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sorrise benevolmente, e gli rispose: Figlio mio, io vi lascer il vostro stipendio; ma non giusto che, per tenervi in e sercizio,

, io abbia a perdere la mia salute. (Encyclopdie mthodique). 3298. Le guardie del papa Clemente XIV allontanarono un giorno il popolino che s i affollava intorno al Santo Padre per vederlo. Lasciate avvicinare questa povera gente disse il papa; essi sono contenti di ved ere assunto al pontificato un uomo della loro classe sociale. (Encyclopdiana). 3299. Questo papa aveva proibito severamente i giuochi d'azzardo. Una signora de ll'aristocrazia romana protest troppo vivacemente contro questo provvedimento, ch e essa chiam fratesco . Le parole giunsero all'orecchio del papa, che le mand un su o ufficiale. Questi, secondo le istruzioni ricevute, ordin alla signora di metter si in ginocchio e, quando essa ebbe obbedito, le disse: Sua Santit vi fa dire per mio mezzo che un'altra volta vi castigher da frate; ques ta prima volta invece vuole castigarvi da principe: epper vi perdona. (Encyclopdie mthodique). 3300. Accoglieva cortesemente e con tanta grazia chiunque arrivava alla sua cort e, che tutti i forestieri restavano incantati di lui, e tutti finivano per voler gli bene. Una volta un Inglese, che aveva una giovane figlia, sola ereditiera de i suoi molti milioni, per esprimere al papa il suo entusiasmo si serv di una mani era un po' buffa e originale, dicendo al Santo Padre: Vedete, io ho molti milioni e questa unica figlia. Se Vostra Santit potesse prend er moglie, ebbene io gliela darei in sposa, con tutto il mio patrimonio per dote . Clemente XIV rise molto di questa offerta. (Encyclopdie mthodique). 3301. Questo buon papa amava le lettere e proteggeva i letterati, ai quali facev a dare assai spesso sussidi e regali. t giusto diceva che si favoriscano i meriti e le intelligenze: nessun denaro meg lio speso di questo. Ed da deplorare che ci sia una polizia soltanto per far la ricerca dei malfattori; mentre, in uno Stato civile, -si dovrebbero fare indagin i anche per sapere quali sono i sudditi che soffrono la povert e che potrebbero c ol loro ingegno essere utili allo Stato che li trascura. (Encyclopdie mthodique). 3302. Una principessa gli chiese un giorno se egli avesse mai avuto da lamentars i dell'indiscrezione dei suoi segretari. No rispose il papa; eppure ne ho dieci. E, cos dicendo, faceva vedere alla principessa le dieci dita delle sue mani. (Enc yclopdie mthodique). 3303. Un inglese che veniva in Italia domand a Voltaire se aveva ordini per quest o paese. Fate il piacere disse, celiando, il filosofo di portarmi addietro,. quando torna te, le orecchie del Grande Inquisitore. L'Inglese, nel far visita al Papa Clemente XIV, gli disse sorridendo la commissi one che aveva avuto da Voltaire. Fate il piacere rispose il papa di avvertire Voltaire che l'Inquisizione da pare cchio tempo a questa parte non ha pi n orecchie n occhi. (LEON VALLE, La Sarabande). 3304. Il papa Clemente XIV chiam un giorno -il generale dei Gesuiti, padre Lorenz o Ricci, e gl'intim la riforma dell'Ordine che in quel tempo era richiesta un po' da tutti. Ma il Ricci gli rispose seccamente: Sint ut sunt aut non sint (Siano come sono o non siano affatto). (SCARLATTI, Et ab hic et ab hoc). 3305. Quando il papa Clemente XIV fu in fin di vita, i familiari lo incitavano a far testamento; ma il buon papa non volle farlo e, alle insistenze dei familiar i, rispondeva invariabilmente: L'anima a Dio, e la roba a chi tocca. (SCARLATTI, Et ab hic et ab hoc). CLEOMENE re di Sparta dal 519 al 490 a. C. 3306. Gli ambasciatori di Samo vennero a Cleomene, re di Sparta, per persuaderlo a muover guerra a Policrate. Gli fecero perci un lungo e bel discorso. Quand'ebb ero finito, Cleomene rispose: Signori ambasciatori, il vostro discorso stato tanto lungo, che non mi ricordo p

i niente n dell'esordio, ne del mezzo di esso. Ma in quanto alle vostre conclusion i, posso dirvi che non mi persuadono affatto. (MONTAIGNE, Essais). CLEOPATRA n. 69 - m. 30 a. C.; regina d'Egitto; sedusse Antonio; sconfitta da Ottavano, si uccise. 3307. La famosa Cleopatra scommise con Antonio di consumar in-un sol pasto dieci milioni di sesterzi. Infatti prese una perla che valeva cinque milioni e sciolt ala nell'aceto, l'inghiott. Stava per far la stessa cosa con un'altra perla dello stesso valore, quando Planco, che era stato chiamato a giudicare la scommessa, la ferm, dicendo che infatti essa aveva vinto. Cos si salv una perla preziosissima, con cui poi fu adornata la Venere del Pantheon. (PLINIO). 3308. Antonio, mentre era in Egitto, si divertiva a pescare. Cleopatra un giorno gli fece uno scherzo: mand un palombaro ad attaccare un pesce salato al suo -amo. Quando Antonio ritir la lenza, rest maravigliato, ma Cleopatra , prontamente, gli disse: Gli Egiziani possono prendere i pesci; ma i Romani debbono prendere le citt e gli imperi. (Encyclopdiana). CLINIA filosofo italico della Scuola pitagorica, nato a Taranto verso il 400 a. C. 3309. Ogni volta che il filosofo Clinia si sentiva preso da un sentimento di col lera, prendeva in mano la lira e si metteva a sonare. Avendogli un amico domanda to perch facesse questo, rispose: Per calmarmi. (ATENEO). CLODOVEO n. 465 - m. 511: re dei Franchi. O 3310. Clodoveo, sentendo raccontare da San Remigio la passione di Cristo, escl am con pio e ingenuo fervore: Perch non ero io l coi miei Franchi, che lo avrei vendicato? (Encyclopdie mthodique) . 3311. Quando Clodoveo ricevette il battesimo, nell'entrar che egli fece dentro l a vasca battesimale, San Remigio gli disse: Curva la testa, fiero Sicambro; d'ora innanzi adorerai ci che hai bruciato e bruc erai ci che hai adorato. Pi di tremila dei suoi guerrieri si battezzarono insieme con lui. (LAROUSSE). CLOTILDE DI SAVOIA n. 1843 - m. 1911; figlia primogenita di Vittorio Emanuele II, spos il principe G erolamo Napoleone Bonaparte. O 3312. Clotilde di Savoia, figlia primogenita di Vittorio Emanuele II e moglie del principe Gerolamo Napoleone Bonaparte, quando fu proclamata a Parigi, dopo S edan, la decadenza della dinastia napoleonica, sdegnando i consigli di chi le ra ccomandava di allontanarsi immediatamente, non volle partire -che l'indomani mat tina, dopo ascoltata la sua solita messa, e dopo fatta ai :suoi prediletti infer mi del vicino ospedale la sua solita visita; ed al suggerimento di fare alzare i cristalli della carrozza perch la gente affollata nelle vie non la riconoscesse, rispose con le nobili parole: La paura e i Savoia non si sono mai incontrati. E la principessa part dalla citt insorta, senza che alcuno osasse farle affronto, anzi inchinata da tutti. (FUMAGALLI, Chi l'ha detto?). COCHIN Enrico nato nel 1687, morto nel 1747; celebre avvocato francese. 3313. Le Normand era stimato il primo avvocato del foro parigino, quando apparve Cochin. Alla prima difesa di quest'ultimo era presente il Le Normand, il quale rest ammiratissimo della bravura del giovane, lo avvicin alla fine dell'udienza, l o compliment e gli disse: In vita mia non ho mai udito un'arringa cos eloquente. - Si vede bene, maestro rispose Cochin che voi non siete di coloro. che si ascol tano con compiacenza. (FEROCI, Giustizia e grazia...).

COCTEAU Giovanni letterato contemporaneo francese; nato nel 1891. 3314. Jean Cocteau dice di Vittor Hugo: Vittor Hugo un pazzo che crede di essere Vittor Hugo. (Le cri de Paris, 1937). 3315. Altri pensieri pi o meno strani e bizzarri di Jean Cocteau: La verit troppo nuda e pertanto non pu eccitare gli uomini. Bisogna essere un uomo vivente e un artista postumo. Tutti sono capaci di difendere Wagner perch Saint-Sans ne dice male. Il coraggio d i gridare: Abbasso Wagner insieme con Saint-Sans. - L'artista deve coltivare quello che il pubblico gli rimprovera: l la T sua vera personalit. (Le cri de Paris, 1937). COIGNY Aime n. 1769 - m. 1820; scrittrice, amica e ispiratrice di Andrea Chnier, divorzi due v olte. 3316. Aime Coigny, gi sposa del duca di Fleury, dopo aver divorziato due volte rin unciava al fastidio di siffatte formalit, perch, diceva: Non si pu mica sposarli tu tti! . (C. BANDIVI, Roma al tramonto del Settecento). COISLIN (Francesca Baye di) moglie del duca Renato du Cambout, grand matre des eaux et forts de Bretagne nel X VI secolo. 3317. Si discuteva una sera di virt in casa della signora di Coislin. Essa disse: Le virt, signori miei, sono un'istituzione umana. Credete a me, non ci sono che l e passioni, che sono d'istituzione divina. (GRIMM, Correspondance), COLAUTTI Arturo n. 1851 - m. 1914; poeta, romanziere, giornalista, nato a Zara. 3318. Una sera Arturo Colautti assisteva al Politeama di Genova ad una rappresen tazione di Amleto. La parte dell'infelice principe danese era strapazzata da un giovane attore di statura molto bassa. Che te ne pare? chiede il critico d'un giornale al Colautti. Non c' poi tanto male. Peccato che, per essere un cane danese, gli manchi la stat ura! (O. TREBBI, Aneddoti teatrali). COLBERT Giovanni Battista n. 1619 - m. 1683; celebre statista francese. 3319. Quando il cardinal Mazarino cap che ormai per lui non c'era pi speranza, al re Luigi XIV che l'era andato a visitare disse: Maest, io debbo tutto a voi; ma io credo di sdebitarmi di tutte le mie obbligazio ni verso di voi, lasciandovi Colbert. (SAINTE-BEUVE, Louis XIV). 3320. Era uscito un velenoso sonetto contro il ministro Colbert. Un suo amico, Hn ault, gli domand se se ne sentiva offeso . E il re domand a sua volta il ministro se ne offeso, lui? Il re? Certamente no. E allora riprese Colbert non ne sono offeso neanche io. (VOLTAIRE, Sicle de Louis XIV). 3321. Colbert, ministro di Luigi XIV, per far fronte alle continue richieste di denaro del re, si vide costretto a studiar i pi stravaganti progetti di nuove imp oste, specialmente sugli articoli di lusso. Fra l'altro, una volta, un filosofo francese gli sottopose un progetto per un'imposta sull'ingegno, facendogli consi derare che ognuno vi si sarebbe assoggettato, pur di non passare per stupido. Eccellente, eccellente, davvero! disse Colbert. Voi ne sarete dispensato. (BRING, Das goldene Buch der Anekdoten). 3322. Un ufficiale guascone aveva ottenuto dal re una gratificazione di cinquece nto scudi. Egli and a trovar Colbert perch lo pagasse, e siccome gli dissero che C olbert era a pranzo, il guascone, per nulla impressionato, entr nella sala e doma nd quale di tutte quelle brave persone fosse Colbert. Saputolo, gli disse che dov eva pagargli cinquecento scudi per ordine del re. Colbert si divert a quel modo d i fare e preg l'ospite di sedere a pranzo con lui. L'altro non si fece pregare e mangi per quattro. Finito il pranzo, Colbert, che voleva divertirsi alle spalle d el guascone e fargli sentire nello stesso tempo la sconvenienza del suo modo di fare, gli mand un suo commesso con trecento scudi. Ma sono cinquecento che devo averne esclam il guascone.

t vero rispose il commesso; ma gli altri ve li abbiamo trattenuti per il pranzo. - Un pranzo duecento scudi? - Ma avete avuto l'onore di pranzare col ministro Colbert. - Non importa disse il guascone tenete anche gli altri trecento scudi, vuol dire che domani torner a pranzo qui con un amico. Colbert rise della guasconata e fece pagare i cinquecento scudi. (LA COMBE, Dict ionnaire des anecdotes). COLEI Luisa nata ad Aix in Provenza il 25 agosto 1808, morta a Parigi nel 1876; scrittrice f rancese, fu amante di Flaubert. 3323. Luisa Colet era molto fiera della sua bellezza statuaria. Un giorno, che a veva in casa parecchi amici, disse loro: - Sapete che sono state ritrovate le braccia della Venere di Milo? - E dove sono? domand qualcuno. - Qui, dentro le maniche del mio vestito rispose sorridendo Luisa, e cos dicendo, rimboccava le maniche e mostrava le sue belle braccia. Forse per questo Teofilo Gautier la chiam: la Venere di marmo caldo . (LENOTRE, Femmes). 3324. Luisa Colet scriveva tutto ci che pensava, senza preoccuparsi se la verit, o quello che essa credeva la verit, le procurasse inimicizie. Sotto Napoleone III, scrisse e voleva pubblicare una Satira del secolo, che era appunto una satira terribile contro i costumi del tempo. Una persona sua amica la sconsigli vivamente dal pubblicarla; ma la fiera donna rispose: So che mi sar levata la pensione di cui godo; ma io non posso mentire per questo, quando sento l'impulso di protestare ad alta voce contro qualcosa che ripugna a lla mia coscienza. (LAROUSSE). 3325. La poetessa aveva gi concorso pi volte al premio letterario dell'Accademia d i Francia e tutte le volte aveva riportato un premio... le cattive lingue diceva no che ci avveniva per merito della sua sentimentale amicizia per l'accademico Vi ctor Cousin. C'era un nuovo concorso; se non che ella era arrivata alla vigilia senza aver preparato nulla. Ed ecco arrivar a casa sua Flaubert e Bouihlet. Cole t li chiude a chiave in uno stanzino e vuole che essi le gettino gi duecento vers i sull'Immortalit, che era il tema assegnato al concorso per quell'anno. I due le tterati, chiusi nello stanzino, conversarono a lungo tra loro, fin che, mancando poco alla mezzanotte, Bouihlet ricord all'amico il compito che aveva assegnato l oro Colet. Flaubert sorrise, prese un libro che era l in uno scaffale vicino, e c he per caso conteneva le Armonie di Lamartine, ne dett duecento versi al compagno di prigionia; poi chiamarono Colet e dissero che il loro compito era esaurito, consegnandole i versi come propri. Colet lesse ammirata e, senza riconoscere che erano del Lamartine, li mand all'Accademia, che li premi senza accorgersi, neanch e essa, del plagio. Essi furono pubblicati poi col nome della Colet negli atti a ccademici, e anche allora nessuno si accorse che non erano della poetessa sotto il cui nome figuravano. Il che vuol dire che nessuno li aveva letti. Il France, che narrava quest'aneddoto, concludeva: Morale della favola: gli Immortali non leggono niente; essi dnno i premi agli scr ittori senza aver mai messo il naso nei loro libri. (Marzocco, gennaio 1922). 3326. Luisa Colt fu l'amante di Flaubert. A lei infatti sono dirette le *lettere indicate nella Correspondance come indirizzate a Madame X. Per parecchi anni, Flaubert, dopo aver lavorato ore e ore, qualche volta persino venti ore di seguito, al suo tavolino, riprendeva la penna per scrivere lettere di sei o sette pagine alla sua amica. Ella gli mandava i suoi versi, e Flaubert aveva la debolezza di trovarli belli. Sicuro! Questo uno dei pi grandi miracoli che abbia mai fatto l'amore: Flaubert, che torturava sino all'angoscia la sua pr osa, sempre incontentabile della forma, trovava belli i versi gettati gi con supr ema disinvoltura dalla sua amante. Come? le diceva. In dieci giorni hai scritto sei novelle? Mi fai strabiliare. In quanto a me, sono come uno di quei vecchi acquedotti che, essendo colmi di detr iti lasciano passar l'acqua lentamente. Tanti detriti sono in me, che il mio pen siero stilla a goccia a goccia! (LENOTRE, Femmes). COLIGNY (Enrichetta La Suze, contessa di) n. 1618 m. 1673; scrittrice francese.

3327. Enrichetta di Coligny, vedova di uno scozzese, spos in seconde nozze il con te di La Suze; ma ben presto se ne pent. Quest'uomo, che era calvinista, si ubria cava spesso e maltrattava la povera donna, di cui era estremamente geloso, tanto che la confin in campagna. Essa allora ripudi la religione calvinista e si fece c attolica, motivando la sua conversione cos: - In tal modo sono sicura di non riveder pi mio marito n in questa, n nell'altra vita. (TALLEMANT DES REAUX). COLIGNY (Gaspare di) n. 1517 - m. 1572; ammiraglio di Francia, ugonotto, ucciso nella notte di San Ba rtolomeo. 3328. L'ammiraglio di Coligny, andando a messa, diede a un povero, che stava men dicando sulla porta della chiesa, una manata d'oro, senza pensarci. Il povero ri mase sorpreso di ricevere tutta quella somma, e avendo atteso che l'ammiraglio u scisse dalla messa, gli disse: Non so se avevate intenzione di darmi tutto l'oro che forse per distrazione mi a vete dato: perci ve lo riporto. Infatti rispose l'ammiraglio non avevo intenzione di darvi tanto; ma, dal moment o che voi mi avete usato la generosit di riportarmi il mio oro, sarei in verit un uomo disprezzabile se non avessi la generosit di lasciarvelo. (PANCKOUCKE). 3329. Coligny fu ucciso la notte di San Bartolomeo insieme con gli altri ugonott i. A colui che l'uccideva, egli disse: Giovanotto, tu dovresti rispettare i miei capelli bianchi; ma fa come vuoi, ad o gni modo non potrai abbreviar la mia vita che di pochi giorni. (Encyclopediana). COLLETTA Pietro nato a Napoli nel 1775, morto a Firenze nel 1831: storico italiano. 3330. La polizia toscana, contrariamente a quella delle altre citt d'Italia, era molto mite e tollerante, e, volontariamente cieca, lasciava fare e lasciava star e. Solo una volta parve spietata, e fu quando al Colletta morente intim lo sfratt o. Il Colletta rispose: Abbiate la bont di aspettare un paio d'ore; che mi dar da me tale un esilio, da no n disturbare pi nessuna polizia del mondo. (Minerva, 12 gennaio 1908). COLLODI (pseudonimo di Carlo Lorenzini) n. 1831 - m. 1890; letterato, notissimo scrittore per ragazzi, autore di Pinocch io. 3331. Collodi era un noto giornalista; e nel 1848, durante la prima luna di miel e della libert italiana, aveva fondato a Firenze un foglietto umoristico Il lampi one . Ritornato un anno dopo il Granduca con l'accompagnamento degli Austriaci, i l giornale fu soppresso. Dieci anni dopo, il Lorenzini ridette vita al Lampione ; e il primo articolo cominciava cos: Dunque, come abbiamo detto nel numero preced ente... (Il Mattino, gennaio 1931). 3332. Pinocchio, il delizioso libro di Collodi (Carlo Lorenzini) ha avuto un'ori gine curiosa. Collodi non si sognava nemmeno di dedicarsi alla letteratura per r agazzi: era un buontempone fiorentino, un gaudente con misura. Una sera, al Casi no Borghesi, ebbe contraria la fortuna e arriv a perdere un migliaio di lire sull a parola. Si pu immaginare di che umore fosse! Mentre s'infilava il pastrano per andare a casa, l'editore Felice Paggi, suo grande amico, gli domand dove andasse. Ho perduto rispose e vado a letto. - Quanto hai perduto? - Che te ne importa? Paghi tu? Mille lire, e non le ho. - Le vuoi? Collodi credeva che l'editore facesse la burletta, ma si sent aggiungere che la m attina seguente gliele avrebbe date. Infatti all'indomani l'arguto scrittore tos cano si rec, senza grande fiducia, dal Paggi, che gli fece trovare il biglietto d a mille e una ricevuta. Su questa c'era l'obbligo di dare al Paggi entro un anno un libro per fanciulli. Collodi firm e cos, dall'ansia d'una notte tumultuosa di giuoco, usc quel piccolo capolavoro ch' Pinocchio. (Il Mattino, gennaio 1931). 3333. Egli non seppe mai liberarsi da alcune sue innocue fissazioni, quella per esempio di mantenersi rigidamente fedele all'uso dell'alto cappello a cilindro c he port sempre in tutte le stagioni, senza toglierselo mai di testa, neppure in c asa, neppure a tavola, neppure in ufficio. E l'ufficio suo era la Prefettura, do

ve entr dopo il 1870, con l'incarico di censore per le commedie e i drammi. Un giorno entr nel suo ufficio il suo superiore gerarchico: il Lorenzini aveva il cilindro in testa e non se lo lev. Guardando lei, caro Lorenzini, gli disse ironicamente il superiore - non posso f ar a meno di pensare a mio fratello. - Curiosa .questa rispose il Collodi e perch? - Perch mio fratello, come lei, non si leva mai il cappello di testa. - Questo suo fratello dev'essere un gran bravo uomo, commendatore; quando ha occ asione di scrivergli, lo saluti da parte mia. (YORICK, Su e gi per Firenze). COLOMBO Cristoforo nato a Genova nel 1451, morto a Valladolid nel 1506; il pi celebre dei viaggiator i, scopritore dell'America. 3334. Quando Colombo era giovinetto, si rec a Siena e abit una modesta stanzetta i n via Camollia. L accanto abitava una bellissima fanciulla, ch'egli vedeva spesso uscir con la mamma dalla vicina chiesa di Fontegiusta. Se ne innamor perdutament e, e la fanciulla di lui. Se non che, essendo il povero Colombo senza fortuna e la fanciulla appartenendo a uno dei migliori casati di Siena, i genitori di lei si opposero risolutamente a quell'amore. Inoltre Colombo doveva ormai partire. E bbe un ultimo furtivo colloquio con la ragazza sulla soglia della chiesa, e al m omento di congedarsi da lei, il giovinetto, presago della sua gloria futura, esc lam: Dalla Vergine di Fontegiusta avrai presto notizie di me. Le notizie non vennero presto; ma un giorno, molti anni dopo, arriv alla chiesa u n dono votivo: le armi che egli indossava come ammiraglio e vicer del regno di Sp agna del Nuovo Mondo da lui scoperto. Quelle armi sono appese tuttora nella chie sa di Siena. (Minerva, 16 aprile 1928). 3335. Cristoforo Colombo era modesto e parlava con molta semplicit della sua gran de scoperta; ma, poi che un giorno gli parve che alcuni signori, a un pranzo in casa del cardinal di Mendoza, ne parlassero come di una cosa troppo facile, fing endo di aderire alla loro opinione disse: Infatti la cosa tanto facile, come far restar diritto quest'uovo sulla tavola. P rovate, se siete capaci. I commensali a quelle parole vollero provare se eran capaci di far stare diritto quell'uovo; ma inutilmente. Allora Colombo lo prese tra le mani, e schiacciando ne un po' la punta, lo fece stare come aveva detto. Gli altri commensali protest arono che a quel modo avrebbero saputo farlo star diritto anch'essi. Appunto rispose Colombo; voi trovate tutto facile, quando avete visto come si fa . (Encyclopdie mthodique). 3336. Colombo, avendo bisogno di viveri, sbarc nella Giamaica, ma i selvaggi che l'abitavano gli rifiutarono i viveri e minacciavano di cacciarlo dall'isola. Col ombo, che sapeva che nella sera stessa ci sarebbe stata una eclissi, radun i selv aggi e disse loro che, se non gli avessero obbedito fedelmente, egli avrebbe fat to sparire la luna, e questo sarebbe stato il principio di tutti i loro mali. Qu ando i selvaggi videro che, all'ora precisa ch era stata indicata, la luna spariv a davvero, ebbero paura, e inginocchiatisi innanzi a Colombo, lo supplicarono di perdonar loro, e poi gli diedero tutto quello che egli volle. (GUERARD, Diction naire d'anecdotes). 3337. Nel 1922 una colonia inglese emetteva un francobollo che rappresentava Cri stoforo Colombo sul ponte di comando della sua caravella, intento a scrutare l'o rizzonte con un cannocchiale. Il disegno assai bello, simpatica l'idea di voler onorare il grande Genovese; se non che... Cristoforo Colombo non poteva servirsi del cannocchiale perch fu inventato un secolo dopo! Lo stesso anacronismo fu commesso del resto dal poeta tedesco Brachmann, che, ne l secolo XVIII, cant il grande navigatore dicendo: Guardava fisso verso l'occiden te col suo fido cannocchiale in mano . (Alba Serena, giugno 1934). CONAN DOYLE Arturo nato a Edimburgo nel 1859; morto il 7 luglio 1930; famoso scrittore inglese, cre il tipo popolarissimo del poliziotto dilettante in Sherlock Holmes. 3338. Da giovane aveva avuto come professore di medicina, a Edimburgo, un tal Be ll, che aveva uno spirito di osservazione e di intuizione veramente straordinari

o e impressionante. Un giorno nella clinica stava visitando, assistito dai suoi scolari, un nuovo malato. Voi eravate soldato e avete lasciato il servizio da poco gli disse. Ed eravate di guarnigione nelle isole Barbadoes. Il malato guardava stupefatto quel medico che conosceva tante cose di lui. Tutto ci che egli aveva detto era vero. Gli studenti domandarono poi al professore com e aveva fatto a indovinare, ed egli spieg: Quest'uomo si presentato a noi col cappello in testa: dunque doveva essere stato soldato, perch l'uso di scoprirsi borghese, i militari si presentano col berrett o in capo. E perch avesse conservato l'abitudine militare doveva esser stato mili tare sino a poco tempo fa. E siccome malato di elefantiasi, malattia delle Indie Occidentali, ho pensato alle isole Barbadoes. Conan DoyIe dice che fu questo professore a fargli venire in mente il personaggi o di Sherlock Holmes. (Je sais tout, 1925). 3339. Quando uscirono i romanzi di Sherlock Holmes, la maggior parte dei lettori credevano che il personaggio fosse vero e vivo, e all'editore arrivavano tutti i giorni lettere dirette a Sherlock Holmes, con preghiera di far proseguire. Chi voleva un autografo del poliziotto, chi si offriva come segretar io o come governatore. Un autore drammatico fece di una novella di Conan Doyle un dramma poliziesco. Er a naturalmente d'accordo con lui. Ma per non so quali complicazioni teatrali, gl i venne in mente che Sherlock Holmes sarebbe stato pi teatrale se ammogliato. Tel egraf a Conan Doyle: Posso maritare Sherlock Holmes? E Conan Doyle gli rispose: V oi potete farlo sposare, ucciderlo, farne quel che volete (Je sais tout, 1925). 3340. L'illustre romanziere, durante una gita in Svizzera, sost in un albergo sul le vette del passo Gemmi, e gli dissero che esso rimaneva per pi di tre mesi asso lutamente isolato per le nevi. Pens allora che avrebbe potuto scrivere una novell a immaginando chiusi l dentro due personaggi che s'odiano a morte e sono condanna ti a vivere insieme. Ci lavor intorno mentalmente una settimana, e aveva gi preso qualche appunto, quan do gli capit tra le mani un volume di Maupassant che non conosceva. Quale non fu il suo stupore quando trov una novella intitolata L'albergo, in cui il gran novel liere narrava appunto la storia di due personaggi che si odiavano ed erano stati bloccati dalla neve nell'albergo del Passo di Gemmi! Seppe pi tardi che anche il Maupassant era stato l a villeggiare, e probabilmente avevano raccontato anche a lui che l'albergo restava tre mesi isolato per la nev e. Conan Doyle si guard bene dallo scrivere la novella; ed esclam con un suo amico: Guarda alle volte come si diventa plagiari senza saperlo! (Minerva, 1 aprile 192 7). 3341. Conan Doyle, il celebre inventore di Sherlock Holmes, dopo un giro negli S tati Uniti si ferm a Boston. Nell'uscire dalla stazione un vetturino gli si avvic ina e gli dice: Signor Conan Doyle, vuol salire nella mia carrozza? Conan Doyle sale, e domanda al vetturino come faceva a sapere il suo nome. Il ve tturino dice: facile capirlo. I giornali hanno parlato della vostra visita e delle altre citt c he avete visitato prima di Boston. Ora, dal modo come vi hanno tagliato i capell i, si capisce benissimo che voi siete stato a Filadelfia; e la mota delle vostre scarpe senza dubbio quella di Chicago. Lo stupore di Conan Doyle era enorme. Guardava sbalordito il vetturino. Altro ch e Sherlock Holmes! E poi continu. il vetturino ho letto il vostro nome, scritto a grosse lettere sul la valigia che portate. (Minerva, 1 settembre 1927). 3342. Conan Doyle raccontava di aver fatto una volta un terribile scherzo ai suo i amici. Egli dunque scelse tra i suoi molti amici i dodici che avevano fama di maggior onest e invi loro un telegramma cos concepito: Fuggi immediatamente, tutto stato scoperto. . Ebbene assicurava Conan Doyle lo credereste? Ventiquattro ore dopo quei dodici c ampioni d'ogni virt avevano tutti abbandonato l'Inghilterra; segno evidente che n

essuno di essi si sentiva la coscienza a posto. (Manuel gnral, 24 marzo 1934). 3343. Non amava le adulazioni. Un giorno si rec da lui un ammiratore entusiasta c he lo copriva di elogi: trovava in lui l'anima di un santo, il cervello di un gr an poliziotto, il coraggio di un leone. Conan Doyle ferm quel torrente impetuoso di lodi.GSPLIT:uPalazzi-Zanichelli 1.txtAr chivio GSplit&{5F9160D1-68ED-4692-9DC5-DA0556BA26AC}sm(K E