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o d'amore.

Questo ed altri esempi diedero a Disraeli l'impressione che un grande amore nuocesse pi che non giovasse nel matrimonio. Diceva: I matrimoni d'amore sono un grave pericolo per l'amore. E anche: Tutti i miei amici che hanno fatto un matrimonio d'amore battono le mogli o sono separati da esse. Forse io far molte pazzie nella vita, ma non mi sposer mai per amore, persuaso come sono che una garanzia d'infelicit. (MAUROIS, Disraeli). 4259. Disraeli aveva sposato una signora, una vedova, molto distinta e simpatica , fornita anche di molto ingegno e di molto buon senso, ma assolutamente ignoran te e piena d'ingenuit talvolta anche ridicole. Ella non aveva mai potuto capir be ne se, cronologicamente, nella storia venivano prima i Greci o i Romani. Avendo una signora fatto l'elogio di Swift, ella chiese il suo indirizzo per invitarlo a pranzo a casa sua. A certe signore che discutevano in un salotto della bellezz a di alcune statue greche, rispose: Oh, in quanto a questo, dovreste vedere mio marito quando nudo nel bagno! Una volta che ebbe per ospite lord Hardinge, a cui aveva dato la camera vicina a lla sua camera matrimoniale, ella usc in questa curiosa espressione: Stanotte ho avuto la fortuna di dormire tra il pi grande oratore e il pi gran guer riero dei tempi nostri. (MAUROIS, Disraeli). 4260. Un amico intimo di Disraeli gli domand un n giorno se le ingenuit e le schi occhezze di sua moglie non lo irritassero qualche volta. Niente affatto rispose Disraeli. Questo vuol dire osserv allora l'amico- che dovete avere delle qualit eccezionali. No, no, io possiedo una buona qualit, una sola, sebbene rara: la gratitudine; e n on posso dimenticare che mia moglie ha avuto fiducia in me, quando tutti mi disp rezzavano. (MAUROIS, Disraeli). 4261. Disraeli diede una volta dei consigli per riuscire nel bel mondo. Disse: - Nel bel mondo non bisogna riflettere mai, ma star invece continuamente all'ert a per non mancare le buone occasioni e per non dir delle goffaggini. Parlate pi c he potete con le donne: il modo migliore per imparare a parlare facilmente, in q uanto con esse non avete necessit di badare a ci che dite. (MAUROIS, Disraeli). 4262. Disraeli, il grande oratore, non aveva nessuna simpatia per Demostene. Bench diceva i suoi discorsi siano sempre pieni di Virt, di Coraggio, di Patriotti smo, la storia mi dice che egli era un furfante, un vigliacco, un fazioso. (MAUR OIS, Disraeli). 4263. Quando avanzava qualche opinione che potesse prestare il fianco al ridicol o o sembrare troppo audace, l'attribuiva a qualche autore celebre, inventando co n molta prontezza delle citazioni altrettanto precise quanto fal se. (MAUROIS, Disraeli). 4264. Disraeli era nemico politico di Gladstone, come ognuno sa. Egli espresse s ul suo avversario questa opinione: Gladstone un galantuomo nel senso peggiore della parola. (MAUROIS, Disraeli). 4265. Un'altra opinione di Disraeli su Gladstone: - Il peggio che Gladstone, non contento di essersi infilato l'asso di briscola n ella manica, crede fermamente che stato Dio a mettercelo. (MAUROIS, Disraeli). 4266. Un giorno alla Camera dei Comuni, Disraeli, mentre aiutava il vecchio e au stero Bright a indossare il soprabito, gli mormor cinicamente all'orecchio: Almeno, signor Bright, noi due sappiamo benissimo ci che ci fa venir qui: l'ambiz ione. (MAUROIS, Disraeli). 4267. Disraeli, non ostante tutte le sue occupazioni politiche e parlamentari, t rovava il tempo di scrivere dei romanzi. A qualcuno che si maravigliava di ci, eg li, col suo fare disinvolto e leggero, rispose: Che volete? Quando ho voglia di leggere un romanzo che mi piaccia, me ne scrivo uno da me. (MAUROIS, Disraeli). 4268. Disraeli sosteneva che un paese non un'astrazione a cui si possano applica re rigidi principii teorici; ogni paese ha un proprio temperamento come l'ha l'i ndividuo. Una nazione un'opera d'arte ed creata con l'aiuto del tempo. (MAUROIS, Disraeli) . 4269. Durante una visita, fatta negli ultimi anni della sua vita, allo studio de

l pittore Millais, Disraeli si ferm lungamente davanti ad un ritratto di Gladston e. Vi piacerebbe? chiese il pittore. Non osavo offrirvelo. Sarei felice d'averlo. Non dovete pensare che io non stimi Gladstone. Soltanto, non sono mai riuscito a comprenderlo. (MAUROIS, Disraeli). 4270. In una visita alla principessa di Galles, Disraeli era venuto a parlar di rosignoli. Il ministro domand ai presenti, se sapevano di che cosa si nutrono que sti uccellini. Nessuno seppe dirlo. Ebbene - prosegu Disraeli i rosignoli si nutrono soltanto di vermi luminosi. Il principe di Galles osserv: Ma un mito che ci raccontate o la verit? - La verit, principe, continu il ministro me l'ha detto il mio giardiniere, perch a bbiamo molti rosignoli nella nostra villa. E il principe, con un fine sorriso: Dite: Abbiamo un rosignolo ; perch a me piace l'esattezza. (MAUROIS, Edouard VII e t son temps). 4271. Trovandosi a Berlino, and a far visita a Bismarck. Naturalmente la visita s i protrasse a lungo. I due uomini di Stato ebbero da sbrigare molte faccende che interessavano entrambi e i loro rispettivi paesi. Poi la conversazione divenne pi cordiale e d'indole privata. Tra le altre cose Disraeli domand a Bismarck come faceva lui per liberarsi dai seccatori che non mancano mai d'infastidire gli uom ini di Stato. Oh! esclam Bismarck, sorridendo mia moglie ha escogitato un sistema infallibile. Quando si accorge che mi trovo alle prese con un seccatore, manda un usciere ad avvertirmi che l'imperatore mi chiama di urgenza presso di lui. Aveva appena finito di dir ci che ecco presentarsi sull'uscio un valletto che con sussiego annunzia: Sua Maest l'Imperatore desidera parlare di urgenza con Vostra Altezza. I due pro ruppero in una gran risata e stringendosi cordialmente la mano si salutarono. (A . SCARLATTI, Et ab hic et ab hoc). DOLABELLA Publio Cornelio morto nel 44 a. C.; console romano e generale di Cicerone. 4272. Una donna di Smirne fu accusata davanti a Dolabella, proconsole in Asia, d i aver avvelenato il marito, perch questi aveva ucciso il figlio che essa aveva a vuto da un precedente marito. Dolabella si trov imbarazzato: non poteva assolvere la donna, e d'altra parte gli ripugnava di condannarla. Allora si limit a ordinare che la causa fosse rinviata e che la donna ricompariss e di l a... cento anni, per essere definitivamente giudicata. (FEROCI, Giustizia e grazia...). DOLENT Giovanni pubblicista e critico francese contemporaneo. 4273. Dolent andava raramente a teatro. Per, appassionato di letteratura teatrale , leggeva tutti i lavori tragici e comici che uscivano in volume. Quando gli dom andavano perch non andava piuttosto a sentirli a teatro, rispondeva, con un lampo di malizia negli occhi: - I lavori che leggo, sono almeno rappresentati sempre bene. (T. S. V. P-). 4274. Dolent beveva un bok in una trattoria. Ad una tavola vicina, due amici ter minavano di mangiare. Uno di essi disse: Voglio scrivere a R... per domandargli il suo ultimo libro. Dolent, dalla sua tavola, fra due sbuffi di fumo, lo avvert: Non mette conto di scrivergli. Non ti risponder. Ebbene andr a trovarlo. Batter alla sua porta! Inutile: non ti aprir. L'amico s'inquieta: Che R... sia arrabbiato con me? Ma siamo stati sempre in ott imi rapporti! Ci non impedisce continu Dolent ch'egli non ti aprir ,e non ti risponder e non ti d r il suo libro! Ebbene, io scommetto di s! No, vecchio mio, fa Dolent impassibile tu non lo vedrai; quel bravo R... non ti

scriver: morto da otto giorni! (T. S. V. P.). DOLLFUS Engelbert nato nel 1892, morto assassinato nel 1934; uomo politico e Cancelliere austriaco . 4275. Nel maggio 1932, quando il Presidente della Repubblica Austriaca, Miklas, invit Dollfuss ad accettare la carica di Cancelliere, questi chiese quattordici o re di tempo per risolversi. Gli furono accordate, e si pens ch'egli volesse consultare i propri amici politic i. Invece il futuro cancelliere non usc dalla propria casa e non volle ricevere a lcuno. Chiuso nel suo studio, Dollfuss pass quattordici ore intere a pregare. Alla quindicesima ora, egli fece sapere al presidente Miklas che accettava l'inc arico. (Le Journal, 29 luglio 1934). DOMENICHINO (Domenico Zampieri, detto H) nato a Bologna nel 1581, morto nel 1641; celebre pittore italiano. 4276. Fu scolaro di Annibale Caracci. Ma da ragazzo non dava a divedere molto ch iaramente il suo genio; anzi, siccome era tardo in tutte le sue cose e tardissim o poi nel dipingere, i suoi compagni lo chiamavano il bove. Caracci usava spesso mettere in gara i suoi scolari e dar loro qualche piccolo premio per incoraggia rli. Il Domenichino, naturalmente timido, non osava presentarsi mai a queste gar e. Pur, una volta, si fece coraggio e, dopo che il maestro ebbe veduto le opere degli scolari, prese in mano un suo disegno. Figuratevi le risa dei compagni! Ma Annibale Caracci, appena vide il disegno del Domenichino, subito lo premi e diss e rivolto agli altri: Questo bove far il solco cos bene, che il campo della pittura diverr, merc sua, fert ilissimo. (Anecdotes des Beaux-Arts). 4277. Era di carattere pacifico e sereno; ma, quando dipingeva, doveva chiudersi dentro lo studio in modo che nessuno potesse vederlo, perch allora si abbandonav a a tutti gli impulsi e gli slanci propri del carattere che doveva dipingere, e pareva impazzito. Annibale Caracci, un giorno, lo sorprese che gridava, smaniava , minacciava come un ossesso. Avendo mostrato tutta la sua stupefazione, il Dome nichino gli spieg che stava in quel momento dipingendo il martirio di Sant'Andrea e doveva fare la faccia di uno dei carnefici. (Anecdotes des Beaux-Arts). 4278. Il Domenichino fece un quadro, rappresentante il martirio di Sant'Andrea, in gara con Guido Reni; e quando i due quadri furono finiti, vennero esposti in pubblico, perch si giudicasse qual era il migliore. I giudici non sapevano a chi dei due pittori dare la palma, quando si present a visitare la mostra una vecchie rella del popolo, la quale si ferm a lungo estasiata dinanzi al quadro del Reni, ma poi, quando arriv davanti a quello del Domenichino, appena l'ebbe guardato, sc oppi a piangere, e scapp via, non potendo sopportare a lungo la vista dell'orrendo martirio. Da quel momento i giudici non ebbero pi dubbio e premiarono il quadro del Domenichino. (Anecdotes des Beaux-Arts). 4279. Un amico del Domenichino gli diceva un giorno: - Tu lavori troppo attorno a un quadro e non finisci mai di ritoccare. Se fossi pi sollecito e meno scrupoloso, guadagneresti di pi. Certamente rispose il pittore, ma il fatto che io ho un padrone sempre scontento e difficilissimo ad accontentare. - E chi costui? Sono io stesso concluse il Domenichino. (Encyclopdie mthodique). 4280. Il Domenichino fece un quadro che ebbe la ventura di piacere anche ai suoi pi acerrimi critici e nemici. Ohim esclam il pittore temo proprio di aver fatto questa volta un quadro che non v ale niente, dal momento che piace tanto ai miei nemici e denigratori. (Encyclopdi e mthodique). DOMIZIANO (Tito Flavio)n. 51 m. 96; imperatore romano. 4281. Mentre sul trono dei Cesari regnava ancora Tito, questi pens di far sposare suo fratello Domiziano con la propria figlia Giulia; se non che Domiziano la ri fiut, perch era follemente inamorato di Domizia Longina, moglie di Elio Lamia, che egli aveva rubato al marito. Un giorno Domiziano lodava Elio Lamia per la sua bella voce.

Eppure gli rispose Lamia, causticamente, alludendo al suo infortunio coniugale d ovresti lodare piuttosto il mio silenzio. (Dictionnaire de l'amour). 4282. Un altro giorno, l'imperatore Tito, in presenza di suo fratello Domiziano, per consolare Elio Lamia, gli disse: Ebbene, se tua moglie ti ha abbandonato, per diventar l'amante di mio fratello, tu prendi un'altra moglie. Al che Lamia, ironicamente, rispose: - Perch? Vuoi anche tu trovarti un'amante? Questi sarcasmi non furono dimenticati da Domiziano, che, appena - di- venne imp eratore, se ne vendic facendo uccidere Lamia. (Dictionnaire de l'amour). 4283. Domiziano era eccessivamente pigro, e passava ore intere nella sua stanza a infilar le mosche con un ago d'oro. Un giorno, un tale, che aveva bisogno di v edere l'imperatore, da solo a solo, domand al cortigiano Vibio Crispo se Domizian o aveva gente. No rispose Vibio; e, alludendo al suo passatempo favorito, aggiunse non c' neanch e una mosca. (Encyclopdie mthodique). 4284. Domiziano fece radunare il Senato Romano, perch deliberasse come doveva ess ere cotto un grosso pesce che gli era stato regalato. Il pesce fu portato nell'a ula, e tutti per compiacere l'imperatore, lo lodarono; persino un senatore cieco disse che non aveva visto mai un pesce cos grosso e bello. A che punto erano arr ivate l'adulazione e la vigliaccheria! (Encyclopdie mthodique). 4285. Sembra che Domizia, dal canto suo, non restasse a lungo fedele all'imperat ore. Tutti a Roma sapevano di una sua relazione amorosa con un istrione chiamato Paride. Domiziano fece uccidere il suo rivale in piena strada e ripudi l'imperat rice. Mise poi a morte diverse altre persone, tra cui un commediante per il solo fatto che rassomigliava a Paride. Pi tardi Domiziano ebbe la debolezza di ripren dere Domizia, e per questo fatto divenne lo zimbello del pubblico. Se non che gu ai a ridere di ci in modo che l'imperatore lo risapesse! Domiziano condannava a m orte chiunque si fosse permesso di fare un'allusione, anche velata, a questo fat to. Voleva ammazzare anche Domizia, causa di tutto: se'non che questa, sospettan do la sua intenzione, lo prevenne e uccise l'imperatore nel suo appartamento. (D ictionnaire de l'amour). DOMIZIO Afro nato nel 16 a. C., morto nel 59 d. C.; oratore romano. 4286. Giulio Gallico, avvocato romano, discuteva dinanzi all'imperatore Claudio, che sedeva a giudicare sulle rive del Tevere. Durante l'arringa, l'imperatore (a diritto o a torto, questo non conta) si irrit e, di difficile carattere com'era, lo fece buttare nel fiume, dove il poveretto anneg. Dopo qualche tempo, uno dei clienti di Giulio Gallico si rec da un altro avvocato , Domizio Afro, pregandolo di assumere la sua difesa dinanzi all'imperatore. Ma Domizio Afro rifiut, dicendo: Credi tu che io sappia nuotare meglio di Giulio Gallico? (FEROCI, Giustizia e gr azia...). DONATELLO (Bardi Donato, detto il) nato a Firenze nel 1386, morto nel 1466; celebre scultore italiano. 4287. Brunelleschi aveva criticato un crocifisso di Donatello; e allora costui l 'aveva sfidato a farne uno migliore. Brunelleschi vi lavor infatti di nascosto e, quando il crocifisso fu finito, invit a colazione Donatello e, pas sando con lui pel mercato, compr uova, formaggio e altro che doveva servire per i l pasto e diede a tenere ogni cosa a Donatello. Poi andarono a casa. Brunellesch i aveva messo il suo crocifisso in modo che il suo rivale, entrando, potesse sub ito notarlo; e cos infatti avvenne, e Donatello, appena l'ebbe veduto, fu preso d a tale stupore, che gli caddero di mano le uova e il resto, e tutta la colazione and a finire in terra. Filippo, gli disse, appena si fu rimesso dallo stupore a te concesso di far i Cr isti, a me i contadini. (VASARI). 4288. Cosimo de' Medici aveva regalato a Donatello un magnifico mantello rosso; ma Donatello lo port una volta ci due, e poi non volle pi metterselo, dicendo che, con quello in dosso, gli pareva di esser troppo deli

cato ed effeminato. (VESPASIANO DA BISTICCI). 4289. Il famoso Donatello soleva tenere i danari che guadagnava in un cesto appe so in bottega a un trave del solaio; e tutti i suoi operai e amici potevano pren derne quanto loro ne bisognasse, senza chiedere neanche il per messo. (VESPASIANO DA BISTICCI). 4290. Un ricco patrizio di Genova aveva ordinato a Donatello, per intromissione di Cosimo de' Medici, una testa in bronzo di grandezza naturale; ma pi tardi venn e a lite con l'artista sulla ricompensa, e Cosimo fu scelto a giudice nella cont esa. Cosimo trov giusta la pretesa di Donatello, ma l'acquirente persistette nell a sua opinione: ne: che l'opera aveva richiesto al massimo un mese di lavoro, co s che il guadagno dell'artista, a ricompensarlo quanto chiedeva, sarebbe stato di pi di un mezzo fiorino al giorno. Queste parole misero tanto in furia Donatello, che, con un violento colpo, ruppe la sua opera in mille pezzi. L'acquirente, ch e in realt aveva soltanto voluto mercanteggiare, spaventato della piega che aveva presa la cosa, offerse al Donatello il doppio, perch facesse di nuovo la testa. Ma l'artista volse sprezzantemente il dorso al miserabile mercante. (BURING, Das goldene Buch der Anekdoten). 4291. Il pittore Paolo Uccello dipingeva in gran mistero e non voleva a nessun c osto che i suoi amici, anche pi intimi, vedessero una sua opera fin che non fosse terminata. Ma, una volta terminata, desiderava invece che tutti finalmente la v edessero, ed egli stesso invitava amici ed estranei a visitarla. A proposito di questo suo sistema, lo scultore Donatello gli disse un giorno: Tu scopri i tuoi quadri quando dovrestri nasconderli! (Anecdotes des Beaux-Arts) . 4292. Quando Donatello faceva la statua di Gattamelata per incarica della Repubb lica di Venezia, le sollecitazioni erano tante, perch finisse presto la statua, c he Donatello, indispettito, prese un giorno un martello e schiacci la testa del g uerriero che aveva gi modellata. Risaputasi la cosa, la Signoria lo chiam e, tra l e altre minacce, gli dissero che avrebbero schiacciato anche a lui la testa come egli aveva fatto alla statua. Accetto rispose, imperturbabile, lo scultore pur che voi poi sappiate rifarmi la testa nuova come io la rifar alla statua. (STRAFFORELLO, Proverbi di tutti i pop oli). RONDINI Achille nato a Ragusa nel 1818, morto a Udine nel 1886; grande attore comico italiano. 4293. Al finale di un dramma, Achille Dondini doveva entrare in scena e, alle Pa role della prima attrice: Chi salver mio figlio? , doveva esclamare grave e solenn e, alzando un dito al cielo: Iddio! Ma il Dondini, sempre distratto, stava chiacchierando fra le quinte, cos che, qua ndo l'attrice, che era Anna Pedretti, grid: Chi salver mio figlio?, nessuno comparv e. Allora la Pedretti, guardando all'uscio d'entrata, cominci a dire: Qualcuno giunge!. Ecco arriva qualcuno! cercando di farsi udire dall'attore dist ratto. Questi, finalmente, spinto in scena da un inserviente, arriv sull'uscio mentre, l a Pedretti ripeteva una volta ancora: Chi giunge? E Dondini, fedele alla sua parte, levando in alto il dito, esclam con voce barito nale: Iddio! (TESTONI, Ricordi di Teatro). DONGEN (Van) pittore contemporaneo olandese, vivente a Parigi. 4294. Un tale stava facendosi fare il ritratto da Van Dongen. Dopo qualche ora d i posa, gli domand: Come va il ritratto? Riesce bene? E il pittore: S; voi cominciate a rassomigliare al mio ritratto! (Les nouvelles littraires, 1 se ttembre 1928). 4295. Una signora posava per un ritratto nello studio del pittore Van Dongen. Il pittore a un tratto s'accorse che la signora faceva grandi sforzi per far sembr

are pi piccola la sua bocca. Signora, le disse il pittore non faticate tanto! Se ci tenete, vi far un ritratto che non avr bocca affatto. (Les nouvelles littraires, 1 settembre 1928). DONIZETTI Gaetano nato a Bergamo nel 1797, morto nel 1848; celebre compositore di musica. 4296. Il suo maestro Mayr fu il primo ad avere grande fiducia nel genio di Doniz etti fanciullo e a presentire nel suo scolaro un innovatore della musica italian a. A coloro che gli chiedevano informazioni sul ragazzo, rispondeva sin da allor a: Egli diventer un grande maestro. (DONATI-PETTENI, Donizetti). 4297. Il Donizetti era molto affezionato al suo maestro, il Mayr. Seppe che cost ui era molto arrabbiato perch l'impresario di un teatro di Bologna, che rappresen tava una sua opera, La rosa bianca e la rosa rossa, si rifiutava di restituire a ll'autore il manoscritto originale dello spartito. Il Donizetti si trovava allor a a Bologna, come studente di quel Conservatorio. Per accontentare il suo maestr o e far un tiro birbone all'impresario, and a teatro a sentir l'opera di Mayr tre sere di seguito, e aiutato dalla prodigiosa. memoria, riscri se tutto lo spartito dalla prima all'ultima nota. Quando poi si rec a Bergamo, port il suo lavoro al Mayr, che fu tanto sorpreso e c ommosso da quell'atto, che volle abbracciarlo, e poi, cavato di tasca l'orologio , lo porse al suo allievo, dicendogli: E tu prendi questo: avremo cos uno scambievole ricordo. (PADOVAN Il libro del buo n umore). 4298. Quando and direttore del Conservatorio di Napoli dovette vincere molte prev enzioni perch l'ambiente era poco favorevole alla musica moderna. Si rec un giorno nella biblioteca del Conservatorio per consultare lo spartito del Barbiere, di cui era fervido ammiratore. Se non che il bibliotecario, Giuseppe Sigismondi, c he aborriva il Rossini come un pervertitore della musica, aveva collocato la mus ica di lui sulla sommit di uno scaffale, perch non fosse a portata di mano e non c ontaminasse la giovent. Il Donizetti si rassegn ad arrampicarsi su una scala a pin oli per raggiungere lo spartito, ma il Sigismondi lo afferr per un braccio. No, no! gli disse in tono melodrammatico voi non toccherete quella musica piena zeppa di errori. Proprio perch zeppa di errori rispose, pronto, Donizetti voglio vedere quella mus ica: vedr almeno quali siano gli errori da evitare. (DONATIPETTENI, Donizetti). 4299. Stava scrivendo il Torquato Tasso. Una sera aveva in casa sua un'allegra b rigata di amici, e Donizetti teneva desta la conversazione con arguti motti e pi acevoli racconti, quando tutt'a un tratto, interrotto a mezzo un discorso, si al lontan dalla stanza e stette circa mezz'ora prima di farvi ritorno. Perch ci hai lasciati cos all'improvviso?-- gli domand un amico. Ti sentivi forse ma le? No, no rispose Donizetti ho composto nel frattempo il finale del primo atto del mio Torquato Tasso. (DONATI-PETTENI, Donizetti). O 4300. Era ghiottissimo dei maccheroni, e andava spesso con alcuni amici in cas a del cantante Lablache, che faceva preparare appunto per essi un caldaio di mac cheroni. Una sera Donizetti arriv tardi, che i maccheroni erano, gi stati mangiati , e se ne rammaric. Non importa fece signorilmente Lablache avrai anche tu i maccheroni, ma a un pat to, che mentre si cuociono, tu componga due pagine di musica. E gli diede l'occorrente per scriverle. Donizetti si mise al lavoro, e mentre si portavano a tavola i nuovi maccheroni, il pezzo di musica era finito. (DONATIPE TTENI, Donizetti). 4301. Mentre Bellini faceva rappresentare a Venezia la sua Beatrice,. Donizetti componeva. a Firenze la sua Parisina. Ora avvenne che una stessa idea sbocci nell a mente del Bellini e in quella del Donizetti, -e il primo ne-fece il famoso qui ntetto della Beatrice e il secondo il finale della Parisina. Incontratisi dopo qualche tempo, Donizetti disse al Bellini, sorridendo: Bravo! Tu hai preso di sana pianta e sto per dire rubato una mia idea per il sub lime quintetto della tua opera. Io? fece stupefatto Bellini ma tu piuttosto...

Allora Donizetti, come per una felice ispirazione del momento: Si vede disse che tutt'e due abbiamo preso quell'idea da un terzo, e che lo abbi amo involontariamente saccheggiato. Ma chi sar? Qualche mese dopo, Bellini riceveva da Donizetti una lettera in cui era scritto: Sai chi colui che abbiamo saccheggiato senza saperlo? t Carlo Maria Weber . (Min erva, 1 aprile 1928). 4302. Nel 1830 Donizetti, durante il periodo della sua scrittura alla Scala, abi t a Milano in una casa, la cui padrona raccont alcuni particolari della sua vita d i allora. Donizetti, sempre spensierato e giocondo, non trovava mai il momento d i lavorare durante la giornata, che soleva trascorrere in mezzo a liete brigate di amici. Un paio d'ore di utile lavoro erano per lui quelle dalle nove alle und ici, in cui gli amici che erano venuti a trovarlo si mettevano a giocare alle ca rte. Mentre essi giocavano, Donizetti, in un tavolino vicino al loro, scriveva l e note deliziose dell'Anna Bolena. Ma il comporre non gl'impediva di occuparsi d ella partita alla quale prendeva interesse. Seguiva le fasi della partita e inta nto parlava e componeva. (MONALDI, Le prime rappresentazioni celebri). 4303. La Lucrezia Borgia fu data alla Scala il 26 dicembre 1833, ma l'esito non fu affatto buono. Dopo aver assistito allo spettacolo, l'editore Ricordi era tor nato a casa in via Ciovasso, dove abitava anche Donizetti. Quella sera c'era l'e clisse lunare e, siccome nel cortile della casa c'era un secchio di acqua, Tito Ricordi s'era fermato a vedere riflesso nell'acqua il fenomeno astronomico. Ma e cco aprirsi di nuovo il portello di casa e risonare una voce: Che cosa fai, Tito? Guardo l'eclisse della luna. L'eclisse stasera c' stata per il povero Donizetti. Era il maestro che, con malinconica ironia, commentava il mediocre esito della s ua opera. (Mussi, Meneghino ride). nari si 4304. Un giorno del 1834, la vigilia di Natale, alcuni zampognari fermarono a s onare sotto le finestre di casa sua. Donizetti li sent dapprima con fastidio, poi con interesse; infine ripens al motivo che essi ripetevano con rozza cantilena, ne intu la riposta bellezza, l'intima commozione, lo ripul, lo nobilit subitamente, scrivendolo.. Da esso deriv il duetto: Verranno a te sull'aure della Lucia di La mmermoor. (DONATI-PETTENI, Donizetti). 4305. Donizetti aveva sempre la mente occupata da temi musicali e componeva ovun que si trovasse. Se gli accadeva di non potersi rendere padrone di un'idea, era incapace di distogliersene. Allora se ne stava spesso a lungo assorto, con gli o cchi fissi davanti a s, finch la soluzione artistica non era raggiunta. Una volta, a Parigi, egli si trovava davanti alla vetrina di un negozio di oggetti d'arte e si diede a fissare per un'ora iutiera un quadro. Il proprietario usc allora dal negozio, nella speranza di aver trovato un acquirente. Che cosa cerca signore? Il finale del terzo atto della mia Lucia rispose il compositore e si allontan rap idamente, poich in quel quadro appunto lo aveva trovato. (BURING, Das goldene Buc h der Anekdoten). 4306. Il patetico canto Tu che a Dio spiegasti l'ali , sulla bocca del ,cantante Duprez assumeva un'espressione quasi sovrumana, tanto che Doni zetti, la prima sera che l'ud al teatro San Carlo, ne fu assalito da un improvvis o attacco nervoso e dovette esser trasportato a casa e messo a letto dove rimase febbricitante per alcuni giorni. (MONALDI, Le prime rappresentazioni celebri). 4307. Donizetti non aveva troppi scrupoli in fatto di composizione musicale. Il coro dell'ultimo atto della Lucia, per esempio, fu preso di sana pianta da una m essa del suo maestro Mayr. Quando il buon Mayr lo riseppe, invece di offendersen e o lamentarsene, se ne mostr soddisfatto dicendo: Veramente Donizetti mi ha voluto fare molto onore! (Corriere della sera, 10 otto bre 1935). 4308. t noto che Donizetti scriveva i suoi melodrammi in pochi giorni. A tal pro posito la cantante Grisi diceva di lui: Peccato che Donizetti abbia tanta fretta, altrimenti potrebbe mandar a spasso ce nto Bellini! (Corriere della sera, 10 ottobre 1935).

4309. Si recava spesso a casa di un amico. Ma una sera, arrivando, l'amico gli d isse: Mi dispiace di essere scortese, ma io e mia moglie dobbiamo andarcene da amici c he ci hanno invitato e dobbiamo lasciare la tua gradita compagnia. Voi mi cacciate rispose Donizetti, sorridendo; ma io resto, perch qui sto bene. V oi andatevene pure al vostro convegno, GSPLIT:uPalazzi-Zanichelli 1.txtArchivio GS plit&{5F9160D1-68ED-4692-9DC5-DA0556BA26AC}sm/% 3X