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C’ERA UNA VOLTA …10.

000 ANNI FA
Non è l’incipit di un romanzo fantasy: è l’Europa alla fine dell’ultima glaciazione. La grande pianura
adriatica che arriva ad Ancona, il Lago ad oriente che oggi chiamiamo Mar Nero, l’immensa regione del
Doggerland (il Mare del Nord). Poi tutto viene spazzato via dalla fine dell’era: le zone pianeggianti, quelle
presumibilmente più popolose. Un mondo termina. Il resto diventa leggenda: i miti del Diluvio, le civiltà
straordinarie e terribili (che avevano tradito il Principio e tentato di distruggere l’Ordine divino delle cose
– non con la tecnologia, come oggi, ma con altre “tecniche” più sottili); Atlantide; la genia dei Giganti, i
Nephilim, alleati con le forze delle tenebre, con la controiniziazione. L’Ordine divino che si ripristina con
la catastrofe.
Sembra un fantasy …eppure oggi – al termine di un altro ciclo del mondo – riemergono le testimonianze
di questo ciclo precedente. Gobekli Tepe, il santuario di 12.000 anni fa nel sud della Turchia; i megaliti
che riaffiorano nel Canale di Sicilia di età indefinibile ma sicuramente anteriori a 9000 anni fa.
Noi siamo i figli ultimi di ciò che rimase di quel mondo. Di ciò che fu permesso che rimanesse.
Come disse non ricordo chi: “la preistoria è la parte più importante della storia”.

Gianluca Marletta

QUELLI CHE CI PRECEDETTERO.


CRONACHE DALLA “PENULTIMA UMANITA’”
Erano una razza straordinaria, potente, fisicamente straordinaria (li chiamarono Giganti) dotata di tecniche
che noi oggi chiameremmo “magiche”. Ma erano protervi, rifiutavano la Divinità, assetati di potere e
prevaricatori. Con la loro Scienza (magica) turbarono l’equilibrio del cosmo e furono spazzati via da una
catastrofe globale che i popoli successivi tramanderanno come Diluvio. Di loro, secondo tradizioni sparse
ai quattro angoli del mondo, rimangono sparse vestigia impossibili, mura “titaniche”, costruzioni che i
popoli più recenti non avrebbero più saputo imitare.
NON E’ UN RACCONTO FANTASY, non è nemmeno una metafora di questa nostra epoca (anche se le
analogie ci sono): questa è la vicenda – circonfusa dalle nebbie del mito – di ciò che, secondo i nostri
Antenati, avvenne più di 12.000 anni; prima di quella che scienza attuale chiama “fine dell’ultima era
glaciale”, quando la Terra fu sconvolta da un cataclisma globale e il mare sommerse tutte le coste, una
catastrofe di cui non si conoscono berne le cause ma che fu improvvisa (i Veda indù raccontano che “le
stelle cambiarono in cielo” – una mutazione dell’asse terrestre? – nello stomaco dei Mammuth siberiani è
stato trovato cibo non digerito e congelato).
Nella Bibbia si parla dei NEPHILIM, i giganteschi (fisicamente o metaforicamente?) figli misti di una
progenie divina e di una progenie terrena (i miti di tutti i popoli sono pieni di racconti di unioni fra esseri
del mondo “sottile” ed esseri umani). Erano potenti ma empi: per loro si scatenò il diluvio.
Nel Libro di Enoch – citato nella Lettera dell’Apostolo Giuda e considerato canonico dalla Chiesa
Ortodossa etiope – si specifica che questa stirpe si diede alla magia, violò i limiti della natura: per essa il
mondo fu sconvolto. Nel IV Libro (apocrifo) di Esdra, si specifica che erano non solo stregoni ma anche
cannibali.
Nel IV secolo a.C., Platone parla di Atlantide: stirpe potente e divina ma perversa e superba (peccò di
‘hybris’): un cataclisma la inabissò nell’Oceano 12.000 anni fa (proprio quando la scienza moderna pone
la fine della glaciazione).
In Perù, si parla dei giganti pre-diluviali (i “gentiles”): erano potenti, ma praticavano la magia ed erano
cannibali (perfetta corrispondenza con gli apocrifi biblici).
Di questa razza, secondo le tradizioni, rimangono disseminate per il mondo costruzioni “impossibili”
(monumenti CICLOPICI, che i moderni non sanno riprodurre, non sanno datare e che, nella peggiore delle
ipotesi – visto che non credono alla magia e ai poteri degli Antichi – preferiscono attribuire a chissà quale
intervento “alieno”). Si trovano in Perù, in Egitto, nel Lazio; le ossa dei loro costruttori, invece, non si
trovano più: sono “maledette” dicono sulle Ande, meglio che rimangano dove si trovano, anzi, meglio non
trovarle proprio.
Sono storie, naturalmente; sono leggende antiche. Potete scegliere se crederci o meno. Oppure, potete
scegliere di seguire gli archeologi moderni (che non vi diranno molto) o gli ufologi.
Per noi, amanti della Tradizione, sono echi di mondi lontani eppure – per certi versi – incredibilmente
simili al nostro: testimonianze della perenne protervia della creatura che, con la scusa di innalzarsi dove
non gli è concesso, si ritrova a strisciare nel fango della terra; condannati per eoni ed eoni a nutrirsi di
carogne.

Gianluca Marletta

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