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OLEANDRO

L'oleandro (Nerium oleander L., 1753) un arbusto sempreverde appartenente alla famiglia delle Apocynaceae. forse originario dell'Asia ma naturalizzato e spontaneo nelle regioni mediterranee e diffusamente coltivato a scopo ornamentale. NOME BOTANICO: Nerium oleander L. SINONIMI: Nerium lauriforme (arcaico ed assolutamente non in uso). NOME COMUNE: Oleandro, Mazza di San Giuseppe (italiano), Oleander (inglese), Oleander o Rosen- Lorbeer (tedesco). FAMIGLIA BOTANICA: Apocynaceae. AREA DI ORIGINE: mediterraneo occidentale e Portogallo; lunico rappresentante europeo della sua famiglia botanica, i cui altri membri sono per lo pi specie tropicali. HABITAT NATURALE: loleandro cresce spontaneo lungo i corsi dacqua (anche quelli periodicamente in secca), in suoli sabbiosi freschi ma anche in quelli argillosi, soprattutto nella fascia litoranea del suo areale; il nome stesso del genere (Nerium), che deriva dal greco "Nerus", nome di una divinit del mare, ci rimanda a questa tipologia di distribuzione. Xerofita con specifiche modifiche alle strutture stomatiche fogliari, predilige le regioni a clima caldo ed asciutto ma si adatta molto bene anche a climi caldo-umidi. HABITUS VEGETATIVO NATURALE: specie arbustiva sempreverde a rapido accrescimento, inizialmente di forma pi o meno eretta e poi globulare e facilmente spoglia alla base da adulta.

Caratteri botanici
L'oleandro ha un portamento arbustivo, con fusti generalmente poco ramificati che partono dalla ceppaia, dapprima eretti, poi arcuati verso l'esterno. I rami giovani sono verdi e glabri. I fusti e i rami vecchi hanno una corteccia di colore grigiastro. Le foglie sono glabre e coriacee, disposte a verticilli di 2-3, brevemente picciolate, con margine intero e nervatura centrale robusta e prominente. La lamina lanceolata, acuta all'apice, larga 1-2 cm e lunga 10-14 cm.

I fiori sono grandi e vistosi, a simmetria raggiata, disposti in cime terminali. Il calice diviso in cinque lobi lanceolati, di colore roseo o bianco nelle forme spontanee. La corolla tubulosa e poi suddivisa in 5 lobi, di colore variabile dal bianco al rosa al rosso carminio. Le variet coltivate sono a fiore doppio. L'androceo formato da 5 stami, con filamenti saldati al tubo corollino. L'ovario supero, formato da due carpelli pluriovulari. La fioritura abbondante e scalare, ha inizio nei mesi di aprile o maggio e si protrae per tutta l'estate fino all'autunno. Il frutto un follicolo fusiforme, stretto e allungato, lungo 10-15 cm. A maturit si apre longitudinalmente lasciando fuoriuscire i semi. Il seme ha dimensione variabile dai 3 ai 5 mm di lunghezza e circa 1 mm di diametro ed sormontato da una peluria disposta ad ombrello (pappo) che permette al seme di essere trasportato dal vento anche per lunghe distanze.

Esigenze e adattamento
L'oleandro una specie termofila ed eliofila, abbastanza rustica. Trae vantaggio dall'umidit del terreno rispondendo con uno spiccato rigoglio vegetativo, tuttavia ha caratteri xerofitici dovuti alla modificazione degli stomi fogliari che gli permettono di resistere a lunghi periodi di siccit. Teme il freddo, pertanto in ambienti freddi fuori dalla sua zona fitoclimatica deve essere posto in luoghi riparati e soleggiati. Viene coltivato in tutta Italia a scopo ornamentale e spesso usato lungo le strade perch non richiede particolari cure colturali. Nonostante il portamento cespuglioso per natura, pu essere allevato ad albero per realizzare viali alberati suggestivi per la fioritura abbondante, lunga e variegata nei colori. In questo caso richiede frequenti interventi di spollonatura per rimuovere i polloni basali emessi dalla ceppaia.

Ecologia
L'oleandro ha un areale piuttosto vasto che si estende nella fascia temperata calda dal Giappone al bacino del Mediterraneo. I n Italia vegeta spontaneamente nella zona fitoclimatica del Lauretum presso i litorali, inoltrandosi all'interno fino ai 1000 metri d'altitudine lungo i corsi d'acqua. In effetti si tratta di un elemento comune e inconfondibile della vegetazione riparia degli ambienti mediterranei, quasi sempre associato ad altre specie riparie quali l'ontano, il tamerice, l'agno casto. S'insedia sia sui suoli sabbiosi alla foce dei fiumi o lungo la loro riva, sia sui greti sassosi, formando spesso una fitta vegetazione. L'associazione vegetale riparia con una marcata presenza dell'oleandro una particolare cenosi vegetale che prende il nome di Macchia ad oleandro e agno casto, di estensione limitata. Si tratta di una naturale prosecuzione dell'Oleo-ceratonion, dal momento che le due cenosi gradano l'una verso l'altra con associazioni intermedie che vedono contemporaneamente la presenza dell'oleandro e di elementi tipici della macchia termoxerofila (lentisco, carrubo, mirto, ecc.). Un caso singolare, forse unico in natura, si rinviene nella Gola di Su Gorropu fra il Supramonte di Orgosolo e quello di Urzulei in Sardegna: in questo caso la macchia ad oleandro e agno casto si inoltra fino ai 1000 metri confinando con la lecceta primaria.

Farmacologia
L'oleandro fa parte delle piante che contengono cardenolidi.

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Tutta la pianta tossica per qualsiasi specie animale. Se ingerita porta a tachicardia con aumento della frequenza respiratoria. Responsabile di questa estrema tossicit l'oleandrina, un glicoside cardiotossico. Le specie animali pi colpite sono gli equini, i bovini e i piccoli carnivori. Nel cavallo abbiamo anche la comparsa di gravi e profonde lesioni a livello della mucosa orale. La morte sopraggiunge per collasso cardio-respiratorio solo nel caso in cui se ne ingeriscano grandi quantit.

Condizioni pedo-climatiche
Terreno: loleandro si adatta tanto a terreni aridi quanto a quelli umidi (ma non ristagnanti); predilige un pH neutro o subacido (valori di pH da 6.0.a 7.5); si avvantaggia di una buona fertilit del terreno ma si adatta anche a condizioni di terreno molto povero. Temperatura minima: loleandro viene danneggiato gi da temperature prossime allo zero termico, e non sopravvive se queste scendono fra -5C e 10C (secondo le condizioni di umidit atmosferica): a condizione che le radici non siano state uccise dal gelo, anche se pi o meno seriamente danneggiata dai freddi invernali, la pianta riesce spesso a rivegetare vigorosamente alla ripresa primaverile, emettendo nuovi germogli radicali e/o basali e "recuperando" cos il danno subito. Esposizione: loleandro gradisce una esposizione a pieno sole (in cui viene esaltata la sua prolificit di fioritura) ma pu tollerare condizioni di ombra moderata (condizioni in cui per la tendenza vegetazionale tende a prendere il sopravvento).

Moltiplicazione
Loleandro si moltiplica normalmente per seme o (le variet di pregio di cui diremo a breve) per talea erbacea (Maggio-Giugno) o semilegnosa (Luglio-Agosto).

Le piantine ottenute da seme riproducono abbastanza fedelmente le caratteristiche varietali, e solo una piccola percentuale di esse aberrante. I semi si raccolgono allapertura della capsula e si possono seminare immediatamente a 21C senza altro trattamento che leliminazione del pappo (per sfregamento). Le talee radicano con facilit anche in bancale senza mist; il materiale ottenuto riproduce ovviamente in toto le caratteristiche varietali e la partita (se il materiale stato scelto con oculatezza) risulta uniforme ed omogenea anche per le altre caratteristiche morfologiche (sviluppo etc). Linnesto si pratica talora nel caso di produzione di piante di variet selezionate ad alberello (a mezzo fusto od ad alto fusto), che possono peraltro essere anche ottenute partendo da materiale propagato per talea ed opportunamente allevato. Loleandro pu anche essere riprodotto per micropropagazione (propagazione in vitro); nelle piante cos ottenute le caratteristiche varietali sono ovviamente fedelmente riprodotte, le partite commerciali sono straordinariamente uniformi e le piante sembrano avere una minor tendenza a spogliarsi alla base, crescendo di per se pi basse e compatte di quelle ottenute con le altre modalit di propagazione appena accennate.

Note colturali
Loleandro pu essere coltivato sia in pieno campo (nelle regioni pi meridionali, alla stessa latitudine di Roma od al di sotto di questa) che in vaso (con possibilit di ricoverarlo alloccorrenza sotto apprestamenti protetti, nelle regioni con rigori invernali). Quale che sia la tipologia commerciale, loleandro necessita di potature di formazione che ne favoriscano laccestimento, data la naturale tendenza delle piante di questa specie a spogliarsi alla base di cui gi detto; per lo stesso motivo, molto spesso si debbono inoltre praticare delle potature di "ritorno" per favorire lemissione di nuovi germogli in questa regione della pianta dopo linverno; alla fine di questa stagione operazioni cesorie sono altres necessarie per rimuovere parte del legno vecchio, eliminare porzioni eventualmente danneggiate dal freddo ed in generale comunque per stimolare la ripresa vegetativa e la fioritura (che ricordiamo avviene allapice dei germogli dellanno). Con altri e mirati interventi cesori, loleandro pu anche essere guidato in forma di alberetto a mezzo fusto (80/100 cm di fusto) od ad lato fusto (180/200 cm di fusto). Loleandro fiorisce gi il primo anno di vegetazione dallimpianto. Si consiglia la rimozione delle cime fiorali dopo la fioritura per incoraggiare lo sviluppo vegetativo. Loleandro si avvantaggia di una buona matrice organica nel substrato (in pieno campo od in vaso che sia). Il rapporto nutrizionale ottimale da rispettare nella concimazione sembra essere 1:2:1. Loleandro vittima di tutta una serie di avversit, animali e non, che, se n on lo uccidono (a cagione della sua elevata capacit di reazione e di recupero vegetazionale), possono per comportarne lo scadimento qualitativo. Fra le avversit ricordiamo, in particolare: la maculatura fogliare (Septoria oleandrina), lantracnosi (Phoma exigua = Ascochyta heteromorpha) e la rogna (Pseudomonas savastanoi f. nerii) che, nelle piante ricoverate sotto protezione, si prevengono con trattamenti rameici condotti da Ottobre a Febbraio con cadenza quindicinale (contro lantracnosi solamente si p ossono anche impiegare ditiocarbammati o procloraz); sotto protezione, solo una buona aerazione sembra comunque poter garantire lefficacia di questi trattamenti chimici. Nella coltura in pieno campo, i trattamenti contro le stesse avversit (con analoghi prodotti) si riducono ad uno prima dellinverno ed ad un altro poco prima della ripresa vegetativa (od in coincidenza con questa);

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Il seccume dei fiori (Fusarium martii in associazione con Alternaria tenuis ) anchesso prevenibile con trattamenti rameici ad inizio fioritura.

Fra le avversit di origine animale, ricordiamo invece: gli afidi (diverse specie) controllabili al loro comparire con tutta una serie di prodotti a base di principi chimici quali Acepahte, Imidacloprid, piretroidi; le cocciniglie ed, in particolare lAspidiotus nerii, lo Pseudococcus adonidum ed il Coccus (=Eleucanium) hesperidium , tutte controllabili nelle opportune fasi del loro ciclo con deltametrina, Clorpirifos-metyl, Methidation, Diazinone o Buprofezina; il ragno rosso (diverse specie) da tenere a freno al primo manifestarsi dei sintomi dellinfestazione con acaricidi, combinati o da soli, a largo spettro dazione (ovicidi, larvicidi ed adulticidi) quali Propargite, Abamectina o Dicofol associato a Tetradifon: un solo trattamento non quasi mai sufficiente ma spesso se ne richiede un secondo a distanza di tre settimane. Nel caso di infestazioni di una notevole violenza od in stadio avanzato consigliabile addizionare Clofentezine, Hexythiazox o Flucycloxuron ai prodotti di cui sopra.

Unaltra avversit delloleandro, la fumaggine, si sviluppa a carico dellapparato fogliare della pianta ed di natura fungina (diversi agenti) ma secondaria, in quanto conseguenza dellinfestazione da parte di afidi, sulla melata dei quali essa si sviluppa: controllando gli uni, si controlla laltra. In presenza fumaggine, si pu comunque intervenire nelle ore meno calde della giornata con prodotti rameici (a colpire gli agenti) ed abbondanti bagnanti tensioattivi (tiosolfonati, per lavare la vegetazione). Al colletto e sulle radici, conseguenza di tagli cesori o legati al trapianto, si possono talora avere ingrossamenti e cancri dovuti ad Agrobacterium tumefaciens che portano al deperimento della pianta ed al suo completo scadimento commerciale; non sono possibili trattamenti contro questa avversit, contro cui si possono solo impostare misure agronomiche preventive (disinfezione degli utensili, condizioni salubri del substrato etc.). Pianta rustica, loleandro non necessita di alcuna altra particolare cura colturale.

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