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darwin

Bimestrale di Scienze

NUMERO 47
gennaio|febbraio 2012

A volte gli uomini riescono a creare qualcosa pi grande di loro. Qualcosa che prima non cera. questo che noi intendiamo per innovazione
ed in questo che noi crediamo.
Una visione che ci ha fatto investire nel cambiamento tecnologico sempre e solo con lobiettivo di migliorare il valore di ogni nostra singola
produzione.
questo pensiero che ci ha fatto acquistare per primi in Italia impianti come la rotativa Heidelberg M600 B24. O che oggi, per primi in
Europa, ci ha fatto introdurre 2 rotative da 32 pagine Roto-Offset Komori, 64 pagine-versione duplex, cos da poter soddisfare ancora pi
puntualmente ogni necessit di stampa di bassa, media e alta tiratura.
Se crediamo nellimportanza dellinnovazione, infatti, perch pensiamo che non ci siano piccole cose di poca importanza.
Letichetta di una lattina di pomodori pelati, quella di un cibo per gatti o quella di unacqua minerale, un catalogo o un quotidiano, un
magazine o un volantone con le offerte della settimana del supermercato, tutto va pensato in grande.
come conseguenza di questa visione che i nostri prodotti sono arrivati in 10 paesi nel mondo, che il livello di fidelizzazione dei nostri
clienti al 90% o che il nostro fatturato si triplicato.
Perch la grandezza qualcosa che si crea guardando verso lalto. Mai dallalto in basso.

DESERTI DI GHIACCIO
La ricerca ai poli ci ha svelato non solo
la storia climatica del pianeta ma anche
lesistenza di forme di vita estreme
sped. abb. post. 45% , art. 2, c. 20/b, l. 662/96 filiale di verona - gennaio / febbraio 2012

QUANDO TI SENTI PICCOLO CHE SAI DI ESSERE DIVENTATO GRANDE.

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RICERCA
Il profilo bibliometrico
uno strumento utile
per valutare la produttivit
ma cela innumerevoli insidie

n
ARCHEOLOGIA
Il vino pi antico
del Mediterraneo

ENERGIA

COSMOLOGIA

Quale strada
per la fusione?

La chiave
del rebus

www.darwinweb.it

n sommario n
Direzione
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Editor-at-large
Anna Meldolesi
Per questo numero si ringraziano
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Direttore responsabile
Emanuele Bevilacqua
Foto di copertina
Il Canale Neumayer in Antartide
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Questa rivista pubblicata


da Editoriale Darwin S.r.l
con il sostegno della

Editoriale

Prima meglio

6 Energia

Quale strada per la fusione?

14 Spazio

Gli astronauti si allenano in grotta

Umberto Veronesi
Daniel Clery

18 Archeologia Il vino pi antico del Mediterraneo


26 Paleontologia
Un viaggio di un milione di anni
32

Policy Forum

M.R. Belgiorno, A. Lentini


M.A. Tafuri, F. Di Vincenzo

Esperimenti necessari o giochi pericolosi?

Gianfranco Bangone

38 Review

Si pu misurare il lavoro scientifico?

Giuseppe De Nicolao

46

La chiave del rebus

54 Interventi

Neuroetica e tribunali

56

Nellera della cyberwar

58

Pi libri e meno culle?

61

Luigi Guzzo
Gilberto Corbellini
G. Ba.
Anna Meldolesi

Lo speciale ricerca polare

62

Banchi alla deriva nel Mare Artico

68

Il risveglio estivo del continente bianco S. Schiapparelli, M. Taviani

76

LAntartide rivela il passato del clima

82

Risorse intrappolate fra i ghiacci F. Talarico, F. Florindo, M. Taviani

Le Rubriche
31 Eurolandia La scienza ai tempi della crisi

Copyright: le condizioni di utilizzo


dei materiali contenuti in questa rivista
sono concordate con i detentori.
Se ci non fosse stato possibile
leditore si dichiara disposto
a riconoscere tali diritti.

1 n Darwin n novembre/dicembre

Stefano Aliani et al.

Valter Maggi

They didnt have it in their time...

imagine what you could achieve with it now


Images of Francis Crick and John Kendrew courtesy of MRC Laboratory of Molecular Biology. All other images courtesy of Wellcome Library, London

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n Ed i t o r i a l e n

Prima meglio
UMBERTO VERONESI

a campagna in corso da anni contro lo screening per il tumore del seno resa
attuale dalla lettera su Lancet del novembre scorso ci impone un riflessione
profonda sul concetto stesso di screening. Siamo contro lo screening mammario
o contro lutilit di tutti gli screening? Immagino contro lo screening per il tumore del seno,
perch non si pu considerare inutile il pap-test, che con la sua diffusione ha di fatto debellato
il cancro del collo dellutero. Va poi precisato che screening un cattivo termine perch
indica soltanto laspetto organizzativo di un principio che un pilastro incontrovertibile della
lotta ai tumori: per curare meglio non dobbiamo aspettare che la malattia si scopra attraverso
i sintomi, ma dobbiamo individuarla quando asintomatica e dunque nella fase occulta o
pre-clinica. Nel caso del cancro del seno, se dovessimo aspettare di scoprirlo come nodulo
palpabile, come si faceva 40 anni fa, cureremmo solo tumori di dimensioni medio-grandi,
con ridotte possibilit di cure efficaci e una mortalit elevata. I mezzi diagnostici attuali ci
permettono di scoprire i carcinomi mammari non palpabili: oggi il 30% dei tumori del seno
diagnosticato in questa fase iniziale, quando le probabilit di guarigione sono del 98%.
Perch dovremmo rinunciare a scoprirli, trattarli e guarirli? Tanto pi che possiamo distruggerli con mezzi incruenti, altro che mastectomia e chemioterapia. In futuro queste terapie
scompariranno e sar grazie alla diagnosi precoce. Se il timore quello della sovra-diagnosi,
oggi non ha pi ragione di esistere, perch con lassociazione di mammografia, ecografia e

Non confondiamo la medicina preventiva con leccesso di medicalizzazione


risonanza magnetica i casi di falsi positivi sono ormai vicini allo zero.
Credo che il movimento anti-screening faccia parte di una pi ampia corrente di pensiero
che si oppone alla medicalizzazione della societ, che ha certamente senso, ma che ormai
superata dallevoluzione storica della medicina, che da puramente terapeutica diviene oggi
preventiva. Applicare la medicina preventiva significa utilizzare misure e strumenti per
evitare malattie o comunque eventi non desiderati. Luso di un preparato ormonale, la pillola
anticoncezionale, per prevenire una gravidanza indesiderata (e quindi il rischio di un aborto)
un caso emblematico, cos come le vaccinazioni, o lassunzione di una piccola dose di
aspirina per proteggere il cuore. Sono tutti esempi di medicalizzazione, ma, secondo il mio
parere e quello della maggioranza della popolazione e dei medici, una medicalizzazione
benefica. Va precisato che la gran parte della comunit scientifica europea non condivide le
posizioni anti-diagnosi precoce, che sono sicuramente pi forti nella mentalit americana.
Come principio noi europei siamo favorevoli ad evitare eccessi di cure ed esami; anzi,
siamo stati i paladini dellintegrit del corpo e della riduzione dellinvasivit diagnostica e
terapeutica non dimentichiamo che la culla del trend per la riduzione delle mutilazioni nel
trattamento dei tumori lItalia ma difendiamo lutilit della diagnosi precoce, e la sua
insostituibilit. Ovviamente dobbiamo trovare un equilibrio fra esami e rischio di interventi
evitabili, ma la posta in gioco molto alta, perch lincidenza del cancro in aumento, la
mortalit ancora elevata e la terapia al momento stabilizzata. La diagnosi precoce rimane
lo strumento pi potente e pi efficace ad oggi disponibile per ridurre la mortalit e il peso
fisico e psicologico della malattia. quindi importante che nessuno fermi questa tendenza
allanticipazione della diagnosi e alla partecipazione attiva dei cittadini alla protezione della
propria salute.
3 n Darwin n gennaio/febbraio

n darwin

Attualit n

Una suggestiva immagine della cometa Lovejoy scattata il 22 dicembre del 2011 dallOsservatorio Paranal dellEso, in Cile.
La cometa stata scoperta dallastrofilo australiano Terry Lovejoy il 27 novembre.

4 n Darwin n gennaio/febbraio

G. Blanchard/ESO

n darwin

Attualit n

5 n Darwin n gennaio/febbraio

n energia n

Quale strada
per la fusione?
I progetti pi convenzionali per produrre energia dalla fusione dei nuclei
potrebbero essere scavalcati da una tecnica marginale ma in forte ascesa
Daniel Clery

e la natura sorrider ai ricercatori del Lawrence Livermore National Laboratory, prima o


poi nei prossimi due anni, spareranno un impulso laser ad alta energia su un piccolo bersaglio
contenente isotopi di idrogeno congelati, e bang! Una
piccola esplosione avr luogo, non forte abbastanza
da danneggiare molto alcunch, ma abbastanza forte
da dimostrare che dopo oltre sei decenni di tentativi
gli scienziati possono produrre la fusione in laboratorio e creare un eccesso di energia. La fusione, ovvero
lunione dei nuclei in opposizione alla scissione che si
verifica con la fissione, suona come la fonte perfetta
di energia: il carburante necessario economico e abbondante (lo si pu estrarre dallacqua di mare), non
emette anidride carbonica e le scorie radioattive sono
minime. Quello che ha un problema di credibilit.
Nonostante gli enormi progressi nella comprensione
della fusione e nel dimostrare la sua fattibilit, una
vera e propria centrale a fusione sembra difficilmente
raggiungibile. Anche se i ricercatori possono innescare delle reazioni di fusione in laboratorio, ci vuole pi
energia per farle verificare di quella che si produce.
Un passaggio fondamentale come prova di principio
sarebbe lignizione: una reazione di fusione che si
autosostenga e produca un eccesso di energia. Come
implica il nome, il centro laser da 3,5 miliardi di dollari di Livermore National Ignition Facility o Nif
si pone questo obiettivo. Il suo scopo principale non
la produzione di energia ma la sicurezza delle testate
atomiche, attraverso la validazione delle simulazioni
al computer di esplosioni nucleari. Ciononostante i
ricercatori sperano che una piccola esplosione dar
una forte spinta al settore. Dopo lignizione al Nif
potrebbe arrivare la svolta decisiva, dice Robert McCrory, direttore del Laboratory for Laser Energetics
(Lle) allUniversit di Rochester nello stato di New
York. Negli Stati Uniti la ricerca sullenergia da fusio-

ne rimasta a corto di finanziamenti per gli ultimi due


decenni e questo ha portato alla cancellazione di molti
progetti. E quelli che si sono dedicati alla fusione a
confinamento inerziale (Icf), facendo implodere pasticche di carburante per causare piccole esplosioni,
se la sono vista peggio dei colleghi impegnati con
la fusione da confinamento magnetico, che mira a
confinare una quantit di plasma molto pi grande e
meno densa usando dei potenti magneti. I ricercatori
della fusione magnetica hanno affidato le loro speranze a Iter, un imponente reattore internazionale in
via di costruzione in Francia, che si propone di dimostrare la fattibilit dellenergia da fusione magnetica.
Gli Stati Uniti sono intenzionati a spendere oltre un
miliardo di dollari per Iter, che comporta un serio
sforzo per il budget sulla fusione del Dipartimento
dellenergia. Al contrario, la fusione da confinamento
inerziale non stata trattata affatto come ricerca in
campo energetico. Ha ottenuto la maggior parte dei
suoi fondi dalla National Nuclear Security Administration, perch consente di simulare lesplosione di
armi nucleari. Ma con le minacce rappresentate dai
cambiamenti climatici e dalla riduzione delle scorte
di petrolio, linteresse per le energie alternative sta
crescendo. Pertanto i ricercatori dellIcf hanno iniziato a pensare alla ricerca di cui ci sarebbe bisogno
per portare le loro tecniche fuori dal laboratorio e
sviluppare un impianto prototipo. Vogliono essere
pronti nel caso in cui lignizione al Nif rilanciasse
linteresse sul confinamento inerziale e portasse
nuovi fondi. Lintero campo alla frontiera di una
fisica stupefacente, dichiara Michael Cuneo dei
Sandia National Laboratories ad Albuquerque, nel
New Mexico. Anche i politici sono al corrente delle
possibilit. Il segretario per lenergia Steven Chu e il
suo sottosegretario Steven Koonin hanno seguito gli
sforzi del Nif e sanno che impatto potrebbero avere.

6 n Darwin n gennaio/febbraio

LLNL

n energia n

Lingresso del National Ignition Facility, del Lawrence Livermore, in California.

Di conseguenza nel 2010 Koonin ha chiesto alla National Academy of Sciences di effettuare uno studio
sulla fusione da confinamento inerziale assumendo
che venga raggiunta lignizione per esplorare le
prospettive future, identificando le sfide scientifiche
e ingegneristiche, e tracciare una road map per la ricerca e lo sviluppo. Nel corso del 2011, il comitato
dellAccademia americana ha visitato laboratori e
ascoltato dozzine di presentazioni sulla fusione da
confinamento inerziale. Il suo rapporto preliminare
dovrebbe essere pubblicato a breve. La domanda che
si fanno i ricercatori del settore : quale tipo di programma di ricerca verr raccomandato? Nessuno si
aspetta un fiume di denaro per limmediato, ma se la
fortuna sorridesse al Nif, la fusione da confinamento
inerziale potrebbe diventare un vero concorrente capace di immettere elettricit nella rete prima di Iter e
dei suoi successori?
Anche se il Nif centrasse in pieno lobiettivo, c
ancora una strada molto lunga prima che la fusione
da confinamento inerziale possa produrre energia
su scala commerciale, e un eventuale impianto del
futuro potrebbe non assomigliare affatto al Nif. Paragonando lignizione al primo volo dei fratelli Wright,
Glen Wurden del Los Alamos National Laboratory

nel New Mexico afferma: Siamo ancora allo stadio


di legno, tessuto e metallo, non assomiglia per niente
a un 747. Alcuni elementi sono comuni a tutti gli
approcci con il confinamento inerziale. Innanzitutto
c bisogno di un bersaglio. Si tratta di un piccolo
contenitore riempito di deuterio e trizio, due isotopi
dellidrogeno che fondono se vengono scaldati a oltre
100 milioni di kelvin. Questa temperatura viene raggiunta comprimendo il bersaglio molto rapidamente.
Poi serve un driver, una forza impetuosa che frantumi
il bersaglio. Il driver pi comune costituito da una
serie di laser. Quelli del Nif producono limpulso
laser pi energetico del mondo, a 1,8 milioni di joule (MJ). Ma altri ricercatori del campo usano driver
differenti, compresi fasci di particelle e intensi impulsi elettrici. Una centrale a confinamento inerziale
necessiter anche di una camera di reazione, sigillata
per contenere il trizio radioattivo e abbastanza forte
da resistere a ripetute esplosioni. Le sue pareti dovranno assorbire lintenso bombardamento di neutroni che porta la gran parte dellenergia della fusione
e la allontana sotto forma di calore per far bollire
lacqua, produrre vapore, mettere in moto una turbina
e generare elettricit. Le pareti della camera avranno
anche un altro compito: creare pi carburante. Il tri-

7 n Darwin n gennaio/febbraio

LLNL

n energia n

Uno schema semplificato di come dovrebbe essere un reattore a fusione a confinamento inerziale. La capsula di combustibile al centro e viene colpita
da una serie di raggi laser che la fanno implodere innescando un processo di fusione.

zio, infatti, non esiste naturalmente sulla Terra, ma


pu essere prodotto bombardando il litio (dellacqua
di mare) con i neutroni. Tutti i progetti per lenergia
da fusione includono lidea di avere in qualche modo
del litio incorporato nelle pareti del reattore, cosicch
i neutroni della fusione possano produrre altro trizio.
Forse la sfida pi difficile per tutti i progetti il tasso
di ripetizione. Gli attuali impianti per la ricerca non
hanno fretta quando fanno i loro spari. Servono
ore, giorni, o persino settimane per analizzare i risultati. Ma poich lenergia prodotta da ogni shot non
elevata, una centrale dovrebbe farne molti, da uno
ogni 10 secondi a 16 al secondo, quasi 1,4 milioni di
spari al giorno. Un alto tasso di ripetizione difficile
da ottenere perch il driver deve produrre limpulso
di energia molto velocemente; la camera deve essere
pulita dalle scorie dopo ogni shot in modo che non ci
siano interferenze con quello successivo; e i bersagli
devono essere preparati a ritmo serrato e posizionati
con precisione nella camera.
Il piano pi ambizioso per un impianto a confinamento inerziale viene proprio dal Nif. I ricercatori che
vi lavorano cercano la strada pi veloce per generare
energia. Hanno parlato con le compagnie elettriche
del tipo di impianto che vorrebbero e poi ne hanno
progettato uno che soddisfaceva le loro necessit con

lapproccio del minimo rischio. Per noi stato un


cambiamento di mentalit. Di cosa hanno bisogno gli
utilizzatori finali?, dice Mike Dunne, direttore del
programma che usa i laser per lenergia da fusione al
Nif. Abbiamo deciso di usare quanto pi possibile la
tecnologia esistente. Senza materiali avanzati. Solo
ci che viene dal Nif. Funziona abbastanza bene. Il
risultato che, secondo le stime di Dunne, dopo aver
raggiunto lignizione potrebbero avere un impianto
pilota in funzione nel giro di 12 anni, chiamato Life
da Laser Inertial Fusion Energy. Altri sono scettici sui
tempi. McCrory dice di non ritenere che sia possible
finch non faranno un prototipo in grado di fare
molti spari. Ciononostante ammirano lambizione
del Livermore. Livermore allavanguardia nel
coinvolgere lindustria, sostiene McCrory. Sono
davvero in testa, i migliori candidati. Lattuale sistema laser del Nif del tutto inadatto a un driver ad alta
ripetizione. I suoi amplificatori di cristallo rivestito di
neodimio sono caricati con lenergia di lampade allo
xeno che sono grandi, costose e richiedono tempo per
accendersi. Nel programma Life, dei diodi allo stato
solido prenderebbero il posto delle lampade flash.
Dei diodi adatti esistono gi; sono costosi ma, come
la gran parte dei semiconduttori, il loro costo destinato a scendere. Invece del singolo laser gigante del

8 n Darwin n gennaio/febbraio

NIF

n energia n

Il braccio meccanico che alla sua estremit contiene il cosiddetto bersaglio: una capsula doro, chiamata hohlraum, che al suo
interno contiene il combustibile il quale implode per effetto dei fasci laser collimati.

Nif diviso in 192 fasci, Life avrebbe il doppio dei fasci, ma ognuno prodotto da ununit laser sostituibile
da 8 kilojoule (kJ). Le unit laser, ognuna ospitata
in un contenitore abbastanza grande da sistemarci
un siluro o due, sarebbero costruite in una fabbrica
e consegnate alla centrale gi pronte alluso. Se una
o due delle unit laser smettessero di funzionare,
potrebbero essere rimpiazzate senza fermare limpianto. La camera di scoppio di Life userebbe litio
liquido per il raffreddamento, con il doppio scopo
di estrarre calore per la generazione di energia e di
produrre il trizio. In linea con la filosofia di Life di
fare a meno di materiali avanzati, la camera sarebbe
costruita in acciaio. Il problema dellacciaio che il
bombardamento costante dei neutroni lo indebolisce
lentamente e lo rende radioattivo. Secondo Dunne la
soluzione far s che la camera di scoppio sia una
struttura sostituibile. Dopo due anni, la camera di
Life verrebbe sconnessa dal circuito del litio (la sua
unica connessione) e tirata fuori lungo dei binari per
essere raffreddata in un edificio adiacente, e verrebbe
sostituita da una camera nuova. In quella gi usata
dopo pochi mesi il livello di radioattivit scenderebbe
abbastanza per smantellarla e stoccarla in un sito a
modesta profondit. Dunne stima che un impianto
iniziale da 400 megawatt produrrebbe elettricit a

12 centesimi per chilowattora. costoso, ammette


Dunne, ma il punto non il costo finale. Dobbiamo
dimostrare disponibilit e affidabilit.
McCrory critica la decisione degli ingegneri di
Life di usare la tecnica di azionamento indiretta del
Nif. Con questa soluzione i fasci laser non colpiscono direttamente il bersaglio. Questo perch il bersaglio sta dentro a un piccolo cilindro doro chiamato
hohlraum. I fasci passano attraverso le estremit
dellhohlraum e scaldano linterno delle sue pareti
cos intensamente che emettono raggi X; saranno
questi ultimi a far esplodere il rivestimento della capsula, forzando il combustibile verso linterno. Sarebbe sempre lhohlraum a correggere le irregolarit dei
fasci laser, che potrebbero far implodere il bersaglio
in modo asimmetrico, causando la rottura del nucleo
del combustibile senza innescare la fusione. Questo
approccio indiretto, tuttavia, porta inevitabilmente
a una perdita di efficienza. Il picco di energia dei
fasci del Nif di 1,8 MJ, ma lhohlraum efficiente
solo al 25% nel convertire i fasci ultravioletti in raggi
X, che quindi raggiungono la capsula bersaglio alla
potenza di 450 kJ al massimo. Da quando sono stati
progettati gli esperimenti del Nif, i ricercatori hanno
sviluppato nuovi modi per superare lirregolarit dei
fasci laser. McCrory ritiene che il fascio diretto sia la

9 n Darwin n gennaio/febbraio

NIF

n energia n

Un dettaglio dellhohlraum, dove si notano chiaramente delle cavit ai suoi estremi. I fasci laser vengono collimati in queste due cavit e generano
allinterno dellhohlraum una forte emissione di raggi X che comprimeranno il combustibile innescando la fusione.

scommessa migliore per una centrale energetica perch il bersaglio pi semplice: non c bisogno di un
hohlraum e quindi c un forte aumento di efficienza.
Il gruppo del Laboratory for Laser Energetics (Lle) di
Rochester ha lavorato su un progetto di fascio laser
diretto che potrebbe essere usato al Nif se il sistema indiretto non riuscisse a raggiungere lignizione.
Avere un approccio alternativo robusto finanziariamente prudente, sostiene. Anche i ricercatori del
Naval Research Laboratory (Nrl) di Washington D.C.
preferiscono il fascio diretto e hanno sviluppato un
sistema laser diverso per ottenerlo: il laser a fluoruro
di Kripton. I laser KrF presentano un grosso vantaggio rispetto a quelli con vetro e neodimio del Nif e
dellLle, perch producono naturalmente raggi ultravioletti. I primi ricercatori che hanno lavorato sulla
fusione da confinamento inerziale hanno scoperto
che la compressione funziona meglio alle frequenze
alte del fascio laser; gli ultravioletti interagiscono
meno con il plasma e causano una migliore implosio-

ne del bersaglio. Nel 1980 i ricercatori dellLle hanno


trovato dei cristalli capaci di alzare la frequenza dei
laser al cristallo, prima dallinfrarosso alla luce verde
e poi agli ultravioletti. Il Nif usa questi cristalli, ma
anche questi comportano una perdita di efficienza.
Il picco di energia del loro sistema laser attualmente
di 6 MJ, ma il passaggio dei fasci attraverso i cristalli, prima di entrare nella camera, abbassa questo
valore a 1,8 MJ.
Se una centrale a fusione potesse fare a meno dei
convertitori di frequenza, non avrebbe bisogno di laser di energia cos elevata. I ricercatori dellNrl hanno
lavorato anni per dimostrare che i laser KrF, che sono
alimentati da fasci di elettroni, sono adatti alla fusione. Ne hanno costruiti alcuni che possono operare,
ma hanno una bassa potenza, e altri che generano un
solo colpo ma con una potenza maggiore. Ora la sfida
combinare queste tecniche in un singolo laser pronto per la fusione. Hanno affrontato anche il problema
dellirregolarit del fascio. Abbiamo cercato di ot-

10 n Darwin n gennaio/febbraio

NIF

n energia n

In primo piano un obl della camera, dove si intravede il braccio meccanico che alla sua estremit contiene la capsula di combustibile.

tenere fasci perfetti, ma si rivelato molto difficile,


dice John Sethian dellNrl. Un problema comune a
tutti i fronti donda un pattern disomogeneo con
regioni ad alta e bassa intensit. I ricercatori hanno
sviluppato un modo per far cambiare il pattern in
modo pi rapido rispetto alle reazioni del bersaglio,
cosicch questo possa essere colpito con una intensit media. I ricercatori dei Sandia ritengono di poter
migliorare ulteriormente lefficienza facendo a meno
del tutto dei raggi laser. La loro tecnica si basa su un
fenomeno chiamato effetto pizzico. Se si fa passare
una forte corrente attraverso un conduttore, si produce un campo magnetico che si curva su s stesso. Il
campo magnetico, quindi, interagisce con la corrente
producendo una forza che spinge la corrente verso il
centro del conduttore. Se il conduttore un cilindro
metallico e la corrente abbastanza forte, la forza
romper il cilindro. Per usarlo come dispositivo per
la fusione, basta riempire il cilindro con deuterio e
trizio. La tecnologia chiave la fonte di corrente pulsata. I Sandia hanno un imponente dispositivo, chia-

mato macchina Z, che immagazzina enormi quantit


di energia elettrica e poi produce intensi impulsi di
corrente. I ricercatori usano questi impulsi fino a
27 mega-ampre (MA) per 100 nanosecondi per
produrre raggi X e per altri esperimenti. Anche se la
macchina Z pu essere usata per testare la fattibilit
della fusione con questo sistema di potenza pulsata,
Michael Cuneo dei Sandia sostiene che per mettere
davvero alla prova la teoria sarebbe necessaria una
nuova macchina capace di generare 60 MA. Come
con altri driver, la sfida cruciale il tasso di ripetizione. I ricercatori dei Sandia stanno testando una
nuova tecnologia chiamata linear transformer drivers (Ltd). Hanno un paio di moduli Ltd assemblati,
e ognuno sta producendo impulsi da 1 MA al ritmo
di uno ogni 10 secondi. Il progetto prevede una serie
circolare di Ltd che alimentano la corrente attraverso
una linea di trasmissione centrale fino a una camera di
reazione dove si trova il bersaglio. A causa del basso
tasso di ripetizione, un impianto a fusione a potenza pulsata avrebbe bisogno di esplosioni pi grandi.

11 n Darwin n gennaio/febbraio

NIF

n energia n

Un braccio robotizzato manipolatore che consente di controllare visivamente linterno della camera e di effettuare riparazioni.

Questo significherebbe che la camera di reazione e


altri elementi dovrebbero essere pi robusti per resistere agli scoppi, e a ogni sparo verrebbe distrutta la
linea di trasmissione a forma conica, oltre al bersaglio cilindrico. Ma per quanto riguarda lingegneria,
molto pi facile sostituire un bersaglio ogni dieci
secondi che farlo dieci volte al secondo. Cuneo pensa
che i semplici impulsi di corrente dei Sandia e il basso
tasso di ripetizione conferiscano un grande vantaggio
sul piano della semplicit. Una centrale a fusione
deve essere pi semplice possibile, dice. Dopo
tutto compete con impianti che si basano sullintroduzione di carbone in una specie di boiler. Un altro
driver che sulla carta ha il vantaggio della semplicit
e dellefficienza quello dei fasci di ioni. La maggior parte degli acceleratori di particelle spingono un
piccolo numero di particelle a energia molto elevata.
Non funzionerebbero come driver per la fusione perch le particelle attraverserebbero il bersaglio senza
cedere alcuna energia. Per scaldare un bersaglio simile a quello del Nif ci vogliono particelle pesanti
con una energia modesta, e ce ne vogliono molte. I
ricercatori del Lawrence Berkeley National Laboratory (Lbnl) stanno perfezionando un acceleratore
lineare che produrr proprio un fascio di questo tipo.
Il gruppo dellLbnl ha messo insieme il Neutralized

Drift Compression Experiment II (Ndcx-II) con un


finanziamento di appena 11 milioni di dollari, riciclando alcune parti di un acceleratore precedente a
Livermore. Lesperimento Ndcx-II occuper parte
del tempo a studiare materia densa e tiepida come
quella che sta nel nucleo dei pianeti giganti, e cercher anche di produrre quel genere di impulsi ad elevata
corrente e breve durata, di cui la fusione ha bisogno, e
di testare i suoi effetti sui materiali del bersaglio. Joe
Kwan, dellLbnl, sostiene che i fasci di ioni offrono
un vantaggio: non necessario posizionare delicati
elementi ottici vicino a unesplosione nucleare. La
focalizzazione non fatta con lenti ma con campi
magnetici, perci non ci sono lenti soggette a danni,
dice. Inoltre laccelerazione degli ioni efficiente e
non c il problema del tasso di ripetizione. Un altro
modo per rendere pi semplice la fusione da confinamento inerziale, secondo Wurdel di Los Alamos,
quello di prendere in prestito qualche idea dalla
fusione magnetica. Il suo gruppo ha sperimentato una
tecnica chiamata fusione magneto-inerziale (Mif, conosciuta anche come magnetized target fusion),
che usa un campo magnetico per aiutare a contenere il
plasma di deuterio e trizio nel bersaglio e trattenere il
calore. Il risultato che il driver non deve essere cos
forte n veloce. Si possono usare driver che hanno

12 n Darwin n gennaio/febbraio

SNL

n energia n

Una veduta della cosiddetta z-machine, il pi grande generatore di raggi X, sviluppato dai laboratori di Sandia,
ad Albuquerque in Nuovo Messico. Limpulso elettromagnetico di grande potenza pari a decine di milioni di ampere
produce un flashover, una sorta di lampo che illumina i cavi e i sistemi dellapparato.

20 o 30 anni, siamo nellordine di 50-100 milioni di


dollari, dice Wurden.
Negli esperimenti a Los Alamos i ricercatori usano come bersaglio una specie di barattolo metallico
riempito con il plasma, grande pi o meno come una
lattina da 50 cl di birra, e applicano un campo magnetico di circa 2 o 3 tesla per tenere il plasma al centro
del contenitore. Usano un esplosivo per comprimere
il barattolo a circa un centimetro di diametro in meno
di 20 microsecondi. Questa una compressione abbastanza modesta per gli standard della fusione da
confinamento inerziale, ma il campo magnetico dentro al barattolo pu essere moltiplicato per cento, fino
a 300 tesla, una forza di campo cos imponente da
non avere pari, per quello che sappiamo, in questo
angolo della galassia, afferma Wurden.
Al momento, il gruppo di Los Alamos sta raffinando la tecnica della compressione, ma il suo driver
esplosivo non pratico per la produzione di energia.
La bellezza della fusione magneto-inerziale, secondo
lui, che si pu usare qualsiasi genere di driver o quasi. Nei laboratori Sandia i ricercatori hanno eseguito
esperimenti con bersagli magnetizzati sulla macchina
Z, e i colleghi dellLle hanno fatto lo stesso con il
loro laser Omega. Una company privata, la General
Fusion di Vancouver in Canada, sta progettando un
dimostratore di energia da fusione usando pistoni
pneumatici per colpire un bersaglio magneto-inerziale con unonda acustica di shock.
Nessuno si aspetta che il comitato istituito dallAccademia nazionale delle scienze raccomandi, n che il
Governo approvi, copiosi finanziamenti per la ricerca
sul confinamento inerziale. Ma se se una dimostrazione convincente di ignizione al Nif rilanciasse lim-

magine del settore, davanti alla variet di approcci


disponibili, il comitato si troverebbe con un dilemma:
scegliere il candidato pi promettente e finanziarlo
lautamente oppure dividere le risorse e sperare che
vinca il migliore? La questione che si pone come
assicurare che la comunit rimanga in salute mentre
ancora in movimento, dichiara Dunne del Nif.
Limpianto Life una prospettiva allettante per il
comitato, perch il progetto pi ambizioso e avanzato e viene dal laboratorio pi grosso del settore.
Ma altri ricercatori sostengono che un programma
intensivo per sviluppare Life, con lesclusione di tutto
il resto, non il modo migliore di procedere. Non
vogliono vedere la ricerca sulla fusione da confinamento inerziale a corto di fondi, come successo alla
fusione magnetica con i costi crescenti di Iter. Non
dovremmo puntare su un solo cavallo. Ce ne vogliono
molti e spero che il rapporto dellAccademia lo riconoscer, dice Wurden. Steve Obenschain, dellNrl,
daccordo: Chiediamo competizione: vediamo quale approccio funziona meglio e scegliamo tra 5 o 10
anni, propone. La concorrenza necessaria. Non ci
vogliamo ritrovare a fare estremamente bene la cosa
sbagliata. In definitiva, i ricercatori sono cautamente
ottimisti sul fatto che il momento della fusione da contenimento inerziale stia arrivando; un vero peccato
che coincida con un periodo di austerit. La gente
non avr tutti i soldi di cui ha bisogno, dice McCrory.
Ma se c abbastanza entusiasmo, possiamo andare
pi velocemente di quel che si pensa.
Daniel Clery Deputy News Editor di Science per la Gran Bretagna
Science, Vol. 334, 445-448 (2011)

13 n Darwin n gennaio/febbraio

n spazio n

Gli astronauti
si allenano in grotta
LAgenzia Spaziale Europea ha scelto una cavit del Nuorese
per simulare le dure condizioni di una missione spaziale

o scorso settembre gli abitanti di un piccolo


paese del Nuorese, Oliena, hanno certamente
notato un folto gruppo di persone che nella valle di Lanaitto si preparava ad attivit speleologiche.
La zona, infatti, annovera due grotte piuttosto famose
che da diversi decenni a questa parte sono state la
meta di molti gruppi speleologici che le hanno lungamente esplorate e cartografate. Ma in questo caso non
si trattava di attivit routinarie, perch il gruppo era
formato da cinque astronauti: Tim Peake e Thomas
Pesquet, dellAgenzia spaziale europea, Randolph
Bresnik della Nasa, Norishige Kanai dellAgenzia
spaziale giapponese e Sergey Ryzhikov di quella russa. La logistica e lassistenza in grotta era assicurata
da unazienda specializzata la Advanced Training
Solutions, che ha coinvolto alcuni speleologi sardi di
grande esperienza mentre il coordinamento generale era assicurato da Loredana Bessone, responsabile
dellEsa per la formazione degli astronauti. Peraltro
lAgenzia spaziale europea non la prima volta che
organizza corsi in Sardegna; nel 2010, ad esempio,
ha condotto un survival training con altri sei astronauti. In quel caso si erano calati da un elicottero in
una zona disabitata dove hanno dovuto preparare un
riparo di fortuna, cercare del cibo usando trappole e
degli ami improvvisati, accendere un fuoco. Dopo tre
giorni sono stati impegnati in una seconda missione:
stavolta dovevano raggiungere un luogo prefissato,
attraversando canyon e superando rilievi, oltre a dover cercare dellacqua. Da qui sono stati prelevati da
un elicottero e successivamente si sono lanciati in
mare, nel Golfo di Orosei, dove sono stati recuperati
il giorno dopo.
Le zone interne del Nuorese sembrano particolarmente adatte a questo tipo di attivit per cui lesperienza stata replicata nel 2011, ma stavolta in un
altro tipo di ambiente: Vivere al buio, negli spazi

umidi e freddi di una grotta dice Loredana Bessone


una situazione assolutamente nuova che presenta
interessanti problemi di tipo psicologico e logistico.
Una grotta un contesto isolato dallesterno, chi vi
compie attivit deve abituarsi alla mancanza di privacy, a risolvere problemi di carattere tecnico con un
equipaggiamento limitato e poche cose per garantire
ligiene e un minimo di comfort. esattamente quello che ci si pu attendere in unattivit spaziale.
Thomas Pesquet aggiunge: vivere in grotta presenta
le stesse difficolt delle attivit alpinistiche, ma con
la differenza che stavolta si opera al buio e in un forte
confinamento spaziale, il tutto richiede piena consapevolezza della situazione per superare in sicurezza
passaggi difficili e crepacci. Abbiamo incontrato
laghi sotterranei e bisognava stabilire come superarli, se era meglio procedere insieme o dividersi in
gruppi pi piccoli. Ovviamente non si trattato di
sola attivit speleologica perch il gruppo ha dovuto
assolvere anche compiti scientifici: ad esempio realizzare mappe del percorso, una documentazione
fotografica, misurare la velocit dellaria, lumidit
e la temperatura, raccogliere campioni biologici e di
roccia. Per questo particolare lavoro gli astronauti
hanno avuto lassistenza di Jo De Vaele, un geologo
dellUniversit di Bologna che ha pubblicato molti
lavori sui fenomeni carsici della Sardegna. Lesercitazione, che durata dodici giorni, stata progettata
per simulare aspetti importanti dei voli di lunga durata e soprattutto gli stressori. Per quanto in grotta non
sia possibile riprodurre condizioni di microgravit gli
astronauti si sono dovuti adattare a procedere su forti
pendenze e superfici irregolari, con una ridotta percezione tridimensionale e problemi di orientamento.
Luso della luce artificiale in contesti di buio totale,
ad esempio, altera la percezione del tempo e falsa i
colori, cos come lassenza di parametri temporali, su

14 n Darwin n gennaio/febbraio

Vittorio Crobu/ESA

n spazio n

Due astronauti superano un pozzo in una grotta nella valle di Lanaitto.

15 n Darwin n gennaio/febbraio

Thomas Pesquet/ESA

n spazio n

Gli astronauti in prossimit di un laghetto.

cui facciamo affidamento nella vita di tutti i giorni,


tende ad alterare i ritmi circadiani e a produrre disturbi di sonno. Allo stesso tempo lalimentazione
limitata da problemi di trasporto e di conservazione,
per cui si fa ricorso a cibi disidratati oppure precotti:
una dieta piuttosto monotona che mortifica il gusto.
In grotta anche i protocolli di sicurezza sono simili
a quelli spaziali: i pozzi in genere sono armati utilizzando un cavo di acciaio a cui bisogna assicurarsi,
una condizione non distante da quella prevista nelle
attivit extraveicolari in orbita.
La grotta dove stata condotta questa esercitazione, presenta passaggi di una certa difficolt per
chi non ha confidenza con questo tipo di ambiente.

Ovviamente gli astronauti hanno seguito un breve


corso di addestramento che durato tre giorni
e dedicato in maniera particolare agli aspetti di sicurezza. Durante le attivit in grotta il gruppo ha
deciso autonomamente le tappe da fare, mentre gli
speleologi si tenevano a debita distanza, ma pronti
ad intervenire per qualsiasi forma di emergenza. Il
complesso carsico della valle di Lanaitto si sviluppa
complessivamente per circa 15.000 metri, di cui gli
astronauti hanno percorso solo la prima parte, organizzando un campo base a circa 500 metri dallingresso. E non detto che la valle di Lanaitto non
possa diventare un luogo familiare per gli astronauti
anche nei prossimi anni.

16 n Darwin n gennaio/febbraio

n spazio n

in viaggio per marte

Una missione lunga 520 giorni

alle condizioni reali che una simile missione imporrebbe. Per quello
che riguarda lalimentazione lEsa ha ritenuto necessario che il cibo
stivato a bordo avesse precise caratteristiche: infatti doveva essere
in grado di conservarsi a temperatura ambiente, perch la refrigerazione avrebbe richiesto troppa energia. Ovviamente si fatto ricorso
a cibi disidratati, una lunga consuetudine nelle attivit spaziali, ma
per variare il men lEsa ha coinvolto anche unazienda italiana, la
Granarolo, a cui ha chiesto di studiare il problema per poter disporre
di alimenti vivi che fossero in grado di variare la dieta dei cosmonauti. Alla conferenza stampa romana il responsabile scientifico di
Granarolo, Andrea Borsari, ha illustrato le soluzioni dellazienda
in grado di rispettare le specifiche dellEsa. Si tratta di yogurt al
gusto di frutta, in forma disidratata, ma comunque un prodotto non
molto lontano da quello che si trova nei supermercati. Allo yogurt
si aggiunto il parmigiano, anche se stavolta con una particolare
confezione. Gli astronauti pare abbiano gradito.

MARS500

l 19 dicembre dello scorso anno lEsa ha convocato una conferenza stampa a Roma per presentare due astronauti che avevano
partecipato alla simulazione di un viaggio su Marte. Lintera missione, effettuata in un apposito spazio allestito a Mosca, durata
520 giorni. Pi o meno il tempo che una navicella spaziale impiegherebbe per arrivare sul pianeta rosso e far ritorno sulla Terra. Per
quanto una missione cos estrema sia ancora allo stadio di progetto
lEsa ha preferito capire meglio gli aspetti critici che un viaggio
cos lungo presenterebbe, non a caso ha chiamato la simulazione Mars500. Sei astronauti di varie nazionalit sono entrati nella
cosiddetta isolation facility moscovita il 3 giugno del 2010 e ne
sono usciti il 4 novembre del 2011. Hanno quindi sperimentato un
lunghissimo periodo di isolamento: per quanto simulato, ad esempio, il collegamento radio con la centrale operativa al 351mo giorno
di missione aveva un ritardo di 736 secondi per lenorme distanza
che li separava dalla Terra. Oltre a questo si sono dovuti adattare

Due astronauti simulano una passeggiata su Marte.

17 n Darwin n gennaio/febbraio

n archeologia n

Il vino pi antico
del Mediterraneo
Scoperte recenti fanno di Cipro la patria della pi antica tecnica di produzione
ma anche il luogo dove stata perfezionata la forma ceramica per conservarlo
Maria Rosaria Belgiorno, Alessandro Lentini

meraldo incastonato doro la melodia


della musica nella dolcezza del vino
(Bibbia, Siracide, 32). Parlando di
vino e della sua importanza nella storia si affronta
un tema molto ampio, che abbraccia fattori culturali,
religiosi ed economici che hanno lasciato impronte
indelebili nella societ umana. Il vino qualcosa di
sacro, lunico prodotto autorizzato per rappresentare
Dio, il sangue di Cristo. La sua importanza e la superiorit assoluta su qualsiasi altro prodotto agricolo
saldamente stabilita da secoli di saggezza.
Nel 1875 John Murray pubblic nel suo dizionario
di antichit greche e romane la voce Vinum, affermando che la vite vinifera proviene dallHimalaya e
dalla regione Trans Caucasica. La sua tesi fu confermata nel 1929 dallo studioso russo M.G. Popov ed
oggi molti ricercatori concordano nellaffermare che
luva selvatica, Vitis vinifera sylvestris, sia originaria
di quelle regioni. Comunque i paleo-antenati delluva
esistevano 60 milioni di anni fa anche in Italia. Gi
nel 1800 era noto che lambiente naturale delluva
era la montagna ed era comunemente accettato che la
prima uva selvatica fosse stata coltivata per la prima
volta nelle valli dellHimalaya. peraltro possibile
che la coltivazione delluva abbia seguito la stessa
strada di diffusione naturale delluva selvatica.
Se ne deduce che entrambe le specie di Vitis silvestris e Vitis sativa (cio coltivata), a seconda della latitudine, si siano distribuite secondo fasce geografiche
precise, e che passando di montagna in montagna e di
valle in valle siano giunte nel Mediterraneo trovando
qui lhabitat migliore per riprodursi. Considerando
che si pu ottenere il vino da entrambe le specie
silvestre e sativa e che luva pu essere coltivata a
diverse latitudini forzandone ladattamento, ovvio
che la migliore qualit si ottiene dallhabitat naturale
prescelto dalla pianta stessa.

Lindagine archeometrica sulle specie di vite da


vino nellantichit ha dimostrato che in tutte le epoche
sono state utilizzate sia uve selvatiche che coltivate.
Possiamo riconoscere il tipo di vite dalla forma dei
semi, ma non possiamo utilizzarli ai fini diagnostici e
cronologici poich la vite selvatica esiste ancora oggi
ed sempre stata utilizzata come portainnesto. Lindagine paleobotanica permette per, attraverso lo studio
dei pollini, di identificare le cultivar diverse e gli innesti trasversi selezionati per produrre vini pregiati.
Tuttavia la presenza di semi duva nei contesti
neolitici stata pi volte considerata come possibile testimonianza di una primitiva produzione di
vino. Se questo fosse un parametro accettabile, data
la cospicua presenza di semi di uva in contesti neolitici, lItalia sarebbe non solo uno dei luoghi pi
antichi dove il vino stato prodotto, ma anche un
paese coinvolto nel traffico del vino gi nel periodo
neolitico. Tuttavia, differenti considerazioni possono
essere avanzate attraverso lo studio dei pollini che
possono testimoniare antiche coltivazioni anche in
contesti archeologici privi di testimonianze dirette
riguardo alla vite.
La parola vino sembra derivi da due geroglifici
egiziani: wnsy che identifica gli acini delluva e smw,
che identifica la pressa da vino, anche se nellantico
Egitto il vino si chiamava irp. Entrambe le parole
wnsy e smw appaiono nelle registrazioni proto dinastiche delle tombe di Abido (3200 a.C.). Ma curioso
notare che la parola vin(um) (irp) anticipa la parola
uva (wnsy), come se gli egiziani avessero conosciuto
il vino prima di coltivarne la pianta.
Una delle pi antiche attestazioni egiziane di coltivazioni di vite riportata su una lista frammentaria
risalente al re Zoser (2600 a.C.) con il nome di un
vino, stella di Horus nellaltezza del cielo. Mentre
abbiamo una lista di 513 vitigni diversi, risalente al

18 n Darwin n gennaio/febbraio

n archeologia n

Pyrgos-Mavroraki (Limassol). Proto-cratere da vino, inizio II millennio a.C.

19 n Darwin n gennaio/febbraio

n archeologia n

Il sito di Pyrgos-Mavroraki durante le fasi di scavo.

regno di Ramsete III, ognuno con la sua etichetta


identificativa che riporta il tipo del vino, il nome
della vigna, del luogo, la data della raccolta, il nome
del vignaiuolo e lattestazione di qualit. Si tratta di
etichette certificatorie simili a quelle che oggi contraddistinguono i vini Doc dannata.
Gli egiziani scoprirono inoltre che ogni vino poteva cambiare il gusto e lodore a seconda del luogo
della vigna, del tipo duva e del metodo di fabbricazione. Letichetta permetteva di riconoscere i vini
diversi e apprezzarne le differenze. Sono queste etichette le prime testimonianze utilizzabili per scrivere
la storia della produzione e del commercio del vino;
proprio perch riguardano la registrazione delle peculiarit che caratterizzano il vino e ne fanno riconoscere le diverse qualit. Unaltra caratteristica che
fu individuata dagli egiziani fu quella che consente
al vino di maturare negli anni, cambiando propriet
organolettiche a seconda del sistema di conservazione, insieme alla facolt della pianta di assorbire
fragranze da piante circostanti e di alterare il sapore
del vino a seconda dei minerali contenuti nel terreno.
In Egitto il vino fu non soltanto una bevanda di
lusso, di cui facevano largo uso faraoni e dignitari, ma fu utilizzato anche come ingrediente per la

composizione dei profumi insieme allolio doliva,


e come veicolo per la produzione di unguenti e la
raffinazione dei grassi animali. Le ricette egiziane
spesso citano il vino come elemento principale da
cui inizia la preparazione dei profumi. Infatti, fin dal
predinastico, il vino fu utilizzato per la raffinazione
e purificazione del grasso animale (che era la base
per ottenere gli unguenti profumati), per cancellare
lodore della carne e favorire lassorbimento delle
fragranze. Al vino, posto in caldo (non sul fuoco),
venivano poi aggiunti man mano gli ingredienti, interrompendo varie volte loperazione per dar tempo
alla composizione di maturare. Ma non possiamo
ritenere che il vino fosse usato come conservante
poich lalcool evapora durante la bollitura.
Se vogliamo considerare la possibilit che la parte
alcolica del vino sia stata utilizzata come ingrediente
per conservare i profumi, dobbiamo presumere che
il composto di vino non abbia mai raggiunto il grado
di bollitura e sia stato mantenuto a una temperatura media che consentiva lo scioglimento delle parti
terpeniche e dei vari componenti lipidici, ma non la
vaporizzazione dellalcool. Lipotesi non priva di
fondamento, infatti lo stesso Teofrasto raccomanda
di non arrivare mai a temperature elevate nella pre-

20 n Darwin n gennaio/febbraio

n archeologia n

Maria Rosaria Belgiorno e Alessandro Lentini nel laboratorio del Museo di Limassol.

parazione dei profumi per non danneggiare gli aromi.


Infatti, se nella mistura degli ingredienti il composto
non supera i 60 gradi, levaporazione lenta dei liquidi
non solo non disperde il tasso alcolico, ma lo accentua. Secondo questa tecnica il vino funziona come
stabilizzante preservando lessenza dallossidazione.
Logicamente non possiamo escludere la possibilit
che il vino fosse distillato negli stessi apparati utilizzati per lestrazione degli oli essenziali, per ottenere un ingrediente alcolico da aggiungere ai profumi
come stabilizzante.
Le categorie di aromi attraverso le quali il vino viene descritto sono sostanzialmente tre: profumi primari
o varietali, profumi secondari o fattori di invecchiamento e profumi terziari dati dalla fermentazione. Il
vino racconta la sua storia nellarmonia delle sue note
in cui il potere della natura e dellesperienza umana
si incontrano e si fondono in un accordo che pu proporre infinite diverse melodie.
La storia del vino cipriota pu essere raccontata in
molti modi: abbiamo scelto quella della tipologia ceramica, perch, andando indietro nei secoli troviamo a
Cipro alcune delle forme pi antiche legate al processo di produzione, alla conservazione e al consumo del
vino. Si partir dallipotesi che il vino sia pi antico

dellinvenzione della ceramica e che il primo contenitore usato per immagazzinare e trasportare il vino
sia stato lotre di pelle. Proprio lotre, ottenuto da una
pelle intera di capra o di maiale, fu il primo contenitore da trasporto utilizzato in ambiente contadino mediterraneo, fino al secolo scorso. Era un contenitore
di manipolazione sicura e facile, utilizzato anche per
lolio. La forma e la dimensione dipendevano soprattutto dalla dimensione degli animali. I contenitori pi
grandi erano realizzati con tutta la pelle dellanimale
annodando le gambe e la coda, per sfruttarne al massimo la capacit. Lapertura del collo corrispondeva
allimboccatura e spesso era chiusa con la stessa corda
usata poi per appenderlo. interessante notare che la
parola greca per otre, Askos, un termine archeologico che indica un vaso di modeste dimensioni di forma
animale o ornato da teste di animali, connesso alluso
conviviale del vino.
Ma il passaggio dallotre al contenitore di argilla
non fu unimpresa facile, perch il vino un liquido
vivo, in continua trasformazione, soprattutto quando
la fermentazione ancora in corso. Il vino ha regole
contrastanti: allinizio non pu essere chiuso finch
la fermentazione non finita, ma subito dopo deve
essere conservato al chiuso poich al contatto con

21 n Darwin n gennaio/febbraio

n archeologia n

Corno potorio dalla necropoli di Vounous, Kyrenia, fine III millennio a.C.

laria si trasforma in aceto. Cos lesperienza indic


a poco a poco la forma pi adatta e si pass dalle
forme pi semplici del periodo Neolitico a quelle
pi elaborate che rispettavano le necessit del vino:
il collo del vaso fu ristretto per facilitare la chiusura e rendere possibile la stesura di un velo dolio e
di resina per prevenire lossigenazione, poi il vaso
assunse una forma allungata, con base a punta, che
permetteva al vino di schiarire mentre i sedimenti si
depositavano sul fondo. Levoluzione della forma
biconica, nata nel VI millennio a.C. in Armenia, si
evolse fino trovare la perfezione nellanfora romana
con la base a punta, passando attraverso una lenta
trasformazione a Cipro, in Egitto, in Mesopotamia
e nellEgeo.
Fino al 2005, anno in cui fu organizzata a Nicosia
la mostra Cipro nella preistoria del vino, ben poca
attenzione era stata rivolta alla forma di alcuni vasi
ciprioti del periodo Calcolitico caratteristici della cultura di Erimi risalente al IV millennio a.C. Questi vasi
hanno una forma caratteristica, ovoidale con la base
a punta e il collo quasi cilindrico rastremato verso
limboccatura. Bench gli esemplari rinvenuti nelle
tombe non superino i 35-40 cm di altezza, esemplari
di oltre 60 cm furono rinvenuti da Porfirios Dikaios
nel 1932-35, durante gli scavi dellabitato Calcolitico
di Erimi-Bamboula. In questo caso si trattava di vere
e proprie proto-anfore, senza manici n prese, ingobbiate di bianco sia allinterno che allesterno, dalla
forma affusolata assolutamente intenzionale vista la
scarsa maneggevolezza di questi vasi. Il confronto
tipologico con le forme coeve con larga base piatta,
indica infatti unestrema ricerca nellottenere la forma a punta. La loro cronologia sembra escluderne
una possibile derivazione dai vasi egiziani a duplice

ansa, mentre li rende simili alle giare armene biconiche senza anse e a vasi trovati a Godin Tepe (3200
a.C). Per altro sia in Armenia che a Cipro la forma si
conservata fino ad oggi nel tradizionale pithari
da vino, sorta di gigantesca giara senza manici, con
la base a punta.
Nell aprile 2005 lindagine archeometrica effettuata su 18 fondi di giare mai lavate, provenienti dallo
scavo del Dikaios ad Erimi, confermarono i sospetti
sorti sulla loro forma. Le analisi effettuate nel laboratorio del Museo Archeologico di Nicosia e in quello
di Limassol, in collaborazione con il Dipartimento
delle Antichit di Cipro, dimostrarono infatti che 12
giare contenevano una grande quantit di acido tartarico (lacido caratteristico del vino), mentre 6 ne
contenevano solo tracce. La scoperta faceva di Cipro
la patria del pi antico vino Mediterraneo, ma anche
il luogo dove era stata perfezionata la migliore forma
ceramica collegata a una tecnologia per fermentare
e schiarire il vino che ancora oggi viene adottata per
produrre vini speciali.
Si tratta del sistema biodinamico, che, senza laggiunta di lieviti selezionati, utilizza recipienti di terracotta tra i 250 e i 400 litri per decantare il vino. Ne
un esempio il vino siciliano Doc Cerasuolo di Vittoria
Pithos (Ragusa). Lo stesso sistema usato ancora
oggi in Georgia (Armenia), la stessa regione dove
stato rinvenuto il vino pi antico del mondo, dove
i pithari a punta, chiamati kvevri sono sepolti sotto
il pavimento delle case, come nellantica tradizione
cipriota. La tradizione armeno-georgiana ha inoltre in
comune con Cipro anche luso antichissimo di bere il
vino nei kantsi, corna di cervo, toro o ariete, e di usare
il mosto per fare lo coucouko con mandorle e noci.
Luso di bere il vino nei corni ha per altro riscon-

22 n Darwin n gennaio/febbraio

n archeologia n

Cipro. Una cantina del villaggio di Omodos nelle montagne Trodos con i pithari.

tri archeologici proprio nella tipologia ceramica del


Bronzo Antico cipriota (2200a.C.), dove troviamo le
pi antiche realizzazioni in terracotta di questa antichissima forma del bere, prima che la tipologia replicata in qualsiasi materiale, incluso loro, oltrepassasse
i confini dellEuropa e del Medio Oriente.
Alcuni corni di terracotta del Bronzo Antico cipriota, furono sottoposti alle stesse analisi delle giare
di Erimi, che confermarono il loro impiego nel bere il
vino, regalando ancora una volta a Cipro il primato di
averne creato una pregevole forma del bere.
Le indagini estese a vasi pi recenti del Bronzo
Medio, con base a punta provenienti dal complesso
industriale di Pyrgos (Lm) e dalla necropoli di Anoyira (Lm), dimostrarono che la base a punta era diventata nel II millennio a.C. una caratteristica primaria
dei vasi da vino. Limportanza della produzione del
vino a Cipro nel II millennio inoltre testimoniata
da straordinari vasi scenici appartenenti a corredi
funebri del 1800 a.C. In quello trovato nella Tomba
35 di Pyrgos, la pigiatura avviene in mezzo a una
piccola folla di uomini, donne, bambini e animali da
cortile. Leccezionale vaso si colloca perfettamente
nel panorama poli-industriale di Pyrgos, dove oltre
alla pi antica fabbrica dei profumi stato trovato un
piccolo ambiente, forse una bottega, che ha restituito

vasi da vino e un discreto numero di semi di Vitis


silvestris e sativa. Il repertorio, unico nel suo genere
comprende giare e brocche e uninteressante anfora
la cui forma anticipa quella del cratere da vino miceneo che apparir solo dopo secoli nella tipologia
vascolare delle forme del bere dedicate al simposio
di stampo egeo-greco.
difficile quindi non ipotizzare una connessione
diretta tra la produzione del vino e quella dei profumi,
considerando anche che due dei pi famosi profumi
ciprioti dellantichit, lAmarikinon e il Ciprinum, di
cui ci parla Teofrasto, Plinio il vecchio e Dioscuride,
necessitano del vino nella loro preparazione. Dai fiori
della vite si ricava anche un profumo eccezionale
menzionato da Plinio (Nat.Hist. Libro XII), che sottolinea come il migliore sia quello della vite selvatica
di Cipro. Un profumo inebriante prodotto dai granelli
delle antere dei fiori di cui i ricercatori dellUbc Wine
Research Centre e Michael Smith Laboratories (British Columbia) hanno recentemente identificato il
gene che ne regola la fragranza.
Anche oggi come nellantichit si producono profumi (maschili) al vino come il Malbec Cologne
dellazienda vinicola Zuccardi in Argentina, nel tentativo di unire il mondo del vino con il mondo dei
profumi in una fragranza esclusiva. Unesperienza gi

23 n Darwin n gennaio/febbraio

n archeologia n

A sinistra un otre di pelle appeso in una casa rurale cipriota, a destra unanfora da vino del IV millennio a.C. trovata durante gli scavi di P.Dikaios.

vissuta con successo da Frapin, Ginestet e Courvoisier


in Francia. Courvoisier produce Courvoisier Ledition
Imperiale, nato nel 2007; Pierre Frapin, che appartiene ad una multisecolare famiglia di produttori di
Champagne e Cognac (dal 1270), menzionata da F.
Rabelais nel XVI secolo, ha creato Frapin 1270, Terre
de Sarment, Esprit de Fleurs, Caravelle Epice e Passion Boise. Ginestet si spinto oltre producendo Botrytis e Le Boise, invecchiati in botti di quercia come il
vino. In Italia Cesari produce dal 2008 il Tauleto,una
fragranza ottenuta da vitigni del Sangiovese.
Da quando la Smithsonian Institution (Washington DC) inizi negli anni Sessanta la catalogazione

dei diversi tentativi pluridisciplinari, per la caratterizzazione della materia organica in contesti antichi,
le ricerche archeometriche si sono notevolmente evolute. Infatti negli ultimi anni le prospettive di successo nellanalizzare resti organici archeologici sono
cresciute a livello esponenziale. Levoluzione tecnologica, e la messa a punto di protocolli di indagine,
hanno permesso misurazioni qualitative e quantitative di materia organica su campioni di milligrammi
o microgrammi. Resine, coloranti, pigmenti, residui
alimentari, bevande, spezie, profumi e sostanze terapeutiche, provenienti da diversi contesti archeologici
in stato di conservazione mediamente buona, sono

24 n Darwin n gennaio/febbraio

n archeologia n

stati caratterizzati nella loro composizione chimica


con relativa facilit. Il vino una miscela pi complessa, costituita da diversi composti organici, tra
cui vari aldeidi, acidi (tartarico), alcoli, carboidrati,
proteine, esteri, vitamine, molecole poliaromatiche
tra cui tannini, antocianine, flavonoidi e catechine.
Lampia gamma di composti aumenta la possibilit di
conservazione dei prodotti di degradazione di questo
prodotto in un contesto antico. Tra questi, lacido
tartarico in vari territori dellareale Mediterraneo e
del Vicino Oriente, presente in elevati quantitativi solo nelluva. Le indagini archeometriche sono
state orientate alla separazione di alcuni sedimenti
dallapparente consistenza organica-resinosa. Tali
sedimenti, in particolare quelli provenienti dalle giare Calcolitiche di Erimi, rimandavano a particolari
condizioni di conservazione, poich si presentavano
sigillate dalloriginale patina composta prevalentemente da sabbia e limo.
I vari sedimenti selezionati sono stati estratti con
H2SO4 al 20 % per dieci minuti, successivamente al supernatante stato aggiunto 0,02 gr. di , -dinaftolo.
La soluzione ottenuta stata sottoposta a irradiazione
con lampada UV a 240-250 nanometri, che ha rivelato
un viraggio verso una colorazione verde fluorescente
tipica dellacido tartarico del vino, prodotto nellareale Mediterraneo. In parallelo stato esaminato con
le stesse procedure analitiche un campione sintetico
certificato dellisomero dellacido tartarico presente
in natura, sotto forma di l-(+).
Dopo la messa a punto del metodo sono stati analizzati altri sedimenti recuperati dal fondo di altre
anfore integre (tipologia vinaria), provenienti da diversi contesti archeologici presso i musei di Limassol
e Nicosia. Tutti i campioni esaminati sono risultati
positivi allacido tartarico. Lanalisi qualitativa effettuata stata contrassegnata per ogni campione con
una serie di rimandi relativi allintensit del colore
verde, prodotto dalla reazione tra acido tartarico e ,
-dinaftolo.
La significativa presenza di acido tartarico in 24
ceramiche, di periodi e contesti diversi, ha inoltre
evidenziato una serie di conoscenze particolari legate
alle tecniche di coltivazione, produzione e trasformazione delluva. Lidentificazione di questo acido
in contesti archeologici datati al 3000 1950 a.C.
poneva diversi problemi cronologici sullorigine e
diffusione di questi primi procedimenti enologici collegati a specifiche forme ceramiche, in quanto i pi
antichi reperti esaminati ne attestavano la presenza
non oltre il 1500 a.C.
La fermentazione zuccherina (glicolisi) la pi
antica forma naturale di produzione energetica per

il mantenimento della vita. Individui animali diversi


fra loro sono attratti da frutti fermentati per le stesse
esigenze fisiologiche. Qualsiasi prodotto che deriva
dalla fermentazione di materia organica, deve essere
consumato velocemente prima che si trasformi (in
aceto nel caso del vino) in unaltra miscela ancora pi
alterata. In particolare i liquidi provenienti dalluva
iniziano a fermentare per la presenza del lievito naturale. Durante tale processo si forma un ambiente
anaerobico, ricco di anidride carbonica, che induce i
liquidi contenuti nelluva a separare le proprie riserve
zuccherine in alcool. La presenza di acido tartarico e
dei suoi sali provocano un processo di fermentazione
che va avanti fino alla fine, finch il lievito non pu
pi sopravvivere nella soluzione ad alto tasso alcolico. Fino al periodo romano i vinificatori non ebbero a
disposizione un inibitore, come lo zolfo, per arrestare
questo processo.
Il vinificatore e il vasaio ciprioti avranno quindi
fatto uno sforzo congiunto per conservare questo liquido, aggiungendo solo resina di terebinto (Pistacia
terebinthus L. di cui ben noto luso nella produzione dei vini resinati), caratterizzata pi volte durante
le indagini chimiche e documentata dalla presenza
di polline nelle sezioni stratigrafiche dello scavo di
Pyrgos.
La biodiversit dei vari ambienti da cui provengono le maggiori fonti di documentazione sullorigine e la diffusione della Vitis sylvestris e della Vitis
sativa pongono una serie di problematiche di tipo
ambientale e cronologico. I termini di confronto tra
i siti Mediterranei e i siti Transcaucasici presentano
un evidente contrasto per il numero e la qualit della
documentazione prodotta (tipologia dei manufatti,
paletnologia, datazioni, survey, geomorfologia, sedimentologia, archeobotanica, archeometria, conservazione e restauro), poich i siti Mediterranei, anche se
distanti fra loro, rappresentano periodi e sub ambienti
diversi, con attestazioni puntuali e archi cronologici
ben rappresentati. Invece per larea Transcaucasica,
la documentazione appare discontinua e frammentata
nel tempo, e non permette una sintesi indicativa sulle
famiglie geografiche di questarea.
Lindagine condotta a Cipro, anche se limitata a
pochi siti archeologici rispetto allampiezza del territori e alle tematiche oggetto di studio, costituisce
un primo approccio alla definizione degli elementi
fondamentali circa la domesticazione, coltivazione
della vite e produzione del vino, che probabilmente
si sviluppata parallelamente sia nellareale Mediterraneo sia nella regione Transcaucasica in periodo
Neolitico e Calcolitico.
Maria Rosaria Belgiorno, Alessandro Lentini, Cnr-Itabc

25 n Darwin n gennaio/febbraio

n PALEONTOLOGIA n

Un viaggio lungo
due milioni di anni
Una mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma ripercorre le tappe
dellevoluzione umana affiancandole un ricco calendario di eventi
Mary Anne Tafuri, Fabio Di Vincenzo

iamo in viaggio da 2 milioni di anni,


queste parole di Luigi Luca Cavalli
Sforza e Telmo Pievani intrecciano
in ununica esperienza emotiva e di grande valore
scientifico e culturale, le molteplici suggestioni della
mostra Homo sapiens, La grande storia della diversit umana ospitata al Palazzo delle Esposizioni
di Roma fino al 9 aprile 2012 quindi a Trento e dei
molti eventi scientifici, didattici e culturali che ruotano attorno ad essa. Un ricco calendario di eventi,
che si avvalgono della partecipazione di studiosi di
livello internazionale collegato alla mostra Homo
sapiens. Fra questi, proprio in occasione dellinaugurazione della mostra, il 12 novembre scorso si
svolto a Roma (Palazzo Massimo) il convegno
Many times Homo organizzato dallIstituto Italiano
di Antropologia (IsItA), che ha visto la partecipazione oltre che di Telmo Pievani e Luigi Luca Cavalli
Sforza, curatori della mostra, di alcuni tra i membri
del comitato scientifico, che si sono confrontati in
un dibattito su alcune delle pi importanti e recenti
scoperte dellevoluzione umana. Tra i partecipanti
Alfredo Coppa e Giorgio Manzi (Universit di Roma
La Sapienza), Claudio Tuniz (Centro Internazionale
di Fisica Teoretica Abdus Salam, Trieste), Juan Luis
Arsuaga (Universidad Complutense, Madrid), David
Lordkipanidze (Georgian National Museum, Tblisi) e in ultimo Lee Berger (Universit di Witwatersrand), che ha presentato per la prima volta in Europa
gli straordinari ultimi rinvenimenti dalla Grotta di
Malapa (Sudafrica) da cui provengono gli scheletri
quasi completi di diversi individui di Australopithecus sediba. Berger ha inoltre anticipato la scoperta
di tracce di materiale organico (presumibilmente
cheratina) appartenuto a quegli antichi ominidi, per
le quali sono attesi risultati al momento impensabili,
da future indagini biomolecolari.

Il viaggio di cui si diceva prima non la metafora


del cammino delluomo nella sua evoluzione, unimmagine che, per quanto familiare, risulta forviante
per i caratteri di necessit e direzionalit che reca
con s (unerrata iconografia del progresso, direbbe
Stephen Jay Gould), ma indica la capacit tutta umana di spostarsi incessantemente e cos raggiungere e
popolare ogni angolo del pianeta.
I pi antichi rappresentanti del genere Homo iniziarono cos il loro viaggio. Erano spinti dal cambiamento climatico e favoriti da una versatilit ecologica
sconosciuta alle australopitecine loro contemporanee. I primi uscirono dalle aree di origine in Africa
gi intorno a due milioni di anni fa, diffondendosi in
tempi rapidissimi da un capo allaltro dellEurasia.
Anche i rappresentanti della nostra specie, Homo sapiens, ripercorsero quello stesso cammino, uscendo
nuovamente dal continente africano intorno a 100
mila anni fa, per popolare questa volta lintero globo, fino alle regioni pi estreme e inospitali. Li accompagnava e li guidava una nuova consapevolezza,
linnato desiderio di avventura e scoperta che suscita
la curiosit di conoscere cosa c oltre.
E oltre, quei nostri antenati trovarono un mondo
gi popolato da altri uomini come loro, ma diversi per
morfologia e cultura, discendenti di quegli umani che
li avevano preceduti nel viaggio e che nel frattempo si
erano evoluti in nuove specie adattandosi agli ambienti naturali cos diversi da quelli di partenza. Con tutte
queste specie, i Neandertaliani in Europa, i misteriosi uomini di Denisova in Asia, gli incredibili Hobbit
dellisola di Flores, quei primi uomini dalle fattezze
ormai moderne ebbero contatti, scambi e forse anche
un ruolo nella loro estinzione: non lo sappiamo con
certezza. Sappiamo per che a un certo punto, solo
una manciata di migliaia di anni fa, la nostra specie,
Homo sapiens, rimase da sola a continuare il viaggio.

26 n Darwin n gennaio/febbraio

Cortesia Homo sapiens

n PALEONTOLOGIA n

Una sala della mostra allestita al Palazzo delle Esposizioni di Roma.

Cominci a differenziarsi culturalmente molto di pi


di quanto fece geneticamente, imparando a sopravvivere alle condizioni di vita pi estreme, senza dover
attendere i capricci e i tempi dilatati delladattamento
biologico. Forse prima specie dellumanit ad essere
dotata di linguaggio articolato cominci a pensare se
stessa e il mondo in forma di simboli, invent larte, scopr la musica, differenzi i propri stili di vita
tra popolo e popolo, us lingue e culture per fondare
identit di genti e stirpi, addomestic la natura con lagricoltura e lallevamento, proiett la propria innata
curiosit al di l della stessa vita mortale cominciando
a riflettere su di s guardandosi indietro, diventando
insomma, pienamente moderna.
Tutto questo e altro viene raccontato nella mostra
Homo sapiens, a formare il suggestivo ritratto di una
specie, incorniciato in una sorta di elogio dellirrequietezza, per usare le parole di Chatwin, fondato
per su basi scientifiche straordinariamente solide.
La mostra traduce dunque, in un percorso didattico
di grande e facile fruibilit, la forza e la passione di

una vita intera dedicata alla ricerca scientifica, quella del grande genetista Luigi Luca Cavalli Sforza e
dello straordinario potere immaginifico che ha accompagnato tutte le sue opere e in particolar modo
Storia e geografia dei geni umani (con P. Menozzi e
A. Piazza, Adelphi) .
Gi dalla prima sezione, la mostra offre aspetti di
assoluta eccezionalit. Per citare solo alcuni esempi,
sono esposti per la prima volta in Italia lo scheletro
quasi completo di un antichissimo ominino, Ardipithecus ramidus, risalente a oltre 5 milioni di anni fa
e i due Australopithecus sediba la nuovissima specie, scoperta nel 2010 che coglie forse il passaggio
tra le australopitecine e le primissime forme umane
e ancora cranio e mandibola originali provenienti
da Dmanisi, il sito tra le montagne del Caucaso che
rappresenta la pi antica occupazione umana fuori
dallAfrica. Ci introduce nella sezione dedicata alla
genetica la bellissima ricostruzione della Eva mitocondriale, opera dellartista Lorenzo Possenti, immagine ideale di una dea madre di tutta la variabilit

28 n Darwin n gennaio/febbraio

Cortesia Homo sapiens

n PALEONTOLOGIA n

In primo piano a destra una ricostruzione della cosiddetta Eva mitocondriale.

genetica successiva, che nelle sezioni a seguire si


tramuta in storia di genti, culture, eventi, in un percorso ricchissimo (forse troppo, se dovessimo trovare
un difetto) di stimoli. In questo viaggio moderno,
diventano tappe fondamentali la nascita del pensiero
simbolico, levoluzione della lingua, il raffinarsi della cultura materiale e un nuovo consapevole controllo
della natura. Sebbene tutti questi aspetti siano solo
accennati, la vera forza della mostra risiede nel voler
mettere in luce come la diffusione planetaria della
nostra specie abbia comportato per lungo tempo la
convivenza con altre forme di Homo e come molte
conquiste culturali siano figlie di questa diffusione.
Ripercorrendo sala dopo sala il viaggio delluomo, scopriamo che in rapporto ai tempi e alle modalit evolutive della storia genetica della nostra specie,
africano e migrante sono i due aggettivi che meglio
descrivono la condizione di tutta lumanit moderna
e che, in questo primo scorcio di millennio, il viaggio non ancora terminato. Molti di noi, come ci
ricorda Marco Aime nellintroduzione al catalogo

della mostra (Codice edizioni), sono ancora costretti


dalla fame, dalle guerre, dalle catastrofi naturali ad
abbandonare la propria casa, restituendo al viaggio il
colore cupo, di una fuga. Anche per questo, la mostra
Homo sapiens forse tra tutti gli eventi organizzati
nellambito delle celebrazioni per i 150 anni dellunit dItalia, quella che conferisce alla parola patria
un significato pi ampio e inclusivo; perch a ben vedere non mira ad esaltare nessun aspetto particolare
della nostra identit, n vuole raccontarci una delle
tante storie che tutte assieme formano la Storia che ci
accomuna, piuttosto ci ricorda di noi e del posto che
occupiamo nella natura e in mezzo agli altri, confusi
nella ricchezza della nostra diversit culturale, radicati nella certezza della nostra uguaglianza genetica;
e di come in nessun altro luogo possiamo sentirci pi
vicini a noi stessi se non proprio qui, a casa nostra,
nella nostra patria: il mondo.

Mary Anne Tafuri, Fabio Di Vincenzo, Sapienza Universit di Roma

29 n Darwin n gennaio/febbraio

n Eurolandia n

La scienza ai tempi della crisi

adrid e bruxelles.

proprio quando leconomia va male che bisogna investire in


ricerca e innovazione. Sono molti a sostenerlo, tra economisti e scienziati. Ma poi, quando la
crisi morde, la tendenza generale quella di chiudere
i cordoni della borsa alla scienza. Perci adesso viene
da chiedersi: quanto peseranno spread, downgrade e recessione sui laboratori? Che parte occuper la scienza
nei pensieri dei politici, nei paesi a rischio default e,
in generale, nellUnione europea? In Italia la comunit
scientifica ha salutato positivamente il passaggio del
testimone da Mariastella Gelmini a Francesco Profumo,
gi presidente del Cnr e prima ancora rettore del politecnico di Torino. In Spagna, daltro canto, la vittoria
di Mariano Rajoy ha portato con s la cancellazione del
Ministero la scienza, inglobato dal Ministero delleconomia. Mentre a Bruxelles la Commissione europea si
appena dotata per la prima volta nella sua storia di
uno (anzi di una) science advisor, che consiglier Jos
Manuel Barroso su tutto ci che riguarda la scienza. I
segnali sono contrastanti, dunque, e difficili da interpretare. In fondo nulla garantisce che questa Europa in
crisi di identit ascolter i consigli della sua consulente
scientifica. Cos com presto per dire che i ricercatori
spagnoli saranno penalizzati dalla riorganizzazione delle competenze allinterno del loro Governo.
Il bilancio del passato recente per Madrid in chiaroscuro. La ministra-biologa Cristina Garmendia aveva
alimentato grandi speranze quando si era insediata nel
2008 promettendo riforme. Alla Spagna lascia una nuova
legge sulla scienza, che stabilisce la creazione di unagenzia nazionale per la ricerca e offre qualche garanzia
in pi ai giovani ricercatori. Ma la crisi economica, negli
ultimi due anni, ha ridotto il budget per la ricerca. E adesso, cosa accadr? I timori raccolti dalla rivista Nature non
riguardano pi di tanto lo spostamento di competenze
al ministro delleconomia Luis de Guindos, che ha un
passato alla Lehman Brothers. Le domande sono altre: i
Popolari garantiranno continuit a queste riforme?
Per una donna di scienza che ha lasciato Madrid,
unaltra arriva a Bruxelles. Si tratta di Anne Glover, una
biologa cellulare e molecolare. La scienziata dellUniversit di Aberdeen stata la consulente scientifica del
Governo scozzese. Questa figura, che in Italia non prevista ma nei paesi anglosassoni ha una lunga storia, sbarca per la prima volta nel cuore dellUe, con una qualifica
manageriale equivalente a quella di direttore generale, in
quel palazzo Berlaymont dove lavora anche il presidente

Barroso. La Glover riferir direttamente a lui, consigliandolo ogni volta che scoppier unemergenza cos come
nella routine dellattivit normativa. Tutte le volte che i
dati scientifici su un argomento saranno controversi o
appariranno tali, toccher a lei aiutare i vertici di Bruxelles a interpretare i margini di incertezza. Si dice che
sia brava a comunicare, e la bella presenza non guasta,
ma non detto che diventer una figura popolare. In
fondo quanti sanno che lo scienziato-ambientalista John
Holdren lo science advisor di Barack Obama? O che il
fisico ottico John Marburger era il consulente scientifico
di George Bush?
Eppure il compito di queste figure tuttaltro che banale, come spiega un policy forum pubblicato da Science
a firma di Roland Schenkel. Lex direttore generale del
Joint Research Centre, che fa capo proprio alla Commissione europea, fa diversi esempi per spiegare quanto
sarebbe importante iniettare una robusta dose di scienza
nel policy-making. Uno riguarda lincapacit dellEuropa unita di rispondere in modo coordinato allemergenza
delle ceneri che, dopo leruzione del vulcano islandese,
ha messo in crisi il traffico aereo. Un altro il dibattito sullopportunit di fissare dei target politici per ladozione dei biocarburanti, che presentano un rapporto
costi-benefici difficile da leggere senza approfondite
conoscenze scientifiche. Ma il problema non soltanto
che la politica ha poca voglia di ascoltare, a volte sono
anche gli scienziati che non si fanno sentire, pungola
Schenkel. Nel 2000 i membri dellUnione europea dedicavano alle spese per la ricerca l1,85% del prodotto
interno lordo. Per non soccombere alla competizione
con gli Stati Uniti e le potenze asiatiche, con lagenda
di Lisbona lUe ha dichiarato di voler aumentare questa
percentuale fino al 3% nel 2010. Quanti se ne ricordano
ancora? E cosa hanno fatto i ricercatori per difendere
questo traguardo? Glover non potr certo fare il miracolo
di trasformare la capitale della politique politicienne nel
quartier generale del policy-making evidence-based. Per
inciso, perdonateci per la sfilza di termini stranieri, ma
davvero la lingua italiana non offre grandi strumenti per
parlare dei rapporti fra scienza e politica. Per finire, c
da chiedersi che potere di persuasione avr mai ladvisor scientifico di Barroso nei confronti degli altri due
vertici del triangolo istituzionale: lEuroparlamento e
il Consiglio dei ministri, che non di rado sono stati i
veri motori delle derive antiscientifiche europee. Non
avr vita facile, perci auguriamo sinceramente ad Anne
Glover buon lavoro.

31 n Darwin n gennaio/febbraio

n POLICY FORUM n

Esperimenti necessari
o giochi pericolosi?
Due gruppi hanno modificato il virus H5N1 rendendolo pi pericoloso
ma bisognerebbe discutere delle finalit scientifiche oltre che dei rischi
Gianfranco Bangone

n esperimento condotto in due laboratori di ricerca, in Olanda


e negli Stati Uniti, ha sollevato un acceso dibattito nella comunit scientifica, ma ha anche spinto qualche giornale nostrano
a cavalcare la notizia monstre. Un gruppo di virologi dellErasmus
Medical Center di Rotterdam, guidati da Ron Fouchier, e un secondo
gruppo delluniversit di Wisconsin-Madison, sotto la direzione di
Yoshihiro Kawaoka, hanno artificialmente ricostruito una versione del
virus influenzale H5N1che in una popolazione di furetti ha dimostrato
capacit di trasmissione aerea. In termini molto concreti si tratta di
una pessima notizia per una ragione: H5N1, che ha fatto la sua prima
comparsa nel pollame venduto al mercato di Hong Kong nel 1997, si
dimostrato altamente letale non solo nei volatili ma anche nei pochi
casi in cui riuscito a fare il salto di specie e infettare gli umani.
Questo particolare sottotipo dellinfluenza aviaria da tempo un
sorvegliato speciale e ha richiesto misure drastiche per poterne fermare la circolazione: nel 97, ad esempio, il governo di Hong Kong
ha fatto abbattere con uno stamping out di massa quasi cinque
milioni di volatili selvatici e domestici del mercato locale, causando
enormi perdite al comparto economico interessato. Operazione che
ha dovuto ripetere negli anni seguenti, anche se in minore misura.
H5N1 un virus che si perfettamente adattato negli uccelli, dove
si trasmette in maniera molto efficiente, ma ha sempre avuto grandi
difficolt a sbarcare nella nostra specie. Dal 2003 in poi questo virus
ha avuto circolazione endemica in almeno nove paesi del Sud-Est
asiatico, colpendo pi di 150 milioni di volatili, mentre nellumano si
stima che non abbia contagiato pi di 600 persone, ma facendo quasi 400 vittime. Questo ultimo dato va saputo interpretare, nel senso
che abbastanza probabile che nellumano i contagiati siano molti di
pi, ma non vengono rilevati perch presumibilmente sviluppano una
sintomatologia lieve. Abbiamo comunque abbastanza dati per poter
sostenere che i casi umani di H5N1siano dovuti a forme di esposizione
diretta, ovvero una stretta coabitazione con le specie aviarie colpite,
anche se non mancano segnalazioni di trasmissione inter-umana, ma
si tratta di una manciata di casi. H5N1, come tutti i tipi di influenza A,
ha una sua instabilit genetica che comporta numerose mutazioni
durante la replicazione per cui per molti anni stato considerato un
temibile candidato per una pandemia influenzale nella nostra specie,
ma cos non stato.

32 n Darwin n gennaio/febbraio

PLIB

n POLICY FORUM n

Un ricercatore con una provetta che contiene il virus H5N1.

33 n Darwin n gennaio/febbraio

USDA APHIS

n POLICY FORUM n

Un ricercatore controlla un gruppo di cigni selvatici in Giappone.

La notizia che ha solleticato i media sono i risultati dei due gruppi di ricerca che abbiamo appena
menzionato: un H5N1 manipolato per conferirgli la capacit di trasmissione aerea nel furetto un
pericolo per lumanit? I ricercatori hanno giocato
dazzardo per arrivare a un simile risultato? Il virus
potrebbe varcare i confini dei laboratori e correre
libero nellambiente? Da un punto di vista giornalistico sono domande che colpiscono limmaginario
collettivo, facendo credere che chi ha condotto questi
esperimenti sia uno di quegli scienziati un po miopi e fuori dalla realt dipinti nei decenni passati dal
generone catastrofista hollywoodiano. Ovviamente
la realt molto lontana da questi stereotipi, mentre
il dibattito nella comunit scientifica di riferimento
percorre altre strade. Per semplificare possiamo dire
che la prima domanda sollevata dagli specialisti di
biosicurezza, ovvero coloro che si dedicano allanalisi dei pericoli rappresentati dalle armi biologiche,
relativa alla replicabilit dellesperimento, ovvero se possibile che un gruppo di terroristi possa
ripetere il risultato e utilizzare il virus mutato per
compiere attentati. In ragione di tutto questo alcuni
hanno chiesto di fermare la pubblicazione dei dati i
due gruppi hanno mandato un lavoro a Nature e uno

a Science o perlomeno di pubblicarli in una versione fortemente emendata dei particolari tecnici. I due
lavori in questione sono stati sottoposti al National
Science Advisory Board for Biosecurity statunitense
(Nsabb) che non si ancora espresso. I particolari
di questi esperimenti non sono noti, ma lo scorso
settembre Ron Fouchier ha illustrato, in un convegno
a Malta, il quadro di riferimento scientifico del suo
lavoro. Nellultimo secolo i sottotipi influenzali che
hanno colpito la popolazione umana sono stati solo
tre: H1N1, H2N2 e H3N2. Per cui la domanda che
attende risposta da tempo se H5N1, che raramente
colpisce nellumano, potrebbe avere la capacit di
adattarsi alla nostra specie. Nel 2005 un editoriale
del New England Journal of Medicine firmato dal
virologo Klaus Sthr, spiegava bene la posta in gioco dopo anni di allarmi: Dallinizio di questanno i
prerequisiti (di H5N1) necessari per farlo diventare
pandemico sono stati raggiunti tutti eccetto uno: le
mutazioni genetiche che gli consentirebbero di avere
una trasmissione interumana efficiente. I recenti cambiamenti nellecologia della malattia e nel comportamento del virus lo porteranno a fare questultimo
passo, oppure si prover che sono irrilevanti? Nessuno lo sa con certezza. E poi ancora: La questione

34 n Darwin n gennaio/febbraio

USDA APHIS

n POLICY FORUM n

Un allevamento di pollame nel sud est asiatico durante lemergenza di H5N1.

pi pressante : perch H5N1 non stato in grado di


fare un riassortimento con i virus influenzali umani,
anche se ha avuto ampie possibilit di farlo? Lunico
modo per risolvere questo dilemma di mimare il riassortimento in laboratorio in appropriate condizioni
di biosicurezza. In altri termini conoscere quello che
Klaus Sthr chiamava lultimo passo una condizione necessaria soprattutto per difendersi dal virus,
quella che i tecnici chiamano preparedness. Significa
capire cosa attendersi, stabilire come realizzare un
vaccino e avere unidea di quali farmaci possano essere efficaci nel ridurre la mortalit fra i colpiti. Ed
esattamente quello che hanno fatto i gruppi di Ron
Fouchier e di Yoshihiro Kawaoka. Qualche anno fa
un gruppo americano riuscito a recuperare alcune
salme di minatori sepolti nel permafrost, a Brevig in
Alaska, uccisi dalla Spagnola del 1918. I campioni
biologici recuperati dai corpi hanno consentito di
isolare il virus influenzale H1N1 pandemico, anche
se fortemente danneggiato dalle ingiurie del tempo.
Un laboratorio di microbiologia americano stato in
grado di riscostruire il temibile virus della Spagnola e di farlo circolare in topi di laboratorio, dove ha
prodotto un tasso di mortalit elevatissimo entro 72
ore dal contagio. In quel caso non c stato un coro di

critiche, anche se riesumare un virus che ha fatto


un centinaio di milioni di morti allinizio del secolo
scorso ha richiesto non poche precauzioni, le stesse
a cui hanno fatto ricorso Fouchier e Kawaoka (in
entrambi i casi stato utilizzato un laboratorio con
specifiche di sicurezza Biolevel 3).
Per quanto non si abbiano dettagli sui lavori inviati
a Science e Nature abbiamo unidea generale della
strada che i due gruppi di ricerca hanno seguito: nel
convegno di Malta, che si tenuto lo scorso settembre, Ron Fouchier ha sostenuto che il primo tentativo
di arrivare al risultato stato quello di utilizzare la
genetica inversa, ovvero un approccio che consente di scoprire la funzione di un gene analizzandone gli specifici effetti fenotipici, ma questa strada
non sembra che abbia dato buoni risultati. La finalit
era di capire quale set genetico producesse un virus
maggiormente virulento. Scartata questa soluzione il
gruppo di Fouchier ricorso a un approccio low-tech
e molto lento, inoculando il virus nel naso di un furetto
e attendendo che sviluppasse linfluenza. Un prelievo
biologico dal primo animale servito a inocularne un
secondo, e cos di seguito sino a raggiungere le dieci
generazioni. Dopo questi molteplici passaggi il virus
stato in grado di propagarsi agli animali della gabbia

35 n Darwin n gennaio/febbraio

HKM

n POLICY FORUM n

Controlli allaeroporto di Hong Kong durante la pandemia influenzale del 2009.

accanto, dimostrazione evidente che aveva acquisito


la capacit di diffondersi per via aerea. Furetti sani, e
non inoculati, sviluppavano la malattia, un risultato
che il gruppo non si aspettava. Fouchier precisa che
i furetti, ovviamente, non sono uguali agli umani,
anche se in precedenti ricerche stato dimostrato
che sottotipi influenzali che colpivano questi animali
erano in grado, allo stesso tempo, di circolare nella
nostra specie con la stessa efficienza. Stavolta potrebbe essere diverso, pare che Fouchier abbia detto al
convegno di Malta, ma non ci scommetterei. Quello
che certo che la versione finale del virus H5N1 che
circolava negli animali del laboratorio di Rotterdam
aveva cinque mutazioni in due geni, non sappiamo
quali. Tali mutazioni si presentano spontaneamente
nei virus influenzali aviari, finora per mai insieme.
Nel dibattito che seguito a queste prime anticipazioni laspetto di sicurezza, che ha richiesto la discesa
in campo del Nsabb, lha fatta da padrone anche se
c molto altro su cui discutere. La ricerca sulle armi
biologiche ha avuto la sua massima spinta negli anni
centrali della Guerra Fredda, e soprattutto in Unione
Sovietica, ma questo periodo storico ci ha insegnato
alcune cose: intanto un virus influenzale unarma
assolutamente inadatta a questo scopo perch non
circoscritta e si pu facilmente ritorcere contro chi
la usa. In un utilizzo terroristico va tenuto conto che
i paesi industrializzati si potrebbero difendere molto

meglio rispetto a quelli in via di sviluppo, ammesso


che la minaccia possa arrivare da quella parte del
globo. Questo per dire che sarebbe un autentico boomerang per quei gruppi eversivi che scegliessero di
usarla. Il secondo aspetto un po pi tecnico, perch
sperimentare sui furetti un virus influenzale ingegnerizzato non significa disporre di un agente patogeno
in grado di scatenare una pandemia, forse pu dare
utili indizi ma la strada molto pi lunga e impervia.
Lennesima questione stabilire se secretare i due
lavori, o pubblicare una versione molto purgata,
possa risolvere il problema. Ron Fouchier sostiene
che non servirebbe a molto, ci sono un centinaio di
laboratori nel mondo che si occupano di ricerca sui
virus influenzali e probabilmente un migliaio di specialisti che nellultimo decennio si sono scambiati
non poche informazioni. Fouchier sostiene che il suo
risultato per forza di cose on the street, nel senso che
mancherebbero pochi dettagli perch un altro laboratorio sia in grado di replicare il risultato. Insomma
sarebbe un fatto di tempo.
Le preoccupazioni sugli aspetti di biosicurezza
hanno mortificato abbastanza la portata scientifica
dellesperimento, almeno a giudicare da come ne ha
riferito la grande stampa. Attualmente conosciamo
abbastanza bene la versione pi comune del virus
H5N1, il cosiddetto genotipo Z, che si diffusa in
molti paesi fra i volatili e il pollame da cortile. Ma

36 n Darwin n gennaio/febbraio

Vanderbilt University

n POLICY FORUM n

Il centro di vaccinazione influenzale della Vanderbilt University nel 2009.

si tratta di un virus che circola in una ristretta nicchia ecologica e tutto quello che sappiamo non
particolarmente utile per difendersi se il patogeno
dovesse adattarsi alla nostra specie. Se tutto questo
accadesse avremmo pochissimo tempo per studiare
quali farmaci possano ridurre la mortalit associata
e sar ancora pi difficile tentare lo sviluppo di un
vaccino. Sarebbe una corsa contro il tempo ed abbastanza probabile che le contromisure arriverebbero
troppo tardi per essere realmente efficaci. Per quanto
la probabilit che una versione umana di H5N1 sia
piuttosto remota, su un punto concordano tutti: non
si pu sottovalutare il pericolo. Sarebbe un evento a
bassissima probabilit, ma al tempo stesso ad altissima intensit, che bisogna essere in grado di fronteggiare. Sapere quali mutazioni nel genoma del virus lo
rendono in grado di fare il salto di specie consente di
mettere in campo forme di sorveglianza specifica: ad
esempio se comparisse in una popolazione di maiali
si avrebbe il tempo di praticare un esteso stamping
out, riducendo la possibilit che il patogeno inizi a
circolare diffusamente. Ovviamente in questo modo
non si elimina totalmente il pericolo se il virus ha
trovato la strada per adattarsi alla nostra specie prima
o poi destinato a diffondersi ma un preallarme ci
farebbe guadagnare mesi preziosi.
Il virologo Vincent Racaniello ha pubblicato nel
suo influente blog un post dal titolo A bad day for

the science, interpretando quello che il pensiero


dominate nella comunit interessata: la censura sul
lavoro di Fouchier e Kawaoka non solo non sarebbe
utile, ma addirittura dannosa. Nel frattempo i due
gruppi di ricerca che hanno sottoposto i lavori a Nature e Science attendono fiduciosi il responso della
Nsabb, ma non con un atteggiamento passivo: Fouchier si dice pronto a rispettare le condizioni, ma al
tempo stesso combatte perch i suoi dati siano diffusi
integralmente. In ballo non c semplicemente una
pubblicazione su una rivista a fortissimo fattore di
impatto, ma la possibilit di trovare una soluzione
efficace che non tagli le gambe a questo settore di
ricerca. Un comunicato di Science, e va ricordato che
si tratta della rivista dellAccademia americana per
il progresso delle scienze che rappresenta centinaia
di migliaia di ricercatori, sembra andare nella stessa
direzione anche se con toni pi felpati. Fouchier, ad
esempio, abbastanza critico nei confronti di quegli esperti di biosicurezza che vorrebbero imporre il
cosiddetto rischio zero dimenticando lutilit, non
solo scientifica, dei suoi dati sul nuovo virus H5N1.
Questo per dire che la posta in gioco diversa dalla
versione semplicistica che ne ha dato una certa stampa. Scriviamo una certa stampa, perch leggendo il
New York Times, che ha riferito del caso in modo
sobrio e corretto, ci si rende conto che viviamo in
un altro paese.

37 n Darwin n gennaio/febbraio

n review n

Si pu misurare
il lavoro scientifico?
Il profilo bibliometrico uno strumento utile
per valutare la produttivit anche se cela molte insidie
Giuseppe De Nicolao

ellera di internet, accade sempre pi spesso che il vero


problema non sia lassenza di informazioni, ma la sovrabbondanza e la conseguente difficolt a riconoscere le informazioni pi rilevanti e autorevoli. In misura crescente ci affidiamo a
sistemi automatici, come i motori di ricerca, per catalogare ed elencare
in ordine di importanza le risposte alle nostre domande. Mentre relativamente facile individuare le pagine che trattano di un determinato
argomento, il punto cruciale ordinare le pagine trovate in ordine di
importanza. Laspetto pi sorprendente dei motori di ricerca come
Google la loro capacit di usare i link esistenti tra le pagine del web
per assegnare loro un indice di importanza in modo automatico e senza
lausilio di esperti che conoscano largomento di cui trattano le pagine.
I successi ottenuti dai motori di ricerca rafforzano la fiducia che si possano utilizzare metodi automatici anche per orientarsi tra i contenuti
della produzione scientifica, individuando gli articoli e gli autori pi
significativi e autorevoli. Mentre nel world-wide-web i legami tra le
pagine sono dati dai link, nella letteratura scientifica i legami tra gli
articoli sono forniti dalle citazioni che legano un articolo scientifico
a un elenco di altri articoli richiamati al suo interno. Questa rete di
legami fornisce informazioni sui lavori e gli scienziati pi letti ed la
base sperimentale su cui si fonda la bibliometria, ovvero la disciplina
che analizza in modo quantitativo la letteratura scientifico-tecnologica anche al fine di valutarne limpatto allinterno della comunit
scientifica. Questo articolo, si propone di spiegare le nozioni base di
questa disciplina e di illustrarne potenzialit e limiti nella valutazione
dellimpatto scientifico di intere nazioni, di universit, di riviste e di
singoli scienziati. In Italia, largomento di grande attualit anche
perch lAnvur (Agenzia nazionale per la valutazione dellUniversit
e della Ricerca) ha proposto di assegnare un ruolo chiave agli indicatori bibliometrici non solo nella valutazione di universit ed enti di
ricerca, ma anche per le assunzioni e gli avanzamenti di carriera dei
singoli ricercatori.
Per chi fa ricerca scientifica, la pubblicazione dei risultati un
momento fondamentale del proprio lavoro. non solo una fase di
comunicazione della conoscenza ai colleghi e alla societ, ma anche
di verifica della validit del lavoro fatto. Soprattutto nelle discipline
scientifiche, abituale condizionare la pubblicazione degli articoli al
superamento di una peer review, una revisione affidata a un collegio

38 n Darwin n gennaio/febbraio

University of Toronto

n review n

Una sala di lettura dellUniversit di Toronto.

di colleghi ricercatori. Infatti, le riviste scientifiche


dispongono di un comitato editoriale che cura la selezione degli articoli da pubblicare. Quando gli autori
inviano un articolo chiedendo che venga pubblicato,
esso viene assegnato a uno dei membri del comitato
editoriale che a sua volta individua un certo numero
di esperti del settore (i revisori) che avranno il compito di leggere larticolo ed esprimere un giudizio sulla
correttezza e sulla novit dei risultati rispetto allo stato dellarte. Per garantire una migliore imparzialit,
il nome dei revisori deve rimanere sconosciuto agli

autori dellarticolo. Sulla base dei giudizi ricevuti,


viene infine formulata una decisione che nei casi pi
semplici di accettazione o respingimento, ma che
pu anche scendere nei dettagli di quali modifiche
siano necessarie perch larticolo sia accettabile per
la pubblicazione. Lo scopo della procedura di peer
review garantire la qualit degli articoli pubblicati
sulla rivista scientifica in modo che i lettori possano
fidarsi della correttezza e della novit dei risultati e
utilizzarli per scopi pratici o come base per ulteriori
ricerche.

39 n Darwin n gennaio/febbraio

n review n

Citable documents 1996-2010


6.000.000
5.000.000
4.000.000
3.000.000
2.000.000
1.000.000
0

Figura 1. Produzione di documenti scientifici citabili nel periodo 1996-2009: classifica delle prime quindici nazioni (fonte:
SCImago 28/11/11).

Sotto lipotesi che le procedure di peer review


funzionino correttamente, si pu pensare di usare il
numero di articoli pubblicati da un ricercatore o da
una universit per misurare la produzione scientifica
di qualit. Nel caso delle universit o degli istituti
di ricerca, rapportando la produzione al numero di
ricercatori o al finanziamento, si possono calcolare
indici di produttivit pro capite o per unit di finanziamento. Tuttavia, molti articoli pubblicati lasciano
poca traccia nella comunit scientifica, mentre altri
vengono riconosciuti come avanzamenti di fondamentale importanza. Per tale ragione, un ricercatore
anche molto prolifico in termini di articoli pubblicati
non necessariamente pi valido di un altro ricercatore che pubblica meno articoli, che per hanno
maggior influsso sulla comunit scientifica. Misurare linflusso di una scoperta scientifica tuttaltro
che banale, anche perch pu accadere che la sua
importanza non venga riconosciuta che dopo molti
anni. Laffermarsi di database citazionali ha reso per
possibile contare il numero di volte che un articolo
citato nella letteratura scientifica. Il numero di ci-

tazioni rappresenta una misura di impatto che viene


usata come surrogato di una valutazione di merito.
Naturalmente, tale numero non pu che crescere nel
tempo e nel caso di articoli il cui numero di citazioni
esplode a scoppio ritardato, si parla di belle addormentate, un fenomeno che testimonia come lanalisi
bibliometrica condotta su periodi brevi possa sottovalutare il valore di alcuni contributi scientifici.
Sommando le citazioni ricevute da un ricercatore,
da un dipartimento o da ununiversit, possibile
avere una misura aggregata del loro impatto sulla
comunit scientifica.
Gli elementi di base del profilo bibliometrico di
un ricercatore o di una rivista sono gli articoli e le
citazioni che ciascuno di essi ha ricevuto nella letteratura. A partire da questi dati sono stati proposti
indicatori derivati. Nel caso delle riviste, lindicatore
pi famoso lImpact Factor (IF), ideato nel 1955 dal
chimico Eugen Garfield, poi fondatore dellInstitute
for Scientific Information (ISI) che ancor oggi, sotto
il nome di Thomson-Reuters, mantiene uno dei principali database citazionali. Per fare un esempio, lIF

40 n Darwin n gennaio/febbraio

n review n

Cita%ons 1996-2010
120.000.000
100.000.000
80.000.000
60.000.000
40.000.000
20.000.000
0

Figura 2. Citazioni ricevute nel periodo 1996-2009: classifica delle prime quindici nazioni (fonte: SCImago 28/11/11).

del 2010 della rivista Nature pari al numero medio


di citazioni ricevute nel 2010 dagli articoli pubblicati
nelle due annate precedenti, ovvero 2008 e nel 2009.
Attraverso il calcolo degli IF possibile classificare
le riviste in base al loro impatto stimato e, a parit
di condizioni, molti ricercatori considerano fonte di
prestigio pubblicare su riviste ad alto IF. Un indicatore pi recente, ma altrettanto famoso lh-index,
ideato da G.J. Hirsch nel 2005 e tipicamente usato per
confrontare singoli ricercatori o gruppi di ricercatori.
Secondo la definizione originale, un ricercatore possiede un indice pari ad h se h dei suoi N lavori hanno
almeno h citazioni ciascuno e i rimanenti (Nh) lavori
hanno ognuno al pi h citazioni. Il vantaggio, e anche
il limite, dellh-index la sua capacit di sintetizzare
in un unico numero informazioni legate al numero di
lavori scientifici prodotti e al loro impatto, misurato
tramite le citazioni. A supporto del suo indice, Hirsch
aveva notato che riconoscimenti come il premio Nobel per la fisica erano di norma attribuiti a scienziati
con un h-index elevato. Esistono anche molti altri indicatori bibliometrici che non possibile descrivere
in dettaglio. Un recente volume di A. Baccini1 offre

un panorama vasto e dettagliato dei diversi aspetti,


anche tecnici, della bibliometria.
Per quanto lIF fosse stato originariamente proposto per orientare le scelte delle biblioteche scientifiche al fine di decidere a quali riviste scientifiche
convenisse abbonarsi, limportanza degli indicatori
bibliometrici andata crescendo negli anni a causa
del loro possibile utilizzo nella valutazione della ricerca scientifica prodotta sia da singoli ricercatori che
da interi dipartimenti, istituti di ricerca e atenei. Per
decidere lassunzione o la promozione di un ricercatore, utile valutare la sua produzione scientifica
sia in termini quantitativi che di impatto. A maggior
ragione, le decisioni strategiche sulla politica di ricerca di un ateneo o di unintera nazione, richiedono la
conoscenza e la valutazione delle ricerche in settori
anche molto eterogenei. Un primo approccio per effettuare queste valutazioni fare ricorso a commissioni di esperti, una procedura che consente di combinare valutazioni quantitative e qualitative, ma che,
soprattutto in Italia, criticata per i suoi margini di
arbitrariet e soggettivit, basti pensare agli scandali
e alle polemiche sui concorsi universitari. Unalter-

41 n Darwin n gennaio/febbraio

n review n

Italy: citable documents


70.000
60.000
50.000
40.000
30.000
20.000
10.000
0

Figura 3. Italia: serie storica dei documenti scientifici citabili prodotti nel periodo 1996-2009 (Fonte SCImago 28/11/11).

nativa meno costosa e apparentemente oggettiva


basare il giudizio sugli indicatori bibliometrici. Cosa
di pi semplice che far vincere un concorso per una
cattedra al candidato con pi citazioni o con lh-index
pi alto? Niente pi scandali e sospetti di favoritismi.
Anche a livello di atenei, si pu pensare di distribuire
i finanziamenti premiando i pi meritevoli, individuati tramite il numero di articoli prodotti (misura
di quantit) oppure il numero di citazioni ottenute
(misura di impatto).
Tuttavia, esiste una vastissima letteratura che
mostra come luso degli indicatori bibliometrici sia
meno oggettivo e pi insidioso di quanto non appaia
a prima vista. Un primo problema riguarda il grado
di copertura della produzione scientifica da parte dei
database citazionali. In ordine storico, il primo database generalista lISI della Thomson-Reuters che
copre un insieme meno numeroso di pubblicazioni,
ma comunque non incluso nellinsieme coperto dal
database Scopus della Elsevier. Infine, la copertura
pi vasta garantita da Google Scholar, che per include anche pubblicazioni soggette a minori controlli
come rapporti interni e versioni preliminari (preprint)

di articoli che non hanno ancora passato il filtro della


peer review. Mentre ISI e Scopus richiedono la sottoscrizione di un abbonamento, lutilizzo di Scholar
gratuito. Un punto oggetto di discussione la trasparenza dei criteri per includere o escludere le riviste dallindicizzazione, tanto pi che per Scopus si
configura un conflitto di interessi in quanto Elsevier
uno dei massimi editori scientifici a livello mondiale.
A differenza di ISI e Scopus, Scholar non dichiara
le riviste a cui accede per le sue ricerche e la sua
vulnerabilit allo spam stata dimostrata mediante
alcune beffe, per esempio facendo indicizzare articoli
privi di senso e inventando un autore di fantasia, Ike
Antake, il cui h-index, calcolato in base allinterrogazione di Scholar superava quello di Einstein. Il
problema della copertura particolarmente grave per
le scienze umane e sociali e per tutti quei settori in
cui le pubblicazioni nelle lingue nazionali e le monografie hanno un ruolo decisivo nella trasmissione
della conoscenza e nella costruzione della reputazione scientifica. Dato che in alcuni campi le statistiche
citazionali disponibili non riflettono adeguatamente
limpatto della produzione scientifica, esistono interi

42 n Darwin n gennaio/febbraio

n review n

Rela%ve produc%on: % world


16
14
12

China
UK

10

Germany
8

France
Italy

Spain
NL

CH

2
0
1996

1998

2000

2002

2004

2006

2008

2010

Figura 4. Serie storiche 1996-2009 della percentuale di documenti scientifici citabili sul totale mondiale prodotti dalla Cina e
dalle principali nazioni europee (fonte: SCImago 28/11/11).

settori in cui gli approcci puramente bibliometrici


producono risultati talmente distorti da non essere
praticamente applicabili.
Anche quando le statistiche citazionali sono applicabili, levidenza sperimentale dimostra che la valutazione dei risultati deve tenere conto delle abitudini
delle diverse comunit scientifiche. Nella matematica, per esempio, il numero delle citazioni minore
che nelle discipline biomediche rendendo lh-index
di un matematico non direttamente confrontabile con
quello di un medico o di un biologo. Queste differenze hanno stimolato lo sviluppo di tecniche di normalizzazione basate sulla classificazione delle riviste
in settori, la cui definizione, oltre che comportare un
certo grado di arbitrariet, varia da un database allaltro. Lh-index solleva una serie di problemi in quanto,
oltre a essere influenzato dal settore scientifico, favorisce chi pubblica molti articoli, anche corti e scritti
in collaborazione, rispetto a chi pubblica pochi lavori
come unico autore. A tale proposito, stata coniata

lespressione salami publishing: suddividere la ricerca nelle fette pi sottili possibili per massimizzare
il numero di articoli e citazioni. Inoltre, lh-index
cresce con let del ricercatore e pu essere gonfiato
mediante il ricorso sistematico alle autocitazioni. Anche in questo caso, una possibile risposta il ricorso a
indicatori normalizzati come lm-index, ottenuto dividendo lh-index per let accademica (il numero di
anni trascorsi dal primo articolo pubblicato), al fine di
rendere paragonabili ricercatori di diversa anzianit.
Infine, esiste il problema degli errori materiali. Errori
nella registrazione delle citazioni dovuti a sviste degli
autori degli articoli, difficolt nel distinguere autori
omonimi, errori commessi dai database citazionali: A
titolo di esempio, per ventanni il database ISI ha attribuito alla rivista Educational Research le citazioni
ricevute da unaltra rivista, Educational Researcher,
non inclusa nel database1.
Pur con tutte le cautele indotte dai limiti e dalle
insidie sopra citate, c un consenso abbastanza dif-

43 n Darwin n gennaio/febbraio

Science Behind Academic Rankings - NYTimes.com


n r e v i e w Questionable
n

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Support Oakland
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Mohamed EL-Dakhakhny

The campus of Alexandria University in Egypt. The colleges appearance on a top rankings list this year surprised many
researchers.
By D.D. GUTTENPLAN
Published: November 14, 2010

LONDON For institutions that regularly make the Top 10, the
autumn announcement of university rankings is an occasion for quiet
self-congratulation.

RECOMMEND

When Cambridge beat Harvard for the


No. 1 spot in the QS World University
French University Rankings Draw
Rankings this September, Cambridge
Praise and Criticism (November 15,
put out a press release. When Harvard
2010)
topped the Times Higher Education
list two weeks later, it was Harvards turn to gloat.

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-22.#$7(1-&5$1-&#"/3((A%$("*%".+/#*%(?(7,-;(#/(&5-&("*11*%(=#=.#*1$&,#"/B/+"5(-/(&5$(#12-"&('-"&*,(
'*,()*+,%-./(-%7("#&-&#*%("*+%&/('*,(-+&5*,/B-,$($-/#.0(1-%#2+.-&$7(%*&(*%.0(#%(&5$*,09(=+&(-./*(#%(
2,-"&#"$9(-%7(&5-&(&5$#,(+/$(#%(,-%:#%8(-%7()+78#%8(/5*+.7(=$("+,&-#.$73

PRINT
REPRINTS
SHARE

Ann Mroz, editor of Times Higher Education magazine, issued a statement congratulating
the Egyptian university, adding any institution that makes it into this table is truly world
class.

!?CD(2.-"$/(8,$-&(6-.+$(*%(/"5*.-,.0(2+=.#/5#%89(*'("*+,/$9(-%7(;$(-,$(&-:#%8(/&,*%8(-"&#*%/(&*($%/+,$(
&5$(#%&$8,#&0(*'(*+,(*;%(2+=.#"-&#*%/(-%7(&*(2,*&$"&(*+,(-+&5*,/(',*1(&5$'&(*'(&5$#,(;*,:3((E+&(;$(-,$(
/&#..(/&,+88.#%8(&*(7$"#7$()+/&(;5-&(-"&#*%/(;$(/5*+.7(&-:$3((!*(?(#%6#&$(&5$(&5*+85&/(*'(1$1=$,/(*'(&5$(
Titoli di articoli recenti su trucchi, scandali e pericoli della bibliometria.
!?CD("*11+%#&03((?'(0*+(5-6$(;#&%$//$7(&,*+=.#%8(#%"#7$%&/(#%()*+,%-.(2+=.#"-&#*%9(.$&(1$(:%*;3((F*(
0*+(&5#%:(/+"5(#%"#7$%&/(-,$(*%(&5$(,#/$G((!5*+.7(!?CD(=$(7*#%8(1*,$G((!5*+.7(;$(.**:(=$0*%7(*+,(
*;%(2+=.#"-&#*%/(-%7(-+&5*,/G

fuso sullutilit delle statistiche bibliometriche nella


valutazione aggregata di comunit sufficientemente vaste di ricercatori. La valutazione dellimpatto
scientifico delle nazioni un esempio particolarmenC(,$"$%&("-/$(#%6*.6#%8(!?CD(=,#%8/(#%(=*&5(-+&5*,(-%7()*+,%-.(1#/"*%7+"&3((C(2-2$,(2+=.#/5$7(#%(-(
!?CD
)*+,%-.( #% ( HIIJ ( ;-/ ( 2.-8#-,#K$7
( $//$%&#-..0(
',*1( - ( 2,$2,#%&
( 6$,/#*% ( 2*/&$7
( =0( &5$(
te(affascinante.
In Italia,
6$,=-&#1(
diventato
abituale
deplora-+&5*,/(*%(&5$(;$=3((C("*2#$7(6$,/#*%(*'(&5$(2-2$,(-22$-,$7(#%(&5$(1/23./)24%/)(#5%&./)(#%6#72)24*248*#
)/0#7"*239*(
#%(&5$(/-1$(0$-,(;#&5(7#''$,$%&(&#&.$(-%7(-+&5*,/3(
(!?CDL/(2+=.#/5$,9(6#"$(2,$/#7$%&('*,(
re
le
miserevoli
condizioni
del
sistema
universitario
2+=.#"-&#*%/9($@$"+&#6$(7#,$"&*,9(-%7(?(+%7$,&**:(-('+..(#%6$/&#8-&#*%9(;5#"5(,$M+#,$7(%$-,.0(/#@(1*%&5/3(
45$("-/$(8*&(1$//#$,(-%7(1*,$(7#/&+,=#%8(;$$:(=0(;$$:3((?(7$"#7$7(&5-&(*+,('#%-.(,$2*,&(*%(#&(/5*+.7(=$(
nazionale sulla base delle classifiche internazionali
1-7$('+..0(2+=.#"N(#&(#/(-6-#.-=.$(*%(&5$(;$=9(;5$,$(0*+("-%(,$-7(&5$(7$&-#./3
degli( 5$,$
atenei,
cui
nessuno
degli
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sce a raggiungere le prime posizioni. Tali commenti
O
omettono di osservare che
tali classifiche, oltre a non
avere una solida base scientifica, riflettono i risultati
raggiunti senza tener conto delle risorse impegnate
e che, rapportata al Pil, la spesa italiana per luniversit al trentunesimo posto su trentaquattro nazioni
considerate dallOcse. Piuttosto, lapproccio corretto
per misurare limpatto scientifico delle nazioni fare
riferimento agli articoli scientifici e alle citazioni.
Statistiche di questo genere sono liberamente consultabili sul sito della societ di ranking scientifico
SCImago2, che le elabora utilizzando i dati forniti
da Scopus. Cosa dicono queste classifiche riguardo
allItalia? Per quanto riguarda il numero totale di documenti citabili prodotti nel periodo 1996-2010, lItalia si colloca in ottava posizione (Figura 1) mentre

LINKEDIN

But the news that Alexandria University in Egypt had placed 147th on
the list just below the University of Birmingham and ahead of such
academic powerhouses as Delft University of Technology in the Netherlands (151st) or
Georgetown in the United States (164th) was cause for both celebration and puzzlement.
Alexandrias Web site was quick to boast of its newfound status as the only Arab university
among the top 200.

!"#$%&'()*#+,#-./%(0

C+&5*,(1#/"*%7+"&B1*/&(*=6#*+/.0(6$,=-&#1(2.-8#-,#/19(=+&(-./*(1*,$(/+=&.$(-22,*2,#-&#*%(*'(#7$-/(
-%7(7+2.#"-&$(2+=.#"-&#*%B5-/(-.;-0/(=$$%(;#&5(+/3( (C&(!?CD9(5*;$6$,9(*+,(#12,$//#*%(#/(&5-&(&5$(
2,*=.$1(#/(=$"*1#%8('-,(1*,$("*11*%3((<$,5-2/($6$%(1*,$(7#/&+,=#%8(#/()*+,%-.(1#/"*%7+"&9("-,,#$7(
*+&(=0(2+=.#/5$,/(-%7($7#&*,/9(*'&$%(;#&5(-%($6#7$%&(2,*'#&(1*&#6$3((A%$($@-12.$(#/(-(/.*220(*,(/5-1(
2$$, (,$6#$;(2,*"$//(7$/#8%$7 (&*(2,*7+"$(&5$(#12,$//#*% (*'(-(/$,#*+/(/"5*.-,.0()*+,%-.(;#&5*+&(&5$(
/+=/&-%"$3( (C%*&5$,(#/(&5$(7$.#=$,-&$(1-%#2+.-&#*%(*'("#&-&#*%(/&-&#/&#"/(#%(*,7$,(&*(,-#/$(&5$(#12-"&(
'-"&*,(*,(*&5$,()*+,%-.(=#=.#*1$&,#"/3

TWITTER

But researchers who looked behind the headlines noticed that the list also ranked
Alexandria fourth in the world in a subcategory that weighed the impact of a universitys
research behind only Caltech, M.I.T. and Princeton, and ahead of both Harvard and
Stanford.
Like most university rankings, the list is made up of several different indicators, which are
given weighted scores and combined to produce a final number or ranking. As Richard
Holmes, who teaches at the Universiti Teknologi MARA in Malaysia, wrote on his
University Ranking Watch blog, according to the Webometrics ranking of World
Universities, published by the Spanish Ministry of Education, Alexandria University is not
even the best university in Alexandria.

settima per impatto scientifico misurato attraverso


il numero diThecitazioni
(Figura
2).
Seindicator,
si considerano
overall result, he wrote,
was skewed
by one
citations, which accounted for
32.5% of the total weighting.
le singole annate,
la nostra produzione scientifica,
pur mostrando chiari segni di crescita (Figura 3),
1 di 4dal settimo posto nel 1996 al nono posto nel
passata
2010, a causa dei sorpassi della Cina e dellIndia,
che crescono molto pi rapidamente delle altre nazioni. A scopo comparativo, interessante valutare la
quota di produzione scientifica italiana in relazione
a quella europea e mondiale. La percentuale italiana
di produzione scientifica rispetto al mondo rimane
fondamentalmente stabile: nel periodo 1996-2009
oscilla tra un minimo del 3,04%, toccato nel 2002, ed
un massimo del 3,40%, raggiunto nel 2009 (Figura
4). Alla luce di questi dati, si pu dire che lItalia tiene
il passo del resto del mondo. In considerazione, della
rapidissima crescita di Cina ed India, si tratta di un
risultato molto buono, tanto vero che, nel contesto
europeo, la percentuale italiana cresciuta nel tempo
passando dall11,08% nel 1996 al 12,44% nel 2009.
Facendo ancora riferimento alle quote di produzione
scientifica europea nel periodo 1996-2009, il confronto con le principali nazioni europee mostra che,
a fronte della lieve crescita italiana, Regno Unito,

44 n Darwin n gennaio/febbraio

TimesLimited E-Mail

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n review n

Germania e Francia, pur rimanendo ampiamente le


pi produttive, hanno diminuito la loro percentuale di
produzione scientifica, mentre la Spagna la nazione
che cresce pi rapidamente. Questi dati smentiscono nettamente limmagine di una ricerca italiana in
decadenza e marginale nel panorama mondiale. Se
si considera che il Pil dellItalia il settimo e che
la percentuale investita nella ricerca accademica
decisamente inferiore a quella investita dalle sei nazioni che ci precedono, la produttivit e limpatto
della ricerca italiana sono sorprendentemente buone.
Che la valutazione bibliometrica celi delle insidie, persino nelle valutazioni aggregate a livello
nazionale, stato dimostrato da un recente infortunio giornalistico. Il 22 agosto 2011, il quotidiano la
Repubblica pubblica un lungo articolo intitolato La
ricerca perde pezzi. Italia maglia nera dEuropa, il
quale documenta e commenta un annuncio clamoroso: dal 2008 al 2009 la produzione scientifica italiana
sarebbe diminuita di pi del 20%, (da pi di 52.000
a circa 40.00 articoli), un vero e proprio tracollo.
La fonte citata: un articolo scientifico intitolato Is
Italian Science Declining? in stampa sulla prestigiosa rivista Research Policy. Gli autori dellarticolo
scientifico sono Cinzia Daraio, ricercatrice dellUniversit di Bologna, e uno dei pi affermati studiosi
di bibliometria, Henk F. Moed, olandese. In base a
quanto scritto nellarticolo scientifico, i dati della ricerca erano frutto di interrogazioni del database ISI.
Ritornando alla Figura 3, si gi visto che nei dati
SCImago, basati su Scopus, non c traccia di questo
crollo, che per la sua entit sarebbe un fenomeno
senza precedenti. Nei giorni immediatamente seguenti alla pubblicazione dellarticolo su Repubblica,
lautore del presente articolo controlla sul database
ISI i dati pubblicati dal quotidiano e non solo scopre
che sono sbagliati, ma riesce a individuare la fonte
dellerrore: Daraio e Moed avevano interrogato il
database ISI nel primo semestre del 2010, quando
gli archivi bibliometrici del 2009 non erano ancora
assestati. Conseguentemente, per il 2010 il numero
di documenti recuperato era inferiore a quello reale
per tutte le nazioni. La prova delluso di dati incompleti costituita da una figura dellarticolo scientifico
in cui si vede che la produzione di tutte le nazioni
considerate subisce un tracollo dal 2008 al 2009.
La spiegazione dellerrore e della sua origine viene
pubblicata sul blog Univeritas3 e viene ripresa da altri quotidiani. La ricercatrice di Bologna replica di
essere sempre stata consapevole dellincompletezza
dei dati, di non aver mai parlato di crollo e che la
tesi di un possibile inizio di declino scientifico sostenuta dallarticolo scientifico si fondava su altre
considerazioni. Il giornalista di Repubblica, dopo pi

di un mese, rettifica la notizia, mettendo in evidenza


le responsabilit dellufficio stampa dellateneo bolognese che gli aveva suggerito lo scoop fornendo i dati
sbagliati a prova del crollo. Al di l di questo infortunio giornalistico, laspetto pi insidioso dellutilizzo
degli indicatori bibliometrici come unico o principale
criterio di valutazione individuale e collettiva lo
svilupparsi di comportamenti opportunistici, come
lo scambio di citazioni e labuso del ruolo ricoperto
nei comitati editoriali per migliorare le statistiche
proprie e delle proprie riviste. Al riguardo esiste una
vasta letteratura che punta il dito anche su casi in cui
questa ingegneria bibliometrica ha raggiunto esiti
clamorosi. Basti pensare che nella classifica 2010
delle migliori universit pubblicata da Times Higher
Education, lUniversit di Alessandria dEgitto si
classificata quarta a livello mondiale nella classifica
research influence, scavalcando persino Harvard e
Stanford, grazie a un singolo scienziato dalle performance bibliometriche eccezionali, il quale aveva
pubblicato centinaia di articoli nella rivista da lui
diretta4 Il caso, che ha messo in evidenza la fragilit
delle classifiche compilate sulla base di soli indicatori
bibliometrici, ha avuto eco internazionale al punto da
essere ripreso dal New York Times.
Le statistiche bibliometriche offrono informazioni
preziose sui meccanismi di generazione, trasmissione e consolidamento del sapere scientifico. Difficile
pensare di poterne fare a meno se si vogliono capire meglio i processi che governano lelaborazione
collettiva della conoscenza scientifica. Allo stesso
tempo, questi indicatori sono misure indirette, rumorose e qualche volta manipolabili dellimportanza
dei risultati pubblicati dai ricercatori. Non esistono
formule magiche che permettano di racchiudere in
un unico numero il valore di un ricercatore o quello
della produzione scientifica di un ateneo. Anche nazioni come Regno Unito e Australia, che sembravano
avviate verso procedimenti di valutazione fortemente
ancorati agli indicatori bibliometrici, hanno fatto marcia indietro, riconoscendo la necessit di affidare un
ruolo fondamentale al giudizio degli esperti, che pur
avvalendosi della bibliometria non potranno esimersi
dallesprimere giudizi di merito 4. Come diceva Einstein: Not everything that counts can be counted, and
not everything that can be counted counts.
Giuseppe De Nicolao, Universit di Pavia
Bibliografia
1

A. Baccini, Valutare la ricerca scientifica, Il Mulino, Bologna 2010.

SCImago Journal & Country Rank, http://www.scimagojr.com/

G. De Nicolao, Is Italian science declining? Anatomia di una bufala,

G. De Nicolao, I numeri tossici che minacciano la scienza.

45 n Darwin n gennaio/febbraio

n review n

La chiave
del rebus
Il Nobel per la Fisica premia la scoperta dellaccelerazione
dellUniverso che rende coerente il quadro della cosmologia moderna
Luigi Guzzo

el 1929 Edwin Hubble e Milton Humason, formularono


quella che oggi nota come Legge di Hubble, ovvero la relazione empirica, allora basata sullosservazione di alcune
decine di galassie, che descrive quantitativamente il tasso di espansione dellUniverso oggi. Il fatto che le galassie si allontanassero da
noi con una velocit apparente tipicamente in allontanamento (ovvero
mostrando uno spostamento verso il rosso redshift della lunghezza
donda delle righe spettrali rispetto alla loro posizione misurata in
laboratorio, analogo al ben noto effetto Doppler), era in realt noto
sin dal 1917, quando Vesto Slipher pubblic le prime osservazioni
spettroscopiche di quelle che al tempo erano chiamate nebulose e
la cui natura galattica o extra-galattica non era per nulla chiara. La
chiave del risultato di Hubble del 1929 consistette nel collegare queste
misure della velocit apparente di allontanamento v a una stima della
distanza D di queste nebulose, arrivando alla famosa relazione v=H0D
(dove H0 , appunto, la costante di Hubble). Fu proprio Hubble, infatti,
utilizzando come indicatori di distanza le cosiddette stelle Cefeidi, a
stabilire univocamente che le nebulose a spirale come M31 (la famosa
Nebulosa di Andromeda), erano in realt sistemi stellari esterni alla
nostra galassia e molto lontani da essa. Le Cefeidi sono una classe
di stelle pulsanti (il cui diametro e luminosit variano nel tempo con
regolarit, a seguito di una fase di instabilit della loro evoluzione), che
hanno limportante caratteristica di mostrare un periodo di pulsazione
proporzionale alla loro luminosit assoluta: misurandone il periodo
si ricava L e combinandolo con la luminosit apparente f si risale alla
distanza D. In altre parole, queste stelle possono essere usate come
candele standard per risalire alla distanza delle galassie in cui si
riesca a individuarle. Hubble riusc a isolare delle Cefeidi nelle nebulose osservate da Slipher e Humason e misurarne quindi la distanza
utilizzando proprio la relazione Periodo-Luminosit, scoperta nel 1912
da Henrietta Swan Leavitt. Questultima faceva parte del celeberrimo Harem di Pickering, meglio noto come le Calcolatrici di Harvard, il gruppo di donne collaboratrici di Henry Pickering, direttore
dellOsservatorio di Harvard, che forn un contributo fondamentale
alla classificazione delle luminosit e degli spettri stellari agli inizi del
secolo scorso. Henrietta Leavitt si accorse che alcune stelle osservate
su lastre ripetute delle Nubi di Magellano (galassie irregolari satelliti
della nostra) mostravano una variazione della luminosit regolare e

46 n Darwin n gennaio/febbraio

Hubble Space Telescope

n review n

La galassia a spirale NGC1309, dove nel settembre del 2002 si originata una supernova di tipo Ia.

tanto pi lenta quanto pi fossero luminose. Hubble


afferm varie volte che Henrietta avrebbe meritato
il Premio Nobel per il suo contributo cruciale alla
scoperta dellespansione dellUniverso. A quel tempo, per, lastronomia non era ancora considerata
dallAccademia delle Scienze di Stoccolma come
eleggibile per il Nobel per la Fisica e quindi questo
non accadde. Hubble spese considerevoli energie,
alla fine della sua carriera, proprio per far s che
lastronomia potesse essere riconosciuta come una
branca della fisica, e come tale considerata per lassegnazione del prestigioso riconoscimento. I suoi sforzi
furono premiati solo dopo la sua morte: per i saggi
di Stoccolma lastronomia divenne a pieno titolo un
settore della fisica, ma era troppo tardi, Edwin Hubble e la scoperta dellespansione dellUniverso non
ricevettero mai il Premio Nobel.
Quasi settantanni dopo, potremmo dire che lAccademia delle Scienze ha, indirettamente, riparato
a questa lacuna, assegnando il Nobel per la Fisica
2011 alla scoperta dellespansione accelerata. Que-

sto avviene solamente 13 anni dopo la pubblicazione


dei due articoli che riportano il risultato. I beneficiari, Saul Perlmutter di Berkeley da un lato e Brian
Schmidt di Canberra con Adam Riess di Baltimora
dallaltro, rappresentano due progetti che nel 1998
sono arrivati in parallelo alla medesima conclusione:
non solo lUniverso in espansione, ma la velocit
di espansione sta aumentando, invece di diminuire
come ci si aspetterebbe nellipotesi pi naturale.
Questo risultato ha moltissimo a che fare con
quanto aveva fatto Hubble settantanni prima. Con
il loro programma di osservazioni i due gruppi cercavano infatti di dare una risposta alla domanda su
quale fosse il tasso di espansione dellUniverso nel
passato, rispetto a quello attuale che misurato dalla
costante di Hubble. Si trattava in pratica di costruire un diagramma distanza-redshift come quello di
Hubble, ma spingendolo a distanze molto pi grandi
e quindi a epoche pi remote. Per poterlo fare, si
doveva innanzitutto trovare una candela standard
analoga alle Cefeidi, ma molto pi luminosa, tale

47 n Darwin n gennaio/febbraio

n review n

Figura 1. Curve di luce di supernove di tipo Ia nella banda B, come osservate (in alto) e dopo la normalizzazione ottenuta
applicando la relazione di Phillips discussa nel testo (in basso). La scala sulle ascisse in giorni, mentre quella sulle ordinate
(magnitudine assoluta) proporzionale alla luminosit intrinseca della stella.

cio da poter essere osservata fino a distanze di miliardi di anni luce.


Gli indizi che una possibile classe di oggetti con
queste propriet esistesse avevano iniziato ad emergere a cavallo tra la fine degli anni 80 e linizio degli
anni 90, grazie ai lavori sulle supernove, in particolare da parte di Mark Phillips e Nick Suntzeff al Cerro
Tololo Interamerican Observatory, in Cile. Il termine
supernova indica tipicamente lo stadio finale dellevoluzione di alcuni tipi di stelle, durante il quale la stella
si disintegra in gran parte, liberando in un secondo
una quantit di energia paragonabile alla luminosit
di unintera galassia, pi di 10 miliardi di volte quella
del Sole. Va da s che essendo cos luminose, queste
stelle divengono visibili anche in galassie a grandis-

sima distanza. Alla fine degli anni 80 si stava quindi


cercando di individuare classi di supernove che potessero essere usate come candele standard. Gustav Tammann, dellUniversit di Basilea, era convinto che le
cosiddette supernove Tipo Ia rappresentassero una
classe omogenea adatta allo scopo e in un lavoro con
il suo studente Bruno Leibundgut del 1990 le utilizz
per ottenere una nuova stima della costante di Hubble
(quindi rifacendo esattamente lo stesso lavoro fatto da
Hubble). Il valore ottenuto sottostimava il valore oggi
pi accreditato di H0 di quasi il 40%. La ragione fu
messa in luce da Phillips in un lavoro fondamentale
del 1993, in cui mostr che esisteva una correlazione
tra la luminosit al massimo delle supernove Tipo Ia
e la durata della loro curva di luce, cio landamento

48 n Darwin n gennaio/febbraio

n review n

Figura 2. Esempio di osservazioni di supernove lontane con il Telescopio Spaziale Hubble. In questo caso si tratta dei dati
dellHigh-z Supernova Search Team, il progetto che ha fruttato il Nobel a Schmidt e Riess. Si noti nei pannelli ingranditi nella
parte bassa come la luminosit della supernova, indicata dalla freccia, sia confrontabile o addirittura superiore (pannello
a destra) a quella della galassia ospitante.

della luminosit stessa nel tempo: supernove intrinsecamente pi brillanti erano anche pi lente nella loro
salita e discesa. Quindi, questi oggetti non erano tutti
equivalenti, come era stato assunto da alcuni. Il lavoro
di Phillips (poi ulteriormente esteso in un successivo
articolo con Mario Hamuy e Suntzeff), mostrava per
che erano comunque standardizzabili, normalizzando
la luminosit di ogni supernova Tipo Ia rispetto alla
durata della sua curva di luce e ottenendo cos un ottimo indicatore di distanza di grande luminosit. Era
quello che mancava per poter spingere il diagramma
di Hubble indietro nel tempo, a distanze ed epoche
mai immaginate prima.
Questi risultati diedero nuovo impulso a progetti
di ricerca sistematica di supernove Tipo Ia in galassie
lontane, finalizzati a tracciare la storia di espansione
dellUniverso indietro nel tempo. In realt, ci che

tutti si aspettavano di misurare era il valore del tasso


di decelerazione dellespansione: luniverso doveva
rallentare a causa dellauto-gravit della materia contenuta al suo interno; il dubbio era quanto in fretta lo
stesse facendo. Si sarebbe fermato a un certo punto,
oppure avrebbe continuato indefinitamente? Sin dal
1988 il gruppo del Lawrence Berkeley National Laboratory, guidato proprio da Saul Perlmutter, allepoca
giovane ricercatore post-dottorale, aveva sviluppato
le tecniche osservative necessarie per monitorare efficientemente grandi aree di cielo, mostrando che era
possibile scoprire in modo routinario grandi numeri
di supernove. Ma solo dopo il 1993, con le conferme
che arrivavano da Phillips e collaboratori su come
calibrare al meglio le Tipo Ia, il lavoro di quello che
venne chiamato Supernova Cosmology Project ebbe
una svolta e si avvi a costruire il campione di super-

49 n Darwin n gennaio/febbraio

n review n

Figura 3. Una versione del 2003 del diagramma di Hubble del


Supernova Cosmology Project di Saul Perlmutter, in cui la qualit
dei dati migliorata ulteriormente rispetto allarticolo originale
e permette di vedere chiaramente come le misure favoriscano
un Universo con costante cosmologica, corrispondente a un
parametro di densit WL~0.75, accoppiato a un parametro
densit corrispondente per la materia WM~0.25.

nove Ia che porter nel 1998 al lavoro del Nobel. Nel


frattempo, Brian Schmidt, giovane post-doc ad Harvard dove lavorava con Bob Kirshner sulla misura di
distanze delle supernove, era venuto a conoscenza dei
risultati di Hamuy e dei suoi colleghi a Cerro Tololo.
Conoscendo le tecniche di ricerca automatica, che
Perlmutter stava utilizzando con successo, decise di
fondare assieme a Suntzeff un progetto alternativo,
lHigh-z Supernova Search Team, che includeva tutti gli esperti che in quegli anni avevano contribuito
a valorizzare le supernove Tipo Ia come indicatori
di distanza, tra cui anche Phillips ed Hamuy. Come
dice lo stesso Schmidt nella lectio magistralis tenuta
in occasione della consegna di uno dei molti premi
ricevuti in questi anni, lo Shaw Prize del 2006, Decidemmo di partire da l e competere con il progetto di
Saul, pur sapendo di essere indietro, pensando che la
nostra conoscenza nella calibrazione delle supernove
sarebbe stato un vantaggio che ci avrebbe fatto guadagnare terreno. Oggi sappiamo che fu una scommessa
azzeccata, poich nel giro di pochi anni, e basandosi
su un campione pi piccolo di supernove, il progetto guidato da Schmidt riusc ad arrivare nello stesso
anno 1998 a un risultato analogo a quello del gruppo
di Perlmutter. Un ruolo particolarmente importante in
questa rimonta dellHigh-z Supernova Team lo gioc
un giovane neo-dottorato di Harvard, Adam Riess,
anche lui iniziato alle supernove da Bob Kirshner,
che, come dice Nick Suntzeff in una recente intervista
a proposito del Nobel assegnato ai suoi collaboratori
Schmidt e Riess, apparve esattamente al momento
giusto. Senza il suo lavoro e la sua brillantezza non
saremmo mai riusciti a recuperare il ritardo che avevamo rispetto a Saul e il suo gruppo. E senza Brian (Sch-

midt) a verificare i risultati, certamente avremmo fatto


degli errori che anchessi ci avrebbero rallentato.
Riess port con s da Harvard un metodo originale per
combinare le osservazioni fotometriche multi-banda e
risalire alle distanze, con cui verificare e migliorare il
metodo tradizionale, oltre al campione di supernove
vicine su cui aveva lavorato per la sua tesi di dottorato.
Il lavoro dei due gruppi culmin nei due lavori del
1998, in cui i risultati vennero presentati al meeting
dellAmerican Astronomical Society e pubblicati nei
mesi successivi. Entrambi i gruppi arrivavano alle
stesse conclusioni: il diagramma di Hubble delle supernove Tipo a, ovvero la storia passata di espansione
dellUniverso, non era riproducibile da un modello in
cui lUniverso fosse permeato solo di materia, oscura
o visibile che fosse. Cera bisogno di qualcosaltro,
una strana energia repulsiva capace, a un certo punto
della storia dellUniverso, di prendere il sopravvento
sulla forza attrattiva della gravit e far ri-accelerare
lespansione. Questa energia, che oggi chiamiamo
oscura a dimostrazione della nostra ignoranza, in realt prende una forma molto semplice nelle equazioni
della Relativit Generale che legano il tasso di espansione al contenuto della miscela cosmica di massaenergia: si tratta della famosa Costante Cosmologica
che Einstein gi aveva introdotto nel 1915 quando,
applicando la sua neonata teoria a una distribuzione
omogenea e isotropa di materia, si accorse che non
riusciva a ottenere una soluzione statica. LUniverso predetto dalla Relativit Generale era instabile: o
si espandeva o si contraeva. Per fermarlo Einstein
introdusse un termine, ammesso matematicamente
dalle equazioni, che dipendeva solo da una costante
che venne chiamata appunto Costante Cosmologica.

50 n Darwin n gennaio/febbraio

n review n

Figura 4. Vincoli sui parametri di densit di materia e costante cosmologica combinando il diagramma di Hubble delle
supernove Tipo Ia (contorni blu), con quelli derivati dalle anisotropie della radiazione cosmica di fondo (arancio) e dalla
struttura su grande scala (verde). Si osservi la coerenza di queste tre evidenze sperimentali, completamente indipendenti e che
vanno a testare epoche molto diverse tra loro della storia dellUniverso. grazie a questa estrema autoconsistenza che oggi
possiamo parlare di un modello cosmologico standard.

51 n Darwin n gennaio/febbraio

n review n

curve di luce

Una chiamata nel cuore della notte

n una notte destate del 1996 mi trovavo nella sala di


controllo del telescopio da 3,6m dellEuropean Southern
Observatory (Eso) in Cile. Era un tempo, quello, in cui per
portare a termine le proprie osservazioni scientifiche ci si
doveva recare in Cile di persona, affrontando un viaggio di
pi di 24 ore. Oggi la maggior parte dei programmi osservativi vengono invece eseguiti in remoto e possono essere
coordinati dallEuropa via internet. Quella notte ero impegnato in un programma di spettroscopia di galassie, mirato
a ricostruire la distribuzione a grande scala degli ammassi
di galassie scoperti dalle osservazioni nella banda X del satellite tedesco Rosat. A un certo punto, nel cuore della notte,
squill il telefono. Dallaltra parte del filo cera Saul Perlmutter, dellUniversit della California a Berkeley. Saul e il suo
gruppo stavano
conducendo
una campagna
di osservazioni
sistematiche
delle cosiddette
supernove di
tipo Ia. La ragione della telefonata riguardava
proprio questo:
Abbiamo appena scoperto
una nuova supernova Ia e ti
saremmo grati
se ci potessi
dedicare un po
del tuo tempo al
telescopio per costruire la sua curva di luce nelle prossime
ore. Si pensa che questo tipo di supernove abbia origine
da un sistema binario di due stelle, nelle quali una una
cosiddetta nana bianca. Questa, molto compatta, in grado
di risucchiare gas dalla compagna, aumentando costantemente la sua massa, fino a raggiungere un limite dinstabilit detto limite di Chandrasekhar, che corrisponde a circa
1,4 volte la massa del nostro Sole. Raggiunta questa massa
si innesca una reazione nucleare esplosiva, che disintegra
la stella producendo quella che chiamiamo supernova. Si
ritiene che proprio grazie al fatto che lesplosione avviene
sempre vicino al limite di Chandrasekhar, lenergia liberata
nellesplosione (e quindi la luminosit assoluta della stella) sia sostanzialmente molto simile tra una supernova e
unaltra di questo tipo. La misura accurata della curva di

luce durante la fase esplosiva fondamentale per poter


standardizzare la supernova in esame attraverso la relazione di Phillips (vedi testo) e misurarne la distanza. Per
avere una curva di luce dettagliata ci vogliono osservazioni
brevi, ma per molte notti successive cosa impossibile da
realizzare con un solo telescopio. Il tempo di osservazione ai
telescopi dellEso, come in tutti i grandi telescopi moderni,
assegnato per competizione, sulla base di proposte scientifiche dettagliate che sono vagliate da comitati di esperti. Di
conseguenza, lastronomo che si trova al telescopio ha una
certa riluttanza a modificare il programma o a cedere del
tempo cos faticosamente conquistato. Allora non conoscevo Saul, con cui sarei poi entrato in pi stretto contatto negli
anni successivi grazie ai nostri comuni interessi sullenergia oscura, ma
la sua richiesta
era comunque
fattibile senza
dover modificare
eccessivamente
le impostazioni
dello strumento,
n avrebbe avuto un grosso impatto sulle mie
o s s e r va z i o n i .
Appena ricevuta
via mail la cartina identificativa
con le coordinate, puntammo
quindi il telescopio da 3,6 metri
su questa debolissima e lontanissima galassia nella quale
la supernova era comparsa pochi giorni prima. Prendemmo
tre immagini in tre diverse bande spettrali e il giorno dopo
spedii a Saul il pacchetto regalo contenente le immagini
scientifiche e tutte le immagini accessorie necessarie per
la loro calibrazione.
Allora non sapevo che con quelle misure avrei contribuito indirettamente, cos come molti altri miei colleghi,
a una delle pi grandi scoperte dellultimo secolo e forse
dellintera storia dellastronomia. Per quella scoperta, il 3
Ottobre 2011, Saul Perlmutter, assieme a Brian Schmidt e
Adam Riess, ha ricevuto il Premio Nobel per la Fisica, come
riconoscimento per la scoperta dellaccelerazione dellespansione dellUniverso attraverso losservazione di supernove lontane, come cita la motivazione ufficiale. (l.g.)

52 n Darwin n gennaio/febbraio

n review n

Dopo la scoperta dellespansione dellUniverso qualche anno dopo, Einstein defin la costante cosmologica un suo grande errore, e fu eliminata, per riaffacciarsi in seguito nella letteratura scientifica solo di
tanto in tanto, quando qualcosa sembrava non funzionare. Il diagramma delle supernove mostrava che
era invece necessaria, e la corrispondente densit di
energia oggi, ~0.75 (in unit della cosiddetta densit critica rc~10-29 g cm-3) addirittura tre volte circa
quella della materia, M~0.25. La combinazione di
questi valori corrisponde a un Universo attualmente
in accelerazione e con geometria piatta (euclidea).
La scoperta dellaccelerazione dellUniverso
sembra quindi aver fornito la tessera decisiva del
puzzle, che in un colpo solo rende coerenti una serie
di osservazioni che prima sembravano contraddirsi
a vicenda. In particolare levidenza di una densit
di materia sub-critica (ovvero M<1) indicata da
misure della struttura a grande scala delle galassie,
rispetto invece alla piattezza della geometria evidenziata dalle osservazioni dello spettro di anisotropie
del fondo cosmico di radiazione, che richiede invece una densit uguale a quella critica, =1. Come
abbiamo visto, la costante cosmologica (o energia
oscura) non contribuisce alla densit di materia M
ma fornisce nello stesso tempo una densit di energia esattamente del valore necessario ad avere
una geometria piatta, cio tale che = M+ =1.
Quale sia il significato fisico della costante cosmologica nelle equazioni rimane per un mistero. Il suo
comportamento termodinamico analogo a quello
della cosiddetta energia del vuoto, ovvero lenergia
intrinseca che la meccanica quantistica assegna allo
spazio stesso. Questa interpretazione, che sarebbe la
pi naturale, presenta per molti problemi, in particolare perch predirebbe un valore della costante
cosmologica enorme, rispetto al valore che invece si
misura. Un altro problema quello della coincidenza:
la nostra epoca appare come un tempo privilegiato,
in cui densit di materia e densit di energia oscura
hanno valori molto simili. Ma se andiamo nel passato, ad esempio quando lUniverso era pi piccolo
di un fattore 2 (corrispondente a un redshift z=1), la
materia prende rapidamente il sopravvento e infatti
nellepoca precedente lUniverso si comporta come
se ci fosse solo questa, rallentando la sua espansione.
Al contrario, se guardiamo nel futuro, espandendo
lUniverso di un altro fattore 2, la costante cosmologica domina completamente come propellente
dellespansione. Questo dovuto al fatto che la
densit di materia cala con il volume (ovvero con il
raggio dellUniverso al cubo), mentre la densit di
energia oscura rimane costante. come se fosse lo
spazio stesso a produrla: lenergia totale cresce come

il volume e quindi la sua densit resta costante. Oggi


ci troviamo perci in unepoca speciale, quella in cui
i due contributi sono molto simili. Risulta difficile
pensare che questa sia una coincidenza, anche se
possibile. Potrebbe essere unindicazione, ad esempio, che la densit di energia oscura non sia costante,
ma evolva nel tempo, seguendo levoluzione di un
campo di energia primordiale, un cosiddetto campo
scalare che associa un valore non nullo di energia a
ogni punto dello spazio, come la costante cosmologica, ma non costante nel tempo.
Di fronte a queste difficolt concettuali, si deve
considerare anche unipotesi alternativa pi radicale per spiegare levidenza di accelerazione, cio che
questa sia unindicazione che la teoria di Einstein non
perfetta quando applicata sulle scale dellintero
Universo. In altre parole, staremmo usando un contachilometri (la Relativit Generale) che funziona bene
a piccole scale, per misurare la velocit di espansione
a scale troppo grandi, producendo in questo modo il
miraggio dellenergia oscura. Per quanto risulti difficile pensare di toccare un mostro sacro come la teoria
di Einstein, la possibilit che questa non sia la parola
definitiva sulla gravit va tenuta in seria considerazione, visto anche, non dimentichiamolo, che la gravit
lunica forza che finora sfuggita a ogni tentativo di
quantizzazione come invece successo a tutte le altre
tre forze esistenti in Natura (forza elettromagnetica,
forte e debole). su questo che si concentreranno gli
sforzi delle ricerche nel prossimo decennio, ovvero
misurare in modo precisissimo la storia di espansione dellUniverso, verificando cos la possibilit che
la densit di energia oscura non sia una costante ma
evolva nel tempo, e nel contempo verificare che la
teoria della gravit non richieda di essere modificata. Questultimo aspetto richiede di misurare, oltre
alla storia dellespansione, la storia di crescita delle
disomogeneit allinterno dellUniverso, il cui tasso
dipende direttamente dalle leggi della gravit. Oltre
a diversi progetti da Terra, saranno questi gli obiettivi
della missione Euclid recentemente approvata dallAgenzia Spaziale Europea per essere lanciata nel 2019.
La speranza che, magari nel 2030, un nuovo premio
Nobel per la Fisica abbia qualcosa a che fare con la
comprensione dellespansione dellUniverso.
Luigi Guzzo, Inaf, Osservatorio astronomico di Brera
Bibliografia
Riess, A.G., et al., 1998, AJ, 116, 1009, Observational Evidence
from Supernovae for an Accelerating Universe and a Cosmological
Constant.
Perlmutter, S., et al. 1999, ApJ, 517, 565, Measurements of Omega
and Lambda from 42 High-Redshift Supernovae.

53 n Darwin n gennaio/febbraio

n i n t e rv e n t i n

Neuroetica e tribunali
Una giustizia pi efficiente ed equa non riguarda solo la qualit
delle prove ma anche la psicologia dei giudici e dei giurati

el 2004 il Presidents Council on Bioethics,


lorgano di consulenza sui temi bioetici della presidenza degli Stati Uniti, licenziava un
rapporto dedicato allimpatto delle Neuroscienze
sulla prova nel contesto del diritto penale, in cui sollevava la questione etica dellaffidabilit e della forza
persuasiva della prova basata sulle neuroimmagini
nel contesto del processo penale, nonch se il correlato neurale o genetico-comportamentale andasse
valutato come attenuante, ovvero come aggravante.
Nel novembre dello stesso anno un intero fascicolo
(il numero 1451), delle Philosophical Transactions
della Royal Society di Londra era dedicato, a cura
di Semir Zeki e Oliver R. Goodenough, a Law and
the brain. Tra i contributi a quella raccolta spicca il
saggio di Joshua Greene e Jonathan Cohen, in cui i
due psicologi sperimentali sostengono che con larrivo delle neuroscienze crolla lassunto che alla
base del giudizio di colpevolezza, cio che si possa
ancora far riferimento alla mens rea, ritenendo che
chi commette il crimine sia moralmente responsabile dellatto
che gli viene imputato. Per
Greene e Cohen le neuroscienze porteranno il diritto a
capire che la pena giustificata
solo su basi utilitaristiche, cio in vista di
una riduzione dei danni futuri che possono derivare alla societ dallimputato.
Sette anni dopo i termini generali del dibattito non
sono sostanzialmente cambiati e le novit pi interessanti riguardano non tanto lauspicato miglioramento dei criteri di validazione delle prove neuroscientifiche e genetico-comportamentali, ma alcune
scoperte sul modo in cui le nostre intuizioni spontanee usano queste prove; scoperte che invitano a migliorare larchitettura cognitiva del sistema di giudizio penale. Di questo secondo aspetto che sta
emergendo da diversi studi empirici condotti da
psicologi e filosofi non si trova per traccia nel recente report licenziato dalla Royal Society con il titolo Neuroscience and the law (Dicembre 2011). Il

panel di esperti inglesi ritiene che luso delle neurotecnologie non cambier granch, per il prossimo
futuro, il modo in cui il diritto penale viene praticato.
Il report si concentra sulla necessit di studiare a fondo, in particolare da parte dei giudici e degli avvocati, che dovrebbe tenersi aggiornati sulle caratteristiche delle neurotecnologie utilizzate, soprattutto i
margini di validit e affidabilit, e sugli sviluppi teorici e sperimentali delle conoscenze sul funzionamento del cervello umano. Il contenuto pi originale del report della Royal Society riguarda le
opportunit che queste tecnologie offrono per stabilire finalmente lentit del dolore subto dalla vittima
di un reato, al di l delle esagerazioni o sottovalutazioni strumentali al dibattimento, date le avanzate
conoscenze che oggi si hanno sulle basi neurofisiologiche e psicologiche del dolore. Nonch si possono
e devono ora accertare, in sede di procedimenti penali per violenze sui minori, i danni causati al cervello e alla retina dei bambini dai violenti scuotimenti,
che possono avere anche effetti letali, che in diverse
situazioni subiscono da parte di adulti (Shaken Baby
Syndrome).
Anche in Italia la discussione accesa, e
siamo il primo paese europeo
in cui sono state emesse, dai
tribunali di Trieste e Como,
delle sentenze che tenendo
conto anche di prove basate
sulla presenza dellallele MAOA-L (associato a
unaumentata aggressivit) e di neuroimmagini, hanno ridotto le pene agli imputati per una sostanziale
mancanza della mens rea. Le perizie presentate al
tribunale di Trieste e Como sono state illustrate dallo psichiatra e biochimico Pietro Pietrini, che le ha
effettuate insieme allo psicologo padovano Giuseppe Sartori, nel corso di un convegno organizzato a
Roma, al Cnr, lo scorso 15 dicembre, su Neuroetica
e tribunali. Pietrini ha ribadito che la genetica del
coportamento e le neuroimmagini sono state e vanno
usate nelle perizie insieme ad altre valutazioni psicologiche e psichiatriche, per cui si tratta di ulteriori

54 n Darwin n gennaio/febbraio

Illustrazioni di Stefano Navarrini

Gilberto Corbellini

n i n t e rv e n t i n

strumenti per accertare se sussiste il presupposto di


una libera capacit decisionale nel commettere un
reato; capacit per cui si giustifica la pena inflitta. Le
neurotecnologie, in particolare, possono evitare, per
esempio, di condannare e punire persone con una vita
irreprensibile che a un certo punto avvertono una
pulsione e commettono atti di pedofilia, in quanto
sviluppano tumori in specifiche aree del cervello.
notissimo un caso statunitense. Ma anche in Italia un
noto pediatra stato
accusato pochi mesi
fa di aver abusato di
bambini, e in seguito
si scoperto che era
affetto da un tumore
al cervello.
Un problema sollevato da subito, in
merito alluso delle
neurotecnologie,
leffetto che hanno gli
strumenti neuroscientifici o genetico-comportamentali sul giudizio di colpevolezza
e sul tipo di pena da
comminare, nella misura in cui riducono la
responsabilit morale
del reo su basi che mirano a una maggiore
oggettivit rispetto
una perizia psichiatrica o psicologica. Su
questo argomento la
neuroeticista Adina
Roskies ha presentato al convegno ospitato dal Cnr i dati di uno studio
da lei condotto insieme ad alcuni colleghi. Lo studio
ha arruolato falsi giurati rappresentativi della popolazione statunitense, a cui stato chiesto di valutare
diversi tipi di prove circa lincapacit di intendere e
volere di persone colpevoli di reati pi o meno efferati e quindi di giudicare e sanzionare limputato. Lo
scopo della ricerca era stabilire se luso delle neuroimmagini come prova dellassenza della mens rea
influenzasse il giudizio dei falsi giurati. Di fatto le
neuroimmagini non hanno impatto, nel senso che
una prova basata su neuroimmagini non aumenta la
probabilit di un giudizio circa la presenza o meno
della mens rea. Quindi non si pu sostenere che le
neuroimmagini influenzino i giurati nel loro giudizio, o perch percepite come pi scientifiche o per

leffetto di suggestione delle immagini. Ma dallo


studio emerge anche che i falsi giurati, pur comprendendo che in presenza di unincapacit di intendere
e volere pi giustificato condannare a un trattamento indirizzato al tipo di disturbo e volto a gestire il
problema della pericolosit del reo, piuttosto che a
una pena detentiva, abbastanza frequentemente condannano i colpevoli a pene detentive. Questo significa che comunemente limputazione di responsabilit morale viene
attribuita non tanto
sulla base di una valutazione razionale
delle prove, ma di intuizioni dove entrano
in gioco reazioni
emotive suscitate dal
tipo di reato. Questa
osservazione si collega al risultato di
uno studio empirico
realizzato qualche
anno fa dalla stessa
Roskies, insieme al
filosofo Shuan Nichols, da cui risultava che se in un contesto sperimentale si
inducono dei soggetti a immaginare un
universo deterministico, dove cio i
comportamenti non
sono liberi, questi
continuano a considerare le persone
moralmente responsabili degli atti che compiono, soprattutto se questi
sono giudicati particolarmente disgustosi. Per esempio, in un universo deterministico, dove si assume
che non esista libero arbitrio, chi evade le tasse
giudicato non moralmente responsabile, ma chi
compie atti di pedofilia s.
Quindi il problema di far funzionare la giustizia
in modo pi efficiente e giusto non riguarda solo la
qualit delle prove, ma anche la psicologia dei giudici e dei giurati. Che dovrebbe essere controllata o
migliorata sul piano della capacit di tenere a bada
emozioni che del tutto naturalmente entrano in gioco
nellattribuzione della responsabilit morale e quindi del giudizio di colpevolezza.
Gilberto Corbellini, Sapienza Universit di Roma

55 n Darwin n gennaio/febbraio

n i n t e rv e n t i n

Nellera della cyberwar


Gli attacchi informatici sono allordine del giorno e c chi sostiene
che il miglior modo di difendersi sia di far ricorso agli hacker etici

8 dicembre la stampa iraniana ha annunciato


con un certo clamore che le Guardie Rivoluzionarie avevano catturato un drone statunitense di ultima generazione: un RQ-170 Sentinel,
un aereo senza pilota per ricognizione in alta quota
con caratteristiche stealth, ossia invisibile ai radar.
Molte foto e un breve filmato mostravano lRQ-170,
pi o meno intatto, esposto in un hangar di Teheran.
Come hanno fatto le Guardie Rivoluzionarie a ottenere un simile risultato? Secondo alcuni specialisti
lunica soluzione possibile che siano riuscite a
violare il computer di bordo, impartendo istruzioni per fare atterrare il drone in una pista iraniana.
LRQ-170, infatti, comandato in remoto da un
vero pilota attraverso un collegamento via satellite, e se per una ragione
qualsiasi viene a mancare il segnale
il drone programmato per tornare
esattamente nel luogo da cui stato lanciato (in questo caso in una
base americana in Afghanistan).
Si potrebbe derubricare questo
incidente allinterno di una
cyberware che da tempo molte
forze militari hanno ingaggiato nei confronti di paesi che
considerano ostili. Due anni
fa un malware chiamato Stuxnet insomma un
virus informatico allennesima potenza aveva fatto
collassare una catena di centrifughe per larricchimento delluranio a Natanz, in Iran, vanificando sforzi di anni. Come dire chi la fa laspetti, ma questo
solo linizio. Le cronache della guerra cyber crescono
di anno in anno e forse quello che apprendiamo dai
giornali solo la punta delliceberg del fenomeno. Se
cos non fosse sarebbe assai difficile spiegare una serie di fatti piuttosto misteriosi: si parte nell82 siamo ancora in piena guerra fredda quando i satelliti
da ricognizione americani rilevano una gigantesca
esplosione in Siberia. Si verr a scoprire che esplosa una pipeline che trasportava gas, non un missile
o un ordigno nucleare come si era sospettato in un

primo momento. I servizi segreti dellUrss avevano


rubato un sistema di controllo computerizzato a
unazienda canadese, salvo il fatto che la Cia laveva
truccato, programmandolo per mettere fuori uso
alcune valvole del gasdotto sovietico: la pressione
aveva superato il valore di sicurezza e la pipeline
era saltata in aria. Secondo lEconomist, che gli ha
dedicato un lungo articolo lanno scorso, la prima
dimostrazione di cosa si pu fare con una bomba
logica. Nel frattempo di anni ne sono passati tanti e
le insidie informatiche si sono fatte molto sofisticate:
nel 2008 un network del Pentagono con sicurezze
multiple e staccato dalla rete civile stato violato da
qualche hacker che riuscito ad entrare nei server
del Dipartimento della difesa, rubando non si sa quanti documenti classificati. Il Washington Post sospetta
che lorigine del danno sia in Afghanistan, paese dove gli incidenti
informatici sono molto comuni: un
militare americano contravvenendo ai regolamenti di sicurezza
potrebbe essere andato in un Internet caf pubblico con una periferica usb, che successivamente
avrebbe inserito in un computer
della base dove lavorava. Da qui
il malware avrebbe trovato il modo di diffondersi
nellintera rete militare. Da quel momento in poi il
Pentagono corso ai ripari e oggi si ritiene che la
National Security Agency, che ha 30.000 dipendenti,
abbia rafforzato il suo staff assumendo 800 postdoc
cui spetta il compito di sventare le nuove minacce.
Se possibile violare reti della difesa, provviste
di sistemi di sicurezza allo stato dellarte, non dato
sapere che pericoli corra Internet, la rete che usiamo
tutti. Lamministrazione Obama ha stimato che i danni annuali del cybercrime possano valere circa un
trilione di dollari, una cifra che supera il fatturato
delle aziende americane che producono farmaci. Un
altro dato che illumina la dimensione del problema
il cosiddetto spam, ovvero i messaggi di posta in-

56 n Darwin n gennaio/febbraio

Illustrazioni di Stefano Navarrini

Gianfranco Bangone

n i n t e rv e n t i n

desiderati: su 140 miliardi di mail inviate ogni anno


in tutto il mondo la percentuale della posta indesiderata intorno al 90%. Secondo Symantec, che pubblica dei bollettini periodici sulle insidie della rete, il
16% dello spam sarebbe costituito da messaggi che
veicolano software in grado di rubare dati sensibili dal vostro computer. Negli ultimi cinque anni c
stato un aumento vertiginoso dei malware che prendono il controllo della vostra posta per diffondersi a
chiss quanti altri computer, creando una botnet. E il
primo conflitto mondiale della cyberwar ci sarebbe
gi stato: nel 2007 una serie di siti governativi dellEstonia sono finiti sotto attacco, per poi espandersi a
banche e mezzi di comunicazione, obbligando il governo a spegnere la rete per diversi giorni. Buxelles segue da tempo
con grande attenzione il problema della
sicurezza, ma ovviamente non basta qualche direttiva per mettersi al riparo dai
pericoli. Internet
stata progettata per
connettere pi persone possibili e non certo per essere il network pi sicuro: oggi
si stima che il numero
di computer collegati
in rete nel mondo sia
intorno ai due miliardi, le-commerce, ovvero le transazioni in
rete, movimenta circa
8.000 miliardi dollari. Non un fatturato
banale, ma se si guardano i dati del Mcafee Report del 2010 si
scopre che nei paesi
industrializzati il tasso di implementazione delle misure di sicurezza raramente supera il 50%. Ovviamente i settori con i
tassi di adozione pi elevati sono quello bancario e
quello dellenergia, sugli altri c molto da discutere.
Nel giugno dello scorso anno il Washington Post
rivelava che un documento del Pentagono citava fra
le armi convenzionali disponibili anche gli attacchi
cyber, per quanto vincolati a unautorizzazione presidenziale. Nulla di nuovo visto che tra i cosiddetti
filosofi militari la discussione era partita gi nel 1997
con la pubblicazione di In Athena Camp, un collet-

taneo edito da John Arquilla e David Ronfeldt, dove


si spiegava che lera degli eserciti di massa era finita perch i nuovi mezzi di comunicazione amplificavano a dismisura la capacit offensiva di piccole
unit. Secondo gli autori tutto questo richiedeva che
il dio della guerra e della forza bruta, Marte, lasciasse il passo ad Atena, la dea della saggezza e dellintelligenza. Confidare in Atena nellera dellinformazione, scriveva John Arquilla, pu rappresentare un
primo passo non solo per prepararsi ai futuri conflitti, ma soprattutto per prevenirli. Un messaggio abbastanza chiaro.
Quindi come difendersi? Il Senato della repubblica ha ospitato, lo scorso giugno, un convegno dedicato alla cyber security. In quelloccasione un relatore ha illustrato una
proposta un po provocatoria: gli hacker
italiani si possono
considerare una risorsa nazionale per
difendersi dagli attacchi esterni? A
giudicare da quanto
hanno gi fatto altri
paesi la risposta si:
la Gran Bretagna ha
dal 2009 un piano di
assunzione di hacker,
gli Stati Uniti ricorrono spesso al mercato nero e ad
aziende private, la
Cina a risorse underground ed universitarie, lagenzia
indiana di Intelligence informatica ha
avuto campo libero
dal governo per utilizzare lhacking
contro governi ostili.
Insomma c spazio per valorizzare i cosiddetti hacker etici, ovvero tutte quelle persone che violano la
rete non per averne un guadagno, ma per altri motivi.
Csaba Krasznay, una consulente di Hewlett-Packard
Ungheria, ha diffuso un questionario fra i partecipanti alle manifestazioni nazionali di hacker. Pi del 60%
degli intervistati sarebbe disponibile a lavorare gratis
per il governo se il paese fosse sotto attacco. Insomma si pu sfruttare il cyber patriottismo: costa poco
ed unarma altamente efficace, visto che sono in
molti ad usarla.

57 n Darwin n gennaio/febbraio

n i n t e rv e n t i n

Pi libri meno culle?


Il calo delle nascite in Italia dovuto a cause strutturali e contingenti
ma non ha senso ispirarsi ai modelli del passato per invertire il trend

ebbrezza della ripresa labbiamo avvertita

nel 2008, quando in Italia si sono riempite


572.000 culle. Ma da quel picco abbiamo
iniziato ben presto a ridiscendere. Inesorabilmente.
Gi nel biennio 2009-2010 sono venuti al mondo
12.000 bambini in meno. E ora lIstituto nazionale di
statistica, per bocca di Giancarlo Gualtieri, ci conferma la tendenza anche per il 2011: nel primo semestre
dellanno che ci siamo appena lasciati alle spalle, gli
italiani hanno appeso cinquemila fiocchi in meno
rispetto allo stesso periodo del 2010. Meno male che
ci sono le immigrate e gli immigrati, proprio il caso
di dire. Ma neppure la loro iniezione demografica pu
bastare. I figli li fanno appena arrivati, poi per, una
volta stabilizzati, si adeguano alla tendenza generale.
Anche il loro contributo alla natalit, dunque, ormai
dato in calo. Volendo azzardare una stima provvisoria,
calcolata alla buona, i lieti eventi nellItalia del 2011
potrebbero essere stati appena 550.000 o gi di l.
La prima causa, ci ha spiegato Gualtieri, strutturale: il contingente delle donne nate con il vecchio
baby boom sta uscendo dalla fase riproduttiva. Abbiamo meno potenziali madri e dunque anche meno
bambini. Ma c anche leffetto congiunturale della
crisi economica. Le coppie tendono a rimandare nel
tempo la creazione di una famiglia, sperando che
in futuro leconomia torni a girare. Il
sociologo della Cattolica Mauro
Magatti fotografa cos la situazione, commentando i mille
neonati persi a Milano nel 2011
rispetto allanno precedente: La causa?
Gli stipendi bassi e le prospettive di un posto fisso
ridotte al lumicino. Il demografo Giampiero Dalla
Zuanna, dellUniversit di Padova, aggiunge al quadro una pennellata di sentimenti: si fanno meno figli
per colpa dellaffetto, ha dichiarato al Corriere della
sera. I genitori vogliono troppo bene ai loro neonati e temono di penalizzarli se ne fanno pi di uno.
Questo non vuol dire che non desiderino una famiglia
numerosa, argomenta lo studioso, ma i tempi e le
leggi in vigore non lo consentono.

E pensare che a dicembre ha fatto il giro del web


un articolo di Libero, appositamente scritto per suscitare scandalo, addossando tutta colpa alle donne.
Studiano troppo, lavorano troppo, hanno smesso di
fare figli. Ora, che le ragazze abbiano superato i coetanei nello studio un dato di fatto in molti paesi.
Anche in Italia le ragazze hanno voti migliori, si
iscrivono alluniversit, si laureano e si specializzano pi dei maschi. La Harvard School of Government
ha documentato la riduzione, o addirittura il ribaltamento, del divario di genere nel campo dellistruzione in decine di paesi, sviluppati e in via di sviluppo.
Quali cambiamenti determiner per le donne questo
capovolgimento, che per una volta vede in svantaggio gli uomini? Le donne pi colte cercheranno compagni alla loro altezza e faranno fatica a trovarli? Sar
lei, anzich lui, a portare lo stipendio pi pesante a
casa? Quante sacrificheranno il loro tempo, prezioso
e ben remunerato, per mettere su famiglia?
La demografia il nostro destino, ha detto qualcuno. La sfera di cristallo, per, piuttosto appannata. Ad Harvard confermano ci che tante ragazze brillanti e disoccupate gi sospettavano: avere i titoli in
regola non basta a trovare un buon lavoro, soddisfacente dal punto di vista retributivo ed umano. Come nel titolo di un celebre saggio
di Amartya Sen, la disuguaglianza di
genere ha molteplici volti, quando te
ne lasci uno alle spalle puoi trovartene un altro davanti. E di
fatti il divario di genere in materia di occupazione si sta rivelando
ostico da ridurre in molti paesi, tra cui il nostro. Alcune cifre le ha date Rossella Palomba del Cnr su
darwin, nel numero 45, per la pubblica amministrazione, la magistratura e luniversit. La sua conclusione che sia una mera utopia pensare che la forbice si chiuda da sola, lasciando semplicemente tempo
al tempo.
Passiamo adesso allultimo vertice del triangolo:
il tasso di fertilit. In demografia non esistono leggi
auree, ma se c una correlazione che diventata

58 n Darwin n gennaio/febbraio

Illustrazioni di Stefano Navarrini

Anna Meldolesi

n i n t e rv e n t i n

emblematica quella che lega il calo delle nascite


allaumento dellistruzione e delloccupazione femminile. Qualche anno fa ne ha parlato diffusamente,
proprio su questa rivista, Francesco Billari della
Bocconi. Secondo la teoria economica, il costo opportunit della maternit cambia quando una donna smette di fare la casalinga per studiare e guadagnare. Nei paesi in via di sviluppo ancora vero, ma
in Europa? Non pi. La curva ha assunto un andamento a U, con le famiglie numerose presenti non
solo tra i ceti bassi ma anche allapice della scala
sociale. E chi sta in
mezzo? Molto dipende dallaccesso
ai servizi che consentono di conciliare figli e lavoro. Se
i posti disponibili
negli asili scarseggiano, trovare un
impiego part-time
un impresa, i congedi parentali sono
insufficienti, molti
si accontentano di
diventare genitori
una volta soltanto.
Il triangolo istruzione, occupazione,
fertilit, insomma
pu tenersi in equilibrio solo poggiando sul perno dei servizi. Anzi, gi che
ci siamo bisognerebbe aggiungere
un altro elemento
ancora: la parit
dentro e fuori le
mura domestiche. I
meccanismi di compensazione non servono, secondo
il ministro Elsa Fornero causano immobilit. Le donne vanno in pensione prima perch devono occuparsi dei figli; ma proprio a causa delle incombenze
familiari che non trovano lavoro o, se ci riescono,
sono penalizzate sul fronte della remunerazione e
della carriera. Quando sento dire io lavoro molto
e poi devo anche occuparmi di mio marito e della
casa, dico che le famiglie condividono ancora troppo poco i lavori di cura, ha detto Fornero. Maria
Silvia Sacchi ha fatto il punto sul Corriere della
sera: nel biennio 2008-2009 il 76 % del lavoro familiare era a carico delle donne, senza miglioramen-

ti apprezzabili rispetto ai cinque anni precedenti. Va


cos in tutta lItalia, leggermente meglio al settentrione. Anche il tempo di cura dei figli per il 65%
a carico della madre che lavora. Ai pap spettano pi
che altro i compiti ludici. Secondo uno studio degli
economisti Alberto Alesina e Andrea Ichino, lo squilibrio non risparmia neppure le donne manager.
Come dire: pi che in azienda in famiglia che
dovrebbero essere istituiti i comitati per le pari opportunit. E allora care ragazze, continuiamo pure
a studiare e pretendiamo la parit sul lavoro, ma non
dimentichiamo di
dividere con gli uomini ferro da stiro e
stoviglie. In questo
modo chi vuole potr fare pi figli.
Se la natalit ha
un nuovo nemico,
come abbiamo gi
detto, il senso di
precariet causato dalla crisi economica. Non la
crisi dellistituzione matrimoniale,
come pensa qualcuno, e neppure laumento dei divorzi. Al contrario, si
pu ipotizzare che
scartando lopzione della convivenza si penalizzino le
nascite, perch le
coppie si formano a
unet pi avanzata, facendo arrivare la cicogna in ritardo. Chi divorzia,
daltro canto, potrebbe avere voglia di rimettere su
famiglia con un nuovo partner. Dobbiamo sperare
che pi coppie si rompano per riempire pi culle?
No di certo. La morale della favola che gli stereotipi ingannano. Spesso la realt ha il difetto di
essere contro-intuitiva. Se in un momento di follia
qualcuno volesse riproporre allItalia e allEuropa
del terzo millennio delle ricette ispirate alle regolarit del passato, riportando le spose tra le mura
domestiche, il risultato sarebbe disastroso. A ritrovarsi depresse non sarebbero solo le donne, ma anche leconomia del paese. E le culle probabilmente
resterebbero vuote.

59 n Darwin n gennaio/febbraio

International
WEEK

LEARN.
SHARE.
ADVANCE.

OCTOBER 22 - 28, 2012

n lo speciale n

ricerca polare

I
in questo speciale
CLIMA
Banchi alla deriva
nel Mare Artico

62

BIOLOGIA

68
Il risveglio
del Continente Bianco
ANTARTIDE
Il passato
del clima

GEOLOGIA
Risorse intrappolate
nei ghiacci

76

82

l 14 dicembre del 1911 lesploratore norvegese Roald Amundsen raggiunge il Polo


Sud. La memorabile impresa aveva richiesto il superamento di catene montuose
e pericolosi crepacci in un lungo viaggio durato due mesi facendo affidamento
soltanto su tre slitte e 36 cani. Il mondo venne a conoscenza di questo risultato solo
nel marzo dellanno seguente. passato un secolo e nel frattempo lAntartide, durante
lestate australe che corrisponde al nostro inverno, vede arrivare centinaia di ricercatori che trascorrono nel Continente Bianco un paio di mesi. A differenza dellArtico,
che non un vero continente ma solo un mare ghiacciato, lAntartide riveste grande
interesse scientifico. Come spiega larticolo di Walter Maggi, lAntartide una specie
di cassaforte del clima: perforando migliaia di metri di ghiaccio ed estraendo delle
carote i geologi sono stati in grado di ricostruire il passato climatico degli ultimi
820.000 anni e se tutto andr per il verso giusto fra qualche anno si potr arrivare a
1,5 milioni di anni. I dati che abbiamo coprono una parte significativa della storia
climatica del Quaternario e in particolare lalternarsi di periodi interglaciali freddi e
periodi interglaciali caldi: questa specie di altalena della temperatura si verificata
otto volte negli ultimi 820.000 anni, con discrepanze non ancora pienamente comprese
nei periodi caldi. Le temperature molto rigide del continente, in specie nellinverno
australe, lo rendono abbastanza inospitale per la vita: sono quasi assenti le piante e la
rada flora generalmente costituita da alghe, funghi e licheni. Le poche aree marine,
libere dalla morsa del ghiaccio, ospitano batteri, alghe blu-azzurre e qualche piccolo
crostaceo. Le terribili condizioni climatiche dellAntartide sono tollerabili, come ci
raccontano Stefano Schiaparelli e Marco Taviani, solo da queste lillipuziane meraviglie
evolutive che sono state in grado di produrre anticongelanti che garantiscono la loro
sopravvivenza anche a -30 gradi. Questo spiega perch le acque dellAntartide nellinverno australe presentino una limpidezza assoluta, dovuta alla quasi totale assenza di
organismi. Ma durante lestate australe si ha uno sviluppo incredibile di organismi
plantonici che consentono ad altre centinaia di altre forme viventi di rinascere, anche
se questo bloom dura poche settimane. I geologi, come ci raccontano Franco Talarico,
Fabio Florindo e Marco Taviani, si sono lungamente occupati delle risorse minerarie
dellAntartide, non tanto a fini estrattivi, ma per comprenderne meglio la genesi. In
un prossimo futuro, peraltro, questo continente potrebbe risolvere i problemi di acqua
potabile per quei paesi che hanno scarse risorse idriche. LAntartide contiene circa il
70% di tutte le riserve di acqua dolce della Terra e sono stati gi fatti degli studi per
catturare gli iceberg alla deriva. Questo per dire che il giorno in cui berremo lacqua
dellAntartide non necessariamente molto lontano.
Nellemisfero esattamente opposto altri specialisti, stavolta alle Svalbard, hanno
vivisezionato il Kongsfjorden dove sorge Ny-lesund, un avamposto mondiale della
ricerca nellArtico. Lintrusione di acqua relativamente calda nel fiordo dovuta a una
serie di correnti che rivelano fenomeni climatici a larga scala. Stefano Aliani e altri ci
rivelano come, prelevando campioni di acqua e di carote del fondo, sia possibile avere
determinanti informazioni su fenomeni straordinariamente complessi, la cui influenza
pu spingere il tempo perturbato verso Nord, toccando Scozia e Scandinavia, mentre
determina condizioni secche nel Mediterraneo. Oppure lesatto contrario, quando nella
fase negativa lalta pressione staziona sul polo.
61 n Darwin n gennaio/febbraio

n ricerca polare n

Banchi alla deriva


nel Mare Artico
Il ghiaccio del polo Nord si muove sotto la spinta
di correnti marine che controllano il clima globale
Stefano Aliani et al.

a mattina la base artica Dirigibile Italia del Cnr ha lodore


del caff. Attorno al tavolo della piccola cucina, i vari gruppi
di lavoro, con in mano la tazza fumante, si incontrano e pianificano le attivit della giornata: i fisici dellatmosfera andranno alla
torre meteorologica Climate Change Tower, i chimici raggiungeranno
Gruvebadet, il laboratorio attrezzato per la misura di inquinanti in aria,
e i geologi partiranno per le loro attivit di campo. Gli oceanografi
invece andranno allinterno del Kongsfjorden, il fiordo dove sorge
Ny-lesund, avamposto mondiale della ricerca scientifica in Artico.
Lavorare in Artico difficile per le condizioni estreme che si trovano, ma soprattutto in mare sono richieste attenzioni particolari. Per
esempio durante le uscite in barca indispensabile indossare enormi
e scomodissime tute di sopravvivenza che permettono di galleggiare
e di non perdere temperatura in caso di caduta accidentale in mare.
Lacqua del fiordo in superficie molto fredda, vicina al punto di congelamento (-2C) e il nostro corpo resisterebbe poco tempo a queste
temperature. Al di sotto di questo strato di acqua superfredda si trova,
come per magia, uno strato dacqua relativamente pi calda a circa
6C. Toccando i campioni dacqua raccolti con le bottiglie Niskin, che
prelevano acqua incontaminata a specifiche profondit, si percepisce
fisicamente sulle mani limpressionante differenza di temperatura e
quando le dita fanno male per il freddo, immergerle nellacqua raccolta
nello strato profondo produce un momentaneo sollievo.
Trovare uno strato di acqua pi calda sotto uno strato freddo abbastanza inusuale: lacqua calda solitamente meno densa e quindi pi
leggera, e per questo ci si aspetta che galleggi sopra quella fredda; ma
la densit dipende anche dal contenuto di sali disciolti ed interessante
notare come unacqua con un alto valore di densit si possa ottenere per
basse temperature o per un alto contenuto di sali. Le acque pi calde
del Kongsfjorden sono generalmente salate e, pertanto, pi dense delle
acque superficiali fredde ma relativamente dolci.
Nel Kongfjorden lacqua superficiale si origina localmente per
limmissione di acqua proveniente dalla fusione dei ghiacciai e, talvolta, da apporti fluviali. Diversamente, lacqua sottostante deriva
dallesterno del fiordo ed parte di unimportante corrente calda che
entra in Artico lungo la costa occidentale delle Svalbard nota come
West Spitsbergen Current. la vena pi settentrionale dellacqua che
partita dal Golfo del Messico con il nome di Corrente del Golfo

62 n Darwin n gennaio/febbraio

Cortesia Daniele Ceccato

n ricerca polare n

Una veduta di Ny-lesund, nelle Svalbard, che ospita 15 stazioni di ricerca internazionali, fra cui quella del Cnr, al centro della
foto.

e dopo aver lambito le coste europee, finisce il suo


viaggio entrando in Artico scorrendo ad Ovest delle Svalbard, proprio davanti al Kongsfjorden. Una
chiara evidenza delleffetto di questa corrente lungo
la costa orientale dellOceano Atlantico che i porti situati fino a 70N, come Tromso, sono liberi da
ghiacci tutto lanno e possono essere raggiunti anche
da navi non adatte alla navigazione in acque polari.
Le popolazioni che abitavano lArtico fin dai tempi pi remoti pensavano che il ghiaccio marino si
muovesse a piccola scala, nellordine di alcuni chilometri. Solamente dopo il viaggio di Nansen in Artico alla fine del XIX secolo, gli scienziati finalmente
compresero che il ghiaccio marino si sposta anche
a grande scala, soprattutto a causa dellazione del
vento. Fridtjof Nansen fu un esploratore e scienziato norvegese sostenitore dellipotesi del Transpolar
Drift proposta dal meteorologo Henrik Mohn. Questa
teoria sosteneva che i ghiacci andassero alla deriva
per grandi distanze e che si potesse raggiungere il
Polo Nord seguendone il percorso. Nansen ordin
la costruzione del Fram, una barca con lo scafo in

grado di resistere alla pressione dei ghiacci. Imbarcate provviste sufficienti per avere unautonomia di
lungo periodo, cerc di raggiungere il Polo Nord lasciandosi trasportare dal Transpolar Drift. Partito da
Oslo si diresse verso le coste della Siberia e si fece
intrappolare dai ghiacci andando alla deriva. Dopo
due anni il Fram rientr in Atlantico vicino alle isole Svalbard. Non aveva raggiunto il Polo Nord, ma
aveva dimostrato lesistenza del Transpolar Drift,
una corrente che si muove dalle coste della Siberia,
attraversa il Bacino Artico ed esce nel Nord Atlantico al largo della costa della Groenlandia attraverso
lo Stretto di Fram (vedi figura 1). Circa il 90% del
ghiaccio esportato dallArtico attraversa questo stretto spinto dalla East Greenland Current. Questa scorre
sul lato occidentale dello stretto e spinge le migliaia
di iceberg che si trovano normalmente al largo della
Groenlandia orientale fino alla corrente del Labrador
diretta verso Sud, lungo le coste canadesi. Ogni anno
molti di questi iceberg riescono a raggiungere larea
a Sud dei Banchi di Terranova e incrociano le rotte di
navigazione tra Europa ed America. Tutti ricordano

63 n Darwin n gennaio/febbraio

n ricerca polare n

Cu
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Curren
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Str
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West Spitsbergen Current

Oceano Atlantico
Settentrionale

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d

Svalbard

er
ge
n

Groenla
nd

ia

Oceano Artico

Figura 1. La circolazione superficiale nello stretto di Fram.

laffondamento del Titanic, a seguito della collisione


con un gigantesco iceberg, avvenuta a 41N - 49W,
circa la stessa latitudine del Portogallo, dove la presenza di iceberg impensabile.
Lungo la parte orientale dello stretto scorre la West
Spitsbergen Current che, al contatto con la East Greenland Current, forma un sistema frontale, generando
vortici locali e intrusioni temporanee di vene dacqua
calda fino alle coste della Groenlandia. Studi recenti
hanno mostrato che queste intrusioni calde possono
causare importanti fratturazioni dei ghiacciai che si
protendono in mare, favorendo la formazione di grandi iceberg. La parte pi orientale della West Spitsbergen Current scorre lungo le coste occidentali delle
Svalbard e interagisce con la piattaforma continentale
scambiando acqua con i fiordi che si trovano lungo la
costa, come avviene nel Kongsfjorden.
Un ulteriore fenomeno influenza linterazione tra i
fiordi occidentali delle Svalbard e le correnti costiere:

la East Spitsbergen Current, una vena di acqua fredda


superficiale, proveniente dal mare di Barents e diretta
in Atlantico, che scorre lungo le coste orientali delle Svalbard. Talvolta, dopo aver doppiato la punta
meridionale delle isole, si inserisce tra la parte pi
superficiale della West Spitsbergen Current e la costa, favorendo laumento della copertura di ghiaccio
nei fiordi occidentali. Al contrario, quando domina la
West Spitsbergen Current, la copertura di ghiaccio
minore o a volte completamente assente.
Il Kongsfjorden unarea particolarmente indicata per lo studio degli scambi tra le masse dacqua
costiere e i fiordi. Data la profondit della soglia del
fiordo, a circa 280 metri di profondit, lacqua proveniente dalloceano pu intrudersi dentro il fiordo
fino a lambire la parte frontale dei ghiacciai.
Linterfaccia tra il mare e i ghiacciai una parte
poco conosciuta del sistema artico, sebbene possa
fornire uninteressante occasione per studiare in situ i

64 n Darwin n gennaio/febbraio

n ricerca polare n

Kongsfjorden
Conway
breen

300

7900' N

Blomstran
breen

Blomstrandoya
50

0
20

50

1
00

Ny-lesund

100

50

50
0
5

200
250

Depth

7854'

100
150

50

Lovenoyane
50

50

[m]

en
re
eb
s
on
ng n
Ko ege
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Kr

300
350
400

1130'

Kongsbreen

0
30

1
0

1230' E

1200'

Figura 2. Andamento della circolazione subsuperficiale e batimetria di dettaglio nel Kongsfjorden.

processi di rimescolamento e raffreddamento dellacqua marina. Effettuare misure nelle zone prossime
al ghiacciaio molto difficile perch le navi oceanografiche non possono avvicinarsi a causa dei bassi
fondali e delle ridotte capacit di manovra.
LIstituto di Scienze Marine (Cnr-Ismar), utilizzando unimbarcazione di circa 6 metri, ha effettuato
ripetute campagne di misure idrologiche tramite una
sonda multiparametrica CTD (Conductivity, Temperature, Depth). La barca impiegata ha laspetto di un
normale gommone, ma realizzata in plastica rigida
e spinta da un potente motore. Cos stato possibile
navigare in mezzo ai ghiacci alla deriva nel fiordo
resistendo agli urti con piccoli iceberg. Quando i
ghiacci diventano troppo grandi vengono spostati
manualmente per evitare pericoli. A volte, per il vento
freddo, la superficie del mare si copre di un sottile e
uniforme strato congelato che circonda velocemente
limbarcazione. Per evitare di restare intrappolati
indispensabile procedere rapidamente. Allora sfruttando il peso dello scafo e il potente motore si naviga
sopra la sottile lastra in formazione per cercare di
spezzarla. In queste occasioni, gli spruzzi di schiuma,

che di solito si vedono a prua delle barche, sono sostituiti da lastre di ghiaccio frantumate che scivolano
lateralmente producendo un suono inimitabile. La
poppa della barca disegna una strada di acqua libera
in mezzo al mare ghiacciato che sar la via di ritorno
preferenziale verso il mare libero, quando il campionamento nella parte interna del fiordo sar terminato.
La sonda CTD registra le caratteristiche chimicofisiche della colonna dacqua, acquisite lungo una
griglia regolare di stazioni di misura. I sensori sono in
grado di misurare differenze di temperatura dellordine del millesimo di grado e permettono di ricostruire la distribuzione spaziale delle masse dacqua e i
processi allinterfaccia tra mare e ghiaccio, usando
un sistema ben pi sofisticato del calore percepito
dalle nostre mani. In maniera complementare, per
osservazioni in continuo di lungo periodo, sono state approntate catene di strumenti ancorate al fondo
che acquisiscono dati in automatico al fine di ottenere informazioni sulla variabilit temporale delle
caratteristiche delle masse dacque nel fiordo e sulla
scarpata continentale adiacente.
Allingresso del fiordo stata individuata una

65 n Darwin n gennaio/febbraio

n ricerca polare n

vena dacqua calda a 6C di temperatura che raggiunge la zona di interfaccia con i ghiacciai, a circa 25
metri di profondit, e si raffredda fino a 3C scorrendo lungo il loro fronte (vedi figura 2). La circolazione
nel fiordo appare governata da un vortice antiorario
che entra nel fiordo lungo il lato meridionale ed esce
lungo quello settentrionale, oltrepassando le isole
Blomstrandoya e Lovenoyane. La porzione dellacqua di questo vortice che riesce a passare la soglia
di Lovenoyane ed entra nella parte pi interna del
Kongsfjorden interagisce con le lingue pi avanzate
dei ghiacciai Kongsvegen e Kronebreen che formano
un unico fronte glaciale, denominato Kongsbreen.
Pi a nord invece lambisce la parte terminale dei pi
modesti ghiacciai Conwaybreen e Blomstranbreen.
Per capire il meccanismo per cui il Kongsfjorden
un indicatore di clima globale necessario comprendere ulteriori aspetti del clima e delloceanografia
artica. Lintrusione di acqua relativamente calda nel
fiordo , come gi visto, controllata dalla variabilit
della West Spitzbergen Current che a sua volta influenzata da fenomeni climatici a larga scala, quali
la NAO (North Atlantic Oscillation) o il Transpolar
Drift. Il flusso di acqua dolce in uscita dal fiordo va
inoltre ad interagire con la West Spitsbergen Current diretta verso Nord, modificandone le propriet
termoaline e quindi la sua capacit di influenzare i
processi che hanno impatto sui cambiamenti globali
del clima. Per questo motivo misurare la variabilit
di questi processi, apparentemente di interesse locale,
permette in realt di ottenere indicazioni su processi
a scala globale.
Lindice AO, o Arctic Oscillation, un indice climatologico che fa riferimento ai campi di pressione
atmosferica sopra lArtico. Detto anche Northern
Annular Mode, ha una fase positiva quando si osserva bassa pressione sul polo e alta pressione alle
medie latitudini (45N). Si ha una fase negativa se la
situazione opposta. Durante la fase positiva lalta
pressione atmosferica alle medie latitudini spinge
le tempeste verso Nord portando tempo perturbato
verso Scozia e Scandinavia e tempo secco sul Mediterraneo. Durante la fase negativa si assiste di regola
a una situazione contraria con clima perturbato nel
Mediterraneo.
La circolazione marina superficiale nellArtico
guidata oltre che dal Transpolar Drift anche dal
Beaufort Gyre, attivo nel mare di Beaufort a Nord
dellAlaska (vedi figura 3). I movimenti interannuali
dello strato superficiale del mare Artico, specialmente quelli del Beaufort Gyre, sono coerenti con quelli
dello strato atmosferico superficiale, che alterna regimi di circolazione ciclonici e anticiclonici. Ogni

regime dura da 4 a 8 anni, producendo periodicit


di 8-16 anni. Il regime ciclonico (circolazione antioraria) stato dominante dal 1989 al 1996, mentre
dal 1997 il regime dominante stato a prevalenza di
circolazione anticiclonica (oraria).
Esiste poi un ciclo stagionale climatologico che
prevede prevalente circolazione anticiclonica del
ghiaccio e delle correnti in inverno e circolazione
ciclonica in estate. Nel 2007 questa circolazione
drammaticamente cambiata; sia estate che inverno
sono stati fortemente anticiclonici con una conseguente marcata riduzione della copertura di ghiaccio
estiva. Nel 2008 stata misurata una circolazione
invernale anticiclonica e la circolazione estiva ha
presentato un Beaufort Gyre anticiclonico molto
pronunciato. Nel 2009 la circolazione si invertita rispetto alla climatologia con una circolazione
anticiclonica estiva e una ciclonica invernale. Le
fluttuazioni delle condizioni oceanografiche hanno
influenzato fortemente la copertura di ghiaccio, le
correnti oceaniche, il contenuto di acqua dolce e i
flussi di calore osservati. E soprattutto modulano
lintensit della East Greenland Current che porta
il freddo nel Nord Atlantico influenzandone il regime climatico, controllano linterazione con la West
Spitzbergen Current e la relativa intrusione nei fiordi
delle Svalbard.
I cambiamenti di intensit della circolazione
polare inducono anche un diverso passaggio di acqua artica superficiale attraverso il passaggio poco
profondo a Est delle Svalbard che a sua volta ha un
effetto sullintensit della fredda East Spitsbergen
Current e sullinterazione di questa con la calda West
Spitsbergen Current sul margine occidentale della
piattaforma continentale delle Svalbard.
La variabilit dei regimi climatici induce moltissimi cambiamenti nellecosistema che vanno da
cambi di piovosit, di copertura nevosa, di permafrost a cambiamenti nella presenza di pesci e del
plancton. I sedimenti marini possono registrare gli
effetti delle variazioni climatiche sotto forma di
variazioni del tipo e abbondanza delle associazioni
di microorganismi presenti, del contenuto e tipo di
sostanza organica e di una serie di altri parametri
specifici. Questi indicatori paleoambientali vengono
analizzati su porzioni di sedimento (carote) prelevate
dal fondo del mare. I siti di campionamento delle
carote di sedimento devono essere accuratamente
selezionati per individuare aree caratterizzate da
una velocit di sedimentazione molto alta al fine di
ottenere una risoluzione temporale compatibile con
le variazioni climatiche che si vogliono investigare.
Una decina di anni fa un gruppo di ricercatori italiani

66 n Darwin n gennaio/febbraio

n ricerca polare n

180

135

135

Beaufort Gyre

Asia

Nord America
el
F

p
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90E

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ol

90W

ram

ift

r
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a
Tr

Svalbard

Groenlandia

WSG
45

Europa

45

0
Figura 3. Circolazione marina superficiale nellOceano Artico.

ha dimostrato, utilizzando tecniche radiometriche,


che la parte pi interna del Kongsfjorden presenta le
caratteristiche ideali, avendo misurato tassi di accumulo del sedimento fino a 15-20 cm in 3 mesi. Nel
2010 iniziata lesplorazione geofisica del fondale
del Kongsfjorden con una copertura della parte pi
interna del fiordo, prossimale al fronte dei ghiacciai.
Le indagini sismo-stratigrafiche hanno messo in luce
le principali strutture sedimentarie del bacino, con
lindividuazione delle zone di accumulo del sedimento recente. emersa la complessit morfologica del
fondale che risulta caratterizzato dalla sovrapposizione di successivi depositi di morene frontali, messe in posto durante il progressivo arretramento dei
ghiacciai, che nella precedente fase glaciale (circa
18 mila anni fa) coprivano lintera area del fiordo
raggiungendo il ciglio della piattaforma continentale.
Le carote di sedimento prelevate nellestate del 2011,
tramite carotiere a gravit, sono appena arrivate in
Italia e sono pronte per essere studiate per fornire
quelle informazioni tanto preziose che ci auguriamo
esse contengano.

Stefano Aliani, Cnr-Ismar, La Spezia; Federico Giglio, Leonardo


Langone, Stefano Miserocchi, Fabrizio Del Bianco, Cnr-Ismar, Bologna
Bibliografia
Aliani, S. et al. 2004. Multidisciplinary investigations in the marine
environment of the inner Kongsfiord, Svalbard islands (September
2000 and 2001), Chemistry and Ecology, 20, S19-S28.
Delfanti R. et al. 2002. Oceanographic processes in the inner
Kongsfjord (Svalbard): multidisciplinary results from 2000-2001
campaigns. Proc. of 6th Ny Alesund International Seminar. 181-184
Hop, H. et al. 2002. The marine ecosystem of Kongsfiorden,
Svalbard. Polar Research, 21, 167208.
Proshutinsky, A., and M. Johnson. 2001. Two regimes of the Arctics
circulation from ocean models with ice and contaminants. Marine
Pollution Bulletin 43, 61-70.
Proshutinsky, A., et al. 2009. Beaufort Gyre freshwater reservoir:
State and variability from observations. Journal of Geophysical
Research doi:10.1029/2008JC005104.
Svendsen, H. et al. 2002. The physical environment of KongsfiordenKrossfiorden, an Arctic fiord system in Svalbard. Polar Research,
21, 133166.
Tomczak, M. and J S. Godfrey. 2003. Regional Oceanography: an
Introduction 2nd edition.

67 n Darwin n gennaio/febbraio

n ricerca polare n

Il risveglio estivo
del continente bianco
Gli organismi marini antartici si sono adattati a temperature
bassissime e a una forte stagionalit delle risorse alimentari
Stefano Schiaparelli, Marco Taviani

eograficamente remotissimo, caratterizzato da condizioni cli-

matiche estreme con temperature sottozero e sigillato dalla


pressoch impenetrabile barriera oceanografica rappresentata
dalla Corrente Circumpolare Antartica (o Fronte Polare) verrebbe da
pensare che le acque che bagnano il continente antartico siano quasi
inospitali per la vita. Certo, questa percezione ha sulla terraferma una
sua parziale conferma, visto che le forme di vita squisitamente terrestri
non vi abbondano certamente. Quasi assenti le piante, con la rimarchevole eccezione di alcune erbe che crescono nella Penisola Antartica, la
rada flora costituita da alghe, funghi criptoendolitici e licheni. Rari gli
animali, rappresentati solo da un ridotto numero di specie di minuscoli
invertebrati super adattati appartenenti a protozoi, rotiferi, tardigradi,
nematodi, acari e collemboli. Le poche acque libere ospitano batteri,
alghe blue-azzurre, e piccoli crostacei. Le terribili condizioni climatiche
che marcano lAntartide attuale, del resto, sono tollerabili solo da queste
lillipuziane meraviglie evolutive, talora capaci di produrre anticongelanti che ne garantiscano la sopravvivenza anche a meno trenta gradi.
Ma allora pinguini, foche, stercorari? Sono tutti vertebrati marini, non
terrestri, legati pi o meno strettamente al mare per il proprio sostentamento. Per certi versi, anche dal punto di vista prettamente biologico,
lAntartide merita dunque il nome di deserto bianco.
E pensare che non sempre stato cos. LAntartide, frammento
del supercontinente australe noto come Gondwana ha cambiato di
fatto varie volte la sua posizione geografica e ha subito nel contempo
epocali cambiamenti climatici. Per esempio circa 5 milioni di anni
fa, allinizio dellera Paleozoica, nel Cambriano, lAntartide si trovava allEquatore. Saltando direttamente alla fine del Paleozoico, nel
Permiano, il suo clima era caldo umido e prosperavano foreste di
Glossopteris, gimnosperme simili a felci. Nel Giurassico lAntartide,
che iniziava la sua separazione dagli altri blocchi di Gondwana, era
pressappoco localizzato al polo sud, ma il suo clima era tale che si
aggiravano i dinosauri e il continente ospitava foreste di conifere e felci
che perdurarono fino alla fine del Mesozoico. Solo con linizio dellera
Cenozoica cominci il lento e inesorabile deterioramento climatico,
che fin per sotterrare sotto una spessa coltre di ghiaccio un continente
di quasi 11 milioni di chilometri quadrati, la cui superficie attuale libera
da ghiaccio ammonta a un misero 1%. Fino al Miocene e forse anche
allinizio del Pliocene furono presenti le ultime foreste di Nothofagus,
68 n Darwin n gennaio/febbraio

Giorgio Oggero

n ricerca polare n

Uno skua (stercorario antartico) interagisce con un subacqueo (S. Schiaparelli) appena riemerso da unimmersione sotto il
pack a Tethys Bay, presso la stazione di ricerca italiana di Mario Zucchelli. Uccelli curiosi, perennemente affamati, provano ad
assaggiare qualunque cosa capiti loro a tiro, comprese le attrezzature subacquee.

il faggio australe ancora oggi comune in Sud America e Australasia. Ma ormai si affacciava il grande
gelo in un continente ormai del tutto isolato dalle
altre terre emerse. E il mare? Ancora nellEocene,
una quarantina di milioni di anni fa, le acque costiere
dellAntartide erano temperate, come dimostrano i
numerosi fossili che si rinvengono prevalentemente
nelle isole adiacenti alla Penisola Antartica. Mentre
sul continente cominciava a estendersi la calotta glaciale, acque ancora temperate, ma progressivamente
sempre pi fredde e comparabili a quella dellodierna
Patagonia, caratterizzavano il mare periantartico gi
solcato da iceberg alla deriva per tutto il Miocene

e forse anche allinizio del Pliocene, circa 4,5 milioni di anni or sono. Come documentato dai fossili
rinvenuti nei pochi affioramenti, a disposizione dei
paleontologi o contenuti nelle carote ottenute da progetti internazionali quali Cape Roberts e Andrill, la
fauna e la flora del continente si trasformarono profondamente assumendo la fisionomia descritta sopra.
Il mare, fortemente condizionato dal Fronte Polare,
che come una fascia lo separa dagli altri oceani, cambia anchesso. Isolato e con temperature oscillanti fra
0 e meno 1,8 gradi, verrebbe da immaginare che le
acque marine antartiche siano una specie di deserto
anchesse.

69 n Darwin n gennaio/febbraio

Stefano Schiaparelli PNRA

n ricerca polare n

Un ice-fish (Chionodraco hamatus) nella classica posizione di difesa, con il corpo arricciato a ferro di cavallo e la bocca
spalancata. Da questa prospettiva possibile notare il colore latteo dellinterno della bocca e, soprattutto, delle branchie
dovuto alla mancanza dellemoglobina nel sangue.

Tuttavia, basta immergersi in acque costiere o utilizzare un ROV (Remotely Operated Vehicle) per scoprire una diversit incredibile di forme di vita marine
con specie che appartengo a quasi la met dei Phyla
viventi. Gli organismi marini antartici rappresentano
il risultato evolutivo di milioni di anni di adattamento
a temperature bassissime e a una incredibile stagionalit nellapporto di cibo, limitato a una breve finestra
temporale durante lestate antartica, caratterizzata da
una elevatissima produzione primaria.
Molti degli organismi marini antartici si sono dotati di glicoproteine antigelo per evitare la formazione
di cristalli di ghiaccio nei propri tessuti mentre altri,
quali i famosi pesci-ghiaccio o ice-fishes (appartenenti ai nototenioidei), hanno addirittura ottimizzato

la fisiologia dellapparato circolatorio perdendo, nel


corso della loro evoluzione, la possibilit di produrre
emoglobina: il loro sangue infatti privo di globuli
rossi e risulta di un colore bianco latte. Grazie a questa
soluzione, per i pesci-ghiaccio, vi un considerevole risparmio energetico, dato dal fatto che il sangue
pompato molto meno denso in seguito allassenza
di globuli rossi. Tutto questo non comporta per alcun
problema fisiologico ai pesci-ghiaccio, dato che lapporto di ossigeno ai tessuti comunque garantito dalla
quantit di ossigeno trasportato dal sangue in semplice soluzione e anche dal fatto che per loro possibile
assorbirlo anche direttamente dalla pelle stessa.
Lestrema stagionalit che caratterizza lambiente
marino in Antartide pu essere riassunta dalle dina-

70 n Darwin n gennaio/febbraio

Anctartica UK

n ricerca polare n

Una oloturia abissale della specie Protelpidia murrayi. In inglese il nome comune di questo organismo sea pig.

miche stagionali della colonna dacqua. Questa infatti, nellarco dellanno, varia considerevolmente,
passando da una limpidezza assoluta, dovuta alla
pressoch totale assenza di organismi durante linverno australe, quando il mare ricoperto dal pack, a
una fortissima torbidit, per la durata di alcune settimane, durante lestate australe, quando si ha, invece,
uno sviluppo stupefacente di organismi planctonici.
Il passaggio da una situazione allaltra dovuto alle
dinamiche stagionali del pack che si forma ogni anno
durante lautunno e si inspessisce progressivamente
durante linverno australe fino a raggiungere anche
uno spessore di 2-3 metri. Durante lestate australe
il pack, a causa del riscaldamento della temperatura
dellaria, inizia a fondere fino a quando si frammenta
in grossi lastroni ed trasportato al largo dai venti.
Se osservato dal di fuori, il pack appare come una
superficie piatta, spazzata dai venti antartici, ma se
osservato da sotto, in immersione, rivela la presenza di molteplici cavit e strutture colonnari simili a
stalattiti, formate dallunione di grossi cristalli piatti
di ghiaccio (platelet ice). Grazie allelevata tridimen-

sionalit della pagina inferiore del pack molte specie


di organismi, dalle diatomee ai pesci, nonch uova
e stadi larvali di varie specie vi trovano rifugio. Non
appena il pack inizia a fondersi e frammentarsi proprio la comunit di microrganismi che vive in questi
anfratti a innescare lo sviluppo delle altre centinaia
di altre forme viventi presenti nella colonna dacqua,
che daranno poi luogo al vero e proprio bloom fitoplanctonico dellestate australe. Durante questa fase,
la limpidezza invernale della colonna dacqua rimane
quindi solo un vago ricordo e la presenza di miliardi
di organismi planctonici rende lacqua simile a un
brodo, di un bel verde intenso.
Lenorme biomassa degli organismi del plancton
rappresenta, durante lestate australe, una fonte incredibile di cibo per le comunit bentoniche di organismi sospensivori. Questi, fortemente legati alla
produzione primaria della colonna dacqua da un
processo noto come bentho-pelagic coupling, ne
sfruttano le risorse accrescendo la propria biomassa
e formando comunit ricchissime in specie e altamente strutturate. Anche gli organismi deposivori,

71 n Darwin n gennaio/febbraio

n ricerca polare n

cio quelli che utilizzano come alimento la sostanza


organica che si accumula sul fondo, sono ben rappresentati in Antartide. Qui infatti, grazie alle basse
temperature, i processi degradativi della sostanza
organica sono estremamente rallentati e consentono
laccumulo sul fondo marino anche di notevoli quantit di cibo che rimane di buona qualit per parecchi
mesi. Grazie a questi accumuli, definiti in termini
tecnici food banks, deposivori e detritivori di svariate
specie possono disporre di cibo anche ben dopo il
bloom fitoplanctonico estivo.
Dato che i processi produttivi maggiori si hanno
in corrispondenza del fronte del pack (il suo limite
esterno, verso il mare aperto), laccumulo sul fondo
marino delle spoglie degli organismi responsabili
del bloom, che possono facilmente fossilizzarsi nei
sedimenti, rappresenta un segnale importante per i
paleontologi e climatologi. Il rinvenimento di questi
organismi nelle carote di sedimenti marini, infatti,
indica la presenza di acque libere, prive di ghiaccio
marino, e permette quindi di comprendere quale sia
stata la reale estensione e la dinamica del ghiaccio
marino nel passato.
Il fitoplancton rappresenta ovviamente anche
il cibo principale delle reti trofiche della colonna
dacqua che comprendono, tra le moltissime specie
ecologicamente importanti, anche gli organismi pi
abbondanti nellambiente marino antartico: il krill e
i copepodi calanoidi. Il krill forma aggregati enormi
che possono misurare anche di pi di un chilometro
in lunghezza. Dopo vari stadi larvali, il krill antartico, rappresentato soprattutto dalla specie Euphausia
superba, raggiunge una dimensione adulta di circa 5
cm. Tenendo conto del peso di ogni individuo e del
numero di individui di krill presenti mediamente in
acque antartiche, possibile stimare come in Antartide, ogni anno, vengano prodotti dai 350 a 540 milioni
di tonnellate di biomassa di krill. Tale abbondanza di
cibo rappresenta il motivo per cui, nonostante le condizioni climatiche estremamente sfavorevoli, molte
specie di vertebrati quali pinguini, foche e balene
vivano permanentemente, o migrino annualmente,
nelle fredde acque antartiche.
La fauna bentonica antartica odierna non ha eguali
al mondo, non solo per gli adattamenti fisiologici
unici di alcune specie o gruppi, ma anche per quanto
riguarda lorganizzazione e la struttura delle comunit marine. Il progressivo raffreddamento dellacqua
negli ultimi 60 milioni di anni, che ha comportato un
passaggio da una situazione iniziale con temperature
intorno ai 12C a quella attuale con temperature intorno ai -1,8C, ha determinato lestinzione di molti
gruppi animali, in primis granchi, aragoste, squali e

razze. Altri gruppi quali i picnogonidi (ragni marini),


gli anfipodi e gli isopodi sono invece ora ben rappresentati e, in molti casi, sono andati incontro a spettacolari radiazioni adattative, occupando le nicchie
ecologiche risultate vacanti in seguito allestinzione
della fauna iniziale.
Nel complesso le comunit antartiche sono caratterizzate dallassenza di predatori durofagi, cio
in grado di predare, utilizzando denti o chele, specie
bentoniche dotate di protezioni quali carapaci o conchiglie. Data la mancanza di predatori, la maggior
parte delle conchiglie dei molluschi antartici risulta
sottilissima, con poco carbonato di calcio, nonch
priva delle robuste ornamentazioni, quali spine o carene, che invece caratterizzano specie appartenenti
alle stesse famiglie che vivono in ambienti tropicali.
In ambito marino, comunit con questo tipo di organizzazione sono note solo per il Paleozoico, prima
della cosiddetta rivoluzione del Mesozoico, durante
la quale avvenuta una sorta di escalation in cui
i predatori sono diventati sempre pi efficaci nello
sfruttare le prede, ad esempio sviluppando robusti
denti in grado di frantumare una conchiglia mentre,
dallaltro lato, le prede si sono sempre pi specializzate nel resistere alla predazione dotandosi di robuste
e pesanti conchiglie ricoperte di spine, o producendo
veleni o altre sostanze da utilizzare come deterrente per evitare la predazione. Osservare le comunit
marine bentoniche in Antartide quindi quasi come
fare un tuffo nel passato, in una fase della storia del
nostro pianeta in cui i predatori marini pi temibili
non erano gli squali o grossi granchi, ma policheti e
stelle marine.
Nel complesso, lOceano Meridionale, che circonda il continente antartico, annovera circa 8.100
specie di organismi marini. Di queste, poco meno
della met stato riportato, descritto o studiato solamente negli ultimi dieci anni, grazie al susseguirsi
di molteplici progetti internazionali durante i quali
sono state effettuate ricerche congiunte. Molte di
queste spedizioni sono state coordinate dal Census
of Antarctic Marine Life, il pi grande progetto
internazionale dedicato alla biodiversit antartica
mai realizzato finora. Questo progetto, di durata
quinquennale (2005-2010), ha consentito la collaborazione di circa 300 ricercatori provenienti da 30
paesi diversi, che hanno potuto scambiare campioni
provenienti da diverse aree antartiche e partecipare
a spedizioni anche di paesi diversi dal proprio. Il
momento in cui si avuto il numero complessivo
massimo di organizzazioni coinvolte stato il 20072008, in coincidenza con lAnno Internazionale Polare (IPY), periodo durante il quale 18 navi oceano-

72 n Darwin n gennaio/febbraio

n ricerca polare n

Mappa delle missioni internazionali dedicate alla biodiversit antartica, durante lAnno Internazionale Polare.

grafiche, quasi in simultanea, hanno solcato i mari


antartici prelevando campioni di plancton, benthos
ed esplorando aree mai investigate prima dal punto
di vista biologico. Il censimento del CAML, appena
concluso, ha prodotto e continuer a produrre una
quantit enorme di dati che richieder anni prima di
essere completamente processata.
Uno dei motivi che ha richiesto lutilizzo di un
cos elevato numero di navi e ricercatori impiegati
sul campo stato quello di voler stabilire, per la prima volta, un tempo zero globale delle conoscenze
relative alla biodiversit antartica, in maniera tale da
poter confrontare, in un prossimo futuro, le eventuali
nuove situazioni che si verranno presumibilmente a

creare in concomitanza di un possibile riscaldamento


globale con la situazione registrata nel 2007-2008.
Questo obiettivo stato il motore che ha mosso per
cinque anni il CAML e rappresenta leredit che
questo progetto ha lasciato alle generazioni future. I
dati acquisiti, che appaiono come puntini su di una
mappa, indicano infatti la presenza di una specie in
un dato momento in un dato luogo e permetteranno di valutare, nel tempo, ogni possibile variazione
nella distribuzione della stessa nel momento in cui
nuovi campionamenti verranno effettuati nelle stesse
aree. Alla fine del CAML, nel 2010, il numero dei
record distribuzionali disponibili aveva gi superato
quota 1.000.000 e tale numero tuttora in costante,

73 n Darwin n gennaio/febbraio

NSF

n ricerca polare n

Due subacquei americani del Wadsworth Center di New York pronti ad immergersi.

progressivo aumento, man mano che nuovi dati vengono elaborati dai singoli progetti di ricerca e resi
disponibili a tutta la comunit scientifica dopo tutte
le verifiche necessarie.
Tutto questo lavoro non risiede in computer inaccessibili di singoli istituti di ricerca, ma fruibile da
chiunque attraverso lo SCAR-MarBIN (Scientific
Committee for Antarctic Research-Marine Biodiversity Network), progetto che si svolto in parallelo
al CAML, e che ha lo scopo di allestire un unico
portale di riferimento per la biodiversit antartica in
cui far confluire tutti i dati e le risorse disponibili
al momento. In questo sito possibile visualizzare mappe di distribuzione, vedere foto di organismi
antartici, scorrere check-list di specie e controllare
la nomenclatura aggiornata relativa alle specie che
vivono nellOceano Meridionale.
Il CAML non ha solo consentito di censire una
quantit enorme di organismi, ma ha anche fornito i
fondi necessari alla caratterizzazione genetica degli
stessi. Grazie allo studio del Dna, infatti, molti dei
paradigmi relativi allecologia delle specie antartiche sono caduti. Lapparente bassa diversit nel
numero di specie di alcuni gruppi risultata essere
invece un dato non corretto. In moltissimi gruppi di
invertebrati antartici, infatti, stata osservata una
elevatissima diversit criptica. Questo significa che

anche se due individui di ununica specie, raccolti in aree diverse dellAntartide, sembrano essere
assolutamente identici dal punto di vista morfologico, non detto che lo siano anche dal punto di
vista genetico e possono, grazie allo studio del Dna,
essere distinti addirittura come due specie diverse.
Il caso pi eclatante quello del nudibranco Doris
kerguelensis, uno dei pi comuni in Antartide. Da
una singola specie riconoscibile a livello morfologico sono state distinte, anche se non formalmente
descritte, ben 29 diverse specie perfettamente caratterizzabili a livello molecolare. La spiegazione
di questa elevata diversit criptica sta nelle glaciazioni: a ogni ciclo glaciale, quando la calotta polare
antartica si estende fino al margine della piattaforma
continentale, gli habitat disponibili si riducono e si
frammentano, determinando lisolamento di molte specie, che possono sopravvivere in rifugi non
toccati dal ghiaccio o migrare pi in profondit ma
non riescono pi a interagire con quelle presenti in
altri rifugi. Queste dinamiche di speciazione erano
gi state descritte anni fa e note sotto la definizione
di biodiversity pump antartica, nel senso che a ogni
ciclo glaciale viene tendenzialmente aumentata la
diversit genetica delle specie che riescono a sopravvivere. Quello che ha sorpreso tutti, tuttavia, stato
il numero di specie criptiche osservate man mano

74 n Darwin n gennaio/febbraio

TALDICE

n ricerca polare n

La stazione antartica italiana Mario Zucchelli nella Baia di Terra Nova.

che nuovi gruppi sono stati analizzati da un punto


di vista molecolare, numero ben superiore a quello
che ci si sarebbe potuto aspettare.
Uno degli altri paradigmi che sono stati modificati dal CAML quello relativo allisolamento del
continente antartico allinterno della barriera biogeografica determinata dalla Corrente Circumpolare Antartica. Sempre grazie allutilizzo di tecniche molecolari, stato possibile ricostruire quelle che sono state
le direzioni di dispersione di varie specie a partire
dallAntartide verso i bacini profondi limitrofi e viceversa. ora sempre pi chiaro come la circolazione
termoalina, di cui lAntartide rappresenta il motore
freddo, non abbia solo una importanza enorme per il
clima mondiale, ma abbia anche una considerevole
rilevanza in ambito biologico avendo consentito, durante le ere glaciali, la dispersione di specie marine
antartiche al di fuori dellOceano Meridionale e limmigrazione in Antartide di specie profonde dai bacini
circostanti nei periodi pi caldi. Queste autostrade
profonde, definite thermohaline expressway, sono
state solo da poco tempo pienamente riconosciute
e hanno, di fatto, molto ridimensionato il ruolo di
barriera biogeografica esercitato dalla Corrente Circumpolare Antartica, che ha s questo ruolo, ma solo
per le specie legate, da adulti o nelle fasi larvali, agli
strati pi superficiali della colonna dacqua.

Ora che la tecnologia informatica e la genetica


hanno messo nelle mani dei ricercatori tutti i mezzi
possibili di indagine, vi sono tantissime cose da verificare, studiare e comprendere. Il futuro prossimo
sar sicuramente unepoca elettrizzante per i ricercatori che si occupano di biodiversit antartica.
Stefano Schiaparelli, Universit di Genova, Marco Taviani, IsmarCnr, Bologna
Bibliografia
Clarke A., Johnston N.M. (2003) Antarctic marine benhtic diversity.
Oceanography and Marine Biology Annual Review, 41: 47-114.
De Broyer C., Danis B. with 64 SCAR-MarBIN Taxonomic Editors
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inventory of the Antarctic marine species. Deep-Sea Research II,
58: 5-17.
Schiaparelli S., Hopcroft R.R. (2011) The Census of Antarctic Marine
Life: diversity and change in Southern Ocean Ecosystems. Deep-Sea
Research II, 58: 1-4.
Strugnell J.M. et al. (2008) The thermohaline expressway: the
Southern Ocean as a centre of origin for deep-sea octopuses.
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Wilson N.G., Scrdl M., Halanych K.M. (2009) Ocean barriers
and glaciation: evidence for explosive radiation of mitochondrial
lineages in the Antarctic sea slug Doris kerguelenensis (Mollusca,
Nudibranchia). Molecular Ecology, 18: 965984.

75 n Darwin n gennaio/febbraio

n ricerca polare n

LAntartide rivela
il passato del clima
Un gruppo internazionale di ricercatori studia le carote
di ghiaccio per ricostruire gli eventi climatici del pianeta
Valter Maggi

40 ore di volo di linea, partendo dallItalia fino a


Christchurch in Nuova Zelanda; dopo 9 ore di volo con un
Hercules C130, aereo cargo militare, che attraversa il Pacifico Meridionale e lOceano Antartico, e porta a una pista su ghiaccio
marino con uno spessore di meno di 2 metri. Dopo altre 5 ore di un
aereo bimotore, un De Havilland Twin Otter, che trasporta sia persone
che materiali (specialmente materiali), si arriva in un posto chiamato
Dome C, in mezzo a un continente completamente coperto di ghiaccio e talmente remoto che non ha neppure un nome. Infatti, Dome C
un toponimo antartico assegnato dopo lAnno Geofisico Internazionale
del 1957-58, quando, per necessit geografiche, le culminazioni della
calotta polare antartica, chiamati duomi, vennero classificate usando le
prime lettere dellalfabeto e quindi Dome A, Dome B, Dome C, fino a
Dome F. In effetti il Twin Otter atterra su una immensa distesa innevata
che, a Dome C, ha uno spessore di circa 3.300 m di ghiaccio. qui che
il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra) con lIstituto
Polare Francese (Ipev) hanno costruito la Stazione Concordia, una base
permanente Italo-Francese che permette attivit scientifica per tutto
lanno, anche durante il freddissimo inverno antartico, con temperature
che possono scendere sotto i -70C. Ed qui che il Consorzio Epica,
dal 1997 al 2004, ha effettuato una perforazione nella calotta polare
che ha riportato in superficie ghiaccio di oltre 800.000 anni.
Infatti lAntartide presenta delle caratteristiche uniche per gli studi
sui cambiamenti climatici. La sua posizione polare, circondata dallOceano Antartico ha trasformato nel tempo il Sesto Continente in un
enorme frigorifero (vedere larticolo sulloceanografia bipolare in questo numero), che ha portato alla formazione delle grandi calotte polari
(Orientale e Occidentale) che hanno coperto per intero il continente con
spessori di ghiaccio fino a 4.500 metri, diventando il principale archivio
della storia dellatmosfera del nostro pianeta. Precipitazioni nevose, che
si sono susseguite per centinaia di migliaia di anni, sono state accumulate e conservate in queste calotte. La trasformazione in ghiaccio ha
permesso di conservare sostanze liquide, solide e gassose, permettendo
quindi di ricostruire levoluzione dellatmosfera del passato.
Il continente antartico ha unestensione di circa 14 milioni km2,
quasi una volta e mezza lEuropa, In Antartide sono stoccati oltre 30
milioni di km3 di ghiaccio, che rappresentano il 91,5 % di tutto il ghiaccio continentale, e oltre il 62% dellacqua dolce, del nostro pianeta. La
opo oltre

76 n Darwin n gennaio/febbraio

UNSW

n ricerca polare n

Il laboratorio di ricerca a Dome C, in Antartide.

Groenlandia, nellEmisfero Nord, presenta anchessa


una calotta polare, ma rappresenta solamente il 7,9%
del ghiaccio di ghiacciaio con i suoi 2,7 milioni di
km3, e meno del 6% dellacqua dolce planetaria.
quindi evidente che il restante 0,6% in volume di
ghiaccio rappresentato da tutti i restanti ghiacciai
del pianeta, sparsi sul resto dei continenti. Se tutto il
ghiaccio dellAntartide dovesse fondere, laumento
medio del livello dei mari sarebbe di oltre 65 m, con
la sommersione di buona parte delle zone costiere, la
scomparsa di intere aree come la Florida o di interi arcipelaghi come quelli della Polinesia. Anche lItalia
avrebbe dei problemi, con la sommersione delle coste
e di buona parte della Pianura Padana, con la formazione di una spiaggia adriatica non lontano da Pavia.
Nei ghiacciai polari il movimento del ghiaccio
molto lento, con velocit nelle parti centrali di qualche cm allanno, che per, per quanto piccola, porta
con il tempo a deformare la successione verticale
continua delle nevicate. Sui duomi topografici (tipo
Dome C) il disturbo decisamente minore, o assente,
e presentano movimenti laterali quasi nulli. Questo
permette di mantenere la sequenza di nevicate e degli

strati di ghiaccio in modo continuo e praticamente


indisturbato. Per questo motivo le principali perforazioni in ghiaccio sono state, e vengono tuttora
effettuate, in queste aree cos remote del continente
antartico. La trasformazione della neve in ghiaccio e
la sua conservazione legata a due fondamentali parametri: la temperatura media annua del sito e il suo
accumulo medio annuo di neve. Pi la temperatura
bassa pi lenti sono i processi di trasformazione
e quindi il tempo necessario per passare da neve a
ghiaccio. Laccumulo medio annuo controlla invece lo spessore del singolo strato annuale e il carico
litostatico (ovvero il peso), che gli strati sottostanti
subiscono dalle successive nevicate. Per un confronto tra siti diversi, vista la grande differenza nelle
densit delle singole nevicate, si utilizza calcolare
laccumulo medio annuo in acqua equivalente, cio
considerando lo strato di neve annuale come acqua
fusa. Tutto questo spiega perch si realizzano perforazioni a scopo paleoclimatico in aree cos remote
come lAntartide. I motivi sono molti: la possibilit
di una sicura conservazione dei dati atmosferici per
le basse temperature che sono anche la causa della

77 n Darwin n gennaio/febbraio

n ricerca polare n

Grafico con i record climatici delle temperature e dei gas serra di Dome C per gli ultimi 820.000 anni. Le linee rosse tratteggiate
indicano i valori di riferimento discussi nel testo.

lentezza dei processi di metamorfosi della neve in


ghiaccio a cui va aggiunto il bassissimo accumulo
annuo che consente di ottenere sequenze di dati che
rivelano un pi antico passato climatico. Inoltre, lavorare sulla cima di un duomo topografico permette
di ridurre al minimo il disturbo e la deformazione
dovuta al flusso del ghiaccio.
In effetti tutti i grandi progetti di perforazione nel
ghiaccio a scopo paleoclimatico sono stati effettuati
nelle parti interne delle grandi calotte polari, raggiungendo profondit elevate e raccogliendo registrazioni
del passato di centinaia di migliaia di anni. A partire dallinizio degli anni 60 oltre 50 perforazioni
in ghiaccio sono state realizzate nelle calotte polari
antartiche di cui le principali sono state: Vostok (Russia e Usa), Dome C (Europa), Dronning Maud Land
(Europa), Dome F (Giappone), Dome A (Cina), Talos
Dome (Europa), Byrd (Usa), con registrazioni che
vanno da pochi millenni fino agli 820.000 anni del
record di Dome C.
LEuropean Project for Ice Coring in Antarctica
(Epica), nasce nel 1994 con lo scopo di perforare in
due zone dellAntartide, una nel settore Pacifico, a

Dome C, e laltra nel settore Atlantico, a Dronning


Maud Land. Due siti con caratteristiche simili che
permettono di capire il funzionamento della macchina climatica prima dellinfluenza delluomo a
scale diverse. Finanziamenti e gruppi di ricerca di
Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Islanda, Italia, Olanda, Svezia, Norvegia e
Svizzera si sono uniti per costruire questo consorzio che, dopo i due successi ottenuti nel 2004 e nel
2006, diventato punto di riferimento mondiale in
paleoclimatologia. Il Talos Dome Ice Core Project
(Taldice) nasce da una costola di Epica per perforare un duomo periferico (Talos Dome) a circa 300
km dalla base italiana Mario Zucchelli, nella Baia
di Terra Nova. Con lItalia come attore principale,
insieme a Francia, Germania, Gran Bretagna e Svizzera, il progetto prevede di comprendere con maggiore dettaglio i rapporti tra atmosfera, ghiaccio ed
oceano a partire dal settore Pacifico dellAntartide.
Infine lInternational Partnership for Ice Core Sciences (Ipics) raccoglie invece, a livello mondiale, tutti
i gruppi interessati nelle ricerche paleoclimatiche su
ghiacciai. Si prefigge di studiare il clima del pianeta

78 n Darwin n gennaio/febbraio

n ricerca polare n

Grafico della concentrazione dei gas serra negli ultimi 2.000 anni; oltre allanidride carbonica e al metano riportato
landamento dellossido di azoto, altro importante gas ad effetto serra.

a scale temporali diverse, attraverso perforazioni in


ghiaccio e di raggiungere almeno 1,5 milioni danni
di informazioni climatiche.
A Dome C, dove il progetto Epica ha perforato
3.270 m di ghiaccio, come abbiamo gi anticipato,
stata recuperata la serie di dati da ghiacciaio pi
lunga al mondo, con 820.000 anni di registrazione.
Copre una parte significativa della storia climatica
del Quaternario (Era che rappresenta gli ultimi 2,55
milioni danni), partendo dalla fine del Pleistocene
inferiore fino allattuale Olocene, o come alcuni ormai lo chiamano lAntropocene. Ed proprio utilizzando questa carota che stato possibile ricostruire,
con estremo dettaglio, la storia climatica del nostro
pianeta e della sua variabilit nel lungo periodo. I
principali parametri studiati nella carota di Dome
C sono la variazione della temperatura, la composizione chimica, la concentrazione in polveri fini e il
contenuto di gas serra.
Sappiamo da tempo che prima dellinizio delle

attivit antropiche c stata una oscillazione tra periodi glaciali e periodi interglaciali. Infatti, tutte le
registrazioni dei dati climatici portano un segnale
molto simile, con una periodicit principale di circa
100.000 anni, e delle ciclicit con tempi pi veloci,
di circa 40.000 e 20.000 anni. Sono i cosiddetti cicli
di Milankovich, matematico serbo che nel 1920 ha
ricostruito le oscillazioni del nostro pianeta e dellorbita terrestre. Il Sole e Giove, con la loro attrazione
gravitazionale, modificano i moti della Terra, e in
particolare leccentricit dellorbita che diventa pi
o meno ellissoide con un ciclo di circa 100.000 anni.
Questa variazione della forma dellorbita modifica
anche la quantit di energia solare che raggiunge la
Terra, modificando di fatto il clima. Lo stesso meccanismo celeste porta ad avere unoscillazione dellasse
terrestre rispetto la verticale tra i 21 e i 24 in 41.000
anni (oggi circa 23,5), e alla precessione degli
equinozi che obbliga lasse terrestre a compiere una
rotazione completa in circa 19-21.000 anni formando

79 n Darwin n gennaio/febbraio

n ricerca polare n

quello che viene chiamato il doppio cono. Sono


moti che anchessi modificano la quantit di energia
che viene gestita dal nostro pianeta, agendo direttamente sul sistema climatico. Non tutte hanno la
stessa influenza nel determinare le variazioni climatiche a grande scala. Leccentricit sembra dominare
i cicli, seguita dallinclinazione e successivamente
dalla precessione. Se la macchina climatica sfrutta
i raggi solari, cio linsolazione, chiaro che una
variazione dellorbita planetaria provoca variazioni
nel sistema di distribuzione dellenergia (atmosfera e oceani), e quindi del clima. Lalta risoluzione
della carota di Dome C ha permesso di ricostruire
con maggiore precisione tutte le frequenza naturali
che hanno interessato, e interessano tuttora, il nostro
sistema climatico.
Nella carota di Dome C si osserva una sequenza
di cicli che alternano periodi glaciali freddi e periodi interglaciali caldi. Lultimo ciclo termina con il
passaggio dallUltimo Massimo Glaciale, avvenuto
intorno a 20.000 anni fa, allOlocene che rappresenta gli ultimi 11.750 anni della storia della Terra. Si
tratta di un salto di temperatura media antartica di
oltre 10C. A livello oceanico, il ghiaccio stoccato
sui continenti durante lultimo periodo glaciale (principalmente in Nord America e Nord Europa) aveva
portato a un abbassamento medio dei livelli dei mari
di circa 120 metri, con variazioni sostanziali nelle
correnti oceaniche e in particolare della Corrente del
Golfo, principale motore della circolazione oceanica
termoalina globale. Negli ultimi 820.000 anni ben
otto volte stato osservato questo passaggio da freddo a caldo, con conseguente riassestamento di tutti i
parametri climatici. A seguito di un lungo periodo di
raffreddamento (circa 50-70.000 anni) e un veloce
periodo di riscaldamento (da 10 a 20.000 anni), si osservano periodi interglaciali caldi di 10-20.000 anni.
Questa oscillazione a dente di sega si inserisce in
una visione del sistema climatico terreste che prevede
lesistenza di soglie che, quando superate, portano
il sistema climatico a subire modificazioni brusche,
che oggi vengono definite abrupte, utilizzando un
termine molto in voga.
Nel progetto Taldice, che ha permesso di ricostruire in modo molto preciso gli ultimi 250.000 anni,
stato chiaramente evidenziato che gli effetti soglia
non sono esclusivi delle grandi variazioni glaciale/
interglaciale, ma si osservano salti di oltre 2-5C in
qualche millennio, specialmente durante lultimo periodo glaciale. Oscillazioni abrupte che sono tra laltro in antifase con quelle registrate in Groenlandia.
Questa specie di altalena bipolare probabilmente
legata alla velocit di distribuzione del calore da parte

degli oceani, che avviene proprio a scala millenaria.


Ma come gi detto esistono numerosi modulatori
interni al clima stesso, che vanno ad interferire con
questi meccanismi, rendendo molto pi complessa
linterpretazione dei dati. Un esempio lo leggiamo
proprio nelle registrazioni di Epica dove si osserva
come gli ultimi 5 periodi caldi (gli interglaciali da
oggi fino a circa 420.000 anni fa), sembrano essere
tutti simili come intensit, con valori di temperatura
che sono in genere superiori (fino a 4C) a quelli
dellOlocene. Se invece andiamo pi indietro nel
tempo, dai 420.000 anni fino a 820.000 anni, osserviamo che i periodi caldi sembrano essere molto meno intensi, con valori di temperatura simili o
inferiori a quelli Olocenici. Questo non pu essere
imputato a cambi di insolazione. Infatti i cicli dei
parametri orbitali sono noti e calcolati con estrema
precisione usando le equazioni della meccanica celeste, e non danno valori significativamente diversi
nellinsolazione nei periodi precedenti i 420.000
anni. Inoltre, a differenza dei periodi interglaciali,
quelli freddi, le glaciazioni, mantengono temperature minime simili per tutti gli 820.000 anni. Sembra
quindi che nel passato ci sia stata una rivoluzione
climatica nei periodi caldi e nessuna rivoluzione in
quelli freddi. Si tratta di una discrepanza che non
facile comprendere e infatti diventata una delle
prossime sfide per gli studi paleoclimatici sul nostro
pianeta. Capire questa rivoluzione climatica vuol dire
aggiungere un altro tassello alla comprensione del
sistema clima del pianeta Terra.
Non soltanto le temperature, ma anche tutti gli altri componenti atmosferici, presentano questo stesso
comportamento. Infatti i principali gas serra misurati
proprio nelle carote di ghiaccio mostrano gli stessi
andamenti. Sia lanidride carbonica (CO2) che il metano (CH4) si comportano in modo completamente
parallelo con le registrazioni delle temperature. La
CO2 mostra dei minimi di concentrazione durante i
periodi freddi glaciali, con valori tra180 e 200 parti
per milione in volume (ppmv, tra 0,018 e 0,020% della composizione dellatmosfera), e i massimi di concentrazione, con valori tra i 280 ed i 300 ppmv (tra
0,028 e 0,030%). Lo stesso vale per il metano, ma con
valori decisamente inferiori: da 300 a 350 parti per
miliardo in volume (ppbv, tra 0,00003 e 0,000035%)
durante i glaciali, e da 700 a 750 ppbv (tra 0,00007
e 0,000075%) per i periodo caldi. Da notare che i
valori di gas serra registrati negli ultimi 800.000 anni
prima dellera industriale, sono nettamente inferiori
a quelli che si registrano oggi a seguito delle emissioni umane. Oggi infatti le emissioni degli ultimi
due secoli, hanno portato la concentrazione di CO2

80 n Darwin n gennaio/febbraio

CNR

n ricerca polare n

Il Twin Otter che trasporta i ricercatori nei pressi di Dome C.

a circa 390 ppmv, un 30% in pi del massimo valore


interglaciale, e per il CH4 un valore di oltre 1.800
ppbv che rappresenta un aumento di quasi il 200%
dei valori preindustriali.
Il futuro rappresentato dalla possibilit di
raggiungere 1,5 milioni danni di ghiaccio, infatti
nellambito del programma Ipics prevista la ricerca
in quellarea dellAntartide che presenta uno spessore di oltre 4,5 km di ghiaccio, chiamata Bacino
Aurora, dove, oltre allo studio da satellite della superficie e della topografia della base del ghiacciaio,
attraverso misure radar, sar necessario costruire
sonde di perforazione di nuova generazione e studiare liquidi di perforazione che riducano al minimo
limpatto sullambiente. Sfida che interesser lintera
comunit scientifica mondiale per i prossimi 20 anni.

Bibliografia
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climate records during the last deglaciation. Nature Geoscience, 4:

Valter Maggi, Universit di Milano Bicocca

46-49.

81 n Darwin n gennaio/febbraio

n ricerca polare n

Risorse intrappolate
tra i ghiacci
In Antartide sono stati scoperti giacimenti minerali di un certo
interesse ma un trattato internazionale li vincola sino al 2041
Franco Talarico, Fabio Florindo, Marco Taviani

operta al 98% della sua superficie da un lenzuolo di ghiaccio

spesso fino a quattro chilometri, lAntartide cela gelosamente


allocchio la sua identit continentale. Eppure quel poco che si
offre allindagine dei geologi, emergendo come un nunatak dal nulla
bianco, o affiorante in unoasi di montagne e valli senza ghiaccio o infine come piccola traccia di antiche rocce e sedimenti in un carotaggio,
ha permesso di svelarne molti segreti. Si cos capito che lAntartide
formata da due unit ben distinte saldate fra loro solo dai ghiacci che
iniziarono a espandersi circa 30 milioni di anni fa. E cio lAntartide
occidentale, praticamente un vasto arcipelago, e lAntartide orientale,
pi estesa e che rappresenta lautentico nucleo continentale. Questultimo un archivio di rocce che vanno fra le pi antiche note sul pianeta
e databili a circa 4 miliardi di anni, fino alle lave prodotte ai giorni
nostri dai vulcani attivi della Terra Vittoria (Figura 1).
Le affinit litologiche e paleontologiche documentano che lAntartide un frammento del supercontinente di Gondwana che cominci
a disintegrarsi nel Mesozoico circa 180 milioni di anni fa. A questa
grande terra australe compartecipavano lAmerica meridionale, lAfrica australe, il Madagascar, lIndia, la Nuova Zelanda e lAustralia.
Come mostrato in Figura 1, tutti questi continenti ora situati a latitudini
medio-basse comprendono diverse importanti province geologiche,
rappresentate da cratoni, ovvero settori di crosta antica e sfuggita agli
eventi tettonici pi recenti (et compresa tra oltre 3,4 a 1,6 miliardi
di anni), terreni appartenenti a grandi fasce orogeniche (et da 1600
a 600 milioni di anni) e che occupano posizioni intracontinentali, e
cinture orogeniche di et progressivamente pi recenti (da 600 a meno
di 200 milioni di anni) che costituivano il margine paleo-Pacifico del
supercontinente. Una di queste fasce orogeniche, nota come Orogene di Ross e di et da 600 a 450 milioni di anni, coincide ora con le
Montagne Transantartiche, la prominente catena montuosa (oltre 3000
km ed elevazioni sino oltre 4000 m) che suddivide il continente nei
settori occidentale e orientale dal Mare di Weddell al Mare di Ross.
Pi avanti parleremo di un particolare ritrovamento avvenuto in una
area dellorogene di Ross, molto interessante per la trattazione del
tema delle georisorse antartiche. Per ora, come ben evidente in Figura 1, osserviamo che tutte le province geologiche riconosciute nei
continenti australi trovano in Antartide la loro fedele prosecuzione.
In seguito alla frammentazione del Gondwana, con fasi successive di
82 n Darwin n gennaio/febbraio

Hannes Grobe, Alfred Wegener Institute for Polar and Marine Research

n ricerca polare n

La catena delle Transantarctic Mountains, nella Terra di Vittoria, viste da Capo Roberts.

separazione dei vari blocchi continentali, i processi


di deriva reciproca hanno allontanato di migliaia di
chilometri gli antichi cratoni e le varie cinture orogeniche che, va detto, contengono molte delle risorse
minerarie dellintero pianeta e delle quali lumanit
si approvvigiona per il proprio sviluppo e benessere.
Tra questi, per esempio, i depositi ricchi di rame,
ferro, cobalto, piombo, nichel, cromo, argento, molibdeno, tungsteno, stagno, titanio, manganese, oro
e via dicendo che costellano le parti pi facilmente
osservabili ed accessibili di Gondwana, e cio quelle
non coperte da sabbie desertiche o da ghiacci perenni.
Intuitivamente, e la scienza corrobora almeno parzialmente questa ipotesi, minerali utili dovrebbero
corredare anche le rocce di Gondwana che formano
lAntartide e, in effetti, abbiamo molteplici segnalazioni relative alla presenza di minerali in vari settori
dellAntartide. Analizziamo pi in dettaglio la natura
delle potenziali risorse esaminando la loro distribuzione geografica sul continente e lungo le sue coste
in corrispondenza della piattaforma continentale
(Figura 2).
La prima segnalazione di risorse minerali si deve

alla prima spedizione antartica di Shackleton 19071909 quando fu scoperto un deposito di carbone nel
M. Buckley alla testata del Beardmore Glacier, nelle
Montagne Transantartiche. In seguito, sopprattutto
nella fase della ricerca organizzata dai vari paesi del
Trattato Antartico, in maniera sistematica e intensiva a partire dagli anni 60, tutte le mineralizzazioni
attualmente conosciute in Antartide sono state scoperte durante normali studi di esplorazione geologica
e di rilevamento, senza alcuna finalit di prospezione
mineraria. Lentit delle riserve quindi totalmente
da valutare, cosi come il loro interesse commerciale
agli attuali valori di mercato.
Le concentrazioni metalliche, le risorse pi diffuse nel continente, ricadono in tre distinte province
metallogeniche. La prima la provincia Est-Antartica, prevalentemente a ferro, conosciuta come
Band-Iron Formation (BIF), che sembra costituire
la continuazione di analoghi depositi precambriani
noti in Australia e India; mineralizzazioni sono note
in varie localit delle terre di Enderby e di Wilkes; il
pi importante deposito quello del M. Ruker, nelle
Prince Charles Mountains. La seconda, la provincia

83 n Darwin n gennaio/febbraio

n ricerca polare n

200 - 230 Ma

1600 - 2500 Ma

Africa

600 - 1000 Ma

Sud
America
Madagascar

India

800 - 1600 Ma
< 200 Ma

AP

EWM
2500 3400 Ma

Antartide
TI
MBL

450-600 Ma
(Orogene di Ross)

Albany-Fraser
Block

> 3400 Ma

PALEO-PACIFICO

SNZ
NNZ
1600 2500 Ma
800 - 1600 Ma

350 - 450 Ma

180
Figura 1. Ricostruzione del supercontinente Gondwana allinizio del Mesozoico: numeri e colori corrispondenti indicano
rispettivamente le et (in milioni di anni) e lestensione delle province geologiche (da Ricci et al., 2001).

transantartica, che si distingue in una sub-provincia


legata ai granitoidi paleozoici dellorogene di Ross,
che sicuramente la pi povera, con modestissime
manifestazioni essenzialmente a solfuri e una subprovincia legata alle rocce magmatiche basiche giurassiche del Ferrar Group. Nellambito di questultima, la pi nota e importante mineralizzazione
quella a ferro e titanio e subordinati solfuri di ferro
e rame della intrusione basica stratificata di Dufek,
nelle Pensacola Mountains.
La terza la provincia Andina, di et mesozoica
e cenozoica, fondamentalmente legata al plutonismo
calcalino, ed localizzata nella Penisola Antartica e
nella Terra di Ellsworth; anche in questo caso vengono distinte due sub-province, una a rame e una
pi occidentale a ferro (questultima di minore importanza). Il pi conosciuto deposito metallico della
Penisola Antartica appartiene alla provincia a rame e
si trova nellIsola King George, nellarcipelago delle Isole Shetland Australi; si tratta di un giacimento

di origine idrotermale a prevalente pirite e minerali


secondari con elevato contenuto di rame.
La natura della maggior parte di queste mineralizzazioni mostra una forte analogia con mineralizzazioni note e coltivate nei blocchi continentali
adiacenti allAntartide, nel supercontinente di Gondwana. Di conseguenza, si possono interpretare come
continuazioni delle varie province metallogeniche
conosciute nei diversi continenti dellemisfero meridionale con i quali lAntartide era in continuit. Ci
sembra quindi suggerire che altri depositi minerari possano essere presenti al di sotto della coltre di
ghiaccio.
Da questo punto di vista le aree suscettibili di ritrovamenti di giacimenti metallici di interesse economico sono sicuramente la Penisola Antartica per il
rame e, nel cratone est-antartico, la Wilkes Land per
nichel e oro e la Dronning Maud Land per oro, cromo, nichel, rame e platino, cos come in questarea
non si pu escludere la presenza di pipes diamanti-

84 n Darwin n gennaio/febbraio

n ricerca polare n

S 0 7

S 0 8

90W

90E

Fe
Cu
Mo
Cr, Ni, Co
U, Th
Au, Ag, Pt
Sn, Zn, Pb
Carbone
Petrolio e gas

0 8 1

180
Figura 2. Localizzazione delle principali potenziali risorse minerarie in Antartide (da Ricci et al., 2001).

feri. Occorre per notare che lAlbany-Fraser Block,


una delle principali province geologiche nellAustralia Occidentale, che troverebbe prosecuzione in
analoghi terreni del settore pacifico dellAntartide
Orientale, si rivelato sinora non particolarmente
ricco in risorse. I giacimenti pi ricchi di rame in Cile
non sono ubiquitari nella catena andina ma ristretti
alla parte settentrionale, a nord di Santiago del Cile.
Sta di fatto che le conoscenze attuali sulla presenza di giacimenti (ovvero depositi di minerali utili
suscettibili di sfruttamento) nella regione antartica
restano ad ora molto lacunose, ben lontane dal livello
di caratterizzazione presente, ad esempio, nei catasti minerari e nei programmi delle attivit estrattive
attualmente presenti negli altri continenti. Per quasi
tutte le potenziali georisorse antartiche, la determinazione della loro natura, localizzazione e stima del
volume, tuttora affidata alla scoperta di modeste
tracce, indizi di piccole concentrazioni del minerale
utile in corpi volumetricamente insignificanti (spesso
piccole vene di spessore millimetrico), oppure me-

diante lo studio delle anomalie geochimiche, ovvero


la misura dello scostamento del contenuto degli elementi di interesse economico da quello normalmente
presente nelle rocce.
Un caso che si discosta in parte da questo quadro,
e sul quale ci soffermeremo qui nellesporre qualche
dettaglio, il ritrovamento di oro metallico in un filone di quarzo nella Terra Vittoria, alla terminazione
sullOceano Pacifico delle Montagne Transantartiche. Grazie a questo ritrovamento la presenza di oro
sul continente, in precedenza legata solo ad indizi,
ora del tutto accertata. Come in molti altri casi, si
trattato di una scoperta del tutto imprevista quando, nellestate australe del 2005, uno dei coautori di
questo articolo, con due colleghi dellUniversit di
Genova, effettuava una esplorazione geologica senza
alcun obiettivo di ricerca mineraria. Non parliamo
di invisibili particelle ma grani di diversi millimetri
incastonati nel quarzo di un grande filone ben esposto sulla sommit di una valle presso il ghiacciaio
Dorn (da cui il nome Dorn gold deposit assegnato alla

85 n Darwin n gennaio/febbraio

n ricerca polare n

mineralizzazione) nelle Bowers Mountains. I rilievi


geologici in questa area, come altrove nella Terra
Vittoria settentrionale, erano finalizzati a capire come
e quando si era formato quel settore di continente antartico nel contesto dell evoluzione del Gondwana.
Dopo liniziale verifica mediante osservazioni al
microscopio elettronico, che confermava la presenza di oro al 99% con tracce di argento e platino, le
ricerche successive si sono rivolte allo studio della
mineralizzazione con una maggiore enfasi su quegli
aspetti che possono fornire vincoli pi stretti nella ricostruzione del quadro geodinamico regionale. In una
recente pubblicazione sulla rivista scientifica Gondwana Research, il filone di quarzo aurifero trovato
nella Terra Vittoria viene riconosciuto come il primo
ritrovamento di oro nel continente antartico. Ospitato
in terreni metamorfici di et Paleozoica dellOrogene
di Ross il filone fa parte di un sistema di filoni e di
vene che si sono formate in seguito alla infiltrazione
lungo faglie e fratture di fluidi mineralizzati. I terreni di natura vulcanica e sedimentaria che ospitano il
sistema filoniano mostrano una intensa alterazione
idrotermale e, insieme alla mineralizzazione, documentano per una lunga serie di caratteristiche (et,
metamorfismo struttura, presenza di oro, etc.) fortissime analogie con unarea specifica nel settore occidentale dello stato di Vittoria nellAustralia sud-orientale.
La consistenza del ritrovamento suggerisce una
elevata concentrazione di oro nei volumi di roccia
nel sottosuolo, tutte caratteristiche che ne fanno un
potenziale giacimento di elevato interesse economico. Se localizzato in un qualsiasi altro continente, si
sarebbe subito avviato un intervento di prospezione,
con sondaggi e rilievi specificatamente indirizzati a
valutare lestensione del giacimento, e indispensabili
per la successiva fase di coltivazione. Il ritrovamento
ha in realt un altro e ancor pi importante valore:
quello prettamente scientifico, alimentando un flusso
di nuove informazioni indispensabili per migliorare in modo significativo la nostra comprensione di
fasi importanti della storia geologica di un settore
chiave del Gondwana e, solo in secondo piano, se
e quando ritenute interessanti, anche la conoscenza
della distribuzione nel tempo e nello spazio delle sue
potenziali risorse.
In conclusione, in assenza di indagini finalizzate
alla prospezione mineraria, leffettiva consistenza
dei depositi di minerali e rocce di interesse economico in Antartide resta in gran misura apparentemente
irrilevante, per non parlare poi della assoluta noneconomicit.
Molto altro si cela senza dubbio sotto i ghiacci
continentali che ricoprono lAntartide ma al momen-

to sono solo speculazioni che forse non troveranno


risposta, almeno per molti decenni a venire. La sempre crescente fame di energia impone di considerare,
seppure in termini squisitamente accademici, anche le
potenzialit dellAntartide nel campo dei combustibili
fossili. I geologi hanno da tempo localizzato depositi
di carbone di et permo-triassica in Antartide orientale
sia nella Catena Transantartica che sulle montagne
Prince Charles. Nel primo caso comunque si tratta di
carbone di quantit e qualit modeste, mentre il secondo deposito pi promettente, per quanto solo sulla
carta data la sostanziale inaccessibilit dei luoghi. Gli
idrocarburi sono presenti in Antartide anche se probabilmente limitati a depositi offshore nelle piattaforme
continentali intorno allAntartide, in particolare nel
Mare di Weddell e nel Mare di Ross. Lentit delle riserve comunque totalmente da valutare, cosi
come il loro interesse commerciale agli attuali valori
di mercato. Gas naturale, spesso intrappolato come
metano ghiacciato in quei depositi particolarissimi
conosciuti come gas idrati o clatrati e noti per esempio
al largo della Penisola antartica, potrebbe suscitare in
un distante futuro un qualche interesse di estrazione.
Ma al momento lAntartide fortunatamente ancora difesa dal trattato internazionale e in particolare
dal protocollo di Madrid firmato nel 1991 che bandisce ogni tipo di attivit esplorativa e di sfruttamento
minerario nellultima regione largamente incontaminata della Terra. Questo trattato scadr nel 2041 e il
suo eventuale e auspicabile rinnovo dovr forse fare
i conti con un pianeta sovrappopolato e con alcune
delle risorse minerarie, come il rame, gi prossime
allesaurimento anche a causa delle prorompenti
necessit di sviluppo di paesi in forte crescita e superpopolati quali Cina e India. In teoria esiste sulla
carta un organo internazionale consulente dedicato
alla regolamentazione di qualunque impresa mineraria in Antartide, denominato Cramra (Convention on
the Regulation of Antarctic Mineral Resource Activities). In pratica la migliore difesa dellAntartide da
un potenziale interessamento a sfruttarne le risorse
minerarie ancora il suo isolamento e le condizioni
climatiche proibitive che impongono costi elevatissimi per qualunque attivit del genere. Altro aspetto
che dovrebbe richiedere adeguata attenzione, e che
forse non tutti conoscono, che la maggioranza di
tali risorse, come altrove sul pianeta, intrinsecamente finita, nel senso che non vengono rinnovate
nei processi terrestri attuali, e quando ci avviene
in quantit non significative. Non detto per che a
prescindere dal carattere non rinnovabile di queste
risorse, come sottolineato da alcuni analisti, ci che
oggi decisamente non-economico non risulti invece

86 n Darwin n gennaio/febbraio

Universiteit Utrecht

n ricerca polare n

Un gigantesco iceberg alla deriva.

unopzione considerabile nel futuro in un pianeta con


risorse in esaurimento. Non sarebbe certamente il
primo caso del genere.
Desideriamo concludere queste nostre considerazioni sulle risorse non biologiche dellAntartide rammentando che il continente di ghiaccio chiamato
cos perch ne contiene una quantit smisurata, pari
al 70% circa di tutte le riserve di acqua dolce della
Terra. Il valore strategico dellacqua fin troppo noto
e non sorprende quindi che gi in passato sia stata
presa in considerazione lidea di utilizzare gli iceberg
come potenziali contenitori di acqua potabile da convogliare alle aree popolate. stato calcolato che la
popolazione mondiale attuale utilizzi oltre 3 milioni
di chilometri cubici di acqua allanno. Al vertiginoso
tasso di crescita della popolazione mondiale il giorno
in cui ci berremo lacqua dellAntartide forse non
troppo lontano.

Bibliografia
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Goldfarb, R.J., Groves, D.I., Gardoll, S., 2001. Orogenic gold
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Franco M. Talarico, Universit degli Studi di Siena. Fabio Florindo,

dellAntartide. In Antartide. Terra di scienza e riserva Naturale. A

Ingv, Roma. Marco Taviani, Ismar-Cnr Bologna

cura di C. Baroni, Terra Antartica Publications, Siena.

87 n Darwin n gennaio/febbraio

darwin

Bimestrale di Scienze

NUMERO 47
gennaio|febbraio 2012

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