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N81 Luglio 2014 1

Newsletter
N 81 Luglio 2014
Trifir & Partners Avvocati
Diritto del Lavoro
Attualit 3
Le Nostre Sentenze 7
Cassazione 10
Diritto Civile,
Commerciale,
Assicurativo
Le Nostre Sentenze 12
Assicurazioni 13
Il Punto su 15
R. Stampa 17
Eventi 18
Contatti 19
Guida Lavoro Itinera a cura di Trifir & Partners
Nelle professioni di avvocato, consulente e giurista di impresa,
laggiornamento fondamentale per fornire il miglior e pi esaustivo
supporto ai clienti su tematiche - quali quelle del diritto del lavoro -
che sono oggetto di continui interventi, sia da parte del legislatore che
della giurisprudenza.
Nellottica di contribuire a tale aggiornamento con il nostro know how,
lo Studio collabora con le pi importanti case editrici nella redazione
di manuali e opere di divulgazione scientica.
Nella scorsa newsletter abbiamo annunciato la pubblicazione del
volume edito da RCS, in collaborazione con il Corriere Economia, La
riforma del lavoro. Dalla legge Fornero al Jobs Act. E adesso
facciamo il bis, curando anche un importante Volume della Collana
Itinera - Guide Giuridiche sul Diritto del Lavoro.
La Guida Lavoro Itinera IPSOA analizza con un taglio molto pratico -
operativo e non manualistico - tutti gli aspetti del rapporto di lavoro:
dalla costituzione (collocamento, orario di lavoro, retribuzione, patto di
prova e clausole accessorie), alle tipologie contrattuali (rapporto a
tempo parziale, contratto determinato, apprendistato, stage,
somministrazione, lavoro intermittente, rapporti di lavoro autonomo,
occasionali e a progetto), alla gestione del rapporto (il potere
disciplinare, la privacy e i controlli del datore di lavoro, il potere
organizzativo e direttivo, il trasferimento del lavoratore, la malattia e
linfortunio, la maternit), alle vicende modicative del rapporto (la
cessione del contratto di lavoro, il trasferimento dazienda, lappalto e
il distacco), alla cessazione del rapporto (i licenziamenti individuali,
quelli collettivi, le dimissioni e le risoluzioni consensuali), anche avuto
riguardo alle situazioni di crisi dellimpresa (con trattazione della
cassa integrazione Guadagni, dei contratti di solidariet, dellASPI e
delle procedure concorsuali).
Completano lopera la trattazione dei rapporti speciali (dirigenti,
giornalisti, lavoro domestico, lavoro sportivo, artistico e degli stranieri
in Italia, degli italiani allestero), nonch del diritto sindacale (la
contrattazione collettiva, le rappresentanze sindacali, i diritti e la
libert sindacale, lo sciopero e la serrata) ed inne del processo del
lavoro (anche con specico riferimento a quello previsto per i
licenziamenti).
N81 Luglio 2014 2
Newsletter T&P
Tutti gli argomenti sono aggiornati con le pi recenti novit legislative ed interpretazioni ministeriali e
giurisprudenziali. Inoltre, il libro contiene esempi, schemi riepilogativi, approfondimenti, e anche
case history, ossia situazioni e casi concreti seguiti dal nostro Studio.
Sempre in tema di iniziative editoriali, segnaliamo luscita della nuova edizione aggiornata del
Codice del Lavoro e leggi complementari della collana Tribuna Pocket, contenente una raccolta di
tutte le normative essenziali del diritto del lavoro che opportuno avere sempre a portata di mano.
Buona lettura e... visto il periodo, buone e meritate vacanze!
Luca DArco
Comitato di Redazione: Francesco Autelitano, Stefano Beretta, Antonio Cazzella, Teresa Cofano, Luca
DArco, Diego Meucci, Jacopo Moretti, Damiana Lesce, Luca Peron, Claudio Ponari, Vittorio Provera,
Tommaso Targa, Marina Tona, Stefano Trir e Giovanna Vaglio Bianco

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N81 Luglio 2014 3
Contrattazione di secondo livello e sgravi contributivi: le
indicazioni dellINPS
A cura di Damiana Lesce
La materia , da ultimo, disciplinata dalla legge di stabilit 2013, dal DL n. 102/2013 e dal Decreto
Interministeriale del 14 febbraio 2014. Con la circolare n. 78/2014, lINPS chiarisce i termini per
laccesso allo sgravio contributivo sulle erogazioni previste dai contratti collettivi di secondo livello
(aziendali e territoriali) sugli importi corrisposti nellanno 2013.
possibile usufruire dello sgravio contributivo sulle somme previste dai contratti collettivi di secondo
livello:

che prevedono erogazioni correlate ad incrementi di produttivit, qualit, redditivit, innovazione ed


efcienza organizzativa, oltre che collegate ai risultati riferiti allandamento economico o agli utili della
impresa o a ogni altro elemento rilevante ai ni del miglioramento della competitivit aziendale;

che sono depositati dai datori di lavoro o dalle associazioni a cui aderiscono, presso le Direzioni
Territoriali del Lavoro, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del Decreto Interministeriale.
Per lanno 2013, lo sgravio contributivo pu essere concesso entro il limite del 2,25% della retribuzione
contrattuale annua di ciascun lavoratore. Lo sgravio cos articolato:

entro il limite massimo di 25 punti dellaliquota a carico del datore di lavoro, al netto delle riduzioni
contributive per assunzioni agevolate, delle eventuali misure compensative spettanti e - in agricoltura -
al netto delle agevolazioni per territori montani e svantaggiati.
La riduzione di 25 punti dellaliquota datoriale costituisce la quota complessiva massima di sgravio
applicabile, anche con riferimento alle aziende che assolvono la contribuzione pensionistica presso Enti
diversi dallInps. Rimane, in ogni caso, escluso dallo sgravio il contributo (0,30%) ex art. 25, c. 4 della
legge n. 845/1978, versato nel 2013 dai datori di lavoro ad integrazione della contribuzione per lASpI.

totale sulla quota del lavoratore. Lo sgravio della contribuzione a carico del lavoratore sar pari al
9,19% per la generalit delle aziende, al 9,49% per i datori di lavoro soggetti alla Cigs (art. 9 legge n.
407/1990) e 8,84% per gli operai assunti in agricoltura; per gli apprendisti la quota pari al 5,84%.
Non costituisce oggetto di sgravio il contributo (1%) ex art. 3ter della legge n. 438/1992, dovuto sulle
quote di retribuzione eccedenti il limite della prima fascia di retribuzione pensionabile (per lanno 2013
! 46.031,00 che, rapportato a dodici mesi, pari a ! 3.836,00).
La richiesta di sgravio deve essere inoltrata esclusivamente in via telematica allINPS (anche per i
lavoratori iscritti allINPGI, ex INPDAP ed ex ENPALS) e deve contenere:

i dati identicativi dellazienda;

la tipologia di contratto e data di sottoscrizione dello stesso;

la data di avvenuto deposito del contratto presso la Direzione Territoriale del Lavoro competente;

lindicazione dellente previdenziale al quale sono stati versati i contributi pensionistici.


LINPS provvede allammissione delle aziende allo sgravio contributivo entro 60 giorni successivi alla
data ssata quale termine unico per linvio delle istanze.
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N81 Luglio 2014 4
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Nellipotesi in cui le risorse disponibili non consentissero la concessione dello sgravio nelle misure
indicate nelle richieste aziendali, ferma restando lammissione di tutte le domande trasmesse nei termini,
lIstituto provveder alla riduzione degli importi in percentuale pari al rapporto tra la quota globalmente
eccedente e il tetto di spesa annualmente stabilito. Tale eventuale ridenizione delle somme sar
comunicata ai richiedenti in sede di ammissione allincentivo. La concreta fruizione del benecio resta,
comunque, subordinata alla verica, da parte dellINPS, del possesso dei requisiti di regolarit
contributiva.

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N81 Luglio 2014 5
Lassegnazione di mansioni inferiori nellipotesi di ristrutturazione
aziendale: limiti operativi e tutela dei contrapposti interessi
A cura di Antonio Cazzella
Lart. 2103 cod. civ. stabilisce che il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali stato
assunto, a quelle superiori successivamente acquisite, ovvero a mansioni equivalenti a quelle da ultimo
svolte, con espressa sanzione di nullit di ogni patto contrario.
La giurisprudenza di legittimit, nel corso gli anni, si ripetutamente occupata di interpretare la nozione
di mansioni equivalenti e di professionalit, affermando che spetta alla competenza del giudice
riempire di contenuto normativo le nozioni aperte, non denite dalla disposizione stessa (ndr. nel nostro
caso, lart. 2103 cod. civ.) che rinviano a valori socioculturali esterni, storicamente accettati, e
mutevoli nel tempi di vigenza della disposizione (Cass. 8 marzo 2007, n. 5285).
In particolare, la giurisprudenza - ormai da tempo e dopo uniniziale titubanza (Cass. 13 febbraio 1980,
n. 1026) - ha ritenuto legittima lassegnazione di mansioni inferiori nel caso in cui tale provvedimento
costituisca lunica alternativa al licenziamento del dipendente (Cass. S.U. 7 agosto 1998, n. 7755).
Con la recente sentenza n. 11395 del 22 maggio 2014, la Suprema Corte si pronunciata in una
fattispecie in cui un lavoratore, con mansioni di responsabile dellUfcio Tecnico di un comune, aveva
lamentato un demansionamento, in quanto - a seguito di una ristrutturazione del predetto ufcio (che
aveva determinato la creazione di unArea Tecnica e di un altro ufcio specializzato in materia di gestione
di beni comunali) - gli erano stati assegnati nuovi compiti.
La Corte di merito ha escluso il demansionamento del dipendente, rilevando, tra laltro, che nellambito
della nuova organizzazione dellufcio era avvenuta una nuova ripartizione di materie e di compiti, con
assegnazione di alcune materie speciche in capo al lavoratore, che - pur non coprendo tutto il raggio
del preesistente Ufcio Tecnico - erano tuttavia di grande rilevanza e, in ogni caso, rientranti nelle
originarie mansioni attribuite al dipendente.
La Suprema Corte ha confermato la sentenza di appello, evidenziando che limpostazione della Corte
territoriale conforme alla giurisprudenza di questa Corte (cfr. Cass. n. 8596 del 5 aprile 2007; Cass. n.
5285 del 2007), secondo la quale la disposizione dellart. 2103 c.c. sulla disciplina delle mansioni e sul
divieto di declassamento va interpretata alla stregua del bilanciamento del diritto del datore di lavoro a
perseguire unorganizzazione aziendale produttiva ed efciente e quello del lavoratore al mantenimento
del posto, con la conseguenza che, nei casi di sopravvenute e legittime scelte imprenditoriali,
comportanti, tra le altre, ristrutturazioni aziendali, ladibizione del lavoratore a mansioni diverse, anche
inferiori, a quelle precedentemente svolte, restando immutato il livello retributivo, non si pone in contrasto
con il dettato del Codice Civile.
Il principio affermato dalla Suprema Corte nel caso esaminato non sembra discostarsi dal consolidato
orientamento, secondo cui, anche in ipotesi di ristrutturazione aziendale, lassegnazione di mansioni
inferiori potrebbe legittimamente vericarsi solo ed esclusivamente nel caso in cui tale modica
costituisca lunica alternativa al licenziamento del dipendente (fermo restando che, nel caso esaminato,
non era neppure in discussione la stabilit del posto di lavoro).
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N81 Luglio 2014 6
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Ancor pi recentemente, infatti, la Corte di Cassazione ha ribadito il suo orientamento restrittivo in
materia di modica in pejus delle mansioni, affermando che lassegnazione di mansioni inferiori non
legittima neppure nel caso in cui venga denitivamente soppresso lufcio o lunit operativa cui
addetto il lavoratore (Cass. 11 luglio 2014, n. 16012).
Daltra parte, nella fattispecie sopra esaminata, non vi era neppure la necessit di vericare la
sussistenza e la portata della ristrutturazione, posto che, comunque, il giudice di merito aveva accertato
che il nuovo incarico non comportava una dequalicazione e ci anche con riferimento al mutamento dei
riporti gerarchici del lavoratore (che, per lo svolgimento di alcuni compiti, avrebbe avuto come referente
direttamente il Sindaco).
Con specico riferimento alla rilevanza dei riporti gerarchici e/o del coordinamento di altri lavoratori in
caso di assegnazione di nuove mansioni, si segnala che la Suprema Corte, con la recente sentenza n.
14600 del 27 giugno 2014, ha affermato che non sussiste un demansionamento se il nuovo incarico
assegnato al dipendente offre a questultimo loccasione per sviluppare la professionalit acquisita,
nonostante venga meno la possibilit di coordinare altri dipendenti ed anche se lincarico assegnato
comporta lutilizzo di nuove tecnologie sconosciute al lavoratore.
Rito Fornero. Compatibilit del ruolo di giudice della fase
sommaria con quello di giudice dellopposizione.
A cura di Mario Cammarata
La Corte Costituzionale, con ordinanza n. 205 del 16 luglio 2014, ha dichiarato la manifesta
inammissibilit della questione di legittimit costituzionale sollevata dal Tribunale di Siena
relativamente allart. 1, comma 51, della legge n. 92/2012 e dellart. 51, comma 1, lettera n. 4, del
codice di procedura civile.
La questione riguardava la compatibilit della presenza dello stesso giudice che aveva gi esaminato le
questioni sommarie nei licenziamenti ex art. 18 della legge n. 300/1970, nella fase decisionale, cosa che
ha generato diverse posizioni presso vari distretti giudiziari circa la compatibilit (Bologna, Monza,
Milano) ovvero la non compatibilit (Roma, Firenze, Torino).
La Consulta ha osservato che, a prescindere dalla presenza di motivi di inadeguatezza della motivazione,
la questione appare costituzionalmente inammissibile in quanto si risolve nel tentativo di ottenere dalla
stessa Corte, con luso dellincidente costituzionale, lavallo circa una delle due interpretazioni scaturenti
dalla giurisprudenza di merito.
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N81 Luglio 2014 7
LA SENTENZA DEL MESE
IL GIORNALISTA CHE MATURA LA PENSIONE IN REGIME RETRIBUTIVO NON PU BENEFICIARE
DEL TRATTENIMENTO IN SERVIZIO
(Corte dAppello di Roma, sentenza 26 giugno - 4 luglio 2014)
Lart. 24, co. 4, della l. 22 dicembre 2011 n. 214 (cosiddetta legge Salva Italia) dispone quanto segue:
Per i lavoratori e le lavoratrici la cui pensione liquidata a carico dell'Assicurazione Generale
Obbligatoria (di seguito AGO) e delle forme esclusive e sostitutive della medesima la pensione di
vecchiaia si pu conseguire all'et in cui operano i requisiti minimi previsti dai successivi commi (primo
periodo) Il proseguimento dell'attivit lavorativa incentivato, fermi restando i limiti ordinamentali dei
rispettivi settori di appartenenza, dall'operare dei coefcienti di trasformazione calcolati no all'et di
settant'anni (secondo periodo). Nei confronti dei lavoratori dipendenti, l'efcacia delle disposizioni di
cui all'articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300 e successive modicazioni opera no al
conseguimento del predetto limite massimo di essibilit (terzo periodo).
In base a tale norma, il trattenimento in servizio no a settantanni consentito solamente in favore dei
dipendenti, assoggettati allAGO o a forme previdenziali sostitutive, che beneciano di un regime
pensionistico contributivo o misto e non, invece, a quelli - come i giornalisti assicurati allInpgi - che
fruiscono di pensione maturata in regime retributivo.
Tale conclusione confortata dallinterpretazione sia letterale che nalistica della norma. Sotto il prolo
letterale, la norma fa espresso riferimento alla pensione di vecchiaia.
Sotto il prolo teleologico, invece, lo scopo della norma quello di assicurare il contenimento della spesa
pensionistica, il rispetto del patto di stabilit, nonch la sostenibilit del sistema previdenziale.
Di conseguenza, sarebbe del tutto illogico consentire ai lavoratori, assoggettati a sistema retributivo - i
quali, permanendo in servizio, potrebbero normalmente percepire, allatto della ne del rapporto, una
pensione pi alta perch commisurata a una retribuzione presumibilmente superiore di quella di cui
avrebbero goduto se collocati a riposo senza trattenimento - di fruire della possibilit di permanere in
servizio. Essi, infatti, riceverebbero una pensione pi favorevole, a fronte di una contribuzione non (o non
necessariamente) commisurata allentit del trattamento, ci che rappresenta caratteristica propria del
sistema retributivo. Al contrario, nel regime contributivo e in quello misto, gli anni di trattenimento in
servizio sarebbero coperti da una contribuzione in grado di sostenere (seppur nella valutazione globale di
sistema) il miglioramento del trattamento pensionistico, cosicch la differenza di pensione a benecio
dellassicurato non comporterebbe squilibri nanziari, mentre lo Stato guadagnerebbe, risparmiando no
a 5 anni di erogazione del trattamento pensionistico.
Linapplicabilit dellart. 24 del Salva Italia ai giornalisti esclude, di conseguenza, la tutela reale in ipotesi
di licenziamento per sopraggiunti limiti di et, prevista dal CCNL di categoria.
Ci vale a maggior ragione in relazione ad un giornalista - quello che ha instaurato la controversia in
oggetto - che ha svolto continuativamente, per oltre 10 anni, mansioni dirigenziali, anche in ipotesi di
eventuale assegnazione a mansioni pretesamente deteriori. Infatti, il mutamento di mansioni - anche nel
caso di demansionamento - non comporta la perdita della qualica dirigenziale, n lapplicabilit dellart.
18 St. Lav. in ipotesi di licenziamento.
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LE NOSTRE SENTENZE
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N81 Luglio 2014 8
Lo stesso dicasi nellipotesi in cui la temporaneit dellincarico dirigenziale sia prevista dal CCNL di
categoria in relazione a talune mansioni. In questo caso, infatti, la scadenza dellincarico comporta il
diritto allassegnazione di mansioni equivalenti, non certo la perdita della qualica, non potendosi
interpretare la clausola del CCNL nel senso di consentire una deroga in peius allart. 2103 cod. civ.
(norma che sancisce la nullit di ogni patto contrario al divieto di demansionamento e allirriducibilit
della retribuzione).
Da ultimo, la sentenza ha evidenziato che, laddove sia esclusa lapplicabilit dellart. 18 al rapporto di
lavoro (considerate, nel caso di specie, linapplicabilit del trattenimento in servizio e la qualica
dirigenziale del giornalista), la domanda di reintegrazione proposta nellambito di un procedimento
instaurato secondo il rito Fornero deve essere rigettata nel merito.
La domanda, proposta in via subordinata, di pagamento dellindennit sostitutiva del preavviso e
dellindennit supplementare , invece, inammissibile poich, con il suddetto procedimento speciale,
non consentito proporre domande incompatibili con lapplicabilit dellart. 18 St. Lav. o che ne
presuppongano lesclusione.
Causa seguita da Salvatore Trir, Paola Balletti e Tommaso Targa
ALTRE SENTENZE
DIRITTO ALLA FRUIZIONE DEI PERMESSI EX ART. 33, L. N. 104/1992: DATORE E INPS DEVONO
ENTRAMBI ESSERE PARTI DEL GIUDIZIO
(Tribunale di Roma, 13 maggio 2014)
Nel giudizio di accertamento del diritto del lavoratore ad usufruire dei permessi per assistere congiunti
affetti da handicap deve essere convenuto, oltre allente previdenziale, anche il datore di lavoro.
Cos ha stabilito il Tribunale di Roma in un giudizio promosso da un lavoratore, che aveva chiamato in
causa solo lINPS, per contestare la mancata concessione dei permessi ex art. 33 della legge n.
104/1992, dopo che, con sentenza di altro giudice, era stato riconosciuto lo stato di handicap grave
della madre, per la quale egli aveva richiesto i suddetti permessi. Alla prima udienza, il Tribunale ha
disposto lintegrazione del contraddittorio nei confronti del datore di lavoro sul presupposto che, nei
giudizi aventi ad oggetto il diritto alla fruizione dei permessi ex art. 33 citato, il datore legittimato
passivo unitamente allente previdenziale. Tale statuizione si pone in controtendenza rispetto ad un
precedente orientamento della Corte di Cassazione (Cass. 5 gennaio 2005, n. 175), che affermava la
legittimazione passiva del solo datore di lavoro, in quanto destinatario dellobbligo di concessione dei
permessi e del pagamento. Secondo il Tribunale - che ha richiamato un recente indirizzo delle corti
capitoline - in siffatta materia si congura un rapporto trilaterale tra il lavoratore beneciario, il datore di
lavoro e listituto previdenziale. Il datore non pu essere ritenuto estraneo al giudizio non tanto perch su
di esso grava lonere economico della prestazione (questi, invero, tenuto unicamente ad anticipare la
retribuzione relativa ai permessi, che verr successivamente restituita dallINPS tramite conguaglio con i
contributi da versare), quanto perch la concessione o meno del permesso incide sulla sua
organizzazione aziendale, che deve essere modulata in modo da garantire al dipendente la fruizione del
benecio. Allo stesso modo, legittimato passivo in causa listituto previdenziale: , infatti, lente che
autorizza il datore a concedere il benecio e ad avvalersi del conguaglio, ovvero revoca il benecio, ed
pure il soggetto che, in concreto, eroga la prestazione assistenziale.
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N81 Luglio 2014 9
Quindi, secondo il Tribunale, in tali procedimenti si verte in ipotesi di litisconsorzio passivo, perch il
provvedimento giudiziale incide sia sul datore, che sullente previdenziale. Infatti, se lente rimanesse
estraneo al giudizio, il datore di lavoro condannato a concedere i permessi rischierebbe di non potersi
rivalere sullistituto; viceversa, lordine di concedere il benecio riferito al solo ente previdenziale non
sarebbe opponibile al datore che non ha partecipato al giudizio.
Causa seguita da Marina Olgiati e Francesco Torniamenti
IN TEMA DI DEMANSIONAMENTO E DEQUALIFICAZIONE, IL RICONOSCIMENTO DI UN
RISARCIMENTO DEL DANNO BIOLOGICO ED ESISTENZIALE VA DIMOSTRATO IN GIUDIZIO
(Corte dAppello di Roma, 25 maggio 2014)
Nel ricorso introduttivo del giudizio, la difesa del lavoratore si era limitata ad affermazioni generiche circa
la causazione di un danno esistenziale e da perdita di professionalit, ma non aveva dedotto
specicamente in cosa si sostanziasse tale danno, n aveva indicato quali occasioni di miglioramento
professionale il lavoratore avrebbe perso per effetto del lamentato demansionamento.
Sulla scorta di tali considerazioni, il Tribunale adito ha respinto le domande del lavoratore, affermando -
in linea con linsegnamento prevalente della giurisprudenza - che il riconoscimento del diritto al
risarcimento del danno professionale, biologico ed esistenziale non ricorre automaticamente in tutti i casi
di inadempimento datoriale, ma presuppone una specica allegazione - nel ricorso introduttivo del
giudizio - sulla natura e sulle caratteristiche del pregiudizio medesimo. In particolare il danno esistenziale
- da intendere come ogni pregiudizio (di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente
accertabile) provocato sul fare aredittuale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali
della sua personalit nel modo esterno - va dimostrato in giudizio con lallegazione di precisi elementi,
quali caratteristiche, durata, gravit, conoscibilit allinterno e allesterno del luogo di lavoro della pretesa
dequalicazione, frustrazione di precisate e ragionevoli aspettative di progressione professionale, effetti
negativi dispiegati nelle abitudini di vita del soggetto, ecc..
Causa seguita da Luca Peron
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N81 Luglio 2014 10
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OSSERVATORIO SULLA CASSAZIONE
A cura di Stefano Beretta e Antonio Cazzella
RISARCIMENTO DEL DANNO PER MANCATA ASSEGNAZIONE DI OBIETTIVI
Con sentenza n. 13959 del 19 giugno 2014 la Corte di Cassazione ha affermato che la violazione del
contratto da parte del datore di lavoro non comporta, di per s, un danno in favore del dipendente, il
quale deve provare le conseguenze pregiudizievoli della condotta aziendale, altrimenti la domanda
sarebbe nalizzata ad una mera sanzione punitiva, esclusa dallordinamento giuridico. Nella fattispecie
esaminata, il manager - impugnando il licenziamento, poi dichiarato illegittimo - aveva anche chiesto il
risarcimento del danno per mancata assegnazione degli obiettivi annuali da parte dellazienda: la
richiesta stata rigettata, in quanto la Corte ha affermato che egli avrebbe dovuto offrire ulteriori elementi
per fondare la domanda e, segnatamente, dimostrare che, se gli obiettivi fossero stati assegnati,
sarebbero stati effettivamente da lui raggiunti.
IL DIPENDENTE DEFINISCE IGNORANTE IL SUO DIRIGENTE: IL LICENZIAMENTO
ILLEGITTIMO ANCHE SE IL LAVORATORE CONDANNATO IN SEDE PENALE
Con sentenza n. 14177 del 23 giugno 2014 la Corte di Cassazione ha ritenuto illegittimo il licenziamento
di un lavoratore che aveva utilizzato espressioni ingiuriose nei confronti di un dirigente, apostrofandolo
con il termine ignorante. La Corte di Cassazione ha confermato i principi gi consolidati in materia di
giusta causa di licenziamento, evidenziando che occorre tener conto di tutte le circostanze del caso
concreto, anche se la condotta prevista dal CCNL come causa di recesso senza preavviso. Nel caso
di specie, stato considerato che il dipendente, peraltro condannato in sede penale per il reato di
ingiuria, versava in un comprensibile stato di apprensione per la salute della moglie, anche lei dipendente
della societ ed in stato di gravidanza a rischio, che era stata convocata in azienda per la restituzione di
una chiave: proprio la donna aveva sollecitato un intervento in ufcio del marito e, in quel contesto, era
sorta lanimata discussione tra luomo ed il dirigente. La Corte dAppello aveva, peraltro, gi rilevato
lobiettiva assenza, nelle frasi pronunciate, di una valenza intimidatoria, che apparivano piuttosto come
espressione di uno sfogo emotivo, mosso dalla preoccupazione per la salute della moglie ed
accompagnato da una mal controllata gestione dei propri mezzi espressivi.
BENEFICI CONTRIBUTIVI: REQUISITI E LIMITI IN ALCUNE FATTISPECIE
Con sentenza n. 16639 del 22 luglio 2014 la Corte di Cassazione ha ritenuto che, nel caso di trasferta
dei dipendenti o di rimborso per spese di viaggio, il datore che deve dimostrare il motivo di esonero
dallassoggettamento a contribuzione se vuole accedere ai beneci/sgravi contributivi. Nel caso di
specie, la Corte di Cassazione ha riformato la decisione della corte territoriale, che, invece, aveva
confermato lannullamento della cartella esattoriale (con la quale era stato intimato, tra laltro, il
pagamento di contributi relativi alla mancata registrazione di alcune ore di lavoro straordinario e rimborsi
spese di viaggio in occasione di ferie e festivit) sul presupposto che il verbale ispettivo non era
corredato dalla documentazione necessaria. Al contrario, la Corte di Cassazione ha ritenuto che
laddove si versi in una situazione di eccedenza in senso riduttivo dellobbligo contributivo, grava sul
soggetto che intenda beneciarne lonere di provare il possesso dei requisiti che, per legge, danno diritto
allesonero e, quindi, ha rinviato la causa alla Corte di merito per tale accertamento.
Relativamente alla possibilit di usufruire dei beneci contributivi per assunzioni di lavoratori in mobilit, la
Corte di Cassazione ha ricordato che lart. 8, comma 4 bis, della legge n. 223/1991, esclude tale
benecio quando limpresa che assume presenta assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con
limpresa che ha licenziato il dipendente.
N81 Luglio 2014 11
Con la sentenza n. 16485 del 18 luglio 2014 la Corte ha precisato che, per stabilire se gli assetti
proprietari siano davvero coincidenti, necessaria unindagine molto precisa ed accurata sulla struttura
societaria, in quanto la norma utilizza un concetto (assetti proprietari) pi ampio rispetto a quello di
propriet (altrimenti il legislatore avrebbe utilizzato la locuzione propriet coincidenti). In particolare,
necessaria una verica sulla composizione del capitale sociale e sulla ripartizione delle quote al ne di
vericare, ad esempio, se sussiste un rapporto di collegamento e/o di controllo tra le due societ, non
essendo sufciente, al ne di escludere il benecio, che le medesime abbiano un nome simile e vi sia una
parziale coincidenza dei personaggi coinvolti nelle vicende societarie.
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N81 Luglio 2014 12
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Civile, Commerciale,
Assicurativo
LE NOSTRE SENTENZE
LAVVOCATO CHE DICHIARA DI AGIRE IN NOME E PER CONTO DEL PROPRIO
ASSISTITO NE ANCHE RAPPRESENTANTE SOSTANZIALE EX ART. 1388 COD. CIV.
(Corte di Cassazione, sez. II civ., sentenza 26 marzo - 23 giugno 2014)
Ai sensi dell'art. 1388 cod. civ., il contratto concluso dal rappresentante in nome e nell'interesse
del rappresentato, nei limiti delle facolt conferitegli, produce direttamente effetto nei confronti
del rappresentato. In relazione alla cosiddetta contemplatio domini, ossia lesternalizzazione del
potere rappresentativo, da parte del rappresentante, la norma non prescrive particolari contenuti
e/o espressioni che il medesimo deve utilizzare, oltre a quella di dichiarare di agire in nome e
nell'interesse del rappresentato.
Inoltre, le norme in tema di rappresentanza non impongono al rappresentante di indicare gli
estremi della propria procura, nel contratto concluso in nome e l'interesse del rappresentato,
neppure in ipotesi di conclusione di contratti a forma vincolata. Da ci discende lirrilevanza del
rapporto sottostante tra rappresentante e rappresentato, il cui concreto atteggiarsi privo di
ricadute ai ni della realizzazione delleffetto tipico dell'istituto della rappresentanza.
La giusticazione dei poteri del rappresentante prevista dall'art. 1393 cod. civ., come
conseguenza della richiesta che il terzo contraente facoltizzato a fare in qualsiasi momento. Se
tale richiesta non viene formulata prima o contestualmente alla conclusione dellaccordo, essa
non pu essere sollevata strumentalmente, in sede giudiziale, al ne di contestare la validit della
procura e, conseguentemente, quella dellaccordo concluso con il rappresentante.
Partendo da tali principi di diritto e con riferimento al caso di specie, in cui il rappresentante era
un avvocato e professore universitario, la Cassazione ha stabilito che, per l'esternalizzazione del
potere rappresentativo, sufciente, da parte dellavvocato/rappresentante/consulente,
spendere il nome del rappresentato, dichiarando di agire in nome e per conto di questultimo.
Non richiesto, invece, l'uso di espressioni dal contenuto tecnico giuridico maggiormente
specicato ed irrilevante, a questi ni, che il soggetto destinatario degli effetti del negozio sia
denito nella contemplatio domini quale rappresentato o assistito o con altro termine
equivalente.
Causa seguita da Salvatore Trir e Giampaolo Tagliagambe
N81 Luglio 2014 13
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Assicurazioni
A cura di Bonaventura Minutolo e Teresa Cofano
Assicurazioni
A cura di Bonaventura Minutolo e Teresa Cofano
ASSICURAZIONE
OBBLIGATORIA
Il rilascio del certicato di assicurazione, completo di tutte le indicazioni di
legge, impegna inderogabilmente lassicuratore nei confronti del terzo
danneggiato in relazione al periodo di copertura assicurativa indicato nel
contrassegno, indipendentemente dal fatto che per tale periodo sia stato
pagato il premio.
(Cassazione, 1 aprile 2014, n. 7527)
MALA GESTIO
DELLASSICURATORE,
CONSEGUENZE
"In tema di assicurazione obbligatoria della responsabilit civile derivante dalla
circolazione dei veicoli e dei natanti, l'assicuratore, a seguito della richiesta
del danneggiato formulata ex art. 22 della legge n. 990 del 1969,
direttamente obbligato ad adempiere nei confronti del danneggiato
medesimo il debito d'indennizzo derivante dal contratto di assicurazione. Una
volta scaduto il termine di sessanta giorni da detta norma previsto,
l'assicuratore in mora verso il danneggiato, qualora sia stato posto nella
condizione di determinarsi in ordine all'"an" ed al "quantum" della
responsabilit del suo assicurato. In tal caso lobbligazione verso il
danneggiato dell'assicuratore pu superare i limiti del massimale per
colpevole ritardo (per "mala gestio" cosiddetta impropria) a titolo di
responsabilit per l'inadempimento di un'obbligazione pecuniaria e, quindi,
senza necessit di prova del danno quanto agli interessi maturati sul
massimale per il tempo della mora ed al saggio degli interessi legali, ed oltre
questo livello in presenza di allegazione e prova (anche tramite presunzioni) di
un danno maggiore. Inoltre per ottenere la corresponsione degli interessi e
rivalutazione oltre il limite del massimale non necessario che il danneggiato
proponga gi in primo grado nell'ambito dell'azione diretta anche una
domanda di responsabilit dell'assicuratore per colpevole ritardo, ma
sufciente che egli, dopo aver dato atto di aver costituito in mora
l'assicuratore, richieda anche gli interessi ed il maggior danno da svalutazione
ex art. 1224 cod. civ. ovvero formuli la domanda di integrale risarcimento del
danno, che comprensiva sia della somma rappresentata dal massimale di
polizza, sia delle altre somme che al massimale possono essere aggiunte per
interessi moratori, rivalutazione e spese. Ne consegue che, in caso di
incapienza del massimale, la responsabilit dell'assicuratore non pu che
correlarsi alle conseguenze negative che il ritardo nell'adempimento della sua
obbligazione (che , appunto, quella di pagamento del danno nei limiti del
massimale) ha provocato e, dunque, agli interessi e al maggior danno (anche
da svalutazione monetaria, per la parte non coperta dagli interessi)
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N81 Luglio 2014 14
conseguito al ritardo nel pagamento del massimale, che solo entro tali precisi limiti pu essere, pertanto,
superato, restando a carico dell'assicurato il risarcimento del danno ulteriore"
(Cassazione, 9 giugno 2014, n. 12899)
LEASING
Ove in un sinistro stradale sia coinvolto un veicolo, privo di copertura assicurativa, concesso in locazione
nanziaria, esclusa la responsabilit solidale del proprietario/concedente, con quella del locatario e del
conducente, trattandosi, ai sensi dell'art. 91, comma 2, e 196 C.d.S., di ipotesi di responsabilit
alternativa e non concorrente poich solo l'utilizzatore ha la disponibilit giuridica del godimento del bene
e quindi la possibilit di vietarne la circolazione.
(Cassazione, 27 giugno 2014, n. 14635)
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IL PUNTO SU
A cura di Vittorio Provera
VIA DAL REGISTRO DELLE IMPRESE GLI INDIRIZZI PEC CONDIVISI TRA PI
AZIENDE
La Posta Elettronica Certicata (o PEC) ha il pregio di garantire la certezza e la celerit dell'invio,
della consegna, dell'immodicabilit del contenuto e della riservatezza del messaggio trasmesso,
oltrech di identicare, con sicurezza, la casella del mittente.
Ulteriore vantaggio costituito dallessere decisamente pi economica rispetto ad una tradizionale
raccomandata con ricevuta di ritorno. Il legislatore ha, pertanto, cercato di favorire luso di tale strumento
nei rapporti tra imprese, cittadini e Pubblica Amministrazione, adottando disposizioni normative ad hoc.
Con particolare riferimento alle imprese, si ricorda che lart. 16, c. 6, DL 185/08, convertito in L. n.
2/2009 ha previsto, per le societ, lobbligo di iscrizione nel registro delle imprese del proprio indirizzo
PEC; successivamente tale incombenza stata estesa alle imprese individuali ex art. 5, cc. 1 e 2 del DL
179/2012, convertito in L. n. 221/2012.
In un primo tempo, le indicazioni ministeriali (circolare n. 3645/C del 3/11/2011) avevano contemplato la
possibilit di assolvere alladempimento in questione, indicando eventualmente lindirizzo PEC di un
terzo, ad esempio un professionista di ducia, eletto come domicilio professionale. Tale orientamento
aveva avuto - come conseguenza - lassegnazione di identici indirizzi PEC a distinte imprese. In merito,
lINAIL ha stimato che, ad oggi, vi sono circa 191.000 indirizzi PEC duplicati, ovvero assegnati
contemporaneamente ad almeno due soggetti distinti.
Recentemente, il Ministero dello Sviluppo Economico (brevemente MISE), con lettera circolare del 9
maggio 2014 (prot. n. 77684) ha chiarito che le predette indicazioni operative - emanate secondo criteri
di semplicazione a favore delle imprese - sono da ritenersi ormai superate alla luce della successiva
evoluzione normativa, risultando oggi indubitabile che per ogni impresa (sia essa societaria o
individuale) debba essere iscritto, nel registro delle imprese, un indirizzo PEC alla stessa
univocamente ed esclusivamente riconducibile. Del resto, la necessit di PEC univoche emerge, tra
laltro, con la recente pubblicazione on-line dellINI-PEC (Indice Nazionale Indirizzi di Posta Elettronica
Certicata) nalizzato a comunicare in via diretta e certa con imprese e professionisti. Tale intento, infatti,
risulterebbe svilito dalla presenza, nellambito dellIndice in questione, di indirizzi di posta elettronica
certicata non propri o, comunque, non riconducibili allimpresa destinataria della comunicazione che
si vuole inviare.
Con successiva lettera del 23 maggio 2014 (prot. n. 99508) il MISE ha, pertanto, invitato le Camere di
Commercio a procedere - ogni qual volta si rilevino duplicazioni, anche su segnalazione di terzi
interessati - alla cancellazione del dato, previa intimazione a sostituire lindirizzo condiviso con uno
proprio. Del resto, anche lAgenzia per lItalia Digitale, con la nota n. 6097 dell11 giugno u.s., ha ribadito
al MISE lassoluta necessit di assicurare che lindirizzo PEC dichiarato dalle imprese sia singolarmente
ed esclusivamente riconducibile alle medesime.
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A fronte di ci detto Ministero, con circolare n. 3670 del 23 giugno 2014, avente ad oggetto liscrizione
della medesima PEC su due o pi imprese distinte, ha ribadito che gli adempimenti pubblicitari per le
societ e per le imprese individuali di iscrivere la propria PEC nel registro delle imprese comportano
necessariamente liscrizione di un indirizzo di PEC univocamente ed esclusivamente riferibile
allimpresa stessa (societaria o individuale).
Nel caso in cui, pertanto, si rilevi du#cio o su segnalazione di terzi, liscrizione di un indirizzo PEC,
di cui sia titolare una determinata impresa, sulla posizione di unaltra (o di pi altre) - ovvero,
comunque, liscrizione sulla posizione di unimpresa di un indirizzo PEC che non sia proprio della
stessa - dovr avviarsi la procedura di cancellazione del dato in questione ai sensi dellart. 2191 c.c.,
previa intimazione, allimpresa interessata (o alle imprese interessate), a sostituire lindirizzo
registrato con un indirizzo di PEC proprio.
Peraltro, ci non impedir alle aziende di continuare eventualmente a delegare la mera gestione
operativa di tali indirizzi PEC univoci (sia da parte delle imprese individuali che da parte delle societ) a
soggetti terzi o professionisti, ovvero - come avviene in taluni casi per i Gruppi di imprese - alla societ
del gruppo che cura per tutte alcuni servizi amministrativi comuni centralizzati, ferma la necessit,
comunque, di creare un proprio indirizzo di posta elettronica certicata.
Il MISE, inne, con la predetta circolare ha sottolineato la necessit di un impegno particolare da parte
delle Camere di Commercio al ne di individuare e rimuovere le suddette anomalie, ferma restando al
contempo, lopportunit di valutare, insieme ad Unioncamere e ad Infocamere, le iniziative praticabili al
ne di garantire la tendenziale esaustivit ed afdabilit degli indirizzi di PEC desumibili dal registro delle
imprese.
A fronte di quanto precede e considerato che con la ne dello scorso mese di giugno si entrati in una
nuova fase di applicazione del Processo Civile Telematico, con ulteriori facilitazioni per la diffusione delle
notiche di atti via posta elettronica certicata, indispensabile per le aziende operare un attento
monitoraggio degli indirizzi e delle attivit di ricezione atti inviati a mezzo PEC.

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Rassegna Stampa
Newsletter 07:24 Il Sole 24 Ore: 22/07/2014
Diritto24 - Il Sole 24 Ore: 21/07/2014
Ristrutturazione aziendale: assegnazione a mansioni inferiori, limiti operativi, tutela dei contrapposti
interessi
di Antonio Cazzella
Diritto24 - Il Sole 24 Ore: 17/07/2014
Neoplasia polmonare: non basta lesposizione ad amianto per provare la natura professionale della
malattia
di Tommaso Targa
Newsletter 07:24 Il Sole 24 Ore: 15/07/2014
Diritto24 - Il Sole 24 Ore: 14/07/2014
Non benecia del trattenimento in servizio il giornalista che matura la pensione in regime
retributivo
di Salvatore Trir, Paola Balletti, Tommaso Targa
Diritto24 - Il Sole 24 Ore: 11/07/2014
Dequalicazione: danno biologico ed esistenziale dimostrati in giudizio
di Luca Peron
Diritto24 - Il Sole 24 Ore: 08/07/2014
Fruizione dei permessi ex L. 104/1992: datore e INPS devono entrambi essere parti del giudizio
di Marina Olgiati e Francesco Torniamenti
Diritto24 - Il Sole 24 Ore: 07/07/2014
Ingiusticato il licenziamento del dirigente quando sorretto da un motivo arbitrario o pretestuoso
di Salvatore Trir, Giampaolo Tagliagambe, Tommaso Targa
Diritto24 - Il Sole 24 Ore: 01/07/2014
Dimissioni per giusta causa: requisiti per un legittimo recesso del lavoratore
di Antonio Cazzella
Diritto24 - Il Sole 24 Ore: 30/06/2014
Tra sviluppo tecnologico e privacy: le novit previste dal Garante in tema di biometria
di Vittorio Provera
La Riforma del Lavoro | Dal 13 Giugno in edicola con il Corriere della Sera
Disponibile anche la versione E-Book
A cura di Trir & Partners Avvocati
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Eventi
Genova, 19 20 Settembre 2014
Congresso Nazionale AGI 2014
QUALI REGOLE PER QUALI LAVORI
Jobs Act e riordino dei modelli di contratto di lavoro tra essibilit e garanzia
Produttivit e contrattazione decentrata: rappresentativit, regole, ambiti per le relazione
industriali
Relatore: Avv. Giacinto Favalli
PROGRAMMA (PDF)
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