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dai quaderni della tecnica del n 23 di Shiatsu -do

La genesi della doppia pressione


Dai Quaderni della Tecnica del n 22 di Shiatsu Do:
Ricostruisce Vatrini: La partenza dello shiatsu a Milano stato lo shiatsu Namikoshi; poi,
siccome lo stile Masunaga usa due zone distanti, Yuji aveva cominciato ad aprire, allargare i
pollici, trasformando lintervento su zone in uno su punti..lallontanamento dei pollici
iniziato cos, come passaggio dal pensiero di Namikoshi a quello di Masunaga...
Tutto nasce al Bu-sen nella prima met degli anni 70, inizia dopo larrivo di Yuji Yahiro a
Milano; diventava indispensabile andare ad intervistare il primo protagonista dellevento per
ricostruire la genesi dello stile della doppia pressione.
Ci siamo recati al Dojo di Colbordolo, situato sul fianco di una collina sulla direttrice Pesaro
Urbino, dove abbiamo incontrato Yahiro Sensei, che dopo una nottata di piacevole e
stimolante colloquio, ci ha concesso questa intervista; in realt dellintervista pubblichiamo
solo la parte che riguarda kata e doppia pressione. Unaltra parte, che verte pi in generale sui
principi dello shiatsu, la rimandiamo ad altra occasione, anche perch il discorso sviluppato
tuttaltro che concluso

Intervista a Yuji Yahiro


A cura di Claudio Parolin
Domanda: Mario Vatrini, su Shatsu Do n 21, racconta che in quegli anni tu hai unito
tecniche dei due stili, Namikoshi e Masunaga. Sei del medesimo avviso?
Ero in Italia quando il maestro Deshimaru mi ha fatto conoscere il Busen, il centro del
maestro di judo Cesare Barioli, il quale aveva imparato anche la digito pressione, come parte
del sapere marziale; una volta il sapere veniva trasmesso in modo completo; i maestri di arte
marziali imparavano anche a trattare il corpo. Ora invece le conoscenze vengono trasmesse
separatamente e il judo diventato sport, non pi salute.
Mentre ero in Australia mi ero rovinato ununghia della mano destra, che si era incastrata
dentro la portiera di una macchina. Come potevo fare shiatsu? Soffrivo moltissimo. Io ce la
mettevo tutta, ma il corpo non ce la faceva. La tecnica non veniva corretta. Il corpo chiedeva
un altro tipo di impegno. Per capire come dovevo fare mi affidai alla meditazione. A quel
tempo meditavo seduto, facevo anche zazen. Sudavo. Ero arrivato al limite della
sopportazione e allora ho meditato. In pochi minuti mi sono liberato di quella pressione. Ho
potuto vedere che usciva e ho sentito come un rumore.
Solo pensare non va bene. La meditazione serve a questo. Cercavo di sentire i meridiani da
solo. La ricerca da soli molto limitata, nonostante io mi documentassi su alcuni documenti
che avevo trovato. Avevo trovato dei meridiani diversi dallagopuntura. Quando ho scoperto
che il maestro Masunaga aveva una mappa dei meridiani ero contento, ma lui stesso mi ha
confermato che la mappa non era che un esempio. Era solo lingresso ai mondi dei meridiani.
Ho conosciuto il maestro Masunaga tramite un giornale. Avevo una specie di lombaggine. A
quel tempo pensavo di poter guarire da solo e invece non miglioravo, anche praticando per
due o tre ore. Non capivo cosa dovevo fare. Allora ho messo un annuncio gratuito su un
giornale chiedendo a chi avesse una grande esperienza di shiatsu di insegnarmi a guarire da
quel sintomo. Era il 1974. E arrivata la risposta di un lettore che mi diceva di conoscere un
maestro che forse poteva risolvere il mio problema. Si trattava del maestro Masunaga. Io gli
ho scritto subito. Ho poi potuto capire che il mio caso, il sintomo che riguardava nervo
sciatico e lombaggine, nascondeva un problema pi profondo, pi avanzato. Col tempo il
sintomo passato da solo.

Domanda: Quando fai la tua ricerca, immagini un percorso, o che ci siano collegamenti
a zone trasversali o altro?
Risposta: Intuitivamente, tramite una sensazione mi arrivava una sorta di messaggio, per era
un messaggio ancora confuso. Non trovavo ancora una spiegazione. Ho sentito, ho provato e
ha funzionato. Da l partita la mia ricerca.
D.: Tu dicevi che sentivi che esistevano dei percorsi diversi da quelli dellagopuntura.
Risposta: Avevo dei dubbi costanti, perch sentivo delle cose diverse da quelle insegnate.
D.: Lenergia scorre sempre per percorsi o anche in maniera diversa?
R.: Anche i maniera diversa.
D.: I percorsi sono dunque un espediente per raffigurare lenergia?
R.: I meridiani sono un invito a entrare nel mondo dei meridiani; poich ogni persona ha una
condizione fisica diversa, il percorso cambia per ogni individuo. Ci sono strade comuni, le
macchine quando non c traffico possono passare ovunque, quando invece c traffico
devono cambiare percorso.
Per esistono delle strade.
I percorsi dellenergia non sono fissi come larghezza e potenza. Hanno un regolamento
minimo, perch la natura uguale per tutti, ma non sono cos precisi. E come lacqua sul
pianeta: ci sono grandi fiumi, laghetti, mari, ma quando piove tutti loro cambiano di misura.
D.: Tornando al maestro Masunaga
R.: Ho iniziato una corrispondenza con lui, ma soprattutto parlavamo di teoria, non di tecnica:
parlavamo di cos la vita, qual il modo corretto di vivere, cosa deve essere il vero shiatsu,
come essere un ricercatore
D.: La tecnica di separare le mani una tua intuizione o sei stato influenzato da
Masunaga?
R.: Sicuramente sono stato influenzato, per non ero contento n di questo n di quello...
Il problema era che non ero contento. Quindi nato questo metodo.
D.: Non eri contento rispetto a cosa, allefficacia?
R.: Rispetto alla natura: perch dovevo fare cos tanta fatica? Perch dovevo usare il mio
corpo in modo cos innaturale?
R.: Questo anche rispetto al metodo Masunaga?
R.: Stavo male, perch praticavo tanto, quindi ero stanco. Non avevo tempo neanche di
mangiare. Per non ero convinto di essere malato. Porca miseria, sono invecchiato!
Pensavo. Sudavo molto, quindi facevo la doccia due volte; pensavo di non star bene, ma non
di essere malato.
D.: A quellepoca come lavoravi? Che metodo usavi? Pollici uniti o separati?
R.: Non mi ricordo, per ero bloccato. Allora ho meditato su come potevo usare il corpo in
maniera pi naturale.

D.: E corretto creare unanalogia tra il metodo dei pollici separati e quello del maestro
di spada Musashi, che usava due spade.
R.: Di Musashi dicono che spesso usasse una sola spada, perch non facile ammazzare una
persona con due spade.

D.: Mi rifaccio al romanzo, in cui descrive un momento in cui Musashi ha unintuizione


e scopre che innaturale usare una mano sola, e invece molto pi naturale usarne due.
R.: Inizialmente siamo allenati solo a usare la mano destra. Ma se ho una ferita e non riesco a
usare la destra, sono morto. Poter usare la mano sinistra quando si feriti alla mano destra.
questo era il metodo di Musashi, saper usare sia la destra che la sinistra allo stesso modo. Ma
difficilmente usava le due spade contemporaneamente.
D.: Tornando alle pressioni, per analogia; nella doppia pressione si usano le mani
separate
R.: E il modo di vedere il corpo che fa la differenza nello stile. Il pensiero vitale del maestro
Namikoshi era centrato sullo tsubo. Masunaga invece puntava sui meridiani. Questo il punto
cruciale che determina la differenza tra i due metodi: considerare il punto dentrata il punto
vitale, o il meridiano. Secondo me sono giuste entrambe le considerazioni. Come dire che per
me vanno bene sia gli spaghetti che le lasagne.
D.: Questo vuol dire cercare la profondit di un punto anche cercandola lungo un
percorso?
R.: Doppia pressione vuol dire cercare la natura: in alta montagna o in pianura la pressione
diversa. Ho sempre cercato di far coincidere il mio lavoro con la natura.
Del resto a me interessa fare il ricercatore, non essere riconosciuto, o essere a capo di una
grande organizzazione.
D.: Doppia pressione perch ogni punto ha bisogno di una pressione diversa?
R.: Monti; mari: atmosfera diversa. La mia sensazione per era vaga.

D.: Rispetto al modo di lavorare di Masunaga, la tua ricerca delle corrispondenze


avveniva lungo il percorso o anche al di fuori del percorso?
R.: Io sono testardo, provo anche un altro fiume. Cambio modo. Ho provato tutti i dodici
meridiani. Ho trovato un tredicesimo canale. Allora mi sono chiesto se lo avevo aperto io?
D.: Le mani allora devono lavorare da sole?
R.: S, bisogna cercare la differenza di atmosfera: montagna, collina, lago o mare, dove si
trova la profondit?
D.: Questo lavoro di cercare i punti uno per uno, di isolarli. Hai poi avuto lidea di
collegarli?
R.: la ricerca di nuovi modi di premere nasce dal nostro limite.
Non limite dello shiatsu un mio limite. Molti dicono: Lo shiatsu arriva solo fin qui. In
realt non conosciamo i limiti dello shiatsu, ma solo i nostri. Dobbiamo anche provare altri
metodi, per esempi la moxa, perch non dobbiamo essere egoisti: qui c una persona che sta
soffrendo, e noi siamo l per aiutarla. Io amo lo shiatsu, per se vedo persone cui va meglio un
altro tipo di stimolo lo provo.
Il maestro Namikoshi nei suoi libri non parla mai di tsubo, parla di chi.
Il chi collegato con i tsubo, ma una sua esperienza. Quando ci sono certe situazioni, lui
usava i tsubo. Nonostante non parlasse di meridiani, li usava. Non lo diceva chiaramente, ma
in pratica lo faceva.
Ora si dice che il metodo Masunaga scientifico
Il metodo Masunaga pratico. Per il maestro Masunaga a un certo punto, quando si voluto
distaccare dalla scuola Namikoshi, ha cercato laiuto di un dottore, per far definire il proprio
metodo scientifico.
D.: Questo quand successo?
R.: Probabilmente alla fine degli anni 60.
D.: Quando hai elaborato il tuo modo di lavorare, hai pensato di aver creato un nuovo
stile?
R.: Ero molto contento perch il mio corpo si era come liberato. Io ero contento perch era
contento il mio corpo.
D.: Secondo te questo nuovo modo di lavorare si pu definire un nuovo stile?
R.: Non uno stile. Se fai questa posizione hai una buona condizione. Se cento persone
provano quella posizione, cento persone hanno un effetto simile. Ma una condizione non si
pu chiamare stile. E un principio. Non esclusivo di uno stile. Tramite lo stile difficile
scavare la condizione, per lo stile rende pi facile lentrata nel mondo dello shiatsu. Senza
renderti conto, sei gi in una certa condizione.
D.: Questo modo di lavorare con le mani separate molto diverso dal modo di lavorare
dei metodi di Namikoshi e Masunaga.
R.: Per si pu applicare questo principio a entrambi i metodi. Tuttavia, non ho sistematizzato
il principio.
D.: Perch no?

R.: Perch sarebbe un limite. E un limite nel senso che si definiscono i confini di una certa
dimensione. E come un quadro con la cornice. A me interessa la natura, non la cornice. Non
mi interessa creare una sistematizzazione, non la mia strada.
Per far sopravvivere lidentit ci vuole un quadro. Ma la nostra esistenza non limitata alla
cornice del quadro, la trascende.
D.: Allora il nostro sforzo di fare una codificazione dei kata sarebbe inutile?
R.: No, va bene, ma chi prepara i kata non deve diventare direttore dellorganizzazione. Se ci
sono 10 persone di un gruppo, 5 dovrebbero fare i ricercatori e 5 i divulgatori. Cos si
arricchisce il valore dello shiatsu.
D.: Questo modo di lavorare, per essere offerto agli altri, non deve essere sistematizzato?
R.: Io sono sempre attento alla condizione e alla forma (ovvero al kata). Nikkyo significa
ricerca interna, non un concetto esoterico. Noi che non siamo capaci di sentire, possiamo
aumentare la nostra sensibilit corretta. Possiamo aumentare il pensiero corretto. Senza
approfondire linterno corretto non si pu aumentare la capacit esterna. Lesterno la forma,
linterno la condizione. Se non c forma, la condizione solo mia, non la posso spiegare,
solo chi lha sentita in modo simile, mi pu capire. E come tra judoisti, o tra artisti. Anche il
kata venuto da unidea che ha preso forma nella testa. Quello che ho sentito stato
formalizzato in un kata. Se la sensibilit cambia, si approfondisce, anche il kata cambia, deve
cambiare per forza. Non fissato in modo drastico. E sempre migliorabile. Tanti kata
muoiono perch chi copia il kata non trova lo stesso effetto di chi lha creato e non cerca la
propria forma, perch non trova la propria condizione. Se c un gruppo di studio bisogna
quindi coordinarsi: chi fa il ricercatore e chi il divulgatore.
I kata dei due stili Namikoshi e Masunaga a un certo punto si sono fermati nella loro
evoluzione.
I maestri Masunaga e Namikoshi non si sono fermati, ma il kata a un certo punto si ferma per
forza. Se chi segue quel metodo, non capisce cosa c dietro il kata, il kata per forza di cose si
esaurisce e poi muore. E quando muore, la gente cerca un altro kata, o un altro metodo. E
giusto che il kata si trasformi, ma non per moda. Per esempio la lingua latina viene ancora
insegnata, ma ora risulta molto difficile parlarla e capirla. Eppure una volta tutti la parlavano.
Dipende dal contesto storico, dalla societ. Nel tempo la lingua cambia. Ora bisogna tradurre i
principi in una lingua attuale. Questo il mio lavoro. Sto traducendo un principio in una
lingua comprensibile.

D.: Un kata pu riuscire a contenere un principio?


R.: Se il kata viene dalla ricerca, se un vero kata, e non moda, se nato dal sudore, allora
per forza contiene un principio. Ma pochi kata sono cos. In nome del metodo, a volte si
creano dei kata inutili. Per questo codificare un kata molto difficile: bisogna sudare sangue.
D.: Un kata fatto bene pu far avvicinare al principio?
R.: Senza metodo no. Per questo il mio lavoro prescinde dal metodo. Quando spiego sembra
che io stia illustrando un metodo; in realt vorrei che ognuno trovasse il proprio metodo.
Tanti che vengono ai miei seminari sono contenti perch tramite un certo principio migliorano
il loro stile e mi ringraziano. Io rispondo: Grazie di che? Hai fatto tutto tu!
Siamo dunque arrivati ai principi

Il principio non muore. Se uno stile vive a lungo perch ci sono dietro dei principi.
Un principio senza nikkyo la condizione interna, unita alla forma esterna a formare il
principio. Per esempio non tutti mangiano carne, mentre tutti dobbiamo respirare per vivere.
Mangiare carne una condizione, respirare un principio. Quando si comincia a respirare
consapevolmente, si capisce che non c altro modo. Non un metodo. E la
consapevolezza che conta. Il principio uno solo, per dipende da come viene applicato. Pu
essere spiegato in migliaia di modi diversi, ma sempre lo stesso. La farina un principio, ma
pu diventare gnocchi, spaghetti, o pane, a seconda delle esigenze.
Vivere bene e cercare di usare bene il corpo dozen. Non esiste uno dozen-metodo o uno
dozen-stile, un principio, il corretto modo di sedersi, camminare, eccetera. Senza
specializzazione non c approfondimento del principio. Cos abbiamo laikido, il judo, lo
shiatsu eccetera.
Lintervista prosegue
entrando nel merito dei principi dello shiatsu Pressione
perpendicolare, costante e concentrata: i tre principi dello shiatsu. Cosa vuol dire .. ma
questa un altro tema che affronteremo quanto prima sui Quaderni della Tecnica.