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fece Napoleone sorridendo Volete dunque dipingere dei vinti? Non meglio che dip ingiate dei vincitori?

? Fatemi un ritratto a cavallo. E David fece il quadro che porta come titolo Napoleone che passa il San Bernardo. (LAROUSSE). 3895. Un giorno Bonaparte, che era allora appena Primo Console, si trovava nello studio di David; e guardando un quadro del maestro, si permise di criticare la lunghezza, secondo lui, eccessiva di un braccio. Subito David si mise a parlare di battaglie e disse che, secondo lui, a Marengo, Bonaparte aveva sbagliato alcu ni movimenti militari. Bonaparte cap e sorrise: a ognuno il suo mestiere. (BAYARD, L'art en anecdotes). 3896. Il pittore David aveva votato alla Convenzione per la morte del Te- Una se ra, ai tempi della Restaurazione, il pittore stava in casa di una signora, e gio cando a carte con lei la rimprover cortesemente, ma non senza una punta di asprez za, perch la signora distratta non aveva giocato un re. Un re! Un re! rispose, sorridendo la signora: oh, noi sappiamo bene quel che ne f ate voi! David gett via le carte e se ne and indignato. (LEON VALLE, La Sarabande). 3897. David aveva esposto uno dei suoi quadri migliori, e stava nascosto tra la folla a sentire i commenti del pubblico. A un tratto si accorse di un vetturino che stava innanzi al quadro con un'evidente espressione di malcontento. Il pitto re allora gli si avvicin e gli domand perch mai il quadro non gli piacesse. Non vedete che quell'imbecille del pittore rispose il vetturino ha fatto un cavall o con la schiuma alla bocca e senza il morso? Come pu aver la schiuma senza il mo rso? David tacque e, appena l'esposizione si chiuse, corresse l'errore. (Choix d'anec dotes). DAVILA - Enrico Caterino n. 1576 - m. 1631; storico italiano. 3898. Il maresciallo di Brissac aveva occupato, con felice ardimento,. una citt d el Piemonte che si credeva dovesse richiedere un lungo assedio-I vincitori erano entusiasti di questa bella impresa e si lusingavano di avere, presto successi a nche maggiori. Lo storico Davila si trov a parlare con alcuni di loro. Voi Francesi disse avete saputo cominciar bene la guerra; ma_ la leggerezza e l' impazienza, che sono nel vostro carattere, vi faranno perdere ormai tutto il van taggio che avete preso su di noi. Queste parole furono riportate al maresciallo di Brissac, che, dopo averle. medi tate alquanto, disse: Questo Italiano ci conosce a fondo di lunga mano. (PANCKOUCKE). DAZINCOURT Giuseppe nato a Marsiglia nel 1747, morto a Parigi nel 1809; celebre attore francese; fu imprigionato durante il Terrore, Napoleone lo fece direttore degli spettacoli di Corte. 3899. La regina Maria Antonietta, sebbene non avesse nessuna disposizione per fa r l'attrice, ne aveva tuttavia la velleit. Chiam Dazincourt per-insegnarle la reci tazione. E volle anche dare un saggio di ci che sapeva fare: per fortuna, unico s pettatore di quello spettacolo fu il re. Il quale domand a Dazincourt il suo pare re sulla recitazione della regina. Bisogna confessare rispose Dazincourt che la regina recita regalmente male. (LAR OUSSE). 3900. Spesso avveniva che, alla Comedie Franaise, venissero assunte attrici di ne ssun conto, soltanto perch erano raccomandate da potenti signori. Dazincourt, a q uesto proposito, ebbe un'uscita alquanto cruda: I nostri gran signori disse hanno preso la Comedie Frangaise per la loro scuderi a: vi collocano infatti le loro giumente! Le parole di Dazincourt ebbero almeno questo di buono, che da quando egli le pro nunci, le assunzioni delle attrici inutili cessarono quasi affatto. (MAURICE, His toire anecdotique du thatre). DE AMICIS Edmondo nato a Oneglia nel 1846, morto nel 1908, scrittore tra i pi popolari in Italia, a utore del famosissimo Cuore.

3901. Portato via da Oneglia che aveva appena due anni, e trapiantato in una cit t dove si parlava il piemontese, Edmondo De Amicis impar-dai compagni di giuoco qu est'ultimo dialetto senza aver mai imparato il genovese. Invece sua madre non ca piva nulla di piemontese e parlava solo il genovese. Ne segu che, per un bel pezz o, il ragazzo e sua madre non s'intendevano quasi affatto; e quando la mamma gli dava una lavata di testa in genovese e il bambino protestava e si giustificava in piemontese, la disputa andava per le lunghe, tanto che talvolta, per finirla, ci voleva che un fratello di Edmondo che sapeva bene i due dialetti venisse a f are da interprete. E tutti i presenti ne ridevano. (Nuova Antologia, 1900). 3902. Ernesto Rossi lo conobbe ragazzo: aveva sedici anni e andava sempre nel ca merino del celebre attore prima che cominciasse la rappresenta zione. Voleva sapere ogni cosa, intorno all'opera, intorno al costume, intorno a gli attori. Non si saziava mai di domandare, di sapere. E di tutto prendeva nota in un suo taccuino, specialmente delle frasi che gli piacevano e che prima di a llora non aveva mai sentite. Si rivelava sin da allora lo studioso dell'idioma g entile. (Rossi, Quarant'anni di vita artistica). 3903. Mentre era allievo al Collegio Militare di Modena, e gi tra compagni e supe riori era noto come poeta, gli avvenne di doversi attaccare un. bottone alla giu bba: vi si prov, ma fu un disastro. Il sergente che pass a far l'ispezione e si ac corse di quel capolavoro gli osserv, facendo la grinta seria: - Voi sarete buono a far versi; ma in quanto ad attaccar bottoni siete: indietro cent'anni! E l'allievo inesperto dovette fare qualche giorno di consegna. (BARBONI, Geni e capi ameni). O 3904. C'era allora un giornale, l'Italia militare, ch'era diretto da Bisi; e s ebbene non avesse altri concorrenti, siccome pubblicava soltanto comunicati uffi ciali e poche aride notizie di carattere strettamente militare, non aveva molti lettori. Si pens allora dal direttore di dargli, come attrattiva, qualche sapore letterario. Ma chi scegliere come collaboratore? Il direttore si ricord che nella guarnigione di Firenze c'era allora un sottotenente che, alla scuola di Modena, era stato sempre capoclasse e specialmente aveva fatto furore con alcuni compon imenti che facevano la delizia del professore, Oreste Raggi. Il Bisi chiam dunque il sottotenente e gli manifest la sua intenzione. Il sottotenente prese subito p ossesso del suo ufficio letterario e lavorava ogni sera in tipografia, in una st anzetta che il tipografo del giornale aveva messo a sua disposizione. Quel giova ne sottotenente era Edmondo De Amicis e da quella stanzetta vennero fuori, uno a lla volta, i famosi Bozzetti militari. (PE-Sci, Firenze capitale). 3905. Il buon Edmondo aveva pubblicato in una rivista fiorentina un racconto but tato gi con fretta giovanile (una miseria di racconto, dice lui). La sera, trovan dosi nel salotto Peruzzi, fu avvicinato da Lodovico Pasini, che gli disse benevo lmente: - Badi che nel tal punto, dove descrive un accampamento vicino a Mestre, lei ha fatto tramontare il sole a levante. un piccolo sbaglio. Ma da correggersi. (E. D E Amicis, Un salotto fiorentino). 3906. Una sera Edmondo De Amicis era di ritorno da una gita con alcuni amici, e avendo tutti bevuto un po', s'ingolfarono per via in una conversazione filosofic a da non cavarci le gambe. Pian piano, di negazione in negazione, i filosofi imp rovvisati avevano distrutto tutto e concluso che il creato non esiste. Passava i n quel mentre per la strada un uomo che trascinava dietro un asinello. Allora De Amicis, che aveva conservato pi lucidit degli altri, improvvis i versi seguenti: Vedi? L su quella via sotto l'ampio arco del ciel havvi un uomo che s'avvia dietro un pigro somarel. Eppur nulla, nulla esiste, e illusion la nostra fu! Tutto nulla! Ahi, cosa triste, non ci siam ne io ne tu! (Corriere della Sera, ottobre 1914). 3907. L'editore Emilio Treves mandava tutti gli anni a Edmondo De Amicis in rega lo un panettone, e De Amicis lo ringraziava ogni anno con qualche nuova trovata.

Un anno, tra gli altri, gli mand un sonetto, di cui la chiusa era la seguente: Ma pure, Emilio, in questo regaletto come in tanti altri doni somiglianti c' qualche fin recondito, scommetto! Che fine? Oh, l'ho scoperto! Ah, furbo, ah, cane! Come potr pi dir d'ora in avanti ch' l'editore che mi ruba il pane? (Minerva, 30 dicembre 1930). 3908. Il pubblico aspettava ansiosamente il secondo volume di Costantinopoli di Edmondo De Amicis; ma, per quante insistenze facesse l'editore, il De Amicis non si decideva mai a terminar gli ultimi capitoli. A rendere vieppi interessante l' opera contribuiva la guerra russa contro la Turchia. Un giorno, mentre il De Ami cis stava nel suo studio, il domestico gli consegn un biglietto da visita di un g enerale russo, allora famoso, che attendeva alla porta di essere ricevuto. Il De Amicis, che aveva letto sui giornali che quel generale era sotto le mura di Adr ianopoli, rest molto sbigottito, ma diede ordine di farlo entrare. Ed entr infatti un uomo ravvolto sino al naso in un'ampia pelliccia, che, con voce tonante, gri d: Vengo a prendere Costantinopoli! ridendo si scoperse il volto. Era l'editore Emilio Treves. 3909. Era stato nominato esaminatore in una seconda classe delle scuole elementa ri. Come tema aveva dato: Dite quali siano le occupazioni del vostro babbo, dell a vostra mamma e di ogni persona della vostra casa . Quale non fu la sua maravig lia quando, in un compito di un alunno, lesse: L'occupazione di mio fratello mag giore di levarsi la mattina alle tre e di andare a Chieti di corsa . Perbacco! esclam il De Amicis. Venti chilometri di corsa ogni giorno! E che danna ta professione sar mai questa? Non riuscendo ad indovinarla, per quanto si scervellasse, procedette a una picco la inchiesta, e cos pot sapere che il fratello maggiore di quel fanciullo era un b ersagliere e pochi giorni prima aveva fatto, eccezionalmente per e per una volta sola, una marcia di resistenza col suo reggimento. (AMERIGO SCARLATTI, Et ab hic et ab hoc). 3910. Ugo De Amicis, il figlio di Edmondo, aveva pubblicato un volumetto ispirat o a sentimenti audacemente cinici, come diceva bene anche il titolo dell'opera, che era questo: Infischiandomi del mondo . Il padre lesse con stupore il libro, il cui contenuto era cos in disaccordo con q uello che egli aveva insegnato al figlio e coi suoi propri sentimenti. Ne rimase proprio male e, al figlio che gliene chiedeva il parere, rispose con paterna ir onia: Avresti potuto meglio intitolarlo: Infischiandomi di Edmondo . (Minerva, 30 marzo 1930). 3911. A Edmondo De Amicis offrirono una candidatura come deputato; ma l'onesto s crittore rifiut, dicendo: - Non mi sento disposto a dormire in quel grande buco nell'acqua che e un parlam ento. (TEA, Giacomo Boni). DEBUSSY Claudio nato nel 1862, morto nel 1918; celebre musicista francese. 3912. Era appena uscito dal Conservatorio di Parigi, quando and ospite in casa de lla signora Nadjeshda von Meck, la ricca vedova russa che era amica e protettric e di Ciaikovsky. Aveva diciotto anni. un allievo di Massenet, quindi Massenet per lui una gran luce scriveva di lui Nadjeshda. E continuava: Il ragazzo vuol dive ntare compositore, e scrive pezzi molto graziosi; ma in tutti v' un'eco di Massen et . Il giovane Debussy si era innamorato di Sonia la bellissima figlia della sua osp ite che allora aveva appena quattordici anni: le dava lezioni di piano ogni gior no, e la musica era stata galeotta. Ma dopo qualche tempo Debussy dovette partir e. Torn dalla signora von Meck l'anno dopo, e la bellezza di Sonia, che era pienamen te sbocciata, gli fece perdere affatto la testa. Un giorno si arm di coraggio e s i present alla signora domandandole la mano di sua figlia. La signora sorrise con

indulgenza alla richiesta inattuabile e conged il giovane con brevi parole che g li tolsero ogni speranza. Debussy part il giorno dopo e non si fece vedere pi. (MA RIA TIBALDI CHIESA, Ciaikovsky). 3913. Catullo Mends, potentissimo, aveva preso a benvolere il Debussy, giovane al lora e niente altro che una speranza. Aveva fatto per lui un libretto in tre att i, Climne, e gli dava il modo di poter rappresentare l'opera in un teatro dei pri mi di Parigi. Nessun giovane si sarebbe lasciato sfuggire l'occasione favorevole che avrebbe potuto metterlo l per l in primo piano. Ma Debussy lavorava lavorava, e non era affatto contento di quell'opera. Intanto annunziava al Mends che due a tti erano fatti, ma che il terzo non voleva venir fuori. Aspetta aspetta, alla f ine Mends and a casa sua e gli domand: Ebbene, questo terzo atto? E Debussy, prendendo un manoscritto: Questi sono i due primi. E prima che l'altro potesse intervenire, li aveva fatti a pezzi e buttati sul fu oco! Il suo senso della perfezione lo faceva esser scontento di quell'opera e, piutto sto che dar fuori una cosa che non gli piaceva, preferiva perdere l'occasione di farsi rappresentare. (PETER, Claude Debussy). 3914. Era tornato da poco da Roma, dove era stato ospite della Villa Medici per aver avuto il premio dell'Accademia, quando, giovanissimo ancora, una sera si tr ov con un suo amico di tredici anni, e, tutto preso da entusiasmo per Wagner, son un brano del Tristano, poi uno della Walkiria, poi ancora uno del Parsifal. Quan d'ebbe finito ,disse al piccolo amico se quella musica gli era piaciuta e, alla risposta affermativa, esclam: Bene, bene! Bisogna cominciar per tempo, piccolo mio, a gustar le belle cose... per aver tempo dopo di disgustarsene. (PETER, Debussy). 3915. Il suo entusiasmo per Wagner, in giovinezza, era tale che voleva andar a B ayreuth a piedi, non avendo denari per intraprendere il viaggio. Una sera, che stava sonando Wagner in un salotto, la padrona di casa ebbe la dis grazia di chiedergli che sonasse qualcosa di suo. Non l'avesse mai detto! Debuss y, seccato, esclam col suo tono ironico: Volete del Debussy? Sar per un'altra volta. Ma noi teniamo anche l'articolo Gouno d. si mise a cantare a squarciagola: Le parlate d'amor, miei cari fiori... (PETER, Claude Debussy). 3916. In giovent era talmente wagneriano che, quando un amico gli port un giorno a regalare la partitura del Parsifal, egli si gett in ginocchio dinanzi ad essa, c ome fosse una reliquia di santo. Il Peter, che era uno dei suoi amici, divenne, per sua influenza, wagneriano anche lui e fece, appena pot, il suo santo pellegri naggio a Bayreuth. Appena tornato, si precipit a casa di Debussy per dargli la no tizia e sfogare con lui le proprie impressioni. Ma fu sorpreso di sentir Debussy rispondergli placido placido: Insomma il tuo Wagner ti ha fatto fare una bella passeggiata! Il tuo Wagner? Una bella passeggiata? Ma scusa, Claudio, per caso non saresti pi wagneriano? Di' piuttosto che ne sono guarito, ne sono disintossicato! Ammetto per che Wagner aveva del genio. (PETER, Claude Debussy). 3917. Per grande che fosse il suo entusiasmo per Wagner, era anche lui del parer e di Nietzsche, che cio in tutta l'opera del gran Tedesco non c' mai un passo dove vibri cos intensamente il cuore umano come nel grido di Jos, nel finale della Car men. Una sera volle provare quel finale al piano e s'aiutava con la voce a cantarlo; ma giunto al punto del grido di don Jos, non pot seguitare, perch si mise a pianger e, a piangere davvero. E disse a un suo amico presente: Vedi? Mi par di sentir qualche volta anche nella mia musica una sfumatura di que sta emozione, un sentimento di questo stesso colore! Credo anch'io che il nostro amico tedesco di Bayreuth non arrivi mai a farci torcere il cuore come qui Bize

t! (PETER, Claude Debussy). 3918. A quarant'anni era ancora un ignoto. Ma gli amici giuravano su di lui. Un giorno un suo amico era andato da un libraio di libri vecchi, che -era pure amic o e ammiratore di Debussy, e naturalmente il discorso cadde sull'amico comune. Caro mio, disse il libraio verr un giorno che, come un tempo si parlava di piccin isti e di gluckisti, cos si parler di D'Indisti e di Debussisti. Siccome allora D'Indy era celeberrimo, quanto era invece sconosciuto Debussy, l' amico credette di far piacere a quest'ultimo andandolo subito a trovare per ripe tergli la profezia dell'amico libraio. Ma Debussy, che non aveva mai dubitato de l proprio valore, rispose con un sorriso malizioso: Io spero che non si parler mai di D'Indisti. (PETER, Claude Debussy)_ 3919. Amava molto i circhi equestri. Una sera un clown allora famoso gli si avvi cin e gli domand se era un artista. Ma anche voi lo siete. - No, io sono un clown, la cui arte consiste tutta nel ricevre dei calci -nel sed ere e nel far delle pirolette. Ma anche noi musicisti rispose Debussy facciamo delle pirolette in musica, e in quanto ai calci nel sedere, il pubblico che ce li d... Voi per avete la gloria... Oh, la gloria consiste nell'essere ignorati da trenta milioni di Francesi e dete stati da una quarantina di colleghi! Voi invece avete la celebrit. che una cosa m eno vaga e pi consistente. (PETER, Claude Debussy). 3920. Un tal poeta finanziere aveva scritto una tragedia in versi, la Figlia di Pasifae, e riteneva che comportasse un commento musicale. Ma a chi darla? Nessun musicista era abbastanza buono per lui: quale era troppo grossolano, quale inve ce troppo fine. Alla fine si decise per Debussy. And a trovarlo e, presentandogli il manoscritto della sua tragedia, gli disse enfaticamente: Signore, vi offro la met della mia gloria! Debussy diede uno sguardo all'uomo, un altro al manoscritto e poi, restituendogl ielo, rispose: - Signore, tenetevela tutta per voi! (PETER, Claude Debussy). 3921. Giocando a carte, gli piaceva di barare, naturalmente con molta ingenuit e facendosi vedere. Guarda gli dicevano gli amici, scherzando che, se ti ci piglio un'altra volta, t i butto nella cassetta del carbone. Con tutto ci perdeva sempre e, pagando la posta, poche decine di soldi, esclamava : - Non sono proprio buono a niente! Credo di riuscire un po' meglio per nella musi ca. (PETER, Claude Debussy). 3922. Un amico parlava con lui sull'eterno tema, l'amore. - Il segreto diceva Debussy di protestar alle donne un vasto sentimento, pur fac endo comprendere bene, da certe sfumature, che non si prova invece per esse altr o che un sentimento... di formato ridotto. Perch le donne amano come noi divertir si senza troppe complicazioni sentimentali. Il mezzo che io ti suggerisco lascia salvo il loro amor proprio e rende pi libero l'amore. Ma, se avvenisse veramente di provar per loro un sentimento di gran formato, pon iamo di formato elefante, su carta giappone, in copia numerata? Debussy: - Questo non ha nessun'importanza, caro mio! (PETER, Claude Debussy). 3923. Gli piaceva chiacchierare con gli amici, divagando da pensiero a pensiero e facendo sperpero di spirito e di paradossi. Una sera venne a parlare dell'oltr etomba. Preferisco il nulla disse all'idea di una vita futura, dove sarei un semplice nu mero, come sulla Terra. E poi lass ci saranno amici diventati noiosi a furia d'es ser perfetti e virtuosi, e donne che, figurati, non faranno neppure pi le civette ! Che noia, amico mio! E poi, se a Dio non piacesse la mia musica? - Ma lass ogni cosa sar rimessa al suo vero posto, e la buona musica sar anzi appre zzata. - Oh. Dio! E avremo insomma anche lass delle gerarchie e una specie d'Accademia p er gli eletti?... Ci sar anche lass la Legion d'Onore?... (PETER, Claude Debussy).

3924. Debussy aveva rilasciato scherzosamente ai suoi amici una dichiarazione sc ritta, nella quale s'impegnava a rifiutare qualunque onorificenza gli avessero c onferito. Sei mesi dopo, era fatto cavaliere della Legion d'Onore, e la cosa gli fece piacere. Bisogna sapere che il padre e la madre vivevano nei sobborghi di Parigi, molto a ddolorati d'aver un figlio che non era buono a nulla. Musicista, per essi, era e quivalente a buono a nulla, poi che non vedevano mai arricchire il loro figlio, non lo vedevano mai arrivare a qualche onore: le uniche cose solide, alle quali i padri e le madri dnno importanza come segno di una buona carriera. Or ecco che appena Debussy fu decorato, mise la rosetta all'occhiello e and. a casa dei suoi genitori. Lo abbracciarono e baciarono da non finir pi. E Claudio n'era commosso e diceva: Ho conosciuto in quel momento la fierezza d'esser stato buono a qualche cosa nel la vita! (PETER, Claude Debussy). 3925. Un suonatore d'organetto di Barberia chiamava suo collega Claudio Debussy. In fondo disse il compositore pi sincero di quelli che mi chiamano solennemente ca ro maestro . (DE LA BATUT, L'esprit des grands hommes). 3926. Un'estate fu a villeggiare in casa di amici sulla costa brettone. Qui fece grande amicizia con un agricoltore a nome Poulain e lo iniziava alla musica. Un a sera gli son un pezzo, dicendogli che esso descriveva il mare, l'andarivieni de lle onde, gli spruzzi dell'acqua sulle scogliere. vero, vero... diceva Poulain. Eppure riprese Debussy questo pezzo stato scritto a Parigi durante una pioggia e voleva esprimere appunto la pioggia. E, risonando un'altra volta il brano, fece notare che esso descriveva maraviglio samente tutte le impressioni di una pioggia. t vero, vero! esclamava Poulain. Chi l'avrebbe detto. Eppure esprime bene anche la pioggia. Debussy si mise a ridere e poi disse: E questo prova, signor Poulain, che la musica la pi nobile delle arti, perch lasci a libero l'ascoltatore di pensare a ci che vuole. (PETER, Claude Debussy). 3927. Si rifiut sempre energicamente di fumare una sigaretta con un bocchino. Dic eva: Sarebbe come baciare la bocca di una donna..., per telefono! Se gli portavano un pacco, prima di aprirlo scioglieva meticolosamente tutti i n odi dello spago che lo legava, poi spiegava a uno a uno i fogli di carta dell'im ballaggio. Ma io gli diceva un amico non avrei pazienza d'attender tanto, e farei saltar lo spago con un coltello e strapperei la carta dell'involucro. Ma porterebbe disgrazia diceva Debussy, sicuro della verit del suo asserto. Perch era molto' superstizioso, e la sera non- andava mai a letto se prima non me tteva le scarpe con le punte rovesciate: il contrario era (secondo lui) un tenta re Dio. (PETER, Claude Debussy). 3928. Amava molto i bambini, i gatti e i cani, e in genere tutti gli animali. So leva dire: Quel che fa gli animali superiori all'uomo, ma specialmente alla donna, che manc a loro la parola. (PETER, Claude Debussy). 3929. Era un fine osservatore e voleva .a tutti i costi indovinare dalla semplic e vista di una persona il suo mestiere, i suoi gusti e persino il nome di battes imo. Vedi diceva quella biondina l? Osserva come solleva, parlando, il mignolo della d estra. Essa certamente una stenografa. E si chiama indubbiamente Maria. L'uomo c he con lei il suo fidanzato... No, un momento... egli troppo amabile, troppo cor tese... un amico a cui il fidanzato l'ha affidata... perch lui stasera pranza a c asa sua e non pu accompagnarla. Ma non credere che ci sia pericolo per il fidanza to... Oib! La biondina capisce che non ritrover a ogni angolo di strada uno scritt urale d'avvocato ,che si offra di sposarla... perch il fidanzato certamente scrit turale presso un avvocato. E l'amico a cui l'ha affidata invece impiegato alle ferrovie... Taci bestione! Uno scritturale di avvocato non mai amico di un impiegato alle fe

rrovie... E seguitava cos a comporre il suo romanzo. (PETER, Claude Debussy). 3930. Un amico, rivedendolo dopo molti anni, quando era gi celebre, gli disse: Sai se ti ammiro. Ma debbo farti una confessione. I debussysti mi annoiano. E a me, mi ammazzano addirittura! rispose Debussy. (PETER, Claude Debussy). 3931. Debussy era timidissimo, e altrettanto timido Maeterlinck. Fu Pierre Louys che condusse Debussy dal poeta belga, per ottenere l'autorizzazione a musicare il Pellas et Mlisande. Ma, quando i due furono di fronte, si perdevano in complime nti senza capo n coda, turbati, confusi, rossi di vergogna reciproca. La scena si prolungava, senza che nessuno dei due riuscisse ad entrare nell'argomento per c ui Debussy era venuto e del quale del resto Maeterlinck era informato. Allora, p er tagliar corto a quel colloquio imbarazzantissimo, Pierre Louys intervenne bru scamente dicendo: Tu vedi, Debussy, che Maeterlinck ti concede volentieri l'autorizzazione che tu gli domandi... E fu tolta la seduta. (Les nouvelles littraires, 22 dicembre 1934). DECAZES (Elia, duca di) nato nel 1780, morto nel 1860; uomo di Stato francese, ministro e poi Presidente del Consiglio sotto Luigi XVIII. 3932. Quando Napoleone torn dall'isola d'Elba, Decazes s'offr di mettersi a capo d i un esercito per sbarrare la strada all' usurpatore . Ed ebbe il coraggio di ripe tere questa qualifica d'usurpatore, anche mentre Na poleone, tornato alle Tuileries, era ormai nuovamente il padrone della Francia. Avendo qualcuno dei presenti fatto notare al Decazes che, dal momento che Napole one aveva riconquistato i suoi Stati, doveva ritenersi sovrano legittimo egli fi eramente rispose: Non sapevo che la legittimit fosse il premio di chi arriva primo nelle corse! (LA ROUSSE). 3933. Il duca di Decazes era generosissimo e, -nel tempo in cui fu Presidente de l Consiglio, benefic molti dei propri dipendenti. Fra gli altri, aveva messo come bibliotecario della Camera un tale carico di famiglia, provvedendo anche a sist emare un figlio di lui. Avvenuta la rivoluzione del febbraio 1848, un giorno il Decazes fece domandare u n libro al bibliotecario, e questi esclam villanamente: Quell'imbecille crede di essere sempre il padrone qui dentro? Luigi Blanc, membro del governo provvisorio, ud l'esclamazione dell'ingrato funzi onario e lo destitu immediatamente, ci che il Decazes non avrebbe sicuramente volu to. (P. MNIRE, Journal). DE FILIPPO Edoardo attore dialettale contemporaneo, vivente. 3934. De Filippo cominci la sua carriera d'attore... come corista in una compagni a di operette. La compagnia ad Acireale si dovette sciogliere, perch il capocomic o non aveva pi denaro. De Filippo domand fondi alla madre e intanto and ad abitare in una casetta agli estremi limiti della citt. La casetta aveva un giardino, e ne l giardino c'erano tante galline. Una di queste, quasi che sapesse la miseria de ll'attore, andava tutti i giorni a fargli un uovo in un cassetto del comodino. L a cosa dur otto giorni di seguito. L'ottavo giorno, De Filippo incontr sulle scale la padrona di casa che teneva per le ali la famosa gallina. Perch le fate del male? domand De Filippo. Non ci badate rispose la donna la porto in cucina per tirarle il collo: da otto giorni non mi fa pi uova! Con una parola l'attore avrebbe potuto salvar la vita alla gallina; ma se ne gua rd bene. (La Lettura, aprile 1934). DEGAS Ilario n. 1834 - m. 1917; pittore e incisore francese. 3935. Degas ebbe sempre il disprezzo del denaro. Quando apprendeva che un collez ionista aveva fatto qualche guadagno vendendo un'opera sua, non glielo perdonava pi; e il suo sdegno non aveva limiti, se un artista speculava su di una tela che egli gli aveva regalato. Era in buona amicizia con un pittore del quale gli pia

ceva l'arte e la conversazione. Un giorno, per comperare un Fragonard, questi ve ndette una tela che aveva ricevuto in dono da Degas. Una mattina quel pittore, giungendo al suo studio, trov alla porta, accanto alla bottiglia del latte, che vi deponeva ogni mattina la sua lattaia, un suo quadro che egli aveva regalato a Degas. Sul quadro c'era scritto: In quanto a me, prefe risco restituirvelo piuttosto che venderlo . (Revue de France, aprile 1931). 3936. Il pittore Ilario Degas, a chi si congratulava con lui perch un suo quadro era stato pagato 30.000 franchi, rispose: ridicolo, ma quando qualcuno paga un quadro 3000 franchi, vuol dire che gli piac e; quando lo pagaGSPLIT:uPalazzi-Zanichelli 1.txtArchivio GSplit&{5F9160D1-68ED-46 92-9DC5-DA0556BA26AC}sm 1"$ ^Q