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el mio quadro. E sorrideva di bonaria malizia. (Paris-soir, 27 febbraio 1935). 3494.

Negli ultimi anni, Corot, in gran voga, era soffocato da richieste e si fa ceva pagar caro: aveva fatto il conto che guadagnava cinque franchi al minuto, e lavorava da mattina a sera. Un giorno Dupr and a trovarlo. Corot gli strinse in f retta la mano, e si rimise al lavoro. Vi ascolto, caro Dupr! Ma non vi risponder. Dupr incominci un discorso, parlando fra l'altro di un pittore impressionista che Corot non poteva soffrire. Tanto che egli, fermandosi un momento dal dipingere: un fumiste! grid. Un fumiste che vi ha fatto perdere uno scudo! sorrise Dupr. Di l a poco, sonarono: erano operai che venivano per il camino. rot domand quanto tempo ci avrebbero me sso: Circa dieci minuti. Allora, rivolgendosi a Dupr: - Ecco degli altri fumistes, che mi faranno perdere cinquanta franchi! 3495. Essendo stato abituato a vivere per lungo tempo nella pi squallida miseria, anche quando divenne famoso e ricco, continu nella sua vita modesta e sobria. Gu adagnava circa centomila franchi all'anno, che erano a quei tempi press'a poco p i di un mezzo milione dei giorni nostri; eppure viveva con centoventicinque franc hi al mese. E il resto dava ai poveri, in elemosine; oppure in doni agli amici. (Paris-soir, 27 febbraio 1936). 3496. Un giorno Corot venne a sapere che Onorato Daumier, suo grande amico, era molto afflitto per dover abbandonare una casa che abitava da tanti anni e di cui non poteva pi pagare l'affitto all'esoso proprietario. Senza porre tempo in mezz o, Corot si rec dal padrone della casa, l'acquist e la regal a Daumier. Questi, rin graziandolo, gli disse: Corot, tu sei il solo uomo che io stimo tanto da poter accettare da te qualche c osa senza arrossire. (BAYARD, L'art en anecdotes). 3497. Un'altra volta un amico and a chiedergli in prestito cinquemila franchi di cui aveva stretto bisogno. Corot, che quel giorno era di cattivo umore, rispose che non li aveva. Ma, appena partito l'amico, il pittore sent rimorso del suo rif iuto, si lev il camiciotto da lavoro, depose la famosa pipetta inseparabile da lu i, corse a casa dell'amico e gli disse: Poco fa ti ho detto che non avevo i cinquemila franchi. Non vero. Infatti eccoli qui. Sono tuoi. E prima che l'amico potesse ringraziare, Corot era sparito. (BAYARD, L'art en an ecdotes). 3498. Corot soleva invitare a pranzo a casa sua due volte all'anno un gruppo di pittori dei quali era intimo. Dopo la minestra veniva ogni volta servito regolar mente un gran piatto di baccal con patate. eccellente diceva Corot prima di assaggiarlo. E i commensali, con un sorriso forzato, ripetevano, dopo aver inghiottito, il pr imo boccone: - eccellente! Quando poi Daumier, Guillemet o un altro degli amici di Corot ricambiavano il pr anzo, si credevano in dovere di fargli trovare lo stesso piatto. Una volta, in c asa di Daubigny, vedendo arrivare il baccal con patate, Corot non pot astenersi da l chiedere agli amici: - Ma vi piace dunque tanto? Io non posso soffrirlo! rispose Daubigny. - Nemmeno io! esclam Daumier. - Allora che m'invitate Corot perch me lo fate trovare ogni volta ch m'invitate a pranzo? Daubigny spalanc tanto d'occhi: Ma unicamente per farvi piacere! Capisco! fece Corot. Ebbene vi confesser una cosa: la mia domestica che ghiotta d el baccal con patate: per non contrariarla, fingo di trovarlo di mio gusto, ma in verit un cibo che detesto! (Corriere della Sera, giugno 1923).

3499. Il padre del presidente della Repubblica Casimir Prier era. andato nello st udio di Corot per comprare un quadro. Io vi cedo il mio quadro gli disse Corot a patto che voi paghiate il conto del m acellaio e del fornaio del mio amico Millet. D'accordo! esclam Prier. Ma, quando ebbe il conto dei due fornitori, si accorse che il conto del macellai o ammontava a ventiduemila franchi e a ventiquattromila quello del fornaio. Il credito durava da dodici anni. Il buon Prier fece una smorfia. Un quadro, che a quel tempo si sarebbe dovuto pagare millecinquecento franchi, gliene veniva co s a costare quarantaseimila: un po' caro. Ma ormai aveva dato la sua parola. (BAY ARD, L'art en anecdotes). 3500. Corot era innamorato della sua arte, del suo lavoro. Lavorare era per lui la gioia maggiore che avesse. Una sera, dopo una giornata laboriosissima, uno dei suoi amici, vide che, nel de porre i pennelli, il pittore abbozzava un sorriso. Che cosa hai da sorridere cos? gli domand l'amico. Corot: Sorrido al pensiero che anche domani potr dipingere come oggi! La gioia pi pura sc hiariva e illuminava il suo volto. (Journal de Genve, 29 febbraio 1936). 3501. Un giorno, si dava un pranzo in onore del pittore Corot. Tutti gli prodiga vano grandi elogi, ma il pittore si accorse che la maggior parte dei suoi pretes i amici erano di malumore per quegli elogi: A un tratto, mentre tutti erano sile nziosi, egli mand un gran sospiro. Che cosa avete, maestro? gli domandarono. Oh, nulla! Ma sento che ormai mi resta poco da vivere. Un amico, che gli voleva veramente bene, rest impressionato da quelle parole e al la fine del pranzo, tratto in disparte il pittore, gli chiese che cosa si sentis se. Non ho nulla rispose sorridendo Corot anzi mi sento benissimo; ma siccome avevo visto che i miei amici erano tanto accorati del mio successo, ho voluto consolar li un po'. (La Tribuna, 16 ottobre 1899). 3502. Un giorno, un giovane pittore di venti anni, baldo della sua giovinezza, d omand a Corot quanti anni avesse. Oh, rispose Corot, con un sorriso io ho pi venti anni di voi! 3503. Questo aneddoto dipinge bene l'idealismo artistico di Corot. Stava dipinge ndo all'aperto e accanto a lui era un altro pittore che pure dipingeva. A un tra tto quest'ultimo si lament di un muro che con la sua eccessiva regolarit e lindezz a guastava tutto il paesaggio. Il muro era infatti l, a due passi da Corot; ma Co rot, che voleva dare una lezione al collega dotato di poca fantasia, esclam: Un muro? Quale muro? Io non vedo nessun muro! Egli voleva dire che, del paesaggio che aveva dinanzi, vedeva solo ci che trovava corrispondenza nella sua anima. (BAYARD, L'art en anecdotes). CORRADO II detto IL SALICO imperatore di Germania dal 1024 al 1039. 3504. Mentre il nuovo imperatore Corrado II veniva portato trionfai-mente ente i n chiesa per essere consacrato, tre gentiluomini, fattisi innanzi, si gettarono ai suoi piedi per raccomandargli i loro casi, e per supplicarlo che facesse gius tizia a loro favore. L'imperatore fece fermare il corteo e stette a sentire le l amentele dei postulanti. Il clero tuttavia era malcontento di quell'indugio e si mostrava stanco di aspettare. Allora Corrado si rivolse ai prelati e disse loro : Per un re non vi pare che la migliore consacrazione sia quella di poter far gius tizia ai suoi sudditi? Come potrei cominciare meglio il mio regno? (Anecdotes ge rmaniques). 3505. L'imperatore Corrado II famoso per uno strano tratto di generosit: avendo u no dei suoi cavalieri perduto una gamba al suo servizio, egli gli regal tante mon ete d'oro quante ne conteneva il suo stivale. (GUERARD, Dictionnaire d'anecdotes ). CORRADO III re d'Italia e imperatore di Germania dal 1138 al 1152. 3506. L'imperatore Corrado III prese la citt di Monaco e stabil di far passare tut

ti i cittadini maschi della citt a fil di spada, permettendo invece alle donne di uscire indisturbate dalla citt con quel che avevano di pi caro. Esse allora uscir ono portando sulle spalle i loro mariti, perch, dicevano, non avevano niente di p i caro. Questo fatto piacque molto all'imperatore, che fece grazia a tutti gli ab itanti della citt. (Encyclopdie mthodique). CORREGGIO (Antonio Allegri da) n. 1494 - m. 1534; celebre pittore italiano. 3507. Questo grande pittore era modestissimo. Dipingeva i suoi quadri e li vende va per poco, pensando che poco valessero veramente. Un giorno gli capit sotto gli occhi un quadro di Raffaello, lo guard a lungo e poi .esclam soddisfatto: Ma allora sono pittore anche io! (Anecdotes des Beaux-Arts). 3508. Dipinse nel convento dei Cappuccini di Parma un'Annunciazione di tal valor e, che dovendosi abbattere in seguito la chiesa, si trasport, mediante congegni e macchine fabbricate apposta, l'intiera parete su cui il Correggio aveva dipinto . (Anecdotes des Beaux-Arts). 3509. Le pitture del Duomo di Parma di mano del Correggio non piacquero punto ai canonici che le avevano ordinate; e sebbene il prezzo convenuto fosse gi modesti ssimo, gliene diedero appena la met, poco pi insomma di duecento lire, che essi eb bero anche l'indegnit di corrispondere in tutte monete di rame. Il Correggio, che abitava a due o tre chilometri da Parma, si caric quel pesante fardello sulle sp alle e si mise in cammino. L'ora calda del giorno e il peso che portava, ma sopr attutto il dolore di vedersi cos malcompreso e cos maltrattato, gli resero quel vi aggio un vero tormento. Sud abbondantemente, e dalla gran sete che aveva, bevve d ell'acqua fresca in una fontanella che incontr per strada. Gliene venne una pleur ite che in tre giorni lo fece morire. (Anecdotes des Beaux Arts). 3510. Essendo passato per Parma, al seguito di Carlo Quinto, il Tiziano volle vi sitare le pitture del Correggio nel Duomo. Mentre le osservava, gli si avvicin un canonico e gli disse che quelle erano pitturacce senza valore e che s'era gi del iberato dal Capitolo di farle cancellare. Guardatevene bene! esclam il Tiziano. Se io non fossi Tiziano, vorrei essere Corr eggio. (Anecdotes des Beaux-Arts). CORRENTI Cesare nato a Milano nel 1815, morto a Meina nel 1888; letterato e uomo politico italia no. 3511. La mattina del 18 marzo 1848, Cesare Correnti apparve a casa del Tenca e, rimbrottandolo perch in ritardo, gli porse un foglio nel quale era scritto un pro clama da indirizzarsi ai cittadini. Il Tenca lo approv; poi i due amici lo portar ono a stampare, affidando il pericoloso lavoro a un bravo operaio, Luigi Camnasc o. Siccome Correnti ringraziava il tipografo, questi l'interruppe: Che grazie d'Egitto! Ognuno deve far quello che pu. Ditemi piuttosto se venuta l' ora di menar le mani, perch ci voglio essere anch'io. Cos cominciava la prima delle gloriose Cinque Giornate milanesi. (Nuova Antologia , 1891). 3512. Cesare Correnti era commissario italiano alla Esposizione di Parigi del 18 78. La colonia italiana di Parigi, per onorarlo, diede incarico a Vincenzo Gemit o di fargli un busto. Il Gemito, senza importunarlo, si mette in una stanza acca nto, che aveva aperto l'uscio, e guardando il suo modello da lontano, comincia a d abbozzar la sua creta. A un tratto Correnti s'accorge di lui, gli piomba addos so, gli grida: Ma lei qui che cosa fa? Chi le ha dato il permesso? Non voglio busti, non voglio ritratti. Vada via, vada via! E lo spinse fuori dell'uscio. Gemito allora si mette con tutti i suoi strumenti fuori della porta di casa e finisce a memoria il busto. I passanti si fermano es tasiati ad ammirare. Correnti esce, vede tutta quella folla, guarda il busto anc he lui, gli piace, si accorge che ha dinanzi a s un artista di valore, si rassere na, si avvicina a Gemito, gli sorride, si rallegra con lui. L'orso addomesticato , e Gemito pu seguitare l'opera sua. (SALVATORE DI GIACOMO, Vincenzo Gemito). 3513. Luca Beltrami e Cesare Correnti erano testimoni in un matrimonio, a Genova . Mentre in municipio si aspettavano gli sposi, per guadagnar tempo, i due testi moni entrarono nell'ufficio del segretario a far preparare l'atto con le general it degli sposi e dei testimoni. Quando si arriv alla generalit di Cesare Correnti,

il segretario gli domand: Dove nato? A Milano. Guardi allora osserv il segretario, ignaro con chi aveva a che fare, che se non d i Genova bisogner che si faccia riconoscere da qualcuno. La legge rispose irritato Cesare Correnti dice che basta la notoriet. Ora su, scr iva: Cesare Correnti, primo segretario di Sua Maest il re d'Italia, Gran Maestro dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, ex ministro, membro del Consiglio Supe riore della Pubblica Istruzione, gi Segretario del Governo Provvisorio di Lombard ia, deputato al Parlamento... . A ognuno di questi titoli il povero segretario abbassava sempre pi la testa, sbig ottito da quella tanta notoriet da lui insospettata. E il Correnti fin soltanto pe rch ebbe piet di lui, perch aveva almeno un'altra dozzina di titoli e di onorificen ze da aggiungere! (Eloquenza). CORRERA Francesco Saverio celebre avvocato napoletano dell'ultima met dell'Ottocento. 3514. Francesco Saverio Correra, famoso avvocato napoletano, non disdegnava di a ggiungere qualche parola o frase ai testi romani che egli conosceva a perfezione . Una volta, parlando dinanzi al tribunale, cit una legge romana a sostegno della sua tesi. Il giudice che doveva fare la sentenza gli disse, dopo l'udienza, che non era ri uscito a trovare nel Corpus juris la legge da lui citata. E il Correra rispose: Difatti non c'; ma meriterebbe di esserci. (FEROCI, Giustizia e grazia... CORTOT Alfredo illustre pianista francese contemporaneo. 3515. L'illustre pianista Alfredo Cortot aveva un'allieva di buona famiglia che si dava delle grandi arie di persona colta specialmente di cose di musica. Una s era Cortot le domand: Sapete almeno quante sinfonie ha scritto Beethoven? Altro che! fece l'allieva con sufficienza ne ha scritte tre: l'Eroica, la Pastor ale e la Nona. (Manuel gnral, 21 gennaio 1933). CORVISAT Giovanni Nicola nato a Drecourt, il 15 febbraio 1755, morto a Parigi il 18 settembre 1821; celeb re medico francese, primo medico di Napoleone. 3516. Suo padre era un celebre avvocato di Parigi e guadagnava molto in questa s ua professione. Naturale dunque che egli volesse avviare il figlio nella sua ste ssa carriera. Pertanto lo aveva messo nel suo studio a far pratica di giurisprud enza; ma la procedura era molto ostica per il ragazzo, il quale, ogni volta che poteva, fuggiva dallo studio paterno per andare ad ascoltare le lezioni di anato mia e di patologia, per le quali discipline aveva una spiccatissima passione.E s iccome il padre voleva invece che studiasse legge, il giovane Corvitas fuggi di casa e, per guadagnarsi la vita indipendente, si mise a far l'infermiere in un o spedale di Parigi. Tanta era la cura e l'abilit che mostrava nel curare gli ammal ati, che riusc. ad accaparrarsi l'attenzione dei medici, i quali lo presero a ben volere e s'interposero presso il padre perch gli lasciasse studiar medicina. (LA ROUSSE). 3517. Giovane medico, conobbe Giuseppina, la futura imperatrice, che era allora appena fidanzata col giovane generale Bonaparte. Un giorno Giuseppina gli presen t il fidanzato e gli domand a che genere di malattie egli andasse soggetto. A malattie di cuore! rispose spiritosamente il dottore. La risposta piacque a Napoleone, che pi tardi, anche perch Corvisat era diventato nel frattempo un celebre clinico, lo volle quale suo primo medico. ,(LAROUSSE). 3518. Napoleone era venuto a sapere che Corvisat aveva un fratello in miserrime condizioni economiche. Per far piacere al suo medico, un giorno, in presenza di alcuni cortigiani, gli disse che aveva trovato un posto molto remunerativo per s uo fratello; e gli disse quale. Permettete rispose Corvisat che io rifiuti in nome di mio fratello, dal momento che egli non ha affatto le attitudini che sono necessarie per un tal posto. Egli

molto povero, vero; ma a questo ci devo pensare io. Napoleone si volse agli altri cortigiani, esclamando: - Vedete? Quanti uomini sarebbero onesti come costui? (LAROUSSE!). 3519. Egli aveva la vera passione della medicina e si esaltava per ogni caso rar o, per un sintomo non facile che era riuscito a scoprire, per una diagnosi esatt a. Un giorno, mentre era ai bagni di Vozier, sent nel gabinetto vicino alcuni colpi di tosse. Tese l'orecchio; poi attese che il bagnante uscisse dalla sua cabina e lo avvert: - Badate, signore, che la vostra tosse ha caratteri tali che la rendono molto so spettosa. Dovreste curarvi. Il bagnante cos avvertito era un vero colosso, il ritratto della salute; pertanto prese in ridere l'avvertimento del medico e dichiar che stava benone. L'anno successivo Corvisat non vide pi quel gigante e, avendone domandato, gli di ssero che era morto di tubercolosi. Bene! si lasci scappare Corvisat nell'entusiasmo del momento sono proprio felice! E di fronte allo stupore dei presenti per quell'inatteso cinismo continu: Sono co ntento, voglio dire, di aver fatto una diagnosi giusta, quando ancora nessun alt ro l'avrebbe saputa fare. E si allontan raggiante. (BERTARELLI, Esculapio ride). COSIMO DE' MEDICI nato a Firenze nel 1389, morto nel 1464; primo fondatore dei principato dei Medi ci a Firenze. 3520. Un fuoruscito fiorentino, nemico acerrimo della famiglia Medici, mand a dir e a Cosimo: La gallina cova , volendo dire, a mo' di minaccia, che egli e i suoi amici stavano ordendo contro di lui una congiura. Cosimo, rise assai di quella a mbasciata e gli fece rispondere: - Ma se la gallina cova, cova male, perch fuori dal nido. (Il Mattino). 3521. Un giorno, uno degli intendenti di Cosimo de' Medici, spaventato dello sta to in cui erano le finanze di questo principe, lo rimproverava di aver speso top po in elargizioni di pubblico interesse e in mecenatismo. Vedete? gli diceva. In un anno avete speso ben settemila fiorini per l'abbazia d i Fiesole e cinquemila per la chiesa di San Marco. Ci prova rispose asciutto Cosimo de' Medici che quelli di Fiesole hanno lavorato abbastanza; mentre quelli di San Marco meritano riprensione per essersi dimostra ti pigri nell'aver speso cos poco. (MONNIER). 3522. Cosimo de' Medici fece molto male alla sua patria per l'ambi- zione di arr ivare alla sovranit; ma, quando vi fu pervenuto, fece alla patria e ai sudditi og ni sorta di bene. Pertanto il popolo diceva di lui: Sarebbe stato bene che questo principe non fosse mai nato, e che poi non fosse m ai morto. (Anecdotes germaniques). 3523. Cosimo de' Medici lodava molto il popolo fiorentino, la sua arguzia, la su a intelligenza, la sua finezza aristocratica e diceva: Datemi uno qualunque di questo popolo privilegiato, ed io con pochi metri di dra ppo rosso ne faccio un gentiluomo. (MONNIER, Il Quattrocento). 3524. Egli era appassionato alla cultura e si faceva spesso leggere dei libri; m a, mentre altri leggeva, egli soleva chiuder gli occhi, forse per meglio concent rarsi in meditazione. Uno dei presenti gli chiese una volta: Ma perch chiudete sempre gli occhi? Per abituarli a star chiusi! rispose Cosimo de' Medici. Infatti mor mentre Marsil io Ficino gli stava leggendo Platone. (MONNIER). 3525. Cosimo de' Medici, senza aver conquistato mai nulla, senza aver ingrandito la sua patria, tuttavia l'illustr e la fece gloriosa. Di lui ha detto bene Nicol Machiavelli, quando lo chiam: L'uomo disarmato -pi illustre che si a mai nato in un paese . (MONNIER, Il Quattrocento). COSIMO I detto il Grande nato nel 1519 - morto nel 1574; primo granduca di Toscana. 3526. Lodovico Capponi preg un giorno Il duca Cosimo I che gli piacesse raccomand are una sua causa al magistrato. Noi comandiamo, non raccomandiamo gli rispose risoluto Cosimo I. (Nuova Antologi

a, 1898). COSPEAU Filippo n. 1568 - m. 1646; celebre predicatore francese. 3527. Quando a Cospeau fu cambiata la diocesi, e gli diedero Lisieux invece di N antes, un suo amico gli disse: Adesso avrete una maggior responsabilit e un maggior lavoro, perch la vostra nuova diocesi ha pi anime. Ma che! esclam lo spiritoso vescovo. I Normanni non hanno anima! (TALLEMANT DES RAUX). 3528. Filippo Cospeau, vescovo di Lisieux, dovette consacrare vescovo un bruttis simo prete. Costui, dopo la cerimonia, ringrazi il suo collega. Che dite mai! gli rispose Cospeau. Sono io anzi che debbo ringraziarvi. Prima ch e facessi vescovo voi, io ero infatti il vescovo pi brutto di tutta la Francia. ( TALLEMANT DES RAUX). COSROE IL GRANDE re della Persia, morto nel 579. 3529. Cosroe, re dei Persiani, aveva dato una festa. Uno dei suoi ufficiali, app rofittando della confusione, rub un piatto d'argento; ma il re se ne accorse, e p oi che il ciambellano stava facendo ricerche per ritrovarlo, gli .disse: Non cercare pi. Il piatto stato rubato, e io so che chi l'ha preso non Io restitu ir pi. Il ciambellano gli chiese allora come faceva a sapere che era stato rubato. E il re gli confess che aveva veduto rubarlo. E allora perch non mi dici chi stato? do mand maravigliato il ciambellano . Mi hai forse preso per una spia? rispose fieramente il re. (Encyclopdie mthodique) . 3530. Il re Cosroe di Persia consegn suo figlio al savio Mitrane perch lo educasse e istruisse insieme col figlio di lui che aveva la stessa et del principe. Mitra ne stette coi due fanciulli cinque anni, ritirato dalla corte. Quando, dopo tale tempo, riport il figlio al re, questi fu felice di vederlo in tutto mutato, e sa vio e dotto come nessun altro; se non che, avendo Cosroe interrogato anche il fi glio di Mitrane, gli parve che costui avesse profittato delle lezioni paterne pi che non ne avesse approfittato suo figlio. Ne chiese spiegazione a Mitrane, che rispose: Io ho insegnato le stesse cose e inculcato gli stessi principi all'uno e all'altro; ma la ragione agione della differenza nei risultati questa: che mio f iglio sapeva che avrebbe avuto bisogno degli uomini, e tuo figlio invece sapeva che gli uomini avrebbero avuto bisogno di lui. (Encyclopdie mthodique). 3531. Il re Cosroe di Persia era molto savio e virtuoso. Egli aveva fatto incide re sul suo diadema questa iscrizione: La vita pi lunga e il regno pi glorioso pass ano come l'ombra di un sogno; e i nostri successori ci fanno premura di partire. Ho ereditato questo diadema da mio padre, ed esso presto servir ad altri . (Encyc lopdie mthodique). 3532. Un corriere arriv un giorno alla corte del re Cosroe di Persia, tutto trafe lato, gridando: Dio giusto! Dio giusto! L'implacabile nemico del nostro re morto! O re, allietat i alla notizia che ti porto. Dio non voglia rispose Cosroe che io mi allieti per la morte del mio nemico, la quale per me non altro che un avvertimento che io pure debbo un giorno morire. ( Encyclopdie mthodique). COSSA Pietro nato a Roma nel 1830, morto a Livorno nel 1881; poeta drammatico italiano. 3533. Nel 1848 Pietro Cossa, che aveva soli diciotto anni, era corso. a combatte re per l'indipendenza italiana. Quando torn, appena posato il fucile in caserma, corse difilato al teatro Corea, dove c'era recita, dimenticando di andare a fars i vedere a casa. Pi tardi era stato in America, dove aveva raggranellato qualche soldo cantando. M a arrivato a Civitavecchia, i quattrini erano gi finiti, tanto da dover fare a pi edi le cinquantaquattro miglia che lo dividevano da Roma. Arrivato a Roma a nott e inoltrata, anche questa volta, prima di recarsi a casa, volle andar a vedere i

n piazza di Spagna il monumento che Pio IX aveva dedicato all'Immacolata e di cu i gli erano state scritte meraviglie. Lo guard bene da tutte le parti poi esclam: Che birbonata! Solo allora se ne torn a casa. (PESCI, I primi anni di Roma capitale). 3534. Il Cossa si trovava una volta in chiesa, a Roma, durante la dominazione po ntificia. Un frate predicava, inferocendo contro i liberali e contro il governo piemontese. Il Cossa non pot pi trattenersi e tutt'a un tratto, nel silenzio dei f edeli, grid: Siete un frate impostore! Fu arrestato da due sbirri, e rest per nove mesi in prigione. (FORTIS, Conversazi oni). 3535. Uscendo dal carcere, Cossa si rec in America, sperando di trovarvi fortuna. L conobbe una cantante e se ne innamor. Per poterla vedere a suo agio (il Cossa e ra timidissimo, e non osava dichiararsi alla cantante) si fece scritturare come primo basso assoluto. E i Peruviani sentirono cantare, da lui il Barbiere, l'Ern ani. Ma un gran terremoto fece crollare il teatro dove egli cantava, ed egli dovette tornare in Italia, pi povero di quando era partito. (FORTIS, Conversazioni). 3536. Il Cossa era insegnante; ma sempre assorto nei suoi sogni d'ar- te e nei p ersonaggi delle sue tragedie, non sapeva assolutamente tenere la disciplina, e n ella sua classe si faceva sempre un chiasso del diavolo. Quando, proprie il rumo re e il frastuono giungevano alle stelle, egli mostrava finalmen. te di accorger sene e, come scendendo dalle nuvole, si volgeva attorno con l'oc chio e faceva: Ssss! Ed era tutto. La fama del professore era tale che, quando uno scolaro all'esame non sapeva risponder nulla, si scusava esclamando: Ma io sono discepolo del Cossa. (Nuova Antologia, ottobre 1926). 3537. Era timidissimo e sempre pauroso di incomodare la gente. Aveva un culto pr ofondo per la mamma. Una sera che costei si sentiva poco bene, il Cossa che era gi a letto, si alz, si vest, corse a casa del medico Guido Baccelli che era suo ami co; ma, sul punto di sonare il campanello, ebbe scrupolo per l'ora tarda e stett e pi di un'ora l fuori, indeciso tra l'amor materno e la paura di dar incomodo, e alla fine se ne torn a casa senza aver bussato. (Nuova Antologia, ottobre 1926). 3538. Cossa aveva presentato il suo Nerone al Bellotti, il quale trov che non c'e ra male , e siccome si trovava a corto di novit, lo rappresent a Milano. Fu una sera con tutte le disdette: pioveva, faceva freddo, c'era una prima alla Scala, nessun giornale aveva annunziato la novit. Si recit dinanzi a poca gente sv ogliata, senza critici in platea n stelle nei palchetti. Fu un gran successo, e i cento spettatori fecero un rumore come se fossero in mille. Il giorno dopo i gi ornali pubblicavano ch'era stato rappresentato con successo il dramma Nerone di un certo Cossa . Ma il pubblico accorreva alle repliche, e il certo Cossa dopo du e giorni era diventato il Cossa . Lo scrittorello ignorato divenne celebre. Il Be llotti gli scrisse che accorresse a Milano per assistere al suo trionfo; e gli m andava (saggia precauzione) i denari del viaggio. Cossa trasecol. Gli parve di so gnare. (FORTIS, Conversazioni). 3539. Diventato celebre, un editore gli propose di stampare il Nerone. Alcuni su oi amici gli fecero notare sulle bozze che c'erano quattro versi sbagliati. Cossa li guard, li rilesse. Sicuro! disse sono sbagliati. Croll il capo... e li lasci come stavano. Era indolente. Se qualcuno me li avesse corretti -- disse poi, quando il libro usc io avrei lasci ato fare. Ma perch correggere? (FORTIS, Conversazioni). 3540. Per il Nerone, egli ebbe come compenso ottocento lire, che gli parvero per sino troppe, sebbene desse fondo in pochi giorni alla somma. Ma dei beni materia li non si curava. Un giorno, mentre stava in casa lavorando, vennero a dirgli ch e bisognava andarsene in fretta, perch la casa stava crollando. Assorto nel suo l avoro, si dovette ripetergli un paio di volte l'invito; poi, quando cap, volle pr ima finire il periodo che stava scrivendo, e finalmente si alz e se ne and. Ha preso tutto? -- gli domand qualcuno. - S, tutto rispose filosoficamente il Cossa, il quale aveva portato via il suo ma

noscritto e un cappello a cilindro, lasciando a casa tutto il resto. (PESCI, I p rimi anni di Roma capitale). 3541. Pietro Cossa era assolutamente indifferente ai giudizi delle critica e del pubblico. Nelle serate in cui si rappresentava per la prima volta un suo nuovo dramma, se ne stava sereno e tranquillo a sedere nel camerino di qualche attore. Una sera il suo fine orecchio percepisce un rumore cui non era abituato. Che fanno? domand. Fischiano. Fischiano? Peccato! Una scena tanto bellina. Tutto qui. Un'altra sera invece sente GSPLIT:uPalazzi-Zanichelli 1.txtArchivio GSp lit&{5F9160D1-68ED-4692-9DC5-DA0556BA26AC}smrXI