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GIUSEPPE PETRAI

LO
#

SPIRITO

DEIiItE

JVIASGHERE

(STORIA

ANEDDOTI)

'Jp

1901

EOUX

VIARENGO
TORINO

Editori

PROPRIET LETTERARIA

Tutti

diritti riservati

PM

(2372)

mmnmmmmmmnnm

A ERMETE NOVELLI

Della lunga serie di maschere che tennero con


onore la scena, poche sopravvivo no oggi,
e

queste
e

poche

si

sono rifugiate negli infimi teatri

nei

casotti dei burattini.

Ippolito Taine scrisse che se al tempo in cui


esse fiorirono, fosse fiorita anche,

come ai tempi

nostri, la

stampa
dirla

libera,

le

maschere non avrebessere.

bero arido, forse, ragione


stettero, pjer

E
le

difatti esse

col

Guerrazzi,

a significare
(piali,

l'animo

delle

folle tiranneggiate,

non

potendo vendicarsi, ridevano


beffandosi
di
ci

delle loro

miserie,
abbattere,

die

non potevano

mentre
verit,

tiranni consentivano ad udire


sotto
il

qualche
buffo-

proclamata

manto della

neria.

Con Salvator Rosa,


pittore,

il

bizzairo artista, poeta,

commediante,

che

imperson anch' egli

una maschera

quella del Coviello


:

la

com-

media

dell'arte

mor

morirono

le

maschere.

Pochi anni dopo nasceva chi doveva cacciarle


definitivamente dalla scena, distruggendo la vec-

chia commedia
in

ricomponendone

le

sparse

membra
d'arte

nuove fornir: Goldoni.

Ma

nel nostro paese,

il

ijua/c

in

fatto

fece scuola

al

mondo, non
e

molti, ora, sono co-

loro che
j/assata

al

teatro,

alle sue

vicende,

alla

gloria, e al suo

risorgimento s'interesamico,

sino; ond'

che tu,
della
e
il

illustri'

ponendo

la

prima pietra
il

Casa

di

Goldoni, hai

dato
visto

jdi

difficile

pi raro degli esempi,


Levi.

che in Italia

vita

coni ebbe

recentemente a scrivere

un dotto

critico,

Primo

si sacrifica

pia

volentieri la

che la borsa.

Permettimi

di

dedicarti

questo

libro.

Il tuo

nome
non
esso

glorioso gli porter fortuna. Se

l'omaggio
valga

degno

abbastanza

della tua fama,


l'affetto
e
l

almeno a provarti
te
il

ammirazione

che nutre per

tuo vecchio

amico

G. Petrai.

Koniu. febbraio 1001.

PAKTE PKIMA

STO

IR/

.A.

I.

ARLECCHINO

L'Arlecchino una
pi antiche.

delle

maschere
Italia, era

italiane

Un

tempo, in
deriva

chiamato
dalla

Zanni: voce che

senza

dubbio

latina bannjo (buffone,

giullare) e

sauna miot-

teggio, scherno, irrisione).


Trivellino, Testolino, Truffaldino, delle

prime

compagnie

italiane del secolo

decimosesto, apsotto

partengono, poco pi, poco


differenti, e spesso

meno,

nomi

sotto

lo

stesso costume, al

medesimo
Il

tipo.

carattere d'Arlecchino

un miscuglio

di

ignoranza e d'arguzia, di semplicit e di malizia,


di grazia e di

lepidezza.

Credulo, ghiottone,,

pauroso, sempre innamorato, sempre


zato,
si

imbarazfacilit

dispera e

si

consola con

la

di


un

10

una

fanciullo. Arlecchino, in origine, restiva

giacchetta aperta sul davanti e un paio di calzoni,


Btoffa
tatti,

questi

quella,
la

di

pezzetti

ili

di
la

varii colori.

Aveva

barba nera ed

ispida,
sulla

testa,

mezza maschera nera, un berrettone il cinturino, una borsa e la spada


Biancolelli

di legno.

Dopo Domenico
di questo tipo
i'

il

riformatore
d' Arlecchino

1.680)

il

costume

sub alcune modificazioni.


in

Arlecchino
pi

divenne,
attillato.

certo

modo, pi elegante

L'ultimo degli Arlecchini


Bertinazzi, detto Garlin, e

celebri
il

dopo

il

Sacchi, del quale

il

Goldoni

fa

tanti elogi nelle sue

Memorie

fu

Antonio
si

Papadopoli, attore distintissimo, che poi


il

mise a fare

caratterista, e

dopo
si

essersi

mangiate migliaia

e migliaia di lire,

ridusse

miseramente a digiunare. Tuttavia serb sempre


il

buon umore d'una


giovinezza.

volta, n rimpianse

il

pas-

sato che per gli anni perduti della gaia e av-

venturosa

Una

sera,
in

mi

ricordo,

cenando

egli

da Venanzio
al

piazza

Navona

tegame ed un quintino, mi raccontava pacificamente, tra un boccone e l'altro, di quando, a Venezia, all'epoca in cui i bezzi gli piovevano a cappellate, pasteggiava giorni; a, Bordeaux, e mangiava tartufi tutti e lo rammento ancora quando possedeva, st non dei quattrini, un largo credito, che gli percon un par d'uova
i


metteva
di

11

amici
delle

imbandire

agli

agapi
le
i

degne
si

di

Assuero e

di Lucullo, e

dopo

quali

divertiva a gettare ai gatti del cortile

pezzi

interi d'arrosto

avanzati nel piatto grande.

Antonio Papadopoli, morto da


nella miseria pi squallida, oltre

poco

tempo
stato

od essere

un grande
cit

artista,

stato, v'assicuro io,

un
re-

bell'originale.
a

Nel 1893, quasi nonagenario,


l'ultima

Roma
la

volta

pr.oducendosi

nel

Moroso de
resto, a

nona del povero Giacinto Gallina.


recite

Gli ultimi venti anni della sua vita, pass, del

dar

d'addio

nelle

varie

citt

d'Italia per le

quali

piantando chiodi

andava guitteggiando
il

che

gli riusciva

ancora,
l'appe-

per antica, inveterata abitudine


tito,

ma

quel suo famoso appetito pel quale poteva


sei

sempre mangiare
in tre

uova

al

tegame per

cola-

zione e mettere assieme,

mesi

di

come fece a Roma, dimora, un conto di 200 franchi


in

con un

fruttaiolo, lo costringeva a presentarsi e

ripresentarsi poi

una ultima

definitiva rapdietro,
se-

presentazione, alla

quale tenevano

condo i casi, due, tre, quattro repliche, non sempre a richiesta generale, di quelli ai quali

mandava

a vendere

biglietti, e ai quali infine

soleva, tra la

commedia
di di

e la farsa,

ammannire
artistica-

un discorsetto

ringraziamento e di congedo,

con qualche lacrima

commozione,

mente spremuta.

12

44

Ma non
l'originale.

v'

ho detto per nulla che era un bel-

Un
Il

giorno, un autore tragico, che

lo

aveva

annoiato pi volte, va a ribattere a casa.

Papadopoli dice

al

servitore

Se

quel tale, sono a

letto.

ziato

Il

servitore va e torna.

Ha
si

detto

il

signor
cos)

Spreatco

(il

disgrail

chiamava

che faccia pure

suo

comodo. Aspetter.

Il

Digli che ho la lebbre.


servitore va e torna.

simo.

Ha

detto

il

signor Spreatco che, per far

passare

la febbre,

ha

lui

un rimedio

efficacis-

Digli che sono estremi. servitore va Ha detto signor Spreatco che non vuole
agli
Il

e torna.

il

che moriate senza prima avervi dato


saluto. Intanto ritirer

L'ultimo

quei copioni...

Digli che sono andato gi all'altro mondo.

Non

possibile, via!
di' al

Allora

signor Spreatco

che

vada

farsi...

friggere.
disse precisamente cos.

Ma non

Arlecchino.

v.\

&
Torniamo a bomba.

capit
liani,

Sotto

il

regno

di

Enrico III
giovine

scrive Mnage
ita-

a Parigi una compagnia di comici


i

fra

quali un
il

di

snella

figura
:

che frequentava
per
lo

signor Harlay

che

suoi

De Chauvalon compagni presero a sopran

nominarlo Havlequtno
qui donnent souvent

la

mode

des italiens,

valets, et celui des patrons

Se

si

aux aux clients . deve credere a Mnage, questa origine


le

noni des

maitres

dette al

factieux italien
:

l'occasione di dire

spiritosamente a Harlay

degr

Il
:

a parente entre nous au


et

cinquime

vous tes Harlay premier,


vero che gli

moi je

suis

Harlay-quint.

Del resto
a,

rendere interessante

italiani

riuscirono
gloriosa

direi

quasi

la storia degli Ai-lecchini e delle altre

ma-

schere in genere. Di Arlecchini

grandi

esiste

una vera dinastia


sal fino

il

Sacchi quasi una parte


;

del Gozzi e del Goldoni

Y Arlecchino Biancolelli

all'altezza delle

mense
fu

di

Luigi

XIV;
un
nobile

Y Arlecchino Cecchini, che compose


trattato sull'arte sua (1617),

anche

creato

dall'imperatore Mattia.

infatti

comici di questa et dell'oro delle


maschere
italiane
Il

14

seri

furono letterati

ed uo-

mini d'ingegno.

Riccoboni scrisse un curioso


Parigi, per venti
le

libro sul teatro italiano, ed a

sere

eli

seguito, improvvis, sotto

spoglie di

Lelio, venti

commedie

sul

senza contare che

le fonti

medesimo soggetto: di parecchi drammi


classici

e personaggi degli antichi

inglesi del-

l'epoca
nostre

di

Elisabetta,

debbono

cercarsi

nelle

pantomime

e nei nostri Arlecchini.

Quando
questo

uno

di costoro mor in Parigi, fu


:

scritto

epitaffio

'Joule sa vie
II

il

a fait rive:

a fait pleurer sa muri.


attillata a

Quella sua casacca


golari rosse, gialle

sbarre

trian-

ed

azzurre, non

proviene,

come afferma
d'accattone,

la

leggenda comica, dal mestiere


riproduce soltanto l'antica acdel

ma

conciatura
Italia.

comune

secolo

decimoterzo
i

in

Forse un paragone

tra la tunica e

calzoni

delle guardie svizzere del

Papa ed Arlecchino
:

non sarebbe fuor


le

di luogo

chi sa

non abbiano
resto

due

vesti

un'origine

sola!

Del
o

nella

Gallia

cisalpina,

anche

ne' tempi dell'Impero,


artistico,

fosse difetto di criterio

fosse

con-

suetudine barbarica dei Galli, l'uso degli abiti


multicolori era

frequente; e

quei

provinciali,

dice Tacito, venendo in citt,

erano segnati a

dito per la tinta variata delle vesti.

|Kf^^7^-p^

IL

BEIGHELLA

Brighella

antico

quanto

Arlecchino

suo

ompatriotta, ed
valli

entrambi sono oriundi delle

di

Bergamo. Brighella per rappresenta

l'intrigo e la cabala,

come Arlecchino
prezioso

la fedelt

la

paura.

Vivace,

insolente, chiacchierone,

Brighella un servitore

per

chi

sa

approfittare de' suoi talenti, imperocch, all'occasione, fa qualunque mestiere.

Da

questa ma-

schera uscirono Mezsettino, Fantino, Traccagnino


e tutti
i servitori furbi ed intriganti della commedia francese, da Sganarello sino a Frontino

ed a Figaro.
L'abito di

Brighella consiste in
di

una giacdi tela

chetta e in un par

calzoni

larghi,

bianca,

listati

di verde.

Sul capo porta un ber-


schera nera
I e
le

16

la

rettone bianco, a uso cuoco; ha

mezza ma-

basette

pi celebri Brighella furono Giuseppe An17:54


al

geleri, che dal

1T4

recitava
di

parti

mezzo improvvisate

nelle

commedie

Goldoni

e il ferrarese Antonio Zannoni, letterato, ed uno dei migliori comici del secolo decimottavo. Riusciva egli eccellente anche nelle parti senza maschera, possedendo, indipendentemente da ci che con l'arte e con lo studio si pu

ottenere,
e si

una

di quelle tsonomie

che
in

si

montano

smontano

si

direi

quasi

maniera da

farne ci che

Esempio attuale, l'impareggiabile nostro Ermete Novelli. Una bella signora and un giorno a trovar tale da lo Zannoni per avere il ritratto d'un quale sa per lei amato e che a nessun costo, chi
vuole.

bizzarra idea

voleva

farsi dipingere. Si trattava


orii

dunque

di studiar la fisonomia di codesto di

ginale e di rivestirla perfettamente


suoi lineamenti cos che
il

tutti

pittore potesse fare

un quadro rassomigliante sopra una faccia presa a prestito. Lo Zannoni esamina il tipo e le caratteristiche particolari del suo modello, che era per-

sona notissima:
studia
egli
i

gli
li

si

mette

alle

calcagna, ne

tratti

copia tanto esattamente che

non

pi lo

Zannoni

l'altro.
si

col

volto cos

accomodato

e truccato,

presenta a

Brighella.
(1570)


un
pittore e
si

17

il

fa

fare

ritratto,

che

difatti

riusc

somigliantissimo.

Alla

signora
:

che

gli

domand qual compenso volesse Nulla rispose a meno che non vogliate dare alla

copia

ci

che dareste all'originale".

rx&

G. Petru.

III.

CAPITAI SPAVENTA

Le prime maschere
fianco

italiane

di

questo

tipo
al

datano dal secolo decimoquinto.

Portavano

un grande sciabolone,

o mortone, di

un elmo, proporzioni inverosimili, compae in testa

rendo sempre in scena con due baffoni prepotenti e

un naso spaventevole.

All'epoca del passaggio di Carlo

V
il

in

Italia,

all'antico capitano italiano successe

capitano

spagnuolo
mettere
e
il

il

che fu fatto
i

appositamente per
;

in

caricatura

soldati dell'imperatore
la

pubblico accolse con entusiasmo

sosti-

tuzione, ridendo alle

spacconate

del

capitano

Rodomonte, combattente

ad

occhi

chiusi
i

per

non veder
la

la

strage che

menava

tra

nemici

sua spada, e sghignazzando

alla

narrazione

delle gloriose imprese del capitano

Escombom-

Gapitan Spaventa.
(1577)


bardom
tonate
della

19

le

Papirotonda che tagliava

can-

una sciabolata, e finiva poi per buscarne anche da Arlecchino. Nella compagnia italiana; detta dei Gelosi,
con
che
si

port in Francia nel

1577,

le

parti
il

di

questa specie erano rappresentate sotto


di

nome

Capitan Fracassa da Francesco Andreini di


spagnuolo,
;

Pistoia, attore amenissimo, che parlava sei di-

verse lingue: l'italiano,


il

lo

il

francese,
la

greco,

il

turco, e

il

dalmata

e
il

suonava
di

tromba,

la

mandla, la chitarra,
il

flauto, e col
tutti

fischio rifaceva a perfezione


gli uccelli.

canto

Un

celebre Capitan Spaventa fu poi Girolamo


religio-

Gavarini di Ferrara. Era, costui, uomo


sissimo.

Alla sua morte


:

gli

fu

trovato
i

sulle

carni un cilicio

cosa che non sorprese

suoi

compagni, uno de' quali, Niccol Barbieri, narra


che quando
rire in
il

Gavarini

si

vestiva per
dei

compa
nelle

scena, soleva

mettersi
i

ceci

scarpe per martoriarsi


Il

piedi.
ita-

Capitano di creazione assolutamente

liana, e se pi tardi prese abiti e

modi spagnuoli,

ci deriv

unicamente dallo

spirito d'imitazione

e di novit che
i

anche allora doveva torturare martiri della scena, servitori umilissimi sempre

dei pi disparati gusti del pubblico.

Come
dita,
il

cronologicamente, nella commedia eruricordo del Capitano


italiano

precede


['

20

spaglinolo, cos, nella

introduzione

del

tipo
la

commedia improvvisa,
italiana col

maschera prese prima

Capitan 'Spaventa, poi forma forma Cardone, indi forma franCapitan gnnola col cese col Capitan Tagliaferro.
L'imitazione del soldato fanfarone (miles ghdi Plauto rimane, quindi, fermissima

riosus)

nel

carattere
"

del

personaggio: viceversa
si

il

tipo

si

attaglia e

trasforma con

le

esi-

genze e

le

passioni

del

secolo decimosesto,

e
tal

l'adattamento,

la trasforma/ione assumono di particolari e d'insieme comicit vigore, tal fuori che la creazione, a poco a poco, balza creazione un'integra appare quale addirittura

ed

del
ci,

buon genio comico


basterebbe
finora,
il

italiano.

A conferma
di

di

ricordo di quanto nessuno ha


cio

notato

che

prima

Francesco

Andreini gnuolo delle commedie - ricordato dal D'Ancona primissime gi altri comici nomadi delle scena itasulla sostenevano dell'arte compagnie

e prima ancora del dubbio Spa-

lianamente

il

carattere del Capitano.

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P4^'S~ A^.P>"

'A"a~ >>~>~

:s

^A~ PA"'MAF^7.

PPA~PA~,A

IV.

CASSAiNDREN'O

Cassandrino

dice

il

Maes

nella sua pre-

gevolissima raccolta di Curiosit romane

Il

un

tipo d'immortale

memoria per

romani.
il

maggior campo della sua


I capolavori di

gloria fu

vecchio

teatro dei Burattini nel palazzo Fiano.

franca giovialit e di
il

acu-

tissima satira,

che

pi

scelto

pubblico di

Roma

accorreva ogni sera ad udire, godendone

pazzamente, erano parto del cervello inventivo


e della lingua pungente del signor Filippo Teoli,
gioielliere in via del Corso.

Questo
attori,

isdegnava

e schietto osservatore non muovere egli stesso i suoi piccoli ed otteneva immancabilmente strepitosi

delizioso

di

successi.

Morto Cassandrino,
continuarne
le

ossia Filippo Teoli, tent

gloriose tradizioni

un

tal

Filippo

Bencini romano, legatore di


succ<

libri,

ma

con poco

borghese
aiini ;

La maschera di Oassandrino figura un buon di Roma, di et matura, dai 55 ai 1)0

ma

giovane ancora

al

tratto e alle

ma-

niere, svelto,

bene

in

gambe, colla zazzera bianca

argentina, incipriato, frisato, attillato, con una

scamiciata candida, inappuntabile, calze bianche,

scarpine

con fibbie

d'argent a specchio.

In

capo

ha

un leggero
di

tricorno, e porta abito e


le

brache di fina seta rossa, sopra

quali spicca

un giustacuore
puntini
gialli

raso

bianco,

picchettato di

ampie faldine sul dinanzi. Di carattere amabile,, non s'inquieta, checch avvenga, e fa orecchie da mercante a quacon

lunque equivoco, a qualunque burla che


guardi. Cassandrino inoltre rotto agli
e
si

lo

ri-

affari,
la

distingue per
;

la

pratica del

mondo

pi

consumata
spiritoso,

ben educato, arguissimo, ingegnoso, sarebbe in verit un uomo


cortese,
se

compito,

non avesse
di

la

disgrazia di cadere
tutte le

regolarmente malato
che incontra.

amore per

donne

t4

Al

libraio

Bencini qualcuno,

erroneamente,

attribuisce

l'invenzione d'un altro tipo: quello


del

23

Don

Pirlone, che di data assai pi vecchia


la

e deve

propria origine a Girolamo Gigli.


il

Infatti

Gigli, scrittore di talento e farceur


il

di genio, morto nel 1729, dando forse

primo
sulla

esempio
pubblica
del

della

satira

ambulante,
con
gli

scese
abiti

piazza
Pirlone,

vestito

teatrali

Don

poich

aveva

scritta e reci-

tata pure, con questo titolo,

una commedia
Il

sul

genere del Tartufo

di Molire.

tipo del pro-

tagonista, per lo meno, lo stesso.

Don
da

Pirlone teneva in

mano un par
di

di molle

fuoco, e con le molle distribuiva sconci

drigali alle donne.

Uno

questi,
:

riferito

mada

una cronaca del tempo, dice


Donnine

belle e brutte
:

Venite tutte qua

Io vi consolo tutte

Con queste molle


Alzatevi
le

qua.

gonne,

belle e brutte donne,

E se ci Un po'

avete sotto
di pizzicor,

Con un buon pizzicotto Di queste molle qua,


donne,
il

pizzicor vi passer.

^S>^~^<^o

F^^FF,y^,F,y^,}3^,y,^,y.C.C/C, r.C.-.C,C,
:

V.

GASSA^DEO

Cassandro pure appartiene


tabile famiglia dei burattini
;

alla

molto rispet-

mi ricordo che

a Firenze, qualche anno


alto

fa,

un bel vecchietto,

due

palmi

e
le

tutto azzimato,

mandava

in

solluchero, con

sue grullerie,

gli spettatori

accorsi in folla ad applaudirlo,

entro una ba-

racca

che un

tal

Vinciguerra aveva messo su

fuori di Porta a Prato.

Ah, che
ci

risate ci

faceva

fare quel tipo

e dico

faceva fare

perch

anch'io ero un assiduo frequentatore della ba-

racca del Vinciguerra. Cassandro aveva


vativa delle
di

la pri-

parti di vecchio marito contento,


e di tutore

padre minchioncione,

innamorato

e ridicolo.

Ma

nel farsi corbellare, corbellava

a sua posta, tanto

graziosamente, quei vecchi


e tirati a pu-

vagheggini imperruccati, truccati


limento,
i

quali

si

sforzano invano a dissima-


la

25

che
Caspiacevolissima:
e

lare la cinquantina o la sessantina suonata,

caricatura

riusciva

sandre) era diventato l'idolo del pubblico.

Cassane! ro burattino, discende in linea diretta


dall'antica

maschera dello

stesso

nome, che,

negli ultimi venti anni del secolo decimottavo,


fu in gran

voga a Parigi

al

Tktre des Italiens,

dove una compagnia


in lingua

di comici italiani recitava

francese. Per la

sandra nacque e

maschera del Casmor a Parigi. Ebbe vita breve


i

ma

gloriosa.

Thodore Barrire ricordando


:

furori fatti

da Cassandre), scrive

raison de die sous pour place,

Chez Xicolet, nos bons bourgeois

AUaient voir Cassandre

et

Palliasse:

C'etait la gatte d'autrefois.

r^

VI.

COTIELLO

Coltello nato in Italia, e dall'Italia

non

volato uscir mai. Vera personificazione del calabrese


lui
il
:

testardo,

bizzarro,

sentimentale,

per

non
cielo e

ha esistito altro sole, altro cielo, che


il

sole del suo paese.

Molire, nel Bourgeois gentlhomme,

ha bat-

tezzato per Coviello una specie di servo sciocco,

che non risponde che


schera.
Il

al

nome

di questa

ma-

tipo di

Covirllo quello del

plebeo

ignorante,

ma

intelligente, satirico, astuto.

Coviello sparito

completamente. Al principio
lo
si

del secolo decimonono

vedeva ancora
presso a

figu-

rare, qualche volta, nelle

baracche dei burattini,

sostenendo una parte


quella
dei

simile

poco a
aver
Lippa

Capitani

parte

che deve
Il

sostenuta anche in epoca pi remota.


ditatti,

nel Malmantile riacquistato, dice:

27

In abito Scarnecchia da Coviello,

Tinta ha di brace luna e l'altra guancia, per sua spada sfodera un fuscello
il

Ch'ha

pomo d'una

bella melarancia.

&
Non
Sotto
si

pu parlar di Coviello senza nominare


il

Salvator Rosa,
il

Cesare dei bohmiens.


di

nome
il

Formica

e sotto la

maschera
ignoto
a

di Coviello,

celebre pittore e poeta,, nel car-

nevale del 1636, a


tutti,
il

Roma,

raccolse,

plauso

di

tutti sul teatro

di Niccol

Musso a Porta del Popolo. Ci dette argomento a Teodoro Hoffmann per una delle sue migliori
novelle, dalla quale tobgo
risce

il

brano che

si

rife-

appunto

al

signor Formica ed al suo teatro.


di

Niente affliggeva

pi

Romani che

certi

sconci in tempo di carnevale, quando gl'impresari di teatro erano

poco
attori

felici
;

nella scelta dei


il

compositori

degli

quando

primo

tenore del teatro dell'Argentina aveva perduto


la

voce nel viaggio, o


era

il

della Valle
gli

infreddato
i

primo nomo del teatro insomma quando


;

venivano attraversati

divertimenti che

si

aspettava.
'

Quasi subito, dopo un

triste

carnevale di

questo genere,
presso la

un certo Niccol Musso aperse Porta del Popolo un teatro dove non


si

38

uno
stile

rappresentavano che buffonerie estemporanee.


l'atto

L'annuncio era

in

piccante, e

romani, sempre ghiotti di divertimenti drammatici,

augurarono bene dell'intrapresa del Musso.


del
teatro,

L'acconciatura
volato,
fosse in

o piuttosto del ta-

non dava a credere che l'imprenditore

una condizione molto splendida, giac-

che non v'era ne orchestra, n palchi.

Da un

luogo pi alto pendevano alcune tappezzerie che,

secondo

la necessit, raffiguravano,

ora un bosco,

ora una stanza,

ora una strada; e quel

luogo

serviva di scena. Poche e dure panche di legno


offerte

agli

spettatori,
sedili

arredavano

la

sala,

quelli

incomodi
il

non erano

di

natura da

far cessare

malcontento che pareva volesse

scoppiare da ogni parte per un teatro cos cattivo,


gli
si

annunciato con tanta pompa.


attori

Ma

appena non

ebbero

proferite alcune parole

sent pi a fiatare.

tanto crebbe l'attenzione,

che prima vi fu approvazione, poi meraviglia,


quindi entusiasmo,
risa

che

proruppe

in

scoppi di

ed in mille applausi.
Difatti

non

si

poteva veder nulla

di

meglio
dal

di

codeste

rappresentazioni

improvvisate

buon Niccol Musso,


rito,

cos piene d'estro, di spiin

e che sferzavano

modo sanguinoso

le

follie del

giorno.

Ogni commediante dava

alla

sua parte un carattere inimitabile,


sopra ogni altro traeva a s
tutti

ma

Covi elio

gli

spettatori


pel talento che

29
di

imitare appuntino la
di certe

aveva
le

voce, l'aspetto e
di

attitudini

persone

Roma. Uno

spirito

non

ordinario pareva
Coviello

animar l'uomo che faceva

la parte di

e che aveva nome Formica. Talvolta metteva egli nei suoi atti qualche cosa di cos inavvertito,

che

gli

spettatori

si

sentivano
al

colti

dal

raccapriccio della paura in mezzo


matto. Dietro lui veniva
il

ridere pi

dottor Graziano con


giovialit

una pantomima ed

una voce d'una


le

senza pari. Egli diceva

cose pi allegre del

mondo senza

spostare un muscolo del volto. Era un vecchio bolognese per nome Maria Agli. Non and guari che tutta la buona societ di

Roma

dovette convenire al
si

teatrino di Nicol

Musso, n

parlava d'altro a
il

Roma

che del

signor Formica,

quale era tenuto per qualche


;

cosa di sovrumano
fu per morir dalle gravit,

pi d'una vecchia che


in

risa

teatro, diceva

con
la

quando
del

si

biasimava menomamente

maniera
fanti,

signor

Formica:
i

ma

lasciar stare

santi

Questo
il

Scherza

coi

forse

succedeva perch fuor del teatro

signor For-

mica era tutto mistero.


oltrech Niccol

Non

si

lasciava

mai

vedere, e vano fu ogni studio per incontrarlo,

Musso non volle mai aprir bocca


.

e dire dove stesse di casa

".

"

'

VII.

IL

DOTTOR BALANZ02T
Baiamoti

Il

dottor Graziano o dottor


la

oriundo
sulle

bolognese. Fece

sua
di

prima comparsa
l.

scene nel 1560 o

gi.

Filosofo, medico,

avvocato, astronomo, parla di tutto, sputa sentenze su tutto, citando a


sproposito
e fuor di

proposito testi latini e greci, e dicendo pi minchionerie

che

parole. Se
tale che
i

avvocato, sfodera
si
i

una eloquenza
tano, e
il

giudici

addormen-

suo cliente preferisce

ferri corti, o

la galera,

o la sferza del bargello, al supplizio

di continuare

ad ascoltarlo
vestito
di

se

medico, scrive

delle ricette che fanno vomitar l'anima all'am-

malato.

Sempre

nero

dalla

testa

ai

piedi, porta
sori e degli

l'abito deglj scienziati, dei

profes-

avvocati del secolo xvi.

Nella compagnia comica dei Gelosi, la parte


del dottore era sostenuta da un tal Lucio Burchiello noto pi che altro

per una strana av-

ventura.

31

&
Era
il

Burchielli un bello e vigoroso

Una

sera a Bologna, s'imbatt, per

uomo. una via rei

mota, in una comitiva di giovinastri,


circuita

quali,

una donna
bench

di aspetto distinto,

stavano
;

per sottometterla ad un brutale insulto


chielli,

il

Burdi af-

solo ed inerme,

non tem
vino. Si

frontare quei mascalzoni, che erano in sette, e


tutti

pi o

meno

alterati

dal

cacci

tra di loro, e prese a


tali

menare a destra

e sinistra

poderosi

scapaccioni che in

un mosi offr

mento fece piazza


di

pulita attorno a s, e la po-

vera signora fu salva. l Burchielli, allora,

accompagnarla

alla sua
le

dimora;

ma

ella,

pur

ringraziandolo con

lacrime agli occhi, insist


e

perch

la lasciasse

andar sola;

di pi. volle

ch'ci le desse parola di

non seguirla nemmeno

da lungi.
Allontanatisi gli
aggressori, la signora erasi
il
:

prontamente ricoperto
le

viso col velo che quelli


il

avevano strappato

perci

Burchielli

non

aveva potuto
sfuggita
si
i

vedere che un momento e alla

lineamenti della incognita. Nonostante

era potuto assicurare esser ella giovine e bella.


fosse poi
alle

Che
abiti,

una dama,
al

e di alto rango, agli

maniere,

subito.

La

curiosit lo

lo aveva capito pungeva maledettamente,

parlare


ma, avendo promesso
la

32
di

non seguirla, mantenne non pen-

parola.

Due
pitato

o tre giorni dopo, quand'egli


al

sava gi pi

misterioso incontro, gli fa recalui

da un uomo a

sconosciuto uno scrigno

contenente un anello di gran valore, un rotolo


d'oro e un biglietto cos concepito:
questo ricordo dalle
inani

Accettate
che

di

deve al vostro coraggio l'onore


screzione la tranquillit
.

una persona
(dia

vostra di-

Chi comprender pi come


logna
il
il

sia

nato a Bo-

dottor

Balanzon?

DovV

pi a Bologna

professore che fa dei libri che nessuno legge,


<i

clic

riempito

d'erudizione, di dottrina, di

citazioni, di sapienza e

non riesce

a capirsi che

da per se? La maschera del dottor Balanzon scaturisce storicamente Luigi Lodi

scrive
e per

non

poco da
Sia per
lata
in

questi
la

arruffati

professori

bolognesi.

troppa roba da ogni parte accumu-

quelle teste, e che essi volevano ad ogni


di sapere,

modo mostrare
essi stessi

oppure per non aver


alla

saputo o potuto dar ordine


dottrina,
si
il

mo-

struosa loro

fatto

che nella Bi-

blioteca di Bologna

trovano delle opere cu-

Dottor Balanzon.
(1653)

33

riosissime di quelli scrittori, tutte fatte a periodi


interminabili, piene d'incisi contenenti e colle-

ganti fra loro

le

cose le pi disparate, dove a

principio s'incomincia a porre


diritto e si finisce per

una questione

di

discorrere

delle guerre

d'Alessandro, dell'origine degli stemmi gentilizi


e delle virt teologali, in breve
lorditoio,

un insieme sbama,
tra
i

sconclusionato,

senza capo n coda.


periodi,

Si sa

come principiano
sviati

tali

un

inciso e l'altro,
toli delle

sempre da

tutti

viot-

analogie, dei ricordi, delle comparasi

zioni,
filo

non

sa

mai

dove vadano a

finire.

Il

del ragionamento
si

manca; come
trapasso

in
in

una fuga
trapasso,

musicale,
finch
ci

procede di
ferma,

si

non
e
il

per

concludere,

ma

perch

c'

la

Valeriani

cadenza

punto fermo. Luigi

uno

di questi stranissimi dotti

scrive appunto cos e per ventitr volumi.

An-

date un po' a cercare


selva
Il
!

le

sue

idee

in quella

famoso ragionamento del dottor Baiamoli,


lo
si-

come

trova nella
:

commedia
lo
si

dell'arte,

non

fatto altrimenti

ha

stesso

procedimento
le

sconclusionato, e la fine

trova

mille miglia

lontana dalle premesse.

il

Avete riso perch ho inciampato?

dottore.

Ma inciampando
il

esclama
il

potevo rompermi

il

capo,
3

rompendomi

capo, sarebbe venuto

G. PliTRAI.


medico
i

34

le
<

mi avrebbe ordinato qualche farmaco,


si

farmachi

fanno di droghe,

<

,^c 1

ven-

gono dall'Oriente, dall'Oriente venne


secondo Aristotele, Aristotele
sandro Magno, costui
il
i'u

la

sapienza

maestro d'Ales-

fu

padrone del mondo,


s'alzano
i

mondo

sostenuto
la
i

da Atlante, Atlante ha
le

gran forza, con

forza

colonne,
l'atti

queste sostengono

palazzi,

palazzi son

da muratori,

muratori son condotti dagli ar-

chitetti, gli architetti

sanno
le

il

disegno,
liberali

il

disegno

un' arte liberale,


sette
i

arti

sono sette,

savi della Grecia,

protetti

da Minerva,

Minerva
sta
i

vergine, vergine la Giustizia, que-

arma di spada, la spada dei soldati, vanno alla guerra, in guerra s'uccide con palle, le palle sono lo stemma di Firenze, Firenze metropoli della Toscana, di qui nacque
si

snidati

il

bel parlare, principe

del bel parlare fu Ci-

cerone, Cicerone era senatore di

Roma, Roma

ebbe dodici Cesari, dodici sono


gli

mesi dell'anno,
terra
si

l'anno diviso in quattro stagioni, quattro sono

elementi: aria, acqua, fuoco e terra;


coi buoi,
i

la

s'ara

buoi han la pelle, la pelle


si
i

concia, conciata diventa cuoio, dal cuoio


le scarpe,
le

fanno
piedi
in-

scarpe

si

mettono

ai piedi,

son

fatti

per

camminare,

camminando ho

ciampato, inciampando son venuto qui, evi dico

buon

-.

Questa specie

di

sregolatezza

mentale

si


Universit di Bologna.

35

mantenuta tradizionalmente

per secoli nella

Per fortuna, coll'andar del tempo, andarono aggiustando.


salti del

le

cose

si
i

Luigi Valeriana fra


e le

ragionamento

pazzie dello

stile,

riuscito pure a stabilire alcuni principi! scientifici

e v' qualche

trattato

che

li

cita lode-

volmente.
Cos
il

balanzonismo nel seicento invase l'Uniil

versit bolognese, e

rifiorire dello studio bolo-

gnese nel settecento con l'Accademia Clementina,


il

Galvani,

lo

Zanotti,

il

Manfredi, non imped


e della

il

fenomeno dell'erudizione farraginosa

scienza squilibrata nella dottrina di Luigi Valeriani; infine, nell'Universit

rinnovata dalla
senatore Angelo

rivoluzione, non

mancata
questi fu

l'ultima manifestail

zione del tipo.

Marescotti, morto nel 1892.


Il

balanzonismo ha vissuto onorevolmente


incarnazione.
Il

in

questa sua ultima

Marescotti

scrisse molte opere che nessuno legger mai, lasci di se

ma
in

fama

di

buon cittadino
il

in

tempi

cui era difficile esserlo.

Nel

'48, si batt sotto

generale Durando

nel Veneto, poi

fu a Venezia

ed

infine

alla

eroica difesa di

Roma. Aveva
infierendo

studiato anche
il

medicina, e nel '55,

colera nelle

Romagne,

si

fece

medico volontario, e mostr

tanto coraggio e tanta abnegazione, da meritare


la

36
gli

medaglia

l'oro

che

fa

conferita

il

ot-

tobre di quell'anno.
sigliere

Fu

pi volte deputato, con-

comunale ed assessore
18S.'

per

le

tasse a

Bologna: dal

era senatore del

Regno.

Povero professor Marescotti! Quanti andavano alle sue lezioni per far raccolta delle sue
frasi,

per prendere annotazione di ci che egli


capire
tra

lasciava, ogni tanto,

mezzo

quel

suo linguaggio contorto, strano, impossibile! ed


ora
lo

hanno gi dimenticato...

ppjpj^i |spp nsp^H^pf^fssp^pjssp jsp ^H^.pp.isspp^

Vili.

FACANAPA

della

Guido Bosio, che ha scritto brillantemente maschera del Facanapa, crede la patria
vide,

dell'impareggiabile artista esser Rovigo, la quale


lo

giovinetto, guadagnarsi

il

pane quotidella

diano nella

lavorazione
il

della

corteccia

pianta da cui trasse

proprio nome.

Un
non

altro biografo, di
il

Guglielmo Ferrari, afferma


origine

che Facanapa
tutto.

veronese.
:

Ma

ci

Rivangando nei miei ricordi, trovo che a Verona, dove questa maschera era in grande onore, si chiamava Fra Canapa, e ricordo ancora che si attribuiva questo nome al fatto che il nostro personaggio aveva l'aspetto di un frate classico, grasso e tondo, con un naso,, non faccio per dire, esageratamente guadagnolesco. Ora, la plebe veronese^,
Dice
Ferrari


vocabolo ennupli o

38

tal

per indicare un naso di

fatta,

adopera

il

<uin<ij>i<i.

Non

vi

pare adun-

que pi logico che


in

il

nome

li

Fra Canapa venga


fratesco di lui comsi

dritta

linea dall'aspetto

plicato col naso sviluppato, epper

come

si

dire a

Verona Fra Canjia

debba lire e non Fa-

canapa.'

In tutte

le altre citt del

Veneto, per questa

maschera viene chiamata Facanapa.

La
risale
la

carriera di

Facanapa come
fa,

attore

comico

ad un mezzo secolo
apparizione
alla alla perspicacia

o su per gi, e

sua

luce

della ribalta

dovuta

dell'impresario teatrale
il

Luciano Zane, che ne conobbe per


singolare attitudine
alle

primo

la

genialit
fitta

sceniche, e

seppe lanciarlo, dall'ombra

d'una povera

ed inonorata esistenza,
faccia di Facanapa,
pilata,

fra gli splendori dell'arte,

inesauribile e luminosa sorgente di gloria.

La

sempre accuratamente dedi

ha una
la

sfericit

luna

piena, e nelsi

l'euritmia

delle

sue

linee fisionomiche

fon-

dono

bonariet
la

larga

serena del villico

friulano e

comicit plebea del pescivendolo

chioggiotto.

Nell'armonica ed intima connessione di queste

due individualit tutto il carattere psicologico di Facanapa, il quale riuscito a sostituirsi,


nel

mondo

onesto e serio delle teste di

legno,

all'eccellente

Pantalone che

ha

perduto assai


nico.

39

del

in questi ultimi tempi,

suo

prestigio

sce-

non comune, e afflitto, per inveterata abitudine, da anemia pecuniaria, non adopera il prestigio della poGratificato d'un appetito cronico
polarit come sgabello alla bigoncia della demagogia imperante. Tutt'al pi si permette

qualche mite invettiva contro


sua
stella e

la

malvagit della

qualche amara apostrofe alla crue sereno.

dezza degli eventi, diluita in un bagno di umorismo sano

Quanto alla cultura intellettuale, Facanapa non precisamente quello che si direbbe, con
rispetto parlando,

un autentico somaro.
persone di
il

per

sufficientemente bestia per aver diritto alla stima

ed

alla considerazione delle

La

sua parola

scrive

Bosio

non
le

garbo.

ha

la fluidit

vertiginosa e chiassosa di quella di


nulla

Arlecchino ;
grinazioni e

ha

perduto

per della sua


pere-

saporosa originalit paesana, malgrado


le

permanenze

dell'artista fra genti

di lingue svariatissime.

Ed

il

citato scrittore

soggiunge

Facanapa
la

figliazione di plebe,

come Pan-

talone concepimento di borghesia d'altra epoca.

Ma

borghesia muta di gusti rapidamente nel


fluire

rapido
tenacit

dei

tempi,,

Pantalone deve la

della sua onorata vecchiaia al vivido


tto

bagliore riverber

su di lui dall'arte luminosa


ed imperitura
<

40

di
in

Carlo Goldoni. La plebe


fatto

pi

>nservatrice

di

concetti

artistici,
la

Facanapa, che ancora non ha avuta


di

ventura

sperimentare

l'amore

potente di un padre
la

putativo del valore del Goldoni, attinge

sola

ragione della sua esistenza nello ideale estetico

plebeo
Il

pubblico delle panche


piglia
il

venti centesimi.

che poi in fondo


riconosce,
in

mondo come
campione

viene,

quell'illustre

del

suo

grosso criteraccio, l'impronta della verit d'un

documento umano
dai lenocinii
di

intelligibilissimo,

non oscurato
tal
le

alcuna

artirziosit.
il

questo
la

prendere
briga di

mondo

quale

,
ai

scansare

raddrizzare

gambe

cani, e conservare la pancia ai fichi

conforta

l'opinione che

Facanapa
del

sia veronese,

poich

il

motto caratteristico
punto
ci

volgo veronese ape

questo:

Scarpa larga
el

goto pie,

tr

mondo come

ven.

Uno
di

dei pi felici illustratoli della maschera


fu

Facanapa
le

un

tal

Kiccardini

che aveva

piantato

sue tende nel teatrino dell'Accademia

a Verona.

Egli aveva
il

la

virt

di

interessare

siffattamente

pubblico piccino

e quello

grande,

che per trovar un posto bisognava accaparrarselo


molto tempo prima dello spettacolo.
Il Kiccardini imprimeva al personaggio di Facanapa una comicit particolare e irresisti-


bile,

41

si...

tantoch

ai suoi

tempi
si

rccardineggiava

tanto quanto adesso

ferrai-Reggia.

^4-

Facanapa, dal naso


chiali verdi

a pappagallo,

porta oc-

come

quelli di Tartaglia, cappello

a larghe falde, cravatta rossa, giubbone bianco a code lunghissime. Questo


il

suo vestiario.

^^

IX.

FLOBIKDO

COLOMBINA

Il Goldoni aveva speciale affezione a questi due personaggi ben raro che manchino nelle sue commedie come non mancavano mai tra i
;

personaggi

obbligati

della

vecchia commedia

italiana del cinquecento e del seicento.

Florndo uno studente che non studia, un


debitore che non paga, un amante timido,

ma

che talvolta sa pigliarsi delle licenze.

Colomhina
civettuola,
si

cameriera: ragazza vispa, ciarlimi,


fatta
e...

ben

ben provvista. Su
di

lei

posano non di rado

gli

occhi del padroncino,


casa.
tutti,

del padrone stesso o degli amici

In

fondo per

onesta; sa dar parole a

ma
i

tenersi fedele al solo fidanzato.

Sparite dal

teatro

le

maschere
furono

con esse

personaggi

della

vecchia

commedia
i

dell'arte,

Florndo e Colombina

accaparrati
teatri

dai

burattini, e naturalizzati su tutti


lanti

ambu-

d'Europa.

Colombina.
(1683)

Colombina
ora

43

di

figlia

Cassandro o

di

Pantalone ; ora corteggiata da questi


chi, ora fidanzata, ora

stessi vec-

moglie d'Arlecchino.

La

corruzione dei costami non ha potuto nulla su


di lei, che, malgrado le sempre onesta, sempre

tentazioni,
fedele,
al

si

serbata

se fidanzata al

suo promesso, se moglie

marito.

Ma

Colomfran-

bina

sopratutto,
et

come osserva un autore


Regnard
e

cese, unejolie

frtillante soubrette. Sotto questo

aspetto
nelle

la

presentarono

produzioni

da

essi

scritte per la

Dufresny prima
recitar

compagnia italiana che and a Parigi a commedie burlesche in lingua francese.

&&
Dal
si
il

teatro passando ai
-,

burattini,

Colombina
rimase

modific un poco
suo solito costume

ma,

in generale, le

vestito bianco,

grembiule

verde, e la cuftetta capricciosa sui capelli.


Il

vero costume di questo personaggio per

v la cos detta arlecchina

che Isabella Tessandri

indoss la prima volta alla

Commedia

italiana

nel Ritorno dalla fiera (1695).

La Tessandri non
tista,

era che una mediocre ar-

ma
a

un

fior di

ragazza.
ella

Il

suo costume

fa-

natizz

segno
quel

che

divent brava per

esser molto

graziosa.

Certo che quel cappello


corto, quel corpetto

a cencio,

sottanino


multicolore
risaltare
il

44

formavano un
1<>

la

mascherina nera, che faceva


aveva combi-

fulgore tle^i occhi,

assieme cos birichino, che chi


nato

ed

era stata

lei,

la Tessandri

doveva

essere un'insuperabile maestra di civetteria.

In lode della divina Tessandri, un poeta drammatico suo contemporaneo, Jean Francois
Regnarci, scriveva questi versi
:

Je ne crois pas qu'Isabelle Soit une (emme mortelle,


C'est plutei quelqiiun des dieux

Qui

s'est

deguis eu femme,

Afin de nous ravir

Fame
les

Par

Voreille

et

par

yeux.

M?

Florhulo, a cui
talvolta
eleo-ante,
altri

la

famiglia comica imponeva

nomi,

sempre giovine,
o della
e,

bello,
il

ed

sempre quello che possiede

cuore dell'eroina del


Si

dramma

commedia.
una volta,
cuori
delle

chiama

di

cognome Rubacori,

a tempo di Giambattista Andreini e di Lodovico Riccoboni, rubava davvero


attrici
i

non

solo,

ma
lui.

di

parecchie signore

che

sospiravano per
In

specie

il

famoso Andreini

ebbe

molte

amorose avventure.
q.iesto

Ad

un'abilit

non comune,
leggiadria di

fortunato

mortale

univa

persona, ed una voce che carezzava dolcemente


la fibra delle

45

A
Parigi,

ascoltataci".

dal 1600

al 1620, egli fu

costantemente

l'idolo del

pub-

blico femminino, due terzi del quale, se, a questo

mondo, fortunatamente, non


state certe

ci

fossero

sempre

convenienze e quel ritegno salutare

dopo tutto, salvano una povera e debole creatura da tante cadute, due terzi, dico, del
che,

pubblico

femminino

si

sarebbe gettato fra


famiglia, tutto.

le

braccia dell'artista idolatrato, dimenticando doveri,


affetti,
eroi...

vincoli di
il

Tanice

molis

fascino del bell'Andreini.


lui

Anche per
gli altri

furono

scritti

molti versi: tra


la de-

un quatrain molto piccante, che


riferire nei

cenza mi vieta di
In sostanza
pure,
che
si

precisi termini.

diceva all'Andreini di divertirsi


v'era alcun male,

non
alla

meno qualche

incomodo

sjnna dorsale...

Tra

le

altre,

aveva concepito una passione


l'Andreini,

ardente,

frenetica per

della pi elevata nobilt

parigina.
figli.

una signora Questa sila

gnora aveva marito, aveva


notte seppe eludere

Ebbene, una
vigilanza

siffattamente

dei suoi parenti, dei domestici, da poter uscire

non

vista dal

palazzo e recarsi

all'abitazione
biglietto

dell'Andreini, al quale con

un anonimo

aveva dato preventivamente appuntamento.


Quest'avventura
dell'Andreini
delle

pi
e...

strane, senza dubbio, che

gli sian

toccate

e delle pi scabrose a raccontarsi

fedelmente.

Basti
sersi
senti,
il

46

in parola, d<
|

dire che

la

Bignora

sbarazzata d'ogni incomodo velo, non


a

qualunque
quale
si

eosto, a togliersi la

maschera
la

con

la

era presentata, e con


il

quale,

prima che

spuntasse

giorno,

se

ne riand.

Son

cose, queste,

che, al

giorno d'oggi paion

favole; allora,

concedersi di

una donna, una signora, poteva amare un povero commediante,


in

ma non

per questo cessava di tenerlo

conto

d'un essere troppo al disotto della propria condizione per dirgli a volto scoperto
Il
:

t'amo.
:

godimento non poteva esser condiviso


si

sa-

rebbe stato un obbrobrio. Chi


fidava della

discrezione di un istrione? Oggi l'artista di teatro

un uomo rispettato e rispettabile come un


apprezzato,
il

altro

stimato,

riverito.,,

crocifsso:

oggi

profumo dell'araldica aleggia tra le quinte, ma un tempo!... Un tempo le persone

modo tenevano

la
il

gente di scena
prete
le

in

conto di

gente perduta, e

sotterrava con le

carogne fuor del sacrato.

fcr

L'Andreini fu attore e

scrittore. Il di lui

com-

ponimento pi noto
vuole

V Adamo,

da cui taluno
del suo

che

Milton

abbia

preso l'idea

Paradiso perduto.

kY^4W4W-, FF##PF-F<>~ f- r,

f. e. y,y. y. y.,>7,^j.- f&>7^- Rs?.,c, Pi

X.

GIANDUJA

Stando a
suo libro

ci

che scrive Ignazio Cant

nel

77 Carnevale italiano, ovvero

Teatri

Maschere e Feste presso gli antichi e i moderni una bella ragazza napolitana, pratica di canto,
di declamazione, di musica,
di

caduta in disgrazia

Giovanna
e

II regina di Napoli, fugg in


il

Fran-

cia,

con suo padre sbarc

lunario

andando

in giro per le

minori citt con un castelluccio

di burattini, principale dei quali era Pulcinella.

In seguito Mariannetta

(si

chiamava
e

cos) in-

grand la sua famiglia di fantocci molto pi che

non

si

fosse praticato

fino
i

allora

la

gente

traendo in folla a vedere

fantocci della Marion,

prese a denominarli Marionnettes, facendo

una

cosa sola dell'inventrice e della invenzione.

Ma

la

strega, e

brava ragazza venne poi in fama di appena fece a tempo a tornare in Italia


e
a

48

pericolo d'esser

salvarsi

in

Piemonte dal

bruciata
I

viva.

zione, e

s'impadronirono della invenPulcinella napolitano sostituirono un personaggio nazionale, il loro Girolamo


al

piemontesi

della

Crigna: pi tardi detto Gianduja.

Ma

gi

che

ci

siamo, facciamo
del

notare

oh

questa etimologia

vocabolo

marionette

assolutamente errata.

servir per affermarlo delle parole stesse del Ferrigni (Yorick) che cos spiega la vera origine della denominazione nella

E mi

prege-

vole sua Storia dei burattini.


Narrano le cronache del secolo decimo, che nell'anno 944 della Salutifera Incarnazione, lu-

didamente

dici belle ragazze veneziane, abbigliate e cariche di ricchi gioielli,

splen-

uscivano

insieme, processionando, dalle case loro, per compiere la cerimonia religiosa degli sponsali con altrettanti gagliardi giovanotti, nella chiesa di

Santa Maria della Salute, alla Marina. Repente, un'orda di barbareschi, venuti

dalla

rada di Trieste su velocissime barche, irruppe a terra, fece impeto contro la moltitudine che seguiva le festanti spose, sparpagli
il

corteo,
del

insanguin

la

processione,
terrore

profittando

tumulto

del

improviso, s'impadron
la

delle ragazze e le trascin sopra rate alla spiaggia.

fuste anco-

Gianduja.
(1858)

49

la

Ma

passato quel primo spavento,


si

balda

giovent del paese


alle

scosse,
,

si

radun, corse
i

armi ed

alle

barchette
loro

insegu

marrani
spose, e

predatori, strapp alle

mani

le

nel loro sangue vendic l'onta patita.

Da

quel giorno in poi ogni anno, alla medata,


si

desima
e in

celebr

in

Venezia

la

Festa

delle Marie,

menando

in giro

per una settimana,

gran

pompa, dodici

fanciulle

popolane,

scelte fra le pi belle e le

meglio

costumate,

vestite in

gran lusso a spese della Repubblica,

e sposate quindi a dodici giovinotti colla dote


fornita dal pubblico erario.
Il

dispendio era enorme, e la scelta


difficile,
liti,

delle

ragazze
nienti, di

spinosa,

feconda

d'inconve-

di dissensioni, di tumulti.

Ond
diverse

che, a poco
fasi,
il

per volta, passando


si

per

costume

modific fino a sostituire alle

vere

fanciulle

un numero

uguale
per

di

figure
e

meccaniche, vestite una

volta

sempre,

cavate fuori ogni anno, nel giorno della com-

memorazione, dai magazzini della Signoria

Anche

la

Giustina Renier Michiel, nella sua


feste veneziane,

Origine delle

scrive:

Per

otto giorni, dodici fanciulle

riccamente
si

vestite, coperte d'oro e di

gemme,

conduce-

vano processionando attorno


delle ragazze era

alla citt.

La

scelta
;

un munus imblicum del Doge

ma
4

coll'andar del tempo, codesta faccenda, ac-

G. Petrvi.

cattando infinite brighe allo Stato, invalse l'uso


di

sostituire alle

donne altrettante
Marione,

figure

scol-

pite,
le

abbigliate con lusso, e chiamati' dal popolo


di legno, o
le

Mitri*

per indicare

ohe erano pi grandi del Fero. Nella settimana


delle
in

Marione

baloccai

veneziani
riduzioni
a

mettevano
dei

vendita certe piccole


si

grandi
e

simulacri, che

smerciavano

migliaia:

perch erano precisamente un diminutivo delle


Marione,
si

chiamarono

le

MarionetU

&
nome
in

Il

di

ho detto
che
si
i

Gianduja,

in

origine era
nel

come
I,

Girolamo,

ma

1808, temendo
re
1

questo nonio, portato da un

scorger

pot e un'allusione
legno
di

politica, l'autorit invit


le

burattinai a sbattezzare e ribattezzare


ili

loro

teste

cartapesta.
e dalla

Girolamo, diventato Gianduja,


pi serio,

piazza

passato alla scena, che tiene ancora con plauso,


si

fece

o,

per meglio dire,


di

meno burspirito

lone.
gli

Esso possiede quel genere

che

inglesi attribuiscono agli irlandesi. Sostiene


tutte
le

in

commedie
l'amoroso,

la
il

prima

parte:
la

la

il

primo

attore,

caratterista,

parte

(1)

Girolamo Bonaparte,

re

li

Westfalia.


di
vella,

51

comici, in lor' famaggior spicco, e che chiamano la parte che ha sempre ragione; intendendo dire quella pi simpatica al pubblico e che
il

pubblico portato ad applaudire.


suo

Gianduja, nel
giallo a righe
.

vero

costume, veste un
rossi,

giacchettino marrone a orli


rosse,
i

un

corpetto
calze

calzoni

verdi, le

Ha

le

sopracciglia marcate come quelle

di Stenterello, la

parrucca nera e
del

il

codino.

Gianduja molto popolare in Piemonte. Ricordo ancora quando, nel 1866,


i

La maschera

giovinetti torinesi partivano allegramente pel

campo, cantando:
Nui
Nili

suina

i i

fieni d'

Gianduja

suma

bugia

nen...

Ma guai se la testa un rnja, Se 7 d d' te (iute a uen


.'

$?

Nelle vecchie
duja, e che ora

commedie
non
si

in cui

entrava Gian-

rappresentano quasi pi,


la

a
i

lui

era sempre, riservata

parte di difendere

deboli e gli oppressi, di sventare le trame dei


di abbattere tutte le tirannidi.
i

tristi,

Gianduja
re.

odia

tiranni tanto quanto

ama

il

suo

questo suo

amor

profondu, incancellabile,
il

devoto a tutta prova,

buon Gianduja

lo

di-

mostri')

52
a

Vittorio
di

tanti

anni

fa

uno

di quei

grandi corsi

Emanuele, in gala che si tacevano


la

allora a

Torino nel carnevale. Non ricordo


il

data precisa, ma non importa:

fatto altret-

tanto storico e vero quanto onorevole.

In mezzo allo splendore del corso,

si

vide

il

povero Gianduja,
in testa e col suo

in

camicia, col suo cappello


rosso.

bravo codino
e

Caval-

cava un ronzino allampanato


mesta, sofferente, che

aveva un'aria
Pass
la

taceva

piet.

carrozza

di

Vittorio

Emanuele.
al

Gianduja
cappello,

le

and incontro, fece segno


mare,
e

cocchiere di
il

fersi

levatosi rispettosamente

rivolse al
/uff

Re:
e

Maest
per
in
I

gli
:

disse

il'idait

per voi

Italia

am

resta

mach pi

la

camisa; ma

se

nere da besogn

son dispost
tutto

a deve dco consta! Cio: Maest, /io dato f>er voi e per /'Italia : ion mi resta pi
la camicia:

che

ma,

se vi occorre,

son pronto

a i/arri

anche questa.
Vittorio Emanuele, commosso, strinse la
al

mano
il

bravo
la

Gianduja,

dicendo

essergli

noti

cuore e

fedelt dei piemontesi.


fu felice.

.Gianduja

~s>^^<^>

r.OwC.OOCC,vVCv^

"

XI.

GIAXGUEGOLO

In forza del trattato di Utrecht (1713), che

mise fine alla guerra di successione,


fu ceduta a Vittorio

la Sicilia

Amedeo

di Savoia. Molti

gentiluomini che parteggiavano per la Spagna,

abbandonarono l'isola e si portarono a Reggio. I calabresi avevano mortalmente a noia codesti


spacconi,
che,
lupi,

con una miseria


si

cane

una
per

mine da

spacciavano

per

conti,

baroni, per grandi di Spagna.


la loro caricatura.

Giangurgolo era

Chi
fatto

tir

fuori questo

tipo

non

so

dirvi

il

che,

quando Giangurgolo
compatriota
scenico

formava
aperta,

la

delizia de' suoi

sulle tavole
all'aria

improvsi

visate

d'un
pi.

palco

piaceva
emigrati

che altro di mettere in ridicolo

gli

siciliani.

La

scena, per

esempio, rappresentava una

osteria.


Entra Giangurgolo,

54
in

alla spaglinola:

costume

stivaloni, spadone, cappellone.

Hai da darmi da mangiare?

all'oste.

domanda
si

Voglio rifocillarmi un poco... Mi


di di

porti

un carretto
e

maccheroni, una cista


vino.
il

di

pane

due

botti

L'oste lo piglia per

diavolo e scappa.
1"

Giangnrgolo, irato, sfodera


attacca combattimento... con

sciabolone
pareti.

e
ru-

le

Al

more sopraggiungono
ne impossessano
che

birri;
la

Giangurgolo allora
tavola.
I

corre a rimpiattarsi sotto

birri se

allo stesso

modo;

egli protesta

un gentiluomo
e

siciliano,
lo

parente

del

re

d'Aragona,
Il

grida che

rispettino.
riscattarsi

capo dei

birri gli oft're di

pa-

gando una data somma,


possidenze sono
1"

ma siccome
i

Giangurle

golo non ha un baiocco in tasca e tutte


in

sue
e

Sicilia,

birri
a

lo

legano
nel

trascinano via a

spinte, e

calci

de-

retano.

Gidngurgolo,

come

dire

Giovanni gola piena

o mangiapane.

Il

Ficoroni (Dissertatio de larvs scenicis

et

figuris comici*

la

descrizione di

un

mimo
l'anda-

antico che ricorda


la

Giangurgolo pel naso lungo,


tinta
li

taccia sbarbata

cinabro, e

tura bellicosa.

$S^7^T^Op,^V>^

XII.

MENEGHINO

Meneghino,

Domenichino, una
pi
e

tra

le

pi

vivaci, pi argute e
italiane,

simpatiche

maschere
vita
rigo-

ancora vivo

verde

di

gliosa e
delizia

buontempona. Di
la

tanti suoi

compagni,

un giorno delle plebi nei

teatri,
si

rimane

appena sempre
lancia

memoria;
salve

Meneghino

presenta

alla

ribalta accolto dai suoi buoni

am-

brosiani con
il

d'applausi, e
le

dalla

ribalta

frizzo

che fa levar

berze.
di

Sia che

discenda dal

come
Lena
volta

voglion taluni
dell'Ariosto,

di

Menego

Ruzzante,
della

o dal Meneghino
altri,

come pretendono
quel
il

neghino, oggi, non pi


si

desso che

Meuna

contentava

fare

servo sciocco.
si

Una

radicale riforma del suo tipo

deve a

Giuseppe Moncalvo, che ne fece un

caratterista


numero
Meneghino,
al

56

ano. Nel Curioso accidentt del Goldoni,


terzo atto, strappava
le

lacrime...

Era un artista eoi fiocchi quel Moncalvo; e


suo degno allievo
t'n
il

Preda,

il

quale se

ila

natura non ebbe


vi

tutti

doni

artistici 1*1
lo

maestro,

suppl con lo zelo e con

studio.
si

Meneghino non porta maschera ne


Indossa un giubbettino corto
sottoveste a fiori;
a
liste
i

trucca.
e

-euro

una

calzoni ha di

rosse, e le calze a righe.


gli

panno verde Di sotto alla

parrucca

salta fuori

il

codino.

Menego (diminutivo di Domenico) tipo creato da Marco Aurelio Alvarotti, attore della compagnia padovana di Angelo Beolco (Ruzzante)
era una specie di contadino ingenuo e poltrone,
fedele riproduzione dei
l'Italia

costumi rusticani

del-

nella

prima met del sedicesimo secolo.


la

Egli parla alla maniera dei contadini,

pensa

come

loro, e sotto

la

maschera dell'apparente
i

vizi del suo tempo e amaro sarcasmo le magagne. Ecco, per esempio, come il Beolco in una delle sue commedie fa parlare questo Menego: Eh, compare Duozzo, quest'anno Menego.

loro ignoranza, deplora

ne rivela con

la

vorr andar male. Cattiva race*

Ita,

miseria

terribile!
ltnozzo.

Menego.

Purtroppo! Io pensami- come


sto

potici fare

per mangiar meno...

'.-'

Menego.
(1528)

Mangiar meno di quello che si Duozzo. mangia ? un pensiero che non pu venir in mente che a un suddito italiano! Io mangio rape eppure queste Menego. maledette mi hanno tanto allargato il budello che ne mangerei ancora delle altre, e pi.
!

Duozzo.

Menego.
si

Disdetta!

Se

si

trovasse

il

modo, quando
ci

mangiato, di non cacare/


Siete inatto'?...

Duozzo.

Dio

liberi!...

Per

star

bene bisogna cacar molto.

Menego. Ma io non cerco altro che di ammalarmi. Quando son malato, non ho farne, almeno Eppoi, sapete cosa dicono nostri pa!

droni illustrissimi

Duozzo.

Menego.
fame.

Essi non dicono, essi bastonano.

Perch non credono

alla

nostra

Duozzo.

E perch Menego. Perch


essi

non

ci

credono?

cano?
giano.

dicono;

ci veggono cacare. Cadunque segno che man-

r-sS>i..-^S^

--

XIII.

MEO PATACCA
E

er greve

MAEOO PEPE
Ambedue
verino.

la

crapetta

sono

la

personificazione del traste

Meo Patacca per


di

ardito, attaccabri-

ghe, manesco, e prima comincia a


]>oi.

menar

botte,

stanco

battere, viene a spiegazione con

l'avversario.

Marco Pepe, all'opposto

il

na

carogna

Fa
al

lo

spavaldo,

il

donnaiuolo,

prepotente,

ma

momento

critico
tipi

non

batte...

che

in

ritirata.

Questi due
per un

esistono

ancora.

Xon

esiste

teatro dialettale

vro e proprio

come

quello glorioso del Piemonte, o semplicemente,

anche,
lettale

base di riduzione, come

il

teatro dia

napolitano. Di romanesco non


il

soprain

vissuto che

genere misto

la

commedia

prosa e

musica, oggi detta operetta.

dar vita


al repertorio

59

se
ci

comico
artisti

ad

fosse

mancheeccettuati
gli altri

rebbero

gli

hoc, poich,

Filippo Tamburi-i e Angelo Malatesta,

dei quali sogliono circondarsi questi due. sono


attori o cantanti che recitano o
letto

cantano

in

dia-

romanesco

non sono

artisti

romaneschi.

All'operetta dialettale ha dato novella voga

un fecondo
vanni

e geniale musicista,

il

maestro Gio-

Mascotti,

autore

di

quel

Marchese del
in

Grillo che. rappresentato


liana,

anche
tutti
i

lingua

ita-

ebbe
il

lieta

fortuna su

teatri d'Italia.
la

Ma
greve

clou del

genere

sempre

vecchia
er

operetta del maestro Galanti:


e

Meo Patacca
.

anni addosso,
ciano
la

Ha parecchi Marco Pepe la crapetta ma quando cartelloni ne annuni

rappresentazione, l'impresa sicura di

fare un teatrone. Xel suo genere, nulla di pi

grazioso. I due tipi di

Marco Pepe,

il

pauroso,

e di

Meo

Patacca,

il

bravaccio, sono delineati

in codesto lavoro

come meglio non potr mai


turchi,

fare

nessuno. I

questo

il

soggetto,

minacciano
incontro
bella, lo

di assediar

Roma. Meo. con un ma-

nipolo di trasteverini,
e

picchiarli

si propone di andar loro ben bene. Nuccia, la sua

vorrebbe dissuadere
lui

da.

questa spedi-

zione;

ma
sia

no.

tien

duro,

vuol
la

partire.
ai

Nuccia piglia cappello, crede che Turchi

guerra

una scusa

di

giura di vendicarsi.

Da un

Meo per piantarla, pezzo Marco Pepe

e
le

ronza attorno
badato.
e le t'ala di

60

serenata sotto le finestre


ella .non
gli

ma, innamorata

Meo,

ha mai

Ora per che Meo la tratta cosi, cosa fa? Un giorno chiama su Marco Pepe e gli dice: Ammazzatemi Meo Patacca e saio vostra - Marco
.

Pepi sfodera subito

la
il

sciabola;
e
la

ma

in

quel
gli

mentre comparisce
casca di

rivale

sciabola

mano
il

dalla paura.

Per

far

pi presto

a scappare,
finestra.

valoroso Marco Pe/>e salta dalla

Nuccio,,

vergognosa d'avere, anche per


preferire a un

un momento, potato
il

suo

M^eo

quell'imbecille

codardo

uomo come di Marco

Pepe, chiede perdono all'amante che glielo accorda, tanto


piii

che

la

belligera spedizione
i

andata

monte,

perch

Turchi,

arrivati a

Ponte Molle, sono tornati addietro.


Il

fatto,

come

vedete,
i

sa

di

poco:

ma
><
i

ci
sog-

che interessa sono


getto tra
i

particolari, le scene
i

vari personaggi,
e

frizzi

lazzi di

Meo Patacca
la

di

Marco Pepe; senza dire che


di

musica

un tessuto originalissimo
pieni di verve.

motivi

briosi, caratteristici,

6
Giuseppe Berneri
su
scrisse

un poema romane-

sco in dodici canti, stampato a

Roma

nel 1685,

Meo Patacca: poema

sento dire da

chi


se ne intende
blo se

61

nel

il

quale sarebbe caduto nell'oPinelli,

Bartolommeo
ai

1823, non

lo

avesse illustrato.

Stando
molto.

disegni del Pinelli, gli abiti di

Meo

Patacca e del suo

compagno

si

rassomigliano

Ambedue
di

vestono un giacco, o piuttosto


il

un

gilet

velluto a manica, ^banno


a colori

calzon
vita,
il

corto, la

sciarpa
la

attorno

la

pugnale e
pello, e
i

spada a cintura. Non portan cap-

capelli sono chiusi in

rete di seta

una specie scura, come usavano una volta

di
le

donne.
Sul teatro per questa foggia di vestire non
adottata strettamente,
e,

a seconda delle pro-

duzioni, l'ho veduta spesso cambiare.

Un
lippo

celebre Marco Pepe fu Francesco (o Fi'?)

Tacconi,

detto

il

gobbo, che

una sera

recitava in trasteverino, un'altra in monticiano,

commedie delle quali egli stesso era autore. Oggi l'artista in voga il Tamburri, magro e lungo come una pertica un Marco Pepe perle
;

fetto

meno

la

gobba.
avuto da natura spirito e
eccellente,
in-

Egli avrebbe

telligenza per riuscire

ma

si

la;

sciato sopraffare dalla volgarit dell'ambiente

non cura che

di rendersi accetto all'infimo

pub-

62

fervorini in
e sui

'fi

i-ai.

ogni tanto,
a

rivolge dei

prosa
nifesti

e in versi

uso Carro
'

Tesj>i}
:

ma-

serali

permette che

si

stampi
la

compagnia romanesca
buri-i
Il

diretta

Comica Pippo Tam-

Tacconi nacque
<la

in

L806

genitori di civil
alla

dicembre condizione. Sua madre


il l'i
il

Roma

moriva nel darlo


zione di Filippo

luce:
la

padre, datosi

al

mestiere delle armi, lasci


al

cura della educafratello,

proprio

anch'esso

militare: sicch, nel 1820, Filippo pure entrava


nelle
milizie
di

Pio VII,

nelle

quali

rimase

cinque anni senza mai aver bisogno di sfoderare


la

sciabola. Nel 1825, avuto

il

congedo, spogli
allegra

la

divisa militare,

prese quella pi
!

del cuoco. Nessuno rida

La

nobile casa degli

Orsini ebbe l'onore di avere per molti anni le

vivande della sua mensa manipolate

e condite
le

da

virtuoso artefice, che, tra

le

pignatte e

declamava
ai

le

tirate

di Oreste,

e lanciava

guatteri

frizzi del Serri/ore di


il

due padroni.

Frequentando
la

teatro pi che

poteva, e me-

scendosi alle compagnie dilettanti, pigliava ora


parte di attento uditore, ora anche di mae-

stro, e

sognava plausi

e trionfi in

pi vasti teatri.

E
di

forse, se
gli

non

gli
lo

fosse accaduta la disgrazia

che

successe,

avrebbero

veduto

capo

qualche

recitar

compagnia drammatica o comica,. da primo attore o da brillante.


Un
di,

ti:;

cuoco,
il

al

Tacconi, non pi

ma

mi-

nistro in

un negozio
eli

di caff, salta

ticchio di
.

alzare, a forza

braccia, un peso enorme;

si

sloga la spalla destra, e ingobbisce.

Se Victor

Hugo

ed

il

Bartolini han gridato

e provato, l'uno con la


scalpello, che

penna

e l'altro

con

lo

anche
si

gobbi,

nel loro genere,

son

belli,

non

potrebbe avere una prova miche in


si

gliore della verit di tale proposizione

persona di Filippo Tacconi,


raggi per
siffatto

il

quale non

sco-

infortunio, anzi

da quel mo-

mento,

si

die tutto, appassionatamente, all'arte

drammatica. Non potendo prodursi come attore,


cerc di esercitare
o riducendo
il

naturale ingegno scrivendo


farse,

drammi,

commedie.
(oggi Jlctastasio),
al

Un
sari')
si

giorno del 1839, Felice Quadrari, imprede! teatro Pallaccorda


al

presenta

Tacconi insieme

suggeritore

compagnia Ghirlanda, che recitava alle panche del teatro Valle, dimodoch quei poveri comici non vedevano pi lo spesato da un pezzo. Suggeritore della compagnia Ghirlanda era un certo Annibale Sansoni, il quale, piantato il
della

suo capocomico, erasi scritturato co! Quadrari,


e al

Quadrari aveva suggerito


il

l'idea di ridurre a

commedia

poema
al

del Berneri. Idea eccellente!


di

Ma

il

Sansoni aveva bisogno

un collaboratore
s.

non sentendosi
fu che
il

caso di far tutto da


il

Cos

Quadrari and a pescare

Tacconi.


Detto, fatto;
il

Ili

Tacconi

il

Sansoni scrissero
e

insieme

il

Duello di Murra Pep<

tacca. Posto in scena al

Meo PaPaUaccorda, ebbe un


di
altre

^accesso strepito--.
Il

Tacconi pensava ad
in

produzioni del

genere da imbastire
soni,

collaborazione col San-

quando a
di
-

costui,
frate.

che ? che non ? salta


Sicuro
!

l'estro

farsi
-

c'era cos ta-

gliato
se

pare

che riusci a diventar vescovo, e


piaciuto un po' troppo
forse
il

non

gli fosse

vino

dei Castelli, sarebbe


santit.

morto

in

odore di

Conosciuto e applaudito come autore, volle

il

Tacconi osar
caratterista

di pi, e

morto
sal

il

celebre Negroni,
scena, dove,
degli altri

romanesco,
fosse

sulla

quantunque non

della

figura

uomini, fu molto gradito


si

al popolino, pel

quale

die a comporre, in dialetto,

zate di
-che ai

commedie tramezmusica, come immagin lo Scaramuccia,


il

francesi insegn
ch'I

vaudeville.

Prima produzione

genere fu appunto
}farco Pe/ie
>

il

Meo

Patacca,
y>

er

greve

la crae

petta,

musicata dal maestro Cesare Galanti

replicata al
guito.
Il

PaUaccorda eentosedici sere


l'idolo

di se-

Tacconi era

dei

romani per

le

sue

facezie, spesso originali,

sempre pungentissime

all'indirizzo dei governanti di allora.

Secondo narra

il

Valeri,

celebre,

tra

le

Meo

Patacca.
(1800)


altre,
la frecciata

65

dal palcoscenico
del carnevale 1860, e

che lanci

del

Valletto in

una sera
le

precisamente, per dirla con un verso di Augusto


Marini, doppo
Il

botte de

Casterfidardo.

Governo

pontificio, per
i

ricompensare

suoi

soldati

fra cui

palatini

di

di quelle note

sventole,

aveva pensato bene


la

decorarli tutti

d'una medaglia,

quale
e

era tonda e bucata,


nel vuoto teneva in-

a forma di ciambella,
castrata

una croce capovolta.


il

Si replicava, allora,

Meo.

Una

sera, al se-

condo

atto, e
il

appunto dopo
Tacconi,
si

la tarantella,

Marco
amichi
e va:

Pepe, ossia

rivolge
co
li

agli
soni,

che l'avevano

accompagnato

riando, d'un lampo, la solita battuta grida loro

Addio,
e

rigazzi,

andatevene ar caff del

Ram-

pino,

aspettatane l defora, che doppo ch'arerete


io e v arigalero er ciani-

presa V acquavita, vier


mellone
.

Pigliar V acquavita, tutti sanno che significhi


in romanesco... Quindi,
il

teatro chiuso per quin-

dici giorni e altrettanti d'arresto


il

pel Tacconi,

quale per non

si

die per vinto. Tornato sulle

scene, ogni sera, al terzo atto, quando, nei pressi del Colosseo,

Marco

si

rappacifica con Meo, egli


:

esclamava impunemente
fatto pace, ce
e ce

adesso ch'avemo

danneremo su all'Orti... Palatini scoleremo un ber fascone!


G. Petrai.

-/q-^"^-,r

XIV.

MEZZETTI2S0

Questa maschera mor con Angelo Costantini


che l'aveva creata. Chiamato a Parigi nel 1680
per sostenere,
in

aiuto

al

celebre
il

Domenico
Costantini
il

Biancolelli, le parti di Arlecchino,

non recitava che


di

di rado.

Trov perci
pi-esentandosi

mezzo
pub

comparir pi spesso,
Mezzett ino

;il

blico sotto la

maschera d'un nuovo


vita brillante,
il

tipo.

ebbe

ma

corta.
la

Morto nel 1688


moria essendo
liana

Biancolelli, e

sua me-

troppo

fresca per azzardarsi a


la

rimpiazzarlo immediatamente,
suppl al ruolo

compagnia
col

ita-

& Arlecchino
.

ruolo di
galante.

Mezzett ino,
abile
alle

domestico

furbo,

destro,

negoziazioni

amorose

per

proprio

conto e per conto del suo padrone.

Poco dopo per,

il

Costantini, in una scena


che
si

67

mani
di

era scritta apposta, ricev dalle


l'abito d'Arlecchino, e
lo la

Colombina
cos

rimpiazzando
Continu

Dominique, non
a sostener

fece rimpiangere.

maschera

d' Arlecchino fino

alla chiusura del thtre des Italiens

chiusura
delle

ordinata nel 1697 da Luigi

XIV

per via della

Fausse prude, commedia


allusioni alla reine

che conteneva

anonyme, ossia

madama Maindi S.

tenon, moglie e
roi Sole il.

quondam maitresse

M.

le

Su

di lei

appunto, circolavano, a quei giorni,


attribuiti
e di

due sonetti
di Luigi

a M.lle de Nantes, figlia

XIV

M.me de Montespan, uno


:

dei quali finiva con questi versi

Mes amante sans pitie me laissaient tonte mie, Lorsquun Itros me crut encor propre aux plaisirs.
..

Il

me pirla d'amour,
lui

je

fis

la

Madeleine;
;

Je

montrai

le

diable au fort de ses dsirs

Il en efd perir, le lche!... et je

me

trouve reine...

Luigi
a torto.
dire

XIV

fu

soprannominato
cette

il

Grande,

ma

Pourquoi

calomnie? prosegue a
infatti,

la satira.

Se

il

suo secolo,

va famoso
i

nella storia della letteratura, perch

secoli

antecedenti avevano
delle
lettere.
<

preparato

il

risorgimento

Lo Stato

son'io!

esclamava

Luigi dispoticamente. Invece tutto ci che nello


Stato facevasi di grande era precisamente senza

merito suo. Giove terreno, egli non aveva altro

_
figli

68
ai

merito che quello di regalar dei milioni


illegittimi
le
:

suoi

volubile
si

come
e

il

padre degli
al

Dei,

cortigiane

succedevano

suo fianco

con scandalosa pubblicit,

Quand'ei dormia, poggiato a un bianco Beno, Col pugno all'elsa e sulle teste il pie, Tutta la Francia, dall'Oceano al Reno, Era superba di vegliare il Re.

&
Il

Costantini

per

tornare a

lui

pass

al

servizio del re di Polonia, Federico

che

lo

prese a ben volere cos

Augusto II, da ammetterlo

a Corte

come un amico.
il

Pezzettino per ebbe


e

poco

tatto di abusarne,

mal

glie

ne

colse.
la con-

Federico Augusto aveva un'amante;


tessa

Grigoriski,

bellissima

graziosissima
a segno

donna, della
palesarle

quale

l'artista s'invagh

da commettere una grossa


di
il il

corbelleria, qual fu

suo

amore, senza prima avo-

tastato

bene

terreno.

Che
l

fece la

donna

?...

Offesa che un miserabile


alzar gli occhi fino a
lei,

istrione avesse osato

per

non manifest
la

nessun

risentimento, anzi, sorridendo, stese


al

mano

Costantini e rispose
ci

Vedremo...

penseremo.


La
un
Il

69

riceveva
dalla
real

mattina di poi

egli

favorita

un

biglietto col quale essa gli fissava

colloquio

due ore

di notte nei suoi ap-

partamenti.

topo cadde in trappola.

Quando
fil

Mezzettino

entr nelle stanze della Grigoriski trovossi faccia

a faccia col re che volea passarlo a

di

spada;

ma

si

content poi di farlo pigliare e chiudere

in prigione

dove

lo

tenne venti anni.

&

Uscito a riveder la luce, torn a Parigi


all'arte,

ed

ma, ammalatosi gravemente, fu considi

Bologna nel 1729. una fisonomia molto espressiva, il Costantini recit sempre senza maschera anche
gliato a rimpatriare e mor a

Dotato

nelle

parti

di

Arlecchino.

Il

Lafontaine

era

entusiasta di

lui.

Un

giorno, essendo andato a

trovarlo, scrisse sotto a versi


:

un

ritratto di lui questi

lei de Mezzettin, rare et

nouveau Prute,

La La

figure est reprsente.

nature Tayant pourvu Des dons de la mtamorphose, Qui ne le voit pas na rien vu t Qui le voit a vu tonte chose.

Il

Costantini fa anche scrittore. Si ha di

lui

una Histoire de Scaramouche, opera che, con qualche ritocco, Searron e Le Sage avrebbero
potuto firmare. L'edizione porta
la

data del 1(595,

una dedicatoria alla madre del Reggente.


e

Duchessa

D'Orleans,

r^

r.

r,C^.-.-,y,y,y,f-,y,-,y;y. !C,f<y^.y, C,C. y.r-F7


t

>~,

f:

XV.

PANTALONE

Pantalone deriva da Pianta-leone, satira degli


antichi negozianti veneti, che, spinti

dal

desi-

derio di acquistar possedimenti in

nome
il

della
di

Serenissima, piantavano dovunque

Leone

San M;irco.
Affaccendato, ciaccerone, e un
tantino
intri-

gante, coi suoi calzoni rossi, con la sopravveste


d'indiana, col berretto
turche, Pantalone
sonificato;
di
il il

di

lana

le

pianelle

borghese veneziano per-

tipo esagerato dell'astuto

mercante

Venezia.

Ora

ricco, ora povero, ora avaro, ora

prodigo.

Spesso

vedovo
si

vecchio
;

celibe,

cerca di piacere e
e

fa corbellare

ora padre

ha due putele da custodire e da maritare, a


lui.

suo tempo, a chi vuol


Isabella e Eosaura, che

Le due
la

putele sono

se

intendono

con

Colombina
e Lisetta,

72

cameriere, per amoreggiare

invece con chi piace a loro.


Il

Goldoni

gli

mette sempre di cognome De'


l'avarizia
gli

Bisognosi, sia perch

faccia
il

di

continuo raccontar miserie, sia perdi'

su

buon cuore

lo

porti a soccorrere

miserabili.

V&
L'abito di Pantalone nel 1716 aveva un poco

cambiato di forma. Questa maschera non portava pi


i

le

lunghe mutande sino

ai

piedi,

ma

calzoni corti e le
i

calze; aveva bens conser-

vato
la

colori tradizionali,

ma

indossava spesso

lunga zimarra, che sulle prime era rossa ed

in seguito fu

cambiata
Stato

in

nera.
il

Ci

accadde
lutto.

quando

la

Repubblica perde
lo

regno di Negroil

ponte e tutto

volle

portare

Pantalone, allora, da buon cittadino, non volle

contravvenire alle leggi ed alle costumanze del


suo paese, e adott
la

zimarra

nera

che

da

quell'epoca non ha pi cambiata.

K-

Nel 1774, Carlo Colalto (Pantalone)


a Parigi con una compagnia

si

rec

veneta

per rap-

presentarvi questo personaggio.

Pantalone.
(1550)

IO

Federico

Grimm

ne parla a questo
i

modo

Il

dicembre 1774

comici italiani diedero


fratelli

la

prima rappresentazione dei Tre

ge-

melli veneziani,

commedia

in

prosa del

signor

Colalto {Pantalone).

Questa commedia ottenne uno splendido


dei

meritato successo. L'idea fu presa dal racconto

Tre Gobbi di Damasco.


avere coi
Gemelli

La rassomiglianza
del Goldoni,

che pu

non
i

scema

il

merito dell'autore, che ha sorpassato


;

suoi modelli

ma
la

il

punto sul quale ogni elogio


incredibile
le

superfluo,

perfezione

colla

quale egli stesso rappresenta


fratelli

tre

parti

dei

Zanetti.

Il

cambiamento

della

faccia,

della voce, del carattere, che varia di scena in

scena, secondo che esige l'apparire di ciascun

personaggio, nulla lascia a desiderare.

Questi comici italiani hanno


i

il
i

gran vanpubblico

taggio di cambiare

loro lazzi ed
il

loro discorsi

in ogni rappresentazione, e

plauso

per

la

graziosa

commedia

eccita

maggiormente

lo spirito

degli attori.

V6
Pantalone, era l'anima delle
doniane. Verso
il

commedie

gol-

1750

il

migliore che in Italia

rappresentasse

le

parti di Pantalone, era certo


il

Darbes.

Un

giorno

Darbes and

a trovar

il

Goldoni per avere una commdia con una bella


parte

per
Il

s. Il

Goldoni

gli lette
la

il

Tonin Bela
.

Grazia.
ni.

Darbes

scelse

parte di Pantaloni

parendogli troppo seria, pens di rapprep^n-

tarla senza

maschera. La commedia fu

fischiata.
V

I<>

Era colpa della commedia o dell'attore


dir solamente affinch

mie mancanze

Memorie
vavo
di

vengano compatite
il

le

scrive

Goldoni nelle sue


il

che. mentre composi

Tonin, ero

fuori d'esercizio

da quattro anni, che mi trocattivo umore, e che, per colmo di


questa
.

disgrazia,

commedia

era

piaciuta

ai

miei comici
Il

Goldoni ne scrisse un'altra, subito, del meIl

desimo genere: Y Uomo prudente.


prese
la

maschera tradizionale
di

e la

Darbes ricommedia
l'au-

piacque pi
tore ed
il

quanto potessero aspettarsi

capocomico.

14

Luigi Mercier

dice

Cosa sorprendente

che

il

nostro secolo,

il

quale ha, se non

tutto

distrutto,

almeno grandi cose modificato, non


la

giunto a strappare

maschera... alle maschere.


la ti-

Esse sfidarono l'incostanza del pubblico,


rannia della moda,
i

eaprirci degli autori. Esse

videro

perire

l'aristocrazia veneta, che le


alla

dial

sprezzava;
Consigio

sopravvissero
Dieci;

Repubblica,
Arlecchino

dei

Pantalone,
i

Brighella seppellirono

tre Inquisitori di Stato.

Chi dunque

le

salv di

mezzo

alle

rivoluzioni
.

ed a tante catastrofi V La loro popolarit

fcr

Il

Colalto, nato a Venezia

nel
ai

1717, morto

a Parigi nel 1778, scrisse, oltre


varie altre

Tre gemelli,
turbante

commedie

Pantalone avaro, Panta-

lone ringiovanito, Pantalone geloso, Il

incantato, Il matrimonio per maga,

Le nozze di
il

Arlecchino.

Da

quest'ultima deriv
la festa
.

noto proa
finire

verbio

ho paura che

abbia

come
si

le

nozze d'Arlecchino

Difatti la

commedia
gli

chiude con una bastonatura generale tra

invitati al

banchetto nuziale, poich Arlecchino,


Torre Penduta, non ha
conto, e
i

che

si

finto barone di
il

un soldo per pagare


sono pi disperati di

commensali

lui.

Alla morte del Colalto, furono gettati sul


fuoco

tutti

suoi manoscritti

dalla

moglie

di

lui,

donna ignorante
tivo per cui, di

e bigotta. I

Tre gemelli scam-

parono a questo autodaf essendo stampati; mol

poco tempo, riapparvero

sulle scene a Venezia.

La vedova

Colalto, che

abitava questa
la

7G

per impedirne
riusc.
ttOD vi

citt, fece di tutto

rappresentazione,

ma

Un

giorno alcuni giovinastri, incontratala nei


il

pressi del teatro, le appiccarono

fuoco

alle

gonnelle, ed ella pot scampare al proprio auto-

daf gettandosi a nuoto in un canale.

ry

XVI.

PASQUAEIELLO
Il

nome

di Pascarlello o Pasquariello

trovasi scritto in

ambedue

modi

perch pare

sia

un diminutivo di Pasquino, personificazione della satira romana. Nel secolo xvi, era un ballerino di corda

come Meo Squacquera,


vano un identico
lati,

dal quale

pretende

di-

scendere Scaramuccia. Questi personaggi


vestito,

ave-

portavano abiti scolil

sonagli alle gambe, la sciabola ed


col naso lungo
il

tabarro,

la

maschera

ed

il

capo scoperto.

Pasquariello aveva

soprannome di Truonno. Il suo tipo fu modificato nel 1685 da Giuseppe Tortoretti o Tortoreti, aggregato ad una compagnia italiana che agiva a Parigi, mentre
viveva ancora Scaramuccia.
11

Mercurio Galante, giornale

di

quell'epoca,

mese di marzo 1685 scriveva: Nella comica compagnia italiana troviamo un nuovo
nel
attore,
il

quale riscuote

gli

applausi

di

tutta

Parigi e piace

immensamente

alla Corte. Egli pos-


in

78

1
.

siede all'agilit di corpo sorprendente e seconda

modo ammirabile
Pure, malgrado
il

il

celebre Arlecchino

fortunato debutto, Pasquasalire


al
il

riello Tortoretti

non pot mai


quale

livello

di Tiberio

Fiorelli, del

prese

posto,

allorquando l'applaudito Scaramuccia napolitano


disse definitivamente addio alle scene.

Quando fu

soppressoli teatro italiano, nel 1697,

Giuseppe Tortoretti ottenne dal re un privilegio per rappresentare in tutta la Francia le com-

medie del suo

repertorio, a

condizione

per

che sarebbe sempre stato almeno trenta leghe


lontano da Parigi.
Il

pubblico parigino predilesse in ogni tempo


italiana,

la

commedia

e Luigi

XIV

la protesse

lungamente,
del

ma

la .vinsero

infine sulla volont

Re

e sul gusto del pubblico gli


i

Accademici
preti.

pedanti,

commedianti
risposta

invidiosi,

ce-

lebre

la

data

da Luigi

al

gesuita

La
in

Chaise,

che

gli

narrava

essergli apparso
il

sogno

l'arcangelo
di

Gabriele,
il

quale

avevalo
gli

incaricato
spettacoli.

consigliare

Re

ad abolire

L'arcangelo

Gabriele, disse Luigi, ap-

parso anche a me. e mi ha incaricato di dirvi

che
(1)

siete

un pazzo.
Biancolelli.

Domenico

^-^c.-.-.sT.

c. r.~. r.

r.r.r.c. r. r.c.r.

r.

-,c,c.c.y.c,y.-.r.".~^

XVII.

PEPPE NAPPA

Peppe Nappa,
e,

siciliano,

ha

molta

rassomi-

glianza con la maschera

del

Pierrot francese,

meno

il

colore dell'abito, bleu chiaro, invece

d'essere di flanella bianco,

una riproduzione
e

del personaggio chiamato


nelle

Giglio o Gilles, che


italiane

compagnie comiche,
la

francesi,

rappresentava

parte dei servitori e qualche

volta degli innamorati.

si

Peppe Nappa non porta maschera, e neppure trucca o s'infarina: ma, come Gilles, port;i
il

la berretta,

cappello e
di

le

scarpe bianche.
di cui

Ecco l'argomento
r

una commediola,

protagonista.

Peppe Nappa,
servitore di nu maestro di scuola.

La

scuola finita:

il

maestro vuol uscire e


il

chiama

Peppe

Nappa,

quale,

dopo

averlo


tatto sgelare
si

80
b

prosenta sbadigliando,

un pezzo,

avvicina
si

al padrone per prenderne gli ordini addormenta in piedi appoggiandoglisi alle

spalle. Il

maestro
terra

si

allontana e Peppe
destarsi.
di

Nappa
fargli

cade
lo

in

senza
furia

Quegli, furioso,
arriva
a

rialza, e a

calci
gli

aprir gli occhi.


gliargli
il

Allora
il

dice d'andar a pi-

cappello e

pastrano.
e

Peppe Nappa esce


dietro
Il
il

torna

strascicandosi

pastrano, che ridotto un sudiciume.

gli amministra una seconda razione Peppe Nappa scappa e va a prendere un secchio d'acqua, una scopa, e lava il pastrano da capo a piedi, senza che il pedagogo

padrone

di calci.

se

ne accorga:

poi, per mettergli


gli

il

cappello, va
alle spalle.

a pigliare una scala che

appoggia
busse
si
:

Terza

somministrazione
gli

di

quindi
a
di

il

maestro esce e
gazzarra. Peppe

scolari
li

mettono

far

Nappa
a
gli

ammonisce
il

star

buoni,

ma

quelli

minacciano
cede
e

di bastonarlo.

Egli

protesta

che

andr

chiamare

maestro:
della

allora ogD scolaro

una

parte
egli

merenda per rabbonirlo,


tutto,
i

mentre

divora per

ragazzi e

le

ragazze

scompaiono
il

andare a ballare
e trova

sul prato.

Ritorna
:

maestro

Peppe Nappa ubbriaco lo piglia e lo butta nel pozzo. Credendo di averlo ammazzato, si dispone a fuggire; ma Peppe Nappa, ad un
tratto, si ripresenta. Il

maestro

lo

crede l'ombra

Peppe Nappa.
(1770)


lo

81

Nappa
un
lo

della sua vittima e cade al suolo tramortito per

spavento. Allora Peppe

trascina

tino al pozzo, e gi, fa fare


lui.

tuffo

anche a
gli

Si salva per

anche

il

maestro, e
la

per-

dona. Sopraggiungono
diola finisce con

gli scolari, e

comme-

una tarantella generale.


rispettabile e l'inclita.

Una

volta bastava metter insieme di questa


il

roba per divertire

r&)~

G. Pbtrm.

V-*',*

-V^'-r

'^-

XVIII.

PULCINELLA
Erano le armi quando un sarto
francesi
di

gi
si

presso

Napoli,

Acerra

fa innanzi a

lutare i vincitori nel loro passaggio. Quindi, a sollevarli dalle guerresche fatiche, ei fa di s spettacolo giocondo la natura avealo creato
;

buffone, l'arte aveva compiuta l'opera. Nasuto, deforme della persona, non d'altro coperto che
della camicia e d'un

par

di

mutande,

il

volto

artificiosamente tinto,
vasi Paolo Ciucila; ed
sin entro Napoli,

codesto buffone chiamai

francesi,

via facendo,

ov'ei

li

accompagn, presero
poi
t,

a chiamarlo Poi (Paul) Scinel;


(cio Poliscinel)

Polchinel

aggiungendo un
i

forse per dol-

cezza

di

suono, ed
in
ii,

Napolitani

Pulcinella, va-

riando

l'o

forse perch tale

scambio

frequente nella lingua del Sebeto. Pulcinella dunque entr festoso nella dolco

Partenope sotto

vessilli

trionfali cos

di

re

Carlo.
si

N creda alcuno

ch'egli,

operando,

ren-


Aragona,
sciolto
il

83

aveva generosamente

desse ribelle al suo sovrano, Ferdinando II di

poich questi

suo popolo da ogni giuramento.

Ma

questa specie di favola


fa,

ripetuta fino a

pochi anni

anche dagli eruditi


di

assolu-

tamente destituita
gli studi

fondamento. Ormai, dopo

del Racioppi,

anche Pulcinella riceve

il

la

sua investitura classica, ed

rotto d'una maschera romana, foggiata a d'uccello, che

nome cormodo

nel terzo

secolo

lo

storico Elio

Lampridio chiama
periali,

pulicosiis

(pien di pulci), e

Festo (grammatico romano dei tardi tempi imautore di un sunto in parte conservato

dell'opera

De verborum

signifi catione di Verrio

Fiacco), planipes (commediante che comparisce


in

scena a piedi nudi). L'ampia camicia bianca,


il

destinata a riprodurre
tiene
il

piumaggio ornitologico,
e lo

luogo del ricinium, veste a grandi pieghe,


sul

che s'usava
uccello,
in

teatro,
il

fanno riconoscere

origine,
e gli

naso

adunco,

la

mezza

maschera nera
loro spettacoli

occhi circolari.
i

Sino dall'anno 510,


il

romani introdussero nei

genere delle farse improvvisate,

dette atellane, dalla citt di Atella nella

Cam-

avevano avuto origine, coi tipi principali: Macco, Bucco e Pappo, che parlavano Tosco, il greco ed il latino. Il moderno
pania
Pulcinella riunisce in s stesso questi tre diversi
caratteri, cio

dove

un

miscuglio

di

coraggio e di


poltroneria, di Bciocca

84

spirito

vanit e di

ten-

dente alla satira.


Macco, personaggio osco, ha, per Bno speciale
carattere, l'astuzia,
la

satini,

il

disordine,

come

viene dal suo

nome

indicato, perocch la greca

parola margos, da cui derivato, per corruzione


osca, macco, significa tare
Il
il

buffone, esser pazzo.

Macco delle

niellane

qualche volta simile

all'Arlecchino,

ma

pi spesso risponde alla ma-

schera del Pulcinella.

anche Bucco

e d'origine osca.

Il

suo ca-

rattere

un insieme

di alterigia e di bassezza,

di ridicolaggini e di pazzie; piacevole


il

secondo

bisogno, impertinente secondo


la

le
il

circostanze.

Per

comodit
lascia

di

far e
lui

ridere
il

pubblico a

lui tutto

permesso,
si

pi altero e feroce

tiranno
fare

da

tirare per la

barba o

uno sberleffo

sul viso.
la

Proprio

come

l'o-

dierno Pulcinella che tira


della

coda all'imperatore

China e per questo

fatto viene

condannato

a morte,
cille.

ma

poi

graziato perch un imbe-

L'antico Bucco, invece, doppio, strisciante,


poltrone, ghiottone, famelico, conosce
ai

ciarliero,
il

segreto di andare a genio


loro

possenti e di
le

rendersi
lezze,
si

necessario;

studia

loro debole

presta ai loro capricci, serve

loro

passioni, favorisce le loro libertine imprese..

Pappo

era

la

caricatura
la

dell'oratore
pi.

che,

quando comincia, non

finisce

Che da


Pappo dunque
scorso
derivi

85

pappolata

alias di-

senza
si

sugo?

In

un'atellana di

Cajo

Mummio
gli

rappresenta un'assemblea nella quale

oratori

devono stare su una gamba sola


e

mentre

parlano,

parlare

solo

fintanto
si

che
po-

(Non trebbe applicare questo sistema anche derni Parlamenti ? Quale ostruzionismo
possono reggersi
a

quel

modo.

ai
ci

mopo-

trebbe resistere?)

&
In qual modo, in sostanza, al

fu sostituito quello di Pulcinella ?

nome di Macco Le opinioni


in linea retta

sono molte

discordi su tale proposito.

Certo che Pulcinella discende

da Macco.

Una

statua

di

bronzo ritrovata a
sull'i-

Roma
dentit
erede,

nel
di
il

1727 non lascia alcun dubbio


questi

due
delle
e

tipi.

Al

pari del suo


atellane

Pulcinella

farse

pcrta
il

due enormi

gobbe

un naso adunco come


bisticcio,
e

becco d'un uccello

di rapina.
il

La

satira,

l'arguzia,

una

fe-

stevolezza temperata dall'italica severit, erano

scrive

il

Baracconi

(1

caratteri delle

(1)

G. Baracconi:
antico.

Rivista aneddotica del teatro ro-

mano

B6

<la

commediole
floridi

importate

tella a
gli

Roma
altri

Dei
per-

anni della repubblica. Fra


ridicoli

sonaggi
volissimi
tipi
(li

che
il

in

esse op< ravano,


il

piace-

riuscivano

Maccu8 ed

lnceo,

due

amabili

furbi,

due dannati ghiottoni,


la
il

quali ne procrea infaticabilmente


politana.

patria

na-

Essi

hanno
del

traversato
e

medio evo
palco dei

sulla carretta

ciarlatano

sul

saltimbanchi per identificarsi alla fine nel mo-

derno Pulcinella,
origine

il

quale, del resto, col capla

puccio e con l'abito, afferma ancora

vecchia

campana

44

Quando
essi
le

teatri

pagani furon distrutti


le

con

tragedie e

commedie,

le

farse atellane

continuarono sulle piazze pubbliche, e in esse


figuravano sempre Pulcinella e Arlecchino, molto

apprezzato pure dai romani.

Nel decimosesto secolo, rinato


teatro,

il

gusto

pel
ri-

un comico chiamato Silvio Fiorello


il

vendic dall'oblio
e lo introdusse

personaggio

di

Pulcinella

indie

farse napolitane, imitando


le

perfettamente l'accento e

maniere del contadi

dino di Aeerra, nelle vicinanze

Napoli.
l'a-

Da un secolo

a questa
si

parte,

l'aspetto e

bito di Pulcinella

sono alquanto

modificati.

Egli

87

come una
volta;
gli

non

pi deforme
le lo

son sparite

gobbe,

non ha pi quella barnel

bacela che

rendeva addirittura spaventoso


di

come
e

ai

tempi

Andrea Colcese,
i

decimo

sesto secolo.
rossi

Ha
;

abolito
di

calzoni a colori gialli

listati

verde, e veste di bianco da

capo a piedi
di

in

capo porta un cappello a pan


dal naso

zucchero,

grigio o bianco, e serba ancora

la tradizionale

mezza maschera nera,


il

adunco

e bitorzoluto.

Distante trenta miglia da Napoli,


Pulcinella cessa d'essere
tano.
il

tipo di

ritratto del

napoli-

A
il

Napoli

nel suo proprio elemento; l

batte

vero repertorio della maschera,


lo

ma

qui

Roma, per esempio, dove


Quirino,

cacciano a cantar

da tenore o da baritono nelle operette del Metastasio e del

Pulcinella Pulcinella

come

io

sono l'imperatore della China.

Nelle

commedie

scritte

appositamente per

lui,

Pulcinella ora domestico, ora padrone; pi

spesso un

povero diavolo, con una fame da


a

non vederci, e che,


tenta,

questo

per

esser
e

felice,

d'avere

mondo, si conun piatto di

maccheroni

una

servotta,

ben pasciuta, a sua

disposizione, per farci all'amore... ed altre cose.

scapolo impenitente e non lo vedrai mai

il

o quasi

mai

marito, n padre.

Napoli

suo centro, e fuori di Napoli

egli

un pesce

fuor d'acqua. L'averlo perci travestito da eroe,


da
magistrato, da
farlo figurare altrove

88

principe,

aver preteso
il

di

che sotto
ed

sole della sua

vecchia Partenope,
posito.
Il

stato

un grosso spro-

vecchio San Carlino

di

Napoli fu princi-

palmente il maggior campo delle sue glorie II San Carlino, ora demolito, possedeva una compagnia celebre che compon evasi
di
in special
gli

mdo
il

maschere

e tipi locali,

primo fra
ai

altri

Guappo, o spaccone napolitano,


,

quali poi

si

aggiunto recentemente

lo

Sciosciammocca che

per cos dire, il pendant di Pulcinella^ come Marco Pepe quello di Meo Patacca. scrive il Di Giacomo Non so veramente

se

Sciosciammocca
i

sia stato

un

personaggio di

Propendo a crederlo quando mi rammento che la natura umana non cambia mai.
tutti

tempi.

e
in

piuttosto

si

atteggia,

si

piega, e

si

manifesta

modo

diverso, mostrando ora questo, ora quel

lato della

propria figura.

Ma

di

certo egli

sali

sul palcoscenico assai di recente e conquist in

un
in

battei-

doccino
lui,

la

sua celebrit.
di

Notasi in

prima

tutto,

che egli nacque


il

Avezzana,
lo

di

buona famiglia ed agiata,


Quelli sono,

che

distingue dalla maggior parte delle ma-

schere finora conosciute.

general-

mente parlando,
astuto, quasi

tipi

di

servitore, sciocco od

sempre povero ed affamato, orfano

senza eccezione, e spesso spesso

diciamo

la

Pulcinella.
(1700)


brutta parola

89

Come
razza, proce-

bastardo.

dono

in

diritta linea dagli antichi schiavi della

commedia greca
nella,

romana: Arlecchino

moro,

Brighella mulatto,

Macco

diventato Pulci-

Lydo
lui,

si

trasformato nel Dottore; e sebBisognosi,

bene Pantalone De
anche
riscattarsi
e

uomo

di

colore

sbarcato in terra libera, abbia potuto


arricchire
nella

mercatura, pure

nessuno

ha
i

mai

veduto sulle scene o sentito

rammentare
e

suoi rispettabili genitori.

un nome di famiglia, nome di battesimo si chiama Felice; e s'intitola Don Felice, perch come dicono al un signore, un galantuomo,
Sciosciammocca invece
vi

non

paia poco!... Di

suo paese.
e ricco,

Ingenuo,

libero, legittimo,

giovane

in questo elenco di qualit speciali a

Don

Felice Sciosciammocca contengonsi gli ele-

menti di tutta una grande rivoluzione nel mondo


delle maschere.

All'antico

schiavo

trasfigurato succede

l'in-

dividuo moderno della classe media riprodotto


in

caricatura^
si

l'unit
il

di

quella

somma

totale

che che

chiama
tutto

popolo,

che domina oggid

nello Stato, che

spadroneggia nella costituzione,


tutto,

da per

non

si

contenta, e

vuol essere qualche altra cosa. Sciosciammocca

giovane perch

nato

ieri alla societ politica

del suo paese, e ha qualche soldo,

perch

al-

trimenti gli

mancherebbe qualche

titolo

ad eser-


citare
cella
tutti
i

90
civili

diritti

prender posto
e

classe dirigente.

giovane

grullo;

ma

sopratutto

presuntuoso e vano,

leggero, e

insopportabilmente pettegolo. Si crede un gran


che, entra

per
le

ogni

dove, mette

il

becco

in

molle

in

tutte

questioni, e sfringuella le

lensaggini

pi

marchiane

con

una
di

mesicumera
loquela

impertinente, con una abbondanza

insulsa e cattedratica che fa galleggiare 1" sto-

maco
tezza,

a chi lo sente.

Ridicolo per
la

la

sua

stol-

per

la

sua vanit, per

sua irrequie
si

tezza impacciosa,

Sciosciammocca
tempi, che

proprio

il

giovanotto de' nostri


sul

immagina
il

serio

di

fare a

modo

suo

la

pioggia e

bel tempo, e chiacchiera di tutto, specialmente


ili

quello che non sa.

E
gli

andato a scuola e

ci

ha imparato poco;

ma

basta quella leggiera

infarinatura d'alfabeto per credersi superiore a


tutto
il

resto del

genere

umano,

il

che

il

grado supremo della fatuit e della sciocchezza,

ma

con un carattere

tutto

moderno
infinita

attuale

che comporta una variet


e di attitudini.

di fisonomia

E
nale
gliere

bisogna

vedere

ammirare con quanto


origi-

talento,
il

con quanta comicit schietta ed


suoi modelli
di

lepidissimo Edoardo Scarpetta sa scee

cambiare continuamente

d'intonazione e

colorito,
.sul

suonando ogni sera

una variazione nuova

tema inesauribile del-


l'imbecillit
e

li

del

della

superbia

suo

tipico

Scioscammocca. Ieri era l'imbecille pomposo e


solenne, oggi l'imbecille tenero e pasticcione,

domani saia
tutta la scali
lanti
e

l'imbecille

melanconico

senti-

mentale, e cos via discorrendo e

percorrendo

cromatica delle imbecillit petu-

chiacchierone.
lo

Certo,

Scarpetta un attore ed un artista


;

nel senso pi vero e pi largo della parola

ha

la

coscienza del suo valore

l'affetto
ci

ap-

passionato per l'arte sua... tanto che


intorno un volume...
il

ha

scritto
la

quale non mi sembra

meno

curiosa e
in

la

meno

caratteristica delle part

che recita

commedia.

&
Sin dal principio
del

secolo, molti

attori

si

t'ormarono sulle tavole del minuscolo

San Car
il

Uno una grande reputazione; pi di merano, il Petito, il Vitale, due


i

tutti

Ca-

fratelli

De

Martino.

Per Antonio Petito

scrive Edoardo
la

Boutet
gloria.

Il
il

raggiunse
Petito

il

San Carlino

maggior

era capitato a recitare sui primi anni

dramma

sanguinoso

ma

quelle birbonate in
il

parecchi

atti,

che tanto

commuovevano

po-

polino, a lui ispiravano un'allegrezza pazza, ad-

92
dirittura.

per
il

Una

sera

l'ilarit

personaggio
in aria

che rappresentava
le

lo

vinse cosi che gitt


le

parrucche

arruffate e

ispide sopracciglia
.

e vesti la camicia

del Pulcinella

Questa maparticolare

schera ebbe da
bellezza d'arte.
il

lui

nuove forme
note
della

Perch non solo


le

Boutet

tutte
egli

soggiunge
comicit protutte le
alle

rompevano schiettamente
attore,

dal giuoco di quello

ma
.

conosceva e rivelava

gradazioni
irruenze

dell'emozione, dalle sfumature

Vi faceva sbellicar dalle


lacrime vere, e da
e

risa e sa-

peva piangere
all'altro,

un istante

con una spontaneit


che sbalordivano,
si

una semplicit sempre vePetito

di colorito

elevava a inter-

pretazioni di carattere efficacissime,


stito

da Pulcinella.
la

meraviglia era appunto questa:


la

il

aveva

maschera

al

volto

fin

sul

labbro,

quindi perdeva tutta l'espressione della fisonomia,


dello sguardo, sopratutto,
e,

con l'espressione,
di

quanto abbisogna
zione drammatica.

all'efficacia

un'interpreta-

Non

gli

rimaneva, insomma,
quel mento riassualla

scoperto che

il

mento.

Ma
dava

meva

tutta la faccia, e

maschera nera
del

e senza vita alcuna

l'espressione

momento

nel quale

si

trovava l'attore e che un volto sco-

perto avrebbe certamente rispecchiata. Di qui

nacque

la

leggenda:

si

diceva

che

il

Petito

avesse una

maschera appositamente

costruita,


con
si

93

con
gli

le

molle, con

fili,

ingranaggi che

muovevano secondo la volont dell'attore. Ed era invece una qualunque maschera di cuoio .
I

napolitani ebbero perii Petito l'ammirazione


si

che

professa per

mor, tutta

nebre
gli

fino

un grand'uomo. Quand'egli Napoli segu, commossa, il carro fual cimitero di Poggiore ile, dove poi

fa elevato

un busto.
cos narra
il

La fine

di

Antonio Petito
la

Boutet

Si
il

rappresentava
terzo atto,

Donna
di

bianca. Prin;

cipi
le

ma

il

Petito

sue battute

mancavano

sembrava stanco vivacit. Da un


non

palchetto di

proscenio, l'impresario

Luzi, che
le-

teneva compagnia all'attore Pietriboni,

vava

lo

sguardo dalla scena, come meravigliato

di quel subitaneo

cambiamento

del suo favorito


si

Totonno. Parve, finalmente, che questi

avve-

desse del proprio stato e dell'aspettazione palpitante dell'impresario, oltre che d'un senso di

meraviglia che cominciava a circolare nel pubblico.

il

Petito ridivent l'attore comico ine-

sauribile

di

poco

prima

Calata

la

tela,

si

mise a sedere sull'uscio del camerino. Di faccia


a
lui

stava l'attrice Telesco.

Il

Petito, negli indi


caff.

termezzi, beveva sempre


sorella
egli

una tazza

Sua
che

Adelaide

gli

port

la solita tazza

appress con
la

mano tremante
lo

alle labbra,

ma

Telesco, che

guardava

vide, di su-

bito,

contrarsi la faccia di lui in certe smorfie

94

particolari ai colpiti di apoplessia


gli

egli
e

aveva
si

occhi stralunati,
.

la

lingua

pendula,

stor-

ceva tutto

Don Ante gli Dopo cinque minuti

disse
il

imn
a

faeite ste cose.

granile artista era morto.

Poco tempo dopo


sulle scene

segue

narrare
si

il

Qoutel

del

San Carlino
in

riaffacciava

un nuovo Pulcinella, Giuseppe


sentato con un
soffietto
Il

De

Martino, predel buffo


si

versi

squale

De

Angelis.
e

nuovo Pulcinella

Pa avanz
:

alla ribalta

con voce tremante cominci


mo!
lu

Prubbeco

bello

chiarito e la

paura
restila

a/e fa la lengua

vanno

scevnere addirittura.
sottn sin

Da
Nce

sotto

a chesta maschera, da

steva....

tutto
!

il

pubblico,
.

commosso, mormor:

Petito

Petit..!

^?

Charles Nodier, l'autore della

Napoleone
,
i

e dell' Ultimo banchetto dei Girondini

era

un fanatico ammiratore
cesi

di Pulcinella,

che

fran-

chiamano, come
all'

si

detto,

Polichinelle, e

che corrisponde
Goneelyck
glinolo, al

Hauswurst
al

dei

tedeschi, al
spa-

olandese,

l)on
e
al

Pulchinela

Karakevs turco,

Punch

degli in-


glesi.
al

95

La bevanda omonima
Pulcinella,
o,

appunto

intitolata

suo nome.

insomma,

una ma-

schera,
polita.

per meglio dire, un burattino cosmo-

Girava una volta per uno


di

quartieri popolari di
e,

Parigi un burattinaio lucchese,

di dentro a

quei

castelli

di legno portatili

che

si

veggono ancora da noi nelle fiere dei villaggi, faceva muovere un pulcinellino il quale emetteva un

grido

particolare, simile

ai

richiami

usati dai cacciatori di paretajo.


Il

Nodier volle conoscere come facesse


a

il

buil

rattinaio

produrre cos bizzarro suono, e


il

burattinaio gli mostr

piccolo strumento, non


si

pi grosso di un bottone, del quale

serviva

tenendolo
il

in

bocca. Se

lo
:

mise in bocca anche

Nodier,

ma
in

tosto disse

non

e'

pericolo

che vada

gola

*?

Ah, non ne parliamo!


di

rispose
mi

l'altro

non meno
ghiottirlo.

venti

volte

accaduto

d'in-

Davvero?
Si,

ma

1''

ho sempre

rifatto.

ry

XIX.

RUGANTINO

questa

dice

il

Maes

(1)

un'altra mae
il

schera romana che ha


tere stesso del nostro

il

portamento

carat-

capitano, di

Marco Pepe, una specie di spaccamontagne, come il Capitan


solo

Spaventa,

al cui

nome trema

Italia tutta,

come

il

Guappo

napolitano,

a cui fa riverenza la

come Matamoros, Spagna, come il Capitan


tutti
il

Fracassa, terrore di Francia, discendenti


in

linea diretta

dal Miles gloriosus,

soldato

spaccone, l'arcifanfano di Plauto.


*

Rugantino

lo

spadaccino di 80 anni fa

grande attaccabrighe, smargiasso


all'eccesso,
tale,

e millantatore
:

ma

sopratutto poltrone

per bru-

ha un accento bizzarro,
romanesca. Talvolta
Maes,
fa
il

e fa sentire assai

la r

capo degli

sbirri,

(1) C.

Curiosit romane.

NINO ILARI POETA POPOLARE ROMANESCO


NEL SUO COSTUME
DI

Rugantino.
(1896)

97

se
il

quando viene ad arrestare qualcuno,


gli

col-

pevole

sfugge,

prende pel petto


si

un inno-

cente; e se qualcuno

attenta ad impedirglielo,

minaccia allora
rinfusa.

di

colpire e carcerare tutti alla

La

scena termina per


generale, da
in

il

solito

con

un

taf-

feruglio

cui

Rugantino

scampa

sempre

uno stato compassionevole.


(egli

Me
fa,

ne

hanno date

dice)

ma

glie ne ho dette!!!".

Questo personaggio, 40 o 50 anni

con

Pulcinella e Cassandrino era uno degli eroi della

baracca, o teatro
t anaccio,

ambulante, del celebre Ghecomico, di uno spirito, che

impresario di marionette, di un'inven-

tiva,

di

un

estro

pochi ebbero eguale.

si

Ghetanaccio rappresentava
in

il

potere, allora
;

compresso

Roma, dell'opinione pubblica


la

la

stampa aveva

mordacchia,

ma

Ghetanaccio

parlava per

tutti.

Non

la

perdonava a nessuno,

n a monsignori, n a
e arditamente

cardinali, n al
il

Papa

piantava

suo

casotto sotto le

finestre di coloro

che aveva

scelti a bersaglio

delle sue

satire.

Onde

spesso andava

in pri-

gione

Nato con
e a tirar gi

la satira in

corpo, facile a parlare

commedie a soggetto, Ghetanaccio, che tutti temevano per la sua lingua, l'aveva presa a morte con un certo pizzicagnolo a cui

doveva,
7

ma

non poteva

restituire,

pochi bajocchi.

G. Petrai.


Il

96

aspettale,

pizzicagnolo,

stanco di

mand

;i

dirgli che facesse

pure

il

suo comodo, ma,

la

allora in poi, per ogni giorno di ritardo,

avrebbe
Gke-

dovuto corrispondergli

il

2 per cento.
!

Ci rivedremo a carnevale

rispose

tanaceto.
Ditatti,
il

gioved

grasso di

quell'anno, lo
stregone,

spiritoso
si

burattinaio,
alla
folla

mascherato da
curiosi.
tigli

present

bottega del pizzicagnolo.


di

Lo

seguiva una

Tra questi eravi


piccoli,
la

pure una donna con tre


gli si

quale

accost per
il

domandargli quale
ste

sarebbe

stato

destino dei suoi ragazzi.

la

Er destino de
te
lo

marmotte? Faninie vede

mano che

dico subbito.

Emb

?
le

Ah. sposa mia,

cose nun vanno lisce

Diteme

tutto,
le

soro stroligo
!

mio, nun

me

fate sta

pi su
ha'

spine

da
fa'

Emb,

da sape che

sti tu'

fij

uno ha
uno ha

er ladro,

uno ha d'ammazza,
!

da mor ammazzato

Ah, che me
Per a tutto
tu

dite ?

pure viscere mie


forche a
li

s'ari inedia

la

m< rte;

si

me
:

dai retta,
'.'

poi sarv

tu'

tip

lo

E come
Ecco

quello ch'a da

ammazza

lo

metterai

a fa er medico, quello ch'a da mori

ammazzato

metterai a

t'

er sordato dei' Papa, accasi p

d;i

99

esse sicuro de mori ner zu' letto, e quello ch'a


fa er ladro, lo
I

metterai a fa er pizzicarolo.
i

vicini

del pizzicagnolo,

quali

non ignocon entuil

ravano che questi faceva anche l'onorevole mestiere dello strozzino,

applaudirono

siasmo alla trovata di Gketanaccio, e


cagnolo, temendo altre feroci
rattinaio,

pizzi-

punture del bu-

venne con
stata

lui

a pi miti consigli.

Altri tempi! altri costumi! L'umanit,


si

checche

dica,

sar

perversa come oggigiorno,


volta.

ma

era

meno impudente, una


vi dico

Non

che

il

far lo strozzino, oggi, sia


:

una professione onorevole ed onorata per si resa cos comune, che qualunque usuraio dei
lui

tempi nostri riderebbe


dar del ladro,
o

per primo di sentirsi

risponderebbe come mi rispose

uno una volta:

Non mi

potete dir altro!

M^

Rugantino,

a'

tempi

nostri, vive ritirato, aspet-

tando

la

risurrezione del teatro romanesco.


est

Quoti

in votis.
gli

Per ora mancano solamente commedie.

attori e

le

XX.

RUZZANTE

legro) fu

Angelo Beolco, detto Ruzzante grande attore comico ed

(il
il

pazzo,

l'al-

primo com-

mediografo del suo tempo.

Nacque a Padova
deone, nell'opera
scrive

nel 1502, e Bernardino Scarantlquitate urbis patavinae,

De

Angelo Beolco, conosciuto


autore, e Roscio

sotto

il

nome

di

Ruzzante, fu a Padova quello che era Plauto a

Roma come
anzi
li

come

attore.

Esso

ha entrambi sorpassati, perch non v'ha


di

commedia antica
sostenere
il

qualsiasi genere, che possa

paragone
ed

con

quelle di Ruzzante,

rappresentate
d'Italia.

applaudite

su

tutti

teatri

Egli poi era superiore agli altri attori

in

modo, che, quando era in scena, il pubblico non vedeva, non udiva altro che lui .
L'epoca
di

Ruzzante fu brillantissima.

I suoi illustri

101

aveva gi composto
Corte
del

antecessori, a cominciare dal-

l'Ariosto, che, a venti anni,


e

fatto rappresentare
la

alla

duca di

Ferrara
Niccol
e della

sua commedia intitolata / Supposti,

Machiavelli, autore della


Clizia,

Mandragora

che

il

papa Leone

fece rap-

presentare alla sua presenza a


piterni e

Roma

dai Sem-

dagli Intronati, attori accademici di

Firenze e di Siena, Bernardo Dovizi, cardinale


di

Bibbiena, autore della Calandra, sono


inferiori

tutti

ad esso

sotto

il

rapporto

dell'indivi-

dualit e della novit.

Costoro non crearono un genere nuovo:


seppellirono l'antico;

dis-

camminarono
non
li

sulle traccie

dei maestri dell'antichit, e

sorpassarono.

Ruzzante complet ed
tava, e cre la
agli idilli del

abbell

quello

che

trat-

commedia
il

della realt in

mezzo
della

convenzionalismo teatrale.

Benedetto

Varchi,

celebre
dei

autore

storia di Firenze,
di

parlando

diversi generi

commedie, a proposito delle antiche, dice:


che se devesi stare
congetture,
i

all'esperienza
nostri
le

e prestar

fede alle

zanni erano pi
di

comici dei vecchi mimi, e


zante di Padova, trattando

commedie

Ruz-

soggetti

campestri,
.

sorpassavano quelle antiche, chiamate atellane


Infatti

Ruzzante fu

il

primo che apr


dialetti

le

porte
i

della

commedia

ai

popolari.

Tutti

suoi personaggi parlano un linguaggio diverso,


lai

102

padovano, bergamasco, bolognese, veneto


greco moderno.

toscano, sino al latino, olio Bpagnuolo italianiz-

zato ed

al

sono

dialetti

Ma pi padovane veneziano
i

frequenti
e

berga-

masco.
Ruzzante viveva
in
al

principio del secolo xvi.

mezzo
si

alle

guerre

di

Francesco

e di
la

Carlo

che

disputavano

l'Italia,

mentre

terribile

invasione

dell'armata tedesca rovesciandosi su

Roma, lasci a vasi dietro le campagne devastate ed incendiate. La Citt Santa era presa d'assedio, saccheggiata e per due mesi data in bala
dei luterani,
la stessa

Firenze

decimata dalla peste, e


il

patria del Ruzzante,

padovano, desoSpagnuoli e

lata dalla carestia.


egli
ai

Perci nelle sue commedie


agli

maledice energicamente
in

Tedeschi; perci,
buffonate,

mezzo

alle pi spiritose e

grasse

e'

sempre

una situazione
si

drammatica, una

riflessione profonda. Ci

sente

l'uomo he ride, o sorride,

ma

soffre.

In sostanza, egli fu, pi che un^capo ameno,

un umorista nel significato inglese della parola

humour: vale
timentalismo

a dire
.

uno scettico velato


lo

di sen-

Cos

definisce lo Scardeone;

ma

alcuni

tratti

della

sua

vita

starebbero a

rivelarlo piuttosto

un cinico che uno scettico.


e

Ebbe

il

Beolco molte amanti

mori giovane,

consumato dagli stravizi. Diceva infatti di amare non la donna. Fu pure l'amico di le donne


una

103

la

una vecchia dama tedesca,


villa,

quale

gli

regal
gioin

ma

alla

morte

di lei,

una nipote
si

vine e bella, erede della donatrice,


testa di ripigliar la villa
al

mise

legatario,

cui fece

causa inutilmente.
Il

Beolco non conosceva

la

lingua tedesca:

la

giovine signora non sapeva una paiola d'ita-

liano.

Per intendersi, dunque,...

si

bisticciavano
la
si-

in francese,

ma anche
l'altro.

di

questo idioma

gnora era poco pratica e spesso scambiava un


vocabolo per

Un
la

giorno, a Padova, dov'ella era tornata per

definizione della causa, s'imbatte nel Beolco


:

e gli grida

Vous

rfes

un

homme

sans decori (Ella in).


il

tendeva dire
Beolco,

sans dgnit!

Venez mori thtre, rispose beffandola


et

je vous montrerai un tas de

decorsi
lei

Il faut arouer, monsieur,


are.:

soggiunse
rette ritta

con

sarcasmo, que vous

acquis

boa

marche !
il

Beoico senza

scomporsi:

Oh,

il

est

vrai,
colite,

madame; mais pusque rous sarez ce je vous l'offre au mme prix! .

quelle

$&
Sotto
il

titolo

Tutte

le

opere del famosissimo

Ruzzante, fu pubblicata (Vicenza, Greco, 1584)


una prima

104
delle

commedie,
un
sonetto,
satire
a e
Il

raccolta

di

Angelo Beolco.
la

volume, oltiv

due
Moso-

dialoghi, tre orazioni ed


la

contiene
la

Rhodiana,
la .

Vaccaria, ['Anconitana,
la

schetta,

Piovana e
successo,
si

Fiorino

t'arse ridicoil

lissime

Quest'ultima dicesi non riportasse

lito felice

ond che qualcuno domand


fosse arrischiato ad esporla.

al

Beolco come

Sapevo,

difatti, rispose lui, essere

una

bir-

bonata,

ma

l'ho

scritta cos apposta.

E come mai ? Da molto tempo

padovani

mi annoia-

vano in dettaglio; ho colto quest'occasione per radunare tutta Padova e prender la mia rivincita all'ingrosso.

Una

simile risposta spiega a sufficienza dir

razza d'originale fosse codesto Beolco. Le


bizzarrie, del
delie sue
resto,

sue

erano

celebri

non

mene-

anche da

commedie che altri per amor

egli
di

lasciava
lucro,

recitare

ma
si

diceva

poi corna degli interpreti.


tirar

Una

sera

mise a

patate a un certo

Pertegnatta,
Vaccaria,

mediocre
e.

artista,

che recitava nella

nell'im-

peto della collera, spenzolandosi da un

palco,

mostrava

pugni
fine,

al

povero commediante. IH

amico, alla

riusc a tirarlo denti o.


gli disse.

Via, calmatevi,

Quel Pertegnatta
vestii spregi...

un buon uomo, immeritevole dei

Io sono felice,

rispose

il

Beolco, che

il

Ruzzante.
(1525)


che
sia

105

approver che

signor Pertegnatta sia una buonissima persona,

anche un
lo

santo... Io

egli

sia beatificato,
gli

invocher nelle mie orazioni,


gli far

accender un cero,

dire delle Messe, simile


sulla

ma

non mi

lasciate

un brigante

scena.

Un'altra volta l'impresario Bovili, venuto da

Venezia a Padova

per
al

scritturarlo,

cercatolo

inutilmente a casa ed
in

teatro, lo trov a bere

un'osteria con un sagrestano.


Il

Bovin,
il

datosi a conoscere, estern

mera-

viglia che

famosissimo Ruzzante ricevesse un

impresario all'osteria.

di

voi,

rispose

il

Beolco,

come avete
vita

osato

venire a cercarmi qui? Sapevate di andare


volta
in

a parlare la prima

vostra

con

Ruzzante, con l'orgoglio e la gloria del


italiano; e

teatro

non gi

sulla scena

siete

venuto a

trovarlo, ossia nella sua vera casa, nei

momenti
suo
avete

del suo trionfo,

quando
di

egli signoreggia a

talento

migliaia

spettatori,

ma

qui

scelto di vederlo, in

compagnia d'un laidissimo

spengimoccoli, quando non pi un genio,

ma

cessa perfino d'essere un uomo, e diventa una


spugna... Siete
e

dunque un incettatore non un impresario. Andatevene!

di maiali,

XXI.

SCAPINO

Il

Callot ha raffigurato

lo

Scapino dell'epoca
ampii,
il

sua

1592

al

1635) con

vestiti

la

ma-

schera e la
larghe rese e
Dionigi,

barba,
la

il

mantello,

cappello a
tal

sciabola di legno. Sotto

fogg

capocomico milanese,
1630.
in

rappresentava

questa

parte nel

Ma

passando

Francia con Molire


la

Re

guani. Scapino

depose

maschera

indoss

un abito
tre

attillato a

righe verdi e bianche, m< ndi

prima vestiva

scuro, e s'infarin

il

viso.

Lo

Scapino italiano, che apparve sulle scene di


1716, tu
il

Parigi nel
soni,

bolognese Giovanni Bisdi

un amabile capo ameno,


e
di

poema degnisdi-

simo

storia.

Prima
versi

di

tare

il

comico aveva esercitato


a

mestieri, e fra gli altri quello del ciarla

tino.

Nel

1691 da Bologna capit

Milano,

ma


col giunto trov
il

107

Un
altro

posto occupato.

cerretano

vi

furoreggiava, spacciando pillole e

unguenti miracolosi, e intascando denari a cappellate.

Al Bissoni venne un'idea... quale non


in

poteva saltare

testa

che

lui.

Innalz un

palco sopra una piazza accanto a quella dove

predicava
al
solito,

il

suo antagonista, e prese a vantare,

l'eccellenza dei

a quale

scopo
tutti

vantarli?
i

propri rimedi.

Ma

diceva alla

folla.

suo

Voi

conoscete

miei rimedi, uguali a

quelli dell'empirico qui vicino, percli io sono


figlio
.

Allora invent una storiella veroquel

simile in cui narrava che


lo

padre crudele
di

aveva maledetto

per

una sua scappata

giovent, l'aveva cacciato di casa e non voleva

pi riconoscerlo.

approfittando dell'emozione
contrita,
eoi

della folla and con faccia

vello
pre-

bagnato
Questi
solo

di lagrime, a gettarsi ai piedi del

teso padre

chiedendogli

perdono delle colpe.


e protest

lo tratt

da impostole

che non

non era suo padre,


pi
il

ma

non

lo

conosceva
la

nemmeno. E
fu che
il

ci

si

arrabbiava, pi
figlio.

folla

s'interessava per

povero

La

conclusione

preteso padre fu preso a fischi, e da

quel giorno non incass pi un soldo. Tutti an-

davano a servirsi dal Bissoni, il quale per, temendo che alla lunga dovesse scoprirsi il tranello, s'affrett a mutar aria. Poco tempo dopo, lasciato il mestiere del


ciarlatano,
lante
si

108

parti di Scapino.
fu

univa

ad una compagnia ambule

per rappresentarvi
altro

Un

Scapino celebre

Alessandro Cia-

varelli, napolitano,

morto nel 1733; ed una certa


i

notoriet god pure, per

suoi tratti di spirito,

Domenico Camerani,
d'indigestione.
e lo

lucchese, morto nel 1769...


sera, egli

Una
di

ebbe

il

coraggio

stomaco

mangiarsi, per cena, centotren-

tadue uova toste in insalata. Quarantott'ore dopo


era scoppiato.

Ma
lici

le

Maschere

non vissero sempre


di

la

vita di

mercenari ambulanti,
videro riprodotte nelle
gli

straccioni, fe-

d'un festino o dell'onor di pubblico regale:


si

esse
lotti

commedie

dei sa-

principeschi;

stessi

accademici ambidi

rono recitar versi


Chiesa non

in

onore

qualche famoso
;

Arlecchino o di qualche amabile Colombina


li

la

scomunicava

pi,

memore ancora
alle
;

delle risate di

Leone

e di

Clemente VII

sconcezze della Calandra e dei Suppositi


rico III, buffone tragico, per divertire gli
notti, nel

En-

1577, chiam a Blois


di

la

Ugocompagnia di
teatro

Francesco Andreini, padre


Florindo) famoso pel suo

Giambattista (vedi
di
:

nome

Ca-

pitan Spaventa della Valle Inferno.!


Molire non us deliberatamente
e nel Festin de Pierre

n&W IStourdi
mascheri.'

scenari per
scrisse
il

molti critici

come

iella sua mirabile critica

Vernon Lee della commedia del-


l'arte

109

dovunque
in

asseriscono che,

Molire
si

azione

complicata e movimento comico,

pu

rintracciare l'influenza della


di

commedia

italiana

maschere.

5*?

Cos Scapino gli serv mirabilmente per una


delle sue

pi

fortunate

creazioni
glie la

Le furberie
gente

di Scapino.

E quando

rimproverarono,
la

dicendo che dall'autore del Misantropo


si

sarebbe aspettato qualcosa di meglio, rispose:

Ho

veduto

il

pubblico lasciare

il

Misantropo
ri-

per Scaramuccia: ho incaricato Scapino di

condurvelo

.
i

A
tique

questo dibattito alludono chiaramente

se-

guenti versi di Despraux nella sua Art


:

po-

Molire illustrant ses crits

Peut
Si,

tre de son art et

remport

le

prix,

moins ami du peuple en

ses doctes peintures, ses fgures,

Il ret 2 >fJ?t fait souvent

grimacer

Quitte,

pour

le

bouffon, Vagrable

et le fin,

Et, sans honte, Trence allie

Tabarin.

Scapin s enveloppe Je ne reconnais plus l'auteur du Misanthrope


ce sac ridicue oc

Dans

110

71 i

Il

migliore

li

tutti gli

Scapini

fu

il

gran Mo-

lire,
il

che con

la

suddetta
*

commedia immortal
11

ti

jo

del valet fourbe.

ne

fit

jioint diffi-

cuU
alle

scrive

Aim Martin
(1)

nella

prefazione

onere del poeta

rie

s'enrichir de pi-

sieurs passages

du

Pedani jou

de Crano de
cet

Bergerac.
il

Qnand

on lui rprochait

emprunt,
il

rpondait:

Cela m'appartenait de droit ;

est
le

pernii* de reprendre son bien partonf oh on

ironie

$:

Ma
due.

proposito

di

Molire, un aneddoto: anzi

La

parti'

avuta dalle serve nella

vita

degli

scrittori pi o

meno

celebri,

potrebbe

tornire

argomento ad uno
che molti
serva.
illustri

stu lio curioso ed interessante.

Li storia parla della predilezione grandissima

uomini ebbero per


fu

la

propria

Uno

di

questi,

Molire.

Boileau. nelle

sue

Riflessioni critiche,

narra

che

il

sue cornine

grande poeta comico leggeva talvolta le lie alla buona Lafort, volendo giu-

Parigi,

Didier 1845


durre sul popolo,
il

Ili

invero
la

dicare dell'effetto che esse eran chiamate a pro-

quale formava

parte principale del suo uditorio: quella che a


lui

premeva maggiormente

d'interessare.

Quando Molire vedeva


deva stare insensibile o
un avvertimento che
di
si
;

ridere

di

cuore la

Lafort, era contento dell'opera sua; se la veindifferente, quello era

sarebbe guardato* bene


e

mettere in non cale

allora correggeva e

ricorreggeva, avendo sovente potuto

rimarcare

che ci che non piaceva


fortuna

allei

serva,

non aveva
stessa ra-

nemmeno

in

teatro.
i

Per
loro

la

gione, Molire

voleva che
i

comici della sua


ragazzi
alla

compagnia conducessero
la

prova, per vedere che impressione faceva loro

commedia, sapendo bene che


i

ragazzi non
si

fanno
iano o

complimenti dei grandi,


si

e, se

anno-

divertono,

lo

manifestano francamente

ed ingenuamente.

E
tava
le
le

evidente, del resto, che se Molire consulla

serva,

doveva

limitarsi

far ci pel-

scene pi popolari delie sue commedie; non

avr mai
il

letto

suppongo

il

Misantropo

ed
che

Tartufo, perch altrimenti vorrebbe dire

la

Lafort sarebbe stata una persona d'in-

telligenza superiore,

una

letterata,

non una

povera donna.

Un

giorno, Molire volle


il

mettere pi parti-

colarmente a prova

tatto

ed

il

gusto artistico


della serva.
vani' ed

112

compagnia un
il

Vera

nella sua
attore,

gio-

abilissimo

quale

scriveva

anche

delle

commedie

nelle quali

non mancava

un

certo
si
il

brio e

comico
Molire

una certa vivacit. Questo chiamava Brecourt. Egli pass a copione d'un suo nuovo lavoro

il

Le Nozze

al villaggio
in

una specie
i

di bozzetto

contadinesco

cui

costumi,

sentimenti,
ritratti

linguaggio di vari personaggi erano

con

una

verit...

dir cos, spinta

fino

all'esagera-

zione, avuto riguardo a quelle certe convenienze

sceniche a cui
nel

accenna

anche Orazio Fiacco

De

Arte poetica.
si

Molire, facendo credere alla Lafort che


trattasse al solito d'un

lavoro

suo,

la

chiam

per leggerglielo.
Il

poeta prese

il

copione

incominci.

La

serva ascoltava con tanto d'orecchi.

Ma

fino dai

primi versi prov una sorpresa che da principio non os manifestare. Ella non sapeva raccanon riconosceva in quel bozzetto lo pezzarsi
;

stile

del padrone,

il

quale sapeva riprodurre

le

cose pi naturali senza sfigurarle, n esagerarle,


e dipingere
i

dettagli pi ridicoli e pi intimi


e nel triviale.

senza cadere nel grottesco


Tuttavia aspett
a

pronunciarsi.
la

Ma

Molire non aveva terminata ancora


alla sfuggita

prima scena che, dando


alla serva

uno sguardo
riso-

per studiarne l'espressione della

Scapino.
(1716)


nomia,
si

113

pareva, almeno da

accorse che non

certi segni

non
hai

equivoci,

troppo

persuasa di

quello ch'ei le leggeva.

ti

Che

piace la

dunque? le domand. mia nuova commedia ?

Non

Vostra commedia?...
?

Ma

a chi lo vorreste

dare ad intendere

Come?

esclam Molire

crederesti

forse che...?

Io credo

rispose la Lafort

che

coil

desta

commedia
reale

sia vostra,

come credo mio


Eh, eh!
riuscite...

parco

di Versailles...

vorreste

darmela a bere,

ma non

ci

E
La

Molire, per quanto dicesse, non ci riusc

difatti.

Lafort accompagnava sempre

il

padrone

in teatro per aiutarlo a vestirsi e

a truccarsi.
il

Una

sera,

mentre

si

rappresentava
la

Chisciotte, Molire,

che faceva
le
il

parte di

Don Sondo
il

Pancia, stava dietro

quinte in groppa ad un
di fare

somaro, aspettando

momento

suo

ingresso trionfale in scena.


All'asino,

uscir fuori

ad un tratto, prese il ghiribizzo di prima del tempo. La scena allora


:

rappresentava una sala


entrato in

sicch, se Molire fosse

quel

punto, naturalmente
si
il

avrebbe
ag-

guastato ogni cosa. Egli

teneva

perci

grappato

alle quinte,

ma

cocciuto
tirava..,

animale

ne poteva pi
8

di lui, e tirava,

G. Petraj.


Molire
starsi;
a
si

114

Nessuno osava acco-

vide perduto.

l'asino, stizzito,

sinistra,
in

eccoti

menava calci n destra e rizzandosi Bulle gambe davanti. Ma quel momento la Lafort. Ella -i
>ul

slancia coraggiosamente
ferra

somaro
e

e
Il

lo

af-

per

la

eoda. Peggio che peggio!


si

somaro

allora

d una stratta violenta


risa del

precipita sul

palcoscenico, trascinando anche

la

Lafort.

Figuratevi

le

pubblico e degli attori

stessi all'inaspettata e

intempestiva apparizione!
la

Molire, arrabbiato, butt via


quella Tunica volta in cui
i

parrucca, e fu
lo

compagni

videro

inquietarsi con la sua fida Lafort.

&&
Scapino viene dal verbo scappare.

questa

l'etimologia del nome.


di servo

Le

sue

parti

erano

sempre quelle
per era

un servo intrigante,

ciarlone, mentitore, attaccabrighe... che


il

quando
il

momento

di tener

duro pigliava

largo, visto che

Un Ma

bel morir tutta la vita onora,

un bel fuggii salva

la

vita ancora.

-^-^s^

XXII.

SCARAMUCCIA

Molire, secondo taluni, deve la propria fama

a Scaramuccia. Vuoisi difatti che quegli


pi tardi scrisse
il

il

quale

Tartufo

ed

il

Misantropo,

condotto da suo nonno

al teatro

dove recitava
cos,

Scaramuccia, colpito ne rimanesse


varsi subito

da proim-

ad abbozzare una commedia. Lo Scaramuccia, che aveva fatto tanta


cui ritratto fu scritto

pressione a Molire fanciullo, era Tiberio Fiorella sotto


il
:

Cet illustre comdicn

De
Et

son art traca la carrire;

Il fut le

maitre de Molire,
fut le sieri.
i

la

Nature

Sullo scorcio del secolo decimosettimo,

Ca-

pitani spaglinoli, dopo tanta parte avuta nella

commedia

italiana di

quell'epoca,

non

si

pre*

116

il

scntarono pi sulla scena, e

Capitano italiane

essendo gi sparito da un pezzo, Scaramuccia

venne a
tutti

sostituirlo.
il

Tiberio Fiorelli, napolitano,


gli
il

pi celebre di

Scaramuccia, depose
viso, port
i

la

maschera,

s'in-

farin

calzoni larghi; poi adott


a
si

quelli che rimasero tradizionali

questo tipo.
dice
paesi

Scaramuccia, scrive Magnili,


chese, principe e signore
di

marche

molti

non

si

trovano su alcuna carta geografica. Dice


stato

d'essere

abbandonato,

fanciullo

ancora,

dal suo illustre padre, ed allevato a spese d'un

re qualunque, che, nei primi anni della

giovi-

nezza, lo

mand

remare

sullo

galere.

Ed

certamente su quelle stesse galere che si ritirer pi tardi, perch- il pi gran ladro
che
le
fa,

siasi

mai conosciuto.
e
si

innamorato

di tutte

donne

vendica dei fiaschi continui che


illusori e

vantandosi di lavori

parlando male

di quelle

che pretende avere abbandonate.

$&
La
natura aveva dotato
Fiorelli di tutti
in

il

doni per essere artista, sieeh

brev'ora

fu

conosciuto

in

Italia
si

come
le

il

comico pi spiritoso
principali
citt
ita-

che fino allora

fosse prodotto sulle scene.

Dopo aver

percorse

iiane, nel 1640, sotto

117
il

regno di Luigi XIII,


e vi ottenne

and con una compagnia a Parigi uno splendido successo.

La regina
le

divertivasi

immensamente a vedere
conosciuta
sotto
il

sue smorfie.

Un

giorno, mentre Scaramuccia

Brigida Bianchi, attrice


' Aurelio,,

nome

erano nella camera del Delfino,


il

poi Luigi

XIV,
si

principe, che

aveva allora
Scaramuccia
permesso
di

quattro anni,

mise a piangere.

disse alla regina che se gli avesse

prendere

in collo

il

real fanciullo, sarebbe giunto


glielo

a calmarlo.

La regina
tali
il

permise.

Scara-

muccia fece

smorfie, tali bizzarre contorsioni,

che non solo

bambino smesse
tale

di

piangere,

ma
gli

fu preso
abiti di

da un eccesso
risa delle

d'ilarit che...

Scaramuccia ne rimasero zuppi, in

mezzo alle grasse che formavano il


giurilo.

dame

e dei signori

circolo della regina.

Da

quel

Scaramucia ricevette l'ordine di recarsi

tutte le sere nelle

camere del Delfino per


il

di-

vertirlo

il

col cane,

gatto, la
.

scimmia,

la

chi-

tarra e
Il

pappagallo
si

Fiorelli

ritir

dal

teatro

ottanta tr

anni,

avendo ammassata una copiosa fortuna. ottantatr anni aveva ancora tanta agilit

che, nelle scene mimiche,

dava uno

schiaffo col

piede.

118

&

Neil' Hsto ire generale du thtre frangais dei


fratelli
si

Claudio
:

Francesco Parfait (Parigi 1777)

legge

Abbiamo

cercato di conoscere

nomi
la

dei

commedianti che, primi, colpirono


di Molire, e

fantasia

sono quelli di

tre farceurs celebri:

Gautier-Garguille, Turlupin e Gros Guillaume.


Capitati da Tours a Parigi nell'estate del 1631,

rizzarono un teatrino nel luogo detto V Estrapade.

Di giorno,
e

sulla stossa piazza,

il

bqja tanagliava

dava

la

corda; di sera

si

recitava.

Le

rap-

presentazioni di Turlupin
tanto voga che l'eco
fino a Richelieu.

compagni presero
successi giunse
e,
i

dei

loro

Egli volle sentirli

rimasto
sesqui-

fanatico delle loro facezie, chiam a s

pedali commedianti dell'Hotel de Bourgoguc.

si

Dalle rappresentazioni
dell' Estrapade.

vostre, disse loro,

esce sempre di cattivo umore.

Io voglio
i

ri-

dere. Vi ordino perci di associarvi

tre attori

comici

Ed

ecco

tre

saltimbanchi

saliti agli

onori

dell'illustre

teatro

come
si

si

chiamava.

Ma
l

ecco che Gros Guillaume


poco, di prendere
rifacendolo, in
in giro

permette, di

caricatura, cos

un certo magistrato, bene, da non

esserci pi

119

fosse
lui.

dubbio alcuno che non

Richelieu, offeso in una delle sue creature, ordina


l'arresto dei tre farceurs,

due dei quali fanno

a tempo

scappare,

ma Gros Guillaume
La sua paura

preso e chiuso in
tale

prigione.

fu

che ne mor, e di dolore, per tale disgrazia,


Questi originali attori avevano sempre re-

morirono Turlupin e Gautier-Garguille.

citato senza donne, e

mai

se n'eran voluti imdisunirli.


il

picciare per

tema che

esse potessero

rimpiazzare loro, fu chiamato da Napoli


artista

maggior

comico italiano: Tiberio

Fiorelli,

soprannominato Scaramuccia

Scaramuccia
di Molire

dopo aver guadagnato una somma


l si

narra

il

'Grimarest, biografo

considerevole, fece disegno di tornare in Italia


e stabilirsi a Firenze, perch
i

fabbricavano
Coe
i

brigidini di cui era ghiotto

mangiatore.
la

minci frattanto per mandarvi


figliuoli, e

moglie

qualche tempo dopo chiese egli stesso


permissione di
ci, gli

al

Re

la

partire.

Sua Maest,

dolentissimo di

rispose che partisse pure,

ma

che,

una volta andatosene, doveva salutare


Parigi e
la

per sempre
tensione!...
giori.

Francia.

Strana pre-

ma

Luigi

XIV

ne ebbe delle peg-

Scaramuccia, sapendo che ormai aveva di che


vivere senza bisogno di recitare avanti al
Sole, accett la condizione.

Re

Per subito ebbe


a pentirsene.

120

che
lui
e,

Moglie e
il

figliuoli,

volevano
guadagni,
presolo
a

godersi da
lo

soli

frutto dei

di

ricevettero

come

un
gli

intruso,

maltrattare, pi volte
il

ruppero

sulla schiena
si
le

manico della scopa, dicendogli


Arno, dove
si

andasse a
carogne.
il

buttare in

buttavano

il

Per liberarsi da quest'orribile

vita,

Fioivlli
sollee

esponendo
il

al

Re

le

sue

disgrazie
in

Il

cit

favore d'esser richiamato


la

Fi-ancia,

Re ebbe

bont

di concederglielo.

ritenni

di

Scaramuccia

soggiunge

il

Grimarest
pubblico

non

rallegr tutta Parigi.

Per

sei

mesi nessun altro


il

spettacolo fece pi un

soldo,
la

volendo sentir altro che


tanto che la stessa
fallito

commedia italiana, Compagnia Molire avrebbe


sovvenzione.
:

senza

la reale

Aim Martin Dal marzo


parigino disert

scrive a tale proposito


all'ottobre
in

1670,
il

il

pubblico
Molire
as-

massa

teatro

di

per andar a sentir Scaramuccia.

La
1GGT

lunga
al

senza
spiega

di lui,
in

rimasto

in Italia dal

1670,
di

qualche

modo un

tale
la

risveglio

curiosit, e soli ricondussero


di

folla al

teatro

Molire

il

Bourgeois gentilhomme del


e
il

capo-

comico poeta

Tite

et

Berenice di Corneille,

rappresentati nel

novembre 1670.
il

Questo
farsa

Fiorelli era

dio della pantomima.

L'aneddoto seguente d un'idea del suo talento.


Nella

Colombina

avvocato pr

contra,

Scaramuccia.
(1645)

di

121

in

Scaramuccia, rimasto solo

scena dopo l'uscita


si

Pascar iello, piglia


le

la

chitarra,

mette

sedere con

spalle rivolte alla porta, e suona.


e, in

Quasi subito rientra Pascariello


su cui
tergli
il

punta di

piedi, accostandosi alla spalliera della poltrona


('

seduto Scaramuccia, comincia

bat-

tempo

sulle

spalle.

questo

punto
illustri

l'incomparabile attore, modello" dei pi

commedianti del suo


da
lui

secolo, che appresero tutti

l'art si diffcile
les

de remuer

les

j^ssions

et

de savoir

bien peindre sur leur visage, a questo


risa

punto, dico, faceva smascellare dalle

per

un quarto d'ora buono in una scena di spavento in cui non proferiva una sola parola. La natura scrive Mezzettino (1) aveva

fornito

Scaramuccia d'un talento meraviglioso,


le

consistente nell'esprimere con

pose della perfisonomia


s

sona e con

gli

atteggiamenti

della

tutto ci che voleva, e ci in

una maniera

originale che

il

celebre

Molire, dopo

averlo
di
.

studiato molto tempo, confess francamente

dovere a
Infatti

lui
il

le

sue migliori interpretazioni

lungo studio fatto da Molire sul


Fiorelli, gli
i

giuoco di fisonomia del

fu

spesso

rimproverato dai suoi nemici,


tendo negare
gli sforzi
il

quali,

non po-

talento di Molire, tentavano tutti

possibili per

diminuirne

il

merito.

(1)

Vie de Scaramouche par

Mezzetix, pag.

188.

Una

, nel v, a correva | satira

tempo

guai per

lui

se

mandare
delle sue

la

della fisonomra

barba e ittobere

^T^f ^
m
utori

Che arrese nmiUT ,,,,,

^ ^
** to

^
^
i

erbeggiati

<f"f** gl> desse.

"JU
4
;

P<*

to

propriazione.

Vuoisi el.e d,

nue^ Certo.*

foss e

autore
, ,

Fiorelli.

Chi

sa'.

,,,,

aou01

poich

uno taceva

^
n11 a\cbe

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MentreMolierelasc^P^e^^.^
Prime
di

dare

le

seconda

'

aoeolsero

eoBmele,UFmr*mq
felmente

suo

piando P

di

S^a om col prmcp

^
.
'

glXTV,
disse , peret daUr/.ate del

Cond:

d. Sarei curioso
so.. elie si

le

persone

U./0 _

nuU non dicon


motivo

^w ^

scan

Scar a,nco.
.

r.pos e,

p|

ncivi

Il

nella sua Fl reU,

eon^a
qua

(U

Dl0
poco

pocnii

e della

religione, e

123

si

importa. Molire nel Tartufo


e questo a loro

burla di loro

secca moltissimo.

$?

Il

Fiorella poich sent che sua moglie

era

morta, pass a seconde nozze in Parigi con una


giovinetta diciottenne, quantunque
genario.
ei fosse ottualei

Non poco ebbe


di

perci a soffrire da

che, alla fine, fece rinchiudere in

un monastero,

ove piena

rabbia e di disperazione in breve

tempo mori. Ei non le sopravvisse lungamente, essendo morto il 9 dicembre 1694, d'anni 86, dopo tre anni di matrimonio. Oltre un legato considerevole per un Convento di religiosi,
lasci all'unico figlio rimastogli, e
fatto prete a Parigi, tutto ci

che

si

era

che possedeva in
al

Francia ed

in

Italia, in

ascendente

valore

di

100,000 scudi

circa

somma

addirittura

sbalorditola per quei tempi.


il

Mezza Parigi segu


il

suo funebre trasporto, e mentre per


e'

gran
di

Molire

era

voluto
i

un

ordine

espresso

Luigi

XIV

perch

preti consentissero a sepil

pellirlo in

luogo sacro,

buffone Scaramuccia

fu senza

difficolt, anzi

con gran pompa, sepolto


di

in Sant' Eustachio.

La ragione

ci

si

ha,

forse, nella risposta surriferita dei

Principe di
Tartufo e

Cond

al re

Luigi a proposito

del

dello Scaramuccia eremita.

Chiamato
relli

124
ili

il

al

letto
la

morte

medico,
<li

il

Fiosi

gli

regal

famosa

chitarra

cui

serviva nel monologo comico-musicale: L'uomo,


il

cane

il

pappagallo,
ai

e gli disse;

Io

vi con-

siglio

di

suonare

vostri

ammalati delle conin

traddanze, dei minuetti e delle canzoni,


di ordinar loro dei purganti e dei

luogo

salassi.

Ad
non

ogni modo, la morte una scadenza che


si

pu rimandare. Constituisti terminos


Il

jus qui

praeteHri non poter Int.

termine mio

giunto,

dunque non perdete tempo con me. Addio,


salutatemi tanto
il

farmacista
assisteva
io

.
:

Al prete che

lo

Il

domand
in

Credete voi che

andr

Paradiso':...

in Purgatorio?... all'Inferno?...

sacerdote alz

gli

occhi

al

cielo

non non
ne
pre-

rispose.

siete

Capisco, soggiunse
il

il

moribondo

voi

segretario del Padre Eterno e non

sapete nulla. Tuttavia vi


garlo
affinch,
in

raccomando
modo,

di

qualunque

non

mi

riunisca a

mia

nioalie.

&
Come
riti

Tiberio Fiorelli avesse saputo guada-

gnarsi L'animo di Luigi


artistici,
si

XIV

non

coi soli

me-

apprende dalla

storia seguente.


In

125

da una berlina a due

una sera del

16()<>

cavalli,

proveniente da Blois, scendevano alla

porta del palazzo reale di Parigi

una vecchia

dama ed una
avuto
tutt'al

giovinetta.

Questa giovinetta avr


pie'

pi vent'anni. Era bionda, magra,


e

palliduccia

zoppicava un poco dal


quello

si-

nistro. Il suo aspetto era

d'una povera
che,

creatura

enormemente impacciata, tanto


lo

salendo

scalone

della fare

reggia

si

voltava
per-

da

tutte le parti col

timoroso delle

sone non abituate a trovarsi in certi ambienti.

La

vecchia dama, che,


trovarsi in

al

contrario aveva tutta


propria,
su,
le

l'aria di

casa
Su,

ripeteva

incessantemente:
ini

coraggio, svelta!

sembrate un pulcino nella stoppa!

difatti

Luigia

De La

Vallire,

nominata
princi-

recentemente

damigella d'onore

della

pessa Enrichetta Stuart, tolta in sposa dal duca

D'Orleans, fratello del re

Luigi XIV, mentre

aveva tanto brigato per ottenere questo posto,


ora che
pentita,

ne

entrava

in

possesso

n'era

quasi

prevedendo
lei,

le beffe

a cui sarebbe stata

esposta
la

povera

provinciale,

mescolata fra

pi pura e pi fiera e pi elegante nobilt

francese. Vuoisi che la Vallire avesse brigato

per entrare a Corte con


di essere

l'unico intendimento

vicina

al

suo fidanzato, un
del

giovine

gentiluomo del seguito


altri

Duca D'Orleans;

crede che

il

solo desiderio di brillare e di


mettersi in evidenza
Blois e
portarsi a
il

126

spinta

L'abbia

lasciare

Parigi. Certo

che,

dopo
con

poco tempo,
tutti
lei

fidanzato prese

a lagnarsi
si

della freddezza eolla


trattato,

quale

vedeva da

che,

quasi
lo

contemporaneamente,
di

un ordine del Re
di

destinava all'ambasciata

Londra,

e nei

circoli

Corte e per tutta


riferisce

Parigi corse insistente la voce (giusta

un cronista del tempo) che, volendo ottenere qualche grazia da Luigi XIV, la pi spiccia e
la

pi sicura fosse di
Vallire.
il

propiziarsi

la

signorina

De La

Frattanto,

giovine gentiluomo di
si

lei

fidan-

zato, partito per la guerra,


assalto, in

gettava, al primo
farsi

mezzo
la

ai

nemici per

ammazzare,
li-

e vi riusciva; frattanto

Madama
la

Enrichetta
la

cenziava
le

sua damigella d'onore,


le

Regina
cognata
era

voltava

spalle

quando
la

incontrava, e
e la

Luigi

XIV

obbligava
cortesi

moglie
lei.

a mostrarsi

con

Il

giovane e casi

priccioso monarca, mentre, da principio,

burlato della goffaggine della Zoppettina, aveva


finito
il

per innamorarsene a segno da far perdere

giudizio alla disgraziata ragazza.

Essa, sebbene innamoratissima

del

Re, vo-

lendo ad ogni costo sopprimersi,

piuttosto che

dare un simile scandalo, notte tempo fugg dal

Palazzo Reale correndo a ricoverarsi


vento di carmelitane.
Il

in

un Con-

Re, che

la

faceva spiare,

avvisatone,
suoi
rdi;
le

127

cavallo
nel

corse dietro a

con due
convento,

penetrarono,
clausura,
e

questi,

violando la

condussero la Luigia

svenuta

ai

piedi del Re, che, delirante di pas-

sione, attendeva in

giardino.

Uno

dei

due

fidi

era Tiberio Fiorelli.

^^

c^^-,yyr,c.-.c,r.r.-,c.^,c.-,-.y^,c.y.

r.r. ir.y.

XXIII.

STENTERELLO

I colori svariati dell'abito di Stenterello e

quei

tre fregi neri,

profondi e paralleli

agli

angoli

della bocca, imitazione del rictus latino, dimostrano, secondo me, che Stenterello pi vecchio
di
i

quello che vogliano farlo

buoni

fiorentini,

quali attribuiscono la creazione di questo tipo

a Luigi Del Buono, vissuto dal 1751 al


II

1833.

Del Buono taceva


la

l'orologiaio

abitava
porta
il

in

Borgognissanti

casa

che
si

oggi

n.
la

66. Dinanzi a questa casa


via

apriva

allora

Merignano che metteva

in via

Gora. via

famosa, perch vi stavano

le ciane

pi linguacil

ciute di Firenze e v'era accatastato

popolino

pi gaio, pi mite, pi Conservatore del vernacolo, di cui


il

Del Buono seppe


L'orologiaio,

farsi

gradevole
il

interprete.

Faceva

dunque,

Del

Buono,

talvolta recitava eoi dilettanti. Infine,

Stenterello.
(1868)

seguendo
tur
il

129

l'arte, si scrit-

naturale impulso per


in

come amoroso

una compagnia

comica

che pass da Firenze per andare a Napoli;


certo genere di parti disdiceva alla sua
e

ma

magra

allampanata figura, cosicch

egli,

invece di
:

interessare e di

commuovere,

riusc grottesco
i

ed
al

il

suo accento troppo fiorentino urt

nervi

pubblico napolitano.
Il

Del Buono torn a Firenze a

far l'orolo-

giaio,

ma

per poco.
di

Il

mestiere

del

comico
Luigi

una camicia

Nesso che, indossata una volta,


Difatti nel

non

si

leva pi.

1775
s,

Del
lui

Buono metteva compagnia da


ai suoi concittadini sotto
la

presentandosi

maschera

da

inventata (seguitiamo

dire

come dicono

Firenze) e che forse, dall'esser egli piccolo di


statura e sparuto, battezz eoi
terello

nome

di

Sten-

o Stentarello, ossia

stento, secco, allam-

panato.
Sul teatro di Borgognissanti, dipoi denominato
Rossini, pel prezzo d'ingresso di 28

centesimi

(mezzo paolo), dur


anni;

il

Del Buono a recitare molti


reli-

ma

se

ne ritrasse vinto da scrupoli


si

giosi e di

nuovo

rimise a fare l'orologiaio.

Nel 1829, un giorno, una povera vedova con


quattro
tgli

va da
lei

lui

e gli dice:

le
9

Sor Luigi,

mi

fa spesso del

bene con

sue elemosine, ed io ho proprio vergogna a


le

seccarla ogni tantino con

mie

richieste,

ma

G. Pbtru.

~
come
con
si

180

si

fa? siamo in cinque, e

deve campare
queste

due

braccia

sole,

perch

povere
[o

creature sono troppo piccole

per

lavorare,

sono stanca e ammalata.


carit: dia

una

recita

Mi a mio

l'accia

un'ultima Col
ri-

benefizio.

cavato di questa recita metter su

una

botte-

guccia e non

le

chieder pi nulla.

Recitare?... io?...

a settantott' anni?... Siete

matta?
teatro

esclam
pi per

il

Del Buono.

poi

il

non

me: ho

fatto giuro alla

San-

tissima Annunziata di non rimetterci pi piede.

La vedova, oramai

incaponita nella sua idea,

va a Santa Trinit da certo padre Mazzanghi,


confessore del Del Buono, e tanto
fa,

tanto dice,
il

che

il

Mazzanghi, impietosito, scioglie

Del

Buono

dal suo voto e lo autorizza per una volta

tanto a recitare nuovamente.

Bench
riosit dei

il

biglietto d'ingresso
paoli,

da mezzo paolo
tale

fosse stato portato a tre


fiorentini
di

fu

la

cu-

risentire,

dopo
il

nove
loro

anni che aveva detto addio alle


prediletto
tutti

scene,

Del Buono, che, per dare


che
il

sfogo
sedie

a
e

coloro

avevano

acquistato

palchi, dovette

Del

Buono

l'autorizzazione del confessore

sempre
recitare

con

non

una,

ma
la

quattro volte.

E
alla

povera vedova, se non divent una

si-

gnora, certo non ebbe pi bisogno di ricorrere


carit di nessuno.

131

2^

Dopo Luigi Del Buono,


terello,

creatore dello Sten-

prima

di Raffaello

degli Stenterelli celebri

Landini

l'ultimo
e
e

raccolsero plausi

danaro, sotto questa maschera,

Amato

Ricci

Lorenzo Cannelli.

Lorenzo Cannelli fu lodato come bravo


rettore e

di-

come

artista di

grande arguzia;

ma

superiore a tutti gli Stenterelli fu

Amato
il

Ricci,

da alcuni paragonato persino non ebbe


rivali.

al

grandissimo
Ricci

Luigi Vestri, poich, qual caratterista,

Un
una
il

altro

grandissimo, Gaspare

Pieri,

and

sera al Teatro della Piazza Vecchia, mentre

Ricci recitava Stenterello


il

homme
che

blas. Il Pieri

allora era

solo

artista

recitasse

come

brillante la parte del protagonista in quel biz-

zarro lavoro. Ma, udito

il

Ricci, esclam
il

Parola d'onore, brucio


pi
!

copione

non

lo faccio

tenne

la parola,

poich non

gli

sembrava
fio-

di poter

pareggiare tale eccellenza.

Vincenzo Guadagnoli, re degli avvocati


rentini, argutissimo

profondissimo
il

ingegno,

andava sempre a
blas, e
il

sentire

Ricci

ne\Y Homme

principe Anatolio Demidoff arriv a


Inandare
al

182

per
tre

Ricci 2000

lire,

volte

in

una settimana, affinch ripetesse quella commedia.

il

Ricci era applaudito non solo dal

popolino,

ma

da

forestieri

ragguardevoli,

da

sovrani, dall'aristocrazia.
Il

Cannelli fu soprannominato Stenterello Por-

cacci.

Con

tutta la sua abilit

artistica

col

molto spirito che possedeva, usava egli tale un


linguaggio sboccato da far
arrossire

anche

le

panche del Teatro della Quarconia, che


lore erano

di co-

verdi.

Spesso

volentieri, difatti,

accadeva

al

Cannelli, uscendo la sera dal teatro,

di trovare alla porta


lo

un signore che gentilmente


;

invitava a salire in una vettura

il

Can-

nelli,

sapendo gi

di che

si

trattava, ubbidiva
talvolta
tre,

senza replicare.

La

sera dipoi, e
la

quattro sere di seguito,


chiusa.
Stenterello

Quarconia restava
gattabuia.
Il

era
gli

in

Tuttavia

certe lezioni

non

giovavano.

sor Porcacci

era proprio porco di razza.

Una

sera, alla

presenza della granduchessa


allo spettacolo

Maria Antonietta, che assisteva


col piccolo

principe

ereditario,

non

si

perit

a dire

Che

vuole, signore

disgraziato, vittima di

mio? sono un povero tutti. Ero disgraziato gi


in

anche prima di nascere. Perfino

corpo

a mi'

madre

mi sputavano addosso

133

&
II

Landini fu tutt'altr'uomo.

Si atteneva pi che altro

dalla sua pingue figura


ristiche,

lo

favorito in ci
parti
caratte-

alle

come

il

Ricci.
il

Non

vedevate

mai

fare

il

pagliaccio n

becero:

un gesto

smodato, n
:

non gli sfuggiva una parola meno che


il

conveniente

ed ebbe,
fortuna
al

come
di

Ricci, la

sod-

disfazione e la

vedere

per

trenta

anni accorrere

Borgognissanti un

pubblico

affollato e sceltissimo.

Spirito castigato ed eletto, egli impresse alla

maschera dello
di

Stenterello

un

altro tipo.

La

sua

idea era di farne, adagio adagio, un caratterista,


sbarazzarsi
di

tutto

il

repertorio bargiacistituzione
di

chesco (1) e dar

mano

alla

un

teatro popolare toscano,


riosissimo,
in

come

esisteva gi, glo-

Toscana, dall'abate
lo

perduto
e
il

un teatro popolare piemontese. Ma Zannoni in poi, s'era stampo dei commediografi popolari,
iniziato
scrittori
illustri

nuovo teatro popolare toscano fu

da due piemontesi,

ambedue:

(1)

Augusto Bargiacchi,
e

artista comico, scrisse e


di

ri-

dusse per la maschera dello Stenterello pi

300 fra

drammi, commedie

farse.

134

TI

Vittorio' Bersezio e Valentino Carcera.


sezio scrisse appositamente per
il

Ber/.</

Landini
gli

fratellanza

artigiana;

il

Cari-era

cede La

quaderna di Nanni.

Un primo esperimento ed

un secondo
di

al

Teatro Niccolini 'massimo teatro

prosa a Firenze) ebbero buon esito, le commedie piacquero (La quaderna di Nanni, anzi. fece furore), ma l'idea, in sostanza, non attecch.

Convenne
terello.

al

Landini tornare

fare

lo

Sten-

5*?

Appena
11

Stenterello usciva

dalle

quinte, due
salutarlo.

manine sporgevansi da ogni palco a


Landini era
sere,
in
la

simpatia dei
n'erano

fanciulli; tutte

le

teatro, ve

delle

nidiate, e

le
il

loro risa argentine

mettevano pi

che

mai

buon umore. Mi ricordo che

nella quaresima del 1874.

la

sera dell'ultima recita, gli

piovvero
fiori

sul

palco
dai
di

scenico tanti mazzolini

di

gettatigli

suoi cari bambini, che l'assito, veduto


platea,

gi

sembrava un prato. Il Landini, immediatamente, mand da Giacosa e da Doiney a comperare quanti dolci era possibile avere, e,
prima che
la

rappresentazione
delle
figlie

finisse,

li
i

fece
suoi

distribuire da una
piccoli ammiratori.

tutti

135

$&
Dieci minuti prima
di

andare
in

in

scena,

il

Landini
in

si

chiudeva a paletto
gli

camerino,

e,

quei dieci minuti,

avesse bussato l'anima

di suo padre,
Il

non

le

avrebbe aperto.
al suo,

mio camerino essendo attiguo

volta

confesso la mia indiscrezione


la curiosit di

una
volli

levarmi

sapere cosa faceva.


altri,

La
alla

mattina, pi

presto

degli

mi recai
camerino

prova, e con un ferro praticai nella parete


legno, che
Stenterello,

di
di

separava

il

mio

dal

un

foro impercettibile al quale poi,

la sera,

andai a metter l'occhio.


inginocchiato, pregava.
il

Stenterello,

Come

il

Del Buono,

sor Raffaello pure era

credente

e religiosissimo. Moccolava, alle volte,

come un
soleva
io

turco, dir meglio,

come un

toscano,

ma
una

dire:

Voi bestemmiate senza bisogno,


fate stizzire.

be-

stemmio quando mi
stanza attenuante
.
il

circo-

A Pisa,
ma

durante

cholra,
tirato,

moccolo che avessimo

commin, per ogni mezza lira di inulta,


e la

egli stesso dovette

pagarne parecchie,

legge fu definitivamente cassata un giorno che


certo Parenti, trovarobe, incolpato a torto di
so pi che, fu multato di cinque
lire.

non

bestemmiatore
presenta in
berretto e gli

136

Era codesto Parenti un tipo amenissimo


incallito.

un
si
il

Appena
va

il

Landini
si

teatro gli

incontro,

leva

dice

non

Sor Raffaello, senta

le

cose stanno cos


Il

e cos (e gli spieg

come

stavano).

torto

dunque

mio.

la

Nossignore

replic

il

Landini

vostro.

Sono meglio informato

di voi e

mantengo

multa.

Il

Sta bene.
Parenti

chiam l'Amministratore e soge

giunse:


terle

mezzo Perch cinque lire e mezzo ? Perch cinque di multa, e mezza per podire che questa multa, Dio p.. v una in-

Ecco cinque

lire

giustizia

Un
dini

altro aneddoto.
la

Nel settembre del 1872,


filava

compagnia Lan-

da Livorno a Portoferraio sopra un trabaccolo poco rassicurante. Il mare, a un certo


punto,
tutti
si

si

fece

brutto

il

capitano

ordin che

ritirassero sotto coperta.

a fare

Sor Raffaello

gli dissi

che s'avesse

un

tuffo

'?

lui,

alzando

gli

occhi al cielo

Sia fatta la volont di Dio. Io, prima di

partire,

mi son confessato.

137

6
Stenterello a Firenze, Meneghino a Milano, Gianduia a Torino, Pulcinella a Napoli, hanno
tutti

e quattro lo stesso tipo,

modificato,

s'

in-

tende, a

seconda

degli usi, del

gusto e delle

tradizioni di ciascun paese. Pulcinella solo differisce in questo dagli altri tre
:

che poche conesigenze dei

cessioni ha fatte

all'indole e alle

nuovi tempi. Gianduja, Meneghino e Stenterello,

mentre anche

loro, in principio, si

limitarono,

come

tutte le altre

maschere

italiane,

ad una
il

specialit di parti

da
in

cui forse trassero

nome,

attualmente

li

vediamo, a
e,

sere, vestire fin l'abito


ai

nero di societ,

mezzo

pi truci

drammi

del repertorio, portare la nota comica dei loro


lazzi e delle loro facezie.

Non
i.

pi questo lo Stenterello quale lo im-

magin Luigi Del Buono. un abito


o verde
;

Stenterello

predilige

colori variati: porta volontieri,


di
il

per esempio,

roba bleu sopra una sottoveste gialla


calzone corto nero e
le

calze

una

turchina e una gialla. Si


bruciato
le le

allunga col sughero


orecchie,

sopracciglia fino alle


;

come

maschere antiche

mette parrucca nera a coda

rossa e in capo tiene

una specie
in

di

cappello

a barchetta, molto
nistri

simile alla lucerna dei mi-

quando vestono

uniforme. Egli non

af-


fetta
il

138

ne spirito, ne malizia

la

burla,

1<

scherno,

vengono alla bocca senza che se ne accorga. Vero fiorentino spirito bizzarro,
frizzo, gli

avendo
gentile,
la

a
il

sua

disposizione

il

]>i

ricco,

il

piti

pi caustico linguaggio di tutta Italia,


la

dote sua principale esser dovrebbe


spontaneit. Qual

natuin-

ralezza e la
tatti,

linguaggio,

pu competere

col linguaggio

toscano in
brio V
nel

vivacit, in eleganza, in

efficacia ed in

Ma

oramai con Raffaello Landini, morto


interpreti
Il

1884, morta pure la maschera fiorentina. Gli


attuali

sono

solamente

dei

triviali

comicarl.

repertorio tutto a base di ridu-

zioni. Dell'eroe del

dramma

o del brillante della

commedia, un
una parte per
personaggi

profano
Stenterello,

rabberciatore ha fatto

sdrucendo, tagliami"',
il

tartassando e cambiando
ai

titolo

il

nome

dei

migliori

lavori italiani e francesi.

6
Sola,
del

vecchio

repertorio

stenterellesco,

rimane una bizzarra commediola:


ili

La

Villana
di

Lamporecchio, che fu uno dei eavalli


Raffaello
di
il

bat-

taglia di
la

Landini.

Egli vi

sosteneva

parte

/listicelo,

personaggio che parla,


per
e
lo

come vuole
bisillabe,

suo nome, a parole


di

pi
di

differenti

significato

simili


suono.

139

Un

altro personaggio, il signor Scivoli,


in sdruccioli.

non parla che


Ecco, per

esempio,

una

scenetta graziosa

quella appunto tra Bisticco e Scivoli suo rivale,

presente Dorotea, che tiene a bada


Bisticcio. M'inchino

tutti e
e,

due.

sino al limo
si

primo,

imprimo nella mente dell'amante


i

rammenti
pi spanti.

miei tormenti non mai spenti,


sieno
spinti,

ma

Ah!
fin

allorch spunti dalla punta

appunto
gioia, e

di quelli occhi

un

sole in sala, a solo


la

che faccia in faccia mia affacciare


di

gaia

mia noia non siate Faia, gennaio certo muoio e vado al buio.
Dorotea.

o che in

Eh
Io

via

Che

cos' questo morire,

signor Bisticcio?
a trovare.
Bist.

Avete

fatto

bene a venirmi

non mi spasso
passo

se spesso passo a in

spasso

il

porto per mio conforto

questo porto.

Dor.
Bist.

State bene

sino a segno che di un pugno dentro al grugno, non sogno, ammazzo un pazzo, o di un cozzo io lo schizzo dentro un pozzo in mezzo al guazzo, e pel gozzo, se lo strizzo, te lo strozzo come un struzzo Dor. Cospetto avete una gran forza.
!

di salute?

Sono sano

Scivoli (da

se).

Coi

detti egli terribile,

ma

fatti

non rispondono. (A Dorotea).


l'altro

ancor

venuto d'Empoli

rivai propostovi?


Dor.
Bist.
vi

140

il

L'aspetto a momenti. Io amo e bramo


mano
si
!

primo premio

di vostra

in

mano.

Oh

meni

meno a

lungo un

quel

labro di cinabro, nudo nido

de' cari cori

Sciv.

Ma
il

Dorotea carissima,
?

siete digi di-

mentica delle speranze datemi


Bist.

(a Dorotea).

Aff,

parlate a me, e

dite presto

resto!

Sciv. (da s).

Sento di sdegno accendermi.

Bist. (a Dorotea).

Io
dite,

debbo
ai

in

dubbio, se

tacete,

veder

che

moti muti, che mi

amate mite.
Sciv.
tali

Frenar pi

l'irascibile

non posso a
sei for-

termini! Per Dorotea

tu spasimi?

sennato o semplice?
Bist.

Non
io

forsennato,

ma

forte nato per


!

assennarti od assonnarti se tu non parti


Sciv.

Son

forse

un papavero, del sonno

autore e simbolo'? Son sveglio e niente trepido

d'una mal fatta virgola


Bist.

Tu
il

ti

picchi

*?...

Anch'io mi picco
ti

e,

per Bacco, o t'appicco, o non pecco se


e spicco

spacco

capo

cupo,

d alla

Parca

un

porco

Dor.
Sciv.
te

Calma, Non

calma, signori

ini

conosci, o misero! Se contro


porti io spezzoti
! !

mi adopero, quant'ossa
Dor. Vergogna
!

finitela

Bist.

141

ch'io rebbi, se busso,


ti

Se
di

la

rabbia
;

fa

d un

nibbio

rebbiate

ma

prendo un
!

bosso e t'abbasso nell'abisso a suon di busse


Io non beffo, goffo buffo!
ciuffo presso al baffo, quel

Se

ti

azzuffo per

il

tuo ceffo l'abbaruffo.


e subito.

Sciv.

Ebben, finiamla
e

Entrambi
in

provvediamoci d'un bitbrbito

e lucido acciai' di

tempra ruvida,
ter

andiam
!

fuori a

combattere

duello orribile

Dot:
Bist.

Oh Dio Accetto
petto. Io
;

il

patto; di citto o putto non


fuor, nell'atto,
tino

porto

il

mi batto
fai

all'otto

mi

ci

metto come un matto, n vo in


motto.
di tua
sei

letto finch
io
ti

a lutto non
e,

Tu mi
io

batti,
ti

ribatto,
in

in baratto

botta, io

butto gi
adatto.
dotto,

un

botto.

Se

dotto,

sono

Niuno

editto n altro detto che sia ine parto in

non adotto. Mi porto a sparte

parte aperta.
Sciv.
Bist.

Non temo

vengo subito
;

Ho

detto

netto
(via).
!

il

patto

fatte.

Ti aspetto in Ghetto
Dor.
Sciv.

Fermatevi
(via).

L'ira sorpassa
!

il

limite,

freno non

ho

lasciatemi

142

&
Autore della Villana di Lamporecchio
primo degli
Stenterelli,
in

fu

il

ossia

Luigi
della

I)'l

Buono.

Ecco, come

altra

parte

commedia,

Bisticcio definisce l'amore:

Amore non
gli

ha colore,

ma

calore, e se >ul
fa

cuore viene a calare a coloro,

colare in gran

sudore

spirti

sparti a sporte, e porta al cap


ria.

mania o malinconia
il

Esso ha possa,

e passa

dosso fino all'osso, e l'uomo grasso e grosso


e

di tal passo tassi lasso

muore a

lesso

-.

&
Giulio Piccini (Jarro) ha scritto tutt'un
vo-

lume su

Stenterello (Firenze,

Bemporad, 1898).
i,

Dopo aver
fiorentino

parlato del Del Buono, del Ric<

del Cannelli, del

Landini,

il

brillanto scrittore
attori

accenna

ad

altri
al

che

sotto

questa maschera piacquero

pubblico,

da anni
che
si

conclude anch'egli
all'opera
Stenterello,
di

ma
il

col dire

coloro

accinsero
dello

far

risorgere

carattere

ebbero
vivi,

sulla scena.
di

anzich l'apparenza di attori

morti in

permesso

~;-,>-;Ok^->-<^

XXIV.

TABABKWO

La maschera

del

Tabarrino data dal 1570,


cui vero
si

ma

fino al

1618 non ha importanza. Gliela dette

in seguito

un milanese,
e

il

nome rimase
chiamare

sempre un mistero,
e
si

che

faceva

sottoscriveva

Tabarrino di Valburlesca.
libro sulle Maschere, dice
ro-

Marmontel, nel suo


che costui era
il

bastardo di un cardinale

madre riusc a tenergli nascosta sino a ch'ei non ebbe vent'anni. Ma un giorno il ragazzo venne, non so per quale circostanza, a conoscere la verit, e seppe come sua madre vivesse esclusivamente di una penche sua
sione che
dal
il

mano

cosa

prelato

le

faceva

corrispondere
al

Vescovado
chiese
il

di Milano.

And

Vescovado,

allora,

registro

su cui era iscritta la

partita e ne stracci la pagina.


lo rivide pi.

Sua madre non

Da
Milano and
vita
R

144

da Venezia
a

Venezia,

Napoli, da Napoli a

Roma,
col

a Firenze, a Torino,
il

campando
Quello era
tutti.

la

tare

comico

il

sal-

timbanco. Nel
il

1(31 8,

alla

fine,

capit a Parigi.
a

centro

dove andavano

cascar

Associatosi

con l'empirico italiano Mondor,


tutti

misero su, ad imitazione di

gli

empirici del

secolo decimosettimo, un palco sulla pia/za del Delfino.

Tabarrino recitava scene all'improvviso: Mondor, tra un atto e l'altro,


cifici,

vendeva

suoi

spe-

cavava

denti, ecc.
for-

Nel 1622 Tabarrino era all'apogo della


tuna.

La

piazza

del

Delfino, teatro

dei

suoi

trionfi,

era troppo piccola per contenere la folla

degli spettatori, che vi accorreva non tanto per


la

volont di comperare
il

suoi unguenti, quanto


la

per trovare
lanconia.

vero preservativo contro

mevec-

Paolo di Saint-Victor
chio Parigi ed

nel descrivere

il

baccanali di quel tempo, dice:

Ma

il

re di quella
il

nuova Corte

dei Miracoli

era Tabarrino,
Il

socio

dell'empirico

Mondor.

loro glorioso palco era innalzato sulla piazza


il

del Delfino, e per dieci anni


si

popolo di Parigi

accalc intorno ad esso, ingoiando da mille


i

bocche aperte
del buffone.

filtri

dell'empirico

ed
tal

lazzi

Era una

tale affluenza,

una

voga,


dintorni che

145

le

da far montar sulle furie tutte

femmine dei
casa
i

non

avevano mai
passavano

in

loro

mariti, perche essi

l'intera giornata a
.

quelle deliziose rappresentazioni

Nel 1630

Tabarri/no

si

ritir

dalla

scena,

avendo ammassato un patrimonio considerevole. Ma non ne godette che poco.

Tabarri w
tragico.
;

scrive

Marmontel

fin

in

modo
chito
tati

Il

suo palcoscenico l'aveva arric-

lazzi

che per dieci anni egli aveva get-

alla folla, gli

erano rimbalzati nella scar;

sella in

forma di doppie. L'orgoglio lo tent comper una terra feudale, vi prese possesso e la fece da signore. I gentiluomini dei dintorni
s'irritarono per quella vicinanza, ed

in

una

caccia,

uccisero

il

buffone,
.

un giorno, come una


suo matri-

lepre, in

un angolo del bosco


dato
a

Due

anni prima, nel giorno del

monio, aveva

centotrenta persone un

pranzo nel quale vennero in tavola:

Un
Una
un

pasticcio contenente tre pernici vive;

Zuppa

all'uovo;

testa di cinghiale arrosto,

con in bocca
della

giglio bianco,

immagine dell'innocenza

fidanzata;

Un

luccio lardato
radici;

Bove con
Eva,
10

Torta sormontata dalle figure


in costume...

di

Adamo

ed

biblico;

G. Petrai.


Capponi arrosto;

146

Pasticcio caldo di piccioni;

Una

fontana

in

forma

di torre

da cui

usci-

vano vin bianco e pesciolini;


Carpio in salsa;
Testa
di

porco dorata;

Pasticcio di capriolo;

Montone
vino rosso;

intero, dal

quale, per

un'apertura

praticata nel collo, scaturiva, a guisa di sangue,

Torta calda

al

lardo

Salmone freddo;
Pasticcio di cingallegre;

Selvaggina

in salsa;
:

Una

casa in pasticceria

Granchi;
Porcellini di latte;

Marmellata all'uovo
Un'aquila
in

pasticceria, ripiena di fegato;

Torta di mele.

Uva

di Corinto. Aranci. Bri-

gidini di Firenze. Confetti.

^
A
in

Roma, un

giorno, Tabarrino

attacc

lite

una taverna con l'oste. Costui sapeva della madre di Tabarrino, e gli disse

la storia
:

Va

l,

figlio

Meglio

rispose

d'un prete

Tabarrino - esser

figlio


di prete,

147

che esser servo

senza averne colpa,

di prete e tollerarlo.

L'oste rifer questa risposta al Tribunale della


Inquisizione,

ma
dove

Tabarrino
il

si

salv scappando
diocesi

a Bologna,
lo

Vescovo
che,

di quella

prese sotto la sua protezione.

Ci mi

ricorda

anni or sono, esisteva


si

ancora a Bologna un tipo che oramai


fugiato nelle baracche
delle marionette
il

rie

che
Ta-

rappresentava un vecchio sotto


barrino.

nome

di

Era quasi sempre un mercante


in

ritirato

dal commercio, ignorante, che cominciava tutte


le

frasi

italiano e

le

terminava

in

dialetto
il

bolognese.

Portava
i

la

parrucca incipriata,
calzoni, le scarpe

tabarro, l'abito, e
le

calzoni corti color tabacco,


i

calze rosse, sopra

colie

fibbie,

ed

il

cappello tondo.

L'abito del Tabarrino,


si

compagno

del

Mondor,

componeva

del tabarro, della giacchetta, dei

calzoni di tela e del suo mirifico cappello rosso


e grigio, detto

cappello parlante
foggie
svariate,

perch

lo

riduceva

in

mille

dando
al

alla

fisonomia atteggiamenti corrispondenti


alla parola... e al cappello.

gesto,

Sia che dicesse ad una donna, caricaturando

un vagheggino:

t'amo!

sia

che esclamasse:

oh, gioia!

oppure

ohim!

gridasse:

basta cos, ho detto: uscite!


il

si

aggiustava

in testa

cappello in una maniera che anche


il

14*

si

cappello pareva

mi

passi l'espressione
il

esprimere nella sua posa


Tbarrino.

senso delle pa-

role di

*?

Tbarrino era religiosissimo.


per.

A modo

suo,

Faceva abitualmente
il

tre pranzi al giorno

nelle varie famiglie ove

suo

parassitismo

si

era abbarbicato, e a tale scopo teneva in apposito

taccuino diligente nota de' suoi anfitrioni.


e
si

Era un simpatico chiacchierone,


volentieri a fare

tratteneva
lo
si

quattro ciarle

allorch
di

incontrava per via;

ma

nel

tempo

quaresima
in

avveniva un fenomeno singolare.


conoscente, non
tratteneva,

Se

quel

periodo dell'anno incontrava per strada qualche


si

come era

solito,

a chiacchierare,

ma

salutava con un inchino o


le

con un cenno affettuoso della mano, secondo


circostanze, e tirava via.
Il

perch di questo
tutti.

suo contegno quaresimale era noto a


conciliava
e
il

Egli

il

precetto ecclesiastico

del digiuno

non mancare

ai suoi tre giornalieri inviti

pranzo ad ore diverse, con un suo metodo


gegnoso, che
per
lo
la

in-

costringeva necessariavia.
di

mente
giuno
si

al silenzio
la

per

Nei tempi di

di-

Chiesa permette
si

mangiare quanto

vuole, purch

faccia in

una

sola commi.vtio


oris,

149

un
solo pasto

vale a dire non permette che

ogni ventiquattro ore. Tabarrino, per non trasgredire questo


precetto,

quando

si

levava dal

suo primo pranzo, aveva l'avvertenza di portare


seco qualche boccone, che strada facendo con-

tinuava a masticare adagio adagio fino a che


fosse giunta l'ora del

secondo pranzo, ed
il

altret-

tanto faceva nell'intervallo tra


e
il

secondo pranzo
che
egli chia-

terzo.

Quando

poi, nei giorni

mava meno
invito

todo,
leggi,

un quarto straordinario, continuava collo stesso mefacendo sempre, in omaggio alle sacre un solo pasto al giorno.
disgraziati, gli capitava

rft)~

r,r,,c,v-p>--p

XXV.

TAETAGLIA

Tartaglia rappresenta un domestico ciarliero


che,

non potendo venire a capo


con se stesso e contro

di

pronunciare

una parola senza inciampare, va continuamente


in collera
gli altri.

Nullagli nasi

meno

grosso e grasso.

Grandi occhiali

scondono
di

tre quarti della faccia, e

sebbene

dica coraggioso e capace di affrontare la collera

un

elefante, al

menomo rumore

corre a na-

scondersi

nell'angolo pi remoto della casa.

Creato, a quanto dicono, dal Beltrami di Verona, nel 1630, epoca in cui
i

domestici

come
la

Scapino

e Mezzettino

cominciavano a deporre
senza

maschera,

Tartaglia, per segno


gli occhiali bleu,

caratteristico,
i

non adott che

quali

non poteva recitare. Faccia sbarbata, testa calva


e coperta di
gio, largo colletto di

151

di feltro gri-

un cappello rotondo
listati

percalle, mantello, abito

e calzoni
gialle,

verdi

per traverso di striscie


di cuoio

calze
:

bianche e scarpe

bruno

o giallo

tale fu sulle
tutti gli

prime Tartaglia.
altri,

Ma, come
rillo,

sub non poche mo-

dificazioni suggerite dalla

attore

moda. Nel 1750, Fionapolitano, aggregato alla compae

gnia Sacchi

pel

quale

Carlo Gozzi scrisse

parecchie commedie, rappresentava questo per-

sonaggio in calzoni corti ed in berretto


poi la forma degli
abiti di

dando
la

Scapino a quelli di
ed orn
sua

Tartaglia, lev

le

liste gialle

livrea di alamari d'argento.

Tartaglia faceva ordinariamente

le

parti di

notaio, di birro, di procuratore, di giudice.

Com-

pariva quasi sempre all'ultima scena, in tempo,


spesso, per salvar la

Una

volta,

perch

commedia da una caduta. una commedia piacesse,


il

bastava che, allo scioglimento,


e Arlecchino la cameriera.

tiranno fosse

punito, che Fiorinolo sposasse la signora Rosaura

Nelle baracche dei


teatri napolitani,

burattini

e negli infimi

Tartaglia

ricomparisce ogni

tanto e fa sempre la sua figura.

L62

^
Tartagli (i. trattante, mi richiama alla

una mia recente


luogo ha dettato

visita alla Certosa

ci

memoria San Mar-

tino, e la illustrazione
il

che di quel meraviglioso

pi simpatico dei napolitani:

Salvatore Di Giacomo.

La
museo

Certosa di San
di cose che
e

Martino, ch'era gi
alla storia
si

un

appartengono

mopu
ri-

numentale
dire,

tradizionale di Napoli, ora,

una magnifica completa raccolta


:

di

cordi patrii

l'arte l dentro, in quelle sale


ri-

luminose, assieme alle ultime memorie della

cuperata nostra libert. Accanto

ai

ricordi di
ai basti

Raffaele Conforti, di Silvio Spaventa,


Conforti, del

del

Mancini, del generale Guglielmo


la

Pepe,

si

vede pure

maschera da Pulcinella

con

la

quale mor all'improvviso sulle scene del

San Carlino Antonio Petite

Ma

la

parte

pi

interessante contenuta nella sala che accoglie


la ricostruzione del glorioso teatrino, col

suo pal-

coscenico popolato dal Tartaglia e dal Guappo,


dal Pulcinella e dalla Servetta, dall'Amorosa e

dal Soldato svizzero,

il

quale
tutte

ultimo,
le

all'epoca

borbonica, entrava

in

commediole del
i

repertorio napolitano. Al

famosi che l'impresario

muro sono manifesti Luzi commetteva a un

Tartaglia.
(1620)

pittore

153

Luca Giordano
I

che ne dipingeva,
originali

in

sedicesimo, perfino tre al giorno.


stampati,
i

manifestini

copioni

del

Carnmarano,
il

dello Schiano, di

Antonio

Petito, tutto
i

teatro

dell'Altavilla, le fotografie di tutti


carliniani,
i

comici sane-

ritratti di tutti

Petito

della loro

madre,

la celebre

Donna Peppa,

son qui pure

nelle vetrine o alle pareti.

$&
Maurizio Sand, nel suo volume

Masques

et

boufons (Parigi, Levy, 1860), parla d'un attore italiano che sotto la maschera del Tartaglia

recitava a Parigi nel 1672.

Ecco qui una scenetta


Le
dosi moribondo, vuole

tolta dalla

commedia
far testa-

Colb'er des perles, in cui Arlecchino, fingen-

un notaio per

mento
viteur.

viene Tartaglia.

Tartaglia.

Tres hu, hu. hu, humble

ser-

Arlecchino.
il

Ce
les
e

notaire l n'en peut plus

faudrait lui donner une

mdecine pour
!

lui

faire

evacuer

paroles

du ventre

Tartaglia {siede
an, an, an

comincia a scrivere.

L'an,
mene

Arlecchino {impazientito).
cet

Que

l'on

ne l'curie!

PARTE SECONDA

AIsTBDDOTI

Quando
le

gli

imperatori cristiani e

papi pro-

scrissero dalle

scene

le

licenziose eleganze e

arguzie

della

commedia
il

greca,

l'antica e

rozza farsa italica lev


saette
i

capo lanciando come

suoi sberleffi, e quando, pi tardi, l'In-

i roghi condannando il sentimento della vita anche negli scherzi, non rimase altra voce al buon senso che quella dei buffoni. I giullari alle Corti, le maschere in

quisizione rizz

piazza,

in veste ridicola

si

assunsero

le

parti

del filosofo e del censore.

In seguito, diradata la oscurit che avvolse


il

mondo medioevale,
il

ingentilito

il

costume,

rinato l'amore per


gli

bello, ripresi e apprezzati

studi,

il

teatro vero e proprio

ebbe larga

parte nella vita intellettuale dei popoli italiani,


e

furono

nostri comici, le

maschere nostre,


randagi
getto,
e bizzarri

158

l'arte

ingegni, che, recitando a sogalla

insegnarono

Francia

pnr

si

difficile

del dire, del divertire, del


la

Di
pose

tutta
in

variet dei burloni, onde

commuovere. si com-

antico la famiglia delle maschere, non

rimasto oggigiorno che qualche tipo degeneragione che Pasquino e Mar-

rato; per la stessa

torio

non hanno pi avuto motivo d'essere dal


la

momento che
cini Ila,

stampa

non ha pi

la

mor-

dacchia. Arlecchino,
Stenterello

Brighella,

unici
i

Gianduja, Pul-

malandati superstiti

della gloriosa
le

famiglia
i

fanno ridere appena


ragazzi innanzi alle
teatri di ultimo

cameriere,
dei

coscritti e

baracche
ordine.
rito e

burattini e nei

Ma

un tempo!...

Un

tempo, quale

spi-

quale sapienza era nei loro motti!

non

soltanto dal palcoscenico,

ma anche

in

privato

seppero

farsi

applaudire ed ammirare.

$&
Domenico
Stando
Biancolelli, delizia di Luigi

XIV

e della sua Corte, va

messo

in

capolista.

egli a Parigi, era

perseguitato da un

poetastro, spadaccino e prepotente, che insisteva

per fargli recitare non so che cosa.


lelli,
Il

Il

Biancofuori.

con dei pretesti, se ne tirava sempre

poetastro, alla fine,

stanco delle tergiversagli dice:

zioni dell'artista,

arrogantemente

Sap-


piate, signore,

159

la

che

io
!

sono uso a temperare

penna con la spada Ah, non mi meraviglio

pi,

allora
s

esclam

Biancolelli che

voi scriviate

male.

&

Un

altro giorno, per le scale del Palais royal,


il

incontra l'attore Baron, suo rivale,

quale, es-

sendo grasso, saliva a stento.


pure
la

Il

Baron aveva
orfano

disgrazia d'essere (come in gergo codirsi)

mico dei nostri giorni suol


a dire
Il
:

vale
:

gli

puzzava

il

fiato.

Baron, fermandosi a mezza scala, esclam


!

vero

Ouf ho perduto il fiato Che fortuna per


i
!

suoi amici, se fosse


voltosi a quelli

disse

il

Biancolelli,
lui.

che scendevano con

$?

Luigi

XIV
il

proteggeva un certo Vaugirard,

autore di un'azione mimica che non aveva incontrato

gusto del pubblico.


ti

Non
uomo.

Biancolelli, oggi
gli

presenter a Vaugirard.

dir cose spiacevoli perch

un buon

Maest, obbedir.

Ma

un buon uomo non


azioni.

dovrebbe commettere cattive


Il

130

sito

}><m-mot calzava a

prop

anche per una

ragione...

punto
sa,

pantomimica. Luigi

XIV
di

era,

come

-i

di

manica larga
lui

in

fatto

Btima

le

persone del suo entourage, tanto vero


ritenuto un
l'altra,

che questo Vaugirard, da

buon
era
Sul

uomo,

tra

una pantomima
una avemaria

tra

un pa-

ternostro ed
religiosissimo

perch

difatti

pare

tacesse

l'usuraie

suo -ira va a quel


stosa,
in

tempo una

satira gu-

forma d'uno
Voeil de
la

ili

quelli entrefilets che

dettero materia in seguito alle scandalose chroniques


>/<

boeuf,

frattanto manoscritti
la

circolavano per
tri
le

Corte e

regina

li

trovava

pieghe dell'accappatoio nella sua stanza


il

da bagno, e
]>

re sotto

il

suo origliere,

tra

pagine d'un libro.

Traduco letteralmente.
a

In

Saint-Germain
il

l'Auxerrois predica

con

gran succo-m

molto

reverendo
che

padre

Duhesne.
da Vaugirard,
rispetto

La
il

settimana scorsa egli


cristfano
lo

fu visitato
il

(|ueH'eccellente

signor

quale

preg che senza alcun


quale molto
nella

volesse biasimale e mettere in abomiil

nazione

peccato dell'usura,
e

il

ordinario
citt.

solito

commettersi
il

nostra

.Menti.

che dunque
dei

reverendo Duhesne

cercava d'informarsi
del

costumi e della vita

signor Vaugirard, venne a sapere che egli


il

ira

maggior usuraio

(die

fosse a Versaglia e


che
gli

161

aveva raccomandato quel tema accioc-

ch, spaventandosi gli altri dell'orrendo peccato,

a lui solo pi liberamente rimanesse l'impresa


di prestare

ad usura

Ma

torniamo

al Biancolelli.

^4
Il

Biancolelli odiava gli ecclesiastici.

Andando un giorno
ne
incontra
due,
si

a Saint-Germain en Laye,

unisce
li

a loro,

e,

strada

facendo, chiacchiera e
di separarsi,
i

preti gli

sapere con chi

fa ridere. Al momento domandano Potremmo abbiamo avuto l'onore di con:

versare?

Perch no?
di
?

Ma

voi,

scusate, chi siete?


i

Quelli risposero d'essere

tali

dei tali della

Compagnia

Ges.

Quale

replic

il

Biancolelli
eli

della

Compagnia
bestie,

di

Ges bambino o

Ges morto?

Sapete bene che Nostro Signore

nato tra due

ed morto fra due ladroni.

Erano
zieri.

antipatici al Biancolelli

anche

finan-

lui si attribuisce

pure questo terribile jeu


il

de mots.

Ma

per comprenderne bene

signifi-

cato, bisogna ricordarsi che la ruota (roue) era,


11

G. Petru.


a quei tempi,
il

162

lnumne
.

supplizio cui venivano condan

nati gli assassini.

Le

financier est un

qui, place d'abord deridere la carrosse, s'v est

introduit en vitant adroitemenl

la

roue

$:

Il

Baron, invidioso della fortuna che godeva

a Parigi Arlecchino
lelli

insisteva

ossia

il

nostro Biancoaffinch gli

presso Luigi

XIV

ordinasse di non recitare che in lingua francese,


sicuro che, in tal

modo,

il

prestigio delle fa-

cezie arlecchinesche avrebbe perduto l'ottanta

per cento.

Re Luigi

li

mand

a chiamare entrambi, e
del

dopo aver ascoltato le ragioni credeva d'aver guadagnata la


Questi
incominci,

Baron che

propria causa,

disse al Biancolelli di esporre le sue.

ma, dette poche parole,


tratto

s'interruppe
fc

ad

un

domand

al

re

Vostra Maest

mi

permette di

seguitare a

parlare in italiano ?

il

re a lui

Parla come vuoi

.
il

Quand'
preso

cos,

ho

vinto

esclam

Biancolelli.
Difatti,
al

laccio, Luigi

disdire ci che
lelli

aveva promesso.

XIV E

non pot
Bianco-

il

seguit a recitare in italiano

e a far for-

tuna.

163

&
Un'altra volta,
il

il

Biancolelli

si

reca a visitare

suo augusto mecenate.

Le Eoi Soleil
ciare

a tavola.

Nonostante,
si

il

caro

suo Dominique, senza complimenti,


e,

fa

annunsi

ammesso
fissare

tosto alla

real

presenza,

mette a

con ostinazione un piatto d'ar-

gento pieno di pernici.


Il

re se ne accorge e elice a

un servo
.

Sia

dato questo piatto a Dominique

Come? esclama questi Vostra Maest


regala
!...

mi

il

piatto

e le

pernici ?

Oh,

ma

troppo

Luigi

XIV

si

mise a ridere e

gli

fece dare

anche

le

pernici.

$&>

maggio 1716, la compagnia di Luigi Riccoboni, andava in scena al Palais Eoyal con la commedia Arlecchino buffone di
sera del 20
Corte, protagonista l'attore

La

Tommaso
;

Vicentini.
fra
gli

Gi era avvenuta
re

la

nota questione

attori francesi e gli attori italiani


il

tuttavia se
la

non aveva voluto rimangiarsi


i

parola,

non per questo


eransi potuti

francesi

loro

partigiani
vittoria
di

acconciare

all'astuta


fatta
al

164

la

Dominique. Protestavano anzi che


Biancolelli

concessione
intendere

non

si

doveva
Luigi

estesa ad altri,

tanto

pi che

XIV
sera

era

morto.

Burrascosissima

dunque
riusc

fu

quella

di

maggio.

Non

si

sa

come,

qualcuno
il

di

far en-

trare in teatro

anche un somaro,
tal

quale, esdi

sendosi posto a ragliare, quel


cui ho parlato, grid
dire.

Vaugirard
:

da un palco

Lasciatelo

Ognuno

si

esprime come sa
la

.
il

Cominciata poi

rappresentazione, se
i

Vi-

centini (Arlecchino) parlava italiano,

partigiani

del teatro francese fischiavano; se

il

Vicentini
di

parlava

francese, fischiavano

professori

lingua italiana. Ogni

dama
si

della

buona societ uno

avendo voluto
se,

nel

suo

palchetto, o accanto a

in

quelli che oggi

chiamano

fauteils,
i

di questi
tori
Il

signori,

potete supporre se

fischia-

fossero numerosi.

Vicentini immagin di contentare

gli

uni

e gli altri con un gergo


italiano,

mezzo francese
sibili

mezzo

ma
e

allora
di

il

concerto dei

divenne

generale
fare
?...

un

accordo meraviglioso. Che


tutt'ad
i

Arlecchino,

un

tratto, s'intersi

rompe, manda via


ai lumi, e

compagni,
e

avanza

fino

con quella cultura


tutti
i

con quella verve

posseduta allora da

nostri comici, im-

provvisando dice


Una

165

Signori rispettabili, se mi fosse permesso


piccola favola vorrei contarvi adesso.

Monsieur De Lafontaine avendola dettata Bisogna che in francese sia da me recitata.

E
et

recit la nota favola


:

Le meunier, son

ftls

Vane. Indi soggiunse

Avete voi sentito

Ora, all'applicazione

Veniam
Io sono

del noto apologo per veder chi ha ragione.


il

molinaro, son suo


....,

figlio, e

ho

il

dovere

D'essere pure l'asino

se ci vi fa piacere.

Dicon
Parla

gli uni: Arlecchino, devi

parlar francese,

Le dame non
Lo

t'intendono.

quei del mio paese:

italiano, dicono, se
t'

perdere non vuoi

spirito e la grazia;

'applaudiremo noi.

10 desidero invece l'applauso prodigato

Da Ho Ma
Per

quanti per entrare qua dentro hanno pagato.

mascelle italiane perch son milanese,


il

carit, signori,
la

pane che manduco farina francese... non vorrei disgustare patria n l'ospite come debbo parlare
;

11

pubblico, commosso, dette al Vicentini la


volta
dalla
al

stessa risposta data altra

Biancolelli
:

da re Luigi.

Una voce
come

platea rispose

Arlecchino, parla

vuoi, ci farai

sempre

piacere!

e tutti applaudirono.

La commedia
dei

italiana seguit a far la delizia

parigini e

dei forestieri che vi accorrevano in folla, e dat

da quella sera

la celebrit del Vicentini,

il

solo

Arlecchino degno di succedere al Biancolelli.

166

K-

Le commedie
sapevano

d'allora

quelle

scritte

di pochino,
il

generalmente. La
dialogo
frivolo

trama
e scor-

era roba da nulla:


retto.

Toccava
per

agli

interpreti

metterci dentro
i

quello che mancava,

motivo per cui


esser uomini e

comici
di

dovevano
spirito.

forza

donne

Anche

il

Vicentini

lo

era, difatti,

tanto sul

palcoscenico che fuori.

Una

volta dette una piccante risposta ad un


si

avaro famoso che

attaccava persino
il

al

ta-

bacco degli
Il

altri

per non consumare

proprio.

Vicentini,

con

la

tabacchiera
gli
si

in

mano,

stava annasando.

L'avaro

accosta sten-

dendo

la

mano.
voi, signor Vicentini,

Oh, anche No,

prendete

tabacco ?

io

non

lo

prendo

lo

compro.

chiusa la tabacchiera, se la rimise in tasca.

$&
Tra
coli
i

randagi commedianti
celebri per
il

italiani di

due

se-

fa,

loro spirito e per le loro

stravaganze, Angelo Costantini, detto Mezzettino,

una

delle figure pi bizzarre ed originali. Viegli per in

vendo

un

certo

tempo

in

cui ai


tassati,
le

167

le

potenti ed ai ricchi, da lui preferibilmente tar-

ogni cosa era permessa,


gli

sue satire e

sue facezie

costarono salate.
gli

Un
le
il

vecchio soldato

mostrava un giorno
:

proprie cicatrici dicendo

e tutto
le

ci per

mio Re !

Il

Costantini gli mostr


:

proprie

lividure rispondendo

tutto ci per la

mia

Regina!

E
La

chi la vostra regina ?

Verit.

Ma
pre
;

la verit

non
si

si

pu sempre

dire.

Due

tre volte infatti

tent di farlo tacere per sem-

in qualche altra circostanza le vittime del


si

suo spirito

contentarono di farlo bastonare,

come

fece a Venezia la contessa Sofia

Campo-

donego.
Vuoisi che, sotto
l'egida

d'uno dei pi bei

nomi del
giorni,

patriziato veneto, questa signora con-

ducesse vita licenziosa. Essendo morta, a quei

una celebre cortigiana,


preziose di

gioielli,

le vesti,

le suppellettili

lei

furono vendute
si

all'incanto.

La

contessa Sofia
di

lagn ad alta

voce del prezzo esorbitante


getto.
Il
:

non so che og-

Costantini,

che

si

trovava presente,
preferirebbe cer-

esclam

Questa signora

lo
.

tamente a prezzo di costo

Bench
solenne
abito,

tale

spiritosaggine gli
il

costasse

bastonatura,

Costantini
lo

non

una mut

ed a qualcuno che

interrog sulla sua


avventura, rispose:

n;8

volta
<

Una

diseva

rum

so mare, adesso bisogner dir rara so fia

(Sofa).

Circa

il

1674

lo

troviamo

Roma.

Monsignor Facchinetti, prelato di vita allegra favorito di papa Clemente X. lo prende a ben
specie di
segretario
;

volere e se ne fa una

il

Costantini per

si

permette degli scherzi salaci

sul conto del suo padrone, e questi lo piglia in

uggia e

lo

licenzia. Allora
;

il

Costantini pensa

bene
si

di recarsi a Parigi

buon

per

lui
il

che

decide presto ad andarsene, perch

Fac-

chinetti

aveva dato l'ordine


che
il

di farlo

arrestare.
a

La
dir

ragione era

Costantini

seguitava

corna del

Vaticano e di

Monsignore per
nella bottega

tutta
di

Roma,
di

tanto che

un giorno,

un barbiere,
dicci

essendogli stata mostrata una


cardinali,

lista

nuovi

primo dei quali


:

era Monsignor Facchinetti, esclam ridendo

Come

dieci'?

Qui non veggo


dieci.

scritti

che

nove nomi.

Ma

no, contate; sono


?...
il

Dieci
fosse

Ah, scusate, credevo che


titolo

il

pi-imo

nome

della

lista.

Arrivato a Parigi, prima

in

concorrenza con

Domenico

Biancolelli {Arlecchino) recit anche


lui

169

al
il

sotto questa

maschera dal 1680

1688;

morto poi l'insuperabile Dominique,

Costan-

tini, persuaso di non poterlo far dimenticare, comparve al pubblico del tktre des italiens nella nuova veste di Mezzettino ebbe accoglienze
;

straordinarie e divent

il

beniamino
il

di Luigi

XIV
lo

e della sua Corte, tanto che

Re, sovente,

portava seco a caccia,


persone che non

facendolo

sedere alla

propria tavola e dicendolo una delle pochissime


lo

annoiavano.

Fatta fortuna e divenuto capocomico, Mezzettino,

volendo togliere molti abusi, un giorno


al

si

presenta
la

suo augusto protettore

domandando
voi.

soppressione dell'ingresso gratuito a cui ave-

vano

diritto

paggi della Maison du


il

Dio, esclam
?

Re, sono tanto piccini!

che posto pigliano

Domando
un volume
!

perdono, Sire: plusieurs pages

font

Piacque tanto a Luigi questa risposta, che


subito accord la soppressione.

&
Fino dai tempi di Molire, del
soppressione era stata accordata,
volta era tornato in vigore
i

resto,

questa

ma

a po' per

l'abuso.
i

Non

solo
le

paggi di Sua Maest,


i

ma

moschettieri,
i

guardie del corpo,

gendarmi,

cavalleggeri

entravano
era

ITO

e la platea
Il

alla Comdie senza pagare, sempre piena di questi signori.

Molire,

per primo, ottenne un'ordinanza in forza della

quale nessuna persona della


entrare

in

real

casa

poteva
suddetti

teatro

senza pagare.

Ma

come si chiamano oggi, ne troupas bon che commedianti facessero loro imporre una legge s dura. Veduto in ci un affronto, uno sfregio, pi litighini ammutina-

portoghesi

vrent

ronsi e risolsero di forzare l'ingrosso.

Una
il

data sera,

infatti,
i

recansi al teatro, pie a piattonale

gliano a scapaccioni

custodi

portinaio che tenta di resistere,


al

ma

che poi,
loro
la

obbligato a cedere
propria spada,
la

numero,
con
Il

gitta

persuaso,

questo atto, di

disarmare
dosso

loro collera.

pover'uomo
gli

s'in-

gann, perocch quei forsennati


tutti

furono ad-

insieme tempestandolo di colpi sino


'e

ad ucciderlo;

non contenti,
i

si

dettero a fru-

gare qua e l per cercare


cato da vecchio per la
sera doveva

comici e far loro

fare la line del portiere. L'attore Bejart, truc-

commedia che

in

quella

rappresentarsi, coraggiosamente e
si

allegramente

present alla ribalta: Signori

diss'egli

risparmiate

almeno un povero
.

vecchio di settantacinque anni che non ha pi

che pochi giorni da vivere

Tale tratto di

spirito

di

Bejart,

che

tutti

sapevano essere giovanissimo e del suo trucco


li

ITI

la

avere profittato per mandare


fece ridere e calm cosi
il

cosa in burla,

loro furore.

A
agli

Bejart

subentr

Molire, e

questi
li

tenne

ammutinati un discorsetto che


:

persuase

a ritirarsi

Signori, disse loro, lo sapete che questa

mia? che Sua Maest mi onora del titolo d'amico, e che quando si degna di venire al
casa

mio
e

teatro,

Riferir

paga per s l'importo di cento posti? Sua Maest lo scandalo di stasera

soggiunse con enfasi


Sicuro, giustizia!
le

vi

far rendere

giustizia.
sibile

Perch non pos-

che

violenze

opera delle

distinte
di

gono

la

Casa

commesse sieno quali componSua Maest, n tampoco dei


state

persone

le

valorosi signori moschettieri, e delle benemerite

guardie del corpo, e degli eleganti cavalleggeri.


Si

tratta senza

dubbio
alla

di

qualche miserabile

che ha abusato del vostro


bandoulire. Entrare

nome

e della royale

Comdie senza biglietto


Si
tratta di

una prerogativa da straccioni cui non possono

aspirare gentiluomini pari vostri.

economizzare qundici soldi !! ! Lasciate che di


ci approfittino
i

poveri comici degli

altri teatri

poverissimi poeti.

Vi esorto

in
i

fine

ad ub-

bidire a

un ordine
discutono,
saluto

di
e,

Sua Maest,
viva

cui decreti
il

non

si

chiudendo per stasera


:

teatro, vi

gridando

il

Re

viva

l'armata!


Solo

172

trovare
l'i-

un

uomo
di

dell'ingegno, dello spirito e

dell'eloquenza

Molire poteva

spirazione per un discorso

come

questo.
il

Avrei voluto

sentirti, disse

giorno dipoi

il

re a Molire.

Dunque

vero, saresti riuscito

pure
forse,

un
che

buon
per

avvocato?

Ed

anche vero,
sei

questa ragione tu

un gran

commediante.

^
Ma
Agnau
torniamo a Mezzeitino.
si

Questi, una volta,

reca dal duca di Saint-

a ritirare la ricompensa

che

il

munifico

signore gli aveva promessa per una


dedicatagli
;

commedia
del

se

non che, giunto


guardia

alla porta
gli

palazzo, lo svizzero di
il

impedisce

passo.
Il

povero Mezzettino, costretto

palesargli

il

motivo per cui veniva a trovare il duca, promette allo svizzero di donargli una terza parte
di quello che ricever
;

ma
di

ai

primi

gradini

dello scalone, che


il

conduceva
ordina

agli appartamenti,

maggiordomo
Mezzettino.

gli

andarsene immequel
cerbero,

diatamente.
per

acquietar

gli

promette un alno terzo di quello che avrebbe


avuto.

Ma non
i

finita

ancora.

Dopo

il

mag-

giordomo,

servi dell'anticamera. Altro intoppo,


altra promessa.

173

finalmente, eccolo in presenza

del Saint-Agnau.

Signor duca, per carit, regalatemi cento


!

bastonate

esclama

il

commediante, gettan-

dosi ai di lui piedi.

Il
si
il

perch

Perch

tre terzi

fanno un intero, e zero

moltiplicato per zero fa zero.

duca naturalmente non capiva. Mezzettno

spieg.

allora
e

il
i

duca, chiamati

lo svizzero,

maggiordomo

servi dell'anticamera, e in

loro presenza data

una scudisciata a

Mezzettno,

disse

Ecco
qui

il

premio che spetta a questo imlasciato


e

portuno e sfacciato istrione che avete


venire
fin
;

siccome ce

lo

avete lasciato
parte
della

venire facendovi

promettere una

sua ricompensa, intendo che egli mantenga la

promessa
l'obblig

passato

lo

scudiscio a Mezzettno
a

dare una

scudisciata

ciascuno

dei presenti.
Il

giorno dopo faceva poi pervenire un ro-

tolo di cento luigi alla


zettno,
il

moglie del bravo Mezalla parola, pot

quale, senza

mancare
per
s.

tenere l'intera

somma

Anche
le

la

moglie

di Mezzettno,

che sosteneva
il

parti di

Colombina, and famosa per

suo

spirito.

171

Francese puro sangue, era stata raccolta dal


Costantini negli infimi strati della societ pari-

gina; egli

la

inizi al

teatro,

ne fece una

stella
biriil

di quei tempi, e fin con lo sposarla.

La

china
pelo,

Amanda ma non

(si
il

chiamava
;

cos)
in

perdette

vizio

rimase

sostanza, ci
e,

che era stata sempre, una donna facile


giunta, alcun poco sfacciata,

per

come

si

apprende

dal seguente aneddoto.

Un

certo

commediante
di
tutti

si
i

era tatto frate


colori, e,

dopo
frate,

averne commesse
ostentava
il

da

massimo fervore
le

religioso,

il

che

non

gli

impediva ogni tanto,


cos

col pretesto della

questua, d'entrare per


e di ubbriacarsi
;

osterie, di

fermarci

un giorno, apposta o per


in

combinazione,
radunarsi
stato
i

capit

quella

ove solevano

comici del Costantini dei quali era

compagno. Trattenutosi ad ascoltare una


in

vecchia storia
di

cui ricorreva spesso


il

il

nome

San Luigi
il

re di Francia,

frate,

ogni volta

che

narratore pronunziava questo nome, tutto


la berretta,
si

compunto, togliendosi
piedi.

alzava

in

Amanda,
cos'

impazientita,
buffonata*?
!

esclam

Ma
vi

che

questa

Smettetela,

cono-

sciamo bene

Vous ne savez pas, alora


est

disse
Je
le

l'altro

et

que tiaint-Louis

mon
1

jiatron.
'

vnere,

quand on parie Je /"i-j

me

lve.

175

ribatt
louis,

Tens,

e est

drdle

Amanda
me

quand on me parie de cinq

je

conche.

&
Figure
grottesche e terribili,
irti,

portentosi roaltisonanti,

domonti dai mustacchi


invadevano
Basilisco,
le

dai

nomi

scene. Si

chiamavano
della

Coccodrillo,

Spezzamontagne, Capitan Spaventa,

Martello ne.

Escomborbardon
il

Papirotonda.

Costoro, rinnovando

tipo del miles gloriosus,

alternavano

le

loro spacconate dirette a fusti-

gare

la

prepotenza del soldato mercenario con


che Arlecchino, Brighella, Pantalone
sulle spalle della plebe

le sferzate

compagni suonavano
mettendo
nelle
in

avvilita,

salutare

rilievo

la

sua

abbiettezza.

Frugando
nissime
ci

memorie

di quei tempi,

quante

piccanti scenette e graziosi motti e satire arae-

sarebbe da rimettere

in

luce

Non

un volume, n due,
umoristica
sale, oggi,
si

ma una

vera

biblioteca

potrebbe pubblicare. Molto di quel


frizza pia, questo vero, troppo
gli

non

essendo cambiati

uomini ed

costumi

ma

spigolando accuratamente, pazientemente,

si tro-

verebbe sempre qualche cosa che serba ancora un certo sapore, senza contare che di questa

roba parecchia stata presa,


per originale.

rifritta e

gabellata


sulle doiiin-:

176

parere
di

Ecco, per esempio, un

Stenterello

Donna

ciarliera

bizzosa

peggio d'ogni
di

cosa; donna muta e silente


cidente: donna che parla
il

peggio

un acin

poco asconde
assai,

seno
fidar

fuoco:

donna
.

clic

parla

non

ti

giammai

Volete un rimedio

per/

sanare
lo

un
il

vecchio

innamorato
lanzon

geloso?

Ve

Dottor Ha-

Recipe Ugna roverorum, longitudinis duolatitudinis

rum cubitorum,
Fasciculi
funari

quatuor digitorum.
sufficit,

una

quantum
le

con
del

questo
giorno,

ungigli

ben

spalle

in

sul

far

antequam gallus incipiat cuccuruc. un brodetto di scappellotti, posi prandium Ante prandium una tisana di pugni manipolati secundum artem. Ante e post coenam, un cataplasma ai piedi, applicati vehementer alle parti
deretane, e se

questo

non

basta,

gli si

cavi

sangue dalla testa col matterello, ossia legno da


tirar la pasta.

Questo il rimedio sol Tal lo lasci Bertoldo


Il

elio

adoprax puoi,

ai figli suoi .

medesimo Dottore dava anche


:

dei consigli

Vuoi star bene un momento? Bevi freddo. Vuoi star bene un'ora? Pranza a casa tua. Vuoi star bene un giorno? Fatti far la barba. Vuoi
utili


star

177

Va
di
la al

bene una settimana?

bagno. Vuoi

star bene un anno? Ammogliati.


la pi incerta, perch,
la

Ma

questa

prima

terminare l'anno,

tignuola rode
il

il

panno,

moglie trova
il

l'in.

ganno, e

cranio del marito ne patisce

danno

Pantalone, Meneghino, Cassandrino,


tacca, Stenterello

Meo Pa-

erano altrettanti sputasentenze.


:

Ecco qualcuno dei loro aforismi Pantalone: Le cose vecchie sono


l'uomo
:

utili

per

legna vecchia

da abbruciare, cavallo

vecchio

da cavalcare, vino vecchio per bere,


la casa,

cacio vecchio per condire, moglie vecchia per

governare

ecc.
si

Non

si

trova canestro

cos guasto che

non

adoperi almeno per la

vendemmia
Meneghino

.
:

Bisogna esser malinconici


casa

in

apparenza ed allegri in sostanza come vedove;


parer poveri ed esser ricchi in

come

mercanti
cattiva

falliti
i

dar buona mostra e mercanzia


il

come

sensali; trovare
la

bene nel male


litigi

come mediatori girar con proftto l'abbaco come i tutori, e aver l'abbondanza nella carestia come
i

come
i

medici; trovar
;

pace nei

fattori.

Questa

filosofia

nuova

e corrente.
il

Che

fa star sani e lavorar

dente

Cassandrino:

Pane

di ieri,

uova d'oggi,
anni,

carne d'un anno, vino di due, pesce di tre anni


e

donne che non arrivino


12

ai venti

Pktb.u.


Son vivande
iVn/.i

178

clie

fan passar yli affanni,

che
ni

<Kui

contenti

Anche

vecchietti che

han perduti

denti

Meo Patacca:
di

La discordia
in

nata per opera


li

messer Diavolo

un paese

confine,

un

giorno d'eclisse,

figlia di

un povero giovine che


la

spos una vecchia di settantanni, con


di

faccia

cane e

di gatto, allevata

da una suocera e
tutto
il

da una nuora

che

la
li

facevano stare

giorno in un'orchestra

cattivi suonatori, perch


.

imparasse a non andar mai d'accordo


Stenterello
:

pi fortunati al
il

mondo sono
il

l'uomo senza moglie,


gatto del cuoco,
le

cane del macellaio,

galline del
:

mugnaio
.

le

mamme delle

ballerine

tutte bestie che in questo


di niente

mondo non mancano mai

K
Nell'argomento
di

una

coni inedia

intitolata

/ Capricci di Rosaura, la quale fu rappresentata la prima volta al Petit Bourbon di Parigi nel 1658, detto che essa doveva essere accompagnata aree des plus agrables
et

magnifiques
et

dcorations, changements de thtre

machines,
et

entremles chaque ade de hall et, vers


sique. Qualche tempo dopo per
liani fu
ai

muita-

comici

proibita la musica.

Una
a

179

sera Arlecchino entra in scena a cavallo


si

un

asino, e l'asino

mette a ragliare,

Tacete, insolente!
ci

dice Arlecchino

la

musica non

permessa.

Nella stessa commedia, Arlecchino vien con-

dannato a morte.
gli

I giudici,

per grazia speciale,


il

concedono

di poterne scegliere

genere.
scelgo di

In tal caso

risponde

lui

morir di vecchiaia.

$&
Riflessione di Arlecchino ubriaco:
Si dice che

un bicchiere

di vino

dia forza.

come
venti e

va, allora, che io ne ho

bevuti quasi

non mi reggo pi

in piedi?

&
Arlecchino re per combinazione era una delle

poche commedie
Il

scritte

delle
si

pi spiritose.

repertorio delle maschere


di

componeva quasi
scipite e

tutto

scene

soggetto,

piuttosto

volgari,

ma

quest' Arlecchino re, di cui era auil

tore Luigi Riccoboni, continu a incontrare

gusto del pubblico

tino quasi ai

tempi nostri,

essendo

stato,

per ultimo, ridotto e riprodotto


il

da Giuseppe Moncalvo,

celeberrimo Mene-

ghino. Originariamente, oltre ad Arlecchino, vi

Metaettino.
li

ISO

il

avevano parte Brighella,


e

Capitan
fra
i

Spaventa

Ed

ecco alcuni

pi graziosi

motti

questa commedia.

Brighella incontra Arlecchino con una grossa


pietra sotto braccio.

"Che

cos'

codesta?,

^li

domanda.

Niente.

Il

campione duna mia casa che

voglio vendere.

Mi
Si,

rallegro. Sei diventato proprietario?

ho avuto

la

fortuna d'aver

la

disgrazia

di perdere

mio

zio.

di che

male

morto tuo zio?


dal dispia-

D'una malattia molto semplice:


Mezzettino porta sotto

cere di vedersi impiccato.

Anche

il

mantello qual-

cosa che cerca di nascondere premurosamente.

Cos'hai cost sotto?

gli

domanda Ar-

lecchino.

Un

pugnale.

Arlecchino, accortosi
tiglia,

invece

che una bot-

beve
:

tutto

il

vino,

eppoi, rendendola a

Mezzettino

Tieni

di

gli

dice

ti

faccio grazia del

fodero.
Infine,
il

Capitan Spaventa, che ha per moglie


condotta un po' equivoca,
si

una donna

pre-

senta ad Arlecchino, divenuto re per combinazione,

Ma come

domandandogli una fortezza da governare. risponde sar mai possibile

181

for-

Arlecchino
tezza,
se

non

che tu custodisca bene una


sei stato

buono

a custodire tua

moglie?

$&
Lo Zannoni
certa
(Brighella)

aveva prestata una

somma ad un
il

tale, fratello di

cui rassomigliava perfettamente.


della scadenza,

un Venuto

tal altro
il

giorno
il

debitore part

senza fare
Questi

proprio dovere
scrisse.

verso lo

Zannoni.

gli

L'altro non rispose. Allora lo


I

Zannoni

and a trovarlo.
stessa casa.

due

fratelli

abitavano nella

Alla donna che

lo

ricevette, lo

Zannoni do-

mand-

C'

il

signor Grilli?

Quale volete?
Roberto.
Si

chiamano Roberto
tutti

tutti

e due.

Voglio l'avvocato.

Sono avvocati
Quello un po'

e due.

losco...

Sono

loschi tutti e due.

Quello ammogliato, insomma.

Sono ammogliati
Zannoni.

tutti

e due.
!

Quello cornuto, allora

soggiunse impa-

zientito lo

182

la

and.

Ali,

ho capito! rispose un

donna.

se

ne

Di
Grilli

momento,

comparve
dimande.

il

signor

dicendo:
vi

Scusate, caro amico, se mia

moglie

ha tatto tante

Ma

questa

benedetta

rassomiglianza con mio


i

fratello ge

nera talvolta

pi spiacevoli equivoci!

Kr

Spacconata del Capitan Spaventa


oso guardarmi nello specchio,

Io non
ar-

quando sono
.

mato; faccio paura a

me
543

stesso

Pantalone e Arlecchino davanti a una statua


di

donna.

Pantalone

Arlecchino Perfetta manca che Pantalone Non Arlecchino E per questo che
!

Che

bella

donna

gli

la

parola!

perfetta!

K-

Colombina
tanto in

(a

un seduttore)

Mio manto
io

,'

buona fede! Non sar mai che


insaputa.

mi

presti ad ingannarlo... a sua

183

&
Facanapa
cappello.
ubbriaco. Gli
si

casca di testa

il

E Facanapa
:

rivolge al cappello diio


l

cendogli
tu
sei

"

Se

io ti

raccolgo ; cado. Se

cado,

mi raccogli? No.
.

dunque

resta

dove

5^
Tartaglia (a Pasquariello)

Di

che male

morta vostra moglie


Pascai- ietto

Di

gelosia.

Mi voleva

tanto

bene, poveretta Tartaglia

Come

di gelosia?

Ma

se fu tro-

vata fon

la testa rotta!

Pascariello

Sicuro. Io ero alla finestra,


di

lei

nella strada. In

un momento

rabbia

le lasciai

cadere una gelosia sulla

testa.

S4

Tiberio Fiorelli (Scaramuccia), se

come

artista

ebbe molta fortuna, come marito fu disgraziatissimo.

Ma

sapeva

pigliar... la

cosa con spirito.


della Comdie,

Un

petit -maitre, frequentatore


il

volendo una sera badiner

p ver

uomo

a pro-

posito delle sue disgrazie domestiche, gli gett


sulla

184

Bcena
:

un paio

di

corna

ti

capriolo,

gri-

dando

Raccattate
le

le

vostre corna.
e,

'Scaramuccia
la

prese,

dopo

essersi tastata

fronte, le ributt al petit-mattre.

Io ce l'ho

disse.
K

Saranno

le

vostre.

Meneghino incontra

la

sua amante.
lei.

Come va?

dice

se avessi un po' Sopraggiunge un terzo personaggio,

Andrebbe bene

di
il

pane.
terri-

bile Basilisco, rivale di Meneghino, che piglia a

bastonate

lui

gli

pinta

via

lei.

Voglio vendicarmi!...

grida Meneghino,

quando Basilisco si allontanato. Egli mi ha mezzo pesto; io finir di ammazzarmi, e cos


Basilisco andr in galera.

sceglie

come genere

di

morte

di...

man-

giarsi vivo.

K
Monologo
la

di Arlecchino,

che tesse

al

pubblico

Mi chiamo Arlecchino vengo da una famiglia antica


ai

propria biografia.
Sbruffardelli
e

tanto, che risale

tempi

di

Nerone.

SbrutVardelli,

primo del


nome,
era
nella sua professione

185

ma
fatte

salsamentario,

cos

eccellente

che Nerone

non voleva
lui.

mangiare
ratore gli

salsiccie se

non

da

L'impe-

mandava
di

dei maiali, e lui, la notte,


gatti

andava a caccia
dere

dice Tito Livio


il

ma non

si

pu
la

cre-

che ottima salsiccia


carne

di maiale sapesse fare


di gatto.

mio proavo con

Da

Sbruffardelli
il

nacque

Fricocola,

gran capitano,
stagna,

quale spos madamigella Cadi

ragazza

temperamento

vivo

che

mi partor due mesi dopo il suo matrimonio. Mio padre ne fu beato., ma non pot godere a
lungo
la gioia di

questa unione, causa


le

le

secIl

cature che gli davano

genti di Giustizia.

pover'uomo

era compitissimo.

Quando
e,

incon-

trava qualche galantuomo sulla sua strada non

mancava mai
di notte,
il

di levargli
il

il

cappello,

se era

cappello e

mantello.

La

Giustizia

trov a ridire su questo eccesso


dette ordine d'arrestarlo.

di cortesia, e

Da

quel tempo

non

ho pi avuta notizia di

lui,

altro

che

il

giorno

in cui, per equivoco, fu appiccato.

Invece do-

veva essere
una

fatto cavaliere.
la

Ma

la disgrazia

ha

sempre perseguitato
and
la cosa... Il

nostra famiglia. Io stesso,

volta, fui accusato di furto.

Ed

ecco come

mio padrone mi aveva man-

dato a fare una commissione.


vicolo molto stretto,

Andando per un
che
lo

trovai un cavallo

sbarrava trasversalmente. Faccio per passargli

di

186

dietro e mi gridano:
.

Bada,
e

ti

tirer
b

un

calcio!

Voglio passar davanti


ti

mi

dice:
co-

Attento che

morder!

Sono dunque
a

stretto,

per non esser morso o storpiato,

passar
sto

di sopra.

Metto

il

pi*

tl<*

in

una
il

staffa

per
la

scavalcare,

ma
io

ceco

clic

cavallo

piglia

corsa e mi porta a venticinque leghe di distanza.

Vi domando
se

se questo

si

chiama rubare un
fatto,
ci

cavallo; eppure,

per tale innocentissimo

non

fossi

scappato di prigione,
in

sarei

an-

cora.

Ora eccomi qua


ili

cerca

di

uno

stabile

collocamento.

C' nessuno

che abbia

bisogno
per-

d'un servitore?

un segretario?

d'una

sona fidata?

V&
L'eterna disgrazia di Pantalone d'aver per
servitore Arlecchino,
il

quale

lo

deruba

a tutto

spiano e glie ne

fa

d'ogni colore.

Ma

per quel

che riguarda

conti, Pantalone,

che del resto


di

un imbecille,

diventa

uomo

spirito

pef

miracolo della sua avarizia.


Egli ha sorpreso una volta Arlecchino mentre
taceva
i

conti e diceva:
hai

Tu non
9.

coda

e l'avrai.

tutti gli zeri

diventavano

Pantalone prende

il

loglio, lo

esamina

e dice:

Tu

hai la coda, tu

non

l'avrai pi.

E
tutti
i

187

9 diventano zeri, con grande mor-

tificazione dell'infedele Arlecchino.

$&

Che ora
L'ora di

'?

si

domanda

a Brighella.

ieri

a quest'ora.

*4

Frughiamo adesso
lesco.

nel

repertorio stenterel-

Nella farsa Stenterello dottore, un


cui la tenera
al dottore

marito,

met

fa le fusa torte,

domanda
lo

un rimedio per l'emicrania che

travaglia insistentemente.

Stenterello:

Fate divorzio, mio caro!

&&
Stenterello

la

donna per Quanto bramerei,


Oh. icch
la

forza.
gli

dice un vagheggino,
corte
!

di essere vostro pigionale per farvi la

dice/ non lo permetterei mai.


servizio

La mia donna
corte, che
lei

di
ci

spazza tanto bene

potrebbe leccare!

188

*4

In un'altra commedia, Stenterello, appoggiato


al

muro
di

ili

una casa,
in

sia

pigliando degli

ap-

punti.

Passa

quel mentre
gli

l'illustrissimo .signor

Duca
a

Forlimpopoli e
stia

piglia

vaghezza
si

ili

sapere cosa

scrivendo.

Un

servo

accosta

Stenterello e glielo

domanda.

Risponde Stenterello:

Direte all'illustrissimo
tutti

Duca che
i

sto

re-

gistrando
passano.
Poi,

gli imbecilli e tutti

cornuti che

vedendo

una donna
le

che lava

panni

sul greto dell'Arno,

dice:

il

Ehi,

quella

donna,

non

sentite

freddo

stando cost?

Messer no
fuOCO
Sotto.

risponde

la

donna

che

ho

E
voco

Stenterello,
:

facendo un gesto alquanto equi-

Brava!

allora accendetemi questo moccolo!

&
Un famoso
mandava
fa
in

musico,
i

il

soprano Crescentini,

solluchero

frequentatori della Cap-

pella Sistina.

Ed

ecco che Cassanti ri no una sera

una

sfuriata contro la perfidia degli uomini.

189

gli

del genere femminile, che cosa pensi?

vien domandato.

Mille volte peggiore del mascolino.

allora?
c'

Non

che

farsi neutralizzare.

modo? Domandalo a
In che

Crescentini

risponde

Cassandrino.
Un'altra volta, passando per un bosco, Cas-

sandrino incontra un bandito che, puntandogli


la pistola al

petto,

gli

ordina

di

consegnargli

la borsa. L'aggredito,

essendo senz'armi, capisce


si

essere inutile

il

resistere, e

lascia svaligiare

ma quando
lo

il

malandrino va per allontanarsi,


gli dice:
il denaro che mi avete vedendomi incolume e non che io non abbia resistito,

tolto

richiama indietro e
Scusate, siccome

non era mio,


si

e,

potendo supporre

non

creder da nessuno che


vi

io

sia stato ag-

gredito,

pregherei

di

darmi

un

colpo

di

pistola nell'abito.

Cos dicendo

si

toglie la giacca e l'appende

ad un albero.

stola,

Potr

farvi

risponde

l'altro

questo favore,

se volete
la

pi-

ma

v'avverto che

mia

non

caricata che a polvere.

Ah, brigante!

esclama

drino, saltandogli addosso

allora

Cassan-

siamo dunque ad

armi uguali! Ora a

noi...

190

gittatolo a terra, gli ritoglie la borsa e 1"

carica di sganassoni.

*4

Il

repertorio arlecchinesco
c'

in cui

sempre quello da pescare pi abbondantemente.


fiera,

Arlecchino va a vendere un cavallo alla

ed essendo stanco per


giunto
in

il

lungo cammino
si

fatto,

mezzo ad un bosco,
la briglia

sdraia sull'erba,

avvolge

del cavallo alla

mano

si

addormenta. Passano intanto dei ladri che,


gliata la briglia, portano via
il

ta-

cavallo. Arlecbriglia in

chino

si

sveglia,

si

trova con
:

la sola

mano

e dice tra s

Sogno

o son desto?

Sono

non

sono

Arlecchino/ Se sono Arlecchino m'hanno rubato

un cavallo;
una
briglia.

se

non

lo

sono,

m'hanno regalato
di

Arlecchino
pi camicie.

si

lagna con J'antalone

non aver
di

Pantalone

chiama

il

maestro

casa e

gli

dice:

Scrivete

una

lettera

all'afhttajuolo

delle

mie vigne,

e ditegli

da mia parte

che taccia
filare

seminare della canapa che poi faremo

quindi tessere, per farne delle camicie ad Arlecchino.

Arlecchino incontra Brighella che vende pasticcini caldi,

gridando:

191

due
soldi!

due

soldi l'uno, a
il

Compraregali
il

tene dodici e regalo

Davvero?

tredicesimo!

dice Arlecchino

tredicesimo ?
in bocca),

Me

lo piglio

subito, allora (lo mette

comprer
in

la

dozzina domani.

Arlecchino vuol tornare a Bergamo,


ci

ma non

sono diligenze
la

partenza.

Passa in quel

mentre

carrozza d'un ricco signore che viaggia


Arlecchino
il

alla volta della citt.

fa

cenno

al

cocchiere
Arlecchino,

di

fermare;

cocchiere ferma,
sportello,
:

avvicinatosi
il

allo

saluta

rispettosamente

signore e gli dice


il

Mi Bergamo

fareste
il

piacere

di

portare

sino a

mio mantello?
?


che

Il

vostro mantello

Sissignore.

perch no? Per cos poco... Datemelo,


porter.

lo

Purch non
a

si

perda

per la

strada!...

Oh,
al

in

quanto
ci

questo

non

dubitate;

dentro

mantello

sar io pure.
e

Brighella chiama Arlecchino suo servitore


gli dice:

Io dubito che bont, rubando Io? Mi meraviglio! Silenzio Ho dunque


tu
ti
!

approfitti della

mia

sulla spesa.

deciso di crescerti
di

il

salario,

purch tu mi prometta

non deru-

barmi

pi.

192

Ve
Ali,

lo

prometto.

dunque

vero che tu rubi?

Non

vero.
ti

Sta bene; se fosse stato vero


di

avrei dato

ano scudo

pi

al

mese.

Uno scudo?

Grazie. Ci rimetterei di sac-

coccia.

&
Arlecchino, Brighella,
quasi sempre

Pantalone
tanto
nelle

si

trovano

commedie dell'arte che nel repertorio scritto. Lo stesso Goldoni ha composto parecchie commedie per
assieme,

dar luogo agli equivoci


terzetto di maschere.

e ai motti

di

questo

Mentre Pantalone per,


gli altri

povero o ricco,
si

sempre superiore,
parti
di

due

scambiano

le

padrone

e di servo,

essendo or l'uno or

l'altro

marito di Colombina.

Nelle Trentadue disgrazie di Arlecchino sono


servitori

ambedue, ed

hanno

tra loro

questo

dialogo:

Arlecchino
Brighella

chi sa che...

Magari Cio Arlecchino Le avrei Brighella Oh,


Arlecchino
Brighella
?

Quella Per

tua moglie?

servirti.

l'avessi saputo

prima!

fatto

il

cicisbeo

oh, dico

Arlecchino
mia,
se
il

193
via,

se la tua

Eh

patria la

mio padrone

il

tuo,
la

perch tua

moglie non potrebbe essere


Nella stessa commedia,

nostra?
al
solito,

Florindo,

deve sposar Rosaura.


chino a chiamare
il

Pantalone

manda

Arlec-

notaio.

Arlecchino va a far la commissione, torna e


dice:


vita...

Il Il Il

beccavivi verr a momenti.

beccavivi? e chi
morte,

costui?

fratello del beccamorti. Il


la
il

beccamorti

becca dopo

notaio becca durante

In queste melensaggini una certa


dit di concetto.

profon-

Udite ancora questo ragionamento di Arlecchino


nella

commedia

II

povero arricchito

di

Filippo Pananti.

figuro

...Quando voglio essere melanconico, mi


d'essere capo
figliuoli

di
e

famiglia,

con

moglie

matta,
alla

cattivi

una

fila

di creditori

porta.
di

Quando

voglio

essere
di

allegro,

mi

figuro

vedere

una vecchia

settantanni

innamorata.
la

gente dica a

Quando voglio modo mio,


le

esser lodato e che


la invito

a pranzo

con me.

Se voglio che
la porta,

vezzose ragazze mi

aprano subito

invece del

campanello

faccio suonare la borsa.

Se voglio aver caldo


i

quand' freddo, guardo


13

poveretti che

vanno

Pbtrai.


muli.

194

quando
iti

Se soglio aver freddo


i

caldo,

leggo

versi

di

qualche poeta riformatore del


clic

Parnaso. Se voglio

ogni sorta

vino

ini

paia buono, bevo quello del prossimo. Se voglio

che

la

settimana mi sembri lunga, pranzo e ceno


clic

senza companatico, e se voglio

mi sembri
il

breve, faccio un debito da pagare

sabato.

V&
Arlecchino maestro di grammatica.
S'intitolava
cos

una vecchia commedia a


il

soggetto, in cui brillava singolarmente, per


spirito,
il

suo

famoso Arlecchino Sacchi, recitandovi


intonata
al

una parte
parole.

carattere

anche
due

nelle

Basteranno
che
riferisco.

darne un'idea

le

battute

Arlecchino

uioi

di due amanti)

volendo disturbare

il

colloquio

Vado
la

via.

Quando

trovo

il

mascolino col femminino, divento neutro e parto


per non scomporre
concordanza.
figlia nel-

Egli tiene poi questo discorso alla


l'istante di

consegnarla
il

al

marito

di

Figliuola mia,
ti

curato,

benedicendo

il

tuo matrimonio,

ha dato dei savi suggeriio,

menti dei quali

farai tesoro;

povero maestro

grammatica, mi limiter ad estrarre dalla mia

modesta scienza quanto essa pu consigliare per


ben governarti
chiamavi
nel

195

Articolo

tuo nuovo stato.

primo, ricordati, ora che hai sposato quello che


il

tuo futuro, di essergli fedele, e tieni

presente che

far dir verbo di s, n in

genere,

una saggia moglie non deve mai bene ne in male. In quanto meno si parla di una donna, e
.

meglio

Dato

il

caso che tu fossi nel


il

numero

di quelle

donne che ebbero

singolare vantaggio

un uomo di carattere passivo, tutnon usar mai con lui il modo imperativo. Foss'egli pure un uomo perfetto... pi che perdi sposare

tavia

fetto anzi,

potrebbe venir

la volta

che

gli
la

scap-

passe

la

pazienza. Perch nulla turbi


parlagli
ti

vostra
accento

congiunzione,

sempre

in

un

sommesso, ne
sano urtarlo.

sfuggano interiezioni che pos-

Tuo marito
di

un uomo

attivo

che, in passato, ha messo insieme,

una discreta

non ridurlo all'ablativo assoluto. Contentati della sua compagnia e non cercare...
fortuna.

Vedi

pleonasmi, non so se mi spiego

come pure non


all'infinito

chieder consigli a nessuno, ed abbi per ausiliare


soltanto
la

tua coscienza.

Anderei

seguitando
il

a darti dei consigli.

Concludendo,
disonesta

la-

miglior aggettivo cui possa aspirare una moglie,

quello di

onesta

La moglie
pure
;

un solecismo nella famiglia.


sciati far la corte, sia

Dagli estranei
e tinche
i

compli-

menti sono
proteste

vocali, lascia dire;

ma

consonanti
sulla

respingi anche

un bacio

mano.


Il

1%

l'ut

bacio, in amore,

come

nella

gramma-

tica latina:

mena

sempre... al congiuntivo.

6
Botte e risposte.

Un

nobiluomo, per schernire Arlecchino,


pi d'un

gli

domanda se ha avuto

padre.
Eccellenza.

termi
fossi

Oh,

in

quanto a questo, no,


e

Sono un poveretto
il

non ho mai potuto permetsuperflue.

lusso di cose
!

Bisognerebbe
Panta-

nato signore

Un

altro nobile, veneziano,

incontra

lone De' Bisognosi.

Dame

gli

dice

il

una persa
nobile,

del to

tabaco.

Pantalone gliela d.
fiutata,

Ma

dopo averla

arricciando

il

naso, esclama:
el


uua

Che spuza de beco che


No, sior;
societ.
i

g.

sar

dei de so Eselenza!

Meo Patacca
Rugantino
tacca,

e Rugantino entrano insieme in

non

Vi presento

il

signor

Meo Paquanto

che

poi tanto imbecille

sembra.

Meo Patacca
pare.

differenza del signor

/.'/'-

ganti no, che molto pi stupido di quello che

107

Rugantino e un altro personaggio s'incontrano


a bere alla stessa tavola in un'osteria. Quest'ultimo, per farsi beffe di Rugantino, gli
se sa qual distanza
ci

domanda
un
asino.

sia tra lui

Risponde Rugantino :

Non

c' di

mezzo che questa

tavola.

Cassandrino sdraiato sulla riva d'un ruscello,

godendosi

il

fresco.

Passa Rugantino e

gli

do-

manda:

Si pu passare a

guado questo ruscello?


in

Sicuro. Tutte le bestie lo passano.

Quanto volete per portarmi


e,

groppa?
l'altro,

Pulcinella sta per cameriere da un oste. Viene

a trovarlo un amico
a forza
Poscia,
di

tra

un discorso e

bere,

piglia

sdraiatosi
i

una sbornia solenne. una panca, si addorsopra


si

menta. Svaniti
fuori
i

fumi del vino,

sveglia e tira

quattrini per pagare.

di

Cinque Cinque? Impossibile! quattro non ne reggo. Apposta quinto


boccali.
il

Quanto vino ho bevuto?

Mi conosco,

io

pi

t'

salito alla testa.

Una
in

sera, al vecchio teatro della


(in

Quarconia

Firenze, Stenterello

persona del celebre

Luigi Del Buono) fu fischiato. L'avevano presa

con

lui

perch, qualche sera avanti,


il

si

era

ri-

fiutato di fare

bis

d'una cabaletta nella

Vil-

lana di Lamporecchio.

198

clie

Dalla platea

si

grid:

canta o vattene
si

non

ci

seccar pi!

Stenterello

avanz

fn<>

alla ribalta e rispose:

Se

io

non piaccio

a voi, signori, sappiate

nessun uditore

mai

piaciuto a me.
notte!
pi.

Per

conseguenza siamo

pari.

Buona

per quella stagione non volle


Torino, una sera, Vittorio
al

recitare.
si

A
rec

teatro

San
le

Ma

Emanuele

'mia no,

ora demolito,
fratelli

dove agivano
Lupi.
facezie
forte
:

famose marionette dei

Sua Maest rideva rumorosamente


di

alle

Gianduja.

Uno
come

del

pubblico

disse

Il

Guarda
re,

Vittorio

si

diverte!

col capo, assent, seguitando a ridere.

Allora

Gianduja,

rivolto

al

palco

reale,

esclam

in

Eh, Maest,

si

son visti dei re divertirsi

peggior compagnia!

$&
antichissimi Macco, Dosseno, Bucco. Lamia.

(li

Sanno, tutte queste maschere sono giunte fino a noi,

ma non

possono pi darci un'idea di quei


il

morosofi che ne incarnarono originariamente

tipo; di quei saggi, cio, che davano insegna-

menti di morale

con forme nuove e bizzarre.


La vecchia Lamia
la

199

come
asi-

rimasta nelle novelle

moglie dell'Orco/ Macco, dalle orecchie


e

nine, dal naso arcuato

dalla doppia gobba,

pare

indubbiamente

il

Pulcinella napolitano

Dosseno,

gobbo anch'esso e che si dava aria d'importanza vendendo a caro prezzo droghe pericolose e inutili forinole magiche, un qitid
;

simile del bolognese Dottor Baiamoti

Sannio,
il

con

le

gote imbrattate di fuliggine e

vestito

fatto di pezzi di differenti colori cuciti insieme,

certamente un lontano antenato di Arlecchino ;

ma
tutti,

anche

ai

tempi

della

commedia

dell'arte

avevano perduta

la loro

caratteristica pri-

mitiva, essendo semplicemente dei burloni,

non

gi dei saggi in veste ridicola.

Ecco, per

finire,

un paio d'aneddoti compro-

vanti l'arguzia sapiente dell'antico Macco, non

senza avvertire per altro che Valentino Giachi,


nel suo Viaggio immaginario in

Roma

antica,
il

d
fa-

come protagonista
volista.

di tali aneddoti

Esopo

Un

giorno
di

fu

comandato a Macco dal suo


al

padrone

comprare

mercato

ci

che vi fosse
e le

di meglio.

Macco non compr che lingue

fece acconciare con diverse salse. Rimproverato,

rispose

che vi ha di meglio della lingua


della vita
civile,

Essa

il

legame

la

chiave della

scienza,

l'organo della verit e della ragione.


Con
e
si

200

si

la

lingua s'istruisce,
le

persuade,

si

regna,

cantano
il

ludi

degli Dei.
gli

Allora

padrone

ordin che per


al

il

giorno
tro-

dopo comprasse quel che


lingue

mercato avesse
cucinare

vato di peggiore, e Macco compr ancora delle

che

parimente

fece

in

vari

modi. Pi aspramente rampognato, rispose:

La

lingua

la

madre

di tutte le contese,

lo

la

causa dei processi e delle guerre,


e della calunnia.
citt e
si

stru-

mento dell'errore
si

distruggono

le

Con la lingua bestemmia la reli-

gione.
L'altro aneddoto alquanto pi burlesco.

Macco,

in

uu momento
mare.
Gli

di ebbrezza,

vieti

fatto di

scommettere
il

sul serio

che sarebbe
scommettitori

casi

pace di beversi

raccolgono perci sulla spiaggia e gi l'avver


sario di Macco ride per la certezza della vittoria, quando Macco rimanda tutti con queste parole: Io ho preso impegno di bere il mare, ma non fiumi che vi si versano. Colui che ha tenuto la scommessa contro di me, faccia riti-

rare

fiumi,

ed

io

adempir

subito

quello

di clic

mi sodo vantato!

^q;V\;CMCpWSW^r

.r^ySq-qHPS^T'iPQM

APPENDICE
La
e
tichi

civilt

ha spazzato via molti


alla pari

pregiudizi
degli anl'artista

anche quello che metteva


iloti

e dei

moderni saltimbanchi

di teatro,

un pregiudizio che non

esiste

pi.

Lo

stesso austero catolicismo

venuto a tranil

sazione coi tempi, tanto che oggi

numero

dei

filodrammatici... attivi e passivi (intendo dire recitanti

ed ascoltatori)
ai

si

esteso

fino alle edu-

cande,

seminaristi e ai monsignori.
il

Roma,
;

ogni Comitato parrocchiale ha


e che

suo teatrino

bei

teatrini!

Non

vi

si

rappresentano
n
la

certamente

11 controllore dei

vagoni-letto

Dame

de chez

Maxim, ma
e

io vi

ho sentito, per

esempio, l'Oro

Orpello di Grherardi del Testa

che gi un bel passo avanti, mi sembra, sulla


via delle concessioni.

Siamo ben lungi dunque

dalle teorie del doi

menicano Concilia che negava

sacramenti

ai


commedianti
a

202

di
clie

meno che non promettessero

rinunciare alla professione, e pi lungi

mai

dalle formule del Concilio d'Arles in cui teatro


eil artisti

furono proclamati infami e colpiti


genere, non

di

scomunica.

Contro
preti
,

gli

spettacoli
,

in

solo

del

resto

scrissero e predicarono.

Lo
let-

stesso Rousseau, in

una lunga ed eloquente


li

tera a
altri
si

D'Alembert,

biasim fortemente. Molti

potrebbero citare, come Racine, Bayle,


i

La Mothe, Riccoboni,
i

quali,

enumerando

tutti

pericoli del teatro, dolenti di avervi cooperato,


gli

opinavano che

spettacoli potevano abolirsi.


alle transazioni. alle

Man mano,

siamo venuti

L'azione dello assistere

rappresentase
la

zioni
in

non pu essere peccato mortale,


a far

non
pro-

quanto essa cooperi


*.

abbracciare

fessione di attore

Cos

Monsignor Bouvier,
dei
con-

Vescovo
fessori.
Il

di

Mans, nel

suo Manuale

semplice assistere ad uno spettacolo, sogil

giunge
rare a
se

citato autore,
attori,

non

certo un coope-

far degli

ni c' peccato
di necessit,
li

alcuno
utilit

una causa ragionevole

o di convenienza sociale persuade qualche per-

sona ad assistere a spettacoli

non osceni, n

gravemente

pericolosi.

simili spettacoli,
le

secondo Bouvier, possono


ci

assistere:

donne maritate, purch

non

203

dispiaccia ai loro mariti

domestici e

le
i

dofigli

mestiche per servizio dei loro padroni

e le figlie di famiglia, se tale la volont dei


loro parenti

soldati e

magistrati incaricati
del

di vegliare al
i

mantenimento

buon ordine
seguono

il

Re

Principi, affine di conciliarsi

l'affetto

dei

loro

sudditi
.

le

persone che

principe

La

Chiesa irremovibile nelle sue leggi e

il

Manuale del Bouvier sempre in vigore, ma non v' pi sacerdote, per quanto rigido, che
lo applichi.

Udite

infatti

il

Bouvier:

Dio

giudice,

ma

io

non

assolverei gli at-

tori e le attrici,

nemmeno

negli estremi di vita,


la loro professione.
:

meno che non rinnegassero

E
le

parimente sono condannabili


persone che

gli scrittori

che

compongono opere piene


rappresentazioni teatrali,

di illeciti

amori nonch
alle

indirettamente

cooperano
le

come

cameriere che

abbigliano

le

attrici e coloro

che fanno profes-

sione di vendere, noleggiare o fabbricare vesti-

menti

destinati a

solo uso dei teatri


alle

quelli

eziandio

che,

assistendo

rappresentazioni

sceniche, danno grave scandalo,


tutte quelle persone le quali
di cristiane

come sarebbero

virt,

godono riputazione a meno che non vi sieno


.

spinte da grave necessit, ecc.

La

lista

prosegue

ancora.

finalmente

il

204

pasquale
quelli

Bouvier conclude, dichiarando doversi assolvere

ammettere

alla

Comunione
al

soltanto

che ponilo dare

peccato un motivo

sufficiente di scusa: le persone, cio, che coope-

rano

alle

rappresentazioni in

modo
i

lieve e

in-

diretto, per

esempio facendo
l'edificio,

la

pulizia del teatro,

restaurando

accendendo

lumi, ecc.

6
Parlando
di

Pulcinella,
tra
i

ho

detto

gi

che

Charles Nodier fu

suoi ammiratori.

Qui

soggiungo che non passava giorno, quasi, senza


che ['aimable conteur facesse una
tre

visita. al Tlu'dsa.

de Guignol. (Guignol, come


i

si

al

il

nome
teatro
il

che
delle

parigini

danno,

in

generale,

marionette.
liones.

Ma

Guignol,

come

tipo,

d'origine

Son noni mme


,

dice
1

Nodier
na is

devili

d'un mot essentiellement

gon-

e est

guignolantt
.

che

come

dire:

e est
Il

drle!

Nodier era

impiegato

al

Ministero

della

marina. Prima per d'esservi nominato bibliotecario, dovette sperimentare


la

barbarie burotutt'un
Il

cratica che,

armata
diverse

di

regolamenti, fa
forze
di

mazzo
criterio

delle

cui
di

dispone.
usufruire

pratico
in

suggerirebbe

di

'codeste forze

maniera che ciascuna concor-

resse al miglior

andamento

della gran

macchina

amministrativa,

205

le cos

ma

vi si
la

oppongono
il

dette

ragioni di servizio, o
tudini,

gerarchia, o le consuecapriccio

semplicemente

d'un su-

periore.

Un
sei

muffito scriniocrata, ritenuto incapace di

eccepire la pi semplice pratica, contrast per

anni

il

posto di bibliotecario al pi geniale


di

novellatore

Francia,

che frattanto

restava

adibito alla revisione delle contabilit. Egli se

ne vendicava registrando cifre cervellotiche

non andando
siffatta

all'ufficio

che quando pioveva,


al

ma

negligenza, alla fine, fu segnalata


illustre
lui,

Capo

del personale,

funzionario, non troppo

puntuale anche

per, in fatto d'orario.

Signor Nodier - disse questi con severo

cipiglio

come va che
no.

voi

non

siete

mai

al

vostro posto ?

Mai, Rare
vi
si

Qualche

volta.
si

volte.

Mi

riferisce

che,

specie

d'estate, e

durante

le belle

giornate d'inverno,

non

vede mai.

Quest'inverno

sempre

piovuto,

non

son mancato mai.

Voi prendete dunque

il

Ministero per un

parapioggia ?

Mi
sono

spiego. So che Vosignoria un

uomo
che

di spirito, e
io...

non ho

difficolt a confessarle

fanatico di Pulcinella.

Quando non
lungo
i

piove, Vado

sempre

ai

Campi

Elisi o


border r'&
zioni del
esteriori,
a

20K

le

godermi

rappre

Thbn de Guignol.
?

Non

vero.

Come

Io non vici ho mai


al

visto!

Staggita
i

Capo
si

del personale questa frase,

due interlocutori

scambiarono una

di quelle
si

occhiate che gli auguri antichi dicesi


biassero nell'incontrarsij e ruppero in
risata.

scam-

una grassa

Da

quella volta
alle

in

poi Charles Nodier non

manc pi
sempre
in

rappresentazioni di Guignol.

ma

compagnia del suo Capo. Questa comunione di gusti valse


conseguimento

al

Nodier

il

sollecito del suo pi ardente


il

desiderio.

Poco tempo dopo,


il

vecchio scrinio-

crata fu messo a riposo, e


il

letterato

prendeva
la

suo posto; se non che, nel riceverne


questi
rest

con-

segna,

meravigliato
I

assai

di tro-

vare

la

pi orribile contusione.
scaffali

volumi erano

classati negli

non per materia ma per


Nodier

dimensione.

Ma

disse

il

mi pare che

in

questo

modo

sfa impossibile raccapezzarsi.

Os-

servate: questa storia,

per esempio, accanto

ad un annuario amministrativo!
accanto
alle

l'annuario

opere di Rabelais...

chi ne sa nulla?

io

rispose

il

biblio-

tecario.

Voi credete che

abbia mai aperto

un
in

207

di metterli
effetto

libro ? Io
fila.

non mi occupavo che


infatti

Vedete

che
si

fanno disposti

a quel modo?...
voi, signor
io
ci

Ora

vedr quel che farete


;

Nodier. Voi venite qui per studiare

venivo per lavorare. Ah, ah, un letterato

in biblioteca'?!...

L'Amministrazione

si

accor-

ger della differenza.

Gli antichi commedianti

compravano

le

com-

medie pagandole
l'autore.

in proporzione al merito del-

Nel 1653 un giovinotto esordiente preg Filippo Quinault,


tare
l'autore dei Rivali, di presenai

un suo lavoro

comici

dell'

Hotel

de

Bourgogne. Questi offrirono cento scudi credendolo un lavoro del Quinault; ma il Quinault avendo confessata la verit, i comici non volevano pi dare che cinquanta scudi. Il Quinault
allora

propose

di

corrispondere

all'autore

il

dieci per cento sull'incasso di ogni rappresentazione.

La

proposta fu accettata.

Da

quel

tempo,

data

la

consuetudine

dei

cos detti decimi, adottata poi

anche

in Italia.

Estratto

dagli

Affiches de

province (1766):
parterre

Quelques importans du

deman-

drent, dit on, pour la premire fois l'auteur

208

le

aprs

la

reprsentation

Mierope.

<>n

n a

..

csse depuis de le
velie pice,
le soit

demander
il

chaque nousoil

pour l'applaudir,
paroit

pour
de

bafouer;

mais

que

les

auteura

commencent aujourd'hui
cette

s'affranchir
et
ils

espce
soir,

de servitude,

font bien.

Hier

monsieur

Marton,

auteui'

de

la

Degringolade d'amour, aux cris impratifs


redoubls des spectateurs,
ce compliment
:

et
fi

parut

et

leur

messieurs, je vous remereie


fait

de l'honneur que vous m'avez


lant

en accueil-

mes

foibles essais,

mais par reconnoisla

sance vous auriez bien d m'pargner

peine
plus

de

me donner
y

en

spectacle,

d'autant

qu'il

a quelque diffrence entre l'ouvrage

et l'auteur.

La

destination

de l'un pourroit
de

tre de

vous amuser quelque temps. maisje


pens que ce dt tre
eelle

n'ai jamais

l'autre .

V&
Quando Tabarrino, come ho
un fondo
egli
Il

narrato,

compr
cui

nel Milanese,
la

si

rivolse al curato del


o/fciale,

luogo perch facesse

preghiera

aveva

diritto

come Signore.
pulpito,
diritto

curato,

dal

non
con

sapendo, come
la

conciliare

questo

legge

della

Chiesa,

che

riteneva

allora

per

scomunicati


tutti
i

200

la

commedianti, se
:

cav cos coi suoi


pie-

parrocchiani

Fratelli
la

miei, disse loro,

ghiamo Iddio per


diante Tabarrino

conversione del commeValburlesca, divenuto Si-

di

gnore di questa parrocchia.


mus, ecc.
.

Te

Deum

lauda-

^
Era anche
simi ingegni,
i

Roma

nobilitata

da

felicis-

quali concorrevano a quest'emdalla

porio del mondo, tratti

sua fama. ComTerenzio, car-

parve tra questi


taginese, a

molto celebre

dopo

le

rovine di sua patria venuto


le

Roma

dove pubblic
attori

sue erudite commedie,

che qui cominciarono a portarsi in scena. Nelle


scene
gli

comparivano

in

abito

di

maes-

schera: l'inventore delle


sere stato
al
il

maschere credesi

poeta Thepsis, greco,

che viveva
istorico,

tempo

di Pitagora (Breviario

Bas-

sano, 1793).

5*?

Elenco della comica


Luigi Riccoboni, detta

compagnia
la

italiana di
itale

Nouvelle comdie

Henne ou

troupe

du Rgent, che inaugur

rappresentazioni &\Y Ancien hotel du Bourgogne


la

sera del 20
Il

maggio 1716.

Petra

i.

210

i.

Attbk
Flaminia, prima donna
coboni).

(Elen

aBalletti-Kic-

Silvia,

amorosa (Giannina Benozzi).

Viola, servetta (Margherita Rusca).

Co-

lombina (Teresa Biancolelli).


Attori.
Lelio,

amoroso (Luigi Riccoboni).


Balletti).

secondo amoroso (Giuseppe


chino

'Tommaso

Vicentini).

seppe Alberghetti).
Materassi).

Il

Scapino

Pantalone (GiuDottore (Gian Battista (Benedetto


Bissoni).
.

Mario, Arlec-

Scaramuccia (Jacopo Rozzini


Sei attrici generiche.

Dieci generici.

Due bambine.
cane
e

Un bambino.
della

Scimmia,

pappagallo ammaestrati.
e

Direttore

poeta

Compagnia: Luigi

Riccoboni.
(Estratto dal Dizionario dei teatri di Parigi

Parigi,

756, tomo

v,

pag. 471).

rXb&

jS^^^T^T^"^

IID10E
A
Ermete Novelli
Pay.
3

PARTE PRIMA.
Storia
:

I.

II.

III.

- Arlecchino - Brighella - Capitan Spaventa

Pagn

15
18 21

IV. - Cassali drino

V. - Cassandro VI. - Coviello.


VIII. -

24
26

VII. - Il Dottor Balanzon

30
37

Facanapa

IX. - Fiorimi o e Colombina X. - Grianduja XI. - Giangurgolo


XII. - Meneghino
XIII. - Meo Patacca Pepe la crapetta XIV. - Mezzettino XV. - Pantalone XVI. - Pasquariello XVII. - Peppe Nappa

....

42
4b"
5:

55
58
Gb'

er

greve

Marco

71

77

79


XVIII.

212

DELLO STESSO AUTORE:

1871.

Un

povero impiegato
rito).

bozzetti burocratici (esau-

1872. Ore d'oblio

versi (esaurito).
e

Donne, giuoco

vino

Scene della vita popolare


storico (esaurito).
-

toscana (esaurito).
1874. Niccol
"

IV

dramma
oV un

Metamorfosi
rito).

angelo

storia

d'amore (esau-

1876.

Un

marito antropofago

scherzo comico.

1880. Acquerelli (esaurito) 1883. Lanterna magica


-

bozzetti teatrali (esaurito).


(4
a

1881.

Donna cannone
Pasquino
e

romanzo
-

edizione).

Martorio

satire ed epig

vammi

rac-

colti e postillati (5 a edizione),


i

// certificato d'onest

racconto
-

(3

edizione).

1885.

Di qua

di l

per

la citt

bozzetti romani.

Storie rosse.

Nove donne
il

profili (esaurito).
-

1888. Guglielmo

Vittorioso
-

biografia.
storico.

1891. Santa ghigliottina


1892.

dramma

Vita

romana
libro

bozzetti (esaurito).
gli

Donne,

per

1893. Avventure

di'

Montecarlo

uomini (6 a edizione). Giuoco e cocottes


-

(esaurito).

1894. Bacco, tabacco e Venere 1895.

libro d'igiene popolare.

Roma

aneddotica, dalla sua fondazion e ai tempi

nostri.

189G.

Lo spettro del marito romanzo (esaurito). Un matrimonio sulla forca storia del secol o xvn.
-


1*!*1 MT.

214

Ore allegre

novelle, bozzetti, aneddoti, com1

mediole
L898.

La raccolta completa,
-

volumi,

ognuno ili 150 pagine, con SO illustrazioni monologo. Una istitutrire a spasso
al

L899. Dall'amore

matrimonio
versi.

viaggio di andata...

senza ritorno.
'

Musa

hi r irli ina

Almanacco poetico hirir/tino per Tanno 1900. 1909 Decamerone moderno (novelle scelte dalle Ore
allegre).

Il
Il

romanzo d'un bandito. buon Re Umberto (aneddoti familiari.

2692

30

2217

trai, Lo

aschere

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