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VALERIO DI PAOLA

IRREGOLARI
STORIE DAL MANICOMIO DI ROMA

INDICE

LA COLLINA
Metodi e obiettivi

1.

NASCITA DI UN MANICOMIO
Lospedale psichiatrico di Roma

1.1

LA NAVE DEI FOLLI


Genesi e funzioni del manicomio nella societ moderna

1.1.1 LA ROTTA DELLA PAZZIA 1.1.2 IL POSTO DEI MATTI 1.2

10 15

PUNTI DI DOMANDA SENZA FRASE


La pazzia pensata dalla scienza

1.2.1 STAGIONE MELANCONICA 1.2.2 SECOLI DI SRAGIONE 1.2.3 UN NODO ANTROPOFENOMENOLOGICO 1.3

18 20 24

IL MANICOMIO DI ROMA
Ospizi e ospedali tra il Cinquecento e linizio del Novecento

1.3.1 ISTITUZIONE TOTALE 1.3.2 LOSPEDALE DEI PAZZERELLI A PIAZZA COLONNA 1.3.3 LOSPEDALE DEI PAZZI ALLA LUNGARA 1.3.4 MEDICI, PRETI E POLIZIOTTI

27 29 34 36

2.

IL TEATRO DELLA FOLLIA


Storie di manicomio

2.1

LA RECITA
Luoghi e persone del Santa Maria della Piet

2.1.1 PALCOSCENICO 2.1.2 ATTORI E COMPARSE 2.1.3 SCENOGRAFIA 2.2

45 49 53

IL PRIMO GIORNO DI MANICOMIO


Leggi e consuetudini dei padiglioni

2.2.1 NEL PARCO 2.2.2 SECONDO SCIENZA 2.2.3 SECONDO LEGGE 2.2.4 ADRIANO, INFERMIERE 2.3

59 60 64 66

DA VICINO NESSUNO NORMALE


Lavorare e vivere in manicomio

2.3.1 LE CHIAVI 2.3.2 MALAVITA 2.3.3 VISTO DA FUORI 2.3.4 IL BISONTE 2.4

69 72 75 77

MARCO CAVALLO
Teoria e pratica per chiudere gli ospedali psichiatrici

2.4.1 LANNO PI VELOCE 2.4.2 LA VENDETTA DELLA FOLLIA 2.4.3 SEGNI, SINTOMI E PORTE APERTE 2.5

81 83 88

I CARBONARI
Movimenti antimanicomiali nel Santa Maria della Piet

2.5.1 TRE TIPI DI AFASIA 2.5.2 PARTIGIANI BIANCHI E PARTIGIANI ROSSI 2.5.3 MARIA , INFERMIERA 2.5.4 GLI ALBERI PARLANTI

94 97 102 106

2.6

USCIRE FUORI
La fine del manicomio di Roma

2.6.1 CENTOTTANTA 2.6.2 LE IDENTIT SEPOLTE 2.6.3 LA FINESTRA SUL REALE 2.6.4 EPILOGO

110 114 119 123

SOMMERSI E SALVATI
Conclusione

128

BIBLIOGRAFIA
MEDICINA E PSICHIATRIA SAGGISTICA GENERALE MEMORIALISTICA, POESIA E ROMANZI
TESTI TEATRALI, FILM , DISCHI E OPERE DARTE LEGGI E REGOLAMENTI FONTI ORALI

130 131 132 133 134 135

Tu prova ad avere un mondo nel cuore che non riesci ad esprimerlo con le parole e la luce del giorno si divide la piazza tra un villaggio che ride e te: lo scemo che passa E neanche la notte ti lascian da solo loro sognan se stessi e tu sogni di loro. FABRIZIO DE ANDR, Un matto.

LA COLLINA
Obiettivi e metodi

La paura di impazzirepuoi aver paura di un tumore o di un incidente, ma di impazzire no. Ci pensi solo quando entri qui 1. Adriano Pallotta, infermiere psichiatrico in pensione, sorride e accende unaltra sigaretta: siede nellombra ad un basso tavolo di ferro, dietro le spalle ha migliaia di fogli gialli e polverosi allineati sullo scaffale, quattro secoli di cartelle cliniche dal manicomio di Roma, il Santa Maria della Piet. Non ci avevo pensato: ho appena iniziato a raccogliere materiale per questa ricerca e gi mi trovo coinvolto, tirato dentro dal manicomio. Premo il pulsante rosso sul registratore e il posacenere inizia a riempirsi di mozziconi. Affiora dalla mente qualche verso: un mondo di sogni chiusi nel cuore, un raggio di sole che tiene lontani i matti da me. un vecchio disco di Fabrizio De Andr che racconta una passeggiata in collina: c un piccolo cimitero dove i morti sono come vecchi attori che parlano dei propri costumi usati 2. C un Giudice che era un nano e ha vendicato la sua minuzia con il potere di decidere della vita degli altri: era tutore dellordine e della morale, il dito pi lungo della sua mano era lindice. C un Blasfemo che salito su un pulpito, forse solo una cassetta di legno allangolo della strada, e ha svelato che Dio ferma con la morte quelli che spezzano le catene della propria schiavit: il Giudice lo ha condannato al carcere, al manicomio, a morte. C un Medico che voleva guarire i ciliegi, feriti da fiori rossi ad ogni primavera: i colleghi lo hanno deriso quando ha creduto di poter usare la scienza contro il Potere. C un Matto che ha sognato tutti i sogni che gli altri non potevano fare, se volevano
1

Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista I, raccolta per questa tesi presso lex ospedale Cfr. F. De Andr, Non al denaro, non allamore n al cielo , Produttori associati, Italia 1971;

psichiatrico Santa Maria della Piet, Roma, dicembre 2006.


2

E-L. Masters, Antologia di Spoon River, Einaudi, Torino 2000.

continuare a vivere insieme nella citt, e per questo arrivato in collina per primo. Somigliano ai personaggi della storia che voglio raccontare; mi viene in mente unaltra parola: irregolari. Irregolare chi rotola lungo il piano inclinato della propria omeostasi, il precario equilibrio che corpo e mente inseguono tra piacere e dolore 3; irregolare chi rompe il compromesso imposto dal Giudice, come il Suonatore sepolto in collina, che ha offerto la faccia al vento Senza mai un pensiero, non al denaro, non allamore n al cielo. Lirregolare, chi non riesce ad occupare il posto assegnatogli dal Giudice, destinato a soffrire e la follia forse, solo la fuga fragile e instabile dal dolore incontrato 4. Irregolari sono anche quelli che si aggregano alle fila di un esercito, cappellaccio in testa, giacca da cacciatore e stellette di latta. Sono i partigiani generosi e litigiosi che fanno le imprese grandi, come chiudere un manicomio. Adriano racconta gli scioperi degli infermieri contro la brutalit dellospedale psichiatrico mente accartoccia il pacchetto di sigarette: mi chiedo come si sopravvive alla reclusione in manicomio, cosa accade a chi lavora per anni o a chi abita accanto ad un ospedale psichiatrico? Il registratore si blocca, la cassetta finita. Penso alla forma da dare a questo lavoro, senza ridurlo solo allapologia della lotta al manicomio. Scelgo il tempo presente perch il Santa Maria della Piet ha chiuso solo nel 1999, perch ci sono decine di cliniche psichiatriche private e di manicomi giudiziari funzionanti, perch follia ed emarginazione le incontro ogni giorno, anche se il manicomio finito, accanto ai semafori, sotto la metropolitana, nelle piazze notturne della Capitale deserta. Per comprendere e raccontare tutto questo dovr usare un metodo irregolare ed eclettico, utilizzare filosofia della scienza, medicina e psichiatria, letteratura e storia dellarte, antropologia, sociologia e storia, tanto quella dei codici e dei regolamenti, dei papi e dei governi, quanto quella dei mille vicoli e volti della citt.
3

Cfr. P. Martelli, lezioni di Nascita e logica della Clinica , tenute presso la Facolt di Lettere A. Gaston, Genealogia dellalienazione, Feltrinelli, Milano 1998, pag. 9.

dellUniversit La Sapienza, Roma 2007.


4

Dieci anni fa, poco lontano da casa mia, il manicomio era aperto: i ragazzini scavalcavano la rete arrugginita per dimostrare di essere coraggiosi. La fascinazione subita ha a che fare con la pi congeniale e irregolare tra le materie studiate, il Giornalismo dinchiesta: ora posso provare ad intrecciare i lunghi caff bevuti con gli infermieri in pensione e i racconti e i silenzi del personale del Centro Studi e Ricerche nella vecchia Direzione del manicomio, con le lezioni ascoltate nelle aule universitarie. Curiosi, eclettici e irregolari sono del resto gli autori dei grandi reportages, quelli che Viaggiano in direzione ostinata e contraria, per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanit, di verit 5. Penso alle camicie di lino e alla vecchia Leica di Tiziano Terzani in India, alle scarpe comode di Ryszard Kapuscinski per attraversare lAfrica, al Giappone in super 8 di Wim Wenders, a Robert Capa sulla spiaggia in Normandia, con le spalle alla fucileria tedesca e lobbiettivo sullacqua e sulla Storia. Poi riascolto la prima intervista: ora mi sarebbero utili cose rare, la memoria di Truman Capote e un po della parlantina di Edward Murrow. Nella prima parte trattegger la lotta tra le idee, gli assetti e le storture della societ che hanno determinato quattro secoli di vita del manicomio; nella seconda accoster alla storia dellistituzione manicomiale quelle degli uomini e delle donne incontrati nei padiglioni e nelle strade del quartiere. Non sar comunque tutto quello che ho visto e sentito: gli irregolari mi hanno insegnato molto pi di quello che riuscir a mettere in centocinquanta pagine.

F. De Andr, Smisurata preghiera, in Id. Anime salve, BMG, Italia 1996.

1. NASCITA DI UN MANICOMIO
Lospedale psichiatrico di Roma

1.1 LA NAVE DEI FOLLI 6


Genesi e funzioni del manicomio nella societ moderna

Cos la pazzia delluomo il senno del cielo e, allontanandosi dalla ragione mortale, luomo giunge al pensiero celeste che per la ragione assurdo e vaneggiante e sente di essere al di l del bene e del male, indifferente come il suo Dio. HERMAN MELVILLE, Moby Dick.

1.1.1

LA ROTTA DELLA PAZZIA

Il fiume sallarga in unampia curva che nasconde lorizzonte: il Medioevo sta finendo. Nel cuore dellEuropa la campagna verdissima e punteggiata da covoni di grano, avvolta dal silenzio. Allimprovviso la nave fende la tenue nebbia sullacqua, spezza la superficie liquida, sbanda e spruzza la riva. Al posto dellalbero di maestra ha un pino frondoso; tra le foglie sta appollaiato un uomo incappucciato con orecchie di gatto. Sul ponte si canta e si banchetta: una suora e un frate si contendono una pagnotta a morsi, un grassone dalla faccia larga grida e si sbraccia, al timone c un suonatore di cornamusa; hanno appeso un pollo decapitato allalbero e tentano di colpirlo con una mazza. In pochi istanti la nave scivola veloce sullacqua nera, diretta

M. Foucault, Storia della follia nellEt Classica , Bur, Milano 2005, pag. 11. Il libro sapre

con lo stesso titolo nella sua versione latina, Stultifera navis. Il filosofo francese parla di mandato di controllo sociale, individuabile nella storia stessa dellistituzione manicomiale; da questasserzione part lo psichiatra Franco Basaglia per tentare la chiusura dei manicomi italiani nella seconda met del secolo scorso. Per altre argomentazioni prodotte in questo capitolo cfr. M. Foucault, Sorvegliare e punire, Einaudi, Torino 2005. 10

alla terra promessa dei matti. I sani, fuggiti nellentroterra, attendono che svanisca allorizzonte per riaffacciarsi sulla riva. Hieronimus Bosch dipinge questa nave e il suo equipaggio dinsensati negli ultimi dieci anni del 1400 7. Di l a poco altre tre barche approdano in una diversa terra promessa, il cosiddetto nuovo mondo, scardinando cosmologia e sapere usciti gi malconci dal Medioevo. La scoperta dellAmerica il punto di svolta, un violento tornado didee che investe le coste del vecchio mondo e ridisegna la cultura, leconomia, le scienze e il comune sentire di noi europei.
A partire dal punto di svolta possiamo concepire e conoscere ci che ci riguarda, noi che siamo messi tutti insieme sulla terra, mentre prima, come scriveva Voltaire, il genere dimorava diviso e separato, sconosciuto a se stesso 8.

Tra le idee da aggiornare, per evitare che colino a picco, c la concezione di diverso e, tra i diversi, ci sono i matti, in buona compagnia di barboni, mendicanti, vagabondi, malviventi e disadattati allo sbando. Diversit e devianza dalla norma, dunque, sono spesso sinonimi: costituiscono la linea di demarcazione tra chi partecipa a quello che Rousseau chiamer contratto sociale 9, la collaborazione consensuale tra uomini per costruire una societ ordinata, giusta e produttiva, e chi ne resta fuori. I devianti per non sono sempre uguali: cambiano faccia come cambiano le epoche, prendono e lasciano letichetta di diverso secondo i tempi e i luoghi, vanno e tornano seguendo i corsi e i ricorsi della Storia. Quello che accade ai folli nel Cinquecento, essere spediti su una nave alla deriva e pi tardi finire segregati in grandi ospedali simili a prigioni, dunque uno dei molti impacci in cui si incagliato

H. Bosch, La nave dei folli, olio su tavola, 1490 - 1500, Museo del Louvre, Parigi. Il dipinto

doveva probabilmente illustrare il coevo poema satirico Das Narrenshiff, di Sebastian Brandt, in cui dei folli simbarcano per il mitico regno di Narragonien, terra promessa dei matti.
8 9

A. Gnisci, Mondializzare la mente, Cosmo Iannone, Isernia 2006, pag. 21. Cfr. J-J. Rousseau, Discorsi e contratto sociale, Cappelli, Bologna 1969. 11

linarrestabile allargamento della comunit umana: accade spesso del resto che allinclusione si preferisca ledificazione di un nuovo ghetto. Il filosofo francese Michel Foucault descrive in proposito una societ che per continuare ad esistere ha bisogno di trovare periodicamente un rituale capro espiatorio su cui scaricare le proprie energie anarchiche, nichiliste e autodistruttive
10

. Per Franco Basaglia, lo psichiatra protagonista della

dissoluzione dellistituzione manicomiale in Italia, i manicomi sono riserve psichiatriche, simili a quelle in cui sopravvivono confinati i nativi americani.
La ricerca nel gruppo del capro espiatorio non pu essere spiegata che nella volont delluomo di escludere ci che gli fa paura (), volont giustificata e scientificamente confermata da una psichiatria che ha considerato loggetto dei suoi studi come incomprensibile 11.

Chiamare il diverso mostro una scorciatoia frequentemente imboccata in epoche passate come adesso. Il cogitare per inimicos, il pensiero essenzialista che traccia una linea retta tra i buoni e i cattivi che tanta parte ha oggi nel cosiddetto scontro di civilt 12, dunque un fenomeno antico, che investe in pieno i folli dEuropa agli albori del Rinascimento. In quel tempo sono loro, diversi dentro le mura della citt, ad assediare i sani, i normali ansiosi di disegnare un confine ben visibile che tenga i cattivi aldil del muro. difficile ancora oggi del resto accogliere lappello di Basaglia e considerare lespressione del folle non solo come la manifestazione meccanica di una malattia, ma anche come un modo diverso di guardare la realt 13; quasi
10

Cfr. M. Foucault, Storia della follia nellEt Classica (cit.). Per Foucault quella del capro

espiatorio unidentit mobile: possono incarnarla matti, lebbrosi, stranieri e chiunque ha caratteristiche diverse da quelle del gruppo che detiene il potere locale.
11

F. Basaglia, Un problema di psichiatria istituzionale, in Id., Lutopia della realt, a cura di Cfr. G. Bosetti, Cattiva Maestra, Marsilio, Venezia 2005. Presenza ed espressione diventano i fondamenti dellindagine antropofenomenologica. La

F.O. Basaglia, Einaudi, Torino 2005, pag. 44.


12 13

presenza si coglie nellincontro, a cui Basaglia riconosce valore prioritario per avvicinare e 12

impossibile poi dare retta a Ryszard Kapuscinski che consiglia di adattare limmaginario alla situazione contingente, modificando incessantemente il nostro modo di considerare gli altri secondo lesperienza 14. In realt in Europa le avvisaglie della burrasca giungono ben prima della scoperta dellAmerica: mentre nelle piazze bruciano i roghi per gli eretici, nei libri e sulle tele proliferano le danze macabre e le processioni dossessi. Scheletri, streghe e posseduti stravolti dal furore sono protagonisti nelle rappresentazioni artistiche: lirrazionale, tanto fittamente intessuto alla trama culturale del Medioevo da essere da questa incanalato e normalizzato, appare allimprovviso fuori controllo. E di Narrenshiff, navi rumorose e piene di pazzi come quella disegnata da Bosch, ne navigano davvero lungo le strade dacqua del centro e del nord Europa. Nel Quattrocento si diffonde luso di affidare i folli ai marinai e ai mercanti per pochi spiccioli: spinti al di fuori delle mura municipali, i folli iniziano a muoversi lungo le rotte fluviali del commercio. Le navi trasportano i pazzi in luoghi a loro dedicati, come il villaggio di Gheel in Belgio
15

, o, pi spesso, li scaricano sulla prima spiaggia sufficientemente

desolata. Chi sragiona finisce nel fiume, confine simbolico e tangibile tra la stabile lucidit della terraferma e il semovente caos acquatico: il folle prigioniero in mezzo alla pi libera delle strade, incatenato allinfinito crocevia, il Passeggero per eccellenza, cio il prigioniero del Passaggio
16

. Lacqua

elemento ambiguo, materno e insidioso ad un tempo, e secondo Foucault metafora potente dellimprevedibilit di chi dumore volatile, se non pazzo
conoscere la modalit esistenziale di un malato. E soprattutto per dissipare il pregiudizio di incomprensibilit che lavvolge. M. Colucci, P. Di Vittorio, Franco Basaglia, Mondadori, Milano 2001, pag. 31.
14 15

Cfr. R. Kapuscinski, Il cinico non adatto a questo mestiere, E/O, Roma 2000. A Gheel in Belgio venerata dal Duecento Santa Dymphna, protettrice di pazzi, epilettici e

sonnambuli. I pellegrini sono tradizionalmente accolti dagli abitanti, in attesa della guarigione miracolosa. Questa singolare esperienza di comunit terapeutica familiare precorre di molti secoli gli esperimenti antiistituzionali del Novecento.
16

M. Foucault, Storia della follia nellEt Classica (cit.), pag. 19. 13

del tutto; gi nel Medioevo del resto superstizione diffusa lattribuire il carattere ombroso e lunatico degli Inglesi alla troppa umidit. I mistici medievali poi narrano spesso lo sconvolgimento della mente come un battello in balia dei flutti: nel 1100 Bernardo di Chiaravalle parla nelle sue preghiere di animanavicella che ha perso la bussola e naviga alla deriva nelloceano dei desideri e delle passioni. E come nella Bibbia c chi affida il piccolo Mos alla caritatevole corrente del Nilo, cos chi spedisce i matti sul fiume ne delega il destino ad unentit superiore, la Provvidenza o il Fato o comunque unautorit che non afferisce ai diritti e ai doveri delluomo. Dopo che le navi dei folli sono salpate, la nuova ricca e vincitrice borghesia commerciale pulisce la strade della citt dalla polvere, moltiplica le sanzioni contro il vagabondaggio e lelemosina che sono usuali compagni di viaggio della pazzia: nel giro di pochi anni le comunit girovaghe diventano il bersaglio di una pioggia di provvedimenti disciplinari per tutelare lintegrit sociale
17

. Nella prima met del Quattrocento nella sola citt tedesca di

Norimberga vivono ben settandue pazzi: trentuno sono cacciati in un colpo solo e altri ventuno, arrestati dalla polizia, saranno esiliati nel cinquantennio successivo 18. Nel 1504 in una citt poco lontana da Norimberga, Augusta, pubblicata la lettera in cui il navigatore Amerigo Vespucci afferma che quello raggiunto qualche anno prima dal collega Cristoforo Colombo probabilmente un Mundus Novus
19

. Lumanit scopre di aver scoperto lAmerica e un fiume

doro e ricchezze la spinge a vele spiegate verso il Rinascimento e lEra Moderna. Ma se, come sostengono anche Voltaire e Walter Mignolo, la rapina ai nativi americani finanzia la Renaisance e innesca il boom economico e

17 18 19

A. S. Spinelli, Baro Romano Drom, Meltemi, Roma 2000, pag. 34. Cfr. T. Kirchoff, Geschichte der Psychiatrie, Lipsia (Germania) 1912. Nellepistola Mundus Novus indirizzata a Lorenzo Pietro De Medici, datata 1503 e

probabilmente apocrifa, Amerigo Vespucci ipotizza che la terra raggiunta da Cristoforo Colombo non sia lAsia ma un continente nuovo e sconosciuto. 14

demografico che porta lEuropa fuori della recessione del Medioevo lavata via dalle piazze e dai vicoli della vecchia Europa.

20

, un

grosso colpo di spugna spiana la rotta al nascituro pensiero scientifico: la follia

1.1.2

IL POSTO DEI MATTI

C qualcosa che il mondo nuovo non riesce a cancellare: un volto urlante e deforme che spunta dagli incubi dei sani. Bosch, come Drer e Bruegel, disegna lirrazionalit grottesca, inquietante e incontrollabile di unepoca storica che sembra non possa dare spazio a nullaltro che al dramma e al furore: in una parola alla follia 21. Le porte dei manicomi si aprono quando allinizio del Cinquecento la parola follia perde le connotazioni che in precedenza avevano riservato ai pazzi un qualche posto nella societ. La pazzia, ad esempio, cessa di essere un topos letterario dalle valenze anche positive. recisa la cima che lega la nave dei folli ad altre pazze imbarcazioni: in direzioni opposte vanno la Narrenshiff e il folle volo dellUlisse dantesco che, veleggiando follemente contro lordine divino, appaga almeno la sua immane e umana sete di guardare ci che celato agli occhi dalla brutalit bestiale 22. La nave dei folli invece un vascello corsaro allo sbando diretto verso il sinistro paese della cuccagna e, come i pirati, i suoi occupanti sono maledetti, macchiati per sempre da una colpa che non si pu lavare 23. Pi che al legno dUlisse, la nave dei folli somiglia alle barche che incrociano in flotte negli incubi moderni: il Pequod ad esempio, la baleniera

20

Cfr. Voltaire, LAmerica, Sellerio, Palermo 1991; W. Mignolo, The darker side of the A.A.V.V., Bruegel, Panda, Roma 1990, pag. 31. Cfr. Dante, Divina Commedia, Inferno, Canto XXVI, Signorelli, Firenze 2000. M. Foucault, Storia della follia nellEt Classica (cit.), pag. 28. Nel Narrenshiff (cit.) i matti

Reinassance, University of Michigan Press, Michigan (USA) 2003.


21 22 23

fanno naufragio a Shlaraffenland, terra della cuccagna; Bosch li disegna come simboli dei vizi capitali, secondo la diffusa convinzione di colpa morale legata alla malattia mentale. 15

sgangherata che linsensato Achab spinge contro il colossale capodoglio Moby Dick, coagulo caotico di forze distruttrici cieche, senza barlume di coscienza 24. Per secoli prima dellUmanesimo gli aruspici indovinano le sorti spiando il volo degli uccelli e gli alchimisti dialogano con laldil, cercando la pietra filosofale; i visionari, i Tiresia e le Cassandre, ricoprono un ruolo chiave nella societ e sono trattati con rispetto e timore reverenziale. Poi rapidamente chi vede cose che non esistono diventa semplicemente pazzo ed meglio che se ne stia pi al largo possibile. Di certo a leggere la nascita dei manicomi solo come il prodotto di una modificazione nella percezione comune della parola follia si finisce per ridurre la malattia mentale ad una semplice conseguenza dellambiente sociale, senza tener conto che la sofferenza di un malato sopravvive, modificata ma inossidabile, alla distruzione dellospedale psichiatrico. Guardare ai manicomi con le sole lenti delle scienze sociali pericoloso; tuttavia Foucault ha ragione quando afferma che il cambio di registro del Cinquecento un evento relativo, prodotto di una svolta sociale pi che scientifica. La cartina di tornasole per verificare empiricamente laffermazione del filosofo francese probabilmente un po dantropologia culturale. un fatto ad esempio che la trance rituale in cui cadono i sacerdotimedium nepalesi somiglia al delirio a contenuto religioso riportato su molte cartelle cliniche, ottimo modo per finire in un manicomio europeo nel Cinquecento e nei secoli successivi 25. Dunque, senza entrare nel merito della valutazione di un medico che decide secondo scienza e coscienza di curare un individuo malato in un luogo idoneo, abbastanza evidente che ci che in un posto del mondo il dono divino di parlare con laldil in un altro luogo un buon motivo per essere internato in un ospedale psichiatrico.

24

P. Meneghelli, Il libro malvagio, in E. Melville, Moby Dick, Newton Compton, Roma 2004, Cfr. F. Giannattasio, Il concetto di musica, Bulzoni, Roma 1998; V. Fiorino, Matti,

pag. 8.
25

indemoniate e vagabondi, Marsilio, Venezia 2002. 16

Il manicomio nasce come un luogo di cura e dassistenza ma, secondo Foucault, il cambio di prospettiva del primo Cinquecento ne influenza in modo nefasto il divenire e lo trasforma in una prigione. Lospedale psichiatrico ha dunque dalla nascita due fronti, luna che cura con carit e scienza la sofferenza, laltra che tutela la societ dai diversi e dai devianti.
Sono stati costruiti luoghi di cura dove si possa isolare il malato mentale, delegando la psichiatria a tutelarlo nellisolamento in modo da proteggere e difendere la societ dalla paura che continua a nutrire nei suoi confronti. Contemporaneamente a questa azione difensiva la societ chiede per allo psichiatra la cura del malato 26.

E allora, domanda Foucault, il manicomio serve ai malati o ai sani?

26

F. Basaglia, Un problema di psichiatria istituzionale (cit.), pag. 46. 17

1.2 PUNTI DI DOMANDA SENZA FRASE


La pazzia pensata dalla scienza

Signori e Signore, oggi percorreremo uno stretto sentiero che pu tuttavia dischiuderci unampia prospettiva. Non aspettatevi da me alcun tentativo di circoscrivere con definizioni queste regioni mal delimitate. Tutti sappiamo, in modo generico e indefinito, a cosa dobbiamo pensare. una specie di aldil del mondo luminoso, dominato da leggi inesorabili, che la scienza ha costruito per noi. SIGMUND FREUD, Introduzione alla psicoanalisi

1.2.1

STAGIONE MELANCONICA

Albrecht Drer disegna la sua idea di melanconia nel 1514, la riempie denigmi e la spedisce ai posteri come un messaggio in bottiglia da decifrare 27. Una donna triste guarda qualcosa che solo lei vede, poggia il viso pesante su una mano, sospira, ripiegate le impolverate ali dangelo dietro la schiena. Al suo fianco un angioletto stringe la penna ma stanco: la donna ha smesso di dettare e lui sta per cedere al sonno. Lastro sullo sfondo dovrebbe essere un sole che sorge luminoso ma, dallaffilato bulino di Drer, uscita una luna nera, uneclissi balenante di malaugurio. E la sabbia nella clessidra continua a scendere. La Melanconia una fotografia, mossa perch il soggetto si agita parecchio, dei confusi pensieri che attraversano lanimo dei dotti europei nel Cinquecento, combattuti tra il compasso nelle mani della donna angelo, il quadrato magico le cui cifre sommate tra loro danno sempre lo stesso risultato,
27

A. Drer, Melanconia I, xilografia, 1541, Kupferstichkabinett, Berlino. 18

la scala a sette pioli e la pietra scura abbandonata in un angolo

28

. Nei sali

dargento di questa istantanea cristallizzato lo scontro tra esoterismo e scienza: la quiete dopo la battaglia separer le credenze e le superstizioni dallesatto, decidendo tra laltro cosa medicina e cosa non lo 29. Se Drer disegna un secolo sedotto dallesoterismo, la Melanconia racconta anche un male del suo autore, una disposizione danimo che di l a poco diverr roba da cartella clinica. Drer era un melancholicus e ci ha lasciato nella meditabonda figura dellincisione unimmagine suggestiva del suo animo 30: la donnaangelo si persa in un labirinto mentre insegue idee vane; nelle sue mani il compasso, strumento del lavoro pratico, inutile. Limmobilit cela la tempesta, la lotta contro gli incubi e lesaltazione della follia. I simboli che lassediano sono abnormi, indecifrabili, fuori posto nel tempo delle grandi scoperte geografiche che dovrebbero fugare i dubbi dellinconscio come un luminoso sole che sorge. La donna soffre probabilmente di una alterazione patologica del tono dellumore, nel senso di unimmotivata tristezza talvolta accompagnata da ansia
31

: oggi avrebbe lo spleen, il male di vivere, quello che porta Zeno


32

Cosini sul divano dello psicanalista

. Drer e la sua creatura appartengono

dunque alla folta schiera di individui che, fin dallantica Grecia, subiscono linflusso nefasto del piccolo e misterioso pianeta Saturno. Il temperamento
28

B. Louis, Lesoterismo di Drer, Luni, Milano 2003, pag. 34. La Melanconia rimanda alle

principali dottrine esoteriche, sospese tra magismo e scienza, e la sua interpretazione divide gli studiosi. Tra i rimandi, pialla e compasso sono propri della Massoneria; la scala a sette pioli simboleggia liniziazione nei riti misterici di Mitra, diffusi nella Roma imperiale; pietra, crogiolo e bilancia sono strumenti alchemici cari a Saturno, il cui influsso provoca il temperamento melanconico; la cifra risultante del quadrato magico 34, numero di Giove, pianeta che in opposizione a Saturno determina carattere solare ed attivo.
29 30 31

Cfr. J-P. Corsetti, Storia dellesoterismo, Gremese, Roma 1992. R. Wittkower, Nati sotto Saturno, Einaudi, Torino 1999, pag. 119. Cfr. G. Devoto, G. Oli, lemma Melanconia in Dizionario della lingua italiana, Le Monnier, Cfr. I. Svevo, La coscienza di Zeno, Newton Compton, Roma 1997. 19

Firenze 2001.
32

saturnino accompagna del resto il genio fin dal Medioevo; lartista, si sa, ha quasi sempre un pessimo carattere, ombroso e lunatico, incline a vedere cose che non esistono. Ci ha pensato la psichiatria contemporanea a sfatare il mito della geniale follia
33

; tuttavia probabile che oggi a un melanconico come Drer sarebbe


34

diagnosticata una sindrome depressiva acuta

. Ma cosa centrano i disturbi

mentali di un artista del Cinquecento con la nascita dei manicomi? La risposta tra gli enigmi dellincisione, nel percorso tortuoso del nascituro pensiero scientifico.

1.2.2

SECOLI DI SRAGIONE

In principio c lagor, la pubblica piazza delle poleis greche, circa venticinque secoli fa. Un frequentatore abituale dellarena cittadina, Platone, ammonisce chi cerca di afferrare con i sensi la bellezza e larmonia: rischia di farsi rapire lanima dalla Divina frenesia
35

. E se per i Greci la follia in

agguato contro chi tenta delevarsi dalla noia del quotidiano, i Romani non sono da meno: secondo laustero Seneca non esiste al mondo un ingegno brillante senza un pizzico di pazzia
36

. Nel Medioevo lidea che chi non un

po pazzo non sbircia nelloltremondano ha grande fortuna, grazie a Marsilio Ficino e agli altri innumerevoli commentatori di Platone che diffondono

33

Cfr. F. Basaglia, Il mondo dellincomprensibile schizofrenico, in Id., Scritti, Einaudi, Torino

1981. Basaglia rifiuta linterpretazione psicopatologica dellopera darte perch se lartista in grado di rielaborare e mettere in forma estetica unintuizione, il malato capace solo dintuizione pura, immanente al suo mondo.
34

P. Azzone, Melanconia e tristizia, in Id. Relazione per giornata di studi Psiche e anima, Cfr. Platone, Fedro, Cuem, Milano 2006; F. Cioffi, G. Luppi, A. Vigorelli, E. Zanette, Cfr. L. A. Seneca, De tranquillitate animi, XVII, Paideia, Firenze 1972. 20

Ospedale Niguarda, Milano 2003, pag. 3.


35

Platone, in Id., Corso di filosofia, Mondadori, Milano 1997.


36

ovunque la dottrina dei furores e della divina mania 37. Lamore per la bellezza e per la conoscenza dunque un desiderio spasmodico che tormenta chi si ostina a guardare oltre: per i neoplatonici, come la vista di un bel corpo suscita desiderio, cos la ricerca del bello provoca agitazione, sconvolgimento, follia. La pazzia non ancora una malattia nel senso moderno del termine: la medicina deve vedersela ancora con la legittima ispirazione artistica o con il rapimento sensuale dei mistici medievali, con le molte estasi visionarie che costellano i curricula dei santi. Ma nel Cinquecento lEuropa compie un brusco balzo in avanti nelleconomia e una gran voglia di razionalit investe gli intellettuali: arriva lUmanesimo. Il genio pazzo perde il posto e la fanciulla di Drer stringe linutile compasso, svelata e colpevole per le sue visioni: rimane l a consumarsi in un angolo del quadro. Sono forse un po melanconici, chi pi e chi meno, gli uomini che nel Cinquecento elaborano il metodo scientifico, ovvero quel modo limpido e consequenziale di pensare che usiamo tuttora per avvicinarci alla verit. E medicina e psichiatria sono di certo le figlie legittime di quel metodo. Giordano Bruno e Galileo Galilei, nella penombra dei loro laboratori, cercano limpossibile sintesi tra razionale e irrazionale; come i vecchi maghi, mescolano alchimia e chimica e confondono spesso lastronomia con lastrologia, prima di pestare i piedi al Potere e finire per abiurare o sul rogo: al loro tempo si pu ancora passare per la porta aperta da Platone tra ragione e follia. Ma i cardini gi scricchiolano, le scienze si stanno rapidamente formalizzando: la pazzia non ha pi il volto ieratico di Apollo, dio greco della bellezza, ma quello mostruoso di Kaos, nume tutelare di chi non riesce ad organizzare il disordine e, vinto, vi si abbandona. Nel 1509, pochi anni prima che Drer metta mano alla sua Melanconia, Erasmo da Rotterdam immagina Follia che tiene un comizio ai suoi fedeli e spiega che il comportamento delluomo non che una sequela ininterrotta dassurdit, simile al balbettio di un matto
37 38

38

. Erasmo dedica la sua opera allamico Thomas More, alquanto

Cfr. M. Ficino, Lettera a Pellegrino Agli, 1457. Cfr. E. da Rotterdam, Elogio della Follia, Einaudi, Torino 2005. 21

melanconico secondo la tradizione, che uno degli ultimi a fuggire per la porta socchiusa tra ragione e follia, dopo aver nel 1516 raccontato una magica citt che non c, dove tutti vivono in pace 39. in pieno svolgimento un processo confuso che porter ad identificare nella ragione il bene e a condannare per sempre la sragione e la follia in quanto rappresentanti del male assoluto. unepoca bizzarra in cui lumanista napoletano Giambattista Della Porta deplora la superstizione popolare e intanto scrive un trattato in cui cani parlanti enunciano teoremi di chimica
40

. La follia si agita sotto la lente, ribelle alle classificazioni che la

ingabbieranno nei secoli successivi: Della Porta accosta osservazioni botaniche ineccepibili alla ricetta per fare lunguento delle streghe, ottimo per volare e di duraturo successo, visto che lo user qualche secolo dopo anche la protagonista de Il Maestro e Margherita per esperimenti esoterici notturni 41. Del resto le donne che volano e hanno rapporti abituali con il demonio sono candidate ideali per un soggiorno in manicomio
42

: ne volano molte nel

Malleus Maleficarum, manuale per inquisitori zeppo di suggestive visioni 43. Il famigerato martello delle streghe, scritto nel primo Quattrocento da autorevoli teologi domenicani, fu ritenuto a lungo degno di fede e manifesta la diffusa tradizione secondo cui la sragione donna. La natura sessuofobica dellistituzione manicomiale presente del resto fin dal suo esordio e raggiunger il parossismo quattro secoli dopo, quando nellOttocento esploder la moda dellisteria, male misterioso attribuito alla caducit congenita delle donne, che alla fine del secolo scompare senza lasciare traccia.

39 40 41

Cfr. T. Moro, LUtopia , Laterza, Bari 2007. Cfr. G. Della Porta, Magiae Naturalis sive de miraculis rerum naturalium, Napoli 1558. A. Piedimonte, Napoli segreta , Intra Moenia, Napoli 2005, pag. 32; cfr. M. Bulgakov, Il Cfr. V. Fiorino, Matti, indemoniate e vagabondi (cit.). Cfr. J. Spenger, H. Kramer, Malleus Maleficarum, 1484; V. Fiorino, Matti, indemoniate e

Maestro e Margherita , Mondadori, Milano 1991.


42 43

vagabondi (cit.). 22

Tra le scienze, quella che studia il pensiero e le sue alterazioni vede la luce nel bel mezzo di un cono dombra. La nuova scienza degli Umanisti spazza i matti dalle strade e intanto ingloba frammenti di superstizioni e credenze: in mano agli scienziati finir per essere spesso uno strumento spuntato e pericoloso. Ed molto rischioso fare scienza senza possedere gli strumenti per distinguere ci che vero da ci che non lo : Francisco Goya racconta questo pericolo disegnando una donna addormentata che stringe il volto tra le braccia per proteggersi dai suoi incubi mentre pipistrelli le artigliano i capelli, civette dal becco adunco annunciano sventura e gatti strabici dai grandi occhi la spiano dal buio Goya, spesso genera mostri. Tra il Cinquecento e il Seicento, racconta Foucault, vengono edificati in tutta Europa i grandi ospedali generali e al loro interno sorgono spazi dedicati alla sragione. Sono istituzioni caritatevoli, per lo pi dispirazione religiosa, in cui il percorso terapeutico degli internati si confonde con la routine della prigione comune. La necessit di tenere i matti in uno spazio controllabile e le modalit di cura della follia finiscono per sovrapporsi, tanto che presto luna sar ritenuta propedeutica alle altre. Le innovazioni introdotte nel tempo, come la cartella clinica personale che consente interventi tempestivi ed efficaci, finiscono spesso per creare drammatici paradossi: il malato, nota Basaglia secoli dopo, reso sempre pi simile ad un oggetto nel tentativo di dare un nome al suo male, finisce per trasformarsi nel numero che identifica la sua cartella 45. La branca della medicina che si occupa della cura dei matti negli ospedali, per la psichiatria manicomiale bisogner attendere il secolo dei Lumi, procede fin dal debutto per conto proprio, si distacca dal corpus delle altre discipline sanitarie e diventare pericolosamente autoreferenziale, dalle accademie in cui si studia ai manicomi dove applicata
44 45 46

44

. Il sonno della ragione, afferma

46

. Lesercizio della

F. Goya, Il sonno della ragione genera mostri, acquaforte, 1797, Museo del Prado, Madrid. Cfr. F. Basaglia, Lutopia della realt (cit.). Cfr. T. Losavio, lezioni di Psicologia Generale, tenute presso la Facolt di Lettere

dellUniversit La Sapienza, Roma 2007. 23

dottrina si traduce cos nel mero contenimento forzato degli eccessi violenti dei folli: fino alla met del secolo scorso sono scarsamente battute le strade alternative, come le terapie a base di musica e arte che i medici musulmani gi somministravano ai pazzi del Califfato di Cordoba, prima della reconquista cristiana del 1492.

1.2.3

UN NODO ANTROPOFENOMENOLOGICO

Se le scienze moderne emergono dal calderone di un sabba in cui razionale e magico ribollono e si mescolano, inevitabile che i medici dei pazzi prendano per sintomi di malattia alcuni comportamenti simbolici, modi tradizionali e stereotipati di esprimere il disagio e il dolore. Nelle classificazioni nosologiche, insieme alle patologie ascrivibili ad un danno neurologico come lepilessia, finiscono alcune manifestazioni della cultura comune degenerate in ossessioni, come la possessione demoniaca. Al suo esordio la scienza medica non possiede i moderni strumenti antropofenomenologici che gli consentono di distinguere il sintomo del male dal contesto culturale che influenza il comportamento sociale del malato: solo ora, leggendo le cartelle cliniche del manicomio con la lente dellantropologia, possibile sciogliere il nodo tra malattia e rappresentazione della sofferenza attraverso lutilizzo rituale del corpo 47. Da questa lettura della storia della follia emerge un potenziale conflitto di competenze tra psichiatri, antropologi e psicologi sociali. Nel Novecento lo capisce Ernesto De Martino, decano degli antropologi italiani, alle prese con le tarantolate salentine. Nel sud della Puglia le donne morse dalla tarantola soffrono di forte anemia, hanno difficolt ad articolare pensieri e parole e cadono nel delirio e nel torpore. Radunate una volta lanno in un luogo sacro, danzano per ore in circolo seguendo un ritmo ossessivo, cadono in trance, si

47

Cfr. V. Fiorino, Matti, indemoniate e vagabondi (cit.). 24

gettano a terra con la bava alla bocca, contraggono i muscoli come colte da una crisi epilettica. E miracolosamente guariscono. De Martino sceglie di lavorare in quipe con uno psicologo e uno psichiatra e comprende cos che alla guarigione concorre in eguale misura lelemento rituale, la fede nel rito, e quello fisiologico, una bella sudata che aiuta a scacciare le tossine 48. Purtroppo la disposizione multidisciplinare di De Martino assente nei manicomi, almeno fino ad epoche molto recenti, e letichetta di matto affibbiata in ospedale secondo criteri molto poco scientifici diventa marchio certificato, garanzia di emarginazione. Basaglia parla a proposito di pensiero dereistico proprio della follia e del delirio, ma anche del sogno e del simbolismo, come di un personale modo di interpretare la realt prescindendo dalloggettivit condivisa che sistematicamente espulso dalla modernit 49. Il risultato di questo sradicamento una psichiatria che si limita a classificare il folle, senza riflettere sui meccanismi che lo distaccano e lo escludono dal mondo: lalterit nasce da ci che il sapere esclude, da come taglia la convivenza sociale imponendo etichette di normalit manicomio finisce lumanit perch termina la realt.
Ci sembra che il reale, come noi lo intendiamo, sia ben lontano dallessere sempre sinonimo di realt esterna, poich per la diversa Weltanschauung individuale esiste nelluomo un modo diverso di viverla e di patirla, cos che, per comprenderlo, necessario innanzi tutto avvicinarsi alla sua umanit 51.
50

. Sulla porta del

Ma quando la scienza, spiega Foucault, rinuncia a spiegare le diverse modalit dessere dellumano e le riduce ad una sterile sequela di classificazioni nosologiche, il luogo di cura della follia si trasforma

48 49 50 51

Cfr. E. De Martino, La terra del rimorso, Il Saggiatore, Milano 2002. F. Basaglia, F. O. Basaglia, In tema di pensiero dereistico, in Id. Scritti (cit.), pag. 143. Cfr. M. Colucci, P. Di Vittorio, Franco Basaglia (cit.). F. Basaglia, F. O. Basaglia, In tema di pensiero dereistico (cit.), pag. 113. 25

inevitabilmente in qualcosaltro senza frase 53.

52

. I matti, insensati e pericolosi, sono allora

consegnati alle carceri: diventano enigmi spaventosi, come punti di domanda

52 53

Cfr. M. Foucault, Storia della follia nellEt Classica (cit.), pag. 52. Cfr. S. Cristicchi, Ti regaler una rosa, in Id. Dallaltra parte del cancello, Sony Bmg

Ariola, Italia 2007. 26

1.3 IL MANICOMIO DI ROMA


Ospizi e ospedali tra il Cinquecento e linizio del Novecento

Lesser pazzo si intende che faccia pazzie formali, come di dare e di gridare di continuo e senza causa, buttar via robba o simili, e non di ogni poco di perturbatione di mente, come di essere un poco scemo o di parlare alle volte allo sproposito, perch lospedale deve ricevere quelli che non possono stare altrove senza gran danno al prossimo. Card. FRANCESCO BARBERINI, Regole Barberiniane, 1653

1.3.1

ISTITUZIONE TOTALE

Manicomi, carceri, conventi di clausura, collegi, campi di prigionia e case di correzione sono istituzioni totali: come spugne assorbono la personalit di chi vi entra e lasciano intorno un guscio vuoto. La societ moderna, nata da una frattura culturale apertasi tra il Quattrocento e il Cinquecento, ha bisogno di questi luoghi per disinnescare la pericolosa carica anarchica dei devianti dalla norma che, con il tempo, potrebbe far saltare lintero sistema 54. I primi manicomi dEuropa sorgono nei vecchi lebbrosari, abbandonati dopo la scomparsa della malattia. L i pazzi diventano facile capro espiatorio per sventure universali: il loro male, come la lebbra, la scrofola o il vaiolo nel Medioevo, pi che una malattia un marchio diabolico, il segno inconfutabile della colpa. Si trasmette cos alla malattia mentale la carica simbolica del contagio che fa la pelle delluomo ripugnante e spaventosa, quella che nel Medioevo i sovrani regnanti per diritto divino guarivano con il solo tocco
54 55

55

M. Foucault, Storia della follia nellEt Classica (cit.), pag. 51. Cfr. M. Bloch, I re taumaturghi, Einaudi, Torino 2005. 27

Colpa morale e malattia del resto sono concetti intrecciati per gli occhi cristiani e borghesi dellEuropa: sar la sifilide, malattia venerea che si contrae a causa della disinvolta vita sessuale, a raccogliere leredit della lebbra nellera moderna; lAids a succedergli oggi. Il manicomio, dunque, sarebbe un cerchio magico entro il quale praticare un esorcismo: la societ vi confina il male che ha espulso da s, ponendolo sotto chiave. In effetti, quella che Foucault ha sotto gli occhi la storia di unistituzione totale che ha smarrito la sua funzione terapeutica e si trasformata in una macchina che tramuta gli uomini in numeri: i giorni tutti uguali di un internato somigliano a quelli del deportato nel campo di concentramento e lambiente del manicomio ricorda parecchio quello narrato da Primo Levi.
Si immagini ora un uomo a cui, insieme alle persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sar un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignit e discernimento, poich accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso 56.

Visitare oggi i padiglioni di un manicomio o sfogliare qualcuna delle cartelle cliniche conservate negli sterminati archivi unesperienza che non lascia indifferenti. La sensazione avvertita, acuta, di sdegno, di collera contro uningiustizia abnorme, che non si sa bene contro chi indirizzare: forse per questa carica emotiva cos intensa che due tra i testi che riflettono sullalienazione degli internati, luno dello psichiatra Franco Basaglia, laltro del suo collega Franz Fanon, sono stati libri chiave, veri e propri best sellers del Sessantotto 57.

56 57

P. Levi, Se questo un uomo, Einaudi, Torino 2003, pag. 23. Cfr. F. Basaglia, Listituzione negata , Einaudi, Torino 1968; F. Fanon, I dannati della terra,

Comunit, Torino 2000. 28

A lasciarsi trasportare tuttavia, c da confondere la causa con i suoi effetti: ritenere il manicomio esclusivamente il prodotto della pressione sociale riduttivo quanto per un medico confondere la persona malata con la sua cartella clinica. Se infatti vero che nella gestione del manicomio intervengono spesso le forze di polizia, incaricate dalla societ di mantenere lo status quo, soprattutto il pensiero scientifico accademico che decide sempre pi nel tempo che la malattia mentale non pu essere curata, per cui chi ne soffre pu al massimo essere tenuto in un inutile deposito, molto simile ad un brutto carcere. Leggendo le cartelle cliniche ci si accorge che la stragrande maggioranza degli internati appartiene alla classe proletaria e sottoproletaria
58

; il manicomio

sarebbe allora un luogo dove i ricchi confinano i poveri potenzialmente pericolosi per conservare il potere su un mondo scisso in due, in cui lo spartiacque indicato dai commissariati di polizia 59. Tuttavia allo stesso modo vero che i primi ospedali psichiatrici nascono allinterno di un grande e sincero programma filantropico, che vuole strappare i malati di mente dalle mani insicure della Provvidenza per affidarli a quelle della Scienza. Dalla visita ad un manicomio, insomma, si esce con pi domande di quando si entrati: quello di Roma, che stato uno dei pi grandi dEuropa, non fa eccezione.

1.3.2

LOSPEDALE DEI PAZZERELLI A PIAZZA COLONNA

Nel 1534 i lanzichenecchi di Carlo

hanno smontato i bivacchi da ben


III,

sette anni ma il loro saccheggio ha spezzato leconomia: Roma diventata una citt di pezzenti e criminali. Su di essi regna papa Paolo al secolo Alessandro Farnese: appena cinta la tiara ha commissionato il Giudizio Universale a Michelangelo e dilapidato una fortuna per raddrizzare le vie e sistemare le mille chiese della Capitale, pi o meno cos come le si vede oggi.
58 59

Cfr. V. Fiorino, Matti, indemoniate e vagabondi (cit.). Cfr. F. Fanon, I dannati della terra (cit.), pag. 31. 29

Il papa Farnese litigioso, amante dellarte, piuttosto incline al nepotismo e molto amato dallaristocrazia capitolina; la citt lo specchio della sua corte: i nobili si uccidono a vicenda negli agguati notturni mentre il popolino si consola con il vino e con il carnevale. In quello stesso anno, oltre le Alpi, Martin Lutero finisce di tradurre la Bibbia in tedesco e la utilizza come un piccone contro la fabbrica di san Pietro, il babelico cantiere della basilica che il pontefice e la sua corte dissoluta stanno finanziando con la vendita delle indulgenze. Preoccupato, Paolo
III

tenta di recuperare un po dellegemonia morale

perduta: nel 1540 approva la regola della Compagnia di Ges, che giura eterna fedelt e obbedienza al soglio di Pietro. Il capo del nuovo ordine, Ignazio di Loyola, il braccio del riscatto morale: i suoi severissimi Gesuiti in poco tempo penetrano i gangli vitali del sistema dellinsegnamento, della rieducazione e della predicazione e riservano grande attenzione a collegi, carceri e manicomi. Nel 1542 Ignazio istituisce il Tribunale dellInquisizione; gli fa da spalla il cardinale Gian Pietro Carafa, futuro Paolo
IV,

tanto temibile

da diventare loscuro cattivo di un bel romanzo di fantastoria in cui il radicalizzarsi della nozione di diverso collocato proprio in questepoca tormentata
60

. Tra i luoghi che il Tribunale utilizzer sovente per sbarazzarsi

degli eretici ci sar il manicomio che deve ancora sorgere: nel Seicento ci saranno tra gli ospiti alcuni Quaccheri, per i quali lInquisizione versa regolarmente la retta 61. In quel tempo in Piazza Colonna c una piccola chiesa, santa Caterina dei Funari; oggi sopravvive stretta tra le boutique di lusso e Palazzo Chigi: i giornalisti che gremiscono la piazza in attesa degli onorevoli sono soliti dargli le spalle. Nel 1548 il cappellano di Santa Caterina si chiama Ferrante Ruiz ed amico di due collaboratori dIgnazio di Loyola, Angelo Bruno e suo figlio Diego; con loro fonda la Confraternitas Christifidelium Pauperum e inizia a raccogliere caritatevolmente nel vicino convento di Santa Caterina delle
60 61

Cfr. L. Blissett, Q, Einaudi, Torino 2000. S. Villani, Tremolanti e Papisti, Storia e Letteratura, Roma 1996, pag. 84. 30

Vergini Miserabili tutti i poveri, i pellegrini e i pazzerelli che frequentano quei vicoli 62. Pochi mesi dopo Paolo
III

muore. Il successore Giulio

III

esce da un

conclave tutto politico: un restauratore, tiene alla moralit e apre in pompa magna la Porta Santa di San Pietro, inaugurando il X Giubileo del 1550. Roma invasa da pellegrini bisognosi e lOspedale de pazzerelli di Ferrante lavora a pieno regime. Il papa intanto procede sistematicamente ad allargare la base popolare del consenso al papato: nomina Maestro della Cappella Vaticana Pierluigi da Palestrina, che semplifica i canti polifonici rendendo finalmente comprensibili i passaggi della messa ad un numero sterminato di fedeli, mentre San Filippo Neri inaugura i suoi oratori, dove indottrina alla fede e alla carit i giovani sbandati romani. Ma il pontificato di Giulio III breve e gli succede Paolo IV, il famigerato Carafa: la sua tendenza ad utilizzare il carcere contro chi turba lordine costituito tale che, raccontano le cronache, alla sua morte i romani esasperati assaltano le carceri strapiene di detenuti. Con Carafa la diversit diventa legge: nel 1555 la bolla Cum nimis absurdus obbliga gli ebrei al confino nel Ghetto di Roma. Nel 1563 per fortuna c un nuovo papa, Pio IV. Affabile e vivace, un astuto diplomatico; sotto di lui il ricovero di Piazza Colonna diventa ufficialmente lOspedale di Santa Maria della Piet de poveri pazzerelli. Grazie a potenti protettori come Carlo Borromeo, il manicomio entra nel circuito di grandi ospedali, collegi, carceri e case di rieducazione in cui tra il Cinquecento e il Seicento avviene il grande internamento, ovvero la sistematica esclusione dalla societ civile dei devianti dalla norma, studiata da Michel Foucault 63.

62

Cfr. A.A.V.V., LOspedale dei pazzi a Roma dai Papi al 900, Dedalo, Bari 1994; A.

Pallotta, B. Tagliacozzi, Scene da un manicomio, Magi, Roma 1998; V. Fiorino, Matti, indemoniate e vagabondi (cit.); Materiale didattico esposto nel Museo Laboratorio della Mente, presso lex Ospedale psichiatrico Santa Maria della Piet di Roma.
63

Cfr. M. Foucault, Storia della follia nellEt Classica (cit.). 31

In pochi anni gli internati passano da meno di quarantotto a pi di centocinquanta: i primi statuti dellospedale spuntano nel 1560 e definiscono i compiti di ricovero e assistenza ai mentecatti, quelli cio la cui mente stata catturata. attivissimo lo speziale del manicomio che prepara purghe e sedativi a base derbe; quello di prepararsi i medicamenti da s dunque, un costume che lospedale porta avanti fino ad epoca recentissima, rafforzando lisolamento di unistituzione completamente chiusa al mondo esterno, persino per la quotidiana fornitura di medicinali. Frequente e documentato nel Cinquecento il ricorso allesorcismo, lunica vera terapia, visto che le purghe e i salassi servono a contenere le crisi pi violente pi che a curarle. Il marchio del diavolo pullula tra gli internati del Santa Maria della Piet ed emerge la concezione che vede nella possessione diabolica lorigine di ogni malattia della psiche 64. Il diavolo, del resto, presente tanto nella mente dei medici che stilano le diagnosi di pazzia, quanto in quelle dei pazienti: sono loro stessi spesso a riferire ai sanitari le fatture e gli influssi malefici di cui sarebbero vittime. Nellospedale lultima ratio per gli internati che si agitano troppo la stanza della paglia: una cella disolamento dove il pazzo furioso, incatenato, pu espletare le sue funzioni fisiologiche direttamente sul pavimento, coperto di paglia. Negli anni Sessanta del Cinquecento anche registrata la prima notizia dergoterapia, la cura attraverso il lavoro: le donne del manicomio sono adibite alla filatura della canapa. Il 1562 lanno di nascita del medico dei pazzi: un sanitario, non pi un religioso, si occupa delle malattie comuni e delle epidemie sempre in agguato nei locali malsani del manicomio, somministra purghe, salassi e rimedi contro la follia. Ammissione e dimissione dei malati invece, rimangono saldamente nelle mani dei religiosi. La vacatio legis su chi dentro e chi fuori del resto il punto nodale nella storia del manicomio: in questa zona grigia si alternano medici, poliziotti, giudici, sacerdoti e familiari dei malati, tutti con i loro

64

V. Fiorino, Matti, indemoniate e vagabondi (cit.), pag. 182. 32

particolari interessi, in una gestione polifonica che rende lOspedale psichiatrico un luogo in cui molto facile entrare ma dal quale difficilissimo uscire 65. Alla fine del Cinquecento Roma precipita nel caos della peste: tra presunti untori e criminali comuni nel manicomio avviene unescalation di violenza, disordine e sporcizia, in un clima da Colonna Infame manzoniana 66. Lotto febbraio del 1600, a pochi passi dal manicomio, il Tribunale dellInquisizione pronuncia la condanna a morte per Giordano Bruno. Intanto, per evitare il collasso finanziario, lOspedale riduce al minimo le costose terapie del lavoro e si trasforma, definitivamente e ufficialmente, in un carcere. Nel 1653, sotto il regno di papa Gregorio
XV,

il cardinale Alessandro

Barberini scrive le Regole Barberiniane, che caldeggiano luso della frusta e delle catene. Come si legge nellincipit di questo capitolo, secondo le Regole il matto chiaramente colui che infrange le regole sociali: lo spirito caritatevole di Ruiz, che si ispirava alla biblica lavanda dei piedi e alla parabola del buon samaritano, definitivamente smarrito. Le Regole sono il prodotto di una svolta concettuale, frutto dello scontro tra Roma e i movimenti protestanti. Lattitudine che aveva visto nei poveri, nei vagabondi e nei matti unimmagine di Cristo
67

tramonta e i folli diventano coloro che si sono

allontanati dalla benevolenza divina, hanno scelto il peccato e per questo meritano ostilit e disgusto. Foucault parla a proposito della borghesia cittadina che emargina la devianza improduttiva, mentre si sostituisce allaristocrazia nel controllo del Potere 68; inoltre allidea che la follia sia la conseguenza del poco lavoro e della poca preghiera non forse estranea una certa concezione protestante della predestinazione. Se dunque allorigine del manicomio di Roma c la classica dottrina cristiana delle opere buone, a trasformarlo in

65 66 67 68

V. Fiorino, Matti, indemoniate e vagabondi (cit.), pag. 27. Cfr. A. Manzoni, Storia della Colonna Infame, Bur, Milano 2002. V. Fiorino, Matti, indemoniate e vagabondi (cit.), pag. 31. Cfr. M. Foucault, Sorvegliare e punire (cit.). 33

istituzione totale ci pensa la Chiesa uscita dal Concilio di Trento: pragmatica, realista e spietata. Uno stato moderno.

1.3.3

LOSPEDALE DEI PAZZI ALLA LUNGARA

Benedetto

XIII

eletto papa nel 1724; preferirebbe chiamarsi

quattordicesimo perch ritiene che il tredici porti sfortuna. un uomo colto e austero e vuole recidere la fitta rete dintrallazzi che lega alti prelati, autorit cittadine e grandi ordini religiosi e tiene molto al decoro urbano: ha appreso in Francia le lezioni di magniloquente urbanistica impartite dal Re Sole e non vuole essere da meno. Il grande cantiere che in pochi anni sconvolge la citt presto lambisce lOspedale de pazzerelli: la Confraternita che lo gestisce protesta vivacemente, prova a spiegare al pontefice che il nuovo sito designato per i folli, la zona della Lungara sulla riva destra del Tevere, infestato dalla malaria ed periodicamente inghiottito dalla piena del fiume e, soprattutto, molto lontano dal centro della vita politica ed economica della Capitale. Serve a poco: nel 1725, mentre si danno gli ultimi ritocchi alla scalinata monumentale di Piazza di Spagna, sul greto del fiume sinizia a costruire un gigantesco ospedale. Nel 1730 la Confraternitas Christifidelium Pauperum perde definitivamente il controllo della follia e lOspedale della Lungara entra nellorbita del grande Ospedale generale del Santo Spirito. Il Commendatore del Santo Spirito, scelto personalmente dal papa per amministrare lintero sistema sanitario dello Stato, decide di governare la follia da lontano: si reca il meno possibile alla Lungara e fa costruire piccole stanze di contenzione presso lOspedale generale, dove pu essere ricoverato chi sragiona un po ma non merita la definitiva punizione del manicomio. Alla Lungara intanto gli internati sono diventati pi di cinquecento: le celle si moltiplicano e rimpiccioliscono, invadendo gli spazi comuni per lora daria. I passanti possono deridere i furiosi che sono incatenati nelle celle al
34

pian terreno; dalle stesse sbarre filtra periodicamente londa di marea del Tevere e polmoniti ed epidemie falcidiano i ricoverati. Dunque, se il Santo Spirito diventa uno dei primi tra i moderni ospedali dEuropa e riflette una medicina filantropica, scientifica e liberale, il manicomio, per ordine del Commendatore, si specializza in detenzione e repressione.
Tenendo gli infermi nel primo del loro ingresso sotto una durissima disciplina, affinch sorpresi e debilitati ancora dalla novit ed asprezza del trattamento comprendino a poco a poco la miseria del proprio stato, finch tratti dal desiderio di una migliore condizione giunghino a pienamente ricuperare quel bene che avevano perduto. S fatti rimedi consistono specialmente nellangustia del sito, nella solitudine, nella nudit, nella diminuzione del cibo e in altri corporali castighi 69.

Oggi lungo il Tevere c una perenne processione dautomobili, allombra di un filare di platani spogli: il colossale argine umbertino ha imbrigliato le piene del fiume e ha spazzato via il vecchio manicomio. Si pu provare ad immaginarlo, affacciandosi sulla sponda sinistra allaltezza di Piazza dellOro: appare un vero e proprio network della repressione
70

. Ci

sono a destra le segrete di Castel SantAngelo, con gli eretici e i nemici personali del papa, e il ponte dellAngelo dove vengono decapitati i criminali comuni; per chi si macchia di reati contro la vera fede c invece il rogo in Piazza Campo de Fiori, di poco pi a sinistra, tanto per ricordare chi comanda alla laica comunit francese che s installata da quelle parti. Dopo il ponte, al centro c la cupola di San Pietro. A sinistra sorge il grande manicomio e accanto c la casa di correzione femminile, riservata alle fanciulle dai costumi facili o, molto spesso, a quelle che intralciano lasse ereditario; oggi vi ha sede significativamente la Casa Internazionale delle Donne. Poi, sparsi ovunque per

69 70

A.A.V.V., LOspedale dei pazzi a Roma dai Papi al 900 (cit.), pag. 84. Cfr. C. Augias, I misteri di Roma, Mondadori, Milano 2005. 35

la citt, vi sono collegi, oratori, carceri, conventi: la versione papalina del grande internamento71. Una volta entrati nel network difficile uscirne perch le diverse istituzioni sono vasi comunicanti: facile, ad esempio, finire in carcere perch si bestemmia e si schiamazza in strada ubriachi, transitare rapidamente per il Santo Spirito perch si ha una qualche malattia e finire definitivamente in manicomio. La nuova moralit del resto londa lunga del Concilio di Trento, che ha trasformato i parroci in custodi dellortodossia: in collaborazione con le forze dellordine questi sono attivissimi nellindividuare i pazzi o presunti tali e nel toglierli di mezzo, promuovendo entusiasti decine di internamenti 72.

1.3.4

MEDICI, PRETI E POLIZIOTTI

Nella seconda met del Settecento lammuffito microcosmo capitolino scosso dalle fondamenta: libert, egalit e fraternit irrompono nellet Contemporanea. Allindomani della proclamazione della Repubblica i principi della Rivoluzione Francese entrano nei grandi manicomi parigini, Bictre e Salpetrire, dove lavora un brillante medico dei pazzi, Philip Pinel. Pinel convinto che i folli, lungi dallessere gente colpevole e degna dessere punita, meritino di pi e inizia una sistematica opera di categorizzazione della malattia mentale, sfoltendo le superstizioni a colpi dIlluminismo. Il folle non pi insensato ma alienato, uno che possiede un briciolo di ragione in qualche parte della mente sconvolta, con cui il medico pu cercare di costruire una dialettica, una terapia. Lalienista sostituisce il castiga matti ed convinto che la follia non sia un marchio diabolico ma la naturale conseguenza dei dispiaceri e dei patemi danimo che affliggono soprattutto i poveri, il

71 72

Cfr. M. Foucault, Storia della follia nellEt Classica (cit.). Cfr. V. Fiorino, Matti, indemoniate e vagabondi (cit.). 36

Terzo stato. Pinel dunque, spezza le catene perch i matti possono guarire. Ma come?
Con larte di soggiogare e di domare, per cos dire, lalienato, ponendolo sotto la stretta dipendenza di un uomo che, per le sue qualit fisiche e morali, sia in grado di esercitare su di lui un totale dominio e di spezzare la catena viziosa delle sue idee 73.

La rivoluzione copernicana di Pinel investe soprattutto chi custodisce i malati e le condizioni materiali degli internati non cambiano di molto. Il medico va ora al centro della scena e deve governare la follia con il buon esempio e il carisma personale 74. La grande novit la terapia morale: se il folle pu guarire rientrando nei binari della normalit, solo momentaneamente sconvolta, il buon esempio e lautorit possono e debbono recuperarlo. Per il personale del manicomio diventa importante il comportamento degli internati, il loro attenersi alle regole del buon costume e del vivere civile e, nello Stato Pontificio, allardore che i pazzi mettono nei loro sacri doveri. Molto presto la terapia morale sfugge alle buone intenzioni del suo creatore e diventa un boomerang che rafforza il concetto di colpa legato alla malattia mentale.
Quando Pinel liber i folli dalle prigioni, restituendo loro la dignit della malattia di cui soffrivano, non ha fatto altro che spostarli in una nuova prigione in cui linferiorit morale del recluso era scientificamente sancita e la reclusione scientificamente giustificata. Ci senza che latteggiamento generale della societ nei confronti del folle mutasse minimamente 75.

73

P. Pinel, La mania, trattatati medico filosofico sullalienazione mentale, Marsilio, Venezia Cfr. V. Fiorino, Matti, indemoniate e vagabondi (cit.). F. Basaglia, La soluzione finale, in Id. Lutopia della realt (cit.), pag. 123. 37

1987, pag. 55.


74 75

A Roma lalienismo arriva negli zaini dei soldati di Napoleone, impegnati in un esemplare progetto di esportazione della democrazia con le armi. Nel 1809 allOspedale della Lungara appare il primo elenco degli internati, con tanto dannotazioni psicopatologiche e distinzione tra curabili e incurabili. Lanno dopo il Codice Napoleonico esteso a tutto lImpero e d alla questura il potere di trasferire un fermato direttamente in manicomio: tra posti di polizia e ospedale psichiatrico si apre una corsia preferenziale che funzioner fino agli anni Settanta del secolo scorso. Con i Francesi, racconta il marchese Onofrio del Grillo, Roma diventata na citt di cupole, gatti, mendicanti e streghe
76

, dove funzionari del governo doccupazione e nobili

decaduti si spartiscono il potere con la miseria, la superstizione, i bari e i briganti. Il nuovo Codice piomba su una quotidianit di corruzione e connivenze e diventa lo strumento ideale per risolvere le questioni personali di signori e signorotti: se facile finire in guardina per ordine della ronda, altrettanto facile finire in manicomio per punizione. Lesecuzione di Gioacchino Murat nel 1815 e il ritorno del papa a Roma non fermano la nuova psichiatria manicomiale: nel 1829 lamministrazione dellOspedale della Lungara restituita al clero ma nei fatti i medici non mollano la gestione della follia. Nel 1850, mentre nelle piazze europee i cittadini fanno a pezzi ci che resta dellAncien Rgime, lalienista Giovanni Gualandi diventa direttore del manicomio di Roma. il figlio del celebre Domenico che nel 1819 ha inventato la moderna cartella clinica prestampata: la prima iniziativa di Giovanni il nuovo Regolamento interno, che affida la direzione sanitaria dellOspedale ad un medico direttore. quello che sta accadendo un po in tutta Europa, perch di supremo interesse che in manicomio vi sia una figura che tutto vede e che a tutto provveda (), un direttore il quale consideri il manicomio la propria casa e i ricoverati come una famiglia 77. Gualandi classifica i malati in base alla manifestazione visibile del
76 77

M. Monicelli, Il Marchese del Grillo, Cines, Italia 1981. A. Verga, Il manicomio e la famiglia, in Id. Archivio italiano per le malattie nervose, vol.

XVI, 1879, pag. 360. 38

loro male e li divide in tranquilli, sudici e agitati, concentrandoli in aree diverse dellospedale; dispone trattamenti che comprendono esercizio fisico ed ergoterapia, da farsi possibilmente allaperto e in base allattivit svolta dal paziente quando era fuori. Introduce anche la distinzione di censo: chi pu permettersi di pagare una retta mensile alloggiato nei nuovi locali, meno malsani, che sorgono sulla vicina collina del Gianicolo. La reazione del clero furibonda: nel 1860 Gualandi allontanato e sostituito da Benedetto Viale Prel, medico personale di Pio XI. Lo scontro tra Gualandi e lautorit ecclesiastica sar replicato nel secolo scorso da Franco Basaglia e dallo Stato italiano: come Basaglia, uno dei nodi che Gualandi vuole sciogliere quello delle ammissioni, che clero e polizia tengono e terranno bene strette. Chi entra in manicomio dunque, lo fa ancora in base a criteri poco scientifici. Su uno dei pesanti registri dellospedale, in data 6 novembre 1863, c scritto che Riccardo F., sacerdote, ammesso in manicomio con diagnosi di lipemania con errore dellintelletto; alla voce cause barrata la casella morali, nel rigo riservato alle note nosologiche c scritto idee politiche 78. La restaurazione non regge alle cannonate del generale Cadorna: nel 1870 un cagnolino che traina un carretto carico di Bibbie protestanti, la mascotte dei bersaglieri, passa per le rovine di Porta Pia e calpesta il sacro suolo dellUrbe. E la psichiatria italiana travolta da unaltra nouvelle vague: lorganicismo. Nel 1873 a Roma, al
X

Congresso Nazionale degli Scienziati,

nasce la Societ Freniatrica Italiana: la scelta del nome, freniatria piuttosto che psichiatria, rivela la preferenza per un termine che non presentasse connotazioni di carattere spiritualistico e psicologistico, che sottolineasse un approccio materialistico 79. il freniatra Carlo Livi a spiegare chiaramente nel numero introduttivo della neonata Rivista sperimentale di freniatria che le malattie prima definite genericamente mentali ora sono situate senza fallo nel cervello e, come tali, sono solo disfunzioni pi o meno gravi di un sistema
78

Cfr. Museo Laboratorio della Mente, presso lex Ospedale psichiatrico Santa Maria della V. Fiorino, Matti, indemoniate e vagabondi (cit.), pag. 66. 39

Piet, Roma.
79

dorgani

80

. Classificare le patologie, individuare le lesioni cerebrali e le

alterazioni organiche, diventa pi importante di sorvegliare il comportamento morale: la psichiatria manicomiale inizia ad avvolgersi nella spirale che, secondo Basaglia, segner il suo fallimento. Ora il matto la sua malattia e, dato che la lesione del sistema nervoso senza ritorno, non si pu curarlo.
La psichiatria innamorata di se stessa e quindi della malattia come unentit astratta da essa partorita, ha continuato ad elaborare le sue interpretazioni ideologiche senza preoccuparsi di trovare una smentita o una verifica nella realt. Del resto se il malato dimostrava di smentire in qualche modo letichettamento era sufficiente ampliare la gamma delle classificazioni, includendo una nuova definizione, un nuovo sintomo 81.

Accanto alla freniatria il pensiero positivista produce lantropologia criminale, che collega lindole e gli atti di un individuo direttamente al suo aspetto fisico. Il nume tutelare della nuova scienza, Cesare Lombroso, convinto che mente e corpo siano legati da lacci indisdricabili 82. I lombrosiani ai patemi e agli scrupoli degli alienisti preferiscono i segni, le deformazioni di volto e corpo che denunciano inequivocabilmente lindole criminale, la stoltezza e la pazzia: il marchio del diavolo tornato. Il Parlamento dellItalia unita celebra il matrimonio tra freniatria e antropologia criminale nel 1904. La legge sugli ospedali psichiatrici vede la luce dopo un lungo travaglio, assistita da medici parlamentari ferventi sostenitori della freniatria e della medicina forense, come Verga, Bonfigli e Bianchi: condanna al manicomio i soggetti socialmente pericolosi e chi di pubblico scandalo e chi varca la soglia dellospedale perde i diritti civili ed iscritto al casellario giudiziario, pur senza aver commesso alcun reato. Pi che
80

Cfr. C. Livi, Rivista sperimentale di freniatria e di medicina legale in relazione con F. Basaglia, Crisi istituzionale o crisi psichiatrica?, in Id. Lutopia della realt (cit.), pag. Cfr. C. Lombroso, Delitto, genio, follia, Bollati Boringhieri, Torino 2000. 40

l'antropologia e le scienze giuridiche e sociali , Vol I, Reggio Emilia 1875.


81

117.
82

la sanit, la nuova legge regolamenta la morale pubblica di unItalia borghese e bigotta, prestandosi a brutali discriminazioni di classe e di genere: come infatti finiscono in manicomio i pazzi poveri, perch i ricchi possono permettersi le costose cliniche private dotate di tutti i comfort, cos prostitute, adultere o semplicemente donne per qualche motivo indesiderate dalle proprie famiglie, prendono la strada dellospedale psichiatrico molto pi facilmente degli omologhi maschi. Il manicomio allora diventa come la faccia nascosta della Luna, il volto da nascondere del contratto sociale incrinato.
La societ in cui viviamo (e di cui facciamo parte) tende a difendere il cittadino da tutto ci che pu turbare il fragile equilibrio in cui si muove. Ma dal momento in cui cade nella malattia mentale essa non riconosce pi alcuna responsabilit nei suoi confronti. Lo stesso cittadino per la cui tutela si batteva perde dun tratto ai suoi occhi ogni diritto ad essere difeso, entrando a far parte della schiera di coloro da cui la societ vuole essere protetta 83.

Dentro, il personale prigioniero di un paradosso che svuota di senso la sua funzione medica: il potere e lautorit che gli servono per mantenere il controllo degli internati si traducono in una presa di distanza dal malato che impedisce qualsiasi tentativo di cura 84. Prigioniero dei regolamenti, chi lavora in manicomio bloccato nellimpossibilit di provare a modificare lo status dei pazienti perch ogni infrazione al codice interno anche la violazione di una legge dello Stato, un venir meno al ruolo di pubblico ufficiale che stato delegato a medici e infermieri dalla societ.
Lo psichiatra agisce nella doppia delega di uomo di scienza e di tutore dellordine. Ma i due ruoli sono in contraddizione, dato che luomo di

83 84

F. Basaglia, Un problema di psichiatria istituzionale (cit.), pag. 44. Cfr. M. G. Giannichedda, Franco Basaglia e limpresa della sua vita , in F. Basaglia,

Lutopia della realt (cit.). 41

scienza dovrebbe curare luomo malato, mentre il tutore dellordine tende a salvaguardare e difendere luomo sano 85.

Secondo la legge, un magistrato deve sottoscrivere la richiesta dinternamento in manicomio proposta dalla questura; tuttavia la prassi della procedura durgenza lascia ampia libert dagire anche ai gradi pi bassi delle forze di polizia. Per uscire dal manicomio invece, dopo che il medico ha dichiarato la guarigione, serve il nulla osta della questura e qualcuno che volontariamente firmi una presa in carico del malato, scaricando il personale dellospedale da ogni responsabilit. Molti tra i socialmente pericolosi che affollano il manicomio, pi che malati nel cervello, sono sbandati, male inseriti nella societ, con una spiccata tendenza alla piccola delinquenza; raramente hanno qualcuno che firmi per loro e, spesso, rimangono dentro per sempre. Travolto da una valanga di ricoveri favoriti dalla nuova legge il gi sovraffollato ospedale della Lungara rischia di esplodere: nel 1909 sinizia a costruire il nuovo Ospedale psichiatrico Santa Maria della Piet sulla collina di Monte Mario, allepoca molto lontana dai primi palazzi della citt. Nel periodo fascista, quando abbondano le procedure dinternamento per i dissidenti politici, lOspedale assume dimensioni enormi, anche perch si allarga il ventaglio delle patologie da manicomio. Il Ventennio mal tollera malattie come linettitudine e lomosessualit: ai regimi totalitari del Novecento si deve un contributo fondamentale nel ridefinire il concetto di devianza. Mentre infatti a Roma il Santa Maria della Piet cresce a dismisura, in Germania i gerarchi nazisti prendono i manicomi a modello istituzionale per organizzare i lager: i primi a mettere piede nei campi di sterminio sono proprio i malati di mente, rastrellati negli ospedali locali 86. Con la Liberazione, linternamento di massa resta un trend consolidato e nel 1963 il manicomio di Roma raggiunge il suo record di presenze, 2471
85 86

F. Basaglia, La maggioranza deviante, in Id. Lutopia della realt (cit.), pag. 201. A.A.V.V., In memoriam, esposizione presso la Biblioteca A. Cencelli, ex Ospedale

psichiatrico Santa Maria della Piet, Roma 2006. 42

ricoverati. Sulla collina di Monte Mario si trasferiscono in massa i familiari delle centinaia di persone che lavorano nel manicomio: in pochi anni alle spalle dellOspedale nasce un quartiere. Ben saldo sulle sue basi giuridiche, il manicomio diventato una macchina seriale che inghiotte migliaia di persone, ogni anno e nella piena legalit: come afferma Alexis de Tocqueville, reduce da un viaggio negli Stati Uniti dAmerica, esistono ottimi sistemi per distruggere un uomo, restando nel pieno rispetto dei diritti umani 87.

87

A. de Tocqueville, La democrazia in America, Einaudi, Torino 2006, pag. 76. 43

2. IL TEATRO DELLA FOLLIA


Storie di manicomio

44

2.1 LA RECITA
Luoghi e persone del Santa Maria della Piet

Tavole anatomiche da saccheggiare, corpo perfetto, corpo immortale: il corpo la frontiera che si pu violare. Santi burocrati, sangue ed ipocriti: la vita spesso una discarica di sogni. Che sembra un film, dove tutto deciso. SAMUEL ROMANO (SUBSONICA), Corpo a corpo

2.1.1

PALCOSCENICO

Il palco del manicomio la sorveglianza. una grande stanza rettangolare, intonacata a calce; c n una in ogni padiglione e vi finiscono tutti i bracci laterali, con i dormitori e le celle di contenzione. Al posto delle assi incatramate su cui schioccano i tacchi degli attori ci sono piccole tessere di maiolica azzurra, come quelle delle piscine: le grandi scarpe di legno degli internati vi scivolano silenziose, senza scalfirle. Langolo tra pavimento e parete concavo, senza spigoli, cos pi facile pulire con il disinfettante. Le finestre non hanno maniglia e le due porte successive che portano al giardino sono chiuse: serve la chiave tozza dalla testa tonda che sta appesa alla cintura dellinfermiere. La chiave una, le porte si aprono solo una alla volta 88. Nella sorveglianza il tempo circolare: non lo scandiscono i fogli del calendario ma il ruotare dellorologio marcatempo, che dice agli infermieri quando lora di cambiare guardia. difficile manometterlo, perch sta chiuso
88

Cfr. Museo Laboratorio della Mente, ricostruzione di una sorveglianza, presso lex Ospedale

Psichiatrico Santa Maria della Piet, Roma; A. Pallotta, B. Tagliacozzi, Scene da un manicomio (cit.); altre notizie sono tratte dalle interviste realizzate con il personale dellex manicomio di Roma per questa tesi di Laurea nel 2006-2007. 45

in un armadietto metallico. Nel padiglione ci sono chiavi, orologi e poco altro: c la vacchetta, il diario di bordo degli infermieri, dove si segna ci che succede durante il turno e che, quando qualcuno sbaglia, utilizzata dalla Direzione per decidere le sanzioni; c il corno, appeso alla cintura accanto alle chiavi, per chiamare aiuto. Ci sono le fasce di contenzione per legare i furiosi al letto e le camicie di forza. Gli strumenti del potere non sono poi molti. Sono per pi di quelli che maneggiano gli internati, che per Regolamento non possono detenere nulla, salvo le centinaia di sigarette scroccate che spengono sul pavimento della sorveglianza. Alcuni tra gli infermieri, pochi in verit, non si sono arresi al Regolamento, manomettono lorologio e non si fanno scrupolo nel falsificare la vacchetta: Franco Basaglia punter su di loro per distruggere i simboli dellistituzione totale 89. Nella sorveglianza il tempo riparte sempre da zero: ogni tanto il giorno della terapia, pi di rado c taglio collettivo della barba, delle unghie e dei capelli. Le giornate si consumano in attesa di qualcosa che non accade mai.
Ho forse dormito mentre gli altri dormivano? Sto forse dormendo in questo momento? Domani, quando mi sembrer di svegliarmi, che dir di questa giornata? Che con il mio amico Estragone, in questo luogo fino al cader della notte, ho aspettato Godot? Certamente. Ma in tutto questo quanto ci sar di vero? Abbiamo il tempo di invecchiare. Laria risuona delle nostre grida. Ma labitudine una gran sordina. Anche per me c un altro che mi sta a guardare, pensando. Dorme, non sa niente, lasciamolo dormire 90.

Gli internati camminano avanti e indietro nella sorveglianza, dondolano la testa, sonnecchiano sulle panche, sazzuffano per un mozzicone. Sembra una scena di Beckett, con marionette animate che se ne stanno sospese
89 90

Cfr. F. Basaglia, Crimini di pace, in Id. Scritti (cit.). S. Beckett, Aspettando Godot, Atto I, Einaudi, Torino 2003, pag. 106-107. 46

nellinconcludenza, incapaci di decifrare la realt. In manicomio ognuno interpreta un ruolo che non suo: gli infermieri fanno i secondini, gli internati fanno i matti, per come ci si aspetta di vederli muoversi e biascicare qualche parola nei corridoi dellospedale. E se ad immaginare un dialogo val bene il teatro dellassurdo, a vedere i personaggi tutti insieme sul palco sembra di assistere ad una farsa pirandelliana, in cui tutti indossano una maschera e non riescono a sfuggire ad un meccanismo colossale. Ma tra le creature di Pirandello il matto non Vitangelo Moscarda, che ne fa di tutti i colori perch ha scoperto che la personalit un inganno; piuttosto il triste Ciampa, che tiene a bada la corda pazza per salvare il decoro e non grida e non sbraita anche se ne avrebbe una gran voglia 91. Il manicomio distribuisce ruoli convenzionali e, con coercizione e violenza, si assicura che siano eseguiti fino in fondo al copione. Se gli internati non si trasformano rapidamente in buoni malati, docili alle regole e alla routine dellospedale, listituzione stessa rischia di crollare, perch Il manicomio ha la sua ragion dessere nel fatto che fa diventare razionale lirrazionale: quando uno folle ed entra in manicomio smette di essere folle per trasformarsi in malato 92. E il malato, come a teatro, un carattere, uno stereotipo.
Il malato soffre della perdita della propria identit. Listituzione e i parametri psichiatrici gliene hanno costruita una nuova, attraverso il tipo di rapporto oggettivante che hanno con lui stabilito e attraverso gli stereotipi culturali con cui lhanno circondato 93.

La sorveglianza uno spazio di vuoto emozionale, ottimo per annullare la personalit di chi ci vive. Il Regolamento annienta la poca iniziativa
91

Cfr. L. Pirandello, Uno, nessuno e centomila, Feltrinelli, Milano 2007; Id., Il berretto a F. Basaglia, Conferenze brasiliane, Centro di documentazione, Pistoia 1984, pag. 34. F. Basaglia, Corpo e istituzione, in Id. Lutopia della realt (cit.). 47

sonagli, Bur, Milano 2005.


92 93

personale superstite, lunica via di fuga possibile dalla sofferenza causata dalla malattia: in queste condizioni linternato finisce per identificarsi nelle regole che ne scandiscono lesistenza. Linquietante ma variopinta espressione dei folli finisce nelle divise, tutte uguali, tutte grigie: perch in manicomio non ci sono i colori 94. Lapatia e il disinteresse, il passeggiare lento e monotono degli internati, sono i sintomi di un male che si sovrapposto alla patologia che ha causato linternamento: nella nevrosi istituzionale affogano e scompaiono i sintomi della malattia mentale. Per descriverla Basaglia cita il restringimento raccontato da Primo Levi, quello che accade a qualsiasi uomo, con qualsiasi stato mentale, quando rinchiuso, umiliato e mortificato e alla fine si oggettivizza nelle leggi dellinternamento, identificandovisi
95

. Quando non

servono pi le fasce e la camicia di forza, listituzione ha vinto: il matto ora come il leone nella gabbia dello zoo che, stanco di mordere le sbarre, attende quieto che i turisti gli gettino le noccioline. Paradossalmente la maschera del buon malato anche la prova dellefficacia e dellutilit sociale del manicomio: chi la indossa, luomo che ha subito lannullamento totale della personalit, diventa uno da cui non ci si aspettano pi sorprese sgradevoli.
Ci si congratula che il paziente che ci stato affidato, perch lo si curasse riportandolo alla sua dignit umana, non esiste pi come uomo ed andiamo rallegrandoci del suo non essere pi in grado di intralciare lorganizzazione e il buon andamento dellistituto 96.

La personalit perduta di solito non torna indietro: allapertura del manicomio di Roma negli anni Ottanta del secolo scorso quelli che erano internati da decenni non riescono a deistituzionalizzarsi. In ospedale chiamano malatini quelli che si comportano bene, che aiutano nelle pulizie o
94 95 96

Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista I (cit.). F. Basaglia, Un problema di psichiatria istituzionale (cit.), pag. 45. F. Basaglia, Un problema di psichiatria istituzionale (cit.), pag. 48. 48

fanno i kap per listituzione, in cambio di qualche sigaretta o di una passeggiata in giardino: labbattimento delle reti metalliche che cingono i padiglioni segner per molti di loro il definitivo collasso psicologico 97.

2.1.2

ATTORI E COMPARSE

Il movimento degli attori sul palco diretto dalle inflessibili suore caposala. A Roma ci sono fin dal Cinquecento quelle del convento di Santa Caterina e la loro convenzione con lOspedale scade solo nel 1981. Vivono nel manicomio e di solito non escono mai; non sanno molto di medicina o di scienze infermieristiche ma in compenso sorvegliano scrupolosamente la condotta morale dei pazienti e fanno in modo che tutti compiano il proprio dovere di buoni cristiani. Le monache controllano il comportamento degli infermieri: se qualcuno infrange il Regolamento, si allontana dal padiglione o porta un internato a fare una passeggiata nel parco, fanno rapporto alla direzione. Il Santa Maria della Piet un ospedale pubblico, eppure gli infermieri hanno delle suore come diretti superiori e il buonsenso delle religiose, a sentire i testimoni, piuttosto scarso. Le monache sono istituzionalizzate due volte: in convento prima, nel manicomio poi; in pratica sono la prosecuzione vivente dellistituzione totale, una versione su gambe del Regolamento
98

. Il loro senso dellordine e della disciplina conforme ad

astratti criteri di buon costume, pi che al desiderio di far marciare al meglio un grande ospedale: fino al 1940 le infermiere assunte sono rigorosamente nubili e chi si sposa licenziata e, fino a tempi molto recenti, i turni degli uomini sono organizzati in modo che non incontrino mai le colleghe al cancello dingresso. Il Godot che sulla scena tutti aspettano e che mai arriva il medico. Prigioniero del paradigma organicista, lo psichiatra ha fuso in una singolare
97 98

cfr. A. Pallotta, B. Tagliacozzi, Scene da un manicomio (cit.). Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista I (cit.). 49

osmosi luomo malato con la sua cartella clinica. Cos, mentre i medici latitano dai padiglioni, al Santa Maria della Piet cresce uno dei maggiori laboratori istologici dEuropa, specializzato nellosservazione di campioni organici prelevati dagli internati deceduti. Lattenzione di quasi tutti i medici catturata dal corpo, il corpo malato: alla ricerca del seme della follia, gli psichiatri mettono cervelli in formalina e compilano tomi su tomi di classificazioni nosografiche. Il legittimo proprietario del corpo malato di solito non partecipa alla passionale relazione tra il medico e la malattia.
Per quanto ci si sforzi di considerare il malato mentale come qualsiasi altro tipo di malato, lincontro non pu avvenire sul corpo, cos come avveniva per il malato organico (). Presumere un corpo malato come base dincontro tra psichiatra e paziente impone a questultimo un ruolo oggettivo sul quale lintera istituzione che lo tutela viene a fondarsi. Lapproccio oggettivante finisce quindi per influire sul concetto di se del malato, il quale non pu non viversi come corpo malato, esattamente nel modo in cui vissuto dallo psichiatra e dallistituto 99.

Nascosto in laboratorio, trincerato dietro un microscopio, lo psichiatra perfettamente istituzionalizzato entra nei padiglioni il meno possibile. Se c unemergenza, una ferita o una crisi violenta, gli infermieri trasportano il malato in pronto soccorso; dellinternato lo psichiatra conosce il nome della patologia e quello che pu leggere sulla cartella clinica. Listituzione ha piegato il giuramento solenne, pronunciato da chi sceglie il mestiere di curare gli altri.
Giuro di esercitare la medicina in libert e indipendenza di giudizio e di comportamento; di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica delluomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirer con responsabilit e costante impegno scientifico,

99

F. Basaglia, Corpo e istituzione (cit.), pag. 64. 50

culturale e sociale, ogni mio atto professionale (). Giuro di attenermi nella mia attivit ai principi etici della solidariet umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzer mai le mie conoscenze 100.

Sono gli psichiatri, spesso loro malgrado, a stringere il nodo descritto da Michel Foucault e a trasformare il luogo della cura in uno spazio dove si accusati, giudicati e condannati
101

. Lo psichiatra in manicomio, direbbe


102

Gramsci, un commesso del potere, uno specialista che possiede la scienza e la usa per disciplinare i devianti, su mandato della societ . Jean-Paul Sartre lo chiamerebbe tecnico del sapere pratico, un appartenente alla classe medioborghese che utilizza il sapere in modo coercitivo contro le classi subalterne. Lo psichiatra anche colui che applica il potere senza coglierne il fine, il controllo sociale, perch fatalmente lessenza del tecnico esclude la dimensione umana alla sua umanit. Se lo psichiatra istituzionalizzato la mente dellistituzione totale, linfermiere ne il braccio. lui che lega, immobilizza, chiude nella cella di contenzione: lui il secondino, quello che si sporca le mani. Per un internato, linfermiere la manifestazione vivente della forza bruta che lo contiene; Basaglia si rivolger a lui, convinto che i medici non possono pi continuare a nutrire lillusione di limitarsi alla loro funzione scientifica, lasciando che gli infermieri agiscano quella di tutela 104.
103

; ne convinto Franco Basaglia che, per rifondare la

professione, tenta di riconnettere la funzione scientifica e tecnica del medico

100

Dal testo moderno del Giuramento di Ippocrate, che tutti i medici devono pronunciare

nellintraprendere la professione. Il giuramento prende il nome dal testo redatto dal grande medico greco nel 403 a.C.
101 102 103 104

M. Foucault, Storia della follia nellEt Classica (cit.), pag. 572. Cfr. A. Gramsci, Quaderni dal carcere, Einaudi, Torino 2000. Cfr. J-P. Sartre, Difesa dellintellettuale, Theoria, Roma 1992. F. Basaglia, Il laboratorio della libert, in Id. Lutopia della realt (cit.), pag. 84. 51

Linfermiere, a differenza dello psichiatra, della suora e dellimpiegato amministrativo, vive il tempo della sorveglianza. Il suo tempo quello dellorologio marcatempo, del foglio giallastro da firmare ogni quarto dora per dimostrare che non ci si allontanati dal posto di guardia: se per gli internati nella sorveglianza non c nulla da fare e da vedere, non c nulla neanche per linfermiere. Di giorno siede vicino alla porta, con un occhio sempre aperto sui malati e laltro perso sulla parete bianca: rischia seriamente dammalarsi distituzione. Per distinguerlo dagli internati spesso bisogna cercare i simboli del potere: la divisa bianca, il corno e le chiavi appesi alla cintura: gli capita di pensare, nella noia della sorveglianza, che, se solo avesse la capacit di coalizzarsi, tutta quella gente folle potrebbe facilmente ucciderlo. Allora scruta i segni del pericolo, il tremore diffuso, lo sguardo di un internato che si fissa su di lui troppo a lungo, che punta
105

. La paura domina il manicomio: il

Regolamento la formalizza in norme, la trasmette allinfermiere che la passa al malato. Lo stare in guardia negli anni uccide il buonsenso: linfermiere spesso si lamenter di non aver fatto qualcosa di logico e umano perch era vietato dal Regolamento 106. Nel dopoguerra gli infermieri entrano in manicomio dopo pochi mesi di corso, quasi esclusivamente teorico; la paga decente, la richiesta molta e la disoccupazione anche: a chi lavora nellospedale psichiatrico non richiesta la vocazione del terapeuta. La scuola la fanno gli anziani e il buon senso, per chi ce lha. Il manicomio gestito dalla Provincia ed preda dellappetito degli assessori che riempiono i padiglioni dinfermieri raccomandati del proprio paese: per tornare a casa una volta a settimana, molti fanno turni di ventiquattro ore consecutive e se il collega per qualche motivo non si presenta, le ore diventano settandue. Nel padiglione gli infermieri, sotto lo sguardo inflessibile delle suore, devono sorvegliare i malati ma anche provvedere ad ogni urgenza: riparare una finestra rotta o una serratura e, ovviamente, tenere pulito il pavimento.
105 106

Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista I (cit.). Cfr. A. Pallotta, B. Tagliacozzi, Scene da un manicomio (cit.). 52

Ci che lega indissolubilmente listituzione al personale infermieristico la legge secondo cui linfermiere ha la responsabilit giuridica dei pazienti affidati alla sua custodia: se si allontana, se interpreta in modo elastico il Regolamento, se non somministra un farmaco, se non lega un furioso, se concede una passeggiata in giardino o un libro o una penna pu essere citato in giudizio dalla direzione sanitaria. Una delle cose pi difficili, racconta Basaglia, sar convincere gli infermieri che non saranno puniti se violano il Regolamento. Perch a vivere chiusi a chiave in una sorveglianza, spesso ci si arrende.

2.1.3

SCENOGRAFIA

Lospedale sempre fuori citt, in fondo alla strada. E quella strada porta sempre solo l. Lo dice Sergio Zavoli, mentre filma la strada che finisce contro il cancello del manicomio di Gorizia 107. La via del manicomio come i binari del treno che corrono dritti nella campagna, allimprovviso si staccano dallo scambio, corrono per un po paralleli a quelli dove siamo rimasti noi, poi passano sotto un cancello e muoiono nel campo di concentramento: sola andata. A Roma c un grande slargo, un incrocio invaso dalle macchine e dallo smog alle porte della citt: simbocca un viale alberato in salita e improvvisamente tutto tace, non c nessuno; il cancello del manicomio ne segna la fine. E, come in un lager, chi entra in manicomio perde tutto: gli effetti personali si lasciano allingresso, catalogati, registrati, impacchettati nella carta marrone e assicurati con un doppio giro di spago. Nel deposito, la fagotteria del Santa Maria della Piet, sono stipati centinaia di pacchi. Uno stato aperto ed esposto in una vetrina del museo: ci sono scarpe da donna, consumate e malridotte un paio, eleganti le altre, con la fibbia di metallo sul

107

Cfr. S. Zavoli, I giardini di Abele, Rai, Italia 1968. 53

velluto nero, c una saponetta e una bottiglia di profumo, una Bibbia, ferri da calza e una sciarpa marrone lasciata a met, una camicetta a righe bianche e blu, un paio docchiali da vista dalla pesante montatura di bachelite marrone, una borsetta minuscola rivestita di perline nere, un tubetto di Glicemille, per la bellezza delle mani e della pelle, una foto in bianco e nero di una donna in costume da bagno che sorride, in spiaggia
108

. Nei fagotti finivano quaderni e

penne, con cui si poteva ferire qualcuno: Alfred Rosenberg, filosofo nazista e teorico della soluzione finale, sosteneva che a levare ad un uomo gli strumenti per raccontare e raccontarsi si compie il primo passo verso il suo annientamento. Nel tempo immobile della malattia mentale che non si pu guarire le routine sono battute insensate che si ripetono. La terapia applicata ai pazienti nei padiglioni contenitiva, una tregua dalle visioni e dai deliri. Per listituzione invece, la terapia di massa lo strumento per livellare le patologie degli internati e le diverse personalit che vi si nascondono dietro. Lo shock da sempre la cura per la mente: nella Grecia antica Ippocrate prescrive docce gelate ai frenetici e ad Epidauro c un tempietto buio in cui i matti sono terrorizzati da grida e rumori; a Sumatra gli stregoni fanno inalare ai folli fumo acre; il padre di Charles, Erasmo Darwin, studia gli effetti delle vertigini, della nausea e del vomito sui deboli di mente. Nel 1917 Wagner von Juaregg con lo shock si guadagna un premio Nobel: lo psichiatra austriaco nota che la demenza paralitica progressiva, la forma di pazzia che colpisce i malati terminali di sifilide, quasi sparisce in chi si ammala di malaria. Non capisce perch, ma funziona; la sua scoperta e quella del collega Donald Ross, che ha capito che le zanzare trasmettono il virus alluomo, forniscono anche materiale ad un bel romanzo contemporaneo
109

. In pochi anni le zanzare anofele allevate in piccole gabbie di tulle ronzano

nei manicomi di tutto il mondo: basta appoggiare la gabbia direttamente sulla


108

Cfr. Museo Laboratorio della Mente, presso lex Ospedale psichiatrico Santa Maria della Cfr. A. Gosh, Cromosoma Calcutta , Einaudi, Torino 1996. 54

Piet, Roma.
109

pelle del soggetto da malarizzare, registrare una quindicina dattacchi febbrili violenti e poi curare la malaria. Le controindicazioni, problemi al cuore, ai reni e al fegato, sono meno preoccupanti dei risultati ottenibili. Al Santa Maria della Piet sono migliaia le zanzare allevate fino al 1944, quando la penicillina soppianta la piretoterapia malarica nella lotta contro la sifilide. Nel 1933 la volta dellinsulinoterapia, che consiste nel provocare il coma iniettando al malato una forte dose dinsulina. Quando compaiono le contrazioni epilettiche, laddetto al coma sveglia il paziente facendogli ingurgitare una grande quantit di zucchero. Anche questa terapia, pur priva di solide basi scientifiche, calma temporaneamente i deliri pi violenti. Per i pazienti ingrassano di decine di chili in pochi giorni.
Irrompere tra i primi stadi inzuppati di consapevolezzalodore della lana frescami fanno tornare ogni giorno, giorno dopo giorno, dal nulla. La nausea, il sapore del sangue in bocca, la lingua scorticata. Il dolore nebbioso nella testamolto poco chiaro in retrospettiva, tranne il dolore di emergere dallo shock ogni giorno 110.

Questo quanto ricorda dellinsulinoterapia un paziente dellOspedale psichiatrico di Trenton, negli Stati Uniti, che divide la stanza con John Nash, il matematico da Nobel che trascorre buona parte della vita entrando e uscendo dai manicomi. La conseguenza pi comune del coma la perdita della memoria a breve termine, ma pu capitare che qualcuno si morda violentemente la lingua o si agiti, tanto da spezzarsi le ossa. Capita che la temperatura durante il coma salga parecchio e allora i medici spargono ghiaccio su tutto il corpo. E accade che qualcuno non si svegli pi. Dopo pochi anni linsulina sostituita da un farmaco che scatena convulsioni, il Cardiazol. molto pi controllabile dellinsulina e pi facile da applicare: anche se mancano studi sugli effetti di una terapia che si protrae per anni, viene somministrato su larghissima scala fino ad epoca recente. Non
110

S. Nasar, Il genio dei numeri, Bur, Milano 2002, pag. 274. 55

arriva mai una spiegazione scientifica soddisfacente sul perch lo shock diradi i sintomi della follia: lipotesi che le convulsioni siano clinicamente antagoniste dei sintomi da delirio schizofrenico. Ma pi che altro basta la constatazione empirica che dopo lo shock i matti stanno buoni, almeno per un po. Nel 1938 appare in scena il nuovo protagonista del manicomio. Pulito, asettico, veloce: elettroshock. La prima macchina utilizzata proprio sugli internati del manicomio di Roma: lha costruita lo psichiatra Ugo Cerletti, dopo aver osservato attentamente gli operai del mattatoio capitolino di Testaccio. Qui si usa stordire i maiali stringendogli la testa in una grossa pinza che manda scariche elettriche: le bestie stramazzano a terra, scosse da un violento attacco epilettico. Dopo qualche minuto, se non vengono macellate, si alzano in piedi. La macchina diventa piccola, maneggevole e sicura, perch si pu controllare con precisione la durata e lintensit della scarica. Gli infermieri imparano come applicare gli elettrodi alle tempie bagnate, ad inserire il paradenti e a sistemare i pazienti in modo che non si spezzino le ossa quando la scarica elettrica li solleva dal letto. Lo dissi fin dalla prima volta che presentavo lelettroshock che mi auguravo che questo metodo, aggressivo e violento, venisse al pi presto abbandonato per metodi meno drastici e sar il primo a rallegrarmi quando non sar pi applicato 111, scrive Ugo Cerletti: in appena due anni la sua macchina un successo mondiale. Applicare gli elettrodi semplice, economico ed efficace: listituzione ha trovato lo strumento perfetto, impersonale, stabile, non umano. Le piccole ustioni tonde ai lati degli occhi diventano un marchio, come i numeri blu sui polsi dei deportati: c chi se la cava con un gran mal di testa e chi perde la memoria. Tutti perdono la voglia di parlare e interagire, diventano mansueti, muti, facili da tenere docchio. Unapplicazione, come la chiamano sbrigativamente nei padiglioni, non si nega a nessuna cartella clinica.

111

U. Cerletti, Lelettroshock, in Id. Rivista sperimentale di freniatria, 1940, 209-310. 56

E venne infine il giorno stabilito per lelettroshock: un venerd. Un infermiere la mattina presto aveva iniziato la lettura dei nomi dei predestinati che dovevano restare a digiuno. Il prescelto doveva immediatamente presentarsi alla porta della sorveglianza (). Mi guardavo intorno. Gli altri ricoverati erano silenziosi e aspettavano il loro turno con grande compostezza e serenit. Nel mezzo del salone cera lei, la Macchina. Poggiata su un carrello, era grande ed era smaltata di bianco. Diversi cavi per la corrente si dipartivano da essa. Aveva alcune manopole e levette, numerosi quadranti illuminati con luci verdi. Sono state queste luci, che spiccavano nella semioscurit della corsia e le conferivano un aspetto sinistro, spettrale, a impressionarmi di pi e a farmi venire limpulso di fuggire via. Ma molte mani sbucate dal buio mi hanno subito afferrato 112.

Nella vetrina di un museo, oggi lelettroshock una macchina inerte e inoffensiva. Una valigetta bruna, qualche manopola e la scritta Convulsor in corsivo argentato: sembra una vecchia radio a valvole, o un frigorifero da campeggio, di quelli anni cinquanta elettrica, funziona ancora.
tutto qui lelettroshock: nulla di spettacolare. No, niente campi di sterminio, niente forni crematori o tizzoni accesi alle palle, semplicemente dei gesti meccanici. un po come la camera a gas o la sedia elettrica, una pillola che si scioglie in pochi secondi, una leva che fa passare la corrente, niente pubblico, niente urla, niente folle oceaniche, nessuna gloria o infamia n per il boia n per il condannato. Tutto qui. Ma il risveglio uscire da una tomba come dei fantasmi. come se si fosse morti e risospinti in un mondo stupido e coglione. Si brancola nel
113

. Magari, ad attaccarlo alla presa

112

A. Pallotta, B. Tagliacozzi, Storia di Alberto, paziente, in Id. Scene da un manicomio (cit.), Cfr. Cfr. Museo Laboratorio della Mente, presso lex Ospedale psichiatrico Santa Maria

pag. 176-178.
113

della Piet, Roma. 57

buio, non ci sono colori, non c ricordo, non c specchio, non c nemmeno il nulla; il niente 114.

I pi fortunati tra gli internati fanno lergoterapia, la cura del lavoro. Al Santa Maria della Piet ci sono ettari di terra da coltivare e grandi laboratori artigianali e il volume di produzione quello di una grande azienda: la calzoleria sforna pi di milleottocento scarpe allanno, per lo pi gli zoccoli scuri dalla spessa suola in legno che portano gli internati, mentre la tipografia rifornisce di moduli prestampati tutti gli uffici pubblici della Capitale. Nei campi si coltiva il grano e la canapa e c anche una grande vigna: nelle stalle polli, maiali e mucche assicurano i pasti per gli internati e tutto il personale. Se il lavoro terapia, non c stipendio in denaro: lucidare il pavimento della corsia al posto di un infermiere vale dieci sigarette; gi molto, del resto, uscire dalla sorveglianza per qualche ora al giorno. Lergoterapia che doveva servire come paterna rieducazione diventa cos ulteriore strumento desclusione: con il lavoro degli internati il manicomio diventa completamente autosufficiente e si allontana ancora di pi dal mondo esterno, alla deriva con il suo carico di vite.

114

N. Fanizzi, Lasciateci stare, Sensibili alle foglie, Dogliani (CN), 2004, pag. 45-46. 58

2.2 IL PRIMO GIORNO DI MANICOMIO


Leggi e consuetudini dei padiglioni

Quando si vuole proteggere con le leggi il morale della Nazione non bene che queste lo demoralizzino sistematicamente. Non bene, compatrioti miei, voi che conoscete tutti i crimini commessi nel vostro nome, che non ne facciate parola con nessuno, nemmeno con lanima vostra, per timore di dovervi giudicare. JEAN-PAUL SARTRE, introduzione a I dannati della terra.

2.2.1

NEL PARCO

Buio in sala. La polvere luccica nel fumo davanti al proiettore. Appare unaquila bianca: il cinegiornale del quindici dicembre 1949 apre sul manicomio di Roma, il Santa Maria della Piet. Davanti alla facciata della Direzione in bianco e nero ci sono i pazienti schierati che sorridono alla cinepresa nelle divise pulite; attorno al tavolo i bambini infilano scatole piccole in scatole pi grandi. La voce tonante dello speaker descrive la citt dei matti agli spettatori della Settimana Incom: infermiere con la cuffietta inamidata sorridono, panoramica sugli uomini sdentati, zoom sulla riproduzione della Piet di Michelangelo che troneggia allingresso. La pellicola traballa, macchie bianche sfocate sallargano, dissolvenza 115. Tra i padiglioni dalle finestre cieche oggi fanno jogging, i bambini sono sulle altalene e le coppiette si baciano sulle panchine pi nascoste: il manicomio diventato un parco. Ci sono gli ambulatori dellAsl e quello del veterinario, la biblioteca e gli uffici del Municipio, gli operai si arrampicano sulle facciate cadenti che diventeranno aule universitarie e i ragazzi del centro
115

Istituto Luce, Settimana Incom 00377, Archivio Luce, Roma 15 dicembre 1949. 59

sociale fanno sottoscrizioni per non essere sgomberati, trincerati nella vecchia lavanderia. Il cancello sempre aperto: la facciata della Direzione ha ripreso colore, bianco e ocra, ed stata restaurata la grande iscrizione in alto Manicomio della Provincia. Il piazzale un groviglio dauto parcheggiate, spazzato da raffiche di clacson: lautista dellautobus impreca contro i motorini che schizzano a centinaia verso la via Trionfale, in mezzo alla strada un energumeno con le braccia abbronzate coperte di tatuaggi vende una montagna di noci, in bilico sulla sua derelitta Ape Piaggio. Basta superare la chiesetta rotonda al centro del parco e scavalcare il padiglione XXII, il Bisonte. Era quello dei cronici, il pi grande del manicomio: lo chiamavano anche fossa dei serpenti perch se ne usciva solo da morti 116. L il bosco sinfittisce e sintravede il carcere minorile di Casal del Marmo, un monolite grigio che naufraga nella campagna: non c quasi mai nessuno. Il piccolo padiglione dei contagiosi, i malati di Tbc, cade a pezzi in un angolo; a terra tra il muschio e lerba alta si scorge appena un reticolo di mattoni, la topografia di un labirinto. Sui mattoni erano infilati i pali che tenevano insieme la rete di filo di ferro delle sorveglianze esterne: ci si pu sedere sul confine ed immaginare di essere dentro.

2.2.2

SECONDO SCIENZA

Laspetto dei padiglioni del Santa Maria della Piet lo stesso daltri grandi edifici di Roma Capitale: i palazzi umbertini a tre o quattro piani hanno stucchi ingombranti ma sobri e frontoni classicheggianti dagli spioventi ottusi. Come lungo i viali diritti della piccola Parigi, la capitale mancata Torino, gli edifici romani di pubblica utilit sono consacrati al senso pratico: le caserme del quartiere Prati, i mercati generali lungo la via Ostiense, il mattatoio e la dogana fluviale del Testaccio e, ovviamente, i grandi ospedali. Ma prima, e per
116

Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista I (cit.); cfr. A. Pallotta, B. Tagliacozzi, Scene da un

manicomio (cit.). 60

secoli, il modello classico dospedale era stato il grande nosocomio dei Cavalieri nellisola di Malta: un immenso stanzone circondato da un ballatoio da cui i medici si affacciano sui pazienti ammucchiati in basso. A Roma gli somiglia lantico ospedale del Santo Spirito lungo il Tevere, mentre il grande manicomio monoblocco della Lungara oggi scomparso. Da questi ospedali difficilmente si esce vivi. Il killer la sepsi, la malattia sistemica dovuta allattivazione del sistema immunitario in seguito alla presenza di batteri nel sangue 117, che uccide i malati avvolti in lenzuola e bende sporche, quelli in letti troppo vicini, quelli che i medici toccano con le mani. Nel 1841 il giovane medico Ignaz Semmelweis allospedale di Vienna nota che quasi tutte le donne incinte visitate dagli studenti di medicina muoiono di sepsi; ipotizza che qualcosa dinvisibile transiti per le mani dei ragazzi quando passano dal tavolo anatomico della Facolt al corpo vivo delle gestanti e propone una misura drastica: lavarsi le mani. Viene licenziato
118

Ignaz guarda morire di sepsi un amico che si tagliato mentre esamina un cadavere e scrupolosamente mette tutto nero su bianco, ma nessuno tra i medici che contano in Europa lo prende sul serio; qualche anno dopo muore in manicomio, dopo essersi infettato durante unautopsia piantandosi un bisturi nel braccio, molti anni prima che lavarsi le mani in ospedale diventi scontato. Dove non arriva la Ragione arriva la Guerra: se i cannoni di Napoleone promuovono i chirurghi da barbieri a cattedratici, le grandi battaglie del primo Novecento palesano la necessit delligiene
119

. Pi che i mortai, sono le

epidemie a falcidiare i reggimenti: qualcuno pensa allora che in un ospedale diviso in piccoli padiglioni pi facile isolare i focolai dinfezione. Nascono i grandi ospedali a padiglioni, il Niguarda a Milano, a Roma lUmberto I, il San

117

Lemma Sepsi in Wikipedia Free Enciclopedia, http://it.wikipedia.org/wiki/Sepsi, World Cfr. L-F. Celine, Il dottor Semmelweis, Adelphi, Milano 2006. Con questo testo, Cfr. P. Martelli, lezioni di Nascita e logica della Clinica (cit.). 61

Wide Web 2007.


118

originariamente una tesi di Laurea, Celine ottiene nel 1924 il titolo di Dottore in Medicina.
119

Camillo che si sarebbe dovuto chiamare Ospedale Littorio e il Santa Maria della Piet. Vittorio Emanuele
III

di Savoia inaugura il nuovo manicomio della

Capitale il 31 maggio del 1914: cespugli sempreverdi, pini e fontane rocaille nascondono le reti di filo di ferro che cingono i padiglioni; solo il XVIII, quello dei criminali, circondato da mura
120

. Una strada larga orlata di lampioni

liberty porta dal cancello alla Direzione e altri sette chilometri di spirali asfaltate collegano tra loro la chiesa, la cucina, la lavanderia, le officine e i laboratori per lergoterapia: i padiglioni pari, a destra, sono per gli uomini e quelli dispari, a sinistra, sono femminili. I padiglioni in manicomio sono pi di una profilassi standard: la via che porta il paziente psichiatrico dal cancello al suo edificio racconta lo status quo della psichiatria dellepoca, una scienza pericolosamente incagliata nella ricerca infruttuosa della causa efficiente della follia. Il luogo del Santa Maria maggiormente magnificato dalle cronache del tempo il gabinetto scientifico, dove macchine da orefice tagliano i cervelli dei malati deceduti in fette sottili, da scrutare con potenti microscopi 121. Nel gabinetto si almanacca tutto ci che si vede dellalienazione mentale e si riempiono cartelle di classificazioni sempre pi minute. Ma una nosologia cos dettagliata forse solo una nervosa cerniera tra il concreto e lastratto, un escamotage per connettere levidenza della sofferenza con lineffabilit della causa
122

. E allora, come tentacoli del

gabinetto, i padiglioni prendono il nome dal comportamento degli ospiti anzich dalla terapia che vi praticata: sudici, agitati, pericolosi, tranquilli, suicidi e cos via, secondo la tassonomia aggiornata quotidianamente dallo psichiatraarchitetto.

120 121

Cfr. A.A.V.V., LOspedale dei pazzi a Roma dai Papi al 900 (cit.). Cfr. Museo Laboratorio della Mente, presso lex Ospedale psichiatrico Santa Maria della A. Gaston, Genealogia dellalienazione (cit.), pag. 37. 62

Piet, Roma.
122

La clinica psichiatrica poggia su due defecti intimamente collegati: in primo luogo laleatoriet nosologica che rende inattendibili e vaghi i confini del campo di indagine e di intervento e incerti i caratteri del suo stesso oggetto; in secondo luogo la mancanza di una concreta patologia, cio di una scienza che possa stabilire attendibili relazioni tramite le quali collegare esplicativamente alcuni aspetti nucleari del nosos a sedibus et causis di riferimento 123.

Chi ha un problema nella mente, spiega lo psichiatra Alberto Gaston, spesso modifica nel corso della propria esistenza il modo di manifestarlo: cos capita che un bambino con un ritardo dellapprendimento sia trasferito dallorfanotrofio al padiglione dei bambini mentecatti, poi traslochi adolescente tra gli agitati che mostrano varie forme di delirio e concluda il proprio cursus honorum tra i cronici tranquilli della fossa dei serpenti
124

Larchitettura del manicomio riflette una psichiatria annodata alla descrizione della follia pi che alla sua spiegazione e cura. un nodo che si scioglier tagliandolo, ma molti decenni pi avanti.
Noi diciamo spiegazione ma dovremmo dire descrizione per designare ci che ci distingue dai pi antichi gradi di conoscenza e di scienza. Descriviamo meglio ma spieghiamo tanto poco quanto i nostri progenitori. Abbiamo perfezionato limmagine del divenire ma non siamo andati oltre limmagine. Causa ed effetto: tale dualismo non esister mai; in verit davanti a noi sta una continuit di cui noi isoliamo qualche brano
125

123 124

A. Gaston, Genealogia dellalienazione (cit.), pag. 77. Cfr. Psichiatria Democratica, Bambini in manicomio, Bulzoni, Roma 1975; E. Sartori, F. Nietzsche, La gaia scienza, Barbera, Siena 2007, pag. 112. 63

Bambini dentro, UNI Service, Trento 2006.


125

2.2.3

SECONDO LEGGE

Se i padiglioni raccontano la scienza immobile, la legge che ne regola la vita un tumultuoso compromesso: sul tavolo dellItalia unita da poco giocano il Palazzo, le amministrazioni locali e i potentati secolari; la gestione della devianza la posta di una partita tra medici, magistrati e preti
126

. E se la

delega della Sanit pubblica alle Province passa quasi inosservata, la nuova legge sui manicomi scontenta tutti i giocatori. Tutta la partita si gioca nellaula parlamentare: la maggior parte degli Italiani allinizio del Novecento afflitta da carestie, epidemie, briganti e analfabetismo e pi che del destino dei matti, si occupa della nuova iniqua tassa sul macinato. la Sinistra con simpatie monarchiche del ministro degli Interni Agostino Depretis ad iniziare il travaglio trentennale che partorir la legge unica sui manicomi: gi nella bozza del 15 marzo 1881 il manicomio un posto dove le persone pericolose per s e per gli altri stanno sotto chiave 127. La natura dellistituzione dunque chiara; incerto lesito del braccio di ferro tra burocrati e medici per lultima parola sulla gestione della salute: solo nel 1887 Luigi Pagliani, medico, diverr capo della Direzione generale della Sanit Pubblica nel ministero degli Interni. Nel frattempo gli internati in Italia sono diventati diecimila, il doppio di cento anni prima. Bisogna chiudere la partita e il capo del Governo Giovanni Giolitti usa un suo classico asso nella manica: un testo di legge smilzo che accontenta tutti, pieno di zone dombra da chiarire con un Regolamento ancora tutto da scrivere. Dal 1904 dunque devono essere custodite e curate nei manicomi le persone affette per qualunque causa da alienazione mentale, quando siano pericolose per s e per gli altri o riescano di pubblico scandalo e
126

Cfr. A. Iaria, T. Losavio, P. Martelli, Lineamenti storici sulle politiche dellassistenza

psichiatrica dallunit dItalia alla chiusura dei manicomi, per concessione degli autori, Roma 2007.
127

Cfr. A. De Pretis, Disegno di legge sui manicomi e sugli alienati, Camera dei Deputati della

Repubblica Italiana, Roma 1881. 64

non siano o non possano essere convenientemente custodite e curate fuorch nei manicomi 128: per il Governo la nuova legge un successo che garantisce la personalit dei malati di mente, per la Societ Freniatrica Italiana unumiliazione che consegna le chiavi dei padiglioni alle forze dellordine. Il magistrato ora larbitro dellammissione e della dimissione dei pazienti e il concetto di cura e riabilitazione spazzato via: il medico ha solo quindici giorni per decidere tra dimissione e ricovero definitivo. Nel 1926 arriva anche lobbligo discrizione dei nuovi ricoverati al casellario giudiziario nazionale e la perdita del diritto di voto: linternato a tutti gli effetti detenuto in carcere; quando poi dopo la guerra la legge 158 del 1952 solleva parecchi reati lievi dalliscrizione perpetua al casellario, il manicomio resta roba da pregiudicati. La legge Giolitti arriva proprio mentre in Inghilterra qualche manicomio si trasforma in clinica open door, in cui si sperimentano uscite controllate in collaborazione con le famiglie dei malati. In Italia la porta chiusa da una legge che punisce severamente chi autorizza uscite facili: un medico che volesse dimettere un paziente deve certificarne la guarigione clinica e assicurare la non pericolosit futura. Ovvero deve guardare in una palla di vetro
129

. Rimane solo la possibilit di dimissione su firma di un familiare,

sempre che sia disposto ad accollarsi la responsabilit penale di una persona giudicata pericolosa per s e per gli altri. Quelli che non hanno nessuno, in molti transitano dallorfanotrofio al manicomio, semplicemente non escono pi. La stessa legge che finalmente chiama medici gli psichiatri, consegna loro uno strumento spuntato e fatalmente li spinge ancora di pi sulla strada della descrizione della malattia in luogo della spiegazione: La realt della reclusione per motivi dordine pubblico era occultata e giustificata dallideologia asettica e astratta dellorganicismo dominante, al riconoscimento del loro ruolo gli psichiatri dovevano recedere dallatteggiamento rivendicativo
128

Legge n. 36, Disposizioni sui manicomi e gli alienati. Custodia e cura degli alienati, 22 febbraio 1904. Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista I (cit.). 65

129

e sostituirlo con quello della responsabilit, mostrando tutta la loro efficacia nel controllo della societ 130. Quando poi volteggiano aquile e avvoltoi littori la situazione peggiora: nel 1922 lo psichiatra e senatore Luigi Bianchi, firmatario della legge Giolitti, spara a zero sui criteri dammissione in manicomio, troppo poco fascisti: La legge imperniata sul criterio di pubblica sicurezza afferma contribuisce allaumento dei folli e alla degenerazione della razza
131

. Linquietante

marmaglia di degenerati e fiacchi liberamente a spasso per le strade dellImpero richiede una soluzione radicale: tutti dentro. Ma, in altre faccende affaccendato, lo stato fascista dimentica di semplificare lingresso in manicomio e consegna intatta al dopoguerra la legge Giolitti. La societ italiana intanto in fuga solitaria mentre la sua classe politica si attarda al buffet della colazione: quella del manicomio una delle tante bombe innescate dal boom economico che scoppieranno alla fine degli anni Sessanta. Intanto a Roma il Santa Maria della Piet, la citt dei matti, diventato per molti una fucina di tenebrose leggende metropolitane. Per altri invece, solo un posto dove lavorare.

2.2.4 ADRIANO, INFERMIERE Aspetta il filobus quarantasette. La piazza deserta perch lalba e fa freddo: 15 gennaio 1957
132

. Esce dalla citt, si arrampica sulla collina di

Monte Mario, attraversa la campagna bagnata, centinaia di case in costruzione spuntano come funghi. Adriano sa che al capolinea c il manicomio, ma non
130

A. Iaria, T. Losavio, P. Martelli, Lineamenti storici sulle politiche dellassistenza Cfr. L. Bianchi, Intervento nella tornata del 9 giugno 1922, in Id. Atti parlamentari, vol. 3, Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista II, raccolta per questa tesi presso lex ospedale

psichiatrica dallunit dItalia alla chiusura dei manicomi (cit.), pag. 6.


131

Senato della Repubblica Italiana, Roma 1922, pag. 2404.


132

psichiatrico Santa Maria della Piet, Roma, dicembre 2006. 66

c mai stato. In magazzino gli danno pantaloni bianchi troppo larghi, gli annodano dietro la schiena i lacci della cappa, un camicione di cotone ruvido: come al militare - dicono - come ti sta va bene. Un anno prima a quellora Adriano sta andando in tipografia: gli piace soprattutto fare le locandine dei film. Guadagna bene e il padrone si fida perch Adriano ha iniziato a tredici anni e ora ne ha ventiquattro ed molto abile. Ma la medicina unantica passione che gli fa leggere tutti i libri che riesce a trovare. La follia gli si presenta vestita da vecchio amico: Sono disoccupato - dice - e mia sorella, quella che lavora alla Provincia, vuole che faccia il corso da infermiere psichiatrico che sta iniziando. Adriano molla linchiostro e per un anno frequenta il Policnico universitario, impara lanatomia, la fisiologia e le grandi categorie patologiche dellalienazione. Impara anche un lungo elenco di cose proibite e di procedure poco comprensibili, spiegate in ogni dettaglio: il paziente non pu sedersi l perch vicino alla porta, fallo sedere sulla panca in fondo alla stanza, se ha sete metti lacqua in un bicchiere di plastica e non lasciarlo solo con il bicchiere, mettilo in fila con gli altri e contali prima di uscire in giardino, prima del pranzo, prima di andare a letto. Adriano manda tutto a memoria e aspetta lesame finale; pensa che, se sta attento, quello potr anche sedersi vicino alla porta e non accadr nulla. Il corso non prevede il vedere un matto da vicino. ancora lalba quando Adriano sistema in testa il cappellino tozzo e bianco e segue un infermiere verso il padiglione
XVIII.

Attento gli dice

quello che qui c gente al quarto omicidio. Entrano attraverso due porte serrate e prima di aprire quella pi interna, linfermiere chiude la prima dietro le spalle di Adriano. Il padiglione giudiziario un deposito usato dagli psichiatri forensi che non vogliono arrivare fino ad Aversa o a Castiglione delle Stiviere, dove sono i grandi manicomi criminali: gli ospiti sottoposti a perizia sono quasi tutti assassini. Le stanzette hanno una piccola finestra a tre metri da terra bloccata da una tavola di legno; per far entrare un po di luce c una manovella che pende nel corridoio, fuori della porta chiusa a chiave. Dopo qualche giorno di soggiorno chi giudicato sano di mente torna a Regina
67

Coeli, il gabbio della Capitale: molti fingono perch in manicomio si sta un po meglio e gli psichiatri leggono attentamente i rapporti quotidiani degli infermieri. Alle due di pomeriggio il turno finisce e il sole pallido, grigiastro. Adriano torna a casa a piedi anche se da Monte Mario a Borgo Pio sono pi di due ore di cammino. Era entrato in ospedale, uscito dal carcere.

68

2.3 DA VICINO NESSUNO E NORMALE


Lavorare e vivere in manicomio

Io sono pazzo e anche tu sei pazza, disse il Gatto. Come fai a dire che sono pazza?, domand Alice. Devi esserlo rispose quello altrimenti non saresti arrivata fin qui LEWIS CARROLL, Alice nel Paese delle meraviglie

2.3.1

LE CHIAVI

Impara la diagnosi di ognuno, guarda come ti guardano, osserva gli occhi, che quando cambiano sta per succedere qualche cosa: Mario il decano del padiglione
XVIII

e ricorda il Regolamento a memoria; Adriano lo ascolta


133

attentamente mentre per quel primo mese fa solo il turno della mattina, perch i nuovi hanno troppo da imparare per fare la notte . Guido invece, un altro anziano, gli dice di non giudicare mai una persona dalla cartella clinica. Adriano gli confessa che la sua passione per la medicina sta vacillando: Potevi ann ar Colosseo, co li leoni sbotta Guido qui famo tutto tranne la medicina, hai mai visto na siringa qui dentro?. Sotto la cappa Adriano ha una frangia di stoffa: vi sono attaccati la forbice per tagliare le bende, il corno dottone, quattro squilli per un paziente scappato, e una lunga chiave a cilindro. La chiave apre le porte interne del padiglione e le finestre, ma non le grate di ferro che fanno il sole a scacchi nelle sorveglianze; quella che apre la porta dingresso lha solo il portiere. Linfermiere portiere non pu entrare nelle corsie e trascorre il turno
133

Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista II (cit.); A. Pallotta, B. Tagliacozzi, Scene da un

manicomio (cit.). 69

nellandrone, tra la prima e la seconda porta, deve verificare lidentit di chi bussa prima di aprire e non pu far uscire i colleghi assegnati al padiglione neanche se sono amici, neanche se stanno male. Nelle prime pagine del Regolamento del Santa Maria della Piet le norme relative alle porte precedono le indicazioni sulle profilassi igieniche e sanitarie e la parola chiave ricorre pi di dieci volte.
Il gabinetto non deve mai essere lasciato solo; quando la suora si allontana deve essere chiuso a tre giri (), la porta della scaletta che va sui tetti deve essere chiusa a tre giri, la porta che sta alla fine della scaletta chiusa e la chiave deve essere tenuta dallo stagnaro (), il personale addetto alla porta ha la chiave comune e ha la chiave speciale per la porta esterna, tale chiave deve essere fissare con una catenella e tenuta al fianco. La chiave consegnata al mattino allinfermiere incaricato che prima di lasciare il servizio si assicurer che le porte del padiglione siano chiuse bene 134.

Dopo le chiavi, il Regolamento passa in rassegna le sanzioni disciplinari per chi non rispetta le regole: si parte con lammonizione, poi le multe e le trattenute sullo stipendio, infine il licenziamento e la denuncia al tribunale penale per negligenza o Incitamento allinsubordinazione collettiva 135.
134

Provincia di Roma, Ospedale Santa Maria della Piet, norme generali per il personale di Il salariato che viene meno ai propri doveri incorre nelle seguenti sanzioni: a) il richiamo

sorveglianza, tipografia ospedale Santa Maria della Piet, Roma 1935, pag. 4.
135

verbale o scritto, b) la multa, c) la censura, d) la riduzione del salario, e) la sospensione dal servizio con riduzione del salario, f) la revoca, g) la destituzione. () La sospensione viene comminata per gravi negligenze o irregolarit che abbiano prodotto conseguenze dannose e che abbiano origine in un proposito deliberato (), per alterchi con vie di fatto nellistituto e per qualsiasi atto di insubordinazione e per rifiuto di ottemperanza agli ordini di servizio. () La destituzione viene comminata per gravi atti di insubordinazione contro lamministrazione o i superiori commessi pubblicamente (), per incitamento alla insubordinazione collettiva, Provincia di Roma, Regolamento organico per gli infermieri addetti agli istituti psichiatrici, art. 80, Tipografia ospedale Santa Maria della Piet, Roma 1965, pag. 25. 70

Per un mese si lavora in corsia, un dormitorio con venti letti schierati contro le pareti, per un mese si fa il portiere e il mese successivo si fa il jolly, aiutando volta per volta i colleghi in difficolt; nella sorveglianza invece si sta sempre in due. Il ruolo dogni infermiere scritto allinizio del turno sulla vacchetta, un registro lungo e stretto rivestito di pelle marrone, sotto la formula Prendo in consegna dal collega smontante numero tot pazienti. Il proprio nome vergato l sotto significa la responsabilit di quelli: se qualcuno si fa male bisogna spiegare perch non si era al proprio posto ed necessario dimostrare di aver seguito il Regolamento alla lettera. Accorrere in un'altra corsia dove un collega sopraffatto da un paziente in crisi violenta non una giustificazione accettata. Le righe della vacchetta scandiscono la giornata come le orazioni in un convento di clausura e avvicinano carcerieri e carcerati: in bella calligrafia c elencato tutto ci che esce ed entra nel padiglione, le pillole e le lenzuola, gli elettricisti e gli imbianchini, il cibo e le bevande, i pazienti nuovi e quelli deceduti. Vi descritto lo stato di salute dei ricoverati, c lelenco di quelli sottoposti a contenzione ed elettroshock e i medici la utilizzano per aggiornare le diagnosi. Vi sono anche le osservazioni sul comportamento disciplinare degli infermieri, sui ritardi e sugli atti dinsubordinazione, autografate dalla suora capo sala, che ogni anno giungono in direzione, dove si aggiorna lo stato di servizio e si decidono promozioni e aumenti di stipendio, ammonizioni e punizioni. Ecco perch il documento pi ufficiale del manicomio quello che le mani abili degli anziani falsificano pi spesso. Sulla vacchetta c anche lo stato di salute del personale: Adriano capisce allora il senso di un bizzarro passaggio del Regolamento, che impone agli infermieri di essere curati sempre nellinfermeria del manicomio 136.
136

Il salariato che si accusa ammalato e risulta di non poter prestare servizio per malattia pu

essere sottoposto ad osservazione nellinfermeria dellistituto. () Il salariato colpito da infortunio che ritenga lo stesso accaduto in servizio sar ricoverato nellinfermeria dellistituto, Provincia di Roma. Regolamento per gli infermieri addetti agli istituti psichiatrici (cit.), Art. 57. 71

Quando i pazienti escono dal padiglione per fare lergoterapia gli infermieri li segnano sulla vacchetta: vanno nel campo accanto al manicomio, sono una trentina, e per tutto il giorno lavorano sotto gli occhi annoiati di due infermieri armati di un corno dottone, maneggiano pialle, vanghe, zappe e falci anche se sono pericolosi per s e per gli altri. La domenica per non possono uscire a passeggiare nel parco perch potrebbero ferirsi.

2.3.2

MALAVITA

Al padiglione dei criminali molti ci vanno apposta perch con una diagnosi dinfermit mentale si fanno meno anni di carcere. Quelli con gli avvocati migliori imparano presto a fare i matti: c chi passa buona parte della sua vita a pensione in manicomio anche se sano di mente, come il sicario della banda della Magliana Marcello Colafigli che per venti anni entra ed esce dai padiglioni, prima di essere abbattuto a revolverate quello fa finta: il primo l dentro che sembra normale
138 137

. Adriano ha

fatto amicizia con un malavitoso abbastanza celebre anche se tutti dicono che . Cos quando, mentre chiacchierano fitto in un angolo della sorveglianza, quello gli chiede di recapitare un biglietto a piazza Risorgimento, davanti al negozio di motociclette, Adriano ci pensa un po. Gli offre cinquantamila lire, lo stipendio di un mese. Dice di no e quello gli stringe la mano: Bravo, ora ti stimo di pi. Quindici anni dopo Adriano scoprir linfermiere che lo ha fatto al posto suo. Dopo un mese arriva il primo turno di notte. Il collega anziano prende due sedie e le mette una di fronte allaltra davanti allingresso della corsia, per andare in corridoio bisogna scavalcarle: E se maddormo dice per nessuna ragione devi entrare da solo. Poi mostra ad Adriano lorologio marcatempo
137 138

Cfr. G. Flamini, La banda della Magliana, Kaos, Milano 2002. Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista III, raccolta per questa tesi presso lex ospedale

psichiatrico Santa Maria della Piet, Roma, febbraio 2007.; cfr. Id., Intervista II (cit.). 72

sul muro del corridoio e la finestrella aperta nello sportello dacciaio dietro cui gira il disco di carta da firmare ogni quarto dora: per non lasciare incustodita la corsia sufficiente la firma di uno solo. una cosa molto seria, dice, perch se succede qualcosa la Direzione inoltra il disco al tribunale e chi si addormentato passa un guaio. Ma Adriano di dormire non ha proprio voglia: pi che la corsia guarda le lancette sul suo polso e nella prima mezzora arriva due volte in anticipo a scrivere pal, Pallotta, nella finestrella. E quando tocca al collega, ma lo vede sprofondare nella sedia e socchiudere gli occhi, Adriano si agita un po: Nun te preoccup biascica quello domani ci penso io. La mattina gli anziani, mentre fanno il lavoretto, non vogliono novellini tra i piedi. Solo dopo un altro mese Adriano si sente chiamare: Ragazz, vieni che sei pronto. Gli mostrano come aprire con lo spadino il lucchetto che serra lo sportello dellorologio, dopo aver infilato una forcella di saggina che solleva appena il foglio: cos, quando lo sportello si apre, la lametta inserita nella giuntura va a vuoto, il foglio non viene tagliato, si mettono tutte le firme che si vuole e la suora non sgama nulla. La saggina fondamentale perch non si flette e sopravvive discreta nella tasca della cappa senza spezzarsi: nessuno sa chi ha inventato quel metodo, insegnato da sempre alla scuola segreta degli infermieri. Quando negli anni Sessanta arrivano le scope di plastica, Adriano e gli altri dovranno nascondere le vecchie nello scantinato. Qualche giorno dopo Adriano si sente chiamare da un gruppetto di anziani attorno al letto di un paziente che si sbraccia: prende una fascia e il quadrello, un grosso ago da tappezziere, e lega. Bravo gli dicono ora sei un infermiere: sa mettere le fasce di contenzione, sa manomettere lorologio, sa che la buchetta larmadio in cui gli infermieri tengono il proprio coltello e la forchetta che i pazienti non devono mai usare, che il rastrello lo spazzolone per il pavimento, che il disco di carta dellorologio si chiama zona, che un paziente in toppa uno che d di matto. Non ha mai fatto uniniezione. In teoria il medico psichiatra primario del padiglione a disporre la contenzione di un paziente; nella pratica il medico di solito firma sulla
73

vacchetta accanto ai nomi dei contenuti quando controlla i registri, un paio di volte la settimana. Spesso la suora capo sala a decidere e, se accade qualcosa, necessario dimostrare alla Direzione perch non si sono messe le fasce; cos la contenzione soprattutto preventiva, conseguenza di uno sguardo storto o di un dondolare insistente. Non difficile assicurare mani e piedi alle traverse di ferro del letto e Adriano impara presto, ma di prendersi la responsabilit di decidere quando farlo si rifiuter fino alla pensione. Capita che una suora capo sala, magari insultata da un paziente, ordini le fasce per punizione; c chi prova ad opporsi, ma si sa che i biglietti delatori arrivano in Direzione per direttissima: le suore, impara Adriano, contano pi del direttore. C anche chi tra gli infermieri grida che le far arrivare alla chiesa senza toccare terra a forza di calci, ma insulti e minacce scivolano via dalle tonache: le suore dirigono lufficio ispettivo e orchestrano pi dottocentocinquanta infermieri, spostati nei padiglioni secondo le simpatie e le mazzette ricevute. Ce ne sono pi di cento: ogni padiglione ne ha due, la capo sala e la sua vice, che vivono in stanzette tra la prima e la seconda porta; lavorano sette giorni alla settimana, si allontanano solo per mangiare nel refettorio e per la Messa e ci alcune che per tutta la vita non escono dal manicomio. Nel padiglione di suor Antonietta non volano neanche le mosche: ogni mattina alle undici passa in rassegna lo sgabuzzino e verifica che gli stracci per il pavimento siano stati lavati e strizzati e che siano stesi senza che i lembi si tocchino. Sono le sette e nella corsia vuota si lava il pavimento e si sistemano i letti: il collega anziano ci mette tanto zelo che, quando alle undici Adriano vede comparire Antonietta sulla soglia, hanno appena finito. La suora singinocchia a terra per assicurarsi che i letti siano perfettamente allineati e che le coperte pendano verso terra in ugual misura. Rifare!, grida, irrompe tra i letti e getta coperte e cuscini in mezzo alla stanza. Gli infermieri non si scompongono: sanno che nella corsia accanto il collega pupillo dAntonietta ha gi passato lesame e quando questa sallontana disfano meticolosamente tutti i suoi letti.
74

2.3.3

VISTO DA FUORI

Dante ha otto anni e non ha mai visto un matto, ma quando nel 1962 arriva a Roma da Orvieto capisce subito che Monte Mario significa manicomio
139

. Nel quartiere stanno appena iniziando a costruire e i prezzi degli

appartamenti sono ancora abbordabili: ci sono solo un pugno di palazzi lungo la via Trionfale, raccolti attorno alla chiesa di piazza Guadalupe, e due strade, una per lospedale San Filippo Neri, laltra per il Santa Maria della Piet; il resto una grande vallata verde che arriva fino al quartiere Balduina, linizio della citt. Le strade intasate, i viadotti, i palazzi irti dantenne luno contro laltro arriveranno negli anni Settanta, con lapertura del grande policlinico Gemelli: ora il piccolo bar di fronte al manicomio una stazione di posta dove si fermano i Romani in gita per prendere lultimo caff 140. I genitori dei compagni di Dante lavorano tutti in manicomio: cuochi, portantini, elettricisti, giardinieri, custodi, stallieri, idraulici, contadini, infermieri sono una piccola citt inghiottita ogni giorno dalla rete di filo di ferro. Dante gioca con Maurizio, mentre sua madre spalma la marmellata sul pane e sbadiglia perch quella notte con la paziente in toppa non ha chiuso occhio; Maurizio e Dante giocano a rincorrersi, uno fa il matto, laltro lacchiappa e gli fa la cravatta, stringendogli il collo tra lavambraccio e il bicipite. Gli infermieri che se la vedono ogni giorno con quei mostri invisibili sono dei coraggiosi, dei guerrieri e, quando a tavola i grandi parlano lugubri dei padiglioni pi pesanti dove nessuno vuole andare, i bambini ascoltano attenti. Con la scuola media finalmente Dante pu uscire dal cortile di casa: attraversa la via Trionfale, che ha una corsia sola e non somiglia ancora ad unautostrada, e gioca a pallone sulla terra di nessuno polverosa tra la scuola e
139

Cfr. D. Rofena, Intervista I, raccolta per questa tesi presso il quartiere Monte Mario, Roma, Cfr. S. Metelli, barista, Intervista I, raccolta per questa tesi presso il quartiere Monte Mario,

aprile 2007.
140

Roma, dicembre 2006. 75

il manicomio. Oltre la rete vede uomini senza denti che barcollano tra gli alberi, alcuni siedono immobili su una panchina per ore: con quei camicioni grigi e il berretto nero calcato sulle teste pelate gli sembrano tutti vecchi, vecchissimi. Le terre e i campi del manicomio tra i padiglioni, il carcere di Casal del Marmo e lospedale San Filippo Neri sono gi in buona parte abbandonati: lergoterapia, costosa e poco redditizia, in ribasso in tutta Europa e le ortiche si stanno prendendo i campi. Il vecchio Piccoli, guardiano dellultima vaccheria attiva del Santa Maria della Piet, porta Dante ad assaggiare il latte fresco: in fondo al viale alberato, dietro la porta socchiusa del casale arancione, trova qualcosa uscito dritto da uno dei suoi incubi di bambino: due file di letti contrapposti e una schiera di fantasmi che strisciano lentamente nellombra. I malatini della vaccheria sloggiano poco dopo, quando in un torrido pomeriggio destate il casale va a fuoco: le fiamme altissime gi lambiscono il San Filippo Neri e quando arriva il camion dei pompieri i bambini del quartiere sono gi seduti da ore sullaia per godersi lo spettacolo. I campi incolti diventano pascolo, qualche pastore guida le pecore nel casale diroccato e annerito dal fumo e costruisce le baracche di lamiera aggrappate al fosso lungo i padiglioni che ancora sono l: la mattina i pastori vengono sulla via Trionfale per vendere la ricotta fresca. Dante entra in manicomio il primo maggio 1965. Per la festa il cancello aperto e il bambino passeggia con i genitori sul piazzale fino al grande edificio della Direzione: vede gli uomini e le donne con il camicione grigio che siedono davanti ai piatti, gli infermieri che saltano freneticamente da una tavolata allaltra e lunghissimi, meravigliosi treni che attraversano il piazzale e spariscono nel bosco, convogli di vagoni di metallo scintillante che traboccano di biancheria sporca. Il primo maggio, festa dei lavoratori, i romani impacchettano fave, pecorino e fiaschi di vino e si trasferiscono sui prati fuori le mura: in manicomio ad organizzare la festa pi rossa dellanno ci pensano le suore. La stesura della lista dei fortunati che potranno uscire dai padiglioni, circa un
76

quinto del totale, laboriosa e porta via molti dei giorni precedenti la ricorrenza: quando finalmente la mattina i malati escono sui prati sembra di assistere ad una manovra militare
141

. I generali neri, le suore, marciano

impettiti davanti ad un drappello sparuto di svogliati ufficiali bianchi, gli infermieri, e dietro la truppa in grigio ordinata in file serrate marcia allunisono. Ci si accampa rigidamente divisi per sesso e per padiglione: quelli del
XVI,

malati di Tbc, lontani da tutti mentre i fortunati del

XX,

i lavoratori,

riescono da dove sono addirittura a scorgere le donne. Ma capita anche che, per far quadrare i conti a rubabandiera, i reggimenti si mescolino e per qualche ora il primo maggio diventi una giornata normale, senza chiavi e reti di ferro.

2.3.4

IL BISONTE

Adriano ha detto che si licenzia perch non vuole fare il secondino

142

Con gli altri nuovi fa i rimpiazzi, copre i colleghi assenti per malattia: una suora un po anziana gli si affeziona e lo fa trasferire nel suo padiglione, dove si fa anche qualche iniezione. Al padiglione XXII, il pi grande del manicomio, ci sono trecentoventi pazienti cronici: Adriano rester al bisonte dieci anni. Una folla danziani dementi ed epilettici vive stretta tra le otto corsie e le tre sorveglianze, quasi tutti sono ricoverati da pi di ventanni; per pulire gli infermieri li fanno sedere sui tavoli da pranzo e ordinano: Su i piedi!. A pranzo ogni infermiere deve assicurarsi che ognuno dei venti pazienti affidatigli mangi: molti devono essere imboccati e quando si finisce di raccogliere i cucchiai di stagno sporchi con impressa la scritta Rubato al manicomio gi ora di prepararsi per la cena. A frequentare il bisonte ci si ammala facilmente di sindrome da istituzionalizzazione: si diventa come il Regolamento, fatalisti, rassegnati e un po matti. C un medico che prima di
141

Cfr. A. Pallotta, Larmata Brancaleone nel manicomio, in Id. Aneddoti simpatici dal Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista II (cit.). 77

manicomio , per concessione dellautore, Roma 2007.


142

entrare tocca tutti gli alberi del viale con la mano destra: del resto, dicono gli infermieri anziani, in manicomio so matti pure gli alberi. Giovanni ha novantanni e larteriosclerosi galoppante: ogni giorno chiede di essere liberato perch una donna lo aspetta fuori del cancello: chi dice che tanto alla sua et non riuscirebbe a soddisfarla, viene morso. Poco male, non ha neanche un dente 143. Una notte Giovanni svanisce: lo cercano nei letti degli altri pazienti, impossibile che sia uscito dalla porta chiusa a chiave. Qualcuno soffia nel corno e un minuto dopo tutti i pazienti del bisonte marciano svegli nei corridoi gridando Giovanni, Giovanni! C anche chi abbozza un Giov, vieni fuori che Maria ti aspetta!, ma il vecchietto non salta fuori. Ed in momenti cos che il manicomio inizia a pensare al posto degli uomini: sospese le ricerche, gli infermieri si convincono che Giovanni, magrolino com, sgaiattolato attraverso le sbarre della finestra e per dimostrare la loro teoria si affannano a farci passare un collega particolarmente minuto. Giovanni intanto ronfa beatamente poco lontano, sommerso da una montagna di lenzuola sporche nel carrello della lavanderia. A lavorare in manicomio simpara e in cambio si cede un po dumanit allistituzione: se ne accorge a sue spese il sindaco di un piccolo paese vicino Roma quando, dopo aver approvato e firmato secondo la legge il certificato medico che attesta la follia di un suo concittadino per il quale la famiglia ha richiesto linternamento, soffre daccompagnarlo al Santa Maria della Piet con la sua automobile 144. Mentre lo psichiatra dellaccettazione visita il nuovo arrivato, il sindaco fa due passi in corridoio. Sorriso di circostanza e procedura inflessibile, due energumeni in bianco lo afferrano per le braccia: Vieni con noi da bravo, un bagnetto e poi a letto e domani ti sentirai meglio. Ma io sono il sindaco!, obietta il poverino. Come da Regolamento, gli infermieri allargano il sorriso e stringono la presa: Si, certo, e io sono il direttore del manicomio. I concittadini lo salvano sul bordo della vasca da bagno.

143 144

Cfr. A. Pallotta, Un giovane novantenne, in Id. Aneddoti simpatici dal manicomio, (cit.). Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista III (cit.). 78

Ogni settimana di mattina presto Adriano riceve la lista, raduna i pazienti e li conduce al padiglione dellelettroshock
145

. Il dottore bagna le tempie con

acqua salata, appoggia gli elettrodi e preme il bottone. Lo potrebbe fa pure no scopino, pensa Adriano, ma c sempre il rischio che il paziente abbia un attacco cardiaco e la direzione aprirebbe sicuramente uninchiesta: meglio allora che lo faccia il medico. Adriano mette il paziente sul letto, quello di solito si agita ma non pu legarlo, si frantumerebbe le ossa quando la scarica elettrica lo attraversa. Quando il medico preme il bottone il paziente perde immediatamente conoscenza e salta; lo tengono per le mani e i piedi perch non cada gi dal letto: le convulsioni arrivano immediatamente, bisogna tenere e mollare, assecondare i movimenti a scatti, metterlo su un fianco perch non soffochi, aprirgli la bocca e afferrare la lingua prima che si strozzi. Tre ore dopo il paziente si sveglia intorpidito e torna barcollando in padiglione abbracciato ad Adriano. Sicuramente per qualche giorno avr difficolt a ricordare: c chi non sa neanche di essere in manicomio, chi dice di volare e passeggia per la sorveglianza ad un palmo da terra e chi grida perch vede il suo braccio abbandonato sul pavimento dallaltra parte della stanza. Adriano ogni volta che finisce un ciclo di quindici applicazioni si sente un po peggio, come se qualcuna gliela avessero fatta a lui: si sforza di capire il criterio con cui viene prescritto lelettroshock, terapia o punizione, ma gli sfugge sempre. Al bisonte sarebbe impossibile sopravvivere per gli infermieri senza laiuto dei malatini: Sergio uno di quelli che in manicomio c praticamente nato ed talmente zelante e veloce nel lavoro che lo hanno soprannominato littorina, come il treno veloce
146

. Quando la mattina gli imbianchini del

manicomio entrano nello sgabuzzino dove tengono vernici e pennelli, lo trovano gi pronto, con il serbatoio della calce caricato sulle spalle come uno zaino e lerogatore della vernice stretto in pugno. Ma sono appena le sette, lora del caff, e per toglierselo dai piedi lo mandano avanti. Littorina bussa furiosamente al padiglione XXII bardato come un astronauta: Famme entr, ho
145 146

Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista I (cit.). Cfr. A. Pallotta, Littorina, in Id. Aneddoti simpatici dal manicomio (cit.). 79

da imbiancare tutta la sorveglianza! Il portiere, vedendolo solo, fa segno di no e quello minaccioso brandisce lerogatore della vernice. Infermieri e ricoverati si accalcano alle finestre, nessuno ha il coraggio di uscire ma tutti vogliono vedere Littorina furibondo che dipinge il manicomio: gli alberi davanti al bisonte rimarranno per parecchi anni bianchi splendenti. Anche bombolo cresciuto in manicomio: stava al padiglione VIII, quello dei bambini, le infermiere se lo ricordano tutte e ora che grande ha il privilegio di uscire da solo dal bisonte per andare a far loro visita 147. Bombolo diventato un ragazzone alto e forte e le aiuta a pulire le finestre pi alte; in cambio quelle gli portano qualche dolcetto da casa, visto che tanto goloso. Qualcuna ogni tanto riesce anche a convincere la suora e se lo porta a casa: un babysitter perfetto. il primo internato a varcare il cancello, per ora lunico.

147

Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista I (cit.). 80

2.4 MARCO CAVALLO


Teoria e pratica per chiudere gli ospedali psichiatrici

Considerando lapertura alare e la frequenza del battito delle ali rapportata al peso, scientificamente provato che un coleottero non pu volare. Vola perch non lo sa. Targa presso la Facolt dIngegneria aeronautica, Cambridge

2.4.1

LANNO PI VELOCE

Ogni anno a dicembre la prestigiosa rivista sportiva France Fotball assegna il Pallone doro al calciatore che ha maggiormente brillato per talento, personalit e carisma. Bobby Charlton il capitano della nazionale del Regno Unito, educato, serio, non prende un cartellino giallo da mesi, capelli biondi rigidamente scolpiti alla tedesca e petto da statua greca: ha il premio in tasca. E invece i seriosi giornalisti francesi danno il trofeo a Gorge Best, il quinto Beatles, quello che il Manchester United non voleva perch troppo magro, che ubriaco fa a botte con i poliziotti nei locali della swingin London, che dopo aver segnato sei goal contro il Northampton esce dallo stadio e attraversa il quartiere di corsa tra i fans in delirio. Porta i capelli lunghi e somiglia un po a Che Guevara, nato in un sobborgo di Belfast e, se non avesse inventato il calcio moderno come dice Pel, forse si sarebbe arruolato nellIra. France Fotball non ha mai fatto nulla del genere: il 1968 148. Il Sessantotto in manicomio inizia il 18 marzo, quando il ministro della Sanit, il socialista Luigi Mariotti, porta in Parlamento la legge numero 431

148

Cfr. G. Best, C. Roy, The Best, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2007. 81

sulle Provvidenze per lassistenza psichiatrica

149

. A destra la chiamano

legge straccio e il principio che equipara gli ospedali psichiatrici a quelli generali suscita lunanime levata di scudi 150. Con la nuova legge gli infermieri aumentano ad uno ogni tre posti letto, arrivano gli assistenti sociali in numero di uno ogni cento pazienti e nascono i
CIM,

i centri di igiene mentale,

ambulatori sparsi su tutto il territorio nazionale in cui psichiatri, psicologi e infermieri specializzati lavorano per prevenire il ricovero in manicomio. Larticolo quattro della legge Mariotti contempla poi la possibilit di essere ricoverati in ospedale psichiatrico per propria volont: se il ricovero volontario, lo anche la dimissione e solo chi stato internato in modo coatto, in flagranza di reato ad esempio, deve attendere lautorizzazione del magistrato per uscire. La chiave della rivoluzione affidata ai medici che ora possono decidere di trasformare un ricovero originariamente forzato in un soggiorno volontario. Al Santa Maria della Piet linfermiere Adriano si sente chiedere Che me lo fai fa un giretto? 151 Cautamente ora pu aprire la porta del padiglione a quelli che si comportano meglio, che da mesi o da anni non danno segno di pericolosit: se decidono di non tornare non sono pi evasi ma liberi cittadini che sallontanano da un ospedale comune sotto la propria responsabilit. Senza nessun tentativo di riabilitazione per la stragrande maggioranza dei pazienti non cambia nulla: non sono in grado di uscire da soli e quindi non si pu trasformarli in volontari. Comunque al padiglione XXII gli ospiti scendono da trecentoventi a centosessanta e con meno affollamento il manicomio gi un po pi umano. E la legge Mariotti, pur innovativa, ha gi il fiato corto.

149 150

Cfr. Legge n. 431, Provvidenze per lassistenza psichiatrica, 18 marzo 1968. Cfr. A. Iaria, T. Losavio, P. Martelli, Lineamenti storici sulle politiche dellassistenza Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista I (cit.). 82

psichiatrica dallunit dItalia alla chiusura dei manicomi (cit.).


151

2.4.2

LA VENDETTA DELLA FOLLIA

I cavalli irrompono nel deserto alcalino partoriti da una nuvola, elefanti dalle gambe sottili come trampoli portano in groppa obelischi e cattedrali dalle cui bifore ammiccano donne nude, il povero santAntonio pu opporre solo un timido crocefisso, stretto tra le dita ossute: cos Salvador Dal annuncia al mondo che la follia tornata
152

. Pi che tornata, gli fanno eco dalle

avanguardie del Novecento, non se n mai andata, si era solo nascosta tra le pieghe rassicuranti dellIlluminismo.
Ridurre limmaginazione in schiavit fosse anche a costo di ci che viene chiamato sommariamente felicit sottrarsi a quel tanto di giustizia suprema che possiamo trovare in fondo a noi stessi. () Ognuno sa che i pazzi devono il loro internamento ad un certo numero dazioni legalmente reprensibili e che, in mancanza di queste azioni, la loro libert non pu essere messa in causa. Che essi siano vittime della loro immaginazione sono pronto a concederlo. Ma il profondo distacco che dimostrano per la nostra critica e per i castighi diversi che vengono loro inflitti, lascia supporre che attingano un grande conforto dallimmaginazione, che apprezzino abbastanza il loro delirio per sopportare che sia valido solo per loro. E in effetti le allucinazioni, le illusioni eccetera, sono una fonte non trascurabile di godimenti 153.

Loggettivit scientifica non seduce pi i filosofi, torna lappeal del misterioso medievale, del contorto, dellinspiegabile e mentre sette e societ segrete dilagano in tutto lOccidente e sul palco di Beckett, Jonesco e Pirandello va in scena il balbettio dei folli come metafora dellumanit che ha perso di nuovo la bussola, la pazzia diventa programmatica per molti tra i neonati movimenti artistici. Alla soglia del Novecento gi il Grido di Edvard
152

S. Dal, La tentazione di santAntonio , Olio su tela, 1946, Museo Reale di Belle Arti, A. Breton, I manifesti del Surrealismo, Einaudi, Milano 2003, pag. 34. 83

Bruxelles.
153

Munch aveva ammonito i contemporanei: chi cerca il senso della vita trover delirio, orrore, follia
154

. Prima del furore normalizzatore fascista i Futuristi

fanno il gesto inconsulto e il riso sgangherato connotati delluomo nuovo 155, mentre il dannunziano Andrea Sperelli e gli altri dandy decadenti rispolverano la melanconia per fuggire dallo spleen e dalla banalit quotidiana
156

: il tappo

sul vaso di Pandora saltato di colpo e latto daccusa contro le istituzioni totali non si fa attendere. Lo verga Antonin Artaud, forse il massimo teorico del teatro e del suo riflesso, ovvero lapparente normalit della vita 157, prima di morire doverdose da psicofarmaci, dopo infiniti ricoveri e cinquantuno elettroshock.
Signori [direttori di manicomio], le leggi e il costume vi concedono il diritto di valutare lo spirito umano. Questa giurisdizione sovrana e indiscutibile voi lesercitate a vostra discrezione. Lasciate che ne ridiamo. () Per ogni cento classificazioni, le pi vaghe delle quali sono ancore le sole ad essere utilizzabili, quanti nobili tentativi sono stati compiuti per accostare il mondo cerebrale in cui vivono i vostri prigionieri? 158

Il ritorno della follia non seduce solo gli intellettuali borderline: il salto nellirrazionale si rivela uno strumento utile per superare certi impacci secolari dorigine illuminista e i modelli basati sulle scienze del caos si affacciano addirittura nei laboratori. Negli anni Venti la fisica quantistica, secondo la quale gli elettroni non viaggiano in orbite ordinate attorno al nucleo, ma si muovono lungo traiettorie sparse, mette in discussione tutta la nostra visione

154 155

E. Munch, Il grido, olio, tempera e pastello su tela, 1893, Galleria Nazionale, Oslo. Cfr. F-T. Marinetti, Manifesto del Futurismo , in G. Contini, La letteratura dellItalia unita, Cfr. G. DAnnunzio, Il piacere, Mondadori, Milano 2002. Cfr. A. Artaud, Il teatro e il suo doppio, Einaudi, Milano 2005. A. Artaud, Lettera ai direttori di manicomio, in Id. Lettere del grande monarca, Edizioni

Sansoni, Milano 1997; S. Cigliana, Le stagioni della critica militante, Onyx, Roma 2006.
156 157 158

lObliquo, Brescia 2004, pag. 34. 84

delluniverso e include lindeterminazione tra le qualit fondamentali della natura 159. Qualche anno dopo due guerre mondiali spalancano del tutto la porta della follia sul mondo: davanti allecatombe restano solo i mondi dutopia e, novello Tommaso Moro perdute, folli e invisibili
160

, Calvino porta per mano i lettori nelle sue citt , Burroughs dialoga con la propria macchina da
162

161

scrivere trasformata in scarafaggio e con gli altri della beat generation elegge il discorso schizofrenico a unica forma ancora possibile di comunicazione . Intanto il nuovo media dominante, il cinema, introduce nella vita di ogni spettatore la possibilit concreta e a buon mercato dellesperienza del sogno, dellillusione e del delirio 163. Lirrazionalit diviene principio organizzatore di molte relazioni umane, in primis quella tra gli individui e i mezzi di comunicazione di massa: dismessa la fiducia nelle Meravigliose sorti progressive 164, dilaga la sfiducia verso i persuasori occulti 165; c anche chi soffia sul fuoco della paranoia e riesce a scatenare grazie alla radio una vera e propria crisi disteria collettiva, facendo passare per vera uninvasione di marziani fasulli 166. Se in questa sede difficile passare in rassegna i diversi contributi della follia alla cultura del Novecento, giocoforza impossibile enumerare tutti i

159

S. Hawking, G. Fraser, E. Lillestol, I. Sellevag, Nel mistero delluniverso, Istituto

Geografico De Agostini, Novara 1996, pag. 32; cfr. W. Heisenberg, Indeterminazione e realt, Guida, Napoli 2002.
160 161 162 163

Cfr. T. Moro (Thomas More), Lutopia (cit.). Cfr. I. Calvino, Le citt invisibili, Mondadori, Milano 2000. Cfr. W. Burroughs, Pasto nudo, Adelphi, Milano 2006. C. Metz, Cinema e psicanalisi, Marsilio, Venezia 2002, pag. 87; A. Bazin, Che cosa il Cfr. G. Leopardi, La ginestra, in M. DellAquila, Poesia e letteratura, vol. III, Signorelli, Cfr. P. Vance, I persuasori occulti, Einaudi, Torino 2005. Cfr. G. Placereani, L. Giuliani, My name is Orson Welles, media, forme, linguaggi, Il

cinema? , Garzanti, Milano 2000, pag. 43.


164

Roma 1971.
165 166

Castoro, Milano 2007. 85

passi che la psichiatria compie verso lo smantellamento dellospedale psichiatrico: basti dire che si tratta di una crisi profonda del metodo dindagine scientifica, contemporanea al crollo del modello della gestione della devianza basato sulla reclusione, non pi sostenibile per ragioni etiche, demografiche ed economiche. Di certo uno dei primi passi lo compie Carl Gustaf Jung, il quale, stanco di almanaccare classificazioni patologiche che servono a poco o nulla, nota che i sintomi della follia Appaiono tuttaltro che immotivati e senza senso e che anche le cose pi assurde sono simboli di pensieri comprensibili che abitano tutti i cuori umani
167

. Ci pensa lo psichiatra tedesco Karl Jaspers a

trasformare in pratica clinica lintuizione dello psicoanalista svizzero: continuando a ricondurre il singolo al singolo, dice, si naufraga in un oceano delementi particolari e non si avvista il senso che la manifestazione visibile della follia suggerisce; guardando invece allintero processo della follia, al suo divenire, tutti i sintomi acquistano valore significante
168

. Sono idee simili a

picconi, buoni per demolire il manicomio immobile e impersonale, perch ora non basta pi Guardare per comprendere, bisogna vivere un po della propria storia assieme alla storia dellaltro e allora ci si accorge che al di l dellapparente disordine della follia esiste un mondo con un altro ordine, un ordine di coerenza 169. Quando poi i filosofi esistenzialisti del Maggio francese, Sartre e Foucault in testa, rileggono le pagine in cui Edmund Husserl ordina ad ogni uomo di riprendersi il proprio corpo perch lunica reale realt che ha, infischiandosene delle etichette di normalit, la psichiatria diventa uno dei temi caldi del Sessantotto e Abbattiamo i manicomi! diventa un gettonato slogan

167

A. Gaston, Genealogia dellalienazione (cit.), pag. 34; cfr. C.G. Jung, Psicologia della Cfr. K. Jaspers, Psicopatologia generale, Il Pensiero scientifico, Roma 2000. A. Gaston, Genealogia dellalienazione (cit.), pag. 42. 86

Dementia Precox, in Id. Opere, Bollati Boringhieri, Milano 1971.


168 169

di piazza

170

. Il pensiero filosofico esistenzialista del resto non poteva che

scontrarsi frontalmente con la realt repressiva del manicomio. Nel 1972 lo psichiatra Franco Basaglia chiede a Jean-Paul Sartre che cos la psichiatria, parafrasando uno dei titoli di maggior successo del filosofo francese
171

, e la

risposta non lascia spazio a dubbi: il medico non pu nascondere le sue responsabilit umane sotto la divisa da tecnico del sapere pratico, la societ deve imparare a comprendere la follia entro se stessa, non pi devianza ma faccia multiforme della realt.
Luomo che vede, che cura, non ha alcun rapporto con il tecnico teorico. Finch non avr rinunciato a questo tipo distituzione sar costretto a continuare ad applicarla; sar medico di un ospedale psichiatrico e gli si dir: ci che si deve fare, si deve fare, sta scritto. () Tutto ci che noi diciamo sar necessario spiegarlo alle masse perch capiscano: anchesse sono abituate a pensare che un pazzo un pazzo, la classe dominante ha dato loro la sua ideologia 172.

Nel 1961 lo psichiatra e filosofo martinicano Franz Fanon vuole parlare di ci che accadr allAfrica quando i coloni europei salperanno e non sa ancora che il suo libro sar uno dei maggiori successi editoriali del decennio: scrive che la decolonizzazione che vuole cambiare lordine universale, quello da sempre stabilito per le cose, non pu che essere un programma di disordine assoluto
173

. Fanon non parla di manicomi, ma la sua carriera nei padiglioni,

prima in Francia poi in Africa, lo aiuta ad appuntire il suo pensiero: sar disordine assoluto, lotta, fallimento e successo anche la difficile e necessaria decolonizzazione dei manicomi italiani.
170

Cfr. J-P. Sartre, Lessere e il nulla , Net, Milano 2000; cfr. M. Foucault, Sorvegliare e Cfr. J-P Sartre, Che cos la letteratura?, Net, Milano 2004. J-P Sartre, Crimini di pace, conversazione con Jean-Paul Sartre, in F. Basaglia, Lutopia Cfr. F. Fanon, I dannati della terra (cit.). 87

punire (cit.); cfr. E. Husserl, Meditazioni cartesiane, Bompiani, Milano 1994.


171 172

della realt (cit.), pag. 237.


173

Questa violenza irrefrenabile che si scatena nei liberati non unassurda tempesta n il risorgere distinti selvaggi e nemmeno effetto del risentimento: luomo stesso che si ricompone. () Colui al quale non si mai cessato di dire che non capiva altro che il linguaggio della forza, decide di esprimersi con la forza. Di fatto da sempre gli stato annunciato il cammino che doveva essere il suo se voleva liberarsi 174.

2.4.3

SEGNI, SINTOMI E PORTE APERTE

La critica antideologica del Sessantotto suggerisce alla psichiatria un nuovo punto di vista: quello che prima era solo il sintomo di una malattia, ora diventa anche il segno di un modo altro di relazionarsi con la realt che, se pure non accettato dal sentire comune, non merita comunque laggettivo patologico. Da questo nuovo punto dosservazione si vede il paziente ma anche il medico, ovvero fino ad adesso colui per mezzo del quale il sistema gestisce la salute mentale dei suoi membri 175. Se, come ammonisce il principio dindeterminazione, impossibile conoscere contemporaneamente dove si trova una particella e qual la sua velocit, almeno quanto impossibile fotografare nitidamente sia la macchina in corsa che il panorama immobile dietro di quella 176, cos il medico che cerca nel linguaggio del malato solo le evidenze della malattia non pu cogliere il senso di quella relazione altra con la realt messa in atto da un suo prossimo. Di pi, la condotta del terapeuta perturba il campo osservato, cio contribuisce ad acuire la gravit delle manifestazioni visibili del folle, perch si pone in rapporto conflittuale e non dialettico con esse e spesso ne diventa addirittura la causa efficiente: se il medico inquisitore non considera la
174 175 176

F. Fanon, I dannati della terra (cit.), pag. 103. A. Gaston, Genealogia dellalienazione (cit.), pag. 54. Cfr. C. Altavilla, Fisica e filosofia in Werner Heisenberg, Guida, Napoli 2006. 88

necessit del malato di difendersi da un interrogatorio ostile

177

, la prassi

psichiatrica si trasforma giocoforza in un modello di violenza ed esclusione.


Che cos se non esclusione e violenza quella che spinge i membri cosiddetti sani di una famiglia a convogliare sul pi debole laggressivit accumulata? Che cos se non violenza la forza che spinge una societ ad escludere gli elementi che non stanno al suo gioco? Che cos se non esclusione e violenza la base su cui poggiano le istituzioni le cui regole sono stabilite allo scopo di distruggere ci che resta di personale nel singolo, a salvaguardia del buon andamento dellorganizzazione generale? 178

Allimprovviso il re nudo: la clinica psichiatrica da troppo tempo prescrive al medico di porsi come soggettivit pura che riduce il malato a corpo privo doggettivit e quindi oggetto, non umano, e poi lo assolve con lalibi della necessit della cura e della inguaribilit della malattia mentale 179. Leditore Einaudi molto sensibile ai venti che agitano gli intellettuali e proprio nel 1968 decide di mettere nero su bianco le istanze della psichiatria in subbuglio: appare in libreria Listituzione negata, poi ristampato da Baldini e Castoldi, in cui si racconta la messa in pratica delle nuove teorie tentata dallo psichiatra Franco Basaglia e dalla sua equipe nel manicomio di Gorizia 180. In quegli anni molti leggono molto, soprattutto tra i giovani, e il buon lancio editoriale del libro assicura successo e diffusione, mentre Basaglia e gli uomini del suo staff danno ottima copertura alle proprie iniziative coinvolgendo cineasti e intellettuali in vista: il rinnovamento della psichiatria diventa una delle richieste dei Sessantottini e dalle aule universitarie e dalle piazze il

177 178 179 180

Cfr. M. Colucci, P. Di Vittorio, Franco Basaglia (cit.). F. Basaglia, Crisi istituzionale o crisi psichiatrica? (cit.), pag. 121. Cfr. F. Basaglia, La soluzione finale (cit.). Cfr. F. Basaglia, Listituzione negata (cit.). 89

tema si trasferisce, con molti ritardi in verit, nellaula del Parlamento

181

Dalla strada per Gorizia non si torna indietro perch il libro porta in s gli elementi che annichiliscono lidea stessa di manicomio: Oltre il libro afferma il curatore del volume per conto di Einaudi non pu esserci che la routine o lassalto agli edifici pubblici 182. Per cambiare Gorizia, spiega Basaglia, servono sette cose: psicofarmaci di moderna generazione che sostituiscano la contenzione e consentano di distinguere i danni della malattia da quelli fatti dallistituzionalizzazione, rieducazione teorica e umana del personale, istituzionalizzato quanto i degenti, recupero di rapporti quotidiani umani ed economici con lesterno, abbattimento di reti e grate e sbarre, aperture delle porte almeno per quanto possibile secondo legge, creazione di un ospedale di giorno aperto a chi ne ha bisogno e secondo la sua volont, gestione degli spazi secondo le regole di una comunit terapeutica
183

. Il personale deve fare proprio un concetto

filosofico, lepoch, ovvero la sospensione del giudizio: dopo aver cos messo tra parentesi la malattia mentale pu Vedere il malato di mente come un prodotto storico e sociale della razionalit moderna
184

, pu mettere da

parte la ricerca della causa della follia per dedicarsi allespressione, al segno attraverso cui il cosiddetto pazzo veicola la sua relazione con il mondo. In una psichiatria cos fenomenologicamente impostata il sano e il folle sono dello stesso mondo, solo che lalienato vi partecipa secondo percezioni e comportamenti originali: di conseguenza la differenza non pu pi generare

181

Oltre al gi citato giornalista televisivo Sergio Zavoli, molti cineasti si recano nei padiglioni

aperti per girare film e documentari e introducono nelle loro opere temi basagliani: cfr. S. Zavoli, I giardini di Abele (cit.); S. Agosti, M. Bellocchio, S. Petraglia, S. Rulli, Matti da slegare Italia, 1975; S. Agosti, La seconda ombra, 11 Marzo cinematografica, Italia 2000; M.T. Giordana, La meglio giovent , Rai Cinema, Italia 2003.
182

G. Bollati, Lettera a Franco Basaglia, in L. Mangoni, Pensare i libri, la casa editrice Cfr. M. Colucci, P. Di Vittorio, Franco Basaglia (cit.). M. Colucci, P. Di Vittorio, Franco Basaglia (cit.), pag. 90. 90

Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta, Bollati Boringhieri, Torino 1999, pag. 143.
183 184

esclusione, dato che semplicemente funzione di un certo modo personale di essere al mondo 185. Nella comunit terapeutica il personale non cura ma si prende cura: deve ripercorrere lintricata trama di pregiudizi intessuta alla vita dellinternato, non attribuire tutto il [suo] comportamento, i suoi atti, le sue parole alla malattia mentale e prendersi cura di quella esistenza e di quella sofferenza cos come si presentano e si dispongono nel loro essere nel mondo e nel mondo di quella relazione di cura
186

. Non pi detenzione e contenzione

quindi, ma neanche rieducazione e terapia morale; non ergoterapia, lavoro non riconosciuto come tale e quindi non pagato, come avviene attualmente in molte comunit di recupero per tossicodipendenti, n intrattenimento, ovvero loccupare in attivit frustranti, stupide e improduttive persone ritenute prive del bisogno umano di dare un senso al proprio tempo
187

. La comunit

terapeutica un luogo tenuto insieme dalle sue stesse tensioni perch nellassemblea comune personale e pazienti hanno eguale diritto di parola e di voto riguardo le questioni gestionali: Basaglia sta puntando proprio su quellaggressivit fisiologica nellindividuo che si ricompone come uomo per disseppellire gli uomini sepolti dallistituzionalizzazione.
Fu scelto come sede proprio il reparto definito prima come reparto agitati. I partecipanti furono scelti tra quelli che nel primo periodo di assestamento si erano dimostrati i meno adattabili e quindi dotati ancora di una buona dose di aggressivit su cui si sarebbe potuto puntare. Essi godono di completa libert di movimento allinterno dellospedale 188.

185 186

Cfr. U. Galimberti, Psichiatria e fenomenologia , Feltrinelli, Milano 2006. T. Losavio, La fine del manicomio: unoccasione mancata?, per concessione dellautore, Cfr. M. Giannichedda, Franco Basaglia e limpresa della sua vita (cit.). F. Basaglia, La comunit terapeutica come base di un servizio psichiatrico, in Id. Scritti,

Roma 2007, pag. 1.


187 188

Einaudi, Torino 1981, pag. 146. 91

Aprire la porta del manicomio significa riversare il problema della devianza sulla societ che ha escogitato lospedale psichiatrico appositamente per escluderla dal proprio orizzonte. Se vero, come afferma in un suo rapporto la World Bank, che una societ che si sviluppa lasciando indietro il proprio capitale sociale, che ostacola la coesione tra gli individui e limita i diritti di cittadinanza e lo scambio di comunicazioni condannata a veder aumentare dentro di s i malati di mente, significa che il problema della follia deve essere affrontato a partire dal territorio, nelle sue scansioni pi locali e minute 189. Il manicomio un moloch colossale, anacronistico e lontano dalla vita reale e quotidiana, somiglia alla torre dacciaio di Brasil, ledificio orwelliano dove i dissidenti sono rieducati al comune sentire, e fatalmente serve a poco o nulla
190

: ora la porta aperta introduce gli ex ospiti direttamente in un mondo


CIM

che deve, o dovrebbe, cambiare per accoglierli. I

non bastano di certo:

senza un profondo mutamento dellatteggiamento di tutta la societ nei confronti del malato di mente possono finire addirittura per riproporre su scala mutata i meccanismi dellesclusione e della violenza, spalleggiati da un network di cliniche private che offrono a pagamento il servizio completo del vecchio manicomio: fasce, sbarre e tante pillole. Messo via il Regolamento, senza pi la responsabilit giuridica che inchioda alla quotidiana ripetizione acritica di gesti per conto dellistituzione che pensa per tutti, la bomba della nuova psichiatria rischia di esplodere proprio tra le mani di chi lavora in manicomio e non sempre pronto a maneggiarla. Medici e infermieri devono ora agire secondo coscienza, oltre che secondo scienza, e addirittura collaborare sullo stesso piano con i folli: lutopia che si fa realt un percorso minato, decennale e ad oggi non concluso. E tuttavia la porta del manicomio si ormai aperta e non si pu pi chiudere: c passato al galoppo Marco Cavallo, grande, luccicante e tutto di carta pesta
189 190

T. Losavio, La fine del manicomio: unoccasione mancata? (cit.). Cfr. T. Gilliam, Brasil, Twenty Century Fox, Usa 1985; cfr. G. Orwell, 1984, Mondadori,

Milano 1989. 92

azzurra, costruito dai pazienti e dagli infermieri del manicomio di Gorizia, e se ne va in giro per la citt sbalordendo i passanti, lultima domenica del marzo 1973.

93

2.5 I CARBONARI
Movimenti antimanicomiali nel Santa Maria della Piet

Appena entrata, uninternata le sussurr: Non piangere, non ridere, non cantare, qui tutto pazzia. Ogni mossa, ogni parola viene controllata, anche la cosa pi umana e naturale: verrai interrogata ma non sarai creduta. GIOVANNA DEL GIUDICE, Il manoscritto di Augusta F.

2.5.1

TRE TIPI DI AFASIA

In manicomio meglio parlare poco perch tutto quello che dici potr essere usato contro di te. E con il tempo ci si ammala di triplice afasia. I membri del personale non parlano tra loro: la ferrea catena di comando li vincola allobbedienza al proprio superiore e non c spazio per liniziativa personale, anche quando dettata dal buon senso ed nellesclusivo interesse del malato
191

. Il Regolamento molto chiaro in proposito: chi agisce al di

fuori delle norme colpevole fino a quando non riesce a dimostrare la propria innocenza, esattamente il contrario di quanto vige correntemente in unaula di tribunale. Capita poi spesso che molti medici, per privilegio e vizio di casta, non siano disposti a condividere con il resto del personale quanto sono in grado di decifrare della malattia e che gli infermieri, la cui formazione spesso lacunosa, non ne sappiano abbastanza per andare oltre lapplicare delle fasce di contenzione. Per quelli tra questi che sanno leggere una cartella clinica la
191

Il personale neoassunto in manicomio al momento dellingresso in servizio deve Prestare

sotto pena di decadenza solenne promessa di fedelt ai propri doveri di diligenza e di segretezza, Provincia di Roma. Regolamento per gli infermieri addetti agli istituti psichiatrici (cit.) Art. 6, pag. 6. 94

strada comunque in salita: quando Adriano vuole saperne di pi sui suoi pazienti costretto a comprarsi dalla suora di guardia laccesso allarchivio sanitario, perch assolutamente vietato agli infermieri
192

. Il manicomio

dunque contraddice un principio fondante della clinica moderna, basata sullevidenza delle prove raccolte anzich sullapplicazione dei protocolli standard, ovvero la trasmissione e la condivisione di tutte le informazioni utili al progresso della diagnosi e della cura 193. I membri del personale poi non parlano con i pazienti perch la paura reciproca congela il dialogo nei pochi gesti fissati dal copione: dare e ingerire la pillola, passeggiare avanti e indietro e guardare chi cammina di sottecchi, mendicare e concedere una sigaretta, come se una sola parola fuori posto possa incrinare il soffitto e far crollare il padiglione. Infine non parla lintera popolazione del manicomio, la sana e la folle, con quelli che stanno aldiqu del cancello: il Santa Maria della Piet basta a se stesso, persino i farmaci sono preparati nella farmacia interna, e a chi resta fuori i matti non interessano perch fanno confusione, sono sporchi e soprattutto fanno paura. Entrare in manicomio? chiede Silvana, che gestisce un negozio di scarpe a pochi passi dallospedale e che ci andavo a fare?: si pu vivere sessantaquattro anni a Monte Mario anche senza covare nessuna curiosit per quello che c oltre la rete di filo di ferro 194. Ma se vero che il mezzo il messaggio, ovvero che il senso di un discorso non il significato delle singole parole che leggiamo sul vocabolario ma dipende dallarchitettura della frase e soprattutto dal media che scegliamo per pronunciarla, significa che chi parla e agisce in manicomio non pu essere considerato intrinsecamente cattivo per quello che dice e che fa 195. dunque
192 193

Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista I (cit.). Cfr. D. Sackett, La medicina basata sulle evidenze, a cura di M. Bobbio, Centro scientifico, S. Certelli, negoziante, Intervista I, raccolta per questa tesi presso il quartiere Monte Mario, Cfr. M. McLuhan, Gli strumenti del comunicare, Net, Milano 2002. 95

Milano 2003.
194

Roma, gennaio 2007.


195

listituzione totale il mezzo di quel messaggio, il manicomio che d forma a parole e gesti di uomini e donne, che parla e agisce attraverso di loro, agitandoli come marionette sul palcoscenico della follia, alcuni con la divisa bianca da infermiere, altri con quella grigia del matto. Dopo Gorizia per evidente che dalla Sindrome da istituzionalizzazione si pu guarire e mentre gli internati si vedono restituita la propria personalit, i membri del personale sono chiamati ad esercitare la propria allinterno della comunit terapeutica. In sostanza gli restituito il libero arbitrio e la loro opinione diventa improvvisamente importante; devono imparare a mediare e ad esercitare il buon senso, una cosa che per quanto la si cerchi non si trova nel Regolamento. Come reagisce a tutto questo chi lavora da anni in un luogo che legittima lagire istituzionale e anzi lo impone come lunico possibile? E cosa accade alla gente di un quartiere che fino ad allora al massimo ha usato il manicomio come spauracchio buono per far andare i bambini a letto presto, con la sua folla di fantasmi urlanti e uomini neri, quando improvvisamente il cancello inizia ad aprirsi? Quella che si trovano a fare non tanto una scelta pi o meno umanitaria, quanto una vera e propria strategia di sopravvivenza: c chi si tappa orecchie, occhi e bocca ed edifica attorno al manicomio un fortilizio che impiegher anni a crollare e chi cerca un modo pi o meno originale per curare la propria personale afasia. Tra le conseguenze della legge Mariotti c laumento del personale infermieristico: in realt al Santa Maria della Piet la cifra di un infermiere ogni tre pazienti raggiunta solo a completamento del turno, cio quando, in linea puramente teorica, i tre sanitari che nella pratica si alternano sulle ventiquattro ore lavorano tutti assieme per tutto il giorno. Ma se il rapporto reale tra infermieri e pazienti e di uno dei primi per ogni nove tra i secondi, anche vero che sono assunti in poco tempo parecchi giovani, formatisi nel clima politico e culturale di quegli anni burrascosi. Insieme a quelli tra gli anziani che hanno sviluppato buoni anticorpi allistituzionalizzazione, tra questi nuovi c chi intraprende una battaglia frontale contro la Direzione,
96

fatta di scioperi, aperti boicottaggi e imboscate reciproche. Ce ne sono parecchi che, pur senza buscare neanche un biglietto di richiamo disciplinare, compiono quotidianamente piccoli e grandi sabotaggi e mostrano agli internati e ai colleghi il nuovo volto possibile dei padiglioni: lentamente la storia del Santa Maria della Piet cessa di essere la biografia di un edificio e diventa quella di uomini e donne di manicomio.

2.5.2

PARTIGIANI BIANCHI E PARTIGIANI ROSSI

Annamaria entra in manicomio il 20 settembre del 1975 196. Come molte tra le nuove assunte, il lavoro da infermiera psichiatrica non la entusiasma e lallarma la prospettiva di doversi fingere dura, inaccessibile ai pazienti e inflessibile, quale non nella vita dogni giorno, ma si tratta pur sempre di un lavoro stabile e per di pi ben pagato. assegnata al padiglione I, proprio subito dopo il cancello e accanto alla rete di filo di ferro: l c laccettazione e le nuove pazienti arrivano continuamente, soprattutto di notte; spesso giungono barcollando, in mezzo a due poliziotti che le tengono strette per le braccia. In due prendono in consegna la nuova e la spogliano completamente, mentre uninfermiera scrive sul registro la lista dettagliata dei suoi effetti personali, laltra li avvolge nella carta da pacchi e assicura il fagotto con due giri di spago, poi le rasano i capelli a zero e le fanno il bagno. Moltissime tra quelle che arrivano ogni notte sono prostitute e mendicanti che vivono in strada e il bagno lava via pidocchi e piattole: sarebbe comunque inutile presentarsi pulite e ben vestite perch la doccia, recita il Regolamento, obbligatoria per tutte. La mattina seguente quando il medico primario del padiglione entra in corsia trova la nuova paziente gi pronta nel suo grembiule a quadretti: la fantasia la stessa della divisa grigia degli uomini, il colore rosa pallido. Il medico fa la sua visita e apre la cartella clinica della nuova ricoverata,
196

Cfr. A. Faccenda, infermiera, Intervista I, raccolta per questa tesi presso lex ospedale

psichiatrico Santa Maria della Piet, Roma, gennaio 2007. 97

indicando la patologia riscontrata e il padiglione di destinazione. Annamaria ha venti anni quando inizia a lavorare e c una cosa che la colpisce: la divisa delle ricoverate non comprende le mutande
197

. Sono pericolose dicono le

colleghe: il perch per non lo spiegano. E non spiegano neanche perch quando il medico arriva a visitare la nuova e decide se deve essere ricoverata o dimessa, questa gi stata privata da ore di tutti i suoi averi e dei capelli e possiede solo un grembiule a quadretti, senza mutande. Fino a che dura la notte, di lei le infermiere non sanno neanche il nome. Arrivano gravi malate di mente, ma anche donne anziane, magari vecchiette che soffrono del morbo dAlhzeimer che si sono perse, donne giovani che spesso hanno semplicemente bevuto molto: a parte qualche vecchia conoscenza che gi conosce la procedura dospedalizzazione, tutte si oppongono con forza, soprattutto al bagno obbligatorio. Praticamente nessuna si spoglia da sola ed entra nella doccia: quando bestemmie, unghiate e morsi si fanno pericolosi Annamaria prende una traversa, una striscia di cotone pesante larga quanto mezzo lenzuolo, la lancia sulla bocca della paziente, la torce dietro la nuca e stringe. La traversa stata bagnata allinizio del turno e la donna riesce a respirare attraverso il tessuto: se continua ad agitarsi Annamaria stringe un po, mentre la sua collega taglia i capelli con il rasoio elettrico. Quando la paziente diventa cianotica significa che sta per perdere i sensi e Annamaria deve allentare un po e magari dare un paio schiaffi sulle guance per riattivare la circolazione del sangue: una procedura, non difficile, come una danza. Invece fare una cravatta a qualcuno senza strozzarlo quasi unarte ed impossibile farla ad una persona troppo alta e troppo grossa: per questo di
197

Le pazienti ricevono in dotazione sommaria biancheria intima in occasione del ciclo

mestruale: La biancheria deve essere fissata con un giro di fascia di velo e alla fine del periodo tali fascette devono essere tolte e non lasciate in possesso delle ricoverate; Le suore segneranno nelle storie delle malate la date delle regole e la loro durata, Provincia di Roma, Ospedale Santa Maria della Piet, norme generali per il personale di sorveglianza (cit.), pag. 42. 98

infermieri gracili al Santa Maria se ne vedono pochissimi. Solo gli psicofarmaci di nuova generazione, veloci ed efficaci, sostituiscono la contenzione manuale della crisi violenta ma, spiega Annamaria, arriveranno solo qualche anno pi tardi. E intanto moltissimi tra i candidati al manicomio sono diventati energumeni imponenti dopo anni di confusione mentale e di dieta altrettanto confusa: Annamaria, con alcune della donne alte come colonne che si presentano al padiglione, usa una traversa per non farsi ammazzare. Se poi non bastano cravatte e traverse c il letto di contenzione: le pazienti legate mani e piedi alla struttura di metallo del letto gridano per ore, digrignano i denti e si contorcono fino a slogarsi i muscoli e infine, esauste, si addormentano. il dottore che deve ordinare le fasce di contenzione, ma di notte in accettazione ci sono solo infermiere e lunico medico di guardia per tutto lospedale nella sua stanzetta, nelledificio della Direzione. Ad Annamaria non piace legare e cos lo sveglia quasi ogni notte per segnalargli una ricoverata in crisi: quello di solito ci mette un po ad alzare la cornetta del telefono e risponde sempre allo stesso modo. Dott sbotta lei se non viene qua subito lei a vederla e lo scrive sulla vacchetta io non lego nessuno. E capita spesso che mentre il dottore attraversa imprecando il parco avvolto dalloscurit, Annamaria riceve un paio di pugni dalla nuova arrivata. Mentre Annamaria senza farsi notare troppo dalla suora capo sala e dalla Direzione compie i suoi piccoli sabotaggi notturni allistituzione, Claudio gi considerato da molti una testa calda. Ha iniziato a lavorare al Santa Maria della Piet nel 1969, quando lentusiasmo per la nuova legge si era tramutato in ansia per il reperimento del nuovo personale necessario ed erano stati organizzati in fretta corsi per infermieri direttamente nel manicomio. Quando fa il corso da infermiere Claudio ha gi trenta anni; nato a Monte Mario e da sempre frequenta la sezione del Partito Comunista, proprio a due passi dalla chiesa di piazza Guadalupe
198

. La sezione si sta impegnando gi da qualche

tempo perch al nuovo corso siano ammessi i giovani disoccupati del quartiere
198

Cfr. C. Rossi, infermiere, Intervista I, raccolta per questa tesi presso il quartiere Monte,

Roma, febbraio 2007. 99

che altrimenti sarebbero costretti a cercare lavoro altrove. dura: tutti a Monte Mario identificano lamministrazione del personale con la destra, rappresentata dalla sezione del Movimento Sociale, a cento metri da quella del PCI
199

. In pi

alla Provincia, da cui dipende il manicomio, la Sanit saldamente nelle mani degli assessori democristiani, quasi tutti nativi di piccoli paesi della campagna laziale. Tu nun zapp pi si dice al bar mimando lassessore che si rivolge al proprio concittadino che ti faccio assumere io al manicomio! Questa politica di raccomandazioni va avanti per anni, tanto che molti tra gli infermieri paesani arriveranno a lavorare per tre turni consecutivi senza interruzioni, per poter tornare a casa due giorni interi e non dover necessariamente trovare un alloggio a Roma. Sono gli infermieri anziani, che da tempo coltivano ottimi rapporti con la sezione del PCI, a caldeggiare le nuove assunzioni: i comunisti del resto sono tra i pochi che li hanno sostenuti nelle precedenti battaglie sindacali, tanto che tra il personale del manicomio il numero delle iscrizioni alla CGIL aumentato di molto. Claudio e gli altri entrano: la formazione dei neoassunti consiste in sei mesi di stage nei padiglioni. Dalla Direzione nel frattempo arrivato un ordine perentorio: i compagni devono essere assegnati ai padiglioni pi difficili. Claudio finisce al
XIV,

quello degli agitati. Dopo poche ore di lavoro,

durante la cena un paziente si strozza, la testa si gonfia, diventa rosso: Claudio lo rovescia a terra, fa la manovra antisoffocamento che gli hanno insegnato al corso ma quello gi morto. I colleghi stendono il cadavere sul letto per lavarlo mentre arriva lambulanza dallobitorio. Claudio torna a casa e decide di mollare. Qualche giorno dopo previsto uno sciopero dei portantini: pur non avendo avuto nessun addestramento e percependo uno stipendio pi basso, i portantini spesso fanno iniezioni e medicazioni, lavano e vestono i pazienti per sopperire alle carenze di personale infermieristico. E Claudio non vuole mancare.

199

Cfr. D. Rofena, Intervista I (cit.). 100

Con la legge Mariotti molti padiglioni cambiano aspetto, alcuni pazienti sono spostati da un edificio allaltro e si attenua la rigida divisione per patologie. Nel padiglione
I

dellala femminile arriva cos una trentina di

pazienti fisse che passano la loro giornata in una piccola sorveglianza attigua alla corsia nella quale vengono fatti i ricoveri. Sono tutte depresse croniche, sottoposte a cicli delettroshock. La suora non vuole che passeggino per il corridoio perch sporcano: cos la porta della sorveglianza resta sempre chiusa a chiave. Allora Annamaria prende le forbici da sotto la cappa e rompe la serratura; quando la suora arriva le trova che passeggiano per tutto il padiglione. Sorella spiega candidamente Annamaria stata quella l, quella che sente le voci, le hanno detto di rompere la porta! La paziente nellangolo sorride e annuisce. La cosa che Annamaria eviterebbe volentieri la perquisizione prima di dormire, prevista dal Regolamento. Eppure necessaria perch dai grembiuli delle pazienti spuntano accendini e sigarette in quantit: nessuno sa come siano entrati, lomert del padiglione impenetrabile. Ciononostante quasi ogni notte dalla corsia arriva odore di fumo. Claudio con il tempo si abitua al padiglione degli agitati: si rifiuta di legare i suoi pazienti e questo gli costa molti biglietti di richiamo. Non se ne preoccupa molto perch ha stretto ottimi rapporti con i sindacalisti della CGIL e si sente al sicuro: su tremila dipendenti quasi duemilaquattrocento, dicono, si stanno iscrivendo al sindacato. Inoltre suor Vincenza, lanziana capo sala abruzzese, lo preferisce ai vecchi infermieri, perch quelli se rubbavano tutto. Non legando i pazienti, guadagna la loro stima: quando torna al lavoro dopo due giorni a casa per malattia Ricetto, un malatino che lavora in tipografia, gli assesta un bel pugno in faccia, Claudio gli era mancato. Una delle mobilitazioni pi grandi di quegli anni quella contro lelettroshock: quasi nessuno tra gli infermieri vuole proseguire la terapia, ladesione allo sciopero molto alta e il sindacato riesce anche ad invitare il leader del Partito Radicale Marco Pannella che passa qualche ora incatenato in un padiglione. Nonostante tutto le applicazioni vanno avanti fino al 1977. Due
101

volte alla settimana il medico e la macchina vengono in manicomio da una clinica privata e gli infermieri portano i pazienti designati dal primario: A volte je pijava la toppa ricorda Claudio e bisognava legarli agli alberi davanti al padiglione. Lo sciopero in manicomio sempre bianco, come le divise degli infermieri. I membri del personale prendono accordi, magari quando sincontrano al capolinea dellautobus che porta dal manicomio a Piazza Risorgimento, si scambiano le chiavi e guadagnano entrambi mezzora di libert, anche se il Regolamento ordinerebbe di passersele tra la prima e la seconda porta del padiglione. Il giorno dello sciopero chi deve attaccare non si presenta: chi resta dentro dopo settandue ore consecutive di lavoro pu scrivere sulla vacchetta che non pi in grado di prestare servizio per sopraggiunta stanchezza e lascia cos decadere la responsabilit giuridica verso i pazienti. Intanto chi sta fuori assiste le famiglie dei colleghi, va a fare la spesa, porta a chi rimasto dentro il cibo, il giornale, le sigarette. Si va avanti cos fino a che la Direzione o gli infermieri cedono. Ogni volta necessario convincere i cuochi del manicomio a lavorare gratis, altrimenti la Provincia precetta i marmittoni delle caserme vicine e i giornali delli fasci spiega Claudio ponno scrivere che abbandoniamo i pazienti.

2.5.3 MARIA, INFERMIERA Un grande orologio contro il muro, un armadietto chiuso a chiave con dentro le fasce e i quadrelli, le sedie da regista che si smontano e si lavano quando si sporcano: la scenografia minimalista ed sufficiente il bianco e nero. Linfermiera Maria sta preparando le posate per il pranzo: sono trenta cucchiai di stagno, perch coltelli e forchette sono vietati
200

. Una donna si

dondola, potrebbe cadere e battere la testa e Maria la lega alla sedia con una
200

Cfr. M. Morena, infermiera, Intervista I, Aprile 2007; cfr. Id., Intervista III, Marzo 2007,

raccolte per questa tesi presso lex ospedale psichiatrico Santa Maria della Piet, Roma. 102

traversa, poi torna a riempire di polpette i piatti di plastica dura e le fa a pezzettini; la donna continua a dondolarsi pericolosamente, Maria allora prende unaltra traversa e assicura le gambe della sedia al termosifone, poi mette i piatti sul tavolo di formica al centro della stanza. Non necessario registrare la contenzione giornaliera sulla vacchetta: dieci tra le trenta ricoverate devono essere imboccate e le infermiere sono solo tre. Maria ha ventiquattro anni quando si trasferisce a Monte Mario per sposarsi. Nel suo paese in Abruzzo si occupata spesso delle vedove anziane e sole e come da piccola non aveva paura di seguire le donne in nero alle veglie funebri per leggere ad alta voce le preghiere alle moribonde, cos a Roma non ha paura di andare a trovare nei padiglioni le nuove amiche infermiere. Nel 1973 la Provincia organizza un corso da infermiere psichiatrico: Maria lo frequenta per un anno senza fare neanche unassenza e si diploma con trenta, il massimo. la prima volta che il corso comprende oltre alla fisiologia e alla patologia anche il comportamento da tenere verso i malati di mente; lo seguono anche parecchi anziani che devono per legge aggiornare il loro diploma da infermieri generici. Maria una delle poche che fanno richiesta di un tirocinio pratico durante il corso ed assegnata al padiglione severit verso gli infermieri. Nel 1975, terminato il congedo per maternit, inizia a lavorare al padiglione II, il neurologico, lunico del manicomio che ha un nome, quello della regina filantropa Elena. Grazie al tirocinio conosce gi quasi tutti i suoi nuovi pazienti che non sono i classici matti ma persone che hanno subito lesioni al sistema nervoso, traumi o a malformazioni genetiche: pensa che il clima sia differente da quello degli altri padiglioni ma presto si accorge che anche qui le infermiere fanno pi che altro le secondine. In una sola settimana litiga con quasi tutte le colleghe e con le suore, nonostante mandi gi con pazienza gli atti di nonnismo. Lei giovane e quindi le toccano i lavori pi pesanti e le anziane sembrano non essersi accorte della legge Mariotti: limportante, dicono, attenersi scrupolosamente al Regolamento, che enumera
103
XIII,

dove riesce a farsi

voler bene anche dal primario, il dottor Citterio, che noto nellospedale per la

dettagliatamente le diverse fasi della pulizia di tavoli, sedie e pavimenti, mentre relega in qualche generica paginetta in fondo il comportamento da tenere con i pazienti 201. Al padiglione
II

non c traccia del clima cameratesco dellala maschile:

gli uomini da quelle parti si vedono solo quando pi pazienti si agitano allo stesso momento e occorrono numerose braccia per domarle e somministrare la tripletta, uniniezione di Fargan, Largazil e Sereneze che assicura parecchie ore di sonno senza sogni. allora che Maria nota che pi si affannano intorno ad una ricoverata pi quella d in escandescenze e allora prova a calmarle parlando, magari facendosi aiutare da una delle pazienti pi tranquille. Vattene, non venirmi vicino, che a te non ti voglio menare!, le grida un giorno Maria, una paziente con il suo stesso nome, mentre si dibatte tra due colleghe dopo aver strappato il velo alla suora. Forse, pensa, non voleva picchiare lei n le altre infermiere, voleva aggredire listituzione: significa che il metodo del dialogo funziona. Le colleghe, quasi tutte vicine ai cinquantacinque anni e quindi alla pensione, la ritengono una mina vagante: Maria passa da un padiglione allaltro, prima lXI, poi il camminare e mangiare da sole. Il giorno del bagno mensile le pazienti in fila davanti alla doccia si somigliano tutte: le infermiere le insaponano e le passano rapidamente sotto il getto dacqua, gli asciugamani sono pochi e per asciugarle utilizzano le traverse di cotone ruvido. Quando una volta al mese Maria si siede in corridoio con le forbici diverso: ricci, frangette, cotonature, ognuna sceglie liberamente il taglio che pi le piace, quello pi alla moda. Sotto i bigodini ci sono pianiste
201

VII

e infine il

XXI,

il

bisonte dellala femminile, dove molte tra le pazienti non sono in grado di

Per la pulizia delle porte, delle finestre, delle panche, dei tavoli, delle sedie si deve usare

acqua tiepida e sapone con uno straccio. Le parti lavate dopo che siano bene asciugate debbono essere ripassate con uno straccio imbevuto di olio di lino. Si ponga attenzione ai piedi dei letti. Non si debbono smontare porte e finestre, perch tale operazione danneggia la resistenza dei cardini, Provincia di Roma. Regolamento per gli infermieri addetti agli istituti psichiatrici (cit.), pag. 15. 104

che parlano di musica, professoresse che ricordano gli alunni, negozianti che discutono di prezzi e clienti: poi rimettono il grembiule e le scarpe Con i lacci cortissimi e solo per lultimo occhiello e tornano ad essere pazienti dellospedale psichiatrico 202. Sono poche quelle che ricevono visite e il parlatorio gestito dalle suore. I parenti devono richiedere unapposita tessera e possono affacciarsi sulla porta del padiglione a chiedere notizie della loro congiunta: se la suora ritiene che la busta ricevuta sottobanco abbastanza pesante, concede ludienza. Tanto, racconta Maria, tra i parenti in visita c al massimo chi porta un vestito o qualche spicciolo per un cono, per quando destate il carretto del gelataio fa il giro del parco: la chiave lhanno gettata via tutti. I figli crescono velocemente e i maglioni diventano presto troppo stretti: Maria li disfa, raccoglie la lana in grossi gomitoli, prende qualche ferro da calza e porta tutto in ospedale: il 1978. La capo sala, suor Evelina, molto preoccupata e continua a ripetere che non ha intenzione di prendersi responsabilit: tuttavia le pazienti sedute in cerchio nella stanza delle lenzuola sporche sferruzzano attente e nessuna sembra voler infilzare la vicina. C chi sa cucire e chi impara alla svelta, chi ha dimenticato come si fa e imita le altre; alcune fanno strisce troppo larghe, altre strette, c chi salta i punti o li fa troppo lenti: tutte finiscono quando finisce il gomitolo. Una malatina unisce le strisce multicolori con luncinetto in una coperta che regalano a Maria: talmente grande che oggi sul suo letto sta piegata in tre. Il primo laboratorio di sartoria del manicomio un successo: con gli orli, rammendi e ricami le sarte guadagnano qualche soldo e, quando qualche anno pi tardi entrano in ospedale i primi volontari per lavorare con i pazienti, le troveranno in piena attivit. Le colleghe non sono daccordo ma Maria insiste a voler far uscire le pazienti pi tranquille. Daccordo con il primario e con la suora appone la sua firma su un foglio e si prende la responsabilit della gita: destate le porta al
202

Provincia di Roma, Ospedale Santa Maria della Piet, norme generali per il personale di

sorveglianza (cit.), pag. 33. 105

mare oppure a casa per il compleanno dei figli e quelle vogliono truccarsi e fermarsi al bar e comprare le caramelle per i bambini. Con Annamaria arrivano fino allincrocio con via Trionfale e quella le si stringe al braccio: Quante macchina, ma dove stavano? Annamaria entrata in manicomio a venti anni e ora ne ha pi di cinquanta: quando arriva a casa si siede a tavola e guarda a lungo la forchetta e il coltello: Posso toccarli?

2.5.4

GLI ALBERI PARLANTI

Sandro ha undici anni, ha terminato la scuola nel 1975 e ora lavora nel bar dei genitori: ogni mattina ha davanti un piccolo mare di teste ondeggianti, medici e infermieri del Santa Maria della Piet che si spintonano per guadagnare il bancone e avere il loro cappuccino
203

. Spesso dallospedale

telefonano e Sandro percorre i cento metri tra il bar e il manicomio con il vassoio in bilico sulle mani. Il portiere legge il giornale nella garitta, indica distratto qualche padiglione e il bambino non pu confessargli che ha paura dei malati che gli urlano contro da dietro le reti: la prima volta che entrato in un padiglione un uomo nudo gli corso incontro e i due infermieri che lo inseguivano hanno quasi rovesciato tutti i caff. Sandro si affaccia appena nella sorveglianza, molla il vassoio e scappa via. Allinizio degli anni Settanta, anche se Franco Basaglia sta affrontando il processo per lomicidio compiuto da un suo paziente in permesso, molti manicomi dItalia si stanno aprendo
204

: il Santa Maria della Piet sembra

stregato, immobile, e per molta gente del quartiere ancora un castello oscuro da cui giungono solo urla e lamenti. Tra gli alberi pi nascosti del parco per sta accadendo qualcosa: alcuni infermieri sincontrano in segreto e discutono animatamente, gi li chiamano carbonari
203 204 205

205

. Cinque lavorano al padiglione

Cfr. S. Metelli, barista, Intervista I (cit.). Cfr. M. Colucci, P. Di Vittorio, Franco Basaglia (cit.). Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista III (cit.). 106

XVI,

che con la fine della Tbc ha ricevuto pazienti in esubero un po da tutti gli

altri edifici ed lunico che ospita uomini e donne, separati da un solaio e da una robusta porta chiusa a chiave; Adriano con loro e intanto diventato un anziano. Gli altri carbonari sono giovanissimi e lavorano al c Claudio e tutti gli altri del PCI. Quelli del
XXII XXII:

tra loro

hanno chiesto inutilmente al primario di aprire

parzialmente il padiglione e allennesimo rifiuto decidono di compiere un atto di forza: nel luglio del 1975 sequestrano quindici pazienti, occupano un padiglione abbandonato, il
XXV,

e cercano di mettere in piedi una comunit

terapeutica sul modello di Gorizia 206. Non c il primario responsabile, non c la vacchetta, n la capo sala: la Direzione non sa come gestire la delicata novit e gli occupanti fanno in tempo ad allestire un refettorio comune per pazienti e personale, ad abolire le divise grigie e le fasce di contenzione e ad organizzare le prime assemblee; decidono anche che uno di loro sar sempre libero per accompagnare i pazienti fuori del cancello e che non porter la cappa, cosicch la gente di Monte Mario non potr distinguerlo dai matti
207

. Un giovane

psichiatra appena arrivato dallospedale Gemelli, il dottor Gandiglio, diventa il nuovo primario ma, dopo appena qualche mese, un paziente in toppa uccide un compagno, prima che gli infermieri riescano ad intervenire. Il primario spaventato, si fa da parte; gli occupanti rischiano il licenziamento e anni di carcere. La Direzione chiede una relazione al dottor Mar, che gi nel 1974 aveva creato nel padiglione
XX

il primo gruppo di discussione, una rudimentale


208

assemblea comune sul modello di Gorizia

. Fatalmente la sua relazione


XXV

rivela un atto pi politico che sanitario: pi della met degli operatori del
206 207

Cfr. A. Pallotta, B. Tagliacozzi, Scene da un manicomio, (cit.). Cfr. C. Rossi, infermiere, Intervista I (cit.); A.A.V.V., Quattordici Infermieri, Marsilio, Cfr. M. Mar, Le idee, i vissuti, i tentativi, le prassi antiistituzionali nellospedale

Venezia 1977.
208

psichiatrico Santa Maria della Piet dal 1968 al 1981, in Id. A.A.V.V., Lospedale psichiatrico di Roma dal manicomio provinciale alla chiusura, Dedalo, Bari 1994. 107

sono

impreparati

allattivit

di

riabilitazione

psichiatrica.

La

fine

delloccupazione rischia di mettere radicali contro moderati, a tutto vantaggio di chi di cambiamenti non vuole sentir parlare: poco dopo tuttavia proprio Mar organizza lo sciopero dei malati che lavorano nella lavanderia e che, come ai tempi della terapia morale, sono pagati mille misere Lire al giorno. Dopo quattro giorni le lenzuola scarseggiano in tutti i padiglioni e gli scioperanti ricevono abiti e guanti adatti alle condizioni di lavoro e, soprattutto, uno stipendio di sessantamila Lire mensili: la prima volta che medici infermieri e ricoverati scioperano insieme. Quando Adriano prova ad avvicinare qualcuno dei medici per parlargli di ci che ha letto nei libri di Basaglia la risposta sempre la stessa: Alcuni psichiatri stanno impazzendo 209. Un giorno per lo avvicina il dottor Pariante, che ha da poco assunto la direzione di mezzo ospedale, diviso a met dalla legge Mariotti per leccessivo affollamento: viene dallospedale di Volterra, uno di quelli parzialmente aperti dai basagliani, e chiede ad Adriano se possibile partire proprio dal degli infermieri del
XVI
210

XVI.

Lui, spiega, non pu fare nulla perch ha

contro quasi tutti i medici dellistituto, ma garantisce appoggio alle iniziative . Dopo quattro mesi di focose assemblee tutti gli infermieri appongono la loro firma sotto quattro proposte: apertura della porta

principale del padiglione, abolizione delle sorveglianze, unificazione di uomini e donne, attivit riabilitative che accompagnino i pazienti verso la dimissione. Sotto gli alberi, Claudio offre la solidariet del sindacato e braccia capaci ma Adriano rifiuta, ha paura che la riforma del manicomio diventi qualcosa di sinistra, allontanando chi vota altrove. Fa bene: poco dopo convince ad aiutarlo persino Salvatore, un infermiere che porta il fascio littorio appuntato sulla cappa. Purtroppo quando i partiti politici di sinistra qualche anno dopo
209 210

Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista II (cit.). E lo stesso Basaglia a puntare sul potenziale degli infermieri: Nella lotta per la difesa del

proprio posto di lavoro da parte del corpo infermieristico non ancora apparsa la complicit dellinfermiere con linternato (che appartiene alla stessa sua classe), per liberarsi della sudditanza dal potere medico, F. Basaglia, Lutopia della realt (cit.), pag. 247. 108

porteranno in Parlamento la riforma della psichiatria, lunit degli infermieri sar irrimediabilmente incrinata: Adriano e Salvatore non si parleranno mai pi. Lanziano primario del padiglione XVI rifiuta il documento e viene quasi alle mani con gli infermieri: qualche giorno dopo partecipa ad un convegno di psichiatri e prende parola contro la condotta inqualificabile di molto personale infermieristico. C anche Pariante: il direttore legge il documento degli infermieri e conclude dicendo che alcuni medici, dopo quaranta anni di lavoro, non hanno ancora capito con chi hanno a che fare ogni giorno. Al XVI arriva un nuovo giovane primario, la dottoressa Varraso: pazienti e infermieri abbattono le reti della sorveglianza esterna, qualcuno corre fuori e compra forchette e coltelli per tutti; Adriano prova inutilmente ad imparare dai pazienti come si pulisce la mela con il cucchiaio 211. Nei primi giorni gli infermieri vanno e vengono per le scale anche senza motivo per spingere uomini e donne ad incontrarsi, ma quelli esitano ad attraversare la porta anche se ora aperta. Ogni volta che Adriano si affaccia di sopra Enrichetta gli grida Profanatore!: sono quaranta anni che non vede un uomo e passa tutte le notti accanto alla finestra armata di uno straccio per scacciare gli spiriti maligni. Trasformare il manicomio si rivela pi difficile del previsto e senza le fasce e con la porta aperta il lavoro degli infermieri massacrante ma, con il tempo e anche grazie agli studenti della Facolt di Psicologia che accorrono come volontari, molti pazienti migliorano e possono essere finalmente dimessi. Nel 1976 il padiglione
XVI

e poi anche il

XIX

diventano ufficialmente zona ospiti e da tutti gli altri edifici cominciano ad affluire pazienti dimessi: vivranno l finch non saranno in grado di tornare nella citt dei sani.

211

Forchetta e coltello sono tra i simboli pi forti dellapertura e la loro comparsa ricorre in

numerose narrazioni sui manicomi: cfr. C. Piraino, I quaderni di Lia Traverso, rappresentato presso il Teatro Vascello, (testo inedito), Roma 2006; cfr. A. Celestini, La pecora nera, Einaudi, Torino 2006. 109

2.6 USCIRE FUORI


La fine del manicomio di Roma

Per noi la strada sar una fabbrica di emozioni. La piazza una fabbrica di predestinazione. Lamore una fabbrica di bellezza. La penna una fabbrica di ricchezza. Le impronte digitali una fabbrica di vita. Le cartoline una fabbrica di romanticismo. Le lettere una fabbrica di musica. Le idee una fabbrica di luce. I sogni una fabbrica di gioia. GUIDO GRAFFEO, Una finestra sul reale. (dimesso dal Santa Maria della Piet il 3 gennaio 1980)

2.6.1

CENTOTTANTA

Come un esercito di zombie vagavano sbandati per il quartiere, tutti ne avevamo paura 212: allimprovviso allinizio degli anni Ottanta molti uomini e donne del manicomio di Roma si ritrovano per strada. C chi non esce da pi di venti anni, chi ha trascorso mesi legato ad un letto, chi sente voci, chi ha lidentit devastata dalla detenzione e dai farmaci. Monte Mario sotto shock: la pesante zuccheriera dacciaio che troneggia sul bancone vola dalle mani di unex ricoverata sulla testa della barista, una donna entra nel negozio di scarpe, ne indossa un paio ed esce senza pagare, qualcun altro sfonda una vetrina a pugni e poi sviene nel bar, schizzando sangue ovunque 213. Qualche anno prima, il 13 maggio del 1978, i partiti della sinistra hanno portato in aula la legge numero 180, la legge Basaglia: bisogna battere sul tempo chi sta raccogliendo le firme per un referendum abrogativo della vecchia
212 213

S. Metelli, barista, Intervista I (cit.). S. Certelli, negoziante, Intervista I (cit.). 110

legge Giolitti e salvare i manicomi dal caos 214. I parlamentari sono distratti, tre giorni prima il cadavere dello statista democristiano Aldo Moro stato rinvenuto nel bagagliaio di una Renault rossa, parcheggiata tra le sede del suo partito e quella del
PCI
215

: la legge viene approvata praticamente senza

dibattito. Quando torna la calma piovono sullaula ben tredici disegni di legge restauratori: la Basaglia resiste e finisce nella colossale Legge 883, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale 216. Intanto lo psichiatria che ha dato il nome alla nuova norma denuncia il rischio che La comunit terapeutica si mantenga nei limiti di una contestazione allinterno del sistema psichiatrico e politico senza intaccarne i valori: Cassandra purtroppo sempre buon profeta 217. La 180 inquadra medici ed infermieri psichiatrici negli ospedali generali e ordina la chiusura di tutti i manicomi, elimina il ricovero coatto per pericolosit sociale e autorizza il paziente a chiederne la revoca, dispone la creazione di Dipartimenti di salute mentale territoriali, i
DSM,

di Centri di

diagnosi e cura con al massimo quindici posti letto, di case famiglia, comunit e residenze protette. Soldi e volont mancano da subito: ci vorranno sei anni perch il Ministero della sanit disponga lo smantellamento dei manicomi, dodici per una legge che finanzi le case famiglia, diciotto per la chiusura definitiva del Santa Maria della Piet accoglie la follia.
218

. Nel frattempo le porte dei padiglioni

si sono aperte e nessuno ha insegnato alla gente di Monte Mario come si

214

Cfr. Legge n. 180, Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori, 13 maggio Cfr. A. Giovagnoli, Il caso Moro , Il Mulino, Bologna 2005. Cfr. Legge n. 833, Istituzione del Servizio sanitario nazionale, 28 dicembre 1978. F. Basaglia, Le istituzioni della violenza, in Id. Lutopia della realt (cit.), pag. 157. Negli

1978.
215 216 217

ultimi anni della sua vita Basaglia denuncia spesso i rischi dinvoluzione della riforma, con il ritorno di meccanismi tipicamente manicomiali in numerosi CIM locali.
218

Cfr. Progetto obbiettivo Tutela della salute mentale 94 96, Ministero della sanit, 7 aprile

1984; cfr. Legge n. 724, Misure di razionalizzazione della finanza pubblica, 23 dicembre 1994. 111

Un malato che pu venire dimesso e si trova rifiutato dalla famiglia, dal posto di lavoro, dagli amici, da una realt che lo respinge violentemente come uomo di troppo, che cosa pu fare se non uccidersi o uccidere chiunque abbia per lui la faccia della violenza di cui oggetto? 219

Alcuni primari usano la nuova legge per dimostrare che la chiusura del manicomio una pazzia: Capitava che uno grave chiedesse di uscire racconta linfermiera Maria il dottore prendeva la cartella clinica, scriveva Il paziente si dimette e quello era fuori, solo
220

. I pi fortunati finiscono in

commissariato dopo qualche ora, ci sono donne che tornano incinte e altri che non tornano affatto: Prendevano un autobus, si perdevano, finivano sotto un ponte o allobitorio spiega linfermiere Claudio e, anche quando alcuni infermieri protestano e dipingono di rosso le porte dei padiglioni, la diaspora dei folli non si arresta 221. C anche chi per boicottare lapplicazione della 180 sintroduce di notte nelledificio della Direzione e d fuoco ai registri ma, pi che dagli attentati, lentusiasmo del personale basagliano sepolto dalla valanga di fonogrammi che segnalano alla polizia allontanamenti e sparizioni, favoriti dalle dimissioni selvagge e dallallentamento della sorveglianza. La cosa pi difficile ricorda Maria era convincere noi stessi che il manicomio non serviva pi: lalba quando linfermiera cammina nel parco e intravede unombra tremolante nel buio, Sergio, paziente dimesso e sparito la sera prima dal padiglione XVI degli ospiti, si impiccato 222. La maggior parte dei pazienti fortunatamente si limita a vagare per il quartiere, pronta a tornare oltre il cancello ad ogni segno di pericolo. Parecchi hanno finalmente ottenuto la pensione dinvalidit e finiscono per lasciarne buona parte ai negozianti meno onesti: c chi torna dal tabaccaio con una pila elettrica per la sua radiolina nuova e lha pagata diecimila Lire. Mentre il
219 220 221 222

F. Basaglia, Il problema dellincidente, in Id. Lutopia della realt (cit.), pag. 164. Cfr. M. Morena, infermiera, Intervista II (cit.). Cfr. C. Rossi, infermiere, Intervista I (cit.). Cfr. M. Morena, infermiera, Intervista III (cit.). 112

pugile, un ragazzone muscoloso che gira seminudo anche in pieno inverno, osserva assorto per ore le vetrine del tabaccaio ignaro delle vecchiette terrorizzate assediate dentro, qualcunaltro s installato tra gli anziani avventori del bar, fa lurlo di Tarzan in cambio di una birra e ordina cognac a ripetizione: il barista coglie la strizzatina docchio dellinfermiere e corregge con acqua 223. Franco il vigile ogni mattina percorre tutte le strade del quartiere, poi chiede un gettone, telefona ai vigili urbani e fa lelenco delle macchine in sosta vietata. Un autista dellautobus gli ha regalato un vecchio cappello da controllore e, con il suo vestitaccio nero, Franco da lontano sembra proprio un vigile vero: si mette allincrocio sulla via Trionfale che porta al manicomio e dirige il traffico con gesti marziali, qualcuno inchioda e lo tamponano in dieci. Linfermiere Adriano lo vede correre a perdifiato verso il cancello: Aprime, aprime!; lo insegue una torma dautomobilisti inferociti 224. Con un po di ritardo, nel sonnolento quartiere popolare di Monte Mario arrivano anche i movimenti di piazza: il primo aprile del 1977 venti giovani con molte bandiere rosse prendono possesso del casale diroccato e delle terre abbandonate del manicomio
225

. Paolo ha trentacinque anni e con la sua barba

incolta uno dei pi vecchi del gruppo: spiega ai giornalisti accorsi che i giovani di destra gli urlano spesso Andatevene a zapp! e loro li stanno prendendo alla lettera. C chi riesuma i braccianti del Quarantacinque, la lotta contro il latifondo e Portella delle Ginestre ma, messe da parte le suggestioni hippie, resta la terra da strappare ad anni derbacce. Si fa avanti lassociazione dei genitori di ragazzi affetti da handicap che abitano nella zona e la nuova cooperativa agricola include da subito alcuni lavoranti con problemi psichici. Per gli ex pazienti del manicomio si presenta cos loccasione di intraprendere un percorso di recupero, doppiando Stato e Regione in ritardo nel finanziare la 180. C chi lavora per un po tra i campi e si prepara in questo modo a tornare
223 224 225

Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista III (cit.); cfr. S. Metelli, barista, Intervista I (cit.). Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista II (cit.). Cfr. P. Ramundo, agricoltore, Intervista I, raccolta presso lazienda agricola Co.Bra.Gor nel

quartiere Monte Mario, Roma aprile 2007. 113

in citt e non si tratta di nuovo dergoterapia: sani e meno sani percepiscono lo stesso stipendio.

2.6.2

LE IDENTIT SEPOLTE

Allinizio del 1980 il Ministero della sanit incarica Franco Basaglia di supervisionare lapplicazione della legge 180 nella regione Lazio: c da chiudere uno dei pi grandi manicomi dEuropa, il Santa Maria della Piet 226. Il piccolo teatro nelledificio della Direzione non sufficiente perch tutti vogliono sentirlo parlare, i carbonari e gli entusiasti, gli scettici e i nemici dichiarati: lo psichiatra sa che non sar semplice, che a Roma molti padiglioni sono ancora chiusi, per nulla scalfiti dalla riforma, che met dei medici e degli infermieri ritengono che vada bene cos. Il 29 agosto Basaglia muore. Strano er destino ironizzano tristemente gli infermieri al bar una vita pe i matti e poi te ne vai sul pi bello 227: un protagonista lascia la scena prima del tempo proprio mentre buona parte dellopinione pubblica italiana relega in soffitta il Sessantotto, archiviando il manicomio tra i molti problemi irrisolti. Intanto centinaia tra gli internati che non hanno la fortuna di appartenere ad uno dei padiglioni parzialmente aperti restano in attesa, passeggiano per le sorveglianze come giocattoli caricati a molla. Nel 1980 con Basaglia arrivato a Roma anche Tommaso Losavio: va a dirigere il DSM della circoscrizione XIX che ha il manicomio proprio al centro e inizia subito a lavorare per la chiusura, coalizzando amici e nemici. Il suo primo vero giorno di manicomio nel 1972, quando da giovane psichiatra di guardia notturna al manicomio di Rieti spinge la porta del padiglione e questa si apre dolcemente, senza rumore: gli infermieri hanno rinunciato ad incastrare il solito sassolino tra i cardini, ora si fidano di lui. A Rieti nasce cos un
226 227

Cfr. A. Pallotta, B. Tagliacozzi, Scene da un manicomio (cit.). Cfr. C. Rossi, infermiere, Intervista I (cit.). 114

abbozzo di comunit terapeutica, prima che la Direzione assegni tutti allinsulinoterapia, cancellando gli sforzi con un tratto di penna 228. Il dottore furioso quando riceve la telefonata di Basaglia che lo invita a raggiungerlo: si trasferisce a Gorizia e, dopo qualche anno, giunge a Roma. subito evidente che non si limiter a gestire i padiglioni ospiti, passati nel frattempo sotto il controllo del
DSM:

Ogni volta che il vecchio direttore mancava spiega

linfermiere Adriano Losavio lo sostituiva per legge e approfittava per chiudere un padiglione 229. Dal 31 dicembre del 1980 lospedale psichiatrico di Roma non accetta pi nuovi pazienti e chi esce volontariamente ha sei mesi per ripensarci. Attenti a non costruire un castello dorato, ammonisce un arguto psichiatra in visita ai padiglioni ospiti; Adriano sul momento non lo prende molto sul serio ma poi vede le dimissioni volontarie calare vertiginosamente: molti non vogliono mollare quei padiglioni dove sono al sicuro dalla violenza dellistituzione, quanto da quella della citt dei sani
230

. Intanto chi vuole

smantellare il manicomio sta entrando in rotta di collisione con i sindacati, gli stessi che hanno consentito il successo delle prime sgangherate ma eroiche agitazioni: impegnata nella strenua difesa dei posti di lavoro, la paradossalmente una forza reazionaria e il chiusura solo nel 1994 231. Si va avanti lo stesso: nel 1981 nel vicino quartiere di Primavalle apre la prima comunit terapeutica, diretta dal dottor Massimo Mar. I parenti degli ex internati non possono venire, perch questi tentino di entrare finalmente nel
DSM CGIL

diventa

ottiene un accordo sulla

228

Cfr. T. Losavio, psichiatra Testimonianza I, registrata durante la visita al Museo

Laboratorio della Mente, presso lex Ospedale psichiatrico Santa Maria della Piet, Roma, maggio 2006.
229 230 231

Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista I (cit.). Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista III (cit.). Cfr. T. Losavio, psichiatra, Testimonianza II, raccolta presso labitazione dellintervistato,

Roma, Luglio 2007. 115

quartiere e cerchino nuovi amici, non imposti dalla storia ma scelti dallIo: funziona e i pazienti migliorano vistosamente 232. Intanto al padiglione che era stato dei bambini, lIIX, nasce grazie allimpulso del dottor Paolo Algranati la comunit terapeutica Peter Pan: il laboratorio diventa molto presto una fucina per artisti ottimi e veri come, tra i molti, Giovanni Fenu, da non leggersi con la lente deformante e relativa della terapia ma con quella oggettiva e gratificante della critica darte. Nel 1985 il
DSM

della circoscrizione

XIX

, secondo il Ministero della sanit, uno dei soli


XXII,

undici funzionanti in tutta Italia: lanno dopo il padiglione

il bisonte,

chiude per sempre e al Santa Maria della Piet arrivano volti nuovi che, per la prima volta, non appartengono a psichiatri, n a infermieri, n a suore 233. Fiammetta ha gi venticinque anni quando, dopo aver soddisfatto i genitori che la volevano laureata in Legge, siscrive finalmente alla Facolt di Psicologia di Roma
234

. Nel 1977 chiede una tesi diversa dal solito e il

professore le propone di censire i pazienti del manicomio e individuare quelli adatti ad un esperimento di psichiatria di settore, ovvero ad essere assistiti in piccoli ambulatori che allora sono poco pi di unipotesi. Fiammetta lavora gi con i consigli di fabbrica della circoscrizione V, il quartiere San Lorenzo, dove con gli ultimi spiccioli del piano Marshall sono stati costruiti un gruppo di mutuo aiuto e un centro sociale per gli anziani. Tra le tante cartelle cliniche appartenenti a gente del suo quartiere trova anche quella di bombolo, il malatino del bisonte: i fratelli lhanno portato in manicomio quando da bambino ha iniziato a dare di matto, dopo che le bombe degli Alleati sono piovute sullo scalo ferroviario di San Lorenzo. Quando Fiammetta entra per la prima volta in padiglione inizia a far caldo, il sole dietro le sbarre disegna lunghe strisce nere sugli otto letti: le donne sono coperte da lenzuoli come
232

M. Mar, Le idee, i vissuti, i tentativi, le prassi antiistituzionali nellospedale psichiatrico Cfr. A. Pallotta, B. Tagliacozzi, Scene da un manicomio (cit.). Cfr. F. Pesce, psicologa, Intervista I, raccolta presso il centro diurno di assistenza

Santa Maria della Piet dal 1968 al 1981 (cit.), pag. 212.
233 234

psichiatrica di via Ventura, Roma, Ottobre 2006. 116

sudari, sedute con le braccia protese in avanti. Sono legate, spiega il medico che laccompagna. In realt, spiega Ilario, psicologo, in quegli anni la Facolt di Psicologia sta muovendo i suoi primi passi e di manicomio si parla poco o nulla 235. Cos i giovani volontari come lui, che mentre studiano si recano in ospedale per fare un po di pratica, possono solo improvvisare. Tra le molte cooperative formate da pazienti, medici, infermieri, psicologi e studenti parecchie falliscono: alcune invece sopravvivono e crescono e oggi assicurano un lavoro a molti che, come valida alternativa alla detenzione in manicomio, accudiscono con perizia ai giardini del Comune di Roma o cucinano per i bambini degli asili e delle scuole elementari. Nei primi anni Ottanta tra i progetti della cooperativa Il Punto c un laboratorio di scrittura creativa: Ilario e parecchi altri riesumano un progetto della dottoressa Anna Berni, Le voci, un giornale di padiglione scritto dai pazienti che lo vivono ogni giorno.
Una delle infermiere ci sveglia alle sei. Accende le luci e dice alzatevi. () Poi verso le sette e un quarto si scende: c chi sta seduta e chi cammina. Le infermiere danno le medicine per bocca, fanno le iniezioni mentre altre fanno i bagni ed asciugano le teste con il fon. Quando asciugano, usano le traverse di tela dura. Intanto arrivano le otto e trenta. Si mettono le tovaglie, si prendono le tazze e i cucchiai. Arriva lorzo con il latte in busta ghiacciata (a volte il latte c caldo). Le infermiere si arrabbiano se mentre loro passano il cibo qualcuna sta vicino al carrello. Dopo si pigliano le medicine per bocca e si alloggia nella sala aspettando lora di pranzo. Alle ore dodici e trenta si pranza e alluna passano le medicine. Alluna e mezzo si va a riposare e alle tre ci si alza e si sta di nuovo in sala aspettando che arrivi lora di cena. Alle cinque e trenta si cena, alle sei si danno le medicine e alle sei e trenta si va al letto. 236

235

Cfr. I. Volpi, psicologo, Intervista I, raccolta presso la sede della cooperativa sociale Anonimo, Menage della vita nellospedale S.M. della Piet, in Le Voci, n. 8. 117

integrata Il Grande Carro, Roma, Maggio 2007.


236

Che fino hanno fatto gli internati? Per quale motivo sono stati esclusi dalla storia? Lo chiede lo psichiatra Agostino Pirella, collaboratore di Basaglia: Anna Berni gli risponde che scrivere un ottimo modo per riportare alla luce quelle identit sepolte dallistituzione
237

. La partecipazione al

laboratorio volontaria e il grosso del lavoro dIlario consiste nel convincere i pazienti a venire e, soprattutto, a restare: insieme si leggono le cose scritte nella solitudine, poi uno che sa battere a macchina mette tutto insieme e c chi, come Alberto Paolini e Nicola Fanizzi, rivela un formidabile talento
238

Diventa necessario portare fuori tutto questo: il giornalista Tommaso Di Francesco, Anna Berni e la cooperativa editrice de Il Manifesto curano la pubblicazione di Una finestra sul reale, la prima antologia di componimenti degli internati in manicomio; anche se il lucro ricavato dal venduto poco pi che simbolico, le recensioni entusiaste piovono 239. Nel frattempo Fiammetta riuscita ad organizzare i soggiorni estivi per i pazienti, mescolandoli agli anziani del centro sociale di San Lorenzo. Sulla sabbia di Civitavecchia bombolo saltella come un grillo, arrossendo alla vista di tutte quelle donne colle mutande. Enrico, un vecchio dal nobile naso aquilino, siede accanto a Fiammetta: una lunga teoria di vagoni merci sferraglia accanto alla spiaggia. Enrico inizia a parlare, antiquato ed elegante, snocciolando il significato di sigle e abbreviazioni tracciate a gesso sui vagoni: da cinquantadue anni non parla con nessuno. Era ferroviere quando, ubriaco dopo una delusione damore, s messo a lanciare bottiglie contro i passanti ed stato portato in manicomio: Come sta il re?, domanda a Fiammetta.

237

Cfr. A. Berni, Entrare fuori, in Id., Lospedale psichiatrico di Roma dal manicomio Opere di ex ricoverati del Santa Maria della Piet sono edite da Sensibili alle foglie, casa

provinciale alla chiusura (cit.).


238

editrice che raccoglie la letteratura delle istituzioni totali, dalle carceri ai manicomi: cfr. N. Fanizzi, Lasciateci stare, Sensibili alle foglie, Dogliani (Cn), 2004; Id., Vorrei essere uomo tra gli uomini, Sensibili alle foglie, Dogliani (Cn), 2007.
239

Cfr. A.A.V.V. Una finestra sul reale, antologia di testi poetici del Laboratorio di scrittura

del Santa Maria della Piet, a cura di A. Berni, Cooperativa editrice Il Manifesto, Roma 1985. 118

2.6.3

LA FINESTRA SUL REALE

Pareva che fossimo inattesi, seppur ampiamente annunciati. Era una forma dopposizione passiva verso qualsiasi cambiamento, allunica spinta vitale in una struttura concettuale e fisica che andava sfaldandosi 240: chi inizia a lavorare in manicomio negli anni Ottanta si rende ben presto conto che il Santa Maria della Piet potrebbe non chiudere mai. Se c chi tra gli infermieri anziani partecipa entusiasta ai laboratori organizzati dai volontari e impara insieme ai pazienti ad intrecciare il giunco, molti continuano a lavorare attenendosi al vecchio Regolamento, come se nulla fosse accaduto 241. Di che vi lamentate dice un giovane psicologo ad Adriano, infermiere ora che non si lega avete meno roba da fare; inutile spiegare che senza fasce di contenzione il lavoro pi che raddoppiato: linfermiere e il medico senza pi la divisa del secondino devono mettere in gioco la propria umanit, per cui non percepiscono alcun bonus nello stipendio
242

. Gli psicofarmaci moderni

che hanno consentito di limitare la contenzione non bastano: oltre la rete di filo di ferro la citt non ha intenzione di accogliere gli ex matti ora guariti e, anzi, Se lospedale non attua unazione di difesa della libert, della cui perdita il malato gi soffre, il farmaco, dandogli un limite pi vasto di coscienza, aumenter in lui la convinzione di essere definitivamente perduto
243

. A

dispetto del sincero entusiasmo degli operatori sta accadendo quanto profetizzato dal Basaglia, il manicomio da carcere si sta trasformando in parcheggio perpetuo, un campo neutro dove abbandonare cose inerti, che non servono: Se il malato diventa oggetto daffettuosa cura ma il rapporto si gioca

240

S. Benedetti, Il progetto CEE, le quattro stagioni della riabilitazione, in Id., Lospedale Cfr. M. Morena, infermiera, Intervista III (cit.). Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista III (cit.). F. Basaglia, La distruzione dellospedale psichiatrico, in Id. Lutopia della realt (cit.), pag.

psichiatrico di Roma dal manicomio provinciale alla chiusura (cit.), pag. 251.
241 242 243

21. 119

tra generosit e riconoscenza e non tra dovere e diritto, egli sprofonder ugualmente in una sorta dannientamento totale 244. Intanto, mentre i fondi per lapplicazione della 180 sono invisibili, i tagli di bilancio allospedale che deve chiudere si vedono benissimo. Una notte del 1985 una paziente che ha tentato pi volte il suicidio e che solita strapparsi i capelli a ciocche e aggredire le infermiere, perde copiosamente sangue dal naso. Il personale scarseggia e nellambulatorio la macchina per fare le radiografie fuori uso da anni, cos linfermiera Annamaria la conduce da sola allospedale San Filippo Neri. Rimane sbalordita quando le consegnano il lungo chiodo arrugginito che, in un inevitabile momento di distrazione di qualche infermiere, la paziente si infilata nel naso 245. Sulle prime mosse sono tutti daccordo: i pazienti devono riappropriarsi della realt, dopo aver posseduto per anni solo laria viziata delle sorveglianze. Nei padiglioni ospiti assegnata ad ognuno una stanzetta, da arredare secondo il proprio gusto: persone che fino ad allora avevano indossato i pochi vestiti posseduti uno sullaltro e trasportato con se le proprie cose in buste di plastica, non avendo un posto dove custodirle, ora possono scegliere il colore delle pareti e collezionare centinaia di piccoli tesori
246

. Ancora una volta la

cosa pi difficile convincere il personale del manicomio che si pu fare: lelettricista dellospedale rimane sbalordito quando un paziente domanda una presa elettrica in pi, perch ha messo il letto accanto alla finestra e l non pu attaccare il lume per leggere; la dietista si rifiuta di autorizzare le pazienti a cucinare da s perch troppo pericoloso, anche quando Fiammetta, psicologa, le spiega che i matti non sono cos scemi da bollire la pasta nellacido muriatico 247.

244 245 246

Cfr. M. Giannichedda, Franco Basaglia e limpresa della sua vita (cit.), pag. 22. Cfr. A. Faccenda, infermiera, Intervista I (cit.). La raccolta compulsiva di oggetti di poco conto si osserva in quasi tutti i pazienti, privati Cfr. F. Pesce, psicologa, Intervista I (cit.). 120

per anni della propriet privata: cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista III (cit.).
247

Se le pareti interne dellospedale psichiatrico si stanno lentamente sgretolando, le mura maestre restano ben solide e per la gente di Monte Mario quegli zombie che si aggirano per il quartiere sono gli stessi matti di sempre: semplicemente il manicomio si spostato fuori
248

. C chi tra gli operatori

persegue la piena realizzazione delle teorie basagliane e rivendica la libert di esprimere liberamente la propria follia: laboratori darte, di scrittura e teatro restituiscono ai folli la parola negata, attori e musicisti si esibiscono nel parco del Santa Maria della Piet e invitano i sani a visitare un luogo che non pi solo gabbia di matti. C anche chi, pi pragmatico, disposto ad accettare qualcuna delle regole della societ che s dimostrata ancora ostile alla devianza, in primis quella che obbliga i contraenti il contratto sociale ad essere parte produttiva del gruppo casa. Il progetto
CEE
249

: in cambio sottiene la piena e reale

partecipazione al mondo, attraverso la dignit del lavoro e la sicurezza della per la riabilitazione, deistituzionalizzazione e

riapprendimento lavorativo dei lungodegenti psichiatrici, inizia nel 1982 grazie ai soldi della Comunit Europea e ai locali messi a disposizione dallopera pia Don Calabria: nei capannoni e nelle officine sessanta pazienti, scelti come suggeriva Basaglia tra quelli giudicati gravi, cronici e irrecuperabili, imparano a lavorare guidati da fabbri, falegnami, sarti e tappezzieri professionisti. E se vero che La lotta diretta e ristretta al sintomo equivale a schierare lesercito per fermare il vento, cos facendo si sondano aree della coscienza non scalfite dalla sofferenza e lenergia vitale prende un sentiero sensato, un itinerario da percorrere per sopravvivere una volta fuori, con un lavoro e uno stipendio 250. Ma quale psicanalisi, ma quale relazione, la vera psichiatria pala, mazza e piccone, sta scritto sulla copertina di un quaderno, il diario delloccupazione di un immobile sfitto nel centro di Roma tentata da pazienti e

248 249 250

Cfr. T. Losavio, psichiatra, Testimonianza II (cit.). Cfr. J-J. Rousseau, Discorsi e contratto sociale (cit.). S. Benedetti, Il progetto CEE, le quattro stagioni della riabilitazione (cit.), pag. 252. 121

personale del Santa Maria della Piet

251

. Il sette aprile del 1985 i ricoverati in

manicomio sono ancora pi di mille e diminuiscono solo grazie ai decessi; ottanta sono stati dimessi, ma vivono nei padiglioni ospiti perch non hanno un posto dove andare: proprio la sopravvivenza di quei padiglioni a met sta minando la credibilit della legge 180 e lintero impianto teorico basagliano rischia di svaporare, perch il manicomio sta affermando il suo naturale e necessario sopravvivere. Cos, quando al
DSM

arriva la notizia che proprio dietro il Colosseo c

un appartamento libero di propriet della Municipalit di Roma, Tommaso Losavio si traveste da ingegnere del Comune e insieme a qualche infermiere con un elmetto giallo in testa abbatte i mattoni che ostruiscono lingresso: Pina, Luciana, Claudia e Luisella attendono al bar e in un paio dore la casa pronta per loro. Ai telegrammi del presidente dellUnit Sanitaria Locale che minacciano denuncie e provvedimenti disciplinari il direttore del DSM risponde con un invito a visitare lappartamento, per vedere come si realizza la 180 a costo zero. Intanto una delle famiglie del palazzo invia alle nuove inquiline un mazzo di fiori con un biglietto di benvenuto; gli altri vicini di casa si sono gi accomodati nel salotto, bevono il t e chiacchierano con le signore sgranocchiando pasticcini. Mentre gli infermieri lavorano a turno nellappartamento, gratuitamente e fuori lorario di servizio, persone che hanno letto la storia sul giornale si presentano con un mobile, qualche pentola, una poltrona: lontano dal manicomio, quei matti sono tornati semplicemente gente di Roma. Nella buca delle lettere arriva anche una cartolina con il visto della censura e il timbro postale di un carcere di massima sicurezza.
La segregazione in carcere e quella in manicomio scandiscono lo stesso ritmo di distruzione del desiderio, del futuro possibile oggi. Noi tutti che popoliamo queste gabbie conosciamo il gusto della libert. Pi di coloro
251

T. Losavio, Una casa per non vivere in manicomio, storia delloccupazione di via Baccina,

in Id. Lospedale Santa Maria della Piet dal manicomio provinciale alla chiusura (cit.), pag. 218. 122

che si accontentano della libert che gli viene concessa. La assaporiamo con piacere da quando abbiamo iniziato a violare i muri e le sbarre invisibili che ci hanno costruito dentro. Non conosco i vostri nomi e questa cartolina un po come una bottiglia lanciata in mare e dovr superare parecchie burrasche per raggiungervi. Vi arriver? Non lo so, ma se leggerete so che apprezzerete la mia solidariet di prigioniero 252.

Qualche mese pi tardi latto di forza delle ricoverate e del personale del manicomio giudicato legittimo: occupazioni pi o meno tumultuose dimmobili pubblici sfitti si susseguono, finalmente molti vanno via dai padiglioni e prendono un posto nel reale. E per gli appartamenti dalle mura in cattivo stato non c problema: c littorina, limbianchino del padiglione XXII, quello che ha dipinto tutti gli alberi di bianco.

2.6.4

EPILOGO

Maria sammala a met del 1979: lascia il suo posto dinfermiera psichiatrica proprio mentre il Parlamento pronuncia la condanna a morte del manicomio
253

. Guarita, torna a lavoro il sei gennaio del 1981, quando stata

misteriosamente abolita la festa dellEpifania, e trova molte cose nuove: non lavora pi in padiglione per motivi di salute e collabora con le anziane colleghe dellamministrazione, che da sole gestiscono lintera elefantiaca burocrazia del manicomio. Uninfermiera in Direzione non solo un rincalzo: molti pazienti da qualche mese lavorano nellamministrazione, in pratica lospedale lo stanno chiudendo loro, e serve qualcuno che conosca i padiglioni, insieme alle impiegate che in tanti anni di manicomio poche volte hanno visto un matto

252

T. Losavio, Una casa per non vivere in manicomio, storia delloccupazione di via Baccina Cfr. M. Morena, infermiera, Intervista III (cit.). 123

(cit.), pag. 220.


253

da vicino. difficile: un giorno una macchina per scrivere vola in corridoio e Maria rimedia qualche punto di sutura. Dopo qualche anno, linfermiera rimane lunica sana in un ufficio di matti, che per funziona benissimo: c chi sistema da solo tutti i turni del personale, incastra ferie, permessi e straordinari e non sbaglia mai, c chi chiama il noleggio e prenota il pulmino per il soggiorno estivo, chi bersaglia di raccomandate il Ministero per ottenere sussidi e pensioni dinvalidit. Cartelle cliniche da rintracciare, colossali matricolari, volumi e volumi fitti di statistiche da inviare ogni settimana alla Provincia per assicurarsi la fornitura di medicine, cibo, lenzuola: giorno dopo giorno, anno dopo anno, Maria traccia sulla carta migliaia di cifre, sempre pi piccole, sempre pi rade. un castello di sabbia intaccato dalla marea che sale: i numeri scorrono via dal manicomio come granelli di sabbia verso il mare, ognuno con un differente destino. Quando nel 1959 Adriano diventa un infermiere del padiglione
XXII,

Francesco vive al bisonte gi da qualche anno 254. Schizofrenico per la cartella clinica, Francesco ha un delirio sistematico, inscalfibile: Stalin lo aspetta sulla Piazza Rossa. Ogni giorno illustra agli infermieri i dettagli del suo viaggio: gli servono almeno dieci camere daria per arrivare a Mosca in bicicletta, ma molte pi scarpe se decide di andarci a piedi. Fugge spessissimo: un giorno dinverno, con la neve che arriva alle caviglie, gli infermieri lo trovano a cinque chilometri dal manicomio. Sorride e si complimenta con gli inseguitori: Amici, voi avete il dovere di prendermi, io ho il diritto di scappare. Quando negli anni Ottanta va ad abitare nel padiglione ospiti, ogni infermiere che prende servizio si accerta che non abbia infilato la porta aperta in direzione Mosca. E invece il delirio svanisce. Qualche psichiatra sinteressa al suo caso perch la scomparsa di un sintomo cos forte e duraturo pi unica che rara: la vecchia cartella clinica di Francesco racconta la storia di un muratore, stimato dal capomastro anche se milita nel
PCI,

che per mantenere la famiglia allalba, prima di andare in

254

Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista II. 124

cantiere, pulisce le scale dei palazzi. Un giorno per caso scopre la moglie con un altro uomo: uno schiaffo a lei, un pugno allamante e uno spintone al Carabiniere accorso alle urla. Quando si calma, Francesco gi in manicomio. Pi di quaranta anni dopo i suoi due figli lo portano a fare la prima passeggiata fuori: erano bambini allepoca dei fatti e quasi non lo conoscono. vano chiedere perch sia finito tra gli schizofrenici, dove le mura imbiancate a calce gli hanno regalato un delirio di cui non aveva mai sofferto prima. Francesco vivr nella citt dei sani per pi di dieci anni, educato, gentilissimo, sempre pronto a prendersi un caff con i suoi vecchi infermieri: non andr mai a Mosca. Il quattordici giugno del 1972 una ragazza giovane e molto bella condotta in manicomio dallambulanza della neuro del Policlinico Umberto I: Anna Nicolescu c scritto sulla cartella clinica Sindrome Paranoide, nazionalit rumena
255

. spaventata, non ricorda nulla; consegna alla

fagotteria una valigia elegante, il suo vestito da sera rosso e una lunga stola di piume di struzzo. Per il tipo di disturbo sarebbe dovuta uscire dopo pochi mesi - spiega la dottoressa Antonietta Di Cesare al giornalista della RAI che a met degli anni Ottanta ricostruisce la vicenda - e invece rimasta in manicomio fino alla fine: seduta accanto, Anna sorride alla telecamera sotto una cascata di capelli bianchi. Per anni ha raccontato agli infermieri di essere una ballerina che lavora negli studi televisivi di Roma, a via Teulada, e guadagna cinquantamila Lire al giorno; dice di aver partorito due gemelli che le sono stati portati via e che non ha mai potuto vedere: nessuno le crede. Un giorno che la porta del manicomio aperta gi da qualche mese, i medici la incontrano mentre chiede lelemosina, a pochi passi dal manicomio; il direttore del
DSM

sinfuria ma poi scopre che Anna non riceve la pensione dinvalidit perch qualcosa non va nei documenti. Registrata allanagrafe di Bucarest, Anna si sposata in una piccola parrocchia vicino Udine con Luigi: i parenti delluomo

255

Cfr. C. Imbimbo, La donna che visse due volte, Rai, Italia 1984. 125

la ricordano bene. Ma, dicono, morta da anni: Anna che sorride alla telecamera un fantasma. Dalla sua cartella clinica allora spuntano lettere ingiallite, mai uscite dallospedale: Anna minaccia di dire tutto, parla di un albergo, di un omicidio, di morfina somministratale a forza. Probabilmente ipotizza la dottoressa Di Cesare per anni abbiamo ritenuto delirio la verit. Forse Anna ha preso il posto di una connazionale deceduta per entrare clandestinamente in Italia, forse davvero una ballerina, forse finita in qualche giro troppo grande per lei e nessuno ha voluto proteggerla: intanto per lei tra realt e fantasia non c pi differenza perch, protetta dal suo stesso carcere, si ritirata dalla Storia. Sorride alla telecamera, si volta verso la dottoressa e le chiede: Quant che sono qui, due mesi?. Sopravvivr di poco alla chiusura del manicomio. Giorno dopo giorno, disperatamente cercavamo di portare fuori chi era dentro e dentro chi era fuori
256

; Tommaso Losavio passeggia nel parco del


257

Santa Maria della Piet, pensa al compito appena affidatogli, la chiusura definitiva del manicomio, e rimugina le parole di Franco Basaglia . Primavera del 1993: cinquecento persone restano intrappolate nei padiglioni. Sono il residuo manicomiale, quelli che fuori non hanno nessuno, i pi gravi e cronici, quelli che, entrati bambini, sono diventati vecchi nelle sorveglianze: la legge 180 sulla chiusura degli ospedali psichiatrici sta per compiere sedici anni. I manifesti del pittore Ennio Calabria tappezzano la citt, pubblicizzano il concerto rock del cantante Ron nel parco del manicomio, lo schermo gigante per le partite di calcio, lo spettacolo comico di Serena Dandini: tutto per convincere quelli di fuori ad entrare e scoprire che quella storia del manicomio non finita e, soprattutto, li riguarda. Anche Nino, ricoverato da decenni, passeggia nel parco: La fai facile tu dice al direttore del DSM ma non puoi sapere quanto sia difficile per noi entrare fuori.
256 257

F. Basaglia, Conferenze brasiliane (cit.), pag. 14. Cfr. T. Losavio, Entrare fuori, uscire dentro: la chiusura del Santa Maria della Piet,

unoccasione mancata per la citt di Roma, per concessione dellautore, Roma 2007, pag. 1. 126

Gli anni passano, linfermiera Maria rimasta sola nel grande edificio della Direzione: sono bui i lunghi corridoi lastricati di marmo, le stanze, le scrivanie, le macchine per scrivere, i cassetti, i timbri con scritto Manicomio della Provincia, le cartelle cliniche ingiallite allineate sugli scaffali. Prende il registro, sfoglia le pagine di carta leggera, scrive con una penna rossa. Due aprile 1999; ricoverati: Zero. Nino attraversa il cancello: la citt lo ha condannato, oggi legge e medicina lo giudicano guarito, assolto. Torna fuori, lascia il luogo della reclusione, che per anni lha protetto dalla follia dei sani. La storia del Santa Maria della Piet non finisce con la sua fine: continua, agli angoli delle nostre strade.

127

SOMMERSI E SALVATI
Conclusione

Dante era bambino: spiava i matti da dietro la rete, seduti sulle panchine tutto il giorno a masticare laria senza i denti
258

. Adesso fa il tecnico di

radiologia al Policlinico Gemelli: fa una lastra ad un uomo, quasi cieco per una neoplasia trascurata. Sulla vecchia cartella clinica c il timbro del Santa Maria della Piet: cinque pagine di carta ingiallita, vergate a mano in elegante corsivo, come un antico libro. Cinque pagine per quaranta anni dinternamento: nello spazio per la diagnosi c scritto epilessia. Luomo sorride a Dante, senza parlare. La memoria, scrive Primo Levi, uno strumento meraviglioso ma fallace: vi affogano molti ricordi, per sfuggire ai sensi di colpa o per dimenticare le colpe subite
259

. Nellistituzione totale solo chi ha la stoffa del

martire o del santo sfugge alla zona grigia: il contorno dei cattivi e dei buoni svanisce nella sorveglianza, matti e infermieri fumano sigarette pescate dallo stesso pacchetto. Ognuno, spiega Levi, disperatamente solo: deboli, inetti, votati alla selezione, sono sommersi. Si salvano i funzionari, i secondini, le guardie notturne, gli spioni delle baracche, delle latrine, delle docce: chi resiste allonda sammala distituzione. Quando il cancello si apre non c vera felicit per chi si sente colpevole per quanto gli accaduto. C una macchina nella Colonia penale che scrive la sentenza sui condannati: gli imputati non possono difendersi e non assistono al pronunciarsi del giudice, tanto leggeranno la propria colpa sulla pelle, e gli ufficiali sono troppo innamorati della macchina per badare a ci che scrive
260

. Ad un

viaggiatore la macchina sembra assurda, ridicola: poi incrocia lo sguardo di un


258 259 260

Cfr. D. Rofena, Intervista I (cit.). Cfr. P. Levi, I sommersi e i salvati, Einaudi, Torino 2007. Cfr. F. Kafka, La colonia penale, in Id. La metamorfosi, Garzanti, Milano 2005. 128

condannato, sembra chiedergli come pu approvare un simile procedimento. Oggi la macchina del manicomio in disuso arrugginisce: rinfoderati megafoni e striscioni, lopinione pubblica soccupa daltro e ciclicamente la tentazione del manicomio, magari piccolo o con un altro nome, si affaccia nelle aule parlamentari. Intanto lassistenza sanitaria su misura della 180 va in deficit di risorse umane e materiali e diventa una bella utopia, mentre il welfare contemporaneo trasforma i vecchi pazienti negli utenti paganti di un servizio commerciale 261. Ma accaduto, quindi pu accadere. Sta scritto allingresso del Museo della Mente che, con il Centro Studi e Ricerche, larchivio e il personale dellex manicomio, difende la memoria dalla corrosione: E avvenuto, quindi pu accadere di nuovo, questo il nocciolo di quanto abbiamo da dire, occorre quindi affinare i nostri sensi, diffidare degli incantatori che dicono belle parole, non sostenute da buone ragioni 262.
Abbiamo dimostrato che si pu assistere la persona folle in un altro modo, e la testimonianza fondamentale. Noi, nella nostra debolezza, in questa minoranza che siamo, non possiamo vincere perch il Potere che vince sempre. Noi possiamo al massimo convincere 263.

Ho fatto la mia parte, ho raccontato il manicomio per quanto potevo. Ma c qualcosa, uno sguardo incrociato per caso che mi chiede come posso approvare questo procedimento. Ho iniziato con i versi di Fabrizio De Andr sui matti e il Potere, sugli uomini come pedine in un grande gioco di ruoli. Ora non riesco a levarmene un altro dalla mente: Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti 264.
261 262 263 264

Cfr. T. Losavio, La fine del manicomio: unoccasione mancata? (cit.). P. Levi, I sommersi e i salvati (cit.), pag. 76. Cfr. F. Basaglia, Conferenze brasiliane (cit.), pag. 32. F. De Andr, Nella mia ora di libert , in Id. Storia di un impiegato, Produttori Associati,

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BENEDETTI SAVERIO psicologo, responsabile del progetto CEE per il riapprendimento lavorativo dei lungodegenti psichiatrici presso lOspedale Santa Maria della Piet di Roma negli anni Ottanta. Attualmente lavora presso i Servizi Sociali del municipio XIX di Roma. CERTELLI SILVANA negoziante, proprietaria di un esercizio commerciale prossimo allospedale psichiatrico Santa Maria della Piet e abita nel quartiere Monte Mario di Roma dagli anni Cinquanta.

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CIANFROCCA FRANCA bibliotecaria, responsabile della biblioteca storica e scientifica A. Cencelli, presso il Centro Studi e Ricerche dellex ospedale psichiatrico Santa Maria della Piet di Roma. FACCENDA ANNAMARIA infermiera psichiatrica, ha prestato servizio presso il padiglione I dellospedale psichiatrico Santa Maria della Piet di Roma dagli anni Settanta. Attualmente lavora presso il Centro di salute mentale dellex manicomio. FANIZZI NICOLA poeta e scrittore, stato internato nellospedale psichiatrico Santa Maria della Piet di Roma per numerosi anni. LOSAVIO TOMMASO psichiatra, ha diretto il DSM della circoscrizione XIX di Roma, seguendo la chiusura dellospedale psichiatrico Santa Maria della Piet negli anni Ottanta e Novanta. Attualmente docente presso il Dipartimento di Antropologia dellUniversit La Sapienza di Roma. MARTELLI POMPEO psichiatra, direttore del Centro Studi e Ricerche e del Museo della Mente presso lex ospedale psichiatrico Santa Maria della Piet di Roma; docente presso il Dipartimento di Antropologia dellUniversit La Sapienza di Roma. METELLI SANDRO barista, lavora dagli anni Settanta presso il bar prossimo allospedale psichiatrico Santa Maria della Piet di Roma. MORENA MARIA infermiera psichiatrica, ha prestato servizio in numerosi padiglioni del manicomio di Roma dagli anni Settanta, promuovendo lattuazione di laboratori e attivit di recupero e reinserimento dei ricoverati. Attualmente lavora presso lamministrazione e larchivio dellex ospedale psichiatrico Santa Maria della Piet di Roma. PALLOTTA ADRIANO infermiere psichiatrico, ha prestato servizio in numerosi padiglioni dagli anni Cinquanta, promuovendo il superamento e la chiusura del manicomio di Roma. Attualmente in pensione, si occupa delle visite guidate al Museo della Mente, presso lex ospedale psichiatrico Santa Maria della Piet di Roma. PAOLINI MARCO poeta e pittore, stato internato nellospedale psichiatrico Santa Maria della Piet di Roma per numerosi anni. PESCE FIAMMETTA psicologa, ha lavorato nel manicomio di Roma negli anni Ottanta, organizzando attivit di reinserimento e soggiorni estivi per i ricoverati. Attualmente lavora presso il Centro diurno di via Ventura in Roma.
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RAMUNDO PAOLO

agricoltore, ha partecipato alloccupazione delle terre incolte di

propriet del manicomio di Roma negli anni Settanta. Attualmente dirige la cooperativa agricola Co.Bra.Gor presso il quartiere Monte Mario in Roma. ROFENA DANTE tecnico di radiologia, residente nelle vicinanze del manicomio di Roma dagli anni Sessanta, ha avuto modo di visitarlo pi volte da bambino. Attualmente lavora presso il Policlinico A. Gemelli e ha come pazienti alcuni ex ricoverati del Santa Maria della Piet di Roma. ROSSI CLAUDIO infermiere psichiatrico, sindacalista della CGIL, ha prestato servizio in numerosi padiglioni del manicomio di Roma dagli anni Sessanta e ha partecipato a molte iniziative antiistituzionali. VALENTINO NICOLA responsabile della casa editrice Sensibili alle foglie, cura la pubblicazione di scritti e testimonianze provenienti da istituzioni totali quali manicomi, carceri, case di cura, conventi, collegi. VOLPI ILARIO psicologo, ha partecipato come volontario al laboratorio di scrittura per i ricoverati dellospedale psichiatrico Santa Maria della Piet di Roma negli anni Ottanta. Attualmente dirige la cooperativa sociale Il grande carro a Roma.

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