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ia e, avendo veduto che la Du Barry era trattata cos rispettosamente da tutti i c ortigiani, e non sapendo spiegarsene le ragioni, domand

pubblicamente una sera ch e funzioni adempiva a Corte quella dama. Imbarazzo di tutti. Uno pi spiritoso rispose: Altezza, ella preposta ai divertimenti di Sua Maest. Quand' cos riprese l'innoncente giovinetta, che non intendeva malizia d'ora innanz i prender io il suo posto. (HEILLY, Cotillon III). 4391. La Du Barry aveva al suo servizio un negro, a nome Zamora. Una sera, che q uesti era di buon umore e faceva ridere il re, Luigi XV, per ricompensarlo di qu ella mezz'ora di allegria che gli aveva fatto passare, lo nomin governatore di Lu ciennes, con seicento lire di rendita; e il grave cancelliere Maupeau dovette ap porre i sigilli dello Stato sul brevetto, e dovette andar a portarglielo solenne mente. Zamora, in ringraziamento, fece una capriola davanti a Sua Signoria. Questi eccessi si sapevano dal pubblico e naturalmente accrescevano i malumori d el popolo contro la favorita e contro il re. (HEILLY, Cotillon III). 4392. La signora Du Barry non aveva troppa simpatia per il ministro. Choiseul. U n giorno incontr per i corridoi della sua casa uno sguattero che. rassomigliava s tranamente al ministro. Gli domand se era al suo servizio,. ed avendo inteso che s, gli disse: Ebbene ve ne andrete. Avete una faccia troppo sinistra per poter restare. La sera stessa, avendo la Du Barry veduto il re Luigi XV, gli disse: Io ho licenziato il mio Choiseul; e voi, quando licenziate il vostro? (Fastes de Louis XV). 4393. Il marito della famosa Du Barry viveva relegato a Montpellier, e, a un ami co che era andato a trovarlo, disse: Io sono perfettamente felice e non mi manca nulla. Vivo qui come un re, e mia mo glie vive a Versaglia da vera regina. L'unica cosa che mi secca che, quando esco , tutti i ragazzi e gli sfaccendati del paese mi seguono mostrandomi a dito. Ebb ene questa prova di ammirazione e di rispetto mi d fastidio, ve lo confesso! (E. GUERARD, Dictionnaire des anecdotes). 4394. Quando la Du Barry fu condannata: a morte dal Tribunale Rivoluzionario, fu portata nella cella stessa dove, due mesi prima, la regina Maria Antonietta ave va aspettato la morte. Un tragico destino voleva cos che la Du Barry, anche nell' agonia, dovesse usurpare il posto e il letto di una regina! (HEILLY, Cotillon II I). 4395. Mentre la povera donna veniva portata al patibolo, strappava le viscere il suo grido affannato: La vita! La vita! Mi si lasci la vita, e io dar ogni mio bene alla nazione! Tutti attorno tacevano, straziati; ma un uomo, vestito con una certa ricercatezz a, rispose alla disgraziata: - Non daresti alla nazione niente di tuo; perch quello che possiedi le appartiene . Un carbonaio, che era presente, diede uno schiaffo a quest'uomo. (HEILLY, Cotill on III). DUBOIS Guglielmo n. 1656 - m. 1723; cardinale e uomo di Stato francese. 4396. Quando l'abate Dubois, che non esercitava il sacerdozio e anzi si piccava d'esser libero pensatore, fu fatto arcivescovo di Cambrai, i maligni dicevano: - Questa stata una bella trovata del Reggente, per fargli fare la prima comunion e. (LEON VALLE, La Sarabande). 4397. Quando il cardinale Dubois fu fatto Primo Ministro, corsero epigrammi sang uinosi, e ognuno volle dire la sua. Il conte di Noc, che era, amico del Reggente gli disse: Vostra Altezza pu fare di Dubois tutto quello che vuole, ma non ne far mai un uomo onesto. Il conte fu mandato in esilio, e per quanto i suoi amici si raccomandassero in s uo favore, fu richiamato dall'esilio soltanto quando mor il cardinale, con una le ttera assai curiosa del Reggente: Morta la bestia, morto il veleno. Torna: li at tendo a pranzo a Palazzo Reale . (E. GUERARD, Dictionnaire de anedoctes). 4398. Mentre era ministro Dubois, capitava ogni anno, in occasione del capodanno

, che un intendente, conosciuto per i suoi ladrocinii, si presentava a far gli a uguri al ministro; e costui, invece di dargli, come faceva con gli altri intende nti, un regalo quale strenna, diceva semplicemente: Signore, io vi dono quel che mi avete rubato. L'altro, senza protestare, faceva una gran riverenza e se andava. (PANCKOUCKE). 4399. Il cardinale Dubois soleva dire: - Sfido tutti gli altri cardinali insieme a essere pi atei di me. (Encyclopdiana). 4400. Dubois, non ostante i suoi molti e gravi difetti, che talvolta furono anch e veri e propri vizi, fu un savio statista, e la Francia deve a lui molti succes si politici e diplomatici, tra cui il trattato d'alleanza con l'Olanda e con l'I nghilterra, che assicur alla Francia la pace in un momento particolarmente delicato -della sua storia. Le trattative per questa alleanza non furono n brevi n facili, e costituirono un brillante torneo schermistico tra i tre diplomatici c he lo portarono a termine. Dei tre, il pi abile fu forse proprio il Dubois, riusc endo a nascondere il proprio giuoco sotto ogni specie di paradossi e di spiritos aggini, che in verit erano piene di buon senso. Siccome il diplomatico inglese, l ord Stanhope, gli diceva che l'Inghilterra non aveva nessuna urgenza di conclude re il trattato, mentre ne aveva grande premura la Francia, trovandosi in gravi i mbarazzi finanziari, Dubois, sorridendo amabilmente, lo interruppe: E allora voi non sapete quanto sia grande la forza di un governo che fa bancarot ta! (SOULI, Autour du Rgent). 4401. Sempre durante queste difficili trattative, gli ambasciatori d'Olanda e d' Inghilterra avevano manifestato dei dubbi sulla resistenza, in caso di aggressio ne, dell'esercito francese. Come volete dicevano che i Francesi si battano per un governo che non amano affa tto? E Dubois pronto: Si vede bene che non conoscete i Francesi. Appena faremo battere il tamburo, ogn i Francese si creder disonorato se non andr a farsi bucar la pancia per noi. La ma ggior forza dei Re di Francia sta nella follia guerresca delle masse francesi. ( SOULI, Autour du Rgent). 4402. Quando fu concluso il trattato d'alleanza con l'Olanda e con l'Inghilterra , il Reggente ne fu particolarmente grato a Dubois. Appena ricevuta la buona not izia, volle parteciparla al piccolo Re, Luigi XV, che aveva allora appena quindi ci anni. Questi esclam, molto ingenuamente: Non sapevo che gli abati potessero diventare cos utili! (SOULI, Autour du Rgent). 4403. Il sultano di Turchia, volendo concludere un'alleanza con la Francia, mand a Parigi un ambasciatore straordinario nella persona di suo genero Mahomet Effen di. Avendo costui richiesto a Dubois alcuni sudditi ottomani che erano detenuti a Tolone, dove erano stati confusi con i pirati barbareschi, Dubois neg cinicamen te che vi fossero Turchi a Tolone. Mahomet, irritato, lasci Dubois bruscamente e scrisse al Sultano: Quel derviscio mi ha dato udienza su tappeti d'oro, ma non h a potuto risolversi a dirmi una sola parola di vero . (SOULI, Autour du Rgent). DUBOIS Teodoro nato a Rosnay nel 1837; morto a Parigi nel 1924; compositore francese e direttor e del Conservatorio di Parigi. 4404. Una sera, il compositore Dubois aveva promesso di recarsi ad una audizione di un pianista dilettante, sprovvisto di ogni virtuosit, ma assistito da una con siderevole fortuna. Dubois giunse a concerto cominciato e non gli permisero di e ntrare nella sala. Potete ben lasciarmi passare diceva Dubois non far rumore. E allora il portiere, molto serio: Ma, se io apro la porta, tutti quelli che sono dentro se la vorranno svignare! ( Comoedia, giugno, 1924). DU CAMP Massimo n. 1822 - m. 1894; letterato, viaggiatore, poeta, sociologo e storico francese. 1894; 4405. Massimo Du Camp saliva un giorno, nei suoi ultimi anni, la scala della Rev ue des Deux Mondes e, ricordandosi, nella sua fatica, i tempi della lontana giov inezza, not:

Strano... adesso i gradini sono pi alti... (LAROUSSE). DUCHATEL Pietro n. 1480 - m. 1552; vescovo e dotto francese. 4406. Il re Francesco I voleva far Duchtel vescovo di Tulle, e perci gli domand se era di nobili natali. Duchtel gli rispose: No nell'arca aveva tre figli: non so precisamente da quale dei tre io' sia disces o. (HAUREAU, Franois I et sa cour). DUCHESNE Luigi n. 1843 - m. 1922; prelato e archeologo francese, membro dell'Accademia di Franc ia. 4407. Quando monsignor Duchesne, famoso per il suo scrupolo scientifico e per la diffidenza che metteva nel giudicare le prove e i documenti archeologici, fu ri cevuto sous la Coupole , cio fra i membri dell'Accademia Francese, un collega gli disse: Voi, Monsignore, siete il meno credulo dei- credenti! (Candide, maggio 1924). 4408. Egli era stato ricevuto fra gli Immortali con gran pompa. La sua recezione fu straordinariamente brillante, tanto che negli anni precedenti la guerra solo quella di Edmond Rostand poteva esserle paragonata. E ci non mi stupisce . dichiar a questo proposito il neo Accademico. Rostand ed io abbiamo qualche punto in comune: egli ha fatto parlare i galli, io ho fatto stri llare le oche! (Candide). 4409. Duchesne diceva di Pio X: - t un gondoliere di Venezia nella barca di San Pietro. Il la conduit la gaffe. (DE LA BATUT, L'esprit des grands hommes). 4410. Di una bolla papale molto poco opportuna, Duchesne diede questa definizion e: Questa si potrebbe chiamare la Bolla digitus in oculo! (DE LA BATUT, L'esprit de s grands hommes). 4411 Di Duchesne, Anatole France amava raccontare questo aneddoto alquanto volte riano: un giorno che il prelato passeggiava per le vie di Roma col famoso archeo logo Rossi,. i due si trovarono di fronte ad una placca di marmo murata di recen te, che portava, in latino, questa iscrizione: Qui si incontrarono gli apostoli S. Pietro e S. Paolo . L'inverosimiglianza del fatto fece tentennare il capo dei due eruditi. Sopra la frase, un'altra scritta diceva in italiano: vietato deposi tare immondizie lungo questa muraglia . Saggia prescrizione! fece il Rossi. Ma molto male osservata! aggiunse il Duchesne, indicando con la sua canna l'iscr izione agiografica. E pass oltre. (CANDIDE). 4412. Monsignor Duchesne era notissimo per il suo spirito pronto e indipendente; spirito ch'egli spieg sempre nella vita e nelle opere, e che fu spesso assai vic ino a procurargli la scomunica. Durante la grande guerra, a qualcuno che lo cons ultava sulla politica vaticana, rispose: Non ci sono pi al mondo che due neutrali: Dio e il Papa. Ma Dio almeno non scrive bolle! (Candide). 4413. Monsignor Duchesne, quando sentiva che era morto qualche suo nemico che si n allora aveva goduto ottima salute, mentre egli era di debole costituzione e se mpre malaticcio, soleva dire, con un sorriso di sollievo: Oh, deliziosa ironia della Divina Provvidenza! (BLOW, Memorie, II). DUCHESNOIS Caterina Giuseppina nata a Saint-Saulve nel 1780, morta a Parigi nel 1835; grande attrice tragica fr ancese. 4414. Figlia di un piccolo albergatore di provincia, la Duchesnois aveva una gra n passione pel teatro. Siccome suo padre si opponeva a che divenisse artista e v oleva farne una cameriera, la ragazza fugg dalla casa paterna e si rifugi a Parigi , in casa di una sua sorella. Alcune persone autorevoli, amiche della sorella, c ercarono di favorirla nelle sue aspirazioni e la fecero sentire, all'attore Flor ence della Comedie Franaise. Questi sentenzi che la ragazza non aveva nessuna atti tudine pel teatro. Per fortuna, era stato presente all'audizione l'autore Legouv, che fu di parere assai diverso e incoraggi invece la giovane Caterina. Le fece d

are anche qualche lezione, e finalmente, dopo lunghe lotte e incredibili diffico lt (la principale forse era che la ragazza non era bella), ella pot esser ammessa a recitare alla Comedie Frangaise. Sin dalla prima sera ebbe un enorme . success o. Ella trovava accenti da far tremare il pubblico. Un critico esclam: Questa ragazza veramente sublime! Con tutto ci, non finirono le sue peripezie, e dovette lottare contro i malevoli che le opponevano la signorina Georges, la quale aveva su di lei il vantaggio di essere bellissima. (LAROUSSE). 4415. La grande attrice aveva un cuor d'oro e spendeva somme ingenti in opere di carit. Era anche molto religiosa, e sopport con grande e cristiana rassegnazione il male terribile e dolorosissimo di cui mor. Chi diamine avr inventato una malattia come questa! diceva la poveretta, sorriden do pur tra i tormenti. Il vescovo di Parigi volle andare a visitarla, quand'era moribonda. A chi le ann unciava questa visita, l'attrice rispose con accento riconoscente: Oh, come sono contenta! Solamente ho paura di una cosa: che mentre sta qui il ve scovo, mi abbia a prendere qualche grossa crisi di dolore, e che io abbia a scan dalizzare il santo uomo con qualche involontaria imprecazione! (MAURICE, Histoir e anecdotique du thatre). 4416. Tra gli altri rimproveri che facevano alla Duchesnois, c'era quello della sua colossale ignoranza. Si raccontava che una volta, avendo inteso che si dovev a mettere in scena una tragedia intitolata Antioco Epifane, ella domand: Chi fa la parte di Antioco? Talora le fu risposto. - Ed io allora dovrei far la parte di Pifane? Ma i suoi fautori smentiscono questo aneddoto. (MAURICE, Histoire anecdotique du thatre). 4417. L'attrice era brutta, e aveva tra l'altro i denti malconci e sporgenti. Un giorno, Talleyrand stava parlando di una signora bruttissima che non aveva affa tto denti e, per dare un'idea chiara della sua bruttezza, disse: Figuratevi che, se avesse i denti, sarebbe brutta quanto la Duchesnois! (TMBS, A century of anecdote). DUCIS Giovanni Francesco nato a Versaglia nel 1733, morto a Parigi nel 1816; poeta tragico francese. 4418. Bench poverissimo, quando Napoleone gli offri un seggio da senatore, rifiut dicendo: Preferisco portar degli stracci piuttosto che dellecatene! (Les nouvelles littrai res, 30 dicembre 1933). 4419. Quando gli offrirono la Legion d'onore, rifiut rispondendo: Ho rifiutato di meglio! (Les nouvelles littraires, 30 dicembre 1933). 4420 Ducis disse un giorno a Chamfort: Dio non ci manda un secondo diluvio, soltanto perch si scoraggiato della cattiva riuscita del primo. (Encyclopdiana). DUCLOS Carlo n. 1704 - m. 1772; storico e romanziere, accademico di Francia. 4421. A Parigi aveva fatto chiasso l'acquisto, per i giardini pubblici, di un gi ovane elefante di cinque anni. Duclos, una sera che i suoi amici avevano intavol ato una discussione di politica e di letteratura disse: Amici miei, parliamo dell'elefante. ancora l'unica bestia grossa, di cui si poss a parlare liberamente adesso. (GRIMM, Correspondance). 4422. Bougainville voleva esser nominato all'Accademia Francese; si raccomandava perci a Duclos, e tra gli altri argomenti esponeva anche questo: che era affetto da una malattia che l'avrebbe condotto in breve alla tomba. E voi credete l'interruppe Duclos che l'Accademia sia incaricata di dare l'olio santo? (Encyclopdiana). 4423. Duclos, quando voleva dir male di qualcuno, diceva: - il penultimo degli uomini. Un giorno gli domandarono: Perch dite il penultimo? Figlio mio, rispose Duclos c' tanta gente al mondo, e non bisogna scoraggiare nes suno. (Encyclopdiana).

4424. Si parlava in un crocchio d'amici dell'agricoltura e dei suoi benefici. Du clos interruppe la discussione, dicendo: L'abitudine ci ha fatto dimenticare l'importanza dei benefici dell'agricoltura. Se al mondo ci fosse un solo uomo che fosse capace di procurarci le messi, noi a doreremmo quest'uomo come un Dio. (Encyclopdiana). 4425. Duclos si lamentava un giorno con la signora di Rochefort che le donnine a llegre s'erano fatte molto scrupolose e si scandalizzavano ai racconti un po' pe pati pi assai delle signore oneste. E cominci a raccontare due o tre aneddoti, uno pi piccante dell'altro. La signora di Rochefort l'interruppe: Badate, Duclos, che voi mi prendete adesso per una signora troppo onesta. (Encyc lopdiana). 4426. Si parlava della poca considerazione che i potenti hanno in genere per i l etterati. Duclos, intervenendo nella conversazione, disse: E ci avviene, perch essi hanno paura di noi, come i ladri hanno paura dei lampioni. (PANCKOUCKE). 4427. Un giorno Duclos faceva un bagno nella Senna, quando, a pochi passi da lui , ribalt una carrozza. Fattosi sulla riva per vedere, s'accorse che una signora e ra distesa a terra fuori della vettura. Accorse pertanto premurosamente e, tutto nudo com'era, le stese una mano per aiutarla ad alzarsi. Signora, le disse scusatemi se non ho i guanti. (GUERARD, Dictionnaire d'anecdot es). 4428. Si parlava del paradiso, e Duclos sosteneva che ciascuno se lo immagina se condo i suoi gusti particolari. Oh! esclam la signora Rochefort il vostro paradiso facile a immaginarsi: un pezzo di pane, qualche bicchiere di vino, del formaggio e la prima donna che capita. (Encyclopdiana). 4429. Di coloro che combattevano maldestramente la religione, diceva: Finiranno per farmi andare a messa. (DE LA BATUT, L'esprit des grands hommes). 4430. A proposito di una predica noiosa, esclam: Aff mia, piuttosto che stare a sentirla tutta, mi sarei convertito alla prima par ola! (DE LA BATUT, L'esprit des grands hommes). 4431. Si parlava in presenza di Duclos della pena di morte. Il patibolo osserv Duclos una bassa adulazione al genere umano: s'impiccano tre o quattro uomini, per far credere agli altri che siano virtuosi. (Encyclopdiana). 4432. Lo spiritoso Duclos si trovava una sera in una conversazione con alcuni am ici. Vi si parlava di amori e di donne. Duclos disse: Vedete come vanno queste cose? Noi prendiamo le donne per quel che non sono, e l e lasciamo poi per quel che sono. (Encyclopdiana). 4433. Il sentenzioso Duclos, parlando una volta con alcuni amici dell'uomo perfe tto, ne diede questa saporosa definizione: L'uomo perfetto quello che rassomiglia a tutti, sebbene nessuno rassomigli a lui . (Encyclopdiana). 4434. Il curato Chapeau esortava Duclos a confessarsi durante la sua ultima mala ttia: Je suis venu au monde sans culotte, je puis bien en sortir sans Chapeau! protest l'accademico. (Encyclopdiana). 4435. Duclos pensava, e non a torto, che la prosa assai pi difficile della poesia , e quando qualcuno gli leggeva dei bei versi, a titolo di elogio massimo esclam ava: Ma questa pagina di poesia bella come una bella pagina di prosa! (CIM, Nouvelles rcrations littraires). 4436. Si parlava in un crocchio di amici. A un tratto si fece il nome di un tale . t uno sciocco! fece Duclos. Uno dei presenti, che voleva difender l'assente, esclam: Siete solo voi a dirlo. Duclos pronto: Io lo dico, ma lui che lo prova. (Manuel gnral, 15 luglio 1933). DU DEFFAND (Maria de Vichy-Chamrond, marchesa) n. 1697 - m. 1780; gentildonna francese, celebre per le sue doti di spirito.

4437. Quando la signora Du Deffand era ancora una bambinetta di sette anni e sta va in collegio, la sorpresero che stava predicando alle sue compagne contro la r eligione. La famiglia, avvertita di ci, le mand addirittura il dotto gesuita Massi llon, per sentire le sue eresie e controbatterle con validi argomenti. Il prelat o ascolt la piccola che esponeva le sue ragioni, e come conclusione, disse, solta nto: graziosissima! Siccome la madre superiora insisteva per sapere che libri dovesse dar da leggere alla piccola eretica, Massillon rispose: - Datele un catechismo da cinque soldi. (MAUROIS, Etudes anglaises). 4438. Nel Settecento le relazioni amorose non duravano troppo a lungo. La signor a Du Deffand ebbe una relazione amorosa col Reggente che dur quindici giorni. Pi tardi, la signora diceva: Non posso ancora capacitarmi come mai vi abbia durato cos a lungo! (MAUROIS, Etud es anglaises). 4439. Si parlava della disgrazia capitata a una signorina che era stata abbandon ata dall'amante. La signora Du Deffand disse: Bisognerebbe che la poveretta usasse il sistema della signorina Autier. Tutti i presenti vollero sapere come era questo sistema. Semplicissimo riprese la signora Du Deffand. La signorina recitava in una commed ia e faceva appunto la parte di una donna abbandonata dall'amante; ma la faceva con molta freddezza. Il capocomico allora le disse: Ma, signorina, si metta nei p anni di colei che ella rappresenta: che farebbe lei, se fosse abbandonata dall'a mante? E la signorina rispose tranquillamente Oh, io ne piglierei subito un altr o! (LEON VALLE, La Sarabande). 4440. La signora Du Deffand ebbe a dire una volta in conversazione che essa cono sceva un rimedio sicuro contro tutte le tentazioni dell'amore. Tutte le signore presenti volevano aver la ricetta infallibile; ma la signora si fece molto prega re. Alla fine disse: Il rimedio pi sicuro per far cessare la tentazione di soccombervi. (LEON VALLE, La Sarabande). 4441. Si parlava, in una conversazione, dei mariti e degli amanti. Una donna disse la signora Du Deffand potrebbe amare benissi mo suo marito, se non lo considerasse come un rivale del suo amante. (LEON VALLE, La Sarabande). 4442. Si parlava d'amore, e la signora Du Deffand disse: - Dio mio! Appena amo qualcuno, sono certa di veder un altro uomo, che mi piace di pi. (Les nouvelles littraires, 5 aprile 1930). 4443. La signora Du Deffand non voleva .ricevere Voltaire. Gliene chiesero la ragione, ed ella rispose: Perch con due fiorini posso comprare tutte le sue opere, godendo in tal modo del suo spirito, senza essere esposta alle sue malignit. (Nuova Antologia, 1878). 4444. La signora Du Deffand diceva di suo marito: Oh, il poveretto mi usa tante e tante premure, facendo miracoli per diventarmi s empre pi antipatico! (LEON VALLE, La Sarabande). 4445. Il presidente Hnault era stato invitato a pranzo dalla signora Du Deffand, che era celebre a Parigi per aver la peggior cuoca che fosse nella citt. Uscendo dalla casa ospitale, il presidente, che proprio in quei giorni stava facendo il processo alla celebre avvelenatrice Brinvilliers, disse: Vedete? Tra la Brinvilliers e la signora Du Deffand c' una sola differenza: nelle intenzioni. (LEON VALLE, La Sarabande). 4446. Non ostante la cattiva cucina, il presidente Hnault divenne poi l'amante de lla signora Du Deffand; ma pare che fosse un amante piuttosto platonico, o per l o meno non troppo irruente. Infatti, qualche anno dopo, la signora Du Deffand, d iceva: Ora sono proprio in regola con la Chiesa: ho rinunciato agli spettacoli, vado al la messa cantata della mia parrocchia tutte le domeniche... e quanto al presiden te Hnault... oh, non gli far davvero l'onore di considerarlo un peccato: non ne me tte conto! (MAUROIS, Etudes anglaises). 4447: Un giorno un tale lodava alla signora Du Deffand un uomo molto mordace.

- Oh! esclamava una gran testa! - S rispose la signora Du Deffand una testa di spillo. (Encyclopdiana). 4448. Quando usc il famoso libro di Montesquieu, Lo spirito delle leggi, la signo ra Du Deffand, che era sua amica, dopo averlo letto, disse: Ma questo non lo spirito delle leggi, lo spirito sulle leggi! (MAUROIS, Etudes a nglaises). 4449. Invitata a dire il suo parere sulle riforme di Turgot, rispose. Una volta, ai bei tempi, si retrocedeva per spiccar meglio il salto; .ma Turgot adesso salta, per retrocedere meglio. (MAUROIS, Etudes anglaises). 4450. Si parlava una sera, nel salotto della signora Du Deffand, del famoso mira colo di San Dionigi, il quale, secondo la leggenda popolare, dopo esser stato de capitato, avrebbe preso la sua testa e con essa sotto braccio avrebbe percorso u na lega. I begli spiriti ridevano dell'inverosimiglianza della leggenda. Oh, in quanto, a questo disse la signora Du Deffand io non ci tro vo niente di strano! A camminar senza testa, la difficolt sta tutta nel primo pas so; il resto poi viene da s. (Encyclopdiana). O 4451. La signora Du Deffand non aveva una troppo buona opinione dei suoi simil i. Sebbene avvicinasse tutti i pi begli ingegni del suo tempo, soleva dire: - Io non vedo che sciocchi o farabutti. (MAUROIS, Etudes anglaises). 4452. Una volta, in un crocchio, si parlava di La Condamine e se ne faceva da tu tti l'elogio. Certo intervenne la Du Deffand La Condamine un buon uomo e anche molto simpatico , quando per ha l'accortezza di non farsi vedere. (E. COLOMBEY, Ruelles, salons, etc). 4453. Un giorno che, come il solito, si era lamentata di vedere attorno a s solta nto degli imbecilli, un suo amico le osserv: Via! Matignon, per esempio, non direte che sia un imbecille! No; ma era imbecille suo padre, e si capisce benissimo che lui figlio di un imbe cille. E Necker? Una persona d'ingegno, senza dubbio; ma, accanto a lui, ci sentiamo imbecilli no i! (MAUROIS, Etudes anglaises). 4454. Al suo amico Walpole disse un giorno: I pranzi sono uno dei quattro scopi della vita; ma io ho dimenticato gli altri t re... (MARTE GASQUET, Ce que les femmes disent des femmes). 4455. La signora Du Deffand era di un terribile egoismo. Essendo malata, passava quasi tutto il giorno a letto e riceveva egualmente gli amici. Una volta, d'inv erno, la sua stanza era piena di persone, che dopo un po' incominciarono a lamen tarsi per il gran freddo che faceva. Come? interrog la malata. C' molto freddo qui dentro? Moltissimo risposero i presenti. Allora la signora Du Deffand suon il campanello, e quando comparve la cameriera, mentre tutti credevano che essa avrebbe provveduto a far riscaldare la stanza, l e disse che le portasse un copripiedi. E quando l'ebbe, ricominci a chiacchierare come prima, senza badare affatto al freddo degli altri. (GUERARD, Dictionnaire d'anecdotes). 4456. A sessantatr anni, la signora Du Deffand era vispa come se ne avesse trenta . Il suo amico Walpole diceva di lei: Sapete com'? Siccome la sua anima immortale, costringe il corpo a tenerle compagn ia. (MAUROIS, Etudes anglaises). 4457. Rulhires fece un sanguinoso epigramma contro la signora, Du Deffand, che, c ome noto, perdette la vista. Quando era giovane, era la maldicenza in persona; pi tardi ha perduto le vista e ha conservato le sue tendenze, e cos diventata la calunnia. (E. COLOMBEY, Ruelle s, salons, etc.). O 4458. La signora Du Deffand aveva avuto tra i suoi amanti Pont-deVeyle, che le era stato fedele per pi di cinquant'anni. Una sera, la signora, che era ormai ci eca, gli disse: Amico mio, dove state? Qui, vicino al caminetto.

Siete seduto comodamente, come si deve fare tra vecchi amici? Certo. - Sapete che sono ormai cinquant'anni che siamo amici, e tra noi non c' stata mai la pi piccola nube? - Appunto, ed questo che sempre mi ha meravigliato. Ma potrebbe darsi che non ci fossimo mai bisticciati anche perch, in fondo in fo ndo, tra noi due c' stata solo dell'indifferenza. Ah! potrebbe esser benissimo che fosse proprio cos. E la conversazione mor. (GRIMM, Correspondance). 4459. Questa donna d'ingegno aveva un cinismo che arrivava talvolta all'inverosi mile. La sera che mor il suo amico Pont de Veyle, ella and, come se niente fosse, a pranzare in casa di una sua amica, e siccome questa, che sapeva Pont de Veyle agonizzante, restava sorpresa, la Du Deffand rispose: Cara mia, morto alle sei. Altrimenti come avrei potuto venire a pranzo da te? (M ARTE GASQUET, Ce que les femmes disent des femmes). 4460. La signora Du Deffand asseriva che non si muore che per stupidaggine. E qu ando, pi che ottantenne, prese una polmonite per essere andata, d'inverno, a una processione, esclam: Come avevo ragione di dire che non si muore che per stupidaggine! Che bisogno av evo di andare in processione? E infatti ne mor. (P. MNIRE, Journal). 4461. Al curato di San Sulpizio, che venne per confessarla nei suoi ultimi momen ti, disse: Signor curato, mi accuso di aGSPLIT:uPalazzi-Zanichelli 1.txtArchivio GSplit&{5F91 60D1-68ED-4692-9DC5-DA0556BA26AC}sm x&GA[