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DiMartino,C.(2007).EsperienzaeintenzionalitnellafenomenologiadiHusserl.

Memorandum,13,
3252. Retirado em / / , da World Wide Web
http://www.fafich.ufmg.br/~memorandum/a13/dimartino01.pdf
Memorandum13,novembro/2007
BeloHorizonte:UFMGRibeiroPreto:USP
ISSN16761669
http://www.fafich.ufmg.br/~memorandum/a13/dimartino01.pdf
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Esperienzaeintenzionalitnellafenomenologiadi
Husserl
Experienceandintentionali tyinHusserlsphenomenology
CarmineDi Martino
UniversitdegliStudidiMilano
Italia
Riassunto
Larticolo dimostra che la fenomenologia una filosofia dellesperienza e che nel
risalimento allesperienza risiede la specificit dellatteggiamento fenomenologico.
Lesperienza per Husserl il manifestarsi stesso delle cose, il loro darsi nellevidenza,
luogoultimodiognidatitelegittimazione,ilprimumreale.Metteinluceleaffinitele
profonde divergenze tra la necessit di ritornare allesperienza come fondazione
originaria della conoscenza, proposta sia dalla fenomenologia e che dallempirismo
modernodiLocke,BerkeleyeHume:quellariesceasuperareglierroriedicontrosensidi
questo. Per cogliere loperare dellesperienza, secondo Husserl, bisogna avvalersi di un
metodo adeguato, quello dellepoch e della riduzione fenomenologica, chiave di
accesso alla fenomenologia trascendentale. Lesempio di analisi fenomenologica del
mondo percettivo (inteso come uno strato dellintero mondo dellesperienza) mostra
che cosa significhi per Husserl disporsi sul terreno dellimmanenza, cio dellesperienza
pura, fenomenologicamente considerata, per rendere ragione della costituzione di
tuttolessente.
Parolechiave:fenomenologiaesperienzaEdmundHusserl.
Abstract
Phenomenology is a philosophy of experience and its specificity can be found in the
processofreturningtoexperience.ForHusserl,experienceisthemanifestationofthings
themselves, their occurrence in evidence, the place of all given beings and of all
legitimation, the primum real. It evidentiates the affinities and divergencies between
phenomenologyandmodernempirismregardingtheneedtoreturntoexperienceasthe
original foundation of knowledge it points that phenomenology can overcome mistakes
andcontradictionsofempirism.AccordingtoHusserl,inordertoaprehendexperiencein
act, it is necessary to have an adequate method: the epoch and phenomenological
reduction are the keys to unravel transcendental phenomenology. The example of
phenomenological analysis of the perceptive world (a layer of the world of experience)
evidentiateswhatitmeanstoentertheterrainofimanence,orpureexperiencetaken
phenomenologically,togivereasontotheconstitutionofeverybeing.
Keywords:phenomenologyexperienceEdmundHusserl
Lafenomenologia,daparte apartee adispettodiunavulgata contraria,unafilosofia
dellesperienza.unafilosofiachesifondasullesperienzaecherimanenellesperienza,
in contrapposizione alle filosofie nelle quali si parla solo di forme e funzioni di
conoscenza, delle loro condizioni, di conoscenze o principi ontologici non esperibili
(Brand,1970,p.57).Tuttolitinerariohusserlianocaratterizzatodallesigenzaimperiosa
DiMartino,C.(2007).EsperienzaeintenzionalitnellafenomenologiadiHusserl.Memorandum,13,
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di partire dallesperienza e di farvi costantemente ritorno. Ci appartiene alla mossa
inauguralestessadellaricercadiHusserl,aicromosomidelsuoatteggiamentofilosofico,
se consideriamo che il tentativo di Filosofia dellaritmetica , sinteticamente, quello di
renderecontodelloriginedelconcettodinumeroapartiredallattodelcontare.Sonogi
qui allopera unistanza di radicamento nellesperienza e un criterio metodico di
chiarificazionegeneticointuitiva cheresisteranno alla successiva e severa decostruzione
(condotta con acribia daHusserl stesso nelle Ricerche logiche) delleredit psicologistica
che quellesordio ospitava: essi si promettono, intatti, alle future e pi mature
elaborazioni di una genealogia della logica delle opere tarde. In questo debutto, che si
spende alla ricerca di una giustificazione intuitiva del concetto di numero, si delinea
definitivamente uno stile di pensiero destinato ad imporsi, in cui chiarificazione
filosoficaequivalearegressionealpianodellesperienza,qualeluogooriginarioditutte
leformazioniintellettualiedituttelevaliditingenere.
Se con un balzo ci riferiamo allultimo testo di Husserl, La crisi delle scienze europee,
ritroviamo in esso, in unaltra forma, la medesima urgenza: quella di una riconduzione
delluniversodelleteorieedelleobbiettivitidealidellescienzeallesperienzadelmondo
dellavita incui esse necessariamente siradicano.Lintento anchequi di operare una
regressione al terreno delle evidenze intuitive e di mostrare attraverso quali processi
idealizzantiastrattivi il mondo obbiettivo della scienza si sia venuto costruendo sopra
quello originario dellesperienza prescientifica. In questa riconduzione alla sfera
soggettivorelativadelmondodellavitanevadellasensatezzastessadelprogettoedel
procedere scientifico, che tanto gravido di risultati quanto accecato riguardo al loro
statuto,vittimacomdellasuperstizioneobbiettivisticonaturalisticadellins.Obliatoil
processo di idealizzazione e matematizzazione della natura, occultata la prassi
intersoggettiva che ha consentito di mettere capo alle sue oggettualit, il mondo
idealizzato e matematico scoperto dalla scienza si propone come il vero essere, di
controallarealtsoloapparentedelmondodellesperienzaprescientifica.Loscienziato
naturalista
non sirende conto cheil costantefondamento del suo
lavoroconcettuale,chenonostantetuttosoggettivo,
ilsuomondocircostantedellavita,cheeglipresuppone
costantementeilmondodellavitainquantoterreno,in
quanto campo di lavoro, e che soltanto su di esso
hanno un senso i metodi di pensiero, i suoi problemi.
Chi sottopone alla critica, chi cerca di chiarire quella
poderosa compagine metodica che dal mondo
circostante intuitivo porta alle idealizzazioni della
matematica e che lo interpreta come un essere
obbiettivo?(Husserl,1961,p.354).
Questo il controsenso del naturalismo: la natura prodotta, ottenuta mediante un
complessodioperazionideterminateeapparsastoricamenteunaprimavolta,finisceper
circoscriverelanaturaesperitadacuisortaperritaglioederigersianaturaassoluta,
sganciata cio da quelle operazioni che ne hanno accompagnato e consentito
lapparizione.Husserlmetteanudoquestoparadossoecercadirimetteresuipiediquello
cheerastatorovesciatoatestaingi.
Quella husserliana non una operazione di retroguardia, vagamente conciliatoria, che
mira a recuperare una qualche legittimit a quel mondo intuitivosoggettivo che lo
scienziato assegna senza indugi alla sfera della psicologia. Ponendo il problema del
risalimento al mondodellavita, la fenomenologia, senza in alcun modo mettere in
discussione la scienza, intende piuttosto liberarla dalle superstizioni che ne minacciano
intimamentelarazionalit,oltrechelasensatezzainrapportoallumanaesistenza.Non
una impresa di poco conto, dal momento che il senso dellobbiettivit scientifica
diventato per noi tanto ovvio, che ci costa fatica persino renderci conto che esso il
prodottodiunosviluppoecheoccorreindagarneimotivioriginarielevidenzaoriginaria
(Husserl, 1961, p. 373). alla filosofia che peculiarmente compete questa indagine.
Occorredunquetornareallorigine,valeadire,dinuovo,allesperienza.Sitrattaciodi
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risalire a quel fondamento di senso che costantemente cofungente nella scienza, al
mondo che ci dato cos come ci dato nellesperienza reale, al mondo della
sensibilit.Nellavicendadellastoria,questomondosipresentainmoltistiliparticolari,
marimaneinvariabilenellasuainvariabilestrutturagenerale(Husserl,1961,p.376).
Senza entrarein ulteriori dettagli,ciimporta qui sottolineare che,in questo risalimento
allesperienza, che intende orientare lo sguardo alle evidenze e insorgenze di senso
primarie,risiedela cifra dellatteggiamentofenomenologico,diungesto di pensiero che
doveva riscuotere un vasto, seppure spesso generico, interesse da parte di tanti
discepoli:Noncipossonobastareisignificatiravvivatidaintuizionilontaneeconfuse,da
intuizioni indirette quando sono almeno intuizioni. Noi vogliamo tornare alle cose
stesse (Husserl, 1968, p. 271). Lesperienza per Husserl il manifestarsi stesso delle
cose, il loro darsi nellevidenza essa il luogo ultimo di ogni datit e legittimazione, il
primum reale. In questo senso egli dice in Idee I, parlando della propria prospettiva:
noisiamoiveripositivisti,chesignifica:noiciatteniamoallesperienzaconrigoreenon
ciappelliamoadaltrafontecheallesperienza.cichevieneconsacratonelprincipiodi
tuttiiprincipi.Mabastaconleteorieassurde.Nessunateoriaconcepibilepuindurciin
erroreseciatteniamoalprincipiodituttiiprincipi:ciocheogniintuizioneoriginalmente
offerente una sorgentelegittima di conoscenza, che tutto ci che si d originalmente
nelintuizione[Intuition](percosdireincarneeossa) daassumerecomeessodid,
maanchesoltantoneilimitiincuisid(Husserl,2002,p.52).
Oltrelesperienzanonvialtrafontedilegittimazione.Ognirealt,nelsensopilato,
tale da includere anche le oggettualit irreali (ideali), si offre e pu offrirsi, si
costituisceepucostituirsi,valeadiresirivelaepurivelarsinelsuosensosoloinuna
esperienza.Tuttocichesimanifestarelativoointernoadunaesperienza.Esperienza
loperazioneincuiperme,lesperiente,lessereesperitol,enelmodoincuiesso
l(Husserl,1966,p.288).Ilchenonsignificaaffattoscioglierelatrascendenzadelle
cosenellacidodiunamalintesadipendenzadallasoggettivit,ma, alcontrario,reperire
lafontedilegittimazionerazionalediquesta stessatrascendenza.ancorapursempre
lesperienza che dice: questa cosa, questo mondo, per me, per il mio proprio essere,
deltuttotrascendente.mondooggettivo,ecometale ancheesperibileedesperito
da altri (Husserl, 1966, p. 289). Nellesperienza proprio questo mondo del tutto
trascendente che sicostituisce,si offre,nel suo senso di mondo trascendente, e non
unasuaparvenza.Sesitrattidiessereodiparvenza,direaltoillusione,semprein
unaesperienzarealeepossibilechesirendeevidente.Ancheilsensodellinesperibileo
dellinconoscibile,al quale eventualmenteci appellassimo,dovrebbe trovarelapropria
fondazione originaria in una esperienza (1). Ora, questo fatto cos ovvio, tanto
importante eppure tanto misconosciuto, deve assumere una parte centrale in tutte le
prese di coscienza fondate di principio: il fatto cioche qualcosa come un oggetto (per
esempioancheunoggettofisico)attingeilsensoonticochegliproprio(perilqualepoi
essointuttiimodipossibilidicoscienzasignificacichesignifica)soltantoapartire
dai processi vissutidellesperienza (Husserl,1966,p. 204).Com perfettamente ovvio
ed evidente,lesperienzaimplicaunriferimentonecessarioecostitutivoallasoggettivit
esperiente. Lesperienza infatti sempre mia, tua, nostra (ma al riguardo dovremo
interrogarcipiavanti).
Lingiunzione a ritornare allesperienza come fondazione originaria di ogni conoscenza
sembraavereunacertaaffinitoassonanzaconilgestodellempirismomodernoeconla
sua congenitainclinazionearidurrelesseal percipi(ilgermeinsitoinogniempirismo
quello dello scetticismo e lessenza di ogni scetticismo il soggettivismo (Husserl,
1989, p. 74)). Laccostamento non deve stupirci. manifesto, del resto, il profondo
interesse di Husserl per lempirismo, che si documenta e si motiva in ben note analisi.
Nella riflessione filosofica di Locke, Berkeley e Hume egli rintraccia proprio linizio
nascostoinoscuritederrori,controsensieassurditdiquellaimpostazionediricerca
checaratterizzalafenomenologiatrascendentale,perlaqualediognirealtsidevepoter
renderecontonellesperienza.Lalegittimitpermanentedellempirismomoderno,aldil
dituttelepremesseeconseguenzeinaccettabili,delladerivascetticachegliappartiene,
consiste nel tentativo di ricondurre ogni conoscenza alle sue fonti intuitive originarie
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nella coscienza, nellesperienza interna, chiarificandola sulla loro base (Husserl, 1989,
p.160).Sebbenequestoriferimentoallacoscienzaeallesperienzainternasoffradipalesi
fraintendimenti psicologisticonaturalistici legati a doppio filo alleredit cartesiana, con
lempirismoesegnatamenteconLockesicompieilpassodecisivocheconducedalcogito
cartesianoaunascienzadelcogito,valeadireaunaindaginesistematicaedeidetico
descrittivadiquelcampooterrenodesperienzaapartiredalqualeilmondosicostituisce
neisuoisensienellesuevalidit.
Cichevi qui di realmente grande,quellaspetto che
non solo di fatto fa epoca, ma che ha un significato
permanente, la prima comparsa di un metodo
intuizionistico, del principio gi ricordato dellevidenza,
del ritorno alle fonti originarie dellintuizione a partire
dalle quali ogni conoscenza deve essere
sistematicamente chiarita. A questo proposito
decisivalideachesottoiltitolodellegocogitovisiaun
campo in s concluso di tutte le fonti originarie, il
campodelledatitassoluteedelleevidenzeimmediate,
che deve diventare il campo originario di ogni studio
(Husserl,1989,p.161).
La questione e listanza metodica dellempirismo vanno riconosciute e sospinte verso il
loroinveramento.Unacriticaradicaledellempirismodellesperienzainternaquellache
Husserl si prefigge di compiere deve perci, oltre a smascherarne le costruzioni
surrettizie, appropriarsi di ci che esso effettivamente vede, vale a dire sgomberare
definitivamente il campo dai pregiudizioggettivistici che ci rendono ciechinei confronti
dellaspetto specificamente trascendentale, della soggettivit pura e del vivere e
delloperare che si realizza sotto il titolo della coscienza pura, in cui qualsiasi possibile
oggettivit si appropria del senso e dellessere per un possibile io (Husserl, 1989,
p.162). Husserl intende in altri termini difendere lempirismo da se stesso, liberando in
esso il nucleo di quell empirismo vero e autentico che in definitiva si chiama
fenomenologia e che comporta il superamento della scepsi empiristica come di ogni
altra scepsi. Sarebbe assai difficile comprendere litinerario filosofico husserliano senza
tenere contodi questo obbiettivo semprepresente: un superamento dello scetticismo
nemicogiuratodellapossibilitdellaconoscenzachesappiaaltempostessoportarea
completachiarezzaeadeffettivocompimentolimpulsotrascendentale(Husserl,1989)
che si trova in esso celato. Lo scetticismo richiama, pur nella forma negatrice chele
congenere,lincompiutezzadelrazionalismoanticoemoderno:
Finch non viene indagata la soggettivit conoscitiva
che deve essere intesa come correlato essenziale di
tuttelescienzeeditutteleconoscenzerealiepossibili,
finchnonvienefondataunascienzageneraleepuradi
qualsiasi coscienza conoscitiva possibile, in cui ogni
esser vero appare come risultato di un operare
soggettivo, nessuna scienza, per quanto sia per altri
aspetti razionale, razionale in ogni senso, in senso
completo(Husserl,1989,p.73).
Qui,nellomissioneditaleindagine,risiedeladebolezzadelrazionalismo,ilsuodeficitdi
razionalit.Allempirismofatuttaviadifettotralealtrecoseunaconcezioneadeguata
dellesperienza.Cidipendedaunfraintendimentodeterminato,dicui,secondoHusserl,
fu vittima per primo Descartes, e con lui tutta la tradizione moderna (empiristica in
specie).SenellesuedueprimeMeditazioniavvieneindubbiamente, attraversolepoch,
la grande scoperta del cogito, della soggettivit trascendentalmente pura, in s
assolutamente chiusa, che pu sempre prender coscienza di se stessa, in una
indubitabilit assoluta (Husserl, 1989, p. 79) , egli non tuttavia riuscito ad
appropriarsi della portata effettiva di tale scoperta, mancando il senso genuino della
problematicatrascendentale.Descartesnonpensanemmenolontanamenteallegocogito
comeaunasferadiesperienzaapartiredacuitutteleoggettualitetutteleconoscenze
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svelano il loro senso proprio. Egli rimane impigliato nel pregiudizio obbiettivistico
(Husserl,1989,p.88)efinisceperintendereilcogitocomeunares,unframmentodel
mondo oggettivo, lunico dato in modo immediato e in una indubitabilit assoluta
(Husserl,1989,p.88),apartiredalqualesipuassicurarsidelrestodelmondo.Main
questo modo la grande novit delle Meditazioni viene del tutto fraintesa, divenendo
oltretutto foriera delle assurdit psicologistiche e naturalistiche che attraversano let
moderna fino a raggiungere la nostra. Nellimpostazione di Descartes si fronteggiano
dunqueunacosapensante,undentro,unamente,dicuidobbiamoesserecerti,euna
cosa estesa, un fuori, un mondo di corpi, di cui dobbiamo dubitare, poich i sensi ci
possonosempreingannare.Vadasche,unavoltastabilitoildualismodellesostanze,il
problema che innanzitutto si pone, se si vuole fondare una conoscenza oggettiva,
quello del passaggio dallambito psicologico (in cui si trovano depositate le nostre
immagini del mondo) a quelloontologico,dallinterno allesterno,dai vissuti soggettivi
alle cose cheli trascendono,dalle idee chiare e distinte nellanostra mente alla realt
fuori di noi.Se io posso essere certo solo di me stesso e dei miei atti, dei miei vissuti
soggettivi, chi mi autorizzer a conferire alla credenza che questo mondo esista e alla
scienza che noi conseguiamo di esso quel senso extrasoggettivo che esse
necessariamente esigono? Descartes si perde qui (Husserl, 1989), quando pone il
problema di questa dimostrazione e di questo ponte, che assicuri il passaggio
dallinterno della menteallesterno del mondo,ricorrendo com notoallesistenza di un
Dio,ilquale,permantenersifedeleasestesso,nonpudeciderediingannarci.
ProprioquisimostraalloperailfraintendimentodenunciatodaHusserl,chesitrasferisce
da Descartes allempirismo. Solo quando si interpretato, nellatteggiamento
obbiettivisticodelnaturalista edellopsicologo,legocogitocomeunacosapensanteo
come io psichico, perci come un frammento del mondo, si pu porreil problema del
ponte. In quanto pensa il cogito sul modello della res, Descartes non si avvede che
rispettoallegoeallavitaegologicadischiusidallepoch(esubitoricoperti)nonhaalcun
sensoparlarediunfuori(coscomenonhasensoparlarediundentro,diunospazio
chiuso,apropositodel cogito),poichtutto ciche mondano equindianchelessere
psichico proprio, lio in senso usuale, attinge il proprio senso appunto alle funzioni
dellego (Husserl,1961). Descartes non comprese come tutteledistinzioni tra lioeil
tu,tralinternoelesternosicostituiscanosoltantonellegoassoluto(Husserl,1961,p.
106). Naturalmente, in questa lettura in azione la reinterpretazione husserliana del
cogitocartesianocomesoggettivittrascendentale,ovverocomesogliadimanifestativit
o come principio di fenomenicit, il che implica una concezione intenzionale e non
sostanzialisticadelcogitostesso.Inquestaprospettiva,tuttocichemidatoevaleper
mesvelailsuosensoinquantocogitatumdellemiecogitationes,inquantocorrelatodei
miei atti soggettivi. Ci che Descartes avrebbe dovuto vedere, per non tradire il senso
della sua stessa scoperta, che nellevidenza del cogito incluso qualcosa di
estremamente articolato. Sum cogitans: pi concretamente questo enunciato evidente
suona: ego cogito cogitata qua cogitata. Ci include tutte le cogitationes, sia le
cogitationes particolari sia la loro sintesi fluente nellunit universale di una cogitatio il
mondoin quanto cogitatum, etutto ci che iovolta per volta gli attribuisco,hain esse
permeunavaliditdessere(Husserl,1961,p.106).ADescartessonotuttaviaestranee
entrambelecose,tantoladimensionetrascendentaledel cogitoquantolasuaadessa
intimamente connessa struttura intenzionale. Nella Crisi Husserl afferma che
lintenzionalit,checostituiscelessenzadellavitaegologicarimastainDescartesallo
stato latente (cogitatio sarebbe un altro nome dellintenzionalit) e, nel corso del
1923/24,Storiacriticadelleidee,sottolineachetuttiglienigmieledifficoltincuieglisi
avvolse dipendevano dal fatto che la coscienza non veniva per nulla studiata come
coscienza operante (Husserl, 1989, p. 83 corsivo nostro) in cui si realizzano
strutturalmenteunpossessoeunaconfermadirettadioggettualitenondiimmagini.
Emerge dunque il grande tema, vero punto archimedico della fenomenologia,
dellintenzionalit. La cecit nei confronti dellintenzionalit attraversa tutto lempirismo
moderno. La medesima denuncia viene infatti ribadita ed estesa negli stessi termini a
Locke,ilqualenonvedecicheeragisfuggitoaDescartes,impedendoglidipervenire
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a una vera scienza trascendentale, e cio che qui il compito reale quello di compiere
unaindaginesistematicadellacoscienzacomecoscienzadiqualchecosa(Husserl,1989,
p. 91).La possibilit diintraprendereuna scienza trascendentale lapossibilit in altri
termini di un empirismo vero e autentico dunque essenzialmente legata a una
concezione intenzionale della coscienza e dellesperienza. Al contrario, a una nozione
obbiettivisticopsicologistica della soggettivit fa riscontro una concezione internalistica
dellesperienza. Questultima, cio, ricondotta ad un fatto psicologico, si caratterizza
come un complesso di eventi interni, variamente interpretato come un processo di
acquisizionediimmaginieraffigurazioni(diidee)delmondoesterno.Perlempirismo,
lesperienzacicheaccadeinundentrodellasoggettivit,checiosiconsumainuno
spazio psichico chiuso in se stesso contrapposto al mondo: solo di essa noi possiamo
avere una conoscenza adeguata. Tutta la teoria gnoseologica di Locke, che si sviluppa
nellambito di questa psicologia obbiettivistica, lascia pertanto cadere il problema
cartesianodellatrascendenzadellevaliditpsicologicheinterne,dicomeessepossano
fondare un essere extrapsichico. Egli assume semplicemente lego come anima e
lanima conosce le proprie situazioni interne, i propri atti e le proprie facolt appunto
nellevidenza della propria esperienza del s. Soltanto ci che rivelato dallauto
esperienza interna, soltanto le nostre idee sono evidentemente date. Tutta la
dimensione del mondo esterno viene esclusa (Husserl, 1961,p. 112). solo lambito
della nostra esperienza interna, lunico immediatamente evidente, a costituireil campo
dellindagine scientificopsicologica che dovr condurre alla chiarificazione filosofica di
tuttii problemi della conoscenza. Il progetto eil procedimento metodico dellempirismo
lockianosonoconcidispiegati:unindaginedescrittivoevolutivapuramenteimmanente
dellesperienza psichica, una sorta di storia naturale dellanima, di quella tavoletta di
cera sulla quale i dati psichici vanno e vengono, che consenta di mostrare come si
formanotuttelenostrerappresentazioni,lequalicipermettonocertoditrarreconclusioni
sul mondo trascendente, ma non di attingerne una conoscenza fondata. Di qui
lagnosticismolockianoneiconfrontidellepossibilitdellascienza.
Questo empirismo , ad un tempo e in un certo senso, vicino alla fenomenologia e
lontanissimo da essa. vicino nel progetto di una analisi puramente immanente
dellesperienza interna mediante la qualeinterrogaretrascendentalmente tuttele nostre
conoscenze incommensurabilmente distante in quanto intende, sulla base di una
naturalizzazione (assunta come ovvia) della coscienza, lesperienza interna come una
esperienzapsichiconaturale,comeesperienzadisnelsensonaturaleoggettivodiuna
componente dellesperienza psicofisica (Husserl, 1989, p. 137), senza nessuna
consapevolezza della distinzione tra esperienza di s psicologica ed esperienza
trascendentale e, cosa ancora pi determinante, senza nessuna consapevolezza della
essenza intenzionale della coscienza. Locke cieco di fronte a questa distinzione ed
cieco nei confronti dellintenzionalit. La psiche un reale chiuso in s come il corpo
(Husserl,1961,p. 113).Egli sirivela dunque del tuttoincapace divederelacoscienza
nella sua propriet essenziale e di sottoporla come tale allanalisi puramente intuitiva,
allanalisidellepossibiliformedicoscienzaedellesuesintesi,implicazioniemodificazioni
che sono regolate da leggi essenziali (Husserl, 1989, p. 137). Limmenso territorio di
indaginechelascopertadellintenzionalitdischiuderimanecostotalmentepreclusoalla
suavista.
Locke (e con lui la psicologia successiva) resta cieco rispetto a questa dimensione
fondamentaledellintenzionalit,che costituiscelabcdellaintera vitapsichica,proprioa
causadellaingenuanaturalizzazionedellacoscienza edelconseguentesensualismodei
dati psichici (i quali si troverebbero, in analogia ai dati fisici, impressi su un foglio
bianco, inizialmente non scritto). Ma difficile persino comprendere, trascurando
lintenzionalit,inchemodounapsicologiacomescienzaautenticapossaprendereavvio.
Naturalmente,osservaHusserl,anchenellanalisilockianasiparladicontinuodielementi
costitutiviintenzionali.Comeinevitabile,Lockesiesprimeinterminicome:percezione,
rappresentazionedicose,fedeinqualchecosa,volontdiqualcosaesimili.Maegli
non considera il fatto chenellepercezioni,neivissuti dicoscienzasemprepresente,
come tale, ci di cui essi sono coscienza, il fatto che la percezione in se stessa
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percezione di qualche cosa, di questo albero (Husserl, 1961, p.113). Qui il punto.
Aprirsi a questo carattere fondamentale della vita di coscienza che lintenzionalit
significa riconoscere che ogni esperienza esperienza di oggetti, di cose, cioluogo di
datit in originale e di manifestazione diretta delle cose stesse, nella loro peculiare
realt.Cichesidnellemoltepliciformedellanostraesperienzaenellaspecificitdei
modiadessarelativisitrattidelpercepire,delricordare,dellimmaginare,ecosvia
non sono contenuti psichici, inscatolati in uno spazio psichico, ma le cose stesse.
Prendiamolesperienzadellapercezione.Nonforse assolutamente evidenteafferma
Husserl che, quando vedo, ad esempio un tavolo, una casa, un albero, non vedo
qualcosa come dei complessi sensoriali o delle immagini interne di, dei segni di un
albero o di una casa, ma lalbero,la casa stessa? (Husserl,1989, p.130). E se anche
fossivittimadiuningannoodiunaallucinazione,selacasasirivelasseillusoria,sarebbe
ancora in una esperienza percettiva che mi si imporrebbe la distinzione tra la casa
allucinata e la casa reale. Per definire illusoria una percezione devo necessariamente
prenderelemossedaunaltrapercezioneche incontrastoconessa elacorreggeola
depenna.Sololapercezionecorreggelapercezione.Perci,evidenteinognicasoche,
se la cosa reale, la cosa reale stessa non altro che la cosa percepita e che
fondamentalmenteassurdodirecheilpercepitostessosarebbesoltantounaimmagineo
unsegnodiunacosacheverains,chenoncadrebbe,incicheessapropriamente,
nella mia percezione (Husserl, 1989, p. 131). Nel quadro di una concezione non
intenzionaleequindiinternalisticadellesperienza,alcontrario,findalliniziochiaroche
ogni nostra esperienza murata dentro i confini dello spazio psichico e non pu
pretendere di avere un significato obbiettivo. Privi di una comprensione
dellintenzionalit,Lockeeisuoidiscendentisonocostrettiaduplicare,anziamoltiplicare
ilmondo:daunlatovisarebbelarealtstessa,ilpresuntomodellooriginario,dallaltrail
sistema di immagini percettive che il soggetto ha di essa, i quali sono di principio
inconfrontabili,inquanto taleoperazionerichiederebbeladisponibilit del modello,cio
dellarealtcomeinsindipendentementedallapercezione.
LempirismodiLockediventaperciunidealismoparadossaleesiavvolgeinunaserie
diassurdit.Il fondamento di tutto ci rimaneil sensualismo elapparenteovviet del
fattochelunicoindubitabileterrenodiqualsiasiconoscenzalesperienzadiseilregno
dei dati immanenti. Su questa base Berkeley riduce le cose corporee che appaiono
nellesperienzanaturaleacomplessidiquestistessidatisensibiliincuilecoseappaiono
(Husserl, 1961, p. 114). Il mondo esperito si risolve nei complessi sensoriali (visivi,
tattili,acustici,ecc.)datidivoltainvoltaalsoggettoconoscente.Larealttrascendente
viene inquestione solo come contenuto di esperienza,noncomerealt in se stessa: la
naturatrascendentesiriduceallanaturaesperita,laqualeconsisteneicomplessididati
sensoriali immanenti unificati associativamente, e ogni legalit naturale si riduce a una
legalit induttiva di questi complessi sensoriali. Dallimmanenza dellesperienza
concepitainsensopsicologisticoesensualisticononsipuuscire:dadatiimmanenti,
io posso passare ad altri dati immanenti, ma non al trascendente, a ci che non
percepibile (Husserl, 1989, p. 166). Si giunge cos alla nota tesi, esse est percipi.
Berkeleyfiniscecioperdissolvereilmondoinunafinzione.Dinuovo,per,perHusserl
non si pu arrestarsi qui.Nel senso di questa massima siannuncia,infatti,per Husserl,
bench compromesso alla radice dal sensismo naturalistico, il primo tentativo
sistematico di rendere teoreticamente intelligibile la costituzione del mondo reale (il
mondo fisico con quello animale) nella soggettivit conoscitiva (Husserl, 1989, p.165).
Bisogna quindi avere occhi per vedere che Berkeley cerca di fondare la prima teoria
costitutivaimmanentedelmondomateriale,tentaciodideterminarescientificamente,
a partire dalle esperienze che si sviluppano nellimmanenza, e puramente a partire da
esse, il senso del mondo esperito,sebbene egli,essendo,non meno di Locke,deltutto
cieco nei confronti dellintenzionalit, non possa accedere a una posizione adeguata di
taleproblema.
Chi siinoltra finoin fondonella direzione tracciatada Berkeley Hume,ilqualefonda
uno psicologismo radicaleditipo sostanzialmente nuovo, chebasa tuttelescienze sulla
psicologia, che tuttavia una psicologia puramente immanente e al tempo stesso
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puramente sensistica (Husserl,1989,p. 170). Tuttele categorie scientifiche attraverso
cui pensiamo un mondo obbiettivo e tutte le categorie del mondo prescientifico, cos
come lidentit dei corpi esterni elidentit deisoggettiesperienti non costituiscono che
finzioni psicologiche. Lintero mondo, con le sue oggettivit non , per Hume, che un
insieme di formazioni apparenti, allestite nella soggettivit psicologica secondo leggi
immanenti. La scienza non pu a sua volta che essere una autoillusione della
soggettivit, che ha lo scopo di organizzare opportunamente tali finzioni in rapporto ai
propriinteressivitalieobbiettivipratici.lanimadunquecheproducelinteromondo,
o meglio,la finzione o la rappresentazione interna dellintero mondo. Noi diciamo per
esempio:lalberolaggiedistinguiamodallalberoisuoimutevolimodidiapparire.Ma
nellimmanenzapsichicanullapresentesenonquestimodidiapparizione.Sitrattadi
complessi di dati e poi ancora di altri complessi di dati, per quanto regolati, collegati
lun laltro mediante lassociazione appunto questo collegamento che spiega la
possibilitdellillusionediesperireunaidentit(Husserl,1961,p.115).Humesipropone
dichiarireloriginedi taleillusione esclusivamente a partiredallimmanenza psicologica,
tramite le leggi dellassociazione (che presiede al collegamento tra le idee) e
dellabitudine. Il naturalismo della coscienza risolve la soggettivit in atomi della
coscienza,inelementifattualiultimi,sottopostialeggimeramentefattualidicoesistenza
edisuccessione.Questiatomidellacoscienzasonolepercezioni()eallelegginaturali
esterne corrispondono qui le leggi interne dellassociazione e dellabitudine (Husserl,
1989,p.174).La conclusione,ben nota, chetutte le realt,tuttolessere,quello dei
corpimaterialiequellodeglispiriti,siriduceadatipsichici,acumulidipercezioniprivedi
unio.
Seda unlato Husserl denuncia,insieme alla disonest intellettuale (Husserl,1989) di
Hume, il carattere assurdo e autocontraddittorio del suo finzionalismo, che come ogni
scetticismo e irrazionalismo dissolve se stesso, dallaltro lato come avviene nei
confronti di tutto lempirismo egli intende liberarne, al fine di compierla, la nascosta
verit(Husserl,1961,p.117),unaveritcheimpossibilenonconsiderare.Cichesi
fa strada con Berkeley e Hume un modocompletamente nuovo di considerare tanto
lobbiettivit delle scienze quanto lobbiettivit del mondo in generale. Grazie alla loro
radicalizzazione della riconduzione cartesiana allego cogito, allio conoscitivo nella sua
immanenza,divieneperlaprimavoltapossibile enecessariorendersicontodelfatto
chequestescienzenonavevanoaffattoconsideratochelavitadicoscienzaunavita
operante (leistend), una vita che, bene o male, produce un senso dessere sia la vita
sensibilmente intuitiva, sia, a maggior ragione, la vita scientifica (Husserl, 1961, p.
118). Ci mette profondamente in questione non solo lobbiettivismo matematizzante
delle scienze, ma lobbiettivismo in generale, quello che aveva dominato i millenni
(idem). Lapporto irrinunciabile dello scetticismo humeano consiste, per Husserl, nella
liberazione dalla perdurante ingenuit dellobbiettivismo, che risiede nel non accorgersi
che il mondo, con tutti i suoi sensi e contenuti determinati, non altro e
necessariamentecheunavaliditsortanellasoggettivitesperiente.Questolimpulso
trascendentale della scepsi di Hume, che diviene subito chiaro se trasformiamo la sua
teoria elesue affermazioni globali nel suo problema: Lenigma del mondo nel senso
ultimo e pi profondo, lenigma di un mondo il cui essere essere in virt di una
operazione soggettiva, e che lo in una evidenza tale che non possibile pensarne
unaltraquesto,enessunaltro,ilproblemadiHume(Husserl,1961,p.124).
Qui, su un simile crinale, si colloca lintento profondo, il progetto effettivo della
fenomenologia, che assume fino in fondo la sfida contenuta in uno psicologismo
sensistico controsenso, nello sviluppo di un empirismo da parte a parte assurdo
(Husserl,1989,p.190),cherappresentalassolutabancarottadi qualsiasiconoscenza
(Husserl,1989,p.194).HusserlintendefarsicaricoerisponderealproblemadiHume,
che in verit e soprattutto lautentico problema di Husserl. Solo comprendendo
questo punto infiammato noi possiamo indovinare lindole della fenomenologia, il suo
particolare carisma teorico. Non sorprende, in tale luce, che Husserl affermi: Appunto
questolaspettopernoisignificativodelloscetticismodiHume,diquestosoggettivismo
sensisticoconseguente:nonostanteilfattochenonvisiaquinemmenounprincipioche
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possa essere ritenuto scientifico, tuttavia si tratta di una filosofia intuizionistica
puramente immanente, e quindi di una forma anticipatoria dellunica filosofica
intuizionistica autentica, della fenomenologia (Husserl, 1989, p. 195). La filosofia
humeana precorre, in un certo senso, la fenomenologia, giacch il compito che
questultima si assegna proprio quello di elaborareuna autenticafilosofiaimmanente,
che sappia cio rendere conto della trascendenza, della realt in s del mondo, di
questo mondogi dasempre dato,a partire dallesperienza,assumendoquindilistanza
insita dietro le assurdit scettiche e non limitandosi a dimostrarne le distorsioni e i
paradossi. La fenomenologia vuole legittimare il realismo (un realismo che non
appartienepiperallaopposizionerealismo/idealismo)elapossibilitdellaconoscenza.
Ma, proprio in vista di tale compito, bisogna trasformare il cattivo soggettivismo
dellempirismoscetticoinquelsoggettivismochepostulatocomenecessario(Husserl,
1989, p. 200). ci che il razionalismo moderno avrebbe dovuto fare e non ha fatto
paradossalmente, esso rimasto cieco alla profondit del suo stesso tema: La
soggettivit trascendentale della comunittotale di soggettisingoli,trascendentalmente
associata attraverso una possibile comprensione reciproca, rest non vista, in una
situazione di ingenua anonimit, e fu ben lontana dallesser riconosciuta come il pi
radicale e il piimportantedi tutti i temi scientifici. Non si vide che essa il correlato
essenziale delluniverso delle oggettivit che, considerate in modo esclusivamente
positivo, sono temi di ogni esperienza naturale. Ma dicendo correlato essenziale si
vuol dire che loggettivit senza la soggettivit trascendentale semplicemente
impensabile (Husserl,1989,p. 1978).Il razionalismomoderno non si avveduto che
senza una tematizzazione e una scienza della soggettivit trascendentale o della
soggettivitpuranonpossibilenessunafilosofia,eneppureunascienzadellanaturae
dello spirito, una metafisica (Husserl, 1989, p. 198). Ma bisogna intendersi sul senso
dellasoggettivitpuraotrascendentaleesullapossibilitdiunascienzaadessarelativa.
Per cogliere la soggettivit pura occorre smarcarsi dal terreno dellatteggiamento
obbiettivisticoenaturale(lasciamoperorainsospesochecosaquestoimplichidalpunto
divistadelmetodo).Lesserecomecoscienzaecomecichecoscientenellacoscienza
[] qualcosa di toto coelo diverso rispetto a ci che si presenta come cosa reale nella
considerazionenaturaleeobbiettivadelmondo(Husserl,1989,p.177).Linteraanalisi
filosofica dellet moderna ha fallito su questo punto, cosalizzando la coscienza sulla
scorta di Cartesio e falsando in senso psicologico la soggettivit e il trascendentalismo.
AncheKantchepurecompieeffettivipassiindirezionedellasoggettivittrascendentale
rimane legato, secondo Husserl, alla psicologia naturalistica e a una concezione
dellanima come una componente delluomo psicofisico nel tempo della natura
(Husserl,1961,p.144).Setentiamodirisalirealsensointuitivodelleparolecheegliusa
per dire che cosa sia la soggettivit trascendentale, ci troviamo nella sfera umana
personale, nella sfera psichica, psicologica (Husserl, 1961, p. 143). Ma la soggettivit
trascendentale non pu essere n la soggettivit psicologica n la soggettivit reale,
psicofisica. Anche questultima rientra, infatti, come tutte le realt costituite, nella
sferadi ciche ottieneil suo senso a partiredalla soggettivit trascendentale o,in altri
termini, dalla soggettivit costitutiva: essa stessa presuppone cio una soglia di
manifestazione di quel senso dessere che le proprio. La soggettivit trascendentale
deve essere, al contrario, assolutamente apodittica e costituire il principio ultimo di
fenomenicit di tutto ci che dato. Essa quella soggettivit originariamente e
sorgivamente fungente (Husserl, 1961, p.126) necessariamente presupposta in ogni
svelamento di senso, in ogni produzione di validit, in ogni messa in questione.
Nellemergenzadiqualsivogliasensodessereimplicata,cio,sebbeneinmanieranon
tematica e normalmente inconsapevole, una operativit soggettiva, una vita ultima
operante (Husserl, 1961, p.157), che si articola in una molteplicit di modi, i quali si
sviluppano secondo una struttura tipica regolata. Tale vita operante universale
(Husserl, 1961, p.173) non si realizza soltanto negli atti del percepire, del ricordare,
dellimmaginare,oppuredelrappresentare,delgiudicare,delfondare,maancheinquelli
della vita affettiva e valutante, nei desideri, nelletendenze e nelle volizioni, e non pu
esclusivamenteessereintesanelsensodiunaattivit,poichessa sipresenta altres,
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allivellopibasso,quellodellacostituzioneprimordialedellacosa,comepassivamente
fungente.Lasoggettivittrascendentale,dunque,quelcomplessodioperazioniattivo
passiveentrolequaliilmondodivienepernoiquelmondoche.Essa,inaltritermini,
ladimensionedativachenecessariamentefungenellamanifestativit.
La scoperta di questa vita ultima operante, di questo campo di esperienza
trascendentale coincide con la scoperta propriamente husserliana dellintenzionalit
(nella differenza da quella brentaniana e dai suoi antecedenti tradizionali): la vita della
soggettivit da parte a parte vita intenzionale lessenza delloriginario operare
soggettivo (nella duplice dimensione attivopassiva) implicato nella rivelazione del
mondo intenzionalit. Fin dalle Ricerche logiche, luogo della prima messa a punto
della nozionediintenzionalit,Husserlinsiste sulfatto che la relazioneintenzionalenon
vada intesa come qualcosa che la coscienza dovrebbe realizzare: lintenzionalit non
una attivit di connessione col mondo che si aggiunge in un secondo momento a una
coscienza che sarebbegisestessasenzadiessa(etaleconnessionenonnemmeno,
come abbiamo detto, puramente e semplicemente attivit). Quando si dice che la
coscienza sempre coscienzadi qualcosa non si fa che prendere atto di una struttura
originaria dellesperienza (come aveva ben compreso Heidegger, reinterpretandola,
precisamente in questo senso strutturale, come InderWeltsein). La relazione
intenzionalenon siinstaura a posteriori, non da pensare nei termini diunponte tra
un interno psichico chiuso in se stesso e lesterno della realt. Lintenzionalit
rappresenta anzi, sotto questo profilo, il definitivo congedo dalla metafora del ponte,
quindidaunariduzionepsicologisticointernalisticadellasoggettivitedaunaconcezione
dellesperienza caratterizzata da una teoria delle immagini mentali (come
raddoppiamento segnicoraffigurativo del mondo). Avviene qui, se si vuole, un
rovesciamento del senso tradizionale della metafora: il ponte portato allo scoperto
come relazione originaria, la quale cio, come si direbbe in un linguaggio estraneo a
quello della fenomenologia, precede i suoi poli. Se lintenzionalit connessione
originaria,cisignificacheessanondipendedaunavolontdelsoggetto,questinonne
dispone e non la potrebbe istituire n interrompere a suo talento: essa funge
originariamente e costantemente in una molteplicit di modi operativi, intenzionalit
fungente (Husserl, 1961, p. 233), sebbene nellatteggiamento naturale resti ignota.
Quando, mentre lavoro, vedo il tavolo davanti a me, sento lo scalpiccio dei passi per
strada, mi ricordo improvvisamente di un appuntamento, immagino una tranquilla
vacanzaalmare,ecc.,lintenzionalitnecessariamentefunge,secondomodalitdiverse,
intrecciate fra loro e di principio analizzabili (a cominciare da quelle del percepire, del
ricordare, dellimmaginare che sonoin primo piano, cui corrispondono un percepito, un
ricordato,unimmaginato,ecc.), anchesefungein modo completamente anonimo.Tale
anonimia da intendersi in un senso duplice. Se ora sottraggo lintenzionalit
dallanonimia in cui funge e la metto a tema, essa continua, in questo atto stesso di
esplicitazione, a fungere anonimamente in un altro senso: latto che tematizza
lintenzionalit fungente infatti esso stesso uno dei modi del fungere, che non posso
rendere tematico e oggettuale nel momento in cui lo vivo. Proprio in quanto
lintenzionalit originariamente fungente, essa si trova cio nel continuo
sopravanzamento di se stessa.Mentrene esplicito eindago concretamente ilfungerein
questa o quella esperienza (e ci prefigura un campo sterminato e inaudito di ricerche
sopra la costituzione della realt nelle sue varie regioni), al tempo stesso, in questo
fare conoscitivo si replica necessariamente lintenzionalit nel suo anonimo fungere.
Non si tratta di un paradosso, bens di una attestazione di originariet: non solo la
fenomenologia porta lo sguardo sullintenzionalit fungente, ma ne essa stessa una
modalit.
Selintenzionalit il titolodiuna relazioneoriginaria,questo significa chenon vi sono
vissutieoggettidapprimanonintenzionalichesuccessivamente entranoinrelazione
esicoordinanofraloro,machetramondoecoscienzadimondo,traimodididarsidelle
diverse oggettualit e i modi dellintendere soggettivo, tra il come dellintentum e il
come dellintentio,tra il noema e la noesi,come ancheli chiama Husserl,vi per
cosdireunacoordinazioneoriginaria,unaindeducibilecoappartenenza,unaconnessione
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assoluta, una correlazione che non istituita a posteriori, ma precede e consente
qualsivoglia istituzione. propriamente questo che Husserl nomina con apriori
universaledellacorrelazione(Husserl,1961,p.186).Ora,talecorrelazionerappresenta
la struttura stessa della manifestativit, giacch noi non abbiamo un altro mondo
essentechequellochesimanifestaeottienesensoapartiredallenostremanifestazionie
intenzioni.Nonabbiamoaltromondoesistenteinschequelloilcuiinsottieneinnoi
stessisensoevalidit,confermataneisuoimodipropri(Husserl,1959,p.462).Nona
torto, Husserl afferma a pi riprese che la tradizione moderna rimasta sorda alla
correlazione intenzionale (almeno in proporzione a quanto ha interpretato in maniera
naturalisticopsicologistica la coscienza) e, pi in generale, che questa correlazione del
mondo (del mondo di cui sempreparliamo) e dei suoi modi soggettivi di datit nonha
mai suscitato lo stupore filosofico (Husserl, 1961, p. 192). Sebbene si fosse gi in
qualche modo annunciata nella filosofia, essa non mai divenuta il tema di una
peculiarescientificit(idem).Cisipercipreclusilaccessoaquelregnodellemadri
di tutte le conoscenze a cui conviene accedere se si vuole percorrere la via di un vero
radicalismofilosoficoetrasformarelovvietuniversaledellesseredelmondo,cheperil
fenomenologo il pi profondo degli enigmi, in qualcosa di comprensibile e di
trasparente(Husserl,1961,p.206).
La scoperta husserlianadellintenzionalit,vale a diredellacorrelazione trascendentale
soggettooggetto, contieneil riconoscimento di quanto segue: il mondoche per noi,
chenelsuosensoenelsuoesserecosilnostromondo,attingeilsuosensodessere
esclusivamente alla nostra vita intenzionale, attraverso un complesso di operazioni
tipicheche possono essere rilevate a priori rilevate e non costruite attraverso dubbie
argomentazioni ed escogitate attraverso processi mitici di pensiero (Husserl, 1961, p.
207).Sitrovaquiunpossibilemanifestodellidealismofenomenologico,acuiHusserlnon
ha mai voluto rinunciare. Esso non ha tuttavia il senso di dedurre lessere del mondo
dalleoperazionidellasoggettivit.Perquestononbisognarivolgersiallafenomenologia,
ma a quelle scienze che intendono spiegare lesperienza la visione di un colore, per
esempio mettendo in campo la struttura del cervello e il suo modo di recepire e
organizzareglistimoliesterni,iqualinonvannoovviamentepiintesicomelazzurrodel
cielooilbiancorediunaspiaggiamarina(questolopensailsensocomuneimprigionato
nelle apparenze), ma come onde elettromagnetiche e simili, che colpiscono quella
macchina della visione che noi saremmo in verit. Nella fenomenologia non si tratta di
trovareilsensodelmondonelmodoincuifattoilsoggetto,nellesueproiezioni,madi
veder sorgere tale senso dallinterno della nostra esperienza del mondo assunta e
interrogata fenomenologicamente. Si tratta, pertanto, di avere di mira proprio
lesperienza che tutti facciamo, lesperienza in ogni senso comune, di prenderla nella
sua purezza, di guardarla cio con occhi nuovi e attenersi solo ed esclusivamente ad
essa (diremo tra breve come questa possibilit si apra e venga assicurata). E si pu
parlaredi esperienza in modo filosoficamentefondato,libero da pregiudizi eingenuit
naturalisticoobbiettivistiche,soloneiterminidiquellaoriginariaeuniversalecorrelazione
implicatadaltitolointenzionaliteresatematicadallafenomenologia.Amotivodici,
questultimasiproponecomelaviaadunrealismoeffettivamenteradicale,cheresiste
allaggressione scettica proprio in quanto ottiene la sua legittimazione a partire
dallesperienzaedalsuooperare.Lessereelessereinsdelmondosicostituisconoe
guadagnano la propria legittimazione precisamente a partiredai decorsi e dallelegalit
internedellesperienza,riconosciutanellasuaoriginariastrutturaintenzionale.Sidispiega
con ci tutto il programma della fenomenologia trascendentale, gi in qualche modo
chiaro fin da Lidea della fenomenologia:indagare comeil mondo gidato si costituisce
nelloperare dellesperienza. Si tratta di esplicitare tutte le forme di correlazione
intenzionalechepresiedonoallamanifestazionedeisensimolteplicidelmondo.Ciche
,inqualsiasisenso,concretooastratto,realeoideale,haisuoimodididatite,dalla
partedellio,haisuoimodiintenzionali,imodidivaliditegliinerentimodidievoluzione
soggettivadellintenzionestessa(Husserl,1961,p.193).questoilcompitodellanalisi
intenzionalecostitutiva che, di principio, chiamata a rispondere a ogni domanda
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relativa alla costituzione dellessente, sviluppandosi sia sul lato noetico sia su quello
noematico.
Per cogliere loperare dellesperienza, per portare lattenzione sulla correlazione
trascendentale bisogna avvalersi di un metodo adeguato, quello dellepoch e della
riduzione fenomenologica (messa tra parentesi del mondo e fenomenizzazione,
ri(con)duzioneaifenomeni,riduzionedellessereafenomeno).Essorappresentalaverae
propriachiavediaccessoallafenomenologiatrascendentale.Comnoto,Husserlnonha
mai smesso di tornare, con continue introduzioni e illustrazioni, sul significato e sulla
necessitdelsuometodo.Dallaltraparte,nonvinulladipicontroversodellepoche
dellariduzionetraicontinuatori,oltrechetraicritici,dellafenomenologia.Laposizione
diHeidegger ediMerleauPonty ha inqualchemodosegnatouna intera generazionedi
interpreti: essi considerano, seppure in modi diversi, la riduzione e le questioni che vi
gravitano attorno come una traccia persistente di cartesianesimo, che trattiene la
fenomenologia nei limiti di un idealismo soggettivistico, di un coscienzialismo senza
mondo, in contrasto con i suoi motivi pi innovativi. La riduzione trascendentale
comporta ed esige,per Heidegger,la soggettivit assoluta comela cosa della filosofia
(Heidegger, 1980, p. 171). In modo pi sfumato, MerleauPonty sostiene che il pi
grande insegnamento della riduzione limpossibilit di una riduzione completa
(MerleauPonty, 1965, p. 23), giacch per compierla noi dovremmo essere spirito
assoluto. Questi traduce perci la riduzione fenomenologica in riduzione esistenziale
che lascia apparire, non una soggettivit che si possiede senza resti (assoluta), bens
lheideggeriano esserenelmondo.Ora,per quanto taleinterpretazione della riduzione
abbia fatto scuola, essa non coglie nel segno e, per cos dire, intende preservare la
fenomenologia proprio da quella piega idealisticosoggettivistica che dapprima le
attribuisce.
Se lepoch si caratterizza, in una assonanza solo formale col gesto cartesiano, come
sospensione dellatteggiamento naturaleedella sua tesi generale latesi del mondo,
in virt della quale il mondo assunto come in s reale ed esistente , essa non ha
tuttavia affatto lo scopo di dubitare della realt del mondo, di ignorarla, rinunciarvi o
escluderla, per volgersi unicamente verso linteriorit autoevidente e assoluta della
coscienza e dei suoi atti. La ricerca trascendentale dischiusa dallepoch riguarda al
contrario proprio il mondo nel suo senso autentico. Perci Husserl ritiene, in Erste
Philosophie,chesiameglioevitareiltermineresiduofenomenologico,coscomequello
di messa fuori circuito del mondo. Queste espressioni inducono facilmente a credere
che dora in poi il mondo fuoriesca dal tema fenomenologico e che invece di ci siano
temi fenomenologici solo gli atti soggettivi, i modi di manifestazione ecc. che si
riferisconoalmondo(Husserl,1959).Lepochnonintendeinaltriterminioperareuna
sostituzione del centro di interesse dellindagine filosofica: non pi il mondo, bens la
coscienzaeisuoivissuti.Essaconsistepiuttostoinunaltromododiguardareilmondo,
che implica anche un altro modo di guardare la soggettivit: si tratta del passaggio da
una indagine diretta del mondo, chelo assume semplicemente come ovvio ed ignara
dellegameche la sua manifestazione eil suosenso necessariamente intrattengono con
la vita operante della soggettivit, a una indagine indiretta, o riflessiva, che interroga
invece lesperienza del mondo e la costituzione (il sorgere) in essa di quel senso e di
quellamanifestazione.Ilriferimentoaunamessatraparentesidelmondononriveste
dunque altro significato per il fenomenologo che quello di inibire la posizione ingenua
(naturale, quotidiana) del mondo per poterlo cogliere in quanto correlato intenzionale,
valeadirecomefenomeno.Daunaparte,lariduzionesottraeilmondoallastrazionein
cuiessovienemantenutodallatteggiamentonaturale(diretto),elorivelanellasuapiena
concretezza,ovvero come una formazione di senso costituita dallaltra,essa strappa la
vita della soggettivit a una considerazione obbiettivisticonaturalistica disestessa,alla
sua ignoranza della propria trascendentalit, e la apre quindi alla autocoscienza
trascendentale.
Ci si mostra in piena chiarezza nella Crisi, dove viene perseguita la cosiddetta via
ontologicadellariduzione.Inquelcontesto,dopoaverindicatolanecessitdiunaprima
epoch da tutte le scienze obbiettive, per tematizzare il terreno del mondodellavita,
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Husserl introduce la necessit di una seconda decisiva epoch, che conduce alla
soggettivit trascendentale. Egli mette pertanto a confronto i due possibili modi di
rapportarsi al mondo gidato e ai suoi oggetti. Il primo quello normale, in cui ci
troviamoinnanzitutto eperlo pi,cheprecede per ragioni essenziali tutti gli altri: esso
miradirettamenteaglioggetti(ancheeventualmentenelsensodiunaricercaorientataa
una conoscenza scientifica) e ha nel mondoil campo universaleverso cui sonoorientati
tutti gliatti.Ma viancheunsecondomodo,interamentediverso,ilqualesiannuncia,
rispetto al primo, come del tutto innaturale. Esso muove dalla considerazione che il
mondoeglioggettinoncisonosoltantodati,machenoidiventiamocoscientidiessi(e
di tutto ci che supposto onticamente) attraverso modi soggettivi di apparizionee di
datit,anchesenonvibadiamoaffattoesedigranpartediessinonabbiamoilminimo
sospetto(Husserl,1961,p.172).Seconsideriamoquestofattonellotticadiunaradicale
modificazione dello sguardo, di un mutamento totale del nostro atteggiamento, la
conclusioneprestodetta:Stabiliamounconseguenteinteresseuniversaleperil come
deimodididatiteperglistessionta,manondirettamentebensinquantooggettinel
loro come,interessandociappunto esclusivamenteecostantemente al come,almodoin
cui sorge per noi la validit unitaria universale, il mondo nellevoluzione delle validit
relative,delleapparizionisoggettive,delleopinioni,almodoincuisicostituiscepernoila
costante coscienza dellesistenza universale, dellorizzonte universale degli oggetti reali,
realmente essenti, ciascuno dei quali anche quando presente alla coscienza nella sua
particolarit, come semplicemente esistente, lo soltanto nellevoluzione delle sue
apprensioni relative, dei suoimodi di apparizione edi validit (Husserl,1961,p. 172).
Comeapparedaquestolungobrano,lepochcheHusserlproponenellaCrisinonchiede
didistoglierelo sguardo dal mondo delle coseper dirigerlo a unamente,uninterno del
soggetto, una immanenza psichicocoscienziale, bens al come universale dellessere
gidato del mondo, ai modi di datit che gli ineriscono. Lastensione dalla
partecipazioneallevaliditdelmondogidato,implicatadallepoch,nonhapertantoil
sensodiescludereilmondo,madirenderloindagabileinmanieracompletamentenuova,
vale a dire nella sua genesi fenomenologicocostitutiva (non metafisica) e nella sua
correlazione con la vita esperiente della soggettivit. A tema sempre il mondo, ma
puramenteedesclusivamenteinquantoha,secondocertimodi,unsensoeunavalidit
disensonellanostravitadicoscienza,informesemprenuove(Husserl,1961,p.176).Il
nostro occhio si volge quindi a quelle forme e a quei modi di manifestazione in cui si
costituisconoglientielevaliditdisensochenormalmente sorreggonolanostra vitae,
diqui,allasoggettivitnelsuooperare,allavitadicoscienzatrascendentale.Nonappena
si esercita lepoch nel senso detto, il mondodellavita diventa un primo titolo
intenzionale, un indice, un filo conduttore per una indagine che voglia risalire alla
molteplicitdeimodidiapparizioneeallelorostruttureintenzionali.Aunsecondogrado
riflessivo,possibileconsiderareilpoloegologicoe cichepropriodellasuaidentit
(Husserl,1961,p.198).
Ma che cosa si vede nel nuovo sguardo reso possibile dallepoch, in
quellatteggiamento riflessivo di secondo grado che riflette non direttamente sugli enti,
masulcomedelloroesseredato,chehaciodimiraleformedelnostroesperireegli
oggettiinquantoesperiti?Serviamocidiunesempio.Entronellaulaemitrovodifronte
unacattedra.Operolepochemiinteressoesclusivamentealcomedelsuoesseregi
dato. Assumo, per iniziare, la percezione di questa cattedra come tema della mia
descrizione. Ritorno riflessivamente e tramite una libera variazione presentificante sui
suoi modi di datit, sia dal punto di vista noetico sia da quello noematico. Nella
riflessionefenomenologicavedochequestacattedramisioffresempredaunoqualsiasi
deisuoilati.Questolatopropriamentepercepito,maessahaancoraaltrilati,chenon
sono visibili, e tuttavia lo possono diventare. come se loggetto mi dicesse: qui c
ancora qualcosaltro da vedere, girami da tuttii lati, percorrimi con lo sguardo, vienimi
pivicino,aprimi,frazionami.Gettasemprenuovisguardidinsiemeecompirotazionida
ogni lato. Cos mi conoscerai in tutto ci che sono, nella totalit delle mie propriet di
superficie, delle mie interne propriet sensibili (Husserl, 1993, p. 35). Mi accorgo
nellatteggiamentofenomenologico che,nelprocederedellapercezione,la cattedrami
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datainmodocontinuocomeunitnellamolteplicitdiapparizionimutevoliediscorci
relativiapiformedesperienza.Lapercezioneinclude,infatti,ilvedere,iltoccare,ecc.,
e ci che visto attraverso il vedere per s qualcosa di diverso da ci che toccato
attraversoiltoccare.Nonostanteci,dicochesitrattadiununicaemedesimacattedrae
che diversi sono solo i modi della sua rappresentazionesensibile. Se anche mi attengo
unicamente al vedere, mi trovo nuovamente davanti a una molteplicit di apparizioni:
durante levoluzione del vedere io vedo la superficie della cattedra ora da un lato ora
dallaltro,einognifase cichevistoqualcosadidiversoma attraversotuttiquesti
modiunasolaemedesimacosalacattedraconsaputacomequellachesimanifesta
inessi.Nellatteggiamentodirettonoivediamologgetto,laforma,ilcolore,ecc.: solo
nella riflessione che vediamo la molteplicit delle prospettive e il suo rapporto allunit
oggettuale e vediamo anche che questi modi fenomenici non sono, nel loro fluire, un
meroinsiemedimanifestazionisenzaconnessioni:essiconcorronopiuttostonellunitdi
unasintesi,chedovrasuavoltaessereinterrogataquantoallasuagenesi.
Ognilatomidqualcosadellacosavista.Maseattraversoognilatochedivoltainvolta
propriamente si dio vedola cosa (lacattedra) ci significa cheio ho presente sempre
pi di ci che esso effettivamente mi offre. Emerge qui il tema dellorizzonte. La
percezionepossibilesolonellaformadiuneffettivoavere coscienzadilatiediunco
avere coscienza di altri lati non dati originalmente. Dal versante noetico, dellatto, il
percepiredunqueunmiscuglio(Husserl,1966,p.35)dipresentazioneeffettiva edi
vuoto indicare, che rimanda a possibili nuove percezioni. Dal versante noematico, del
senso oggettuale, il percepito si d per adombramenti, in modo taleche ci che di
volta in volta dato rimanda a qualcosa di non dato, appartenente tuttavia a quel
medesimo oggetto e copresente. Ci che viene percepito, nei modi di manifestazione
cheglisonopropri,cicheinognimomentodelpercepire:unsistemadirimandi
con un nucleo fenomenico nel quale quei rimandi trovano il loro sostegno (Husserl,
1966,p.35).Tantosulversantenoeticoquantosuquellonoematicoimodididatitdella
cosa non si presentano pertanto mai isolatamente: ognuno di essi un rimando ad
altre manifestazioni non ancora date e ad altri momenticattedra che ancora non si
manifestano.Ora,leconnessionideirimandicostituisconoaltempostessogliorizzonti
deinostrivissutiintenzionalielacondizionedellappariredellecose.Inognipercezione
di una cosa implicito un orizzonte di modi di apparizione e di sintesi di validit che
non sono attuali e che tuttavia sono cofungenti: senza limplicazione di questa
molteplicitinattualediapparizioninoncisarebberodatelecose,ncisarebbedatoil
mondo dellesperienza (Husserl, 1961, p. 186). Tutto ci che effettivamente si d
(noeticamente, questa percezione attuale noematicamente, questo adombramento
della cosa) manifestazionedi (una cattedra, per stare allesempio) solo in quanto
intrecciato adun orizzonteaperto di percezioni possibili e diulteriori adombramenti.Ad
ognimanifestazionedicosadiunaqualsiasifasepercettivainerisceunnuovoorizzonte,
unnuovosistemadipossibilimanifestazioni,dipossibilidecorsidiaspetticonirispettivi
inscindibiliorizzonti.
Da questi rapidi accenni ad analisi che Husserl elabora in maniera estremamente
articolata,sievinceche,nellapercezione,lasingolaritnonnulla(Husserl,1961,p.
189):ogni percezione portaimplicitamente consunintero sistema percettivo eogni
manifestazionedellacosaporta consuninterosistemadimanifestazioninellaforma
dellorizzonte intenzionaleinterno ed esterno.Non vi solo,infatti,lorizzonteinterno
(ilsistemadellepercezionipossibilidellacosaeilsistemadeilatieprofilidiessachenon
sono attualmente dati e sono tuttavia copresenti e cointenzionati) di fronte
allorizzonteinterno,cunorizzonteesterno,appuntoperchlacosainuncampo
di cose e ci rimanda infineal mondo nel suo complesso, al mondo della percezione
(Husserl,1961, p. 189). La cosa ha un senso soltanto in un ambito a partire dal quale
cicherealmentepercepitorimandaaqualcosachecoesisteimmediatamenteonelle
vicinanze,oaqualcosachelecitoaspettarsi,cheinquestocasococoscientesoloin
maniera oscura e vuota di intuizione (Husserl, 1959, p.148). Questa cattedra che sta
ora davanti a menonhaalcun senso fuorida quellorizzonte di rimandi checostituito
dallaula, dallatrio, dalledificio, ecc., ovvero da quel complesso di cose che funge da
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campo percettivo momentaneo e che rappresenta un ritaglio del mondo (Husserl,
1961,p.189).Perci,Husserlaffermachelecosesonopresentiallacoscienzainquanto
dispostenellorizzontedelmondo.Ognioggettoqualchecosa,qualchecosaapartire
dal mondo (etwas aus der Welt), dal mondo che presente alla coscienza in quanto
orizzonte (Husserl, 1961, p. 171) eche ha un modo dessere del tutto diverso da un
gruppodicose.
Cichenellariflessionefenomenologicasullesperienzapercettiva,grazieallepochealla
interrogazione del come, appare in modo chiaro che la percezione (nel suo duplice
versantenoetico/noematico)noncostituitadaeventisingolarinpuntuali(istantanei):
la percezione possiede strutturalmente un orizzonte e si mostra come un decorso
temporalmente esteso in cui nessun momento isolabile, come una sintesi costante in
cuiognipresenzaeffettivasempreintrecciataconlanonpresenza(lacopresenza).Le
duedimensionitempoeorizzontesonoevidentementeinseparabili.Seviorizzonte,
vi correlativamente anticipazione, preafferramento, predelineazione. E dobbiamo
intendere questa logica dellanticipazione come originaria, non vincolata ad alcuna
precognizione gi acquisita: essa la precognizione primordiale, si potrebbe dire. Dal
puntodivistanoetico,ognipercezionerimandaapossibilinuovepercezionidalpuntodi
vistanoematico,ognilatooprofilodellacosarimandaadunulteriorelatooprofilo:ogni
manifestazione porta insomma con s un plus ultra, una tendenza che spinge verso le
manifestazioni non ancora date nella forma di una predelineazione e di una attesa
anticipatrice vuota e indeterminata. E tuttavia, quando vedo il lato anteriore della
cattedraemitrovosospintoinunapredelineazioneversoillatoposteriorecopresentee
cointenzionato in modo vuoto, si tratta in ogni caso di un rimando ad una forma
corporea, ad una colorazione corporea, ecc., e solo manifestazioni che adombrino
qualcosadisimile,chenellambitodiquestapredelineazionedetermininoinmaniera
pi precisa ci che indeterminato, possono coerentemente integrarsi (Husserl,1966,
p.36).Nellattesapreafferrantenonvidunquearbitrariet.Maconcigiimplicatoil
rapportotralaprotenzione(chenelprocederedellapercezioneesternahalaformadi
continue attese anticipatrici che devono essere riempite) e la ritenzione, vale a dire
quelpresenteeffettivocheororadefluitoechetuttavianonancorauscitodallasfera
della presenza: la ritenzione si rovescia in avanti nella protenzione, come stile del
passato proiettato nel futuro. Protenzione e ritenzione rimandano a loro volta al
presente e alla presentazione in senso proprio, al momento iletico del processo
temporale,quelloincuiavvieneilriempimento.Nelcontinuoprocederedellapercezione
abbiamo,comeinognipercezione,protenzionichesiriempionocostantementegrazieal
sopraggiungere di nuovi elementi, che si fanno avanti nella forma di ora
originariamente impressionali (Husserl, 1966, p. 38). Ma ogni nuovo riempimento al
contempo unosvuotamento.Non appena un nuovolato diventavisibile,infatti,un altro
che lo era appena divenuto diventa non pi visibile, per divenire infine completamente
invisibile, senza tuttavia andare perduto. Il lato che non pi immediatamente visibile
viene mantenuto e viene assuntoinsieme con quello chegi lo precedeva. Lambito
originario di questa operazione , com chiaro, la ritenzione ininterrottamente co
fungente (Husserl, 1966, p. 39). Attraverso questo decorso percettivo, in cui si
produconorapportisemprepicomplessiesignificativitraintenzioneeriempimento,tra
predelineazione e ritenzione, avviene quelloriginario prendere atto in virt del quale
loggetto sconosciuto si trasforma in oggetto conosciuto. In questo processo di
acquisizione originaria giocano un ruolo rilevante la rimemorazione e la possibilit di
riattualizzazionedellaritenzioneattraversounanuovapercezionedelmedesimochehail
carattere del riconoscere: Girando attorno, avvicinandomi, tastando con le mani, ecc.,
possorivederetuttiilatiginoti,lipossoesperirenuovamente:sonodunqueprontiper
lapercezione,ecivaleancheperilfuturo(Husserl,1966,p.41).
Ci accorgiamo allora che i decorsi manifestativi sono in un essenziale rapporto con
molteplicit correlative di processi cinestetici, che hanno il carattere peculiare dellio
faccio, dellio mi muovo (e anche dellio mantengo immobile) (Husserl, 1961, p.
188) e che ineriscono al corpo proprio. Le cosiddette sensazioni di movimento, che
decorrono, durante la percezione, nel movimento degli occhi, del capo, ecc., sono
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coscienzialmentecorrelateallecorrispondentimanifestazionipercettive,inmodotaleche
io posso per esempio dire: Se muovessi gli occhi in quella e quellaltra direzione, ci
sarebbe un decorso corrispondente, in un ordine determinato, di queste e queste altre
manifestazioni visive se muovessi gli occhi in quella e quellaltra direzione, allora
decorrerebbero altre serie di manifestazioni e altre dovrebbero essere
corrispondentementeattese(Husserl,1966,p.45corsivonostro).Questaconnessione
intenzionale indicata dallespressione seallora rappresenta il sottofondo di qualsiasi
diretta certezza dessere della cosa nella sua presenza (Husserl, 1961, p. 189). Se,
infatti, relativamente al sistema dei miei movimenti corporei io sono soggettivamente
libero (in ogni momento posso volontariamente scegliere questa o unaltra linea di
movimento),riguardoallemanifestazioninonsonolibero:serealizzounalineanellibero
sistema dellio mi muovo, allora sono preliminarmente predelineate le manifestazioni
future(Husserl,1966,p.45).Lamotivazionecinesteticaunaspettodellacostituzione
noematica essenziale per loggettivazione delloggetto percettivo. Solo grazie a questo
sistema di concordanze, vale a dire solo in quanto le sue manifestazioni sono
cinesteticamente motivate, ci che si manifesta si costituisce come un oggetto
percettivo trascendente, e cio come un oggetto che pi di quanto percepiamo, un
oggetto che pu continuare a sussistere anche se scomparso dalla mia percezione
(Husserl, 1966, p. 46). Al contrario, quando si produce una rottura in questo accordo,
lessere si trasforma in apparenza, oppure in dubbio, o in un esserepossibile, in un
essereprobabile. Muta il sensoin cuila cosa era stata percepita.La certezza dessere,
cheincludeanchelacertezzapreliminaredipoterportare,nelcorsodellapercezioneein
un libero orientamento delle cinestesi, le inerenti molteplicit a un decorso concorde,
spesso scade, e tuttavia si mantiene sempre, attraverso una rettifica che funge
implicitamente e costantemente, una concordanza della percezione complessiva del
mondo (Husserl, 1961, p. 190). A questo occorre aggiungere che nella percezione del
mondo noi non siamo mai isolati, bens in un legame essenziale con gli altri uomini.
Come nella mia vita si produce una concordanza tra le mie serie di esperienze e i
rispettivi risultati, cos nella vita in comunesiproduce una concordanza intersoggettiva
dellamolteplicitdellevaliditedicicheinessevalido.
Quanto abbiamo sia pure sommariamente richiamato (alludendo alla struttura della
percezione, ai concetti di orizzonte e di mondo, alla temporalit fenomenologica
immanente, alla connessione tra i decorsi manifestativi e le cinestesi corporee, alla
concordanza intersoggettivit delle validit) rappresenta un indizio di quella indagine,
resapossibile dallepoch,delmondonel come dei suoimodi di datit,dellestrutture
intenzionalimanifesteoimplicitesenzalequalinglioggettinilmondosirivelerebbero
per noi secondo il senso e il modo dessere che essi hanno. Abbiamo inteso fornire un
riferimentoesemplificativoallanalisicostitutivadelmondopercettivo,ilqualenonaltro
cheunostratodellinteromondodellesperienza.Maattraversoquestisinteticicennisi
pu gi cominciare a intravedere che cosa significhi per Husserl disporsi sul terreno
dellimmanenza, cio dellesperienza pura, fenomenologicamente considerata, per
rendere ragione della costituzione di tutto lessente. Che in gioco vi sia una scienza
del come universale dellesseregidato del mondo e non una filosofia autoconfinantesi
nellasferadellemereopinioni,losievincedaquestoeloquentecommento:
Anchese abbiamo considerato propriamente soltantoil
mondo percettivo, enellambito di esso,soltantoil suo
aspetto corporeo,ci viene suggeritala convinzione che
nonsitrattidifattualitcasuali,anzi,chenessunuomo
pensabile, comunque possa trasformarsi, potrebbe
esperire il mondo attraverso modi di datit diversi da
quelli che noi abbiamo delimitatoin generale (Husserl,
1961,p.192).
Attraverso lepoch si tratta dunque di ritornare allesperienza, ma non allesperienza
naturaleonaturalisticamenteintesa,psicofisicaopsicologica(oancheneurologica,come
pi facilmente si direbbe oggi), bens allesperienza pura o trascendentale, in cui si
costituisce(simanifesta)ilsensodelmondoediogniessenteeche,sottoquestoprofilo,
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precede anche quella naturale. Lesperienza trascendentale coincide con la sfera di
quella correlazione tra il mondo e i suoi modi soggettivi di datit che non ha mai
suscitato lo stupore filosofico. Non hanno luogo qui alcun introspezionismo e alcun
internalismo:lesperienzapuranonninternanesterna,poichisensidiinternoe
di esterno si formano appunto nellesperienza fenomenologicamente intesa. La
dimensione sospensiva dellatteggiamento fenomenologico (per cui non ci siimpegna in
affermazioni ontologiche sullesistenza o non esistenza) ricopre precisamente lufficio di
renderciaccessibilenellasuapurezzaquestocampodiesperienzaeilsistemadiverita
prioricheadessoappartiene.Lacorrelazione,infatti,nondaintendersicomeunmero
fatto, per quanto universalmente constatabile: nella sua fattualit si annuncia una
necessit essenziale, che attraverso un metodo adeguato pu essere tradotta in
generalit essenziali, in un poderoso sistema di verit a priori di nuovo tipo (Husserl,
1961,p.193).Qualsiasiessente,inquantoentranellamanifestativitevalepermeo
per qualunque altro soggetto pensabile come essente, lindice di una correlazione
trascendentale e della sua molteplicit sistematica. Ogni essente diventa perci filo
conduttore per una indagine che intenda risalire alla molteplicit dei suoi modi di
apparizioneeallerispettivestruttureintenzionali.
Lautentica profondit di questo progetto filosofico che ha avuto ampia realizzazione
nelle opere di Husserl si mostra nellanalisi dellultimo livello dellesperienza
trascendentale,quello relativo allasensibilit o sensualit originaria,caratterizzato delle
sintesi passive a cui gi abbiamo alluso sopra di sfuggita accennando alla costituzione
temporale. In ogni caso scrive Husserl , ogni costrutto dallattivit presuppone
necessariamentecomegradoinferioreunapassivitchedeterminaladatit,seguendola
qualenoiciimbattiamonellacostituzionesecondogenesipassiva.Quelchenellavitacisi
presenta,percosdire,bellepronto,comemeracosaesistente(fattaastrazionedaogni
carattere spirituale che la rende conoscibile, per esempio, come martello, tavolo,
prodotto artistico, ecc.), ci che dato nelloriginariet del se stesso nella sintesi
dellesperienza passiva.Cometale, questa cosa presupposta alleattivit spirituali che
iniziano conlapprensione attiva (Husserl,2002, p. 102). Questo significa che a livello
della mera cosa esistente e prima ancora delle unit sensibili minime, sono gi
alloperadellesintesi,deimodididatit,dellestruttureintenzionali:solochesitrattadi
sintesi passive, che in parte precedono e in parte comprendono tutte le sintesi attive.
Anchequi,cio,vigelacorrelazionetrailmondoeimodididatit,mainunaformache
esclude lattivit e che, in questo senso, preegologica. Le sintesi percettive, in
quanto sintesi attive, si fondano sulle sintesi passive, giacch queste forniscono
costantemente alle prime ogni materia (Husserl, 2002, p. 103). La formazione degli
oggetti sensibili originari va ricondotta dunque allo strato ultimo dellesperienza
trascendentale, che si annuncia come preegologico e preoggettuale, dominato dalle
sintesi passive della temporalit e dellassociazione: queste ultime non appartengono
ovviamente alloggettosensibilenellasuamaterialitnaturalisticamente concepita,ma
alloggetto in quanto si manifesta o nel suo originario manifestarsi, ovvero alloggetto
fenomenologicamente ridotto. Proponendosi pertanto di risalire fino alla costituzione
sensibile, la chiarificazione fenomenologica del senso dessere del mondo gidato si
imbatteinunaoperativitpuramentepassivaenellesuelegalitgeneticheimmanenti.
La sintesi temporale rappresenta la lettera A nellABC della costituzione di ogni
oggettivit che divenga cosciente e della soggettivit per se stessa esistente (Husserl,
1966, p. 177). Essa garantisce il collegamento fra i dati secondo durata, coesistenza e
successione, indipendentemente dal contenuto di essi. Se i dati non fossero essi stessi
originariamenteunificati,se ciola coscienzaimpressionale delleapparizioni attuali non
contenesselacoscienzaritenzionalediquelleprecedentielattesaprotenzionalediquelle
imminenti,in ogni istantedel decorso sarebbe cosciente solo un unico dato,isolato dai
suoi momenti contigui, non vi sarebbe unificazione e quindi nemmeno esperienza di
qualsivoglia unit. La sintesi temporale dunque la forma di tutte le forme, il
presuppostoditutteleconnessionichecostituisconounaunit.Formasignificaquiper
fin dapprincipio il carattere che necessariamente precede ogni altro nella possibilit di
una unit intuitiva. La temporalit, come durata, coesistenza e successione, la forma
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necessariadituttiglioggettiunitariamenteintuibiliepercilaformadiintuizionediessi
(Husserl,1995,p.149).
Soloinforzadiquestastrutturazioneformaledellasintesitemporalesirendepossibilela
costituzionediunit e si compie ogniobbiettivazione: seil dato sensorialenon avesse i
suoiorizzontidipassatoediattesaoriginarinonsussisterebbealcunaesperienza.Ora,il
movimento di temporalizzazione, in virt del quale noi possiamo parlare di un flusso
impressionaleritenzionaleprotenzionale (Questo flusso qualcosa che noi chiamiamo
cos in base al costituito, ma che non nulla di temporalmente obbiettivo (Husserl,
1981, p.13), un processo anonimo e passivo, non influenzabile volontariamente.
Quanto ad esso il soggetto non pu che dire: Qui io non ci posso fare niente. La
strutturaelavitadelpresenteviventefluentestantenondipendonodaunfaredellio:
ilflussoaccade,fluisce,nonsirealizzaapartiredaunaattivitegologica,anzi,questa
dipendedaquello.Ilprocessooriginariamente temporalizzatoreinfattilacondizionedi
possibilitdiogniobbiettivazioneealtempostessodiognisoggettivazione(valeadire
dellacostituzionedellasoggettivitstessa).
Se la sintesi temporale la condizione formale dellesperienza, la sintesi associativa
rappresenta invecela condizionecontenutistica.Essa presiedecio alla strutturazione e
allaorganizzazionedeterminatadeidatiileticinellimmanenza,apartiredallapeculiarit
dei contenuti.La sintesi associativa ha a chefarecon quelleforme di collegamento che
sonoalloperaneidati,nelloropresentarsi,echenondipendonodaunaattivitsintetica
delsoggetto(nsonodaintendersi,empiristicamente,comeconnessionidelpurovivere
psichico). Si tratta di strutture sintetiche appartenenti ai contenuti stessi in
manifestazione(almaterialesensibileimmanente allesperienza) esenzadiessenessun
mondo determinato apparirebbe. I collegamenti contenutisticamente pi generali che
sussistano tra gli oggetti emersi sono la somiglianza (o leguaglianza) e la non
somiglianza, oppure, in termini pi pregnanti: i collegamenti dellomogeneit e
delleterogeneit (Husserl, 1966, p. 181). Le associazioni originarie, a differenza delle
associazionidisensocomune,sonoquellechepresiedonotantoallaconnessionequanto
alla emergenza delle unit fenomenicheoriginarie.Abbiamocosla fusione a distanza
nella coesistenza (di macchie rosse su uno sfondo bianco, per esempio) e nella
successione (la ripetizione di colpi di martello), che riguardano dati gi separatamente
emersi in secondo luogo vi sonola fusione da vicino nella coesistenza (una macchia
rossa su uno sfondo bianco), e nella successione (un suono che si espande
uniformemente),cheriguardanolemergenzastessadiunaunitsensibile.Questultima,
oltre a stare in collegamento di coesistenza e di successione con altre unit sensibili,
anche in se stessa una interna struttura sintetica. La nostra esperienza, cio, non va
spiegata nei termini di sensazioni semplici, corrispondenti a dati sensibili atomici, che
aspetterebbero successivamente di essere sommati: lunit sensibile minima gi una
sintesi, una continuit omogenea, che si distingue da una totalit, da uno sfondo.
Affinchemergano parti effettivamente conclusenon basta infattiilfenomeno originario
della fusione, ma necessario quello correlativo e cooriginario del contrasto, cio
dellaseparazioneallinternodiuncampocomplessivamenteomogeneo.Inaltreparole,la
rivelazionedelmondoallivelloultimodellasensibilitunmovimentocaratterizzatoda
legalit genetiche immanenti indipendenti dalla attivit soggettiva. Se tutto il mondo
fosse infatti uno stesso suonoouno stesso colore,sentireun suonoo vedere un colore
sarebbe impossibile, pur supponendo un soggetto visivouditivo allopera: deve
presentarsialmenounadifferenzanelcamposensibileomogeneo,giacchunsolosuono
significa nessun suono. Il contrasto dunque un fenomeno originario che designa la
relazione di unittra un dato emergenteequellodal qualeemerge (Husserl,1966, p.
192). Ma allora lomogeneit di ogni campo sensibile condizione di possibilit della
fusioneassociativaelostessocontrastorestacomunqueunfenomenodellomogeneit
(Husserl, 1966, p. 192): solo allinterno di una omogeneit complessiva un dato pu
risaltarerispettoaglialtripercontrasto.Questosignificacheilcamposensibileovvero
unsistema complessivo di somiglianze deve essere presupposto epredato: quando si
manifesta un colore infatti necessariamente gi aperta latotalitdel campo sensibile.
Potremmo proseguirein questalinea la ricca earticolata analisi delle sintesi associative
DiMartino,C.(2007).EsperienzaeintenzionalitnellafenomenologiadiHusserl.Memorandum,13,
3252. Retirado em / / , da World Wide Web
http://www.fafich.ufmg.br/~memorandum/a13/dimartino01.pdf
Memorandum13,novembro/2007
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cheHusserlcioffre.Macicheciinteressasottolinearechequinoinoncitroviamodi
frontearisultatidiatti,bensaunadinamicainternaaimaterialisensibili,aunacinetica
dei contenuti stessiin manifestazione,a sintesi cio che si realizzano interamentedalla
partedeicontenutienondelsoggetto,invirtdellequaliemergonoleprimordialiunit
sensibili.Ovviamente,quandosiparladicostituzionedelleunitsensibili,nonsiintende
riferirsi alla loro produzione, ma al loro darsi e modo di darsi nellesperienza, alle
strutture che rendono possibilelesperienza del mondo al suo livello ultimo. A riguardo
dellesintesichevisitrovanoallopera,ilsoggettononpuchediredinuovo:Quiionon
cipossofareniente.
Non sarebbe tuttavia comprensibile quanto detto sin qui se non si tenesse conto che i
processi passivi richiamati, che non dipendono da un fare dellio, sono anchessi
necessariamente per lio. ci chediventa chiaro nel concetto di affezione. Le unit
perssicostituisconocomprensibilmentesecondoiprincipi,cheabbiamomostrato,della
concrescenza edel contrasto,einquanto unit per s esseesistono eo ipso anche per
lio, lo colpiscono (Husserl, 1993, p. 220). Perci, nella misura in cui, a partire dalla
fusioneedalcontrasto,emergonounitsensibili,citroviamoinpresenzadiunaaffezione
(siamo sempre allinterno di una correlazione). Ci che si distingue in se stesso funge
affettivamente (Husserl, 1966, p. 184), cio esercita sullio una forza: questo non
comportachetuttocichecolpisceliosiaavvertitoviunagradualitdellaffezione,
ed conformemente a tale nozione che Husserl attribuisce a ogni dato costituito e
distinto per s uno stimolo affettivo sullio (Husserl, 1966, p. 221). Ogni costituito
sempre rivolto a me, a unio, per me, per quanto possa essere avvertito secondo un
grado zero di vivacit.Noi siamo gi sempre colpiti e colpibilidalletendenze affettive
del mondoin costituzione, siamo cio sempre espostial mondoin quanto si manifesta:
esso ci raggiunge secondo gradi diversi di intensit affettiva, ma non ne siamo mai
estranei.Perchiarireirapportiquiimplicati,Husserloperaunadistinzione:Unqualsiasi
quidcostituito predato se esercita unostimolo affettivo, dato selio ha aderito allo
stimolo(Husserl,1966,p.220).Ilpredatounostimoloaffettivosullio,eanchesela
suaemergenzafuoridalnostrocampodiinteresse,essorivoltoanoi,cicoinvolge,ci
interpella. Viene cos in primo piano il secondo lato dellaffezione: oltre alla tendenza
affettivacheloggettoesercitasullio,essasignificalesserecolpito,lessereattratto,ela
tendenza a volgersi dellio stesso. Laffezione desta dunque nellio una inclinazione a
prendere attivamente posizione. Le unit affettive emergono su questo piano come
condizionedellatto oggettivante,in quantooffrono allattointenzionale di afferramento,
in cui si costituir originariamente loggetto, il materiale preformato e gi strutturato a
partire dal quale esso potr determinarlo. Con il volgimento, la tendenza che si dirige
sullio si traduce in una tendenza che scaturisce dallio: dallaffezione si passa alla
ricettivit (e di qui alle successive stratificazioni dellesperienza cui non faremo alcun
cenno).Maunadirezionedisensogipredelineatapassivamenteprimadelvolgersie
senza il volgersi: laffezione reclama un volgimento che pu risolversi nella risposta
ricettiva,laqualeconsistetuttavianellapartecipazioneaunsensodessere chesigi
formatopassivamente.Ilsoggettosiattivadunquenellarisposta,nelladerire,nellasciar
essere lautomanifestarsi del fenomeno (il recepire si svela come quella funzione
originaria dellio attivo che consiste meramente nel rendere manifesto, nel guardare e
nellafferrareattenzionalmentecichesicostituiscenellapassivitstessacomeprodotto
della sua propria intenzionalit Husserl, 1966, p. 104). Sullo sfondo di questi rimandi
alle sintesi passive e allaffezione,latto noetico non pu pi venire consideratocomela
messa in forma soggettivadelmondo,bens come il riconoscimentodi una direzionedi
sensochesiformatapassivamenteechesiimponealsoggetto.Questocichequici
premesottolineare:ilsensoesteticodelmondononunaproiezionedelsoggetto.
Dagli accenni alla teoria della costituzione passiva appare chiaro allora che lepoch
fenomenologicotrascendentale non intende affatto ricondurre il mondo allattivit di un
soggetto, ma rendere tematiche le strutture dellesperienza trascendentale entro cui
appare il mondo gidato di cui sempre parliamo. Husserl vuole, cio, attraverso essa,
nellarinunciaatuttiipresupposti,interrogarelecondizionidimanifestativitdelmondo
in un massimo di fedelt allesperienza, ed in questottica che affiorano, nellambito
DiMartino,C.(2007).EsperienzaeintenzionalitnellafenomenologiadiHusserl.Memorandum,13,
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della fenomenologia genetica, le sintesi passive. Husserl riconosce con ci quella
dimensione della vitacheesperisceilmondoin cuihannoluogo processi di costituzione
anonimi e non influenzabili egologicamente: agli ultimi livelli della costituzione
fenomenologicanoncompare(adispettodiunluogocomunechehafattoilsuotempo)
unsoggettosovrano,trasparenteasestessoechedecidedelsenso,bensunapassivit
egoica.Nonsitratta,per,digiocarelapassivitcontrolattivit,comesesitrattassedi
opporre un momento della fenomenologia allaltro, quanto di cogliere in questi sviluppi
lobbiettivocheHusserlhasempreavutodimira:interrogarelovvietdelmondo,vedere
il mondogidato come al primo giorno,rendereragionedel suo senso dessere, senza
costruireodedurre,ma sempree soltantorivolgendosiallesperienzanellasuapurezza.
A tema costantemente il senso, la costituzione del senso del mondo: non lo
creiamo,masiamooriginariamenteimplicatinelsuosvelamento.
Nota
(1)ScriveinpropositoHusserl:Nonvalcunluogopensabiledovelavitadicoscienza
siaodebbaesserespezzatasdafarcipervenireadunatrascendenzachepotesseavere
maialtrosensodaquellodiununitintenzionalechesipresentanellastessasoggettivit
dicoscienza(Husserl,1966,pp291292).
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Notainriguardoal l autore
Carmine Di Martino insegna Propedeutica filosofica allUniversit degli Studi di Milano. I
suoiinteressisisonoprevalentementerivoltiallafenomenologiahusserliana,alpensiero
heideggerianoeailorosviluppiinareafrancese.Tralesuepubblicazionipiimportanti:
Il medium e le pratiche (Milano 1998) e Oltre il segno. Derrida e lesperienza
dellimpossibile(Milano2001).Contatto:carmine.dimartino@unimi.it.
Dataderecebi mento:28/ 12/ 2006
Datadeaceite:30/ 12/ 2007