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Questa la storia di Daniel, un mio paziente al quale sono molto affezionato e per il quale io e mia

moglie ci siamo impegnati a fondo affinch guarisse, si realizzasse come uomo e facesse
quell'ultimo tentativo di approccio alla donna per la quale era convinto di essere stato fatto. In
questa narrazione mostrer come la malattia psichica sia spesso, e sicuramente nel caso di Daniel,
non correlata alla pericolosit sociale di un individuo.
Questa narrazione in particolare si concentrer sulla seconda crisi maniacale con manifestazione
psicotiche di Daniel. Tuttavia per spiegare alcuni suoi comportamenti, dovr fare riferimento alla
prima psicosi.
Cercher di narrare la singolare storia della sua malattia e del suo amore al meglio delle mie
possibilit e comincer presentando una parte del secondo diario (quello relativo al secondo
episodio maniacale) che gli avevo consigliato di scrivere:
<<E ad un tratto arrivai al punto che la mia testa mi diceva: "Si lo aveva (parlavo stranamente di me
stesso in terza persona) dimostrato si poteva viaggiare nel futuro, Dio avrebbe deciso quando" e
mentre lo pensavo a volte lo gridavo al cielo alzando le braccia ed ero talmente convinto della
possibile verit della mia asserzione che immaginavo si aprisse un varco spazio temporale con una
luce bianca che mi avrebbe proiettato nel futuro al tempo nel quale avrei potuto amare la donna per
la quale ero convinto di essere stato fatto, Erika. Abbandonai gran parte dei miei oggetti, dovevo
correre leggero anche se avrebbero potuto rubarmeli e arrivai alla chiesa col fiatone, il batticuore e
quello strano sapore del sangue in bocca che era sempre stato l'indicatore del mio limite durante le
partite di calcetto. Avevo corso al massimo delle mie potenzialit e lo avevo fatto perch avevo
attribuito un significato particolare agli eventi di quella giornata ed ero convinto che, per salvare
Erika, sarei dovuto come minimo tornare il prima possibile in quella chiesa. Il mio cervello aveva
raggiunto capacita' associative fuori dal comune ed era quasi successo un pasticcio, avevo rischiato
di perdere il posto di lavoro. Nel 2394 lo avrebbero chiamato stato di coscienza alterato di livello 2.
Nel 2013 la chiamavano psicosi e crisi maniacale. Il sacerdote e le donne che pregavano cercarono
di calmarmi; il sacerdote mi bened per la seconda volta quella sera e mi chiese di dargli il mio
numero di casa affinch qualcuno potesse venire a prendermi.
Mentre il prete chiamava a casa mia, io ero coricato su una panca della chiesa e cinque o sei donne
continuavano a calmarmi. Lontana dalle altre donne ne stava una a braccia conserte che
assomigliava ad Erika ma non potevo vederla bene perch ero senza occhiali. Le donne attorno a
me mi chiesero chi era quella e io risposi che era la donna che avrei implorato di venire qui vicino a
me. Poi mi chiesero di che cosa era che avevo paura e io risposi di avere paura dei cannibali e nel
mentre ripetevo: Sento il sapore del sangue in bocca.
Mi chiesero se pensavo di essere diverso dagli altri e io risposi di no, mi chiesero inoltre cosa
credevo di aver fatto e io risposi lo scemotto e si misero a ridere, poi mi dissero di non
preoccuparmi che ora c'erano loro e che i cannibali stavano in Africa ma non capivo come
avrebbero potuto aiutarmi nel mio intento di manifestare tutto il mio amore ad Erika.
Quando arriv mio padre in chiesa per riportarmi a casa, la donna che sarebbe potuta essere Erika si
scans e mio padre mi disse:
<<Allora? Cosa hai combinato?>>
e io risposi:
<<Nulla possiamo andare se vuoi.>>
Riuscivo ancora a controllarmi malgrado il mio stato alterato di coscienza.
Mi alzai dalla panca, mio padre mi prese a braccetto e mentre ci dirigevamo verso l'uscita della
chiesa mi voltai non riuscendo a riconoscere se la donna a braccia conserte fosse Erika o no.
Accennai un saluto e lei replic. Non poteva essere lei Erika non salutava cos pensai, Erika mi
avrebbe voluto bene anche in quelle condizioni. Questo era quello che pensavo ma non potevo
dimostrarlo. Non potevo sapere come si sarebbe comportata Erika se mi avesse visto in quello stato
maniacale e non sapevo neppure se davvero mi voleva bene.
Tornato a casa, i miei genitori e i miei fratelli cercarono di capire cosa mi fosse successo e mi fecero
delle domande per constatare se stavo bene.

Poi mio padre chiam il Dott. Mark che gli disse le medicine da somministrarmi affinch io
dormissi quella notte e fiss un appuntamento per il giorno dopo.
Ero agitato per aver perso alcuni oggetti personali importanti per il lavoro ma i miei familiari mi
diedero forza e mi invitarono a prendere le medicine e provare a dormire. Trascorsi una notte
abbastanza tranquilla il sonno fu ristoratore e feci un sogno che definirei illuminante, epifanico.
Era come se la mia anima avesse compreso, nel sogno, cosa le bastasse per essere felice e quanto
fosse impossibile non raggiungere questo risultato.>>
Quando Daniel arriv da me, nel mio studio, era ancora in crisi maniacale e continuava a ripetermi
che conoscevamo ancora poco della mente umana e che quella sua seconda psicosi pur avendolo
danneggiato materialmente (durante la corsa verso la chiesa, aveva abbandonato un tablet e il
notebook) gli avesse rivelato, tramite un sogno, l'equazione della felicit. Provai a chiedergli di cosa
trattasse il sogno ma l'unica cosa che seppe dirmi che quando si svegliava aveva la sensazione di
poter spiegare a qualsiasi persona cosa bastasse per essere felice per poco dopo si accorgeva di non
avere effettivamente questa capacit .
Daniel era convinto che il suo non fosse un disturbo mentale anzi secondo lui le malattie mentali
non esistevano e non erano altro che gli anticorpi della umanit, il loro manifestarsi era l'indice che
qualcosa nella societ o in famiglia, non stava andando per il verso giusto. Inoltre pensava che
durante le crisi maniacali il cervello venisse utilizzato in percentuali maggiori e che tutta l'umanit
avrebbe funzionato alla perfezione quando tutte le persone avessero usato le proprie potenzialit
cerebrali al massimo.
A me queste idee apparivano alquanto bizzarre ma mi promettei di documentarmi, di ragionarci un
po' sopra e nel caso discuterne con lui.
Tutto sommato Daniel mi sembro' abbastanza stabile, certamente ancora in crisi maniacale, ma
riusciva a controllarsi, i nessi associativi non erano completamente allentati, sembrava quasi
rientrato. Il ricovero non era necessario.
Tuttavia essendo un medico psichiatra non potei fare altro che somministrargli una nuova terapia a
base di antipsicotico, benzodiazepine e stabilizzatore dell'umore.
Lo accompagnai in infermeria dove gli venne somministrato il depot di antipsicotico e venti gocce
di benzodiazepine in quanto era un po' troppo su di giri.
"Grappa" disse Daniel, con tono secco e deciso, dopo aver bevuto le venti gocce mischiate con
acqua di Rivotril, facendo scoppiare a ridere me e le infermiere. A parte quel suo problema, il
disturbo bipolare, era un simpaticone e un bravo ragazzo, era sempre stato un buon studente ma
durante la fase finale dei suoi studi e l'ingresso nel mondo del lavoro aveva incontrato delle
difficolt.
Mi disse che aveva avuto una sola notte insonne e un giorno in crisi maniacale. Gli fissai quindi la
data per il prossimo appuntamento e gli affidai il compito, come per l'episodio psicotico-maniacale
precedente, di cercare di ricostruire in forma scritta tutto quello che era successo nella sua testa e
fuori, nella giornata in cui aveva avuto la crisi maniacale. Mi disse che era difficile ricostruire
quella giornata cos convulsa in forma scritta, il suo cervello era come una enorme matriosca;
tuttavia io lo persuasi, gli dissi che lo aveva gi fatto una volta e riuscii infine a convincerlo
affinch scrivesse il diario.
Daniel torn a casa, si fece una doccia, si mise comodo in pigiama e la prima cosa che fece fu
seguire il mio consiglio, quindi si prepar una tisana di biancospino e cominci a scrivere il diario:
<<Era due giorni che dormivo male, avevo scalato lo stabilizzatore lentamente ed ero vicino alla
dismissione. Ovviamente avevo fatto tutto questo senza consultare il Dott.Mark vista la sua
contrariet prevenuta alla dismissione. Malgrado avessi scalato lentamente lo stabilizzatore, si erano
cominciati a manifestare durante quella settimana i sintomi che nel 2013 chiamavano eccitamento
maniacale con fabulazione ludico fantastica e che nel 2394 avrebbero chiamato sintomi di stato
alterato di coscienza 2 . L'ideazione era molto accentuata, un fluire ininterrotto di storie e di idee mi
attraversavano la mente. All'inizio ero molto divertito da tutte le storie che riuscivo ad immaginare

ma due giorni dopo cominciai ad essere spaventato, mi sentivo quasi posseduto da un demone e,
trovandomi in giro per la citt, improvvisamente mi misi a correre sino a raggiungere una chiesa
dove, in lacrime, mi confessai. Tornai a casa, tuttavia non riuscii a dormire, il pensiero di Erika e di
quella cosa non fatta, di non averci provato al momento opportuno mi angosciava e non mi dava
tregua. Ricordo anche che piansi pensando a Lei alla fine della notte insonne. Comunque presi la
decisione di farlo, di regalarle quel libro Una stanza tutta per s e di chiudere la faccenda,
dimenticarla e se ci fosse stato un Gollum che stava divorando il suo sogno da bambina perch
invidioso di non possederne uno, la cosa non mi avrebbe riguardato.
Faceva un tempaccio, c'era un vento molto forte e piovigginava. Mentre mi dirigevo a lavoro
cominci la mia avventura. Mi recai, nel luogo di lavoro della donna per la quale ero convinto di
essere fatto, Erika, nel vecchio dipartimento, ed entrai con il badge che conservavo dal vecchio
lavoro. Dopo aver aperto la serratura, mi misi il badge nelle mutande. Fantasticai che Erika potesse
chiedermi :"Come hai fatto ad entrare?" e io rispondessi "Questo devi scoprirlo tu..." e poi Lei mi
spogliasse lentamente... La fantasia mi mise di buon umore ed entrai nell'andito degli uffici;
essendo prestissimo, non c'era nessuno o almeno a me sembrava che non ci fosse nessuno visto che
per trovare il coraggio di compiere quella azione mi ero tolto i miei occhiali da miope.
Entrai nel bagno a fianco dell'ufficio di Erika che non era ancora arrivata.
Mi sedetti sul water chiuso e mi misi a giochicchiare con un laser che portavo con me. Pensai a lei
come ad una gatta e mi sarebbe piaciuto giocare con lei con il laser, ma probabilmente ero solo un
topolino e lei avrebbe voluto e potuto giocherellare e fare di me quello che pi gradiva. Uscii dal
bagno e misi un cartello giallo "Attenzione pericolo di scivolo" di fronte all'ufficio di Erika e
rientrai nel bagno.
Volevo farle una sorpresa simpatica, chiss se avrebbe gradito.
Il tempo passava e i pensieri cominciavano ad accavallarsi, a moltiplicarsi ed Erika non arrivava.
Il mio flusso di pensiero si spost da Erika ad un altra questione.
Cominciai a pensare che l'uomo, attraverso l' evoluzione e il progresso scientifico, stava attuando il
progetto di costruire una sorta di Dio in terra. Necessariamente si sarebbe trovato un uomo (o una
donna) a capo di questo progetto e avrebbe potuto non credere nel Dio vero. E dopo questo pensiero
fui preso da una ondata di rabbia improvvisa e diedi un pugno ad un armadietto presente nel bagno
dicendo "E se cosi fosse io gliela metter in culo".
Ricordo di aver lasciato l'impronta di tre nocche su quell'armadietto e di essermi quasi rotto la
mano.
Improvvisamente pensai di essere sottoposto ad un test scientifico e di essere studiato.
Frugai negli armadietti in cerca di microspie o microfoni ma non trovai nulla. Pensai che se le
avessero messe sarebbero dovute essere molto piccole e difficili da trovare. Sapere se si fosse spiati
o no non era prioritario e in fondo non mi dispiaceva essere studiato, volevo essere psicoanalizzato
volevo sapere cosa c'era che non andava in me cosa mi aveva impedito di realizzare quello che altri,
almeno apparentemente, avevano gi realizzato. Cominci a girarmi per la testa una delle ultime
frasi lasciata a met che mi aveva scritto Erika su internet, quando mi ero dichiarato e che mi
tormentava di tanto in tanto: "Uno che cosi attento ai dettagli..." questa mezza frase mi lasciava
contrariato e infastidito "Avrebbe almeno potuto finirla " ringhiavo dentro di me. Quella frase
cominci a vorticare nella mia testa come un hula hoop nelle anche di una danzatrice del ventre e
mi spinse a trovare la risposta l in quel bagno..."Uno cosi attento ai dettagli finisce a lavare i
bagni!!" urlai con frustrazione e con una spugna mi misi a pulire il lavandino. Poi presi
dall'armadietto dei guanti blu (che mi ricordavano quelli di una compertina dei blink-182) ne misi
uno nella mano destra indolenzita dall'impatto con l'armadietto, l'altro lo ruppi nel tentativo di
infilarlo nell'altra mano. Cominciai a piagnucolare per il dolore alla mano, mi coricai in terra e
parlai bisbigliando.
Dissi che mi piaceva immedesimarsi nel Mago della Pioggia descritto da Hermann Hesse nel
Giuoco delle perle di vetro, un uomo solitario ma saggio, quello che nel villaggio ha il compito di
decidere quando spargere i semi , nei casi di siccit deve far piovere e nel caso non ci riuscisse deve
sacrificare se stesso.

Dissi che un giorno non ci sarebbe pi stata invidia nel mondo perch gli uomini avrebbero capito
che erano come dei bicchieri di diverso volume e ci che avrebbe avuto davvero importanza per
tutte le cose sarebbe stato non il volume totale di acqua contenuto ma il rapporto con il volume del
bicchiere e Dio fa piovere in modo giusto su tutti. Era una utopia che mi attirava e mi piaceva.
Infine mi rialzai , bevvi dell'acqua dal lavandino e strappai un foglio attaccato al muro la cui scritta
mi appariva irrazionale : "Non buttare la carta igienica nel water per evitare che fatalmente si
intasi" pensai che il fato non esisteva. Poi strappai un altro foglio dove c'era scritto di non buttare le
bustine del T.
Sapevo che ad Erika piaceva il T quindi lo presi, nella convinzione che fosse un indizio lasciato da
lei, una stella verde acqua cucita da lei nel rosso firmamento del mio cuore che mi avrebbe indicato
la via del ritorno e della guarigione.
Mi rimisi seduto nel water e dissi sottovoce che avrei per sempre ricordato quel bacio sulla guancia
che mi diede dopo la mia laurea breve, quel bacio da bimba dorata. Sempre sottovoce, dissi che mi
sarebbe piaciuto fare un gioco infantile con lei: Data una monetina quante volte bisogna lanciarla
per essere sicuri che non sia truccata? io pensai infinite volte e la cosa mi divertiva , mi piaceva
l'immagine di me e lei da piccoli che a turno lanciavamo la monetina.
Poi ci fu una pausa di silenzio non pensavo pi ma era come se dal profondo della mia anima stesse
arrivando un onda di maremoto.
Yawp! gridai tre volte. Pensavo al film L'attimo fuggente.
Non so se qualcuno mi avesse sentito so solo che sentivo picconare fuori dal bagno nella terrazza
ma non potevo vedere.
Domandai tre volte:
Ehy picconiere mi sente?
ma non ricevetti risposta.
>>
Quando lessi la prima parte del diario di Daniel rimasi perplesso. Innanzitutto mi sembrava molto
strano che avesse avuto tutte quelle manifestazioni, con una sola notte insonne probabilmente aveva
dormito almeno altre due notti molto male.
Inoltre, oltre a soffrire di disturbo bipolare con manifestazioni psicotiche era anche paranoico infatti
nel diario appariva convinto che qualcuno lo stesse studiando e spiando; solo che a differenza della
maggior parte dei paranoici i quali avevano paura di essere seguiti, sembrava che lui provasse una
sorta di gratificazione nell'essere seguito e spiato. Avrei scommesso la mia laurea in medicina che
era un esibizionista.
Gli piaceva essere guardato e possibilmente voleva sapere di essere guardato. Non so se sarebbe
stato opportuno farglielo notare al prossimo appuntamento avrei potuto metterlo a disagio.
Infine bisognava chiarire se credeva davvero di poter prevedere cosa sarebbe successo nel 2394
oppure lo faceva solo per gioco.
In teoria non era possibile vedere l'ombra Junghiana ma probabilmente Daniel durante la sua prima
psicosi l'aveva vista e questo aveva causato la ricaduta. Ma non era l'ora delle teorie Junghiane. La
ricaduta era stata causata dalla dismissione dello stabilizzatore. Dovevo assicurarmi della stabilit
psichica del paziente e che seguisse il corso psicoeducazionale sul disturbo bipolare visto che non lo
aveva fatto dopo la sua prima crisi maniacale. Le teorie junghiane non godevano di buona fama in
psichiatria e soprattutto non si curavano i pazienti con le teorie di Jung.
Mi resi conto che Daniel provava del sentimento per Erika , non era completamente una mania .
Tuttavia era una mania non rassegnarsi all'attimo sfuggito, al passato che non pu ritornare. Non era
solo una mania, era una ostinata mania che sfociava in delirio quando Daniel si auto-convinceva che
Erika, era la donna per la quale era stato fatto.
Daniel buss alla porta del mio studio puntuale come al solito. Lo feci accomodare e gli chiesi come
andava con la terapia. Mi disse che stava dormendo abbastanza bene e che aveva riscontrato come
effetto collaterale un annullamento della libido sessuale.
Gli dissi di non preoccuparsi per la libido perch l'avrebbe recuperata una volta scalato

l'antipsicotico e che forse avrebbe dovuto parlarne con la sua partner. Mi disse di essere single.
Aggiunse di essere una frana con le donne e che desiderava avere una compagna. Non lo avrei mai
detto, era un uomo alto, non certo un modello ma non era nemmeno cosi brutto da non poter avere
una ragazza. Non credo che la sua mania fosse arrivata al punto di non desiderare inconsciamente
altra donna oltre Erika. Comunque mia moglie Alexandra mi diceva sempre che non capivo nulla di
relazioni di coppia e mi ero convinto, con quest'ultima prova, che avesse ragione.
<<Non mi hanno salvato le medicine>>
mi disse Daniel improvvisamente
<<Salvato da cosa?>>
<<Dalla perdita di ogni speranza.>>
<<E cosa ti ha salvato?>>
Gli domandai con aria provocatoria
<<La fede in Dio e la fede che ci sia qualcos'altro oltre il mio cervello, che ci sia la mia anima.
Ora sono convinto che questa malattia potr prendermi tutto il cervello ma non mi prender mai
l'anima.>>
mi rispose con tono pacato, e poi continuo'
<<Nel diario che ti ho passato e non hai ancora letto sono arrivato alla punto in cui, credimi, la mia
testa diceva che al cento per cento Dio stava parlando con me tramite un uomo....e di una cosa
molto particolare, di una vicenda accaduta in passato tra me ed Erika. E' stata una esperienza
bellissima. Sai fronteggiare un altra crisi maniacale mi divertirebbe e se ci fosse uno psichiatra
disposto a pagarmi per vedere se posso avere allucinazioni accetterei.>>
Ero stupito dall'aria provocatoria di Daniel.
<<Daniel per quanto riguarda il fatto che la tua mente credesse che fosse Dio a volere l'unione tra te
ed Erika, un sintomo tipico dei deliri e delle crisi maniacali; comunque se vuoi descrivermi
meglio l'episodio ora, o nel diario, sapr darti una spiegazione pi esauriente. Per quanto riguarda
invece la tua temerariet nei confronti della malattia io ci andrei con i piedi di piombo, una psicosi
allucinatoria potrebbe terrorizzarti e causarti danni cognitivi, non sai di cosa stai parlando e
comunque non c' psichiatra al mondo che faccia studi del genere , non sarebbe eticamente
corretto.>>
<<Va bene ti racconter ora la vicenda nella quale la mia testa era convinta che Dio stesse parlando
di me e di Erika ma una storia un po' lunga e non so se riuscir a descrivere adeguatamente le
emozioni che ho provato in quella situazione di sincronicit di eventi.>>
Rimasi sorpreso che utilizzasse quel termine, probabilmente conosceva le teorie junghiane
comunque non gli chiesi nulla, non era importante, anche se avessi deciso di sottoporlo ad un
percorso di psicoterapia non sarebbe stata quella basata sulla scuola analitica di Jung e, in ogni caso,
la psicoterapia non lo avrebbe sottratto dagli psicofarmaci.
<<Beh, provaci Daniel, sono tutto orecchie e non ho pi appuntamenti per oggi.>>
<<Come avrai ben capito Mark>> mi disse Daniel<<i miei stati "maniacali" sono fortemente legati
al ricordo di Erika, delle sue gentilezze.>>
<<Si>>risposi<<questo chiaro confrontando i tuoi due diari. Cosa ti colp maggiormente di lei?>>
<<Il bacio sulla guancia che mi diede quando mi laureerai alla triennale. Non lo dimenticher
mai>>
<<Non ti aspettavi che te lo desse?>>
<<Sembrava una bambina, una bimba dorata. Era come se mi avesse detto E io te lo do lo stesso il
bacio anche se fai il freddo e l'indifferente>>
<<Mmm capisco Daniel e cosa altro ti ha fatto credere di essere l'uomo giusto per Erika?>>
<<Una volta credetti di leggerle nel pensiero, oggi sono convinto che Dio abbia letto il suo pensiero
e abbia dato a me l'illusione di averlo fatto.>>
e prosegu:
<<Mark devi sapere che c' stato un periodo nel quale avevo l'impressione che Erika fosse
interessata a me. Solo che avevo paura di non essere all'altezza e respinsi i suoi richiami. Lei si
fidanz con Nick un mio collega. Circa due anni dopo mi ritrovai a lavorare con Nick e stavamo

parlando, all'ora di pranzo, di un film "Cast Away" in particolare della parte finale nella quale il
protagonista torna a casa e scopre di essere stato lasciato dalla moglie . Io confrontai quel tipo di
donna con quello di Penelope dell'Odissea ed Erika, che aveva ascoltato il discorso tra me e Nick
mi disse guardandomi <<No Daniel. Io credo che dopo un anno e mezzo una donna si rifatta una
vita>>. Io lo interpretai come <<Daniel troppo tardi hai avuto la tua occasione>>.
Poco dopo, finiti i nostri pranzi e bevendo il caff seduti nelle panchine, tornammo a parlare di
Penelope che aspett Ulisse per venti anni. Erika cominci a legare le frange della sua sciarpa, io le
chiesi ironicamente se stava facendo la tela e mi appar divertita.
<<Tanto si disfano di nuovo.>> Disse Lei.
<<Tagliale.>> Le suggerii
<<Tagliati qualcos'altro! >> Esclam Erika.
E ridemmo.
Poi Nick disse:
<<Hai visto abbiamo cominciato parlando di un film e stiamo terminando parlando dell'Odissea>>
e io risposi:
<<Ora arriva Ulisse>>
e Nick mim un improbabile calcio che avrebbe dato ad Ulisse se si fosse presentato a reclamare la
sua Penelope.>>
Interruppi Daniel e gli chiesi se era consapevole che tutta questa era una sua visione soggettiva
ossia che non era detto che Erika si fosse immedesimata in Penelope e vedesse lui come il suo
Ulisse.
Rispose di si ma mi apparve infastidito, era tutto intento a voler dimostrare la sua tesi ossia che
l'universo intero voleva l'unione tra lui ed Erika la donna per la quale era convinto di essere stato
fatto.
Lo invitai a continuare la storia.
Daniel continu dicendomi che circa un anno e mezzo dopo durante la sua seconda crisi maniacale
accadde una cosa che gli fece ripensare ad Ulisse e a credere che Dio stesse parlando con lui tramite
un uomo.
In uscita dalla chiesa dove si confess in lacrime il giorno prima, incontr un barbone che
stringendogli la mano gli disse:
<<Ciao mi vuoi bene?>>
<<Si>>
<<Mi ammazzi?>>
<<No>>
<<Se mi vuoi bene perch non mi ammazzi?>>
Daniel alz le spalle impotente
E il barbone:
<<Ma tu ce l'hai un nome>>
<<No>>
<<Un nome ce l'avrai anche tu>>
<<No>>
<<Nessuno>>
poi mentre Daniel se ne andava gi contento perch aveva collegato il nome con il quale si fece
chiamare Ulisse da Polifemo il barbone gli mostro' la bottiglia e gli disse:
<<E' acqua non vino>>
<<Il vino lo bevono i giganti>>
rispose Daniel istigandolo.
<<Polifemo>>
e Daniel sbattette contento contro una panchina rischiando di inciampare
<<Attento>>
gli disse il barbone.
E Daniel se ne and via allegro, sentiva che era il giorno pi bello della sua vita, aveva la

sensazione che il cosmo intero volesse la sua felicit ed era convinto che quello era stato un dialogo
con Dio, immaginava che sarebbe potuto passare il giorno dopo con Erika fare una scenetta simile
con il barbone, anche lei si sarebbe ricordata di Ulisse e si sarebbero sposati...ma non sa quanti
passi dopo si rese conto che il monito del "barbone", subito dopo che aveva urtato la panchina,
significava che gli era concesso vedere certe cose ma non di interagire con esse.
Dopo che Daniel ebbe terminato di raccontare, gli feci notare che la sua tesi era sconclusionata: le
due vicende erano distanti fra loro almeno di un anno e non si trattava altro che di una
coincidenza, un caso e il fatto che le avesse collegate era da ricondursi al suo stato maniacale di
quel giorno. Daniel non era d'accordo, riteneva che quella non fosse una coincidenza, ma una
coincidenza significativa e la riteneva tale anche a settimane di distanza dalla sua ultima crisi
maniacale. Sostenne che in quel giorno di crisi Erika era il suo pensiero fisso ed era impossibile
attribuire al caso il fatto che un barbone gli avesse parlato dell'Odissea, era convinto che Dio gli
volesse parlare tramite quell'uomo. Gli dissi che con il tempo avrebbe capito, si sarebbe reso conto
che quello che provava per Erika non era amore ma al limite una infatuazione se non addirittura una
mania e che Dio non parlava con noi tramite gli uomini.
Ma si era fatto tardi e forse era meglio riparlarne nella seduta successiva.
Daniel era della stessa opinione anche perch il riemergere di tutti quei ricordi lo aveva stancato sia
nella mente che nel cuore che nell'anima.
Quando Daniel uscii dal mio studio cominciai a dondolarmi sulla sedia e a scarabocchiare su un
foglio di carta, poi mi alzai, mi girai verso la finestra e guardai gli stormi degli uccelli in volo.
Pensai che si comportavano come un macro-organismo e che un giorno anche noi uomini saremo
diventati un perfetto macro-organismo.
Presi il diario di Daniel e lo aprii a caso. C'era una lettera indirizzata ad Erika.
<<Cara Erika, scrivo questa lettera senza sapere se mai la leggerai.
Non so se avr il coraggio di fartela leggere ... o meglio di dartela.
Circa un anno fa ti scrissi su internet, dicendoti che mi ero innamorato di te.
Io non so cosa sia, io lo chiamo amore, forse qualcos'altro.
Quando presi la mia laurea breve, tu mi diedi un bacio sulla guancia, che fece tornare a battere il
mio cuore ormai quasi tutto di pietra.
Mi salvasti, perch mi diedi la speranza che al mondo esistevano persone sensibili come te.
Non so se te lo ricordi ma nella mia mente memorizzato in HD.
Ricordo anche che dopo aver preso quel brutto voto in quell'esame, ti sedesti a fianco a me per
chiedermi cosa c'era che non andava.
Se non posso essere il tuo amante, concedimi almeno il privilegio di poterti considerare la mia
Musa ispiratrice, per le mie piccole poesie del mio piccolo mondo.
Forse c' stato un momento in cui un poco mi cercavi, sicuramente per amicizia, anche se io
credevo per amore; io rimasi freddo, avevo paura di non essere all'altezza.
Ma ho commesso un errore, non avrei dovuto ascoltare il canto delle sirene cos a lungo e avvisare
i miei compagni affinch mi legassero.
Non so se in quel momento eravamo in sincronia, a me piace pensare di si ma questo, solo Dio lo
sa.
Ti auguro ogni bene e felicit Erika.
Il tuo, spero simpatico collega Daniel.>>
La lettera di Daniel mi colp, le gentilezze di questa fanciulla dovevano davvero averlo lusingato e
lui aveva commesso l'errore di fingersi indifferente. Era un po' enigmatica la parte nella quale si
riferiva ad Ulisse e alle sirene ma avrei cercato di chiarirla con lui alla prossima seduta.
Guardai l'ora erano le otto e mezza di sera passate, quindi decisi di chiudere la cartella di Daniel con
il suo diario nel cassetto e tornarmene a casa da mia moglie Alexandra.

Tornai a casa ed Alexandra mi aspettava con la cena pronta, ci baciammo appassionatamente.


<<Hai fatto tardi tesoro, il nuovo paziente manifesta possibilit di ricadute?>>
<<No, ma un caso un po' complicato... credo si sia preso una bella cotta per una ragazza>>
<<Capisco tesoro, forse come al solito non baster lo psichiatra e il corso psicoeducazionale ma ci
vorr una psicologa psicoterapeuta come me !>>
Mi disse sorridendomi e baciandomi.
Ci abbracciammo continuando a baciarci e mentre la baciavo sul collo le domandai cosa ci fosse per
cena. Mi rispose che aveva preparato pasta al forno e pollo in salsa agrodolce.
<<Qualche problema se si fredda?>> dissi
<<Possiamo sempre rimetterlo in caldo...>>
Mi rispose lei, alimentando il mio desiderio di possederla.
Ma proprio quando stavo cominciando a spogliarla, stacco' il suo viso dal mio, mi pose un indice
sulle labbra, si riassett la camicetta e mi disse:
<<Scherzavo tesoruccio prima si cena, ti voglio in forze!>>
<<No dai>>
Supplicai io.
<<Prima si cena.>>
Rispose fermamente lei.
Mi rassegnai e stemperai momentaneamente la mia passione cercando una bottiglia di vino da aprire
e da mettere in tavola per la cena.
A cena raccontai maggiormente nel dettaglio ad Alexandra del caso particolare di Daniel. Gli dissi
del suo tentativo di dismettere lo stabilizzatore senza il mio parere, di come si fosse imbattuto in
una seconda crisi maniacale, che fosse convinto di essere predestinato ad una ragazza e che questo
elemento era ricorrente nelle sue due crisi maniacali.
Alexandra ascoltava interessata e disse che l'intervento psicoterapeutico era da tenersi in
considerazione soprattutto per il fatto che Daniel aveva una fissa per Erika.
Una volta terminata la cena ci mettemmo sul divano e leggemmo insieme una parte del diario di
Daniel alla ricerca di qualcosa che, oltre le medicine avrebbe potuto aiutarlo nell'affrontare la sua
malattia.
<<Una volta uscito dal bagno che si trovava di fianco allo studio di Erika e non essendo lei ancora
arrivata pur essendo le undici, decisi di andare al piano di sotto e chiedere ad un suo professore,
John Callagher, che fine avesse fatto. Questo professore non mi stava particolarmente simpatico ma
pensai che in fondo qualcosa di buono lo aveva fatto anche lui. Ricordo che pensai in quel momento
alla guerra di Troia, non so perch, e pensai che per vincerla ci era voluto ingegno, astuzia, ma che
per vincere certe guerre ci voleva un briciolo di innocenza. Misi gli unici venti euro che avevo, in
mezzo al libro che avrei voluto regalare Ad Erika e dissi che non sapevo perch lo stavo facendo e
che in quel momento la mia mente stava associando liberamente ai venti euro stropicciati di quella
storiella che girava sui social network. La storiella diceva che allo stesso modo nel quale non
importa quanto stropicci dei soldi che il loro valore rimane inalterato, cosi una persona anche se
viene disprezzata e trattata male, il suo valore rimane inalterato. Mi feci coraggio e scesi al piano di
sotto da Callagher a chiedere informazioni su Erika. Mi disse che se c'era era di sopra. Io gli dissi
con aria preoccupata che non c'era e lui mi rispose che non ne sapeva niente.
Uscii dal vecchio dipartimento e tornai nel mio, quello nuovo, ma non riuscivo a mantenermi molto
concentrato nel lavoro. Cominciai a pensare che quello studio poteva essere spiato da una
telecamera posta nel soffitto e ci puntai il laser. Pensavo che Erika mi potesse guardare da quella
telecamera e mimai un bacio dato al soffitto. Il mio collega d'ufficio si era accorto che qualcosa non
andava nel mio comportamento. Poi uscii di nuovo da quel dipartimento e andai nuovamente verso
quello vecchio. Il vento sembrava essere in sincronia con il mio stato d'animo e pi mi avvicinavo
all'ufficio di Erika, pi il cielo si faceva cupo. Mi ricordai solo in quel momento che il giorno prima
avevo mentito sul mio nome a colui il quale la mia mente era convinta essere il tramite con Dio.
Tornai dunque indietro e mi diressi verso la chiesa nella speranza di incontrare nuovamente quel

barbone e confessargli il mio vero nome che non era Nessuno ossia Ulisse ma era Daniel.
Ma il barbone non c'era pi.
Ero fuori dalla chiesa in stato confusionale e piangevo perch non potevo pi chiedere scusa a Dio
tramite quel barbone e ora Dio era arrabbiato e non mi avrebbe pi concesso la grazia di stare con
Erika. Una donna vestita di nero, il cui viso mi era familiare mi vide in quello stato e mi propose di
seguirla, mi disse che il mondo era piccolo ma decisi di non seguirla, dovevo trovare il modo di
chiedere perdono a Dio.
Un frate mi accompagn alla mensa della caritas che si trovava vicino alla chiesa e mi disse che li
potevo mangiare quando volevo.>>
Alexandra ipotizzava che quello di Daniel per Erika fosse amore non corrisposto ma era d'accordo
con me che lo stato nel quale si trovava fosse maniacale. Chiusi il diario e ci addormentammo, il
giorno dopo avrei avuto un nuovo colloquio con Daniel.
La lettura del diario cominciava a diventare pesante ed era quasi giunta l'ora del colloquio con
Daniel. Riposi dunque il diario nel cassetto, lo chiusi a chiave e mi misi le chiavi in tasca.
Certo quella crisi doveva essere stata una bella botta per lui malgrado dichiarasse che un altra crisi
lo avrebbe divertito. Quello che mi incuriosiva maggiormente era come Daniel fosse assolutamente
certo che Erika fosse la donna che Dio aveva predestinato per lui.
Daniel arriv, stranamente un po' in ritardo, e lo feci accomodare nella poltrona. Mi apparii stanco
e turbato e gli chiesi se c'era qualcosa che non andava, mi disse che non aveva dormito
particolarmente bene. Mi raccont di alcuni risvegli notturni, tuttavia decisi di non aumentare la
dose di benzodiazepine.
Colsi l'occasione per sciogliere qualche enigma relativo al suo diario e alla sua concezione della
realt delle cose. Gli chiesi se era davvero convinto che nel 2394 gli episodi maniacali si sarebbero
chiamati sintomi di stato alterato di coscienza di livello due. Lui mi disse che era una frase
provocatoria ma che era convinto che la psichiatria avrebbe fatto molti passi avanti e che molte cose
che oggi si vedono in un certo modo nel futuro sarebbero cambiate, poi prese un foglio disegn un
casco e disse che secondo lui in futuro realizzeranno caschi simili a quello, che a lui piaceva
chiamare Gaaggles2394 dove sar mappato tutto il cervello ossia tutti i suoi neuroni e le sue sinapsi,
e sarebbe stato possibile stabilire sia lo stato chimico del cervello (ad esempio quale
neurotrasmettitore si trova in una sinapsi in un determinato istante di tempo), sia lo stato del
cervello in base ad una teoria della mente ad esempio stabilire se un individuo abbia un complesso
di Edipo non risolto. Questo casco secondo Daniel avrebbe rappresentato l'apice della psichiatria e
avrebbe consentito di capire se e quando fosse necessario l'intervento farmacologico.
L'idea di Daniel mi affascinava, sarebbe stato un bellissimo libro di fantascienza. Dal punto di vista
psichiatrico la sua risposta mi apparve tutto sommato sana.
La seconda cosa che gli chiesi di chiarirmi era la questione delle sirene con riferimento ad Ulisse
che avevo trovato nel suo diario. Mi disse che voleva fare un riferimento alle prostitute con cui era
stato e con cui, qualche volta, aveva rischiato.
<<Hai avuto rapporti non protetti?>>
<<Solo orali>>
<<Come mai andavi a puttane?>>
<<Avevo voglia di farlo e non avendo ragazza mi sentivo giustificato>>
<<E ora come mai non vai pi?>>
<<Da quando mi stai dando lo Xeplion non ne ho pi voglia.>>
<<Dai guardiamo l'aspetto positivo ti sto facendo risparmiare sul conto in banca.>>
<<Si si, sicuramente e anche sulle confessioni.>> disse Daniel sorridendomi.
Chiariti questi due aspetti gli chiesi come andava in generale.
Continuava a parlare di Erika, di come fosse convinto che fossero fatti l'uno per l'altra e non
riusciva a rassegnarsi che non fosse cos.
Cercai di consolarlo dicendogli che sono scherzi della mente, che ci sono molte potenziali partner

con le quali si sarebbe trovato altrettanto bene ma lui non mi apparve per nulla convinto anzi, la sua
fissazione, la sua mania per quella donna sembrarono radicarsi pi fortemente in lui. Gli proposi
qualche seduta di psicoterapia e lui accett dopo aver opposto una tenue resistenza.
Mia moglie aveva avuto ancora una volta ragione. Era necessario l'intervento psicoterapeutico e lei
sarebbe stata contentissima di accettare il caso, ci avrei scommesso. Congedai Daniel, lui si mise il
suo giubbotto marrone e se ne and.
Aprii il cassetto dove riponevo la copia del diario di Daniel e cominciai a farne un altra per
Alexandra. Una volta finito riposi le originali nel cassetto e le fotocopie per Alexandra nella mia
borsa. Chiusi l'ufficio, scesi le scale, misi in moto la mia Ford Fiesta del '92 e mi diressi verso casa.
Arrivai a casa come al solito in ritardo, verso le nove di sera, quel giorno anche Alexandra aveva
lavorato fino a tardi quindi non aveva cucinato ma aveva ordinato delle pizze che non erano ancora
arrivate. Ci abbracciamo e baciammo appassionatamente come ogni volta a fine giornata. Quei
primi nove mesi di convivenza erano stati stupendi. Ci sedemmo sul nostro divano bianco, aprimmo
due birre e cominciammo a sorseggiarle. Le riparlai del caso Daniel e lei sorrise e disse:
<<Lo sapevo che avresti avuto bisogno di me ! Lo sapevo che avresti avuto bisogno di una
psicologa-psicoterapeuta.>>
<<Si>> le dissi, ma devi andarci con i piedi di piombo
<<Perch?>> mi chiese
<<Perch avete in comune una cosa potenzialmente pericolosa>>
<<Crede anche lui nelle teorie di Jung?>>
<<Esatto, penso che creda che il farmaco non serva e crede anche di avere prove oggettive di
coincidenze significative.>>
<<Non mi sembra esagerato Mark, in fondo potrebbe essere vero>>
<<Si potrebbe essere ma ricordati che non curiamo i nostri pazienti con le teorie di Jung, sono
superate e fanno acqua da tutte le parti.>>
<<Agli ordini>> disse Alexandra <<mi atterr alle linee guida e sottoporr il paziente una terapia
cognitivo comportamentale.>>
Mentre Alexandra leggeva la cartella clinica di Daniel la colp una cosa: durante la sua prima crisi
maniacale ebbe una fissazione per il metodo socratico, era convinto di poter risolvere tutti i
problemi della sua famiglia usando la maieutica. Guarda caso proprio questo metodo veniva spesso
usato in diverse psicoterapie cognitive-comportamentali. Alexandra immaginava la possibile scena
con Daniel e le venne da ridere.
Poco dopo arrivarono le pizze, suonarono al citofono e Mark si precipit ad aprire. Prese le pizze,
pag il porta-pizze le mise sul tavolo e cominciarono a mangiare.
Daniel stava giocando a scacchi al pc, l'antipsicotico lo rendeva un p passivo sia nella vita che nel
gioco. Ne perdeva una dopo l'altra, era proprio una giornata no. Era triste perch aveva orma quasi
trent'anni e si era ridotto in quelle condizioni. Nel mentre ascoltava musica, alleviava un p le sue
sofferenze ma era nulla se paragonato al piacere che provava durante la crisi maniacale, quella
che lui ormai chiamava illuminazione. Era in ferie e passava le giornate senza sapere bene cosa fare.
Per la maggior parte del tempo giocava a scacchi. Anche se era scarso giocava, lo aiutava a
trascorrere il tempo. Inoltre guardava serie tv al pc. Non aveva mai avuto tanti amici, non aveva mai
capito bene il perch, forse era lui cos o forse era quella dannata malattia; pur non avendone
voglia decise di rimettersi a scrivere il diario che gli avevo consigliato di tenere.
<<Mentre Il frate mi sta scortando dentro la mensa della caritas, io urlo yawp quattro volte
fortissimo, lui mi dice di non fare cosi se no qualcuno potrebbe chiamare la polizia. Entro e mi
danno il tagliando numero 64 la mia mente lo associa al 46 di un auto di un film che avevo visto da
poco, penso al diavolo penso che dentro la mensa mi aspetta Erika o forse un milione di euro e uno
di quei numeri sar fondamentale per ottenere ci che desidero. Sono confuso, getto il tagliando.
Dico al signore dei tagliandi che ho perso il mio, lui mi dice che non mi pu pi far entrare. Allora

cerco in terra e ritrovo il tagliando. Nella fila sono quasi tutti uomini e donne di colore. Mentre
aspetto, il mio stato d'animo sempre in sincronia con il vento. Dietro una porta vetri chiusa c' un
uomo, mi appoggio sulla porta vetri coprendomi gli occhi recito quello che mi ricordo del Credo
Cristiano a bassa voce poi dico che secondo me le malattie mentali non esistono, dico tutte le
medicine che ho preso e poi dico : <<Erika ti assicuro che durante questa mia esperienza io sono
andato pi vicino ad accarezzare la barba di Dio che a baciare il culo di satana>> e poi urlando :
<<io satana non l'ho manco visto>> gli uomini e le donne in fila si spaventarono ed ebbi la
sensazione che il vento aumentasse di intensit. Dopo quella scena l'uomo dei tagliandi decise di
farmi entrare anche se non era il mio turno. Mi ricordo che parlavano tutti inglese e non riuscivo a
spiegarmi bene. Forse ero riuscito a fargli capire che dovevo dare un libro ad una ragazza ma non
capii cosa mi dissero loro. Mangiai riso e fegato. Mentre mangiavo il fegato immaginavo Bukowsky
che mi diceva <<hai fegato ragazzo>>. Una volta finito mi dissero di alzarmi, io mi alzai e andai
verso il mio dipartimento.>>
L'appuntamento con Alexandra era fissato alle nove del mattino e Daniel era ancora una volta
stranamente in ritardo. Daniel era alto con i capelli neri, occhi neri scuri , le sopracciglia folte e un
po' sovrappeso. Alexandra era minuta capelli castani e occhi verdi e portava sempre un trucco
impeccabile.
La prima cosa che chiese Alexandra a Daniel era dove e quando aveva visto per la prima volta
Erika. Daniel disse di non ricordare ma di ricordarsi che una volta Erika pass e il suo futuro
fidanzato, Nick, disse che era carina.
<<E quindi Daniel? Gli hai dato la precedenza?>>
Disse Alexandra
<<Forse>>
<<Sembra una mezza scusa ...per te era carina? Cosa mi dici di quel bacio sulla guancia che ti
diede dopo che tu ebbi conseguito la tua laurea breve?>>
<<Si certo che era carina e lo ! Il bacio sulla guancia stato come una freccia al cuore e alla testa.
Un suo gesto eroico. Era come se mi dicesse :E io te lo do lo stesso il bacio anche se fingi di
ignorarmi.>>
<<Immagino che tu non abbia mai ricevuto simili attenzioni da una donna.>>
<<No, tranne da mia madre; credo di essermi preso una cotta a fuoco lento.>>
<<Hai valutato l'opportunit che ti vedesse come un bambino e che non provasse attrazione per te
come uomo o ragazzo?>>
<<No, non ci avevo mai pensato. >>
<<Dalla lettura dei tuoi diari mi sembra di aver capito che ti abbia dato l'opportunit di avvicinarti a
lei come mai non ci hai provato quando potevi?>>
<<Non lo so qualcosa mi frenava, molto pi intelligente di me.>>
<<Tu vorresti una ragazza intelligente o una ragazza stupida?>>
<<Una ragazza intelligente.>>
<<E allora perch ti intimoriva?>>
<<Una fobia...la chiamerei la fobia delle mantidi.>>
<<Ma non ti pu uccidere Daniel. Credi che basti essere pi intelligenti per comandare a bacchetta?
>>
<<Beh no...>>
<<E credi che se una donna ti ama voglia comandarti a bacchetta o voglia lasciarti libero?>>
Daniel si senti sotto scacco, nel suo inconscio era attratto sia dalla donna angelo che dalla donna
diavolo, voleva sia essere comandato a bacchetta, sia essere lasciato libero come un gatto ma prima
o poi avrebbe dovuto scegliere che tipo di donna volere.
Alexandra aveva notato l'ambivalenza dei desideri di Daniel e gli chiese:
<<Vuoi una donna che ti comandi Daniel? Vuoi essere uno schiavo di una padrona?>>
<<Ci son stati momenti in cui l'ho desiderato. Al momento non ti saprei dire visto lo Xeplion che ho
in corpo. Ma credo di aver superato quella fase, voglio essere un p schiavo e un p padrone cosa c'

di male?>>
<<Nulla. Ma lo devi accettare nel tuo intimo e fregartene dei perbenisti. Ognuno ha i suoi gusti.>>
<<Si...facile a dirsi...poi certe cose su cui fantasticavo e mi eccitavano molto, nella realt non mi
sono poi piaciute cos tanto.>>
<<Accetta anche questo. Ti devi accettare, devi accettare le scelte che hai fatto e le cose che hai
fatto. Il che non vuol dire rassegnarsi. Nessuno ti pu dire come andr a finire questa storia tra te ed
Erika magari avrai modo di conoscerla meglio.
Ascolta dal tuo primo diario della tua prima psicosi ho anche letto che ci provasti con Lei quando
era ormai da tempo fidanzata con Nick, che consideravi tuo amico. Ti senti in colpa?>>
<<Sinceramente no.>>
<<Leggo, sempre dal tuo primo diario che poco prima che ti dichiarassi avevi avuto un diverbio con
Nick pensi che ti saresti dichiarato se non ci fosse stato quel diverbio?>>
<<Onestamente non credo che avrei trovato il coraggio ma sono contento di essermi dichiarato.>>
<<Ritieni che Nick sia un tuo amico?>>
<<No ora lo ritengo un ex-collega.>>
<<Beh tutto sommato mi sembra che a parte qualche conflitto nella sfera sessuale e di fissazione
maniacale per questa ragazza, godi di una buona salute psicologica. Un consiglio che ti posso dare
prendere la vita pi alla leggera, devi pensare anche a divertirti, conoscere nuove ragazze, chiodo
scaccia chiodo. Non fissarti sul passato.>>
<<Si ma io non sono cos Alexandra.>>
<<Ce la puoi fare, pensa a tenerti il lavoro prima di tutto.>>
<<Ok>>.
La seduta era finita, Daniel strinse la mano ad Alexandra e se ne and. Si Alexandra aveva ragione
avere un lavoro era importante era il perno attorno al quale ruotava l'esistenza di un individuo nella
societ Occidentale. Quello che rammaricava Daniel era non aver trovato ancora un lavoro che lo
appassionasse e in cui sentisse l'impulso irrefrenabile di mettere tutto se stesso, anima e corpo. Per
questo, secondo lui, non era riuscito a tenersi i suoi due precedenti lavori e ora era al suo terzo. Li
faceva perch li doveva fare, ma raramente sentiva quell'impulso, quella voglia irrefrenabile di fare
e di mettersi all'opera. Anche per questo spesso era visto dai suoi capi come un lavoratore mediocre
e veniva snobbato dai colleghi pi in gamba. Spesso si era detto di avere sbagliato strada,
ingegneria informatica non si adattava al suo spirito. Il corso di studi era molto competitivo e lui,
abituato a vincere ma anche a fare le cose col cuore, aveva mal digerito le sonore batoste che aveva
ricevuto. In ingegneria informatica quello che contava era il risultato e lui educato nel cuore e nello
spirito, non accettava le sconfitte subite da colleghi pi bravi ma poco nobili di cuore.
Probabilmente la sua psiche ne aveva risentito parecchio, non riusciva ad accettare di essere un
mediocre anche se solo nelle capacit tecniche non nell'anima e chiudeva gli occhi di fronte a
questa realt.
Tuttavia non sapeva bene perch avesse scelto come facolt ingegneria informatica, non sembrava
animato da una autentica passione. Mi raccont che al momento della scelta della facolt, era
opinione del padre che quella pi difficile fosse proprio ingegneria informatica. Daniel prese come
una sfida questo parere del padre e scelse ingegneria informatica, pi come desiderio di dimostrare
al padre la sua bravura che come autentica passione.
La seduta con Alexandra l'aveva giovato, provava la sensazione di essersi svuotato lo stomaco, di
essersi tolto un peso di dosso. Aveva capito che il suo problema di fondo era l'accettazione di se
stesso compresi pregi, difetti, stranezze e limiti. Doveva volersi bene per quello che era e non
ambire a diventare un altra persona. Non doveva emulare nessuno. Era quello uno dei suoi
problemi, uno dei suoi limiti o forse una delle sue virt? Non aveva un io forte, e nemmeno una
personalit chiaramente delineata. Appariva camaleontico. Si adattava alle circostanze. Infatti
mangiava quasi tutto e non aveva cibi preferiti. Era attirato per dalla simmetria e dalla eleganza.
Aveva una abbastanza ricca collezione di cravatte. Tuttavia non vestiva spesso elegante. La sua
bassa autostima glielo impediva. In amore non si pu essere camaleonti, in amore si nudi e per
quello sino ad allora Daniel aveva fallito. Nel suo intimo probabilmente non era cresciuto ancora

nulla e di fronte ad un intimo vuoto nessuna donna si sarebbe potuta innamorare di lui.
Nemmeno Erika si sarebbe innamorata. Tuttavia lui si pentiva di non aver potuto mostrarle il suo
potenziale intimo. Quello che lei avrebbe potuto coltivare come un giardino e farlo crescere
rigoglioso. Era ancora un bambino, e finch sarebbe rimasto tale al massimo avrebbe potuto trovare
colleghe che gli avrebbero dato baci sulla guancia o sulla fronte ma nient'altro. Avrebbe trovato
mamme e zie ma non donne, non amanti.
Daniel cerc di smettere di pensare, quando cominciava spesso si angustiava e si tormentava per
ore, quindi alz lo sguardo e, mentre l'autobus avanzava, ammir lo splendido rosso tramonto sul
mare. Il sole era ormai a met sull'acqua e sull'orizzonte un gabbiano volava verso una piccola
nuvola che lambiva il sole. Contemplando questo splendido tramonto, che nessuno scrittore
riuscirebbe a ben descrivere e nessun pittore a ben disegnare, Daniel, con la testa appoggiata sul
finestrino dell'autobus, si addorment.
Daniel si stava sforzando di ricordare ci che era avvenuto dopo che se ne era andato dalla mensa
della caritas ma gli veniva difficile, tuttavia prese la penna e il quaderno e si mise a scrivere:
<<Non ricordo bene cosa feci sul posto di lavoro dopo l'ora di pranzo tuttavia quando fu ora di
andarsene ripassai in chiesa e avevo intenzione di confessarmi. Quando entrai in chiesa, una
ragazzina che nei modi mi appariva molto simile ad Erika mi indic e disse: ha chiesto e si
present di fronte a me non un prete ma un uomo comune, molto grosso, un po' pi basso di me ,
dallo sguardo cattivo, quel genere di persona che avrebbe potuto tranquillamente fare il buttafuori in
una discoteca ; mi propose di parlare del mio problema con lui. Io urlai dicendo che volevo un prete
e lui subito mi indic la porta dicendomi di uscire che quello un luogo santo. Io gli chiesi perdono
e lo implorai di farmi rimanere in chiesa lui acconsent e poi mi chiese:
<<Perch urli?>>
<<Perch c' il diavolo ed gi in terra.>>
Lui annui.
<<Voglio incontrare Erika E.>>gli dissi
<<Ma io non so chi sia e poi perch la vuoi incontrare?>>
<<Perch ho fatto un peccato di cui mi vergogno e voglio che sia solo lei a saperlo e solo lei a dirmi
se devo guardare il possibile filmato che hanno fatto oppure no>>
l'energumeno mi guardo con aria stralunata.
Poi lentamente sempre parlandomi, mi accompagn all'altra uscita della chiesa. Gli raccontai la mia
teoria secondo la quale le malattie mentali non esistono, poi gli dissi quanto stavo prendendo di
carbolitio.
<<E ti sto dicendo tutto questo con gli occhi che Dio mi ha dato>>
Ero infatti senza occhiali ed ero convinto che questo avesse un significato particolare.
Gli dissi che non mi piaceva uscirne sconfitto da quella cosa lui mi rispose che non era una
sconfitta. Io gli dissi che mi piaceva pensare che se Erika non poteva essere la mia ragazza, sarebbe
stata allora la mia musa ispiratrice. Mi Guard nuovamente con aria stralunata.
<<Sei un ragazzo molto intelligente, perch ti devi bruciare cos?>>
<<Erika pi intelligente di me, devi trovarla>>
Gli diedi il libro che volevo dare ad Erika e i fogli che avevo staccato dal bagno.
Poi gli chiesi se poteva darmi dell'acqua (durante la crisi ero stato preso da una irrefrenabile
necessit di bere acqua) e se possibilmente poteva darmi quella vera (ero convinto che girasse acqua
con droga che riducesse le potenzialit del cervello). Mi diede una bottiglia da due litri che mi bevvi
nel giro di quindici minuti. Presi l'autobus e mi diressi verso casa.
Durante il viaggio di ritorno cominciai a pensare che se ci fosse un uomo malvagio e intelligente
che conoscesse i peccati di tutti gli uomini, avrebbe potuto farli tutti schiavi. Avrebbe potuto infatti
ricattarli di svelare i loro peccati agli altri uomini. In un simile scenario io avrei preferito che tutti i
miei peccati li conoscesse e possedesse Erika piuttosto che qualsiasi altro uomo sulla faccia della

terra. Perch ero sicuro che lei, Erika, mi voleva bene. Questo stato mentale mi port ad entrare
dentro un altra chiesa vicino a casa e dire a voce alta:
<<Erika E. in questo momento mi trovo in uno stato mentale per cui la mia testa vorrebbe che tu
fossi la Madonna in Terra>> e poi mi misi a piangere e mentre una donna mi consolava dicendomi
che se avevo bisogno di parlare, il prete era sagrestia, aggiunsi: <<Questo potrei gridare per una
donna sopra un palazzo non oltre e spero che nessun uomo lo possa fare.>> Poi il sacerdote mi
accolse in sagrestia e fra di noi avvenne un dialogo singolare.
Gli dissi di Erika e mi chiese se era una ragazza che esisteva con cui parlavo, io gli dissi di si (anche
se erano circa due mesi che nemmeno la vedevo) poi mi fece capire che se Dio volesse farmela
rincontrare allora ci saremmo rincontrati; gli dissi che mi sarebbe piaciuto avere un bacio da lei e lui
mi disse di fare conto che quel bacio me lo avesse gi dato e che dovevo solo aspettare. In quel
momento il mio cervello si cortocircuit al momento in cui Erika mi baci dopo che mi ero
laureato. Non ci capii pi nulla cominciai a pensare che io potevo essere il figlio di Erika e che c'era
una qualche forma di destrutturazione spazio-temporale. Mi diede un foglietto dove c'era scritto il
nome di una dottoressa che avrebbe potuto aiutarmi.
Il prete mi bened e mi consigli di tornare a casa ma io ero deciso ad andare a trovare subito quella
dottoressa. Ero convinto che si trattasse di Erika. Uscii dalla chiesa e mi diressi verso l'ospedale
dove avrei potuto incontrare la dottoressa. Ero allegro, e dopo un centinaio di passi dissi sottovoce:
<<mi ama>> mi fermai e gridai <<Doveva dirlo lei! Doveva dirlo lei!>> sbattendo il mio giubbotto
contro un palo e mi misi a correre in direzione della chiesa.>>
Alexandra ed io stavamo percorrendo il sentiero tracciato di montagna a passo svelto. Alexandra era
in forma perfetta mentre io ero leggermente in sovrappeso e faticavo a starle dietro, avevo gi il
fiatone mentre lei non accusava segni di stanchezza; inoltre non mi ero ancora deciso ad acquistare
le scarpe da trekking il che aumentava il mio svantaggio. Quella salita, seppur faticosa era
stupenda. Eravamo circondati da querce secolari dalle fronde verde pallido e i cervi, al di l della
ringhiera della riserva, sembravano osservare la nostra salita abituale, alla quale io avevo sempre
attribuito un valore catartico, di espiazione delle colpe.
<<Sai Alexandra>> dissi <<Mi sento in colpa>>
<<Per cosa?>>
<<Per non mettere tutto me stesso nel far guarire un paziente>>
la salita si fece pi ripida
<<Tutti i medici perdono pazienti compresi gli psichiatri, tu ti attieni alle linee guida.>>
<<Si ma io credo Alexandra, che non si possa giungere meccanizzazione della psichiatria, credo che
per certi pazienti il trattamento farmacologico potrebbe essere sostituito da un solo trattamento
psicoterapeutico, solo che io spesso me ne lavo le mani, e seguo le linee guida >>
<<Mark non ti devi sentire in colpa, e credo che tu abbia una visione distorta della realt, un
paziente in crisi maniacale deve essere trattato farmacologicamente. Tu fai bene il tuo, al resto, alla
psicoterapia, ci penso io.>>
<<Daniel il mio primo paziente che mi ha fatto pensare che il suo bipolarismo non fosse a base
biologica, e che se fosse stato preso in tempo non avrebbe avuto bisogno di intervento
farmacologico.>>
ora camminavamo in piano e stavamo rallentando il passo, anche Alexandra aveva un leggero
fiatone e il mio era aumentato.
<<Si Mark ma non puoi andare in giro per le famiglie a cercare quelli che avrebbero bisogno di un
intervento psicoterapeutico. La gente arriva da noi quando spaventa la famiglia o quando il loro
comportamento diventa socialmente inappropriato>>
<<Non dico questo Alexandra, dico solo che forse queste linee guida hanno il grilletto troppo facile
credo che in certi casi, con alcuni miei pazienti, abbia prescritto loro degli antipsicotici pur non
essendocene la reale necessit perch era scritto in quello che ormai noi psichiatri consideriamo il
vangelo, le linee guida>>
<<Conosci il rischio che si corre nel non seguire le linee guida vero Mark?>>

<<Si lo conosco Alexandra certo che lo conosco se qualcosa va storto il medico ne paga le
conseguenze e so anche che non dare uno psicofarmaco ad un paziente danneggia economicamente
una casa farmaceutica ed per questo che abbiamo il grilletto facile.>>
Era incominciata l'ultima salita del sentiero
<<Ecco quindi secondo me Mark non dovresti porti di questi problemi, qualcuno si beccher
qualche psicofarmaco di troppo ma di certo non morir>>
<<E' solo che credo che in certi si ammali il cervello ma in altri si ammali l'anima e per curare
l'anima servono cure da altre anime non servono psicofarmaci.>>
<<Mark sono tua moglie e ti amo ma ti rendi conto cosa accadrebbe se parlassi di anima durante
una conferenza di medicina? Sarebbe uno scalpore c' solo il cervello per la medicina devi essere
professionale poi nella tua vita privata sei libero di credere in Dio e nell'anima ma a lavoro devi
essere professionale. E con questo non sto dicendo che non credo nell'anima e che, in privato ma
non a lavoro, aderirei alle tue teorie. >>
Eravamo arrivati in cima e io mi sentivo purificato dai miei peccati.
<<Hai ragione era solo che per un attimo mi era sembrato di tornare indietro nel tempo quando Jung
cominci a lavorare e ogni paziente era etichettato senza che venisse minimamente considerata la
particolarit dell'individuo; lui cambi le cose.>>
Respiravo profondamente nel tentativo di recuperare, Alexandra lo aveva gi fatto.
Ci sedemmo su una roccia.
<<La psichiatria una scienza difficile. Gli stessi sintomi potrebbero essere prodotti da cause
differenti quindi per ora ci dobbiamo accontentare.>>
<<Gi>> dissi con tono di rassegnazione e Alexandra mi abbracci attirandomi a se, facendomi
coricare sulle sue gambe e spettinandomi i capelli . Mi misi ad osservare il cielo e a fantasticare sui
cirri, Alexandra guardava due cervi maschi che ingaggiavano una lotta al di l della recinzione
metallica <<Ehy guarda amore >> disse Alexandra, ruotai la testa novanta gradi e ammirai questo
splendido spettacolo naturale. Mi chiesi se lo stavano facendo per una femmina e mi venne in mente
Daniel che, a quanto appariva dai suoi diari si era sottratto ad un duello amoroso per Erika.
<<Cosa ne pensi di Daniel? Come andata la prima seduta?>>
<<E' stato molto collaborativo i suoi sentimenti nei confronti di Erika mi sono sembrati tuttavia
ambivalenti. Da un lato ne era attratto da un lato ne era intimorito. Penso che solo ora la veda come
una donna angelo, solo ora sicuro che non ci sia nulla da temere in lei. La desidera ancora
ardentemente, purtroppo per Daniel la ragazza ora impegnata in una relazione sentimentale.>>
<<Ne trover un altra.>>
<<O forse sono davvero fatti l'uno per l'altra e Dio li far miracolosamente incontrare
nuovamente.>>
<<Si ma non credo sia un bene per Daniel farlo sperare in qualcosa di improbabile potrebbero
aversi altre crisi maniacali magari di entit pi grave>>
<<Sissignore>> rispose Alexandra con tono di scherno.
I due cervi avevano terminato la lotta e si erano gettati a mangiare il fieno, rivolsi il mio sguardo
verso il cielo che si era fatto straordinariamente limpido e dissi ad Alexandra che mi sentivo felice.
Alexandra avvolse fra le sue mani il mio volto barbuto mi baci e mi persuase a mettermi in marcia
verso il sentiero di ritorno.
Tolsi la mia testa dalle gambe di Alexandra e mi alzai. Cominciammo a percorrere lentamente il
sentiero in senso inverso. Alexandra parl delle prossime vacanze estive, avevamo entrambi a
disposizione un mese di ferie ed Alexandra non voleva perdere quell'occasione per fare delle
vacanze straordinarie. Eravamo gi stati a Parigi e a Vienna e avevamo intenzione di visitare la
Spagna in particolare Barcellona.
<<E se invece facessimo il cammino di Santiago?>>
Mi propose Alexandra.
<<Ma quello un pellegrinaggio non una vacanza, mi basta questa salita settimanale come
esperienza catartica!>>

Dissi in tono bonariamente scherzoso


<<Ah ah ah sei proprio un pelandrone dai mio bradipone cosa ne pensi? >>
<<E' una bella idea ma ci baster un mese per farlo tutto? Sono pi di ottocento chilomentri>>
<<Ma si basta fare trenta chilometri al giorno!>>
<<Mi hai convinto ma non buffo pensare che le vacanze pi lunghe della nostra vita le passeremo
in pellegrinaggio?>>
<<Si in effetti lo >>
<<E che ne pensi se invitassimo anche Daniel?>>
<<Credo che sarebbe poco professionale al limite gliene puoi parlare e se vuole ci va per conto suo.
Sei il suo medico e io la sua psicoterapeuta, non siamo suoi amici potrebbe non gradire e comunque
sempre meglio non mischiare la professione con la vita privata. >>
e aggiunse in tono sarcastico ma affettuoso
<<Dottore, Lei che era cos attento e scrupoloso nel seguire le linee guida... cosa Le sta
succedendo?>>
eravamo giunti alla discesa pi ripida e con le mie scarpe da tennis rischiavo di scivolare
<<Mi sto affezionando a quel ragazzo, Alexandra, un ragazzo d'oro e voglio che si realizzi e sia
felice>>
<<Ti poni sempre obbiettivi ambiziosi, per ora ti dovresti accontentare che il suo quadro clinico non
peggiori e diventi preda di allucinazioni visive o uditive, ma se persevereremo con il lavoro di
squadra sono sicura che riusciremo anche nel secondo obbiettivo>>
<<Sono contento che ne sei convinta.>>
Avevamo finito la discesa ed eravamo arrivati all'inizio del sentiero ci sedemmo su delle panchine
in legno uno di fronte all'altro e un tavolo di pietra in mezzo a noi.
<<Una cosa certa....>> dissi
<<Devo comprarmi le scarpe da trekking prima di partire per il pellegrinaggio>>
<<Ah ah sicuro>>
Eravamo sotto una enorme quercia secolare dallo spesso sughero e le ghiande che cadevano dalle
sue fronde rischiavano di colpirci. Mia moglie tir fuori dal suo zaino le fotocopie che gli avevo
dato del diario di Daniel e cominci a leggere a voce bassa anche se eravamo soli con i cervi
immersi nella natura e anche se ci fosse stato un uomo non avrebbe potuto capire chi avesse scritto
quelle parole:
<<Sei una stronza. Si, sei anche una stronza. Forse non te ne sei resa conto ma tutte quelle
attenzioni e quel bacio potevi riservarli al tuo bimbo non a me che mi hanno rammollito e fatto
perdere tempo.>>
<<Ci starebbe bene Odio et amo di Catullo>> dissi
<<E' ambivalente>>
<<Si, assomiglia da un certo punto di vista a Joker in Full Metal Jacket; ricordi aveva una spilla col
simbolo di peace and love sul petto e sull'elmetto aveva scritto Born to Kill; quando gli chiedono
spiegazioni lo attribuisce alla dualit junghiana dell'uomo>>
Alexandra continuava a leggere il diario di Daniel, ma questa volta in silenzio e io la guardavo;
portava un leggero trucco, sempre impeccabile, anche quando andavamo a fare le nostre
scampagnate, la amavo. Dal punto di vista psicologico, Daniel, sembrava abbastanza sano, l'unico
aspetto patologico che individuavo era il suo continuo e ossessivo rimuginare sul passato e il non
vivere il presente. Anche per questo gli avevo suggerito di scrivere il diario lo avrebbe addestrato a
focalizzarsi sul presente, malgrado si evochino ricordi passati e probabilmente dolorosi, il metterli
su carta addestrava il cervello a capire cosa era il presente qui e ora e a ridurre la rimuginazione che
non poteva fare altro che creare danni.
Alexandra riteneva che i racconti di Daniel scritti durante i primi due giorni di crisi maniacale
fossero tanto deliranti quanto divertenti e che mettessero in luce l'aspetto competitivo con Nick,
l'attuale fidanzato di Erika. Ripensai alla lotta dei cervi maschi nella riserva e mi dissi che in fondo

era naturale. Anche Alexandra pensava che lo fosse, ma sottolineava il fatto che eravamo uomini
non bestie.
Daniel aveva sempre rimuginato sui brutti voti, sulle brutte esperienze e quel rimuginare lo aveva
fregato, gli aveva impedito di vivere il presente e di provarci con Erika quando avrebbe dovuto.
Si era sottratto alla naturale lotta che si sarebbe avuta con il suo collega e ora se ne pentiva e
piangeva e si fissava su quella donna. Tante altre ce ne erano, ma solo una, Erika gli aveva prestato
cosi tante attenzioni.
Alexandra gli disse che doveva cercare di concentrarsi sul presente che era quello il miglior modo
per avere il massimo delle probabilit di poter avere una seconda opportunit con Erika. Daniel
strabuzz gli occhi: era la prima persona che incontrava che gli dava qualche possibilit di successo.
<<Ci voglio provare con tutto me stesso come se fosse un ultima curva di un gran premio ci tengo
moltissimo ad Erika son davvero convinto che sia la donna per me e che io avrei solo dovuto
prenderla ma non l'ho voluta prendere, e ora voglio fare questa curva al massimo col rischio di
uscire fuori strada. Sai Alexandra ho sempre ammirato gli eroi quelli che danno tutto loro stessi in
quello che fanno e sono disposti a correre il rischio di perdere la vita per quello che vogliono
ottenere!>>
Alexandra voleva essere sicura che Daniel non avesse qualche ideazione suicidaria:
<<Per fortuna tu non corri alcun rischio nel tentare di corteggiare nuovamente Erika giusto Daniel?
>>
<<Oh no certo che no, non sono di quelli che minacciano il suicidio per conquistare l'amata non
voglio che sia cosi non li considero eroi loro, io intendo che in questa mia serenata suoner
mettendo tutto me stesso e non mi interessa se gli altri pensano che sto cercando di fregare la
ragazza ad un mio amico in fondo, l'ho sempre considerato un collega. >>
<<Non stai fregando nulla a nessuno Daniel>> disse Alexandra <<Se sei innamorato lo sai solo tu
io penso che lo sei ma che hai aspettato troppo, hai comunque tutto il diritto di manifestare il tuo
amore un altra volta, considera per che lei ha tutto il diritto di non volerti pi vedere >>
<<Certo>>
<<Se non sono troppo indiscreta, come pensi di farti avanti?>>
<<C' un bar che frequenta spesso potrei capitare li per caso e attaccare bottone credo che se c' una
strategia vincente sia il parlare il pi possibile ed essere spontaneo cose che mi sono mancate sino
ad ora quindi niente approcci via internet o via sms.>>
<<Concordo con la tua strategia Daniel se vuoi avere una possibilit te la devi giocare nella vita
vera. Io e Mark abbiamo notato, dai tuoi diari, che non descrivi Erika come mai?>>
<<Non lo so me lo stai facendo notare tu adesso. Ha un viso molto dolce, i capelli e gli occhi neri.
E' una ragazza molto intelligente le piace la sangria, ed infastidita dal leone quando la leonessa si
fa avanti e lui non la considera. In realt non so molto di lei , so che le piacciono i libri ma non so
nemmeno di che genere.>>
<<Beh per conosci un dettaglio significativo, potrebbe averti visto come un leone>> .
<<Si vero. Quindi potrei averla infastidita con il mio atteggiamento da mummia ma al tempo
stesso lei potrebbe sentirsi attratta da me.>> disse Daniel.
<<Si e noi che ti seguiamo sappiamo che nel profondo del tuo cuore e della tua anima ti senti un
Leone >>
<<Poco per certe faccende a lavoro.>>
<< Sai ci son dirigenti e grandi capi che nel cuore e nell'anima non sono dei Leoni ma dei viscidi
serpenti>>dissi
<<Si sono d'accordo con te Mark ci sono persone che rivestono ruoli sociali importanti ma non
hanno nulla di nobile ed eroico, ma non vorrei illudermi Mark>>disse Daniel
<<Non vogliamo illuderti >> disse Alexandra
<<Vogliamo solo farti notare che nella vita non si pu mai dire e sembra che qualcosa di lei conosci
quindi, per noi, ci devi credere se ti vuoi giocare la tua ultima possibilit, fare la tua ultima curva.>>
<<Si avete ragione ci devo credere correndo il rischio di soffrire se non ci dovessi riuscire.>>

<<Non devi avere paura di soffrire>>


Dal diario di Daniel delle 24 ore di crisi maniacale:
<<Avevo fregato Dio ed ero solo ma decisi comunque di andare al vecchio dipartimento e cercare
per una seconda volta Erika. Chiesi di Lei ma nessuno ne sapeva niente. Entrai in una aula e fissai
la lavagna c'erano scritte blu rosse e verde acqua, pensai al verde acqua, lei sapeva che era il mio
colore preferito da bambino. Si mise anche a ridere quando glielo dissi e rispose poi sei cresciuto
ancora oggi il ripensarci mi fa ridere. Poi spostai il mio sguardo su una specie di finestrella
rettangolare sul soffitto coperta da un telo nero. Questo telo nero ondeggiava ma in maniera
anomala. Pensai che dietro c'erano Erika con il suo fidanzato a manovrarlo e che si stavano
burlando di me. Poi arrivai a pensare che quel telo era il demonio. E scappai dall'aula spaventato.
Nell'aula a fianco c'erano degli studenti e quando tornai pochi minuti dopo, con l'obbiettivo di
sconfiggere la mia paura li sentii che si stavano prendendo gioco di me per quanto accaduto in
precedenza. Rientrai nell'aula, guardai il telo nero e dissi con voce ferma e risoluta: <<Basta tu non
sei il diavolo! Dietro quel telo o c' Dio o c' un uomo>> il movimento del velo mi sembr
cambiare, sembrava ora un respiro poi cambi di nuovo e il respiro divino si ritrasformo in
ondeggiamento diabolico, allora salii su un banco e dissi: Basta questo dipartimento sembra un
teatro e strappai il telo nero diedi un pungo, spaccandola, alla finestra di plastica e urlai al
cielo :Devo salire su?? devo salire su??
La mano grondava di sangue, scesi dal banco usci dall'aula e tirai gi una scala che spioveva dal
soffitto e salii sopra il tetto del dipartimento. Sentivo che Dio mi accarezzava con il vento e mi
guardava col sole era una sensazione paradisiaca ma anche li non c'era Erika e nemmeno Nick.
Urlai forte con tutto il fiato che avevo ne i polmoni:
<<Se sale qua sopra professor John Callagher gli faccio il culo!!>> e subito dopo sempre a
squarciagola:
<<John Callagher non il capo di Erika!!>>
Collassai sul tetto e presi a bisbigliare, stavo parlando con Dio gli chiesi scusa per le parole che
avevo urlato contro professor Callagher ma gli dissi che non ce l'avrei fatta ad urlare scusa da quel
tetto. Mentre ero coricato sentii il rumore di una monetina cadere, pensai che era stata Erika a
lanciarla e che conoscesse il gioco infantile che avrei voluto fare con lei. Poi scesi dal tetto dissi a
tutti quelli che incontravo che si trattava di teatro vero e chiesi informazioni su Erika ma nessuno
me le seppe dare. Scoprii in seguito tramite un mio amico che si trovava in viaggio studio in
Australia.>>
Mi ricordai quando il nostro allenatore di pallavolo ci puniva. Ce ne era uno che quando sbagliava
uno veniva punita tutta la squadra. Quando sbagliavo mi sentivo doppiamente punito. Ma chiss se
faceva a tutti lo stesso effetto e se rafforzava il gruppo. La teoria di Daniel era che se uno aveva un
disturbo psichico allora voleva dire che c'era qualcosa di malato anche nella societ. Poteva aver
ragione ma che fare? Come interpretare questi deliri? Queste psicosi, queste manie e fornire un
feedback alla societ? Bisognerebbe studiare l'intera storia del paziente vedere chi, quale figura (un
professore, un padre, un poliziotto) gli avesse causato disagio psichico e poi valutare se questo
disagio fosse colpa della cattiva educazione o istruzione della figura. Era un progetto futuristico un
po' come il casco che aveva immaginato Daniel. Aveva molta fantasia il ragazzo ed era da
ammirare. Certo secondo Fromm una intera societ poteva considerarsi malata quindi niente di
strano che ci siano degli individui che ostinandosi a rimanere sani poi risultino agli occhi della
societ malati, bizzarri.
Daniel buss ed entr con il suo diario aggiornato ed il suo giubbotto marrone da pastore. Avevo
intenzione di esporgli le mie riflessioni sulla sua teoria ma Daniel mi interruppe. Mi disse che mi
aveva mentito che non era stato in crisi maniacale acuta per un solo giorno ma per tre che tradotto
significava tre notti insonne. Gli chiesi perch mi avesse mentito ero il suo medico e mi sembrava si
fosse instaurato un clima di fiducia fra di noi. Scoppi in lacrime e mi disse che si vergognava

terribilmente di quello che aveva tentato di fare per riconquistare l'amata nei primi due giorni di
crisi maniacale. Dell'amata sapeva della sua passione per la lettura, finito un libro ne cominciava un
altro, aveva quindi pensato a quel film visto da piccolo, La storia infinita e pens che sarebbe
stato uno splendido gesto d'amore se lui fosse riuscito ad essere lo scrittore di un libro che non
finisse mai. Cre quindi in incognito in un social network un account falso, lo pubblicizz il
minimo indispensabile tra colleghi non vicini ad Erika e scrisse nei due giorni di mania tre racconti
nella speranza che per passaparola Erika leggesse e si immedesimassero nella storia. Cercai di
calmarlo dicendogli che era stato un bel tentativo malgrado avesse obbiettivamente basse
probabilit di successo.
Poi smise lentamente di piangere e disse con rabbia cieca :
<<E pensa che questa fottuta malattia mi ha dato pure la convinzione che qualcuno stesse leggendo
le storie, tra il primo e secondo giorno>> e tir un pugno sul tavolo .
<<Daniel forse meglio che ti do qualche goccia di...>>
<<Tu e le tue stupide gocce Mark>> tuon Daniel
<<Hai per caso inventato la medicina per l'amore? Concedimi almeno questo sfogo>>. Gli portai un
bicchiere d'acqua.
<<Dai adesso calmati bevi un po' d'acqua.>> Ingurgit l'acqua poi disse :
<<Ho immaginato che tutti i miei amici leggessero e mi aiutassero in quella impresa d'amore.>>.
<<Analizzer con Alexandra il resto del diario non ti preoccupare; ma ti volevo parlare di una cosa
relativamente allegra sai? Fromm credeva che una intera societ poteva essere malata quindi la tua
teoria sugli anticorpi della societ potrebbe non essere totalmente campata per aria>> Daniel sorrise
in maniera fanciullesca, aveva ancora gli occhi rossi per il pianto. Daniel era intimamente contento
perch quello che aveva pensato riguardo le malattie mentali non era il delirio di un folle e si
rilass. Gli chiesi come andava la vita privata, se stava uscendo e vedendo i suoi pochi amici. Mi
rispose di no, che non si sentiva pronto. Gli proposi dunque, poco professionalmente se gli andava
di fare una passeggiata al mare insieme a me ed Alexandra il prossimo fine settimana. Daniel
accett, sembrava stranamente contento come un bambino.
Daniel usc di casa alla ricerca di adrenalina. Sal quindi sulla Fiat Panda color verde petrolio e si
mise a correre. Il viale alberato era sgombro di macchine , pot tirare tutte le marce, alla fine del
viale c'era un curvone. Daniel voleva tirare la staccata all'ultimo. Sperava che quella botta di
adrenalina avrebbe annullato l'effetto dello Xeplion. Tiro' la staccata oltre ogni limite le gomme si
inchiodarono, Daniel allegeri' la pressione sul freno e le gomme ripresero aderenza. L'adrenalina si
era tramutata in paura. Affront il curvone ad una velocit disumana l'auto sband ma ne usci
indenne . Le gambe di Daniel tremavano e le mani gli sudavano. Si rese conto di essersi salvato per
un pelo e rallent cominci a viaggiare addirittura sotto i limiti di velocit poi accost e si mise a
piangere. <<Perch a me>> disse singhiozzando. Pens poi che esistevano mali peggiori e che in
fondo il suo disturbo non pregiudicava particolarmente la sua qualit della vita.
Tuttavia l'idea di essere diverso non gli piaceva affatto come non lo consolava il fatto che molti
personaggi famosi e artisti fossero affetti dal suo stesso disturbo.
Una prostituta si avvicin e Daniel cortesemente rifiut. Lui che era stato un donnaiolo di prima
categoria, si vedeva ora costretto a rifiutare. La sua libido (forse a causa dell'antipsicotico) si era
annullata cosi come la sua voglia di fare. Anche questo lo turbava. Voleva tornare ad essere quello
di prima, con le sue perversioni e pulsioni e a dominarle, saperle gestire. Questo desiderava
fermamente. Questo voleva riottenere ma non sapeva se ce l' avrebbe fatta.
Mi parl di questo suo desiderio ma la dose di antipsicotico era gi al minimo e non me la sentivo di
sospenderlo. Decidemmo dunque di aumentare il periodo di tempo tra due iniezioni consecutive.
Passammo da quattro settimane a cinque settimane.
<<E dai Mark basta con questo antipsicotico mi fa stare male.>>
<<Potresti stare peggio Daniel. Sospendere l'antipsicotico ora la reputerei una imprudenza.>>
<<Cazzo Mark la mattina mi sveglio e non so cosa fare! Starei a letto tutto il giorno. >>
<<Cerca di fare qualche cosa che ti piaceva...hai mai fatto sport?>>

<<Giocavo a pallavolo>> disse con lo sguardo perso nel vuoto <<Anche Erika era pallavolista ma
non l'ho mai vista giocare e giocava nel mio stesso ruolo... centrale.>>
<<E guarda caso anche io ero pallavolista Daniel>>
Lo sguardo di Daniel continuava a perdersi nel vuoto e io non potei fare altro che domandargli se
gli andava di raccontarmi qualche suo ricordo pallavolistico.
<<Affiancai il mio compagno di squadra prima di saltare a muro; l'opposto dell'altra squadra, alto
pi di due metri, salt da posto quattro; saltai anche io, i miei occhi si affacciavano dalla rete, la
palla colp in pieno il mio occhio destro e cadde nel campo avversario. Urlai dal dolore. Avevo
paura che l'occhio mi fosse esploso. Andai negli spogliatoi e poco dopo entr Lello, il mio
allenatore, che cominci a guardarmi l'occhio.
<<Hai saltato staccato da rete>>
<<Cazzo dici Lello non avrei fatto punto se avessi saltato staccato da rete; la rete leggermente pi
bassa.>>
<<Tutte stronzate... fai vedere che ti ha combinato quell'animale... ci vedi bene?>>
<<Vedo come se fosse tutto annebbiato>>
<<Allora forse meglio che ti porti all'ospedale pu darsi che la retina si stia riempendo di
sangue>>
<<Ma la partita...>>
<<Lascia che quei cagastracci si scannino tra di loro>>
<<No dai Lello>>
<<Si Daniel dai l'anno scorso ti sei rotto la caviglia e quasi te la tagliano perch ti ho fatto fare di
testa tua non correr lo stesso rischio con l'occhio >>
Mentre uscivamo dalla palestra il giocatore che mi aveva colpito, di nome Mango, mi sbeffeggi e
mi grid <<Sbubum>> con aria di sfida, mi limitai a pensare <<Intanto ti ho murato>> ma avrei
voluto mettergli le mani addosso. Quando arrivammo al pronto soccorso mi fece la visita una bella
ragazza con la quale attaccai bottone.
<<Cosa ti hanno combinato all'occhio?>>
<<Ho preso una pallonata>>
<<A cosa stavate giocando?>>
<<A pallavolo... mi ha fatto malissimo avevo paura che l'occhio mi fosse esploso>>
<<Per fortuna non esploso, si sta solo depositando del sangue nella retina>>
<<Come ti chiami?>>
<<Valeria e tu?>>
<<Io mi chiamo Daniel... potremmo bere qualcosa insieme uno di questi giorni>>
<<Preferirei di no sono gi impegnata.>>
Ci rimasi piuttosto male.
Per quanto riguarda l'occhio mi disse che sarebbe bastato aspettare e che avrei dovuto non giocare a
pallavolo per due settimane.
Entrai nello spogliatoio e il giocatore che mi aveva colpito nell'occhio, sedeva nel posto dove
abitualmente stavo lui.
Stetti al gioco e gli chiesi quando si sarebbe levato. Mango se la prese e si avvinghi al mio collo, io
feci lo stesso e i nostri compagni di squadra guardarono la scena increduli senza capire se stessimo
facendo su serio o scherzassimo. Alla fine decisero di separarci, dopo averci visti per una decina di
secondi in terra ciascuno avvinghiato al collo dell'altro.
Quando Lello entr ci stavano ancora separando e si arrabbi terribilmente:
<<Cosa state combinando razza di animali? Volete proprio farvi male eh?>>
<<Ha cominciato lui>> disse Mango
<<Ma che dici io stavo solo scherzando e comunque non ti ho alzato le mani per primo>>
<<Ma ditemi voi se vi devo trovare avvinghiati come due femminucce>> disse Lello.
<<Comunque ora basta con queste stupidaggini dobbiamo incominciare l'allenamento. Anche oggi

faremo un riscaldamento seguito da una partita di allenamento>>


Entrammo in palestra e cominciammo il riscaldamento. Murai in faccia Mango. Divenne rosso non
so se per la vergogna o per la botta nel naso ricevuta. Stavo per schernirlo quando Lello mi fulmin
con lo sguardo.
Era sempre una soddisfazione per me murare Mango e fargli male, in quel momento, ancora di
pi.>>
Interruppi Daniel e gli chiesi che cosa sapesse all'epoca del suo disturbo.
<<Assolutamente nulla. Mi deprimevo spesso ma non avevo mai avuto episodi maniacali>>
<<Se ti fossi rivolto ad uno psichiatra all'epoca, ti avrebbero diagnosticato depressione unipolare>>
<<Sai che me ne frega Mark... ti odio quando fai cosi, io sto male, tento di raccontarti qualcosa del
mio passato e tu fai queste osservazioni... indaghi queste curiosit... davvero non ti capisco Mark tu
devi trovare il modo di farmi stare bene. >>
Era la prima volta che Daniel mi rimproverava su come svolgevo il mio lavoro e in cuor mio mi
sentii di scusarmi.
<<Scusami Daniel a volte penso a voce alta, far in modo che non si ripeta. Ora continua pure con
la tua storia se vuoi.>>
<<Entrai nella palestra ancora quasi del tutto vuota. Negli spalti era seduta una ragazza. E' li che la
vidi per la prima volta. La guardai e lei stranamente mi sorrise. Era Erika. Cominciai a correre
attorno al campo e piano piano i miei compagni si univano alla mia corsa. Poi arriv Lello batt le
mani, se le sfrego' ci soffi dentro ed url <<Vai con i palloni>>.Prendemmo i palloni, ci mettemmo
in coppia e cominciammo a lanciare la palla. Erika era sempre l. Non sapevo ancora il suo nome e
non immaginavo che saremo diventati colleghi all'universit. Poi cominciammo il riscaldamento
schiacciando a rete. Erika aveva i jeans, scarpe da tennis bianche , maglioncino nero, giubbotto
viola aperto, gambe accavallate nella posa del pensatore.
Il riscaldamento termin e Lello lesse la formazione. Partivo dalla prima linea in posto tre. Ero
stimolato da quella misteriosa ragazza che ci stava guardando. Lello sembrava averlo capito.
<<Daniel, spero che tu non continui a guardare le ragazze sugli spalti dopo il fischio di inizio>>
Io stavo guardando ancora Erika e gli risposi quasi in trance:
<<No no non ti preoccupare Lello>>.
<<Eh si si non ti preoccupare...>>
La partita and bene vincemmo tre a uno e feci dieci punti di cui cinque muri. Erika purtroppo
spar e per molto tempo non la vidi pi. Solo molto tempo dopo scoprii che era anche lei una
pallavolista e, ironia della sorte, giocava il mio stesso ruolo, centrale.>>
Guardavo Daniel perplesso tirandomi la barba sul mento. Anche nel passato pallavolistico di Daniel
c' era Erika, la sua mania.
<<Dopo quanto tempo hai rivisto Erika?>>
<<Anni dopo all'universit>>
<<Pensi che sia stato un colpo di fulmine?>>
<<No no, ma lei era molto gentile, mi sono innamorato della sua gentilezza>>
I mesi erano passati e Daniel non aveva tratto giovamento dalla nuova frequenza di iniezioni di
antipsicotico. Decisi allora di sospendere i depot di Xeplion.
<<Ok Daniel, sospendiamo l'antipsicotico>> dissi, annotandolo nella cartella clinica.
Daniel sollev gli occhi stupito e felice. Sembrava quasi che gli avessero levato un peso di dosso.
<<Ma al primo segnale di mania o di delirio ti prego di avvertirmi, dovremo correre ai ripari>>
<<Se me ne accorgo ti avvertir>>
I mesi passarono e la situazione clinica di Daniel sembr migliorare. Ora era pi attivo, riusciva a
seguire i telegiornali e leggeva con fluidit. Tuttavia da qualche giorno aveva cominciato ad avere

alcuni comportamenti bizzarri. Un giorno cominci a bere da una bottiglia da due litri di acqua e la
fini in pochi minuti. Diceva che sentiva la necessit di bere. E si mise a pensare. Era un cento per
cento. Ne era convinto, non poteva essere altrimenti. Erika lo amava era lei la donna per la quale era
stato fatto. Doveva solo trovare il modo di farglielo capire. E poi c'era l'esperimento del gatto di
Schroedinger che lo ossessionava. Quel gatto che era sia vivo che morto. Si poteva fare una teoria
economica ispirandosi a questo esperimento mentale?Ma doveva vedere Erika, Erika questa era la
cosa pi importante. Non dorm la notte tuttavia non mi avvis. And al vecchio dipartimento
tuttavia nessuno gli seppe dire qualcosa riguardo ad Erika. Il pensiero lo faceva impazzire. Poteva
essergli successo qualcosa. Pianse tutta la notte e non prese sonno. Il giorno dopo era stremato ma
la testa continuava senza sosta a viaggiare veloce. La pillola celeste e la pillola blu erano dentro il
portapillole. Era il carbolitio che stabilizzava il suo umore. Assunse le pillole ma una volta chiuso il
portapillole ricominci a fantasticare sul gatto di Schroedinger, immagin un gattino che usciva dal
portapillole poi prese una pillola celeste dalla scatola e la apr, era piena di una polverina bianca
richiuse la pillola celeste e pens che alla vista poteva sembrare la medicina che prendeva ma in
realt non lo era pi perch gli aveva levato la polverina bianca. E' a quel punto che decise di
chiamarmi. Ma fu troppo tardi. Era necessario un ricovero. Una volta entrato nella clinica gli
diedero settanta gocce di En per calmarlo. Poi nei giorni seguenti cominciarono a dargli
nuovamente dell'antipsicotico, Risperdal, questa volta per via orale. Al decimo giorno venne
dimesso e torn da me.
<<Abbiamo rischiato stavolta Daniel ho avuto paura che non rientrassi da quella psicosi
maniacale>>
<<Gi mi sa che mi dovr tenere questo antipsicotico per sempre>>disse con tono sommesso.
<<Si ma non prenderla cos solo un farmaco che ti aiuta a stare con i piedi per terra>>
Daniel era imbronciato.
<<Si un farmaco che mi causa perdita della libido sessuale e apatia>>
<<Sono effetti collaterali con i quali dovrai convivere>>
<<Meno male che non ho una ragazza Mark altrimenti mi avrebbe gi lasciato >>
<<Credi che il sesso sia la prima cosa alla base di un rapporto?>>
<<Credo che il sesso sia una componente importante in un rapporto e io non ho pi voglia di farlo
da quando prendo questa roba>>
<<E' molto pi importante il dialogo in un rapporto di coppia. Devi affrontare diversamente la tua
malattia devi pensare che le medicine che prendi ti aiutano a mantenere la stabilit>>
<<E' facile parlare per te Mark... tu non ne prendi di questa roba. >>
<<Prima di tutto cosa ne sai che io non prenda questa roba.>>
<<Non me ne hai mai parlato.>>
<<Non abbiamo nemmeno mai bevuto il caff latte insieme.>>
<<Scusa solo che non mi dai l'impressione di essere il tipo che prende quella roba.>>
<<Perch tu credi di dare quell'impressione? Guarda sei fuori strada.>>
<<Va bene lascia perdere Mark.>>
<<Comunque se proprio lo vuoi sapere vero che non prendo la roba che prendi tu ma non vedo
perch i miei consigli non debbano essere validi.>>
<<Perch non hai provato sulla tua pelle quello che sto provando io.>>
<<Lascia perdere Daniel non mi sembra una ragione sufficiente! Io capisco cosa stai passando
anche se non l'ho provato sulla mia pelle.>>
L'appuntamento era concluso. Daniel mi salut e si avvi verso l'uscita dello studio. Evidentemente
non aveva voglia di controbattere. La Fiat Panda era parcheggiata abusivamente sopra il
marciapiede. Daniel sal e mise in moto la sua automobile. Distese la testa sullo schienale, si sentiva
perso. Non sapeva quando sarebbe tornato a casa. Mise in moto e cominci a sentire l'adrenalina
che gli pompava nelle vene. Non voleva farsela scappare quell'occasione di sentirsi vivo. E corse.
Prima, seconda, terza quarta e quinta, si sentiva veloce e libero ma intravide nell'oscurit una auto
accostata a destra.
Il poliziotto estrasse la paletta e lo ferm. Daniel accost e abbass il finestrino

<<A quanto andava?>>


<<Un Un po... >>
<<Glielo dico io, andava un po troppo veloce. Veda di darsi una calmata, fornisca patente e
libretto>>
Daniel si frug nervosamente in tasca in cerca del portafoglio nel quale teneva la patente e prese il
libretto dal portaoggetti. Consegn i documenti all'agente e rimase in attesa del verdetto.
<<Pu andare>> disse l'agente restituendogli patente e libretto.
E se ne torn fortunatamente senza una multa a casa, stavolta rispettando i limiti. Sali le scale che
portavano al suo appartamento e si cambi, si mise in pigiama. Si stese sul letto e naufrag nei suoi
pensieri. Non riusciva a fare altro, non riusciva a mantenere la concentrazione. E tutto questo lo
opprimeva non riusciva a trovare sfogo. Il ricordo o meglio l'idealizzazione di Erika era ancora viva
nel suo cuore. Ed era ancora pi doloroso pensare che non l'avrebbe pi rivista, che nessuna donna
avrebbe pi prestato a lui le attenzioni che aveva prestato Erika. Ora lei stava con Nick , presto si
sarebbero sposati e lui nulla avrebbe potuto fare, aveva gi giocato la sua carta, non sarebbe riuscito
a scrivere un romanzo per lei. Chiss cosa avrebbe detto il Professore Callagher se lo avesse visto in
quelle condizioni. Quel bastardo. Se non riuscite a ingegnarvi andate a lavorare alle poste. Come se
ce ne fosse lavoro alle poste.
Non era stato facile per Daniel arrivare a capire che Erika era ancora la sua mania, quel sogno
perduto a farlo stare male. La paura che quei momenti potessero non ripetersi pi. La voglia di
fuggire. Non saprebbe dire dove ma vorrebbe fuggire e basta. Forse morire. Perch in quello stato
non voleva proprio vedersi. E ora era anche senza lavoro. La sua ultima sfuriata contro Callagher gli
era costato il posto. Callagher aveva sentito quanto detto da Daniel sul tetto del vecchio
dipartimento ed era entrato in contatto con i datori di lavoro di Daniel. Essendo un uomo potente e
vendicativo, era riuscito a far pressione sui datori di lavoro di Daniel e a farlo licenziare. Era da
mesi che Daniel cercava un altro posto ma senza successo. Gli era venuto il dubbio di aver perso
capacit cognitive. Io non ero sicuro che fosse cos. Ma non voleva pi pensarci, era gi troppo per
lui dover sopportare lo scorrere amorfo delle giornate, il non riuscire a seguire un telegiornale.
Era terrorizzante accorgersi che il proprio cervello non andava pi bene come un tempo. Daniel
sperava di uscirne da quell'incubo e io avrei fatto di tutto per aiutarlo. La mia tesi era che che
Daniel fosse preda di una depressione, forse indotta dall'antipsicotico che unita alla noia gli
causavano quello stato. Io non credo che Daniel avesse deficit cognitivi credo piuttosto che fosse
annoiato. Avrei voluto aiutare Daniel nella ricerca di un lavoro ma, a parte qualche indicazione di
carattere generale, il mio aiuto era ininfluente. Non riuscivo nemmeno a capire quale lavoro sarebbe
piaciuto a Daniel quando glielo domandavo la discussione assumeva un carattere vago.
<<Che lavoro ti piacerebbe fare Daniel?>>
<<Non mi sento in grado di fare nulla Mark>>
<<Ma smettila Daniel ci sar qualcosa che ti piace fare e ti senti in grado di fare.>>
<<La situazione ancora peggiore Mark, non c' nulla che mi piaccia fare>>
<<Qual era il tuo sogno da bambino?>>
<<Volevo fare l'astronauta, avevo visto apollo 13 ed ero rimasto affascinato.>>
<<Va bene ed un sogno pi recente?>>
<<Mi sarebbe piaciuto diventare professore universitario.>>
<<E perch non ci hai provato?>>
<<Avevo un voto di laurea troppo basso e poi, come ti ho detto prima non mi sentivo in grado.>>
<<Capisco Daniel, strano dovresti sentirti pi forte, hai una laurea importante.>>
<<Si ma non so fare niente.>>
<<Dovrebbe piacerti programmare.>>
<<Forse mi piaceva ma l'ultimo lavoro andato male.>>
<<Ti venuta una crisi e hai mandato a quel paese John Callagher da sopra il tetto del vecchio
dipartimento. Sai che quell'uomo potente, ci sar il suo zampino nel tuo licenziamento.>>
<<Potrebbe essere, ma non stavo rendendo bene, non sono molto orgoglioso del mio operato.>>
Daniel era tremendamente autocritico, quasi crudele con se stesso.

<<Comunque Daniel, per ora la priorit che tu trovi un lavoro.>>


<<Si lo so ci sto provando Mark ma non facile domani ho un colloquio per un call center.>>
<<E speriamo che vada bene.>>
Daniel si svegli la mattina dopo molto stanco. Non aveva dormito bene e non aveva voglia di
alzarsi dal letto. Forse era la depressione. Non aveva assolutamente ne il desiderio ne la curiosit di
andare a quel colloquio di lavoro. Aveva gi fatto molti colloqui per dei call center e non era
riuscito ad entrare. Era deprimente, con una laurea, ridotto a cercare lavoro nei call center e vedersi
sbattere la porta in faccia. Non era il destino che pensava di meritarsi n quello che si era
immaginato. Ma doveva fare i conti con la realt, era depresso e non era nemmeno in grado di
descrivere il suo lavoro ideale. Era una naturale conseguenza che gli venissero sbattute porte in
faccia anche tra i lavori meno prestigiosi.
Non and al colloquio, rimase a casa e non combin un granch. Perlopi lesse un giornalino anche
se spesso si distraeva. Era molto tempo che non giocava a scacchi, allora decise di chiamare il suo
amico Matteo per una passeggiata e una partitella.
Arrivarono nel luogo dell'incontro a pomeriggio inoltrato il sole di settembre era ancora abbastanza
forte. Si diressero verso il bastione. Matteo indossava una magliettina rossa e dei jeans, Daniel
invece pantaloni corti a quadri e maglietta bianca rossa e blu dei Sex Pistols.
<<Beh Daniel come va? Mi sembri un po' spento.>>
<<Saranno le medicine, mi sento depresso.>>
<<Su su non ti abbattere ne uscirai se lo vuoi.>>
<<Sono scarso anche a scacchi non riesco pi a giocare.>>
<<Mi fa rabbia che ci sono persone meno dotate di te e si vantano per il poco che sanno fare e
invece tu non fai che abbatterti.>>
<<Non ho un briciolo di autostima.>>
<<E invece dovresti averne perch hai gi fatto qualcosa nella tua vita ti sei laureato e hai lavorato
per un po, non tutti ci riescono.>>
<<Dovrei capire quando ho perso la mia autostima.>>
<<Si, potrebbe aiutarti.>>
Matteo tir fuori la piccola scacchiera portatile dal suo zaino nero, la apr e cominci a sistemare i
pezzi. Daniel lo aiutava.
<<Una volta da piccolino, avr avuto otto anni, stavo provando a fare un piccolo programma per un
vecchio computer IBM. Quando ci riuscii, esultai, ma mio padre mi rimprover. Mi disse che
esistevano persone molto pi in gamba di me. Ci rimasi malissimo. Quando glielo dissi da grande
mi rispose che non si ricordava ma che comunque mi chiedeva scusa.>>
Daniel e Matteo avevano finito di sistemare i pezzi, Daniel aveva i pezzi neri, cominci quindi
Matteo.
<<e4 credi di aver perso li' la tua autostima?>>
<<e5 forse.>>
<<d4 dici sempre forse.>>
<<exd4 forse hai ragione.>>
<<Dxd4 non sei sicuro di nulla.>>
<<Cc6 vero non sono sicuro di nulla devo essere invalido alla testa.>>
<<De3 ma che cosa invalido alla testa!>>
<<Cf6 non si pu vivere senza certezze.>>
<<Cc3 sei la dimostrazione vivente che si pu fare.>>
<<Ab4 forse>>
<<Ad2 ecco non cadi in contraddizione, il tuo medico non ti ha detto nulla riguardo tutti questi
forse?>>
<<o-o non ho avuto modo di parlargliene>>
<<o-o-o forse dovresti.>> disse Matteo sorridendo
<<Te8 glielo dir la prossima volta.>>

<<Dg3 ok.>>
Daniel e Matteo cominciarono ad essere totalmente assorbiti dalla partita e il dialoghi divennero
meno frequenti.. Dopo un po' riprese Matteo.
<<E che mi dici di quella ragazza?>>
<<Quale ragazza?>>
<<Dai quella ragazza Erika.>>
<<Ehh anche se non la vedo ogni tanto ci penso, sogno che possa innamorarsi di me e quel sognare
mi fa stare bene, mi da un po' di gas.>>
<<L'hai idealizzata, pensi che il suo amore risolverebbe tutti i tuoi problemi.>>
<<Io sono sicuro che mi guarirebbe.>>
<<Fai bene a sognare Daniel, i sogni sono la vita.>>
<<E' bello pensare che improvvisamente ci sia una svolta che fa andare tutto per il meglio.>>
<<Caspita ci puoi scommettere.>>
Avevano finito la partita che si era conclusa con una patta, stavano ritirando i pezzi e il sole stava
cominciando a tramontare.
Matteo aveva ritirato la scacchiera e l'aveva rimessa nello zaino. Stavano seduti e silenziosi sulla
panchina. Silenziosi come ormai accadeva troppo spesso. Quel silenzio che sembra uccidere l'anima
ma che in realt l'amplifica. Daniel non amava pi gli scacchi come un tempo, non provava pi
quelle sensazioni di benessere e di goduria quando gli capitava di vincere una partita. Anche questo
lo preoccupava si chiedeva se fossero le medicine oppure la malattia a renderlo cos.
Decise di condividere questo pensiero con l'amico ben consapevole del rischio di diventare noioso.
<<Non mi piace pi come prima giocare.>>
<<Ehh il periodo, torner la voglia che avevi un tempo.>>
<<Chiss.>>
<<Sei sempre meno loquace Daniel, che ti prende?>>
<<Non mi viene nulla da dire, a parte parlare della mia condizione e lamentarmi. Non ho pi voglia
nemmeno di fare sesso.>>
<<Dovresti smetterla di prendere quella roba che ti danno.>>
<<Tu la fai facile, potrei avere un altra psicosi se smettessi di prendere quella roba.>>
<<Mah, secondo me ti fa pi male che bene prendere tutta quella roba. Sai che in altre culture,
quello che ti successo, sarebbe stato visto come qualcosa di sacro?>>
<<Si, avevo letto qualcosa distrattamente qualche tempo fa. Nella mia testa c'era qualcosa che mi
sembrava divino, camminavo e il vento mi sembrava essere in perfetta sincronia con il mio stato
d'animo interiore, credevo che Dio mi stesse accarezzando con il vento e guardando tramite il sole.
Ricordo di aver guardato una farfalla e un gatto con occhi nuovi, non li avevo mai guardati cos.
Fu una sensazione di straordinario benessere.>>
<<Ed avesti anche la sensazione che Dio ti parlasse tramite un uomo se non ricordo male.>>
<<Si, quel barbone, ero convinto che Dio volesse dirmi che Erika mi amava tramite lui, e in quel
momento ne ero certo.>>
<<La mente come l'universo, un grande mistero.>>
I due, stavano scendendo le scale che dal bastione conducono alla strada. Il dialogo si era di nuovo
interrotto e nessuno dei due amici aveva intenzione di riprenderlo. Si diressero verso la fermata del
pulmann e aspettarono. Daniel si guardava intorno imbarazzato per essere di cos poche parole.
Matteo lo guardava quasi divertito. Era pi giovane di Daniel , si erano conosciuti durante un torneo
di scacchi, in una partita che aveva visto Daniel faticosamente vincitore. Matteo diede una pacca
sulla schiena a Daniel, non poteva vederlo cos, in quelle condizioni. Daniel usci per un attimo dal
suo stato dissociato e guard l'amico, avrebbe messo anche lui nella storia che avrebbe voluto
scrivere per Erika.
<<Era cosi folle quel progetto che avevo immaginato durante la mia ultima crisi?>>
<<A quale progetto ti riferisci?>>
<<Scrivere un libro nel quale Erika si potesse immedesimare.>>
<<Ma no non credo che fosse cos folle. Come lo hai attuato tu ha qualcosa di folle. Hai scritto su

un account falso di un social network le storie ed eri quasi convinto che Erika le avesse lette. Ma
quello che mi chiedo io : Non esiste un modo pi semplice per provarci con una ragazza?>>
<<Non ci devo provare Matteo, devo suonare la serenata per la donna che amo deve essere un
ultima curva, una cosa portata allo stremo delle forze.>>
A Matteo, il gesto di Daniel sembr romantico ed eroico.
<<Daniel io posso capire che tu ti sia infatuato di questa ragazza...>>
<<Innamorato, Innamorato.>>
<<Va bene posso capire che tu ti sia innamorato di questa ragazza, ma ci hai gi provato una volta e
ti ha detto di no, perch vuoi riprovarci?>>
<<Perch la prima volta non l'ho corteggiata, non ho suonato la mia serenata, non voglio avere
lasciato nulla di incompiuto.>>
<<Ma hai gi fatto anche quello Daniel, hai scritto la storia sul social network durante la tua
seconda crisi.>>
<<Ma lei non l'ha letta.... e poi avrei potuto scrivere qualcosa di meglio se non fossi stato in crisi
maniacale.>>
<<Si Daniel non l'ha letta ma non conta, tu hai gia' suonato la tua serenata hai gia' fatto la tua ultima
curva. Potresti rimanere intrappolato per sempre in questo gioco, potresti pubblicare il romanzo pi
bello di tutti i tempi e lei non leggerlo, o peggio, leggerlo e non immedesimarsi, non amarti.>>
Daniel sembr commuoversi e Matteo non ebbe la forza di guardarlo pi negli occhi. Daniel sembr
tornare lentamente nel suo stato dissociato.
<<Dai ce ne sar un altra pi fresca.>>
<<Non mi interessa, far quel libro non so quando ma lo far.>>
<<E farai capire a chiunque lo legger perch eri innamorato di lei.>>
<<Esatto.>>
<<O capirai che in realt quello che provavi per Erika non era amore ma solo una mania.>>
Daniel abbass lo sguardo.
<<Non una mania Matteo, lei era sempre gentilissima con me.>>
<<Probabilmente il suo modo di fare si comporter cos con tutti.>>
Daniel aveva ora assunto uno sguardo freddo pur trattenendo le lacrime.
<<Gi, ma quello che conta quello che ho provato io.>>
<<Forse hai frainteso.>>
<<Forse mi sono mosso tardi.>>
<<Infatti, ora troppo tardi e tu rischi di causarti solo dei danni.>>
<<Non mi importa, ho gi mangiato la cicuta.>>
Daniel cominciava a parlare in maniera strana e Matteo se ne era accorto tuttavia stette al gioco.
<<Te la faccio sputare la cicuta, non sei Socrate!>>
<<Ahah ricordavo la mia prima crisi, credevo di poter curare i mali del mondo applicando la
maieutica.>>
<<Rimetti i piedi per terra.>>
Ora Daniel e Matteo sorridevano. Alcuni ricordi della prima crisi mettevano il buon umore ad
entrambi.
<<La vedo come la mia salvatrice.>>
<<Il bello addormentato nel bosco.>>
<<Ah ah ah.>>
<<Vuoi una crocerossina che ti salvi?>>
<<Eh credo proprio di si. Devo avere qualche complesso oltre a tutti i problemi psichici.>>
<<Ma quali problemi psichici! Hai avuto solo un problemino.>>
Il pulmann di Daniel era arrivato. I due amici si salutarono e Daniel sali.
Pass il viaggio di ritorno a ripensare alla chiacchierata fatta con l'amico. Gli aveva fatto bene
uscire. Anche se sapeva che quella fugace sensazione di benessere sarebbe rapidamente svanita e
avrebbe lasciato spazio alla depressione che ormai aveva pervaso la sua vita.

Daniel arrivo al bar sul calare della notte. Era in ritardo con l'assunzione dello stabilizzatore e non
lo aveva portato con se. Quelle pillole blu e celesti che avrebbero dovuto aiutarlo a mantenere un
umore stabile, eutimico. Ordin una birra, quasi per sfida al divieto medico di assumere alcolici.
Una 0.33 non gli avrebbe fatto niente disse fra se, lui che era abituato a bere sino a farsi male, sino
ad arrivare alla soglia del coma etilico, sino quasi a soffocare nel suo vomito. Ricordava ancora
quella notte in cui decise di berci su. Aveva toccato il limite e lo spaventava aveva paura di essersi
rovinato il cervello. Quando vedeva scene di bevute nei film veniva turbato. Guard la 0.33. Si
chiedeva se non stava commettendo un altro errore. Solo una pens e cominci ad assaporare la
dolce bevanda amara. Era da molto tempo che non beveva e assapor ogni sorso. Gli piacque tanto
quella birra gli piacque talmente tanto che fu tentato di ordinarne un altra. Ma poi si rese conto che
aveva gi sfidato abbastanza la sorte, salut il barista e si diresse verso casa. Quando arriv erano le
20:15 and in camera e prese il carbolitio. Non disse nulla ai suoi genitori della birra, non voleva
che si preoccupassero inutilmente. Poi si mise il pigiama e si distese su letto a pensare, come ormai
faceva forse un po' troppo spesso. Ripensava quando, due anni prima, era un forte scacchista e ora
invece, forse a causa della malattia, aveva perso molta della sua abilit. La cosa lo rattristava e lo
preoccupava. Chiss se sarebbe riuscito a recuperare la sua forza perduta. Nulla perso per
sempre gli disse una volta il suo amico Matteo, avrebbe davvero voluto crederci in queste parole
ma per ora non trovava la forza di farlo.
Daniel buss ed entr nel mio studio. Appariva stanco e mi raccont di cosa gli passava per la testa
in quei giorni. Gli dissi di non pensarci troppo e di impegnarsi in qualche attivit che lo distraesse.
Lui mi rispose che rimaneva molto tempo a letto e che faticava a impegnarsi in qualsiasi attivit. Mi
disse che la cosa migliore che riusciva a fare era scrivere quel diario . Tir fuori un diario ed
espresse la volont di leggermi un episodio relativo alla sua prima crisi.
<<
Pensavo di aver cercato involontariamente di fondare una nuova massoneria e per questo un
organizzazione segreta stava valutando attentamente se avermi o meno fra i suoi adepti. Mentre
pensavo questo mi sedetti e spaccai il mio telefono cellulare sul bordo del marciapiede. Ero
convinto di essere spiato. Quando lo ruppi, una goccia di pioggia cadde sul mio viso. Pensai al
mago della pioggia, avrei rappresentato quel personaggio nell'organizzazione segreta anzi ero quasi
convinto di esserlo. Mi alzai, mi misi il telefono rotto in tasca e mi diressi verso il circolo di
scacchi. Al circolo avrei dovuto prestare giuramento alla massoneria e avrei incontrato Nick e gli
avrei mostrato cosa significa rimanerci davvero male per una partita a scacchi gli avrei dimostrato
che quando uno ci rimane male davvero, non rimane seduto zitto ma si mette a piangere. In
laboratorio infatti mi aveva detto che ci ero rimasto male per una patta con un collega. Il che era
secondo me falso.
Arrivai al circolo ma non c'era nessuno e la porta era chiusa. L'organizzazione segreta aveva deciso
di punirmi e di non accettarmi fra i suoi adepti. Poco dopo arriv Frank un socio del circolo. Avrei
dovuto prestare con lui il mio atto di umilt per essere accettato dall'organizzazione segreta.
<<Eh Daniel sembri distrutto>>
<<Sono in cerca di lavoro volevo chiederti scusa per quella volta che ti ho battuto e ti ho urlato
scacco in faccia>>
<<Un po troppo tardi non credi?>>
Rimasi in silenzio. Salimmo le scale che portavano al circolo e ci mettemmo a giocare. Ricordo che
giocai malissimo forse a causa del mio stato alterato.
<<Non viene nessun altro oggi?>>
<<No siamo soli io e te>>
<<Mi sono dichiarato alla ragazza di un mio amico>>
<<Bell'amico>>
<<E mi ha detto di no ma io sono convinto che mi ami, la vorrei invitare a cena>>

<<Si ma prima dormi se ti vede cos si spaventa e invitala a cena ma poi basta>>
Poi Frank mi riaccompagn a casa. Ero trafelato
<<Mamma capisci prima mi hanno fatto credere che non esistono ma poi mi hanno svelato la loro
reale esistenza.>>
<<Loro chi?>>
<<I massoni.>>
<<Vatti a confessare Daniel.>>
E mia mamma mi porse una camomilla mi disse di berla, secondo lei ero troppo su di giri. Poco
dopo mi addormentai.
La mattina successiva mi alzai e cominciai a strappare un diario che tenevo sotto il letto , avevo la
mia sentenza, volevo decretare la mia sentenza :
<<Quando ti confessi col mondo non hai bisogno di farlo con un prete.>>
Non ricordo bene cosa volessi dire con quella frase. Mio padre subito dopo mi diede un foglio
invitandomi ad andare dal medico in quanto era preoccupato per il mio comportamento
particolarmente anomalo della sera precedente. I rischi a suo avviso erano: toxoplasmosi, AIDS,
depressione grave in atto. La presi bene, pensavo che la probabilit di avere una di quelle malattie
fosse bassa e che questo era un segno che ero un eletto come Erika e che avrei dovuto cambiare
identit per andare a vivere in un isola che immaginavo splendida e bellissima con lei. Pensavo che
i miei sapessero tutto e che quelli fossero gli accertamenti che dovevo fare per stare con Erika.
Quindi i miei uscirono di casa e rimasi solo. Ero convinto che qualcuno mi stesse aiutando e che ora
avrei dovuto fare quelle visite il prima possibile per poter incontrare Erika. Quindi uscii di casa e
andai sino al medico di famiglia ma essendo Domenica era chiuso. Allora cominciai a pensare che
forse avevo davvero la toxoplasmosi e mi spaventai, cominciai a correre in direzione dell'ospedale,
vidi una bella ragazza e mi coricai ai suoi piedi pregandola di portarmi all'ospedale ma lei chiese al
padre e lui mi disse che non avevo niente.
<<Ecco>> pensai <<sei un cascamorto altro che amore per Erika.>>
Continuai a camminare verso l'ospedale poi cominciai a correre e mi sentivo meglio e mi dissi :
<<Vedi coglione? Ci vuole molto a capire perch tutti corrono?>> e poi mentre aumentavo
l'andatura urlai: <<Un matto qualcuno lo aiuta? Un matto qualcuno lo aiuta?>> poi ritornai a
camminare e arrivai alla tabaccheria di mio zio Tebaldo. Gli chiesi se poteva accompagnarmi al
pronto soccorso mostrandogli il foglio di mio padre. Ma mi disse di non preoccuparmi. L'AIDS
veniva agli eroinomani e mi fece entrare nel camerino. Fui preso da una ondata improvvisa di
rabbia e mi strappai la camicia di dosso. I pensieri si accavallavano lasciandomi senza tregua. Diedi
a mio zio il bancomat e gli dissi all'orecchio il Pin avrei voluto che guardasse se avevo i soldi
necessari per vivere da solo e mi spiegasse perch, pur potendo, non lo facessi.
Mio zio si arrabbi perch mi ero spogliato. Mi disse che li eravamo nella sua tabaccheria e non
avevo il diritto di farlo. Non reagii gli chiesi scusa e dissi che ero stato un coglione a farlo. Mio zio
mi calm e mi chiese se fossi riuscito a tornare da solo a casa. Io risposi di si. E la presi come una
ulteriore prova imposta da chi sa quale autorit superiore per dimostrare che ero sano di mente e che
ero io l'uomo per Erika. Riuscii a tornare a casa e mi coricai a letto in mutande. Credevo che ci
sarebbe stata una visita medica imminente per stabilire la mia compatibilit con Erika. Squill il
telefono era mia madre voleva sapere se ero a letto (aveva sentito zio Tebaldo). Le risposi di si.
Durante il tragitto di ritorno avevo trovato una piccola perla che mi ricordava quella degli orecchini
di Erika. Chi aveva messo quella perla li? Possibile che fosse un altra coincidenza? Io la reputavo
una coincidenza significativa ma probabilmente era a causa del mio stato alterato>>
Anche questa storia di Daniel mi colp, la psicosi che ebbe era un sogno. Era stato un sogno ad
occhi aperti.
Quando tornai a casa Alexandra era contrariata dalla mia scelta di incontrare Daniel in privato per
una passeggiata al mare, lei era molto rigida su questo aspetto della professionalit. Le spiegai che
in quel momento Daniel era molto solo e gli avrebbe fatto bene vederci per una mattinata non come
medici e psicologi ma come degli amici. Alexandra borbott ancora qualcosa ma alla fine accett di

unirsi a me in quella passeggiata che avremmo fatto l'indomani insieme a Daniel. Alexandra fin di
fare i piatti, io di scopare per terra e ci coricammo entrambi intenti nella lettura di un buon libro.
L'indomani ci alzammo di buon ora malgrado l'appuntamento con Daniel fosse a met mattina.
Alexandra prepar la colazione per entrambi. Sembrava ancora contrariata per quella mia scelta di
incontrare fuori da una clinica e lo manifestava essendo particolarmente taciturna. Le dissi che non
era obbligata a venire mi scusai per aver detto a Daniel che sarebbe venuta anche Lei.
Improvvisamente esplose e grid in maniera un po' isterica:
<<Avresti potuto avvisarmi prima!>>
<<Ma cara solo una passeggiata con Daniel>>
<<Ma lui un pazz...>> si ferm, si tapp la bocca con una mano e poi disse: <<Non credevo di
pensarlo, non credevo di aver paura che fosse pericoloso...>>
La abbracciai e non dissi niente non mi sembrava il momento di psicoanalizzare le paure di
Alexandra con strane teorie sull'inconscio. Quindi l'abbracciai e basta sperando che si infondesse in
lei la certezza che l'avere un disturbo mentale non era sinonimo di delinquenza e di pericolosit per
gli altri.
Verso le dieci di mattina uscimmo di casa e salimmo sulla nostra Ford Fiesta del '92. Io guidavo e
Alexandra parlava dopo lo sfogo aveva ripreso la sua loquacit e solarit:
<<Pranziamo insieme a Daniel in un chiosco al mare?>> si stava aggiustando il trucco
<<Beh si potrebbe fare vediamo cosa ne pensa Daniel>>
<<Sarebbe bello in fondo non sappiamo molto di Daniel una bella occasione per conoscerlo
meglio anche in termini di gusti in fatto di cibi>>
Arrivammo al mare e Daniel era gi l. Aveva il solito aspetto trascurato e con lo sguardo distaccato
e apparentemente apatico. Tuttavia quando ci salut sorrise empaticamente e ci baci e
cominciammo a passeggiare. Era una calda mattinata di dicembre, facevano ventidue gradi, il cielo
era limpido e il mare era piatto quasi in maniera innaturale, il vento sembrava essere quasi del tutto
assente.
Daniel ci sorprese e ruppe il ghiaccio:
<<Adoro passeggiare quando ci sono giornate belle come queste.>>
Alexandra ed io eravamo stupiti e contenti che Daniel non provasse imbarazzo e si trovasse a
proprio agio risposi:
<<Noi passeggiamo spesso da queste parti e ci ha sempre affascinato anche il maltempo.>>
<<A me il mal tempo non piace, mette tristezza, a meno che non piova a dirotto allora mi da un
senso di purificazione.>>
<<Son gusti >>disse Alexandra<< e oltre passeggiare cose ti piace fare?>>
<<Non mi piace fare molto, ultimamente sto provando a scrivere>>
<<A noi piace leggere e guardare film ma a parte le cartelle cliniche dei pazienti non scriviamo
granch>>
<<Beh anche io a parte il diario che mi ha suggerito di scrivere Mark non scrivo granch ma la sua
scrittura mi sta appassionando!>>
<<Wow bello>> disse Alexandra potrebbe darti lo spunto per un romanzo
<<E chi lo sa...>> rispose Daniel pensando al romanzo che avrebbe voluto scrivere per Erika.
<<A me piace fantascienza Daniel, a te che genere piace?>>
<<Anche a me piace molto la fantascienza stavo anche immaginando un racconto che per non ho
mai scritto.>>
<<Fammi indovinare Daniel il racconto ispirato a quei caschi di cui fantasticavi e mi parlasti
tempo fa vero?>>
<<Si Mark >> disse Daniel sorridendo <<Hai proprio indovinato ho immaginato che questo casco,
somigliante a un casco di formula 1 riuscisse a mappare perfettamente lo stato chimico del
cervello>>
<<L'idea sembra buona>> disse Alexandra <<Potresti provare a buttare gi qualcosa!>>
<<Ok lo far!!>>

Si era quasi fatta ora di pranzo e Daniel , Alexandra ed io avevamo percorso una decina di
chilometri a piedi e ci stavamo avvicinando alla trattoria chiamata La pirata.
<<Ehy Daniel ti andrebbe di pranzare con noi? Vedi quella trattoria? Si mangia molto bene e si
spende poco dovremmo riuscire a mangiare un primo e un secondo con poco.>>
<<Beh io non saprei...>> rispose Daniel
<<Offriamo noi non ti preoccupare!!>> rispondemmo io e Alexandra quasi in coro all'unisono.
<<Beh allora si!!>> disse Daniel ridendo.
Daniel era senza lavoro e non poteva permettersi di spendere tanto.
I tre arrivarono alla trattoria e domandarono per un tavolo. La signora gliene indic uno al centro e
andarono a sedersi. Ordinarono pastasciutta e una bistecca di maiale con contorno di insalata.
<<Ehy Daniel come va la ricerca del lavoro?>> domand Alexandra.
<<Insomma ho qualche difficolt.>>
<<Hai una laurea in ingegneria informatica Daniel! Cosa ti piace fare?>>
<<Ne ho gi parlato con Mark. Non lo so pi cosa mi piace fare tutto mi genera ansia da
prestazione, la responsabilita' del lavoro e il confronto con i colleghi mi terrorizzano solo scrivere il
diario che il Dott. Mark mi ha suggerito in un certo senso mi fa sentire libero e mi rilassa.>>
<<Purtroppo quel diario non ti fa guadagnare da vivere Daniel.>>
<<Malgrado io ci metta l'anima nello scriverlo. Non c' moneta che potrebbe comprare quello che
io desidero in questo momento e credo che l'unico modo per averla sia continuare a scrivere con
tutta la mia anima quel diario e il racconto che mi ha suggerito Alexandra.>>
<<Si ma ti rendi conto che anche la situazione economica di tua padre non delle migliori vorrai
pur sgravarlo un po' e aiutarlo.>>
<<Si certo che lo voglio fare infatti stavo cercando un compromesso. Un lavoro che mi consentisse
anche di sognare un po' e mettere l'anima in quello che mi viene naturale fare. Solo che questa ansia
e le difficolt obbiettive del lavoro sembrano sopraffarmi e soffocarmi>>
Era arrivata la pastasciutta.
<<Beh mi sa Daniel che a meno che tu non riesca a diventare uno scrittore di professione dovrai
abituarti a gestire queste emozioni negative e fare dei compromessi>>
<<Si credo proprio di si ma perch rinunciare ad un sogno? Perch rinunciare al lavoro che
potrebbe essere quello giusto per me?>>
<<Dipende da te Daniel, da quanto tempo ci vuoi investire considera che hai quasi trent'anni poi
potrebbe essere difficile trovare del lavoro>>
<<Non mi spaventa il fallimento voglio volare alto e provarci al massimo come ci ho provato per
gli scacchi ora so che non sono la mia via anche se rimarranno un piacevole passatempo per me.
Chiss fare lo scrittore potrebbe essere davvero la mia strada...>>
<<Daniel hai studiato ingegneria informatica quella la tua via devi trovare qualcosa che ti piaccia
in quel campo.>>
Daniel fiss per un attimo il vuoto prima di chiedere se mi avesse mai parlato del professore John
Callagher.
<<Mi pare di averlo sentito nominare nel tuo diario>>
<<Si ricordo anche io di averlo letto la parte in cui sali sopra il tetto del vecchio dipartimento e lo
insulti>> disse Alexandra.
<<John Callagher era come un sergente istruttore. Ci addestrava. Entrava in aula e faceva quelle che
lui chiamava domandine. Diceva che solo i pi rapidi a rispondere avrebbero trovato lavoro. Gli
altri sarebbero dovuti andare a lavorare alle poste. Il primo che rispondeva gli veniva regalata una
caramella o una penna o qualcosa di simile; gli veniva lanciata, come si lancia il cibo a un cane. >>
<<Il tipico professore che poi sta simpatico agli studenti...>>
<<Molti lo odiavano ma ti assicuro che ad alcuni piaceva.>>
<<A certe persone piace essere servi dei potenti.>> disse Alexandra.
Avevano finito la pasta da un po' ed era arrivata la bistecca.
<<Pensi che questo professore abbia influito sul tuo piacere negli studi?>>
<<Enormemente. Dopo averlo conosciuto ho perso ogni piacere per gli studi e ho cominciato a

convincermi di essere inadatto al lavoro di ingegnere.>>


<<Daniel devi renderti conto che non tutto quello che dice un professore giusto. Secondo me hai
dato troppo peso alle parole e al modo di insegnare di questo Callagher>>
Daniel rimase in silenzio fissando e tagliando la bistecca di maiale si blocc poco prima di mettersi
il pezzo di carne in bocca poi disse:
<<Io invece credo che Callagher abbia ragione. Non sono uno che si ingegna non ci riesco. Tuttavia
non gli leccher il culo per lavorare. Credo che a lui piaccia avere i suoi cagnolini e credo anche che
sia immerso in un delirio di onnipotenza e goda nel salvare i non ingegnosi e renderli suoi schiavi
per sempre.>>
<<Forse stai un po' esagerando adesso Daniel non puoi sapere cosa passa nella testa di quell'uomo
magari in fondo un tenerone tutti noi abbiamo dei lati buoni e dei lati cattivi magari hai visto solo
il suo lato cattivo.>>
<<Io credo solo che sia il genere di persona che non mi piace.>>
<<Da come me lo hai descritto non piace nemmeno a me>> dissi.
Avevamo finito le bistecche e chiesi il conto. Daniel fissava il mare al di l della finestra della
trattoria ripensando al passato. Alexandra finiva di bere l'acqua nel suo bicchiere e lo guardava con
la coda dell'occhio improvvisamente disse:
<<Che pensi?>>
<<Che sono un fallito.>>
<<Non devi prenderla cosi! Devi lottare continuare a lottare anche se ti sembra di lottare per poca
roba devi farlo! >>
Io ascoltavo il dialogo fra i due con uno stuzzicadenti in bocca.
<<Troverai un lavoro>>
<<Ed pieno di donne al mondo>> prosegu Alexandra
<<Mi passer>> disse Daniel
Arriv il conto pagai e ci avviammo verso la strada di ritorno.
Aveva cominciato a soffiare una leggera brezza che aveva fatto increspare il mare.
Continuavo a tenere lo stuzzicadenti in bocca e guardavo avanti come Alexandra, Daniel invece,
camminava a testa bassa. Non sembrava interessato al circostante, appariva fossilizzato sui ricordi.
Le medicine che gli prescrivevo non potevano aiutarlo da questo punto di vista.
Il ricordo delle attenzioni di Erika lo massacravano e si vedeva.
<<Dai forza Daniel la vita bella a prescindere da quello che se ne riesce a trarne>> gli dissi
<<Si hai ragione Mark>> ma non ne sembrava convinto.
<<Vedrai te ne convincerai>> gli disse Alexandra.
Daniel and in chiesa e preg. Preg affinch Dio lo aiutasse giorno per giorno a trovare e a seguire
il piano che aveva fatto per lui. Poi preg profondamente che fosse fatta la volont di Dio e non
importava se nel suo piano non fosse prevista una famiglia o che non fosse tornato come era prima.
Si affidava a Lui e lo pregava affinch lo aiutasse a vincere la pigrizia. Quella seconda crisi aveva
avvicinato straordinariamente alla chiesa Daniel.
Pregava affinch i suoi familiari lo sopportassero perch continuava a condividere in maniera
ossessiva la sofferenza che gli provocava la malattia. Sperava di non infastidirli troppo ma non
riusciva proprio a trattenersi, doveva sfogare le proprie sofferenze con loro. Per questo pregava
affinch avessero pazienza e lo aiutassero a ritrovare dentro di lui quel briciolo di speranza e di
forza che erano ancora vivi. Doveva esserne rimasto proprio un briciolo perch si sentiva devastato
nel cuore e nell'anima e spesso si sentiva senza speranza. Non riusciva pi a concentrarsi nello
studio e nella lettura e questo non gli dava pace aveva paura di aver perso capacit cognitive. Non
sapeva chi incolpare per quello stato; se l'antipsicotico, se una degenerazione delle sue capacit
cognitive dovuta alla seconda crisi, se un suo particolare stato psicologico.
L'unica cosa che si augurava con tutto il cuore che questa cosa se ne andasse come era venuta e
che lui potesse tornare a leggere i libri che gli piacevano.
Raccont questi pensieri a padre John e lui lo consol dicendogli che l'amore di Dio grande e che

molte cose che accadono ci mettono alla prova.


<<Ma io sono spaventato padre.>>
<<Devi avere fede, non perdere la fede e la speranza>>
<<Credo di aver perso entrambe>>
<<Recuperale>>
<<Ma come padre?>>
<<Per prima cosa devi essere assiduo nella preghiera>>
<<Lo far padre John>>
<<E devi venire a messa la domenica...>>
<<Ma...>>
<<Ma cosa? Ti annoi?>>
<<Un pochino>>
<<Ah ah>> Padre John rise bonariamente <<E' importante per te ascoltare la parola di Dio, non ti
devi annoiare.>>
<<Ci prover padre grazie.>>
<<Sia lodato Ges Cristo.>>
<<Sempre sia lodato.>>
Malgrado la sua fede vacillasse, il suo cuore era pronto a credere davvero nell'anima, a credere
davvero che ci potesse essere qualcosa che non si spenga dopo la morte. A credere in un Dio che lo
amava e che aveva creato un mondo bello.
Nick e Daniel si conobbero al primo anno di universit. Non entrarono subito in confidenza tuttavia
ebbero modo di conoscersi un po' meglio quando mangiarono in mensa insieme tra il secondo e il
terzo anno di universit. In quel periodo Nick si stava avvicinando ad Erika ed Erika tent di far
avvicinare Daniel a loro due chiedendo consiglio su un esercizio difficile. Daniel rispose che non lo
sapeva fare ed Erika, senza che Nick li vedesse lo guard con aria di rimprovero. Daniel non riusci
a bene interpretare questo.
In seguito, Nick si fidanz con Erika.
Quando Nick e Daniel si rincontrarono in laboratorio anni dopo, dopo che Daniel si era dichiarato
ad Erika, Nick era al quanto freddo e contrariato:
<<Ti rendi conto di cosa hai fatto?>>
Daniel si era dichiarato durante la sua prima crisi e non ci vedeva nulla di male ad aver detto la
verit, non considerava tab dichiararsi alla ragazza di un altro.
<<Non capisco bene a cosa ti riferisci.>>
<<Ti ricordi cosa hai fatto vero?>>
Nick lo spinton.
<<Si che mi ricordo>>
Daniel non reag.
<<Dovrei spaccarti il muso>> Nick lo spinton di nuovo con maggiore violenza.
<<E perch dovresti spaccarmi il muso eh? Lei ha gi detto che non ne vuole sapere io rispetto
questa scelta quale il tuo cazzo di problema?>> Daniel aveva preso Nick per il bavero, Nick reag
spintonando ancora una volta Daniel.
<<Il mio cazzo di problema che ti consideravo un amico Daniel capito? Come cazzo fai a provarci
con la ragazza di un tuo amico?>>
<<Non lo so Nick. Sono innamorato. E' un mio problema.>>
<<Per me non sei piu' in cazzo!>>
Daniel si era comportato in maniera innocente dichiarando il suo amore ad Erika tuttavia non credo
che se non fosse stato in crisi maniacale avrebbe osato infrangere quel tab della societ.
Daniel non riusciva pi a concentrarsi e a provare piacere nelle attivit che tentava di svolgere.
Tutto questo lo rendeva ansioso e preoccupato e spinse me ed Alexandra a leggere una parte del suo

primo diario.
<<Si Socrate lo aveva fatto secoli prima e aveva pagato con la vita. Chiesi a Nick quanti pin avesse
una porta VGA. Si mise a cercare su internet. Gli dissi di non cercare su internet che un tecnico
avrebbe dovuto dare al volo la risposta corretta. Ma non avrei dovuto fare quell'intervento mi sarei
dovuto limitare ad osservare. Le piccole domande avrebbero fatto partorire la verit al mio
interlocutore e avrebbe trovato la sua via. Il professore me lo aveva insegnato chiedendomi in tutti
quei mesi dove si trovasse il libro di Slatin ed io non conoscendone la locazione mi ero messo infine
a riordinare quel laboratorio disordinato. Ed ero eccitato e grato per quella cosa che mi aveva
trasmesso il professore, magari inconsapevolmente e ne ero talmente eccitato che cominciai a fare
tante domande ai miei familiari convinto che questo risolvesse i problemi ma le domande erano
tante e frequenti non singola e poco frequente come quella del professore; avvertii come la
sensazione di aver fatto troppe domande e che avevo la necessit, per recuperare l'equilibrio che
qualcuno mi facesse domande. Cosicch quando cercai di spiegare questa necessit ai miei genitori,
si spaventarono. La domanda doveva assomigliare alla domanda di meditazione dei monaci tibetani
Che rumore fa una mano che applaude da sola? e lo stesso avrei dovuto fare con Nick magari
mensilmente Scusa quanti pin hai detto che ha la porta VGA?. Sino a quando non avrebbe
staccato quel cavo dal suo video e avrebbe contato insieme a me i pin della porta VGA. Ma cos non
and come ho detto in precedenza usai in maniera smodata quel potere ed ebbi la sensazione che
altri che possedevano quel potere avrebbero potuto avercela con me.>>
Alexandra ed io rimanemmo stupiti una volta letto questo passo del diario. Era una sorta di delirio
strutturato. Daniel era convinto che il suo professore gli avesse trasmesso un potere particolare e
che con le domande avrebbe potuto risolvere qualsiasi problema. Cio era convinto che applicando
il metodo socratico, la maieutica, avrebbe potuto risolvere i guai dell'umanit. L'idea era romantica
e non banale ma se fosse bastato solo quello, la vita nel mondo sarebbe stata davvero troppo facile.
<<Ero convinto che fosse la donna per la quale ero stato fatto e una qualche Autorit accademica se
ne fosse accorta. Ora per avrebbero dovuto farmi cambiare identit, fare delle visite per verificare
il mio stato di salute e poi sarei potuto stare con lei, con Erika. E and cosi fin in ospedale per fare
delle visite di accertamento. Ma non erano quelle che avevo pensato io e non finii con lei in un isola
felice. Tuttavia a volte ci credo ancora a quel mio sogno, come in The Butterfly Effect credo di poter
tornare indietro nel tempo e non sottrarmi al duello amoroso con Nick. Chiss come sarebbe andata.
Forse non sarebbe cambiato nulla, ma a me piace credere che fosse e sar lei la donna per la quale
sono stato fatto>>
La lettura di questa parte del primo diario di Daniel mi lasci costernato; era palpabile la sofferenza
psichica che Daniel aveva provato. Ero dell'idea che il cervello di Daniel si era comportato come i
pazienti affetti dalla sindrome Charles Bonnet. Sono pazienti che perdono la vista ma che hanno
delle allucinazioni visive. Il cervello si aspetta un determinato stimolo e se non lo riceve lo crea lui.
Allo stesso modo il cervello di Daniel si aspettava un approccio con Erika che non c' era stato e ne
aveva inventato uno lui a distanza di anni. Una cosa simile accadeva anche a chi veniva amputato
un arto e aveva ancora la sensazione dell'arto. Quello che stupiva e mi preoccupava era l'assoluta
certezza di Daniel, malgrado l'enorme tempo trascorso,che lui ed Erika sarebbero stati prima o poi
insieme. Questo era patologico, questo era maniacale, questo era pericoloso per la salute psichica di
Daniel. Daniel non era d'accordo continuava a rifiutare l'idea di doverci mettere una pietra sopra e
abbandonare ogni speranza.
In fondo era un sognatore, un Rocky Balboa, uno che vince ai supplementari o all'ultima curva. A
lui piaceva cosi, piaceva lo spettacolo eroico.
Daniel andava sempre da Matilda quando si sentiva solo e aveva voglia di sfogarsi. Quella malattia
gli aveva impedito di crearsi amicizie leggere e passava molto tempo solo e poco tempo con i
suoi veri amici. Tendeva ad isolarsi e a starsene in disparte. E ora c'erano gli effetti collaterali
dell'antipsicotico, non provava pi il desiderio di avere un rapporto sessuale non si sentiva pi se.

Rimaneva senza far nulla, fissava il vuoto e l'unica cosa che riusciva a pensare era Erika. Erano
passati anni non sa quanti anni forse nemmeno Erika si ricordava pi di quando gli aveva mandato
quei presunti messaggi di interessamento. Ma lui, Daniel, non riusciva a dimenticare, fissava il
vuoto quasi in stato di catatonia e impotente. Era sprofondato nell'accidia non riusciva a far fronte
alle sue incombenze, le sottovalutava, e si lasciava trascinare dal negativismo. Non gli andava bene
nulla della sua vita, avrebbe voluto quella donna un altro lavoro un altra macchina. Decise di andare
da Matilda per svuotarsi e dimenticare tutto anche se sapeva che Erika, non l'avrebbe dimenticata.
L'erezione fu difficile tuttavia la dotazione si notava come sempre e Matilda chiese come mai il suo
campione fosse un po gi. Daniel raccont del suo bipolarismo e del fatto che gli stessero dando
psicofarmaci. Matilda rispose che forse avrebbe dovuto fare attivit fisica.
Rimpiangeva il passato perch non aveva trovato la sua voce e ora era troppo tardi. La priorit
erano i soldi soldi soldi soldi dannati soldi. Ora non si poteva pi permettere il lusso di sognare ora
era troppo tardi. A Matilda sembrava che piacesse comunque malgrado la non completa erezione di
Daniel. Uhmm un bel bastone diceva. Ormai si doveva adattare, in fondo era nella sua natura
adattarsi e rimanere nomade nel lavoro come nelle donne. Ma invecchiando non sarebbe pi riuscito
a cambiare spesso tipo di lavoro e le donne come Matilda erano pericolose come le sirene
nell'Odissea. Daniel non riusciva a godersi quell'amplesso, l'antipsicotico e i pensieri glielo
impedivano. Non sapeva cosa farsene dei soldi e li spendeva cos ma il bacio di Erika era stato
gratuito, spontaneo e molto pi bello degli amplessi con Matilda. Tuttavia, una volta finito, si
sentiva svuotato e bene. E anche il pensiero di Erika si era attenuato. Cosa che non era avvenuta
durante il suo primo lavoro. Pass mesi pensando a lei a le cose del passato e non riusciva a
lavorare. Non riusciva ad essere proattivo come si usava dire da quelle parti non ci riusciva era gi
al tempo preda dell'accidia che lo avrebbe fatto ammalare.
Diede il compenso a Matilda e se ne and vuoto come non lo era mai stato. E singhiozzando e
piangendo in macchina sul viale del ritorno chiese a Dio perch era diventato cos ma non ricevette
risposta. Si era allontanato da Dio ecco perch era diventato cosi ma Dio era misericordioso e
avrebbe accettato il suo pentimento. Gli avrebbe dato la grazia di un nuovo lavoro e chiss anche di
liberarsi da quello smodato amore per se stesso che gli avrebbe impedito di amare anche se avesse
potuto, Erika. Non era pronto per amare ma se non era pronto per amare figuriamoci se era pronto
per vivere. Non riusciva ad abbandonarsi a fluire e nuotare, rimaneva rigido come un pezzo di legno
che galleggia sul fiume per un po ma poi si incaglia su una sponda o l'altra del fiume. E una volta
incagliato attende il fluire delle onde che lo disincagli e lo faccia andare col fiume nuovamente.
Daniel stava prendendo la buona abitudine di curarsi di pi nell'aspetto fisico. Si tagliava pi spesso
i capelli, si pettinava, si profumava insomma cominci a curare maggiormente la sua persona il che
era indizio di una rinnovata salute psichica. E proprio in questo stato favorevole ebbe l'occasione di
incontrare nuovamente Erika dopo quasi un anno che non la vedeva. La incontr al bar che spesso
frequentava stranamente da sola. Daniel le sorrise ed Erika ricambi come sempre il sorriso e gli
diede un bacio sulla guancia. Daniel era gi in estasi per quel bacio e il cuore gli palpitava;
parlarono del pi e del meno, Daniel gli chiese del suo viaggio in Australia mentre lui gli spieg che
era momentaneamente disoccupato. Alla fine Daniel si fece coraggio, segu il mio consiglio e le
disse tutto sulla sua malattia, degli psicofarmaci che prendeva e che aveva preso, degli effetti
collaterali che gli avevano dato e del diario che gli avevo detto di tenere. Le disse anche che lui
ancora oggi era convinto di essere innamorato di lei e proprio per questa convinzione, era malato
perch scambiava amore quello che era invece una mania. Erika gli disse di non esagerare che
magari si era infatuato e che comunque gli dispiaceva che avesse sofferto tanto.
<<So che ti piacciono i libri Erika vorrei regalartene uno ma non so se lo gradiresti...>>
<<Si mi piacciono molto, finito un libro ne comincio subito un altro se me lo regali lo accetto che
libro ? Mi hai incuriosita...>>
<<A dire il vero non proprio un libro una cosa che ho scritto io...>>
<<Vuoi regalarmi il diario che lo psichiatra ti ha consigliato di scrivere?>>
disse con tono divertito e incredulo.

<<Si Erika non ci crederai ma dentro troverai la descrizione di come io, durante la mia crisi
maniacale tentai di conquistarti. Forse stata una fortuna che tu fossi in Australia e che io non lo
sapessi.>> Il bar era semivuoto e i due avevano tenuto la discussione sottovoce in un tavolino
all'angolo.
<<Ma cosa ti succede esattamente durante queste crisi? Sei pericoloso per gli altri?>>
<<No no assolutamente non sono pericoloso per gli altri semplicemente dormo poco o quasi nulla e
ho una accentuazione del flusso delle idee che possono diventare deliranti e posso fare cose
bizzarre come fare molte domande.>>
<<Ti rendi conto che io e te non ci conosciamo bene? Non siamo mai nemmeno entrati in
confidenza come puoi dire di amarmi ? Sei sempre stato freddo anche quando ti ho prestato qualche
attenzione e se non sbaglio ti avevo anche detto che l'argomento era chiuso! Tuttavia non posso
negare che mi incuriosisce l'idea di sapere come hai tentato di conquistarmi quindi accetto il regalo
ma mi piacerebbe leggerlo insieme a te magari seduti su una panchina ai giardini pubblici>>
Daniel aveva i capogiri eppure avevano bevuto solo un caff e gli avevo detto che poteva bere un
caff al giorno. Aveva il cuore a mille,uno dei suoi sogni, quello di poter leggere un passo di un
libro con Erika stava per avverarsi e n il carbolitio n il Rivotril n il Risperdal riuscivano ad
attenuare la gioia e l'eccitazione che provava in quel momento.
<<Si magari!>> disse, tenendosi al tavolino come se fosse in una nave ed essa avesse preso una
grossa onda.
Quindi uscirono dal bar e si diressero verso i giardini pubblici; Erika teneva il diario, Daniel stava
mezzo passo avanti, i due non si toccavano. Daniel non aveva chiesto nulla di Nick ed Erika non
aveva parlato di lui; a Daniel andava bene cos voleva godersi il momento senza pensare al rivale
amoroso. Ogni tanto si guardavano e sorridevano, non parlavano molto, finch arrivarono ai
giardini pubblici e si sedettero in una panchina.
<<Dove quella parte cosi interessante?>> domand Erika
<<Dai a me... potrei anche raccontartela ma son pi contento se la leggiamo insieme >> Erika diede
il diario a Daniel che cerc la parte e cominci a leggere con un briciolo di imbarazzo.
<<Sapevo che ad Erika piacevano tantissimo i libri e che finito uno ne cominciava subito un altro
quindi immaginai che il suo sogno da bambina fosse quello che esistesse un libro come la storia
infinita. Un libro che quando lo leggi ti senti davvero protagonista della vicenda e volli provare a
scrivere un libro simile. Quindi feci un account falso su un social network e cominciai a scrivere
storie nelle quali Erika si potesse immedesimare nella speranza che qualcuno leggesse e per
passaparola arrivasse ad Erika.>>
<<Daniel un gesto tanto folle quanto carino sai quel film mi sempre piaciuto come mi ha sempre
attirato la magia del libro che compare >> e appoggi la sua testa sulla sua spalla invitandolo a
proseguire la lettura. Le disse che c'erano le appendici che aveva scritto in fase maniacale nel social
network in versione originale e che non erano molto comprensibili. Lo invit comunque a leggerle e
si divertirono parecchio sia per gli errori che si trovavano sia per le idee strampalate e deliranti.
<<E cosi' tu che sei cosi attento ai dettagli troveresti il punto g?>> mi disse ridendo con aria
beffarda di sfida
<<Io l'ho interpretata cosi quell'inizio di frase che hai lasciato in sospeso: Uno cos attento ai
dettagli...>>
<<Ti ho anche detto che dai troppo peso alle cose. Volevo solo dire che uno cosi ha delle
potenzialit>>
<<Si ma che tipo di potenzialit?>> domand curioso Daniel.
<<Vedi sei cos attento ai dettagli...che dai troppo peso alle cose>> la risposta di Erika fece ridere
Daniel e lo ammutol, non voleva proprio dirgli cosa pensava, forse lo faceva apposta per incitare la
sua curiosit e tenerlo sempre attento.
Infine Daniel non seppe resistere e le recit una poesia, improvvisata che gli veniva dal cuore:
<<Oh Erika tu sei colei che mi ha guarito
e reso ardito
tanto, che oggi son convinto che a pensar stessa cosa di anima e mente

ci si pente
tu sei colei che oggi mi ha fatto tanto batter il core
dall'ardore
Che se non posso essere il tuo amante concedimi il privilegio di farti questo omaggio
Musa ispiratrice e Guaritrice
>>
e poi prosegui:
<<Perch hai ispirato piccole poesie per il mio piccolo mondo e hai guarito, con questa intima
lettura la mia anima malata>>
Erika appariva leggermente commossa e gli diede un bacio infantile, sulle labbra, i capogiri si
fecero pi forti.
<< Non sto pi con Nick, ci siamo lasciati il mese scorso, avevamo scoperto di non essere fatti l'uno
per l'altra ora abbiamo tutto il tempo per conoscerci meglio e vedere se possiamo stare insieme>>
Daniel si mise a piangere dalla gioia non poteva credere che il suo sogno, quello di avere una
opportunit con la donna per la quale riteneva di essere stato fatto si stesse avverando. Piangeva di
gioia, Erika lo abbracci e gli diede un altro bacio infantile.
Come and la storia tra Erika e Daniel, non verr narrata in questo libro. Ma Daniel guar, ebbe la
sua agognata seconda possibilit e dal giorno cap quanto fosse importante vivere il presente e
pericoloso rimandare qualcosa che non si poteva rimandare.
Della loro storia so solo che Daniel si impegn nuovamente in quel folle e ambizioso progetto;
scrivere un libro infinito per Erika nel quale entrambi si potessero immedesimare e lei essere la
principessa. Fu quella la sua ultima serenata, la sua ultima curva.
Era nel suo stile eroico e cervellotico e credo che, in tal senso, non deluse nessuno.
Quelli che seguono sono dei racconti che Daniel scrisse durante le sue crisi maniacali.
DELIRIO UMORISTICO
Daniel correva sotto la pioggia incappucciato e con gli occhiali appannati. Era dicembre inoltrato.
Arriv una chiamata al suo cellulare il numero era sconosciuto. Rispose. Era il Signor Flight.
<<L'attrezzo pronto quando andiamo a prenderlo?>>
<<Io non so nemmeno chi lei! Di quale attrezzo parla?>>
<<Lei sa di quale attrezzo parlo quello montato nella sua automobile.>>
<<Ascolti mi sta venendo da ridere sto pensando che il suo attrezzo possa essere un cazzo di
gomma infilato nel tubo di scarico>>
<<Vedendo le cose metaforicamente potrebbe essere.>>
<<Ahahah questo attrezzo mi ha inculato?>>
<<Le microspie ce le ha addosso da un p>>
<<Non me ne frega un cazzo se scoprite che vado a puttane!>>
<<Ahaha e che puttane non si vergogna? Pensi se lo sapesse sua madre...>>
Daniel si era seduto su degli scalini, sotto un porticato riparato dalla pioggia e si massaggiava il
centro della fronte con il pollice e stringeva gli occhi.
<<Mia madre non lo sapr mai.>>
<<Lei crede Signor Daniel? Credo che stia sottovalutando le potenzialit dell'attrezzo>>
Daniel premette il pollice sulla fronte come se la volesse perforare.
<<Ancora nomina questo attrezzo>> pensava Daniel.
<<Va bene ascolti possiamo andare anche stasera a prendere l'attrezzo>> sbott con rabbia Daniel.
<<Ah vedo che sta diventando accondiscendente bene bene mi fa piacere. Allora ci vediamo verso
le 21:00 al bastione. Venga da solo.>>
<<Va ben...>> Il Signor Flight riattacc Daniel non fece in tempo a rispondere erano le 18:37.
Intanto aveva smesso di piovere. Daniel cerc di pulire gli occhiali con il maglione. Ci riusci'
abbastanza bene. Si mise in piedi e si avvi nervoso verso casa. A casa i suoi famigliari gli chiesero

come mai fosse cos di pessimo umore. Daniel rispose che doveva incontrare il Signor Flight e che
non aveva tempo per spiegare.
<<Chi sarebbe il Signor Flight?>> url la mamma di Daniel.
<<Eh mamma roba di lavoro>> rispose Daniel sotto la doccia.
<<E ci devi andare alle nove di sera?>>
<<E' un ex collega....ti ricordi quando lavoravo in Vitrocavalchia? Mi deve mostrare un attrezzo>>
<<Un attrezzo? Che attrezzo Daniel? Ma non sar mica un porco questo Signor Flight?>>
<<No no non ti preoccupare mamma il Signor Flight un amico>> Daniel era fuori dalla doccia in
accappatoio.
Il padre di Daniel si avvicin e chiese:
<<Signor Flight...mi sembra di averlo gi sentito ma sei sicuro che non sia come dice tua madre e
che questo Signor Flight non sia un porco?>>
<<No pap ti dico che il Signor Flight un bravo ex collega>>
<<No perch parla cosi tanto di attrezzi>>
<<Siete troppo maliziosi. Dai lasciatemi cambiare.>>
Il freddo era pungente e la nebbia fitta. Daniel era arrivato al bastione con la sua Ford Fiesta del 92.
Sal le scale del bastione con passo stanco. Arriv in cima e si mise alla ricerca del Signor Flight.
Come avrebbe fatto a riconoscerlo? Non lo aveva mai visto prima. Forse sarebbe arrivato a bordo di
un aereo o di un elicottero. Comunque Daniel non dovette risolvere il problema di trovare il Signor
Flight perch fu lui a trovarlo.
<<Ehy Daniel>>
<<Diego sei tu il Signor Flight?>>
<<Si sono io>> Diego si accese una sigaretta. Daniel lo guardava come inebetito <<Dove hai
lavorato dopo che te ne sei andato da Vitrocavalchia?>>
<<Qualche mese all'universit poi nulla. Ora forse comincer a lavorare in un call center>>
<<Non te la passi bene.>>
<<No... anche la malattia ha influenzato.>>
<<Si si certo la malattia tutte scuse...non sei riuscito a tenere a bada l'attrezzo>>
Daniel, seduto su una panchina teneva il suo capo stretto fra le due mani come in una presa di uno
che si sta lavando la faccia.
Diego in piedi di fronte a lui fumava lentamente godendosi la resa del suo ex collega.
Daniel cominci a singhiozzare. Diego si volt e gli diede il fianco come per rispetto all'intimit
ferita di Daniel.
<<Si cazzo Diego hai ragione non ho saputo tenere a bada l'attrezzo ma ora ti prego levamelo di
dosso!>>
<<Avrai notato che ci sono due attrezzi...>> disse Diego gettando la sigaretta ormai al filtro,
sedendosi a fianco di Daniel nella panchina e sforzandosi quasi di trattenere l'ultima boccata di
fumo.
<<...uno il tuo, quello che non sei riuscito a tenere a bada. L'altro il nostro quello che ti abbiamo
messo in macchina per controllarti. Ora, perch io possa levare quest'ultimo attrezzo necessario
che tu prenda un impegno Daniel capisci? >>
<<Quello che vuole Signor Flight>>
<<E allora ripeti insieme a me: terr a bada il mio attrezzo>>
<<Terr a bada il mio attrezzo>>
<<E' necessario che tu prenda sul serio questo impegno altrimenti la prossima volta dovr innestarti
un nostro attrezzo permanente ...e non ti dico dove.>>
<<Ok Diego, hai la mia parola, ora ti prego andiamo a levare l'attrezzo dalla macchina>>
<<Adesso andiamo, con calma non abbiamo fretta, voglio essere sicuro della tua buona volont>>
<<Cazzo Diego te lo giuro terr a bada l'attrezzo!>> e singhiozz nuovamente.
<<Va bene andiamo.>>
Diego si alz e Daniel lo seguiva subito dietro, percorsero le scale del bastione e Daniel cercava di

asciugarsi le lacrime. Una volta scesa tutta la scalinata Diego si ferm e chiese a Daniel dove aveva
parcheggiato la macchina. Daniel fece un gesto con il braccio e i due proseguirono a camminare
affiancati. Arrivati alla macchina, Daniel apr lo sportello e dopo Diego cominci a tastare il sedile.
<<Ecco qualcosa di duro>> mugugn e con una taglierina tagli la fodera del sedile e tra la
gommapiuma gialla estrasse un cazzo di gomma di medie dimensioni con una piccola antenna che
sbucava dal prepuzio.
<<Ma che roba ?>> disse Daniel incredulo con un sopracciglio sollevato.
<<E' l'attrezzo>> rispose Diego.
<<Non ho ben capito come fate le cose voialtri>>
<<Impara l'arte e mettila da parte>>
RACCONTO DI DANIEL SUL GAGGLES CASCO2394
Ecco finalmente l'avevo terminato l'avevo costruito e custodito in segreto. Volevo sperimentarlo su
di me. Volevo sperimentare cosa avrebbe provocato su di me una psicosi acuta e quel casco mi
avrebbe potuto nel caso salvare la vita. Era praticamente identico ad un casco di formula 1 ma era
capace di mappare il cervello di chi lo indossava. Era cio capace di individuare tutti i neuroni e le
sinapsi e il neurotrasmettitore che si trovava nella sinapsi in qualsiasi istante di tempo. Questo era lo
stato chimico del cervello. Inoltre nella visiera erano visibili all'occorrenza una serie di allarmi quali
debito di ore di sonno, crisi maniacale, psicosi, depressione, rischio suicidario e colui che
portava il casco poteva ignorare gli allarmi tramite comando vocale o chiedere aiuto, a quel punto il
casco provvedeva a somministrare a colui che lo indossava una iniezione, uno psicofarmaco
evoluto, la molecola migliore che lo avrebbe portato nel pi breve tempo possibile allo stato di
eutimia.
Il casco era anche dotato di un dummy system che in caso di rischio suicidario grave,
addormentava il paziente senza preavviso. Questa era una prima versione del casco perch avevo
intenzione di sostituire l'effetto degli psicofarmaci con delle onde elettromagnetiche (mi stavo
documentando sulla fattibilit della cosa) e volevo renderlo meno ingombrante (per ora si poteva
aprire la parte del mento come una finestra per mangiare). Disponeva inoltre un trasmettitore
collegato ad un server che tenevo giu' in cantina adibito a salvare tutta la storia cerebrale di chi lo
indossava a scopo di studio. Il server aveva un particolare interprete capace di tradurre la storia
dello stato chimico del cervello con una particolare teoria della mente di uno psichiatra esistito nella
storia. Ad esempio selezionando Freud sarebbe potuto succedere che il server interpretasse e
visualizzasse a schermo Risoluzione del conflitto Edipico o Regressione alla fase orale.
Il mio scopo era indossare il casco per esplorare le zone pi profonde della crisi maniacale e della
psicosi.
Era mia opinione che non avrei trovato nulla di pericoloso fisicamente per me ma anzi avrei trovato
una illuminazione. Quando indossai il casco il primo giorno ero gia' in debito di sonno di due ore
ma nulla di grave. Quando andavo a lavoro e mi chiedevano spiegazioni dicevo che ero sottoposto
ad un esperimento; era rischioso perch avrebbero potuto scoprire che stavo facendo tutto da solo.
Ma ero disposto a correre il rischio la sete di sapere e di conoscenza era troppa. Nessuno lo aveva
mai fatto e se lo aveva fatto non lo aveva fatto con quel casco che poteva dirmi di piu' grazie ai dati
salvati sul server. Volevo andare oltre le colonne d'ercole e lo avrei fatto. Con quel casco come
paracadute ma ero sicuro che non ce ne sarebbe stato bisogno ero sicuro che la terra non era piatta.
Nel mentre continuavo a scalare lo stabilizzatore dell'umore e cominciarono a presentarsi i primi
segni della mania. Nella visiera del mio casco si accese una spia gialla su Crisi maniacale le ore
dormite erano quattro. Bevevo succo di melagrana e pensavo alla sangria bevuta con quella ragazza
quel giorno,vedevo un otto di cuori e pensavo ad amore infinito, vedevo un simbolo su uno schema
elettrico e pensavo ai suoi orecchini ma pensavo anche . anche . al flusso catalizzatore , forse
correndo si poteva viaggiare nel futuro mi misi a correre a piedi nudi sulla sabbia la spia crisi
maniacale si era fatta rossa e produceva quel fastidioso rumore dissi ignora e il rumore spar
corsi urlando nel futuro!! Alla fine smisi di correre e mi accasciai al suolo cominciavo a pensare
che non si poteva ancora viaggiare nel futuro ma forse si poteva avere un fenomeno di

autocombustione. Dovevo correre di pi se volevo bruciare; la spia rossa della crisi maniacale era
sempre accesa ricominci quel rumore fastidioso dell'allarme dissi: Ignora e il rumore smise.
Ero sempre coricato sulla sabbia quando cominciai a vedere strani lampi di luce giallastra nel cielo
e avevo la sensazione di volare, la spia psicosi allucinatoria divent gialla. Ora che ero sospeso in
aria cominciai a roteare come la pala di un elicottero ,andavo fortissimo, la spia psicosi
allucinatoria era diventata rossa e si era attivato l'allarme sonoro. Avevo paura, era tutto cos reale
stavo per chiedere aiuto ma dissi ignora e l'allarme sonoro cess. Allora mi sforzai di smettere di
roteare e ci riuscii. Mi misi a correre sospeso per aria forte, sempre pi' forte, veloce, sempre pi
veloce non c'era nessuno attorno a me eravamo il cielo ed io. I lampi gialli smisero e il cielo si
squarci in una luce bianca. Io ci corsi incontro e cominciai ad avvertire calore, stavo prendendo
fuoco la spia rischio suicidario si accese ma la ignorai mi avrebbe salvato il dummy system nel
caso. Corsi sino a superare lo squarcio bianco nel cielo e mi ritrovai improvvisamente precipitato in
acqua fumante con i vestiti semi distrutti e il casco che stranamente indicava uno stato psichico
normale tutte le luci erano diventate verdi avevo solo otto ore di sonno in arretrato.
Ero stralunato non capivo cosa potesse essermi successo. Guardai nel cielo e vidi due soli; ero in un
altro pianeta. Uno era giallo e l'altro blu. Uscii dall'acqua e mi addormentai all'ombra di una grotta.
Quando mi svegliai il mio casco diceva che avevo dormito pi che a sufficienza. Mi misi dunque in
cammino senza sapere bene dove andare. In lontananza vidi una persona che sembrava avere il mio
stesso casco. Stranamente parlava anche la mia stessa lingua e mi chiese come fossi giunto li'. Gli
raccontai del mio esperimento e mi disse che anche lei aveva fatto una cosa simile ma che l'aveva
fatto nel 2394 non nel 2013. Gli chiesi se il casco che indossava avesse la stessa funzione del mio,
ovvero quello di mappare lo stato chimico del cervello e salvaguardare la vita di chi lo indossava e
lei mi rispose di si. Le dissi che nel caso avessi avuto necessit il mio casco era capace di iniettarmi
uno psicofarmaco capace di riportarmi alla stabilit psichica. Mi disse che era un modello superato
da venti anni e che il suo casco era in grado di modificare lo stato chimico del cervello con onde
positroniche ad alta frequenza. A quanto mi era sembrato di capire il suo esperimento era stato
simile al mio solo che lei disse che era stata guidata nell'esperimento dalla azienda aerospaziale per
la quale lavorava, la NASAC e aveva avuto quella che nel 2013 chiamavano psicosi ma che nel
2394 chiamavano stato di coscienza alterato di livello tre. Mi disse che era fiduciosa che
analizzando i suoi dati psicodinamici sarebbero riusciti a portare su quel pianeta qualcuno per dirle
come tornare indietro.
Il paesaggio era desertico ma con il mare. Trovammo un oasi con una fonte dalla quale abbeverarci
e, una volta tolti i caschi bevemmo. Era una ragazza molto graziosa ma era visibilmente stremata
per il viaggio (anche i suoi vestiti erano parzialmente bruciati, come i miei) e preoccupata per il
ritorno. Comprensibilmente non mi degnava di molte attenzioni, c'erano cose pi importanti cui far
fronte ma con mio enorme stupore mi disse in tono scherzoso:
<<Non avrei mai detto che l'uomo venuto dal passato avrebbe avuto un aspetto cosi trasandato>>
<<Sapevi gi che mi avresti incontrato?>>
<<Beh si un super computer quantistico l'ha previsto. Per la precisione tu provieni dal passato e da
un universo parallelo. Hai fatto un salto triplo hai cambiato pianeta, tempo e dimensione
Io ho cambiato solo pianeta!>>
<<Come fai a sapere che ti trovi nel 2394 anno terrestre e non ti sei spostata anche tu su una
dimensione parallela?>>
<<Me lo ha detto il computer quantistico prima che partissi!>>
<<Ma come fai a sapere che il computer quantistico non si sbaglia?>>
<<Questo ce lo devi dire tu!>>
Rimasi di sasso il discorso si stava facendo gi troppo complicato per i miei gusti cosi mi resi conto
che non ci eravamo ancora presentati e feci il primo passo allungai la mano e dissi
<<Piacere io sono Daniel>>
<<E io sono Erika>> ma si allontan dalla mano quasi fosse intimorita e un po' schifata.
Forse in quell'epoca o in quella dimensione hanno paura per qualche ragione del contatto fisico
pensai. Le proposi di fare un giro in quel deserto ricco di grotte nell'attesa che qualcuno venisse a

prenderci o ci venisse in mente di come ritornare ciascuno nelle proprie case. Erika mi disse che io
non avrei pi potuto fare un salto triplo; non avrei pi potuto tornare nel punto da quale ero partito
avrei dovuto scegliere, le opzioni erano:
1. Tornare indietro nel tempo e tornare sulla terra ma non tornare sull'universo parallelo di
partenza.
2. Tornare sulla terra nel 2394 mantenendo l'universo parallelo di partenza.
3. Rimanere li, se avessero trovato il modo di sopravvivere.
Avevo viaggiato nel futuro ma mi trovavo su un binario parallelo questo significava parafrasando,
che mi ero sdoppiato e c'era un altro me che era rimasto nel 2013 e che magari all'accendersi della
spia rischio suicidario aveva chiesto aiuto e il casco aveva iniettato lo psicofarmaco adatto a far
terminare la psicosi. Le dissi che volevo vivere sulla terra nel 2394 e che i miei mi sarebbero
mancati tantissimo ma quello che mi consolava che io non sarei mancato a loro perch un altro me
era rimasto nel 2013. Erika mi sorrise, mi disse che anche questo aveva previsto il computer
quantistico e che ero un uomo orientato al futuro che voleva andare oltre le colonne d'ercole. Mi
ricordai che usai quelle parole nel 2013, sulla terra, nell'altra dimensione e mi piacque e incurios
che anche il computer quantistico le usasse ma non manifestai a lei la mia curiosit.
Ci incamminammo in direzione di una grotta e nel mentre camminavamo non parlavamo molto,
tuttavia mi sentivo in sincronia con quella donna non so se provasse la stessa cosa lei per me. Le
chiesi se nel 2394 fossero tornate in voga le teorie di Jung. E lei mi disse che dopo il 2100 circa
vennero ritrovati degli scritti dove si parlava delle teorie che erano state sviluppate da Jung insieme
al fisico Pauli e in base a quelle teorie la psichiatria si rinnov ed elabor una teoria della mente pi
completa. Si scoprirono potenzialit della mente che fino ad allora l'umanit non aveva considerato.
Le dissi che io avevo intuito qualcosa e lei mi rispose che in quella dimensione doveva andare cosi.
Cominciai a pensare che era strano che io avessi solo la percezione di me nel 2394, in quella
dimensione e non avessi pi la percezione di me nel 2013 nell'altra dimensione. Erika mi disse che
mi sbagliavo e che avrei dovuto prestare maggiore attenzione ai miei sogni, da quel momento in poi
sarebbero stati l'altra mia vita nell'altra dimensione temporale e dimensionale mi disse che l'altro me
viveva nel mio inconscio. La risposta mi apparve bizzarra e di difficile comprensione, ma le credetti
sulla parola. Mentre facevamo questo discorso ci avvicinavamo, entrammo in una grotta e
sentimmo la voce che appariva essere quella di un uomo la cui lingua non ci era per comprensibile
allora Erika si mise il suo casco che possedeva inoltre una specie di traduttore universale e riusc a
comunicare con l'uomo. Erika mi disse che gli aveva detto che stava dentro la grotta perch aveva
paura del dio Sole blu che non era mai stato cosi vicino e aveva paura che il dio Sole blu fosse
cattivo e fosse venuto per mangiarsi il dio Sole giallo buono e punire loro perch usavano il fuoco
per riscaldarsi e cucinarsi i cibi. Erika chiese al suo casco le orbite del pianeta in cui presumeva di
trovarsi e nel quale presumeva di essere e scopr che effettivamente c'era un solo sole e il sole pi
vicino era ad un centinaio di anni luce di distanza. Mi disse che c'era qualcosa che non andava e che
forse si era generato qualche paradosso che il computer quantistico non aveva tenuto in
considerazione. Poi Erika chiese all'uomo della caverna se la stella blu fosse comparsa
improvvisamente oppure si fosse avvicinata gradualmente ed egli rispose che la stella blu si
avvicinava gradualmente e raggiungeva il suo massimo ogni ottava.
Erika non sapeva cosa significasse in termini temporali quella parola ma scopri che corrispondeva a
circa trenta anni terrestri.
Erika pass la notte a cercare una spiegazione plausibile di come fosse stato possibile che fosse
giunta in un pianeta diverso da quello previsto dal computer quantistico ma non riusci a trovare
spiegazione ne il pianeta in cui erano giunti cosi si addorment ed io con lei.
L'indomani avevamo molta fame per fortuna l'uomo delle caverne aveva cacciato e cucinato, col
fuoco proibito dal dio malvagio Sole blu un piccolo animale simile ad un cervo e ce ne cibammo.
Poi raccogliemmo dei datteri dalle palme e li mangiammo.
Erika mi descrisse come era il 2394 sulla terra non c'erano piu' le guerre, gli uomini si capivano e si
erano migliorati. Non c'era piu' il desiderio di dominio sull'altro, l'educazione aveva raggiunto
livelli eccellenti e tutti contribuivano in base alle proprie possibilit alla crescita della societ. Non

c'era pi chi fingeva di lavorare perch chi lavorava provava gioia. Si era trovato il modo di
redistribuire le risorse sulla terra in maniera equa, non era pi una societ egoica ma era una societ
consapevole che siamo indissolubilmente legati l'uno con l'altro e l'umanit si era quindi trasformata
in un macro-organismo ma non un macro-organismo come le formiche che possono farsi la guerra
ma un macro-organismo come un albero.
Passavano i giorni, Erika ed io sopravvivevamo cibandoci di datteri, bevendo l'acqua dall'oasi e
mangiando le prede che l'uomo della grotta cacciava e generosamente ci offriva. I giorni passavano
e nessuno si faceva vivo e cominciammo a pensare che potevamo tentare un nuovo salto per tornare
sulla terra nel 2394. Il problema era che nelle rispettive dimensioni spazio temporali di partenza
Erika ed io soffrivano di disturbi psichici che ci avevano consentito, protetti dai rispettivi caschi di
viaggiare nello spazio-tempo multidimensionale; ora per i nostri caschi segnavano un perfetto stato
psichico tutte le spie erano verdi e dormivamo pi che a sufficienza non c'erano le condizioni per
tentare un salto che poi chiss dove, quando e in che dimensione ci avrebbe portati. Pensammo
dunque che avremmo potuto indurci una psicosi. Cominciammo col provare a non dormire ma non
funzion ogni sedici ore terrestri provavamo l'irresistibile desiderio di accasciarci al suolo e
dormire.
Allora Erika ebbe l'idea che avremmo potuto modificare i caschi. Le onde positroniche avrebbero
potuto indurre una psicosi ma rimaneva il problema del mio casco che era dotato solo di
psicofarmaci che non avrebbero mai potuto, a mio avviso, indurre una psicosi. Mentre pensavamo a
come risolvere questo problema Erika cominci a modificare il suo casco affinch producesse onde
positroniche beta capaci di indurle una crisi maniacale con manifestazione psicotica allucinatoria.
C'era da risolvere il problema del mio casco, Erika controll tutti gli psicofarmaci di cui disponeva
il mio casco ma non trovo nessun cocktail che potesse indurre una crisi maniacale anche perch non
mi ero portato dietro alcun antidepressivo che forse avrebbe potuto indurre una crisi maniacale.
Erika chiese all'uomo della grotta se conosceva qualche cibo che potesse far possedere un uomo dal
demonio e avere visioni. Lui rispose di si e disse che si trattava del dattero diabolico di colore rosso
che veniva usato durante i riti sciamanici che cresceva insieme agli altri ma era molto molto raro.
Mi misi a cercare fra tutte le palme dell'oasi un dattero che fosse rosso alla fine la fortuna fu dalla
mia parte e riusci a trovare un dattero rosso, lo mostrai all'uomo della grotta e mi disse che si
trattava proprio del dattero diabolico. A quanto pare se lo avessi ingurgitato avrei avuto una psicosi
indotta. Spiegammo quello che stavamo per fare all'uomo della grotta, che stavamo per viaggiare
nello spazio, e ci disse che un giorno avrebbe provato anche lui, magari per sfuggire al malefico dio
Sole blu.
Quindi cominciammo. Erika indoss il suo casco modificato e, io ingoiai titubante il dattero
diabolico e indossai il casco. Le luci di allarme si fecero rosse in un istante e cominciai ad avere
strane visioni i due soli orbitavano ad una velocit irreale ed io mi trovavo stranamente sempre
vicino ad Erika. Cominciammo a correre e a correre sempre pi veloce il cielo si squarci e dietro
c'era una luce bianca, stavamo bruciando e una volta superato lo squarcio bianco del cielo ci
ritrovammo in acqua , fumanti e attorno a noi c'erano dei grattacieli. Eravamo tornati nella terra nel
2394 ed Erika mi condusse presso l'agenzia per la quale lavorava, la NASAC. Venimmo accolti e i
due caschi vennero sequestrati affinch fosse studiato quello di Daniel e fosse indagata la scatola
nera di quello di Erika. Intanto Daniel vide dietro un vetro due bambini che sembrava giocassero a
scacchi muovendo i pezzi senza toccarli.
Daniel venne portato al computer quantistico e scopr che un suo clone ci stava lavorando. Ci fu un
attimo di stupore i due si guardavano inebetiti come se si trovassero entrambi di fronte ad uno
specchio. Daniel chiese il nome al suo clone e gli disse di chiamarsi David. Dopo quella pausa
surreale David spieg a Daniel che lui era il progettista del computer quantistico ma che questo
computer aveva un difetto di progettazione, un baco, e aveva predetto che sarebbe venuto un uomo
dal passato e da un universo parallelo identico a lui e lo avrebbe risolto dando cos il via ai viaggi
spazio-temporali psichici perfettamente controllati. Daniel era sconvolto da quanto gli stava dicendo
David ed ebbe un capogiro.
-Non possibile-disse Daniel

<<Credimi lo , se trovi il baco, come ha previsto il computer quantistico potrai anche tornare a
casa, nel tuo universo parallelo se lo volessi.>>
<<Erika mi aveva detto che non sarebbe stato possibile.>>
<<Erika non era a conoscenza di alcuni dettagli scoperti solo dopo la partenza della sua
missione.>>
<<Non riuscir mai a trovare il baco, troppo complesso per me.>>
<<Ci sar io ad aiutarti non preoccuparti ora forse meglio che riposi.>>
<<Si vero.>>
Dormii e sognai quella donna che mi rifiut nel mio tempo e nel mio universo.
Nel sogno provai nuovamente quelle sensazioni negative che avevo provato al momento del rifiuto:
la morsa al cuore, il sudore freddo, le lacrime amare.
Il giorno dopo mi svegliai riposato ma turbato, feci colazione in maniera tradizionale e poi andai in
un aula dove David era pronto a darmi le lezioni di base sul computer super quantistico. Sembrava
avessimo superato lo stupore di essere fisicamente perfettamente identici.
<<Il principio su cui ruota il computer super quantistico la teoria del gatto di Schroedinger. In altri
termini una cosa non mai completamente vera o completamente falsa. Il computer assegna una
probabilit a delle affermazioni e in base a quell'assegnamento si genera un albero con delle
possibili conseguenze ciascuna con la sua probabilit.>>
<<Si ma in base a cosa assegna le probabilit?>>
<<C' un algoritmo che in base alle conoscenze che si hanno decide quale sia la probabilit da
attribuire. L'algoritmo usa reti neurali di quinta generazione per la stima della probabilit. Abbiamo
un intero stabile dove sono mappate su dei computer le migliori menti di tutti i tempi in questo
universo.>>
<<Come acquisisce gli input questo super-computer>>
<<Sia in maniera tradizionale sia con telescopi sia con tessuti organici sparsi per la terra.>>
<<Wow interessante.>>
<<Ora io credo che la ragione per la quale il SCQ sbaglia nei viaggi psichici non sia da ricercarsi
nell'algoritmo, questo perch stato scritto da Einstein proveniente da un altro universo parallelo e
insomma malgrado sia un algoritmo necessariamente euristico, lo ha pur sempre scritto Einstein e ci
ha messo ben cinque anni a produrlo. Quindi ora ti do gli schemi delle reti neuronali di quinta
generazione cosi' puoi cominciare a lavorarci su, sar dura all'inizio ma imparerai in fretta.>>
David mi disse che ora avrebbe potuto accedere ai dati sull'algoritmo e sulle reti neuronali tramite
il pc della sua camera, avrebbe solo dovuto appoggiare la sua mano sullo schermo.
Andai in camera mia e cominciai a guardare gli schemi che mappavano le menti di quei brillanti
scienziati. Non ci capivo molto ma intuivo che perfino il carattere dello scienziato era stato mappato
sul computer. Era davvero straordinario. Dopo un p mi stancai, mi coricai sul letto trovai una
pallina da tennis sotto le lenzuola, la presi, e cominciai a giocarci tirandola sul muro di fronte.
Chiss se ci fosse uno spazio, un tempo, e una dimensione dove avrei potuto amare quella donna
che mi aveva rifiutato quando ero a casa. Mentre questi pensieri mi ronzavano nella testa qualcuno
buss alla porta, era Erika aveva due panini in mano uno l'aveva gia' cominciato e mi chiese se ne
volevo uno accettai e cominciai a mangiarlo, era al prosciutto e al formaggio.
<<Come va' lo studio?>>
<<Un po' dura non capisco bene questi schemi.>>
<<Se vuoi chiedi ti posso dare una mano.>>
<<Ah ok grazie magari domani ora penso che mi metter a dormire dopo il panino sono davvero
stanco.>>
<<Come vuoi, si ringrazia anche per il panino eh!>>
<<Oh scusami mi passato di mente perdonami.>>
<<Tranquillo comunque gi c' la mensa nel caso volessi un pasto completo.>>
<<No sono contentissimo cosi.>>
<<Ok allora buona digestione e buona notte.>>
<<Grazie Erika altrettanto.>>

Erika si allontan dalla mia stanza e io ci rientrai nella mia stanza 404 dalla porta color verde come
tutte quelle della zona Hotel della NASAC.
Mi addormentai e sognai Erika, eravamo su una pista di pattinaggio e stavano fermi a parlare del
pi e del meno. Quando mi risvegliai cominciai a domandarmi se ci fosse qualcosa altro oltre il
cervello. Ossia se morto il cervello non rimanesse pi nulla di noi. Insomma mi stavo chiedendo se
esistesse l'anima. Poi scesi gi in sala mensa a fare colazione. Le colazioni del 2394 non erano
affatto diverse da quelle del 2013 , mi sedetti di fronte ad Erika anche lei stava bevendo latte al
cioccolato e mangiando una brioches. Le raccontai del mio sogno della pista di pattinaggio sul
ghiaccio e lei rise e disse: <<Dopo tutto quel sole che ci siamo beccati in quel pianeta, un po di
ghiaccio ci vorrebbe proprio.>>
<<Mi piacerebbe andare con te a pattinare Erika ma io non lo so fare.>>
<<Ah ah ah nemmeno io.>>
<<Prover a sognare qualcos'altro la prossima volta!>>
<<Hai bisogno di sognarlo per chiedermi di uscire?>>
Daniel arrossi.
<<Mi piacerebbe andare con te a vedere quel remake I cavalieri dello zodiaco.>>
<<Dai allora ci vediamo stasera alle nove e mezza in sala cinema>>
<<Grande!>>
Erika non assomigliava alla ragazza dalla quale ero stato rifiutato. Per mi piaceva.
Tornai in camera e accesi il computer gli schematici mi sembravano enigmatici e mi sembrava
davvero molto strano che sarei stato io a trovare il baco. Tuttavia non mi arrendevo continuavo a
leggerli e cercavo per quanto fosse nelle mie possibilit di comprenderne gli aspetti generali ma era
una impresa davvero ardua, cosa ci poteva essere di sbagliato in una macchina che non sbagliava le
previsioni del tempo in nessun luogo e in qualsiasi istante da ormai cinquanta anni? Pero' sbagliava
la mappatura dei viaggi psichici. Cominciai a pensare all'anima .forse avrebbero dovuto trovare il
modo di mappare l'anima nelle reti neuronali in fondo non se ne poteva dimostrare ne l'esistenza
che l'inesistenza era anche quello un fatto probabilistico un 50 e 50. Quando esposi la mia teoria a
David, appari' in un primo tempo sconcertato e dubbioso poi cominci a credere che forse avevo
trovato la soluzione all'enigma. David si mise al lavoro per mappare l'anima nelle reti neuronali di
quinta generazione. Quando ci riusc, dopo una settimana, eravamo pronti per sperimentare se il
computer quantistico avesse ancora sbagliato la destinazione di un viaggio psichico. Il computer era
diventato precisissimo sia nello spazio che nel tempo che negli universi paralleli. Ora sarei potuto
tornare a casa se avessi voluto.
Intanto il rapporto con Erika andava bene eravamo sicuramente diventati amici e si intravedeva lo
sbocciare di un amore. Andavamo spesso al cinema insieme e le cene in mensa si tramutavano
spesso in discorsi senza ne capo ne coda che facevano scoppiare a ridere entrambi.
Non avevo mai conosciuto tanto bene una donna e stavo dimenticando quell'amore non corrisposto
nell'altra dimensione. Quella sera sognai Erika. Passeggiavamo entrambi a piedi scalzi in un prato
ricoperto di margherite, ad un tratto Erika si mise a correre ed io, per non perderla di vista, mi misi
a correre ma Erika si allontanava sempre di pi finch scorsi solo un puntino. A quel punto mi
svegliai. Ero angosciato e decisi di farmi avanti seriamente con Erika. Quando ci incontrammo in
mensa espressi il mio interessamento che andava al di l di una semplice amicizia.
<<Erika sono convinto che tra di noi ci sia qualcosa di pi di una intensa amicizia.>>
<<Daniel io non saprei...>>
Erika stava arrossendo.
<<Credo che tra di noi ci sia l'amore degli amanti, l'amore che unisce un uomo e una donna>>
<<Passa in camera mia verso le dieci, ti devo dare una cosa>> ed Erika si alz dal tavolo portando
via con se il vassoio ancora in parte pieno.
Alle dieci mi avvicinai alla stanza di Erika e la trovai in accappatoio seduta sulla poltrona. <<E'
questo tipo di amore di cui parlavi Daniel? Vuoi fare del sesso con me?>>
<<No io voglio fare l'amore con te.>> Dissi avvicinando le mie labbra a le sue.
Erika apparve quasi stupita da quella risposta, i suoi occhi si intorbidirono di lacrime e ci

baciammo. Ci baciammo appassionatamente e a lungo poi Erika disse che per quel giorno non se la
sentiva, mi diede il doppione delle chiavi della sua stanza e mi chiese di lasciarla sola.
Il rapporto con David si era fatto freddo e distaccato, risultava scomodo avere due persone cosi
straordinariamente simili nello stesso luogo. David pareva essere anche lui interessato ad Erika e
quindi la mia presenza non poteva che infastidirlo. Cominciai a pensare ad un viaggio che potesse
portare me ed Erika lontani da David.
La sera ne parlai a cena in mensa con Erika.
<<Penso che ce ne dovremmo andare da qui>>
<<E perch mai?>>
<<David non vede di buon occhio la nostra unione>>
<<Sar un suo problema.>>
<<Potrebbe farci del male>>
<<Ora non esagerare, conosco David da anni non sarebbe mai capace di un gesto simile>>
<<Sono contenta che tu ti fidi di lui.>>
<<Possiamo starcene tranquillamente qui>>e mi fece una linguaccia.
<<Ahah se lo dici tu>>
Ero davvero contento di quell'amore sbocciato fra me ed Erika. Finalmente ero riuscito a
dimenticare completamente quello non corrisposto nell'altra dimensione e mi sentivo sollevato.
Ero finalmente riuscito a dimenticarla, a rimuoverla dal mio intimo. E ora avrei potuto dedicarmi
completamente ad Erika. Temevo solamente, malgrado le rassicurazioni di Erika, che David potesse
fargli qualcosa di male. Inoltre cominciava a mancarmi casa, ora, con le modifiche fatte al SCQ
sarei potuto tornare anche a casa, ma bisognava vedere se sarei riuscito a convincere Erika a
seguirmi. Decisi di parlargliene.
<<Erika, io sto bene qui, e mi sono convinto che David non ci far mai nulla di male>>
<<Bene, sono contenta>>
<<Per... mi sta mancando casa ecco mi chiedevo se tu mi seguiresti>>
<<Intendi tornare nel passato? Nel 2013? Ti credevo un uomo attratto dal futuro>>
<<Si, lo sono, ma mi mancano davvero tanto i miei>>
<<Sarebbe molto probabilmente, un biglietto di sola andata... >>
<<Me ne rendo conto... se non vuoi non fa nulla>>
<<No no ok ti seguo.>>
La sera andammo al centro della NASAC e comunicammo la nostra volont di andare a vivere nel
2013. Il responsabile ci fece compilare un questionario e firmare l'autorizzazione al viaggio
psichico. Indossammo i caschi ed entrammo nella sala adibita ai viaggi psichici. Il viaggio poteva
durare anche una settimana. Se non insorgeva spontaneamente la psicosi questa veniva indotta
tramite l'iniezione di una droga simile alla cocaina. Dopo due giorni non era ancora insorto alcun
sintomo psicotico allora lo staff che aveva organizzato il viaggio decise di iniettarci la codebrina.
Passarono altri due giorni ma non insorgeva alcuna psicosi allora provarono con la codebrina-plus
ma ancora non si ebbe alcun effetto. Alla fine, al settimo giorno, lo staff decise di annullare il
viaggio e di catalogarlo come infattibile. Ero davvero dispiaciuto di non poter pi rivedere i miei e
mi chiedevo come fosse stato possibile che il viaggio psichico fallisse. Da quello che mi aveva detto
Erika nessun viaggio psichico pilotato dalla NASAC era mai fallito. Pensai che probabilmente era
l'amore, avendolo trovato, il nostro cervello non era pi capace di avere fenomeni psicotici,
nemmeno indotti e quindi avevamo trovato la sua giusta dimensione.
APPENDICI DEL DIARIO DI DANIEL
Questi sono i racconti che Daniel pubblic nel social network in incognito durante i suoi primi due
giorni di crisi maniacale nella speranza che Erika li leggesse, si immedesimasse, e lui potesse
diventare l'autore di una storia infinita . Daniel immaginava che, per Erika, avere un libro che non
finisse mai fosse il suo sogno da bambina e quindi sperava che diventando l'autore di una storia
infinita, si innamorasse di lui.

Daniel mi ha dato delle versioni corrette perch, a quanto mi a detto, quelle presenti nel suo account
non erano facilmente comprensibili dato il suo stato psichico durante la scrittura.
Primo racconto.
Arrivai alla taverna e bussai. Henry era indaffarato e mi chiese da quanto tempo ero gi in citt. Gli
dissi che ero li dall'inizio della settimana e si preoccup.
"Ci sei gi da troppo tempo." mi disse
"Lo sai" aggiunse che qua sotto pi ci stai e peggio che pi passa il tempo e pi rischi di non
poterne pi uscire da qua sotto.
Mi piace il boschetto della mia fantasia dissi.
Lo so ed proprio questo il punto questa la cosa pericolosa ci hai gi sbattuto il muso una volta
la seconda volta ti ammazzerebbe....almeno sai perch sei sceso?ci fu una pausa di silenzio...ci
guardammo negli occhi e mi disse stupito ed esausto:
Ancora per quella ragazza? senti una mania basta fermati ascolta finita capito? Stanno
comprando i mobili lei sta con Mickey Mouse vuole stare con lui perch non riesci ad accettarlo?
Perch io l' amo risposi...
Ed Henry in tono sempre pi alterato e offensivo:
Ancora? ma sei fissato? Cazzo sei da ricovero un altra volta ! La finisci con queste manie? Come
cazzo fai ad essere innamorato mi spieghi?
E' possibile saperlo qui o dobbiamo scendere giu' in cantina per scoprirlo? Dai cerca di spiegarmelo
qua e prima lo fai e meglio ....ah tra le altre cose, questa settimana non scalare lo stabilizzatore
siamo troppo vicini alla fine della cura se scali adesso scali del cinquanta per cento ed troppo, ti
vedo troppo associativo per i miei gusti
Sei tu il mio medico risposi obbedisco
Il lavoro come va?
Abbastanza bene risposi tutto sommato mi sembra di starci con la testa anche se fantastico molto
A te non la testa che ti butta KO mi disse ma il cuore quello che ti fa avere le intuizioni,
quello che ti fa emozionare che ti fa girare l'adrenalina nel sangue, ti piace cosi tanto che quando
giochi a scacchi muovi prima che ti sia passato il batticuore, cosi che hai perso molte partite e
sono quelle in cui hai sofferto di piu'
Lo so dissi ma non bisogna avere paura di soffrire
Si vero ma ascolta devi uscire di qua gli scheletri nell'armadio potrebbero riprendere vita e
stavolta ammazzarti quindi operativamente parlando, quando pensi di fare check out?
Henry non ti ho mai sentito parlare cosi'... perch stai usando quelle parole? non sono parole mie!
Se le sto usando vuol dire che le hai fatte tue io sono il tuo alter ego e credo che sia un bene tutto
sommato, forse ti puoi salvare allora quando il check out??
Lunedi mattina risposi Lunedi mattina devo aver chiuso.
Ok ottimo quindi abbiamo il fine settimana., sembra che abbiamo tempo ma ricordati che passa in
fretta il tempo quando sei in questo cazzo di stato.
Si hai ragione senti sto provando una manovra strana ma credo che non possa avere successo
Ed Henry esausto:
Ma ci stai riprovando? Ti vuoi fare a merda un altra volta? Dai cazzo Daniel basta cosi stop fermati
cosa cazzo ci vedi in quella ragazza? Ce ne sono un sacco e poi ti ricordo che pubblicando tutte
queste cose stai facendo stalking
ed io incredulo:
Stalking ? ma sei scemo Henry non ce l'ho manco fra i contatti l'ho rimossa anche dai contatti del
social network per non rischiare di fare cazzate e non ho nemmeno il suo numero di telefono.
Non servono queste cose per fare stalking basta farlo con la testa, basta pensarla una donna per
fare stalking
Dai Henry dissi mi sembra che stai esagerando un po' insomma avro' almeno il diritto di impazzire
per i cazzi miei o no? cio insomma, se voglio essere innamorato di una che non mi ama ne ho tutto
il diritto non credi? Al limite sto facendo del male a me e basta; ma non credo di farmi del male

Henry io voglio salo fare quest'ultima curva al massimo insomma voglio fare una super serenata
come voglio io capisci? e poi stop pazienza ci ho provato
E quella dell'altra volta non la era?
No quella non era una serenata quello stato uno sfogo per colpa di Mickey Mouse , lui mi disse
che ci ero rimasto male per una cazzata e siccome non era vero che ci ero rimasto male, volevo
fargli vedere per cosa ci sarei rimasto male!
Vorresti farmi credere che sapevi che ti avrebbe detto di no?
Si ma volevo dirle cosa avevo provato il resto non aveva importanza.
E la messaggistica istantanea ti sembrato il modo pi consono?
Era la mia prima crisi maniacale...
Si ma soprattutto Mickey Mouse ti ha visto quando ci sei rimasto male?? Ti ha visto quando eri li
in cantina a chattare con la ragazza che credi di amare ti sei messo a piangere e singhiozzare come
non facevi da tempo e hai detto :"Piango anche quando sono felice non solo quando ci rimango
male? perch avevi mal interpretato quello che aveva scritto Erika e pensavi che volesse stare con
te? Dimmi se c'era
No non c'era
E allora Mickey Mouse non lo sa che tu piangi quando ci rimani male e quando sei molto felice.
Comunque qualcuno oltre me ti ha sentito. Ma a Mickey Mouse non hai dimostrato niente capito?
Lui continua a credere che quando uno ci rimane male sta seduto e rimane zitto, e poi, perch non
dici a chi forse ci legge cosa c'entra Mickey Mouse con la ragazza che ami?
Mickey Mouse il fidanzato della ragazza che amo
Ah wow ottimo campione...quindi vuoi fregare la ragazza ad uno? questo che vuoi fare?
Si cosa c' di male?se fossimo nella giungla lo avrei gia' fatto lui non mi spacca il culo anche se
una volta lo ha quasi detto che lo avrebbe fatto
E di cosa stavate parlando?
Affitti per le matricole....io sostenevo che non tutte le matricole sono casiniste e lui diceva il
contrario, a me venne in mente "se fossi una matricola mentirei" e lui disse sbattendo il piede in
terra "E io ti spacco il cul..."
"Ahahahahahahahahahahahahaha" Henry rise poveretto lascialo con questa convinzione ...
ovviamente non sa... che hai bevuto oltremodo , sei stato con un sacco di donne ^_V e , e non sa che
sei attento ai dettagli e uno attento ai dettagli uno cosi attento ai dettagli.....
Cosa ? cosa? mi chiedevo cosa fa' cosa uno cosi attento ai dettagli me lo aveva scritto la
donna che amavo, mi aveva detto qualcosa del genere ma io non ricordo perch e cosa volesse dire
e la cosa continuava a ronzarmi nella testa come un moscone fastidioso "Uno cosi attento ai
dettagli..."
We We fermo fermo ragazzo sei gi troppo su di giri, stai immaginando nell'immaginazione, la stai
prendendo troppo veloce questa curva sei solo al venerd sera facendo cosi non arrivi manco al
sabato mattina rischi troppo cosi' stai calmo prima di tutto mettiti le cinture di sicurezza perch se
ce la devi fare ce la devi fare in un altro modo stavolta con la massima forza ebrea; per ora ricordati
che tutto e solo un sogno nella tua testa, quindi primo passo cinture di sicurezza non devi
sputtanare la tua "vita vera" che gi' stata sputtanata abbastanza, quindi mi confermi che hai
bloccato e eliminato la donna che ami dal social network del tuo account vero?
Si risposi.
Bene cosi non corriamo il rischio di stalking e cazzate varie
disse Henry, questa storia dello stalking continuava ad irritarmi.
Poi secondo punto chiudi la messaggistica istantanea e non aprirla fino al momento del check out
Poi terzo punto: credi che ci sia qualcuno della "vita vera" che possa leggere questo?
Si diciamo che ne hanno le potenzialit'
Avere le potenzialit' non basta mi rispose... devono capire che tu gradisci che leggano quindi se
li hai bloccati sbloccali entro domani e poi devi esporre qualcosa non basta che leggano il tuo
codice sorgente se non hai implementato nemmeno una get in grazia di dio ....questo quello che ti
ha spiegato il tuo collega! hai capito ora? Tu avevi totalmente mal interpretato il concetto

dell'occultamento della informazione! Tu ora stai facendo vedere a tutti il tuo diario segreto ma
questo non basta non sufficiente affinch un team funzioni bene. Anche se capiscono come sei
fatto dentro (vedono il tuo codice sorgente) se tu hai tutti gli specificatori di accesso settati a private
loro non possono comunicare con te, quindi decidi cosa loro possono o non possono fare con te.
Ok comunque siamo ancora ben lontani dal leggere nella testa della persone (questo avverra' nel
2394).
Ok poi. Hai fatto il commit?
No risposi
Ecco, dovevi farlo ogni giorno che lavoravi come mai oggi non lo hai fatto?
Lo faccio luned
Si ma ricordati che luned devi fare anche il check out da questo paese e da questa taverna ergo mi
sembra che ti sei messo le cinture quindi ti faro' fare questa curva al massimo della velocit come tu
la vuoi fare, ti faro' disegnare sulla terra quello che vorrai se questo che desideri insomma ti faro'
manifestare tutto quello che credi di provare per quella ragazza ma che in realt, lo sappiamo
entrambi non provi.
Lo so io quello che provo non tu, hai capito?
ah ah rispose con tono secco.
Ok comunque ricordati che qua niente cazzate qua se squillano telefoni squillano per davvero non
per finta ergo se vedi che stai perdendo aderenza attento, potresti uscire fuori strada e farti male e
ricordati che Senna non morto per il colpo alla testa...ma per il piantone dello sterzo che gli si
conficcato nel cuore, quindi attento, Boy, a non metterci troppo cuore in questa partita ,ci sei solo tu
che puoi levare il piede dall'acceleratore, i potenziali lettori non crederanno a quanto stai facendo
ricordati, anzi probabilmente nel momento in cui cominceranno a leggere tu avrai gi dovuto fare il
check out da qua. Ok . Hai preso la pastiglia?
No ora vado . Ok. Fatto presa
Ti faccio notare che devi cercare di continuare a scrivere in questo post, se qualcuno dovesse
leggere deve avere la sensazione di entrare nel libro. Ovviamente ogni riferimento a fatti o persone
puramente casuale. Come nella storia infinita. Quindi al massimo saranno loro che si
identificheranno nei personaggi, tu rimarrai comunque nelle spalle coperte. In ogni caso, sei un
sciocco perch ci dovevi provare al tempo con questa presunta leonessa, e non dovevi stare li a
badare a tante considerazioni di principio. Ok cominciamo. Una prima cosa che non riesco a capire
come mai consideri questa cosa una serenata e al tempo stesso un "ultima curva di un gran
premio" c'entra forse qualcosa l'amore con la competizione?
Si che c'entra cosi la natura non colpa mia...si forse l'aspetto competitivo non cosi
accentuato come in altri animali per c' competizione perch negarlo?
Sono d'accordo con te c' competizione ma tu vuoi fregare la ragazza di un tuo amico te ne rendi
conto di cosa stai facendo?
Non mio amico, sempre stato un mezzo amico e anche un po' stronzo a dirla tutta; uno che ci
teneva tanto ad indovinare quando mentivo e quando gliel'ho voluta dire la bugia ci ha creduto; uno
che voleva spaccarmi il culo perch era mia intenzione dire che non ero matricola?ma sei sicuro?
Ma lo sa come facciamo a cazzotti noi Henry? No non lo sa. Non lo sa che noi quando facciamo a
cazzotti non ci fermiamo salvo che l'altro non ci ammazzi o ci chieda piet...credo che non lo sappia
credo che non avesse mai capito chi aveva davanti.... poi uno cosi' beh...uno che esce dal
laboratorio...vede che ti stai trattenendo e ti fa capire :"come mai? gli altri giorni mi stavo
trattenendo di pi io si avvicina il concorso devi leccare il culo a qualcuno?", uno che dice "Noi
tendiamo a farci le scarpe velatamente", uno con cui ti sei fatto una volta una canna un giorno, sei
da solo con lui e dici "meno male che non mi faccio canne" e lui sta zitto e non capisci perch...uno
a cui chiedi se un accrocchio del laboratorio era cosi come voleva il prof e ti risponde "stava
parlando con te non con me" boh..e poi quando un giorno gli dai ragione su un professore e gli dici
"avevi ragione un coglioncello"- mentendo- e lui ti risponde "adesso mi metti i puntini sulle i"
secondo me non mio amico e non nemmeno mio collega. Si fotta cerco di passarlo. D'altronde
me lo ha detto lui che io lo vedo come un topo. Non lo ho detto io. Ma io sono un leone i topi non

me li mangio. Devo solo capire se la donna che amo solo una gatta come le tante che ho avuto e
sta giocando affettuosamente col suo topolino oppure una leonessa a cui da fastidio che il leone a
volte la ignori. Si perch secondo me le ho dato fastidio.
We we we mi disse Henry sei gia' in fuga delle idee che cazzo stai dicendo non abbiamo
nemmeno chiuso un argomento e ne hai aperto quattro allora vediamo di ricapitolare. Io ti dico una
cosa. Hanno comprato i mobili. A te cosa cazzo te ne frega se lei una leonessa o una gatta? Non
potrebbe essere una leonessa e giochicchiare lo stesso col suo cazzo di topolino?
Boh ma dai sarebbe ridicolo Henry dai finiscila fammi finire di dire le mie cazzate! Come cazzo
fa una leonessa a giocare con un topolino? dai sarebbe ridicolo! E' gi ridicola la prima di scena
figurati la seconda!
Cmq a parte tutto mi sembra che questa cazzo di senerata non sia ancora partita! ma sei proprio
sicuro di essere innamorato di questa donna?
Non lo so ...
Eh che cazzo se non lo sai tu Daniel che ti spari tutte ste pippe su dettagli, leoni, gatti, leonesse e
topolini lo devo sapere io che sono qui nella mia taverna a farmi i cazzi miei? dai Daniel cazzo stai
gi partendo male a me sembra che stai gi perdendo aderenza perch non dici quello che pensi in
maniera pi colloquiale ? Lo so sei in fase maniacale tu te la rischi anche stavolta
No non me la rischio ho preso le dovute precauzioni comunque ti devo dire una cosa Henry, Ho
pianto l'altro giorno ripensando a lei e cazzo secondo me non normale piangere ancora per una
cazzo di storia cosi' vecchia
Hai mangiato, ti sei rifocillato? Bene! Vedi stavi ridendo prima ti ho visto ahaha va bene vuol dire
che hai un po di controllo meglio cosi' l'importante che questa cosa non diventi un incubo perch
li che rischi di perdere aderenza e giocarti le penne. Comunque, mi disse H., Sta cazzo di storia
non la leggera' nessuno quindi perch non ammetti a te stesso che solo una gatta come tutte le
altre che hai conosciuto e che gli volevi dare una bottarella? Forse a lei fa paura questo adesso, si,
vedeva che scappavi e chi scappa infedele quindi si presa il topolino cosi' sa' che lo controller
Si Henry hai ragione non sono il tipo da storie io sono un nomade pero' non so...
Vedi disse la mania lo vedi che ti passata? Quindi non amore e poi guarda quante gatte hai
in questo profilo ti sembra normale ? un innamorato guarda altre donne ?
E certo che guarda altre donne risposi, non sono mica come il topolino che lo nega, che se gli
chiedo : "Come erano le ragazze in Inghilterra" mi risponde "io sono fidanzato non guardavo" lo
vedi al pc guardare una pivella gli chiedi "questa chi " e lui chiude la finestra e dice "boh"
Si insomma mi disse H. concordo con te un personaggio sembra un po' come il passero rosso di
quel libro sembra un genere di soggetto difficile da trovarsi in giro.
Si esatto un cazzo di soggetto da raddrizzare uno con cui farci a botte per vedere chi spacca il culo
a chi come e cosa. Comunque a parte questo non una cattiva persona.
Si pero'...mi disse Henry Non starai usando troppi dettagli in questa storia? Insomma uno che
cosi' attento ai dettagli insomma mi sembra che possa rischiare.
Ma no no no Henry che dici sono nel boschetto della mia fantasia e nel boschetto della mia
fantasia esperienza e fantasia si mischiano per creare storie non mi possono dire niente capisci sono
affari loro se si identificano
Si, pero', se cominciassi a dire mi metter a correre e disegner un anello, come quello dei suoi
orecchini proprio nel centro di SS, mostrandole cosi' il mio amore, insomma, mi capisci,
pericoloso.... quante donne conosci con quegli orecchini?
Solo lei.
Ecco vedi siccome conosci solo Lei i potenziali lettori potrebbero identificare facilmente la
ragazza e la tua identit sarebbe smascherata. Quindi devi trovare il modo di proteggerti, sarebbe
come fare stalking.
No Henry! La mia storia inventata nessuno sa chi cazzo sono e non lo dir a nessuno. Pero'
staro' attento ai dettagli!
E uno che sta attento ai dettagli...

Ehy Henry, perch ha lasciato in sospeso quello frase secondo te?


Me lo devi dire tu! mi rispose.
Lo sai che Lei mi disse una volta che che cosa doveva fare non glielo diceva nemmeno sua
mamma? Da un po' di tempo me lo stanno dicendo! Giustamente in fondo perch con Lei, al
momento del First Impact dissi che volevo che qualcuno mi dicesse cosa dovevo fare. E lei mi disse
quelle cose. Ora mi dicono quelle cose che volevo sentirmi dire e io mi incazzo.
E adesso te la scopi mi disse Henry, Alla faccia di Mickey Mouse e Tom and Jerry, te la scopi o se
preferisci, come diresti tu' piu' romanticamente, fate l'amore insieme, e siccome tu sei attento ai
dettagli....bravo.... cosi.... GOLGO!!
TOMBOLA!! il punto g!!
Bravo bravo lo hai trovato!! dai dai dai mi sa che qua facciamo il check out prima del previsto!
Ehy Henry Sto immaginando nella immaginazione non pericoloso?
Si , te l'ho gi detto prima, anche perch stai cominciando a scrivere in maniera sconnessa senza
seguire bene le regole grammaticali e senza formulare in maniera corretta e ortodossa i pensieri ma
questo un cazzo di esperimento militare quindi lo possiamo fare.
No Henry, non mettere di mezzo i militari mi mettono ansia poi mi spavento e cazzo esco fuori
strada.
Hai trovato il punto g per eh! hai visto i dettagli? Fanno la differenza Fra un cazzo di Mickey
Mouse ed un Re Leone. Comunque stai aprendo troppi discorsi e troppe associazioni.
Mi sa che faccio il check out Henry mi sono stancato. Non ce la posso fare, l'incantesimo del suo
bacio svanir e torner ad essere una bestia.
Secondo racconto.
Ehy svegliati! Svegliati!
Mi stava arrivando la comunicazione via radio
Svegliati Daniel svegliati!
Finalmente mi svegliai.
Hai usato il dummy sistem per troppo tempo !! devi guidare un po tu. Ti leggo i dati psicodinamici
dal tuo Gaggles casco 2394 la telemetria dice che il tuo ego praticamente tutto bruciato e alla
fine di questa curva sar finito e poi dice che sei in uno stato alterato di coscienza di tipo 2; ha
chiamato Tolkien per intenderci e ha detto che successo anche a lui ed cos che riuscito a
inventarsi tutte quelle storie sugli hobbit solo che lui a differenza tua sapeva scrivere, inoltre stanno
squillando un sacco di telefoni qua credi che ci siano dei potenziali lettori?
Si credo di si
Hai levato il blocco sul social network ai potenziali lettori?
Si si li ho levati
Bene mi vuoi dare un feedback ai potenziali lettori?
Si si direi di si direi che i wolfini lettori dovrebbero, se vogliono e ne hanno voglia, trovare il libro
wolfina rosa gi in cantina cancellare il prezzo, mettermelo in un pacco regalo e nello zaino
Non starai chiedendo troppe cose ?
Spero di no vabb comunque vedremo.
E cosa avrebbero fatto i due wolfini per farti capire che stanno leggendo le tue minchiate?
Hanno fatto squillare il telefono 2 volte per finta. Ah ok dai sembra un buon feedback. La
telemetria dice che abbiamo problemi di sicurezza, stai perdendo aderenza e sta volta si tratta di
aderenza aerodinamica hai bisogno di aiuto devi tirar fuori il tuo mazzo di chiavi giallo, cercare la
chiave 052 inserirla e girarla e la tua GP2394 si trasformer in un aereo
Ho difficolt si incastrata...
Dai dai ce la devi fare forza...
Alla fine riuscii, con enorme sforzo a tirar fuori la chiave e a trasformare la mia monoposto in un
straordinario aereo caccia da combattimento ahahah mi misi a ridere pensai a TOPGUN e il mio
cervello interpretava "spara il topo" e mi sembrava divertente l'idea che dovevo salire su un caccia
da combattimento per andare e sparare con l'acqua Mickey Mouse .

Comunque Daniel, mi disse Jack dai Box qua' c' un po di casino, ci sono un po troppe cose appese
non so se riuscirai a fare il check out per luned.... comunque ce la devi fare perch pi rimani qua
sotto e pi pericoloso poi sai cosa pu succedere .
Si risposi
Si lo sai mi disse Jack, inoltre stai creando un po di scompiglio nella tua testa stanno arrivando
diverse chiamate sia dalla tua taverna, sia da topolinia e sia addirittura da paperopoli non credi che
sia stalking? non credi che sia il caso di fermarsi?
Che palle sto stalking risposi sono in un cazzo di profilo farlocco imbrattato da donne ^_V
secondo te Jack chi cavolo pu dire che sto facendo stalking ?
Me lo devi dire tu mi disse Jack sei tu Daniel che stai scrivendo la storia.
E la star pure scrivendo io risposi ma che palle si potrebbe lamentare solo il pap di Mickey
Mouse, il commissario Basettoni
Ok Ok comunque chiamo Ivano che dovrebbe avere sentito un avvocato e dovrebbe dirti se sei Ok.
Comunque giusto per non rischiare quello che ti successo l'altra volta, dovresti assicurarti di
avere, tra i tuoi lettori inesistenti, qualcuno che possa venire a farsi una corsetta con te la notte, visto
che potresti andare in stato alterato di coscienza di livello tre e potresti cominciare ad agitarti
fisicamente e fare troppe domande quindi siccome so che vuoi fare davvero al massimo questa
curva e beccare sto cazzo di topolino con i tuoi cannoni ad acqua, ti do il consiglio di assicurarti che
ci sia qualcuno disposto a tirare l'eject per te, e a fare quello che devi fare quando e se ce ne sar
bisogno.
Ok perfetto penso che ci sia questa persona.
Bene una questione di sicurezza
Ok bene hai implementato il metodo Get?
No risposi
Cosa aspetti a farlo? Ho parlato con HCI-MAN l'uomo che sussurrava alle macchine, e ha detto
che la tua UI (interfaccia utente) ha una espressivit paragonabile a quella di un commodor 64
quindi nella remota possibilit che tu riesca a conquistarti l'agognata cena con la donna che ami
vorremmo assicurarci che non ti comportassi come un manichino, quindi, stiamo facendo l'
Overriding di alcuni dei tuoi metodi cosi' giusto per assicurarci che il tuo apparato emotivo e il tuo
corpo, le tue espressioni facciali siano sincronizzate;quindi per ora l'uomo che sussurra alle
macchine sta studiando il tuo caso clinico insieme a Mandingo e Rocco.
Si ma Mandingo e Rocco che c'entrano con la mia interfaccia utente ?
Centrano centrano mi rispose Jack comunque sei un po' incasinato scrivendo non si capisce un
cazzo ci arrivata una mail di protesta da una certa nonna Bonny che a quanto pare una lettrice
inesistente e dice esattamente : "Non si cumprendiri su babbu con su fillu in custu contu Davideddu
ma deppisi scriiri beni! parisi a cottimu!"
Ah ah e certo che a me non arrivata la mail! io non mi chiamo Davideddu mi chiamo Daniel!
Si vabb...comunque non ci credi nemmeno tu a sta cazzata che non ti arrivata la mail non hai
ancora confermato, cerca di farlo in fretta e soprattutto fidati degli altri se no son cazzi; la mail della
lettrice assente nonna Bonny si conclude con "Bai cun Deusu Danielino" cosa rispondi ? "Abarra cu
sa mamma" ok perfetto mandata confermato; continuano a squillare telefoni
qua mi sto preoccupando sta chiamando Leonida il buttafuori dalla taverna ora telo passo via radio
Pronto?
Hugh!
faceva sempre cosi yawp
facevamo sempre cosi....
Hugh
Yawp
Hugh
yawp
Eravamo due pazzi con la bava alla bocca; Dai Leonida basta dissi dimmi un po', cosa succede
nella taverna?

Sta venendo gente strana mi rispose, un certo pagliaccio che si fa chiamare Rundoastic e un losco
individuo con una maschera anti gas
E che dicono?
Il losco individuo si fa di LSD e continua dire che lui far mancare la luce nel vostro laboratorio
alla stessa ora, continua a dire BLACK OUT BLACK OUT ma qua in taverna non si spegne
niente.
Ok allora vuol dire che proprio fatto....mollalo... asco' giusto per curiosit ma non che si tratta
di psico mantis??
Si potrebbe essere lui ma non gli ho chiesto la carta di indentit
Leonida fai una cosa... un genere di soggetto un po' strano e strambo per ora metillo in cantina,
spegni la luce, e dagli tutto l'lsd che chiede. voglio vedere giusto cosi per curiosita' se si
spegneranno ancora le luci in laboratorio....cmq io credo che riaccadra'
Ma Daniel mi disse Leonida ... sei pazzo ?? credi che qualcuno manovri le luci da remoto??
ahahahah e chi lo sa? come fai ad escluderlo?
vabb Daniel, mi disse Leonida, a me sti giochini non mi piacciono comunque sei tu il capo della
taverna io sono solo il tuo buttafuori quindi per ora ti metto psico mantis in cantina per attento c'
ancora wolfina rosa in cantina non hai paura che possa farle del male?
Ma no ah ah ah risi wolfina rosa se lo mangia a psicomantis se ne stara fermo li con la luce spenta
a farsi il suo trip.
Ok capo
E dopo che lo ebbe portato gi in cantina, a fare quattro chiacchiere con wolfina rosa, mi pass al
telefono Rundoastic il pagliaccio e mi disse:
"Cio ma fammi capire bene, quindi tu saresti andato in psicosi perch eri innamorato? O sei andato
in psicosi per colpa del coma etilico? no perch a topolinia stanno girando strane voci e la gente si
sta' anche un po' spaventando a leggere tutte le cazzate che scrivi e vorrebbe capire anche dove vuoi
andare a parare..."
"Quando non scopo mi prende cosi'"
era la triste verit';
e il pagliaccio disse
"Balordo e cio ma quindi fammi capire bene."
"Eh dimmi." risposi
"Gira voce che stai migliorando con juggling a 5 palle perch non vieni a fare il pagliaccio di corsia
insieme a noi? son sicuro che ti piacerebbe"
"Perch ho paura di me stesso ti ricordi? me lo dissi tu "
"Si ma dai ascolta devi stare tranquillo contattami vedrai che ti piacer "
"Perch non fai le cose che ti piacciono? poi ci credo che impazzisci!"
"Si hai ragione Rundoastic non lo so perch mi comporto cosi'"
"Comunque se vuoi contattarmi contattami pure disse il pagliaccio tranquillo noi accettiamo le
persone "diverse" o che si ritengono diverse come te...ora io vado ... buona la birra qua... ci
vediamo presto..."
Daniel mi disse Jack c' Hermmann Hesse al telefono dice che stai plagiando male il Lupo della
steppa
Digli che per ora sto plagiando a puro scopo di intrattenimento poi vediamo
Hanno chiamato i Led Zeppelin dicono che non puoi fare il burnout del loro simbolo a fine gara.
Quel simbolo il loro.
Digli di non dire cazzate risposi, il loro simbolo inoltre ha l'anello.
E' proprio per quello che non vogliono che tu lo faccia, potresti dare l'anello alla donna che ami,
far arrabbiare Mickey Mouse la cui voce potrebbe diventare come quella di Gollum, che, affamato
dei sogni degli altri, non possedendone uno, potrebbe mangiarsi il sogno della donna che ami.
Di ai led zeppelin di non preoccuparsi che a quel problema ci penso io...prima di andarmene da
topolinia ho guardato dove nascondeva ....il suo tesoro
Saluti da Bonham che ti ammira e stima per essere andato molto vicino alla stessa fine che ha fatto

lui
Salutamelo anche da parte mia digli che ammiro tutti gli eroi della storia
DRINNN
DRINNN
DRINNN
Continuavano a suonare telefoni e qua, nel boschetto della mia fantasia, non era come nella vita
vera, non potevo farli suonare per finta non avevo app che simulavano orologi per scacchi nello
smartphone e non potevo far credere a coloro che assistevano alla scena che stavano ascoltando una
conversazione vera.
Ci fu una pausa, avevo abbandonato il mio stato schizo-affettivo dissociato, mi ero reso conto che
era solo un sogno, un sogno ad occhi aperti, e che non si sarebbe mai trasformato in realt.
Ma c'era una cosa che mi tormentava una cosa che continuava a farmi suonare i telefoni in testa,
che mi convinceva che in fondo ne valeva la pena farsi quest'altro giro di giostra protetto, la donna
che amo mi scrisse "questo discorso non mi piace...." e poi mi scrisse "l'argomento chiuso qua" o
me lo domando'? non ricordavo bene... il mio cervello cominciava un po' a fare cilecca..forse me lo
aveva chiesto, forse mi aveva scritto "chiudiamo qua l'argomento?" non ricordavo e comunque era
doloroso ricordare; ma la questione , o meglio il problema per lei sar chiuso pure ma per me no
quindi devo capire cosa cazzo che ho
DRINNN
mi arriva una chiamata da Leonida dice che alla taverna passato il professore che ti vuole bene e
dice che dovresti smetterla con queste manie ma che comunque te lo dice da profano.
Ecco offrigli una birra Leonida e digli di non preoccuparsi che non lui che mi deve dire cosa
devo fare.
DRINNN
Ha chiamato nonna Bonny dice :
"sesi unu trasseri"
ahahaah risi puo' darsi.
DRINNN
c' Bill Cosby al telefono dice che la trassa la fanno le ragazze per far innamorare i ragazzi non il
contrario e dice che gli ricordi tanto quel ridicolo Robert
ahahaha risi nuovamente di a Bill che un grande lui sa cos' l 'amore e il matrimonio e digli
che nemmeno lui deve dirmi cosa fa fare
ciiifiii
cifhhh
sccccc
cominciai ad avere dei problemi radio non sentivo pi Jack e questo era pericoloso, intravidi nel
radar Mickey Mouse...I mitragliatori ad acqua erano pronti..e forse ero finalmente pronto ad andare.
Ora dovevo dormire, l'indomani sarebbe dovuto finire tutto...avrei dovuto fare checkout e tornare
con i piedi in terra lo stato dissociato prolungato era nei sintomi prodromici e, per quanto
illuminante esaltante ed emozionante pur sempre molto pericoloso. Il pericolo stavolta, leggendo
log della dottoressa Poseidon non era una psicosi ma un rischio ben maggiore la catatonia, quindi
domani sarei dovuto uscire,e non so quando sarei potuto ritornare a risolvere le questioni che ormai
da troppo tempo avevo lasciato in sospeso. La melatonina cominci a sciogliersi lentamente in
bocca il suo sapore dolciastro mi inebriava, mi addormentai e il dummy sistem prese il controllo del
mio aereo.
Terzo Racconto
Mi sedetti sconsolato al bancone del bar e ordinai una 0.40 ero triste, depresso e solo.
Avevo fatto una figuraccia al colloquio e non ero stato ammesso. Nemmeno Spud nel colloquio di
Trainspotting aveva fatto una figura simile. Decisi di berci su. Di berci pesantemente su.
Avevo gi finito la 0.40 e ne ordinai un altra. La tedesca aveva gi intuito che avrebbe lavorato bene

con me quella sera. Mentre bevevo guardavo le aiutanti della tedesca e mi apparivano graziose e
simpatiche. Cominciai a guardarle e ad osservarle nei movimenti e nei gesti, tutto sembrava molto
armonico e fluido. Ordinai la terza 0.40 cominciai a chiedermi perch erano tutte donne a lavorare
dietro al bancone; soliti pensieri della terza birra.
Intanto si sedette a fianco a me il marito della tedesca e mi osservava con aria paterna come per
dirmi "Dai su ragazzo ci siamo passati tutti". Ordinai un Jack Daniels e bevvi a fondino.
Chiesi al marito della tedesca come mai aveva assunto solo donne e lui mi disse che
i maschi non si proponevano. Mi sembrava una triste verit ma forse era l'effetto dell'alcool,
ordinai un Glen Grant e bevvi a fondino. Rincominciai a guardare le ragazze erano attraenti e
sensuali si accorsero del mio stato e sembravano sorridere...ma forse era l'alcool... forse
erano schifate. Continuai ad osservare nuovamente minuziosamente la tedesca e le ragazze
di nuovo tutto mi apparve fluido e sincronizzato, cominciai ad osservare come prendevano
le ordinazioni e notai che alcune ordinazioni le prendevano con la penna rossa e alcune
con la penna blu... ero del tutto convinto che ci fosse una logica nella scelta della penna
ma forse era l'alcool....ordinai un J&B e bevvi a fondino stavo facendo il giro dei super alcolici
e bevvi a fondino...rimasi un ora circa a cercare di capire che tipo di politica utilizzassero
nel scegliere il colore della penna per le ordinazioni... bevvi altri due super alcolici
continuando il giro di cui non ricordo il nome.... alla fine decisi di svuotare il sacco e chiedere alla
tedesca come sceglievano le penne lei rise e anche le aiutanti risero una risata molto piacevole a
vedersi non sapevo bene identificarla mi dissero "le scegliamo a caso fattene una ragione ci
forniscono penne rosse e blu"
e io risi e cercai di sostenere la mia tesi e provai ad esporre la mia congettura ma loro continuavano
a ridere e io ridevo con loro mi piaceva quel gioco per non capivo se era una risata del tipo "cavoli
hai quasi scoperto il nostro segreto" o una risata del tipo : "ehy ragazzo ti stai prendendo proprio
una bella sbronza"; pensai che forse era la seconda e mi girai verso il marito alla mia destra che
stava dall'altra parte del bancone insieme a me ma non lo vidi ridere lo vidi insospettito, anche lui
cercava di indagare sul mistero delle penne, ma forse era l'alcool. Bevvi altre tre 0.40 in un ora e
continuai a pensare mi sembrava di essere giunto ad una verit pi profonda pensavo a Rimbaud e
ai poeti maledetti cominciai a pensare che avevo bevuto davvero tanto e non avevo vomitato poi
pensai all'articolo di Bode del 1943 dove diceva che: "Il progettista dell'amplificatore operazionale
si trova nell'invidiabile posizione di poter progettare sia il processo che il sistema di controllo" e
pensai che questa cosa non veniva divulgata tanto facilmente fra gli studenti o meglio non tutti gli
studenti avevano l'elasticit mentale per capirla a me la disse SL al secondo anno.
Alcuni lo sapevano la intuivano o comunque la leggevano ma non era cosi' banale da capire per uno
studente medio al secondo anno quindi il mio cervello pens che una branchia dei controlli
automatici e una branchia dell'elettronica fossero un po' come la penna rossa e la penna blu dall'altra
parte del bancone; uno crede che le usino per scopi diversi ma in realt chi ci lavora sa che servono
per la stessa cosa. Poi pensai altre cose difficilmente descrivibili. Pagai uscii dal bar e mi avviai
verso casa... ma avevo bevuto tanto davvero tanto e non avevo vomitato mi accasciai al suolo e mi
addormentai e mentre mi addormentavo vedevo una luce bianca e vedevo avvicinarsi un simbolo.
Quando mi risvegliai ero all'ospedale. Ero andato in coma etilico. Mi dissero che avevo subito danni
cerebrali ma che comunque non mi sarei dovuto preoccupare pi di tanto perch avevano visto che
di cervello ne avevo gi poco.
Pero' non avrei dovuto pi bere nessun tipo di alcolico.
La settimana dopo tornai a lavoro. Il mio collega di laboratorio era un bravo ragazzo e mi stava a
tratti simpatico, c'erano alcune cose di lui che non mi piacevano per tutto sommato ci
convivevo abbastanza bene. Un aspetto che non mi piaceva del suo modo di fare era ad esempio il
porsi indiscriminatamente su un piano di superiorit rispetto ai futuri colleghi pi giovani.
Gli raccontai della mia sbronza senza scendere nei dettagli del ricovero in quanto non mi sembrava
opportuno, ma non sembrava prestarmi proprio attenzione, gli dissi che era proprio cambiato;
gli raccontai la storia delle penne e mi guardo' turbato ma forse erano i miei danni cerebrali che me
lo facevano credere.

Malgrado fosse laureato da tempo mi sembrava che non avesse capito particolarmente bene
determinati aspetti tipo la questione dell'amplificatore, mi sembr di avere un altra intuizione...se gli
avessi fatto tradurre la frase dell'articolo di Bode sarebbe successo qualcosa di strano.
Ehy Nick dissi Come tradurresti questa frase? Tradusse cosi:
"Il progettista dell'amplificatore operazionale si trova nell..." "Nell'invidiabile" suggerii io
"ah si" disse e continu "posizione di NON poter progettare sia il processo che il sistema di
controllo"
Ehy Nick non c' scritto "NON" perch lo hai letto?
"Ah vero non c' scritto" disse "Non lo so perch l'ho letto."
"Lo so io pensai. Ma erano i danni cerebrali o l'inizio di una crisi maniacale.