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uno scroscio di applausi. Guarda, guarda! esclam Cossa trasecolato. Applaudono! Ed la peggiore scena che io abbia mai scritta.

. Curioso! (FORTIS, Conversazioni). 3542. Egli era anche molto distratto. Quando a Roma ebbe gran successo il Nerone (che a tutta prima non era piaciuto) gli amici ed ammiratori vollero dargli un banchetto. S'era fissata come ora le sette di sera; ma alle otto il Cossa non s' era visto ancora. Furon spediti messi a cercarlo da tutte le parti; ma solo alle nove lo trovarono che usciva, sbucciando un'arancia, da un'osteria presso il po rtico di Ottavia, dove aveva pranzato. (PESCI, I primi anni di Roma capitale). 3543. Nella tragedia Messalina del Cossa. un personaggio, uno dei primi cristian i, parlando di Ges lo chiama il Galileo . Alla lettura del dramma davanti i comici , uno degli attori, finita la tragedia, chiam in disparte il Cossa e, con l'aria di chi, senza offendere, voglia dare una lezione, gli disse: Badate, Cossa, che nel vostro dramma avete commesso un anacronismo. Come poteva infatti un romano antico dell'epoca di Claudio conoscere il nome del grande pisano?... - Il grande Pisano? Quale? Ma Galileo Galilei! (La lettura, gennaio 1919). 3544. Un giorno Ferdinando Martini incontr Pietro Cossa sul Corso di Roma. Il Cos sa gli corse incontro e, mostrandogli un volume che aveva sottobraccio, gli diss e: L'hai letto? No? Allora vieni, che lo leggiamo insieme. un capolavoro. Era Postuma di Stecchetti; e, sebbene Martini protestasse per l'ora tarda e perc h era stanco, Cossa lo trascin al Caff del Parlamento e l, in una retrostanza, essi fecero le due dopo mezzanotte leggendo e rileggendo tutto il volume, tra gridi d i ammirazione e lagrime e singhiozzi per gli ultimi versi di quel giovane infeli cissimo di cui Olindo Guerrini descriveva con spietati particolari l'agonia crud ele e la morte. Quando poi il buon Pietro Cossa seppe che il biografo e il poeta erano una stess a persona, si stizz. Come! diceva io ho pianto per uno che intanto rideva! non sapeva darsene pace. (LORENZO STECCHETTI, Pagine critiche e aneddotiche). 3545. Una sera si parlava di un comune amico che godeva di una gran reputazione letteraria senza aver mai scritto nulla per meritarsela. E il Cossa osserv: Ma non scrive nulla appunto per poter conservare la sua fama. (PESCI, I primi an ni di Roma capitale). COSTA Francesco n. 1672 - m. 1740; pittore genovese, valente ornatista. 3546. Trovavasi una sera il pittore genovese Francesco Costa ad una veglia ove a lcuni millantatori, per esaltare la loro famiglia, spacciavano rodo-montate sui propri antenati. Il buon pittore stava cheto cheto ad udirli. Quando fu anch'egli invitato a dir qualche cosa dei propri maggiori e a far noto di qual nobilt portassero il vanto, prese un'aria compunta e rispose: Io mi ricordo che mio nonno era persona di tal condizione, che non sputava in te rra se non nei giorni festivi. Uno dei presenti, maravigliato, gliene chiese la ragione, e il pittore soggiunse : - Perch nei giorni di lavoro si sputava sempre sulle mani, per poter meglio affer rare la zappa. COSTA DE BEAUREGARD Carlo Alberto nato a Lamotte Servolex in Savoia nel 1835, morto a Parigi nel 1903; scrittore e uomo politico francese; scrisse una pregevole vita del re Carlo Alberto, a cui era affezionatissimo. 3547. Savoiardo e innamorato della sua terra, il marchese Costa di Beauregard fu per lunghi anni mandato dai suoi concittadini in Parlamento. Ma, negli ultimi anni della sua vita, l'opposizione era viva contro gli aristocr atici, ed egli si compiaceva di citare, come esponente dello stato d'animo dei s uoi elettori, questa frase di un vecchio savoiardo: Signor marchese, non possiamo pi votare per voi; no, questo proprio non possibile

. Ma vi siamo affezionati, e al vostro trasporto funebre verremo tutti, vedrete. il marchese rideva, insistendo sul vedrete. (COSTA DE BEAUREGARD, Pages d'histoi re). 3548. Frequentatore assiduo dell'Accademia francese, il marchese Costa de Beaure gard amava la discussione, ma sapeva conservare con gli avversari una cortesia e un tatto che gli valsero, un giorno, quest'affermazione di un oppositore: inutile, voi sarete sempre il migliore amico dei vostri nemici. (COSTA DE BEAURE GARD, Pages d'histoire). COSTANTINO n. 274 - m. 337; imperatore romano; segno con l'Editto di Milano (313) la fine d el paganesimo e l'inizio del Cristianesimo come religione ufficialmente riconosc iuta dallo Stato. 3549. Un giorno Costantino, discorrendo con suo figlio, tracci per terra con una picca un cerchio di un paio di metri di diametro e gli disse: Figlio mio, che giova faticar tanto e darsi tanti pensieri? Puoi conquistare il mondo intero; ma alla fine ti ritroverai a possedere appena tanto sp azio di terra quanto questo cerchio... e neanche questo del resto sicuro. (Encyc lopdie mthodique). 3550. In una sommossa, il popolo aveva lanciato delle pietre a una statua di Cos tantino. 1 suoi cortigiani volevano che egli desse un esempio terribile. Non c' punizione dicevano proporzionata al delitto di questi forsennati che hanno osato gettar dei sassi contro il volto augusto dell'imperatore. Tuttavia rispose Costantino bonariamente, toccandosi la faccia io non mi sento n essuna ferita addosso. (Encyclopdie mthodique). COSTER SAINT-VICTOR Giambattista nato a Epinal nel 1771, morto nel 1804, uno dei cospiratori realisti che furono condannati a morte insieme con Giorgio Cadoudal e col generale Pichegru, sotto N apoleone. 3551. Coster Saint-Victor era molto cavalleresco ed elegante nelle sue maniere. Diede anche prova, durante il suo processo, di un gran sangue freddo -e di un ga rbato umorismo. Mentre era racchiuso al Tempio, uno dei suoi compagni di sventur a, un giorno che per il gran caldo egli s'era levato il colletto, non pot tratten ersi dal dirgli: Oh, che bel collo avete! Coster Saint-Victor pronto: Fate bene a dirmelo subito, perch tra otto giorni me lo taglieranno!_ (LAROUSSE). 3552. Come sempre per i condannati a morte, i carcerieri gli avevano tolto ogni arma. Alla vigilia dell'esecuzione egli chiese al carceriere di prestargli un ra soio, e siccome questi si rifiutava, Coster Saint-Victor gli disse. Oh, non temete che io abbia qualche sinistro progetto! Voglio semplicemente farm i la barba, perch certo alla mia esecuzione verranno ad assistere molte donne. (L OIRE, Aneddoti sulle donne). COTIS re della Tracia nel IV secolo a. C. 3553. A Cotis, re della Tracia, erano stati regalati parecchi vasi bellissimi e preziosi, ma molto sottili e perci soggetti a rompersi facilmente. Il re ricompen s lautamente il donatore e poi ruppe subito i vasi, tutti in una volta. per paura di farsi vincere dalla collera, se per caso qualche servo glieli avesse rotti a uno a uno nel ripulirli. (PLUTARCO). COTTOLENGO (beato) Giuseppe nato a Bra nel 1786, morto a Chieri nel 1842; sacerdote, filantropo. 3554. Un giorno don Giuseppe Cottolengo ricevette la visita di un gran personagg io mandato dal re Carlo Alberto a ispezionare le sue opere di carit. Il personagg io rest molto inmpressionato vedendo la vastit di queste opere e non nascose al re verendo la sua preoccupazione che le forze di cui disponeva il sacerdote non fos sero sufficienti a sostenere il grave carico che egli s'era addossato. Ma non vedete, signor canonico, gli disse che voi avete un paese intero di pover i da mantenere? Ci vorrebbero rendite e fondi che voi non avete... E don Cottolengo serenamente:

Eccellenza, chi ha non sono io, ma la Divina Provvidenza, la quale, che io mi sa ppia, non ha mai lasciato nessuno negl'impicci. Il personaggio rest colpito da quell'incrollabile fiducia e non aggiunse altro. ( L'Adriatico, 1 febbraio 1935). COURBET Gustavo nato nel 1819, morto nel 1877; famoso pittore francese. 3555. Courbet non peccava certo di eccessiva modestia. Quando era giovane, aveva conosciuto Gambetta, giovane anche lui, e gli aveva regalato un suo quadretto. Molti anni dopo, Courbet and a trovare Gambetta a casa sua e vide appeso alla par ete dello studio il suo quadretto di anni prima. Si mise a guardarlo attentament e. Gambetta, vedendolo cos in ammirazione dinanzi al suo quadro, gli disse: A che pensate, Courbet? Penso che un quadro come quello non saprebbe farlo n Tiziano, n Velasquez. Ebbene, ve l'ho da dire? Neanche io sarei pi capace di rifarlo, adesso! (Les nouvelles l ittraires, 4 febbraio 1928). 3556. Courbet era dunque orgogliosissimo e sui suoi quadri aveva opinioni oltrem odo lusinghiere. Un giorno il pittore Monet, che era molto suo amico. entr nel su o studio e trov il pittore che stava dipingendo un nudo magnifico. Monet non pot t rattenere un'esclamazione di ammirato entusiasmo: Mio Dio, come bello! Courbet si volse vivamente: Bello? Altro che bello. pi che bello. pi bello della natura! E si rimise a impastare colori. (BUZZICHINI e PIAllI, Taccuino di Musetta) 3557. Courbet era amico di Champfleury romanziere e critico d'arte, che un giorn o pens di fargli una burla. Viaggiando in diligenza da Parigi ad Auteuil si trov a ccanto un cesto d'uva diretto ad una principessa russa, allora molto nota nell'a lta societ parigina. Champfleury, in un momento che nessuno gli badava, scrisse s u un pezzo di carta: Signora, vi amo pi della vita e non posso vivere senza di vo i e firm: il pittore Courbet, rue Hauteufeuille, 32 . Poi introdusse il biglietto nel cesto. Il giorno dopo Courbet era ancora a letto, quando gli si present un signore molto grave e serio che gli disse d'essere il principe K. Courbet, credendo che la fo rtuna gli avesse mandato un ricco cliente, fu molto gentile e rispose: Onoratissimo. Sono a sua disposizione; abbia la bont di attendere che io mi vesta . Ma, quando si fu vestito e ricevette il signore nel suo studio, questi in tono m inaccioso esclam: Sono il marito della signora K. Ho piacere, ho piacere rispondeva, stupito Courbet. Perch vi siete permesso di scrivere questo biglietto a mia moglie? Sbalordimento di Courbet, che, vista la lettera, scoppi a ridere. Il principe, scoperto che si trattava di una burla e convinto che il Courbet non conosc eva nemmeno di vista la signora, dovette ritirarsi in buon ordine. Ma il pi bello, che, passati due o tre anni, un giorno piomb nello studio di Courb et un'elegante signora, che gli disse: Sono la principessa K. E siccome il principe mio marito morto e sono finalmente libera, ricordandomi che voi non potevate vivere senza di me, sono qui a offrirv i la mia mano e tutti i beni che posseggo in Russia. Il pittore tuttavia, considerando che, se i beni erano molti, la mano era magra, molta magra, e ricordandosi che le donne magre non gli piacevano, specie quando , come era qui il caso, avevano raggiunto la cinquantina, rinunci al matrimonio. (Revue, 1 settembre 1913). 3558. Courbet, per dipingere il suo Spaccapietre, aveva preso per modello un can toniere qualunque. Questi da otto giorni posava meravigliosamente; ma era spossa to. La sera del nono giorno, il cantoniere escalm a un tratto: Signor Gustavo, io sono un pover'uomo, ma vorrei darvi un buon consiglio per il vostro quadro. Parla, amico, rispose Courbet. Io faccio un quadro sociale; sono dunque servo' d el popolo. Parla! Ebbene, signor Gustavo, perch uno spaccapietre sia uno spaccapietre passabile, bi

sogna.... ma il vostro quadro bellissimo, del resto. Che cosa bisogna? - Bisogna che cambi spesso ginocchio!... (Comoedia, giugno 1924). 3559. Un amico del pittore Courbet voleva sposarsi. - Perch non sposi la signorina X? gli sugger il pittore. un angelo. - Nemmeno per sogn: troppo dipinta. - Senti, mano alla coscienza ribatt serio Courbet hai forse mai visto un angelo c he non fosse dipinto? (Anas). 3560. Il pittore Delacroix aveva mostrato a Courbet un suo quadro che rappresent ava degli angeli. Avendogli poi chiesto il suo parere, Courbet rispose: Veramente non saprei dirvelo, perch non ho mai visto degli uomini con le ali! (FL AMENT, La vie de Manet). 3561. Courbet stava sfogliando una raccolta di riproduzioni artistiche. A un tra tto esclama, rivolto al suo domestico: Angeli, angeli e sempre angeli! Augusto, vieni qui. Hai visto mai tu un angelo? No, signor Courbet. E nemmeno io. La prima volta che ne scende uno, non dimenticare di avvertirmi. ( BUZZICHINI e PIAllI, Taccuino di Musetta). 3562. Courbet e i suoi amici mostravano un gran disprezzo per Ingres. E per mani festar meglio il loro disprezzo, ricorrevano assai spesso a ,delle mistificazion i e a degli scherzi, che suscitavano poi l'entusiasmo dei giovani pittori della nuova scuola. Un giorno che Courbet arriv in ritardo all'osteria dove prendeva i suoi pasti insieme coi suoi amici, alle proteste di costoro rispose candidamente che aveva fatto tardi per esser andato a casa di Ingres a fargli visita. Allegr e risate dei compagni. - Non ridete. t proprio roprio cos. E anzi vi dir che Ingres stato cortesissi- mo con me e mi ha regalato anche un suo quadro. t un bel quadro. Guardatelo anche v oi. E cercava intorno con lo sguardo, come per vedere dove avesse messo il quadro. P oi, a un tratto, come ricordandosi: Oh, debbo averlo lasciato nella carrozza -che mi ha portato qua! Figuratevi le r isate dei giovani iconoclasti. (Les nouvelles littraires, 11 febbraio 1928). 3563. Un'altra prova dello smodato orgoglio di Courbet che egli voleva esser il primo in ogni cosa. Non solo il primo, badate, come pittore, ma anche il primo n elle cose pi estranee alla sua professione e alla sua arte. Se-sentiva dire, per esempio, che uno era un gran mangiatore, egli pretendeva di mangiare pi di lui. S i parlava di un gran bevitore. Ma che! Il pi gran bevitore del mondo non poteva e ssere che Courbet! E, per avvalorare queste sue vanterie, raccontava storie pi o meno verosimili di mangiate gargantuesche e di bevute pantagrueliche, alle quali per nessuno credeva. (BAYARD, L'art en anecdotes). 3564. Un giorno che a Monaco si trovava in casa di un suo amica pittore con altr i artisti, la conversazione cadde sull'arte. Gli altri sostenevano, che un artis ta tanto sarebbe stato pi grande quanto pi si fosse avvicinato al modello supremo della bellezza che avevano trovato gli artisti antichi. Courbet si sgolava invec e a ripetere che eran tutte sciocchezze, che ogni artista vede il mondo a modo s uo e che la bellezza varia. A un tratto, mentre parlava, entr a portar dei rinfre schi una serva squarquoia e sbilenca, dagli occhi ebeti,. dal sorriso ebete. Ecco esclam Courbet voialtri, con le vostre Veneri, vedete questa serva? Ebbene, spogliatemela e vi far vedere che cosa so farne. Detto fatto, l'ospite fece spogliare la brutta serva, Courbet prese una tela e l a tavolozza e si mise al lavoro. In tre o quattr'ore aveva fatto qualcosa che gl i stessi oppositori dissero un capolavoro. (BUZZICHINI e PIAllI, Taccuino di Mus etta). 3565. L'imperatrice Eugenia era andata a visitare l'Esposizione di Belle Arti. L 'avevano fatta sostare dinanzi a un quadro della signorina Rosa Bonheur che rapp resentava un mercato di cavalli. Erano cavalli grossi e tarchiati, e colui che f aceva da cicerone spieg alla sovrana che si trattava di cavalli normanni. Poco do po l'imperatrice si ferm dinanzi al quadro Le Bagnanti di Courbet, dove era rappr esentata, secondo il gusto di questo pittore verista, una bagnante nuda che most rava un tergo e delle cosce assai tarchiati e robusti, sin quasi alla mostruosit.

- E anche questa dunque di razza normanna? esclam ingenuamente la sovrana. Tutti risero. Ma il critico Proudhon, pi causticamente, narrando l'aneddoto, comm ent: Se io fossi stato presente avrei risposto: No, Maest, non si tratta di una donna di razza normanna. semplicemente la moglie di uno di quei tanti ricchi che erano liberali sotto la monarchia di Luigi Filippo, conservatori sotto la repubblica e che ora sono tra i principali sostegni del vostro governo imperiale: una donna che non pensa insomma che ai suoi agi e alla buona cucina . (LAROUSSE). COURCELLES (Maria Sidonia de Lenoncourt, marchesa di) n. 1651 - m. 1685; avventu riera e cortigiana francese. 3566. Il marchese De Courcelles aveva fatto condannare la moglie per adulterio. Questa riusc a scappare e si salv in paese straniero, fin che, essendo morto il ma rito, torn a Parigi, dove ricominci a condurre una vita dissipatissima, in mezzo a ogni sorta di divertimenti. Una sua amica cercava di distoglierla da questa vit a scandalosa; ma essa le rispose: Giacche ho perduto ormai la reputazione, voglio almeno godere i benefici di ques ta mia deplorevole situazione. (DE LAMBERT). COUREIL (Giovanni Salvatore de) gentiluomo francese vissuto a lungo in Italia; fu imprigionato come giacobino da l Granduca di Toscana, per esser stato fautore di Napoleone, quando questi cal in Italia. 3567. Quando il de Coureil fu portato nel carcere di Portoferraio, il governator e della fortezza pass un interrogatorio a parecchi patriotti che erano stati arre stati insieme con lui. Un tale era dottore, e il governatore replic: Dottore senza dottrina per. Un altro era sarto; e il governatore: - Sarto? Dunque ladro. Vi sta bene la prigione. Poi, rivolto al de Coureil e inteso che era francese: Francese? Allora a esser condannato al carcere ve la siete cavata ancora bene. L o dicevo io che Dio poteva pi di Bonaparte. (MASI, Nuovi studi e ritratti). 3568. Nel carcere di Portoferraio, fu compagno di cella del de Coureil un certo Giuseppe Masani di Fucecchio, studente di medicina, la cui sentenza di condanna portava che egli dovesse settimanalmente aver lezioni di catechismo e di politic a. Per il catechismo venne un certo prete ignorantissimo che faceva divertire i due prigionieri con le sue corbellerie. In quanto alla politica, si present una s ola volta un ufficiale che, per tutta lezione, disse: La vostra sentenza porta che voi dobbiate aver lezione di politica, il che vuol dire che voi ne mancate assolutamente. Caro mio, ma la politica tutto. Per esemp io voi avete detto male del governo. Ma che v'importa a voi se i ministri fanno delle corbellerie? Purtroppo ne fanno e ne faranno sempre. Ma noi dobbiamo star zitti: politica, figlio mio, ci vuol politica! Chi ha politica non s'impaccia di queste cose! Ora arrivederci. Questa la lezione di politica che voi dovevate av ere. Adesso dovete esser contento. Giudizio e politica: vi raccomando! Ci detto, fece un grazioso inchino e disparve. (MASI, Nuovi studi e ritratti). COURIER Paolo Luigi nato a Parigi il 4 gennaio 1772, morto assassinato il 10 aprile 1825, dotto elle nista, polemista e scrittore francese. 3569. Paolo Luigi Courier preferiva i libri greci alla matematica e, quando dove tte dare gli esami alla scuola d'artiglieria di Chlons, era pi forte in prosodia c he nelle scienze. Il suo esaminatore era' nientemeno Laplace, che gli domand: Ditemi qualche cosa dell'idrostatica. L'idrostatica? rispose Courier. Non so proprio che cosa sia, ma, se vorrete acco rdarmi qualche ora di tempo, posso inforarmi. Lo strano che Laplace accett questa curiosa risposta per buona e qualche giorno dopo Courier era ammesso alla scuol a. (Manuel gnral, 7 ottobre 1933). 3570. Vissuto in mezzo alle guerre napoleoniche, Courier dimostrava un gran disp rezzo di tutto questo trambusto, che lo distoglieva dai suoi studi prediletti. Non rimpiango che il mio Omero esclamava; e per riaverlo darei volentieri l'unic

a camicia buona che mi resta! In quanto alle guerre, diceva: Credo che questa catena di sciocchezze e di atrocit che si chiama la storia non m eriti l'attenzione di un uomo di buon senso! (COURIER, Oeuvres). 5571. Courier si trovava a Piacenza con l'esercito francese, in cui era capitano , quando un giorno, mentre se ne stava coi suoi colleghi ufficiali giocando a bi gliardo, entr il colonnello e, adunati intorno a s a rapporto tutti gli ufficiali, domand loro: Napoleone Bonaparte vorrebbe farsi imperatore, ma vuol sapere la vostra opinione in proposito. Dite voi se desiderate meglio la repubblica o un imperatore. Silenzio imbarazzante. Un tenentino, certo Maire, dice che, secondo lui, proclam arsi imperatore sarebbe per Napoleone un abbassarsi. Nuovo silenzio imbarazzante . Courier allora interviene: - Repubblica o impero? Non tocca a noi decidere. A noi che ce ne importa? Se Bon aparte vuol farsi imperatore, ci si faccia pure! E buon pro gli faccia! Tutti applaudirono, e la seduta fu tolta. Allora Maire si avvicin a Courier e gli disse: Ma perch dunque hai voluto che " Napoleone si proclamasse imperatore? Per farla finita con quella ridicola discussione e riprendere la nostra partita di bigliardo. E voi, scusate, perch non volevate che lo fosse? Perch io credo che Napoleone avrebbe potuto fare qualche cosa di meglio! (COURIER , Oeuvres). 3572. Nelle campagne d'Italia combatt sotto il generale Denon, il quale non mostr affatto un gran coraggio, anzi in parecchie occasioni fece vedere d'aver paura d elle palle nemiche. Figuratevi se una mala lingua come Courier, essendosi accort o di questo, lo poteva tacere! Il generale seppe che Courier l'andava denigrando e lo mise agli arresti. Il terribile Courier gli scrisse: Generale, se voi vorr ete levarmi gli arresti che mi avete dato, io andr dicendo che siete coraggiosiss imo e che l'avete dimostrato magnificamente a Gaeta. Dir anche che tutti coloro c he hanno detto il contrario hanno mentito, ed io per primo. Che volete? Una bugi a che nessuno creder non nemmeno una bugia . Il generale Denon avrebbe potuto con quella lettera farlo fucilare, invece ebbe paura della penna di Courier e lo liber dagli arresti. (LAROUSSE). 3573. Una sera, si trov sperduto, insieme con un'amico, in un bosco della Calabri a, e l'amico aveva una gran paura di cader in mano dei briganti. Trovarono una c apanna e vi si fecero ospitare per la notte. Gli ospiti parevano carbonari, ma p otevano esser anche briganti: la casa era piena di armi e le facce erano rudi e feroci. Dopo un modesto pranzetto, i due amici andarono a coricarsi; ma Courier, impressionato, non pot dormire e si mise perci in una poltrona accanto al camino. Ed ecco che, dalla gola del camino, sent venir sino a lui alcune voci: Dobbiamo ammazzarli proprio tutti e due? domandava il marito alla moglie. E la moglie: S, s, ci vuole, ci vuole; uno solo non pu bastare! Immaginate lo spavento di Courier, tanto maggiore quando sent che qualcuno saliva pian piano le scale, e vide che l'uscio si apriva, e che compariva un uomo arma to di un lungo coltello! Poi tutto si chiar. Il coltello serv soltanto a tagliare alcune fette di prosciutto per gli ospiti; ai quali la buona moglie del calabres e diede da portar via, per la colazione, un paio di polli: i due bravi coniugi a lludevano ai polli, quando parlavano di ammazzarli tutt'e due. (COURIER, Oeuvres ). 3574. Aveva aspirato all'Accademia, ma non vi riusc. Allora, per vendicarsi, anda va dicendo: Sono stato uno sciocco ad aspirare all'accademia. Mio padre me l'aveva detto sem pre: Paolino, tu non riuscirai mai a nulla nella vita: cio non sarai mai n una spi a, n un duca, n un lacch, n un accademico! (LAROUSSE). COURTELINE (Giorgio Moinaux, detto Giorgio) letterato francese, nato nel 1860, autore di piacevoli commedie e di novelle umo ristiche, morto nel 1929. 3575. Courteline era impiegato al ministero dei culti; ma negli ultimi tempi si era seccato dell'ufficio, tanto pi che cominciava ad esser noto come scrittore e

aveva bisogno di maggior libert per potersi dedicare alla letteratura. Aveva perc i fatto un contratto con un suo collega: gli passava met del suo stipendio (circa milletrecento franchi l'anno) pur che pensasse lui a far tutto il suo lavoro, a rispondere alle chiamate dei superiori e insomma a dispensarlo da ogni obbligo d i orario. Da quel giorno Courteline non mise pi piede al ministero, se non a fine mese per ritirar lo stipendio. Se non che un giorno ricevette una lettera del suo sostituto che lo convocava d' urgenza al ministero. Arrivato al suo posto, il suo collega gli disse: Vi avverto che io debbo partire per le vacanze, e quindi bisogner che per questo mese veniate voi a tener il vostro posto. Vacanze? rispose furioso Courteline; che bisogno c' delle vacanze? Ne prendo fors e io? Ma, se voi insistete, io chieder di andarmene. E infatti si dimise. (Les nouvelles littraires, 23 marzo 1929). 3576. Si teneva lontano da ogni camarilla letteraria e preferiva la compagnia de i non letterati. Per anni e anni passava il suo pomeriggio in un piccolocaff a gi ocare a carte con tre commercianti, i quali non sapevano neppure che il loro com pagno di giuoco fosse scrittore. - Almeno diceva Courteline quelli non mi parlano delle mie opere! Faceva parte dell'Accademia de Goncourt; ma difficilmente partecipava alle aduna nze; per il premio annuale di quest'accademia votava per lettera, e siccome non era affatto a giorno della letteratura contemporanea e dei gusti correnti, i suo i voti erano sempre dei voti per concorrenti a cui nessun altro all'infuori di l ui dava il voto. Quando io ho scelto il candidato del mio cuore diceva egli pu star certo di non a ver il premio. (Les nouvelles littraires, 29 giugno 1929). 3577. Courteline raccontava, ridendo, ai suoi amici quello che gli era capitato una volta. Egli era dunque seduto al tavolo di un caff, quando entr una giovane do nna, la quale, essendo il caff pieno di gente, domand per favore di potersi sedere al suo tavolo. Ben volentieri le rispose Courteline. Poco dopo, lo scrittore doveva andarsene, e pertanto, dato al cameriere un bigli etto da cinquanta franchi, gli disse: Pagatevi la mia consumazione e anche quella della signora. La signora protest con tal dignit che Courteline rimase male. Capirete, signora! le disse. Non posso permettere che chi siede al mio tavolo pa ghi la propria consumazione. Oh, signore, fece la donna che peccato allora che non ai tratti di un tavolo di ristorante! (Les nouvelles littraires, 16 giugno 1928). 3578. Courteline era un arrabbiato giocatore di carte. E teneva alla sua compete nza in materia. Fece osservare ad Anatole France ch'egli era caduto in un errore grave nel suo romanzo Il manichino di vimini dove parla di due personaggi che g iocavano la maniglia. La maniglia, caro mio, si giuoca in quattro! -Un personaggio scrupoloso come il professor Bergeret non pu aver commesso una svista simile! E non perdon mai Zola per un'altra svista del genere. Anzi sosteneva che tutta l' opera di Zola non valeva niente. Figuratevi diceva che, nel romanzo La Terra, Bec parla di atout giocando a picche tto. Ora nel giuoco del picchetto non ci sono atout. E poi questo si chiama reali smo ! (Manuel gnral, 14 marzo 1934). 3579. La sera che si dava al Teatro Libero di Antoine la prima rappresentazione della famosa commedia di Courteline Gaits de l'Escadron, in cui, come si sa, l'au tore ritrae dal vero alcune scenette di vita militare, Courteline incontr nell'at rio del teatro il suo antico capitano che, con. accento irritato, gli disse: Mi hanno detto che tu mi hai messo nella commedia. Bada bene che non sia vero, p erch altrimenti l'avrai poi a fare con me! Finita la rappresentazione, Courteline si avvicin ancora al suo vecchio capitano: Ebbene? Vi siete trovato nella commedia? gli domand scherzosamente. Ragazzo mio, rispose il capitano tu mi hai divertito assai: questo solo quello c he io so. E debbo dirti che riesci meglio nel far le commedie che nel mestiere d

i soldato! (Manuel gnral, 31 dicembre 1933). 3580. Un giorno un letterato incontr Courteline in un caff dove stava leggendo un giornale. - Ah! esclam scherzosametne vi ho cotto dunque a leggeGSPLIT:uPalazzi-Zanichelli 1. txtArchivio GSplit&{5F9160D1-68ED-4692-9DC5-DA0556BA26AC}smg3%dJ