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Giuseppe Tortora

Pasquale Galluppi e la filosofia del suo tempo


UniTre - Sez. di Tropea
Centro Studi Galluppiani

Incontri galluppiani

Sala Conferenze
Biblioteca Comunale
Tropea
Gioved, 10 aprile 2014, ore 18:00

Proprio all'inizio del Novecento, Pasquale Galluppi fu additato da


Giovanni Gentile - allora quasi trentenne - come "il gran riformatore
della filosofia italiana"
Nel suo percorso di formazione Galluppi aveva ereditato - e fatto
proprio - l'assetto metafisico-teologico delineato dalla cultura
promossa e diffusa in Italia dalla Chiesa cattolica. E tuttavia, nella sua
riflessione filosofica, egli vedeva quel prezioso patrimonio culturale
seriamente minacciato dal materialismo maturato all'interno
dell'Illuminismo francese, ossia da quel materialismo che non solo
aveva avuto una notevole diffusione nella Francia della seconda met
del Settecento, ma che ormai raccoglieva simpatie anche negli
ambienti colti dell'Italia meridionale dei suoi tempi.
Quel materialismo, a suo modo di vedere, aveva avviato un massiccio
attacco antireligioso, e stava mettendo in crisi addirittura i capisaldi di
quella civilt cristiana entro cui l'uomo occidentale aveva
configurato i suo sistema di valori.
Esso infatti proponeva come ideale di vita quel benessere che,
anche quando percepito come felicit dello spirito, pur sempre e
solo di natura fisica, poich affonda le sue radici nella costituzione
materiale del corpo umano.
Nella prospettiva del tropeano, insomma, quel materialismo
considerava ogni azione dell'uomo espressione delconatus sese
servandi; vale a dire, come momento della naturale strategia della

conservazione all'esistenza dell'individuo. In altri termini esso vedeva


in ogni azione umana la ricerca del piacere; e riconducendo il bene al
piacere e il male al dolore, elevava il principio del piacere ad unico,
vero, fondamentale principio etico.
Per Galluppi quel principio costituiva una seria minaccia, un vero
pericolo per la sopravvivenza la stessa cristiana civilt occidentale.
Infatti: ridotto il bene e il male a piacere e dolore, sarebbero stati
inevitabili il determinismo, lo scetticismo e l'ateismo.
Impossibile infatti sarebbe stato ammettere la libert di scelta. O
meglio: quel determinismo avrebbe lasciato, s, una libert di scelta,
ma nei termini della semplice opzione tra alternative sussistenti
necessariamente nell'area delimitata dal principio del piacere.
Inoltre, se l'uomo non fosse stato altro che realt materiale, allora la
sola fonte della sua conoscenza sarebbe stata la sensibilit fisica. Ora,
questa sensibilit soggettiva e mutevole, perch offre sempre e solo
conoscenze relative, al singolo soggetto e alle diverse circostanze. Il
materialismo dunque, nella visione del tropeano, nullifica cos la
possibilit che tutti gli uomini possano attingere una verit di
autorevolezza assoluta e universalmente valida.
Infine, sulla base di queste premesse, nell'impossibilit di ancorarsi a
verit universali e a valori assoluti, sarebbe stato naturale approdare
alla legittimazione razionale dell'ateismo.
La filosofia di Galluppi, dunque, nasce certamente da un intento
confutatorio. L'obiettivo combattere i miti mendaci del suo tempo.
Ossia, appunto, il materialismo, il relativismo, lo scetticismo,
l'edonismo, il determinismo e l'ateismo.
Del resto egli si muove nella stessa linea segnata da uno dei suoi pi
autorevoli maestri. Parlo di Carlo Santacolomba, vescovo di Anemuria,
suo consigliere e padre spirituale. Il quale, in un suo
scritto, Istruzione pastorale, indirizzato ai suoi prelati, critica
severamente coloro che poco opportunamente si lasciano attrarre
dalla filosofia di Hobbes, dal materialismo di Spinoza, e soprattutto
dalle filosofie francesi in voga al suo tempo, ossia quella del
socialista Rousseau e del materialista d'Holbach.
Il mondo in cui viviamo - dice - afflitto da tenebre di miscredenza,
da caligine di fellonia, da nebbia di scandaloso costume;
attraversato da un turbine universale di guerra e oppresso dalle
abominazioni della desolazione. Una situazione - dice il Vescovo ai
suoi prelati - di fronte a cui non si pu restare spettatori oziosi.
pericoloso rimanere inerti. Ingiustificabile limitarsi a fare i leggitori
indolenti di periodici fogli per appagare la nuda curiosit d'apprendere

la storia del nostro Secolo.


E cos tuona: l'indifferenza colpevole, e la languidezza un
delitto. Quella presente una situazione di "mal francese". Perch
dalla Francia - un tempo prospera e virtuosa, oggi per lui povera e
rea - che oggi viene il vero pericolo. Un vero e proprio "contagio". Una
Francia dunque divenuta da sedotta seduttrice, da prevaricata
prevaricante, i cui figli, ora Atei, Cannibali, Sibariti, osano,
d'insana febbre frenetici, diffondere veleni sull'innocenza
straniera, favorendo l'empiet contro la Croce e l'Altare, e il
Perduellio - il Santacolomba usa proprio questo termine tratto dal
lessico giuridico per indicare l'attentato all'ordine costituito dello Stato
- contra le Corone, ed i Regni.
Se l'Europa, insomma, prender la strada del socialismo, ovvero
assumer, nell'ordinamento politico, la dottrina del contratto sociale,
ne verr pregiudicata non solo la stabilit degli "ottimi" governi nei
paesi guidati da una Monarchia saggia e pia, ma anche la saldezza
della Fede del popolo cristiano e, contestualmente, l'autorit della
Chiesa cattolica, che veglia, s, sulla salvezza delle anime, ma anche
sulla felicit terrena degl'individui e sull'armonia delle comunit civili.
Tuttavia sarebbe decisamente fuorviante pensare che la speculazione
teoretica di Galluppi si riduca esclusivamente, o quasi, ad un sistema
di obiezioni e contestazioni polemiche. Sarebbe ingeneroso e ingiusto
ritenere che il pensiero di Galluppi fosse, al suo tempo, solo l'esito, pi
recente e pi moderno, della lunga tradizione dell'apologetica
cristiana.
Se fosse stato cos, verrebbe da chiedersi che cosa il grande filosofo
Giovanni Gentile abbia trovato di tanto nuovo in Galluppi da
considerare il tropeano "un gran riformatore della filosofia italiana".
Conviene allora gettare uno sguardo sul come Galluppi sviluppa le sue
argomentazioni.
Nel suo processo di elaborazione teoretica il tropeano esprime una
profonda sensibilit storico-filosofica.
Egli procede, generalmente, nel modo che segue: posizione del
problema; enunciazione di varie ipotesi di soluzione; esposizione delle
molteplici tesi a sostegno delle diverse ipotesi; discussione critica delle
tesi; infine, risoluzione.
Le tesi addotte, naturalmente, son ricavate - appunto - dal materiale
storiografico.
Insomma Galluppi avverte costantemente il bisogno di misurarsi
con quei pensatori del passato ch'egli stesso sceglie come interlocutori
nell'ambito della sua ricerca. Ama confrontarsi con i filosofi da lui

stesso chiamati in gioco. Avverte la necessit intellettuale di


sottoporre le proprie idee al vaglio delle idee altrui.
Ma sarebbe eccessivo enfatizzare l'interesse storico-filosofico di
Galluppi.
Certo, egli deline il percorso del pensiero filosofico dell'era moderna
in un libro prezioso intitolato: Lettere filosofiche. Ma esagerava - il
filosofo novecentesco Francesco Fiorentino - nel dire che la storia
della filosofia cominciata, in Italia, con questo piccolo e meraviglioso
volume.
Era il 1921, e il Fiorentino, autore di un suo Manuale di Storia della
filosofia - uno dei primi veri manuali "moderni" del genere esprimeva cos solo il suo entusiasmo e la sua stima per il suo illustre
predecessore.
Ma altrettanto eccessiva la tesi sostenuta, nel 1925, dal calabrese
Domenico Antonio Cardone, autore di I filosofi calabresi nella storia
della filosofia - secondi il quale il carattere peculiare del pensiero
galluppiano essenzialmente storico.Un giudizio precipitoso, questo.
Nel suo Saggio filosofico sulla critica della conoscenza Galluppi stesso
dichiara: Nel trattar delle questioni che ho enunciato, - e di tutte
quelle che ne derivano - io non terr conto delle opinioni degli antichi
filosofi; io non esaminer in conseguenza che le opinioni de'
moderni.
In effetti, Galluppi aveva una notevole competenza nel campo del
pensiero antico, e addirittura una eccellente familiarit con i testi
originali dei filosofi greci e romani. E tuttavia pensava che la storia
della filosofia abbia il vero inizio solo in et moderna: con Cartesio e
Locke. E che tutto quello che precede costituisca solo una sorta di
"archeologia filosofica".
Questa considerazione galluppiana, o meglio, il suo interesse specifico
per la filosofia moderna aveva una ragione profonda. Una ragione non
di tipo storiografico ma di carattere teoretico.
Secondo il tropeano il modo di "far filosofia" - adottato dai pensatori
dell'et moderna - costituisce una vera e propria svolta radicale
rispetto alla concezione stessa di "filosofia" che ebbero i pensatori
precedenti.
Tale svolta consiste in un passaggio che insieme metodologico e
contenutistico. Il passaggio dalla centralit dell'oggetto a quella
del soggetto. questa la novit che peraltro Galluppi fa propria, ossia
adotta nella sua stessa pratica teoretica.
Secondo Galluppi la priorit filosofica spetta non all'oggetto che
dev'essere conosciuto, ma al soggetto che conosce. Perch ci che noi
conosciamo della realt non altro che ci che noi riusciamo a

cogliere con i nostri mezzi di conoscenza. dunque su questi mezzi


che bisogna puntare l'attenzione speculativa.
E pertanto, per quanto riguarda la realt sensibile, il problema :
come si formano le idee nella nostra mente? E per quel che Kant
indica quale l'oggetto della metafisica - il mondo come totalit,
l'anima, Dio - il problema : come funziona il nostro pensiero? quali
sono le regole del pensare correttamente? quali sono i poteri e i limiti
del nostro conoscere?
S' detto che Galluppi, nella storia del pensiero moderno, intravede
due percorsi distinti ed eterogenei. Due filoni: quello che fa capo a
Cartesio e quello che si diparte da Locke.
Il filosofo novecentesco Augusto Guzzo ne spiega cos le ragioni: Il
Galluppi concepisce la filosofia come scienza del pensiero. Da questo
punto di vista, il problema gnoseologico non appare pi uno dei
problemi filosofici, ma il soloproblema schiettamente filosofico.
Sicch tutti quei pensatori che credettero di poter filosofare
direttamente sulle cose, anzich sul pensiero delle cose, devono
apparire, [dal punto di vista galluppiano], quasi fuori della storia della
vera filosofia. La quale - prosegue il Guzzo - si restringe cos a quei
secoli di pensiero in cui il problema gnoseologico fu premesso a tutti
gli altri; ai secoli cio da Cartesio a Kant
Come dire: ai filosofi compresi tra l'inizio del XVII secolo e la fine del
XVIII.
In verit, nella prima fase della sua elaborazione, Galluppi prende
spunti dalla filosofia tienne Bonnot abate di Condillac, vissuto in
pieno Settecento. Il quale parte appunto dalla dottrina della
conoscenza di John Locke, filosofo Seicentesco. Condillac infatti fa
propri i capisaldi dell'empirismo di Locke. Ossia: pone la sensazione a
fondamento delle idee; ribadisce che la sensazione sgorga dai nostri
cinque sensi; ma aggiunge che con la riflessione, poi, i contenuti delle
diverse sensazioni vengono "trattati" dalla mente: tale trattamento si
compie con operazioni dell'intelletto e operazioni della volont.
Condillac spiega che: con le operazioni dell'intelletto le sensazioni
vengono,associate, paragonate, giudicate; con le operazioni della
volont le sensazioni danno origine ad attivit come: losperare,
il desiderare, il temere, l'odiare.
In sintesi, tutte le attivit psichiche sono radicate nella sensazione, ed
anche la libert del volere si compie con unadecisione scaturite
dalle sensazioni: quelle di piacere e dolore.

S' accennato per, che, al filone che parte dall'empirismo di Locke,


Galluppi vede contrapporsi quello che si sviluppa a partire
dal razionalismo innatistico di Cartesio.
Dopo Cartesio, il razionalismo ha avuto notevole sviluppo in
Germania. Infatti il filosofo e matematico Gottfried Wilhelm Leibniz
elabor un rigoroso razionalismo logico.
Il pensiero di Leibniz poi ebbe notevoli sviluppi. Christian Wolff (16791754) ne fece un razionalismo teologico.
Il razionalismo di Leibniz, dunque, rappresentava la migliore forma di
conciliazione tra il soggettivismo razionalistico e la concezione
teologica d'ispirazione cristiana.
Fu naturale quindi, per Galluppi, assumere sempre come punto di
riferimento il filone "cartesiano", e soprattutto le elaborazioni
compiute da Leibniz e Wolff.
Poi arriv Immanuel Kant, ancora vivente quando Galluppi inizi a
dedicarsi alla filosofia. Il pensiero di Kant arriv a Galluppi dalla
Francia, tramite il filosofo Victor Cousin, con cui Galluppi era in
personali rapporti.
Nei confronti di Kant il Galluppi nutriva una sorta di diffidenza
intellettuale. Ne temeva i pericoli: soprattutto ne temeva
il relativismo; che avrebbe dato fondamento allo scetticismo; che, a
sua volta, avrebbe potuto condurre all'ateismo.
Ma le cose che Kant diceva, e il come le diceva, non lo lasciarono mai
indifferente. C'era una "modernit", nel suomodo di porre le questioni,
che non poteva essere ignorata.
Presto quindi Kant s'impose alla sua attenzione critica. E per lungo
tempo l'elaborazione teoretica di Galluppi si svilupp attraverso la
critica alle tematiche proposte da Kant.
L'obiettivo di Galluppi la costruzione di un ben motivato
spiritualismo, ossia di uno spiritualismo che da una parte tenga
conto delle prospettive innovatrici introdotte dal pensiero moderno
soprattutto a livello della metodologia filosofica, e che, dall'altra parte,
sia capace di armonizzare le autonome ragioni teoretiche con quelle
della religione cristiana sostenute dalla Chiesa.
Il tropeano, al suo tempo, non era il solo a sviluppare tale
spiritualismo sulla base della cosidetta "filosofia di scuola". Va detto
che con questa definizione - "filosofia di scuola" - si indica la filosofia
promossa e coltivata nei Seminari ecclesiastici, e diffusa nelle scuole
gestite dalla Chiesa soprattutto attraverso le istituzioni religiose
presenti sul territorio.

In Italia, pertanto, nel proporre con successo lo spiritualismo c'erano


pure Antonio Rosmini e Vincenzo Gioberti.
Rispetto a questi pensatori a lui contemporanei - eredi della stessa
tradizione culturale - la posizione del Galluppi ben diversa. Diversa
da quella dell'abate Antonio Rosmini (1797-1855) che tenta di
cristianizzare il pensiero moderno, e diversa anche da quella di
Vincenzo Gioberti (1801-1852) - sacerdote, politico e filosofo - il quale
vede nelle radici stesse del pensiero moderno un elemento di
opposizione radicale - e quindi totalmente inconciliabile - con le
ragioni della fede.
La diversit di Galluppi ben consistente. Egli era un convinto
sostenitore dell'autonormativit della ragione speculativa, di una
razione quindi non subalterna o passiva rispetto alla fede. Pensava
quindi che la ricerca filosofica deve avere uno spazio proprio, quello
appunto della razionalit, e deve svolgersi con i soli mezzi offerti dalla
ragione e in piena autonomia metodologica e tematica.
Tale fiducia - va detto - era fondata sulla convinzione che
l'autentica verit speculativa non pu non essere in consonanza con
la verit religiosa.
Si tratta, certo, di una fiducia, per cos dire, extra-filosofica; ma molto
solida; di cui, nelle opere filosofiche del tropeano, ci sono molte e
inequivocabili testimonianze.
Ad esempio: negli Elementi di filosofia - a proposito del miracolo Galluppi afferma che la soluzione - da lui offerta - testimonia che la
vera filosofia amica della vera religione.
Sempre negli Elementi asserisce che la vera Religione amica del
bene degli uomini, e pertanto sono vani sofismi tutte le
declamazioni degli increduli, ossia tutte le argomentazioni di quei
filosofi che fanno accusa alla religione di essere inutile per il bene
della societ civile.
Ancora: nel testo della prolusione al suo primo corso di lezioni, tenuto
nel 1831 all'Universit di Napoli - un testo posto poi come
Introduzione al suo volume Lezioni di logica e di metafisica Galluppi, fa una inequivocabile dichiarazione. Lamentando che i mali
che gravano oggi sull'Europa, sono prodotti - a suo dire - da una
logica viziosa, il tropeano asserisce che una sana logica non solo
amica della tranquillit e della prosperit degli Stati, ma pure
amica dell'augusta Religione, che c'illumina.
Su quale base poggia questa certezza che abbiamo indicato come
extra-filosofica? Conviene affrontare il problema partendo da
lontano.

Nel 1934, una studiosa, Maria Anna Rocchi, fin troppo suggestionata
dalla concezione neo-idealistica della storia, ha sostenuto incautamente - che l'obiettivo speculativo, per Galluppi,
era costruire o addirittura creare la verit.
Niente di pi inverosimile di questa tesi. Anche per Galluppi la verit
non si crea. Vale la pena ricordare che il termine con cui in epoca
greco-classica si indicava la verit era aleteia: alfa privativa pi lete =
oblio, dimenticanza. Per gli antichi, insomma, la verit
era svelamento. Ebbene, sulla base di un percorso intellettuale - che
dalla Patristica passa per Cartesio - il tropeano matur la convinzione
che l'obiettivo della ricerca filosofica - altro checreare! - svelare,
appunto, le cose: togliere loro i veli, portarle alla luce. Tale processo
di svelamento avviene nella coscienza.
Il processo speculativo, per Galluppi, prende quindi
avvio dalla coscienza e nella coscienza, nel senso che proprio e
soltanto nel fondo della coscienza l'intelligenza trova quelle verit
che la ragione teoretica deve poi illustrare, sviluppare, motivare e
difendere. Quelle verit dunque che l'uomo, s, scopre, porta alla
luce, ma che hanno la loro prima fonte in Dio, secondo, appunto, una
mai sopita ispirazione agostiniana.
Vale la pena rammentare, infatti, che Sant'Agostino, in De vera
religione, dice: Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine
habitat veritas.
Non a caso dunque s' detto - del pensiero di Galluppi - che si tratta
di coscienzialismo. la coscienza il luogo dove l'uomo coglie le
verit prime che la sapienza divina ha deposto e che l'uomo poi
"svela", porta alla luce, per conoscere se stesso e il reale.
Ho sostenuto, in una mia monografia, che Galluppi stato un
pensatore non casualmente ma deliberatamente frainteso. Quanto
dice la Rocchi, abbagliata dal fulgore dell'imperante neo-idealismo del
suo tempo, , appunto, una testimonianza di interessato
fraintendimento.
E frutto di interessato fraintendimento, del resto, anche ci che ha
asserito, vent'anni dopo, Dante Cioccoli, in aspra ed energica polemica
con la Rocchi.
Aggregando argomenti anche attendibili e condivisibili in un insieme,
per, molto discutibile, lo studioso ha sostenuto che Galluppi, s,
stato un pensatore onesto e acuto, un autore per certi aspetti
interessante, ma non stato di certo un filosofo geniale. Gli mancava
soprattutto una prospettiva filosofica della storia. Peraltro,
condizionato dalla sua ortodossia religiosa, dalla fedelt al dogma
cattolico, il tropeano - secondo Cioccoli - concep la ricerca filosofica

come una lunga confutazione di possibili errori dello spirito del


secolo, nel nome dell'ontologismo e del realismo. Altro che
creazione di verit: Galluppi - dice sempre Cioccoli - viene a
bloccare il pensiero in una posizione prefissata, ammettendo
l'esistenza di una verit fissa e immutabile, e scorgendo nel
cammino del pensiero filosofico non la vita dello Spirito ma una
storia di errori che bisogna indirizzare verso la restaurazione del
dogma, di cui l'ontologia scolastica costituisce il versante teoretico.
Inoltre - prosegue Cioccoli - come ben si vede nelle Considerazioni
filosofiche sull'idealismo trascendentale - Galluppi rivela un ostinato
misoneismo, una acuta reazione al mondo delle idee nuove che
percorrono l'Europa, preoccupato solo di difendere i vecchi valori
della cultura cattolica italiana, una cultura - sentenzia il Cioccoli erudita, conservatrice.
Da quanto sostiene Cioccoli appare chiaro che alcune sue giuste
intuizioni si disperdono in affermazioni fuori misura, in asserzioni che
non trovano una serena e rigorosa argomentazione analitica.
Certo la personalit filosofica del Galluppi stata sempre oggetto di
discussioni. Anche in piena epoca neo idealistica. Gentile e Croce
assunsero infatti atteggiamenti opposti circa l'individuazione precisa
del suo sistema. Ma qui, ad andare fuori misura fu proprio Benedetto
Croce.
Sulle orme di Bertrando Spaventa, Giovanni Gentile considerava la
filosofia di Galluppi come una tappa significativa della storia della
riflessione teoretica italiana.
Benedetto Croce, dal canto suo, ammetteva s, che Galluppi - insieme
a Rosmini e Gioberti - ha promosso il risveglio della filosofia italiana;
ma aggiungeva che quello del tropeano fu un pensiero incompleto,
non estendendo la ricerca speculativa, ad esempio, al dominio
dell'estetica. Aggiungeva ancora che Galluppi fu tra quei filosofi che,
pur accettando la morale kantiana, vollero temperarla e correggerne
le esagerazioni, ma cadde nell'errore speculativo di porre accanto
all'Etica o a lei subordinata un'Eudemologia; ossia deline una
dottrina del dovere e accanto a questa una dottrina della felicit.
Addirittura, in un passo, il tropeano viene indicato come
propugnatore, in etica, del metodo del calcolo dei piaceri.
Nulla di pi fuorviante.
Ma fuori dell'area neoidealistica ugualmente non spirava aria buona
per Galluppi.
Proprio a proposito della nazionalit della filosofia italiana, il

positivista Enrico Morselli, additato come cultore di un orientamento


filosofico, quello positivistico, appunto, totalmente estraneo alla
tradizione filosofica italiana, espresse un giudizio non solo
assolutamente ingeneroso, ma addirittura sprezzante.
In una sorta di risentita autodifesa, cos Morselli esplode nella forma
dell'interrogazione retorica: Noi non facciamo una filosofia
nazionale!?! Ma di grazia, dov' questo famigerato tesoro? Consiste
forse nelle risciacquature filosofiche della prima met del secolo
decimonono, in cui abbiamo dovuto digerire, sotto mentite spoglie e
per mano di Galluppi, di Rosmini, di Gioberti e di Mamiani, tutto il
vecchiume della metafisica ontologica e spiritualistica? Quale corpo di
dottrina veramente originale e fecondo, quale assieme omogeneo ed
organico venuto fuora dal lavoro speculativo delle due generazioni di
filosofi italiani, che ci hanno preceduto?
Risciacquature filosofiche?
Galluppi era convinto di aver fornito non una metafisica, - la
solita metafisica delle filosofia di scuola - ma una filosofia
dell'esperienza del tutto nuova, nuova anche rispetto alla tradizione
empiristica.
Rispetto all'empirismo del filone Locke-Condillac egli afferma che la
vera base della conoscenza indicata nel suo sistema filosofico non
l'esperienza ottenuta coi cinque sensi "esterni" ma l'esperienza
"interiore" acquisibile con l'autoriflessione.
E tuttavia, quel che non convince i suoi critici come tale "filosofia
dell'esperienza" riesca a superare la tradizione metafisica ancora
largamente dominante nella cultura del suo tempo.
A ben vedere un superamento effettivamente ci fu. Ma, come si
accennato, fu compiuto sul piano della metodologia.
Galluppi resta e vuole restare nell'orizzonte della metafisica. Ma
ritiene che una metafisica moderna non poteva non tener conto di
quanto era stato elaborato dall'empirismo: ossia non poteva ignorare
la funzione del soggetto nella costituzione dei suoi oggetti di
pensiero, e non poteva sottovalutare l'avvertimento empirista che ogni
ricerca filosofica - per non cadere nel pi ingenuo dei dogmatismi dovesse aver inizio con l'analisi dell'attivit conoscitiva del soggetto,
vale a dire: con lo studio della mente umana.
Questa consapevolezza in Galluppi sussiste.
Non senza ragione, a fine Ottocento, Vincenzo Julia segnalava: senza
mistiche intemperanze, senza voli metafisici, ei richiam la mente
degli Italiani ad indagare il me e la coscienza.
E, sempre a fine Ottocento, lo ricorda anche l'ipercritico Francesco

Pietropaolo che dice: Locke lo scosse dalle sue tendenze teologiche,


e gli fece riconoscere quella solenne verit, cio che pria di filosofare
sulle cose era necessario di esaminare fino a dove potessero
estendersi le nostre cognizioni.
Ma il vincolo che lo legava alla metafisica era solido.
Sicch lo stesso Pietropaolo segnalava ancora che, col Saggio, per
quanto Galluppi abbia rifatto la critica del pensiero umano, tuttavia
non pot liberarsi del tutto dalle vecchie costruzioni metempiriche.
S, quell'opera si pu riguardare come il primo passo verso il
moderno criticismo, ma ci nonostante il tropeano non riesc a
liberarsi dalle concezioni della vecchia metafisica; per cui
bisognerebbe concludere che la sua filosofia dell'esperienza segna
il punto di passaggio dal vecchio dogmatismo al criticismo moderno e
che essa tende pi a scrollare il vecchio mondo,che a riedificare il
nuovo.
Insomma, non giusto ignorare o sottovalutare l'assunzione, da parte
del tropeano, del principio nuovo indicatogli dalla filosofia
moderna.
Lo stesso Galluppi, nella sua Autobiografia, afferma - e non c' motivo
per dubitare di questa sua dichiarazione- che prima dell'anno 1800 in
suo pensiero s'ispirava alla filosofia di Leibniz (aveva letto anzi opere
non solo di Leibniz ma anche di Wolff) e che intorno all'anno 1800, in
seguito alla lettura dei testi di Condillac, aveva impresso una svolta al
suo pensiero.
Galluppi dice testualmente: Qui cominci la seconda epoca della mia
vita filosofica. Le opere di questo filosofo - Condillac - fecero cambiare
la direzione dei miei studi nella filosofia; io compresi che prima di
affermare qualche cosa su l'uomo, su Dio e su l'universo, bisognava
esaminare i motivi legittimi dei nostri giudizi e porre una base solida
alla filosofia; compresi che bisognava perci risalire all'origine delle
nostre conoscenze, e rifare in una parola il proprio intendimento.
Non certo un caso, quindi, che anche il filosofo ottocentesco
Francesco Fiorentino (1834-1884), a poco pi di trent'anni dalla morte
di Galluppi,
indichi il tropeano come il gran riformatore della filosofia italiana, di
cui la fama stata minore del merito.
Certo! Come ricorda pure il discepolo di Galluppi Luigi Palmieri, i suoi
primi studi, specialmente de' PP. della Chiesa, lo spingevan forte verso
l'ontologia. Ma bisogna stare attenti a definire semplicisticamente
Galluppi - come fa il Pietropaolo - come ontologo di vecchia scuola.

C' da aggiungere che anche l'elite della cultura cattolica napoletana


diffidava dell'insegnamento del "professor Galluppi".
Secondo la ricostruzione fatta, agl'inizi del Novecento, dallo studioso
Michele Volpe, i gesuiti, che col Padre Luigi Taparelli d'Azeglio in testa,
rappresentavano i propugnatori del tomismo nella Napoli del Galluppi,
non solo non lo riconobbero tomista, ma per un certo tempo lo
lottarono come eclettico alla maniera di Victor Cousin.
Inoltre il tropeano fu oggetto dell'opposizione acritica di Mons.
Francesco Colangelo, uomo di potere religioso e politico. Cos Galluppi
se ne lamentava col Cousin: In passato il Presidente della Pubblica
Istruzione, Mons. Colangelo, Vescovo di Castellammare, volle
gratuitamente esser mio persecutore, dicendo che la mia filosofia era
panteistica, e nemica della rivelazione.
In ogni caso - vero - Galluppi non riproponeva l'ontologia tomistica.
Ma la sua filosofia non fu neppure quel che pensava Raffaele Mariano,
storico delle religioni e filosofo hegelianizzante. Il quale, facendo
propria l'accusa dei Gesuiti di Napoli, sosteneva, nella seconda met
dell'Ottocento, che il galluppismo, in fondo, non era altro che una
specie di eclettismo.
Insomma si potr pur dire - come fa il Pietropaolo - che Galluppi
oscill fra la scuola dogmatica e la scuola empirica, rimanendo
incerto fra il vecchio ed il nuovo. Il problema vedere come si
dispongono nel suo pensiero il pur forte interesse metafisico con le
nuove istanze ideologiche.
Effettivamente in Galluppi doveva esercitare non poca suggestione la
concezione metafisica del reale ereditata dalla tradizione speculativa e
che si presentata, in tutte le stagioni, come il sostegno della verit
teologica proposta dal cattolicesimo. Ma non si pu negare ch'egli,
comunque, tenta ci che altri non hanno tentato.
Per molti pensatori del suo tempo il contributo nuovo introdotto dal
pensiero moderno non riusciva a mediarsi in alcun modo con quella
visione metafisica. Egli allora tenta - ed forse questo il suo apporto
specifico -, proprio attraverso la riflessione empiristico-ideologica, di
offrire alla concezione metafisica una nuova fondazione, liberandola
cos da residui troppo marcatamente dogmatici.
Sicch - con nuovo spirito e con nuova metodologia - egli si sforza di
recuperare le tematiche metafisiche per riproporle in una forma pi
adatta ai tempi, pi rispettosa delle nuove istanze.
Che sia riuscito nell'intento, pu comunque essere oggetto di
discussione. Ma non casuale che, gi nella seconda met
dell'Ottocento, sempre l'ipercritico Pietropaolo riconosceva al tropeano

il merito di esser riuscito a scuotere il giogo dogmatico, di esser


riuscito a dimostrare come a torto i metafisici abbiano voluto darci
l'Ontologia , ossia come erroneamente i metafisici cominciavano
dalla scienza degli esseri prima di conoscere il proprio intendimento.
Importante l'ammissione di Pietropaolo.
Il quale per, poi, tenta di ridimensionare il merito da lui riconosciuto
a Galluppi. Questa speculazione - dice - non era originale; in ambito
europeo gi Locke aveva mosso i suoi passi in questa direzione.
E, non ancora soddisfatto di questo ridimensionamento, aggiunge:
Questa operazione testimonia i limiti di un pensatore che, fedele
all'ortodossia sacerdotale a cui fu educato fin dai primi albori della
sua giovinezza, e che segu laicalmente fino alla morte, dedito allo
studio indefesso dei Santi Padri, ignaro di Telesio, Bruno e
Campanella, e non tesaurizzando bene la lezione di Locke, Hume e
Kant, non si potuto slanciare nel mondo critico, e si contentato di
chiudersi in una fortezza di cartapesta, nell'Ideologia.
Questa osservazione di Pietropaolo ci spinge ad un'altra
considerazione.
Nella prima met dell'Ottocento l'idealismo tedesco dominava la scena
europea. I maggiori esponenti erano coevi al tropeano. Rispetto a
Galluppi, Fichte era pi vecchio di nove anni, e Schelling pi giovane
di quattro. Hegel e Galluppi poi erano addirittura nati nello stesso
anno: 1770.
La fama di questi pensatori tedeschi si diffuse presto per l'Europa. Le
loro opere furono prestissimo tradotte in francese e ampiamente
discusse nelle istituzioni accademiche.
L'Italia sembrava esser tagliata fuori dalla circolazione delle loro idee.
In fondo i maggiori pensatori del tempo, cos arroccati alla metafisica
della filosofia di scuola, apparivano come intellettuali di provincia.
E tuttavia il solo Galluppi, praticamente, apr un'effettiva discussione
critica su questo filone teoretico.
Chi offr a Galluppi l'opportunit di conoscere le opere di questi
pensatori tedeschi fu Victor Cousin, il pi famoso intellettuale francese
del tempo: accademico di Francia, era in buoni rapporti - sebbene
esclusivamente epistolari - con Galluppi.
Sicch a questo pensiero tedesco il tropeano, ormai vecchio, nel 1841
dedic uno scritto - Lettere sopra Fichte, Schelling ed Hegel pubblicato in una famosa rivista culturale: Museo di Letteratura e
filosofia. Naturalmente criticava gli stessi fondamenti dell'Idealismo,
difendendo di fatto la sua prospettiva speculativa.
Ma questa attenzione di Galluppi non bast al gi ricordato filosofo

Raffaele Mariano, studioso di filosofia hegeliana e seguace


dell'idealismo. Nel suo saggio La philosophie contemporaine en Italie.
Essai de philosophie hglienne, pubblicato nel 1868, il Mariano,
infatti, afferma con decisione che Galluppi di fatto ignora
completamente la filosofia tedesca. Si consideri - dice - quanto il
tropeano afferma relativamente al kantismo. Quel che afferma del
pensiero di Kant chiara testimonianza del fatto ch'egli non ne
intende neppure il punto di vista. Senza solidi argomenti ne
disconosce l'importanza. Per valutare quanto assurda fu la sua critica
a Kant - aggiunge - basti considerare che per lui, il criticismo, era, a
seconda dei casi, ora dommatico e ora scettico. Insomma - conclude tra la prospettiva filosofica galluppiana e quella kantiana esiste un
vero e proprio abisso.
Di pi. Galluppi apparso allorch il movimento filosofico tedesco - i
cui termini estremi sono Kant ed Hegel, era ormai perfettamente
compiuto, vale a dire quando l'idealismo era ormai una dottrina ben
costituita e strutturata. Ma Galluppi non si misura con esso. E quindi
non si rende affatto conto dei propri limiti, o meglio della inattualit
della sua propria posizione storico-speculativa. Con quel che si muove
in Europa - riflette - la filosofia di Galluppi non altro che une
espce d'clettisme ovvero un assemblage arbitraire, extrieur et
superficiel de diffrents points de vue et de diffrentes doctrines.
Peraltro - conclude dando un vero e proprio colpo di grazia -il suo
pensiero, nella prospettiva storica, si presenta comme un
phnomne isol et accidentel, e d avvio ad un mouvement
artificiel et strile. In definitiva la pense et la philosophie de
Galluppi sont infrieures leur temps in quanto ne rspondent
point aux nouveaux besoins de l'esprit
Critica, questa di Mariano, impietosa, ingenerosa e in gran parte
ingiusta.
Galluppi ha davvero scardinato le certezze speculative dei nostalgici
della vecchia metafisica, e, in parte, anche grazie al contributo di
Kant, se vero che molti critici lo anno considerato - per cos dire - un
fan di Kant.
E questo un merito indiscutibile, rispetto alla contemporanea
situazione culturale italiana.
Un merito che per si perde in questa valanga di contestazioni.
Ma tant.
Come s' visto, ognuno ha tirato da una parte la coperta troppo
piccola con cui si voleva coprire Galluppi. Il quale dunque - a prestare
ascolto alle molteplici voci del coro dei suoi critici - appare insieme:
"uno, nessuno e centomila".