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Guida alla flora pratica

della Sardegna
E con entusiasmo che presento questa "Guida alla Flora pratica della
Sardegna" del Prof. Manlio Chiappini. E ciò per vari motivi: il primo dei
quali è certamente la validità dell'opera e del suo Autore. Pubblicazioni
di alto valore scientifico, anche di altissimo livello, non mancano certo
in Sardegna dove c'è anzi una tradizione di ricerca scientifica nel setto-
re botanico di tutto rispetto. Nell'ultimo ventennio soprattutto non sono
mancate nemmeno le opere di divulgazione. mancava invece un'opera
che al rigore scientifico unisse la capacità divulgativa, anzi in certi casi
addirittura la volgarizzazione. E ciò perché potesse essere soprattutto
nella scuola, strumento valido di conoscenza sistematica dell'ambiente
botanico della Sardegna ed accessibile perciò ai piè giovani, a coloro che
sono non del tutto acculturati, a coloro che conoscono il nome delle pian-
te in sardo e non in italiano e tanto meno il nome scientifico. Quest'opera
colma un vuoto e si propone come guida per l'apprendimento dei "segre-
ti" della botanica propria della Sardegna. Una guida, dunque, ed anche
uno strumento didattico, un manuale che può essere utile ad insegnanti e
discenti, ma anche a chi pratica l'agricoltura, o a chi, semplicemente,
abbia a cuore l'ambiente nel quale vive. Il libro infatti ha anche grande
interesse ecologico poiché descrive alcune specie vegetali che sono
ormai rare - pur vivendo spontaneamente in Sardegna in forma endemi-
ca - e che rischiano di scomparire.
L'Autore, inoltre, ha posto particolare attenzione alle relazioni tra i
principi attivi di alcune piante e la medicina popolare sarda.
Questo particolare aspetto introduce anche il discorso sulle erbe offi-
cinali e può interessare non soltanto per l'aspetto culturale, ma anche
per quello economico. Anche questa è infatti una delle risorse della
Sardegna non adeguatamente sfruttate che può costituire un settore di
attività da sviluppare.
C'è, infatti, un ritorno alle risorse locali, un ritorno anche ai prodotti
della terra. Si riscoprono finalmente le tradizioni, le vocazioni, ma si
tiene anche conto dei risultati che la ricerca dell'uomo nei vari campi ha
fatto nei secoli. Si può essere moderni anche operando nella tradizione e
rivalutando persino mestieri antichi come quello, appunto della raccolta
delle piante officinali.
Tutto ciò non è certo in contrasto con l'agronica o con la telematica.
anzi i nuovi strumenti consentono di sfruttare meglio quei "principi atti-
vi "delle piante officinali che l'esperienza ha dimostrato superiori ai pro-
dotti di sintesi e la cui lavorazione, in loco, può accrescere il valore
aggiunto della nostra produzione complessiva.
Non è certo mio compito ricordare quale posto "i semplici" hanno
avuto nella storia dell'umanità e nella medicina sia di tradizione occi-
dentale, sia di tradizione orientale, sia araba, sia greca, sia latina, fino
al recentissimo ritorno alla fitoterapia. Qui basta ricordare che in
Sardegna crescono spontaneamente gran parte delle piante officinali che
sono entrate ed entrano, non soltanto nella farmacopea, ma anche nella
cucina, come, ad esempio, lo zafferano.
Quest'opera che abbiamo voluto e che è frutto della ricerca di uno
studioso insigne, ottimo conoscitore dela Sardegna costituisce, oltre al
suo valore intrinseco, anche un segno del mutamento culturale che si è
registrato in questi ultimi anni nei Sardi: la coscienza, cioè, che prima di
chiedere solidarietà all'esterno, dobbiamo noi stessi costruirci un futuro,
sfruttando tutte le risorse che la nostra bella Isola ci può offrire e che
generosamente ci ha sempre offerto. Anche quando non ce ne siamo
accorti. Questo significa che non possiamo piè limitarci a sapere che
possediamo una risorsa in piè. Dobbiamo operare perché questa risorsa
sia sfruttata qui in Sardegna, per la Sardegna.

Giovanni Battista Zurru


Assessore regionale dell'Agricoltura
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Questa opera è realizzata con l'intento di offrire agli interessati al
mondo vegetale la possibilità di soddisfare la propria curiosità cono-
scendo le piante ricercate, senza far ricorso a pubblicazioni scientifiche
più impegnative, assai costose e comunque difficili da interpretare per
chi non abbia sufficienti nozioni botaniche.
Le piante descritte sono state scelte in modo da includere, accanto ad
alcune rare o di grande interesse scientifico, anche specie comuni, che
vegetano allo stato spontaneo in Sardegna, aventi un qualche interesse
immediato per la loro utilizzazione etnoiatrica, industriale od ornamen-
tale.
Si è ritenuto tuttavia utile includere un limitato numero di specie non
indigene, avventizie o importate in Sardegna per motivi diversi, natura-
lizzate o perfettamente acclimatate, che concorrono a fornire la caratte-
ristica fisionomia dei nostri paesaggi vegetali.
Il lavoro, concepito per essere utile agli amanti nella Natura, ai tecni-
ci agrari, agli agricoltori, agli studenti di Scuole di ogni ordine e grado,
risulterà gradito ai docenti di Scienze Naturali che spesso non hanno
supporti validi, regionalmente, nel loro stupendo ma difficile insegna-
mento ed infine interesserà, senza dubbio, anche i Botanici.
Il valore documentario e la precisa descrizione scientifica costituiran-
no un auspicabile contributo alla diffusione di una "coscienza ecologica"
in un'epoca in cui la spaventosa degradazione dell'ambiente è purtroppo
di amara attualità.
La trattazione, dopo aver dato i lineamente generali sulla vegetazione
della Sardegna, in rapporto all'altitudine dalle coste ai monti, con
descrizione delle phi caratteristiche formazioni naturali (macchie, gari-
ghe, praterie, boschi e foreste), fornisce gli indispensabili elementi di
base sulla struttura delle piante, per un valido riconoscimenti diagnosti-
co.
Le singole specie vengono descritte con nome scientifico, famiglia di
appartenenza, nomi in vernacolo sardo, caratteri diagnostici per il rico-
noscimenti, habitat ed ecologia in Sardegna, periodo di fioritura, forme
di utilizzazione popolare ed industriale.
Capitoli a sé, ma redatti con gli stessi criteri, interessano specie
parassite, tossiche, velenose e mortali ed alcune specie rarissime, ende-
miche degne di protezione.
Un glossario di termini botanici e fitogeografici ed uno dei termini far-
macologici indicante l'azione dei principi attivi delle droghe usate in
etnoiatria, unitamente ad un indice terapeutico analitico, facilitano la
esatta interpretazione degli argomenti.
Conclude il testo un nutrito dizionario dei nomi sardi delle specie trat-
tate e conosciute, in tutta la Sardegna, con i rispettivi nomi scientifici ed
in volgare italiano.
Illustrazioni tutte originali, a colori, risultano di indubbio ausilio per
la identificazione delle specie.
Le descrizioni sono redatte in un linguaggio semplice e comprensibi-
le, rispettando tuttavia la rigorosità scientifica della nomenclatura
secondo la modernissima FLORA EUROPAEA di TUTIN et ALT, ricono-
sciuta dai maggiori Botanici d'Europa.
In qualche caso tuttavia è stato necessario adottare la nomenclatura
secondo la recentissima FLORA D'ITALIA di PIGNATTI perché più
rispondente alle caratteristiche di alcune entità tassonomiche.

L'AUTORE

RINGRAZIAMENTI

L 'Autore disidera ringraziare sentitamente Enti e persone che hanno validamente


contribuito alla realizzazione dell'opera.
Un grato ricordo va ai suoi Maestri Prof. Luigi Desole e Prof. Giuseppe Martinoli,
scomparsi, per averlo instradato nel magnifico campo delle ricerche botaniche, trasfon-
dendo in lui un grande amore per la Natura.
L'Autore è molto grado all'Assessore On. Giovanni Battista Zurru ed al Dott. Masia,
Direttore dei Servizi dell'Assessorato all'Agricoltura della Regione Autonoma della
Sardegna,
che hanno voluto e resa possibile la pubblicazione.
Vivi ringraziamenti sono dovuti agli amici Doti. Ciro A ngiolino e Prof. Bruno
Puggioni, autori di alcune magnifiche diapositive pubblicate. Con riconoscenza si ricor-
dano i tecnici Sigg. Zinzula Ignazio e Pintus Giovanni Paolo, dell'istituto di Botanica di
Cagliari, per il valido aiuto nella composizione dei nomi vernacolari, al cui elenco hanno
contribuito il caro amico Prof. Renato Riola di Fluminimaggiore, il Comandante delle
Guardie Forestali di Villacidro e tanti, tanti altri amici.
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La rappresentazione schematica ed ovviamente sintetica della distribu-
zione e delle peculiarità della vegetazione in Sardegna, impostata senza la
presunzione di voler esaurire l'argomento, ma anzi con l'intendimento di sti-
molare altre ricerche di quanti si interessano al mondo vegetale, può pecca-
re di valutazioni che possono anche essere ritenute unilaterali, ma costitui-
sce indubbiamente una base per ulteriori approfondimenti in materia.
Dato lo spirito eminentemente pratico e la necessità di contenimento di
esposizione che hanno informato il presente trattato, non verrà esaminato il
suggestivo ambiente sommerso, interessato dalla Vegetazione Marina, che
costituisce oggetto di altra trattazione, ma verrà presa in considerazione
solamente la vegetazione terrestre, dai litorali arenosi e dalle coste rocciose,
attraverso zonazioni legate ai crescenti livelli altitudinali, sino alle vette dei
nostri monti.
In un trattato dedicato alla conoscenza pratica della Flora regionale, uti-
lizzata dall'uomo, potrebbe sembrare eccessivo dare un quadro della distri-
buzione della vegetazione, ma la ragione risulterà evidente dalle seguenti
considerazioni.
Le piante spontanee, allo stato naturale non sono distribuite a caso in un
territorio e non vivono di norma isolate e indipendenti.
Eccezionalmente possono trovarsi fuori posto perché diffuse da agenti a
loro estranei o da eventi fortuiti.
Normalmente, essendo legate e condizionate da fattori ambientali, tendo-
no a vivere in comunità che si selezionano per influenze reciproche acqui-
stando caratteri di volta in volta diversi, in un continuo dinamismo costrut-
tivo o, più spesso, regressivo.
Molte cause ecoclimatiche, ma soprattutto l'azione antropica con tagli,
incendi, inconsulte distruzioni, pascolo eccessivo e colture più o meno ido-
nee, influenzano gli equilibri di assestamento vegetale, la cui espressione
più completa dovrebbe costituire lo stato di "climax", determinando nuovi
equilibri il più delle volte instabili.
La conseguenza logica di queste vicissitudini è che si verifica nella vege-
tazione un mutamento molto sensibile rispetto alla sua costituzione origina-
ria, riscontrandosi ovunque un mosaico di stadi molto gravi di degradazio-
ne.
Questi cambiamenti col tempo si ripercuotono ineluttabilmente anche
sulle singole piante in ordine di morfologia, sviluppo organico, costituzione
qualitativa e quantitativa dei principi attivi e quindi anche sulla resa e sulle
caratteristiche organolettiche di prodotti che possono interessare l'uomo.
La privilegiata posizione geografica della Sardegna nel cuore del
Mediterraneo, ma in particolare il carattere di insularità, hanno conferito
alla nostra vegetazione una peculiare potenzialità ed una selezione di carat-
teri genetici che non si può riscontrare altrove, neppure nella stessa vegeta-
zione mediterranea di terre a noi vicine.
opportuno quindi, se si vogliono conoscere realmente, sotto diversi aspet-
ti, determinate specie di una regione, avere anche nozioni informative sul-
l'ambiente e sulle condizioni di cui queste specie vegetano.
Un esame della situazione "reale" della vegetazione non si può conside-
rare inscindibile dal principio di "vegetazione potenziale" che si manifesta

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come una "tendenza" verso un processo evolutivo che potrebbe realizzarsi
senza l'opposizione di molti fattori, specialmente di quelli antropici.
I relitti di formazioni vegetali, in pochissime località pervenuti quasi inte-
gri sino ai nostri giorni, ci permettono di ricostruire un quadro della situa-
zione vegetale almeno nelle sue linee fondamentali.
In tutte le zonazioni altitudinali, dalle coste ai monti, la nostra vegetazio-
ne conserva le tracce di una continua lotta per la sopravvivenza e di accor-
gimenti per l'adattamento ad una situazione ambientale sempre più arida ed
inclemente.
Tra le piante erbacee dominano quelle spinose o le "terofite" a ciclo
annuale, che espletano cioè il loro ciclo completo, compreso lo stadio di
seme, al massimo entro il periodo di un anno e caratterizzano le diffusissi-
me praterie, accompagnate da un grande numero percentuale di "geofite",
piante che, con organi di riserva (bulbi, tuberi, rizomi) trovano sotto terra un
riparo per le loro gemme.
Le graminacee, gli asfodeli, le magnifiche piccole orchidee, le decine di
specie di A ilium, le romulee, i colchici, gli ornitogali, le scille, i ranuncoli,
i gladioli, con le loro magnifiche colonie possono anche contribuire a for-
mare paesaggi vegetali di indubbia suggestione, ma hanno un significato
tremendo ed inequivocabile con la loro abbondanza che denuncia aridità e
sterilità del suolo e quindi un impressionante stato di degradazione ambien-
tale.
Le "garighe" litorali e quelle montane, costituite da spettacolari cespugli
compatti, cavi all'interno, di forma emisferica mammellonare, plasmati dal
vento, spinescenti, a foglie ridottissime e coriacee rappresentano un altro
aspetto di territori aspri e ostili.
Gli "spettri biologici", rappresentati da tabelle che riassumono i valori
percentuali delle singole "forme biologiche", forme che indicano le modali-
tà si svernamento delle gemme di tutte le specie vegetali, ci presentano qua-
dri allarmanti con il passare degli anni, perché vanno sempre più a collima-
re con gli "spettri biologici" delle terre più aride e meno produttive della
biosfera.
Stiamo arrivando al limite della tollerabilità di stato di degradazione
ambientale per cui è assolutamente indispensabile fare il punto della situa-
zione ed adottare gli opportuni accorgimenti per non realizzare una tragica
fase dinamica irreversibile, quale si riscontra nelle classiche "zone deserti-
che" del Colorado, dell'Arizona, dell'Africa, della Penisola Iberica.
Il tormento dovuto alle vicissitudini ecoclimatiche ed antropiche che con-
traddistingue, come un marchio rovente, il complesso della nostra vegeta-
zione, la rende unica esaltandone anche pregi positivi, quali la resa e la qua-
lità dei principi attivi, le caratteristiche organolettiche (profumo, sapore,
robustezza, elasticità, durata e resistenza ad agenti nemici), tuttavia non si
può pretendere dalla Natura uno sforzo oltre ogni limite.
Il clima è ancora mite, senza eccessivi sbalzi di temperatura, con anda-
mento bistagionale caratterizzato dal freddo-umido, che interessa un breve
periodo invernale in cui si concentra la massa delle precipitazioni atmosfe-
riche, ed una stagione caldo-arida, di lunga durata e con diversi mesi senza
alcuna precipitazione giornaliera, tipica soprattutto delle zone costiere e
centro-meridionali. Nessuna altra Regione italiana presenta caratteristiche

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perfettamente collimanti soprattutto per i valori di luminosità, irraggiamen-
to, forza vitale intrinseca nell'ambiente. Qualunque specie vegetale può
essere ospitata ed acclimatata in Sardegna con esito favorevole, ma questa
poliedricità della nostra Terra purtroppo non è stata ancora perfettamente
compresa nel suo giusto valore.
La più significativa espressione vegetale in Sardegna è senza dubbio la
lecceta o Quercetum ilicis, che rispecchia fondamentalmente le formazioni
chiuse, fitte e con poche specie caratteristiche del sottobosco, reperibili
ancora, in relitti molto degradati, in tutta la regione mediterranea, dal livel-
lo del mare sino ad una altitudine di circa 1.000 m.
Per dare un'idea della estensione e della imponenza delle foreste a base
di leccio, che coprivano buona parte dei territori mediterranei, basta riferir-
si alle cronache storiche del XVI secolo che riportano i disagi incontrati
dalle armate di Carlo V nell'attraversare, per giorni e giorni queste foreste
senza mai vedere il sole tra le folte chiome degli alberi.
Con tutti i benefici di inventano che si possono accordare a cronache che
sanno di leggendario, oggi il problema di vedere il sole non esiste più, in
tutta la Penisola Iberica, specialmente nelle vastissime lande desertiche tra
Madrid e Saragozza, nella Andalusia, ai piedi della Sierra Nevada, come
pure nella Provenza, negli Appennini e nelle grandi Isole del Mediterraneo.
In Sardegna, sino a pochi anni fa erano rimasti lembi, anche vasti, quasi
integri nella loro struttura originaria, di queste foreste primigene, ma oggi
purtroppo, anche gli specialisti botanici stentano a farsi una idea precisa
sulla costituzione primaria o sulla origine secondaria, per degradazione,
delle attuali formazioni vegetali.
Altrettanto problematico è definire i limiti di valori della vegetazione
reale, attualmente tangibile, rispetto a quelli della vegetazione potenziale
che potrebbe realizzarsi tenendo nel giusto conto la variabilità di diversi fat-
tori ecologici, climatici, antropici, storici ed immanenti.
Tuttavia nell'Isola è ancora reperibile una impronta di originalità rispetto
alla vegetazione similare di altre zone mediterranee per peculiari singolari-
tà legate certo a tutte le Ere Geologiche che hanno lasciato una traccia inde-
lebile riscontrabile sua nella struttura orogenetica che nei numerosi reperti
fossili di organismi viventi milioni e milioni di anni fà.
Alcuni monti (ad es. il Monte Linas nell'Iglesiente), appartenenti al pri-
mitivo massiccio Pireneo-Corso-Sardo, per primi emersero dalle acque
marine, assieme alla Cornovaglia, quando Alpi, Appennini e molte altre
terre erano ancora sommerse.
Questa ancestralità ha consentito a molti organismi vegetali, ed animali
in seguito, di insediarsi ed organizzarsi nel nostro territorio molti milioni di
anni prima che in altre zone e questa circostanza logicamente ha conferito
alle Flore storiche una caratteristica inconfondibile.
In Sardegna, agli inizi del XX Secolo, si conoscevano una settantina di
specie vegetali endemiche (specie ad area di diffusione molto limitata) e di
esse alcune uniche per l'Isola in tutto il mondo; attualmente se ne conosco-
no più di un centinaio soprattutto per le segnalazioni, in luoghi reconditi e
pressoché inaccessibili, dovute a SCHMID (1933), MARTINOLI (dal
1940), DESOLE (dal 1945) e più recentemente, negli anni '60 a CHIAPPI-
NI, ARRIGONI, VALSECCHI, CORRIAS, CAMARDA.

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Non può esserci quindi dubbio che l'originalità, anche se parziale della
Flora sarda, debba ripercuotersi su alcuni aspetti della Vegetazione della
nostra Isola rispetto a quelli della vegetazione mediterranea, "tout court".
A questo punto si impone la necessità di definire nel loro giusto valore, i
due termini di FLORA e di VEGETAZIONE che spesso sono confusi tra
loro ed indifferentemente usati con evidente imprecisione.

FLORA: Per FLORA attuale di una regione si intende il complesso di


tutte le specie che vivono nell'area di quella regione quale espressione sto-
rica della derivazione filogenetica di dette specie durante le Ere geologiche.
La derivazione filogenetica delle specie attuali da specie ancestrali è il risul-
tato del sinergismo di molti fattori, a volte tra loro antagonisti, quali gli asse-
stamenti geologici, inabissamenti ed emersioni di vasti territori, deriva dei
continenti, isolamento geografico, alternarsi di periodi a climi freddi con
altri più temperati. È evidente che in questo carosello di avvenimenti molto
specie di prima formazione sono scomparse e sostituite da forme nuove che
hanno avuto dei rimescolanti del patrimonio genetico in seguito a migrazio-
ni di interi gruppi sistematici, in seno ai quali si sono riscontrati fraziona-
menti, selezioni, ridistribuzioni sono al conseguimento della attuale situa-
zione.
Ecco perché accanto ai paleoendemismi, relitti di Fiore arcaiche, veri fos-
sili viventi, non più in equilibrio con gli attuali microclimi per svolgere il
loro ciclo vitale al di fuori dei luoghi di origine, come la Centaurea horrida
Bad., la Morisia monanthos (Viv.) Ascherson, l'Helichrysum montelinasa-
num E. Schmid, il Ribes sardoum Martelli, che costituiscono alcune gemme
del blasone nobiliare della Flora Sarda, si sono in seguito costituiti dei neo-
endemismi che vivono in dignitoso ed altero ritiro in nicchie ecologiche ori-
ginali, quasi maltolleranti della promisquità con i comuni vegetali più
abbondanti, più comuni, più adattabili a situazioni ecologiche le più dispa-
rate, tanto da diventare anche cosmopoliti o ubiquitari, rappresentati
nell'Isola, nella Penisola, in Europa e fuori.
VEGETAZIONE: Per VEGETAZIONE si intende l'espressione storica,
genetica ed ecologica della evoluzione di specie, non più considerate sepa-
ratamente, ma in seno a più o meno definite e definibili comunità di specie
legate fra loro da comuni esigenze e condizionamenti ambientali.
E pur vero che qualche specie può trovarsi a propagarsi in ambienti diver-
si da quelli originari perché pervenutavi a causa di forse maggiori, ma in
generale le specie vegetali non vivono a caso in una località.
In generale le loro comunità, o aggruppamenti o associazioni hanno una
costituzione di specie caratteristiche che permettono la definizione della
fisionomia di diversi paesaggi vegetali individuabili talvolta anche macro-
scopicamente.
Premesso che non è corretto distinguere piante inferiori da piante o vege-
tali superiori in quanto la differenza consiste esclusivamente in un diverso
tipo di organizzazione tra i vegetali, dai più semplici a quelli più evoluti,
nella evoluzione dinamica della vegetazione di una regione si possono rico-
struire quasi tutti gli stadi dal momento dell'insediamento, in una località,
dalle specie pioniere o colonizzatrici o preparatrici, sino alle specie caratte-
rizzanti la fisionomia degli aggruppamenti vegetali.

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La prima colonizzazione del territorio è dovuta ad organismi di semplice
costituzione strutturale, ma fisiologicamente forniti di tutti i requisiti per
una completa funzionalità, anche se di esigenze molto limitate. Questi orga-
nismi, dopo il primo impatto con l'ambiente, lo modificano gradatamente
sino a renderlo idoneo ad ospitare piante più evolute, ma molto rustiche, fru-
gali, resistentissime ad agenti sfavorevoli, le quali continuano, in comunità
interangente, l'arricchimento del suolo.
Con il passare del tempo, valutabile anche in decenni e secoli, altre serie
di comunità vegetali, soppiantano le primitive doventando interdipendenti
ed in equilibrio biologico con insetti e piccoli e grandi animali.
Allorché l'equilibrio generale tra organismi ed ambiente raggiunge una
relativa stabilità, dopo questa evoluzione continua, si realizza un'associazio-
ne "Climax", che esprime il massimo grado di evoluzione costruttiva.
Il Climax vegetale più significativo dell'evoluzione naturale nell'ambien-
te mediterraneo è senza dubbio la foresta nella più completa espressione,
rappresentata da alberi, arbusti e da altri strati più bassi di piante semprever-
di, da erbe perenni e da uno strato muscinale.
Abbiamo già accennato che l'espressione più significativa di Climax in
Sardegna è rappresentata dalla lecceta o foresta di leccio (Quercus ilex L.),
ma laddove le condizioni locali di costituzione geologica del suolo e quelle
climatiche non hanno consentito la costituzione della foresta, il massimo
grado di equilibrio stabile è rappresentato dalla macchia (primaria).
purtroppo noto, anche se non se ne valuta in pieno la grave drammatici-
tà, che, anche in Sardegna, e soprattutto in questi ultimi decenni, è molto
difficile poter reperire vegetazione "climax", se non in pochi lembi disloca-
ti prevalentemente in zone quasi inaccessibili, per un rapido processo di
degradazione dovuto a continuo disboscamento irrazionale, a pascolo ecces-
sivo, a incendi dolosi che rasentano il genocidio.
Ancora non si vuole capire che nel giro di pochi anni, se non si mette un
freno immediato ad indilazionabile a questa degradazione, i fosti paesaggi
vegetali, una volta tra i più splendidi ed interessanti di tutto il mondo, pre-
senteranno un aspetto deprimente in un ambiente completamente distrutto
ed inospitale.
Una tremenda lezione, altamente significativa, ma volutamente o per
ignoranza sottovalutata, la offre il paesaggio lunare del Sopramonte di
Orgosolo ove, accanto a formazioni boschive sopravvissute ai limiti della
zona percorsa da un terribile incendio doloso, provocato alcuni decenni or
sono, si stende una vastissima superficie, di decine di ettari, di roccia nuda
e di sassaia calcarea, biancheggiante al sole ed ancora custode degli schele-
tri, nerastri ed eretti al cielo, di poderosi ginepri e di lecci uccisi nel loro
pieno vigore. È uno spettacolo pietoso e squalificante.
La vita qui si è fermata, nè valgono a mitigare lo scempio i poveri cespu-
gli di Euphorbia spinosa, di Santolina e di Thymus, in scarse ed isolate colo-
nie che hanno soppiantato una delle più lussureggianti foreste di tutta
l'Europa, senza passaggi dinamici di degradazione intermedia.
Gli stadi di degradazione, scientificamente accertati, di norma sono i
seguenti:
Foresta Macchia secondaria Gariga Steppa DESERTO
Solamente in poche situazioni è possibile un processo di rigenerazione
dagli stadi più degradati a quelli di ricostruzione del manto vegetale in grado
di assolvere i compiti di produzione di ossigeno, indispensabile alla vita, e
di risanamento dell'ambiente, ma a condizione che l'uomo arrivi in tempo
riducendo i disboscamenti a tagli controllati e razionali, abolendo gli incen-
di, limitando i pascoli con criteri funzionali, evitando rimboschimenti illo-
gici e controproducenti, aggiornandosi sulla reale funzione della vegetazio-
ne spontanea e naturale.
In sintesi i processi di degenerazione e di possibile rigenerazione posso-
no essere messi in evidenza dal seguente prospetto:

Questo poco edificante quadro non rappresenta l'esibizione di teorico


pessimismo, ma rispecchia la dura realtà di una situazione disastrata.
La nostra vegetazione non è morta ancora, ma è gravemente ammalata di
un morbo che la porterà sicuramente alla distruzione totale, in mancanza di
interventi drastici, radicali, dettati dal buon senso e dall'esperienza tecnica
indipendente da marchingegni politici, di qualunque colore essi siano,
accompagnati da una opportuna terapia ricostituente e rigenerativa basata su
idonei rimboschimenti, coltivazioni razionali, incrementi appropriati, cam-

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pagne di propaganda ecologica qualificata, stimolo, soprattutto nelle giova-
ni generazioni di cittadini, verso una coscienza sana, intelligente, superiore,
di estremo rispetto dell'ambiente.

LA VEGETAZIONE DELLA SARDEGNA IN RELAZIONE AI


LIVELLI ALTITUDINALI

L'esame della vegetazione in rapporto all'altitudine è probabilmente il più


rispondente ai fini di un inquadramento sintetico, anche se spesso può risul-
tare incompleto, in quanto, agli stessi livelli altitudinali, si possono verifica-
re situazioni variabili in relazione a diversi fattori geologici, strutturali, eco-
logici, dal punto di vista climatico, di esposizione a venti dominanti, di pen-
denza del terreno, di presenza di acqua disponibile, di impatto antropico.
Lo schema sottoriportato, desunto da una precedente pubblicazione dal
titolo: "Conoscere la Sardegna" (CHIAPPINI, 1976) nel capitolo riguardan-
te la Vegetazione dell'Isola, sintetizza la stratificazione altitudinale del
manto vegetale, di cui chiariremo qualche aspetto per capire come vivono le
singole specie.

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Piano Basale

a) Orizzonte mediterraneo

I - Sub-orizzonte litoraneo
I- i - Vegetazione psammofila (o delle sabbie)

Non tutte le sabbie in Sardegna ospitano una vegetazione omogenea a


causa di diversi fattori insiti nell'ambiente. La posizione, la struttura chimi-
ca, fisica, geologica, granulometrica degli arenili e motivi fitogeografici e
genetici per esempio, hanno determinato la distribuzione dell'Ephedra dista-
chya L. da Golfo dell'Asinara esclusivamente lungo la costa occidentale,
con la massima espressione nella Penisola del Sinis.
Non si trovano formazioni di questa specie nelle altre coste sarde.
Egualmente le formazioni a Crucianella maritima L. si trovano solo in
alcune zone frammentarie ed incostanti risultano gli aggruppamenti ad
Astragalus massiliensis (Miller) Lam., meglio rappresentati nelle coste set-
tentrionali.
Normalmente i primi aggruppamenti vegetali che si insediano subito
dopo la zona afitoica a contatto con la battigia del mare sono rappresentati
dall 'Agropireto, caratterizzato dall 'Agropyron junceum (L.) Beauv.,
dall'Ammofileto con Ammophila littoralis (Beauv.) Rothm., robuste grami-
nacee che sfidano e sopportano salsedine e venti sferzanti unitamente allo
Sporobolus arenarius (Go.tan) Duval-Jouve strisciante sulle dune con foglie
dure e pungenti.
Una nota di colore viene data violaciocche di mare (Matthiola tricuspi-
data (L.) R. Br., riconoscibile dalle tre cuspidi che coronano il frutto a
siliqua, Matthiola incana (L.) R. Br., dalle foglie quasi intere e con lo stim-
ma bottonuto-bifido e Matthiola sinuata (L.) R. Br. che nel frutto presenta
uno stimma accresciuto in due piccole gobbe ottuse ed ha foglie inferiori
decisamente sinuate o pennatofesse); tutte queste violaciocche hanno fiori
evidenti bianchi, rosati o violacei-carnicini.
Una tonalità cromatica contrastante la si ritrova nelle argentee e velluta-
te colonie di Otanthus maritimus (L.) Hoffmanns et Link (= Diotis mari-
tima = D. candidissima) (il noto Gnafalio marittimo o Erba bianca).
Più o meno fondendosi con questi aggruppamenti, si riscontrano in linea
leggermente arretrata, altri aggruppamenti quali il Cakileto (che deve il
nome alla Cakile maritima Scop. (o Ravastrello), con fiori rosei o violacei e
riconoscibile per la inconfondibile siliqua tetrangolare a piramide rovescia-
ta), ospitante la caratteristica Calistegia soldanella (L.) R. Br. (il roseo
Convolvolo delle sabbie, dalle foglie reniformi, grassette e piccole), oltre
allo spinosissimo Eryngium maritimum L., Echinophora spinosa L., Suaeda
maritima (L.) Dumort. e Salsola kali L..
Nelle dune ancora mobili, accumulate e plasmate continuamente dai
venti, trovano ospitalità il Giglio marino (Pancratium maritimum L.), i
Papaveri gialli (Glauciumfiavum Crantz e Glaucium corniculatum (L.) J.H.
Rudolph), fra tappeti di Medicago marina L., Lotus angustissimum L. e spe-

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cie diverse di Silene, dai delicati fiorellini rosa.
Particolarmente nelle dune stabilizzate e nelle retrodune acquista un
notevole interesse fitogeografico il complesso degli aggruppamenti a
Ephedra distachya L. che, come abbiamo accennato prima, interessa, in
Sardegna, esclusivamente le coste di Nord Ovest e quelle occidentali, pene-
trando nell'interno talvolta anche per diversi chilometri, come ad esempio si
verifica nelle arene fossili del Sinis e del Fluminese, spesso accogliendo la
Crudanella maritima L. che imbriglia le dune con colonie a corona.
Un singolare aspetto, altamente decorativo all'epoca della fioritura, è con-
ferito, nelle coste settentrionali, dagli aggruppamenti della Rosa marina
(Armeriapungens (Link) Hoffmanns et Link = Armeriafasciculata W.),
splendido endemismo corso-sardo dai grandi capolini emisferici, rosa, papi-
racei.

Queste specie, ed altre consociate, presentano come carattere comune la


notevolissima resistenza a fortissime insolazioni, alla carenza di acqua
disponibile (phi le piante sono vicine al mare, meno dispongono di acqua),
all'azione di forti venti salati, alla salinità del substrato.
L'intimo travaglio conseguente allo stazionamento in tali zone inclemen-
ti si ripercuote con grande evidenza sulla morfologia, sulla struttura e sul
comportamento fisiologico delle specie che acquistano un aspetto inconfon-
dibile (habitus xeromorfico) che ne caratterizza diversi tipi: a foglie crassu-
lente, o ridotte, o ispessite, di colore biancastro o verde-argenteo per un fitto
tomento di peli che le protegge da un eccessiva transpirazione; a foglie tra-
sformate in spine; a cauli ridottissimi o quasi mancanti, con foglie a rosetta
adagiate sulle roventi sabbie, oppure a fusti modificati in bulbi più o meno
grandi e spesso molto affossati; con apparati radicali sviluppatissimi in lun-
ghezza per esplorare una grande superficie di terreno.
Nelle retrodune stabilizzate si insediano gli aggruppamenti a ginepri
(Juniperus oxycedrus L., Juniperus phoenicea L.) in gruppi monospecifici o
rappresentati dalle due specie. Questi Ginepreti (di cui costituiva un magni-
fico esempio quello del litorale di Sorso, sino a pochi anni fà) rappresenta-
no formazioni con netta individualità, non confondibili con la comune
Macchia Mediterranea, sebbene abbiamo molte specie consociate in comu-
ne.
L'origine delle due compagini si perde nella notte dei secoli ed oggi è
molto difficile ricostruirne esattamente l'evoluzione.
Molto semplicemente si potrebbe dire che i Ginepreti rappresentano un
termine di transizione tra le associazioni di macchie termoxerofile
(OleoLentiscetum) e la retrostante Lecceta (Quercetum ilicis).
La tendenza della vegetazione ad assestarsi in equilibri più stabili, se non
fosse continuamente disturbata dagli interventi antropici, che interessano
prevalentemente le zone costiere, è ampiamente documentata dalla presen-
za di alberi secolari di Pistacia lentiscus L. (lentisco), di filliree (Phillyrea
angustifolia L., Phillyrea latifolia L.) e di Arbutus unedo L. (corbezzolo);
(questa ultima specie nei litorali le cui sabbie hanno avuto origine dal disfa-
cimento di rocce acide, effusive, quali scisti, graniti, basalti).
Lo strato di vegetazione sottostante agli alberi è rappresentato da: pungi-

28
topo (Ruscus aculeatus L.), asparago (Asparagus acutifolius L.), rovo
(Ru-
bus ulmifolius Schott), ginestrella (Osyris alba L.), caprifoglio (Lonicera
impiexa Aiton), esemplari di diversi cisti (Cistus incanus L., Cistus aibidus
L., Cistus monspeliensis L., Cistussaivifolius L.), che offrono un buon ripa-
ro ombroso alle piante cosidette sciaflie, come orchidee selvagge (Orchis
brancifortii (Biv.) Camus, O. laxifiora Lam., O. longicornu Poiret, O. papi-
lionacea L., O. paucifiora Ten., O. saccata Ten., O. provincialis Balbis,
Ophrys apifera Hudson, O. arachnitiformis Gren et Philippi, O. lutea Cav.,
O. scolopax Cav., O. tenthredinifera Willd.), alcune delle quali molto rare,
assieme a crochi (Crocus minimus DC.) e romulee (Romulea columnae
Sebastiani et Mauri, Romulea buibocodium (L.) Sebastiani et Mauri,
Romulea requienii Pari.).

I-2 Vegetazione delle depressioni umide

Alle spalle delle retrodune si riscontrano spesso depressioni, anche vaste,


in cui si determina una notevole umidità a causa del ristagno di acqua dolce
in suoli più o meno impermeabili.
Se il ristagno delle acque è di breve durata, relativa al periodo di maggio-
re piovosità, queste depressioni ospitano colonie di Samolus valerandi L.,
Centaurium puicheilum (Sweet) Druce (cacciafebbre), a fiorellini rosa
oppure Centaurium maritimum (L.) Fritsch, con infiorescenze gialle,
Blackstonia perfoiiata (L.) Hudson (= Chiora perfoiiata L.), anch'essa a fiori
gialli ed effimere colonie di Juncus bufonius L., piccolo giunco palustre.
Se il ristagno delle acque è di più lunga durata per periodiche inondazio-
ni, anche alternate con brevi periodi di secca, (situazione che si verifica
spesso al Nord in alcuni lembi di litorale prospiciente il Golfo dell'Asinara
e nel retroterra della Costa Smeralda, al Sud nelle coste dell'Iglesiente, di
S.Antioco e del Golfo di Palmas), si insedia un'altro tipo di aggruppamenti
caratterizzati dalla presenza del Giunco nero (Schoenus nigricans L.) che
costituiscono lo Schoenetum nigricantis, il quale assume diverse facies a
seconda della sua origine.
Questi schoeneti infatti possono avere origine da colonie di piante psam-
mofile o di piante palustri legate a substrati più o meno salati, per cui non è
raro trovare in senso ad essi rispettivamente Agropyron junceum con
Ammophila littoralis e Imperata cylindrica (L.) Beauv., oppure Cladium
mariscus (L.) Pohi, unitamente a Bolboschoenus maritimus (L.) Palla,
(forse meglio conosciuto con il termine di Scirpus maritimus L. o Erba
nocca), Typha angustifolia L. (Mazza sorda, o Stiancia), alla cannuccia
palustre Phragmites australis (Cav.) Trin. ex Steudel, a diverse specie di
Ciperi (Cyperus) e di Carici (Carex); infine possono essere caratterizzati
anche dalla Plantago crassifolia Forskal, se non addirittura da specie diver-
se di Limonium (Statici) con Halimioneportulacoides (L.) Aellen,
Arthrocnemum glaucum (Delile) Ung-Sternb. e Salicornia europaea L.,
estrema espressione di resistenza di vegetali a forte clorinità.

29
Sebbene più volte lo abbia messo in evidenza, merita ancora ricordare
che in Sardegna, esclusivamente presso lo Stagno di Platamona o di Sorso
(CHIAPPINI, 1962 e 1976) si trova uno Schoeneto-Erianthetum, di proba-
bile origine avventizia, esteso per diversi chilometri in frammenti separati,
costituito prevalentemente da Schoenus nigricans ed Erianthus ravennae
(L.)Salisb. (= Saccarum ravennae Murr.), conosciuto sotto il termine di
Canna di Ravenna, essendo abbastanza comune nei litorali adriatici.
Ai bordi di queste depressioni, nel litorale di Sorso, sono state segnalate
per la prima volta in Sardegna, sempre da CHIAPPINI, rispettivamente nel
1962 e nel 1967 anche Lepidium graminifolium L. ed Echinophora spinosa
L. var. angustifolia Pecout, quest'ultima nota solamente nelle arene di Ostia
(CACCIATO, 1949).
Le depressioni umide, nitrofile, dei nostri litorali costituiscono anche
l'habitat ideale per fitte colonie di orchidee a fiori violetti (Orchispalustris
Jacq.) che sfumano in pratelli dove una minuscola Felce con fronda ovato-
spatolata di pochi cm, 1' Ophioglossum lusitanicum L., concorre a caratte-
rizzare l'Isoetion con Isoetes duriaei Bory o con Isoetes hystrix Bory, talvol-
ta associati con Isoetes velata A. Braum, tutte specie di rilevante interesse
fitogeografico.
Laddove, in depressioni più profonde di quelle che abbiamo considerato,
l'acqua ristagna quasi, o decisamente, in permanenza, oltre al Samolus vale-
randi L., si insediano altre pianticelle filiformi, di pochi cm (2-12) di altez-
za, con fiorellini giallastri aventi un diametro non superiore ai 5-6 mm, la
Cicendiafiliformis (L.) Delarbre e l'Exaculum pusillum (Lam.) Caruel,
Genzianacee caratteristiche di queste micro fiore che comprendono anche
Blackstonia perfoliata ed i Centaurium, prima accennati.
Se poi le depressioni si trasformano in veri e propri acquitrini o piccoli
stagni permanenti, si riscontrano svariati Giuncheti e Cariceti e Scirpeti ai
bordi di aggruppamenti a Phragmites austrialis (cannuccia palustre) con
Eleocharis palustris (L.) Roemer etr Schultes, Cladium mariscus e
Bulboschoenus maritimus avvinti da specie diverse di Convolvoli.

I-3 Vegetazione degli Stagni costieri

Fiumi, torrenti, ruscelli, rigagnoli, canali, apportando le loro acque con


diversi detriti al mare, concorrono a formare, nei litorali sabbiosi, raccolte
permanenti, lacustri e stagnali, coronate da dune che le separano dalle acque
marine o ne consentono direttamente o indirettamente la comunicazione per
via sub-aerea o sotterranea.
Dei numerosi Stagni costieri che sono presenti in Sardegna variano le
caratteristiche vegetazionali in relazione alla diversa salinità delle acque, ma
in generale vi si possono riscontrare le seguenti associazioni:
a) Canneti (Phragmitetum) caratterizzati dalla Canna di valle, Cannella o
Cannuccia palustre (Phragmites australis (Cav.) Trin. ex Stendel).
b) Giuncheti (Juncetum) a diverse specificazioni, a seconda che siano
caratterizzati da Juncus maritimus Lam, o da Juncus effusus L. o da Juncus
acutus L., in substrati più o meno sommersi o pantanosi-asciutti.
c) Scirpeti (Scirpetum) costituiti da colonie più o meno pure di

30
Bulboschoenus maritimus (L.) Palla o Schoenoplectus lacutris (L.) Palla,
una volta conosciuto sotto il termine più comune di Scirpus lacustris L. o
Giunco di palude, la comunissima Sinniga o Tinniga o Zinnìga che i nostri
antenati intrecciavano o legavano a fasci per costruire i fasson, le piì antiche
imbarcazioni lacustri, parenti del Kon-Tiky e delle imbarcazioni egiziane
che per prime hanno affrontato gli Oceani.
d) Tifeti (Typhetum) caratterizzati dalla Mazza sorda o Stiancia (Typha
latifolia L., Typha angustifolia L., Typha australis Schumach et Thonning),
specie che si differenziano a prima vista per la larghezza delle foglie e per
le dimensioni delle infiorescenze cilindriformi, bruno cupo, che possono
vivere in colonie pure esclusive o contigue, indicando inequivocabilmente
un substrato a salinità ridottissima per l'apporto di acque dolci da rii, cana-
li, fognature, scarichi urbani.
e) Anche Cariceti, Artrocnemeti, Salicornieti e Puccinellieti fanno parte
della vegetazione di alcuni Stagni, ma, trattandosi di associazioni caratteri-
stiche di substrati a salinità molto elevata, ne faremo cenno nel seguente
paragrafo della Vegetazione alofitica.

I-4 Vegetazione alofitica

Come si può dedurre dalla denominazione stessa si tratta di un particola-


re tipo di vegetazione che può vivere in suoli a concentrazione di sali di gran
lunga superiore al tasso che normalmente può tollerare la maggior parte dei
vegetali.
Le specie che vivono in questi ambienti hanno una struttura particolare:
foglie ridotte e squame embriciate o con lembo limitato, ispessito, di colo-
re rossastro o cinerino, crassulente o fistolose, giunchiformi o papiracee;
hanno messo in atto, durante l'evoluzione, accorgimenti per eliminare
all'esterno l'eccesso di sali; fisiologicamente si sono adattate a viveve in
ambienti-limite, scarsamente ossigenati o pressoché asfittici.
Fanno parte di questa vegetazione associazioni ed aggruppamenti che
prendono il nome scientifico dalle specie caratterizzanti: Salicornia europa-
ea L., Arthrocnemum glaucum (Delide) Ung-Sternb., Hailmione portulacai-
des (L.) Aeleen, diverse specie di Limonium (le Statici a foglie grandi),
Puccinellia palustris (Seenus) Hayek, tutte viventi nelle zone pantanose
periferiche degli Stagni costieri.
In genere solo le Statici vengono utilizzate dai fiorai per arricchire di
verde mazzi di fiori recisi, sostituendole all'asparagina o al pungitopo, per
le svariate tonalità di violetto dei calici fiorali.
Sempre in zone paludose, che tuttavia possono trovarsi anche profonda-
mente nell'interland, si riscontrano altre associazioni di alofite caratterizza-
te da specie di Carex (Cariceti) o da Triglochin bulbosum L. subsp. barre-
lieri (Loisel.) Rouy, vicariato talvolta da Triglochin laxiflorum Guss., picco-
le Juncaginaceae leggermente crassulente, con foglioline semicilindriche,
più o meno carenate e rizomi bulbiferi.
In questi ambienti vive un rarissimo giunco, attribuibile a Juncus acutus

31
L. subsp. megalocarpus, segnalato da CHIAPPINI (1962) solamente per
io Stagno di Genano e per quello di Pilo (ambedue prospicienti al Golfo
dell'Asinara), che si differenzia nettamente dal comune Juncus acutus L.
(alto in media 1 metro, con massimi di 1,50 metri), per le eccezionali
dimensioni (altezza in media di 2 metri con massimi di 2,30 metri, in pian-
te molto robuste).
L'eccezionalità di questi esemplari, reperibili in numero limitato, si deve
al fatto che, in tutto il mondo, queste piante mostruose erano state segnala-
te solamente nella zona mineraria palustre presso Coquimbo (Cile).
Merita ancora un cenno la presenza, in questi ambienti stagnali, della
Hydrocotyle vulgaris L., vivente in Gallura sebbene la sua presenza non
venga riportata in Sardegna dalle più importanti Fiore italiane, mentre è nota
per altre Isole maggiori, Corsica e Sicilia.
Più conosciuta è la congenere Hydrocotyle ranunculoides L. fu., spesso
scomparsa in diverse località ma diffusa abbondantemente, sino a diventare
infestante ed intasante, in canali che scaricano i lori apporti nello Stagno di
Santa Giusta (Oristanese), oltreché in altri Stagni della Sardegna meridiona-
le, a Colostrai, nella Costa Rej e nella Costa Verde.
La citazione di queste due Umbelliferae può avere un significato in quan-
to oggi dall'Hydrocot,yle asiatica o Cen (ella asiatica, universalmente nota
come Erba della tigre, (usatissima nella Etnoiatria dell'India da secoli, da
quando si era osservato che le tigri ferite si rotolavano sulle piante di questa
specie per frenare le emorragie), sono stati estratti principi attivi con pro-
prietà cicatrizzanti e tonificanti in molte affezioni dell'apparto circolato rio,
scientificamente riconosciuti come molto validi.
In un recentissimo Congresso Medico, il Prof. Breda, quotatissimo
Direttore della Clinica Medica della Università Cattolica di Roma, ne ha
messo in evidenza le proprietà terapeutiche eccezionali, avvallando pertan-
to, indirettamente, il sorprendente istinto delle tigri indiane.
Non è da escludere che anche le specie di Hydrocotyle presenti in
Sardegna abbiano principi attivi di paragonabile interesse.
Una ultima situazione relativa a peculiarità della vegetazione alofitica e
degli Stagni costieri, sinora inosservata anche a livello di ricercatori qualifi-
cati, ma che non deve sfuggire ad un osservatore attento, riguarda la presen-
za di una comune Cyperacea, l'Holoscho en us romanus (L.) Fritsch subsp.
holoschoenus (L.) W. Greuter (= H. vulgaris Link = Scirpus holoschoenus
L.), il noto Giunchetto (in vernacolo sardo conosciuto con il termine di
Sinnìga o Zinnìga, che indica in genere anche molte altre Cyperaceae),
usato per impagliare sedie e per legacci.
Ma non è questa caratteristica che ci interessa; la specie è una indicatri-
ce infallibile di una situazione ecologico vegetale molto significativa; essa
infatti vegeta in colonie disposte quasi a corona continua attorno alle forma-
zioni stagnali costituendone l'estremo limite naturale.
Da quanto abbiamo osservato studiando gli Stagni si è potuto dedurre che
quasi tutte le specie che si trovano all'interno di questa corona sono stretta-
mente legate alla presenza della raccolta d'acqua mentre quelle che vegeta-
no esternamente alla cinta dell'Holoschoenus o sono pioniere come la mula
crithmoides L., la Cupularia graveolens (L.) Gren. et Godron (= mula gra-

32
veolens (L.) Desf.) e la Cupularia viscosa (L.) Gren. et Godron (= mula
viscosa L.) oppure rappresentano la testa di ponte più avanzata di aggruppa-
menti vegetali limitrofi che non sono direttamente dipendenti dalle acque
stagnali (macchie e boscaglie).

I-5 Vegetazione delle coste alte

Nei punti in cui la costa è caratterizzata da rocce strapiombanti sul mare


o da arenarie compatte, fossilizzate, a livelli più o meno alti rispetto alle
acque marine, la fascia vegetale più avanzata che si riscontra è rappresenta-
ta dall'associazione chiamata Crithmo-Staticetum o Crithmo-Limonietum.
Essa è costituita da un numero molto limitato di specie cha accompagna
no il finocchio marino (Crithmum maritimum L.) e specie diverse di Limo
nium (statici), a seconda della distribuzione geografica.
Tutte queste specie, esposte direttamente agli spruzzi marini o alle sfer-
zate di vnti carichi di salinità hanno necessariamente un habitus particolare
venti o crassulento o sclerotizzato.
Nelle coste settentrionali, assieme al Crithmum maritimum ed al
Limonium acuifolium (Reichemb.) Salmon, oppure al Limonium dolcheri
(Pign.)
Pign. o al Limonjum articulatum (Loisel.) O. Kuntze, o al Limonium
divaricatum (Rouy) Brullo, o al Limonium dictyocladum (Boiss.) Kuntze, o
al Limonium hermaeum (Pign.) Pign., o al Limonium laetum Pign., si tro-
vano di solito Frankenia laevis L., l'endemismo Erodium corsicum Léman,
Daucus gingidium L. e, talvolta, Senecio leucanthemifolius Poiret.
Sui magnifici calcari miocenici di Capo Caccia, in territorio di Alghero e
sulle rocce andesitiche e basaltiche di Bosa lo Statice caratterizzante è il
Limonium nymphaeum Erben; a Tharros ed a Capo San Marco (Oristanese)
è reperibile il Limonium lausianum Pign. ed il Limonium glomeratum
(Tausch) Erben; nelle Isole di San Pietro e S.Antioco e tra Capo Teulada e
Cagliari vegetano Limonium glomeratum (Tausch) Erben e Limonium sar-
doum (Pign.) Erben.
Nella costa sud-occidentale, tra Cagliari e Capo Pecora, ma con partico-
lare riguardo alle rocce calcaree di S.Elia ed ai calcari paleozoici tra Nebida
e Buggerru, all'associazione si unisce un raro endemismo, il Bellium crassi-
folium Moris, riconoscibilissimo per i bianchi capolini che si stagliano sulle
foglioline a rosetta, spatolato-tondeggianti e crassulente.
Nelle falesie dei calcari cretacei e pliocenici del Golfo di Orosei, di Cala
'e Luna e di altre calette orientali l'associazione ospita un nobile endemismo,
la Centaureafiliformis Viv., che tuttavia trova il suo habitat ideale nel supra-
monte delle Barbagie di Orgosolo e di Urzulei, in colonie rupestri quasi
monospefiche.
Ovunque questa associazione di avanguardia ha una fisionomia ben spe-
cifica e solamente a livello un pò arretrato può fondersi con l'avanguardia di
altre comunità di norma più interne (macchie e cespugliati).
Termini di transizione tra il Crithmo-Staticetum e formazioni più arretra-
te possono essere rappresentati da aggruppamenti a euforbie (di solito
Euphorbia pithyusa L. o Euphorbia paralias L. con Camphorosma monspe-

33
liaca L., Senecio leucanthemtfolius Poiret subsp. crassfolius (Willd.) Batt. o
da garighe a Helichrysum italicum (Roth) Guss. subsp. microphyllum
(Willd.) in genere accompagnati da poche Compositae e Graminaceae, ma
spesso caratterizzati dalla presenza di un diffuso endemismo, il Giglio cam-
pestre (Pancratium illyricum L.), profumatissimo come il congenere
Pancratium maritimum L. (Giglio marino) che vive nelle distese sabbiose
litorali.

Climax dell'oleastro e del carrubo (Oleo-Ceratonion)

6 Formazione di sclerofille sempreverdi e macchie term oxerofile con domi-


nanza di Olivastro, Carrubo, Lentisco

L' Oleo-Ceratonion costituisce il primo climax nettamente riconoscibile


nel sub-orizzonte litoraneo, dal livello del mare sino ad una altitudine media
di 200 m, con infiltrazioni interne che possono raggiungere anche i 600 m
s.l.m.
È rappresentato da due evolute associazioni: a) La prima è indicata con il
termine di Oleo-Lentiscetum, assunto dalla presenza di Olea europaea L.
var. sylvestris (Miller) Brot. (= O. europaea L. var. oleaster Hoffgg. et Link),
il comune oleastro e di Pistacia lentiscus L. (lentisco), diffusa particolar-
mente nel settentrione dell'Isola.
Nella sua costituzione entrano ancora ginepri (in particolare lo Juniperus
phoenicea L.), Asparagus acutifolius L., Prasiurn majus L., Artemisia arbo-
rescens L. (assenzio), Euphorbia paralias L., in alcuni punti Chamoerops
humilis L. (palma nana o palma di S. Pietro), Rosmarinus officinalis L.,
Urginea maritima (L.) Baker, Myrtus communis L. (di preferenza su suoli
acidi, graniti, basalti, trachiti) ed una coorte di Araceae, Compositae,
Gramineae, Liliaceae.
b) La seconda, indicata con il termine di Ceratonietum, deve il suo nome
al carrubo (Ceratonia siliqua L.) ed è diffusa maggiormente nel meridione
arido dell'Isola.
In merito ribadisco il concetto sostenuto dai MOLINIER (1955) che per
la Sardegna è opportuno considerare distinte le due associazioni, legate a
substrati e ad ambienti molto dissimili tra loro, nonostante le perplessità
espresse in merito, per l'associazione della Penisola, da GENTILE (1968) e
da TOMASELLI (1970).
Il Ceratonietum, di cui, nonostante l'invadente azione antropica, si con-
servano ancora abbastanca significativi frammenti in territori di Chia, di
Teulada, nell'Iglesiente e nella costa sud-occidentale è costituito prevalente-
mente da Olea europaea L. var sylvestris (Miller) Brot e da Ceratonia sui-
qua L. con larga rappresentanza di Pistacia lentiscus L., Juniperus phoeni-
cea L. ed Euforbia arborescente o arborea (Euphorbia dendroides L.), che
conferisce all'insieme magnifici toni cromatici diversi dal verde tenero al
giallastro, al giallo, all'arancione, al rosso a seconda della dominanza dei
pigmenti presenti nelle brattee fiorali e nei rami nelle diverse stagioni.
Anche in questa associazione rientrano, con incidenza incostante, ma

34
soprattutto in relazione al substrato, Myrtus communis, Asparagus acutifo-
lius, Prasium majus, Arisarum vulgare O. Targ.-Tozz. (gigaro), altre costi-
tuenti delle macchie e, su calcare Thymus capitatus (L.) Hoffmanns et Link
con Psoralea morisiana Pign. et Metlesics, endemismo sardo che rientra
anche in altre associazioni più interne, inerpicandosi a quote medie, a Cala
Gonone e più elevate, sul Monte Albo (calcari) ed anche sul Monte Linas
(ANGIOLINO et CHIAPPINI, 1983) su schisti e graniti.
Anche il leccio e la sughera possono essere presenti con esemplari isola-
ti, ma il loro ruolo è decisamente secondario e ad essi non può essere attri-
buito, a questo livello, un significato costruttivo nella dinamica evoluzioni-
stica.
D'altronde sarebbe un errore pensare che la presenza di elementi della
Macchia e delle leccete, in seno all'Oleo-Ceratonion, debba essere decisa-
mente interpretata come sintomo di una tendenza di evoluzione positiva
verso il Quercetum ilicis, in quanto, in un gran numero di casi, la situazio-
ne rappresenta il massimo grado di equilibrio che si possa raggiungere con
le attuali condizioni.

La Macchia

Le formazioni arbustive dell'Oleo-Ceratonion sfumano dovunque in altre


formazioni sempreverdi, molto eterogenee nonostante il loro aspetto quasi
uniforme, di origine diversa, che nel loro insieme costituiscono la nota
Macchia mediterranea.
Esistono forme di Macchia primaria, relitti di fiore ancestrali, prive di
alberi, storicamente e geneticamente indipendenti dalle foreste, che espri-
mono la più evoluta manifestazione di sviluppo climacico e climatico rag-
giungibile nella zona, indipendentemente da qualsiasi azione antropica.
Altre forme arbustive, che costituiscono invece la Macchia secondaria
sono chiaramente derivate dalla degradazione o distruzione sistematica di
antiche foreste o della Macchia primaria.
tutt'altro che facile stabilire oggi se una formazione sia di origine prima-
ria o secondaria, se non in alcuni lembi molto ridotti di vegetazione sfuggi-
ta alle azioni devastatrici di fattori avversi, arroccata in luoghi riparati e
quasi inaccessibili all'uomo; ma è certo che, in alcuni punti, il climax delle
foreste non si è mai realizzato né si può pensare che sia realizzabile anche
a costo dei più arditi interventi.
Comunque cerchiamo di individuare nella Macchia i principali aspetti:
La prima distinzione che possiamo fare è legata allo sviluppo in altezza dei
suoi costituenti:
La Macchia alta è rappresentata da formazioni arboree la cui altezza
media si aggira attorno ai 4 metri ed è costituita da Leccio, Sughera, Filliree,
Alaterno, Corbezzolo, Lentisco, Ginepri, Alloro.
La Macchia bassa è costituita invece da specie arbustive molto meno svi-
luppate, lo stesso Lentisco, Mirto, Cisti, Rosmarino, Ginestre, Eriche,
Euforbie.

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Tipi di Macchia, in relazione allo stadio di dinamismo ecologico.
Per tipo di Macchia intendiamo l'aspetto costituzionale che assume una
formazione vegetale arborescente o arbustiva, in relazione ad eventi clima-
tici, alle condizioni ecologiche della zona e, secondariamente, alla azione
antropica.
Ogni tipo di macchia generalmente deriva da una formazione più evolu-
ta.

a) Macchia a Leccio

Deriva generalmente dalla lecceta (Quercetum ilicis), come primo stadio


di degradazione.
È diffusa in tutta la Sardegna lungo una cintura a clima sub-arido, dalla
zona costiera, con infiltrazioni interne anche profonde, con una media otti-
male attorno ai 400 m di altitudine.
Le forme arboree che la costituiscono, oltre al Leccio dominante (Quer-
cus ilex L.) sono, in ordine decrescente di incisività:
Lentisco (Pistacia lent iscus L.), Filliree (prevalentemente Phillyrea
angustifolia L.), Alaterno (Rhamnus alaternus L.), Corbezzolo (Arbutus
unedo L.) e, nelle zone più temperate, Sughera (Quercus suber L.).
Queste specie, in molte località hanno tuttavia portamento arbustivo più
che arboreo.
Lo stato arbustivo basso è rappresentato dalle specie che costituivano le
foreste e che vedremo nelle Leccete.
Esso, ancora in molte località, è reso impenetrabile dalle lianose che lo
avvinghiano: Rubiaperegrina L., Lonicera implexa Aiton (Caprifoglio),
Smilax espera L. (Smilace), Clematis cirrhosa L., Clematis flammula L.,
Clematis vitalba L. (Clematidi).
Lo stato di erbacee più significativo è costituito da Brachypodium phoe-
nicoides (L.) Roemer et Schultes in luoghi selvatici, aridi, in prevalenza
costieri, da Brachypodium distachyon (L.) Beauv. in luoghi sterili, aridi,
sassosi, dalla zona di vegetazione litoranea a quella di vegetazione di alta
pianura e collinare, da Brachypodium pinnatum (L.) Beauv. dai litorali alle
zone di vegetazione montana; questi cespuglietti più o meno ramosi e rizo-
matosi sono diminanti, ma accolgono nelle loro compagini Ciclamini,
Luzule, Romulee, Orchidee, Ranuncoli, Aracee, Margheritine, Asteracee,
Ornitogali.

b) Macchia a Ginepri

Rappresenta i resti di vere e proprie foreste ancestrali (BEGUINOT,


1922)
dominate da Ginepro rosso (Juniperus oxycedrus L.) e Ginepro fenicio
(Ju-
niperus phoenicea L.) dalla zona litoranea a quella di media montagna e
caratterizzate invece da Ginepro coccolone (Juniperus oxycedrus L. subsp.

36
macrocarpa (Sibth. et Sm.) Ball) esclusivamente nelle zone litoranee, men-
tre a maggiori altitudini (sino a 1.000 m) essa è caratterizzata dal Ginepro
comune (Juniperus communis L. subsp. communis) nel Gennargentu, in ter-
ritorio di Laconi e sostituita dagli arbusti prostrati del Ginepro nano (funi-
perus communis L. subsp. nana Syme) oltre i 1.000 m nel Gennargentu e nel
Sopramonte di Orgosolo, oltreché nella Foresta Montarbu di Seui.

c) Macchia a Erica e Corbezzolo

Macchia dominata rispettivamente da Corbezzolo e da Eriche (general-


mente Erica arborea L. o Erica scoparia L., talvolta, come sul M.Linas
(ANGIOLINO et CHIAPPINI, 1983 a), in territorio di Laconi (CHIAPPINI
et ANGIOLINO, 1983 c), da Erica terminalis Salisb,. a seconda della degra-
dazione da impoverimento del substrato, oppure da Erica multiflora L.
(Oristanese e Sassarese).
Dislocata frequentemente su suoli acidi, graniti, scisti, basalti, special-
mente in Gallura, ma reperibile anche su calcari, nel Sopramonte di
Orgosolo e di Urzulei, nel golfo di Orosei, sul M. Marganai, etc.
Questa macchia, spesso arricchita da Filliree e da Cytisus villosus Pourret
(Lerca o generalmente Ginestra), in Gallura, nel Gennargentu, nel Marghine
rappresenta uno stadio dinamico costruttivo verso il Climax del Leccio,
avendo una chiara deviazione da primigene foreste.
Proprio nei punti dove essa è maggiormente rappresentativa dovrebbero
essere polarizzati interventi a favorirne la naturale tendenza positiva.

d) Macchia a Oleastro e Lentisco

Chiaramente derivata dalla foreste primitive dell'Oleo-Ceratonion ne


conserva la specie costituenti ma tanto l'Olivastro, quanto Carrubo e
Lentisco si presentano sotto forma di cespugliati che tuttavia non devono
essere sottovalutati per possibilità di ripresa costruttiva verso formazioni di
maggior entità e consistenza.
Caratterizzano la Macchia, oltre all'Oleastro ed al Lentisco la Calicotome
(Calicotome villosa (Poiret) Link), Alaterno (Rhamnus alaternus L.),
Pungitopo (Ruscus aculeatus L.), Biancospino (Crataegus monogyna Jacq.),
Pruno spinoso, Perastri e, oltre i 600 m di altitudine, il Terebinto (Pistacia
terebinthus L.).

e) Macchia a Cisti

Questa Macchia è costituita da cespugliati e arbusti che possono raggiun-


gere anche i 2 m di altezza, coprenti anche decine di ettari di superficie, con
fisionomia nettamente individuabile o con aspetto di transizione ad altre
Macchie dominate da Lentisco, da Oleastro o da Mirto.

37
Gli aggruppamenti vegetali possono essere rappresentati da colonie pure
a Cisto marino o Cisto di Montpellier (Cistus monspeliensis L.), fitte, oppu-
re possono essere formati da colonie miste con Cistus salvifolius L., Cistus
incanus L., Cistus albidus L., Lavandula stoechas, L., Myrtus comm unis.
L..
Tutti i cisti resistono bene agli incendi ed al pascolo, anche intensivo; è
un grave errore considerarli come infestanti dei pascoli; rappresentano una
grave fase di degradazione della vegetazione, ma proprio per questo devo no
essere interpretati come l'ultimo baluardo di difesa del suolo prima della
situazione disperata di prateria ad Asfodeli, Scilla e Graminacee, per cui
occorre uno studio accurato dell'intervento, prima di procedere ad una som-
maria ed inconsulta decespugliazione, spesso controproducente.

f) Macchia ad Euforbia

Rappresenta un aspetto molto vistoso del paesaggio per le diverse tonali-


tà cromatiche dell'Euforbia arborescente (Euphorbia dendroides L.) nelle
diverse stagioni, ma è altresì un indice inequivocabile di degradazione
dell'Oleo-Ceratonion, anche se, in alcune contrade (Fluminese, Algherese,
Nuorese, Sarcidano, Quirra) è ancora molto fitta e di ampia copertura del
suolo roccioso.

g) Macchia a Ginestre

Rappresenta gli stadi più xerofitici ed aridi di una Macchia ed è indice


anche di una forte degradazione dei suoli.
Può presentare diversi aspetti a seconda delle condizioni ecologiche del-
l'ambiente che seleziona le Ginestre caratterizzanti.
Possiamo considerare appartenenti a questa tipologia anche gli aggruppa-
menti a Ginestra odorosa o Ginestra del Leopardi (Spartiumjunceum L.)
particolarmente ben rappresentata alle porte del Sassarese,sui costoni calca-
rei di Ossi, Tissi, Scala di Ciogga, anche se questa specie è impropriamen-
te conosciuta sotto il nome di Ginestra.
Parimenti potremmo parlare di Macchia a Ginestre considerando gli ag-
gruppamenti a Ginestra spinosa (Calicotome spinosa (L.) Link, Calicoto-
me villosa (Poiret) Link) che tuttavia sfumano spesso in Macchie più
caratteristiche.
Le vere Macchie a Ginestra possono essere così distinte:
g.a) a Genista salzmannii DC., caratteristica di zone montane (ad es. nel
Monte Linas, sul Monte Limbara, ect.);
g.b) a Genista ephedroides DC., rappresentata in estensioni vastissime
nell'Isola di San Pietro;
g.c) a Genista morisii Colla, nella Sardegna Centro-meridionale;
g.d) a Genista aetnensis (Biv.) DC., caratteristica della zona Centro-sudo-

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rientale dell'Isola, dal Golfo di Orosei al territorio di Villasimius;
g.e) a Genista corsica (Loisel.), DC., rappresentata in moltissime località
dell'Isola, a diverse altitudini a spesso fondentisi in Macchie e Garighe di
altra tipologia.

h) Macchia ad Alloro

Classificata come Macchia-Foresta da BEGUINOT 1922, una volta


molto più estesa di quanto non lo sia attualmente; oggi gli esemplari arbo-
rei si riscontrano solamente in vallecole incassate e quasi impenetrabili,
mentre sono ancora ben rappresentati cespugliati in valli umide, interessate
dalla presenza di rii e sorgenti.
Questa macchia è localizzata in Sardegna esclusivamente nel suo lato
occidentale, da Osilo, Sennori, Villanova Monteleone a Padria, Mara, Giave,
Macomer, Santu Lussurgiu e Iglesiente, su terreni acidi e calcarei (DESO-
LE, 1949; CHIAPPINI, 1960).
Naturalmente per esclusività di vegetazione occidentale si intende il rife-
rimento e formazioni naturali di una certa entità, perché in effetti l'Alloro è
anche presente, in pochi esemplari coltivati, come frangivento o come pian-
ta ornamentale, anche in Gallura e sparsamente in altre località, ma questo
non costituisce interesse fitogeografico nè ecologico.
Le specie che accompagnano il Lauro nella Macchia sono le abituali ter-
mofile reperibili dal Piano sublitorale a quello sub-montano e cioè: Pista-
cia lentiscus L., Rhamnus alaternus L., Olea europaea L., Osyris alba L.,
Crataegus mono gyna Jacq., Smilax aspera L., Euonymus europaeus L., ed
altre conosciute per la Macchia a Leccio.

i) Macchia ad Oleandro e Agno casto

L'Oleandro (Nerium oleander L.) con l'Agno casto (Vitex agnus-castus


L.), caratterizzano una particolare Macchia dislocata quasi esclusivamen-
te lungo i greti di torrenti o alla foce di corsi d'acqua, in formazioni talora
imponenti e sempre maestosi all'epoca della fioritura (tarda primavera- esta-
te), particolarmente lungo il Fiume Cedrino, il Rio Cixerri, il Rio Chia, il
fiume Flumendosa,la parte inferiore della Codula di Luna (Orosei) le dune
di Cala'e Lune (Golfo di Orosei), a Muravera e nel Fluminese. In essa sono
ben rappresentate diverse specie di Epilobium, Tamarix (Tamerici), Genista
(Ginestre), ma si infiltrano in essa diverse specie della Macchia a Lentisco,
dal livello del mare alla media montagna.
È evidentemente legata all'Oleo-Ceratonion, ma nella gola di Gorrupu
(Sardegna Centro-orientale) sfuma direttamente nelle Leccette.

La Gariga

La gariga costituisce un aspetto fondamentale della vegetazione meditter-


ranea ed è conosciuta con i termini di "Tomillares" nella Penisona Iberica,

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di "Phrygana" in Grecia, di "Batha" nel Medio Oriente, per indicare enormi
distese, sassose ed aride, di una particolare macchia bassa e spesso viene
confusa con la vera e propria Macchia bassa mediterranea.
Per la precisione il termine è stato coniato per distinguere un complesso
di arbusti bassi, sparsi, prevalentemente appartenenti alla Famiglia delle
Labiatae, in terreni qusi desertici, calcarei, dall'aspetto desolato; in seguito,
specialmente in Italia, non le è stata riconosciuta una vera e propria identi-
tà di origine primaria.
In effetti oggi le formazioni a gariga, anche in Sardegna, sfumano in
diversi tipi di Macchia, per cui spesso vengono considerate come una forma
di degradazione della Macchia vera e propria, soprattutto a causa dell'azio-
ne antropica.
In diversi casi tuttavia è ancora riconoscibile una netta individualità di
queste formazioni, sensibilissime al tipo di substrato o esclusive di suoli cal-
carei.
Diversi tipi di gariga sono caratterizzati rispettivamente dalle seguenti
spe-
cie; a Rosmarinus officinalis, a Thymus herba-barona, a Thymus capita-
tus, a Teucrium fruticans, a Teucrium marum, a Teucrium polium, ad
Euphorbia spinosa, ad Euphorbia pithyusa, a Thymelaea hirsuta, a
Thymelaea tartonraira, a Helichrisum microphyllum, ad Astragalus massi-
liensis, a Centaurea horrida, a Sarcopoterium spinosum, a Salvia verbenaca,
a Lavandula stoechas, a Genista (specie diverse).

Climax del Leccio (Quercion ilicis)

Abbiamo già accennato che il più tipico paesaggio forestale della Sarde-
gna è rappresentato ancora dalle formazioni sempreverdi di Leccio
(Quercus ilex L.) che, scientificamente, fanno parte del Quercetum ilicis.
Questa associazione, con buona potenzialità per la Sughera (Quercus su-
ber L.), nelle zone più termofile è rappresentata dalle così dette Leccete
che si estendono dal livello del mare ai monti, con sporadiche penetrazioni
anche a 1.200 - 1.400 metri di altitudine, assumendo, alle quote più alte,
aspetti e facies gradualmente differenti.
Esse non rappresentano più la maestosità forestale di un tempo a causa
della forte degradazione a cui sono andate incontro per causa paleoclimati-
che, ma soprattutto per inconsulta azione antropica.
Pochi lembi sono rimasti quasi integri in Sardegna in relitti di foreste
chiuse con sottobosco quasi impenetrabile.
Lo strato arboreo è costituito da Leccio, con qualche rappresentanza spo-
radica di Roverella (Quercus pubescens Willd.), di Quercus con gesta C.
Presl., di Acero minore o tribolo (Acer monspessulanum L.).
Accompagnano il Leccio Ginepri (Juniperusphoenicea L. e Juniperus
oxycedrus L. subsp. oxycedrus), Filliree (Phillyrea angustifolia L. e
Phillyrea latifolia L.), Viburnum tinus L., Alaterno (Rhamnus alaternus L.),
Biancospino (Crataegus monogyna Jacq.), Edera (Hedera helix L.),

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Caprifoglio
(Lonicera implexa Aiton), Robbia (Rubia peregrina L.), Smilace (Smilax
aspera L.) e le lianose Clematidi (Clematis cirrhosa L., Clematisfiammula
U, Clematis vitalba L.).
Lo "strato arbustivo inferiore" è rappresentato da Rovo (Rubus ulmfolius
Schott), dal Pungitopo (Ruscus aculeatus L.) e dal Tamaro (Tamus cornmu-
nis L.).
Lo strato erbaceo caratteristico è di solito povero, costituito da tappeti
di Brachypodium distachyon (L.) Beauv. o di Brachypodium phoenicoi-
des
(L.) Roemer et Schultes o di Brachypodium pinnatum (L.) Beauv., gra-
minacee cespugliose, a seconda del tipo di suolo e dell'altitudine, tra i quali
si annidano Ciclamini (Cyclamen repandum Sibth. et Sm.), Orchidee
(Orchis e Ophrys, Serapias e Cephalanthera), Luzule, Colchici e Carici.
Nei punti in cui la foresta tende ad aprirsi si insinuano altre specie come
Corbezzolo (Arbutus unedo L.), Eriche (Erica arborea L., Erica scoparia
L., Erica terminalis Salisb.) prevalentemente su suoli di natura acida (gra-
niti, basalti, scisti, trachiti), ma anche su suoli calcarei (ad es. sul Monte
Marganai ove, evidentemente, esistono condizioni ecologiche vicarianti),
Asparagi (Asparagus acutifolius L., Asparagus albus L., Asparagus aphyllus
L.).

Climax del Leccio (Quercion ilicis) del Sub-Orizzonte mediterraneo

8 - Formazioni montane di Quercus ilex L. e Quercus pubescens Willd.

L'Orizzonte è freddo umido, ad altitudini maggiori, comprese prevalente-


mente tra i 700 ed i 1.200 m s.l.m. ed ospita relitti di foreste antiche a Leccio
e Roverella (Quercuspubescens Willd.), molto degradate, quasi distrutte dal-
l'azione antropica, con esemplari di alberi maestosi, plurisecolari, mutilati
dalle intenperie, veri monumenti naturali.
Imponenti nuclei di queste formazioni vegetano tuttora nella Catena del
Marghine, nel Gennargentu, nei Supramonti barbaricini di Orgosolo, Fonni,
Urzulei, Quirra, Sarrabus.
Specie caratteristiche, indicatrici, oltre al Leccio dominante, ed alla
Roverella più sporadica, sono l'Acero minore (Acer monspessulanurn L.),
Frassini (Fraxinus ornus L. e Fraxinus angustifolia Vahl), Bagolaro (Celtis
australis L.), Terebinto (Pistacia terebinthus L.), Tremolo (Populus tremula
L.), Carpino nero (Ostrya carpinifolia Scop.)
La più maestosa lecceta, pura, ma senescente ed irrimediabilmente con-
dannata all'estinzione per mancanza di rigenerazione dovuta al pascolo
eccessivo di suini, orna ancora il Supramonte di Orgosolo.
In molte di queste formazioni, oltre a centenarie Filliree e Ginepri si
riscontrano spesso nuclei di Tassi (Taxus baccata L.), puri od associati ad
Agrifoglio (hex aquifolium L.), relitti di formazioni indipendenti dalla lec-
ceta, ricordi di Fiore scomparse.
Solamente in alcune località isolate (ad es. in territori di Laconi, a circa

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700 m di altitudine) il Ginepro caratterizzante è lo Juniperus communis L.,
meno diffuso e comune di quanto si è spesso pensato per osservazioni un pò
superficiali.

b) Orizzonte sub-mediterraneo

9 - Formazioni con dominanza di Roverella (Quercus pubescens Willd.)

Le leccete che abbiamo prima esaminate erano dominate dal Leccio men-
tre la Roverella giocava un ruolo di secondo ordine, ma in alcune zone, seb-
bene in Sardegna non si possa parlare di un vero e proprio Quercetum pube-
scentis, la Roverella (Quercuspubescens Willd.) diventa dominante rispetto
alle altre latifoglie eliofile, con la coorte di specie cha abbiamo già conside-
rate, ma in proporzioni spesso varianti.
Queste formazioni sono ancora reperibili al Salto di Quirra, nella Catena
del Gennargentu, sulle vette del Monte Gonare, ma in uno stato dinamico
fondamentale degradato e con vetusti esemplari martoriati.

Piano Montano
Piano Cacuminale

Facendo le comparizioni con la Penisola è molto problematico affermare


che in Sardegna si possa considerare un vero Piano montano ed un sovra-
stante Piano cacuminale, sebbene nell'Isola siano rappresentate, ma allo
stato sporadico, anche specie decisamente alpine, che tuttavia non sono
organizzate in associazioni caratteristiche; possiamo invece parlare di:

10 - Climax vari di arbusti montani prostrati, garighe montane, steppe o


praterie mediterraneo-montane

Oltre il limite della vegetazione arborea, dai 1.100 m in su, dove il clima
è freddo, umido e caratterizzato da costante ventosità, assieme alle ultime
formazioni di macchia bassa ad Eriche, su quasi tutte le cime dei nostri
Monti più elevati, la vegetazione è rappresentata da garighe montane ad
arbusti nani, spesso sagomati a pulvino emisferico cavo internamente,
sovente spinosi, tra una flora steppica mediterraneo-montana.
Le particolari condizioni ecologiche di questi luoghi hanno determinato
l'isolamento e la selezione dei più interessanti endemismi sardi e sardo corsi
di alto interesse genetico e fitogeografico.
Sono piante indicatrici di questi ambienti il Ginepro nano (Juniperus
com-
munis L. subsp. nana Syme) nel Supramonte di Orgosolo, nella Catena
del

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Gennargentu, nella Foresta "Montarbu" di Seui, il Pruno prostato (Pru-
ntis prostrata LabilI.) nel Monte Gennargentu su scisti e nei monti calca-
rei del Dorgalese, la Daphne oleoides Schreber, 1'Astragalus sirinicus Ten.
nel Gennargentu, la Berberis aetnensis C. Presl. (Crespino dell'Etna), nel
Gennargentu, l'Armeria sulcitana Arrigoni nel Monte Linas, il Rhamnus
persicifolia Moris (Pruno agreste) nel Gennargentu, il Pero corvino
(Amelanchier ovalis Medicus, nel Limbara, nel Gennargentu ed alti monti
calcarei centro-orientali, il Sorbo di monte (Sorbus aria (L.) Crantz) nel
Gennargentu, il Sorbo ciavardelo (Sorbus torminalis (L.) Crantz) nel
Gennargentu e nel Marghine, la Ruta corsa (Ruta corsica DC.), endemismo
sardo-corso, la Rosa serafinii Viv. nel Limbara, M. Gennargentu, M. Linas
(CHIAPPINI et ANGIOLINO, 1983), la Festuca sardoa Hackel, endemismo
sardocorso, la Festuca morisiana Parl., endemismo sardo, rarissimo, localiz-
zato nel Supramonte di Oliena, il Ribes sandalioticum Arrigoni, endemismo
sardo del M. Gennargentu, del M. Limbara e del Marghine, il Rhamnus alpi-
na L. nel Gennargentu, l'Anthyllis hermanniae L. nel Dorgalese, la
Santolina corsica Jordan et Fourr. delle Barbagie e del Fluminese, il Thymus
herbabarona Loisel. del M. Limbara, M. Gennargentu, M. Armidda
(Lanusei), M. Arqueri (Seui), M. Linas.

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Nel compilare guide alla conoscenza della Flora di una Regione, con l'in-
tento di farla conoscere al maggior numero di persone, di ogni ceto sociale,
a diversa preparazione scolastica e di ogni età, tante volte occorre sacrifica-
re qualche nozione e non far alcun cenno di tante specie che pur giocano un
ruolo indispensabile negli equilibri naturali e che hanno pur una ragione
d'essere, anche se ce ne sfugge l'importanza.
Per questa ragione nel presente trattato non vengono descritte le circa
2.000 specie vegetali che vivono allo stato spontaneo in Sardegna.
Di esse sono state nominate e descritte un numero abbastanza limitato,
mettendo in evidenza soprattutto quelle che non potevano essere dimentica-
te per il ruolo di protagoniste del nostro mondo vegetale.
Non potevamo limitarci a parlare di quelle che possono costituire ogget-
to di utilizzazione da parte dell'uomo per i prodotti che la Natura ci offre nel
campo medicinale, aromatico, essenziero, cosmetico, industriale, artigiana-
le, ma era indispensabile anche soffermarci su quelle piante che possono
costituire un danno, un pericolo, intossicazioni, avvelenamenti per l'uomo,
se usate senza la dovuta cautela o impropriamente per usi dolosi.
Le piante che qui costituiscono oggetto di trattazione devono essere
conosciute dalla maggior parte possibile di cittadini per il loro valore prati-
co ed anche per difendersi da qualcuna nociva.
Infine diverse piante che a molti potrebbero sembrare inutili, in quanto
non direttamente utilizzabili, hanno un grande interesse scientifico o pae-
saggistico oppure rappresentano un particolare momento nella evoluzione
dinamica della vegetazione e possono costituire indici preziosi che non pos-
sono e non devono essere sottovalutati ai fini di un qualsivoglia intervento
sul territorio per evitare errori madornali che poi si devono pagare a caro
prezzo.
Ricordiamo che l'uomo non ha alcun diritto di distruggere la Natura, per-
ché, volente o nolente, anch'egli fa parte della Natura.
Non tutte le specie citate nel testo sono illustrate nelle Tavole a colori, per
ovvie ragioni di disponibilità e di contenimento, comunque si è cercato di
descrivere morfologicamente, strutturalmente e costituzionalmente la mag-
gior parte di quelle veramente interessanti, fornendo al lettore tutti quegli
elementi che si sono ritenuti indispensabili per una esatta individuazione.
La compilazione del Dizionario dei nomi vernacolari mette in evidenza i
nomi locali di specie usate da tempi remoti, ma spesso empiricamente, dato
che si era rilevata l'azione effettiva anche senza conoscerne i principi attivi.
Dato che attualmente si riscontra ovunque la tendenza a meglio conosce-
re i protagonisti di questo mondo interessantissimo, la sola conoscenza del
nome in vernacolo di una pianta non è più sufficiente; occorre cercare di
conoscere il nome scientifico di ciascuna di esse per potere poi riscontrare,
in trattati scientifici specializzati, l'effettivo valore riconosciuto dalle
moderne ricerche farmacologiche, chimiche e cliniche.

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Abbiamo già accennato che la Sardegna, per la sua privilegiata posizione
geografica nel cuore del Mediterraneo, per la sua condizione di insularità,
per le sue antichissime origini geologiche e per il fatto che è una delle terre
europee che per prime sono emerse dal mare, ha una flora ed una vegetazio-
ne con peculiarità caratteristiche che la differenziano sensibilmente dalla
flora e dalla vegetazione mediterranea.
Ma il descrivere dettagliatamente Flora e Vegetazione non può costituire
oggetto del presente trattato che ha finalità eminentemente pratiche.
Pertanto, in questo capitolo, delle specie vegetanti in Sardegna allo stato
spontaneo, prenderemo in considerazione solamente alcune, in parte abba-
stanza comuni ed altre meno note, che è bene conoscere per il loro interes-
se derivante da utilizzazione, (non sfruttamento), in diversi campi: terapeu-
tico, cosmetico, aromatico, essenziero, artigianale, industriale, ornamentale
oppure per il loro interesse naturalistico e scientifico.
Nella descrizione non si ha la presunzione di esaurire l'argomento anzi,
lo spirito informatore dell'opera è quello di incentivare una trattazione più
ampia, forse più dettagliata, da parte di chiunque voglia portare un contri-
buto valido alla migliore conoscenza dei valori inimmaginabili di questa
nostra terra incompresa, martoriata, sfruttata da sprovveduti speculatori tra
la colpevole trascuratezza di quanti non hanno la capacità o la volontà di
valorizzarla.
Il sogno dell'Autore è che la sua voce non resti una "Vox clam ans in de-
serto" ma risvegli l'orgoglio dei Sardi, dei veri Sardi che amano la pro-
pria terra per risanarne le sue piaghe e per portarla nuovamente al rango pre-
stigioso di Eldorado di chi sa comprendere il magnifico libro scritto dalla
Natura.
Di alcune specie verrà fatto solamente un brevissimo cenno, altre saran-
no esaminate più dettagliatamente; questo non significa che si sia voluta
fare una discriminazione tra specie importanti e non importanti.
Ogni organismo vivente, e quindi ogni vegetale, ha un ruolo specifico
negli equilibri naturali, anche se l'uomo spesso non lo sa apprezzare o valu-
tare, ma è lo spazio tiranno disponibile e la natura della trattazione che ci
hanno imposto una selezione.
Le specie non vengono elencate in ordine alfabetico, che in un certo
senso avrebbe facilitato la ricerca del lettore, ma sono ordinate sistematica-

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mente per Famiglie, secondo un criterio scientifico che porta gradatamente
ad acquisire uno spirito di ricerca più consapevole e più logico.
Tuttavia, prima di descrivere sotto forma di scheda alcune specie di uso
comune o di interesse scientifico-naturalistico esaminiamo velocemente
alcune specie "indicatrici" del tipo di suolo che prediligono o sul quale si
adattano senza eccessivi problemi, specie "pioniere" che si insediano per
prime su terreni inutilizzabili, ad esempio quelli di discariche di detriti stra-
dali o di miniere, che trasformano gradatamente, consentendo la successiva
conquista del territorio da parte di piante più esigenti e più direttamente utili
all'uomo ed infine specie "che indicano" una particolare situazione geobo-
tanica, di carenza di acqua utilizzabile, di stato asfittico del terreno o di fer-
mentazione ad opera di batteri sulfurei che inibiscono o rendono impossibi-
le l'utilizzazione del terreno a fini agronomici.

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EQUISETACEAE

Equisetum arvense L.
Nomi volgari italiani: CODA DI CAVALLO, EQUISETO,
CORREGGIOLA
Nomi in vernacolo: Erba de centu nuus, Survàghe.

Pianta erbacea, perenne, a rizoma strisciante; fusti a nodi da cui si dipar-


tono rami verticillati; si distinguono fusti fertili alti 15-20 cm con guaine
che ricoprono circa la metà dell'internodio, (normalmente non ramificati),
da fusti sterili, ruvidi, con numerose coste esterne (ramificati); questi ultimi
si presentano normalmente verde-giallastri nelle paludi e nei luoghi umidi,
mentre tendono all'arrossamento in luoghi più asciutti. I fusti fertili termi-
nano con spighe sporangifere lunghe 2-3 cm, ottuse. Sporificazione: Marzo-
Maggio.

Habitat: In paludi, bordi di ruscelli, incolti umidi.


USI: Etnoiatria: Specie conosciutissima da tempi remoti ed utilizzata per
le proprietà Diuretiche ed Emostatiche, Ramineralizzanti e, per via esterna,
Cicatrizzanti.

Cosmetica: Utile per rafforzare le unghie.

Osservazioni: L'uso prolungato può determinare intossicazioni nell'uomo


e nel bestiame che se ne ciba, ma non si sono riscontrati casi di avvelena-
menti mortali, almeno negli ultimi tempi. In alcune località i giovani germo-
gli sono anche mangiati in insalate miste con altre erbe di campo.
Coltivazione: Sebbene sia reperibile allo stato spontaneo in abbondanza,
in alcune Regioni europee costituisce oggetto di coltivazione per una limi-
tata richiesta di mercato.

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OPHIOGLOSSACEAE

Ophioglossum vulgatum L.
Nome volgare italiano: OFIOGLOSSO COMUNE
Nomi in vernacolo: Non conosciuti.

Piccola Felce, brevemente rizomatosa con foglia sterile, unica, sessile,


ampiamente reticolata da nervature, ovata od ellittica lineare, oppure
amplessicaule, slargata alla base ad orecchio (da 1-5 x 1-15 cm di altezza o,
eccezionalmente, appena più grandi); foglia fertile costituita da un lungo
peduncolo terminante in spiga compatta e lineare (di 1-5 cm) con due file di
sporangi in numero di 15 - 40 per lato. Sporificazione: Marzo-Luglio.
Habitat: In prati umidi od in terreni palustri presso corsi d'acqua.
Segnalata in Sardegna per la prima volta da CHIAPPINI, 1968, in zona pan-
tanosa, presso lo Stagno di Pilo (Sard. Settentrionale) e rintracciata succes-
sivamente in territorio di Laconi, a circa 700 m di altitudine presso il Rio
Bau Onu in terreno palustre (CHIAPPINI et SCRUGLI, 1982).
L'interesse della specie, che era sfuggita per lungo tempo al rinvenimen-
to, è di natura fitogeografica ed ecologica, in quanto reperita in stazioni
ospitanti specie vegetali rarissime e degne di protezione.
La sua distribuzione in Italia interessa le Regioni settentrionali e centrali
della Penisola e non risulta segnalata per Campania, Puglie, Basilicata,
Calabria; nelle isole se ne conosceva la presenza in Sicilia ed in Corsica, in
diverse licalità littorali, planiziali e montane.
USI: Etnoiatria: Sebbene, a tutt'oggi, siano sconosciuti i principi attivi,
nella Penisola si usavano le foglie per azione Cicatrizzante e come balsamo
nella cura di ferite.

ISOETACEAE

Isoetes velata A. Braun (= I. variabilis Le Grand)

Nome volgare italiano: CALAMARIA VELATA


Nomi in vernacolo: Non conosciuti.

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Pianta quasi sommersa in aquitrini stagionali, bulbosa, con bulbo trigo-
no, senza fillopodi (squame). Foglie quasi filiformi, simili a quelle di picco-
le graminacee, lunghe da 15 a 30 cm, flaccide, con margine alla base mem-
branoso, largo 2 mm. Sporangio ricoperto da un velum almeno nella metà
inferiore. Macrospore con tubercoli arrotondati, non superanti nel comples-
so i 580 millesimi di millimetro. Microspore talvolta crestate.
Sporificazione: Aprile-Agosto.
Habitat: La specie vive in terreno pantanoso, ai bordi di paludi stagiona-
li, ad es. nei Pauli della Giara di Gesturi, nell'Arcipelago de la Maddalena,
in Gallura, Teulada, Pula (altitudine: dal livello del mare ai 600 m).

Interesse della specie: Specie caratteristica di formazioni vegetali


(Isoetion,
Molinion) di notevole interesse fitogeografico, ecologico scientifico. La
specie vivente in Sardegna è sensibilmente differente dall'I. velata vivente a
Bonifacio ed a Bastia, in Corsica, in Sicilia, in Toscana, e nel Lazio, per
avere foglie più lunghe (anche 30 cm), flaccide, di colore tendente al gial-
lastro, tanto che alcuni Autori ritengono trattarsi di specie distinta.

ASPLENIACEAE

Ceterach officinarum DC.


Nome volgare italiano: CEDRACCA, ERBA DORATA

Nomi in vernacolo: Doràdila, Doradìlla, Dorafihla.


Pianta erbacea, perenne; delle dimensioni di 5-15 cm. Rizoma fibroso,
ricoperto di squame brune. Fronde in rosetta sessile, verdi e coriacee nella
pagina superiore, fittamente cosparse di squame brunastre, quasi lanose,
nella pagina inferiore; pinne marginali alternatamente sinuose; son lineari
ricoperti da un pseudo-indusio, disposti nelle nervature secondarie.
Sporificazione: Maggio-Ottobre.
Habitat: Su pareti rocciose, anfratti e muri anche molto assolati, dal piano
littorale sino alle più alte vette montane.
USI: Fitoterapia: Rizoma e fronde sono utilizzate come Bechico,
Diuretico, Diaforetico, Antidiarroico; i decotti ottenuti al 20% di tutta la
pianta con eccezione delle radici devono essere aromatizzati con sciroppo di
Menta o di Anice per attenuare il gusto leggermente sgradevole.

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OSMUNDACEAE

Osmunda regalis L.

Nome volgare italiano: FELCE PALUSTRE, FELCE FLORIDA


Nomi in vernacolo: Fìlixi mannu, Filixi eru, Filighe, Fìlighe mannu, Filettu
masciu, Filettu reali, Filettu imperiali.
Grande Felce, perenne, a rizoma brunastro, tozzo. Fronda 2-3 pennatos-
setta che può raggiungere 1-3 m di lunghezza con piccoli lobi opposti a seg-
menti dentellati ai margini, lanceolati ed arrotondati apicalmente. La pianta
può raggiungere i 2 m di altezza. Sporofilli in pannocchie ramose.
Sporificazione: Giugno-Luglio.
Habitat: In anfratti boschivi, lungo corsi d'acqua dalla pianura a luoghi
collinari e di bassa montagna; frequente nel Marghine e nella Planargia.
USI: Giardinaggio: Data la imponenza della pianta viene spesso utilizza-
ta presso laghetti ed in Parchi con notevole umidità, per ornare rocce. Deve
essere piantata possibilmente in suoli profondi, umici, meglio se acidi (gra-
nito, basalto, scisto, trachite) a mezza ombra. La moltiplicazione si deve fare
in primavera per divisione di cespi basali robusti.
Fitoterapia: Usato il rizoma in decotti come debole purgante.

HYPOLEPIDIACEAE

Pteridium aquilinum (L.) Kuhn


Nome volgare italiano: FELCE AQUILINA, FELCE GRANDE
Nomi in vernacolo: Filighi, Filigi, Filixi, Filighe, Filighe cabaddinu, Fìrigu,
FIgili, Filettu, Filighe mascru.

Pianta erbacea perenne, che può raggiungere dimensioni notevoli, anche


m 1,80 di altezza. Rizoma strisciante, grosso. Fronde a lamina irregolarmen-
te triangolare, larghe 50-70 cm e lunghe anche 1 metro, cartilaginee, villo-
se nella pagina inferiore, dove sono localizzati i son, marginalmente e rico-
perti dalle revoluzioni dei bordi, bi-tripennatosette, divise in segmenti a
margine generalmente intero. Sporificazione: Maggio-Ottobre.

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Habitat: Diffusa ai bordi delle leccette e delle boscaglie, in praterie anche
molto aride o su rocce umide presso sorgenti (ad es. a Mularza Noa), dal
livello del mare sino alle più alte cime montane.
USI: Etnoiatria: Usata in qualche zona (Ogliastra, Bolotana) come
Tenifugo, avendo probabilmente principi attivi molto vicini a quelli del
Felce maschio.

POLYPODIACEAE

Polypodium australe Fée (= P. vulgare L. var. serratum Wilid.)


Nome volgare italiano: FELCE DOLCE, FELCE QUERCINA
Nomi in vernacolo: Figili cerbinu, Filixi cerbinu.
Pianta erbacea perenne, a fronde di 20-30 cm, con picciuolo breve e lami-
na pennato-partita a forma triangolare, a base larga (quasi la metà della lun-
ghezza della foglia), le pinne (divisioni di primo ordine) si presentano
tenuemente dentellate ai margini: la pinna apicale si libera isolata dalle altre
per lungo tratto; le fronde (non si può parlare di vere e proprie foglie) in
parte si seccano in autunno. Il rizoma, di gusto un pò dolce, é cilindrico,
affusolato, ricoperto di squamette papiracee, brune. Gli sporangi sono riuni-
ti in piccole masse rugginose (son), con brevi parafisi sterili soprattutto nella
pinna terminale ed in qualcuna superiore, nella pagina inferiore della fron-
da (sporofillo); altre fronde, senza son, costituiscono i trofofilli, con funzio-
ne di riserva e non riproduttiva. Sporificazione: Maggio-Luglio.
Habitat: Specie termofila, molto diffusa nei boschi e leccete, su rocce o
nelle fessure dei muri, dal livello del mare sin quasi ai 1.000 m di altitudi-
ne.
USI: Fitoterapia: Usata come Emolliente, Antiinfiammatorio, con buoni
risultati come Antiemorroidario, Antielmintico, Vermifugo e come leggero
purgante impiegando soprattutto i rizomi, ma anche le fronde.
Osservazione: Meno frequente in Sardegna è il Polypodium vulgare L.,
con il quale il P. australe è spesso confuso, ma il P. vulgare è meno termofi-
lo, vegeta di solito ad altitudini maggiori, presenta le fronde con picciuolo
più breve, lamina sempre pinnato-partita, ma a contorno lanceolato, a pinne
quasi intere, confluenti alla base che é abbastanza ristretta; mancano le para-
fisi sterili tra gli sporangi, riuniti in son circolari, color giallo brillante in
prima formazione e brunastri solo a maturità.
Le proprietà e le utilizzazioni sono pressoché uguali nelle due specie.

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ADIANTACEAE

Adiantum capillus-veneris L.

Nome volgare italiano: CAPELVENERE


Nomi in vernacolo: Erba chi non infundet, Pampinella, Farzìa.
Pianta erbacea, perenne, alta 10-40 cm. Rizoma breve, strisciante, nera-
stro, munito di squame. Fronde morbidamente sottili, bi-tripennatosette a
pinnule (divisioni di secondo ordine) cuneate a ventaglio arrotondato su pic-
cioli filiformi nerastri, molto flessuosi; son disposti lungo il margine dello
sporofillo. Sporificazione: Luglio-Settembre.
Habitat: Vive su rocce umidiccie, all'imboccatura di anfratti e grotte,
presso sorgenti, rifuggendo generalmente dalla luce, dal livello del mare
sino ai 1.300-1.500 m.
USI: Fitoterapia: Droga (le fronde) conosciutissima fin da tempi remoti
per le sue virtù Diuretiche e Rinfrescanti, Emollienti e Decongestionanti
delle mucillagini e dell'olio essenziale contenuto.
Piante ornamentali: Largamente usata, specialmente in cultivar a fronde
molto più larghe, per giardini rocciosi, ma anche come fronde recise per
ornare vaserie.
Coltivazione: La pianta si propaga per frammenti del rizoma, in primave-
ra o in autunno, in terreno leggero, mescolato a torba, umido, in ombra.

ASPIDIACEAE

Dryopteris filix-mas L. (= Polystichum filix-mas Roth)


Nome volgare italiano: FELCE MASCHIO
Nomi in vernacolo: Filighe masciu, Filixi mascu.

Pianta erbacea, perenne, delle dimensioni di 30 cm - 1 m con grosso rizo-


ma, ricoperto da squame brune, lignificate; fronde grandi, brevemente pic-
ciolate, alla base squamose; lamine lanceolato-oblunghe, bipennatosette,
con forma oblanceolata: pinnule dentellate: son tondeggianti coperti da un
indusio reniforme; tutte le pinne e pinnule possono presentare notevoli
variabilità di aspetto a seconda degli ambienti in cui la specie vegeta.
Sporificazione: Luglio-Ottobre.
Habitat: Subcosmopolita nelle zone boscate umide collinari e sumontane,
in colonie sparse e scarsamente nutrite.

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USI: Fitoterapia: l'impiego del Felce maschio come Tenifugo ed
Antielmintico è conosciuto da tempo remoti per i potenti principi attivi (fil-
marone) che paralizzano i parassiti intestinali; la somministrazione di pol-
vere o decotto del rizoma deve essere seguita da un purgante salino, mai
oleoso, per evitare l'assorbimento intestinale dei principi attivi velenosi.
Coltivazione: La riproduzione si effettua per spargimento delle spore
durante l'autunno, in terriccio di bosco ed il trapianto si fa nell'autunno
seguente in terreni argillosi acidi, non calcarei. Ha sempre una discreta
richiesta di mercato.

CUPRESSACEAE

Cupressus sempervirens L.
Nome volgare italiano: CIPRESSO

Nomi in vernacolo: Cipressiu, Cipressu, Zipressiu, Arcipressu.


Albero alto in media 20-24 m, talvolta anche 30 m con diametri medi di
25- 30 cm, talvolta raggiungenti i 50 cm. Longevità plurisecolare. Tronco
normalmente eretto, cilindrico, a corteccia brunastra, fibrosa, di poco spes-
sore, solcata longitudinalmente; ramificazione abbondante, a sezione pres-
soché quadrangolare nei rametti apicali. Chioma fitta di colore verde cupo,
a forma subconica - piramidale nella varietà stricta e più o meno espansa
alla base nella varietà horizontalis. Foglie embriciate. Apparato radicale
sparsamente superficiale. Piante monoiche a microsporofilli in amenti gial-
lastri all'apice dei rametti ed a macrosporofilli subglobosi, di colore verde-
violetto. Strobili (coccole, galbuli) ovato-globosi di 2-4 x 1-3 cm.
Maturazione degli sporofilli all'inizio della primavera; maturazione del
seme nell'anno successivo.
Habitat: La specie vegeta spontaneamente in regioni del Bacino
Mediterraneo orientale, dal livello del mare sino a 700-800 m di altitudine.
Specie termo-xerofilia si adatta a suoli di diversissima costituzione.
Intensamente coltivato; in Sardegna soprattutto come frangivento di terreni
agrari.

USI: Farmaceutica e Chimica: Olio essenziale distillato dalle foglie.

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Falegnameria: Il fusto fornisce legname ottimo, omogeneo, di lunga
durata e di gradevole aspetto, impiegato soprattutto nell'artigianato mobilie-
ro, per infissi e pannelli.
Rimboschimenti: Specie resistente all'aridità ed alle basse temperature,
buona preparatrice per altra vegetazione.

CUPRESSACEAE

Juniperus communis L. subsp. communis


Nome volgare italiano: GINEPRO COMUNE
Nomi in vernacolo: Cinnéberu, Ghiniparu, Ghiniperu, Lìbanu, Nìbaru,
Zinnìpiri.
Cespuglio ramificato o albero spesso strisciante, talvolta eretto. Corteccia
brunastra sfaldantesi in striscie. Foglie aghiformi, rigide, pungenti, con una
striscia bianca nella pagina superiore, verticillate a tre. Fioritura: Febbraio -
Giugno.
Habitat: Nel massiccio del Gennargentu attorno agli 800 m; in territorio
di Laconi sui 700 m di altitudine.
US!: Etnoiatria: Si usano macerati alcoolici di bacche o foglioline: Uso
esterno: Antisettico, Balsamico, Antireumatico, Rubefacente.
Uso interno: Antisettico delle vie urinarie, Digestivo.
Aromatica e Liquoreria: Le coccole sono utilizzate per la preparazione
del Gin (1 Kg di coccole x 400 litri di Gin) e per insaporire carni insaccate.

PINACEAE

Pinus pinaster Aiton (= P. maritimus Mill. = P. mesogensis Fieschi et


Gaussen)
Nome volgare italiano: PINASTRO, PINO MARITTIMO

Nomi in vernacolo: Pinu marittimu, Pinu selvaticu, Pinu, Oppinu.


Albero alto anche 35-40 m e con diametro che può superare 1 m; fusto
diritto o sciabolato; chioma a piramide nelle piante giovani, poi espansa ma
non appiattita, di colore verde scuro. Corteccia di colore bruno-viola ester-
namente, e rosso-amaranto internamente, profondamente fessurata, con
placche che si staccano facilmente. Foglie aghiformi, riunite a due nel bra-
chiblasto, lunghe anche 20 cm, leggermente ricurve. Microsporofilli giallo-
rosati e macrosporofilli inseriti a due o più, brevemente peduncolati, spesso

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asimmetrici (10-20 cm x 6-8 cm); semi ovali schiacciati, neri su una faccia
e punteggi di nero nell'altra, alati. Fioritura: Aprile-Maggio.
Habitat: In boschi folti naturali e spesso coltivati nelle zone litorali, spon-
tanea in Gallura; moderatamente termofila, resiste al freddo più del Pinus
halepensis e del Pin us pinea, eliofila; non ha preferenze per la natura del
suolo, siliceo o calcareo; si propaga solo per seme.
USI: Legname pesante, molto resinoso, usato in carpenteria, costruzioni
navali, paleria e traverse, casse da imballaggio, combustibile ma inadatto a
falegnameria fine. Preziosa in rimboscamenti per protezione e colonizzazio-
ne; resistente alla salsedie ed ai venti.
Industrie: Se ne ricava resine e trementina che ne giustificano la coltiva-
zione.
Etnobotanica: La presenza di trementina anche nelle gemme ne ha incre-
mentato l'uso come Balsamico ed Anticatarrale, per inalazioni.

PINACEAE

Pinus pinea L.
Nome volgare italiano: PINO DOMESTICO, PINO DA PINOLI
Nomi in vernacolo: Oppinu, Pigna, Pinu bonu, Pinu de pappai, Campingiu,
Cumpingiu.
Albero maestoso, può raggiungere i 30 m di altezza e diametri che si
avvicinano a 2 m; fusto cilindrico, eretto, chioma da globosa nelle piante
giovani ad ombrelliforme, più o meno appiattita nelle piante adulte a secon-
da della luminosità. Longivetà 200-260 anni. Corteccia di colore grigio-ros-
sastro esternamente e bruna interamente, profondamente fessurata in senso
longitudinale. Radici profonde. Foglie aghiformi in numero di due (o tre)
per brachiblasto, contorte, lunghe 8-20 cm, a margine dentato; canali resini-
feri fogliati, marginali.
Microsporofilli in amenti aranciati e macrosporofilli in amenti verdi con
venature rossastro-viola. Strobili solitari (raramente a 2 o a 3), sessili gene-
ralmente, ovoidali rigonfi, lunghi anche 15 cm e larghi 12 cm. Semi grossi
di 15-20 mm. Fioritura: Febbraio-Maggio.
Habitat: Poco esigente, preferisce terreni sabbiosi e freschi (indigena nel
Fluminese ed a Porto Pino) pianta termofila, moderatamente xerofila, elio-
fila. Si riproduce per seme.
USI: Legno resinoso, pesante, di qualità non eccellente, usato per costru-
zione a carpenteria. Pinoli commestibili e molto richiesti. Corteccia usata in
tintoria.
Etnoiatria e Fitoterapia: Usato come Diuretico, Antilitiasico (per calcoli

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renali) ma controindicato in casi di lesioni renali croniche, sotto forma di
infuso; Anticatarrale e Balsamico, per affezioni delle vie respiratorie, sotto
forma di olio essenziale.
Selvicoltura: Utilmente impiegato nei rimboschimenti.

PINACEAE

Pinus halepensis Mill.


Nome volgare italiano: PINO d'ALEPPO
Nomi in vernacolo: Pinu de Aleppu, Pinu marittimu, Pinu, Oppinu, Oppinu
burdu.
Albero raramente più alto di 20 metri ma con diametri che possono supe-
rare 1,20 m; fusto diritto o tortuoso; portamento tozzo e chioma rada,
ombrelliforme tendente all'arrotolamento, di colore verde cinerino.
Longevità 150-200 anni. Corteccia di colore grigiastro che passa in seguito
al brunorossatro fessurandosi per il lungo in placche che non si sfaldano.
Foglie aghiformi in numero di due per brachiblasto, lunghe 5-10 cm. Canali
resiniferi ai margini delle foglie; microsporofilli in amenti giallastri e macri-
sporofilli rosati o viola. Strobili solitari o riuniti a 2 o 3, peduncolati, ricur-
vi, bislungoconici. Semi ovoidali di 5-6 mm. Fioritura: Marzo-Aprile.
Habitat: Vegeta in ogni tipo di terreno ma non si adatta in suoli argillosi
compatti o molto umidi; pianta termofila, xerofila, eliofila, caratteristica di
suoli arenosi. È specie indigena nell'Isola di San Pietro e nel Sulcis.
Costituisce aggruppamenti puri o frammisti alla macchia.
USI: Legname usato per costruzioni e carpenteria o falegnameria rustica;
produzione di resine e tannino.
Selvicoltura: Piantine riprodotte per seme sono utilmente impiegate per
rimboschimenti litoranei, per alberature cittadine e per la costituzione di
parchi a zone boscate miste.

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SALICACEAE

SALIX L.

In Genere comprende piante arbustive ed anche arboree a rami flessuosi,


lunghi; la corteccia è di solito grigiastra o cinerina, ma nei rami giovani è di
colore che copre una vasta gamma dal giallo all'aranciato, giallo-rosa, ros-
sastro; gemme rossastre; foglie lineari o lanceolate, in alcuni casi ovatoellit-
tiche, penninervie, brevemente picciolate. Fiori monoclini in piante dioiche;
frutto: cassula con semi coperti da fitta peluria. Fioritura: FebbraioAprile, in
qualche caso (Salix pedicellata Desf.) anticipata a Gennaio.
Habitat: In quasi tutti i casi di Salici prediligono le sponde dei corsi d'ac-
qua, terreni umidi, anfrattuosità rocciose ombrose a diverse altitudini sino
alle zone montane (Limbara, Gennargentu, Linas, etc.)
USI: Fitoterapia: Diversi Salici hanno proprietà Antireumatiche,
Antispasmodiche, Antipiretiche per cui trovano riscontro anche nell'uso
popolare.
Artigianato: La grande flessibilità e resistenza dei giovani rami ha sem-
pre determinato l'impiego dei Salici in lavori di intreccio viminale, anche
delicato e di grande pregio; la compattezza del legno è valorizzata in lavori
di ebanisteria.
Selvicoltura: Alcune specie di Salice trovano utile impiego per argini flu-
viali e consolidamento di terreni franosi.
Salix fragilis L.

Nome volgare italiano: SALCIO GENTILE


Nomi in vernacolo: Sàlighe, Sàlixi, Sàritzi, Sàlici, Saliciu.
Salix alba L. subsp. alba
Nome volgare italiano: SALCIO BIANCO
Nomi in vernacolo: Sàlighe biancu, Sàlixi, Salike, Saliciu, Sallighi,
Saxibi, Sàxili, Suaxi.

Salix purpurea L.
Nome volgare italiano: SALICE ROSSO
Nomi in vernacolo: Saliciu, Sàlike, Sàlighe, Sàlizi, Sàlixi, Ollasteddu de
arrìu, Sarpa.

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Salix pedicellata Desf.

Nome volgare italiano: VIMINE


Nomi in vernacolo: Atoa, Azoa, Pidixi, Thoba, Thova, Sciova, Srapa,
Thrappa, Sarpa, Zarpa, Toa, Zoa.

Salix cinerea L.
Nome volgare italiano: SALICE CINEROGNOLO
Nomi in vernacolo: Azoa, Zoa, Toa, Sarpa, Zrappa, Vitriciu.
Salix atrocinerea Brot.
Nome volgare italiano: SALICE CINERINO

Nomi in vernacolo: Gli stessi di S. Cinerea L.


Salix triandra L. subsp. triandra

Nome volgare italiano: VETRICE


Nomi in vernacolo: Pìttighe, Pìttighi, Pìttixi, Pìdixi.

POPULUS L.

Questo secondo Genere della Famiglia delle Salicaceae comprende spe-


cie arboree, caducifoglie, a rami eretti, con foglie più o meno larghe, roton-
deggianti, romboidali, a volte cuoriformi; fiori unisessuali in piante dioiche,
riuniti in infiorescenze pendule; frutto: cassula con semi cotonosi per ciuffi
di peli biancastri. In Sardegna abbiamo queste specie:

Populus tremula L.
Nome volgare italiano: PIOPPO TREMOLO
Nomi in vernacolo: Fustiàlvu trèmulu, Linnàrbu trèmulu, Linnàrbu tre-
mulòsu, Pioppu tremulosu.
Albero alto anche 30 m; foglie ovato-cordate, irregolarmente dentate ai
margini, le adulte glabre o con scarsa peluria, le giovani quasi triangolari e
con dentatura più larga; picciuolo molto lungo che consente il tremolio delle
foglie al minimo alito di vento; fiori femminili a stimmi porporini. Fioritura:
Marzo-Maggio.
Habitat: In luoghi umidi particolarmente sul M. Limbara (versante di
Berchidda), Marghine, Goceano, M. Gennargentu.

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USI: Il legname tenero, poco flessibile, robustissimo che se ne ricava
trova applicazioni per costruire cassette da imballaggio, nelle fabbriche di
fiammiferi e nelle cartiere per la pasta cellulosica molto pregiata.

Populus canescens (Aiton) Sm.


Nome volgare italiano: PIOPPO GATTERINO
Nomi in vernacolo: Fustialvu, Fustiarbu, Ostiarvu, Ustiarvu, Ustiarvore.
Albero di 15-20 m; a foglie adulte con pagina superiore verde, glabra e
quella inferiore tomentoso-cinerina, sinuate, a margine dentato-crenulato; le
foglie giovani grandi (8 x 6 cm) ovato-tondeggianti. Fioritura: Febbraio-
Aprile.
Habitat: Ben rappresentato nel Goceano, presente sul M. Linas.
USI: Stesse applicazioni di altri Pioppi; coltivato anche come specie
ornamentale.

Populus alba L.

Nome volgate italiano: PIOPPO BIANCO, GATTICE


Nomi in vernacolo: Fustialvu, Fustialbu, Fustiarbu, Fustiarvu, Costiarvu,
Linnarbu, Linnarba, 'Ustiarvu, 'Ostiarvu, Istiarvu, Kostiarvu, Kostialvu,
Albaru, Arvaru, Arbaru, Ustiarvore, Pioku, Piopu, Sàbaru, Sàlvaru.
Albero altro anche 30 m, imponente, a corteccia grigiastra; foglie palma-
tolobate, bianco-tomentose nella pagina inferiore, glabre in quella superio-
re con picciuoli tondeggianti, non appiattiti; fiori unisessuali in infiorescen-
ze cilindriche. Fioritura: Febbraio-Marzo.

Populus canadensis Moench


Nome volgare italiano: PIOPPO DEL CANADA
Nomi in vernacolo: Pioppu de su Canadà

Originario dell'America settentrionale, coltivato in poche località in


Sardegna soprattutto in vista della utilizzazione in cartiere.
Albero alto anche 30 m; foglie a base quasi triangolare, con asse longitu-
dinale superiore a quello trasversale e margine brevemente cigliato.
Fioritura: Marzo-Aprile.

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Populus nigra L.

Nome volgare italiano: PIOPPO NERO


Nomi in vernacolo: Fustialvu nieddu, Linnarbu nieddu, Ustiarvore,
Pioppu, Piopu, Pioku, Pubulìa, Pubulia puntuda, Puglielma, Puglielma pun-
tùda, Pupulione.
Albero alto anche 25-30 m a sagoma cilindrica, colonnare o piramidale;
corteccia scura, screpolata o fessurata, foglie larghe, ovato-romboidali, acu-
minate all'apice e ottusette alla base, a margine dentellato. Fioritura: Marzo-
Aprile.
USI: Coltivato per ornamento in Parchi, Giardini ed alberature stradali.
Industriali: Il legno tenero e leggero fornisce un'ottima pasta da cellulosa
per le cartiere; è inoltre utilizzato, come tanti altri pioppi per legname da
compensati, per ceste da imballaggio e nelle colture di funghi (Pleurotus
ostreatus).

BUXACEAE

Buxus balearica Lam.

Nome volgare italiano: BOSSO DELLE BALEARI, BOSSOLO


Nomi in vernacolo: Bùsciu, Bùssu, Bùsciulu, Bùssulu.
Specie arbustiva, eretta, alta 3-4 m; corteccia del fusto bruno-grigiastra;
foglie ovato-oblunghe di 30-40 x 10-20 mm di colore verde-glauco, lucide
nella pagina superiore, a margine ispessito e leggermente revoluto; picciuo-
lo glabro. Fiori monoclini, i femminili sessili ed i maschili brevemente
peduncolati. Frutto: cassula a 3 valve terminanti in cornetti. Fioritura:
FebbraioAprile; fruttificazione estiva.
Habitat: Tra le macchie, in esemplari sparsi, nell'unica stazione sarda di
Barbusi (Sulcis), su calcare, che costituisce l'estremità orientale dell'areale
della specie, molto ben rappresentata nelle Isole Baleari, in Andalusia sino
a Gibilterra e nel Marocco.
USI: Giardinaggio: La propagazione della specie non comporta problemi
particolari, sia per semina che per taleaggio. La specie è stata utilizzata con
successo per costituire bordure in quanto tiene abbastanza bene il taglio,
anche se l'effetto è inferiore a quello ottenuto con il Buxus sempervirens a
foglie più piccole e più addensate; l'effetto migliore si ottiene facendone
piccoli gruppi isolati in mezzo alle aiuole.

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Utensileria: Pregiate suppellettili da cucina si ottengono con il legno
molto duro e a fibra compatta.

MYRTACEAE

Myrtus communis L.
Nome volgare italiano: MIRTO
Nomi in vernacolo: Mirtu, Muista, Murta, Murtra, Murtin, Muta, Mustha,
Multa, Muta, Murtizzu, Murta durci, Murtaucca, Murtaurci, Murtauccia.
Frutice sempre verde o alberello, molto ramificato a foglie opposte, acu-
tamente ovali, coriacee, punteggiate in trasparenza, aromatiche. Fiori bian-
chi o rosei a 5 petali, su lunghi peduncoli solitari ascellari; stami numerosi;
ovario infero a tre logge. Frutto: bacche piriformi di colore bluastro, semi-
racchiuse in calice persistente; semi reniformi in grande numero. Fioritura:
Marzo-Giugno.
Habitat: Costituente caratteristico di macchia pura o in associazione con
Pistacia lentiscus (Lentisco) e talvolta con specie di Cistus (Cisto) e ai bordi
dei boschi; predilige i terreni acidi (trachite, basalto, granito) riparati dai
venti, dalle basse alle medie altitudini, altipiani, giare.
USI: Etnoiatria: In tutta, la Sardegna si usavano le foglie, le quali come i
frutti, ma in percentuali diverse, contengono: olio etereo, composti terpeni-
ci, mirtolo, geraniolo, resine, tannino, etc. come Balsamico, Antisettico,
Espettorante nelle affezioni delle vie respiratorie (bronchiti).
Osservazioni: Sono stati riscontrati casi di intossicazione.
Aromatica: Tutta la pianta è odorosa ma per la distillazione di olio di qua-
lità, in corrente di vapore, si usano le foglie fresche e le cime fiorite in pri-
mavera. Aromatizzante per carni arrosto e lesse, salumi, etc..
Profumeria: Per ottenere note di testa fresche, in acqua di colonia e di
toeletta.
Liquoristica: Usato come correttivo o come base per liquore digestivo
ottenuto per macerazione in alcool, grappa o acquavite, di foglie (per il
mirto bianco) o meglio di frutti raccolti in inverno (per il mirto bruno).
Falegnameria: Il legno, duro ed a fibra compatta è utilizzato per lavori di
intarsio.
Usi diversi: Già usato per la concia delle pelli e per confezionare involu-
cri in fiaschetteria e cestini.

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CRUCIFERAE

Diplotaxis tenuifolia (L.) DC.

Nome volgare italiano: RUCOLA, ROCHETTA


Nomi in vernacolo: Rughitta, Ruchitta, Rugghitta, Ruca, Rucas, Aruchitta.
Pianta erbacea perenne, legnosetta alla base. Foglie sparsamente distri-
buite nel caule, lunghe anche 20 cm, lirate, sinuato-dentate, con rosetta
basale. Fiori di colore giallo pallido, a 4 sepali disposti a croce, petali 4, lun-
ghi da 7 a 15 mm. Frutto: Siliqua diritta, lunga quanto i pedicelli che la por-
tano. Fioritura: Primavera-Autunno.
Habitat: in praterie, margini dei campi e fossati, diffusissima; infestante
dei campi, vigneti, oliveti.
USI: Fitoterapia: Si usa il succo spremuto dalle foglie come Espettorante
(Ogliastra), come Aperitivo, Stomachico, Diuretico in diverse regioni di
Sardegna.
Uso esterno: Applicazione di impiastri di foglie contuse (orticaria, pruri-
ti, emorroidi) in sostituzione dei semi di Senape.
Si sono riscontrate proprietà Antiscorbutiche e Vitaminiche,
Antiflogistiche, Emollienti.
Osservazioni: In tutta la Sardegna, ma specialmente nelle zone settentrio-
nali, le foglie dal sapore piccante dovuto ad acido ascorbico associato ad un
olio composto da sostanze amare, solfuro di allile, diplotaxilene, pectina e
gliceridi dell'acido erucico, oleico, linoleico e palmatico, sono consumate
come insalate semplici e composte, ricercatissime dai buongustai e nell'uso
popolare.
La specie viene ampiamente coltivata nella Penisola, per insalate dal
sapore meno piccante di quello della specie spontanea.

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CRUCIFERAE

Isatis tinctoria L.

Nome volgare italiano: GUADO, GLASTO


Nomi in vernacolo: Guadu.
Pianta erbacea, bienne, con fusto che può raggiungere l'altezza di m 1,40
ma di solito ha uno sviluppo attorno ai 90 cm, notevolmente ramificato in
alto. radice fittonante. Pianta glabra in tutti gli organi epigei. Foglie superio-
ri astato- oblunghe, sessili, con due brevi orecchiette; le foglie inferiori
sinuate, brevemente picciolate. Fiori in grappoli terminali, densi, ma lassi, a
4 petali di 4-5 mm, gialli, a diverse tonalità cromatiche. Frutto arrotondato
alla base lungo 15-20 mm, quattro volte più lungo che largo; semi neri,
oblunghi. Fioritura: Marzo-Giugno.
Habitat: Vegeta in incolti aridi, soleggiati, spesso ai bordi di strade cam-
pestri. I nuclei più cospicui di questa specie si trovano dalla Campeda a
CamPu Giavesu.
USI: Etnoiatria: Per via esterna si usano ancor oggi impacchi ed impia-
stri di foglie, fatte fermentare a lungo, come Cicatrizzante. È tuttavia oppor-
tuno tenere presente l'azione velenosa che si può manifestare.
Artigianato tintoriale: l'Isatis fu usata anche in epoca prima di Cristo
come base per colorante indaco-verde e tenne il primo posto nell'industria
dei coloranti vegetali fino agli inizi di questo secolo, soppiantata poi da
un'altra specie di origine tropicale l'Indigofera indigo, di uso più pratico.
Attualmente l'Isatis tinctoria, nonostante l'avvento dei coloranti sintetici è
ancora largamente usata in tintorie artigianali in quanto le tonalità di azzur-
roblu sono molto delicate ma persistenti.

ROSACEAE

Crataegus monogyna Jacq.

Nome volgare italiano: BIANCOSPINO


Nomi in vernacolo: Caccaéddu, Kalàbrighe, Kalàbrigu, Kalàbrike,
Kalariggiu, Kalàrighe, Kalarìttu, Kalàrvigu, Kalàviru, Kalàvria, Kalàvri 'e,
Kalàvrighe, Kalàvrigu, Kalàvriu, Kallàvrigu, Karàlighe, Koarviu, Koavigu,
Kroaxiu, Karalìgia, Trafficu, Tràvigu, Tràvvigu.

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Pianta arbustiva o alberello, alto in medi 2-3 metri, ma rappresentato
anche da esemplari arborei di 5-6 m, il cui fusto legnoso, tortuoso, ha una
corteccia grigiastra e liscia, specialmente nei rametti giovani, spinosi, per
spine corte e forti, lisci, che diventano in seguito brunastri e scagliosi. Le
foglie generalmente glabre e decorrenti, sono obovate, profondamente loba-
te a 3-5 lobi, inciso-dentate, coriacee, con nervature secondarie rivolte all'in-
terno; stipole persistenti e denticolate. Fiori bianchi, talvolta sfumati di rosa,
con corolla costituita da 5 petali liberi e calice di 5 sepali, riuniti in corim-
bi composti da 5-15 fiori. Frutto: drupa ovoidale, quasi globosa, carnosa,
rossa, contenente 1-3 semi ovoidali o reniformi. Fioritura: AprileMaggio.
Fruttificazione autunnale. Profumo gradevole.
Habitat: Specie eliofila vegetante ai margini dei boscati e delle macchie,
diffusa in tutta la Sardegna a diverse altitudini.
USI: Fitoterapia: Compresa in diversa Farmacopee Ufficiali (Portogallo,
Messico, Romania, etc.) è specie conosciutissima da tempi remoti come
Cardiotonico, Ipotensivo, Antiarteriosclerotico. Non dà accumulo in uso
prolungato.
Giardinaggio: Spesso coltivata come arbusto ornamentale, per siepi ed
aiuole.

Orticoltura: Usata come ottimo portainnesto per Peri, Susini, etc.


Coltivazione: Si propaga per seme e per talea con molta facilità.

BORAGINACEAE

Borago officinalis L.
Nome volgare italiano: BORRAGGINE
Nomi in vernacolo: Limboina, Linguarada, Burraccia, Erba burragia,
Piupiu, Ciucciamoch, Limbuda, Limba de boe, Pitzacarroga, Succiameli.

Pianta erbacea, annuale, di 40-50 cm di altezza, completamente irsuta per


peli vitrei, setolosi, fusto eretto e ramoso. Foglie grandi, ovate, dentate per
minuti denti pungenti, picciolate le inferiori, sessili ed amplessicauli le
superiori. Fiori a corolla gamopetala, rotata a forma di stella, azzurrina, con
appendici alla fauce, subeguale per dimensioni al calice che è di 5 pezzi
irsuti; Frutto; tetrachenio rugoso. Fioritura: Marzo-Agosto.

86
Habitat: Specie ubiquitaria, nelle macerie, nei coltivi e lungo i viottoli di
campagna, si diffonde anche nelle aiuole cittadine, dal livello del mare sino
alla media montagna. Originaria della Spagna e dell'Africa settentrionale si
è spontaneizzata in tutta Europa.
USI: Pianta preziosa eppure misconosciuta in molte località. Per la sua
utilità, nonostante sia reperibile ovunque é ancor oggetto di coltivazione su
terreni sciolti, sabbiosi, soleggiati. Si semina in semenzaio all'inizio della
primavera; il trapianto si effettua a fine aprile in solchi distanziati di 40 cm,
con distanza interpianta di 25-30 cm; la raccolta avviene in
AgostoSettembre.
Alimentazione: Foglie fresche tritate dopo l'ebollizione sostituiscono
egregiamente le bietole o gli spinaci nel ripieno dei ravioli oppure possono
arricchire insalate cotte o minestre di verdure.
Fitoterapia: Il suo contenuto in mucillagini, sali ed acido fosforico ne giu-
stificano l'uso come Rinfrescante, Depuratore del sangue, Emolliente,
Calmante della tosse, Sudorifero con infusi di foglie fresche.

SOLANACEAE

Physalis alkekengi L.
Nome volgare italiano: ALCHECHENGI, CHICHINGERO,
VESCICARIA
Nomi in vernacolo: Non conosciuti.
Pianta erbacea, perenne a caule eretto ed apparato ipogeo strisciante.
Altezza raggiungibile 75-80 cm. Foglie ampie, intere, ovato-cordate, piccio-
late, pelosette a margine sinuoso-subdentato. Fiori grandi, ascellari, lunga-
mente peduncolati, a corolla campanulato-rotata, brevemente tubulosa,
bianca o giallastra, senza macchie. Frutto a bacca globosa e carnosa, delle
dimensioni di una ciliegia, a maturità di colore rosso vivo o rosso- arancia-
to, di sapore acidulo, contenente 100-150 semi reniformi a duplice placen-
tazione assile, completamente avvolto dal calice rigonfio e vescicoso, reti-
colato dapprima in verde e poi in rosso. Fioritura: Maggio-Agosto.
Habitat: Originaria dell'Europa Sud-orientale e dell'Asia, si è diffusa da
tempo nell'Italia settentrionale, in Sicilia, in Corsica ed in Francia.
Raramente rappresentata in Sardegna, in terreni calcarei del Campidano,
Oristanese e Cagliaritano, ad altitudini medie, ove si è naturalizzata in colo-
nie sparse e povere.
USI: Etnoiatria: Si usano solamente i frutti, in località dove è rappresen-
tata la specie, come Antilitiasico (in calcoli renali).
Fitoterapia: Ove è meglio conosciuta la droga (frutti) è usata per le sue
eccellenti virtù Diuretiche, nelle affezioni urinarie (acidi urici), come

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Antireumatico ed Antigottoso.

Giardinaggio: Coltivata come pianta ornamentale.


Osservazioni: Le piante spontanee soddisfano le richieste
dell'Erboristeria, tuttavia la specie viene anche proficuamente coltivata.
In drogheria sono richiesti i frutti sotto spirito. Può essere tossica.

LABIATAE

Mentha aquatica L.
Nome volgare italiano: MENTA D'ACQUA
Nomi in vernacolo: Amenta, Mentha aresti, Menta de abba, Mentha acquo-
sa, Mentha de arriu, Mentastu, Mentastru, Mentaspru, Menta de riu, Menta
de rena.
Pianta erbacea perenne con rizoma sotterraneo che origina molti rigetti
eretti. Fusto superiormente ramificato terminante con infiorescenze a spiga
densa e globosa con fiorellini rosa-violetti. Foglie ovato-allungate, sottili,
arrotondate alla base ed irregolarmente dentate. Frutto: tetrachenio.
Tutti gli organi hanno un gradevole odore di cumino. Molto più resisten-
te alle avversità atmosferiche rispetto ad altre specie di Mentha.

Habitat: vive in luoghi umidi, paludi, Stagni costieri, in moltissime loca-


lità dell'Isola, in fitte colonie, dal livello del mare alle alte montagne.
Fioritura: Maggio-Ottobre.
USI: Erboristeria: Raccolta di tutta la pianta o delle sole foglie all'epoca
dell'antesi; il materiale si fa seccare all'ombra, in essicatoi oppure in stuoie
a strati leggerissimi. Il contenuto è un olio essenziale che ha applicazioni
analoghe a quelle dell'olio di Mentha piperita, anche se essa non contiene
mentolo, essendo più ricca in linalolo e glucosidi idrosolubili.

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Fitoterapia: Usata come Antidiarroico, Colagogo, Antispasmodico in
infusi delle foglie; leggero Antisettico in gargarismi e sciacqui boccali.
Cosmetica: Usata in alcune acque da toeletta per il delicato profumo.
Aromatica e Liquoreria: In alcune località usata per costituire un partico-
lare "bouquet" nelle bibite, alle quali conferisce un tono fresco, ma piccan-
te, distinto da quello di altre mente.
Dermatologia: Usata in molte località contro la puntura da insetti con fri-
zioni di soluzione alcoolica delle foglie.
Osservazioni: La Mentha aquatica costituisce base di incrocio con la
Men-
tha viridis dando origine alla Menthapiperita L., forma ibrida largamente
coltivata industrialmente nella Penisola.

ASTERACEAE

Matricaria chamomilla L.
Nome volgare italiano: CAMOMILLA
Nomi in vernacolo: Camamilla, Caboniglia, Cabroniglia, Capumilla,
Crabuniglia
Pianta erbacea, annuale, ramosa, alta 30-50 cm, glabra, di gradevole
aroma. Foglie bipennatosette a filamenti sottili. Ricettacolo dei capolini di
forma troncoconica, cavo internamente. Fiori del disco tubulosi, gialli; fiori
del raggio ligulati, bianchi. Frutti: acheni a dorso liscio e con 5 coste nel lato
interno, talvolta forniti apicalmente di una limitata coroncina. Fioritura:
Maggio-Settembre.
Habitat: In prati e radure di media collina; ben diffusa nel Sassarese e
nella Nurra; è sporadica in alcune località centrali.
USI: Fitoterapia ed Etnoiatria: Si usano i capolini in infusi con azione
Antinevralgica particolarmente potente in soggetti anemici, Emmenagoga,
Anestetica, Calmante, Sedativa, Digestiva e Vulneraria, Antidiarroica.
Contiene un olio essenziale con azulene in quantità variabile da 1 a 43l4
apigenina, umbelliferon, mucillagini, Calcio, Potassio, Fosforo.
Aromatica e Liquoreria: Olio essenziale ricercatissimo nella preparazio-
ne di amari e liquori in campo familiare, ma soprattutto industriale; entra
nella composizione base di Fernet di pregiate marche.

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Cosmetica: Largamente usata nella composizione di lozioni, balsami,
creme.
Notizie colturali: Oggetto di intense coltivazioni in Ungheria, Jugoslavia,
Kenia; Da diffondere anche da noi. Terreno arato, concimato (organico),
leggero, fresco, permeabile che accoglierà in estate le plantule ottenute da
semina in semenzaio all'inizio della primavera. L'impianto si effettua in sol-
chi distanti 60 cm, con distanza interpianta di 25 cm..
E necessaria qualche scerbatura ed annaffiatura iniziale. Raccolta in tarda
estate. Essicazione all'ombra.

ASTERACEAE

Helichrysum italicum (Roth) Guss subsp. microphyllum (WilId) Ruy


Nome volgare italiano: CANAPICCHIA, ELICRISO
Nomi in vernacolo: Buredda, Murgueus, Scavicciu, Bruschiadina, Calecasu,
Simu, Mansanilija, Mortiddus, UscradInu, Allu'e fogu, Frore de Santu
Giuanne, Scova de Santa Maria, Frore de Santa Maria.
Pianta cespugliosa, perenne a fusticini rigidi, legnosi, a foglie lanceolate,
strette, intensamente profumata con odore di canfora, lunghe al massimo 10
mm (raramente di più), verde-grigiastre; fascetti di foglie ascellari cortissi-
mi e numerosi; capolini con involucro giallo paglierino a brattee glandolo-
se, conici, piccoli su peduncoli gracili. Acheni tubercolati. Fioritura:
Giugno- Luglio.
Habitat: Costituente caratteristico di macchie basse e garighe nelle coste,
altipiani ed alta montagna (M. Limbara, Montiferru, Marghine, M.
Gennargentu, M. Linas, M. Sette Fratelli).
USI: Fitoterapia: Si usa la pianta fiorita che contiene: olio etero con nero-
lo, sesquiterpeni, furfurolo, tannino, un chinone giallo (elicrisina), acido
caffeico, aldeide valerianica, azulene. Espettorante; Calmante della tosse:
Antidispnoico (non in asma essenziale); Antireumatico (in flebiti);
Coleretico; Cologogo, Antianafilattico (allergie, urticaria, eczemi, psoriasi);
Dimagrante: Antibiotico (tifo, dissenteria); Disinfettante, Antitossico.
Osservazioni: L'azione afrodisiaca era ben conosciuta in Gallura dove
l'Elicriso è noto sotto il termine di Scavicciu. Il suo profumo canforato è
caratteristico ed inconfondibile e costituisce una delle note basi dell'odore
caratteristico della terra sarda.
,

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Aromatica: Si distillano le foglie e le cime fiorite, raccolte in giornata per
evitare fermentazioni, e si ottiene un olio essenziale giallo chiaro con odore
di rosa a tono canforaceo. Usato per aromatizzare bevande e dolciumi.
Cosmetica: Uso di notevole importanza negli ultimi anni, in Italia ed
all'Estero. Il contenuto in azulene lo vede applicato per la preparazione di
attualissimi prodotti di cosmesi, dentifrici, etc.

LILIACEAE

Scilla obtusifolia Poiret

Nome volgare italiano: SCILLA A FOGLIE OTTUSE


Nomi in vernacolo: non conosciuti.
Pianta erbacea perenne a scapo eretto, cilindrico, alto 15-30 cm e bulbo
piriforme, bruno-rosso. Foglie piane, crenulate, mucronulate all'apice ottu-
so, lungamente picciolate oppure, in altri ecotipi, sessili avvolgenti la base
dello scapo, notevolmente più corte delle precedenti ma pi larghette (6 -8 x
0,8-1 cm), generalmente in numero di 4 - 5. Fiori da 5 a 15 disposti in race-
mo, con peduncoli eretti, leggermente curvi alti 5 - 15 mm. Perigonio a tepa-
li violetto-purpurei di 4 - 5 mm. Stami 6. Fioritura: SettembreOttobre.
Oltreché in Sardegna è stata segnalata la presenza della specie in Sicilia ed
in Corsica, non nella Penisola.
Habitat: Vegeta nelle radure di macchie o in praterie ad Asfodeli, Ferula
e Graminacee, a diverse altitudini, da pochi m sul livello del mare a 500 m
(sul Monte Linas a Domu de Prameri a 400 m (DESOLE, 1962) e a Perda
de Sa Mesa a 500 m (ANGIOLINO et CHIAPPINI, 1983).
USI: Etnoiatria: Ha le stesse applicazioni della Urginea maritima sebbe-
ne sia di azione più blanda, ma nello stesso tempo meno pericolosa in rela-
zione alla natura dei glucosidi costituenti.
Fitoterapia: Il mercato erboristico assorbe una modesta quantità di bulbi
e la richiesta ha piccole oscillazioni per le Industrie Farmaceutiche.

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ORCHIDACEAE

Per la descrizione dettagliata di questa Famiglia sarebbe necessario un


trattato monografico dato che, in tutto il regno vegetale, sono stati attribuiti
ad essa circa 500 Generi comprendenti circa 20.000 specie, senza tener
conto degli ibridi interspecifici; in Sardegna, ad oggi, sono stati segnalati 17
Generi con 48 specie diverse, senza considerare le varie sottospecie e tanto
meno gli ibridi interspecifici che sono numerosissimi data la grande facilità
e tendenza all'incrocio tra le specie.
Lo studio delle Orchidaceae in Sardegna, come del resto ovunque, ha
sempre tentato la curiosità di ricercatori botanici ad ogni livello scientifico
e sotto l'aspetto morfologico, riproduttivo, fisiologico, fitogeografico.
Dal 1827 alla fine del 1800 ci sono state le ricerche di MORIS, MAC-
CHIATI, BARBEY, BINNA, MARTELLI, dal 1900 quelle di TERRAC-
CIANO, BEGUINOT, SCHMID, RIKLI e più recentemente, dagli anni '50
ad oggi, quelle di MARTINOLI, DESOLE, DOLCHER, CHIAPPINI, VAL-
SECCHI, CORRIAS, SCRUGLI, GRASSO, che hanno sempre ampliato le
conoscenze su queste magnifiche specie.
Il nome della Famiglia deriva dal termine di un Genere, "Orchis", descrit-
to da TEOFRASTO e da DIOSCORIDE in relazione alla curiosa forma di
testicoli che in questo Genere hanno i tuberi radicali, interi, da ovoidi a più
o meno globosi.
Le 200 specie (appartenenti ai Generi di cui 23 sono presenti in Italia),
che vegetano in Europa, crescono tutte sul terreno, mentre molte della spe-
cie tropicali, asiatiche, americane, vivono sugli alberi da epifite ed hanno
fiori molto più grandi, splendidi, profumati di quelli nostrani che tuttavia
hanno fiori stranissimi, miracolosamente cesellati in mille sfumature di
forme e di colori, spesso sconosciuti e sottovalutati nei loro valori e signifi-
cato.
Data l'enorme gamma di forme e di ambienti che interessano le Orchida-
ceae non è possibile fare un quadro generale ed esauriente o una descri-
zione minuziosa per ogni singola specie, in considerazione dello spirito
informatore del trattato presente, ma verà messo in evidenza solamente
qualche aspetto peculiare, rimandando il lettore ai trattati monografici per
ulteriore dettagli più approfonditi.

Caratteristiche morfologiche delle Orchidaceae viventi in Sardegna.


Piante erbacee perenni, viventi sul terreno, quasi tutte autotrofe (il
Limodorum abortivum (L.) Swartz, violaceo, senza foglie, parassita radici
di Querce, Neottia nidus-avis (L.) L.C.M. Richard, bruno-giallastra, priva di
clorofilla, vive da saprofita), a fusto semplice ed eretto, con foglie intere,
parallelinervie, generalmente alterne, raramente opposte, a lembo lineare od
ovato, più o meno guainanti alla base, in numero vario superiore a 4, in alcu-
ne specie in numero di 2 (Listera ovata (L.) R. Br. e Gennaria diphyila
(Link.) Pari.), a volte ridotte a squame (Neottia nidus-avis e Limodorum
abortivum (L.) Swartz).

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L'apparato ipogeo è caratterizzato da un tubercolo ovoidale (Gennaria
diphyiia) o da due bulbi carnosi, ovoidali o tondeggianti (Orchis, Ophrys)
lisci ed interi o più o meno apicolati, oppure fusiformi (Spiranthes); talvol-
ta è costituito da rizomi ramosi (Cephaianthera ion gifoiia (L.) Fritsch) o
divisi in numerose fibre contorte intrecciate a gomitolo (Neottia).
Le infiorescenze sono costituite da spighe o racemi lineari o spiralati
(Spiranthes). I fiori sono zigomorfi (cioè ad un solo piano di simmetria che
ne divide due parti uguali) con sei segmenti petaloidi o di colore verde,
disposti su due verticilli; sul primo verticillo, più esteso, i pezzi sono gene-
ralmente distesi, dei tre pezzi centrali due possono essere conniventi a cap-
puccio mentre il terzo, il "labello", è generalmente slargato o allungato a lin-
gua, lobato, bilobato o trilobato o fornito di sprone contenente nettare; i
colori, specialmente nel labello possono essere smaglianti, amaranto cupo o
tenuemente rosati, puri o maculati.
Lo schema di base della struttura del fiore delle Orchidaceae ha una certa
relazione con quello dei fiori delle Liiiaceae, facendo pensare anche ad una
derivazione filogenetica da quest'ultima Famiglia, con modificazioni strut-
turali realizzatesi nel tempo per ragioni ecologiche e metaboliche.
Sorvoliamo sulle fantastiche leggende che sono state ricamate, anche da
seri ricercatori, per dare una ragione ai curiosi aspetti e disegni policromi
animali, che riproducono schematicamente la struttura di piccoli animali,
generalmente insetti (api, vespe, coleotteri) o ragni.
Plinio, Dioscoride, Linneo, Cesalpino, L'Ecluse, Dalechamp, Bauhin,
Kircher hanno messo in evidenza la strana relazione intercorrente tra queste
bizzatte strutture (che, secondo alcuni, riprodurrebbero le sembianze di pic-
coli animali morti nel luogo dove nacquero le orchidee progenitrici di quel-
le attuali), e le strane proprietà attribuite ad esse.
Sta di fatto che alcune strutture di questi fiori, sacche pollinifere e netta-
rifere, gole profonde adibite a rifugio di qualche insetto, morfologia di
labelli forgiati a sagoma di femmina di insetto da copulare, possono essere
interpretati scientificamente come accorgimenti plasmatici della Natura per
attirare sulle piante gli animali pronubi agenti della impollinazione onde
assicurare la riproduzione della specie; anche gli odori emessi dai fiori agi-
scono da richiamo sessuale.
Rispetto alla grande variatà di forme dei fiori le cassule delle orchidee
presentano una grande uniformità di struttura; sferiche od affusolate, risul-
tano costituite da tre carpelli saldati con suture sporgenti che sono collega-
te a fibre in modo tale da consentire una lenta, graduale emissione dei nume-
rosi semi al momento della deiscenza. Fioritura: Precoce da Marzo,talvolta
da Febbraio nelle pianure costiere, da Aprile a Giugno ad altitudini maggio-
ri.
Habitat: Le specie segnalate in Sardegna hanno gli habitat più disparati:
dalle arene litorali retrodunali ai bordi di Stagni di acqua dolce e di acqua
salata e di laghi (Lago di Baratz), in zone palustri o di ristagno stagionale,
nelle schiarite di macchie e di garighe, in acquitrini prossimi ai Pauli delle
Giare, in zone montane presso corsi d'acqua o in leccete umide, sino ai
1.000 m di altitudine.
Alcune di esse estremamente rare, altre più comuni, altre ancora cosmo-
polite su terreni della più diversa natura.
I 17 Generi presenti in Sardegna sono così rappresentati:

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ORCHIS L.

Orchis papilionacea L. - Indubbiamente la più diffusa di tutte le Orchis e


di tutte le Orchidee nell'intera Isola sia con la subsp. papilionacea sia con la
subsp. grandiflora (Boiss.) Nelson.
Orchis mono L. - Segnalata per la Sardegna da decine di autorevoli
Botanici e confermata in Flora Europaea, in Flora Italica da Zangheri,nelle
due sottospecie, subsp. mono e subsp. picta (Loisel.) K. Richter, in Flora
d'Italia da Pignatti, vede contestato il suo diritto di cittadinanza nell'Isola da
parte di giovani entusiasti ricercatori che si attribuiscono il rango di epura-
tori della Flora.
Orchis longicornu Poiret - Tipica delle Isole Sardegna, Corsica, Sicilia e
della Calabria. Sparsamente diffusa nel Fluminese, nel Nuorese,
Campidano; più comune in Trexenta, Sarcidano, Valle del Flumendosa,
Nurra di Stintino.
Orchis coriophora L. - Comune in tutta l'Italia, ma in Sardegna è sporadi-
ca nelle zone centro-meridionali, ancor meno comune nelle settentrionali.
Ochis tridentata Scop. - Rappresentata in tutta Italia, per la Sardegna è
stata ritrovata nelle zone centro-orientali.
Orchis lactea Poiret. - Comune nelle Isole, in Toscana, Basilicata,
Campania; in Sardegna segnalata nelle zone centrali, sulle Giare, al
Flumendosa.
Orchis purpurea Hudson - Comune nell'Italia settentrionale e centrale, più
rara nel meridione; in Sardegna la sua presenza è sporadica.
Orchis laxiflora Lam. - Comune nel Sarcidano, Nuorese, Gallura,
Logudoro.
Orchis quadripunctata Cyr. - Rara.
Orchis brancifortii Bivona - Endemismo sardo - siculo, raramente rappre-
sentato nella Sardegna orientale e nell'Isola Tavolara (CORRIAS, 1980).

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Orchis mascula L. - A fiori porporini e talvolta bianchi, predilige i suoli
calcarei soprattutto con la subsp. mascula; essa è stata reperita da CHIAP-
PINI, 1982 con fiori bianchi accanto a piante con fiori porporini nelle pen-
dici della Giara di Gesturi, basalmente costituita da calcari che nella Piana
dei Pauli sono ricoperti di un manto di basalto a diversi gradi di spessore
lungo la superficie. La subsp. olbiensis (Reuter ex Gren.), non confermata
nelle Flore di Pignatti e di Zangheri, è stata reperita da SCRUGLI et GRAS-
SO in esemplari più numerosi di quelli della subsp. precedente, vegetanti in
sughereta nella frazione di "S. Sofia" (Laconi), su affioramenti calcarei ed
ai bordi di leccete, tra Laconi e Seulo. Specie facilmente riconoscibile anche
per la caratteristica maculatura puntiforme, basale delle foglie.
Orchis provincialis Baib. - Abbastanza comune in particolare su suoli cal-
carei, più scaglionata nei suoli acidi a Laconi, Aritzo, Belvì, Logudoro,
Macorner, Campidano, Iglesiente.
Orchis collina Solander (= O. saccata Ten.) - Presente nell'Italia meridio-
nale ed Isole, non segnalata per l'Italia Centro-settentrionale; in Sardegna
scarsamente rappresentata nel Logudoro e Gallura.

OPHRYS L.

Ophrys sphecodes Mill. subsp. sphecodes - Rara nella Sardegna centrale.


Ophrys sphecodes Mill. subsp. atrata (Lindl.) E. Mayer - Ben rappresentata
in territorio di Laconi, Aritzo, Fluminese.
Ophrys lutea (Gouan) Cav. - Raramente rappresentata nell'arco del Golfo
dell'Asinara, in territorio di Laconi, Villanova Tub, Fluminese.
Ophrys fusca Link subsp. fusca - Comune nella Sardegna centrale,
Fluminese, Logudoro.
Ophrys fusca Link subsp. iricolor (Desf.) O. Schwarz - Rara nella
Sardegna centrale e nel Fluminese.
Ophrys speculum Link - Diffusa, specialmente sui calcari, in tutto il terri-
torio sardo, ma molto sparsamente.
Ophrys bombyliflora Link - Sparsa in colonie povere specialmente sui
calcari, nella Nurra di Sassari, a Olmedo, nel Campidano.
Ophrys apifera Hudson - Sparsamente rappresentata a diverse altitudini.
Ophrys arachnitiformis Gren. et Philippi - Sporadica nella Sardegna cen-
trale, più frequente nell'Iglesiente e Fluminese, Nurra, Algherese.
Ophrys tenthredinifera Willd. - Ben rappresentata ovunque.

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Ophrys fuciflora (F.W. Schmidt) Moench - Sulla Giara di Serri ed in ter-
ritorio di Laconi, nelle praterie aride.
Ophrys scolopax Cav. subsp. scolopax - Sporadica nella Sardegna centra-
le.
Ophrys pallida Rafin. - Segnalata solamente per la Sardegna, Sicilia e
Malta; in Sardegna è sporadica nell'agro di Sassari.

SERAPIAS L.

Serapias lingua L. - Comune in tutto il territorio isolano.


Serapias vomeracea (Burm.) Briq. - Sparsamente rappresentata in colonie
povere.
Serapias neglecta De Not. - Subendemica in incolti aridi ed oliveti, sino a
500 m di altitudine in Sardegna, Corsica, Liguria e Toscana.
Serapias cordigera L. - Rara in ambienti palustri e sui monti.
Serapias parviflora Parl. - Talvolta presente assieme alla S. lingua, ma
molto meno frequente.

CEPHALANTHERA L.C. Richard

Cephalanthera longifolia (L.) Fritsch - Più frequente nelle leccete attorno


ai 600 m di altitudine, sul M. Limbara, M. Gennargentu, Aritzo, Desulo,
Laconi, M. Linas, in colonie sparse di 30-50 individui, rara nel Marghine,
Madonnina di Cuglieri, M. Sette Fratelli.
Cephalanthera damasonium (Miller) Druce - Rara in territorio di Laconi e
Villanova Tub.
Cephalanthera rubra (L.) L.C. Richard - Rara, attorno ai 600 m nel
Goceano.

SPIRANTHES L.C. Richard

Spiranthes aestivalis (Poiret) - Infiorescenze di fiori bianchi, profumati al


tramonto e sboccianti in estate, nella Nurra di Sassari.
Spiranthes spiralis (L.) Chevail. - Infiorescenze spiralate di fiori sessili,
addensaii, profumatissimi in tutto il giorno, sboccianti in autunno, nel
Sarcidano ed in territorio di Stintino.

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PLATANTHERA L.C. Richard

Platanthera bifolia (L.) Rchb. - A fiori bianchi, profumati, sporadica.


Platanthera chlorantha (Custer) Reichenb. - A fiori verdognoli, molto
rara: segnalata da TERRACCIANO (1910), da SCHMID (1933) e successi-
vamente da altri AA. in territorio di Aritzo e di Laconi, rispettivamente a m
1389 e 700 s.l.m. in leccete con Ilex aquifolium.

EPIPACTIS Adanson

Epipactis helleborine (L.) Crantz - Sparsamente rappresentata nelle lecce-


te in territorio di Laconi, di Villanova Tub e più abbondante nel Fluminese
e nei boschi di castagno di Aritzo.
Epipactis microphylla (Ehrh.) Swartz - Sporadica a medie altitudini in
territori di Laconi, Villanova Tub, Seulo.

DACTYLORHIZA (Neker) Nevki

Dactylorhiza insularis (Sommier ex Martelli) Landwer - Orchidea scar-


samente rappresentata nella Penisola, in Calabria, in Toscana all'Argentario,
nelle Isole Elba, Giglio, Corsica e Sardegna. Ascritta da alcuni AA al gene-
re Orchis, se ne stacca decisamente almeno per la struttura dei bulbi tuberi-
formi, non interi e lisci, ma allungati in protuberanze che sono riscontrabili
in altre specie di questo Genere, più o meno differenziate. Sono caratteristi-
ci i fiori gialli, talvolta maculati in rossastro; vive dalla medie altitudini in
suraramente distribuita, ma dove vegeta è abbondante: sul Marghine, a
Cuglieri, Santu Lussurgiu, Bolotana, Fonni, Aritzo, Urzulei, Seulo, M. Sette
Fratelli, M. Linas.
Dactylorhiza maculata (L.) Soò (= Orchis maculata L.) - Riconoscibile
per le foglie ovate, larghette, intensamente chiazzate da macchie scure nella
pagina superiore, fusto foglioso e arrossato in alto, fiori rosei con venature
e punteggiature rossastre specialmente sul labello e sperone grosso, a forma
di sacco. Sparsamente rappresentata nella Sardegna centrale. Tutti gli altri
Generi sono rappresentati da una unica specie: Limodorum abortivum (L.)
Swartz - Pianta violaceo-livida, senza foglie, parassita su radici di Querce e
Agrifoglio nel Marghine, Laconi, Serri, Fluminese, Sarrabus, M. Linas,
sempre oltre i 600 m di altitudine.
Listera ovata (L.) R.Br. - A foglie cauline largamente ovate, con nervi pro-
nunciati ed apice arrotondato; fiori verdastri; vive a medie altitudini, nel
Marghine, Goceano, Laconi, Villanova Tub.
Neottia nidus-avis (L.) L.C. Richard - Pianta priva di foglie, di colore

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beige o bruno-ocra, saprofita su radici putrescenti. Non molto frequente, nel
Marghine, Cuglieri, Iglesiente, M. Linas, Aritzo, Sette Fratelli.

Gennaria diphylla (Link) Pari. (= Coeloglossum diphyllum Fiori) -


Specie rarissima, assente nella Penisola e nella Sicilia e forse anche in
Corsica, ove la segnalazione è da accertare. Presenta un bulbo tuberiforme
unico e due sole grandi foglie ovato cuoriformi, alterne; fiori verdognoli.
Anche in Sardegna è scarsamente rappresentata in Gallura, nell'Arcipelago
de La Maddalena e nella Penisola di Stintino; per ora non abbiamo altre
segnalazioni.
Anacamptis pyramidalis (L.) L.C. Richard - Infiorescenza a spiga ovata
o conico-bislunga di fiori rosei più o meno carichi di colore.
Ha fioritura precoce (anche in febbraio). Sebbene sia rappresentata in tutto
il territorio peninsulare, in Sardegna è stata segnalata solamente nel setten-
trione, a Stintino, Castelsardo, S. Teresa di Gallura e la stazione più meri-
dionale conosciuta è a Campo Giavesu.
Barlia robertiana (Loisel.) W. Greuter (= B. longibrateata Pari. = Orchis
Ion gibracteata Biv. - A fusto robusto, striato, alto anche 70-80 cm, che ne
fa l'Orchidacea più grande dell'Isola; foglie 5-6 obovate, grandi (anche 10 x
30 cm), spiga densa con molti fiori porporini a sfumature verdastre. In Italia
ha distribuzione prevalentemente meridionale (con la eccezione della
Liguria); in Sardegna è sparsa in diverse località dalle arene marittime
(Golfo dell'Asinara) agli altipiani, alle Giare, nel Montiferru, tra Laconi e
Seulo, nell'Iglesiente e Fluminese, nei litorali Cagliaritani.

Neotinea intacta (Link) Reichenb. - A foglie largamente lanceolate pic-


chiettate da macchie brune; fiori rosei con sfumature verdastre, con profu-
mo di vaniglia; sparsamente rappresentata nel Fluminese, nei Marghine, nel
Sarcidano.
Aceras anthropophorum (L.) Aiton fu. - A fusto alto 10-40 cm a foglie
lucenti, carenate; fiori densamente raggruppati in spiga lunga e stretta, lun-
ghi 14-16 mm, labello senza sperone, verde-giallastro, parzialmente sfuma-
to a rossastro, diviso in tre lobi stretti, di cui due laterali ed il centrale ulte-
riormente diviso in due lacinie terminali, lunghe e strette, simultani la sago-
ma umana a cui contribuiscono anche i due tepali esterni conniventi a cap-
puccio; per questa strana configurazione antropomorfica la specie è cono-
sciuta anche con il termine volgare di "uomo impiccato"; in Sardegna è rap-
presentata in varie località, nel Sassarese, in territorio di Bolotana, di
Laconi, di Fiuminimaggiore.

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Loroglossum hircinum (L.) L.C. Richard (= Himantoglossum hircinum (L.
Koch) - A bulbi ovoidi, castani; foglie strettamente lanceolate verdi chiare;
fiori in spiga densa, verdastri punteggiati di rosso, tepali esterni conniventi
a cappuccio, labello centrale pendente con tre lunghe lacinie di cui la cen-
trale, più lunga delle altre è nastriforme e denticolata all'apice, sperone a
breve sacco. Specie rara.
I termini in vernacolo per indicare le diverse orchidacee sono scarsamente
di fantasia: Musconi, Orchidea aresti, Orchidea burba per tutte le Ophrys;
Casu cottu, Orchidea aresti, Tùbari-tùbari per le Orchis; Limba de pudda per
le Serapias.
Interesse: Tutte le specie nostrane hanno un interesse prevalentemente
scientifico ed ecologico. assurda e riprovevole l'abitudine di raccoglierle
con tutto l'apparato radicale a scopo collezionistico o di originalità; i rappor-
ti di micorriza con specie boschive sono strettamente legati a delicati equi-
libri naturali che non è giusto turbare; tutte le specie di Orchidaceae dovreb-
bero essere protette legalmente.

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Una delle preoccupazioni fondamentali di una pianta vivente è quella di
assorbire dall'ambiente le sostanze nutritizie indispensabili al suo metaboli-
smo, base di ogni altra funzione.
L'incessante elaborazione delle sostanze assorbite si espleta prevalente-
mente durante le ore di luce, ma prosegue, se pur a ritmo più lento, anche in
condizioni di oscurità.
La maggior parte delle piante, grazie alla clorofilla che contengono, sono
autotrofe cioè sono in grado di espletare azioni meccaniche, reazioni chimi-
che di sintesi, cattura, trasformazione, sviluppo di energia, tranquillamente,
senza l'intervento di altri organismi.
A petto di queste piante ve ne sono eterotrofe, molte più di quanto nor-
malmente si ritenga, che non possedendo clorofilla nella loro costituzione,
per vivere devono ricorrere ad espedienti che caratterizzano le condizioni di
saprofitismo (vita del saprofita su sostanze organiche in decomposizione,
tronchi morti, mucchi di erba, letame, etc.) o di parassitismo (vita del paras-
sita a spesa di altri organismi viventi).
Qui ci occuperemo solamente delle piante parassite in quanto molte di
esse creano danni anche rilevanti alle specie coltivate per ricavarne un utile.
Anche le infezioni da peronospora, le ruggini, i marciumi, il mal bianco,
il mal secco degli agrumi, il cancro dei Cipressi e tanti altri quadri patolo-
gici sono determinati da Crittogame, Funghi microscopici parassiti, ma que-
sta materia non può essere trattata in questa opera.
Polarizzando la nostra attenzione su Orobanche, Cynomorium cocci-
neum, Cuscuta, Cytinus, avremo già un quadro sufficientemente interessan-
te del singolare mondo di organismi costretti ai margini della vita vegerale,
organismi anche belli di aspetto, ma tremendi nelle loro esigenze.
Le Orobanche contraggono rapporti con le radici delle piante ospiti
mediante gli austori che funzionano come ventose; i Cytinus, parassiti dei
Cistus si sviluppano direttamente sulle radici dell'ospite; i semi della
Cuscuta germinando emettono un sottile filamento che si muove sul terreno
come un piccolo serpe alla ricerca di una vittima da avvolgere nelle sue
spire e, una volta che trova quella confacente alle sue necessità, vi si avvin-
ghia tenacemente, senza pietà. Il dramma ha inizio: il fusto della Cuscuta

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produce speciali organi assorbenti, anch'essi detti austori, che digeriscono le
cellule corticali dell'ospite e mettono in contatto i vasi di conduzione dei due
protagonisti iniziando l'operazione di trasfusione a vantaggio della Cuscuta.
Qualunque sia la modalità di riproduzione e di attacco alle piante paras-
sitate, questi temibili protagonisti di veri e propri flagelli delle coltivazioni
produttive, specialmente le Orobanche e le Cuscuta, sono ben noti agli agri-
coltori che le hanno rispettivamente indicate con i nomi volgari italiani di
Succiamele, Lupe, Sparagioni (le Orobanche) e Linaiola, Granchiella,
Epitimo, Epitimbro, Tarpigna, Cuscuta, Strozzalino, Cuscuta americana (le
Cuscuta) ed i nomi in vernacolo sardo di Lillu, Lillu de matta e Affoga linu,
Filu grogu.
L'interesse della conoscenza di questi due Generi in particolare è notevo-
le sia dal punto di vista economico per i rilevanti danni che essi arrecano alla
produzione agraria, sia dal punto di vista scientifico in considerazione degli
incessanti studi di laboratorio botanico ed agronomico per meglio compren-
dere e definire la dinamica del rapporto parassitario e dei cicli vegetativi
delle parti in causa e soprattutto per mettere a punto i mezzi di lotta vera-
mente efficaci ed economicamente validi contro i responsabili della perdita
anche dell'intero prodotto in coltivazione.
Le insidie degli attacchi parassitari, a volte ed in determinate zone, sono
veramente diaboliche per il tempismo subdolo che le Orobanche mettono in
atto nello sferrare un proditorio accapparramento del campo di battaglia.
Esse svolgono parte del loro ciclo vegetativo sotto terra e quindi nessuno
può sospettarne la presenza infestante, ma, proprio in coincidenza dell'ini-
zio della fioritura delle vittime, gli scapi del parassita, che oramai ha già
preso possesso del piede dell'ospide mungendolo con vorace ed implacabi-
le costanza, sbucano tranquillamente al sole per sfoggiare la magnificenza
dei loro fiori ed assicurare ai propri semi la possibilità di ereditare la capa-
cità di riprodurre la specie alla faccia e sotto gli occhi di chi vuole combat-
terla, e questa esibizione interessa nutrite colonie di individui. Di solito,
quanto il coltivatore si rende conto della presenza della infestante, il dram-
ma è già al suo epilogo e resta ben poco da fare.
I semi delle Orobanchaceae mantengono il loro potere germinativo anche
per quattro anni e lo manifestano solamente il presenza dei potenziali ospi-
ti che evidentemente secernono od emettono sostanze o radiazioni stimolan-
ti la germinazione.
Le metodologie di lotta all'infestione sono a tutt'oggi legate alla esperien-
za pratica del coltivatore che deve esigere sicure garanzie di purezza dei
semi delle piante da coltivare, i quali devono essere assolutamente esenti
dalla presenza di semi di infestanti; altra avvertenza: se si vuole conseguire
una difesa efficace delle piantagioni, occorre estirpare indilazionatamente i
turioni del parassita appena spuntati dal terreno, prima che abbiano il tempo
di fiorire e, peggio ancora, di fruttificare.
Evidentemente l'operazione comporta la conoscenza del fenomeno e del-
nemico che si vuole combattere ed una snervante caccia al turione.
Inoltre gli accorgimenti di sfalsare i cicli vegetativi del parassita rispetto
a quelli degli ospiti effettuando semine ritardate e di maggiore profondità,
sempre che si abbiano adeguate conoscenze, possono attenuare se non
debellare definitivamente l'infestione.
Anche l'attacco mortale sferrato dalle implacabili strozzature delle spire

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delle Cuscute può essere combattuto efficacemente, oltreché con prodotti
velenosi specifici, non costituenti oggetto della presente trattazione, con
selezione accurata delle sementi e con la drastica lotta mediante estirpazio-
ne e distruzione al rogo delle specie colpite, compreso naturalmente l'ag-
gressore strettamente avvinghiato al malcapitato ospite diventato clorotico
(ingiallito) per la disperazione.
Cerchiamo di conoscere più da vicino questi tremendi ma interessantissi-
mi organismi nati sotto maligna stella.

OROBANCHACEAE

Singolare Famiglia costituita da specie parassite, prive di clorofilla, con


fusto ingrossato alla base dalla quale si diramano degli austori, appendici
simili a radici molto brevi, che si fissano alle radici delle piante parassitate
appartenenti in genere alle Famiglie delle Leguminose, delle Labiate, delle
Umbellifere, delle Asteracee.
Per caratteristiche morfologiche sono abbastanza simili alle specie appar-
tenenti alla Famiglia delle Scrofulariacee (nei fiori).
Il loro fusto spunta dal terreno, anche ad una certa distanza dalla pianta
ospite, per 15-80 cm, eretto, semplice o ramificato, privo di foglie che sono
sostenute da squame spesso acuminate, embriciate in basso e sparse poi
lungo il fusto che è di diversi colori a seconda della specie: biancastro spor-
co, giallastro, aranciato, bruno, rossastro, amaranto e tendente ad una vasta
gamma del violetto. I fusti nelle diverse specie possono essere gracili o
notevolmente ingrossati e carnosi. I fiori sono inseriti all'ascella delle squa-
me, formando racemi più o meno fitti oppure si presentano in spighe termi-
nali.
Le corolle, abbastanza grandi sono bilaterali a simmetria zigomorfa (un
solo piano ne divide due parti specularmente uguali), a tubo di solito incur-
vato. Androceo costituito da 4 stami didinami inseriti sulla corolla; ovario
monocarpellare; frutto: cassula contenente numerosissimi semi di minusco-
le dimensioni. Fioritura: Dalla primavera a tutto l'autunno secondo la spe-
cie.
La classificazione sistematica delle specie di questa Famiglia presenta
difficoltà non indifferenti e può essere fatta solamente da specialisti in quan-
to i caratteri diagnostici disgiuntivi fondamentali sono utilizzabili solamen-
te su materiale fresco per il rapido e totale cambiamento di colore interno ed
esterno della corolla e dello stimma.
Un criterio abbastanza indicativo per distinguere le specie di Orobanche
è quello di individuare con precisione la pianta che viene parassitata, dato

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un buon margine di specificità di attacco su specie che sono state individua-
te nelle casistiche.
Le specie osservate in Sardegna dimostrano queste predilezioni:

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Abbiamo accennato precedentemente al rinnovamento di interesse per le
piante.
La constatazione che molti farmaci di origine sintetica che in certi casi
sono indispensabili, con l'eccessivo uso inconsulto anche quando se ne
potrebbe fare a meno, tante volte stimolano l'insorgenza di malanni peggio-
ri di quelli per cui erano stati assunti, ha determinato in questi ultimi tempi
un "Revival" della Fitoterapia, cioè dell'uso terapeutico delle piante medici-
nali, che erano state quasi dimenticate.
Anche molti medici, nella loro preparazione professionale e nella pratica
ambulatoriale della loro Arte, avevano gradatamente abbandonato studio e
prescrizione di formule galeniche di piante e di loro derivati fidando nelle
specialità industriali, in nome di un così detto "progresso scientifico" e di
aggiornamento ai tempi.
Ma attualmente la classe medica (medici generici, medici specialisti, cli-
nici) si trova riproposto il problema della conoscenza più approfondita delle
piante medicinali, di quelle officinali, di quelle tossiche o velenose sino a
diventare mortali.
Il nuovo interesse verso il mondo vegetale non costituisce oggi un aspet-
to di comportamento "alla moda", superficiale e transitorio; oggi è diventa-
to un vero e proprio problema sociale di una portata che non può essere sot-
tovalutata, in quanto il ricorso alla Fitoterapia è diventato irrinunciabile,
almeno come complemento, ed in alcuni casi decisamente sostitutivo, della
terapia prescritta dalla Medicina Ufficiale.
Moltissime persone si ritengono autorizzate alla raccolta di piante che
non conoscono nelle loro proprietà e pericoli; molti si improvvisano
Erboristi avendo una patina superficiale di nozionistica appicicaticcia;
Architetti e Progettisti di Parchi e Giardini espongono imprudentemente alla
curiosità ed alla portata di bambini, ingenuamente incoscienti, alberi ed
arbusti ornamentali i cui frutti, ingenti anche in quantità modeste, possono
provocare intossicazioni di diverso grado, anche mortali; mamme impru-
denti non resistono alla tentazione di ornare le loro case con belle piante dia-
boliche che possono farle correre disperate in Cliniche Pediatriche con un
loro bambino pallido, privo di riflessi, con la bocca spumeggiante e gli occhi
stralunati per aver ingoiato due o tre belle bacche rosse o semi o per aver
masticato foglie per loro attraenti.
L'esperienza diretta di Istituto, le preoccupate telefonate di clinici che

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sollecitano una diagnosi immediata sulla natura e classificazione di un frut-
to, un seme, una foglia ingerita da piccoli malcapitati e da adulti sprovvedu-
ti che non distinguono il prezzemolo dalla cicuta o il sedano di acqua dalla
tremenda Oenanthe cr0 cata e ritengono di conoscere insalatine piccanti,
l'angoscia dei familiari accompagnatori, ci confermano che oggi più che mai
è necessario imparare a distinguere le piante utili da quelle dannose, soprat-
tutto da quelle che possono determinare avvelenamenti mortali.
Quante ansie hanno creato e quante lagrime hanno fatto versare il comu-
ne Ricino, l'apparentemente inoffensiva Acacia saligna, il Tasso, l'Evonimo,
il Tamaro, il Gigaro comune, il Cocomero asinino, diversi Solanum dalla
bacche rosse, aranciate, nere e tante, tante altre piante, tutte alla portata di
mano!
In effetti tutte le piante, se usate da esperti sono utili, o come medicinali
o per diversissimi altri impieghi; le stesse piante notoriamente velenose pos-
sono diventare preziose in terapia o in chirurgia se usate in piccole dosi
accuratamente, controllate (Strofanto, Digitale, Stramonio).
Egualmente ogni pianta può diventare pericolosa se si eccede nelle dosi
di somministrazione, confermando il detto latino: "In dose venenum".
E bene tenere presente che oggi non siamo più in un'epoca di tentativi
empirici, di suggestione, di vane credenze in virtù magiche occulte, di leg-
gende o di rituali religiosi patrimonio di stregoni o di venditori di fumo.
Attualmente la scienza medico-farmacologica ha accertato che molte
piante conosciute ed usate nelle tradizioni popolari di tanti Paesi
(Etnoiatria), non devono essere considerate con ironici sorrisi di condiscen-
za, che mascherano una spaventosa ignoranza, in quanto posseggono real-
mente, in grado più o meno elevato, proprietà derivanti da sostanze di costi-
tuzione estremamente complessa, interagente come esaltanti o antagonisti di
reazioni che le più raffinate tecniche di laboratorio non riescono a riprodur-
re per via sintetica.
La moderna ricerca scientifica non solo non rifiuta le basi dell'Etnoiatria,
ma la coscienza di aver sottovalutato per troppo tempo il suo valore intrin-
seco, tende a sfatare il nozionismo leggendario, una volta di moda, appro-
fondendo la sua attenzione su un numero abbastanza limitato di piante di
cui, di anno in anno si vanno accertando struttura, costituzione chimica,
azione farmacodinamica, reazioni secondarie indotte negli organismi, azio-
ne benefica generale, pericoli da incauto uso, valore economico-sociale.
Nulla deve essere trascurato del patrimonio etnoiatrico, ma si deve accet-
tare solamente ciò di cui ci si può sicuramente fidare.
Questa pulizia di scorie intellettuali e di costume sta conquistando la
società, sempre più responsabile ed informata, ma è indispensabile che
ognuno tenda a favorirla con cosciente preparazione evitando di ostacolarla
con balorde, controproducenti improvvisazioni e speculazioni, perché i
vegetali costituiscono il più prezioso e pericoloso dono che la Natura potes-
se fare all'uomo.
L'educazione civica, la seria propaganda didattica e scientifica, rivolta in
particolare alle nuove generazioni, soprattutto ai bambini aperti a nuove
conquiste, deve martellare la società con argomenti validi e convincenti,
precisi ed allettanti, senza cadere in una pedanteria da istrioni.
Piante utili e pratiche ne esistono in numero rilevantissimo, ma occorre
conoscerle profondamente per evitare delusioni e peggio ancora danni,

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anche rilevanti, senza correre rischi di intossicarsi, avvelenarsi, mettere a
repentaglio salute e vita con quelle realmente dannose per presenza di par-
ticolari sostanze tossiche o contrarie al normale metabolismo.
Molti avvelenamenti, più di quanti normalmente si viene a conoscenza,
sono determinati da incauta ingestione di bacche dall'aspetto allettante, da
semi dal sapore dolciastro, dal consumo di insalatine piccanti o condimen-
tali, da tuberi e radici sconosciute, a volte mangiati in quantità eccessiva o
raccolti in terreni contenenti minerali tossici oppure trattati da improvvisati
agricoltori con anticrittogamici e prodotti fitoiatrici in dosi errate.
Non è nello spirito del presente trattato elencare tutte le piante tossiche e
velenose presenti in Sardegna, descrivendone caratteristiche morfostruttura-
li e di azione negli organismi; non basterebbe un nutrito volume che trattas-
se esclusivamente dell'argomento.
L'intendimento dell'Autore è quello di far conoscere almeno quelle che
detengono i primati di tossicità per cui è molto prudente non commettere
errori di identificazione.
Il "Cast" di questi protagonisti di potenziali tragedie contempla:
A tropa belladonna L., Chelidonium majus L., Conium maculatum L.,
Cytisus villosus Pourret, Datura stramonium L., Datura metel L.,
Delphinium staphisagriaL., Delphinumpictum Willd. e D., Delphinium
requieni DC., Anagyrisfoetida L., Lupinus angustifolius L. subsp. reticula-
tus (Desv.) Coutinho, Lupinus micranthus Guss, Hyoscyamus niger L.,
Mandragora autumnalis Bertol., Solanum dulcamara L., Solanum sodoma-
eum L., Taxus baccata L., in arte conosciuti con i nomi di Belladonna, Erba
da porri (Erba de intzerras), Cicuta (Uddùri), Lerca (Corramusa), Stramonio
(Ischitza babbau), Mela spinosa (Stramoniu), Stafisagria (Amalia piogu),
Speronella selvatica (Sproni de cavalleri), Speronella (Pruellas), Anagiride
(Fava giolva), Lupino selvatico (Pisu de canis), Lupino (Asòlu caddinu),
Giusquiamo nero (Folla de opus), Mandragora (Mandràgura), Dulcamara,
(Durciamàra), Pomo di Sodoma (Tornata verenosa), Albero della morte
(Longufresu), tutti attori drammatici, con abiti da scena uno più bello del-
l'altro, ma con il cuore pieno di potenti alcaloidi (composti basici a struttu-
ra aromatica o eterocidica contenenti Azoto) che non perdonano.
Sulla scena compaiono anche attori comprimari con gli organi interni
impregnati di glucosidi cianogenetici o di altri veleni potenzialmente ciano-
genetici (sostanze che hanno il potere di liberare acido cianidrico, molto tos-
sico, per idrolisi (scissione della molecola) legata alla presenza di specifici
enzimi (fattori che sovraintendono a tutte le reazioni fisiologiche negli orga-
nismi).
Anche questi attori si presentano con abiti sfavillanti, con magnifici fiori
all'occhiello che mascherano un'anima che può essere dannata:
Chenopodium vulvaria L. (Erba puzzolana - Cadoni pudesciu),
Helleborus
lividus Aiton subsp. corsicus (Willd.) Tutin (Elléboro - Billéllara, Sabadi-
glia), Nerium oleander L. (Oleandro - Leonàghe, Lionàrgiu), Euphorbia
sp.
div. (Euforbia - Lua, Lattòrigu, Titimbaru), Aquilegia vulgarls L. (Fiore
Cappuccio - Tresfollas), Acacia saligna Wendl. (coltivata) (Acacia australia-
na - Mimosa), Prunus sp. div. (seme) (Albicocco, Pesco, Mandorlo, Susino),
Rununculus sp. div. (Ranuncolo - Erba de ranas, Cadedda, Pranta de cane,

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Cunnu rassu, Làndiri de terra, Erba sardonia), Sambucus nigra L.
(Sambuco-Sabuccu mascru, Sauccu, Samuccu pudésciu), Saponaria offici-
nalis L. (Saponaria - Sabunetta, Linnas sapunària), Brasslca insularls Moris
(Cavolo selvatico - Càuli aresti), Brasslca sp. div. (Rapa selvatica -Napa are-
ste).
Altre specie mattacchione causano fotosensibilità (ipersensibilità alla lu-
ce con conseguenti eritemi, edemi, prurito, necrosi epidermica): Ammi
vi-
snaga (L.) Lamk. (Visnaga - Sprighentis, Zicchirìa bianca, Erba pudria),
Brassica sp. div. (Cavolo selvatico), Hypericum perforatum L. (Iperico -
Frore de Santa Maria, Erba de piricoccu, Pirincòni), Tribulus terrestris L.
(Tribolo - Basapeis, Sprunitu, Ispina turpa), Polygonum equisetiforme
Sibth. et Sm. (Poligono - Alluppa cuaddu, Sintziri, Nuditzeddi), Polygonum
aviculare L. (Correggiola - Erba de centu nùus, Erba sterna).
Tralasciamo altre interpreti, con ruoli minori nel campo tossico, perché
non si pensi che in Sardegna vegetino solamente piante che possono creare
danni ed esaminiamo più dettagliatamente le principali.

TAXACEAE

Taxus baccata L.
Nome volgare italiano: TASSO, ALBERO DELLA MORTE
Nome in vernacolo: Eni, Enis, Tassu, Linna arrùbia, Tàsuru, Longufresu,
Tasùa, Nìberu o Nìbaru (impropriamente conosciuto sotto questo nome a
Bolotana, nel Marghine, nel Goceano).
Albero sempreverde di dimensioni notevoli (il fusto eretto può raggiun-
gere 15 e piU m di altezza con cimali e rami di diversi metri; può presentar-
si semplice o formato da numerosi fusti che si fondono assieme formando
esemplari di dimensioni straordinarie; il diametro del fusto può agevolmen-
te superare il metro e la circonferenza raggiunge anche i due metri, in
Sardegna). In zone recondite sono presenti fusti sdraiati o striscianti.
Accrescimento lento compensato da notevole longevità (in alcuni casi supe-
riore ai 2.000 anni). Corteccia liscia, rossastra e bruna. Foglie spiralate,
aghiformi, brevemente piccolate, appiattite, lineari-mucronulate di 10-35 x
2-2,5 mm, di color verde cupo, lucide nella pagina superiore e con due sot-
tili bande ai lati della rachide mediana. La mancanza di canali resiniferi
dimostra una derivazione filogenetica diversa da quella della famiglia delle
Cupressaceae, in cui era un tempo compresa erroneamente. Pianta dioica.
La pianta maschile ha fiori in aumenti giallastri e costituiti da piccole squa-
me che sottendono sacche polliniche. Pianta femminile con piccoli fiori

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costituiti da brattee riunite a forma di gemma verdastra. Pseudofrutto costi-
tuito da un seme nero avvolto quasi completamente (con esclusione della
sommità) da un involucro carnoso deliquescente, rosso, di sapore dolciastro.
Fioritura: Febbraio-Maggio.

Habitat: Relitto di fiore ancestrali, si accompagna spesso all'Ilex aquifo-


hum L. (Agrifoglio) con esemplari isolati o formanti boschetti in seno al
Quercetum ilicis submontano e montano (Gallura, Marghine, Goceano,
Montiferru, Gennargentu, Sarcidano, M. Linas, M. Lattias, M. Santo di Pula
(CHIAPPINI, PODDA, ANGIOLINO, 1983), Barbagie di Orgosolo, Seui,
Seulo, Ogliastra.
USI: Etnoiatria: Anticamente si usava anche in Sardegna la tintura alcoo-
lica come Antispasmodico, Antiartritico, Antireumatico, Antitermico,
Antiscorbutico, Antiepilettico. Il suo uso è stato abbandonato a causa della
elevata tossicità dovuta ad un alcaloide, la tassina, presente in tutti gli orga-
ni della pianta, con la sola eccezione dell'arillo (l'involucro carnoso e rosso
del seme).
Farmaceutica: Attualmente si riconosce la sua azione Anticoagulante,
Abortiva, Oxitocica. L'estratto acquoso da foglie è Tranquillante e Sedativo.
Il succo dell'arillo (non tossico né velenoso a piccole dosi) è utilizzato per
sciroppi sedativi nella pertosse.
Fitocosmesi: Attualmente gli estratti fluidi di foglie sono impiegati in
lozioni e creme di bellezza per le proprietà idratanti, stimolanti e protettive
dell'epidermide, unguenti, cere, dentrifici e dopobarba.
Falegnameria: Legno molto pregiato, rossastro, a fibra compatta e duris-
sima, di gradevole aspetto in lavori di ebanisteria, di durata illimitata, incor-
ruttibile.
Giardinaggio: Pianta bellissima dal punto di vita ornamentale, usata in
Parchi e Giardini (talvolta con eccessiva imprudenza nei giardini pubblici
frequentati da bambini).
Osservazioni: Data la forte tossicità della quasi totalità degli organi di
questa pianta, se ne sconsiglia l'uso terapeutico. Il bestiame molto difficil-
mente si intossica al pascolo perché rifugge istintivamente dalla ingestione
delle foglie.

RANUNCULACEAE

Ranunculus sceleratus L. subsp. sceleratus


Nome volgare italiano: ERBA SARDONIA

Nomi in vernacolo: Sardonia, Erba sardonia, Apiu burbu, Erba de ranas.

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Pianta erbacea, annuale, alta da 20 a 80 cm, con fusti più o meno allun-
gati alla fioritura, foglie non addensate alla base in rosetta, ma numerose
lungo il fusto che è grosso, fistoloso, di odore acre come tutta la pianta. Fiori
molto numerosi, piccoli (5-10 mm di diametro), giallini. Fioritura: Maggio-
Settembre.
Habitat: Per fortuna non troppo frequente nei fossati, in praterie inonda-
te del Nuorese e della Campeda ed in alcune zone palustri presso Stagni
costieri (Olbia, Oristano).
Osservazioni: Pianta velenosissima in tutti i suoi organi per la presenza
di ranunculolo, principio attivo liquido, volatile del gruppo degli alcaloidi
degli Anemoni, ma la parte più velenosa è il fiore, specialmente allo stato
fresco. Anche il succo fresco della pianta sulla pelle produce forte irritazio-
ne sino a diventare Vescicatorio ulcerogeno.
Se ingerite le parti fresche della pianta provocano violenta infiammazio-
ne della bocca e della gola, dello stomaco e dell'intestino, con dolori atroci
e spasmi indomabili; l'avvelenamento ha portato spesso a morte.
La tradizione indica questa specie come la celebre "erba sardonia" som-
ministrata a persone che dovevano essere eliminate con precipitazione in
baratri montani, ma ricordiamo che lo stesso termine in vernacolo è usato
per un'altra pianta velenosissima, purtroppo più diffusa, la Oenanthe croca-
ta.

118
RANUNCULACEAE

Ranunculus ficaria L.

Nome volgat italiano: FAVAGELLO


Nomi in vernacolo: Ranunculu, Pranta de cane, Sardonia, Cunnu rassu,
Zunnu rassu, Fundu grassu, Erba de arranas, Erba de ranas, Apiu burdu,
Cadedda, Landiri de terra.

Pianta erbacea perenne: Fiori pochi e vistosi, attinomorfi a 5-12 petali


liberi, oblunghi, tondeggianti, di colore giallo oro; sepali 3, verdi con mar-
gine scarioso; numerosi stami e pistilli che matureranno in acheni; radici
corte, fascicolate e tuberizzate; foglie quasi tutte radicali, picciuolate, cuo-
riformi o tondeggianti.
Habitat: Diffuso ovunque in praterie e fossati, al margine di boschi, a
diverse altitudini; diventa infestante di vari coltivi. Fioritura: Gennaio-
Maggio.
USI: Etnoiatria: L'olio essenziale (contiene canfora di ranuncolo (ranun-
culolo), glucosidi saponinici, acidi), di colore giallo-brunastro, acre, è molto
irritante per le mucose e la pelle sino all'ulcerazione; ha odore simile a quel-
lo del tabacco. Nel Nuorese tuttavia si usavano applicazioni esterne di cata-
plasmi revulsivi energici di foglie (in casi di ischialgie ribelli e di nevralgie
persistenti dello sciatico) sino a formare una dolorosa vescica che poi veni-
va incisa e svuotata.
Osservazioni: Come tutti i ranuncoli è pianta velenosa, rubefacente,
vescicatoria, nociva al bestiame che tuttavia ne rifugge. La sua presenza in
abbondanza, anche se esteticamente valida, è indice di fermentazioni nel
terreno diventato asfittico, ricco di solfabatteri anaerobi e quindi inadatto
alla maggior parte delle coltivazioni ed al pascolo (è pabulare solo allo stato
secco).
Organi velenosi: Tutti, ma in particolare i fiori che, se ingenti, provocano
immediato bruciore in bocca e gola, abbondante salivazione e vesciche a cui
segue violenta infiammazione dell'apparato digerente, vomito, diarrea,
emorragie, vertigini, debolezza del ritmo cardiaco, senso di oppressione e
spesso la morte. Il succo fresco usato talvolta in Etnoiatria su piaghe può
produrre avvelenamenti, mentre la pianta secca o bollita diventa inoffensi-
va.

119
EUPHORBIACEAE

Ricinus communis L.

Nome volgare italiano: RICINO


Nomi in vernacolo: Cagamengia, Ollericinu, Ricci, Ricinu, Riciu.
Pianta annuale, bienne o perenne, arborescente, legnosa, a fusto eretto,
normalmente alto 1-3 m, robusto, cavo, ramoso, più o meno porporino. La
variabilità di forma biologica dipende da condizioni ecologiche diverse.
Foglie grandi, palmato-peltate a 5-11 lobi lanceolato-dentati, lucide, alter-
ne, rugose, lungamente picciolate; stipole amplessicauli, caduche. Pianta
monoica con fiori unisessuali disposti in racemi opposti alle foglie e loca-
lizzati inferiormente i maschili con numerosi stami e superiormente i fem-
minili con sepali lanceolati. Frutto: Capsula a tre cocche piu o meno cospar-
se di spine non rigide contenente tre semi grossi, ovoidali, piano-convessi,
lisci, macchiati da irregolari striature brune, a caruncola biloba. Pannocchia
fruttifera lassa e più o meno densa. Fioritura: Maggio- Ottobre.
Habitat: Pianta originaria dell'India e dell'Africa tropicale si è diffusa e
naturalizzata in molte regioni tropicali e temperature; in Sardegna è sparsa-
mente rappresentata nelle campagne antropizzate.
USI: Industrie: L'olio, estratto per spremitura a caldo, e quindi contenen-
te in abbondanza tossialbumine (ricina), non può essere usato per medica-
mento, ma è ricercatissimo come lubrificante in aereonautica per il suo
basso punto di congelamento, utilizzato per vernici, sostanze coloranti a
olio, in saponeria. I residui da spremitura dei semi sono usati come conci-
me dopo opportuni trattamenti per eliminare la ricina.
Fitoterapia: Uso interno: Olio dai semi usato come purgante. Uso ester-
no: impiegato in cosmesi per favorire la crescita dei capelli e per unguenti e
soluzioni oleose per frizioni antiseborroiche. I semi sono molto velenosi.

120
CELASTRACEAE

Euonymus europaeus L.

Nomi volgari italiani: FUSAGGINE, BERRETTA DA PRETE


Nomi in vernacolo: Bolàdiga, Bolàntiga, Bulàdiga, Bulàdigu,
Arangixeddu arrùbiu, Cafè burdu, Sambinzu, Saùccu de cogas.
Pianta perenne, legnosa ad arbusto e ad alberello, di altezza da 2 a 5 m,
con rami giovani più o meno quadrangolari, verdi da giovani e bruni, scre-
polati, da adulti e foglie opposte o verticillate a tre, ovato-lanceolate, quasi
ellittiche a base rastremata a cuneo, minutamente dentate ai margini, di
colore verde-bluastro, pelose nelle nervature e glabre nella pagina superio-
re. Fiori giallo-verdognoli, generalmente a 4 petali lunghi il doppio della
lunghezza, in cime ascellari. Frutto: a caspula a quattro spicchi, non alati ma
arrotondati, di colore rosa carico, di 10-15 mm, con semi ovali di colore
aranciato, Fioritura: Aprile-Maggio.
Habitat: In radure boschive, lungo siepi e bordi della macchia, in valloni
incassati, umidi (ad es: in località Badde a Mara ed in territorio di
Bolotana); non molto diffusa in Sardegna.
USI: Etnoiatria: I semi ed i frutti essiccati e le foglie fresche vengono
usati come Lassativo, Emetico, Colagogo, per uso interno, ma si sono
riscontrati casi di intossicazione dovuta alla presenza di eunoside (nei frut-
ti) che ha, a piccole dosi azione Cardiotonica.
Uso Antiparassitario: Impiegato empiricamente nelle pediculosi della
testa e del pube, per la scabbia e contro le zecche.
Osservazioni: Abbastanza nota la sua azione velenosa (frutti e corteccia).
Giardinaggio: Spesso impiegato come pianta ornamentale in aiuole e bor-
dure.

CUCURBITACEAE

Ecballium elaterium (L.) A. Richard

Nome volgare italiano: COCOMERO ASININO


Nomi in vernacolo: Cugùmero d'ainu, Cucùmbiri areste, Cucùmbiri are-
ste, Cugùmere areste, Cugùmini aresti, Marò bort, Marò salvaggia,
Meloneddu aresti, Meloneddu burdu, Melone ainìnu, Melò bolt.

121
Pianta erbacea, perenne, rampicante o strisciante, carnosa, rigidamente
pelosa per peli biancastri, priva di viticci, che si sviluppa anche per m 1,50
di lunghezza. Foglie cuoriformi o triangolari, sinuato crenulate nel margine,
peloso-ispide. Fiori monoici, bianco-verdicci; i maschili in brevi racemi, i
femminili solitari, ascellari. Il frutto è costituito da una bacca pendula a
maturità, ovoidale, verdiccia e poi giallastra a maturità, verrucoso- carnosa,
che si stacca violentemente dal picciolo, a maturità, per disperdere i nume-
rosi semi, contenuti in un liquido denso, che vengono proiettati a diversi
metri di distanza. Fioritura: Aprile-Agosto.
Habitat: Nei luoghi incolti, ai margini delle strade, specialmente nelle
contrade marittime ove forma colonie anche molto nutrite.
USI: Etnoiatria: Usata un tempo come Purgante e come Abortivo; nella
Ogliastra come vescicatorio; uso non più attuale.
Osservazioni: Anche la somministrazione con prudenza è da evitare.
Tutta la pianta è molto velenosa, specialmente l'amarissimo succo dei frutti
che oggi è oggetto di ricerche scientifiche.

UMBELLIFERAE

Conium maculatum L.

Nome volgare italiano: CICUTA MAGGIORE


Nomi in vernacolo: Lau addini, Laoni, Feurra pudescia, Bidduri,
Buddaru, Buddùri, Erba de cogas, Pisciaforru, Cicuta feurredda, Gicuta,
Guddutulu, Imbriaga molentis, Lau cuaddinu, Pudimanu, Uddùri, Uddùru,
Uddurigu, Zicuta.
Pianta erbacea biennale, di cattivo odore; nel primo anno produce sola-
mente foglie, nel secondo anno sviluppa un fusto eretto, cavo internamente,
ramificato, pruinoso, spesso alla base macchiato di rosso- porporino, di
altezza che può raggiungere i 2 m ed anche più ed interessato da lunghi sol-
chi longitudinali. Foglie alterne, robustamene picciolate in una base spesso
dilatata; le inferiori grandi anche 50 x 40 cm, 4-5 volte pennate, le altre tutte
bi-tripennatosette, glabre, con segmenti a margine dentellato. Fiori bianchi,
piccoli, in ombrelle composte, a 10-20 raggi, con involucretto a 3-6 bratteo-
le; calice di 5 sepali saldati alla base, corolla di 5 petali. Frutto di 2-3 mm a
5 costole molto evidenti, organizzato in due acheni piano-convessi.
Fioritura: Aprile-Agosto.
Habitat: Dal livello del mare alla zona sub-montana, frequentissima nelle
colline dell'Iglesiente, nel Nuorese, in Gallura, in luoghi ombrosi ai margi-
ni delle leccette e delle macchie sfocianti in praterie.
USI: Etnoiatria: Usata dagli antichi greci e romani in certi casi di tumori

122
e cancerosi, ma soprattutto usata come veleno. Analgesico, Sedativo.
Osservazioni: Universalmente conosciuta come pianta velenosissima per
la presenza di molti alcaloidi (coniina, principalmente) e glucosidi (esperi-
dina).

UMBELLIFERAE

Oenanthe crocala L.

Nome volgare italiano: ERBA SARDONICA, FINOCCHIO ACQUATI-


CO
Nomi in vernacolo: Erba sardònia, Lau cuaddinu, Lau de arrìu, Apiu are-
ste, Appiu burdu, Appiu burdu de arriu, Fenùgu de acqua, Turgusòne, Appiu
aresti, Appiu de arriu, Eìva saldònia, Elva sardònia.
Pianta erbacea, perenne, acquatica, alta da 25 cm a i m, con radice a tre
tuberi claviformi, ingrossati superiormente, ma bruscamente ristretti all'api-
ce superiore, con brevi radichette basali; caule solcato, fistoloso. foglie cau-
line superiori divise in lunghe, strette lacinie mentre le cauline inferiori,
slargate alla base, composte, sono 3-4 pennatosette a segmenti terminali
corti, largamente cuneati, del tipo delle foglie del Prezzemolo. Fiori, dispo-
sti in ombrella a 10-33 raggi sottili con involucro povero o generalmente
mancante, di colore bianco sporco; frutto: diachenio a coste poco pronun-
ciate e stili lungo quanto la metà del frutto, glabro. Fioritura: Maggio-
Luglio. Tagliando a coltello i tuberi radicali sgorgano goccioline puntiformi
di un succo giallo-arancio o bruno, velenosissimo.

123
UMBELLIFERAE

Ammi visnaga (L.) Lamk.

Nome volgare italiano: VISNAGA


Nomi in vernacolo: Sprighentis, Zicchiria bianca, Erba pùdia, Erba
pùdria.

Pianta erbacea annuale. Foglie inferiori pennate e tutte con le ultime divi-
sioni filiformi finemente seghettate. Fiori bianchi anche nel secco, in
ombrelle contratte a nido a maturità, fornite di brattee filiformi, laciniate;
peduncoli rigonfi alla base. Frutti lunghi 1,5-3 mm e larghi la metà.
Fioritura: Primavera-Estate.
Habitat: In terreni argillosi del medio Campidano dall'Oristanese in giù,
a S. Anna, Guasila, Senorbì, Assemini, Serrenti, lungo il Rio Cixerri, inva-
dente sino a diventare infestante di decine di ettari di terreni seminativi che
nel periodo di fioritura dell'A. visnaga sono letteralmente coperti da un
manto bianco compatto.
USI: Fitoterapia: L'attività di questa specie, di cui si usano i frutti (dia-
cheni), è dovuta essenzialmente alla presenza di kellina e di visnagina oltre
a sostanze di struttura complessa. La droga conosciuta molto bene nella
Etnoiatria da antichissimi tempi in Egitto e in Medio Oriente e molto richie-
sta dal mercato erboristico, trova oggi validissima applicazione in campo
farmaceutico nelle forme di angina postinfartuale, in coronopatie ed in car-
diopatie, nell'asma, nella litiasi urinaria, nell'ulcera gastrica e duodenale e
come Antispastico sul tubo gastroenterico e sull'utero.
Osservazioni: La raccolta di piante spontanee, ma soprattutto una razio-
nale coltivazione potrebbe costituire un valido cespite economico.
Non si deve tuttavia dimenticare che l'A mmi visnaga, se incautamente
utilizzata in Fitoterapia, si rivela una specie tossica perché può indurre gravi
ipersensibilità alla luce determinando anche edemi non trascurabili, eritemi,
forme allergiche tuttaltro che lievi e necrosi della pelle di diverse entità, da
semplici e curabili a talmente profonde da causare "exitus", cioè fine di ogni
preoccupazione terrena.

124
UMBELLIFERAE

Ferula commùnis L. subsp. communis

(Sotto questo stesso termine di specie è compresa anche la Ferula


commu-
nis L. var. brevifolia Mariz. = Ferula nodiflora L. considerata da alcuni
Autori).

Nome volgare italiano: FERULA


Nomi in vernacolo: Férula, Ferrùla, Ferrùlu, Férula cabaddina, Féurra,
Feùrra, Erula, Cagna fenu.

Pianta erbacea, perenne, a fusto robusto, alto m I - 3,50; foglie a lacinie


sottili, membranose, non più larghe di I mm e lunghe da 5 a 20 mm, talvol-
ta carnosette di colore verde cupo, brillante, soffici, provviste (le superiori)
di una larga guaina papiraceo-membranosa, concava, che seccano nel perio-
do estivo e ricrescono all'inizio dell'autunno. Fiori in ombrelle numerose ed
ampie a 20-40 raggi, senza involucro ma con piccoli involucri bratteali
lineari, caduchi, di colore giallo a diverse sfumature cromatiche. Frutti ellit-
tico-ovati, costituiti da acheni a piccole costole, lunghi in media 16 mm.
Fioritura: Marzo-Giugno.
Habitat: In luoghi erbosi, praterie e steppe ad Asfodeli, pascoli rocciosi,
diffusa in tutta l'Italia, dalle zone littorali a quelle di media montagna.
USI: Purtroppo molto ben conosciuta la caratteristica del midollo secco
che, bruciando molto lentamente, costituisce una buona esca, accesa dentro
il fusto, per appiccare incendi dolosi.
Artigianato: I fusti vengono usati per confezionare piccole suppellettili
ornamentali, sgabelli, tavolinetti, armadietti.
Attenzione: Talvolta impropriamente accusata di essere velenosissima
per il bestiame, in diverse località della Sardegna, Macomer, Paulilatino,
Logudoro, viene tranquillamente utilizzata da bovini ed ovini in pascoli
poveri, degradati, ricchi di Urginea maritima, che viene pure brucata senza
danni. In genere malori, timpanosi, intossicazioni delle pecore si possono
riscontrare quando, dopo una ampia mangiata di ferula, il bestiame viene
condotto ad abbeverarsi. In alcune altre località invece, Capo Caccia
(Alghero), Isola Asinara, Nuorese orientale la Ferula produce avvelenamen-
ti, particolarmente in determinate stagioni. Diversi studi effettuati nel tempo
in Sardegna sui principi attivi di questa pianta hanno portato risultati spes-
so contrastanti, ma sembra accertata la presenza di sostanze emolitiche in
alcune circostanze e per alcune località. Ospita nei suoi aggruppamenti un
fungo molto pregiato: il Pleurotusferulae (antunna, cardulinu 'e feurra),
oggetto anche di coltivazione industriale, in fase sperimentale.
Giardinaggio: La specie, che allo stato spontaneo è un costituente carat-
terizzante di alcuni paesaggi, può essere con successo impiegata per la
costituzione di aiuole tipiche, originali, folcloristiche, per la magnificienza
della fioritura e del fogliame.

125
APOCYNACEAE

Nerium oleander L.

Nome volgare italiano: OLEANDRO


Nomi in vernacolo: Neulache, Neulaghe, Neula'e, Neulagi, Leandru,
Leandro, Liandro, Siviriglia, Sabadiglia, Olisgiandru, Oleandru, Olivandru,
Oliandru, Olisandru, Lanaxi, Launaxi, Leonasci, Leunnaxi, Lionaxi,
Leonaghe, S'olionaxu.
Arbusto cespuglioso o albero molto alto, anche 4 metri, a rami quasi tutti
basali. Foglie sempre verdi, opposte o verticillate a 3 o 4, brevemente pic-
ciolate, lanceolate, acute, lunghe anche 20 cm a margine intero, a nervature
pronunciate. Fiori a corolla tubulate a 5 lobi di colore rosa munita di fran-
ge, riuniti in corimbi apicali; calice rosa; ovario formato da due carpelli.
Frutto: follicolare deiscente con semi a peli piumosi, bruni.
Habitat: Costituente caratteristico di macchia, localizzata principalmente
lungo le sponde di corsi d'acqua litoranei e dell'interno, in associazione con
Vitex agnus castus (Agno casto). Formazioni abbondanti lungo il fiume
Cedrino, Dorgalese, Codula e Cala Luna, Rio di Chia, etc. Fioritura:
Primavera-Estate.
USI: Fitoterapia: In Ogliastra si usano le foglie che contengono alcaloi-
di, eterosidi (oleandrina o folinerina), glucosidi (neriantina, nerina); olii ete-
rei, tannino, acidi malico, citrico, succinico; grassi e sostanze resinose.
Cardiotonico con le stesse indicazioni dello strofanto e della digitale;
Diuretico.
Pianta ornamentale: Coltivata per giardini e bordi stradali, resistente al
secco.
Osservazioni: Registrate intossicazioni specialmente in bambini che ne
succhiano i fiori nettariferi e profumati.
Organi velenosi: Tutta la pianta, specialmente fiori e foglie.
L'avvelenamento è sintomatico con vomito, coliche, diarrea, vertigini, feb-
bre, rallentamento del ritmo cardiaco insensibilità generale, morte per para-
lisi cardiaca. Antidoto: lavanda gastrica e somministrazione di sostanze
assorbenti tampone, oppio con atropina. Gli analettici sono inefficaci.

126
SOLANACEAE

Solanum nigrum L.

Nome volgare italiano: MORELLA


Nomi in vernacolo: Mammarigarza, Mammarigaxia, Margaridarza,
Margaridraxia, Margaritarza, Pomata borda, Tamadèdda burda,
Malaidraxia, Pomata aresta.

Pianta erbacea, generalmente annuale, sviluppata da pochi cm sino ad 1


m, sparsamente pelosa, di odore viroso, con fusto semplice o ramoso verda-
stro e bruno, poco angoloso; radice fitto nante-fibrosa . Foglie verdi cupo,
glabre o sparsamente peloso-setolose, intere o sinuato-dentate, cuneiformi,
brevemente picciolate. Infiorescenze in corimbi sparsi, a fiori piccoli, cali-
ce corto a lobi ottusi, corolle a tubo rotato, corte, bianche; stami 5 alla fauce
della corolla; ovario a stima ottuso. Frutto a bacche, dapprima verdi o gial-
lastre che si arrossano sino a diventare nere a maturità, di sapore acre, feti-
do, nauseante. Fioritura: Maggio-Ottobre.
Habitat: Pianta quasi cosmopolita, diffusa tra le macchie e nelle praterie
dal litorale sino alle grandi altitudini.
USI: Etnoiatria: Usata come Analgesico e Sedativo in gastralgie, sotto
forma di decotto; come Antiemorroidario ed Antipruriginoso, per via ester-
na sotto forma di soluzione alcoolica delle foglie.
Fitoterapia: Le foglie entrano nella formula dell'Unguento populeo ed in
quella del Balsamo tranquillo (soluzione oleosa alcoolica contenente
Morella, Giusquiamo, Stramonio, Belladonna ed assenze di Rosmarino,
Timo, Lavanda, Menta), analgesici universalmente noti.
Osservazioni: Sebbene sia discussa la tossicità della Morella, tanto che in
alcuni Paesi le bacche sono utilizzate per marmellate, tutte le parti verdi
della pianta sono altamente velenose per i gluco-alcaloidi.

127
SOLANACEAE

Solanum dulcamara L.

Nome volgare italiano: DULCAMARA


Nomi in vernacolo: Durciamàra, Dulciamàra, Druccamàra, Tomatedda
burda. Prunixedda de licori.
Arbusto sarmentoso, strisciante o più o meno rampicante su cespugli e
rocce anche per 1 o 2 metri, ramificato e glabro, raramente pelosetto, con
foglie picciolate ed alterne, ovato-oblunghe, acuminate all'apice e più o
meno cuoriformi alla base quelle inferiori, mentre le superiori sono spesso
astatotribole o tripartite a lobi lanceolati od ovali. Le infiorescenze sono
costituite da corimbi pedicellati opposti alle foglie; calice piccolo di cinque
pezzi triangolari, riflessi; corolla piccola, rotata, costituita da 5 petali violet-
ti, raramente bianchi o macchiati di bianco alla base, saldati in breve tubo
basale; androceo di 5 stami conniventi, sporgenti oltre il tubo corollino; ova-
rio supero, bilobo. Frutto a bacca, rossa a maturità, ovoidale; semi renifor-
mi. Fioritura: Aprile-Ottobre.
Habitat: Comunissima ovunque, dal livello del mare alla media monta-
gna, tra le siepi lungo i corsi d'acqua, paludi e stagni.
USI: Etnoiatria: Droga conosciutissima da tempi remoti, veniva impiega-
ta in Ogliastra e nel Nuorese come Depurativo del sangue, mescolata con
Malva, Parietaria, Gramigna in decotti ed infusi, in casi di dermatiti e per
regolare la periodicità delle mestruazioni. Anche attualmente la droga è
oggetto di commercio (rametti giovani seccati e confezionati in frammenti
di pochi cm).
Osservazioni: La droga deve il suo nome al fatto che gli stipiti (frammen-
ti di rametti seccati) masticati hanno sapore dapprima dolce ed in seguito
amaro. Tutta la pianta è molto velenosa e, se ingerita; provoca disturbi visi-
vi, malessere generale, vomiti e talvolta la morte.

128
SOLANACEAE

Solanum sodomaeum L.

Nome volgare italiano: POMO DI SODOMA


Nomi in vernacolo: Tornata aresti, Tornata burda, Tornata de cuaddu,
Tornata de margiàni, Tornata de toscu, Tornata groga, Tornata spinosa,
Tornata verenosa, Tramata areste, Tumata areste, Pilardedda.

Pianta legnosa, perenne, alta da 0,50 a 2,50 m, cosparsa di aculei gialla-


stri nel fusto, rami, rachide mediana delle foglie, che sono durette, sinuato-
pennatifide a lobi larghetti, tondeggianti, irregolari. Fiori a lobi acuti, di
colore violetto. Frutto: bacca globoso-sferica, delle dimensioni di una gros-
sa ciliegia, lucente, di colore giallastro striato di verde, pelosità anche seto-
losa, sparsa in tutti gli organi. Fioritura: Aprile-Settembre.
Habitat: Nella zona litoranea, ai bordi di macchie, particolarmente nella
Sardegna meridionale (Teulada, Chia, Cagliari, Villasimius).
Osservazioni: Sebbene non sia considerata nella maggior parte dei
Trattati di Botanica Farmaceutica, è una pianta velenosa, per la presenza di
solanina, un glicoalcaloide concentrato soprattutto nel frutto. Ai sardi è
abbastanza nota, come si può dedurre anche dal nomi volgari con cui è
conosciuta: Tornata de margiàni, Tornata verenosa, Tomata de toscu.
Utilizzata spesso in giardini, in quanto di aspetto singolare e per i frutti
molto appariscenti, è tuttavia da coltivare con molta prudenza in quanto si
sono riscontrati numerosi casi di intossicazione, specialmente tra i bambini,
attratti dalla bacca.

SOLANACEAE

Hyoscyamus niger L.

Nome volgare italiano: GIUSQUIAMO, GIUSQUIAMO NERO


Nomi in vernacolo: Folla de opus, Nasturru, Denti de cuaddu, Erba de
dente, Dente de cuaddu, Sutzameli.

129
Pianta erbacea, annuale, bienne, perenne, a seconda delle località di cre-
scita, vischiosa, pelosa, di odore nauseante. Caule eretto, di 60-100 cm,
robusto e ramificato. Foglie radicali a rosetta, picciolate, ovato-oblunghe,
pinnatifide e sinuate; le foglie superiori sono sessili, flaccide, quasi amples-
sicauli, oblunghe, grossolanamente dentate in denti acuti, come l'apice.
Fiori inseriti all'ascella delle foglie, quelli inferiori brevemente peduncolati,
i superiori sessili; calice tuboloso, persistente, a cinque denti, leggermente
slargato alla base; corolla tubuliforme, a tubo breve, violaceo, che si slarga
apicalmente in 5 lobi giallastri, reticolati da venature violacee, internamen-
te di colore porporino; frutto a pisside (capsula assomigliante ad un orciuo-
lo coperto da un coperchietto circolare che si distacca a maturità per la dei-
scenza dei semi); semi neri, piccoli, reniformi. Fioritura: Marzo-Giugno.

Habitat: Vive negli incolti ruderali, anche in sassaie, dalla pianura alla
bassa montagna; ben rappresentata nella Catena del Gennargentu, a Fonni e
presso le Cumbessias (abitazioni in luogo di raduni popolari) di Monte
Goflare (Orani).
Usi: Fitoterapia: Da tempi remotissimi se ne conosce la potente azione
Anal-
gesica, Spasmolitica e Sedativa dovuta ai principi attivi josciamina ed
josci-
na che sono anche forti Narcotici ed alla atropina, che si forma quanto la
pianta è secca. Questi alcaloidi sono altamente velenosi.
Nonostante la sua velenosità, il Giusquiamo è usato, internamente, in
terapia, solamente in dosi omeopatiche, sotto il controllo medico, in casi di
forti dolori all'apparato genito-urinario ed a quello intestinale, nevralgie del
trigemino e gravi crisi isteriche, avendo proprietà molto simili a quelle della
Belladonna (Atropa belladonna L.), di cui è sensibilmente meno tossica e
violenta. Anche per via esterna il Giusquiamo trova utile applicazione nella
preparazione di linimenti oleosi e supposte Antireumatiche.
Etnoiatria: In alcuni paesi del Nuorese, contro i dolori reumatici, si face-
vano impacchi di foglie fresche triturate e mescolate a caldo con olio di
oliva in cui erano state messe a macerare foglie di Alloro.
Notizie colturali: Sebbene sia sparsamente rappresentata in diverse loca-
lità della Sardegna, le sue colonie sono generalmente povere di esemplari,
per cui non sarebbe remunerativa una raccolta della specie allo stato spon-
taneo. Data la richiesta erboristica, in diversi paesi, particolarmente in
Francia, lo Giusquiamo viene coltivato per semina diretta sul terreno, nel
mese di giugno, ma è stata riscontrata più conveniente la semina in semen-
zaio, nel mese di febbraio, di semi raccolti nell'estate precedente, seguita da
trapianto, nell'aprile, in terreni non argillosi e pesanti, in solchi con distan-
za di 40 cm tra pianta e pianta e di 80 cm tra filare e filare, con disposizio-
ne alterna delle piantine.

130
Con 2-3 raccolti durante l'anno delle foglie si possono ottenere 10 tonnel-
late di droga per ettaro. La droga officinale, contemplata in alcune
Farmacopee Ufficiali, è soprattutto costituita dalle foglie delle piante bien-
nali, ma anche le radici ed i semi sono oggetto di raccolta.

SOLANACEAE

Datura metel L.
Nome volgare italiano: MELA SPINOSA
Nomi in vernacolo: Non conosciuti, sebbene qualcuno nel Campidano
identifichi la specie con il termine di Stramoniu.
Pianta erbacea, annuale, glabra o quasi, con fusto che può raggiungere
anche i 2 m di altezza e più a seconda dei terreni. Ha foglie molto più gran-
di di quelle della Datura stramonium, ovate a lembo intero o appena crenu-
lato o scarsamente dentato. Fiori molto grandi ed a tubo rotato aperto (lun-
ghezza 15-20 cm), bianco o debolmente rosato; calice peloso. Frutto: cassu-
la tondeggiante, pendula, fornita di aculei spinosi, brevi e compatti o, talvol-
ta, verrucoso-tubercolata. Fioritura: Maggio-Settembre.
Habitat: Pianta spontanea in Asia e Sud America, importata nel Medio
Evo in Europa come pianta ornamentale, si è naturalizzata in molte zone
d'Italia: Calabria, Sicilia, Pantelleria, Sardegna, ai bordi di coltivi, greti
ghiaiosi di corsi d'acqua della zona litoranea.
USI: Giardinaggio: Specie diffusamente coltivata nei giardini e parchi
per il magnifico effetto ornamentale dei suoi grandi fiori bianchi, gradevol-
mente profumati, ma purtroppo causa di frequenti intossicazioni nei bambi-
ni che ne succhiano il nettare fiorale.
Osservazioni: La coltivazione non presenta difficoltà, per seme in letto
caldo all'inizio della primavera e trapianto in maggio o per talea in prima-
vera, ma nell'impianto si consiglia di ornare zone poco frequentate dai bam-
bini, per l'alta tossicità dei fiori che contengono anche essi potenti alcaloidi
(iosciamina, scopolamina), spesso mortali.

131
SOLANACEAE

Datura stramonium L.

Nome volgare italiano: STRAMONIO


Nomi in vernacolo: Eiba di denti, Erba de dente, Eiva pudida, Ischizza
babbau, Nughe areste, Nozi arestha, Stramoniu.
Pianta erbacea annuale a fusto cilindrico, bruno-violaceo, robusto ed
eretto; radice a fittone, ramificata. Foglie ovato-sinuate o dentate irregolar-
mente, ruvide, robustamente picciolate e con la base del lembo asimmetri-
camente cuneato. Fiori isolati, inseriti alla base delle ramificazioni, grandet-
ti, con calice tubuloso, rigonfio alla base; corolla tubuliforme bianca (e ante-
re gialle) oppure violetta (e antere violacee), a seconda delle varietà, con
lacinie più o meno accartocciate, a lembi acuti. L'odore del fiore è meno
sgradevole di quello delle foglie. Frutto a capsula deiscente marginalmente
in quattro valve ricoperte esternamente da aculei; semi numerosi, reniformi
tubercolatorugosi. Fioritura: Giugno-Ottobre.
Habitat: La specie vegeta in terreni nitrofili, in discariche, lungo gli argi-
ni di corsi d'acqua, un pò dovunque, dal litorale alla media montangna,
abbondante nella Nurra di Sassari e di Porto Torres lungo il Rio Manno, spe-
cialmente verso la foce.
USI: Fitoterapia: Specie conosciuta dall'antichità e usata come
Antispasmodico, Narcotico ed ancor oggi riscontrata efficace nell'asma
bronchiale (in sigarette e tintura), per il suo contenuto in alcaloidi (ioscia-
mina, scopolamina, ioscina).
Osservazioni: Tutta la pianta è velenosissima ed il suo uso determina a
piccole dosi, disturbi vasomotori, diarrea, midriasi, secchezza alle fauci; ad
alte dosi è Allucinogena e può portare a morte.
Giardinaggio: Coltivata, come molte altre specie di Datura, per ornamen-
ti.

132
SOLANACEAE

Atropa belladonna L.

Nome volgare italiano: BELLADONNA


Nomi in vernacolo: Non noti, nel Montiferru la indicano come:
Belladonna.

Pianta erbacea, perenne, cespugliosa con apparato ipogeo rizomatoso,


robusto, di odore sgradevole; Fusto ramificato non dalla base, liscio, di
altezza che può raggiungere m 1,50- 2; foglie alterne, ovato-allungate alla
base del fusto ed appaiate nella parte superiore del fusto, pelosette per peli
ghiandolari; fiori solitari all'ascella fogliare, a corolla tubulosa, di colore
violaporpora, terminante apicalmente in cinque lobi triangolari riflessi
esternamente; frutti costituiti da bacche nere, lucide. Fioritura: Luglio-
Settembre.
Habitat: Nelle leccete sub-montane o di alta collina; diffusa nel
Marghine, Goceano, Montiferru, in siti ombrosi.
USI: Etnoiatria: Si usavano un tempo rizoma e foglie in infusi come
Antispasmodico, Sedativo e nelle coliti biliari ed intestinali. Per uso esterno
se ne facevano linimenti antireumatici. L'uso popolare fu poi limitato essen-
dosi riscontrati casi di intossicazione.
Osservazioni: Anche se clinicamente viene usata come Midriatico, in
alcune disfunzione cardiache ed Antisecretivo, l'uso empirico è assoluta-
mente da abbandonare per la forte tossicità di tutti gli organi dovuta alla pre-
senza di atropina, iosciamina ed altri alcaloidi mortali.
Coltivazione: Non essendo economicamente conveniente la raccolta allo
stato spontaneo, ed essendoci tuttavia una certa richiesta in Farmaceutica, è
coltivata in campi di Erbe Medicinali per semina e per rizomi.

133
SOLANACEAE

Mandragora autumnalis Bertol.

Nome volgare italiano: MANDRAGORA


Nomi in vernacolo: Mandràgura.
Pianta erbacea, perenne, a fusto molto ridotto e radice fittonante, meno
grossa della congenere Mandragora officinarum L. (= M. vernalis Bertol.
che fiorisce in primavera), nerasta a forma ramificata che può ricordare un
corpo umano. Foglie ovato-lanceolate, leggermente ondulate, irsuto- ciglia-
te, che possono essere confuse, da un raccoglitore inesperto, con le foglie
eduli della Beta vulgaris (bietola selvatica), che sono ricercatissime negli
incolti per insalate. L'errore nella raccolta potrebbe essere fatale. Corolla
violacea, campanulata, lunga quasi tre volte il calice, costituito da cinque
sepali saldati alla base ed a lobi tondeggianti, quasi glabri. Il frutto è una
bacca tondeggiante, gialla, più corta del calice, oppure può essere oblunga
e subeguale al calice. Fioritura: Settembre-Ottobre.
Habitat: Per fortuna non molto diffusa, vive in praterie litoranee che
abbiamo segnalato in territorio di Teulada, Chia ed in qualche altre sito del
Campidano meridionale, in colonie di pochi individui, in suoli poveri,
degradati, più o meno sabbiosi, assolati.
USI: Etnoiatria: Tristemente famosa come Afrodisiaco ma soprattutto
come ingrediente di posizioni magiche (in Gran Bretagna è conosciuta con
il termine di Mandrake) e di veleni, in tempi remoti. Data la forma quasi
antropomorfa delle radici, le leggende volevano che crescesse sotto i pati-
boli, in luoghi ove venivano giustiziati i condannati, ma da tempi antichis-
simi, come per la congenere M. officinarum L., se ne conoscevano le pro-
prietà come Sedativo, Anestetico, Emetico.

Osservazioni: Assolutamente da evitare per la sua alta tossicità accertata.

134
SCROPHULARIACEAE

Digitalis purpurea L.

Nome volgare italiano: DIGITALE


Nomi in vernacolo: Digitàli, Ditàli, Panderédda, Poddiàle, Poddigàle,
Erba de sos tidales, Erba de S.Leonardu, Zocca-zocca, Zozza.
Pianta erbacea biennale. Fusto eretto semplice o ramificato in alto, altez-
za 50-150 cm. Foglie ovali, grandi, pelose, le inferiori picciolate, le superio-
ri sessili, decrescenti in sviluppo dal basso verso l'alto. Fiori porporini in
racemo terminale; corolla campanulata, zigomorfa, troncata obliquamente,
maculata internamente; stami 4 didinami; ovario supero biloculare, stimma
bifido. Frutto: capsula tomentosa. I suoi principi attivi sono principalmente
dei glucosidi (digitossina, digitossigenina, gitalina), oltre a saponine (gito-
nina), flavoni, acidi organici, manganese. Organi attivi: le foglie. Fioritura:
Maggio-Luglio.
Habitat: preferisce terreni acidi, anche rocciosi, dai 700 m di altitudine in
su; nei sottoboschi, ai bordi di leccete, raramente in praterie. Rappresentata
in buona parte della Sardegna.
USI: Farmaceutica: I suoi principi attivi costituiscono un cardiotonico
estremamente attivo, per accumulo nell'organismo; prezioso in gravi insuf-
ficienze cardiache, ma può indurre intossicazione, con l'uso prolungato, pro-
prio a causa dell'accumulo, per cui richiede somministrazione sotto accura-
to controllo medico. Un tempo costituiva droga usata anche in preparazioni
galeniche; oggi l'industria farmaceutica e la classe medica, si sono orientati
verso preparati ricavati da altre Digitalis (Digitalis lanata Ehrh. e Digitalis
lutea L.) vegetanti nella Penisola, meno attive, ma di uso più tranquillo e di
più semplice somministrazione. Ciò non toglie che, se si trovassero sistemi
di stabilizzazione dei principi attivi, economicamente applicabili, la nostra
droga potrebbe riottenere il primo posto nella preparazione di cardiotonici
per la sua azione elettiva insostituibile.
Osservazioni: L'uso incauto della droga (anche 10 gr di foglie secche o
40 gr di foglie fresche) può determinare nell'uomo crisi cardiache mortali.
Giardinaggio: La specie è coltivata con ottimo successo ornamentale per
ornare aiuole di parchi e giardini, con cultivar a fiori di diverso colore.

135
LILIACEAE

Urginea maritima (L.) Baker

Nome volgare italiano: CIPOLLA DI MARE, SCILLA


Nomi in vernacolo: Chibudda marina, Cibudda de coga, Cibudda de mari,
Cibudda anina, Ciudda marina, Abridda, Ampridda, Arbidda, Aspidda,
Squidda, Zeodda marina, Ziodda marina, Ziodda canina.

Pianta erbacea il cui grosso bulbo a squame bianche o rosse, emergente


dal terreno, ha un diametro anche di 10-25 cm e peso di 2-7 Kg, a seconda
degli anni di permanenza nel terreno e della natura del suolo. In primavera
spuntano le foglie, di colore verde azzurrognolo cupo; in autunno spunta la
infiorescenza, che può raggiungere, in racemo terminale fittamente fiorito,
una lunghezza di 50 cm, portata da uno stelo alto sino a 150 cm. Fiori
peduncolati con perigonio bianco di 6 pezzi; androceo di 6 stami con ante-
re verdi; gineceo con ovario supero. Droga: il bulbo. Fioritura: scalare dal
basso verso l'alto in Agosto-Novembre.
Habitat: Vive in terreni degradati, costituendo anzi un indice di forte
degradazione della vegetazione, dalle arene marittime retrodunali a praterie
ad asfodeli e graminacee, rocciose, in schiarite di boschi e pendici montane
sin oltre i 1.000 m di altitudine. Le più nutrite formazioni sono reperibili a
Scala Piccada (Algherese), nel Marghine, a San Leonardo, in territorio di
Paulilatino e nel litorale occidentale di Cagliari.
USI: Etnoiatria: Conosciuta come Cardiotonio e Diuretico dai tempi più
remoti; costituente della Teriaca (farmaco antidoto generale contro ogni
veleno). Tuttavia la sua tossicità può determinare disturbi gravi e morte.
Farmaceutica: Successivamente rivalutata dal secolo XIX, quando ne fu
accertata l'azione cardiotonica attribuita ai glucosidi (scillarina); oggi colti-
vata industrialmente, specialmente in Calabria. Richiesta buona.

136
ARACEAE

Arum maculatum L.

Nomi volgari italiani: GIGARO, PANE DI SERPE


Nomi in vernacolo: Tutturòi, Tattaròju, Satzaròi, Varé de cucciu.
Pianta erbacea perenne, vivente in colonie numerose e sparse, alta 30-40
cm, con rizoma a forma di tubero allungato. Foglie a lamina astata triloba
con i lobi basali convergenti ma acuti, non cuoriformi come nel congenere
Arum pictum, di un colore verde brillante intenso, talvolta maculata da
chiazze brunastre. Caratteri inconfondibili sono inoltre dati dalla spata che
avvolge lo spadice come un imbuto, lanceolata e acuminata (lunga 10-15
cm), di colore verde giallastro pallido e diafano, spesso macchiata di violet-
to sfumato e talvolta bordata di bruno-purpureo. Inoltre lo spadice (di 4-6
cm) presenta la sommità clavata violetta e sul suo asse, procedendo dall'al-
to verso il basso, sotto una più alta corona di appendici sterili, sono inseriti
i fiori maschili, divisi da un'altra corona di fiori sterili dai fiori femminili
sottostanti che, a maturità, originano bacche carnose dapprima verdi e in
seguito rosse.
Al periodo dell'antesi nell'interno della spata si ha un notevole aumento
di temperatura, dovuto a processi catabolici, che attira gli insetti unitamen-
te ad una secrezione di sostanze zuccherine a loro gradite. Particolarmente
il rizoma, ma anche tutti gli altri organi allo stato fresco, sebbene in tono
minore, contengono principi attivi molto tossici (aroma), saponine e gluco-
sidi cianogenetici che conferiscono agli organi un acre sapore di pepe.
Fioritura: Aprile - Maggio.
Habitat: In radure boschive, in praterie, oliveti, frutteti, dal livello del
mare sino alle montagne.
USI: Fitoterapia: Si usavano in Erboristeria, e meno in Etnoiatria nel
Nuorese, i tuberi e le foglie sotto forma di soluzione alcoolica da assumere,
in ragione di 20-30 gocce, ripartite nella giornata, per disturbi sciatici, reu-
matici e gastrointestinali. Uso abbandonato.
Osservazioni: Tenerne lontani i bambini (ma stiano attenti anche agli
adulti). Le bacche che attirano per il loro vivace colore, se masticate sola-
mente provocano forti bruciori alla bocca, infiammazioni e ulcere, spesso
accompagnate da forte salivazione, ma se vengono ingerite non mancano
vomiti, spasmi e talvolta la morte. Intervenire immediatamente: vuotare sto-
maco, somministrare latte crudo, assorbenti e rivolgersi ad un medico.

137
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140
Gli endemismi o specie endemiche vegetali sono specie che hanno un
areale di diffusione molto ristretto, talvolta addirittura puntiforme (in una
sola località) con scarse possibilità di propagazione al di fuori di esso.
Essi o costituiscono relitti viventi di Fiore ancestrali quasi del tutto estin-
te (paleoendemismi) o sono di più recente formazione (neoendemismi),
selezionati da ceppi primordiali da eventi paleoclimatici, stazionali e gene-
tici e giunti sino a noi a testimonianza di condizioni ben diverse dalle attua-
li.
Se ne conoscono esclusivi della Sardegna, comuni alla Sardegna ed alla
Corsica, alla Sardegna, Corsica ed Isole Baleari, alla Sardegna ed alla Sicilia
ed altri ad areale più vasto mediterraneo.
Non è nostro intendimento elencarli tutti, ne ordinarli sistematicamente,
in quanto sarebbe di stretta attinenza alle ricerche scientifiche specializzate,
ma ne illustreremo alcuni, divisi per categoria fitogegrafica.
Se se ne escludono pochissimi messi in evidenza in questi ultimi dieci
anni da Botanici degli Atenei di Sassari, di Firenze, di Cagliari, essi erano
conosciuti, anche per distribuzione insulare e per ecologia in seguito alle
ricerche di MORIS, TERRACCIANO, BEGUINOT, GENNARI, RIKLI,
SCHMID, MARTINOLI, DESOLE, CHIAPPINI, ARRIGONI, VALSEC-
CHI, (vedi Bibliografia).
Ci limiteremo pertanto a considerare solamente quelli che sono o di rile-
vante interesse scientifico per essere unici al mondo in Sardegna, e pertan-
to estremamente rari, o perché, pur essendo abbastanza diffusi, hanno un
ruolo di primo piano per ragioni fitogeografiche o per il loro valore econo-
mico-industriale.

141
ENDEMISMI STRETTAMENTI SARDI
ASTERACEAE

Centaurea horrida Bad.

n.v.i.: Centaurea spinosa (n.i.v.: Spina razza)


Pianta cespugliosa, pulvinata, emisferica, legnosa e molto spinosa per
trasformazione delle foglie in spine, grigiastro-tomentosa. Fiori biancastri o
porporini all'apice. Fioritura: Maggio-Luglio.
Paleoendemismo relitto di fiore scomparse, un vero e proprio fossile
vivente che forma macchie basse, prossime al mare, sfumanti nella macchia
mediterranea a Lentisco retrostante. In tutto il mondo è reperibile solo in
Sardegna nell'Isola Asinara, Penisola di Stintino, Capo Caccia e Cala della
Barca, Isola Tavolara. Specie degna di protezione ma, purtroppo miscono-
sciuta nel suo grande interesse scientifico, nella Penisola di Stintino è falci-
diata dalla cieca invasione antropica.

ASTERACEAE

Centaurea filiformis Viv.


n.v.i. e n.i.v.: Non conosciuti; non esatto il nome di Fiordaliso di Oliena.
Pianta perenne, legnosa alla base. Foglie pennatosette laciniate lunga-
mente. Fiori violetto-pallidi. Fioritura Maggio-Giugno.
Interessantissimo endemismo esclusivo della Sardegna, nella subsp. fili-
for-
mis per le coste orientali del Golfo di Orosei, Codula di Luna, Cala 'e
Lune, a Capo Figari e Isola Tavolara, più internamente sui Monti di Dorgali,
di Oliena, di Urzulei, di Orgosolo; nella subsp.ferulacea (Martelli) Arrigoni
in territorio di Baunei. Specie rupicola vive in povere colonie monospecifi-
che, con pochissime specie consociate.

142
ASTERACEAE

Helichrysum montelinasanum Schmid

n.v.i.: Elicriso del Linas (n.i.v.: Erba de Santa Maria).


Cespuglio suffruticoso, prostrato, con rametti ascendenti e foglie peloso-
ragnatelose sparsamente. Fiorellini periferici dei capolini, bianchi.

Fioritura: Maggio-Giugno.
La specie, segnalata come nuova per la scienza da SCHMID (1933) sulla
sommità del M. Linas, fino al 1971 non era più stata rintracciata in quanto
a fioritura molto breve e localizzazione in anfratti rocciosi; nel 1983
ANGIOLINO e CHIAPPINI la fotografano per la prima volta in vivo dal
Canalone di Genna 'e Impi a quota 650 m sino a Perda de Sa Mesa a quota
1.000 m sulle rocce granitiche del M. Linas.
Relitto di flora montana microtermica, più diffusa nell'epoca glaciale sia
in Sardegna che in Corsica, è un prezioso endemismo da proteggere. Specie
rupicola, con pochissime consociate, tra le quali la magnifica Hypochoeris
robertia Fiori, endemica di diverse montagne italiane.

ASTERACEAE

Helichrysum saxatile Moris


n.v.i.: Elicriso di Sardegna (n.i.v.: Non conosciuto).
Pianta cespugliosa, suffruticosa a rami bianco-tomentosi. Foglie lineari,
allungate, molto più degli altri Elicrisi sardi, patenti e revolute sul bordo.
Infiorescenza in densi corimbi di capolini conici con involucro di squame
giallointenso. Fioritura: Maggio-Luglio.
Segnalata da MORIS nel 1884 inter fissuras rupium a Baunei, Orosei,
Dorgali, Oliena, fu descritta da CHIAPPINI (1970) su rupi calcaree oltreché
a "Buca Entu", a "S'Aspru", al Riu Flumineddu (Dorgali), a "Padru", a "Sa
Curtiga de Tiscali", a "Doloverre", a "Doroné" (Oliena), per la prima volta
in letteratura, in territorio di Orgosolo, di Urzulei, di Ussassai, Talana,
Gairo. Rupicola, vive con pochissime consociate, quali la Centaurea fihifor-
mis.

143
ASTERACEAE

Bellium crassifolium Moris

n.v.i.: Pratolina delle scogliere (n.i.v.: Non conosciuto)


Cespuglio suffruticoso e scapo molto ridotto su cui sono inserite foglie
obovato-spatolate, crassulente, lucide superiormente, lungamente picciola-
te. Fiori periferici del capolino bianchi, talvolta soffusi di rosso.
Fioritura: Aprile-Luglio.
Endemismo della Sardegna sud-occidentale, conosciuto per le rupi
costiere di Capo S.Elia (Cagliari), per l'Isola di S. Pietro, Buggerru e nell'in-
terno per Monte S. Giovanni (Iglesias). Nel 1978 CHIAPPINI et RIOLA
ampliarono notevolmente le conoscenze sull'areale sardo della specie segna-
landolain territorio di Arbus in località "Gutturu Scruidda", "Manago", a
Sud di Capo Pecora ed "Guardia is Turcus"; in territorio di Iglesias a "Cala
Domestica", a "Porto Sciusciau" ed a "Canal Grande, sempre su rocce
costiere; in territorio di Fluminimaggiore, nell'entroterra per più di 12 Km
in linea d'aria, in località "Gutturu Pala", arroccata sullo stupendo contraf-
forte di rocce strapiombanti per decine di metri, in associazione con l'ende-
mismo sardo-corso Brassica insularis Moris (Cavolo di Sardegna), ed in
località ''Galleria Pietro''.

PLUMBAGINACEAE

Armeria morisii Boiss.

n.v.i.: Spillone di Moris (n.i.v.: Non conosciuto)


Cespuglio a fusticini legnosi, Alto 20-30 cm con foglie lineari acute,
rosulate (4-6 x 45-65 mm). Fiori rosa papiracei in capolini con squame
mucronate esternamente. Fioritura: Maggio-Luglio.
Specie rupicola su calcari di Oliena e di Orgosolo.

144
PLUMBAGINACEAE

Armeria sardoa Sprengel

n.v.i.: Spillone di Sardegna (n.i.v.: Non conosciuto)


Cespuglio suffruticoso alto 15-40 cm con foglie acute lineari (2-5 cm di
lunghezza); fiori rosa in capolini muniti di squame ovali, non mucronate.
Fioritura: Maggio-Luglio.
Predilige sassaie e rocce granitiche, basaltiche, scistose dagli 800 m di
altitudine in su, sino alle vette dei nostri monti.

PLUMBAGINACEAE

Armeria sulcitana Arrigoni

n.v.i.: Spillone del Sulcis (n.i.v.: Non conosciuto).


Cespuglio suffruticoso, alto 15-40 cm, con foglie rosulate gradatamente
più sottili dall'esterno all'interno, in cui sono filiformi (le esterne 2 x 60
mm). Fiori rosa papiracei in capolini con squame esterne appena mucrona-
te e le interne con largo margine scarioso.
Fioritura: Maggio-Luglio.
Endemismo della Sardegna Sud-occidentale, caratteristico del Sulcis, in
particolare sul Monte Linas, tra Genna Urgua e Perda de Sa Mesa (tra gli
800 ed i 1.000 m di altitudine) oltreché a Punta Cammedda (quota 1.100 m
dello stesso sistema montano), segnalata da CHIAPPINI et ANGIOLINO
(1983). ARRIGONI ne aveva segnalato la presenza anche su rocce di cresta
tra gli 800-850 m di altitudine con esposizione N-W, in località fresche ed
ombrose del Monte Santo di Pula.

145
CARYOPHYLLACEAE

Silene colorata Poiret subsp. morisiana (Bég.et Ravano) Pign.

n.v.i.: Silene colorata (n.i.v.: Gravellu de mari).


Pianta erbacea, annuale; fusticino eretto; foglie oblanceolato-spatolate;
fiori in racemi, a petali rosei bipartiti e calice lungo 16-20 mm; frutto: cap-
sula di 7-8 mm contenente piccoli semi scuri, reniformi-circolari con due ali
semilunari sul dorso che delimitano fossetta centrale.
Fioritura: Marzo-Giugno.
Mentre la specie Silene colorata Poiret è diffusa in quasi tutta la Penisola,
la subsp. morisiana è indicata solamente per la Sardegna, con particolare
riguardo alle zone meridionali (Geremeas, Flumentorgio, Capo Spartivento)
nelle arene marittime, tuttavia è stata riscontrata la sua presenza anche
molto internamente nel territorio di Fluminimaggiore e ad alte quote sul M.
Linas.

LEGUMINOSAE

Psoralea morisiana Pign. et Metlesics


n.v.i.: Trifoglio di Moris (n.i.v.: Truvullu malu).

Cespuglio a rami legnosi ascendenti, alto sino a 50 cm.; foglie composte


di tre segmenti ovato-lanceolati in quelle inferiori e lineari-lanceolati in
quelle superiori, glabre nella pagina superiore e pelosette in quella inferio-
re; fiori bianchi con venature violacee disposti in capolini quasi emisferici.
Fioritura: Maggio-Luglio.
Pianta rupicola distribuita a varie altitudini; segnalata in un primo tempo
per la Sardegna nord-orientale dal Montalbo sino a Cala Gonone (PIGNAT-
TI et METLESICS, 1975) è stata successivamente segnalata in territori
sudoccidentali a Barbusi, Iglesias, San Benedetto (Iglesias), Castello
dell'Acqua Fredda (Siliqua), Grotte di San Giovanni (Domusnovas), M.
Masua (Nebida) ed anche sui costoni del Canale Mau (Monte Linas), da
ANGIOLINO et CHIAPPINI (1983).

146
RUBIACEAE

Galium glaucophyllum Schmid

n.v.i.: Caglio del Linas (n.i.v.: Piga-piga).


Pianta perenne con fusticini eretti e robusti, tetragoni e glabri, a nodi
ingrossati; foglie verticillate a 5-6, largamente lanceolate (10-20 x 1,5-3
mm); fiori bianchi a lobi acuminati in pannocchia più o meno densa.
Fioritura: Maggio-Ottobre.
Endemismo sardo molto raro, rupicolo, vegetante dai 600 ai 1.000 m di
altitudine. Segnalato da SCHMID, che gli diede il nome, per il Monte Linas
in cui ANGIOLINO et CHIAPPINI (1983) lo rinvennero sui graniti nel
canalone di Genna 'e Impi; presente a Seui e nel Monte Marganai
(Iglesiente), indicato da ARRIGONI (1972).

RUBIACEAE

Galium schmidii Arrigoni


n.v.i.: Caglio di Schmid (n.i.v.: Piga-piga).
Pianta suffruticosa, perenne, di 40-50 cm; fusticini eretti, ascendenti
tetragoni, a nodi ingrossati; pianta glabra; foglie lineari-lanceolate, verticil-
late a 6-8, acuminate, a margini revoluti; fiori bianchi in pannocchia allun-
gata, conica. Fioritura: Maggio-Agosto.
Raro endemismo sardo delle rupi e sassaie sino alle più alte vette del
Monte Gennargentu; presente nella Sardegna centrale (ARRIGONI, 1972)
ed in territorio di Alghero.

147
ENDEMISMI SARDO-CORSI
CRUCIFERAE

Barbarea rupicola Moris

n.v.i.: Erba di S. Barbara di Sardegna (n.i.v.: Non conosciuto).


Pianta perenne con fusto lignificato alla base, alta 10-40 cm. Dovrebbero
essere caratteristiche le foglie lungamente picciolate e la parte terminale
della lamina ovato-slargata seguita più in basso da una coppia di piccole ali
ma in effetti spesso si trovano forme intermedie tra questa situazione e quel-
la di foglie con diverse paia di segmenti alari, tipiche di altre specie di
Barbarea; Fiori gialli. Fioritura: Maggio-Luglio.
E presente sulle rocce granitiche o basaltiche di quasi tutti i monti sardi
dalla media altitudine sino alle più alte vette.

CRUCIFERAE

Morisia monanthos (Viv.) Asch.


n.v.i.: Morisia (n.i.v.: Erba de oro, Erba de oru, Tutunnu).
Pianta perenne a fusto subnullo con foglie in rosetta basale, carnosette,
pennatosette o pennatopartite. I fiori isolati, su un lungo peduncolo eretto
durante l'antesi, si curvano a maturità per sotterrare il seme sotto la pianta
madre; la corolla è costituita da 4 petali gialli disposti in croce.
Fioritura: Da Ottobre e Gennaio-Febbraio.
Le stazioni, molto più numerose di quanto si credesse un tempo, tanto
che questo paleoendemismo si riteneva in via di estinzione, sono sparse in
diverse località dell'Isola sui 500-1.100 di altitudine in praterie dove c'è
ristagno stagionale di acque, dal Monte Santo di Siligo alla Campeda, da
Bitti al Marghine e Goceano, dalle Giare di Serri, Gesturi alla Minerva.

148
CARYOPHYLLACEAE

Silene nodulosa Viv. (= S.pauc,jlora Sali.)

n.v.i.: Silene nodulosa (n.i.v.: Gravellinu).


Pianta erbacea, non vischiosa, glabra; calice a denti ottusi; petali bifidi
rosa e rosa carico inferiormente; frutto: capsula cilindroide. Fioritura:
Giugno-Luglio.
Endemismo sardo-corso rupicolo, indicato per rocce calcaree, con distri-
buzione prevalentemente orientale sino a 1.250 m di altitudine, è stato poi
segnalato anche sui graniti del Monte Limbara a quota 1.350 m e nella set-
toriale occidentale a Punta Cristallo (Porto Conte) su calcare e sui graniti del
Monte Linas dallo SCHMID.

CARYOPHYLLACEAE

Silene requienii Otth


n.v.i.: Silene di Requien (n.i.v.: Non conosciuto).
Pianta perenne suffruticosa; fusticini deboli pubescenti o villosi; squame
dei petali, alla fauce della corolla, appuntite; foglie lineari, mucronate, den-
samente peloso-ciliate al margine; infiorescenze povere a fiori rosa.
Fioritura: Maggio-Giugno.
Specie rupicola su roccia calcarea ad altitudini notevoli. Endemismo
molto raro.

LABIATAE

Thymus herba-barona Loisel.


Nome volgare in italiano: Serpillo

149
Nomi in vernacolo: Elba barona, Amenta de Santa Maria, Amenta de
Santa Sofia, Armidda, Aspridda, Menta de Santa Sola.
Arbusto nano, strisciante, legnoso che forma dei pulvini talora molto
estesi sul terreno, alto 10 - 20 cm, ad esemplari isolati o molto sovente fusi
in vasta copertura, assai ramosi. Fusti con pochi peli, brevi, riflessi. Foglie
piccole, lineari-lanceolate ed acuminate, fortemente aromatiche; in alcune
località le foglie si presentano larghette nella zona ventrale ed ottusette
all'apice, a nervature appena pronunciate. Fiori in infiorescenze ovoidali di
I - 2 cm; calice tuboloso bilabiato a labbro inferiore bilaciniato e quello
superiore diviso in tre denti lunghi 1,5 mm; corolla bilabiata di 5 - 10 mm,
roseo-lillacina o raramente scolorita, cosparsa di piccole glandole. Fioritura:
Maggio-Settembre. In Sardegna, come in Corsica sono presenti diverse
varietà o ecotipi a diverso tenore di principi attivi.
Habitat: Endemismo sardo-corso molto diffuso sui nostri monti, general-
mente dai 700 m in sù, caratteristico costituente di estese macchie montane
o garighe monospecifiche o miste con Stachys glutinosa L., Genista corsica
L. o Genista salzmannii L. e specie diverse di Teucrium, spesso accompa-
gnata da Rosa serafinii Viv. e Viola corsica Nyman.
USI: Etnoiatria e Fitoterapia: Come il Thymus vulgaris L., che è contem-
plato come pianta officinale in molte Farmacopee Ufficiali di diversi Paesi
ed il Thymus serpyllum L., ha un olio essenziale che contiene terpeni e
fenoli (timolo e carvacrolo), sebbene in proporzioni talvolta decisamente
differenti, le cui proprietà Antisettiche (battericide e batteriostatiche) sono
universalmente conosciute. La sua azione si manifesta anche come
Diuretico, Antielmintico, Tonico-rigeneratore, Balsamico, Espettorante,
Digestivo, Antiinfiammatorio, Astringente per via interna e Antimicotico,
Cicatrizzante, Tonico epidermico per via esterna.
Aromatica e Liquoreria: In questi campi di Timo spunta buona richiesta.
Cosmetica: In molti prodotti il formulano ne comprende l'uso.
Giardinaggio: Pianta ornamentale di magnifico effetto, durante la fioritu-
ra specialmente, in particolare per giardini rocciosi.
Notizie colturali: Sebbene sia diffusamente rappresentata allo stato spon-
taneo, si ribadisce il concetto che non è opportuna la raccolta indiscrimina-
ta della specie in quanto ha un preciso significativo dimanico vegetazionale
e protettivo dei suoli.
Se ne consiglia la coltivazione che non richiede particolari pratiche col-
turali essendo la specie ben poco esigente.
La propagazione si può fare per semina diretta sul terreno, ma preferibil-
mente per divisione dei cespi in Marzo-Aprile o per talea, sempre primave-
rile, in cassoni e trapianto in Maggio-Giugno in solchi distanti 60 cm e con
distanza tra pianta e pianta anche di soli 20 cm. E opportuna una successi-
va scerbatura. Si possono fare due raccolte: una all'epoca della fioritura ed
una autunnale. Il tempo balsamico è nelle prime ore del pomeriggio per un
tenore più elevato dei principi attivi.

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CUCURBITACEAE

Bryonia marmorata Petit.

Nome volgare italiano: Briona, Vite Bianca, Vite del Diavolo


Nomi in vernacolo: Corcorija areste, Croccoriga aresti, Melamìda burda,
Meloni burdu.
Pianta erbacea, perenne, con radice a fittone carnosa, grossa, giallastra
esternamente; fusto sottile, ramificato, lianoso, peloso-ispido; foglie alterne,
robustamente picciolate, palmate, profondamente lobate, a 5-7 lobi con il
mediano sensibilmente più grande degli altri, tutti più o meno dentati, a
marmoreggiature biancastre, ricoperte di peli rigidi e ruvidi. Pianta dioica,
cioè a fiori maschili separati da quelli femminili, in piante diverse. Fiori a
calice tuboloso diviso in cinque parti; corolla giallastra pentalobata.
Infiorescenza a racemi ascellari. Frutto bacca rossa, sferica, di 7-8 mm di
diametro. La pianta può raggiungere anche i 4 m di lunghezza ed ha porta-
mento strisciante o rampicante. Fioritura: Maggio-Luglio, talvolta molto
anticipata.
Habitat: Dal livello del mare sino a 900 m (ad es. sul M. Linas), nelle
boscaglie, macchie e siepi, luoghi selvatici. Più comune nella Sardegna
meridionale. Endemismo sardo-corso.
USI: Etnoiatria: La radice veniva usata una volta per calmare la tosse ed
in alune forme polmonari; uso abbandonato per l'azione purgativa drastica.
Esternamente veniva usata come Rubefacente, Remulsivo, in alcune forme
di cisti sebacee.
Osservazioni: Pianta fortemente velenosa per la presenza di alcaloidi e
glucosidi, in tutti gli organi, ma specialmente nelle bacche e nella radice.

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ENDEMISMI SARDO-CORSO-SICULI
UMBELLIFERAE

Seseli bocconi Guss. subsp. praecox Gamisans

n.v.i.: Finocchiella di Boccone (n.i.v.: Non conosciuto).


Pianta perenne con fusti legnosi alla base; foglie più volte ternate in seg-
menti lanceolati. Altezza della pianta: 40-60 cm. Fiori in ombrelle a petali
bianchi, revoluti al centro. Frutto: Diachenio a costole pronunciate.
Fioritura: Ottobre-Novembre.
Per la Corsica e per la Sicilia e Sardegna la specie era conosciuta su rupi
calcaree, specialmente presso il mare o sino a 600 m di altitudine, con qual-
che eccezione (su porfidi in Corsica e su trachiti ed andesiti in Sardegna
all'Isola di San Pietro. ANGIOLINO et CHIAPPINI (1983) la segnalarono
per la prima volta su rocce granitiche umide sul Monte Linas, in un canalo-
ne nelle pendici Nord di punta Cabixettas, tra 800-900 m di altitudine.
Specie ovunque rara.

CRUCIFERAE

Brassica insularis Moris


n.v.i.: Cavolo di Sardegna, Cavolo marino (n.i.v.: Càli, Càli de arrocca).
Suffrutice perenne, legnoso alla base e con foglie spesse, a margini cre-
natodentato. Fiori bianchi o bianco-sporco. Fioritura: Aprile-Maggio.
Oltreché in Corsica e nell'Isola di Pantelleria, questo interessante ende-
mismo sardo-corso-siculo, in Sardegna vive sia in zone costiere, in isolette
parasarde, sia su rupi dell'interno. L'areale sardo della specie è stato notifi-
cato da CHIAPPINI et DIANA nel 1978: Quattro stazioni insulari (Isola
Tavolara, Isolotto Figarolo, Isola Rossa (Teulada) e Isola dei Cavoli); una su
rupi costiere a Capo Caccia; il nucleo più nutrito sui Monti di Oliena,
Dorgali, Urzulei, un nucleo nell'Iglesiente e Fluminese.

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Esamineremo ora solo pochissime specie che, pur non essendo endemi-
smi, sono da considerarsi rare o perché sono scarsamente rappresentate in
Sardegna oppure perché, pur essendo abbastanza comuni nell'Isola, sono
distribuite in poche regioni della Penisola e pertanto sempre di grande inte-
resse fitogeografico:

SINOPTERIDACEAE

Cheilanthes catanensis (Cosent.) H. P. Fuchs (= Notholaena vellea


(Aiton) Desv.)
n.v.i.: Felcetta catanese (n.i.v.: Non conosciuto).

Magnifica piccola felce rupicola con le fronde ricoperte da una fitta pelo-
sità lanosa di colore bruno, presente nell'Italia meridionale, in Sicilia,
Corsica ed in Sardegna, da noi rinvenuta, per ora, solamente nel Campidano,
nel Fluminese e sul Monte Linas (ANGIOLINO et CHIAPPINI, 1983);
vive in piccole colonie ed è da considerarsi molto rara.

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ONAGRACEAE

Epilobium duriaei Gay


n.v.i.: Garofanino dei Pirenei (n.i.v.: Non conosciuto).
Inconfondibile per i petali rosei di 7-10 mm, ma soprattutto per gli stolo-
ni carnosi e giallastri muniti di scaglie opposte a coppie, per il momento è
stato segnalato, per la prima volta in Italia e per la Sardegna, solamente sul
M. Linas (ANGIOLINO et CHIAPPINI, 1. c.), mentre se ne conosceva la
presenza solo per gli alti Pirenei e Giura; specie rarissima.

ONAGRACEAE

Epilobium tetragonum L. subsp. Iamyi (F. W. Schultz) Nyman n.v.i.:


Garofanino quadrelletto (n.i.v.: Non conosciuto).
Piccola pianta perenne a fusto pubescente e tetragono, alta 20-50 cm;
Foglie alterne a lamina lanceolata (8-10 x 20-70 mm), arrotondata nell'api-
ce e a margini dentellati, con picciuolo di 2-5 mm; fiori a 4 petali rosei, spa-
tolati, in infiorescenza ghiandolosa a pochi fiori; capsula lineare (8 cm) con-
tenente numerosi semi fusiformi con un ciuffo di peli all'apice per favorirne
la disseminazione e molto piccoli (0,6-0,8 mm). Il taxon, conosciuto sola-
mente per il Veronese, il Pisano ed il Teramano nella Penisola e per la Sicilia
settentrionale e Corsica nelle Isole, è stato recentemente rinvenuto sul M.
Linas da ANGIOLINO e CHIAPPINI (1983), in rocce umide a media alti-
tudine, ove è rarissimo ed è stato segnalato per la prima volta in Sardegna.

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ONAGRACEAE

Oenothera rosea L'Hér. n.v.i.: Enagra rosea (n.i.v.: Non conosciuto).

Specie di origine americana tropicale si è diffusa raramente in Piemonte,


Lombardia, Toscana, Emilia e Romagna, Sicilia e Sardegna, dove è stata
segnalata per la prima volta da CHIAPPINI nel 1963 nell'agro di
SassariAlghero e poi riscontrata anche lungo il Riu Mannu nei pressi di
Monastir. La specie, molto rara, dai magnifici fiorellini a quattro petali
rosei, è di alto valore genetico, come altre specie congeneri, per le mutazio-
ni che vi si possono riscontrare determinanti l'insorgere di corredi genoma-
tici nuovi di specie che non sono presenti in America.

CRUCIFERAE

Arabis rosea DC.


n.v.i.: Arabetta rosea (n.v.i.. Non conosciuto).
Specie rara dal magnifico fiore rosa pallido, presente nella Penisola
dall'Abruzzo alla Sicilia escluse le Puglie. Segnalata in Sardegna solamen-
te su rupi calcaree di Oliena e recentemente sui graniti del Monte Linas da
ANGIOLINO e CHIAPPINI (1983); non segnalata in altre località.

UMBELLIFERAE

Hydrocotyle ranunculoides L. fil.


n.v.i.: Soldinella reniforme (n.i.v.: Non conosciuto).

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Pianta rizomatosa, perenne, di 20-30 cm, con foglie reniformi picciolate
e grassette, a margine palmato-lobato. Fiori in ombrella semplice, di pochi
fiori. Fioritura: Aprile-Luglio.
In Italia è molto rara ed in diverse località scomparsa, in fossati e paludi
costiere (Toscana, Lazio, Napoletano, Calabria e Sicilia); in Sardegna è
reperibile nell'Oristanese, in canali che scaricano acque sporche nello
Stagno di Santa Giusta e nello Stagno di Cabras, dove le foglie a pelo di
acqua, occupano superfici molte estese nello specchio acqueo. È indice di
inquinamento perché non è presente in acque pulite. Congenere della
Centella asiatica (Hydrocotyle asiatica), normalmente conosciuta da tempi
remoti con il nome di "Erba della tigre", i cui principi attivi si sono dimo-
strati clinicamente validi in emorragie ed in disfunzioni circolatorie.
L'interesse dell'H. ranunculoides si accentuerebbe se in essa fossero pre-
senti principi attivi analoghi a quelli della H. asiatica.

UMBELLIFERAE

Smyrnium rotundifolium Miller.


n.v.i.: Smirnio di Candia (n.i.v.: Brenteda, Cacaragiu, Cacaragius,
Cacalacasu, Caccaracasu, Pedraliscia, Pibirina, Preiderina).
Pianta bienne, fogliosa, verde-glauca, lucente; fusti non costati; radice a
fittone, anulata trasversalmente; foglie superiori intere, talvolta appena den-
tate, ovali, orbicolari-amplessicauli; foglie inferiori 3 pennatosette, di odore
aromatico. Fiori in ombrelle di 13-14 raggi, a petali gialli. Fioritura: Marzo-
Maggio.
Abbastanza comune in Sardegna in luoghi cespugliosi e oliveti, dal livel-
lo del mare sino agli 800 m, come in Calabria ed in Sicilia; è inoltre presen-
te in Corsica e Puglia, ma raramente. Specie pabulare dei pascoli.
La rarità della specie in tutto il resto della Penisola italiana ne giustifica
l'interesse fitogeografico.

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UMBELLIFERAE

Magydaris pastinacea (Lam.) (Paol.)


n.v.i.: Basilisco, Ferra saracinisca (n.i.v.: Folla spartosa, Folla de Santu
Nicolau, Tùmbaru fémina, Férula màscrina, Ferulòni, Feurratzu).
Pianta erbacea perenne, alta anche 2 m; fusto cilindrico, striato, eretto.
Foglie basali molto grandi (anche 1 m), divise in lobi profondi.
Infiorescenza ad ombrella di fiori bianchi portati da una cinquantina di raggi
molto robusti. Acheni a coste grosse, arrotondate. Fioritura: Maggio-
Giugno. Specie rara in Sicilia e isolette parasicule, in Sardegna ed in Lazio.
Inconfondibile per le grandi dimensioni della pianta e delle ombrelle bian-
che (larghe anche più di 25 cm), in Sardegna vegeta con diffusione maggio-
re dal centro al meridione, sino a Nora (Cagliari), considerata infestante dei
pascoli. Usata raramente nell'Etnoiatria come espettorante.

UMBELLIFERAE

Bupleurum fruticosum L.
n.v.i.: Bupleuro cespuglioso, Landredda (n.i.v.: Laru cràbinu, Lau cràbi-
nu, Lau cràpinu).
Frutice sempreverde, alto 1-1,50 m a foglie coriacee, larghe anche 3 cm,
ad una sola nervatura longitudinale, mediana slargata alla base, ellitico -lan-
ceolate, e margine intero ingrossato. Ombrelle a fiori giallastri, portati da 7-
20 raggi. Fioritura: Giugno-Luglio.
Vive nelle stazioni boschive asciutte ed aperte, in garighe su roccia, a
medie altitudini, sul Monte Linas, verso Genna 'e Impi. Contiene un olio
essenziale che viene usato come Antireumatico. Oltreché in Corsica, dove
sale anche a più di 1.000 m di altitudine, in Italia è segnalata la specie solo
per l'Isola Gallinara (Liguria), Puglia e Sicilia, rarissima.

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LABIATAE

Satureja thymbra L.

Nome volgare italiano: Santoreggia sarda


Nomi in vernacolo: Esòpu, Isòpu.
Piccola pianta arbustivo-legnosa a fusti eretti e ramosi, alta 15-35 cm,
rossastra nei tessuti lignificati e sparsamente cosparsa di peli bianchi rifles-
si. Foglie ellittiche, acuminate, di odore aromatico, ruvide (3 x 8-10mm).
Infiorescenza a verticillastri sub-globosi, ai nodi fogliari superiori con pic-
coli fiori bilabiati di color roseo-carnicino. Fioritura: Febbraio-Giugno.
Habitat: Della specie non esiste alcuna segnalazione per l'Italia al di fuori
dei dintorni della Città di Cagliari, su roccia calcarea, presso la Sella del
Diavolo ed il Colle di San Michele. La specie corre pericolo di estinzione
per il dilagare urbanistico. Oltreché in Sardegna la specie si trova in Grecia,
a Creta e sulle coste occidentali asiatiche.
Interesse: Pianta rarissima, unica in Italia per le ridotte stazioni di
Cagliari, in cui vive in povere colonie martoriate da opere di scavi; interes-
sante per i costituenti dell'olio essenziale, attualmente oggetto di ricerche di
laboratorio chimico-essenziero (CHIAPPINI).
USI: Etnoiatria: La medicina popolare del basso Campidano considera
l'infuso di foglie e degli scapi fioriti un Antispasmodico ed un Digestivo dal
gusto gradevole, simile a quello del Serpillo ed efficace Antidiarroico.
Il contenuto in carvacrolo, cimolo, terpeni e sostanze tanniche giustifica-
no l'uso popolare della droga.

ARACEAE

Dracùnculus vulgaris Schott (= Arum dracùnculus L.)

n.v.i.: Dragontea, Dragonzio, Erba Serpona (n.i.v.: Erba Serpentara).

Geofita rizomatosa alta 40-70 cm; Foglie a lamina composta da segmen-


ti lanceolati o lineari, palmati che si dipartono da una porzione arcuata, per-
pendicolare al picciuolo e spesso chiazzati di bianco; picciuolo amplessi-
caule marezzato di violaceo (tipo pelle di serpente). Infiorescenze che ema-

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nano un putrido odore di sostanze in decomposizione, gradite a molti picco-
li insetti che ne sono attratti, costituite da una grande spata lanceolata (10-
15 x 20-60 cm), verdastra esternamente e porporino-violacea internamente,
accartociata alla base attorno ad uno spadice lungo più o meno quanto la
spata, terminante apicalmente a mò di dava porporina e liscia ed alla base
del quale sono inseriti i fiori maschili e quelli femminili in posizione conti-
gua. Frutti maturi: bacche rosso-aranciate. Fioritura: Aprile-Giugno.
Habitat: Rappresentata nei cedui e negli incolti, dal livello del mare sino
agli 800 m di altitudine, in diverse Regioni Meridionali. In Sardegna vive
sporadica nelle piccole Isole: La Maddalena, Mortorio, Tavolara,
Serpentara, San Pietro, Maldiventre, Asinara.
Interesse: Nonostante il fetore emanato all'antesi la specie può trovare
valido impiego nella costituzione di giardini sofisticati, esotici, rocciosi.

ARACEAE

Helicodiceros muscivorus (L. fil.) Engler (= Dracùnculus muscivorus


Parl.)
n.vi.: Gigaro mangiamosche (n.i.v.: Erba magnamuschina)

Pianta a rizoma tuberiforme. Foglie lungamente picciolate con lamina


divisa in tre segmenti di cui il centrale è intero, lineare, larghetto-triangola-
re mentre i laterali sono divisi in lacinie lineari elicoidate. La spata è lanceo-
lata, subrotondata, internamente pelosa e vellutata. di colore violaceocarni-
cino livido. Lo spadice è sensibilmente più corto della spata e termina in
appendice clavata porporino-nerastra con lacinie lesiniformi filamentose.
Fioritura: Maggio-Giugno.
Habitat: La specie, molto più rara della precendente, cresce nei litorali,
spingendosi raramente nell'interno, alle Isole Baleari e Corsica. In Sardegna
è rappresentata molto raramente non nell'isola madre ma nelle isolette para-
sarde: La Maddalena, Caprera, Tavolara, Mortorio, Serpentara, Isola dei
Cavoli, Isola Rossa di Teulada, San Pietro, Maldiventre, Isola dei Porri,
Asinara.
Interesse: È ancora più ornamentale del Dracunculus vulgaris, ma molto
più difficile nella propagazione; conferisce, in giardini abilmente progetta-
ti, un tono di notevole originalità anche per la sua grande rarità.

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ARACEAE

Biarum hovel Biume


n.i.v.: Gigaro di Bové (n.i.v.: Satzaroedde (Sarcidano, Satzaròi)

Geofita rizomatosa alta 15-20 cm, polimorfa soprattutto per le foglie che
possono essere obovato-ellittiche o oblanceolate, quasi sessili, brevemente
picciolate o strettamente lanceolate o lineari con picciuolo ben pronunciato,
come in Biarum tenuifolium (L.) Schott, pure presente in Sardegna. Spata
di 5-7 cm di colore bruno porpora nel lato interno e verdastra esternamente.
Spadice di 10 cm con appendice rossastra, filiforme. Frutti: bacche ovoida-
li bianco-rosate. Fioritura: Novembre-Gennaio.
Habitat: In luoghi selvatici ed in cespugliati aridi della Regione mediter-
ranea, ma non segnalato nella Penisola, in Sicilia ed in Corsica. In Sardegna
è rarissimo nel Sarcidano, in territorio di Nurri (prima segnalazione), di
Isili, di Serri, a Monte Marmuri, Bidazzoni, Ortacesus e Guamaggiore.

Osservazioni: Le due sottospecie presenti in Sardegna: Biarum bovei


Blume subsp. dispar (Schott) Engler e subsp. bovei sono egualmente vele-
nose.

ARACEAE

Arum pictum L. fil.


n.v.i. Gigaro punteggiato (n.i.v.: Linga di cani, Varé de cucciu, Satzaròi,
Tattaròju, Tuturròi pintu, Totoròju, Totoròju).

Pianta rara, velenosa, presente oltre che alle Baleari, in Corsica, nell'Isola
di Montecristo ed in Sardegna sparsamente sino ai 1.000 m. di altitudine.

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Diverse piante che vegetano in Sardegna non sono indigene, cioè origi-
narie dell'Isola; in parte esse si sono perfettamente acclimatate e naturaliz-
zate, riproducendosi spontaneamente da secoli, in parte sono da considera-
re avventizie, capitate nell'Isola involontariamente introdotte da diversi
agenti, vento, animali, acque marine, allo stato di seme, talvolta misto a
sementi da colture.
Ma le loro patrie di origine sono diverse, anche molto lontane e con con-
dizioni ecologiche disparate, tuttavia in Sardegna, forse per non smentire la
proverbiale ospitalità, hanno trovato condizioni ottimali per il loro soggior-
no.
Si pensa che anche l'Olivo ed il Carrubo, caratteristiche costituenti di
classiche formazioni vegetali, abbiano la loro lontana origine in terre orien-
tali, come pure di origine tropicale sono il Fico, il Fico d'India, il
Carpobrotus acinaciformis (Barba di Giove), il Carpobrotus edulis (Fico
degli ottentotti), naturalizzati nelle nostre spiagge e conosciuti anche sotto
il nome di Mesembryanthemum, utilizzati per fermare le dune e trattenere
la terra delle scarpate su strade asfaltate, il Mesembryanthemun cristallinum
che si trova sui litorali cagliaritani, il Mesembryantheum nodiflorum vege-
tante in praterie salate attorno a Stagni costieri.
Tra pochi anni anche la Robinia pseudoacacia, introdotta per alberature
stradali, si propagherà spontaneamente nei colli e nei campi, modificando
alcuni aspetti paesaggistici inconsueti e transitori che si sono instaurati, così

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come è successo con la rapida diffusione dell'Ailanthus altissima (= A.
glandulosa), pomposamente indicata come "Albero del Paradiso" in vol-
gare italiano, e conosciuto con i nomi di Linna furistera, Nuxi furistera,
Ailanti, Ilanto, Olanda, in vernacolo sardo.
Altre piante forestiere, introdotte per rimboschimenti o come specie orna-
mentali in parchi e giardini sono da tempo sfuggite alle colture e vivono in
piccoli nuclei isolati ma pronti alla conquista del territorio.
Accenneremo ad alcune di esse che possono essere di interesse di diver-
sa natura ed entità:
Gleditschia triacanthos L., Spina di Cristo, (Spina de Cristhu), usata per
siepi;
Gomphrena globosa L., Amarantina, (Sempribìu arrubiu), dei giardini;
Stenotaphrum secundatum (Walter) O. Kuntze, originario dell'America e
dell'Africa tropicale, introdotto da CHIAPPINI, (che si augura di non dover
rimpiangere un giorno l'avvento di una resistentissima infestante), dalle
Isole Canarie per fare prati verdi in aiuole e scarpate dell'orto Botanico di
Cagliari, di buon effetto e di grandissima economia, tanto che anche il
Comune di Cagliari lo ha utilizzato in Città per le stesse ragioni;

Haematoxylon campechianum DC., Legno campeggio, (Scabecciu,


Brasili, Brasile), che viene usato in tintoria e nell'artigianato del legno;
Hedera canariensis (L.) Willd., Edera marezzata, (Edera inciaspiada),
rampicante ornamentale;
Helianthus tuberosus L., Topinambur, (Tapu tamburru, Napu tamburru,
Tùvara vitania), foraggera ed ornamentale;
Helianthus annuus L., Girasole, (Erba de soli, Girasoli), originaria delle
Americhe e coltivata per l'olio molto richiesto nell'industria;
Helichrysum bracteatum Will., Semprevivo, (Sempribiu), di origine
australiana, coltivata come pianta ornamentale;
Abuliton theophrasti Medicus (= A. avicennae Gaertner), Cencio molle,
originaria dell'Asia occidentale, pianta ornamentale di buon effetto, molle-
mente tomentosa nelle grandi foglie; l'unica Malvacea a fiori gialli presenti
in Italia ed in Corsica, che si sta propagando con nuclei discreti
nell'Oristanese, in praterie attraversate da canali e ruscelli;
Ipomoea purpurea Roth., Campanelle turchine, (Campaneddas asulas,
Erba tessidora, Bongiornu), rampicante ornamentale dell'America tropicale;
Acacia dealbata Link, Gaggia, (Mimosa), originaria dell'Australia, colti-
vata come pianta ornamentale;

Acaciafarnesiana Willd., Mimosa, originaria dell'America centrale, colti-


vata come specie ornamentale e per siepi, dato che è spinosa;

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Acacia horrida WilId., Acacia spinosa, (Acassia spina), originaria
dell'Australia, frequentemente usata per siepi e per ornamento;
Acacia saligna Wendl., Acacia (Acacia fasolu); originaria dell'Australia,
frequentemente usata nei rimboschimenti litoranei e come pianta ornamen-
tale di facilissima propagazione, causa anche di frequenti intossicazioni nei
bambini che ne mangiano i semi (fagiolini) dolciastri ma carichi di saponi-
ne e principi del gruppo degli alcaloidi;
Acanthus molils L., Acanto, (Acantu, Folla de santu Giorgi, Folla de
ferru, Erba de la Maddalena), pianta ornamentale (sfruttata come ispirazio-
ne decorativa nei capitelli delle colonne corinzie), usata in tontoria (colore
giallo) e nella Etnoiatria come Emolliente;
Agave sisalana Perr., Sisal, (Agavi), originaria del Messico, coltivata nel
Veneto come pianta da fibra tessile (se ne fanno tappeti, stuoie resistentissi-
me), che potrebbe essere vantaggiosamente coltivata anche in Sardegna;
Agave americana L., Agave, ('Agavi, Folla de spreni, Erba de isprene,
Asparach de foch), originaria dell'America centrale, naturalizzatasi in alcu-
ne zone costiere ed in piccole isole parasarde;
Cannabis sativa L., Canapa indiana, (Cànniu, Càgnu, Cànnau, Canam),
introdotta alcuni anni fa nel Bosano per coltivazioni sperimentali di pianta
per fibra tessile, ma soprattutto tristemente famosa perché utilizzata più che
in medicina per l'azione Antispasmodica e Sedativa, per le sue proprietà
Narcotiche e Stupefacenti che portano molti giovani nelle aule dei Tribunali
per uso illecito di "Marijuana" o "Haschisc";
Carpinus bétulus L., Carpino bianco, ('Aurri), usato in rimboschimenti, e
come albero ornamentale in parchi e viali;
Carthamus tinctorius L., Zafferano falso, (Càrtamu, Zaffaranu),
Originario dell'Africa tropicale e coltivato come pianta da tintoria (per i
colori giallo, aranciato, rosso) e come pianta ornamentale; compare spora-
dicamente in qualche prateria nel Campidano; usato purtroppo come sofisti-
cazione o sostituzione illegale dello zafferano officinale, può determinare
azione, anche violenta, come Purgante e Revulsivo;
Casuarina equisetifolia J. R. et G. Forster, Casuarina (Pinu burdu, Oppinu
burdu), originaria dell'Oceania, magnifica pianta arborea usata come pianta
ornamentale, per le sostanze coloranti delle foglioline squamiformi, per
rimboschimenti litoranei. Questa pianta, che viene confusa da inesperti con
le pinacee, (il nome in vernacolo sardo ne è prova), ha una origine filogene-
tica antichissima che la rende preziosa dal punto di vista scientifico.
L'effetto ornamentale è dato dalla chioma a portamento piangente, costitui-
ta da rami e rametti filiformi, articolati come gli Equiseti (Erba de centu
nuus);
Maclurapomifera (Rafin.) C. K. Schneider (= M. aurantiaca Nutt.),

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Albero del Pane, originaria dell'America settentrionale, coltivata per siepi
divisorie, che fa un frutto globoso, simile ad un'arancia, di 8-15 cm di dia-
metro, non commestibile (nonostante il nome volgare);
Polygonum baldschuanicum Regel, Poligono rampicante (Erba rassa
rampicanti), originaria dell'Asia, frequentemente coltivata su muri e cancel-
late di giardini come rampicante dei bell'effetto ornamentale;
Polygonum orientale L., Codine rosse, (Pinnacciu arrubiu), originario
dell'Asia orientale, coltivata per gruppi ornamentali;

Fagopyrum esculentum Moench, Grano saraceno, (Saracinu), originario


dell'Asia centro-orientale, con fiori bianco-rosei riuniti in grappoli;
Phytolacca americana L. (= P. decandra L.), Vite di Spagna, (Axina de
margiani, Ua canina, Granadilla), originaria dell'America settentrionale,
subspontanea in qualche siepe, usata in tintoria (viola-porpora), velenosa,
anche se usata una volta in Etnoiatria come Emetico.

Altre specie che, volenti o nolenti, oramai fanno parte integrale della
Flora Sarda e che non abbandoneranno più l'Isola, ma anzi tendono a diffon-
dersi sempre più, combattendo vittoriosamente specie nostrane nella con-
quista del territorio, sono infestanti, una volta avventizie, oggi naturalizza-
te.
Ricordiano di queste solamente due esempi, molto significativi:
La Cotula coronopfolia L., specie africana, installatasi poco più di un cin-
quantennio fà, in terreni prescelti per risaia, presso lo Stagno di Colostrai
(Sardegna sud-orientale), quando la risaia fu abbandonata, ha conquistato
più di 15 ettari di terreno, comprendolo a 2003l4, in quanto stratificata in
due piani, con un manto giallo a fitta trama, esteticamente e paesaggistica-
mente valido, ma dal significato tremendo, perché sarà quasi impossibile
convincere la specie ad abbandonare il campo.
La sua graduale infestazione, che serpeggia subdola lungo corsi d'acqua
e terreni umidi ha annullato persino Artrocnemeti, Salicornieti e compagini
a gramicee indigene, partendo dalle coste si va propagando come la peste
verso l'interno.
Il Paspalum digitaria Poiret (= P. distichum L. subsp. paspalodes
(Michx.) Scribn., Gramignone, (Cannajoni de acqua), originaria
dell'America, segnalata per la prima volta da MARTINOLI in piccoli nuclei
nell'Oristanese in risaie, ma di cui CHIAPPINI accertò la presenza in tutta
l'Isola, lungo le sponde di tutti i nostri corsi d'acqua, in terreni palustri, in
ogni fontanile a diverse altitudini, ha subdolamente, quasi inosservata e sot-
tovalutata, preso piede in maniera definitiva.

La nostra fortuna è dovuta al fatto che questa specie, che è diventata il


tormento degli agricoltori nella Penisola, peggio della gramigna, per la lotta
incessante che richiede per attenuarne l'infestione (basta un frammento pic-
colissimo di rizoma per riprodurre la specie), da noi si limita a starsene

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quieta, con sviluppo ridotto in altezza, nei fossati, negli argini dei corsi d'ac-
qua, senza penetrare definitivamente nei coltivi.
Il suo ridotto sviluppo somatico, rispetto a quanto si verifica nella
Penisola, e le sue brame di conquista territoriale, sono senza dubbio tenute
a freno dalle particolari condizoni ecologiche dell'Isola che ne inibiscono il
metabolismo per la forte aridità generale; ma il giorno che in Sardegna ver-
ranno adottate ovunque colture irrigue, il Paspalo si sveglierà con tutte le
sue forze infestanti per scatenare una tremenda offensiva già altrove ben
conosciuta.

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Meritano una citazione a parte perché, introdotte in Sardegna come prove
di acclimazione di piante tropicali e sub-tropicali da utilizzare non solo
come piante ornamentali, ma anche industriali per i diversi prodotti otteni-
bili nei campi Farmaceutico, Aromatico, Cosmetico, da Fibra tessile, sono
per ora relegate in Orti Botanici, in Parchi pubblici, in Giardini di ville pri-
vate, in attesa di più vasta utilizzazione, auspicabile.
Ne indicheremo alcuni esempi, considerando specie che la sperimenta-
zione di decenni ha dimostrato perfettamente acclimatate in Sardegna e resi-
stenti a intemperie in piena aria:

Specie delle Indie occidentali e America meridionale:


Amaryllidaceae:
Furcraea gigantea Vent. Zephyranthes rosea Lindl. Hyppeastrum vittatum
Herb.
Bromeliaceae:

Aechmea corallina Brongn.

Billbergia zebrinata Lindi.


Dyckia rarflora Schult.
Acanthostachys strobilacea LK.
Palmae:
Pritchardia filifera Lindi.

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Pontederiaceae:

Pontederia cordata L.
Anacardiaceae:
Schinus dependens Orteg.
Schinus molle L.
Schinus terebinthifolium Raddi
Anonaceae:

Anona cherimolia Mill.


Asclepiadaceae:

Aranija sericòfera Brot.


Cactaceae:
Cereus candicans Gill.
Cereus dumortieri Scheidv. Cereus triangularis Mill. Cereus validus Hort.
Cleistocactus baumannii Lem. Opuntia sp. div.
Celastraceae:

Celastrus mollis Decne


Leguminosae:
Caesalpinia gilliesii Wall. Parkinsonia aculeata L. Prosopis juliflora DC.
Prosopis nandubey Loretz Prosopis torquata DC. Tipuana speciosa Benth.

Nyctaginaceae:
Bouganvillea glabra Choisy Bouganvillea (cultivar diversi) Mirabilis
jalapa L.
Phytolaccaceae:

Phytolacca dioica L.

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Rhamnaceae:
Colletia cruciata Gil. et Hook. Colletia spinosa Lam.
Solanaceae:
Datura arborea L. Datura mete! L. Nicotiana glauca Grahm. Salpichroa
rhomboidea Miers. Solanum grandiflorum Ruitz. Solanum jasminoides
Park. Solanum robustum H.
Ulmaceae:
Celtis rugosa Wilid.

Specie dell'America Boreale, Messico, Venezuela:

Coniferae:
Cupressus arizonica Greene

Cycadinae:
Dijon edule Lindl.
Agavaceae:
Agave ferox C.K.
Agave salmiana Otto Agave sisalana Perr. Agave (sp. div).

Liliaceae:

Dasylirion glaucophyllum Hook.


Dasylirion longifolium Zucc. Dasylirion quadrangulatum Zucc.
Dasylirion serratifolium Zucc. Yucca (sp. div.) Nolina (sp. div.)

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Palmae:
Brahea roezlii Hort. Sabal adansoni Guerns. Washingtonia (sp. div.)
Malvaceae:

Sphaeralcea acerifolia Nutt.

Specie africane:

Cycadinae:

Encephalartos altensteini Lem.


Liliaceae:
Aloe (sp. div.)
Aizoaceae:
Lampranthus elegans Jacq. Schwant

Amaryllidaceae:
Amaryllis belladonna L. Clivia nobilis Lindi. Haemanthus coccineus L.
Anacardiaceae:
Rhus trifoliata Wilid.
Apocynaceae:

Carissa edulis Vahi.


Bignoniaceae: Tecoma capensis Lindi.
Bixidaceae: Aberia caffra Harv. et Sond. Kiggellaria africana L.

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Euphorbiaceae:
Euphorbia splendens Boj. Euphorbia grandidens Haw.
Legumnosae:

Acacia horrida Wilid.


Schotia latifolia Jacq. Schotia speciosa Jacq. Sophora nitens Benth.
Loganiaceae:
Buddiela madagascariensis Lam.
Porlulacaceae: Portulacaria afra Jacq.

Specie dell'Egitto, Arabia e Isole Canarie:


Liliaceae: Dracaena draco L.

Palmae:
Phoenix dactylifera L.
Phoenix canariensis Hort.

Amaranthaceae:
Amaranthus caudatus L.
Bosea yervamora Schr.
Euphorbiaceae: Euphorbia canariensis L.
Nymphaeaceae:

Nelumbium speciosum Wilid.

Oleaceae:

Jasminum azoricum L.

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Specie delle Indie orientali:
Cycadinae: Cycas revoluta Thumb.
Leguminosae:

Acacia (sp. div.)


Sophora japonica L.
Malvaceae: Hibiscus rosa-sinensis L.
Metiaceae: Melia azedarach L.
Moraceae: Ficus nervosa Heyn. Ficus religiosa L.
Oleaceae:
Jasminum fruticans L. Jasminum grandiflorum L. Ligustrum japonicum
L. Syringa vulgaris L.

Sterculiaceae:
Sterculia firmiana L.
Sterculia popuinea Benth.

Specie dell'Australia e Oceania:

Litiaceae: Cordyline terminalis Kunth Phormium tenax L.


Casuarineae:
Casuarina equisetifolia L. Casuarina (sp. div.)

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Sterculiaceae:
Brachychiton acer,folium S. Mull (= Sterculia acerifolia Gunn.)
Brachychiton populneum R. Br. Sterculia divers ifolia O. Sterculia bidwillii
Hook et Benth.

Moraceae:
Ficus magnolioides Borzi Ficus diversifolia Blume Ficus retusa L.

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Achenio: Frutto secco, indeiscente, derivante da un ovario infero; ad es.
nelle Compositae.
Afillo: Organo privo di foglie.
Afitoica: Zona priva di piante; ad es.: la zona immediatamente retrostante
alla battigia del mare.
Aggruppamento vegetale: Aspetto fondamentale della vegetazione riunita
in popolazioni di specie che hanno le stesse esigenze ambientali, vivendo
sotto reciproca influenza.
Ala: Petalo laterale, ad es.: nelle Leguminosae. Si chiama ala anche la
espansione papiracea di un organo, ad es.: in un frutto secco.
Alofita: Pianta dei terreni salati, nei quali può vivere o perché non assorbe
i sali o perché li tollera o perché li può eliminare dall'organismo.
Alterne: Foglie inserite separatamente ed a differenti altezze del fusto.
Amento: Infiorescenza a spiga pendula; ad es.: quella maschile in Quercus.
Amplessicaule: Foglia sessile abbracciante con la sua base il fusto.
Annua: Specie che espleta tutto il suo ciclo vitale entro un anno al massi-
mo. Antera: Parte dello stame contenente i granuli pollinici.
Apetali: Fiori senza corolla.

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Archeofita: Specie avventizia naturalizzata, infestante delle colture, stabil-
mente presente tra la nostra flora da molti secoli.
Areale: Area entro la quale può essere distribuita una specie, anche spora-
dicamente, al di fuori della quale la specie non ha possibilità favorevoli per
diffondersi spontaneamente.
A reale unitario: può comprendere un'area geografica continua o anche
separata da un mare.
Areale disgiunto: è un areale diviso in due o più zone senza alcun contatto
tra loro.
Apicolato: Organo, ad es.: una foglia, provvisto all'apice di una punta allun-
gata e molle.
Aristato: Organo provvisto di una resta, lunga setola rigida, inserita all'api-
ce, sul dorso oppure alla base; ad es.: una gluma di Avena.
Ascella: Angolo compreso tra la foglia ed il fusto.
Associazione vegetale: Gruppo di specie autoregolantesi, selezionato da
fattori ambientali, in equilibrio sociologico-dinamico.
Autotrofia: Potere che ha una pianta di sintetizzare tutti gli elementi nutri-
tivi con autosufficienza.
Avventizia: Specie che si diffonde su un territorio estraneo al suo areale di
origine.
Bacca: Frutto carnoso, indeiscente, con uno o più semi; ad es.: Pomodoro.
Bacello: Frutto deiscente ventralmente e dorsalmente, contenente diversi
semi nella stessa cavità; ad es.: Fagiolo, Pisello.
Bienne: Pianta che si accresce nel primo anno e fiorisce, fruttifica e disse-
mina nel secondo anno; ad es.: Digitale.
Bifido: Organo diviso in due lobi non oltre la metà; ad es.: petalo di
Geranio. Biforcato: Organo diviso in due parti uguali inserite alla stessa
altezza; ad es.: uno stimma.
Bilabiato: Fiore gamopetalo, zigomorfo a due labbra diverse; ad es.: Salvia.
Bipartito: Organo diviso in due parti sin oltre la metà; ad es.: petalo di
Stellaria.
Bipennata: Foglia divisa in segmenti divisi a loro volta; ad es.: Mimosa.
Bivalve: Frutto aprentesi in due valve; ad es.: Pioppo.
Brachiblasti: rametti ad internodi molto ravvicinati, portanti foglie in
numero diverso; ad es.: Pino.
Brattea: Tipo di foglia modificata e ridotta alla base di un fiore o di una
infiorescenza; ad es.: Pisello, Vicia.
Bratteola: Tipo di foglia modificata e molto ridotta, su peduncoli fiorali.
Bulbillo: Piccolo bulbo aderente al bulbo madre o situato nel fiore; ad es.:
Aglio selvatico.
Bulbo: Fusto sotterraneo, modificato, con sostanze di riserva nei catafilli
(foglie carnose e papiracee, modificate in relazione alla funzione). Se ne
distinguono due principali tipi:
Bulbo-Tubero: Tipo di fusto modificato, costituito dalla associazione di
una parte centrale, ingrossata a tubero e di una parte avvolgente, esterna

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costituita da squame bulbari; ad es.: Crocus, Colchicum.
Bulbo-Tunicato: Fusto sotterraneo, modificato, con parte centrale non
ingrossata circondata da scaglie tunicate, molto sviluppate; ad es.: A ilium,
Scilla, Tulipa.
Caducifoglio: Vegetale che perde le foglie annualmente; es.: Roverella.
Calice: Verticillo esterno alla corolla di un fiore, costituito da sepali più o
meno saldati tra loro (c. gamosepalo), oppure liberi (c. dialisepalo).
Calicetto: Complesso di bratteole esterne al calice; es.: Garofano.
Canale resinifero: Cavità più o meno cilindrica che raccoglie le resine
secrete da apposite cellule; è di origine schizogena se le cellule secernenti
si distruggono per lisi; ad es.: Coniferae.
Capolino: Infiorenza costituita da molti fiori sessili che possono essere tutti
tubulosi, oppure quelli centrali, circondati da fiori ligulati, concolori o di
colore diverso, che costituiscono "il raggio". La distribuzione dei sessi dei
singoli fiori presenta svariate combinazioni; ad es.: Margheritina, Bellis,
Belhum.
Carena: Complesso formato da due petali inferiori saldati assieme nel fiore
delle Leguminosae.
Carenato: Organo conformato a modo di carena di nave.
Carpello: Foglia fiorale modificata che costituisce l'ovario; può essere
unico, ad es.: Pisello, oppure unito (o separato) assieme ad un altro o più
carpelli: ad es.: Tulipano, Iris, (a tre carpelli).
Cartilagineo: che ha la consistenza di una cartilagine.
Caruncola: Protuberanza apicale del seme; ad es.: Ricino.
Cassula: Frutto secco deiscente a maturità; ad es.: Hyosciamus, Stramonio;
sinonimo di Capsula.
Cigliato: Organo che presenta peli marginalmente, ad es.: una foglia.
Cima: Infiorenza in cui ogni asse ha accrescimento definito, cioè termina
con un fiore, mentre continuano l'accrescimento assi di ordine superiore. Si
distingue una Cima unipara o monocasio (a sua volta di tipo scorpioide o di
tipo ehicoide) da una Cima bipara o dicasio.
Cima: perché l'asse termina con un fiore che sboccia per primo.
Unipara: perché un asse di un ordine non porta che un solo asse di ordi-
ne superiore.
Scorpioide: quando la successione dei rametti della infiorescenza si svol-
ge sempre dalla stessa parte, in modo che l'infiorescenza si arrotoli su sè
stessa a spirale, come la coda dello scorpione; ad es.: Echium, Myosotis.
Elicoide: quando la cima origina rami di ordine superiore alternativamen-
te da un lato e dall'altro regolarmente sì da formare segmenti alterni elicati;
ad es.: Gladiolus.
Bipara: perché un asse ramificandosi dà origine a due rami uguali dispo-
sti simmetricamente rispetto all'asse principale, anche nei rami successivi;
ad es.: Eupharasia.
Cima ombrelhiforme o pleiocasio: deriva dal dicasio con ramidificazione
di almeno tre assi verticillati, a loro volta ramidificati secondo lo stesso tipo;

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ad es.: Feoniculum, Magydaris.
Composta: foglie con la lamina divisa in due o più foglioline; ad es.:
Trifohum, Vicia, Lathyrus.
Connato: Organo saldato ad un altro organo uguale; ad es.: foglie, antere.
Convoluto: Organo con i margini arrotolati a cartoccio; ad es.: Fronde di
Ceterach officinarum.
Cordato: Organo (petali o foglie) con la base slargata a forma di cuore.
Coriaceo: Organo di notevole consistenza.
Corimbo: Infiorescenza in cui i peduncoli fiorali, pur partendo da diversi
punti, portano i fiori tutti ad una stessa altezza; ad es.: Sambucus nigra.
Corolla: involucro fiorale costituito da petali che possono essere totalmen-
te liberi o saldati tra loro solamente alla base o per lungo tratto; ad es.: (libe-
ri) nelle Rosaceae, (tubulosi) in Gentianaceae.
Cuneata: Foglia o fogliolina di foglia composta, la cui base è rastremata
a cuneo; ad es.: Trifolium sp..
Cupola: Parte involucrante del seme sviluppata più o meno in copertura; ad
es.: nelle Ghiande di Querce.
Cuspidata: Foglia ad apice allungato a punta.
Cuticola: Ispessimento membranaceo o ceroso della epidermide delle
foglie che ha funzione di proteggerle da agenti o fattori nocivi, particolar-
mente in ambiente aridi.
Deiscente: Frutto che a maturità, per il distacco delle suture marginali o
attraverso pori o per distacco di un opercolo (coperchietto) consente la fuo-
riuscita dei semi: deiscenza laminare ad es. nei legumi; deiscenza poricida
nel treto (cassula) del Papavero; deiscenza opercolare nella pisside (cassu-
la) del Giusquiamo.
Disamara: Complesso di due samare (acheni alati) saldate alla base a mò
di elica; ad es.: Acero tribolo.
Drupa: Frutto carnoso, indeiscente con esocarpo membranaceo, mesocarpo
carnoso, endocarpo legnoso, che protegge il seme; ad es.: Pesco, Susino.
Ellittica: Forma di lembo fogliare egualmente rastremato alla base ed
all'apice di foglia a lati più o meno paralleli o convessi.
Endemismo o specie endemica: Specie ad areale molto ristretto, fuori dal
quale non trova le condizioni adatte ad una spontanea riproduzione, in quan-
to originata da specie appartenenti a Fiore ancestrali tipiche di microclimi
ben diversi da quelli attuali.
Enzima: Proteina che agisce da catalizzatore in reazioni chimiche metabo-
liche.
Erbacea: Pianta di costituzione prevalentemente cellulosica e quindi non
lignificata, generalmente annuale.
Eretto: Detto del portamento di un organo che si sviluppa perpendicolar-
mente al suolo.
Ermafrodita: Fiore che porta organi sessuali maschili e femminili sullo
stesso asse o ricettacolo; ad es.: Fiore di Ranuncolo.

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Eterofillia: Possibilità di coesistenza di forme diverse di foglie su una pian-
ta.
Famiglia: Gruppo sistematico costituito da Generi che hanno diversi carat-
teri in comune.
Farmacopea: Codice delle caratteristiche di specie farmaceutiche.
Fauce: Orifizio di un calice o di una corolla tubiliforme, che può essere
nuda od ornata da una corona di peli, setole, squame, o da glandole o da
escrescenze.
Fellogeno: Tessuto meristematico corticale che dà origine al sughero.
Fertile: Che ha la capacità riproduttiva.
Filamento: Porzione filiforme o più o meno appiattita dello stame sulla
quale si inseriscono le antere, apicalmente, ventralmente o basalmente.
Fillodio: Picciuolo laminare che spesso rimpiazza la foglia nelle sue funzio-
ni.
Fillotassi: Studio della distribuzione delle foglie lungo il fusto che, per ogni
singola specie vegetale, è costante e caratteristica.
Fissativo: Sostanza capace di fissare un profumo o di bloccare la struttura
di cellule o di suoi costituenti, per favorirne la osservazione o la conserva-
zione.
Fitoterapia: Studio dell'impiego di piante medicinali o di piante officinali
nella terapia.
Fittone: Asse principale della radice più sviluppato delle sue ramificazioni.
Foglia: Organo della pianta che assolve funzioni clorofilliana e di traspira-
zione.
Follicolo: Frutto simile al bacello di una comune Leguminosa, ma che si
apre, a maturità, lungo una sola sutura laminare anziché lungo due, (come
per es. avviene nel Pisello).
Forteto: Bascaglia costituita da pianta arborescenti ed arbusi bassi.
Fotosintesi: Processo di sintesi organica, con trasformazione della energia
radiante in energia chimica, mediante la scissione dell'acqua ad opera della
luce che agisce sulla clorofillia.
Fronda: a) giovane ramo con foglie;
b) parte laminare, sporofitica delle Felci, distinguibile in trofofillo se esple-
ta solamente funzioni vegetative ed in trofo-sporofillo se porta anche gli
sporangi contenenti le spore.
Frutice: Pianta perenne, legnosa, arborescente, eretta o prostrata, di mo-
desto sviluppo in altezza; ad es.: Euonymus europaeus.
Frutto: Organo che deriva dalla maturazione dell'ovario.
Fusto: Organo della pianta che ha la funzione di tenere le foglie lontane dal
terreno e di consentire il trasporto della linfa.
Galbulo: Falso frutto (falso in quanto non deriva da maturazione di ovario),
tondeggiante, formato da squame saldate che sottendono i semi; ad es.: nel
Cipresso.
Galla: Formazione neoplastica (sferica e legnosa o a forma di fiore, carno-

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sa, oppure di altro aspetto che si forma su un organo, generalmente su
foglie) in seguito alla puntura di insetti parassiti; frequente lungo i margini
fogliari del Lentisco o nella pagina inferiore di diverse specie di Querce.
Gamete: Cellula con corredo cromosomico dimezzato (aploide) che ha il
compito di effettuare la fecondazione in quei vegetali in cui si realizza la
riproduzione sessuata.
Gametofito: Generazione di cellule, tutte con corredo cromosomico aploi-
de, riunite tra loro, in modo da formare un tallo (Protonema nei Muschi e
Protallo nelle Felci), che si origina per la divisione di una meiospora( for-
matasi dal processo riduzionale della meiosi) e conclusa con la produzione
dei gameti sessuati.
Gamo-: Prefisso per indicare la saldatura di pezzi tra loro; ad es.: un calice
gamosepalo a sepali saldati per un tratto più o meno lungo; una corolla a
petali saldati, alla base o a tubo.
Gariga: Formazione vegetale costituita da arbusi bassi, legnosi, in genera-
le spinosi, spesso pulvinati (cioè a forma di mammellone emisferico), cavi
internamente, a foglie con lembo molto ridotto, caratteristica di ambienti
aridi, generalmente calcarei.
Molte specie che costituiscono le garighe appartengono alla Famiglia
delle Labiatae (Salvia, Rosmarino, Timo) alle Leguminosae (Ginestre,
Astragali), alle Asteraceae (Centauree).
Gemma: Primo stadio vegetativo di un organo (fiore, ramo, etc.).
Genere: Gruppo sistematico di più specie affini; ad es.; Quercus.
Ghianda: Frutto secco, indeiscente, avvolto più o meno completamente
da una cupola squamosa; ad es.: Quercus.
Ghiandola: Complesso di cellule secretrici localizzato di norma nelle
foglie.
Glabro: Organo privo di peli.
Glauco: Organo di colore verde-Azzurrino.
Grappolo: Infiorescenza, di solito pendula, costituita da fiori peduncola-
ti.
Habitat: Ambiente di vita di un organismo, risulta dal complesso di fat-
tori ecologici (climatici e del substrato).
Imbutiforme: Organo a forma di imbuto; ad es.: corolla di Datura stra-
monium.
Imparipennata: Foglia composta la cui rachide mediana termina con
una fogliolina; ad es.: Astragalus boeticus (Cafè sardo, Caffeeddu).
Indeiscente: Frutto, carnoso o secco, che a maturità non si apre per la
fuoriuscita dei semi; ad es.: Achenio in Asteraceae, Samara in Ulmus.
Latice: Liquido denso bianco (Ficus, Euphorbia), giallo (Chelidonium),
che può essere urticante, gommoso, vescicante o tossico.
Latifoglia: Pianta a foglie larghe; per es.: Platano.
Legume: Frutto monoculare ad uno o più semi, deiscente secondo due
suture (ventrale e dorsale) del carpello; ad es.: Fava.
Lomento: Frutto del tipo dei legumi, ma diviso trasversalmente in diver-

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se concamerazioni isolate tra loro; ad es.: Ceratonia siliqua.
Macchia: Formazione vegetale costituita da piante arborescenti o arbu-
stive. Monoica: Pianta a fiori unisessuali, ma portati sulla stessa pianta;
ad es.: Ricinus.
Mucrone: Punta rigida o escrescenza apicale di un organo (una foglia, un
frutto, un seme).
Naturalizzata: Pianta che può vegetare ed acclimatarsi in un territorio
pur essendo originaria di altri territori.
Ombrella: Semplice o composta è una infiorescenza portante dei fiori i
cui peduncoli partono tutti da uno stesso punto apicale dell'asse e sono
portati alla stessa altezza formando una superficie fiorale piana, concava
o convessa; ad es.: Foeniculum, Daucus carota.
Palmata: Foglia composta, con i lobi costituenti disposti come le stecche
di un ventaglio; ad es.: Cannabis sativa, Chamaerops humilis.
Parassita: Organismo vivente a spese di un altro organismo vivente.
Paripennata: Foglia composta da foglioline in numero pari; ad es.:
Lathyrus.
Patente: Organo con angolatura molto pronunciata rispetto all'asse da
cui si diparte.
Peduncolo: Parte assile che sorregge il fiore.
Pelo: Estroflessione epidermica monoceilulare o pluricellulare, di forma
e funzioni molto diverse.
Perianzio: Involucro fiorale costituito dal calice e dalla corolla.
Perigonio: Verticilli di tepali (foglie modificate) con funzione protettiva
degli sporofilli, ma anche vessillare; ad es.: Tulipano.
Prostrato: portamento straiato sul terreno di un organo o dell'intera pian-
ta. Racemo: Infiorescenza con asse allungato portante dei fiori pedunco-
lati. Raggio: Peduncolo fioraie di una ombrella.
Revoluta: Foglia a margini arrotolati verso la pagina inferiore.
Rizoma: Fusto modificato, sotterraneo ad accrescimento, portamento,
consistenza molto variabili; ad es.: Iris.
Roncinato: Organo a lobi acuti rivolti verso il basso.
Rosetta: Insieme di foglie basali adagiate sul terreno in piante a fusto
ridottissimo; ad es.: Bellis.
Rostrato: Organo fornito di rostro a punta, a bottone, a becco; ad es.: al-
cune silique delle Cruciferae (Brassica, Nasturtium, Matthiola, Eruca,
Raphanus).
Ruderali: Piante che vivono tra le macerie, sui muri, negli incolti; ad es.:
Mercurialis, Parietaria, Lavatera, Chelidonium.
Samara: Frutto secco indeiscente costituito da un achenio fornito di
un'ala membranacea; ad es.: Ulmus, Fraxinus, Acer.
Saprofita: Vivente a spese di sostanze organiche in decomposizione.
Sarmentoso: portamento di fusto rampicante o strisciante; ad es.:

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Clematis vitalba, Rubus ulmifolius.
Scarioso: Organico cartilagineo.
Sepali: parti costituenti del calice fiorale.
Sessile: Organo (foglia o frutto) inserito direttamente su un asse, senza pic-
ciuolo e peduncolo.
Setole: Peli lunghi e rigidi.
Siliqua: frutto secco deiscente per due valve separate da un setto cartilagi-
neo (replo), con asse longitudinale molto più lungo di quello trasversale; ad
es.; Raphanus, Sinapis.
Siliquetta: frutto secco come la siliqua, ma ad assi pressoché uguali; ad es.:
Alyssum, Lunaria, Draba, Biscutella.
Simbiosi: Rapporto di convivenza, mutualistica od antagonistica tra organi-
smi di diversa specie.
Sottospecie: Individui che vivono all'interno sistematico di una specie, ma
aventi caratteri meno marcati e costanti.
Specie: Entità sistematica comprendente individui che hanno caratteri mor-
fologici in comune e sono interfertili. Con la nomenclatura binomia la spe-
cie viene sempre indicata con due nomi ed una indicazione dell'Autore
della nomenclatura. Il primo nome è relativo al Genere, il secondo speci-
fico. Questo non vuoi dire che ad es. in Salvia verbenaca L. il nome
Salvia sia relativo ai Genere Salvia ed il nome verbenaca sia il nome della
specie, come purtroppo interpretano alcuni studenti un pò superficiali
nello studio; il nome della specie è: Salvia verbenaca L. Sarebbe infatti
assurdo pensare ad una specie officinalis, o vulgaris, o cornmunis quan-
do si intende parlare di Rosmarinus officinalis L., di Beta vulgaris L., di
Juniperus communis L.
Spiga: Infiorescenza con asse che porta i fiori sessili, cioè senza pedun-
colo, inseriti a diverse altezze; frequente nella Gramineae.
Spina: Può avere origini diverse, da stipole, da rachidi mediane di foglie,
da rametti, ma è sempre di origine profonda (endodermide), per es.: spine
di Biancospino, di Prunus spinosa, da non confondersi con gli aculei, ad
es. quelli delle Rose, che sono di origine epidermica. Il detto: "Non c'è
rosa senza spine", botanicamente sarebbe più corretto, anche se meno
efficace: "Non c'è rosa senza aculei".
Spontanea o Indigena: Pianta di una Regione in cui svolge il completo
ciclo vitale (ciclo ontogenetico), dalla nascita, crescita, maturazione,
riproduzione senza bisogno di cure e senza esservi stata introdotta da
altre regioni. Sprone: Estroflessione di un organo, di sepali, di petali.
Stipole: Espansioni alla base o ai lati del picciuolo fogliare, che possono
espletare diverse funzioni, di difesa, di riserva, etc.
Suffrutice: Pianta perenne a consistenza legnosa alla base ed erbacea
nelle parti apicali.
Verticillo: Insieme di organi inseriti ad uno stesso livello su un asse.

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GLOSSARIO DEI
TERMINI FARMACOLOGICI E MEDICI

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Farmaci del sistema cardiovascolare

1. Antiemorragici, Emostatici (locali):


Capsella bursa-pastoris, Cynomorium coccineum, Equisetum arvense,
Quercus ilex, Quercus pubescens, Ruta graveolens, Urtica dioica,
Achillea ligustica, Ceratonia siliqua, Vinca difformis, Rosa canina.

2. Antiemorroidari, antivaricosi:
Achillea ligustica, Centaurium erythraea, Lythrum salicaria, Marrubium
vulgare, Myrtus communis, Viburnum tinus, Rubus ulmifolius, Vinca dif-
formis.

3. Cardiotonici, Cardiocinetici, Analettici:


Adonis annua, Cytisus scoparius, Digitalis purpurea, Nerium oleander,
Unginea maritima, Urtica dioica, Crataegus monogyna, Marrubium vul-
gare.

4. Ipertensivi e vasocostrittori:
Crocus minimus, Fumaria capreolata, Fumaria officinalis, Silybum
marianum, Taxus baccata, Genista corsica, Erodium cicutarium,
Geranium molle.

5. Ipotensivi e vasodilatatori:
Allium sativum, Ammi visnaga, Chelidonium majus, Crataegus monogy-
na, Helichrysum italicum, Matricaria chamomilla, Olea europaea,
Sambucus nigra, Arbutus unedo, Capsella bursa-pastoris, Verbascum
ondulatum.

Farmaci del sistema respiratorio

1. Antisettici, Balsamici:
Allius sativum, Armoracia rusticana (= Nasturtium armoracia),

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Hypericum perforatum, Juniperus communis, Myrtus communis, Pinus
pinaster, Pistacia terebinthus, Thymus herba-barona, Rosmarinus offici-
nalis.

2. Espettoranti, emollienti:
Adiantum capillus-veneris, Allium sativum, Althaea officinalis,
Ceratonia siliqua, Ceterach officinarum, Glycyrrhiza glabra,
Helichrysum italicum subsp. italicum, Helichrysum italicum subsp.
microphylum, Hypericum perforatum, mula helenium, Malva sylvestris,
Marrubium vulgare, Myrtus communis, Oenanthe aquatica, Phyllitis sco-
lopendrium, Sambucus nigra, Saponaria officinalis, Urginea maritima,
Viola odorata, Beta vulgaris, Borago officinalis, Parietaria diffusa.

3. Sedativi della tosse e della pertosse:


Ballota nigra, Datura stramonium, Ephedra major subsp. major, Hedera
helix, Hyosciamus albus, mula helenium, Lavandula stoechas, Oenanthe
aquatica, Papaver rhoeas, Thymus herba-barona, Marrubium vulgare.

4. Spasmolitici bronchiali, Antiasmatici:


Ammi visnaga, Datura stramonium, Ephedra distachya, Ephedra major
subsp. major, Helichrysum italicum subsp. mycrophyllum, Lavandula
stoechas, Papaver rhoeas, Salix alba, Viburnum tinus.

Farmaci del sistema digerente

1. Agenti sulle funzioni gastriche:

1-1 Eupeptici:
Eruca sativa, Brassica oleracea, Sinapis alba, Nasturtium officinale,
Fumaria officinalis, Apium graveolens, Laurus nobilis, Centaurium hery-
thraea, Calamintha nepeta, Achillea ligustica, Thymus herba-barona,
Feoniculum vulgare, Artemisia arborescens, Ocymum basilicum,
Rosmarinus, officinalis, Populus nigra, Mentha aquatica, Mentha pule-
gium, Mentha piperita, Cichorium inthybus, Gentiana lutea, Marrubium
vulgare, Melissa officinalis.

1-2 Amaro tonici:

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Ilex aquifolium, Cynara cardunculus, Juniperus communis, Citrus auran-
tium, Chelidonium majus, Eucalyptus globulus, Vinca difformis, Salvia
sclarea, Salvia desoleana, Salvia verbonaca, Chrysanthemum corona-
rium, Centaurea calcitrapa, Atrictylis gummifera, Taraxacum officinale,
Ruta chalepensis.
2. Agenti sulle funzioni intestinali:

2-1 Antiputridi:
Salvia officinalis, Origanum majorana, Thymus herba-barona,
Marrubium vulgare, Allium cepa, Allium sativum, Allium triquetrum.

2-2 Antispasmodici:
Ballota nigra, Melilotus officinalis, Ruta graveolens, Cynoglossum offi-
cinale, Mentha (specie diverse), Vitex agnus-castus.

2-3 Tonici astringenti:


Achillea ligustica, Crataegus monogyna, Arbutus unedo, Ceratonia sui-
qua, Pistacia lentiscus, Cytinus hypocistis, Olea europaea, Rubus ulmifo-
lius, Robinia pseudo-acacia, Punica granatum, Corylus avellana, Erica
scoparia, Citrus limonium, Citrus aurantium, Armeria pungens, Myrtus
communis, Prunus spinosa, Thymus herba-barona, Populus alba, Quercus
pubesceus, Capsella bursa-pastoris, Polygonum equisetiforme, Viburnum
tinus, Satureja thymbra.

2-4 Carminativi:
Allium sativum, Laurus nobilis (frutti), Citrus aurantium, Citrus limo-
nium, Clalamintha nepeta, Daucus carota (semi), Allium cepa,
Foeniculum vulgare, Juniperus oxycedrus, Lavandula stoechas, Mentha
(specie diverse), Teucrium marum, Teucrium polium, Ocymum basili-
cum, Ammi majus, Rosmarinus officinalis, Thymus herba-barona,
Melissa officinalis, Salvia officinalis.

2-5 Lassativi:
Bryonia marmorata, Polypodium vulgare, Prunus spinosa, Prunus cor-
nmunis, Cichorium inthybus, Chelidonium majus, Morus alba, Morus
nigra, Althaea officinalis, Fraxinus ornus, Sambucus nigra, Malva sylve-
stris, Rhamnus alaternus, Viola (specie diverse), Cynara cardunculus.

2-6 Purganti:
Tamus communis, Olea europaea (olio), Ricinus communis (olio),
Paeonia russii, hex aquifolium, Portulaca oleracea, Sambucus nigra,
Sinapis alba, Malva rotundifolia, Anagyris foetida, Euonymus europaeus,
Cyclamen repandum, Convolvulus (specie diverse), Lonicera implexa,
Bryonia marmorata, Sonchus oleraceus, Taraxacum officinale.

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3. Vomitivi (Emetici):
Arum (specie diverse; VELENOSE), Tamus communis, Viola (specie
diverse) (radice), Paeonia russii, Bryonia marmorata, Scrophularia (spe-
cie diverse).

4. Vermifughi:
Polystichurn filix-mas (tenie), Thymus herba-barona (tenie), Allium sa-
tivum (ascaridi), Artemisia arborescens (ascaridi), Chenopodium ambro-
sioides (ascaridi), Punica granatum (tenie), Santolina corsica (ascaridi),
Portulaca oleracea (ascaridi), Ruta graveolens (ascaridi), Gentiana lutea
(ossiuri), Saponaria officinalis (ascaridi), Chrysanthemum cinerariaefo-
hum (ascaridi).

Farmaci del sistema genito-urinario

1. Analgesici ed antispasmodici:
Mentha piperita, Mentha aquatica, Eryngium campestre, Matricaria cha-
momilla.

2. Antiemorragici:
Capsella bursa-pastoris, Quercus pubescens, Erodium cicutarium.

3. Antilitiasici:
(In litiasi renale): Borago officinalis, Ononis spinosa, Ononis viscosa,
Pisum sativum, Juniperus communis, Eryngium campestre, Rubia pere-
grina, Cichorium intybus, Sedum andegavense, Sedum stellatum, Erica
arborea.
(In litiasi vescicale): Eryngium campestre, Ononis spinosa, Sambucus
nigra, Hypericum perforatum, Apium graveolens, Arbutus unedo,
Sperguiana rubra.

4. Antisettici:
Ephedra distachya, Myrthus cornmunis, Thymus herba-barona, Salvia
officinalis, Pinus halepensis, Pinus pinaster, Juniperus communis, Eu-
calyptus (sp.div.), Rosmarinus officinalis, Matricaria chamomilla, Citrus
limonium, Urtica dioica.

5. Astringenti:
Quercus pubescens, Quercus ilex, Viburnum tinus, Ulmus minor, Salvia

206
officinalis, Thymus herba-barona Achillea ligustica, Crataegus monogy-
na, Capsella bursa-pastoris, Punica granatum, Erica arborea, Morus
nigra, Rubus ulmifolius, Plantago lanceolata, Rosa canina, Viburnum
tinus, Olea europaea, Ceratonia siliqua.

6. Diuretici:
6-1. Eliminazione di urina:
Allium sativum, Asparagus acutifolius, Capsella bursa-pastoris, Allium
cepa, Cichorium intybus, Lavandula stoechas, Citrus limonium,
Foeniculum vulgare, Cynara cardunculus, Silybum marianum, Centaurea
calcitrapa, Nasturtium officinale, Juniperus communis, Juniperus phoeni-
cea, Juniperus oxycedrus, Taxus baccata (VELENOSA), Morus alba,
Morus nigra, Urtica dioica, Salvia officinalis, Vinca difformis, Sambucus
nigra, Fumaria officinalis, Malva sylvestris, Fraxinus ornus, Equisetum
arvense, Parietaria diffusa.

6-2. Eliminazione di urea:


Cynara cardunculus, Allium cepa, Rubia peregrina, Eryngium campestre.

6-3. Eliminazione di cloruri:


Petroselinum crispum, Allium cepa, Asparagus acutifolius, Eryngium
campestre, Ruscus aculeatus, Urginea maritima, Sambucus nigra, Apium
graveolens.

6-4. Eliminazione di acido urico:


Phragmites communis, Zea mais, Pyrus communis, Pyrus amygdalifor-
mis, Malus domestica, Ruscus aculeatus, Populus alba, Fraxinus ornus,
Crocus sativus, Dipsacus ferox, Sambucus nigra, Borago officinalis,
Rubia peregrina.

7. Emmenagoghi:
Achillea millefolium, Fumaria officinalis, Taxus baccata (VELENOSA),
Hedera helix, Otanthus maritimus, Cyclamen repandum, Centaurium eri-
thraea, Melissa officinalis, Apium graveolens, Artemisia arborescens,
Matricaria chamomilla, Capsella bursa-pastoris, Calendula officinalis,
Marrubium vulgare, Chenopodium vulvaria, Crocus sativus, Juniperus
phoenicea, Rosmarinus officinalis, Eryngium campestre, Laurus nobilis,
Arbutus unedo, Salvia officinalis.

8. Emollienti:
Cynodon dactylon, Althaea officinalis, Saponaria officinalis, Nasturtium
officinale, Beta vulgaris, Borago officinalis, Daucus carota, Malva (spe-
cie divese), Parietaria diffusa, Sambucus nigra, Melilotus creticus,
Matricaria chamomilla, Glycyrrhiza glabra, Plantago major, Plantago
lanceolata.

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9. Emollienti delle vie uterine:
Astragalus boeticus, Astragalus massiliensis, Cydonia oblonga, Malva
sylvestris, Malva rotundifolia, Anthemis nobilis, Myrtus communis.

10. Sedativi erotici (Anafrodisiaci):


Essendo storicamente accertato che il sardo non ricorre all'uso di eccitan-
ti sessuali (Afrodisiaci), per inclinazione congenita, prenderemo in con-
siderazione solamente specie che contengono principi attivi sedativi:
Salix alba, Chenopodium vulvaria, Crataegus monogyna, Nympaea alba,
Cicuta virosa (VELENOSA), Valeriana officinalis, Stachys officinalis.
Farmaci del sistema nervoso

1. Analgesici:
Brassica oleracea, Matricaria chamomilla, Hedera helix, Clematis vital-
ba, Helleborus lividus (VELENOSA), Ranunculus ficaria (VELENOSA),
Cannabis sativa (STUPEFACENTE), Papavers rhoeas, Mentha piperita,
Conium maculatum (VELENOSA), Thymus herba-barona, Sambucus
nigra.

2. Antispasmodici:
Salix atrocinerea, Salix alba, Artemisia arborescens, Papaver rhoeas,
Crataegus monogyna, Melilotus officinalis, Gentiana lutea, Olea europa-
ea, Ruta graveolens, Thymus herba-barona, Lavandula stoechas, Melissa
officinalis, Solanum nigrum, Datura stramonium, Paeonia russii,
Valeriana officinalis, Crocus sativus, Citrus aurantium, Centranthus
ruber, Achillea millefolium, Achillea ligustica, Lactuca virosa, Vitex
agnus-castus.

3. Stimolanti (ad azione di breve durata):


Laurus nobilis, Globularia alypum, Nasturtium officinale, Tribulus terre-
stris, Rosmarinus officinalis, Daucus carota.

4. Stimolanti tonici (ad azione di notevole durata):


Citrus aurantium, Vinca difformis, Salvia officinalis, Thymus herbabaro-
na, Fumaria officinalis, Artemisia arborescens, Centaurium erythraea,
Cichorium intybus, Juniperus communis, Gentiana lutea, Marruium vul-
gare, Quercus ilex, Quercus pubescens, Rumex pulcher, Achillea millefo-
lium.

5. Stupefacenti:
Cannabis sativa, Papaver rhoeas, Papaver somniferum, Chenopodium
vulvaria, Hyosciamus niger, Lavandula stoechas, Valeriana officinaus,
Ballota nigra, Melissa officinalis, Stachys glutinosa, Glaucium flavum.

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Farmaci agenti su diversi sistemi

1. Antiartritici:
Arum maculatum (VELENOSA), Saponaria officinalis, Ballota nigra,
Cynara cardunculus, Hedera helix, Chelidonium majus, Artemisia arbo-
rescens, Fraxinus angustifolia, Salvia officinalis, Rosmarinus officinalis,
Capparis spinosa, Lolium temulentum (VELENOSA), Laurus nobilis,
Allium porrum.

2. Antireumatici:
Vedi Diuretici (Sistema Genito-Urinario, 6-1, 6-2, 6-3, 6-4) oltre a:
Laurus nobilis, Hedera helix, Arbutus unedo, Thymus herba- barona.

3. Antidermatitici:
Parietaria diffusa, Achillea millefolium, Achillea ligustica, Vinca diffor-
mis, Plantago major, Thymus herba-barona, Mentha piperita, Quercus
ilex, Quercus pubescens, Nasturtium officinale, Sedum stellatum,
Althaea officinalis, Centaurium erythraea, Calendula officinalis.

4. Antisettici; Antisuppurativi:
Hedera helix, Urtica dioica, Myrthus communis, Salvia officinalis,
Rosmarinus officinalis, Hypericurn perforaturn, Eucalyptus (specie
diverse), Thymus herba-barona, Glaucium corniculatum, Glaucium fla-
vum, Geranium robertianum, Rubus ulmifolius, Plantago major,
Marrubium vulgare, Laurus nobilis, Lavandula stoechas, Juniperus oxy-
cedrus, Teucrium marum.

5. Antidrotici (Attenuanti la secrezione di sudore):


Atropa belladonna, Datura stramonium, Salvia officinalis, Hyosciamus
albus, Rosa canina, Stachys glutinosa, Alnus glatinosa.

6. Diaforetici (Sudoriferi):
Laurus nobilis, Juniperus communis, Phragmites communis, Lavandula
stoechas, Fraxinus angustifolia, Smilax aspera, Fumaria officinalis,
Citrus limonium, Ephedra distachya, Melissa officinalis, Mentha piperi-
ta, Mentha aquatica, Crocus sativus, Erodium cicutarium, Buxus baleari-
ca, Vinca difformis, Sambucus nigra, Borago officinalis, Helichrysum
italicum, Saponaria officinalis, Apium graveolens, Cycorium intybus,
Lonicera implexa, Thymus herba-barona, Dipsacus ferox, Populus alba,
Ulmus minor, Gentiana lutea, Juniperus oxycedrus, Calendula officinalis,
Matricaria chamomilla, Cnicus benedictus, Carex (specie diverse),
Anthemis nobilis.

7. Dissetanti; Rinfrescanti:
Citrus aurantium, Citrus limonium, Parietaria diffusa, Punica granaturn,

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Vitis vinifera, Malva sylvestris, Borago officinalis, Allium porrum.

8. Cicatrizzanti; Vulnerari:
Vinca difformis, Myrtus communis, Sambucus ebulus, Salvia officinalis,
Artemisia arborescens, Geranium robertianum, Quercus pubescens,
Populus alba, Achillea ligustica, Anthyllis hermanniae, Plantago major.

9. Emostatici (per lesioni e ferite, anche estese, non troppo profonde):


Ruta graveolens, Vitis vinifera, Capsella bursa-pastoris, Cynomorium
coccineum, Arbutus unedo, Punica granatum, Thymus herba-barona,
Urtica dioica, Quercus ilex, Quercus coccifera, Quercus pubescens,
Quercus suber, Populus alba, Polygonum aviculare, Polygonum hydropi-
per, Juglans regia, Rubus ulmifolius, Equisetum arvense, Corylus avella-
na, Ceratonia siliqua, Achillea millefolium, Cydonia oblonga, Crataegus
monogyna.

10. Parassiticidi (per acari della scabbia, pidocchi, zecche):


Rosmarinus officinalis, Chrysanthemum cinerariaefolium, Lavandula
sterchas, Thymus herba-barona, Nerium oleander, Euonymus europaeus,
Pinus (essenza di specie diverse), Delphinium staphysagria.

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1. Othantus maritimus (= Diotis
maritima = D. candidissima) in
arene marittime.

2. Calystegia
(Convolvolo) in
arene marittime.
3. Glaucium corniculatum in praterie meridionali.

4. Glaucium corniculatum nelle spiagge settentrionali


5. Popolamento stagnale a Juncus subukatus

6. Phragmitetum nello stagno di Platamona


7. L’Arthorocnemetum è un’associazione alofita (di luoghi salsi)

8. Ginepri arroccati nel Golfo di Orosei


9. Tamerici e Giunchi presso Chia

10. Tra Ephedra distachya e Juniperus phoenicea


impianti di Pinus (sp.)
< 11. Nicchie ecologiche di endemismi a Capo 12. Centranthus, ornamento di rupi costiere
Caccia
13. Macchia radente a Ginepri e Lentisco
nell’Isola di S. Pietro
14. Macchia costiera a Lentisco nell’Isola di S. Pietro

15. Macchia a Lentisco e Ginepri con Ferula nel Golfo delle Ninfe

16. Macchia costiera a Cistus monspeliensis >


(presso Capo Malfatano)
17. Macchia a Ginesta ephedroides nell’isola di San Pietro

18. Macchie radenti a Lentisco e Macchie


ad Elicriso, costiere
19. Macchia radente sulla costa orientale

20. Macchia costiera a Rosmarino e Palma nana


21. Vegetazione di costa a franappoggio nell’Isola di S. Pietro

22. Macchia bassa a Centaurea horri-


da a Punta Cristallo

23. Oleo-Cerantonion con >


Euforbia arborescente e Lentissco
all’inizio della primavera
< 24. Oleo-Ceratonion littorale nella stagione estiva.
L’Euforbia arborescente (in rosso) risalta nella
Macchia
25. Oleo-Ceratonion nel Bacino di Corongiu

26. Macchia bassa impenetrabile


< 27. Oleo-Lentiscentum in territorio di Paulilatino

28. Chamaerops humilis (Palma nana), pianta


maschile

29. Chamaerops humilis (Palma nana), pianta


femminile
30. Antropizzazione errate su Oleo-Lentiscetum

31. Sughereta in territorio di Paulilatino


32. Pauli majori, sulla Giara di Gesturi in vesta estiva

33. Cisteti e Sugherete nella Giara di Gesturi

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< 34. Stratificazione della vegetazione da ambienti
acquatico con Iris pseudacorus ai Cisteti ed alle
Sugherete
35. Macchia basssa a Lentisco e Ginestre

36. Macchia a Cistus monspeliensis submontana


37. Macchia a Nerium oleander lungo i Rii
38. Vitex agnus-castus della Macchia ad Oleandro.
39. Urginea maritima (Cipolla di mare), indice di degradazione

40. Prateria ad asfodeli, Scilla e Carciofo selvatico

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41. Effetti di incendi nel Campidano

42. Effetti disastrosi di incendio nell Macchia.

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43. Colchicum bivonae dalle lunghissime foglie

44. Urospermum dalechampii (Garofano giapponse),


specie nitrofils

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45. Ranunculus aquatilis in acque stagnanti

46. Macchia bassa a Lentisco e Ginestre, in ambiente arido

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47. Distesa di diversi ettari coperta da Anthemis arvensis

48. Fioritura di Bellis perennis in Gennaio e Febbraio

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49. Anthemis arvensis resistente a molti diserbanti in vigneti

50. Vinca difformis in “Baddi di la Jampana” nel Sassarese

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51. Macchie a Spartium junceum a Codrongianus

52. SPARTIUM JUNCEUM, impropriamente chiamato


Ginestra

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53. Myrtus communis costituente della Macchia in 54. Cistus corsicus
terreni acidi

55. Cystus incanus nella macchia collinare

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56. Cistus salifolius in habitus xerofilo di altitudine

57. Oliveto ottenuto da un Oleo-Lentiscentum per innesti.

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58. Oleo-Lentiscetum, associazione a olivastro e lentisco, degradato

59. Macchia a Pistacia lentiscus a pulvini


mammellonari
60. Degradazione ambientale in territorio di Borore

61. Macchia dell’associazione a Cisto e Lavanda


62. Lnicera etrusca, in Sardegna, è molto più rara
della lianosa L. implexa

63. Euphorbia characias in radura di lecceta


64. Rosmarinus officinaleis produce un olio 65. Pyrus amygdaliformis, uno dei perastri delle
essenziale pregiato Macchie

66. Pistacia lentiscus produce olio


commestibile ed industriale
70. Sughere in territorio di Abbasanta

71. Superbo leccio nel Supramonte di Orgosolo

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72. Olivastri innestati a Olivo gentile.

73. Qurcus suber, recentemente decorticata


75. Smilax aspera, nella varietà mauritanica 76. Asphodelius fistolosus, a foglie cilindriche

77. Asphodelius microcarpus, in prateria degradata


< 74. Smilax aspera, costituente di Leccete e
Macchie
78. Galactites, tomentosa nei coltivi abbandonati

79. Centaura calcitrapa, specie medicinale


80. Borago officinalis, medicinale ed utile in cucina 81. Lavandula stoechas, tcostituente di macchia

82. Verbascum sinuatum, ha azione ipotensiva


84. Achillea linguistica, pianta medicinale 85. Atractylis gummifera, medicinale ed industriale

< 83. Lobularia maritima, (= Alyssum maritimum), 86. Halium halimifolium, Cistacea a fiore giallo
specie mellifera
88. Heliotropium europaeum, specie nitrofila
87. Bellis perennis, in oliveto

89. Cynara cardunculus (Carciofo


selvatico) in coltivi abbandonati
90. Romulee e Margheritine in zone palustri 91. Lavatera cretica, degli incolti aridi

92. Tetragonolobus purpuerus, a legume


commestibile
93 Allium chamaemoly, a scapo subnullo 94. Allium subhirsutum (dalle antere rossicce e fila-
menti bianchi

95. Allium triquetrum (appara) o Aglio delle


siepi 96. Anemone hortensis, comune nelle praterie e coltivi
97. Muscari comosum, medicinale 98. Cerinthe major, specie nitrofila

99. Daucus carota, carota selvatica, ottimo


foraggio 100. Anagallis arvensis, pianta medicinale
101. Infestione massiva di Ridolfia segetum presso Uras

102. Vicia villosa, comu-


ne nelle siepi del Nuorese
103. Campo di fave infestato
al 100% da Gladiolus inari-
mensis

104. Gladiolus italicus (= G.


segetum), bello ed infestante
105. Desolante paesaggio degradato presso Macomer (daforesta a deserto)

106. Prateria conseguente all’abbanono di coltivo


107. Marrubium vulgare, preziosa pianta medicinale

108. Verbascum conocarpum, Verbasco di Sardegna, Corsica, Montecristo

109. Verbascum pulverulentum medicinale


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