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anza). 2863.

La Cerrito si trovava a Madrid per una stagione di ballo, quando la mattin a del venerd santo si rec al Palazzo Reale per assistere alla storica cerimonia de lla lavanda dei piedi. Era in compagnia del pittore italiano Valentini, molto am ico di suo marito. Siccome la funzione era gi cominciata, l'alabardiere di guardi a imped loro il passaggio; il Valentini and su tutte le furie e alz il bastone. Acc orse il picchetto di servizio e arrest i due Italiani. Terminata la funzione, inf ormarono il re di quanto era accaduto. E questi fece liberare subito i due prigi onieri, dicendo a proposito della Cerrito: Come volete che un carceriere possa mai assumersi la responsabilit di custodire u na prigioniera che potrebbe volar via per l'aria? (MONALDI, Le regine della danz a). 2864. Gli eccessivi onori resi dai vari pubblici alla Cerrito, e in genere a tut te le danzatrici, parvero al poeta Giacometti, che aveva allora ventidue anni, u na stupida idolatria e una vergognosa aberrazione del sentimento estetico. Scris se pertanto una commedia satirica Il poeta e la ballerina, nella quale si disse che avesse ritratto e parodiato la celebre Cerrito e il padre di lei. Appena si seppe ci, il pubblico invase il teatro dove si recitava la commedia del giovane G iacometti e lo spettacolo fu fischiato. Si ebbero inoltre, in teatro e fuori. di scussioni, polemiche, chiassi, dimostrazioni; e vi furono persino dei contusi. T ale era la passione del pubblico di allora per la danza! (MONALDI, Le regine del la danza). CERVANTES Michele n. 1547 - m. 1616; celebre scrittore spagnuolo, autore dell'immortale Don Chisci otte della Mancia. 2865. Cervantes, vecchio, viaggiava per la Spagna. Sceso a un'osteria di campagn a, fece qualche tentativo amoroso con la giovane ostessina. La signoria vostra avrebbe dovuto passar di qui trent'anni fa, e allora le avrei dato ascolto gli spiattell sul viso la ragazza. Ci passai infatti, signorina, le rispose l'autore del Don Chisciotte e ci trovai la mamma sua; e dal modo come lei mi rispose mi sono regolato per parlare come le ho parlato. CESARE (Caio Giulio) n. 100 - m. 44 a. C.; uno dei maggiori capitani dell'antichit, dittatore di Roma. 2866. Cesare era ancora un ragazzo, quando Silla, che aveva capito bene il suo a nimo sin da allora, lo mise in una delle sue famose liste di proscrizione. Gli a mici del dittatore lo sconsigliarono vivamente di proscrivere un fanciullo in co s tenera et, e Silla si pieg, sebbene malvolentieri, ai loro consigli, dicendo: Faccio come voi volete: ma vi avverto che questo ragazzo varr da solo parecchi Ma rio. (PLUTARCO). 2867. Cesare, ancor giovane, volle recarsi a Rodi, per studiar retorica sotto il famoso maestro Apollonio. In viaggio fu catturato dai pirati, che chiesero per il riscatto venti talenti. Cesare si mise a ridere e disse loro: Venti talenti! Ma per chi dunque mi avete preso? Io ve ne dar cin.quanta almeno. Per tutto il tempo che rest loro prigioniero, li tratt sempre severamente, come da padrone a schiavi e fece anche minacce contro di loro, promettendo di crocifigg erli tutti un giorno o l'altro. Infatti, appena liberato, radun una flotta, diede loro la caccia, li sconfisse e diede compimento alla sua promessa. (PLUTARCO). 2868. Mentre Cesare si recava in Spagna come proconsole, si ferm per riposare in un piccolo villaggio dei Pirenei. I suoi amici ridevano di quel minuscolo paese; ma Cesare, fattosi serio serio, disse loro: Eppure io vorrei essere il primo magistrato di questo villaggio, piuttosto che i l secondo a Roma. (PLUTARCO). 2869. Quando sbarc a Cadice, Cesare vide una statua di Alessandro, Magno. Guardan dola, emise un lungo respiro e poi si mise a piangere amaramente. Interrogato pe rch piangesse, rispose: Piango perch, alla mia et, Alessandro aveva gi soggiogato le maggior parte del mond o. (PLUTARCO). 2870. Durante una marcia, Cesare fu sorpreso da un grosso temporale. Ripar col su o seguito nella misera capanna di un contadino, tanto piccola che c'era appena p

osto per una sola persona. Cesare allora disse: I posti onorevoli debbono essere ceduti sempre ai pi grandi, ma i posti necessari ai pi malati. Pertanto volle che al riparo della capanna dormisse, per quella notte, il suo amico Oppio, che .era indisposto, ed egli and con gli altri a dormire l fuori, all'aperto. (PLUTARCO). 2871. Giulio Cesare diceva che; nelle imprese pericolos, bisogna-agire e non deliberare, perch la prontezza il primo requisito del successo. E di ci died e prova quando vol nel Ponto, attacc Farnace figlio di Mitridate e lo vinse sin dalla prima battaglia; esprimendo ai suoi amici questa meraviglio sa celerit con una lettera di tre sole parole, diventata celebre: Veni, vidi vci; che vuol dire: Venni, vidi e vinsi . (Encyclopde mthodique). 2872. Dissero a Catone l'Uticense che Cesare se ne stava tutto pensieroso e cupo , e gli chiesero se egli potesse saperne o capirne la ragione. Egli studia rispose Catone a sangue freddo e con lunga meditazione di rovinare l a repubblica. (Encyclopdie mthodique). 2873. Era notorio in Roma che Giulio Cesare era l'amante di Servilla, sorella di Catone l'Uticense e moglie infedele di un discendente del famoso Giunio Bruto c he aveva cacciato i Tarquini. Mentre in Senato si discuteva sulla congiura di Catilina, avvenne che un giorno Catone e Cesare si trovarono vicini di posto, pur essendo di partito diverso: Ca tone era contro Catilina, Cesare gli era invece favorevole. Catone prese la parola contro Catilina, e mentre egli parlava portarono una lett era a Giulio Cesare. Catone s'interruppe per far notare ai Senatori che Cesare r iceveva probabilmente lettere dai congiurati. Per scagionarsi, Cesare pass a Cato ne la lettera che aveva ricevuto allora, e Catone leggendola vide che era una le ttera amatoria e lasciva di sua sorella Servilia. La restitu perci a Cesare, grida ndo: Prendila, ubriacone! riprese il filo del suo discorso politico. (Dictionnaire de l'Amour). 2874 I Romani adoravano una dea misteriosa, chiamata Bona Dea, in onore della qu ale tutti gli anni si celebrava una festa in casa del Pretore, con esclusione as soluta degli uomini, e con la presenza di tutte le principali matrone. Essendo u n anno pretore Cesare, la festa fu celebrata in casa sua, e presiedeva alla cerimonia la moglie di lui, Pompeia. Clodio, amante di Pompeia , volle partecipare alla festa travestito da donna; ma, prima che riuscisse nel suo intento, fu scoperto e cacciato. Cesare, il giorno dopo, ripudi la moglie; ma , quando si fece il processo di Clodio, con grande stupore di tutti, egli si pre sent a testimoniare in suo favore. Essendosi i giudici meravigliati di tale contr addizione, gli domandarono perch mai, se riteneva Clodio innocente, avesse ripudi ata la moglie. Perch rispose Cesare non basta che la moglie di Cesare sia innocente; essa non de ve essere neppure sospettata. (PLUTARCO). 2875. Durante un suo viaggio, fu ospitato da Valerio Leo a Milano. Costui, per s baglio, offri a Cesare e al suo seguito degli asparagi conditi con olio pessimo e puzzolente, di quello da ardere, invece che con olio da tavola. Cesare fece le viste di non accorgersene e mangi tutti i suoi asparagi, per non mortificare l'o spite. (PLUTARCO). 2876. Cesare era solito, durante i suoi viaggi, dettare la sua corrispondenza in cammino, continuando a cavalcare. Qualche volta arriv anche a dettare quattro le ttere insieme, e a tenere occupati sotto di s sette segretari. (PLUTARCO). 2877. Discutendo con alcuni suoi amici sulla verit e sulla giustizia, usc un giorn o in questa curiosa espressione, che dice bene quale fosse il suo pensiero: La verit e la giustizia non dovrebbero essere mai violate, se non per regnare. (PLUTARCO). 2878. Quando Cesare s'avanz col suo esercito sulle rive del Rubicone, stette a lu ngo a sospirare e a meditare prima di passare. Infatti quell'atto costituiva una vera e dichiarata ribellione. Rivolto ai suoi ufficiali, disse: Se io non passo questo fiumicello col mio esercito, sono perduto; e se lo passo,

far molti infelici. Rest qualche minuto ancora dubbioso e poi si slanci nell'acqua gridando: - Il dado gettato! (PLUTARCO). 2879. Appena Cesare entr vittorioso a Roma, i Romani erano cos turbati che non sap evano pi che cosa fare. Soltanto Metello si oppose al suo volere e si rifiut di co nsegnargli il tesoro dello Stato. Cesare allora sdegnato gli minacci la morte, e aggiunse: Non ignori che mi pi facile farlo che dirlo. Allora anche Metello si pieg agli ordini di Cesare. (PLUTARCO). 2880. Quando Camillo liber Roma dai Galli, la citt fece giuramento di riserbarsi n ell'avvenire un tesoro, che non fu toccato mai, neppure in grandi necessit, come nelle guerre contro Pirro e Annibale. Ma Cesare, per guerreggiare contro Pompeo, lo prese dicendo: Io sciolsi Roma dal suo giuramento, in quanto per merito mio oggi non vi sono pi Galli! (CANT, Storia universale). 2881. Pompeo, nominato capo delle truppe della repubblica contro Giulio Cesare, si era ritirato con un piccolo esercito in fondo all'Italia. Intorno a Roma era il grosso delle forze, comandato dai suoi luogotenenti. Cesare, :avute queste in formazioni, non esit punto sulla condotta, e disse: Andiamo prima a sconfiggere un esercito senza generale; poi andremo contro un ge nerale senza esercito. (PLUTARCO). 2882. Alcune sue truppe, andate all'assalto, trovarono una resistenza maggiore d i quella che supponevano e, decimate e sconfitte, si diedero alla fuga, tornando verso il campo. Cesare, vedendole scompigliate e in fuga, corse loro incontro, e presa la insegna dalle mani dell'alfiere, gli disse semplicemente: Tu ti sbagli: non da questa parte, ma dalla parte opposta che tu devi portarla. (PLUTARCO). 2883. Cesare doveva dar battaglia a Pompeo, che si era ritirato nell'Epiro; ma a ttendeva inutilmente da parecchio tempo il grosso del suo esercito, che avrebbe dovuto essergli condotto da Antonio e che allora era in un porto dell'Epiro. Sta bili di andar lui stesso in cerca dell'esercito, per sollecitarne l'arrivo, e di nottetempo, travestito da schiavo, s'imbarc su una piccola nave che doveva porta rlo attraverso la flotta nemica. Appena in alto mare, cominci una furiosa tempesta, e il pilota, spaventato, voleva a tutti i costi rit ornare in porto. Cesare allora si fece conoscere e diede ordine al pilota di pro seguire il viaggio, aggiungendo: Non temere di nulla, o pilota, amico mio, tu conduci Cesare e la su fortuna. (PLUTARCO). 2884. Alla battaglia di Farsaglia, Cesare perdette duecento soli uomini, Pompeo quindicimila. E, contemplando la strage dei nemici, il vincitore sospir: L'hanno voluto! Mi hanno messo nella necessit di vincere, per non perire. (CANT, S toria universale). 2885. Cesare, durante la battaglia di Munda si trov cos a mal par-* tito, che stav a per uccidersi, quando, ripreso coraggio, grid ai suoi soldati: Non vi vergognate d'abbandonar il vostro capitano a questi ragazzi? e precipitato si fra i nemici, vi trascin i suoi alla vittoria. (CANT, Storia universale). 2886. Essendo caduto da cavallo durante la campagna d'Africa, Ces re disse: Ecco un oracolo favorevole che gli Dei ci dnno: l'Africa sotto di me; non una cad uta, ma una presa di possesso. (GUY DE LA BATUT, L'esprit des grands hommes). 2887. Il coraggio e la fierezza di Cesare avevano fatto scuola tra i soldati del dittatore. Una nave che portava molti soldati di Cesare insieme con Gran io, qu estore designato, fu catturata sulle coste della Libia da Metello Scipione. Tutt i furono passati a fil di spada, eccetto il questore a cui fu fatta grazia della vita. Ma il fiero uomo la rifiut. I soldati di Cesare disse sono soliti di dar la vita e non di riceverla. Cos dicendo si trafisse con la propria spada e mor. (Magazin historique. 1764). 2888. Giulio Cesare disse una volta ai suoi cortigiani: - L'adulazione che mi pi cara consiste nel gran numero di richieste e di preghier e che ricevo; e quando posso soddisfarle, allora mi sento veramente potente. (PA

NCKOUCKE). 2889. Giulio Cesare, parlando coi suoi amici, espresse una volta questa savia op inione, alludendo a Bruto, magro e sparuto: Io, vedete, non ho affatto paura dei visi rubicondi e paffuti; ma ho invece una gran paura dei visi smorti e pallidi. (Encyclopdiana). 2890. Giulio Cesare aveva aperto, 52 anni avanti Cristo, la prima biblioteca a R oma nel suo stesso palazzo, ammettendovi naturalmente il pubblico degli studiosi . Un giorno, entrato nella biblioteca, vide una signora, Livia Gnea, moglie del pretore Gneo, intenta a prendere appunti su un'opera di uno scrittore greco. Avv icinandosele, le domand che cosa facesse. Studio rispose la donna. E tuo marito, dov'? Gnea rispose di non saperlo. Non lo sai? esclam Cesare. Come? Va' dunque subito a cer cario, cattiva moglie che sei. Va' e statti con lui e pensa a dargli dei figli, perch una brava donna non deve pensare. che a procrear cittadini per la. repubbli ca. ordin che da allora in poi fosse proibito alle donne l'ingresso alla biblioteca. (Minerva, 16 marzo 1919). 2891. Vedendo un giorno a Roma alcuni -forestieri che portavano sulle braccia de i cagnolini e delle scimmiette e li accarezzavano teneramente, domand loro: Forse le donne dei vostri paesi non fanno bambini? (Magazin historique, 1764). 2892. Avendo un giorno Giulio Cesare rimproverato Pomponio di essere poco coragg ioso, questi gli mostr una cicatrice che aveva in faccia,. vantandosi di aver avu to quella ferita per amor suo. Giulio Cesare sorridendo rispose: Bada bene dunque un'altra volta, quando fuggi, di non voltarti mai con la faccia indietro. (GARZONI, La piazza universale di tutte le professioni). 2893. Gli amici di Cesare lo avvertirono che si stava tramando qual-. che cosa c ontro di lui e che perci doveva stare bene attento a non esporsi ai pericoli. Ma Cesare rispose: - Meglio morire una volta, che temere la morte tutta la vita. (PLUTARCO). 2894. La vigilia del giorno fissato dai congiurati per assassinarlo, Cesare pran zava a casa di Marco Lepido. I convitati si misero a discutere quale fosse la mo rte pi bella. Cesare, .che stava firmando alcuni decreti, diede il suo parere per primo, esclamando: - La pi inattesa. (PLUTARCO). 2895. Qualche tempo prima dell'uccisione di Giulio Cesare, un indovino, Spurinna , l'avvert di un gran pericolo che lo attendeva agli idi di marzo. In questo gior no Cesare, nell'andare al Senato, dove l'attendevano i congiura ti e la morte, i ncontr l'indovino, e sorridendo della sua predizione, gli disse: Ebbene, gli idi di marzo sono venuti! - S rispose l'indovino ma non sono ancora passati. (PLUTARCO). 2896. Tutti i congiurati s'erano gettati gi su Cesare e lo colpivano da tutte le parti: egli tuttavia si difendeva eroicamente, fin che vide venirgli incontro, c on la spada sguainata, Bruto, che egli amava come un figlio. Allora perdette imp rovvisamente ogni volont di resistere e gridando: Tu pure, Bruto, figlio mio? si lasci cadere, e fu trafitto da ventitr colpi. (PLUTARCO). CEZANNE ' Paolo nato ad Aix-en-Provence nel 1839 - morto a Parigi nel 1906; pittore francese. 2897. Il padr di Czanne era stato cappellaio con due soci, Coupin e Martin, a Aixen-Provence. Quelli di Aix avevano fatto un calembour su questa ditta, dicendo c he Martin, Coupin e Czanne facevano diciotto bestie . Infatti i nomi francesi, per far questa strana somma, andavano intesi e scomposti cos: Mart-un, Coup-un et se ize nes . (G. VAN MANDER, Un pittore .e il suo romanzo). e 2898. Quando era ancora ragazzo e voleva fare il pittore, il padre cer.cava di dissuaderlo: Figlio mio, diceva col genio si muore di fame; e ci vogliono molti denari per vi vere. La madre invece aveva grande fiducia nell'avvenire del figlio.

Capirete! diceva si chiama Paolo come Veronese e come Rubens. (VOLLARD, Souvenir s d'un marchand de tableaux). 2899. Il pittore Czanne non fu mai preso sul serio dai suoi. Quando mor suo padre, Czanne avrebbe voluto fargli il ritratto; ma la sorella gli disse: Scusami, non questo il momento di scherzare. Se vogliamo conservare per noi l'im magine di nostro padre, bisogner chiamare un vero pittore, di quelli seri! (Les n ouvelles littraires, 28 gennaio 1928). 2900. Un giorno Renoir incontr Czanne che se ne andava per istrada con un quadro s otto il braccio: era il quadro oggi famoso intitolato Le bagnanti. Renoir gli do mand dove andasse. Non ho pi un soldo in casa e vado in cerca di qualcuno che possa comprarmi questo quadro. Dopo poco Renoir incontr ancora Czanne ma questa volta senza pi il quadro. - Sono contento disse Czanne ho trovato finalmente uno a cui il quadro piaciuto. Quanto ci hai ricavato? domand Renoir. L'altro allora raccont che aveva incontrato il musicista Cabaner, al quale il qua dro era piaciuto tanto che il pittore glielo aveva regalato. (VOLLARD, Souvenir d'un marchand de tableaux). 2901. Regalava spesso i suoi quadri anche a gente che non aveva nessun gusto per l'arte. Costoro li accettavano pel solo fatto che non costavano niente, e li me ttevano nei solai, nelle legnaie, nei fienili. Quando Vollard, il celebre mercante di quadri, and alla ricerca affannosa dei Czan ne, si trov dinanzi a scene gustose. In genere la gente era sorpresa che si andas se a chieder notizie di quelle croste. Un contadino si present a Vollard con un autentico Czanne sotto braccio. Quanto volete? domand Vollard. E il contadino, timidamente, con la convinzione di tentare un gran colpo: Centocinquanta franchi! E quando vide che Vollard lo pag senza neppur mercanteggiare, rimase senza fiato per la sorpresa. (C. VAN MANDER, Un pittore e il suo romanzo). 2902. Un'altra volta Vollard era andato a cercar quadri di Czanne, presso una cop pia di vecchi contadini, marito e moglie, che in un ripostiglio, tra gli stracci e le scarpe vecchie, avevano infatti dei magnifici Czanne. Quando, per averli, Vollard offre loro mille franchi, i due vecchi si scambiano un'occhiata sbalordita: non credono ai propri orecchi. E quando Vollard tira fuo ri dal portafogli il biglietto da mille franchi, credono che sia falso e voglion o cambiarlo in oro al Crdit Lyonnais. Ma compiuta quest'operazione decisiva, si a bbandonano all'esultanza. Hanno fatto un affare! E nel consegnare i quadri all'a cquirente, gli regalano anche un involto di chiodi per appenderli alle pareti. Vollard sull'uscio di casa. Si sente richiamato dall'alto. Signore! Signore! Vollard si volta in su. Che c'? Ne avete dimenticato uno! E uno splendido paesaggio gli piove dalla finestra. (G. VAN MANDER, Un pittore e il suo romanzo). 2903. In casa di Monet, s'incontr con Rodin, Clemenceau e Mirbeau, che non conosc eva. Dette una misura esatta della sua ingenuit e della sua timidezza, prendendo a par te Mirbeau per dichiarare, con le lagrime agli occhi: Oh! non affatto altezzoso, il signor Rodin. Mi ha stretto la mano. Figuratevi! U n uomo decorato! E pi tardi, si mise in ginocchio davanti a Rodin per ringraziarlo di avergli stre tto la mano. (G. VAN MANDER, Un pittore e il suo romanzo). 2904. Nel 1899 volle fare un ritratto a Vollard. E lo fece sedere, in equilibrio molto instabile, su una cassa appoggiata a quattro sostegni barcollanti. E infa tti, a un piccolo movimento di Vollard, i sostegni non sostennero pi, e cassa e V ollard si trovarono sul pavimento ai piedi del pittore tutto imbestialito. Disgraziato! gridava. Avete rovinato la posa. E ve lo avevo detto di star fermo come una mela. Si mettono forse a ruzzolare le mele?

Il ritratto procedette tra lo stento infinito e l'amara scontentezza che contras segnavano le opere di Czanne. Dopo ben centoquindici sedute, il pittore lasci inco mpleto il quadro. Eppure mi avete detto che l'opera vi appassionava... osservava Vollard. - S, c' infatti qualcosa che non mi dispiace nel davanti della camicia... rispose testualmente Czanne. (G. VAN MANDER, Un pittore e il suo romanzo). 2905. Aveva uno strano timor panico delle donne. Una volta a Parigi aveva fissato una modella professionale per una posa. Questa ragazza, abituata agli studi, entr e cominci a spogliarsi senza il minimo imbarazz o. Via via che ella andava con disinvoltura togliendosi di dosso gl'indumenti, Cz anne appariva sempre pi turbato; e quando fu completamente nuda, il pittore era t almente pallido che la ragazza stessa se ne accorse. Non vi sentite bene? gli domand. E Czanne, ancor pi turbato: Non occupatevi di me le disse. E tent di riprendersi e di cominciare il suo quadro; ma lo stato in cui si trovav a non glielo permise. Lasci cadere colori e pennelli e preg la donna di rivestirsi e di andarsene. (G. VAN MANDER, Un pittore e il suo romanzo). 2906. Non era molto entusiasta dei suoi colleghi. Si dovrebbero impiccare diceva diecimila pittori l'anno. Va bene osservava qualche amico ma chi dovrebbe sceglierli? Io, per Bacco! rispondeva. E chi se no? (Les nouvelles littraires, 17 dicembre 19 27). 2907. Andava spesso a dipingere in piena campagna. Vi si recava in carrozza a du e cavalli. E mentre cominciava a dipingere diceva a un amico che l'aveva accompa gnato: Vedi? Io dipingo come se fossi Rothschild! (Les nouvelles littraires, 17 dicembre 1927). 2908. Czanne non era certo un uomo elegante e mondano, peccava anzi piuttosto di volgarit; ma quando si trovava col collega Monet, mondanissimo e aristocratico, c ercava di esagerare la brutalit dei suoi modi per contrariare Monet. Una volta, c he costui gli domand che cosa stesse preparando per una mostra, si attir questa ri sposta: Sto preparando un vaso da notte pieno di...! (VOLLARD, Souvenirs d'un marchand d e tableaux). 2909. Una serata in casa Zola: luci di lampadari si riflettono negli specchi, fa nno scintillare le sete, suscitano bagliori nei gioielli delle dame eleganti in abiti di gala. A un tratto sulla porta della sala si presentato uno sconosciuto dalla barba malcurata, con le scarpe polverose, vestito di un vecchio abito da l avoro. t Czanne. Zola si crede obbligato di spiegare ai suoi invitati che il pittore un originale. Durante la serata, Czanne rimasto pensoso e meditabondo. Ma ecco che all'improvvi so alza la voce. Di', Emilio, non trovi che qui dentro fa caldo? Permetti che- mi levi la giacca? E senza aspettar risposta, sfila la giacca e rimane in maniche di camicia tra gl i abiti neri. (G. VAN MANDER, Un pittore e il suo romanzo). 2910. Era di una modestia quasi patologica. Un giorno Monet e altri pittori organizzarono una colazione in onore di Czanne. Q uando questi arriv, gli altri avevano gi preso posto a tavola, e Monet si alz per p ronunziare poche parole di benvenuto, esprimendo l'ammirazione profonda che tutt i i presenti nutrivano per il loro collega. Czanne ascolt con la testa bassa e gli occhi gonfi di lagrime. Ah, Monet bisbigli poi, quando questi ebbe finito anche tu hai voluto burlarti di me! E prima che potessero impedirglielo, tra la sorpresa e la costernazione generale , si alz, usc dalla stanza e non volle pi tornarci, sordo a tutte le proteste di co loro che gli ripetevano di amarlo e di ammirarlo davvero. (G. VAN MANDER, Un pittore e il suo romanzo). 2911. Czanne aveva l'abitudine di buttar via, letteralmente, i quadri che non lo

soddisfacevano. Renoir trov un acquerello delle Baigneuses buttato gi dalle rocce dell'Estagne. Vollard trov tra i rami di un ciliegio una natura morta che Czanne, in un momento di malumore, aveva buttato dalla finestra. (G. VAN MANDER, Un pitt ore e il suo romanzo). 2912. Nel 1870, quando la Francia era invasa, Czanne, ignaro di tutto che non fos se la sua arte, se ne stava tranquillamente a dipingere a Jas de Bouffan, quando un giorno due gendarmi bussarono alla porta. Chi cercate? domand la madre del pittore che era andata ad aprir la porta. Paolo Czanne. Veniamo ad arruolarlo. Aspettate un momento disse la signora, e, lasciati i gendarmi alla porta, and a c onsigliarsi col figlio. Il figlio sugger alla madre l'idea di dire ai gendarmi che era assente. E cos fu f atto. Intanto il pittore usciva da una porticina segreta, e fatti venticinque ch ilometri a piedi, arriv a l'Estagne, dove sua madre possedeva una casetta campest re. E l, rimessosi a sedere dinanzi ad un cavalletto, riprese a dipingere. (G. VA N MANDER, Un pittore e il suo romanzo). 2913. Per quanto rozzo e volgare nelle maniere, Czanne aveva del- catissimi senti menti. Una sera che stava a pranzo da Vollard, mentre questi si accingeva a narr are una storiella un po' scandalosa, Czanne lo ferm toccandogli il braccio, e quan do la giovane cameriera se ne fu andata, gli disse: Vi ho fermato, perch quello che dicevate non era conveniente in presenza di una r agazza... Quale ragazza? domand Vollard, stupito. Ma... la vostra cameriera! Oh, in quanto a quella, credo che ne sappia pi di noi!... Sar benissimo riprese Czanne, ma pi delicato che noi facciamo sembiante d'ignorare che ella sa... (VOLLARD, Souvenirs d'un marchand de tableaux). CHABRIER Alessio Emanuele nato ad Ambert nel 1842 - morto a Parigi nel 1893; compositore francese di music a. 2914. Severo con tutti i suoi colleghi, il musicista Chabrier era feroce contro Thomas, l'autore della Mignon. Soleva dire: C' la bella musica, c' la musica brutta, e poi c' la musica di Ambrogio Thomas. (WI LLY, Souvenirs). 2915. Se Massenet era benevolo e indulgente con i colleghi, non si pu dire che i colleghi fossero altrettanto benevoli verso la sua musica. Alla prima rappresentazione del Cid, una delle opere in verit meno ben riuscite d ell'autore di Manon e del Werther, un giovane letterato domand al maestro Chabrie r che cosa pensasse dell'opera. Ragazzo mio, rispose l'autore di Guendalina questa peggio che m... Questa parola definitiva ispir al giovane letterato, il quale era Willy, la passi one per la critica musicale. (WILLY, Souvenirs). CHAGALL Marco nato a Vitebsk, in Russia, nel 1890; pittore di soggetti fantasiosi e fiabeschi. 2916. In una brasserie di Montparnasse, il pittore Chagall vide un giorno una si gnorina che per i suoi lineamenti incarnava perfettamente il tipo della protagon ista di un quadro allegorico che stava meditando e che doveva intitolarsi Il dol ore. Avvicin la signorina e le propose di servirgli da modella per quel quadro. L a ragazza pareva poco convinta, o per lo meno esitante. Si trattava di una posa seria, non di un nudo: la ragazza doveva posare avvolta in un gran drappo nero, coi capelli sciolti e gli occhi lagrimosi. Infine la signorina si lasci convincer e e and a posare; ma, dopo la prima seduta, si raccomand di non dir nulla ad anima viva. Non vorrei disse che la mamma sapesse che perdo il mio tempo a far pose di quest o genere. -E perch? Che cosa crede tua madre che tu faccia in tutto il giorno, quando non p erdi tempo? Oh, signore, ella crede che io faccia la ragazza allegra! (BUZZICCHINI E PIAllI, Taccuino di Musetta). CHALAIS (Madame de)

gentildonna francese, vissuta nella seconda met del XVII secolo. 2917. La signora di Chalais aveva trovato un modo elegante per vivere. Una o due volte l'anno si metteva a questuare tra le amiche per far la carit a una dama bi sognosa e vergognosa che non voleva essere nominata; e ricavava tanto da provved ere lautamente alle spese della sua casa. (TALLEMANT DES REAUX). CHAM (pseudonimo di Amedeo conte di NOE) nato nel 1810 - morto nel 1879; famoso caricaturista francese. 2918. Un parnassiano port a leggere a Cham un suo poema in cui descriveva la camp agna e le scene rustiche con una preziosit di stile che indicava da sola la nessu na sincerit dei sentimenti buGSPLIT:uPalazzi-Zanichelli 1.txtArchivio GSplit&{5F916 0D1-68ED-4692-9DC5-DA0556BA26AC}sm7 <