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Francesco Petrarca - Familiares, XXI, 15 (traduzione di Ugo Dotti)

Non c bisogno che risponda a molte cose della tua lettera, perch le abbiamo trattate a
voce poco fa1. Ma ci sono due punti2 che non voglio passare sotto silenzio e su di essi ti
dir in breve che penso. In primo luogo tu mi chiedi scusa, e non senza motivo, perch gli
sembra di avere ecceduto nelle lodi di un nostro conterraneo 3, certo popolare per quanto
attiene allo stile, ma poeta nobile nel contenuto; e ti giustifichi in modo che sembra che io
sia geloso delle lodi di lui o di chiunque altro. [...] Dal momento che mi hai offerto
unoccasione che io da me stesso non avrei cercato, voglio un poco fermarmi per
difendermi davanti a te e tuo tramite di fronte agli altri, da unopinione che non solo
falsamente, come di s e di Seneca dice Quintiliano 4, ma con malizia e diciamo pure con
malevolenza si divulgata presso molte persone sul giudizio che io farei di quel poeta.
Coloro che mi odiano dicono infatti che io lo odio e lo disprezzo, e ci per aizzarmi contro
gli odi del volgo cui egli tanto bene accetto; genere nuovo di nequizia e straordinaria arte
di nuocere5. A costoro, risponda per me la verit in persona.
Prima di tutto io non ho affatto ragione di odiare un uomo che non ho mai veduto, se non
una volta e quando ero ancora ragazzino6. Egli visse con mio nonno e mio padre, pi
giovane di mio nonno e pi anziano di mio padre, con il quale fu cacciato dalla patria nella
stessa circostanza e travolto dalla stessa tempesta civile7. Spesso tra compagni di sventura
nascono grandi amicizie, e ci avvenne anche per loro, tanto pi che, oltre alla condizione,
cera in loro molta somiglianza di studi e dingegno; se non che allesilio, al quale mio

1 le abbiamo ... poco fa: ne abbiamo parlato a voce poco tempo fa; Petrarca allude alla
visita che il Boccaccio gli aveva fatto, a Milano, nel marzo del 1359. Boccaccio aveva
stretto amicizia con Petrarca attraverso il rapporto epistolare; laveva poi incontrato nel
1350, in occasione del passaggio del Petrarca a Firenze.
2 due punti: il secondo punto trattato nella lettera, nellultima parte che qui non riportiamo,
una riconferma della solida amicizia che lega Francesco e Giovanni.
3 di un nostro conterraneo: con questa perifrasi Petrarca allude a Dante, che per tutta la
lettera non verr nominato.
4 come di s ... Quintiliano: Petrarca si riferisce a un passo della Institutio oratoria, nel
quale lautore si difende dallaccusa di non amare Seneca. Quintiliano loda Seneca, ma
sottolinea il fatto che i giovani che lo imitano cadono in alcuni vistosi difetti di stile.
5 coloro ... nuocere: I miei detrattori vanno dicendo che non amo Dante e che lo disprezzo,
per suscitare contro di me lantipatia del popolo, a cui Dante graditissimo; e questo un
nuovo modo di essere ingiusti (nequizia) e di nuocere.
6 un uomo ... ragazzino: da questa precisazione veniamo a sapere che Petrarca ha incontrato
Dante, ma non sappiamo in quali circostanze, forse a Pisa, dove la famiglia di Petrarca
risiedette nel 1311.
7 Egli visse ... civile: il nonno e il padre di Petrarca si chiamavano Ser Parenzo e Ser
Petracco ed erano notai a Firenze. Ser Petracco fu bandito da Firenze nel 1302, in quanto
guelfo bianco.
padre, rivolto ad altre preoccupazioni e sollecito per la famiglia si rassegn, egli si oppose,
con tanto pi ardore consacrandosi da allora agli studi, tutto trascurando e desideroso
soltanto della gloria. In ci non saprei ammirarlo ed elogiarlo come si conviene, lui che non
distolsero dal cammino intrapreso le offese dei cittadini, lesilio, la povert, gli attacchi
degli avversari, lamore per la moglie e laffetto per i figli 8, mentre ci sono tante e anche
notevoli persone di valore, ma cos sensibili, che basta un lieve sussurro a distoglierle dai
loro propositi; ci che di solito avviene a chi scrive in poesia, dal momento che, oltre ai
concetti e alle parole, si deve badare anche al ritmo e si ha pi che altri bisogno di pace e di
silenzio. Tu dunque capisci che davvero odioso e ridicolo quellodio che alcuni hanno
immaginato che io porti a questo poeta, poich, come vedi, non solo non ho alcuna ragione
di odiarlo, ma ne ho molte per amarlo: voglio dire la patria comune, lamicizia paterna, la
stima per il suo intelletto e il suo stile, ottimo nel suo genere, tutte cose che lo rendono
immune da ogni disprezzo.
Laltra calunniosa accusa che mi si getta addosso che io, fin dalla prima et (che suole
essere cupidissima9 di tali cose), pur compiacendomi di fare raccolta dei libri pi diversi,
non abbia mai avuto il libro di costui, e mentre con tanto ardore mi diedi ad accogliere libri
quasi introvabili, di quello di lui solo, che pure era alla mano di tutti, stranamente non mi
sia curato. Che sia cos, lo confesso; ma che cos sia stato per le ragioni che essi avanzano,
lo contesto. Dedito a quel suo stesso genere di poesia, anchio allora esercitavo il mio
ingegno nel volgare; nulla mi sembrava di pi elegante n ancora avevo imparato ad
aspirare a mete pi alte10; pure temevo che, se mi fossi dedicato allo studio degli scritti suoi
o di altri (sai come quellet influenzabile e proclive 11 ad ogni ammirazione), non mi
accadesse di riuscire, contro voglia o senza saperlo, un semplice imitatore. Nella mia
baldanza giovanile da questo aborrivo12, e tanta era invece la mia fiducia, o se vuoi la
supponenza13, da ritenere di potere creare in questo genere, senza laiuto di nessuno, uno
stile mio proprio e originale, con il solo mio ingegno: se lo abbia creduto invano,
giudichino gli altri.
Questo soltanto non nascondo: che se nei miei versi c qualche espressione simile a quella
di questo poeta o di altri, o magari proprio la stessa, ci non avvenuto per plagio o per
limitazione, due scogli che ho sempre evitato soprattutto nelle mie composizioni volgari,
ma per un caso fortuito oppure, come dice Cicerone 14, per la somiglianza dellingegno,

8 lui che ... figli: qui sembra che Petrarca citi Dante, Inferno XXVI, 94-97: n dolcezza di
figlio, n la pieta / del vecchio padre, n l debito amore / lo qual dovea Penelop far
lieta /vincer potero dentro a me lardore.
9 cupidissima: assai desiderosa.
10 mete pi alte: il riferimento alla poesia latina alla quale, evidentemente, Petrarca
riconosce un diverso valore rispetto a quella in volgare.
11 proclive: incline.
12 aborrivo: mi tenevo lontano.
13 supponenza: presunzione.
14 come dice Cicerone: la citazione probabilmente dallOrator, II, 36,152.
calcando io senza volerlo le stesse vestigia15. Che questa sia la verit, se in qualcosa mi
credi, devi credere; che nulla pi vero. E se di quanto ho detto non mi garantissero, come
dovrebbe credersi, il pudore e la modestia, sia garante la baldanza della giovent. Oggi,
infatti, sono ben lontano da tali preoccupazioni; e dopo che mi sono completamente
allontanato da quegli studi ed di conseguenza scomparso il timore che ti dicevo, accolgo
presso di me16 tutti i poeti e lui per primo. Io che un tempo mi davo al giudizio altrui, ora in
silenzio giudico gli altri, ciascuno in diversa misura, ma questo poeta in modo da dargli
senza difficolt la palma delleloquenza volgare. Mentono dunque coloro che affermano
che io voglia carpire la fama di lui, io che sono forse il solo a capire, meglio di questi suoi
tanti insulsi ed eccessivi lodatori, cosa sia quella bellezza a loro sconosciuta che accarezza
le loro orecchie ma che non discende nel loro cuore, ostruite come sono le strade del loro
intelletto. Essi sono infatti del gregge e che Cicerone bolla nella sua Retorica17: Quando
leggono, e gli scrive, buone orazioni o buone poesie, lodano gli oratori e i poeti. Ma non si
rendono conto del motivo per i quali li lodano, poich non possono sapere dove sia, o cosa
sia, o come sia ci che soprattutto diletta. E se ci avviene per Demostene 18 e Cicerone,
per Omero e Virgilio, tra uomini colti e nelle scuole, perch non dovrebbe avvenire per
questo nostro poeta, e tra persone volgari, nelle bettole e nelle piazze? Per quello che mi
riguarda, io lo ammiro e lo amo, non lo disprezzo. Ed anche questo credo di potere
affermare a buon diritto: che se fosse vissuto fino a questo nostro tempo, poche persone
avrebbe avuto cui di essere pi amico di me e questo dico se quanto mi piace per
lingegno tanto mi piacesse per i costumi19; proprio come, al contrario, nessuno avrebbe
avuto cui essere pi ostile di questi elogiatori tanto sciocchi, che ignorano del pari le
ragioni per le quali lodano o biasimano, e gli infliggono intanto la pi grave ingiuria che si
pu recare a un poeta sciupando e guastando, con le loro recite, i suoi versi; ludibrio 20 del
quale, se le mie cure21 non mi chiamassero ad altro, io forse farai vendetta per la parte che
mi compete. Non posso invece se non lamentarmi e disgustarmi che lalto volto della sua
poesia venga sputacchiato e insozzato da queste loro lingue imbelli22; e mi colgo
loccasione per dire che ci fu non ultima ragione perch io abbandonasti la poesia volgare
cui mero dedicato in giovinezza; temetti infatti che anche i miei scritti seguissero la sorte
di quegli degli altri, e soprattutto di colui di cui stiamo parlando; n potevo sperare che

15 vestigia: orme.
16 accolgo presso di me: do importanza e leggo.
17 Retorica: Petrarca cita la Rhetorica ad Herennium (IV,2,3), un trattato di stilistica
erroneamente attribuito a Cicerone.
18 Demostene: oratore e uomo politico ateniese vissuto nel IV secolo avanti Cristo.
19 se quanto ... costumi: se lo apprezzassi per i suoi modi di vita quanto lo apprezzo per il
suo ingegno.
20 ludibrio: oltraggio.
21 cure: impegni.
22 imbelli: vili.
verso le mie cose le lingue e lanimo del volgo fossero pi docili e miti di quanto non
fossero verso quelle di coloro cui il prestigio dellantichit e il comune favore avevano reso
celebri nei teatri e nelle piazze.
Che non avessi temuto invano lo mostra la realt, dal momento che, relativamente a quei
pochi miei scritti che mi sfuggirono in quel mio tempo giovanile, sono costantemente
lacerato23 le lingue del volgo, con mio grande sdegno che mi costringe oggi ad odiare quelli
che un tempo avevo amato; e ogni volta che, contro voglia e adirato con me stesso, mi ha
giro per le strade, dappertutto trovo schiere di ignoranti e dappertutto trovo il mio Dameta
che suole nei trivi spargere al vento su stridente zampogna un misero canto24. Gi troppo
ho indugiato su tali sciocchezze, che mai avrei dovuto trattare in modo cos serio, anche
perch questo tempo che pi non ritorna avrei dovuto impiegarlo in pi gravi occupazioni;
ma mi sembrato che la tua lettera di scuse avesse non so cosa in comune con le accuse di
quelle persone. [...]
Ma che possibilit di vero pu avere laccusa che io porti invidia a una persona che dedic
tutta la sua vita a studi cui io dedicai soltanto il primo fiore della giovinezza? 25 Non ha forse
un senso che quella che fu per lui non so se unica forma darte, ma sicuramente la pi alta,
per me non fosse altro che gioco e divertimento e come un primo esercizio dellintelletto?
Come pu essere qui luogo allinvidia o al sospetto? Quanto poi a quello che tu dici nel suo
elogio, che se egli avesse voluto, avrebbe potuto servirsi dellaltro stile, ben lo credo
perdiana (ho una ben alta considerazione della sua mente), e credo che avrebbe potuto tutto
quello che avesse voluto; ma ci a cui volse il suo ingegno, pure evidente. Ma io voglio
anche concedere che si sia dedicato allaltro e lo abbia pienamente raggiunto; e con questo?
Perch dovrei invidiarlo e non piuttosto rallegrarmi? E infine: chi mai dovrei invidiare io
che non invidio neppure Virgilio? A meno che non si dica che io gli invidi lapplauso e il
roco clamore dei tintori, dei bettolai dei lanaioli26 e di tutta quella gena la cui lode in
realt unoffesa, tanto che mi congratulo, con lo stesso Virgilio e Omero, di esserne privo:
so infatti quanto valga, presso le persone colte, lelogio degli incolti.

23 lacerato: sfigurato; letteralmente: fatto a pezzi.


24 trovo ... canto: la citazione latina tratta da Virgilio, Bucoliche,3,27. Dameta il nome
di uno dei due pastori che dialogano nellecloga.
25 una persona ... giovinezza: Petrarca continua a distinguere loggetto dellimpegno
poetico di Dante, cio la poesia in volgare, da quello che costituisce il suo interesse nel
momento in cui scrive la lettera, cio la letteratura in latino.
26 dei tintori ... dei lanaioli: degli operai e degli osti (bettolai)