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Venerd
28/08/2015

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Direttore Responsabile

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Ezio Mauro

311.406

Ritaglio stampa ad uso esclusivo interno, non riproducibile

Selpress un'agenzia autorizzata da Repertorio Promopress

Tra Essere e Destino


quando la filosofia
scommessa estrema
In "Dike", il suo ultimo lavoro, Emanuele Severino porta fino in fondo
un'indagine metafisica che va oltre il divenire, la morte e il linguaggio
l'Uno, non immutabili gli essenti che
dall'Uno-Dike escono e in esso ritornano,
servi mortali di un Signore immortale ( p. 197
). Gi qui compare l'idea che il Rimedio
all'angoscia del nulla che colpisce il
"mortale" consista nella fede nell'Uno divino.
In questo senso Dike non esprime il Destino,
ma, anzi, lo sfigura (pagg. 47, 95, 108, 161,
259, eccetera). E, d'altra parte, Parmenide
mantiene, s, l'essente stretto a s, ma al
prezzo di "soffocare" il molteplice e non dar
conto del divenire. Il Destino afferma, invece,
l'Uno dell'ente stesso, il suo non essere altro
che s, il che implica con necessit
l'impossibilit che sia stato nulla e possa
tornare ad esserlo. Proposizione-chiave di
Aristotele: necessario che l'ente sia
quando , ma non affatto necessario che
assolutamente sia. Per Aristotele, anzi,
follia pensare che gli enti (almeno quelli del
nostro mondo sublunare) siano sempre. Per
Severino la suprema follia proprio pensarli
mortali, proprio la metafisica della morte,
che costituisce l'essenza del nihilismo.
Gigantomachia,come si comprende, dove la
"lotta" si ingaggia contro gli inizi e il
compimento stesso (Heidegger) del pensiero
ILSAGGIO
metafisico. Gesto di assoluta inattualit e
Dike di
straordinaria audacia. Per Severino non
Emanuele
"fede" l'immortalit di ogni essente in quanto
Severino
indubitabilmente tale, ma affermazione
(Adelphi
necessaria e incontrovertibile. Violarla
pagg. 373
significa sostenere che esso pu essere altro e
euro 38)
dunque anche quella forma estrema dell'altro
MASSIMO CACCIARI
che il nulla, radice di ogni violenza e di
e la filosofia nasce, sempre, dalla
ogni forma di guerra. Innegabili, tuttavia,
"meraviglia", forse anche il discorso di un
molteplicit degli essenti e divenire. Come
filosofo in grado di destarla. "Meraviglia" di salvarne la finitezza? Il Destino accoglie in s
fronte a un problema che non ammette
ogni ora e "ogni terra", tuttavia, l'apparire di
negligenza alcuna nell'essere affrontato. Una
simile "meraviglia" suscita in me l'opera di
Severino, e quest'ultimo Dike l'ha rinnovata.
un libro-summa; vi trovano sviluppo tutti i
motivi fondamentali del suo pensiero, a
partire dalla relazione che esso fin dall'inizio
presenta con Parmenide. La Parte prima
costituita, infatti, da un confronto di
formidabile intensit teoretica col pensiero
greco delle origini. Vi si mostra come
l'Inviolabile, Dike, possa tuttavia essere
violato; si pensa l'Immutabile, ma, ad un
tempo, anche la possibilit che un essente
abbia la forza di trasgredirne l'Ordine. Si
pensa immutabile

Arte e Cultura

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questa totalit ci si presenta in modo soltanto


formale o indeterminato. Gli essenti
compaiono e scompaiono, come le terre e i
loro linguaggi, ma, per Severino, lo
scomparire e il comparire di eterni. Nessuna
scienza pu determinare l'istante della
trasformazione di un ente in altro da s. E il
linguaggio del Destino mostra con necessit
che impossibile pensare il nulla dell'ente,
che eterno ognuno e la loro totalit. Ma
necessario anche che tale totalit si presenti
sempre come succedersi di eventi, di epoche,
di terre. Qui sta il fondamento necessario
dell'errore stesso, consistente nella fede nella
mortalitdiciche. Dunque il Destino deve
accogliere in s anche la terra "isolata" dal
Destino, dove il divenire richiede il nulla
futuro e passato del presente (pag. 182).
Gli eterni della violenza sopraggiungono
fino al tramonto della terra isolata (pag.
238), e cio al sopraggiungere della "terra
pura", della "terra che salva" dal dissidio che
ci angoscia tra il Destino e il crederci mortali.
Ma in questa terra, che Severino ritiene
necessario sopraggiunga al compiersi di
quella del nihilismo, sar compreso anche
l'eterno della violenza? Un lucido pathos,
altrettanto potente dell'argomentazione
teoretica, si esprime nelle pagine dedicate alla
Terra dove finalmente comparire e
scomparire degli essenti apparir in verit il
sopraggiungere degli eterni e il nostro
sguardo diverr quello stesso del Destino. La
storia della metafisica, e cio della nostra
civilt, l'errare isolati da tale terra, che
tuttavia occorre affermare che gi , dal
momento che il linguaggio la dice. Occorre
per chiedersi: la suprema violenza
consistente nella convinzione che le cose si
trasformano e siano trasformabili (pag. 152)
propria dell'Occidente o sta al centro di ogni
civilt? pensabile il lavoro di qualsiasi
civilizzazione se non sul fondamento di tale
idea, convinzione o fede che sia? Si tratta di
una follia? Ma questa follia sembra
appartenere a quegli essenti che si chiamano
"mortali" in ogni civilt (e che cercano
impossibile rimedio a tale "cura" in forme
mitiche, religiose, filosof iche e infine Il
discorso di Severino oltrepassa cos
indubitabilmente i confini di una "critica"
dell'Occidente e si fa ancora pi impervio nel
suo "osare tutto": a nessuna sapienza sarebbe
dato scorgere che il divenire altro non che il
comparire e scomparire degli eterni (pag. 75).
Ci significa che la sapienza che proprio
questo afferma costituisce una radicale

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novitas? Che il linguaggio che indica la "terra


che salva" non avrebbe mai avuto l'uguale, in
nessun luogo e in nessun cerchio dell'essere?
Ma di essa, a me pare, deve potersi trovare
traccia nella stessa luce-tenebra delle terre
che le civilt attraversano, e cos anche nel
linguaggio ( anzi, nei linguaggi pu un
linguaggio solo ri-presentare l'Immutabile? )
che ne sono immagine. ( Tali tracce ho anche
cercato di percorrere nel mio Labirinto
filosofico). La ricerca connessa
inevitabilmente al dubbio, apparirebbe, allora,
immanente al piano stesso della Verit. Ci
significa ricadere nel nihilismo (che, a questo
punto, come si visto, non sarebbe pi
imputabile al solo Occidente)? Severino lo
afferma: nessun "tragitto" che si svolga nella
non-verit conduce a ci che appare nel
cerchio originario del Destino (pag. 169). In
esso egli colloca il proprio pensiero, che,
tuttavia, come questo libro testimonia, si
svolge a approfondisce. Inquietudine,io
credo, intrinseca a quel cercare di
perfettamente dire che batte la fronte fino a
farla sanguinare contro i limiti del linguaggio.
Segno dei pensatori pi radicali e decisivi, tra
i quali sta Emanuele Severino.

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