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Cambiamenti climatici.

Professor
Scafetta: maggior attenzione
all’attività solare
 Maurizio Blondet  11 Giugno 2019 

Negli ultimi mesi il dibattito sul clima si è fatto sempre più stringente,
sicuramente dovuto alla comparsa mediatica della giovane attivista Greta
Thunberg.
Tra le voci fuori dal coro non appiattite sulle posizioni escatologiche, anche
quella del professor Nicola Scafetta, docente di fisica dell’atmosfera ed
oceanografia all’Università Federico II di Napoli, autore di libri e di
numerosi saggi. Nel corso dei suoi studi in Italia e negli Stati Uniti il professor
Scafetta ha maturato la convinzione che il fattore antropico nell’evoluzione del
clima contemporaneo sia largamente sovrastimato, secondo il suo modello si
dovrebbe invece prestare maggior attenzione, nel suo complesso, all’attività
solare. Contattato da Sputnik Italia il professor Scafetta ha spiegato le ragioni
delle sue conclusioni scientifiche.

Professore, ci spiega brevemente i principi del suo modello climatico?


– Grazie per questa opportunità. In breve è possibile rispondere nel modo
seguente. Ogni modello fisico, inclusi quelli proposti per interpretare e predire i
cambiamenti climatici, va validato per essere credibile. La validazione implica
che il modello deve essere dimostrato capace di interpretare correttamente la
realtà. Nel caso dei modelli climatici usati per predire che nel prossimo futuro ci
saranno gravi sconvolgimenti ambientali se non si riducono immediatamente le
emissioni di gas serra, come ad esempio l’anidride carbonica (CO2), il problema
è che questi interpretano il riscaldamento osservato sin dal 1850 come dovuto
quasi totalmente alle emissioni umane.
Bisogna, però, determinare
l’incertezza associata a tali affermazioni. Per farlo uno deve dimostrare che i
modelli correttamente predicono i cambiamenti climatici del passato, almeno
delle ultime migliaia di anni quando si sono osservati numerosi periodi caldi,
come e forse anche più del nostro (come nel medioevo, nel periodo romano,
nell’Ottimo climatico dell’Olocene tra circa 9.500 e 5.500 anni fa, ecc.) e
periodi freddi tra i periodi caldi. I dati climatici del passato mostrano
chiaramente un forte ciclo quasi millenario per circa 10.000 anni. Sono i
modelli suddetti capaci di ricostruire questa grande oscillazione? La risposta è
no! Non sono in grado di predire nessuno dei periodi caldi del passato. Quindi,
perché uno dovrebbe credere che questi stessi modelli siano in grado di predire
il riscaldamento presente?
Infatti, il ciclo climatico millenario è quasi periodico e, quindi, il XX secolo
avrebbe dovuto essere un periodo di riscaldamento e il XXI un secolo caldo per
motivi naturali. Ma i modelli non riproducono questa variabilità naturale e
finiscono per interpretare il riscaldamento osservato dal 1850 esagerando
l’effetto dei gas serra emessi dall’uomo. Quindi, anche le previsioni future di
questi modelli finiscono per esagerare l’effetto umano. Questo è ora molto
evidente perché il riscaldamento di 0.2° C per secolo predetto dai modelli dal
2.000 non si è osservato.
A questo punto, uno si chiede cosa manca nei modelli ed è facile notare che i
grandi cicli millenari sono presenti solo nei dati che ricostruiscono la variabilità
dell’attività solare. Quindi, è evidente, che l’effetto del sole sul clima non è
ancora ben capito. L’attività solare è cresciuta dal 1.700 ad oggi e, ad esempio
nei miei lavori come in quelli di tanti altri colleghi, si dimostra che una grossa
percentuale del riscaldamento osservato dal 1.850 in poi è dovuto ad esso.
Pertanto, l’effetto umano c’è, ma è molto inferiore a quello predetto dai modelli
suddetti.
Il mio modello climatico, invece, cerca direttamente di ricostruire e tenere in
conto dell’oscillazione climatica con un periodo di circa 1.000 anni ed anche di
tutte le altre oscillazioni climatiche come quelle con un periodo di 60 anni che
hanno caratterizzato l’evoluzione climatica dal 1.850 ad oggi, che i modelli
suddetti non riproducono. La conclusione è che ci sarà un ulteriore
riscaldamento futuro, ma sarà sufficientemente moderato tanto da rendere più
ragionevole l’adattarsi ad esso invece di mitigarlo con politiche energetiche
economicamente molto dannose per la società.
– Perché in alcuni siti i suoi lavori vengono criticati come
“climastrology”?
– Questi siti sono diffamatori. Si nega con disinvoltura e pregiudizio che il sole
ed altri fenomeni astronomici legati ad esempio alla Luna e ai pianeti possano
contribuire ai cambiamenti climatici sulla Terra. Tali tesi sono evidentemente
“negazioniste”, contraddicono un’infinità di lavori scientifici e non spiegano
nessuno dei cambiamenti climatici osservati nel passato.– Tornando sul
fattore “antropogenico” nel riscaldamento globale, la questione non
le pare troppo politicizzata?
– Sicuramente si. Uno dovrebbe cercare di capire le cose con un po’ di pazienza
e calma.
– Secondo Lei, chi ha interesse a forzare sul “fattore umano” come
principale causa del riscaldamento globale? Chi, secondo Lei, ne
potrebbe trarre beneficio?
 Ci sono sicuramente grossi interessi economici dietro una certa propaganda
perché questi temi climatici sono associati principalmente al problema
dell’energia, che è necessaria per il benessere della società. Perciò, forse
qualcuno vuole fare soldi facili, o si hanno altre finalità politiche che non hanno
nulla a che fare con la scienza, come la pretesa che in questo modo si
combatterebbe la povertà sulla Terra, cosa che è tutta da dimostrare.
Tuttavia, il problema è cercare di fare qualcosa di positivo per tutta la società,
cioè per tutti, e non solo per qualcuno. Per fare questo bisogna avere l’umiltà di
cercare di fare la cosa giusta valutando correttamente le cose.
L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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