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cinquemila parole; ma la lingua francese ne ha pi di quarantamila! Che ne fate de lle altre trentacinquemila? Anatole Frante prefer cambiar discorso.

(Revue Hebdom adaire). 3789. Quando D'Annunzio preparava il Mistero di San Sebastiano, a furia di legge re libri ascetici venne a rimeditare pi profondamente alcuni dei problemi massimi della vita: si parl persino di una conversione spirituale. Un'attrice francese, che ebbe la fortuna di visitarlo in quei giorni nella solitudine d'Arcachon, ci dice di averlo trovato inginocchiato su una poltrona. Rest in quest'atteggiamento a parlar con l'attrice. (ANTONA TRAVERSI, Vita di Gabriele D'Annunzio). 3790. D'Annunzio raccont a Marcella Tinayre che una strega gli aveva predetto che sarebbe diventato re e sarebbe morto poco dopo. Non sono ancora re concluse; ma mi vado preparando alla morte nella solitudine e nella penitenza. Marcella Tinayre gli osserv: Perch far penitenza? Mi pare che la migliore preparazione alla morte sarebbe nel profittare delle dolcezze della vita. Gioire della vita! esclam il poeta, indicando il cielo con un dito e l'Eternit? Ch e cosa fate voi dell'Eternit? (ANTONA TRAVERSI, Vita di Gabriele D'Annunzio). 3791. Durante il suo esilio in Francia, fu attaccato sui giornali con ingiuste a ccuse. Perch non ricorrete. ai tribunali? gli chiese un amico. I miei avvocati rispose D'Annunzio mi dicono che per far cause mi ci vorrebbero dei milioni... che non ho. Rimango pertanto dell'opinione di Socrate che diceva: Se un asino mi avesse dato un calcio, dovrei io fargli causa? (ANTONGINI, D'Ann unzio aneddotico). 3792. Il poeta voleva vivere in solitudine ad Arcachon, e il portiere aveva ordi ne di non lasciar passare nessuno. Una mattina una signora elegantemente vestita scese da una carrozza davanti alla villa. - Toh! fece il portiere tra se ecco un'altra innamorata che viene in cerca del p adrone. E si avvicin alla visitatrice per pregarla di allontanarsi. Sono rispose la signora la sua legittima sposa, e vorrei visitare la casa dove e gli vive in esilio. Il portiere pens che anche le altre dicevano la stessa cosa, e non sapeva che far e. Stava per dirle di non aver le chiavi della casa, quando, guardandola meglio, s'accorse che la signora piangeva, e allora cap che non aveva mentito. Accompagn la signora, che poi gli chiese di poter cogliere dal giardino una rosa, per ricordo, e lo ringrazi dicendogli: Grazie d'aver oggi reso felice una povera disgraziata! (ANTONA TRAVERSI, Vita di Gabriele D'Annunzio). 3793. Una signora che era andata a trovarlo ad Arcachon ci narra di aver veduto sopra il suo tavolo un'infinit di cartelle scritte di fresco. Questo disse il poeta un atto del Caprifoglio che ho scritto sta notte, come se qualcuno me lo dettasse. Io stesso non posso credere d'essere sta to io a scrivere tutto questo. (ANTONA TRAVERSI, Vita di Gabriele D'Annunzio). 3794. Un giornalista francese era andato a intervistare Gabriele D'Annunzio, e i l discorso cadde sul genio. Il genio una cosa rara, molto rara osserv il poeta e spesso si abusa di questa pa rola, affibbiandola a persone che non la meritano. Il genio una cosa divina. In Italia io non conosco che due persone che possono chiamarsi veramente geni. Il p rimo Leonardo da Vinci. E siccome D'Annunzio taceva, il giornalista gli domand: E il secondo genio italiano chi sarebbe? D'Annunzio, per tutta risposta, diede al giornalista ingenuo un'occhiata che avr ebbe dovuto incendiarlo. (Les nouvelles littraires, 18 agosto 1928). 3795. Mentre si facevano le prove della Pisanella al teatro lo Chtelet di Parigi, uno dei direttori cos riassumeva le sue impressioni sul poeta: Saliva i gradini del teatro come un re avrebbe salito i gradini di un trono: con la stessa elegante disinvoltura piena di maest. E assisteva alle prove, prima fr eddo e quasi silenzioso, poi a mano a mano riscaldandosi. Il suo ardore bollente

era tale che, con la sola magia della sua parola, ci avrebbe potuto dar a inten dere che un gatto era una tigre! (ANTONA TRAVERSI, Vita di Gabriele D'Annunzio). 3796. Abitava in una villetta sperduta in un paese delle Lande francesi. Un gior no vide che dinanzi al suo cancello c'erano troppe foglie secche. Ordin al suo se gretario di parlarne con la guardia campestre a cui era devoluto l'incarico dell a pulizia del viale. Il segretario avvert la guardia campestre, ma questa se ne d imentic. Qualche tempo dopo il segretario si accorse che fl viale era finalmente pulito. Vedi? gli disse il D'Annunzio. Tu non sei stato capace di ottener nulla; io inve ce ho subito ottenuto ci che volevo... perch, nel fargli l'osservazione, ho dato a l guardiano cinquanta franchi di mancia. Io sono come Augusto il Magnifico, re d i Polonia, che disse all'avarissimo re di Prussia, mostrandogli una moneta d'oro : Se questo ducato fosse vostro, lo terreste per voi; io invece lo regalo e sono sicuro che mi torner nelle tasche centinaia di volte . (ANTONGINI, D'Annunzio ane ddotico). 3797. Un giorno era andato a trovare Anatole France. Mentre i due amici stavano chiacchierando accanto a una finestra, France si volse di scatto verso D'Annunzi o e gli disse: Siamo fritti! Sta arrivando un'americana, mia implacabile ammiratrice, che, quan do si presenta a casa mia e le rispondono che non vi sono, esige di visitare l'a ppartamento dalla cantina al solaio, per accertarsi che non si tratti d'una finz ione. Non esiste che un mezzo per salvarsi, mezzo che ho messo in atto un'altra volta: nascondersi in quest'armadio mentre ella fa il giro di casa. D'Annunzio, che per simili scherzi andava matto, corse subito a nascondersi insi eme con France nel nascondiglio. La pericolosa americana, fatta la regolare visi ta sommaria, accompagnata dalla cameriera, se ne and, e i due grandi uomini uscir ono circospetti dall'armadio. Se raccontaste la cosa alla vostra ammiratrice americana, acquisterebbe l'armadio a qualunque prezzo! disse al France il D'Annunzio. (ANTONGINI, D'Annun zio aneddotico. 3798. Nell'agosto 1914, D'Annunzio s'era fermato una sera a contemplare l'incant evole paesaggio di Parigi notturna vista dal Pont Royal i riflessi di luce, le o mbre delle torri di Notre-Dame, tutto era cos suggestivo, che il poeta, tirato fu ori un taccuino, cominci a prendere appunti. A un tratto si vide circondato da un a folla minacciosa che si mise a gridare: La spia, la spia! Un gendarme lo prese sotto braccio e l'invit a seguirlo al commissariato. Invano il poeta disse il suo nome. Al commissariato l'equivoco fu subito chiarito, e D' Annunzio venne liberato. Partito il poeta, il commissario diede una ramanzina al gendarme, il quale tuttavia si scus dicendo: Io sapevo bene che era D'Annunzio; ma l'ho portato qui per sottrarlo alla folla che lo voleva linciare. D'altra parte ho voluto prendermi su di lui questa picco la rivincita... S, qualche tempo fa ero di servizio al teatro dello Chtelet ed ho dovuto sorbirmi tutt'intiero un dramma di questo signore! Il commissario rise di cuore. (Le cri de Paris, 1938). 3799. Quando Gabriele D'Annunzio venne in Italia a predicare la guerra accanto a gli Alleati, qualcuno domand a Maurizio Barrs che cosa pensasse del poeta. Il Barrs, alzando gli occhi al cielo, esclam: Si prepara una magnifica biografia! (ANTONA TRAVERSI, Vita di Gabriele D'Annunzi o). O 3800. Tutti sanno -che, durante la guerra, il D'Annunzio, se non manc mai a ogn i bel cimento, non poteva dirsi un soldato molto regolare; era infatti ora in tr incea come un fante, ora in perlustrazione come aviatore, e ora invece imbarcato in qualche nave da guerra. Padre Semeria, con una bella immagine, lo chiam: Un irregolare del pericolo! (ANTONA TRAVERSI, Vita di Gabriele D'Annunzio). 3801. Durante la prima guerra mondiale, D'Annunzio, giunto nelle linee conquista te da pochi minuti e tuttora sconvolte dal terribile bombar- damento della nostr a artiglieria, si trov di fronte un fante, appartenente alla Brigata operante in quel settore, che lo guard e, stupito di vedersi dinanzi un... tenente non pi giov anissimo, gli chiese in purissimo accento abruzzese:

Ma tu, chi si'? Io? Io so' D'Annunzio rispose il poeta col medesimo accento. Tu si' D'Annunzio? grid meravigliato il fante. Ma allora che ci fai qua? Vattene via! Se io moro, ce stanno tante mamme che fanno dei figli; ma si tu mori che t' arref... (BARILLI, Al Vittoriale con D'Annunzio). . 3802. Un giorno, durante la guerra mondiale, cadde una bomba lanciata da un aer oplano, nel campo di aviazione della Comina, vicino alla stanza di D'Annunzio, e frantum solo qualche vaso di porcellana. Il comandante ne raccolse i cocci e il giorno seguente, volando su Pola, li lasci cadere sulla citt, racchiusi in un sacc hettino tricolore col suo biglietto di visita e due parole di scherno per coloro ch'eran stati i distruttori dei gingilli graziosi! (BARILLI, Al Vittoriale con G. D'annunzio). 3803. Prima del volo su Vienna, D'Annunzio fu invitato a Roma per ricevere a Cen tocelle l'offerta di un velivolo da parte di fuorusciti triestini. Rispose: Non posso venire a Roma, avendo molto lavoro nella mia squadriglia. Tre tonnella te di esplosivo rovesciate sulle linee nemiche valgono pi di tre once d'eloquenza pesate a Centocelle. (Russo, Oratori). 3804. Dando conto a un suo amico di alcune sue disperate imprese guerresche, spe cialmente aviatorie, esclam quasi con tristezza: La morte per me si chiama Nontivoglio, come l'antica donna di Pistoia. (ANTONA TRAVERSI, Vita di Gabriele D'Annunzio). 3805. A Fiume, un giorno, un venerando patriota fiumano volle leggere al D'Annun zio, durante il pranzo, una sua tragedia in cinque atti. Dopo un'ora di lettura asfissiante, tutti erano stanchi, ma il disgraziato autore continuava imperterr ito senza preoccuparsi molto degli ascoltatori. Il legionario aviatore Keller an d allora a finire sotto la tavola, cominciando a far il solletico sulle gambe deg l'invitati. Ne nacque un putiferio: arance e mele cominciarono a volare per la s ala; le signore ridevano senza ragione; tutti facevano un chiasso indescrivibile , fin che il povero autore smise la lettura. Ma un colonnello, che aveva disappr ovato quella scena,. il giorno dopo, in presenza del Comandante, protest dicendo che, siccome D'Annunzio era un sovrano, non si poteva tollerare che, in presenza di un sovrano, si tenesse un contegno cos scandaloso. Vi sbagliate, caro colonnello, rispose D'Annunzio anche dinanzi al Re Sole una v olta a pranzo avvenne qualcosa di simile, e i convitati si bombardarono con mele e con prugne. Una mela anzi colse lo stesso re. E il re, anzi che aversene a ma le, fu il primo a riderne. (ANTONGINI, D'Annunzio aneddotico). 3806. A Fiume esisteva una trattoria: Il cervo d'oro. D'Annunzio vi pass e vedend o che vi si mangiava nel tempo stesso carne e pesce e che se, in basso, la tratt oria era frequentata dal popolino, non era sdegnata dall'aristocrazia fiumana ch e vi andava a pranzo nelle sale superiori, esclam: Questo luogo mi fa pensare a quello strano anfibio, al tempo stesso mammifero e oviparo che si chiama l'Ornitorinco. Il giorno dopo il Cervo d'oro non esisteva pi: era nato l'Ornitorinco... (Candide , aprile 1924). 3807. A Fiume, i legionari ammiravano la sua resistenza fisica e il suo vigore. Talvolta egli si divertiva a far stringere il suo braccio contratto a una nuova recluta a cui aveva bendato gli occhi. Che cosa tocchi? gli domandava. Legno rispondeva di solito il soldato, tra le risa dei compagni. (Revue Hebdomad aire). 3808. Quando le sorti di Fiume precipitarono, D'Annunzio ebbe un drammatico coll oquio col generale Pittaluga che il Governo aveva mandato con la missione di cac ciarlo dalla citt. Le ordino di retrocedere! aveva intimato il generale. Non ricevo ordini da nessuno! ribatt il poeta. Io debbo imporglielo anche con le armi. - Ho capito, generale. Ella farebbe sparare anche sui miei soldati che sono frat elli dei suoi. Ebbene, prima che sugli altri, faccia fuoco su me! Generale, ella ha due mire: la medaglia d'oro e la placca di mutilato. Dia ordine di sparare! Il generale commosso e, mettendo amichevolmente una mano sulla spalla del poeta,

esclama: Oh, io non far mai spargere sangue italiano! (ANTONA TRAVERSI, Vita di Gabriele D 'Annunzio). 3809. Gabriele D'Annunzio aveva presentato ripetute domande al governo per avere la villa di Gardone, e gli era stata sempre negata. Quando and ministro dell'Ind ustria e Commercio l'on. Bortolo Belotti, deputato bergamasco, la domanda fu rip resentata. La villa, come bene sequestrato ai nemici, cadeva sotto l'amministraz ione appunto del Belotti, e un funzionario del ministero, sottoponendola al nuov o ministro, gli disse: - D'Annunzio ridomanda la villa; ma la tradizione ormai formata che si dia a tut ti, meno che a D'Annunzio. L'on. Belotti ascolt, sorrise e rispose: Bene; ma ora capovolgeremo questa tradizione cos: a nessuno, meno che a D'Annunzi o. E la villa divenne il Vittoriale. (Piccole cose del tempo della guerra). 3810. Quando, nell'ottobre 1921, il sindaco di Ravenna lo invit a commemorare Dan te, rispose: Non ne sono degno! (ANTONA TRAVERSI, Vita di Gabriele D'Annunzio). 3811. D'Annunzio, creato principe, non usc per questo dalla sua semplice vita. Eg li disse ad un giornalista che riusc ad avvicinarlo: Ve ne prego, nessuna rclame: niente fiori. Voglio restar l'uomo pi semplice del mo ndo. Continuer a vivere come vivo in questo momento, come un ufficiale di cavalle ria, come un francescano nella sua grotta! E il francescano aggiunse, per convincere il suo ospite: Ho conservato a mala pena sette od otto domestici! (Candide, marzo 1924). 3812. Un'attrice domand di essere ricevuta da Gabriele D'Annunzio al Vittoriale. Passi concesse il poeta, che in quel giorno era di buon umore. Eccellenza, ebbe l'o scrupolo di avvertire il domestico la signorina non sola.. C' suo padre con lei. Ah, ah! insorse il Comandante. In tal caso avvertite la signorina che per me le attrici sono tutte orfane. (M. RAMPERTI, L'Italia letteraria, settembre 30). 3813. A Gardone D'Annunzio, quando lavorava nel suo studio, vestiva un pigiama d i seta nera. Uno dei suoi legionari, avendolo veduto in questa tenuta, raccont po i a un suo camerata: - Sai? Ho veduto il comandante vestito da poeta! (Le cri de Paris, 1938). 3814. Fumava poco e solo sigarette leggere. Aveva cominciato a fumare tardi, dop o i cinquanta anni, durante la guerra, a Parigi, dove, allo scoppio delle ostili t, era obbligato a far le code per le carte d'identit e per altri documenti, e allora si rese conto che, fumando, il tempo dell'attesa- sembrava-p i breve e la noia pi sopportabile. Raccontava di aver provato tre volte, inutilmente, a fumar la pipa, e tutt'e tre le volte era stato punito con sudori e vomito e avevano dovuto metterlo a letto . (Tom ANTONGINI, Vita segreta di G. D'Annunzio). 3815. Sempre a proposito del fumo, diceva: Fumare non pu rappresentare un vero piacere che quando diventa un vizio; ed io qu esto vizio, disgraziatamente, mi sono accorto che non l'ho. E concludeva: Che triste vecchiaia mi si prepara! Io non amo n il fumo, n il vino, n le carte, n l a compagnia di amici, n i caff. (Tom ANTONGINI, D'Annunzio aneddotico). 3816. Aveva settanta anni, un giorno che una comitiva di amici and a visitarlo. T ra i convenuti era una bella e giovane signora straniera che manifest la sua pred ilezione per il Lago di Garda e la decisione di soggiornarvi a lungo. Un amico sussurr al D'Annunzio: Ecco una buona occasione per farle la corte Ma sei matto? rispose. Tu dimentichi che io non ho pi sessanta anni! (ANTONGINI, D'Annunzio aneddotico). DANTE (della famiglia degli Alighieri) n. 1265 - m. 1321; sommo poeta italiano. 3817. Narrano i cronisti che il sommo poeta, ascoltando un giorno la messa, non s'inginocchi n si tolse il cappuccio all'Elevazione, ed alcuni malevoli gliene fec ero accusa al Vescovo come di un atto d'empiet.

Chiamato dal Vescovo e udita l'accusa, Dante rispose: In verit, avevo l'anima cos raccolta in Dio, da non sapere quali atti il mio corpo compiesse. Ben quelli che vennero a te per accusarmi dovevano avere la mente lo ntana da Dio, poich si curavano della mia persona. (A. PADOVAN, Il libro degli an eddoti). 3818. Alcuni amici consigliavano Dante di allontanare sua moglie perch non gli er a fedele. Dante domand loro: - Ditemi: la vita di mia moglie la conoscete meglio voi, o lei? - Lei! - Ebbene- ella sostiene che voi avete mentito; lasciatemi dunque tranquillo. (DE LA BATUT, L'esprit des grands hommes) O 3819. Avendo Dante chiesto a un contadino che ora fosse, questi rispose: ora da ire ad abbeverare le bestie. - E tu dunque che fai? Perch non vai a bere? disse il poeta. (A. PADOVAN, Il libr o degli aneddoti). 3820. Dante non era affatto quello strambo misantropo che spesso ci viene descri tto. I contemporanei riferiscono che egli amava la buona tavola, il buon vino. Q uando per aveva bevuto era, per lo pi, di cattivo umore, di ci talvolta gli altri a pprofittavano per farsi beffe di lui. Il Bracciolini ci racconta che, alla tavola di Cane della Scala, gli era stato assegnato il pos to d'onore tra il padre e il figlio. A quel tempo si aveva ancora l'abitudine di gettare i resti del cibo sotto la tavola. Durante il pranzo, i due Cane gettaro no man mano, senza farsi notare, le ossa e le lische dei loro piatti e d quelli d egli altri ospiti ai piedi di Dante. Quando il pranzo fu finito, tutti notarono fingendo stupore, quel mucchio di resti e felicitarono ironicamente il poeta per l'appetito di cui godeva. Oh, rispose Dante ho mangiato ancor poco in confronto ai miei. vicini! Ma mentre le ossa io le ho avanzate, essi, nella loro qualit di cani , hanno divorato tutto! (BRING, Das goldene Buch der Anekdoten). 3821. Quando il sommo poeta fu a Verona, si accorse che gli Scaligeri apprezzava no il loro buffone pi di lui. Avendo un tale dimostrato al poeta la sua meravigli a per una tale preferenza, Dante rispose: Niente affatto: ogni simile ama il suo simile. (Encyclopdie mthodique). 3822. A un importuno Dante domand: - Qual la pi grossa di tutte le bestie? - L'elefante. - Ebbene... elefante, andatevene! (DE LA BATUT, L'esprit des grands hommes). 3823. Il buffone di un principe domand a Dante: Come mai che voi, cos abile, siete povero, e sono ricco io, ignorante e pazzo com e sono? Io diverr ricco rispose egli quando avr incontrato un uomo, del mio carattere, com e voi ne avete trovato uno del vostro. (DE LA BATUT, L'esprit des grands hommes) .. 3824. Passando per una via di Firenze, Dante ud un fabbro che lavorando cantava, storpiandoli, alcuni versi della sua Divina Commedia. Dante, senza aprir bocca, entr nell'officina, prese martelli, scalpelli e tutto quanto trov e lo gett in mezz o alla strada, dicendo al fabbro: Tu rovini l'opera mia, ed io mi vendico distruggendo la tua! (SACCHETTI, Novelle ). 3825. Quando Dante passava per le vie di Verona, le donne se la additavano e dic evano: Ecco colui che stato all'Inferno; e deve esser vero, perch vedi che ne porta anco ra i capelli bruciati. Dante aveva infatti. i capelli tendenti al rosso fuoco. (BOCCACCIO, Vita di Dant e). 3826. Raccontano che Dante avesse una formidabile memoria. Un giorno incontr un t ale che gli domand a bruciapelo: Qual il miglior cibo? Un uovo rispose il poeta. Un anno dopo, lo stesso viandante incontr ancora Dante, press'a poca nello stesso

luogo, e gli domand: Con che? Col sale rispose pronto il poeta. (Encyclopdiana). 3827. Gi erano scaduti otto mesi dalla morte del sommo poeta, quando i figli, Pie ro e Jacopo, riordinando le carte di lui, si accorsero che alla Divina Commedia mancavano gli ultimi tredici canti del Paradiso. Furono inutilmente frugati e ri frugati tutti i mobili, messo tutto sottosopra. Ma il manoscritto di quei tredic i canti era introvabile. Jacopo, dalla disperazione, aveva perduto il sonno. Una notte tuttavia, riuscendo ad addormentarsi, vide in sogno il padre che gli indi cava una finestretta della sua casa ricoperta di una logora stuoia e gli diceva: qui ci che cercate. Jacopo si desta, e con un'ansia indicibile corre alla casa del poeta insieme col suo amico Pier Giardini, entra trepidando, va alla finestrella, solleva la stuo ia e, nel vano sottoposto, scopre un fascio di carte gi coperte di muffa. Le sfog lia e d un grido: sono gli ultimi tredici canti del Paradiso. Scoppia a piangere di gioia. (PADOVAN, Naufraghi e vittoriosi). DANTON Giorgio Giacomo n. 1759 - m. 1794; celebre personaggio della Rivoluzione Francese, avvocato e uo mo politico. 3828. Quando Danton aveva un anno, un toro infuriato gli diede una cornata che g li rovin per sempre il labbro superiore. Diventato pi grandicello e saputa la stor ia, dichiar guerra ai tori, e per vendicarsi di quell'oltraggio, li aizzava, ogni volta che ne vedeva uno, senza paura. Uno di questi tuttavia riusc a dargli un'a ltra cornata che gli schiacci il naso. Era proprio un uomo da combattere coi tori . (MADELIN, Danton). 3829. I genitori l'avevano messo in seminario; ma la regola quasi conventuale lo faceva impazzire. Lo esasperava soprattutto il suono della campanella che lo ch iamava a sempre nuovi doveri. Questa campanella diceva finir per sonare il mio funerale! Strana profezia: i suo i compagni lo chiamavano l'antisuperiori e il repub blicano! (MADELIN, Danton). 3830. Mentre era in collegio, sent dire che a Reims ci sarebbe stata la sagra del l'incoronazione di re Luigi XVI. Il ragazzo volle assistervi e scapp di collegio recandosi a Reims a piedi. Voglio vedere disse ai suoi amici come si fa un re. Certo il re in quel momento solenne non poteva pensare che tra la folla -accorsa a vederlo consacrare c'era un piccolo ragazzo che un giorno avrebbe disposto de lla sua testa! Intanto, tornato in collegio, Danton si fece perdonare la scapest reria, facendo un bel componimento in cui descriveva la incoronazione del re; e mentre sin allora i suoi componimenti erano passati sempre inosservati, in quest o egli ebbe il massimo dei punti. (MADELIN, Danton). 3831. Nel 1787, il re emanava il seguente decreto: Noi Luigi XVI, per grazia di D io re di Francia e Navarra, facciamo sapere che, avendo piena fiducia nella pers ona del carissimo signor Danton e nella sua fedelt e lealt lo nominiamo avvocato n ei nostri Consigli . In questa carica Danton si fece presto notare per intelligen za e anche per un certo spirito rivoluzionario. Comunque, il Presidente dei Cons igli, diventato Ministro Guardasigilli, voleva portarlo con s come segretario. Da nton disse di accettare solo a condizione che il. Ministro avesse a sua volta ac cettato un piano di riforme che egli aveva ela borato per prevenire una rivoluzione. Il ministro non accett e allora anche Danto n rifiut la carica. Egli, in questa occasione, avrebbe detto al Ministro: - Ma non sentite avvicinarsi una valanga? (MADELIN, Danton). 3832. Per quanto rivoluzionario, sembra che Danton non avesse molta stima e molt a simpatia per il popolo. Durante un pranzo tra amici a casa sua durante i primo rdi della Rivoluzione, i commensali eran venuti a parlare appunto dei tumulti di quei giorni, e Danton esclam: Se si pensa che bisogna rimuovere tutto questo fango, per cavarne fuori una rivo luzione! (MADELIN, Danton). 3833. Nella notte dal 9 al 10 agosto. Danton aveva capeggiato la sommossa che av eva portato all'invasione delle Tuileries e alla fuga del re in seno, all'Assemb

lea. Poi Danton era andato pacificamente a dormire. La mattina, verso le cinque, si sent scuotere nel sonno. Erano i suoi amici Desmoulins d'Eglantine che venivano a partecipargli la sua nomina a Ministro della Giustiz ia. Ora tu devi farmi sottosegretario gli disse Fabre d'Eglantine. E a me tuo segretario particolare incalz Desmoulins. Ma siete proprio certi che mi abbiano fatto Ministro? domandava, incredulo e mez zo assonnato ancora, Danton. (MADELIN, Danton). 3834. Fu accusato, e sembra non ingiustamente, di avere accettato, denari da tut te le parti; tuttavia egli prendeva il denaro, ma faceva sempre ci che voleva. Qu ando davanti al Tribunale gli contestarono d'essersi lasciato corrompere, fieram ente rispose: Ma un uomo come me impagabile! in un certo senso era vero. (MADELIN, Danton). 3835. Danton era in missione politica in Belgio, quando mor la sua adorata moglie Gabriella. Tornato a Parigi, sembrava impazzire dal dolore; fece esumare il cad avere seppellito gi da sette giorni, per riabbracciare la sua cara,. e per farne prendere la maschera; poi la rimise lui stesso nella tomba con le proprie mani. E, con un'atroce sofferenza nel cuore, riprese spietato la lotta inumana contro i suoi implacabili nemici interni. e contro i nemici della Francia alle frontier e. (MADELIN, Danton). 3836. Mentre pi accanita era la lotta contro Danton, questi improvvisamente spar d a Parigi; era andato a riposarsi nel suo paese natale, ad Arcis, e a dimenticare in quella pace agreste i tumulti della capitale. Se non che i suoi amici insist evano perch tornasse e riprendesse la lotta. Alcuni di essi andarono apposta ad A rcis per persuaderlo che il suo posto era a Parigi. Egli. rispose: - Ma sono sazio degli uomini! (MADELIN, Danton). 3837. Tornato a Parigi dopo il suo breve ritiro ad Arcis, predic la clemenza. E a chi gli faceva comprendere i pericoli di questa politica pacificatrice, che con trariava la politica di Robespierre, potentissimo in quel momento, rispondeva: - Meglio essere ghigliottinati che ghigliottinatoci! (MADELIN, Danton). 3838. Quando le cose cominciavano ad andar male per Danton, un suo amico gli pro pose di fuggire prima che gli capitasse qualcosa di male Fuggire! esclam Danton: E tu credi che la patria si possa portare sotto la suola delle scarpe? (LEON VALLE, La Sarabande). 3839. Danton, arrestato per ordine di Robespierre, fu messo nella prigione del L ussemburgo e poi condannato a morte. Egli osserv malinconicamente: Ricorre proprio oggi l'anniversario dell'istituzione che io ho fatto fare del Tr ibunale Rivoluzionario. Ne domando perdono a Dio e agli uomini. (E. GUERARD, Dic tionnaire d'anecdotes). 3840. Dinanzi al Tribunale Rivoluzionario, la voce tonante di Danton copriva il suono del campanello che il presidente scoteva invano per imporgli silenzio. Non senti il mio campanello? grid il presidente. Un uomo che difende la propria vita se ne ride del tuo campanello! rispose Danto n. (FEROCI, Giustizia e grazia...). 3841. Il giorno precedente a quello della sua esecuzione, Danton se ne stava med itabondo nella sua cella. Un compagno di prigionia gli chiese se in quelle ore e streme, la sua mente fosse rivolta alla filosofia. No, alla filologia rispose Danton. In che senso? Pensavo che il verbo giustiziare non si pu coniugare come tanti altri. Si pu dire infatti: io giustizio, io sar giustiziato; ma non: io sono stato giustiziato. (BRI NG, Das goldene Buch der Anekdoten). 3842. Danton, sul punto di ricevere il colpo fatale, disse al boia: Mostra poi la mia testa al popolo; perch mette conto che la veda. (GUERARD, Dicti onnaire d'anecdotes). DARAGNES Giovanni Gabriele incisore e pittore contemporaneo. 3843. Daragnes, che familiarmente era chiamato, a Montmartre, JeanGab, aveva dat o una prima manifestazione d'indipendenza, nascendo in treno, sulla linea Bayonn e-Paris. Studi incisione alla scuola Bernard Palissy.

I suoi genitori abitavano in rue Doudeauville, e per qualche anno i coinquilini non riuscirono a capire com'era che le targhe d'ottone attaccate alla loro porta col loro nome sparissero. Ebbero un bello spiare e stare in agguato!GSPLIT:uPalaz zi-Zanichelli 1.txtArchivio GSplit&{5F9160D1-68ED-4692-9DC5-DA0556BA26AC}smV! KyoO