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L'OPERAZIONALIZZAZIONE
DEL COSTRUTTO
ALESSITIMIA
RASSEGNA CRITICA DELLA LETTERATURA

MAURIZIO CODISPOTI E OLGA CODISPOTI


Universit di Bologna

Riassunto. Nella presente rassegna vengono esaminate le ricerche sugli strumenti di misura dell'ulcssitiruia <questionari di auto eJ ctcrovulurazione,
test proiettivi, metodi di
analisi del contenuto verbale), le ricerche sull'espressione non verbale delle emozioni e
sulle risposte psicofisiologiche dei soggetti alcssitimici, in rapporto alla definizione teorica dell'alessitimia. li con ceno teorico alessitirnia viene qui definito come un tratto
di personalit caratterizzato da una difficolt nell'identificare
e descrivere esperienze
emotive, da una difficolt nel distinguere esperienze emotive da sensazioni corporee, da
una scarsa vita fantasmatica e dal pensiero operatorio: a causa di questa scarsa capacit di pensare le emozioni {Bion), i soggetti alessitimici presentano ridotta autoconsapevolczza cmozionalc. Le ricerche qui esaminate mostrano la scarsa corrispondenza
tra la definizione teorica del fenomeno alessirirnico c la sua operazionalizzazione.
In
particolare gli strumenti di aurovalutazione sembrano essere inadeguati a rilevare la difficolt nel descrivere e comprendere le emozioni; inoltre non possibile distinguere
una modalit alcssirimica come difesa dal disagio che produrrebbe
la comprensione
e
l'espressione delle emozioni, da una forma di alcssitimia determinata da un deficit nella
capacit di costruire rappresentazioni
mentali delle emozioni. L'operazionalizzazionc
del fenomeno alessitimico attraverso strumenti di autovalutazione
sembra cogliere piuttosto un aspetto del costrutto inibizione che stato definito coartazione emozionale. In conclusione, le ricerche sulla modalit alessirirnica andrebbero
considerate come
un aspetto dello studio sulle differenze individuali nelle risposte emotive. Lo studio sistematico dcll'auroconsapcvolezza
emozionale attraverso le risposte psicofisiologichc
durante compiti stressanti c di imagery emozionale potrebbe risultare a tal fine un
promettente indirizzo di ricerche.

INTRODUZIONE

Lo studio delle emozioni rappresenta un tema particolarmente


fecondo per chi si occupa di psicologia clinica perch rappresenta un
settore in cui la ricerca sperimentale e la psicologia clinica trovano
un'integrazione
reciproca. La psicofisiologia delle emozioni (Lang,
1991) e lo studio delle relazioni tra l'espressivit emozionale e la salute psicofisica (Berry e Pennebaker, 1993) ad esempio, hanno permesso alla psicologia clinica di sviluppare importanti aree di ricerca, mentre a sua volta l'osservazione clinica ha permesso di evidenziare alcuni
fenomeni che la ricerca sulle emozioni si proposta di comprendere.
Uno di questi costituito da una modalit-difficolt particolare nella
rappresentazione delle emozioni che stata riscontrata in pazienti af-

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GIORNALE

ITALIANO

DI PSICOLOGIA

I a. XXIII, n. 4, ottobre

1996

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fetti dalle classiche malattie psicosomatiche


(ulcera peptica, asma
bronchiale, ipertensione, tireotossicosi, colite ulcerosa, artrite reumatoide e neurodermatite),
cio disturbi cronici di eziologia incerta a
proposito dei quali si era assegnato un ruolo importante a specifici
conflitti emotivi inconsci, e che stata definita da Sifneos (1973)
alessitimia, cio letteralmente assenza di parole per le emozioni
(per recenti rassegne vedi: Lolas e von Rad, 1989; Krystal, 1988;
Taylor, Bagby e Parker, 1991).
La modalit alessitimica pu essere collegata alla distinzione proposta da Freud all'inizio del secolo tra llellJ"...Qli att~2sicoJ:1~vrosi.
Seguendo Todarello e Porcelli (1992), questa distinzione pu essere fart~pettQ
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~oni fondamentali: al corpo (anatomico/
rappresentato), al tempo (deflC1tblocnimlco attuale7conflltfonmos~
fiefQissatol e alI'el~Q.9iiiZlo.ne.31mbo[~ (asseiUe/pres~nte).------"'- 'Negli ~~~l"'ses~nta un gruppo di psicoanalisti francesi (Marty e de
M'Uzan, 1963; Marty, de M'Uzan e David, 1963) cominci col descrivere una modalit di espressione delle emozioni presente nei pazienti
psicosomatici, caratterizzata principalmente da tre tratti. Il primo
quello di inibizione [antasmatica , inteso come difficolt strutturale nel
mentalizzare i conflitti Interni ed esterni e come ageneSiu'-deIfefunzlO~nl simboliche di elaboraZIOne dene emozioni (Todarello -~ Porcelli,
-1992). Il secondo, strettamente associato alpruno, il pensiero operatorio, cio un tipo di pensiero scisso dal piano emotivo che tende ad
illustrare azioni ed esperienze del soggetto senza investimenti affettivi,~
come se l'individuo fosse spettatore pi che attore della propria esistenza (Todarello e Porcelli, 1992). Il terzo tratto della sindrome descritta dagli psicoanalisti francesi la reduplicazione proiettiva, cio la
tendenza a vedere gli altri come immagini stereotipate di se stessi (Lolas e von Rad, 1989).
Nei primi anni settanta la scuola di Bostn di Nemiah e Sifneos introdusse il termine alessitirnia per indicare la specifica modalit di
espressione
delle emozioni
riscontrata
nei malati psicosomatici
(Sifneos, 1973) e da allora il costrutto entrato nel lessico della clinica.
Anche nella letteratura psicofisiologica sulle differenze individuali a
proposito di risposta emozionale appare un costrutto classico che distingue tre categorie di soggetti (iD~rnalizzatori, esternalizzatori e eneralizzatori) in base al rapporto tra reattIvlta isiologica autonoma ed
attivit
espreSSivo-tacClale. Ross Buck (1984) ha riscontrato analogie
tra l'espressiOne delle emozioni emersa nei soggetti interiorizzatori \.
(cio soggetti che presentano una elevata reattivit viscerale ed una ridotta attivit espressivo-facciale
in risposta a stimoli emotigeni) e
quella descritta da Sifneos nei soggetti alessitimici; tuttavia questo settore della ricerca psicofisiologica difficilmente integrabile con la ricerca sul!' alessitimia, poich gli studi sulla distinzione tra internalizza-

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tori ed esternalizzarori fanno prevalentemente riferimento all'espressivit non verbale, mentre il deficit alessitimico legato all'attivit simbolica. Inoltre, nonostante emergano risultati che iri parte confermano
la distinzione tra interiorizzatori ed esteriorizzatori (Buck, 1984; Manstead, 1991), le ricerche possono essere meglio organizzate e interpretate facendo riferimento al principio .Rsicofisiologico della specificit
della risposta individuale nei due sistemi (espressivo e simpatico), in
baS"ealIe recenti considerazioni metodologiche proposte da CacioppO,
Uchino, Cntes, SnydersmiTh~IT;-Berfl(son
~ tang (9<1L).
Rcentemente alcuni auton hanno cercato dSpegare l'alessitimia
attribuendola a uno specifico deficit nell'elaborazione
delle emozioni
(Taylor et al., 1991), mentre altri (Onnis e Di Gennaro, 1987; Liotti,
Righi, Pecci e Rossi, 1988; Lolas, 1989) hanno sottolineato la natura
prevalentemente relazionale della modalit alessitimica.
Si sono studiate anche le possibilit di trattamento del paziente
alessitimico; anzitutto, la presenza di una modalit alessitimica nella
persona che si rivolge al medico e/o inviato allo psicologo pu essere fonte di difficolt nell'assessment: il riconoscimento di tale presenza e della motivazione prevalente ad ottenere la cura del solo disturbo
fisico deve essere inserito nel processo di analisi della domanda
(Cadi, 1987). Inoltre, secondo alcuni autori, un eventuale progetto terapeutico dovr tenere conto del fatto che il paziente alessitimico, per
la sua limitata capacit di rappresentazione degli stati mentali, possa
trovare difficolt in un trattamento che richieda un'analisi introspettiva, mentre trarr giovamento da una terapia di tipo supportivo volta a
rinforzare le difese pi adattive. Sembra infatti che la modalit alessitimica tenda al mantenimento (psychomaintenance) del disturbo fisico,
e sia spesso associata a fallimenti psicoterapici (Buffa, 1988).
Secondo noi, uno dei fattori pi importanti nel trattamento di questi pazienti la capacit, nel terapeuta, di instaurare un'alleanza di lavoro; certamente un alessitimico, con la sua manifesta sordit emotiva,
non evoca facilmente un controtransfert positivo soprattutto in quei
terapeuti che considerano il trattamento delle emozioni come fondamento del loro lavoro. Solo se si diventa consapevoli di questa dinamica relazionale e non si troppo rigidi nella valutazione dell'alessitimia come deficit totale della capacit di rappresentazione
delle emozioni, si pu far leva sull' alleanza terapeutica per procedere gradualmente ad un approfondimento
nell'elaborazione
dei vissuti, trasformando la relazione in un'esperienza ernozionale, che, come tutti sanno, un fattore aspecifico del cambiamento terapeutico, possibile in
ogni tipo di terapia.
Un'attenzione particolare va rivolta al termine disturbo psicosomatico (DSM I, 1952) che ha suscitato un vivace dibattito in letteratura, a causa della complessit dei rapporti tra patogenesi, fisiologia e
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psicologia, ed stata sostituita nel DSM II (1968) con disturbo psicofisiologico. In seguito (DSM III, 1980; DSM III-R, 1987; DSM IV,
1994) non solo sono state introdotte nuove categorie, cio fattori
psichici che incidono sulla condizione fisica e disturbo smatofor.
''i'i''", ma sono stati anche specificati criteri di classificazione pi chian. Nelle ncerche suUrylessirimia la mancanza di riferimenti chiari sui
wteri
di classificazione delle malattie psicosomatiche stata fonte di
confusione ed ha portato a lavori difficilmente confrontabili.
Le caratteristiche alessitimiche sono state riscontrate non solo in
pazienti con disturbi somatoformi
(Flannery, 1977; Shipko, 1982;
Bach, Bach, Bohmer e Nutzinger, 1994), ma anche in pazienti con disturbi da stress post-traumatico (Krystal, Giller e Cicchetti, 1986; Zeitlin, Lane, O'Lcary e Schrift, 1989), disturbi del comportamento alimentare (Bourke, Taylor, Parker e Bagby, 1992; Schmidt, }iwany e
Treasure, 1993; jimerson, Wolfe, Franko, Covino e Sifneos, 1994),
perversioni sessuali (Mc Dougall, 1982), alcolismo e altri disturbi dovuti alla dipendenza da sostanze (Haviland, Shaw, MacMurray e
Cummings, 1988; Taylor, Parker e Bagby, 1990), e in pazienti psichiatrici (Rubino, Grasso, Sonnino e Pezzarossa, 1991; Taylor et al.,
1992b; Saarijarvi, Salminen, Tamminen e Aarela, 1993).
Le ricerche su studenti e adulti sani hanno riscontrato che il
14,19% dei soggetti ottiene un punteggio elevato di alessitirnia (Loiselle e Dawson, 1988; Taylor et al., 1991).
In altri studi i pazienti affetti da disturbi organici sembrano mostrare una modalit alessitimica definita secondaria (F reyberger,
1977), poich probabilmente
determinata da meccanismi difensivi
legati al disagio provocato dalla malattia fisica (Wise, Mann e Mitchell, 1990a; Fukunishi, Saito e Ozaki, 1992).

LA DEFINIZIONE

TEORICA

Pi recentemente l'alessitimia stata definita (Taylor, Parker, Bagby e Acklin, 1992b) come uno specifico deficit nell'elaborazione delle
emozioni che si manifesta clinicamente attraverso:
1) difficolt nell'identificare e descrivere le esperienze emotive;
2) difficolt nel distinguere le esperienze emotive dalle sensazioni
corporee dell'arousal emozionale;
3) scarsa vita fantasmatica;
4) preoccupazione per i dettagli esterni degli eventi piuttosto che
l'esperienza interiore, cio pensiero orientato esternamente (pensiero
operatorio).
.
Queste caratteristiche riflettono, secondo T aylor e collaboratori
(1991), un deficit nelle capacit di costruire rappresentazioni mentali
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delle emozioni, (che sono) essenziali per la modulazione degli stati di


arousal emozionale, attraverso processi cognitivi come la riflessione,
l'attivit fantasmatica e la comunicazione delle esperienze emotive alle
altre persone; per questi motivi i soggetti alessitimici sarebbero caratterizzati da scarsa consapevolezza ernozionale (Taylor et al., 1991) e
da ridotte capacit introspettive (pensiero operatorio), ma non sarebbero in grado di riconoscere questi aspetti della loro personalit: se
infatti ne fossero consapevoli, stando alla definizione che se ne data,
non sarebbero alessitimici.
Il costrutto alessirimia pu perci essere inserito in un continuurn
che descrive la difficolt nel provare, comprendere, riconoscere e comunicare le esperienze emozionali; tale che ad un estremo andrebbero
collocate forme pi marcatarnentc patologiche e meno trattabili, perch esisterebbe un deficit nella rappresentazione
di stati mentali,
mentre a quello opposto si troverebbero forme collegabili ad una conflittualit spesso inconsapevole, che possono essere meglio elaborate.
Inoltre, mentre anaffettivit e anedonia si associano pi facilmente a
scarse o nulle capacit relazionali, alessitimia e inibizione si manifestano prevalentemente proprio in un contesto relazionale. La sequenza
ipotizzabile potrebbe essere la seguente:
ANAFFElTIVIT

- ANEDONIA

- ALESSITIMIA -

INIBIZIONE

Ad un estremo del continuum si pu porre l'anaf/ettivit, cio l'incapacit di provare le emozioni, riscontrata soprattutto
nei pazienti
psicopatici. Cleckley (1976), ad esempio ha ipotizzato che i soggetti
psicopatici siano caratterizzati da una demenza semantica, cio da
un disturbo semantico centrale e profondamente radicato, in cui mancano i processi di associazione ed elaborazione collegati al significato,
ma questo deficit sarebbe mascherato da una buona capacit di
espressione verbale. Con Johns e Quay (1962) possiamo riassumere
questa dissociazione dicendo che gli psicopatici conoscono le parole
ma non la musica. Ricerche psicofisiologiche hanno riscontrato sia
una ridotta risposta elettrodermica durante l'anticipazione
di un rinforzo negativo, sia una ridotta differenziazione nei potenziali evocati
correlati ad eventi (ERPs) tra parole emozionali e parole neutre in un
compito di decisione lessicale (Williamson, Harpur, e Hare, 1991).
Recentemente Patrick, Bradley e Lang (1993) hanno dimostrato che
nei soggetti psicopatici non emerge una risposta maggiore del riflesso
di trasalimento (Startle reflex) durante la proiezione di diapositive negative rispetto alle positive, che invece si verifica nei gruppi di controllo.
Spostandoci nel continuum verso forme un po' meno patologiche
si pu collocare l'anedonia, cio l'incapacit di provare piacere, che
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pu essere considerata una caratteristica di stato dei pazienti depressi


e una carattcristicu
di tratto di un sotrogruppo di pazienti schizofrenici (Katsanis, Iacono, Beiser e Lacey, 1992). Un deficit nell'elaborazione delle emozioni in soggetti con anedonia sembra emergere in base a
recenti ricerche: in particolare in compiti di immaginazione emozionale (ernorional imagery) stata riscontrata nei soggetti anedonici un'assenza di relazione tra frequenza cardiaca e contenuto emozionale (positivo-negativo) della situazione immaginata, contrariamente a quanto
accade nei soggetti sani (Fiorito e Simons, 1994).
L'alessitimia, in quanto deficit nella rappresentazione mentale delle
emozioni, pu essere inserita tra l'anedonia e l'inibizione e concerne
prevalentemente una difficolt nel comprendere e comunicare le esperienze emotive.
Per quanto concerne la gravit psicopatologica l'inibizione si colloca all'estremo opposto del continuum; secondo una recente ricerca di
King, Emmons e Woodley (1992) tre aspetti caratterizzano la struttura del costrutto inibizione: il controllo comportamentale, la coartazione emozionale e la ruminazione. L'inibizione legata sia alla difficolt
nel riconoscere emozioni negative (repressive coping style o stile repressore; Weinbergcr, 1990) sia alla difficolt nel comunicare le emozioni (inespressivit
emozionale,
Buck, 1984; controllo emozionale,
Roger e Nesshoever, 1987; arnbivalenza rispetto all'espressione delle
emozioni, King ed Emmons, 1990).

L'OPERAZIONALIZZAZIONE

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DEL COSTRUTTO

Possiamo individuare tre fasi nel tentativo di operazionalizzare il


costrutto: in una prima fase come abbiamo visto c' stata un'identificazione dell' alessitimia con il disturbo psicosomatico; in un secondo
momento sono stati utilizzati diversi strumenti di misura che, tuttavia,
hanno rivelato scarse propriet di fedelt e validit fattoriale; infine
stato proposto uno strumento che superava questi limiti: la Toronto
Alexithymia Scale.

di caratteristiche alcssitimiche stato compiuto da Klciger e Kin(1980). Questi autori hanno claboruro,
attraverso uno studio
correlazionale fra item contenuti nel MMPI e nel Beth Israel Hospital
Psychosomatic Questlonnaire
(BIQ; Apfe! e Sifneos, 1979), un questionario denominato MinneJata Multipbasic Personality Inventory
Alexithymia Scale (MMPI-A). Il reattivo da loro individuato composto da 22 item (derivati dal MMPI) a scelta binaria (vero o falso).
Analogamente alla scala MMPI-A costruita a Denver, una seconda
scala stata sviluppata attraverso una indagine comparativa fra gli
item dell' MMPI ed un questionario sull' alessitimia, in questo caso la
SSPS. Questa scala denominata lruine Alexithymia Scale (lAS) di Shipko e Noviello (1984) composta da 20 itern dell'MMPI a scelta binaria,
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SCALE DI AUTOVALUTAZIONE

La prima scala proposta per rilevare la presenza di modalit alessitimi che stata la Scballing-Sifneos Personality scale (SSPS) di Apfel e
Sifneos (1979). Questo reattivo formato da 20 item valutati su una
scala Likert a 4 punti. Recentemente Sifneos (1986) ha modificato radicalmente la SSPS, introducendo cos la versione SSPS-Revised.
Un ulteriore tentativo di costruire una scala che rilevasse la presen552

Una scala di autovalutazione stata costruita anche da Faryoa e


collaboratori (Faryna, Rodenhauser e Torem, 1986). Questo strumento aveva lo scopo di superare alcuni problemi che i soggetti spesso incontrano nel rispondere alle domande della SSPS. La scala stata denominata Analog Alexithymia Scale (AAS).
Gli autori che negli ultimi aoni si sono occupati in maniera pi sistematica delle ricerche sull'alessitimia attraverso scale di self-report
sono Taylor e Bugby e ad essi si deve la messa a punto della Toronto
Alexithymia Scale (TAS) (Taylor, Ryan e Bagby, 1985). La TAS
composta da 26 item a scelta multipla, su una scala Likert da 1 Cl 5.
L'analisi fattoriale della scala ha permesso di individuare 4 fattori
congruenti con il Costrutto dell'alessitimia (Taylor e Bagby 1988). I
primi tre fattori (1: difficolt nell'identificare e distinguere tra vissuti
emozionali e sensazioni corporee, 2: difficolt nell' esprimere vissuti
emozionali, 3: ridotte fantasie diurne) corrispondono alle caratteristiche principali individuate da Nemiah e Sifneos; il quarto fattore (4:
pensiero orientato esternamente) corrisponde al pensiero operatorio
descritto da Marty e de M'Uzan (1963). Questa scala ha, secondo
Taylor e collaboratori (988), migliori propriet psicometriche delle
altre scale di aurovalutazione dell' alessitimia. In seguito T aylor, Bagby
e Parker (1992a) hanno sviluppato una revisione della T AS. La nuova
scala (Taranto Alexithymia Scale Revised, TAS-R) composta da 23
item e non contiene item relativi al fattore fantasie diurne, mentre
presenta 9 item che misurano il pensiero orientato esternamente. Pi
recentemente Taylor e collaboratori (Parker, Bagby, Taylor, Endler,
Schmitz, 1993; Bagby, Parker e Taylor, 1994; Bagby, Taylor e Parker,
1994) hanno presentato una versione a 20 irem della TAS (TAS-20).
L'analisi fattoriale indica che la TAS-20 misura una dimensione generale dell'alessitimia che pu essere scomposta in tre fattori intercorrelati. Questi tre fattori riflettono aspetti distinti del costrutto alessitimia: 1) ditIicolt a identificare vissuti emozionali e a distinguerli dalle
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Ogni situazione stata elaborata allo scopo di suscitare una di 4 emozioni fondamentali (rabbia, paura, gioia, tristezza), a 5 livelli di complessit crescente. Al termine di ogni situazione vengono proposte
due domande al soggetto: come ti sentiresti?, come si sentirebbe
l'altra persona?. Le risposte vengono valutate non in base all'adeguatezza dell'emozione, ma in base alla struttura dell'esperienza descritta
facendo riferimento ai livelli di auto consapevolezza o forse meglio al
livello di rappresentazione-comunicazione
verbale delle emozioni.

sensazioni corporee; 2) difficolt a descrivere vissuti emozionali agli


altri; 3) stile di pensiero orientato esternamente.
Ultimamente ad Amsterdam Bermond e Vorst (1993) hanno sviluppato uno strumento di autovalutazione dell'alessitimia che stato tradotto e validato anche in lingua inglese in collaborazione con il laboratorio di Manchester diretto da Wagner.

SCALE DI ETEROVALUTAZIONE

Parallelamente allo sviluppo di scale di self-report sono stati costruiti e/o utilizzati alcuni strumenti di eterovalutazione della modalit
alessitimica.
Il Betb lsrael Hospital Psycbosomatic Questionnaire (BIQ) (Apfel e
Sifneos, 1979) un questionario di eterovalutazione sviluppato sulla
base di osservazioni cliniche con pazienti affetti dalle classiche malattie psicosomatiche. Attraverso un'intervista il clinico raccoglie informazioni, quantificabili in risposte s/no, su 19 modi di porsi ed esprimersi del soggetto, dei quali 8 rappresentano elementi chiave (ad es.
Il paziente descrive senza fine dettagli, eventi o sintomi piuttosto che
sentimenti? Usa l'azione per esprimere i sentimenti?).
L'esigenza di utilizzare un'intervista standardizzata che permettesse
di superare i problemi emersi negli studi con il BIQ, ha portato un
gruppo di ricercatori (Krystal et al., 1986) a sviluppare un nuovo strumento di eterovalutazione.
Questo questionario stato denominato
Alexitbymia Provoked Response Questionnaire (APRQ), e viene sornrninistrato attraverso un'intervista semistrutturata. L'APRQ composto da 17 item sottoposti al soggetto sotto forma di domande, allo
scopo di stabilire le sue capacit di utilizzare il linguaggio affettivo
mentre immagina di trovarsi in situazioni emotigene.
Un altro strumento di eterovalutazione interessante per la comprensione del fenomeno alessitimico stato messo a punto da Lane
(1991; Lane, Quinlan, Schwartz, Walker e Zeitlin, 1990) ed stato
denominato Leuels oJ Emotional Awareness Scale (LEAS). Esso basato sulla teoria dello sviluppo cognitivo dei livelli di autoconsapevolezza emozionale (Lane e Schwartz, 1987; Werner e Kaplan, 1963). In
questo modello l'esperienza emozionale passa attraverso una trasformazione strutturale in livelli gerarchici di sviluppo di progressiva differenziazione e integrazione. Lane e Schwartz (1987) hanno individuato cinque livelli di autoconsapevolezza emozionale: 1) sensazioni corporee; 2) tendenza all'azione; 3) emozioni singole; 4) miscela di emozioni; 5) combinazioni di miscele di emozioni. La scala di Lane e colI.
(1990) composta da 20 situazioni, ognuna delle quali prevede l'interazione del soggetto, in prima persona, con una, seconda persona.
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STRUMENTI PROlE'lTIVI

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Poich, come abbiamo visto, la modalit alessitimica caratterizzata da un'indebolita capacit di simbolizzazione, rivelata da scarsit di
fantasia e di altre attivit immaginative, si cercato di rilevare questo
aspetto attraverso test proiettivi.
Gi Ruesch (1948), nel descrivere il comportamento
di pazienti
con personalit infantile, aveva notato che nel rispondere al Rorschach e al T AT essi producevano fantasie primitive, scarse e stereotipate.
Acklin e Bemat (1987), per ovviare alla mancanza di sistematicit
nella classificazione degli indici Rorschach dell'alessitimia e alla mancanza di dati norrnativi, hanno proposto sette indici Rorschach di alessimia (vedi tabella 1). Essi hanno rilevato una maggiore presenza di
questi indici in pazienti affetti da dolore lombo sacrale (LBP) rispetto
a pazienti depressi, a pazienti con disturbi di personalit e a soggetti
normali. Inoltre i pazienti LBP mostrarono di differenziarsi dai pazienti depressi e di avere caratteristiche in parte analoghe ai pazienti
con disturbi di personalit. Acklin ed Alexander (1988) hanno poi
confrontato le risposte al test di Rorschach di quattro gruppi di pa-

T AB. 1. Indici Rorscbacb di Alessitimia

Ii

IMMAGINAZIONE
1) BASSA PRODUTIIVITA
DI RISPOSTE (R)
2)
BASSA PERCENTUALE DI MOVIMENTO UMANO (M)
AITETIIVITA
3) 1U5POSTE DI COSTRIZIONE AFFE'lTIVA (BASSA SOMMATORIA
4)
AFrETrO
POCO ADATIATO (BASSO re)

COGNIZIONE-PERCEZIONE

INDICI RORSCHACH

5)
6)

7)

I
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secondo Acklin e Bcrnat (I 987)

DI ALESSlTIMIA

COGNIZIONE
CONCHETA (l'OClIE RISPOSTE A DETERMINANTE
RIGIDITA ArFETIIVA (ALTO LAMBDA)
RISORSE ADATIIVE
INADEGUATE'RISORSE

IDEATI VE ED ArFETIIVE

PONDERATA

c)

MULTIPLA)

(BASSO EA)

555

zienti psicosomatici (affetti da ipertensione, disturbi gastrici, disturbi


derrnatologici, emicrania) e un gruppo di soggetti sani, allo scopo di
verificare due ipotesi: 1) i gruppi di pazienti psicosomatici dovrebbero ottenere un punteggio superiore negli indici di alessitimia, rispetto
ai soggetti sani; 2) il gruppo LBP dovrebbe ottenere un punteggio superiore negli stessi indici rispetto agli altri gruppi psicosomatici. Entrambe le ipotesi sono state confermate dai risultati.
Uno strumento proiettivo per misurare l'attivit simbolica, che
come sappiamo carente nei soggetti alessitimici, stato ideato da Y.
DuranJ e introdotto nella letteratura sull'alessitirnia da Derners-Desrosiers (1982). Questo test stato denominato Archetypal Test with 9
elcmen ts (;1 T9 o SA T9 nella versione standardizzata) e consiste: 1) nel
disegnare un microcosmo utilizzando 9 elementi (cascata, spada, rifugio, mostro, qualcosa di ciclico che ruota o progredisce, un personaggio, un animale, il fuoco, l'acqua) che svolgono varie funzioni (portare
alla luce alcuni problemi come quello della morte e dell'ansia; suggerire strumenti per risolvere l'ansia come la spada, il rifugio; servire da
complementi per la rappresentazione
di un problema, ad es. l'eroe),
2) nel creare una storia per spiegare il disegno. La Cohen (1984;
1989) ha sviluppato un sistema per attribuire i punteggi al disegno e
alla storia. Secondo gli autori il SAT-9 non misura l'alessitirnia ma un
suo fattore centrale, cio la capacit di utilizzare i processi immaginativi necessari per integrare gli elementi in una storia.
Secondo noi gli strumenti proiettivi utilizzati o sviluppati per rilevare la modalit alessitimica presentano alcuni problemi legati sia alla
scarsa chiarezza nel sistema di attribuzione dei punteggi (SAT-9), sia
al ridotto grado di accordo tra valuta tori.

ANALISI DEL CONTENUTO

VERBALE

Una descrizione della modalit alessitimica emersa anche dall' osservazione del comportamento verbale del paziente psicosomatico nel
colloquio clinico, e sono stati applicati diversi strumenti di analisi del
contenuto verbale per misurarla.
Von Rad, Lalucat e Lolas (1977) confrontarono le risposte di un
gruppo di pazienti psicosomatici e di un gruppo di pazienti nevrotici
in tre prove: 1) TAT (3BM); 2) una storia da completare; 3) un colloquio clinico (le prime 1000 parole). Le variabili prese in esame furono: a) numero di parole in ogni prova, b) numero di verbi, c) numero
di verbi ausiliari, cl) numero di aggettivi, e) numero di frasi incomplete, j) numero di interventi dello psicologo, g) frequenza relativa del
pronome lo e di forme impersonali, i) numero di parole a contenuto ernozionale. Von Rad e collaboratori hanno sviluppato un'ulteriore

analisi del materiale attraverso il metodo dell'analisi del contenuto verbale sviluppato da Gottschalk e Gleser (GGS). Da questa seconda analisi emerso che i due gruppi si differenziano solo nel colloquio clinico: i soggetti psicosomatici presentano un punteggio significativamente pi basso in sei scale (ansia da vergogna, da separazione, da colpa,
ansia diffusa, ostilit rivolta internamente, e ostilit arnbivalenre). In
uno studio successivo che gli stessi autori hanno svolto in situazione
di monologo (condizione standard del GGS), i soggetti psicosomatici
si differenziarono significativamente rispetto ai soggetti nevrotici solo
nella scala relativa all'ansia da vergogna, in cui presentano punteggi
pi bassi. Probabilmente le differenze significative riscontrate nel colloquio sono legate al maggiore grado di rilevanza interpersonale della
situazione.

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Taylor e Doody (1982) in uno studio su pazienti psicosomatici e


nevrotici, analizzarono il numero di parole e la frequenza di parole a
contenuto emozionale in risposta a due situazioni sperimentali: l)
somministrazione di 9 tavole del T AT, 2) descrizione delle emozioni
provate in due situazioni proposte dal clinico. I pazienti psicosomatici
mostrarono un punteggio significativamente inferiore, rispetto ai pazienti nevrotici, solo in tre tavole del TAT a contenuto relazionale rilevante. Successivamente Taylor e Doody (1985) utilizzarono un punteggio relativo al vocabolario emozionale (A VS), e lo confrontarono
con il GGS e altre misure dell'alessitimia. Questa ricerca si proponeva
di approfondire la controversia sul fenomeno alessitimia come stato o
come tratto, attraverso uno studio in situazioni di monologo (TAT: l,
2, 3BM, 5, 13MF). I soggetti psicosomatici si differenziarono dai nevrotici nell'AVS, ma non nel GGS. Inoltre il punteggio nell'AVS correla con le risposte movimento nel Rorschach (r = 0.49), che sappiamo essere un indice dell' attivit fantasmatica. Gli autori interpretano
questo risultato come una dimostrazione della scarsa validit del GSS
come misura dell'alessitirnia, essendo esso stato sviluppato per misurare stati emozionali.
Ci sembra opportuno a questo punto sottolineare l'importanza del
materiale e del metodo di misura utilizzato nelle ricerche sul comportamento verbale dei soggetti psicosomatici, come hanno fatto Ahrens
e Deffner (1986). Per quanto riguarda il materiale stimolo le principali caratteristiche che influenzano i risultati sembrano essere due: a) la
rilevanza interpersonale; b) il coinvolgi mento soggettivo. Il livello di
misurazione adottato nelle ricerche, secondo gli autori, determina i risultati ottenuti in modo sistematico. Infatti possibile trovare differenze significative tra soggetti psicosornatici e nevrotici quando il livello di misura pi legato a modalit consapevoli, mentre a livello
pi profondo (GGS) non si trovano differenze. Queste considerazioni
portarono Ahrens e Deffner (1986) a sostenere che l'alessitimia sia un
557

TAB. 2. Strumenti

di misura per rilevare l'alessitimia

STRUMENTO

SIGLA

AUTORI

TIPO

SSPS

Apfel e Sifneos (1979)

Autovalutazione

Schalling Sifneos Personality Scale


Minesota Multiphasic Personality
Invenrory Alcxithymia Scale

MMPIA

l rvine Alcxithymia Scale


Analog I\lexithymia Scale
Tororuo Alexithymia Scale

IAS
AAS
TAS
BVS

Autovalutazione
Autovalutazione
Aurovalcraaione
Autovalutazione
Aurovalurazone

Bermond e Vorst
Berh Isracl Hospiral

Kleiger e Kinsrnan (1980)


Shipko e Noviello (1984)
Faryna cl ai. (1986)
Taylor et al. (1985)
Bermond e Vorst (1993)

Psychosomatic

Quesiionnaire
Alexithymia Provoked

BIQ

Apfel e Sifneos (1979)

Eterovaluuzione

APRQ
IRA
GGS
AT9

Krystal cl al., (1986)


Acklin e Bemat (1987)
Von Rad ,'1 al .. (1977)
Demers.Dcsrosicrs
(1982)

Eterovalutazione
Etcrovalutazione
Etcrovalutazione
Ett:::rovalutazione

LEAS

Lane cl al. (1992)

Eterovalutazione

Response

QucsrionnJire
Indici Rorschach Alessirimia
Conschalk : Gleser Scale
Archcrypul Test with 9 demenrs
Levels of Ernoiional Awareness
Scale

insieme di comportamenti

di coping, che intervengono

in situazioni

particolari per l'individuo.


Come si visto i ricercatori hanno messo a punto diversi strumenti
(vedi tabella 2) per misurare la modalit alessitimica, a causa della difficolt incontrata nell'operazionalizzare
questo costrutto, ma gli studi
che hanno confrontato alcuni di questi strumenti, utilizzandoli con lo
stesso campione di soggetti, mostrano la rispettiva scarsa validit
(Kleiger e Kinsman, 1980; Kleiger e J ones, 1980; Demers- Desrosiers,
1983; Federman e Mohns, 1984; Taylor e Doody, 1985; Krystal et al.,
1986; Norton, 1989; Cohen, Auld e Brooker, 1994).
Attualmente la TAS la scala di autovalutazione pi utilizzata, tanto che in Italia in corso una sua validazione a cura di Todarello e
collaboratori.
La modalit alessitimica, tuttavia, pu secondo noi essere meglio rilevata attraverso un assessment che si avvalga di pi strumenti. Gli
strumenti di eterovalutazione misurano meglio le capacit di identificare e descrivere le emozioni, mentre i test proiettivi rilevano pi adeguatamente le capacit di simbolizzazione.

LA VALIDIT

DEGLI

STRUMENTI

DI AUTOVALUTAZIONE

Lo studio del fenomeno alessitimico stato ostacolato dalle difficolt incontrate nell'operazionalizzare
il costrutto attraverso un valido
strumento di misura.
Pur essendo la Toronto Alexithymia Scale (Taylor et al., 1985;
Parker et al., 1993), lo strumento pi sistematicamente utilizzato, nel-

le ricerche l' operazionalizzazione del costrutto alessitimia attraverso di


essa pone alcuni problemi:
A) Le scarse capacit introspettive e il ridotto livello di consapevolezza emozionale rappresentano gli aspetti specifici del fenomeno alessitirnia e mal si adattano ad essere operazionalizzati attraverso un questionario che richiede di far ricorso proprio a queste capacit. Come
ha sottolineato Krystal (986), piuttosto paradossale proporre questo genere di item ad eventuali soggetti alessitimici, considerando le
loro scarse capacit introspettive. La T AS in realt non misura la capacit di capire o descrivere i sentimenti ma un terzo aspetto, cio la
consapevolezza della propria difficolt a descrivere e capire i sentimenti. Sembra quindi pi plausibile che un prerequisito per ottenere
un punteggio elevato sia proprio un alto livello di consapevolezza
emozionale e di capacit introspettive.
B) Alcuni risultati delle ricerche dimostrano la scarsa validit discriminante e convergente della TAS e precisamente:
l) Il livello di scolarit e l'et sono stati indicati da alcuni autori
come fattori importanti nel determinare il punteggio nella TAS; da diverse ricerche emerge infatti che quanto pi alto il punteggio di
alessitimia, tanto minore la scolarit, mentre l'et risulta pi elevata
(Pasini, Delle Chiaie, Seripa e Ciani, 1992; Kirmayer e Robbins, 1993).
2) Un alto livello di ricerca di approvazione sociale (Marlowe e
Crowne Soci al Desirability Scale) determina un basso punteggio nella
TAS (Vanderveken, 1991; Rizzardi e Codispoti, 1994; Newton e Contrada, 1994).
3) Le funzioni cognitive, misurate attraverso le scale di intelligenza,
sembrano giocare un ruolo importante nel determinare il punteggio
della T AS. In particolare alcune ricerche mostrano una correlazione
negativa tra il punteggio verbale e totale alla SHS e il punteggio alla
TAS (Taylor e Bagby, 1988).
4) La depressione, l'ansia e il neuroticismo influenzano il punteggio
totale ottenuto nella T AS, nel senso che le scale di autovalutazione relative a questi aspetti correlano positivamente con la T AS (Bagby et
al., 1986; Haviland et al., 1988; Wise et al., 1990b) e, in particolare,
proprio la difficolt nell'identificare e descrivere le emozioni ad essere
influenzata dall'ansia e dalla depressione (Hendryx et al., 1991; Kirmayer e Robbins, 1993).
5) Una serie di ricerche mette in discussione la validit convergente della TAS in quanto emergono correlazioni positive con modalit
che in base alla definizione teorica non dovrebbero essere in relazione
con l'alessitimia o addirittura dovrebbero mostrare una correlazione
negativa. King, Emmons e Woodley (1992), hanno riscontrato che la
TAScorrela positivamente e significativamente con una scala relativa
all'ambivalenza rispetto ali' espressione delle emozioni, due scale relati559

558

~~

DiPaolo e Salovey (1990) contrariamente alle loro ipotesi hanno riscontrato una inaspettata correlazione positiva tra la T AS e due indici
(ampiezza e range) relativi alla capacit di riconoscimento del contenuto emozionale di stimoli visivi ambigui. Gli autori hanno attribuito
la maggior capacit di riconoscimento dei soggetti alessitimici alla
presenza, in questi soggetti, di un alto livello di nevroticismo, che
spesso determina una maggiore sensibilit per gli stimoli emozionali
ambigui. I soggetti alessitimici (TAS-20), inoltre, non mostrano, in
base ad una recente ricerca, una ridotta sensibilit fisiognomica (Rizzardi e Codispoti M., 1994).
9) Recentemente Newton e Contrada (1994) hanno cercato di
chiarire la natura della dissociazione soggettivo-fisiologica emersa in
precedenti ricerche psicofisiologiche sui soggetti definiti alessitimici
attraverso scale di autovalutazione. In alcuni studi, infatti, questa dissociazione determinata da una ridotta risposta soggettiva di disagio
rispetto alla condizione fisiologica (Papciak et al., 1985) analoga a
quella emersa nei soggetti repressori (Weinberger et al., 1979); in altri
lavori la dissociazione soggettivo-fisiologica determinata
da una
maggiore risposta soggettiva di disagio rispetto alla condizione fisiologica (Martin e Pihl, 1986). La ricerca di Newton e Contrada (1994)
ha evidenziato che i soggetti che presentano un livello basso di alessitimia (TAS) mostrano una reattivit fisiologica autonoma (frequenza
cardiaca) maggiore rispetto ai soggetti alessitimici in un compito stressante, mentre a livello soggettivo il gruppo alessitimico riporta maggiore disagio. Quest'ultimo risultato in linea con quanto emerso nella ricerca di Kauhanen, Kaplan, Cohen, Salonen e Salonen (1994) che
si occupata dell'impatto della modalit alessitimica sulla risposta fisiologica e sulla condizione fisiopatologica di soggetti che presentano
un disturbo coronarico icoronary heart disease; CHD).
I risultati delle ricerche psicofisiologiche sull' alessitimia sembrano
indicare la mancanza di studi che individuino, nei soggetti definiti
alessitimici attraverso scale di autovalutazione, un pattern di risposta
psicofisiologica a stimoli emotigeni coerente col costrutto; sembrano
anzi emergere dati che avvalorano la tesi che un baSSO punteggio nella
TAS indichi un ridotto livello di consapevolezza emozionale e una
maggiore reattivit viscerale in compiti stressanti come si trova nei
soggetti con stile repressore (Schwartz, 1990), nonostante le analogie
tra i due costrutti (Bonanno e Singer, 1990).

ve alla tendenza alla ruminazione e una scala che rileva la tendenza a


nascondere aspetti di s ritenuti pericolosi. La T AS correla positivamente con alcune sottoscale relative alla suscettibilit alla vergogna e
al senso di colpa (Codispoti M., Pani, Ghellini, Errante e Bertocchi,
1994). Una ricerca di Loiselle e Dawson (1988) ha individuato una
correlazione positiva tra la TAS e una scala relativa alla difficolt autovalutata ad aprirsi con gli altri. Quest'ultimo risultato pu essere collegato alla letteratura sulle relazioni tra la comunicazione sociale delle
emozioni e lo stato di benessere psicofisico dell'individuo (Rim, Mesquita, Philippot e Boca, 1991; Berry e Pennebaker, 1993). Prince e
Berenbaum (1992) hanno individuato una forte associazione tra la difficolt ad identificare e comunicare le emozioni (T AS-20) e una diminuita capacit di provare piacere in situazioni sociali (anedonia sociale). Questo risultato stato collegato dagli autori ad altre loro ricerche che dimostrano la natura interpersonale del fenomeno rilevato
dalla T AS. A questo proposito interessante notare come la rabbia
sia l'emozione pi associata con il fenomeno rilevato dalla T AS e che
la T AS correla positivamente con la soppressione della rabbia (anger
in) e negarivamente con l'espressione della rabbia (anger out; Bagby,
Taylor e Parker, 1988).
6) Non sufficientemente
chiara l'indipendenza del punteggio ottenuto alla TAS dalla psicopalologia nevrotica (Rubino, 1993).
7) La T AS non uno strumento in grado di differenziare una modalit alessitimica primaria e una modalit alessitimica definita secondaria (Freyberger, 1977), cio determinata da meccanismi difensivi legati al disagio provocato dalla malattia fisica, che caratterizza i
pazienti affetti da disturbi organici (Wise, Mann e Mitchell, 1990a;
Fukunishi, Saito e Ozaki, 1992).
8) Nonostante in una ricerca di Parker, Taylor e Bagby (1992)
emerga una ridotta capacit nel riconoscere le emozioni espresse a livello facciale nei soggetti definiti alessitimici attraverso la TAS, altre
ricerche non hanno confermato un deficit nelle capacit di riconoscimento di stimoli emozionalmente rilevanti. In queste ricerche emerge
piuttosto che i soggetti con un alto punteggio alla T AS non presentano una minore accuratezza nell'interpretare
informazioni emozionalmente rilevanti, ma mostrano una sistematica modalit nell'interpretarle (mancato riconoscimento della rabbia). Ad esempio, Berenbaum
e Prince non hanno rilevato alcuna associazione tra alessitimia (sottoscale T AS) e accuratezza nell'interpretare informazioni emozionalmente rilevanti, mentre hanno riscontrato che i soggetti che presentano
difficolt nell'identificare le esperienze emotive (sottoscala T AS) scelgono pi il disgusto e meno la rabbia, rispetto ai soggetti di controllo,
nel valutare quale emozione meglio descrive il contenuto delle nove
storie dcll'Emotional Story Test (Berenbaum e Prince, 1994). Mayer,

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Il.....

CONCLUSIONI

.t

Siamo partiti dalla funzione euristica che lo studio delle emozioni


svolge in psicologia clinica; se, come molti autorevoli studiosi fanno,
561

"~

560
i{:

seguendo Bion, si concepisce la sofferenza mentale come la paura e/o


incapacit di pensare (Bion) le emozioni, cio una paura e/o incapacit di provare emozioni, di riconoscerle, esprimerle, comprenderle,
e di fare fronte alle emozioni proprie o dell'altro, l'autoconsapevolezza emozionale appare fondamentale per la salute psichica.
L'alessitimia invece segnalerebbe proprio un deficit nella capacita
di costruire rappresentazioni delle emozioni, quindi una difficolt nel
comprendere e descrivere i sentimenti. Il rapporto tra il deficit ipotizzato e il fenomeno osservato in realt molto complesso, poich la
capacit di comprendere i sentimenti legata sia alle capacit di rappresentazione sia al significato che assume, nella relazione, il riconoscimento della relazione tra ci che si prova o si provato (mondo interno) e ci che succede nel rapporto con gli altri (mondo esterno) ..
La relazione tra il capire e il descrivere i propri vissuti emotivi inoltre mediata dal linguaggio. Un'adeguata capacit di capire i propri
sentimenti non necessariamente determina un'adeguata capacit di descriverli (si comprendono pi parole di quelle che si utilizzano, e si
dice meno di quello che si comprende, perch esistono altri mezzi
rappresentativi oltre al linguaggio verbale).
Dai tentativi di operazionalizzazione del costrutto emerge che i primi due fattori che caratterizzano il tratto alessitimico (difficolt nell'identificare e descrivere i vissuti emotivi; difficolt nel distinguere i
vissuti emotivi dalle sensazioni dell'arousal emozionale) hanno una relazione complessa con il possibile deficit, basta pensare al ruolo dell'ansia e della depressione, mentre la scarsa attivit fantasmatica e il
pensiero operatorio hanno un rapporto pi stretto con una ridotta capacit di metabolizzare le emozioni.
Secondo noi i risultati ottenuti attraverso misure di autovalutazione
non permettono di distinguere l'alessitimia dall'inibizione.
Soffermiamoci sulla struttura dell'inibizione: la ricerca di King e
collaboratori (1992) ha individuato tre aspetti che la caratterizzano: il
controllo comportamentale,
la coartazione emozionale e la ruminazione. La T AS sembra legata piuttosto alla coartazione emozionale, mentre lo stile repressore e l'ambivalenza rispetto all'espressione delle
emozioni rappresentano
rispettivamente
l'operazionalizzazione
del
controllo comportamentale
e della ruminazione. Lo stile repressore
caratterizzato da una difficolt nel riconoscere emozioni negative, e alcuni ricercatori hanno sviluppato ipotesi e ottenuto risultati in parte
sovrapponibili a quelli emersi nelle ricerche sull'alessitimia (Bonanno
e Singer, 1990; Schwartz, 1990; Weinberger, 1990). D'altra parte sappiamo che la T AS correla negativamente con la scala relativa alla desiderabilit sociale (SDS) e positivamente con le scale relative all'ansia.
I due costrutti sembrano quindi essere mutualmente esclusivi per ragioni di definizione operativa. Ultimamente emerso che i due stru-

562

I
II

l
,.

menti di misura (metodo di Weinberger e collaboratori, e TAS) non


individuano gli stessi soggetti (Vanderveken, 1991; Rizzardi e Codispoti M., 1994; Newton e Contrada, 1994). L'ambivalenza rispetto
all'espressione delle emozioni una dimensione importante nella regolazione emozionale e si riferisce al conflitto fra il voler esprimere
un'emozione e l'essere incapace di farlo, come pure al rammarico di
averlo fatto_ Questo costrutto rappresenta un aspetto (<<ruminazione)
dell'inibizione (King, Emmons e Woodley, 1992) e sembra giocare
un ruolo importante nella relazione tra espressivit emozionale e disagio fisico e psichico; inoltre l'ambivalenza rispetto all'espressione delle
emozioni e l'ales sitimi a implicano, su un piano teorico, modelli differenti; in particolare la prima legata ad un modello di conflitto conscio, mentre la seconda ad uno di deficit. Le ricerche mostrano
che a livello di operazionalizzazione i due costrutti sembrano sovrapporsi (Berenbaum e ]ames, 1994; Codispoti et al., 1994L Questo risultato da un lato conferma la correlazione positiva tra ruminazione
(AEQ) e coartazione emozionale (TAS) evidenziata da King e collaboratori (1992), dall'altro dimostra che la misura deU'alessitimia attraverso l'autovalutazione rileva un aspetto della struttura dell'inibizione
e non corrisponde alla definizione teorica di alessitimia. Quest'ultima,
infatti, implica una ridotta consapevolezza della difficolt nel descrivere e nel comprendere le emozioni e una ridotta ambivalenza rispetto
all'espressione delle emozioni. Dato che la TAS correla positivamente
con l'AEQ si potrebbe addirittura ipotizzare che un punteggio elevato
nella T AS sia gi una condizione di non alessitimia. I soggetti con un
basso punteggio nella TAS riportano infatti un pattern psicofisiologico INewron e Contrada, 1994) pi simile a quello dei soggetti repressori (Weinberger et al., 1979) e pi coerente con la definizione teorica del costrutto alessitimia.
Ne consegue che la definizione teorica del costrutto alessitimia non
pu essere adeguatamente operazionalizzata attraverso strumenti di
autovalutazione. Lo sviluppo di uno strumento di eterovalutazione
come la LEAS (Lane e Schwartz, 1987) potrebbe permettere di superare alcuni problemi legati alle caratteristiche del Costrutto alessitimia.
Infine, le ricerche sull' alessitimia concernono
indubbiamente
il
tema delle differenze individuali nella risposta emozionale. Lo studio
sistematico, su differenti campioni (clinici e non clinici), delle relazioni tra consapevolezza emozionale (LEAS) e risposte psicofisiologiche
in compiti stressanti e di nagery emozionale (Lang, 1991), poti-ebbe essere un promettente indirizzo di ricerca.

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[Ricevuto il 6 febbraio
[Accettato il 27 novembre

tervicwcr-rating mcasures and psychophysiological


reactions
rasks secms ro be a quire promising rcsearch approach.

during emotional

imngery

La corrispondenza va inviata a Maurizio Codispnn, Dipartnento di Psicologia, Universil di Bologna, viale Berli Picba: 5, 40127 Bologna.

1995]
1995]

Summary. Research bearing on rhe measures of alexithyrnia (self-rating and inrerviewerruring scales, projecrive rcsts, verbal conrcnt-analytic mcthods), as well as on non-verbal
cmotional expression ano psychophysiological
rcsponses of alcxithyrnic subjects, is revicwcd and diseussed in relation with rhe rheorerical definition of alexithymia. The rheorctical construct alexirhymia is here dcfined as a personality trait whose identifying
fcatu res arco difficulty in identifying u,,d dcscribing emotional experiences, diffieulty in
distinguishing ernotional cxperiences from bodily sensations, compromised fantasy lite,
ano operational
thinking; owing to this poor sbility ro rhink of ernotions (Bion)
alexithimic subjecrs are lacking in emotional self-awareness: The studies here revicwed
bcar evidence of the scaree correspondence
berwecn the theoretical definition of alexithymia and its operationalization.
In particular, self-raring measures appear to be
scarccly suited to rhe aim of derccting a difficulty in describing and understanding
ernorions. Furtherrnorc,
no measure is uble to discriminate between alexithymia as a
dcfence rnodality against rhe anticipatcd distrcss following rhe understanding
and rhe
cxpression of ernouon, and alexithyrnia as a deficit of the capacity of cognitive processing of ernotions. The operationalization
of alexithymia by mcans of self- rating measurcs seerns rather to carch an aspect of the construct inhibition, defined as ernotional coartation. In conclusion, research on alexithymic modaliry is conceived as a part of
the study of individuaI differences in emorional response. To this generaI airn thc systemuric study of the relarionship berwecn cmotional self-awarencss as cvaluated by in-

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