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Roma.

Ufficialmente non dobbiamo


chiamarli pacs ma Dico (diritti e doveri del-
le persone stabilmente conviventi etero e
omosessuali): anche in questo riflettono
unanima compromissoria molto italiana.
Compromesso al ribasso per gli omoses-
suali e ferita lacerante per la famiglia tra-
dizionale secondo una chiesa rimasta in-
transigente nella difesa millimetrica del di-
ritto naturale. La sinistra di governo ha va-
rato il provvedimento e assicura timida che
qualcosa nella legge si po-
tr modificare. Il centrode-
stra di opposizione fatica a
elaborare una visione del
mondo compatta ma bella
e paradossale lultima coperti-
na del mensile alemanniano
Area, che lancia il Family pride:
come natura crea ma in larga
parte segue il Vaticano oppure
contesta lUnione attraverso
rivendicazioni formalistiche:
dovevate fare una propo-
sta parlamentare aper-
ta, non un disegno del-
lesecutivo. Tuttintorno
si spande laria di un confronto stanco so-
pra un tema cruciale che lItalia pare aver
declinato con la consueta ambiguit. Me-
scolando la visione cattoprogressista del
centro e la lotta di genere della sinistra,
che ha sostituito quella di classe ma senza
volont daffermazione assoluta come in-
vece accade nel paesaggio ecclesiastico e
quasi per obbligo nei confronti nellinerzia
generale. Questo forse un punto interes-
sante: linerzia europea nella quale la nuo-
va legislazione italiana sinscrive come per
colmare uninadempienza innaturale. LEu-
ropa non esiste costituzionalmente perch
non ha una propria Carta. Non ha elabora-
to politiche internazionali e di difesa e di
bilancio comuni, salvo il discutibile patto
di stabilit. A questo nulla che sa di rinun-
cia, a questa assenza fredda, si accompa-
gnano tuttavia unideologia sottaciuta e una
prassi fondata sullelaborazione di norme
chiare e distinte in materia di pacs, quasi
sempre definiti per ci che sono: nuove re-
gole matrimoniali.
ANNO XII NUMERO 35 DIRETTORE GIULIANO FERRARA SABATO 10 FEBBRAIO 2007 - 1
Non solo pacs
LEuropanonc, malasua
Costituzione ideologica
avanza inesorabilmente
Diritto di famiglia, Fiv, eutanasia. Un
lento slittamento ventennale che ha
nel desiderio soggettivo il suo perno
I compromessi italiani
Roma. Il giurista Francesco Paolo Casa-
vola, dallo scorso dicembre presidente del
Comitato nazionale di bioetica, commenta
con il Foglio lintervista al Monde nella
quale il suo omologo francese, il medico
Didier Sicard, ha accusato la diagnosi pre-
natale di massa di aver acquistato, in Fran-
cia, caratteristiche e finalit palesemente
eugenetiche.
Casavolapartedaunpassodellintervista
di Sicard, quello in cui afferma che vi un
momento incui la politica prende inparola
la scienza per trasformare la societ sulla
base del motivo che la scienza dice il vero.
E un punto molto
significativo. Sicard
valuta che nella
mentalit collettiva,
in Francia, societ e
scienza si siano or-
mai identificate. Co-
me due grandi levia-
tani, stringonotralo-
ro alleanza sul pre-
supposto che la
scienza, attingendo
una verit, ha titolo
per modellare la so-
ciet. E chi realizza
questa alleanza la
politica. E unimpo-
stazione, prosegue Casavola, che in Francia
si giustifica in quanto eredit tenace della
costruzioneilluministicadi questi grandi at-
tori superindividuali: scienza, societ, sta-
to. Mentre in Italia siamo ancora nelle
condizioni, se non di evitare questo proces-
so, almeno di renderlo meno automatico.
Siamo pi in grado di problematizzare que-
ste figure. A cominciare dalla scienza, la
quale, di per s, unluogodove, nellopera-
zione del conoscere, devono abitare diverse
predisposizioni intellettuali. Gli scienziati
non possono chiudersi in una corporazione
e dire, come entit collettiva: le nostre ac-
quisizioni le consideriamo la nostra verit.
La scienza molteplicit di visuali, di espe-
rienzedi ricerca, superamentocontinuodi
se stessa e pratica del dubbio. Daltra par-
te, prosegue il presidente del Comitato na-
zionaledi bioetica, senel passatolasociet
poteva essere la forma di espressione di un
ceto colto dominante, che poteva trovare
unasortadi uniformitdel pensiero, oggi es-
sacos molecolarmentearticolatachenon
pi possibile parlare di Societ con la es-
se maiuscola, tanto meno in Italia. Questo
vuol direchesiamoprobabilmentemenoin-
clini ad affidarci ai chierici, scienziati
compresi, e il ragionamento aggiunge Ca-
savola vale anche per la politica. La politi-
ca francese pidisciplinatrice, mentre lI-
talia, forseperchhatristementesperimen-
tatoformeautoritarie, forselademocrazia
pi pluralista che ci sia. Dovremmo essere
quindi pi al riparo da quellalleanza nella
quale la scienza detta le condizioni alla so-
ciet, ei cui frutti Sicardgiudicaavvelenati.
Anoi, dice ancora Casavola, resta la ricer-
ca di un modus vivendi equilibrato tra sin-
golare e plurale, tra la persona e la comu-
nit. Ma veniamo al problema concreto po-
sto da Sicard, quello della funzione della
diagnosi prenatale. La quale deve servire
nonsolo alla previsione dellesito del parto,
ma deve anche predisporre provvedimenti
terapeutici, sia conosciuti al momento della
diagnosi, siaeventualmentesopravvenienti,
che potrebbero rimediare alle prognosi ne-
gative. Laddove prevalga questa imposta-
zione, ritengo non si possa dire che la dia-
gnosi prenatale conduca fatalmente allesi-
to deplorato da Sicard in Francia, e cio al-
la soppressione dei feti.
La vita ingiusta
Ma c un ulteriore aspetto non sufficien-
temente considerato, sostiene Casavola, e
cio che nel nostro sistema di etica pubbli-
ca, cos come nel nostro sistema giuridico,
non riconosciuto un diritto a nascere sa-
ni che sia garantito dal diritto a non nasce-
re. A differenza di quanto accade nel mon-
do anglosassone, dove si addirittura co-
niato il termine di wrong life, vita ingiu-
sta, della quale il nato potrebbe incolpare
i genitori o i medici che non siano interve-
nuti aimpedirelanascita. Ci hannoprova-
to anche in Italia, ma due sentenze della
Cassazione, nel 2004, hanno considerato
inammissibile il ricorso per danno creato
attraverso la nascita. Non esiste nessuna ti-
tolarit di un diritto a non nascere se non
sani. E non esiste nemmeno un diritto del-
la madre, in presenza di una diagnosi sfa-
vorevole sulla salute del nascituro, di inter-
rompere per questo la gravidanza, cosa
possibile solo per evitare un danno fisico o
psichico alla salute della madre stessa.
Certo, largine posto dal diritto pu coprire
una finzione. Ma Casavola invita a interro-
gare la storia sociale e la storia della cri-
stianit in Italia, e le filosofie che qui sono
nate e hanno penetrato la mentalit collet-
tiva. Ecco, tenuto conto di tutto ci, possia-
mo dire che rispetto alla pulsione eugene-
tica abbiamo pi anticorpi di altri. E, an-
cora una volta, leccezione italiana.
Dopo lallarme di Sicard
Casavola dice che in
Italia non ci sono rischi
di deriva eugenetica
Per il presidente del Comitato di bioetica
nonesiste un diritto a nascere sani che
sia garantito dal diritto a non nascere
Lascienzanonsi chiudasudi s
E una buona legge.
No, pessima. Sono
protetti i diritti e i
doveri delle persone
conviventi. No, il
matrimonio di serie
B. La famiglia tradi-
zionale non viene
scalfita. S, il terre-
no su cui Luxuria costruir la propria ca-
sa. Difende i valori del matrimonio, mentre
riconosce le novit storiche. Sciocchezze,
soltanto una forzatura ideologica. Cera un
disegno politico che le gerarchie ecclesia-
stiche tentavano di trasformare in egemo-
nia culturale. Al contrario, c un disegno
culturale che le gerarchie laiciste tentano
di imporre con le scomuniche. Prodi ha
suonato la marcia nuziale per i gay. Clamo-
rosa bugia, visto che non c gay che non si
sia incazzato come un toro. Un gesto di ci-
vilt, la rivincita sul cardinal Ruini. Un ri-
sultato moscio, un gatto senza baffi e un ca-
ne senza coda. C la reversibilit della
pensione. Macch, leggete bene, rinviata
a un futuro indefinito. E dellaffitto. Sai
che sforzo. E delleredit. Ma chi te la im-
pediva? Incomprensioni di fatto e del lin-
guaggio. Viviamo peraltro nel paese che, la
stessa cosa, riuscita a chiamarla uccello
al nord e pesce al sud.
FRANCESCO P. CASAVOLA
Non possumus. Non solo lAvvenire. An-
che la grande stampa laica pronuncia i
suoi ultimatum e comincia da par suo En-
zo Biagi che, richiesto dalla Rai di fare s
la sua trasmissione su Rai Tre ma di resti-
tuire intanto la cospicua liquidazione pro-
clama a viva voce: Non possumus. E un
Non possumus, oltre il giornale della
Santa Sede, lo scolpisce sulle vetuste mu-
ra di Zagarolo anche Umberto Pizzi. Il ce-
lebrato fotoreporter, richiesto dalla grazio-
sa ministra Giovanna Melandri di conse-
gnare negativi, nastri e diapositive delle fe-
ste a casa Briatore in quel di Malindi dice:
Non possumus. Giorgio Bocca da par suo
chiede a Pigi Battista di cancellare le trac-
ce e di non far comparire pi sulle pagine
del Corriere tutte le rimembranze della
giovanil prosa, tipo: la superiorit della
grappa ariana, il merlot littorio e il barbe-
ra in camicia nera. Ma Non possumus
la risposta del severo Battista.
Non possumus. Non solo il Santo Padre
ma anche la Madre Badessa, ossia Lucia
Annunziata, sibila feroce il suo Non pos-
sumus a Sabina Guzzanti che rispettosa-
mente chiede una mezzora in tv, pi for-
tunato il pap Paolo Guzzanti che invece,
aiutato da Scaramella, riesce a farsi dare
uno spazio su Televomero mentre a Mosca,
negli uffici del Kgb, gli ripetono: Non pos-
siamoskij!. Anche Barbara Palombelli ne-
ga ventotto minuti di radio a Nanni Bazoli,
il pio editore di via Solferino. E Non pos-
sumus dice la dura Barbara quando tutti i
direttori della Rcs la supplicano in ginoc-
chio di tornare al Corriere. E trionfo di
Non possumus lo stesso giornale di
Paolo Mieli quando proprio lui, stremato
da un Ernesto Galli della Loggia ormai pre-
so dalla fregola di far corsivi ovunque, non
pu che opporgli un chiaro e reboante
Non possumus, con un addendum di me-
morandum allultimatum: Caro Ernesto,
quando troppum troppum.
Non possumus. Paolo Bonaiuti approfitta
del nuovo Panorama in arrivo e chiede a
Pietro Calabrese di abbondare in lifting e
capelli per ogni foto del Cav: Non possu-
mus risponde il direttore del settimanale.
E aggiunge: A ognuno la propria pelata.
E laltro Non possumus se lo prende Car-
lo De Benedetti da Carlo Caracciolo. Gli ha
chiesto di scrivere editoriali per Libra-
tion. Largomento di per s, in sintonia con
lattualit dei diritti e dei doveri delle cop-
pie conviventi, ovvero la questione delle
unioni di fatto, era gi araldico: Dica Dico,
dica Duca.
Non possumus. Carlo Rossella chiede al-
lentrante Clemente J. Mimun come diretto-
re del Tg5 di presentarsi calzante scarpette
Tods ma il Mimun, sfegatato laziale, rispon-
de Non possumus: Paolo Di Canio e Danie-
la Fini mi farebbero fare due giri di stadio
a forza di pernacchie. E poi: le indossa gi
Aldo Biscardi. Il principe dei Non possu-
mus resta comunque Gianni & Riotto det-
to Johnny. In linea con il Vaticano e al tem-
po stesso con Romano Prodi il direttore del
Tg1 sentenzia un Non possumus quando
TotCuffaroloinvitaufficialmenteanonfe-
steggiare la sigla Dico, diritti e doveri delle
coppie conviventi, solo tra radical & chic,
ma anche con il popolo, con unapposita
campagna di baci tra famiglie chiuse, fami-
glie aperte e famiglie di rispetto.
Tutti i Non possumus dei
direttori conlaschienadritta
LaRai gli chiedeindietrolaliquidazione,
ma Biagi non cede sul principio
Fermezza editoriale
NOVE COLONNE
Parigi. Inizia il conto alla rovescia per S-
golne Royal. Domani pomeriggio la candi-
data socialista alle presidenziali di Francia
presenta il suo programma a Villepinte, nel-
la banlieue a nord di Parigi. Al Qaida per-
mettendo il quotidiano arabo di Londra al
Hayat cita un rapporto dei servizi segreti
francesi cheparladi benquattrofonti di mi-
naccia contro la Francia grande lattesa,
da quando iniziato il calo nei sondaggi.
Lultimo, pubblicato ieri, d Sgolne al 26
per cento al primo turno e al 48 per cento al
secondo, dietro al candidato del centrode-
stra, Nicolas Sarkozy, che vincerebbe, se si
votasse oggi, col 52 per cento e arriverebbe
sempre in testa, col 51 per cento, anche nel
ballottaggio col centrista Franois Bayrou,
che drena consensi a Sgolne, attestandosi
sul 14 per cento delle intenzioni di voto.
I francesi sonosemprepidelusi, nel par-
tito girano voci che si sia gi pronti alla de-
posizionedellacandidatapivotataallepri-
marie. Dopo le gaffe in Cina col rimprove-
ro alle imprese francesi che non partono al-
lassalto dei mercati, lelogio della giustizia
cinese, esemplareper rapidit cstatolin-
cidentecol compagnodi vitaesegretariodel
partitoFranois Hollandesutemi fiscali, con
lui che voleva alzare le tasse, e lei che inve-
ceeradel tuttocontraria, manonpotevadir-
lo. E seguito il cartellino giallo al portavoce
Arnaud Montebourg, sospeso per un mese
dopo aver detto una battuta in tv: Lunico
problema di Sgolne Royal il suo compa-
gno. Poi c stata la finta telefonata di G-
rard Dahan, imitatore di Europe 1, che si
fatto passare per il primo ministro canadese
e ha estorto a Sgolne un commento ridan-
ciano sullindipendenza della Corsica: Tut-
ti i francesi sarebbero favorevoli, ma non lo
dica. Einfinelammissionedi ignoranzasui
sottomarini nuclerari. Quanti sono, lehan-
no chiesto alla radio. Uno? ha risposto lei
titubante. Sono sette.
Sgolne lha presa malissimo. Quando
sono gli altri a fare una gaffe, dicono che
un lapsus. Quando sono io, diventa uno
sproposito, si lamentata venerd scorso
cenando en tte tte con Bernard-Henri
Lvy. Mentre si sta formando una sinistra
sarkozistacapitanatadaAndrGlucksmann
(Bernarnd-Henri Lvy titubante, dice che
il candidato dellUmp non niente male,
ma poi si ritrae), Sarkozy ha gi ripetuto il
trionfo ottenuto dopo il discorso dinvestitu-
ra, rispondendo luned in tv alle domande
di cento elettori francesi su adozioni gay,
riforma delle pensioni, rincorsa al voto di
estrema destra, islam e laicit. Pi perfida-
mente, Bernard-Henri Lvy ha preferito ri-
ferire la serata con Sgolne, raccontando-
ne su Le Point le risate senza civetteria, i
malintesi, la goffa ingenuit da ragazza cre-
sciuta, che salza in piedi se un vicino viene
a farle i complimenti.
A rapporto al quartier generale
Romanzo a parte, nessuno ormai pu pi
negare la crisi in cui il partito socialista si
dimena. Ma sono in molti a non darsi per
vinti. Questa settimana, mentre la vecchia
guardia dei Lang e dei Jospin sparava a ze-
rocontroSarkozy eil suomlangedes gen-
res (ministroecandidato), il quartier gene-
rale di Sgolne, al terzo piano di un palaz-
zo haussmaniano molto chic in Boulevard
Saint Germain, havistoarrivareunaproces-
sione di vedettes: accademici di grido come
Eric Orsenna, mitterrandista della prima
ora, vecchie volpi come Jean-Pierre Chev-
nement, utopisti ostinati comeEdgar Morin,
universalisti fanatici come letnologa
Franoise Lhritier. E ieri mattina, anche
lex avversario interno, Dominique Strauss-
Kahn, secondo molti commentatori in pole
position per Matignon, ha dato il suo contri-
buto al programma: una chiavetta Usb, con
la proposta di unimposta civica, da far pa-
gare in funzione delle capacit contributive
ai francesi residenti allestero che non pa-
gano le tasse in Francia.
Domani Sgolne presenta il suo
programma e si gioca tutto, dopo
le gaffe, gli scherzi e i piagnistei
Occasione Royal
Lisbona. Domani il Portogallo decider
con un referendum se depenalizzare com-
pletamente laborto nelle prime dieci setti-
mane di gravidanza. Se vincer il s co-
me dicono gli ultimi sondaggi, ma i margini
sono ristretti i lusitani si accoderanno alla
scia europea pro aborto, cui fanno eccezio-
ne Malta e lIrlanda, che non lo permettono
mai, e Polonia, Svizzera, Cipro e Liechten-
stein, chelocontemplanosoltantosecgra-
verischioper lasalutedellamadre. Bruxel-
les preme per unarmonizzazione che met-
terebbe fine al turismo abortivo (la prima
metalaspagnolaEstremadura) eagli abor-
ti clandestini (20 milaogni anno) eper una
maggiore liberalizzazione nei confronti del-
linterruzione di gravidanza. La legge in vi-
gore dal 1997 in Portogallo contempla tre
possibilitdi aborto: nelleprime12 settima-
ne in caso di pericolo di vita o di grave ri-
schio psico-fisico; nelle prime 16 in caso di
violenza carnale; nelle prime 24 se c ri-
schio di malformazione. Obbligatorio las-
sensopaternoper leminorenni. Cancheil
rovescio della medaglia, unico in Europa:
tre anni di carcere per chi abortisce illegal-
mente (sette per i medici). Non solo: i medi-
ci lusitani, che hanno sempre fatto obiezio-
ne di coscienza di massa, applicano alla let-
teralalegge, soprattuttonel casodi graveri-
schiopsico-fisico(spessoindimostrabile). Ri-
sultato: 900 aborti legali nel 2006 epidi cin-
quemila in Zapaterolandia, dove questo
escamotage, al prezzo di 500 euro, certifi-
cato senza problemi.
Secondo i sondaggi, il fronte per la depe-
nalizzazione in vantaggio: lultima rileva-
zione del conservatore Dirio de Notcias
indica il 54 per cento di s contro il 33 di
no. Mai commentatori restanoincerti: per
essere valida, la consultazione popolare de-
ve raggiungere il quorumdel 50 per cento e
le previsioni del conservatore Expresso in-
dicanocheil 31 per centodei portoghesi non
andr a votare e il 21 ancora indeciso. La-
stensionismo contribu a far naufragare nel
1998 unanalogo referendumche poi, contro
leaspettative, registrlavittoriadel no (51
per cento contro 49). I socialisti del premier
Jos Scrates sono per il s, come gli eco-
comunisti e gli estremisti del Bloque de
Esquerda. Il maggior partito dopposizione,
il centrodestra del Psd, lascia libert di co-
scienza. Sonocontrari i Popolari (destra) ela
chiesa, che per per legge nonpu fare pro-
paganda durante le messe, ma che per oggi
ha convocato veglie a favore della vita.
Domani in Portogallo il referendum
per depenalizzare laborto.
Leccezione europea e il precedente
La via lusitana
(segue a pagina due)
La Giornata
* * * * * *
In Italia Nel mondo
IL TESORO INDICA IL NUOVO CDA DI
ALITALIA. NON FIGURA CIMOLI, attuale
amministratore delegato. Il ministero ha in-
dicatocomepresidenteBerardinoLibonati.
Gli altri membri segnalati per il Consigliodi
amministrazione sono Aristide Police, Gio-
vanni Sabatini, Carlo Santini, Luciano Van-
nozzi. Lassemblea degli azionisti si riunir
il 22 eil 28 febbraioper decidereseratifica-
re la lista di nomi dalla quale manca quello
dellattuale ad, Giancarlo Cimoli.
Berardino Libonati professore di Dirit-
to commerciale presso luniversit La Sa-
pienza di Roma. In passato stato consu-
lente della compagnia di bandiera. Lindi-
cazione di Libonati, considerato uomo tra-
sparente, lascia comunque aperto linterro-
gativo sulleffettiva gestione dellazienda,
ruolo affidato al direttore generale.
* * *
Per i vescovi i dico sono una minaccia
per la societ. Lo rende noto lagenzia
stampa dei vescovi italiani (Sir): Si
prefigura una escalation legislativa
in questo senso.
Benedetto XVI: Necessario appel-
larsi ai laici presenti nel governo affin-
ch le leggi siano espressione di princi-
pi che promuovano lautentico bene
comune.
* * *
Via da Kabul solo dopo il
2011, dice Parisi. Il ministro
della Difesa ha indicato come
punto di riferimento conclusivo della mis-
sione italiana la piena assunzione delle re-
sponsabilit statuali da parte delle autorit
afghane, non verificabile prima del 2011.
Il ministro degli Esteri, Massimo DAle-
ma, riferir in Senato le intenzioni del go-
verno il 21 febbraio, dopo la manifestazio-
ne contro la base americana di Vicenza.
* * *
Altri 4 giorni di sciopero per i benzinai,
dal 27 al 2 marzo, contro le liberalizzazioni
decise dal governo Prodi.
* * *
Lesi i diritti degli abbonati, dice il Cav.
parlando del decreto Amato sulla chiusura
degli stadi. Ritengo che sia una lesione di
libert nonconsentire agli abbonati di anda-
re a vedere le partite, non avrei mai fatto
una cosa del genere, ha spiegato Silvio Ber-
lusconi ai giovani di Forza Italia di Roma.
La procura di Roma ha chiesto il rinvio
a giudizio per Luciano Moggi e altri sette
indagati per le presunte pressioni esercita-
te dalla Gea, la societ presieduta da Ales-
sandro Moggi, su alcuni calciatori. Archi-
viate invece le posizioni di Chiara Geronzi,
Tommaso Cellini e Giuseppe De Mita.
* * *
Per lIstat cresce la produzione industriale
nel 2006 dell1,9 per cento rispetto al 2005.
* * *
E morta Adele Faccio, leader storica del
partito radicale. Aveva 86 anni.
HAMAS RIBADISCE: NO AL RICONO-
SCIMENTODISRAELE, NOALDISARMO.
Dopo il vertice della Mecca e lintesa sul go-
verno di unit nazionale palestinese, il por-
tavoce del gruppo islamico al governo nei
Territori ha detto di non voler riconoscere
gli accordi tra lAnp e Israele. Molte le rea-
zioni al summit voluto da Riad: Bruxelles
positiva ma con cautela; prudenza dagli
Stati Uniti; Israele dice che il suo diritto al-
lesistenzanonnegoziabile. Entusiasmoin-
vece da Mosca, che si congratulata, e da
Parigi che vede nellaccordo il rilancio del
processo di pace nella regione e chiede di
rivedereil bloccodei finanziamenti imposto
dalla comunit internazionale. Per Londra
lintesa un passo importante.
* * *
Scontri e arresti alla moschea al Aqsa, a
Gerusalemme. In occasione della preghie-
ra, si sono scatenate ieri le proteste violen-
tedei fedeli musulmani controi lavori volu-
ti dal governo di Israele per faciltare lac-
cesso alla spianata delle Moschee. Molti
leader del mondo islamico avevano invoca-
to nei giorni scorsi la reazione contro laf-
fronto sionista al sito santo dellislam.
Oggi continueranno le manifestazioni
per il giorno della rabbia palestinese.
* * *
Al Qaida vuole colpire la Francia. Ieri il
quotidiano arabo al Hayat ha pubblicato
documenti dei servizi segreti di Parigi, in
cui emerge che la rete terroristica ha un
piano per colpire la Francia alla vigilia del-
le elezioni presidenziali di aprile.
* * *
LAiea interrompe gli aiuti a Teheran. Ie-
ri lAgenzia atomica dellOnu ha annuncia-
to di voler congelare la met dei program-
mi di aiuti per la ricerca tecnologica dellI-
ran. Larijani, capo negoziatore sul nuclea-
re, atteso per domani alla Conferenza sulla
sicurezza di Monaco, ha fatto sapere che
non parteciper. Doveva incontrare il capo
della diplomazia europea Solana.
Attesa per il discorso sul nucelare di Ah-
madinejad previsto alla fine delle feste per
la Rivoluzione. (Articolo a pagina tre)
* * *
La Cina propone un piano a Pyongyang.
Durante i negoziati a sei sul nucleare nord-
coreano a Pechino, i delegati cinesi hanno
presentato una bozza che prevede la chiu-
sura dellimpianto di Yongbyon, in cambio
della fornitura di aiuti energetici.
* * *
Domani si vota in Turkmenistan. Il favor-
rito alla presidenza lex dentista del dit-
tatore Nyazov, morto a dicembre.
* * *
Murdoch vuole il sequel di Borat. Ieri il
capo di News Corp. ha siglato un accordo
con Sacha Baron Cohen per dare un segui-
to alle avventure del giornalista kazako.
Questo numero stato chiuso in redazione alle 21
Tutte le strade portano a Capitalia
Nella banca di Geronzi entrano anche gli assicuratori francesi di Axa.
Per ora una partecipazione non strategica. In realt cresce la tensione
sul nuovo assetto di Generali. Che far Bankitalia col suo 4,5 per cento?
Roma. La partita su Capitalia, Medioban-
ca e Generali acquisisce ogni giorno nuovi
giocatori e di peso crescente. Ieri Axa ha re-
so noto di avere una quota inferiore al due
per cento di Capitalia. Lingresso di Axa au-
menta il numero delle variabili. La compa-
gnia francese da sempre interessata alle
Generali, insieme alla tedesca Allianz che
in Italia ha gi Ras e Lloyd Adriatico e nel
Leone non pu che avere un temibile con-
corrente come ha spiegato a Panorama En-
rico Tomaso Cucchiani, numero uno della
compagnia inItalia. Axa va adaggiungersi a
due nuovi azionisti esteri di Capitalia, il
francese Vincent Bollor ed Emilio Botn
del Santander, entrambi detentori di una
quota inferiore al 2 per cento. Se Botn e
Bollor sono stati accolti come cavalieri
bianchi da Cesare Geronzi, resta da capire
dove si schierer Axa, che al momento defi-
nisce la partecipazione non strategica. E
evidente come, volendo pesare in Generali
senza spendere troppi soldi, sia pi agevole
investire in Capitalia e far leva sullinfluen-
za che questa ha sul Leone via Mediobanca.
La banca romana, insieme a Unicredit, il
primo azionista individuale di Mediobanca
(con il 9 per cento), che a sua volta controlla
il 14 per cento le Generali. E pieconomico
investire in una societ che capitalizza 18
miliardi come la banca romana piuttosto
cheinunada42,4 comelacompagniatriesti-
na. In linea di principio sarebbe stato anco-
ra pi vantaggioso rafforzarsi in Medioban-
ca, che vale 14,4 miliardi in Borsa, ma la
densit del patto di sindacato lo sconsiglia.
Sul fronte degli equilibri interni a Capitalia
la somma delle tre partecipazioni dei nuovi
azionisti di circa il 4 per cento, pari alle
met della quota di AbnAmro. Ci significa
che il margine di manovra dellazionista
olandese in caso di ipotesi sgradite (per
esempio un matrimonio con Unicredito)
stato ridotto ulteriormente. I francesi quan-
do si muovono su societ finanziarie italia-
ne lo fanno in branco. In Mediobanca i soci
francesi detengono il 10 per cento del capi-
tale (di cui il 5 nelle mani di Bollor) e, da
sempre, sono accreditati del controllo di un
altro 10 per cento parcheggiato inmani ami-
che. InMediobanca il fronte antibazoliano
datoinconsolidamentograzieallintenzione
di Fininvest di salire fino all1 per cento e di
Ennio Doris, numero uno di Mediolanum
(controllata al 35 per cento da Silvio Berlu-
sconi tramite Fininvest), di incrementare la
partecipazione nel capitale della merchant
bank. I movimenti su Capitalia e Medioban-
ca indicano come la battaglia per le Genera-
li, a differenza di quanto accaduto nel 2003
conlingressodellebanche, si combatteadi-
stanza. Nellazionariato del Leone il fronte
bazoliano pu contare sul 2,3 per cento di
Romain Zaleski, sull1,99 di IntesaSanPaolo
(ora al 2,2 ma deve scendere sotto il 2 se
non vuole che i voti siano congelati in virt
dellaleggesullepartecipazioni incrociate) e
su un altro 4-6 per cento che sarebbe nel
portafoglio delle Fondazioni azioniste della
banca. A questa quota potrebbero aggiun-
gersi i voti di Mps, pari all1,6 per cento. I se-
nesi, infatti salvo che in caso di opa allor-
ch dovrebbero cedere il diritto di voto a
Mediobanca cui ha venduto a termine si
schiererebbero forse con Intesa. Molto pi
nutrita la capacit di fuoco del fronte anti-
bazolianochecontasul 14,1 per centoinma-
no a Mediobanca, sul 3,7 per cento di Uni-
credito, sul 2,6 di Capitaliaesul 2,4 del grup-
po Ligresti e a cui pu essere ascritto anche
il 2 per cento del gruppo De Agostini (vicino
a Mediobanca). Qualche problema interpre-
tativo lo d il 4,5 per cento circa nelle mani
della Banca dItalia. Per tradizione ha sem-
pre votato a favore del bilancio e delle liste
presentate da Mediobanca. Una posizione
che, almeno per quanto riguarda la nomina
del cda, potrebbe creare qualche problema
a Mario Draghi. Potrebbe essere letta come
una presa di posizione. Qualcuno suggerisce
lastensionenel caso(pocoprobabile) chele-
pilogodellacontesasialassembleadel pros-
simo 28 aprile. Ma i conti si faranno prima.
Dallimbarazzo si sottratta Fiat che ha
annunciato luscita dalla merchant bank, ri-
badita ieri da Sergio Marchionne.
IL FOGLIO
quotidiano
Redazione e Amministrazione: L.go Corsia Dei Servi 3 - 20122 Milano. Tel 02/771295.1 Poste Italiane Sped. in Abbonamento Postale - DL 353/2003 Conv. L.46/2004 Art. 1, c. 1, DBC MILANO
OGGI NEL FOGLIO QUOTIDIANO
QUESTI PACS SONO
UN PO CATTOLICI
LA CHIESA DICE CHE LA LEGGE fa
cultura, maveroanchelinverso. I pacs
allitalianasonoil prodottodel cattolice-
simo democratico (editoriale pag. 3)

P
i o meno nelle
stesse ore incui lI-
talia varava i cosid-
detti Dico e mag-
gioranza e gover-
no sembravano
incartarsi, in
Francia il matri-
monio tra omosessuali e il diritto delle cop-
pie gay alladozione sono entrati prepoten-
temente nella campagna presidenziale. Lu-
ned sera Nicolas Sarkozy partecipava alla
prima puntata di una nuova trasmissione te-
levisiva in cui lospite risponde alle doman-
de di un centinaio di persone in studio. Ha
fatto otto milioni di ascolti in media ma il
picco stato quando gli hanno fatto doman-
de suquesti argomenti. Le stesse poste a S-
golne Royal nel corso di uno dei suoi primi
meeting parigini. Sarkozy dice di no allisti-
tuto del matrimonio gay ma anche a ogni for-
ma di discriminazione sulla base della ses-
sualit. A suo parere una soluzione potreb-
be essere quella di rafforzare i patti civili di
solidariet, di estenderne i diritti: i pacs so-
no stati una conquista di civilt, ha detto, e
la destra a suo tempo sbagli a non accor-
gersene e a combatterli frontalmente. Favo-
revole invece Royal che si impegnata a fa-
re del riconoscimento del diritto degli omo-
sessuali a sposarsi tra loro e ad adottare
bambini una delle priorit dellagenda pre-
sidenziale. A otto anni dalla loro entrata in
vigore, i pacs mettono tutti daccordo, sono
oltre 500 mila le coppie per lo pi omoses-
suali che hanno ratificato la loro unione ci-
vile davanti i tribunali senza ripercussioni
per ora sullistituto del matrimonio, ma con-
tinuano a confondere le linee della politica.
Il campione della destra fa unautocritica
quasi accorata sul passato. Quello della sini-
stra smentisce se stesso e limmagine di di-
fensore della famiglia, del principio di auto-
rit e di una rigida normalit educativa, pa-
zientemente costruita proprio in previsione
della battaglia per la presidenza. E di botto
deriva verso lo zapaterismo.
VaperriconosciutoaSarkozy eRoyal ma
anche allintera classe dirigente e a onor del
vero allintero paese il merito di prendere il
problema e di porselo per quello che, non
lo annacquano, non lo avvolgono nelle neb-
bie dellindistinto. Non si sottraggono al do-
vere di chiarezza, di prendere posizione sul-
lessenziale. Perch quando si parla di cop-
pie di fatto, di convivenze o altro, il proble-
ma uno e uno solo: riconoscere che esisto-
no anche le coppie omosessuali e garantire
loro diritti in tutto o in parte comparabili a
quelli delle coppie eterosessuali normal-
mentesposate. Il restocontorno. E sempre
bene ricordare che lesigenza di un altro
diritto di famiglia, o per meglio dei diritti
dellaltra famiglia, non unubbia come
unaltra, una moda arraffata al volo dagli
scaffali del supermarket dei desideri solo
perch sgargiante, fa scandalo e si sa che
fare scandalo piace. E nata dalla sofferenza
e dal dolore. Negli anni in cui lAids faceva
stragi. Quando a occuparsi del malato, adas-
sisterlo fino alla fine, cera solo il compagno
della vita, che poi veniva gettato in mezzo a
una strada, senza un soldo, senza nulla, da
una famiglia avida di recuperare per vie le-
gali i beni dellappestato che aveva abban-
donato al suo destino. Decine di migliaia di
casi, accaduti nelle capitali del mondo, New
York, Los Angeles, San Francisco, Londra,
Parigi. Citt che fanno opinione e dove le co-
munit gay esistono e sono influenti. Per far
entrare nella pratica i nuovi diritti ci sono
voluti tempo e lunghe battaglie, come spesso
accade la legge arriva quando il problema
che lha motivata ha perso in parte il carat-
tere di urgenza. In Francia, se stato il go-
verno della gauche plurielle a farla, altret-
tanto vero che lidea dei pacs nata nei
quartieri in di Parigi come il Marais e spon-
sorizzata da stilisti, designer, architetti.
Un gioco tutto politico
In Italia tutto stato fin dallinizio pi vi-
schioso e in qualche modo subdolo. Le orga-
nizzazioni gay hanno esitato tra obiettivi di-
versi, la destra come daltronde la sinistra
sciu sciu si sono nascoste dietro le coppie
di fatto eterosessuali, meno sulfuree delle
coppie omosessuali ma anche molto meno
importanti dal punto di vista del numero o
quanto meno del simbolo. I gay italiani forse
sono meno influenti di quelli francesi, non
esiste una lobby omosessuale nella societ
civile e forse per questo non si sono visti in
stradagli Armani oi Dolce&Gabbana. Lari-
vendicazione poi rimasta confinata nel-
lambito politico, nel gioco delle parti tra i
radicali, le organizzazioni storiche dei gay e
la sinistra classica, poi in quello molto pi
veemente tra laici e cattolici. Ne venuto
fuori undisegnodi legge, sui cosiddetti Dico,
che in s non male, anzi. Tuteler final-
mente tante persone fin qui non tutelate, le
signorine anziane che non hanno mai lavo-
rato ma assistono la sorella malata ex pro-
fessoressa, il nipotecheviveconsuazia. Tut-
to bene per carit e uno meglio di niente.
Ma questo al pi welfare nel senso vecchio
democristiano del termine, ammesso si tro-
vino i soldi. I pacs sono unaltra cosa.
Lanfranco Pace
ANNO XII NUMERO 35 - PAG 2 IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 10 FEBBRAIO 2007
C
on il nostro consueto fardello di adole-
scenti, neonati, cani, palloni e cestini
della merenda, questestate andavamo, pur
senzaessernedegne, inunafamosaspiaggia
elegante, dove le signore erano tutte delle
taglie quaranta e le quarantadue osservava-
no diete feroci. Non potevamo certo preve-
dere che la sorte avrebbe scelto proprio
questa riserva conformista per il manife-
starsi di un fenomeno insperato, rivoluzio-
nario e stupefacente nella forma di una gio-
vane donna bionda che si install a pochi
passi da noi sul bagnasciuga. Indossava un
copricostume di velo sopra un bikini brasi-
liano che non nascondeva quasi niente. E
non era grassa, era di pi. Era immensa, e
aveva un sedere infinito. Prese subito a re-
gnaresuunacortedi maschi adoranti chela
accompagnavano a fare il bagno, le porge-
vanolasciugamano, lespalmavanolacrema
e correvano a prenderle il caff. Intanto al
bar non si parlava daltro. Tutti guardavano
in quella direzione, e nessuno riusciva ad
abituarsi alla sua presenza. Veniva fotogra-
fata di nascosto con i cellulari. Qualche
bambino si avvicinava per guardarla bene,
subito rimbrottato da una madre magrissi-
ma e imbarazzata. Ad Ale la comparsa di
questa Venere di Willendorf discinta ricor-
dava la prima volta che trentanni fa, sulla
spiaggia di Agnone, in Sicilia, venne avvi-
stato un topless. I bambini correvano a casa
ad avvisare padri e fratelli: C una con le
minne di fuori!, gridavano per tutto il vil-
laggio. Le minne di fuori sulla nostra spiag-
gia vip erano normali e anzi incoraggiate,
ma lipnotica Dea della Carne era uno spet-
tacolo sconvolgente, una dichiarazione poli-
tica eversiva inquesti noiosi tempi estetica-
mente corretti. Come ogni gesto femminile
davvero eccentrico, lesibizione della Nuda
Principessa Carnosa ha prodotto un effetto
liberatorio, in particolare il giorno in cui la
abbiamo vista mangiare dolci in pubblico,
comportamento contagioso che ha legitti-
matoundecisoaumentodel nostroconsumo
di ottima pizza bisunta.
Non tutte le ragazze obese sono tanto di-
sinvolte. Una nostra amica, che stava molto
male in salute e si sentiva brutta, dopo aver
fatto unintervento di riduzione dello stoma-
co ha perso quarantacinque chili e porta la
taglia cinquanta. Nessuno la guarda pi co-
me un fenomeno da circo ma viene tuttora
trattata come unanormale. E rimasta fuori
misura nello sguardo di tutti, frequenta an-
cora gli stessi negozi di abbigliamento spe-
ciali, e chiunque si sente in diritto e in do-
vere di consigliarle diete. Qualcosa davve-
ro cambiato in meglio per la nostra amica,
per, oltre allo stato di salute, e cio che si
ampliato il suo mercato sessuale. Quando
pesava centoventi chili aveva rari amanti
ma ne aveva ora invece pu scegliere, per-
ch sono proprio una schiera gli uomini che
preferiscono toccare parecchia carne piut-
tosto che muscoli e ossa. E esperienza co-
mune alle donne grasse sentirsi dire quanto
sono belle quasi solo, e comunque soprat-
tutto, a letto. Difficilmente un uomo soster-
rebbe in pubblico la stravagante verit che
lo eccitano le ragazze con un sedere gigan-
tesco. Conosciamo anche una signora alta,
sottile e flessuosa che si attizza solo per ma-
schi pelosi e grassi. Se un uomo non ha una
bella pancia sporgente non riesce a pren-
derloinconsiderazione. Al contrariodi quel
che si potrebbe pensare, incontra gravi dif-
ficolt a fare conquiste. Perch i tizi in so-
prappeso che concupisce non osano avvici-
nare una fanciulla della sua taglia esigua e
APPAS S I ONA T A DI F ES A DEL L A T AGL I A QUARANT OT T O ( E OL T RE)
perfetta. Se lo fa lei nonci credono, fuggono,
pensano di essersi sbagliati, che li stia pren-
dendo in giro. Un magro e una grassa, una
grassa e unmagro sono le vere coppie miste,
i coraggiosi che sfidano il mainstream
conformista e nazicorporeo, altro che catto-
lici emusulmani. Eci si fannodomandemor-
bose sul loro destino: i figli verranno grassi o
magri? Ecome faranno, gli amanti, a divide-
re il frigo? Che cosa mangeranno a una cena
romantica? Ea letto, poi, in quale posizione
si metteranno? La linea di demarcazione fra
obesit e grassezza sopravvive negli studi di
alcuni medici ragionevoli, ma nonnella per-
cezione comune. Noi, che dellobesit non
sappiamo altro se nonquello che leggiamo o
che ci raccontano le persone care sopra i
centoventi chili, siamo per diventate esper-
te di grasso e di magro e del fossato che se-
para una condizione dallaltra. Ale ha porta-
to la taglia quarantadue per granparte della
sua vita ed andata spesso sotto, mentre
Paola non mai scesa sotto la quarantasei
ed andata quasi sempre oltre, ma improv-
visamente, lestate scorsa, ci siamo avvicina-
te, condividendo quasi la quarantotto. Vive-
vamo insieme al mare, Paola dimagriva ( lo
iodio) mentre Ale aveva appena partorito, e
lei nonprende mai meno di venticinque chi-
li ingravidanza. Eravamo, sappiatelo, bellis-
sime, e non smettevamo di farci complimen-
ti a vicenda. Per Ale non entrava pi nei
suoi vecchi vestiti, cercava di rifarsi un mi-
nimo di guardaroba, e aveva dovuto scoprire
che la quarantotto si trova talvolta ai grandi
magazzini, ma non nei negozi di moda e di
tendenza, nemmeno inquelli alternativi: gi
la quarantasei una rarit. Veniva indiriz-
zata con sufficienza alle taglie forti, dove si
spende molto e, soprattutto, non vendono
nulla di quello che le piace mettersi. Paola
unespertadi questosupplizio. Ritienedi sta-
re bene con i vestiti stretti, le maglie scolla-
te e la biancheria stupida, e sa che una don-
na ben foderata dove avere coraggio e una
certaintraprendenzaper esserepadronadel
suo aspetto. Ha insegnato adAle a dribblare
le casacche coprifianchi, i pantaloni con le-
lastico in vita, le gonne a pannelli, i vestiti
stile Impero, i neri, i blu, i marroni e le de-
primenti sfumature del grigio. La ha inco-
raggiata a mettersi le minigonne e a esibire
le tette. Le ha raccontato che allestero la si-
tuazione migliore, per esempio a Londra o
negli Stati Uniti le donne nere hanno impo-
sto pantaloni elasticizzati conle paillettes fi-
no e oltre la taglia cinquantaquattro. Ale sof-
friva per la disapprovazione generale alla
modificazione del suo corpo. A lei piaceva
essere in carne. Era un gran bene per il si-
stemanervoso, dice. I chili inpilafacevano
sentire solida e in salute. Essere culona era
unebbrezza, e il fidanzato era entusiasta.
Non passava giorno, per, in cui qualcuno
mancasse di rassicurarla che sarebbe ritor-
Vite parallele
Il coraggio di Adele nacque sulla
riva di un fiume e arriv a sfidare
persino il monolitico Sessantotto
Dico e non dico
La Francia ha discusso il problema
senza ipocrisie, e sono venuti fuori
i pacs. In Italia si fa solo welfare
natacomeprima. Glielohannodettotuttele
amiche, anche le pi care, e perfino la sua
mamma. E unmododi far capirechenonsei
mica tanto bella, cos grassa. Anche una mo-
desta percentuale di grasso considerata
una porcheria, sia sui nostri corpi che in ta-
vola. Questa forma di cattiveria sociale dif-
fusa diventa addirittura una persecuzione
verso gli obesi, considerati deformi prima
che ammalati, zavorra per il servizio sanita-
rio nazionale, cittadini irresponsabili. La
persecuzione del sovrappeso, piccolo o gran-
de che sia, ha ormai una serie di giustifica-
zioni scientifiche e, in un mondo in cui la
scienza viene scambiata con letica, chi su-
pera un certo standard deve dimagrire, o
colpevole, negligente, autodistruttivo e ma-
sochista. A confessare di essere un cinico e
compulsivo erotomane si merita facilmente
un sorrisetto di complicit, ma chi declina
venti chili in pi e tuttavia mangia pasta-
sciutta non viene perdonato. La persona
grassa si ritrova cos in un ghetto morale, ol-
tre che materiale. Ha negozi speciali, dove
anche le commesse sono grasse, sfilate di
moda riservate, in cui le modelle, pur essen-
do gran gnocche, rispetto allo standard del-
le indossatrici passano per ciccione. Recen-
temente, sul sito del Corriere online, la-
spetto di una stupenda ex modella, fotogra-
fata in costume da bagno dopo una crescita
di dodici chili, stato sottoposto a sondag-
gio: cicciona o no? Il quaranta per cento
dei votanti ha risposto: Oh s! I marchi di ta-
glie forti si arrampicano sugli specchi per
far sentire alle donne oltre la quarantasei
che la loro diversit non che un aspetto
della meravigliosa molteplicit dellessere,
ma se ci credessero dovrebbero chiudere, o
almeno produrre qualche capo veramente
sexy e oltraggioso, un abito che la nostra
Ipnotica Divinit della Carne si sarebbe di-
vertita a indossare.
Le diete raramente servono a qualcosa, a
meno che non siano abitudini alimentari so-
lide protratte nel tempo, nella maggior parte
dei casi peggiorano la situazione. Di certo
Paolahafattoper tuttalavitalesperienzadi
essere considerata colpevole perch grassa,
eppure non pigra, mangia saggiamente, ha
sempre goduto di ottima salute, non le mai
neppure salita la glicemia. Semplicemente
fatta cos, proprio come le sue sorelle e le
sue zie. Ale, che nel frattempo molto dima-
grita, si sente peggio, pi stanca, pi fragile,
e anche meno carina, per tutti le fanno un
sacco di complimenti. Paola ha visitato nu-
merosi dietologi dagiovane, nessunochefos-
se serio le ha mai consigliato di perdere pi
di dieci chili, eppure per le tabelle sopra
di almeno venticinque, e ha fatto la curiosa,
angosciosa esperienza di sentirsi molto me-
no attraente quando dimagriva, incoraggiata
dagli applausi generali. Sono oscenit che
possiamo confidarci solo fra noi. Se lo dices-
simo in giro ci crederebbero poverette che
stanno cercando giustificazione per i loro
schifosi peccati, invece che convinte avver-
sarie delleugenetica estetica e serie mili-
tanti contro la dittatura del light. Puniteci,
dunque, perch mettiamo la panna nella mi-
nestra di porri, usiamo il burro e alle volte
ci spingiamo fino allo strutto, mantechiamo
il risotto, quando una delle due depressa
laltra le cucina pranzi come a Natale, e se
invitiamo a cena qualcuno di voi che siete a
sempre dieta, allergici, fobici, che vi misu-
rate il colesterolo una volta al mese, noi vi
somministriamo sempre un po di grassi a
tradimento.
Alessandra Di Pietro e Paola Tavella
Adele Faccio
Nacque il 13 novembre 1920. Nacque in
Friuli, in uno strano paese tra i monti. Si
chiamava Pontebba. Pontebbana era il no-
me del torrente che passava per il paese e
lo divideva in due. Dai tempi della repub-
blica di Venezia il Pontebbana segnava il
confine tra il Veneto e la Carinzia. Sulla
sponda occidentale del Pontebbana si par-
lava friulano e italiano, il paese si chiama-
va Pontebba. A oriente del torrente si par-
lava sloveno e tedesco, il paese si chiama-
va Pontafel. La guerra vittoriosa e il crollo
della monarchia asburgica aveva spostato
i confini dItalia pi a nord e
pi a oriente. Due paesi
erano diventati uno, le
lingue erano rimaste
quattro. Adele Faccio
si appassion alla filo-
logia. Lo studio, la cat-
tedra, la famiglia le sa-
rebbero bastate per riem-
pirelavita, senonfossescop-
piato anche in Italia quel movimento com-
plesso che percorreva loccidente evoluto
e democratico. Si chiam da subito, per co-
modit, Sessantotto e sprigion i desideri
e lutopia. Mentre molti sfilavano e discu-
tevano sventolando il libretto rosso di Mao,
riducendo il personale alla politica, altri
intuirono che il personale era politica. Al-
cune donne per esempio. Mentre i comodi
schemi marxiani ingabbiavano e riduceva-
no a pochi principi e a molti slogan la com-
plessit del movimento, qualcuno pens
che non era quello il modo di affrontare i
problemi che lo scossone ai confortanti
luoghi comuni aveva fatto affiorare. Qual-
cuna non si accontent pi di essere la fe-
dele compagna, il riposo del guerriero,
langelo del ciclostile di maschi abbastan-
za megalomani da identificarsi con le figu-
re rivoluzionarie del passato. Due di loro,
donne pi mature, fuori della generazione
della contestazione, Adele Faccio e Maria
Adele Teodori, fondarono a Milano un mo-
vimento di liberazione delle donne. Il nuo-
vo movimento, trasversale alle logiche di
classe, turb e irrit molto di pi gli aspi-
ranti rivoluzionari di quanto oggi si voglia
riconoscere. La libert sessuale era un te-
ma che serpeggiava nel movimento e che
il giovane partito radicale aveva reso
esplicito in un convegno romano intitolato
oppressione sociale e repressione sessua-
le. Guidato da Adele Faccio il movimento
di liberazione della donna partecip nel
novembre del 1970 al congresso del parti-
to radicale che si tenne a Napoli. Vot il
proseguimento delliniziativa del referen-
dum abrogativo del concordato tra stato e
chiesa, il rifiuto dellinsegnamento con-
fessionale nella scuola eccetera. Quindici
giorni dopo il Senato della Repubblica vo-
tava la legge sul divorzio. Adele Faccio
partecipava alle iniziative generali, ma si
concentrava soprattutto sulla questione
delle donne. Nel 1973 annunci la costi-
tuzione del Cisa. Lacronimo era neutro,
ma il nome dellassociazione era tale da
sconvolgere il sentimento comune degli
italiani. Lo scopo era di informare e assi-
stere chi lo richiedeva nelle pratiche di
contraccezione, di sterilizzazione e della-
borto. Anche mentre il partito radicale si
impegnava a combattere il referendum
abrogativo della legge sul divorzio, il Cisa
continuava la sua opera. Nei primi giorni
del 1975 i carabinieri entrarono nella cli-
nica del Cisa a Firenze e arrestarono il
dottor Giorgio Conciani per procurato
aborto. Il partito radicale si assunse le re-
sponsabilit. Il segretario viene arrestato
mentre Marco Pannella e Adele Faccio ri-
lasciavano dichiarazioni battagliere da
Parigi. Da Parigi poi la Faccio rientr in
Italia per farsi arrestare. Una fotografia
celebre la ritrae mentre tra i carabinieri
scende le scale del teatro Adriano a Ro-
ma. E stata arrestata perch si denun-
ciata di avere praticato un aborto. Fu
quello latto che apr la strada alla cam-
pagna per il referendum sullaborto. In ap-
poggio la Faccio pubblic un libro intito-
lato Un crimine di massa, in cui denun-
ciava la diffusione e le croci degli aborti
clandestini. Alle elezioni politiche del giu-
gno 1976 sar uno dei quattro deputati che
i radicali riusciranno a portare in Parla-
mento. Nel 1979 la Faccio si dimetter con
gli altri deputati per lasciare il posto ai
primi dei non eletti. Torner in Parlamen-
to nella legislatura seguente. Nel 1989 si
presenter alle europee con la lista dei
Verdi Arcobaleno, costituita dalla con-
fluenza di un gruppo di radicali con De-
mocrazia Proletaria. Saranno eletti Maria
Adelaide Aglietta e Virginio Bettini. Ade-
le Faccio morta gioved 8 febbraio.
Donne militanti contro la dittatura del light e leugenetica estetica
L A DENUNCI A DI S OPHI E MARI NOPOUL OS , PS I CANAL I S T A F RANCES E
Donnemilitanti del desideriosi concedonoal trionfodellatecnica
D
ice che a volte non pi realt, ma un
fantasma addomesticato alla propria
cocciuta volont, attraverso il potere sovru-
mano della scienza, un fantasma trasfor-
matoindirittoal figliodai militanti del de-
siderio. Sophie Marinopoulos non una
bacchettona e non parla per convinzioni re-
ligiose, una famosa psicoanalista francese
che si occupa di madri e di figli, e ci ha
scritto sopra un saggio anticonformista,
Nellintimo delle madri, luci e ombre del-
la maternit (Serie bianca Feltrinelli, 13
euro): non un manifesto ideologico e nem-
meno la riflessione di un filosofo, ma storie
di maternitemodernitvistedadentro, da
chi ha passato la vita ad ascoltare, a guar-
dare, a consolare.
Cos osa perfino chiedere, pur ammet-
tendo che difficilissimo parlare contro il
desiderio e contro le degenerazioni della
medicina senza essere immediatamente in-
sultati, se quando due uomini o due donne
dichiarano di essere allorigine di un bam-
bino, non ragionevole ritenere che siamo
nellambito del fantasma, pi che della
realt? Una legge che ha origine dal desi-
derio non pi una legge e abbandona il
mondo significante, perch la realt, la na-
tura, non comprende madri cinquantenni,
n bambini nati da due donne, n embrioni
scrutati fin dalle otto cellule che li compon-
gono, o mamme che portano in grembo i fi-
gli delle loro figlie. Ma il nostro secolo, ca-
ratterizzato dal trionfo della medicalizza-
zione, non si ferma qui: tutto il campo della
riproduzione viene investito da questa di-
namica di continua evoluzione. Le mater-
nit diventano rare, tardive, controllate,
programmate, provocate. A volte sono frut-
to di una procreazione medica, con o senza
un compagno, desessualizzate, sempre alla
rincorsa di un pi, di un meglio, che aspira
a superare luomo. Lei lavora nel reparto
maternit del centro ospedaliero universi-
tariodi Nantes, nonsullaluna, eddal cen-
tro del mondo, cio tra mamme, mocciosi,
baby blues e lacrime che racconta, seria, il
gigantesco pericolo della scienza che divo-
ra tutto, che dispone del corpo fino a tra-
sformare la nascita alla vita in fabbrica-
zionedellacarne. Mentresul Mondedi sta-
mattina Anne Chemin spiega la grandiosit
della rivoluzione dellomoparentalit in
un mondo in cui tutte le regole della filia-
zione sono saltate, e allora davvero signifi-
ca che il pericolo esiste, se grazie alla fe-
condazioneassistita, filiazionebiologica, af-
fettiva, sociale e giuridica non coincidono
pi. Anne Chemin scrive di nuovi model-
li da inventare, di pluriparentalit come
grande occasione, mentre la Marinopoulos
teme questo nostro infinito desiderio di
potenza, che crea figli su misura e ne gioi-
sce, e crea madri sperdute e grate alla me-
dicina, proiettate in un mondo in cui nien-
tesembracostituireunproblema, per que-
sto tacciono e non raccontano quanto ter-
ribile e strano, perse nel dubbio fra dire e
non dire, nellesitazione fra testimoniare e
tacere, ammirare incondizionatamente la
scienzaper farlapropriaalleataocorrereil
rischio di criticarla e di incorrere nelle sue
rappresaglie. Allinizio di tutto non c una
visionedel mondo, noncpolitica: soloma-
dri e figli, e una medicina che banalizza
ogni enigma, ogni energia. Lideadel mondo
per alla fine arriva, e forte: sono queste le
basi della vita, questo tutto il futuro che
abbiamo, ma il progresso scientifico (e cul-
turale) sta eliminando lumanit. (ab)
ALE E PAOLA IN SPIAGGIA COI LORO CHILI ADDOSSO, ARRIVA UNA MERAVIGLIOSA E OVERSIZE DEA DELLA CARNE E FU LA LIBERAZIONE
Preghieraagli ipocriti lettori, ai simili, ai fra-
telli. Il poemettopatriotticodi AurelioPicca,
LItaliamorta, iosonolItalia, statopub-
blicato infine da Edizioni LObliquo. La poe-
sia pi trascinante dai tempi di Allen Gin-
sberg, un sentimento nazionale che per tro-
varequalcosadi similebisognarisalireaSci-
pioSlataper. Dovevaprenderelaformadi un
Oscar Mondadori, doveva essere adottato
nelle scuole, e invece eccolo
rinchiuso nel ghetto gnostico della piccola
editoria darte (15 euri, 500 copie). Tiratelo
fuori di l. Chiedetelo in libreria. Se non c
lhanno, com probabile, ordinatelo. Se fan-
nofaccestranechesi impicchino, comprate-
lo su Internet, www.edizionilobliquo.it.
PREGHIERA
di Camillo Langone
Per chi ancora non ne avesse sentito par-
lare, esiste un International Journal of Obe-
sity (http://www.nature.com/ijo). Si tratta di
una rivista del prestigioso gruppo editoriale
di Nature, che si occupa di fornire spazio di
valore scientifico a un forum internazionale
e multidisciplinare sugli studi che riguarda-
no lobesit. Ogni mese sforna una quantit
impressionante di dati basati su ricerche che
attestano di volta in volta che il sonno fa di-
magrire, una risata genuina causa un incre-
mento del dispendio di energie del 20 per
cento oppure che i maschi adulti australiani
colti sono pi a rischio di obesit perch tra-
scorrono il tempo libero seduti a leggere. E
siccome lobesit un costo, i maschi austra-
liani colti sono cortesemente invitati a legge-
re meno nel tempo libero e a fare qualche
corsetta in pi. Recentemente ha pubblicato
uno studio tutto italiano, svolto dai gruppi di
ricerca del professor Maurizio Bifulco, della
dottoressa Chiara Laezza e della dottoressa
Gabriella Caruso. Lo studio avrebbe indivi-
duato il recettore che indica la predisposizio-
ne ad accumulare peso. In poche parole, len-
nesimo gene colpevole di qualche cosa. Nel
caso specifico, il gene dellobesit. Cos cita il
comunicato del Cnr Buone notizie per chi ha
la tendenza a mettere su chili di troppo. E
stato scoperto ungene responsabile della pre-
disposizione ad ingrassare. Adeguatamente
esplorato, codesto gene (per chi ne fosse cu-
rioso, trattasi del recettore degli endocanna-
binoidi CB1) potrebbe addirittura prevedere
la nostra predisposizione a raggiungere e su-
perare il famigerato Bmi, lindice di massa
corporea, il numeretto in base al quale si va-
luta ladeguatezza a compiere una serie di
azioni, dalle pi semplici alle pi complesse
come adottare un orfano cinese.
Gli autori dello studio sugli endocannabi-
noidi, che controllano lappetito mediante
meccanismi sia centrali sia periferici hanno
tenuto sotto osservazione per quattordici anni
soggetti sani, controllandone periodicamente
le abitudini alimentari, lattivit fisica svolta,
alcuni parametri clinici e laumento del peso.
I risultati ottenuti hanno dimostrato che i
soggetti sani, con peso normale allinizio e al-
la fine dei 14 anni di osservazione hanno una
forma variante del recettore CB1 che nonsi ri-
trova quasi mai negli obesi o, comunque, nei
soggetti che hanno un elevato Bmi e hanno
anche livelli di glicemia e di trigliceridemia
pibassi. La prima ipotesi che riguarda il fu-
turo della ricerca che potrebbe approfittare di
questi risultati stata gi lanciata dallequipe
del professor Bifulco: nei soggetti in cui que-
sto gene presente, si potrebbe evitare la som-
ministrazione di alcuni farmaci anti-obesit
cos come li conosciamo o in via di sperimen-
tazione, farmaci di cui si potrebbe conoscere
in anticipo linefficacia ed evitarne cos i pe-
santi effetti collaterali come depressione, an-
sia, insonnia. La scoperta aprirebbe la strada
a nuove possibilit terapeutiche. Possibilit
farmacologiche. Possibilit farmaco-geno-
miche. Possibilit eugenetiche? (ste.vit.)
E poteva mancare il gene dellobesit?
Preoccupatoper lasobrietcon
la quale, interpellato dal Cor-
riere, Travaglio si era accon-
tentato di intimarmi un digni-
toso silenzio, ho spedito al Cor-
riere la solita letterina, tesa a far conoscere
anche a quei lettori la versione di Travaglio
cui resto attaccatissimo. Questa letterina:
Gentile direttore, ho notato la nuova mo-
derazione conla quale Marco Travaglio si
pronunciato ieri sul mio conto, limitandosi
a segnalare che sono stato condannato, e
chetrafficavoconCraxi eMartelli (sic). Ep-
pure, trattandosi dellamiapartecipazionea
una discussione assai pubblica, aveva loc-
casione appropriata alle pi nitide parole
che sul mio conto scrisse dieci anni fa:
Quando uscir di galera, lo faccia in punta
di piedi, strisciando contro i muri magari
nottetempo, senza farsi vedere n sentire
Megliochescompaiadallacircolazione. Per-
ch a qualcuno, sentendolo ancora parlare,
potrebbe venire la tentazione di ripensarci
e di andarlo a cercare. Lievemente incazza-
to. Da allora io nonho cambiato le mie abi-
tudini e, quando non sono in galera, vado a
piedi, prendo lautobus, viaggio in treno (a
mie spese, anche quando mi invitano a un
dibattito) enonsonofisicamenteingranfor-
ma: nonhoancoravistocompariresullamia
strada Travaglio, squadrista per conto terzi.
Cordiali saluti. Cordiali saluti.
PICCOLA POSTA
di Adriano Sofri
DIARIO DI PACE
(segue dalla prima pagina) In Europa ai pacs si
aggiungono armonicamente altri provve-
dimenti che riguardano la fecondazione
medicalmente assistita e leutanasia, per-
fino la mutazione nella trasmissione dei
cognomi. E uno slittamento ventennale,
lento e cadenzato, nella riformulazione
del diritto naturale alla vita e alla fami-
glia. Lunione omosessuale diventata leg-
ge per la prima volta in Danimarca nel
1989, quattro anni dopo la Norvegia si
adeguata insieme con la Finlandia e, do-
po un anno ancora (1994), la Svezia ha av-
viato un percorso di riforma che si con-
cluso nel 2003 con la concessione del ma-
trimonio omosex aperto alladozione di fi-
gli e a ogni tecnica dinseminazione artifi-
ciale. Nel 2005 la Spagna zapaterista ha
toccato lo stesso traguardo, come del resto
lOlanda che per prima ha superato la bar-
riera lessicale tra convivenza e nozze
(2001). In Francia, Germania, Croazia, Sviz-
zera e Ungheria i pacs si concentrano nel
riconoscere pari diritti fiscali e patrimo-
niali. In Germania esiste un contratto di
vita comune (2001) meno conveniente ma
che comunque tende alla totale parifica-
zione prevista dalla Civil Partnership
britannica approvata nel 2004. Nellinsie-
me si pu parlare di un moto culturale let-
teralmente incontrovertibile, frutto duna
interpretazione estensiva della Carta dei
diritti fondamentali dellUnione europea
varata a Nizza nel 2000 articolo 21 sulla
non discriminazione delle tendenze ses-
suali e figlio pi o meno legittimo del-
lIlluminismo astratto (i lumi privi del lo-
gos) irradiato dalla Francia alla fine del
Settecento. Stabilito il punto ideologico
intorno al quale il desiderio soggettivo fa
perno e prevale sul disegno comunitario
tradizionale, le leggi sulle adozioni, la fe-
condazione artificiale e il diritto a una
dolce morte di stato seguono logicamente
e trovano un perfetto sigillo nella libera
mutazione dei cognomi. E cos, in uno
spazio politico e costituzionale disabitato,
che sta prendendo forma la Costituzione
materiale dellEuropa. Il nostro governo
si muove di conseguenza: un po sbilenco
e condizionato dai pudori centristi, co-
munque nella direzione comune per illu-
dersi di essere, come dice Piero Fassino,
pi civili e giusti.
La Costituzione materiale dellEuropa
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EDITORIALI
ANNO XII NUMERO 35 - PAG 3 IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 10 FEBBRAIO 2007
Roma. Quando sceglie di giocare la carta
del pathos Mahmoud Ahmadinejad non ha
rivali. Per chiuderei dieci giorni di celebra-
zioni per il ventottesimo anniversario della
Rivoluzione ha annunciato una breaking
news nucleare. Nessun dettaglio stato la-
sciato al caso. Ad accompagnare il grande
eventostatachiamataunorchestradi cen-
to elementi che suoner la sinfonia Ener-
gia nucleare tra pasdaran e folle festanti a
favor di telecamera. I nemici lo lasciano fa-
re. Lapoliticacosaseria, cheil presiden-
tesi dedichi al carnevale, hasentenziatoal
Foglioundiplomaticoiraniano. Superatala
boa del primo anno e mezzo di Ahmadi-
nejad, la politica iraniana sta rientrando
nel suoalveo. LayatollahAli Khamenei lan-
cia le invettive e i pragmatici i ramoscelli
dulivo. Lexministrodegli Esteri, Ali Akbar
Velayati, uomo di fiducia di Khamenei,
stato inviato a Mosca con il compito di son-
dare gli umori di Vladimir Putin riguardo a
un possibile compromesso sul nucleare e a
ha fatto suo lo slogan gli iraniani hanno di-
ritto alla felicite posa sorridente in mani-
che di camicia oppure con giacche di pelle
alla maniera di Tom Cruise in Top Gun.
Nellesuefotoci sonospessoragazzi lapa-
ge in secondo piano. Giovani con mise che
inaltri tempi nonavrebbe esitato a condan-
nare. Ma quello era un altro Ghalibaf, uno
che mentre infuriavano le proteste studen-
tesche del 99 avvert lallora presidente
Mohammad Khatami che se non avesse agi-
to in fretta contro i ribelli, la sua unit si sa-
rebbe accollata lonere di farlo. Posizione
che gli frutt la fiducia di Khamenei e lin-
caricodi capodellapolizianazionale. Per il
nuovo Ghalibaf, invece, i ragazzi sono la
priorit, il capitale sociale, due terzi del-
la popolazione nazionale. In politica estera
pi sibillino: In considerazione dellin-
comparabile peso geopolitico dellIran e
del ruolo che potrebbe giocare a livello re-
gionaleeglobale, credochenonsianoanco-
ra state sfruttate degnamente le nostre po-
tenzialit. Ma la flessibilit che gli con-
naturata gli consente di essere possibilista
riguardo ai rapporti con gli Stati Uniti e al
nucleare. Il solito doppio-linguaggio degli
uomini forti dellIran che raccoglie facili
consensi negli osservatori internazionali.
Nonostantelacomunemilitanzatrai con-
servatori che si definiscono fondamentali-
sti, il rapporto tra Ghalibaf e il presidente
pessimo. Quando si trattato di redigere
le liste per il voto ai consigli municipali la
frattura esplosa. Ghalibaf ha scelto di cor-
rere da solo e trionfato. Interrogato sul se-
greto del suo successo ha puntualizzato di
essere un conservatore tradizionale e non
un fondamentalista alla Ahmadinejad. E
stata la consacrazione, la conferma che il
suo karma il perpetuo movimento e che
con questa abilit nel fiutare laria conti-
nuer a convincere Khamenei e lestablish-
ment clericale, Rafsanjani e la base. Un pe-
digree di tutto rispetto per puntare alle
prossime elezioni.
unauspicata mediazione di Mosca nella
trattativa intavolata con lArabia Saudita
sul LibanoelIraq. AdAli Larijani, capodel
consiglio per la Sicurezza nazionale stata
invece affidata la delega per i rapporti con
Mohammed ElBaradei, capo dellagenzia
atomica dellOnu, e Javier Solana, ministro
degli Esteri europeo.
Ma anche a Teheran Ahmadinejad deve
guardarsi le spalle. Il popolo dei pasdaran
ha un nuovo beniamino: il sindaco di
Teheran, Mohammed Bagher Ghalibaf. Ex
pilota delle Guardie rivoluzionarie e vete-
rano della guerra con lIraq, Ghalibaf era il
candidato di Khamenei alle presidenziali
del 2005. Come Ahmadinejad, il primo citta-
dino di Teheran incarna i sogni del partito
dei martiri, ma con un surplus di realismo
modera toni e modi per non spaventare gli
altri. Ghalibaf ha molti volti e non ne rinne-
ga nessuno. Ha indossato i panni del rivolu-
zionario di granito e quelli del cacciatore
di studenti. Oggi con la stessa naturalezza
nico esercito che ha le donne nei ruoli com-
battenti. Due segnali, da cui capiamo che il
nostro un esercito soltanto sulla carta: un
esercito non in grado di operare in combat-
timento. A parte forse il Battaglione Monte
Cervino non pi di 500 uomini gli altri
diecimila che mandiamo per il mondo sono
soltanto di rappresentanza. Il nodo qua: in
Afghanistan ci hanno chiesto di combattere
al sud e noi non ci andiamo non soltanto
perch c lopposizione della sinistra radi-
cale, ma soprattutto perch non siamo in
gradodi farlo. MalostessoproblemainLi-
bano, dove il contingente multinazionale sta
assistendo a un colpo di stato senza interve-
nire. Lunica cosa che possiamo fare, in Li-
bano, reimbarcarci sotto le pallottole.
Un militare come il generale Carlo Jean,
noto polemologo e docente di Studi strategi-
ci alla Luiss, non condivide una visione cos
sconsolata. Curiosamente, per, sembracon-
vergere su parte dellanalisi di Ilari. Con la
professionalizzazione e le missioni alleste-
roil livelloqualitativodellenostreForzear-
mate migliorato. Ma, certo, una prepara-
zione che eccelle nei compiti di peace-kee-
ping epoliziainternazionale. Nonsiamosta-
ti collaudati in operazioni di guerra conven-
zionale. Per Jean questo non necessaria-
mente undifetto: Oggi c il problema degli
stati che vincono le guerre e poi non sanno
gestire le paci. Non solo il caso degli Stati
Uniti inIraq: possiamo citare il disastro del-
lUnoprofor nella ex Yugoslavia o i nostri
screzi con lOnu in Somalia, quando il gene-
rale Loi si scontr con Kofi Annan perch
lOnupretendeva che i nostri soldati sparas-
sero ai civili. Ma dove noi abbiamo avuto il
comando, come in Mozambico o in Albania,
le crisi hanno avuto uno sbocco positivo. E
anche a Nassiriyah ce la siamo cavata bene,
malgrado fossimo sotto comando altrui. Poi-
ch la gestione dei dopo guerra una delle
grandi debolezze degli americani, se noi ci
specializziamo in questo una divisione dei
compiti che va bene a tutti.
Che il peace-keeping stia un po defor-
mando la preparazione dei militari italiani
lopinione anche di Fabio Mini, generale-
intellettuale autore di molti libri ora inpen-
sione, ma che fucomandante della missione
Roma. La querelle sulla lettera degli am-
basciatori sullAfghanistan pare superata, a
Sivigliail ministrodellaDifesa, ArturoPari-
si, hapromessotreaerei per risponderealle
pressioni dellaNatochechiedeai suoi mem-
bri di combattere contro i talebani, ma se-
condo Virgilio Ilari c un equivoco di fondo
nel modo in cui lItalia concepisce lhard
power. Lacosachemi avevapiindignato
del governo Berlusconi era stata quella fra-
sepronunciatadal ministroAntonioMartino
di fronte al presidente Ciampi e agli allievi
delle scuole militari, secondo la quale, con
labolizione della leva e la professionalizza-
zione, lesercito si sarebbe finalmente legit-
timato. Al contrario: inItaliaeinEuropale-
sercitoconlaprofessionalizzazionehaperso
quel residuo peso politico che gli era dato
dal fare riferimento alla politica estera na-
zionale. Associatodi Storiadelleistituzioni
militari alla Cattolica di Milano e autore di
una Storia del servizio militare inItalia in
sei volumi, Ilari ribadiscelasuanotaopposi-
zione alle forze armate volontarie. Ma nonsi
tratta soltanto di questo. Oggi viviamo in
unepoca imperiale in cui paesi come Fran-
cia e Regno Unito possono soltanto illudersi
di avereunapoliticaestera. Inrealtlapoli-
tica estera ce lhanno unicamente gli Stati
Uniti, perch nel bene o nel male sono gli
unici ad avere il potere di fare la pace e la
guerra. Tutti gli altri sono in una situazione
non di sovranit limitata, perch non que-
stoil punto, madi sovranitsvuotata. Per ca-
rit, una situazione che ci fa anche como-
do. DallImpero ne ricaviamo un vantaggio
economico. Maal di ldelledifferenti ipocri-
sie pacifiste, europeiste o neocon, lunica di-
scussionerealisticasarebbequellasul modo
in cui tutelare i nostri interessi in questo
contesto. Se no, si parla del nulla.
Secondo Ilari lItalia ha un problema ul-
teriore. Il 70-75 per cento del bilancio del-
la difesa se ne va per il personale; siamo lu-
Perch rischioso dire che i nostri militari portano le caramelle
Il sindaco di Teheran fa paura anche allAhmadinejad nucleare
Roma. Mentre i petrolieri soffrono per il
raffreddamento del mercato (i futures sul
greggio a New York hanno perso il 20 per
cento dal 1 agosto), litaliana Eni, sesta
compagnia del settore, segna un attivo. Ne-
gli ultimi sei mesi, le sue azioni hanno gua-
dagnato il 3,4 per cento, mentre lindice
Dow Jones Stoxx 600 Oil & Gas ha perso
l1,8 per cento. Non c nulla di sorpren-
dente nella contrazione delle major: dopo
due anni di crescita e di investimenti, lin-
crocio tra la nuova capacit produttiva e il
rallentamento della domanda ha fatto il
suo lavoro, come quasi tutti gli osservatori
si aspettavanoaccadesse(benpochi, tragli
esperti, condividevano gli irrazionali timo-
ri su un aumento inarrestabile del prezzo
del barile). Quel che singolare che il
gruppo guidato da Paolo Scaroni sia stato
lunico a interpretare correttamente i se-
gnali del mercato e, anzich dar retta alle
sirene del greggio, abbia puntato sul gas.
Tra le mani dellEni passa il 18 per cen-
stica merita un premio in quanto riflette
un minor rischio.
Naturalmente, disporre di un portafo-
glio bilanciato col gas che viene utilizza-
to come strumento di hedging rispetto al
petrolio non significa che lEni possa dor-
mire sonni del tutto tranquilli. Sul piano
industriale, la compagnia sconta un deficit
nella capacit di raffinazione, che rappre-
senta appena il sette per cento dei profitti
operativi: Scaroni intende espanderla, ma
le difficolt autorizzative, gli standard am-
bientali sempre pi stringenti e lannun-
ciato inasprimento degli obblighi di ridu-
zione delle emissioni per le raffinerie non
sono ostacoli da poco. Secondariamente,
uno dei principali fronti di esplorazione,
quello del campo di Kashagan in Kazaki-
stan, sembra rivelarsi pi costoso del pre-
visto. Terzo, il rapporto con la Russia
buono, ma solo nel senso che tale termine
pu assumere a Mosca, e cio esposto alle
intemperie del Cremlino. Infine, il succes-
so del mix tra olio e gas laltra faccia del-
la partita sul controllo di Snam Rete Gas.
Bruxelles e i fautori delle liberalizzazioni
in Italia (nel centrosinistra, in particolare,
il vicepresidente del Consiglio Francesco
Rutelli) vorrebbero accelerare lo scorporo,
a cui Scaroni si oppone con forza agitando
la necessit dellintegrazione verticale co-
me strumento negoziale nei confronti di
Gazprom. Ma il controllo della rete fun-
zionale pure a presidiare il mercato di val-
le per il gas, quindi garantire ulteriore sta-
bilit del business. Nessuno accusa lEni
di venir meno agli obblighi di terziet nel-
la gestione della rete: i critici ritengono
per che stia perseguendo una politica di
investimenti opportunistica. Quello sulla
rete, a prescindere dal risvolto dellinte-
resse nazionale, dunque uno scontro eco-
nomico e politico il cui esito potrebbe in-
fluire sul futuro dellEni in misura maggio-
re di quanto non si possa immaginare se si
guarda alla sola rendita di Snam.
to del metano venduto in Europa. Le rigi-
dit intrinseche in questo mercato che
ha ancora dimensioni regionali ne fan-
no una scelta essenzialmente difensiva.
Una strategia, dunque, poco appagante
nel breve termine, ma certamente utile a
garantire solidit finanziaria. Nel 1999,
quando il petrolio era ai minimi storici, la
divisione Gas & Power fruttava allEni 2,6
miliardi di euro, pari al 47 per cento dei
profitti lordi: nel 2005, quando il barile
era su livelli record, essa ne rappresenta-
va il 20 per cento, cio 3,5 miliardi. Di con-
seguenza, come ha spiegato ieri al Wall
Street Journal lanalista Irene Himona,
del broker francese Exane Bnp Paribas, i
profitti dellEni hanno una volatilit infe-
riore di un quinto alla media dei petroli-
feri europei: la stabilit dei profitti pu
essere negativa quando i prezzi del petro-
lio salgono, ma in una prospettiva di lun-
go termine in cui i prezzi delle commodi-
ties sono meno variabili, questa caratteri-
Il mix gas-petrolio fa forte lEni, per questo difende la rete Snam
Dopo le pressioni della Nato, il ministro Parisi ha deciso linvio di tre
aerei in Afghanistan, ma non affatto hard power. Per Virgilio Ilari,
il nostro un esercito soltanto sulla carta. Carlo Jean spiega che sul
peace-keeping siamo fortissimi, ma non nella battaglia convenzionale
Nato-Kfor in Kosovo, oltre che capo di stato
maggiore del Quartier generale regionale
delle Forze alleate del sud Europa e capo
dellufficio generale dellinformazione pub-
blicadel ministerodellaDifesaal tempodel
governo DAlema. Noi abbiamo alcune stu-
pende unit, perfettamente in grado di af-
frontare ogni tipo di rischio. Ma in linea ge-
nerale tra i nostri soldati e quelli di altri
eserciti che stanno in Afghanistan c un di-
vario non soltanto di equipaggiamenti, ma
anche di addestramento al combattimento,
che in tutti questi anni di peace-keeping
stato trascurato. Ed stato trascurato anche
per lambiguit di fondo di queste missioni,
che sono definite di pace come se non do-
vessero badare alla sicurezza di nessuno.
Mini precisa di non essere un falco. Il mo-
tivo per cui noi italiani negli ultimi dieci an-
ni ci siamo guadagnati molta stima stato
ancheperchnonandavamoasdraiarei vil-
laggi conlebombecomefacevanoaltri. Ave-
vamo un approccio non dir pi umano, ma
pi centrato. Secondo lui, per, un conto
non usare le armi perch non si vogliono
usare; un conto non usarle perch non si
sanno usare o addirittura non si hanno.
Non si va a sdraiare i villaggi, ma non si va
neanche a portare caramelle. Se continuia-
mo a dire che i nostri soldati vanno a porta-
re caramelle e non ammettiamo i rischi che
corrono, questi rischi finiamoper aumentar-
li. Le forze di sicurezza devono fare sicurez-
za, e la sicurezza la si fa se si ha un fucile in
mano. Anche e soprattutto contro avversari
che tutto hanno meno che scrupoli nel col-
pirci. Secondo Mini, il problema la vo-
lont politica. Se si va a chiedere allitalia-
no comune cosa va a fare un soldato in un
teatro di operazioni, litaliano comune ti ri-
sponde correttamente che va a combattere.
Ma se un nostro soldato spara, poi magari in
Italia salta fuori un giudice che lo mette sot-
to processo per violazione dellarticolo 11
della Costituzione.
(la prima puntata uscita il 9 febbraio)
COSA FA UN SOLDATO? TUTTI RISPONDONO: COMBATTE, DICE FABIO MINI. SE LO SI NASCONDE, AUMENTANO I PERICOLI
Diritto verde europeo
L
a reazione alla blanda legge sui di-
ritti delle persone conviventi, detta
Dico, variegata. Lopposizione politi-
co-parlamentare di centrodestra pro-
mette fuoco e fiamme, sebbene il lea-
der del suo partito maggiore, Berlusco-
ni, abbia gi optato per la libert di co-
scienza. Vabb, il loro mestiere. Tra i
cattolici della maggioranza, a parte i
catto-democratici che la legge addirit-
tura la firmano con Rosy Bindi, i cosid-
detti ruiniani o teodem sospendono il
giudizio, vinco-
landolo al risul-
tato finale dopo
gli emendamenti,
ma inclinano a un
s disincantato e
non entusiasta. Un
s finale, in una
qualche forma
di lealismo go-
vernativo, po-
trebbe scaturire
dal no iniziale di
Clemente Mastella, a
meno di non interpretare
la sua assenza diplomati-
ca dal Consiglio dei ministri
come un preannuncio di rottura.
Papa e vescovi ribadiscono senza stre-
pito ma con una certa apprezzabile ri-
gidit rigorista la loro posizione di prin-
cipio ( la buona logica dellaut aut ri-
chiamata per paradosso come un meri-
to della chiesa dal liberale Piero Ostel-
lino). Non senza ragione, la chiesa con-
tinua a spiegare che la legge fa cultura,
in ogni campo. E a nostro giudizio le
leggi che oggi fanno cattiva cultura e
appaiono davvero pericolose sono quel-
le che incidono o non incidono per
omissione sulla deriva eugenetica de-
nunciata dal presidente del Comitato
nazionale francese di bioetica, il laico
Didier Sicard, con una vasta e plurale
eco su queste colonne ( di ieri il pro-
nunciamento coraggioso di Giovanni
Berlinguer). Le norme pasticciate e im-
barazzate approntate da Bindi e Polla-
strini, sebbene risolvano qualche effet-
tivo problema di piccola ingegneria so-
ciale, fanno al massimo sottocultura.
Pi che una ferita, come dice lOsserva-
tore Romano, sono unincrinatura nel
concetto di famiglia unica e irripetibi-
le comprensibilmente caro a Benedet-
to XVI, e si muovono sulla scia di gran-
di cambiamenti di tendenza, la cui por-
tata non sempre avvertita laicamente,
determinati dalle grandi, epocali ferite
del divorzio e dellaborto.
E vero per anche linverso. La cul-
tura fa la legge. Ieri nel Corriere lo sto-
rico del cristianesimo Alberto Melloni,
un cattolico dossettia-
no che sa cesella-
re con cura i suoi
testi, offriva un
saggio di questa
cultura cattolica
tutta intrisa del ri-
chiamo al vissuto perso-
nale, tutta concretezza del-
le relazioni sociali diffuse,
tutta vocata allascolto,
al camminare per le
strade (come dice
Dionigi Tettamanzi)
alla ricerca della fe-
de senza altezzosi ri-
chiami veritativi, senza
razionalismi e oggettivismi, soprat-
tutto in tema di norma etica. Diciamola
insomma questa verit imbarazzante
per la cattolicit italiana: la retorica sul-
la famiglia che cambia e sulla cura del-
la condizione omosessuale come test di
una disponibilit universale a redime-
re senza strappi autoritativi e discrimi-
nazioni ogni tipo di unione e condizione
affettiva, tutto questo procede anche da
mezzo secolo di esperienza pastorale
dei cattolici in Italia e nel mondo dopo
il Concilio. I pacs allitaliana non sono
roba radicale e laicista, sono un prodot-
to squisitissimo del cattolicesimo demo-
cratico e del suo incontro con le altre
culture secolari nel partito democrati-
co. Asserzione forse discutibile, ma fat-
to sta che il governo che ha firmato la
legge si compattamente recato subito
dopo alla messa di SantEgidio, mentre
molti laici retrogradi e atei devoti che la
criticano con motivazioni etiche e filo-
sofiche a messa non ci vanno.
G
ustavo Zagrebelsky, in un torrenzia-
le editoriale di Repubblica, attacca
allarma bianca la dichiarazione dellAv-
venire in cui era espresso il non possu-
mus dei vescovi italiani nei confronti di
una bozza di legge sulle coppie di fatto.
Zagrebelsky non contesta, ci manche-
rebbe, il diritto della chiesa a esprime-
re critiche. Sostiene per che esse deb-
bono essere, preventivamente e unilate-
ralmente, dichiarate inefficaci. Il brano
che lo scandalizza lavvertimento che,
se non si trova una soluzione meno urti-
cante (come peraltro si poi tentato di
fare), si pu creare un nuovo spartiac-
que, con conseguenze anche sugli as-
setti politici. Discute poi di cose che non
centrano nulla, come il Concordato, che
riguarda i rapporti tra la chiesa univer-
sale e lo stato italiano, mentre qui si
tratta della posizione di cittadini italia-
ni, i vescovi, che hanno tutto il diritto a
partecipare al discorso pubblico, se non
altro per il diritto di espressione garan-
tito a tutti, e che certo non precluso a
qualcuno per effetto paradossale dei
Patti lateranensi. La chiesa italiana, ri-
nunciando alla prassi dellunit politica
dei cattolici, ha assunto necessariamen-
te un ruolo pi diretto nella difesa dei
principi, tra laltro scritti nella Costitu-
zione italiana, di difesa della vita e del-
la famiglia. Non ha espresso una prefe-
renza per nessuno degli schieramenti in
competizione, ma ha valutato caso per
caso le loro scelte. Come ha precisato il
direttore di Avvenire, il senso dello
spartiacque semplice: una linea divi-
soria che denota linospitalit di una
delle parti verso la sostanza di un pen-
siero laico e cattolico su temi etici di ba-
se. Il che sta nellambito delle scelte pos-
sibili da parte della gerarchia cattolica,
come peraltro di qualsiasi centro di
orientamento dellopinione pubblica. La
dignit dello stato, la libert dei rappre-
sentanti del popolo centrano niente. Se
vogliono proclamarsi cattolici e contem-
poraneamente ignorare lopinione dei
loro vescovi, sono liberi di farlo. Ma an-
che i vescovi sono liberi di segnalare ci
che a loro non va gi.
L
a Commissione europea ha prepara-
to un direttiva che riguarda i reati
contro lambiente. Sinora solo alcune le-
gislazioni e in modo non sistematico
avevano considerato la punibilit delle
offese allambiente. In Italia, in effetti
esiste il reato di danno ai beni altrui e,
ovviamente, sono punite le lesioni colpo-
se o dolose alle persone, ma non vi uno
specifico reato per il danno arrecato, per
esempio, al mare aperto o a un lago, per
lo scarico di sostanze nocive. La nuova
normativa punir questi atti indipenden-
temente dal fatto che si identifichino i
proprietari lesi. Anche le emissioni in-
quinanti nellaria saranno considerate
reato qualora violino una specifica nor-
ma legislativa. Lo scopo quello di intro-
durre, in tutta la comunit europea, la
nozione che lambiente va tutelato dalle
offese delluomo considerate illegali.
Quasi come se lambiente fosse una per-
sona, in quanto ci un interesse comu-
ne. Quel che viene considerato come be-
ne da tutelare non la sorte del pianeta,
una nozione nebulosa, riguardante lesi-
stenza eventuale di un grave effetto ser-
ra, ma la natura come tale, indipenden-
temente dal fatto se le emissioni inqui-
nanti nellatmosfera possano o meno
causare le catastrofi che gli scienziati
dellOnu hanno predetto. Il fatto che que-
sti danni alla natura possano ripercuo-
tersi in danni per lintegrit fisica di sin-
gole persone o gruppi viene considerato
un aggravante. Pertanto per questi reati
pi gravi viene stabilita una soglia mini-
ma di pene detentive a cui le legislazio-
ni degli stati membri dovranno adeguar-
si. Il principio di competenza non quel-
lo territoriale, riguardante il danno a be-
ni naturali che fanno parte dellUnione
europea. Per gran parte dei beni lesi, co-
me il mare aperto, i fiumi che si gettano
nel mare aperto, i territori di confine i
cui corsi dacqua e vallate sconfinano in
ambiti extra comunit e per laria e lat-
mosfera la delimitazione territoriale
della competenza a punire non avrebbe
senso. Il punto di vista delle nuove nor-
me quello dellappartenenza alla co-
munit europea dei soggetti, individui e
persone giuridiche, che le violano. Una
impostazione seria e intelligente. C da
augurarsi che, strada facendo, la diretti-
va non perda questi connotati.
S. E. R. monsignor Zagrebelsky
Questi pacs sono un po cattolici
Il giurista spiega ex cathedra (su Rep.) il Concordato ai vescovi italiani
La chiesa dice che la legge fa cultura, ma vero anche linverso
Regole per la tutela dei diritti della natura (non per il destino del pianeta)
OGGI Nord: mattinataconcieloirrego-
larmente nuvoloso ma con rapido peg-
gioramento a partire dal Piemonte, in
estensioneai rimanenti settori conpiog-
gesparse, rovesci ancheintensi sullaLi-
guria e alta Lombardia. Centro: incerto
al mattino con qualche residua pioggia
su Abruzzo, zone interne appenniniche
e basso Lazio, altrove un po di sole.
Sud: instabile con piogge sparse e qual-
che locale schiarita.
DOMANI Nord: schiarite su tutti i set-
tori gi dalla mattinata ma con adden-
samenti nuvolosi sul settore alpino e
sulla Valle dAosta. Centro: schiarite
sempre pi ampie a partire dai settori
settentrionali. Nel pomeriggio nuovo
aumento della nuvolosit sulle regioni
tirreniche. Sud: nuvolosit irregolare a
tratti compatta sul settore adriatico.
N
el testamento aveva chiesto di esse-
re rianimata: la portarono via con
un furgone nero per operare la magia
sul suo corpo. I temi delleutanasia, il
dilemma etico se sia lecito interrompe-
re una vita, lincapacit di rassegnarsi
alla perdita, lincubo di vivere in eterno
e il tormento della fine di un amore, le
differenze culturali, si intrecciano in
questi due romanzi brevi di Silverberg
scritti nel 1971. Fantascienza visionaria
allora che sembra raccontare delloggi.
Il primo romanzo, Lamore al tempo dei
morti, appunto, senza dubbio il pi bel-
lo, ambientato in un ipotetico 1993. La
defunta Sybille Klein sta per raggiunge-
re in aereo Zanzibar, lisola dai mille
profumi, insieme ad altri cinque morti.
la prima volta che dei morti escono
dalle Citt Fredde, dove se ne stanno tra
di loro in una volontaria segregazione.
Lufficiale sanitario locale teme che i
morti possano essere portatori di perico-
lose malattie dello spirito, ma quale re-
golamento ne parla? Una grana che pre-
ferirebbe non dover affrontare. Non gli
resta che superare quella superstiziosa
paura e trattarli come turisti qualsiasi.
Jorge Klein, il marito di Sybille, non si
rassegna alla sua perdita e tenta di rag-
giungerla, adesso che per la prima volta
fuori dalla Citt Fredda. Erano passa-
ti due anni e mezzo da quando laveva vi-
sta lultima volta, era stato per il suo fu-
nerale. La sua bellezza era intatta nono-
stante il calvario finale: la pelle chiara,
i capelli scuri e lucenti, le labbra carno-
se, il corpo sodo. Klein laveva baciata
prima di consegnarla agli uomini in ne-
ro inviati dalla Citt Fredda, dove sareb-
be stata rianimata. Per i nove anni del
loro matrimonio erano stati tuttuno,
tanto luno aveva interamente compe-
netrato laltro. Aveva aspettato sue no-
tizie per un po, poi aveva cominciato a
cercarla come un ossesso tentando di
penetrare nelle diverse Citt dei Morti
sparse per il mondo, ma non era riuscito
a superare lo sbarramento.
Lunico amico con cui pu confidarsi
Framji Jijibhoi, sociologo di Bombay,
esperto, per quanto possa esserlo un san-
gue caldo, della nuova e complicata sotto-
cultura dei morti. I rianimati non hanno
pi alcun legame col passato, vivono alla
giornata, lasciandosi andare al flusso.
Spesso si muovono in piccoli gruppi di so-
stegno, qualche volta c qualcosa di simi-
le a un rapporto di coppia, ma in cosa
consista, sesso, affinit, complicit, non si
sa. Sono impenetrabili ai sangue caldo.
Invecchiano anche loro, ma tutte le loro
funzioni biologiche sono molto pi lente,
ad eccezione delle attivit cerebrali.
Siamo fortunati. La vita stata molto
generosa con noi. S, direi che la nostra
condizione perfetta. Siamo la nuova li-
te, pensa Sybille guardandosi soddisfat-
ta allo specchio. Ma adesso a minacciare
la sua serenit la notizia che sta per rag-
giungerla lex marito. Rif i bagagli e in-
sieme al nuovo compagno e agli amici la-
scia Zanzibar, con gran sollievo dellal-
bergatore. Jorge, disperato, divorato dal-
la gelosia, chiede aiuto a Jijibhoi. Quan-
do si affrontano questioni complesse co-
me la morte, chi pu dire cosa giusto e
cosa sbagliato, amico mio? Da ragazzo,
a Bombay, era una pratica diffusa tra i vi-
cini induisti il rito del sati, che consiste-
va nellardere la vedova sulla pira del
marito defunto, ma chi siamo noi per de-
finirli barbari?. Lui, per lavoro, si occu-
pa dei rianimati, ma trova ripugnante la
loro scelta e loro minacciosi. Lui e la mo-
glie si amano teneramente, faranno
esporre i loro cadaveri nelle Torri del Si-
lenzio, sulle colline di Malabar, secondo
lantico rito parsi. Gli avvoltoi spolperan-
no le loro carni e le ossa verranno getta-
te al centro della Torre. Ricchi e poveri,
tutti insieme a diventare polvere. Ma Jor-
ge non si rassegna.
LIBRI
Robert Silverberg
LAMORE AL TEMPO DEI MORTI
206 pp. Fazi euro 14,50
ULTIMO DI DUE ARTICOLI
ANNO XII NUMERO 35 - PAG 4 IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 10 FEBBRAIO 2007
Al direttore - Parisi: almeno quattro anni
per lasciare lAfghanistan. Giusto il tempo di
farsi intestare la casa.
Maurizio Crippa
Al direttore - Riguardo al tema delle diagno-
si prenatali estese a tutte le possibili tare gene-
tiche, perch invece di scartare gli embrioni
difettosi, non si scartano i portatori di dette ta-
re dal novero dei genitori (intesi come coloro
che generano)?
Antonio Vitone, via web
Al direttore - Avevo fino a ieri una certezza:
che la morte fosse un fatto di natura. Umberto
Veronesi, il Professore, mi ha dato una speran-
za, da quando al cospetto di Fabio Fazio ha af-
fermato che la morte un fatto etico, scelta
eroica per lasciare posto ai nostri eredi. Potr
cos decidere di non fare come tutti i miei an-
tenati e vivere per sempre, sia pure a danno dei
miei numerosi nipoti.
Armando Iori, via web
Al direttore - Ha visto la risposta del diret-
tore di Avvenire, Dino Boffo, al lettore che gli
chiede unautorevole ed esplicita chiarificazio-
ne sul vero significato delleditoriale Non
possumus? Eccola: La frase voleva dire que-
sto: stiano attenti i politici del centrosinistra a
non fare scelte legislative che rendano difficile
ladesione ideale di cittadini culturalmente e
idealmente cattolici. Attenti a non diventare
ideologicamente inospitali. Chiara, esplicita
e autorevole secondo lei?
Giovanni Persico, via web
Chiara, esplicita, autorevole.
Al direttore - A proposito di iniziative irri-
tuali in politica estera, nei giorni scorsi il mi-
nistro Massimo DAlema ha dichiarato che il
governo di centrosinistra non antiamericano
perch porta avanti una linea politica che, in
pratica, la medesima voluta dal settanta per
cento dei cittadini Usa (come a dire che Bush
ne rappresenta ormai solo il trenta per cento).
Ma si immagina, direttore, le sceneggiate a cui
assisteremmo se il presidente yankee go ho-
me dati dei sondaggi alla mano si fosse
permesso di affermare che il sessanta per cen-
to degli italiani, che voterebbe oggi per il cen-
trodestra, avrebbe apprezzato la lettera irri-
tuale dei sei ambasciatori! Quanto alla vicen-
da di Nicola Calipari il cordoglio rimane im-
mutato; ma veramente una forzatura pensa-
re che il soldato Mario Lozano sia stato addirit-
tura lo strumento di un omicidio politico e
volontario e non il protagonista di uno sciagu-
rato incidente.
Giuliano Cazzola, Roma
DAlema un professionista con lampi di
dilettantismo.
Al direttore - Lidea di poter annunciare, in
sede di emendamenti al provvedimento di rifi-
nanziamento della missione in Afghanistan,
una iniziativa italiana per una conferenza in-
ternazionale di pace davvero irrituale. Un
emendamento del genere, nel nostro diritto
parlamentare, non potrebbe che venire dichia-
rato inammissibile: con qualche eccesso di ipo-
crisia a Palazzo Chigi si finge di ignorarlo.
Luigi Compagna, Roma
In questo caso il dilettantismo da circo,
espone cio il governo italiano a un nume-
ro acrobatico da orsi sul dorso di un elefan-
te al quale un balente come il ministro Pa-
risi, che secondo me piange tutte le matti-
ne il destino cinico e baro che lha portato
l dove sta, non potrebbe autorizzare. Che
cosa centra una conferenza internazionale
di pace con la necessit di fronteggiare
lealmente una guerra terrorista, in-
sieme agli alleati?
DAlema un professionista con lampi di dilettantismo, Parisi si vede e si piange
WeekendaNewYork. GwynethPaltrow,
nel bellissimo shop di Roger Vivier sulla
Madison, assaggia una pallina di
caviale. E subito si pente.
Alta Societ
Seat Pagine Gialle;
stata la pi grossa bolla
speculativa della storia
della Borsa. Dal Baratto
di Conchiglie a ieri in-
fatti unazione Seat P.G.
viene scambiata alla pa-
ri con una ghianda che
si trova per terra. Ci so-
no delle zone nel mantovano che per
terra trovi quintali e quintali di ghian-
de. Il padrone non c per cui uno le rac-
coglie va in banca con un sacco di iuta
gliele ribalta sulla scrivania al direttore
e lui obbligato per legge a negoziarle
con un pari numero di azioni Seat P.G.
II parte
Quando la Borsa di Milano crolla
virtualmente; quando cio le blu chips
perdono in unora pi del 50 per cento
del valore, fisicamente il Palazzo della
Borsa viene puntellato. E una tradizio-
ne mutuata dalla dominazione spagno-
la. Dai bar che ci sono attorno a Piaz-
za Affari vengono fuori degli uomini
anziani che con delle pertiche puntel-
lano materialmente il Palazzo della
Borsa. Le pertiche, come per la giostra
dei Saraceni di Locarno, sono custodi-
te nel bar dentro a delle rastrelliere.
Basta che un commesso della Borsa
corra fuori la piazza e faccia un fischio
che saltano fuori dai bar 150 puntella-
tori, che salvano prima la lira adesso
leconomia italiana. Tra questi beneme-
riti c Fred Bongusto.
INNAMORATO FISSO
DI MAURIZIO MILANI
Di punto in bianco Arturo Parisi sgretola
in un colpo solo la tregua nellUnione sulla
missione afghana e complica tremendamen-
te il dibattito parlamentare cui va incontro
il ministro degli Esteri Massimo DAlema.
Parisi ieri eraal verticeNatodi Sivigliaeha
spiegatoagli alleati chenel 2011 ci saruna
verifica importante sulla missione Isaf a
Kabul. Si pu pensare per quella data a
una ridefinizione della nostra presenza in
termini prevalentemente di sostegno alla ri-
costruzione, allo sviluppo economico e so-
cialedel paese. Di pi: LuscitadallAfgha-
nistan coincide con la capacit del nuovo
stato di assumere in prima persona la re-
sponsabilit della sicurezza e della costru-
zione compiuta delle istituzioni. Nella so-
stanza il ministro della Difesa ha proclama-
to con determinato candore che lItalia pen-
ser, s, a una exit strategy, ma non prima di
cinque anni. Considerando la sede nella
quale Parisi ha esternato, e tenendo conto
che lo ha fatto dopo aver preso un impegno
conlomologoafghanoAbdul RahimWardak
un incontro che ha rafforzato la mia fidu-
cia sulla strategia quinquennale non stu-
pisce che le sinistre dellUnione abbiano
trasecolato immediatamente. Oliviero Dili-
berto (Pdci) stato il primo a farsi notare,
lancinante: Parole sorprendenti quanto
inaccettabili, il ministro Parisi ha deciso di
far cadere il governo?. Rifondazione comu-
nista non meno allarmata: La sinistra ra-
dicale, che non chiede di fissare subito ter-
mini precisi per laexit strategy, si aspettaun
atteggiamento altrettanto responsabile da
parte del governo e dei partiti della maggio-
ranza, diceil capogruppoal SenatoGiovan-
ni Russo Spena. Egualmente stupefatta e
preoccupata la reazione dei Verdi.
E verosimile che nessuno si aspettasse da
Parisi unuscita cos tosta e atlantica, a po-
chi giorni dal vertice di maggioranza dedi-
cato alle tribolazioni internazionali e incor-
niciato dalla disputa a cielo aperto conil di-
partimento di stato americano che ci vuole
meno rinunciatari in Afghanistan. Per paci-
ficare le sinistre estreme, e condurle per
mano a sottoscrivere lintesa comune sul de-
creto di rifinanziamento della missione a
Kabul, erano state necessarie due dichiara-
zioni molto dure di Prodi e DAlema contro
la lettera degli ambasciatori alleati e il so-
stegno a loro assicurato da Washington: In-
terferenza inopportuna. Dopodich e sia-
mo allaltroieri DAlema era riuscito a ri-
stabilire un minimo di tranquillit transa-
tlantica incontrando alla Farnesina il rap-
presentante diplomatico statunitense, Ro-
nald Spogli. A conclusione della fatica era
sopraggiunta anche la disponibilit della
maggioranza illustrata da Franco Marini
a discutere nellaula del Senato di Afghani-
stan e della base vicentina. Tutto questo fi-
no a che Parisi, ministro di comprovata du-
rezza e coerenza caratteriale, non ha dato
una vigorosa rimescolata negli stati danimo
dei colleghi. Nel tardo pomeriggio di ieri
DAlema non aveva ancora niente da dire al
riguardo, ed pi che comprensibile dal
momento che il capo della Farnesina non
sarebbe rimasto meno sorpreso degli insor-
ti massimalisti. Nessuna ragione per smen-
tire Parisi, certo. Ma una sola parola in suo
sostegno avrebbe offerto ai complottisti il
legittimo pretesto per ritenere concertata
luscita del ministro della Difesa. Il che ol-
tretutto rende ragione del silenzio con il
quale per parecchie ore i Ds e la Margheri-
ta a parte il prodiano Franco Monaco
hanno assistito agli attacchi dilibertiani.
Quanto a Prodi, probabile che anche
questa volta trover il modo di recuperare
la situazione. In cuor suo le parole di Pari-
si non trovano certo freddezza. Chi abbia
avuto modo di parlare con Parisi ha regi-
strato, per paradosso, il suo stupore un po
nervoso per le polemiche italiane: Non ho
detto nulla che non faccia parte di un ac-
cordo da noi firmato a suo tempo a Lon-
dra. Interpellato dal Foglio, Monaco con-
ferma: Le reazioni della sinistra comuni-
sta rivelano un deficit dinformazione sui
contenuti di unintesa che abbiamo appena
riconfermato tutti insieme.
Palazzo
A Kabul fino al 2011
Parisi fa insorgere la sinistra
radicale. DAlema tace
ANNO XII NUMERO 35 - PAG I IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 10 FEBBRAIO 2007
BALLA CON LUI
Andare da Briatore e poi vergognarsi. Che cosa ha spinto il ministro Giovanna Melandri,
turista consapevole e di sinistra, a non accettare la verit di una foto per niente scandalosa
di Francesco Cundari
G
iovanna Melandri perduta in una
danza frenetica nella villa africa-
na di Flavio Briatore. La sua fotogra-
fia, dopo la goffa smentita inviata al-
lEspresso, esposta alla pubblica go-
gna nella Sodoma telematica di Ro-
berto DAgostino. Dopo quellinge-
nua, incomprensibile, imbarazzante
bugia. Quel vibrante Io non ci stavo
vergato con quirinalizio cipiglio sulle
pagine del settimanale di Carlo De
Benedetti. Inconsapevole harakiri di
una turista consapevole, destinata a
essere sbugiardata nel giro di pochi
giorni, rovinando dalle pagine dellE-
spresso alla copertina di Chi. Limpla-
cabile istantanea che ne immortala la
danza subito ripresa da tutti i giorna-
li, siti Internet, blog.
E tutto per un ballo. Un unico bal-
lo, innocente e fugace. E per limpul-
so irresistibile di negare tutto, anche
levidenza. Esprimo il mio pi
profondo rammarico nel leggere la
notizia Melandri a Malindi. Non ho
mai soggiornato nella villa di Flavio
Briatore a Malindi. E lui, dopo la
pubblicazione della foto, che signo-
rilmente commenta: Non credo che
una persona si debba vergognare di
essere venuta a casa mia. Quella
smentita cos netta, radicale, antro-
pologica: Da molti anni, con la mia
famiglia, passo il periodo natalizio a
Watamu (e non a Malindi) dove ab-
biamo recentemente acquistato una
casa (non certo una lussuosa dimora)
da Daria Colombo, moglie di Roberto
Vecchioni, con i quali condividiamo
passione e impegno per lAfrica. Da-
ria Colombo, moglie di Roberto Vec-
chioni: questi sono i miei lari. E Bria-
tore, dopo la pubblicazione della fo-
to: E venuta a cena tre o quattro vol-
te nella mia casa. E una donna in
gamba, nata a New York, open mind.
Tre complimenti che sono tre stiletta-
te al cuore, per il ministro che fre-
quenta Daria Colombo e Roberto
Vecchioni, con i quali proseguiva la
precisazione io e la mia famiglia
da tempo siamo impegnati a far cre-
scere un piccolo presidio ospedalie-
ro e unattivit di sostegno ai bambi-
ni senza casa. Come sarebbe a dire
in gamba, nata a New York, open
mind? In Kenya... ho visto crescere
ultimamente la schiera dei turisti
consapevoli che non si limitano a
frequentare bellissime spiagge, ma
che si impegnano in tante iniziative
di cooperazione e sostegno ai proget-
ti di sviluppo. E dopo avere citato
due straordinarie esperienze che me-
riterebbero di essere sostenute Il
progetto World Friends del dott.
Gianfranco Morino (volontario da
ventanni in Africa e anche lui turista
a Watamu), teso alla realizzazione di
un ospedale pubblico a favore della
gente delle baraccopoli di Nairobi e
lAssociazione Nativo che finanzia
cure mediche di bambini sieropositi-
vi a Watamu (c/c postale intestato
Amici del mondo World Friends on-
lus n.47882527 - c/c postale intestato
Associazione Nativo Onlus 53880662)
la conclusione che non ammette re-
pliche: Questa la mia Africa. Con-
clusione che non ammette repliche
perch esistenziale, prima che politi-
ca. La mia Africa, quella di gente co-
me Karen Blixen e Meryl Streep, mi-
ca Briatore. Quella di Watamu, mica
Malindi. Quella della cooperazione,
della passione e dellimpegno di turi-
sti consapevoli come Daria Colombo
e Roberto Vecchioni. E come Giovan-
na Melandri, naturalmente. Ma a giu-
dicare dalla foto che ne cattura leb-
brezza dal vortice della danza, non si
direbbe che ballasse al ritmo di Sa-
marcanda, quella notte. E probabil-
mente sarebbe inutile cercare i di-
schi di Vecchioni, Dalla e De Gregori
nella collezione di Flavio Briatore.
Eppure Giovanna ora l, su tutti i
giornali, ultima vittima del comples-
so della schiava nubiana. Come Ugo
Tognazzi. Come il deputato democri-
stiano del film I complessi, che per
distruggere le prove del passato da at-
tricetta della moglie fotogrammi che
poco si accorderebbero con le sue vi-
branti campagne in difesa della pub-
blica morale finisce in un locale per
omosessuali un attimo prima che
scatti la retata della polizia, e che
scattino le fotografie che lo porteran-
no sulle prime pagine di tutti i quoti-
diani. Proprio come lei. Giovanna Me-
landri, che volteggia attorno al re del
Billionaire come i dervisci tour-
neurs di Battiato, quelli che girano
sulle spine dorsali, bionda Salome al-
la corte di Briatore, a chiedere la te-
sta di tutti i predicatori della buona
borghesia di sinistra da cui proviene.
E ora che tutti lhanno vista danzare
come le zingare del deserto, con can-
delabri in testa o come le balinesi nei
giorni di festa, ora che quella foto lha
inchiodata a un presente che avrebbe
voluto dimenticare, a Giovanna Me-
landri non resta che ununica via du-
scita. Talmente semplice che non si
capisce come non ci abbia ancora
pensato: Fabio Fazio.
E l che deve andare, adesso, Gio-
vanna Melandri. Al fonte battesimale
dellunico conduttore capace di so-
spirare come una groupie ascoltando
Claudio Magris parlargli del Danu-
bio; lacrimare di sincera commozio-
ne vedendo Roberto Benigni che gli
saltella attorno parlando della Sho
e della topa; gettarsi ai piedi di Nan-
ni Moretti che parla di cinema come
fosse Woody Allen, e di Woody Allen
che parla del suo ultimo film come
fosse Nanni Moretti. Ma soprattutto
capace di inorridire con ognuno di
loro, e con Umberto Eco, e con Gior-
gio Bocca, e con Mario Rigoni Stern,
per limbarbarimento culturale por-
tato dalla televisione, dalla societ
dello spettacolo, dalla perpetua cele-
brazione delleffimero. Fabio Fazio,
lunico capace di singhiozzare su co-
tante spalle per la perduta Italia, po-
vera ma bella, e per i suoi valori au-
tentici, e poi restare in silenzio. Ri-
comporsi. Salutare lo scrittore di tur-
no e chiedere alla bella Filippa La-
gerback di presentare lospite succes-
sivo: Flavio Briatore.
Ma Giovanna Melandri non andr
da Fazio. Loccasione per riscattarsi
lha gi avuta, sullEspresso, e lha
sprecata. Proprio come una farfalla, si
alzata per scappare. Probabilmente
ignorava, Giovanna, la distinzione tra
una riunione in Mediobanca e un
party in casa Briatore. Forse se li im-
maginava come una sorta di loggia
massonica, gli habitu di simili feste,
come una societ segreta. Certo non
credeva, con quella smentita, che sa-
rebbe stato cos facile, poi, inchiodar-
la a quel ballo. A quel ballo africano,
cos lontano eppure cos vicino. E fa
impressione, adesso, certo che fa im-
pressione. E adesso facile biasimar-
la, per i vecchi compagni di tante bat-
taglie, party e partiti. Ma quelli erano
altri tempi, certo. Altre sbronze, altre
danze, altre afriche. Fa impressione, a
ripensarci adesso, tutti assieme: Daria
Colombo e Furio, i compagni dellal-
tra Italia e dellaltra America. The
way we were. Comera lei e comerava-
mo noi, e come ci siamo ridotti. Tutti.
A chiederci come star adesso Gio-
vanna, se si sentir ancora sospesa tra
Wim Wenders e Sydney Pollack, tra
Alice nelle citt e La mia Africa. Ma
adesso facile ironizzare. Non erava-
mo in Kenya, noialtri. O forse invece
s, forse ceravamo tutti, con lei. In
Kenya, in quel momento, mentre scen-
deva su di noi la notte equatoriale, ed
eravamo tutti sudati e felici allo stes-
so modo, che fosse Woodstock o il Bil-
lionaire che differenza fa? In quei mo-
menti, anche la differenza tra Meryl
Streep e Simona Ventura, tra Robert
Redford e Adriano Galliani pu di-
ventare impalpabile come un pro-
gramma elettorale, sciogliersi e
confondersi dimprovviso come rum
nella coca-cola, nellentusiasmo e nel
sudore collettivo. Come una lacrima
nella pioggia. E chi lo sa poi se qual-
cosa rimane e che cosa di quei sei
gradi di separazione, con trentasei
gradi allombra e praticamente niente
da fare per un raggio di cinquecento
chilometri in linea daria, tra le pagi-
ne chiare e le pagine scure della tua
vacanza equa e solidale, del tuo turi-
smo consapevole. E cancelli il tuo no-
me dalla sua facciata, certo, ma trop-
po tardi. E confondi i tuoi alibi e le
sue ragioni. Le buone ragioni di un fo-
tografo doccasione spuntato per caso,
e che chiedeva pure il permesso, men-
tre il vento passava sul tuo collo di
pelliccia e sulla tua persona. E quan-
do tu, senza capire, hai detto s. E or-
mai. Inutile andare da Fazio. La notte
sta morendo, ed cretino pensare di
fermare le lacrime ridendo. Non ve-
ro, Giovanna?
Giovanna Melandri non andr da
Fazio a spiegare che ha un carattere
giocoso ma anche orgoglioso, non an-
dr da Vespa a scusarsi pubblicamen-
te con lEspresso e con Briatore, per-
ch Giovanna Melandri non Silvio
Berlusconi. E non neanche Barbara
Palombelli. Forse le piacerebbe, ma
per parlare di mafia da Santoro e di
Cogne da Vespa, per essere di sinistra
e non sembrarlo, poi fare il contrario
e infine tornare se stessa senza mai
fare una piega, per fare tutto questo
occorre un talento speciale: quello di
chi le onde non le cavalca, perch le
guida. Barbara Palombelli non avreb-
be mai scritto quella smentita. Gio-
vanna Melandri invece lha scritta, e
per questo ora non pu andare da Fa-
zio, n da Vespa, n da Mentana. E
tantomeno potr mettere piede da Se-
rena Dandini. Avanti di questo passo,
potrebbe persino trovarci una sua
imitatrice, dalla Dandini. Quando
simbocca la china per il verso sba-
gliato, chi lo sa dove si finisce? Il gio-
co leggero dellimmagine ha le sue re-
gole ferree. E questo Giovanna Me-
landri lo sa. Sa che ha sbagliato,
smentendo lEspresso, e sa che ora
deve aspettare.
Sul Giornale, il Giornale di pro-
priet della famiglia Berlusconi, co-
me si dice, lha gi attaccata Mario
Giordano. Un uomo. E poi Libero, e
ora anche il Foglio. Tutti berlusconia-
ni. E tutti uomini. La fine dellincubo
vicina: la campagna berlusconiana,
il linciaggio della destra, laggressio-
ne maschilista non dimenticare lag-
gressione maschilista, Giovanna, mi
raccomando. E lultima occasione, un
articolo o due ancora, e tutto torner
a posto. Walter Veltroni potr coglie-
re unoccasione qualsiasi, una delle
tante, dinanzi alle telecamere, per
esprimere la sua piena solidariet a
Giovanna Melandri, vittima di una
campagna di aggressione personale
orchestrata dalla destra. E dopo la
solidariet politica verr la solida-
riet femminile, e allora tutte le por-
te torneranno ad aprirsi, anche quel-
la della Dandini.
Il merito della vicenda non ha nes-
suna importanza. Non contano lartico-
lo di Maria Corbi sulla Stampa o le
frecciate crudeli di tante altre donne e
di tanti altri giornali. Non bisogna ca-
dere nella trappola. Bisogna solo ri-
spettare le regole del gioco. Perch
non affatto vero che lItalia il pae-
se in cui nessuno rispetta le regole, co-
me dicono i furbi, gli ingenui e quelli
che le regole le scrivono, a beneficio
degli uni e discapito degli altri. In Ita-
lia, come in ogni altra parte del mon-
do, le regole le rispettano tutti. Le re-
gole non scritte perch non c bisogno
di scriverle. E sufficiente sapere
aspettare. Nel giro di pochi giorni que-
sto spiacevole incidente sar dimenti-
cato, come non fosse mai accaduto, e
tutto torner a posto. Ed giusto cos.
Ognuno ha il diritto di vergognarsi del-
le frequentazioni e degli amici che
preferisce, senza bisogno di farne un
caso politico. Succede continuamente,
dallasilo in poi. E la solita guerra tra
chi non stato invitato alla festa e non
bisogna dirglielo, che cera una festa e
cerano tutti ed era pure molto diver-
tente, e chi alla festa c stato ma non
bisogna dirlo lo stesso, soprattutto se
cerano tutti, e tanto meno se si di-
vertito. Non c motivo di preoccupar-
si. Finir tutto come al solito, nel giro
di pochi giorni ogni cosa torner al suo
posto: Briatore a Malindi e Melandri a
Watamu. Per che peccato.
Come sarebbe bello, invece, scarta-
re. Per una volta. Un guizzo improvvi-
so. Dimostrare che dietro quel gioco
non c pi niente e nessuno n
aghi di pino, n silenzio, n funghi e
tantomeno quella sottospecie di cate-
goria pseudo-sociologica che si chia-
ma popolo della sinistra che ben
poco ha a che fare con la sinistra e
ancor meno con il popolo che si so-
no inventati i direttori di giornale.
Materia per editorialisti, attori e te-
nutari di cabaret televisivi. Comici e
registi consapevoli del loro posto nel
mondo e nella filiera della comunica-
zione, dalla produzione al marketing.
Sondaggisti, intellettuali e professori
di professione. Politici e imprendito-
ri di se stessi, in questo meraviglioso
mondo che chiamiamo industria del-
limmaginario e dellimmateriale.
Tutti noi, come tante vallette nelle
trasmissioni sportive, quando alla fi-
ne del blocco il conduttore si ferma,
fa il suo nome, e lei sorridendo felice
della sua unica apparizione dichiara
solennemente: pubblicit. Tutte
quelle balle sui valori, le idee e gli
ideali del cosiddetto popolo della si-
nistra cui fingiamo di credere, un po
per pigrizia e un po per convenienza,
solo per rendere pi facile agli altri,
e a noi stessi, coprirlo di ridicolo
quel popolo sconosciuto e sfortunato
mostrarne la caricatura pseudo-in-
tellettuale e ipocrita, che poi sol-
tanto la nostra. Nelle sezioni di Ds e
Rifondazione comunista si guardano
le partite di calcio e pure il Grande
Fratello, in pubbliche visioni a prez-
zi democratici e popolari. Giovanna
Melandri lo sa, ma non lo pu dire.
Eppure, in quella danza meravi-
gliosa e travolgente, tra Simona Ven-
tura e Myrta Merlino, che sa cos tan-
to di rito apotropaico liberaci dal
popolo della sinistra, oh Signore, libe-
raci dalla schiavit chiss. Forse
pensava anche a questo, Giovanna
Melandri. Una donna in gamba, nata
a New York, open mind. E forse, men-
tre si scatenava in quella danza sel-
vaggia, forse ci pensava sul serio, alla
rivoluzione. Forse, in quel momento
supremo, Giovanna Melandri era dav-
vero la donna in rivolta. Forse pensa-
va davvero che alla domanda fatale,
al primo che le avesse chiesto se ave-
va partecipato a una festa in casa
Briatore, e il perch del suo silenzio,
e se non aveva intenzione di rispon-
dere, avrebbe replicato semplice-
mente: Preferirei di no. Quella s
che sarebbe stata la rivoluzione. Una
risposta semplice, apparentemente
furbetta, eppure autentica. Pensate
quello che volete, affari vostri. Lini-
zio di un nuovo grande movimento di
emancipazione: la liberazione del pu-
dore. E invece, la sventurata, neg. E
la Ventura, di conseguenza, decise di
abbandonarla al suo destino, conse-
gnandola in danzante effigie al set-
timanale Chi.
Cos almeno scrive la Stampa, e
non c ragione di dubitarne. La For-
tuna aiuta gli audaci, la Ventura gli
amici. Se ne potrebbe trarre un afori-
sma sul valore dellamicizia. E quel-
lindignata smentita, cos offensiva
per lincolpevole Briatore e per i suoi
ospiti gli altri, quelli che non vanno
a casa di Daria Colombo e Roberto
Vecchioni, quelli che non praticano il
turismo consapevole, quelli che non
smentiscono, dopo per i suoi ospiti,
evidentemente, quella smentita deve
avere bruciato. Meglio dunque aspet-
tare che le fiamme si abbassino. Non
riattizzare lincendio.
Per questo non andr da Fazio,
Giovanna Melandri. Non ora. Non fi-
no a quando non avr incassato abba-
stanza attestati di solidariet da poter
dedicare non pi di dieci secondi al-
lunica, inevitabile domanda in meri-
to: In questi giorni molti quotidiani,
soprattutto di centrodestra, ti hanno
pesantemente attaccata. E Giovan-
na Melandri sentendosi, finalmente,
di nuovo a casa replicher con tono
grave eppure misurato: Vorrei dire
soltanto una cosa su questo. E cio
che personalmente trovo che quando
la lotta politica, che dovrebbe essere
innanzi tutto battaglia delle idee, con-
fronto culturale, quando la politica,
diciamo, raggiunge questi livelli di
imbarbarimento, di aggressione per-
sonale, ecco, trovo che bisognerebbe
fermarsi tutti a riflettere. Anche sul-
lesempio che diamo ai giovani, che
non a caso seguono sempre meno la
politica, perch non trovano pi quei
valori, quegli ideali, quella tensione
etica che invece il sale della vera
politica. Questo dir Giovanna Me-
landri, al momento opportuno, da Fa-
zio. E a noi rester solo un grande
rimpianto, assieme allammirazione
per lindiscutibile professionalit. E
alla serena consapevolezza, nel no-
stro piccolo, di averle dato una mano,
nellunico momento di tutta la sua
sfolgorante carriera in cui ne abbia
avuto davvero bisogno.
Van Dick, Ritratto di Anne Kirkee e Ane Dalkeith, contessa di Morton (1559), Museo dellErmitage, San Pietroburgo
Che c da vergognarsi chiede
Flavio, lei una donna in gamba,
nata a New York, open mind. Tre
complimenti, tre stilettate al cuore
Loccasione per riscattarsi il
ministro lha gi avuta, ma lha
sprecata. Proprio come una
farfalla, si alzata per scappare
Come sarebbe bello un guizzo
improvviso. Dimostrare che dietro
linvenzione del popolo della
sinistra non c niente e nessuno
La rivoluzione sarebbe stata una
risposta di tre parole, linizio di un
movimento di emancipazione, la
liberazione del pudore
ANNO XII NUMERO 35 - PAG II IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 10 FEBBRAIO 2007
IL BORGHESE BASTONATO
La doppia tassa sulla casa, la pensione decurtata, lEurostar a bassa velocit, lOrdine dei giornalisti
che lo flagella. Mughini non ne pu pi: Questi sono i problemi della vita non il Partito democratico
di Giampiero Mughini
S
ono un borghese liberale che vive in
una grande citt moderna, in questi
anni che fanno da alba del terzo millen-
nio. Per essere leale con voi che state
leggendo, sono uno che se ne strainfi-
schia altamente di destra e sinistra, lo
dico senza alcuna spocchia. Uno che se
ne strainfischia altamente di oratori
che predicano come dobbiamo vivere e
come dobbiamo morire (credo di sape-
re dolorosamente e la prima e la secon-
da cosa, e non ho alcuna illusione n
sulla prima n sulla seconda). Uno che
se ne strainfischia altamente di comizi
dove dalluna sponda o dallaltra si pro-
mette la moltiplicazione dei pani e dei
pesci ma anche delle spezie con cui
condirli. Uno che se ne strainfischia al-
tamente di come e quando sorger il
Partito democratico, perch sa che nul-
la della sua vita reale ne sar toccata
nemmeno di striscio n in meglio n in
peggio. Dovrei forse attizzarmi alle vol-
te in cui Fabio Mussi perora che questo
futuro partito abbia connotati ancor pi
socialisti, un aggettivo che ha perso
ogni e qualsiasi aderenza alla realt
della nostra societ e della nostra eco-
nomia a un secolo e passa dalla lanci-
nante parola dordine Se dodici ore vi
sembrano poche?
Francamente mi sembra impossibi-
le, pur con tutta la buona volont del
mondo. Nemmeno morto mi siederei a
far parte di un qualche parterre dove
si annuncia quanto virtuoso e indi-
spensabile sar quel partito, e quanto
bene far alla nostra anima. (Quanti
partiti o micropartiti ho visto nascere e
morire in quarantanni che di queste
cose me ne intendo?). Bravissime per-
sone, ci mancherebbe altro. Bravissi-
ma persona, e tanto per dirne una, il
ministro Giovanna Melandri, di cui non
so se ci fosse in quella tal villa africa-
na di Flavio Briatore, uno che a me sta
simpatico. Perch negarlo, se del caso?
Ecco, a me due soldi di lealt nel con-
fessare le proprie debolezze e i propri
vizi interessano pi che non tutti gli
schemi partitanti di questo mondo. Mi
interessano le cose che tocco con le
mani e su cui sbatto il muso tutti i gior-
ni, cose cui la retorica dei partiti non
sa e non pu arrivare. Mi interessa
molto la mia vita reale, la mia vita di
ogni momento, perch lunica che ho.
La vita che racconto in questo breve
diario di un borghese e dei suoi impic-
ci, una vita che credo somigli a quella
di tantissimi di voi. E del resto di che
cosaltro dovrebbe essere fatta la no-
stra vita, se non delle cose che ogni
giorno ci stringono al collo e determi-
nano i nostri conti e le nostre angosce?
Lufficio Iva di Catania. Mi credevo
che dopo aver venduto nel 2004 lap-
partamento catanese che mio padre mi
aveva lasciato in eredit nel 1973, lin-
cubo di avere un bene che costasse so-
lo tasse e angosce fosse finito. Mi sba-
gliavo. Lufficio Iva di Catania non mol-
la la presa. Mi hanno mandato uninti-
mazione a pagare relativa a quel 2004
da cui risulta che di appartamenti a
Catania ne ho addirittura due, che di
uno ho s pagato lIci ma dellaltro no.
In realt la via doverano situate quel-
le due stanze e mezzo che pap aveva
comprato negli anni Sessanta aveva
cambiato nome. Da via Verri a via Bec-
caria, o viceversa. Lufficio Iva di Cata-
nia ha dunque pensato che di apparta-
menti io ne ho due, uno in via Verri e
uno in via Beccaria. E perci mi resta
da pagare lIci di uno dei due. Natural-
mente ho fatto ricorso. Soldi al com-
mercialista, tempo, angoscia.
Quando pap morto, nel 1973, ho
ereditato da lui quellappartamento,
sette milioni di lire che stavano in un
conto corrente e un servizio di piatti.
Tutto il resto pap lo aveva perduto
poco prima di morire in un investi-
mento sbagliato. Di appartamenti ne
aveva comprati tre, uno per ciascuno
dei suoi figli, Lanfranco, Beppe e me.
A me tocc lappartamento pi picco-
lo. I miei fratelli erano stati spediti
nel laurearsi. Io ci avevo messo pi
tempo, a causa degli slalom onirici
della mia giovinezza. Ero costato a
pap di pi, era sacrosanto che al mo-
mento della spartizione delleredit
mi toccasse di meno.
Quando lui mor, lappartamentino
per un po serv a mio fratello Beppe,
che mi pagava laffitto. Poi arriv una
studentessa che ci rimase molti anni.
Quando se ne and, mia madre trov un
inquilino distintissimo che aveva messo
in casa dei mobili fulgenti. Pag un me-
se di affitto, poi mai pi. Il nostro avvo-
cato, sollecitato da mia madre, diceva
che non cera nulla da fare: che la legge
non acconsente di fare nulla contro un
inquilino che non paga. Mia madre ar-
riv a scassinare la serratura dellap-
partamento per riprenderne possesso.
Il nostro avvocato si mise le mani nei
capelli, perch il signore distinto che
non pagava avrebbe potuto denunciar-
ci. Se ne and dopo poco pi di un anno.
Lavvocato disse che cera andata bene,
che il signore distinto avrebbe potuto
restare un paio danni senza che noi po-
tessimo disturbarlo legalmente. Il suo
posto venne preso da una coppia di
commercianti. Dopo quattro-cinque an-
ni che stavano l, ed era la fine degli an-
ni Novanta, pagavano qualcosa tipo 500
mila lire, e questo per un appartamen-
to civile in un quartiere civile a dieci
minuti a piedi dal centro citt. A quel
punto mi arriv lintimazione del Sunia,
lorganizzazione che il Pci aveva messo
in piedi per rastrellare i voti degli in-
quilini irrequieti. In base alla legge sul-
lequo canone la coppia di commercian-
ti non avrebbe dovuto pagare 500 mila
lire al mese, e bens poco meno di 200
mila. Chiedevano dunque i due gang-
ster appoggiati dal Sunia che io versas-
si la differenza, qualcosa come venti mi-
lioni delle vecchie lire. Ci accordammo
nel senso che per due anni loro non pa-
garono laffitto, e mentre naturalmente
io continuavo a pagare lIci e le spese
generali. Poi se ne andarono, allinizio
del 2004. Lappartamento lo vendetti po-
co dopo, al prezzo cui a Milano oggi ci
compri un garage ma non tanto grande.
Credevo che lincubo fosse finito, dopo
aver pagato ogni centesimo di Irpef e di
Ici su quel maledetto appartamento. E
invece lincubo continua. Penso a pap,
se lo sapesse che sarebbe stato talmen-
te sciagurato il destino di quello che lui
sera guadagnato a forza di lavorare do-
dici ore al giorno.
In Eurostar, lentamente. Sono anni
che per motivi di lavoro vado su e gi
da Roma a Milano. Ormai da molto
tempo su quella tratta preferisco il tre-
no allaereo. Ci metti pi o meno lo
stesso tempo, in pi un tempo che uti-
lizzi bene. Apri un libro, se vuoi apri
un computer. Gli ultimi tre o quattro
viaggi mi sono letto con gran diletto
lultimo libro di Marco Travaglio, il
Cancellare le tracce di Pigi Battista
(me ne mancano ancora poche pagine),
il magnifico Everyman di Philip
Roth. Da Roma a Milano sono ancora
quattro ore e mezza di treno, il tempo
che ci si impiegava ventanni fa. Se ri-
cordo bene il Pendolino su cui salii la
prima volta, e che non entrava alla sta-
zione di Firenze centrale, ci metteva
solo quattro ore. Nella tratta Bologna-
Milano il treno viaggia a una velocit
nettamente inferiore a quella di unau-
to di media cilindrata. Nelle stazioni
italiane ci sono gi gli uffici con su
scritto Alta velocit, solo che i treni
ad alta velocit non ci sono se non per
un tratto della Milano-Torino e della
Roma-Napoli. Larchitetto Mario Belli-
ni mi raccont una volta che in Giappo-
ne, dove lui arriv per la prima volta
nel 1972, i treni ad alta velocit cerano
gi allora. Da noi sono promessi per il
2010, campa cavallo. Per noi che andia-
mo su e gi e per motivi di lavoro, vor-
rebbe dire risparmiare tempo, ango-
scia, fatica. Non chiedere la Luna se
si pensa che ogni volta che sali su quel
treno consegnerai allo stato il 49,90 per
cento dellimporto della tua prestazio-
ne (senza lalleviamento fiscale fatto da
Silvio Berlusconi sarebbe stato il 51,90
per cento, e Eugenio Scalfari denunci
che quellalleviamento sarebbe stato
un disastro per i conti pubblici: non mi
risulta che abbia fatto ammenda dopo
i risultati delle ultime entrate fiscali).
Ho preso un treno ad alta velocit al-
cuni mesi fa, in ritorno su Milano da
Torino. Ci metteva 20 minuti in meno
del treno normale. Arrivai a Milano
poco dopo le 20.30. Ero molto stanco.
Entrai in trattoria alle 21, mezzora
prima di quanto sarebbe avvenuto con
il vecchio tipo di treno. Mezzora di vi-
ta guadagnata, mezzora pi soave da
passare che non su un treno. Se penso
che faccio 70-80 viaggi di lavoro allan-
no, dalleventuale alta velocit me ne
verrebbe tanta di vita trascorsa me-
glio, di vita guadagnata. Non un
chiedere la Luna. Mi ricordo del tem-
po in cui le ferrovie italiane avevano
il doppio dei dipendenti delle ferro-
vie francesi, l dove ci sono treni che
vanno alla velocit del lampo. Quegli
anni mirabili in cui i partiti italiani
(tutti) spendevano e spandevano, ch
tanto non erano soldi loro.
Alle cinque della sera, dal commer-
cialista. E lora abituale in cui vado
dal mio commercialista, lo squisito dot-
tor Andrea Mazzetti. Ci vado in media
una o forse due volte al mese. Enzo
Biagi era solito dire che per pagare le
tasse lui lavorava un po pi di sei me-
si lanno. Ho limpressione che nel
computo non mettesse il tempo che
uno passa dal commercialista, nel mio
caso lequivalente di un paio di setti-
mane di lavoro pieno. E a non dire che
dal nuovo governo sono arrivate nuove
intimazioni procedurali, nuovi oneri
burocratici, un bel po di tempo da per-
dere in pi e da pagare al commercia-
lista. A noi delle partite Iva, a noi che
siamo guardati con gran dispetto da un
governo che poggia sul consenso degli
statali e dei pensionandi di anzianit
iscritti alla Cgil, era arrivata lintima-
zione di disporre i pagamenti fiscali on
line gi dalla fine del mese di ottobre,
e io mi ero precipitato subito in banca
ad avere quel tipo di conto, e se ci pen-
so la ricordo come una barzelletta. (E
difatti lobbligo di pagare il dovuto fi-
scale on line stato spostato a gennaio
2007) Ma la barzelletta va raccontata,
cos ridete un po. Secondo loriginaria
decisione del ministero delle Finanze
noi professionisti e partite Iva avevamo
a disposizione una ventina di giorni
per passare dai pagamenti cartacei a
quelli on line. Ero perci andato alla
mia banca alla velocit del lampo. A
darmi il kit con le indicazioni su come
usare il nuovo conto ci misero un mese
secco. Arrivo a casa, convoco uno spe-
cialista del computer per farmi aiuta-
re: niente, nulla si muove, nulla funzio-
na. Al mio amico viene il sospetto che
questo dipenda dal fatto che io ho un
Mac e che probabilmente il kit fornito-
mi dalla banca non funziona su un
Mac. Mi precipito dalla funzionaria di
banca a esporle il problema, dubito
che lei sapesse la differenza tra un
Mac e gli altri computer. Passa poco di
un mese, e io telefono alla funzionaria:
mi dice che s, effettivamente, il loro si-
stema non funziona su un Mac. Ovvia-
mente annullo il conto. Mi precipito da
unaltra banca, dove ci mettono altri 20
giorni a farmi avere il conto on line.
Siamo al 20 dicembre, giusto in tempo.
Intanto la banca precedente mi ha ad-
dossato sul conto corrente 35 euro per
spese di liquidazione del conto, il con-
to che io non ho mai usato perch non
funzionava. Miei ululati contro il vice-
direttore dellagenzia, che una bra-
vissima persona. Mi hanno stornato i 35
euro. Nella nuova banca, dal 20 dicem-
bre sino al 31 del mese non ho fatto al-
cuna operazione. A fine mese mi han-
no caricato 50 euro per spese di gestio-
ne di un conto che nella realt non
mai stato adoperato. Miei ululati. Me li
hanno stornati. Adesso sono pronto. Il
16 marzo far il primo pagamento on li-
ne. Che Padre Pio mi sia di conforto, e
a tal proposito mi pare strano di non
avere ancora letto sul Foglio un osan-
na a Padre Pio. E comunque adesso c
su tutti i giornali, che le banche italia-
ne sono le peggiori al mondo.
Lucia se n andata, e solo mi ha la-
sciato. Non so voi, ma la donna pi im-
portante della mia vita stata Lucia
Conforzi, per 16 anni la mia colf. Lucia
non stata una collaboratrice domesti-
ca, stata la regina della casa. Non ave-
vo bisogno di dirle nulla perch lei ave-
va capito tutto prima ancora che parlas-
si. Adesso ha in arrivo un nipotino e vuo-
le dedicare il suo tempo a lui, non pi
alle mie camicie e allo spolverare i miei
libri. Verr ancora una volta a settima-
na, perch senza di lei la mia vita non
avrebbe pi senso, ma non pi che que-
sto. Ho cercato e cercato una nuova colf.
Dopo un paio di mesi mi propongono
una filippina poco pi che trentenne,
una ragazza che ha laria sveglia. In cin-
que secondi ci mettiamo daccordo sulle
condizioni economiche. La accolgo che
dire in guanti bianchi dire niente. Do-
po tre giorni telefona che quel giorno
non pu venire perch la figlia sta male.
Dopo cinque o sei giorni chiede un pa-
gamento anticipato e va via due ore pri-
ma pur di andare a incassare lassegno.
Le condono le due ore. Dopo dieci gior-
ni non viene di nuovo, oppure viene con
un paio dore di ritardo. Dopo quindici
giorni chiede un nuovo pagamento anti-
cipato. Un paio di giorni dopo non viene,
n viene il giorno dopo e senza avere fat-
to una telefonata o altro. Finalmente la
scoviamo, e tanto pi che il suo lavoro
era stato pagato in anticipo. Viene uno o
due giorni a recuperare un po del lavo-
ro che le era stato gi pagato. Adesso
sparita di nuovo, n io lho pi cercata.
Se per caso si dovesse presentare, le
faccio fare il giro dellisolato a calci in
culo e anche se lo so benissimo che una
donna non va toccata neppure con un
fiore. Chiamer intanto Barbara Palom-
belli a chiederle se ha qualche nomina-
tivo di possibile colf da fornirmi. Una
che fa quattro o cinque lavori, Barbara
come la Phoebe raccontata nel roman-
zo di Roth: la donna pi capace di aiu-
to che si possa immaginare.
Sospeso dallOrdine dei giornalisti.
M arrivata la sentenza con cui lOrdi-
ne dei giornalisti mi sospende due me-
si perch ho fatto uno spot pubblicitario
a favore di una rete di telefonini, un ar-
gomento su cui non ho mai n scritto n
letto un articolo. Non mi imputano di
avere fatto confusione tra giornalismo e
pubblicit, questo no; mi imputano di
avere fatto qualcosa daltro che il gior-
nalista e laddove il giornalista non deve
fare nullaltro. Se penso a tanti miei
colleghi e allesercizio markettaro e ruf-
fiano di tanta parte dellattivit giorna-
listica, ai colleghi che strofinano le scar-
pe delluno o dellaltro partito o dellu-
no o dellaltro potentato economico, non
ci posso credere che il presidente del-
lOrdine dei giornalisti del Lazio scriva
tali indecenze. E mi fermo qui, perch
ho in uggia il turpiloquio.
Al tempo della pensione. Mi sono
arrivati i primi versamenti pensionisti-
ci regolati dalle nuove aliquote fiscali.
Su un rateo lordo di 5.088 euro, a di-
cembre scorso avevo avuto un netto di
3.475,72 euro. Su un rateo mensile che
salito a 5.173,09 euro, nel mese di feb-
braio ho avuto un netto di 3.256,48 eu-
ro. Laggravio fiscale dunque di oltre
300 euro al mese. Va bene che la mia
la pensione di un ricco, che con quei
soldi ci sguazza tutte le sere in discote-
ca passando da una bionda a una bru-
na, ma anche vero che una pensio-
ne che mi sono pagata sino allultimo
centesimo, senza mai beneficiare di
un giorno di scivolo o di bonus poli-
tici o altro. Contributi pagati uno allal-
tro per trentanni. Grazie, Romano.
Chiss se il nascituro Partito democra-
tico me li restituir i 300 euro di cui so-
no stato rapinato.
Marinus van Reymerswaele, Tax Collector (1542), Alte Pinakothek, Monaco
Me ne strainfischio di destra e
sinistra, di Melandri e di Briatore.
A me interessano soltanto le cose
che si toccano con il becco
Alle cinque dal commercialista,
lufficio Iva di Catania, le eredit,
lIci, e poi Lanfranco, Beppe
e lappartamento di via Beccaria
Per quale motivo nelle stazioni
italiane c ancora scritto Alta
velocit? Qualcuno c mai salito
su questi treni cos lenti?
Lassegno mensile, il netto,
laggravio, il rateo, il lordo. Grazie
Romano, ma questi trecento euro
quando me li restituisci?
ANNO XII NUMERO 35 - PAG III IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 10 FEBBRAIO 2007
di Stefano Di Michele
non di Lenin che vorrei la stella/
ma di Lennon, Dylan, Ferlinghetti/
Vian, Pasolini, Sandro Penna/ gli chan-
sonnier coni maglioni neri/ sullarivasi-
nistra della Senna/ il vecchio Holden
davanti a Central Park/ e il giovane
Guccini con le Clark.
Michele Serra
T
utto, ma essere unicona non faci-
le. Dovendo dar conto continuo di
quel che sei a molti, unombra di schizo-
frenia sempre possibile. Poi, ultima-
mente (a destra) si porta molto licona (di
sinistra). Da Pippo Baudo a Lino Banfi,
dal cardinale Martini a Claudio Lippi,
lungo lelenco e determinato lallarme.
Del resto, si fa presto a dire icona. Per-
ci il caso di esaminarla da vicino,
unicona di sinistra vera e definita che
sul destino della sinistra soffre e piange
e magari adesso sbuffa. Michele Serra
ha avuto in sorte questo: prendere ideal-
mente il posto (sulla prima pagina del-
lUnit, e soprattutto nellimmaginario
dei compagni) del mitico Fortebraccio
che di suo, comunque, avrebbe proprio
voluto la stella di Lenin e magari fatto
occupare dai cosacchi Central Park, al-
tro che vecchio Holden. Cose che ti se-
gnano e non ti lasciano pi: puoi persino
trovare pi fascinoso Ezio Mauro di Fu-
rio Colombo, puoi scrivere i testi per
Adriano Celentano anzich per i metal-
meccanici, puoi mettere Rutelli al posto
di Cariglia, ma icona eri e icona rimani.
Sintende che unicona deve pure ben
conservarsi la conservazione quella
cosa per cui, a un certo punto, senti dire:
s, ha scritto una cazzata, per sempre
Serra. Magari per questo sulla copertina
del suo ultimo libro, Tutti i santi gior-
ni, ha le occhiaie di chi ha dato tanto
alla causa, ma pure un pelo di barba e
capelli di un nero corvino che poi non
ritrovi nella realt. Lombra della nostra
icona interna che forse fa scherzi visivi,
non certo lombra di una mitica coperti-
na di Panorama.
Serra, dunque. Ovviamente, quando
mi dicono che somiglio a Fortebraccio
mi faccio le pippe. Da ragazzo, mio fra-
tello maggiore e i suoi amici, tutti comu-
nisti, mi davano lUnit: leggi Fortebrac-
cio. Un maestro. Perci, quando mi dice-
vano che lo ricordavo Come quando
suoni la chitarra e uno di dice: sembri
De Andr. Ti fai le pippe, appunto. La
differenza fondamentale, onanismo a
parte e in ogni modo, non per insinua-
re, ma Serra ha spaventose occhiaie pu-
re sul retro di copertina di un suo libro
di ventanni fa la seguente: che la
vecchia icona era comunista, la nuova
icona moralista. E non poco. Forte-
braccio era tutto dun pezzo. La grande
aristocrazia dei suoi metalmeccanici, i
buoni da una parte e i cattivi dallaltra.
E poi io scrivo parolacce, per lui era im-
pensabile. Colui che fu icona al tempo
del Pci se la prendeva con la cafonaggi-
ne dei ricchi soprattutto perch ricchi,
appunto controparte (anche se molti
erano cafoni davvero); colui che lo di-
venne al tempo del grande disordine de-
ve prendere di mira pure la cafonaggine
proletaria, pur sempre doverosamente
sottolineando che la ricchezza senza
cultura il vero, immenso scandalo del-
la nostra epoca. E diversi sono i quesi-
ti che toccano oggi lesistenza delle mas-
se, come per esempio sapere, e pure con
una certa urgenza, se il sedere di de-
stra o di sinistra, o la massaia che al su-
permercato domanda allillustre opinio-
nista appunto unopinione sulla sorte ri-
servata ad Antonella Elia sullIsola dei
famosi. In ogni modo, unicona ha i gesti
lenti, i riflessi condizionati, i patimenti
accentuati tanto se in ballo la sorte
del socialismo mondiale, quanto se biso-
gna pronunciarsi sulla Madonna di
Acerra che lacrima. Cos, quando riapr
lUnit, immediata arriv la telefonata
di Furio Colombo: Michele, ovviamen-
te sei dei nostri. Ma tutto era ormai un
rapporto molto datato racconta Serra
Lunico mio articolo che uscito sulla
nuova Unit stata la mia lettera di di-
missioni dal giornale, in prima pagina.
Piangevo mentre la scrivevo. Mauro lo
aveva cercato quando dirigeva la Stam-
pa. Solo se chiama Repubblica, rispo-
se Serra, restando fedele alle vecchie
bandiere. Mauro fin a Repubblica: Ora
non puoi dirmi di no. Infatti Serra, non
sventurato, rispose di s. Avevo fatto
venticinque anni allUnit, dal 75 al
2000: giovinezza, formazione e maturit.
Con lUnit avevo un rapporto ombelica-
le, andare a Repubblica era come passa-
re da Viterbo a Roma, con il complesso
del provinciale, del fazioso intimidito.
Poi ho cominciato a sentirmi a casa mia,
mi sono messo in pantofole. Sempre
avanza, Michele, ma pure spesso lacri-
ma per ci che dietro si lascia. Quando
lUnit chiuse, delitto perfetto, si sfog
su Repubblica: Non fosse che un assas-
sino c, ed la sinistra nel suo comples-
so, dal primo dirigente allultimo eletto-
re, che ha progressivamente rinunciato,
negli anni, a credere in un giornale che
fu intensamente suo.
Ma come nasce unicona? E soprattut-
to, come unicona si conserva? A ventan-
ni, come tutti a ventanni, Michele Serra
era sostanzialmente uno sfaccendato.
Virato verso sinistra, come ogni venten-
ne dellepoca, per con rigoroso babbo
malagodiano. Un amico va a fare il mili-
tare, si sgombra un posto come precario
dimafonista (mestiere sulla cui scompar-
sa, genere ombrellaio o arrotino, Serra
ha versato inchiostro e magari lacrime)
allUnit. Sai battere a macchina?. Gli
si confondevano i tasti, ma pazienza. La
notte prima di arrivare al giornale, pas-
sai otto ore alla macchina da scrivere.
Allepoca allUnit le cose stavano al lo-
ro posto: Colombo con la Fiat, il giorna-
le con i metalmeccanici. Raccontano
che Serra entr quasi subito nelle grazie
di Alfredo Reichlin, che apprezzava i
suoi primi articoli sgarzolini, di lieve sa-
tira, di brillante scrittura. Il giornale do-
ve appunto giganteggiava il puntino ros-
so, in prima pagina, di Fortebraccio
lex democristiano che aveva abbraccia-
to la Causa, fazioso e inarrivabile. Serra
andava dai dischi di Nada allo sport, fi-
no a un celebre viaggio in Panda sulla
coste italiane: ogni giorno un pezzo da
una caletta o da uno stabilimento bal-
neare, un ritratto dellItalia anni Ottan-
ta sotto lombrellone. Una raccolta di
surreali conversazioni, che del resto si
ripropongono pari pari anche oggi. Lus-
suosa spiaggia privata di lussuoso alber-
go adriatico. Reddito medio altissimo (e
del resto, neanche Serra gira pi in Pan-
da, ndr.). Clientela per met straniera
(russi, inglesi, americani) e per met ita-
liana (calciatori, star della tiv, indu-
striali). Giovane signora avvenente con
costume madreperlaceo, con atroce ac-
cento emiliano (da macchietta cinemato-
grafica), chiacchierando con lamica: Ma
questa Israele, esattamente, dov?. Ri-
sposta dellamica: Boh, credo sia la ca-
pitale della Palestina. Mentre il comu-
nismo declinava e lepoca di Fortebrac-
cio (anche e innanzi tutto per ragioni
anagrafiche) tramontava, il mito di Ser-
ra sorgeva. Ogni compagno ha unicona
dentro si va dal Che a Leo Gullotta e
lex dimafonista cominci a conquistare
posizioni nel cuore dei militanti. Ma fu
Tango, linserto satirico dellUnit dovu-
to al genio di Sergio Staino, che lo fece
definitivamente decollare. La parte pi
gustosa della sua attivit, in questo pe-
riodo, sono una serie strepitosa di falsi
articoli, da Biagi alla Fallaci, da Monta-
nelli allo stesso segretario del Pci, Ales-
sandro Natta. Tanto verosimili da sem-
brare veri. Quello di Biagi cominciava
cos: Molti anni fa, quando le donne
non dicevano parolacce in pubblico e
salivano sulle Seicento coprendosi le
gambe, un mio prozio di Brisighella si
iscrisse al partito socialista. Aveva solo
due vestiti, uno grigio e uno marn, co-
me si usava una volta, quando lItalia
preferiva i colori della seriet e della
modestia alle arlecchinate; e non si ri-
cordava mai nella tasca di quale vestito
avesse messo la tessera. Il Cav. non an-
cora Cav. che detta una lettera essendo
da sempre contro tutte le dettature, di
destra e di sinistra alla segretaria:
La prego anche di non ripetere errore
commesso sue colleghe Samantah Sa-
mantha Sahmanta, che in precedente
lettera per on. Martelli hanno battuto a
macchina anche mia bestemmia per ca-
duta portacenere di Manz su piede e
mio invito per week-end a Mombasa ri-
volto a segretarie Luana, Moana e Bana-
na. Come si sa, Tango cominci a mori-
re di Nattango e spir di Guttusan-
go. La vignetta sul segretario che balla
nudo al suono dellorganetto di Craxi,
non fu una sorpresa per Botteghe Oscu-
re, come si raccontato. Stampavamo
nella stessa tipografia di Rinascita.
Quelli del settimanale vider lo vignetta
e chiamarono il partito, ricorda Peppi-
no Caldarola, in seguito direttore dellU-
nit. Fecero la spia a Botteghe Oscure
dice Piero Sansonetti, che oggi dirige
Liberazione Chiamarono Occhetto: c
una cosa orrenda su Natta, che nudo
Vado in tipografia e vedo la vignetta.
Chiamo Gerardo Chiaromonte, il diretto-
re: che faccio? E lui: digli che non lhai
trovato. Cos richiamai Botteghe Oscure:
la vignetta non lho trovata. Caldaro-
la: Chiaromonte era un vero comunista
liberale: copr Tango anche se lui, molto
amico di Natta, soffr per la cosa. Poi
arriv la copertina su Guttuso. Sansonet-
ti: Riunione del vertice dellUnit. De-
cidemmo di pubblicare Tango, ma con
un corsivo in prima pagina dove prende-
vamo le distanze. Lontano dal nostro co-
mune sentire, cera scritto. La formula
laveva trovata Antonio Polito. Infine
venne la stagione di Cuore. Massimo
DAlema che pure permaloso per-
maloso, chiosa Sansonetti chiese a Mi-
chele Serra, ormai star cronistica del
partito: Fai un inserto che sostituisca
Tango. Nacque Cuore, con qualche am-
bizione in pi rispetto a Tango, editoria-
li su Che cos il comunismo e una
preziosa rubrica sullaldil, sulla morte,
con interventi di Natalia Ginzburg,
Edoardo Sanguineti, Gina Lagorio. Ave-
vamo qualche ambizione extrasatira.
DAlema era tollerante, solo una picco-
la grana con Occhetto, quando facemmo
la copertina con lui che suonava la chi-
tarra e il titolo: Uno, due, tre: casino!.
Ledificazione dellicona Serra deve
tutto a Cuore, a quelle pagine verdoline
con titoloni che hanno lasciato il segno.
O che, curiosamente, hanno preceduto
identiche valutazioni che in seguito
avrebbe svolto il Cav. Per esempio, ecco
il numero del 30 marzo del 1992: I limi-
ti della democrazia: troppi coglioni alle
urne. Per tempo, siamo nel 1989, si leva
unode a Romano Prodi: Professor Pro-
di, ti conobbi un giorno/ al desco di una
festa comunista/ mentre mangiavi la pa-
sta e il contorno/ con lappetito di un
sommergibilista. Poi, larrivo vero di
Berlusconi sulla scena politica E il
successo, licona di Michele una tacca
sotto quella del segretario del partito,
una contesa tra festival dellUnit e di-
battiti sezionali. Ma intanto successo
qualcosa: il Pci morto, tutto un mondo
finito, Bolognina e affini, la lotta feroce
tra i compagni coltelli nel partito. Fu al-
lora che Serra vide piangere Massimo
DAlema, l, dentro il grembo della tri-
buna rossa, e alla faccenda dedic ap-
posito poema. Sempre in versi scrisse a
Occhetto, non ci ho capito quasi niente,
Achille. Cant levento, pur con i suoi li-
miti: Quercia, bella quercia/ perlomeno
non sei lercia/ come i fiori da casino/ col
profumo di Moschino. E dice oggi: Per
uno che fa satira, una chiesa che comin-
cia a disgregarsi unoccasione unica.
Gi, oggi. Oggi, Serra, licona dei mili-
tanti tutti e dei compagni in massa, la ri-
trovi sulla prima pagina del Giornale
berlusconiano. Svagata intervista sul
Partito democratico che poco lattira e
ancor meno lo pratica, e che come unica
e non secondaria conseguenza produce
questa dichiarazione di Cesare Salvi:
Sono un serriano di ferro con notizia
bomba nel titolo: Serra molla i Ds. Poi,
nellintervista: Non ho pi la tessera da
anni, avevo annunciato di non rinnovar-
la pi di un secolo fa. Insomma, Serra
moll i Ds, negli ultimi dieci anni ho
fatto centomila cose, e comunque da
tempo passato dal rango di militante a
quello, orrida autodefinizione, di citta-
dino addetto ai lavori. Come ogni vera
icona, a Serra non richiesto di essere
conseguente. Si attardato sul valore
dellozio, si lamentato della mancanza
di tempo, una volta pensava a un roman-
zo intitolato Tempus Fugit adesso
scrive e scrive e scrive. Mi piace tal-
mente tanto scrivere, mettere in fila le
parole. Come essere bravo a giocare a
pallone. Quando scrivo godo. Ozio?
Ozio poco. Sono un frustrato, un incoe-
rente. Vorrei non fare un cazzo, ma poi
scrivo in continuazione, come un pazzo.
Per soldi? Quello dei soldi uno dei
pochi problemi risolti della mia vita. Per
ambizione, s. Beh, ricco.Ricco
purtroppo no, benestante, ecco. Ho co-
minciato a guadagnare dopo i qua-
rantanni, negli ultimi dieci-dodici anni:
i moralismi politici si pagano. E perci
la quotidiana Amaca su Repubblica, e
commenti sulla stessa Repubblica, il
Che tempo che fa con Fabio Fazio, i li-
bri Cerimonie quello che mi piace
di pi , le sceneggiature cinematogra-
fiche (lultima per un film di Antonio Al-
banese, andato male, ho scritto un sog-
getto che andava dal medio al medio-
cre, ammette), persino libretti dopera,
uno interpretato da Milva, un altro avr
lonore dellAccademia Chigiana, mo-
menti destasi, godimento inenarrabile.
E primi i testi per Morandi, le cazte
per Celentano, la rubrica sullEspresso,
i testi teatrali I maligni potrebbero di-
re che la caduta del Muro ha fatto di si-
curo la fortuna di Serra. Dopo la svolta
della Bolognina, che ho approvato, forse
bisognava sbaraccare tutto. Da l in poi,
ho smesso di sentirmi coinvolto. E ora?
Ora sono felice cos.
Unicona ha (quasi sempre) il dovere
delle lacrime sue e (sempre) il dovere
delle lacrime altrui. Sul pianto e sul tor-
cibudella, sugli interrogativi e sullango-
scia di tutto un popolo di ex comunisti,
Serra ha fatto calare parecchia emozio-
ne. Poi, parecchie amare risate. Infine,
da tempo finiti Craxi e Andreotti, per-
durante il Cav. ha varcato sempre pi
il confine del costume, laltrove che nel
lettore pu ingenerare comprensione
ma pure confusione sulla sua icona,
mentre scrivo fa molto caldo, e ho da-
vanti a me un gatto che dorme, un cane
che mi aspetta, una finestra piena di al-
beri e colline cavolo, beato te! Dal
tempo in cui, davvero, era diventato il
nuovo Fortebraccio, e aveva conquista-
to quellangolino in prima pagina sul
giornale che fu fondato da Gramsci (co-
me dicono sempre quelli che ne devono
dire male e che male hanno sempre
detto del Gramsci stesso), e la sua rubri-
ca in condominio con la vignetta di El-
lekappa si chiamava Che tempo fa,
e la sua trasmissione con Fazio si chia-
ma Che tempo che fa, e tutto si fa cir-
colo, si fa ritorno, si fa nuovo che vec-
chio molto tempo passato. Lattivo
cittadino non pi militante illustre
scrittore e geniale giornalista e versati-
le autore che ora compra persino pia-
noforti russi a rate, e quasi farebbe cor-
sivo a s, un pianoforte russo a rate ma
forse sul fondo quella cosa a met tra
militanza e scrittura ancora si sente, co-
me una temeraria peperonata in tarda
serata o un dolcetto indimenticabile di
una memorabile tavolata. Tra il com-
mentatore progressista e il militante co-
munista, un abisso resta e labisso
sempre, si sa, attrae. Anche se certo pu
riempirlo la condizione esistenziale, da
Serra stesso indicata, di un monaco a
cui hanno bombardato il monastero e
va per il mondo.
Il peso dellicona, dunque, non faci-
le da portare. Finita la militanza, resta
parecchio da dire sulla cattiva politica,
figurarsi, o su certe figuracce politiche
della propria parte. Ma ancor pi di pri-
ma, Serra scende sul campo della mora-
le, niente ed moralismo, i soliti mora-
listi di sinistra come me, e s che amici
e lettori a volte glielo rimproverano, ma
a volte (il pi delle volte) lo lodano. E
vero, da sempre faccio cos. Ogni tanto
viene fuori il ct da moralista, c un la-
to sermoneggiante del mio carattere.
Per c un sacco di gente che per que-
sto si sente appagata, che mi scrive: hai
fatto bene, era una vera schifezza. Un ar-
ticolo ti appare moralista se non condi-
vidi il suo contenuto, se invece ti piace
dici che bello. Ventanni fa Beniami-
no Placido diceva: mi piace Serra per-
ch un democratico, perch un ari-
stocratico. Democratico rimasto, for-
se aristocratico, abbandonata la militan-
za (pre-post-ex) comunista, lo meno.
Tale e quale i metalmeccanici del gran-
de Fortebraccio che lo conduceva a pre-
coce onanismo giornalistico. Cos, per
dire, propone labolizione della parola
trash, specie di passepartuot di qualun-
que nefandezza o boiata o violazione del
buon gusto. E intanto guarda al dibatti-
to diessino con quel tanto di distacco
maturato (e non elaborato), ritrovando lo
stesso blocco mentale di quando a
scuola non capiva il greco. Scrive molte
e belle e giuste cose, Serra. Per tira pu-
re gi un lunghissimo e straziante arti-
colo in memoria dei suoi gatti, bravi
gatti, farabutti il giusto, contro certi
stronzi di cacciatori che gli hanno spara-
to, e se tutti i bambini odiano i caccia-
tori un motivo ci sar ed eccolo il mo-
tivo. Insomma, la fine del comunismo co-
me la fine della militanza certo non can-
cella le buone cause. E il contesto che
diverso e licona del compagno Serra
ora evoca il dott. Serra, che ama i funghi
e i gatti e gli istrici. Che forse, per, ha la
tentazione di un tempo, esattamente il
tempo allUnit, quando sentiva il suc-
cesso avvicinarsi e andava lontano a gri-
dare di gioia, come Fantozzi quando
prende la martellata sul dito, per non
farmi sentire e per non vergognarmi.
Michele Serra Errante, dice il suo co-
gnone completo. Senza pastori e Asia e
Leopardi meglio non avventurarsi, un
altro cognome come un altro cognome,
ecc Per, non proprio come un altro.
Sentite che storia. Il nonno di Serra si
chiamava Guido Errante, viveva a New
York, insegnava alla Columbia. E fece
una cosa straordinaria, negli ultimi an-
ni della sua vita. Da vecchio si appas-
sion alla poesia di Emily Dickinson,
allora sconosciuta in Italia. E uno dei
pi grandi poeti dellumanit, sostene-
va. E pass tutto il tempo che gli resta-
va a tradurre quasi lintera opera poe-
tica, che fu pubblicata da Guanda negli
anni Cinquanta e Sessanta. Pochi pur-
troppo se ne accorsero. Il nonno di
Serra sepolto a Sanremo. Sulla lapi-
de, ha voluto i versi bellissimi della
Dickinson: Im Nobody! Who are you?,
Io sono nessuno! Tu chi sei?. Purtrop-
po la bellezza non si fa icona. Il compa-
gno Serra comunque, di suo icona re-
sta. Per al mattino, sul giornale in
tram, non pi in sezione.
DI SERRA IN SERRA
Ritratto del ragazzo che allUnit prese il posto del grande Fortebraccio
E che dopo Tango e Cuore divent cos bravo da sembrare un moralista
Storia ed evoluzione di unicona
prima venerata nelle sezioni del
vecchio Pci e ora commentata di
buon mattino sugli autobus
Mah s, sono un frustrato, un
incoerente. Vorrei non fare niente,
ma poi scrivo come un pazzo. Per
soldi? No, per ambizione
Il corsivista di Repubblica vanta
un passato di umorista irriverente.
Con il Nattango e il Guttusango
imbarazz Botteghe Oscure
Serra anche Errante. Il doppio
cognome gli viene dal nonno,
docente a New York, che per
primo tradusse Emily Dickinson
Michele Serra, a destra, insieme con Nanni Moretti nel corso della presentazione del film Il Caimano al cinema Anteo di Milano (foto Ansa)
ANNO XII NUMERO 35 - PAG IV IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 10 FEBBRAIO 2007
IL DANDY ANTI LOW COST
Le fotografie, i romanzi, le poesie e le scoperte dellultimo grande
esploratore. Una mostra a Roma racconta la vita di Bruce Chatwin
di Maurizio Stefanini
Q
uando nel 1989 Bruce Chatwin
mor, molte delle sue foto venne-
ro regalate dalla moglie allIstituto
Italo-Latinoamericano di Roma:
quelle foto che lIstituto Italo-Lati-
noamericano era appena tornato a
esporre quando dalla Polonia arri-
vata la notizia della morte di Ryszard
Kapuscinski. Chatwin alle coinciden-
ze non credeva, visto che nelletimo-
logia stessa del suo nome aveva letto
il suo destino: Chettewynde, in an-
tico anglo-sassone sentiero serpeg-
giante. E i sentieri serpeggianti che
legano tra di loro nomi, luoghi e de-
stini aveva appunto cercato di rico-
struire, nei suoi viaggi iniziatici tra i
miti delle origini di popoli antichi e
moderni. Vogliamo provare dunque a
scoprire un percorso logico anche
nel corto circuito di cronaca che ha
avvicinato due modi quasi opposti di
concepire il mestiere dello scrittore
di viaggi? Diceva infatti il dandy
Chatwin che luomo per natura no-
made, e che i mali della civilt deri-
vano tutti dallaver rinnegato questo
istinto. Il sedentario Caino che ucci-
de il pastore Abele; i nomadi ebrei
che cercano nellesodo la libert dal-
lesodo delle civilt totalitarie del Fa-
raone e di Babilonia. Si viaggia, allo-
ra, per ritrovare stessi. Che ci faccio
qui? la domanda che pone
Chatwin a titolo di uno dei suoi libri.
Lo stesso interrogativo di Arthur
Rimbaud mercante di armi e schiavi
in Africa orientale, dopo aver buttato
alle ortiche una precocissima voca-
zione di poeta.
Diceva al contrario il giornalista
Kapuscinski, pur sopravvissuto a 27
rivoluzioni, 12 guerre e 4 condanne a
morte, che la curiosit del mondo
passione rara a trovarsi. Luomo
una creatura tendenzialmente seden-
taria: da quando ha potuto occuparsi
di agricoltura e abbandonare la mi-
sera e rischiosa esistenza di raccogli-
tore e cacciatore, stato ben felice di
stabilirsi sul suo pezzo di terra ed
elevare tra s e gli altri un confine o
un muro di cinta, pronto a dare il
sangue, e persino la vita, per difen-
derlo. Se ne allontanava solo se co-
stretto dalla fame, dalla pestilenza,
dalla guerra o dalla ricerca di un la-
voro migliore; oppure per motivi pro-
fessionali, perch navigatore, vendi-
tore ambulante, guida di carovane.
Ma di gente che, di propria e sponta-
nea volont, girasse il mondo per co-
noscerlo, studiarlo, comprenderlo e
poi descriverlo, ce n sempre stata
poca. E quei pochi che lui conosce-
va lui li faceva rivivere con trasporto
ispirandosi a Erodoto. In viaggio
con Erodoto si intitola infatti il suo
esperimento di autobiografia, e nar-
ra di come la lettura del padre del-
la storia lo accompagnasse costan-
temente nel corso di viaggi, che si
svolgevano quindi in due dimensio-
ni: una temporale (lantica Grecia, la
Persia e gli sciiti) e una spaziale (il
mio lavoro in Africa, in Asia e nellA-
merica Latina). Il passato sopravvive-
va nel presente e le due dimensioni
confluivano, creando un flusso inin-
terrotto di storia.
Chatwin diede almeno quattro
spiegazioni diverse del suo viaggio in
Patagonia. Secondo una, si trov a in-
tervistare per il Sunday Times un
personaggio che aveva raccolto gran
quantit di materiale in vista di una
spedizione che poi non aveva mai tro-
vato il modo di fare. Ci vada lei al
posto mio, gli avrebbe detto. Al che
Chatwin avrebbe piantato il lavoro in
quattro e quattrotto, mandando solo
al giornale il laconico telegramma:
andato in Patagonia. Unaltra sto-
ria ancora evoca quasi un casalingo
mito del Vello dOro, nella vicenda di
una pelle di brontosauro riportata da
uno zio marinaio, e che era poi risul-
tata non di brontosauro ma di milo-
donte: mammifero estinto simile a un
bradipo gigante. Un reperto poi spa-
rito tra traslochi e eredit, lasciando-
gli una gran voglia di andare in loco
a procurarsene un altro esemplare.
Terza versione, sul gran timore fami-
liare dei suoi anni giovanili per lo
spettro dellolocausto termonucleare,
con relativa certezza secondo cui so-
lo al sicuro sarebbe stato lestremo
sud del pianeta. Iniziata in Patago-
nia, la sua carriera letteraria si sa-
rebbe infatti conclusa in quellAu-
stralia dove la fantascienza catastro-
fica ha posto il desolato apologo di
LUltima spiaggia. Con gli ultimi
scampati che si avvelenano prima
che la contaminazione li raggiunga.
Oltre al suo primo libro, dalla Pa-
tagonia sarebbero venute anche la
quarantina di immagini in bianco ne-
ro esposte a Roma. Dominate da una
invadente esaltazione per le diagona-
li, e riferite spesso ad alcuni ossessi-
vi motivi archetipi come sabbia, cie-
lo, porte, finestre. Ma ci sono anche i
volti celtici dei discendenti di gallesi
finiti allaltro capo del mondo. Un ci-
mitero metafisico di rottami di ferro
nel cortile di una fonderia. Le lingue
di gelo che si protendono altrettanto
metafisiche sul fronte del ghiacciaio
Moreno. Vecchie camionette con le
ruote a raggi da anni ruggenti. Qui
una stazione ferroviaria deserta con
un vagone abbandonato, su una cop-
pia di binari che si infilano verso un
orizzonte immoto di terra. L lo sche-
letro di una nave a vela che spinge il
bompresso a terra, da un orizzonte
immoto di mare. Rebecca West, la
scrittrice, diceva che quelle immagi-
ni erano talmente belle da rendere
superfluo il resto del libro. Sandro
Iovine, il fotografo, ha invece osserva-
to che al di l delle mode, sarebbe-
ro alquanto fuori posto in una galle-
ria deputata, e che piuttosto le sue
vere istantanee erano gli scritti, pre-
si su quei famosi taccuini moleskine
di cui il suo culto ha rilanciato la mo-
da. Al contrario, per Chatwin la
macchina fotografica era una specie
di taccuino visivo, un posto dove an-
notare le cose che lo incuriosivano e
lo divertivano, ha scritto Susannah
Clapp: prima curatrice di quel libro
In Patagonia, poi autrice di una
biogafia che piuttosto un ritratto.
In quel 1974 del viaggio in Patago-
nia, per, Chatwin aveva gi 34 anni.
Figlio di un avvocato divenuto uffi-
ciale della Royal Navy durante la
guerra, nato nella grigia citt di Shef-
field e cresciuto nellancor pi grigia
citt di Manchester, a 21 aveva lascia-
to la scuola per diventare magazzi-
niere a Sothebys. E l aveva poi com-
piuto una folgorante carriera fino a
esperto: salvo poi, secondo unulte-
riore leggenda da lui diffusa, sve-
gliarsi un giorno completamente cie-
co per leccessivo sforzo di guardare
quadri dalla mattina alla sera, e tro-
varsi prescritta da un oculista insigne
la cura di un soggiorno in Africa. Gli
piaceva raccontare storie che cam-
biavano, riconosce Susannah Clapp.
In effetti gi per Sothebys Chatwin
aveva girato in lungo e largo tra Ita-
lia, Egitto, Afghanistan, Libano, Su-
dan e Russia, prima di dimettersi nel
1966 per studiare archeologia, poco
dopo il matrimonio con lamericana
Elizabeth Chanler. E assodato che
queste giravolte le fece soprattutto
come trafficante e contrabbandiere
darte. Come daltronde Andr Mal-
raux, altro grande giramondo-scritto-
re-archeologo-bugiardo del XX seco-
lo, noto per il motto: Ogni avventu-
riero nasce da un mitomane. Un fa-
moso aneddoto ce lo descrive infatti
davanti alla dogana francese vestito
da pittore, per presentare come suo
il Czanne che porta arrotolato sotto
il braccio. Alla dogana egiziana ebbe
invece lidea di intimorire gli addet-
ti presentandosi con un cappello
daustraliano, per sfruttare la fama
di ferocia che i soldati degli Antipo-
di si erano lasciati in Medio Oriente
dopo la Prima guerra mondiale. Con
un passaporto britannico!
Come aveva piantato in asso luni-
versit per Sothebys e Sothebys per
luniversit, per, in capo a tre anni
avrebbe di nuovo piantato anche lu-
niversit, per farsi commissionare da
un editore un libro dal titolo Lalter-
nativa nomade, con tanto di cospi-
cuo anticipo da lui appunto dilapida-
to in ulteriori viaggi di documentazio-
ne sul campo tra Afghanistan, Se-
negal, Mauritania, Mali, Marocco,
Iran. Sulle tracce di Marco Polo e Ibn
Battuta, salvo poi vedersi rifiutare il
manoscritto che, ha scritto lantropo-
logo John Ryle, sarebbe stato il suo
Tristi Tropici, il suo La dea bianca e
il suo Ramo doro. Non lavrebbe
pi scritto, ma questo elogio del no-
madismo il sottofondo logico sul qua-
le si dipanano tutte le sue successive
peregrinazioni e tutti i best-seller che
dal viaggio in Patagonia in poi riusc
a pubblicare.
Anche Kapuscinski ha qualche an-
nedoto giovanile, a proposito di una
gran voglia di valicare una frontie-
ra per vedere cosa cera dallaltra
parte. Ha pure spiegato per che per
soddisfarla a lui sarebbe bastata
quella della Cecoslovacchia, e che fu
per una tipica bizzarria burocratica
da socialismo reale se lagenzia di
stampa polacca inizi a mandarlo co-
me unico suo inviato in paesi di cui
non conosceva n la lingua, n la sto-
ria. Anzi, allepoca del suo primo
viaggio in India non parlava ancora
neanche linglese, da lui appunto
febbrilmente studiato l su un libro
di Hemingway comprato a una ban-
carella. In compenso, proprio il suo
non essere legato dallattualit spic-
ciola, il suo avere tempo in margine
alle rare occasioni protocollari per
cui i suoi dispacci erano sollecitati,
gli avrebbero dato loccasione per di-
ventare uno dei pi noti reporter del
secolo. Forse lultimo della vecchia
scuola. Nel bene della piacevolezza
e pacatezza di stile; e nel male di
uninaccuratezza di documentazione
su cui il gi citato Ryle ha scritto an-
che un saggio.
E forse banale richiamare il deter-
minismo etnico, ma il viaggiatore per
sua volont e mistificatore Chatwin
pur sempre il figlio della marinara e
imperiale Inghilterra. Che va in Pata-
gonia sulle tracce di Drake e Darwin;
in Oceania su quelle di Cook e Ste-
venson; in Afghanistan e India con Ki-
pling; in Africa dietro a Burton e Li-
vingstone. Anche il polacco Kapuscin-
ski viene da un paese di grandi viag-
giatori, ma quasi sempre loro malgra-
do. Nel 700 quel barone Beniowski
che scappa per il Pacifico da quella
Siberia in cui lo hanno deportato do-
po aver guidato una ribellione fallita,
e muore imperatore del Madagascar
mentre guida la resistenza indigena
contro i francesi. Nell800 il profugo
politico Joseph Conrad: renitente al-
la leva zarista, e il cui capolavoro
Cuore di Tenebra si svolge in quel
Congo su cui Kapuscinski scriver pa-
gine intense. E nel 900 lantropologo
Malinowski: suddito austro-ungarico
bloccato nelle Trobiand dalla Prima
guerra mondiale Lo stesso Kapu-
scinski, daltronde, come milioni di
suoi compatrioti in realt una frontie-
ra laveva dovuta attraversare per for-
za da bambino, nel momento in cui la
sua cittadina natale era stata inghiot-
tita dallArmata rossa e lintera Polo-
nia era stata costretta a ruotare i suoi
confini verso occidente.
Eppure, i due diversi mestieri del
viaggiare restano in fondo facce del-
la stessa medaglia. Con Kapuscinski,
appunto, morto lultimo reporter ot-
tocentesco, dello stampo di prima di
Internet e dei satellitari. E con
Chatwin lultimo esploratore, prima
dellirruzione del turismo estremo
organizzato e dei voli low cost. Lo uc-
cise lAids, il male grande giro di boa
tra i millenni, nel 1989, anno della ca-
duta del Muro di Berlino. E quasi ad
annunciare il futuro inquietante di
nuovi scontri di civilt che poi erano
antichi, alla funzione commemorati-
va che gli fecero alla cattedrale greca
di Londra, dopo la sua conversione in
extremis alla fede ortodossa, venne il
suo vecchio amico Salman Rushdie,
appena poche ore dopo la fatwa con
cui layatollah di Khomeini lo aveva
condannato a morte. Lultima volta
che lo videro in pubblico.
La sua biografa scrive cos: La
macchina fotografica era per lui un
taccuino visivo, un posto dove
annotare tutto ci che lo colpiva
Attravers anche lOceania,
lAfghanistan e lAfrica. Ma il
racconto pi famoso fu quello che
fece nel 1977 in Patagonia
Bruce Chatwin, Pitture rupestri preistoriche a Ro de las Pinturas. Foto tratta dal catalogo della mostra La Patagonia di Bruce Chatwin, Istituto Italo-Latino Americano, 1997
A
nni Venti. Un Mostro si aggira per lEuropa: da
Londra a Parigi, da Berlino a Zurigo, da Firen-
ze a Roma, cambia alberghi e non lascia impronte.
Ruba immagini, carpisce novit, archivia incontri,
immagazzina ricordi, accumula sensazioni, selezio-
na film. Ai mandanti, altri mostri che permangono
in Sicilia, invia lettere puntuali e dettagliate dopo
ogni missione compiuta. Le sue esperienze di viag-
gio si stratificano e diventano trama del vissuto, ma-
teria letteraria, tracce di un percorso che ricondu-
ce puntualmente verso lisola. Il peregrinare diven-
ta romanzo epistolare in cui il protagonista non sve-
la mai la sua vera identit. Un gioco tessuto in ven-
tinove lettere, scritte tra il 25 e il 30 Viaggio in Eu-
ropa, Mondadori, 182 pagine, euro 20). Un gioco
magico e burlesco nel quale il trentenne Giuseppe
Tomasi di Lampedusa interpreta per i misteriosi
cugini Agata Giovanna, Lucio e Casimiro Piccolo di
Calanovella, il ruolo di Mostro, a volte celebre, al-
tre volte offeso e via via saggio, di pasta tene-
ra, col monogramma sul didietro, assonnato,
ipernutrito, retico, patristico, dei Campi Eli-
si, metropolitano, cosmopolita facendo
scintillare tutte le faccette di una intelligenza che
non ha molti eguali nellEuropa doggigiorno. Eter-
namente in proscenio indossa maschere, entrando
e uscendo dai personaggi, assumendo ora laura
proustiana, ora quella dickensiana. Cipria e cerone
sono in biblioteca. La sala trucco fatta di libri che
vengono in soccorso con ogni possibile identit in
questa commedia dellarte che ha come protagoni-
sta chi tutto ha visto, tutto ha provato, tutto ha let-
to e ora viaggia per svago e istruzione, con lani-
ma dartista, lintelletto di storiografo e il ventrico-
lo di gourmet. Un Mostro ironico, permaloso, go-
liardico, con trentasei paia di ruggenti palle. Un
fine intenditore di letteratura europea e di arti cu-
linarie, capace di giudicare un sublime paradosso
la pasta con le sarde e di godere del gusto di cer-
ti manicaretti russi, che furono rivelazioni impor-
tanti per il pancino del Mostro, quanto per il suo
spirito Dostoevskij. Un Mostro angelo e porco
che amava ingozzarsi a colazione, alla faccia dei cu-
gini con i loro tic, difetti e manie. Tutti sfotticchiati,
tutti messi teneramente in ridicolo. Larte pittorica
di Casimiro, nelle lettere di Lampedusa, diviene
arte della castrazione che schiaccia il sesso met-
tendo l dove i pittori disegnavano una foglia di fi-
co mutandine dacciaio.
Gli eventi della storia restano scenografie di un
teatro che, noblesse oblige, sembra offrire il palco-
scenico solo ai principi. Nel 25 il fascismo per Lam-
pedusa un servizio di nettezza urbana per elimi-
nare la spazzatura politica. In una lettera scritta a
Parigi il 27 luglio, lentusiasmo fascista diventa giu-
bilo di fronte alle manganellate e delicata volutt
di fronte al pestaggio di Amendola. La lettera segue
il passo della retorica aristocratica familiare. La
madre di Lampedusa nel 22 scriveva alla madre dei
Piccolo: il proletariato secondo me deve rimanere
nel suo ambito e non deve alzare il capo!. Nelle
epistole degli anni successivi la politica non va mai
in scena e resta dietro le quinte. Nemmeno per un
forte ravvedimento che arriver sbiadito nel 1938,
per la perdita di un amico ebreo. Lo stile delle let-
tere rispecchia quello intimo delle conversazioni,
dei tanti incontri nella villa Piccolo di Capo dOrlan-
do: un angolo appartato della Sicilia, dove con gli
occhi puntati verso il mare, i Piccolo coltivavano vi-
zi e ozi. In quellisola-mondo magica, abitata da
elfi, fate, gnomi e creature immaginarie, i cugini al-
chimisti dellautore del Gattopardo vivevano in
equilibrio tra esoterismo e realismo. Capaci di in-
travvedere il soprannaturale, abbracciati ai libri di
mezza Europa, questi poliglotti sincantavano dei lo-
ro stessi incanti. Agata Giovanna, Casimiro e Lucio
vivevano chiusi in un mondo alberato, profumato di
rare essenze. Un regno abitato da ectoplasmi di uo-
mini, donne e di cani, seppelliti in un cimitero den-
tro il parco. Ciascuno con il proprio nome, ognuno
con i propri fiori. Un universo di poesia, pittura e
segni, che tanto affascinavano Lampedusa. Quei se-
gni dellanima che svelano la loro sostanza, improv-
visamente, solo agli artisti capaci di un sentire-al-
tro. Era un mondo mostruoso che rapiva un al-
tro Mostro (soprannome dato a Lampedusa dal poe-
ta Lucio). I Piccolo vivevano accanto alla loro bac-
chetta magica, al cappello a punta, al pianoforte a
coda suonato da mani invisibili, aspettando nelle
afose estati degli anni Venti, una boccata dossige-
no racchiusa dentro quelle buste bianche con i tim-
bri delle poste europee. L il Mostro metteva den-
tro speranze. E trasmetteva, con semplicit descrit-
tiva, infarcita di riferimenti letterari e linguistici,
le sue esperienze di viaggio in un estero che Lam-
pedusa amava vivere con la presunzione dei sicilia-
ni che pensano di saperne una pi del diavolo.
Sempre con un piglio blasonato, con quelle smanie
che gli facevano sentire stretta, ancora pi stretta
lammaliante Palermo. Quella che compie per i Pic-
colo uniniziazione allEuropa perch, avverte
Lampedusa da Londra, della citt e della sua ani-
ma senza il mostro che ne detiene le chiavi, non ca-
piranno niente di niente.
Loredana Cacicia
Il viaggio che il Mostro di Lampedusa racconta ad altri Mostri
ANNO XII NUMERO 35 - PAG V IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 10 FEBBRAIO 2007
di Camillo Langone
C
arissima Bianca, la sera dellImma-
colata Concezione ceravamo sol-
tanto io e Annie a mettere i lumini sot-
to limmagine della Madonna, in strada
Farini sul por-
tico dellenote-
ca Fontana. Tu
eri non mi ri-
cordo dove,
forse a New York a disperderti, o a Mi-
lano o a Roma o in un altro di quei bu-
chi scintillanti che ogni tanto ti risuc-
chiano, comunque non a Parma. An-
drea aveva perso il cellulare e quindi
non aveva letto il messaggino di convo-
cazione. La mia lista di cattolici parmi-
giani si era gi esaurita, ne conosco de-
gli altri (pochi altri, in questa citt
straordinariamente sorda al richiamo
dello spirito come a quello della mate-
ria, dove le candele vere sono scom-
parse dalle chiese come i veri culatel-
li dai ristoranti) ma non ho i numeri di
telefono. Per non lasciare sola la Ma-
donna nella sera della sua festa ci sia-
mo arrangiati noi due. Dovevi vedere
come ci guardavano, i parmigiani. Stra-
da Farini era affollatissima, tornavano
dal passeggio, andavano verso laperi-
tivo, e spalancavano gli occhioni alla
vista di un uomo e di una donna che a
dispetto del vento accendevano lumini
per appoggiarli sulla mensola del ta-
bernacolo e subito dopo, non paghi, si
facevano il segno della croce e rimane-
vano l davanti a biascicare qualcosa.
Me li sentivo piantati nella schiena, gli
occhioni sbarrati di quei parassiti, gen-
te che quel giorno non aveva lavorato
solo perch l8 dicembre, da mille an-
ni, i cristiani salutano lImmacolata
Concezione della Madre di Cristo. In
Italia ogni cattolico mantiene nei co-
modi della civilt un non cattolico ov-
vero un ateo, un agnostico, un maomet-
tano o un vattimiano. Tutti costoro
campano della libert, della tolleranza
e dellamore portati da Cristo: se sono
donne possono aprire il becco perch
glielo ha concesso Cristo (Vangelo di
Matteo 19) echeggiato da San Paolo
(Lettera ai Galati 3), se sono zoccole,
froci o puttanieri si trovano a piede li-
bero perch lo ha imposto Cristo (Van-
gelo di Giovanni 8), se apprezzano il vi-
no possono berlo perch vincemmo a
Lepanto in nome di Cristo, se si amma-
lano vengono assistiti perch lo ha vo-
luto Cristo (Vangelo di Matteo 25) e
quando diventano vecchi non vengono
avviati alla rottamazione perch, sul-
largomento, Cristo a Gerusalemme
strigli i farisei, antenati dei moderni
eutanasisti (Vangelo di Marco 7). A Par-
ma le suore cappuccine di Barriera
Farini con le loro preghiere tengono in
piedi un paio di quartieri e pensare
che la mia amica industrialessa dice
che portano sfiga, meno male che i suoi
prodotti sono migliori delle sue idee.
Ha ragione quel datore di lavoro mila-
nese che a SantAmbrogio inveisce
contro i dipendenti a spasso: Almeno
andassero a messa! Invece non gliene
frega niente di SantAmbrogio. Paras-
siti che ogni 7 dicembre possono per-
mettersi di andare al mare o in monta-
gna perch qualcuno si prende cura di
celebrare perfette liturgie nella basili-
ca ambrosiana (eccelso luogo di pre-
ghiera). Non gliene fregava niente del-
lImmacolata Concezione ai parmigia-
ni in strada Farini, l8 dicembre, e
qualcuno ci avr considerato un retag-
gio folcloristico. Forse anche quel ge-
nitore che spingeva il passeggino.
Quando vedo un bambino piccolo mi
faccio sempre una domanda: la madre
gli insegner le preghiere? Quando
lallenatore della squadra lo mander
in panchina, quando la ragazza lo la-
scer per mettersi con un altro, quan-
do per lavoro dovr trasferirsi in una
citt lontana dove non conosce nessu-
no, quando si ritrover in un letto di
ospedale, sapr a chi rivolgersi? Ci
sar solo la droga al suo fianco? Gli psi-
cofarmaci? La pornografia di Internet?
Cattolicamente sono sempre per il ma-
le minore, tutto ci che serve a non sui-
cidarsi va bene, primum vivere poi mo-
raleggiare. Per un rosario costa poco
e non fa male alla salute: non si diven-
ta ciechi, non gonfia il fegato, non ar-
ricchisce criminali e multinazionali.
Non che io labbia molto praticato e in-
fatti me ne dolgo, sono sicuro che mi
avrebbe risparmiato tante sciocchezze,
qualche cicatrice. Ho trasformato in
preghiera i miei problemi ha detto
una signora che partecipa alladorazio-
ne eucaristica perpetua di Fiesso dAr-
tico, sulla riviera del Brenta fra Pado-
va e Venezia. Perpetua non per modo
di dire: la chiesa rimane aperta con
una o pi persone a pregare davanti al
Santissimo Sacramento per 24 ore su
24, 7 giorni su 7, 365 giorni allanno, ca-
podanno e ferragosto compresi. Ci so-
no stato, sulla parete appeso il cartel-
lone con i turni di preghiera (unora
ciascuno) e i nomi delle persone che
prendono limpegno di esserci. Io cre-
do nei miracoli e questo un miracolo:
trovare in un piccolo paese centinaia
di persone che invece di rimbecillirsi
davanti alla televisione passano unora
con Cristo, di giorno, di notte, tenendo
sempre aperta la parrocchiale che
equivale a tenere sempre aperto il
paese. Cosce tese chiuse come le chie-
se quando ti vuoi confessare, sono pa-
role di Antonello Venditti che ho sem-
pre odiato perch eccitanti (non ho
davvero bisogno di qualcuno che mi ri-
cordi lesistenza delle cosce tese) e so-
prattutto perch vere, valide ovunque
in Italia escluso Fiesso dArtico. Le
chiese sono chiuse quando sono chiusi
i cuori degli uomini: inutile tenerle
aperte per ladri di elemosine, studenti
ciucci di architettura e fotografi com-
pulsivi. Mi hai molto raccontato delle
tue scuole religiose. Quel Dio alto e
lontano, che chiedeva preghiere, fioret-
ti, rinunce, duro impegno Dio alto e
lontano? Temo che quelle benedette
orsoline ti abbiano somministrato il
Vangelo di Allah. Con la preghiera Dio
si avvicina e nelladorazione eucaristi-
ca quasi lo puoi toccare, l a tre me-
tri, due metri, un metro, lo puoi anche
sfiorare. Nelleucaristia poi lo metti in
bocca, lo ingoi. Non bisogna badare al-
le orsoline, bisogna dar retta a Cristina
Campo: Per essere divorati, assimila-
ti dalla divinit, divorarla dunque. Per
essere fatti a Dio cibo e bevanda, cibar-
sene e berne.. Cristina si buttava per
terra durante la messa, a braccia aper-
te. Me lha raccontato un amico comu-
ne, Alfredo Cattabiani, che la conobbe
dopo il concilio Vaticano II quando gi-
rava le chiese romane per trovare chi
ancora celebrasse in latino. Io la cono-
sco dalle sue pagine perfette, a cui non
puoi aggiungere n togliere una virgo-
la. Quando una donna colta e assetata
mi chiede il conforto di un libro io con-
siglio un titolo solo: Gli imperdonabi-
li (Adelphi). E anche un libro-test, se
non funziona vuol dire che non era poi
cos colta n cos assetata. Che poi non
c niente di male, basta saperlo. Quel
Dio alto e lontano, che chiedeva pre-
ghiere Lo dici come se stessi par-
lando di un ufficiale giudiziario, o dei
messi dellesattoria che ogni tanto mi
suonano a casa per consegnarmi mi-
nacciose buste verdi, siccome anni ad-
dietro le fiscaliste dellAscom pastic-
ciarono coi versamenti. Non penserai
davvero che Dio ha bisogno delle no-
stre preghiere? Siamo noi ad averne
bisogno come dellaria che respiriamo.
Luomo prega per sapere quello che :
creatura. De Maistre considerava la
preghiera una forza di purificazione.
Secondo Baudelaire luomo che la sera
dice le preghiere un capitano che
mette delle sentinelle, pu dormire
tranquillo. Tutto bello e tutto vero ma
dal solido Ottocento allimmateriale
Ventunesimo Secolo si aggiunta
unulteriore, pi pressante esigenza
che la preghiera soddisfa: ricordarsi
del proprio posto nel mondo. E un po-
sto piccolo? E un posto. Luomo che
non prega non ha nessun posto. Luomo
che prega ha Dio sopra e il diavolo sot-
to, quindi mantiene una posizione in-
termedia vale a dire guarda in alto con
i piedi per terra. Luomo che non prega
non ha riferimenti, vola senza altime-
tro, pensa di sfrecciare sopra le nuvole
e invece immerso nella nebbia e sta
precipitando. Luomo che prega sa di
essere piccolo e mortale ma non del
tutto piccolo e non del tutto mortale.
Luomo che prega Dio non prega gli uo-
mini. Chi ha Ges come suo Signore
non riconosce e non accetta nessun al-
tro padrone sulla terra dice il mio so-
lito cardinale Biffi. La preghiera sa-
lute, innanzitutto mentale. Se tutti pre-
gassero gli psicoanalisti dovrebbero
andare a zappare. Potrebbero coltiva-
re zucchine biologiche, sarebbero fi-
nalmente utili a qualcosa. Luomo che
prega concede solo a Dio di guardargli
dentro. Il declino del sacramento della
confessione ha consentito lascesa dei
reality show, perch nessuno pu te-
nersi tutto dentro, o ti racconti a Dio o
ti racconti alla telecamera, vedi tu che
cosa meglio. Ma al contrario della
confessione la preghiera non prevede
nemmeno quel testimone tenuto alla
segretezza che il prete. La preghiera
guarigione. Gli apostoli imponevano
le mani e guarivano. Se i preti non gua-
riscono pi perch sono impegnati a
raccogliere fondi, scrivere articoli, sol-
lecitare restauri, organizzare conferen-
ze. Ci sono preti che la domenica leggo-
no Repubblica, tradiscono Dio con
Scalfari. Io voglio pregare insieme a un
prete esorcista, mi sembra lunico si-
curamente in contatto con lorigine del
suo ministero, se scaccia il diavolo si-
gnifica che Dio con lui. Io quando
prego voglio annusare zolfo, sentire
grida, vedere sangue, voglio sollevarmi
a tre centimetri dal pavimento. Tu ma-
gari preferisci le arpe, le violette, va
bene anche questo, limportante che
non sia un momento qualunque della
giornata. Nella preghiera ognuno di-
venta o ritorna s stesso. Chiara mi ha
scritto da Otranto in preda a una tem-
pesta di dubbi: Chi Chiara? So co-
s poco di lei e manco da Otranto che
saranno mille anni (mica per niente,
sono quasi undici ore di treno con tan-
to di sveglia allalba). Le ho risposto
che quello che prega. Se prega vi-
va, se non prega morta. Se porta un
rosario con s (lo porta) al semaforo
rosso, quando lo sgrana, labitacolo di-
venta un giardino di rose. A quel pun-
to sorge la questione delle spine per-
ch la preghiera non estingue il pecca-
to originale, rende pi dolci le puntu-
re. Ma spine a parte, tu, Bianca, chi
sei? Ti nota la mia accesa devozione
mariana e mi nota la tua freddezza al
riguardo della Vergine. Non sto a sin-
dacare. Tu preferisci Ges e ci man-
cherebbe. Allora prega come lui ha in-
segnato, sulla montagna, in quel di-
scorso vertiginoso. Padre nostro che
sei nei cieli (quindi non siamo figli di
nessuno). Sia santificato il tuo nome
(ottimo, quando il padre importante
lo anche la prole). Venga il tuo re-
gno (conosciamo bene linettitudine
delle repubbliche umane). Sia fatta
la tua volont come in cielo cos in ter-
ra (gli affreschi sono meravigliosi ma
bellezza e salvezza non devono rima-
nere unesclusiva delle cupole). Dac-
ci oggi il nostro pane quotidiano
(neanche luomo migliore puro spiri-
to, la carne grida sempre). E rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettia-
mo ai nostri debitori (non giudichere-
mo e non saremo giudicati, perdonere-
mo e saremo perdonati, vero?). E non
ci indurre in tentazione ma liberaci
dal male (tremende forze estranee ci
premono da ogni parte, meglio non
mettere alla prova la nostra forza da-
nimo). E se il regno tarda a venire? Ho
conosciuto una rumena che prima ha
chiesto la grazia a Padre Pio poi sicco-
me non lha ottenuta ha cominciato a
leggere Osho. Non ha avuto la grazia
ed diventata ancora pi scema. Sem-
pre De Maistre diceva che anche chi
prega in maniera perfetta, non pu sa-
pere se sta chiedendo una cosa che po-
trebbe nuocere a lui o allordine gene-
rale. E lecito chiedere, anche beni
materiali come del resto faceva Davi-
de (basta leggere i Salmi in cui quel
grande re chiedeva potenza, gloria,
sconfitta dei nemici) ma non lecito
pretendere. La ribellione a Dio si pu-
nisce da sola, luomo che nega il soffio
divino ritorna fango e basta. Citavo i
Salmi e anche le mie lettere voglio che
finiscano in gloria. Perci ritorno a te,
Bianca, e alla tua lunga mail elegiaca
di donna che sempre ripensa al Dio
travisato dalle suore orsoline: Prima
o poi, mi dico da anni, avr la forza, il
coraggio, la fortuna di spendermi e di
riabilitarmi ai suoi occhi. Magari fa-
cendo qualcosa di bene per me e per
gli altri. Ecco, giunta lora di mette-
re in atto questi buoni propositi. Par-
tendo dai gesti pi semplici: non ti
chiedo di fondare un ordine religioso,
di convertire i maomettani, di concen-
trarti allo spasimo per ottenere la bilo-
cazione. Magari in un secondo momen-
to. Adesso ti chiedo di pregare e di aiu-
tare la preghiera degli altri. No, non ti
preoccupare, non pretendo che tu orga-
nizzi ladorazione eucaristica perma-
nente a Parma, non si pu cavare san-
gue da quelle rape che sono i nostri
concittadini. Se anche solo per poche
ore del giorno le chiese del centro tor-
nassero a essere veri luoghi di preghie-
ra, sarebbe gi un grande risultato. Pri-
ma ed essenziale cosa, riportarvi le
candele. In una delle tue visite milane-
si alla ricerca di profumi e di balocchi
dedica unora a visitare le chiese della
moda, da San Babila nellomonima
piazza a San Francesco di Paola in via
Manzoni. Superata la soglia ti lascerai
alle spalle il caos del commercio e tro-
verai tempo, silenzio, spazio. Davanti
agli altari vedrai tanti bianchi lumini
di cera. Molti di questi saranno accesi.
Il pi grande nemico del popolo delle
candele lelettricit ha scritto Lina
Sotis. Ovunque un clero stolto ha sosti-
tuito le candele di cera con quelle elet-
triche la devozione si spenta. E il ca-
so del nostro San Giovanni Evangelista,
dove ormai entrano solo per vedere gli
affreschi del Correggio. La candela
un santo segno, per usare lespressio-
ne di Romano Guardini che ha scritto a
lungo di liturgia e dintorni: La fiamma
lingueggia. Il fuoco il simbolo pi pu-
ro della nostra anima. Nelle chiese di
Parma e di tante altre citt in cui vesco-
vi indegni lo hanno consentito il fuoco
scomparso, rimasta la cenere. Tocca
a noi riaccendere. Tocca a te soprattut-
to, che sei donna elegante e carismati-
ca capace di suscitare entusiasmi. Che
sei molto pi attiva e meno pigra di
me. Che hai pratica di pierre e quando
vedi un prete sciatto non ti viene vo-
glia di strozzarlo come succede a me.
Metti in piedi unOperazione Candele.
Convinci la Curia ( il momento giusto,
il vescovo stanno per sostituirlo, me-
glio tardi che mai). Scrivine sulla Gaz-
zetta. Parlane alla tiv. Fatti dare dal
tuo amico assessore i soldi per un bel
manifesto. Riportale in San Giovanni,
allAnnunziata, alla Steccata. Ricrean-
do un contesto pi caldo e pi sacro
aiuterai tante persone a pregare e a
star meglio con s stessi e con gli altri.
Che Dio ti benedica.
Camillo
CARA BIANCA, TORNAA PREGARE
Non pretendo che tu ti metta a organizzare ladorazione eucaristica di Parma, ma sforzati,
almeno provaci. Non capisci che non Dio ma sei tu che hai bisogno di parlare con Lui?
Ha ragione quel datore di lavoro
che a SantAmbrogio inveisce
contro i dipendenti a spasso e dice:
Almeno andassero a messa
Le chiese sono chiuse quando
sono chiusi i cuori degli uomini.
Che senso ha tenerle aperte solo
per i ladri di elemosine?
Luomo che non prega non ha
nessun posto. Luomo che prega ha
Dio sopra e il diavolo sotto. Guarda
in alto con i piedi per terra
Ma anche chi prega in maniera
perfetta non pu sapere se sta
chiedendo una cosa che potrebbe
nuocere a lui o allordine generale
Georges de La Tour, La Maddalena penitente (1640-1645), County Museum of Art, Los Angeles
LA VERA DOTTRINA
SPIEGATA
ALLE RAGAZZE / 9
ANNO XII NUMERO 35 - PAG VI IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 10 FEBBRAIO 2007
IL GENIO CHE HA MESSO IL NUOVO MON
Linsopportabile grandezza di Steve Jobs, il mago di Apple. L dove cera il computer, lui
di Claudio Cerasa
S
teve Jobs arriv di fronte alla sede di
Microsoft il 4 gennaio 1997, ventuno
anni dopo aver rivoluzionato la new eco-
nomy, tredici anni dopo il primo perso-
nal computer, quindici anni dopo la pri-
ma copertina su Time, due anni prima di
diventare la rock star della Silicon Val-
ley e tre anni dopo aver trasformato una
mela un po morsicchiata in un impero a
colori. La sede di Microsoft di Palo Alto
Steve Jobs laveva gi vista, almeno un
paio di volte. Steve non amava Microsoft
(cio la pi importante azienda al mon-
do produttrice di software), ma Steve non
amava neanche lIbm (cio la casa pro-
duttrice di computer pi importante del
mondo). Lultima volta che gli era capita-
to di passare sotto la sede dellIbm di
New Orchard Road a New York, Steve
aveva i capelli lunghi, un po a caschetto,
la giacca di pelle nera, i jeans scoloriti,
la mano destra in tasca, la sinistra sopra
la testa un po spostata in alto rispetto al
caschetto, qualche centimetro sotto le
lettere di colore grigio su sfondo nero
che componevano la parola Ibm. Era il
1985. Steve sorrideva, raccontano che po-
co prima di scattare una foto stesse di-
cendo queste parole: Fuck the Ibm.
Steve alza ancora la mano sinistra, pu-
gno chiuso, alza il dito medio, sorride,
vaffanculo Ibm e click. Steve per era
cambiato; dopo il licenziamento, lespe-
rienza alla Next, il fallimento di Next, le
donne, gli acidi, lIndia (dove Steve fece
un lungo viaggio da lui stesso definiti co-
me contemplativo), lLsd, il garage di
San Francisco, la figlia che prima aveva
riconosciuto, poi non aveva pi ricono-
sciuto e per la quale comunque pagava
ogni mese un assegno da 385 dollari. Ste-
ve era cambiato, non era pi quel mana-
ger duro, quello che non aveva finito lu-
niversit del Reed College, che si faceva
di acidi, che aveva inventato la new eco-
nomy a colori, che andava a letto con la
prima che capitava, che aveva inventato
il personal computer e che aveva inven-
tato linformatica creativa, non quella
pallosa e grigia, come quella di Micro-
soft o come quella dellIbm. Steve era
cambiato, era cambiato davvero. Era di-
ventato un vero stronzo, come ricorda-
no con affetto i suoi migliori amici. Quel-
la sera, il 4 gennaio 1997, Steve era tor-
nato alla sede di Microsoft. Con lui ce-
rano due persone. La prima si chiamava
Gil Amelio ed era il numero uno di Ap-
ple. Steve la gente come Gil la definiva
cos: Tutti arrampicatori sociali. Gil
non dava problemi. Steve parlava, lui
eseguiva. Pochi mesi dopo Gil sarebbe
andato via. Dallaltra parte Steve aveva
Heidi Roizen. Gil laveva ingaggiata per
fare da tramite tra la Apple e la Micro-
soft, tra Steve Jobs e Bill Gates. Steve co-
nosceva gi da tempo Heidi. La conosce-
va da dieci anni, quando Heidi era anco-
pensi al progresso, al computer, alla rou-
tine, al lavoro, alla posta, a Internet, al-
la scrivania, le cartelline, il desktop, la
stampante, la tastiera e pensi a Gates,
pensi a Microsoft, pensi alla routine, ai
chip, ai computer, ti colleghi, apri il file,
cambi il desktop, un giorno, un intero
giorno sul computer, ascolti musica, ve-
di un film, scarichi la posta, on oppure
off, acceso oppure no, ora basta con que-
sto computer, e poi lo spegni. Pensi a Mi-
crosoft e non ti ricordi se il computer
bianco o giallo, se il desktop ha le nuvo-
le oppure no, se le icone sono grandi o
piccole, se la tastiera ovale o rettango-
lare. Pensi a Microsoft e pensi a Bill Ga-
tes, ai soldi, alla beneficenza, al colosso,
alluomo pi ricco del mondo, a quello
pi generoso, pi rassicurante, i capelli
ordinati. Pensi alle foto di Gates da gio-
vane, gli occhiali enormi, il sorriso da
studente secchione, i dentoni di fuori.
Pensi a Microsoft e pensi alla routine,
on oppure off? Pensi a Apple e, invece,
pensi al colore. Pensi al fuoriclasse, non
pensi al mediano (fortissimo) che non
salta mai una partita. Pensi ad Apple e
pensi subito a Steve Jobs, alla maglietta
nera a collo alto, alliPod infilato nelle
orecchie, lo schermo enorme dietro alle
sue spalle, il grande evento, la grande
presentazione. Microsoft si compra per-
ch si deve comprare, Apple si compra
perch non si pu far a meno di com-
prarla, di provare il nuovo computer,
quelle cuffiette, quelliPod, quel costu-
mino in pelle con il lettore in mezzo al-
le mutande, quel portafoglio con liPod
nano, quel lettore incastrato in mezzo al
porta documenti, quelliPod sulle scar-
pe o sulla lampada o sulla cravatta. Con
Gates e con Microsoft non cos. Apple
significa Jobs, Microsoft invece non so-
lo Gates. E per questo che Gates (che fi-
no al 1987, come riportato dal New York
Times, utilizzava nel suo ufficio un Ma-
cintosh) pu dire senza troppi problemi
che dal prossimo anno si occuper di al-
tro, che dal luglio 2008 si occuper di be-
neficenza e un po meno di Microsoft
senza creare troppi problemi a Micro-
soft. Ed per questo che, come stimato
dallanalista di Piper Jaffray Gene Mun-
ster, senza Jobs, Apple cadrebbe in bor-
sa del 25 per cento. Cio, senza Jobs Ap-
ple non sarebbe pi Apple. Senza Gates
Microsoft sar ancora Microsoft.
Dieci anni dopo quel 4 gennaio di
ventanni fa, Microsoft stava per investi-
re 150 milioni di dollari nella Apple. Ga-
tes avrebbe prodotto software per il Ma-
cintosh per i successivi cinque anni. Ste-
ve entr nella stanza dove era seduto
Bill. Inizi a parlare, si alz in piedi,
spiego a Bill perch il mercato era tutto
loro, perch avrebbero potuto conquista-
re il mondo, perch avrebbero potuto
prendere tutto quello che volevano, loro
due, cinquanta uno, cinquanta laltro.
Bill rimase affascinato, disse che quel-
luomo era incredibile, davvero incredi-
bile. Disse che come venditore era un ve-
ro maestro, che cera molto da imparare
da Steve, se non fosse che Microsoft ave-
va il 97 per cento del mercato mentre
Apple aveva il tre per cento. Ma era un
dettaglio, niente di pi. Otto mesi dopo
Steve divent direttore generale ad inte-
rim della Apple e si trasfer nel piccolo
ufficio accanto alla sala riunioni del con-
siglio di amministrazione. Le azioni in-
tanto erano salite a trentadue dollari, au-
mentando del ventitr per cento in un
solo giorno. Bill era gi diventato luomo
pi ricco del mondo, Steve no (anche se
ora, secondo la rivista Forbes, Jobs il
quarantanovesimo pi ricco del mondo).
Steve voleva semplicemente provare a
cambiarlo il mondo e continuava a ripe-
tere: Datemi una tastiera, una tastiera
alla volta e ve lo cambier davvero il
mondo. Steve, non appena fu nominato
direttore generale, inizi a girare senza
scarpe e senza calzini nella sede di Ap-
ple, fece cambiare tutte le penne della
cancelleria, ed era serio, estremamente
serio. Che ci fai tu qui?, chiese al suo
vecchio amico Wharton, che era stato as-
sistente di Gil. Steve lo conosceva bene
Wharton, sapeva bene quante lauree
aveva e Wharton di lauree ne aveva tre.
Sto imballando le mie cose, me ne va-
do, disse Wharton. E Steve. Vuoi dire
che non avrai un lavoro? Molto bene, ho
proprio bisogno di qualcuno che mi fac-
cia del lavoro di merda e Wharton rima-
se l in ufficio. Quella fu la prima assun-
zione di Steve, prima che Steve decides-
se di cambiare la Silicon Valley e riu-
scendo in solo tre anni (nellottobre del
1998) a rivoluzionare la gi rivoluziona-
ria Apple, portandola per la prima volta
a tre trimestri consecutivi di utili (si par-
lava, allora, di cifre vicine ai 105 milioni
di dollari). Jobs aveva unidea pi che un
gran computer. Ed proprio con unidea
che Jobs ha creato liTunes, liPod, liTv
e liPhone. Con un piano geniale, pi che
costoso, grazie al quale, ad esempio, in
novanta giorni riuscito a vendere 450
mila scarpe Nike con iPod incorporato e
grazie al quale riuscito ad assicurarsi
il settanta per cento del mercato degli
mp3 nelle macchine americane quando
il mercato degli mp3 nelle auto america-
ne non era ancora neanche partito. Cos,
solo con un progetto, nato a Cupertino
ma che poteva nascere, per dire, anche a
uno Steve Jobs di Frosinone. Perch
Jobs ha fatto molti errori, ha pagato, ha
presentato un progetto che si chiamava
Lisa e che aveva lo stesso nome della pri-
ma figlia che non voleva riconoscere per-
ch sua solo al 94 per cento. Jobs ha
anche sbagliato, ma non si mai ferma-
to. Dopo il progetto Lisa (che stato un
fallimento), Jobs non ha pi smesso di
essere la rock star della Silicon Valley,
non ha pi smesso di creare un impero
che comincia con la Mela, comincia con
Apple ma non si ferma a Cupertino. Ste-
ve ha fondato Apple ma ha praticamen-
te fondato anche la Pixar ( entrato po-
chi mesi dopo che Lucas aprisse lufficio
a Emeryville inCalifornia), che ha avuto
il suo momento di maggior successo pro-
prio quando ha messo in pratica tre in-
tuizioni di Steve, tre cartoni animati co-
me Nemo, Toy Story e Gli Incredi-
bili. Poi, il 24 gennaio dello scorso anno,
la Disney ha comprato per 7,6 miliardi di
dollari la Pixar di cui Jobs era azionista
di maggioranza con il 50,6 per cento. Do-
po la fusione Jobs diventato azionista
numero uno di Walt Disney, societ di
cui ora consigliere direttivo (il Ceo di
Disney si chiama Robert A. Iger). Ma di-
re Disney pi Jobs significa ovviamente
dire Disney pi Apple. E questo cosa si-
gnifica? Significa che Jobs ha creato un
mercato di convergenze piuttosto impor-
tante, e dato che Apple ora anche un
po televisione (grazie alliPhone e grazie
alliTv) non certo difficile immaginare
uno scenario futuro in cui Apple potreb-
be trasmettere sugli schermi del suo
iPhone i film e lo sport prodotti dalla Di-
sney (Disney proprietaria anche del ca-
nale sportivo Espn sport).
Jobs partito da un sogno, dal suo fa-
mosissimo garage di San Francisco dove,
assieme allamico Stephen Wozniak, uti-
lizz i primi programmi, progett i primi
Il dito medio, la musica, i film, gli
acidi, lIndia e lIbm. Ventanni fa
Jobs torn ad essere il numero uno
dellazienda di Cupertino
Un anno fa la sua Pixar stata
acquisita dalla Walt Disney, societ
in cui il cinquantunenne di Palo
Alto ora azionista di maggioranza
Candida Hofer, Weimar, Herzogin Anna Amalia Bibliothek, 2004 (foto tratta dal catalogo Biblioteche di Candida Hofer)
B
asta un click e scarichi vino dannata. Gratis. Cer-
to, si trattava di una burla, ma anche il sito www.ter-
redelchianti.it, che con quello slogan etilico promette-
va di tramutare il computer in damigiana, ha avuto i
suoi momenti di gloria durante la sbronza da new eco-
nomy allitaliana. Gi, di fronte alle mirabolanti avven-
ture e allaccumulo di ricchezze dei due ragazzotti di
Google, che fine ha fatto da noi la new economy? E
scomparsa tra fallimenti miliardari, affondata come un
Titanic per risparmiatori in gita premio. Nessuno ne
parla pi. Quasi fosse un catalizzatore di sfiga, come ai
tempi dellausterity da crisi petrolifera era la Nsu Prinz,
specie se di livrea verde e guidata dal classico anziano
con cappello in testa. Tua!, i ragazzi se la passavano
luno contro laltro per esorcizzare il mostro. Anche quel
catorcio bicilindrico, prodotto nellarea tedesca di
Neckarsulm e noto da noi come saponetta o vasca da
bagno, sarebbe andato a ruba se solo a qualcuno fosse
venuto in mente di ricicciarlo via Internet con una pic-
cola aggiunta nel marchio: Nsu Prinz Net. Il grande
bluff dellabbuffata tecnologica, perch di questo si
trattato nella maggior parte dei casi, si basava sulleffet-
to moltiplicatore che riscuotevano di quei tempi la
chiocciolina, il vu-vu-vu o il punto-it.
A met 99, londa proveniente dagli Stati Uniti per
lesplosione del Nasdaq, il mercato americano dedi-
cato ai titoli hi-tech, investe (con ampio ritardo, come
un colpo di coda) anche la Borsa italiana. Nasce il
Nuovo Mercato, un paese dei balocchi dal quale gli in-
vestitori professionali si tengono alla larga lasciando
libero pascolo al cosiddetto parco buoi, i risparmiato-
ri retail abbagliati dagli enormi e facilissimi guadagni
e, poco tempo dopo, con lo scoppio della Bolla, lascia-
ti a piangere in mutande. Landamento del mercato
viene misurato dallindice Numtel, una specie di raz-
zo macina record. Il primo a salire sullastronave mi-
lanese Pietro Pozzobon. Questi, aveva un sogno: gli
aeroplani. Da bambino correva fino allaeroporto e ne
seguiva affascinato la scia dei reattori. Il lavoro alla
Aermacchi di Varese era stato il suo sbocco naturale,
ma il vero volo lo intuir parecchi anni pi tardi
era quello virtuale, il commercio elettronico. Cos, il
17 giugno 1999, la sua azienda, la Opengate, debutta
nel nuovo recinto borsistico. Un successone, giocato
in solitaria per ben quattro mesi. Poi arrivano Tisca-
li, Prima Industrie, Tecnodiffusione, Finmatica e la
Poligrafica San Faustino, il cui merito principale in
quel periodo scegliere il Nuovo Mercato e non il li-
stino principale per quotarsi in Borsa.
Di web e cibernetica c poco o nulla: la San Fausti-
no produceva e produce stampati commerciali ed eti-
chette adesive per bottiglie e imballi alimentari. Una
tipografia grande, ben organizzata e moderna ma sen-
za offesa pur sempre una tipografia nata sotto il segno
pi artigianale della old economy: carta e calamai,
inchiostri e linotype. Al momento della quotazione, me-
rito dei consulenti o dei proprietari, la vecchia tipogra-
fia diventa per magia una printernet company. Un lo-
go senza alcun significato pratico ma la trasformazione
degna del miglior Fregoli e fa la differenza. (A propo-
sito, la Poligrafica San Faustino di propriet del si-
gnor Frigoli). Cosa dire allora di Basicnet? Anchessa
viene presa di mira per quel net finale quando in
realt si distingue di pi allombra della Mole perch
si occupa di cotone e tessuti e fornisce le magliette con
il marchio Robe di Kappa alla Juventus. Fuori dai bor-
sini delle banche gli ex Bot-people si disperano: Ho vi-
sto quello che hanno fatto Tiscali e Finmatica, non pos-
so farmi scappare e-Biscom, commenta (dalle crona-
che dellepoca) Elisabetta M., una settantenne traditri-
ce dei titoli di stato davanti allo sportello della Comit
in Piazza della Scala a Milano. Il Numtel tocca il tetto
a quota 18.363 nel marzo 2000. A maggio dello stesso an-
no vale gi la met, per terminare sotto i 5.000 a dicem-
bre. La discesa verticale prosegue per tutti i mesi se-
guenti fino a bruciare larrosto che in verit era solo fu-
mo fin dallinizio. Il patrimonio totale a fine 2000 di
sette miliardi di euro (14mila miliardi del vecchio co-
nio) con solo sei societ al listino, a fine 2001 il dop-
pio, per con 45 aziende quotate. Quando la Borsa ita-
liana tre anni dopo seppellir il Nuovo Mercato, e il
Numtel, sul terreno resteranno molte macerie.
In realt qualcuno prova anche a mettere in guardia
la gente comune e la gente daffari. In Parlamento si
tengono alcune sedute di ricognizione del Comitato di
controllo sui servizi di sicurezza per una possibile,
molto probabile, infiltrazione della criminalit nella
new economy per riciclare il denaro sporco. Cassan-
dre inascoltate. A distanza di sette anni e mezzo dal de-
butto, nel febbraio 2007, si scoprir per esempio che
nel crac Opengate (s, la prima debuttante al ballo del
Numtel fallita nel 2003) fondi per milioni di euro so-
no stati dirottati verso societ decotte o consociate inat-
tive. Mentre il governatore della Banca dItalia, Anto-
nio Fazio, si distrae con il gioco (taroccato) dellopa
bancaria, dagli uffici di vigilanza parte un telex verso
gli istituti di credito: Prima di concedere finanziamen-
ti alle aziende della new economy prego valutare atten-
tamente il merito creditizio. Stop. Il messaggio chia-
ro: le imprese nate sulleuforia internettiana rappre-
sentano una risorsa potenziale di sviluppo ma il rischio
del flop.it assai pi alto. Lappello cade nel vuoto,
anche perch il nemico ormai in casa, tra i colletti
bianchi: il simbolo della malafinanza organizzata del-
lera virtuale italiana infatti la Bipop. La parabola tra
risultati deccellenza e caduta agli inferi impressio-
nante: la banca bresciana sale ai vertici delle gradua-
torie di capitalizzazione grazie allirresistibile forza
commerciale sul web con il lancio di Fineco Bank, la
pi innovativa piattaforma telematica per le operazio-
ni bancarie e finanziarie. Poi sboom, il crollo in Borsa
nellottobre 2001 e la scoperta di 250 conti intestati ad
altrettanti clienti privilegiati e i bilanci sottosopra.
Eppure, anche dallestero giungono svariati campa-
nelli dallarme sulle web-trappole, sulla miriadi di siti
aperti solo nella speranza di far gola alle multinaziona-
li pronte a sborsare grosse cifre pur di fare massa cri-
tica. Sembrano fenomeni troppo lontani per noi, fino
a quando agli analisti di casa capita dimbattersi in
Boo.com, una boutique online fondata da due ram-
panti ventottenni, Kajsa Leander (ex modella) ed Ern-
st Malmsten (ex critico letterario). I due, dopo aver at-
tratto finanziatori del calibro di Bernard Arnault, pa-
tron della Louis Vuitton, della banca daffari Jp Morgan
e della finanziaria 21 Inv
ton, prosciugano la cassa
te bruciava un milione
gono gi, come pedine d
quel momento sulla cres
sia dei servizi o prodotti
toria per top manager),
esotica), Carorder, dream
rie automobilistiche plur
fino il dottor Koop (drKo
rurgo, paladino delle cr
ventato miliardario in ci
sdaq. Ma la mania conti
dellOceano. Le quotazio
autorizzano a pensare ch
ru con il trucchetto de
da Telecom Italia e rive
re in Borsa un quinto de
va un granch), un decim
gas, Mondadori o Autogr
Daltra parte, nella co
potuto) accumulare fort
esempio, chi uscito in t
lex presidente di e.Bisc
duto la sua quota della s
prometteva di far divent
dEuropa. Laltro grande
uscita in questi giorni. Al
meccanismo del lock-up
tale dellazienda senza p
svanire le ingenti ricchez
ra single ed era pazza di Steve. Steve
aveva ancora i capelli lunghi, Heidi vo-
leva uscire con Steve, Steve voleva cono-
scere Bill ed Heidi conosceva la ragazza
con cui usciva Bill Gates (si chiamava
Ann Winblad, era una delle amiche pi
care di Heidi). Steve, Heidi, Bill e Ann si
incontrarono per la prima volta al Four
Season Clift Hotel, a due passi da Union
Square a San Francisco. La serata fin
molto male, Steve litig con tutti, Bill
non capiva chi era Steve e tutti e due la-
sciarono le ragazze da sole.
Steve Jobs non un tecnico, non un
ingegnere, non laureato, non un pro-
grammatore, non uno scienziato, non
un imprenditore e non uno smanet-
tatore come lo era Bill Gates. Steve
Jobs semplicemente un genio. Jobs
ha cambiato il mondo della tecnologia
con una rottura, con il marketing, con il
design, con unidea e riuscendo a crea-
re attorno a un singolo prodotto una ve-
ra e propria identificazione sociale.
Steve Jobs ha fondato Apple, ha creato
liPod, ha creato liPhone e ha creato
liTv. Ha creato un mito, non ha creato
un prodotto. Aveva i soldi per diventa-
re un genio di massa, un fenomeno pop,
un mago del consumo. Ma Jobs non vo-
leva questo, non voleva diventare il pi
ricco o il pi famoso. Voleva essere so-
lo il pi bravo, il migliore di tutti.
Succede che pensi alla tecnologia,
Ricordate la new economy italiana? Cera chi voleva trasformare il comp
NDO IN UNA SCARPETTA DA GINNASTICA
ci ha aggiunto il colore, la voce, la musica, le immagini. Poi ha inserito liPod nelle Nike
ANNO XII NUMERO 35 - PAG VII IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 10 FEBBRAIO 2007
computer, fumava moltissimo, provava
anche gli acidi (in unintervita rilasciata
nel libro What the Dormouse Said,
Jobs racconta che lLsd stata una delle
due o tre cose pi importanti fatte nel
corso della sua vita), ascoltava Bob Dylan
(Steve va pazzo per Bob Dylan e pare
che, durante i primi sei mesi passati al
Reed College, ebbe anche una relazione
con lallora compagna di Dylan, Joan
Baez) e dove per la prima volta, leggendo
il nome della casa di produzione dei
Beatles (lApple Corps Project, di cui for-
se gi la prossima settimana per la prima
volta nella storia potrebbe iniziare a di-
stribuirne le canzoni), pens a come
chiamare il suo piccolo gioiellino: come
una apple, come una mela.
Scrivono Roger McNamee, finanziere,
opinionista e ora consulente di Bono de-
gli U2, e il giornalista Alan Deutschman:
Steve Jobs la personalit che meglio
rispecchia la Silicon Valley. Levoluzione
di Steve Jobs andata di pari passo con
quella della Silicon Valley. Negli anni
Settanta e nei primi anni Ottanta Steve e
la valle erano dei ragazzi terribili che fa-
cevano le pernacchie ai giganti. Ma en-
trambi persero slancio sul finire degli
anni Ottanta, quando nuove potenze
emersero altrove: la Microsoft a Seattle,
la Dell e la Compaq in Texas, poi verso la
fine degli anni Novanta torn Steve e il
nord della California divenne il centro
nevralgico della riserva tecnologica.
LiPod stato il colpo pi importante
messo a segno negli ultimi anni da Jobs.
Jobs, al contrario di quel che si pu pen-
sare, non ha mai fatto una corsa per inse-
guire Microsoft. Apple inseguiva solo Ap-
ple. Ma con liPod poi cambiato tutto.
Con il lettore di musica digitale, Jobs ha
attualmente l80 per cento della quota di
mercato degli mp3 (ma nel solo periodo
che va dal 19 novembre al 23 dicembre
Apple avrebbe conquistato il 57,3 per
cento del mercato e oltre il 15 per cento
in pi rispetto allo scorso anno, anno in
cui era gi arrivata al 42 per cento). Ora
sono gli altri che inseguono Apple, sono
gli altri che provano a togliere utenti al-
liTunes e possibilmente anche alliPod.
Inseguono tutti perch tutti vogliono con-
trollare il mercato della musica digitale.
Insegue Bill Gates con il suo Zune, inse-
gue Google grazie a You Tube, insegue
Murdoch con MySpace.
Per comprendere per quale motivo
sia cos importante il mercato della mu-
sica digitale basta capire che cosa si pu
fare oggi con liPhone, il gioiello lancia-
to da Jobs allinizio dellanno. Con
liPhone si pu ascoltare la musica, si
possono scrivere e-mail, si possono in-
viare messaggi, si possono vedere video
e magari anche film. Con liPhone si pu
anche telefonare. Questa si chiama con-
vergenza e la convergenza al centro
dei nodi che girano attorno al mondo
delle nuove tecnologie. Ma la musica
solo un pretesto, come il calcio con il di-
gitale terrestre. Per poter fidelizzare un
cliente su un prodotto occorre prima tro-
vare un oggetto di consumo particolar-
mente accattivante e particolarmente
conveniente. E, in questo momento, chi
controlla la musica controlla anche i di-
spositivi con cui attualmente si ascolta
per lo pi musica ma con cui in futuro si
potr fare davvero di tutto, dice al Fo-
glio il professor Alberto Marinelli, do-
cente di nuove tecnologie allUniversit
la Sapienza di Roma. Steve ora torna-
to a essere quello che era quando aveva
cominciato, quando a ventanni voleva
cambiare il mondo e quando a ventuno
il mondo lo cambi davvero.
Steve non ha mai avuto un buon rap-
porto con chi prova a parlare di lui o con
chi prova a raccontare la sua vita. Non
come Bill, sempre friendly, o come i due
sorridenti fondatori di Google, Larry Pa-
ge e Sergey Brin. Quando Steve incontra
un giornalista lo chiama e prende un ap-
puntamento, Steve lo fa aspettare venti
minuti, mezzora, anche unora. Poi d il
permesso, lo fa entrare in sala, non alza
neppure lo sguardo, continua a leggere i
giornali, hello, please tell me, comincia
lintervista, ma Steve le pagine continua
a sfogliarle comunque. E sempre stato
cos, Steve. Quando fond Apple e quan-
do usc da Apple. Quando fond Next e
quando usc da Next, quando torn in
Apple, quando era in crisi e quando non
lo era pi. Nel 1995 la redazione di New-
sweek stava preparando una lunga in-
chiesta sui cinquanta uomini pi impor-
tanti del mondo in campo tecnologico. Di
fronte al tavolo ovale della sede newyor-
chese, si alza la giornalista Katie Hafner,
che dieci anni dopo avrebbe scritto una
delle tantissime biografie su Steve. Katie
chiede di poter parlare e dice: E Jobs,
dove lo mettiamo Jobs?. I suoi colleghi,
tutti insieme, rispondono: Sorry, who is
Jobs?, Chi Jobs?, chiesero. Quattro
anni dopo Vanity Fair aveva per gi
promosso Steve dal numero quattordici
al numero sette della classifica degli uo-
mini pi potenti degli Stati Uniti. Steve
era rinato, era tornato a Cupertino. Il di-
rettore di Vanity Fair gi allora si chia-
mava Graydon Carter e diceva che Steve
era il manager X, aveva il carisma, il
fascino, aveva tutto quello che serviva.
Ma Steve (come ricorda Alan Deutsch-
man nel libro I su e gi di Steve Jobs)
in quel numero di Vanity era descritto
prima cos: Il quarantaquattrenne Jobs,
noto per la sua intolleranza verso i buz-
zurri, cio tutta la gente meno intelligen-
te e meno sveglia di lui, durante una riu-
nione espresse il suo sconforto versando
un bicchiere dacqua sulla testa di uno
dei dipendenti. E, sempre Vanity Fair,
raccontava che durante un colloquio di
assunzione con una giovane, a cui si pre-
sent indossando calzoncini corti senza
aver nulla sotto, allarg distrattamente
le gambe mettendo in mostra la sua mer-
ce davanti allingenua postulante. Ste-
ve non grad, non grad affatto e nella
successiva intervista che rilasci pochi
giorni dopo il suo quarantaquattresimo
compleanno, alla prima occasione si ri-
fece cos: Allora Jobs, cosa farebbe se
potesse tornare indietro e dare un con-
siglio alla persona che lei era ventanni
fa?, gli chiese un giornalista di Wired.
E lui. Cosa non rifarei? Niente intervi-
ste cretine, non ho tempo per queste
stronzate filosofiche. Sono una persona
molto occupata, io.
Steve non ama ricordare il suo passa-
to e non ama particolarmente ricordare
che quando aveva ventanni aveva fonda-
to Apple, che in dieci anni Apple era di-
ventata unazienda da 2 miliardi con ol-
tre duemila dipendenti, ma non gradisce
raccontare che a un certo punto voleva
abbandonare tutto, voleva andare via e
aveva iniziato a odiare anche la Silicon
Valley. Ed per questo che Jobs tiene
sotto controllo tutto ci che in America
parla di lui. Ed anche per questo che
Steve ha censurato diverse biografie
(lultima stata quella che si intitola
Steve Jobs, Icon or I con?, che tradotto
significa: Steve Jobs, unicona oppure
una truffa?, subito ritirata da tutti gli
Apple store del mondo). Ma ci sono an-
che altri momenti della sua vita che Ste-
ve non ricorda volentieri. Uno di questi
il giorno in cui Steve nacque. Era il 24
febbraio 1955 e la madre aveva gi orga-
nizzato tutta la vita del figlio. Steve dove-
va studiare, doveva andare al college, do-
veva lavorare bene, doveva avere i soldi
e per questo non poteva rimanere con
lei, dato che era ancora una studentessa.
Aveva organizzato tutto, la mamma ave-
va preso accordi con una coppia ricca e
piuttosto colta. Erano daccordo su qual-
siasi cosa, sui soldi, sulluniversit, sugli
studi, tranne che su una cosa. I due vole-
vano una bambina, Steve invece era un
maschietto. Fu per questo che i due ge-
nitori adottivi non presero Steve e Steve
fin con i secondi di quella lista di geni-
tori adottivi. Erano due genitori poveri e
neanche laureati.
Steve non ama parlare del suo passa-
to, non ama parlare del tumore che nel
2004 lo colp al pancreas ma non ama
nemmeno parlare di tutto ci che non ri-
guardi le idee, i progetti, i suoi piani. Po-
che settimane fa per, dopo unindagine
sulle stock options della Apple, Steve
Jobs si cacciato nei guai e a molti gior-
nali non parso vero poter spettegolare
su Steve. Cosa successo. Apple ha sco-
perto che circa 6.500 stock options erano
state retrodatate. Il periodo quello che
va tra il 1997 e il 2002. Quei soldi che era-
no usciti fuori dalle casse Apple avevano
creato un buco da 84 milioni di euro. Lo
Candida Hofer, Strahovska knihovna (2004), Biblioteca centrale di Praga (foto tratta dal catalogo Biblioteche di Candida Hofer). In basso un ritratto di Steve Jobs
vestimenti della famiglia Benet-
a. Boo.com risulter a cose fat-
e di dollari alla settimana. Ven-
i domino, migliaia di siti fino a
sta dellonda grazie alla fanta-
offerti: dressmart (abiti di sar-
clickmango (vendita di frutta
mlot e autoallies (concessiona-
rimarche). Scivola nel crac per-
oop.com) anziano e stimato chi-
rociate antifumo negli Usa, di-
inque minuti allesordio al Na-
inua a crescere di l e di qua
oni delle varie Tiscali di turno
he ci sia sostanza se Renato So-
el traffico telefonico comprato
nduto sottocosto riesce a vale-
ella Fiat (allepoca non ci vole-
mo delle Generali e pi di Ital-
rill.
orsa alloro c chi ha saputo (o
tune (o ulteriori fortune). Per
tempo come Francesco Micheli,
om che nel marzo 2000 ha ven-
societ (oggi Fastweb) che si ri-
tare Milano la citt pi cablata
e azionista, Silvio Scaglia, in
ltri non sono riusciti a evitare il
che li teneva vincolati nel capi-
poter disinvestire e hanno visto
zze prenotate con la quotazio-
ne. Comunque, le disfatte sono state tante e molto rumo-
rose, sia che avessero parentela stretta col web, sia che
ne fossero del tutto estranee salvo lappartenenza furbet-
ta e protetta al club Numtel, come Gandalf, la compagnia
aerea che prendeva il nome dal film sul Signore degli
Anelli ed miseramente fallita senza centrare lobietti-
vo di imporsi nei voli di lusso. Lelenco lungo e com-
prende ePlanet, Freedomland e la Finmatica di Pierlui-
gi Crudele, finita gambe allaria portando con s una fo-
to ingiallita, scattata quando al debutto a Piazza degli Af-
fari il 24 novembre 1999 strapp un prezzo record del 500
per cento superiore a quello di collocamento. E quanti
disastri in rete anche fuori dal Numtel: qualcuno ricor-
da lastminutetour? Il giocattolo vacanziero della fami-
glia Tanzi era in realt un pozzo senza fondo, scoperto
solo quando sprofondato il sistema Parmalat. Disillu-
sioni e sfiducia hanno chiuso a fatica lera dei portali
della mozzarella, del prosciutto, delle olive ascolane e
persino dei tecnocimiteri con tanto di e-mail per mante-
nere i contatti con il caro-estinto. Si chiuso un gigante-
sco supermercato online del bidone, si aperto il vero
pianeta della comunicazione globale. Adesso su Internet
si torna a correre allinsegna dei blog, delle community
e di Google, ma anche degli affari: si compra e si vende
di tutto, da qualsiasi parte del mondo e con una buona
dose di sicurezza. Guai, per, a rievocare la new eco-
nomy. E se si dovesse capitare per sbaglio in un qualsia-
si ciaoweb (ricordate lo sfortunato portalone lanciato
dalla Fiat?) meglio passarlo ad altri prima che diventi di
nuovo un addioweb.
Fabio Dal Boni
scandalo si fatto poi pi pesante per-
ch non soltanto Jobs nel 2001 aveva con-
vertito cinque milioni di azioni, ma an-
che la sua vecchia Pixar era stata travol-
ta da un problema praticamente identi-
co. Jobs poi stato assolto, anche se non
con formula piena. Ma in quei giorni uno
dei primi a difendere Jobs stato Al Go-
re, ex vice presidente degli Stati Uniti,
ex candidato democratico alla Casa
Bianca nel 2000. Al Gore una pedina
molto importante nel panorama dei nuo-
vi media statunitensi. Gore fa parte del
board of directors di Apple ed senior
advisor di Google. Gore molto legato a
Eric Schmidt, numero uno di Google,
nonch uno dei massimi finanziatori dei
democratici. Anche Schmidt, da qualche
mese, entrato a far parte della squadra
di Apple e la sua presenza condiziona
non poco lorientamento politico sia di
Jobs sia della sua societ.
Ma il rapporto tra i liberal americani
e uno dei principali volti della new eco-
nomy (e non solo di quella, perch Apple
ovviamente anche altro) va al di l del
singolo triangolo Schmidt-Gore-Jobs. Ste-
ve Jobs, continuamente corteggiato dagli
stessi democratici, si avvicinato al mon-
do della politica pi volte. Dal 1996 Jobs
assieme alla moglie Laurene, ha versato
250 mila dollari nelle casse dei democra-
tici. Nel 2004 stato consigliere economi-
co nel corso della campagna elettorale di
John Kerry e otto anni prima, nel 1996,
aveva conosciuto Bill Clinton proprio al-
la fine del suo primo mandato. Clinton,
insieme con Hillary, and in California a
cena da Jobs, nella sua casa di Palo Alto
e raccontano l non si parl solo di
computer. Pochi mesi dopo Steve fu invi-
tato dai Clinton alla Casa Bianca e, dopo
aver cenato, fu ospitato nella famosissi-
ma Lincolns bedroom. Steve alla Casa
Bianca cera gi stato una volta, quando
Ronald Reagan nel febbraio del 1985 gli
consegn la National Technology Medal.
Steve, tra laltro, aveva gi conosciuto an-
che Franois Mitterrand durante un
pranzo di gala in California. Fu proprio
lex presidente francese a invitare Jobs
a pranzo e tanto per ricambiare la corte-
sia, una volta arrivato al pranzo, Steve
disse a Mitterrand: Potreste cucinarmi
un po di pasta per favore?.
Oltre a Kerry, Al Gore e Clinton, nel
2006, il San Francisco Chronicle (pren-
dendo spunto anche dalla grande amici-
zia tra Jobs e Jerry Brown, ex governato-
re della California) dedic un lungo arti-
colo per spiegare quali erano gli intrec-
ci che avrebbero portato Jobs a candi-
darsi come governatore proprio della Ca-
lifornia. Era unidea poi non se ne fece
pi niente. Jobs per non ha fretta. Ma
anche se chi lo conosce bene dice che in
testa ha ben altre intenzioni, Steve i suoi
rapporti politici continua a coltivarseli
con una certa attenzione. Pochi giorni
dopo le elezioni di mid-term, sembra che
Steve sia stato adocchiato in una stanza
riservata nel ristorante thailandese di
Los Gotos, a Washington. Attorno al tavo-
lo erano in tre. Lui, Al Gore e Nancy Pe-
losi, futura speaker democratica alla Ca-
mera e dal 1987 rappresentante dellotta-
vo distretto della California in Canaa.
Con Nancy, Steve tra laltro condivide
la passione per il gruppo musicale dei
Greatful Dead. Steve, dice chi lo conosce
bene, se proprio deve farlo, se proprio
deve entrare in politica, non si acconten-
terebbe di essere un governatore qual-
siasi o un senatore qualsiasi. Steve vor-
rebbe, e non uno scherzo, proprio la
Casa Bianca. Qualche anno fa il suo ami-
co William Foster, cos un po per gioco,
ha fatto un tentativo, ha provato a vede-
re cosa poteva succedere e ha lanciato
per pochissimi giorni il sito Steve Jobs
for President. La notizia stata subito
ripresa da Wired che dopo dieci minuti
aveva ricevuto diecimila click, centinaia
di e-mail e tantissime proposte di dona-
zioni a supporto della presunta campa-
gna per Jobs. Fu una provocazione, come
fu una provocazione quella del giornale
tedesco Die Welt che nel 2005 dedic un
lunghissimo articolo per spiegare per
quale motivo Bush fosse diventato lo Ste-
ve Jobs della politica. E possibile, dav-
vero possibile che siano tutte provocazio-
ni; ma intanto, caso strano, su Internet
stato registrato un sito piuttosto curioso:
si chiama jobsforpresident.org, esiste
da quattro anni, scadeva nove mesi fa e,
chiss se solo un caso, Jobs, quel sito,
lo ha rinnovato anche questanno, pro-
prio qualche settimana fa.
Nel 1996, dopo aver chiesto un
piatto di pasta a Mitterrand, stato
ospite di Bill e Hillary Clinton a
Washington, alla Casa Bianca
puter in una damigiana
APPLE stata fondata da Steve Jobs
e Steve Wozniak il primo aprile del 1976.
Nel gennaio del 1984 la societ rilasci
il primo Macintosh.
PIXAR stata creata da George Lu-
cas nel 1986 e nello stesso anno stata
comprata da Jobs per dieci milioni di
dollari. Nel gennaio del 2006 stata ac-
quistata dalla Walt Disney.
NEXT era una societ che si occupa-
va dello sviluppo dei software e degli
hardware. Next nata nel 1985 su idea
di Steve Jobs ed fallita nel 1996.
IPOD il lettore di musica digitale
pi famoso del mondo. Il primo model-
lo di iPod stato rilasciato nel 2001.
ITUNES il programma creato da
Apple per riprodurre canzoni, video e
film e per poter poi scaricare i file com-
pressi (in mp3) allinterno delliPod.
ITV un ricevitore senza fili con il
quale possibile collegare televisione e
computer. E il primo esempio di con-
vergenza tv-Internet creato da Apple.
IPHONE levoluzione delliPod. E
nello stesso tempo un lettore musicale,
un telefonino cellullare e un palmare
con connessione Internet.
Le creazioni di Steve
La sua evoluzione andata di
pari passo con quella della Silicon
Valley. Steve era diventato il centro
nevralgico della riserva tecnologica
ANNO XII NUMERO 35 - PAG VIII IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 10 FEBBRAIO 2007
di Alessandra Iadicicco
S
iccome sa di sale lo pane altrui, ave-
va imparato a proprie spese laligero
poeta, te lo servono nudo, crudo e puro.
Puro sale senza pane. Ammonticchiato
dentro alle ciotole come diamante grez-
zo, quarzo grattugiato, madreperla in
briciole, carbon fossile sfarinato. E pre-
sentato sulla tavola come sul bancone
della gioielleria. Messo in vetrina per
unesposizione si chiamer Salt Exp
quella in programma alla Mostra dOl-
tremare di Napoli dal 3 al 6 maggio fa
limpressione che dovevano fare perle
opali e preziosi sugli occhi di Aladino e
dei quaranta ladroni di Al Bab. Offer-
to allassaggio e alla degustazione fa lef-
fetto che facevano delizie primizie e
ghiotte delicatezze sulla gola e il palato
di Tantalo. Ecco, prendi: una tazza di
gemme. E tutta per te, puoi mangiarne
a cucchiaiate e a saziet. Vacci piano
per: non far che aumentare il tuo de-
siderio e attizzare la tua sete.
Pietosi pi degli dei, invece, i maestri
di cerimonia che, di recente a Milano,
presto a Roma, Napoli e New York, han-
no imbandito il sapido simposio dinvi-
to alla tre giorni partenopea ma alla
fin della fiera napoletana i banchetti
dellExp saranno apparecchiati anche
a Manhattan, Sidney, Londra, Barcello-
na, Francoforte hanno pensato loro
a lenire le pene dei sitibondi convitati.
Hanno sistemato caraffe di bianco
ghiacciato e di acqua fresca vicino alle
scodelle di sale rosso hawaiano, sale ro-
sa dAustralia pescato nelle acque del
fiume Murray, sale bianco immacolato
raccolto a Bali e a Trapani, sale nero co-
me loro trapanato nei giacimenti di Ci-
pro. E offerto coppe di champagne e
sauternes coi bon bon di fine pasto da
mandar gi come caramelle di sale va-
nigliato o affumicato: dolce e pungente
come tabacco aromatico.
Ma, anche con la crema e la schiuma
degli estintori e delle bevande spumeg-
gianti, persiste la sensazione di un che
di trasgressivo, di sacrilego, empio: resta
sulla lingua che pulsa e sulle papille
che pizzicano. Estrarre il sale, infatti
dallacqua di mare, ventre di monte, ve-
na di miniera, bacino di lago, alveo di
fiume, letto di uadi una cosa che si fa
da sempre. Tirarlo fuori dal pane (per
lasciarlo sciocco e sciapo: con rispetto
per Dante e tutta la toscana compagnia)
e dal companatico (che perci sar, di
nome e di fatto, scipito, insipido,
insulso, insipiente, insapore: non
sapr n di me n di te, si dice a Mila-
no), prenderlo e porgerlo cos com,
guardarlo e mostrarlo in international
exhibition, una cosa che non si fa. E
un atto di infrazione, un gesto di provo-
cazione: proposta scandalosa e tentazio-
ne irresistibile cui non si ceder senza
conseguenze. Comunque vada, si pa-
gher salata. E, in tutti i casi, prezzo, co-
sto, SALdo e SALasso saranno prover-
bialmente adeguati alla sostanza che,
sempre presente e sempre invisibile (co-
me lessere parmenideo o heideggeria-
no), sempre sfuggente eppure inaltera-
bile (come il divenire eracliteo o
goethiano), smaniosamente ricercata e
sdegnosamente disprezzata (come il ver-
bo evangelico e apostolico) a tutto quan-
to d valore e sapore.
Voi siete il sale della terra, diceva
Ges ai dodici secondo Matteo, ma se
il sale perde sapore, con che cosa lo si
potr rendere salato? A nullaltro serve
che a essere gettato via e calpestato da-
gli uomini. Daltra parte: A qualcuno
importa se non si vede il sale quando il
cibo saporito? Certo che no! Ma il gu-
sto sta tutto nel sale, domandava e ri-
spondeva monologando col nipotino
nella sua bottega di spezie a Costanti-
nopoli il nonno droghiere protagonista
di Un tocco di zenzero. Un amico
scrittore salace, sagace e sottile , cor-
reggendo e parodiando le battute del
film di Tassos Boulmetis, ha poi ag-
giunto: Il sapore delle spezie, se deci-
di di mettercele, si deve riconoscere. Il
sale devesserci, ma non si deve senti-
re. Postilla imprescindibile, come in
grano salis: per discernere il sostanzia-
le dalleffimero, il fondamento dallor-
namento, il gusto dal decoro superfluo,
lessenza dalla volatile parvenza, il ne-
cessario dallarbitrio capriccioso. E per
ribadire che, fosse solo un granello nel
grano, il sale non deve mancare mai:
devesserci sempre, non si pu farne a
meno. N aggiungerne troppo di pi. Ce
ne va q.b.: quanto basta. E, una volta
tanto, lunit di misura incomputabile
del senso comune definisce il limite al
di sotto e al di sopra del quale si pati-
sce una mancanza, si subisce uninva-
denza. E, scontenti, inappagati, insod-
disfatti, ci si tiene la voglia o la sete.
Perfettamente sciolto, invece, il sale
sparisce e non ci si pensa pi. Chimica-
mente scisso tra Na Cl, il sodio e il cloro,
il segno pi e il segno meno dellacido e
la base che lo compongono, svanisce e
compenetra il cibo (O la vita! senten-
zia il nonno turco come solo a nonno-
con-nipotino si pu concedere di sen-
tenziare: Anche la nostra vita ha biso-
gno di sale per avere pi gusto. Sia il ci-
bo che la vita hanno bisogno di sale).
Poi arrivano quelli che lo cavano fuo-
ri e rompono lincantesimo. Lo tolgono
dalla soluzione e ne fanno un problema.
Lo prendono da parte e, tutti contro uno,
lo fanno precipitare. Lo isolano da mi-
scugli e misture e lo buttano nella mi-
schia di una fiera. Che, per definizione,
se intitolata al sale, tutto potr essere
fuorch una sciocchezza. E se, con in-
tenzione, fa il gioco pericoloso con il cat-
tivo gusto Soperchio sale in cibo bono
nol fa spere, recitava il motto medie-
vale di Jacopone giocando pericolosa-
mente con i doppi sensi del Sal sapien-
tiae di tutto potr peccare fuorch di
scipitezza e dinsipienza. Per imparare
tutto quanto c da sapere sul sale ci
sar tempo con le manifestazioni della
primavera vesuviana: convegni lingui-
stici, conferenze filosofiche, viaggi im-
maginari sulle piste carovaniere e lungo
le vie Salarie, esplorazioni etnologiche,
spedizioni enogastronomiche (il ca-
lendario degli appuntamenti tutto in
www.saltexpo.com). Ma intanto noi, con-
tagiati dai tentatori, siamo gi caduti sul-
la strada della perdizione. Perduta la
beata ignoranza e linnocenza, vediamo
il sale dappertutto. Non riusciamo pi a
vedere dove si possa eliminarlo.
Ce labbiamo nel sangue, nel sudore,
nelle lacrime. Fluisce negli umori del
corpo e impedisce che il cuore delle cel-
lule si disidrati e inaridisca. Suscita il
desiderio sessuale, temevano i sacerdo-
ti dellantico Egitto, che se ne asteneva-
no. Turba gli amorosi sensi, credevano
in passato i latini che dicevano salax
luomo innamorato. Attizza il vigore vi-
rile del macho, sospettava il vecchio Phi-
lip Marlowe che Come fate a essere
sempre cos tosti voi poliziotti di Bay
City?, azzardava rivolto al muso duro di
uno sbirro: Tenete le palle a mollo nel-
lacqua salata o roba del genere?. Ma
questo un trucco che tutte le donne e
le brave massaie conoscono da sem-
pre. Il sale stimola e rinvigorisce. Ravvi-
va il verde delle verdure e il bianco del-
la biancheria. Addensa il gelato e fa
montare rapidamente la panna. Alza la
temperatura di ebollizione dellacqua e
riduce i tempi di cottura delle vivande.
Evita che la pasta si incolli, che luovo
esploda, che i broccoli sbiadiscano. Li-
bero dai fornelli, il sale da cucina, toglie
la ruggine alle ferraglie, le macchie alle
tovaglie, candeggia le lenzuola e inami-
da lorganza. Smalta a vetro le cerami-
che, netta il vimini e il bamb, lustra il
cuoio e gli argenti. Spazza i camini e
spazza la neve. Scioglie il ghiaccio, spe-
gne gli incendi alimentati dal grasso, sal-
da i tubi, sigilla le fessure. Rianima i fio-
ri recisi, uccide la gramigna, soffoca le-
dera del Canada. Fine veleno e farmaco
toccasana, cura la dispepsia e le distor-
sioni, tonifica la pelle, contrasta lipo-
tensione. Frena le vertigini, ridesta dai
mancamenti. Lenisce il mal di piedi,
guarisce il mal di gola, allevia il mal do-
recchi e il mal di denti. Reintegra i mi-
nerali e corrobora i muscoli degli spor-
tivi. Mantiene la linea e la forma: anche
quella di cadaveri, mummie, bestie im-
balsamate e SALme. Conserva i cibi di
ogni latitudine e clima: olive, capperi,
ceci tosti e pistacchi. Salsicce, salami,
salsamenta e salumi: oggi i prosciutti
d.o.c. di Parma come ieri quelli affumi-
cati di Vestfalia da cui lestimatore Mar-
co Porcio Catone prese la sua deno-
minazione. Crauti choucrute e anche
lin-salata: cosiddetta perch amarogno-
la se scondita. Sarde sardine acciughe
del mare nostrum come i pesci veloci
del Baltico rincorsi dai corsari dai pira-
ti e dai barbari. Preserva le unioni e i
contratti: le alleanze divine come le
umane se Un eterno patto di sale strin-
sero con il Signore David e i suoi figli,
registrano nelle Scritture le Cronache e
i Numeri. E se sulla tavola dei patrizi ro-
mani lassenza della saliera, emblema di
un accordo concluso, destava un sospet-
to di latente ostilit.
Liturgico, sacramentale, taumaturgi-
co, il sale suggella i riti, ispira i miti,
sventa e scatena i pii timori di tutte le
culture e religioni. Sparso sulluscio be-
nediceva una casa nuova nella tradizio-
ne ebraica medievale. Raccolto in una
coppa, guidava la processione dei pa-
renti del defunto nel Settecento anglo-
sassone. Deposto in un piatto col pane
accompagnava allultimo viaggio la bara
di un dipartito nel Galles. Da che esiste
il mondo, il sale presenzia alle cerimo-
nie funebri come alle feste del ritorno
della vita, alle devozioni sacre come agli
spergiuri profani. I contadini pagani del
nord Europa lo nascondevano in un bu-
co dellaratro per assicurarsi un buon
raccolto, e ne versavano sullaltare di
Demetra per invocarne grano bianco e
miglio scintillante. Ma in fondo, fino a
tempi di scientifiche escogitazioni, la-
spersione dacqua salata sui cereali si
dimostrata un antidoto eccellente con-
tro il fungo della segale cornuta. I fedeli
olandesi lo infilavano tra le coltri di una
culla per proteggere dal demonio il bat-
tesimando. Ma in fondo fu la profezia di
Ezechiele, che raccomandava di strofi-
nare col sale la pelle rosea di un neona-
to, a giustificare il superstizioso esorci-
smo invalso fino al Rinascimento. Gli at-
tori giapponesi ne cospargevano il palco
del teatro tradizionale per scacciare gli
spiriti maligni. Le ragazze svedesi da
marito ci condivano esagerando un
porridge o una frittata da sogno, da di-
vorare senza bere un goccio dacqua la
sera prima di andare a dormire: per ve-
dere apparire nel sonno il futuro sposo
con una coppa dissetante tra le mani.
Ti amo come il sale, confid la princi-
pessa della leggenda popolare francese
al padre sovrano. Il quale se ne offese a
morte: salvo poi accorgersi che a quel-
lamore, proprio come al sale, non
avrebbe potuto rinunciare se non rinun-
ciando alla sua vita.
Ma cos doveva andare perch ci fos-
se una storia da raccontare. La favola
dellamato bene che, quando si manife-
sta, si dichiara, si fa sentire, porta ma-
le. Lavventura del benefico, dannatissi-
mo chicco che il Flagello di Dio, galop-
pando attraverso lEuropa razziata, gett
sulla terra alle sue spalle perch non vi
crescesse pi lerba, e che Platone,
quando lEuropa cominciava a sboccia-
re, aveva voluto caro agli eterni. La-
pologo dellambiguo minerale che an-
nienta e vivifica, conserva distrugge bru-
cia via e purifica: che promette per
sempre e mantiene mai pi.
Ambivalente per la scienza, doppio
per magia, il cristallo che appare e
scompare neutralizzando in solido
equilibrio o in trasparente risoluzione
lo scontro fra le due anime contrapposte
che contiene , per la forza della natura
o dellimmaginazione, un elemento po-
tentissimo e pericoloso. Da maneggiare
con cura. Stando attenti a non provoca-
re maltrattandolo malocchio, malan-
ni e malefici. A tavola cautelano le re-
gole del bon ton. Tra i commensali, si
passa ma non si posa, si sparge ma non
si versa, e guai a rovesciarlo. Si racco-
glie con la punta del coltello e non si de-
ve mai toccare con le dita. Il galateo
ebraico, formulato nel Shulchan Arukh
del XVI secolo, vuole che, al limite, lo si
sfiori con i due medi: quanto a chi usa il
pollice, i suoi figli moriranno, chi lindi-
ce finir in povert, chi il mignolo di-
venter un assassino.
Credenze, dicerie. Si dica e si creda
quel che si vuole ma, presa cos, con
una prudente presa di sale, lintera sto-
ria della civilt delle discendenze e
delle dinastie, dei ricchi e dei poveri,
dei filantropi e degli assassini appare
con evidenza palmare sulla mano aper-
ta. Le sue leggi si contano su cinque di-
ta. Gli storici non chiariscono dove aves-
se infilato i suoi pollici re Aroldo prima
di scendere in campo a difendere inva-
no i figli di Albione dal conquistatore.
N che avesse fatto del suo mignolo il
guerriero normanno che, nel 1066, lo
trafisse con larma una freccia in-
ventata nella preistoria cinese dallIm-
peratore Giallo cui si attribuisce la sco-
perta del sale. E nessuno ha mai fatto il
nome dello sciagurato che, da una par-
te o dallaltra deve aver rovesciato la sa-
liera scatenando il polverone delle cro-
ciate. Fu quella la prima occasione
dimpiego della polvere da sparo. Rica-
vata dal sale: dal salnitro, il nitrato di
potassio, con laggiunta dello zolfo e del
carbone che ne libera il gas tanto rapi-
damente da farlo scoppiare. Quella fu
anche la prima applicazione industria-
le del portentoso condimento dal qua-
le, con lausilio dei parenti pi stretti
il bicarbonato e la soda sarebbero via
via derivati medicinali e cosmetici, sal-
se ed elisir, bevande frizzanti e detersi-
vi sbiancanti, la candeggina, lidroliti-
na Ma molto, molto prima delle sco-
perte chimiche e della rivoluzione in-
dustriale, il sale avrebbe dato il suo im-
pulso alle esplorazioni geografiche e al-
le rivolte popolari.
Il sale la chiave che fece della Ve-
nezia trecentesca la massima potenza
commerciale del sud Europa: dacch
cio, finiva il milleduecento, per batte-
re la concorrenza delle saline di Co-
macchio, i mercanti della Serenissima
tra gli altri, i fratelli Polo cominciaro-
no ad acquistare e rivendere sale daltri
porti, aprendo le rotte percorse e de-
scritte nel Milione. Poi, tramontata la
Repubblica dei dogi, il mercato del pre-
zioso, salatissimo bene, fu dominato da
Genova, che lo importava da Ibiza. Dal-
le citt germaniche della Lega Anseati-
ca, che lo estraevano dalle miniere del
Salzkammergut, tra le alture del Drn-
berg e le correnti del Salzach, nella zo-
na di Salzburg, Hallein, Hallstatt: tutti
toponimi di radice salina. DallInghil-
terra, che si riforniva nelle Midlands,
nel Cheshire, nella regione di Northwi-
ch (vale a dire, alla lettera, le saline
del Nord) irrigata dal Mersey.
Il sale fu il reattore che catalizz il
patto fra i baschi cacciatori di balene,
custodi delle saline alla foce della Gi-
ronda, marinai appostati sulla costa
cantabrica e i vichinghi pescatori di
aringhe e merluzzi, costruttori di favo-
losi vascelli, predatori lanciati sulle
acque del Baltico. Agli uni mancavano
i mezzi per allontanarsi dal Golfo di
Biscaglia, agli altri mancava lingre-
diente per conservare le loro prede.
Uno scambio di tecniche, quella dei
salinai per quella degli ingegneri na-
vali, impose quei soci fornitori di bac-
cal sullEuropa cattolica a regime di
dieta quaresimale.
Il sale il motore che mise in azione
contro tutto limpero britannico un sin-
golare, dolcissimo indiano. Il mite omet-
to che, per uno scherzo del destino, di
nome faceva droghiere: il significa-
to letterale di Gandhi. Che, per ascetica
disciplina, usava astenersi da droghe
sapori e piaceri. Che, ci nonostante, si
svel in pi dun caso dotato di arguta
salacia, come la volta in cui, alla do-
manda: Lei che ne pensa della civilt
delloccidente?, con un bel sorriso ri-
spose: Non sarebbe una cattiva idea.
E che, dopo anni di pacifica e iposodica
castit, sollev contro il pi saldo avam-
posto occidentale nel Subcontinente la
Satyagraha: la campagna che nel 1930
ruppe il divieto di raccolta del purissi-
mo sale di Orissa insieme con il mono-
polio del pi gramo sale di Liverpool.
Dal lieto fine della marcia di Gandhi
e prima dellinizio della fiera del sa-
le che conclusioni trarre? Se ce nera
un deposito incrostato sul fondo del
Mahatma Grande anima, come ne re-
stano vistose tracce cristallizzate sulle
lingue e nelle parole dei facoltosi dei
valorosi e dei potenti solde, salario,
la razione di sale con cui era (as)sol-
dato, il soldier, capace to earn his
salt, to be worth his salt deves-
sere la pietra della ricchezza e della
saggezza. Ma allora nessuno la possie-
de, perch si fa e si disfa con la mute-
volezza del prisma salino. Col favore
della luce, Ernst Jnger la colse una
volta andando per Cacce sottili sulla
costa orientale della Sardegna. E la de-
scrisse cos: Gli ultimi raggi si rifran-
gevano nei campi della salina come at-
traverso le vetrate di una serra. Laggi
non solo tutte le vasche riflettevano ba-
gliori di un viola intenso che scolora-
vano fino a riflessi di luce pi chiari,
ma tutta quanta lampia spianata tra i
monti e la spiaggia ardeva, accesa da
una fiamma lenta di brace, come un gi-
gantesco opale. Come era possibile un
simile gioco? Certo riusciva solo grazie
alla variet di sfaccettature formata
dai bacini della salina. A questo effet-
to si aggiungeva quello dellora, e il
movimento della luce. Era come se
qualcuno facesse ruotare un gioiello di
proporzioni cosmiche.
I FIORI DEL SALE
Storia letteraria della madreperla in briciole. Liturgico, sacramentale,
taumaturgico: mito e ricchezza del pi povero dei cristalli
E scipito, insipido, insulso,
insipiente e non sa di nulla, tranne
che di sale. Anche Ges diceva:
Voi siete il sale della terra
Sulluscio benedice una casa
nuova, in una coppa guida le
processioni e in un piatto col pane
accompagna anche le bare
Secondo il galateo ebraico del
XVI secolo, lo si deve sfiorare con
i due medi e guai a toccarlo con il
mignolo o con lindice
Jnger lo descriveva cos: Gli
ultimi raggi rifrangevano nei
campi della salina come attraverso
le vetrate di una serra
Albrecht Durer, Lot scappa con le sue figlie da Gomorra (1498), National Gallery of Art, Washington. Durante la fuga, la moglie di Lot fu tramutata in una statua di sale
ANNO XII NUMERO 35 - PAG IX IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 10 FEBBRAIO 2007
SPORT ROYAL
Dopo lhockey e lo sci, lamericano Gillett ora a Liverpool ha trovato anche il calcio. Quanto costano le Olimpiadi?
di Beppe Di Corrado
I
l telefono squill: Sono George Gil-
lett. Chi? Gillette? S, Gillett. Vor-
rei sapere come investire nella vostra
Lega. E dove. Certo, mister Gillette.
Parliamone. Lungo un equivoco nata
una fortuna. Perch quando la palla
rotola, ogni tanto finisce dove vuoi tu,
anche se sei luomo sbagliato. Per
George era furbo: aveva 27 anni, aveva
cominciato a vedere qualche monta-
gnetta di dollari grazie alla carne. Si
faceva la barba ogni mattina. Usava
Wilkinson: costava meno. Usa e getta.
Lidea gli era venuta cos: mentre cer-
cava le lamette pi convenienti in un
supermercato di Chicago, dove lavora-
va come consulente per la McKinsey.
Prov quella chiamata convinto che
Pete Roselle non avesse mai abbocca-
to. Abbocc. Si incontrarono qualche
settimana dopo, con quello contento di
aver trascinato il multimilionario del-
la rasatura nel grande circo del foot-
ball americano. Vide arrivare un ra-
gazzino che doveva sembrare un
Duddy Kravitz qualunque: Eccomi,
sono il signor Gillett. In una cartellet-
ta bianco-verde cera linizio del futu-
ro. Quattro paginette fatte di schemi e
proiezioni finanziarie, poi lofferta per
lingresso nel pacchetto azionario del-
la franchigia di maggior espansione
della lega: i Miami Dolphins. George
prese lincartamento, lo guard, lo
firm: aveva fatto le sue indagini, ave-
va considerato le possibilit, aveva gi
chiesto i finanziamenti. Bisognava gio-
care danticipo sul malinteso e chiude-
re in fretta laffare. Grazie e arrive-
derci. Roselle si mise in piedi e gli
strinse la mano: dove andr adesso?
Torno a Chicago, da mia moglie. Poi
nel weekend siamo a casa dei miei ge-
nitori, a Racine, nel Wisconsin. Questa
domenica mio padre s preso la gior-
nata libera. E un infermiere, sta poco
a casa. Col ventidue per cento della
squadra di football americano di Mia-
mi, George torn al nord. Aveva i ca-
pelli, ancora. Oggi si rivede e deve sor-
ridere. Che la chierica gli ha lasciato
vivi solo due ciuffi bianchi ai lati del-
la testa e uno dietro. Per mister Gil-
lett non ha mai pensato allaspetto:
nella prima foto fatta ad Anfield, lo
stadio di Liverpool che diventato suo
insieme a tutta la squadra di calcio e a
tutta la storia, lui messo di tre-quar-
ti, mentre stringe la mano al vecchio
proprietario del club inglese e sorride
sbilenco al suo socio, Tom Hicks. Sem-
bra nascondersi, George. Quarantadue
anni dopo laffare dei Miami Dolphins,
non ha ancora smesso di giocare al-
luomo ombra: Io ho passato la mia vi-
ta dietro le quinte ed quello che vo-
glio continuare a fare. Mi piace guida-
re dalle retrovie.
Gli piace perch senza stare sul pal-
coscenico pi semplice prendere le
decisioni, perch essere padrone non
deve significare essere presidente e
uomo immagine. Lo sport per Gillett
un investimento. C amore soltanto
per lo sci: e allora lunico che gli ha
dato gioia vera mischiata al dolore
atroce. Gli altri sono business: prende
e molla, senza troppa piet, senza
grandi scrupoli, senza affetto. Si pren-
dono societ con le pezze al culo e si
rimettono in piedi per guadagnare.
Nel 1965, George non era un fanatico
del football e nel 1967 non era un ap-
passionato di basket. Quellanno com-
pr gli Harlem Globetrotters. Stavolta
di persona e non al telefono: la liqui-
dazione dalla McKinsey, le provvigioni
per laffare della carne, i primi divi-
dendi dei Dolphins. La liquidit per
un altra avventura cera: i Globetrot-
ters erano stati inventati da Abe Sa-
perstein e stavano morendo. Troppi
soldi per mantenerli e pochi per le esi-
bizioni. Poi il proprietario aveva anco-
ra la pretesa di farli diventare una
squadra vera, che avrebbe dovuto gio-
care un campionato normale, con pun-
ti e classifiche, con vittorie, sconfitte,
infortuni, falli, errori. Non poteva fun-
zionare. Gillett si mise insieme a John
ONeil e Potter Palmer IV. Presero la
squadra da Saperstein prima che si
sciogliesse. Due sole regole: niente
partite vere, ma soltanto esibizioni; po-
co sport e molto spettacolo. Tanto per
far capire come doveva essere la storia
dei giramondo del basket, qualche me-
se dopo, la nuova propriet organizz
il primo appuntamento: canestri, righe,
aree e tribune lungo la pista della por-
taerei Uss Enterprise, ancorata a Oak-
land. Le immagini riprese dallequi-
paggio della nave furono trasmesse
dalla Cbs, per uno degli eventi sportivi
pi celebri della storia americana de-
gli ultimi cinquantanni. Spettacolo e
soldi, praticamente tutto quello che
dallo sport cercava Gillett. Anche a
Miami non sperava altro che guada-
gnare con la passione della gente. Solo
che l era il contrario: servivano i risul-
tati, le vittorie, lagonismo. Quando en-
tr nel circo del football, i Dolphins
erano una squadretta in espansione.
Altro rimbalzo fortunato: cinque anni
dopo lacquisto del ventidue per cento
della societ, arriv la stagione perfet-
ta. Era il 1972: il football di Miami sco-
pr che ci potevano essere diciassette
partite senza una sola sconfitta. Tutto
il campionato: 14 gare di regular sea-
son, due di playoff e poi il Super Bowl.
Con la sua mania di rimanere nellom-
bra, George non andava mai allo sta-
dio. In quel campionato cominci cos,
per finire per sempre nel suo pal-
chetto al Dolphins stadium. Cera an-
che la domenica in cui nacque il pri-
mo figlio. Lui e la moglie Rose decise-
ro di chiamare George anche lui. Geor-
ge III, che anche il nonno aveva lo stes-
so nome. Oggi lerede conosciuto con
il nomignolo di Geordie, cos nessuno
si confonde. Lavora col padre e pare
sia linventore dellalleanza con Hicks
che ha portato la famiglia Gillett a Li-
verpool per comprare una delle squa-
dre di calcio pi vincenti della storia
dInghilterra. Ora la fissazione que-
sta qua: prendere societ sportive che
hanno fatto la storia e che oggi sono in
crisi, portarle su e poi capire se si gua-
dagna di pi facendo i proprietari o
decidendo poi di vendere. Per prende-
re i Reds, la coppia di soci americani
ha messo sul piatto quasi 700 milioni
di euro. Troppi anche per lo sceicco di
Dubai Mohammed Ben Rachid al-Mak-
toum che era il concorrente principa-
le nella scalata pallonara e che alla fi-
ne ha deciso di ritirarsi. La filosofia
del comprare pezzi di sport decadenti
Gillett lha inaugurata con i Globetrot-
ters: gli andata bene. Abbastanza da
far dire in una confessione al figlio
Geordie una frase che diventata una
leggenda familiare: Red Aeurbach
non nessuno. E stato un grande coa-
ch e manager dei Boston Celtics, ma
non nessuno. Io sono il pi grande
general manager della storia del ba-
sket. Quando li ha venduti, nel 1976,
gli Harlem erano tornati una multina-
zionale dellentertainment. Mister
George cha guadagnato altri soldi.
Messi insieme a quelli della cessione
della quota dei Dolphins erano abba-
stanza per diversificare i nuovi investi-
menti: cominci a interessarsi alle te-
levisioni, per esempio. Qualche anno
dopo avrebbe lanciato la Gillett Com-
munications, comprando tre mini
emittenti televisive. Poi la prima seria:
la WSM di Nashville. Alla fine della
spesa, i canali acquistati erano otto e
con loro cerano anche 22 quotidiani
della Post Corporation acquisita nel
1984. Anche qui cera solo business:
niente vanit, ma profumo di dollari
da portarsi a casa con incassi pubbli-
citari e vendita del network non appe-
na possibile. Nel frattempo, nel 1978, il
ritorno allamore per il cibo, con lac-
quisto di una grande azienda di produ-
zione e impacchettamento di carne, la
Packerland. Aveva studiato il caso, vi-
sto che la materia era sua: aveva capi-
to che il problema era il bestiame.
Aveva unalimentazione diversa che si
traduceva in una carne troppo magra
per gli standard delle macellerie. Al-
lora veniva respinta. Gillett si compr
tutto. Aveva avuto unidea: non cam-
biare n lalimentazione, n la carne;
cambiare i clienti. Cominci una cam-
pagna pubblicitaria sulla carne magra,
una categoria che negli anni Settanta
non esisteva.
Sfacciato, George. Sfacciato per la
seconda volta nella vita. Sfacciato co-
me solo un timido pu essere. Solo
uno cos pu entrare nel ventre di due
paesi che fanno fatica ad accettare gli
americani: Inghilterra e Canada. Gil-
lett s preso il Liverpool adesso e set-
te anni fa stato il primo americano
nella storia a comprarsi una squadra
di hockey su ghiaccio in Canada. E an-
dato a Montreal per diventare il pa-
drone dei Montreal Canadiens, che
nella storia di questo sport fanno la
stessa figura del Real Madrid. Non lo
volevano perch fottutamente yankee,
lhanno accettato perch si mette in
disparte. Alla fine vuole quello che vo-
gliono gli altri, anche se con obiettivi
diversi. E gli altri, cio i tifosi, voglio-
no vincere. Perch i Canadiens erano
la squadra di Mordechai Richler e
quindi di Barney Panofsky. Quelli che
giocavano la quarta finale consecutiva
di Stanley Cup il giorno del matrimo-
nio con la seconda signora Panofsky,
lasciando Barney di un umore schifo-
so: Lunico posto dove avrei voluto es-
sere in quel momento era il Forum.
Mannaggia, mannaggia e mannaggia.
Sono il mito dellhockey: Certamente
i migliori di tutti i tempi. Dal 2000 so-
no di propriet di George Gillett, che
a Montreal ha spedito il figlio Foster.
E lultimo erede di quattro, nato
trentanni fa insieme al gemello An-
drew, lunico che non lavora nelle so-
ciet della famiglia. Gli altri sono
Geordie e Alexander, che invece gira-
no per i vari consigli damministrazio-
ne del gruppo a gestire col padre il re-
sto degli affari. I tre figli che lavorano
con George sono i protagonisti delle
scelte nelle attivit sportive che oggi
portano i Gillett ad avere unimpero
trasversale che oltre alla memoria di
Barney, porta con s anche il tifo di
George W. Bush e si infila dentro il so-
gno infinito dei Beatles. Perch lal-
leanza con Tom Hicks stata fatta nel
nome del Liverpool, di Liverpool e
praticamente dei Fab Four. Lo stesso
patto, poi, ha trascinato un pezzo dei
Gillett nei Texas Rangers di baseball,
lunica squadra per cui il presidente
degli Stati Uniti ha detto di fare il tifo.
La franchigia appartiene a Hicks, ma
nellaffare Liverpool prevista la pre-
lazione per i nuovi soci in caso di ven-
dita di quote: il baseball lunico
sport che manca alla collezione di
George. Il pi importante, per, lo
sci. La neve la vita di Gillett, oltre il
lavoro. Vive a Vail, in Colorado. Ci vi-
ve perch praticamente lha costruita
lui: voleva trasformare un posto con
una natura meravigliosa, in una stazio-
ne sciistica piena di cose da fare. Co-
minci nel 1985 comprando un pezzo
di valle e un pezzo di montagna per
costruire i Vail and Beaver Creek Re-
sort. Subito dopo un altro assegno per
la Vail Associates, cio la societ che
gestiva tutti gli impianti di risalita e le
piste. E l che lhanno soprannomina-
to il fanatico del costumer service.
Dicono sia la sua vera ossessione: il
cliente deve avere tutto, devessere
coccolato, accarezzato, amato, deve
trovare una voce che gli risponde al
telefono e un sorriso che gli risponde
da vivo. Vail diventata tutta sua nel
giro di pochi anni: prima non esisteva
neppure nelle cartine geografiche del-
lo stato del Colorado, ora era la meta
numero uno per i vacanzieri di lusso.
Poi ha costruito unaltra stazione, Chi-
na Bowl, per consentire al pubblico di
disperdersi su un territorio vasto e co-
s di evitare congestioni agli impianti
oppure durante le discese. Pacchetto
completo: chiunque fosse andato a
Vail avrebbe incontrato sulla sua stra-
da uno dei fantastici servizi offerti da
Gillett. Nel 1989 riusc a ottenere sul-
le sue montagne i mondiali di sci. Im-
pressionato dal successo delle Olim-
piadi di Calgary del 1988, fece anche
un tentativo per cercare di capire se
cerano margini di investimento nei
cinque cerchi: Ma i giochi olimpici
quanto costano?. Non li ha mai presi,
non li ha mai potuti organizzare. Ha
sofferto quando ha visto il Cio sceglie-
re Salt Lake City, nello Utah. Stava per
deragliare quellolimpiade, prima che
intervenisse un miliardario allepoca
sconosciuto se non per il fatto di esse-
re un mormone: Mitt Romney. Salt
Lake riusc a ottenere i Giochi, mentre
a George rimase soltanto un altro
mondiale, nel 1999. Anno bello, quel-
lo. Un nuovo inizio. Perch nei dieci
anni tra la fine degli ottanta e la fine
dei novanta, lo sci ha portato Gillett
nei guai. Nel 1992, bancarotta: colpa di
alcuni investimenti sbagliati, di lavori
pagati in anticipo per aprire altri re-
sort a Vail. Ne aveva quattro e fu co-
stretto a venderli tutti, tranne uno, il
primo. Via anche tutte le televisioni,
la Packerland e le altre societ del
gruppo. Con le cessioni pag i credito-
ri, compresi quelli che un giorno fece-
ro arrivare un avviso di pignoramento
di tutta la casa di Vail: tremila metri
quadrati su un costone della monta-
gna. Il gruzzolo rimanente era di 32,1
milioni di dollari. Con quelli e con il
titolo della Vail.inc a galleggiare al
Nyse, ricominci la salita. Nel 1995 ri-
compr la Packerland, lanno dopo
cre la Booth Creek Ski Holdings e
con questa compr una serie di resort
di montagna in New Hampshire, Ca-
lifornia, Washington e Wyoming, poi
ancora altre societ dellalimentare.
Nel 1999, lanno dei secondi mondiali
di Vail, la famiglia Gillett si era rimes-
sa in carreggiata. Riprese tutte le pro-
priet in citt, riaperto qualche spira-
glio nella sezione televisiva del grup-
po, acquistate nuove fette di mercato
nel food. Tutto naturale, tutto sano:
tacchini, polli, agnelli allevati con il
biologico e quindi certificati, control-
lati, testati. Non erano tanto saporiti
per si vendevano meglio e di pi. Poi
il riconoscimento pi prezioso: quel-
lanno Ski Magazine vot George Gil-
lett tra i cento pi influenti sciatori di
tutti i tempi.
La vita tornata a girare e la fissazio-
ne per il customer service. Allora gli
hanno consigliato di reinvestire nello
sport per pura convenienza: sono arri-
vati i Canadiens. Poi lobiettivo ritor-
nato sul basket: stato vicinissimo al-
lacquisto dei Denver Nuggets del cam-
pionato Nba. Sfuggiti quelli, cha prova-
to col baseball, con i Colorado Ave.
Non conveniva. Ha cominciato a strin-
gere lintesa con Hicks, che nellhockey
proprietario dei Dallas Stars. Laffare
Liverpool lhanno chiuso tra loro duran-
te lAll star game dello scorso anno. Al-
lora sono andati allattacco del club:
prima offerta, poi seconda e terza. Han-
no convinto il vecchio proprietario del
club con un programma fatto di pochi
punti: non cancellare lidentit storica
del Liverpool e creare il nuovo stadio
sulla scia di Anfield. Il resto lha fatto la
furbizia: la societ che hanno creato,
Gillett lha voluta chiamare Kop Foot-
ball Vehicle, sfruttando il nome della
leggendaria gradinata del tifo rosso. Poi
le fotografie: sotto la scritta This is An-
field, come a certificare la continuit
di un progetto che risale al 1884. Ehi
siamo yankee, ma non siamo cretini.
Gillett vuole guadagnare. Dice che ha
gi in mente una tourne in Sudameri-
ca, dove il socio Hicks ha molti interes-
si nella tv via cavo: Con un allenatore
spagnolo e molti calciatori spagnoli, il
Liverpool la squadra che pu far inna-
morare messicani e sudamericani. Sol-
di. Alzer il prezzo dei biglietti per aiu-
tarsi nellautofinanziamento per il nuo-
vo stadio. Altri soldi. Poche spese: le la-
mette sono sempre quelle Wilkinson.
La sua fissazione questa:
prendere societ in crisi che hanno
fatto la storia, portarle su, vincere
e poi vendere al miglior offerente
Nel 1984 ha acquistato i
ventotto giornali della Post
Corporation. Nella sua collezione
manca soltanto il baseball
George Gillett indossa, nel 2001, la maglietta dei Montreal Canadiens, societ di hockey di cui propietario (foto Reuters)
A sinistra il neo presidente del Liverpool ad Anfield Road con il socio Hicks, numero uno dei Dallas Stars (foto Reuters)
secolo iniziato. Da ultimo, una terza vulga-
ta quella cattolica, centrata soprattutto
sulle persecuzioni anticlericali del presi-
dente Calles. Una tragedia gi resa univer-
salmente note dal celebre romanzo del
1940 di Graham Greene Il potere e la glo-
ria, e di recente rilanciata con le beatifi-
cazioni dei martiri messicani decise da
Giovanni Paolo II. Ma che nel modo in cui
agitata finisce spesso per centrare lat-
tenzione su un periodo successivo a quel-
lo rivoluzionario vero e proprio, e in un
certo modo anche per accreditare involon-
tariamente la calunnia di Calles su una
Chiesa nemica della rivoluzione. Quan-
do in realt il dittatore Porfirio Daz, quel-
lo contro cui tutto era iniziato, era stato a
sua volta un anticlericale convinto, tant
che aveva innalzato il positivismo a ideo-
logia ufficiale del suo regime. Insomma,
tre differenti approcci ognuno dei quali
contiene s una parte di verit, ma solo
una parte. E anche il tentativo che fece
Sergio Leone in Gi la testa di trovarne
un approccio comprensivo si risolse pi
sul piano emozionale che su quello anali-
tico. Ricercatore storico, saggista e poeta,
segretario generale della sezione italiana
del Pen Club, Emanuele Bettini ha tra lal-
tro scritto per Sellerio un libro sui fatti di
Bronte del 1860. Da certi raffronti insistiti
che fa tra il personaggio di Pancho Villa e
quello di Garibaldi sembra dunque che il
suo interesse per rivedere i miti della Ri-
voluzione Messicana derivi proprio dalla-
ver gi fatto unoperazione analoga anche
per il Risorgimento, e dallinteresse per
certe radici latino-americane del movi-
mento garibaldino. C di conseguenza
qua e l un certo piglio revisionista, nello
svelare certi altarini sia di Villa, sia del-
laltro eroe mitico Zapata. N manca lat-
tenzione a particolari non inediti, ma cer-
to da noi poco noti, tipo gli intrighi tede-
schi in Messico al fine di crearvi un fronte
in grado di distrarre gli Stati Uniti da
quellintervento in Europa che poi ci sa-
rebbe effettivamente stato nel 1917. Ed
pure da segnalare una certa competenza
per problemi militari di natura pi squisi-
tamente tecnica che affiora qua e l, con
dovuta discrezione. Ma questo di per s sa-
rebbe il tipo di ingredienti che in unope-
ra storica starebbe come le spezie la car-
ne: saporite se si limitano a condire; im-
mangiabili se pretendono di fornire il nu-
trimento da sole. Un rischio che Bettini
riesce a evitare, proprio col tenere sempre
presente che in una vicenda da noi cono-
sciuta solo di terza o quarta mano come la
Rivoluzione Messicana la vera opera di
controinformazione sta semplicemente
nello sforzarsi di raccontare le cose come
sono andate. (Maurizio Stefanini)
Maria Zambrano
PER ABITARE LESILIO
Le Lettere, 334 pp., euro 19,50
P
er la filosofa spagnola Maria Zambra-
no, lesilio rappresent una specie di
condizione esistenziale, che ella cominci
a sperimentare fin da giovane, quando la
tubercolosi la costrinse a un lungo perio-
do di isolamento, e che visse in modo radi-
cale durante i quarantacinque anni che
dal 1939 al 1984 la videro lontano dalla pa-
tria, lei imbevuta di cultura spagnola fino
al midollo, lei allieva di Jos Ortega y Gas-
set e Xavier Zubiri, lei ammiratrice di Mi-
guel de Unamuno e di Antonio Machado,
amico personale di suo padre, un convin-
to militante socialista che le trasmise la
passione per la politica. Oltre un decennio
del suo esilio, dal 1953 al 1964, Maria lo
trascorse in Italia e precisamente a Roma,
ove, insieme alla sorella Araceli, entr in
contatto con alcuni significative persona-
lit della cultura del tempo, quali Elena
Croce, Elmire Zolla e Cristina Campo.
Durante il periodo di permanenza in Ita-
lia, la pensatrice iberica non interruppe il
suo cammino di riflessione, come attesta-
no i vari scritti risalenti a quella fase del-
la sua vita. Eppure non furono anni facili:
rispetto agli esiliati comunisti, i repubbli-
cani come la Zambrano vissero spesso in
pi gravi ristrettezze economiche e la filo-
sofa spagnola dovette ricorrere svariate
volte alla generosit degli amici, tra i qua-
li spicca Elena Croce, che tanto aiut le
due sorelle, le quali particolare curioso
andarono incontro a non pochi problemi
a causa della loro passione per i gatti che
le port a ospitare nella loro casa sino a
trenta felini, cosa non sempre gradita a
condomini e vicini. Per comprendere Ma-
ria Zambrano pu risultare assai utile un
giudizio di Emil Cioran che, parlando di
lei, si espresse nei termini seguenti: Fa
parte di quegli esseri che si rimpiange di
incontrare troppo raramente, ma ai quali
non si smette di pensare e che si vorrebbe
capire o almeno intuire. Un fuoco interio-
re che si sottrae, un ardore che si dissimu-
la sotto una rassegnazione ironica: in Ma-
ria Zambrano tutto sfocia in altro, tutto
comporta un altrove, tutto. Se si pu discu-
tere con lei di qualsiasi cosa, si comun-
que sicuri di scivolare presto o tardi verso
interrogativi capitali senza seguire per
forza i meandri del ragionamento Desi-
derereste consultarla alla svolta di una vi-
ta, alla soglia di una conversione, di una
rottura, di un tradimento, nellora delle
confidenze ultime, penose e compromet-
tenti, perch vi riveli e vi spieghi a voi
stessi, perch vi dispensi una specie di as-
soluzione speculativa, e vi riconcili tanto
con le vostre impurit quanto con le vostre
impasse e i vostri stupori. La Zambrano
non dimentic mai gli anni italiani. Torna-
ta in patria, ottenne numerosi premi e ri-
conoscimenti. Mor ottantasettenne a Ma-
drid nel 1991 e venne sepolta nella sua
citt natale di Velz-Malaga, ove quattro
anni prima era nata una Fondazione a lei
intitolata. (Maurizio Schoepflin)
Julia Kristeva
IL BISOGNO DI CREDERE
Donzelli, 150 pp., euro 13,50
I
mpossibile non accettare di stare al gio-
co, ammette Julia Kristeva: impossibi-
le non raccogliere la sfida, prenderla sul
serio, consentire a sognare di giorno il so-
gno degli altri. Visto cos, Il bisogno di
credere corrisponde radicalmente a un
sentimento di totale persuasione alla vita
ignaro di rettoriche (avrebbe detto Car-
lo Michelstaedter) e indipendente da qual-
sivoglia credo costituito. Se non che, con i
dogmi religiosi e con le fedi canoniche si
ritrova doverosamente a fare i conti la se-
miologia bulgara ormai, docente da de-
cenni alla Sorbona, a tutti gli effetti fran-
cese -, accettando per gioco la provocazio-
ne del suo editore italiano, Donzelli, e ri-
spondendo allurgenza che un contempo-
raneo incubo collettivo le presenta: la sfi-
da degli integralismi che impone in ma-
niera perentoria una necessit di rifonda-
re lumanesimo. Da laica, qual e si di-
chiara, da agnostica e atea, risponde co-
ma sa e come pu la pensatrice struttura-
lista. Mette accanto e di fronte alle reli-
gioni rivelate le esperienze analoghe
del misticismo - unesclusione interna al
canone - e del deismo che accese Lumi
agli idola di ragione. Il culto del Dio dei
filosofi, officiato con levidenza di prove
a priori e la cadenza periodica di un rito
da Parmenide e Pascal, da Cartesio, Leib-
niz e Heidegger. E le culture per diritto di
nascita dissacranti delle scienze umane:
sorte dalla dissoluzione della (onto)teolo-
gia e a ben guardare mai del tutto emanci-
pate dal sacro che riappare via via sotto le
mentite spoglie dei bisogni e dei desideri
delle masse spiate dai sociologi, dietro le
maschere daltri popoli sondate dagli an-
tropologi o tra i fantasmi dellinconscio in-
seguiti dagli psicanalisti della scuola freu-
diana in cui la stessa Kristeva fu allevata.
Ovvio che, visto cos, il bisogno di credere
induce a scetticismi sospettosi. Messo a
fuoco da colei che dai filosofi del sospetto
deriva direttamente la propria impostazio-
ne, mette capo allincredulit alla demisti-
ficazione e alla scepsi. Allempiet, si cre-
derebbe a prima vista, di azzardarsi sul
percorso fuorviante che porta Da Ges a
Mozart, Dalle Madonne ai nudi, dal
sentimento del miracolo allo stupore di
Colette come ben si sa, non proprio ca-
talogato tra le virt teologali e dalluma-
na sofferenza ai Fiori del male di Bau-
delaire. Senonch pare un gesto squisito e
gratuito di pietas quello della filosofa
che, in unepoca di avvilimento nichilista
e del suo rovescio maniacale, lintegrali-
smo, si affida al genio di Giovanni Paolo
II, in tempi di barbarie che si addensa at-
torno a noi si vota alla passione di Cristo
come emblema supremo del dolore e, in
generale, riporta la propria teoretica vi-
sione della complessit umana al senso
irriducibile del mistero scaturito dal cri-
stianesimo. (Alessandra Iadicicco)
Mario Lavia
MARCEL PROUST
E LA POLITICA
Portaparole, 252 pp., euro 14,50
Q
uando, se non ora che le intermitten-
ze del cuore del Cav. agitano la politi-
ca italiana, sarebbe il caso di leggere un
volumetto dedicato a Marcel Proust e la
politica? Alla bisogna, con sagace previ-
denza, ha provveduto gi Mario Lavia,
proustiano tardo, ci tiene a dire lui, ma gi
alla terza lettura della Recherche. Argo-
mento non proustiano si dir, ma lambi-
zione del piccolo saggio appunto rove-
sciare lo stereotipo che Sartre e i suoi ap-
piccicarono addosso allautore del pi
grande romanzo del Novecento (in senso
logico, ancor prima che merceologico): il
nevrastenico solitario, il travet preoccupa-
to solo delle sue ubbie e dei suoi flaconi,
perso nella sua stanza dalle pareti rivesti-
te di sughero, lo scrittore decadente e ine-
vitabilmente disimpegnato. Lavia, cronista
parlamentare di Europa con alle spalle
un decennio allagenzia Dire, elenca tutto
il politico proustiano con puntiglio, a
partire ovviamente dalla passione drey-
fusista di Proust: firmatario della prima
ora della petizione a favore del capitano,
appassionato frequentatore del processo a
Emile Zola e talmente engag da rimpro-
verare, qualche anno dopo, al pittore Jac-
ques-Emile Blanche la scarsa passione di-
mostrata con toni da gruppettaro belle
epoque: Perch, caro amico, non avete
preso una posizione netta? Non avete liti-
gato con nessuno... Eravate tiepido, poco
sicuro. Bisognava contarsi. Il politico
stretto, va detto per amor di cronaca, fini-
sce qua. Ma siccome non possiamo non
dirci marxisti, va chiarito che fior di teste
hanno ravvisato nella pagina proustiana
potenzialit che non sarebbero sfigurate
negli scritti sullarte di Karl in persona.
Tanto per dire, Walter Benjamin ebbe a
sostenere che Proust era s uno snob, ma
in lui lo snobismo diventa la chiave del-
lanalisi sociale dellalta societ. Altro
che teoria del rispecchiamento E poi c
la guerra, quella Grande, la zona di faglia
della Recherche, in cui non solo muore il
mondo, ma persino la prosa proustiana va
in pezzi. Il monologo di Charlus il comi-
zio di Proust, il suo jaccuse sulla guerra,
finis terrae, forse inevitabile, ma disuma-
na. Il mondo si consuma al fronte, la Re-
cherche nelle folli orge di un bordello pa-
rigino, dove la morte eroica della nazione
riverbera nellabiezione morale. Un Prou-
st pacifista dunque? Manco per niente:
quel pacifismo che si vorrebbe al di sopra
dei fatti ne sta piuttosto al di sotto, scri-
ve in una lettera. Scritto da un giornalista
parlamentare, Marcel Proust e la politica
R. Coramusi e G. Natalizia
(a cura di)
IL MONDO SECONDO
LEUROPA
Kappa, 273 pp., euro 19
Q
ual il contributo che lItalia pu da-
re al raggiungimento dellambizioso
obiettivo di una comune politica estera
dellUnione europea? A questo interroga-
tivo prova a rispondere Il mondo secon-
do lEuropa, a cura di Roberto Coramusi
e Gabriele Natalizia. Il testo esamina i
rapporti del nostro paese con diverse
realt geografiche per trarne elementi uti-
li affinch Bruxelles riesca, in futuro, a
parlare con una sola voce. Il lavoro risulta
innovativo perch analizza le relazioni in-
ternazionali italiane sotto tutti i punti di
vista: da quello diplomatico a quello mili-
tare, da quello culturale a quello economi-
co. Lintroduzione di Barbara Carmigno-
la, che ripercorre il percorso storico attra-
verso cui si formato il concetto di Euro-
pa. Le origini del nome risalgono a Esiodo
che, nella sua Teogonia, chiama Europa
una delle Oceanine, le ninfe figlie del Dio
Oceano. Il libro organizzato geografica-
mente e ogni capitolo curato da un
esperto del paese preso in esame. Sono
particolarmente interessanti le tre analisi
transnazionali. Marco Cochi, nel capitolo
Il sogno europeista dei Balcani, fornisce
una dettagliata fotografia dei cinque stati
Serbia, Macedonia, Montenegro, Albania
e Bosnia-Erzegovina in attesa di entrare
nellUnione europea e ne sottolinea lec-
cessiva lentezza nei processi di stabilizza-
zione. Lesempio da seguire la Slovenia,
sulle cui orme si muove la Croazia. Vale-
rio Fabbri, nel capitolo Asia centrale, il
great game del XXI secolo, presenta gli
stan States: Kazakhstan, Kirghistan, Uz-
bekistan, Turkmenistan e Tajikistan. Ven-
gono evidenziati tre aspetti comuni: la
clan politics della classe dirigente, lim-
portanza delle risorse energetiche e il ruo-
lo dellislam. Eugenio Balsamo, nel capito-
lo Brasile, perno tra Ue e Mercosur, pro-
cede su due livelli. Da un lato sottolinea il
rapporto privilegiato che, per tradizione,
unisce Roma a Brasilia, dove il 15 per cen-
to della popolazione ha origini italiane.
Dallaltro presenta il pi riuscito esem-
pio di integrazione regionale, il Mercosur
(Mercado comun del sur), di cui sono
membri Argentina, Brasile, Uruguay, Pa-
raguay e Venezuela, mentre ne sono asso-
ciati Cile, Per, Ecuador, Bolivia e Colom-
bia. Il testo di Coramusi e Natalizia, per-
tanto, illustra bene il ponte dellItalia
tra Unione europea e resto del mondo. (Si-
mona Verrazzo)
Ivan Illich
ELOGIO DELLA BICICLETTA
Bollati Boringhieri, 104 pp., euro 7
T
esi originale quella di Illich, filosofo,
storico e antropologo morto nel 2002. E
ormai venuto di moda, ci dice, parlare di
crisi energetica delle societ a capitalismo
avanzato, Ma in realt, sostiene con forza
lautore, gli elevati quantitativi di energia
richiesti da queste ultime per continuare a
funzionare e a espandersi e per tenere vivo
il sistema sono, in primo luogo, natural-
mente molto inquinanti. Ma questo, come si
dice, sarebbe il meno: una societ in cui il
mito della velocit primeggia su tutto una
societ che crea forti disuguaglianze socia-
li e unorganizzazione urbanistica delle
grandi metropoli del tutto disfunzionale.
Crea cio il traffico, spiega lautore, lim-
prescindibile necessit di muoversi a ritmi
sempre pi veloci nutrendosi di unillusio-
ne: quella che movendosi con gli autobus, i
tram e le metropolitane si risparmi tempo,
diventato in pochi decenni un bene assai
prezioso. In realt, invece, queste modalit
di trasporto fanno percorrere alluomo
grandi e inutili distanze e provocano, al
contrario, unenorme perdita di tempo ge-
nerando nel passeggero uno stato di conti-
nuo stress. Il passeggero medio non riu-
scir mai a eguagliare il proprietario di
una potente automobile che si muove rapi-
damente e con minori impedimenti. Ed
proprio in questo modo che le moderne so-
ciet industriali creano la frustrazione del
viaggiatore abituale: egli non andr mai a
unandatura veloce come quella del ricco
automobilista e sar tenuto ai margini del-
llite economica della sua citt. E daltron-
de condannato a muoversi coattamente
dai dettami della collettivit. Queste distor-
sioni sociali nascono da quella che lidea
di fondo di Illich: luomo fatto per muo-
versi a piedi, usando la propria energia me-
tabolica. Ma impossibile riproporre una
modalit di movimento preistorica; non
plausibile imporre un limite di velocit va-
gamente astratto: non verrebbe accettato
n dai viaggiatori intossicati di traffico n
dai camminatori desiderosi di conoscere e
di esperire un pi rapido in teoria modo
di spostarsi. Forse proprio la bicicletta la
soluzione ai mali della nostra societ; non
crea traffico e intasamenti, quartieri inagi-
bili, mossa dallenergia metabolica uma-
na e non da sempre pi roboanti motori,
non genera incidenti mortali. E fonte, inol-
tre, di relazioni sociali pi equilibrate e fra
il ricco e il povero la differenza ridotta al
minimo. Ma lamara conclusione dellauto-
re che questa societ non pronta per
questutopia. Inutile illudersi: continuere-
mo a spendere il nostro denaro per auto-
mobili sempre pi lussuose inseguendo
lultimo modello proposto dal mercato. Ci
sentiremo cos sempre pi potenti a tutto
svantaggio del vicino pi sfortunato. La te-
si naturalmente impregnata di ironia. La
si potrebbe definire un paradosso sul pro-
gresso, citt del sole che ciascuno di noi
pu sognare quando immerso nel traffico.
(Giovanna Ferrara)
offre una chicca anche agli appassionati
retroscenisti doggi. Se vi interessa la ge-
nesi di quel tipo di articoli in cui un mi-
nistro sussurra, un presidente avrebbe
detto, a quanto si apprende, Lavia cita
dallepisodio veneziano della Recherche
una gustosa scenetta: il marchese di Nor-
pois, prototipo dei poteri deboli italiani,
soffia al cronista un pezzo sulla crisi di go-
verno in cui si riferisce che negli ambien-
ti autorizzati sembra prevalere lopinione
che da ieri la situazione senza avere, be-
ninteso, un carattere allarmante, potrebbe
essere ritenuta seria e persino, per alcuni
aspetti, suscettibile di essere ritenuta cri-
tica. Il governo veget ancora per qual-
che tempo, aggiunge sarcastico Proust. E
dimprovviso sembra di sentire il mai trop-
po compianto Angelo Melloni, detto Forte-
braccio, discettare sul Forlani primo mini-
stro, che a domandargli come stava il suo
dicastero, rispondeva: Tiene. Come un
moribondo, aggiungeva perfido Melloni.
(Marco Palombi)
Augusto DAngelo
DON ANDREA SANTORO
San Paolo, 170 pp., euro 13
E
il cinque febbraio del 2006, a Trebi-
sonda, in Turchia, un colpo di pistola
alla schiena uccide don Andrea Santoro
mentre sta pregando nella chiesa di Santa
Maria. Un fanatico islamico o un protetto-
re che mal gradiva la presenza di don An-
drea nel quartiere della prostituzione a
Trebisonda? La cattura del presunto as-
sassino lascia interrogativi irrisolti anche
oggi. La storia di don Andrea la vita un
prete romano, mai stanco del suo lavoro e
forte della sua fede. Un cammino iniziato
nelle periferie pi derelitte della Roma
descritta anche da Pasolini, passando poi
per i quartieri nuovi, sovraffollati e senza-
nima del boom edilizio anni 60 e, infine,
come parroco della buona borghesia ro-
mana, nella chiesa, vicina alla Basilica di
S. Giovanni, dedicata ai martiri Fabiano e
Venanzio, un presagio del suo destino.
Don Andrea sacerdote formatosi negli
anni del Concilio Vaticano II, sensibile ai
problemi di ogni giorno della gente e at-
tento agli avvenimenti internazionali di
cui si fa portavoce anche in parrocchia. In
questo clima matura il suo desiderio di an-
dare in Turchia. Don Santoro ha desidera-
to, tutta la sua vita, di tornare sulle orme
di Abramo, ad Harran il piccolo villaggio
nel sud-est al confine con la Siria, da dove
Abramo part quando Dio lo chiam, sim-
bolicamente il punto di incontro fra le tre
grandi religioni monoteiste. Le insistenti
richieste alla curia romana di concedergli
il permesso di partire, sono motivate dal
progetto di riportare la presenza cristiana-
cattolica in luoghi, dove si quasi perso il
ricordo della chiesa di Roma, ma dentro
di se, la scommessa di don Andrea stata,
forse, ancor pi ambiziosa: tentare il dia-
logo tra le religioni monoteiste, grazie al-
lintercessione di Abramo, patriarca co-
mune a cristianesimo, ebraismo e islam.
Quando, finalmente, don Andrea ottiene
dal Cardinal Ruin, il permesso di partire
la primavera del 2000. Va a risiedere a
Urfa, la biblica Ur dei Caldei, a poca di-
stanza da Harran, come sacerdote romano,
fideum donum, in prestito alla chiesa tur-
ca. Le emozioni di questi suoi primi giorni
sono annotate per suo pugno: Ricomin-
ciamo da capo. scrive Abramo fu chia-
mato a settantacinque anni. A cinquanta-
cinque si pu, si deve ricominciare, sco-
prendo le vie che Dio ti indica e rientran-
do dentro di te.. Rientrando dentro di
te, pi volte il libro di Augusto dAngelo
ricorda questa intensa ricerca del sacer-
dote di trovare maggior spazio alla medi-
tazione, un aspetto della vita religiosa a
cui don Andrea ha sempre dato grande
importanza. Meditazione e preghiera svin-
colata dai riti per testimoniare la fede nel-
lunico Dio, senza fraintendimenti. Ad
Harran si reca spesso a pregare in una
tenda nel deserto, mentre a Trebisonda,
sua ultima destinazione, recita le preghie-
re ogni sera camminando nella strada dei
locali notturni e della prostituzione, senza
altre parole per ribadire la certezza della
presenza di Dio e la mano tesa di un suo
sacerdote anche in quel luogo. (Elisabetta
Galeffi)
Henri de Lubac
ESEGESI MEDIEVALE
Jaca Book, 2.176 pp., euro 200
Q
uello della riga sotto il titolo non un
refuso. Stiamo parlando proprio di un
libro di oltre duemila pagine, suddiviso in
quattro densi volumi. Solo la sterminata
erudizione e lo studio decennale del gran-
de teologo francese poteva darci unopera
cos completa. E pensare che stata scrit-
ta a partire dalla met degli anni Cinquan-
ta, senza lausilio di mezzi informatici, ma
con la cura e la passione, che solo un gran-
de amore pu sostenere. Sgomberiamo il
campo da un equivoco: il termine esege-
si fa pensare a un sottoinsieme speciali-
stico (linterpretazione della Bibbia) di un
campo di limitato interesse (quello in cui
si muovono i cristiani che vogliono riflet-
tere sulla loro fede). Per di pi i quattro to-
mi di de Lubac trattano della esegesi cos
come era attuata nel Medioevo; argomen-
to, si direbbe, che pu affascinare solo
qualche nostalgico o polveroso erudito.
Oggi linterpretazione della Bibbia si fa
coi mezzi scientifici della critica testuale,
mentre i medievali si abbandonavano a
commenti al contempo complicati e inge-
nui. Lesempio pi clamoroso quello che
fa da fil rouge di tutta lopera di de Lubac:
i quattro sensi della Scrittura. Per mo-
naci, dottori e vescovi del Medioevo ogni
pagina del testo sacro si pu leggere a
Esegesi medievale sono interessanti an-
che per i non cristiani: mostrano un modo
di ragionare determinato da una affasci-
nante unitariet che supera ogni fram-
mentazione. Soprattutto a quella, domi-
nante nellecclesiastese corrente, che ri-
duce tutto il messaggio cristiano ai suoi
aspetti morali e, fra questi, a un essere
buoni tanto generico quanto infondato.
(Pigi Colognesi)
Emanuele Bettini
LA REVOLUCIN
Hobby & Work, 226 pp., euro 15
N
ei film di Hollywood la rivoluzione
messicana rappresentata come una
kermesse folklorica e violenta: al fondo in-
comprensibile, malgrado il tentativo con-
tinuato di scavarne le cause in condizioni
di vita delle masse presentate come da
epoca feudale. In un certo immaginario di
sinistra infine sfociato nel mito zapatista
del Subcomandante Marcos, al contrario,
si tratt della prima rivoluzione proletaria
del XX secolo, in qualche modo anticipa-
trice di Lenin e Che Guevara: senza per
indagare troppo sulla sua successiva invo-
luzione nellinterminabile regime semi-
dittatoriale del Partito Rivoluzionario Isti-
tuzionale, durato poi fino al Ventunesimo
quattro livelli. Anzitutto come descrizione
di un fatto (e gi qui il lettore moderno,
propenso ad accettare il cristianesimo
laddove lo si riduca a simbolo di valori
universali, arriccia il naso). Poi c il con-
tenuto allegorico, cio cosa quel determi-
nato fatto dice del mistero e dellazione di
Dio. Seguono i due livelli che interessano
pi direttamente la vita pratica del cre-
dente: quello morale (ci che il fatto nar-
rato indica come retto comportamento o
male da evitare) e quello anagogico (la lu-
ce gettata sulla fine, sul destino della vita
umana e del mondo). Forti di questa gri-
glia, i maestri medievali hanno prodotto
una ricchissima serie di opere interpreta-
tive, che la schizzinosit scientifica dei
moderni ha normalmente sottovalutato.
Non de Lubac. Egli sostiene che quegli
scritti, pur con ampie parti caduche, stan-
no a dimostrare un atteggiamento menta-
le decisivo, anche se la cultura moderna lo
ha abbandonato: lunit. Soffocati dallap-
proccio specialistico, abbiamo dimentica-
to che il messaggio cristiano ha il suo fa-
scino per luomo (dei tempi di Isaia, di san
Paolo e doggi) proprio in forza della sua
capacit di spiegare, di com-prendere tut-
ti gli aspetti dellesistenza. Quello medie-
vale, insomma, era un pensiero unitario,
che noi abbiamo perso. Che per deside-
riamo. Ecco perch i quattro volumi di
UNA FOGLIATA DI LIBRI
C
i sono cose su cui non si scherza, non abbastanza, almeno, e li-
dea che in qualche modo esista un limite alla liberta di espressio-
ne fa venire il voltastomaco. Ma, ovviamente c un ma, bisognereb-
be essere anche consapevoli di quello che, utilizzando questa libert,
si dice e si fa. Considerazione lapalissiana ma necessaria. Come scris-
se Robert Mnard, segretario generale di Reporter senza frontiere, Se
tutti gli attentati alla libert di espressione devono essere condannati,
non il caso di mettere sullo stesso piano gli stati in cui essi sono soltan-
to leccezione e altri di cui costituiscono il cuore stesso della pratica del po-
tere. No, non tutto si equivale. E bisognerebbe davvero ignorare le realt di
questo mondo per azzardarsi a considerare alla stessa stregua le illazioni di un annunciato-
re e le torture inflitte in una prigione birmana. Un atteggiamento che, sia detto di sfuggita,
tipico delle nostre vecchie democrazie, dove lautoflagellazione diventata uno sport nazio-
nale. Questa autoflagellazione raccontata dal politologo Frank Furedi in un articolo, in-
titolato Denial, uscito su Spiked-online.com il 31 gennaio: Le societ occidentali oggi sem-
brano incapaci di distinguere ci che giusto da ci che sbagliato. Siamo molto pi a no-
stro agio quando parliamo di valori al plurale () e al posto di verit al singolare preferia-
mo pensare alle verit al plurale. Gli insegnanti dicono agli studenti che non esistono cose
come una risposta giusta o sbagliata () e si discute piuttosto di comportamento appropria-
to o inappropriato. Lautoflagellazione diventa quindi costruzione di tab, lunico sistema
in grado di salvaguardare apparentemente il diritto alla libert di espressione e la necessit
di disporre di un codice morale. Per Furedi questo tab ha il nome di Negazione e si avva-
le del modello dellOlocausto, ridotto ormai a una specie di marchio passepartout buono per
tutte le stagioni: Questa manipolazione della metafora dellOlocausto scrive ha trasfor-
mato una tragedia storica in una caricatura. Molti ebrei americani sono arrabbiati con le or-
ganizzazioni animaliste che lanciano le loro battaglie paragonando luccisione degli anima-
li a quanto avvenuto nella Shoah. Una campagna, chiamata Olocausto nel tuo piatto, giu-
stappone le immagini di persone in un campo di sterminio con raffigurazioni di animali in
gabbia. Si tratta di un fenomeno che si potrebbe definire Olocausto-chic ed un fenome-
no che condiziona molti aspetti della vita democratica oggi. Furedi mostra, per esempio, co-
me molti di coloro che negano lemergenza ecologica, che cio si contrappongono alle previ-
sioni catastrofistiche sulla situazione del pianeta, vengono infatti paragonati a coloro che ne-
gano lo sterminio degli ebrei, in una retorica che diventa simile a quella dellinquisizione re-
ligiosa, con il suo agitare tab intoccabili. E unastuzia del linguaggio, certo, la sua capa-
cit di utilizzare il potere delle metafore per fini che esulano dalla semplice comunicazione.
Nellultimo numero della New English Review, Colin Bower ragiona su argomenti simili in
uno splendido articolo intitolato Language, truthand wine. Bower se la prende esatta-
mente con il fatto che il linguaggio non altro che una metafora continua, una metafora
continua che fa scomparire la realt. Scrive raccontando di una sua degustazione di vini: Il
vino sempre descritto come qualcosa daltro. () Se di uno chardonnay si dice che ha un
sapore di pesca, allora che sapore ha una pesca? Di chardonnay? () Se devi descrivere un
Merlot come simile al sapore di cioccolato, significa che il cioccolato ha lo stesso sapore di que-
sto vino? E se ci piace il Merlot sulla base del suo essere cioccolatoso, come mai non mangia-
mo del vero cioccolato al posto di bere un vino che pretende di avere il suo stesso sapore?.
Domande di spessore filosofico che segnalano un problema. Il grande limite alla libert di
espressione risiede innanzitutto nello stesso linguaggio, nel suo ossessivo richiamo alla tiran-
nia della metafora.
Edoardo Camurri
Laeroplanino di carta
ANNO XII NUMERO 35 - PAG X IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 10 FEBBRAIO 2007
ANNO XII NUMERO 35 - PAG XI IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 10 FEBBRAIO 2007
T
ra limmenso capolavoro, che sar
apprezzato in tutta la sua comples-
sit solo tra una decina di anni, e la bu-
fala colossale, smascherabile da subito,
propendiamo per la seconda ipotesi. Il
digitale con i suoi bassi costi ha fatto
male a David Lynch. Se avesse dovu-
to cercare i soldi necessari per
girare un simile delirio in pel-
licola, sarebbe ancora con
la manina stesa. Magari a
lamentarsi per la cieca stu-
pidit dei produttori, che
signora mia sono sordi al-
larte e pensano solo a guada-
gnare. Di certo nessuno gli
avrebbe anticipato un
solo dollaro, prima di
farsi spiegare i dettagli
che nella sceneggiatura
non si capiscono. E sicco-
me neanche emozionano che sar mai
quella specie di soap con personaggi
dalla testa di coniglio? Perch Laura
Dern ha sempre laria tanto terrorizza-
ta? Perch si ostinano a girare un film
che porta sfiga? Cosa centrano gli zin-
gari polacchi? Quanti film dentro il film
completano la scatola cinese? Quante
case stregate e vicoli bui dobbiamo ve-
dere prima di convincerci che la mente
CINEMACINEMACINEMA
INLAND EMPIRE LIMPERO DEL-
LA MENTE di David Lynch, con Laura
Dern, Jeremy Irons, Justin Theroux
LAMORE NON VA IN VACANZA di
Nancy Meyers, con Jude Law, Cameron
Diaz, Kate Winslet, Jack Black
S PET T A T ORI PER UNA S ET T I MANA
RI PES CAGGI BERL I NO RI PES CAGGI
tortuosa? sarebbe stato meglio levar-
le di mezzo. O dar loro unaggiustatina.
Anche a prenderlo come unesperienza,
suggerimento estremo di quelli che si
sono annoiati come noi, ma poich Lyn-
ch un venerato maestro non osano dir-
lo, lunica cosa che viene in mente sono
le sagge parole che Kingsley Amis rivol-
geva al figlio Martin (e che Martin ha
usato per il titolo della sua autobiogra-
fia): E tutta esperienza. E un vero pec-
cato che ce ne debba essere cos tanta.
Il digitale fa male perch abbassa le
barriere dentrata, che finora nel ci-
nema erano alte (mentre per un
romanzo bastano carta e com-
puter). Ha leffetto di aumen-
tare a dismisura i titoli pre-
sentati ai selezionatori dei
festival. Ma alla fine di-
ce Wieland Speck, diret-
tore della sezione Pano-
rama della Berlinale i
titoli interessanti da
mettere in programma
sono pi o meno gli stes-
si di prima, non aumentano.
Che come dire: i bravi si fanno
notare comunque. Quindi preghia-
mo Lynch di meditare un po meno, e di
ricominciare a sporcarsi le mani con la
committenza. Avere a che fare con terze
persone, un po meno compiacenti di
una corte, non ha mai impedito a nessu-
no di fare film bellissimi. Se lo ricorda
o no che Twin Peaks laveva girato per
la televisione?
D
ue ragazze entrambe bionde, en-
trambe sfidanzate malamente al-
la vigilia di Natale si scambiano le case.
Linglese trova alloggio in una lussuosa
villa a Los Angeles (appartiene a
una montatrice di trailer, e
limpianto tanto professio-
nale che la poveretta non sa do-
ve infilare un dvd). Lamericana
sbarca in un cottage inglese usci-
to da un racconto di Beatrix Pot-
ter. Con i tacchi a spillo, ovvio. E
il taxi che la lascia a cento me-
tri da casa, sicuro. (La pros-
sima volta che vedremo
una bionda arrancare con
le sue scarpettine su un
sentiero innevato, chiedere-
mo uno sconto sul biglietto: comincia-
mo a pensare che esista un genere di
commedia romantica per chi non ha vi-
sto mai commedie romantiche, quindi
ogni volta regista e sceneggiatori si ri-
vendono daccapo il repertorio). Luna e
laltra hanno appena disfatto le valige,
quando si manifesta nei dintorni un ma-
schio pi o meno adatto al materasso (la
gamma qui va da Jude Law, che ovvia-
mente tocca a Cameron Diaz, a Jack
Black di Scuola di Rock, che ovvia-
mente tocca a Kate Winslet). Prima del
brindisi di fine anno, entrambe saranno
accoppiate, e con uno della loro taglia:
le registe femmine a volte sanno essere
crudeli. Nancy Meyers ha fatto di me-
glio, le attrici hanno fatto di meglio, per-
fino Jude Law ha fatto di meglio, e an-
che i distributori potevano fare meglio,
programmando il film nel suo naturale
habitat natalizio. Lunico tocco origina-
le lanziano regista della vecchia Hol-
lywood, che non ritrova la
strada di casa centra poco
con il resto. Fa solo venire
in mente che le commedie
una volta erano pi vispe.
Se Nancy Meyers Quel che vo-
gliono le donne e Tutto pu
succedere lo ha messo li
per ricavarne uninvestitu-
ra, ha bagliato i calcoli. La
storiella del pigiama di
sotto e del pigiama di so-
pra, riciclata nel film, vie-
ne da uno dei pi divertenti
film di Ernst Lubitsch,
Lottava moglie di Barba-
blu. Gary Cooper vuole com-
prare solo la giacca di un pigiama, per-
ch il sotto non gli serve. Il commesso
gli spiega che non possibile. Il cliente
si lamenta, e chiede voglio parlare con
un suo superiore. Tirato fuori dal letto
il megadirettore generale, scopriamo
che anche lui dorme con la sola giacca
del pigiama. I pantaloni del completo li
compra Claudette Colbert. E poco dopo
i due sono sposati.
A
. O. Scott, sul New York Times,
scrive che ha perso il conto. Trop-
pe volte viene pronunciato nel film il
fatidico mi spiace. Tutti si scusano
con tutti la madre nordica con la fi-
glia autistica, la madre bosniaca con il
figlio ribelle, i conviventi tra di loro, ol-
tre che con la consulente psichiatrica,
gli architetti con le donne delle pulizie,
i mancati clienti con le puttane e il
critico si scusa con i suoi lettori per es-
sersi distratto. Non siamo stati mai
grandi ammiratori di Anthony Min-
ghella. N del Paziente inglese, n di
Ritorno a Cold Mountain, e neanche
del Talento di Mr Ripley (pur con tut-
to lamore che portiamo a Patricia Hi-
ghsmith). Senza la rete di protezione
fornita da un romanziere il paziente
bendato come una mummia era co-
munque farina del sacco di Michael
Ondaatje, vincitore nel 1993 di un
Booker Prize, e il ritorno dalla guerra
civile laveva raccontato Charles Fra-
zier il tasso di banalit cresce disa-
strosamente. Metteteci il multicultura-
lismo, e pure il quartiere londinese at-
torno alla stazione di Kings Cross, a far
da terreno fertile perch sboccino le
contraddizioni, ed ecco che ognuno ha
loccasione per il suo atto di contrizio-
ne pubblico, oltre che per quello pri-
vato. Larchitetto Jude Law studia un
piano di risanamento per la zona, e in
COMPLICIT E SOSPETTI di Anthony
Minghella, con Jude Law, Juliette Bino-
che, Robin Wright Penn
SCELTI DA MARIAROSA MANCUSO
H
ai una pistola in tasca, o sei solo
contento di vedermi?. La battuta,
assieme a molte altre, rese famosa
Mae West, sexydiva in anni ormai re-
moti. Tornato a girare in Olanda dopo
i successi hollywoodiani, Paul Verhoe-
ven rende omaggio alla grandissima. Il
nazista sta sdraiato a letto, il lenzuolo
si increspa lasciando suggerire scon-
cezze, la spia bionda in sottoveste di
seta e pizzo si avvicina sculettando, da
sotto il lenzuolo sorpresa! spunta
veramente una pistola. Se uno pensa
che la resistenza, olandese e no, al na-
zismo vada trattata con il sommo ri-
spetto, sconfinante nellagiografia, che
le fiction italiane portano alla vita di
padre Pio, ai campioni del ciclismo, o
al boom economico degli anni Sessan-
ta, trover il film sguaiato e irriveren-
te. Se uno la prende con meno sussie-
go, e con un po pi di realismo sulla
natura umana, trover di che divertir-
si. Il titolo fa riferimento allagenda
dellavvocatessa De Boer, misteriosa-
mente uccisa dopo la fine della guer-
ra. Si dice che nel libro nero fossero
annotati i nomi degli insospettabili (e
mai sospettati) traditori e collaborazio-
nisti. Non fu mai ritrovato.
BLACK BOOK di Paul Verhoeven, con
Clarice van Houten, Sebastian Koch,
Thom Hoffman, Halina Reijn
THE GOOD GERMAN di Steven Soder-
bergh, con George Clooney, Cate Blan-
chett (concorso)
Fate vedere a Soderbergh Lontano
dal Paradiso. Rifare un melodramma
si pu. E nello stesso tempo si pu am-
modernarlo (chi aveva mai visto gay o
neri nei film di Douglas Sirk?) senza
perdere per strada una sola lacrima.
Ma Todd Haynes aveva preso un genia-
le direttore della fotografia, che az-
zecc ogni sfumatura. Peter Andrews
pseudonimo scelto dal regista di Traf-
fic quando non vuole estranei dietro
la macchina da presa sbaglia tutto.
Il suo bianco e nero da film anni 40 ha
le luci piazzate a caso. Le facce troppo
illuminate rischiano leffetto fototesse-
ra, gli sfondi sono troppo bui, luso del
trasparente (lauto passa davanti alle
riprese fatte da Billy Wilder nel 1948
per Intrigo internazionale, una Ber-
lino tutta di macerie) quasi ridicolo.
George Clooney cerca di rifare
Humphrey Bogart in Casablanca, ma
la divisa gli sta malissimo. Cate Blan-
chett imita Marlene Dietrich, e quan-
do non le riesce Ingrid Bergman. To-
bey Maguire fa il doppiogiochista a
modo suo, e quindi lo uccidono subito.
IM A CYBORG, BUT THATS OK di
Park Chan-wook, con Lim Soo-jung,
Jung Ji-hoon (concorso)
Coreano, molto di culto per una tri-
logia sulla vendetta di cui abbiamo vi-
sto solo gli ultimi due capitoli (Old-
boy e Lady Vendetta), il regista an-
nuncia che dora in poi parler solo
damore. Prospettiva che scatena la
fantasia. Quali potrebbero essere, nel
discorso amoroso, le scene equivalen-
ti a quelle che lo hanno reso fa-
moso? (rispettivamente: un po-
lipo mangiato vivo e una don-
na che fornisce coltellacci
e impermeabili para-
spruzzi ai genitori dei
bambini uccisi da un
pedofilo). La ragazza
che si crede un Cyborg
lavora alla catena di
montaggio. Le piac-
ciono le macchine per-
ch hanno un manuale di istruzioni.
Anche lei ne vorrebbe uno, per cavar-
sela nella vita. Non mangia, allora di
pranzo lecca le batterie, e si taglia le
vene per infilarci i fili elettrici. Quan-
do la mettono al manicomio, parla solo
con il distributore di bibite. Ovviamen-
te, si innamora di chi le garantisce
eterna manutenzione.
O ANO EM QUE MEUS PAIS SARAM
EN FRIAS di Cao Hamburger, Michel
Joelsas (concorso)
Se dobbiamo giudicare dal cinema,
e dal cinema visto ai festival, non esi-
ste sudamericano che non sia di di-
scendenza ebraica. Daniel Burman,
con Labbraccio perduto, Orso doro
a Berlino due anni fa, prometteva di
diventare il Woody Al-
len argentino. (Pro-
messa non mantenuta:
alle battute ora preferi-
sce i sentimenti, e la con-
fusione generazionale dei
trentenni). Cao Hamburger
arriva dal Brasile, con una
storia parecchio autobio-
grafica. Nel tentativo di
renderla pi interessante im-
barca come produttore Fernando Mei-
reilles, il regista di City of God e
The Costant Gardener (lavoravano
insieme a un programma tv per bambi-
ni). Racconta le giornate di un ragazzi-
no affidato dai genitori (in fuga per
motivi politici, siamo nel 1970) al non-
no ebreo, e poi al vicino di casa, che
per cominciare gli sbatte la porta in
faccia quando prega. Esagera con le
inquadrature drammatiche, la diver-
sit delle culture, la lode al Barrio
Bom Retiro, dove gli arabi vivono in
pace con gli ebrei.
ICHIJIKU NO KAO di Momoi Kaori,
con Yamada Hanako, Ishikura Saburo
(Forum)
I giapponesi si fotografano anche a
casa loro. Dal giardinetto con lalbero
di fico, la famiglia si mette in posa con
lautoscatto: madre fuori di testa (lat-
trice anche regista e sceneggiatrice,
prima faceva la ballerina), padre fuma-
tore che parte per un lavoro segreto, fi-
glia che non sa di essere stata adottata.
Scatti e dialoghi da fumetto, pesci ros-
si, vicine di casa in sottoveste sul bal-
cone, riprese sghembe, insetti colpiti
da tappi di champagne che si mettono
a litigare, perch uno ricevuta la botta
ha detto fuck, e la consorte lo rim-
provera. Allinizio, Facce sotto il fico
si guarda volentieri (raro che un film
orientale abbia tante gag, e un ritmo da
comica). Poi svolta verso il dramma. E
il narcisismo dattrice.
Fototessera firmata Soderbergh, e troppi scatti giapponesi
N
ato come regista girando film di
genere bastano i titoli: Balsa-
mus, luomo di Satana, Bordella,
La mazurca del barone, della santa e
del fico fiorone, La casa dalle fine-
stre che ridono Pupi Avati sa molto
bene cosa serve per costruire un film.
Qualche volta il cocktail strepitoso,
altre volte meno. Diego Abatantuono
nel film, un attore in vistoso declino,
con una filmografia che farebbe invi-
dia a Silvio Orlando nel Caimano, e
il cruccio che nessuno tra i grandi re-
gisti lo ha voluto mai tenta la chirur-
gia plastica per levarsi qualche anno.
Un occhio va a posto, laltro rimane
spalancato. Chiama a s le tre figlie,
nate da tre donne diverse, e chiede le-
lemosina di un po di compagnia. Pur-
troppo le fanciulle non sono allaltez-
za di tanto padre, finito a recitare nel-
la fiction Charme, e ormai in disgra-
zia pure l. Paiono appena sbozzate:
nessuna davvero simpatica, nessuna
davvero stronza, non hanno litigato
abbastanza da piccole, poich viveva-
no con madri diverse, e in un film na-
talizio questo un pochino pesa. Meglio
lestranea Francesca Neri, sgradevole
e sopra le righe.
LA CENA PER FARLI CONOSCERE di
Pupi Avati, con Diego Abatantuono, Va-
nessa Incontrada, Francesca Neri
segno di buona volont va a piazzare il
suo studio proprio dove non dovrebbe,
tra puttane e ricettatori. Gli rubano
tutti i computer non uno ma ben due
volte. C tutta la mia vita l dentro,
si duole al primo furto, non cono-
scendo evidentemente luso del
back up (ma i computer sono stati
consegnati un attimo prima nuovi
nuovi, quindi la sua vita doveva pur
stare immagazzinata da qualche
altra parte). Foto e filmini di
famiglia gli vengono resti-
tuiti, mentre lacrobatico
ladro ragazzino si porta
via gli omini dal plastico
(egli naturalmente
portato per larchitettu-
ra, lo si capisce dalle
muragliette che co-
struisce in camera sua
con i cubetti di zucche-
ro). Larchitetto non ha
figli suoi, vuoi vedere
che si reincontrano?
E che magari il molto
benestante offre una
possibilit di riscatto
al rifugiato che sta per
incamminarsi su una cat-
tiva strada? Intanto la
mamma del ragazzino - Juliet-
te Binoche che fa la sarta a do-
micilio va a passeggiare sui
ponti con Jude Law. Furto con
scasso era il titolo originale. Da
qui la morale della favola: i
cuori dei ricchi vanno scassi-
nati come le loro casseforti.
I
n una pagina di Pastora-
le americana, Philip
Roth racconta una riunione
tra ex compagni di scuola,
molti anni dopo la fine del li-
ceo, quando ormai gli ac-
ciacchi cominciano a pe-
sare. Aggiungono tristez-
za alla faccenda (che
per deve essere un
pensiero solo nostro e
di Roth, a giudicare
dalla quantit di per-
sone che usano inter-
net per mettersi in
contatto con i vicini di
banco del liceo) gli
scherzi della memoria.
Una frase buttata l da
qualcuno molti anni pri-
ma, per chi lascolta ha
leffetto di una folgorazio-
ne: Le parole che mi
hanno cambiato la vita.
Chi laveva pronunciata
neppure se ne ricorda
pi. E non la ricorda nep-
pure se gliela ripetiamo,
specificando la circostan-
za, la grande influenza
che ha avuto su di noi
(qualche volta anche la rab-
bia o lumiliazione). Il crudele
Philip Roth chiude la pagina aggiun-
LA VOLTAPAGINE di Denis Dercourt,
con Catherine Frot, Deborah
Franois, Pascal Greggory
gendo un po del suo cinismo: Ecco
perch attraversiamo la vita pensando
che gli altri hanno sempre torto. Lin-
cidente che cambia la vita a Mlanie,
pianista di dieci anni durante laudi-
zione per il conservatorio, un auto-
grafo firmato dalla sua esaminatrice.
La commissaria si distrae, lesaminan-
da si distrae a sua volta, perde la con-
centrazione, sbaglia e viene bocciata.
Ritroviamo la ragazza, ormai adulta,
impiegata nello studio di un avvocato.
Per caso viene mandata nella villa del
principale, a sostituire una persona di
servizio che ha dato forfait. Dove sco-
pre con orrore (e assoluta impassibi-
lit: lattrice, gi vista nel Figlio dei
fratelli Dardenne, ha lo stesso volto da
santarellina nella prima scena come
nellultima) che la padrona di casa
giusto la concertista che laveva fatta
sbagliare allesame. Magnifica occasio-
ne per una vendetta, tanto pi che la
pianista matura vuole ricominciare a
suonare in pubblico, e ha bisogno di
qualcuno di sua fiducia che le giri le
pagine dello spartito. La serpe si insi-
nua in casa e con il sorriso sulle lab-
bra avvelena tutto quel che riesce ad
avvelenare. Trattandosi di film france-
se, i ritmi sono piuttosto lenti e la mu-
sica sovrabbondante. I primi piani so-
no molti, gli sguardi e i silenzi pure.
Ma lodio della ex ragazzina, acqua
cheta che distrugge i ponti, palpabi-
le. Perfino un metronomo, messo trop-
po veloce, diventa uno strumento peri-
coloso. Il contrabbasso ferisce, e non
manca un accenno alla lotta di classe.
In due giorni scarsi di Berlinale abbiamo gi visto tre film orientali e mezzo. Pri-
ma il coreano di Park Chan -Wook in concorso (manicomio con ragazza che si cre-
de una bambola meccanica e infila le dita nelle prese per ricaricarsi). Poi un giap-
ponese e un altro coreano nella sezione Forum, che cerca di scoprire i registi del fu-
turo. Raccontavano rispettivamente una storia di famiglia, piuttosto incasinata, e
una storia che cominciava con i rapinatori in gioielleria, e in seguito virava verso
la solitudine metropolitana (vi risparmiamo i titoli perch probabilmente non usci-
ranno, e comunque li dimentichereste subito).
Il mezzo un altro film visto al Forum, girato dallartista concettuale Nikki S.
Lee sullartista concettuale Nikki S. Lee, intitolato a.k.a Nikki S. Lee (Alias Nikki
S. Lee, se proprio smaniate di curiosit). Mezzo, perch siamo usciti dopo un po,
anche se durava solo unora, stufi di sentire lartista che ci metteva a parte dei suoi
pensieri. Siccome per vivere si fa fotografare con vari costumi e mise jewish prin-
cess, latina, rapper, vecchia signora la sua voce fuori campo chiedeva ripetuta-
mente ma chi sono io davvero? chi si nasconde sotto tutte queste identit?. Ab-
biamo deciso che potevamo vivere senza saperlo. Continuiamo per a non capire
perch il format autodocumentario con brevi cenni sulluniverso piaccia sempre
tanto ai selezionatori dei festival. Tutto passa di moda, anche abbastanza rapida-
mente. Possibile che lavanguardia sia eterna?
Tre film orientali e mezzo, senza essere andati a cercarli, sono un enormit. E la
valanga continuer nei prossimi giorni. Oltre allinvasione dei film francesi, sta qui
il segno distintivo della Berlinale 2007. Ce ne faremo una ragione, non essendo par-
ticolarmente affezionati a una cinematografia tanto formale e raffinata quanto
scarsa di emozioni (le eccezioni si contano sulle dita di una mano). Tra i film del
concorso devono arrivare ancora il cinese Tuyas Marriage (durezze della vita in
Mongolia, con marito handicappato, e sullo sfondo il governo che non vuole pi no-
madi, solo gente stanziale che lavori nelle fabbriche); laltro cinese Lost in Bejing
(coppia di campagnoli alle prese con la tentacolare metropoli); il coreano Desert
Dream (villaggetto tra Mongolia e Cina, in pieno spopolamento). Tranne quello di
mezzo perch almeno sulla carta somiglia a quel che leggiamo della Cina sui gior-
nali appartengono al genere nostalgico-geografico, ricco di splendidi paesaggi e
poco altro. Limponente onda asiatica non ha per ancora lonore della passerella,
riservata a europei e americani. Per lamore che Berlino porta a George Clooney, a
Steven Soderbergh e a Robert De Niro, sono in concorso due titoli subissati di criti-
che dopo luscita negli States: The Good German (da noi: Intrigo a Berlino) e
The Good Shepherd (da noi: Il buon pastore). Con Paul Schrader presidente
della giuria potrebbero perfino portare a casa un premio.
Popcorn Berlino