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elli! (DALBONO, La Scuola Na poletana). 3989.

il pittore Gros gli rimproverava: Figliuolo mio, tu hai tanto ingegno; peccato che tu non sappia disegnare! (DALBO NO, La Scuola Napoletana). 3990. Il famoso pittore francese sembrava ai suoi tempi eccessivamente ardito ne lle sue concezioni, e qualche amico glielo rimprover affettuosamente. Delacroix r ispose: Ma io non dipingo per voi... dipingo per da qui a trent'anni! (CALZA in Minerva, 1 agosto 1925). 3991. Un amico, pranzando in casa di Delacroix, gli domand: - t vero che siete stato l'amante di Giorgio Sand? Ma s risponde il pittore. Lo sono stato anch'io, come tutti gli altri. (Encyclopdi ana). 3992. Un ricco banchiere, che fu ministro delle Belle Arti sotto Napoleone III, voleva avere nella sua raccolta un quadro di Delacroix. Ne parl all'artista: Scegliete il soggetto che volete. Cos pur vi lascio libero circa le dimensioni. Q uanto al prezzo, vi prometto di darvi tutto quel che mi chiederete, soltanto vor rei... che cambiaste un po' la vostra maniera. (BuzzicHINi e PIAllI, Taccuino di Musetta). 3993. Un amico del celebre pittore Delacroix and a fargli visita per la prima vol ta a casa sua; se non che sbagli portone, e avendo domandato al portinaio dove ab itava Delacroix, si sent rispondere: - Mai sentito nominare! Che cosa fa questo signore? Il pittore rispose l'amico. - Non ci sono operai in questo palazzo disse il portiere con disprezzo. (E. GUER ARD, Dictionnaire d'anecdotes). 3994. Non poteva soffrire Lamartine e tutte le sue arie sentimentali. E quando v edeva le donne andar pazze per Lamartine diceva: Non le credete affatto sincere. Esse sanno troppo bene che cosa valgono questi p oeti lagrimogeni. Si fingono innamorate di loro, pubblicamente; ma poi ,nel segr eto, cercano come amanti uomini robusti e che godano un'ottima salute. (COURTHIO N, La vie de Delacroix). 3995. Un giorno Delacroix stava dipingendo dal vero una pantera al Giardino dell e Piante. Vicino a lui era il pittore Barye, che dipingeva la stessa pantera Come va domand Delacroix al suo vicino - che la coda della vostra pantera cos viva che par che si muova, e la mia invece sembra un pezzo di legno? Allora Barye rispose: che io cerco di farla come la vedo, mentre voi, signor Delacroix, la fate come v e l'eravate immaginata prima di vederla. (FLAMENT, La vie de Manet). 3996. Teneva molto all'eleganza del vestire, e quando andava in campagna portava cor s bauli e bauli di vestiti per tutte le occasioni: per le gior nate calde e per quelle fredde, per il mare e per i monti. I suoi amici risero, molto quando scoprirono che aveva vestiti completi, dal cappello alle scarpe, da l fazzoletto alla cravatta, distinti da un numero, e questo numero non era altro che il grado della temperatura. (COURTHION, La vie de Delacroix)_ 3997. Quando gli amici andavano a prenderlo per portarlo a divertirsi con loro, egli si rifiutava di seguirli. Ma anche un artista dicevano quelli, tentatori deve svagarsi. Non pu mica dipinge re tutto il giorno! Egli, inflessibile, rispondeva: L'artista deve sacrificare l'uomo. Voi non sapete quanto giova a un artista la m iseria dei primi anni, le difficolt da sormontare, i sacrifici a cui deve abituar si! (COURTHION, La vie de Delacroix). 3998. A un ragazzo, che voleva imparare il disegno, diceva: Tu vorresti disegnare cinquantamila figure in un solo foglio di carta. Ebbene t' insegno io la maniera. Disegna un muro e scrivici sopra: Dietro questo muro pass ano in questo momento cinquantamila uomini . Avrai pi buon successo di me, che son o stato cos ingenuo da disegnare le cinquantamila persone davvero! (COURTHION, La vie de Delacroix). DELAMARRE Teodoro Casimiro

nato ad Aumale nel 1786, morto nel 1870; deputato francese, banchiere, giornalis ta. 3999. Il conte Delamarre, ottantenne, si compiaceva qualche volta, nei salotti d el secondo Impero, di ricordare alcuni episodi della sua lunga vita. Una sera in cui parlava della campagna di Russia, un curioso gli domand, se avess e mai parlato con Napoleone. - S, rispose egli. Eravamo davanti alla Beresina. Il maresciallo Oudinot, di cui io ero ufficiale d'ordinanza, mi mand a chiamare di mattina prestissimo e mi diss e: - Andate a dire a Sua Maest che i ponti sono stati tagliati. Corro alla tenda dell'Imperatore. Mi annunziano. L'Imperatore si solleva un po' sul Tettuccio da campo. Che c', tenente? . Sire, vengo da parte del Maresciallo ad annunziare a Vostra Maest che i ponti sono tagliati . E l'Imperatore che cosa disse? domandarono in coro gli ascoltatori, aspettando l a parola epica, geniale, definitiva. - Disse: E allora? Come faremo a passare? . (JOLLIVET, Souvenirs). 4000. Il conte Delamarre era famoso per la sua calma. Una sera, in un circolo el egante del Secondo Impero, si giocava forte. Il barone de Plancy, audace e fortu nato, vinceva novecentottantamila franchi e dichiar che si sarebbe fermato al mil ione. Ma nella stessa notte, tenendo il banco, riperdette tutta la vincita e in pi una forte somma. L'ottuagenario conte Delamarre, che era in societ nel banco, ad una certa ora si lev e se ne and, mentre il compagno vinceva sfacciatamente. La mattina dopo si pre sent alla cassa del Circolo per riscuotere la sua parte. Perdete cinquantamila franchi di parte vostra gli fu risposto Senti! rispose calmo calmo il conte. E non disse altro. (JOLLIVET, Souvenirs). DELANNOIS (Madame) rinomata cantante francese dell'ultima met del secolo scorso. 4001. La cantante francese signora Delannois era donna di spirito pronto ed argu to. Una sera una signora enorme tubava debolmente una sciocca romanza: - Sembra disse qualcuno un elefante che abbia inghiottito un usignolo. Si ribatt la signora. Delannois; ma un pezzo che l'usignolo stato digerito! (Como edia, 4187). 4002. Si parlava, davanti alla signora Delannois, di due amiche che si erano ser iamente bisticciate. Oh, esclam la cantante do loro tre mesi per riconciliarsi. Godono troppo a taglia rsi l'un l'altra i panni addosso. E non ci sono che le amiche, delle quali si po ssa veramente dir male con gusto! (Comoedia, 4187). 4003. Alla signora Delannois, che da parecchio tempo girava l'Eu- ropa cantando solo cose di Debussy, Borodine, Mussorgski, qualcuno disse: Ma perch non cantate della cattiva musica, dal momento che piace tanto al pubblic o? Io non sono Orfeo essa rispose e non faccio il mestiere d'incantare le bestie. ( Comoedia, 4197). 4004. Un giorno le chiesero a New York di cantare la parte di Puck nell'Oberon i n un costume piuttosto sommario, consistente in una maglia verde, una sciarpa di velo, una corona di fiori. E perch no? dissella mi baster immaginare che io sia una giovinetta senza dote che mi trovo al mare e mostro le gambe per trovarmi un marito; e l'esibizionismo di venter, di colpo, moralissimo. E poi Oberon della buona musica; le bestie non ci verranno! (Comoedia, 4197). DE LARA Isidoro musicista italiano, vissuto sempre in Inghilterra, autore di romanze, che ai suo i tempi furono famose. 4005. Nel tempo che il De Lara mandava in visibilio tutta l'aristocrazia di Lond ra con le sue romanze, una sera, all'uscita da un concerto, fu-avvicinato da una signorina di buona famiglia che lo preg di accompagnarla a casa. Qui ella prodig poi al maestro sorrisi promettenti, tanto che il De Lara credeva gi in una bella avventura, quando entr nella sala un omone alto e grosso che, presolo per le spal

le, gli intim di sonare e cantare una delle sue romanze. Quand'ebbe finito, il ma estro si avvicin alla signorina e le disse sottovoce: Quand' che manderete via quest'importuno? Ma non un importuno. t il mio fidanzato, e siccome mi piaceva sentirvi cantare q ualche cosa in sua presenza, cos vi ho invitato ad accompagnarmi a casa mia. Parecchi anni dopo, il De Lara dava un concerto a Dublino. All'uscita si senti a bbracciare: era l'omone di tanti anni prima, che gli disse d'aver sposato la be lla inglesina e che abitavano l vicino, e invit il maestro ad andarli a trovare pe r cantar ancora qualche bella romanza. - Grazie! rispose De Lara; ma sono servizi -che si rendono una volta sola! (JARR O, Sul palcoscenico e in platea). DELAROCHE Ippolito detto Paolo nato a Parigi il 17 luglio 1797, morto il 4 novembre 1856; insigne pittore franc ese. 4006. Paolo Delaroche era molto abile a vendere i suoi quadri ad alto prezzo. Un giorno il ministro Fould and a visitare il suo studio, e vide un quadro appena s chizzato che rappresentava i Girondini. Gli piacque e volle acquistarlo per la G alleria dello Stato. Ne fu contrattato il prezzo: trentamila franchi. Poco dopo, il Delaroche mand un suo amico a dire al ministro che il quadro, date le sue dimensioni e il lavoro che costava, sarebbe stato regalato per soli trent amila franchi, e che ce ne volevano altri cinquemila. Furono accordati. Ormai il quadro era finito, e Fould era impaziente di averlo. Ma il pittore non si decideva mai a mandarlo. Mand qualcuno a prenderlo; se non che il Delaroche es clam vivamente: Come! Un quadro simile per trentacinquemila franchi? Ma sarebbe buttato via! Non uscir di qui, se non dopo che sia stato pagato quarantamila franchi. Fould pag quel che il pittore volle. (VIEL CASTEL, Commrages). DELCASSE Teofilo nato nel 1858, morto nel 1923; uomo di Stato francese, fu ministro degli Esteri e prepar le alleanze dell'Inghilterra e della Russia che si dimostrarono poi prov vide per il suo paese. 4007. Palologue aveva letto il volume di Waliszemski sulle Origini della Russia m oderna, e ne era entusiasta. Parl del libro al ministro Delcass e gliene lesse qua lche pagina. Il ministro l'interruppe: Perch mi fate leggere questa roba? Per me la storia non ha nessun valore pratico. Tutti gli storici sono in errore, perch vivono fuori della realt e vedono gli avv enimenti a posteriori, quando non c' pi modo di cambiarli. Per l'uomo di Stato, le cose stanno altrimenti: egli vede gli avvenimenti nel loro divenire, con tutti i rischi e con tutte le possibilit. Mio caro Palologue, diffidate della storia. (P ALOLOGUE, Una svolta decisiva della politica mondiale). 4008. Stava per scoppiare il terribile conflitto tra la Russia e il Giappone, qu ando il 23 gennaio 1904, il Ministro degli Esteri francese Delcass, cui questa gu erra rompeva tutti i piani di un'attiva alleanza della Francia con la Russia, eb be un colloquio su questo argomento col suo segretario Palologue. Le informazioni che giungevano da Pietroburgo erano tutt'altro che tranquillanti, e il Palologue non dissimul al ministro il suo pessimismo. Ma come volete che vi creda? osserv Delcass. Sono in corrispondenza continua con l o zar, che anche ieri mi ringraziava perch capisco cos bene il suo pensiero pacifi co. E secondo voi preparerebbe la guerra? Signor ministro, scusate; ma la camarilla bellicosa a Pietroburgo pi attiva che m ai e avr il sopravvento sulle buone intenzioni dello zar. Caro Palologue, voi siete un pessimista e non ve ne rimprovero, per che il pessimismo una virt, nei subordinati. Ma un capo deve essere sempre ottimi sta. (PALOLOGUE, Una svolta decisiva della politica mondiale). 4009. La miglior tassa disse Delcass quella alla quale si abituati! (DE LA BATUT, L'esprit des grands hommes). DELEDDA Grazia nata a Nuoro nel 1875, morta a Roma nel 1936; illustre romanziera italiana; ebbe il premio Nobel per la letteratura. 4010. La Deledda nacque a Nuoro, e questo paese non ha se non le scuole elementa

ri, sino alla quarta. Quando Deledda ebbe fatto la quarta, i genitori, non sapen do che cosa farle fare, le fecero ripetere due anni di seguito questa classe. La maestra disse ai genitori: Fatela studiare, perch la ragazza un pochino intelligente. Allora il padre l'affid a un vecchio professore che era in paese. Questi le dava dei temi da svolgere. Uno di questi temi, che era piaciuto in modo speciale al p rofessore, la ragazza lo mand all'editore Perino di Roma, il quale lo pubblic in u n suo periodico che si chiamava La ricreazione. Dopo questa prima novella, la De ledda, incoraggiata dal successo, ne mand una seconda che le fu persino pagata. ( Minerva, novembre 1927). 4011. Quando a Nuoro si seppe che la piccola Deledda scriveva nei giornali, fu q uasi uno scandalo. Le ragazze sono fatte per andare a marito e per mettere al mondo dei figli dicev ano i compaesani ai genitori della ragazza. Ma come volete che possa trovar mari to una ragazza che si compromessa al punto da pubblicare scritti sui giornali? Peggio fu quando a Nuoro arrivarono le prime copie di un primo romanzo della Del edda, Fior di Sardegna. In questo romanzo c'era una giovane che dava di nascosto un appuntamento al fidanzato. Non si potrebbero scrivere queste cose, se non si fossero fatte davvero diceva l a gente. E la Deledda confessava che anche dopo, quando vedeva il suo nome stampato in fo ndo a un articolo o su un libro, provava un senso di pena. Aveva paura che non s tesse bene, e che qualcuno potesse rimproverarla. (Minerva, dicembre 1927). DELILLE Giacomo nato ad Aigueperse nel 1738, morto a Parigi nel 1813; poeta idillico francese. 4012. Delille aveva una moglie di umor molto fastidioso e litigioso. Un giorno c he ella lo rimproverava e lui le rispondeva con degli scherzi, la donna, perduta la pazienza, gli gett addosso un grosso volume in quarto, che Delille evit appena . Allora il poeta le disse: Mia buona moglie, guarda un'altra volta di adoperare carezze in un formato pi pic colo, possibilmente in trentaduesimo! (LOIRE, Aneddoti sulle donne). 4013. La contessa di Beauharnais voleva passare per poetessa, ma si diceva che i versi che dava per suoi li facesse fare da altri. Il poeta Delille ebbe a dire di lei questa malignit: La contessa di Beauharnais infatti bella ed poetessa; ma ha due piccoli difetti: il viso bello se lo fa lei; e i versi se li fa fare dagli altri. (LEON VALLE, La Sarabande). DELLA ROCCA (Morozzo della Rocca Enrico) generale e uomo politico italiano dell'epoca del Risorgimento. 4014. Quando il Della Rocca ebbe il comando militare delle Due Sicilie, gli si p resent un giorno un ricco impresario, pregandolo di raccomandarlo per ottenere un a fornitura governativa molto importante. Il generale si fece lasciare un promem oria con alcune carte da esaminare e lo licenzi. Nel momento in cui l'imprenditor e lasciava la stanza, il Della Rocca si accorse che egli si avvicinava al camine tto e vi deponeva un involto che, dall'aspetto, si riconosceva subito per un rot olo di monete. Scusate disse il generale che cosa quella? Una piccola offerta per chi volesse appoggiarmi rispose imperturbabile l'imprend itore. Meritereste osserv Della Rocca che mettessi voi e il vostro rotolo fuor della por ta. Ma vedo che voi ignorate i primi elementi della moralit. Andatevene e riprend ete con voi ogni cosa. (Nuova Antologia, 1898). 4015. Il Della Rocca fu mandato, quale ambasciatore straordinario, a Berlino in occasione della incoronazione di Guglielmo I re di Prussia: missione molto delic ata, perch la Prussia non aveva ancora riconosciuto il Regno d'Italia, e il Della Rocca mal si acconciava a esser semplice inviato di S. M. il Re di Sardegna. In fatti le credenziali con molta prudenza parlavano di ambasciatore del re Vittor io Emanuele al re Guglielmo I. Al legger le quali, il ministro barone di Bernsdorf domand sarcastico:

Perch qui si dice Guglielmo I e non c' la qualifica di re di Prussia? Al che il De lla Rocca, facendo lo gnorri: Se questa dicitura non piace a V. E. la far cambiare subito a Torino in quella di ambasciatore del Re d'Italia presso il Re di Prussia. No, no, non importa! rispose, un po' scorbacchiato, il ministro tedesco. (Nuova Antologia, 1898). 4016. In quei giorni, s'era consacrata a Berlino una nuova chiesa cattolica, con gran pompa e con molti inviti; ma fu escluso l'ambasciatore del re Vittorio. Un giorno, a un pranzo a Corte, il Della Rocca si trov di fronte al re Guglielmo, c he a un tratto, alzando la voce, gli domand attraverso la tavola se la funzione p er la consacrazione della chiesa cattolica era stata bella e se c'era molta gent e. Non lo so, maest. A quell'ora io mi trovavo a visitare l'ospedale, dove cono pare cchi italiani, ai quali portai i soccorsi mandati loro da S. M. il Re d'Italia. (Nuova Antologia, 1898). 4017. Pochi giorni dopo, per l'incoronazione, era stato formato un treno, nel qu ale ogni ambasciatore aveva un vagone riservato con un cartello indicante la naz ionalit. Il Della Rocca, percorrendo la fila delle vetture, seguito dai suoi uffi ciali, vide scritto su uno di quei cartelli: S. E. l'ambasciatore del Re di Sard egna . Il Della Rocca fece le viste che quella non fosse la sua vettura e continu il cammino, fin che, arrivato in fondo al treno, domand a un ufficiale superiore della-Corte Reale: Ma dov' la mia vettura? Io non l'ho trovata. L'altro cap l'antifona e accompagn il generale alla vettura dove era il cartello c ol titolo di Re di Sardegna, nel quale fece cambiare subito la dicitura con l'al tra: S. E. l'ambasciatore di re Vittorio Emanuele . (Nuova Antologia, 1898). DEL LUNGO Isidoro nato a Montevarchi nel 1841, morto a Firenze nel 1927; illustre letterato, insig ne dantista. 4018. L'Accademia della Crusca aveva pubblicato una parte del suo famoso Diziona rio: appena met dell'opera, che costava a quel tempo trecentotrentadue lire. Se n e vendettero soltanto sessanta copie. E le copie invendute stavano ad ammuffire, come merce demaniale, nei depositi dell'Intendenza. Isidoro Del Lungo, uno degl i accademici, fu ispirato da questa circostanza per scrivere un epigramma che di ceva: La farina del diavolo va in crusca, ma allorquando il demonio demaniale il proverbio antichissimo non vale: va al diavol la farina della Crusca. Il Bonghi lesse l'epigramma e dispose (era allora Ministro della Pubblica Istruz ione) che le scorte di deposito fossero restituite, come giusto, all'Accademia; la quale le pose in vendita presso l'editore Le Monnier. (Minerva, 30 dicembre 1 933), DELORME Marion famosa cortigiana francese, nata a Chlons nel 1612, morta nel 1650 a Parigi. 4019. Conquistare Marion Delorme, di solito, non era difficile; ma a volte ella aveva dei capricci stravaganti e imponeva curiose condizioni a chi ambiva i suoi favori. La pi stravagante e curiosa di tali condizioni fu certamente quella che impose a due famosi libertini, Chavagnac e D'Andelot. Costoro erano ugonotti. Eb bene Marion pretese che essi abbracciassero la religione cattolica, abiurando il protestantesimo. I due amici dapprima presero la cosa in ridere; ma, siccome Ma rion si mostrava intransigente, finirono per prestarsi alla commedia dell'abiura . Non bastava. Marion pretese che i due, diventati cattolici, si confessassero. Tocc prima a Chavagnac. Il povero sacerdote che ud quella confessione rest sbalordi to e non sapeva capacitarsi che un giovane potesse aver accumulato in pochi anni una tal quantit di peccati. Oh! lo rassicur Chavagnac questo non niente! Sentirete il mio compagno. E il confessore dovette persuadersi che Chavagnac diceva il vero. I due libertin i, fatti cos mondi e puri, poterono finalmente aver le sospirate grazie della bel la Marion. (MONGREDIEN, Marion Delorme et ses amours).

4020. Sulla celebre Marion Delorme corse a lungo una leggenda. Negli ultimi anni della sua vita si era occupata di politica, e nella sua casa ospitale conveniva no i seguaci della Fronda contro il cardinal Mazarino. Il cardinale, che era ben informato dalla sua polizia, venne a saper la cosa e spicc mandato di cattura co ntro Marion. Se non che, quando la polizia arriv alla casa di lei, trov solo un ca davere: la povera Delorme era spirata da pochi momenti. Ora la leggenda dice che si trattava di una mistificazione, ordita dalla furba M arion, con la complicit di alti personaggi suoi amici per sfuggire all'arresto. E dice che Marion assistette ridendo, da una finestra, al proprio funerale. Ella si sarebbe poi recata clandestinamente in Inghilterra, dove avrebbe avuto molti amanti e molte avventure; fin che, vecchia e povera, sarebbe tornata sotto falso nome in Francia, dove sarebbe morta ultracentenaria. (MONGREDIEN, Marion Delorm e et ses amours). DELRIEU Stefano Bernardo n. 1761 - m. 1836; autore drammatico francese. 4021. Una sera, che si rappresentava il famigerato Artaserse del Delrieu, l'auto re era in un palco con alcuni suoi amici. A un tratto si sent un fischio solo, ma sonoro. t il colonnello disse il Delrieu. Che colonnello? domandarono gli amici. Un colonnello che mio amico e che non lascia occasione per farmi dei dispetti. La sera dopo altri fischi. L'autore, che era in palco anche quella sera con i so liti amici, volle scusarsi ancora: Sempre quel maledetto colonnello! Infatti rispose uno degli amici quel colonnello deve odiarvi orribilmente. Ieri sera era solo; questa sera ha portato a teatro, per fischiarvi, tutto il suo reg gimento. (H. DE BORNIER, Libert). 4022. Una sera si rappresentava l'Artaserse di Delrieu, e la moglie, secondo le sue istruzioni, era in una poltrona di prima fila che applaudiva a tutto spiano. La poveretta faceva del suo meglio; ma in un intervallo vide passarle accanto i l marito fortemente corrucciato. Come! esclam la povera donna non vedi con quanto entusiasmo applaudo? Non ne sei contento? Disgraziata! le fece Delrieu non vedi che hai i guanti? (GUERARD, Dictionnaire d 'anecdotes). 4023. Delrieu, autore dell'Artaserse, noiosissimo poema drammatico, andava da ve nti anni sollecitando tutti i comici perch riesumassero quella infelice tragedia, che nessuno voleva sentire. Finalmente fu accontentato. Non avrai pi da lamentarti dei comici adesso gli disse un suo amico. Oh, per carit non parlarmene! Sono tutte canaglie. Figurati che, non potendo farm i altro dispetto, hanno ripreso a recitare il mio dramma proprio la sera che a t eatro, per pura combinazione, non c'era nessuno! (MAURICE, Histoire du thtre). DMADE n. 384 m. 320 a. C.; demagogo e oratore ateniese. 4024. Quando Filippo il Macedone, dopo la vittoria di Cheronea che mise la Greci a in suo potere, si diede a gozzovigliare, ridendosi dei decreti di Demostene co ntro di lui, Demade, suo prigioniero, gli disse: Se la fortuna ti destin ad essere Agamennone, perch vuoi tu fare da Tersite? (CANT, Storia Universale). DEMARATO famoso re di Sparta dal 520 al 492 a. C. 4025. Un seccatore rompeva un giorno la testa a Demarato con mille discorsi impe rtinenti. Dimmi, o re, gli domand alla fine chi il miglior uomo di Sparta? Demarato gli ris pose pronto: Colui che ti rassomiglia meno. (PLUTARCO). 4026. Demarato re di Sparta fu cacciato dal trono e ripar in Asia presso Dario d' Istaspe. Costui gli domand come mai, essendo re, si era fatto cacciare dai suoi s udditi. A Sparta rispose Demarato la legge pi potente dei re. (PLU

TARCO). 4027. Quando Demarato fu in Persia, alla Corte di Dario, il re gli disse, un gio rno: Voglio farti una grazia. Chiedimi quello che vuoi. Demarato allora preg il re che volesse permettergli di poter passeggiare per le v ie di Sardi, a cavallo, portando in testa la tiara regia. Mitropausto, cugino del re, che fu presente a quella richiesta, sorrise e, prend endo per mano Demarato, gli disse: Amico mio, la tiara reale non porta con se anche il cervello. Credi forse che se ti dessero in mano la folgore di Giove, diventeresti Giove? (Magazin historique , 1764). DE MARTINO Antonio n. 1820 - ffi.. 1904; celebre clinico italiano. 4028. Il celebre clinico De Martino, dell'Universit di Napoli, aveva l'abitudine di riunire attorno agli ammalati pi interessanti i clinici colleghi e i liberi do centi, a cui illustrava il caso. Un giorno un gruppo numeroso di questi medici e ra attorno al letto di un disgraziato che si trovava in istato comatoso e pareva sul punto di morire. Ad un tratto per l'ammalato, riprendendosi, apr gli occhi, l i volse attorno stupito ed esclam: E chi sono tutti questi fessi? L'ammalato migliora! sentenzi il De Martino. Vedete? Ci riconosce! (VINASSA, Aned doti universitari). DE MARTINO Luigi famoso attore napoletano nella Commedia dell'Arte; del secolo scorso. 4029. Il De Martino successe come pulcinella al famoso Petito nel teatro San Car lino di Napoli, e vi raggiunse -presto la popolarit. A quei tempi, Raffaele e Luisella Viviani, bambini ancora, si producevano come m acchiettisti in erba in un baraccone: i due ragazzi erano molto brutti. Il loro padre volle far giudicare i meriti dei due figli a Luigi De Martino e lo port una sera nel baraccone; qui gli addit, dal fondo della platea, i due prodigi canori. De Martino sgran tanto d'occhi e, atterrito dall'inattesa visione, esclam: Grannezza de Dio! Oggi pure le scimmie cantano! (Minerva, 15 febbraio 1932). DEMETRIO POLIORCETE (336-283 a. C.) re di Macedonia, e gran generale. 4030. Demetrio aveva fatto -molti favori alla citt d'Atene. Quando part per la gue rra, ad Atene appunto lasci la moglie e i figli, come in luogo pi sicuro. Ma Atene , mostrandosi ingrata verso di lui, quando seppe che la guerra volgeva male per Demetrio, cacci dalla citt sua moglie e i suoi figli. Pi tardi Demetrio mise l'asse dio ad Atene, e la prese per - fame. Gli Ateniesi si aspettavano che il re, per vendetta, li avrebbe massacrati tutti. Demetrio infatti diede ordine che tutti g li uomini sposati fossero riuniti nella piazza principale della citt, che aveva f atto circondare dai suoi soldati. Quando tutti furono riuniti, Demetrio sal sopra un luogo elevato e con accenti co mmossi e con le lagrime agli occhi rimprover gli Ateniesi della loro ingratitudin e. E perch comprendiate meglio quanto grande stata la vostra colpa e quanto io vi er o e vi sono amico, voglio vendicarmi di voi perdonandovi. Tornate alle vostre ca se. Fin che voi ve ne stavate qui .in piazza, io ho fatto portare nelle vostre c ase dai miei soldati il grano e il pane di cui voi avete bisogno. E cos dicendo li conged. (Magazin historique, 1764). DEMIDOFF Anatolio nato nel 1812; morto nel 1869; nobile signore russo, spos Matilde Bonaparte, fu m ecenate di artisti. 4031. Un vanesio faceva vedere a Demidoff una splendida spilla di malachite che portava alla sua cravatta, e ne menava gran vanto. demidoff allora, per dare una lezione all'ambizioso, gli osserv: t, infatti, una gran bella gemma; ed io, sapete, me ne intendo, per-che a casa m ia ho un caminetto intagliato in questa pietra. E il bello che la cosa era vera. (E. GUERARD, Dictionnaire d'anecdotes). 4032. Il Demidoff visse lungamente a Firenze e in una villa, ch'era stata conven

to, a S. Donato. Dette nel 1831 un ballo, e cominci col far mutare i parati a tut te le stanze; finita la festa, stacc i parati e li regal ai servitori, che li rive ndettero per trentamila rubli, circa centomila franchi. Un giorno, un amico, visitandolo, lo trov in piedi nel mezzo del salotto tutt'ass orto nel bagnare a uno a uno, in un bacino d'oro colmo d'acqua, i biglietti dell a Banca di Pietroburgo, i quali poi stendeva sopra corde tese dall'una parete al l'altra della stanza. Lavo disse, senza muoversi all'arrivo del visitatore questi fogli che puzzano te rribilmente. Non consentiva a toccar alcuna cosa che altri avesse prima toccato senza guanti. (MARTINI, Pagine raccolte). 4033. Essendo stato molto malato, il conte Demidoff, durante la convalescenza, p assava il tempo a voltare e rivoltare con una paletta i suoi famosi diamanti, di vertendosi di vederli luccicare. Se non che il suo medico, osservando che egli s tentava a riprendere le forze, gli prescrisse di mettersi a segar legna, ogni gi orno un po' di pi, in modo da allenarsi allGSPLIT:uPalazzi-Zanichelli 1.txtArchivio GSplit&{5F9160D1-68ED-4692-9DC5-DA0556BA26AC}smr

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