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Consulenza tecnica in agricoltura Giuseppe Distefano

Il carciofo dal campo al consumo . Miglioramento e tecnica colturale.

Consulenza tecnica in agricoltura Giuseppe Distefano

Famiglia:asteracee Compositae, sottofamiglia Tubiflorae Specie: Cynara cardunculus L. scolymus (L.) Hegi Francese: artichaut; Inglese: artichoke; Spagnolo: alcachofa; Tedesco: Artischocke.

Origine e diffusione
Il Carciofo una pianta di origine mediterranea, molto nota fin dall'antichit). L'attuale nome volgare in molte lingue del mondo deriva dal neo-latino "articactus" (in alcuni dialetti settentrionali chiamato articiocco); il nome italiano "carciofo" e lo spagnolo "alcachofa" derivano dall'arabo "harsciof". La coltura del carciofo diffusa in alcuni Paesi del Mediterraneo, in particolare soprattutto Italia, poi Francia e Spagna, Grecia, Tunisia, Algeria, Marocco, Turchia, Israele, di recente si diffusa in California, Argentina, mentre poco conosciuto in molti altri Stati, una superficie investita di circa 52.000 ettari. La distribuzione regionale vede la Puglia al primo posto, seguita dalla Sardegna al secondo, la Sicilia al terzo posto e a seguire Campania , Lazio e Toscana. Come si pu notare le coltivazioni pi importanti sono collocate al centro-sud e nelle Isole in cui la Puglia emerge per il costante aumento delle superfici investite. Viceversa nel Lazio si passati nello stesso periodo dal 26% circa al 3% della superficie totale. La motivazione principale di questo fenomeno va probabilmente ricercata nel fatto che al sud vengono utilizzate variet rifiorenti che sono di facile propagazione e hanno un ciclo vegetativo che consente di coprire un vasto periodo di produzione che si estende da novembre ad aprile. Nel centro-nord, al contrario, si utilizzano variet tardive caratterizzate da brevi periodi produttivi che presentano notevoli problemi, legati soprattutto alla produzione di materiale per la propagazione; ci ha portato progressivamente ad un minore interesse verso la coltura. Oltre un centinaio di cultivar di carciofo crescono in Italia. Queste possono essere raggruppate in due categorie: le variet autunnali (o rifiorenti) coltivate prevalentemente al sud e nelle isole, suddivisi in quelli con spine e quelli senza spine. (Spinoso Sardo,(foto 1) Spinoso di Palermo, Violetto di Provenza, Catanese,(foto 2) Brindisino, Tema 2000 (foto 3) ecc.) con una produzione che inizia in novembre e si protrae fino a tutto aprile e le variet primaverili, coltivate nelle regioni centrali dell'Italia (Romanesco,(foto 4) C3, Tondo di Paestum, di Castellammare, Violetto di Toscana, Terom (foto 5)) con produzioni che vanno da febbraio a maggio. La maggior parte della produzione commerciale destinata al consumo fresco, il resto all'industria conserviera e dei surgelati. La coltura del carciofo diffusa soprattutto nell'Italia meridionale, dove con il risveglio anticipato della carciofaia in estate possibile anticipare l'epoca delle raccolte all'inizio dell'autunno. Il carciofo una pianta erbacea perenne, con formazione di rizoma, dalle cui gemme si sviluppano i getti detti carducci. Il fusto eretto, ramificato all'epoca della fioritura, robusto, striato in senso longitudinale, fornito di foglie alterne (grandi, di colore verde pi o meno intenso o talvolta grigiastre nella pagina superiore, pi chiare e con presenza di peluria in quella inferiore; la spinosit delle foglie una caratteristica varietale).

Esigenze ambientali
Il carciofo richiede un clima mite e sufficientemente umido, per cui il suo ciclo normale autunno- primaverile nelle condizioni climatiche del bacino mediterraneo; tende alla produzione primaverile-estiva nelle zone pi fredde.. Il carciofo resiste abbastanza bene fino a temperature di 0C. Temperature inferiori possono provocare danni pi o meno gravi alle infiorescenze ed alle foglie; a temperature inferiori a -10C possono essere compromesse anche le gemme del fusto rizomatoso, anche se il processo di induzione fiorale (passaggio dalla fase vegetativa a quella riproduttiva) favorito dalle basse temperature soprattutto ore circa con temperature <7 C, ore di freddo che in buona parte possono essere recuperate conservando le parti riproduttive (ovoli e carducci) in cella frigorifera con temperatura <dei 7 C per circa 10 giorni.

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Il carciofo risente anche della temperatura molto elevata, che pu compromettere la qualit e quantit della produzione per cui la fase del riposo vegetativo capita tra la fine della primavera e l'estate. Ma non per questo la pianta ha di bisogno comunque nella prima fase di crescita e formazione prima di arrivare toperiodismo lungo incrementando cos il fototropismo cio lo stimolo fornito dalla fonte luminosa che attivando i fotorecettori inducono la produzione di ormoni vegetali o regolatori di crescita a basso peso molecolare fra cui le AUXINE localizzate nei meristemi, negli embrioni, nelle foglie e frutti giovani. La principale auxina naturale indolacetico(IAA) che stimola la crescita delle cellule per distensione (aumenta la plasticit), favorisce clorofilla), determina la formazione dei cloroplasti, determina i fototropismi, interviene nello sviluppo morfogenetico), interviene nel passaggio dallo stadio vegetativo a quello riproduttivo (effetto foto periodico), interviene nei fenomeni di interruzione della dormienza. Ha elevate esigenze idriche, in parte soddisfatte dalla piovosit dell'epoca di coltivazione; nella coltura precoce estiva necessario intervenire con abbondanti apporti di acqua. Il carciofo preferisce terreni profondi freschi, di medio impasto e di buona struttura, a reazione intorno alla neutralit, pur adattandosi a terreni di diverse caratteristiche.

Tecnica colturale
Il carciofo viene considerato una coltura da rinnovo e si avvale, al mo profonda. E' una coltura poliennale: se non intervengono fattori avversi essa pu essere anche di 7-10 anni. La preparazione del terreno viene effettuata in epoca diversa, in relazione alla modalit d'impianto della coltura, per ovuli o per carducci, all'inizio dell'estate o in autunno. Prima dell'impianto necessaria una lavorazione profonda (40-50 cm), a cui seguono lavorazioni pi superficiali con frangizolle ed erpice per preparare un perfetto letto di semina. La concimazione organica deve essere fatta in concomitanza della lavorazione profonda. L'apporto di fertilizzanti fondamentale per la produttivit della carciofaia: una coltura di carciofo pu asportare dal terreno circa 250-300 kg/ha di azoto, 350-400 kg/ha di potassa e 50- 100 kg/ha di anidride fosforica. Da ci deriva la necessit di somministrare i fertilizzanti minerali in dosi elevate. Generalmente, la concimazione fosfatica e quella potassica sono effettuate all'atto dell'impianto della carciofaia e negli anni successivi, al momento del risveglio. La concimazione azotata, in parte distribuita insieme agli altri due elementi, in parte frazionata in un paio di volte in copertura durante il periodo di massimo accrescimento della vegetazione. pplicazione poi di acido giberellico (AG3) sia per via fogliare a basso dosaggio che per via radicale attraverso la microirrigazione a dose elevata consente di dello stelo

Impianto
Di solito si esegue nel periodo autunno-primaverile per "carducci", utilizzando il materiale proveniente dalla scarducciatura di altre carciofaie. I carducci sono germogli che crescono alla base della pianta e vengono distaccati con una porzione di radice. I carducci per i nuovi impianti devono essere ben sviluppati, con una lunghezza di 20-40 cm e provvisti di 4-5 foglie, la cui parte distale viene tagliata al momento dell'impianto.

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Carduccio Nelle zone irrigue meridionali, dove si pratica il risveglio anticipato, frequente l'impianto per "ovoli" in estate. Gli ovoli sono le gemme di grossezza diversa che si formano alla base del fusto interrato, di cui alla ripresa vegetativa hanno origine carducci.

Base del fusto che hanno sviluppato gli ovoli ovo Gli ovoli si distaccano dalla pianta madre in estate durante la fase di riposo. E' consigliabile sottoporre l'ovulo al pre-germogliamento. Spesso, l'impianto estivo fatto con ovoli, provenienti da carducci messi a vivaio nell'annata precedente, quindi gi ben radicati e formati.

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i ottenere piantine da riproduzione ottenute da seme e da meristemi.

Il sesto d'impianto della carciofaia variabile, sia in relazione alla durata della carciofaia, che allo sviluppo della variet. La distanza media di cm 100 x 100 o cm 120 x 120, in modo da ottenere un numero di piante all'ettaro intorno a 7-10 mila. Oggi si tende ad allargare la distanza tra le file (170-200 cm) e a diminuirla sulla fila (60-80 cm).

Interventi colturali
Nei primi stadi della ripresa vegetativa si eseguono diverse lavorazioni al terreno o per il controllo delle infestanti o per l'interramento dei fertilizzanti in modo da permettere un rapido accrescimento delle piante. Le vecchie carciofaie emettono un certo numero di carducci in buona parte da eliminare. La scarducciatura sar pi o meno intensa a secondo della variet, della fertilit del terreno e della densit delle piante. A seconda delle condizioni colturali, vengono lasciati uno, due o tre carducci per pianta. Ci non avviene nei nuovi impianti di primo anno impiantati con ovoli o carducci. Il controllo delle infestanti di fondamentale importanza. Tra le infestanti della carciofaia c' una lunga serie di malerbe annuali, biennali e perenni. Tra queste un ruolo di rilievo spetta alle graminacee e all'acetosella (Oxalis spp.). Quest'ultima infestante ha un ciclo autunno-primaverile coincidente con quello della coltura ed ha una notevole capacit di diffusione, essendo fornita di organi di moltiplicazione sotterranea (bulbilli) che vengono diffusi dagli organi rotanti delle macchine durante le lavorazioni. Prima dell'impianto si pu intervenire con prodotti ad azione fogliare come glufosinate ammonio o gliphosate, in presenza di malerbe gi note, aggiungendo un prodotto residuale quale il trifluralin, seguito da un leggero interramento, o pendimethalin, distribuito in superficie. Successivamente gli interventi vanno effettuati in pre-emergenza delle infestanti. Irrigazione E' uno degli interventi colturali pi importanti ai fini dell'anticipo di produzione del carciofo in autunno nelle aree meridionali. In relazione all'epoca del risveglio estivo e dell'andamento climatico, i fabbisogni idrici possono essere pi o meno elevati. Frequenti irrigazioni, con un turno medio di 2 giorni nella prima 8-10 giorni nelle fasi successive, in qualche caso, alcuni interventi in autunno, qualora l'andamento climatico abbia un decorso siccitoso. La tecnica irrigua pi diffusa nei nuovi impianti la

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ione migliore della coltura e di fertirrigare nello stesso tempo.

Raccolta e produzione
La raccolta dei capolini scalare, ha inizio verso la prima decade di ottobre per la coltura precoce e termina in giugno con quella pi tardiva. In relazione al tipo di coltura ed alla variet, il numero delle raccolte pu variare da un minimo di 3-4 ad un massimo di 15-20, tendendo presente che la lunghezza del ciclo produttivo pu variare da un minimo di 20 giorni ad un massimo di 180-220 giorni. Il numero dei capolini per pianta oscilla da 4-5 a 14-15.

Nel complesso una carciofaia produce 50-100 mila capolini ad ettaro, pari ad una produzione in peso di 60- 120 quintali ad ettaro. La raccolta effettuata a mano con taglio dei capolini con stelo lungo ed alcune foglie, e a secondo delle esigenze del mercato.

La valutazione qualitativa dei capolini


Viene effettuata in base alla pezzatura, alla compattezza ed alle caratteristiche di freschezza e sanit. per il mercato fresco, molta importanza riveste la precocit di maturazione.

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Oltre al consumo fresco, il carciofo viene utilizzato dall'industria conserviera sia per la produzione di "carciofi al naturale", di "carciofini sott'olio" e di "carciofi surgelati", si utilizza la coda di produzione. E' un ortaggio dal buon valore alimentare ed adatto ad essere preparato in una infinit di modi culinari. Abbastanza ricco di ferro. Il carciofo ricco non solo di fibra, vitamine, sali minerali ed aminoacidi, ma anche di sostanze fenoliche che presentano propriet benefiche per l'organismo. Ha inoltre una forte capacit antiossidante. Le propriet medicinali del carciofo ed il sapore amaricante degli estratti ne fanno una pianta di largo consumo nell'industria liquoristica e medicinale. In genere, per uso industriale, si utilizzano le piante a fine ciclo di produzione, in fase di essiccamento naturale.

Avversit e parassiti
Il carciofo pur essendo una pianta rustica soggetta ad alcune avversit. Tra le fitopatie l'atrofia del capolino riveste un ruolo importante, ma solo per le variet tardive. La malformazione si presenta con capolini di dimensioni ridottissime o con capolini normali con brattee non completamente sviluppate e con margine superiore imbrunito. Diversi fattori concorrono al manifestarsi di questa fisiopatia: temperature superiori di 25 C nella fase di transizione dell'apice caulinare da vegetativo a riproduttivo, condizioni idriche, contenuto di sali solubili nel terreno ecc. Dei danni da gelo abbiamo gi accennato. Il carciofo una tra le specie sensibili ai diserbanti di tipo ormonico (2,4D). Il carciofo dotato di ampia espansione fogliare e di fusti e gemme molto carnose, per cui particolarmente soggetto agli attacchi di parassiti animali. Il pi temuto parassita del carciofo l'arvicola (topo campagnolo) la cui enorme diffusione limita fortemente la durata degli impianti. Tra gli insetti che danneggiano i capolini, due specie di lepidotteri sono degne di particolare attenzione: la nottua del carciofo (Gortyna xanthenes Germ.) e la depressaria (Depressaria erinaceella Stg.).

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Depressaria afide verde Altri fitofagi ricorrenti sono gli afidi (Brachycaudus cardui, Aphis fabae, Myzus persicae ecc.) e la cassida (Cassida deflorata Suffr.). Tra le malattie crittogamiche quella che interessa maggiormente il carciofo rappresentata dai marciumi del colletto (Sclerotinia spp., Rhizoctonia spp.), presenti soprattutto nei terreni mal drenati. L'oidio (Leveillula taurica) e la peronospora (Bremia lactucae) non sono molto diffuse e generalmente non creano problemi fitosanitari.

foto n1 Spinoso sardo

foto n2 (violetto catanese)

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Foto n3 Tema 2000

Foto n4 Romanesco

Foto n5 Terom

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variet Tema 2000 Romanesco c3 Violetto Spinoso terom

gen

feb

mar

Calendario della Produzione apr mag giu lug agosto sett

ott

nov

dic

COMPOSIZIONE E VALORE ENERGETICO DEL CARCIOFO (100 gr. di prodotto) Parte edibile Acqua Proteine Lipidi Glucidi disponibili Fibra alimentare Energia Sodio Potassio Ferro Calcio Fosforo Niacina Vitamina 34 % 84.0 g 2.7 g 0.2 g 2.5 g 5.5 g 22 kcal 133 mg 376 mg 1.0 mg 86 mg 67 mg 0.5 mg C 12 mg

Fonte: Istituto Nazionale della Nutrizione

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