Sei sulla pagina 1di 8

debitore per tutta la vita . (STRAFFORELLO, Proverbi di tutti i popoli). DU PERRON Giacomo n. 1556 - m. 1618; cardinale e scrittore francese.

4612. Prima che fosse fatto cardinale, il Du Perron tenne un giorno un discorso alla presenza di Enrico III, per provare che Dio esiste. Subito dopo, quando il re si congratulava con lui per le cose belle e profonde che aveva dette, egli ri spose: Sire, in una prossima predica potrei dimostrarvi tutto il contrario. La risposta spiacque molto al re, e il Du Perron cadde da quel giorno in di sgrazia. (TALLEMANT DES REAUX). 4613. Ascoltando un giorno un predicatore che citava i Santi Padri, chiamandoli con l'appellativo di signore (signor San Gerolamo, signor Sant'Agostino), fece q uesta spiritosa osservazione: Si vede subito che il poveretto ha poca dimestichezza coi Santi Padri, tanto ver o che d loro ancora del signore. (CIM, Nouvelles rcrations littraires). DUPIN Giovanni Enrico n. 1787 - m. 1887; autore drammatico francese. 4614. Verso il 1817, Scribe e Dupin scrissero in collaborazione un vaudeville mo lto caustico, nel quale prendevano in giro i commessi di mode. Un commesso si pr esent, in nome dei compagni, a Dupin, per portargli una sfida. Bene riprese Dupin, quanti siete? Mille circa. Ma voi non siete che due e avrete la vertenza soltanto con due di n oi. Se non si tratta che di scegliere disse Dupin voi siete libero tutte le domenich e? Ebbene, domenica prossima trovatevi nel gran viale dei Campi Elisi coi vostri amici. Scribe ed io ci saremo. Voi vi metterete l bene allineati, e noi sceglier emo due su mille. t uno scherzo? un ultimatum. Noi non ci divertiremo, come ben penserete, a - prenderci per avve rsari due giganti. Prevenite i vostri amici e avvertitemi sabato dell'ora del co nvegno! Il commesso si ritir. Dupin attese tutta la vita... (Figaro, maggio 1922) . DUPIN Andrea Maria nato a Varzy nel 1783, morto a Parigi il 10 novembre 1865; avvocato, magistrato, presidente. della Camera dei Deputati di Francia. 4615. L'on. Abramo Dubois, deputato al Parlamento, leggeva un lungo, interminabi le discorso. Il presidente Dupin lo preg di saltare qualche cartella. Il deputato obbed, ma il discorso era interminabile lo stesso. E allora Dupin, tornando alla carica: Via .Abramo, ancora un sacrificio! (Eloquenza). 4616. A pranzo, in casa del Ministro della Giustizia, due invitati importanti si facevano attendere. A un tratto il ministro, seccato di aspettare,, disse a Dup in: Che ne dite, signor presidente? Credete che sia meglio far servire il pranzo? Certamente rispose Dupin. Tanto pi che, pranzando, noi possiamo aspettarli; mentre , aspettandoli, non possiamo pranzare. (Eloquenza). ti 4617. Il fratello del presidente, celebre avvocato di Parigi, era stato eletto d eputato 'per la prima volta e doveva pronunciare quel giorno il suo primo discor so, atteso con ansia da tutti quelli che sapevano la forza della sua eloquenza. Ma, che che non , quando il deputato novellino vide tutte quelle-facce rivolte in aspettazione verso di lui, ebbe un momento di panico che sin allora non aveva m ai provato, e fu costretto a lasciar la tribuna senza aver potuto nemmeno aprir bocca. Suo fratello presidente, per scusarlo in qualche modo verso i colleghi, disse: Signori deputati, forse l'oratore si sente indisposto per l'eccessivo caldo che viene dai caloriferi. Ma, nel silenzio che s'era fatto, si sente la voce dell'usciere incaricato di so rvegliare i caloriferi che dice: Impossibile, signor presidente, perch oggi i caloriferi non sono stati accesi.

Tutti i deputati si misero a ridere. (Eloquenza). 4618. Le sue uscite, i suoi motti spiritosi lo avevano reso popolare. Si diceva di lui: Non c' che fare! Quando un bel motto lo agita dentro, bisogna che lo dica o che s i gratti! Nel 1849, il deputato Copuerel tenne un lungo discorso col quale voleva dimostra re che, a base della repubblica, dovesse essere il Vangelo. Lo spiritoso preside nte, vedendo che il deputato andava per le lunghe, lo interruppe dicendo: Faccio osservare al signor deputato che Ges Cristo ha detto: Il mio regno e non l a mia repubblica... non di questo mondo . (Eloquenza). - 4619. Durante una seduta tumultuosa, in cui tutti volevano parlare assieme, Thi ers, che, come risaputo, era di piccolissima statura, intervenne. gridando: - Credo, signori, che ci sia in questa Camera un piccolo malinteso. Il Dupin, pr esidente, lo interruppe dicendo: Signor Thiers, il piccolo malinteso siete.proprio voi. (CIM, Nouvelles rcreations littraires). 4620. L'oratore Berryer pronunciava una terribile requisitoria contro il Ministe ro. A un tratto disse tali oltraggi, che il Dupin dovette intervenire per richia marlo all'ordine; ma sottovoce gli diceva intanto: Bravo! Continua, continua, che oggi sei in vena. (CIM, Nouvelles recrations littra ires). DUPR Giovanni n. 1817 - m. 1882; scultore italiano. 4621. Mentre lo scultore Giovanni Dupr, sdraiato sul sof, in una giornata estiva e afosa, stava pensando al suo gruppo della Piet, preoccupato specialmente della p osa che avrebbe dovuta dare al Cristo, posa che egli non riusciva a concepire qu ale voleva, si addorment. Ed ecco nel sonno vede l'intero gruppo ormai compiuto, col Cristo proprio in quella posa che desiderava ma che non aveva potuto sin .al lora intuire. {Rivista d'Italia, 1901). 4622. Dupr, mostrando la sua statua di Abele a un tal signor Monsalvo che, ignora ntissimo, si piccava d'intenditore, gli chiese: Orbene, che ve ne pare? Mi par che l'orecchio sia troppo distante dalla bocca. . Qualche tempo dopo, rimostrando allo stesso la statua, che si era ben guardato d al toccare, richiese: Ed ora? - Ah, ora s, va benissimo rispose il Monsalvo, beato di aver insegnato al Dupr. . 4623. Ettore Ximenes, giovinetto, buss un giorno allo studio del Dupr, e questi l o accolse irosamente: Alla malora tu e la tua Sicilia! Cinque anni dopo, a Torino, il Dupr, in commissione col Vela, assegnava allo ,Xim enes uno dei grandi-premi di scultura. Quando il Dupr seppe che il giovane artista vittorioso era il picciotto che aveva cos male accolto a Firenze, volle abbracciarlo, e gli disse: Ah, eri tu quel giovanetto! Se tu sapessi! Quel tuo bussare insistente mi aveva mandato a male una testa... Ora che sei grande, puoi capire che in certi momenti non siamo padroni dei nostri nervi... Facciamo la pace. Pochi anni dopo, Ettore Ximenes reggeva sulle spalle la bara del Dupr. (A. PADOVA N, Il libro degli aneddoti). DUPREZ Gilberto nato a Parigi nel 1806, morto a Parigi nel 1896; celebre cantante francese. 4624. Figlio di un povero commerciante, Duprez deve la sua, fortuna al fatto che i suoi abitavano accanto alla famiglia Le Carpentier, che era una famiglia di m usicisti: Le Carpentier era infatti violinista all'Opera, e sua moglie dava lezioni di piano e di canto. La buona signora si accorse che il piccolo Gil berto aveva disposizione e passione per la musica e si prest gratuitamente a istr uirlo nei primi principii musicali. Canta, canta, bambino, gli disse un giorno la signora Le Carpentier tu diventera i un grande artista. Ma il padre del bambino non vedeva di buon occhio quelle lezioni che, secondo lu i, erano una perdita di tempo.

Signora mia, disse alla Le Carpentier il povero commerciante non coi vostri do e coi vostri si che Gilberto potr guadagnare del pane! (LA ROUSSE). 4625. Il povero ragazzo desiderava da tempo una romanza che aveva visto esposta in una bottega di musica. Ma la romanza costava sei soldi: una somma favolosa pe r quel misero fanciullo. Gilberto passava e ripassava avanti e indietro dinanzi a quella vetrina che conteneva il tesoro agognato. E a furia di passarvi davanti , un giorno vide accanto alla porta, sul marciapiede, qualche cosa che luccicava . Chinatosi e raccolto l'oggetto, s'accorse che era una moneta da dieci soldi. F iguratevi la sua gioia! Entr nella bottega di musica e compr la romanza. Tanta era la gioia, che si dimentic anche di prendere il re sto. (LAROUSSE). 4626. Gli inizi di Duprez non furono affatto facili, e il piccolo dovette sormon tare difficolt d'ogni genere. Avendo concorso per essere ammesso alla scuola di c anto che in quel tempo aveva fondato il maestro Choron, fu bocciato all'esame. A veva nove anni, e il piccino, a quel primo scacco, scoppi a piangere. Choron s'im pietos e volle ascoltarlo pi comodamente a casa sua. L'esito fu buono, e Duprez fu ammesso alla scuola. In breve divenne l'allievo favorito, sebbene come scolaro fosse alquanto vivace e indisciplinato. Un giorno, il padre and a sentire dal maestro se si trovasse contento dello scola ro. Siccome Choron disse che no, il severo padre promise al maestro che avrebbe punito il figlio. Come? E che volete fargli? Lo batter. Volete battere un ragazzo che canta come un angelo? Il migliore allievo del mio istituto? Che sar un giorno il miglior cantante 'del mondo? Oh! fece il padre ha tanto poca voce! La voce? E che se ne fa lui della voce? Se non avr voce, canter coi piedi, con le mani, con quel che vorr.... e superer tutti! Il padre and via, senza capire se doveva punire o abbracciare suo figlio. (LAROUSSE). 4627. Nel 1825, a soli diciannove anni, ottenne una scrittura all'Odon di Parigi. Ma Choron non approv quella decisione,, sembrandogli che l'allievo fosse ancora immaturo. Perci disse che lo rinnegava, che si disinteressava di lui e proib ai su oi allievi di andare quella sera a teatro. Ma, quando arrivarono le sei e vide che gli allievi, obbedienti, non si movevano e continuavano a studiare, li sgrid acerbamente. Come! Un vostro compagno canta questa sera -per la prima volta! E voi, invece di correre ad applaudire il vostro camerata, ve ne state qui immobili a studiare? Ma non avete cuore? E magari, chi sa, quelle canaglie del pubblico saranno capac i di fischiarlo! Ma per andare a teatro osserv un allievo ci vuole del denaro che noi non abbiamo. Sciocchi! Ecco qui il denaro. Andate, accorrete. Io no che non andr perch Duprez m i ha disobbedito. Ma voi... Inutile dire che il primo ad entrare in teatro quella sera fu proprio Choron. E fu tra i pi frenetici ammiratori. (LAROUSSE). 4628. Duprez divent uno dei maggiori tenori del mondo soltanto. con la forza indo mabile della sua volont. La natura non lo aveva affatto favorito: la sua voce era debole e sorda di timbro; ebbene egli arriv, a furia d'ingegnosi espedienti, a r enderla forte, intensa e robustissima. Rossini, dopo averlo sentito cantare nel Guglielmo Tell, corse ad abbracciarlo e si mise a piangere. Chiestagli la ragione di quel pianto, rispose: - Piango perch coloro che udirono stasera la mia opera cantata da Duprez non vorr anno pi sentirla quando sar cantata da altri tenori, e disgraziatamente il Duprez non eterno! (MONALDI, Cantanti celebri). 4629. Il Duprez, abusando delle sue forze, non pot mantenere a lungo la potenza d ella sua voce. Intrattenendosi su tale argomento col Rubini, Duprez si maravigli ava della tanta sua resistenza. Io diceva ho perduto la voce. Come fai tu per mantenere, la tua? Mio caro Duprez, gli rispose Rubini tu hai perduto la voce perch hai cantato con

tutto il tuo capitale. Io invece canto sempre coi soli interessi.. (MONALDI, Ca ntanti celebri). DUPUY Carlo Alessandro nato a Puy nel 1851, morto nel 1920; uomo politico francese, presidente della Ca mera dei Deputati. 4630. Quando l'anarchico Vaillant gett una bomba nell'emiciclo della Camera dei D eputati, Dupuy, che presiedeva la seduta, diede esempio di gran sangue freddo. C hinatosi verso il segretario, gli disse: E ora state attento dove cadr la seconda. Poi rivolto all'Assemblea, nella quale si manifestava un certo disordine e gi mol ti deputati cercavano di fuggire, disse: Signori, la seduta continua. (Revue de Paris, 10 ottobre 1897). DUPUYTREN Guglielmo nato a Pierre-Buffire nel 1777, morto a Parigi nel 1835; famoso medico e chirurgo francese. 4631. Da giovane aveva una gran miseria. Viveva in una modesta soffitta, e d'inv erno, non avendo da comprarsi la legna per il riscaldamento, studiava a letto. I l famoso Saint-Simon, che l'aveva conosciuto per caso, and a trovarlo, pensando c he egli avrebbe potuto essere un ottimo apostolo delle sue teorie socialiste. Ma , quando entr nella povera casa del Dupuytren, rest turbato a vedere in quanta mis eria vivesse. Nell'accomiatarsi, lasci, senza che il giovane se ne accorgesse, du ecento lire sul caminetto, come se ve le avesse dimenticate. Poco dopo, Dupuytre n le vide, e fattosi rosso dalla vergogna, esclam: Saint-Simon s' sbagliato! Poi, alzatosi di letto, corse a cercarlo e gli restitu i denari. (LAROUSSE). 4632. Dupuytren doveva sposare la signorina Boyer. Tutto era pronto, e la famigl ia della sposa coi suoi testimoni era gi in municipio. Aspettano una ora, ne aspe ttano due, lo sposo non si vede. Finalmente, stanchi d'aspettare, se ne vanno. D upuytren non si fece pi vedere, e la signorina di l a qualche tempo spos un tal Rou x. Tutti accusarono Dupuytren d'ingratitudine, di slealt; e Dupuytren non disse mai nulla per scusarsi. Eppure aveva una scusa che gli fa altamente onore. La mattin a stessa delle nozze aveva ricevuta una lettera della sua fidanzata che gli conf essava di sposarlo solo per far piacere alla famiglia, ma che non lo amava, e an zi lo supplicava di voler far andare a monte il matrimonio, poi che ella desider ava sposare un altro. (POUMIES, Souvenirs d'un mdecin). 4633. Dupuytren era grave e severo, di poche parole e pochissimo espansivo; e pe rtanto era pi. ammirato che amato dai suoi colleghi. Ma, nell'intimit, per chi lo conosceva bene, era affato diverso: semplice, alla mano, pieno di bonomia. Un gi orno, and a fare un'operazione chirurgica in un villaggio lontano centoventi legh e da Parigi e port con s il suo assistente. Questo giovanotto, nel discendere dall a carrozza, non badando bene alle ruote, si unse la redingote in malo modo, s che rest poi di malumore. La sera, quando giunsero a destinazione e si furono ritira ti nelle loro stanzette all'albergo, Dupuytren si mise in maniche di camicia e, non ostante l'opposizione del suo assistente, volle lavar lui stesso la redingot e fin che la macchia non fu scomparsa. Come avrebbe potuto esser pi affettuoso e affabile? (POUMIES, Souvenirs d'un nzdicin). 4634. Il celebre dottor Dupuytren, medico di molto spirito, aveva talvolta delle piacevoli ironie anche contro la sua stessa arte. Una sera, conversando con alc uni colleghi, parlava dell'entusiasmo con cui si cominciava la carriera e della negligenza con cui si lascia andare invecchiando. Cari miei, disse nella medicina si passa met della vita a salvar la gente per nie nte, e l'altra met ad ammazzarla a caro prezzo. (Histoires medicales). 4635. Una sera, in un salotto, si parlava di spiritismo. Una signora domand al do ttor Dupuytren se credeva che i morti tornassero: Neanche per sogno! rispose il buon medico altrimenti avrei gi da tempo cambiato m estiere! (Histoires medicales). 4636. Questo grande. uomo non era esente da una certa dose di opportunismo. Dura nte la rivoluzione del 1830, quando cominciarono ad arrivare al suo ospedale i p rimi feriti, li tratt duramente:

Avete quel che vi meritate! Perch v'impicciate di politica? Ma, a mano a mano che la rivoluzione prendeva piede, egli si faceva pi dolce, e q uando finalmente essa trionf, e i Borboni furono cacciati, egli entr giubilante ne lla sala dove stavano i feriti, proclamando: Siete dei bravi ragazzi! Avete salvato la patria. Siete tutti eroi, (POUMIES, So uvenirs d'un mdecin). 4637. Contribu involontariamente alla fortuna dei Rothschild. Rothschild era caduto da cavallo, producendosi una grave lesione che lo mise in pericolo di vita. Dupuytren, accorso di urgenza, esegu un difficile atto operator io e raccomand ai presenti di non disturbare il malato e di evi targli ogni -grave emozione. Aveva appena finito di dare tale prescrizione, qua ndo un messo gli port un dispaccio urgente. Appena lettolo, il medico mand un grid o. Che succede? domand Rothschild con voce flebile. Dupuytren, dimenticando la propria prescrizione, url: Hanno assassinato il duca di Berry. E fugg via di corsa. Rothschild, convulso, si attacc al cordone del campanello e a gli accorsi intim di andar subito alla Banca e di dire ai capi ufficio di vendere subito le azioni. Poi cadde sfinito sul guanciale. Con quella vendita tempestiv a, i Rothschild guadagnarono somme favolose. (BERTARELLI, Esculapio ride). DUQUESNE Abramo n. 1610 - m. 1688, celebre ammiraglio francese. 4638. Duquesne aveva resi gran servizi alla Francia, vincendo tre grandi battagl ie navali; ma il re Luigi XIV non lo ricompens come meritava, scusandosi col dire che il Duquesne era calvinista. Ma io, Maest, rispose Duquesne non vi ho domandato che religione professavate, al momento di combattere per voi. (Encyclopdiana). DURALA Carlo (detto Carolus Duran) nato a Lilla nel 1837, morto nel 1917; pittore francese. 4639. Era il pittore mondano di moda. La moglie di un ricco finanziere volle far si fare da lui il ritratto e gli offr una cospicua somma, degna della fama del pi ttore. E il pittore le fece un ritratto degno di tale regale compenso. Se non ch e, nel momento di ritirare il quadro, la signora non si ,mostr molto soddisfatta. Mio caro maestro, gli disse il vestito, la stoffa, tutto riuscito magnificamente , ma il ritratto non mi rassomiglia. Il pittore si raddrizz nella persona e, con fare dignitoso, rispose: Signora, voi siete venuta a trovarmi per avere un Carolus Duran... e indicando c on la mano il quadro, solennemente, aggiunse una sola parola: Eccolo! (Le cri de Paris, 1937). 4640. Carolus Duran doveva fare il ritratto di un ambasciatore. L'ambasciatrice, che ammirava molto la divisa diplomatica del marito, voleva che' nel ritratto s i vedessero anche i ricami del dorso. Impossibile, signora, osserv il pittore poi che debbo ritrarre vostro marito di f accia. Capirete, egli non trasparente. E, siccome la signora insisteva, Carolus Duran, sorridendo tra se e se della Ing enuit dell'ambasciatrice, declin l'incarico, rinunciando al cospicuo compenso. Qualche giorno dopo, Duran incontr un suo collega pittore che lo ringrazi, molto. Debbo a te, per il tuo rifiuto, un magnifico incarico. E spieg allo stupito Duran che l'ambasciatrice aveva ricorso a lui peI ritratto d el marito e che lui aveva accettato. Ma come hai fatto per accontentarla? - Semplicissimo. Mi sono fatto pagare anzitutto tremila franchi di pi per le diff icolt del caso; e poi ho fatto posare il marito dinanzi a uno specchio, in modo c he nello specchio si vedesse il suo dorso. E l'ambasciatrice, entusiasta della m ia trovata, dice: Che sciocco quel Duran a non averci pensato! . (Le cri de Paris , 1937). DURAS (Emanuele Filiberto di Durfort, duca di) n. 1715 - m. 1789; maresciallo di Francia, sovrintendente dei teatri reali. 4641. Il maresciallo di Duras aveva portato un paio di volte il proprio figlio a un banchetto di corte, e il ragazzo ci si era annoiato maledettamente. Quando i

l padre non era contento della condotta del figlio, lo minacciava: Bada, che, se continui a fare il cattivo, ti porter a pranzo dal re! (CHAMFORT). DRER Alberto n. 1471 - m. 1528; sommo pittore e incisore tedesco, scultore e architetto. 4642. Massimiliano I amava molto Alberto Drer e cercava tutte le occasioni per fa rgli cosa grata. Lo tenne a lungo a corte, lo fece ricco e testimoniava anche pu bblicamente la sua ammirazione per lui. Dovendo un giorno il Drer dipingere su un a parete alla quale non arrivava, l'imperatore diede ordine che uno dei suoi uff iciali e dignitari gli facesse col suo dorso da sgabello; e siccome questi prote stava per la sua dignit, Massimiliano rispose: Tu sei nobile, perch ti ci hanno fatto i miei predecessori, ma Drer nobile per mer ito suo: ha la nobilt del genio. E, l per l, lo fece conte. (LAROUSSE). 4643. Questo artista dipinse, in uno dei suoi quadri, Adamo ed Eva, facendoli co s belli, che l'imperatore Massimiliano disse: Sei nostri progenitori fossero stati cos belli, l'angelo non avrebbe avuto il cor aggio di scacciarli dal Paradiso Terrestre. (Anecdotes des Beaux-Arts). 4644. Alberto Drer ebbe la disgrazia di avere una moglie che lo angariava in ogni modo, tanto che il poveretto, per avere un po' di pace, dovette fuggire di casa e ripar nei Paesi Bassi. Ma allora la donna cambi completamente umore e tutto il giorno non faceva che piangere, invocando il suo sposo. Gli amici ne avvertirono il pittore, il quale, credendo in un miracolo, torn. Ma la pessima donna s'era d isperata tanto, solo per non aver pi a sua disposizione qualcuno da martoriare, e appena Drer torn, ricominci a perseguitarlo con ogni sorta di maltrattamenti, tant o che il pittore, non sapendo pi a che santo votarsi, ammal dal dispiacere e poco dopo mor. (Anecdotes des Beaux-Arts). DURINI (conte Giuseppe) n. 1800 - m. 1850; uomo di Stato italiano, patriota. 4645. Il conte Durini, della vecchia nobilt milanese, non ammetteva che nella sua Milano ci potesse esser gente che non lo conoscesse. Un giorno entr in un negozi o, dove comper qualcosa. Quand'ebbe pagato, il nobile milanese disse al commesso: Mandi a casa! e s'avvi senz'altro per uscire, ma il commesso, pronto, lo richiam con uno: Scusi: non mi ha detto a chi devo mandare . Era proprio quel che ci voleva perch il conte pigliasse cappello. Col suo familia re accento milanese, secco, sferzante, rispose: Cont Durin, palazz Durin, via Durin! (Resto del Carlino, settembre 1922). DURUY Vittorio nato a Parigi nel 1811, morto nel 1894; storico francese, uomo politico e minist ro della Pubblica Istruzione sotto il Secondo Impero. 4646. Amava parlar francamente e quasi con ingenuit. Napoleone III, avendo letto la sua Storia dei Romani , volle conoscere l'autore e lo fece invitare alle Tuile ries. Una volta rimesso dallo stupore di quella benevola accoglienza, Duruy parl dei suoi studi preferiti. Napoleone fece cadere il discorso su Augusto. E Duruy, senza pensare affatto che il suo discorso era poco opportuno, disse che Augusto aveva sognato di creare una monarchia e non c'era riuscito. Infatti esclam per diventare imperatore a Roma, non c'era che da pugnalare un sol petto, ed cos che, da Augusto a Costantino, furono pugnalati quaranta petti. Soltanto uscendo dalle Tuileries, in piazza del Carosello, Duruy s'accorse di av er dato a quella prima conversazione con l'imperatore un tono poco cortigianesco . Da parte sua, Napoleone espresse la sua opinione su Duruy a un suo intimo: Non condivido tutte le sue idee; ma mi parso un uomo molto intelligente. (Revue de Paris, 15 gennaio 1895). 4647. Napoleone l'aveva preso a benvolere non ostante certe espressioni troppo c rude del suo carattere, niente affatto disposto all'adulazione e alle maniere di corte.L'imperatore aveva scritto allora la sua Vita di Cesare e la fece leggere manoscritta a Duruy. Costui gli fece alcune osservazioni. In un dato punto l'im peratore aveva scritto: Si pu legittimamente violare la legalit. Duruy preg l'imperatore di cancellare quelle parole. Sono cose osserv che qualche volta si fanno... ma meglio non ricordarle.

L'imperatore, colpito al vivo, non solo non s'offese di quella franca risposta, ma, non essendo avvezzo a quella libert di linguaggio, 'trov anzi ragione di ammir are di pi lo storico. (Revue de Paris, 15 gennaio 1895). O 4648. Duruy amava che l'insegnamento fosse adeguato alla vita, e reclamava una riforma seria degli studi. Quand'era ispettore, entrando una volta in una scuol a vide tra gli scolari una specie di gigante rozzo e materialone. Ascolt la sua l ezione, che consisteva nel tradurre piuttosto male che bene un brano di Senofont e. E quand'ebbe finito gli domand: Che cosa fa tuo padre? L'agricoltore. E tu che cosa hai intenzione di fare, quando sarai uomo maturo? L'agricoltore come mio padre. Ah! fece Duruy; e poi rivolto al professore ed per questo che gli fate studiare le radici dei verbi greci! Il giorno dopo scriveva al ministro della Pubblica Istruzione un rapporto sulla necessit di modificare i programmi scolastici. (Revue de Paris, 15 gennaio 1895). 4649. Era ispettore del ministero della Pubblica Istruzione, quando Napoleone II I, che aveva avuto modo d'apprezzare i suoi meriti, gli mand un telegramma urgent e col quale lo nominava ministro della Pubblica Istruzione. Ma, quando il telegr amma arriv alla prefettura, Duruy era gi partito per la sua ispezione, diretto a u n'altra prefettura. Rispedito l, il telegramma giunse quando il rapidissimo ispet tore era gi ripartito. In breve, il telegramma urgente fece il giro di quasi tutt i i dipartimenti di Francia e fu recapitato dal prefetto Genteur del dipartiment o di Allier, quasi un mese dopo. Duruy, ricevendolo dopo questa lunga odissea, n on pot far a meno di ridere e, rivolto al Genteur, gli disse: Il fato ha voluto far girare questo telegramma fin che non fosse giunto nelle vo stre mani: dovevate esser proprio voi a consegnarmelo. Ci non pu essere senza una buona ragione; e perci vi prego di voler esser mio capo di gabinetto. E da allora cominci la fortuna di tutt'e due. (LAROUSSE). 4650.Quando Napoleone III lo nomin ministro della Pubblica Istruzione, Duruy ne r est costernato. Presentatosi a Fontainebleau all'imperatore, gli disse: Ma come diavolo vi venuta questa strana idea di far di me un ministro? Fu tutto il suo ringraziamento. Napoleone, sorridendo, rispose: Vedrete che andr bene. E questa diceva Duruy qualche tempo dopo, raccontando la scena fu la sola istruz ione che ebbi dall'imperatore sul compito che mi attendeva. (Revue de Paris, 15 gennaio 1895). 4651. Nella sua qualit di Ministro della Pubblica Istruzione, dovette, pochi gior ni dopo la sua nomina, presiedere un'adunanza solenne del Consiglio Superiore, d i cui facevano parte tutti i dignitari dell'insegnamento. Uno dei presenti, il v escovo di Langres, preoccupato delle intenzioni del nuovo ministro, chiese: Vorremmo sapere che cosa volete fare e dove vi proponete di arrivare. Duruy risp ose seccamente: Ci che intendo fare? Il contrario di quel che finora avete fatto voi. E fu tutto. Nell'Assemblea si fece un gran silenzio. (Revue de Paris, 15 gennaio 1895). 4652. Un giorno tenne alla Sorbona un discorso sul lavoro e sugli operai. Disse tra l'altro: La storia del lavoro un dramma, di cui noi conosciamo finora solo i primi tre atti: il lavoro a colpi di staffile dello schiavo antico, il lavoro f orzato del Medioevo e il lavoro salariato dei tempi moderni. Forse il quarto att o sar di lavoro liberamente associato al capitale . Il Ministro dell'Interno fece chiamare il giorno dopo Duruy, Ministro della Pubb lica Istruzione e gli disse che il suo discorso non poteva esser pubblicato, ess endo sovversivo e contrario alla politica di Napoleone. Allora Duruy, sorridendo , trasse fuori dalla tasca il manoscritto del suo discorso, sul quale Napoleone III aveva scritto di suo pugno: Discorso ottimo e molto politico . Il Ministro dell 'Interno rest di stucco. (Revue de Paris, 1 febbraio 1895). GSPLIT:uPalazzi-Zanichelli 1.txtArchivio GSplit&{5F9160D1-68ED-4692-9DC5-DA0556BA2

6AC} k-(h_