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ma, tanto pi che i cani riuscirono a liberarsi del guinzaglio e rincorsero i feli ni per tutta la casa, buttando all'aria

cavalletti, tele, seggiole, ogni cosa. Il Dalbono, disperato si mise a chieder soccorso dalla finestra. (PIETRO SCARPA, Messaggero, luglio 1933). DALL'OCABIANCA Angelo nato a Verona nel 1858; morto nel 1942; insigne pittore italiano contemporaneo. 3740. Una signorina italiana abitante a Tunisi scrisse un giorno al pittore Ange lo Dall'Ocabianca chiedendogli una pennellatine , poi che era unico suo conforto la vicinanza spirituale degli artisti che illustravano l'Italia. Voleva in altri termini un quadretto gratis dal pittore. L'arguto pittore le rispose Amabile signorina, non una, ma tre pennellatine le m ando, che la faranno vibrare del 'pi santo ardore . E sotto mise tre pennellate: u na rossa, una bianca e una verde. (Minerva, 16 luglio 1928). DAMINDA filosofo e capitano spartano del IV secolo a. C. 3741. Quando Filippo entr, armata mano, nel Peloponneso, qualcuno disse a Daminda che cominciavano i giorni tristi per Sparta e che gli Spartani avrebbero molto sofferto. Ma Daminda: E che cosa possono mai soffrire rispose coloro che non temono la morte? (MONTAIG NE, Essais). DAMOCLE cortigiano del tiranno Dionisio di Siracusa, vissuto circa il 400 a. C. 3742. Il cortigiano Damocle aveva detto a Dionisio, tiranno di Siracusa, che nes suno poteva al mondo esser pi felice di lui. Vorresti che ti facessi godere una volta la mia felicit, gli domand allora Dionisi o. E avendogli Damocle risposto di s, Dionisio lo invit a pranzo, e gli fece servire un magnifico banchetto, pieno di leccornie; se non che fece appendere sopra il s uo capo una spada taglientissima appesa a un pelo di cavallo. Damocle, avendo ve duto la spada, stette per tutta la durata del pranzo in grave apprensione, temen do che gli cadesse addosso. Vedi disse Dionisio, appena il pranzo fu finito come felice la nostra vita, che, non ostante tutte le mie guardie armate, non dipende che da un filo? (PANCKOUCKE). D'ANCONA Alessandro nato a Pisa nel, 1835; morto a Firenze nel 1914; insigne letterato e critico ita liano. 3743. Alessandro D'Ancona fu sempre di sentimenti liberali, e quando era student e a Firenze, l'aveva a morte col Granduca. Una domenica, passava da Santa Trinit il Granduca in carrozza, e il D'Ancona, per non volerlo salutare, si volt dall'altra parte, trovandosi a faccia a faccia col buon professore Regnoli, che faceva una premurosa scappellata. Lo studente gli si avvicin, domandandogli ironicamente: L'ha visto, eh, il babbo? Ed ecco il professore farglisi addosso col bastone alzato e rincorrerlo per mezz o Lungarno, gridando: Ah canaglia, ah birbante! che fu un miracolo se le guardie non l'arrestarono per borsaiolo. Passato quel momento di furia, il Regnoli, ch'era tutto di casa, rise dell'avven tura, come ne risero gli altri che la riseppero. (MARTINI, Il primo passo). 3744. Alessando D'Ancona ebbe, ancora giovanissimo, la cattedra universitaria; e d ecco, secondo che lui stesso raccontava, come and la sua nomina: Verso la fine del 1860 mi trovavo presso il Salvagnoli, che vedevo quotidianamen te, quand'egli mi disse: Prendi un foglio e scrivi . E mi dett: Eccellenza, non es sendosi presentato ancora in Pisa il professor De Sanctis, e nulla sapendosi del la sua accettazione, chiedo di supplirlo pel presente anno accademico nell'inseg namento delle Lettere Italiane . Finito che ebbi di scrivere, lo guardai dimandan dogli: E chi sottoscrive? . Oh, bella mi rispose sottoscrivi tu! Ed io ci misi so tto il mio bravo nome. L'istanza mi aggiunse la dar io in proprie mani al Ricasol i, che la invii raccomandata al Tabarrini . E questi il giorno dopo mi mand a chia

mare, mi accolse con una benevolenza, della quale pi volte gli attestai di poi la mia gratitudine. Ed ecco come in quattro e quattr'otto fui fatto professore. Ma erano tempi di rivoluzione! concludeva modestamente il D'Ancona. 3745. Appassionatissimo fin da ragazzo per gli studi di erudizione, bazzicava a Firenze nella Biblioteca Magliabechiana (ora Nazionale), dove un bravo e zelante impiegato, certo Papi, lo aiutava volentieri nelle sue ricerche. Il Papi narra il D'Ancona mi aveva preso a benvolere, e direi quasi a proteggere , ed io ne ero contento; e ricordo ancora la scrollata di capo che fece un giorn o, quando un certo Abate, uno dei pezzi grossi. della biblioteca, mi neg la Calan dra del Bibbiena, perch credeva ch'io volessi, Dio ci guardi, la Bibbia! (MARTINI , Il primo Passo). DANCOURT (Fiorenzio Carton, signore d'Ancourt, detto) n. 1661 - m. 1725; attore e commediografo francese. 3746. Il famoso comico Dancourt era stato scolaro di un frate predicatore abbast anza noto ai suoi tempi, certo padre Delarue. Costui, avendolo riveduto quando D ancourt era gi attore della compagnia del re, rimpiangeva con lui che un uomo di tanto ingegno fosse finito comico. Padre, rispose Dancourt eppure non c' tanta differenza tra la professione vostra e la mia: io sono commediante del re e voi commediante del papa. (Encyclopdie mtho dique). il 3747. Il drammaturgo Dancourt, soleva andare, dopo ogni rappresentazione andata male, a una famosa osteria, chiamata La Cornamusa , per affogarvi il dispiacere n el vino. Soleva anche leggere i suoi drammi alla figlia Mim perch gliene desse il parere. Una volta che aveva letto un suo dramma alla ragazza, le domand che cosa gliene pareva. Pap, rispose candidamente la figlia la sera della rappresentazione andrai a bere alla Cornamusa. (DE LAPLACE, Pices intressantes). DANGEAU (Luigi de Courcillon, abate) n. 1643 - m. 1723; grammatico, lettore di Luigi XIV, membro dell'Accademia. 3748. L'abate Dangeau, era un pedantissimo grammatico e non aveva altra passione all'infuori di questa. Una volta alcuni suoi amici si lamentavano dei tempi tor bidi e temevano una rivoluzione. Egli li stette a sentire senza commuoversi affa tto e poi disse: Avvenga quel che vuol avvenire, io sono a posto; poi che ho in tasca ben trentase i coniugazioni irregolari di verbi, complete e in ordine. Un'altra volta questo stesso abate diceva con un suo amico: Credi a me, le cose non vanno bene in Francia, perch i participi non sono ancora ben conosciuti tra noi. (GRIMM, Correspondance). D'ANNUNZIO Gabriele nato il 12 marzo 1863 a Pescara, morto a Gardone il primo marzo 1938; celebre po eta soldato italiano. 3749. Un giorno, quando era ancora ragazzo, il fattore con una lunga canna aveva rotto tutti i nidi delle rondini sotto la grondaia della sua casa. I nidi cadev ano in frantumi; le rondini disperate ' svolazzavano, strillavano, si sbattevano contro le muraglie. Gabriele ne fu tanto commosso e addolorato, che, invocando la madre, gridava di voler morire e che niente avrebbe potuto consolarlo. La sua disperazione dur per parecchie ore, e la sera la madre lo trov a letto che piange va, vergognandosi (come disse) di essere un uomo. (ANTONA TRAVERSI, Vita di Gabr iele D'Annunzio). 3750. Raccontava egli stesso che quando era fanciullo, passando un giorno con la madre, in Firenze, per piazza Santa Croce, additando il monumento di Dante diss e: ' Senti, mamma, quando sar grande, lavorer cos bene che faranno una statua anche a me. La mamma, per insegnargli la modestia, gli rispose dandogli un ceffone. (ANTONGI NI, D'Annunzio aneddotico). 3751 Pi volte Gabriele d'Annunzio, giovanetto, alunno nel Collegio Cicognini di P rato, ord e capitan ammutinamenti clamorosi. Rest per lungo tempo famoso quello a p roposito della triplice e quadruplice portata settimanale delle polpette a mensa . Un giorno si mise ad arringare i compagni e li condusse nelle cucine, dove rup

pero quanto capit loro in mano, dalle stoviglie alle pentole, dai tegami ai grand i mortai nei quali gli sguatteri solevano pestare e ripestare gli avanzi del man zo lesso per farne polpette. Il capo dell'ammutinamento s'ebbe dieci giorni di p ane e acqua in solaio; ma il peggio l'ebbe il padre, che si vide appioppare, all a fine del bimestre, il triste elenco delle rotture e il relativo conto. (SODINI , Ariel armato). 3752. Molte altre volte, nel Collegio Cicognini di Prato, D'Annunzio fu punito p er insubordinazione. Mentre un giorno era accompagnato per l'ennesima volta nel solaio che faceva da prigione di rigore, il precettore ebbe a dirgli: Mi dispiace, ma l'ha proprio presa a nolo, lei, la prigione. Andiamo, via, le po rter qualcosa in gattabuia, povero agnolo! Ma il giovanetto, tutto preso da quell'orgoglio che non lo abbandon mai durante l a vita, rispose sdegnoso: Se l'acqua fresca, il pane sia come l'acqua. Mi basta. (SODINI, Ariel armato). 3753. Sembra che il D'Annunzio tenesse alquanto, con disinvolta eleganza e con d istinzione, alla sua grigia divisa a filettature rosse e argento del Collegio Ci cognini di Prato: egli emulava nel portamento i giovani ufficiali appena usciti dall'Accademia. Nel dicembre del 1880, mentre si trovava a Firenze, ospite di am ici, scambiato per un vero ufficiale dell'esercito, s'ebbe il ripetuto onore del saluto regolamentare da vari soldati che lo incontrarono. L'effimero ben portan te capitano del Cicognini dovette, certo divertirsi un mondo; se non che il Coma ndo della XV Divisione, avuta notizia dell'equivoco in cui quei militari eran ca duti, credette necessario trasmettere un circostanziato rapporto nientemeno che al Ministero della Guerra. E fu cos che, per l'eleganza del giovane poeta, col tr amite dell'autorit prefettizia, arriv a Prato l'ordine di abolire i distintivi dei gradi che nelle uniformi collegiali traevano in errore i soldati. (SODINI., Ari el armato). 3754. Tuttavia, nonostante l'eleganza e le monellerie, il D'Annunzio non perdeva il suo tempo al Cicognini, se dobbiamo credere al rapporto, che si conserva anc ora, di un certo Giusfredi, prefetto della sua camerata, che dice testualmente c os: D'Annunzio dotato di parecchio ingegno e studia molto. Chiuse le scuole per l a Pasqua, egli non fece come gli altri, cio mangiare, dormire e far chiasso; ma l avor in modo che il giorno di Pasqua, i suoi genitori potettero ricevere da lui u na busta con dentro sei lettere d'auguri scritte nientemeno in sei lingue: in gr eco, in latino, in italiano, in inglese, in francese e in spagnuolo . (ANTONA TRA VERSI, Vita di Gabriele D'Annunzio). 3755. noto che Byron nuot una volta dal Lido fino a Venezia. Giovanissimo, D'Ann unzio Volle ritentar l'avventura. Partendo dal piccolo porto di Santa Elisabetta , egli travers la laguna e, piuttosto stanco, si preparava ad approdare sulla pia zzetta, quando gli gridarono che Byron non s'era ferma tomai, ma aveva percorso anche i tre chilometri del Canal Grande. Ma D'Annunzio atterr lo stesso:. Allora questa non pi della letteratura disse; comincia a diventare dello sport... (Candide, aprile 1924). 3756. Sull'esempio di Carducci, anche D'Annunzio giovane aveva fatto un suo inno in cui s'invocava Satana. un'epidemia diabolica propagatasi tra i poeti! esclam giocosamente Don Cicillo, i l padre di D'Annunzio, quando glielo dissero. (ANTONA TRAVERSI, Vita di Gabriele D'Annunzio). 3757. Nel 1880 si era sparsa improvvisamente la notizia che Gabriele D'Annunzio, caduto da cavallo sulla strada di Francavilla a Mare, era morto di colpo; e la ferale notizia era confermata da due giornaletti letterari dell'epoca. Il padre del poeta, ricevuto uno di questi fogli, si precipit in casa, dove Gabri ele era in lieti conversare col suo amico Filippo De Titta, e severamente disse al figlio: Che razza d'amici hai a Firenze, che si permettono di questi scherzi di cattivo genere? e gli tendeva intanto il giornale. Gabriele, senza prendere il giornale, sorrideva, sorrideva, enigmaticacamente, e alla fine disse: Ma no!... ma no! sono stato io che, per divertirmi un poco coi miei amici, ho sp

arso questa notizia. (ANTONA TRAVERSI, Vita di Gabriele d'Annunzio). 3758. Nel marzo del 1881 usciva il Primo vere, che fu accolto dalla critica com e una rivelazione. Anche parecchi giornali e riviste straniere se ne occuparono; e curiosa la recen sione di Marco Monnier in una rivista svizzera, che finiva cos: Se io fossi uno d ei professori dello studente-poeta, prima gli darei una medaglia e poi lo fruste rei ..(ANTONIA TRAVERSI, Vita di Gabriele d'Annunzio). 3759. Quando l'editore Sommaruga fece uscire a Roma il famoso periodico Cronaca bizantina, chiam Gabriele D'Annunzio a collaborarvi. Era il momento che tutta Rom a era conquistata dalle grazie e dalla fama del giovane poeta, il quale tuttavia , forse pi d'ogni altro successo, apprezzava quello che gli proveniva dalle sue c onquiste femminili. Infatti con l'editore Sommaruga s'era venuto a concordare ta citamente uno strano contratto editoriale: il D'Annunzio dava alla rivista i suo i versi, e l'editore gli aveva aperto un credito presso un fioraio e presso un p asticciere. Anche Carducci del resto riceveva, in cambio delle sue poesie, baril i di vin di Sardegna. Il D'Annunzio trovava la cosa bellissima, ricordando che i pittori primitivi avevano dipinto dei quadri per un sacco di fave o per un paio di capponi. (ANTONA TRAVERSI, Vita di Gabriele d'Annunzio). 3760. Un giorno D'Annunzio, recatosi a far visita al Sommaruga che era assente, vide entrando nel suo studio, sei lire abbandonate l sulla tavola. Le intasc, lasc iando per l'editore questo biglietto: Ho preso le sei lire argentine che occhieg giavano dal tavolo; metti in conto . (ANTONIA TRAVERSI, Vita di Gabriele D'Annunz io). 3761., Quando usc l'Intermezzo fu un coro di disapprovazioni, in ,quanto tutti tr ovavano il libretto di versi eccessivamente audace e immorale. Persino Scarfogli o, che era amico e ammiratore di D'Annunzio, gli si scagli contro, chiamandolo la cocotte della letteratura italiana . Il professor Occioni, che aveva avuto scolaro il D'Annunzio e si compiaceva di l ui, rest malissimo, e scotendo il capo in segno di grave rammarico, ripeteva inco nsolabilmente: E pensare che commentava cos bene Orazio! (ANTONA TRAVERSI, Vita di Gabriele D'An nunzio). 3762. Il giovane poeta era specialmente ammirato dalle donne per i -suoi bei ric cioli castani dai riflessi biondi. Come fu che li perdette? Per un duello che ne l 1885 ebbe con un giornalista abruzzese, e nel quale riport una :ferita al capo, che venne curata immediatamente dal medico con del percloruro di ferro. Il medi camento salv il poeta, ma distrusse inesorabilmente la sua capigliatura. (ANTONA TRAVERSI, Vita di Gabriele D'Annunzio). 3763. D'Annunzio ebbe anche un duello col suo amico, quasi fratello, Edoardo Sca rfoglio. Colpa: alcuni articoli del giornalista sul Corriere di Roma intorno al famoso Isaotta Guttadauro, che al D'Annunzio parvero sconfinare dai limiti di un 'onesta facezia. Ci che pi aveva offeso il poeta era che, nell'articolo, il suo vo lume era diventato Risaotto al Pomidauro. (ANTONA TRAVERSI, Vita di Gabriele D'A nnunzio). 3764. Quando D'Annunzio, ospite in una villa di Francesco Paolo Michetti, che er a un vecchio convento francescano, ebbe finito l'Innocente, ebbe l'estro di anda re sul campanile a sonare le campane a doppia. Ed ecco tutto il popolo accorrere a quel suono, pavido di chi sa quale sventura. Ma usc in buon punto il Michetti a rassicurarli, dicendo loro: Tornate pure tranquilli alle vostre case, o buona gente. Non accaduto niente. do n Gabriele, che ha finito nu libbro! (ANTONIA TRAVERSI, Vita di Gahriele D'Annun zio): 3765. Nel 1884 Gabriele D'Annunzio stava seduto a un caff di Roma, attorniato da letterati e giornalisti. Parlavano di lui e della sua opera. A un certo punto qu alcuno disse: Quello che mi dispiace nella tua produzione, caro Gabriele, l'assenza del sentim ento. Ma io voglio che non ci sia il sentimento. Anzi, quando nasce spontaneo, io lo t olgo. E perch?

Cos! N volle dare altre spiegazioni su questo suo baldanzoso paradosso. (Lettura, 1935 ). 3766. Una notte, dopo aver assistito alla Cavalleria rusticana di Pietro Mascagn i, torn alla redazione del Mattino, di cui egli era collaboratore (il poeta vivev a in quel momento a Napoli) e, indignato, esclam: Quale volgarit! Poi volle una penna e scrisse l per l un articolo stroncatorio contro il Mascagni, intitolandolo: Il capobanda . L'articolo fece chiasso. (ANTONA TRAVERSI, Vita di Gabriele D'Annunzio). 3767. Nel 1887 D'Annunzio intraprese una crociera nell'Adriatico, in- sieme col suo amico Adolfo De Bosis, traduttore di Shelley, su di un cutter di propriet del De Bosis. Sopravvenuta una violenta tempesta, essi stavano per naufragare, spec ialmente per l'assoluta imperizia dei due marinai che avevano preso a bordo e ch e ignoravano affatto la manovra delle vele. Furono salvati da un incrociatore ac corso in loro aiuto e che li prese a bordo. Ma perch gli domandava un giorno un amico avevate preso proprio quei due marinai inesperti? Che vuoi? rispose D'Annunzio. Si chiamavano Valente Valori e Ippolito Santilozzo : dove trovare altri due marinai che avessero nomi cos belli e sonori? (ANTONGINI , D'Annunzio aneddotico). 3768. Nel 1890, D'Annunzio era soldato. Un sergente doveva spiegargli il caricam ento del cannone di allora. Diede a leggere al D'Annunzio la parte del regolamen to che riguardava la lezione, e D'Annunzio lesse. Si diceva a un certo punto che la carica doveva essere avvolta in un involucro di carta violacea . Il sergente lo guard un poco e gli fece ripetere il periodo. E quando l'ebbe letto, gli disse severamente: Violaca, violaca devi dire, testone! Dove hai imparato l'italiano? (ANIONGINI, D'A nnunzio aneddotico). 3769. Gabriele D'Annunzio era gi celebre da parecchi anni nel mondo letterario, q uando dovette fare il soldato. Il suo reggimento era di stanza a Faenza, ma sicc ome l si annoiava, per poter passare qualche giorno a Bologna, pens bene di andar a dar gli esami alla sede del Corpo d'Armata, che era appunto Bologna. La prima mattina fu svolto il tema d'italiano, e la Commissione esaminatrice, composta di un colonnello e di due maggiori, assegn al componimento di Gabriele diciassette punti su venti, trovando in esso molte buone intenzioni e qualche pregio . Continuate cos gli disse uno degli esaminatori, studiate e potrete diventare uno scrittore come il De Amicis. (ANTONA TRAVERSI, Vita di Gabriele D'Annunzio). 3770. D'Annunzio nel 1900 era deputato e apparteneva all'estrema destra. Se non che in quell'anno, per reazione contro i famosi decreti-legge del Pelloux, l'Est rema Sinistra aveva ingaggiato una violenta campagna parlamentare a base di ostr uzionismo. I deputati d'Estrema Sinistra davano uno spettacolo di vivacit e di fo rza che non manc d'impressionare il poeta, il quale un bel giorno, alzatosi dal s uo scanno dell'Estrema Destra, and verso il settore opposto, dicendo: Vado verso la vita! (ANTONA TRAVERSI, Vita di Gabriele D'Annunzio). 3771. Gabriele D'Annunzio stato sempre un grande solitario e ha difeso sempre ge losamente la sua solitudine. Una volta un tale si present alla Capponcina, la vil la del D'Annunzio presso Firenze, e domand: Vorrei sapere se D'Annunzio fuori di Firenze. il custode: Ora vado a domandarglielo. Un'altra volta un tale domand al servo: C' il signor D'Annunzio? No, fuori di casa. E quando torner? Non saprei: quando ci dice che non in casa, non si sa mai quando torna. (JARRO, Almanacco gastronomico, 1914). 3772. Una notte, mentre stava nella sua Villa del Fuoco, in Abruzzo, i ladri vi penetrarono. Al rumore che fecero, scassinando la porta, il poeta apparve e doma nd con molta tranquillit:

Chi siete? Perch siete venuti qui in casa mia? Che cosa volete? Io sono Gabriele D'Annunzio. Voi siete D'Annunzio, il poeta? Ah, allora un'altra faccenda e non ci resta che ritirarci! Lo salutarono infatti profondamente e si allontanarono in silenzio. (La Tribuna, 22 aprile 1897). 3773. La sera che si dava la prima rappresentazione della Francesca da Rimini, a Milano, D'Annunzio, uscito dall'albergo, prese un fiacchere e prima che dicesse al vetturino dove voleva andare, questo s'era gi incamminato verso il teatro Lir ico dove aveva luogo lo spettacolo. Dove vai? gli domand D'Annunzio. Al teatro Lirico. E come fai a sapere che io voglio andar l? E il vecchio brumista: - Vuole che non conosca el poster Gabriel e che non sappia che stasera c' la prim a della Francesca? (ANTONGINI, D'Annunzio aneddotico). 3774. Aveva sempre bisogno di denaro. Un giorno un suo amico gli faceva notare l a necessit per lui di fare un po' d'economia, e siccome i due erano in viaggio, t anto per cominciare, gli consigliava di prendere alloggio in un albergo modesto. Caro mio, gli rispose D'Annunzio mettiti bene in mente che soltanto i ricchi pos sono permettersi il lusso di scendere in un albergo di secondo ordine. Chi nella vita ha bisogno di trovar denaro deve andar sempre dove presume che ve ne sia e cio negli alberghi di lusso. (ANTONGINI, D'Annunzio aneddotico). 3775. Un giorno del 1912, Gabriele D'Annunzio chiese a un amico un prestito di m ille lire di cui aveva stretto bisogno. Invece delle mille lire, il poeta ricevette la seguente risposta: Il tuo bigliet to mi ha raggiunto in un momento di estrema bolletta, tanto che ho dovuto vender e, e puoi immaginare con quale strazio, il. tuo autografo... me ne hanno dato ci nquecento lire: mi hai salvato. Abbiti tutta la mia riconoscenza , E Gabriele D'Annunzio: Bisognerebbe almeno sapere l'indirizzo di chi l'ha comprato. Chi sa che non glie ne possa vendere qualche altro. (ANTONGINI, D'Annunzio aneddotico). 3776. Fu una volta invitato all'inaugurazione di un impianto idraulico sulla mon tagna. Egli, in un bel discorso, magnific la forza dell'acqua; poi, spingendo un bottone elettrico, provoc la apertura della diga, e vide precipitarsi l'acqua mug gendo nel nuovo letto, mentre la schiuma della cascata saliva al cielo. Commosso , il poeta contemplava in silenzio questo spettacolo gran dioso, quando uno degli ordinatori della festa and a dirgli che lo aspettavano al banchetto preparato per festeggiare l'avvenimento. Allora D'Annunzi and su tutte le furie: Come! A compimento di una festa sublime, non avete trovato niente di meglio che far masticare carni grossolane a seicento mandibole? (Revue Hebdomadaire). 3777. Tra le virt di Gabriele D'Annunzio non c'era n quella dell'umilt n quella dell a parsimonia. Egli stesso sorridendo raccontava che un giorno tre francescani an darono a fargli visita. Dato loro l'obolo, il poeta disse il suo grande amore pe r il Poverello d'Assisi, a cui si sentiva affine profondamente. I frati lo ascol tarono scandalizzati, e il pi attempato esclam: Come! Tu, che hai tanto orgoglio, pretendi rassomigliare al nostro San Francesco ch'era tutta umilt? D'Annunzio fece notare al frate che i cenci del santo erano foderati di porpora. S, s riprese il frate; ma San Francesco aveva nelle mani le stimmate, e tu hai sem plicemente le mani bucate! (Revue Hebdomadaire). 3778. Un giovane letterato riusc ad essere presentato a D'Annunzio ed estasiato, gli disse: Maestro, avevo tanto sentito parlare di voi e non vi avevo mai veduto... D'Annun zio lo interruppe: Gi; il contrario di quel che capitato a me, che vi ho veduto, ma non avevo sentit o mai parlar di voi! (Manuel gnral, 20 luglio 1935). 3779. D'Annunzio spesso si divertiva a mettere in imbarazzo i suoi ammiratori e le sue ammiratrici dicendo loro se avessero letto un suo volume...

e ne diceva un titolo assolutamente immaginario, perch questo libro non esisteva. Ebbene, nove volte su dieci, l'interpellato rispondeva che l'aveva letto e ne faceva anzi le pi ampie lodi. Ma finalmente una signora gli rispose un giorn o che non l'aveva letto. La vostra sincerit rispose il poeta -- meriterebbe che, come ricompensa, io scriv essi davvero questo libro. (ANTONGINI, D'Annunzio aneddotico). 3780. S'era sparsa la notizia della morte di Gabriele D'Annunzio e alcuni giorna li l'avevano annunciata. Naturalmente la notizia fu poi dagli stessi giornali sm entita. Se non che un giornale francese che aveva anch'esso annunziato la morte del poeta, diede poi la smentita con questo strano titolo: La morte di Gabriele D'Annunzio rinviata a data ulteriore . (ANTONGINI, D'Annunzio aneddotico). 3781. In un albergo svizzero dove D'Annunzio si trovava di passaggio c'era un ce lebre grafologo. D'Annunzio volle metterlo alla prova: scrisse qualche riga su u n foglio di carta e mand un suo amico a far vedere lo scritto al grafologo. Quest i esamin la calligrafia e disse: L'autore di queste righe vostro parente od amico? l'altro, per avere un responso pi sincero: Oh, no! Si tratta di un semplice conoscente. Allora posso riassumervi il mio giudizio in poche parole: un megalomane senza l' ombra d'ingegno. (ANTONGINI, D'Annunzio aneddotico). 3782. Quando il Governo sequestr la Canzone dei Dardanelli, Gabriele D'Annunzio n e dava il malinconico avviso a un suo amico cos: Il Governo che ha lasciato vendere la mia casa fra tanta ignobile gazzarra e che lascer dissipare i miei libri, pone la sporca mano poliziesca a profanare il poe ma da me consacrato alla Patria. (ANTONA TRAVERSI, Vita di Gabriele D'Annunzio). 3783. Quando Gabriele D'Annunzio and a Parigi ci fu un gran successo di curiosit t ra i giornalisti e nei salotti mondani. Tutti facevano a gara per vedere D'Annun zio. Ma il poeta aveva dato all'albergo Maurice, dove era sceso, una rigorosa co nsegna, e il portiere, a tutti coloro che venivano a domandare di D'Annunzio, ri spondeva imperturbabile: D'Annunzio? Non lo conosco. (ANTONA TRAVERSI,, Vita di Gabriele D'Annunzio). 3784. D'Annunzio trattava un giorno con un antiquario parigino per l'acquisto di una Madonna di un pittore italiano. Il poeta offriva 10.000 franchi. L'antiquar io ne chiedeva 15.000. Ma ad un tratto, fissando D'Annunzio, egli tacque, e dopo un istante disse: Insomma, perch lei, lo avr per 10.000 franchi. Il poeta, felice per la compera, ma ancor pi per la nuova prova avuta della sua n otoriet, pag, pregando che il quadro gli venisse mandato all'albergo, ed usc. Non aveva fatto che pochi passi, quando s'accorse che il negoziante lo rincorrev a. Si volse: Che c'? E l'antiquario: Signore, si dimenticato di lasciarmi il Suo nome! (BRING, Das goldene Buch der An ekdoten). 3785. Henry Bordeaux si chiedeva, in un articolo sul Figaro, in che modo il poet a, maestro nell'ordinare la propria esistenza, trascorreva l'ora in cui cade la sera, quell'ora che a Venezia egli aveva chiamata l'ora del Tiziano . Qualche tem po dopo, D'Annunzio mostr il desiderio di udire sonare gli organi di Notre-Dame s ulle sei di sera. Fu accontentato. E il Bordeaux fu uno dei pochi privilegiati c he assistettero a questo eccezionale concerto. La sera disse il poeta l'ora degli organi! E il Bordeaux diceva che, come Luigi di Baviera esigeva per lui solo un'audizion e speciale del Parsifal, cos D'Annunzio mobilitava per il suo piacere la cattedra le, gli organi e il tramonto del sole. (ANTONA TRAVERSI, Vita di Gabriele d'Annu nzio). 3786. Fu Roberto di Montesquiou a presentare Gabriele D'Annunzio a Maurizio Barrs , il quale sulle prime non voleva saperne, dicendo: Quest'italiano non mi piace! (ANTONA TRAVERSI, Vita di Gabriele D'Annunzio). 3787. Coolus racconta che D'Annunzio, quando fece la sua prima visita a Sarah Be rnhardt, si ferm sulla soglia a guardarla e, come ispirato, disse:

Bella, magnifica, dannunziana! Poi, facendosi innanzi, riprese: Buon giorno, signora. (RENARD, Journal). 3788. D'Annunzio si stupiva della pigrizia che hanno i Francesi a variare il lor o vocabolario. Un giorno ne fece rimprovero ad Anatole Frante. Voi scrivete gli disse con GSPLIT:uPalazzi-Zanichelli 1.txtArchivio GSplit&{5F9160 D1-68ED-4692-9DC5-DA0556BA26AC}sm3 | N