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conquistata sin dai suoi primi romanzi, la sua vita nei primi anni fu assai mis era.

Aveva gi pubblicato tredici libri. Ebbene, egli confessava a un amico: Le mie opere immortali quest'anno mi hanno fruttato.... cinque sterline di dirit ti d'autore! Capirai facilmente il mio stato d'animo. Con tutto ci era lavoratore' instancabile. Dormiva appena sei ore e ne .lavorava dodici. Si lamentava che, nel corso di un paio d'anni, non aveva mai veduto un q uadro, non aveva mai sentito una nota di musica, non aveva mai assistito a una r appresentazione teatrale. Ma, dovendo scrivere in una lingua che non era la sua, era lentissimo nel lavoro e si dice che il comporre era per lui -un tormento, u na vera agonia. (MAUROIS, Magiciens et logiciens). CONSALVO DI CORDOVA n. 1443 - m. 1515; celebre generale spagnolo. 3391. Essendo saltato in aria un magazzino di polveri che apparteneva agli Spagno li, il loro condottiero Consalvo di Cordova grid ai soldati: La vittoria con noi! Il cielo ci d, con questo formidabile segnale, l'annuncio ch e non avremo pi bisogno di artiglieria! (GUY DE BATUT, L'esprit des grands hommes ). CONSTANT Benjamin n. 1767 - m. 1830; scrittore, uomo politico e oratore francese. 3392. Benjamin Constant era, da fanciullo, molto indocile e i suoi professori no n riuscivano a insegnargli nulla. Soltanto uno di essi trov modo, con molta abili t, a fargli prendere amore allo studio. Ed ecco come fece: Noi dobbiamo gli disse parlare e intenderci tra noi, senza che gli altri ci capi scano. Dobbiamo insomma crearci una lingua tutta per noi. Cominciamo dal farci u n alfabeto speciale. Il ragazzo prese curiosit e interesse alla cosa. Dopo l'alfabeto, venne il dizionario, la grammatica, la sintassi. Ben presto la lingua per loro due soli divenne una lingua ricca, colorita, magnifica.. era la lingua greca. E in t al modo Benjamin Constant impar il greco, inventandolo. (CASTILLE, Portraits cont emporains). 3393. Per scusare sua moglie che faceva attendere gli invitati a pranzo, Benjami n Constant esclam: Mia moglie ci fa attendere con ammirevole pazienza! (DE LA BATUT, L'esprit des g rands hommes). 3394. Nel 1815, avendo saputo che il nuovo governo aveva l'intenzione di mandarl o in esilio, Constant preg Decazes di consegnare al re una lettera di giustificaz ione. Questa lettera era scritta cos bene, che Luigi XVIII, il quale teneva a mostrarsi uomo di spirito, cancell Constant dalla lista di proscrizione. Avete persuaso il re gli annunzi un amico. Lo credo, rispose Constant son quasi riuscito a persuadere anche me stesso! (Du BLED, Les Souvenirs du baron de Barante). CONTADES (Luigi Giorgio Erasmo, -marchese, duca di) n. 1704 - m. 1795; marescial lo di Francia. 3395. Il maresciallo di Contades aveva, durante la guerra dei Sette Anni, impost o una forte contribuzione a un'abbazia tedesca. I monaci gli mandarono una deput azione, che gli tenne una magnifica arringa in latino per persuaderlo a rinunzia re alla taglia. Il maresciallo aveva dimenticato da un pezzo il suo latino; ma, non avendo altro modo di farsi capire, invent. una risposta, dicendo: Fratres, si non pagatis, brutabo vestram abatiam. Il latino era tutt'altro che ciceroniano, ma i monaci capirono e pagarono-senza far pi resistenza. (CONTE DI NEUITLLY, Souvenirs). CONTI (Luigi Francesco Giuseppe, principe di) n. 1734 - m. 1814; ultimo discendente della famosa famiglia francese. 3396. La prodigalit del principe di Conti lo riduceva spesso ad espedienti curios i. Un giorno il suo intendente venne a dirgli che non aveva pi fieno per le sue s cuderie, e che, non avendo neppure denaro per comprarne, non sapeva come fare, t anto pi che i fornitori non volevano fargli credito. Tutti? domand il principe. Tutti, eccetto il rosticciere.

Ebbene riprese il principe date ai miei cavalli dei pollastri! (Mmoires des regne s de Louis XIV et de Louis XV). 3397. A un ballo mascherato, un tale si vest come il principe di Conti e and a sed ere accanto a lui che era pure mascherato. Chi siete? gli domand il principe. Sono il principe di Conti rispose la maschera. Guarda alle volte come ci si inganna osserv allora il principe bo- nariamente, to gliendosi la maschera son pi di trent'anni che credevo in buona fede di essere io il principe! (M.ME LA DUCHESSE D'ORLEANS, Correspondance). 3398. Il principe di Conti aveva la strana mania di voler passare per crudele, l ui che era della miglior pasta del mondo. Mentre il principe passava, insieme co i suoi invitati, per un salotto, per recarsi alla messa, il suo maggiordomo lo f erm e gli chiese che cosa doveva fare di un bracconiere che aveva sorpreso a cacc iare nelle sue tenute. Dategli cento bastonate e tre mesi di carcere rispose, asciutto asciutto, il pri ncipe. Tutti restarono spaventati di quella feroce sentenza. Uno dei presenti volle pi t ardi parlare col maggiordomo in favore del disgraziato. Il maggiordomo si mise a ridere. Ma il principe spieg parlava cos perch c'eravate voi. Noi, che lo sappiamo, non ese guiamo mai questi ordini crudeli. E infatti il principe, dopo la messa, mi ha fa tto chiamare per dirmi che lasciassi libero il bracconiere e che mandassi qualch e cosa alla povera famiglia di lui, perch il disgraziato ha moglie e sei figli. ( GUERARD, Dictionnaire d'anecdotes). 3399. Dopo l'evasione di Beaufort, che era stato imprigionato a Vincennes contem poraneamente ai principi di Cond e di Conti, Cond chiese a un visitatore: Procuratemi F Imitazione di Cristo . E a me quella di Beaufort! disse Conti. (DE LA BATUT, L'esprit des grands hommes ). 3400. Il principe di Conti era bruttissimo. Dovendo intraprendere un viaggio, di sse scherzando a sua moglie: Bada bene, mia cara, di non mettermi le corna durante la mia assenza. Non c' pericolo gli rispose la moglie; questa tentazione mi viene solo quando ti vedo. (Encyclopdiana). 3401. Un giorno, una dama disse, innanzi al principe di Conti, che avrebbe desid erato una miniatura del proprio cagnolino in un anello. Il principe si offr di fa rgliela fare; e la sua offerta fu accettata, a patto che la miniatura sarebbe st ata semplicissima e senza brillanti. Infatti il principe l'incornici in un piccol o cerchio d'oro; ma, per coprire la pittura, mise un grosso diamante a guisa di vetro. Avendo la dama rimandato indietro il diamante perch troppo costoso, il pri ncipe lo ridusse in polvere, e se ne serv per asciugare, come spolvero, un biglie tto galante che scrisse alla dama. (TAINE, Ancien rgime). COOLIDGE Calvino nato nel 1872, morto nel 1932; uomo politico americano; fu Presidente degli Stat i Uniti dal 1923 al 1929. 3402. Coolidge non era molto verboso. Passava anzi per il pi laconico degli Ameri cani. Una volta, una signora aveva scommesso di riuscire a fargli dire pi di cinq ue parole durante un pranzo. Ella s'era messa, a questo scopo vicina al Presiden te, e col pi bello dei suoi sorrisi gli disse: Presidente, ho scommesso che voi direte oggi pi di cinque parole. Ho vinto o perd uto? Perduto le rispose il Presidente; e fu tutto quello che disse durante Il pranzo. (Histoires diplomatiques). 3403. In una campagna elettorale, il reporter di un giornale di Boston volle int ervistarlo: Impostate la questione disse Coolidge. il giornalista enumer ventidue quesiti, sui quali desiderava conoscere il pensier o del... paziente. Ebbene disse l'intervistato vi risponder domani. L'indomani, all'ora convenuta, il reporter torn:

Ho riflettuto sul vostro questionario i disse Coolidge; ma i ventidue quesiti si possono ridurre a tre: io rispondo s per i primi due, e no per il terzo. Arrivede rci. Il giornalista tent di insistere; ma il Coolidge, dando segni manifesti d'impazie nza, rispose: Giovanotto, sono anche io giornalista e con quello che vi ho detto, se sapete il vostro mestiere, potete scrivere tremila parole. Che cosa domandate di pi? (Il C orriere della Sera, agosto 1923). 3404. Coolidge, appunto per il suo laconismo abituale, quando parlava amava espr imersi per aforismi. Un suo biografo riuscito a metterne insieme sette od otto c he ha sentito pronunciare da lui in parecchi anni di vita. Ecco i pi belli: L'uomo non fa le leggi, le scopre. Non importa tanto saper dove siamo arrivati, bisogna sapere invece dove andiamo. La nostra organizzazione industriale cadr, se non la renderemo pi umana. (Histoire s diplomatiques). 3405. Ecco un altro degli innumerevoli aneddoti che si raccontano di Coolidge pe r dimostrare la sua laconicit. Egli un giorno and in chiesa da solo senza la mogli e. Quando torn a casa, la signora voleva sapere se il sermone era stato bello. S si limit a rispondere il presidente. E di che cosa trattava? Peccato. E che cosa disse il predicatore intorno a questo argomento? Contrario. (HUNT, Fun with the famous). COOLUS (Renato Well detto Romano) nato a Rennes nel 1869, morto nel 1952; letterato e autore drammatico francese. 3406. Coolus aveva in animo di diventar collaboratore del Gil Blas e non sapeva come fare. A un tratto ebbe un'ispirazione. Si present al direttore del giornale e gli disse, in tono molto misterioso: Signor direttore, ho da dir delle cose che non posso dire in nessun altro giorna le. L'altro, maravigliato e sperando che si trattasse di qualcosa di scandaloso che avrebbe fatto aumentare la tiratura del suo giornale, si affrett a rispondere con bel garbo: Mandate, mandate pure! Coolus allora gli port un articolo che aveva come argomento.., la primavera. (REN ARD, Journal). COOPER Giacomo Fenimore nato a Burlington nel 1789, morto nel 1851; romanziere americano. 3407. Nel 1805, Cooper era studente a Yale e mostrava scarso entusiasmo per le l ettere, essendo pi inclinato per la geografia e per la vita marinara. Ma nelle va canze conobbe una gentil signorina bionda e, prima di tornare in collegio, la do mand in sposa al padre, certo signor Lancey. Il quale, trattandosi di un amore di ragazzi, si mise a ridere e disse come scusa al giovanissimo pretendente: Mia figlia detesta la geografia e adora invece i romanzi di Scott. Quando tu avr ai scritto un romanzo che la diverta come quelli di Scott, ti conceder la sua man o. Il giovane se lo tenne per detto: lasci gli studi, s'imbarc in una nave in partenz a e viaggi cinque anni. Nei momenti d'ozio scrisse un romanzo La spia che mand a L ancey. Costui non ricordava pi le sue parole; ma gliele ricord la figlia. Il roman zo fu letto con avidit dal padre e dalla figlia, che lo trovarono migliore di que lli di Scott. Pubblicato, il romanzo ebbe immensa fortuna, e Cooper pot sposare l a ragazza che amava. (Les nouvelles littrairs, 11 settembre 1926). COOPER Gary attore cinematografico nord-americano, nato ad. Helena nel maggio 1901, morto ne l 1961. 3408. La conquista dell'West fu il primo film di Gary Cooper diretto da C. De Mi lle. Vi rappresentava la parte di Wild Bill, il cow-boy divenuto leggendario per aver combattuto e vinto decine di pericolosi banditi. Il De Mille conosceva il talento di Cooper, ma non avendolo mai veduto recitare davanti alla macchina da presa, dubitava che fosse capace di mettere fuori combattimento contemporaneamen

te tre banditi che gli avevano spianato contro le pistole; tanto pi dubitava perc h quando gli consegn le pistole con cui doveva difendersi, l'attore le aveva messe a rovescio. Ma, al momento della sparatoria Gary Cooper diede prova di tale rap idit nell'azione, che sbalord tutti. Pi stupefatto degli altri fu il regista, che g li domand come avesse fatto quel prodigio. Ma io rispose Cooper con un sorriso mi sono esercitato a eseguire questa scena p er sei settimane consecutive. (Time Magazine, maggio 1961). 3409. Interrogato da un giornalista sulla sua grandezza di attore, modestamente rispose: Mi considero a malapena sufficiente. Quanto al mio stile di recitazione, vi dir c he me lo sono creato semplicemente perch recitare mi metteva a disagio. (Newsweek ). 3410. Aveva appreso da pochi giorni di essere condannato ormai dal male implacab ile senza pi speranza, quando un Club americano aveva organizzato in suo onore un a cena, a cui volle assistere, tenendo chiuso dentro di s il suo mortale segreto. All'ora dei brindisi, si alz e disse queste sole parole: Se qualcuno mi domandasse se io sono l'uomo pi fortunato del mondo, risponderei: ... Certo! Nessuno cap allora la tremenda ironia di quelle parole, perch nessuno si accorse c he esse erano le precise parole d'addio che Lou Gehrig, uno dei personaggi da lui interpretati, il protagonista del film L'idolo delle folle , pronunziava per prendere congedo dai suoi amici. (Time Magazine, maggio 1961) COPPE Francesco nato nel 1842, morto nel 1908; poeta, autore drammatico francese. 3411. Racconta Coppe, che quando era fanciullo, il racconto che pi gli faceva impr essione era la favola del lupo e dell'agnello, che gli raccontava suo padre. Tut te le altre favole, quella di Barbableu e simili, per esempio, non lo impression avano affatto. Perch in fondo esse finiscono bene, col trionfo della virt e la pun izione del colpevole. Ma la favola del lupo e dell'agnello era per lui veramente feroce: che l'agnello innocente finisse nelle fauci del lupo era insopportabile alla sua nascente sensibilit. E non sapeva comprendere come suo padre, vedendo c on quanto accoramento egli ascoltava la favola e come alla fine sbottasse in un pianto dirotto, tornasse a raccontargliela ancora: a meno, conclude, che non vol esse insistere per eccitare appunto in lui il sentimento della piet, cos raro tra i bambini. Il fatto che appena il padre si accingeva a raccontar una favola al f iglio, questo gli gridava: Non quella del lupo, pap. Non quella del lupo! (FRANOIS COPPE, Souvenirs de Paris). 3412. Da giovane, aveva insieme con altri fondato una specie di cenacolo, freque ntato da poeti e artisti, alcuni dei quali in seguito divennero celebri. Uno di costoro fu Andr Gill, che divenne addirittura popolare a Parigi come caricaturist a. Aveva costui una vanit ingenua, quasi infantile. Un giorno si present a casa di un signore col quale doveva combinare non so che affare: era sicuro che il sign ore appena avesse sentito il suo nome si sarebbe fatto un onore di accoglierlo e trattare con lui. Picchia alla porta: - Chi ? domanda il padrone di casa diffidente, prima di aprire. Andr Gill risponde spavaldamente il pittore, sicuro che quel nome gli avrebbe fatto spalancar subi to la porta. - Non lo conosco dice il padrone di casa. - Siete il solo, voi, a non conoscermi esclama Gill, e se ne and per non tornar m ai pi. (FRANOIS COPPE, Souvenirs de Paris). 3413. Un altro frequentatore del cenacolo fondato in giovent dal Coppe e dai suoi amici era il musicista Cabaner, uno strano musicista che aveva idee molto origin ali intorno alla musica. Egli aveva composto musica e parole di una curiosa canz one intitolata Il pasticcio. Le parole dovevano esprimere la soddisfazione grave e raccolta di un ghiottone che sta mangiando un buon pasticcio: Ah! dcidment, ce pt est dlicieux. De ma vie ie n'en ai, je le certifie, mang qui ft mieux apprt. AlleZ faire

la patissire mon sincre compliment. Excellent, excellent! Le dernier que l'on m'apporta tait aussi trs bon, sans doute; trs bon, et surtout l a crote; mais j'aime mieux celai-l. Allez faire la patissire mon sincre compliment. Excellent, excellent! Su questi versi molto prosaici, Cabaner aveva fatto una musica pi solenne di una fuga di Bach e quando la cantava era impossibile trattenere le risa. (FRANOIS COP PE, Souvenirs de Paris). 3414. Il fine poeta Franois Coppe confessa che da giovane era un frequentatore ass iduo del teatro Bobino, un teatro di variet e di canzonette. Al delicato parnassi ano piacevano immensamente le canzonette stupidissime del tempo... e di tutti i tempi! Era allora in voga, per esempio, questa che egli cita: Il a tant plu qu'on ne sait plus dans quel mois il a le plus plu. C'est superflua mais au surplus, s'il et moins plu. a m'et plus plu. Il poeta dice che questo ritornello fantastico soddisfaceva benissimo al suo des iderio di rime ricche e di belle assonnante. (FRANOIS COPPE, Souvenirs de Paris). 3415. Il Coppe aveva scritto e anche pubblicato qua e l alcune poesie, che erano p assate inosservate. Una di queste aveva avuto la fortuna di piacere a un'attrice famosa del tempo, la signora Agar, che volle declamarla una sera a teatro. Il C oppe ne fu molto grato all'attrice e and a trovarla, bench molto timido, per ringra ziarla. L'attrice gli propose allora di farle un dialogo per una sua serata d'on ore. Coppe scrisse appunto un dialogo, Le passant. L'attrice ne fu cos entusiasta che volle subito rappresentarlo: essa faceva la parte della donna; e quella del giovane, Zanetto, la fece rappresentare a una giovanissima attrice che era allor a alle sue prime armi, Sarah Bernhardt. Fu un successo delirante. E il giorno do po Coppe era celebre. Capocomici, editori, tutti facevano a gara per avere da lui qualche cosa da rappresentare o da pubblicare. (FRANOIS COPPE, Souvenirs de Paris ). 3416. Il trionfo del Passant frutt al Coppe molte testimonianze di simpatia; ma qu ella che egli grad di pi fu la simpatia dimostratagli in maniera originale da Ales sandro Dumas padre. Coppe stava innanzi a lui con timidezza e rispetto, ma Dumas lo abbracci e gli disse: Dammi del tu, uomo d'ingegno! Coppe con profonda emozione: - Non oser mai, uomo di genio Dumas a questa risposta cos pronta non pot far a meno di ridere. E da quel giorno divent amico del Coppe. (FRANOIS COPPE, Souvenirs de Paris). 3417. Il caff Procopio fu il primo caff aperto a Parigi, nel 1689, da un italiano: divenne celebre per i suoi frequentatori illustri. E rest sempre il luogo di ritrovo dei letterati. Uno dei pi assidui era il poeta Alfredo Poussi n, che rassomigliava a Coppe. Un giorno, una comitiva di sensali di cavalli che s tava bevendo in un angolo del caff, vedendo Poussin e prendendolo per Coppe, lo in vit a onorarli della sua compagnia. Invano Poussin cerc di chiarire l'equivoco. Pe r quella sera dovette esser Coppe per forza. E fu un gaio compagno, tanto da entu siasmare i suoi nuovi amici, che l'ubriacarono ben bene. Alcune sere dopo la com itiva dei sensali riapparve nel caff e volle riavere con s il poeta. Ma questa vol ta la vittima era il vero Coppe, che invano si scherm dicendo di non conoscere nes suno dei sensali. Ah, bugiardo e ingrato! gli dissero. Come? Non ti ricordi pi che hai voluto da no i uno scudo a prestito, con la scusa che non avevi spiccioli per prender il tran vai? Non ti ricordi che ci hai declamato la tua poesia La giumenta morta, che tu tti i mercanti di cavalli dovrebbero sapere a memoria? Il povero Coppe dovette salvarsi con la fuga, e da allora in poi non mise pi piede

nel Caff Procopio. (Les nouvelles littraires, 20 ottobre 1928). 3418. Un giornale aveva mandato Duvernois a far un'intervista a Coppe con relativ a fotografia. La fotografia doveva essere fatta in una posa molto originale: fig uratevi! Coppe doveva esser preso a cavalcioni su un cannone di piazza degli Inva lidi. Coppe si prest gentilmente a tutto. E volle anche pagare l'aperitivo a Duver nois. Quando, qualche giorno dopo, Duvernois port a far vedere a Coppe la fotografia com e era riuscita, il poeta esclam: La fotografia orribile; ma l'intenzione tuttavia era buona! E lo disse per non mortificare il povero giornalista. (Les nouvelles littraires, 8 marzo 1930). 3419. Quando Oscar Wilde fu messo in prigione in Inghilterra, gli scrittori ingl esi e francesi, a parte rare eccezioni, rinnegarono la loro amicizia col poeta, come se avesse commesso chi sa che delitto, invece di un semplice peccato. L'ipo crisia dimostrata in quell'occasione dai suoi amici e colleghi fu grande e scand alosa. Alcuni fedeli di Wilde andarono da Franois Coppe, conoscendo il suo buon cu ore, perch volesse prender le difese dell'infelice poeta. Coppe rispose: Volentieri, pur che mi diate il permesso di dire che assumo questa difesa soltan to come membro della Societ protettrice degli animali! (Les nou-velles littraires, 20 giugno 1931). 3420. Francesco Coppe, per prendersi giuoco dei veristi, diceva ridendo: Ho pensato e presto scriver un romanzo, tutto secondo la maniera di Zola. Sar inti tolato Pietro l'ernioso; e sar la storia di un povero uomo afflitto da una terrib ile ernia, che sar descritta minutamente in ogni particolare, con tutti i termini tecnici. Come azione, naturalmente il romanzo ne sar povero; ma in compenso cont err tutto un manuale di cura erniaria, un vocabolario di ortopedico, descrizioni d'ospedale, e tanta altra grazia di Dio. E poi ci sar l'amore. Sicuro! Perch l'ern ioso si innamorer di un'infermiera che veglia i morti e mette le sanguisughe ai m alati! Ah, una cosa commovente e terribile, vedrete! E rideva, rideva. (COUTURIER, Chez Franois Coppe). 3421. Ad una seduta per il dizionario all'Accademia, poich gli Immortali discutev ano a lungo su una parola senza mettersi d'accordo, Francesco Coppe propose: Lasciamo la parola in bianco; domani la cercheremo sul Larousse. (DE LA BATUT, L 'esprit des grands hommes). 3422. Madame de Ponairols, moglie di un poeta prolisso e obliato, faceva propaga nda per un seggio accademico a suo marito. Arriv a convincere il Coppe: Votate per Carlo gli disse; se egli non fosse eletto, ne morrebbe. Coppe promise e diede il suo voto a de Ponairols, che per non fu eletto, ma non mo r. Madame de Ponairols, alle seguenti elezioni, ritorn alla carica: Ah! no, signora, rispose allora Coppe; io sono in collera con vostro marito. La p rima volta ho mantenuto la mia promessa, ma lui non ha mantenuto la sua. (Histoi res pour lire en voyage). 3423. Domandarono a Coppe che differenza ci fosse tra i classicisti e i romantici . I classicisti rispose sono coloro che hanno fatto le loro classi in regola, e i romantici coloro che dovrebbero farle. (GUERARD, Dictionnaire d'anecdotes). COPPINO Michele n. 1822 - m. 1901; uomo politico, ministro e scrittore italiano. 3424. L'onorevole Coppino, ministro della Pubblica Istruzione, era disordinatis simo nell'abbigliamento e parsimonioso all'eccesso. Era solito andare tutte le m attine al ministero portandosi una modesta colazione. Un giorno, in cui doveva f are un discorso, si accorse di aver dimenticato le cartelle degli appunti. Frug d appertutto e infine dalle tasche del palamidone estrasse, raggiante, un rotolo d i carte. Cominci a parlare, svolgendo innanzi a se l'incarto, dal quale, tra l'il arit e la sorpresa generale, caddero sul banco dei ministri, un'aringa e un panin o! Coppino rise per primo, e il suo discorso venne poi chiamato l'aringa di Copp ino . COQUELIN Costanzo (detto Coquelin ain) nato a Boulogne-sur-Mer nel 1841, morto a Parigi nel 1909; scrittore e soprattut to attore francese.

3425. Era a Costantinopoli, quando fu invitato dal miliardario americano Vanderb ilt a bordo del suo panfilo perch recitasse qualche cosa. L'attore recit infatti t re monologhi. Voi ci avete commossi sei volte sino alle lagrime gli disse alla fine il miliard ario e ritengo che ognuna di queste commozioni vale almeno cento dollari; e perc i in totale vi dar seicento dollari. Ma poi voi ci avete fatto ridere ben dodici v olte; e una risata non pagata troppo a duecento dollari, e cio in tutto duemila e quattrocento dollari. Insomma in complesso vi dar tremila dollari. Vi sta bene? Datemi il saldo, (La tribuna, 3 giugno 1897). CORBIRE (Giacomo Giuseppe conte di) nato ad Amanlis nel 1767, morto a Parigi nel 1853, uomo politico francese, minis tro di Luigi XVIII. 3426. Il ministro Corbire era cos pigro che non si sarebbe mai alzato dal suo lett o, se non ve l'avessero obbligato. Un giorno, discutendosi dinanzi a lui la cana lizzazione di un fiume, un ingegnere assicur che non c'era nessun pericolo e che il fiume non sarebbe mai uscito dal proprio letto. - Beato lui! esclam Corbire, con tale accento, che tutti scoppiarono a ridere. (PO UMIES, Souvenirs d'un mdecin). 3427. Corbire, ministro dell'interno sotto Luigi XVIII, durante una riunione pres ieduta dal sovrano depose sul tavolo, accanto a se, tabacchiera e fazzoletto. Il re, un po' piccato da quella disinvoltura, esclam: Ma lei ha proprio deciso di vuotarsi le tasche qui? Sarebbe peggio se me le riempissi, Sire. Luigi XVIII s'affrett a regalare all'arguto ministro una preziosa tabacchiera. (BR ING, Das goldene Buch der Anekdoten). CORBINELLI Giovanni n. 1615 - m. 1716; moralista e fautore delle dottrine epicuree; nacque e visse i n Francia. sebbene italiano di origine. 3428. Corbinelli era andato a sentir messa ai Minimi. Gli si mise accanto un sig nore ben vestito, che dopo un poco tese di nascosto la mano verso di lui, chiede ndogli a bassa voce l'elemosina. Signore, disse Corbinelli voi mi avete prevenuto; io stavo per fare la stessa co sa. (Menagiana). CORCOS Vittorio Matteo n. 1859 - m. 1932; pittore italiano. 3429. Quando, giovanissimo, and a Parigi in cerca di fortuna, aveva in tasca sole trecento lire. Ma coraggiosamente si mise a dipingere ventagli. e i ventagli co s dipinti portava a vendere. Su dieci negozi a cui li offriva, nove gli rispondev ano di no; ma il decimo comprava il ventaglio. Un giorno si present nel negozio d i Heugel, un editore di musica. Sul banco di vendita c'era una romanza di Tosti, con la copertina di Michetti. Vorreste delle copertine cos? chiese. L'editore fraintese. Ah, siete voi che fate queste belle copertine? Corcos non rispose n s n no. Tacque. Finse di non capire e guard da un'altra parte. Heugel credette che egli fosse Michetti e gli ordin due copertine. Col ricavato d i esse, Corcos si pag tela, colori e modello per il suo primo quadro, da cui rica v cinquecento lire. (BUZZICHINI e PIAllI, Taccuino di Musetta). 3430. Allora a Parigi era in auge De Nittis, che Corcos non Conosceva. And a trov arlo, e appena gli ebbe detto che veniva da Napoli e che era stato scolaro di Mo relli, De Nittis gli tese le mani: Ma s, mi ricordo! Voi eravate al banchetto dato da me nel 1879 a Mergellina a cen totrenta artisti napoletani! Corcos non era stato invitato a quel banchetto. Ma non si poteva contraddire l'ospite. Tacque anche questa volta, come da Heugel. De Nittis lo invito a colazione, poi lo port a visitare il suo studio, dove incontr una bellissima model la, quella che gli ci voleva per il suo primo quadro in gestazione. Ma non sapev a come fare: una modella cos di lusso doveva costar cara. De Nittis, cordialmente , s'incaric di fargli aver gratis quella modella... sempre in ricordo di quel pra nzo a cui Corcos non aveva assistito. (BUZZICHINI e PIAZZI, Taccuino di Musetta)

. 3431. Vittorio Corcos diceva che non poteva fare un ritratto se prima non conosc eva l'uomo o la donna da ritrattare; e intendeva dire se non conosceva il loro m odo di pensare. Perci desiderava far colazione coi suoi soggetti. Se non m'invitano loro diceva li invito io. A tavola la signora pi compassata si rivela come forse non far mai in una conversazione di molte ore nel suo salotto. L'imperatore Guglielmo II sapeva di questa mania del pittore. Quando gli fu pres entato a Venezia, l'imperatore gli disse: So che voi dipingete soltanto quelli coi quali avete fatto colazione. Io vorrei il mio ritratto fatto da voi. Oh! rispose Corcos. Faccio eccezione per le teste coronate. E Guglielmo II, di rimando: Non bisogna far eccezioni per nessuno. Venite a far colazione con me a Postdam. (BUZZICHINI e PIAZZI, Taccuino di Musetta). 3432. Il pittore Vittorio Corcos, nei suoi ritratti, dipingeva gli uomini e le d onne non come sono, ma come GSPLIT:uPalazzi-Zanichelli 1.txtArchivio GSplit&{5F916 0D1-68ED-4692-9DC5-DA0556BA26AC}sm hG