecnologia permette agli agricoltori e agli allevatori di continuare a coltivare grano e foraggio e a pascolare le loro mandrie. Quindi, di fatto, possono raddoppiare la resa dei loro terreni, producendo contemporaneamente alimenti (grano, mais o bestiame) ed energia. Agricoltori e allevatori, senza alcun investimento a loro carico, ricevono in media da 3.000 a 10.000 dollari lanno di diritti per ognuna delle turbine erette nei loro terreni. Migliaia di allevatori nella zona delle Grandi Pianure nel giro di pochi anni guadagneranno pi dalla vendita dellenergia prodotta sui propri terreni che dai bovini. Nel passato, uno dei dubbi avanzati nei confronti delleolico era il pericolo che rappresentava per lavifauna, rischio che, tuttavia, pu essere gestito conducendo accurate ricerche prima della scelta dellarea di installazione per evitare di interferire con le aree di migrazione e di riproduzione. Lo studio pi recente indica che le morti tra i volatili dovute a impianti eolici sono insignificanti in confronto a quelle causate dallimpatto con i grattacieli, dalle collisioni con gli autoveicoli o dalla cattura da parte dei gatti. Altri sono critici a causa dellimpatto sul paesaggio. Quando alcuni guardano una centrale eolica, percepiscono un degrado del panorama. Altri ci vedono una fonte di energia che salver la civilt. Sebbene vi siano problemi legati alla sindrome NIMBY (Not In My BackYard, non nel mio giardino), la risposta PIMBY (Put In My BackYard, mettila nel mio giardino) sempre pi diffusa. Nelle comunit rurali degli Stati Uniti, che siano proprietari di ranch nel Colorado o allevatori della parte settentrionale dello stato di New York, la competizione per le centrali eoliche agguerrita. Ci non sorprende, visto che i posti di lavoro che si creano, i diritti e i proventi generati
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dalle tasse provenienti dalle turbine eoliche sono i benvenuti nelle comunit locali.

Il cuore del Piano B costituito da un programma immediato di sviluppo di 3.000 gigawatt (tre milioni di megawatt) di potenza eolica entro il 2020, sufficienti a garantire il 40% del fabbisogno elettrico mondiale. Questo progetto, che contribuir a stabilizzare il clima globale, richieder linstallazione di un milione e mezzo di turbine da 2 megawatt. Costruirne una tale numero entro i prossimi 11 anni sembra unimpresa titanica, almeno finch non si paragona questo piano con i 70 milioni di autoveicoli prodotti nel mondo ogni anno. Considerato un costo medio di 3 milioni di dollari a turbina installata, questo significa un investimento di 4.500 miliardi di dollari entro il 2020, ovvero 409 miliardi lanno. Una cifra come questa comparabile con quella del settore del petrolifero e del gas, dove previsto che gli investimenti raggiungano la cifra di 1.000 miliardi di dollari lanno entro il 2016. Le turbine eoliche possono essere prodotte in grande quantit in catena di montaggio, come avvenne durante la Seconda guerra mondiale per i bombardieri B24 nellenorme stabilimento di assemblaggio Ford di Willow Run, nel Michigan. Lindustria automobilistica americana dispone di risorse sufficienti per costruire il numero di turbine necessarie a portare a compimento il Piano B. Non solo esistono le fabbriche per costruirle, ma c anche personale esperto, impaziente di tornare al lavoro. Nello stato del Michigan, ad esempio, cuore della regione ventosa dei Grandi Laghi, molti degli impianti di produzione automobilistica attualmente non sono operativi. Leolico ha diversi punti a suo favore. Per le aziende elettriche, essere in grado di firmare contratti a lungo temine a prezzo fisso una manna per s e per i propri clienti. Se si rivolgono al gas naturale, si affidano a una fonte di energia dal prezzo estremamente volatile. Se invece scelgono lenergia prodotta tramite carbone, devono affrontarne lincertezza del costo futuro. Il potere di attrazione dellenergia eolica traspare dalla sua crescita nei confronti delle altre fonti di energia. Ad esempio, nel 2008 leolico costituiva il 36% della nuova potenza installata in Europa in confronto al 29% del gas naturale, 18% del fotovoltaico, 10% del petrolio e solo il 3% del carbone. Negli Stati Uniti la nuova capacit eolica realizzata ogni anno ha superato con largo margine il carbone a partire dal 2005. A livello mondiale, nel 2008 non stata installata nuova potenza nucleare mentre leolico ha realizzato un totale di 27 mila megawatt. La struttura mondiale delleconomia energetica non sta solo cambiando, ma lo sta facendo molto velocemente.

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5.2 Celle fotovoltaiche e collettori solari termici

Lenergia solare pu essere sfruttata tramite celle fotovoltaiche (PV) e collettori solari termici. Il fotovoltaico, a base di semiconduttori di silicio o a film sottili, converte direttamente la luce del sole in elettricit. I collettori solari termici, a loro volta, convertono i raggi solari in calore che pu essere usato, ad esempio, per riscaldare acqua per gli usi domestici. In altri casi, i collettori possono essere usati per concentrare i raggi del sole in un serbatoio dacqua, per produrre vapore e generare elettricit. Nel 2008 nel mondo sono stati installati circa 5.600 megawatt di celle fotovoltaiche, portando la potenza totale a circa 15 mila megawatt. Essendo una delle fonti energetiche con la crescita maggiore, la produzione delle celle fotovoltaiche sta salendo del 45% lanno, raddoppiando ogni due. Nel 2006, la Germania install 1.100 megawatt di potenza fotovoltaica e divenne il primo paese a crescere di pi di un gigawatt in un solo anno. Fino a poco tempo fa, la produzione di celle fotovoltaiche era concentrata in Giappone, Germania e Stati Uniti, ma oggi sono numerosi i nuovi attori che stanno entrando in gioco, compresi Cina, Taiwan, Filippine, Corea del Sud ed Emirati Arabi Uniti. Nel 2006 la Cina ha superato gli Stati Uniti nella produzione di pannelli fotovoltaici. Taiwan ha fatto lo stesso nel 2007. Oggi sono numerose le aziende che competono sul mercato mondiale, investendo sia nella ricerca sia nella produzione. Attualmente ci sono circa 1,6 miliardi di persone che vivono in comunit non ancora connesse a una rete elettrica: spesso pi economico installare pannelli fotovoltaici sul tetto piuttosto che costruire un impianto centralizzato e una rete per raggiungere i potenziali consumatori. Per gli abitanti dei villaggi andini, ad esempio, che hanno sempre usato candele di sego per lilluminazione, la rata mensile per linstallazione di un sistema a pannelli solari, con dilazione a 30 mesi, minore del costo mensile per le candele. Quando labitante di un piccolo villaggio compra un impianto fotovoltaico, sta in realt acquistando una fornitura di elettricit per 25 anni: non dovendo poi sostenere costi per il combustibile e necessitando di una manutenzione minima, deve ricorrere a un finanziamento solo per linvestimento iniziale. La Banca Mondiale e LUNEP (United Nations Environment Programme, Programma delle Nazioni Unite per lambiente) hanno promosso dei programmi per aiutare gli istituti locali a creare forme di credito dedicate al finanziamento di questa fonte di elettricit. Un prestito della Banca Mondiale ha aiutato 50 mila persone in Bangladesh, proprietarie di una casa, a installare sistemi fotovoltaici. Un secondo pacchetto di finanziamenti, pi corposo, aiuter altre 200 mila famiglie a fare lo stesso. Gli abitanti dei villaggi indiani che non sono raggiunti dalla rete elettrica e dipendono dalle lampade a cherosene, affrontano costi analoghi. Installare un sistema solare domestico in India, batterie comprese, costa circa 400 dollari e pu alimentare due, tre o quattro piccoli apparecchi o punti luce. Sono soluzioni molto usate nelle case e nei negozi al posto delle lampade a petrolio, inquinanti e sempre pi costose. In un anno una lampada brucia circa 75 litri di cherosene che, a 80 centesimi di dollaro al litro, significa 60 dollari a lampada. Un sistema di illuminazione a pannelli solari, che rimpiazzi due lampade, si ripaga da solo entro quattro anni per poi diventare una fonte di elettricit
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praticamente gratuita. Passare dal cherosene alle celle solari particolarmente utile per combattere il cambiamento climatico. Anche se il miliardo e mezzo stimato di lampade a cherosene attualmente in uso costituisce meno dell1% di tutta lilluminazione residenziale, esso contribuisce al 29% delle emissioni di CO2 del settore dellilluminazione domestica. Queste lampade utilizzano lequivalente di un milione e trecentomila barili di petrolio ogni giorno, circa la met della produzione del Kuwait. Il costo dellenergia solare sta diminuendo velocemente nei paesi industrializzati. Michael Rogol e la sua societ di consulenza Photon stimano che, entro il 2010, nelle nazioni sviluppate le aziende integrate che si occuperanno di tutte le fasi della produzione di pannelli fotovoltaici inizieranno a installare sistemi per produrre elettricit a 12 centesimi di dollaro per kilowattora nellassolata Spagna e a 18 centesimi nella Germania meridionale. Anche se questi costi scenderanno al di sotto di quelli dellelettricit convenzionale in molte regioni, questo non si tradurr automaticamente in una completa conversione alle celle solari. Ma, come osserva un esperto del settore, il big bang in arrivo. Gli investitori, dopo avere iniziato con installazioni residenziali da tetto relativamente piccole, si stanno ora interessando anche a impianti solari di grande scala. Una centrale da 20 megawatt completata nel 2007 in Spagna stata, ma non per molto, il pi grande impianto di questo tipo al mondo. Sempre la Spagna, infatti, nel 2008 ha rilanciato con un altro complesso da 60 megawatt. Installazioni ancora pi grandi sono oggi in progettazione, compresi impianti da 80 megawatt in California e Israele. Alla met del 2008 Pacific Gas and Electric (PG&E), una delle due compagnie di servizi della California, ha annunciato un contratto con due aziende per realizzare installazioni fotovoltaiche con capacit di generazione complessiva di 800 megawatt. Questo complesso, che si estender su una superficie di 30 chilometri quadrati, generer tanta energia alla sua massima potenza quanta un impianto nucleare. Lasticella stata alzata ancora una volta. Allinizio del 2009, i gruppi China Technology Development Group Corporation e Qinghai New Energy Group hanno annunciato una alleanza per la costruzione di un impianto solare fotovoltaico da 30 megawatt nella remota provincia di Qinghai. Questo il primo passo per quello che si prevede essere un impianto da 1.000 megawatt. un enorme salto nel futuro per un paese che arrivato alla fine del 2008 con soli 145 megawatt di potenza installata in celle fotovoltaiche. Un numero sempre maggiore di paesi, stati e provincie stanno fissando obiettivi ambiziosi nel campo delle installazioni solari. Lindustria solare italiana punta a 16 mila megawatt e il Giappone a 14 mila megawatt di potenza installata entro il 2020. Lo stato della California ha fissato un obiettivo per il 2017 di 3.000 megawatt. Il New Jersey si propone di realizzare 2.300 megawatt in installazioni fotovoltaiche entro il 2021, e il Maryland 1.500 megawatt entro il 2022. Ora che le nuove installazioni di pannelli solari raddoppiano ogni due anni (e presumibilmente continueranno a farlo almeno fino al 2020), i 5.600 megawatt messi in produzione nel 2008 saliranno a 500 mila annui nel 2020. Prima di quella data, la capacit installata superer i 1.500 gigawatt. Anche se questa stima pu sembrare ottimistica, potrebbe in realt risultare prudente se non altro perch se molti dei circa 1,6 miliardi di individui che oggi non hanno elettricit ne disporranno entro il 2020, ci avverr con buona probabilit grazie a impianti solari domestici. Un altro sistema molto promettente per sfruttare lenergia solare su larga scala utilizza
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semplicemente degli specchi per concentrare la luce su un serbatoio chiuso contenente acqua o un altro fluido; riscaldandolo si produce vapore che fa muovere una turbina. Questapplicazione della tecnologia solare termica, spesso chiamata solare a concentrazione (nota in inglese come CSP, Concentrating Solar Power), apparsa per la prima volta dopo la costruzione di un impianto di generazione solare termica da 350 megawatt in California. Da quando stato completato nel 1991, rimasto lunico complesso solare termico al mondo su grande scala fino alla realizzazione di un secondo impianto da 64 megawatt in Nevada nel 2007. Allinizio del 2009, gli Stati Uniti contavano su 6.100 megawatt di impianti di generazione solare termica in fase di sviluppo e per lenergia da loro prodotta sono gi stati firmati contratti di acquisto a lungo termine. Alla met del 2009 Lockheed Martin, una azienda specializzata in difesa aerospaziale e information technology, ha annunciato che stava costruendo un impianto solare a concentrazione da 290 megawatt in Arizona. Questo impianto, al pari di altre installazioni dello stesso tipo, avr una autonomia di sei ore, grazie alla energia immagazzinata, e quindi sar in grado di generare elettricit fino a mezzanotte e oltre. Lingresso nel campo del solare da parte di un gruppo con un giro di affari da 43 miliardi di dollari e con una grande capacit di progettazione, un altro segnale di un nuovo impegno generale a catturare lenergia solare presente in abbondanza sulla Terra. Come gi riportato, il governo dellAlgeria ha un piano per realizzare una capacit di generazione elettrica da solare termico di 6.000 megawatt, da esportare in Europa con cavi sottomarini. Il governo tedesco ha risposto velocemente alliniziativa algerina con un piano per la costruzione di una linea di trasmissione ad alta tensione di 3.000 chilometri da Adrar, in pieno deserto algerino, fino ad Aachen, citt tedesca al confine con lOlanda. Il primo impianto in costruzione in Algeria uninstallazione ibrida solare/gas naturale, nella quale il gas interviene nella generazione di elettricit nel momento in cui il sole tramonta. Bench i primi impianti di questo enorme progetto siano ibridi, New Energy Algeria, lazienda governativa creata per incoraggiare lo sviluppo delle energie rinnovabili, prevede di passare al pi presto al solare termico in forma esclusiva. Questi centrali probabilmente useranno sali fusi o altri fluidi per immagazzinare calore ed estendere di diverse ore la generazione di elettricit oltre il tramonto e superare le ore serali, quando la domanda di energia elevata. Gli impianti statunitensi in via di sviluppo e lannuncio di questo piano algerino sono stati i primi segnali dellingresso del mondo nellera del solare termico su grande scala. Entro la fine del 2008 erano in realizzazione gi 60 di questi impianti destinati a un uso commerciale, la maggior parte dei quali negli Stati Uniti e in Spagna. Otto dei dieci impianti pi grossi (con dimensioni da 250 a 900 megawatt) verranno costruiti negli Stati Uniti, la maggior parte dei quali in California. Nei primi mesi del 2009 ne sono stati annunciati diversi altri. BrightSource Energy ha dichiarato, insieme a Southern California Edison, un pacchetto bomba di sette progetti con una capacit totale di 1.300 megawatt; subito dopo ha svelato un identico accordo con PG&E. NRG, una azienda con sede in New Jersey, ed eSolar hanno annunciato che svilupperanno insieme 500 megawatt di impianti a concentrazione solare nel sud-ovest degli Stati Uniti. La Spagna, unaltra superpotenza solare, ha circa 50 impianti, ognuno dei quali con dimensione vicina a 50 megawatt, in varie fasi di sviluppo. Esiste un fiorire di impianti a concentrazione in fase di proposta in altri paesi, come Israele, Australia, Sudafrica, Emirati Arabi ed Egitto. Almeno una dozzina di paesi, baciati dal sole, hanno riconosciuto il potenziale di questa fonte di elettricit
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inesauribile e a basso costo e si stanno muovendo per approfittarne. LIndia uno dei paesi per cui gli impianti a concentrazione sono ideali. Bench questa nazione non abbia le stesse potenzialit eoliche di Cina e Stati Uniti, il Grande Deserto Indiano, nella parte nordoccidentale del paese, offre enormi opportunit per gli impianti solari termici. Centinaia di installazioni posizionate nel deserto potrebbero soddisfare la maggior parte del fabbisogno indiano. Data inoltre la particolare conformazione geografica di questo paese, le linee di trasmissione con cui connettere i siti di produzione ai centri maggiormente popolati potrebbero essere relativamente corte. I costi dellelettricit ricavata dal solare termico stanno diminuendo velocemente. Oggi il costo si aggira dai 12 ai 18 centesimi di dollaro per kilowattora. Lobiettivo del Dipartimento dellEnergia degli Stati Uniti investire in ricerca per abbassare il costo entro il 2020 a 5-7 centesimi di dollaro per kilowattora. Sappiamo che lenergia solare abbondante. La American Solar Energy Society dichiara che esistono sufficienti risorse di solare termico nel sud-ovest degli Stati Uniti per coprire un fabbisogno pari a quasi quattro volte lattuale richiesta di energia americana. L U.S. Bureau of Land Management, lagenzia che gestisce i terreni pubblici, ha ricevuto richieste di concessione di diritti per sviluppare impianti solari termici e complessi fotovoltaici per una potenza totale di 23 mila megawatt in Nevada, 40 mila megawatt in Arizona e oltre 54 mila megawatt nelle regioni desertiche della California meridionale. A livello globale, Greenpeace, lEuropean Solar Thermal Electricity Association e il programma SolarPACES della International Energy Agency hanno sottoscritto un progetto mondiale per lo sviluppo di impianti solari termici per un milione e mezzo di megawatt di potenza entro il 2050. Noi, per il Piano B, suggeriamo un obiettivo mondiale pi immediato di 200 mila megawatt entro il 2020, limite che potrebbe anche essere superato, a mano a mano che il potenziale economico di questa applicazione diverr pi evidente. La diffusione dellenergia solare sta accelerando in conseguenza anche dellimpiego del solare termico nel campo del riscaldamento dellacqua per usi sanitari e per il riscaldamento per gli edifici. In Cina, ad esempio, i termocollettori solari sono gi stati installati su 27 milioni di tetti. Con 4.000 compagnie cinesi che li producono, questa tecnologia relativamente semplice e a basso costo si diffusa nei villaggi dove manca ancora lelettricit. Per appena 200 dollari, i loro abitanti possono installare un collettore solare e godersi per la prima volta una doccia calda. Questa tecnologia si sta diffondendo a macchia dolio in Cina, e in alcune aree ha gi saturato il mercato. Pechino sta pianificando di incrementare gli attuali 14 milioni di metri quadrati di collettori solari termici portandoli a 300 milioni entro il 2020. Lenergia raccolta in Cina con queste installazioni pari a quella generata da 49 centrali a carbone. Altri paesi in via di sviluppo come lIndia e il Brasile potrebbero vedere presto milioni di case convertirsi a questeconomica tecnologia di riscaldamento dellacqua. La diffusione nelle aree rurali prive di rete elettrica simile a quella avvenuta per la telefonia mobile, che ha soppiantato la tradizionale rete fissa, fornendo servizi a milioni di persone che sarebbero ancora in lista dattesa se si fossero affidate alle reti tradizionali. La grande attrattiva dei termocollettori che, una volta pagata linstallazione, lacqua calda praticamente gratuita. Anche in Europa, dove i costi dellenergia sono relativamente alti, i collettori solari termici si stanno diffondendo rapidamente. In Austria, il 15% delle case li usa per lacqua calda. Come in Cina, in
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alcuni villaggi austriaci si trovano gi su quasi tutte le abitazioni. Anche la Germania sta avanzando rapidamente. Janet Sawin, del Worldwatch Institute, sottolinea che circa due milioni di tedeschi vivono in case in cui sia lacqua calda a uso sanitario sia quella per il riscaldamento fornita dai termocollettori solari. Sulla scia della rapida adozione del solare termico per questi utilizzi, la European Solar Thermal Industry Federation (ESTIF) ha stabilito lambizioso traguardo di 500 milioni di metri quadrati di collettori solari, ovvero un metro quadrato per ogni europeo entro il 2020, obiettivo che supera gli 0,93 metri quadrati pro capite attualmente installati a Cipro, il leader mondiale. Molte installazioni sono progettate come sistemi combinati per riscaldare sia lacqua che gli ambienti. I collettori solari presenti in Europa sono concentrati in Germania, Austria e Grecia, con Francia e Spagna che stanno muovendo i primi passi. Liniziativa della Spagna stata promossa da un decreto del marzo 2006 che imponeva linstallazione di collettori in tutti gli edifici nuovi o ristrutturati. Il Portogallo si mosso rapidamente con un decreto analogo. LESTIF stima che lUnione Europea ha un potenziale di sviluppo a lungo termine di 1.200 gigawatt di solare termico per il riscaldamento di acqua e ambienti, il che significa che il sole potrebbe soddisfare gran parte del fabbisogno di riscaldamento a bassa temperatura degli europei. Lindustria statunitense dei termocollettori solari da installare sui tetti si finora concentrata su un mercato di nicchia, vendendone e commercializzandone 10 milioni di metri quadrati tra il 1995 e il 2005, utilizzati per il riscaldamento di piscine. Nonostante questa ristretta base di partenza, lindustria stata comunque in grado di soddisfare le richieste del mercato residenziale dei sistemi solari di riscaldamento nel momento in cui nel 2006 sono stati introdotti gli sgravi fiscali federali. Infatti, con in testa le Hawaii, la California e la Florida, linstallazione di questi sistemi triplicata nel 2006 e da allora ha continuato a crescere velocemente. Abbiamo ora i dati per fare delle proiezioni globali. Con la Cina che ha stabilito un obiettivo di 300 milioni di metri quadrati di capacit solare termica entro il 2020, e il target dellESTIF di 500 milioni di metri quadrati in Europa per la stessa data, sicuramente realizzabile linstallazione negli Stati Uniti di 300 milioni di metri quadrati entro quellanno grazie agli incentivi fiscali recentemente adottati. Il Giappone, che possiede oggi 7 milioni di metri quadrati di termocollettori solari per lacqua, ma che importa quasi tutto il suo fabbisogno di combustibile fossile, potrebbe facilmente raggiungere 80 milioni di metri quadrati per il 2020. Se la Cina, gli Stati Uniti, il Giappone e lUnione Europea raggiungessero i loro obiettivi, entro il 2020 si avrebbe una capacit solare termica complessiva di 1.180 milioni di metri quadrati. Considerando anche i paesi in via di sviluppo, Cina esclusa, il totale potrebbe superare il miliardo e mezzo di metri quadrati, per una capacit termica solare mondiale entro il 2020 di 1.100 gigawatt termici, lequivalente della produzione di 690 centrali a carbone. La notevole espansione del solare termico, per il riscaldamento di acqua e ambienti, prevista nei paesi industrializzati potrebbe portare alla chiusura di alcuni impianti a carbone esistenti e a ridurre lutilizzo del gas naturale, dal momento che gli impianti solari rimpiazzerebbero i boiler elettrici e a gas. In altri paesi come India e Cina, comunque, gli impianti solari termici ridurranno semplicemente il bisogno di nuovi impianti a carbone. Una delle ragioni che spiegano la crescita esplosiva dei termocollettori in Europa e Cina la loro attrattiva economica. In media, nei paesi industrializzati questi sistemi si ripagano da soli, in termini
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di risparmio di energia, in meno di dieci anni, oltre a essere una buona risposta ai timori relativi alla sicurezza energetica e al cambiamento climatico. Con il costo dei termocollettori in discesa, specialmente in Cina, diversi altri paesi tenderanno ad allinearsi con Israele, Portogallo e Spagna nel richiedere per legge che tutti i nuovi edifici siano muniti di impianti solari termici. Non pi una moda passeggera, questi dispositivi sui tetti stanno entrando rapidamente nelluso comune. Per concludere, lo sfruttamento dellenergia solare si sta espandendo su ogni fronte al crescere dei timori relativi ai cambiamenti climatici e alla sicurezza energetica, grazie alla diffusione degli incentivi governativi per lo sfruttamento dellenergia solare, al diminuire dei costi relativi e alla contemporanea ascesa del prezzo dei combustibili fossili. Nel corso del 2009 la nuova potenza da fonti solari installata negli Stati Uniti ha superato per la prima volta quella dei nuovi impianti a carbone.

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5.3 Energia dalla terra

Pochi sanno che il calore contenuto nei dieci chilometri pi esterni della crosta terrestre equivale a 50 mila volte lenergia di tutte le riserve di petrolio e di gas esistenti. Nonostante tale abbondanza, sono sfruttati a livello mondiale solo 10.500 megawatt di capacit generativa geotermica. Anche a causa del predominio del petrolio, del gas e del carbone, che hanno fornito carburanti economici, omettendone per i costi indiretti dovuti al cambiamento climatico e allinquinamento atmosferico, sono state investite relativamente poche risorse nello sviluppo della geotermia. Nello scorso decennio, il suo utilizzo cresciuto appena del 3% lanno. La met della capacit generativa mondiale concentrata negli Stati Uniti e nelle Filippine. Altri quattro paesi, Messico, Indonesia, Italia e Giappone producono la maggior parte della quota rimanente. Nel complesso, circa 24 paesi oggi convertono lenergia geotermica in elettricit. Islanda, Filippine ed El Salvador ricavano dal geotermico rispettivamente il 27%, il 26% e il 23% della loro elettricit. enorme il potenziale dellenergia geotermica nel riscaldamento residenziale, nella generazione di energia elettrica e nel fornire calore per i processi industriali. Tra i paesi ricchi di questa risorsa, troviamo quelli che costeggiano il Pacifico nel cosiddetto anello di fuoco: Cile, Per, Colombia, Messico, Stati Uniti, Canada, Russia, Cina, Giappone, Filippine, Indonesia e Australia. Altri paesi ricchi dal punto di vista geotermico si trovano lungo la Great Rift Valley e intorno al Mediterraneo orientale. In aggiunta alla generazione di energia elettrica, si stima che 100 mila megawatt di energia geotermica siano utilizzati direttamente, senza conversione in elettricit, per riscaldare le case e le serre e come calore nei processi industriali. il caso, ad esempio, dellenergia usata nei bagni termali in Giappone, per riscaldare le case in Islanda e le serre in Russia. Un gruppo interdisciplinare di 13 scienziati e ingegneri, riunito dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) nel 2006, ha valutato il potenziale geo-termoelettrico statunitense. Utilizzando le tecnologie pi recenti, comprese quelle usate dalle compagnie petrolifere e del gas per la perforazione e lestrazione assistita di petrolio, il gruppo ha stimato che sistemi geotermici avanzati potrebbero essere usati per sviluppare estesamente il geotermico negli Stati Uniti. Questa tecnologia prevede la trivellazione per raggiungere gli strati rocciosi caldi e fratturarli, liniezione allinterno della roccia di acqua in pressione e la successiva estrazione di acqua surriscaldata per alimentare una turbina a vapore. Il gruppo del MIT ha stimato che questo metodo fornirebbe agli Stati Uniti energia geotermica pari a oltre 2.000 volte il fabbisogno nazionale. Bench sia ancora costosa, questa tecnologia pu essere utilizzata praticamente ovunque per convertire calore geotermico in elettricit. LAustralia , ad oggi, il leader nello sviluppo di impianti pilota che sfruttano questo metodo, seguita da Germania e Francia. Per sfruttare completamente il potenziale statunitense, il gruppo del MIT ha stimato che il governo dovrebbe investire nei prossimi anni pi di un miliardo di dollari in ricerca e sviluppo nel geotermico, allincirca il costo di una grande centrale a carbone. Anche prima che lo sviluppo di questa interessante tecnologia sia completo, gli investitori si stanno
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interessando a quella attualmente disponibile. Per diversi anni il geotermico americano rimasto praticamente confinato al progetto Geyser a nord di San Francisco, che con i suoi 850 megawatt di potenza il pi grande complesso di generazione di energia da geotermico al mondo. Oggi gli Stati Uniti, che possiedono pi 3.000 megawatt di origine geotermica, stanno assistendo al rinascimento di questa fonte energetica. I 126 impianti di generazione in sviluppo in 12 stati quasi triplicheranno la capacit geotermica statunitense. Con California, Nevada, Oregon, Idaho e Utah a segnare il cammino e molte nuove imprese entrate in questo campo, si profila lo scenario per uno sviluppo enorme del geotermico negli Stati Uniti. LIndonesia, che ha un vasto potenziale di energia geotermica, nel 2008 ha annunciato un piano di sviluppo da 6.900 megawatt di potenza. Le Filippine, attualmente secondo produttore mondiale di elettricit da fonte geotermica, stanno mettendo in cantiere diversi nuovi progetti in questo settore. Tra i paesi della Rift Valley africana, come Tanzania, Kenya, Uganda, Eritrea Etiopia e Gibuti, il Kenya stato pioniere. Ora possiede oltre 100 megawatt di potenza geotermica e per il 2015 ne sta progettando altri 1.200, che raddoppieranno la sua attuale capacit di generazione elettrica, pari a 1.200 megawatt complessivi da tutte le altre fonti. Il Giappone, con 18 centrali geotermiche per un totale di 535 megawatt, stato in passato il leader in questo campo. Ora, dopo quasi due decenni di inattivit, questo paese geotermicamente ricco, da sempre noto per le migliaia di bagni termali, sta riprendendo a costruire impianti geotermici. Per quanto riguarda lEuropa, la Germania possiede quattro centrali geotermiche gi operative e circa altre 180 in corso di realizzazione. Werner Bussmann, a capo della German Geothermal Association, sostiene che il geotermico pu fornire energia per soddisfare oltre 600 volte la richiesta di elettricit della Germania. Monique Barbut, capo del Global Environmental Facility, prevede che il numero di paesi che ricavano elettricit dal geotermico aumenter dai circa 20 dellinizio del secolo a 50 entro il 2010. Oltre alle centrali geotermiche sono attualmente molto utilizzate le pompe di calore a scambio geotermico sia per il riscaldamento sia per il raffrescamento degli edifici. Questi impianti sfruttano la stabilit della temperatura del suolo vicino alla superficie terrestre e la usano come fonte di calore durante linverno, quando la temperatura dellaria bassa, e come fonte di raffrescamento durante lestate, quando la temperatura esterna elevata. Il vantaggio di questa tecnologia la possibilit di riscaldare come di raffrescare, con un consumo di elettricit del 25-50% inferiore rispetto a quanto sarebbe necessario con i sistemi convenzionali. In Germania, ad esempio, esistono attualmente 130 mila pompe di calore geotermiche attive in costruzioni residenziali o commerciali e il loro numero sta crescendo stabilmente, con 25 mila nuove pompe installate ogni anno. Nelluso diretto di energia geotermica, lIslanda e la Francia sono tra i leader. In Islanda, limpiego di energia geotermica nel riscaldamento di quasi il 90% delle case ha in gran parte eliminato luso di carbone per questo uso. Lenergia geotermica rappresenta pi di un terzo dellenergia totale utilizzata dallIslanda. In seguito ai due picchi del prezzo del petrolio negli anni Settanta, circa 70 centrali di riscaldamento geotermico furono costruite in Francia, e oggi forniscono calore e acqua calda a circa 200 mila abitazioni. Negli Stati Uniti le case sono riscaldate con calore geotermico a Reno, in Nevada e a Klamath Falls, nellOregon. Altri paesi che hanno un esteso sistema di teleriscaldamento basato sul geotermico sono la Cina, il Giappone e la Turchia. Il calore geotermico ideale per le serre dei paesi nei climi freddi, come quelli del nord. La Russia,
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lUngheria, lIslanda e gli Stati Uniti lo utilizzano per produrre verdure in inverno. Con laumento del prezzo del petrolio, che sta facendo esplodere il costo del trasporto dei prodotti freschi, questa pratica diverr probabilmente molto comune negli anni a venire. Tra i sedici paesi che usano lenergia geotermica per lacquacoltura troviamo Cina, Israele e Stati Uniti. In California, ad esempio, quindici aziende ittiche producono circa 4 milioni e mezzo di chilogrammi di tilapia, pesce persico e pesce gatto utilizzando acque calde sotterranee. in rapida crescita anche il numero di paesi che si stanno convertendo allenergia geotermica per la generazione di elettricit e di calore; inoltre, si sta allargando il ventaglio delle sue applicazioni La Romania, ad esempio, la usa per il teleriscaldamento, per le serre e per fornire acqua calda a case e fabbriche. Lacqua calda sotterranea spesso usata per i bagni e le piscine. Il Giappone ha 2.800 terme, 5.500 piscine pubbliche e 15.600 hotel e alberghi che utilizzano acqua calda di origine geotermica. LIslanda usa lenergia geotermica per riscaldare un centinaio di piscine pubbliche, molte delle quali allesterno e aperte tutto lanno, e in Ungheria il numero delle piscine sale a 1.200. Se i quattro paesi pi popolosi che si trovano sullanello di fuoco del Pacifico (Stati Uniti, Giappone, Cina e Indonesia, che insieme hanno circa 2 miliardi di abitanti) volessero investire seriamente nello sviluppo delle loro risorse geotermiche, potrebbero rendere questa forma di energia una delle principali fonti per la produzione di elettricit al mondo. Con un potenziale geotermoelettrico, stimato per difetto, di 240 mila megawatt soltanto negli Stati Uniti e in Giappone, facile immaginare un mondo con 200 mila megawatt di elettricit generata dalla geotermia come obiettivo per il Piano B entro il 2020.

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5.4 Energia dalle biomasse

Via via che le riserve di petrolio e gas naturale si esauriscono cresce lattenzione anche per le fonti di energia da biomassa. Queste includono, oltre alle coltivazioni destinate a produrre energia discusse nel capitolo 2, i sottoprodotti dellindustria del legno, di quella dello zucchero, i rifiuti urbani e dallevamento, le piantagioni di alberi a rapido accrescimento, i residui dellagricoltura, della potatura e della manutenzione dei parchi urbani, ognuno dei quali pu essere usato per generare elettricit, riscaldare o produrre carburanti per veicoli. Luso potenziale della biomassa per la produzione di energia limitato dato che perfino il mais, il pi efficiente tra le coltivazioni cerealicole, pu convertire solamente lo 0,5% dellenergia solare in forma utilizzabile. Al contrario, gli impianti fotovoltaici o i termocollettori sono in grado di trasformare circa il 15% della radiazione solare in elettricit. In un mondo con una disponibilit di suolo sempre pi ridotta, le coltivazioni dedicate a impieghi energetici non sono in grado di competere con il solare e tanto meno con leolico, considerata la sua maggiore efficienza per unit di superficie. Nelle industrie dei prodotti forestali, incluse le segherie e le cartiere, i rifiuti sono usati da tempo per generare elettricit. Le imprese americane bruciano gli scarti del legno sia per produrre calore utilizzato nelle proprie attivit, sia per generare elettricit da vendere alle aziende elettriche locali. Negli Stati Uniti, quasi 11 mila megawatt di elettricit di origine vegetale proviene principalmente dalla combustione di scarti forestali. Gli scarti del legno sono anche usati nelle aree urbane per la cogenerazione di energia e calore, distribuito attraverso sistemi di teleriscaldamento. In Svezia, quasi la met degli edifici residenziali e commerciali collegata alla rete di teleriscaldamento. Fino al 1980, il petrolio importato forniva pi del 90% del calore per questi impianti, ma al 2007 era stato quasi interamente rimpiazzato da trucioli di legno e rifiuti urbani. Negli Stati Uniti, St. Paul, nel Minnesota (una citt di circa 275 mila abitanti) ha iniziato a sviluppare il teleriscaldamento pi di 20 anni fa. Venne costruito un impianto combinato per energia e calore che utilizzava rifiuti provenienti dagli alberi dei parchi della citt, scarti dellindustria del legno e cellulosa da altre fonti. Limpianto, che utilizza 250 mila tonnellate di scarti lignei lanno, ora fornisce il teleriscaldamento a circa l80% del centro della citt, pari a quasi due chilometri quadrati di spazi residenziali e commerciali. Questo passaggio agli scarti lignei ha in gran parte sostituito il carbone, riducendo al contempo le emissioni di anidride carbonica di 76 mila tonnellate lanno, smaltendo i rifiuti del legno e fornendo una fonte sostenibile di calore ed elettricit. Oglethorpe Power, un grosso gruppo fornitore di servizi nello stato della Georgia, ha annunciato un progetto di costruzione di alcune centrali (massimo tre) a biomassa da 100 megawatt ognuna. Il
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combustibile principale sar legno in trucioli, scarti di segheria, residui di legno e altri scarti provenienti dalla manutenzione delle foreste e, quando disponibili, noccioli di pecan e gusci di arachide. Lindustria dello zucchero ha recentemente iniziato a bruciare i suoi residui per cogenerare calore ed energia. Questa iniziativa ha ricevuto un grosso impulso in Brasile, quando le distillerie di etanolo a base di canna da zucchero hanno realizzato che bruciare la bagassa, il residuo fibroso della spremitura della canna da zucchero, permette di produrre calore per il processo di fermentazione e contemporaneamente di generare elettricit, che pu essere rivenduta alle compagnie elettriche locali. Questo sistema, ben collaudato dallindustria delletanolo brasiliana, si sta diffondendo agli zuccherifici degli altri paesi che producono il restante 80% dello zucchero mondiale. Nelle citt, una volta raccolti i materiali riciclabili, i rifiuti possono essere inceneriti per produrre calore ed energia. In Europa, gli inceneritori forniscono calore a 20 milioni di utenti. La Germania (che possiede 67 di questi impianti) e la Francia (con 128 impianti) sono i leader europei. Negli Stati Uniti, una novantina di impianti convertono 20 milioni di tonnellate di rifiuti in energia per 6 milioni di consumatori. Tuttavia sarebbe pi vantaggioso puntare sul modello rifiuti zero in cui lenergia contenuta nella carta, nel cartone, nella plastica e negli altri materiali combustibili venga in gran parte recuperata con il riciclo, dato che bruciare la spazzatura non un modo intelligente per gestire il problema dei rifiuti. Fino a che non si realizzer lobiettivo dei rifiuti zero, per, il metano (gas naturale) prodotto nelle discariche esistenti quando la frazione organica dei rifiuti si decompone pu essere raccolto per produrre calore per i processi industriali o per generare elettricit in impianti combinati termoelettrici. Limpianto da 35 megawatt, alimentato dai gas di discarica, progettato dalla Puget Sound Energy e destinato a ricavare metano dalla discarica di Seattle, si aggiunger agli altri impianti simili, pi di 100, attivi negli Stati Uniti. Interface (il principale produttore mondiale di moquette industriali, con base vicino ad atlanta, in Georgia) ha convinto la citt a investire 3 milioni di dollari per catturare il biogas dalla discarica municipale e a costruire una condotta di 15 chilometri fino a un suo stabilimento. Il metano di questa condotta, che costa il 30% in meno rispetto al prezzo di mercato, soddisfa il 20% del fabbisogno della fabbrica. La discarica progettata per fornire metano per 40 anni, facendo guadagnare alla citt 35 milioni di dollari rispetto ai 3 milioni di investimento iniziale, oltre ad alleggerire i costi operativi di Interface. Come gi discusso nel capitolo 2, anche le colture agricole possono essere usate per produrre carburanti per veicoli, tra cui letanolo e il biodiesel. Nel 2009 sono stati prodotti nel mondo 50 miliardi di litri di bioetanolo e 8,7 miliardi di litri di biodiesel. Met delletanolo stato prodotto dagli Stati Uniti, un terzo dal Brasile e il rimanente da una dozzina di altri paesi, in testa Cina e Canada. Germania e Francia sono responsabili, ognuna, del 15% della produzione di biodiesel mondiale; gli altri maggiori produttori sono Stati Uniti, Brasile e Italia.
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I biocombustibili, che per un certo periodo sono stati considerati come la vera alternativa al petrolio, negli ultimi anni sono stati messi sotto esame in seguito ai dubbi emersi sulla loro effettiva sostenibilit. Negli Stati Uniti, che hanno superato il Brasile nella produzione di etanolo nel 2005, il raddoppio della produzione tra il 2007 e il 2008 ha contribuito a spingere il prezzo mondiale dei generi alimentari a livelli mai raggiunti in passato. In Europa, che ha fissato obiettivi ambiziosi per luso del biodiesel e nel contempo possiede un ridotto potenziale di espansione per la produzione di oli di semi, le raffinerie che producono biodiesel si stanno spostando alluso di olio di palma proveniente da Malesia e Indonesia, incentivando la distruzione della foresta pluviale per fare spazio alle piantagioni di palma. In un mondo in cui non c quasi pi terreno a disposizione per le coltivazioni alimentari, ogni ettaro coltivato a mais destinato a etanolo comporta che un altro ettaro deve essere reso disponibile altrove per la produzione di generi alimentari. Uno studio dellinizio del 2008 condotto da Tim Searchinger, della Princeton University, pubblicato su Science, ha usato un modello agricolo globale per dimostrare che, prendendo in considerazione la deforestazione tropicale, la produzione statunitense di biocarburanti ha aumentato decisamente le emissioni annuali di gas serra invece di ridurle, al contrario di quanto affermato da altri studi basati su un modello pi ristretto. Un altro studio pubblicato da Science, questa volta da un gruppo dellUniversity of Minnesota, ha raggiunto conclusioni simili. Concentrandosi sulle emissioni di carbonio collegate alla deforestazione tropicale ha dimostrato che la conversione delle foreste pluviali e delle praterie alla produzione di biocombustibile da mais, soia od olio di palma, ha portato a un aumento delle emissioni di carbonio almeno 37 volte maggiore rispetto alla riduzione di gas serra risultante dal passaggio dai combustibili fossili ai biocarburanti. Il sostegno ai biocarburanti si ulteriormente indebolito quando il gruppo guidato da Paul Crutzen, chimico presso il Max Planck Institute for Chemistry in Germania e vincitore di un premio Nobel, ha presentato i risultati di uno studio sulle emissioni di protossido dazoto. Questo potente gas serra, proveniente dai fertilizzanti sintetici azotati utilizzati nella coltivazione di colture quali mais e colza per la produzione di biocombustibile, pu annullare ogni riduzione di emissioni di CO2 derivante dalla sostituzione dei combustibili fossili con i biocombustibili, rendendoli una minaccia per la stabilit climatica. Anche se lindustria delletanolo negli Stati Uniti ha rifiutato queste conclusioni, i risultati sono stati confermati in un rapporto del 2009 dellInternational Council for Science, una federazione internazionale di associazioni scientifiche. Pi aumentano le ricerche sui biocarburanti liquidi, meno essi risultano sostenibili. Oggi la produzione di bioetanolo si basa quasi completamente sulla canna da zucchero e sullamido, ma si sta cercando di sviluppare tecnologie efficienti per convertire i materiali cellulosici. Diversi studi indicano che le sterpaglie e i pioppi ibridi potrebbero fornire una resa relativamente buona di etanolo su terreni marginali, ma non esiste una tecnologia a basso costo in grado di sintetizzarlo a partire dalla cellulosa che sia disponibile da subito o entro tempi brevi.
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Un terzo rapporto pubblicato da Science indica che bruciare raccolti di cellulosa per generare direttamente elettricit destinata a veicoli elettrici molto pi efficiente che convertirli in combustibili liquidi poich permette di percorrere l81% in pi di chilometri. La domanda quanto i materiali vegetali possano contribuire alla fornitura energetica mondiale. Basandoci su uno studio del Departments of Energy and Agriculture statunitense stimiamo che gli Stati Uniti potrebbero sviluppare pi di 40 gigawatt di capacit elettricit entro il 2020 dalla combustione di rifiuti lignei provenienti da boschi e parchi urbani, oltre a residui di arbusti e alberi a rapida crescita messi a dimora su terreni non agricoli, circa quattro volte il valore attuale. Prevediamo che luso mondiale di biomassa per generare elettricit potrebbe contribuire al Piano B con 200 gigawatt entro il 2020.

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5.5 Energia dai fiumi, dalle maree e dalle onde

Il termine idroelettrico stato tradizionalmente collegato alle grandi dighe, ma oggi comprende anche lo sfruttamento dellenergia delle maree e delle onde nonch lutilizzo di micro-turbine da flusso con cui catturare direttamente lenergia dei fiumi e delle maree senza bisogno di sbarramenti. Circa il 16% dellelettricit mondiale proviene dal comparto idroelettrico, principalmente dalle grandi dighe. Alcuni paesi come il Brasile e la Repubblica Democratica del Congo ottengono la maggior parte della loro elettricit dallenergia dei fiumi. La costruzione di grandi dighe fiorita nella seconda met del secolo scorso ma successivamente rallentata. I siti adatti alla costruzione di una diga ancora accessibili sono diminuiti e contemporaneamente vi stata una maggiore consapevolezza dei danni agli ecosistemi e dei costi connessi al trasferimento forzato delle popolazioni indigene e allinondazione di terre produttive. Continuano a essere considerati con favore quei progetti su piccola scala che non sono altrettanto devastanti. Nel 2006 nelle aree rurali cinesi sono state costruite piccole dighe per una potenza totale di 6.000 megawatt. Per molte comunit locali esse rappresentano, ad oggi, lunica fonte di energia elettrica. Sebbene la Cina sia in prima posizione nelle nuove realizzazioni, molti altri paesi stanno costruendo impianti di piccola taglia, via via che i cambiamenti nelleconomia rendono competitive le fonti rinnovabili rispetto ai combustibili fossili. Esiste anche un interesse crescente per le microturbine che non hanno bisogno di dighe e hanno quindi minori impatti ambientali. Lenergia ricavata dalle maree suscita interesse a causa del suo enorme potenziale. La Baia di Fundy, in Canada, per esempio, ha una capacit di generazione pari a pi di 4.000 megawatt. Altri paesi ancora stanno esaminando possibili progetti nella scala dei 7.000-15.000 megawatt. Il primo grande impianto di sfruttamento delle maree, lo sbarramento di La Rance, in Bretagna, con capacit una generativa di 240 megawatt, fu costruito 40 anni fa in Francia ed attivo ancora oggi. Negli ultimi anni, linteresse per lenergia mareomotrice si diffuso rapidamente. La Corea del Sud, ad esempio, sta realizzando un progetto da 254 megawatt sulla sua costa occidentale. Quando sar completato questo impianto fornir elettricit sufficiente per il mezzo milione di persone che vivono nella vicina citt di Ansan. 30 chilometri pi a nord, vicino a Inchon, gli ingegneri stanno progettando un impianto per lo sfruttamento delle maree da 812 megawatt. Nel marzo 2008, Lunar Energy, una compagnia inglese, ha aggiunto un accordo con Korea Midland Power per sviluppare un parco di turbine al largo della costa del Sud Corea che generer 300 megawatt. La Cina sta progettando una centrale da 300 megawatt alla foce del fiume Yalu, vicino alla Corea del Nord. Molto pi a sud, la Nuova Zelanda sta progettando un impianto da 200 megawatt nel porto di Kaipara, sulla costa settentrionale del paese. Progetti colossali sono allo studio in numerosi altri paesi, tra cui India, Regno Unito e Russia. LIndia prevede di costruire una barriera di oltre 60 chilometri attraverso il Golfo di Khambat, sulla costa nord-occidentale del paese, con una capacit generativa di 7.000 megawatt. In Gran Bretagna molti leader politici stanno facendo pressioni per un impianto a marea da 8.600 megawatt nellestuario del Severn, sulla costa sud-occidentale del paese, equivalente all11% della capacit di
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produzione elettrica britannica. Progettisti russi sono impegnati nellideazione di impianti a marea per 15 mila megawatt nel Mar Bianco, nella parte nord-occidentale del paese vicina alla Finlandia. Una parte dellenergia prodotta in questo sito sar probabilmente esportata in Europa. poi in discussione un impianto che dovrebbe essere realizzato nella Baia di Turgurski, sulla costa della regione pi a est del paese, dovrebbe fornire 8.000 megawatt di energia allindustria locale. Negli Stati Uniti, lattenzione rivolta agli impianti a marea di taglia pi piccola. A partire dal 2007, la Federal Energy Regulatory Commission ha concesso pi di trenta permessi preliminari, che comprendono i progetti a Puget Sound, nella baia di San Francisco e nellEast River di New York. Quello della baia di San Francisco, della Oceana Energy Company, avr almeno 40 megawatt di potenza. Lenergia delle onde, pur essendo alcuni anni indietro rispetto a quella delle maree, sta iniziando ad attrarre lattenzione di tecnici e investitori. Negli Stati Uniti, lazienda di servizi PG&E del nord della California ha registrato un progetto di sviluppo di un parco da 40 megawatt al largo della costa nord del paese. Alla Green Wave Energy Solutions sono stati concessi i permessi per due progetti di potenza fino a 100 megawatt ognuno, al largo della costa californiana, uno a nord e uno a sud. Inoltre, San Francisco sta cercando di ottenere il permesso per sviluppare un progetto di energia da onde marine da 10-30 megawatt lungo le proprie coste. Il primo parco di questo tipo al mondo, un impianto da due megawatt costruito dalla inglese Pelamis Wave Power, in attivit al largo della costa del Portogallo. In una seconda fase se ne prevede lespansione a 22 megawatt. Le aziende scozzesi Aquamarine Power e Airtricity stanno collaborando per la costruzione di 1.000 megawatt di capacit di generazione da onde e maree lungo la costa dellIrlanda e della Gran Bretagna. Anche lIrlanda ha un obiettivo di sviluppo energetico da moto ondoso ambizioso: 500 megawatt di potenza generativa entro il 2020, abbastanza per generare il 7% della sua elettricit. A livello mondiale la raccolta di energia dalle onde marine potrebbe generare la strabiliante quantit di elettricit di 10 mila gigawatt, un valore pi che doppio rispetto allattuale potenza elettrica mondiale generata da tutte le fonti, pari a 4.000 gigawatt. Prevediamo che i 945 gigawatt (945 mila megawatt) di energia idroelettrica in funzione nel mondo nel 2008 aumenteranno fino a 1.350 entro il 2020. Secondo le proiezioni ufficiali della Cina, saranno aggiunti 270 gigawatt, in gran parte provenienti dalle grandi dighe del sud-ovest del paese. I restanti 135 della nostra previsione di crescita verranno da un gruppo di grandi dighe in costruzione in paesi come il Brasile e la Turchia, da numerosi impianti idroelettrici di piccola taglia, da un numero crescente di progetti alimentati a maree e da numerosi piccoli progetti di energia generata dal moto ondoso. Negli Stati Uniti, dove lattenzione per la costruzione di nuove dighe modesta, si assiste comunque a una rinascita dellinteresse per linstallazione degli impianti di generazione su dighe che ne sono prive e per il potenziamento di impianti idroelettrici gi esistenti. Se linteresse per lenergia delle maree e delle onde continuer a crescere in tutto il mondo, la capacit aggiuntiva generata da queste due fonti potrebbe facilmente superare i 400 gigawatt necessari a raggiungere lobiettivo del Piano B entro il 2020.

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5.6 Leconomia energetica planetaria nel 2020

Come descritto in questo capitolo, il passaggio dal petrolio, dal carbone e dal gas naturale verso lenergia eolica, solare e geotermica gi in atto. Nel vecchio sistema lenergia veniva prodotta attraverso la combustione con le conseguenti emissioni di carbonio che si sono rivelate essere il tratto distintivo del nostro sistema economico. La nuova economia sfrutta lenergia del vento, del sole e del calore dellinterno del pianeta e sar in gran parte alimentata dallenergia elettrica. Oltre allilluminazione e allalimentazione degli apparecchi domestici, lelettricit verr utilizzata anche per i trasporti e per la climatizzazione degli ambienti. I combustibili fossili, dannosi per il clima, scompariranno nel passato mentre i paesi si convertiranno a fonti di energia rinnovabili, pulite e non alteranti per il clima. Labbandono dei combustibili fossili parte dal comparto elettrico, dove lo sviluppo di 5.300 gigawatt di nuova capacit mondiale generativa rinnovabile per il 2020 (di cui oltre la met di origine eolica) sar pi che sufficiente a rimpiazzare tutto il carbone e il petrolio e il 70% del gas naturale che sono attualmente usati per produrre energia elettrica. Laggiunta di quasi 1.500 gigawatt termici entro il 2020 ridurr drasticamente luso di petrolio e di gas per il riscaldamento dellacqua e degli edifici. Circa due terzi di questa crescita proverranno da collettori termici solari per riscaldamento di acqua e ambienti (vedi tabella 5.1). Nota 110.

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Fonte: vedi nota 110. Osservando il cambiamento macroscopico dalleconomia energetica del 2008 a quella del 2020 suggerita dal Piano B, si nota che lelettricit generata da combustibili fossili mostra un calo mondiale del 90%. Questa riduzione pi che compensata dallaumento di cinque volte dellelettricit prodotta da fonti rinnovabili. Nel settore dei trasporti, luso di energia da combustibili fossili diminuisce del 70%. Ci avviene principalmente grazie al passaggio a veicoli elettrici e a efficienti veicoli ibridi plug-in che sono alimentati quasi interamente dallelettricit, in gran parte proveniente da fonti rinnovabili. Inoltre, si deve prendere in considerazione anche il passaggio ai treni elettrici, molto pi efficienti di quelli a gasolio. Diverse costruzioni saranno alimentate unicamente da elettricit (riscaldamento, condizionamento, illuminazione) prodotta da fonti rinnovabili senza emissioni di carbonio. A livello regionale e nazionale verr sviluppato un profilo energetico modellato sulla specifica dotazione locale di fonti rinnovabili. Alcuni paesi, come stati Uniti, Turchia e Cina probabilmente si affideranno a un ampio spettro di fonti rinnovabili, eolico, solare e geotermico. Ma sar leolico,
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terrestre e offshore, la principale fonte per ognuno di questi paesi. Nel giugno 2009, Xiao Ziniu, direttore del Centro climatico nazionale cinese, ha affermato che la Cina ha un potenziale di generazione eolica che raggiunge 1.200 gigawatt, che compatibile con lattuale capacit totale di generazione elettrica del paese, circa 790 gigawatt. Xiao ha detto che la nuova valutazione a cui si riferisce ci assicura che lintera richiesta elettrica del paese pu essere soddisfatta dallenergia eolica. Oltre a questo, lo studio ha identificato un potenziale eolico offshore di 250 gigawatt. Un ex funzionario cinese aveva dichiarato gi in passato che la capacit eolica avrebbe raggiunto 100 gigawatt entro il 2020, che significa che avrebbe oltrepassato il nucleare molto presto. Altri paesi, inclusi Spagna, Algeria, Egitto, India e Messico, si serviranno prevalentemente di impianti solari termici e fotovoltaici per alimentare le proprie economie. Per Islanda, Indonesia, Giappone e Filippine lenergia geotermica sar probabilmente il filone principale. Ancora, altri paesi (come Norvegia, Repubblica Democratica del Congo e Nepal) si affideranno allidroelettrico. Alcune tecnologie, come i termocollettori solari da tetto, saranno usate ovunque. Leconomia energetica del Piano B del 2020 per gli Stati Uniti implica che il 44% dellelettricit verr dalleolico. Gli impianti geotermici forniranno un altro 11%. Celle fotovoltaiche, la maggior parte delle quali installate sui tetti, genereranno un ulteriore 8%; gli impianti termici solari un altro 5%. Circa il 7% verr dallidroelettrico, mentre il rimanente 25% proverr in ordine decrescente dal nucleare, dalle biomasse e dal gas naturale (vedi tabella 5.2). Nota 112.

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Nota: la somma delle cifre in ogni colonna potrebbe dare un totale diverso dal numero citato in tabella a causa degli arrotondamenti. Fonte: vedi nota 112. Al progredire della transizione energetica il sistema di distribuzione dellenergia dalla fonte ai consumatori si trasformer al punto da essere irriconoscibile. Nel vecchio sistema energetico gli oleodotti trasportano il petrolio dai pozzi ai consumatori o ai porti, dove viene caricato nelle cisterne e avviato ai paesi di destinazione. Unenorme flotta di petroliere sposta il petrolio dal Golfo Persico ai mercati in ogni continente. Il Texas offre un modello per la realizzazione di una rete di distribuzione adatta allo sfruttamento delle energie rinnovabili. Dopo unanalisi che ha definito la presenza nello stato di due aree in cui sono concentrate le fonti eoliche, una nellovest del Texas e laltra nel Panhandle, la Public Utility Commission ha coordinato la progettazione di una rete di linee di trasmissione ad alta tensione per connettere queste regioni ai centri di consumo come Dallas, Fort Worth e San Antonio. Dopo 5 miliardi di dollari di investimento e pi di 4.500 chilometri di linee di trasmissione si arrivati al
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punto di poter raccogliere 18.500 megawatt di potenza eolica, solo in queste due regioni, sufficienti ad alimentare met dei 24 milioni di residenti dello stato. In questo momento i principali fornitori di servizi e investitori privati stanno gi proponendo di costruire linee a corrente continua in alta tensione a elevata efficienza (HVDC, High-Voltage DirectCurrent) per connettere le regioni molto ventose con i centri ad alto consumo di energia. Ad esempio, TransCanada sta proponendo di sviluppare due linee ad alta tensione: la Zephyr Line, che collegher il Wyoming con il mercato della California, e la Chinook Line, che far lo stesso per il Montana. Queste linee, con una lunghezza attorno ai 1.600 chilometri ognuna, sono state progettate per gestire 3.000 megawatt di elettricit generata per via eolica. Nelle pianure del nord e nel Midwest, ITC Holdings Corporation sta proponendo ci che ha definito il Green Power Express. Questa struttura, 4.800 chilometri di linee di trasmissione ad alta tensione, dovrebbe connettere 12 mila megawatt di potenza eolica dal Nord Dakota, dal Sud Dakota, dallo Iowa e dal Minnesota con pi densamente popolato Midwest industriale. Queste linee di trasmissione di base potrebbero diventare parte della rete nazionale che vuole costruire il segretario dellEnergia degli Stati Uniti, Steven Chu. Una rete nazionale forte ed efficiente ridurr il fabbisogno di capacit produttiva, abbasser i costi al consumo e abbatter le emissioni di carbonio. Dato che non esistono due impianti eolici con lo stesso profilo, laggiunta di ognuno di loro alla rete rende il vento una fonte di elettricit pi stabile. Considerata lesistenza di migliaia di impianti eolici sparsi in tutti gli Stati Uniti, il vento diventato una fonte stabile di energia, entrando a far parte delle sorgenti di energia di base. Tutto ci, in aggiunta alla possibilit di prevedere almeno con un giorno di anticipo la velocit dei venti e lintensit solare in tutto il paese, rende possibile gestire efficientemente la variet delle risorse in energie rinnovabili.116 LIndia beneficerebbe enormemente di una rete di trasmissione nazionale, principalmente per il fatto che renderebbe possibile sfruttare lenorme potenziale solare del Grande Deserto Indiano. Anche lEuropa sta iniziando seriamente a investire in una super rete che si estender dalla Norvegia allEgitto e dal Marocco alla Siberia occidentale e che permetter alla regione di sfruttare gli enormi quantitativi di energia eolica (in particolare offshore, nellEuropa occidentale) e le risorse quasi illimitate di energia solare del nord del Sahara e della costa meridionale europea. Come per la proposta rete nazionale statunitense, la rete europea sarebbe composta di linee ad alta tensione in corrente continua che trasferisce elettricit con molta pi efficacia di quelle attualmente esistenti. Unazienda irlandese, Mainstream Renewable Power, sta proponendo una super rete offshore europea costituita da cavi sottomarini HDVC (a corrente continua in alta tensione). Questa rete si estenderebbe dal Mar Baltico al Mare del Nord, quindi verso sud attraverso la Manica verso lEuropa meridionale. Lazienda fa notare che questo impianto potrebbe evitare i lunghi processi di acquisizione dei terreni che sarebbero necessari se il sistema venisse costruito sulla terraferma. Il gruppo svedese ABB, che ha appena completato un collegamento sottomarino HDVC lungo circa 650 chilometri, che collega la Norvegia allOlanda, si sta alleando con la Mainstream Renewable Power per proporre la costruzione del primo segmento della super rete. Una progetto di vecchia data del Club di Roma, chiamato DESERTEC, va oltre, proponendo una connessione tra Europa e Nord Africa e Medio Oriente, ricchi di energia solare. Nel luglio 2009, 11 delle principali aziende europee, comprese Munich Re, Deutsche Bank, ABB e Siemens, e la
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compagnia algerina Cevital hanno annunciato il progetto per la creazione della DESERTEC Industrial Initiative. Questa impresa avr lobiettivo di installare abbastanza capacit di generazione da solare termico in Nord Africa e in Medio Oriente da esportare elettricit in Europa e da soddisfare le richieste dei paesi produttori. Questo progetto, la cui capacit di generazione solare termica potrebbe superare i 300 mila megawatt, senza paragone sotto ogni punto di vista. spinto dai timori generati dai dirompenti cambiamenti climatici e dallesaurimento delle riserve di gas e petrolio. Caio Koch-Weser, vice presidente di Deutsche Bank, ha detto: Il progetto mostra le dimensioni e la scala su cui si deve pensare se si vuole padroneggiare la sfida del cambiamento climatico. Il XX secolo ha assistito alla globalizzazione delleconomia energetica mondiale nel momento in cui il pianeta intero divenuto fortemente dipendente dal petrolio presente in una manciata di paesi, molti dei quali localizzati nella stessa regione. Questo secolo, invece, sar testimone della localizzazione delleconomia energetica mondiale, quando le varie nazioni inizieranno ad attingere alle proprie risorse locali di energia rinnovabile. La localizzazione delleconomia energetica porter alla localizzazione delleconomia alimentare. Ad esempio, al crescere dei costi di trasporto legati al prezzo del petrolio dei prodotti freschi provenienti da mercati lontani, aumenteranno i mercati contadini locali. Lo spostamento verso il basso nella catena alimentare (ottenuto acquistando direttamente dai produttori) e la riduzione dei chilometri percorsi dal cibo ridurranno drasticamente luso di energia nelleconomia alimentare. A mano a mano che proceder il processo di localizzazione dellagricoltura, lallevamento di bovini, suini e pollame probabilmente si allontaner dal modello intensivo oggi dominante. Ci saranno meno fattorie specializzate e un numero maggiore di aziende che si occuperanno sia di allevamento sia di coltivazione. Il modello di alimentazione negli allevamenti si trasformer nel momento in cui aumenter la necessit di riciclare i nutrienti, a causa dellesaurimento delle riserve finite di fosfati e dellaumento del prezzo dei fertilizzanti. Con ogni probabilit continuer anche a crescere il numero delle piccole fattorie negli Stati Uniti. Al montare dellincertezza alimentare mondiale, un numero sempre maggiore di persone cercheranno di produrre il proprio cibo nei giardini, nei cortili, sui terrazzi, negli orti comuni e altrove, contribuendo ulteriormente alla localizzazione dellagricoltura. La nuova economia energetica sar facilmente visibile dallalto. Alcuni anni fa, durante un viaggio da Helsinki a Londra, ho contato 22 parchi eolici volando sulla Danimarca, a lungo leader mondiale delleolico. uno scorcio sul futuro che ci aspetta?, ho pensato allora. Un giorno i viaggiatori che sorvoleranno gli Stati Uniti vedranno migliaia di impianti eolici nelle Grandi Pianure, che si estendono dalla costa del Golfo del Texas fino al confine canadese, dove agricoltori e allevatori guadagneranno, oltre che dalla coltivazione del mais, del grano e dellallevamento delle mandrie, anche dalla vendita prodotta con lenergia eolica. Il deserto degli Stati Uniti sudoccidentali accoglier gruppi di impianti solari termici, con vaste griglie di specchi, ognuna delle quali pu coprire diversi chilometri quadrati. I parchi eolici e gli impianti solari a concentrazione saranno i segni pi visibili della nuova economia energetica. I tetti di milioni di abitazioni e costruzioni commerciali saranno sovrastati da file di celle fotovoltaiche, che consentiranno alle coperture di trasformarsi in fonti di energia. Quanto oltre potr spingersi la localizzazione? Ci saranno anche milioni di collettori solari per scaldare acqua e ambienti.
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I governi stanno usando una variet di strumenti politici per sostenere la ristrutturazione energetica. Tra questi, le ristrutturazioni fiscali (aumento delle tasse sulle emissioni di carbonio e diminuzione delle tasse sul reddito) e sistemi di scambio delle quote di concessione sulle emissioni (cap-andtrade). Il primo dei due pi trasparente e facilmente gestibile e non cos facilmente manipolabile quanto il secondo. Nella ristrutturazione del settore elettrico sono state decisamente efficaci le tariffe feed-in (ne un esempio in Italia il Conto energia, ndr) che impongono alle aziende di servizi di pagare un prezzo superiore per lelettricit generata da fonti rinnovabili. Lenorme successo che questa misura ha avuto in Germania alla sua prima applicazione ha portato alla sua adozione da parte di pi di 40 altri paesi, inclusi i membri dellUnione Europea. Negli Stati Uniti almeno 33 stati hanno adottato una normativa che impone alle aziende di servizi elettrici di ottenere una certa percentuale della loro elettricit da fonti rinnovabili. Gli Stati Uniti hanno anche introdotto crediti fiscali per leolico, il geotermico, il fotovoltaico, i termocollettori e le pompe di calore geotermiche.121 Per raggiungere alcuni obiettivi i governi stanno semplicemente utilizzando delle norme impositive, come quelle che rendono obbligatori i collettori solari in tutte le nuove costruzioni, valori di maggiore efficienza per automobili e apparecchiature elettriche o il divieto di vendita delle lampadine a incandescenza. Ogni governo deve scegliere gli strumenti politici pi adatti alla propria particolare situazione economica e culturale. Nella nuova economia energetica le nostre citt saranno diverse da come le abbiamo conosciute. Laria sar pulita e le strade silenziose a eccezione dei ronzii dei motori elettrici. Quando le centrali a carbone verranno smantellate e riciclate e quando i motori diesel e a benzina saranno praticamente scomparsi, gli allarmi per linquinamento atmosferico saranno un ricordo del passato. In questo momento la transizione sta acquisendo slancio, alimentata dalleccitazione dovuta alla consapevolezza che stiamo accedendo a fonti energetiche che possono durare quanto la Terra stessa. I pozzi petroliferi si stanno esaurendo e il carbone sta finendo, ma per la prima volta dallinizio della Rivoluzione industriale stiamo investendo in fonti energetiche che possono durare per sempre.

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6. PROGETTARE CITTA' A MISURA D'UOMO

Nel 1988, mentre attraversavo Tel Aviv diretto dal mio hotel a un centro per conferenze, non potei non notare linvasiva presenza di auto e parcheggi. Era evidente che Tel Aviv si era evoluta nellera dellautomobile, espandendosi dal piccolo agglomerato di mezzo secolo fa allodierna citt di quasi tre milioni di abitanti. In quelloccasione capii che il rapporto fra parchi e parcheggi il migliore indicatore della vivibilit di una citt e un indizio per capire quanto sia stata progettata per le persone e quanto invece per le automobili. Tel Aviv non lunica citt in rapida espansione. Lurbanizzazione la seconda tendenza demografica del nostro tempo, dopo la crescita della popolazione stessa. Nel 1900, 150 milioni di persone vivevano in contesti cittadini. Nel 2000 erano 2,8 miliardi, con un incremento di 19 volte. Dal 2008 pi della met della popolazione mondiale vive nelle citt, e per la prima volta luomo diventato una specie urbana. Nel 1900 esistevano soltanto una manciata di citt con un milione di abitanti. Oggi 431 citt raggiungono o superano questo valore. Ci sono poi 19 megalopoli con 10 o pi milioni di residenti. La pi grande Tokyo, che con i suoi 36 milioni ha pi abitanti del Canada. I 19 milioni di persone che vivono nellarea metropolitana di New York eguagliano gli abitanti dellAustralia. Citt del Messico, Mumbai (la ex Bombay), San Paolo, Delhi, Shanghai, Calcutta e Dacca seguono da vicino. Le aree urbane di tutto il mondo stanno affrontando problemi senza precedenti. A Citt del Messico, Teheran, Calcutta, Bangkok, Pechino e in centinaia di altre citt laria non pi respirabile. In alcuni casi cos inquinata che inalarla equivale a fumare due pacchetti di sigarette al giorno. Lincidenza delle malattie respiratorie enormemente cresciuta. In molti luoghi, il numero di ore che i pendolari spendono fermi nel traffico congestionato di strade e autostrade, aumenta ogni anno, aumentandone la frustrazione. In risposta a queste condizioni, assistiamo alla nascita di un nuovo concetto di urbanizzazione, una filosofia di progettazione che, come dice lambientalista Francesca Lyman, cerca di recuperare la pianificazione urbana tradizionale, appartenente a unepoca nella quale le citt erano progettate per gli esseri umani invece che per le automobili. Una delle trasformazioni urbane pi interessanti si verificata a Bogot, in Colombia, citt della quale Enrique Pealosa stato sindaco per tre anni. Quando fu eletto nel 1998 non si chiese come migliorare la vita al 30% della popolazione che possedeva unautomobile; cerc di capire cosa si poteva fare per il restante 70%, la maggioranza, che non ne era dotata. Pealosa si rese conto che un ambiente piacevole per bambini e anziani sarebbe stato migliore per tutti. In pochi anni ha trasformato la qualit della vita urbana grazie alla sua visione di una citt progettata a misura duomo. Sotto la sua direzione, la citt ha impedito il parcheggio delle auto sui marciapiedi, avviato o recuperato 1.200 parchi, introdotto un ottimo sistema di trasporto rapido basato su autobus (Bus based Rapid Transit, BRT), costruito centinaia di chilometri di piste ciclabili e di strade pedonali, ridotto del 40% il traffico nelle ore di punta, piantato 100 mila alberi coinvolgendo direttamente i cittadini nel miglioramento dei propri quartieri. Cos facendo, ha contribuito alla creazione di un senso di orgoglio civico negli 8 milioni di residenti, rendendo le
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strade di Bogot, un paese lacerato dai conflitti sociali, pi sicure di quelle di Washington. Pealosa osserva che generalmente uno spazio pubblico pedonale di alta qualit, e in modo particolare i parchi, sono la testimonianza di una democrazia che funziona. I parchi e gli spazi pubblici sono anche importanti per una societ democratica perch sono gli unici posti dove le persone si incontrano in modo egualitario. In una citt, i parchi sono essenziali per la salute fisica ed emotiva quanto la fornitura dellacqua. Afferma inoltre che questo non un fatto scontato nella maggior parte dei bilanci comunali, dove i parchi sono ritenuti un lusso. Al contrario, le strade, che sono lo spazio pubblico delle auto, ricevono infinitamente molte pi risorse e meno tagli di bilancio rispetto ai parchi, che sono lo spazio pubblico per i bambini. Perch, chiede, gli spazi pubblici per le auto sono considerati pi importanti degli spazi pubblici per i bambini?. Pealosa non lunico ad aver sposato questa nuova filosofia urbanistica. Alcune citt, sia nei paesi industrializzati sia in quelli in via di sviluppo, stanno fortemente incrementando la mobilit urbana a discapito dellautomobile. Jaime Lerner, mentre era sindaco di Curitiba in Brasile, ha inaugurato il progetto e ladozione di un sistema alternativo di trasporti a basso costo e di comoda fruizione per i pendolari. Dal 1974 il sistema dei trasporti di Curitiba stato totalmente ristrutturato. Malgrado il 60% dei cittadini possieda unauto, i trasporti pubblici, le biciclette e i pedoni rappresentano l80% della mobilit urbana. Attualmente gli urbanisti in diverse parti del mondo stanno sperimentando ed esplorando le strategie per rendere le citt a misura duomo e non dautomobile. Le auto promettono mobilit e la garantiscono in contesti prevalentemente rurali. Ma in un mondo in via di urbanizzazione esiste un conflitto tra lautomobile e la citt. Superata una certa soglia, quando il loro numero si moltiplica, le automobili sono piuttosto causa di immobilit.

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6.1 Lecosistema cittadino

Levoluzione delle citt moderne strettamente collegata allo sviluppo dei trasporti, dapprima navi e treni. Ma stato il motore a combustione interna, unito alla disponibilit di carburante a basso costo, che ha consentito lesplosione della mobilit di persone e merci e ha promosso la fenomenale crescita urbana del XX secolo. Le citt necessitano di una concentrazione di cibo, acqua, energia e materiali che la natura non pu fornire. La gestione dellapprovvigionamento di questi materiali, che poi vengono smaltiti sotto forma di rifiuti, liquami e sostanze inquinanti dellaria e dellacqua, una sfida per le amministrazioni municipali di tutto il mondo. Le citt antiche usavano il cibo e lacqua provenienti dalle campagne circostanti, ma oggi spesso dipendono da fonti lontane per soddisfare i loro fabbisogni. Los Angeles, per esempio, copre la maggior parte del suo consumo idrico prelevando acqua dal fiume Colorado, distante quasi 1.000 chilometri. La popolazione di Citt del Messico dipende attualmente da un oneroso sistema di pompaggio dellacqua, che viene prelevata a 160 chilometri di distanza e portata a 3.000 metri di altitudine. Pechino ha in progetto di attingere acqua dal bacino del fiume Yangtze, a circa 1.300 chilometri. Il cibo percorre distanze persino maggiori, come avviene ad esempio a Tokyo. Mentre la citt ancora si procura il riso dagli efficienti contadini giapponesi, le cui terre sono ben tutelate dalla politica governativa, il frumento proviene principalmente dallAustralia e dalle grandi pianure dellAmerica del Nord. Il mais viene dal Midwest degli Stati Uniti, e la soia arriva anche dal Cerrado brasiliano. Il carburante stesso, che viene usato per muovere queste risorse, dentro e fuori le citt, spesso proviene da giacimenti petroliferi remoti. Laumento dei prezzi del petrolio colpir le citt, e ancor di pi le periferie che sono proliferate intorno a esse. La crescente carenza dacqua e lalto costo dellenergia impiegata per trasportarla a lunghe distanze possono frenare la crescita di alcuni insediamenti urbani. Richard Register, autore del libro Ecocities: Rebuilding Cities in Balance with Nature, propone una visione alternativa, e sostiene che giunto il momento di rivedere totalmente i criteri con cui vengono progettate le citt. Register concorda con Pealosa non solo sul fatto che gli insediamenti urbani devono essere disegnati per le persone e non per le auto, ma si spinge oltre e parla di citt concepite come comunit pedonali, in modo che le persone non abbiano bisogno dellauto poich possono andare ovunque a piedi o utilizzando i mezzi pubblici. Register afferma che una citt deve essere considerata come un sistema funzionante sulla base della sua totalit e non delle sue parti, e sostiene in modo convincente che le citt dovrebbero essere integrate allinterno degli ecosistemi locali, piuttosto che imporsi su di essi. Register descrive con orgoglio unintegrazione di questo tipo realizzata a San Luis Obispo, una citt di 43 mila abitanti a nord di Los Angeles: previsto un progetto di recupero della sua insenatura che contempla diverse strade e percorsi che passano attraverso gli edifici, delimitati da negozi che si raccordano alla principale via commerciale della citt. La gente se ne innamorata. Prima di chiudere le strade, di trasformare un piccolo parcheggio in un parco, di ripristinare i corsi dacqua, il centro della citt aveva il 40% di negozi sfitti; ora ne ha zero. Si pu andare al ristorante
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sullinsenatura, dove la brezza soffia fra gli alberi in un mondo indisturbato dal rumore delle auto e da fastidiosi scarichi. Per Register, la forma della citt e dei suoi edifici deve diventare parte del paesaggio, e deve trarre ricchezza dagli ecosistemi locali. Ad esempio, gli edifici possono essere progettati in modo da essere riscaldati e rinfrescati il pi possibile in modo naturale. A mano a mano che il prezzo del petrolio salir, frutteti e orti urbani si espanderanno sulle aree libere, sui tetti e sulle terrazze dei palazzi. Le citt possono vivere in gran parte di acqua riciclata, depurata e riutilizzata diverse volte. Nellepoca successiva al picco del petrolio, lutilizzo delle acque basato sullo scarico senza il riciclo diventer troppo oneroso per molte zone urbane con carenze idriche.

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6.2 Riprogettare il trasporto urbano

Sistemi di mobilit cittadina basati su una combinazione di trasporti su rotaia, autobus, piste ciclabili e percorsi pedonali offrono i migliori risultati in termini di spostamenti delle persone, trasporti a basso costo e ambienti urbani salutari. Il trasporto ferroviario fondamentale in un sistema di mobilit urbana. Le rotaie sono fisse e rappresentano un mezzo di trasporto permanente e affidabile. Una volta consolidato questo sistema, i suoi snodi costituiscono i luoghi attorno ai quali si concentreranno naturalmente uffici, grattacieli e negozi. La scelta tra metropolitana sotterranea o di superficie, o entrambe, dipende in parte dalla dimensione della citt e dalla sua conformazione. Berlino, ad esempio, le ha entrambe. Le megalopoli in genere optano per le metropolitane sotterranee, mentre per le citt di media grandezza la metropolitana leggera spesso unopzione pi vantaggiosa. Come osservato prima, alcuni dei sistemi di trasporto pubblico pi innovativi, quelli che riescono a spostare in massa i cittadini dallauto allautobus, sono stati sviluppati a Curitiba e a Bogot. Il sistema a transito rapido degli autobus di Bogot (BRT), il TransMilenio, che ricorre a corsie preferenziali dedicate al trasporto delle persone, sta per essere replicato in sei citt della Colombia, oltre che a Citt del Messico, San Paolo, Hanoi, Seoul, Istanbul e Quito. In Cina, Pechino una delle 8 citt che gi usufruisce di sistemi BRT. A Citt del Messico, il corridoio BRT dellAvenue Insurgentes stato ulteriormente ampliato, passando da 20 a 30 chilometri e, grazie a 26 nuovi bus articolati, in grado di trasportare fino a 260 mila passeggeri al giorno. La citt prevede di avere 10 linee BRT operative entro il 2012. Nel sud della Cina, entro la fine del 2009, la citt di Canton avvier il suo BRT, disegnato per pi di 600 mila passeggeri al giorno. Oltre a essere collegato a tre stazioni della metropolitana, sar interamente costeggiato da una pista ciclabile. Canton avr anche 5.500 parcheggi per biciclette destinati a coloro che si avvalgono della mobilit mista bicicletta-BRT. In Iran, Teheran ha lanciato la sua prima linea BRT nel 2008. Diverse altre sono in fase di progetto e saranno integrate con quelle della nuova metropolitana. Numerose citt africane stanno pianificando sistemi BRT. Anche citt di paesi industrializzati, come Ottawa, Toronto, New York, Minneapolis, Chicago, Las Vegas e Los Angeles, hanno inaugurato o stanno attualmente prendendo in considerazione sistemi BRT. Alcune citt stanno riducendo traffico e smog imponendo il pagamento di un pedaggio per laccesso alla citt. Singapore, da tempo leader nellinnovazione dei trasporti urbani, lo prevede per laccesso a tutte le strade che conducono in centro. Sensori elettronici riconoscono lauto e limporto viene addebitato sulla carta di credito del proprietario. Questo sistema ha ridotto il numero di automobili a Singapore, garantendo ai residenti una migliore mobilit e unaria pi pulita.
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Lesperienza di Singapore stata replicata da tre citt norvegesi, Oslo, Bergen e Trondheim, oltre che da Londra e Stoccolma. A Londra, dove la velocit media di unautomobile qualche anno fa era paragonabile a quella di una carrozza a cavalli del secolo scorso, allinizio del 2003 stata introdotta una tassa sul traffico. Il pedaggio iniziale di 5 sterline (quasi 6 euro), valido per tutti i mezzi motorizzati in entrata al centro della citt tra le 7 e le 18 e 30, ha immediatamente fatto diminuire il numero di veicoli in circolazione, rendendo il traffico pi fluido e riducendo inquinamento e rumore. Dopo un anno dallintroduzione del pedaggio, il numero di persone che utilizzano gli autobus per recarsi in centro cresciuto del 38% e la velocit dei veicoli nelle vie principali aumentata del 21%. Nel luglio del 2005, il pedaggio stato portato a 8 sterline (quasi 9 euro). Poi, nel febbraio 2007 larea interessata stata estesa verso ovest. Il ricavato della tassa viene usato per migliorare i trasporti pubblici e i londinesi stanno stabilmente continuando a sostituire lauto con gli autobus, le biciclette e la metropolitana. Da quando stata adottato il ticket, il flusso quotidiano di automobili e furgoni verso il centro sceso del 36% nelle ore di punta, e il numero di biciclette cresciuto del 66%. Nel gennaio 2008, Milano ha adottato una tassa sullinquinamento denominata Eco Pass (con un importo variabile a seconda del tipo di veicolo) per i mezzi che entrano nel centro durante le ore del giorno. Anche San Francisco, Torino, Genova, Kiev, Dublino e Auckland stanno valutando lopportunit di adottare misure simili. Il sindaco di Parigi, Bertrand Delano, dopo essere stato eletto nel 2001, ha dovuto fronteggiare uno dei pi gravi problemi di traffico e di smog dEuropa. Ha stabilito che la congestione automobilistica si sarebbe dovuta ridurre del 40% entro il 2020. Il primo passo stato quello di investire nel miglioramento dei collegamenti fra Parigi e gli insediamenti del circondario, in modo che i residenti nellarea metropolitana parigina potessero accedere a trasporti pubblici di alta qualit. Il passo successivo stato quello di creare corsie preferenziali per gli autobus e per le biciclette nelle vie pi trafficate, riducendo di conseguenza le corsie dedicate alle automobili. Con il progressivo incremento della velocit degli autobus, la gente ha cominciato a usare di pi i trasporti pubblici. Una terza iniziativa stata lattuazione di un programma di noleggio di biciclette: ne sono state messe a disposizione circa 20.600 collocate in 1.450 rastrelliere disseminate nella citt. Laccesso al noleggio avviene tramite carta di credito, con una scelta tra tariffe giornaliere, settimanali o annuali da 1 a 29 euro allanno. Se la bici viene usata per meno di 30 minuti, il noleggio gratuito. Il successo nei primi due anni stato enorme, con ben 48 milioni di noleggi effettuati. Patrick Allin, entusiasta utilizzatore delle bici, dice che sono ottime per conversare: Non siamo pi isolati nelle nostre macchine, ma socializziamo. cambiata latmosfera; la gente chiacchiera alle stazioni di noleggio e persino ai semafori. Serge Schmemann, in un articolo sul New York Times, ritiene che questa sia una lezione per tutte le grandi citt: unidea per la quale i tempi sono maturi. Delano sulla strada giusta per il raggiungimento dei suoi obiettivi di riduzione del traffico e delle emissioni di anidride carbonica. Il
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successo del programma di bici sharing ha portato alla sua estensione anche in 30 sobborghi cittadini, e ha indotto altre citt, come Londra, a imitarlo. Negli Stati Uniti, molto indietro rispetto allEuropa nello sviluppo di sistemi di trasporto urbano diversificati, si sta diffondendo rapidamente il movimento Complete Streets, che tenta di rendere utilizzabili le strade a pedoni e biciclette tanto quanto lo sono alle automobili. Molte comunit americane sono prive di marciapiedi e di piste ciclabili, e gli spostamenti di pedoni e ciclisti sono difficili e pericolosi, specie nelle strade intensamente trafficate. A Charlotte, nella Carolina del Nord, lassessore alla mobilit Norm Steinman afferma: Non abbiamo costruito marciapiedi negli ultimi 50 anni. Le strade progettate dagli ingegneri del traffico negli anni Sessanta, Settanta, Ottanta e Novanta sono state concepite favorendo le automobili. Questo modello incentrato sulla mobilit automobilistica stato sfidato dalla National Complete Streets Coalition, uninfluente coalizione di comitati cittadini alla quale aderiscono il Natural Resources Defense Council, con un milione di soci, lAARP (unorganizzazione di 40 milioni di anziani) e numerose organizzazioni di ciclisti locali e nazionali. Il Complete Streets un movimento prodotto da una tempesta perfetta composta da numerose questioni connesse tra loro, dice Randy Neufeld, coordinatore della Chicagoland Bicycle Federations Healthy Streets Campaign. Tra le problematiche che hanno contribuito a dar forza a questo movimento si trovano le preoccupazioni per lepidemia di obesit, il rialzo dei prezzi della benzina, lurgenza di ridurre le emissioni di CO2, linquinamento atmosferico e le difficolt di mobilit della generazione nata tra il dopoguerra e il boom economico degli anni Sessanta (baby boomer) che ora sta invecchiando. Gli anziani, che vivono in zone urbane senza marciapiedi e che non guidano pi, sono praticamente imprigionati nelle proprie case. La National Complete Streets Coalition, guidata da Barbara McCann, riporta che nel luglio 2009 le linee guida per la realizzazione di strade accessibili a tutti (complete streets policies) sono state recepite in 18 stati, inclusi la California e lIllinois, e in 46 citt. Gli stati e le citt si sono resi conto che prevedere gi in fase di progetto piste ciclabili, marciapiedi e altri interventi di questo tipo meno costoso che aggiungerli in un secondo tempo. Come sottolinea McCann, pi economico realizzare queste cose fin dal principio. Una proposta per le complete streets a livello nazionale stata presentata al Congresso nel 2009. Strettamente collegato a tale approccio il movimento che incoraggia e facilita landare a scuola a piedi. Avviato nel 1994 nel Regno Unito, ora diffuso in 40 paesi inclusi gli Stati Uniti. Quaranta anni fa, pi del 40% dei bambini americani si recava a scuola in bici o a piedi: oggi siamo sotto il 15%. Attualmente il 60% va a scuola in automobile direttamente o accompagnato. E ci non solo contribuisce allobesit infantile, ma la American Academy of Pediatrics (Societ americana di pediatria) riporta incidenti molto pi frequenti tra i bimbi che vanno a scuola in auto rispetto a coloro che ci vanno a piedi o con lo scuolabus. Tra i potenziali benefici derivanti dal camminare fino a scuola ci sono la riduzione dellobesit e del diabete infantile.
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I paesi che hanno sistemi di trasporto urbano e di piste ciclabili ben sviluppati sono pi preparati ad affrontare le tensioni provocate dal ribasso mondiale della produzione di petrolio, rispetto ai paesi nei quali lunico mezzo di trasporto lautomobile. Con una piena disponibilit di scelte per spostamenti a piedi o in bicicletta, la percentuale di tragitti automobilistici pu essere ridotta del 1020%.

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6.3 Il ritorno delle biciclette

La bicicletta molto attraente sotto il profilo della mobilit individuale: alleggerisce la congestione stradale, diminuisce linquinamento atmosferico, riduce lobesit, migliora la forma fisica, durante luso non produce emissioni di anidride carbonica e ha un prezzo accessibile anche a quei miliardi di individui che non possono permettersi unautomobile. Le biciclette riducono il traffico e loccupazione di suolo, dato che nello spazio occupato da unauto possono essere parcheggiate fino a 20 biciclette. La produzione mondiale di bici, che aveva mantenuto una media di circa 94 milioni di pezzi allanno dal 1990 al 2002, ha raggiunto i 130 milioni nel 2007, distanziando di gran lunga la produzione di automobili, ferma a 70 milioni. Le vendite di bici stanno ora aumentando, dato che molti governi hanno previsto una serie di incentivi per incoraggiarne luso onde diminuire traffico e smog. Il governo italiano nel 2009 ha per esempio introdotto un sostanzioso incentivo per incoraggiare lacquisto di bici o di bici elettriche, con un rimborso diretto del 30% del loro prezzo di acquisto, allo scopo di migliorare la qualit dellaria nelle citt e ridurre il numero di autoveicoli. La Cina, con i suoi 430 milioni di biciclette, ha la flotta pi grande del mondo, ma le percentuali di possesso sono pi alte in Europa. LOlanda ha pi di una bici a persona, mentre la Danimarca e la Germania poco meno di una a testa. La bicicletta non soltanto un mezzo di trasporto flessibile, ma anche un modo ideale per ripristinare lequilibrio tra le calorie assunte e quelle consumate. Andando in bici al lavoro si pratica ad esempio unattivit regolare che riduce il rischio di malattie cardiovascolari, osteoporosi, artrite e che rafforza il sistema immunitario. Pochi metodi sono tanto efficaci per ridurre le emissioni di anidride carbonica come luso della bicicletta in sostituzione dellauto per i tragitti brevi. La bicicletta un capolavoro di efficienza ingegneristica, dato che lutilizzo di 10 chilogrammi di metallo e gomma incrementa di tre volte la mobilit individuale; inoltre, per percorrere 12 chilometri in bici si consuma una quantit di energia equivalente a quella fornita da una patata. Unautovettura, che necessita di almeno una tonnellata di materiale per trasportare una persona, in confronto straordinariamente inefficiente. La capacit della bicicletta di offrire mobilit a popolazioni a basso reddito stata ampiamente dimostrata in Cina. Nel 1976 questo paese ha prodotto 6 milioni di biciclette. Dopo le riforme del 1978, che hanno portato a uneconomia di libero mercato e allaumento dei redditi, la produzione di biciclette ha iniziato a crescere, fino a quasi 90 milioni nel 2007. Questo balzo improvviso nel 2007 i proprietari di biciclette in Cina erano 430 milioni rappresenta il pi grande incremento nella mobilit umana della storia. Nonostante i 24 milioni di automobili e la congestione urbana che causano destino molta attenzione, sono le biciclette che consentono la mobilit a centinaia di milioni di cinesi. Molte citt si stanno orientando verso le biciclette per diversi utilizzi. Negli Stati Uniti, quasi il 75% dei dipartimenti di polizia dei centri con almeno 50 mila abitanti dispongono di pattuglie di sorveglianza in bicicletta. I poliziotti in bici sono pi veloci e possono raggiungere il luogo di un incidente o di un crimine in silenzio. Operano mediamente il 50% in pi di arresti al giorno rispetto
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ai colleghi in auto. Inoltre, i costi di manutenzione di una bicicletta sono insignificanti in confronto a quelli di unautovettura. College e universit si stanno anchessi convertendo alla bici. I campus sono congestionati dalle auto e dal traffico, e la necessit di costruire nuovi edifici residenziali costringe a scoraggiare luso della macchina. La St. Xavier University di Chicago ha lanciato un programma di bike sharing nellautunno del 2008. ispirato a quello di Parigi, ma gli studenti usano le tessere identificative universitarie anzich le carte di credito. Luniversit di Emory ad Atlanta in Georgia ha introdotto un sistema di bike sharing gratuito, anchesso basato sulle tessere universitarie. Jamie Smith, responsabile del progetto, dice: Ci piace lidea di promuovere qui la cultura della bicicletta. Il Ripon College del Wisconsin e lUniversity of New England nel Maine sono andati oltre. Hanno trovato pi conveniente fornire una bici a ogni matricola, se accetta di lasciare a casa lauto. Rimpiazzare le auto con le bici non solo riduce traffico e inquinamento, ma stimola il senso di appartenenza a una comunit. I servizi postali in bicicletta sono comuni nelle pi grandi citt del mondo semplicemente perch consegnano i piccoli plichi in modo pi veloce e conveniente delle auto. Con lespansione dellecommerce, il bisogno di consegne rapide e affidabili sta crescendo. Per le aziende che vendono su Internet, consegne veloci significano pi clienti. La chiave per sviluppare il potenziale delle biciclette la creazione di un sistema di trasporti compatibile con esse. Ci significa sia la realizzazione di rastrelliere per il parcheggio sia la costruzione di piste ciclabili. I paesi leader nella progettazione di sistemi di trasporto ciclabile sono lOlanda, dove il 27% di tutti i tragitti viene percorso in bici, la Danimarca con il 18% e la Germania con il 10%. Al contrario, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna sono fermi entrambi all1%. Uno studio di John Pucher e Ralph Buehler della Rutgers University analizza le ragioni di queste disparit. I due autori notano che luso estensivo della bicicletta in Olanda, Danimarca e Germania coadiuvato da ampi parcheggi, piena integrazione col trasporto pubblico, educazione al traffico e training degli automobilisti e dei ciclisti. Questi paesi scoraggiano luso dellauto attraverso un sistema di tasse e restrizioni sulla propriet e il parcheggio... limplementazione coordinata di queste politiche multifattoriali che spiega il successo di questi tre paesi nel promuovere la bicicletta. Ed la carenza di queste politiche che spiega la marginalit della bicicletta in Inghilterra e negli Stati Uniti. Fortunatamente, molti americani si stanno dando da fare per cambiare le cose. Tra questi, spicca il deputato Earl Blumenauer dellOregon. Appassionato ciclista, il fondatore e il coordinatore del comitato ciclistico del Congresso, che conta oggi 180 membri. In Olanda, leader indiscussa per luso della bici, stato implementato un Bicycle Master Plan che, oltre a creare piste ciclabili e rastrelliere in tutte le citt, concede ai ciclisti la precedenza sulle auto nelle strade e ai semafori. Alcuni segnali stradali permettono ai ciclisti di passare prima delle automobili. Nel 2007, Amsterdam diventata la prima citt occidentale industrializzata in cui il numero di spostamenti in bicicletta ha superato quelli in automobile. Sempre in Olanda, unorganizzazione non governativa, la Interface for Cycling Expertise (I-ce), ha lo scopo di divulgare lesperienza olandese di progettazione di un moderno sistema di trasporto che valorizzi principalmente il ruolo della mobilit ciclabile. Attualmente la I-ce sta collaborando con gruppi di lavoro in Botswana, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Ghana, India, Kenya, Per, Sud
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Africa e Uganda per facilitare luso della bicicletta. Roelef Wittink, il capo dellI-ce, osserva che se si progetta pensando unicamente alle autovetture, gli automobilisti si sentiranno i re della strada. Di conseguenza latteggiamento per il quale la bicicletta viene considerata unabitudine retrograda si rafforzer ed essa finir per essere usata solo dai poveri. Ma se si progetta per le biciclette, latteggiamento pubblico cambia. Sia lOlanda sia il Giappone hanno portato avanti uno sforzo di integrazione tra bicicletta e servizi ferroviari per pendolari mettendo a disposizione parcheggi per bici alle stazioni, rendendo cos pi semplice ai ciclisti recarsi al lavoro con il treno. In Giappone, luso delle biciclette da parte dei pendolari ferroviari ha un tale successo che alcune stazioni hanno investito in parcheggi multipiano verticali solo per biciclette, esattamente come si fa per le auto. Le vendite di biciclette elettriche, un genere relativamente nuovo di veicolo, sono decollate. Questi mezzi sono simili alle auto elettriche, ma la doppia propulsione in questo caso rappresentata dalla forza muscolare e dalle batterie che possono essere ricaricate alla rete elettrica quando serve. Le vendite di bici elettriche in Cina, dove la tecnologia ha avuto grande successo, sono balzate dalle 40 mila unit del 1998 ai 21 milioni del 2008. La Cina ha oggi quasi 100 milioni di biciclette elettriche e solo 14 milioni di automobili. Queste bici stanno attirando lattenzione di altri paesi asiatici oppressi dalla piaga dellinquinamento, e anche degli Stati Uniti e dellEuropa, dove le vendite hanno oltrepassato i 300 mila pezzi lanno. Contrariamente alle auto plug-in, le biciclette elettriche non usano direttamente alcun combustibile fossile. Se riusciremo ad attuare la transizione dallenergia prodotta dalle centrali a carbone a quella eolica, solare e geotermica, allora anche le bici elettriche saranno completamente indipendenti dai combustibili fossili. Lintegrazione di vie pedonali e piste ciclabili nei sistemi di trasporto urbano rende una citt di gran lunga pi vivibile rispetto a quella che conta soltanto sulla mobilit privata. Si riducono il rumore, linquinamento, il traffico, la frustrazione, e il pianeta e i suoi abitanti ne guadagnano in salute.

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6.4 Il risparmio idrico nelle citt

Utilizzare lacqua una sola volta e per smaltire i rifiuti umani e industriali un sistema antiquato e che, a causa delle carenze di risorse idriche, rischia di produrre gravi danni. Lacqua che entra in una citt viene contaminata da rifiuti di origine umana e industriale e ne esce pericolosamente inquinata. I rifiuti industriali tossici scaricati nei fiumi, nei laghi o nei pozzi inoltre si infiltrano nelle falde, rendendo lacqua di superficie e quella sotterranea pericolose da bere. Lattuale impostazione prevede limpiego di enormi quantit di risorse idriche per riversare i rifiuti in un sistema fognario nel quale lacqua pu essere o meno trattata prima di essere scaricata nei corsi dacqua locali. Labitudine a disfarsi dellacqua senza pensarci (flush and forget) rimuove i nutrienti che si trovano nei terreni e li disperde nei corsi dacqua. Questa prassi ha due conseguenze: da un lato i terreni si impoveriscono, dallaltro le eccessive concentrazioni di nutrienti causano la formazione di zone morte (dead zones) lungo le coste oceaniche (attualmente ne sono censite circa 400). Questo sistema quindi costoso, usa lacqua in modo intensivo, interrompe il ciclo dei nutrienti del terreno ed fonte di malattie e decessi. In tutto il mondo, lo scarso livello della disinfezione e delligiene personale sono responsabili della morte di due milioni di bambini allanno, pari a un terzo di quei sei milioni causati da fame e malnutrizione. Sunita Narain, del Centre for Science and Environment, sostiene in modo convincente che in India un sistema fognario basato sulluso dellacqua e di depuratori non sostenibile n ambientalmente n economicamente. Fa notare che una famiglia indiana di cinque persone che produce in un anno 250 litri di escrementi, usando un normale sciacquone contamina con gli scarichi 150 mila litri di acqua. Per come attualmente progettata, la rete fognaria indiana in pratica un sistema di diffusione di microrganismi patogeni. sufficiente una piccola quantit di contaminanti per sottrarre alluso umano grandi quantitativi di acqua. Con questo sistema, Narai sostiene che i nostri fiumi e i nostri bambini stanno morendo. Il governo indiano, come quello di molti altri paesi in via di sviluppo, sta inutilmente cercando di estendere sistemi fognari basati sulluso dellacqua e strutture per la loro depurazione a tutto il paese. Pur non essendo in grado di colmare lenorme divario tra i servizi necessari e quelli erogati, non vuole comunque ammettere che si tratta di unopzione economicamente irrealizzabile. Fortunatamente esiste unalternativa economica: la compost toilette. Si tratta di un gabinetto che non usa acqua, inodore, collegato a un piccolo impianto di compostaggio e a volte a un serbatoio di raccolta separata dellurina. Lurina raccolta pu poi essere utilizzata dalle aziende agricole come fertilizzante. La compostiera converte il materiale fecale umano in humus, che privo di odori e occupa meno del 10% del volume originale. La compostiera va svuotata circa una volta lanno, a seconda del modello e delle dimensioni. I rivenditori periodicamente prelevano lhumus e lo rivendono come concime, assicurando cos che i nutrienti e le materie organiche ritornino al terreno e riducendo il bisogno di fertilizzanti chimici la cui produzione richiede molta energia. Questa tecnologia abbatte considerevolmente i consumi idrici delle abitazioni e le loro bollette, riducendo nel contempo la quantit di energia necessaria al pompaggio dellacqua e alla sua depurazione. Inoltre, nel caso vengano aggiunti anche gli scarti alimentari riduce la produzione di
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rifiuti solidi, ripristina il ciclo dei nutrienti e risolve il problema del trattamento delle acque nere. La Environmental Protection Agency degli Stati Uniti elenca diverse marche di toilette compost legalmente approvate. Questi gabinetti, usati inizialmente in Svezia, hanno dimostrato di funzionare benissimo in tutte le condizioni in cui sono stati sperimentati, inclusi condomini svedesi, case americane e villaggi cinesi. Per i 2,5 miliardi di persone che non hanno un sistema fognario, le compost toilet possono rappresentare la risposta. Rose George, autore di The Big Necessity: The Unmentionable World of Human Waste and Why It Matters ci ricorda che il sistema flush and forget (scarica e dimentica) divora energia per due ragioni. La prima che lenergia necessaria per trasportare grandi quantit di acqua potabile (lo sciacquone responsabile fino al 30% dei consumi idrici abitativi). La seconda che ci vuole molta energia per gestire un impianto di depurazione. Molti anni fa il presidente americano Theodore Roosevelt osservava che i popoli civilizzati devono trovare un sistema alternativo allo smaltimento dei propri escrementi che non sia quello di gettarli nellacqua potabile. In sostanza, ci sono varie ragioni perch le compost toilet pi avanzate meritano la priorit: sempre maggiori penurie idriche, prezzi dellenergia crescenti, aumento delle emissioni, riserve di fosfati in via di esaurimento, un grande numero di zone morte oceaniche a causa degli scarichi in mare, lincremento dei costi sanitari per malattie intestinali e un aumento dei capitali da investire per la realizzazione dei sistemi fognari tradizionali. Una volta che il gabinetto separato dal sistema idrico, anche riciclare lacqua domestica diventa molto pi semplice. Nelle citt, il metodo pi efficiente per aumentare la produttivit idrica ladozione di un sistema di trattamento e riciclaggio idrico che usi sempre la stessa acqua. Con un sistema di questo genere, che assai semplificato se sono assenti le cosiddette acque nere, solo una piccola parte dacqua si perde per evaporazione durante il ciclo. E con le tecnologie oggi disponibili possibile riciclare quasi allinfinito le acque urbane. Alcune citt che affrontano il problema della penuria idrica e dellaumento dei prezzi stanno cominciando a riutilizzare la loro acqua. Singapore, ad esempio, che compra acqua dalla Malesia a prezzi molto alti, la sta gi riciclando riducendone cos le importazioni. Windhoek, capitale della Namibia, uno dei luoghi pi aridi dellAfrica, ricicla le acque grigie traendone acqua potabile. Nella California, ove vi una carenza idrica, la contea di Orange ha investito 481 milioni di dollari in un sistema di depurazione che, aperto allinizio del 2008, converte le acque grigie in acqua pulita e sicura destinata al ripristino delle falde acquifere locali. Los Angeles sta per seguirne lesempio. Nella Florida meridionale nel 2007 stato approvato un piano per riciclare lacqua usata in acqua potabile. Per un numero sempre maggiore di citt, il riciclaggio idrico sta diventando una questione di sopravvivenza. Molte industrie stanno sperimentando situazioni di carenza idrica e si stanno orientando verso sistemi di smaltimento dei rifiuti che non utilizza acqua. Alcune aziende convogliano i flussi dellacqua di scarico trattandoli con prodotti chimici appropriati e con sistemi di filtrazione a membrana, al fine di riutilizzarli. Peter Gleick, curatore della relazione biennale The Worlds Water scrive: Alcune attivit, come quelle di lavorazione finale dei metalli, le cartiere, le lavanderie industriali, stanno cominciando a sviluppare sistemi a ciclo chiuso grazie a cui tutte le acque reflue vengono riutilizzate allinterno dellindustria, e in questo modo necessitano di modeste quantit di nuova acqua per recuperare quella che evapora o che viene incorporata nei vari prodotti. Le industrie si stanno muovendo pi velocemente rispetto alle citt, ma le tecnologie che hanno
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sviluppato possono essere usate anche per il riciclo dellacqua urbana. A livello domestico, lacqua pu essere risparmiata anche tramite luso di docce, gabinetti, lavastoviglie e lavatrici ad alta efficienza idrica. Alcuni paesi stanno adottando standard di efficienza idrica degli elettrodomestici e le relative etichettature, analoghe a quelle per lefficienza energetica. Quando i costi dellacqua saliranno, cosa che accadr inevitabilmente, anche in ambito domestico diventeranno economicamente attraenti le toilette a compostaggio e gli elettrodomestici ad alta efficienza idrica. A livello domestico, gabinetti e docce sono insieme responsabili di pi della met dei consumi dacqua domestici. Mentre i gabinetti a scarico tradizionale hanno bisogno di quasi 23 litri per ogni utilizzo, negli Stati Uniti il limite massimo per quelli nuovi di 6 litri e in quelli dotati di tasto per la scelta tra due opzioni, soltanto 4 litri o 6 litri. Passare da una doccia che fa scorrere circa 20 litri al minuto a una da meno di 10 litri dimezza il consumo dellacqua. Per le lavatrici, quelle a carico frontale progettate in Europa usano il 40% in meno dacqua rispetto ai tradizionali modelli americani con carica dallalto. Il sistema di smaltimento attuale basato sullacqua non sostenibile. Vi sono troppe abitazioni, fabbriche e allevamenti per potersi permettere di continuare a lavare e a smaltire sprecando le risorse idriche del nostro pianeta sovrappopolato. Continuare con questo approccio da incoscienti oltre che retrogrado, un sistema appartenente a unepoca nella quale cerano molto meno persone e attivit produttive.

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6.5 Coltivare in citt

Mentre mi trovavo a Stoccolma per una conferenza, nellautunno del 1974, mi capit di passare accanto a un orto comunitario vicino a un grande condominio. Era un bel pomeriggio di ottobre, con tanta gente che curava il proprio orto a pochi passi da casa. A distanza di 35 anni ricordo ancora la scena grazie allaura di soddisfazione che emanava da quelle persone che producevano verdure e fiori. Ricordo che pensai: il segno di una societ civilizzata. Nel giugno 2005, la FAO ha riferito che le fattorie urbane e periurbane, quelle che si trovano nelle citt o nelle loro immediate vicinanze, forniscono cibo a circa 700 milioni di residenti urbani in tutto il mondo. Si tratta soprattutto di piccoli appezzamenti, terreni abbandonati, cortili e persino tetti di palazzi. Allinterno e nelle vicinanze di Dar Es Salaam, la capitale della Tanzania, ci sono circa 650 ettari di terra dove si coltivano ortaggi. Questi terreni forniscono prodotti freschi alla citt, e danno sostentamento a 4.000 contadini che lavorano intensamente i loro piccoli appezzamenti per tutto lanno. Lontano, dallaltra parte del continente africano, un progetto della FAO permette ai cittadini di Dakar, nel Senegal, di produrre fino a 30 chilogrammi annui di pomodori per metro quadrato, con un ciclo continuo di coltivazione di orti collocati sui tetti dei palazzi. A Hanoi, in Vietnam, l80% degli ortaggi freschi proviene da fattorie allinterno o subito fuori dalla citt che producono anche il 50% della carne di maiale e pollo che vi viene consumato. La met del pesce dacqua dolce viene fornito da intraprendenti allevatori di pesce urbani. Il 40% delle uova si produce allinterno della citt o nelle periferie. I contadini urbani riciclano in modo ingegnoso i rifiuti umani e animali per nutrire le piante e per fertilizzare le vasche da itticoltura. Gli acquacultori di Calcutta, in India, gestiscono vivai utilizzando le acque di scarico e producono 18 mila tonnellate di pesce ogni anno. I batteri delle vasche di depurazione demoliscono i rifiuti organici provenienti dal sistema fognario cittadino. Ci favorisce la crescita delle alghe che vanno a nutrire i pesci. Questo sistema fornisce alla citt approvvigionamenti di pesce fresco costanti e di qualit decisamente migliore rispetto a qualsiasi altro presente sul mercato di Calcutta. La rivista Urban Agriculture descrive come Shanghai sia riuscita a creare intorno alla citt un sistema di riutilizzo continuo delle sostanze nutritive. Lamministrazione comunale gestisce 300 mila ettari agricoli in cui vengono riciclati i rifiuti di origine umana provenienti da aree prive di sistemi fognari moderni. Met del maiale e dei polli consumati a Shanghai, il 60% delle verdure, il 90% di latte e uova arrivano dalla citt e dai dintorni. A Caracas, in Venezuela, un progetto della FAO finanziato dal governo ha realizzato nei quartieri della citt 8.000 micro orti di un metro quadrato ciascuno, molti dei quali a pochi passi dalle cucine delle famiglie. Non appena un ortaggio maturo viene raccolto e al suo posto sono interrate nuove piantine. Ogni metro quadrato, coltivato in continuazione, pu produrre 330 cespi di lattuga allanno, 18 chilogrammi di pomodori o 16 chilogrammi di cavoli. Lobiettivo del Venezuela di raggiungere in tutta la nazione 100 mila micro orti nelle aree urbane del paese e 1.000 ettari di appezzamenti fertilizzati con il compost. C una lunga tradizione di orti collettivi nelle citt europee. Sorvolando Parigi se ne possono vedere in gran numero alla periferia della citt. La Community Food Security Coalition (CFSC) riferisce che
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il 14% dei londinesi produce da s una parte del proprio cibo. Per Vancouver, la pi grande citt della costa occidentale del Canada, la percentuale pari a un impressionante 44%. In alcuni paesi, come gli Stati Uniti, vi un potenziale enorme e inespresso per gli orti urbani. Unindagine ha indicato che Chicago ha 70 mila lotti liberi e Filadelfia ne ha 31 mila. I lotti liberi a livello nazionale sarebbero centinaia di migliaia. La relazione della Community Food Security Coalition elenca i motivi per i quali la coltivazione urbana una soluzione da perseguire. Essi hanno un effetto rigenerativo (...) quando i lotti liberi si trasformano da pugni in un occhio, o da pericolose discariche, in giardini generosi, belli e sicuri, che nutrono i corpi e le anime delle persone. Nella citt di Filadelfia, negli Stati Uniti, fu chiesto a coloro che si dedicavano allorticoltura la motivazione della loro attivit. Il 20% rispose che lo faceva per svagarsi, il 19 per migliorare il proprio benessere psicologico e il 17 per mantenersi in forma. Un ulteriore 14% ha affermato di desiderare lalta qualit dei prodotti freschi garantita da un orto. Altri hanno dichiarato che era soprattutto per motivi di costi e di convenienza. Una tendenza parallela alla diffusione degli orti urbani sono i mercati contadini locali, dove i coltivatori vendono direttamente ai cittadini frutta e ortaggi freschi, carne, latte, uova e formaggio prodotti nelle zone limitrofe alla citt. Con linevitabile aumento dei prezzi del petrolio i benefici economici della diffusione dellagricoltura urbana e del consumo di cibo prodotto localmente diventeranno ancora pi evidenti. A parte la disponibilit di prodotti pi freschi, ci aiuter molti a scoprire i benefici sociali e psicologici arrecati dagli orti urbani e dal consumo di prodotti locali.

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6.6 Risanare le baraccopoli

Tra il 2000 e il 2050 previsto che la popolazione mondiale crescer di circa 3 miliardi, ma solo una piccola parte di questo aumento si verificher nei paesi industrializzati o nelle aree rurali dei paesi in via di sviluppo. Lincremento riguarder principalmente le citt dei paesi poveri e si tradurr soprattutto in una crescita delle baraccopoli. Che si tratti di favelas in Brasile, di barriadas in Per o di gecekondu in Turchia, le baraccopoli sono aree urbane abitate da persone poverissime che non possiedono la terra su cui vivono. Esse semplicemente occupano (squat) una zona libera, pubblica o privata. La vita in questi insediamenti caratterizzata da abitazioni totalmente inadeguate e senza accesso ai servizi cittadini. Come scrive Hari Srinivas, coordinatore del Global Development Research Center, questi emigranti agro-urbani attuano la drastica scelta di occupare illegalmente un pezzo di terra libero per costruirsi un rifugio rudimentale semplicemente perch non hanno altre possibilit. Spesso sono trattati con indifferenza, o addirittura con esplicita ostilit dagli enti pubblici, che li considerano invasori e fonte di problemi. Alcuni vedono gli insediamenti abusivi come un male sociale, qualcosa che deve essere estirpato. Uno dei metodi pi validi per gestire al meglio i flussi migratori dalla campagna alla citt consiste nel migliorare le condizioni di vita negli ambienti rurali. Ci significa non solo fornire i servizi sociali di base, come lassistenza sanitaria e la scuola dellobbligo (come descritto nel capitolo 7), ma anche di incentivare gli investimenti industriali nelle piccole cittadine sparse nella campagne, piuttosto che concentrarli nelle metropoli come Citt del Messico o Bangkok. Questa linea politica dovrebbe rallentare il flusso migratorio verso le grandi citt rendendolo pi ordinato. Levoluzione delle citt dei paesi in via di sviluppo spesso condizionata dalla natura imprevedibile delle baraccopoli. Permettere a occupanti abusivi di installarsi ovunque possano, su pendii scoscesi, in aree soggette ad allagamenti o esposte ad altri rischi rende difficoltosa la fornitura dei servizi di base come trasporti, acqua e assistenza sanitaria. La citt di Curitiba, punta di diamante nella nuova urbanizzazione, ha individuato apposite zone per gli insediamenti che nascono in conseguenza dei flussi migratori. Grazie alla pianificazione, lo sviluppo di questi insediamenti pu almeno essere reso coerente con le direttive contenute nei piani regolatori. Fra i servizi pi semplici che possono essere offerti in una baraccopoli ci sono i rubinetti per lacqua corrente e potabile e le toilette comunitarie a compostaggio. Questi due accorgimenti possono contribuire a scongiurare i rischi sanitari delle aree sovraffollate. I trasporti pubblici regolari consentono ai lavoratori che vivono nelle baraccopoli di raggiungere i luoghi di lavoro. Se lesempio di Curitiba venisse seguito su vasta scala, i parchi e altre aree comuni potrebbero essere inglobate nella comunit fin dallinizio. Alcune lite politiche vorrebbero semplicemente demolire le baraccopoli, ma ci rimuoverebbe soltanto i sintomi dellindigenza urbana, e non le loro cause. Lopzione di gran lunga preferibile quella di risanare e migliorare le condizioni abitative sul posto, e il mezzo per ottenere che ci avvenga assicurare la propriet agli occupanti tramite piccoli mutui, permettendo loro di effettuare migliorie nel tempo.
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Il risanamento delle baraccopoli dipende dalle amministrazioni locali che decidono di affrontare il problema piuttosto che ignorarlo. I progressi nello sradicamento della povert e nella creazione di comunit stabili e innovative si basano sulla capacit di stabilire legami costruttivi con chi governa. La concessione di mutui e microcrediti supportati dal settore pubblico pu aiutare non solo a istituire un collegamento tra le amministrazioni locali e le comunit di occupanti abusivi, ma anche a dare loro speranza. Nonostante i leader politici sperino che questi insediamenti siano un giorno abbandonati, la realt che continueranno a espandersi. La sfida quella di integrarli umanamente nella vita cittadina in modo che abbiano speranza e possibilit di evolversi. Lalternativa un crescente risentimento, attriti sociali e violenza.

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6.7 Citt pensate per le persone

C unevidenza crescente che dimostra linnato bisogno umano di un contatto con la natura. Ecologhi e psicologi ne sono coscienti da tempo. Gli ecologi, guidati dal biologo dellUniversit di Harvard E.O. Wilson, hanno formulato lipotesi della biofilia (biophilia hypothesis), la quale sostiene che le persone private del contatto con la natura soffrono psicologicamente e che questa privazione porta a una misurabile perdita di benessere. Nel frattempo, anche gli psicologi hanno coniato un proprio termine, lecopsicologia, col quale esprimono lo stesso concetto. Theodore Roszak, un leader nel campo, riporta uno studio sulle percentuali di guarigione dei pazienti di un ospedale in Pennsylvania. Quelli che erano in camere che si affacciavano su giardini con erba, alberi, fiori e uccelli guarivano dalla propria malattia pi velocemente rispetto a quelli ricoverati in stanze che davano su aree di parcheggio. Nelle citt vivibili le persone escono dalle loro auto e stanno pi a contatto con la natura. La novit che ci sono segni di cambiamento in questa direzione, quotidiane indicazioni dellinteresse nel riprogettare le citt a misura duomo. Gli utenti del trasporto pubblico negli Stati Uniti sono cresciuti del 2,5% lanno dal 1996, e ci indica che i cittadini stanno gradualmente abbandonando le automobili a favore di autobus, metropolitane e ferrovie leggere. Il prezzo crescente della benzina incoraggia i pendolari a prendere il bus, la metro o a salire in sella alla propria bicicletta. I sindaci e gli urbanisti in tutto il mondo cominciano a ripensare il ruolo dellauto nei sistemi di trasporto urbano. Un gruppo di eminenti scienziati, in Cina, ha impugnato la decisione di Pechino di puntare su un sistema di trasporto incentrato sullautomobile. Hanno fatto notare un semplice dato: la Cina non ha territorio sufficiente per ospitare le auto e contemporaneamente sfamare la popolazione. Questo vale anche per lIndia e altri paesi in via di sviluppo densamente popolati. Quando il 95% dei lavoratori di una citt dipende dalle auto per recarsi al lavoro, come ad Atlanta, nello stato della Georgia, la citt nei guai. Al contrario, ad Amsterdam il 35% dei residenti si reca al lavoro in bicicletta o si sposta a piedi, il 40% usa lautomobile mentre il 25% i mezzi pubblici. A Parigi, meno della met dei pendolari dipende dallauto e questa percentuale si va riducendo grazie agli interventi che il sindaco Delano sta attuando. Sebbene queste citt europee siano antiche e con molte vie strette, il traffico meno congestionato che ad Atlanta. Esistono molti modi per riorganizzare un sistema di trasporto capace di soddisfare le esigenze di tutte le persone, offrendo allo stesso tempo mobilit e non immobilit e migliorando la salute piuttosto che accrescere i costi sanitari. Un modo quello di eliminare le sovvenzioni, spesso indirette, che molti datori di lavoro offrono ai propri dipendenti per parcheggiare. Nel suo libro The High Cost of Free Parking, Donald Shoup stima che queste sovvenzioni per il parcheggio negli Stati Uniti ammontino ad almeno 127 miliardi di dollari lanno, cosa che ovviamente incoraggia la gente ad andare al lavoro in macchina. Nel 1992 la California ha obbligato i datori di lavoro a sostituire i buoni parcheggio con denaro contante da utilizzare per i biglietti dei bus o per comprare una bici. Le aziende che hanno adottato questi sistemi hanno ridotto del 17% luso dellautomobile. A livello nazionale, stata inserita una clausola nel Transportation Equity Act del 1998 per modificare il sistema di tassazione, in modo che
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chi usa il trasporto pubblico o il car pooling potesse godere delle stesse esenzioni di coloro che ricevono i buoni parcheggio. Quello che le societ dovrebbero sforzarsi di ottenere non sono gli incentivi a parcheggiare, ma piuttosto sistemi di calcolo dei costi dei parcheggi realistici, con tariffe che riflettano i costi del traffico e il deteriorarsi della qualit di vita nelle citt strette nella morsa delle automobili. Molte citt, tra cui New York, Stoccolma, Vienna, Praga e Roma, hanno istituito zone pedonali. Parigi ha impedito la presenza delle automobili lungo le rive della Senna durante le domeniche e i giorni festivi e sta valutando lipotesi di trasformare in isola pedonale gran parte del centro della citt a partire dal 2012. Oltre a garantire il funzionamento e la convenienza delle metropolitane, lidea di renderle attraenti e di trasformarle in poli culturali sta guadagnando consensi. A Mosca, la rete metropolitana, che ospita opere darte nelle sue stazioni, giustamente definita il gioiello della corona della Russia. Nella citt di Washington, la stazione Union, che connette il sistema della metro con le linee ferroviarie intercittadine, una delizia architettonica. Da quando stata completata nel 1988 diventata un luogo di incontro dove sono presenti negozi, sale conferenze e una ricca scelta di ristoranti. La riprogettazione delle citt e dei trasporti urbani sta producendo conseguenze molto profonde. Gli sforzi iniziali, volti a diminuire la presenza di automobili, erano basati su misure come i ticket per entrare in centro durante le ore di punta (a Singapore, Londra e Milano), gli investimenti in linee BRT (Curitiba, Bogot e Canton) o lincentivazione delluso della bicicletta (Amsterdam e Copenaghen). Queste misure hanno fatto diminuire le vendite di auto in molti paesi europei e in Giappone. Le vendite automobilistiche nel mercato giapponese hanno raggiunto il picco nel 1990, un anno di boom, con 7,8 milioni di veicoli venduti, e potrebbero essere scese sotto i 5 milioni nel 2009. Declini analoghi si sono visti in Europa, e potrebbero verificarsi anche negli Stati Uniti. Ad esempio, alla met del 2008, il numero delle auto demolite in USA ha superato le nuove unit vendute, una tendenza che continuata nel 2009. La crisi finanziaria del 2008-2009 spiega in parte queste tendenze, ma, come si detto, sono in corso trasformazioni culturali profonde. Possedere unauto, che una volta era uno status symbol universale, sta cominciando a perdere la sua attrattiva. Un articolo del 2009 nel The Japan Times riporta che molti giovani giapponesi non desiderano pi possedere automobili. Le considerano uno spreco e, particolarmente in citt come Tokio, pi fonte di problemi pi che di vantaggi. Latteggiamento dei giovani giapponesi si diffuso anche in altri paesi, dove linteresse per gli apparecchi elettronici sta soppiantando quello per le automobili. I giovani sono pi interessati ai computer, ai Blackberries, agli iPod e alla societ virtuale che ad andare a fare un giro in macchina. Hanno molto meno interesse nei nuovi modelli di auto di quanto non ne avesse la generazione dei loro genitori. Esistono due modi di gestire le sfide ambientali che dovranno affrontare le citt. Uno, modificare quelle esistenti. NellEarth Day del 2007, il sindaco di New York Michael Bloomberg ha annunciato il PlaNYC, un progetto completo per migliorare lambiente cittadino, rafforzare la sua economia e rendere la citt un posto migliore in cui vivere. Cuore del progetto una riduzione del 30% delle emissioni di gas serra entro il 2030. Nel 2009 il PlaNYC, con quasi 130 iniziative, stava gi mostrando progressi. Ad esempio, il 15% della flotta di taxi stata convertita in efficienti ibridi elettrici/benzina. Sono stati piantati quasi 200 mila alberi. E anche il miglioramento dellefficienza
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energetica degli edifici, un obiettivo primario, procede in dozzine di palazzi, principalmente privati, incluso il celebre Empire State Building. Laltro sistema costruire da zero citt nuove. Ad esempio, limprenditore edile Sidney Kitson ha acquistato i quasi 37 mila ettari del Babcock Ranch nel sud della Florida per costruirvi una citt. Il primo passo stato vendere pi di 29 mila ettari mila al governo statale per conservarli come riserva naturale assicurando labbondanza di verde pubblico. Il cuore della citt, destinata a ospitare 45 mila persone, includer un centro congressi con incluse le attivit commerciali e uno sviluppo abitativo ad alta densit. Svariate comunit satellite, incluse nel piano di sviluppo, saranno collegate alla cittadina con i mezzi pubblici. Lo scopo di questa citt di essere un modello di comunit ecologica e un centro nazionale per aziende che fanno ricerca e sviluppo delle energie rinnovabili. Tra le principali caratteristiche di questa nuova comunit troviamo la fornitura elettrica integralmente di origine fotovoltaica, tutti gli edifici costruiti in base ai criteri stabiliti dalla Florida Green Buildings Coalition, e pi di 64 chilometri di strade verdi che permetteranno ai cittadini di andare al lavoro in bici o a piedi. A mezzo mondo di distanza, in quella Abu Dhabi ricca di petrolio, ha preso il via un altro progetto: Masdar City, disegnata per 50 mila persone. Scopo del governo la creazione di un centro internazionale sullo sviluppo e la ricerca delle energie rinnovabili, una sorta di Silicon Valley orientale, che ospiter 1.500 aziende (incluse svariate start-up) e i centri di ricerca delle maggiori multinazionali. Masdar City ha diverse caratteristiche importanti. Oltre a essere alimentata principalmente dallenergia solare, questa citt di edifici ben isolati sar senza automobili, e conter su un network di trasporti individuali basati su veicoli su rotaie, a trazione elettrica e controllati via computer. Somiglianti alle vetturette da golf, questi veicoli saranno messi in fila alle stazioni di tutta la citt per offrire un passaggio diretto verso ogni destinazione. Il progetto per la citt prevede limpiego di acqua riciclata, elemento fondamentale per una citt che sorger in una delle zone pi aride del mondo. E nulla finir in discarica; tutto sar riciclato, compostato o gassificato per produrre energia. Stiamo appena cominciando a intuire la direzione verso cui vogliamo dirigerci. Finora, i cambiamenti nei trasporti urbani hanno avuto come risultato negativo un crescente numero di automobili in citt. Ma il modo di pensare sta iniziando a mutare. Nel 2006, History Channel ha sponsorizzato la City of the Future Competition, in cui alcuni studi di architettura hanno avuto una settimana di tempo per progettare la New York del 2016. Terreform, uno studio capeggiato dallarchitetto Michael Sorkin, ha proposto la graduale eliminazione delle automobili e la conversione di met dello spazio stradale in parchi, orti e fattorie. I designer hanno previsto che, entro il 2038, il 60% dei newyorkesi andr al lavoro a piedi, e la citt potrebbe trasformarsi in un paradiso per i pedoni. Al momento attuale la proposta di Terreform pu sembrare estrema, ma i quotidiani ingorghi di Manhattan devono essere risolti, semplicemente perch sono diventati un danno economico e una minaccia alla salute pubblica. La Partnership for New York City, che rappresenta una coalizione di importanti aziende e imprese newyorkesi, stima che la congestione del traffico dentro e intorno alla citt costa alla regione pi di 13 miliardi di dollari lanno, in termini di tempo perso e produttivit, carburante sprecato e affari non conclusi. Con il procedere del secolo, il mondo sta riconsiderando il ruolo urbano delle automobili, in uno dei
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pi profondi ripensamenti sul concetto di mobilit dellultimo secolo. La sfida ridisegnare le comunit in modo che il trasporto pubblico diventi centrale, e le strade siano compatibili con biciclette e pedoni. Ci significa anche piantare alberi e giardini e rimpiazzare i parcheggi con parchi, aree per bambini e campi sportivi. Possiamo progettare uno stile di vita urbano che migliori sistematicamente la salute includendo lattivit fisica nella routine quotidiana, riducendo allo stesso tempo le emissioni di gas serra e quella fonte di danni alla salute rappresentata dallinquinamento atmosferico.

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7. DEBELLARE LA POVERTA' E STABILIZZARE LA POPOLAZIONE

Il nuovo secolo era iniziato con un segnale di speranza: i paesi appartenenti alle Nazioni Unite si erano proposti lobiettivo di dimezzare, entro il 2015, il numero di coloro che vivono al di sotto della soglia di povert. Allinizio del 2007 il mondo sembrava essere sulla buona strada nel raggiungimento di questo traguardo, ma dopo il dilagare della crisi economica e a prospettive sempre pi incerte gli sforzi in questa direzione dovrebbero essere rafforzati. Tra tutte le nazioni, la Cina quella che ha riportato i successi pi evidenti nella lotta allindigenza. Il numero di cinesi che vivono in estrema povert sceso da 685 milioni nel 1990 a 213 milioni nel 2007. Con una crescita demografica limitata, la percentuale dei suoi abitanti sotto la soglia dellindigenza si ridotta dal 60 al 16%, un risultato impressionante da ogni punto di vista. I progressi dellIndia sono meno netti. Tra il 1990 e il 2007, il numero di indiani in povert leggermente aumentato, da 466 milioni a 489 milioni, ma si verificata una riduzione in percentuale dal 51 al 42%. Nonostante la sua crescita economica, del 9% annuo negli ultimi 4 anni, e il forte supporto agli sforzi della collettivit per eradicare la povert da parte del primo ministro Manmohan Singh, lIndia ha ancora molta strada da percorrere. Il Brasile riuscito a ridurre la povert grazie al progetto denominato Bolsa Familia, fortemente sostenuto dal presidente Luiz Incio Lula de Silva. Si tratta di un programma di assistenza che offre fino a 35 dollari al mese alle madri povere, a patto che tengano i figli iscritti a scuola, li facciano vaccinare e visitare regolarmente. Tra il 1990 e il 2007 la percentuale di popolazione brasiliana al di sotto della soglia di indigenza scesa dal 15 al 5%. Ne hanno beneficiato 11 milioni di famiglie, allincirca un quarto degli abitanti del paese, e negli ultimi cinque anni il programma ha elevato del 22% il reddito delle famiglie. In confronto, i redditi dei contribuenti pi ricchi sono cresciuti soltanto del 5%. Rosani Cunha, direttrice del programma a Brasilia, ha osservato che sono davvero pochi i paesi che sono riusciti a ridurre contemporaneamente diseguaglianze e povert. Molti paesi del Sudest asiatico, come la Thailandia, il Vietnam e lIndonesia hanno compiuto progressi notevoli. Questi risultati nel continente asiatico sembravano confermare che, salvo imprevisti economici di pi ampia scala, la povert avrebbe potuto essere dimezzata entro il 2015, obiettivo incluso tra i Millennium Development Goal (Obiettivi di Sviluppo del Millennio) delle Nazioni Unite. Infatti, in una valutazione del 2008, la Banca Mondiale affermava che tutte le regioni in via di sviluppo, con levidente eccezione dellAfrica subsahariana, si stavano muovendo nella giusta direzione per ridurre entro il 2015 la percentuale di coloro che vivono al di sotto della soglia di povert. Tuttavia, questa valutazione ottimistica stata presto modificata. Allinizio del 2009, la Banca Mondiale ha dichiarato che, tra il 2005 e il 2008, lincidenza della povert aumentata nellEstremo e Medio Oriente, nellAsia Meridionale e nellAfrica subsahariana, soprattutto in conseguenza dellaumento dei prezzi dei generi alimentari che ha colpito duramente i pi poveri. A questo fenomeno si aggiunta la crisi economica globale che ha drammaticamente aumentato le fila dei disoccupati e ha ridotto i flussi delle rimesse da parte dei parenti emigrati allestero. Secondo le stime dalla Banca Mondiale, il numero di coloro che vivono in estrema povert, ovvero con meno
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di 1,25 dollari al giorno, aumentato di almeno 130 milioni di individui. La Banca Mondiale ha osservato che 44 milioni di bambini potrebbero aver riportato danni fisici e cognitivi permanenti causati dalla malnutrizione come conseguenza del rincaro dei generi alimentari avvenuto nel corso del 2008. Gli 820 milioni di abitanti dellAfrica subsahariana stanno scivolando verso uno stato di indigenza ancora pi profondo. Fame, analfabetismo e malattie sono in aumento, annullando parzialmente i risultati raggiunti in Cina e in Brasile. Anche i paesi inclusi nel gruppo degli stati in fallimento stanno facendo dei passi indietro. Secondo la Banca Mondiale, infatti, il numero di persone che vivono in condizioni di povert estrema in questi stati raddoppiato rispetto al 1990. Oltre alla lotta allindigenza, gli altri Obiettivi del Millennio prevedono di dimezzare il numero di coloro che soffrono la fame e che non hanno accesso allacqua potabile, di raggiungere leducazione primaria universale e di contrastare la diffusione delle malattie infettive, in particolare della malaria e dellHIV. Strettamente correlati sono poi gli obiettivi della riduzione della mortalit materna di tre quarti, e di due terzi quella dei bambini al di sotto dei 5 anni. Sotto il profilo dellalimentazione, cresciuto il numero delle persone affette da fame e malnutrizione. Si cos invertito il trend che ha caratterizzato la seconda met del XX secolo, e si passati dagli 825 milioni della met degli anni Novanta, a circa 850 milioni nel 2000 fino a oltre un miliardo nel 2009. A questo aumento hanno contribuito una serie di fattori, ma il principale senzaltro la massiccia conversione di grano in etanolo nelle raffinerie americane. I cereali usati negli Stati Uniti nel 2009 per la sintesi di carburante per autotrazione avrebbero potuto nutrire 340 milioni di persone per un anno. Lobiettivo di dimezzare entro il 2015 la percentuale di coloro che soffrono la fame non appare raggiungibile se persevereremo nel modello economico del business as usual. Di contro, il numero di bambini che accedono allistruzione primaria sembra in crescita, ma gran parte dei progressi sono concentrati in pochi grandi paesi, tra i quali lIndia, il Bangladesh e il Brasile. Quando le Nazioni Unite hanno delineato gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, hanno omesso qualsiasi riferimento relativo alla pianificazione familiare e demografica, nonostante, come si legge nel report di una Commissione interparlamentare britannica del gennaio 2007, gli Obiettivi del Millennio saranno difficili o impossibili da raggiungere con gli attuali livelli di crescita demografica nei paesi e nelle regioni meno sviluppate. Seppur tardivamente, le Nazioni Unite hanno in seguito approvato un nuovo obiettivo che mira allaccesso universale ai servizi di salute riproduttiva entro il 2015. In qualunque paese, lunica alternativa praticabile quella di puntare a una media di due figli per coppia. Ogni popolazione che cresce di numero in maniera incontrollata sopravanza i suoi naturali mezzi di sostentamento. E ogni popolazione che diminuisce costantemente nel lungo periodo destinata a scomparire. In un mondo sempre pi integrato, con un numero crescente di paesi in difficolt, eliminare la povert e stabilizzare la popolazione sono diventati questioni di sicurezza nazionale. Rallentare la crescita demografica aiuta a sradicare la povert e le sue conseguenze, ed eliminare lindigenza aiuta a rallentare la crescita della popolazione. Con un tempo cos limitato per arrestare il declino dei sistemi naturali di supporto alleconomia, evidente lurgenza di muoversi simultaneamente su entrambi i fronti.
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7.1 Istruzione per tutti

Listruzione universale uno dei modi per ridurre le diseguaglianze tra ricchi e poveri. Affinch ci avvenga, per necessario che i 75 milioni di bambini che non seguono nessun programma di scolarizzazione siano messi in condizione di farlo. Chi cresce senza uneducazione formale incontra infatti con grossi limiti, che quasi certamente lo condanneranno a rimanere in condizioni di povert. In un mondo sempre pi integrato, questa disparit crescente diventa di per s una causa di instabilit. Il premio Nobel per leconomia Amartya Sen mette chiaramente a fuoco questo punto: Lincapacit di leggere, scrivere e far di conto una minaccia per lumanit pi grave del terrorismo. Al fine di raggiungere listruzione di base universale, la Banca Mondiale ha introdotto il programma Education for All, grazie al quale ogni nazione che presenti un piano ben definito pu ottenere un supporto finanziario. I tre requisiti che devono essere soddisfatti dai paesi richiedenti sono: un piano ragionevole per raggiungere gli obiettivi, investimenti significativi nel progetto e una gestione trasparente dei fondi. Se questo programma sar pienamente implementato, tutti i bambini dei paesi a basso reddito potranno ottenere uneducazione scolare primaria entro il 2015, facilitandone cos luscita dalla povert. Alcuni risultati sono gi stati raggiunti. Nel 2000, circa il 78% dei bambini nei paesi in via di sviluppo ha completato la propria istruzione primaria, mentre nel 2006 questo valore salito all85%. Gli incrementi sono stati notevoli ma disomogenei, tanto che la Banca Mondiale ha concluso che solo 58 dei 128 paesi a basso reddito raggiungeranno lobiettivo dellistruzione universale entro il 2015. Una larga maggioranza di coloro che ancora oggi vivono in povert costituita da figli di persone povere. Si pu in effetti affermare, che la povert in gran parte una condizione ereditaria. Listruzione, in particolare quella femminile, la via per uscire dalla povert. Al crescere del livello di educazione delle donne diminuisce il tasso di fertilit. Le madri con almeno cinque anni di scuola perdono inoltre meno figli durante il parto o nella prima infanzia, rispetto alle loro pari meno istruite. Dopo uno studio condotto su 72 paesi leconomista Gene Sperling arrivato alla conclusione che laumento dellistruzione secondaria delle donne potrebbe essere la miglior singola misura per ottenere riduzioni sostanziali della fertilit. Listruzione di base permette anche lincremento della produttivit agricola, poich ci si pu avvalere di materiale stampato per diffondere informazioni per migliorare le pratiche di coltivazione. evidente il vantaggio per un contadino che sappia leggere le istruzioni su una confezione di fertilizzante; allo stesso modo, la capacit di leggere letichetta di un pesticida pu salvare la vita. La scuola pu poi informare i giovani sui rischi dellinfezione da HIV. Let scolare, e non quando sono gi infetti, il momento giusto per informare e istruire i ragazzi sul virus e sui comportamenti che ne favoriscono la diffusione. I giovani possono anche essere mobilitati per condurre campagne preventive tra i loro coetanei. indispensabile formare un corpo insegnante nei paesi a basso reddito, in particolare in quelli dove i docenti sono stati decimati dallAIDS. Istituire borse di studio per gli studenti pi promettenti
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provenienti dalle famiglie povere in cambio della promessa di svolgere un periodo di insegnamento di almeno cinque anni potrebbe essere un investimento molto proficuo. Un sistema simile aiuterebbe ad assicurare la disponibilit delle risorse umane necessarie per il raggiungimento dellistruzione universale, e aprirebbe nel contempo la porta ai talenti provenienti dai segmenti pi poveri della societ. Gene Sperling crede che i vari progetti debbano essere destinati agli strati della societ pi difficili da raggiungere, in particolare alle ragazze povere delle aree rurali. LEtiopia ha svolto un ruolo pionieristico con le Girls Advisory Committees. Le rappresentanti di questi gruppi si recano dai genitori, che cercano di far sposare il prima possibile le loro figlie, e li incoraggiano a lasciarle continuare la scuola. Alcuni paesi, come il Brasile e il Bangladesh, attualmente elargiscono borse di studio o incentivi alle famiglie bisognose, aiutando cos le ragazze di nuclei familiari indigenti a ricevere listruzione di base. Si stima siano necessari 10 miliardi di dollari in pi rispetto alla spesa attuale per raggiungere lobiettivo dellistruzione universale di base: non pi accettabile che ci siano bambini che non hanno mai frequentato una scuola. Via via che il mondo diventa pi integrato dal punto di vista economico, gli 800 milioni di adulti analfabeti subiscono limitazioni crescenti. Questo deficit potrebbe essere fronteggiato lanciando, col supporto di volontari, campagne di alfabetizzazione dirette agli adulti. La comunit internazionale potrebbe offrire fondi, materiale educativo e consulenti esterni, prendendo ad esempio il modello adottato in Bangladesh e in Iran, che hanno entrambi efficaci programmi di istruzione. Una campagna di questo tipo aggiungerebbe alla spesa altri 4 miliardi di dollari lanno. Pochi incentivi alla scolarizzazione risultano essere efficaci come listituzione delle mense scolastiche, soprattutto nei paesi pi poveri. Negli Stati Uniti, dal 1946 in poi, ogni bambino della scuola pubblica ha avuto accesso a un programma di mensa scolastica che garantisce almeno un pasto completo al giorno. I benefici ottenuti da questo programma a copertura nazionale sono innegabili. I bambini ammalati o affamati perdono molti giorni di scuola e, anche quando possono frequentarla, non ottengono buoni risultati. Jeffrey Sachs, dellEarth Institute della Columbia University, osserva che i bambini ammalati vanno incontro a riduzioni della produttivit a causa dellinterruzione della frequentazione scolastica, a cui si aggiungono malesseri fisici e cognitivi. Una volta lanciati i programmi di mensa scolastica nei paesi a basso reddito, aumentano le iscrizioni nelle scuole, crescono i tassi di apprendimento e i bambini rimangono a scuola pi anni. Le bambine ne beneficiano particolarmente. Attratte a scuola dal pranzo, passano pi tempo a studiare, si sposano pi tardi e hanno meno figli. Questa una strategia vincente su pi fronti. Adottare programmi di mensa scolastica nei 44 paesi col reddito pi basso costerebbe approssimativamente 6 miliardi di dollari lanno in pi rispetto alla cifra che le Nazioni Unite stanziano attualmente per la lotta alla fame. inoltre indispensabile migliorare lo stato nutrizionale dei bambini anche nellet prescolare. Lex senatore George McGovern osserva che anche nei paesi pi poveri dovrebbe essere disponibile un programma per le donne, i neonati e i bambini (Woman, Infant, Child, WIC), che offra supplementi alimentari alle donne in gravidanza e alle madri in allattamento. chiaro che il WIC statunitense, con 33 anni di esperienza, ha conseguito successi enormi nel migliorare lo stato nutrizionale, la
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salute e lo sviluppo dei bambini in et prescolare provenienti da famiglie povere. Se questo programma potesse essere esteso fino a raggiungere le donne in gravidanza, le madri in allattamento e i neonati dei 44 paesi a reddito pi basso, aiuterebbe a sfamare milioni di bambini in una fase della loro vita nella quale ci potrebbe fare unenorme differenza. Questi tentativi, seppur costosi, non lo sono se paragonati alle perdite di produttivit annuali dovute alla fame. McGovern pensa che questa iniziativa possa aiutare a prosciugare la palude della fame e della disperazione, che rappresenta un potenziale terreno di reclutamento per i terroristi. In un mondo in cui immense ricchezze vengono accumulate da pochi ricchi, assurdo che ci siano ancora luoghi in cui dei bambini vanno a scuola affamati.

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7.2 Verso un futuro di salute

Se tumori, patologie cardiache, obesit e fumo sono le principali cause di mortalit nei paesi industrializzati, in quelli a basso reddito le malattie infettive rappresentano lemergenza sanitaria pi grave. Le patologie pi preoccupanti sono la diarrea, le malattie respiratorie, la tubercolosi, la malaria, il morbillo e lAIDS. La mortalit infantile comunque elevata poich anche malattie come il morbillo, facilmente prevenibili con la vaccinazione, causano gravi perdite. Lobiettivo delle Nazioni Unite di ridurre la mortalit infantile di due terzi tra il 1990 e il 2015 molto lontano dallessere raggiunto. Al 2007, solo 33 dei 142 paesi in via di sviluppo erano nella giusta direzione. Nessuno dei paesi dellAfrica subsahariana era tra questi e, anzi, in sette stati della regione il tasso di mortalit infantile era persino aumentato rispetto al 1990. Si stima poi che solo uno dei 34 paesi classificati come fragili dalla Banca Mondiale riuscir a raggiungere lobiettivo entro il 2015. Parallelamente alla lotta contro la fame, essenziale assicurare laccesso a una fonte sicura e affidabile di acqua potabile, per migliorare la salute degli 1,1 miliardi di persone che si ritiene ne siano privi. In molte citt, lopzione attualmente percorribile potrebbe essere quella di evitare la costruzione di costose fognature e di impianti di trattamento delle acque reflue, e di optare invece per sistemi che non utilizzano acqua (vedi al capitolo 6 la descrizione di una compost toilette). Questa scelta potrebbe contemporaneamente alleggerire il problema della carenza dellacqua, ridurre la disseminazione di agenti patogeni nei sistemi idrici e aiutare a chiudere il ciclo dei nutrienti: si tratta evidentemente di una strategia vantaggiosa da pi punti di vista. Uno dei risultati pi impressionanti nel campo della salute stato ottenuto grazie alla campagna di un piccolo gruppo non governativo del Bangladesh, il BRAC, che ha insegnato a ogni madre del paese come preparare una soluzione reidratante per il trattamento della diarrea per via orale, semplicemente aggiungendo allacqua precise quantit di zucchero e sale. Fondato da Fazle Hasan Abed, il BRAC riuscito a ridurre notevolmente la mortalit infantile e neonatale causata dalla diarrea in un paese densamente popolato, strozzato dalla povert e con scarsi livelli di istruzione. Il modello del BRAC stato ripreso dallUnicef, che lo ha utilizzato per il suo programma mondiale di trattamento delle malattie diarroiche. La diffusione globale di questa tecnica di reidratazione stata estremamente efficace e ha ridotto le morti per diarrea tra i bambini da 4,6 milioni nel 1980 a 1,6 milioni nel 2006. Solo in Egitto la terapia di reidratazione orale ha fatto diminuire le morti infantili per diarrea dell82% dal 1982 al 1989. Ad oggi, la principale attivit finanziata privatamente sul fronte della lotta alle malattie infettive probabilmente il programma di vaccinazione infantile. In un tentativo di colmare le carenze internazionali nel settore, la Bill e Melinda Gates Foundation ha investito 1,5 miliardi di dollari nel 2006 per proteggere i bambini da malattie infettive come il morbillo. Ulteriori investimenti potrebbero aiutare i paesi che non possono permettersi i vaccini per le malattie infantili e che stanno rimanendo indietro nei loro programmi di vaccinazione. Se oggi mancano i fondi da investire, domani queste nazioni pagheranno un prezzo molto pi alto. In questo ambito, anche solo pochi centesimi spesi per ogni bambino possono fare una grandissima differenza.
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Lo stesso vale per lAIDS: un piccolo investimento nella prevenzione previene gli altissimi costi delle cure. Ad oggi, pi di 25 milioni di persone sono morte per cause legate allinfezione da HIV. Nonostante si stiano facendo progressi nel contrastare questa epidemia, nel 2007 sono stati registrati 2,7 milioni di nuovi casi, e nello stesso anno 2 milioni di persone sono morte di AIDS. Due terzi dei sieropositivi vivono nellAfrica subsahariana. La chiave per limitare lepidemia di AIDS, che ha arrestato cos pesantemente lo sviluppo sociale ed economico in Africa, listruzione alla prevenzione. Sappiamo come si trasmette la malattia, non un mistero medico. Dove prima era un tab persino nominare la malattia, i governi stanno iniziando a delineare programmi efficaci per listruzione alla prevenzione. Il primo obiettivo ridurre rapidamente il numero di nuovi casi, possibilmente al di sotto del numero di morti per la malattia, in modo da far calare il numero di individui potenzialmente contagiosi. Concentrarsi in maniera specifica sui gruppi pi a rischio si rivelato un approccio particolarmente efficace. In Africa, i camionisti sieropositivi che viaggiano lontano da casa per lunghi periodi spesso ricorrono al sesso a pagamento, diffondendo cos lHIV da un paese allaltro. Le prostitute sono un altro gruppo centrale nella dinamica del contagio. In India, ad esempio, i 2 milioni di donne che si prostituiscono hanno una media di due rapporti al giorno: informarle riguardo ai rischi dellHIV e al valore salvavita delluso del profilattico consente notevoli progressi. Un altro gruppo a rischio rappresentato dai soldati. Una volta contagiati, di solito dopo rapporti a pagamento, ritornano alle loro comunit di origine dove diffondono ulteriormente linfezione. In Nigeria, dove il tasso di contagio negli adulti del 3%, lex presidente Oluseng Obasanjo ha introdotto la distribuzione gratuita di profilattici a tutto il personale militare. Un quarto gruppo a rischio, i tossicodipendenti che utilizzano sostanze per via endovenosa e che condividono gli stessi aghi, il principale responsabile della diffusione del virus nelle repubbliche dellex Unione Sovietica. Il primo passo per affrontare la minaccia dellHIV prevede la distribuzione di circa 13,5 miliardi di profilattici lanno nei paesi a basso reddito e nellEuropa orientale. Considerando quelli a scopo contraccettivo, se ne aggiungono altri 4,4 miliardi. Ma dei 17,9 miliardi che sarebbero necessari, ne vengono effettivamente distribuiti solo 3,2, con un deficit complessivo di 14,7 miliardi di unit. Linvestimento necessario per salvare un gran numero di vite risulta irrisorio, se si considera un preservativo costa 3 centesimi, equivalenti a un totale di 441 milioni di dollari. Nelleccellente studio Condoms Count: Meeting the Need in the Era of HIV/AIDS, la Population Action International osserva che rendere disponibili agli utenti i profilattici (attraverso il miglioramento dellaccesso, la logistica e la capacit di distribuzione, lo stimolo alla consapevolezza e la promozione dellutilizzo) costa molto di pi del prodotto in s. Se si considerano che questi costi sono sei volte maggiori del prezzo dei profilattici stessi, colmare questa carenza costerebbe comunque meno di 3 miliardi di dollari. Le risorse finanziarie e il personale medico attualmente disponibili per curare le persone gi sieropositive sono fortemente insufficienti se messi a confronto con le effettive necessit. Ad esempio, nellAfrica subsahariana, dei 7 milioni di persone che necessitano del trattamento a fine 2007 solo poco pi di 2 milioni avevano ricevuto i farmaci antiretrovirali, ampiamente disponibili nei paesi ad alto reddito. Tuttavia, nonostante i pazienti trattati siano solo un terzo del totale, questo numero raddoppiato rispetto allanno precedente.
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Le cure per linfezione da HIV sono relativamente costose, ma non trattarle un errore strategico, poich il trattamento rafforza gli sforzi diretti alla prevenzione, dando alle persone una ragione per fare il test. LAfrica sta pagando un prezzo pesantissimo per il ritardo con cui ha risposto allepidemia. Quel che accaduto rappresenta una finestra sul futuro di paesi come lIndia e la Cina nel caso in cui non assumano le misure atte ad arginare la diffusione del virus, gi ampiamente diffuso allinterno dei loro confini. Una dei successi pi rilevanti per la comunit internazionale stato leradicazione del vaiolo, un impegno portato avanti dallOrganizzazione mondiale della sanit (OMS). Il successo nelleliminazione di questa malattia assai temuta, che ha richiesto un programma di immunizzazione mondiale, ha salvato milioni di vite e ogni anno ha fatto risparmiare centinaia di milioni di dollari per i programmi di vaccinazione e miliardi in spese sanitarie. Allo stesso modo, una coalizione internazionale guidata dallOMS con la partecipazione del Rotary International, dellUnicef, del Center for Disease Control and Prevention (CDC) degli Stati Uniti e della Ted Turners Foundation delle Nazioni Unite ha condotto una campagna mondiale per eradicare la poliomielite, malattia che ha reso invalidi milioni di bambini. Dal 1988 il Rotary International ha devoluto a questa causa la straordinaria cifra di 800 milioni di dollari. Grazie a questa iniziativa, denominata Global Polio Eradication Initiative, il numero di casi di polio nel mondo sceso da circa 350 mila lanno nel 1988 a soli 700 nel 2003. Nel 2003, si registravano ancora casi di polio in Nigeria, India, Pakistan, Niger, Ciad e Burkina Faso. In seguito, a causa di alcune voci secondo cui il vaccino avrebbe reso sterili o provocato lAIDS, diversi stati a prevalenza musulmana della Nigeria del nord sospesero la campagna di vaccinazioni. Alla fine del 2004, una volta chiarito che si era trattato di disinformazione, le vaccinazioni ripresero. Tuttavia, durante questo intervallo, la polio si era di nuovo diffusa in alcune regioni, apparentemente favorita dal pellegrinaggio annuale dei musulmani nigeriani alla Mecca. Nuovi casi sono stati registrati nella Repubblica Centroafricana, in Costa dAvorio, Indonesia, Mali, Arabia Saudita, Somalia, Sudan e Yemen: nel 2006 vennero registrati quasi 2.000 nuovi casi di poliomielite. Nel 2007, il numero di nuovi casi stava di nuovo diminuendo, quando emerse un nuovo ostacolo. Allinizio dellanno, la frontiera nord-occidentale del Pakistan fu investita da una violenta ondata di opposizione alle vaccinazioni: un medico e un operatore sanitario coinvolti nel programma di eradicazione della polio furono uccisi. Di recente, i Talebani hanno impedito agli operatori sanitari di continuare le vaccinazioni nella provincia della Swat Valley, rallentando ulteriormente la campagna. Nonostante questi episodi, allinizio del 2009 la comunit internazionale ha lanciato una nuova iniziativa con lobiettivo di sconfiggere la malattia. Questo programma da 630 milioni di dollari stato sottoscritto dalla Gates Foundation, dal Rotary International e dai governi britannico e tedesco. Inoltre, durante una conferenza che si tenuta al Cairo nel giugno 2009, il presidente Obama ha annunciato uniniziativa globale contro la polio, in cooperazione con lOrganizzazione della Conferenza Islamica. Dal momento che molte delle sacche residue di polio si trovano in paesi musulmani, questo aumenta le prospettive di eradicare definitivamente la malattia. Uno dei risultati pi rilevanti nel campo della salute la quasi completa scomparsa della filariosi della Guinea (o dracunculosi), una campagna portata avanti dallex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter e dal Carter Center. Questo parassita, le cui larve vengono ingerite bevendo acqua non filtrata di laghi e fiumi, cresce allinterno dellorganismo, a volte raggiungendo lunghezze superiori
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ai sessanta centimetri; in seguito fuoriescono lentamente attraverso la cute, unesperienza estremamente dolorosa e debilitante che pu durare diverse settimane. In assenza di vaccini per prevenire linfezione e di farmaci per il trattamento, la strategia consiste nel filtrare lacqua potabile per evitare lingestione delle larve, debellando cos il parassita che pu sopravvivere soltanto allinterno di un ospite umano. Nel 1986 il Carter Center ha assunto la guida della campagna mondiale lanciata dal CDC sei anni prima, e da allora ha condotto liniziativa con il supporto di partner come lOMS, lUnicef e la Gates Foundation. Il numero di persone infettate dal parassita si ridotto da 3,5 milioni nel 1986 a meno di 5.000 casi nel 2008, una sorprendente riduzione del 99%. Nei tre paesi al di fuori dellAfrica nei quali presente la malattia, India, Pakistan e Yemen, la scomparsa stata completa. I casi residui sono localizzati principalmente in Sudan, Ghana e Mali. Altre cause di mortalit prematura sono legate allo stile di vita, come nel caso del fumo. LOMS stima che 5,4 milioni di persone sono morte nel 2005 per malattie correlate alluso di tabacco, pi di ogni malattia infettiva. A oggi si rilevano 25 malattie conosciute che sono legate al fumo, tra cui patologie cardiache, ictus, malattie respiratorie, molti tumori, impotenza maschile. Il fumo di sigaretta uccide pi persone ogni anno che tutti gli altri inquinanti atmosferici combinati, oltre 5 milioni contro 3 milioni. Nella riduzione del fumo di sigaretta sono stati compiuti importanti passi avanti. Dopo un secolo nel quale si assistito alla diffusione del tabagismo, il mondo si sta allontanando dalle sigarette grazie alla Tobacco Free Initiative dellOMS. Adottata allunanimit a Ginevra nel 2003, la Framework Convention on Tobacco Control, primo accordo internazionale per affrontare in maniera organica un tema concernente la salute, ha dato ulteriore slancio alliniziativa. Tra laltro, il trattato richiede laumento delle tasse sulle sigarette, la limitazione del fumo nei luoghi pubblici e severi avvertimenti sanitari sui pacchetti. In aggiunta alliniziativa dellOMS, la Bloomberg Global Initiative to Reduce Tobacco Use, finanziata da Michael Bloomberg, lattuale sindaco di New York, ha come scopo la riduzione del fumo nei paesi a medio e basso reddito, tra i quali la Cina. Per ironia della sorte, il paese nel quale il tabacco ha avuto origine sta ora guidando il mondo contro di esso. Negli Stati Uniti il numero medio di sigarette fumate a persona sceso da un picco di 2.814 nel 1976 a 1.225 nel 2006, con un calo del 56%. Nel resto del mondo, in ritardo rispetto agli Stati Uniti di circa dodici anni, lutilizzo sceso dal picco storico di 1.027 sigarette fumate a persona nel 1988 a 859 nel 2004, con una riduzione del 16%. La risonanza mediatica degli effetti del fumo sulla salute, gli avvertimenti obbligatori sui pacchetti di sigarette e i forti aumenti della tassazione hanno contribuito a questo costante declino. Negli Stati Uniti, la prospettiva di ridurre ulteriormente labitudine al fumo ha avuto una spinta importante nellaprile 2009, quando, per ridurre il deficit fiscale, la tassa federale sul singolo pacchetto di sigarette stata innalzata da 39 centesimi a 1,01 dollari. Molti stati stanno ipotizzando, per lo stesso motivo, di innalzare la tassa statale sulle sigarette. In realt, labitudine al fumo in calo quasi in tutti i paesi, inclusi i grandi resistenti come Francia, Cina e Giappone. Nel 2007, il numero di sigarette fumate per persona in Francia sceso del 20% rispetto al picco massimo del 1991, del 5% in Cina dal 1990 e del 20% in Giappone dal 1992. In seguito alla ratifica della Framework Convention, nel 2004 molti paesi hanno intrapreso passi decisi per la riduzione del fumo. LIrlanda ha imposto un divieto nazionale nei luoghi di lavoro, nei
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bar e nei ristoranti; lIndia lo ha proibito nei locali pubblici; la Norvegia e la Nuova Zelanda nei bar e nei ristoranti; la Scozia negli edifici pubblici. Il Bhutan, un piccolo paese himalayano, ha vietato del tutto la vendita di tabacco. Nel 2005, il fumo stato vietato nei locali pubblici del Bangladesh e lItalia lo ha proibito in tutti gli spazi pubblici chiusi, compresi i bar e i ristoranti. Pi di recente, lInghilterra lo ha vietato sul posto di lavoro e negli spazi pubblici chiusi, e la Francia ha imposto un divieto simile nel 2008. A seguire, anche la Bulgaria e la Croazia hanno fatto lo stesso. Unaltra malattia spesso legata allo stile di vita, il diabete, in crescita, e sta raggiungendo livelli quasi epidemici, ad esempio negli Stati Uniti e in alcune citt dellIndia. Per invertirne il trend positivo, che sembra peraltro correlato con una maggiore incidenza della malattia di Alzheimer, necessario modificare le abitudini di vita, ridurre le calorie ingerite con la dieta e aumentare lattivit fisica. Tuttavia, molti problemi sanitari emergenti non sono di esclusiva competenza dei Ministeri della Salute. Ad esempio, in Cina la morte per tumori ha raggiunto livelli epidemici. I difetti congeniti sono aumentati del 40% tra il 2001 e il 2006, con i maggiori incrementi nelle province produttrici di carbone dello Shanxi e della Mongolia interna. Per invertire queste tendenze, necessario modificare le politiche energetiche e ambientali del paese, compito che va al di l delle sole competenze del Ministero della Sanit. Dal canto loro, i medici non possono fermare il numero crescente di morti per tumore, ad oggi la principale causa di morte in Cina. Pi in generale, uno studio dellOMS del 2001 che prende in analisi gli aspetti economici delle cure sanitarie nei paesi a basso reddito ha concluso che la sola erogazione di prestazioni sanitarie di base, ovvero il tipo di cure che possano essere fornite dagli ambulatori di un villaggio, renderebbe enormi benefici economici ai paesi stessi e al mondo in generale. Gli autori stimano che fornire tali servizi richiederebbe un investimento medio di 33 miliardi di dollari fino al 2015. In aggiunta alle cure di base, in questa cifra sono inclusi anche i finanziamenti per il Global Fund to Fight Aids, Tuberculosis and Malaria e per le vaccinazioni universali allinfanzia.

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7.3 Stabilizzare la popolazione

Ad oggi esistono due tipologie di paesi in cui la popolazione sta diminuendo: in alcuni ci dovuto a un calo della fertilit, in altri a un aumento della mortalit. Al primo gruppo appartengono 33 paesi con 674 milioni di abitanti, la cui popolazione essenzialmente stabile o in lieve declino a causa di una riduzione delle nascite. Nei paesi con i pi bassi tassi di fertilit, tra i quali troviamo il Giappone, la Russia, la Germania e lItalia, la popolazione probabilmente diminuir in maniera avvertibile nei prossimi cinquantanni. Il secondo gruppo, comprendente le nazioni la cui popolazione sta diminuendo per un aumento del tasso di mortalit, relativamente nuovo. Le proiezioni del 2008 del Population Reference Bureau di Washington mostrano che in due paesi di questo gruppo, Lesotho e Swaziland, si combinano alti tassi di infezione da HIV e fame diffusa. Purtroppo, possibile che molti altri paesi a basso reddito entreranno a far parte di questo gruppo in futuro, a mano a mano che la popolazione sopravanzer le risorse idriche e territoriali disponibili. Oltre ai 33 paesi con popolazioni essenzialmente stabili o in declino, esiste un altro gruppo di paesi, tra cui Cina e Stati Uniti, in cui il tasso di fertilit sceso al livello di ricambio o appena al di sotto. Tuttavia, dato che un gran numero di giovani sta entrando nellet riproduttiva, queste popolazioni sono ancora in crescita. A mano a mano per che queste fasce di popolazione invecchieranno, si raggiunger un livello di stabilit. I 29 paesi inclusi in questa categoria contano complessivamente 2,5 miliardi di abitanti. In forte contrasto con queste situazioni, si prevede che la popolazione di un ampio gruppo di paesi continuer a espandersi negli anni a venire. In Etiopia, Repubblica Democratica del Congo e Uganda sar pi che raddoppiata entro il 2050. Le proiezioni delle Nazioni Unite considerano tre possibili scenari correlati ai livelli di fertilit. La proiezione media, quella pi comunemente usata, prevede che la popolazione mondiale raggiunger i 9,2 miliardi di persone entro il 2050. La pi alta calcola 10,8 miliardi. La pi bassa, invece, presume che il tasso di fertilit mondiale scender rapidamente al di sotto del livello di ricambio, 1,5 figli per coppia entro il 2050, e ipotizza un massimo di 8 miliardi nel 2042, seguito poi da un declino. Se vogliamo eliminare la povert, la fame e lanalfabetismo non ci resta che la terza opzione. Per rallentare la crescita demografica mondiale occorre che tutte le donne che desiderino pianificare le proprie gravidanze possano accedere agli appositi servizi di pianificazione familiare. Sfortunatamente, ad oggi 201 milioni di donne non hanno questa opportunit. Lex funzionario dellAgency for International Development degli Stati Uniti, J. Joseph Speidel, ha affermato che se chiedete agli antropologi che soggiornano e lavorano nei villaggi a contatto con la popolazione indigente, questi spesso rispondono che le donne vivono nel terrore della loro prossima gravidanza. Semplicemente non vogliono restare incinte. La buona notizia che i paesi che vogliono aiutare le coppie a pianificare le nascite possono farlo rapidamente. La mia collega Janet Larsen scrive che in un decennio lIran ha ridotto il suo tasso di crescita demografica fino a farlo diventare uno dei pi bassi tra i paesi in via di sviluppo. Quando layatollah Khomeini sal al potere in Iran nel 1979, smantell immediatamente il programma in
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corso di pianificazione familiare, invitando invece allallargamento delle famiglie. Durante la guerra con lIraq, tra il 1980 e il 1988, Khomeini desiderava famiglie numerose per incrementare i ranghi dei soldati, con lobiettivo di avere un esercito di 20 milioni di uomini. In risposta al suo invito, i livelli di fertilit si impennarono, spingendo lincremento annuale della popolazione iraniana a un picco di crescita del 4,2% nei primi anni Ottanta, un livello vicino al massimo biologico. Quando questa crescita sproporzionata inizi a sovraccaricare leconomia e lambiente, i leader del paese capirono che il sovraffollamento, il degrado ambientale e la disoccupazione stavano minando il futuro dellIran. Nel 1989 il governo torn sui suoi passi e ripristin il programma di pianificazione familiare. Nel maggio del 1993 venne approvata unapposita legge nazionale. Al fine di incentivare la formazione di nuclei familiari pi piccoli vennero poi investite le risorse di diversi ministeri, tra cui quello dellIstruzione, della Cultura e della Salute. Ai mezzi di comunicazione iraniani fu affidata la responsabilit di far crescere nella popolazione la consapevolezza su questi temi e di promuovere i servizi di pianificazione familiare. Vennero aperte circa 15 mila cliniche che fornivano servizi sanitari e familiari alle popolazioni rurali. I leader religiosi furono coinvolti direttamente in quella che rappresent una crociata per promuovere nuclei familiari meno numerosi. LIran introdusse unintera gamma di misure contraccettive, inclusa la possibilit di sterilizzazione maschile, e fu il primo tra i paesi musulmani a farlo. Divennero gratuite tutte le forme di controllo delle nascite, tra cui i mezzi di contraccezione come la pillola e la sterilizzazione. Di fatto, lIran fu un pioniere in questo ambito, ed lunico paese nel quale le coppie sono obbligate a seguire un corso sulla moderna contraccezione prima di avere il permesso di sposarsi. Oltre alle misure specificamente sanitarie stato intrapreso un intervento su larga scala per aumentare lalfabetizzazione femminile, che salita dal 25% nel 1970 a pi del 70% nel 2000. Le iscrizioni scolastiche femminili sono aumentate dal 60 al 90%. La televisione stata utilizzata per diffondere informazioni sulla pianificazione familiare in tutto il territorio nazionale, dato che gli apparecchi sono presenti nel 70% delle residenze rurali. In conseguenza di questa politica, la famiglia iraniana media diminuita da sette figli a meno di tre. Dal 1987 al 1994 lIran ha dimezzato il suo tasso di crescita demografica raggiungendo un risultato sorprendente. Mentre lattenzione dei ricercatori si focalizzata sul ruolo dellistruzione nella riduzione della fertilit, le soap opera radiofoniche o televisive possono essere ancora pi efficaci nel modificare latteggiamento delle persone nei confronti della salute riproduttiva, della parit dei sessi, della dimensione della famiglia e della protezione ambientale. Una soap opera ben scritta pu esercitare effetti notevoli sulla crescita demografica. Inoltre, relativamente economica da realizzare e pu essere utilizzata mentre vengono ampliati i sistemi di istruzione. Lefficacia di questo approccio stata dimostrata da Miguel Sabido, vicepresidente di Televisa, un network televisivo messicano che ha lanciato una serie di soap opera sullanalfabetismo. In uno degli episodi, uno dei protagonisti della serie si reca in un ufficio di alfabetizzazione per imparare a leggere e scrivere, e il giorno dopo circa 250 mila persone hanno visitato agli uffici di Mexico City. Dopo aver visto la serie, circa 840 mila messicani si sono iscritti a corsi di alfabetizzazione. Sabido ha affrontato il tema della contraccezione in una soap opera intitolata Acompeme, che significa Vieni con me. Nel giro di un decennio, questa serie ha contribuito alla riduzione del tasso
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di natalit messicano del 34%. Altri gruppi al di fuori del Messico hanno rapidamente adottato questo approccio. Il Population Media Center (PMC) negli Stati Uniti, guidato da William Ryerson, ha avviato progetti in almeno 15 paesi. Il lavoro del PMC in Etiopia negli ultimi anni ne fornisce un esempio pratico. Le serie radiofoniche in lingua amarica e oromo hanno affrontato temi come la salute riproduttiva e la parit dei sessi, lHIV e lAIDS, la pianificazione familiare e listruzione femminile A due anni dallinizio delle trasmissioni, cominciate nel 2002, un sondaggio ha rivelato che il 63% dei nuovi utenti dei 48 centri etiopi di salute riproduttiva aveva seguito una delle serie della PMC. Tra le donne sposate della regione di Amhara che hanno seguito queste serie vi stato un aumento del 55% di coloro che utilizzano metodi di pianificazione familiare. Gli ascoltatori maschi che hanno fatto il test dellHIV erano quattro volte pi numerosi, mentre le donne tre volte di pi. La media di figli per donna scesa da 5,4 a 4,3, e la richiesta di contraccettivi salita del 157%. I costi dei servizi di salute riproduttiva e pianificazione familiare sono bassi se confrontati con i benefici che apportano. Joseph Speidel stima che la loro diffusione a tutte le donne dei paesi a basso reddito richiederebbe circa 17 miliardi di dollari in fondi addizionali, sia da parte dei paesi industrializzati sia di quelli in via di sviluppo. Le Nazioni Unite hanno stimato che se i 201 milioni di donne che oggi non hanno accesso a efficaci misure contraccettive potessero usufruirne, si potrebbero prevenire ogni anno 52 milioni di gravidanze non desiderate, 22 milioni di aborti provocati e 1,4 milioni di decessi neonatali. In parole povere, la necessit di colmare le carenze nei servizi di pianificazione familiare dovrebbe essere il tema pi urgente nellagenda globale. Un fallimento su questo punto potrebbe comportare costi sociali enormi, maggiori di quanto si possa accettare. Il passaggio a famiglie meno numerose porta inoltre dividendi economici pi generosi. Per il Bangladesh, ad esempio, gli analisti hanno concluso che per ogni 62 dollari investiti dal governo nella prevenzione delle nascite indesiderate si risparmiano 615 dollari di spese in altri servizi sociali. Investire nella salute riproduttiva e nella pianificazione familiare lascia pi risorse finanziarie a disposizione per listruzione e la salute di ogni bambino, accelerandone cos il processo di uscita dalla povert. Se i paesi donatori potessero garantire alle coppie di ogni paese laccesso a questi servizi, ci si tradurrebbe in un considerevole ritorno nel campo dellistruzione e della salute. Laiuto a quelle nazioni che vogliono rallentare la crescita della propria popolazione porta a quello che gli economisti chiamano bonus demografico. Quando i paesi passano rapidamente a una struttura sociale in cui prevalgono i nuclei familiari piccoli, anche il numero dei giovani individui dipendenti, ovvero coloro che hanno bisogno di cure e istruzione, diminuisce in relazione al numero di adulti in et lavorativa. In questa situazione, la produttivit cresce, i risparmi e gli investimenti aumentano e la crescita economica pi rapida. Il Giappone, che ha dimezzato la sua popolazione tra il 1951 e il 1958, stato uno dei primi paesi a beneficiare del bonus demografico. Successivamente, prima la Corea del Sud e Taiwan, e pi di recente la Cina, la Thailandia e il Vietnam, hanno goduto dei benefici dellevidente riduzione dei tassi di natalit. Questo effetto ha una durata limitata a pochi decenni, che sono tuttavia sufficienti a rilanciare un paese verso la modernizzazione. Infatti, escludendo solo alcuni paesi ricchi di petrolio, non c stato paese a basso reddito che si sia sviluppato con successo senza aver prima rallentato la crescita demografica.
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7.4 Il salvataggio degli stati in fallimento

Una delle sfide fondamentali che la comunit internazionale si trova ad affrontare come aiutare gli stati che stanno fallendo. I programmi tradizionali di aiuto internazionale non sono pi efficaci, e la posta in gioco non potrebbe essere pi alta. Se il numero di nazioni in crisi dovesse continuare ad aumentare, questo trend si tradurr in un collasso generalizzato della civilt. In qualche modo, necessario invertire questa tendenza. Fino ad ora la progressione verso il fallimento stata a senso unico: solo alcuni paesi, tra cui la Liberia e la Colombia, sono riusciti a invertire questa tendenza. Secondo la classifica annuale degli stati in fallimento stilata da Foreign Policy, nel 2005 la Liberia era al nono posto. Dopo 14 anni di brutale guerra civile, che ha provocato 200 mila morti, la situazione cominciata a migliorare nel 2005, con lelezione a presidente di Ellen Johnson-Sirleaf, laureata alla Kennedy School of Government di Harvard e funzionario della Banca Mondiale. Grazie a uno sforzo energico per sradicare la corruzione, e ai 15 mila uomini del contingente multinazionale di pace dellONU che hanno garantito la sicurezza, ricostruito strade, scuole e ospedali e addestrato le forze di polizia, questo paese lacerato dalla guerra ha potuto ricominciare a prosperare. Nel 2009, la Liberia era scesa al trentatreesimo posto nella classifica di Foreign Policy. In Colombia, il miglioramento delleconomia, legato alle alte quotazioni del caff e alla crescente legittimit del governo, ha favorito linversione di tendenza. Quattordicesima nel 2005, nel 2009 era quarantunesima nella classifica di Foreign Policy. Certamente n la Colombia n la Liberia sono ancora fuori pericolo, ma si stanno entrambe muovendo nella giusta direzione. Gli stati in bancarotta sono un fenomeno relativamente nuovo che richiede risposte specifiche. I programmi tradizionali di assistenza non sono pi adeguati. Il fallimento di uno stato un problema sistemico, e richiede quindi un approccio sistemico. Il Regno Unito e la Norvegia hanno riconosciuto che le nazioni in crisi richiedono una speciale attenzione e hanno messo a disposizione fondi per il coordinamento tra le agenzie che si occupano dei meccanismi di risposta. presto per dire se questi interventi saranno efficaci; tuttavia, questi due paesi sono stati i primi a prendere atto della necessit di una specifica strategia di tipo istituzionale. Limpegno degli Stati Uniti a favore dei paesi deboli o a rischio di bancarotta al momento frammentario. La responsabilit ricade su diversi dipartimenti governativi, compreso il Dipartimento di Stato, quello del Tesoro e quello dellAgricoltura, solo per nominarne alcuni. Allinterno del solo Dipartimento di Stato, diversi uffici si occupano a loro volta del problema. Questa mancanza di coordinamento stata sottolineata dalla Commissione Hart-Rudmand sulla sicurezza nazionale nel XXI secolo: Allo stato attuale, la responsabilit per la prevenzione e risoluzione delle crisi dispersa tra molteplici agenzie di sviluppo internazionale, tra i loro amministratori, gli uffici statali e i sottosegretariati di Stato. In pratica, pertanto, nessuno responsabile. quindi necessaria la creazione di una nuova agenzia a livello di gabinetto del Presidente, un vero e proprio Dipartimento per la Sicurezza Globale (Department of Global Security, DGS) che possa sviluppare una politica coerente nei confronti di ogni stato in via di fallimento o falliti. Questa raccomandazione, presentata in un report della Commission on Weak States and U.S. National
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Security, sottolinea che le minacce alla sicurezza degli Stati Uniti provengono in misura sempre minore dalle potenze militari e sempre di pi dalle situazioni di instabilit (rapida crescita demografica, povert, deterioramento degli ecosistemi, carenze idriche). La nuova agenzia dovrebbe incorporare le altre gi esistenti, e tutti i programmi di assistenza agli stati esteri attualmente in corso presso differenti dipartimenti. In questo modo si centralizzerebbe la responsabilit degli Stati Uniti sugli aiuti allo sviluppo allestero. Il Dipartimento di Stato dovrebbe fornire a questa nuova agenzia il supporto diplomatico, collaborando allo sforzo necessario a invertire il processo di fallimento degli stati pi fragili. Questo nuovo Department of Global Security potrebbe essere finanziato riallocando le risorse fiscali del Dipartimento della Difesa. In realt quello del DGS diventerebbe il nuovo budget della difesa stessa, e dovrebbe essere focalizzato sullo studio delle cause del fallimento degli stati, sullaiuto alla stabilizzazione della popolazione, al ripristino ambientale, allo sradicamento della povert, alla diffusione della scolarizzazione primaria, al rispetto della legalit attraverso il rafforzamento delle forze dellordine e del sistema giudiziario. Il DGS si dovrebbe occupare anche della produzione e del traffico internazionale degli stupefacenti e potrebbe affrontare questioni come la cancellazione del debito e laccesso al mercato, rendendoli parte integrante della politica americana. Potrebbe anche diventare il centro di coordinamento della politica estera e interna statunitense, in modo da evitare che le politiche interne, come i sussidi allesportazione del cotone o i sussidi per convertire cereali in carburante, possano contribuire al fallimento di altri paesi. Potrebbe diventare, per gli Stati Uniti, uno strumento per concentrarsi sui problemi e assumere la guida di un crescente sforzo internazionale per ridurre il numero degli stati in fallimento. E infine, questa agenzia, attraverso prestiti garantiti, potrebbe incentivare gli investimenti privati negli stati in difficolt, favorendone cos lo sviluppo. Gli Stati Uniti potrebbero inoltre rinforzare il Peace Corps, un corpo di volontari capaci di supportare i programmi di base, come linsegnamento o lassistenza ai programmi di pianificazione familiare, la riforestazione e il microcredito. Questa iniziativa sarebbe destinata soprattutto ai giovani, promuovendo la nascita di un senso dorgoglio e responsabilit civile. Gli Stati Uniti hanno poi una riserva di pensionati altamente specializzati in settori come il management, la contabilit, la normativa, leducazione e la medicina. Le loro competenze potrebbero essere mobilitate attraverso listituzione di un servizio civile senior con cui fornire aiuto agli stati in difficolt. Esiste gi un certo numero di organizzazioni volontarie che si affidano ai talenti e allentusiasmo dei giovani e dei meno giovani, come i Peace Corps, il Teach for America e i Senior Corps. La situazione attuale richiede per uno sforzo molto pi ambizioso e sistematico. Il mondo entrato in una nuova era, nella quale non esiste sicurezza nazionale senza sicurezza globale. Dobbiamo riconoscerlo e riorganizzare i nostri sforzi per rispondere a questa nuova realt.

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7.5 Unagenda e un budget per sconfiggere la povert

Per eliminare la povert sono necessari interventi molto pi ampi dei soli programmi di aiuto internazionale. Queste misure includono la cancellazione del debito, cosa della quale i paesi pi poveri hanno bisogno per sfuggire alla povert, e la revisione del sistema dei sussidi allagricoltura nei paesi donatori. Un settore agricolo orientato allesportazione pu essere una via per uscire dallindigenza. Purtroppo, per molti paesi a basso reddito, questa strada preclusa a causa dei sussidi che i paesi donatori erogano a se stessi. Gli incentivi allagricoltura industriale, che ammontano a 258 miliardi di dollari, equivalgono al doppio dei flussi di denaro destinati dai paesi donatori allassistenza allo sviluppo. Questi sussidi incoraggiano la sovrapproduzione di prodotti agricoli, che sono poi venduti allestero grazie a ulteriori incentivi alle esportazioni. Il risultato una riduzione dei prezzi su scala mondiale, in particolare per quel che riguarda zucchero e cotone, prodotti sui quali i paesi a basso reddito hanno pi da perdere. Nonostante lUnione Europea fornisca pi della met dei 120 miliardi di dollari di aiuti globalmente erogati da tutti i paesi, gran parte del vantaggio economico derivato nel passato da questi interventi stato compensato dal deprezzamento annuale, da parte dellUE, di circa 6 milioni di tonnellate di zucchero sul mercato mondiale. Fortunatamente, nel 2005 lUnione europea ha annunciato che ridurr del 40% i sussidi ai produttori di zucchero, diminuendo cos le proprie esportazioni a 1,3 milioni di tonnellate nel 2008. Allo stesso modo, i sussidi alla produzione garantiti agli agricoltori americani hanno consentito loro di esportare cotone a basso prezzo. E dal momento che gli Stati Uniti sono il principale esportatore mondiale di questo prodotto, questi incentivi abbassano il prezzo per tutti gli esportatori di cotone. Di conseguenza, i sussidi americani a questo tipo di coltura sono stati denunciati con vigore da quattro paesi produttori di cotone dellAfrica centrale: il Benin, il Burkina Faso, il Ciad e il Mali. Inoltre, il Brasile si opposto con successo agli incentivi statunitensi allinterno del World Trade Organization (WTO), ed riuscito a convincere la giuria del WTO che questi sussidi hanno depresso i prezzi mondiali del prodotto e danneggiato i produttori brasiliani. Dopo il verdetto del WTO a favore del Brasile nel 2004, gli Stati Uniti hanno fatto qualche tentativo formale di adeguarsi, ma il WTO si nuovamente pronunciato a favore del Brasile nel dicembre 2007, concludendo che i sussidi americani stavano ancora deprimendo i prezzi mondiali del mercato del cotone. I paesi donatori non possono pi permettersi politiche agricole che intrappolano nella povert milioni di persone nei paesi riceventi, tagliando la loro principale via di fuga. Mentre la gran parte degli incentivi americani abbassano i prezzi delle esportazioni dai paesi in via di sviluppo, quelli per la conversione di cereali in etanolo innalzano il prezzo dei cereali, che molti paesi a basso reddito sono costretti a importare. Nei fatti, i contribuenti americani stanno sovvenzionando un aumento della fame nel mondo. La cancellazione del debito unaltra componente essenziale nel pi vasto sforzo delleradicazione della povert. Ad esempio, nellAfrica subsahariana la spesa per estinguere il debito quattro volte maggiore di quella sanitaria: cancellare il debito pu aiutare a migliorare gli standard di vita in quello
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che lultimo bastione dellindigenza. Nel luglio del 2005, i capi dei paesi industrializzati del G8, incontratisi a Gleneagles, in Scozia, hanno acconsentito alla cancellazione del debito multilaterale che molti dei paesi pi poveri avevano contratto con la Banca Mondiale, il Fondo monetario internazionale e lAfrican Development Bank. Questa iniziativa mirava ad aiutare i paesi pi deboli a raggiungere gli Obiettivi del Millennio. Lintervento ha avuto un impatto diretto sui 18 paesi (14 in Africa e 4 in America Latina) pi poveri e oppressi dal debito, offrendo loro una nuova opportunit di vita. Lanno dopo lincontro di Gleneagles, Oxfam International ha comunicato che il Fondo monetario internazionale ha cancellato il debito di 19 paesi, il primo importante passo avanti verso la sua eliminazione stabilita al meeting del G8. Per lo Zambia, la cancellazione dei 6 miliardi di debito ha consentito allex presidente Levy Mwanawasa di annunciare che le cure sanitarie di base sarebbero state, da quel momento in poi, gratuite. Nelle parole di Oxfam: Il privilegio di pochi diventa il diritto di tutti. NellAfrica orientale, il Burundi ha annunciato che avrebbe eliminato le tasse scolastiche, permettendo a 300 mila bambini di famiglie povere di iscriversi a scuola. In Nigeria, il debito cancellato stato usato per creare un fondo di azione contro la povert e una parte stata investita nella formazione di migliaia di insegnanti. Nonostante la riduzione del debito, gli aiuti allo sviluppo da parte dei paesi donatori, in termini di percentuale del Pil, sono andati diminuendo nel 2006 e nel 2007. Pur essendo risaliti nel 2008, gli aiuti sono ancora 29 miliardi di dollari al di sotto dellobiettivo di 130 miliardi per il 2010, stabilito dai governi nel 2005. La cattiva notizia che molti di quegli stessi paesi oberati dal debito estero sono stati duramente colpiti dalla crisi economica globale che ha portato alla caduta dei prezzi delle esportazioni minerarie e delle rimesse dallestero, oltre che dal rialzo dei prezzi delle importazioni di cereali. La Banca Mondiale stima che gli aumenti dei prezzi del carburante e del cibo hanno spinto 130 milioni di persone al di sotto della soglia di povert e le proiezioni suggeriscono che altri 53 milioni subiranno la stessa sorte nel 2009. Riferendosi alle difficolt che molti paesi a basso reddito stanno sperimentando per raggiungere gli Obiettivi del Millennio, nel marzo 2009 il presidente della Banca Robert Zoellick ha detto che ad oggi questi obiettivi appaiono ancora pi distanti. I passi necessari per eradicare la povert e accelerare il passaggio a famiglie meno numerose sono chiari. necessario colmare numerose carenze nei finanziamenti, tra cui quelli: per ottenere listruzione primaria universale; per combattere le malattie infantili e quelle infettive; per fornire servizi di salute riproduttiva e di pianificazione familiare; per contenere lepidemia di HIV. Complessivamente, il costo delle iniziative presentate in questo capitolo stimato intorno ai 77 miliardi di dollari lanno (vedi tabella 7.1). Nota 90 Gli investimenti pi costosi in questa lotta sono quelli relativi allistruzione e alla salute, che sono basilari sia per lo sviluppo del capitale umano sia per la stabilizzazione della popolazione. Listruzione include leducazione primaria universale e una campagna globale per eliminare lanalfabetismo negli adulti. Le cure sanitarie includono gli interventi di base necessari al controllo delle malattie infettive, iniziando dalle vaccinazioni infantili. Come ci ricorda regolarmente Jeffrey Sachs, economista alla Columbia University, per la prima volta nella storia abbiamo a disposizione le tecnologie e le risorse finanziarie per sconfiggere la povert. Gli investimenti nellistruzione, nella salute e delle mense scolastiche forniscono una risposta
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umanitaria alle necessit dei paesi pi poveri del mondo. Ma quel che pi importante, sono investimenti che contribuiranno a invertire le tendenze demografiche e ambientali che stanno minando le basi della nostra civilt.

Fonte: vedi nota 90.

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8. RISANARE LA TERRA

La nostra sopravvivenza dipende direttamente dallecosistema terrestre sia per quanto riguarda i beni che ci offre, dai materiali da costruzione al cibo, sia per quanto riguarda i servizi che svolge, dal controllo delle inondazioni allimpollinazione. Pertanto se i terreni agricoli si erodono e i raccolti si riducono, se si abbassa il livello delle falde freatiche e i pozzi si prosciugano, se i pascoli diventano deserti e il bestiame muore, noi siamo in difficolt. Se i meccanismi di sostenibilit ambientale dovessero venire meno, la civilt stessa non potrebbe sopravvivere. La devastazione causata dalla deforestazione e dallerosione del suolo esemplificata da Haiti, dove pi del 90% delle foreste scomparso per fare spazio ai campi da coltivare e per trarne legna da ardere. Quando gli uragani si abbattono sullisola condivisa da Haiti e dalla Repubblica Dominicana, spesso i danni sono pi gravi per Haiti semplicemente perch non ci sono alberi che stabilizzano il suolo e prevengono smottamenti e allagamenti. Commentando questa terribile situazione, Craig Cox, direttore esecutivo della Soil and Water Conservation Society (organizzazione non profit statunitense per la conservazione del suolo e delle acque) ha scritto: Ci siamo resi conto che i vantaggi offerti dalla tutela delle risorse naturali sono al di l della comprensione dei pi, anche a livello elementare. I collassi ecologici e sociali si sono rafforzati a vicenda e hanno provocato una spirale di povert, degrado ambientale, ingiustizia sociale, malattie e violenza. Sfortunatamente la situazione che Cox descrive ci che accadr in un numero sempre maggiore di paesi se non ci affrettiamo a rimediare ai danni che abbiamo causato. Risanare la Terra richieder un enorme impegno internazionale, di gran lunga pi arduo del famoso Piano Marshall che contribu a ricostruire lEuropa e il Giappone devastati dalla guerra. Un impegno di questa portata va inoltre affrontato con una velocit da stato di assedio per impedire che il deterioramento ambientale si trasformi nel declino economico e nel fallimento degli stati, come avvenuto a quelle antiche civilt che hanno infranto i principi della natura senza tener conto dei suoi limiti.

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8.1 Proteggere e ripristinare le foreste

Dal 1990 a oggi il manto forestale terrestre diminuito di pi di 7 milioni di ettari allanno, con una perdita annuale di 13 milioni di ettari nei paesi emergenti e una ripresa di quasi 6 milioni di ettari nei paesi industrializzati. La tutela dei circa 4 miliardi di ettari di foreste attualmente esistenti e il ripristino di quelle che sono andate perdute, sono entrambi interventi fondamentali per ristabilire la salute del pianeta, unimportante base di partenza per un nuovo modello economico. Inondazioni ed erosioni del suolo sono collegate al deflusso troppo rapido delle acque piovane; migliorando il manto forestale e diminuendone lo sfruttamento si facilitano sia il riciclo idrico in atmosfera necessario al verificarsi delle precipitazioni nellentroterra, sia il ripristino delle riserve idriche sotterranee. In tutte le nazioni esistono grandi potenzialit di diminuzione della domanda di prodotti forestali perch sia portata a livelli sostenibili: nei paesi industrializzati necessario ridurre la quantit di legno usato per produrre la carta; nei paesi in via di sviluppo occorre diminuire limpiego di legna da ardere. La carta, forse pi di ogni altro prodotto, riflette la mentalit usa e getta che si diffusa durante il secolo scorso. Vi sono ampie possibilit di ridurre luso della carta, semplicemente sostituendo fazzoletti, tovaglioli, pannolini e sacchetti della spesa con analoghi prodotti riutilizzabili in tessuto. Prima di tutto serve diminuire luso della carta, poi occorre riciclarne il pi possibile. Fra i dieci paesi principali produttori di carta, i tassi di riciclaggio variano molto: il Canada e la Cina sono agli ultimi posti, riciclano infatti poco pi di un terzo della carta che usano; il Giappone e la Germania sono ai primi posti della classifica, entrambi con il 70% di carta riciclata, nonch la Corea del Sud con uno sbalorditivo 85%. Gli Stati Uniti, i principali consumatori di carta al mondo, sono molto lontani dai primi posti della classifica, ma hanno aumentato la percentuale di riciclaggio dal 25% dei primi anni Ottanta al 55% del 2007. Se ogni paese riciclasse tanto quanto la Corea del Sud, per produrre carta occorrerebbe un terzo in meno della polpa di legno che si usa oggi. La domanda pi alta di legna viene dalla richiesta di combustibile, responsabile di oltre il 50% del legname sottratto alle foreste. Alcune organizzazioni internazionali di assistenza ai paesi in via di sviluppo, compresa lAgency for International Development (AID), sponsorizzano progetti per lutilizzo efficiente di legna da ardere. Uno dei pi promettenti progetti dellAID la distribuzione in Kenia di 780 mila stufe a legna da cucina altamente efficienti, che non solo richiedono molto meno combustibile di una stufa tradizionale, ma inquinano in misura minore. Sempre in Kenia stato avviato un progetto sponsorizzato dalla Solar Cookers International che produce cucine solari economiche costruite con cartone e fogli di alluminio, del costo di 10 dollari luna. In meno di due ore di sole si prepara un pasto completo, risparmiando sia la legna da ardere sia i lunghi tragitti che le donne sono costrette a fare per raccoglierla. Queste cucine possono essere utilizzate anche per pastorizzare lacqua e quindi per salvare vite umane. Sul lungo termine lo sviluppo di fonti energetiche alternative sar la vera chiave per ridurre lo sfruttamento delle foreste nei paesi in via di sviluppo. Cucine a pannelli solari o piastre elettriche alimentate da fonti eoliche, geotermiche, o solari a concentrazione, ridurranno limpatto sulle foreste.
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Malgrado lalto valore ecologico ed economico delle foreste intatte, soltanto 290 milioni circa di ettari di aree forestali sono protetti legalmente dallo sfruttamento. Altri 1.400 milioni di ettari non sono economicamente convenienti da tagliare perch inaccessibili geograficamente o per lo scarso valore del legname. Pertanto della rimanente area forestale non protetta, ci sono 665 milioni di ettari virtualmente inesplorati e circa 900 milioni di ettari in stato semi vergine e non coltivati. Esistono fondamentalmente due approcci al taglio degli alberi. Uno labbattimento totale (clearcutting). Questa pratica, spesso la preferita dalle compagnie del legname, ha un impatto ambientale devastante poich causa erosione del suolo e melmosit nei corsi dacqua, nei fiumi e nei fondali delle riserve idriche destinate allirrigazione. Lalternativa quella di tagliare soltanto alberi maturi selezionati, lasciando cos la foresta intatta. Ci consente di mantenere inalterata nel tempo la produttivit della foresta. Di recente la Banca Mondiale ha iniziato a valutare in modo sistematico le sovvenzioni ai progetti di silvicoltura sostenibile. Dal 1997 la Banca ha costituito con il WWF lAlliance for Forest Conservation and Sustainable Use che, da allora fino alla fine del 2005, ha contribuito a creare 56 milioni di ettari di nuove aree forestali protette e ha certificato 32 milioni di ettari di foreste da taglio sostenibile. Nel 2005 lorganizzazione ha dichiarato che si era data lobiettivo di ridurre a zero la deforestazione globale entro il 2020. Molti programmi di certificazione dei prodotti forestali consentono ai consumatori ecologicamente responsabili di conoscere le pratiche di gestione applicate nelle aree di provenienza del legname. Il pi rigoroso programma internazionale, certificato da un gruppo di organizzazioni non governative, il Forest Stewardship Council (FSC), che garantisce la gestione sostenibile di circa 114 milioni di ettari in 82 nazioni. Tra i paesi leader troviamo il Canada con 27 milioni di ettari certificati, seguito da Russia, Stati Uniti, Svezia, Polonia e Brasile. Le piantagioni di alberi da taglio riducono lo sfruttamento delle foreste primarie a patto che non vadano a sostituire aree di alberi a crescita lenta. Dal 2005 sono stati censiti nel mondo 205 milioni di ettari di piantagioni di alberi da taglio, pari a quasi un terzo delle aree seminate a cereali (700 milioni di ettari). Tali alberi forniscono per lo pi la materia prima utilizzata per la carta e per il legno ricostituito (pannelli in fibra di legno rilavorata per diverse applicazioni). Il legno ricostituito impiegato con sempre maggior frequenza al posto del legno naturale poich lindustria si adattata alla minore disponibilit di grandi tronchi provenienti da foreste naturali. La produzione di legname sotto forma di tronchi stimata in circa 432 milioni di metri cubi allanno, corrispondenti al 12% della produzione mondiale di legno. Il 60% delle aree destinate a piantagione di alberi da taglio localizzato in sei nazioni: la Cina, dove sopravvivono poche foreste vergini, il paese che ha la maggiore estensione di piantagioni, pi di 54 milioni di ettari; lIndia e gli Stati Uniti seguono con 17 milioni di ettari ciascuno. Seguono a distanza ravvicinata la Russia, il Canada e la Svezia. Pi lattivit di riforestazione si espande, pi tende a muoversi verso i tropici, zone geograficamente pi piovose. Al contrario delle colture cerealicole, che sono pi produttive a mano a mano che ci si allontana dallequatore, grazie alle giornate estive pi lunghe, la produttivit delle piantagioni arboree aumenta avvicinandosi allequatore dove le condizioni di crescita sono stabili tutto lanno. Nel Canada orientale, per esempio, la produzione media di un ettaro coltivato ad alberi di 4 metri cubi di legna allanno. Nel sud-est degli Stati Uniti, la produttivit annuale di 10 metri cubi per
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ettaro. Ma in Brasile, le piantagioni pi giovani possono arrivare a fornire ogni anno fino a 40 metri cubi per ettaro. In pratica, mentre il rendimento dei raccolti di mais degli Stati Uniti circa tre volte superiore a quello del Brasile, la produttivit del legno superiore in Brasile in un rapporto di quasi quattro a uno. Le piantagioni arboree talvolta possono essere avviate con profitto su terreni precedentemente deforestati e degradati, ma anche possibile che crescano a spese di una foresta preesistente. Inoltre sussiste competizione con lagricoltura, poich i terreni adatti alla coltivazione alimentare sono anche idonei alla crescita di alberi. Un altro limite dato dalla scarsit idrica, dove le piantagioni arboree a crescita rapida hanno invece bisogno di abbondante umidit. Tuttavia la FAO ha stimato che con lespansione delle aree destinate a piantagioni arboree e laumento della produttivit, il raccolto potrebbe pi che raddoppiare nei prossimi trentanni. corretto pensare che le piantagioni possano un giorno arrivare a soddisfare la gran parte della richiesta mondiale di legname industriale, proteggendo quindi le foreste residue. Tradizionalmente, nei paesi industrializzati, alcuni terreni agricoli soggetti a gravi fenomeni di erosione venivano riforestati sfruttando la ricrescita naturale. Cos accadde ad esempio nel New England, negli Stati Uniti: questa regione impervia fu uno dei primi insediamenti europei e venne disboscata precocemente; il suolo simpover e il terreno roccioso, scosceso e vulnerabile allerosione divenne improduttivo. Nel XIX secolo, quando nel Midwest e nelle Grandi Pianure presero il via attivit agricole ad alto rendimento, diminuirono le pressioni sui territori del New England, permettendo alle foreste di riappropriarsi di molti terreni. Larea boschiva si infatti estesa dai valori minimi di due secoli fa, quando era pari a circa un terzo del territorio, allattuale 80%, recuperando lentamente lequilibrio naturale e la biodiversit. Oggi si sta verificando una situazione analoga in alcune regioni dellex Unione Sovietica e in molti paesi dellEuropa orientale dopo che, allinizio degli anni Novanta, la pianificazione statale stata sostituita dal libero mercato agricolo e i territori periferici non redditizi sono stati abbandonati. E difficile fare delle valutazioni precise, ma la foresta sta di nuovo tornando a crescere su milioni di ettari di terreno agricolo di scarsa qualit. La Corea del Sud , sotto molti aspetti, un modello di riforestazione per il resto del mondo. Alla fine della guerra, mezzo secolo fa, le regioni montuose furono in gran parte deforestate, ma dal 1960, sotto la leadership dellattento presidente Park Chung Hee, il governo del paese si impegn in un grande progetto di riforestazione. Affidandosi allistituzione di cooperative allinterno dei villaggi, centinaia di migliaia di persone vennero mobilitate per scavare fossati e costruire terrazzamenti su montagne brulle in modo da piantarvi gli alberi. Se-Kyung Chong, ricercatore presso il Korea Forest Research Institute, dichiara che il risultato fu una sorta di miracolo, dalle lande desolate si assistette a una risurrezione dei boschi. Oggi le foreste coprono il 65% del paese, unarea di circa 6 milioni di ettari. Attraversando la Corea del Sud nel 2000, notai con gioia la lussureggiante presenza di alberi su quelle stesse montagne che erano spoglie solo una generazione fa. Ci sta a dimostrare che possibile riforestare il pianeta! In Turchia, paese montuoso le cui foreste sono state abbattute nel corso dei millenni, un gruppo ambientalista di primo piano, la Turkiye Erozyona Mucadele, Agaclandirma (TEMA) ha fatto della riforestazione la sua attivit principale. Fondata da due illustri uomini daffari turchi, Hayrettin Karuca e Nihat Gokyigit, TEMA lanci nel 1998 la campagna 10 miliardi di ghiande per
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ripristinare il manto boschivo e ridurre il deflusso troppo veloce delle acque piovane e lerosione del suolo. Da allora sono stati piantati 850 milioni di querce da ghianda. Il programma ha anche favorito la diffusione a livello nazionale di una maggiore consapevolezza sul ruolo delle foreste. Reed Funk, professore di biologia vegetale alla Rutgers University, ritiene che nelle vaste aree deforestate si possano crescere miliardi di alberi che producano cibo (pi che altro vari tipi di noci), combustibili e altro. Funk considera le noci come un supplemento proteico di alta qualit per le diete povere di carne degli abitanti dei paesi in via di sviluppo. In Niger, negli anni Ottanta, gli agricoltori che si erano trovati a fronteggiare gravi siccit e desertificazione cominciarono a lasciare qualche acacia nata spontaneamente nei loro campi. Crescendo, questi alberi rallentarono il vento e ridussero lerosione del suolo. Lacacia una leguminosa che, fissando lazoto, arricchisce il terreno e aiuta a incrementare il rendimento dei raccolti. Durante la stagione secca le foglie e i baccelli assicurano il foraggio per il bestiame. Gli alberi inoltre forniscono legna da ardere. Questa scelta di lasciar crescere 20-150 piantine spontanee di acacia per ettaro, su una superficie complessiva di circa tre milioni di ettari, ha ridato nuova vita alle comunit agricole del Niger. Presumendo che in media 40 alberi a ettaro raggiungano la maturit, arriviamo a un totale di 120 milioni di alberi. Questa metodica stata fondamentale anche per il recupero di 250 mila ettari di terreni agricoli abbandonati. Il successo delloperazione da identificare nel fatto che la propriet degli alberi stata trasferita dallo stato ai singoli agricoltori, attribuendo loro la responsabilit di prendersene cura. Trasformare gli attuali incentivi alla costruzione delle strade per il taglio e il trasporto dei tronchi in sovvenzioni alle attivit di riforestazione aiuterebbe la protezione del manto forestale del pianeta. La Banca Mondiale avrebbe il ruolo e i mezzi necessari ad assumere la guida di un programma internazionale in grado di emulare il successo della Corea del Sud e ricoprire di boschi colline e montagne. Inoltre la FAO e le organizzazioni di aiuto potrebbero collaborare con i singoli agricoltori nei programmi nazionali al fine di integrare la silvicoltura con le attivit agricole. Se scelti e posizionati accuratamente, gli alberi assicurano ombra, combattono lerosione del suolo contrastando lazione del vento e possono fissare lazoto, limitando cos luso dei fertilizzanti. Tutto contribuisce ad alleggerire la pressione sulle foreste mondiali: la riduzione delluso della legna grazie allo sviluppo di stufe efficienti e di sistemi di cottura alternativi, il riciclo sistematico della carta e il divieto di usare prodotti usa e getta a base di cellulosa. Ma un programma di riforestazione globale ha scarse probabilit di successo se non sar accompagnato dalla stabilizzazione demografica. Un approccio integrato di questo tipo, coordinato paese per paese, pu rigenerare le foreste a livello mondiale.

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8.2 Piantare alberi per contrastare leffetto serra

Negli ultimi tempi la riduzione delle foreste nelle regioni tropicali ha causato il rilascio in atmosfera di 2,2 miliardi di tonnellate di carbonio allanno, mentre le zone boschive in espansione nelle zone temperate ne hanno assorbito 700 milioni di tonnellate. Ogni anno perci, a causa della perdita di aree forestali, vengono rilasciate circa 1,5 miliardi di tonnellate di carbonio, che vanno a contribuire al surriscaldamento del pianeta. La deforestazione delle zone tropicali dellAsia dovuta principalmente alla aumentata domanda di legname e sempre pi alla richiesta di olio di palma come biocarburante. In America Latina invece lespansione del mercato della soia, della carne e della canna da zucchero per la produzione di bioetanolo sta deforestando lAmazzonia. In Africa le cause principali del disboscamento sono il taglio per legna da ardere e la necessit di disporre di nuove aree da coltivare, via via che i terreni agricoli esistenti vengono abbandonati perch degradati. Due nazioni, lIndonesia e il Brasile, sono responsabili di pi della met della deforestazione globale e posseggono quindi il pi alto potenziale di riduzione delle emissioni legate a questa attivit. La Repubblica Democratica del Congo, anchessa ai primi posti nella lista, uno stato in grave crisi che ha difficolt nella gestione delle foreste. Gli obiettivi del Piano B prevedono simultaneamente la fine delle attivit di deforestazione e la cattura di CO2 tramite una molteplicit di iniziative di riforestazione e ladozione di migliori tecniche di gestione dei terreni agricoli. Oggi la distruzione delle foreste una delle principali cause di emissione di anidride carbonica. Lobiettivo quello di espandere il manto forestale della Terra, piantando pi alberi per assorbire il carbonio in eccesso nellatmosfera. Bench proibire la deforestazione possa sembrare impraticabile, tre nazioni, la Thailandia, le Filippine e la Cina hanno imposto divieti totali o parziali in seguito alle devastanti inondazioni e alle frane causate dalle deforestazioni. Nelle Filippine, ad esempio, stato vietato il taglio degli alberi nella maggior parte dei boschi pi antichi e delle foreste vergini soprattutto perch il paese diventato molto vulnerabile alle inondazioni, alle erosioni e agli smottamenti. Una volta era una nazione ricoperta da un folto strato di foresta tropicale a legno duro, ma dopo anni di taglio indiscriminato, i prodotti e i servizi che la foresta offriva sono andati persi e le Filippine importano ora pi prodotti forestali di quanti ne vendano allestero. Nel 1998 in Cina, dopo le terribili conseguenze di varie settimane di alluvione continua nel bacino del fiume Yangtze, il governo not che se la politica forestale viene esaminata non con gli occhi del singolo taglialegna, ma attraverso quelli dellintera societ, a livello economico non aveva alcun senso continuare la deforestazione. Si dichiar che la funzione di controllo delle inondazioni svolta dagli alberi residui aveva valore triplo rispetto a quello del legname ottenuto dai tronchi tagliati. Pechino diede cos il via allinconsueta pratica di pagare i taglialegna perch diventassero piantatori di alberi. Anche altre nazioni che stanno disboscando grandi aree forestali si troveranno a fronteggiare gli effetti ambientali della deforestazione, inondazioni comprese. Se la foresta amazzonica continuer a
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ritirarsi, e dunque a inaridirsi, diventer vulnerabile agli incendi. Se dovesse scomparire, verrebbe sostituita principalmente da aree desertiche e da una macchia di vegetazione bassa e stentata. Andrebbe perduta la capacit della foresta pluviale di riciclare lacqua nellentroterra del continente e nelle aree agricole meridionali e occidentali. A questo punto, una calamit locale si trasformerebbe in poco tempo in un disastro economico mondiale, e dato che lAmazzonia in fiamme rilascerebbe nellatmosfera miliardi di tonnellate di CO2, anche in un disastro sotto il profilo climatico. Come le preoccupazioni nazionali legate alla continua deforestazione hanno eclissato gli interessi locali, cos i problemi globali stanno cominciando a porre in secondo piano quelli nazionali. Dunque non sono pi in ballo solo i fenomeni alluvionali che si verificano localmente. La deforestazione fra le principali cause del surriscaldamento del pianeta, le conseguenze quindi sono lo scioglimento dei ghiacciai, le ondate di calore responsabili della riduzione dei raccolti, linnalzamento dei livelli del mare e tutti gli altri fenomeni connessi al cambiamento climatico a livello mondiale. Di fatto la natura ha alzato la posta sulla protezione delle foreste. Per raggiungere lobiettivo di un livello di deforestazione nullo sar necessario ridurre la domanda che ora deriva dalla crescita della popolazione, dallaumento del benessere, dalla crescente domanda di biodiesel e dal rapido incremento dellutilizzo della carta e degli altri derivati del legno. Proteggere le foreste del pianeta significa bloccare il prima possibile laumento demografico. E per i popoli ricchi della Terra, responsabili della crescente domanda di carne e di soia che causa della deforestazione del bacino amazzonico, significa scendere di livello nella catena alimentare orientandosi verso una dieta con meno carne. Per porre termine alla deforestazione potrebbe essere necessario il divieto di costruzione di nuove raffinerie di biodiesel e distillerie di etanolo. Data limportanza delle foreste nella regolazione climatica, lIntergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) ha preso in esame la possibilit di piantare alberi e migliorare la gestione forestale come strategia per contrastare leffetto serra. Gran parte dei vantaggi della riforestazione e della creazione di foreste ex novo si possono meglio esprimere ai tropici poich ogni albero messo a dimora a quelle latitudini sottrae allatmosfera in media 50 chilogrammi di anidride carbonica allanno per circa 20-50 anni, mentre un albero nelle regioni temperate si limita a 13 chilogrammi. Assai variabili sono le stime sulla potenzialit della piantumazione arborea nel sequestro della CO2. Analizzando i modelli globali, lIPCC sottolinea la estrema variabilit dei costi: in alcuni casi si stima che la piantumazione di alberi e un miglioramento della gestione forestale potrebbero assorbire ogni anno qualcosa come 2,7 miliardi di tonnellate di anidride carbonica entro il 2030 con una spesa (carbon price) di meno di 367 dollari per tonnellata. In altri casi si ritiene che si possano ottenere quasi due terzi di questa riduzione, allincirca 1,7 miliardi di tonnellate di CO2 allanno, con una spesa pari alla met di quella sopracitata. Il Piano B, che ha come termine ultimo il 2020, una media tra le due previsioni IPCC, con lo scopo di ottenere 860 milioni di tonnellate di CO2 assorbite annualmente entro il 2020 a un costo inferiore ai 200 dollari per tonnellata di anidride carbonica. Per raggiungere questo obiettivo sarebbe necessario piantare miliardi di alberi su milioni di ettari di terreni degradati che hanno perso il manto forestale originale e su terreni agricoli marginali e pascoli abbandonati. Raggiungere il tasso di assorbimento annuo di 860 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2020 significherebbe investire 17 miliardi allanno perch si possa ottenere una spinta decisiva alla stabilizzazione climatica. Questo progetto di riforestazione globale dovrebbe essere finanziato dai paesi industrializzati, i
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principali responsabili delle emissioni. A confronto con altre strategie di mitigazione, piantare alberi e fermare la deforestazione sono metodi relativamente economici e che si ripagano da soli di molte volte. Si potrebbe istituire un organismo indipendente per amministrare e monitorare questa iniziativa globale. Bisogna affrettarsi a stabilizzare il clima, per dare a questi alberi maggiori possibilit di sopravvivenza. Vi sono gi molte iniziative di riforestazione in programma o in corso, ispirate da una gamma di preoccupazioni che vanno dal cambiamento climatico allespansione dei deserti, dalla conservazione del suolo alla vivibilit nei contesti urbani. Il premio Nobel keniota Wangari Maathai, che anni fa organizz uniniziativa tra le donne del suo paese e di quelli confinanti per la messa a dimora di 30 milioni di alberi, ha ispirato la Billion Tree Campaign, gestita dal Programma delle Nazioni Unite per lAmbiente (UNEP). Lobiettivo iniziale era quello di piantare un miliardo di alberi entro il 2007. Se di questi ne fosse sopravvissuta anche solo la met, si sarebbero assorbite 5,6 milioni di tonnellate di CO2 in un anno. Una volta raggiunto questo obiettivo, lUNEP ne trov un altro: quello di piantare 7 miliardi di alberi entro la fine del 2009, che equivale a piantare un albero per ogni persona sulla Terra. A luglio del 2009 era gi stato superato il numero di 6,2 miliardi dei 7 promessi, con 4,1 miliardi di alberi gi messi a dimora. Fra i pi impegnati in questa iniziativa troviamo lEtiopia e la Turchia, ognuno con oltre 700 milioni di alberi piantati. Il Messico saldamente al terzo posto con qualcosa come 537 milioni di alberi. Il Kenya, Cuba e lIndonesia hanno piantato ognuno pi di 100 milioni di piantine. Alla campagna hanno partecipato anche alcuni governi di stati federati. In Brasile, lo stato del Paran, che nel 2003 ha lanciato uniniziativa di piantumazione di 90 milioni di alberi per risanare le proprie sponde fluviali, si impegnato a piantare 20 milioni di alberi entro il 2007. NellUttar Pradesh, lo stato pi popoloso dellIndia, sono state mobilitate 600 mila persone per la messa a dimora in un solo giorno del luglio del 2007 di 10,5 milioni di alberi su terreni agricoli, nelle foreste di propriet statale e sui terreni delle scuole. Anche molte citt stanno piantando alberi. Tokyo ad esempio sta mettendo a dimora alberi e arbusti sui tetti degli edifici per raffrescare la citt e controbilanciare leffetto provocato dalle isole di calore urbano. Washington nella fase iniziale di unambiziosa campagna di ripristino delle zone dombra alberate. Unanalisi sullutilit della messa a dimora degli alberi nelle strade e nei parchi di cinque citt degli Stati Uniti, da Cheyenne (Wyoming) a Berkeley (California), ha concluso che, per ogni dollaro speso nella piantumazione e manutenzione di un albero, si ottengono vantaggi per la comunit che superano i due dollari. La chioma di un albero adulto in citt ombreggia gli edifici e pu abbassare la temperatura dellaria fino a 5,5 C e quindi contenere lenergia necessaria agli impianti di condizionamento. Nelle citt con inverni rigidi come Cheyenne, la riduzione della velocit del vento invernale, grazie agli alberi sempreverdi, abbassa i costi di riscaldamento. Il valore immobiliare degli edifici che si affacciano su strade alberate in genere pi alto del 3-6% rispetto a quelli dove non ci sono alberi. Le attivit di piantumazione arborea sono solo uno dei tanti modi per sequestrare quantit significative di anidride carbonica. Anche le tecniche migliorate di gestione agro-pastorale che incrementano il contenuto organico presente nel terreno, contribuiscono a catturare la CO2.
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8.3 Conservare e ricostituire il suolo

La letteratura sullerosione del suolo presenta in continuazione il riferimento alla perdita di vegetazione protettiva. Negli ultimi cinquantanni anni luomo, con il taglio indiscriminato, il pascolo intensivo e laratura eccessiva, ha eliminato tanta di quella vegetazione protettiva che il pianeta sta velocemente perdendo il terreno accumulato durante il trascorrere delle ere geologiche. Per evitare il degrado del suolo e la sua desertificazione occorre tutelare la produttivit biologica dei terreni agricoli altamente erodibili con coltivazioni erbose e arboree. La Dust Bowl, lenorme tempesta di polvere che nel 1930 minacci di trasformare le Grandi Pianure americane in un immenso deserto, fu unesperienza traumatica che port cambiamenti rivoluzionari ai metodi adottati nelle tecniche colturali americane, tra le quali la messa a dimora di barriere arboree frangivento (file di alberi piantati a fianco dei campi per rallentare il vento e lerosione del suolo) e lo strip-cropping, lalternarsi di strisce coltivate a grano con strisce di terreno a maggese (strisce arate, ma non coltivate, nelle quali si lascia crescere una vegetazione spontanea). Lo strip-cropping consente allumidit di accumularsi nelle strisce a maggese, e lalternanza della coltivazione riduce la velocit del vento e quindi lerosione sugli appezzamenti a riposo. Nel 1985 il Congresso americano, appoggiato vigorosamente dalla comunit degli ambientalisti, ha avviato il Conservation Reserve Program (CRP) per la riduzione dellerosione del suolo e il controllo delle sovrapproduzioni alimentari. Nel 1990 circa 14 milioni di ettari di terreni altamente erodibili risultavano coperti da vegetazione di tipo permanente ed erano garantiti da contratti decennali. In base a questo programma, gli agricoltori erano pagati per seminare erba o alberi sui suoli sfruttati. Tutto ci, insieme alladozione di tecniche conservative sul 37% di tutti i terreni agricoli, ha ridotto lerosione del suolo negli Usa da 3,1 a 1,9 miliardi di tonnellate tra il 1982 e il 1997. Questo approccio offre un modello al resto del mondo. Un altro metodo relativamente nuovo per la conservazione del suolo la tecnica nota come conservation tillage, che a sua volta si distingue in lavorazioni no-till e lavorazioni minimum tillage. In pratica, invece di utilizzare i metodi tradizionali di aratura, rivoltando la terra per preparare il letto di semina e quindi sradicando le erbe indesiderate con metodi meccanici, gli agricoltori semplicemente inseriscono i semi forando il terreno ancora coperto dai residui del precedente raccolto e tengono sotto controllo la vegetazione infestante con gli erbicidi. Lunico intervento nel suolo il piccolo foro in superficie dove sono introdotti i semi, mentre il resto del terreno rimane inalterato e protetto dai residui vegetali e perci resistente allerosione sia dellacqua che del vento. Questo metodo, oltre a prevenire lerosione del suolo, consente al terreno di trattenere lacqua, ne aumenta i livelli di azoto e riduce i costi di aratura. Nel corso degli anni Novanta, sempre negli Usa, per poter accedere ad alcune forme di incentivo, agli agricoltori venne richiesto di adottare sistemi di conservazione del suolo del tipo no-till, sui terreni soggetti a erosione. Da allora i terreni no-till sono passati dai 7 milioni di ettari del 1990 ai 27 milioni di ettari del 2007. Ampiamente impiegate nella coltivazione di mais e soia, le coltivazioni no-till si sono diffuse rapidamente nellemisfero occidentale: sono stati censiti 26 milioni di ettari in Brasile, 20 milioni in Argentina e 13 milioni in Canada. LAustralia, con 12 milioni di ettari, si
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aggiudica il quinto posto nella classifica dei paesi no-till. Una volta che gli agricoltori hanno acquisito questa tecnica, il suo uso si pu diffondere rapidamente, soprattutto laddove i governi garantiscono incentivi agganciati a progetti di tutela del suolo. Rapporti recenti della FAO riportano la diffusione avvenuta negli ultimi anni della tecnica agricola no-till, in Europa, Africa e Asia. Una parte di queste pratiche agricole possono avere lulteriore effetto benefico di aumentare i livelli di azoto immagazzinato nel suolo sotto forma di materia organica. Di solito quando una pratica colturale riduce lerosione del suolo e aumenta la resa dei raccolti, tende anche ad aumentare il contenuto dazoto nel terreno. Fra queste pratiche vi sono il passaggio al minimum till e al no-till, luso pi diffuso del sovescio, la restituzione al suolo di tutto il letame e di tutta la pollina, lespansione delle aree irrigate, un ritorno allagricoltura che combina allevamento e coltivazione e la conversione a bosco delle aree agricole marginali. Esistono anche altri approcci per fermare lerosione del suolo e la desertificazione dei terreni agricoli. Nel luglio 2005 il governo del Marocco, in reazione a una grave siccit, ha annunciato lo stanziamento di 778 milioni di dollari per cancellare i debiti degli agricoltori e convertire le aree coltivate a cereali in frutteti e oliveti, che sono colture meno vulnerabili. LAfrica subsahariana fronteggia una situazione analoga con il deserto che avanza verso sud su tutta la fascia che va dalla Mauritania al Senegal, lungo la costa occidentale, per arrivare al Sudan sulla costa orientale. C preoccupazione per i crescenti fenomeni migratori causati dalla desertificazione. LUnione Africana ha lanciato la Green Wall Sahara Initiative, un progetto che intende realizzare una barriera boschiva sahariana. Proposta da Olusegun Obasanjo quando era presidente della Nigeria, liniziativa prevede che vengano piantati 300 milioni di alberi su 3 milioni di ettari di territorio, lungo una fascia che si estende attraverso lAfrica. Il Senegal, che sta perdendo ogni anno 50 mila ettari di terreni produttivi, dovrebbe rappresentare il punto di ancoraggio di questo fronte verde sul confine occidentale. Il ministro dellAmbiente senegalese Modou Fada Diagne ha dichiarato che: Invece di aspettare che il deserto ci raggiunga, dobbiamo attaccarlo. Da quando questa iniziativa stata inaugurata, lobiettivo stesso si ampliato fino a comprendere un miglioramento della gestione del territorio grazie a pratiche quali la rotazione dei pascoli. Anche la Cina sta realizzando una cintura boschiva per proteggere i terreni dallespansione del deserto del Gobi. Questo muro verde, una versione moderna della Grande Muraglia, dovrebbe estendersi per circa 4.480 chilometri, da Pechino fino alla Mongolia centrale. Inoltre la Cina sovvenziona gli agricoltori delle province minacciate dallavanzare del deserto affinch piantino alberi sui loro terreni agricoli. Lobiettivo ottenere zone alberate su 10 dei circa 100 milioni di ettari di terreni oggi coltivati a cereali. Sfortunatamente le recenti pressioni per laumento della produzione di cibo pare abbiano rallentato questa operazioni. Nella Mongolia centrale, gli sforzi per arrestare lavanzata del deserto e recuperare le terre a fini produttivi sono affidati allimpianto di arbusti per stabilizzare le dune di sabbia. In alcune situazioni pecore e capre sono state bandite. Nella provincia di Helin, a sud del capoluogo di Honot, questa tecnica ha ormai stabilizzato il suolo sui primi 7.000 ettari di appezzamenti recuperati e, sulla base di questo successo, le iniziative di recupero sono aumentate. Nella provincia di Helin la strategia incentrata sulla sostituzione degli allevamenti di pecore e di
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capre con quelli di bovini da latte. Le mucche stanno in aree recintate, vengono nutrite con i residui delle colture di mais e frumento e con un foraggio simile allerba medica che resiste alla siccit e che viene coltivato per evitare la desertificazione del suolo. I funzionari locali stimano che questo programma raddoppier le entrate di questa provincia entro il decennio. Per alleggerire la pressione sui pascoli, Pechino ha chiesto ai pastori di ridurre del 40% le dimensioni dei greggi di pecore e di capre. Ma nelle comunit rurali, dove la ricchezza si misura in base al numero dei capi di bestiame e laddove gran parte delle famiglie vive nellindigenza, questi tagli non sono accettabili, a meno che non vengano offerte fonti di sostentamento alternative, come avviene nella provincia di Helin. Lunica via percorribile per eliminare lo sfruttamento intensivo dei due quinti di superficie terrestre classificata a pascolo quella di ridimensionare greggi e mandrie. Non pericoloso solo leccessivo numero di capi, soprattutto di pecore e di capre, anche gli zoccoli degli animali sono dannosi perch polverizzano la crosta superficiale del terreno, che si forma grazie alle piogge e controlla naturalmente lerosione del vento. In alcuni casi si preferisce allevare il bestiame in aree recintate, portando loro il foraggio. LIndia, la cui fiorente industria lattiero-casearia ha adottato con successo questo metodo, rappresenta un modello per gli altri paesi. La protezione del suolo implica anche il divieto globale del taglio forestale a raso di tutti gli alberi di una zona (clearcutting), che va sostituito con tagli selettivi: ogni attivit di clearcutting comporta gravi perdite di suolo per tutto il lungo tempo necessario alla ricrescita degli alberi e pertanto una resa inferiore a ogni taglio successivo. Rigenerare le aree forestali e le zone a prato del pianeta, insieme allapplicazione delle metodiche di agricoltura conservativa, protegge il suolo dallerosione riducendo il rischio di alluvioni e contemporaneamente assorbe anidride carbonica dallatmosfera. Rattan Lal, un agronomo del Carbon Management and Sequestration Center dellOhio State University, ha calcolato gli spettri di assorbimento della CO2 di una serie di differenti pratiche agricole. Ad esempio un uso diffuso a livello mondiale del sovescio per proteggere il suolo durante i periodi di riposo, pu stoccare dai 68 ai 338 milioni di tonnellate di carbonio allanno. Secondo le stime in difetto, grazie a tutte queste pratiche si potrebbero assorbire 400 milioni di tonnellate di carbonio allanno. Calcolando il sequestro totale per tutti i metodi citati, si ottiene un potenziale di 1,2 miliardi di tonnellate di CO2 assorbite annualmente. Secondo le nostre previsioni, probabilmente prudenti, si stima che ladozione di queste tecniche agronomiche e di gestione territoriale consentirebbe di assorbire 600 milioni di tonnellate di CO2.

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8.4 Ripristinare le riserve ittiche

Per decenni ogni paese ha cercato di salvare specifiche zone di pesca limitando la cattura di determinate specie: talvolta queste regole hanno funzionato, altre volte hanno fallito portando al collasso le riserve ittiche. Negli ultimi anni si sta diffondendo un sistema differente, quello della creazione di parchi o riserve marine, dove la pesca vietata e che svolgono la funzione di vivai naturali che contribuiscono al ripopolamento dellarea circostante. Nel 2002, al Summit mondiale per lo sviluppo sostenibile a Johannesburg, le nazioni costiere si sono impegnate a creare un sistema di riserve marine che arrivi a coprire il 10% delle acque oceaniche del pianeta entro il 2012. Insieme queste aree formerebbero una rete mondiale di parchi marini. I progressi sono lenti: nel 2006 si contavano 4.500 aree marine protette (Marine Protected Area, MPA) per lo pi di ridotte dimensioni, che coprivano 2,2 milioni di chilometri quadrati, equivalenti a meno dell1% del totale degli oceani. Delle aree coperte dalle MAP, solo lo 0,01% rientrava in una riserva marina dove la pesca era vietata. E unanalisi condotta su 225 riserve marine indicava che solo 12 di queste venivano regolarmente sorvegliate affinch il divieto fosse rispettato. I biologi marini hanno scoperto che esistono punti biologicamente caldi (biological hotspots), sia nelloceano che sulla terra ferma, nei quali si concentra una rara biodiversit di specie viventi. La conservazione degli ecosistemi marini passa per lidentificazione di queste zone e della conoscenza dei presupposti che ne permettono lesistenza per istituirvi successivamente delle riserve marine. Tra le imprese finora pi ambiziose nel campo dellistituzione di parchi marini vale la pena di citarne una negli Stati Uniti e unaltra in Kiribati. Nel 2006 il Presidente degli Stati Uniti, George Bush, ha istituito una riserva marina nel nord-ovest delle Hawaii su unarea di 140 mila miglia quadrate denominata il Papahanaumokuakea Marine National Monument, ed pi esteso della somma di tutti i parchi statunitensi presenti a terra. Vi risiedono pi di 7.000 specie marine, un quarto delle quali sono presenti soltanto nellarcipelago hawaiano. Nel gennaio del 2009, negli ultimi giorni del suo mandato, il Presidente Bush ha dichiarato monumenti nazionali altre tre regioni particolarmente ricche in biodiversit e situate nelle vicinanze, portando il totale delle aree protette a 195 mila miglia quadrate, con unestensione superiore allo stato di Washington e dellOregon messi insieme. In queste aree monumentali la pesca sottoposta a vincoli e sono vietate le attivit petrolifere e minerarie. Allinizio del 2008 il Kiribati, una nazione su unisola di 98 mila abitanti situata nel Pacifico meridionale, a met strada fra le Hawaii e la Nuova Zelanda, ha istituito quella che al tempo, con una superficie di circa 158 mila miglia quadrate, era la pi grande area marina protetta del mondo. Paragonabile alle dimensioni dello stato della California, questa riserva comprende otto atolli corallini, due barriere coralline sommerse e una zona di riproduzione dei tonni. Un gruppo di scienziati britannici, guidati da Andrew Balmford del Conservation Science Group della Cambridge University, ha analizzato 83 riserve relativamente piccole e ben gestite, per valutare i costi di esercizio di parchi marini su larga scala. La conclusione che la gestione di aree marine protette con una superficie pari al 30% degli oceani mondiali costerebbe circa 12-14 miliardi di dollari lanno. Questa stima non tiene conto dei promettenti ritorni economici legati al ripristino delle
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riserve ittiche che ne ridurrebbero i costi effettivi. Unopportunit economica connessa allistituzione di un sistema mondiale di riserve marine il possibile incremento della pesca oceanica fino a un valore stimato di circa 70-80 miliardi di dollari allanno. Balmford ha dichiarato: I nostri studi dimostrano che saremmo in grado di conservare i mari e le loro risorse per sempre e a un costo minore di quello che affrontiamo oggi per incentivare il loro sfruttamento non sostenibile. Callum Roberts, della University of York e coautore dello studio, ha commentato: Abbiamo a malapena iniziato a creare parchi marini. Qui, in Gran Bretagna, solo un cinquantesimo dell1% dei nostri mari protetto, e solo un cinquantesimo di questarea chiuso alla pesca. Il mare ancora devastato da metodi di pesca non sostenibili, dallinquinamento e dallo sfruttamento minerario. Listituzione di una rete mondiale di riserve marine, una sorta di Serengeti del Mare, potrebbe anche portare pi di un milione di posti di lavoro. Roberts ha aggiunto che: Vietare la pesca in alcune zone il sistema pi efficace per permettere agli animali di vivere pi a lungo, di aumentare le proprie dimensioni e di moltiplicarsi. Nel 2001 Jane Lubchenco, gi presidente dellAmerican Association for the Advancement of Science, e attualmente direttore del National Oceanic and Atmospheric Administration, ha pubblicato una dichiarazione firmata da 161 ricercatori marini di primo piano che reclamava un intervento urgente per istituire un network mondiale di parchi marittimi. Attingendo alle ricerche sulle situazioni delle riserve marine, la Lubchenco affermava che: Nel mondo ci sono realt diverse, ma il messaggio di base lo stesso: i parchi marini funzionano e stanno dando velocemente dei risultati. Non si discute pi se sia opportuno creare riserve marine integrali, ma dove farle. I firmatari della dichiarazione sottolineano quanto sia rapido il miglioramento della vita degli organismi marini dopo lapertura di una riserva. Un caso di studio relativo a una zona di pesca dello snapper (un pesce oceanico della famiglia Lutianidi simile allorata, ndr), al largo della costa del New England, ha evidenziato che i pescatori, nonostante si fossero violentemente opposti allistituzione della riserva, ora la difendono avendo constatato che la popolazione locale di snapper aumentata di 40 volte. Nellambito di una ricerca nel Golfo del Maine, in tre riserve marine (per un totale di 17 mila chilometri quadrati) sono stati proibiti tutti i metodi di pesca che mettono a rischio i pesci del fondale. A sorpresa, il mollusco scallop (un bivalve della famiglia Pectinidi simile alla capasanta, ndr) ha prosperato tanto che la sua popolazione aumentata di 14 volte negli ultimi cinque anni. Questi incrementi allinterno delle riserve accrescono notevolmente la popolazione ittica al loro esterno. Ben 161 ricercatori hanno osservato che dopo uno o due anni dallistituzione di un parco marino, la densit della popolazione ittica aumenta del 91%, la taglia media dei pesci del 31% e la variet delle specie cresce del 20%. Sebbene listituzione di riserve marine sia evidentemente la priorit assoluta, si rendono necessarie anche altre misure per proteggere gli ecosistemi marini. Una quella di ridurre i flussi verso il mare di sostanze provenienti da scarichi fognari e dal rapido deflusso di fertilizzanti, che sono responsabili di circa 400 zone morte oceaniche (dead zones), veri e propri deserti degli abissi. Unaltra misura necessaria quella di ridurre gli scarichi chimici di sostanze tossiche, metalli pesanti e interferenti endocrini direttamente nel mare o indirettamente in atmosfera. Tutte queste sostanze si accumulano nella catena alimentare degli oceani minacciando non solo i mammiferi marini predatori, come le
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foche, i delfini e le balene, ma anche i grandi pesci come il tonno e il pesce spada, oltre che ovviamente gli umani che se ne nutrono. Su una scala pi vasta, laccumularsi di anidride carbonica nellatmosfera sta causando lacidificazione degli oceani che potrebbe mettere in grave pericolo ogni forma di vita marina. Il pericolo pi imminente quello che grava sulle barriere coralline, le cui strutture di carbonato di calcio sono altamente vulnerabili al processo di acidificazione che in corso e che si va aggravando mano a mano che aumentano i livelli atmosferici di anidride carbonica. La protezione delle barriere coralline, le cui acque poco profonde rappresentano indubbiamente dei punti di alta concentrazione di biodiversit vegetale e animale, dipende dalla progressiva chiusura delle centrali elettriche a carbone, operazione che permetterebbe di raggiungere anche tanti altri obiettivi di tutela ambientale. In conclusione i governi dovrebbero abolire gli incentivi alla pesca. Una parziale conseguenza di tali sussidi lesistenza di talmente tanti pescherecci attrezzati per la pesca a strascico che il loro potenziale predatorio quasi il doppio di quello possibile in un quadro di pesca sostenibile. Amministrare un sistema di parchi marini che gestisca il 30% delle aree del mare costerebbe in pratica la met di quanto si spende oggi in dannosi incentivi ai pescatori.

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8.5 Proteggere la diversit vegetale e animale

I due passaggi fondamentali da intraprendere per proteggere la straordinaria biodiversit del pianeta consistono nella stabilizzazione della popolazione e del clima mondiali. Se arriveremo, come previsto, a 9 miliardi di individui entro la met del secolo, moltissime specie animali e vegetali scompariranno dal pianeta semplicemente per mancanza di spazio. Se la temperatura dovesse continuare a salire, ogni ecosistema terrestre subir delle trasformazioni. La tutela dellampia biodiversit del pianeta una delle ragioni per cui occorre stabilizzare la popolazione umana intorno agli 8 miliardi entro il 2040. Aumentare la produttivit dei terreni agricoli sempre pi difficile e se la crescita demografica dovesse perdurare, arriveremo ad abbattere le foreste tropicali dei bacini dellAmazzonia, del Congo e delle pi lontane isole dellIndonesia per far spazio allagricoltura. Per proteggere le specie marine e dacqua dolce fondamentale una migliore gestione delle risorse idriche. Se i fiumi verranno prosciugati per soddisfare i crescenti bisogni irrigui delle colture e di acqua per le citt, i pesci e le altre specie acquatiche non potranno sopravvivere. Il pi noto e popolare sistema per tutelare piante e animali consiste nella realizzazione di riserve naturali, e gi milioni di chilometri quadrati (pari al 13% della superficie terrestre) sono stati selezionati a questo scopo. Molti di questi parchi per, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, esistono soltanto sulla carta e per diventare realt hanno bisogno di maggiori risorse. Circa 20 anni fa Norman Myers, insieme ad altri scienziati, aveva concepito lidea dei cosiddetti hotspots della biodiversit, quelle aree che essendo particolarmente ricche dal punto di vista biologico meritano protezione speciale. I 34 hotspots allora identificati si estendevano sul 16% della superficie terrestre, ma oggi ne coprono meno del 3%, soprattutto a causa della distruzione degli habitat naturali. Sia i gruppi ambientalisti sia i governi condividono limportanza della protezione di queste regioni biologicamente speciali. Nel 1973 gli Stati Uniti si sono dotati dellEndangered Species Act, la legge per la tutela delle specie in pericolo di estinzione. Questa normativa proibisce attivit quali la deforestazione per attivit agricole, lo sviluppo edilizio e il prosciugamento di terreni paludosi quando rappresentino una minaccia per le specie considerate in pericolo o in via destinzione. Se non fosse stato per questa legge molte specie sarebbero gi scomparse, tra queste anche il bald eagle (laquila dalla testa bianca), il simbolo degli Stati Uniti dAmerica. Vi unaltra promettente scuola di pensiero che auspica lestensione della tutela delle specie anche alle aree agricole, urbane, stradali e cos via. Una tale iniziativa avrebbe fra i vari effetti benefici quello di proteggere e rinforzare i corridoi per gli animali selvatici. I piani dazione sviluppati dallU.S. Fish and Wildlife Service per la tutela degli animali selvatici nei diversi Stati dellUnione potrebbero essere utilizzati come modello di riferimento. Lapproccio tradizionale di recintare unarea e chiamarla riserva naturale o parco non pi sufficiente per proteggere la biodiversit: non esiste alcun ecosistema sul pianeta che siamo in grado di tutelare se contemporaneamente non ci impegniamo a stabilizzare il clima e la crescita demografica.
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8.6 Il budget per rigenerare la terra

Con lobiettivo di ottenere stime ragionevoli e senza la pretesa di fornire numeri precisi, siamo in grado di calcolare il budget necessario alla rigenerazione del pianeta, effettuando una stima approssimativa della spesa per la riforestazione, per la protezione del suolo, per il ripristino dei pascoli e delle riserve ittiche, per la stabilizzazione della falda freatica e per la protezione della biodiversit (vedi tabella 8.1). Nota 63. Il calcolo del costo della riforestazione reso pi complicato dalla diversit degli approcci adottati. Il successo straordinario ottenuto nella riforestazione della Corea del Sud si basato quasi completamente sul lavoro locale. Altre nazioni, compresa la Cina, hanno cercato di riforestare su larga scala, ma in condizioni di maggiore aridit e con minore successo. Nel calcolo dei costi bisogna concentrarsi sui paesi emergenti, poich nelle nazioni industrializzate le aree boschive sono gi in espansione. Nelle nazioni in via di sviluppo, per soddisfare la richiesta di legna sono necessari qualcosa come 55 milioni di ettari in pi di foresta. La conservazione del suolo e il ripristino della stabilit idrogeologica necessitano approssimativamente di altri 100 milioni di ettari situati in migliaia di bacini idrografici dei paesi emergenti. Individuando alcune sovrapposizioni tra queste due necessit, si ridurrebbero gli ettari necessari da 155 a 150 milioni. A ci vanno aggiunti altri 30 milioni di ettari per la produzione di legname, carta e altri derivati forestali. Presumibilmente le vere e proprie piantagioni potranno contribuire solo in piccola parte a fornire gli alberi necessari. Molti altri alberi saranno piantati ai margini dei villaggi, lungo i bordi dei campi e delle strade, su piccoli appezzamenti di terreni e sui fianchi spogli delle colline. Sar necessario il lavoro locale, in parte retribuito, in parte volontario, da svolgere principalmente nei periodi dellanno meno impegnativi a livello agricolo. In Cina gli agricoltori che piantano alberi dove una volta coltivavano cereali sono ripagati in grano (proveniente dalle riserve di stato) per un periodo di cinque anni, durante i quali gli alberi attecchiscono. Se le piantine da vivaio, come stima la Banca Mondiale, costano 40 dollari al migliaio e se in media ne sono necessarie 2.000 per ettaro, il costo totale di 80 dollari a ettaro. Il costo della manodopera per la piantumazione degli alberi elevato, ma poich la maggior parte del lavoro potrebbe essere svolto da volontari locali, possiamo presumere un totale di 400 dollari per ettaro, comprese le piantine e la messa a dimora. Per il totale di 150 milioni di ettari da piantare nel prossimo decennio, si possono calcolare circa 15 milioni di ettari lanno, a un costo di 400 dollari luno, pari a una spesa annuale di 6 miliardi di dollari. E questo per quanto riguarda la protezione del suolo, la riduzione delle inondazioni e la fornitura di legna da ardere, con conseguente sequestro di anidride carbonica. Ma dato che la stabilizzazione del clima essenziale, utile conteggiare separatamente il costo di riforestazione ai fini del puro stoccaggio di CO2. Cos facendo si potrebbero rimboschire centinaia di milioni di ettari di territori marginali nel corso dei prossimi dieci anni. Trattandosi di uniniziativa pi strettamente commerciale, mirata esclusivamente al ripristino di territori degradati e allo stoccaggio della CO2, potrebbe rivelarsi pi costosa. Utilizzando il prezzo stimato di 200 dollari per tonnellata di anidride carbonica sequestrata, lintervento costerebbe 17 miliardi di dollari lanno.
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Conservare la superficie del suolo terrestre riducendo lerosione fino a portarla a un ritmo analogo a quello della formazione di nuovo suolo comporta due attivit principali. La prima di mettere a riposo i terreni altamente erodibili che non possono sostenere le coltivazioni: si stima che si tratta di un decimo dei terreni agricoli del mondo, responsabili per di circa la met di tutta lerosione. Per gli Stati Uniti, questo ha significato mettere a riposo 14 milioni di ettari. Il costo dellinattivit di queste aree di 125 dollari a ettaro per anno. In totale, i versamenti annuali agli agricoltori per piantare erba e alberi su questi terreni, sotto forma di contratti decennali, si sono avvicinati ai due miliardi di dollari. Il secondo passo consiste nelladozione di metodi di conservazione sul resto del territorio che soggetto a erosione eccessiva, ovvero eccedente il ritmo naturale di formazione di nuovo suolo. Significa incentivare gli agricoltori perch adottino metodi di conservazione quali la recinzione dei terreni, la coltivazione a strisce alternate a maggese (strip-crossing) e le tecniche no-till e minimum till. Queste spese per gli Stati Uniti ammontano a circa un miliardo di dollari lanno. Estendendo queste valutazioni al resto del mondo, si pu presumere che il 10% circa dei terreni agricoli siano altamente erodibili e dovrebbero essere convertiti a pascolo o a foresta prima che lo strato superficiale del suolo si disperda e si trasformi in terreno improduttivo. Per gli Stati Uniti e la Cina i principali produttori agricoli che insieme raccolgono pi di un terzo dei cereali prodotti nel mondo lobiettivo ufficiale (del Piano B) di mettere a riposo un decimo di tutti i terreni agricoli. In Europa lobiettivo potrebbe essere molto inferiore a questo 10%, mentre in Africa e nei paesi andini dovrebbe essere molto pi elevato. A livello mondiale convertire a prateria o a foresta il 10% dei terreni agricoli altamente erodibili sembra un obiettivo ragionevole. Poich negli Stati Uniti, che detengono un ottavo di tutti i terreni agricoli mondiali, questa spesa ammonta a circa due miliardi di dollari, la spesa globale totale dovrebbe essere di circa 16 miliardi di dollari allanno. Presumendo che la necessit di adottare metodi per la conservazione del suolo sia ovunque paragonabile a quella degli Stati Uniti, dobbiamo ancora moltiplicare la spesa statunitense di un miliardo annuo per otto, per un totale di 8 miliardi di dollari per lintero pianeta. Sommando le due componenti,16 miliardi di dollari per la messa a riposo dei terreni e 8 miliardi per la conservazione del suolo, arriviamo a una spesa mondiale annua di 24 miliardi di dollari. Per i dati sul costo della protezione e rigenerazione dei pascoli diamo unocchiata al piano ONU chiamato Plan of Action to Combat Desertification, che si concentra sulle regioni aride e che comprende circa il 90% di tutti i pascoli. Si valuta una spesa di circa 183 miliardi di dollari su un periodo ventennale, il che equivale a circa 9 miliardi di dollari lanno. I sistemi di rigenerazione comprendono miglioramenti nella gestione dei pascoli, incentivi per eliminare la sovrapproduzione, attivit di rinverdimento grazie a periodi di riposo con divieto di pascolo. unimpresa costosa, ma ogni dollaro investito nella rigenerazione delle aree a pascolo produce un ritorno di 2,5 dollari grazie allaumento di produttivit dellecosistema del pascolo stesso. Da un punto di vista sociale, i paesi con una popolazione principalmente dedita alla pastorizia, hanno le aree da pascolo pi deteriorate e sono invariabilmente tra i pi poveri del mondo. Non prendere provvedimenti contro il deterioramento porta non solo alla perdita di produttivit del territorio, ma anche alla scomparsa delle fonti di sostentamento e dunque genera milioni di rifugiati. E infine,
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anche se il dato non qui quantificato, la rigenerazione dei territori vulnerabili porter anche a benefici legati al sequestro della CO2. Il ripristino delle zone di pesca oceaniche incentrato soprattutto sulla realizzazione di un sistema mondiale di riserve marine, che coprirebbe circa il 30% della superficie oceanica. Utilizzando i calcoli dettagliati della ricerca inglese gi citata in questo capitolo, si ha una valutazione di spesa di circa 13 miliardi lanno. Per la protezione della fauna selvatica, il conto un po pi alto. Il World Parks Congress valuta che il deficit annuo negli stanziamenti necessari a gestire e a proteggere le aree esistenti destinate a parco di circa 25 miliardi di dollari lanno. Inoltre, sono necessarie aree supplementari, fra le quali quelle che comprendono gli hotspots della biodiversit, che costerebbero forse altri 6 miliardi di dollari lanno, per un totale complessivo di 31 miliardi di dollari. Per stabilizzare le falde freatiche possiamo solo fare ipotesi. La chiave per tutelare le risorse idriche incrementarne la resa e per questo abbiamo lesperienza accumulata in circa mezzo secolo di crescita sistematica della produttivit dei terreni. Gli elementi necessari per valutare un modello delle risorse idriche sono: la ricerca di metodologie e di tecniche di irrigazione pi efficienti, la diffusione dei risultati delle ricerche agli agricoltori e infine gli incentivi economici che li incoraggino ad adottare tali tecnologie e pratiche irrigue. Le aree agricole in cui applicare queste tecniche dirrigazione pi efficienti sono molto pi ridotte rispetto alle zone dove sono adottabili sistemi di efficienza di produzione del terreno. Infatti, solo circa un quinto dei terreni agricoli del mondo sono irrigati. Per la diffusione dei risultati delle ricerche sullirrigazione oggi abbiamo a disposizione due opzioni. Una lavorare attraverso i consorzi agrari e le associazioni di categoria, che hanno anche la funzione di diffondere fra gli agricoltori le informazioni su un ampio spettro di temi, compresa lirrigazione. Laltra lavorare attraverso le associazioni degli utenti dei servizi idrici che si sono formate in molti paesi. Il vantaggio dellultima soluzione che queste associazioni sono dedicate esclusivamente alluso dellacqua. Per gestire le risorse idriche sotterranee in maniera efficiente bisogna conoscere il quantitativo dacqua che viene pompato e la velocit di ripristino degli acquiferi. In gran parte delle nazioni questa informazione semplicemente non disponibile: per avere questi dati bisognerebbe installare contatori sulle pompe dei pozzi di irrigazione come stato fatto in Giordania e in Messico.78 In alcuni paesi il capitale necessario a sovvenzionare un programma sulle risorse idriche pu essere reperito eliminando i sussidi che spesso incoraggiano lo spreco dacqua. Talvolta sono sussidi di tipo energetico, come in India; altre volte forniscono acqua a un prezzo ben inferiore al costo reale, come negli Stati Uniti. Eliminare questi incentivi avr come effetto laumento del prezzo dellacqua e di conseguenza ne favorir un utilizzo pi efficiente. In termini di risorse economiche extra, tra stanziamenti per la ricerca e incentivi agli agricoltori per diffondere luso di tecnologie idriche pi efficienti, si suppone che sar necessario un investimento di 10 miliardi di dollari allanno.79 In totale quindi rigenerare la Terra richieder una spesa supplementare di 110 miliardi di dollari lanno. Molti si chiederanno se il mondo possa affrontare questa spesa. Ma la sola domanda corretta se possa permettersi di non farlo.

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Fonte: vedi nota 63.

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9. NUTRIRE BENE OTTO MILIARDI DI PERSONE

Mentre ci prepariamo a nutrire una popolazione mondiale che raggiunger gli 8 miliardi di persone entro i prossimi ventanni, stiamo entrando in una nuova era alimentare. I primi segnali degli scenari che si vanno delineando sono i prezzi record dei cereali, le restrizioni sulle esportazioni cerealicole da parte dei paesi esportatori e lacquisizione allestero di vaste estensioni di terreno da parte delle nazioni importatrici. E poich alcuni fra i paesi ove i terreni vengono acquistati non hanno abbastanza terra per nutrire adeguatamente la propria popolazione, vengono poste le basi per futuri conflitti fra i cosiddetti predoni delle terre (land grabber) e le popolazioni locali ridotte alla fame. Arabia Saudita, Corea del Sud e Cina, paesi afflitti da una crescente insicurezza alimentare, sono anche le nazioni che stanno acquisendo pi terreni allestero. I raccolti di frumento dellArabia Saudita si stanno riducendo di pari passo alla perdita di acqua per irrigazione dovuta allimpoverimento delle falde acquifere. La Corea del Sud fortemente dipendente dalle importazioni di mais per alimentare i propri allevamenti di bestiame e pollame, ma il suo principale fornitore, gli Stati Uniti, usano il mais per sintetizzare combustibile per autotrazione piuttosto che esportarlo. La Cina sta perdendo acqua per irrigazione a mano a mano che le sue falde acquifere si prosciugano e i suoi ghiacciai scompaiono. La crescente competizione per le terre oltre i confini nazionali indirettamente una competizione per lacqua. In effetti, le acquisizioni di terre sono anche acquisizioni di acqua. Se per esempio il Sudan vende o affitta suoli ad altri paesi, lacqua per irrigarli proverr molto probabilmente dal Nilo, e ci la sottrarr allEgitto. Lattenzione si giustamente focalizzata sullinsicurezza petrolifera, ma linsicurezza alimentare una cosa diversa. Se esistono alternative al petrolio, non ce ne sono per il cibo. Nelleconomia alimentare mondiale, cos come avviene nelleconomia energetica, il raggiungimento di un equilibrio accettabile fra domanda e offerta passa attraverso la riduzione della domanda e lespansione dellofferta. Questo equilibrio si pu ottenere con il passaggio verso famiglie meno numerose, in modo da ridurre la popolazione futura. Per coloro che vivono nei paesi ricchi, significa consumare meno proteine di origine animale. Per i paesi in una situazione di insicurezza petrolifera, vuol dire individuare dei sostituti per il petrolio diversi dai combustibili derivanti da prodotti alimentari. Come osservato in precedenza, garantire le future forniture alimentari significa oggi andare oltre il solo settore dellagricoltura. In questo pianeta sovrappopolato e in via di surriscaldamento, le politiche riguardanti lenergia, la demografia, lacqua, il clima e i trasporti hanno tutte un effetto diretto sulla sicurezza alimentare. Detto ci, ci sono molte cose che possono essere fatte per incrementare la produttivit dei suoli e dellacqua.

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9.1 Incrementare la produttivit dei suoli

Negli ultimi due decenni, gli investimenti nel settore agricolo delle agenzie internazionali per lo sviluppo sono stati fortemente rallentati. Alcuni fra i paesi in via di sviluppo pi importanti come Cina e Brasile si sono mossi per conto loro, ma molti altri ne hanno risentito. Prima del 1950, lespansione delle forniture alimentari derivava quasi interamente dallaumento delle superfici coltivabili. Dopo la Seconda guerra mondiale, non appena i confini nazionali vennero superati dalla nascente globalizzazione e la crescita demografica prese ad accelerare, si registr un rapido aumento della produttivit dei suoli. Fra il 1950 e il 2008 le rese sono quasi triplicate, balzando da 1,1 a 3,2 tonnellate per ettaro. Fra il 1950 e il 1973 gli agricoltori hanno raddoppiato i raccolti di cereali in quella che stata una delle conquiste pi spettacolari della storia dellagricoltura mondiale. In altre parole, nellarco di questi 23 anni la crescita del raccolto cerealicolo ha eguagliato quella dei precedenti 11 mila anni. Dopo diversi decenni di rapida crescita, oggi sempre pi difficile incrementare la produttivit dei suoli. Dal 1950 al 1990 la produttivit mondiale dei terreni destinati a cereali aumentata del 2,1% allanno, ma dal 1990 al 2008 lincremento annuale stato solo dell1,3%. Gli aumenti delle rese sono dovuti prevalentemente a tre fattori: il crescente uso di fertilizzanti, il diffondersi dellirrigazione e lo sviluppo di variet pi produttive. Non appena gli agricoltori provarono a superare i vincoli imposti dai nutrienti naturalmente presenti nei terreni colturali, luso di fertilizzanti balz da 14 milioni di tonnellate nel 1950 a 175 milioni di tonnellate nel 2008. In alcuni paesi, tra cui gli Stati Uniti, molte nazioni dellEuropa occidentale e il Giappone luso di fertilizzanti si stabilizzato. Ci dovrebbe esser fatto anche in Cina e in India, in quanto ognuna delle due attualmente utilizza pi fertilizzanti degli Stati Uniti. Per lirrigazione dei loro terreni gli agricoltori usano sia acque di superficie sia acque da falde sotterranee. Le aree irrigate a livello mondiale sono aumentate da 94 milioni di ettari nel 1950 a 278 milioni nel 2000. Da allora sono cresciute molto poco. In futuro, ulteriori incrementi potranno probabilmente essere ottenuti attraverso miglioramenti dellefficienza irrigua piuttosto che con lespansione delle forniture di acqua. Il terzo fattore dellincremento delle rese dei suoli rappresentato dalladozione di variet pi produttive. Alla fine del XIX secolo alcuni scienziati giapponesi riuscirono a rimpicciolire le piante di frumento e di riso. Ci ridusse la quota di glucosio prodotto dalla fotosintesi destinato alla paglia e aument quella destinata al chicco, il che si tradusse spesso nel raddoppio dei raccolti. Per quanto riguarda il mais, attualmente il cereale pi coltivato a livello mondiale, i primi successi vennero ottenuti grazie allibridazione realizzata negli Stati Uniti. Attualmente, i raccolti di mais sono ancora in aumento, grazie agli avanzamenti spettacolari consentiti dai mais ibridi e ai pi modesti risultati dovuti alle modificazioni genetiche. Di recente, gli scienziati cinesi hanno sviluppato delle variet ibride di riso commerciabili. Nonostante abbiano incrementato i raccolti, i vantaggi sono stati trascurabili in confronto a quelli ottenuti con il rimpicciolimento della pianta. Vi sono chiari segnali di stabilizzazione dei raccolti presso i maggiori produttori che pure utilizzano
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tutte le tecnologie disponibili. Per quanto riguarda il frumento, sembra che una volta che siano state raggiunte le 7 tonnellate di raccolto per ettaro sia quasi impossibile andare oltre. Ci confermato dal livellamento dei raccolti di frumento su questo valore in Francia e in Egitto, rispettivamente i pi importanti produttori dellEuropa e dellAfrica. Nelleconomia asiatica del riso, i maggiori raccolti si ottengono in Giappone, Cina e Corea del Sud. Tutti e tre questi paesi hanno raggiunto le 4 tonnellate per ettaro, e superare le 5 tonnellate difficile. In Giappone si arrivati alle 4 tonnellate per ettaro nel 1967, ma non si sono ancora raggiunte le 5 tonnellate. In Cina i raccolti di riso sembrano essersi livellati dopo aver raggiunto i valori giapponesi. La Corea del Sud stabile attorno alle 5 tonnellate. Fra i tre cereali, il mais lunico il cui raccolto continua ad aumentare nei paesi ad alta produzione. Gli Stati Uniti, che forniscono il 40% dei raccolti mondiali di mais, si stanno avvicinando allo stupefacente quantitativo di 10 tonnellate per ettaro. Anche se luso dei fertilizzanti non aumentato dal 1980, i raccolti di mais continuano a essere in ascesa in seguito agli enormi investimenti effettuati per migliorare la qualit dei semi. Lo stato dello Iowa, con i raccolti di mais fra i pi abbondanti del mondo, attualmente produce pi cereali del Canada. Nonostante gli enormi progressi registrati in passato, sta diventando sempre meno facile incrementare la produzione alimentare mondiale. Ci sono sempre meno nuovi terreni produttivi da porre a coltura, espandere le aree di irrigazione sempre pi difficile e i profitti derivanti dallutilizzo di fertilizzanti in molti paesi stanno diminuendo. Il raggiungimento di raccolti abbondanti legato alla possibilit di avere un suolo che sia abbondantemente umidificato, sia con le piogge, come nel caso delle coltivazioni di mais del Midwest degli Stati Uniti e quelle di frumento dellEuropa occidentale, sia con lirrigazione, come in Egitto, Cina e Giappone. I paesi che hanno suoli cronicamente aridi come lAustralia, gran parte dellAfrica e le grandi pianure del Nord America, non hanno realizzato incrementi significativi delle rese cerealicole. I raccolti di mais degli Stati Uniti sono quasi quadruplicati rispetto a quelli di frumento, in parte perch questultimo viene coltivato in condizioni di piogge scarse. I raccolti di frumento in India attualmente sono quasi doppi di quelli australiani, e non perch gli agricoltori indiani siano pi bravi, ma perch dispongono di pi acqua. Alcuni paesi in via di sviluppo hanno incrementato notevolmente la produzione agricola. In India, dopo le inondazioni provocate dai monsoni del 1965, che resero necessaria limportazione di un quinto dei raccolti di grano dagli Stati Uniti per evitare la carestia, venne attuata un nuova strategia agricola. Venne eliminato il prezzo massimo per i cereali destinati allalimentazione delle citt e vennero introdotti sussidi per i cereali, al fine di incoraggiare gli agricoltori a investire nellincremento della produttivit del suoli. La costruzione di stabilimenti per la sintesi di fertilizzanti pass dal settore pubblico a quello privato, il che ne permise una realizzazione pi veloce. I frumenti ad alta produttivit che erano stati sviluppati in Messico e gi sperimentati in India, furono introdotti grazie al trasporto navale. Questi sviluppi consentirono allIndia di raddoppiare i propri raccolti di frumento nel giro di sette anni. Nessun paese era mai riuscito a raddoppiare il raccolto di un alimento di base in un tempo cos breve. Una situazione simile si verific in Malawi, un paese di 15 milioni di abitanti, dopo che la siccit del 2005 caus fame e morti per inedia. In risposta il governo emise dei buoni che garantivano ai piccoli agricoltori 90 chilogrammi di fertilizzante a un prezzo fortemente ridotto e confezioni gratuite di
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semi di mais di qualit. Grazie a questa politica di sussidi, il cui costo ammontava a circa 70 milioni di dollari allanno ed era in parte finanziata da donazioni estere, il raccolto di mais del Malawi quasi raddoppi nel giro di due anni, generando una situazione di sovrapproduzione. Per fortuna, i raccolti in eccesso vennero esportati nel vicino Zimbabwe, che stava attraversando una grave carestia. Alcuni anni prima, uniniziativa simile era stata intrapresa in Etiopia. Anchessa port a un notevole incremento della produzione. Ma poich non vi era modo n di distribuire il raccolto alle aree pi remote n di esportare il surplus, si verific un crollo dei prezzi che danneggi gli agricoltori e minacci la sicurezza alimentare dellEtiopia. Questa esperienza evidenzia che la mancanza di infrastrutture un grave limite allo sviluppo agricolo di gran parte dellAfrica: senza strade il trasporto dei fertilizzanti agli agricoltori e dei loro prodotti ai mercati molto difficoltoso. Nei paesi pi aridi dellAfrica, come il Ciad, il Mali, la Mauritania e la Namibia, non piove abbastanza per incrementare in modo significativo i raccolti. Con il miglioramento delle tecniche agricole sarebbero possibili incrementi modesti, ma molti di questi paesi non hanno beneficiato della rivoluzione verde per gli stessi motivi dellAustralia: laridit del suolo e i limiti conseguenti nellutilizzo di fertilizzanti. La riduzione progressiva della disponibilit di nuove tecniche agronomiche che possano incrementare i raccolti fenomeno che si sta verificando su scala globale e che segnala la necessit di una rivoluzione concettuale per aumentare il rendimento delle colture. Un modo quello di impiegare variet che tollerano meglio freddo e siccit. I coltivatori statunitensi di mais hanno sviluppato variet pi resistenti alla siccit, rendendo possibile lo spostamento delle coltivazioni verso ovest in Kansas, Nebraska e Sud Dakota. Per esempio il Kansas, un tempo leader nella produzione di frumento, ora produce pi mais che grano. Allo stesso modo, la produzione di mais si sta spostando verso nord in Nord Dakota e in Minnesota. Un altro sistema per incrementare la produttivit dei suoli, laddove possibile, quello di espandere le aree che consentono di ottenere pi di un raccolto allanno. In effetti, il triplicarsi dei raccolti mondiali verificatosi fra il 1950 e il 2000 fu in parte ottenuto grazie ai raccolti multipli asiatici. Le combinazioni pi comuni sono quelle di frumento e mais nella Cina settentrionale, frumento e riso nellIndia settentrionale e i doppi o tripli raccolti di riso nel sud della Cina e nellIndia meridionale. La diffusione dei doppi raccolti di frumento invernale e di mais nelle pianure cinesi settentrionali ha contribuito a far balzare la produzione della Cina al punto da renderla competitiva con quella degli Stati Uniti. Il raccolto del frumento invernale e del mais arrivano ognuno a 5 tonnellate per ettaro. Insieme, coltivati a rotazione, possono raggiungere le 10 tonnellate annuali per ettaro. Il doppio raccolto di riso in Cina supera le 8 tonnellate per ettaro. Circa quarantanni fa, la produzione di cereali nel nord dellIndia si limitava quasi esclusivamente al frumento, ma con lintroduzione delle variet precoci e ad alto rendimento di frumento e riso, il grano pu essere raccolto in tempo per piantare il riso. Questa combinazione attualmente molto utilizzata in Punjab, nellHaryana e in alcune zone dellUttar Pradesh. 3 tonnellate di frumento e 2 di riso significano una produzione totale di 5 tonnellate per ettaro, e ci contribuisce a sfamare 1,2 miliardi di indiani. Nel Nord America e nellEuropa occidentale, che in passato hanno ridotto le aree coltivate per tenere sotto controllo la sovrapproduzione, esistono potenzialit non sfruttate per ottenere doppi raccolti. Negli Stati Uniti nel 1996 si pose fine alla sospensione delle coltivazioni per limitare la produzione,
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aprendo nuove opportunit per i raccolti multipli. La pi comune combinazione negli Stati Uniti il frumento invernale abbinato alla soia estiva. Poich la soia fissa nel suolo lazoto atmosferico rendendolo disponibile per lassorbimento radicolare, si ha lulteriore vantaggio di una riduzione della quantit di fertilizzanti impiegata per il frumento. Se gli Stati Uniti investissero di pi nello sviluppo di variet a maturazione precoce e di tecniche di coltivazione per facilitare i raccolti multipli, si potrebbe registrare unimpennata nella produzione. Se gli agricoltori cinesi possono raddoppiare il raccolto di frumento e mais, gli agricoltori statunitensi, a latitudini e condizioni climatiche simili, potrebbero fare di pi se la ricerca agronomica e le politiche agrarie fossero riorientate a tale scopo. LEuropa occidentale, con inverni miti e abbondanti raccolti di frumento invernale, potrebbe anche raddoppiare le rese impiegando un cereale estivo come il mais o coltivando semi oleosi. In Brasile e Argentina, dove durante le stagioni di coltivazione non si verificano gelate, si effettuano comunemente raccolti multipli di frumento o mais e soia. La coltivazione simultanea di cereali e leguminose arboree un valido sistema per incrementare la produttivit dei suoli in Africa. In principio gli arbusti leguminosi crescono lentamente, permettendo ai cereali di maturare e arrivare al raccolto; quando le leguminose si sono sviluppate, le foglie che cadono forniscono al terreno azoto e materiale organico, ambedue estremamente necessari al suolo africano. I tronchi (che possono superare i due metri di altezza) vengono quindi tagliati e impiegati come combustibile. Questa semplice tecnologia, sviluppata dagli scienziati del Centre for Research in Agroforestry di Nairobi e adattata a livello locale, ha consentito agli agricoltori di raddoppiare i raccolti di cereali nel giro di pochi anni. Un altro fattore spesso trascurato leffetto della propriet dei terreni sulla produttivit. In Cina nel marzo 2007 il National Peoples Congress ha approvato una legge che protegge i diritti di propriet. Gli agricoltori che avevano occupato le loro terre con concessioni della durata di 30 anni godono ora di una maggiore protezione contro le confische da parte degli amministratori locali i quali, per anni, hanno frazionato i terreni di circa 40 milioni di agricoltori, spesso per renderli edificabili. La certezza della titolarit della propriet terriera incoraggia gli agricoltori a investire e a migliorare i propri terreni. Una ricerca del Rural Development Institute ha rilevato che gli agricoltori cinesi che usufruivano di diritti formalizzati sulle loro terre erano due volte pi inclini a fare investimenti a lungo termine come lacquisto di serre, frutteti o vasche per pesci. In sintesi, mentre la produzione di cereali in caduta in alcune aree, sia per le dilaganti carestie idriche sia per laggravamento dellerosione dei suoli, la stragrande maggioranza dei paesi ha ancora un sostanziale potenziale produttivo da realizzare. La sfida per ciascuna nazione quella di elaborare politiche agricole ed economiche al fine di attuare il proprio specifico potenziale. Paesi come lIndia alla fine degli anni Sessanta o il Malawi negli anni pi recenti esemplificano in quali modi possibile incrementare gli approvvigionamenti alimentari.

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9.2 Aumentare la produttivit idrica

Per evitare che le carenze idriche compromettano la produzione alimentare, il mondo ha bisogno di uno sforzo per accrescere la disponibilit di acqua simile a quello che nella seconda met del XX secolo fece triplicare la produttivit dei suoli. Poich sono necessarie 1.000 tonnellate di acqua per produrre una tonnellata di cereali, non sorprende che il 70% dellacqua utilizzata nel mondo sia destinata a usi irrigui. Di conseguenza, migliorare lefficienza dellirrigazione un elemento centrale nella pi ampia problematica dellincremento della produttivit idrica. I dati riguardanti lefficienza dei progetti relativi alle acque di superficie, ovvero di dighe che forniscono acqua agli agricoltori attraverso reti di canali, dimostrano che non si riesce mai ad arrivare a una resa del 100% semplicemente perch una parte dellacqua evapora, unaltra frazione ritorna nelle falde e unaltra ancora si disperde. Sandra Postel e Amy Vickers, analiste delle politiche idriche, hanno rilevato che lefficienza irrigua delle acque di superficie varia tra il 25 e il 40% in India, Messico, Pakistan, Filippine e Tailandia; tra il 40 e il 45% in Malesia e Marocco e tra il 50 e il 60% in Israele, Giappone e Taiwan. Lefficienza irrigua dipende dal tipo e dalle condizioni dei sistemi di irrigazione, oltre che dalle caratteristiche del suolo, dalla temperatura e dallumidit. Nelle regioni calde e aride, levaporazione dellacqua molto pi rilevante che non in quelle pi fredde e umide. In un congresso del maggio 2004, il ministro delle risorse idriche cinese Wang Shucheng illustr i piani per incrementare lefficienza irrigua dal 43% nel 2000 al 51% nel 2010, fino al 55% nel 2030. Il progetto comprendeva laumento del prezzo dellacqua, la fornitura di incentivi per ladozione di tecnologie di irrigazione pi efficienti e lo sviluppo di istituzioni locali per gestire questi passaggi. Secondo Wang, il raggiungimento di questi obiettivi avrebbe assicurato la futura sicurezza alimentare in Cina. Incrementare lefficienza dellirrigazione normalmente significa passare dai sistemi a inondazione, o a solco, allirrigazione per aspersione, che imita la pioggia, o a gocciolamento, il sistema pi efficiente in assoluto. Il passaggio dai sistemi a inondazione o a solco a quelli con diffusori a bassa pressione comporta una riduzione stimata del consumo di acqua del 30%, mentre il passaggio al sistema a goccia dimezza i consumi di acqua. I sistemi a goccia incrementano i raccolti perch forniscono acqua costantemente e azzerano quasi del tutto levaporazione; pur assicurando unalta efficienza idrica richiedono molta manodopera, e sono quindi adatti ai paesi con abbondanti disponibilit di lavoro e scarsit dacqua. Alcune nazioni poco estese come Cipro, Israele e la Giordania utilizzano in forma intensiva il sistema a gocciolamento. Fra i tre pi grandi produttori agricoli, questa tecnologia estremamente efficiente viene utilizzata per l1-3% delle terre irrigate in India e Cina, per il 4% negli Stati Uniti. Di recente, i sistemi a gocciolamento di piccole dimensioni, in pratica un secchio con un tubo flessibile di plastica per distribuire lacqua, si sono diffusi per lirrigazione di piccoli orti con circa un centinaio di piante (una superficie di circa 25 metri quadrati). Alcuni sistemi leggermente pi grandi irrigano fino a 125 metri quadrati. In entrambi i casi i serbatoi sono leggermente rialzati, in modo che lacqua possa essere distribuita sfruttando la gravit. Si stanno diffondendo anche strutture di grosse dimensioni che si avvalgono di tubature in plastica facilmente rimovibili. Questi sistemi si
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ammortizzano in genere entro un anno dallacquisto grazie alla riduzione dei consumi di acqua e allincremento dei raccolti che determina unimpennata negli introiti dei piccoli proprietari. Sandra Postel sostiene che la combinazione di queste tecnologie consentirebbe di irrigare in modo efficace 10 milioni di ettari di suolo indiano, quasi un decimo del totale. Lo stesso vale per la Cina, che sta attualmente ampliando le aree irrigate con i sistemi a goccia per risparmiare la scarsa acqua disponibile. Nel Punjab, dove vengono effettuati doppi raccolti di frumento e riso, il rapido crollo dei livelli delle falde freatiche registrato nel 2007 ha indotto la State Farmers Commission (Commissione agricola statale) a raccomandare il rinvio della semina del riso dal mese di maggio a fine giugno o anche ai primi di luglio. Ci dovrebbe ridurre il consumo di acqua per lirrigazione di circa un terzo, poich la semina coinciderebbe con larrivo del monsone. Questa riduzione nellutilizzo dellacqua sotterranea dovrebbe contribuire alla stabilizzazione delle falde, che in alcune zone dello stato sono scese da 5 metri sotto la superficie a 30 metri di profondit. I cambiamenti istituzionali, in particolare il trasferimento della responsabilit della gestione dei sistemi di irrigazione dalle agenzie governative alle associazioni locali degli utenti, possono facilitare un uso dellacqua pi efficiente. In molti paesi gli agricoltori si stanno organizzando a livello locale per assumersi questa responsabilit e, poich hanno un interesse economico nella miglior gestione possibile dellacqua, tendono a svolgere i loro compiti meglio di quanto possano fare le distanti istituzioni governative. Il Messico allavanguardia nello sviluppo di associazioni di utenti di servizi idrici. Nel 2008, le associazioni di agricoltori gestivano pi del 99% delle aree irrigate nelle zone a gestione pubblica. Un vantaggio che questo cambiamento ha comportato per lo stato la riduzione dei costi della manutenzione dei sistemi di irrigazione, che sono sostenuti localmente, alleviando cos il peso per lerario. Ci significa che le associazioni devono spesso spendere di pi per lirrigazione; tuttavia, gli incrementi nei raccolti derivanti dalla gestione diretta delle forniture idriche sono sufficienti a compensare i maggiori esborsi. In Tunisia, dove le associazioni di utenti gestiscono sia lacqua per lirrigazione sia quella per gli usi residenziali, il loro numero aumentato da 340 nel 1987 a 2.575 nel 1999, coprendo gran parte del paese. Nel 2009, in Cina erano presenti pi di 40 mila associazioni di utenti che gestiscono le risorse idriche locali e ottimizzano lefficienza delluso dellacqua. In molti altri paesi le risorse idriche sono attualmente gestite in modo simile. Sebbene i primi gruppi furono costituiti per gestire i grossi sistemi di irrigazione sviluppati dalle pubbliche amministrazioni, recentemente ne sono stati costituiti alcuni per la gestione dellirrigazione di falde freatiche locali. Il loro obiettivo stabilizzarne i livelli per evitare il prosciugamento degli acquiferi e le conseguenze economiche che ci avrebbe sulla comunit. Una scarsa produttivit idrica spesso conseguenza di tariffe troppo basse. In molti paesi i sussidi portano a tariffe troppo basse che creano la percezione di unabbondanza di risorse idriche, che invece scarseggiano. Se lacqua scarsa, le tariffe devono salire di conseguenza. necessario un nuovo modo di pensare ai consumi idrici. Per esempio orientarsi verso colture che richiedono meno acqua, laddove possibile, incrementa fortemente la produttivit idrica. La produzione di riso nella zona di Pechino calata a causa della grande quantit dacqua di cui il riso ha bisogno. LEgitto ha ugualmente ridotto la produzione del riso in favore del frumento.
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Qualunque misura incrementi i raccolti sulle terre irrigate incrementa anche la produttivit dellacqua. Spostare verso il basso la catena alimentare delle popolazioni che consumano quantit insane di prodotti di origine animale contribuisce a ridurre i consumi di acqua. Negli Stati Uniti, dove il consumo annuale di cereali per alimentazione e allevamento in media di 800 chilogrammi a persona, una riduzione dei consumi di carne, latte e uova potrebbe ridurre il consumo individuale di cereali di 100 chilogrammi. Moltiplicando questa riduzione per 300 milioni di americani, si otterrebbe un taglio dei consumi cerealicoli di 30 milioni di tonnellate e un taglio dei consumi di acqua per irrigazione di 30 miliardi di tonnellate. La riduzione mondiale del consumo idrico a livelli sostenibili, rispetto alle risorse delle falde acquifere e dei fiumi, da attuarsi mediante molteplici misure che riguardano non solo lagricoltura, ma tutta leconomia. I passi pi ovvi, oltre a sistemi di irrigazione pi efficienti e a coltivazioni pi razionali, comprendono ladozione di processi industriali che ottimizzano i consumi idrici e che riducono i consumi domestici. Il riciclaggio delle acque urbane, un sistema ragionevole che pu essere valutato nei paesi che si trovano ad affrontare criticit idriche.

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9.3 Produrre proteine in modo pi efficiente

Un altro modo per aumentare la produttivit, sia quella della terra sia quella idrica, consiste nel produrre proteine animali in modo pi efficiente. Se circa il 36% (750 milioni di tonnellate) dei raccolti mondiali di cereali destinato allallevamento per la produzione di proteine animali, anche un piccolo incremento di efficienza pu consentirne di risparmiare grandi quantit. Il consumo mondiale di carne cresciuto da 44 milioni di tonnellate nel 1950 a 260 milioni nel 2007, con un incremento del consumo procapite da 17 chilogrammi a 39. Anche i consumi di uova e latte sono cresciuti. In ogni societ nella quale si registrato un aumento di reddito si avuto un incremento del consumo di carne, anche in risposta a un gusto che si evoluto in 4 milioni di anni di storia delle popolazioni di cacciatori-raccoglitori. Considerando che la pesca oceanica e la produzione di bovini da pascolo si sono ormai stabilizzate, si verificato un passaggio alla produzione di proteine animali basata sui cereali al fine di incrementarne la resa. Nel mercato della carne, le preoccupazioni per la salute e le differenze di prezzo stanno inducendo i consumatori a preferire alla carne bovina e suina il pollame e il pesce, carni che provengono da animali che convertono i cereali in proteine in modo pi efficiente. Lefficienza con cui le varie specie convertono i cereali in proteine assai variabile. Un bovino di allevamento necessita di circa 7 chilogrammi di cereali per ottenere un chilogrammo di aumento di peso. Per i suini il valore di poco superiore a 3 chilogrammi di cereali per un chilogrammo di aumento di peso, per il pollame poco pi di 2 chilogrammi e per le specie erbivore di pesci di allevamento (come le carpe, il pesce gatto e i pesci di acqua dolce) inferiore a 2 chilogrammi. I cambiamenti del mercato spingono verso lincremento delle produzioni che richiedono minor dispendio di cereali, aumentando la produttivit della terra e dellacqua. La produzione globale di carne bovina, gran parte della quale proviene dai pascoli, cresciuta di meno dell1% annuo dal 1990 al 2007. La crescita del numero di allevamenti di bovini stata minima. La produzione di carne suina cresciuta del 2% allanno e il pollame di quasi il 5%. La produzione mondiale di carne suina, met della quale attualmente proviene dalla Cina, ha sorpassato la produzione di carne bovina nel 1979 e da allora ha continuato ad aumentare il proprio vantaggio. La crescita della produzione di pollame passata da 41 milioni di tonnellate nel 1990 a 88 milioni di tonnellate nel 2007, sopravanzando la produzione bovina nel 1995 e attestandosi in seconda posizione dietro la carne suina. Anche gli allevamenti di pesce, che sono in rapida espansione e sono estremamente efficienti nel convertire i cereali in proteine, potrebbero superare la produzione bovina nei prossimi anni. Lacquacoltura stata infatti la fonte di proteine animali sviluppatasi pi rapidamente dal 1990, soprattutto perch i pesci erbivori convertono il cibo in proteine in modo molto efficiente. La produzione dellacquacoltura passata da 13 milioni di tonnellate nel 1990 a 50 milioni di tonnellate nel 2007, con una crescita di pi dell8% annuo. Lattenzione del pubblico si focalizzata sugli stabilimenti di acquacoltura inefficienti o distruttivi dal punto di vista ambientale, come gli allevamenti di salmone, una specie carnivora, e dei gamberi. Questi allevamenti producono poco pi del 10% del pesce allevato globalmente. Gli allevamenti di salmoni sono inefficienti perch vengono alimentati con mangime di origine ittica, proveniente in
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genere dagli scarti della lavorazione del pesce, o con pesci di scarso valore pescati appositamente. Gli allevamenti di gamberi spesso comportano la distruzione delle foreste di mangrovie costiere per creare delle aree dedicate. Lallevamento di salmoni e di gamberi in vasche in mare aperto, creano concentrazioni di scarti che contribuiscono alla formazione di zone morte e alleutrofizzazione. A livello mondiale, nellacquacoltura prevalgono le specie erbivore, soprattutto le carpe in Cina e India, ma anche il pesce gatto negli Stati Uniti e pesci dacqua dolce in diversi paesi. A queste specie si affiancano poi i crostacei. Questi allevamenti hanno le maggiori potenzialit di sviluppo della produzione di proteine animali. La Cina produce il 62% delle forniture globali di pesce di allevamento. Il settore dellacquacoltura dominato dai pesci dacqua dolce (soprattutto carpe) che vengono allevati in vasche di acqua dolce, laghi, riserve e risaie, e dai crostacei (soprattutto ostriche, cozze e vongole), che vengono prodotti soprattutto nelle zone costiere. La Cina ha sviluppato policolture ittiche che utilizzano quattro tipi di carpa in grado di alimentarsi a livelli diversi della catena alimentare, emulando cos gli ecosistemi acquatici naturali. La carpa argentata e quella a testa grossa si nutrono di microrganismi sospesi nellacqua, rispettivamente di fitoplancton e zooplancton. La carpa erbivora, come dice il nome stesso, si ciba soprattutto di alghe e piante sommerse, mentre la carpa comune si nutre di sostanze finali, ovvero i detriti. Queste quattro specie costituiscono quindi un piccolo ecosistema, ognuna collocandosi in una nicchia particolare. Questo allevamento multispecie, che converte il cibo in proteine di alta qualit con notevole efficienza, ha permesso alla Cina di produrre circa 14 milioni di tonnellate di carpe nel 2007. Sebbene la produzione di pollame sia cresciuta rapidamente in Cina e in altri paesi in via di sviluppo, stata messa in ombra dalla crescita fenomenale dellacquacoltura. Quella cinese di 31 milioni di tonnellate, doppia rispetto a quella del pollame, e ci fa della Cina il primo fra i grandi paesi in cui lallevamento di pesci ha superato quello del pollame. Lacquacoltura in Cina spesso integrata con lagricoltura per dare agli agricoltori la possibilit di utilizzare i detriti agricoli, letami dei maiali e delle oche, per fertilizzare le vasche, favorendo cos la crescita del plancton che serve come alimento ai pesci. La policoltura dei pesci, che comunemente incrementa di almeno il 50% la produttivit rispetto ai vivai monocolturali, largamente diffusa sia in Cina sia in India. Via via che i redditi aumentano in Asia, altri paesi nel continente si dedicano allacquacoltura. Fra questi vi sono la Thailandia e il Vietnam. Questultimo, ad esempio, nel 2001 ha elaborato un progetto per destinare allacquacoltura 700 mila ettari di terra del delta del Mekong, dove attualmente gi si producono pi di un milione di tonnellate di pesce e gamberi. Negli Stati Uniti il pesce gatto il prodotto pi importante dellacquacoltura con 272 mila tonnellate annue (circa 907 grammi a persona) concentrate negli allevamenti del sud. Il Mississippi, che ne produce met del totale, la capitale mondiale del pesce gatto. Quando cerchiamo proteine di alta qualit, pensiamo alla soia in forma di tofu, hamburger vegetali o altri sostituti della carne. Tuttavia, la maggior parte dei raccolti mondiali di soia a rapida crescita viene consumata indirettamente attraverso il manzo, il maiale, il pollame, il latte, le uova e il pesce di allevamento di cui ci nutriamo. Anche se in modo non visibile nella nostra dieta, linserimento della soia nei mangimi ha infatti rivoluzionato lindustria alimentare mondiale. Nel 2008 gli agricoltori hanno prodotto complessivamente 213 milioni di tonnellate di soia, una ogni 10 tonnellate di cereali prodotti. Di queste, circa 20 milioni venivano consumate direttamente in forma di tofu o di sostituti
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della carne. Dei restanti 193 milioni, dopo averne salvati una piccola parte per la semina, la gran parte sono stati macinati per ottenere 36 milioni di tonnellate di olio di soia, separandolo dalla farina ad alto valore proteico. I circa 150 milioni di tonnellate di farina di soia che rimangono dopo lestrazione dellolio vengono utilizzati come mangime per mucche, maiali, polli e pesci. La combinazione di farina di soia e farina di cereali, con circa una parte di farina di soia su quattro di cereali, aumenta considerevolmente lefficienza della trasformazione dei cereali in proteine animali, a volte quasi raddoppiandola. I tre maggiori produttori mondiali di carne, Cina, Stati Uniti e Brasile, attualmente utilizzano in modo massiccio la farina di soia come integratore proteico dei mangimi. Luso massiccio di farina di soia per migliorare lefficienza dei mangimi contribuisce a spiegare perch la quota mondiale di cereali utilizzata come mangime non sia cresciuta negli ultimi 20 anni, nonostante limpennata della produzione di carne, latte, uova e pesce da allevamento. Spiega anche perch la produzione mondiale di soia sia aumentata di circa 13 volte dal 1950. Le crescenti pressioni sulle risorse terrestri e acquatiche hanno condotto allevoluzione di promettenti sistemi di produzione di proteine animali che si avvalgono di foraggio grezzo piuttosto che di cereali. Un esempio in questo senso la produzione di latte in India che dal 1970 si quintuplicata, da 21 milioni di tonnellate a 106. Nel 1997 lIndia ha sorpassato gli Stati Uniti diventando il maggior produttore mondiale di latte e di altri prodotti caseari. La scintilla di questa crescita esplosiva si accese nel 1965, quando un intraprendente giovane indiano, Verghese Kurien, organizz il National Dairy Development Board (Comitato nazionale per lo sviluppo caseario), unorganizzazione di supporto alle cooperative casearie. Lo scopo principale di queste cooperative era la vendita del latte proveniente da mandrie minuscole, composte in media da due o tre mucche, e la creazione di un collegamento fra il mercato in crescita dei prodotti caseari e i milioni di famiglie che abitavano nei villaggi e che disponevano di piccoli surplus da vendere. La creazione del mercato del latte ne spron la produzione fino a quintuplicarla. In un paese in cui la carenza di proteine compromette drammaticamente la crescita infantile, incrementare la fornitura del latte da meno di mezza tazza al giorno a persona di 30 anni fa alla attuale tazza giornaliera rappresenta un grosso avanzamento. Ci che straordinario che lIndia ha costruito la pi grande industria casearia del mondo quasi interamente sul foraggio grezzo: paglia di grano, paglia di riso, steli di cereali, erba raccolta sui cigli delle strade. Anche cos, il valore del latte prodotto ogni anno supera attualmente quello del raccolto di riso. Un secondo modello di produzione di proteine, anchesso basato sui ruminanti e il foraggio grezzo, si sviluppato in quattro province della Cina orientale (Hebei, Shangdong, Henan e Anhui), nelle quali il doppio raccolto invernale di grano e mais abituale. Anche se la paglia residuata dal frumento e gli steli dei cereali sono spesso usati come combustibile per cucinare, gli abitanti dei villaggi stanno cercando di ricorrere ad altre fonti di energia al fine di preservare la paglia e gli steli per nutrire le mucche. Queste quattro province cinesi, soprannominate la cintura della carne dai funzionari statali, utilizzano i residui dei raccolti per produrre molta pi carne di quanto avviene dalle province del nord-ovest ricche di pascoli. Limpiego dei residui dei raccolti per produrre latte in India e carne in Cina permette agli agricoltori di effettuare una doppia mietitura da un unico raccolto, innalzando cos
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la produttivit sia della terra sia dellacqua. Sistemi simili potrebbero essere adottati anche in altri paesi, specie laddove la pressione demografica si va intensificando (con il conseguente aumento nella richiesta di carne e latte) e dove gli agricoltori cercano nuovi modi di convertire i prodotti vegetali in proteine animali. Il mondo ha disperatamente bisogno di tecniche come quelle appena descritte per produrre proteine in forma pi efficiente. I consumi di carne stanno crescendo del doppio rispetto alla crescita della popolazione, quelli di uova quasi del triplo e la domanda di pesce, sia dagli oceano sia dagli allevamenti, sta anchessa sopravanzando la crescita demografica. Mentre il mondo ha avuto a disposizione parecchi decenni per capire come alimentare 70 milioni di persone in pi ogni anno, non in grado di affrontare i circa 5 miliardi di persone che lottano per consumare pi proteine. Per farsi unidea di ci che significa, considerate quello che successo in Cina, dove una crescita economica record ha in effetti accelerato la storia, dimostrando come la dieta cambia quando i redditi crescono rapidamente. Nel 1978, il consumo di carne in Cina consisteva per la gran parte di ridotte quantit di maiale. Da allora, il consumo di carne, ossia maiale, manzo, pollame e montone aumentato notevolmente, spingendo i consumi totali di carne della Cina a livelli di gran lunga superiori a quelli degli Stati Uniti.

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9.4 La localizzazione dellagricoltura

Negli Stati Uniti si assiste a un crescente interesse per il cibo locale, in risposta alle crescenti preoccupazioni per gli effetti sul clima causati dal consumo di alimenti provenienti da luoghi distanti e per i problemi di obesit e di salute associati a una dieta basata su cibo spazzatura. Ci si riflette nella nascita di orti urbani, corsi di orticoltura e mercati dei contadini. Il movimento in favore degli alimenti locali in rapida espansione e sta modificando le diete, che sono sempre pi basate su alimenti stagionali e locali. In un tipico supermercato spesso difficile capire quale sia la stagione in corso, dato che qualunque prodotto disponibile per tutto lanno. Con laumento del prezzo del petrolio, ci avverr sempre pi di rado: la riduzione delluso del petrolio per il trasporto dei generi alimentari a lunga distanza, per via aerea, su gomma o per nave, finir infatti per rilocalizare leconomia alimentare. Questa tendenza alla localizzazione trova conferma nellincremento del numero di piccole fattorie verificatosi di recente negli Stati Uniti, che costituisce uninversione di tendenza rispetto alla concentrazione delle attivit colturali tipica dello scorso secolo. Fra il censimento agricolo del 2002 e quello del 2007, il numero di fattorie negli Stati Uniti aumentato del 4% raggiungendo circa 2,2 milioni. Le nuove fattorie sono per la maggior parte di piccole dimensioni e gestite da donne, la cui presenza in agricoltura balzata da 238 mila nel 2002 a 306 mila nel 2007, con un aumento di quasi il 30%. Molte delle nuove fattorie riforniscono i mercati locali. Alcune producono frutta fresca e ortaggi esclusivamente per i mercati contadini (farmers market) o per la vendita diretta. Altre hanno produzioni specializzate, come gli allevamenti di capre che producono latte, formaggio e carne, oppure si orientano alla floricoltura o alla produzione di legna per camini. Altre sono specializzate in alimenti biologici. Il numero di fattorie che producono alimenti biologici negli Stati Uniti schizzato da 12 mila nel 2002 a 18.200 nel 2007, con un incremento del 50% in cinque anni. Lorticoltura ha avuto un grosso impulso nella primavera del 2009, quando la first lady Michelle Obama, insieme ai bambini di una scuola locale, trasform in orto una parte del prato della Casa Bianca. Gi in passato era successa una cosa simile. Durante la Seconda guerra mondiale Eleanor Roosevelt piant un victory garden (orto della vittoria) alla Casa Bianca. La sua iniziativa incoraggi la creazione di milioni di victory garden, che riuscirono a fornire il 40% dei prodotti freschi della nazione. Sebbene in quegli anni fosse molto pi facile espandere gli orti privati, dato che gli Stati Uniti erano una societ in gran parte rurale, vi ancoroggi un enorme potenziale per la diffusione dellorticoltura, dal momento che i prati erbosi che circondano le residenze americane occupano pi di 7 milioni di ettari. Convertirne anche una piccola parte coltivando ortaggi e alberi da frutta potrebbe contribuire a migliorare lalimentazione. Molte citt e cittadine degli Stati Uniti e dellInghilterra stanno creando orti collettivi che possono essere utilizzati da coloro che diversamente non avrebbero la possibilit di coltivarne uno. Fornire spazi per gli orti collettivi considerato da molte amministrazioni locali un servizio essenziale, al pari degli spazi di gioco per i bambini, dei campi da tennis e degli altri impianti sportivi. Molti mercati locali stanno aprendo le proprie porte ai prodotti locali. Forse i pi conosciuti sono i
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mercati contadini, nei quali gli agricoltori portano i loro prodotti. Negli Stati Uniti, il numero dei mercati di questo tipo aumentato da 1.755 nel 1994 a pi di 4.700 a met del 2009, quasi triplicandosi in 15 anni. I mercati contadini ristabiliscono quei legami personali fra produttori e consumatori che non esistono allinterno degli impersonali confini del supermercato. Negli orti scolastici, i bambini apprendono come viene prodotto il cibo, un sapere che spesso carente nei contesti urbani, e possono gustare per la prima volta verdura e frutta fresche. Gli orti scolastici forniscono anche cibo sano per le mense scolastiche. La California, leader in questo settore, ha gi 6.000 orti scolastici. Molte scuole e universit considerano prioritario lacquisto di prodotti locali, sia perch sono pi freschi, gustosi e nutrienti sia perch questa scelta coerente con i piani di studio nei settori dellecologia che sono sempre pi diffusi. Alcune universit fanno il compost dai rifiuti alimentari delle caffetterie e delle mense rendendolo disponibile ai contadini che forniscono loro prodotti freschi. I supermercati stanno stringendo rapporti sempre pi stretti con gli agricoltori del luogo. I ristoranti alla moda inseriscono nei loro menu prodotti di provenienza locale. Alcuni supermercati si stanno specializzando nei prodotti locali, e vendono frutta e verdura, carne, formaggio, uova e altri prodotti agricoli. Trasportare alimenti da luoghi distanti fa aumentare le emissioni di anidride carbonica e comporta una perdita di sapore e nutrienti. Una ricerca sul cibo consumato nello Iowa evidenziava che i prodotti convenzionali viaggiavano in media per circa 2.600 chilometri, senza considerare gli alimenti importati da altri paesi. Al contrario, i prodotti locali dimostrarono di avere una filiera lunga in genere 80 chilometri, una differenza enorme in termini di consumi di carburante e di emissioni di CO2. Un altro studio effettuato in Canada, nellOntario, ha rilevato che i 58 alimenti importati presi in esame avevano viaggiato per circa 4.000 chilometri. I consumatori sono sempre pi preoccupati per la sicurezza degli alimenti in un sistema agroalimentare con filiere cos lunghe. Questa tendenza ha prodotto un nuovo vocabolo, localivoro, che dovrebbe completare la gamma dei pi noti termini erbivoro, carnivoro e onnivoro. Le preoccupazioni riguardanti gli effetti sul clima del consumo di alimenti trasportati da luoghi distanti hanno spinto la Tesco, la pi grande catena di supermercati del Regno Unito, a inserire sui prodotti unetichetta che riporta il loro impatto in termini di emissioni di gas serra (carbon foot print), dalla fattoria allo scaffale del supermercato. La transizione dal modello agro-industriale per la produzione di latte, carne e uova verso quelle fattorie ad attivit miste di allevamento e coltivazione, facilita anche il riciclo di nutrienti che avviene quando gli agricoltori restituiscono il letame alla terra. La combinazione degli alti prezzi del gas naturale, che viene utilizzato per sintetizzare i fertilizzanti a base azotata, e lesaurimento delle riserve minerarie di fosfato, ha come conseguenza la maggiore importanza che assumer in futuro il riciclo dei nutrienti, un settore in cui i piccoli agricoltori che producono per i mercati locali hanno un chiaro vantaggio sugli stabilimenti impostati secondo principi industriali.

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9.5 Strategie di riduzione della domanda

Nonostante i notevoli avanzamenti su scala locale, la perdita globale di slancio della produzione alimentare impone di pensare alla riduzione della domanda attraverso la stabilizzazione della crescita demografica, la semplificazione della catena alimentare e la riduzione dellimpiego dei cereali per la sintesi dei biocarburanti. Lobiettivo del Piano B di arrestare la crescita della popolazione mondiale, che dovrebbe limitarsi a 8 miliardi entro il 2040. Ci richieder uno sforzo educativo che coinvolga tutta la popolazione e aiuti a far comprendere quanto il rapporto fra noi e gli ecosistemi che ci supportano si stia rapidamente deteriorando. Significa anche che abbiamo bisogno di una terapia immediata e sostanziosa per poter rendere disponibili i servizi di salute riproduttiva e di controllo demografico a quei 201 milioni di donne che oggi vogliono pianificare le loro famiglie, ma che non hanno accesso ai mezzi per farlo. Mentre gli effetti della crescita demografica sulla domanda di cereali sono abbastanza chiari, lo sono molto meno gli effetti di una maggiore ricchezza. Una delle domande che spesso mi vengono rivolte quante persone la Terra in grado di sostenere?. Io rispondo con unaltra domanda: Con quali consumi alimentari?. Arrotondando le cifre, allattuale livello pro capite di consumo statunitense di 800 chilogrammi di cereali per lalimentazione e il mangime, considerando la disponibilit di 2 miliardi di tonnellate annuali di raccolto cerealicolo mondiale, avremmo una quantit sufficiente per nutrire 2,5 miliardi di persone. Se prendiamo come riferimento i consumi italiani di 400 chilogrammi a testa, si potrebbero nutrire 5 miliardi di persone. Il consumo medio degli indiani di 200 chilogrammi potrebbe bastare per 10 miliardi di persone. Dei quasi 800 chilogrammi di cereali consumati individualmente ogni anno negli Stati Uniti, circa 100 chilogrammi sono assunti sotto forma di pane, pasta e cereali per la colazione, mentre gran parte dei cereali viene assunta indirettamente sotto forma di prodotti di origine animale. In India, dove la popolazione consuma poco meno di 200 chilogrammi di cereali allanno, quasi tutti i cereali vengono assunti direttamente per soddisfare le necessit alimentari energetiche basilari. Solo una minima quantit viene destinata alla conversione in prodotti di origine animale. Fra gli Stati Uniti, lItalia e lIndia, laspettativa di vita pi alta in Italia anche se le spese mediche per abitante negli Stati Uniti sono molto pi alte. Le popolazioni che hanno apporti proteici molto bassi o molto alti non vivono a lungo quanto quelle che si collocano in una posizione intermedia. Coloro che seguono una dieta di tipo mediterraneo, che comprende quantit moderate di carne, formaggio e pesce godono di una salute migliore e vivono pi a lungo. Le popolazioni che assumono grandi quantit di proteine, come gli americani o i canadesi, possono migliorare la loro salute riducendone la quantit. Per coloro che vivono nei paesi a basso reddito come lIndia, dove un alimento a base amidacea come il riso, fornisce il 60% o pi dellapporto calorico totale, consumare cibi pi ricchi di proteine pu migliorare la salute e innalzare laspettativa di vita. Anche se raramente prendiamo in considerazione gli effetti delle varie scelte alimentari sul clima, essi sono a dir poco sostanziali. Gidon Eshel e Pamela A. Martin hanno studiato questo argomento, rilevando che esiste una relazione di equivalenza tra lenergia usata nella tipica dieta americana e quella impiegata per garantire la mobilit individuale. Relativamente alle emissioni di gas serra,
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infatti, il rapporto tra le differente scelte in tema di mobilit e le opzioni dietetiche in entrambi i casi di 4 a 1. La Toyota Prius, per esempio, utilizza circa un quarto di carburante rispetto al SUV Chevrolet Suburban. Parimenti, una dieta basata su vegetali richiede circa un quarto dellenergia di una dieta ricca di carne rossa. Passare da una dieta basata sulla carne rossa a una incentrata sui vegetali taglia le emissioni dei gas serra tanto quanto il passaggio da un SUV a una Prius. Anche il passaggio dalle proteine animali ad alta intensit di cereali a quelle a bassa intensit riduce la pressione sulle risorse idriche e terrestri. Per esempio, passare dal bovino, che necessita di circa 7 chilogrammi di cereali concentrati al giorno per ciascun chilogrammo di peso vivo, al pollame o al pesce gatto, che necessitano di circa 2 chilogrammi di cereali al giorno per ogni chilogrammo di peso, contribuisce a tagliare drasticamente limpiego di cereali. Quando si valuta quante proteine di origine animale consumare, utile distinguere fra prodotti derivanti da animali allevati o con lerba o con i cereali. Per esempio, gran parte dei bovini del mondo sono alimentati con lerba. Anche negli Stati Uniti, ove abbondano i pascoli, pi della met dellincremento di peso dei bovini deriva dallerba. Larea globale dei pascoli, che pi del doppio delle aree coltivate mondiali e che normalmente in pendenza o troppo arida da arare, pu contribuire alla produzione alimentare solo se viene utilizzata come pascolo per il bestiame per produrre carne, latte e formaggio. Oltre al ruolo dellerba nella fornitura di proteine nobili per la nostra dieta, si ritiene che si possa aumentare lefficienza dei suoli e quella idrica passando dalle proteine di origine animale alle proteine di origine vegetale di alta qualit, come la soia. evidente, daltra parte, che poich i raccolti di mais del Midwest degli Stati Uniti sono il triplo o il quadruplo dei raccolti di soia, produrre mais e convertirlo in pollame o pesce gatto con un rapporto di due a uno rappresenta un uso delle risorse pi efficiente che non far diventare tutti dipendenti dalla soia. Da quando esiste lagricoltura, la crescita demografica ha sempre causato maggiori richieste di alimenti. Tuttavia, la conversione su larga scala dei cereali in proteine animali iniziata solamente dopo la Seconda guerra mondiale, mentre la trasformazione di cereali in carburanti per auto ha avuto inizio solo qualche anno fa. Se vogliamo evitare il verificarsi di carestie, dovremo quasi certamente ridurre questultima modalit di utilizzo dei cereali. Va infatti ricordato che i 104 milioni di tonnellate di grano impiegate per la produzione di etanolo nel 2009 negli Stati Uniti rappresentano la razione alimentare necessaria a sfamare 340 milioni di persone con un livello di consumo di cereali medio. Il rapido passaggio a famiglie meno numerose, la semplificazione della catena alimentare, che pu avvenire consumando meno proteine di origine animale o indirizzandosi verso proteine di animali pi efficienti nella trasformazione di cereali, leliminazione degli incentivi per la conversione del cibo in carburante: tutte queste azioni potranno assicurare cibo a sufficienza a ognuno di noi. Ridurranno anche i motivi che spingono a sovrasfruttare le falde idriche e ad abbattere le foreste pluviali tropicali, aiutandoci pertanto a raggiungere gli obiettivi del Piano B.

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9.6 Agire su pi fronti

In questa nuova era, la futura sicurezza alimentare dipende dallassunzione di una maggiore responsabilit su questo tema da parte di tutti gli organi di governo. Per quanto possano essere competenti, non ci pu aspettare che i ministri dellAgricoltura siano in grado da soli di assicurare la sicurezza alimentare. Le politiche dei Ministeri dellEnergia possono condizionare la sicurezza alimentare pi di quanto possano fare quelle dei Ministeri dellAgricoltura. Gli sforzi dei Ministeri della Salute e della pianificazione familiare per accelerare il passaggio a famiglie meno numerose possono avere effetti pi importanti sulla sicurezza alimentare dei tentativi dei Ministeri dellAgricoltura volti a incrementare i raccolti. Se i Ministeri dellEnergia non riusciranno a tagliare rapidamente le emissioni di anidride carbonica, il mondo dovr affrontare ondate di calore che potranno ridurre i raccolti in maniera massiccia e imprevedibile. Una terra pi calda significher la fusione delle banchise, linnalzamento del livello del mare e linondazione dei delta dei fiumi asiatici, aree che producono elevate quantit di riso. Preservare i ghiacciai che forniscono acqua a gran parte delle terre coltivate nel mondo di competenza dei Ministeri dellEnergia, non dei Ministeri dellAgricoltura. Se i ministri dellEnergia non riusciranno a formulare politiche condivise per ridurre rapidamente le emissioni di CO2, la riduzione dei ghiacciai dellHimalaya e degli altopiani del Tibet comprometter i raccolti di India e Cina. Se i Ministeri delle Risorse idriche non riusciranno a incrementare la produttivit idrica e ad arrestare lesaurimento delle falde acquifere, i raccolti di cereali verranno compromessi non solo nei paesi pi piccoli, come lArabia Saudita e lo Yemen, ma anche nei paesi pi grandi come India e Cina. Se proseguiamo con il modello economico finora adottato, questi due paesi, i pi popolati al mondo, dovranno affrontare carenze idriche dovute sia al prosciugamento delle falde idriche sia allo scioglimento dei ghiacciai. Se i Ministeri delle Foreste e dellAgricoltura non lavoreranno assieme per ripristinare la copertura arborea e ridurre lerosione dei suoli e le inondazioni, ci troveremo di fronte a una situazione in cui i raccolti di cereali non saranno compromessi solamente nei piccoli paesi come Haiti e la Mongolia, ma anche nei paesi pi grandi come la Russia e lArgentina, ambedue esportatori di frumento. E dato che lacqua il fattore fondamentale per lincremento della produzione alimentare, pi di quanto non lo sia il suolo, toccher ai ministeri che gestiscono le risorse idriche intraprendere le azioni per aumentare lefficienza idrica. Per quanto riguarda lacqua, cos come per lenergia, le opportunit principali attualmente sono da individuare nellaumento dellefficienza della domanda, non negli incrementi delle forniture. In un mondo in cui i terreni coltivabili sono scarsi e lo diventeranno sempre pi, le decisioni dei Ministeri dei Trasporti a favore di sistemi di trasporto su gomma che consumano quantit di suolo sempre maggiori piuttosto che di sistemi pi diversificati, come ferrovie leggere, autobus e biciclette, che implicano un dispendio minore di suolo, avranno un effetto diretto sulla sicurezza alimentare mondiale. Nel nostro mondo sovrappopolato e minacciato dai cambiamenti climatici e dalla scarsit idrica, la sicurezza alimentare una questione che riguarda lintera societ e tutti i
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ministeri di tutti i governi. Poich la fame quasi sempre dovuta alla povert, sradicare la fame dipende dalleliminazione della povert. E laddove le popolazioni sono in eccesso rispetto alle loro risorse territoriali e idriche, ci dipende dalla stabilizzazione demografica. Infine, se i Ministeri delle Finanze non possono ridistribuire le risorse secondo modalit che tengano conto delle minacce alla sicurezza derivanti dal deterioramento dei sistemi naturali di sostentamento, della continua crescita demografica, dei cambiamenti climatici indotti dalluomo e delle crescenti carenze idriche, allora la mancanza di cibo potrebbe davvero far collassare la civilt. Alcuni dei maggiori importatori di cereali stanno investendo decine di miliardi di dollari in acquisizioni territoriali, il che significa che non mancano i capitali da indirizzare nello sviluppo agricolo. Perch allora non investire oltre i propri confini aiutando i paesi a basso reddito a incrementare la loro produzione alimentare, in modo che possano esportare pi cereali? Gli Stati Uniti possono rovesciare rapidamente questa situazione riducendo la quantit di cereali destinata alla sintesi di carburanti per autotrazione. Visto lo sconvolgimento verificatosi nei mercati cerealicoli mondiali negli ultimi tre anni, giunta lora che il governo statunitense abolisca i sussidi e le concessioni alla produzione di biocarburanti. Ci contribuirebbe a stabilizzare i prezzi dei cereali e creerebbe le condizioni per allentare le tensioni politiche che sono emerse allinterno dei paesi importatori. E infine, noi tutti abbiamo un ruolo da giocare anche come singoli individui. Ognuno di noi gioca un ruolo nel condizionare le emissioni di anidride carbonica, i cambiamenti climatici e la sicurezza alimentare. La dimensione dellauto che guidiamo per andare al supermercato e i suoi effetti sul clima possono indirettamente influenzare quello che il conto alla cassa. Se consumiamo troppe proteine di origine animale, possiamo ridurle, migliorando la nostra salute mentre aiutiamo il clima a stabilizzarsi. La sicurezza alimentare una questione in cui siamo tutti coinvolti e responsabili.

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10. POSSIAMO MOBILITARCI ABBASTANZA VELOCEMENTE?

Ci sono molte cose che non sappiamo sul nostro futuro, ma una cosa di cui possiamo essere certi che il business as usual, lattuale modello di sviluppo economico, non sopravviver ancora a lungo. inevitabile un cambiamento profondo. La morte della nostra civilt non pi una semplice teoria o una possibilit accademica: la strada che stiamo percorrendo, dice Peter Goldmark, ex presidente della Fondazione Rockfeller e attuale direttore del programma sul clima presso lEnvironmental Defense Fund (EDF). Possiamo trovare unaltra strada prima che sia troppo tardi? Lidea che la nostra civilt si stia avvicinando alla propria fine non facile da afferrare e tantomeno da accettare. difficile immaginare qualcosa che non abbiamo mai sperimentato prima. Possediamo a malapena il vocabolario per discutere di questa prospettiva. Sappiamo a quali indicatori economici guardare per scorgere i segni di una recessione, ad esempio una produzione industriale in diminuzione, la disoccupazione in aumento o la fiducia dei consumatori in calo, ma non abbiamo un analogo insieme di indicatori che segnalino il collasso di una civilt. Dato il ruolo delle carestie nel declino delle civilt pi antiche, dovremmo tenere docchio i prezzi dei generi alimentari e la diffusione della fame nel mondo. Il numero crescente di persone affamate e la mancanza di un piano per affrontare questa situazione dovrebbero essere oggetto di preoccupazione per i leader politici di tutto il mondo. La diffusione della fame (con le minacce che ci comporta) non avviene in un vuoto politico. I paesi ricchi importatori di cereali stanno comprando grandi estensioni di terreni nei paesi pi poveri, in una emergente competizione trans-nazionale per il controllo della terra e delle risorse idriche. Questo apre un nuovo capitolo nella geopolitica della scarsit del cibo. Dove porter tutto questo? Non lo sappiamo, non ci siamo mai trovati in una situazione come questa. Per molti aspetti, lindicatore pi chiaro della gravit di questa situazione il numero di stati in fallimento. Ogni anno la lista si allunga: quanti stati dovranno collassare prima che la nostra civilt cominci a cadere a pezzi? Di nuovo, non conosciamo la risposta perch non vi sono precedenti. Il nostro futuro dipende da come riusciremo ad affrontare lespansione della fame e a evitare che sempre pi stati falliscano. Ma questo non potr accadere se continuiamo con il business as usual. Invertire questi trend richieder una mobilitazione di tipo bellico su scala mondiale: quello che chiamiamo Piano B, e questo piano, o qualcosa di simile, la nostra unica via duscita. Il Piano B prevede massicci interventi per ristrutturare leconomia mondiale e per farlo a una velocit da stato di guerra. Lanalogia pi vicina la mobilitazione degli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale. Ma, diversamente da quel capitolo della storia, quando un singolo paese ristruttur completamente la propria economia industriale nel giro di pochi mesi, il Piano B richiede azioni radicali su scala mondiale. I quattro obiettivi del Piano B, stabilizzare il clima, stabilizzare la popolazione, sradicare la povert e ricostruire i sistemi di supporto naturali delleconomia, sono mutuamente dipendenti e sono tutti imprescindibili se vogliamo ripristinare la sicurezza alimentare.
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Sradicare la povert non soltanto la chiave per la stabilizzazione demografica e politica, ma d anche la speranza di una vita migliore. Come ha fatto presente il premio Nobel Mohammed Yunus, fondatore di Grameen Bank, la prima e pi importante banca per il microcredito, nel Bangladesh la povert porta alla disperazione che spinge la gente a compiere gesti disperati. Stabilizzare la popolazione non solo aiuta a sradicare la povert, ma rende pi facile raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati. Abitiamo un pianeta finito e stiamo spingendo i sistemi naturali oltre i loro limiti: ogni paese dovrebbero avere una politica di stabilizzazione demografica. Come detto nel capitolo 7, i programmi di assistenza internazionali devono prevedere componenti speciali mirate al soccorso dei paesi che stanno fallendo. Proprio come gli ospedali hanno reparti di terapia intensiva che forniscono speciali attenzioni a chi gravemente malato, cos anche i programmi di assistenza internazionale hanno bisogno di strutture dedicate che si prendano cura degli stati pi compromessi. Dalle analisi sui cambiamenti climatici e sul crescente declino dei sistemi naturali che supportano leconomia, e dalle nostre previsioni sulla disponibilit futura di risorse, sappiamo che il modello economico occidentale non durer ancora a lungo se continuer a basarsi sui combustibili fossili, sullautomobile e sulleconomia dellusa e getta. Abbiamo bisogno di costruire una nuova economia, alimentata dalle fonti energetiche rinnovabili, con un sistema di trasporti diversificato e che riutilizzi e ricicli qualsiasi cosa. Possiamo descrivere questa economia nel dettaglio, ma la questione : come possiamo arrivarci partendo da dove siamo prima che sia troppo tardi? In effetti in corso una sorta di competizione tra politica e punti di non ritorno naturali. La politica riuscir ad agire prima che lo scioglimento dei ghiacciai himalaiani diventi irreversibile? Saremo in grado di fermare la deforestazione in Amazzonia prima che la foresta si trasformi in una landa desolata? La chiave per costruire uneconomia mondiale che possa sostenere il progresso economico la creazione di un mercato onesto e che dica la verit sui propri costi ecologici. Per crearlo, abbiamo bisogno di ristrutturare i metodi di tassazione riducendo le imposte sul lavoro e alzando quelle sulle emissioni di anidride carbonica e sulle altre attivit distruttive per lambiente, in modo da incorporare le esternalit nei prezzi di mercato. Se riusciremo a far dire la verit al mercato, potremo evitare di continuare a essere accecati da un sistema di contabilit difettoso, e che rischia di condurci al fallimento. Come ha osservato ystein Dahle, ex vicepresidente della Enron per la Norvegia e il Mare del Nord, il socialismo crollato perch non permetteva al mercato di dire la verit sulleconomia. Il capitalismo potrebbe crollare perch non permette al mercato di dire la verit sullambiente. Alcuni paesi stanno cominciando a rendersi conto della necessit di un cambiamento coraggioso e sostanziale. Diversi governi, fra cui quelli della Norvegia, del Costarica e delle Maldive hanno annunciato che intendono diventare carbon neutral (neutrali dal punto di vista delle emissioni di CO2) e hanno aderito al Climate Neutral Network, un programma lanciato dal Programma ambientale dellOnu (UNEP) nel 2008. Le Maldive, un arcipelago di isole abitato da quasi 385 mila persone e direttamente minacciato dallinnalzamento del livello del mare, sta rapidamente sviluppando le sue risorse eoliche e solari per sostituire i combustibili fossili entro il 2021. Le Maldive e il Costarica sono i primi paesi ad aver adottato un programma di riduzione delle emissioni di anidride carbonica pi ambizioso di quello del
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Piano B. Secondo Achim Steiner, direttore esecutivo dellUNEP, la neutralit climatica unidea i cui i tempi sono maturi, spinta dallurgente necessit di affrontare i cambiamenti climatici, ma anche dalle abbondanti opportunit economiche che stanno emergendo per coloro che vogliono abbracciare una transizione a una economia verde. Lo strumento politico di gran lunga pi efficace per conseguire la neutralit climatica la ristrutturazione delle imposte e dei sussidi.

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10.1 Redistribuire imposti e sussidi

La proposta di riallocare le tasse, abbassando quelle sul reddito e innalzando invece quelle sulle attivit dannose allambiente, stata ampiamente caldeggiata da numerosi economisti. Ad esempio, una tassa sul carbone che tenga conto dei costi delle aumentate prestazioni sanitarie, conseguenza delle operazioni di estrazioni in miniera e delle esalazioni inquinanti, dei danni da piogge acide e dei cambiamenti climatici incoraggerebbe gli investimenti verso fonti di energia rinnovabili e pulite come leolico e il solare. Un mercato al quale viene permesso di ignorare i costi indiretti nellattribuzione dei prezzi di beni e servizi irrazionale, dissipatore di risorse e, alla fine, autodistruttivo. Il primo passo per creare un mercato onesto consiste quindi nel calcolare i costi indiretti. Forse il miglior esempio per un modello del genere lo studio del governo degli Stati Uniti sui costi sociali del fumo di sigaretta, realizzato nel 2006 dal Center for Disease Control and Prevention (CDC). Il CDC ha calcolato che il costo sociale del fumo, se vengono presi in considerazione i costi degli interventi sanitari necessari per il trattamento delle patologie correlate e le perdite di produttivit causate dai lavoratori che si ammalano, pari a 10,47 dollari per pacchetto di sigarette. Questo studio ha fornito il supporto concettuale allinnalzamento delle tasse sulle sigarette. A New York, oggi, i fumatori pagano 4,25 dollari di tasse locali e federali per ogni pacchetto acquistato e Chicago, con 3,66 dollari, non lontana da questa cifra. A livello dei singoli stati, Rhode Island ha limposta sul fumo pi elevata, 3,46 dollari. Poich ogni 10% di aumento dei prezzi in genere riduce il consumo di sigarette del 4%, i benefici indotti dallincremento della tassazione sono sostanziali. Per quel che riguarda la tassazione sulla benzina, lanalisi pi dettagliata si trova nel documento The Real Price of Gasoline, realizzato dallInternational Center for Technology Assessment. I numerosi costi indiretti della benzina, che comprendono i cambiamenti climatici, gli sgravi fiscali, i sussidi allindustria del petrolio e la difesa delle filiere di rifornimento, il trattamento delle malattie respiratorie connesse allinquinamento veicolare, assommano a 3,17 dollari al litro, poco pi dei costi indiretti di un pacchetto di sigarette. Se questo costo esterno o sociale fosse sommato ai circa 80 centesimi di dollaro che si pagano in media per un litro di carburante negli Stati Uniti, ecco che un litro costerebbe poco pi di 4 dollari. Questi sono i prezzi reali che prima o poi qualcuno dovr pagare. Se non noi, toccher i nostri figli. Il costo indiretto della benzina di 3,17 dollari al litro indica il livello a cui dovranno essere portate le imposte per rispecchiare i veri costi ambientali. Le tasse sui carburanti in Italia, Francia, Germania e Regno Unito sono in media di un dollaro al litro, e costituiscono un buon punto di partenza. La tassazione media negli USA, circa 10 centesimi di dollaro al litro, a malapena un decimo di quella europea, aiuta a comprendere perch gli Stati Uniti da soli brucino pi carburante dei venti paesi che li seguono nella classifica dei consumi.

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Gli alti livelli di tassazione dei carburanti in Europa hanno contribuito a migliorare lefficienza delleconomia e hanno prodotto investimenti di gran lunga maggiori nei sistemi di trasporto pubblico. Un aumento progressivo della tassazione sui carburanti, di 10 centesimi di dollaro al litro allanno per i prossimi dieci anni, compensato da una diminuzione delle tassazioni dirette, porterebbe la tassazione USA allo stesso livello di quelle europee. Tale valore sarebbe ancora molto lontano dai 3,17 dollari di costi indiretti associati alla combustione di un litro di benzina ma, combinato con il crescente costo di produzione del carburante e con la molto pi ridotta carbon tax discussa in precedenza, dovrebbe essere sufficiente a incoraggiare gli automobilisti a usare di pi i trasporti pubblici e a comprare automobili sia ibride plug-in sia completamente elettriche, nel momento in cui arriveranno sul mercato, a partire dal 2010. Le tasse sulla CO2 e sulla benzina possono sembrare alte, ma c almeno un precedente da ricordare. Nel novembre del 1998, lindustria del tabacco americana, in seguito a una serie di azioni legali, accett di rimborsare ai governi degli Stati Uniti 251 miliardi di dollari per i costi sanitari sostenuti per il trattamento di patologie collegate al fumo, quasi 1.000 dollari per ogni cittadino statunitense. Questo storico accordo ha in effetti rappresentato unimposta retroattiva sulle sigarette fumate nel passato, definita con lo scopo di coprirne i costi indiretti. Per pagare questa somma enorme, le compagnie alzarono il prezzo delle sigarette, portandolo pi vicino al costo reale e scoraggiando ulteriormente il fumo. La riallocazione della pressione fiscale non una novit in Europa. Un piano quadriennale, adottato in Germania nel 1999, ha sistematicamente spostato le tasse dal lavoro allenergia. Al 2003 questo piano aveva contribuito a ridurre le emissioni di anidride carbonica di 20 milioni di tonnellate e a creare circa 250 mila nuovi posti di lavoro. Ha anche sostenuto la crescita nel settore delle energie rinnovabili, generando al 2006 circa 82 mila posti di lavoro nel solo settore eolico, un numero che si prevede salir di altre 60 mila unit nel 2010. Dal 2001 al 2006 la Svezia ha spostato circa 2 miliardi di dollari di entrate dai redditi di lavoro alle attivit ambientalmente dannose. Gran parte di questa riallocazione, pari a circa 500 dollari per famiglia, stata ottenuta attraverso imposizioni fiscali sul trasporto stradale (prezzo dei veicoli e tasse sui carburanti). Anche Francia, Italia, Norvegia, Spagna e Regno Unito utilizzano questo strumento di politica economica. Sondaggi effettuati in Europa e negli Stati Uniti indicano che almeno il 70% dei cittadini votanti si dichiara daccordo con una riforma della tassazione in senso ambientale, quando questa gli viene loro spiegata. Circa 2.500 economisti, compresi nove premi Nobel per leconomia, hanno appoggiato il concetto di riallocazione fiscale. Gregory Mankiw, professore di economia a Harvard ed ex presidente del Council of Economic Advisors di Bush, ha dichiarato alla rivista Fortune: Tagliare le tasse sui redditi e contemporaneamente alzare le imposte sulla benzina significherebbe una crescita economica pi rapida, una circolazione pi fluida, strade pi sicure e minori rischi dovuti al riscaldamento globale; il tutto senza compromettere il gettito fiscale a lungo termine. Questa potrebbe essere la cosa pi simile a un pasto gratis che leconomia possa offrire.
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La tassazione ambientale attualmente utilizzata per scopi diversi. Le tasse sul conferimento in discarica si vanno diffondendo a livello nazionale e locale. Alcune citt tassano le auto che entrano nei centri storici, altre hanno introdotto imposte sulla propriet dellautomobile. In Danimarca le tasse sullacquisto di unauto nuova sono superiori al prezzo dellauto stessa nella misura del 180%. Unauto nuova con prezzo di listino di 20 mila dollari ne costa al compratore pi di 56 mila. A Singapore la tassa su una Ford Focus da 14.200 dollari, ad esempio, arriva a triplicarne il prezzo, portandolo a 45.500. Altri governi si stanno muovendo in questa direzione. A Shangai la tassa dimmatricolazione in media di circa 4.500 dollari per automobile. I sistemi di commercializzazione dei permessi del tipo cap-and-trade sono in qualche caso unalternativa alla ristrutturazione delle imposte in chiave ambientale. La principale differenza consiste nel fatto che con questi permessi i governi stabiliscono a priori i limiti entro cui deve svolgersi una determinata attivit (ad esempio il quantitativo massimo prelevabile in una data riserva di pesca), lasciando che sia il mercato a stabilire il prezzo dei permessi quando vengono messi allasta. Con le tasse ambientali, invece, il costo delle attivit distruttive per lambiente viene incorporato allorigine e il mercato determina la quantit di attivit che potr essere svolta a quel dato prezzo. Entrambi gli strumenti possono essere usati per scoraggiare comportamenti ambientalmente irresponsabili. Luso dei sistemi cap-and-trade stato spesso efficace a livello nazionale, come nel caso della riduzione delle emissioni di zolfo negli Stati Uniti e delle restrizioni alla pesca in Australia. Il governo australiano, preoccupato per il sovrasfruttamento delle risorse ittiche, in particolare delle aragoste, ne ha stimato la produzione sostenibile e poi ha emesso dei permessi di cattura pari alla quantit calcolata, ponendoli allasta. In pratica il governo ha deciso quante aragoste potevano essere pescate e ha lasciato decidere al mercato quale fosse il loro valore. Dal 1992, anno in cui stato introdotto questo sistema, la pesca si stabilizzata e sembra che stia operando su basi sostenibili. Sebbene i permessi commerciabili siano ben noti allinterno del mondo degli affari, i loro meccanismi sono pi complicati da gestire e meno comprensibili di quello delle tasse. Edwin Clark, un economista del White House Council on Environmental Quality oggi in pensione, osserva che la commercializzazione dei permessi richiede un complesso quadro normativo che li definisca, ne stabilisca le regole e impedisca di operare al di fuori di esse. A differenza del pagamento delle imposte, con il quale si ha unampia familiarit, i permessi commerciabili sono un concetto non facilmente comprensibile al pubblico, il che rende pi difficile ottenere un ampio consenso da parte dellopinione pubblica. Laltra faccia della riallocazione delle imposte la revisione della destinazione dei sussidi. Ogni anno, i contribuenti pagano a livello mondiale circa 700 miliardi di dollari di sussidi per attivit distruttive per lambiente come la combustione dei carburanti fossili, il taglio delle foreste, il sovrasfruttamento delle riserve ittiche e delle falde acquifere. Uno studio dellEarth Council, Subsidizing Unsustainable Development, rileva che c qualcosa di incredibile nel fatto che il mondo spenda centinaia di miliardi di dollari per incentivare la propria stessa distruzione.
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In molti paesi le emissioni di CO2 potrebbero essere tagliate semplicemente eliminando i sussidi ai combustibili fossili. LIran fornisce un classico esempio di incentivi estremi, dal momento che vende il petrolio per luso interno a un decimo del prezzo del mercato mondiale, incoraggiando fortemente lutilizzo delle auto e il consumo di benzina. Secondo la Banca Mondiale, se venissero eliminati questi incentivi, pari a 37 miliardi di dollari lanno, le emissioni di anidride carbonica dellIran diminuirebbero di uno stupefacente 49%. Questa mossa inoltre ne rinforzerebbe leconomia, liberando fondi pubblici da investire nello sviluppo del paese. Sempre secondo la Banca Mondiale, la rimozione degli aiuti allenergia fossile ridurrebbe le emissioni di CO2 del 14% in India, dell11% in Indonesia, del 17% in Russia e del 26% in Venezuela. Alcuni paesi lo stanno gi facendo. Il Belgio, la Francia e il Giappone hanno tagliato tutti gli incentivi al carbone. In Germania si deciso di ridurli, e si passati dal picco di 6,7 miliardi di euro raggiunto nel 1996 a 2,5 nel 2007. Luso del carbone calato del 34% tra il 1991 e il 2006, e la Germania prevede di eliminare completamente questi incentivi entro il 2018. Con la crescita dei prezzi del petrolio, un certo numero di paesi, tra cui Cina, Indonesia e Nigeria, ha fortemente ridotto o eliminato i sussidi che tenevano i prezzi molto al di sotto di quello di mercato. Uno studio realizzato per conto del partito inglese dei Verdi, lAviations Economic Downside, descrive i massicci sussidi governativi alle linee aeree inglesi. Si tratta di 18 miliardi di dollari di riduzioni fiscali, compresa la totale esenzione dalla tassazione nazionale. Vanno inoltre calcolati i costi esterni e indiretti che non vengono pagati, come il trattamento delle patologie connesse agli inquinamenti degli aerei, il costo dei cambiamenti climatici, per un totale di circa 7,5 miliardi di dollari. In conclusione i sussidi per le linee aeree in Inghilterra pesano per un totale di 426 dollari annui per ogni abitante. Si tratta di una politica fiscale iniqua, perch colpisce anche quella parte della popolazione inglese che non pu permettersi di volare e che contribuisce a sussidiare i viaggi dei concittadini pi abbienti. Mentre alcuni paesi industrializzati stanno riducendo i sussidi ai combustibili fossili (specialmente al carbone, il pi dannoso per il clima), gli Stati Uniti li hanno aumentati, non solo allindustria petrolifera, ma anche a quella nucleare. Doug Koplow, fondatore di Earth Track, ha calcolato in uno studio del 2006 che il totale dei sussidi federali degli Stati Uniti destinati allenergia ammontano a 74 miliardi di dollari. Di questi, lindustria del petrolio e del gas ne ricevono 39 miliardi, il carbone 8 e il nucleare 9. Egli fa presente che, dal 2006, questi numeri potrebbero essere aumentati e non di poco. In un momento nel quale vi unassoluta necessit di conservare le risorse petrolifere, i contribuenti americani ne stanno incentivando lesaurimento. In un mondo che si prepara ad affrontare cambiamenti climatici distruttivi per leconomia, gli incentivi alla combustione di petrolio e carbone non sono pi giustificabili. Destinare questi capitali allo sviluppo di fonti che non danneggiano il clima, come il vento, il solare, le biomasse e il geotermico, aiuter a stabilizzare il clima del pianeta. Spostare i sussidi dalla realizzazione di strade a quella di linee ferroviarie aumenter la mobilit in molte situazioni, tagliando contemporaneamente le emissioni. La revoca dei sussidi annuali allindustria della pesca, pari a 22 miliardi di dollari, e la
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loro destinazione alla creazione di parchi marini, sarebbe un passo da gigante verso la ricostituzione delle risorse ittiche oceaniche. In una situazione travagliata come quella attuale, in cui molti governi stanno fronteggiando enormi deficit fiscali, una riorganizzazione degli incentivi e delle imposte come quella proposta in queste pagine pu contribuire a riequilibrare i bilanci, creare nuovi posti di lavoro e salvare gli ecosistemi di supporto alleconomia. La riallocazione delle tasse e dei sussidi permette una maggiore efficienza energetica, tagli nelle emissioni di anidride carbonica, e una riduzione nelle devastazioni ambientali, una situazione win-win. Una tassa sul carbone, ad esempio, che incorpori i costi reali per il clima e per la salute che derivano dalla sua combustione, porterebbe rapidamente alla sua uscita di scena.

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10.2 Carbone: il principio del declino

Negli ultimi due anni si diffuso un potente movimento dopposizione alla costruzione di nuove centrali a carbone negli Stati Uniti. Inizialmente guidato da gruppi ambientalisti nazionali e locali, stato poi affiancato da leader politici nazionali di primo piano e dai Governatori di molti stati. Il principale motivo per opporsi agli impianti di carbone che stanno cambiando il clima della Terra. Vi sono poi gli effetti sulla salute derivanti dalle emissioni di numerosi inquinanti, tra i quali il mercurio, e le 23.600 morti che solo negli Stati Uniti sono ogni anno riferibili allinquinamento dellaria causato dalle centrali. Negli ultimi anni lindustria del carbone ha subito una sconfitta dopo laltra. Il Sierra Club afferma che dei 229 impianti di cui stata proposta la costruzione dal 2000 46 sono stati effettivamente realizzati, 101 sono stati bocciati, altri 59 stanno affrontando unopposizione in tribunale e solo 23 hanno qualche chance di ottenere i permessi necessari di costruzione ed essere infine allacciati alla rete. Costruire una centrale a carbone potrebbe presto diventare impossibile. Quella che era cominciata come una piccola increspatura diventata unimponente ondata di opposizione sostenuta dalle organizzazioni ambientali e da quelle per la salute. In un sondaggio condotto su scala nazionale da Opinion Research Corporation. che chiedeva quale fosse la fonte di energia preferita, solo il 3% ha scelto il carbone. Nonostante una pesante campagna pubblicitaria a favore del cosiddetto carbone pulito, che ricorda in qualche modo i primi sforzi compiuti dalle case produttrici di tabacco per convincere i consumatori che le sigarette non erano dannose per la salute, lopinione pubblica sempre pi contraria. Una delle peggiori sconfitte dellindustria del carbone si verificata allinizio del 2007, quando un imponente movimento si schierato conto la societ Texana TXU. Una coalizione guidata dallEnviromental Defence Fund (EDF) ha condotto una massiccia campagna di stampa contro la realizzazione di 11 nuove centrali a carbone. Il crollo nelle quotazioni delle azioni della TXU, causato dal clamore mediatico, ha portato a unofferta pubblica dacquisto per 45 miliardi di dollari da parte di due societ, la Kohlberg Kravis Roberts e la Company and Texas Pacific Group. Le aziende hanno potuto procedere allacquisto solo dopo aver negoziato un accordo con la Natural Resources Defense Council e lEDF, e dopo aver ridotto da 11 a 3 il numero degli impianti proposti. stata una grande vittoria per la comunit ambientalista, che riuscita a raccogliere un supporto da parte dellopinione pubblica sufficiente a fermare immediatamente otto impianti e a imporre regolamentazioni pi stringenti sui restanti tre. Nel frattempo, il Texas si concentrato sullo sfruttamento delle sue risorse di energia eolica, e ci gli ha consentito di sopravanzare la California in termini di energia elettrica prodotta da fonte eolica. Nel maggio 2007, la Public Service Commission dello stato della Florida, ha rifiutato lautorizzazione per la costruzione di una centrale a carbone da 1.960 megawatt e da 5,7 miliardi di dollari, poich lazienda elettrica non stata in grado di provare che la costruzione dellimpianto sarebbe stata economicamente vantaggiosa rispetto allinvestire nellefficienza energetica e nelle fonti di energia rinnovabile. Questo precedente, reso possibile da Earthjustice, un gruppo legale
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ambientalista non profit, e da unopinione pubblica dichiaratamente contraria a qualsiasi nuova centrale a carbone in Florida, ha avuto come conseguenza anche il ritiro dei progetti per la costruzione di altre quattro centrali a carbone nello stato. Il futuro del carbone sempre pi incerto, anche perch Wall Street ha voltato le spalle alle industrie del settore. Nel luglio 2007, la Citicorp ha abbassato le sue stime su tutte le industrie del carbone quotate e ha raccomandato ai suoi clienti di spostare i propri investimenti verso altri settori energetici. Nel gennaio 2008 Merrill Lynch ha declassato le azioni del carbone. Un mese dopo, le banche daffari Morgan Stanley, Citi e J.P. Morgan Chase hanno annunciato che, per ottenere prestiti per la costruzione delle centrali a carbone, le compagnie avrebbero dovuto dimostrare che gli impianti avrebbero prodotto profitti anche con i costi pi alti derivanti dalle future restrizioni ambientali federali sulle emissioni di CO2. Pi tardi anche Bank of America ha annunciato che avrebbe seguito lo stesso approccio. Nellagosto 2007, la lobby del carbone ha subito un altro colpo quando il capogruppo di maggioranza del Senato, il senatore Harry Raid, del Nevada, che gi si era opposto alla realizzazione di tre nuove centrali nel suo stato, ha dichiarato che le avrebbe combattute dappertutto nel mondo. Lex vicepresidente Al Gore ha dato voce a una forte opposizione contro questi impianti, e lo stesso hanno fatto anche molti governatori, fra cui quelli della California, della Florida, del Michigan, di Washington e del Wisconsin. Nel suo discorso sullo stato dello Stato del 2009, la governatrice, Jennifer Granholm, ha affermato che il Michigan non dovrebbe importare carbone dal Montana e dal Wyoming, ma dovrebbe piuttosto investire in tecnologie che aumentino lefficienza energetica e sfruttare le risorse rinnovabili, cose che creerebbero migliaia di posti di lavoro, aiutando a recuperare quelli persi nel settore automobilistico. Nel dicembre del 2008 lindustria del carbone ha subito unaltra sconfitta. Oltre alle ingenti emissioni di CO2, la combustione del carbone produce grandi quantit di ceneri tossiche, che si stanno accumulando in 194 discariche e in 161 bacini di raccolta in 47 stati. Queste ceneri sono difficili da smaltire perch sono cariche di arsenico, piombo, mercurio e di molte altre sostanze tossiche. Pochi giorni prima del Natale 2008, il crollo di un muro di contenimento in un bacino di raccolta delle ceneri di carbone nel Tennessee orientale caus il rilascio di quasi 4 miliardi di litri di liquami tossici, e sollev il velo sul segreto pi sporco dellindustria del carbone. Sfortunatamente, lindustria del carbone non ha un piano per smaltire in modo sicuro i 130 milioni di tonnellate di ceneri prodotte ogni anno, sufficienti a riempire un milione di vagoni ferroviari. I rischi sono cos alti che il Department of Homeland Security ha cercato di inserire 44 dei siti di stoccaggio pi vulnerabili su una lista segreta, per evitare che possano essere attaccati dai terroristi. Nellaprile 2009 il capo della potente Federal Energy Regulatory Commission degli Stati Uniti, Iohn Wellinghoff, ha osservato che gli Stati Uniti non hanno alcun bisogno di nuove centrali a carbone o nucleari. I decisori, le banche dinvestimento e i leader politici stanno cominciando a vedere quello che da parecchio tempo era evidente ai climatologi come James Hansen, che afferma che non ha senso costruire impianti a carbone quando invece dovremmo demolirli al pi presto. Nellaprile 2007, la Suprema Corte degli USA ha deciso che lEPA (Enviromental Protecion Agency), lAgenzia per lAmbiente degli Stati Uniti, obbligata a regolare le emissioni di CO2 sulla
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base del Clean Air Act. In base a questa storica decisione, nel novembre 2008 lEnvironmental Appeals Board dellEPA ha concluso che gli uffici regionali dellEPA devono definire i limiti di emissione della CO2 prima di rilasciare permessi per la costruzione di nuovi impianti a carbone. Questo non solo ha bloccato la costruzione dellimpianto per il quale era nata la questione, ma ha anche stabilito un precedente, bloccando liter autorizzativo di altri casi simili nel resto degli Stati Uniti. Agendo sulla base della stessa decisione della Corte Suprema, nel marzo 2009 lEPA ha presentato unanalisi dei rischi alla Casa Bianca, confermando che le emissioni di CO2 minacciano la salute umana e il benessere sociale e devono pertanto essere regolamentate, ponendo cos unulteriore ipoteca su tutte le nuove centrali a carbone. La conclusione che negli Stati Uniti vige ora una moratoria de facto sulla realizzazione di nuove centrali elettriche a carbone. Ci ha portato il Sierra Club, il soggetto pi attivo sulla questione, a estendere la sua campagna per la riduzione delle emissioni di CO2 affinch venga presa in analisi anche la chiusura delle centrali esistenti. Dato lenorme potenziale per la riduzione dei consumi elettrici negli Stati Uniti, come illustrato nel capitolo 4, ci potrebbe essere molto pi facile di quanto sembri. Se tutti gli stati americani fossero efficienti come quello di New York, il risparmio che ne deriverebbe sarebbe sufficiente a chiudere l80% delle centrali a carbone. I pochi impianti rimasti potrebbero essere sostituiti con il passaggio alle energie rinnovabili: campi eolici, centrali solari termiche, pannelli fotovoltaici sui tetti e impianti geotermici. I dati parlano chiaro. Nel 2008 sono state realizzate solo cinque piccole centrali a carbone la cui costruzione era stata pianificata molti anni fa, che hanno aggiunto solo 1.400 megawatt di capacit produttiva termoelettrica. Nello stesso anno, sono stati connessi alla rete quasi 100 parchi eolici, per un totale di 8.400 megawatt di capacit produttiva. Questa moratoria de facto un messaggio per il resto del mondo. La Danimarca e la Nuova Zelanda hanno gi proibito nuove centrali a carbone. Altri paesi si uniranno probabilmente a questo sforzo. Perfino la Cina, che stava costruendo una nuova centrale alla settimana, sta vertiginosamente aumentando il suo impegno nelle energie rinnovabili e superer presto gli Stati Uniti nella produzione di energia elettrica di origine eolica. Questi e altri sviluppi suggeriscono che lobiettivo di ridurre le emissioni di CO2 dell80% entro il 2020 potrebbe essere pi raggiungibile di quanto si creda.

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10.3 Stabilizzare il clima

In precedenza abbiamo sottolineato la necessit di tagliare le emissioni nette di CO2 dell80% entro il 2020 per minimizzare i futuri aumenti della temperatura. Qui riassumiamo le proposte del piano B per realizzare questo obiettivo, comprese le riduzioni nelluso dei combustibili fossili e un crescente sequestro biologico del carbonio. Una volta che la domanda di energia sar stata stabilizzata con un deciso miglioramento dellefficienza, la sostituzione dei combustibili fossili con fonti di energia rinnovabili per la fornitura di energia elettrica e di calore potr ridurre le emissioni di CO2, al 2020, di pi di 3,2 miliardi di tonnellate (vedi tabella 10.1).

Fonte: si veda la nota 41. Il maggior taglio di emissioni arriver dalleliminazione progressiva delluso del carbone per generare elettricit. Altre importanti riduzioni potranno provenire dalleliminazione del petrolio e da un calo del 70% nellimpiego del gas per la produzione di elettricit. Nota 41. Nel settore dei trasporti, una forte riduzione nelluso del petrolio potr eliminare 1,4 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2. Questo calo sar legato alla diffusione di auto ibride a tecnologia plug-in o completamente elettriche, alimentate da energia a emissioni zero come quella eolica. La
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rimanente riduzione si otterr in larga misura dallo spostamento del trasporto merci su gomma al trasporto ferroviario e dallutilizzo di treni mossi da elettricit prodotta da fonti rinnovabili. Si stima che oggi la deforestazione sia responsabile dellemissione di 1,5 miliardi di tonnellate di CO2 allanno. Il Piano B ha due obiettivi: portare la deforestazione a zero entro il 2020 e aumentare il numero di alberi sulla Terra, allo scopo di sequestrare la CO2 contenuta nellatmosfera. La riforestazione delle terre incolte e deforestate potrebbe fissare pi di 860 milioni di tonnellate di carbonio allanno. Inoltre, il programma di riforestazione per il controllo delle inondazioni, del deflusso delle precipitazioni e dellerosione del suolo porter a sottrarre altra CO2 dallatmosfera. Laltro metodo con cui sequestrare il carbonio attraverso meccanismi biologici passa attraverso una migliore gestione dellutilizzo del territorio. Ci include lespansione delle zone coltivate con tecnologie a basso impatto ambientale (tecniche minimum till o no-till), la coltivazione di specie vegetali che offrono maggiore copertura del terreno durante il fermo vegetativo e un maggior uso di specie perenni nella distribuzione delle coltivazioni Questultima iniziativa significherebbe, ad esempio, usare meno mais e pi panico verga per la produzione di bioetanolo. Si stima che, con ladozione di queste pratiche agricole, si potrebbero fissare circa 600 milioni di tonnellate di carbonio annue. Nellinsieme, rimpiazzando i combustibili fossili con fonti rinnovabili per la generazione elettrica, spostandosi sullutilizzo di auto ibride plug-in o completamente elettriche, impiegando linee ferroviarie elettrificate, mettendo al bando la deforestazione, piantando alberi e migliorando la gestione del suolo si potrebbe arrivare entro il 2020 a un livello di emissioni inferiore dell80% rispetto a quello attuale. Questa riduzione stabilizzerebbe la concentrazione di CO2 atmosferica sotto le 400 parti per milione, limitando i futuri aumenti della temperatura. Il sistema pi efficiente per ristrutturare leconomia energetica al fine di stabilizzare i livelli atmosferici di anidride carbonica la creazione di una carbon tax (tassa sulla CO2). Come gi affermato nel capitolo 4, proponiamo una carbon tax di 200 dollari a tonnellata che andrebbe raggiunta al ritmo incrementale di 20 dollari annui dal 2010 al 2020. Pagata dai produttori principali, le compagnie del petrolio e del carbone, la carbon tax potrebbe trasformare lintera economia dellenergia basata sui carburanti fossili. La tassa sul carbone sarebbe quasi doppia di quella sul gas naturale, dato che la combustione del carbone produce molta pi CO2 di quanto faccia quella del gas naturale. Una volta reso operativo il progressivo incremento della tassazione sulle emissioni e il simultaneo decremento delle imposte sul reddito, il nuovo scenario dei prezzi far in modo che i decisori politici ed economici effettuino scelte pi intelligenti. A differenza dellapproccio del sistema cap-and-trade, nel quale il prezzo della CO2 variabile, nel caso della carbon tax questo predicibile. Per gli investitori si tratta di una riduzione dei rischi di grande importanza. Per tutti i paesi, e in particolare per quelli in via di sviluppo, la buona notizia che leconomia del Piano B richiede molta pi manodopera rispetto a quella necessaria al modello basato sui combustibili fossili. Per esempio in Germania, un paese allavanguardia nella transizione energetica,
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le filiere industriali delle energie rinnovabili impiegano gi pi lavoratori di quelle dei combustibili fossili e del nucleare insieme. In un mondo dove lobiettivo auspicato da tutti laumento delloccupazione questa davvero una buona notizia. Inoltre, la ristrutturazione dellindustria energetica qui delineata non soltanto far crollare i livelli di emissione di CO2, aiutando a stabilizzare il clima, ma eliminer la maggior parte degli inquinanti atmosferici. Lidea di un ambiente libero da contaminazioni per noi addirittura difficile da immaginare, semplicemente perch nessuno di noi ha mai conosciuto uneconomia energetica che non fosse altamente inquinante. Il lavoro nelle miniere di carbone sar storia, molte malattie respiratorie potrebbero scomparire, cos come gli allarmi da condizioni di inquinamento estremo. Infine, a differenza di quanto avviene per i giacimenti petroliferi e le miniere di carbone, per cui inevitabile un progressivo depauperamento seguito dallabbandono, le nuove fonti di energia sono inesauribili. Sebbene le turbine eoliche, le celle fotovoltaiche e i pannelli solari termici richiedano tutti manutenzione e occasionali sostituzioni, linvestimento iniziale pu durare per sempre. Questo pozzo non si prosciugher mai.

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10.4 Tre modelli di cambiamento sociale

Possiamo cambiare abbastanza rapidamente? Quando penso allenorme bisogno di cambiamenti sociali necessari a indirizzare leconomia mondiale verso un percorso sostenibile, trovo utile guardare ai vari modelli di cambiamento. Ce ne sono tre che a mio avviso spiccano tra i tanti. Uno il modello di cambiamento catastrofico, che io chiamo modello stile Pearl Harbor, nel quale un evento drammatico stravolge in modo radicale il modo in cui agiamo e pensiamo. Il secondo, che io chiamo modello del muro di Berlino, quello in cui una societ raggiunge un punto critico in un particolare aspetto, spesso dopo un periodo prolungato di cambiamenti graduali del modo di pensare e dei comportamenti. Il terzo il modello di cambiamento sociale a sandwich, nel quale un potente movimento dal basso spinge per cambiamenti in un particolare aspetto, mentre una forte leadership politica lo appoggia pienamente dallalto. Lattacco a sorpresa giapponese a Pearl Harbor, il 7 dicembre del 1941, cambi completamente latteggiamento dellopinione pubblica americana nei confronti della guerra mondiale. Se il 6 dicembre qualcuno avesse chiesto agli americani se volevano entrare in guerra, con ogni probabilit il 95% avrebbe risposto di no. Luned 8 dicembre, il 95% avrebbe, con ogni probabilit, risposto di s. La debolezza di questo modello risiede nel fatto che, se dobbiamo attendere un evento catastrofico per modificare i nostri comportamenti, esso potrebbe verificarsi troppo tardi, portando le societ a livelli di stress tali da rischiare di farle collassare. Quando si chiede agli scienziati quale potrebbe essere un evento Pearl Harbor dal punto di vista climatico, spesso indicano la possibile frammentazione della penisola occidentale dellAntartide. Pezzi relativamente piccoli si sono gi staccati nellultimo decennio, ma si teme il distacco di settori molto pi grandi. Se ci dovesse avvenire, nel giro di pochi anni si registrerebbe un innalzamento del livello del mare compreso tra i 60 e i 90 centimetri. Sfortunatamente, se e quando raggiungeremo questo stadio sar gi troppo tardi per tagliare le emissioni di gas serra abbastanza in fretta da salvare il resto della piattaforma occidentale antartica o la calotta glaciale della Groenlandia, la cui fusione sta parimenti accelerando. Non questo il modello che desideriamo seguire per un cambiamento sociale riguardante il clima. Il modello muro di Berlino interessante perch la caduta del muro nel 1989 fu la manifestazione visibile di un cambiamento sociale molto pi profondo. A un certo punto, gli abitanti dellEuropa dellEst, rinfrancati dai cambiamenti che stavano avvenendo a Mosca, rifiutarono il grande esperimento socialista con il suo sistema politico monopartitico e uneconomia pianificata centralmente. Sebbene non fosse stato previsto, lEuropa dellEst speriment una rivoluzione politica, essenzialmente senza spargimento di sangue, che cambi la forma di governo in ogni paese della regione. Senza preavviso, essa aveva raggiunto il suo punto critico. Cercate sui giornali degli anni Ottanta: non troverete un articolo sullimminente rivoluzione politica nellEuropa dellEst. A Washington la CIA non aveva idea, nel gennaio 1989, che unonda di marea della storia stava per abbattersi sui noi tutti, spiegava in una intervista del 1996 Robert Gates, ai
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tempi impiegato nella CIA e attuale Segretario della Difesa.

Molti cambiamenti sociali avvengono quando le societ raggiungono punti di non ritorno o superano livelli di soglia critici. Quando ci accade, il cambiamento avviene rapidamente e in modo imprevedibile. Uno dei pi conosciuti punti critici nella storia degli Stati Uniti stata la crescente opposizione al fumo che si manifestata durante la seconda met del XX secolo. Questo movimento antifumo stato alimentato da un flusso continuo di informazioni sugli effetti dannosi per la salute dei fumatori, un processo che cominciato con il primo rapporto sul fumo e la salute del Surgeon General del 1964. Il punto critico arrivato quando questo flusso di informazione ha finalmente superato la campagna di disinformazione massicciamente finanziata dalle industrie del tabacco. Pubblicato quasi ogni anno, il Surgeons General Report ha attirato lattenzione su quello che via via si apprendeva sugli effetti del fumo sulla salute e ha stimolato innumerevoli progetti di ricerca su questo settore. Ci sono stati momenti, negli anni Ottanta e Novanta, nei quali sembrava che ogni settimana uscissero nuovi studi sui danni provocati dal fumo. Alla fine, il fumo stato associato con almeno 15 forme di cancro, malattie cardiache e ictus. Mentre cresceva la consapevolezza pubblica sugli effetti dannosi del fumo, furono adottati numerosi provvedimenti per proibirlo dai locali pubblici, dagli aerei, dagli uffici, dai ristoranti. Anche in seguito a questi interventi, il numero di sigarette fumato per persona, dopo aver raggiunto un picco nel 1970, ha cominciato un declino che continua ancora oggi. Uno degli eventi fondamentali in questo processo di cambiamento sociale si verificato quanto lindustria del tabacco ha accettato di compensare i governi degli Stati per i costi delle cure mediche prestate in passato alle persone colpite da malattie causate dal fumo. Nel giugno 2009, il Congresso ha approvato con larghissimo margine, e il Presidente Obama ha controfirmato, un decreto che d alla Food & Drugs Administration lautorit di regolamentare i prodotti del tabacco, inclusa la pubblicit. Questa decisione ha aperto un nuovo capitolo nello sforzo di ridurre i danni alla salute prodotti dal fumo. Il modello di cambiamento sociale a sandwich , per molti aspetti, il pi attraente, in parte perch ha un buon potenziale per cambiamenti rapidi. A met del 2009, il forte interessamento popolare al taglio delle emissioni di CO2 e lo sviluppo delle energie rinnovabili si fuso con le attivit del Presidente Obama e della sua amministrazione. Un risultato, come notato precedentemente, la moratoria de facto sulle centrali a carbone.

Ci sono molti segni che anche gli Stati Uniti potrebbero essere vicini a un punto critico riguardo alla percezione della questione climatica, in modo simile a quello che avvenne negli anni Sessanta riguardo ai diritti civili. Sebbene molti indicatori siano influenzati dalla difficile situazione economica, probabile che il consumo di carbone abbia raggiunto il picco negli Stati Uniti nel 2007 e abbia cominciato quello che sar un lungo declino. Carbone e petrolio, le principali fonti di gas serra, potrebbero essere in procinto di essere abbandonate. E il numero totale di auto negli Stati Uniti
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potrebbe analogamente aver cominciato a calare. Le automobili demolite nel 2009 hanno quasi superato quelle acquistate, a dimostrazione che la flotta automobilistica degli USA potrebbe aver raggiunto un picco per avviarsi a una diminuzione. Negli ultimi due anni il passaggio ad auto pi efficienti stato stimolato dai costi pi alti della benzina, dai nuovi standard automobilistici di efficienza e dalle pressioni sulle compagnie automobilistiche in occasione della concessione del pacchetto di salvataggio. Nel settore energetico la riallocazione di risorse verso leolico e il solare sta rapidamente crescendo mentre nel settore del carbone e del petrolio gli investimenti vanno declinando. Questo un altro segnale di un profondo cambiamento nei valori di base, un cambiamento che potrebbe potenzialmente interessare ogni settore delleconomia. Se cosi, questi fenomeni, uniti a una leadership nazionale che li comprende e li approva potrebbero portare a un cambiamento sociale su una scala e a una velocit che possiamo a stento immaginare. abbastanza probabile, ad esempio, che il consumo di petrolio degli Stati Uniti abbia raggiunto il picco. Standard di consumo per il settore automobilistico molto pi stringenti, un deciso aumento dei fondi destinati al trasporto pubblico e un incoraggiante spostamento verso auto pi efficienti e verso ibride plug-in e completamente elettriche potrebbero drammaticamente ridurre le vendite dei carburanti nel paese. Il Dipartimento dellenergia degli Stati Uniti aveva previsto una crescita sostanziale dei consumi di petrolio del paese, ma ha rivisto pesantemente al ribasso le sue stime. La domanda non ora se il consumo di petrolio decliner negli Stati Uniti, ma quanto velocemente lo far. Anche le emissioni di CO2, di conseguenza, potrebbero aver raggiunto il loro picco. Dei tre modelli di cambiamento sociale, affidarsi al modello Pearl Harbor di gran lunga lopzione pi rischiosa, perch quando si verifica un evento catastrofico in grado di innescare un cambiamento sociale potrebbe esser troppo tardi. Il modello muro di Berlino funziona, nonostante la mancanza di un supporto governativo, ma richiede tempo. Ci sono voluti quasi quaranta anni dopo che i comunisti avevano preso il potere nei paesi dellEst Europa, prima che lopposizione si allargasse a sufficienza da diventare abbastanza forte da rovesciare i regimi autoritari e passare a governi democraticamente eletti. La situazione ideale per progressi rapidi e storici si verifica quando un crescente movimento dal basso si unisce a una leadership nazionale vocata allo stesso cambiamento. Questo potrebbe spiegare perch il mondo nutre speranze cos elevate nei confronti della nuova leadership americana, mentre affronta le sfide descritte nei capitoli precedenti.

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10.5 Una mobilitazione da tempi di guerra

Lingresso degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale offre un caso di studio emblematico sulla mobilitazione rapida. Proponendo una mobilitazione volta a salvare la civilt, interessante notare somiglianze e differenze con quel precedente. Durante la guerra ci fu una ristrutturazione delleconomia, ma solo temporanea. La mobilitazione per salvare la civilt richiede invece una duratura riorganizzazione economica. Inizialmente, gli Stati Uniti furono restii a farsi coinvolgere nella guerra e risposero in maniera massiccia solo dopo essere stati attaccati a Pearl Harbor il 7 dicembre 1941. E grazie a un impegno senza tentennamenti, il loro intervento permise di ribaltare la situazione bellica, portando le forze alleate alla vittoria in tre anni e mezzo. Nel suo discorso sullo Stato dellUnione del 6 gennaio 1942, un mese dopo il bombardamento di Pearl Harbor, il Presidente Franklin. D. Roosevelt annunci al paese gli obiettivi di produzione militare. Disse che gli Stati Uniti avrebbero prodotto, ogni anno, 45 mila carri armati, 60 mila aeroplani, 20 mila cannoni antiaerei e migliaia di navi. E aggiunse: Fate che nessuno possa dire che impossibile. Simili livelli di produzione di armamenti non si erano mai visti, e vennero accolti con scetticismo, ma Roosevelt e membri del suo governo avevano compreso che a livello mondiale il pi importante potere industriale era rappresentato dallindustria automobilistica statunitense. Perfino durante la Grande depressione, gli Stati Uniti avevano prodotto 3 milioni di vetture allanno. Roosevelt si incontr con i leader dellindustria automobilistica e dichiar che il paese avrebbe fatto affidamento su di loro per raggiungere i livelli di produzione militare che erano stati annunciati. Gli industriali volevano continuare a costruire auto, e intendevano semplicemente aggiungere la produzione di armamenti a quella esistente, ma non sapevano che la produzione di vetture sarebbe stata bloccata per legge. Dallinizio del 1942 alla fine del 1944, per quasi tre anni, negli Stati Uniti non furono sostanzialmente prodotte automobili. In aggiunta al divieto di produzione e vendita di auto private, venne sospesa la costruzione di edifici residenziali e di autostrade, e fu proibito luso ricreativo dellautomobile. I beni strategici, come gomma, carburanti e zucchero furono razionati a partire dal 1942. Il taglio dei consumi privati liber risorse materiali vitali per lo sforzo bellico. Nel 1942 si verific la pi grande crescita industriale nella storia della nazione, diretta esclusivamente a fini militari. La richiesta di aerei da guerra era enorme (non solo caccia, bombardieri e aerei da ricognizione, ma anche velivoli adibiti al trasporto truppe e cargo necessari per combattere una guerra su fronti lontani). Dallinizio del 1942 e per tutto il 1944, gli Stati Uniti superarono di gran lunga lobiettivo iniziale di 60 mila aerei, producendo lincredibile numero di 229.600 velivoli. E pi di 5.000 navi si andarono ad aggiungere alle circa 1.000 che componevano la
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flotta mercantile americana nel 1939.

Nel suo libro No Ordinary Time, Doris Kearns Goodwin ha descritto la conversione di svariate attivit. Una fabbrica di candele per auto inizi a produrre mitragliatori. Una industria di stufe si trov a costruire scialuppe; una di giostre a realizzare affusti per cannoni; una di giocattoli a produrre bussole; una manifattura di corsetti fu impegnata a realizzare cinture porta-granate e una fabbrica di flipper cominci a fornire proiettili perforanti per artiglieria. In retrospettiva, la velocit della conversione da uneconomia da tempo di pace a uneconomia bellica stata stupefacente. Lo sfruttamento della potenza industriale degli Stati Uniti spost la bilancia decisamente a favore delle forze alleate, rovesciando le sorti della guerra. La Germania e il Giappone, gi convertite al 100%, non poterono controbattere a questo sforzo. Il primo ministro inglese, Winston Churchill, spesso citava le parole del suo segretario agli Affari esteri, Sir Edward Grey: Gli Stati Uniti sono come una caldaia gigante, una volta che il fuoco acceso, non v limite alla potenza che pu generare. Questa mobilitazione nellarco di pochi mesi dimostra che un paese, e in realt il mondo intero, possono ristrutturare rapidamente leconomia, se sono convinto della necessit di farlo. Molte persone, sebbene non la maggioranza, sono gi convinte della necessit di una completa riconversione economica. Lo scopo di questo libro di convincerne ancora di pi, contribuendo a spostare la bilancia verso le forze del cambiamento e della speranza.

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10.6 Mobilitarsi per salvare la civilt

Mobilitarsi per salvare la civilt significa fondamentalmente ristrutturare leconomia globale per riequilibrare il clima, sradicare la povert, stabilizzare la popolazione, recuperare i sistemi naturali di supporto delleconomia e, soprattutto, ridare la speranza. Abbiamo le tecnologie e gli strumenti economici e finanziari per farlo. Gli Stati Uniti, la pi ricca societ mai esistita, possiedono le risorse per guidare questo sforzo. Riguardo allo sradicamento della povert, Jeffrey Sachs, dellEarth Institute della Columbia University, riassume bene la situazione: La tragica ironia di questo momento che i paesi ricchi sono cos ricchi e i poveri cos poveri che basterebbe una frazione dell1% del prodotto interno lordo dei pi facoltosi nel corso dei prossimi decenni a rendere possibile ci che non mai stato fatto in tutta la storia dellumanit: assicurare che i bisogni fondamentali di salute e istruzione siano soddisfatti per tutti i bambini poveri del pianeta. Possiamo dare alcune stime grossolane degli sforzi necessari per muovere la nostra civilt del XXI secolo fuori dal tracciato del declino e del collasso, incamminandoci su un percorso capace di sostenere la civilt. Quello che non possiamo calcolare il costo della mancata adozione del Piano B. possibile mettere una targhetta con il prezzo sul collasso della civilt e sulle innumerevoli sofferenze e morti che laccompagnerebbero? Come illustrato nel capitolo 7, i fondi aggiuntivi necessari per garantire unistruzione primaria ai paesi in via di sviluppo sono stimati prudenzialmente intorno ai 10 miliardi di dollari allanno. Il finanziamento di analoghi programmi di istruzione di base per adulti, largamente basati sul volontariato, richiederebbe altri 4 miliardi di dollari annui. Secondo lOrganizzazione Mondiale della Sanit, servirebbero 33 miliardi di dollari per fornire lassistenza sanitaria di base ai paesi in via di sviluppo. I fondi addizionali necessari per garantire assistenza sanitaria, assistenza alla salute riproduttiva e alla pianificazione familiare a tutte le donne dei paesi in via di sviluppo sono stimati in 17 miliardi di dollari annuali. Colmare il cosiddetto condom gap, con la fornitura di 14,7 miliardi di profilattici necessari per controllare la diffusione dellHIV nei paesi del terzo mondo e nellEuropa dellEst richiede 3 miliardi di dollari, dei quali 440 milioni per i preservativi e 2,5 miliardi per la loro distribuzione e leducazione alla prevenzione. Il costo per lavvio di programmi di refezione scolastica nei 44 paesi pi poveri del mondo di circa 6 miliardi. Negli stessi paesi, circa 4 miliardi di dollari allanno coprirebbero il costo dellassistenza ai bambini in et prescolare e alle donne in gravidanza. Nellinsieme, il costo per il raggiungimento degli obiettivi relativi ai servizi sociali di base sarebbe dunque di 77 miliardi di dollari allanno. Nota 63. Ma, come notato nel capitolo 8, qualsiasi intervento per debellare la povert destinato al fallimento se non sar accompagnato da uno sforzo per il ripristino degli ecosistemi terrestri. Proteggere il
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suolo, riforestare il pianeta, ricostituire le riserve ittiche richiederanno circa 110 miliardi di dollari di spese aggiuntive annuali. Le attivit pi costose, la protezione della biodiversit richiederebbe 31 miliardi di dollari, la conservazione del suolo altri 24, assorbirebbero circa la met delle risorse necessarie annualmente al recupero del pianeta. Nota 64. La somma dei costi previsti nel budget del Piano B di 187 miliardi di dollari allanno, allincirca un terzo dellattuale bilancio della difesa degli Stati Uniti e il 13% di quello mondiale (tabelle 10.2 e 10.3). In un certo senso questo il nuovo budget della difesa, quello che affronta le minacce pi serie alla nostra sicurezza. Nota 65.

Fonte: vedi note 63 e 64.

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Fonte: vedi nota 65. Sfortunatamente, gli Stati Uniti continuano a concentrarsi sul rinforzo delle forze armate, e ignorano quasi completamente i rischi posti dal deterioramento dellambiente, dalla crescita demografica e dalla povert. Il bilancio per la difesa degli Stati Uniti del 2008 di 607 miliardi di dollari, il 41% del totale mondiale di 1.464 dollari. Gli altri paesi che spendono maggiormente nel settore militare sono la Cina, 85 miliardi, la Francia, 66 miliardi, il Regno Unito, 65 miliardi, e la Russia, 59 miliardi. Alla met del 2009 i costi delloccupazione dellIraq, che gi durata pi della Seconda guerra mondiale, sono arrivati a 642 miliardi di dollari. Gli economisti Joseph Stiglitz e Linda Bilmes hanno calcolato che se si venissero compresi anche i costi collaterali, come quelli per le cure e il supporto psicologico di chi ha subito traumi psicologici e andr assistito per tutta la vita, la guerra potrebbe arrivare a costare 3.000 miliardi di dollari. Limpegno bellico in Iraq potrebbe rivelarsi uno dei pi costosi errori della storia non solo per lemorragia di risorse economiche, ma anche perch ha distratto lattenzione del mondo dal cambiamento climatico e dalle altre minacce alla civilt. tempo di decisioni. Possiamo scegliere di perseverare nel business as usual, e assistere al declino del sistema economico seguito dal possibile collasso della nostra civilt, oppure possiamo decidere di
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muoverci lungo un nuovo percorso, che sia in grado di sostenere il progresso economico. In questa situazione, il non agire equivale per ad andare verso il declino.

Nessuno pu oggi sostenere che non ci sono risorse sufficienti. Possiamo stabilizzare la popolazione mondiale, sbarazzarci della fame, dellanalfabetismo, delle malattie e della povert e possiamo ripristinare i suoli, le foreste e le aree di pesca. Spostare un sesto dei bilanci militari mondiali al budget del Piano B sarebbe pi che sufficiente a porci su un cammino in grado di sostenere il progresso. Possiamo costruire una comunit globale capace di soddisfare le necessit elementari di chiunque, un mondo che permetter a noi stessi di considerarci uomini veramente civilizzati. Questa ristrutturazione economica dipende, come abbiamo gi detto, da una revisione del sistema fiscale capace di rendere il mercato corrispondente alla realt ecologica. I politici dovranno essere valutati in base alla loro capacit di riformulare il sistema fiscale, spostando le tasse dal lavoro alle attivit distruttive per lambiente: questa riforma fiscale, condotta senza imporre imposte ulteriori, la chiave per ristrutturare leconomia energetica e per stabilizzare il clima. facile spendere centinaia di miliardi di dollari in risposta alle minacce del terrorismo, ma la realt che le risorse necessarie a distruggere uneconomia moderna sono assai piccole e che il Department of Homeland Security, per quanto ben fornito, non potr che offrire una minima protezione dai terroristi suicidi. La sfida non tanto quella di dare al terrorismo una risposta militare ad alto contenuto tecnologico, ma quella di costruire una societ globale equa e sostenibile, che possa restituire a ognuno la speranza. Uno sforzo di questo tipo sarebbe molto pi efficace di qualsiasi possibile aumento delle spese militari o di qualunque nuovo equipaggiamento bellico, per quanto avanzato. Proprio come le forze distruttive possono rinforzarsi le une con le altre, cos pu avvenire anche per le forze del progresso. Gli aumenti di efficienza, che riducono la dipendenza dal petrolio, tagliano anche le emissioni di anidride carbonica e linquinamento atmosferico. Le misure che sradicano la povert aiutano a stabilizzare la popolazione. La riforestazione sequestra la CO2, contribuisce al ripristino degli acquiferi e riduce lerosione del suolo. Una volta che avremo operato in modo che un numero sufficiente di fenomeni vadano nella giusta direzione, questi si rinforzeranno gli uni con gli altri.

Per rinforzare la speranza nel futuro, il mondo ha bisogno di un deciso passo in avanti nella riduzione delle emissioni e dalla dipendenza dal petrolio. Se gli Stati Uniti, per esempio, dovessero lanciare un forte programma di conversione della produzione automobilistica verso vetture ibride plug-in e completamente elettriche, e contemporaneamente investissero nella costruzione di migliaia di centrali eoliche, gli americani potrebbero effettuare la maggior parte dei loro spostamenti utilizzando lenergia catturata dal vento. Ci ridurrebbe radicalmente la necessit di petrolio.

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Dato che negli Stati Uniti numerosi stabilimenti per la costruzione delle auto sono attualmente inattivi, sarebbe relativamente semplice riorganizzarne qualcuno per la produzione di turbine eoliche, permettendo al paese di utilizzare le sue grandi potenzialit di sfruttamento dellenergia del vento. Questa, se comparata alla riconversione industriale della Seconda guerra mondiale, sarebbe uniniziativa modesta, ma aiuterebbe lintero pianeta, dimostrando che la ristrutturazione delleconomia realizzabile rapidamente e con profitto, e in una forma che aumenta la sicurezza nazionale, sia riducendo la dipendenza dagli insicuri approvvigionamenti petroliferi, sia scongiurando cambiamenti climatici distruttivi.

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10.7 Cosa possiamo fare tutti noi

Una delle domande che mi viene rivolta pi di frequente : cosa posso fare io? Le persone spesso si aspettano da me che gli parli di cambiamenti nello stile di vita, di riciclare i giornali o di sostituire le lampadine. Queste cose sono essenziali, ma non sono assolutamente sufficienti. Oggi abbiamo bisogno di ristrutturare leconomia globale, e dobbiamo farlo molto velocemente. Ci significa diventare politicamente attivi, impegnandosi affinch avvengano i cambiamenti che sono necessari. Salvare la civilt non uno sport da spettatori. Informatevi, leggete, studiate le varie questioni. Se volete sapere cosa accaduto alle antiche civilt che si trovarono coinvolte in problematiche di tipo ambientale, leggete Collasso di Jared Diamond, o Breve storia del progresso di Ronald Wright, o The Collapse of Complex Societies di Joseph Tainter. Se avete trovato utile questo libro condividetelo con altre persone. Pu essere scaricato gratuitamente dal sito Web dellIstituto Earthpolicy.org. Scegliete un argomento che significativo per voi, per esempio la riforma del sistema fiscale, la proibizione delle lampadine inefficienti, lo smantellamento delle centrali a carbone, oppure lavorare per far diventare le strade della vostra comunit a misura di pedone e ciclista, o unitevi a un gruppo che sta lavorando per stabilizzare la popolazione mondiale. Cosa potrebbe esserci di pi eccitante e appagante che essere coinvolti direttamente nel tentativo di salvare la civilt? Potreste voler procedere da soli, ma potreste anche desiderare di organizzare un gruppo di persone che condividono le vostre idee. Potete cominciare parlando con gli altri per definire una o pi questioni su cui lavorare e comunicare con i vostri rappresentanti politici. A parte la questione particolare su cui deciderete di lavorare, ci sono due sfide politiche che si accavallano: ristrutturare le tasse e riordinare le priorit fiscali. Scrivete o mandate e-mail ai vostri rappresentanti relativamente alla necessit di riformare il fisco riducendo le tasse sul reddito da lavoro e alzando quelle ambientali. Ricordategli che lasciare i costi ambientali fuori dai libri contabili un modo di procedere da Schema Ponzi: nel breve termine pu offrire unapparenza di prosperit, ma a lungo andare porta al collasso. Fate in modo che i vostri rappresentanti politici comprendano che un mondo che spende quasi 1.500 miliardi di dollari lanno in spese militari semplicemente fuori sincronia con la realt, poich non sta rispondendo alle minacce pi serie per il nostro futuro. Chiedetegli se 187 miliardi di dollari annui, il budget calcolato nel Piano B, sia una spesa irragionevole per salvare la civilt. Chiedetegli se dirottare un ottavo del budget globale degli armamenti per salvare la nostra civilt sia troppo costoso. Ricordategli di come gli Stati Uniti si sono mobilitati durante la Seconda guerra mondiale. E, sopratutto, non sottostimate quello che potete fare. Lantropologa Margaret Mead una volta ha detto: Non dubitate mai che un piccolo gruppo di cittadini preoccupati possa cambiare il mondo. In realt lunica cosa che sia mai accaduta. In aggiunta, non fa male sottolineare i vostri sforzi politici con cambiamenti dello stile di vita. Ma ricordatevi sempre che essi devono affiancarsi alla vostra azione politica, non sostituirla. Il pianificatore urbano Richard Register racconta di aver incontrato un amico attivista in bicicletta con
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una maglietta che recitava ho appena perso una tonnellata e mezzo. Chiedetemi come. Quando glielo chiedevano rispondeva che aveva semplicemente venduto la macchina. Rimpiazzare una macchina che pesa 1.700 chilogrammi con una bicicletta che ne pesa 12 ovviamente riduce fortemente il consumo di energia, ma abbatte luso di materie prime del 99%, facendo risparmiare ancora pi energia in forma indiretta. I cambiamenti di dieta fanno anchessi una grande differenza. Sappiamo che la differenza di impronta ecologica fra una dieta ricca in carne e una vegetariana allincirca la stessa che passa tra guidare un SUV assetato di carburante e una ibrida/elettrica altamente efficiente. Quelli di noi che hanno una dieta ricca di prodotti animali ricchi di grassi possono fare un favore sia a se stessi sia alla civilt scendendo lungo la catena alimentare. Oltre a questi cambiamenti di stile, non dolorosi e potenzialmente benefici per la nostra salute, dobbiamo anche pensare ad affrontare qualche sacrificio. Durante la Seconda guerra mondiale milioni di uomini misero a repentaglio la propria vita. Per fortuna, noi non abbiamo bisogno di arrivare a tanto per salvare la civilt. Ci viene chiesto solo di essere politicamente attivi e di cambiare le nostre abitudini. Allinizio della Seconda guerra mondiale il presidente Roosevelt chiedeva spesso ai suoi concittadini di cambiare il loro stile di vita. Che contributo personale possiamo dare oggi in termini di tempo, denaro o riduzione dei consumi per salvare la nostra civilt? La scelta nostra, vostra e mia. Possiamo continuare con il business as usual e assistere impotenti a una economia che continua a fagocitare i sistemi naturali che la supportano fino a distruggere se stessa o possiamo adottare il Piano B ed essere la generazione che inverte la direzione, muovendo il mondo verso un percorso di progresso sostenibile. La scelta spetta alla nostra generazione, ma influenzer la vita di tutte quelle che verranno sulla Terra nel futuro.

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