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LA FLORA DELLA SARDEGNA

Piccoli arbusti liane e suffrutici spontanei


della Sardegna

Grafica: Elleci, Roma


ISBN 8871380118

Prima ristampa gennaio 1992


Copyright 1990 by Carlo Delfino editore, Via Rolando 11, 07100 Sassari

UNIVERSIT DI SASSARI

Ignazio Camarda
Franca Valsecchi

PICCOLI ARBUSTI
LIANE E SUFFRUTICI
SPONTANEI DELLA
SARDEGNA

Carlo Delfino editore

PREFAZIONE

Quando nel 1983 venne pubblicato il volume Alberi ed arbusti spontanei della Sardegna
lAssessore della Difesa dellAmbiente di allora, nella premessa, annotava che la flora
sarda, naturale e introdotta, non pu essere raccolta in un solo volume e che, pertanto, se
i docenti dellUniversit di Sassari avessero ritenuto importante e produttiva questa iniziativa, si poteva porre pensiero ad una organica collana di testi di divulgazione.
Gli stanziamenti allora auspicati non sono in effetti mancati e cos lAssessorato regionale
della Difesa dellAmbiente ha potuto dedicarsi alla pubblicazione di varie opere che, negli
anni successivi, hanno consentito di diffondere nella Societ sarda conoscenze inappuntabili sul piano scientifico e nel contempo di grande efficacia divulgativa. I contenuti ditali
opere hanno spaziato dalla flora dei boschi, a quella delle aree urbane, dalla raccolta di
Carte e documenti internazionali di ecologia, ai grandi alberi della Sardegna.
Siamo molto lieti quindi che i Proff. Ignazio Camarda e Franca Va/secchi abbiano oggi
potuto portare felicemente a termine la seconda parte delle loro ricerche relative alla illustrazione degli arbusti minori costituenti il sottobosco o facenti parte della compagine
delle formazioni vegetali che hanno origine dalla degradazione delle foreste.
La conoscenza della flora arbustiva oggi particolarmente importante, per poter meglio
valutare le fasi dinamiche della vegetazione e per poter meglio usare i materiali vegetali
autoctoni nella fase di recupero dei terreni erosi e desert jficati presenti qua e l negli oltre
quattrocentomila ettari delle aree destinate, in base alla legge regionale n. 31/1989, a divenire parchi e riserve, aree di notevole importanza naturalistica e nelle quali, per cinque
anni vigono gi le norme di salvaguardia che impongono nella ricostruzione forestale limpiego di specie indigene.
Resta ancora lauspicio fatto nel 1982 che un degno coronamento di questa opera di divulgazione sarebbe rappresentata dalla grande definitiva Flora della Sardegna, per la quale
so che sono impegnati validi ricercatori della botanica italiana.
Cagliari, maggio 1990
Ing. Emidio Casula
Assessore regionale della Difesa dellAmbiente

PREMESSA

I piccoli arbusti, i suffrutici e le liane


sono meno noti degli alberi e dei grandi
arbusti, anche se, talora, entrano a far parte
delle formazioni forestali e in un certo senso
le diversificano. Sono quelle piccole piante,
a volte singolari nel loro aspetto morfologico, che contribuiscono a rendere estremamente vario il paesaggio vegetale naturale di
una regione insediandosi, preferibilmente,
dove le condizioni climatiche o geopedologiche impediscono la vita agli alberi o ai
grossi arbusti.
Lambiente dove crescono: rupi, scogliere, pianori costieri e montani, litorali sabbiosi, lagune salmastre, ha selezionato alcuni
adattamenti per la loro sopravvivenza, come
rami corti, foglie crassulente, aspetto a piccolo cespuglietto rotondeggiante. Per queste
caratteristiche sono spesso coltivati e
costituiscono un pregevole ornamento nei
giardini rocciosi, in particolare nelle roccaglie e nelle bordure.
Molti di essi sono conosciuti come piante
aromatiche ed hanno profumo e gusto gradevole per la presenza di sostanze chimiche
organiche volatili, gli oli essenziali, prodotti
nelle cellule dei peli ghiandolari o in canali
che attraversano i tessuti presenti sul fusto,
sulle foglie e sui fiori.
In quasi tutte le formazioni vegetali naturali vivono delle specie che si arrampicano
sugli alberi, si abbarbicano strettamente ad
essi o che, in mancanza di sostegno, si allungano sul terreno ricoprendolo. Sono le piante rampicanti o lianose che molto facilmente
si possono anche riscontrare sulle siepi e sui
vecchi muri a secco.
di queste piante che si occuper questo
volume con lintento di facilitarne il ricono-

scimento e di far apprezzare le loro caratteristiche spesso poco note, ma interessanti e


utili allappassionato della natura.
Il consistente numero di arbusti di ridotte
dimensioni presenti in Sardegna, ci ha indotto ad una rigorosa, ma necessaria, selezione. Il criterio seguito stato quello di far
conoscere le principali piante spontanee che
caratterizzano con la loro presenza particolari ambienti della Sardegna.
Sono state, infatti, individuate, nel gruppo
dei piccoli arbusti sia le piante la cui altezza
varia da 25 sino a 50 cm o poco pi, lignificate in tutte le loro parti, sia quelle legnose alla
base con rami erbacei, suffrutici, e gemme
svernanti situate ad una altezza inferiore ai 50
cm dal suolo che vengono indicate come
camefite. Sono state inoltre incluse quelle
legnose-suffruticose a portamento lianoso,
che possono essere camefite o fanerofite.
Le specie trattate appartengono a diverse
categorie ecologiche, che indicano la diversit di questo gruppo e le differenti esigenze
in relazione ai vari ambienti che le ospitano.
Sono infatti contemplate xerofite di ambienti aridi e soleggiati, mesofite di zone fresche,
alofite delle aree salse, psammofite dei litorali sabbiosi, elofite dei corsi dacqua.
Poich molte entit presenti in Sardegna
richiedono, ancora, una revisione per accertare la loro posizione sistematica, sono stati
esclusi o trattati parzialmente generi particolarmente critici. Le specie descritte sono
quelle native ed in qualche caso da lungo
tempo spontaneizzate nellIsola.
Per ogni specie, oltre alla descrizione
morfologica, sono indicati dati relativi al
tipo biologico (modalit di vita e accorgimenticonservativi durante il periodo di ripo7

so vegetativo), alla fenologia (momento


della fioritura e fruttificazione), allareale
(area dove la pianta vive e si propaga naturalmente), allecologia (lambiente nel quale
vivono con note utili anche per la loro coltivazione) e alletnobotanica (principali utilizzazioni nella tradizione popolare).
Per la nomenclatura, per linquadramento
sistematico e la successione delle famiglie
sono stati seguiti, fondamentalmente, i criteri adottati dalla Flora Europaea.
I criteri espositivi seguiti nel testo, dopo
unintroduzione che tratta le fitocenosi su
cui vivono le specie considerate, vedono una
chiave di determinazione delle famiglie, e
nellambito di queste dei generi e quindi
delle specie.
Di ogni taxon vengono date le notizie
principali, ma delle singole specie in particolare viene fatta una trattazione analitica
con una descrizione originale ed una relativa
iconografia realizzate su esemplari di Sardegna. I nomi delle specie concordano generalmente con quanto riportato in FLORA EUROPEA (1984-1980) o nella FLORA DITALIA di
PIGNATTI (1982), mentre per la componente
endemica si fa riferimento alle monografie
della collana delle piante endemiche della
Sardegna, pubblicate nel BOLLETTINO DELLA
SOCIET SARDA DI SCIENZE NATURALI (19761989). Per alcune specie sono dati alcuni
sinonimi quando si reputato strettamente
necessario, ma, comunque, si preferito
limitare il pi possibile questo aspetto, cos

come per i nomi italiani. Per quanto riguarda i nomi sardi delle piante, considerando la
grande variabilit dei fitonimi a seconda dei
luoghi e la vischiosit della materia, spesso
trattata con troppa leggera disinvoltura,
accanto ai nomi si fa riferimento ai paesi,
sulla base di ricerche e verifiche originali e
sulla letteratura esistente, soprattutto sulle
opere del CARA (1889), del WAGNER (196062), del COSSU (1968). I nomi riportati senza
indicazione del paese vengono dati sia al
fine di facilitare un eventuale riconoscimento, sia al fine di stimolare una
verifica degli amatori nelle diverse localit
dellIsola. Il tipo biologico e le note colturali
si riferiscono alla specie in generale, mentre
le note fenologiche ed ecologiche tengono
conto soprattutto delle specificit in Sardegna. Le note etnobotaniche riguardano
aspetti generali cos come aspetti legati alle
tradizioni locali, originali o comunque verificate. Le cartine di areale o di distribuzione sono ricavate in parte dalle classiche
opere di MEUSEL e collaboratori (1965,
1978) da JALAS e SUOMINEM (1971-76) o da
specifiche monografie; nei casi in cui le
conoscenze attuali non hanno consentito di
dare una cartina sufficientemente precisa le
notizie sull areale sono ricavate dalle principali fiore del bacino mediterraneo e dalla
Med-Check List a cura di GREUTER, LONG e
BURDET (198489).
Gli Autori

INTRODUZIONE

Le formazioni vegetali arboree ed arbustive di una regione sono espressione delle


condizioni ambientali ed indicano spesso il
climax vegetale della zona.
I climax della Sardegna sono rappresentati principalmente dal Quercion ilicis e dallOleo-Ceratonion che si manifestano con
diversi aspetti della lecceta e con la macchia
termofila di tipo mediterraneo. Non mancano tuttavia nelle zone montane pi elevate, aspetti relativi al climax degli arbusti
nani prostrati, in cui suffrutici e piccoli arbusti esplicano unimportante funzione.
Nella dinamica della vegetazione della
Sardegna hanno avuto una notevole importanza le vicende paleogeografiche e
paleoclimatiche che hanno interessato lIsola, influendo sulla composizione e distribuzione delle serie climax originarie e contribuendo a determinare lattuale rivestimento
vegetale. Successivi eventi antropici hanno
provocato, poi, linsorgere di altri aspetti,
come quelli apprezzabili in alcuni tipi della
macchia e della gariga, che possono essere
considerati stadi dinamici regressivi nella
serie evolutiva della vegetazione.
La particolare geomorfologia dellIsola,
caratterizzata da rilievi di varia altezza, tavolati rocciosi, pendii sassosi, creste, colline
intercalate da ampi tratti pianeggianti, coste
ripide e scoscese o pianeggianti e sabbiose,
ha determinato lesistenza di microclimi
specifici e quindi di differenti aspetti del
mantello vegetale ed ha permesso, inoltre,
linstaurarsi di aspetti della vegetazione caratteristica di determinati ambienti. Questi,
sebbene talvolta limitati in estensione, sono
per importanti in quanto indicatori di caratteristiche pedologiche e climatiche pecu-

liari e, spesso, costituiscono la fase iniziale


verso la vegetazione climacica.
I fattori climatici, con aridit estiva, piovosit accentrata in brevi periodi per lo pi
invernali, forte insolazione e venti impetuosi,
incidono anchessi in modo determinante
sulla vegetazione e sul suo dinamismo. Il contingente floristico costituito anche da elementi endemici di antica origine differenziatisi nellIsola in tempi remoti.
Da quanto sin ad ora esposto emerge leterogeneit del manto vegetale dellisola.
Molto schematicamente nella vegetazione
della Sardegna, riferita agli aspetti in cui
prevalgono gli alberi, gli arbusti ed i suffrutici, si possono distinguere tre principali tipi:
1) formazioni chimaciche sia forestali
(lecceta termofila e leccetg montana), sia
arbustive (macchia termofila e formazioni
cacuminali);
2) vegetazione di ambienti legati a particolari situazioni geomorfologiche ed ecologiche come rupi costiere e montane, tavolati, litorali rocciosi o sabbiosi, lagune, stagni,
corsi dacqua;
3) vegetazione di transizione da quella
naturale a quella seminaturale o coltivata
(sugherete, oliveti, castagneti, noccioleti).
Le formazioni di tipo forestale della Sardegna sono state illustrate nel volume Alberi ed arbusti spontanei della Sardegna. In
questa occasione verranno trattati garighe e
formazioni di ambienti particolari in cui i
piccoli arbusti, i suffrutici e le liane rappresentano le specie dominanti.
Le piante, per sopperire alle condizioni
ostili alla vita che talora si riscontrano in alcuni
ambienti, mettono in atto particolari accorgimenti o adattamenti. Si hanno cos piante a
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portamento ridotto, pulvinato con rami corti,


grossi, contorti, eretti o aderenti al terreno,
radici che penetrano profondamente nel substrato, foglie spesso piccole, coriacee, carnose,
succulente, ricoperte da cere o da peluria pi o
meno fitta, storni infossati. Sono queste le
caratteristiche piante xerofitiche, ossia quelle
che vivono nelle zone rocciose, assolate e fortemente ventilate.
Le piante che invece preferiscono le zone
sabbiose litoranee, le psammofite, o gli

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ambienti lagunari salmastri, le alofite,


diminuiscono la traspirazione ispessendo
lepidermide e la cuticola, trasformando le
foglie ed il fusto in organi succulenti e sviluppando un sistema radicale, o di fusti sotterranei, profondo. Questi adattamenti che si
osservano nelle specie che vivono nelle
spiagge, negli stagni, nelle lagune, nelle
zone rocciose litoranee, concorrono a rendere il paesaggio vegetale dellisola estremamente mutevole e suggestivo.

PARTE GENERALE

FORMAZIONI VEGETALI
E PICCOLI ARBUSTO

FORMAZIONE DELLE ZONE ROCCIOSE

La vegetazione che si osserva nelle zone


pi o meno pianeggianti o in leggero declivo, rocciose, con molti massi affioranti e con
strato di terreno scarso, conosciuta come
gariga o garriga. Deriva dal catalano garic o
dal francese garigue, nome usato per indicare, in ogni caso, la quercia spinosa. In
Provenza, infatti, le zone calcaree rocciose
con cespugli di questa quercia sono note
come garigue.
Diverse definizioni sono state date per
questo particolare aspetto della vegetazione,
ma la pi semplice pare quella che collega
laspetto della vegetazione al substrato:
zone pietrose con arbusti ed erbe che crescono dove la roccia affiora largamente.
Per quanto riguarda la sua origine, alcuni
Autori ritengono che la gariga derivi da una
profonda degradazione della macchia
soprattutto su substrato calcareo, ma oggi, in
generale, si considera come gariga una formazione vegetale discontinua con bassi
cespugli che si insedia su suoli di qualsiasi
natura, ma edaficamente aridi.
Alcuni preferiscono riferire il termine gariga alle formazioni che vivono solamente su
substrato calcareo e usare quello di farai per
quelle su ambienti silicei. Altre denominazioni sono date a questa caratteristica
vegetazione e precisamente: phrygana e batha dagli autori delle regioni orientali del
Mediterraneo e torn il/ares dagli Spagnoli
che fanno derivare questo nome da torni/io
(timo), per indicare zone rocciose ricche di
piante aromatiche.
Esaminando le formazioni a gariga della
nostra regione e analizzando i diversi aspetti

con i quali essa si presenta in relazione alla


distribuzione altimetrica, al substrato geologico ed alla composizione floristica, possono
essere fatte alcune ipotesi sulla sua origine. In
alcuni casi pu derivare da estrema degradazione della macchia, in altri pu insediarsi come stadio pioniero in terreni temporaneamente privi di vegetazione legnosa o pu
essere una formazione del tutto autoctona.
Qualunque sia la sua origine, la formanone a gariga individuabile per la presenza, nelle pietraie e nelle zone rocciose, di
piante xerofile sempreverdi, spesso aromatiche, che hanno foglie piccole, spesse, coriacee, crassulente, grigiastre o biancastre, talvolta spinose e che assumono abito prostrato o tondeggiante pulvinato. La gariga
ancora caratterizzata da specie bulbose o
tuberose e da molte altre piccole piante erbacee estranee alla vera macchia che spuntano
dalle fessure delle rocce o che ricoprono i
piccoli pratelli.
La gariga estremamente polimorfa e,
molto pi frequentemente che nella macchia,
le singole specie formano comunit fra le pi
svariate che non trovano riscontro in nessuna
altra formazione vegetale. Fra le pi note si
ricordano quelle a rosmarino, ginestre spinescenti, timi, lavandula, teucri, elicriso, euforbie, caratteristiche anche per la grande
gamma di variazioni cromatiche.

FORMAZIONE DELLE RUPI

La vegetazione delle rupi, delle scogliere


e delle falesie povera di specie anche se
spesso sono presenti entit interessanti dal
punto di vista fitogeografico.
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La scarsit di piante in relazione alle


particolari condizioni che si instaurano in un
ambiente rupicolo litoraneo. La giacitura
delle rocce impedisce alle piante di sviluppare una radice profonda per cui lapparato
radicale principale si riduce e si sviluppano
radici laterali che possono pi facilmente penetrare nelle fessure delle rocce. La povert
del substrato limita il numero delle piante;
inoltre il vento contiene lo sviluppo di piante arbustive o arborescenti e seleziona i piccoli arbusti a cuscinetto o le piante con
foglie aderenti al suolo o le piccole bulbose.
Un altro fattore che incide negativamente
sulla vita delle piante in questi ambienti
quello dato dallintensa insolazione, che determina una pi elevata temperatura al suolo.
Le piante che vivono sulle rupi costiere devono adeguarsi alla notevole e sempre costante azione della salinit apportata dei venti
marini, per cui lambiente rupicolo costiero
caratterizzato dalla presenza di specie alofile
e xerofile.
La distribuzione di questo tipo di vegetazione anche in relazione con la distanza dal
mare e con la morfologia della costa.
Normalmente nelle zone lambite dal
mare o battute dagli spruzzi delle onde vivono specie alofile come il finocchio di mare
(Crithmum maritimum), gli statici, alcune
specie del genere Plantago, lalisso del mare
(Lobularia maritima), la franchenia (Frankenia hirsuta) e poche altre specie anuali.
Nella fascia sovrastante, dove lazione diretta del mare diminuisce si stabilizzano piante
xerofile come Euphorbia pithyusa, ginestrello delle rupi (Lotus cyt isoides) , senecio
candido (Senecio bicolor), Dorycnium suffruticosum, Crucianella maritima e Camphorosma monspeliaca.

LE FORMAZIONI DELLE ZONE SABBIOSE

Le formazioni vegetali che si stabilizzano


nelle zone sabbiose sono caratterizzate dalla
presenza di specie con esigenze particolari,
molte delle quali sono esclusive di questo
ambiente.
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La flora dei litorali sabbiosi, o flora


psammofila, costituita da piante che si
adattano alle condizioni estreme di questo
habitat o che vi resistono con diversi accorgimenti. Le piante annuali o biennali sviluppano radici che si diramano in tutte le direzioni, quelle legnose perenni hanno un apparato radicale o un insieme di rizomi molto
sviluppato in profondit, in grado di provvedere alle esigenze idriche della pianta; i fusti
sono striscianti, atti a trattenere la sabbia, o
eretti, riuniti a formare piccoli e densi cespugli; i rami sono spesso trasformati in spine e
le foglie sono rigide, strette, vellutate, ricoperte da peli o cere, oppure carnose. Abbastanza diffuse sono anche le piante bulbose.
Questi ed altri adattamenti sono necessari per poter vivere in un ambiente ostile e
difficile come quello delle sabbie. In effetti, il continuo movimento per lazione
costante del vento non sempre offre alle
piante la stabilit necessaria per il completamento del ciclo vitale. Nella maggior parte
dei casi scarsa la presenza di sali minerali,
il suolo sottoposto ad eccessivo drenaggio,
il vapore dacqua abbondante a causa della
vicinanza del mare, la luce intensa e molto
forte e linsolazione continua.
La morfologia di un litorale non mai
omogenea a causa del continuo movimento
della sabbia che forma, dopo un iniziale tratto pianeggiante o leggermente in declivio a
immediato contatto con il mare, accumuli
irregolari, o dune, di altezza variabile intervallati da tratti pianeggianti.
In un litorale sono distinguibili tre principali microambienti: quello della linea di
spiaggia, o battigia, dove maggiore lazione dei marosi e del vento; quello delle dune
e retrodune, dove lazione del vento varia in
relazione alla loro esposizione; quello delle
interdune, pi riparato e spesso anche pi
umido a causa di ristagni dacqua temporanei o pi o meno permanenti.
In relazione alla diversa resistenza delle
piante al vento, alla salinit e al soleggiamento si formano sui litorali sabbiosi delle
fasce di vegetazione, ognuna delle quali caratterizzata da ben individuate specie.

Nella zona immediatamente successiva


alla battigia, dove ancora sensibile lazione dei marosi, crescono poche piante pioniere soprattutto graminacee stolonifere come
ammofila (Ammophila arenaria) e agropiro
(Agropyrum junceum) che trattengono le
sabbie e creano le basi per linsediamento di
altre piante annuali o perenni.
In questa fascia si possono ancora trovare: euforbia marittima (Euphorbia paralias),
gramigna delle spiagge (Sporobolus arenarius), convolvolo delle sabbie (Calystegia
so/dane/la), calcatreppola marittima (Eryngium maritimum), giglio delle sabbie (Pancratium maritimum). Nella fascia pi interna
e sulle prime dune, oltre a queste specie ne
compaiono delle altre, in particolare piccoli
arbusti, che contribuiscono a formare una
zona di vegetazione pi compatta. La specie
pi caratteristica la santolina bianca (Otan
thus maritimus) che, accompagnata da violaciocca del mare (Matth io/a sinuata), camomilla marina (Anthemis maritima), crucianella marina (Crucianel/a maritima), medicago marina (Medicago marina), papavero
delle sabbie (G/aucium flavum), ravastrello
marittimo (Cakile maritima) forma una suggestiva fascia litoranea biancogrigiastra. In
alcuni settori della Sardegna dopo la fascia a
santolina bianca e crucianella si impiantano
formazioni con efedra (Ephedra distachya),
armeria (Armeria pungens), elicriso
(Helichrysum microphy//um), scrofularia
(Scrophu/aria ram osissima).
Nelle zone pi interne e nelle dune consolidate la vegetazione muta sensibilmente. Le
specie presenti nelle prime fasce diminuiscono
ed aumentano gli arbusti sino a costituire una
copertura pi densa rappresentata da ginepro
(Juniperus oxycedrus, J. macrocarpa e J.
phoenicea) e da altre specie della macchia.
Nelle interdune si formano spesso delle
depressioni che provocano un ristagno dacqua
temporaneo o permanente. In questi ambienti
vivono specie delle zone umide come giunchi,
carici e ciperi. La formazione psammofila
delimitata spesso verso linterno da pinete
naturali o artificiali con pino dAleppo (Pinus
halepensis) e pino da pinoli (Pinus pinea).

FORMAZIONI DELLE ZONE UMIDE

Lungo le coste sono presenti degli specchi


dacqua poco profondi, con superficie variabile da poche a diverse decine di chilometri quadrati, comunicanti tramite canali
con il mare o completamente isolati da questo da un cordone dunale. Il primo bacino
noto come laguna ed il secondo come stagno.
Questi due ambienti sembrano essere ad
una prima osservazione molto simili fra loro.
In realt sono abbastanza differenti e questa
differenza messa in risalto dalla vegetazione che in essi si impianta. Negli stagni
dove lacqua del bacino dolce o leggermente salmastra la copertura vegetale costituita
da piante igrofi/e, ossia da specie legate agli
ambienti lacustri. Nelle lagune, invece, a
causa della comunicazione con il mare lacqua salsa o fortemente salmastra per cui si
instaura una vegetazione formata da piante
alofile, ossia da specie resistenti alla salinit.
Lambiente delle lagune molto complesso e lazione selettiva sulle specie rigorosa.
Il nutrimento principale dato dalla grande
quantit di detriti organici in decomposizione.
In questi bacini la luce intensa e ugualmente distribuita su tutta la superficie, la temperatura dellacqua molto variabile nelle diverse
stagioni dellanno e la poco profondit del
bacino provoca rapidi abbassamenti o elevazione del gradiente termico con intensa evaporazione e deposito di sali.
Le piante debbono quindi adeguarsi a
questo difficile ambiente mettendo in atto
particolari adattamenti morfologici e fisiologici. Caratteristico il fenomeno della crassulenza visibile non solo nelle foglie, talvolta assenti, ma anche nei rami che spesso
sono ridotti, ingrossati o trasformati in articoli sovrapposti. Poich vivono in ambienti
dove il livello delle acque varia in relazione
al maggiore o minore ingresso dellacqua
marina durante il giorno, debbono modificare la pressione osmotica del succo cellulare
elevandola con laccumulo di sali minerali o
di sostanze come gli zuccheri.
Le piante alofile, pur adattandosi allambiente salso delle lagune presentano per
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diverse esigenze riguardo il rapporto tra acqua e suolo. Alcune specie vivono immerse
del tutto nellacqua per cui il suolo un fattore secondario, altre crescono immerse con
lapparato radicale immerso nel suolo ricco
di acqua; diverse piante, ancora, preferiscono suoli profondi ricoperti dacqua per
alcuni periodi dellanno ed in questo caso,
prevalente il rapporto con le parti solide del
suolo pi che con lacqua.
In relazione a questi fattori si formano
nelle lagune delle cinture di vegetazione che
si succedono una dopo laltra man mano che
si procede dallo specchio dacqua verso lesterno. La prima formazione che si trova entro lacqua formata da alghe e da piante
annuali come piccoli giunchi o ciperacee; la
successiva, caratterizzata da specie perenni che formano cinture uniformi.
Le specie pi caratteristiche sono le salicornie, sia per laspetto morfologico, sia per
la diversa colorazione che assumono i fusti
in primavera ed in estate dando cos vita a
suggestive formazioni vegetali che mutano

Rocciai e pietraie nel Gennargentu.

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dal verde al rosso. I salicornieti con Salicornia herbacea, Arthrocnemum glaucum e A.


fruticosum accolgono nel loro interno altre
piante alofile perenni o perennanti come
mula (mula crithmoides), obione (Obione
portulacoides), atriplice comune (A triplex
halimus), limoniastro (Limoniastrum monopetalum), astro marino (Aster tripolium),
limonio comune (Limonium vulgare).
La successiva cintura, in funzione del gradiente di salinit, formata soprattutto da
cannuccia di palude (Phragmites australis)
in formazione spesso pura, mentre la cintura
pi esterna caratterizzata da graminacee
stolonifere, da giunchi, da ciperi e da carici.
La vegetazione degli stagni come quella
dei laghi e di tutti i bacini di acqua dolce,
meno selezionata e le comunit vegetali che
anche qui si osservano sono determinate
dalla profondit del bacino e dalla morfologia delle sue rive. La flora formata da
piante annue o perennanti, che nei periodo di
riposo perdono, nella maggior parte dei casi,
gran parte dellapparato vegetativo.

PARTE SPECIALE

FAMIGLIE - GENERI
E SPECIE

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EPHEDRACEAE
Arbusti con fusti molto ramificati. Foglie
ridotte a piccole squame poste in corrispondenza dei nodi. Fiori semplici unisessuali o
talvolta bisessuali situati sulla stessa pianta
(monoica) o su piante diverse (dioica). Pseudofrutti, per lo pi, simili a una bacca.
Alla famiglia delle Ephedraceae appartiene il solo genere Ephedra con circa 40
specie distribuite nelle regioni steppiche o
aride del Nordamerica, Ande, Asia centrale,
Europa mediterranea.
Presenti gi nel Terziario, come risultato dallo studio dei pollini, le Ephedraceae
rappresentano una famiglia di grande interesse da punto di vista sistematico ed evolutivo, in quanto secondo alcuni autori sono
indice di una tappa importante nellevoluzione verso le Angiosperme.

EPHEDRA L.
Arbusti di varia altezza, da 10-25 cm a
oltre un metro. Fusti numerosi di colore
verdeglauco, suddivisi da nodi, dai quali
nascono i rami sottili, giunchiformi. Foglie
ridotte e piccole squame spesso unite a formare guaine bidentate e situate presso i nodi.
Fiori riuniti in piccole infiorescenze, unisessuali o bisessuali. Il fiore maschile costituito da due piccole brattee, fra le quali
presente un corto asse che porta diverse sacche poiuniche. Il fiore femminile consta di
un solo ovulo circondato da un cercine bratteiforme. Le brattee pi vicine. al seme spesso diventano carnose, originando masse
rosse simili a bacche. In alcune specie queste brattee si allargano e diventano membranose favorendo cos la dispersione tramite il
vento.
Il genere Ephedra comprende circa 40
specie diffuse nelle zone aride, soleggiate,
rocciose o sabbiose.
Molte specie sono coltivate a scopo ornamentale per il colore rosso intenso che assumono le pseudobacche.

CHIAVE DELLE SPECIE

1 Pianta eretta con internodi di 4-5 cm e


rami terminali con diametro inferiore ad 1
mm; piante di ambienti montani.
E. nebrodensis
1 Pianta con fusti sotterranei ed internodi
delle parti aeree di 6-8 cm, rami terminali di
1-3 mm di diametro; piante di ambienti litoranei
E. distachya
Ephedra nebrodensis Tin. ex Guss.
NOMI ITALIANI:

Efedra dei Nebrodi, Efedra maggiore.


NOMI SARDI:

Erva e chentu nudos - Dorgali Erva e


entu nodos, Iscopa Orsogolo.
Pianta suffruticosa dioica, di 0,5-1,5 m,
sempreverde, con portamento eretto. Fusti
contorti e molto ramificati nella parte superiore, con numerosissimi rami esili e sottili,
verdi, striati, provvisti di articoli di 4-6 cm,
fragili. Foglie ridotte ad una squama membranacea poco appariscente, che avvolge la
base dellinternodo. Fiori maschili riuniti in
glomeruli di 3-5, con 3-5 stami ad antere
aprentisi nella parte superiore, caduchi;
quelli femminili meno numerosi, ma persistenti e ben appariscenti a maturit, provvisti di 4-6 squame e con due ovuli a stimma
lunghetto. Infruttescenza dovuta allaccrescimento delle squame fiorifere carnose, di
colore rossovivo, globulosa di 6-8 mm di
diametro, con 2 semi nero-lucenti di 2-5 mm
a contorno ovale, appiattiti sui lato interno.
TIPO BIOLOGICO

Nanofanerofita suffruticosa, cespitosa o


con forma di alberello, sempreverde per la
presenza dei rami fotosintetizzanti.
FENOLOGIA

Lefedra presenta infiorescenze molto


primitive, piuttosto che veri e propri fiori, e
qui si intende comunque ii manifestarsi del
fenomeno della fioritura in senso lato. La
ripresa vegetativa avviene a maggio-giugno
e matura i semi ad agostosettembre.
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Ephedra nebrodensis

AREALE

ECOLOGIA

Queste specie di origine antica diffusa


in modo frammentario nelle zone montane
calcaree dellItalia centro-meridionale, della
Sicilia, Spagna, Nord Africa e Sardegna,
dove limitata allarea dei calcari mesozoici centro-orientali, soprattutto in territorio di
Oliena, Dorgali, Orgosolo e a Monte Gonare.

Lefedra dei Nebrodi una specie eliofila


e mesofila di ambienti medio-montani e
montani e nellIsola legata sempre ai substrati calcarei. Vive nello sfatticcio degli
accumuli ghiaiosi, tra gli anfratti della roccia
dura, soprattutto nelle zone soleggiate.

NOTE COLTURALI
Ephedra ncbrodcnsis:
rainetto con infiorescenze femminili xl, pseudo-frutto x3;
ra/no xl; rum etto xlO; particolare di rarnetto mollo
ingrandito, infiorescenza fern in mile x4, infiorescenza
maschile x2, x4 e xlO.

Lefedra si riproduce per seme o per via


vegetativa con talee, ma preferibilmente prelevando rami della pianta con parte delle radici. Deve essere collocata su terreno sciolto
e ben drenato, preferibilmente calcareo.
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Ephedra distachya L.
NOMI ITALIANI:

Uva marina, Efedra distachia.

Distribuzione di Ephedra nebrodensis in Sardegna.

Pianta sempreverde suffruticosa, dioica,


con numerosi rami eretti, che si dipartono da
un rizoma sotterraneo. Fusti sotterranei lunghi anche diversi metri, mentre quelli aerei,
pi o meno ramificati, presentano rami verdi
riuniti in fascetti, che si dipartono dallo stesso nodo; internodi di 2-5 cm, rigidi, con
numerose scanalature. Foglie assenti, ridotte
ad una squama membranacea, con margine
superiore provvisto di una banda scura. Fiori
maschili semplici, con 2-6 brattee carnose e
membrane a forma di sacculi delimitanti gli
stami provvisti di lunghi filamenti ed antere
che si aprono per un foro superiore; fiori
femminili con 4-6 brattee verdastre, accrescentisi a maturit, a protezione di 1-2 ovuli
nudi. Infruttescenza dovuta allingrossamento delle brattee carnose, di colore rossocorallo e di 6-9 mm di diametro. Semi 1-2
nero-lucenti a contorno ovale, lisci, appiattiti
nella faccia interna.
TIPO BIOLOGICO

NOTE ETNOBOTANICHE

Le parti verdi dellefedra ed i semi


contengono lefedrina, un cardiotonico
molto rinomato e per questo motivo nel passato, anche in Sardegna, la pianta stata
oggetto di raccolta nei luoghi di crescita
spontanea. Attualmente lefedrina viene prodotta per via sintetica e la specie ha perso
importanza come pianta di interesse medicinale.

Emicriptofita rizomatosa strisciante, camefita, sempreverde.


FENOLOGIA

Lefedra distachia inizia la stagione vegetativa a aprile-maggio e matura le infruttescenze a luglioagosto.


AREALE

La specie diffusa nelle zone costiere del


bacino occidentale del Mediterraneo e, verso
Oriente, nelle coste settentrionale del Mar
Nero, lungo il Mar Caspio e nelle zone temperate e steppiche dellAsia centrale.

Ephedra distaehya:
ramo maschile e ramo femminile x0, 5,- infiorescenze
maschili x2,5; sacche polliniche x5, fusti x5; infiorescenzefemnminili e ovuli x2; infruttescenze xl; semnixi.

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Ephedra distachya

ECOLOGIA

Pianta eliofila e xerofila, in Europa vive


soprattutto nelle retro dune nelle aree sabbiose degli ambienti litoranei, assolvendo,
grazie al poderoso sviluppo dei rizomi sotterranei e delle radici, allimportante funzione di consolidamento delle dune.
NOTE COLTURALI

Si riproduce per seme, ma soprattutto per

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via vegetativa grazie alla pronta ripresa degli


stoloni sotterranei; legata al substrato sabbioso dei litorali, ma pu vegetare anche su
terreno pi stabile, ma sufficientemente drenato e sciolto.
NOTE ETNOBOTANICHE

Lefedra distachia chiamata nelle varie


lingue anche uva marina, presenta frutti dolciastri. Le sue utilizzazioni in Sardegna sono
limitate allimpiego dei rami per fare scope.

SANTA LA CEA E
Piante erbacee, arbustive o piccoli alberi.
Foglie semplici, opposte, alterne, talvolta
squamiformi. Fiori piccoli, unisessuali su
piante distinte (dioiche) disposti in infiorescenze a grappolo, spiga, capolino o anche
solitari. Frutto: drupa o achenio.
Le San talaceae costituiscono una famiglia interessante dal punto di vista biologico.
Sono considerate emiparassite con clorofilla
perch, pur essendo capaci di fotosintetizzare autonomamente, hanno per necessit
di assorbire lacqua e i sali minerali da piante ospiti mediante austori. Vivono infatti
sulle radici o sui rami di piante legnose.
La famiglia delle San talaceae comprende circa 35 generi distribuiti nelle regioni
tropicali e temperate, prevalentemente in
zone aride.
Hanno un notevole interesse economico
per i frutti che vengono utilizzati nellalimentazione e per i liquori e soprattutto per il
legname di buon valore usato per particolari
lavori di falegnameria. Dal legno profumato
(legno di sandalo bianco) di Santa/urn
album si estrae per distillazione un olio,
olio di sandalo, usato in profumeria.

OSYRIS L.
Piccoli arbusti a foglie allungate o ovali,
alterne, persistenti, coriacee o cartacee. Fiori
piccoli bianchi o verdognoli, unisessuali, situati su piante distinte alle estremit dei
rami. Frutto di tipo drupa, rosso, carnoso.
Il genere Osyris comprende cinque specie distribuite nella regione mediterranea, in
Africa e nelle Indie orientali soprattutto in
zone a clima temperato o subtropicale.
Sono utilizzate come piante ornamentali per
piccoli giardini in particolare per i frutti
rosso-vivo presenti nel periodo autunnale.
Hanno interesse economico due specie: O.
compressa del Sud Africa come fine conciante e O. ten uifolia dellAfrica orientale
tropicale per lolio essenziale usato in profu-

meria come olio di sandalo dellAfrica


orientale.
Il nome Osyris sembra derivare da ocsys
acido per il sapore acido dei suoi frutti.
Osyris alba L.
NOMI ITALIANI:

Osiride.
NOMI SARDI:

Iscorravoe - Sarule Livida Orani.


Pianta dioica suffruticosa lianosa, sempreverde, con fusti lunghi sino a 3 m. Rami
numerosi, generalmente eretti nelle piante di
dimensioni modeste; getti annuali verdi e
fotosintetizzanti, angolosi, nelle piante di
maggiori dimensioni solitari, eretti pi o
meno scandenti, con corteccia grigiastra,
screpolata e con rami secondari che si dipartono a gruppi dal fusto principale. Foglie di
12-30x3-4 mm, lineari-lanceolate, verdiglauche, appressate al fusto, caduche. Fiori
maschili riuniti in fascetti, giallastri brevemente peduncolati, con corolla provvista di
tre pezzi triangolari. Fiori femminili isolati,
sostenuti da un lungo peduncolo con 2-5
brattee simili alle foglie. Frutti: drupe, rosse,
solitarie, rotonde di 10-12 mm di diametro
con seme di 68 mm.
TIPO BIOLOGICO

Fanerofita lianosa o camefita cespitosa,


semiparassita. Il carattere di sempreverde
dovuto soprattutto alla presenza dei rami fotosintetizzanti.
FENOLOGIA

Fiorisce ad aprile-maggio e matura i caratteristici frutti rossi a settembreottobre.


AREALE

Osyris alba una specie a distribuzione


piuttosto ampia nel bacino mediterraneo,
nelle coste atlantiche del Portogallo, ma anche nelle aree pi interne della penisola italiana e di quella iberica.
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28

Osyris alba

ECOLOGIA

NOTE COLTURALI

Indifferente al substrato losiride vive dal


livello del mare sin oltre i 1500 m di altitudine, nei luoghi soleggiati, ma anche ai
margini dei boschi, lungo i corsi dacqua,
dove raggiunge le maggiori dimensioni, ai
bordi delle strade e lungo le siepi ed i muri a
secco.

Trattandosi di una specie poco esigente e di


facile adattabilit si pu coltivare con successo
negli ambienti pi disparati, prelevando parti
dei cespi con i rizomi sotterranei e con le radici.

Osyris alba:
ramo con fiori maschili, ramo con fiori femminili, ramo
con frutti xO,5, fiore maschile x2,5; particolare stami
x5; fiore femminile x2,5 e x5; semi xl,5; mametto con
frutto xO.

NOTE ETNOBOTANICIIE

I fusti flessibili e sottili si prestano per


preparare scope grossolane e per questo
motivo era utilizzata in tutta la Sardegna.
Usi meno conosciuti sono quelli relativi alla
colorazione in giallo della lana. Pianta sempreverde, frutti rossi, colore giallo son fatti
che rendono poco comprensibile lepiteto
specifico alba (= bianca) di questa specie.
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LORANTHACEAE

VISCUM ALBUM L.

Piante erbacee o arbustive che vivono


come semiparassite sui rami o sui tronchi di
piante legnose. Foglie verdi, coriacee, semplici, opposte, raramente alterne, persistenti,
squamiformi. Fiori poco appariscenti, unisessuali o bisessuali, solitari o riuniti in infiorescenze a pannocchia, racemo, spiga.
Frutto: drupa o bacca con 1 o 3 semi viscidi.
Le Loranthaceae comprendono circa 35
generi e sono distribuite nelle regioni tropicali temperate o anche fredde dei due emisferi.
Sono utilizzate parti delle piante di alcuni generi di questa famiglia per diversi usi:
decotti di foglie e fiori per curare ferite,
distillati di fiori per cosmetici, foglie come
cataplasmi a propriet antielmintica, cortecce per la concia. Una pratica, ormai si spera
in disuso, era quella di estrarre dalle bacche
e dalla corteccia una sostanza vischiosa,
molle ed elastica che veniva usata per la caccia di piccoli uccelli.
Il nome Loranthaceae deriva da loron,
correggia, per la particolare forma dei petali.

NOMI ITALIANI:

Vischio.
Suffrutice di 30-80 cm, sempreverde, con
ramificazione dicotoma, semiparassita su
specie latifoglie, formante un piccolo cespuglio globoso, eretto o parzialmente pendulo.
Rami cilindrici, articolati, ingrossati ai nodi,
verdi, biforcati con angoli di 30-40 gradi.
Foglie opposte, sessili, spatolate, lunghe 37
cm e larghe 2-4 cm, coriacee, con nervature
parallele. Fiori poco appariscenti, verdicci.
Frutti in gruppi di 2-5, rotondi, perlacei, di
10-13 mm di diametro, con 2-4 semi subtrigoni, ad angolo esternamente concavo.
TIPO BIOLOGICO

Camefita suffruticosa emiparassita, sempreverde.


FENOLOGIA

La fioritura del vischio avviene nel mese


di marzo-aprile ed i frutti maturano a
novembredicembre.
AREALE

VISCUM L.
Arbusti che formano grossi cespi sferici
su rami di alberi dai quali, tramite austori,
traggono alcune sostanze necessarie per la
loro vita. Sono piante semiparassite, con fusti verdi, articolati, cilindrici, foglie opposte,
persistenti, coriacee; fiori unisessuali su
piante distinte (dioiche). Fiori verdegiallastro riuniti in piccoli gruppi posti su
rami terminali. Frutti bacciformi, sferici,
perlacei, con uno o pi semi.
Il genere Viscum comprende circa 20
specie diffuse in tutta lEuropa.
La maggior utilizzazione delle specie di
questo genere quella, ormai diffusa in tutto
il mondo, della preparazione dei mazzi decorativi beneaugurali. Le foglie e i rami
sono usati in erboristeria per le propriet
vasodilatatrici e cardiotoniche.
30

La distribuzione di Viscum album si


estende dallEuropa al Giappone. Gli esemplari sardi appartengono alla sottospecie tipica, diffusa in Europa, Asia temperata ed
Africa del Nord. Nellisola si trova esclusivamente in una limitatissima zona del Gennargentu. Le indicazioni per altre localit
devono essere confermate.
ECOLOGIA

Il vischio una specie che vive in


ambienti freschi, freddi ed umidi, la sottospecie tipica si insedia sulle latifoglie ed in
Sardegna, in particolare, si trova su Acer
monspessulanum (acero minore) e su Crataegus monogyna (biancospino).
Viscum album:
ramo xO,5; fiori maschili x2,5; fiori femminili in sezione
x4; sacca poi/mica xJO; bacche immature x2, ramnetto
con bacche xO,5, ramnetto con fiori xO,5.

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Viscum album

Distribuzione di viscum album s.l. in Europa e nel bacino mediterraneo (Da Meusel, modificato e semplificato).

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NOTE COLTURALI

Si tratta di una pianta che vive affondando lapparato radicale succhiatore sulla
corteccia degli alberi e la diffusione dei semi
avviene per mezzo degli uccelli che si cibano dei frutti. Per lungo tempo si creduto
che la riproduzione potesse avvenire solamente in questo modo, in realt la germinazione dei semi avviene normalmente, anche
se ottenere nuove piante in coltura non
facile. Per la sua rarit in Sardegna la raccolta dovrebbe essere interdetta nel modo pi
assoluto.
NOTE ETNOBOTANICHE

Tutte le specie parassite suscitano interesse e curiosit. Lutilizzazione della pasta


collante di vischio per catturare gli uccelli ha
origini antichissime. Si ottiene triturando e

facendo putrefare il tutto con olio e resina.


Gi Plauto osservava che gli uccelli mangiando i frutti provocavano, con la diffusione delle piante, la loro stessa morte.
Secondo Mattioli il vischio in Toscana era
collocato alla base dei cespi della vite per
impedire la salita dei bruchi verso i nuovi
germogli. Ma probabilmente luso pi comune, diffusosi dai paesi nordici anche nellarea mediterranea, quella di ornamento
beneaugurale da regalare o appendere sulla
porta in occasione del Natale e del nuovo
anno. La droga del vischio costituita dalle
foglie che contengono diversi principi attivi
con azione antispasmodica ed ipotensiva,
per lazione vasodilatatoria della sapotonina
e della sapotossina. I frutti sono tossici e nei
bambini possono causare avvelenamenti
molto gravi.

Garighe montane e ginepreti a ginepro nano nel Gennargentu.

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POL YGONACEAE
Piante erbacee, arbusti e alcuni alberi. Foglie alterne, semplici con guaina membranosa che trattiene le stipole. Fiori piccoli
bisessuali o unisessuali, solitari o riuniti in
infiorescenze a racemo. Frutto: noce o bacca.
Le Polygonaceae comprendono circa 30
generi diffusi in tutto il mondo.
Sono utilizzate soprattutto come piante
ornamentali per bordure, tappeti, giardini
rocciosi.

I rizomi di alcune specie contengono tannino, saponine e sono impiegati anche come
astringenti, tonici e detersivi.
CHIAVE DELLE SPECIE

1 Pianta con fusti sottili, eretti .


P. scoparium
1 Pianta con fusti robusti, prostrati .
P. maritimum
Polygonum scoparium Rq. ex Loisel.
NOMI ITALIANI:

POLYGONUM L.
Piante erbacee perenni, suffruticose.
Rami eretti o flessuosi, con caratteristici
articoli prominenti nei nodi. Foglie alterne
con stipole. Fiori bianchi o rosa riuniti in
spighe o pannocchie. Frutto trigono.
Il genere Polygonum comprende circa
150 specie diffuse in tutto il mondo nelle
regioni temperate.

Areae di Polygonum scoparium.

34

Poligono scopario.
NOMI SARDI:

Allppa cuaddu - Guasila Erva e chentu


nudos - Dorgali Niditzddi - Bortigiadas
Sntziri.
Polygonum scoparium:
pianta intera xO,35, particolare del fiore, delle ocree e
delle foglie x7, 1.

35

Polygonuin scopariuln

Pianta perenne sempreverde suffruticosa,


a rami filiformi-flessuosi per lo pi semplici, alta da 50 a 120 cm, con aspetto di equiseto. Foglie ellittiche, piccole (6-lOx 1-3
mm), quasi inesistenti presso linfiorescenza, precocemente caduche al momento della
fioritura con margine revoluto e con nervature evidenti nella pagina inferiore. Ocree
cilindriche, molto pi corte degli internodi,
lunghe 4-5 mm alla base dei rami fioriferi,
dentato-frangiate; brunoferruginee alla base
e chiare nella parte superiore. Infiorescenza
lassa spiciforme, spesso un po ramosa; fiori
in verticilli uniflori o bifiori; perigonio erbaceo, bianco-roseo, lungo 2,5-3 mm, a lobi
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ravvicinati. Noce lucida, tngona, di poco


sporgente dal perigonio.
TIPO BIOLOGICO

Pianta perenne, legnosa alla base, molto


ramosa. Camefita suffruticosa.
FENOLOGIA

Fiorisce da aprile a luglio. Fruttifica da


luglio ad ottobre.
AREALE

Specie endemica della Sardegna e della


Corsica piuttosto diffusa, anche se non frequente.

ECOLOGIA

Cresce su terreni sabbiosi consolidati in


prossimit del mare e degli stagni costieri e
lungo i corsi dacqua, sui margini delle scarpate e su substrati incoerenti e ciottolosi almeno temporaneamente idromorfi.

formato per lo pi da otto stami inseriti sulla


corolla; ovario a tre corti stili. Acheni tngoni, 4 mm, lisci, brunolucenti.
TIPO BIOLOGICO

Specie perenne, forma piccoli cespugli


prostrati con lunghi rami che si diffondono
sul terreno a ventaglio. Camefita suffruticosa.

Polygonum maritimum L.
FENOLOGIA
NOMI ITALIANI:

Fiorisce da aprile ad ottobre.

Poligono marittimo.
ECOLOGIA

Fusti sdraiati, che partono da un rizoma


ingrossato e legnoso, rigidi, densamente fogliosi e pi volte ramificati. Foglie sessili,
ovali o lanceolate, persistenti, verde-glauco
o grigiastre, un po crassulente, nervature
evidenti e margine revoluto. Ocree sfrangiate, bruno-ferruginee alla base, argenteetraslucide nella parte superiore. Fiori isolati
o riuniti in fascetti allascella delle foglie.
Involucro fiorale con cinque petali, rosa o
biancastri, 3-4 mm di diametro; androceo

Specie psammofila, cresce lungo i litorali e preferisce le sabbie sciolte presso la


battigia, ma non disdegna quelle consolidate
o le sabbiose-ciottolose purch prossime al
mare.
AREALE

presente soprattutto sulle coste del Mediterraneo e dellAtlantico ed estende il suo


areale anche alle regioni asiatiche e dellAmerica meridionale.

Le dune sabbiose sono lhabitat pi favorevole alla vita di Polygon urn inaritiinuin.

37

38

Polygunum maritimum:
pianta x0,5; fiore e fiore aperto x3,5; achenio x4; particolare x1,5.

Macchie costiere a Capo Malfatano.

39

CHENOPODIACEAE

HALOCNEMUM Bieb.

Piante erbacee perenni o anche piccoli arbusti molto ramificati. Fusto spesso carnoso,
talora senza foglie o con piccole squame,
spesso articolato. Foglie alterne, semplici,
talvolta carnose. Fiori incospicui, verdastri,
unisessuali o bisessuali riuniti in infiorescenze a densa cima. Frutto: nucula o achenio.
Le Chenopodiaceae comprendono circa
100 generi distribuiti nelle regioni temperate e subtropicali di tutto il mondo.
Allo stato spontaneo vivono preferibilmente nelle zone ricche di sali per la capacit che hanno di assorbire i sali alcalini e i
nitrati di sodio e potassio. Molto diffuse
sulle spiagge, nelle steppe, nei deserti salati,
negli stagni e nelle lagune salmastre dove
contribuiscono a creare la particolare
fisionomia della vegetazione. Piante alofile,
mostrano adattamenti che permettono loro la
vita in ambienti particolari come quelli
salmi, con fusti e foglie carnose, parenchimi
acquiferi, ricoprimenti di peli o cere che limitano la perdita di acqua.
Alcune specie, come Beta vulgaris L.
presentano interesse economico per lestrazione dello zucchero, altre hanno importanza come specie alimentari, foraggere, medicamentose.

Arbusto molto ramoso con rami legnosi


ricoperti nella parte inferiore da gemme rotondeggianti a rosetta. Nella parte superiore
si sviluppano i rami fertili formati da articoli
cilindrici, carnosi. Fiori piccoli, ermafroditi,
con tre sepali ineguali, uno stame, ovario
con due stimmi. Frutto: achenio compresso.
Il genere Halocnemum comprende una
sola specie presente nelle zone salmastre del
sud Mediterraneo.

CHIAVE DEI GENERI

1 Piante con fusto articolato, carnoso,


foglie rudimentali
2
1 Piante con fusti fogliosi
3
2 Rami con numerose gemme rotondeggianti, sterili
Halocnemum
2 Rami con soli articoli carnosi
Arthrocnemum
3 Foglie rigide, pungenti, disposte a formare fascetti ascellari
Camphorosma
3 Foglie espanse
4

Halocuemum strobilaceum (Pallas) Bieb.


NOMI ITALIANI:

Salicornia strobilacea.
NOMI SARDI:

Vedi Arthrocnemum glaucum.


Arbusto che pu raggiungere anche 1 m
di altezza. Fusti prostrato-eretti, legnosi,
fitti, intricati, radicanti, ricoperti fittamente
nella parte inferiore da gemme sterili a
forma di rosetta o di cono. Rami fertili cilindrici, allungati, articolati, spiciformi, crassulenti, disposti nella parte superiore dei rami
principali o lateralmente, sulle gemme sterili. Fiori riuniti a gruppi di tre e situati entro
loggette che si formano nella parte terminale degli articoli. Perianzio piccolo, 2-4 mm,
con tre corti denti. Stame con filamento filiforme. Ovario con due stimmi riuniti alla
base. Frutto: achenio, circondato dal perianzio un p0 rigonfio. Semi oblunghi, compressi, nerastri, lucidi, verrucosi sul dorso,
reticolati sui lati.
TIPO BIOLOGICO

Arbusto densamente ramoso con rami


vecchi persistenti che contribuiscono a formare un cespuglio fitto e compatto.
FENOLOGIA

4 Foglie bianco-cinerino, intere o dentato


angolose
A triplex
4 Foglie verdi o biancoargento, carnose,
ovalibislunghe, rombiche
Halimione
40

Fiorisce da maggio a settembre.


Haloenemum strobilaceum:
rwno con fiori x0,5; fiore x15, infiorescenza x2,5.

41

Hulocnemum strobilaceum

AREALE

Lareale gravita principalmente nel settore orientale del bacino mediterraneo e del
Mar Nero, estendendosi anche nelle aree
interne dellUcraina. Nel settore occidentale
diffuso nel Nordafrica ed in alcune localit della Spagna meridionale. Del tutto assente in Francia, Jugoslavia e Italia peninsulare,
si riscontra ancora in alcune localit della
Sicilia e della Sardegna meridionale.
ECOLOGIA

Specie alofila, vive in ambienti salmastri


o decisamente salsi.

Distribuzione di Hulocnemum strobilaceum in Sardegna.

42

ARTHROCNEMUM Moq.
Piccoli arbusti con rami eretti o prostrati,
articolati, apparentemente privi di foglie,
carnosi. Foglie molto piccole, saldate a formare una guaina allaltezza dei nodi. Fiori
unisessuali, piccoli riuniti in spighe raccorciate e situati nelle incavature dei nodi. Frutto: acheho.
Il genere A rthrocn em urn comprende
circa 7 specie diffuse nelle regioni temperate e tropicali soprattutto in ambienti salsi,
come paludi costiere o zone paludose desertiche.
Le specie di questo genere per lelevato
contenuto di sali erano utilizzate, dopo essere state essiccate e bruciate, come fertilizzanti.
Arthrocnemum e laffine genere Salicor
nia costituiscono le specie principali
della vegetazione delle paludi e delle lagune
costiere, ed interessante osservare che i
loro semi sono particolarmente ricercati
dagli uccelli migratori.
Arthrocnemum un genere piuttosto difficile per quanto riguarda la distinzione delle
singole specie che lo compongono a causa
della loro stretta somiglianza morfologica.
Labito perenne e laspetto di piccolo cespuglio lo distingue dallaffine e molto simile
genere Salicornia, che prettamente erbaceo. Le specie pi diffuse in Sardegna risultano essere Arthrocnernurn glaucurn (Delile) Ung. Sternb. (= Salicornia rnacrostachya
Moric.) e Arthrocnemum fruticosum (L.)
Moq. (= Salicornia fruticosa L.)
CHIAVE DELLE SPECIE

1 Fusti eretti, rami inferiori cilindrici,


articoli cilindrici
A. glaucum
1 Fusti prostrati o eretti, rami inferiori
legnosi e nodulosi, articoli tondeggianti
A. fruticosum

Arthrocnemum glaucum (Delile) Ung.Sternb.


NOMI ITALIANI:

Salicornia, Erba cali, Sopravvivolo


legnoso.
NOMI SARDI:

Sossoini - Cagliari
Sussuni - Quartu S.Elena
Lesso ni, Sasso ni.
Arbusto molto ramoso, alto da 50-60 cm
sino a i m circa. Rami articolati, con articoli
cilindrici o claviformi, carnosi, lunghi circa i
cm. Foglie piccole, saldate alla base a formare una guaina attorno al nodo. Fiori incospicui,
disposti in corte spighe di tre fiori sui rami terminali. Fiori con perianzio rudimentale, i
maschili con due stami e i femminili con ovario portante uno stilo lungo e sottile. Il perianzio diventa un po rigonfio nel frutto e lo circonda completamente. Frutto, oblungo, un po
compresso, brunonerastro, lucido, verrucoso
su un lato e reticolato sullaltro.
TIPO BIOLOGICO

Arbusto molto ramificato formante un


denso cespuglio un po disordinato. Nanofanerofita cespitosa.
FENOLOGIA

Fiorisce dalla primavera allestate. Nel


periodo invernale e primaverile, quando la
pianta in fase vegetativa i rami presentano
un colore verde glauco, nella tarda primavera, in estate e nel periodo autunnale assumano invece una caratteristica colorazione
rossastra.
AREALE

comune in tutte le aree costiere del bacino mediterraneo e lungo le coste atlantiche
meridionali della penisola iberica.
ECOLOGIA

una specie alofila che vive preferibilmente nelle lagune e nelle zone permeate costantemente di umidit e decisamente salse.
43

44

A rthrocnemum fruticosum

NOTE COLTURALI

Si riproduce per seme, ma si espande anche grazie alla capacit di radicazione dei
rami a contatto con il terreno. Per la sua particolare ecologia limitato alle aree in qualche modo salmastre, per cui non trova interesse come pianta da giardino.

Arthrocnemum fruticosum (L.) Moq.


NOMI ITALIANI:

Vedi A. glaucum.
NOMI SARDI:

Vedi A. glaucum.
Arbusto ramoso, alto 30-90 cm circa, cespitoso. Rami eretti o eretto-decumbenti, legnosi alla base, nodulosi, erbacei superiormente. Articoli tondeggianti, lunghi circa 45
Arthrocnemum glaucum:
ramo xO,5, infiorescenza x2; fiore x5, seme x7,5.

mm. Foglie piccole, guainanti. Fiori rudimentali racchiusi nelle fossette dei segmenti, i maschili con due stami, i femminili con
stilo filiforme. Frutto subgloboso, grigiastro,
con setole rigide sullapice.
TIPO BIOLOGICO

Arbusto con rami rigidi che formano un


denso cespuglio. Nanofanerofita cespitosa.
FENOLOGIA

Fiorisce dalla primavera allestate.


AREALE

Specie ad areale circumediterraneo si ritrova anche nelle coste atlantiche della penisola iberica e della Francia.
ECOLOGIA

Specie meno alofila della precedente,


vive nelle paludi costiere, nelle lagune, negli
acquitrini che si formano vicino al mare.
45

CAMPHOROSMA L.

infiorescenza a spiga ovoide o un p0 allungata, corta, fogliosa alla base. Fiori con involucro
di 2-3 mm, peloso, campanulato. Stami quattro
con filamenti sporgenti. Ovario con stilo che
termina con due lunghi stimmi. Frutto circondato dal perianzio membranoso. Semi oblunghi, compressi, 2 mm lunghi, neri, reticolati.

Piante annuali o perenni, spesso aromatiche. Foglie piccole, semicilindriche. Fiori


ermafroditi o unisessuali disposti a formare
infiorescenze a spiga ovoide. Perianzio companulato con 4 denti ineguali. Stami quattro
con lunghi filamenti. Ovario con un solo
ovulo. Frutto: achenio.
Il genere Camphorosma comprende circa
10 specie diffuse nellEuropa meridionale, Asia
occidentale e centrale e Africa settentrionale.

Piccolo arbusto, aromatico, con numerosi


fusti legnosi, prima prostrati, poi eretti. Camefita fruticosa.

Camphorosina monspelkwa L.

FENOLOGIA

TIPO BIOLOGICO

Fiorisce da giugno a ottobre.


NOMI ITALIANI:

Camforata di Montpellier.
Piccolo arbusto, alto da 20 sino a 50 cm,
con numerosi rami, eretti o ascendenti, semplici o ramosi, contorti, legnosi alla base, densamente pelosi o anche villosi. Foglie lineari,
acute, rigide, coriacee, sessili, pubescenti,
spesso fascicolate. Fiori riuniti a formare una

Camphorosma inonspeliaca

46

AREALE

Specie diffusa soprattutto nelle aree costiere del bacino mediterraneo, vive anche
nelle zone pi interne della penisola iberica,
dellUcraina e in Asia minore.
Camphorosma monspeliaca:
rami xO, 5 e x2; infiorescenza x2; fiore maschile efiore
femminile x5; brat/ca e seine x5.

47

ECOLOGIA

Indifferente al substrato geopedologico,


vive in ambienti aridi, soleggiati e ventosi
soprattutto della fascia costiera come rocce,
roccaglie, terreni ciottolosi o ghiaiosi e, talvolta, anche sabbie consolidate.

Alcune specie sono utilizzate come alimento, altre per la fabbricazione dei saponi.

Atriplex halimus L.
NOMI ITALIANI:

NOTE COLTURALI

Si propaga per seme, ma anche per mezzo


dei rametti striscianti con radici. Pu costituire piccoli tappeti sulle superfici pi degradate dei giardini, prossimi alla linea di costa.

Alimo, Malocchio, Porcellana marina.


NOMI SARDI:

Berbna Torp
Alimu, Elamu, Elima, Elirnu, Elma,
Eluma, Eramu, Selbra.

ATRIPLEX L.
Piante annue, perenni, arbustive suffruticose. Foglie alterne od opposte, dentate,
astate o intere. Fiori unisessuali sulla stessa
pianta o su piante distinte, riuniti a formare
glomeruli che poi si riuniscono in infiorescenze a spiga o a pannocchia.
Il genere A triplex comprende circa 100
specie, distribuite nella fascia litorale delle
regioni temperate.

Atriplex halimus:

48

Pianta suffruticosa molto ramificata con


rami intricati, divaricati, eretto-patenti,
ascendenti o riflessi, che formano grossi cespugli compatti di 1-2 m di altezza. Foglie
picciuolate, con lamina di 2-5 cm, carnosetta, bianco-cinerino e pruinosa, a margine
intero o dentato-angolosa alla base.
Atriplex halimus
ramo con fiori e ramo con foglie xO,5; fiori, frutto e
seine x5.

49

Infiorescenze allapice dei rami, lunghe


5-15 cm, prive di foglie. Fiori unisessuali,
giallastri, poco appariscenti, riuniti in glomeruli che portano alla base i fiori femminili e alla sommit quelli maschili. Fiori
maschili con sepali ovali, farinosi e con cinque stami; fiori fernmmli con ovario a due
stimmi filiformi e con bratteole lisce o reticolate allesterno, accrescentisi nella fruttificazione. Valve fruttifere riunite alla base,
farinose, ovali, reniformi o deltate, con margine intero o undulatocrespato.
TIPO BIOLOGICO

HALIMIONE Aellen
Piccoli arbusti ramificati con rami eretti.
Foglie opposte, argentee. Fiori unisessuali,
piccoli, riuniti a formare un glomerulo e
disposti in pannocchie basse, terminali. Frutto: achenio.
Il genere comprende la sola specie Halimione portulacoides diffusa nelle zone temperate dellEuropa, Asia occidentale, Africa
australe, America del Nord.

Cespugli densi, con rami eretti o eretto


patenti. Fanerofita suffruticosa.

Hatimione portulacokies (L.) Aellen


Sin.: Atriplexportulacoides L., Obione
portulacoides (L.) Moq.

FENOLOGIA

NOMI ITALIANI:

Inizia la fioritura a luglio e la protrae sino


a ottobre.
AREALE

Atriplex halimus una specie a distribuzione circumediterranea, che presenta un


areale secondario nellAfrica del Sud. diffusa sulle coste atlantiche del Portogallo e in
Europa; manca in Jugoslavia, Albania,
Bulgaria e Arcipelago Egeo.
ECOLOGIA

Specie eliofila e alofila, vive per lo pi in


prossimit delle zone litoranee battute dai
venti, lungo i corsi dacqua, ambienti ruderali, scarpate e bordi della strade. In Sardegna occasionalmente si riscontra anche nelle
zone interne.
NOTE COLTURALI

Si riproduce facilmente sia per seme sia


per talee o astoni radicali e si presta per costituire siepi e bordure, potendosi modellare
anche con potature drastiche.

Atriplice portulacoide.
Suffrutice di colore bianco-cinerino per
la presenza di papille vescicolose, alto da 30
cm a i metro circa, con rami eretti o prostrati, angolosi. Foglie ovali-bislunghe o
rombiche, opposte, con corto picciuolo,
accompagnate allascella da un gruppetto di
foglie pi piccole. Fiori maschili con sepali
ovali, liberi, pulverulenti per la presenza di
peli vescicolosi e cinque stami; fiori femminili con due bratteole che simulano un
perianzio e con ovario che porta uno stilo
corto. Frutto circondato da valve fruttifere
che si saldano sino alla sommit ad originare un falso frutto compresso, coriaceo,
cuneato alla base, tnlobo alla sommit,
verde-argento e con irregolari tubercoli su
tutta la superficie. Seme nero con funicolo
filiforme.
TIPO BIOLOGICO

Suffrutice, molto ramoso, con rami prostrati o prostrato-ascendenti. Nano fanerofita o camefita suffruticosa.

NOTE ETNOBOTANICHE

Le estremit dei rametti teneri, fatti macerare nellaceto si usano come condimento,
analogamente ai fiori del cappero.
50

Halimione portulacoides:
ramo con infiorescenza x0,5; fiore maschile x15; fiore
femminile x15; frutto xlO; seme x20.

51

Ha/unione portulacoides

FENOLOGIA

ECOLOGIA

Fiorisce da luglio a ottobre e fruttifica da


ottobre a dicembre.

Pianta alofila, vive sulle paludi salmastre,


dove assieme ad Arthrocnemum e a Salicornia, forma densi tappeti nelle zone umide e
in quelle immediatamente adiacenti.

AREALE

Specie largamente diffusa lungo le aree


costiere di tutto il Mediterraneo, estende il
suo areale sino alla coste dellInghilterra,
dellIrlanda e sino alla Danimarca
nellAtlantico, America del Nord, Asia e
Africa del <Z li

52

NOTE COLTURALI

Si diffonde facilmente da seme e per talee; potendo svilupparsi in breve tempo


adatta a coprire zone rocciose aride in prossimit del mare.

RANUNCULA CEAE
Piante ad habitus molto vario: in prevalenza erbacee perenni con tuberi, rizomi, ma
anche erbe annuali e piante legnose, talvolta
rampicanti. Foglie radicali o caulinari, sparse o opposte, intere o variamente divise.
Fiori bisessuali, solitari o riuniti in cime o
racemi. Perianzio semplice o doppio, regolare o irregolare. Stami numerosi. Ovario formato da un numero variabile di carpelli,
liberi. Frutto: achenio, follicolo, capsula o
bacca.
Le Ranunculaceae comprendono circa 50
generi distribuiti in tutto il mondo. Sono
piante che vivono entro lacqua, nelle zone
umide, nel sottobosco e anche in quelle soleggiate, aride e ventose.
La famiglia delle Ranunculaceae oggi,
generalmente, considerata una famiglia primitiva, che si evoluta probabilmente da un
gruppo delle Magnoliales, piante arboree a
morfologia fioraie molto arcaica. Le ranuncolacee, oltre a una grande variabilit nellambito della famiglia, presentano quasi
tutte caratteri primitivi, riscontrabili spesso
nel grande numero di petali, degli stami, dei
carpelli e soprattutto per la disposizione spiralata degli elementi fiorali sul ricettacolo.
Alcune specie sono utilizzate come piante ornamentali.
Molti generi contengono principi acri e
velenosi, come A conitum, Adonis, Helleborus,
Ranunculus, Anemone, Clematis. Altri
hanno propriet terapeutiche, come sedativi
o anestetici locali (Thalictrum), altri ancora
sono diuretici, purgativi, emmenagoghi e galattogeni (Nigella, Aquilegia).

Il genere Clematis comprende circa 250


specie che vivono nelle regioni temperatefredde dellEmisfero boreale.
Si propagano per talea, margotta e seme,
e sono largamente impiegate come piante ornamentali, soprattutto per la fioritura che, in
alcune specie invernale o estiva.
Tutte le Clematis sono velenose per la
presenza di un alcaloide, la anemonina, e
spesso provocano irritazioni cutanee e vesciche. Venivano usate, un tempo, dai mendicanti per procurarsi delle ulcere e per questo
sono anche chiamate erbe dei cenciosi.
Anche se sono note le propriet tossiche di
questo genere, tuttavia nella medicina popolare sono utilizzate come diuretico e contro
la scabbia. I germogli giovani vengono consumati come gli asparagi.
Ii nome Clematis sembra derivi da kiema
pianta che si avviticchia.
CHIAVE DELLE SPECIE

1 Piante a fioritura autunnale, invernale,


o primaverile; fiori con 4 pezzi corollini di
2,5-4 cm, spesso con chiazze porporine;
foglie semplici o incisolobate .
C. cirrhosa
1 Piante a fioritura tardo-primaverile, o
decisamente estiva; foglie composte, con
foglioline nettamente distinte
2
2 Fusti sempre sottili; fiori odorosi;
foglioline di 2-4 cm; piante di ambienti
costieri o raramente montani .
C. flammula
2 Fusti robusti; fiori inodori o scarsamente profumati; foglioline lunghe 5-8 cm; piante di ambienti freschi .
C. vitalba

CLEMATIS L.
Piante erbacee, arbustive o lianose, rampicanti, con fusti spesso muniti di organi aggrappanti originatisi dai picciuoli fogliari.
Foglie divise. Fiori bisessuali o riuniti in infiorescenze a pannocchia. Mancanza di petali e trasformazione dei calice nella funzione vessillare.
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Clematis cirrhosa L.
NOMI ITALIANI:

Clematide cirrosa.
NOMI SARDI:

Assara - Seulo
Bin ttzu - Isili
Bidighgnu - Sassari
Bidighngiu - Busachi
Binzilu - Usellus
Erighnzu - Torp
Filichnzu - Dorgali
Ilichnzu - Dorgali
Itiknzu masedu - Lod

Mussrgia - Iglesias, Teulada


Pidighgnu - Sassari
Pilighnzu - Borore
Pirighnzu - Oristano
Rethi - Orani, Orgosolo, Sarule
Reti - Lod, Lula, Siniscola
Sinzi!u - Mogoro
Su ntrezzu - Villaputzu
Tintirzu - Dolianova
Trez,zu - Muravera
Viti alva - Bortigiadas, Tempio
Benttzu, Bidighnzu, Bin tfrnzu, Bin tirzzu, Inttzu, Intrtzu, Intrcciu, Pidighnzu,
Vitichngiu.

Clematis cirrhosa

Cleinatis cirrhosa:
ramo con fiori e ramo con frutti
xO,5; fiori isolati xl; stame e ovario
e achenio x2; particolare di ramo
di pi anni xl.

54

55

Pianta lianosa, rampicante, con foglie opposte, caduche. Fusto lungo sino a 10 m,
esile, nodoso, poroso, con corteccia fibrosa
nelle parti inferiori, con cirri prensili semplici o bifidi e, talora, con brachiblasti fioriferi, persistenti e legnosi. Foglie fiorali con
picciuolo di 10-20 mm, semplici, con margine intero, trilobe o decisamente pennatosette con numerosi lobi lineari-lanceolati, lisce; foglie dei rami vegetativi lobatolaciniate, raramente intere. Fiori grandi e numerosi sui brachiblasti delle annate precedenti, sostenuti da un lungo peduncolo pendulo, provvisto di due bratteole verdi, unite
a coppa pi o meno appressate alla corolla a
simulare un calice; lacinie fiorali quattro, di
forma ovato-allungata con rilievi e scalanature longitudinali, di colore bianco o giallastro, provviste spesso di numerose chiazze
porporine e con pelosit vellutata nella parte
esterna; stami numerosi, verdastri, con filamenti appiattiti verso il basso ed antere
allungate; ovario pluricarpellare con stili
pelosi, accrescentisi nel frutto, e stimmi glabri. Semi di 6-8 mm a contorno ovato-circolare con una scalanatura laterale e con una
lunga coda piumosa.
TIPO BIOLOGICO

Fanerofita lianosa, caducifoglia, a sviluppo autunnaleprimaverile.


FENOLOGIA

La clematide cirrosa presenta i fiori


prima della comparsa delle foglie nel periodo autunnale-invernale nelle zone litoranee e
pi calde, e nel primo periodo primaverile
nelle zne montane. In annate particolari, a
seconda dellandamento stagionale, sono
possibili fioriture supplementari a maggiogiugno. I semi sono di pronta maturazione e
vengono dispersi dal vento grazie alla presenza delle lunghe code piumose.

ECOLOGIA

Specie termofila ed eliofila trova le condizioni ideali di vita negli ambienti costieri e
caldi, dove caratterizza la vegetazione, ricoprendo spesso i cespi di lentisco e gli altri
elementi legnosi della macchia mediterranea. In zone ben esposte ed assolate pu
vegetare sino ai mille metri di quota.
NOTE COLTURALI

La clematide cirrosa si riproduce bene sia


per seme che per talea e, essendo una specie
indifferente al substrato e poco esigente in
fatto di necessit idriche, pu essere coltivata
con facilit anche su spazi limitati, ed in
grado di coprire in breve tempo graticciate e
muri o adagiarsi su altre piante legnose. Piante crescenti allo stato spontaneo fioriscono
talora anche a maggio-giugno, coprendosi
integralmente dei caratteristici grandi fiori,
fatto che potrebbe essere sfruttato per valorizzarla nei giardini degli ambienti mediterranei.
La raccolta dei semi, prontamente caduchi,
deve essere effettuata quando presentano la
coda piumosa pienamente sviluppata.
NOTE ETNOBOTANICHE

In Sardegna i tralci della pianta raccolti


indipendentemente dalla stagione, e conservati sotterrati o in luoghi umidi, erano utilizzati come legacci per innesti e nei lavori
dellorto in genere. Secondo alcuni, i fiori
sarebbero pascolati dalle api e darebbero il
miele amaro, ma probabile che ci sia dovuto a confusione per la contemporanea fioritura del corbezzolo.
Clematis flammula L.
NOMI ITALIANI:

Clematide fiammola, Fiammola, Viticcio.


NOMI SARDI:

AREALE

La clematide cirrosa presente lungo le


zone costiere del bacino del Mediterraneo.
In Sardegna abbondante lungo tutta la fascia litoranea.
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Reti - Dorgali
Retio - Alghero
Urzula - Aritzo, Barisardo
Benzgliu, Bind/1u, Binzgliu, Binzllu,
Inzllu, Tetti.

Clematis flammula.

Arcale di Clematis flammula.

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58

Pianta lianosa, rampicante con foglie coriacee, opposte. Fusto esile, liscio, angoloso,
scandente, lungo fino a 3-4 m, rossastro
nelle fasi giovanili, verdastro scuro a maturit, provvisto di cirri. Foglie picciuoiate, le
inferiori semplici, ovato-lanceolate di 35x2-3 cm, quelle degli internodi superiori
composte, con 3-9 foglioline, di dimensioni
tanto pi piccole quanto pi numerose, con
lamina liscia e margine intero. Infiorescenze
in pannocchie terminali con numerosi fiori
odorosi con lacinie di 1O-18x3-4 mm, bianchi, tomentoso-sericei nella faccia esterna.
Stami numerosi con filamenti appiattiti in
basso ed antere bianco-verdastre; carpelli
numerosi, con stili pelosi, accrescentisi a
maturit. Acheni a contorno ovale, con le
facce schiacciate, rilevate ai bordi e provvisti di una lunga coda piumosa.
TIPO BIOLOGICO

Specie a portamento molto variabile, da


emicriptofita a fanerofita lianosa, in grado
di emettere ogni anno numerosi getti molto
lunghi che si adagiano sui terreno o sulle altre piante legnose.

NOTE COLTURALI

Si riproduce per seme, per talea o prelevando parte dei rizomi sotterranei. In breve
tempo sviluppa un abbondante fogliame e
pu fiorire sin dal primo anno. adatta per
coprire graticciate, per ravvivare il verde di
altre specie sempreverdi della macchia mediterranea con la sua ricca ed odorosa fioritura. Vive meglio e rigogliosa negli
ambienti costieri, dove pu sviluppare i sottili fusti per 3-4 m di lunghezza, adagiandosi per su un qualsiasi supporto. Nelle zone
montane richiede i luoghi meglio esposti,
ma comunque resta pi contenuta nel suo
sviluppo ed i fiori divengono meno odorosi
o del tutto inodori.
NOTE ETNOBOTANICHE

Non si conoscono notizie particolari relative a questa specie, ma alcuni suoi nomi,
soprattutto quello di fiammola (forse per il
rosso dellirritazione che provoca sulla pelle),
fanno supporre che sia stata utilizzata per gli
stessi scopi della vitalba. I tralci si prestano
come legacci nei lavori di campagna.

FENOLOGIA

Clematis vitalba L.

La viticella una specie che fiorisce nella


tarda primavera, ma soprattutto nel periodo
estivo. Matura i frutti a settembreottobre.

NOMI ITALIANI:

Clematide vitalba, Erba dei cenciosi,


Viorna, Vitalba.

AREALE

diffusa nelle zone costiere del bacino


mediterraneo. In Sardegna si ritrova lungo le
coste, ma anche sporadicamente nelle zone
montane dellinterno.
ECOLOGIA

Specie eliofila e termofila, la fiammola


predilige gli ambienti assolati delle zone costiere, dove vive indifferente al substrato sulle
sabbie o sui terreni rocciosi, frammista alle
altre specie della macchia, che sovrasta con il
suo fogliame e la sua abbondante fioritura.
Clematis flammula:
ramo con infiorescenza, foglia xO,5; ovario e stagni x2;
fiore senza tepali x]; tepalo xl, 5; fiore xl; acheini xO,5
e xl.

NOMI SARDI:

Aucida - Iglesias
Assara - lerzu
Auzara - Villanovatulo
Bdighngiu - Atzara
Bidiknzu - Bono, Bonorva, Cuglieri
Bidiknzu - Orune
Bidrighinzu - Osilo
Biliknzu - Nuoro, Orune
Bidi inzu - Olzai
Ertssu - Seulo
Frighinzu - Sassari
Idighinzu - Nule
Interzu - Gavoi
Istlzu - Belv
Istrzu - Lanusei
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Itiknzu - Lula, Siniscola


Itiknzu areste - Lod
Medichnzu - Orani, Sarule
Oltezzu - Meana
Reti - Dorgali
Sterzu - Artizo, Villagrande Strisaili
Tihinzu - Urzulei
Trighnzu - Santulussurgiu, Sedil
Vidichngiu - Oliena
Vitichngiu - Fonni
Vidi nzu - Orgosolo
Vitiknzu -Bitti, Lula, Siniscola
Azzara, Auzzara, Benzgliu, Bidrighinzu,
Binzillu, Binzigliu, Idrighinzu, Inzillu, Istrtzu, Trighinzu, Zara.
Liana con foglie opposte, caduche. Fusto
lungo 2-15 m con corteccia sfaldantesi in fibre longitudinali. Foglie composte con picciuolo di 1-3 cm e 5-7 foglioline con lamina
ovata o ovata-lanceolata, lunghe 5-8 e larghe
3-5 cm, con margine intero o irregolarmente
inciso-dentato, liscia o provvista di peli sericei nella pagina inferiore. Infiorescenze pani-

Clematis vitalba

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colate, inserite allascella delle foglie o terminali, con numerosi fiori bianchi. Tepali di
8-12x3-5 mm con apice ottuso inferiormente,
tomentoso-sericei, superiormente lisci; stami
numerosi, i pi esterni di lunghezza minore,
bianco-verdastri, glabri, con antere lanceolate di 9-11 mm, stili sericei accrescentisi a
maturit e stimma glabro a capocchia. Carpelli pi o meno numerosi, a contorno ovatoacuminato, con una lunga coda piumosa, persistenti sulla pianta anche a maturit.
TIPO BIOLOGICO

Fanerofita lianosa caducifoglia a sviluppo primaverileestivo.


FENOLOGIA

Fiorisce a maggio-luglio a seconda


dellaltitudine e matura gli acheni a ottobrenovembre.
Clematis vitalba:
ramo fiorifero e foglie xO,5; fiore xl; acheni xO,5 e xl;
fiore senza tepali xl; tepali xl,5; particolare del tomento dei
tepali: molto ingrandito; rametto di pi anni e ramo scortecciato xl; particolare del picciuolo e delle foglioline.

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AREALE

Specie a larga diffusione presente in tutta


Europa, Africa del Nord ed Asia Minore.
ECOLOGIA

La Vitalba una pianta moderatamente


eliofila che vive dal livello del mare
sinoltre i 1200 m di quota; predilige gli
ambienti umidi ed frequente lungo i corsi
dacqua, i fontanili, i margini dei boschi, i
boschi freschi, dove si solleva con gli alberi
sino a svettare oltre la loro chioma.
NOTE COLTURALI

Si pu riprodurre con relativa facilit sia per


seme che per talea, ma soprattutto, anche in
questo caso, per mezzo di stoloni radicali. In
coltivazione, per avere i risultati migliori,
richiede innaffiature frequenti per mantenere il
substrato fresco ed umido in permanenza. Ha
uno sviluppo piuttosto vivace ed in grado di
produrre in pochi anni grossi cespi che si possono far adagiare su altre piante arboree, graticciate o sulle strutture pi varie. La fioritura persistente e il ricco fogliame costituiscono fattori

Area/e di Clematis vitalba (Da Meusel, semplificato).

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importanti per la sua valorizzazione come pianta da giardino, ma nonostante ci in Sardegna


praticamente inutilizzata a questo scopo.
NOTE ETNOBOTANICIIE

Specie con abbondante fioritura una pianta visitata dalle api ed a ragione considerata
mellifera. I giovani germogli in alcune zone
sono utilizzati bolliti come insalata, si tratta di
una pianta velenosa con sostanze tossiche evidentemente termolabili, ma luso culinario
dovrebbe essere comunque sconsigliato. Le
foglie, a diretto contatto della pelle, possono
provocare irritazione e i mendicanti, nei santuari campestri e nelle feste paesane, usavano
procurarsi piaghe per impietosire i pellegrini.
Diversi nomi nelle varie lingue richiamano
questa pratica comune in quasi tutta Europa. I
tralci, sottili e flessibili venivano utilizzati per
legare gli innesti o come cordame grossolano.
Era diffusa in tutta la Sardegna lusanza di
fumare i tralci secchi come surrogato della
sigaretta, pratica del tutto da evitare per i possibili effetti dannosi sullorganismo.

CA PPA RACEAE
Piante erbacee, arbustive, talvolta arboree e lianose. Foglie alterne, semplici o
composte con fiori bisessuali, raramente
unisessuali, solitari, in fascetti riuniti in
infiorescenze a racemo o a corimbo. Petali e
sepali quattro disposti diagonalmente. Ovario di due carpelli. Frutto capsula o bacca.
Le Capparaceae comprendono 40-50 generi distribuiti nelle regioni tropicali e subtropicali dellAustralia, America settentrionale, Africa e nelle zone temperate del Mediterraneo.
Molte specie di questo genere sono coltivate come piante ornamentali, altre sono utilizzate in medicina o nellindustria chimica.

niformi o spine. Fiori solitari o riuniti in


racemi laterali o terminali. Sepali e petali
quattro, grandi. Stami numerosi; ovario peduncolato. Frutto: bacca con diversi semi.
Il genere Capparis comprende circa 250
specie diffuse nelle regioni con clima temperato, tropicale e subtropicale.
Diverse sono le utilizzazioni delle specie
di questo genere: il legno, pesante e compatto, usato per lavori al tornio; la corteccia,
amara, utilizzata contro lidropsia e la gotta
ed infine, le gemme fiorali, note come capperi, sono raccolte per le loro propriet antiscorbutiche, rinfrescanti e stimolanti lappetito.
Capparis spinosa L.
NOMI ITALIANI:

CAPPARIS L.
Arbusti, con fusto tortuoso o rampicanti
con fusto flessuoso, o anche alberi e suffrutici. Foglie semplici, talvolta con stipole spi-

Cappero, Capparo.
NOMI SARDI:

Tappari - Sassari
Tappara, Tapparas.

Capparis spinosa

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Piccolo arbusto cespitoso con rami striscianti o eretto-scandenti, a foglie caduche.


Rami contorti ad internodi raccorciati, biancastri, lunghi 30-80 cm. Foglie ovatorotonde, carnosette, di 3-4 cm, lisce, con picciuolo di 10-15 mm, provviste di due piccole spine allinserzione sul fusto. Fiori su
peduncolo di 2-5 cm con calice formato da
due brattee verdi, avvolgenti nel boccio i
quattro petali, che sono bianchi a contorno
circolare, appariscenti, con unghia brevissima. Stami numerosi con filamenti avvolti a
spirale nel bocciolo, lunghi 3-4 cm, violacei
nella parte superiore, e con antere rossastroporporine, di 1-2 mm, presto caduche. Frut-

to sostenuto da un peduncolo accrescentesi a


maturit, cilindrico-fusiforme alle due estremit, carnoso, che si apre in una linea longitudinale. Semi numerosi, reniformi, giallastri, di 1-2 mm.
TIPO BIOLOGICO

Camefita fruticosa caducifoglia, con foglie carnosette.


FENOLOGIA

Il cappero inizia lattivit vegetativa ad


aprile-maggio e fiorisce a maggio-giugno.
Per tutto il periodo estivo, anche in rapporto
allandamento stagionale pu presentare una
Capparis spinosa

Capparis spinosa:
ramo con fiori, frutti xO,5; semi
x2,5; antere x3; ovario x2,5; stame
xl; particolare delle gemme xl, 5 e
xl; bocciolifiorali xO,5.

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65

fioritura sporadica, che si fa pi consistente


con il mitigarsi delle temperature a settembre, per decrescere via via nel mese di ottobre, quando inizia anche a perdere le foglie.
AREALE

Il cappero una specie tipicamente mediterranea, ma, coltivato fin dallantichit,


oggi si trova spontaneizzato anche in ambienti continentali. In Sardegna la sua distribuzione allo stato spontaneo limitata alle
zone calcaree mioceniche nel Sassarese e nel
Cagliaritano.
EC0L0GIA

Pianta eliofila e xerofila, vive su qualsiasi


substrato, ma preferibilmente in ambienti calcarei, rocciosi, nelle falesie, dove si insedia
nelle spaccature delle rocce, crescendo pendulo. Specie poco esigente e frugale vive, nelle
aree di colonizzazione secondaria, soprattutto
sulle vecchie mura ben esposte delle citt.
NOTE COLTURALI

Il cappero si riproduce per seme e per talee ottenute con rametti di 2-3 anni. stata
considerata spesso come una specie esclusivamente rupicola e per tale motivo i semi
venivano posti su piccole nicchie naturali,

66

oppure ottenute artificialmente sulle pareti


delle rocce calcaree; in realt il cappero coltivato anche in piena terra acquisisce una
maggiore floridezza e d, se opportunamente irrigato, una continua produzione di nuovi
fiori dal mese di giugno ad ottobre. In Sardegna si trova coltivato in limitate estensioni nellarea intorno a Cagliari. Specie molto
bella come pianta da giardino, presenta per
fiori molto fugaci, fatto per compensato
dallemissione di sempre nuovi boccioli.
NOTE ETNOBOTANICHE

Il cappero, di cui si utilizzano soprattutto


i boccioli fiorali a scopo alimentare, una
pianta conosciutissima ed apprezzata sin
dallantichit per le sue propriet aperitive,
digestive, toniche ed eccitanti. Conturba il
corpo, scrisse Dioscoride, il suo frutto ed
il fusto si condisce nel sale per essere poi
usato nei cibi. Luso culinario dei capperi,
con varianti nel modo di conservazione, con
il vino o con laceto, dunque un costume
che possiamo definire millenario. Ma in alcuni periodi i capperi sono stati usati pi
come medicina che come condimento. In erboristeria la radice e la scorza, per i principi
amari che contengono, sono utilizzate come
diuretiche, contro la gotta e le idropsie.

BRASSICACEAE

BRASSICA L.

Piante erbacee, annuali, bienni, suffruticose, o piccoli arbusti, raramente rampicanti.


Foglie alterne, intere, ovali o lineari, sessili o
con corto picciuolo oppure sinuate o divise.
Fiori bisessuali, disposti in infiorescenze a
racemo o corimbo. Sepali e petali 4, disposti
a croce; stami 6 dei quali quattro lunghi e due
corti, ovario con due carpelli. Frutto siliqua o
siliquetta con i semi disposti su un falso setto
centrale, membranaceo, detto rep/urn.
E una famiglia, conosciuta anche con il
nome di Crucjferae, con moltissimi generi,
circa 380, con ampia diffusione in tutto il
mondo negli ambienti pi vari.
Le specie di questo genere hanno diverse
utilizzazioni: ornamentale, alimentare,
foraggera, oleifera e officinale.

Piante erbacee, perennanti o piccoli arbusti. Foglie di forma varia, ricoperte da uno
strato pruinoso che conferisce loro un colore
verde-glauco. Fiori bisessuali gialli riuniti,
in infiorescenze a racemo. Frutto suiqua
cilindrica, lunga e sottile con molti semi.
Il genere Brassica comprende circa 50
specie diffuse in tutto il mondo.
Le specie di questo genere sono impiegate
in agricoltura, foraggiocoltura e, per la presenza di olii nei semi, sono tipiche piante da
olio. Molte specie sono utilizzate per la produzione di mostarde, come la Brassica nigra
o senape nera e Sinapis alba o senape bianca.

CHIAVE DEI GENERI

NOMI ITALIANI:

1 Frutto allungato, siliqua; foglie grandi,


carnose
Brassica
1 Frutto ovale, siliquetta; foglie piccole,
carnosette
Lobularia

Brassica insularis Moris


Cavolo selvatico.
NOMI SARDI:

Cauleddu - Lula, Lod, Orani


Caule e monte - Dorgali.

Brassica insularis

67

Pianta suffruticosa, con foglie caduche e


abbondante fioritura. Fusto di 0,4-2,5 m,
eretto-ascendente, ramificato nella parte superiore, contorto e non compiutamente lignificato, anche negli esemplari di grosse
dimensioni. Foglie verdi-glauce, alterne con
grosso picciuolo e lamina carnosa, espansa,
largamente ellittica, increspata ai margini e
con nervature molto pronunciate nella pagina inferiore. Infiorescenze terminali, racemose, con numerosissimi fiori con odore
grato; fiori provvisti di peduncoli di 1-2 cm,
con calice a sepali verdi, caduchi; petali
quattro, bianco-candidi, ovato-spatolati, di
10-16 mm; stami 6 con filamenti bianchi e
antere gialle. Frutti: silique di 2-5 cm, con
breve rostro allapice. Semi reniformi di 1-2
mm.
TIPO BIOLOGICO

Da camefita a fanerofita suffruticosa, caducifoglia.

Areale di Brassica insularis.

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FENOLOGIA

Fiorisce da aprile, nelle zone pi calde, al


mese di giugno in quelle pi elevate.
AREALE

Ritenuta esclusiva della Sardegna e di iimitate localit della Corsica stata reperita
recentemente nellisola di Pantelleria ed in
Nordafrica. In Sardegna si rinviene soprattutto nelle aree calcaree montane e in ambiente litoraneo nelle piccole isole della Sardegna meridionale; in particolare nellisola
dei Cavoli, il cui nome deriverebbe appunto
dalla pianta, si trovano gli esemplari di maggiore dimensioni conosciuti.

Brassica insularis:
ramo con fiori efrutti, calice, petalo e stami xO, 6; antere x6; siliqua xl,5; seme x3.

69

ECOLOGIA

Il cavolo selvatico di Sardegna una pianta eliofila che si riscontra con maggiore frequenza nelle pareti delle aree calcaree mesozoiche, ma anche su substrati di natura silicea, come nelle piccole isole gi menzionate.
Tuttavia il suo areale potrebbe essere ben pi
ampio e con tutta probabilit la sua presenza,
nei luoghi facilmente accessibili, preclusa
dal pascolamento trattandosi di una specie
particolarmente ricercata dal bestiame.

LOBULARIA Desv.
Piante annue o perenni, cespugliose, con
rami eretti o arcuati. Foglie bianco-grigiastre. Fiori bianchi riuniti in densi racemi.
Frutto siliquetta, ovale, pelosa.
Il genere Lobularia comprende poche
specie presenti in Europa e in Africa.
Lobularia maritima (L.) Desv.
Sin.: Alyssum maritimum (L.) Lam.

NOTE COLTURALI

Pu essere facilmente coltivato da seme


con la stessa tecnica dei cavoli coltivati. Le
nuove piantine in condizioni ottimali crescono rigogliose con bella e profumata fioritura, contrariamente alle altre specie dello
stesso genere.

NOMI ITALIANI:

Filigrana comune, Alisso odoroso.

NOTE ETNOBOTANICHE

Non si conoscono particolari usi di questa


specie, che tuttavia stata utilizzata talvolta
a scopo alimentare.

Lobukiria marittima.

70

Lobularia maritima:
ramo con fiori xO, 5;fiore x4; infiorescenza xl, 5;frutto
xl,5.

71

Pianta cespugliosa, ramosa sin dalla base,


alta da 20 a 30 cm o anche pi. Rami eretti,
ascendenti o anche arcuato-pendenti. Foglie
strette, lineari-lanceolate, grigio-verdi per la
presenza di peli bianchi, biforcuti, strettamente ravvicinati. Fiori bianchi o leggermente rosati, debolmente odorosi, riuniti in
densi racemi che si allungano a maturazione.
Calice con sepali patenti. Corolla con quattro petali a lamina arrotondata. Frutto ellittico, 2-3 mm, peloso.
TIPO BIOLOGICO

Densi cespuglietti, legnosi alla base. Camefita suffruticosa.

abbondante, spesso continua nel periodo


invernale.
AREALE

Lareale principale comprende il bacino


del Mediterraneo e le isole Canarie. stata
introdotta anche in altre regioni dove si
naturalizzata.
ECOLOGIA

Specie prevalentemente litoranea, vive


sulle rupi, scogliere, zone sassose, prati
aridi vicino al mare e ambienti sabbiosi
costieri.
NOTE COLTURALI

FENOLOGIA

Fiorisce principalmente da marzo a


settembre. La fruttificazione di poco posteriore alla fioritura che, anche se meno

Macchie a lentisco e garighe costiere a elicriso.

72

Si propaga facilmente per semi ed ampiamente coltivata per bordure, aiuole, giardini rocciosi ed anche commercializzata
con alcune variet dai fiori rosa o violetti.

ROSA CEAE
Alberi arbusti ed erbe. Foglie semplici,
trifogliate o composte. Fiori regolari con 5
sepali, 5 petali e moltissimi stami; isolati o
in infiorescenza a racemo o corimbo. Ovario
supero, infero e semi-infero. Numero dei
carpelli variabile da 1-2 a molti. Frutti:
drupa, pomo, follicolo.
Alla famiglia delle Rosaceae appartengono 100 generi e circa 3000 specie, diffuse in
quasi tutto il mondo con preferenza per le
regioni a clima temperato. Al Cretaceo risalgono resti fossili di Crataegus, Pyrus e Prunus, allEocene quelli di alcune specie di
Rosa, allOligocene di Cydonia e di Cotoneaster. Le Rosaceae rappresentano una
famiglia di grande interesse economico come
piante da frutto e come piante ornamentali.

mata a pulvino emisferico. Fusti di 30-90 cm,


ripetutamente dicotomo-divaricati, rossastri.
Rami pi esterni rigidi, privi di foglie e terminanti in una spina chiara, quelli pi interni
esili, fogliosi, peloso-glandolosi. Foglie di 48 cm, pelosette, picciuolate, imparipennate
con foglioline ovato-romboidali, a margine
dentato e breve resta allapice dei denti. Fiori
in spighe o racemi spiciformi, i femminili
disposti sulla parte terminale con calice verdastro di quattro pezzi ovato-cuspidati, ovario con due stimmi a pennello, violaceo-rossastri; fiori maschili posti alla base, provvisti
di numerosissimi stami minuti, con filamenti
lunghetti, penduli e antere di i mm circa, persistenti anche nel secco. Frutti di 4-5 mm,
rotondi, bruno-rossastri, con un solo seme.
TIPO BIOLOGICO

Camefita o nanofanerofita semidecidua,


cespitosa pulvinata.
CHIAVE DEI GENERI

1 Piante formanti piccoli cespugli, emisferici


Sarcopoterium
1 Piante formanti grossi cespi eretti,
scandenti o lianosi
2
2 Ricettacolo conico con i frutti distribuiti tuttattorno (more)
Rubus
2 Ricettacolo a coppa che racchiude i
frutti
Rosa
Sarcopoterium Spach
Arbusto ramosissimo, con rami divisi,
spinosi, tomentosi. Foglie imparipennate,
pelose. Fiori unisessuali, disposti a formare
una spiga con i fiori maschili nella parte
inferiore e i femminili in quella superiore.
Frutto bacca.

FENOLOGIA

La ripresa vegetativa avviene nel periodo


autunnale-invernale e la fioritura inizia a
marzo-aprile. I semi sono maturi a luglioagosto e persistono nella pianta sino al mese
di dicembre.
AREALE

Sarcopoterium spinosum ha un areale che


gravita nel Mediterraneo orientale, dalla Jugoslavia alla Tunisia, lungo la fascia costiera. Piuttosto comune nel Medio-Oriente, in
Italia si rinviene in poche stazioni delle
Puglie, della Calabria ed in Sicilia. La Sardegna, dove limitata ai dintorni di Cagliari, rappresenta pertanto il limite occidentale
della sua distribuzione.
ECOLOGIA

Sarcopoterium spinosum (L.) Spach


NOMI ITALIANI:

Pianta eliofila e xerofila legata alle zone


calde litoranee dove vive soprattutto negli
ambienti calcarei degradati e ai margini
delle zone salmastre.

Poterio spinoso, Spinaporci.


NOTE COLTURALI

Pianta caducifoglia provvista di numerosissimi rami intricati, cespugliosa, confor-

Il poterio spinoso pu formare grossi


macchioni emisferici che si prestano a costi73

74

Sarcopoterium spinosum

Sarcopoicrium spinosum:
ramo con fiori e frutti, rametto con
soli frutti xO, 7,-fiori maschili e fiori
femminili x2,8, foglia xJ,4; particolare delle foglioline x2,8; particolare della rachide fogliare x6; frutti
x2,1; semi x3,5.

tuire bordure e ad essere collocati nei giardini rocciosi. Potato anche radicalmente ricaccia numerosi getti che in breve ricostituiscono, ringiovanendolo, il pulvino.
NOTE ETNOBOTANICHE

Il poterio spinoso ha goduto nel passato


di grande fama per curare le malattie di natura nervosa. La resina ottenuta dalle radici
intagliate e i! decotto erano ritenuti efficaci
per i difetti dei nervi. Per tale motivo presso i Greci aveva in nome di Neuras.
RUBUS L.
Piante erbacee o arbusti con rami spinosi

eretti o piegati verso il basso. Foglie composte. Fiori bisessuali, bianchi, rosa con numerosi stami e carpelli, solitari o in infiorescenze racemose. Frutti piccole drupe, riunite a formare un frutto composto.
Il genere Rubus comprende circa 250
specie diffuse in tutto il mondo e in tutti gli
ambienti.
Noto comunemente come rovo questo
genere racchiude molte specie di interesse
economico. In particolare sono note le more
selvatiche prodotte da R. fruticosus s.l.,
quelle da vino del R. phoenicolasius e il lampone (R. idaeus). Alcune specie sono coltivate come piante ornamentali.
75

CHIAVE DELLE SPECIE:

1 Foglie di 4-7 cm, glauco-biancastre di


sotto, per lo pi lisce o con scarsi peli; rami
con costolature pi o meno marcate, glabri
R. ulmifolius
1 Foglie di 8-15 cm, peloso-ghiandolose;
rami a sezione circolare, con peli ghiandolari e con aculei di diverse dimensioni
R. arrigonhi
Rubus ulmifolius Schott
NOMI ITALIANI:

Rovo, Rovo canino, Rovo da more.


NOMI SARDI:

Lama - Tempio
Mura-mura - Sassari
Mura orr - Muravera
Orr - Seulo
Orro - Belv
R - Dorgali, Torp
Rubu - Orune
Ruddu - Bono

Rubus ulmifolius

76

Ru - Bolotana, Ittiri, Sedilo, Torp, Villanova Monteleone


Ruvu - Bitti, Lod, Lula, Montresta, Oliena, Ollolai, Orani, Orosei, Sarule, Siniscola
Amura, Arr, Mura arr, Mura de r, R
crbinu.
Pianta cespitosa, suffruticosa, semidecidua, con rami eretto-scandenti, intricati. Fusti di 1-5 cm di diametro, scanalati o con
costolature marcate; getti annuali di 0,5-1,5
m, verdi o rossastri, spesso con una patina
pruinosa, glaucescente provvisti di numerosi
aculei arcuati a base allargata. Foglie grandi,
composte, con 3-5 foglioline di 2-5x2-4 cm,
a lamina lancelata, ovato-lanceolata, ovata a
base inferiore e apice cuspidato, con margine dentato-serrato; pagina inferiore con
nervature marcate, pelosetta, generalmente
Rubus ulmifolius:
ramo con frutti, ramo con foglia, ramo con fiori xO,5;
fiore in boccio e fiore aperto xO, 7; petali xl; particolare
della pagina inferiore del petalo: molto ingrandito; fiore
in boccio efiore in sezione x2; stami e ovario x2; mora
xl; foglioline x0, 5.

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NOTE COLTURALI

infiorescenze in racemi in relazione alla floridezza della pianta. Fiori con peduncoli di
1-3 cm, ricchi di aculei; calice con 5 sepali
triangolari, acuti, riflessi, tomentoso-feltrosi
nella parte inferiore; petali 5, lunghi 1216x810 mm, ovati o suborbicolari con margine pi o meno denticolato-eroso, inferiormente pelosetti, glabri nella pagina superiore; stami numerosi con filamenti lunghi 8-12
mm ed antere verdastre o per lo pi rosee,
pelosette; ovario pelosetto con stilo glabro e
stimma a capocchia. Infruttescenza formata
da numerosi frutticini (mora) prima verde,
poi rossa ed infine nera a maturit.

Coltivare rovi pu sembrare paradossale,


ma in realt gli uomini di campagna, se da un
lato lo considerano un temibile infestante,
dallaltro ne favoriscono la diffusione soprattutto lungo i muri a secco per costituire siepi
impenetrabili. Il metodo pi seguito quello
di dirigere i nuovi getti nella direzione voluta
e coprirli di un leggero strato di terra e facendo s che resti ancorato al terreno. Peraltro i
rovi forniscono un frutto molto apprezzato,
le more e sul mercato sono disponibili anche
forme prive di spine che possono essere pi
facilmente coltivate nei giardini.

TIPO BIOLOGICO

NOTE ETNOBOTANICHE

Da camefita a fenerofita suffruticosa,


sempreverde, con rami striscianti, scandenti
o eretto-patenti nella fase giovanile.

Il rovo deriva il proprio nome dal latino


Rubus (= rosso) sia per il fatto di possedere
le radici rossastre, sia soprattutto per essere
stato utilizzato come sostanza colorante sin
dallantichit. Linfuso considerato efficace contro le infiammazioni gengivali.

FENOLOGIA

Il rovo presenta una fioritura scalare, in


relazione alla altitudine ed alla esposizione,
dal mese maggio ad agosto.

Rubus arrigonii Camarda


AREALE

Rubus ulm jfolius una specie ampiamente


diffusa in tutta Europa, ma assume numerosissime varianti e razze locali in relazione
anche alle modalit di riproduzione che avviene
generalmente per via apomittica, una forma di
riproduzione che pu essere avvicinata a quella
vegetativa, ma che consente di evidenziare e di
trasmettere tutte le modificazioni che avvengono a livello cromosomico. La trattazione qui
fatta comprende le diverse sottospecie e variet
indicate per la Sardegna.
ECOLOGIA

Specie eliofila o moderatamente eliofila


vive dal livello del mare fin oltre i 1200 m di
altitudine su qualsiasi substrato e in condizioni ecologiche diversissime. Boschi radi
di caducifoglie, sugherete, siepi, bordi delle
strade, muri a secco, corsi dacqua rappresentano i luoghi di pi facile reperimento di
una specie che tende a occupare sempre
nuovi spazi, ampliandosi a raggera tramite i
numerosi getti, che giunti a terra radicano.
78

NOMI ITALIANI:

Rovo di Arrigoni.
Pianta suffruticosa con rami scandenti,
intricati, semidecidua. Fusti di 0,6-2,5 m per
lo pi cilindrici o con coste appena marcate,
provvisti di aculei sparsi di 5-7 mm, pi o
meno diritti o leggermente arcuati e con peli
rosso-porporini di 0,5-3 mm, frammisti a peli
semplici. Foglie composte, con 3-5 foglioline glabre o con peli sparsi nella pagina superiore e peloso-tomentosa in quella inferiore.
Lamina di 5-15x3-12 cm, ovato-cuspidate,
cordate alla base, con margine crenatodentato, le terminali decisamente pi grandi
di quelle laterali; stipole lunghe fino a 45 mm
e larghe fino a 36 mm. Infiorescenze terminali, allungate, con asse e peduncoli fioRubus arrigonhi:
ramo fruttifero ed infiorescenze x0, 5,- particolare del
peduncolo x5; more x]; asse del peduncolo fioraie x5;
fiore xl; ovario x3; sti.n.na x5; fiore con boccioli xl, 2,
fiore senza petali xl, 2; sezione dei ramo fruttifero xl.

79

rali peloso-glandolosi e con aculei esili,


sparsi. Fiori con sepali triangolari acuti, di
12-15x4-6 mm, con peluria feltrosa, esternamente con peli ghiandolosi, radi, minuti e
con aculei poco numerosi o del tutto assenti;
petali bianchi, raramente rosei, ellittico-obovati, di 7-8x4-6 mm, allesterno pelosettopubescenti, a maturit patenti o rivolti verso
il basso. Stami con antere glabre di 0,7-0,8
mm, di colore verde-chiaro o giallo-chiaro,
superanti gli stili; ovario con peli sparsi alla
base e stili con stimma a capocchia. More
acidule anche a maturit, nere con drupeole
pelosette o del tutto lisce. Semi di 1,2-1,5
mm.
TIPO BIOLOGICO

Da camefita a fanerofita sempreverde o


semidecidua, con rami scandenti e talora
striscianti.

Areale di Rubus arrigonii

Rubus arrigonii

80

FENOLOGIA

Fiorisce in giugno-luglio e matura i frutti


ad agosto-settembre.
AREALE

La distribuzione di Rubus arrigonhi limitato alla localit di Sos Niberos in


territorio di Bono; esso pertanto una specie
endemica prettamente sarda ad areale puntiforme.
ECOLOGIA

Questo rovo predilige gli ambienti freschi e vegeta fondo soprattutto lungo i rigagnoli, mentre nei luoghi pi aridi presenta
tralci meno robusti e foglie pi piccole.
NOTE COLTURALI

Si tratta di una specie ad areale molto limitato e pertanto la sua diffusione in condizioni naturali indubbiamente condizionato da diversi fattori limitanti; uno di essi
potrebbe essere dovuto allambiente umido
ed alla scarsa germinabilit dei semi. probabile che gli uccelli rifuggano le sue more
acidule a favore di quelle dolci del Rubus
ulmifolius che pure presente nella stessa
localit. Solamente con il suo ritrovamento
in altre localit si potranno definire meglio
sia lecologia che le sue caratteristiche riproduttive.

Le specie del genere Rosa sono largamente impiegate in floricoltura. I fiori sono
usati per estrarre lattare, essenza utilizzata
in profumeria. I frutti erano impiegati contro
lo scorbuto per labbondanza di vitamina C.
CHIAVE DELLE SPECIE

1 Piante lianose, striscianti o rampicanti,


con foglie sempreverdi, lucide; fiori biancocandidi, frutto globoso con setole ghiandolose
R. sempervirens
1 Piante a portamento eretto o scandente,
a foglie caduche
2
2 Arbusto di 0,3-1,2 m, con rami coperti
da numerosissimi aculei di diverse dimensioni e forma; fiori di colore rosa-intenso,
porporini; frutti sferici, lisci .
R. serafini
2 Arbusti o suffrutici di 1-3 m
3
3 Rami dannata scandenti, pi o meno
robusti, di 7-9 mm di diametro; fiori da bianco-candidi a rosei
canina
3 Rami dannata eretti ma esili, di 2-3
mm di diametro
4
4 Foglioline lunghe 10-15 mm strettamente ellittiche, pelose e glandolose; peduncoli lisci; fiori bianchi; frutti lisci
R. agrestis
4 Foglioline di 15-25 mm, orbicolari,
ghiandolose di sotto; peduncoli con setole
ghiandolose; fiori rosei; frutti lisci .
R. pouzinii

ROSA L.
Piante arbustive con rami rampicanti, spinosi. Foglie imparipennate, alterne. Fiori bisessuali, variamente colorati con corolla
grande, regolare e con numerosi stami. Il
ricettacolo forma una coppa entro la quale
sono racchiusi i carpelli liberi. Il frutto, detto
cinorodonte deriva dal ricettacolo diventato carnoso, che trattiene i veri frutti di tipo
achenio.
Il genere Rosa con oltre 100 specie diffuso nelle regioni temperate o subtropicali
dellEmisfero boreale. Secondo alcuni autori il numero delle specie si aggirerebbe attorno alle 500.
81

Rosa sempervirens L.
NOMI ITALIANI:

Rosa sempreverde, Rosa lustra.


NOMI SARDI:

Ispinriu - Atzara
Pippillddi - Dorgali
R masciu - Al dei Sardi
Arosixddas biancas, Rosas biancas.
Arbusto
suffruticoso,
rampicante,
sempreverde con rami scandenti, con internodi provvisti di pochi aculei robusti pi o
meno diritti o scarsamente adunchi, uniformi. Foglie sparse, composte, di 5-8 cm, con
picciuolo glabro di 2-3 cm e con 3-7 foglio-

line di 3-5 cm, con lamina, verde-lucida,


ovatolanceolata, strettamente ellittica, ad
apice acuto; pagine glabre; margine delle
foglioline intero. Infiorescenza priva brattee.
Fiori in corimbi terminali con peduncolo di
2-3 cm, peloso-ghiandoloso, con numerose
ghiandole stipitate; calice con sepali di 9-12
mm, triangoli acuti, interi, riflessi a maturit,
caduchi; petali bianco-candidi, cuoriformi;
disco appiattito, di 3-5 mm. Stami numerosi
con antere gialle di 1-2 mm; stili in colonna,
pelosi o villosi. Frutti di 8-9 mm, subglobosi,
rossi e rosso-scuri, porporini a maturit; ispidi per la presenza di numerose ghiandole stipitate. Semi irregolari, di 3-4 mm.
Rosa sempervirens

Rosa sempervirens:
ramo con fiori, ramo con boccioli,
ramo con frutti maturi e ramo con
foglie xO,5; stipole foguari xl; particolare del margine delle stipole:
molto ingrandito; fiore in sezione e
ovario x2,5; stimn,na xlO; achenio
x3; fiore e petali xO,5; sepalo xl,5;
particolare del sepalo: molto
ingrandito.

82

83

A reale di Rosa sempervirens (Da Meusel, semplificato).

TIPO BIOLOGICO

NOTE COLTURALI

Fanerofita lianosa, sempreverde, cespitosa, ad habitus xeromorfo.

Pianta provvista anche di lunghi fusti sotterranei, pu essere riprodotta facilmente


prelevandone parti con radici, oppure per
talea. Coltivata, in breve tempo sviluppa
lunghi tralci che producono numerosi fiori
bianco-candidi disposti in corimbi terminali.

FENOLOGIA

Fiorisce da maggio a giugno in relazione


allaltitudine.
AREALE

Specie con distribuzione gravitante nel


settore occidentale della fascia costiera del
bacino mediterraneo, dalla Penisola Balcanica a quella Iberica al Nordafrica. In Italia
segnalata in tutte le regioni ad eccezione del
Piemonte.
ECOLOGIA

Pianta eliofila indifferente al substrato,


vive dal livello del mare, lungo la fascia costiera, dove pi abbondante, al piano collinare, dove si fa sporadica, e in quello montano, sin oltre i 1000 m di altitudine, dove
per risulta piuttosto rara e limitata agli
ambienti pi caldi e soleggiati.
84

Rosa serafini Viv.


NOMI ITALIANI:

Rosa di Serafino.
Arbusto, caducifoglio con rami rigidi,
rossastro-porporini, eretti, robusti, con internodi corti, provvisti di numerosi aculei di
dimensioni e forma diversissime, arcuati,
adunchi e a base pi o meno larga, ricoprenti i rami quasi per intero. Foglie sparse, composte di 4-5 cm, con picciuolo ghiandoloso,
di 12 cm e con 5-7 foglioline di 9-12 mm,
con lamina orbicolare, ellittica, ad apice arrotondato; pagina superiore glabra, quella

inferiore glandoloso-vischiosa con molte


ghiandole sessili; margine delle foglioline
serrato-dentato, con denti ghiandolari, semplici. Infiorescenza munita di brattee. Fiori
in corimbi terminali con peduncolo di 1-2
cm, glabro; calice con sepali interi o muniti
di appendici laterali laciniate, patenti, persistenti a maturit; petali bianco-rosei,
rossovivi, orbicolari, rotondi; disco appiattito di 4-5 mm, con un largo orifizio. Stami
numerosi con antere gialle di mm 1-1,5 mm;
stili peloso-villosi. Frutti di 9-15 mm, gbbosi, rosso-scuri o porporini, lisci. Semi irregolari, di 3-4 mm.
TIPO BIOLOGICO

Came fita o nanofanerofita, cespitosa, caducifoglia a portamento eretto.

AREALE

Specie ad areale, piuttosto ampio, ma


frammentato, diffusa dalle montagne della
Penisola Balcanica allAppennino centrale e
settentrionale, alle Alpi marittime, si ritrova
in Corsica e quindi nella fascia montana del
Nordafrica. In Sardegna limitata alle zone
cacuminali del Limbara, del Marghine, rarissima presso Punta Palai, nel Monte Linas
e soprattutto nel Gennargentu, dove nel
periodo della fioritura costituisce la nota dominante dei colori del paesaggio vegetale.
ECOLOGIA

Specie eliofila, indifferente al substrato,


predilige gli ambienti soleggiati delle aree
montane dai 1000 ai 1800 m di altitudine.
NOTE COLTURALI

FENOLOGIA

La rosa di Serafino presenta la fioritura


nei mesi di giugno-luglio in relazione allaltitudine e matura i frutti a settembre-ottobre.

Rosa serafini, tra le rose spontanee della


flora sarda, forse quella pi bella per la sua
abbondante e vivace fioritura, ma anche i
suoi rami rosso-porporini e ricchissimi di
aculei costituiscono motivo di attrattiva. In

Rosa serafini:

85

Rosa serafini

genere in natura si presenta come un basso


arbusto ed addirittura strisciante, ma in condizioni favorevoli forma un denso cespuglio
alto fino ad un metro che a primavera si
riempie di rose semplici da colori vivacissimi. Si presta molto bene come pianta da
giardino anche per la sua rusticit; da tener
presente, comunque, che si tratta di una specie tipicamente montana e che pertanto i risultati migliori si possono ottenere nei luoghi di altitudine o di media collina. Ha un
suo fascino particolare anche nel periodo
autunnale per la presenza dei numerosi frutti e delle galle spinescenti.

Distribuzione di Rosa serafini in Sardegna

86

Rosa serafini:
ramo con fiori xO,l; ramo con frutti xO,5, ramo terminale con fiore in boccio xl, achenio x2,5; foglia xO,5;
stipole fogliari xl; margine delle stipole fogliari x5;
foglioline xl; particolare del margine e della rechide
fogliare x3, peli e glandole della rachide fogliare xl O;
sepali xl, 5; particolare del margine dei sepali x3; fiore
e petali xO,5; fiore in sezione xl; ovario x2,5; stimn,na e
antera xlO; ramo con foglie xO,5.

87

88

Rosa agrestis Savi


NOMI ITALIANI:

africa va dallAlgeria al Marocco, soprattutto nelle zone montane. In Italia presente su


tutto il territorio, ma piuttosto rara.

Rosa di macchia.
ECOLOGIA
NOMI SARDI:

vedi R. canina L.
Arbusto suffruticoso caducifoglio con
rami eretti o eretto-scandenti, esili, con internodi allungati, provvisti di pochi aculei
uniformi. Foglie sparse, composte, di 4-7
cm, con picciuolo di 2-3 cm e con 5-7
foglioline di 12-15 mm, con lamina strettamente ellittica, ad apice acuto e base cuneata; pagina inferiore glandoloso-vischiosa per
numerosissime ghiandole stipitate o sessili;
margine delle foglioline biserrato-dentato,
con denti ghiandolari, semplici. Infiorescenza munita di brattee. Fiori solitari allapice
dei rami con peduncolo di 1-2 cm, liscio;
calice con sepali di 12-15 mm muniti di
appendici laterali laciniate, riflessi, a maturit, caduchi; petali bianchi, bianco-rosei, con
unghia gialla, cuoriformi, lisci; disco rilevato a cono, di 1-2 mm, con uno stretto orifizio. Stami numerosi con antere gialle; stili
pelosi. Frutti di 13-16 mm, ellissoidei, giallo-limone o giallastri, lisci. Semi irregolari,
di 2-4 mm.
TIPO BIOLOGICO

Fanerofita caducifoglia, cespitosa a portamento eretto-scandente.


FENOLOGIA

Fiorisce a maggio-giugno, negli ambienti


pi caldi, ed a luglio, nelle aree montane.
AREALE

Lareale di Rosa agrestis si estende in


buona parte dellEuropa, ed comune nelle
zone meridionali, mentre manca o sporadica nelle zone pi settentrionali. In Nord
Rosa agrestis:
ramo con fiori e ramo con foglie xO,5; bratlee e sepalo xl,
frutti xO,5; achenio x2; foglie xO,5, particolari delle foglie:
molto ingrandito; stipole x2; particolare del margine delle
stipole: molto ingrandito; fiore e petali xO,5; sepal! xl;
fiore in sezione e ovario x2,5; stimma e stame xlO.

Specie eliofila, indifferente al substrato, in


Sardegna, si rinviene dal livello del mare, anche
nelle zone molto calde, sino alle zone montane
fin oltre i 1400 m di quota, dove si trova per
nei luoghi meglio esposti e soleggiati.
NOTE COLTURALI

Vedi Rosa canina L.


NOTE ETNOBOTANICHE

Vedi Rosa canina L.


Rosa canina L.
NOMI ITALIANI:

Rosa canina.
NOMI SARDI:

Arrolriu - Isili
Baddajlu - Orune
Baddernos - Orune
Colostru - Orani
Fusighttu - Sassari
Orrulriu - Seulo
Pennulri - Bitti
Pipilddi - Orgosolo
Pibirill - Bolotana
Pipirilddi - Orosei, Ploaghe
Pissalttos - Torp
Rosa crabna - Paulilatinu
Rosa de margini - Cagliari
Rosa vervechna - Sarule
Rullriu - Aritzo
Ruu crvinu - Sedilo
Ru erbechnu - Bolotana
Tiitssi - Bitti, Lula
Arrosa burda, Orrulriu, Piscialettu,
Rollriu, Rosa caddna, Rosa burda, Rosa
canina, Rosa de ladderghe.
Arbusto suffruticoso caducifoglio con
rami eretto-scandenti, pi o meno robusti,
con internodi allungati, provvisti di nume89

Rosa canina

rosi aculei uniformi. Foglie sparse, composte di 5-15 cm, con picciuolo glabro e peloso di 1,5-2,5 cm, e, nelle foglie mediane dei
rami fioriferi, con 5-7 foglioline di 2-4x12,5 mm, con lamina ovata, obovata, ovatolanceolata, ellittica, suborbicolare, ad apice
pi o meno acuto o arrotondato; pagina
superiore glabra, o pi o meno pelosa, con
poche o molte ghiandole stipitate; margine
delle foglioline biserrato-dentato, con denti
semplici. Infiorescenza munita di brattee.
Fiori poco odorosi in corimbi terminali, con
peduncolo di 2-3 cm, liscio, pelosetto, con
poche ghiandole stipitate; calice con sepali
di 2-3 cm, muniti di appendici laterali laci90

niate, riflessi a maturit, caduchi; petali


bianco-rosei, con unghia gialla, cuoriformi,
orbicolari, ovali; disco appiattito di 4-6 mm,
con uno stretto orifizio. Stami numerosi con
antere gialle di 2 mm; stili pelosi. Frutti di
1,2-1,7 cm, subglobosi, ellissoidei, rossi,
lisci o con poche ghiandole brevemente stipitate. Semi irregolari, di 5-6 mm.

Rosa canina:
ramo con fiori, ramo con frutti, ramo sterile, foglia
xO,5; achenio x2; stipole xl; particolare del margine
fogliare e delle stipole: molto ingrandito; sepali xl; fiore
epetalixl;fiore in sezione x2; ovario x5; stimma e antera
xlO.

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TIPO BIOLOGICO

Fanerofita caducifoglia, cespitosa, erettoscandente.


FENOLOGIA

La rosa canina, fiorisce in relazione


allaltitudine, dal mese di maggio a luglio. I
frutti sono maturi nellautunno e possono
permanere sulla pianta per buona parte del
periodo invernale.
AREALE

Larea di diffusione della Rosa canina


molto vasta. Specie paleotemperata, presente in tutta Europa, sino al 62 di latitu-

dine e manca nelle zone pi fredde e settentrionali. NellAsia occidentale gli estremi
del suo areale sono la catena dei monti Altai;
ancora diffusa in Africa del Nord. Coltivata anche come pianta ornamentale, oggi
si trova naturalizzata anche in altre aree del
globo al di fuori del suo areale originario,
soprattutto nellAmerica settentrionale.
ECOLOGIA

una specie eliofila che, in ambiente mediterraneo, ama le condizioni di media collina e basso-montane. Peraltro data la sua
vasta distribuzione in zone climaticamente
molto differenti, la rosa canina si adatta,
Rosa canina

92

Galla di Rosa canina prodotta a spese di un germoglio dallinsetto cinipide Diplolepis mayri (Schlecht).

frammentandosi anche in numerose razze


geografiche locali, a situazioni ambientali
molto diversificate. In Sardegna si trova con
maggiore frequenza al di sopra dei 500-600
m di altitudine sino a circa 1400 m, soprattutto nei substrati di natura silicea. Negli
ambienti calcarei molto rara ed in alcune
zone, manca del tutto. Predilige i ,margini
dei boschi, ma vive soprattutto lungo le
siepi, dove anche favorita dalluomo per la
capacit di costituire efficaci chiusure.
NOTE COLTURALI

La rosa canina, come anche la stragrande


maggioranza delle rose selvatiche, si riproduce in modo semplice soprattutto per talea,
prelevando nel periodo tardo-invernale o
primaverile, comunque prima della emissione dei nuovi getti alla ripresa dellattivit vegetativa, i rami ben lignificati e sani. Unattenzione particolare deve essere data sino a
quando non si certi della buona radicazione, inumidendo quanto necessario il terreno.

NOTE ETNOBOTANICHE

Il nome della rosa canina, cos chiamata


gi da Plinio, trova giustificazione nella credenza che le galle che si formano sui rami,
per effetto di insetti cinipidi, erano considerate efficaci contro il morso degli animali
velenosi in genere e soprattutto contro la
rabbia dei cani. Anche le altre parti della
pianta, ed il frutto in particolare, decotto nel
vino, ritenuto un astringente. La peluria dei
semi, rigidetti e sottili determinano irritazione sulla pelle e nelle vie dellapparato digerente, tuttavia, proprio per questo motivo,
stato utilizzato per scacciare i vermi intestinali. Il decotto delle galle e considerato diuretico ed utilizzato anche per favorire le contrazioni uterine, come surrogato della segale
cornuta. I frutti contengono acido malico,
acido citrico, resine, un olio essenziale e
vitamine del gruppo D. Delle rose selvatiche
il prodotto pi rinomato comunque lessenza di rose ricavata dalle cellule epidermiche della faccia superiore dei petali. La rosa
canina infine una pianta apprezzata anche
93

in giardini ed per questo scopo abbondantemente diffusa anche al di fuori della sua area
di origine.
Rosa pouzinii Trait.
NOMI ITALIANI:

Rosa di Pouzin.
NOMI SARDI:

Vedi Rosa canina.


Arbusto suffruticoso, caducifoglio, con
rami rossastri eretti o eretto-scandenti, esili,
con internodi corti, provvisti di numerosi

aculei di diverse dimensioni e forma. Foglie


sparse, composte, di 4-7 cm, con picciuolo
di 13 cm, glabro e con 5-7 foglioline rossastre soprattutto nella fase giovanile, di 12-25
mm, con lamina ovato-arrotondata, ellittica,
suborbicolare, orbicolare, ad apice arrotondato; pagina superiore glabra o con poche
ghiandole sessili; margine delle foglioline
serrato-dentato, con denti ghiandolari, semplici. Infiorescenza munita di brattee. Fiori
odorosi generalmente solitari allapice con
peduncoli di 2-4 cm, con numerose ghiandole stipitate; calice con sepali di 1-2 cm,
muniti di appendici laterali laciniate, riflessi,
patenti, persistenti a maturit, caduchi; petali
Rosa pouzinii

Rosa pouzinii:
ramo con fiori, corimbo di frutti,
ramo con foglia, foglie xO,5; stipole
xl; particolare del margine di foglia
e di stipola: molto ingrandito; fiore e
petali x]; fiore in sezione e ovario
x2,5; stimma xlO; sepali xl.

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Rosa pouzinii

bianco-rosei o porporini, cuoriformi, ellittici,


orbicolari; disco appiattito, di 1-2 mm, con
uno stretto orifizio. Stami numerosi con antere gialle di 1-2 mm; stili pelosi. Frutti di 1216 mm, ellissoidei, fusiformi, rossoporporini
lisci. Semi irregolari, di 3-5 mm.

ECOLOGIA

Specie eliofila, indifferente al substrato,


vive negli ambienti freschi montani, ai bordi
delle strade, lungo le siepi, nei luoghi degradati ed ai margini delle zone boschive.
NOTE COLTURALI

TIPO BIOLOGICO

Fanerofita cespitosa, caducifoglia, a portamento eretto.


FENOLOGIA

Fiorisce a maggio-giugno in relazione allaltitudine.


AREALE

Lareale di Rosa pouzinii gravita nel settore occidentale del bacino mediterraneo
dalla Grecia alla Penisola Iberica a Nord e
nellAfrica settentrionale a Sud. In Italia si
rinviene nella fascia medio-montana del versante tirrenico, mentre in Sardegna risulta
piuttosto sporadica ed in genere al di sopra
degli 800 di altitudine.
96

Vedi Rosa canina L.


NOTE ETNOBOTANICHE

Presenta caratteristiche e applicazioni simili a quelle della rosa canina. Per la bella
fioritura potrebbe essere utilizzata con maggiore frequenza nei giardini.

FABA CEAE
Piante arboree, arbustive, suffruticose,
hanose ed erbacee. Foglie semplici, trifogliate, digitate, pennato-composte, pari o
imparipennate, con viticci o senza. Stipole
erbacee, talvolta trasformate in spine o in
foglie; picciuolo spesso trasformato in
foglie. Fiori isolati o riuniti in racemi eretti o
penduli. Corolla irregolare con 5 petali, di
cui il superiore allargato a vessillo, i due
laterali allungati ad ala, e i due inferiori parzialmente fusi a formare la carena. Stami 10,
liberi o saldati o 9 saldati e i libero. Ovario
supero monocarpellare. Frutto: legume di
varia forma.
La famiglia delle Fabaceae conosciuta
anche con i sinonimi di Papilionaceae,
Faseoiaceae e Leguminosae. Comprende
circa 600 generi con circa 13000 specie
distribuite in tutto il mondo in svariatissimi
ambienti.
Linteresse economico di questa famiglia
notevole per la presenza di piante foraggere, alimentari, medicinali, produttrici di
gomme, olii, resine, legname.
CHIAVE DEI GENERI

1 Calice bilabiato
2
1 Calice non bilabiato
Anthyllis
2 Legume articolato
Coronilla
2 Legume non articolato
3
3 Foglie imparipennate
Astragalus
3 Foglie trifogliolate
4
4 Stipole piccole
5
4 Stipole grandi, simili alle foglioline
Dorycnium
5 Fiori in racemi lassi
Ononis
5 Fiori in capolini
Psoralea
ANTHYLLIS L.
Piante erbacee, arbustive o piccoli alberi.
Foglie semplici, trifogliate o composte con
foglioline terminali spesso pi grandi. Fiori
bisessuali, papilionacei, bianco-giallognoli,
gialli, rosei o porporini, disposti in infiorescenze a capolino pauci o multiflori o in ra-

cemi. Calice talvolta vescicoloso a maturit.


Stami diadelfi. Frutto legume.
Il genere Anthyllis comprende circa 20
specie diffuse in Europa, Asia occidentale e
Africa boreale.
Alcune specie sono utilizzate come coloranti naturali per la propriet di tingere in
giallo le fibre tessili e nella medicina popolare sono usate come astringenti, vulnerarie
e cicatrizzanti.
Anthyllis hermanniae L.
NOMI ITALIANI:

Vulneraria spinosa.
NOMI SARDI:

Sorichina - Dorgali.
Arbusto molto ramoso, alto 10-50 cm,
con rami tortuosi, eretti, pungenti allapice.
Rami vecchi, spesso persistenti e spinosi.
Foglie peloso-sericee, le inferiori trifoliate,
la terminale pi grande; foglie superiori e
fiorahi semplici; picciuolo breve. Fiori gialli, lunghi 6-9 mm, con corto picciuolo, isolati o disposti in fascetti di 2 o 5 fiori e riuniti
a simulare un racemo. Calice membranaceo,
pubescente, con denti acuti. Corolla gialla,
lunga ii doppio dei calice con vessillo ottuso
subeguale alle ali e carena ottusa un poco
ricurva. Legume bislungo, glabro superante
di poco il calice. Seme ellittico, ohivaceo.
TIPO BIOLOGICO

Arbusto ramoso con rami contorti, spinosi. Camefita o nanofanerofita.


FENOLOGIA

La ripresa vegetativa avviene alla fine


dellinverno e la fioritura, nei luoghi caldi,
ad aprile-maggio. Nelle zone di altitudine la
fioritura risulta pi tardiva in relazione alle
condizioni climatiche.
AREALE

Specie diffusa nel bacino del Mediterraneo centro-occidentale soprattutto nelle fasce di altitudine.
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98

Anthyllis hermanniae

ECOLOGIA

Pianta eliofila o moderatamente eliofila,


in grado di vivere anche nei boschi chiari.
Indifferente al substrato vive, in Corsica, dal
livello del mare sino a circa 2000 m di altitudine, ma in Sardegna si comporta come
una specie essenzialmente di ambienti aridi,
legata per lo pi al substrato calcareo, e soprattutto alle zone di sfatticcio, ma anche
nelle garighe montane del Montiferru.
NOTE COLTURALI

La capacit di questa specie di adattarsi ai


vari ambienti consente di utilizzarla come
pianta da giardino assai interessante limitatamente al periodo della fioritura, quando
costituisce suggestivi pulvini gialli.

CORONILLA L.
Piante erbacee o arbustive, ramose. Foglie semplici, trifogliate o imparipennate.
Fiori gialli, viola, bianchi disposti in ombrelle ascellari e con peduncolo basale pi lungo
delle foglie. Frutto: legume articolato.
Il genere Coronilla comprende circa 20
specie presenti in Europa, Asia occidentale e
isole Canarie.
Le specie di questo genere sono coltivate
come piante ornamentali. Piante velenose,
trovano poco impiego in farmaceutica.
CORONILLA VALENTINA L.
NOMI ITALIANI:

Cornetta di Valenza.

Anthyilis hermanniae:
ramo con fiori xO,5; ramo con foglie xl,5; legume, seine
x5; fiore intero, calice, calice e sfami x2,5.

Piccolo arbusto di 50-80 cm, a portamento eretto, con foglie pi o meno persistenti.
Rami contorti con corteccia pi o meno liscia o con screpolature longitudinali, quelli
giovani esili, rossastri o verdastri. Foglie im99

100

paripennate, con brattee cuoriformicuspidate, membranacee, larghe 8-9 mm,


prestamente caduche, picciuolate e con 9-15
foglioline obcordate, lisce, a margine intero.
Fiori in capolini terminali sostenuti da un
lungo peduncolo; calice con cinque denti
lanceolato-triangolari; corolla gialla con
vessillo di mm, carena e ali subeguali alla
carena; stami diadelfi, il superiore solitario e
gli altri riuniti in un tubo membranoso; ovario allungato con stilo ricurvo e stimma a
capocchia. Legumi di 3-7 cm, lomentacei,
rugulosi, riuniti in gruppi di 2-8. Semi reniformi, brunogiallastri di 1-2 mm, con ilo
mediano.

TIPO BIOLOGICO

Nanofanerofita semidecidua a portamento eretto.


FENOLOGIA

La fioritura avviene, a seconda delle condizioni stazionali, da aprile ai primi di giugno ed i legumi maturano subito dopo, persistendo secchi nella pianta sino allautunno
inoltrato.
AREALE

Coronilla valentina una specie diffusa


dalla Grecia alla Jugoslavia, alla Spagna
nellEuropa meridionale e nel Nordafrica.

Coronilla valentina

Coronilla valentina:
ramo con fiori efrutti immaturi xO,
7; pezzi corollini xl, 4; calice, stami
e sfilo x2,8; antere e sti.nmi x14;
legumi maturi xO, 7, foglie e stipole
xO, 7; legume isolato x2, l, semi
x2,8.

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ECOLOGIA

Pianta eliofila, indifferente al substrato,


ma con predilizione per le aree calcaree,
vive dal livello del mare sino 1400-1500 m
di altezza. In Sardegna si trova nelle aree
calcaree costiere, sulle rupi e nelle zone
degradate, sino a circa 800 m di quota.
NOTE COLTURALI

La cornetta di valenza presenta una ricca


fioritura ed una buona produzione di semi.
Per le sue modeste dimensioni e per la sua
plasticit ecologica nei giardini si pu collocare un po ovunque nei luoghi soleggiati.
ASTRAGALUS L.
Piante erbacee o arbustive. Foglie imparipennate, paripennate per la precoce caduta
delle foglie terminali. Fiori bianchi, gialli,
viola, papilionacei, disposti in racemi, calice
tubuloso con cinque lacinie. Stami diadelfi.
Frutto: legume, spesso tubercolato, arcuato.
Il genere Astragalus comprende circa
1500 specie diffuse in tutto il mondo.
Alcune specie di questo genere contengono
gomme, come la gomma adragante, impiegate
per uso alimentare, per stabilizzare emulsioni e
sospensioni, in cosmetica, in farmaceutica e
nellindustria tessile. Le radici e i semi di altre
specie sono consumate cotte come verdure rinfrescanti contro la gotta, nelle affezioni urinarie e calcolose. I semi di A. boeticus sono usati
come sostituto del caff.
CHIAVE DELLE SPECIE

1 Corolla bianca. Foglioline rotondate.


Piante delle zone costiere
A. massiliensis
1 Corolla giallognla. Foglioline acute
Piante delle zone montane A. genargenteus
Astragalus massiliensis (Miller) Lam.
Sin,: A. tragacantha L.
NOMI ITALlANI:

Astragalo dragante, Dragante.


NOMI SARDI:

Matzn gara - Sassari


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Spina razza - S. Teresa di Gallura Matzunga.


Arbusto molto ramoso, alto circa 30-40
cm, con rami tortuosi, eretti o diffusi, fogliosi in alto e coperti nella parte inferiore
dai vecchi piccioli persistenti ed acuti. Foglie composte con 5-14 paia di foglioline
oblunghe-rotondate, bianco-sericee. Rachidi
spinescenti, persistenti, pelose da giovani,
glabre o quasi e legnose da adulte. Stipole
bifide a lacinie triangolari, amplessicauli,
pubescenti. Fiori bianchi, papilionati, in
racemi ascellari. Calice tubuloso con denti
triangolari, peloso per peli bianchi, sericei.
Vessillo lungo 3 volte il calice, ali pi corte,
carena ottusa. Stami diadelfi. Legume
oblungo, 10-13 mm, acuminato, villoso.
Semi reniformi, rossastri.
TIPO BIOLOGICO

Camefita
suffruticosa
sempreverde, spinescente.

xeromorfa,

FENOLOGIA

Fiorisce a maggio-giugno e matura i semi


a luglio-agosto.
AREALE

Astragalus massiliensis una specie ad


areale mediterraneo-occidentale, diffuso soprattutto nella Penisola iberica ed in Nordafrica; la Corsica e la Sardegna rappresentano
il limite orientale della distribuzione. Piuttosto
raro in tutto il territorio, si rinviene nelle coste
del Sassarese e a Sud a Capo Teulada.
ECOLOGIA

Pianta eliofila e xerofila legata soprattutto agli ambienti litoranei, dove forma pulvini pi o meno lassi.
NOTE COLTURALI

Si propaga per seme. I pulvini che costituisce in breve tempo si accrescono lentamente e si prestano a formare piccoli
Astragalus massiliensis:
ramo con fiori xl; fiori xl, 5; calice x3; seme x5; legume
xl,5; foglioline x3; rachide fogliare con stipole xl.

103

Astragalus mussillensis

ambienti suggestivi anche assieme ad altri.


arbusti spinosi. Le piante crescenti sulle sabbie sono pi lasse e aperte.
NOTE ETNOBOTANICFIE

Da specie simili del Medio Oriente si ricavava, dalla corteccia e dalla radice, la
gomma dragante utilizzata come collutorio
della cavit orale e, in infuso, per i disturbi
ai reni ed alla vescica.

Astragalus genargenteus Moris


NOMI ITALIANI:

Astragalo del Gennargentu.

Distribuzione di Astragalus mussillensis in Sardegna

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Pianta densamente cespugliosa, spinosa,


15-30 cm alta, con rami legnosi ramificati
sin dalla base, scabri per i residui delle stipole delle foglie. Foglie composte da 5-14
paia di foglioline ovali od oblunghe, con
densi peli bianche e neri, caduche. Rachidi
spinesceriti, le giovani pelose, quelle adulte
nude, persistenti. Stipole membranacee, ab-

braccianti il ramo, semiastate, spinescenti


allapice, ciliate al margine, persistenti sui
vecchi rami. Fiori brevemente peduncolati
con bratteole pelose verso lapice. Calice 68 mm lungo, peloso per peli per lo pi neri,
a denti triangolari acuti. Corolla biancogiallastra, 16-19 mm lunga; vessillo smarginato, ali ottuse, carena rossastra allapice.
Legume 10-18 mm lungo, oblungo, ompresso e solcato sul dorso, quasi glabro a
maturit. Semi irregolarmente reniformi,
ocracei, 2-3 mm lunghi.
TIRO BIOLOGICO

Camefita suffruticosa, sempreverde, pulvinata.


FENOLOGIA

Fiorisce a giugno-luglio, in relazione


allaltitudine.
AREALE

Specie endemica della Corsica e della Sardegna, si ritrova in questultima regione sul
Gennargentu e a M. TuruddO, sul Monte Albo.

Distribuzione di Astragalus genargentus in Sardegna

Astragalus genargentus

105

106

ECOLOGIA

Pianta tipicamente montana indifferente


al substrato, vive nei luoghi aperti e degradati, formando densi pulvini, che caratterizzano la vegetazione di altitudine.
NOTE COLTURALI

Si propaga per seme. Si presta ad essere


coltivato nei giardini rocciosi.

DORYCNIUM Miller
Piante erbacee perenni, arbustive, talvolta lianose, glabre, pubescenti, pelose o irsute. Foglie trifogliate, sessili o picciuolate.
Fiori bianchi, rosati riuniti in capolini a
molti fiori. Frutto legume.
Il genere Dorycnium comprende circa 8
specie, presenti in Europa, Asia occidentale,
Africa boreale e Canarie.

Dorycnium pentaphyllum Scop.


NOMI ITALIANI:

Trifoglino legnoso.
Piccolo arbusto alto 20-50 cm, con numerosi fusti tortuosi alla base prostrati e poi eretti.
Foglie trifogliate, pubescenti con foglioline
lineari-lanceolate, 6-12 mm lunghe, sessili, le
basali pi piccole delle superiori. Stipole lineari-lanceolate simili alle foglioline situate alla
base del picciuolo. Fiori bianchi, riuniti in infiorescenze a capolino. Calice tubuloso-campanulato, sericeo-pubescente. Vessillo e ali poco pi
lunghe del calice; carena pi lunga delle ali,
macchiata di rossoscuro allapice. Legume
ovale, 3-5 mm lungo, glabro. Semi ovali.
TIPO BIOLOGICO

Forma piccoli cespugli molto ramosi e


rotondeggianti. Nanofanerofita suffruticosa.
FENOLOGIA

Astragalus genargenteus:
pianta intera xl; legume e fiore x2; seine x4.

Fiorisce in maggio-luglio e fruttifica in


giugno-agosto.

Doryenium pentaphyllum

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AREALE

D. pentaphyllum s.1. presenta un areale


che gravita nelle aree costiere su tutto il bacino occidentale del Mediterraneo, nella penisola balcanica e in quella anatolica.
ECOLOGIA

Vive soprattutto nelle zone aride, assolate della fascia litoranea, dove entra a far
parte della gariga costiera.
NOTE COLTURALI

Pianta con abbondante fioritura, forma


pulvini in genere bassi, ma talora si eleva
con le altre specie della macchia anche al

metro di altezza, pu costituire un elemento


interessante nei giardini aridi.

ONONIS L.
Piante erbacee o arbustive, molto ramificate, spinescenti o inermi. Foglie trifogliolate, denticolate, spesso ghiandolose. Fiori
gialli, rosa o violacei disposti in racemi
densi o lassi. Frutto legume cilindrico o
rigonfio.
Il genere Ononis comprende circa 75 specie diffuse per lo pi nelle regioni mediterranee.

Ononis natrix ssp. ramosissiina

Dorycnium pentaphyllum:
ramo con fiori xO,5; verticillofogliare x2; legume e fiore x5.

109

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Alcune specie sono impiegate come piante ornamentali, altre, come O. spinosa L.,
banagra o bulinaca, sono utilizzate a scopo
medicinale.
Ononis natrix L. ssp. ramosissima (Desf.)
Batt.
NOMI ITALIANI:

ECOLOGIA

Pianta legata alle zone sabbiose, in Sardegna vive sulle dune consolidate prossime
al mare o in ambienti psammofili presenti in
zone interne, mentre in altre aree si ritrova
anche nelle zone interne di altitudine.

PSORALEA L.

Ononide baccaja.
Pianta molto ramosa, alta 30-40 cm, con
rami eretto-ascendenti, pelosa e appiccicosa
per la presenza di numerosissimi peli ghiandolari. Foglie trifogliolate, picciolate;
foglioline oblunghe o lanceolate, denticolate, la centrale pi grande, peloso-ghiandolose. Stipole lanceolate e acuminate, amplessicauli. Fiori solitari, gialli, di 12 mm, con
lungo peduncolo articolato in alto, situati
allascella delle foglie in modo da simulare
un lasso racemo foglioso. Calice con denti
lineari, due volte pi lunghi del tubo. Vessillo venato di rosso, glabro, ali strette carena
con becco ottuso. Legume lungo 12-15 mm,
cilindrico, peloso-ghiandoloso, scuro, pendente. Semi ovali, di 2 mm, tubercolati, neri.
TIPO BIOLOGICO

Pianta ramosa sin dalla base, forma densi


cespugli. Camefita suffruticosa.
FENOLOGIA

Fiorisce da maggio a luglio e fruttifica in


luglio-agosto
AREALE

Specie a diffusione circummediterranea,


distribuita soprattutto nel settore occidentale.

Ononis natrix ssp. ramosissima:


ramo con fiori e frulli xl, fiore xl, 5; legume xl, 5; seine
x5, ramo con foglia xl,5.

Piante erbacee perenni suffruticose o


arbustive. Foglie composte da 3-5 paia di
foglioline. Fiori azzurri, violacei o biancastri
riuniti in infiorescenze a racemo o capolino.
Frutto: legume o achenio.
Il genere Psolarea comprende circa 130
specie, diffuse in Africa meridionale, America boreale e con poche entit in Europa.
Le specie di questo genere sono utilizzate come piante ornamentali.
Psoralea moriskma Pignatti et Metlesics
NOMI ITALIANI:

Trifoglio di Moris.
Pianta perenne di 30-50 cm con rami
lignificati alla base. Foglie trifogliate con
picciuolo striato e foglioline sostenute da
una articolazione di 1-2 mm; foglie basali a
sviluppo autunnale con foglioline largamente ovato-lanceolate, ellittiche, subcordate; le
cauline decrescenti verso lalto, con abbondanti glandole crateriformi su tutta la superficie. Capolini portati da un peduncolo di 418 cm, con 10-25 fiori. Brattee laminari, palmate, con denti lanceolato-acuti, terminanti
in una breve resta. Corolla bianca o leggermente violacea, con apice della carena intensamente violaceoporporino; vessillo di 56x15-20 mm, ali di 3-4x14-16 mm e carena
di 3-4x10-14 mm. Stami monoadelfi. Frutto
indeiscente, compresso lateralmente, a profilo ellittico di 5-7x69 mm, con rostro arcuato provvisto di protuberanze coniformi ed
indumento ricco di peli ialini o violacei.
TIPO BIOLOGICO

Camefita cespitosa suffruticosa, legnosa


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alla base, con foglie basali a sviluppo autunnale.


FENOLOGIA

La fioritura inizia a maggio e nelle altitudini intermedie e maggiori si protrae sino ai


primi di luglio. I frutti maturano a luglioagosto e sono prontamente caduchi. Sono
sporadiche le fioriture autunnali.
AREALE

Psoralea morisiana diffusa, ma non frequente in tutta la Sardegna; recentemente


stata rinvenuta nellisola della Galit, in prossimit della costa tunisina.

ECOLOGIA

Specie eliofila, indifferente al substrato,


vive nelle spaccature delle pareti calcaree o
silicee, dal livello del mare sin oltre i 1000 m
di quota. Nelle zone collinari e montane predilige le pareti ben esposte e calde, dove pu
costituire popolamenti quasi puri.
NOTE COLTURALI

Il trifoglio di Moris riprende lattivit vegetativa alle prime piogge autunnali e, per lo
pi, resta allo stato di basso pulvino caratterizzato dalle foglie verdi-scure e lucide.
Si presta ad essere coltivato sia in pieno
campo in cespuglieti isolati o in gruppi, sia
Psoralea morisiana

Psoralea morisiana:
ramo fioraie e foglioline basali x3;
segmenti perianziali e fiori xi; frutto
x2; particolare della lamina fogliare
x5.

112

113

Areale di Psoralea morisiana.

su roccia, grazie alla sua adattabilit anche


alle diverse condizioni del substrato. Con
opportune innaffiature estive pu essere
favorita anche una fioritura supplementare

114

nel periodo autunnale. Produce una notevole


quantit di semi che, nellautunno o alla fine
dellinverno, germinano facilmente anche su
terreni superficiali.

EUPHORBIA CEAE
Piante arborescenti, arbustive, suffruticose, erbacee bienni o annuali, spesso con
vasi laticiferi. Foglie alterne od opposte, intere o composte. Fiori unisessuali, sulla stessa pianta o su piante distinte, senza involucro o con brattee basali involucranti simulanti un perianzio. Ghiandole alla base degli
stami e dellovario. Stami da i a molti. Ovario supero con tre logge. Frutto secco deiscente: capsula. Semi spesso caruncolati.
La famiglia delle Euphorbiaceae comprende 380 generi e circa 5000 specie, diffuse nelle regioni temperato-calde dei due emisferi e con maggiore concentrazione ai tropici. Resti fossili risalenti al Cretaceo testimoniano lantica origine di questa famiglia.
Molte specie hanno propriet tintoria ed
altre sono utilizzate come piante ornamentali, ad esempio Euphorbia puicherrima o
stella di Natale e diverse piante crassulente.
Ricinus communis L. e Aleurites moluccana Wilid., producono olii drastici e purgativi, usati anche nella produzione di saponi, colori, vernici. Azione purgativa hanno i
semi di Croton, Jatropha e Mercunails.
Interesse economico presenta il genere
Manihot con specie che producono latice,
dal quale si ottiene una gomma di ottima
qualit e un amido detto manioca o tapioca,
usato a scopo alimentare. Lapporto pi notevole per lindustria quello relativo alla
produzione di caucci da parte di Hevea.
CHIAVE DEI GENERI

1 Piante latiginose; fiori in infiorescenza


a ciazio
Euphorbia
1 Piante non o poco latiginose; fiori in
gruppetti
Mercurialis

riunione di brattee e sormontata da ghiandole di forma e colore vario. Entro linfiorescenza sono situati molti fiori maschili, che
circondano un solo fiore femminile. I
maschili sono ridotti ad uno stame peduncolato e bratteato e i femminili al solo ovario,
tricarpellare. Infiorescenze ad ombrella.
Frutto secco, cassulare. Semi con caruncola.
Il genere Euphorbia comprende circa
2000 specie diffuse in tutte le regioni temperate e calde.
Euphorbia in greco significherebbe pianta
con succo latiginoso utile in medicina. Secondo Plinio deriverebbe da Euphorbio, nome di
un medico della Mauritania, scopritore dei
principi tossici delle piante di questo genere.

CHIAVE DELLE SPECIE

1 Foglie pubescenti tomentose, dense.


Brattee saldate a formare una coppa. Cassulapelosa
E. characias
2 Foglie lisce
2
2 Cassula verrucosa. Rami spinosi, rigidi.Ciazio tubuloso con ghiandole ovali o
quasi rotonde, intere
E. spinosa
2 Cassula liscia o solcata
3
3 Rami tutti fioriferi. Foglie linearilanceolate tutte eguali. Ciazio con ghiandole
semilunari a corna laterali .
E. cupanii
3 Rami fioriferi sterili che nascono su
rami principali. Foglie inferiori piccole,
dense; foglie superiori pi grandi e distanziate.
E. pithyusa
Euphorbia characias L.
NOMI ITALIANI:

Caracia, Erba lazza, Erba da pesci, Tortomaglio.

EUPHORBIA L.
NOMI SARDI:

Piante arbustive, suffruticose, erbacee


bienni ed annue con rami eretti o striscianti,
latiginose. Foglie opposte o alterne. Fiori
unisessuali riuniti in una infiorescenza a
coppa, detta ciazio o ciato, formata dalla

Lattricu - Nuoro, Orune


Lattrigu masciu - Bortigiadas, Tula
Lattrigu - Bolotana, Sedilo
Latturgu tmbari - Sassari
Lattriche - Bitti, Ittiri, Lula
115

Latturche - Sarule
Lattrighe - Bonorva
Lattrigu - Villanova Monteleone
Lattur u - Ollolai
Lattriu - Montresta
Lua - Belv, Busachi, Cagliari, Dorgali, Seulo
Luba - Nuoro
Luedda - Siniscola
Luva - Orani, Sarule
Runza - Atzara, Lod
Lattrigu.

involucrali dellombrella ovato-lineari. Brattee dellinfiorescenza due, opposte, ovali,


saldate tra loro quasi a formare una coppa.
Ciazio campanulato con ghiandole cuneatosemilunari con estremit sporgenti. Cassula
rotonda, pelosa. Semi ovali cenerini.
TIPO BIOLOGICO

Camefita suffruticosa con rami fioriferi


nascenti sempre dalla base rizomatosa.
FENOLOGIA

Arbusto alto 40-70 cm, ramoso, verdeglauco, mollemente pubescente-tomentoso.


Rami cilindrici, rossici, nudi in basso e
molto fogliosi in alto, pubescenti. Foglie
lanceolate, ristrette allapice, verde-glauco,
pubescenti, ciliate al margine, coriacee, le
inferiori rivolte verso il basso, le superiori
erette o erettopatenti. Infiorescenze riunite
in ombrelle di molti raggi, a loro volta divisi, e poste sulla parte terminale dei rami.
Altre infiorescenze nascono al di sotto della
principale, allascella delle foglie. Foglie

Euphorbia characias

116

Lo sviluppo vegetativo si interrompe in estate e riprende alle prime piogge autunnali. La fioritura inizia alla fine del periodo invernale e si
protrae sino a maggio secondo laltitudine.
AREALE

La distribuzione di E. characias gravita


sulla fascia costiera della regione mediterraEuphorbia characias:
ramo con infiorescenza x0,3; foglia xO,5; particolare
dellinfiorescenza xO, 5; dato x2, 5 stame xIO; capsula
x5, seme x5.

117

Area/e di Euphdrbia characias (Da Meusel, semplificato).

nea occidentale dalla Libia alla Provenza e


nelle coste atlantiche del Portogallo. NellItalia peninsulare presente dalle regioni
centrali a quelle meridionali e nelle grandi
isole tirreniche. In Sardegna diffusa dalla
fascia costiera al piano alto montano sino ai
1200 m di altitudine.

determina sullorganismo. Peraltro il latice


che sulla pelle provoca forti irritazioni,
stato utilizzato per eliminare i porri e le verrucche, in modo analogo al latice del fico.
In tutto il bacino mediterraneo conosciuta come pianta ittiotossica per avvelenare le acque nella pesca di frodo.

ECOLOGIA

Euphorbia spinosa L.

Specie poco esigente, eliofila, indifferente al substrato pedologico e vive dal livello del mare sin oltre i 1200 m di altitudine. E
un elemento caratteristico della macchia
bassa o della gariga e assieme ad altre specie
costituisce particolari aspetti del mantello
vegetale nelle zone aride e ventose.
NOTE ETNOBOTANICFIE

Molte specie di euforbia, e la E. characias


in particolare, contengono un latice molto
tossico che pu provocare avvelenamenti in
grado di causare la morte. Il suo uso come
purgante del tutto sconsigliabile, anche in
piccole dosi, per i gravi inconvenienti che
118

NOMI ITALIANI:

Euforbia spinosa, Erba di gabbreto, Spaccapietra.


Piccolo arbusto, alto 20-30 cm, con numerosi rami intricati, eretti o diffusi, rigidi,
spinosi, verde-glauco. Foglie sparse, rigide,
lanceolate, sessili, intere ai margini e con nervatura centrale evidente. Infiorescenze disposte a formare unombrella di 3-5 raggi bifidi.
Foglie involucrali dellombrella da 3 a 5, lunghe quanto i raggi, ovali-bislunghe, intere,
Euphorbia spinosa:
ramo con infiorescenze xl; dato xlO; dato aperto x10;
ciato x20; seme xlO.

119

piegate verso lesterno; bratteole due, opposte, ovali, libere, patenti. Ciazio tubuloso, un
p angoloso, verde gialliccio con ghiandole
ovali o quasi rotonde, intere, gialle.
Fiori femminili con ovario coperto da appendici lunghe, diseguali, verdognole, spinosette. Cassula, tonda con verruche lunghe,
cilindriche. Semi ovali, lisci, rosso-scuro.

Pianta eliofila, predilige le zone calcaree


di cresta e ventose, dove forma delle caratteristiche garighe in cui spesso diviene la
specie dominante

TIPO BIOLOGICO

Euphorbia cupanii Bertol. ex Guss.

Camefita suffruticosa, semidecidua, spinescente, pulvinata.

NOMI ITALIANI:

lata nellisola di Malta e naturalmente in


Corsica e Sardegna.
ECOLOGIA

Euforbia di Cupani.
FENOLOGIA

La fioritura delleuforbia spinosa avviene


da aprile a maggio nei luoghi pi caldi e da
giugno a luglio nelle zone pi elevate.
AREALE

La distribuzione di E. spinosa gravita sullItalia peninsulare, che costituisce la parte


centrale del suo areale. Presente in Jugoslavia e Albania a Est, si ritrova anche nella
Francia meridionale ad Ovest. E stata segna-

Euphorbia spinosa

120

NOMI SARDI:

Caccalttu - Lula
Liatrigu - Alghero
Lua - Dorgali, Seulo
Luedda - Siniscola, Torp
Luedda e campu - Lod
Lattrighe, Lattrigu, Lua, Luba, Luva,
Runtza, Titmbalu, Titimbaru.
Pianta perenne 50-100 cm, glauca, cespu-

Euphorbia cupanii

gliosa, pluricaule. Rizoma emettente numerosi rami ascendenti, striato-angolosi, verdeglauco, semplici, privi di foglie inferiormente. Foglie eguali, lineari-lanceolate,
acute, mucronate, ascendenti nel periodo vegetativo ed arcuato riflesse durante la fioritura. Involucro dellinfiorescenza a foglie
ellitiche. Infiorescenza globosa con 5-10 o
pi raggi bifidi. Rami fioriferi sottostanti,
semplici, appressati al fusto e con ombrelle a
1-4 raggi semplici. Talvolta al disotto dellinfiorescenza principale, in questo caso a
pochi raggi, si forma una seconda infiorescenza a 5 raggi che sostituisce i rami fioriferi. Brattee libere, ovato-orbicolari, mucro-

nate. Involucro campanulato, peloso internamente. Ghiandole gialle semilunari con


corna laterali lineari ad apice arrotondato.
Cassula 3x4 mm, globoso-ovata, profondamente solcata, cocche finemente striate. Semi, ovoidali, minutamente alveolati.
TIPO BIOLOGICO

Pianta erbacea perenne con rami eretti


che nascono da un rizoma sotterraneo. Geofita rizomatosa.
FENOLOGIA

Fiorisce in maggio-settembre, fruttifica


in giugno-ottobre.
121

122

Area/e di Euphorbia cupanii

ECOLOGIA

Vive preferibilmente nelle zone aride, in


quelle abbandonate dalle colture associandosi a specie xerofile o ruderali. Cresce anche sui bordi delle strade, sullargine dei
corsi dacqua o in terreni debolmente permeati dumidit.
AREALE

Specie endemica tirrenica presenta un


areale limitato alla Sardegna e Sicilia.
NOTE ETNOBOTANICHE

Come le altre euforbie, possiede un latice


tossico ed considerata un infestante dei pascoli per la sua capacit di colonizzare in
breve tempo vaste superfici di campi abbandonati dalle colture.

NOMI ITALIANI:

Pitiusa, Euforbia delle Baleari.


Piccoli arbusti, alti da 10 a 130 cm, con
fusti molto ramosi. Rami eretti portano
gruppi di rami sterili. Foglie della parte inferiore del fusto, lineari o lanceolate, piccole, fitte, consistenti, glauche; foglie superiori pi grandi e meno dense. Infiorescenze
riunite a formare unombrella con 5-7 raggi
bifidi. Foglie involucrali dellombrella
ovali, acuminate, glauche, bratteali ovali,
intere libere. Ciazio campanulato, con
ghiandole a forma di mezzaluna, gialle. Cassula rotonda, verdognola, liscia. Semi ovoidei, con piccole fossette, scuri.
TIRO BIOLOGICO

Euphorbia pithyusa L.

Forma dei piccoli cespuglietti, molto ramosi. Nanofanerofita e camefita suffruticosa.

Euphorbia cupanhi:
pianta intera xO,5; cassula xS; seine x5; ciato x5; fiore
maschile x25; ciato aperto x7; peli x7; rizoma xO,5.

FENOLOGIA

Fiorisce da maggio ad agosto.


123

124

Euphorbia pithyusa

ECOLOGIA

Indifferente al substrato vive sia su terreni rocciosi che su quelli sciolti o sabbiosi.
diffusa soprattutto nelle zone costiere litoranee, battute dai venti, aride e soleggiate e
rappresenta un tipico elemento della vegetazione costiera.
REALE

Presenta una distribuzione limitata alle


Isole Baleari, Provenza, Corsica, Arcipelago
toscano, Sardegna e Sicilia, mentre nella penisola italiana indicata solo per alcune localit della Liguria e della Toscana. Resta
sempre localizzata in prossimit della fascia
litoranea e in Sardegna piuttosto comune.
NOTE ETNOBOTANICFIE

Specie tossica in tutte le sue parti. Secondo Moris, la polvere della sua corteccia
Euphorbia pithyusa:
ramo con infiorescenza xO,5; particolare dellinfiorescenza xl; ciato x2; stame xlO; capsula xl; seme x5;
foglie xl.

veniva usata come emetico e purgante; questa pratica per, opportuno ripetere, non
affatto consigliabile.
MERCURIALIS L.
Piante erbacee, suffruticose o piccoli arbusti. Fusti eretti, legnosi alla base, ramosi.
Foglie opposte, ellittiche, ovali, crenate o
grossolanamente dentate al margine. Fiori
unisessuali su piante diverse, piccoli, verdognoli, riuniti in infiorescenze a glomerulo o
corta spiga; quelli maschili a racemo, in
ascetti o isolati quelli femminili. Frutto: cassula pelosa con due semi.
Il genere Mercurialis comprende circa 15
specie diffuse nellEuropa centrale e meridionale.
Le specie di questo genere sono per lo pi
tossiche per il loro principio velenoso mercurialina dannoso per il bestiame. La Mercorella bastarda (M. annua) ed altre specie
sono usate nella medicina popolare come
lassativo.
125

126

Anche se il valore medicinale delle specie


del genere Mercurialis assai discutibile la
leggenda vuole che a scoprirle fosse il dio
Mercurio, che le avrebbe fatte conoscere ai
mortali. In suo onore gli fu dedicato il genere.
Mercurialis corsica Cosson
NOMI ITALIANI:

Mercorella corsica.
Pianta perenne suffruticosa, dioica, glabra,
alta 30-60 cm. Fusto legnoso ed ingrossato
alla base, eretto o talvolta strisciante, molto
ramificato in basso. Foglie opposte patenti,
verde cupo lucente, ellittiche o bislungo lanceolate, ottuse od acute, ovate o cuneate alla
base, a margine largamente serrato-crenato,
con una ghiandola alla base e nelle seghettature; quelle inferiori picciolate, pi larghe e
pi corte, quelle superiori pi strette e pi
Mercurialis corsica:
ramo maschile e ramo femminile xl; capsula x5, -fiore
maschile x5.

lunghe, quasi sessili. Fiori maschili in infiorescenze a glomerulo di 4-10 (20) fiori, brevemente peduncolati o sessili; stami 9-12, poco
pi lunghi del calice; sepali 3, erbacei, ovatoacuti. Fiori femminili solitari, raramente 20 5,
allascella delle foglie superiori, con brevi
peduncoli semplici uniflori, raramente con 2
0 3 fiori. Ovario bi-triloculare, lungo pi del
doppio del calice, rotondeggiante, glabrescente od irsuto con 2 stili, divergenti, papillosi. Capsula 2x3 mm, quasi glabra o irsuta.
Semi globosoovati, rugoso-tubercolati.
TIPO BIOLOGICO

Pianta perenne, suffruticosa, dioica. Camefita.


FENOLOGIA

Fiorisce a maggio-giugno ed anche oltre


ad altitudini maggiori.
AREALE

Endemismo sardo-corso, diffusa, in Sardegna, principalmente nel settore sudorientale.

Areale di Mercurialis corsica.

127

ECOLOGIA

Ruta chalepensis L.

Mercurialis corsica una specie indifferente al substrato ed allesposizione; vive in


ambienti montani freschi.

NOMI ITALIANI

RUTACEAE

NOMI SARDI

Alberi, arbusti, liane e anche erbe. Foglie


sparse od opposte, intere o composte o trasformate in spine, presenza di ghiandole oleifere. Fiori bisessuali o anche unisessuali,
profumati con stami e ovario inseriti su una
formazione ricettacolare di forma varia: a
cupola, ad anello, a lobi, a cuscinetto. Frutto
capsula, drupa, samara, bacca con espansioni
alari o una bacca particolare detta esperidio.
La famiglia comprende circa 140 generi,
distribuiti nelle regioni temperato-calde e
tropicali dei due emisferi.
Le Rutaceae hanno una grande importanza
economica, come piante ornamentali, da frutto come gli agrumi, da essenza e per gli oli
eterei, come il bergamotto e il dittamo bianco.
RUTA L.
Arbusti con foglie alterne, semplici o
composte. Fiori gialli o verdastri, regolari,
bisessuali disposti in infiorescenze a cima,
corimbo, pannocchie terminali. Ricettacolo
a forma di un grosso disco ghiandoloso, sul
quale poggia il gineceo. Frutto: capsula.
Il genere comprende circa 40 specie
distribuite nellEuropa meridionale, Nord
Africa, Asia centrale.
Le specie sono state impiegate nella medicina popolare per diversi usi. Sono utilizzate soprattutto per aromatizzare cibi e
bevande data la presenza di un olio essenziale fortemente aromatico.
CHIAVE DELLE SPECIE:

1 Pianta eretta con fiori giallastri, di ambienti costieri


R. chalepensis
1 Pianta prostrata con fiori bianchi, di
ambienti montani
R. corsica

Creste culminali del Gennargentu.

Ruta dAleppo.
Curma - Lod, Orosei, Siniscola
Cruma -Lo, Siniscola, Torp
Orrda - Busachi, Seulo, Tortol
Orda - Atzara
Ruda - Dorgali, Ittiri, Orani, Orune, Santulussurgiu, Sarule
Ruta - Lula
Urma - Oliena
Arrda, Erda, Rudda.
Pianta suffruticosa di 0,5-1,2 m, con chioma espansa e con foglie semidecidue. Fusto
grigio-verdastro, con screpolature longitudinali, ramificato dal basso, con rami flessibili
verdastri. Foglie di 4-10 cm, picciuolate, composte, pennato-sette, con segmenti irregolarmente romboidalitriangolari, debolmente sclerofillici. Infiorescenze terminali, con numerosi fiori disposti in cime ramoso-divaricate.
Fiori di 12-19 mm, con sepali poco appariscenti e petali giallastri allapice conformati a
cappuccio ed alla base ristretti in ununghia
inserita tra le escrescenze ghiandolari del
disco; carpelli uniti con stilo semplice e stimma. Capsula dentata in alto, aprentesi parzialmente a maturit e provvista di pochi semi.
TIPO BIOLOGICO

Nanofanerofita suffruticosa, semidecidua, a sviluppo invernale-primaverile.


FENOLOGIA

La ruta inizia a vegetare con le prime


piogge autunnali e la fioritura avviene da
aprile a giugno ed abbastanza durevole. Le
capsule maturano nel periodo estivo e possono perdurare nei rami secchi della pianta da
un anno allaltro.
AREALE

una specie che vive nelle aree costiere


del bacino mediterraneo. In Sardegna diffusa lungo le zone litoranee.
129

130

Ruta chalepensis

Ruta chalepensis:
ramo con fiori efrutti xO, 6; fiore
xJ,2; antera x3;petalo xl,8; ovario
con pezzi del calice x2,4,- sezione
della capsula x],2; capsula xl,2;
particolare della capsula: molto
ingrandito, semi x6, rametto terminale con capsule xO, 6, foglie xO, 6.

ECOLOGIA

La ruta una specie eliofila e xerofila tipica degli ambienti caldi e ben esposti, vegeta su qualsiasi tipo di substrato, nelle zone
di bassa altitudine, rocciose e sassose, con
vegetazione bassa discontinua o degradata.
In ambienti particolarmente caldi vegeta
sino ai 600-700 m, ma perde di vitalit.
NOTE COLTURALI

Si riproduce facilmente da seme anche su


terreni fortemente degradati; tuttavia il
modo pi semplice quello di prelevarla con
il pane di terra e trapiantarla nel posto volu-

to, tenendo presente le sue esigenze di luce e


di esposizione. La ruta ha linconveniente di
avere un odore penetrante e per nulla piacevole.
NOTE ETNOBOTANICHE

La rinomanza della ruta come pianta magica e medicinale si perde nella notte dei
tempi e le sue applicazioni si ritrovano, con
sorprendente puntualit, in tutto il bacino
mediterraneo. Aristotele, secondo quanto riportato da Mattioli, la considerava efficace
per combattere gli spiriti e gli incantesimi e
Dioscoride la indica, mescolata con farina,
come efficace per i dolori degli occhi. Ad
131

essa sono attribuite propriet emmenagoghe,


abortive, antiemorragiche, digestive, nervine
ed anticefaliche. In tempi moderni le utilizzazioni della ruta per curare le affezioni agli
occhi sono segnalate in Libia, ed in Sardegna se ne sono riscontrate numerose testimonianze al riguardo. La ricetta pi singolare prescriveva che, dopo aver ridotto i semi
e i rametti della ruta in poltiglia con la masticazione, si procedesse allapplicazione diretta, mediante alitazione o peggio sputo, nellocchio del malcapitato malato. Questa pratica ricorre in pi centri della Sardegna, ma
accanto ad essa si ha notizia di modalit
duso pi igieniche, come quelle dei lavaggi
con lacqua dellinfuso, pi o meno concentrato, ottenuto con le cime fiorite e con le
fronde fresche. I risultati positivi nella cura
delle affezioni oculari, con lutilizzazione
continua dellinfuso, sono comunque documentati da persone degne di fede. Peraltro,
la ruta entrava nella composizione delle erbe
da bruciare nella pratica de saffumentu
per la cura delle cefalee persistenti.
Per combattere le pulci e gli insetti parassiti in genere si utilizzava la ruta sia per eliminarli dalla pelle, sia per stanarli dai loro
nascondigli.
Infine la ruta era considerata efficace
contro il veleno e le stesse donnole, non
sfuggirebbero alla suggestione di questa
pianta, andando a strofinarsi su di essa prima
del combattimento con i serpenti.
Appare interessante approfondire questi
aspetti con i moderni metodi di indagine
scientifica alfine di precisare meglio ci che
vi di vero e quali sono i principi attivi che
determinano i supposti benefici. E noto che
la ruta contiene un olio essenziale, di sapore
sgradevole e di odore amaro, ed un glucoside, la rutina.

numerosi, divaricati ed intricati, verdastri,


rugulosi e con punteggiature ghiandolose.
Foglie di 1-7 cm, composte, bipennato-sette
con picciuoli di 2-7cm, decrescenti nella
parte superiore dei rami, lobi ovato-arrotondati, generalmente pi lunghi che larghi, con
margine crenulato. Infiorescenze terminali,
con fiori piccoli su peduncoli opposti e
divaricati; sepali 4, ovato-triangolari, poco
appariscenti; petali bianchi, di 4-5 mm, conformati a cappuccio e carenati in alto, alla
base ristretti in ununghia; stami 8 con filamenti glabri ed antere minute e presto caduche; carpelli uniti con uno stilo carnosetto ed
acuminato. Frutto rugulosoverrucoso, verdastro, con semi arcuatotrigoni e verrucosi.
TIPO BIOLOGICO

Camefita, suffruticosa, a foglie caduche.


FENOLOGIA

Fiorisce a luglio-agosto e matura contemporaneamente i frutti.


AREALE

La ruta corsica una specie endemica


esclusiva della Corsica e della Sardegna
dove si rinviene solamente nel Gennargentu.
ECOLOGIA

Specie liofila, strettamente montana


vive su substrati di natura silicea oltre i
1400-1500 m di altitudine. Predilige gli
ambienti sassosi e soleggiati, con vegetazione bassa e discontinua.
NOTE COLTURALI

Non si conoscono le caratteristiche di germinabilit dei semi della ruta corsica, ma


verosimilmente la diffusione avviene soprattutto per questa via. Essendo una specie che
vive in condizioni ambientali particolarmente

Ruta corsica DC
NOMI ITALIANI:

Ruta corsica.
Pianta legnosa alla base, suffruticosa, di
odore pungente fetido. Rami di 20-50 cm,
132

Ruta corsica:
ramo con frutti xO,8; fiore in boccio e fiore aperto x4,*
parte dipetalo molto ingrandito; capsula x2,4; semi x8;
particolare dellornamentazione del seme molto ingrandito; pezzo di fusto x2,4,- particolare di fusto x8; parte
di foglia x2,4,- particolare di fogliolina x4.

133

Ruta corsica

difficili, la sua coltivazione non sembra essere facilmente attuabile. Inoltre, per le sue
propriet caustiche del tutto sconsigliabile
introdurla dove vi sono bambini piccoli.
NOTE ETNOBOTANICHE

Le rute sono in genere piante che contengono oli essenziali e glucosidi. La ruta corsica non studiata nei suoi componenti chimici, ma nota la sua azione fortemente
caustica sulla pelle esposta al sole, propriet
che presentano anche altre specie decisamente montane.

Distribuzione di Ruta corsica in Sardegna.

134

VITA CEAE
Alberelli, arbusti, suffrutici o rampicanti
legnosi con fusti articolati, nodosi, muniti di
viticci ramificati opposti alle foglie, derivanti da modificazioni del fusto, da germogli o
da infiorescenze. Foglie alterne, semplici o
composte, spesso con punti ghiandolosi.
Fiori bisessuali, piccoli, verdastri riuniti in
infiorescenze a racemo o pannocchia. Sepali
e petali 4-5, riuniti spesso nella parte terminale a formare un cappuccio caduco. Stami
inseriti su un disco intero o lobato; ovario
con stemma sessile. Frutto bacca.
La famiglia delle Vitaceae comprende
circa 12 generi e circa 700 specie diffuse
nelle regioni tropicali e subtropicali.
Linteresse della famiglia data non solo
dalla vite da vino, ma anche da altre specie
ornamentali e utilizzate come rampicanti.
VITIS L.
Piante legnose, rampicanti, lianose. Foglie
alterne, palmato-lobate, cordate alla base.

Viticci ramificati con andamento a spirale. Fiori piccoli, verdognoli, riuniti in


infiorescenze a densa pannocchia opposte
alle foglie. Frutto: bacca con due o quattro
semi. Il genere Vitis comprende circa 60 specie diffuse nelle regioni temperate.
Oltre che come piante ornamentali linteresse di questo genere deriva soprattutto
dalla vite da vino.
Vitis vinifera L. ssp. sylvestris (Gmelin)
Hegi
NOMI ITALIANI:

Vite selvatica.
NOMI SARDI:

Vide agreste.
Pianta dioica, lianosa, lunga sino a 10-15
m con tralci sarmentosi scandenti di 1-2 m,
provvisti di lunghi viticci semplici o ramificati opposti alle foglie e con internodi pi o
meno allungati con corteccia fibrosa che nei

Vitis vinifera ssp. sylvestris

135

136

rami di pi anni si sfalda in strisce sottili,


lasciando intravvedere un colore rossastroporporino persistente. Foglie grandi, sino a
10-15 cm, con un lungo picciuolo scanalato
e lamina arrotondata, reniforme o, pi comunemente, tri-penta-lobata o palmata, con
margine dentato, nelle piante maschili maggiormente incise; pagina inferiore con peluria lanuginosa pi o meno abbondante, quella superiore del tutto glabra o sparsamente
pelosa. Fiori unisessuali in pannocchie
ampie, pi o meno dense e contratte, con
calice ridotto a mo di piccole squame, quelli maschili con cinque petali verdastri uniti
allapice e caduchi con la maturazione degli
stami. Frutto: bacca violacea di 7-10 mm,
acidula, con 2-3 semi a fiaschetto, globosi
con un becco lungo meno della met del diametro trasversale a livello dei due lobi.
TIPO BIOLOGICO

Fanerofita lianosa caducifoglia, sarmentosa, scandente.


FENOLOGIA

La emissione dei nuovi getti avviene ad


aprile-maggio e quasi contemporaneamente
si ha la comparsa dei grappoli fioriferi. La
maturazione dei frutti avviene a settembreottobre, ma la polpa resta sempre acidula.
AREALE

Il luogo di origine della vite selvatica,


dalla quale si considerano derivate le numerose forme coltivate da tempi antichissimi,
non conosciuto con certezza. Allo stato
spontaneo vive nella vasta fascia che va
dalla penisola iberica, Nordafrica, Francia,
penisole italiana e balcanica, Anatolia, Caucaso e Hindukush; non sempre, tuttavia
possibile accertare il reale indigenato ovvero
se si tratti di piante introdotte o inselvatichite. Resta il fatto incontestabile che oggi presenti un areale ben pi ampio di quello originario, sia in estensione che in altitudine.

Vitis vinifera ssp. sylvestris:


tralcio e grappolo xO,5; semi xl.

ECOLOGIA

Vitis vinifera ssp. sylvestris resta accantonata lungo i corsi dacqua, dove si sviluppa
vigorosa, adagiandosi sulle siepi e sugli alberi ed in alcuni casi costituisce un elemento caratteristico della vegetazione riparia.
Predilige i luoghi caldi, ma si ritrova anche
sin quasi a 1000 m di altezza.
NOTE COLTURALI

La vite selvatica attualmente non ha interesse per scopi colturali; anche se i ceppi
spontanei potrebbero costituire un buon portainnesto, vengono preferite le specie di importazione americana (V. rotundifolia
Michx., V. rupestris Schelle, V. vu/p/na L.)
resistenti alla fillossera. Moris, nella prima
met del secolo scorso, indica oltre 30 cuitivar di vitigni coltivati in Sardegna, ma da
ritenere che gi da allora fossero in numero
maggiore. Attualmente si assiste ad un
abbandono di cultivar poco produttive o che
non si prestano alla lavorazione meccanizzata o a favore di alcuni vitigni che riscontrano maggiormente il gusto del mercato.
NOTE ETNOBOTANICIrIE

Delle forme coltivate di V. v/n jfera ssp. vinifera si ha notizia nelle scritture pi antiche e
di esse si hanno rappresentazioni iconografiche precise a partire dalla cultura egiziana in
poi. Secondo alcuni sarebbe stata introdotta nel
bacino occidentale del Mediterraneo dai Fenici. noto come il successo della coltura sia
stato particolarmente vivo in tutto il mondo
greco e romano. La vite una tipica pianta di
ambiente mediterraneo e la sua coltura segna
un limite climatico e fitogeografico ben preciso. coltivata sia per i frutti, sia per il vino, che
il risultato della fermentazione naturale degli
acini ad opera di saccaromiceti. La scissione
degli zuccheri produce alcole etilico in percentuale mediamente variabile dal 10 al 18%, ma
la bevanda contiene, tra laltro, aminoacidi,
vitamine, tannini, acetali, microelementi e
svolge funzione dietetica e digestiva, ma anche
inebriante. Del vino noto anche il significato
simbolico e religioso che risale, forse, allorigine stessa della coltura della vite.
137

MALVACEAE
Piante erbacee, fruticose o arboree spesso
con peli stellati. Foglie alterne, raramente
opposte, ovali, palmate, con stipole caduche.
Fiori bisessuali, rosei, rossi, bianchi, isolati
o riuniti in infiorescenze. Calice sempre
accompagnato da tre o cinque brattee, libere
o saldate che originano un doppio calice
esterno o calicetto. Stami numerosi con i
filamenti fusi nella parte inferiore a formare
un tubo unito alla base con la corolla. Frutto: cassula o schizocarpo con semi muniti di
peluria pi o meno lunga.
La famiglia delle Malvaceae comprende
circa 80 generi, distribuiti in tutto il mondo.
Oltre a un notevole interesse come piante
ornamentali, le Malvaceae, sono importanti
anche dal punto di vista economico. I peli
dei semi di Gossypium forniscono il cotone,
i fusti di Abutilon danno fibre tessili come la
juta cinese. Altre specie sono utilizzate nella
medicina popolare per la loro azione calmante, decongestionante emolliente, diuretica dovuta alla presenza di mucillagini e oli.
LAVATERA L.
Piante erbacee o arbustive, pubescenti.
Foglie lobate. Fiori bianchi rosati, disposti in
racemi terminali o situati allascella delle foglie. Calice formato da cinque sepali circondato da tre brattee saldate a coppa che costituiscono il calicetto. Frutto schizocarpo con
numerosi cocchi, rugosi, scuri a maturit.
Il genere comprende circa 25 specie, diffuse prevalentemente nella regione mediterranea.
Le specie di questo genere sono utilizzate nel giardinaggio per la loro ricca fioritura
nel periodo estivo e nella medicina popolare
per le propriet emollienti, calmanti e diuretiche.

1 Calicetto pi corto del calice


2
2 Foglie subrotonde. Calicetto a lobi lanceolati
L. maritima
2 Foglie con lobo mediano pi lungo. Calicetto a lobi brevemente acuminati. L. olbia
Lavalera arborea L.

NOMI ITALIANI:

Malva arbrea, Malvone maggiore.


Pianta suffruticosa, alta da i a 2 m, verde
pallido. Fusto cilindrico, con rami erettopatenti. Foglie alterne, distanti fra loro, piegate verso il basso, verde pallido, vellutate,
tondeggiante, cuoriformi alla base con cinque
o sette lobi. Picciuolo lungo, cilindrico nelle
foglie inferiori, pi corto in quelle superiori.
Stipole patenti, corte, ovatolanceolate, acute,
ciliate al margine, biancoverdognole. Fiori
violetto-rosati, disposti in fascetti di 2-7 allascella delle foglie. Calicetto formato da tre
brattee saldate sino alla met. Calice pi corto
del calicetto, pubescente, con cinque sepali
ovati-acuti, con ciglia bianche al margine.
Petali due o tre volte pi lunghi dei sepali,
obovato-ovali, smarginati allapice, con
unghia di colore violetto scuro. Stami con
antere rosso-violette. Frutto rotondo, schiacciato dallalto in basso, ombelicato al centro
con sei o otto cocchi un po vellutati e rugosi.
Semi a forma di fagiolo, scuri.
TIPO BIOLOGICO

Pianta legnosa nella parte inferiore e con


rami erbacei numerosi in quella superiore.
Camefita suffruticosa o nanofanerofita.
FENOLOGIA

CHIAVE DELLE SPECIE

Riprende la fase vegetativa nel periodo


autunnale, con le prime piogge, ma ad
aprilemaggio che presenta il massimo della
fioritura, in relazione anche alle condizioni
stazionali.

1 Calicetto pi lungo del calice o subeguale. Foglie reniformi, rotondate, lobate


L. arborea

Lavatera arborea:
ramo con fiori e frutti xO, 5; fiore xl; calice e frutto xl.

138

139

AREALE

NOTE ETNOBOTANICHE

Lavatera arborea una specie della


fascia litoranea del Mediterraneo occidentale e delle coste atlantiche sino al 550 parallelo in Irlanda. In Italia rara allo stato spontaneo, mentre si trova pi frequente inselvatichita e naturalizzata. In Sardegna sono note
diverse localit, tutte per lo pi nella fascia
costiera e collinare.

Il malvone ha le stesse propriet della


malva, anche se generalmente considerato
meno efficace di questa. Tuttavia la sua diffusione attuale anche al di fuori dellareale
originario, di difficile definizione, dovuta
anche alla sua coltura come pianta medicinale. Le foglie ed i fiori, in decozione, hanno
trovato applicazione come sedativo, emolliente nei catarri e nei disturbi intestinali in
genere, come collutorio delle fauci, contro le
foruncolosi persistenti, nonch come risolutore nelle affezioni bronchiali e sedativo
della tosse.

ECOLOGIA

Specie eliofila, sporadica pu trovarsi


sino ai 600-700 m di altitudine, indifferente
al substrato.

Lavatera arborea

140

Lavalera olbia L.
NOMI ITALIANI:

Altea, Malva rburi, Marmariscu,


Narba, Narba rburi, Narba ina, Narbnia, Parmariscu, Prammarscu

Malvone perenne
NOMI SARDI:

Bastoni de Santu Giuseppi - San Gavino


Marma vina - Sarule
Mrmara vina - Lod, Lula, Orosei,
Siniscola
Marmardda vina - Oliena
Marmtza vina - Orani
Rosa bera Orune
Parmtza vina - Orani
Prammardda vina - Torp

Pianta ramosa alta da 60 cm a circa 2 m o


anche pi. Fusto legnoso, scuro, cilindrico,
eretto. Rami eretti, vellutati in alto. Foglie
alterne, patenti, cuoriformi alla base, vellutate; le inferiori con cinque lobi, dei quali il
mediano pi lungo, crenato-increspate, picciuolate; le superiori con corto picciuolo o
sessili e con tre lobi dei quali il centrale
grande e i due laterali piccoli. Stipole erette,
ovali o lanceolate, acuminate. Fiori violettorosa, solitari su peduncoli corti. Calicetto

Lavatera olbia

141

142

formato da tre brattee, ovali acuminate, saldate alla base. Sepali del calice ovali, acuminati, pi corti del calicetto, pelosi. Petali
grandi, patenti, ovali, smarginato-bilobi con
unghia munita di lunghi e fitti peli bianchi.
Stami con antere rosa. Frutto rotondo, schiacciato con cocchi vellutati. Seme a forma di
fagiolo, grigio.
TIPO BIOLOGICO

Pianta variabile per laltezza del fusto,


che per sempre legnoso e ramoso in alto.
Camefita suffruticosa o nanofanerofita.

castri. Foglie alterne, patenti, rotonde cuoriformi alla base con tre-cinque lobi poco evidenti, di colore verde pallido quasi bianco,
vellutate. Picciuolo pi corto del lembo. Stipole piccole, lineari, patenti. Fiori rosabianco, solitari o riuniti a gruppi di due su un
lungo peduncolo ricurvo. Calicetto diviso
sin quasi alla base, pi corto del calice e con
lobi lanceolato-acuti. Calice con sepali patenti, ovato-acuminati. Petali cuoriformi,
dentellati con unghia violetta e con lunghi
peli bianch i. Antere bianche. Frutto schiacciato, rotondo, acuminato al centro con 9
cocchi, glabri, neri e lucenti a maturit.

FENOLOGIA

Fiorisce da aprile a giugno.


AREALE

La Lavatera olbia una specie con areale mediterraneo occidentale, che va dal versante tirrenico della penisola italiana alla
Spagna ed al Nordafrica. Nelle coste atlantiche si trova ancora lungo le coste del Portogallo centrale e meridionale. In Sardegna
molto frequente soprattutto lungo la fascia
litoranea.

TIPO BIOLOGICO

Pianta ramosa con rami eretti o piegati


verso il basso, legnosa alla base. Camefita
suffruticosa o nanofanerofita.
FENOLOGIA

Fiorisce in maggio-giugno.

ECOLOGIA

Specie ruderale, cresce lungo le siepi,


nelle scarpate in ambienti soleggiati.
NOTE ETNOBOTANICHE

Vedi Lavatera arborea L.


Lavalera maritima Gouan
NOMI ITALIANI:

Malvone delle rupi.


NOMI SARDI:

vedi Lavatera olbia.


Pianta legnosa alla base, alta circa i m o
poco pi, tomentosa, verde-biancastra. Fusto
cilindrico, ramoso; rami eretto-patenti, bianLavatera olbia:
ramo con fiori xO,5; fiore xl; foglia isolata x0,5,-frutto,
calice e calicetto xl.

Distribuzione di Lavatera maritima in Sardegna.

143

144

Lavatera mar/tuna

Lavatera maritima:
Ramo con fiori xO,6; calice e Calicetto xl, 6.

AREALE

Specie con area di distribuzione nel Mediterraneo occidentale, dalla Provenza alla
Penisola iberica e allAfrica del Nord, in Italia limitata alla zona di Ventimiglia, Gorgona ed alla Sardegna, dove conosciuta per
alcune localit della costa settentrionale, a
Capo Caccia, a Monte Nieddu di Bosa ed
ancora presso Samugheo.

NOTE ETNOBOTANICIHIE

Vedi Lavatera arborea L.

ECOLOGIA

Vive preferibilmente sulle rupi vicino al


mare dove forma isolati cespi. Pianta elio
fila predilige gli ambienti caldi litoranei ed
indifferente al substrato.
145

THYMELAEACEAE
Piante legnose, raramente erbacee. Foglie
alterne, intere. Fiori bisessuali o unisessuali
su piante distinte, raggruppati in fascetti, capolini o racemi. Corolla mancante o incospicua. Calice tubuloso. Frutto: achenio,
bacca, drupa, cassula.
Le Thymelaeaceae comprendono circa 45
generi distribuiti nellemisfero boreale, australe e, particolarmente diffusi, in Africa.
Sono utilizzate per la produzione di fibre tessili e per la fabbricazione della carta mitsumata usata per i libri sacri. Il legno del genere Aquilaria, quando gli alberi sono malati si
modifica nel legno aquilino usato per lincenso e per scalfire figure propiziatorie.

Suffrutice sempreverde, molto ramificato


dal basso, tendente a costituire cespugli pulviniformi. Fusti di 0,5-1,2 m, con corteccia
rugosa, grigiastra, resistente e tenacissima.
Foglie di 10-15x5-8 mm, spatolate, biancosericee, cenerine con pelosit abbondante ed
appressata alla lamina. Fiori giallastroverdicci con perianzio peloso, esternamente a
tubo di 2-3 mm e lacinie di 2-3 mm, ovali, ad
apice acuto od ottuso; stami 8 inseriti nel tubo
su due piani distinti, con brevi filamenti ed
antere di i mm; ovario ovoideo con stimma
sessile. Frutto secco, avvolto dal calice.
TIPO BIOLOGICO

Nanofanerofita suffruticosa, sempreverde, xeromorfa, tendente a costituire cespugli


pulvinati.

CHIAVE DEI GENERI

1 Frutto secco
1 Frutto carnoso

Thymelaea
Daphne

THYMELAEA Miller
Piante annue o piccoli arbusti ramosissimi con fusti spesso pendenti. Foglie piccole,
sessili, talvolta lanose. Fiori bisessuali o
unisessuali su piante distinte, piccoli, verdognoli, solitari o riuniti in piccoli glomeruli.
Frutto: achenio.
Il genere Thymelaea comprende circa 20
specie presenti soprattutto nella regione mediterranea.

FENOLOGIA

La fioritura avviene alla fine del periodo


invernale nelle zone basse, mentre nelle
zone di altitudine, si protrae sino a maggiogiugno ed piuttosto durevole. I frutti maturano a maggio-luglio.
AREALE

Lareale della Thymelaea tartonraira gravita lungo la fascia costiera della regione
mediterranea, ad eccezione delle coste
adriatiche. In Italia limitata alla Penisola
Sorrentina, allIsola di Capri, alla Sicilia ed
alla Sardegna, dove frequente nelle zone
litoranee e nelle montagne calcaree.

CHIAVE DELLE SPECIE

1 Pianta biancastra con rami eretti; foglie


di 10-15 mm, sericee, spatolate
T. tartonraira
1 Pianta verde-scura con rami penduli;
foglie di 4-6 mm, ovate
T. hirsuta
Thymelaea tartonraira (L.) All.

ECOLOGIA

Specie eliofila, termofila, xerofila vive


nelle dune costiere, tra gli elementi delle
macchie termofile degradate, ma soprattutto
nelle garighe delle montagne calcaree delle
zone interne, a Monte Albo, Supramonte di
Oliena-Orgosolo-Urzulei, Montarbu di Seui
e nei tavolati del Sarcidano.

NOMI ITALIANI:

Timelea tartonraira.
NOMI SARDI:

Erba e prugas - Orgosolo


Linna de Santu Perdu - Sadali.
146

Thymelaca tartonraira:
ramo maschile e ramo femminile xO,5; fiori maschili
x2,5, fiore maschile aperto x4; fiori femminili x2,5,fiore
femminile aperto x4; frutto x4.

147

Thymelaea tartonraira

NOTE COLTURALI

Non si conoscono le propriet di germinazione di questa specie, che presenta uno


scarso potere pollonifero. Si pu trapiantare
anche in piena estate con il pane di terra e,
data la sua frugalit, collocare negli ambienti rocciosi e aridi.
NOTE ETNOBOTANICHE

Moris riporta che il decotto delle foglie,


che sono acri, erano usate come purgante e
secondo Pignatti lepiteto specifico di tartonraira, deriverebbe da una parola provenzale avente proprio questo significato. In
Sardegna le strisce ottenute dalla sua corteccia erano usate come legacci grossolani.

Distribuzione di Thyrnelaea tartonra fra in Sardegna.

148

Thymelaea hirsuta (L.) Endi.


NOMI ITALIANI:

Timelea barbosa, Spazzaforno


NOMI SARDI:

Mucchiu marinu - Tempio


Nasca - Carloforte
Sega pin gidas - Perdasdefogu
Nebritzu, Nerbizza, Scoble de signora,
Scova de campagna, Scova deforru, Scova
de Santa Maria, Truvsciu, Truvutzu.
Suffrutice molto ramificato in alto, sempreverde, con rami contorti, eretto-scandenti
o rivolti verso il basso, penduli. Fusti con
rami flessibili e tenaci provvisti di corteccia
grigio-giallastra, fibrosa, molto resistente;
rami giovani bianco-lanuginosi fogliosi. Foglie di 4-6 mm, ovate, acute od ottusette allapice, grassette, verdi-scure, glabre nella
pagina inferiore e pelose in quella superiore.
Fiori giallastri o bianchi, solitari o in gruppi
di 2-4 allascella delle foglie, sostenute da

corti peduncoli; perianzio con tubo di 2-3


mm, peloso, con quattro lobi arrotondati
allapice. Stami 8 disposti su due piani del
tubo fiorale con corti filamenti; ovario arrontondato con stilo di 1-3 mm e stimma a
capocchia. Frutto: drupa liscia di i mm.
TIPO BIOLOGICO

Nanofanerofita suffruticosa, sempreverde


a portamento eretto-scandente.
FENOLOGIA

Lo spazzaforno presente i primi fiori


nella tarda estate e nel primo autunno, perdura tutto linverno sino ad aprile-maggio,
anche in relazione alle condizioni stazionali.
AREALE

Specie ad areale circummediterraneo si


rinviene lungo le coste dellEuropa meridionale, dalla Spagna alla Grecia e nella Turchia;
verso sud si estende sino alla penisola arabica
e quindi dallEgitto al Marocco ed alle coste
atlantiche della Spagna e del Portogallo meri-

Thymelaea hirsuta

149

150

dionale. In Italia frequente soprattutto nella


fascia tirrenica, Puglie, Basilicata e nel Teramano. In Sardegna frequente lungo le coste,
ma anche in alcune zone interne collinari.
ECOLOGIA

Eliofila e xerofila, una pianta tipica di


ambienti caldo-aridi. Vive soprattutto su
substrato siliceo, lungo le linee di costa sino
a 300-400 m di altezza, negli ambienti aperti, nelle macchie degradate e nelle garighe.
NOTE COLTURALI

Lo spazzaforno colonizza i suoli superficiali e degradati degli ambienti caldi, e dopo


il passaggio del fuoco i semi germinano numerosi. Ha uno scarso potere pollonifero ed
in genere muore se ceduata alla base. Di
aspetto singolare, merita di essere coltivata
negli ambienti pi aridi dei giardini.

Tutte le specie sono per velenose e debbono essere usate con precauzione, in particolare le bacche che, se ingerite, possono
provocare anche la morte. La corteccia di
alcune specie adoperata per stordire i
pesci.
CHIAVE DELLE SPECIE

1 Foglie lunghe 1-1,5 cm, spatolate .


D. oleoides
1 Foglie di 4-5 cm, lineari . D. gnidium
1 Foglie di 5-10 cm, spatolate
D. laureola
Daphne oleoldes Schreber
NOMI ITALIANI:

Dafne spatolata.
Suffrutice sempreverde, di 30-80 cm,
molto ramificata dal basso a costituire ce-

NOTE ETNOBOTANICHE

Per la flessibilit e la tenacit dei rami,


grazie anche alla robusta corteccia, la Thymelaea hirsuta stata utilizzata per fare
scope, da cui il nome italiano, ma anche legacci e cordami grossolani.
DAPHNE L.
Piccoli arbusti cespitosi, con molti rami
eretti. Foglie lanceolate o lineari lanceolate.
Talvolta coriacee. Fiori bisessuali, corolla
poco appariscente, bianca, verdognola,
rossa, delicatamente profumata. Infiorescenza a racemo talvolta raccorciato. Frutto:
bacca gialla, rossa o rosso-violacea.
Il genere Daphne comprende circa 70
specie distribuite in Europa, Nord Africa,
Asia e Australia nelle regioni temperate e
subtropicali.
Il genere Daphne noto sin dallantichit per diverse propriet farmacologiche.
Thymelaca hirsuta:
ramo maschile e ramo scortecciato xl; fiori maschili
xlO; ovario e seme xlO; fiore maschile e fiore femminile
xlO; pagina inferiore e pagina superiore delle foglie
xlO; rametto con fiori maschili e rametto con fiori femminili xlO.

Distribuzione di Daphne oleoides in Sardegna.

151

152

Daphne oleoides

spugli compatti pulviniformi. Fusti flessibili


e tenaci, con corteccia grigiastra, molto resistente, rugulosa. Foglie persistenti, pi o
meno coriacee, grassette, obovate o oblanceolate, glabre o con peli sericei appressati
alla lamina nella pagina inferiore. Fiori giallastri con perianzio a tubo di 6-10 mm e
denti triangolari, ottusetti allapice, eguali a
due a due. Bacche ellissoidali di 7-9 mm,
rosse a maturit.

e mediterranea, e presenta una larga distribuzione anche se resta, per, limitata al


piano altomontano nella Penisola iberica, in
Italia, nella Penisola balcanica ed Asia
Minore. Possiede quindi un caratteristico
areale frammentato.
ECOLOGIA

Nanofanerofita sempreverde, cespitosa, a


portamento pulvinato

Specie di ambienti freschi, ma soleggiati,


vive nelle aree alto-montane, su substrato
prevalentemente calcareo, ma in Sardegna
legata esclusivamente alle zone silicee, nei
versanti rocciosi e sassosi delle zone cacuminali del Gennargentu.

FENOLOGIA

NOTE COLTURALI

Fiorisce a giugno-luglio e matura i frutti


ad agosto settembre.

Non si conosce il grado di germinabilit


dei semi. E una specie con un buon potere
pollonifero. La sua coltivazione al di fuori
dellareale potrebbe presentare problemi legati allesclusivit delle condizioni ecologiche in cui vive.

TIPO BIOLOGICO

AREALE

Daphne oleoides specie centro-asiatica


Daphne oleoides:
rami con fiori xl; rametto con fiore x2; ovario e stame
x5; frutto x5; seine x5.

153

Daphne gnidium L.
NOMI ITALIANI:

Dafne gnidio.
NOMI SARDI:

Abbatdda - Tempio
A theddna -Orgosolo
Durche - Nuoro
Eremri - Orani
Iscolapadddas - Sassari
Patedda - S. Teresa di Gallura
Truscu - Bitti, Nule, Villagrande e in
gran parte dei comuni della Sardegna.
Isculapadeddas, Trobiscu, Tuvusciu.
Suffrutice sempreverde di 1-1,6 m, ramificato dal basso con rami giovani verdastri e
quelli di pi anni privi di foglie, rugulosi per
la presenza di numerose cicatrici fogliari.
Corteccia fibrosa, internamente giallastra,
cos come il fusto, e particolarmente flessibile e resistente. Foglie sessili lineari lanceolate, subspatolate, acute, 2,5-5 cm lunghe e

Daphne gnidium

154

larghe 3-8 mm, glabre, con nervatura mediana marcata nella pagina dorsale. Infiorescenze terminali, cimose, in rami fioriferi
con 3-7 fiori subsessili, di 5-7 mm, bianchi o
color crema, pelosetti, tubulosi con sepali
subeguali, ovati, lunghi circa met del tubo
e, rispetto a questo, patenti. Stami 8, con
filamenti brevissimi ed antere di circa i mm,
inseriti su due piani distinti, tutte sporgenti
dallipanzio. Ovario pelosetto allapice con
stimma subsessile, arrotondato, papilloso.
Frutto: drupa di 6-8 mm, rossa a maturit,
allungata o ovoide, con un solo seme nero
lucente, appuntito, oscuramente tubercolato.

Daphne gnidium:
ramo con fiori e pezzo difusto xO,9, foglia x], 8; fiori
x4,5; antere e ovario x18; seme x4,5; infiorescenza xO,9;
frutti immaturi e maturi xl,8.

155

TIPO BIOLOGICO

Suffrutice cespitoso, sempreverde. Nanofanerofita.

Daphne laureola L.
NOMI ITALIANI:

Dafne laurella.
FENOLOGIA

Daphne gnidium inizia lo sviluppo vegetativo nel periodo invernale e fiorisce scalarmente a giugno-luglio, nelle zone meno elevate e a settembre-ottobre nelle zone pi fresche. A stagione inoltrata fiori e frutti sono
presenti contemporaneamente.

Pianta sempreverde di 0,5-1,3 m con rami


eretti o eretto-ascendenti, i giovani fioriferi
verdi, quelli dellanno precedente grigiocenerini con una patina cerosa, assente nei
rami pi vecchi con colorazione roseogrigiastra e punteggiature scure; tutti con evi-

AREALE

La distribuzione del gnidio gravita nel


bacino occidentale del Mediterraneo, dalla
penisola balcanica a quella iberica e al Nordafrica, ma anche in Turchia e nelle Isole
Canarie.

Daphne laureola:
pianta, foglia, infiorescenza con foglie xO, 5; infiorescenza xl; fiore isolato e fiore aperto x2.

ECOLOGIA

Specie eliofila vive dal livello del mare


sino ad oltre 1200 m di altitudine e predilige
decisamente gli ambienti di macchia, i luoghi rocciosi, i margini dei boschi, le scarpate e i bordi delle strade, aree percorse da
incendio, soprattutto sui substrati di natura
silicea.
NOTE COLTURALI

Si diffonde per seme e per rizomi; dopo il


passaggio del fuoco raggiunge in breve
tempo le dimensioni originarie formando
ampi cuscini cespitosi emisferici. Pianta
molto resistente e frugale si adatta in qualsiasi ambiente di giardino.
NOTE ETNOBOTANICI-IE

Tutte le parti della pianta sono utilizzate


a scopo tintorio, sia da sole per tingere la
lana in varie tonalit di giallo, sia come mordenzante per ottenere il colore nero con la
corteccia dellontano. Pianta tossica in tutte
le sue parti, veniva utilizzata anche nella pesca di frodo come ittiotossico. Entrambe
queste pratiche erano ampiamente diffuse in
tutta la Sardegna. Lutilizzo in tintoria si
riscontra ancora in parte a Nule e a Bitti.
156

Distribuzione di Daphne laureola in Sardegna.

157

Daphne laureola

denti cicatrici nei punti di inserzione del picciuolo. Foglie di 3-9 x 1,5-3 cm, obovate,
oblanceolate, spatolate con apice acuto,
verdi scure, con marcata nervatura centrale
nella pagina inferiore. Fiori di 9-12 mm,
disposti in corti racemi di 4-7, allascella
delle foglie dellanno precedente, tubulosi,
glabri, appressati in corti racemi allapice
dei rami, verde-giallastri, soffusi di viola
nellipanzio; peduncoli di I mm circa e brattee pi piccole alla base, ovali-lanceolate
lunghe sino a 7 mm e larghe sino a 5 mm;
sepali esterni ovato-cordati, acuti, ricoprenti
parzialmente gli interni, che sono pi piccoli. Stami 8 con antere gialle di 1-1,2 mm
158

disposte su due piani, le superiori a livello


dellapice del tubo, le inferiori del tutto
interne al tubo; stilo subsessile con stimma
in masserella globosa. Frutto: drupa di 7-10
mm, prima verdastra, quindi nera lucida a
maturit.
TIPO BIOLOGICO

Arbusto suffruticoso sempreverde. Nanofanerofita.


FENOLOGIA

Nellunica localit in cui questa specie


conosciuta in Sardegna fiorisce a marzoaprile e matura i frutti a giugno.

AREALE

Daphne laureola una specie submediterranea e subatlantica ampiamente diffusa in


Europa dalla penisola iberica a quella balcanica e sino alla Scozia nelle isole britanniche. distribuita ancora nel Nordafrica e
nelle isole delle Azzorre. Nella penisola italiana piuttosto frequente nel piano collinare
e montano, mentre in Sardegna conosciuta
esclusivamente per le zone culminali, al di
sopra dei 900 m nel massiccio del Limbara.
ECOLOGIA

montani freschi dei boschi di latifoglie. Nel


Limbara si trova negli ambienti di macchia a
erica e corbezzolo, ma anche sul terreno
smosso delle cunette ed ai bordi delle strade.
NOTE COLTURALI

Piccolo arbusto di aspetto singolare, si


presta ad essere utilizzato come pianta da
giardino. Il nome di Laru masciu, riportato
da Cossu per Sassari probabile che debba
essere riferito ad altra specie in quanto, la
laurella risulta assente nel Sassarese (vedi
alla voce areale).

Pianta meso fila predilige gli ambienti

159

HYPERICACEAE
Alberi, arbusti ed erbe, con succo giallastro o verdognolo, resinoso, prodotto da
ghiandole distribuite su tutta la pianta. Foglie opposte, semplici. Fiori bisessuali o unisessuali, solitari o riuniti in infiorescenze a
cima o a pannocchia. Sepali o petali di cinque elementi; stami numerosi con filamenti
riuniti in fascetti alla base; ovario supero con
3-5 carpelli. Frutto: capsula o, raramente,
bacca.
Questa famiglia comprende circa 40 generi, diffusi ovunque e in particolare nei tropici.
Sono economicamente interessanti per le
diverse utilizzazioni dei loro prodotti: legni
duri e resistenti, sostanze medicinali e tinture, gomme, olii, resine, frutticommestibili
come il mangostano (Garcinia man gostana)
e lalbicocca di San Domingo (Mammea
americana).

HYPERICUM L.
Alberi, arbusti, erbe perennanti o annuali
con ghiandole traslucide, rossastre o scure
sui fusti, sulle foglie e sui sepali. Foglie
semplici, opposte. Fiori gialli con numerosi
stami riuniti in cinque fascetti. Frutto: capsula.
Il genere Hypericum comprende circa
400 specie, diffuse nelle regioni artiche,
desertiche e tropicali in qualsiasi ambiente,
anche acquatico.
Le ghiandole contengono olii essenziali,
resine e antocianine note come ipericine, che
trovano impiego in medicina.
Le specie di questo genere erano note sin
dallantichit e nel medioevo la disposizione
delle ghiandole ed il loro secreto avevano un
particolare significato nella cabala.
Il nome sembra derivi da hyper, sopra, e
eikon, immagine, a causa della credenza
popolare che riteneva le specie di questo genere propiziatorie per allontanare gli spiriti
maligni.
160

CHIAVE DELLE SPECIE

1 Pianta eretta di 50-150 cm .


H. hircinum
1 Pianta prostrata o con rami penduli di
20-50 cm
H. aegypticum
Hypericum hircinum L.
NOMI ITALIANI:

Ruta caprina.
NOMI SARDI:

Brundajla - Lanusei Brundedda (?) Lod Erba de S. Maria - Villagrande Murta


grbina - Cagliari, Sadali Murta crpina Orani Murta de erru - Aritzo.
Piccolo arbusto suffruticoso, sempreverde, alto da 30 cm a circa 1,5 m, glabro, fetido. Foglie opposte, sessili, lanceolate o
ovate, acuminate con punti traslucidi. Fiori
gialli, riuniti in corimbi allapice dei rami.
Calice con sepali, 3-6 mm, ovato-lanceolati,
riflessi. Corolla con petali di 10-18 mm, lunghi pi del doppio dei sepali, ovato-lanceolati, apicolati. Stami numerosi raggruppati in
cinque fascetti con antere gialle. Ovario con
tre lunghi stili. Frutto ellittico, 8-13 mm,
coriaceo, ovoideo-acuto, scuro.
TIPO BIOLOGICO

Piccolo arbusto, ramoso, cespuglioso.


Nanofanerofita suffruticosa.
FENOLOGIA

Fiorisce da maggio a settembre e fruttifica da giugno in poi.

Hypericum hircinum:
ramo fiori xO,5; fiore xl; capsula con stimmi xl.

161

Hypericum hircinum

AREALE

Hypericum aegypticum L.

Secondo ROBSON (1985) ii tipico


Hypericum hircinum esclusivo della Sardegna e della Corsica.

NOMI ITALIANI

ECOLOGIA

Pianta delle zone umide, cresce soprattutto lungo le sponde dei corsi dacqua in
ambienti freschi ed ombrosi.
NOTE COLTURALI

La ruta caprina si presta ad essere coltivata nelle zone umide dei giardini, sia per
essere di facile attecchimento da talea, sia
per la bella fioritura nel periodo estivo.
162

Iperico egiziano.
Pianta sempreverde, alta 20-30 cm, fogliosa, con fusti tortuosi e con rami cilindrici.
Foglie opposte, ravvicinate, ellittiche, acute
allapice, convesse, coriaceo-carnose, con
una nervatura ben evidente e con deboli punteggiature traslucide sulla lamina. Fiori gialli, solitari o riuniti in gruppetti pauciflori.
Hypericum aegypticum:
ragni con fiori xl; capsula x2; stami e sfimmi x6; fiore
x6; foglie x5.

163

Hypericurn aegypticum

Calice con sepali privi di ghiandole. Corolla


con petali lunghi il doppio del calice. Stami
numerosi riuniti in fascetti. Ovario con tre
stili diseguali. Cassula ovato-bislunga.
TIPO BIOLOGICO

Pianta suffruticosa, con numerosi rami


densamente fogliosi. Camefita.
FENOLOGIA

La fioritura inizia a gennaio e si protrae


sino a giugno.
AREALE

Hypericum aegypticum una specie piuttosto rara che si estende dal Marocco, Algeria,
Libia, allIsola di Creta, alla Grecia, a Malta
ed in Italia a Lampedusa ed in Sardegna.
ECOLOGIA

Pianta rupicola, cresce nelle zone aridedella fascia costiera, ma in Sardegna conosciuta solamente in pochissime rupi calcaree presso Villanovatulo.
164

Distribuzione di Hypericum aegypticum in Sardegna.

CISTACEAE
Alberi, arbusti o erbe con foglie opposte
o, raramente, sparse. Fiori isolati o riuniti in
infiorescenze cimose o racemose. Calice e
corolla di 5 pezzi. Petali bianchi, gialli, rosei. Stami numerosi. Ovario supero formato
da pi carpelli. Frutto: capsula coriacea o
legnosa. Semi numerosi, piccoli.
La famiglia delle Cistaceae comprende 8
generi con circa 175 specie diffuse nelle regioni temperate di tutto il mondo.
HELIANTHEMUM Mille

maggiormente pelosa, feltroso-tomentosa


nella pagina inferiore, superiormente verde,
con peli setolosi solitari o in gruppetti di 23; nervatura mediana evidente. Fiori solitari
o in numero di 2-4 per racemo su pedicelli di
2-15, prima eretti poi rivolti verso il basso
ma inseriti allascella di una brattea; sepali
esterni glabri, lineari di circa 3 mm, quelli
interni di 6-9 mm, larghi 5-6 mm, con 3-5
nervature evidenti, violacee o porporine, con
radi peli semplici o stellati; corolla con 5
petali bianco~ rosei, ad unghia giallastra largamente ovati, di 8-12 mm; stami ad antere
di 0,3-0,4 mm; stilo e stimma a cornucopia.
Frutto: capsula rotonda, densamente pelosopubescente.

Piccoli arbusti, molto ramificati, sempreverdi, raramente piante erbacee. Foglie piccole, opposte. Fiori regolari, bisessuali, petali rossi, rosa, gialli o bianchi e con stami numerosi. Frutto: capsula.
Il genere comprende circa 100 specie diffuse nelle zone temperate della regione mediterranea.
Molte specie sono largamente usate nei
giardini rocciosi
CHIAVE DELLE SPECIE

1 Piante a fiori gialli


2
1 Piante a fiori bianchi H. morisianum
2 Sepali esterni ovali, fiore in bocciuolo
ricurvo
H. caput-felis
2 Sepali esterni lineari
3
3 Fiori di 2-3 cm, eretti
H. croceum
3 Fiori di 1-1,5 cm
H. allionii
Helianthemum morisianum Bertol.
NOMI ITALIANI:

Eliantemo di Moris.
Suffrutice cespitoso con numerosi rami
semplici, prostrati o eretto-ascendenti, 5-25
cm, esili, con peli stellati pi o meno abbondanti. Foglie verdi con brattee linearilanceolate lunghe 3,5-4 mm, glabre o sparsamente pelose, con 1-2 setole ialine allapice; picciuolo di 1,5-5 mm, lamina

Areale di Helianthernu,n inorisianum.

165

166

Helianthemum morisianum

TIPO BIOLOGICO

Camefita suffruticosa, xeromorfa, con


rami prostrati o arcuato-ascendenti.

NOTE COLTURALI

AREALE

Piccola pianta con una fioritura piuttosto


appariscente ma fugace, si presta ad ornare
giardini rocciosi. La produzione di semi
piuttosto buona, ma non se ne conoscono le
caratteristiche di germinabilit. Trattandosi di
una specie endemica piuttosto rara si dovrebbe evitare lasportazione totale dei cespi.

Helianthemum morisianum un endemismo prettamente sardo localizzato nel Sarcidano e nel Montarbu di Seui.

Helianthemum caput-felis Boiss.

ECOLOGIA

NOMI ITALIANI:

FENOLOGIA

Fiorisce da aprile a giugno e matura le


cassule in giugno-luglio.

Leliantemo del Moris una specie eliofila e xerofila legata al substrato calcareo
delle aree montane del centro Sardegna,
dove vive nelle garighe e sui suoli degradati.
Helianthemum morisianum:
pianta intera xl; fiori xl, foglie x5; particolare di peduncolo fioraie x20; ramo con fiori in boccio xl; sepali
esterno e interno x4; petalo x2; stame xlO; ovario, stilo
e stimma xlO; peli molto ingranditi.

Eliantemo a testa di micio.


Suffrutice peloso feltroso in tutte le sue
parti, biancastro, con numerosi rami divaricati,
prostrati o eretto-ascendenti, di 5-20 cm.
Foglie verdi con brattee lineari lunghe poco
pi di i mm, giallastre con un ciuffo di peli
allapice; picciuolo di 1,5-2 mm; lamina ovata,
ellittica, lunga 4-8 mm e larga 1,5-5 mm, margini revoluti sino alla nervatura mediana della
167

168

Helianthemuin caput-felis

pagina inferiore. Fiori solitari o in racemi di 26, lassi o raggruppati in cima, con pedicelli di
3-10 mm, lassamente rivolti verso il basso;
sepali villosi i due esterni, da ovato-lanceolati
a cuoriformi lunghi 2-3 mm, quelli interni di 69 mm, con la parte a contatto dei petali glabra
e giallognola, a margine scarioso, denticolatoeroso; corolla con 5 petali giallastri di 9-12
mm; stami ad antere minutissime; stilo e stimma a cornucopia. Frutto: capsula rotonda densamente pubescente.
TIPO BIOLOGICO

Suffrutice sempreverde, cespitoso, pulvinato, xeromorfo. Camefita.


FENOLOGIA

Fiorice da maggio a giugno.


AREALE

Helianthemum caput-felis presenta un


areale che va dalle coste della Spagna sudHelianthemum caput-felis:
pianta con fiori xO, 8; infiorescenza x2, 1; foglie xl, 6.

Distribuzione di Heliantheinum caput-felis in Sardegna.

169

orientale al Nordafrica, si ritrova ancora


nelle Isole Baleari e in Sardegna esclusivamente nel Sinis.
ECOLOGIA

Pianta eliofila e xerofila vive nei luoghi


aridi della fascia litoranea.
NOTE COLTURALI

Si presta ad essere utilizzato come pianta


coprente in giardini rocciosi, ma per la sua
rarit dovrebbe essere vietata la raccolta di
cespi allo stato spontaneo.
Helianthemum croceum (Desf.) Pers.
NOMI ITALIANI:

Eliantemo giallo.
Suffrutice a foglie caduche con numerosi
rami, sottili ma tenaci, formanti piccoli cespi
pi o meni aderenti al terreno. Fusti di 20-30
cm, con rami lignificati contorti e prostrati,
quelli dannata, con una fitta peluria feltrosa,
eretto-ascendenti, poi tendenti ad adagiarsi.
Foglie brevemente picciuolate con due stipole
lineari, con lamina coriacea a margine revoluto, bianco-tomentose nella pagina inferiore per
la presenza di numerosi peli stellati; quelle
della base dei rami cuoriformi evia via pi
ristrette verso lalto; foglie dei nuovi getti sterili, lineari e molto piccole. Infiorescenze racemose, terminali, con 4-10 fiori, molto appariscenti; calice di 3 sepali, con nervatura centrale ben marcata, peloso-lanuginosi con margine
membranaceo; corolla gialla con 5 petali cuoriformi di 10-15 mm. Stami numerosi con filamenti di 6-8 mm ed antere minute; ovario
pelosetto con stilo contorto e stimma a capocchia. Capsula di 5-7 mm triloculare con numerosi semi, minuti ed irregolarmente poliedrici.

AREALE

Helianthemum croceum presenta un areale che gravita nel bacino del Mediterraneo
occidentale. Comune nella Jugoslavia e in
Albania, si ritrova nellItalia meridionale ed
in Toscana e quindi nella Francia meridionale e nella penisola iberica. In Sardegna si
rinviene a nord del massiccio del Gennargentu, nel Monte Albo e nei calcari mesozoici del settore centro-orientale.
ECOLOGIA

Specie eliofila e xerofila vive sugli


ambienti calcarei degradati, sulle pareti rocciose e sulle zone di sfatticcio nelle aree
montane. In Sardegna vive dai 700 sin oltre
i 1200 m di altitudine.
Helianthemum croceum:
pianta intera xl; fiori xl; bocciolo x2; particolare di
peduncolo fioraie x20; peli molto ingranditi; foglie x3;
sepali esterno e interno x3; stame xlO; ovario, stilo e
stimma xlO.

TIPO BIOLOGICO

Camefita suffruticosa semidecidua, xeromorfa, con rami prostrati od eretto-ascendenti.


FENOLOGIA

Fiorisce da maggio a giugno in relazione


alle condizioni stazionali. Le capsule maturano a giugno-luglio.
170

Distribuzione di Helianthemuin croceum in Sardegna.

171

Hellantemum croceum

NOTE COLTURALI

Pianta con una bella fioritura gialla che


permane, per un certo periodo di tempo, grazie alla notevole produzione scalare di fiori.
Come tutte le cistacee produce un considerevole numero di semi e verosimilmente la
loro germinabilit alta, tuttavia non si conoscono dati precisi al riguardo. Si presta ad
esser collocato nei giardini rocciosi. Trattandosi di una specie piuttosto frequente
nelle sue aree di diffusione possibile prelevare dei cespi da trapiantare con il pane di
terra.

picciuolo di 2-4 mm e lamina ovata lunghe


4-9 mm e larghe 2-4 mm, densamente pelose, feltroso-tomentose, di colore cenerino
nella pagina inferiore, superiormente verdi,
con peli setolosi in gruppetti di 3-5. Infiorescenze racemose con peli ghiandolosi porporini di 0,1-0,2 mm frammisti a peli semplici
aracnoidei e stellati. Fiori 2-7 per racemo
sostenuti da pedicelli di 5-10 mm; calice con
i due sepali esterni lineari lunghi circa 2 mm
e i tre esterni di 3-6 mm con fascetti di peli
setolosi; corolla con 5 petali gialli di 6-8
mm; stami, numerosissimi, ad antere di 0,20,4 mm; stilo curvato con stimma espanso a
capocchia. Capsula ovale, pelosetta.

Helianthemum allionii Tineo


TIPO BIOLOGICO
NOMI ITALIANI:

Eliantemo di Allioni.
Suffrutice cespitoso con numerosi rami
semplici, prostrato o eretto-ascendenti, di 520 cm, esili, peloso-tomentosi con foglie
bratteiformi lineari-lanceolate. Foglie con
172

Suffrutice sempreverde, xeromorfo, pulvinato.

Helianthemum allionii:
Pianta con caule xl; infiorescenza x5.

173

Helkinthemu,n allionii

FENOLOGIA

Fiorisce da maggio a giugno.


AREALE

Helianthemum al/ion ii una specie


endemica della Sardegna, dove conosciuta
soprattutto nel settore centro-orientale, e
della Sicilia, dove sembra pi rara.
ECOLOGIA

Pianta tipica degli ambienti calcarei, vive


nei luoghi degradati, sassosi e su terreni superficiali arenosi, smossi o su ambienti di
detrito.
NOTE COLTURALI

Pianta interessante e con abbondante fioritura caratteristica, si presta ad essere utilizzata nei giardini rocciosi aridi, ma non si
conoscono le caratteristiche di germinabilit
dei semi. Trattandosi di una specie rara la
raccolta dei cespi dovrebbe essere evitata.
Distribuzione di Heliantheinuin allionii in Sardegna.

174

ARALIACEAE
Piante erbacee perenni, lianose, rampicanti, arbustive e arboree. Foglie alterne,
profondamente incise o composte. Fiori piccoli, regolari, bisessuali o unisessuali, bianchi o verdastri riuniti in ombrelle composte.
Ovario infero. Frutto: bacca o drupa.
La famiglia delle Araliaceae comprende
circa 55 generi distribuiti in tutto il mondo.
Oltre allinteresse come piante ornamentali, le araliacee sono note anche per le propriet eccitanti, emmenagoghe, antireumatiche e antinevralgiche. Dalle radici di Pomax
quinquefolia si ottiene un estratto con propriet stimolanti, ritenute afrodisiache, il ginseng. Dal midollo di Tetrapanaxpapyrifera i
cinesi ottengono la sottile carta di riso.
HEDERA L.
Piante perenni rampicanti o arbusti legnosi. Foglie alterne con lunghi picciuoli e
di forma varia. Fiori riuniti in ombrelle.
Frutto: bacca.
Il genere Hedera, che comprende da 6 a
15 specie, diffuso in Europa e in Asia.
Molto ricercate come piante ornamentali
e da giardinaggio per la loro robustezza,
sono coltivate e commercializzate diverse
specie e variet.
Tutte le parti della pianta sono tossiche,
soprattutto i frutti, nonostante ci diverse
specie di questo genere erano utilizzate sin
dallantichit per le propriet eccitanti, emmenagoghe ed antireumatiche.
Hedera helix L.

Edera - Bitti, Orani, Torp


Edola - Al dei Sardi
Edora - Bitti, Lula, Orune
Edra - Macomer, Milis, Mogoro, Orani,
Ploaghe, Santulussurgiu
Era - Seulo, Villagrande
Eredda - Dorgali, Seulo
Eredade - Fonni, Orgosolo
Folladdda - Cagliari
Follarda - Teulada
Follardda - Iglesias
Grddula - Tempio
Mebra - Villacidro
Mostra - Sassari
Ramalltte - Siniscola
Candelalzu, Candelaru, Edera mostra,
Edra, Ellera, Era de muros, Eda era, Era
vera, Folla de Funtanedda, Folla e era.
Rampicante sempreverde, con fusti sterili muniti di appendici radiciformi e fusti fertili non radicanti. Foglie sparse, picciuolate,
coriacee, di colore verde intenso, lucide;
quelle dei rami sterili palmato-lobate con 35 lobi triangolari; quelle dei rami fertili
ovatoromboidali, intere, acute. Fiori riuniti
in ombrelle composte formanti a loro volta
una pannocchia. Calice con 5 denti piccoli.
Petali cinque, giallo-verdi, piccoli, piegati
allesterno. Stami 5. Bacca nera con 2-3
semi, oblunghi, rugosi, rossastri.
TIPO BIOLOGICO

Fanerofita suffruticosa, lianosa, strisciante, sempreverde.


FENOLOGIA

Ledera inizia la fioritura con il mese di


settembre quando si verifica la ripresa vegetativa, i frutti maturano nella primavera
successiva.

NOMI ITALIANI:

Edera, Ellera.
NOMI SARDI:

Arrampicatglia - Lod
Aura - Isili
Bedra - Sassari
Eda - Busachi

AREALE

Ledera ha una distribuzione molto ampia


che va dal Giappone, alle zone pi temperate del Continente euro-asiatico, alla Africa
del Nord ed al Canada. Nel bacino mediterraneo manca solamente nel Sinai ed in Egitto. Per effetto della sua coltivazione come
175

176

Hedera helix

pianta da giardino, oggi si pu trovare spontaneizzata anche al di fuori del suo pur vasto
areale.
ECOLOGIA

Pianta mesofila, predilige gli ambienti


freschi medio-montani e montani, ma vegeta rigogliosa anche nelle zone calde.

NOTE COLTURALI

Si propaga facilmente per seme e per tralci. Coltivata in ambienti freschi e ombrosi in
breve tempo raggiunge dimensioni raguardevoli e si presta per ricoprire muri a secco
e gratticciate. Specie rustica e frugale pu
divenire invadente e richiede drastiche potature di contenimento.
NOTE ETNOBOTANICHE

Hedera helix:
ramo sterile e ramo con frutti xO,5; fiore e ovario x4;
frullo x2; seme x4; peli stellati dellovario: molto ingranditi.

Ledera una pianta che ha avuto diverse


utilizzazioni nella medicina popolare e anche significato magico e religioso. Linfuso
dei rami giovani fatti bollire con laceto era
ritenuto efficace per i dolori della milza,
177

Area/e di Hedera helix (Da Meusel, semplificato).

mentre il succo delle foglie e dei frutti provocherebbero disturbi psichici oltre ad illanguidire le membra. La gomma delledera
chesgorga dalle ferite accidentali dei rami
vecchi o per incisione intenzionale dei rami
giovani e delle radici, ha goduto di grande
considerazione come risolvente e balsamica
e per lenire il mal di denti. La resina ha
odore balsamico e sapore amaro e rancido ed
era usata anche come emmenagoga. Le
foglie contengono glucosidi e hanno trovato
impiego per favorire i processi rigenerativi
nelle infiammazioni infettive della cute e
come parassiticide, analogamente alla
gomma usata per eliminare i pidocchi.
Pomate a base di foglie dedera sono ritenute efficaci contro la cellulite. Tutte le parti
della pianta e soprattutto i frutti sono tossici
e le loro utilizzazioni, anche in forma indiretta, dovrebbero essere molto prudenti. Le
foglie delledera daltro canto hanno avuto
anche una funzione simbolica in quanto con
essa si approntavano le corone per i laureati
ed i poeti. Un mazzo di fronde appeso in
178

prossimit della porta di una casa, cosa che


si pu vedere ancora oggi in qualche strada,
significa che in essa si vende vino. Unantica credenza vuole che ledera con il suo
abbraccio soffochi del tutto gli alberi su cui
si avvinghia, ci pu anche avvenire, ma si
tratta pur sempre di eventi non frequenti,
dovuti soprattutto allombreggiamento ed
alla sottrazione della luce alle foglie della
pianta ospite, piuttosto che ad un aspetto di
vero parassitismo.

APIA CEAE

CRITHMUM L.

Piante perenni, bienni o erbacee, spesso


spinose, con fusti scanalati a internodi cavi.
Foglie alterne, intere o variamente divise.
Fiori riuniti in infiorescenze ad ombrella
semplice o composta, con brattee alla base
talvolta spinose. Calice ridotto, corolla con
cinque petali, stami cinque e ovario infero
costituito da due carpelli riuniti da un asse
(stilopodio) che termina con due stili. Frutto:
diachenio.

Piante perenni legnose alla base, ramose,


con foglie divise, carnose. Fiori in ampia
infiorescenza ad ombrella. Frutto: diachenio.
Al genere Crithmum appartiene la sola
specie Crith mum maritimum L., diffusa
lungo le coste del Mediterraneo e dellEuropa occidentale. Il nome sembra derivi dal
greco krithe, orzo, per i semi simili a quelli
di questa specie.

La famiglia delle Apiaceae, conosciuta


anche come Umbelliferae, comprende circa
300 generi, diffusi ovunque e in particolare
nelle zone temperate.

CRITHMUM MARITIMUM L.

Per la variabilit delle forme, da slanciate a ridotte, aderenti al terreno a formare rotondeggianti cuscinetti, per la caratteristica
infiorescenza, spesso molto appariscente,
sono impiegate come piante ornamentali nei
giardini o nelle roccaglie. Alcune specie con
fusto rigido, foglie spinose e infiorescenza
persistente, sono utilizzate per la composizione con fiori secchi.
La famiglia delle ombrellifere caratteristica per la presenza di particolari sostanze
aromatiche o tossiche. Molte piante, come
carota, pastinaca, sedano, finocchio, prezzemolo sono largamente utilizzate nellalimentazione, altre per aromatizzare i cibi e i
liquori o per le spezie, come comino, coriandolo, carvi e anice. Hanno anche propriet medicinali e sono usate come stimolanti, sedativi, antispasmodici. Da alcune
specie del genere Ferula si estraggono gommoresine e resine, come lasafetida.

NOMI ITALIANI:

Finocchio marino, Critmo, Cretamo, Bacicci, Erba di S.Pietro.


NOMI SARDI:

Enucru e mare - Dorgali Fan! marl Alghero Erba de San tu Perdu. Fenugu de
mari.
Piccolo suffrutice perenne, alto 15-60
cm, legnoso alla base, molto ramificato,
verdeazzurrognolo, aromatico. Rami eretti o
arcuati, costolati, corti, glabri. Foglie crassulente, 1-2 pennate, segmenti lineari, acuminati, guaine lunghe cartacee, avvolgenti il
fusto. Fiori in ombrelle sessili con 8-20
raggi. Brattee involucrali numerose, piegate
verso lesterno. Corolla verde-gialla, 2 mm
di diametro, poco appariscente, con lobi
arrotolati allapice. Frutto: achenio di 5-6
mm, ovato-oblungo, glabro e marcatamente
costato.

CHIAVE DEI GENERI

1 Piante con foglie carnose, fiori verdigiallastri, ombrelle con molte brattee involucranti
Crithmum
1 Piante con foglie coriacee, fiori bianchi
o rosati, ombrelle con poche brattee o talvolta mancanti
Seseli

TIPO BIOLOGICO

Pianta legnosa alla base, densamente ramificata, forma caratteristici cespuglietti di


varia altezza. Camefita suffruticosa
FENOLOGIA

Fiorisce in luglio-ottobre e fruttifica da


agosto a settembre.
179

180

Crithinum ,naritiinuin

AREALE

Lareale comprende le coste del Mediterraneo, dellAtlantico, delle isole Canarie e si


estende sino al Mar Nero.
ECOLOGIA

Specie rupicola litoranea, cresce soprattutto sulle coste rocciose, sulle scogliere, sugli sfatticci, fra i ciottoli, ma si adatta a vivere anche nelle sabbie consolidate. Assieme
ad altre piante alofile forma una caratteristica associazione, Crithmo-Staticetum, distribuita sulla fascia costiera battuta dai marosi.
ETNOBOTANICA

Le foglie del critmo, carnose e acidule,


sono utilizzate per aromatizzare le insalate e
vengono conservate sotto aceto. Per questa
sua propriet questa pianta anche coltivata
e la propagazione avviene per semi, interrati
freschi in autunno in zone soleggiate.
Crithmum marititnum:
rum o con infiorescenze xO, 5;frutf o x5; particolare dellombre/letta x5.

SESELI L.
Piante erbacee, bienni o perenni, ramose
si dalla base o con pochi fusti eretti. Foglie
di vise. Fiori in ombrelle. Frutto: achenio.
Il genere Seseli comprende circa 50 specie
presenti in Europa, Asia, Africa e Australia.
Seseli bocconi Guss. ssp. praecox Gami
sans
NOMI ITALIANI:

Seseli di Boccone.
Pianta perenne, ramosa, glauca, legnos alla
base, alta 10-30 cm. Rami eretti o asceri denti,
striati. Foglie tripennato-sette, lacini lanceolate o lineari, mucronate, un po cc riacee,
verde-azzurro, glabre. Guaine abbrac cianti il
fusto. Fiori in ombrelle composte pubescenti.
Brattee 1-4, lineari, precocement caduche o
assenti. Corolla con petali bian chi o rosavinati, ovali, attenuati allapice Achenio 3-4
mm, oblungo-ovoideo, pube scente, costato.
181

182

Le pareti calcaree, habitat pi comune di Seseli bocconi.

TIPO BIOLOGICO

pi diffuso soprattutto sulle coste orientali.

Piccoli cespuglietti suffruticosi, perenni


sempreverdi, legnosi alla base. Camefita.

ECOLOGIA

FENOLOGIA

Fiorisce da agosto ad ottobre.


AREALE

Endemismo sardo-corso noto in Corsic


solo nel Golfo di Porto, mentre in Sardegna

Specie rupicola, vive sulle scogliere


spruzzate dai marosi delle zone litoranee.
Nelle zone interne preferisce le pareti calcaree e le sole eccezioni sono quelle della Corsica, a dove cresce su porfidi e dellisola di
S.Pietro, a in Sardegna, dove vive su trachiti e andesiti.

Seseli bocconi ssp. praecox:


ramo con infiorescenze x0, 5,* fiore e frutto x5.

183

FL UMBAGINACEAE
Piante erbacee, annuali o bienni, legnose,
rampicanti. Foglie alterne o basali, di varia
forma da ovali a strettamente lineari, con un
tessuto particolare che permette di secernere
lacqua se vivono in ambienti umidi o di
ostacolarne la perdita se invece arido. Fiori
bisessuali, disposti in infiorescenze a cima,
racemo o capolino. Calice gamosepalo persistente e corolla tubulosa con cinque lobi.
Antere saldate al tubo corollino. Ovario supero con cinque lunghi stili e con un solo
ovulo. Frutto: achenio racchiuso dal calice.
La famiglia delle Plum baginaceae racchiude circa 10 generi, diffusi ovunque e in
particolare nelle zone aride o salmastre.
Alcuni generi comprendono specie ornamentali, altri entit con propriet medicinali.
Specie del genere Plum bago sono impiegate in odontoiatria e dermatologia, alcune del
genere Limonium contro le emorragie bronchiali.
CHIAVE DEI GENERI

1 Corolla rosa; infioresensce a capolino;


pianta delle sabbie
Armeria
1 Corolla violacea; infiorescenze mai
come sopra; piante delle zone litorali
2
2 Pannocchia grande, lassa
Limonium
2 Spiga allungata, fragile Limoniastrum

impiegate come piante ornamentali per bordure o giardini rocciosi.


Armeria pungens (Link) Hoffmanns. et
Link
NOMI ITALIANI:

Spillone delle spiagge.


NOMI SARDI:

Rosi marini - Badesi, Tempio.


Pianta cespugliosa, alta sino a 50-60 cm,
con fusti legnosi alla base, ramosi e ricoperti dai picciuoli persistenti delle foglie secche. Foglie glabre, glauche, lineari, acuminate, canalicolate, ricurve, ravvicinate,
soprattutto nella parte superiore del fusto a
formare dense rosette. Fiori di varia tonalit
del rosa o raramente bianchi, riuniti alla
sommit di uno stelo lungo e sottile a formare una infiorescenza globosa a capolino.
Brattee esterne al capolino coriacee, persistenti e disposte su pi file. Calice biancorosato, imbutiforme, cartilagineo, persistente, con cinque denti aristati. Corolla imbutiforme con margine undulato. Frutto: achenio
racchiuso dal calice.
TIPO BIOLOGICO

Pianta ramosa sin dalla base forma cespughetti rotondeggianti. Camefita suffruticosa.
ARMERIA L.
FENOLOGIA

Piante erbacee perennanti o piccoli


suffrutici, legnosi alla base. Foglie lineari
disposte alla base della pianta a formare una
densa rosetta. Fiori bisessuali, regolari,
riuniti in infiorescenze a capolino, globose,
sorrette da lunghi ed esili peduncoli e circondate da brattee scariose. Frutto: achenio.
Il genere Armeria comprende circa 80
specie diffuse nelle regioni temperate. In
Sardegna sono presenti alcune specie, per lo
pi endemiche, che formano piccoli cespuglietti perennanti nelle zone rocciose montane.
Molte specie di questo genere sono
184

Fiorisce in maggio-giugno. Le infiorescenze rimangono per alcuni mesi sulla


pianta sino alla completa dispersione dei
semi.

Armeria pungens:
pianta con infiorescenza xO,5; fiore e calice x3; fiore
aperto x5; seine x5; calice aperto x3.

185

A rifler/a pungens

AREALE

Lareale di questa specie limitato alle


coste della Spagna, del Portogallo, della
Sardegna e della Corsica. In Sardegna presente sulle coste settentrionali e sporadicamente su quelle occidentali, presso Capo
Mannu nellOristanese.
ECOLOGIA

Specie psammofila, vive soprattutto sulle


sabbie parzialmente consolidate estendendosi sulle dune e retrodune. Unendosi ad
altre specie delle sabbie, quali efedra ed elicriso, forma un particolare tipo di vegetazione nei litorali sabbiosi della Sardegna settentrionale.
NOTE COLTURALI

Distribuzione Arineria pun gens in Sardegna.

186

Questa specie, caratterizzata da rotondeggianti cespugli con grandi capolini di fiori


rosa, che permangono per lungo tempo sulla
pianta anche dopo la perdita della corolla a
causa della persistenza delle brattee e del
calice, pu essere utilizzata per giardini con
terreno sciolto e sabbioso prossimi al mare.

LIMONIUM Miller
Piante erbacee annuali o perenni arbustive o suffruticose. Rami ricoperti nella parte
inferiore dai picciuoli delle foglie morte. Foglie disposte a rosetta. Fiori di varia tonalit
dellazzurro, piccoli, bisessuali, in corte spighette riunite a formare pannocchie molto
ramose. Frutto secco: achenio.
Il genere Limonium comprende circa 350
specie, diffuse nelle zone costiere di tutto il
mondo.
un genere molto complesso dal punto di
vista sistematico, con molte specie difficilmente riconoscibili fra loro. In Sardegna sono
presenti diverse entit, la maggior parte endemiche, che caratterizzano con i loro rotondeggianti e piccoli pulvini le zone rocciose costiere o montane. Per il loro particolare aspetto ed
in quanto durevoli come piante secche sono
oggetto di raccolta indiscriminata.
Fra le diverse specie, molte delle quali
ancora in studio da parte di specialisti, si
sono volute descrivere tre entit come esem-

pio della variabilit morfologica e


delladattamento ambientale di questo intricato genere ben rappresentato in Sardegna e
precisamente: Limonium sinuatum delle
zone litoranee aride sassose o sabbiose,
Limonium vulgare delle zone salse e Limonium morisianum delle zone rupicole. Le
specie sono per lo pi litoranee, ma non si
escludono anche entit montane.
Il genere noto anche con il vecchio nome
di Statice e sotto questo nome sono coltivate
e commercializzate molte specie utilizzate
per fare composizioni di fiori secchi.
CHIAVE DELLE SPECIE

1 Rami fioriferi alati, foglie sinuate; piante di luoghi aridi, costieri


L. sinuatum
1 Rami fioriferi cilindrici, foglie a margine liscio
2
2 Foglie piccole, pannocchia contratta,
piccolo cespuglio; piante di rupi calcareemontane
L. morisianum
2 Foglie grandi, pannocchia ampia; piante di ambienti salsi
L. vulgare.

Limoniuin sinuaturn

187

188

Limonium sinuatum (L.) Miller


NOMI ITALIANI:

Statice sinuata.
Pianta cespugliosa, ramosa, alta 15-50
cm, ispida. Fusti robusti, rigidi, eretti o
ascendenti, con quattro ali increspate, larghe
sino a 3 mm. Foglie disposte a rosetta basale, con margine sinuato. Fiori in dense cime
unilaterali, bratteate e riuniti a formare una
pannocchia. Assi fiorali con tre ali increspate che allaltezza dei nodi si prolungano in
foglie lanceolate. Calice persistente, 10-14
mm, azzurro-violetto intenso, raramente
bianco o rosato, cartaceo, increspato, con
bordo dentato. Corolla bianco-giallastra,
piccola, poco appariscente. Frutto: achenio
racchiuso dal calice.

tici o semprevivi, sono spesso vendute con


un colore diverso da quello naturale come
giallo o rosso vivo, blu scuro colori che si
ottengono che limmersione in sostanze coloranti.
Limonium morisianum Arrigoni
NOMI ITALIANI:

Statice di Moris.
Pianta cespitosa, legnosetta alla base,
sempreverde, alta 10-30 cm, con numerosi
fusti. Foglie lineari-spatolate, carnosette,
uninervie con margine cartilagineo
undulatoscabro, verrucoso-scabre per la presenza di ghiandole papillose. Scapi fiorali
articolati. Fiori in spighette bratteate, riuniti
in una infiorescenza scorpioide. Calice 5-6
mm, pelosetto a lobi ovali. Corolla azzurra.

TIPO BIOLOGICO

Pianta sempreverde densamente ramosa,


cespugliosa. Camefita o emicriptofita.

TIPO BIOLOGICO

Pianta perenne, forma piccoli cespuglietti, pluricauli. Camefita.

FENOLOGIA

Fiorisce da aprile ad agosto.


AREALE

Lareale comprende tutto il bacino del


Mediterraneo e si estende anche alle Canarie.
ECOLOGIA

Questa specie, preferibilmente litoranea,


cresce sulle sabbie, in mezzo alle rocce, nei
prati sassosi e nelle zone salmastre delle lagune.
NOTE

largamente coltivata sia come pianta


ornamentale nei giardini, sia per varie utilizzazioni commerciali. Le infiorescenze,
essiccate, sono impiegate per composizioni
di fiori secchi in quanto i calici persistenti,
azzurro-violetto, mantengono per lungo
tempo il loro intenso colore. Note come staLimonium sinuatum:
ramo con infiorescenza, foglie xO,5; calice x3,5; particolare dellinfiorescenza x3.

Areale di Limnonium morisiamuin.

189

190

Limonium morisianuin

FENOLOGIA

Fiorisce nei mesi di luglio e agosto


AREALE

Endemismo sardo tra i pi rari, vive in alcuni rilievi calcarei della Sardegna centrale, sul
Monte Novo S. Giovanni e sul Monte Albo.

Appaiono singolari le condizioni ecologiche di questa entit rispetto a quelle dello


stesso genere, che nel bacino mediterraneo
sono quasi esclusivamente di ambienti litoranei influenzati dallaerosol marino.
Limonium vulgare Miller

ECOLOGIA

NOMI ITALIANI:

Specie montana, cresce sulle rupi fra i


600 e i 1200 m anche in zone fresche e
ombrose.

Statice comune.
Piante cespitose con fusti raccorciati,
grossi e tozzi, alte sino a 60-100 cm. Foglie
lanceolato-spatolate, lunghe 10-15 cm,
assottigliate alla base, appuntite allapice
con guaina allargata, penninervie, disposte a

Limonium morisianum:
pianta intera xO, 6; brattee x6; particolare del fusto e
foglia x9.

191

Limoniu,n vulgare

rosetta basale, carnosette. Fiori violetti o lila


cm, in spighe di pochi cm, costituite da 6-8
spighette biflore, riunite a formare una pannocchia, grande, con rami lassi spesso arcuati. Calice di 5 mm, con tubo costato e vellutato e con lobi triangolari, apicolati, persistente. Corolla di 6-8 mm. Frutto: achenio.

esigenze ecologiche, quali Arthrocnemum,


Salicornia,
Aster, mula, caratterizzando in tale modo
le formazioni vegetali degli ambienti umidi
litoranei vicini al mare.

TIPO BIOLOGICO

Arbusto foglioso, molto ramificato. Foglie carnosette. Fiori violacei in infiorescenze spiciformi ramificate. Fiori bisessuali,
regolari. Frutto: achenio.
Il genere Limoniastrum comprende la
sola specie Limoniastrum monopetalum (L.)
Boiss. presente nella penisola iberica e in
Africa settentrionale.

Pianta sempreverde legnosa alla base,


densamente cespitosa. Camefita.
FENOLOGIA

Fiorisce in luglio-ottobre.
AREALE

Diffuso nellEuropa occidentale e settentrionale e in particolare nel bacino del Mediterraneo.

LIMONJASTRUM Moench

Limoniastrum monopetatuin (L.) Boiss.


NOMI ITALIANI:

ECOLOGIA

Specie alofila, vive nelle zone umide salmastre come paludi, acquitrini, praterie
salse. Si unisce ad altre piante con le stesse
192

Limoniastro cespuglioso.
Limonium vulgare:
foglie basali e infiorescenze xO,3, particolare dellin
fiorescenza x5.

193

194

Limoniastrum monopetalum

Limoniastrum monopetalum:
ramo con fiori x0,5, -flore xI,2; fiore
aperto x4; particolare del fusto e
delle foglie x2; calice x2.

Piccolo arbusto alto sino a 2 m circa, molto


ramificato, glauco-pruinoso per la presenza di
ghiandole che secernono sale. Rami eretti,
ramosi. Foglie carnoso-coriacee, spatolate con
guaina amplessicaule. Fiori azzurro-violaceo,
in spighette di uno o due fiori disposte alterne
su assi sottili, articolati. Brattee embriciate,
mucronate, linterna pi lunga avvolgente il
calice, scure. Calice imbutiforme con 5 denti;
corolla, 1-2 cm di diametro, con lungo tubo e
con cinque lobi obovati; ovario con 5 stili.
TIPO BIOLOGICO

Piccolo suffrutice foglioso, molto ramificato. Camefita o Nanofanerofita.

FENOLOGIA

Fiorisce da giugno ad agosto.


AREALE

Lareale comprende Portogallo, Spagna,


Francia meridionale, Sardegna, Sicilia, Italia
meridionale e Africa settentrionale. In Sardegna noto per la costa orientale e precisamente nella zona di stagni e lagune vicino ad Olbia.
ECOLOGIA

E una pianta legata soprattutto agli ambienti con elevata concentrazione salma; lagune, acquitrini salsi, zone umide dei litorali sabbiosi.
195

LABIA TAE
Piante aromatiche arbustive, lianose, erbacee, raramente arboree. Fusto quadrangolare, foglie semplici o composte, opposte.
Fiori irregolari, riuniti in infiorescenza a
spiga, racemo, verticillastri o raramente solitari. Brattee spesso fogliacee. Calice gamosepalo, irregolare, persistente. Corolla
bilabiata. Stami due o quattro, saldati al tubo
corollino. Ovario supero, bi- o tetracarpellare con stilo inserito tra i lobi dellovario.
Frutto formato da due a quattro acheni. Impollinazione entomofila.
La famiglia delle Labiatae comprende
200 generi e circa 3200 specie diffuse in
tutto il mondo. Il maggior numero di specie
concentrato nel bacino del Mediterraneo,
per cui si presuppone che questa zona sia il
centro di origine di molti generi di questa famiglia.
Presentano un grande interesse come
piante ornamentali o aromatiche.

CHIAVE DEI GENERI

1 Fiori isolati
Prasium
1 Fiori in infiorescenze di vario tipo 2
2 Calice bilabiato con dente superiore fogliaceo
Lavandula
2 Calice mai come sopra
3
3 Stami a bilanciere
Salvia
3 Stami con filamento mai come sopra 4
4 Corolla a labbro inferiore ad angolo
retto
Stachys
4 Corolla con tubo diritto
5
5 Corolla a labbro superiore piano
Satureja
5 Corolla a labbro superiore mai come
sopra
6
6 Calice bilabiato con peli alla base intern
del tubo
Thymus
6 Calice privo di peli nella parte interna
del tubo
7
7 Fiori in racemi a capolini, con labbro
superiore ridotto o nullo
Teucrium
7 Fiori in racemi allungati di 20-40 cm,
con labbro superiore presente
Nepeta
196

PRASWM L.
Piccolo arbusto, con rami superiori erbacei, quadrangolari. Foglie ovali, opposte.
Fiori bisessuali, solitari, bianchi. Frutto:
achenio.
Il genere Prasium comprende la sola specie Prasium majus L.
Prasium majus L.
NOMI ITALIANI:

The siciliano.
NOMI SARDI:

Erba craba - Muravera


Menta de conillus - Cagliari
Pes de liebre - Alghero
Erba crapa, Intrtza, Intrtzu, Pani de
conillus.
Suffrutice lianoso lungo fino a 2-3 m, caducifoglio. Fusti sottili, i pi annosi a sezione circolare con corteccia giallastra e squame longitudinali e quelli dannata verdi o rossicci, quadrangolari, con coste marcate, pelosetti. Foglie ravvicinate verso lalto, opposte con picciuolo di 1-2 cm e
lamina di 12-35x10-20 mm, ovato-lanceolata con
margine seghettato e nervatura marcata nella pagina inferiore. Verticillastri con due fiori brevemente peduncolati, ravvicinati verso lalto, con
foglie bratteiformi. Calice bilabiato, con tubo di 57 mm e 5 denti subeguali, di 5-6 mm, pelosetti al
margine ed accrescentesi nel frutto; corolla di 1520 mm, bianca o soffusa di viola, con labbro

Prasium majus:
ramo con fiore xl; fiori x2; calice x2; dente del calice x6,
calice con tetra chenio e stimma x2; stimma xlO; stame
x5; fiore aperto x3; calice con tetrachenio x2; seine x4.

197

Prasiu,n majus

superiore intero o smarginato e labbro inferiore trilobo, con il lobo mediano maggiore
di quelli laterali; stami quattro con filamenti
inseriti nella parte mediana del tubo ed antere minute; stilo con stimma bifido. Frutti
rotondi, neri a maturit.

ECOLOGIA

Specie eliofila predilige gli ambienti


caldi litoranei o costieri; indifferente al substrato, vive negli aspetti pi termofili della
macchia mediterranea, che caratterizza con
la sua abbondante fioritura, adagiandosi
sugli altri elementi arbustivi.

TIPO BIOLOGICO

Fanerofita lianosa suffruticosa, caducifoglia.


FENOLOGIA

La ripresa vegetativa avviene, nelle zone


litoranee, ai primi tepori del mese di marzo,
cos come la prima fioritura, che si protrae
sino ad aprile-maggio. Nelle zone pi interne
o elevate fiorisce da aprile a giugno. Inizia a
perdere le foglie man mano che maturano i
semi e, gi a fine giugno, ingialliscono per
seccare definitivamente in piena estate.
AREALE

Prasium majus si rinviene frequente


lungo le coste del bacino mediterraneo,
198

NOTE COLTURALI

Il prasio si presta ad essere utilizzato


come rampicante per coprire graticciate, ma
presenta linconveniente di una precoce
caduta delle foglie. Si tratta di una pianta
mellifera che costituisce uno dei primi pabulum per le api.
NOTE ETNOBOTANICFIE

I suoi tralci, flessibili e resistenti venivano utilizzati come legacci per lavori di
campagna.

LAVANDULA L.

Lavandida stoechas L.

Piante erbacee, arbustive, cespitose. Foglie opposte, lanceolate, intere, spesso riunite a gruppeti allascella di foglie pi grandi, verde-grigio. Fiori bisessuali, violettoliliacini, blu, odorosi, disposti in infiorescenze a spiga corta, talvolta con fiori sterili,
grandi terminali, oppure allungata e sottile.
Il genere Lavandula comprende circa 28
specie diffuse nella regione mediterranea.
Piante odorose, le specie del genere La
vandula, comunemente note come lavanda o spigo, trovano largo impiego nellindustria profumiera. Sono state utilizzate nella
farmacologia, nella medicina popolare, in
orticoltura, nel giardinaggio, per gli oli
essenziali e per il profumo persistente che
emanano i fiori anche essiccati.
Il nome lavandula sembra derivare dal latino lavare ricollegato alluso dellacqua
di lavanda fatto nellantichit.

NOMI ITALIANI:

Lavanda selvatica, Steca, Stecade, Stigadosso.


NOMI SARDI:

Abii - Seulo
Aichimssa - Alghero
A1irnssa - Oliena
Alcumssu - Tempio
Archemssa - Nuoro
Archimssa - Dorgali, Lod, Lula, Siniscola, Torp
Arkimissa vina - Bitti
Archimssu - Orani, Sarule
Arkimscia caddina - Orune
Ispccu - Belv
Abii, Burdda, Aighemssa, Burdda,
Comssu, Ispigula areste, Spcula areste,
Spigula areste.

Lavandu/a stoechas

199

200

Suffrutice sempreverde di 0,4-1,2 m, di


colore grigiastro-glaucescente, aromatico.
Rami lassi, densamente fogliosi, opposti,
eretti, quelli dannata a sezione quadrangolare, tomentosi per la presenza di una fitta
peluria; quelli degli anni precedenti con corteccia screpolata. Foglie opposte, sessili,
lineari-lanceolate di 1-3,5 cm, larghe 3-5
mm, pubescenti e ghiandolose, con nervatura centrale marcata, con allascella fascetti
di foglie pi piccole. Infiorescenza ovatoallungata, di 2-3 cm, provvista allapice
della spiga di un ciuffo di 2-4 lunghe brattee
petaloidi, violacee, bluastre o rosso-porporine, con funzione vessillifera. Fiori con calice di 5-9 mm, gamosepalo, con 4 denti triangolari e uno terminante in una appendice
obcordata, peloso-ghiandoloso; corolla blscura, lunga 4-6 mm, con tubo leggermente
incurvato, peloso e glandoloso allinterno e
presso la fauce; lobi corollini 5, arrotondati,
subeguali. Stami di 0,2-0,3 mm, sessili, inseriti nella parte superiore del tubo; stilo con
stimma a capocchia. Semi di 1,5-1,9 mm,
subtrigoni, arrotondati sul lato esterno, oscuramente alveolati e con una patina
grigiastrocenerina pi o meno discontinua.
TIPO BIOLOGICO

Suffrutice o piccolo arbusto sempreverde, xeromorfo.


FENOLOGIA

La ripresa vegetativa della steca avviene


in funzione delle condizioni climatiche, dal
mese di novembre-dicembre nelle zone costiere, a quello di aprile maggio nelle aree
pi elevate. La fioritura, conseguentemente
si dispiega da gennaio al mese di giugno.

AREALE

Lareale di Lavandula stoechas in senso


lato tipicamente stenomediterraneo. diffusa dalla penisola iberica alla Francia meridionale, allAfrica del Nord. In Italia
manca nelle regioni del versante adriatico.
Manca ancora in Libia ed Egitto, in Jugoslavia ed Albania, mentre ricompare in Grecia, arcipelago egeo, Anatolia, Medio Oriente. Peraltro Lavandula stoechas si suddivide,
a seconda delle regioni, in numerose entit
di livello sottospecifico; in Sardegna rappresentata dalla specie tipica.
ECOLOGIA

Pianta eliofila e xerofila che vive dal livello del mare sino ad oltre 1000 m di altezza; predilige i terreni sciolti degli ambienti
silicei aperti e percorsi dal fuoco. Per tale
motivo si ritrova associata ai cisti nelle garighe e nelle macchie degradate.
NOTE COLTURALI

La steca, pur essendo una specie ricca in


oli essenziali, non ha avuto la fortuna di specie affini, come ad esempio Lavandula angustifolia Miller, ampiamente coltivate per
lindustria profumiera. Il motivo da ricercare forse nella maggiore difficolt di raccolta delle infiorescenze. Pianta mellifera, si
presta ad essere inserita nei giardini mediterranei assieme ad altre essenze della
macchia e delle garighe.
NOTE ETNOBOTANICHE

Sia le foglie che i fiori venivano utilizzati, per conservare la biancheria, come
antitarmico.

Lavandula stoechas:
ramo con infiorescenze xO, 6; brattea e calice x2,4; corolla x6,5; semi e sezione di seine x6,5; particolare di
infiorescenza xO,5; foglia xI,8; peli stellati molto ingranditi.

201

202

SALVIA L.
Piante erbacee o piccoli arbusti, con rami
eretti. Foglie ovali, rugose, opposte. Fiori
bisessuali, di vario colore, riuniti in infiorescenze terminali allungate. Caratteristico il
fiore, sia per il labbro superiore concavo, sia
per la particolare struttura dei due stami a
forma di T. Per favorire il meccanismo di
impollinazione da parte di determinati insetti, il connettivo che tiene unite le due
logge si allungato, una loggia diventata
sterile e serve di appoggio al pronubo. Tutta
questa struttura mobile in quanto articolata
sul principale filamento staminale. Linsetto
in questo modo poggiando sulla loggia sterile fa cadere sul suo dorso quella fertile
ricca di polline. Frutto: achenio.

Il genere Salvia comprende molte specie,


circa 700, distribuite nelle regioni temperate,
subtropicali e tropicali.
La maggior utilizzazione delle specie di
questo genere quella ornamentale. Alcune
sono impiegate come piante aromatiche
(Salvia officinalis) o per la preparazione di
profumi, data la presenza di oli essenziali
molto odorosi (Salvia sclarea) o per altri
impieghi farmacologici.
Il nome Salvia deriva da salus salute per
le propriet medicamentose riconosciute sin
dallantichit.
Salvia desoleana Atzei et Picei
NOMI ITALIANI:

Salvia di Desole
NOMI SARDI:

Salvia desoleana:
fiore, corolla e calici xl,3; stame x2; particolare del fusto
con bratteafloreale xl,5;foglia ed infiorescenza x0,5;
porzione basale del fusto x0,4; particolare del fusto xl,5.

Luccja manna - Cagliari


Salvioni - Sassari
Pianta suffruticosa di 0,8-1,8 m, odorosa,
provvista di peli semplici e ghiandolosi e di

Salvia desoleana

203

Semi bruni, ellissoidei, sub-trigoni, oscuramente verrucosi.


TIPO BIOLOGICO

Camefita suffruticosa, sempreverde,


cespitosa, lignificata alla base con rami persistenti striscianti e talora radicanti.
FENOLOGIA

La Salvia di Desole fiorisce da maggio a


luglio e pu presentare fioriture supplementari nel periodo autunnale in concomitanza
con le prime piogge di settembre.
AREALE

Salvia desoleana specie endemica


esclusiva della Sardegna ed nota solamente per quattro localit: alla cantoniera di
Abealzu, lungo la strada Sassari-Osilo, verso
Sennori ed ancora presso Oliena e in territorio di Loceri.
ECOLOGIA

Areale di Salvia desoleana.

ghiandole sessili, prima bianco-lattee, poi


giallo: dorate, nel secco. Fusti persistenti, di
1-4 cm di diametro, prostrato-ascendenti;
getti dannata eretti, quadrangolari, con costolature marcate. Foglie verdi-biancastre
peloso-ghiandolose, picciuolate e con lamina cordata di 7-20 cm, pi lunga che larga,
con margine increspato, crenulato o erosodenticolato, con nervature molto marcate
nella pagina inferiore. Infiorescenze di 3050 cm in verticillastri terminali, con brattee
fogliacee decrescenti verso lalto. Fiori
brevemente peduncolati, con calice tubuloso-campanulato, di 10-14 mm a nervature
marcate, pi o meno compressi nel secco;
corolla di 20-28 mm, bilabata, a profilo marcatamente falcato, di colore biancastro,
roseo e giallastro; labbro superiore smarginato, pelosoghiandoloso e labbro inferiore
concavo a margine intero; stami con filamenti lunghi 12-14 mm ed antere violacee di
4-5 mm; stilo con stimma bifido, violaceo.
204

Pianta eliofila vive su substrati assai differenti, sia su calcare che su sfatticcio granitico e porfidico; sembra preferire gli
ambienti degradati con terreno smosso.
NOTE COLTURALI

La salvia di Desole si riproduce soprattutto per via vegetativa, tramite divisione dei
rizomi basali. La sua coltivazione stata effettuata con successo nel Nord della Sardegna, negli oliveti e nei luoghi sterili. Per la
sua bella fioritura, il portamento eretto e
rigoglioso che pu assumere in coltura, pu
trovare facile inserimento nei giardini. Trattandosi di una specie ormai rarissima dovrebbe esser vietata la raccolta di piante
spontanee.
NOTE ETNOBOTANICFIE

La pianta sarda sembra possedere i medesimi principi attivi della Salvia sclarea L.
e per tale motivo, anche nel recente passato,
stata coltivata nel Sassarese. Laffine Salvia sclarea, ricca di linaiolo viene utilizzata
in profumeria, ma luso pi conosciuto
senza dubbio quello di aromatizzare il vino,

conferendo ad esso un caratteristico sapore


di moscato. Da ci il nome di erba moscatella. Nella medicina popolare era utilizzata
anche come antisudorifica.
STACHYS L.
Piante erbacee annue, perenni o piccoli
arbusti. Fusti eretti o eretto-ascendenti. Foglie intere, ovali o cuoriformi, opposte. Fiori
bisessuali, bianchi, rosei, rossi, violacei, riuniti in infiorescenze a racemo allungato o
ovoidale. Frutto: tetrachenio.
Il genere Stachys comprende circa 300
specie diffuse in tutto il mondo. Alcune spe-

cie sono endemiche sardo-corse o tirreniche.


Molte specie sono utilizzate come piante
ornamentali o coltivate per i rizomi.
La Betonica, Stachys officinalis, ricercata per i moltissimi impieghi come pianta
officinale, infatti noto il proverbio utile
come lerba betonica. I rizomi di S. sieboldi e S. palustris sono molto richiesti dai
buongustai. Il nome Stachys, spiga,
deriverebbe dalla forma dellinfiorescenza.
Stachys glutinosa L.
NOMI ITALIANI:

Betonica glutinosa.

Stachys glutinosa

205

206

NOMI SARDI:

A lacsu - Orani
Alle fogu - Perdasdefogu
Bronzddu - Bortigiadas, Tempio
Cocci - Seulo
Cola casu - Orune
Erva ptita - Lod
Locsu - Nuoro, Orune, Sarule
Locu - Urzulei
Lucchttu - Meanasardo
Lucrxu - Aritzo
Mummuu - San Vito
Murmuru - Escalaplano
Olocsu - Lula
Vrattacsu - Siniscola
Lochsu, Murguu, Murgulu, Ossssi,
Scova de Argilas
Suffrutice legnoso alla base, ramosissimo
con rami eretti o eretto-patenti, di 40-90 cm,
glabro o peloso in tutte le sue parti. Rami
Stachys glutinosa:
pianta intera xO,5;foglie xl; particolari delfusto xl,5;
calice x2,5; corolla x2; acheni x4.

dellanno precedente spesso persistenti secchi a simulare un portamento spinescente di


tutta la pianta; internodi quadrangolari, puberuli su bande opposte. Foglie di 10-40 x 39 mm, oblunghe, lanceolato-spatolate, increspate ai margini o lanceolato-lineari, connate alla base, con peli semplici o glandulosi nella pagina inferiore, superiormente glabre. Racemi fiorali di 2-10 cm, fogliosi alla
base, con foglie lanceolate-lineari in alto;
verticilli fiorali con 1-2 fiori, generalmente
solitari in alto; pedicelli fiorali di 1-4 mm,
accrescentisi dopo la fioritura, con due brattee lineari pi brevi del calice, con breve
resta allapice. Calice tubuloso-campanulato
di 7-11 mm con denti lanceolato-acuti di 3-4
mm, con peli semplici e radi e numerose
glandole sessili; corolla di 10-18 mm, bianca, rosea e, talora, violacea, esternamente
con numerosi peli e glandole sessili; labbro
inferiore della corolla trilobo a lobi arrotondati, manifestatamente pi lungo del superiore; tubo fiorale di 7-12 mm, con corona di
peli nel terzo inferiore della parte interna;

Areale di Stachys glutinosa.

207

filamenti degli stami insenti nel terzo superiore, fortemente pelosoglandolosi; antere di
1 mm circa. Acheni di 2-2,5 x 1,5-2 mm
ovato-trigoni con leggera caruncola mediana
nella parte ventrale, lisci, di colore marronscuro o nerastro nel secco.
TIPO BIOLOGICO

Suffrutice cespitoso, con rami dellanno


precedente talora persistenti a simulare un
portamento subspinescente. Da camefita a
nanofanerofita.
FENOLOGIA

La fioritura avviene dai primi di marzo e


si protrae sin oltre il mese di ottobre. Nelle
zone di altitudine intermedia, sono frequenti
fioriture continue che si protraggono per vari
mesi, scemando via via sino al tardo autunno.
AREALE

Stachys glutinosa vegeta in Sardegna,


nelle isole parasarde, a Capraia e in Corsica.

docchi delle galline. Nel periodo autunnale,


trovava largo impiego per bruciare le setole
dei maiali da ingrasso.
SATUREJA L.
Piante erbacee annuali o perenni o piccoli
arbusti. Foglie opposte, intere o dentate,
grandi o molto piccole. Fiori bisessuali, rosati, rosa porporino o bianchi, riuniti in infiorescenze di piccoli verticilli a pochi fiori o
in racemi o spighe terminali. Frutto: achenio.
In genere Satureja racchiude circa 30 speccie diffuse nelle regioni temperate o subtropicali. Le specie di questo genere sono, in floricoltura, utilizzate per giardini rocciosi, roccaglie, macchie di colore nelle aiuole. Note
per le loro propriet aromatiche sono impiegate per preparare tonici, stimolanti, apertivi.
Il nome Satureja sembra derivare da satura con due significati: sazio per le propriet digestive di alcune specie o salsa per lutilizzazione come pianta aromatica in cucina.

ECOLOGIA

Pianta molto rustica, eliofila e xerofila,


vegeta comunemente dal livello del mare sin
verso le pi alte montagne in Sardegna, in
Corsica sino ai 1600-1800 m. Indifferente al
substrato pedologico, predilige i luoghi
assolati e degradati, colonizzando scarpate e
insinuandosi nelle anfrattuosit e spaccature
delle rocce; non riesce, tuttavia, a costituire
mai delle fitocenosi pure. Nella macchia
evoluta sporadica, rifuggendo gli ambienti
ombreggiati; talora si eleva a 80-100 cm,
sebbene perda di vitalit. E resistente agli
incendi e ricaccia subito dopo con polioni
che in breve tempo raggiungono le dimensioni della pianta originaria.
NOTE COLTURALI

Si presta ad essere coltivata nei giardini


rocciosi, ma il periodo in cui presenta qualche
interesse solo quello della massima fioritura.
NOTE ETNOBOTANICHE

Pianta aromatica con odore penetrante,


veniva appesa in mazzi per allontanare i pi208

Distribuzione di Satureja thymbra in Sardegna.

Sa!ureja Ihymbra L.
NOMI ITALIANI:

Santoreggia sarda.
NOMI SARDI:

Isopu - Cagliari.
Piccolo arbusto, fortemente aromatico,
molto ramoso, formante cespi di 20-35 cm,
con ghiandole, distribuite su tutte le parti.
Rami eretti, i giovani rossastri con peli semplici, undulati e rivolti verso il basso, con
ghiandole sessili giallo-oro di 0,1 mm. Foglie lineari-lanceolate, opposte, pelosette,

con nervatura mediana marcata, via via


decrescenti verso lalto. Verticillastri con
brattee fogliacee provviste di numerose bratteole e di numerosi fiori, 10-25, con calice
tuboloso campanulato con 5 denti linearilanceolati; corolla glabra, roseo-violacea
con lobo superiore smarginato e labbro inferiore trilobo; stami didinami con antere di 1
mm circa; ovario: tetrachenio con stilo lungo
4-8 mm con stimma bifido. Acheni subsferici, di 1-2 mm, ghiandolosi.
TIPO BIOLOGICO

Camefita suffruticosa sempreverde a sviluppo invernale-primaverile.

Satureja thymbra

209

210

FENOLOGIA

NOTE ETNOBOTANICHE

Riprende 1 sviluppo vegetativo alle


prime piogge autunnali e fiorisce ad aprilemaggio.

La santoreggia timbra una pianta che si


presta ad essere usata come aromatizzante,
per il suo contenuto in oli essenziali, tra i
quali il cimolo.

AREALE

Satureja thymbra possiede un areale che


ha il suo baricentro nel Medio Oriente ed in
Turchia, verso Ovest giunge sino alla Grecia
ed alla Libia. Lunica localit italiana conosciuta quella del colle di S. Michele, ormai
allinterno della cerchia urbana di Cagliari.
Nel secolo scorso il Moris la indica in apricis maritimis circa Calarim vulgatissima,
ci che fa pensare ad una notevole riduzione
della sua area di distribuzione nellIsola. Per
altro vi da osservare che questa specie
sembra corrispondere molto bene al Tragorigano di Dioscoride, coltivato sin dallantichit, anche al di fuori del suo luogo di origine, e che pertanto essa potrebbe essersi
naturalizzata nellIsola da tempi remoti, e
quindi forse non nativa.

THYMUS L.
Piccoli arbusti ramosi o erbe perenni. Foglie piccole, intere, opposte ricche di ghiandole con oli essenziali. Fiori bisessuali, bianchi, rosati, purpurei, riuniti in infiorescenze
a verticilli di pochi fiori o in corte spighe.
Frutto: achenio.
Il genere Thymus comprende 300-400
specie prevalentemente diffuse nella regione
mediterranea.
Molte specie di questo genere sono utilizzate come piante aromatizzanti, mellifere,
per lindustria farmaceutica, per il
giardinaggio.
CHIAVE DELLE SPECIE

ECOLOGIA

Specie eliofila e xerofila legata agli ambienti calcarei della fascia costiera, forma
caratteristiche garighe nei luoghi aridi ed assolati.
NOTE COLTURALI

Questa santoreggia mentre nelle altre aree


di diffusione molto comune, in Sardegna
limitata, come gi detto, al colle di San Michele, dove in alcuni tratti abbastanza frequente.
Tuttavia i processi di urbanizzazione, strade,
cave e discariche stanno determinando la progressiva riduzione delle superfici dove essa
presente. La riproduzione da seme dovrebbe
essere piuttosto semplice, come molte labiate
da condimento. Forma piccoli cespi che possono avere, opportunamente innaffiati, una
fioritura continua dal mese di maggio a settembre. La sua collocazione ideale quella in
ambienti rocciosi.
Satureja thymbra:
ramo con fiori xl; fiori x2; brattee e calice x4; antera e
stimma xlO; stilo efiore aperto x5; ramo con foglie x5;
foglia x5; particolare di foglie molto ingrossato.

1 Calice con circa 20 nervature appiattitosul dorso, con due carene laterali densamente ciliate; arbusto con rami rigidi, eretti
T. capitatus
1 Calice con circa 10 nervature, distintamente bilabiato con pelosit e glandulosit
sparse; suffrutice con rami esili, suberetti o
striscianti, talora penduli
T. herba-barona

Thymus capitatus L.
Sin.: Coridothymus capitatus (L.) Hoffmanns. et Link
NOMI ITALIANI:

Timo arbustivo, Coridotimo.


NOMI SARDI:

Tumbu - Quartu S. Elena


Esopu, Isopu, Timu, Tumu.
Piccolo arbusto sempreverde con rami
biancastri di 30-90 cm, cespuglioso, con
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212

odore aromatico penetrante. Fusti vecchi


con corteccia screpolata longitudinalmente,
rami dannata tetragoni, bianco-verdastri,
con tomento dovuto a numerosi peli stellati.
Foglie di 5-12 mm, opposte, lineari-lanceolate, a margine intero, revoluto, provviste di
numerose ghiandole sessili, minute. Infiorescenze terminali, cilindracee od ovoidee, di
1-2 cm, con numerosi fiori sessili, sostenuti
da bratteole lineari-lanceolate. Calice bilabiato con denti triangolari-acuti, pelosoghiandoloso; corolla roseo-violacea, bilabiata, con labbro superiore intero o smarginato e labbro inferiore trilobo. Stami didinami, con filamenti lunghetti ed antere

minute; ovario: tetrachenio con stilo di 24 mm e stimma bifido. Acheni minuti,


subsferici, provvisti di ghiandole sessili.

TIPO BIOLOGICO

Camefita suffruticosa, sempreverde,


xerofitica.
FENOLOGIA

Fiorisce da maggio-giugno sino al mese


di luglio; fioriture supplementari si possono
avere in relazione allandamento stagionale
alle prime piogge autunnali, quando riprende anche lattivit vegetativa.

Thyinus capifatus

Thymus capitatus:
ramo con fiore x]; rametto con
foglie x2; particolare del fusto xlO;
foglie x4; particolare della foglia
x10; fiore chiuso x4; fiore aperto x5;
particolare della corolla: molto
ingrandito; calice xlO; bratteax5;
semnixlO; copolino xl.

213

214

AREALE

Il timo capitato diffuso nella fascia costiera del bacino mediterraneo, ad eccezione
della Provenza, Corsica e del Sinai. In Sardegna la sua diffusione limitata alle aree
dei calcari miocenici del Sassarese e del Cagliaritano.

Thymus herba-barona Loisel.

NOMI ITALIANI:

Erba barona.

NOMI SARDI:
ECOLOGIA

Pianta eliofila e xerofila vive nelle zone


costiere negli ambienti calcarei, dove costituisce caratteristiche garighe.
NOTE COLTURALI

Pianta molto comune nelle sue aree di


diffusione, presenta una abbondante fioritura a maggio-giugno. Sembra legata in modo
esclusivo ai substrati calcarei, dove cresce
formando piccoli arbusti o grossi cespi rigogliosi. Si riproduce da seme e sopporta
bene il trapianto con la zolla di terra in qualsiasi periodo dellanno. Per il suo forte
aroma grato si presta ad essere coltivato anche in prossimit delle case, anche se presenta linconveniente di attirare le api. La
sua collocazione ideale resta il giardino roccioso, anche su piccole nicchie sulla viva
roccia costruite a proposito.
NOTE ETNOBOTANICHE

Dove c il timo pascolano le api scrisse Virgilio, per indicare il forte richiamo che
esercita questa pianta mellifera sulloperoso
insetto. Ma il timo capitato ha goduto soprattutto i favori come pianta medicinale per
curare le forme asmatiche, contro i vermi
intestinali, per favorire il mestruo e come
diuretico. Come condimento stato egualmente molto utilizzato per aromatizzare i
cibi.

Thymus herba-barona:
pianta con fiori xl; rametto con foglie e calice con brattea x4; insieme di fiore xl; fiore, corolla e calice x4;
corolla aperta x8; denti del calice x4; seme xlO.

Armidda - Atzara, Bolotana, Dorgali,


Lula, Mamoiada, Oliena, OlIolai, Orani,
Orgosolo, Orune, Santulussurgiu, Sarule,
Seulo, Villanovatulo
Aspridda (?) - Aritzo
Alba barona - Tempio
Menta de Santa Sofia - Laconi
Amenta de Santa Sofia.
Suffrutice legnoso e ramosissimo alla
base, formante dei pulvini bassi e schiacciati. Rami centrali eretti o eretto-ascendenti, i
periferici prostrati, ascendenti o scandenti, i
pi esterni talora penduli. Rami fiorali lunghi 6-20 cm, rami sterili periferici lunghi
sino a 30 cm. Fusti tetragoni ad angoli
arrotondati, pubescenti o vellutati per peli
brevi e ricurvi. Foglie di 5-10x2-5 mm, brevemente picciuolate, le inferiori ovato-ottuse, le superiori lineari, lanceolate, ovato-lanceolate, a margine intero con nervatura
mediana evidente, oscuramente ciliate alla
base. Racemi verticillati, brevi (8-20 mm),
ravvicinati in capolini terminali, inferiormente pi lassi. Brattee fiorali opposte, simili alle foglie superiori. Peduncoli con due
brattee lineari alla base, non superanti i pedicelli. Calice di 3-6 mm, bilabiato con labbro
superiore a tre denti lanceolato-acuti, lunghi
1,5-2,5 mm; labbro inferiore bifido a lacinie
lineari, ascendenti. Corolla lunga 5-10 mm,
roseo-pallida, bifida, a lobi arrotondati.
Semi rotondi, debolmente scabri, brunoscuri, con i mm di diametro. Pianta fortemente aromatica per ghiandole sessili su
rami giovani, foglie, calice e corolla.
TIPO BIOLOGICO

Suffrutice pulvinato a rami eretti o prostrato-ascendenti. Camefita suffruticosa.


215

Thymus herba-barona

FENOLOGIA

Fiorisce da maggio ad agosto e fruttifica


da luglio a settembre.

AREALE

Thymus herba-barona specie propria


delle zone montane della Sardegna e della
Corsica. Vegeta dagli 800 ai 2000 m di altitudine. Talora si rinviene a quote inferiori,
ma si tratta in genere di localit prossime a
zone montagnose con forti dislivelli.

ECOLOGIA

Lerba barona una specie eliofila e ad


habitus xeromorfo. Considerata indifferente
al substrato, predilige in realt i terreni di
natura silicea. Infatti abbondante nelle
zone granitiche e scistose, mentre pressoch assente, ad eccezione di limitate aree, su
tutto il complesso mesozoico calcareo della
Sardegna centro-orientale.
216

Distribuzione di Thyrnus herbci-barona in Sardegna.

NOTE COLTURALI

Si pu riprodurre per seme o pi facilmente per mezzo di divisione dei cespi o trapianto diretto delle piantine.

NOTE ETNOBOTANICHE

Il timo una pianta mellifera molto ricercata dalle api. La specie ben conosciuta ed
apprezzata in quasi tutta la Sardegna come
pianta aromatica e per questo motivo utilizzata soprattutto nella preparazione di piatti
rustici, come ad esempio il sanguinaccio. Le
foglie finemente triturate venivano utilizzate
come disinfettante.

lunga che larga, opaca, reticolata


T. massiliense
3 Piante spinescenti
4
4 Calice di 3-4 mm, piante di ambienti
litoranei
T. subspinosum
4 Calice di 5-6 mm, piante di ambienti
litoranei e montani
T. marum

Teucriumpolium L. subsp. capitatum (L.)


Arcangeli
NOMI ITALIANI:

Camedrio polio, Canutola, Polio.


NOMI SARDI:

Isspo - Orgosolo Poliu.


TEUCRIUM L.
Piante erbacee o piccoli arbusti. Foglie
intere o dentate incise o divise, ricoperte da
una peluria grigiastra almeno nella pagina
inferiore. Fiori bisessuali, rossi, bianchi o
gialli riuniti in infiorescenze a cima, fascetti, grappoli o spighe o anche solitari.
Caratteristico il fiore con il labbro superiore molto ridotto e quasi nullo. Frutto: achenio.
Il genere Teucrium, che racchiude circa
300 specie, cosmopolita con maggiore diffusione nelle regioni mediterranee.
Piante aromatiche sono utilizzate nella
medicina popolare per le propriet toniche,
febbrifughe, vermifughe, sudorifere.

CHIAVE DELLE SPECIE

1 Pianta biancastra in tutte le sue parti;


foglie lineari; fiori di 3-5 inni
T. polium
1 Pianta di colore complessivamente
verde; foglie lanceolate o largamente ovate
2
2 Piante inermi
3
3 Corolla bianca; lamina fogliare tantolunga quanto larga, lucida
T. flavum ssp. glaucum
3 Corolla bianca: lamina fogliare pi

Pianta suffruticosa, con odore penetrante,


sempreverde, con rami striscianti o suberetti, formanti piccoli pulvini densi, biancastri.
Rami sottili, flessibili, biancastri, pelosoghiandolosi. Foglie opposte, subsessili e con
lamina biancastra, per un denso tomento di
9-12x2-4 mm, lineare-lanceolata, con margine crenato-dentato e talora increspato, revoluto. Verticillastri addensati nella parte
terminale a mo di capolini, di 1-2 cm di diametro, con 4-20 fiori brevemente peduncolati; calice tubuloso, peloso-lanoso, di 3-5
mm, con nervature marcate nel tubo e con 5
denti subeguali, triangolari-ottusi, subeguali; corolla bianca o roseo-porporina con
fauce gialla e con labbro superiore assente e
labbro inferiore a cinque lobi, i quattro laterali di circa i mm e quello centrale di 2-3
mm, ovato. Stami didinami, con filamenti
arcuati ed antere minute; ovario: te
trachenio con stilo di 1-2 mm e stimma
oscuramente bifido.
TIPO BIOLOGICO

Camefita fruticosa, sempreverde, xeromorfa, a portamento eretto.


FENOLOGIA

Fiorisce dal mese di maggio ad agosto, a


seconda della altitudine.
217

218

Teucrium polium

AREALE

Il Teucrium polium distribuito lungo la


fascia costiera del Mediterraneo; manca in
Provenza, nelle Isole dellEgeo, a Cipro ed
in Libia, dove spesso sostituito da sottospecie vicarianti.

aride, si adatta ad essere coltivata con successo negli ambienti pi disparati. Il trapianto delle piccole piantine con il pane di
terra si pu effettuare in tutti i periodi dellanno.
NOTE ETNOBOTANICFIE

ECOLOGIA

Specie eliofila, xerofila, xeromorfa, predilige i substrati calcarei, dove pu vegetare


sino a 1400 m di quota. Nei luoghi rocciosi
e degradati, parte importante delle garighe,
che caratterizza con i suoi bassi pulvini odorosi.

Come molte specie aromatiche della famiglia delle labiate, il polio nella medicina
popolare era utilizzato in modo simile al
maro, di cui era pi conosciuto grazie alla
sua maggiore diffusione. Secondo Dioscoride il decotto era efficace contro il morso
delle serpi, come colagogo, ed il suo impiastro per cicatrizzare le ferite.

NOTE COLTURALI

Trattandosi di una specie piuttosto comune, molto frugale che vive nelle zone

Teucrium polium:
pianta xl; ramo con fiori xl; fiore xlO; capolino x2; antera x20,-fiore aperto x.10,-foglie x2,-fusto xlO; particolare di fusto molto ingrandito.

219

Area/e di Teucriu,n polium s. l. (Da Meusel, semplificato).

Teucriumfiavum L. subsp. glaucum (Jordan et Fourr.) Ronniger


NOMI ITALIANI:

Querciola. maggiore, Teucrio giallo.


NOMI SARDI:

Crammdiu e istrpios - Dorgali


Erba bonnnaru, Bunnnneru.
Suffrutice sempreverde, molto ramoso,
formante piccoli cespugli lassi a portamento
eretto. Rami giovani tetragoni, eretti o erettoascendenti, rossastri, peloso-ghiandolosi sulla
linea opposta allinserzione delle foglie.
Foglie opposte, decrescenti verso la parte alta
dei rami, con picciuolo di 4-12 mm e lamina
di 2-3 cm, ovato-triangolare, con margine
crenato-dentato, verdi-lucide nella pagina superiore, glauche in quella inferiore. Verticillastri terminali, di 2-4 cm, con brattee fogliacee, numerosi fiori subsessili; calice ghiandoloso, peloso-lanoso, di 4-6 mm, con nervature marcate nel tubo e con 5 denti triangolari220

acuti; corolla bianco-giallognola con labbro


superiore assente e labbro inferiore a cinque
lobi, i quattro laterali lineari e divaricati fra di
essi, quello centrale di dimensioni maggiori,
largamente ovato. Stami didinami, con filamenti arcuati ed antere minute; ovario: tetrachenio con stilo di 6-8 mm e stimma bifido.
TIPO BIOLOGICO

Camefita suffruticosa, sempreverde,


xerofitica.
FENOLOGIA

La querciola maggiore fiorisce a maggio


giugno in relazione allaltitudine.
AREALE

La distribuzione gravita nel bacino occiTeucrium flavum ssp. glaucum:


ramo con fiori xO,5; rametto sterile xO,5; pagina inferiore della foglia xl; particolare della pagina inferiore
della foglia x5; fiore isolato xl,5; an/era xS; ghiandole
dellantera xlO; semi x2,5; particolare del seme xlO;
ca/ice x2,5; particolare del calice xlO; rametto giovane
x2,5; particolare di rametto giovane x2,5.

221

Teucriurn flavum ssp. glaucum

dentale del Mediterraneo, soprattutto lungo


la fascia costiera ed piuttosto frammentato.
E presente in Spagna, Italia meridionale, Jugoslavia, in Grecia e quindi in Tunisia ed Algeria; manca nella Francia meridionale, in
Sicilia e in Marocco, dove spesso sostituita
dalla sottospecie tipica. In Sardegna piuttosto comune nelle zone costiere calcaree e,
sempre su calcare, nelle zone montane.
ECOLOGIA

Specie eliofila e xerofila, predilige il substrato calcareo ed i luoghi caldi e ben esposti. Vive soprattutto lungo le coste, ma anche
fino a 1000 m di quota nelle zone calcaree
degradate, sugli accumuli ghiaiosi, sulle
222

scarpate ed ai bordi delle strade.


NOMI COLTURALI

Il teucrio giallo una pianta poco esigente


che pu esser coltivata con successo su qualsiasi substrato. Trattandosi di una pianta piuttosto comune nelle zone dove essa presente,
singole piantine con il pane di terra possono
esser prelevate per avere un esemplare in
giardino. Volendo costruire siepi basse, con
questa pianta sempreverde, dalla bella fioritura, bene tentare la riproduzione da seme.
NOTE ETNOBOTANICHE

Le foglie della querciola maggiore a Dorgali venivano considerate come un efficacissimo vulnerario. una pianta mellifera.

Teucrium massiiense L.
NOMI ITALIANI:

Tenerio marsigliese.
NOMI SARDI:

Cramdiu eru - Dorgali.


Pianta suffruticosa, odorosa, sempreverde,
con rami eretti o eretto-ascendenti, tendente a
formare cespi a cuscino pi o meno compatti.
Rami flessibili, lassamente sinuosi, con densa
peluria di peli semplici, uncinati, rivolti verso
il basso e con numerose ghiandole sessili.
Foglie picciuolate o, verso lalto, subsessili
con lamina di 1 - 3 cm, manifestatamente reticolata per le nervature preminenti nella pagina inferiore e infossate in quella superiore.
Fiori in infiorescenze racemose di 10 - 20 cm
provviste di due bratteole lineari lanceolate.
Calice gozzuto, gamosepalo, peloso-ghiandoloso, bilabiato con labbro superiore largamente espanso cuspidato e labbro inferiore
rappresentato da 4 denti subeguali, triangola-

ri, acuti. Corolla tubulosa con base slargata e


con labbro inferiore a cinque lobi, i laterali di
1 - 2 mm, quello mediano, di 3 - 4 mm; stami
di didanimi con antere rossastre di 0,7 - 1
mm, ghiandolose alla base; stimma bifido
superante gli stami. Semi scuri, arrotondati, di
i - 1,2 mm, ghiandolosi.
TIPO BIOLOGICO

Camefita suffruticosa sempreverde.


FENOLOGIA

Fiorisce dalla fine di maggio, nei luoghi


pi bassi e caldi, a giugno-luglio nel Gennargentu.
AREALE

Teucrum massiliense presente in Provenza,


Spagna, Corsica, Sardegna e isola di Creta.
ECOLOGIA

Predilige gli ambienti di greto dei fiumi,


nelle zone calde, mentre oltre gli 800 m si
ritrova ai margini delle strade, nelle aree

Teucrium massiliense

223

224

smosse. Nel Gennargentu fa parte integrante


della flora delle garighe montane.

Teucrium subspinosum Wilid.


NOMI ITALIANI:

NOTE COLTURALI

Si presta come pianta da giardino e si


propaga per seme. Attecchisce facilmente
per trapianto di cespi o di rami.
NOTE ETNOBOTANICHE

Pianta aromatica, fortemente odorosa. A


Dorgali linfuso ottenuto con le foglie e le
infiorescenze era ritenuto particolarmente
efficace contro le febbri persistenti.

Maro spinoso.
NOMI SARDI:

vedi T. marum L.
Piccolo arbusto di 10-40 cm, cespuglioso,
con odore penetrante, sempreverde, a portamento eretto. Rami sottili tetragoni o cilindrici, eretti o divaricati, rigidi, spinescenti,
biancastri, con peli semplici e ghiandolosi
appressati. Foglie opposte, con picciuolo di

Teucrium subspinosum

Teucrium massiliense:
rami con fiori xl; calice x4; co- rolla
x6; stame x15; glandole de- gli
stami molto ingrandite; particolare
del tubo e dei denti del calice xlO;
semi xlO; parte delfusto x8; particolare delfu- sto molto ingrandito;
foglie x2.

225

226

Area/e di Teucrium subspinosu,n.

2-3 mm e lamina di 2,5-3x2-2,5 mm, subrombica, ovata, lanceolata, con margine subintero, inciso-lobato, pi o meno revoluto, verdi
nella pagina superiore, glauche biancastre per
la presenza di peli lanosi appressati in quella
inferiore. Verticillastri terminali, di 1-2 cm,
con brattee lineari-lanceolate, con 8-10 fiori
con corti peduncoli; calice tubuloso, puberulo allesterno, di 2-4 mm e peloso-lanoso
allinterno, con 5 denti di i mm; corolla di 812, peloso-glandulosa, di colore roseo-lilacino, con labbro superiore assente e labbro inferiore a cinque lobi, i quattro laterali lineari e
quello centrale di dimensioni maggiori,
ovato. Stami didinami, con filamenti arcuati
ed antere minute; ovario: tetrachenio con stilo
di 3-4 mm e stimma bifido.
TIPO BIOLOGICO

Camefita legnosa, sempreverde, xeromorfa, spinescente, a portamento erettodivaricato o pulviniforme.


Teucrium subspinosum:
pianta intera xl; apice di un ramo x2; fiore xlO.

FENOLOGIA

La fioritura avviene ad aprile-maggio.


AREALE

Teucrium subspinosum una specie endemica di Maiorca, la maggiore delle Isole


Baleari e della fascia costiera occidentale
della Sardegna meridionale.
ECOLOGIA

Specie indifferente al substrato vive nei


luoghi caldi ed assolati soprattutto nellarea litoranea, negli ambienti di macchia
degradata, sulle creste ventose e nelle garighe.
NOTE COLTURALI

Il maro spinoso presenta una distribuzione ben pi limitata dellerba gatto ed inoltre
condizioni di vita pi esclusive. Trattandosi
di una pianta endemica rara la sua coltivazione dovrebbe esser tentata esclusivamente
tramite i semi, di cui tuttavia non si conoscono i caratteri di germinabilit.
227

NOTE ETNOBOTANICHE

Specie molto affine al pi comune Teu


crium marum, verosimilmente ne possiede le stesse propriet.

Teucrium marum L.

NOMI ITALIANI:

Erba gatto, Gattaria, Maro.

NOMI SARDI:

Archemissa (?) - Lula

Brunedda (?) - Torp


Erba de arrefrus - Cagliari
Erva ptita - Dorgali
Isclapadddas - Nuoro
Isspo - Orgosolo
Manteddda - Orani, Sarule
Monteddda - Orani, Sarule
Mummulu - Lula
Allpa cuaddos, Erba da gatta, Erba de
battos, Erba de gattus, Erba di giatta, Giatta, Murgulu, Sudora.
Piccolo arbusto cespuglioso, con odore
penetrante, sempreverde, molto ramoso, pi
o meno compatto, a portamento eretto.
Teucriu,n marum

Teucrium marum:
ramo con fiori xl; foglia x2; particolare della pagina inferiore della
foglia molto ingrandito; corolla
aperta x4; ovario x8; brattea fibrale
e calice x4; antera x20; fiore x3;
semi x5; rametto xl O; particolare di
fusto molto ingrandito; semi xlO;
particolare del tegumento del seine
molto ingrandito.

228

229

Rami sottili tetragoni, eretti, rigidi, a


simulare una spinesceriza pi o meno marcata, biancastri, peloso-ghiandolosi. Foglie
opposte, con picciuolo di 2-4 mm e lamina
di 6-9x3-5 mm, ovato, lineare-lanceolata,
con margine intero, revoluto, verdi-lucide
nella pagina superiore, glauche in quella
inferiore. Verticillastri terminali, di 1-2 cm,
con brattee lineari-lanceolate, con 4-20 fiori
subsessuali; calice tubuloso, peloso-lanoso,
di 4-6 mm, con nervature marcate nel tubo e
con 5 denti subeguali, triangolari-acuti;
corolla rosea o violacea, con labbro superiore assente e labbro inferiore a cinque lobi, i
quattro laterali lineari e quello centrale di
dimensioni maggiori, ovato. Stami didinami,
con filamenti arcuati ed antere minute; ovario: tetrachenio con stilo di 4-5 mm e stimma bifido.
TIPO BIOLOGICO

Nanofanerofita sempreverde, xeromorfa.

dizioni ecologiche in cui vive, il maro si presta ad esser coltivato ovunque, anche se il
luogo di elezione dovrebbe essere quello degli ambienti rocciosi calcarei.
NOTE ETNOBOTANICFIE

Il maro una pianta nota per le sue propriet medicinali da tempi antichissimi. Vi
da osservare tuttavia che, data la sua rarit
nelle aree continentali, anche probabile
che la specie venisse confusa con altre simili del genere Teucrium. Ad ogni qua! modo
essa era utilizzata come stimolante e digestiva e, linfuso delle cime fiorite, come colagogo. Il decotto delle cime fiorite, per la sua
azione antisettica, era usato per favorire la
cicatrizzazione delle ferite, analogamente ad
altre specie del genere Teucrium. Contiene
un principio amaro, tannini, oli essenziali.
Laroma penetrante di questa pianta attrae i
gatti, da cui il nome italiano di Erba gatto,
sui quali esercita unazione eccitante.

FENOLOGIA

Fiorisce da maggio ad agosto in relazione


allaltitudine.
AREALE

Teucrium marum presenta un areale centro-mediterraneo che comprende la Sardegna, la Corsica, le Isole Hyres, le Baleari e lArcipelago Toscano. stato segnalato
anche a Sebenico in Jugoslavia, mentre la
sua presenza in Spagna ed in Tunisia dubbia.
ECOLOGIA

Pianta eliofila e xerofila, indifferente al


substrato ed amante dei luoghi rocciosi, predilige i luoghi ben esposti e soleggiati, dal
livello del mare sino ai 1200-1400 di quota;
un elemento caratteristico della vegetazione delle garighe montane.
NOTE COLTURALI

Per la sua frugalit, lampiezza delle con230

NEPETA L.
Piante erbacee o perenni o piccoli arbusti.
Foglie ovali opposte con margine inciso.
Infiorescenze allungate a vertillastri di molti
fiori, spesso fogliose. Fiori bisessuali, bilabiati, azzurri, viola o biancastri. Corolla con
tubo corollino stretto e ricurvo, labbro superiore corto e bilobato, labbro inferiore
grande e convesso. Frutto bi- o tetrachenio.
Il genere Nepeta comprende circa 250
specie diffuse nelle regioni calde e temperate dellEmisfero boreale.
Le specie di questo genere sono impiegate come piante ornamentali o medicinali.
Nota Nepeta cataria L., lerba gatta o gattaria o menta dei gatti, specie aromatica da
giardino con odore di limone nelle foglie se
strofinate. molto ricercata dai gatti.
Il nome Nepeta sembra derivi dalla cittadina italiana di Nepi, originariamente Nepete, dove era abbastanza abbondante una
delle specie del genere.

Nepeta foliosa Moris


NOMI ITALIANI:

Nepetella sarda.
Pianta perenne, alta 50-60 cm, molto ramificata sin dalla base, pubescente, ghiandolosa, aromatica. Rami legnosi, arcuatoascendenti. Foglie ghiandoloso-tomentose,
dentato-crenate, reticolate, cordato-cuneate
alla base, acute allapice, le inferiori picciolate,
le superiori e le fiorali sessili. Fiori in verticilli
densi, ravvicinati, foliosi. Brattee numerose,
lineari-lanceolate, pubescentighiandolose,
apice violaceo, subeguali al calice. Calice

tubuloso, 8-9 mm, con nervi evidenti, pubescente-ghiandoloso, ricurvo, lacinie triangolari-acute, violacee, la centrale superiore pi
lunga. Corolla azzurroviolacea, 12-15 mm,
pubescente; labbro superiore stretto, bilobo,
labbro inferiore concavo. Acheni 1,5-2 mm,
subtrigoni, ovali, tubercolati, nero brillante.
TIPO BIOLOGICO

Pianta perenne forma densi cespugli legnosi alla base. Camefita suffruticosa.
FENOLOGIA

Fiorisce da maggio a luglio e fruttifica in


giugno-luglio

Nepeta foliosa

231

232

Pianoro di Sos Prados nel Supramonte di Oliena, Locus classicus di Nepel a foliosa.

AREALE

Endemismo sardo, vive esclusivamente


sui monti di Oliena in localit Su Pradu e
nelle immediate vicinanze.
ECOLOGIA

Vive su un altipiano carsico, fortemente


accidentato, arido, soleggiato e ventoso da
800 a circa 1000 m slm. Pianta xerofila, si
accomuna ad altre specie endemiche e contribuisce a costituire un particolare aspetto
delle gariga montana su calcare.
NOTE COLTURALI

Pianta dalla abbondante fioritura e molto


aromatica, si presta ad essere coltivata in
giardini rocciosi. Si propaga tramite semi o
per via vegetativa.

Nepeta foliosa:
ramo con fiori xO,5; fiore xI,5; calice x2; sezione del
calice x4; seine x5; particolare del in argine fogliare:
molto ingrandito.

Area/e di Nepeta foliosa.

233

SOLA NACEAE
Erbe o piante legnose. Foglie per lo
pi semplici, sparse oppure, specialmente vicino ai fiori, appaiate. Infiorescenze
cimose. Perianzio ed androceo pentameri
attinomorfi, raramente pi o meno zigomorfi, ovario supero costituito da due
carpelli posti obliquamente rispetto alla
linea mediana del fiore, con due logge o
raramente una soltanto. Frutti: bacche o
capsule. Albume nei semi presente o
mancante.
Le Solanaceae sono distribuite in
tutto il mondo con molti generi e con un
numero molto alto di specie.
Alla famiglia delle solanacee appartengono i generi Solanum, Atropa,
Hyoscyamus, Capsicum, Datura, Nicotiana, tutti molto importanti per la presenza di specie medicinali e/o di interesse orticolo, come il pomodoro, la belladonna, il peperone, lo stramonio e il
tabacco.

SOLANUM L.
Piccoli alberi, arbusti, suffrutici, erbe,
eretti o rampicanti. Fusti e foglie glabri, pelosi o peloso-ghiandolosi o spesso con spine
variamente colorate in giallo o rosso. Foglie
opposte, intere o incise. Fiori bisessuali solitari o riuniti in infiorescenze cimose. Calice a corolla con gli elementi totalmente o
parzialmente uniti; stami saldati alla corolla.
Frutto: bacca o cassula.
Comprende circa 1500 specie distribuite
nelle regioni temperate e tropicali.
Molte specie hanno interesse economico,
ornamentale e medicinale.
Sotanum dulcamara L.
NOMI ITALIANI:

Dulcamara, Morella rampicante.


NOMI SARDI:

Durciamara
Tomatedda burda - Campidano.

Distribuzione di So/an u,n dulcwnara in Europa e nel bacino mediterraneo (Da Meusel, semplificato).

234

Pianta caducifoglia, lianosa, rampicante


con rami lignificati lunghi sino a 4-5 m e con
tralci dannata erbacei, scandenti o prostrati
di 1-2 m, verdi o rossastro-porporini negli
internodi superiori. Foglie sparse con picciuolo di 2-4 cm e lamina lunga 4-10 cm, intera ovato-lanceolata, semplice o profondamente lobata alla base a simulare foglie composte. Infiorescenze in cime ombrelliformi
con numerosi fiori penduli, a calice ridotto
con 5 lobi di i mm, arrotondati, ovato-cuspidati con margine scarioso di poco pi di 0,1
mm; corolla violacea con 5 petali lanceolati
provvisti di minuti peli allapice. Antere subsessili, lunghe 3-7 rum; prima verdastre, poi,
a maturit, decisamente gialle e strettamente
addossate lun laltra, lasciando fuoruscire
dal centro uno stilo lineare con stimma
appuntito. Frutto: bacca rotonda od ovoidea
di 10-15 mm, di colore rosso vivo a maturit.
TIPO BIOLOGICO

Fanerofita lianosa caducifolia.

FENOLOGIA

La fioritura per lo pi estiva, ma in rapporto allaltitudine varia dal mese di maggio


alla fine dellestate. Le bacche sono mature
ad agosto-ottobre.

AREALE

Specie a larga distribuzione si rinviene in


tutta Europa, ad eccezione delle regioni pi
settentrionali e, a Sud, nellisola di Creta. Si
ritrova ancora nella penisola anatolica ed in
Algeria e Marocco.

ECOLOGIA

Specie mesofila di ambienti freschi e ricchi di sostanza organica, predilige i fontanili, i bordi dei corsi dacqua dove si adagia
sulle siepi e, talora, anche sugli alberi. In
Sardegna si riscontra dal livello del mare
sino a 1300 m di altezza.

Solanuin dulcainara

235

236

Corso dacqua nel periodo primaverile nel Marghine.

NOTE COLTURALI

NOTE ETNOBOTANICHE

Pianta rustica e resistente, si presta a costituire ampi tappeti verdi nelle zone umide
dei giardini.

Pianta medicinale da cui si estraggono alcoloidi come la solanina, tossica in tutte le


sue parti.

Solanum dulcamara:
ramo con fiori e ramo con frutti xO,5; corolla x]; calice,
fiore, stami xl,5.

237

SCROPHULARIA CEAE
Piante erbacee annuali e perenni, arbustive e talvolta arboree. Fusto quadrangolare
con foglie opposte o cilindrico con foglie
sparse. Foglie semplici, pennato-lobate o
incise. Fiori bisessuali di vari colori e con
diversa forma della corolla: tubulosa, bilabiata, personata, speronata o leggermente
regolare. I fiori sono isolati o riuniti a formare infiorescenze racemose o cimose. Frutto:
capsula con molti semi, spesso alati.
La famiglia delle Scrophulariaceae comprende circa 220 generi distribuiti in tutto il
mondo.
Le specie presentano poco interesse economico e farmacologico ad eccezione di Digitalis purpurea che contiene nelle foglie la
digitossina ad azione cardiotonica. Maggiore interesse presentano nel settore della floricoltura, per la variabilit di habitus che
hanno i vari generi e per i fiori spesso vivacemente colorati.

Area/e di Scrophularia canina (Da Meusel, semplificato).

238

SCROPHULARIA L.
Erbe perennanti o piccoli arbusti cespugliosi. Fusto quadrangolare. Foglie intere,
lobate, pennatosette, opposte. Infiorescenze
a pannocchia, talvolta ampia.
Fiori bisessuali, porporini, rossastri o
verdognoli, rigonfi nella parte inferiore.
Quattro stami fertili e uno ridotto a staminodio. Ovario supero con due carpelli saldati.
Frutto: capsula.
Il genere Scroph u/aria comprende circa
300 specie presenti in Europa, Asia, America settentrionale e tropicale.
Anticamente erano impiegate per curare
la scrofula e probabilmente da questo uso
deriva il nome Scroph u/aria.

CHIAVE DELLE SPECIE

Scrophularia canina L.

1 Pedicelli eguali al calice, molto glandulosi. Rami semplici, poco ramosi. Corolla 46 mm e lobi superiori due volte pi corti del
tubo. Staminodio lanceolato
S. canina

NOMI ITALIANI:

1 Pedicelli pi lunghi del calice poco


glandulosi. Rami numerosi, intricati. Corolla 2-4 mm e lobi superiori eguaglianti la
met del tubo. Staminodio lineare
S. ramosissima

Ruta canina, Ruta selvatica.


Piccolo cespuglio, 40-80 cm alto, con
molti rami che nascono da una grossa base.
Foglie pennatosette con lobi incisidentati.
Fiori numerosi rosso-scuri disposti in cime
bifide. Pedicelli fiorali pi corti del calice,
molto ghiandolosi. Calice di 2 mm con lobi
a margine scarioso e sfrangiato. Corolla
rosso-vinato, 4-6 mm con lobi del labbro
superiore due volte pi corti del tubo. Stami

Scrophularki canina

239

sporgenti filamenti molto glaridulosi. Staminodio lanceolato, acuto. Cassula subglobosa,


apicolata. Semi oblunghi, i
mm, di colore marrone, alveolati.
TIPO BIOLOGICO

Cespuglio con rami eretti, legnosi nellaparte inferiore ed erbacei su quella superiore. Camefita suffruticosa.
FENOLOGIA

Fiorisce da maggio a giugno, fruttifica in


giugno-luglio.
AREALE

Comprende lEuropa meridionale e centrale, Medio Oriente e Africa del Nord.

Scrophularia ramosissima Loisel.


NOMI ITALIANI:
Scrofularia ramosissima.
Suffrutice, molto ramoso, 20-40 cm alto,
glabro. Rami cilindrici, un po angolosi,
striati, eretto-piegati. Foglie carnosette, glabre, incise dentate o pennatifide, le superiori
sessili, le inferiori attenuate in picciuolo.
Fiori rosso-violetto riuniti in infiorescenza a
pannocchia molto ramosa, lassa. Pedicelli
fiorali pi lunghi del calice, glandulosi. Calice di 2 mm, lobi con margine sfrangiato.
Corolla di 3-5 mm, urceolata con margine
bianco. Stami con filamento liscio. Staminodio lineare. Cassula 2-5 mm, globosa, apicolata. Semi ovali, subtrigoni, I mm, alveolati, di colore marrone.

ECOLOGIA

Cresce nelle zone aride quali roccaglie,


bordi delle strade, pendii, greti dei torrenti e
si spinge dal mare sino alle zone montane.

TIPO BIOLOGICO

Specie perenne, molto ramosa forma cuscini rotondeggianti. Camefita.

Rocciai di Punta Caininedda nel Monte Linas.

Areale di Scrophularia ramosissirna (Da Meusel, semplificato).

241

242

Scrophularia ramosissima

FENOLOGIA

ECOLOGIA

La ripresa vegetativa avviene nel tardo


inverno.
Fiorisce da marzo ad aprile-maggio. Fruttifica da maggio a giugno.

una specie caratteristica di ambiente litoraneo sabbioso, dove si pu trovare frammista a elicriso, efedra, armeria, a costituire
aspetti caratteristici della vegetazione psammofila. La sua diffusione in Sardegna peraltro limitata a poche aree.

AREALE

Scrophularia ramosissima gravita con il


suo areale nella fascia litoranea del bacino
del Mediterraneo occidentale, dalla Spagna
alle coste francesi ed in Nordafrica. Manca
nella Penisola Italiana ed in Sicilia. In Sardegna si trova soprattutto lungo il litorale
delle coste settentrionali.

Scrophularia ramosissima:
ramo con infiorescenze x0,5,-fiore con peduncolo x5;
corolla aperta x5; infiorescenza xl,3; calice x5; capsula
x5, seme x12; foglie xl.

243

GLOBULARIACEAE
Piante erbacee perenni o piccoli arbusti.
Foglie alterne, intere, obcordate o lineari.
Fiori bisessuali, piccoli, irregolari, violetti o
azzurri, disposti a formare uninfiorescenza
a capolino circondata alla base da numerose
brattee fogliacee o in spiga o racemo. Frutto:
nucula racchiusa entro il calice persistente.
La famiglia delle Globulariaceae com
prende 2 generi presenti nelle regioni
mediterranee e in Somalia, Macaronesia e
Socotra.
Le specie di questo genere sono utilizzate soprattutto nel giardinaggio per delimitare
aiuole e in roccaglie.
GLOBULARJA L.
Piccoli arbusti cespitosi con foglie semplici, alterne, fiori rosa, bianchi o azzurri
riuniti in infiorescenze a capolino, globoso,
bratteati. Frutto: nucula.
Il genere Globularia comprende circa 28
specie diffuse soprattutto nelle regioni mediterranee.
Alcune specie hanno interesse medicinale come diuretiche e purgative. G. alypum,
nota volgarmente come erba dei frati contiene nelle foglie una sostanza resinosa usata
come lassativo.

base dei due lati; calice gam6sepalo con 5


denti linearilanceolati pelosi ai margini;
corolla azzurra, di forma irregolare con labbro inferiore tnlobo e labbro superiore con
due dentelli ottusi, poco evidenti. Stami
inseriti sul tubo, con lunghi filamenti ed
antere a quattro logge. Semi di 1-2 mm.
TIPO BIOLOGICO

Nanofanerofita o camefita fruticosa, a foglie caduche con sviluppo invernaleprimaverile.


FENOLOGIA

La globularia riprende lattivit vegetativa con le prime piogge autunnali e inizia la


fioritura a gennaio-febbraio; piante in fiore
si trovano sino a maggio con la contemporanea presenza di capolini in boccio e gi sfioriti.
Globularia alypum:
ramo con fiori x]; fiori x5; capolini x]; seine x10,-foglie
xl; brattee x5.

Globularia alypum L.
NOMI ITALIANI:

Erba dei frati.


Pianta legnosa caducifoglia, a portamento eretto, cespugliosa. Fusti di 30-60 cm,
eretti, rigidi, i giovani rossastri, striati e
fogliosi sino allinfiorescenza. Foglie di 2-3
cm, subsessili, spatolate, acute allapice,
grassette, a margine intero, glabre e con nervatura centrale marcata. Fiori in capolini di
2,5-3 cm, inseriti su un disco trottoliforme,
con brattee lineari e/o lineari-lanceolate,
acute, con margine provvisto di peli alla
244

Distribuzione di Globularia alypuin in Sardegna.

245

Globularia alypum

AREALE

Specie tipica della regione mediterranea


si trova lungo le coste, dalla Spagna al
Medio-oriente e nellAfrica settentrionale.
In Italia sporadica e vive soprattutto nel
versante tirrenico. In Sardegna particolarmente rara ed limitata a Capo S. Elia, alle
isole di S. Pietro e di S. Antioco.
ECOLOGIA

Pianta eliofila e xerofila vive negli ambienti


calcarei, tra le spaccature delle rocce nei luoghi
ben esposti in prossimit delle zone costiere.
NOTE COLTURALI

La globularia un piccolo arbusto che,


per la sua abbondante fioritura prolungata
246

nel tempo, si presta ad essere coltivato come


pianta da giardino in ambienti rocciosi. Produce un gran numero di semi, ma il loro
potere germinativo probabilmente scarso
in quanto questa pianta, anche nelle limitate
aree dove presente, sempre piuttosto rara.
NOTE ETNOBOTANICHE

Le foglie della globularia, sin dai tempi


remoti, sono state considerate come catartiche
ed erano usate per sofisticare le foglie della
senna, o comunque da prendere in dosi doppie
rispetto a questultima. I principi attivi sono una
resina particolare (la globularetina) ed un glucoside (la globularina) che ha unazione simile a
quella della tema. In Sardegna, probabilmente
per la sua rarit, questi usi sono sconosciuti.

CAPRIFOLIACEAE

Lonicera etrusca Santi

Piccoli alberi, arbusti, suffrutici, liane o


erbe. Foglie semplici, composte, libere o saldate. Fiori riuniti in infiorescenze a cima.
Calice con cinque denti liberi. Corolla gamopetala regolare o irregolare. Stami cinque, saldati al tubo corollino. Ovario infero.
Frutto: bacca o capsula.
La famiglia delle Caprifoliaceae o Loni
ceraceae, comprende 15 generi e circa
400 specie, diffuse nelle regioni temperate.
Fossili di caprifoliacee, in particolare dei
generi Viburnum e Sam bucus, sono stati reperiti in giacimenti del Cretaceo.

NOMI ITALIANI:

LONJCERA L.
Arbusti o piante lianose con fusti volubili. Foglie opposte, libere o saldate alla base.
Fiori bisessuali, irregolari, odorosi, bianchi,
rosati, gialli o violetti, disposti in infiorescenze di vario tipo e per lo pi riuniti a due.
Frutto: bacca rossa-violacea, gialla o nera.
Il genere Lonicera racchiude circa 200
specie diffuse nellemisfero boreale.
Per la loro rusticit, per i fiori profumati
e le cromatiche bacche, per la ricca fioritura,
per la possibilit di essere coltivati sia come
arbusto, sia come rampicanti trovano larga
applicazione nel giardinaggio come piante
ornamentali.
In alcune regioni come lHymalaya e la
Siberia, le bacche di alcune specie sono consumate sia fresche sia in confettura.

Caprifoglio etrusco, Madreselva etrusca,


Vincibosco.
Pianta lianosa a foglie caduche, rampicanteo con fusti eretto-scandenti. Rami lunghi 1-3 m, i vecchi con corteccia fibrosa ed i
giovani cilindrici, lisci, rossastri, ad internodi allungati. Foglie basali rotonde, obovate, di 3-4 cm, pelosette, picciuolate; le
inferiori sessili e connate le superiori. Fiori
terminali su un peduncolo di 3-4 cm, in capolini di 3-5, con calice ridotto e corolla zigomorfa con tubo biancastro e con labbro
inferiore giallastro, provvisto di quattro lobi;
stami inseriti sul tubo con lunghi filamenti
ed antere gialle di 4-6 mm. Bacche rossocoralline, di 5-6 mm, appiccicaticce, con 3-6
semi trigoni, con lato esterno concavo, rugulosi e bianco-giallastri.

CHIAVE DELLE SPECIE

1 Pianta a foglie caduche, rotonde, pelose; frutti rosso-vivi


L. etrusca
1 Pianta sempreverde con foglie coriacee,
ovate, lisce; frutti giallastri o color arancio a
maturit
2
2 Rami eretti o scandenti; frutti di 9-12
mm
L. cyrenaica
2 Rami lianosi, scandenti; frutti di 4-7
mm
L. implexa

Distribuzione di Lonicera etrusca in Sardegna.

247

248

Lonicera etrusca

Lonicera etrusca:
Ramo fiorifero x0,5; fiore x0~ 8; fiore
aperto xl; particolare dellinterno del
tubo corollino x25; glandole del tubo
corollino molto ingrandito; stame
xl,5; capolino con frutti immaturi x2;
rami con frutti xO,5; frutti xl; semi
xl; seine x2,5; particolare del seme
molto ingrandito.

TIPO BIOLOGICO

La madreselva etrusca riprende lattivit


vegetativa a maggio, fiorisce a giugno e matura i semi ad agosto-settembre.

medio montane. In Sardegna nel passato visono state diverse segnalazioni per varie localit delle aree calcaree, che per sono da attribuire alla entit indicata come Lonicera cyrenaica. In realt lunico reperto ascrivibile a
questa specie quello presente ai margini
della forra di Mularza Noa nel Marghine.

AREALE

ECOLOGIA

Lonicera etrusca presenta una larga diffusione: infatti vegeta in tutto il bacino del
Mediterraneo, ad eccezione di Sinai, Egitto
ed isola di Malta; vive soprattutto lungo la
fascia costiera, ma anche nelle zone interne

Specie mesofila e termofila, amante delle


chiarie, vive soprattutto in prossimit dei
margini dei boschi, dal livello del mare al
piano montano, sin oltre i 1000 m di altitudine.

Fanerofita lianosa, a foglie caduche.


FENOLOGIA

249

NOTE COLTURALI

Si pu diffondere sia per seme che per talea. In breve tempo diviene un cespo piuttosto grande, che tende a espandersi tramite
stoloni, pi o meno rampicanti. Sia la abbondante fioritura che le numerose bacche
rosso-vive, che maturano in piena estate, la
fanno considerare con interesse come pianta
da giardino. In tal senso talora coltivata
anche al di fuori del suo areale.

Lonicera cyrenaica Viv.


NOMI ITALIANI:

Caprifoglio della Cirenaica.


Pianta sempreverde molto ramificata, con
portamento eretto, cespugliosa. Fusti di 3070 cm, diritti o eretto-ascendenti con corteccia sfibrantesi nei rami pi vecchi, cilindrici, lisci e biancastri nei rami giovani.
Foglie ovate, opposte e connate nella parte
superiore dei rami, glabre, di colore verdeglauco, con nervatura centrale marcata nella
pagina inferiore. Fiori in gruppi di 2-5 in capolini terminali sostenuti da un peduncolo

Lonicera cyrenaica

250

Lonicera cyrenaica

di 2-4 cm, calice inconsistente, ridotto a 5 denti,


e corolla giallastra, tubulosa di 3-4 cm, irregolare con labbro inferiore provvisto di 4 lobi;
stami inseriti sullo stesso piano, con lunghi filamenti ed antere gialle di 2-4 mm. Bacche rossoarancio a maturit di 10-14 mm con 4-6 semi di
6-7 mm, rugulosi, concavo-angolosi, giallastri.
TIPO BIOLOGICO

Nanofanerofita sempreverde o semidecidua, a portamento eretto.


FENOLOGIA

Fiorisce a giugno-luglio e matura i frutti


a settembre.
AREALE

Lonicera cyrenaica stata considerata


come sinonimo di L. etrusca e pertanto associata anche nellareale a questa specie; tuttavia le differenze morfologiche sono notevoli ed appare opportuno indicarle come entit
distinte. Fiori ritenendola una variet di L.
etrusca la dava per la Libia, dove stata de-

Distribuzione di Lonicera cyrenaica in Sardegna.

251

252

scritta per la prima volta, Grecia, Isole dellEgeo, Asia Minore e Madagascar, ma con
tutta probabilit anche questo areale dovrebbe essere valutato sulla base di studi
comparati di maggiore dettaglio. In effetti
anche nella recente flora della Libia Lonicera cyrenaica considerata come un sinonimo e inclusa nel gruppo di L. etrusca.

Linna de pipas - San Gavino


Mama e sida - Dorgali, Nuoro
Mamma de linna - Cagliari, Villagrande
Ocru malu - Oliena
Sfunda pin gidas - Meanasardo
Vitiola - Tempio
Badngiu, Barngiu, Bide bianca, Erba
crbina, Erba de cannddus, Mamma de
si/va, Mammalinna.

ECOLOGIA

In Sardegna Lonicera cyrenaica legata


al substrato calcareo e vive dal livello del
mare nella zona di Cala Gonone ad oltre
1000 m di altitudine, nelle aree del Supramonte di Oliena ed Orgosolo ed in quelle pi
interne dei tacchi della Sardegna centroorientale, ma sempre in luoghi caldi e solatii.
NOTIZIE COLTURALI

La biologia di questa specie scarsamente conosciuta, verosimilmente le modalit di


riproduzione sono simili a quelli della L. implexa, ma, considerata la sua rarit e la sua
localizzazione nelle pareti calcaree, i semi
potrebbero presentare una scarsa vitalit. Peraltro, essendo una pianta molto frugale che
si adatta a vivere in ambienti veramente
estremi, si presta bene ad essere coltivata nei
giardini rocciosi, con sicuro effetto decorativo sia per la bella fioritura che per i grossi
frutti che presenta.

Pianta lianosa sempreverde, rampicante o


con fusti eretto scandenti. Rami lunghi 1-6
m, i vecchi con corteccia fibrosa, sfaldantesi
in scaglie longitudinali, ed i giovani cilindrici, lisci, prima rossastri, poi bianco-avorio,
con un foro centrale. Foglie basali obovate,
di 3-6 cm, pelosette, le inferiori picciuolate e
sessili, le superiori connate. Fiori sessili alla
base delle foglie a coppa, in gruppi di 4-7,
con calice ridotto e corolla zigomorfa giallastra, rosea o rossastra anche sullo stesso
individuo, con tubo pi o meno arcuato di 23 cm e con labbro inferiore provvisto di
quattro lobi; stami inseriti sul tubo con lunghi filamenti ed antere gialle di 4-6 mm.
Bacche rosso-arancio o giallastre, di 5-6
mm, con 3-6 semi trigoni, con lato esterno
concavo, rugulosi e bianco-giallastri.
TIPO BIOLOGICO

Fanerofita lianosa sempreverde.


FENOLOGIA

Lonicera implexa Aiton


NOMI ITALIANI:

Caprifoglio mediterraneo, Madreselva.


NOMI SARDI:

Balnzu - Bosa
Eiba crbuna - Sassari
Erba de cornas - Gonnostramatza
Guadngiu - Iglesias
Ligadrgia - Orani
Ligadrja - Sarule
Lonicera cyrenaica:
ramo con fiori e ramo con frutti xO,5; capolino xl; brattee del capolino x5; lobi corollini e stami x2; base del
tubo corollino x2; fiore xl; bacca in sezione xl; semi x2.

La madreselva inizia la ripresa vegetativa


al primo caldo primaverile e nelle zone pi
calde si possono osservare esemplari in fiore
sin dal mese di marzo. Nelle zone pi elevate ed interne la fioritura perdura fino al
mese di giugno inoltrato.
AREALE

Specie dei luoghi caldi mediterranei,


diffusa dalla penisola iberica alla Grecia e in
Nordafrica. In Sardegna frequente sia
lungo le coste che nelle zone pi interne.
ECOLOGIA

La madreselva una specie eliofila e Xerofila che predilige i luoghi aperti, ben espo253

254

Lonicera iinplexa

sti, soprattutto nella fascia litoranea. Nel


piano collinare e montano si fa sporadica ed
relegata ai versanti esposti a mezzogiorno
e particolarmente caldi. Si rinviene ai bordi
delle strade, lungo le siepi e tra i grossi cespi
della macchia mediterranea.
NOTE COLTURALI

Alla sua abbondante fioritura che avviene


in primavera non corrisponde una analoga
produzione di frutti, che spesso sono abortivi e con scarso numero di semi. La madreselva si presta bene come rampicante associata ad altre piante della macchia mediterranea, che possono servire da supporto al
suo sviluppo in altezza. Si riproduce per
seme o meglio per talea o rizomi sotterranei,
prelevati nel periodo di riposo vegetativo.

NOTE ETNOBOTANICHE

Secondo Moris in Sardegna le foglie


erano utilizzate come vulnerarie e per sanare le ulcere cutanee in genere ed inoltre le
fumigazioni (s affumentu) sarebbero efficaci per lenire il dolore dovuto alla carie
dentaria. Questa pratica ormai del tutto
disueta, ma trova la sua giustificazione nel
fatto che il decotto in altre localit italiane
era utilizzato come collutorio della cavit
orale.

Lonicera implexa:
ramo con fiori, rami di pi anni, ramo con frutti, infiorescenze xO,5; bacca xl; semi x2,5; particolare del
tegumento del seme: molto ingrandito; fiore, stilo x];
stimma x5; fiore aperto xl.

255

RUBIACEAE

Rubia peregrina L.

Erbe o piante legnose con rami volubili,


lianosi. Foglie opposte o disposte a spirale,
semplici. Stipole che in corrispondenza dei
nodi si fondono e si trasformano in foglie.
Fiori bisessuali, regolari, disposti in infiorescenze a pannocchia, cima o capolino. Frutto cassula, bacca, drupa o schizocarpo.
La famiglia delle Rubiaceae comprende
circa 500 generi diffusi soprattutto nelle regioni tropicali.
Interessante in questa famiglia il fenomeno della mirmecofilia che si osserva in alcuni generi. Sulle radici di queste piante si
formano dei tuberi con cavit entro le quali
vivono le formiche. I tuberi si fissano sui
rami di alberi come tutte le epifite, per cui si
forma un rapporto mutualistico fra piante e
insetti.
Sono economicamente importanti i prodotti di alcune specie di questa famiglia
come il caff (Coffea) e il chinimo (Cinchona). Tra le piante ornamentali sono ricercate
le gardenie.

NOMI ITALIANI:

CHIAVE DEI GENERI

1 Piante con lunghi rami, rampicanti,


ispidi
Rubia
1 Piante con rami corti, rigidi, lisci
Crucianella

Rubia L.
Piante lianose con rami lunghi, tetragoni,
ispidi. Foglie opposte o verticillate, lineari.
Fiori bisessuali, chiari riuniti in infiorescenze a pannocchia. Frutto: bacca nerastra o
violacea.
Il genere Rubia comprende circa 38 specie diffuse nelle regioni temperate dellEuropa, Asia, Africa, America meridionale.
Le specie di questo genere e in particolare R. tinctoria o robbia, erano usate
nellindustria tintoria.
256

Robbia selvatica.
NOMI SARDI:

Arrbia - Fonni
Battilingua - Tempio
Colalatti - Bortigiadas Lula - Bitti
Orijdda - Belv
Pigalatti - Al dei Sardi
Pigulosu - Dorgali
Pizzi culsa - Siniscola
Rubia - Orgosolo
Rggia - Bosa Ruja - Orune Urzjdda Seulo Azzotta limba, Batta limba, Battilmba, Ciorisdda, Ciorixdda, Pittigalimba,
Rattalimba, Rbbia, Sorixdda, Truvsciu.
Pianta lianosa sempreverde, scabra, con
rami striscianti o rampicanti. Fusti giovani
di 0,3-3,5 m, verde-scuri, quadrangolari, con
costolature provviste di piccoli aculei rivolti
verso il basso; rizomi sotterranei rossastri,
sottili o con diametro sino a 6-10 mm, con la
corteccia di colore rosso-vivo. Foglie molto
variabili come dimensioni e forma, in
verticilli di 4-6, lineari-lanceolate, lunghe 25 cm, e larghe da 4 sino a 25 mm, verdiscure, coriacee, con aculei riflessi ai margini
e lungo lunica, nelle foglie strette, nervatura centrale della pagina inferiore. Infiorescenze terminali o allascella delle foglie terminali, cimoso-divaricate con fiori peduncolati, calice ridotto, appena evidente; corolla
rotata, giallastra, con quattro pezzi triangolari acuti, aristati; stami con antere lunghe
meno del doppio della larghezza. Frutti: bacche sferiche, di 5-8 mm di diametro, nerolucenti a maturit, con 3-4 semi.

Rubia peregrina:
rami con fiori e ramo con frutti xO,5; fiore x2; particolare del fiore x5; semi x2,5; particolare del seine
molto ingrandito; fusto in sezione x2; pezzo fogliare xl,5.

257

Rubia peregrina

TIPO BIOLOGICO

Fanerofita lianosa o camefita, sempreverde con fusti rampicanti, scandenti, prostrati o striscianti.

mediterranea. Tuttavia grazie alla sua


ampiezza ecologica la si trova anche in zone
interne montane. In Sardegna si rinviene
sino ad oltre i 1000 m di altitudine, ma perde
di vitalit e fruttifica irregolarmente.

FENOLOGIA

La Rubiaperegrina riprende il ciclo vegetativo alle prime piogge autunnali nelle zone
pi calde litoranee e in primavera in quelle pi
interne e fresche. La fioritura va dal periodo
primaverile al mese di giugno-luglio a seconda
dellaltitudine. I frutti maturano in estate-autunno e permangono anche sino al pieno inverno.
AREALE

Presenta unarea di distribuzione molto


vasta che va dalle zone costiere mediterranee a quelle pi interne continentali dellEuropa settentrionale, fino al 53 parallelo.

NOTE COLTURALI

La robbia presenta numerosi fusti sotterranei che costituiscono un intrico che si sviluppa in tutte le direzioni. Nelle sabbie litoranee, in molti casi, un componente importantissimo per il consolidamento delle
dune. Si pu riprodurre per seme, ma soprattutto per via vegetativa tramite gli stoloni.
Nelle zone litoranee si prelevano nella tarda
estate, prima della ripresa vegetativa, che
avviene con le prime piogge, mentre nelle zone
montane si possono prelevare ad aprilemaggio.
NOTE ETNOI3OTANICIIE

ECOLOGIA

Pianta xerofila ed eliofila, vive soprattutto nelle zone costiere e comunque ben esposte e soleggiate, negli ambienti di macchia
258

La rubia peregrina stata usata, e in alcuni paesi lo tuttora, come colorante, grazie alla tintura che si ricava dalle radici, e
soprattutto dai rizomi delle piante che cre-

scono in ambienti sabbiosi. Lalto contenuto di


alizarina conferisce una colorazione rossa alla
lana ed al lino. Questa pratica era molto nota in
Sardegna sino ad alcuni decenni orsono ed ha
perso di importanza con lavvento dei coloranti anilinici. Un altro uso, di cui tuttavia non si
ha notizie nellIsola, quello di pianta medicinale sia per stimolare la secrezione biliare e
renale, sia per sciogliere i calcoli. Per la propriet della tintura di colorare le ossa degli animali si riteneva che fosse efficace per curare le
forme di rachitismo.

CRUCIANELLA L.
Piccoli suffrutici o piante erbacee con foglie lineari o lanceolate, rigide, spesso ruvide al margine, disposte in verticilli. Fiori
tubulosi, giallastri in infiorescenze a spiga.
Frutto formato da due acheni ravvicinati.
Il genere Crucianella comprende circa
25-30 specie presenti nella regione mediterranea e nellAsia occidentale.

Le specie di questo genere hanno poco


interesse economico o pratico, ma dal punto
di vista naturalistico rivestono una grande
importanza in quanto sono spesso gli elementi caratterizzanti le formazioni vegetali
delle spiagge e delle rupi.
Crucianella maritima L.
NOMI ITALIANI:

Crucianella.
Pianta prostrata o ascendente, alta sino a
30 cm, con fusti legnosi, rigidi, biancastri
che partono da un grosso rizoma rossastro.
Foglie erette, i cm lunghe, rigide, coriacee,
verde-azzurro, ovato-lanceolate, margine
bianco, appuntite, disposte in verticilli di
quattro elementi; strettamente ravvicinate e
embriciate sui rami giovani. Fiori gialli,
riuniti in infiorescenze a densa spiga. Brattee, ovali, ciliate, papiracee, pi corte dei
fiori; bratteole piccole, ricurve, saldate fra
loro. Corolla tubulosa, 10-13 mm, con cinque lobi apicolati. Frutto: achenio.

Crucianella inaritiina

259

260

Coste rocciose nel Sinis.

TIPO BIOLOGICO

nei. Manca nella penisola anatolica.

Piccolo suffrutice, ramoso, foglioso. Camefita.

ECOLOGIA

FENOLOGIA

Fiorisce da maggio a settembre.


AREALE

una specie circummediterranea strettamente legata agli ambienti sabbiosi litora

Pianta della fascia costiera, vive sulle


sabbie sciolte o parzialmente consolidate
originando una particolare associazione
psammofila il Crucianelletum. Cresce anche
nelle zone rocciose litoranee per lo pi in
ambienti battuti dai venti e sottoposti alla
forte azione salsa del mare.

Crucianella maritima:
ramo con fiori xO,5; fiore, fiore aperto x2,5; ovario xS;
rametto fiorifero xI,S; rametto sterile xl; fusto basale xl.

261

ASTERACEAE
Piante erbacee annuali, perennanti, arbustive, spesso spinose o spinescenti. Foglie di
vario tipo, semplici, penninervie o palminervie con il margine intero, dentellato, lobato,
inciso, caulinari o solo basali. Fiori tubulosi o
ligulati bisessuali o unisessuali, disposti su
una base di forma varia (ricettacolo) a simulare un unico fiore, ma in realt formanti
una infiorescenza (capolino) circondata allesterno da brattee protettive. Infiorescenza
formata o da soli fiori ligulati o solamente
tubulosi o ligulati alla periferia (raggio) e
tubulosi al centro (disco). Capolini isolati o
riuniti a formare infiorescenze a racemo, a
pannocchia o a corimbo. Calice rudimentale,
spesso trasformato in un ciuffo di peli
(pappo). Stami in numero di cinque con antere
saldate a formare un tubo e con i filamenti
liberi fra loro. Ovario infero, uniloculare, con
lungo stilo bifido. Frutto achenio, talvolta sor-

montato dal pappo di origine calicina.


Le Asteraceae o Compositae racchiudono circa 20.000 specie e 1100 generi distribuiti in tutto il mondo.
Questa famiglia di grande interesse comprende piante alimentari, medicinali, velenose, infestanti, ornamentali.
CHIAVE DEI GENERI

1 Foglie variamente divise


2
1 Foglie intere o incise
4
2 Capolini riuniti in corimbi peduncolati
Senecio
2 Capolini variamente disposti
3
3 Squame involucrali terminanti con
appendici divise
Centaurea
3 Squame semplici
Artemisia
4 Foglie densamente lanose, biancoargentee
Otan thus
4 Foglie poco pelose
5
5 Capolini grandi. Foglie crenulate
Buphtaf mum

Gariga a Helicrysum inicrophylluin sul greto di Rio Ollastu (Sardegna meridionale).

262

5 Capolini piccoli
6
6 Foglie piccole, revolute al margine 7
6 Foglie mai come sopra
8
7 Capolini numerosi
Helichrysum
7 Capolini solitari o in gruppo di 2-6
Phagnalon
8 Piante cenerino-tomentose con foglie
provviste di espansioni digitiformi
Santolina
8 Piante verdi, crassulente o vischiose
Inula

cante.
Il genere Senecio quello che, nellambito delle Angiosperme, racchiude il pi alto
numero di specie, circa 2500. diffuso maggiormente nel Sud Africa, ma ben rappresentato anche nella regione mediterranea,
Asia e America temperata.
Le specie del genere Senecio sono consi
derate tossiche e velenose. Per la presenza di
alcaloidi, che inibiscono la divisione cellulare, sono state usate nel passato per la
cura del cancro. La loro utilizzazione solo
ornamentale.

SENECIO L.
Piante erbacee annue, bienni o perenni,
arbustive, rampicanti, arboree, epifite succulente o acquatiche. Foglie intere o profondamente divise. Fiori disposti in capolini e
questi spesso riuniti in corimbi. Fiori del raggio femminili e quelli del disco bisessuali.
Brattee del capolino disposte su ununica
fila. Frutto achenio con pappo spesso man-

Senecio bicolor (WiUd.) Tod. ssp. cineraria


(DC.) Chater
NOMI ITALIANI:

Cineraria marittima, Senecione.


Pianta arbustiva, alta sino a un 1, con
molti fusti, ascendenti, eretti, cinerino bian-

Senecio bicolor ssp. cineraria

263

264

castri. Rami striati ricoperti da fitta peluria


bianca. Foglie coriacee, pennatofide, sinuato-lobate, lobi ottusi bi-trifidi, picciuolate,
glabre e verdi nella pagina superiore, tomentose e biancastre in quella inferiore. Capolini riuniti in ampi corimbi, brevemente
peduncolati. Brattee pubescenti, biancastre.
Fiori ligulati giallo-chiaro, 3-6 mm lunghi,
fiori tubulosi giallo-arancio. Acheni subtetragoni, striati, glabri.
TIPO BIOLOGICO

Forma dei cespugli densi, rotondeggianti


con fusti robusti, ramosi. Nanofanerofita
cespitosa, suffruticosa, sempreverde.
FENOLOGIA

Fiorisce a maggio-giugno.
ECOLOGIA

Specie litoranea, cresce sulle rupi, sui detriti, sulle scarpate della fascia costiera.

CENTAUREA L.
Piante erbacee annuali, o piccoli arbusti.
Foglie alterne, intere o pennato-divise, talvolta i segmenti terminano con spine. I fiori
ligulati viola, rosa, rossi, bianchi sono riuniti
in capolini, muniti di brattee involucrali
numerose, scariose e con appendice rigida,
spinosa, intera, dentata, sfrangiata. Frutto:
achenio con pappo.
Il genere Centaurea comprende circa 500
specie diffuse nella regione mediterranea,
Asia occidentale, Africa tropicale, Nord America e crescono in ambienti aridi e aperti.
Molte specie sono coltivate a scopo orna
mentale come il fiordaliso (Centaura cyanus
L.) altre sono utilizzate come diuretici,
febbrifughi, tonici.
Il nome Centaurea o Kentaureion, era dedicata al centauro Chirone, che secondo la
leggenda avrebbe guarito con questa erba il
piede ferito di Ercole.

AREALE

Specie originaria dellEuropa mediterranea, utilizzata anche nei giardini. Attualmente occupa, spontaneizzata, aree ben pi
vaste sia in ambito mediterraneo che in altre
parti del globo. In Italia sporadica nella
fascia costiera dalla Liguria alla Calabria e
nelle piccole isole della Sicilia. presente
anche in Corsica. In Sardegna si trova nativa
o naturalizzata soprattutto nelle coste settentrionali.
NOTE COLTURALI

La cineraria un arbusto molto decorativo, per la sua abbondante ramificazione,


per le foglie grigio-argentee, divise e cesellate, per la fioritura prevalentemente nel periodo estivo e per la sua rusticit. Di facile
attecchimento, per queste caratteristiche
impiegata nei giardini delle localit marine.

Snecio bicolor ssp. cineraria:


ramo con fiori, foglia xO,5;fiore del raggio, fiore del
disco, fiore aperto x3.

Areale di Centaurea horrida.

265

Centaurea horrida Badar

FENOLOGIA

NOMI ITALIANI:

Fiorisce in maggio-giugno e fruttifica in


giugno-luglio.

Centaurea orrida.
ECOLOGIA
NOMI SARDI:

Spina razza.
Pianta cespugliosa, molto ramificata, spinosa, 10-70 cm, bianco-tomentosa. Rami
eretti, ricoperti sin dalla base dalle foglie,
tomentosi. Foglie sessili, oblungo-lanceolate, pennatofesse, pennatopartite, rigide,
spinescenti, grigiastre, tomentose. Capolini
solitari allapice dei rami, ovoideo-oblunghi,
5-6 mm di diametro. Brattee del capolino
mucronate, le esterne lanceolate, tomentose,
ciliate; le interne lineari-lanceolate, laceromembranacee allapice. Fiori bianchi o rosati. Acheni grigiastri, puberulenti. Pappo
setoso, poco pi breve del frutto.
TIPO BIOLOGICO

Specie perenne, forma dei grandi pulvini


rotondeggianti, spinosi. Nanofanerofita.

Cenfaurea horrida

266

Specie tipicamente litoranea vive indifferentemente su calcare e su granito. Preferibilmente rupicola, vegeta anche nei prati
sassosi prossimi al litorale.
AREALE

La centaurea orrida vive esclusivamente nel


Nord della Sardegna, nella penisola di Capo
Caccia, nella penisola di Capo Falcone, nellisola dellAsinara e, molto rara, a Tavolara.
NOTE

Non si conoscono usi relativi a questa


specie che potrebbe per essere impiegata
nei giardini rocciosi o nelle roccaglie con
effetti particolarmente decorativi.
Centaurea horrida:
rami con capo/in! xl; fiore xlO; achenfo xlO; brattee x5;
foglie x2.

267

ARTEMISIA L.
Piante erbacee suffruticose o arbusti ramosi. Foglie alterne a lembo diviso, biancastre, aromatiche. Fiori tutti tubulosi, piccoli,
chiari, riuniti in capolini per lo pi penduli,
disposti a loro volta a formare infiorescenza
a grappolo, spiga, pannocchia. Frutto: achenio.
Il genere Artemisia comprende circa 400
specie distribuite soprattutto nelle zone temperate dellemisfero boreale.
Le specie di questo genere sono utilizzate come piante medicinali, aromatiche, di liquoreria per la ricchezza di principi attivi
amari o aromatici. Vi appartengono, ad
esempio, A. dracunculus o dragoncello, A.
absinthium o assenzio dalla quale si ricava il
liquore genep.
Il nome Artemisia sembra derivi o da Ar
temide, dea della caccia o dal greco artemes
sano, per le sue propriet medicinali.
CHIAVE DELLE SPECIE
1 Capolini emisferico-globosi disposti in
pannocchie dense. Foglie bianco-sericee
A. arborescens
1 Capolini oblunghi, cotonosi disposti in
ampie pannocchie Foglie bianco-tomentose
A. densifiora
Artemisia arborescens L.
NOMI ITALIANI:

1,5 m o anche pi. Rami eretti, legnosi, biancastri da giovani. Foglie bianco-argento, picciuolate, le inferiori tripennatosette, le superiori 1-2 pennatosette; segmenti lineari,
acuti. Capolini emisferico-globosi disposti a
formare una pannocchia densa, unilaterale,
fogliosa. Brattee esterne del capolino oblunghe, brattee interne ovali con margine leggermente scarioso. Fiori tubulosi, chiari,
glabri. Acheni oblunghi, ghiandolari.
TIPO BIOLOGICO

Pianta suffruticosa formante densi cespugli, talvolta pulvinati. Nanofanerofita.


FENOLOGIA

una specie a sviluppo vegetativo autunnale-primaverile e con fioritura ad aprilemaggio.


AREALE

Ha un arale piuttosto vasto che va dalla


penisola iberica alla Grecia a Nord e dal Marocco alla Tunisia a Sud, soprattutto lungo le
fasce litoranee.
ECOLOGIA

A. arborescens indifferente al substrato


e vive preferibilmente nelle zone aride, litoranee, sui terreni smossi, nelle siepi, ai margini delle strade e sulle scarpate. Predilige
gli ambienti aperti e degradati e si estende
dal livello del mare sino a 500-600 m di altitudine. Costituisce un elemento importante
nella fisionomia della macchia termofila.

Assenzio arbustivo.
NOMI SARDI:

Attu - Dorgali, Torp


Athethu - Bitti, Lod, Lula, Nuoro, Oliena, Orani, Orosei, Orune, Sarule, Siniscola
Athenthi - Orgosolo
Attentu - Bolotana, Bosa, Ittiri
Dunzeil - Alghero
Senziu - Villanovatulo
Senzu - Atzara, Busachi, Sedilo
Assentu, Assenzu, Senzu.
Arbusto ramoso, alto da 40-50 cm sino a
268

Artemisia arborescens:
ramo con infiorescenze xO,5;jiore, fiore aperto, achenio,
capolino xlO.

269

Artemisia arborescens

NOTE COLTURALI

NOTE ETNOBOTANICHE

Pianta di facile attecchimento per trapianto di giovani piantine e di rapida crescita, si presta alla coltivazione in giardini di
tipo mediterraneo. Rustica e longeva, forma
grossi cespugli bianco-cenerini di grande effetto.

Questa specie veniva talvolta utilizzata


come surrogato dellassenzio vero, come antielmintico, ma anche per aromatizzare i liquori. Nellisola linfuso dellassenzio arbustivo era usato soprattutto in veterinaria per
curare la strongiliosi dei cavalli.

270

Gariga ad Artemisia densiflora

Artemisia dens Wora Viv.

TIPO BIOLOGICO

NOMI ITALIANI

Cespuglietti densi con una rosetta basale


di foglie. Camefita suffruticosa, sempreverde.

Artemisia densiflora.
Piccolo cespuglio alto 20-30 cm, grigiastro con fusti legnosi nella parte inferiore.
Foglie grigiastre o azzurrognole, picciuolate, le inferiori 1-2 pennatosette, le superiori
pennatosette. Persistenza della rachide
fogliare. Capolini numerosi, ravvicinati,
oblunghi, disposti a formare una pannocchia
ampia. Brattee del capolino ovali, pelosolanose e ghiandolose, scariose al margine.
Fiori ghiandolosi. Achenio glabro e striato.

FENOLOGIA

Fiorisce da agosto a settembre.


ECOLOGIA

Vive sulle rupi, sulla sabbia, allo sbocco


dei corsi dacqua delle zone litoranee.
AREALE

una specie endemica della Sardegna e


della Corsica.
271

272

OTANTHUS Hoffmanns. et Link


Piccoli suffrutici ricoperti da una densa
lanugine bianco-argentea, con rami prostrato-ascendenti, fogliosi. Fiori tubulosi, gialli,
riuniti in infiorescenze a capolino sferico.
Frutto: achenio privo di pappo.
Il genere Otan thus comprende la sola
specie Otanthus maritimus (L.) Hoffmanns
et Link diffusa sulle coste dei Mediterraneo
e dellAtlantico.
Otanthus maritimus (L.) Hoffmanns. et
Link
Sin.: Diotis maritima (L.) Desf.
NOMI ITALIANI:

Santolina delle spiagge.

Distribuzione di Artemisia densijlora in Sardegna.

NOTE ETNOBOTANICHE

Non si conoscono utilizzazioni di questa


specie; probabilmente ci dovuto alla sua
rarit complessiva.

Pianta cespugliosa, alta 10-50 cm, con


densa lanugine feltrosa bianco-argentea. Fusti numerosi, legnosi alla base e induriti
nella parte superiore, arcuato-ascendenti.
Foglie oblunghe o spatolate, sessili, ottuse,
denticolate o finemente crenato-dentate.
Capolini sferici, 8-10 mm di diametro, con
corti peduncoli e riuniti a formare dei corimbi allapice dei rami. Brattee scariose al margine. Fiori tubulosi, gialli con due ali alla
base. Achenio di 4 mm, arcuato.
TIPO BIOLOGICO

Cespugli molto ramosi, fogliosi. Camefita suffruticosa sempreverde.


FENOLOGIA

Fiorisce in giugno-settembre
AREALE

Lareale della santolina delle spiagge


comprende le coste europee dellAtlantico
sino allIrlanda, delle Canarie e del
Mediterraneo centrale e meridionale.
ECOLOGIA
Artemisia densiflora:
Pianta intera xO,57; capolini x6,7,- antere x13,4; foglie
xl,34.

una specie legata alle zone litoranee


sabbiose che caratterizza con i suoi cespuglietti bianco-argento. Cresce soprattutto
sulle arene mobili presso la battigia e sulle
273

274

Otanthus maritimus

prime dune che colonizza con una lunga e


profonda radice e con i rami parzialmente
ricoperti dalla sabbia.
NOTE

La santolina delle spiagge riveste una


grande importanza nel consolidamento delle
dune, grazie al suo imponente sviluppo
dellapparato sotterraneo. Il progressivo
degrado dei litorali sta riducendo in modo
drastico la diffusione di questa specie.

BUPHTHALMUM L.
Piante erbacee o camefite suffruticose.
Foglie alterne, intere o dentellate, spesso
pelose. Fiori gialli, in grandi capolini solitari. Frutto: achenio.
Il genere Buphthalmum comprende 6
specie presenti in Europa e in Asia.
Chiamate volgarmente occhio bovino
giallo per i grandi capolini, alcune specie di
questo genere sono coltivate come piante
ornamentali.
Buphthalmum inuloides Moris
NOMI ITALIANI:

Asteroide di Sardegna.
Otanthus maritimus:
piante con capolini x0,6,- fiore e fiore in sezione x6;
capolino x], 8,- acheni x6.

Pianta suffruticosa, alta 50-60 cm, con


rami eretti o arcuato-ascendenti, legnosi alla
base, ricoperti per un buon tratto dai residui
275

276

Buphtha/,nu,n inuloides

delle foglie morte, pelosi, grigiastri. Foglie


inferiori oblungo-spatolate, picciuolate, dentate, con punti callosi sui denti; superiori
oblungo-lanceolate, sessili. Capolini grandi,
3,5-4 mm di diametro, solitari o in gruppi di
pochi a formare lassi corimbi. Brattee involucranti lineari-lanceolate, scariose al
margine, pelosette,.mucronate. Fiori gialli,
quelli del raggio ligulati, 12-15 mm, con
tubo alato e con papille sulla ligula; quelli
del disco, tubulosi, 8-9 mm, con tubo stretto,
alato e con papille sui lobi. Bratteole lanceolate, con lunga resta, persistenti. Acheni 3
mm, costati, trigoni, con corona denticolata
e prolungata in un dente lesiniforme ed altri
due pi corti.
TIPO BIOLOGICO

Suffrutice legnoso alla base, cespitoso.


Camefita.

Buphihalmum inuloides:
pianta con capolinixO,5; capolino xl; bralteex4; fiori
x2,5; achenio xS; paglie/la del capolino xS; capolino
con frutti xl.

Areale di Buphthalinuin inuloides.

277

FENOLOGIA

CHIAVE DELLE SPECIE

Fiorisce in maggio-giugno e fruttifica in


giugno-agosto.

1 Fiori bianchi, raramente rosei .


H. montelinasanum
1 Fiori sempre gialli
2
2 Pianta con molti rami fioriferi, ubiquitaria
H. italicum ssp. microphyllum
2 Pianta con pochi rami fioriferi, delle
rupi calcaree
H. saxatile

AREALE

Endemismo sardo, vive in alcune localit


litoranee delle coste settentrionali, nelle piccole isole prospicienti. La segnalazione per
Porto Pino, nellIglesiente, deve essere confermata.

Helichrysum montelinasanum Schmid


ECOLOGIA

Indifferente al substrato, preferisce le


zone rupicole costiere e i prati sassosi e
soleggiati prossimi al mare.
NOTE

Si presta come pianta ornamentale, ma le


sue capacit di propagazione da seme non
sono note.

HELICHRYSUM L.
Piccoli arbusti o piante erbacee perenni,
grigiastre o biancastre, lanose. Foglie alterne, lanceolate o ovali. Capolini solitari o
riuniti a formare infiorescenze a pannocchia.
Brattee involucrali membranacee, secche,
lucide, gialle o colorate, disposte a embrice.
Fiori tubulosi di due tipi, i pi esterni del
capolino femminili, quelli centrali ermafroditi. Frutto achenio, cilindrico con pappo
formato da setole.
Il genere Helichiysum comprende circa
500 specie distribuite nellEuropa meridionale, Africa, Asia e Australia.
Molte specie di questo genere trovano
qualche utilizzazione come erbe aromatiche,
diuretici, vermifughi e per le malattie della
pelle. Il maggior impiego delle specie di
questo genere quello del giardinaggio
come piante da giardini rocciosi, e in floricoltura dove vengono usate per comporre
mazzi di fiori secchi o semprevivi.
Il nome helichrysum deriva da hellos,
sole e krusos, oro, per le brattee spesso brillanti come loro.
278

NOMI ITALIANI:

Elicriso del Monte Linas.


Pianta suffruticosa di 5-20 cm, legnosa
alla base e con numerosi rami semi-erbacei,
eretto-ascendenti, lisci in basso e lanuginosi
nella parte superiore. Foglie inferiori di 1-2
mm, squamiformi, sessili, imbricate, pi o
meno lanuginose; le superiori lineari, lunghe
10-15 mm, appressate al fusto in alto, patenti e/o riflesse nella parte inferiore. Capolini
di 10-15 mm, solitari allapice dei rami con
squame involucrali bianco-candide, oblunghe, ottuse. Fiori bianchi o raramente rosei;
corolla tubulosa e pappo costituito da poche
setole denticolato-scabre. Achenio di circa i
mm, rivestito di escrescenze squamose e
provviste alla base di un cercine anulare.
TIPO BIOLOGICO

Camefita sempreverde, formante piccoli


cespi.
FENOLOGIA

La fioritura avviene nei mesi di giugnoluglio anche in relazione allaltitudine.

Helichrysum montelinasanum:
pianta intera xl, 07; foglia superiore x5,2,- fiore x7,8,capolino x2, 1; squwna x5,2.

279

Hel/chrysum montelinasanum

AREALE

Lelicriso del Monte Linas una specie


esclusiva della Sardegna ed presente nelle
zone pi elevate della montagna da cui prende il nome; recentemente stata ritrovata
anche in altre aree del Sulcis-Iglesiente.
ECOLOGIA

Specie eliofila e xerofila, predilige le aree


montane, dai 600 m di altitudine in poi; vive
negli ambienti rocciosi tra le macchie basse
e degradate, nelle spaccature delle rocce e
sui macereti.
NOTE COLTURALI

Area/e di Helichrysurn inontelinasanuin.

280

Lelicriso del Monte Linas, come altre


piante endemiche ad areale molto limitato, si
presenta relativamente abbondante nella sua
area di distribuzione. Trattandosi di una specie complessivamente molto rara il prelievo
di piante dovrebbe essere vietato. Non si
conosce purtroppo il grado di germinabilit
dei semi di questa bella ed interessante specie.

Helichrysum italicum (Roth) G. Don


subsp. microphyllum (Wild.) Nyman

gialli, di 0,5-0,8 mm; ovario infero con stilo


interno al tubo, bifido allapice. Acheni
bruni, lisci di 3-5 mm.

NOMI ITALIANI:

Canapicchia, Elicriso, Perpetuini dItalia,


Tignamica.

TIPO BIOLOGICO

Camefita suffruticosa a habitus xerofitico, sempreverde.

NOMI SARDI:

Arkimiscia - Orune
Armimssa - Bitti
Allefogu - Sadali
Bruschiadna - Escalaplano
Calecsu - Berchidda
Erba de Santa Maria - Seulo
Erva e Santa Maria - Dorgali, Lod,
Oliena, Orani, Sarule
Erva de Santu Juvanne - Orgosolo
Frore de S. Giuanne - Nuoro
Mansanllja - Alghero
Mortiddus - Nuoro
Muntddos - Bolotana
Murguus - Laconi
Scova de Santa Maria - Lanusei
Simu - Aritzo
Usciadna - Orani, Montresta
Uscradnu - Nuoro
Uscratna - Bitti
Viore de Santa Maria - Orani, Sarule
Vrore e Santa Maria - Atzara, Siniscola
Vrore e Santu Juvanne - Busachi, Lula
Ziza de Santa Maria - Ollolai
Buredda.
Pianta suffruticosa, aromatica, molto ramificata a formare densi cespugli di 30-50
cm. Rami esili, grigio-cenerino, verdastri,
con numerosi fascetti fogliari alla base delle
foglie normali. Foglie sparse, lineari, di 8-25
x 1-2 mm, grigio-cenerine, tomentose, appressate al fusto o pi o meno eretto-patenti.
Infiorescenze in capolini peduncolati riuniti
allapice dei rami fertili; capolini provvisti
di brattee membranacee, con margine ialino,
bruno-giallastre, ottuse allapice e con margine intero o fessurato, le interne pi o meno
ghiandolose. Fiori con calice ridotto a un
pappo con setole lunghe quanto la corolla,
che gialla, tubulosa e provvista di 5 denti
triangolari-acuti. Stami inseriti sul tubo,

FENOLOGIA

Lelicriso presenta un periodo di fioritura


piuttosto ampio in relazione anche allaltitudine ed alleposizione. Nelle aree pi riparate dei litorali inizia lo sviluppo vegetativo alla fine dellinverno e i primi fiori compaiono ad aprile-maggio, mentre nelle aree
montane la piena fioritura si verifica a giugno-luglio.
AREALE

Helichrysum italicum in senso lato diffuso nella parte occidentale del Mediterraneo, dalla Grecia alla Spagna, a Nord, e dalla
Tunisia al Marocco, a Sud. La sottospecie
microphyllum viene considerata esclusiva
della Sardegna, Corsica e delle Isole Baleari. Peraltro indicazioni bibliografiche si
hanno anche per lisola di Creta.
ECOLOGIA

Lelicriso una specie eliofila e xerofila


indifferente al substrato che vive nelle zone
litoranee, anche in prossimit della linea di
battigia, nelle chiarie, nei luoghi aridi, e
nelle zone montane, dove pu costituire la
specie principale nelle garighe e nelle macchie degradate. Nel Gennargentu si rinviene
nei versanti degradati, ai bordi delle strade
sul terreno smosso e sulle scarpate, fino alle
maggiori altitudini nelle zone di cresta.
NOTE COLTURALI

Lelicriso presenta una notevole diversit


nel portamento; forme compatte e verdiglauche si accompagnano a cespi lassi di colore verde-cenere ed anche la fioritura pu
esser pi o meno abbondante. Per la sua rusticit e il suo adattamento alle condizioni
ecologiche pi disparate, purch in pieno
sole, si presta ad esser utilizzato per siepi
281

282

Helichrysum italicuin ssp.


microphyllum

Helichrysum italicum ssp. microphyllum:


ramo con infiorescenze xO, 8; Capolino e fiori x4,8; achenio con
pappo x16; brattee del capolino x8;
rametto con foglie x4.

basse. Si riproduce per seme o, si possono


prelevare direttamente le piante con il pane
di terra nel periodo primaverile o tardoestivo.
NOTE ETNOBOTANICHE

Lelicriso contiene una sostanza aromatica (elicrisene) che conferisce alla pianta,
considerata diaforetica, il caratteristico
odore. Anticamente linfuso mischiato al
vino era ritenuto efficace contro il morso dei
serpenti, contro la sciatica e per favorire il
mestruo. Una pratica assai diffusa consisteva nel mettere i rametti tra la biancheria per
combattere la tignola. In Sardegna i cespi

dellehcriso venivano utilizzati nella pratica


de s affumentu, ma soprattutto per bruciare
le setote dei maiali. Il nome sardo per lo
pi Erva de Santa Maria perch la Madonna,
sopra di esso, vi avrebbe steso i panni del
Ges, in grazia della qual cosa avrebbe anche acquistato il caratteristico profumo.

283

Helichrysum saxatile Moris

TIPO BIOLOGICO

NOMI ITALIANI:

Camefita cespitosa, sempreverde, erettoscandente.

Elicriso sassatile.
FENOLOGIA

Pianta suffruticosa con odore aromatico,


biancastra-tomentosa. Rami di 15-30 cm con
peluria lanuginosa, quelli fertili provvisti allapice di numerosi capolini di colore giallooro. Foglie basali e dei rami sterili lunghe 26 cm e larghe 2-4 mm, lineari o linearispatolate, lanuginose, con nervature evidenti, quelle dei rami fertili decrescenti verso
lalto. Capolini di 4-5 mm di diametro, con
brattee ovate, appressate, scariose, cartilaginee, a margine intero o eroso-denticolato e
pelosette alla base. Fiori gialli con tubo
allargato nella met superiore su cui sono
inseriti su corti peduncoli gli stami con le
antere apicolate e caudate; stimma decisamente bifido. Acheni di 2-3 mm con pappo
provvisto di setole semplici.

Helichrysum saxatile

284

La fioritura inizia alla fine di giugno e si


protrae per tutto il mese di luglio.
AREALE

Lelicriso sassatile una specie endemica


che vive esclusivamente nelle zone calcaree
della Sardegna centro-orientale.

Helichrysum saxatile:
pianta, capolino e fiore isolato xO,8; fiore, antere e stilo
x8; brattee x8; achenio e pappo x16; rainetto con foglia
xl, 6; particolare di foglia x4.

285

polini solitari, ovoidali con brattee involucrali spesso brillanti, secche, rigide e con
fiori gialli.
Il genere comprende circa 40 specie diffuse dalle Isole Canarie, alle regioni del
bacino mediterraneo sino allaltopiano
IranoTuraniano.
CHIAVE DEI GENERI

1 Capolini in gruppi di 2-5. P. sordidum


1 Capolini solitari
2
2 Foglie lineari larghe 1-3 mm, squame
del capolino ondulate allapice P. saxatile
2 Foglie spatolate larghe 3-7 mm
P. rupestre
Phagnalon sordidum (L.) Reichenb.
NOMI ITALIANI:

Scuderi tricefalo

Areale di Helichrysum saxatile.

ECOLOGIA

Specie eliofila e xerofila predilige gli ambienti soleggiati esposti a mezzogiorno,


nelle pareti rocciose, tra i piccoli anfratti e le
spaccature delle rocce calcaree, dal livello
del mare sino ai 1200 m di altitudine.
NOTE COLTURALI

Si presta bene ad essere coltivato in nicchie di parete nei giardini rocciosi. Anche in
questo caso, trattandosi di una specie endemica molto rara, la sua riproduzione deve
essere tentata esclusivamente tramite i semi.

Suffrutice di 10-50 cm, con fusti ramificati in alto, eretto-ascendenti. Foglie alterne,
ravvicinate, lineari, allargate alla base, lunghe 2-5 cm e larghe 0,6-1 mm, con margine
revoluto, feltrose per una pelosit ragnatelosa, pi abbondante nella pagina inferiore,
che appare come una linea biancastra tra i
due margini della pagina superiore; persistenti secche anche nei rami dellanno precedente. Capolini giallastri di 4-8 mm e con
diametro massimo di 5 mm, subsessili, raramente solitari o pi comunemente in gruppi di 3-5 su rami fioriferi di 1-4 cm, pelosoragnatelosi, afilli; squame ovate, ottuse
allapice, con ampio margine scarioso e con
minuti peli ghiandolari, le pi esterne

PHAGNALON Cass
Piccoli arbusti, suffrutici, legnosi alla
base, densamente ramosi, con fusti ricoperti
da peluria biancastra. Foglie strette, acute, a
margine irregolare, ripiegato verso lesterno,
per lo pi lanose nella pagina inferiore. Ca286

Phagnalon sordidum
ramo con capolini xl; capolini x2; brattee del capolino
x5; brattea mediana xIO;fiore x5, stami e stimma x20;
stimma di fiore periferico x20; foglie x2, particolare di
foglie x] 0; achenio x20.

287

Phagnalon sordiduin

pi piccole. Fiori giallastri di 4-5 mm con


corolla tubulosa; pappo di 4-7 setole scabre
lunghe di 3-5 mm. Acheni cilindrici, sparsamente pubescenti, lunghi 0,9-1 mm.

cidentale del Mediterraneo, dalle coste del


Nordafrica, alla Spagna, alla Francia meridionale, allItalia, comprese le Isole Baleari, la Corsica e la Sicilia.

TIPO BIOLOGICO

ECOLOGIA

Camefita suffruticosa, xeromorfa, lassamente ramificata.

Specie eliofila e xerofila, indifferente al


substrato, predilige gli ambienti rocciosi e le
rupi soleggiate dal livello del mare sino ai
1200 m di altezza.

FENOLOGIA

Fiorisce da marzo a giugno secondo laltitudine.


AREALE

Phagnalon sordidum vive nel bacino oc288

Macchie degradate e garighe montane nella Sardegna centrale.

289

290

Phagnalon saxatile (L.) Cass.


NOMI ITALIANI:

Scuderi angustifoglio
NOMI SARDI:

Erva e incontru (Lod).


Suffrutice di 20-50 cm, biancastrocenerino, con rami lassi, ascendenti, eretti,
arcuato-patenti. Foglie alterne, numerose,
lineari, lunghe 25-50 mm e larghe 1-3 mm,
con margine revoluto, pi o meno ondulato,
feltrose per una abbondante pelosit ragnatelosa nella pagina inferiore, glabrescenti
nella pagina superiore; persistenti secche anche nei rami degli anni precedenti. Capolini
di 12-18 x 10-15 mm, solitari su peduncoli
di 4-12 cm, peloso-ragnatelosi, con piccole
foglie bratteiformi, acute; squame esterne
lineari-lanceolate, acute, ondulate allapice,
patenti e riflesse a maturit, le interne pi
lunghe, erette. Fiori giallastri di 6-8 mm con
corolla tubulosa provvista di 5 lobi di circa i
mm, acuti; pappo costituito da 5-8 setole
scabre lunghe di 6-8 mm. Acheni cilindrici,
sparsamente pubescenti, lunghi 0,8-1,1 mm.
TIPO BIOLOGICO

Suffrutice con foglie decidue, a sviluppo


invernale-primaverile, tendente a costituire
lassi pulvini.
FENOLOGIA

Emette le nuove foglie a novembredicembre e, nelle zone prossime al mare, inizia la fioritura da gennaio in poi. Negli ambienti pi freschi e montani la fioritura
avviene a marzo-aprile.

mediterraneo e si estende dallItalia centromeridionale, Provenza, Spagna, Africa del


Nord, Libia e Grecia. Nelle grandi Isole presente in Sicilia, Sardegna, Corsica e Baleari.
ECOLOGIA

Vive nelle zone aride, sui terreni smossi,


sulle scarpate, in prossimit dei muri dalle
zone costiere, dove pi frequente, sino alle
zone di bassa montagna.
NOTE COLTURALI

Si presta ad essere utilizzato nei giardini


rocciosi. una piana molto frugale, resistente allaridit. La sua diffusione per seme
dovrebbe dare una buona riuscita.
NOTE ETNOBOTANICHE

Le diverse specie di scuderi, P. saxatile in


particolare, erano utilizzate, a Lod, nella
tradizione popolare nella pratica de sa.ffumentu, consistente nel far bruciare le diverse parti della pianta raccolta allalba della
notte di S. Giovanni o il giorno del Corpus
Domini, a scopo propiziatorio per combattere cefalee persistenti e per scacciare il
malocchio. Il nome erva e incontru contrapposto a quello di erva e iscontru, rappresentata dal Teucrium massiliense (vedi),
dal cui contrasto sorgerebbero, bruciando, i
benefici fumi.
Phagnalon rupestre (L.) DC.
NOMI ITALIANI:

Scuderi comune
NOMI SARDI:

Erva e incontru (Lod).


AREALE

Phagnalon soxatile gravita con il suo


areale nella regione occidentale del bacino
Phagnalon saxatile:
ramo con capolini xl; capolino con peduncolo x2; sezione longitudinale di capolino x4; brattee del capolino
x5; fiore x5; antere e stimma x20; stimma di fiore periferico xlO; foglie x2; particolare della pagina inferiore
della foglia xlO; achenio x20.

Suffrutice di 20-50 cm, con rami, erettoascendenti. Foglie alterne, ravvicinate, lanceolato-spatolate, allargate alla base, semiamplessicauli, lunghe 2-5 cm e larghe 3-7 mm,
con margine revoluto, ondulato, di colore bianco-cenere, feltrose per una abbondante pelosit ragnatelosa nella pagina inferiore, verdi, glabre nella pagina superiore; persistenti secche
291

anche nei rami dellanno precedente. Capolini


di 10-15 x 10-15 mm, solitari su peduncoli di
4-15 cm, pelosoragnatelosi, con piccole foglie
bratteiformi o del tutto afilli; squame con tonalit di colore bruno, porporino e giallastro, le
esterne lanceolate, ottuse, con apice inciso,
patenti ma non riflesse a maturit, le interne
pi lunghe e strette. Fiori di 6-8 mm con corolla tubulosa provvista di 5 lobi giallastri o porporini; pappo costituito da 5-8 setole scabre
lunghe di 6-8 mm. Acheni cilindrici, sparsamente pubescenti, lunghi 0,7-0,9 mm.
TIPO BIOLOGICO

Suffrutice caducifoglio tendente a costi-

tuire pulvini lassi. Camefita.

FENOLOGIA

Inizia la ripresa vegetativa in relazione


allaltitudine, dal tardo autunno alla primavera e, nelle zone costiere fiorisce gi da
gennaio e si protrae a maggio-giugno nelle
zone pi elevate.

AREALE

Specie con ampia distribuzione nellarea


mediterranea estende il suo areale sino
allaltipiano Irano-Turaniano.
Phagnalon rupestre

Phagnalon rupestre:
ramo con fiori xl; capolino x2; brattee del capolino x5; fiore x5; antere
e. stimma x20; stimma di fiore periferico xlO; achenio x20; particolare
della pagina inferiore della foglia
xlO; foglie x2.

292

293

ECOLOGIA

Phagnalon rupestre predilige i luoghi


aridi e rocciosi, pareti e muri a secco, scarpate e bordi delle strade.
NOTE COLTURALI

Si presta ad essere utilizzato nei giardini


rocciosi.
NOTE ETNOBOTANICHE

Vedi P. saxatile.
SANTOLJNA L.
Piante erbacee o piccoli arbusti con foglie
alterne, pennatosette, con lobi molto corti,
grigio o argentee. Rami eretti che portano un
solo capolino, globoso, lungamente peduncolato. Bratte involucrali ineguali, embriciate. Fiori tubulosi, gialli o bianchi. Frutto achenio tetragono o appiattito.
Il genere Santolina comprende circa 10
specie che vivono nelle zone aride, sassose
dellEuropa meridionale.
Le santoline o crespoline sono utilizzate
in medicina come vermifughi, emmenagoghe, stomatiche. Per laroma assai penetrante, dovuto a un olio essenziale, sono
usate dopo distillazione per la produzione
dellessenza di santolina.
Per la loro rusticit trovano impiego nel
giardinaggio per formare bordure, nelle roccaglie o per creare macchie di colore.

Murga de bovis - Aritzo Murguu - Seulo


Murmuru - Arzana, Dorgali, Oliena, Villagrande
Simu - Aritzo
Ungos (?) - Fonni
Erba de bremis, Murgulu, Murmuu,
Santolna, San tulna
Pianta suffruticosa sempreverde di 40-60
cm, formante pulvini biancastro-cenerini.
Rami eretto-ascendenti, fogliosi, con peluria
lanuginosa. Foglie biancastre, picciuolate,
allungate con numerose estroflessioni digitiformi di 2-5 mm; foglie inferiori dei getti sterili lunghe 3-6 cm e quelle superiori dei rami
fertili pi piccole. Infiorescenze in capolini di
10-16 mm di diametro, emisferici gialli, allapice dei rami fertili; squame involucrali numerose e strettamente appressate, le esterne pelosette e sfrangiate allapice, le pi interne del
disco, carenate, rigide ad apice troncato e irregolarmente mucronulato, glabre. Fiori di 5-6
mm, con tubo allargato allapice e con 5 denti
triangolari-acuti; stami con antere gialle, inseriti nella parte alta del tubo; stilo bifido. Acheni di 4-6 mm, lisci e costolati.
TIPO BIOLOGICO

Camefita suffruticosa sempreverde, pulvinata.


FENOLOGIA

La santolina fiorisce da maggio a luglio


inoltrato in relazione allaltitudine.

CHIAVE DELLE SPECIE

1 Squame ad apice troncato, glabre; antere gialle


S. insularis
1 Squame ad apice arrotondato, pelosetto; antere bianco-ialine
S. corsica

AREALE

La santolina sarda una specie esclusiva


dellisola e vive nelle zone calcaree del Mar
ganai, Gennargentu e calcari della Sardegna centro-orientale.

Santolina insularis (Genn. ex Fiori) Arrig.

ECOLOGIA

NOMI ITALIANI:

Pianta eliofila e xeromorfa, vive indifferente al substrato dai 400 metri in s nel complesso del Marganai, e fino alle zone di vetta

Santolina, Crespolina sarda.


NOMI SARDI:

AlIpa cuddu - Laconi


Erva e coscos - Bitti, Lula
294

Santolina insularis:
fusti fioriti xO, 64; brattee e squame x6,6,- fiori x3,2,
foglie xl,3.

295

Santolina insularis

nel massiccio del Gennargentu. Predilige gli


ambienti degradati, soleggiati, i terreni smossi, colonizzando in breve tempo, nelle zone
montane, le scarpate ed i bordi delle strade.
NOTE COLTURALI

La santolina produce numerosi semi e


pu esser riprodotta con facilit per questa
via, prelevando i capolini subito dopo la
maturazione. Possiede una buona capacit
pollonifera e in breve tempo ricostituisce le
dimensioni del cespo originario. Si presta
bene per siepi divisorie basse, che nella
tarda primavera e nella prima estate si
coprono di giallo per la presenza dei numerosi capolini. Per la coltivazione in giardino,
sia per gruppi sia per cespi isolati in ambienti rocciosi, sono da preferire le forme compatte e con capolini abbondanti. Il suo forte
odore non apprezzato da tutti.
NOTE ETNOBOTANICHE

Le santoline sono state utilizzate, sin dallantichit, nella cura di molte malattie e
296

Areale di San tolina insular/s.

contro gli avvelenamenti. Ma luso pi


comune stato senza dubbio come antielmintico: i capolini ridotti in polvere e
mischiati con marmellate o miele erano considerati molto efficaci contro la tenia ed i
vermi intestinali in genere. In Sardegna
luso pare sia stato limitato solamente alla
cura dei vermi (strongiliosi) dei cavalli,
somministrando le sue parti assieme al
foraggio. A ci fa riferimento il nome sardo
Erva e coscos. Anche il nome spagnolo
riportato gi dal Mattioli di Hierva lombriguera richiama le utilizzazioni della pianta. I
principali componenti attivi della santolina
sono un principio amaro, sostanze resinose,
etere fenolico ed un chetone, il santolinone.

Santolina corsica Jordan et Fourreau


NOMI ITALIANI:

Santolina, Crespolina corsa.


NOMI SARDI:

vedi S. insularis (Genn. ex Fiori) Arrig.


Pianta suffruticosa sempreverde di 30-90
cm, formante pulvini biancastro-cenerini pi
o meno compatti. Foglie inferiori dei getti
sterili lunghe 2-5 cm. Infiorescenze in capolini di 10-16 mm di diametro, emisferici
gialli, giallo-limone, squame involucrali
interne del disco, carenate, rigide ad apice
arrotondato e pelosetto; stami con filamenti
brevi inseriti nella parte alta del tubo ed
antere biancoialine; stilo bifido. Acheni di 46 mm, lisci, angolosi.
TIPO BIOLOGICO

Camefita suffruticosa sempreverde, pulvinata.

Santolina corsica

297

298

INULA L.
Piante erbacee perenni, suffruticose o
piccoli arbusti. Foglie intere, ovali, lanceolate, talvolta crassulente, aromatiche o radicali o caulinari. Fiori gialli in capolini isolati
riuniti a loro volta in infiorescenze a racemo.
Fiori del raggio ligulati; fiori del disco tubulosi. Frutto achenio.
Il genere mula comprende circa 200 specie presenti in Europa, Asia e Africa.
Note sin dai tempi antichi nella medicina
popolare, le specie del genere mula sono
usate per le loro propriet balsamiche e calmanti nelle affezioni bronchiali e in quelle
cutanee. Sono anche largamente impiegate
come piante ornamentali. Il nome mula
potrebbe derivare da due vocaboli greci:
Helenion piante che vivono al sole o helene,
piccolo cesto, in riferimento ai suoi capolini.
CHIAVE DELLE SPECIE

Distribuzione di San tolina corsica in Sardegna.

FENOLOGIA

La santolina fiorisce a maggio giugno e,


nelle zone pi elevate, a luglio. Nella stessa
popolazione esiste una fioritura scalare che
pu differire anche di 15-20 giorni. Specie
endemica della Corsica e della Sardegna, qui
limitata al complesso calcareo del monte Albo.

1 Peli del pappo uniti vicino alla base e


formanti una coppa scura; acheni bruscamente contratti allapice
I. viscosa
1 Peli del pappo liberi alla base; acheni
non contratti allapice
I. crithmoidesIn
Insula viscosa L.
Sin.: Dittrichia viscosa (L.) Greuter
NOMI ITALIANI:

Ceppica, Ceppitoni, Enula ceppitoni,


Prucara.

ECOLOGIA

NOMI SARDI:

Pianta eliofila e xerofila di ambiente


montano si pu trovare anche a quote molto
basse in prossimit di forti dislivelli, alimentata dal continuo apporto di semi dallalto.
In Corsica vive anche su substrati silicei
nelle zone medio-montane.

Cadrampu (?) - Sedilo


Elba di Santa Maria - Tempio
Elba vrisa - Belv
Erba da mosca - Alghero
Erba pudida - Illorai
Frisa - Busachi, Seulo, Villacidro
Frisia - Atzara, Quartu S. Elena
Mathicrda - Oliena
Prissa - Montresta
Vrisa - Dorgali, Lod, Lula, Siniscola, Torp
Vrissa - Urzulei
Zppua - Mogoro
Frissa, Erba de bundos, Erba de Santa
Maria.

NOTE COLTURALI

Vedi Santolina insularis.


NOTE ETNOBOTANICHE

Vedi Santolina insularis.


Santolina corsica:
rami fioriferi x0,84; brattee e squame x8,5; fiore x4;
foglie x1,07.

299

300

Insula viscosa

Insula viscosa:
ramo con capolinixO,5; fiore ligulato, fiore tabuloso, fiore tubuloso
aperto x5; achenio x2; brattee del
capolino x2; foglie xl.

Pianta suffruticosa alta 50-60 cm, con numerosi fusti ramosi, eretti, ghiandolosovischiosi, aromatica. Foglie intere, dentate
seghettate, appiccicose; le inferiori oblungolanceolate, le superiori amplessicauli.
Infiorescenze con lunga pannocchia piramidale, fogliosa con numerosi capolini peduncolati. Brattee involucrali lineari pi lunghe
del capolino disposte su pi file. Fiori gialli
a ligula lunga il doppio dellinvolucro.
Achenio irsuto, 2 mm, peli del pappi riuniti
alla base.
TIPO BIOLOGICO

Cespugli densamente fogliosi e ramosi.

Camefita suffruticosa, sempreverde o


semidecidua.
FENOLOGIA

Fiorisce da agosto ad ottobre.


ECOLOGIA

Specie ruderale, cresce sui bordi delle


strade, sulle scarpate, sui campi sterili e sulle
rupi.
AREALE

Lareale originario dellmula viscosa


quello delle regioni litoranee del Mediterraneo. Attualmente, grazie alla sua capacit di
301

Insula crithinoides

colonizzare terreni nudi e degradati ed alla


sua notevole produzione di semi naturalizzata in molte parti dellEuropa, in America
settentrionale ed in altre aree del globo.
presente in tutte le regioni italiane ed in Sardegna si riscontra soprattutto nella fascia costiera e collinare, divenendo sporadica nelle
zone interne.
NOTE ETNOBOTANICHE

Sono scarse le sue utilizzazioni nella medicina popolare, anche se contiene probabilmente sostanze simili alle altre mule pi
pregiate. In alcune zone della Sardegna le
foglie venivano applicate nelle parti doloranti per lenire i dolori di origine reumatica.

Pianta legnosa alla base con fusti


superiormente erbacei, prostrato-ascendenti,
eretti, ramosi. Foglie strettamente lineari,
sessili, intere, crassulente, acute con tre dentini allapice e con fascetti di foglie ascellari. Fiori con capolini di 15-30 mm di diametro, isolati, peduncolati, terminali. Peduncoli squamosi, ingrossati allapice, cavi. Brattee involucrali del capolino lineari, acuminate, verde-scuro con margine giallognolo,
scarioso. Fiori ligulati gialli. Achenio striato,
irsuto.
TIPO BIOLOGICO

Cespugli ramosi, con rami lassi, spesso


piegati verso il basso o ascendenti. Camefita
suffruticosa, sempreverde.

Insula crithmoides L.
FENOLOGIA
NOMI ITALIANI

Fiorisce da giugno a novembre.

Enula bacicci, Salsume.


NOMI SARDI:

Erba pudscia, Erba pdida.


302

Insula crithmoides:
ramo con capolini xO,5; fiore ligulato. fiore tubuloso e
fiore tubuloso in sezione x15; achenio con pappo x5.

303

Vegetazione aloft/a delle lagune costiere.

ECOLOGIA

Vive preferibilmente in ambienti salsi,


umidi e paludosi o sulle rupi spazzate dai
marosi.
AREALE

Lenula bacicci diffusa, anche se piut-

304

tosto localizzata, nel bacino occidentale del


Mediterraneo, dalla Grecia alla Penisola iberica e nel Nordafrica, e lungo le coste atlantiche si trova sino al 550 parallelo in Inghilterra. In Sardegna, grazie alla presenza di
numerose zone salmastre costiere una specie piuttosto comune.

SMILACACEAE
Piante rampicanti con fusti spinosi. Foglie opposte o alterne, coriacee con tre nervature principali e nervature pi piccole che
le collegano. Stipole che si trasformano in
viticci. Fiori unisessuali su piante distinte o
unisessuali sulla stessa pianta. Frutto: bacca.
La famiglia delle Smilacaceae comprende 4 generi distribuiti prevalentemente nelle
regioni tropicali, subtropicali e anche temperate.
SMILAX L.
Piante rampicanti con rami muniti di
grossi aculei a uncino. Foglie semplici, leggermente lobate, e con stipole che si trasformano in viticci. Fiori piccoli, verdastri riuniti in ombrelle ascellari. Frutto: bacca.
Il genere Sm/lax comprende circa 350
specie presenti nelle regioni temperate e
tropicali.
Le radici di alcune specie di questo genere producono la salsapariglia, droga usata
nel trattamento di cura dei reumatismi.
Smilax aspera L.
NOMI ITALIANI:

Salsapariglia, Stracciabraghe, Smilace,


Ellera spinosa.
NOMI SARDI:

Arr crbiu - Gonnosfanadiga


Raza - Sassari
Reti - Oliena
Serrda - Laconi
Teti - Dorgali, Ittiri, Jerzu, Lod, Lula,
Orani, Orosei, Orune, Sarule, Siniscola, Villanova Monteleone Tetu - Tempio
Tittine - Atzara, Bonorva, Busachi,
Laconi, Padria, Santulussurgiu, Sedilo, Sindia, Torp, Villanova Monteleone
Tintini - Guasila
Titini - Seulo
Asmila, Salsapariglia, Tetine, Urtzula,
Visini.

Liana sempreverde, rampicante, spinosa,


con rami sottili. Fusti cilindrici, verdi o rossastri, ad internodi disposti a zig-zag, lunghi da
0,5 a 9 m, con aculei robusti, lisci o costolosi e
striati, soprattutto nelle piante di grandi dimensioni. Foglie di 4-7x1-8 cm, cuoriformi o, nei
getti nuovi, lanceolate, coriacee, a margine intero o, talora, spinulose, con nervatura centrale
ben marcata nella pagina inferiore. Infiorescenze terminali alla base di foglie sempre pi piccole verso lalto, con numerosi fiori biancogiallognoli, provvisti di sei pezzi ovato-lanceolati; i maschili con soli stami in numero di sei, i
femminili con stimma sessile. Grappoli fruttiferi ricchi di bacche rosse a maturit, rotonde, di
5-9 mm, con un solo seme.
TIPO BIOLOGICO

Fanerofita lianosa, strisciante o rampicante, sempreverde.


FENOLOGIA

La smilace presenta la fioritura subito


dopo le prime piogge autunnali e dura fino a
novembre inoltrato. La maturazione dei frutti avviene nellautunno successivo ed contemporanea alla nuova fioritura.
AREALE

Smilax aspera una specie paleosubtropicale diffusa nellEuropa meridionale e soprattutto in Nordafrica. NellItalia continentale manca solamente in Piemonte ed in
Trentino. In Sardegna comunissima lungo
la fascia costiera, ma anche nelle zone interne e montane, sebbene sia meno frequente.
ECOLOGIA

La smilace considerata un elemento di


origine tropicale, che ha conservato esigenze
ecologiche tipiche di queste aree. Specie
eliofila, indifferente al substrato vive dal
livello del mare sin oltre i 1000 m di altitudine e predilige le zone di macchia, dove si
adagia sopra i cespi di lentisco o di altri
arbusti sempreverdi, contribuendo a renderla impenetrabile, i boschi termofili di leccio,
sollevandosi sino alle cime degli alberi pi
alti, i muri a secco e le siepi.
305

306

Smilax aspera

Smilax aspera:
ramo con frutti e ramo con fiori
maschili x0, 5; gruppetto di fiori
femminili xl,5; fiore femminile isolato x2,5; ovario x5;fruttixl, semi x2;
gruppetto di fiori maschili e fiore
maschile isolato x5; antere x5.

NOTE COLTURALI

NOTE ETNOBOTANICHE

La smilace presenta una abbondante fioritura contemporanea alla presenza dei frutti
che sono disposti in grappoli rossi e caratteristici, pienamente maturi nel periodo autunnale. Trattandosi di una pianta che produce un gran numero di stoloni sotterranei, la
propagazione pu avvenire semplicemente
con il prelievo di parti di essi. Poich si tratta di una specie molto frugale che si adatta
alle condizioni ambientali pi disparate,
opportuno collocarla in luoghi dove il suo
sviluppo pu essere contenuto secondo le
necessit.

Il decotto ottenuto con le radici della smilace utilizzato come sudorifero e depurativo del sangue. La specie nostrana, contiene
gli stessi principi attivi delle salsapariglie
esotiche, ma in minore quantit. In Sardegna
le radici venivano impiegate per ottenere un
infuso contro le affezioni allapparato renale.

307

LILIACEAE

RUSCUS L.

Piante erbacee con organi di riserva quali


bulbi, bulbo-tuberi, rizomi, radici carnose,
oppure piante succulente, rampicanti, arbustive. Foglie lineari, lanceolate con nervature parallele, ellissoidali con nervature a rete
o ridotte a squame insignificanti. Fiori bisessuali riuniti in infiorescenze a spiga, racemo,
ombrella. Perigonio formato da sei elementi
disposti su due verticelli. Stami tre o sei.
Ovario supero con tre carpelli. Frutto: capsula o bacca.
La famiglia delle Li!iaceae comprende
circa 250 generi distribuiti in tutto il mondo.
una famiglia fra le pi importanti per
floricoltura, orticoltura e farmaceutica.

Piante suffruticose, perenni o arbusti


sempreverdi con grosso rizoma strisciante.
Fusti striati. Rami trasformati in strutture
laminari, ovali, acute, pungenti, dette cladodi. Foglie squamiformi inserite nel centro
del cladodo. Fiori disposti allascella delle
foglie, piccoli, bianchi, verdastri o violacei.
Frutto: bacca rossa.
Il genere Ruscus comprende 6 specie diffuse nella regione mediterranea.
Sono coltivate, specialmente il pungitopo
(Ruscus aculeatus), come piante da siepe e
da giardino. Contengono principi usati come
diuretici.

CHIAVE DEI GENERI

Ruscus aculeatus L.

1 Piante con cladodi fogliacei


Ruscus
1 Piante con cladodi aghiformi
Asparagus

Areale di Smilax aspera (Da Meusel, semplificato).

308

NOMI ITALIANI:

Pungitopo, Bruscono.

NOMI SARDI:

Brusciu - Orune
Frusciu - Tempio
Gruspis - Sarule
Gruspinu - Dorgali
Mela de vrschiu - Nuoro
Mela e vrusiu - Oliena
Mela e vrsciu - Orani
Mela e vrscu - Lula
Meledda rpina - Lod
Piscialttu - Cagliari, Orune, Seulo, Tempio
Pugnirzzu - Aggius
Spina sorrighna - Sassari
Riu - Ittiri

Truvsciu - Montresta
Vrschiu - Siniscola Vrsciu Orani
Vruscu - Atzara, Busachi, Sedilo
Buscadinu, Frschiu, Rschiu, Ruscu,
Sorighna, Spinatpis.
Pianta suffruticosa, sempreverde, spinescente, formante cespi pi o meno ricchi di
rami. Fusti di 40-80 cm, talora alti sino a 1,2
m, di colore verde scuro, i principali diritti,
rigidi, striati, quelli secondari trasformati in
lamine appiattite simulanti le foglie (cladodi), a contorno ovale-lanceolato. Foglie
ridotte a squame avvolgenti la parte basale
sotterranea del fusto, biancastre o rossastre

Ruscus aculeatus

309

310

nella parte superiore, del tutto assenti in alto.


Fiori inseriti al centro della pagina inferiore
dei cladodi, di sei pezzi bruno-verdastri o
violacei. I maschiU con sei stami, quelli
femminili sessili o brevemente picciuolati,
con ovario a stimma sessile. Bacca di 8-12
mm, di colore rosso-corallo, lucida, con generalmente uno o due semi, bianchi, coriacei,
sferici o appiattiti su un lato, di 7-9 mm.
TIPO BIOLOGICO

Geofita, camefita o nanofanerofita rizomatosa, suffruticosa, cespitosa a portamento


eretto.
FENOLOGIA

Il pungitopo presenta la fioritura nel periodo invernale nelle zone pi calde, mentre
nelle zone interne e montane landamento
antesico si sviluppa in inverno e primavera.
I frutti maturano nellinverno successivo e
sono spesso contemporanei ai nuovi fiori.

te per via vegetativa, prelevando dai grossi


cespi parti del rizoma da cui si sviluppano i
numerosi rami aerei. Pu costituire isolato o
ai bordi dei muri, macchie sempreverdi.
NOTE ETNOBOTANICHE

Il rizoma del pungitopo di sapore dolciastro e veniva usato in erboristeria come


aperitivo, per i principi amari che contiene, e
diuretico, per la presenza di sali di potassio.
I semi sono stati utilizzati come surrogato
del caff. La polpa delle bacche di
colore bianco dolciastra. Peraltro i fusti
giovani sono commestibili ed hanno un sapore simile a quello dellasparago. In Sardegna i fusti, per le sue spine che induriscono nel secco, raccolti in mazzi venivano
posti a protezione delle mensole dove stagionava il formaggio, per proteggerlo dai
topi. A ci da riferire anche il nome italiano. I fusti cilindrici, ridotti in filacci sottili
servivano per legare recipienti di sughero.

AREALE

La distribuzione originaria di Ruscus


aculeatus comprende il bacino occidentale
del Mediterraneo e buona parte dellEuropa
centrale, sino alla pianura ungherese ed
allInghilterra meridionale, verso Nord. Per
la sua utilizzazione anche come pianta da
giardino si trova in modo sporadico al di
fuori di queste aree, naturalizzato.
ECOLOGIA

Il pungitopo una pianta moderatamente


eliofila, indifferente al substrato che vive dal
livello del mare sino ad oltre 1000 m di altitudine. Predilige gli ambienti caldi e soleggiati, dove acquista la maggiore vitalit, ma
si trova anche nelle zone interne e soprattutto nelle leccete termofile.

ASPARAGUS L.
Piccoli arbusti legnosi alla base, rami rigidi, numerosi, intricati. Foglie ridotte a
squame, alla base delle quali si originano rametti aghiformi, pungenti o spinosi, spesso
riuniti a gruppetti. Fiori piccoli, verdastri o
bianchi. Frutto: bacca.
Il genere Asparagus comprende circa 300
specie presenti in ambienti aridi, rocciosi o
sabbiosi, ruderali o anche boschivi.
Molte specie sono coltivate come piante
ornamentali o per la produzione del giovane
germoglio, turione, molto ricercato per il sapore e per la presenza di varie proteine.
CHIAVE DELLE SPECIE

NOTE COLTURALI

Il pungitopo si riproduce molto facilmenRuscus aculeatus:


pianta intera, rametto e rizoma x0,5; cladodo con frutto,
sezione difrutto e seme xO,5; cladodi con fiori xl;fiore
maschile xl, 5, stami x.5;fiore femminile xl,5; stilo e
stimma x5.

1 Fiori e fusti bianchi, cladodi molli


A. albus
1 Fiori e fusti verdastri, cladodi rigidi 2
2 Cladodi di 5-10 mm in fascetti di 10-30
A. acutifolius
2 Cladodi di 1,5-5 cm solitari o in verticillidi 2-3
A. stipularis
311

Asparagus albus L.
NOMI ITALIANI:

Asparago bianco.
NOMI SARDI:

Isprau bianca - Dorgali, Siniscola,


Torp
Sega calzetta - Berchidda
Sorichina - Orani
Sprau biancu.
Pianta rizomatosa con radici ingrossate
tuberiformi e con numerosi rami eretti o
scandenti, lunghi 30-150 cm, con rami

secondari a zig-zag, arcuato-patenti o riflessi, afilli


e provvisti di robuste spine di 1-2 cm,
diritte o leggermente arcuate, rivolte verso il
basso. Foglie verdi, di 6-12 mm, membranacee, con margine scarioso, presenti solamente nei giovani turioni, strettamente aderenti
al fusto. Parti verdi della pianta rappresentate da cladodi di 15-30 mm, lineari, mollemente arcuati, inseriti in corti brachiblasti
raggruppati in fascetti di 6-10 a simulare
verticilli di 10-60 foglioline. Fiori biancocandidi di 5-6 mm disposti in gruppetti di 515, con peduncoli di 4-6 mm, articolati ad 1
mm circa dallinserzione; tepali uniti alla
Asparagus a/bus

Asparagus albus:
turione, ramo secondario, ri- zoma
con giovani turioni x0,5, - fiori x2;
ramo con frutti x2; seme x3; rametto con cladodi xl; cladodi x2.

312

313

base; ovario subsessile. Frutto: bacca sferica


di 5-8 mm di diametro, di colore rosso-corallo, liscia con uno o due semi di 3-4 mm,
nero-lucenti, oscuramente crestato-reticolati.

Asparagus acutifolius L.

TIPO BIOLOGICO

NOMI SARDI:

Geofita rizomatosa con radici tuberose


parallele al terreno, e fusti presto legnosi, ma
che vengono rinnovati ogni anno.

Arbaru - Seulo
Brodu - Meanasardo
Ispgaru - Sarule
Ispragu - Orani, Orune
Isprau nieddu - Dorgali, Lod, Lula,
Siniscola, Torp
Ipramu - Sassari
Ziru de sparau - Tempio
Spragu, Sprau, Sparu.

FENOLOGIA

Lasparago bianco inizia a emettere i giovani turioni gi nel mese di gennaio e sino a
marzo-aprile. La ricca fioritura estiva,
mentre la maturazione delle bacche avviene
a novembre-dicembre; queste permangono
nella pianta sino a dicembre-gennaio successivi.
AREALE

Lasparago bianco una specie tipicamente steno-mediterranea con areale limitato alle zone costiere della Sardegna, Sicilia,
Corsica, Calabria, Africa del Nord e Libia.
ECOLOGIA

Specie eliofila e termofila degli ambienti


aridi litoranei, predilige le zone rocciose
delle garighe e delle macchie degradate,
dove costituisce un elemento caratteristico.
La si pu ritrovare anche nellinterno della
Sardegna, ma si tratta di zone particolarmente calde e aride.
NOTE ETNOBOTANICHE

Lepiteto specifico (albus, bianco) ben


appropriato in quanto sia i fusti che i fiori
sono di colore bianco e pertanto la pianta,
nei diversi periodi dellanno, costituisce cespi di questo inconfondibile colore. I giovani turioni sono eduli, ma amarissimi, carattere che in parte perdono con la bollitura. Possono essere consumati in insalata cotta assieme al pi pregiato asparago nero.

314

NOMI ITALIANI:

Asparago selvatico.

Pianta rizomatosa con radici verticali, tuberose e con numerosi rami che si dipartono
dalla base, lassamente sinuosi o scandenti,
lunghi 30-180 cm; rami secondari patenti o
leggermente riflessi, afilli, provvisti di striature e con papille rigide lunghe intorno a 0,1
mm. Rami giovani (turioni) lisci, verdi,
scuro-violacei, afilli o con foglie linearilanceolate, di colore verde-scuro, di 7-15
mm a margine eroso-scarioso, presto caduche. Parti verdi della pianta adulta rappresentate da cladodi lunghi 5-8 mm, lineari,
diritti e patenti, striati, privi di papille e con
apice appuntito in un mucrone di 0,1-0,2
mm, inseriti su brachiblasti in fascetti di 615. Fiori bianco-candidi di 6-8 mm disposti
in gruppetti di 1-4, con peduncoli di 3-6 mm;
tepali uniti alla base; antere minute. Frutto:
bacca sferica di 6-10 mm di diametro, di
colore nero, liscia con uno o due semi.
TIPO BIOLOGICO

Geofita rizomatosa con radici tuberose,


cespitosa e fusti presto legnosi, ma che vengono rinnovati ogni anno.

Asparagus acutifolius:
turione, ramo secondario e ramo con frutti xO,5; semi
xl; frutto x2,5; particolare diramo secondario xS; peli
ghiandolari rigidi x25; rametto secondario con cladodi
xl,5: cladodo isolato xl,5; particolare dellapice x5;
bacca xl; turione con foglie xl,5; rizoma con giovani
turioni, parte basale dei turioni giovani xO,5.

315

Asparagus acutifolius

FENOLOGIA

zone costiere ad eccezione dellEgitto e di


gran parte della Libia.

I giovani turioni dellasparago selvatico


spuntano, nelle zone pi calde, a gennaio,
anche in relazione allandamento climatico
stagionale. Nelle zone pi interne il periodo di
sviluppo vegetativo aprile-maggio. Lemissione di nuovi getti avviene per alcune settimane sino a formare un cespo costituito da 520 fusti. La fioritura si manifesta a settembre
ottobre e dopo breve tempo compaiono le bacche, che maturano a ottobrenovembre.

Specie eliofila vive lungo le siepi, i muri


a secco, tra gli anfratti rocciosi, nelle garighe
e nelle macchie degradate. Cresce dal livello
del mare sin oltre i 1.200 di altitudine.
Allinterno dei boschi si pu egualmente ritrovare, ma perde vitalit e stenta a fiorire e
fruttificare.

AREALE

NOTE COLTURALI

Asparagus acutifolius una specie diffusa nel bacino mediterraneo, soprattutto nelle

Lasparago selvatico si propaga per seme


o, pi semplicemente, per rizomi. La cresci-

316

ECOLOGIA

ta abbastanza rapida e quando si ha un sufficiente sviluppo dellapparato sotterraneo si


possono avere almeno due raccolte allanno.
NOTE ETNOBOTANICHE

I giovani turioni sono molto ricercati e, in


Sardegna, danno vita ad un piccolo mercato,
soprattutto ad opera di ragazzi o anziani.
Lasparago selvatico si presta ad essere consumato, dopo bollitura, condito con olio e
sale, assieme ad altre verdure selvatiche o in
frittata con uova. Sono note le sue propriet
diuretiche.

Asparagus stipularis Forsskal

condari patenti o eretti, afilli, con striature


pi o meno marcate. Rami giovani (turioni)
lisci, scuro-violacei, bluastri, glauchi, con
foglie squamiformi di 6-12 mm, poco consistenti, membranacee, caduche o poco persistenti; cladodi solitari o in gruppi di 2-3
allapice dei rami, lunghi 15-25 mm, diritti,
patenti, striati, rigidi, a base circolare e a
sezione grosso modo quadrangolare, con
apice a punta bruno-giallastra di 1-1,5 mm.
Fiori verdastri con lacinie del perigonio di
1,5-3 mm, disposti in coppia, o pi numerosi, ai lati alla base di cladodi, con peduncoli di 2-2,5 mm, articolati a met; antere
minute ovario con stimma trifido. Frutto:
bacca sferica di 6-8 mm di diametro, di colore bluastro, glaucescente e quindi nerastra,
liscia con uno o due semi.

NOMI ITALIANI

Asparago spinoso.
TIPO BIOLOGICO

Pianta rizomatosa con radici fusiformi e


con numerosi rami sinuosi, scandenti, molto
intricati lunghi sino a 80-100 cm; rami se-

Geofita cespugliosa, rizomatosa, tuberosa, con fusti legnosi che possono perdurare
pi anni.

Asparagus stipukiris

317

318

Vegetazione terinofila lungo le coste.

FENOLOGIA

ECOLOGIA

Lemissione dei nuovi getti avviene nel


periodo invernale e la fioritura a marzo-aprile, mentre i frutti maturano ad aprile-maggio.

Specie eliofila e termoxerofila vive negli


ambienti rocciosi soleggiati, nelle garighe e
nelle macchie degradate e non si discosta
dalla fascia litoranea.

AREALE

NOTA

Asparagus stipularis diffuso nelle zone


litoranee del bacino meridionale del Mediterraneo, dal Marocco allEgitto, alla Palestina ed alla Siria. Si ritrova ancora a Cipro
e a Malta, mentre in Italia limitato alla Sicilia ed alla Sardegna.

Molto affine ad Asparagus stipularis


Forsskal A. aphyllus, che vive negli stessi
ambienti e che si distingue per la presenza di
cladodi striati scabro-papillosi, raramente
solitari o, in generale, disposti in verticilli di
2-7.

Asparagus stipularis
turione con rami secondari xO,5; rami secondari con
frutti x0, 5; fiori x2,5, bacca xl; foglie di giovani turioni
xl, 5; cladodo e sua sezione x2; apice di cladodo.

319

GRAMINAEAE
Piante erbacee annuali o perenni. Fusti
eretti, cilindrici, generalmente cavi, erbacei o
legnosi, articolati in nodi e internodi. Foglie
lineari con lamina eretta o eretto-patente,
guaina basale avvolgente il fusto in corrispondenza dei nodi e appendice membranosa, ligula, posta tra la lamina e la guaina. I
fiori, bisessuali o unisessuali con perianzio
rudimentale, generalmente tre stami, ovario
supero con stimma piumoso, sono protetti da
due squame, glumette, e sono disposti in
numero variabile su un asse, rachilla, a formare una infiorescenza a spiga racchiusa da
due squame sterili, glume, talvolta munite di
una lunga appendice o resta. Le spighette
sono spesso inserite sullasse principale,
rachide, a costituire una infiorescenza a spiga
composta o a pannocchia. Frutto: achenio
indeiscente, cariosside, o talvolta bacca.
La famiglia delle Gram inaeae comprende circa 650 generi e circa 9000 specie diffuse in tutto il mondo in qualsiasi ambiente.
Hanno un grande interesse economico
come piante alimentari, foraggere, oleifere,
per lavori artigianali, come ad esempio il
bamb, per lindustria della carta, per stabilizzare terreni franosi o sabbiosi e bordi di
strade. Sono ampiamente utilizzate come
piante ornamentali o per coprire superfici a
prato.
CHIAVE DEI GENERI

1 Fusti robusti di 1-3 cm, foglie larghe,


gluma inferiore con peli sul dorso
Arundo
1 Fusti pi sottili di 0,5-1 cm, foglie strette, gluma inferiore con peli alla base
Phragmites
ARUNDO L.
Fusti sotterranei rizomatosi dai quali nascono numerosi culmi robusti, legnosi, talvolta ramosi, alti sino a 3-5 m. Foglie larghe,
piatte, verde glauco, con margine liscio o
ruvido. Infiorescenza a pannocchia termina320

le, ampia, lunga circa 60-70 cm, formata da


numerose spighette. Glume glabre e glumette con peli setosi, spesso argentei.
Comprende circa 12 specie diffuse nelle
aree umide tropicali e sub-tropicali dove formano dense fasce lungo i corsi dacqua o
sulle sponde dei bacini dacqua dolce.
Le specie di questo genere sono impiegate
con ottimo risultato come piante ornamentali
per giardini umidi o come sfondo per vasche
o sorgenti. Sono anche utilizzate per graticci,
canne da pesca, bastoni da passeggio, imboccature di strumenti a fiato come il clarinetto o
per costruire i pifferi e le launeddas.
Arundo donax L.
NOMI ITALIANI:

Canna.
NOMI SARDI:

Canna.
Pianta cespitosa provvista di robusti rizomi, avvolti da guaine membranacee.
Culmi di 1-3 cm di diametro, cavi, eretti o
lassamente incurvati, alti sino a 3-4 metri.
Foglie guainanti strettamente aderenti al
culmo, coprenti i nodi; lamina lunga sino a
50 cm, larga 2-6 cm, lanceolata, con nervatura centrale ben evidente e margine leggermente scabro; base della lamina biauriculata, priva di ligula e con lunghi peli sericei.
Infiorescenza in pannocchia composta, chiara, a maturit, ovato-oblunga di 30-50 cm,
lassa, biancastra per la presenza di unabbondante peluria.
Spighette di 10-18 mm, generalmente
con 3 fiori; glume lanceolato-acute, pressoch eguali; glumette di 8-14 mm, con
numerosissimi peli lanosi, sericei, bifide con
una corta resta centrale. Stami con filamenti
di circa I mm e antere di 2,5-3,5 mm; stimma bifido. Cariosside oblanceolata.
Arundo donax:
infiorescenze xO,2; culmo con foglia xO,5; spighette,
gluma e glu mette x2; antere x3; ovario con stimini x3;
culmo in sezione longitudinale xO,5; rizoma xO,5.

321

Arundo donax

TIPO BIOLOGICO

Pianta rizomatosa, con culmi semplici,


ma anche ramificati, che riescono a vivere
massimo due o tre anni, tendente a costituire
cespi ed ampie colonie. Geofita o elofita.

asiatica, la canna divenuta subcosmopolita,


grazie alla sua coltivazione sin dallantichit;
per questo motivo non possibile determinare con certezza il suo areale originario.
ECOLOGIA

FENOLOGIA

La ripresa vegetativa della canna avviene


nel periodo primaverile; la fioritura inizia a
luglio-agosto e la maturazione delle cariossidi avviene nellautunno. La parte aerea
secca del tutto nel tardo autunno.
AREALE

Specie considerata di origine centro322

Arundo donax predilige gli ambienti decisamente umidi e freschi; si afferma lungo i
margini dei corsi dacqua, degli stagni costieri in funzione degli apporti di acque dolci
ed eutrofiche, dove costituisce formazioni di
notevole interesse anche per la avifauna che
vi nidifica e vi trova riparo. Nellisola frequente dal livello del mare sino ai 1000 m di
altezza.

NOTE COLTURALI

La canna si pu diffondere facilmente


perrizomi che formano cespi resistenti anche
in condizioni di relativa aridit.
NOTE ETNOBOTANICHE

La storia della canna si accompagna per


molti versi alla storia della civilt. E coltivata presso tutti i popoli del bacino mediterraneo per i pi svariati impieghi. I culmi,
resistenti, leggeri e durevoli, sono stati utilizzati per costruire ripari, capanne, approntare cannicciate per i tetti, mensole, sostegni
per le colture negli orti. La lavorazione dei
culmi, ridotti in strisce pi o meno sottili, ha
costituito una fonte, pregiata e a buon mercato, di materia prima per la produzione artigianale di cesti di diverse dimensioni e foggia, non del tutto in disuso nonostante la
forte concorrenza di materiali sintetici. La
sua coltivazione in filari o barriere ha spesso
lo scopo di delimitare i confini delle propriet, altre volte quello di proteggere le colture
sensibili ai venti freddi o salsi. Da tempi
immemorabili, poi, i culmi della canna sono
stati usati come strumento musicale, basti
qui ricordare le caratteristiche launeddas
della Sardegna. La membrana posta al di
sopra del nodo all(interno del culmo, possiede efficaci propriet cicatrizzanti, essendo in grado di bloccare immediatamente la
fuoruscita delsangue in piccole ferite. Il
nome sardo lo stesso di quello latino ed italiano ed sostanzialmente identico in tutto il
bacino mediterraneo.

PHRAGMITES Adanson
Piante rizomatose con culmi eretti, lignificati, talvolta ramificati, alti sino a 5 m. Foglie strette, erette o eretto-patenti. Fiori
bisessuali o unisessuali disposti in pannocchie dense, compatte. Frutto e seme strettamente aderenti: cariosside. Il genere Phragmites comprende due specie diffuse ovunque
nelle zone umide a debole salinit, dove formano estesi canneti e contribuiscono alla
bonifica delle zone paludose trattenendo il

limo nellintrico formato dalle radici e dai


rizomi. I culmi sono utilizzati per fabbricare
graticciate, stuoie e le infiorescenze per rudimentali spazzole.
Phragmites ausfralis (Cav.) Trin. ex Steudel
Sin.: Phragmites communis Trin., Arundo
phragmites L.
NOMI ITALIANI:

Cannuccia, Cannuccia di palude.


NOMI SARDI:

Canna aresta - Tempio Cannisone.


Pianta provvista di lunghi rizomi sotterranei o anche epigei, legnosi, avvolti da guaine membranacee, radicanti ai nodi. Culmi di
5-10 mm di diametro, cavi, eretti, alti sino a
3-4 metri, fogliosi sin quasi alla base dellinfiorescenza. Foglie con guaine strettamente
aderenti al culmo, sovrapponentisi luna con
laltra, ligula ridottissima e sostituita da peli
brevi, sericei e con lamina lunga sino a 50
cm, larga 1-3 cm, lanceolate, terminanti spesso in una lunga punta sottile, con nervatura
centrale ben evidente e margine strettamente
cartilagineo, con brevissimi aculei rivolti
verso lalto. Infiorescenza in pannocchia,
prima contratta, nerastra, violacea o porporina, poi, a maturit, lunga sino a 30-40 cm,
lassa, bruno-biancastra per la presenza di
unabbondante peluria. Spighette di 10-16
mm con 2-7 fiori; glume glabre, diseguali,
linferiore di 3-4 mm, la superiore pi lunga
di 2-3 mm. Rachilla delle spighette con
numerosissimi peli lanosi, sericei; glumetta
glabra di 9-12 mm, strettamente lanceolatoacuminata. Antere di 1-1,2 mm; stimma bifido di 1 mm circa.
TIPO BIOLOGICO

Pianta rizomatosa che rinnova la parte aerea ogni anno, tendente a costituire ampie
colonie. Geofita o elofita.
FENOLOGIA

Riprende la fase vegetativa nel periodo


primaverile, anche in rapporto alle condizio323

324

ni climatiche, ed emette linfiorescenza a


giugno-luglio; la fioritura si protrae durante
tutta lestate. La parte aerea secca del tutto
nel tardo autunno.
Specie subcosmopolita diffusa soprattutto nelle zone litoranee.
ECOLOGIA

Phyragmites aust ra/is vive nelle zone


umide (margini dei corsi dacqua, fontanili,
stagni, argini di canalizzazioni a terra), caratterizzando spesso la vegetazione peristagnale quando vi sono apporti significativi di
acqua dolce. Sebbene prediliga decisamente
gli ambienti litoranei, in Sardegna la si ritrova sino ai 1000 m di altezza. Nelle zone
umide litoranee il fragmiteto rappresenta un
luogo essenziale per la nidificazione di

molte specie avicole.


NOTE COLTURALI

La cannuccia di palude si riproduce per


seme o, in modo pi semplice, tramite rizomi ed in grado in breve tempo di formare
ampi cespi. Pur essendo una pianta caratteristica di ambienti umidi, resistente e riesce
a sopravvivere anche in condizioni di deficienza idrica, come nelle dune sabbiose.
NOTE ETNOBOTANICHE

La cannuccia viene impiantata in filari,


per separare le propriet o come frangivento
nelle zone costiere, a protezione delle colture, dai venti salsi dominanti. I culmi sono
spesso utilizzati per allestire cannicciate, tettoie e per intessere cestini e canestri.

Vegetazione peristagnale a Pliragmites australis.

Phragmites australis:
infiorescenze xO,5; spighette x2; glume inferiore euper/ore x5; glumette x3 e x4; antere e ovario x5.

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Finito di stampare nel mese di gennaio 1992


presso le Arti Grafiche Editoriali
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