Sei sulla pagina 1di 7

presso la fonte una Madonnina votiva, e Dossi vi scrisse sotto una dicitura che ricordava quello che la signora

e molte donne del vicinato chiamavano gi il mirac olo dell'acqua . Il Dossi era stato sin allora ateo; ma un giorno disse alla moglie: Ho riflettuto: la tua fede vera. Venne un sacerdote amico di- casa, e Carlo Dossi si confess. (TEA, Giacomo Boni). DOSTOJEWSKJ Fedor Michele nato a Mosca nel 1821, morto a Pietroburgo nel 1881; celebre romanziere russo. 4353. Quest'anima travagliata cominci assai presto a esser tribolata da ogni sort a di terrori e di angoscie. Da adolescente aveva 'un folle terrore di essere sep pellito vivo. Assai spesso la sera, prima di coricarsi, lasciava scritto su un f oglio bene in vista che, nel caso la mattina non si svegliasse, non volessero at tribuire la causa a morte vera, ma a semplice lungo letargo e pregava che prima di seppellirlo aspettassero almeno cinque giorni. (DONNINI, Dostojewskj vivente) . 4354. Dostojewskj soffriva di epilessia e aveva spesso allucinazioni, sin da pic colo. Una volta in aperta campagna gli parve di sentir gridare: Al lupo! Al lupo! Impressionato e spaventato, si mise a correre disperatamente, e gli pareva di se ntir dietro a s il correre e l'ansimar della fiera, fin che cadde tra le braccia di-un contadino che, solo dopo qualche tempo, riusc a calmarlo, facendogli vedere che tutto intorno era calmo nella campagna. (Revue mondiale, 1 giugno 1923). 4355. Appena terminato il suo primo romanzo, Povera gente pens di pubblicarlo in una rivista molto accreditata dal tempo, Il diario della patria, dove pontificav a il terribile critico Nekrasov. Ma come arrivarci? Un amco di Dostojewskj, il gi ovane letterato Grigorovic, lo present al critico; il quale,, preso il manoscrit to, lesse il titolo, tese la mano al novellino e lo conged con, un secco: Vedremo ! Dostojewskj ora era pentito e avvilito, e gli parve che l'opera propria non vale sse nulla, e in questo stato di accasciamento pass tutta la notte, senza poter ch iuder occhio. Anche Nekrasov e Grigorovic non chiusero occhio quella notte: la lettura del man oscritto li rapiva, li entusiasmava. Alla fine Nekrasov, non potendosi pi contene re, battendo un pugno sulla tavola, grid: Quale potenza! Che forza! Poi, terminat a la lettura, i due amici decisero di andar subito da Dostojewskj. Dormir a quest'ora erano le quattro del mattino; ma che importa? Lo sveglieremo. E giunsero a tastoni, al buio, alla modesta casa dove abitava Dostojewskj. Fu un a scena fantastica: i tre si abbracciavano, gridavano, piangevano di consolazion e. E il pi entusiasta era il critico, per solito sempre diffidente e freddo. (DON NINI, Dostojewskj vivente). 4356. I suoi amici letterati lo portarono nel salotto della signora Panaiev, una protettrice di letterati. Ma Dostojewskj, non adatto alla vita dei salotti, fac eva risaltare piuttosto i suoi difetti che non i pregi. Era intollerante, orgogl ioso e non sapeva stare agli scherzi. Turgheniev si assunse allora l'incarico di difensore dell'arte nei confronti dei troppo stroncatoria pensamenti di quel gi ovane pericoloso, e scrisse una lunga poesia umoristica che cominciava: Dostojews kj cavalier dalla triste figura . Lo scherno fer profondamente il povero giovane che era malato. Il padrone di casa, il signor Panaiev, pot' dire d i lui: Noi l'abbiamo messo alla berlina, questo vanerello. E pensare che nessuno era ridicolo come Panaiev! (DONNINI, Dostojewskj vivente). 4357. C' un punto oscuro nella vita giovanile di Dostojewskj, di cui egli port sem pre il rimorso: nessuno sa con precisione di che si tratta; ma, argomentando da certe allusioni, sembra che Dostojewskj da giovane avesse disonorato e poi abban donata una ragazza, la quale per disperazione si uccise. Il fatto che un giorno Dostojewskj decise di confessar la propria colpa a qualcuno, per umiliarsi, e pe nsando che Turgheniev potesse capirlo meglio di ogni altro, scelse lui, che era allora all'apogeo della gloria. And dunque a trovarlo e gli confess la sua colpa. Turgheniev, quando il racconto fin, non disse una parola.

Debbo aggiungere continu umilmente Dostojewskj che mi disprezzo profondamente. E attese una parola di conforto da Turgheniev, che invece continu a tacere. E allora riprese Dostojewskj, con foga allora debbo dirvi che disprezzo voi anch e di pi. E sbattuto l'uscio se ne and. (Les nouvelles littraires, 26 aprile 1924). 4358. Arrestato come cospiratore politico, fu condannato a morte. Ancora non posso credere che dobbiamo morire! esclamava Dostojewskj a un suo com pagno di pena. Ma questi, per disingannarlo, gli mostr un carro carico di bare. I condannati ven nero portati in un campo; misero loro indosso una specie di lungo camice; venne calato loro sul viso un cappuccio; poi vennero legati ciascuno a un palo, e pres so il palo venne scavata la fossa. Ogni condannato aveva davanti quattro soldati coi fucili spianati. Fu dato il comando fatale: Fuoco! Ma i soldati, che avevano avuto prima un altro ordine, non spararono. Era stata una falsa esecuzione per spaventarli. La pena era stata commutata nell'esilio, i n Siberia. (DONNINI, Dostojewskj vivente). O 4359. Quando Dostojewskj fu esiliato in Siberia, l'unica consolazione che ebbe fu di vedere con quanta premura e affetto era trattato dai suoi compagni di pen a, per la maggior parte gente rozza e colpevole di delitti volgari. Quei forzati non solo ebbero compassione di un giovane cos triste e malato, ma capirono anche il suo genio e indovinarono che Dio aveva mandato sulla terra un uomo simile pe r compiere una nobile missione. Un giorno che i forzati furono portati al bagno, uno di essi si offr di far da bagnino al giovane, il quale dapprima si scherm, ma alla fine dovette cedere. Il bagnino improvvisato l'assistette con gran cura. Mi lav diceva pi tardi Dostojewskj come se fossi di porcellana. (Revue Bleue, 18 a gosto 1923). 4360. Un giorno, esasperati dal pessimo cibo che ricevevano, i forzati prepararo no un'insurrezione contro il comandante della fortezza di Omsk. Dostojewskj si r iteneva obbligato moralmente a partecipare al movimento; ma i forzati non lo per misero. Il tuo posto non qui gli dicevano. I poveretti sapevano benissimo che quella protesta sarebbe finita in qualche pun izione pi dura e volevano risparmiarla al loro compagno. (Revue Bleue, 18 agosto 1923). 4361. Mentre Dostojewskj era in Siberia, un suo ammiratore scrisse -un poema in suo onore, in cui immaginava che Dostojewskj, trovandosi in mezzo a tanti forzat i, fosse sulle prime accolto da costoro con diffidenza, poi invece con grande co rdialit, in quanto egli era riuscito a far capire la sua superiorit: a poco a poco , egli diventava il maestro di quella povera gente e finiva per essere adorato d a tutti. Quando Dostojewskj usc dalla Siberia e torn al proprio paese, il poeta suo amico e d ammiratore gli lesse la sua composizione e poi gliene domand il parere. Caro mio, tu hai indovinato tutto gli disse Dostojewskj; solo in una cosa ti sei profondamente sbagliato. Io non sono stato il maestro di quei forzati, sono sta to invece il loro umilissimo discepolo. (Revue Blese, 18 agosto 1923). 4362. Quand'era in esilio, viveva in solitudine e passava mesi intieri senza ved ere anima viva. Una sera, mentre meno se l'aspettava, vide arrivare un antico co mpagno. Era la sera della vigilia di Pasqua; e passarono tutta la notte a chiacc hierare di letteratura, di arte, di filosofia, di religione. Ma in religione non andavano affatto d'accordo, perch l'amico era ateo e Dostojewskj credente. La di scussione diventava calda e pungente da una parte e dall'altra. A un tratto Dost ojewskj, come fuori di s, grid: Dio esiste, Dio esiste! Nello stesso tempo sonarono le campane della vicina chiesa, e Dostojewskj dice c he si sent inghiottito dalla fusione del cielo e della terra, avendo netta e prec isa la visione della divinit . - S, Dio esiste! grid ancora e non riusc mai a ricordarsi quel che segu. (Revue Mond iale, giugno 1923). 4363. In un viaggio all'estero, si ferm a Wiesbaden. Aveva bisogno di molti denar

i e, per procurarsene, si mise a giocare. Perdette i pochi che aveva. Scrisse ad amici per farsene mandare; ma le risposte non giungevano. C'era da pagare il co nto dell'albergo, nel quale egli era ormai come in ostaggio. Quando l'albergator e si accorse che Dostojewskj non aveva da pagare, si rifiut di dargli il vitto. Se non sapete guadagnarvi la vita gli disse non avrete nemmeno bisogno di mangia re. Vi far servire due tazze di t al giorno, ma senza biscotti, si capisce. cos fu fatto. I frequentatori dell'albergo si maravigliavano del poco appetito di quello strano viaggiatore, e gli consigliavano di far delle passeggiate per far si venir la fame. Invece Dostojewskj si chiudeva in camera e vi restava tutto il giorno con una debolezza da non dirsi. (DONNINI, Dostojewskj vivente). 4364. Avrebbe dovuto dare da tempo a un editore un romanzo nuovo, Il giocatore; ma assorbito in altri lavori non aveva trovato mai il tempo di scriverlo. Ora no n si poteva pi attendere: l'editore reclamava il manoscritto per il quale aveva g i dato anticipi. Come fare? Tre suoi amici scrittori pensarono, per venir in aiuto di lui, di scrivere ciascuno una parte del romanzo: Dostojews kj poi avrebbe riveduto il lavoro e data l'ultima mano. Ma Dostojewskj rifiut ene rgicamente: avrebbe piuttosto pagata l'ammenda prevista nel contratto che dare i l suo nome a un'opera collettiva. Pertanto un amico propose di servirsi di una s tenografa. -- Dettare pi comodo e rapido che scrivere gli disse. L'idea piacque a Dostojewskj. Allora la stenografia era una novit per la Russia, e trovare una stenografa non era facile. Gli amici si misero alla ricerca e trovarono una giovane ammiratrice di ricerc la bella Anna Snitkina. Cos Dostojewskj conobbe colei che doveva essere poi sua moglie. (DONNINI, Dostoje wskj vivente). 4365. Mentre Dostojewskj dettava il suo romanzo alla stenografa Anna Snitkina, o gni tanto s'interrompeva per chiacchierare con la sua collaboratrice. Un giorno costei lo sollecit a raccontarle qualcosa del suo tempo felice, e lo scrittore es clam: Ma io la felicit non l'ho mai conosciuta! E raccont tutte le sue disgraziate esperienze con le donne: aveva cercato invano una fidanzata. Anna lo incoraggiava a sperare e a tentare nuove esperienze. Ma qual donna dovrei scegliere? Intelligente o buona? Intelligente - rispose Anna. Ebbene, no: se proprio dovr scegliere una fidanzata, la vorr semplicemente buona, perch sappia compatirmi. Poco tempo dopo Dostojewskj chiedeva la mano di Anna, che era insieme intelligen te e buona. (DONNINI, Dostojewskj vivente). 4366. Dostojewskj era timido e orgoglioso. Non voleva, affrontare un rifiuto. E pertanto per chiedere la mano di Anna andava cauto. Temeva anche per la differen za di et: egli aveva ormai quarantasette anni e Anna venti. Incominci dunque a parlare alla ragazza come se volesse raccontarle la trama di u n nuovo romanzo: L'eroe un pittore, non pi giovane... un uomo della mia et... . E continuava, raccontando tutta la sua vita sotto falso nome. Anna ascoltava. E ora disse, quando il racconto fu finito ora immaginate che que- sto pittore si a io e che vi domandi di essere mia moglie. Che cosa rispondereste voi? Vi risponderei che vi amo e che vi amer tutta la vita rispose la coraggiosa ragaz za. (DONNINI, Dostojewskj vivente). 4367. Quando gli nacque una bambina, Ljuba, questa divenne il suo caro balocco. Diceva: Un bambino -rappresenta i tre quarti della felicit della vita! Tutto il resto non fa che un quarto. (DONNINI, Dostojewskj vivente). 4368. Soffriva di paure, di angosce mortali. Una notte, che non poteva dormire, sent verso le due, un rumore strano alla finestra: sembravano dita che picchiasse ro ai vetri. La sua mente esagitata subito immagin interventi soprannaturali. Si alz, apr la finestra... e si accorse che non era altro che la camicia della moglie , che questa aveva lavato e messa ad asciugare fuo ri della finestra, e ora si moveva al vento, urtando contro i vetri. Guardandola

bene, egli si accorse solo allora che la camicia era di tela grossolana e dozzi nale. Svegli la moglie. - Cara, come puoi portare una camicia cos grossolana? - Certo che si pu, quando non se ne hanno di migliori. Ora lasciami dormire. Ma Dostojewskj non pot chiuder occhio a quel pensiero e la mattina dopo si alz pre sto per correre a comprare dodici camicie di tela finissima per la moglie. (DONN INI, Dostojewskj vivente). 4369. Il giorno stesso dell'attentato di Mlodesky contro il conte Melikoff, Souv orine, il famoso giornalista, si rec a casa di Dostojewskj e, lo trov che stava fa cendo una sigaretta. Parlarono dell'attentato, e allora Dostojewskj osserv che, p er questo genere di delitti politici, la nostra societ non sente ch simpatia e com passione. Immaginate disse il grande romanziere che noi due ci fermiamo davanti a una vetr ina ad ammirare qualche oggetto ivi esposto. Mentre siamo l, vediamo un uomo vici no a noi che manifestamente irrequieto e aspetta qualche cosa. Ed ecco sbucare d a una via laterale un altro uomo che s'avvicina al primo e in stato di evidente esaltazione, sembra misurare bene il suo tono di voce, dice al primo, in modo ch e noi pure possiamo sentire: Ho messo la bomba e tra due minuti il Palazzo d'Inv erno salta in aria . Ebbene, sentendo questo, che cosa mai fareste voi? Andreste forse di corsa ad avvisare la polizia? Io no risponde Souvorine. E tanto meno io o riprende Dostojewskj. Eppure si tratta di un delitto, che fors e la nostra rivelazione potrebbe impedire. Ma noi pensiamo che spetta alla poliz ia e non a noi prevenire i reati di questo genere. Ma la cosa, badate, non affat to normale, e abbiamo torto noi. (SOUVORINE, Journal intime). 4370. Nel 1880 fece una commemorazione pubblica di Pusckin. Tratt il tema: Puscki n annunciatore di una nuova morale, di un'umanit migliore . Parl con calore, profon dendo tutta l'anima sua. Quando l'oratore tacque, avvenne qualcosa d'inverosimile. Il pubblico era stato scosso nel fondo dell'anima: gridava, applaudiva, piangeva. Molti si stropicciav ano gli occhi, come se quel discorso fosse stato sognato. Il patriarca grid: Questo non un discorso, un avvenimento umano! Due vecchi uscirono dalla folla e si presentarono davanti a Dostojewskj: Noi due dissero siamo stati nemici da venti anni: oggi, per merito vostro, ci si amo riconciliati. Voi siete il nostro santo! (DONNINI, Dostojewskj vivente). DOUMER Paolo nato nel 1857; ministro e poi Presidente della Repubblica Francese; morto nel 19 32. 4371. Doumer fu un accanito avversario di Joffre, quando il futuro Maresciallo d i Francia era al Comando supremo dell'esercito francese. Doumer approvava cos poc o le concezioni guerriere del comandante in capo dell'esercito, che pi di una vol ta, nel 1915, gli amici ed i familiari poterono udirlo imprecare al bravaccio di cartapesta al bracalone , al capitano manichino , per non ricordare che gli epite ti meno insolenti. Finch un giorno, allarmato di tanto livore, Poincar, allora Presidente della Repubblica, lo fece v enire all'Eliseo: Posso ammettere ammon bonario Poincar che lei non sia soddisfatto del modo con cui il Maresciallo conduce le operazioni; ma da questo a criticarlo con la sua acri monia, ci corre. Non discuto la sostanza, ne fo una questione di misura. O lei s i modera o mi obbliga... E poi, d'altra parte, che ci possiamo fare? Allora Doumer, angelico, con una vocetta flautata: Lo si potrebbe fucilare... Poincar, che non passa certo per un coniglio, per due giorni interi non si pot rim ettere dalla sorpresa. (Matin, maggio 1931). 4372. Il povero Doumer, Presidente della Repubblica francese, colpito a morte da l suo selvaggio assassino, stava per spegnersi rapidamente ed era gi in coma. Ma un capo di Stato non pu morire in pace cos! Ed ecco, per ore e ore, intorno a lui tutti i medici affaccendati per fargli punture e trasfusioni di sangue. E a furi a di rimedi, riuscirono a ridargli abbastanza conoscenza perch potesse riconoscer e una persona cara e aver netta la sensazione di doverla lasciare. Perci, prima d

i chiudere gli occhi, esclam: Non sapete quanto male mi avete fatto! In verit c' da pensare che, alle soglie della morte, sarebbe stato meglio per lui essere un povero diavolo qualunque. (REGISMANSET, Contradictions). DOUMERGUE Gaston nato a Aiguesvives nel 1863, morto nel 1937 a Parigi; uomo politico francese, Pr esidente della Repubblica. 4373. Strano il modo in cui Doumergue, che non aveva mai pensato a darsi alla vi ta politica, vi fece il suo ingresso. Egli era magistrato in Algeria. Avendo bis ogno estremo di un permesso di due mesi, ne fece istanza ai suoi superiori, ma q uesti glielo negarono. Il suo cancelliere gli disse allora: C' un modo per avere il permesso, ed questo: in Francia ci sono le elezioni, pres entatevi come candidato: un vostro diritto, e nessuno pu togliervelo. Doumergue, che non si curava affatto d'essere deputato ma che voleva a tutti i c osti rientrare in Francia per un permesso, present infatti la sua candidatura... e fu eletto! (Manuel gnral, 3 marzo 1934). 4374. Un giorno che Doumergue andava a far visita a Nimes, suo paese d'origine, gli dissero che il guardiano del giardino pubblico aspirava alle palme accademic he. Come! esclam allegramente Doumergue sono stato due anni Ministro della Pubblica I struzione, e c' ancora qui qualcuno che non decorato? Probabilmente sar perch egli non ha fatto domanda regolare. No, no. L'ha fatta, ma il vostro segretario ha risposto che non era possibile ac contentarlo, perch dalla domanda stessa risultava che il richiedente non sapeva l 'ortografia. L'ortografia? Ma l'ortografia francese tanto complicata che nessuno la sa. E rivolto al suo segretario ordin: Su, da' le palme accademiche al signore. (Le cri de Paris, 1937). DROUAIS Germano Giovanni n. 1763 - m. 1788; pittore francese, allievo di David. 4375. Nel 1783 Drouais voleva concorrere al premio dell'Accademia; ma, sul pi bel lo della sua opera, quando stava per finire il quadro, gli parve di essere infer iore a ci che occorreva, e in un momento di disperazione, tagli il quadro in due. Port poi un giorno a David un lembo del quadro cos conciato e gli spieg il suo gest o. Disgraziato! esclam David che cosa avete fatto! Avete ceduto il premio sicuro a u n altro. Come! esclam Drouais, meravigliato e vi pare dunque che io meritavo il premio e c he avevo fatto qualcosa di buono? - Avevate fatto qualcosa di ottimo rispose David. - Ebbene, allora come se avessi vinto il premio. Il vostro giudizio -per me pi di un premio. Il quale capiter anzi quest'anno a uno che magari ne avr pi bisogno di me. E quest'altro anno poi, si vedr. (BLANC, Histoire des peintres). DROUOT Antonio generale francese di Napoleone, nato a Nancy nel 1774, morto ivi nel 1847. 4376. Nel giugno 1792 si svolgeva un difficile esame per l'ammissione alla Scuola Reale d'Artiglieria: la commissione esaminatrice era presieduta dal famoso scienziato Laplace; e i candidati (troppi per i pochi posti disponibili) tremavan di paura. Ed ecco entrare nella sala un giovanottone mal vestito, con g rosse scarpe chiodate e polverose e con un sacco pendente dalle spalle. Era cos z otico il suo aspetto, che il Laplace, pensando che il giovane avesse sbagliato i ngresso si rivolse all'intruso, avvertendolo che l si doveva dare un esame e che il locale era riservato ai soli candidati. Il povero giovane, tutto confuso e ba lbettando, rispose che egli intendeva appunto presentarsi a quell'esame. Stupore e ilarit tra gli studenti, che pensavano gi alla festa che li aspetlava quando il disgraziato avrebbe dovuto rispondere agli esaminatori. Ma, quando venne il suo turno, lo stupore degli astanti doveva esser molto maggiore: il giovane rispond eva magnificamente alle domande pi difficili e astruse che il Laplace, pensando d i confonderlo, gli rivolgeva. Quando fu proclamato l'esito del concorso, il giov anotto fu il primo della lista, e Laplace gli fece i rallegramenti suoi e della

intiera commissione esaminatrice. Il giovane si chiamava Antonio Drouot, ed era figlio di un modesto panettiere di Nancy. (LENOTRE, En suivant l'empereur). 4377. Fu tra i pi fedeli e pi disinteressati seguaci di Napoleone. Partito povero dalla casa paterna, vi torn povero quando cadde l'impero: esempio unico, tra i gr andi dignitari di Napoleone. Egli aveva seguito l'imperatore nell'esilio all'iso la d'Elba. Un giorno, Napoleone, compulsando i conti della sua piccola corte, si accorse che Drouot non aveva stipendio. Siete dunque cos ricco di famiglia? gli domand, bonario. Altro che! rispose imperterrito Drouot. E a quanto arrivano le vostre rendite? Drouot aveva in tasca tutto il suo avere: 2400 franchi. Dovette confessarlo, ros so in viso, all'imperatore; il quale, commosso, voleva assegnargli 200.000 franc hi annui di stipendio. Per carit, non lo fate! supplic Drouot; direbbero che voi avete trovato degli amic i soltanto pagandoli a peso d'oro. non volle assolutamente stipendio. (LENOTRE, En suivant I'empereur). 4378. Dopo Waterloo si ritir a Nancy. Luigi XVIII gli offr di riprendere il suo gr ado. Rifiut. Rifiut anche la paga dimezzata che si dava a tutti gli ufficiali di N apoleone. Accett solo la modesta pensione che gli spettava e con essa, risparmian do, riusc anche a fondare alcuni letti nell'ospedale di San Giuliano per i vetera ni di Napoleone. Quando seppe che Napoleone morente aveva pensato a lui e nel te stamento gli aveva legato 60.000 franchi, consacr questa somma ai soldati poveri e fedeli della Vecchia Guardia. Pi tardi Luigi Filippo lo voleva governatore dei propri figli, principi reali. Rispose che l'imperatore lo aveva fatto salire a u n grado tanto alto che qualunque incarico, per quanto onorifico, sarebbe stato a l paragone una decadenza per lui. (LENOTRE, En suivant l'empereur). 4379. Ebbe una vecchiaia piena di malanni che sopport stoicamente. Divenne cieco, paralitico, e gli prese un male alla gola per cui era diventato, quasi afono. A llora, ricordandosi delle sue 600 bocche da fuoco del cui fracasso aveva fatto r isonare tutti i campi di battaglia d'Europa, sospirava: Ho fatto tanto rumore ai miei tempi, che giusto che adesso mi taccia un po'. (LE NOTRE, En suivant l'empereur). 4380. Gli era restata, unico ricordo dei tempi migliori, la sua divisa di genera le, tutta ricamata d'oro. Ordin che si vendessero i galloni per impiegare il rica vato in elemosine. E a suo nipote, che protestava contro la distruzione di quel prezioso cimelio di famiglia, rispose: Temevo che i vostri figlioli, vedendo l'uniforme del loro prozio, fossero tentat i di dimenticare che siamo discendenti di un fornaio. (LENOTRE, En suivant l'emp ereur). DRUMONT Edoardo Adolfo n. 1844 - in. 1917; uomo politico e scrittore francese. 4381. Drumont diceva 'a un amico: Quando dunque potr riposarmi in campagna, per poter leggere tutti i libri di cui ho fatta la critica? (DE LA BATUT, L'esprit des grands hommes). DRUSO (Marco Livio) oratore romano; tribuno della plebe nel 91 a. C. 4382. Druso, tribuno della plebe, aveva a Roma una casa che era aperta da due la ti. Un architetto s'offr di riparargliela per cinquemila sesterzi, in modo che fo sse aperta da una parte sola. E io invece gli rispose Druso ve ne dar diecimila, se potete far che essa sia ape rta da tutte le parti, in modo che tutti quelli che passano possano vedere quel che faccio. (Encyclopdiana). DRYDEN Giovanni n. 1631 - m. 1700; poeta inglese. 4383. Una sera il duca di Buckingham, il conte di Rochester e lord Dorset discu tevano sull'eleganza dello stile, e ciascuno dei tre pretendeva di scrivere con pi eleganza ed efficacia dei compagni. Essendo presente alla di ,cussione il poeta Dryden, tutt'e tre furono d'accordo di chiamare lui a giudice di eleganze stilistiche, e gli sottoposero a esaminare un loro scritto, che ess i fecero l per l. Dryden cominci a leggere i tre compiti, e si manifestava assai so

ddisfatto; ma quando giunse al terzo, il suo entusiasmo non ebbe pi -freno e proc lam che vincitore era lord Dorset, il cui stile era di gran lunga pi efficace degl i altri. Del resto giudicate voi stessi concluse. Voialtri due avete scritto correttament e e magari con una certa eleganza; ma solo lord Dorset riuscito col suo stile a commuovermi, scrivendo quanto segue: Io sottoscritto lord Dorset pagher al poeta Dryden, a presentazione di questa ricevuta, la somma di lire sterline cinquecent o . (E. GUERARD, Dictionnaire d'anecdotes). 4385. Avvenne che, a Londra, una commedia che non valeva nulla -ebbe un successo incredibile, perch un attore, per rappresentarla, s'era messo un enorme cappello che piacque molto al pubblico. Il poeta Dryden si irrit di quel successo ridicol o, e per prendersi giuoco del pubblico, com- pose una commedia in cui fece mette re alla famosa attrice Nelly Guyn, che era piccola e magra, un cappello grande a ddirittura come una ruota di barroccio. Tutto il pubblico cap la satira e rise di gusto a quella trovata; e pi di tutti rise il re Carlo II. (Encyclopdie mthodique) . DUBARRY (Giovanna Bec, contessa) nata nel 1743, ghigliottinata nel 1793; celebre favorita di Luigi XV. 4386. Avevano parlato al re Luigi XV di questa ragazza bellissima e dalle manier e disinvolte, tali da piacere. Il re allora desider vederla; ma, perch la ragazza non fosse messa in soggezione dalla presenza di lui, fu organizzata una serata i n modo che il re potesse assistervi non veduto, e la bella si credesse coi suoi soliti amici. Fu preparato un pranzo in casa di Le-bel, amico della donna, e dop o averle fatto bere sciampagna fin che fu al punto giusto, la lasciarono parlare e comportarsi come ella volle. Ella infatti cominci a raccontar storielle, a rec itare, a dir frizzi, senza menoma-mente pensare che, dalle sue parole, stava per decidersi la sua vita. E il re, nascosto in una stanza vicina, ascolt e rest entu siasmato del suo brio e della sua grazia, a tal punto che volle far immediatamen te la conoscenza della ragazza, la quale infatti fu subito portata dove il re l' attendeva. (HEILLY, Cotillon III). 4387. Il re era innamoratissimo della Du Barry, e tutti i giorni ne dava nuove p rove pubbliche. Un giorno, che era caduta una carta dalle mani del re, la Du Barry si chin pronta mente per raccoglierla; ma il re., rialzandola, si mise lui in ginocchio davanti alla. favorita, esclamando: Non tocca a voi, tocca a me prendere questa posizione davanti a voi, -e per tutt a la vita. (HEILLY, Cotillon III). 4388. Si diceva che la madre della Du Barry fosse una povera cuoca. La Du Barry aveva la passione del giuoco e tra i giuochi preferiva il faraone. U na sera, vedendo arrivare contraria la carta su cui aveva puntato, rivolta ai vi cini, esclam: Siamo fritti! Uno di questi, maliziosamente, le rispose: Oh, se lo dite voi, deve esser vero, perch certo di fritture ve ne intendete bene ! E alludeva appunto alla pretesa professine della madre. (HEILLY, Cotillon III). O. 4389 Una sera, che aveva perduto al giuoco una somma enorme, circa settemila luigi d'oro, alcuni cortigiani presenti vollero scherzare sul suo sangue freddo e sulla superba indifferenza con la quale la favorita sapeva sopportare perdite simili. L'impudente donna rispose: Non ve ne pigliate tanto per me, perch alla fin fine chi pagher tutto sarete voi, sempre voi! Ed era purtroppo la verit! (HEILLY, Cotillon III). 4390. La giovane Delfina, Maria Antonietta, fece ridere, un giorno tutta. la Cor te con la sua ingenuit. Era arrivata da poco a VersaglGSPLIT:uPalazzi-Zanichelli 1.txtArchivio GSplit&{5F9 160D1-68ED-4692-9DC5-DA0556BA26AC}sm &Z